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16c. Orfeo e la poesia damore.

Il rapporto poesia-vita
Diverse sono le versioni del mito che hanno preceduto quella fissata da Virgilio in una forma letteraria compiuta. Il mito doveva includere una discesa agli Inferi, secondo un modello gi offerto da Ulisse e da Enea, come percorso iniziatico di conoscenza e di purificazione; inoltre prevedeva fin dalle pi antiche versioni la rappresentazione di Orfeo come poeta e musico, e per queste prerogative ad Orfeo veniva fatto convenzionalmente risalire quellinsieme frammentario di produzioni poetiche, dal contenuto spesso oracolare ed enigmatico, che va appunto sotto il nome di poesia orfica. Nel testo di Virgilio il canto di Orfeo ha propriet straordinarie: consola chi soggiace al dolore (v. 464: solans aegrum ... amorem), commuove le anime degli inferi (v. 471: cantu commotae ... umbrae), suscita lammirazione delle stesse divinit dellAde (vv. 481 ss.: ipsae stupuere domus atque intima Leti/ tartara ... Eumenides, tenuitque inhians tria Cerberus ora/atque Ixionii vento rota constitit orbis), ammansisce le tigri e commuove le querce (v. 510: mulcentem tigres et agentem carmine quercus). Il potere di Orfeo grande: poesia e musica, e cio la voce che con parole suadenti si accompagna al ritmo e alla cadenza del canto, consola, commuove e affascina chi ascolta, disponendolo alla condiscendenza. Orfeo convince non in forza di ragione, ma per lincanto di unarte che ammalia, seduce, coinvolge profondamente. Data la sensibilit di cui dotato, entra in un rapporto immediato, simpatetico con la natura, ne cerca la presenza e con la sua arte in grado di umanizzarla e di addolcirne gli aspetti pi crudi. I poteri di cui investito Orfeo sono da attribuire al ruolo incisivo che ha il poeta in una societ in cui il canale di circolazione della conoscenza ancora prevalentemente orale; e tuttavia il suo potere non illimitato e la sua voce poetica non priva di contraddizioni e paradossi: Orfeo canta e consola il dolore, ma vi soggiace a sua volta; la vocazione della poesia di superare i limiti della soggettivit e del tempo contingente, ma Orfeo non riesce a trascenderli, lamore loggetto del suo canto ed lamore a tradirlo, perch ne limita la razionalit e la volont, inducendolo ad infrangere le norme pattuite; Orfeo vorrebbe condizionare con

la forza della poesia la vita e la morte, ma si illude: la poesia damore fallisce perch costitutivamente separata dallazione: la sua una modalit contemplativa. Essa, pur dotata di poteri immensi, vale solo a tentare la consolazione di chi la canta e a rapire in uno stupore incantato i suoi ricettori ... la poesia non pu ridursi che a puro canto, e il poeta stesso a pura voce. E cos, alla fine, di Orfeo resteranno solo la lingua e la voce ... e cantare una storia damore sar chiamare il nome della persona amata (vv. 525-526: Eurydicen vox ipsa et frigida lingua / ah miseram Eurydicen! anima fugiente vocabat). Ridotto loggetto tematico ad un nome gridato (Euridice), il soggetto del canto (Orfeo, il poeta amoroso) si lascia facilmente riconoscere nella pura attivit vocale1 e la sua voce puro lamento, espresso in solitudine, al di fuori di un contesto reale.2

Virgilio, Georgiche , Introduzione di G. B. Conte, Testo, traduzione e note a cura di A. Barchiesi, Milano, Mondadori, 1992, p. XXVIII. 2 Se queste conclusioni attengono alla poesia damore, diverse devono essere le valutazioni relative alla poesia didascalica e, nel caso di Virgilio, al canto georgico, che pu avere una efficacia pratica, ponendo in modo diverso il rapporto tra poesia e realt. Il canto georgico esso pure un modo di fare poesia: ma la vita che esso promette diversa. Comunica un segreto di possibile felicit a chi voglia accettare il labor tenace di unesistenza docile a regole semplici e sante, soprattutto aperta agli insegnamenti che vogliono darle soccorso. E animato dallintento di diffondere tali insegnamenti, alla poesia georgiche che Virgilio si dedica. (Virgilio, Georgiche, op. cit., p. XXXI).