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INTRODUZIONE
A lungo la reputazione di cui ha goduto Mirbeau stata
soltanto leco attutita di quella che in vita lo aveva reso una del-
le penne pi celebri, anche perch molto discusse, della Belle
poque. Dopo la sua morte, infatti, la sua fama di grande
demistificatore ha subito un singolare rovescio di fortuna:
Mirbeau stato man mano ridimensionato e, in molti casi,
ingiustamente dimenticato.
Se vero che nel corso della prima met del Novecento la
sua commedia pi famosa, Gli affari sono affari, non ha mai
smesso di essere rappresentata anche allestero, o che i suoi
romanzi pi noti (Il giardino dei supplizi e Memorie di una
cameriera) sono stati pi volte ripubblicati in edizioni tascabili,
il resto della sua opera, sterminata e multiforme, stato rele-
gato in una specie di purgatorio, da cui uscito soltanto negli
anni settanta, soprattutto grazie allinfaticabile lavoro editoria-
le e critico svolto da Pierre Michel. Sono occorsi diversi de-
cenni, infatti, per riconoscere loriginalit di Mirbeau e il ruolo
eminente da lui svolto nella cultura francese di fine secolo.
stato necessario innanzitutto dissipare un cumulo di leggende,
pregiudizi e calunnie sul suo conto si veda la prima e monu-
mentale biografia del 1990 , esplorare unenorme documenta-
zione inedita, portare a conoscenza del pubblico e degli stu-
diosi una quantit prodigiosa di testi del tutto sconosciuti,
nonch proporre nuove griglie di lettura capaci di dare slancio
e profondit al suo impegno intellettuale.
Se oggi tanti lettori si appassionano a questo scrittore, so-
6
prattutto in Francia dove in corso una vera e propria
rivalutazione di Mirbeau, ampiamente testimoniata dalla fon-
dazione della Socit Octave Mirbeau, dalla pubblicazione di
numerosi lavori universitari, dallorganizzazione di convegni
internazionali, dalla diffusione della rivista Cahiers Octave
Mirbeau, dalla costituzione di un fondo Octave Mirbeau,
dalla riedizione dellintera opera narrativa, teatrale, giornalisti-
ca e della corrispondenza , perch in lui riscoprono una
moderna figura di giustiziere e di libertario, capace non solo di
presagire il futuro dellarte e della societ Apollinaire lo
considerava il solo profeta del suo tempo ma anche di
guardare criticamente al passato, ovvero di mettere in discus-
sione la letteratura tradizionale e le fondamenta stesse della
societ borghese, delleconomia capitalistica e dellideologia
dominante. Insomma, di richiamare lattenzione dellindividuo
su tutte quelle forme di potere che sopravvivono anestetizzan-
do le coscienze e propagandando una visione del mondo par-
ziale o menzognera. In Sbastien Roch, per esempio, anticipan-
do di quasi un secolo la celebre tesi di Ren Girard sul rappor-
to ambiguo tra violenza e sacro, Mirbeau smaschera e indaga
i meccanismi complessi che, fin dalla notte dei tempi, presie-
dono al sacrificio rituale di una vittima designata sullaltare
dellordine collettivo.
Ritratto dellartista da giovane martire
Non un caso che i tre romanzi cosiddetti autobiografici
di Mirbeau siano costellati, a cominciare dal titolo, di riferi-
menti religiosi: Il calvario (1886), Il reverendo Jules (1888),
Sbastien Roch (1890). In questo senso, tuttavia, appare em-
blematico che La redenzione, il testo destinato ad affiancare,
come in un dittico benaugurante, il romanzo del 1886, non sia
mai stato scritto
1
. Nelluniverso di Mirbeau, infatti, sembra
non esistere alcuna possibilit di salvezza o di riscatto. Il cal-
vario stabilisce una volta per tutte il sito simbolico, il tema
1
Tracce del progetto editoriale compaiono in alcune lettere del 1886-87, sotto
forma di brevi allusioni e vaghe aspirazioni.
7
chiave dellintera opera: la condizione umana un eterno ca-
stigo, la vocazione artistica un lungo martirio.
Alla stregua di Baudelaire
2
, Mirbeau ha subito compreso
che in una societ fatta di larve e pecoroni, prodotto di
una lunga e oculata educastrazione
3
voluta da Famiglia,
Scuola e Chiesa la Santa Trinit sociale , lartista conside-
rato una pericolosa aberrazione. Lipersensibilit che lo con-
traddistingue sin dallinfanzia per lui fonte di innumerevoli
scoperte ed emozioni nellinfinito fremito della vita, egli
vede, scopre, comprende cose che altri non vedranno, non
scopriranno, non comprenderanno mai
4
ma anche causa di
continue tribolazioni, poich non solo gli vieta qualsiasi forma
di condivisione, ma gli attira lodio sprezzante degli altri.
Perci allartista suppliziato, spesso evocato dalla letteratura
della seconda met dellOttocento, soprattutto nelle sue pro-
paggini decadenti, non rimane che indossare gli illustri panni
di chi su quella strada impervia lo ha gi preceduto: il Cristo
della Passione e i santi biblici, per esempio. La sua natura
artistica, infatti, gli impone di affidare la messinscena della
propria agonia a una dimensione estetica elevata. Solo cos la
sua umanit potr essere trasfigurata e il suo sacrificio legitti-
mato. In maniera quasi paradossale, dunque, per molti scritto-
ri di fine secolo il cattolicesimo si rivela una riserva inesauri-
bile di storie e di leggende, alcune delle quali, debitamente
travestite e distorte, servono a rappresentare la condizione
dellartista nella societ borghese. Come scrive . Roy-Rver-
zy, in questo leitmotiv si consuma limbastardimento, o lesau-
rimento, di un celebre tema romanzesco: non si tratta pi di
ricreare unaristocrazia del genio fuori classe, del veggente o
del profeta, vale a dire di fondare una supremazia artistica,
bens di accedere, attraverso la santificazione dolorosa dello
scrittore, a una consacrazione per compensazione, che confe-
2
Sulle convergenze tra Mirbeau e Baudelaire, si veda P. Michel, Mirbeau et le
symbolisme, in Cahiers Octave Mirbeau, 2, 1995.
3
Il termine stato coniato da P. Michel, matre indiscusso degli studi mirbelliani
e presidente della Socit Octave Mirbeau.
4
O. Mirbeau, Le chemin de la croix, in Le Figaro, 16 gennaio 1888 (in O.
Mirbeau, Combats esthtiques, Paris, Sguier, 1993, t. i, p. 347).
8
risce allartista il ruolo del Cristo oltraggiato e sacrificato inva-
no, figlio di un dio ignoto o assente
5
.
Tale percorso caratterizza gli esordi letterari di Mirbeau: i
tre libri autobiografici sono le stazioni di unipotetica via cru-
cis, la cristallizzazione di tematiche presenti in maniera osses-
siva nel suo immaginario, e non soltanto sotto forma di richia-
mi intertestuali. In particolare Sbastien Roch, anche per il
posto che occupa allinterno della trilogia, appare come il ri-
cettacolo e la summa di tutte le tematiche trattate nei romanzi
precedenti, nonch il luogo testuale in cui lautore scandaglia,
con pietosa lucidit, le origini del dolore dellartista e, pi in
generale, delluomo moderno. In questo senso la scelta del-
lambientazione bretone appare particolarmente felice: collo-
cando il racconto in uno scenario arcaico e desertico, quasi
biblico, Mirbeau sembra rivisitare le Sacre Scritture in ma-
niera idiosincratica e accorata.
Un romanzo autobiografico
Unaura di mistero avvolge la genesi di Sbastien Roch. La
sua pubblicazione in volume, presso leditore parigino Char-
pentier nellaprile del 1890, pass stranamente inosservata. In
un anno vennero vendute soltanto 2000 copie del romanzo e,
se si esclude qualche recensione benevola, la maggior parte dei
critici e letterati del tempo scelse di tacere: una vera e propria
cospirazione del silenzio
6
, ordita da quanti in passato aveva-
no pur dato prova di apprezzare le doti letterarie di Mirbeau
(basti pensare allaccoglienza lusinghiera riservata ai due ro-
manzi precedenti).
Certo lopera in questione aveva tutte le carte in regola per
turbare e scandalizzare pubblico e critica. Non tanto per via
delle audacie letterarie che la distinguevano da gran parte
della produzione coeva (discontinuit del racconto, crisi della
5
Cfr. . Roy-Rverzy, Le Calvaire, roman de lartiste, in Cahiers Octave Mir-
beau, 2, 1995.
6
Cfr. P. Michel, Introduction a Sbastien Roch, in O. Mirbeau, Oeuvre romane-
sque, Paris, Buchet/Chastel-Socit Octave Mirbeau, 2000, vol. 1.
9
nozione stessa dintreccio, rifiuto della verosimiglianza, proli-
ferazione degli episodi collaterali, moltiplicazione dei punti di
vista narrativi, criture artiste alla maniera di Edmond de
Goncourt, dedicatario del libro), quanto per largomento trat-
tato. Invece di fornire dellinfanzia, e dellambiente familiare e
scolastico in cui cresce il protagonista, unimmagine rispettosa
del buongusto, il ribelle Mirbeau racconta lomicidio di
unanima infantile
7
. Il libro, infatti, narra senza infingimenti
le disavventure di Sbastien allinterno di un celebre collegio
bretone, quello gestito a Vannes da quei Padri Gesuiti che
Mirbeau, erede delle grandi battaglie anticlericali inaugurate
in Francia da Voltaire, definisce plasmatori di menti e mani-
polatori di anime
8
.
Come se ci non bastasse, lautore pone al centro del rac-
conto una scena drammaticamente decisiva, come suggerisce il
sottotitolo dellopera (romanzo di costume), che sembra lil-
lustrazione di una legge generale: la violenza sessuale perpetra-
ta da un sacerdote ai danni del giovane protagonista
9
. Mir-
beau, ben cosciente del carattere profondamente sovversivo
del romanzo, cos lo descrive a Catulle Mends, responsabile
delle pagine letterarie dellcho de Paris (giornale su cui
Sbastien Roch apparve a puntate nel febbraio-marzo del
1890): C nel mio libro un soffio di rivolta contro la societ;
un orrore quasi anarchico per tutto ci che regolare e bor-
ghese; una negazione di tutti i grandi sentimenti con cui ci
prendono in giro
10
.
Inoltre, anche sul sostrato autobiografico dellopera si ad-
densano ombre inquietanti. noto, infatti, che lundicenne
Octave, costretto dal padre, studi per quattro terribili anni in
7
Cfr. p. 179 della nostra traduzione.
8
Lonnipotenza dellOrdine e la sua collusione con la politica verranno pi volte
denunciate da Mirbeau sulle pagine dei giornali per cui scrive (si veda soprattutto il
suo articolo polemico Cartouche et Loyola, pubblicato il 9 settembre 1894 nel Jour-
nal). Durante il caso Dreyfus, per esempio, ai suoi occhi i Gesuiti si macchieranno
del crimine di aver plagiato lo Stato maggiore dellesercito francese.
9
Per uno studio del fenomeno nellOttocento, si veda larticolo di L. Ferron, Le
viol de Sbastien Roch. Lglise devant les violences sexuelles (Cahiers Octave Mir-
beau, 8, 2001), mentre, per misurarne tutta lattualit, basta sfogliare le recenti cro-
nache dei giornali.
10
Lettera a C. Mends del dicembre 1889 (collezione privata).
10
quello stesso collegio religioso
11
. Nel giugno 1863, poi, poche
settimane prima della fine dellanno scolastico, ne venne espul-
so in condizioni pi che sospette, come affermano P. Michel
e J.-F. Nivet, autori di una prima e monumentale biografia di
Mirbeau
12
.
Sebbene i due studiosi si guardino bene dal concludere che
lo scrittore fu certamente vittima di una seduzione e di uno
stupro simili a quelli raccontati nella storia del suo doppio
fittizio, il mistero che avvolge la sua espulsione, il silenzio della
famiglia intorno allepisodio, le reticenze, anche recenti, dei
gestori dellistituto e, in ultimo, la scomparsa dei registri del
collegio in grado di documentare laccaduto, rafforzano lipo-
tesi che un evento traumatico possa essersi effettivamente ve-
rificato negli anni della prima giovinezza dellautore, evento le
cui conseguenze molteplici, e il cui ricordo, egli avrebbe tar-
divamente tentato di esorcizzare attraverso lo sfogo terapeu-
tico della trasposizione romanzesca
13
. Tra laltro, lipotesi che
nella figura di Padre de Kern, seduttore di Sbastien, Mirbeau
abbia voluto dipingere lillustre predicatore Stanislas du Lac,
conosciuto a Vannes agli inizi della sua carriera ecclesiastica
14
,
suggerita sia da notevoli somiglianze onomastiche si pensi
alla scelta simbolica di tre parole brevi in successione, effica-
cissimo compendio di tutte le componenti della rivolta mirbel-
liana: autorit religiosa, aristocrazia e arretratezza bretone
15

11
Per il giovane Octave il collegio fu un vero inferno, come scrisse al suo
confidente di quegli anni nella prima lettera a lui indirizzata. Cfr. O. Mirbeau, Lettres
Alfred Bansard des Bois (1862-1874), Montpellier, ditions du Limon, 1989, p. 35.
12
Cfr. P. Michel, J.-F. Nivet, Octave Mirbeau, limprcateur au cur fidle, Paris,
Sguier, 1990.
13
Cfr. P. Michel, Octave Mirbeau et Stanislas du Lac, in Cahiers Octave Mir-
beau, 5, 1998, p. 129.
14
Stanislas du Lac de Fugres (1835-1909) fu uno dei Gesuiti pi celebri della
seconda met dellOttocento. Terminati gli studi a Brugelette, venne subito inviato a
Vannes, dove ebbe lincarico di sorvegliare gli allievi durante il quarto e ultimo anno
di collegio dellautore. Prima di evocarne (forse) la figura in Sbastien Roch, Mirbeau
aveva gi parlato di lui in due articoli per Le Gaulois, a firma di Tout-Paris, rispet-
tivamente il 26 marzo e il 1 settembre 1880, e di lui parler anche successivamente,
il 22 agosto 1898, durante il caso Dreyfus.
15
Tra tutti i dipartimenti della Bretagna, il taciturno Morbihan rimasto il pi
ostinatamente bretone, sia a causa del fatalismo religioso e della feroce resistenza al
progresso moderno, sia per via della poesia, aspra e indicibilmente triste, della sua
terra, propensa ad abbandonare gli uomini, abbrutiti da privazioni, superstizioni e
febbri, in balia dellonnipotente e vorace conforto dei preti (p. 44).
11
sia dallo stesso ruolo svolto dai due sacerdoti allinterno del-
listituzione cattolica.
Lipotesi, per, resta soltanto unintrigante possibilit, no-
nostante numerosi esegeti di Sbastien Roch, da circa un secolo
a questa parte, concordino nel qualificarlo come romanzo
autobiografico aggettivo ripreso persino da P. e R. Wald
Lasowski nella recente edizione per il Mercure de France e
nessuno abbia mai contestato la veridicit della cronaca scola-
stica in esso contenuta. In realt, pi che per il suo rapporto
controverso con i ricordi dinfanzia dellautore, lopera va
considerata autobiografica in quanto romanzo di un artista, o
meglio di un artista cui la crudelt della vita ha negato la
possibilit stessa di divenire tale. Se considerato in questotti-
ca, Sbastien Roch fornisce senzaltro indicazioni privilegiate
sullimmaginario di Mirbeau, funge da cassa di risonanza per
alcuni motivi ricorrenti nella sua produzione e, soltanto in
unultima analisi, suggerisce percorsi di lettura pi intimi e
segreti.
Il romanzo di un bambino
Il conflitto tra lindividuo e le molteplici istanze normative
che regolano i meccanismi sociali senza dubbio un tema
dominante nellintera narrativa di Mirbeau, solitamente ac-
compagnato dai motivi collaterali della Sofferenza e della
Caduta. Tutto si gioca fin dalla pi tenera et: il bambino
trova una giusta collocazione in seno alla collettivit solo se
opportunamente snaturato; in caso contrario, ne messo ai
margini e diventa un disadattato. Tale alternativa funge da
vero e proprio motore narrativo in Sbastien Roch, romanzo in
cui lautore definisce il potere attraverso le istituzioni legali
che di volta in volta lo incarnano e lo modellano, con partico-
lare riferimento al ruolo svolto dal logos nel corretto funziona-
mento del sistema. Non a caso, quindi, Sbastien Roch prean-
nuncia ladesione ufficiale di Mirbeau alla causa anarchica
16
e
16
Lideale anarchico al quale Mirbeau rimarr fedele fino alla morte va inteso in
senso lato. Pi che un credo politico, rappresenta unesigenza etica di giustizia e
12
pu essere considerato il prototipo del romanzo di de-forma-
zione
17
. Lo scrittore vi traccia i lineamenti di quella nuova
estetica che non smetter mai di perseguire nel corso della sua
prolifica carriera: da una parte il superamento del romanzo
balzacchiano e zoliano, di cui contesta i presupposti fonda-
mentali (lesistenza di una realt oggettiva, retta da leggi e
finalit intelligibili, cos come di un linguaggio coerente atto a
renderla sempre percettibile), e dallaltra la promozione di un
romanzo impressionista, discontinuo e lacunoso, soggettivo
e morboso, in grado di preservare linquietante mistero degli
esseri viventi.
Cos, allopposto di quanto sarebbe avvenuto in un tradizio-
nale Bildungsroman, il protagonista di Sbastien Roch, costret-
to ad abbandonare un idilliaco stato di natura, esperisce le
molteplici incarnazioni del Male sociale e scopre quanto sia
penoso salvaguardare la propria diversit in un mondo cosid-
detto civile. In particolare, il suo percorso dallinfanzia allado-
lescenza si snoda attraverso diverse tappe, che di fatto sono
altrettanti passaggi obbligati di una fantasticheria sul corpo
dominata da un movimento distruttivo. Nelle prime pagine, al
tempo della perfezione primigenia, Sbastien descritto come
un bel bambino, biondo e roseo, con una carnagione sana,
temprata dal sole e dallaria buona, e occhi dolcissimi, dotati
di pupille che sino ad allora avevano rispecchiato soltanto
franchezza e felicit. Possedeva il vigore prorompente e la
grazia flessuosa dei giovani arbusti che rigurgitano di linfa
perch cresciuti in terre fertili, e di questi possedeva anche il
virgineo candore proprio della loro vita vegetale (p. 46). A
met della narrazione, invece, ancor prima di aver subito lin-
nominabile violenza, il suo essere gi segnato da un inesora-
bile degrado: Il colorito roseo sbiad e gli scomparve dalle
guance; lovale del viso gli si assottigli; gli occhi, inquieti e
libert, una convinzione che lo spinge a rifiutare con orrore tutto ci che lede il libero
sviluppo della personalit dellindividuo, tutto ci che lo opprime, imprigiona, sfrutta,
aliena, mutila e distrugge. A cominciare, naturalmente, dalla Santa Trinit (cfr. P.
Michel, Lucidit, dsespoir et criture, Angers, Socit Octave Mirbeau, 2001).
17
Si veda lintroduzione di P. Michel ad alcuni passi mirbelliani raccolti in O.
Mirbeau, Combats pour lenfant, Vauchrtien, Ivan Davy diteur (Cahiers de lInsti-
tut dHistoire des pdagogies libertaires), 1990, p. 62.
13
pesti, si circondarono di un alone e si nascosero costantemente
dietro una duplice espressione di velata mestizia e attonita
meditazione (pp. 102-103). Nellepilogo, infine, Sbastien,
con sguardo smarrito e aria da sonnambulo, riconoscendo a
fatica Bolorec che lo sorreggeva come un ferito, si mise in
piedi lentamente, macchinalmente (p. 312). La sua parabola
esistenziale una vibrante testimonianza del potere nocivo, se
non addirittura letale, che la societ esercita sullindividuo re-
frattario alle sue regole. Povero piccino!... Troppa tenerez-
za!... Troppa intelligenza! Troppo tutto!... Sar molto infelice,
un giorno... dir profeticamente di Sbastien un educatore
pi sensibile degli altri (p. 139).
1) Il primo luogo normativo descritto nel romanzo la fa-
miglia, anche se quella di Sbastien leggermente atipica:
orfano di madre, egli trascorre parte dellinfanzia in simbiosi
con la natura, sotto lo sguardo indifferente di un padre affa-
rista e magniloquente. E cos, nellet in cui il cervello dei
bambini gi trabocca di menzogne sentimentali, superstizioni
e poesie deprimenti, lui ebbe la fortuna di non subire nessuna
di quelle comunissime deformazioni che costituiscono la co-
siddetta educazione familiare (p. 47). Nel suo caso, leduca-
zione domestica si limita allosservanza di un esiguo numero di
divieti, confezionati in stupide massime e ragionamenti apodit-
tici (Vi sono cose alle quali un bambino della tua et non va
iniziato, oppure: La societ impone ai suoi membri delle
gerarchie che pericoloso non rispettare), nonch alla ripe-
tizione, apparentemente inutile, ma, come vedremo, estrema-
mente significativa, del nome paterno.
Nelluniverso semplice e uniforme del bambino, lammissio-
ne a Vannes apre di colpo una falla destinata a trasformarsi in
breve tempo in uno squarcio devastante. Il signor Roch, infat-
ti, ignorando i limiti impostigli dalla propria condizione socia-
le, concepisce il grandioso progetto dinviare il figlio in un
collegio per rampolli della pi antica nobilt. Lignaro Sba-
stien rimane perci vittima di una prima, metaforica violenza
per mano del padre, che in tal modo lo trasforma in un essere
critico, dialettico, interiormente scisso e potenzialmente male-
fico (dia-bolos). Nellinoculargli il seme di una nuova vita,
14
quellimprovviso stupro della sua verginit intellettuale gli
aveva iniettato anche il germe della sofferenza umana (p. 62).
Il bambino, lacerato da dubbi e tormenti, una prefigurazione
delladolescente in cui presto si tramuter, costretto a convive-
re con la propria ombra corrotta, mentre anela inutilmente
allantica, perduta purezza
18
.
Sbastien, che insieme allinnocenza ha anche perso lamore
del padre
19
, si esercita con terrore a immaginare il mondo
fuori dalla natia Pervenchres:
[...] al di sopra dei limbi della propria infanzia fisica, vedeva confu-
samente agitarsi idee rudimentali, dimenarsi forme embrionali di vita
sociale, funzionare un intero meccanismo, misterioso e discordante,
fatto di leggi, costrizioni, gerarchie e ambivalenze tutte strettamente
collegate tra loro, un meccanismo complesso messo in moto da
uninfinit dingranaggi che, prima o poi, avrebbero infallibilmente
catturato e stritolato la sua esile personalit (p. 62).
Contagiata dai rivolgimenti in atto, anche la parola, che fino
ad allora gli era parsa un atto naturale, in sintonia con luni-
verso paradisiaco nel quale riecheggiava, subisce mutamenti
radicali: leloquenza del padre gli era ben nota [...]. Oggi,
per, quelleloquenza gli rovinava addosso con il fragore di
una valanga, il rombo di una frana, la pesantezza di una trom-
ba daria, il fracasso di un tuono, e quel rumore lo accecava,
lo stordiva, facendogli provare lintollerabile sensazione di
piombare in fondo a un precipizio, di ruzzolare per una scala
senza fine (pp. 56-57). Il Verbo detta legge, anche perch
amplificato dal silenzio succube della vittima, e la sentenza
senzappello: Sbastien deve intraprendere un viaggio di cono-
scenza che, a ben vedere, possiede fin dallinizio tutte le carat-
teristiche di un percorso sacrificale
20
. Cos, in maniera ancora
18
In particolare tale leitmotiv, lancinante e ossessivo in tutta lopera narrativa di
Mirbeau, stato studiato da P. Ledru in Gense dune potique de la corruption, in
Cahiers Octave Mirbeau, 11, 2004.
19
Nella speranza di rinsaldare quei sentimenti che al momento cedevano da ogni
parte, Sbastien aveva preso labitudine di osservare il padre con il preciso intento di
capirlo. Tuttavia si perdeva di continuo nel vuoto di quella mente, cos come andava
a cozzare contro le pareti di quel cuore egoista che, al pari di un muro divisorio,
separava le loro diverse nature (p. 68).
20
Uno degli ultimi discorsi che il padre tiene al figlio in partenza per Vannes il
15
molto incerta e ambigua, il tema della colpa, del fallo, del
marchio dinfamia, comincia a punteggiare il testo, per sotto-
lineare, e talvolta anche per sanzionare, le gesta poco eroiche
di un figlio cacciato dalla dimora paterna.
2) Agli occhi di Sbastien, la nuova casa, il collegio dei
Gesuiti di Vannes, si presenta subito come un chiostro, una
prigione, una caserma, tutti luoghi ostili che alimentano in lui
la consapevolezza di un esilio, di una punizione, di unesclu-
sione, e che riproducono, in miniatura, gli usi e costumi in
voga nel vasto mondo. Il collegio, infatti, soltanto uno dei
tanti microcosmi in cui si esplica la relazione asimmetrica tra
individuo e legge, in questo caso tradotta metaforicamente nel
riferimento costante alla gerarchia sociale: Sei nobile? A
quella domanda inaspettata, Sbastien involontariamente ar-
ross, quasi si sentisse colpevole di un grave peccato. Non
sapeva esattamente cosa volesse dire essere nobile, ma, davanti
allatteggiamento autoritario del compagno, sospett che non
esserlo rappresentasse una grave colpa, unindecenza, un diso-
nore. [...] in quello stesso istante, ebbe anche lassoluta certez-
za della propria indegnit (p. 88).
La scuola sincarica di perfezionare lautoritarismo e il con-
formismo paterni, sia da un punto di vista meramente edu-
cativo riservando punizioni corporali e sanzioni disciplinari
di ogni genere agli allievi recalcitranti sia in unottica pi
ampia: La notoriet dei Gesuiti era dovuta al loro program-
ma dinsegnamento, ritenuto paterno e metodico, ma soprat-
tutto ai loro principi educativi, che offrivano eccezionali van-
taggi e sporadici piaceri: uneducazione di alto livello, religiosa
e mondana al tempo stesso, come si conviene a giovani genti-
luomini nati per occupare un posto in vista nel gran mondo e
perpetuarvi le giuste dottrine e le buone maniere (p. 44).
seguente: Guarda, gli disse, guardati intorno!... stato Jean Roch, il tuo illustre
antenato, a restaurare questa chiesa... Te lho gi raccontato migliaia di volte. I capi-
telli, la volta, tutto ci che vedi opera sua... Riempiti gli occhi di questa nobile
visione. [...] Jean Roch stato un grande martire, figlio mio... Cerca di ricalcare le sue
orme (p. 71). Inoltre, in una delle scene pi intense del romanzo, quella con cui si
chiude la prima parte della narrazione, il signor Roch, nelle vesti di un grottesco
Abramo, minaccia di sgozzare Sbastien con un coltello da cucina.
16
Questo tipo dinsegnamento, cos palesemente disarmonico
e coercitivo, per Sbastien decreta linevitabile fallimento del
logos tradizionale:
Nel suo cervello era un continuo susseguirsi di scontri paralizzan-
ti, una cacofonia di parole barbare, uno stupido smontaggio di repel-
lenti verbi latini, la cui inutilit lo lasciava annichilito. Mai qualcosa
di armonioso o piacevole che si confacesse ai suoi sogni, qualcosa di
chiaro che gli spiegasse ci che tanto generosamente lo tormentava.
Su quanto lo affascinava e sorprendeva, la comunicazione segreta
che avvertiva tra la sua piccola anima e le cose circostanti, la presen-
za diffusa intorno a s di misteri deliziosi da svelare, di una vita
deliziosa da trascorrere, su tutto questo i Gesuiti si accanivano a far
calare le tenebre pi fitte e fuligginose. Lo strappavano alla natura,
tutta sfavillante di luce, per immergerlo in abominevoli tenebre in
cui il suo sogno spontaneo, le conquiste della sua riflessione infan-
tile, i suoi entusiasmi, venivano rivoltati, sviliti, sottoposti a orribili
deformazioni, inchiodati a ripugnanti menzogne (p. 119).
Soltanto limmaginazione e le sensazioni profumi e suoni
innanzitutto gli permettono di accedere per brevi istanti al
mondo tanto ambito dellesperienza estetica e della trascen-
denza
21
:
La sua mente, pi attiva, pi in armonia con il cuore, era diventata
per lui una fedele compagna, infinitamente cara, adesso, anche per-
ch capace di sconfiggere la noia. Spesso, superando le brutture
esteriori, lo conduceva in mondi meravigliosi, ai confini tra il reale e
linvisibile, mondi in cui, soprannaturalizzando forme, suoni, profu-
mi e movimento, i pensieri sinnalzavano fino a sfiorare una vaga e
precoce divinazione, per quanto ancora poco consapevole, della
bellezza artistica e dellessenza amorosa (p. 117).
Cos, tra continui rimproveri e soprusi, causati dalla sua
insopprimibile diversit e dalla sua sensibilit artistica, in col-
legio il piccolo Sbastien finisce per diventare la bestia nera
dei docenti e lo zimbello dei compagni.
21
Cfr. Y. Lemari, Jules Dervelle et Ovide Faujas: deux curs en enfer, in Cahiers
Octave Mirbeau, 6, 1999.
17
3) Luniverso concentrazionario in cui il bambino sconta i
primi anni di pena nel carcere della vita un sistema comples-
so in cui appare decisivo lapporto della Chiesa che, con mezzi
assai sofisticati, e a volte anche subdoli, contribuisce a valutare
la sottomissione dei suoi figli e la loro conformit alla norma.
I Gesuiti di Vannes, per esempio, ricorrono spesso allistituto
della confessione per demonizzare ogni tipo di devianza nei
discenti e alimentare in loro vergogna e paura:
[...] tra tutti gli esercizi religiosi, la confessione era quello che pi
turbava Sbastien. Vi si recava sempre in uno stato di estrema ap-
prensione, col cuore in gola, come se andasse incontro a un crimine.
[...] Padre Monsal [...] lo interrogava sulla famiglia, sulle abitudini
paterne, sullintero contesto fisico e morale della sua infanzia, sco-
stando con mano brutale il velo delle intimit domestiche, forzandolo
a fornirgli informazioni su possibili vizi e probabili vergogne (p. 121).
Pi in generale, sono tutti i dogmi e i precetti religiosi a
essere deleteri e fuorvianti. Cos, durante la prima comunione,
che avviene al termine di un terrificante ritiro preparatorio,
Sbastien indotto da un banale imprevisto a interiorizzare la
propria inequivocabile abiezione: Allora un sudore freddo gli
imperl la fronte, gli fece drizzare i capelli in testa, e gli inu-
mid le tempie. Si credette dannato. Dio non voleva saperne di
lui. Dio non voleva entrare dentro di lui! (p. 147).
Levento pi traumatizzante della sua vita, per, rimane
senzaltro labuso sessuale perpetrato ai suoi danni da Padre
de Kern, poich latto rappresenta quel peccato della carne, da
lui a lungo temuto e respinto, che lo compromette agli occhi
di se stesso e lo condanna agli occhi di Dio. Dora in poi
lombra maledetta, linfamante, divorante immagine della pro-
pria perdizione lo avrebbe accompagnato per sempre (p.
189). Per Sbastien il peccato una macchia indelebile che,
delimitando le frontiere tra il sano e linfetto, giustifica, seppu-
re paradossalmente, lisolamento pressoch totale nel quale
egli vive
22
. Il piacere sessuale viene da lui paragonato a una
malattia grave, a uninfezione devastante, a un veleno mortale
22
Cfr. C. Lustenberger, Ltrange familiarit de la faute dans les romans dOctave
Mirbeau, in Cahiers Octave Mirbeau, 7, 2000.
18
che, oltre a procurargli vergogna, rimorsi e allucinazioni di
ogni genere, gli impedisce di avere rapporti con gli altri (per-
sino con lunico amico rimastogli, linquietante Bolorec, fugge-
vole ritratto di un rivoluzionario anarchico in erba).
Perci, se vero che il collegio una terribile parodia del
Paradiso terrestre il frutteto dellistituto produce simbolica-
mente soltanto pere, versione maschile di quel frutto della
conoscenza citato nellAntico Testamento, e Padre de Kern
assume spesso le sembianze di un diavolo tentatore
23
, al
Padre Rettore non resta che punire il colpevole e condannarlo
ad altro dolore. Sbastien viene cos espulso da scuola e torna
a Pervenchres, dove vive per lunghi mesi come un reprobo,
fiaccato dalla solitudine intellettuale, dalla grettezza dei com-
paesani e da unaccidia divorante. Eppure proprio nel corso
di quellennesimo esilio che decide di approfondire la cono-
scenza di s e dei misteri della vita, scrivendo un diario cui
affida ogni pensiero, angoscia o ribellione
24
.
Pervenchres diventa il teatro di unaltra esperienza di sedu-
zione ordita da una donna questa volta, la sua amica dinfan-
zia Marguerite destinata ad avere conseguenze non meno
disastrose e devastanti della prima. In Mirbeau, infatti, che
diversi studiosi hanno definito misogino, o persino ginecofobo
masochista
25
, la donna ritrova spesso i miti pagani relativi al
culto della Grande Dea genitrice del mondo, perch si presen-
23
Sulla figura del prete maledetto si veda, in particolare, lintroduzione di F.
Fiorentino a O. Mirbeau, Il reverendo Jules, Venezia, Marsilio, 2003.
24
Nutrendo sospetti su qualsiasi autorit costituita, Mirbeau denuncia anche luso
autoritario che viene fatto in letteratura del narratore onnisciente. In Sbastien Roch,
infatti, il modello tradizionale di narrazione in terza persona si alterna a lunghi mo-
nologhi interiori e a numerosi passi in focalizzazione interna, tutti dispositivi letterari
che mirano a far coincidere il lettore con il contenuto della coscienza del protagonista.
Dopo unellissi di cinque anni, poi, il testo letteralmente invaso da una doppia
narrazione, giacch al narratore anonimo e impersonale della prima parte si affianca
la voce di Sbastien registrata in alcuni frammenti del suo diario, passi in cui lado-
lescente ritorna su alcuni episodi del passato e commenta gli eventi riportati dal
narratore impersonale. Naturalmente questo sistema complesso di pronomi e di tempi
verbali contribuisce a infrangere lillusione su cui si fonda ogni romanzo dimpianto
classico.
25
Come scrive J.-L. Planchais: La paura della castrazione, le figure tipiche del-
labiezione, della fagocitazione femminile, tutti gli schemi ginecofobici della fine del
secolo invadono il discorso patologico di Mirbeau (cfr. Gynophobia: le cas Mirbeau,
in Cahiers Octave Mirbeau, 4, 1997).
19
ta al tempo stesso come una madre, unamante e unentit
dispensatrice di morte. Usurpando il ruolo riservato alluomo
nella relazione amorosa, anzi negando lalterit maschile, la
donna contribuisce a frenare lascesa delleroe verso lIdeale e
a riportarlo sulla terra, al caos anarchico dei sensi.
Profondamente influenzato dalla filosofia pessimistica di
Schopenhauer, dalla poetica di Sade e dalle teorie di Darwin,
Mirbeau sottolinea a pi riprese nel romanzo la forza delle
pulsioni inconsce (sessuali o omicide) che travolgono Sba-
stien. Ogni qualvolta, per esempio, questi incontra il proprio
corpo, o quello dellAltro, poco importa se maschile o femmi-
nile, costretto a misurarsi con desideri inconfessati, pulsioni
di morte, ambivalenze carnali:
Nella sua mente fluttuano immagini poco rassicuranti, di un sim-
bolismo feroce, ognuna delle quali sembra affermare limplacabile e
barbara legge del pi forte. Franois Pinchard e il carpentiere Cou-
dray, Guy de Kerdaniel e se stesso, Bolorec, un martire pi feroce dei
suoi aguzzini, lo scoiattolo, lapprendista, i cani del signor de Kerral,
tutte queste figure, nelle tenebre della sua coscienza, cozzano tra loro,
stranamente correlate ad altre immagini e improvvisamente rischia-
rate da feroci bagliori. Pugni che si tendono, gole che urlano, mani
che straziano, folle inferocite, loscura e penosa intuizione dellodio
eterno, la confusa e fugace visione del crimine universale (p. 114).
In definitiva, per Mirbeau la Natura non fa che assecondare
il processo sociale di disgregazione dellindividuo. Soltanto
rinunciare alla vita garantirebbe alluomo di raggiungere la
tanto sospirata pace interiore, vale a dire labbandono di ogni
forma organica soggetta a corruzione, la fuga dalla responsa-
bilit di essere un soggetto incarnato, il farsi Nulla
26
. Il peren-
ne senso di colpa che lautore attribuisce allessere umano, fin
troppo conscio della propria intrinseca bestialit, ha origine
proprio in questo coacervo di riflessioni personali e di ascen-
denze filosofico-letterarie.
26
Lopera si articola intorno al tema del Nulla, denunciato come debolezza, ma
al tempo stesso rivendicato come principio a fondamento dellopera darte (cfr. F.
Montaubin, Les romans dOctave Mirbeau: Des livres, o il ny aurait rien!... Oui,
mais est-ce possible?..., in Cahiers Octave Mirbeau, 2, 1995, e Y. Lemari, Les mes
ont du poil aux pattes, in Cahiers Octave Mirbeau, 5, 1998).
20
Non dunque un caso se, dopo la terribile notte trascorsa
in compagnia di Marguerite, come dopo la fatale notte passata
nella stanza di Padre de Kern, Sbastien costretto ad abban-
donare ancora una volta il suo temporaneo rifugio per andare
incontro allultimo atto del suo destino.
4) Lesercito, universo chiuso e rigorosamente maschile
quanto il collegio, nonch incarnazione della massima arbitra-
riet della legge civile
27
, lultimo organo di massificazione e
di coercizione cui si allude nel romanzo. Come il suo autore,
infatti, Sbastien fa lassurda esperienza della guerra
28
, duran-
te la quale il dovere si sostituisce alla coscienza morale degli
esseri e ne automatizza gli atti:
Sbastien non si sentiva gi pi in grado di ragionare: viveva come
un automa, trascinato da una misteriosa forza cieca che si era sosti-
tuita alla sua intelligenza, alla sua sensibilit, alla sua volont. Spos-
sato dalle fatiche e dalle privazioni quotidiane, subito contagiato
dalla generale follia demoralizzante, continuava ad andare avanti
avvolto in una specie di tenebra morale, in una sorta di notte intel-
lettuale, senza sapere pi niente di se stesso, n rendersi conto che,
alle spalle, laggi, si era lasciato una famiglia, degli amici, un passa-
to... (p. 303).
Qui si conclude la triste storia del nostro eroe, ormai ridotto
al fantasma di se stesso, vale a dire su un tragico campo di
battaglia dove il suo sangue si mescola a quello di centinaia di
altri esseri orrendamente trucidati. Eppure, in una dimensione
metaforica, proprio la morte a regalare in extremis a Sba-
stien un ruolo deccezione, giacch il suo cadavere, che Bolo-
rec issa sul fusto spezzato di un cannone in cima a un risibile
Golgota, lo fa assurgere al rango di Cristo in croce. Diventan-
27
Ho notato che, tra tutti i sentimenti che scuotono le folle, il sentimento patriot-
tico il pi irragionevole e il pi volgare: finisce sempre con unubriacatura molesta...
[...] non considero affatto leroismo militare una virt, piuttosto una variet pi pe-
ricolosa, e oltremodo deprimente, del banditismo e dellassassinio. [...] La guerra
distrugge soltanto quanto di giovane, di forte, di vitale possiedono i popoli; uccide
soltanto le speranze dellumanit (pp. 296-298).
28
Durante la guerra franco-prussiana, Mirbeau dovette arruolarsi nel battaglione
della guardia mobile del suo dipartimento.
21
do esemplare, il suo martirio denuncia cos la barbarie di
qualsiasi societ che perseguita e tortura, lignominia di qual-
siasi potere che opprime e uccide. Perinde ac cadaver...
Storia di un motivo non solo letterario
Se prestiamo fede al modello educativo descritto in Sba-
stien Roch, Mirbeau doveva avere una buona conoscenza tanto
dellagiografia quanto dellarte europea, antica e moderna.
perci verosimile immaginare che le singolari storie di san
Sebastiano e di san Rocco possano aver stimolato la sua sen-
sibilit artistica, tanto da fargli decidere di porre leroe del suo
ultimo romanzo autobiografico sotto lambigua egida dei due
santi, che nel libro sono rispettivamente lemblema del figlio e
il simbolo del padre, di quel Padre le cui tavole sono sempre
incise nella pietra (roch). Al pari di Sbastien e del signor
Roch, infatti, le due figure in questione sono di volta in volta
affiancate, opposte o intrecciate nellabbondantissima lettera-
tura e iconografia a loro dedicata
29
, e in fondo condividono
ununica storia. Ma sar soltanto procedendo a ritroso, verso
le origini della loro comune avventura, che troveremo la chia-
ve di questa enigmatica parentela
30
.
La vicenda di Sebastiano, militare romano morto alla fine
del iii secolo durante le persecuzioni contro i cristiani, affonda
le radici in unantichissima leggenda; Rocco, invece, fu un
giovane medico francese che si spense nel 1380 in un carcere
di Voghera. Pi o meno trasfigurata, lesistenza di entrambi
contratta e fissata nel momento supremo del martirio, attimo
che conferisce loro laureola della santit, intesa come sacrifi-
cio assoluto. Bench santi terapeuti e intermediari privilegiati
tra cielo e terra san Sebastiano e san Rocco proteggono dalla
peste
31
, ma soprattutto dal male simbolico, ovvero dalla folgo-
29
Cfr. J. Darriulat, I. Hauteville, Sbastien le Renaissant, sur le martyre de saint
Sbastien dans la deuxime moiti du Quattrocento, Paris, ditions de la lagune, 1998.
30
Alcuni critici si sono limitati a sottolineare la semiomonimia esistente tra leroe
eponimo del romanzo e il moralista francese Chamfort (1741-1794), il cui vero nome
era, appunto, Nicolas-Sbastien Roch.
31
Dapprincipio invocati contro la peste che si propaga in Europa nel xiv secolo,
22
razione del peccato che esclude luomo dalla vita eterna , i
due sono innanzitutto un corpo: un corpo dolente, un corpo
pervaso da estremo dolore. Cos nel loro culto le cose dello
spirito si mescolano continuamente a quelle della carne, la
sofferenza sfiora immancabilmente la volutt. Soprattutto nel
caso della figura pi ambigua delle due, di quel san Sebastiano
che, nato dallhumus paleocristiano, ha attraversato tutta la
storia dellistituzione ecclesiastica e dellarte europea per di-
ventare ai giorni nostri patrono della giovent e icona gay
32
.
Il culto di san Sebastiano molto antico, ma per secoli
limmagine del santo rimasta immutata, quasi fosse stata fis-
sata per leternit. Per pi di otto secoli, infatti, rimasta
uguale a se stessa, riproducendo leffigie ieratica e impersonale
del santo: adulto, barbuto, venerabile giacch venerato, come
suggerisce letimologia greca del suo nome (sebastos) e rivesti-
to di una tunica bianca. A partire dal xiv secolo, per, la figura
di Sebastiano ha cominciato a trasformarsi e a ringiovanire.
Ricordandosi di colpo delle sue origini (ufficiale dellimpera-
tore Diocleziano, come vuole la Legenda aurea di Jacopo da
Varagine), gli artisti gli hanno conferito laspetto di un avve-
nente paladino con indosso abiti eleganti, al pari degli eroi
delle leggende cortesi e cavalleresche
33
. Perdendo la sua iera-
ticit e compromettendosi con il secolo, limmagine di Seba-
stiano quindi passata dal sacro al profano, dal tipo al ritratto,
dalla fissit dellidolo al fascino del personaggio.
Verso la fine del Quattrocento, poi, intervenuto un ulte-
il loro culto si allarga fino a comprendere epidemie pi moderne, come il colera o il
tifo ottocenteschi (cfr. il catalogo della mostra Saint Sbastien, saint Roch, patrimoine
des glises drmoises, Services Techniques 1989.
32
Pi di 7000 diverse rappresentazioni di san Sebastiano sono gi state catalogate
dagli studiosi, il che testimonia la persistenza del mito nellimmaginario collettivo, e
persino nelliconografia contemporanea, se si pensa, per esempio, alluso fattone da
Yukio Mishima. Intorno al santo, pi che intorno ad altri confratelli, sembra ope-
rare un immaginario sociale che lascia trapelare contraddizioni, tensioni e ambiguit
di epoche diverse. una figura enigmatica nella sua permanenza, sconcertante nelle
sue variazioni (cfr. Saint Sbastien, Adonis et martyr, a cura di J.-P. Joecker, Paris,
Persona, 1982).
33
Cos appare sul lato destro del Retablo di Thouzon, realizzato da un pittore
provenzale tra il 1410 e il 1415: le quattro frecce conficcate nel petto non intaccano
il suo nobile contegno e sono soltanto un richiamo allusivo alla passione che lo ha reso
santo.
23
riore mutamento in senso laico, tanto misterioso quanto desti-
nato ad avere conseguenze imprevedibili. Subendo una stupe-
facente metamorfosi, Sebastiano si trasformato in un adole-
scente, spesso legato a un albero o a una colonna, nellatto di
esibire uno splendido corpo per nulla umiliato dal supplizio
delle frecce. Tale immagine ha fissato definitivamente la figura
(che per correttezza andrebbe definita della sagittazione,
per distinguerla, come vedremo, da quella del vero e proprio
martirio
34
) e, soprattutto, ha ritratto per la prima volta Seba-
stiano in una nudit improntata ai canoni dellantica bellezza.
Tale nudit, peraltro, non era affatto innocente, giacch noto
che le rappresentazioni religiose del nudo (Adamo ed Eva
scacciati dal Paradiso terrestre, per esempio, o i dannati del-
lInferno) spesso prefigurano castighi e abissi di dolore. Come
spiegare allora la brusca apparizione di questo Apollo cristia-
no dalla nudit insolente nel bel mezzo delle gesta dei santi?
Come giustificare lenorme successo tra gli artisti di questo
incongruo compagno di protettori pi tradizionali come san
Cristoforo e san Rocco?
Una cosa certa: sebbene i pittori del Nord Europa non
siano rimasti insensibili alla trasformazione in atto, linvenzio-
ne spetta agli italiani, i quali fissano per primi il canone del
nuovo tema iconografico. Se per i fiamminghi e i tedeschi,
infatti, Sebastiano incarna la figura, umana e poetica, dramma-
tica ed espressiva, dellinnocenza perseguitata, limmagine de-
solante, e spesso disperata, del giusto abbandonato da Dio
nelle mani dei suoi carnefici, agli occhi dei maestri italiani la
stessa immagine rappresenta lemblema dei tempi nuovi, e
quasi licona ambigua del Rinascimento. In particolare va no-
tata laudacia interpretativa e labbondante posterit di due
opere italiane quasi coeve. La prima il san Sebastiano di
Antonello da Messina
35
: un belladolescente dalle morbide
34
Secondo la leggenda, Sebastiano fu suppliziato due volte per ordine di Diocle-
ziano: durante il secondo martirio, meno nobile e pittoresco del primo, e quindi
ignorato dagli artisti, venne trucidato a colpi di frusta e bastone, poi gettato nella
Cloaca maxima.
35
Probabilmente il capolavoro, oggi esposto nel museo di Dresda, stato dipinto
durante il soggiorno del pittore a Venezia, tra il 1475 e il 1476 (cfr. J. Darriulat, I.
Hauteville, Sbastien le Renaissant, cit., p. 13).
24
forme che, stranamente ignorato dai passanti, fantastica con lo
sguardo rivolto verso lalto al centro di una piazzetta venezia-
na. Il secondo modello, quello di Mantegna
36
, afferma invece
con forza limmagine possente di un Sebastiano suppliziato tra
le rovine dellantica Roma. Se consideriamo la grazia noncu-
rante di Antonello e leroica virt del Mantegna, la figura del
santo oscilla quindi tra due poli: uno, effeminato, in cui domi-
na la seduzione della carne, laltro, virile, in cui brilla una
stoica resistenza. Questa duplicit, tra grazia o volont, com-
plica in qualche misura linterpretazione delle trasformazioni
iconografiche in atto e introduce, allorigine stessa del motivo
pittorico, il fascino torbido di unambivalenza.
Ciononostante, fin dalla fine del xv secolo il destino di Se-
bastiano sembra tracciato: il santo si fatto uomo, il tema si
individualizzato e il martirio stesso passato in secondo
piano rispetto alla raffigurazione del corpo suppliziato. Sem-
pre pi apertamente, i pittori identificano il santo nel dio ar-
ciere del paganesimo, Eros o Cupido (Giorgione e Raffaello,
tra gli altri). Il Perugino, per esempio, spinge allestremo la
sensualit suggerita da Antonello, dipingendo alcuni san Seba-
stiano nudi, irradiati e magnificati dalla volutt, allapice di
una vera e propria estasi pagana
37
. Ormai le frecce, strumento
di supplizio, ma anche vettore damore e simbolo fallico, rap-
presentano il principale attributo del santo, tanto da valergli il
patronato delle corporazioni di arcieri, balestrieri, e persino di
tappezzieri e ferraioli
38
.
Soltanto pochi decenni dopo, tuttavia, le languide pose di
Sebastiano suscitano la riprovazione della Chiesa cattolica,
investita dal vento rigorista della Controriforma. Prontamen-
te ricondotto dai pii censori alle sue specifiche mansioni di
protettore dalla peste, Sebastiano muta rapidamente pelle, fi-
no a perdere qualsiasi attributo che possa vagamente ricordare
limmagine dellaffascinante giovinetto quattrocentesco. Il san-
to torna a essere un uomo maturo e barbuto, somigliante al
36
La grande tela, dipinta dallartista intorno al 1480, si trova attualmente nel
museo del Louvre.
37
Il quadro, dipinto verso il 1500, anchesso al Louvre.
38
Cfr. F. Le Targat, Saint Sbastien dans lhistoire de lart depuis le XVme sicle,
Paris, Jacques Damase diteur, 1979.
25
Cristo
39
, che ostenta la posa magniloquente del predicatore,
rinunciando alla torbida seduzione della carne redenta: la
mano destra, levata in un gesto enfatico, indica il cammino
della salvezza, mentre la sinistra, puntata verso terra, con-
danna i piaceri terreni.
Compromesso dal proprio passato ambiguo, per, nono-
stante tale radicale trasformazione, nella prima met del Cin-
quecento Sebastiano soppiantato da un santo pi saggio ed
edificante: san Rocco, il cui culto, pi che essere legato a un
evento databile, va ricondotto alla conversione del gusto e
allemendamento dei costumi tipici dellepoca. Sebastiano e
Rocco, infatti, si oppongono, come lo spirito rinascimentale si
oppone alla riforma tridentina: se il primo nudo, il secondo
sempre vestito, anzi tradizionalmente contraddistinto da
tutti gli attributi del romito (il pellegrino diretto a Roma),
vale a dire un ampio cappello, un mantello, un lungo bastone,
una fiasca in vita, un sacco con del pane sulle spalle e un cane
ai piedi (in francese roquet, per lappunto). Insomma, la figura
di Sebastiano si condensa nella sola messa a nudo del suo
corpo glorioso, giacch la scena della sagittazione occulta con
il suo splendore tutti gli altri episodi della leggenda; san Roc-
co, al contrario, indissolubilmente legato alla sua storia, toc-
cante e pia, priva di sfarzo, tutta improntata al sacrificio e
allumilt. Incarnando il trionfo dei sopravvissuti, Sebastiano
invita i propri adoratori a contemplare e a godere, a innalzarsi
verso il Cielo; Rocco impersona la sofferenza dei condannati,
e invita i devoti a fare penitenza sulla terra. La carne di Seba-
stiano mistica, quella di Rocco letterale, mortificata, quasi
medica
40
.
Eclissato quindi da nuovi intercessori (il gesuita san Carlo
Borromeo, per esempio, arcivescovo di Milano durante la ter-
ribile epidemia di peste del 1575) pi conformi allo spirito del
39
Cos lo ritrae il pittore spagnolo Francisco Pacheco nei primi decenni del xvii
secolo (cfr. K. Ressouni-Demigneux, Saint Sbastien, Paris, ditions du regard, 2001).
40
grazie alla figura di san Rocco, infatti, che per la prima volta i sintomi della
peste furono correttamente descritti da un punto di vista clinico. Su un pannello
attribuito a Crivelli, dipinto negli ultimissimi anni del xv secolo, il giovane santo
indica col dito il bubbone purulento cresciutogli nella parte superiore della coscia
(cfr. J. Darriulat, I. Hauteville, Sbastien le Renaissant, cit., p. 228).
26
41
Tra gli innumerevoli testi che studiano le origini e la diffusione del culto del
santo, si veda Saint Sbastien, rituels et figures, Paris, ditions de la Runion des
muses nationaux, 1983.
42
Cfr. D. Fernandez, Le rapt de Ganimde, Paris, Grasset & Fasquelle, 1989.
tempo, dopo il 1550 Sebastiano a poco a poco si ritira dalla
scena pittorica. Ricompare soltanto agli inizi del xvii secolo,
non sul palcoscenico della sagittazione, bens in un altro con-
testo, trascurato dalla Legenda aurea e menzionato, invece,
dalla Passio Sancti Sebastiani del 432-440
41
: tra le braccia di
una vedova romana, Irene, che, nottetempo, si reca nel Campo
di Marte per curare il corpo ferito del giovane agonizzante.
Cos, nel silenzio liturgico della notte, la donna risana con il
proprio amore le ferite inferte dallodio, e Sebastiano il Rina-
scente, per lappunto, torna lentamente in vita. La storia
dellApollo cristiano, trafitto dalle frecce, eppure trionfante in
nome della propria inquietante bellezza, termina su questo
muto rituale notturno, affidato alla sollecitudine di una pia
donna.
Come facile immaginare, questa storia ammantata di leg-
genda esercit grande fascino sugli artisti della fine del xix
secolo. Si pensi a Gabriele DAnnunzio, il quale cre unatmo-
sfera particolarmente torbida, quasi sadomasochistica, intorno
al santo (nel suo poema francese per lopera di Claude Debus-
sy, leroe viene trucidato dagli amati compagni darme), oppu-
re alle tele esangui di Gustave Moreau e Odilon Redon. Nel
tema, infatti, si trovano, alquanto esasperati, i caratteri fonda-
mentali di ci che Dominique Fernandez definisce pessimi-
smo edonistico: senso della precariet dellesistenza, acuta
consapevolezza della fragilit delle cose e della brevit del
tempo, unione del funebre e del voluttuoso, abbandono al-
lestasi, sensualit fremente e perversa
42
.
Ed forse sempre per gli stessi motivi che Sebastiano oggi
diventato il patrono occulto degli omosessuali. Tutto, nella
sua iconografia, contribuisce ad alimentare un certo tipo di
turbamento: la bellezza della nudit, la giovent, la presunta
forza fisica dovuta al mestiere delle armi, le amicizie partico-
lari, le frecce simboliche, il dolore, il sangue delle ferite, il
gusto della morte nellestasi eroica. Incarnando, infatti, una
27
versione tutta moderna e laica della Passione di Cristo
43
, san
Sebastiano un emblema del martirio maschile. Tra lagio-
grafia pia e [...] il fantasma gay, tra il legno delle chiese e il
cuoio dei sex shop, focalizza su di s due estremi del pensiero:
da una parte la venerazione, che gli deriva dalle sue virt pro-
filattiche [...] e dallaltra unaltra religione moderna, quella del
corpo e delle sue equivoche mutazioni
44
.
Anche al di l di questi estremismi, la sua storia dimostra
che Sebastiano funge da mirabile supporto, o forse soltanto da
pretesto, per limmaginario creativo di innumerevoli artisti.
Alla luce di quanto abbiamo appena ricordato, riesce diffi-
cile non compatire il Sbastien mirbelliano, costretto a subire
il peso schiacciante delleredit familiare e a esservi continua-
mente ricondotto. Lintagliatore di pietra Jean Roch, infatti,
originario di Montpellier e antenato del protagonista del ro-
manzo, stando ad alcune lusinghiere ipotesi, per quanto sfor-
tunatamente non ancora accertate, [...] sarebbe disceso dal
celebre san Rocco, che in quella citt era vissuto e morto (p.
52). Conquistatosi, poi, una certa fama a Pervenchres per
aver restaurato due capitelli raffiguranti il massacro degli inno-
centi, avrebbe difeso, fino al martirio, la fede cattolica durante
la Rivoluzione francese. Nel corso del viaggio di andata verso
il collegio, alcuni rampolli dellaristocrazia bretone si fanno
beffe del piccolo Roch, ricordandogli quanto il culto del suo
barbaro cognome sia legato allo spregevole mondo della
plebe. Dal canto suo, il nostro giovane eroe, che in questo
senso appare come un erede degenere, in quanto attratto da
discipline artistiche che nulla hanno a che vedere con la durez-
za della materia e con il fanatismo religioso (musica, disegno,
letteratura), compie enormi sforzi per proteggere la sua fragile
diversit. Sar forse per questo motivo che alcuni attributi
dellillustre avo, tra cui la malattia, la solitudine, lerranza,
43
Nella Francia del Secondo Impero si usavano ancora i termini Ges e pic-
coli Ges per designare i giovani non avari delle loro grazie (cfr. D. Fernandez, Le
rapt de Ganimde, cit.).
44
O. Poivre dArvor, Saint Gustave (G. Moreau), in Saint Sbastien, Adonis et
martyr, cit., p. 31.
28
ingigantiti e stravolti dalla penna di Mirbeau, gli si rivoltano
contro con inusitata violenza. Basti pensare, a titolo esempli-
ficativo, al ruolo che i cani svolgono nellintero romanzo: quel-
li da caccia del signor de Kerral, che rischiano di sbranare, e
di fatto rendono folle, un giovane innocente (uno dei tanti
alter ego del protagonista), oppure la feroce muta che compa-
re nellincubo ricorrente di Sbastien sul collegio.
In questo senso giusto che con Sbastien si estingua il
culto familiare di san Rocco, affinch nella nostra fantasia di
lettori sopravviva la scena in cui il protagonista scopre per la
prima volta il destino, ben altrimenti eccezionale, che gli ha
riservato il suo nome di battesimo: Il piccolo Sbastien, sot-
toposto a una vera e propria tortura fisica, si sent ferito da
quella miriade di offese che lo colpivano come staffilate, si
sent trafitto da uninfinit di sguardi che gli penetravano nella
carne come aghi. Avrebbe voluto scagliarsi contro quella ban-
da di ragazzacci feroci, prenderli a schiaffi, schiacciarli sotto i
piedi, oppure acquietarli con la propria dolcezza (p. 92).
Come abbiamo avuto modo di constatare, infatti, Sebastiano
svela un corpo ideale, una carne radiosa che sembra anticipare
la resurrezione dei beati e la loro assunzione in paradiso,
mentre Rocco scopre soltanto una carne umiliata, livida e
corrotta, segnata allinguine dal bubbone del peccato.
In definitiva, dietro il Sbastien di Mirbeau possibile in-
travedere sia la figura toccante di un Mozart assassinato
45
,
sia quella dolente di un omosessuale velato
46
, per giunta ter-
rorizzato dalle donne (si veda latteggiamento predatore che
hanno con lui le mogli dei suoi occasionali datori di lavoro, o
45
Tale formula, destinata a diventare celebre nel Novecento, fu coniata da Saint-
Exupry per indicare tutti quei geni che vengono precocemente stroncati dalle atro-
cit del mondo.
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Sulla presunta omosessualit di Mirbeau, che lautore avrebbe trasposto nel
personaggio di Sbastien, si veda il recente articolo di P. Michel, Les Hystriques de
Mirbeau, in Cahiers Octave Mirbeau, 9, 2002, nonch la lettura psicanalitica dellin-
tera opera mirbelliana fornita da M.-J. Bataille in Essai dapproche psychanalytique de
Mirbeau, Actes du colloque international dAngers, Presses de lUniversit dAngers
1992. Peraltro lipertrofica sensibilit estetica di Sbastien, il suo essere una specie di
nevrotico ossessivo in perenne lotta contro uneducazione puritana basata sulla rimo-
zione degli istinti, sono elementi che, ora come allora, alimentano stereotipi largamen-
te diffusi circa lomosessualit maschile.
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il vampirismo di Marguerite). In entrambi i casi, tuttavia, lin-
trigante storia del suo santo protettore insegna che larte, in
una certa misura, ha il potere di trionfare sulla realt. Perch
il calvario di una vita segnata da continue cadute e tribolazio-
ni, vissuta come un errore fisico e metafisico, talvolta riesce a
sprigionare una forza e una bellezza quasi mitiche.
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