Octave MIRBEAU

La testa tagliata

Per tutto il giorno un vento aspro ha soffiato da Ovest; il cielo è rimasto basso e triste, e ho visto passare corvi in volo… Ora sta piovendo… Sento l’acqua che scorre nelle grondaie e che sferza le finestre della mia camera... teli, sollevati, rotolano sui tetti, cadono sul suolo inzuppato; durante la notte, i poveri alberi, piegati dal vento pi! collerico, gemono e scricchiolano... "on penso a nulla... #n libro mezzo aperto sulle gambe accavallate, sono seduto davanti al caminetto, dove fiammeggia il primo fuoco della stagione. l libro cade, non ho la forza di chinarmi, di stendere le braccia per raccoglierlo... $i sento in preda al torpore ... Poi non sento altro che rumori vaghi, brusii incerti. ntorno alla camera, lungo il cornicione, corrono le donnole, saltano, si inseguono… #na donna, portando un paniere di mele che assomigliano in tutto a volti infantili, salta su un piede solo ... poi vedo un coniglio seduto sulle zampe di dietro che ingrandisce, si gonfia come un elefante e si torce dalle risate... %’improvviso la finestra si apre e appare un uomo che non conosco.
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Scavalca il davanzale, penetra tranquillamente nella mia camera e siede accanto a me. &’ un uomo dal naso molto lungo, indossa un panciotto verde e un gibboso cappello senza risvolti... $i fa segno che vuole parlare... 'o ascolto. ( Siete mai stato all’Od)on, dice, e avete mai notato che le donne che ci vanno sono le pi! spaventose creature del mondo* Perch)* non riesco a capirlo, per+ è cos,. &bbene- fra queste donne disgustose, non riuscireste a trovarne una tanto disgustosa quanto mia moglie. &’ cos, ripugnante, mia moglie, cos, schifosa, che la domenica, quando andiamo a passeggio, i passanti si voltano ridacchiando. .uando aveva diciotto anni ne dimostrava quaranta. l colorito smorto, l’occhio cerchiato di borse livide, il naso sottile e piatto dalla nascita, grosso e violetto in punta; labbra simili a un intaglio dentro carne malata; un mento tanto molle che, quando parla o mangia, oscilla e scompare dentro la bocca come se la natura avesse dimenticato di fornirle denti e mascelle/ questo è il fedele ritratto di mia moglie. 0ggiungete che è magra, talmente magra che si direbbe sia rimasta allo stato adolescenziale 1 addirittura l’abbozzo di un abbozzo. %unque, perch) mi sono sposato* 0h- si, perch)* 2’è forse qualcuno che sa perch) ci si sposa, perch) si ama, perch) non si ama, perch) si fa cos, piuttosto che cos3, e perch) si vive* 2i si capisce qualcosa* &ro tranquillo e felice per quel tanto che è concesso a un uomo che non ha denaro e che, per tutta la vita, è condannato a lavorare in un $inistero. "on avendo ambizioni, non avevo n) fastidi n) responsabilit3, ed è l’unica felicit3 a cui possa ambire un povero diavolo della mia condizione. .uando rifletto su quello che mi è capitato, sono convinto che la corda al collo 1 o dovrei dire il laccio 1 hanno deciso di mettermelo le mani di mia moglie, mani incantevoli, lunghe e nervose, dalle dita morbide e lievemente sollevate sulla punta, mani che parlano, ve lo assicuro, e che sorridono e cantano. "on potreste farvi un’idea della loro grazia, n) dell’eleganza, n) della seduzione, anche se versassero il tè, o se voltassero le pagine di un libro, e neppure se volassero come ali sopra i tasti del pianoforte. 4o letto da qualche parte che l’anima, il pensiero e l’intelligenza degli uomini, si rifugiano molto spesso dentro le loro mani; è l3 che essi hanno cuore e cervello. $i accorgo che iniziate a prendermi per
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un folle, ma, seriamente, io penso che l’anima della mia fidanzata, la sua mente, la sua bont3 fossero tutte nelle sue mani, le quali la illuminavano e, per cos, dire, la trasfiguravano. $i facevano dimenticare le sue imperfezioni e le sue bruttezze. Per prima cosa, non guardavo mai il suo viso, vedevo soltanto le sue mani. "on era nei suoi occhi che tentavo di sorprendere un’emozione, uno slancio d’amore, una preghiera; ma nelle sue mani che di volta in volta esprimevano agilit3 d’uccello, sacro raccoglimento, turbamento di amante, devozione di sposa. #n giorno le regalai un borsellino formato da due perle bianche/ e quelle perle mi sembravano due lacrime, quelle lacrime di felicit3 e di estasi che dolcemente cadono da occhi felici e riconoscenti. .uando la portavo a messa, ero del tutto convinto che mia moglie trionfasse in bellezza su tutte le donne pi! belle della terra, e se qualcuno mi avesse parlato della sua bruttezza, mi sarei tanto meravigliato come se avesse trattato, sotto i miei occhi, la Venere di Milo come un mostro informe. 0himè- quelle poetiche illusioni del primo amore ben presto svanirono. 'e mani di mia moglie scomparvero e mi rimase, di fronte, soltanto una faccia odiosa e stizzita, tanto odiosa e tanto stizzita che avrei voluto diventare cieco per non vederla pi!, e sordo per non sentire il rauco rumore che emetteva. "on ci avevo messo molto ad accorgermi che era anche la creatura pi! sgradevole, ridicola e cattiva che si possa incontrare. Sempre parole dure e sempre scenate. &ra impossibile restare con lei cinque minuti senza che un litigio 1 il quale finiva invariabilmente con violenze da parte sua 1 non scoppiasse subito. .uel poco di stoviglie che avevamo, lo fracassava durante queste scenate. #n giorno, mi gett+ sul naso un piatto di spinaci bollenti, e ho ancora, qui vicino all’occhio, il segno di una caraffa che mi spacc+ sulla testa. Oltre a ci+, non si occupava mai delle mie cose, che trovavo sempre nel pi! grande disordine, non curava la mia biancheria, che di rado era pulita, n) gli abiti, che restavano anche per quindici giorni con strappi e macchie. $olte volte, quando rientravo dall’ufficio, non mi aveva aspettato per mangiare, e quasi sempre dovevo accontentarmi di un pezzo di formaggio secco o delle patate del giorno prima.
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l motivo di questa rabbia, di questi comportamenti, quello che, ogni giorno, causava fra di noi queste scene e queste dispute sempre uguali, era, lo avrete indovinato, il poco denaro che guadagnavo. $ia moglie avrebbe desiderato essere ricca, ed ecco invece che io ero povero, col mio magro stipendio da duemila franchi. 'o so bene che era poco. $a gli uomini non sfuggono al loro destino, e il mio consisteva nel guadagnare duemila franchi. "on sono nato per far fortuna, e mi consolavo, un tempo, dicendomi che ciascuno, sulla terra, ha quel che si merita. $ia moglie non ne voleva sapere niente di questa filosofia rassegnata, si dichiarava la pi! miserabile delle donne e m’insultava reclamando sempre quel denaro che non potevo darle. $i trattava come un avaro, come uno strozzino, come un senza cuore. l denaro- .uesta parola riecheggiava ogni minuto nelle mie orecchie. Ormai di questa parola sentivo soltanto il tintinnio che, alla fine, era identico al rumore di monete agitate. 0ppena rimanevo con mia moglie, questa parola scatenava subito il suo frastuono metallico. "on diceva una frase dove non ci fosse quell’assordante parola a tintinnare di continuo e a scuotere su di me l’irritante e folle musica dei suoi mille sonagli. 54ai del denaro*... $i serve del denaro... 0h- quanto vorrei del denaro-... .uando avr+ del denaro*... l denaro, il denaro, il denaro*...6 2on questa parola mi dava il buongiorno e la buonasera. .uesta parola accompagnava i suoi sospiri, le sue collere, i suoi sogni; e anche quando non la pronunciava, vedevo, dal movimento delle labbra, che era sempre l3/ fremente, impaziente, criminale. Potreste forse credere che era cos, avida perch) voleva mandare avanti meglio il rapporto coniugale e avere una vita pi! comoda, con meno privazioni* Per niente. Se era disgustosa, ci+ non le impediva neanche un po’ di essere puttana; e se mai ho visto una donna pi! odiosa, mai, mai ne ho vista una pi! puttana. #n abito, un gioiello che brillava dentro vetrine sfavillanti, la facevano cadere in deliquio. 0vrebbe sacrificato la mia vita per possedere un mantello con una bella fodera; avrebbe venduto l’anima per un vestito di pizzo decorato con mazzi di fiori. 7isognava vederla mentre guardava, con le occhiaie gonfie e rosse, i negozi che esponevano calze di seta ricamate e quei cappelli graziosamente acconciati che, nei
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negozi delle modiste, svettano fieramente sopra aste di palissandro- n quei momenti la bocca risucchiava il mento, tanto in profondit3 che non si vedeva pi! neanche la punta, e sopra il suo naso, che si rimescolava dal desiderio, si accendevano opachi riflessi, simili a quelli che brillano sul naso degli ubriachi. 2’è bisogno di dirvi, dopo tutto ci+, che tutto il nostro denaro andava via per inutili balocchi alla moda* 2omprava unguenti, barattoli di fondotinta, matite, che lasciava da tutte le parti, con pennelli per la cipria e flaconi di profumo. Passava le giornate davanti allo specchio a truccarsi, a contemplarsi, a provare, ora una spilla di piume, ora un mazzo di fiori, talvolta scoprendosi il seno, bench) poi non uscisse mai, minuettando, dietro un ventaglio 1 uno squallido ventaglio giapponese da quattro soldi 1 e parlando, in un ballo immaginario, a bei signori chimerici e assenti. 0nche se, per soddisfare di pi! i suoi ridicoli capricci, ero riuscito a risparmiare qualcosa sull’omnibus e sui miei pasti, dovetti pi! volte far ricorso alla gentilezza di un amico per pagare le rate scadute e i debiti pi! urgenti. Sono sicuro che vi state burlando di me. #n altro, una donna simile, l’avrebbe lasciata, forse l’avrebbe anche uccisa; io, io ritornai ad amarla. & pi! era schifosa, irritante e ridicola, pi! l’amavo con violenza. Sentivo che soffriva davvero privata di tutto ci+ che rende le donne felici- 'e sue asprezze, le sue collere, la sua trascuratezza, la vita intollerabile che m’infliggeva, le perdonavo tutto, e accusavo solo me stesso, io, l’imbecille, io, l’incapace di pagarle un vestito, una messa in piega, un semplice braccialetto, come ne hanno le mogli degli altri- & pi! il suo viso, insieme ripugnante e comico, scatenava intorno a noi burle crudeli, complimenti offensivi, e pi! vedevo, negli occhi della gente che la fissava cos,, tanti insulti, e sentivo chiaramente lo strascico di risate sonore che echeggiavano e si perdevano alle sue spalle, pi! sentivo un’immensa e dolorosa piet3 per quella povera donna. '’amavo, oh- s,, l’amavo per tutto quello che la torturava, per tutto quello che le mancava, per tutto quello che la rendeva schifosa. .uante volte, nel mio ufficio, mentre la pensavo ed evocavo davanti ai miei occhi la sua triste e irreparabile faccia, quante volte ho pianto, l’anima perduta dentro un abisso di piet3 senza fondo-

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8u allora che provai a renderle la vita pi! comoda. #sando le mie ore di riposo, m’ingegnai per procurarmi risorse supplementari alle quali non avevo mai pensato. #n avvocato mi diede documenti da copiare; presi, con un agente di pubblicit3, degli accordi per fare disegni promozionali; una signora caritatevole mi affid+ la contabilit3 dei suoi piccoli affari. Per sette anni ho passato le mie notti lavorando, dormendo solo un’ora, non mangiando, spezzato dalla fatica, ma felice, s,, alla fine del mese, di poter portare a mia moglie un centinaio di franchi che spendeva subito in pomate, in glicerina, in bigiotteria con la quale si adornava, si truccava, si agghindava. "on era cambiata in niente. 'e sue esigenze erano le stesse; continuavano le scenate, i litigi, le collere. $ai le venne in mente di ringraziarmi, di ricompensarmi con uno sguardo di bont3 oppure con una parola dolce, o anche con un semplice gesto d’incoraggiamento. &ro sempre perseguitato, posseduto, ossessionato da questa parola/ il denaro, che era diventata ancora pi! dura, pi! aspra, pi! imperativa. Povera, povera cara moglie, quanto ti amavo cos,0 causa di ci+, la mia salute si alter+; pian piano perdevo le forze. $i accadeva spesso di svenire; anche la memoria mi sfuggiva; l’intelligenza diventava pi! lenta, e sentivo, nel mio cervello, come una densit3 di tenebra, una nebbia notturna. #n giorno rientrai a casa con la testa sconvolta, le orecchie ronzanti, vomitando sangue. ( l motivo è sempre lo stesso, grid+ mia moglie. 9a’ a dormire adesso, buono a nulla- & il denaro* :u lo sai che domani mi occorre molto denaro* 0rrangiati un po’come potrai%enaro, sempre denaro- $i rivestii. 8aceva notte. #na pioggia ghiacciata cadeva sulle strade scintillanti. 2amminavo lungo i negozi, appoggiandomi sul bordo dei davanzali per non crollare sul marciapiede. "ello stomaco avevo come una sbarra, e nel cervello qualcosa che mi bruciava. ;ischiai di cadere. Per un istante mi appoggiai sopra una panchina inzuppata di pioggia, e il mio sconforto era tale da non farmi sentire neppure la fredda umidit3. Per gli oggetti e le persone provavo ormai una sensazione vaga. 'a vita mi scorreva davanti con forme
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imprecise. & allo stesso tempo, nel mio orecchio, tintinnavano sempre quelle parole, come suoni di campane lontane/ 5 %el denaro- molto denaro-6 .uindi, in che modo potevo procurarmelo* $i ricordai, con grande precisione, che uno dei nostri colleghi del $inistero, quella stessa mattina, aveva raccontato di aver messo le mani sopra trentamila franchi ereditati da una zia. "essun dettaglio mi sfugg,, n) la gioia vivacissima del suo racconto, n) quella specie di tenerezza da avaro con la quale aveva chiuso, cos, diceva, dentro un piccolo mobile, il pacchetto di biglietti dopo averlo contato e ricontato. 2onoscevo bene l’appartamento del mio collega e l3, sotto la pioggia, vedevo, in un trionfo di sangue, il mobiletto in legno di quercia, vicino al camino, mentre i passanti che mi sfioravano sembravano trascinati in una fuga vertiginosa e folle. $i alzai. l temporale raddoppi+. 2ome arrivai a casa del mio amico* Per quali strade, in quante ore o minuti* "on ne so niente. 4o un bel richiamare i miei ricordi, non vedo niente, n) le strade, n) la gente, n) le case. 2’è, nella mia memoria, un vuoto che non posso colmare. &ra comunque tardi, quando entravo in casa sua. l mio compagno mi ricevette nella sua camera. ( Stavo per andare a letto, mi disse. & vidi il mobile, il piccolo mobile in legno di quercia. $i sembr+ grande, talmente grande da riempire l’intera camera; bucava il soffitto, saliva nel cielo. Subito pensai di chiedere al mio amico un po’ di denaro, solo un biglietto da mille franchi. $a non osai. 2urvo sopra il caminetto, rianimava la fiamma quasi spenta. ( Sacro fuoco- diceva; sacro fuoco& la testa,vicina al fuoco, soffiava fra la cenere che volava e gli ricadeva intorno in pioggia biancastra. 0llora, di fronte, vidi sopra un tavolinetto da bagno un rasoio... "o, non dimenticher+ mai quel che accadde allora, e mi domando ancora se tutto ci+ non è stato solo un terribile incubo. 0fferrando il rasoio, con un salto mi ero precipitato sul mio compagno che rovesciai in un attimo e che presi alla gola, con una furiosa stretta delle mani. 'ui si dibatteva, gridava con un rantolo soffocato/ ( <eorges, dai, <eorges, sei matto. 8iniscila dunque7

2on un colpo di rasoio gli tagliai la testa, e il busto, da cui zampillava un fiotto di sangue, sobbalz+ sul parquet ancora per qualche secondo. o, cos, debole un attimo prima, io, che avrei potuto essere atterrato dalla spinta di un bambino, sentivo in tutto il corpo una forza sconosciuta. n quel momento potevano venire in soccorso del mio amico anche dieci gendarmi e credo che li avrei schiacciati come pulci... Per prendere il denaro, dovetti spaccare il mobile, il grazioso mobile di quercia... 8u un gioco per i miei pugni di ferro... l mio compagno non aveva mentito. %entro un cassetto c’erano trenta biglietti, trenta da mille franchi, uno sopra l’altro in pacchetti da dieci, legati con nastri come fossero lettere d’amore... 2on quale tenerezza aveva confezionato quei pacchetti- 2ome aveva dovuto prenderli uno per uno, sovrapporli simmetricamente, lisciarli con le mani, ordinarli in modo che rimanessero compatti- 2on quale cura aveva fatto i nodi- 2osa strana, io, che non osservavo mai niente, e per cui tutto, nella vita, è lettera morta, osservavo quei dettagli con perfetta lucidit3, e ne traevo una gioia tranquilla e completa... "iente stimola l’intelligenza, vi assicuro, come uccidere un collega che possiede trenta biglietti da mille franchi... 'a testa, che avevo lasciato sul parquet, era immersa in un mare rosso... 'a presi delicatamente per il naso e, dopo essermi seduto, la incastrai fra le ginocchia come fra le ganasce di una morsa... 8aticai per praticare un’apertura attraverso la quale colai il cervello e dentro la quale introdussi il denaro. $i sentii in dovere di compiere tutte quelle cerimonie che la situazione esigeva e che rispettavano il cranio del mio collega cos, preziosamenete farcito, e, dopo averlo avvolto in un giornale, uscii, canticchiando sulle note di un’ aria piacevole queste parole che mi perseguitano sempre/ 5 %el denaro- molto denaro-6. Ora la pioggia aveva smesso. "el cielo cupo, grandi nuvole rotolavano, tutte bianche di luna. passanti che rientravano a casa affollavano i marciapiedi. #no di loro mi spinse cos, violentemete che rischiai di lasciar cadere il cranio che portavo sottobraccio come un pacchetto. "essun negozio era aperto, a eccezione dei caff), le cui vetrine luccicavano qua e l3. 0vevo sete e con decisione entrai un una brasserie

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dove, attraverso il fumo delle sigarette e delle pipe, vidi gente che beveva appoggiata ai tavoli. ( %a bere- domandai. Posai il cranio sul tavolo, accanto a me. l sangue aveva inzuppato la carta che avvolgeva la testa e sotto la pasta sanguinante riconobbi i ben noti lineamenti delle guance e del mento. 0ddirittura, il naso aveva bucato l’involto, e compariva fuori dalla fessura, tumefatto e comico... 0h- quanto era comico( %a bere- domandai di nuovo. l padrone mi osserv+ con occhio diffidente. l suo sguardo andava dal cranio alle mie mani rosse, dal cranio ai miei capelli drizzati, dal cranio ai miei vestiti sozzi. $’interrog+. ( 2he cosa c’è l3* ( %ite questo, dissi tamburellado sul cranio, questo* &’ un cuore di vitello per mia moglie, un vecchio cuore di vitello. ( $a il vostro cuore di vitello ha un naso- esclam+ il barista. ( 2erto che ha un naso, il mio cuore di vitello- risposi. & per quale motivo, di grazia, non dovrebbe averlo* & prendendo coraggio feci rotolare il cranio come una palla che lasci+ sul marmo segni viscidi e rosa. Svuotai il mio bicchiere e uscii. 'e strade erano deserte. Sentivo solo il fiato pesante di Parigi addormentata, e, di quando in quando, il passo monotono dei sergenti di quartiere che battevano i marciapiedi... 0desso, signore, fatevi bene il quadro della scena. 'a nostra camera è illuminata dal chiarore di venti bugie; e mia moglie ha indossato il suo bel vestito scollato. &’ l3, mezza distesa sul canap), una rosa fra i capelli, le spalle ossute e le piccole braccia magre imbrattate di uno strato di liquido bianco; è l3 che minuetta dietro il suo ventaglio giapponese, fa smorfiette e riverenze... $i avvicino... $a vedendo i miei vestiti e le mie mani coperte di sangue, lancia un grido, e, tutta tremante di terrore, s’affloscia, immobile, sul canap).

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Strappo il giornale che avvolge la testa tagliata e, afferrandola per i capelli, la scrollo con piccoli colpi sopra il vestito di mia moglie sul quale cade il denaro mischiato a grumi di sangue. 0llora la guardo. &’ come pietrificata, con gli occhi fissi, spalancati e cerchiati di rosso. $algrado ci+ il suo naso freme e il mento è del tutto scomparso dentro la bocca. 0llora grido/ ( 0h- ah- ah- come ti amo quando fai cos,- & quanto sei schifosa& scoppiavo dal ridere... Le Gaulois, = marzo >??@ :raduzione di 0lbino 2rovetto

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