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Giorgio Agamben

Il tempo che resta
Un commento alla Lettera ai Romani

Bollati Boringhieri

Prima edizione giugno

Indice

2000

© 2000 Bollati Boringhieri editore s.r.l., Torino, corso Vittorio Emanuele II, 86
I diritti di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento totale o
parziale con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche) sono riservati
Stampato in Italia dalla Stampatre di Torino
ISBN 88-339-1254-X

Schema grafico della copertina di Pietro Palladino e Giulio Palmieri
Stampato su carta Palatina delle Cartiere Miliani Fabriano

9

Paulos doulos christou Iesou

Prima giornata

Jacob Taubes in memoriam, IO La lingua di Paolo, II Méthodos, I3
Le dieci parole, 14 Paulos, I5 Sul buon uso del pettegolezzo, I6
Doulos, I9 Talmud e Corpus iuris, 2I Christou lesoti, 22 Nomi propri, 23
25

Klet6s

Seconda giornata

Beruf, 25 Vocazione e revocazione, 29 Chresis, 3I
Come se, 38 Impotenziale, 4I
Parabola e regno, 45
47

Terza giornata

Quarta giornata

Klesis e classe, 33
L'indimenticabile, 43

Aphorisménos

Fariseo, 48 Il popolo diviso, 50
tutto e la parte, 57

60

Esigenza, 42

Taglio di Apelle, 52

Resto, 55

Il

Ap6stolos

Nabi, 6I Apocalittico, 62 Tempo operativo, 65 Kair6s e chronos, 68
Parousia, 69 Regno millenario, 72 Typos, 73 Ricapitolazione, 74
Memoria e salvezza, 76
85

Quinta giornata

Il poema e la rima, 77

Bis euaggélion theou

Eis, 85 Euag,gélion, 85 Plerophoria, 87 Nomos, 88 Abramo e Mosè, 89
Katargein, 9I Asthéneia, 93 Aufhebung, 94 Grado zero, 96 Stato
di eccezione, 98 Il mistero dell'anomia, rn2 Anticristo, rn5
w6

Sesta giornata

(Bis euaggélion theou)

Giuramento, rn6 Deditio in /idem, rn8 Berit, rn9 Gratuità, I 11
Le due alleanze, I I 3 Dono e grazia, I I 5 La fede divisa, I I6 Credere in, u8 Frase nominale, 118 La parola della fede, I20 Performativo, I22 Peiformativumfidei, 125 La parola vicina, 126

6

r 28

INDICE

Soglia o tornada
Citazione,

128

Immagine,

131

Jetztzeit,

Il tempo che resta
132

Riferimenti testuali paolini

r37

Appendice

r69

Bibliografia

r75

Indice dei nomi

1'~Q N)p "';tt

.,,,,~-;;~ i~IZt

ii~;''T N~

0

ii~~,Q-ii~ 'i~IZt

Oracolo del silenzio.
Mi gridano da Seir:
Sentinella, quanto resta della notte?
Sentinella, quanto resta della notte?

Isaia,

21, 11

greco. Bigarelli (Nuovo Testamento. infine.si trova di fronte a un compito paradossale. a prima vista. origine e fine che esso implica.è segnato solo sui polisillabi (sui bisillabi solo quando cade sull'ultima sillaba). a 25 cura di Erwin Nestle e Kurt Aland. Per la traduzione interlineare ho utilizzato. in entrambi i casi.Prima giornata Paulos doulos christou Iesou AVVERTENZA Le idee discusse in questo libro sono state elaborate nel corso di più seminari: una prima volta. Restituire Paolo al suo contesto messianico significherà perciò per noi innanzi tutto provare a intendere il senso e la forma interna del tempo che egli definisce ho nyn kair6s. Il libro che viene qui pubblicato è il frutto di questa crescita progressiva e deve necessariamente molto alle conversazioni con gli studenti e i docenti che hanno assistito ai seminari. Per ragioni che si chiariranno nel corso del seminario. la particolare coniugazione di memoria e speranza. passato e presente. tendenze antimessianiche. Nella Chiesa come nella Sinagoga hanno agito senza dubbio. con numerose modifiche.senza di essa . Il testo greco è quello dell'edizione critica procurata da Eberhard Nestle (Novum Testamentum graece et latine.dal testo paolino. altrettanto scomodo.resta lettera morta. in forma breve. un'istituzione messianica . Ciò che. italiano. latino.e il termine stesso «r:iessia» . Cinisello Balsamo 1998) e quella. Ma il problema è qui più essenziale.una comunità messianica che voglia presentarsi come istituzione . poiché una pratica ormai bimillenaria di' traduzione e di commento. Compito. «avere il Messia alle spalle non è una posizione comoda» (Bernays. Costante è rimasta ogni volta la scelta della forma: il commento. delle dieci parole del primo versetto della Lettera ai Romani. in tempi e modi diversi. ad litteram e in tutti i sensi. Paris 1993). Carrez (Nouveau Testament interlinéaire Grec/Français. Il lettore potrà comunque trovare in appendice il testo greco con traduzione interlineare dei passi analizzati nel seminario e di quelli con essi immediatamente connessi.ma averlo perennemente davanti può risultare.semplificato sempre in accento acuto . Ciò non significa che si debba necessariamente pensare a qualcosa come una consapevole strategia di neutralizzazione del messianismo. La possibilità di comp_rendert~ il messaggio paolino coincide integralmente con l' esperienza di questo tempo e . Questo seminario si propone innanzi tutto di restituire le Lettere di Paolo al loro rango di testo messianico fondamentale dell'Occidente. . pienezza e mancanza. di M. il «tempo di ora». poi nel semestre invernale 1998-99 presso l'Università di Verona e. Uniteci Bible Societies. alla fine. Come ha osservato una volta ironicamente Jacob Bernays. che coincide con la storia delle Chiese cristiane ha letteralmente cancellato il messianismo . presso la Northwestern University (Evanston) nell'aprile 1999 e l'Università di California (Berkeley) nell'ottobre dello stesso anno. London 1963 ). perché nessuno oserebbe seriamente negare il carattere messianico delle Lettere· e tuttavia ' ' non scontato. quella di A. l'accento . San Paolo. banale. è in questione è un'aporia che concerne la struttura stessa del tempo messianico. 257) . Alliance Biblique universelle. in francese. presso il Collège international de Philosophie di Parigi nell'ottobre 1998. Nella trascrizione dei termini greci in caratteri latini.

illuminante. il libro postumo di Taubes. «Camminavamo insieme lungo la Ramistrasse. 27). gli studi ebraici sulla questione erano ancora saldamente dominati dal libro di Buber Zwei Glaubensweisen. per Buber. Naturalmente ciò nonè vero né sul piano del pensiero né su quello della lingua. 159). ma anche i dizionari e le grammatiche del greco i!eotes1:amentario trattano i testi che compongono il corpus canonico come se fossero perfettamente omogenei. undici anni dopo il suo seminario di Heidelberg.contrappone l' emunà ebraica. non si sarebbe mai sognato di rivendicare. quando il libro di W. quella di Paolo. ha commentato scherzosamente J. tutto ciò fa di lui un classico dell'ellenismo» (Wilamowitz. come suona il titolo di un libro di Ben Chorim del 1967. cioè di espungerlo dal suo originario contesto messianico. Ma di che greco si tratta? Di quel greco neotestamentario. Ma è solo di recente che un serio riesame del contesto giudaico di Paolo è stato intrapreso da studiosi ebrei. la fede in Gesù (Glauben an Jesus). Da allora le cose sono. però. a questo proposito. professore. una lingua di traduzione. Il nostro seminario. ieri ho letto le lettere dell'apostolo Paolo".tanto per l'una che per l'altra . Die politische Theologie des Paulus {1993).a nice guy. dall'Università al lago. mi disse: "Sa. fino al Belvedere. sfumare . «Classico dell'ellenismo» è.vede in Paolo un rappresentante perfetto del messianismo. che aspettava a breve termine lo scadere del tempo. almeno. Al che io dissi: "Certo. La tesi di questo libro . una definizione particolarmente infelice. cambiate e a Gerusalemme come a Berlino e negli Stati Uniti. La prima è.un momento importante. Un aneddoto riferito da Taubes è. dove egli avrebbe svoltato. e la pistis greca.IO IL TEMPO CHE RESTA In questo senso si può dire che vi è stata una sorta di sotterranea solidarietà fra la Chiesa e la Sinagoga nel presentare Paolo come il fondatore di una nuova religione . D. e che. il riconoscere soggettivamente come vera una fede a cui ci si converte. che. Le Lettere di Paolo sono scritte in greco.e il più esigente .o. è jiddish!".«estremamente dubbia. scegliendo di servirsi di una lingua cosi scadente? Non solo i lessici cpncettuali. o Bruder Jesus. Un giorno durante la guerra. studiosi ebrei hanno cominciato a leggere le lettere di Paolo nel loro contesto proprio. sia greco e non aramaico tradotto (come i detti di Gesù). ma da cui ho imparato molto» (Taubes. fiducia oggettiva e immediata nella comunità cui si appartiene. su cui avremo comunque modo di tornare .che apparteneva a una vecchia famiglia di rabbini aschenaziti e aveva lavorato a Gerusalemme con Scholem (la cui relazione con Paolo è. cioè come il più antico .di cancellare . Poi aggiunse con profondo rammarico: "Ma non è greco. non può cominciare senza una dedica in memoriam. segna Jacob Taubes in memoriam . naturalmente. Il greco di Paolo non è assolutamente. È per questo motivo che esiste da tempo una letteratura ebraica su Gesù. Taubes .trattato messianico della tradizione ebraica. Taubes. In questa prospettiva. a Zurigo.malgrado la corsività e l'incompletezza proprie di un seminario durato una sola settimana . di cui Nietzsche scrisse una volta che Dio aveva La lingua di Paolo dato prova di delicatezza. che lo presenta in termini benevoli . come quello di Matteo o di Marco. si propone di interpretare il tempo messianico come paradigma del tempo storico. Davies Paul and Rabbinic Judaism richiamava con forza l'attenzione sul carattere sostanzialmente giudeo-messianico della fede paolina. l'illustre germanista che era anche un ottimo grecista (lo stesso che ha avuto un interessante scambio epistolare con Heidegger a proposito dell'interpretazione di un verso di Morike). bensl sgorghi direttamente dal suo cuore maldestramente e in un getto precipitoso. Ancora negli anni cinquanta. tuttavia. è. la seconda. egli passeggiava con Emil Staiger. L'antinietzschianesimo di Wilamowitz per una volta ha ragione rivendicando il carattere di lingua d'autore del greco paolino: «il fatto che questo suo greco non abbia nulla a che fare con la scuola o con alcun modello. anche se forse non ancora come quello che esse innanzi tutto sono. come vedremo. Taubes. la fede di Gesù (Glauben Jesu). altrettanto complicata di quella che lo legava a Benja- PAULOS DOULOS CHRISTOU IÉSOU II min) .qualità che con ogni evidenza egli. dietro la quale un orecchio attento come quello di Marcel Jousse potrebbe percepire il ritmo e il respiro dell'aramaico. proprio per questo le capi- .il giudaismo di Paolo. mentre io avrei proseguito verso il quartiere ebraico nella Enge. Le ragioni di questa complicità sono perspicue: si trattava . naturalmente.

in ogni caso. in cui si presenta e nomina i suoi destinatari. personalizzata). egli sembra disporre di una versione corretta sull'originale o.Méthodos rodi Paolo. che costituisce. ma che suppone una scommessa preliminare. E questo è il senso tanto dell'osservazione di Staiger («non è greco. A partire almeno dalla pubblicazione del libro di Sestov (1938) . gergo (come Kafka chiamava lo jiddish) o lingua poetica (come nelle Kharge ebreo-andaluse di Yehudah ha-Levi e Mosheh ibn Ezra ritrovate nella genizah della sinagoga del Cairo) . 803) . Secondo gli usi epistolari dell'epoca. occorrerebbe diffidare della comunità a cui Paolo apparteneva (che non ha prodotto solo Filone e Giuseppe Flavio. ma molte altre cose che prima o poi bisognerà pur studiare). un capitolo altrettanto importante della cultura sefardita fino al XVIII secolo e di quella aschenazita nel xix e xx secolo.per ragioni a cui la circostanza che Paolo ne facesse parte non è certamente estranea . che tradurremo e commenteremo parola per parola. 323). il «rimanente» (I Cor. 22). alla fine del seminario. come vedremo. (La lettera di Scholem a Rosenzweig del dicembre 1926 . perché parlano una specie di tedesco. 29: «il tempo si è contratto. esso non ha nemmeno un colore propriamente semitico.uno dei rari testi in cui lo studioso assume un tono direttamente profetico per descrivere la potenza religiosa della lingua che si rivolta contro coloro che la parlano .proprio questo rende la sua lingua cosl interessante (anche se non possiamo qui ancora porre il problema di uno statuto messianico della lingua). specialmente tra coloro che non conoscono bene né l'una né l'altro.. Non vi è nulla di più puramente ebraico che abitare una lingua di esilio e lavorarla dall'interno fino a confonderne l'identità e a farne altra cosa che una lingua grammaticale: lingua minore. Né greco né ebraico. 7. La nostra ipotesi è più estrema: essa suppone che ogni parola dell'incipit contragga in sé in una ricapitolazione vertiginosa («ricapitolazione» è. avremo compreso veramente che cosa questo primo versetto vuole dire. Una comunità che legge e cita la Bibbia nella traduzione dei Settanta. perché leggono Gongora e hanno tradotto la Bibbia in ladino. Esattamente come se si dicesse: diffidate dei Giudeo-spagnoli. tuttavia. né lafon hakodes né idioma profano . nell'ambito linguistico della lingua santa. perché essa era imbevuta di cultura greca e leggeva la Bibbia nella lingua di Aristotele e di Platone. È stato spesso notato che il prescritto della Lettera ai Romani si distingue dagli altri per lunghezza e contenuto dottrinale. del suo evangelo. la situazione messianica per eccellenza.è rimasta singolarmente in ombra nella storia dc. Paolo appartiene a una comunità ebraica della diaspora che pensa e parla in greco (in giudeo-greco) esattamente come i sefarditi parleranno in ladino (o giudeo-spagnolo) e gli aschenaziti in jiddish. come si direbbe oggi.l giudaismo..è uno dei documenti più intensi di questo rifiuto dell'ebraico come lingua d'uso). PAULOS DOULOS CHRISTOU IESOU 13 È in questa prospettiva che occorre guardare alla lingua di Paolo e di quella comunità giudeo-greca. che . su quella radicale abbreviazione del tempo che è il tempo restante. nella diaspora ebraica. essa testimonia precisamente «del fatto che la vita linguistica dell'ebreo si sente sempre in terra straniera e che egli sa che la sua vera patria linguistica è altrove.che Benjamin definisce «ammirevole. è jiddish! »)che delle riserve espresse da Norden nel suo bel libro'Slllla Antike Kunstprosa. Ma non ne abbiamo il tempo. Mi dichiarerò soddisfatto se. Paolo comincia le sue lettere con un preambolo. È un compito modesto. 509) e che. per Paolo. ma assolutamente inutile» (Benjamin 1966. come fa Paolo ogni volta che ne ha bisogno (anche se. La mia scelta sarà pertanto questa: leggeremo insieme soltanto il primo versetto della Lettera. è diventata un luogo comune. lingua materna. il resto è . a volte. nelle parole di Rosenzweig. il solo tempo reale. per ragioni che non è ora il momento di discutere dovremo scommettere sul tempo breve. Avrei voluto leggere e quasi sillabare con voi questo non-greco almeno per tutto il testo della Lettera ai Romani. ») è. Secondo questo luogo comune. globalmente considerato. inaccessibile al discorso quotidiano» (Rosenzweig. Poiché tratteremo questo versetto come se esso ricapitolasse nelle sue dieci parole l'intero messaggio del testo. però. La contrazione del tempo. compendio testamentario per eccellenza del pensie.12 IL TEMPO CHE RESTA sco!"» (Taubes. Non è qui il luogo di parlare di questa comunità giudeo-greca. non è ellenico» (Norden. letteralmente e in tutti i sensi. cultura greca e giudaismo. e non fidatevi degli Ebrei orientali.l'opposizione tra Atene e Gerusalemme. quando scrive che «lo stile di Paolo. anche se. un termine essenziale del vocabolario messianico) .

nella Settanta. si basava su una comparazione delle edizioni di Tischendorf. si presenta come un unico sintagma nominale. 47). Paolo. come anche tutte le speculazioni sul mestiere di Paolo. apostolo per vocazione»). e sulle ragioni per cui «il giovane giudeo che portava il superbo nome biblico-palestinese di Sha'ul. per cui un pettegolezzo intelligente ci interessa indipendentemente dalla sua verificabilità. abbia ricevuto questo soprannome latino tanto inconsueto» (Hengel. sui suoi studi presso Gamaliele ecc. come un signum o un supernomen Paulos (cioè un nomignolo). tuttavia. in cui si legge: Saulos ho kai Paulos (ho kai è l'equivalente greco del latino qui et. che vale «che si chiama anche» e introduce in genere un soprannome). proferito in un unico respiro secondo il crescendo servitù. che presuppongono a volte delle scelte semantiche. vocatus apostolus. sono semplicemente pettegolezzo. Ma trattare il pettegolezzo come una informazione è veramente un'imperdonabile apaideusfa. che. sarebbe stato Caius Julius Paulus? E che relazioni vi sono tra il suo nome romano e quello ebraico. separazione.. magari. E perché Paolo non dà mai il suo nome intero che. che non pregiudica però del tutto la definizione della verità.di Gustave Adolphus Harrer (1940). nel nostro versetto. come nome romano. tra l'altro. La mia scelta metodologica (che è anche una precauzione filologica minima) in questo caso come. Cosi. per esempio di punteggiatura. E tutto. che elude il problema della verificazione e della falsificazione e pretende di essere più intimo a essa dell'adequazione fattuale. segregatus in evangelium Dei. 9). dal punto di vista sintattico. 15. sia da considerare come praenomen o cognomen o. per tutta l'interpretazione del testo paolino. Pur senza prendere per ora partito per una delle due scansioni. KLETOS APOSTOLOS APHORISMENOS EIS EUAGGELION THEOU. e leggere Paulos doulos christou Iesou klet6s. meglio con l'esplicita affermazione di Paolo (r Cor. 9): ouk eimi hikan6s kalefsthai ap6stolos («non sono degno di essere chiamato apostolo»). queste edizioni introducono necessariamente convenzioni grafiche moderne. PAULOS DOULOS CHRISTOU IESOU. assolutamente paratattico. Una traduzione letterale italiana del tipo corrente: «Paolo servo di Gesù messia. vi rimando al vecchio studio di Hermann Dessau (1910) o a quello più recente . e non Saulos)? Questi e altri problemi derivano da un passo degli Atti (13. ultimata nel 1962. 1869. separando doulos da klet6s. Se volete saperne di più. anzi. per la relazione non-triviale che esso intrattiene con la verità. Nulla impedisce. Non che il pettegolezzo non possa essere interessante. Sha'ul (che. che sottolineava l'origine della famiglia dalla tribù di Beniamino. sarà bene non dimenticare che il versetto. 1881). separato come apostolo per l'annuncio di Dio»). Un'osservazione filologica preliminare. compresi gli altri testi neotestamentari. recita: Paulus servus ]esu Christi. Rispetto alla tradizione manoscritta. "Q . più in generale. e non c'è altro da aggiungere.IL TEMPO CHE RESTA tutto il testo della lettera. dell'edizione pubblicata da Eberhard Nestle nel 1898. invio. PAULOS DOULOS CHRISTOU IÉSOU I5 Vi risparmio le interminabili discussioni sul nome Paulos. abbandonando il Textus receptus erasmiano. per cui comprenderne l'incipit significherà comprendere tutto il testo. e Westcott-Hort. che la Chiesa cattolica ha usato per secoli. nelle sue lettere. ap6stolos aphorisménos eis euaggélion theou («Paolo. vocazione. secondo una congettura senza alcun fondamento. chiamato come schiavo di Gesù messia. si scrive Saoul o Saoulos. ma molte delle cose che vi troverete. riferisce quest'ultimo a ap6stolos («servo di Cristo Gesù.ma per nulla più scaltrito . se. chiama se stesso sempre e soltanto Paulos. La particolarità del suo statuto epistemologico è che esso prevede la possibilità di un errore. il pettegolezzo è certamente una forma d'arte. l'edizione critica di Nestle-Aland: si tratta di una revisione. lettura che si accorderebbe. Le dieci parole La traduzione latina di Girolamo. Noi leggiamo il testo paolino in edizione moderne (nel nostro caso. è di non tener conto delle fonti a esso successive. separato per il vangelo di Dio». chiamato apostolo. la virgola dopo Iesou implica una scansione sintattica che. di optare per una scansione diversa.

il De mutatione nominum. non significa che non sia possibile cavarne invece spunti utili per una migliore comprensione del testo stesso. Contro coloro che mettevano in ridicolo il fatto che Dio si scomodi per fare dono ad Abramo soltanto di una lettera. il supposto autore del Romande la rose. Invece del piccolo. ma tale Cid Hamet Ben-Engeli (e. si può scoprire poi che Ben-Engeli è la trascrizione di una parola araba che significa «figlio di cervo». con questo. infatti. invece del mortale l'immortale» (Filone. ho kai introduce di norma un soprannome. buon conoscitore del giudaismo ellenizzante . un nome regale. 152). Anche Saulos. sostituendo cioè pi a sigma. Saul è detto per questo Talut. l 7. 9. l'universale.. che lo studioso considera esemplato sul nome dell'apostolo. Fra gli esempi registrati da Lambertz figura anche un ho kai Paulos. Filone fa notare che quest'infima addizione cambia in realtà il senso dell'intero nome . o i loro nomi. In questo senso. 15. un buon uso del pettegolezzo. non può non essere significativo.ed è incredibile che dopo gli studi di Lambertz sui soprannomi nell'Impero romano si possa ancora sostenere il contrario. l'improvviso rivolgimento col quale l'autore degli Atti muta il nome del personaggio che aveva fino ad allora chiamato Saulos in Paulos. nel quale commenta lungamente l'episodio di Abramo e di Sara (allo stesso problema sono anche dedicate due delle sue Quaestiones et solutiones in Genesin). cambiando una sola lettera del suo nome. ma anche per la sua grandezza (z Sam. dove Dio stesso interviene a mutare i nomi di Abramo e di Sara. cioè. nel nostro caso). poteva avere in mente. E. nel Corano. In ambito ebraico. A questo problema Filone dedica un intero trattato. ad esempio. per effetto della rivendicazione cristiana dell'umiltà creaturale. con una probabile ironica allusione alla nascita poco chiara dell'autore rispetto alle leggi sulla limpieza de sangre. l'intera persona di Abramo. l'archetipo della metanomasia. lasci il posto a un non meglio noto Jean de Meun. in cui il passaggio dall'onomastica gentilizia latina al nuovo quasi-nome cristiano è documentato in flagranti: Januarius qui et Asellus Lucius qui et Porcellus Ildebrandus qui et Pecora Manlius qui et Longus Aemilia Maura qui et Minima . 2. essa produce il grande. La sostituzione del sigma col pi significa allora nulla di meno che il passaggio dal regale all'infimo. Saulos è. La formula ho kai non lascia dubbi sul fatto che si tratti di un soprannome e non di un cognomen . in questo caso. Gli studiosi di onomastica hanno notato da tempo che. cioè del cambiamento del nome di un personaggio. Nei testi letterari. il signum messianico (signum vale lo stesso che supernomen) che l'apostolo si dà nel momento in cui assume pienamente la vocazione messianica. o della funzione che l'autore o i personaggi.. che discriminavano chi aveva ascendenze ebraiche o moresche).che. o che Miguel de Cervantes dichiari a un certo punto che il vero autore del romanzo che sta scrivendo non è lui. invece del particolare. molti dei nuovi nomi non sono altro che nomignoli spesso dei diminutivi o dei dispregiativi che. Secondo un uso che dall'Egitto si diffonde in tutta lAsia minore. produce in realtà una nuova armonia. Guillaume de Lorris. Che questo trattato non sia nemmeno menzionato nella letteratura recente sul nome dell'apostolo (benché esso fosse citato tanto PAULOS DOULOS CHRISTOU IESOU 17 nel commento di Origene che in quello di Erasmo) è un buon esempio di quella che Giorgio Pasquali soleva chiamare coniunctivitis pro/essoria (theologico-pro/essoria. 124-25). Paolo è dunque il soprannome. egli scrive: «Quella che sembra la semplice aggiunta di una lettera. . svolgono all'interno di esso . e l'uomo che lo portava superava ogni altro israelita non solo per la sua bellezza.paulus in latino vuol dire «piccolo.che non sia. Possediamo elenchi di tali soprannomi. 5. dalla grandezza alla piccolezza .e. 9 Paolo definisce se stesso «il più piccolo [eldchistos] degli apostoli». ma che probabilmente non fa che ripeterne l'implicito gesto di umiltà (Lambertz 1914.IL TEMPO CHE RESTA Che non sia lecito trarre immediatamente da un testo informazioni sulla realtà anagrafica dell' auSul buon uso del pettegolezzo tore o dei personaggi. a proposito dell'aggiunta di un rho al nome Sara. quando il sistema trinominale romano comincia a poco a poco a cedere il passo al sistema uninominale moderno. il grande). vengono ora assunti come nomi propri. aggiungendo a entrambi una lettera.un'analoga «nuova armonia». capita a volte che perfino l'autore cambi la sua identità nel corso della narrazione . è in Gn. di poco conto» e in I Cor. secondo l'autore degli Atti. possibile.

1. PAULOS DOULOS CHRISTOU IESOU 19 (V La precauzione metodologica che consiste nell'ignorare tutto ciò che segue a un determinato testo non è veramente osservabile. come uno schiavo. i lessici neotestamentari sogliono contrapporre il senso prevalentemente giuridico che doulos ha nel mondo classico. che d'ora in poi può avere solo un nome improprio.che. 2 siano o meno un evento storico) è senz'altro un compito superiore alle nostre forze. in modo che suo figlio potesse esercitarsi chiamandoli. Una conferma di questo significato messianico della metanomasia si può trovare anche nel versetto che stiamo commentando.. L'importanza del termine doulos. Qui il nome Paolo è accostato immediatamente alla parola doulos. alla connotazione spiccatamente religiosa che il corrispondente ebraico 'ebed . La precauzione non implica alcun giudizio quanto al valore storico di un testo come gli Atti. in Paolo è attestata dalla sua frequenza: 4 7 volte . dove designa tecnicamente il servo in quanto sottoposto al potere del dominus-desp6tes (se volevano sottolineare la relazione generica di appartenenza dello schiavo al1' oikos del padrone. nel mondo classico. del tipo miccos. un nomignolo. risultato di secolari discussioni teologiche. «schiavo».. 72.. perdere il suo nome . 384d) allude a quest'abitudine scrivendo che <<noi cambiamo i nomi dei nostri schiavi.. infatti. 27: «Dio ha scelto . micros. La contrapposizione non è utile per comprendere l'uso tecnico paolino. 1 e in Tt. saldamente enunciato dall'apostolo. 19). 1. Nel momento in cui la chiamata lo ha costituito da uomo libero a «schiavo del messia». pertanto . i Greci si servivano del termine oikétes). questa storia coincide con quella della cultura occidentale nel suo complesso. parziale contributo in questa direzione. «servo. ma mantenere perfettamente distinti i momenti successivi della storia semantica di una parola non è sempre agevole. ancor prima che come apostolo. secondo cui nei giorni del messia le cose deboli e di poco conto . Gli schiavi.18 IL TEMPO CHE RESTA Saulos qui et Paulos contiene dunque una profezia onomastica ~ che doveva avere una lunga discendenza. che egli sceglie qui (come anche in Fil. come cautela generale di ordine filologico e concettuale. dalla sua prima apparizione fino al presente. che . Dopo Paolo.. con le sue cesure decisive e con le sue continuità. le cose deboli del mondo per confondere le forti . La metanomasia realizza l'intransigente principio messianico. tanto più necessaria. non esistono . 1) di presentarsi ai Romani. Ed è Doulos come schiavo.contro il fuorviante suggerimento di Girolamo.sa perfettamente che Paolo significa semplicemente «piccolo» (Paulum . Platone (Crat. Un lessico tecnico paolino (e non del Nuovo Testamento nel suo complesso) resta un compito necessario. per così dire.quale che fosse. 1. il linguaggio) racchiude sempre in se stesso monadicamente l'intera sua storia (come dice Benjamin. che indica una condizione giuridica profana e. piccoletta) o del tipo longus. soprattutto quando. Molto spesso. minimum est: In Psalm.come faremo qui col massimo scrupolo possibile di non tener conto delle accezioni di un termine successive a una certa data. che è stato oggetto di molti contrasti. soprannomi. le cose che non sono per rendere inoperose quelle che sono»). non avevano neppure un vero nome. Si può paragonare la mente di un lettore colto a un dizionario storico che contiene tutte le accezioni di un termine.possono acquistare nel mondo semita. insie- . la precauzione è. E come pettegolezzo questo può bastare. grosso). poiché non avevano personalità giuridica. secondo cui il nome Paolo deriverebbe da quello del proconsole da lui convertito . Tra questi non nomi. come avviene nel testo paolino. ma potevano essere nominati dal padrone secondo il suo capriccio. Ma che cosa significa essere «schiavo del messia»? Nel tracciare la storia semantica del termine. Sceverare quanto nel testo di Luca abbia valore storico e quanto sia costruzione agiografica (se.e chiamarsi con un semplice nomignolo.come anche l'arabo 'abd . la sua pre. nomignoli che descrivono qualità fisiche. Ma se l'interpretazione del Nuovo Testamento è inseparabile dalla storia della sua tradizione e delle sue traduzioni.prevalgono su quelle che il mondo considera forti e importanti (r Cor. tutti i nostri nomi non sono che signa. oltre a nomi indicanti la provenienza geografica. ma meri signa di schiavi. Essa vale nel senso che si è visto. Un essere storico (com'è. Si può cercare. il nostro seminario vorrebbe essere considerato come un primo. megellos (alto.e poststoria). 4). per definizione. ad esempio. Spesso essi ricevevano un nuovo nome al momento dell'acquisto (Lambertz 1906-08.. micrine (piccolo. viene acquisito nei lessici e proiettato acriticamente sul testo. per questo. ripetuto dai moderni.più di un terzo delle 127 occorrenze nel Nuovo Testamento. schiavo». un significato posteriore. Ciò non era sfuggito alla sensibilità di Agostino. Il messianico separa il nome proprio dal suo portatore. senza che il nome sostituito sia meno giusto del precedente» e Filostrato racconta che Erode Attico aveva dato ai suoi schiavi il nome delle ventiquattro lettere dell'alfabeto. romano o ebraico . longinus. l'apostolo deve. troviamo spesso. «le lingue divise come di fuoco» di cui si parla in 2.

a meno . In ogni caso. nessuna di queste cose è compresa nel legato. ribadita in Gal. de iure personarum divisio haec est. Chi è stato chiamato da schiavo nel signore. che sta esattamente al centro delle dieci parole che compongono il versetto. «chiamo». nisce per Paolo la nuova condizione messianica. Nel caso del miele. 7. come l'olio. che la comparazione con r Cor. tutte le condizioni giuridiche e sociali . 28 e Col. 13: «in un solo spirito siamo stati immersi per un solo corpo. un'opera fondamentale.e. semplicemente abolite). 3. esattamente allo stesso modo in cui Mishnah e Talmud elencano i pareri dei rabbi della casa di Shammai e di quelli della casa di Hillel. il libro del Codex iuris in cui Giustiniano fece raccogliere i pareri dei grandi giureconsulti romani.Talmud e Corpus iuris mettenti (sul rapporto di Gesù con la legge ebraica e romana. ma il lettore non digiuno di storia del diritto si accorge ben presto che vi è. si legge infatti che summa . che se vengono legate delle cose da mangiare. o anche quelle con cui siamo soliti mangiarle? Queste dovrebbero essere considerate incluse. alla rubrica de statu hominum. però. Trebazio sostiene il contrario. Ma Proculo a ragione scrive che tutte queste cose sono contenute nel legato. 16). Nel passo che segue. che può essere PAULOS DOULOS CHRISTOU IESOU 2I rivolto tanto verso la prima metà (colui che era libero diventa ora schiavo del messia) che verso la seconda (colui che non era degno di essere chiamato apostolo viene separato come tale). nel libro XX a Sabino: Se uno lascia in legato delle provviste alimentari. vi sono spunti interessanti nei libri di Alan W atson. per esempio le giumente per l'uso del padrone.subiscono per effetto dell'evento messianico. Mishnah e Talmud sembrano a prima vista. e Ancient Law and Modem Understanding. Il passo decisivo per comprendere quest'uso del termine è r Cor. poco utile è invece il libro di Boaz Cohen Jewish and Roman Law. il miele e cose del genere. il libro di Peter Tomson Paul and the Jewish Law mostra bene l'attuale inversione di tendenza fra gli studiosi. T Gli studi sul rapporto tra diritto romano e legge ebraica e sulla posizione di Paolo rispetto a entrambi. invece. rimandiamo a quel momento ogni analisi ulteriore.. ma le altre cose per mezzo di queste. L'accezione giuridica del termine è evidente in quei passi (come r Cor. Possiamo solo anticipare che il sintagma «schiavo del messia» defi. n) in cui doulos viene contrapposto a eleutheros (libero) e segue all'antitesi Ebrei/Greci. vediamo che cosa è compreso nel legato. quod omnes aut liberi sunt aut servi. perché noi non mangiamo queste cose. Ha egli legato come cose da mangiare solo le cose che siamo soliti mangiare.suggerisce una differente scansione del nostro incipit: «Paolo. principio di una particolare trasformazione di tutte le condizioni giuridiche (che non sono. afferma nel libro IX delle sue opere postume. «chiamato». Allo stesso modo. per esempio le cose con cui siamo soliti mangiare i cibi. impegnati ora aritrovare a ogni costo . e il termine doulos . non assomigliare assolutamente a nulla in tutta la cultura occidentale. che somiglia a tal punto a quelle compilazioni ebraiche. Quinto Mucio nel libro II della Legge civile dice che tutto ciò che si può bere o mangiare è contenuto nel legato. 3. si annunciano particolarmente pro. oltreschiavo» di Fil.la Halacha nel testo paolino). Nel libro I del Digesto.20 IL TEMPO CHE RESTA me. inoltre. Qui Paolo evoca insieme le due divisioni fondamentali delle persone. Sabino scrive la stessa cosa nei suoi libri a Vitellio: tutto ciò che si trova nella casa per l'uso del capofamiglia o della moglie o dei figli e tutto ciò che sta nelle vicinanze. è schiavo del messia».con la forte relazione che il passo stabilisce tra il gruppo del verbo kaléo. «superschiavo.. o nel quasi gergale hypérdoulon. dr. Poiché dovremo commentare a lungo questo passo per l'interpretazione dei termini klet6s e klesis. Qui le opinioni dei giuristi di età diverse sulle varie questioni sono riferite una dopo l'altra. 28 nella forma «circoncisione-prepuzio») e poi secondo il diritto romano. è un liberto del signore. Osserviamo. spesso in vivace contrasto. ancora largamente insufficienti. nella loro struttura formale. Labeone. 12. ne costituisce una sorta di cardine concettuale. chi è stato chiamato libero. come in quella dell'umanità. in particolare Jesus and the Law. la chiamata messianica è evento centrale nella storia individuale di Paolo. piuttosto fa uso. da esserne formalmente quasi indiscernibile. comunque.naturalmente non senza buone ragioni . perché siamo soliti mangiare il miele. Ma se anche puoi diventare libero. anche Gal. la contrapposizione secca fra mondo classico e giudaismo rivela la sua inadeguatezza. Klet6s. perché egli se ne serve per esprimere la neutralizzazione che le partizioni nomistiche . basterà sostituire i nomi romani con nomi ebraici per verificare al di là di ogni dubbio questa analogia formale: « Ulpiano. Sei stato chiamato schiavo? Non preoccupartene. prima secondo la legge ebraica (Ebrei-gojim. 7. la trasformazione che essa subisce attraverso la relazione con l'evento messianico. 20-23: «Ciascuno rimanga nella chiamata in cui fu chiamato. Doulos acquista in Paolo un significato tecnico (come in «schiavo del messia». sul rapporto fra Paolo e la legge ebraica. per questo. sia Ebrei che Greci. apostolo separato per la buona novella di Dio». sia schiavi che liberi». 3.. chiamato (come) servo del messia Gesù. Ma Aristone osserva che sono incluse nel legato anche le cose che non sono da bere o da mangiare. più in generale. Si tratta del Digesto. Proprio qui. la salsa di pesce. in questa. a meno che l'intenzione del testatore non risulti escluderle. «la partizione suprema del diritto delle persone è che tutti sono " o liberi o schiavi». 22 .

che significa «l'unto». Altrettanto priva di valore è. quando è evidentemente diventato un nome proprio (per esempio Gal. ma è. XXXIII. né per i primi padri. Se si legge una versione corrente del nostro versetto. la traduzione greca del termine ebraico masiah. 41). come scrive indifferentemente. 3 l e in Act. La cristologia in Paolo . Questa avvertenza è ovvia. Ogni lettura e ogni nuova traduzione del testo paolino deve esordire dall'avvertenza che christ6s non è un nome proprio. che sanno perfettamente che cosa significhi il termine christ6s («abbiamo trovato il messia. Mt. se poi si ipotizza che questi intendessero christ6s come un nome proprio. dal momento che l'apostolo non scrive mai kyrios christ6s (unendo due appellativi con connotazioni diverse). come fanno i teologi moderni. l 9 è la buona novella della venuta del messia e la formula Iesous estin ho christ6s. per un ebreo. pneuma. 16). Al contrario. che ogni traduttore . Lo euaggélion tou christou di Rm. in quanto il Corpus iuris civilis e il Talmud sono contemporanei (entrambi risalgono alla metà del VI secolo d. la distinzione fra ho christ6s con l'articolo e christ6s senza articolo: in modo del tutto analogo.22 IL TEMPO CHE RESTA che l'intenzione del capofamiglia non sembri diversa. Tradurremo perciò sempre christ6s con «messia» e se. che si trova non di rado nei commenti moderni.C.i avrebbe semplicemente senso se christ6s fosse un nome proprio. In generale. ovviamente. 3. 22 esprime la fede messianica delle comunità cui Paolo si rivolgeva.mediante abbreviazioni (la cui origine rimanda. ma sostituiti con un calco: apostolo per ap6stolos. di una «coscienza messianica» di Gesù e degli apostoli. innanzi tutto nel senso di seguace del messia. al divieto ebraico di pronunciare il tetragramma). 26). ha finito col far sparire il termine «messia» dal testo paolino. poiché non può essere seriamente contestata da nessuno. l 5. tutto il problema. 16. Paolo scrive a volte nomos con l'articolo e a volte senza. il termine «Cristo» non figurerà mai nella nostra versione. nel testo paolino. Allo stesso modo egli non usa mai il termine christian6s.come gli altri nomina sacra: the6s. in questa più o meno consapevole trasgressione delle più elementari cautele filologiche. secondo Traube. Paolo non conosce Gesù Cristo. 9. alcuna base filologica. Cristo per Christ6s. che significa christos»: Gv. ma ciò non implica che nomos sia diventato per lui un nome proprio. Certamente essa non era tale né per gli evangelisti. con la maiuscola.). ovviamente. cioè il messia. al contrario.. tanto meno se si tratta di un concetto fondamentale com'era. quello di messia. un'analisi formale del testo paolino mostra che christ6s non può essere che un appellativo. l. » (Dig. dove esso è "designazione ufficiale" [Amstbezeichnung] del messia (per esempio.ammesso che si possa parlare in Paolo di una cristologia . perché un'abitudine millenaria. 133). ma solo un elementare scrupolo filologico. i passi in cui il termine mantiene il . vangelo per euaggélion e. l. 20. nel testo paolino. ma sempre kyrios Iesous christ6s. ma Gesù messia o il messia Gesù. La distinzione fra Christ6s (con la maiuscola) e christ6s come appellativo è stata introdotta dagli editori moderni. not. lasciando non tradotta la parola christ6s. 191) a Giustino (che altrimenti non farebbe dire all'ebreo Trifonio: «tutti noi aspettiamo il cristo»). kyrios Iesous. kyrios. I manoscritti più antichi non soltanto non distinguono tra maiuscole e minuscole. se l'avesse conosciuto (come sembra implicare At. Certamente il miele va con le provviste e nemmeno Labeone nega che anche i pesci. IX). alcuni Christou lesou termini greci non vengono tradotti. ma non è.. E assurdo parlare. Il problema di distinguere.coincide integralmente con la dottrina del messia. conseguentemente. Nella prefazione dell'edizione Nestle-Aland. PAULOS DOULOS CHRISTOU IESOU 23 L'affermazione. che in Gv. quello del «quando» di questa evidenza. II. innanzi tutto. triviale. non si dovrebbe mai dimenticare che non è in potere di nessun autore far diventare nome proprio un termine di uso corrente nel contesto linguistico in cui egli vive. . insieme con la loro salsa . secondo cui il sintagma Christ6s Iesous (o Iesous Christ6s) costituirebbe un unico nome proprio Nomi propri non ha. Iesous ecc. è. già a partire dalla Vulgata. L'analogia è tanto più notevole. già nella Settanta. ciò non implica alcuna intenzione polemica né una lettura giudaizzante del testo paolino. da Origene (ten christ6s prosegorian: In Jo. 24-29)».sia o meno munito di imprimatur dovrebbe osservare. si legge invece «christ6s sarà scritto con la minuscola. non si può non notare che. tuttavia. esso non avrebbe potuto significare per lui altro che «messianico». ma. christ6s Iesous kyrios emon (Coppens. ma scrivono christ6s .

di comprendere il significato della parola christ6s. chiamare. dall'inizio alla fine uno pseudoproblema: non soltanto Paolo non poteva ovviamente opporre un Vecchio e un Nuovo testamento come facciamo noi. in cui il senso appellativo di Messia tende a svanire» (Huby. Che significa qui klesis? Che cosa significa la frase «Ciascuno rimanga nella chiamata in cui fu chiamato» (ente klesei he ekléthe)? Prima di rispondere a queste domande. «vocazione. ma uno dei risultati secondari del mirabile lavoro di costruzione di quella sezione della teologia cristiana che i moderni chiamano cristologia. più modestamente e più filosoficamente. pertanto. noi possiamo pertanto non tener alcun conto di questa affermazione.. che sono le domande di Paolo. è un liberto del signore. 14). Esso figura anche nel prescritto della prima Lettera ai Corinzi. devono essere anche le nostre. la sua traduzione tedesca Beru/. Cosl dispongo in tutte le comunità [ekklesiais.24 IL TEMPO CHE RESTA suo significato «veterotestamentario» è. sarà ne. ancora una parola della famiglia di kaléo]. Uno è stato chiamato circonciso? Che non si tiri il prepuzio. Allo stesso modo. Il nostro seminario non si propone di misurarsi col problema cristologico. 31. perché in Paolo la famiglia di kaléo acquista un significato tecnico essenziale per la definizione della vita messianica. Le due formule costituiscono un unico nome proprio.cioè la mentalità che fa del profitto stesso un bene. Ciascuno rimanga nella chiamata in cui fu chiamato. Essa non fa che proiettare sul testo paolino il nostro oblio del significato originale del termine christ6s . poi Gesù Cristo. l 7-22: Per il resto. Uno è stato chiamato col prepuzio? Che non si faccia circoncidere! La circoncisione è nulla e il prepuzio è nulla . cioè come due insiemi testuali. Che cosa significa vivere nel messia. un incidente. 7. piuttosto fa uso. a ciascuno come il signore ha dato in sorte. cosl cammini. significa «chiamato» (vocatus. Occorre soffermarsi su questo termine. meglio. Conoscete la tesi di Weber: ciò che egli chiama «spirito del capitalismo» . che cos'è la vita messianica? E qual è la struttura del tempo messianico? Queste domande. cioè «messia». 3. Quando troviamo scritto.. Ma se anche puoi diventare libero. Sei stato chiamato schiavo? Non preoccupartene. ovviamente. in un commento moderno della Lettera ai Romani: «Qui leggiamo prima Cristo Gesù. che significa appunto il compimento messianico della Torah (la palaid diathéke «viene resa inoperosa nel messia»: 2 Cor. ma.Beruf cessado confrontarci con la funzione strategica che il termine klesis .che non è. Chi è stato chiamato schiavo nel signore. chiamata». indipendente- . dal verbo kaléo. nelle altre lettere si trova spesso la formula: «apostolo per volontà di Dio». Il passo decisivo è r Cor.o. ciascuno come Dio ha chiamato.svolge in un'opera decisiva nelle scienze sociali del nostro secolo: L'etica protestante e lo spirito del capitalismo di Max Weber (1904). traduce Girolamo). 38-39). Seconda giornata Klet6s Il termine klet6s. 31). in particolare nella forma del deverbale klesis. ma la kainé diathéke di cui egli parla è essa stessa una citazione «veterotestamentaria» (Ger. è schiavo del messia. chi è stato chiamato libero.

Se qualcuno è circonciso al momento della chiamata. p. 3.. il passaggio dal significato di vocazione religiosa a quello di professione? Il punto decisivo è evidentemente nel v. in vari passi delle lettere e poi. Ognuno rimanga nella professione in cui è stato chiamato (en te klese he ekléthe . 7. nel passo in questione. l l. emancipata dal suo fondamento religioso. a partire da un certo punto . in Eb. infatti..senza dubbio. 4. . a quanto mi dice A. seguendo le versioni tedesche più antiche. 73).). infatti. e mantenere i suoi sforzi terreni nei limiti della posiztone che gli è data in vita» (ibid. La circoncisione non è nulla e il prepuzio non è nulla. l. aveva tradotto ancora nel 1523. in 2 Pt. klesis con Ruf. si tratta del concetto puramente religioso di una chiamata avvenuta a opera di Dio per mezzo del vangelo annunciato dagli apostoli. ro. In tutti questi casi. 63). È attraverso la versione luterana che un termine che significava in origine soltanto la vocazione che Dio o il messia rivolgono a un uomo. 7. l. Secondo Weber. della parola Beruf in Lutero è gettato dal passo della prima lettera ai Corinzi e dalla sua traduzione. come fa Weber..al latino status e al nostro «stato» [Stand] (stato matrimoniale. non si faccia circoncidere. Lutero.e qui è il punto che c'interessa . 20. insieme vocazione e professione mondana. «Lutero traduce la klesis paolina nel senso della chiamata alla salute eterna da KLÉTOS 27 parte di Dio: cosi per esempio in r Cor. in 2 Tes. Un momento decisivo in questo processo di secolarizzazione della klesis messianica è. nella sua esegesi di questo capitolo. egli scrive. ognuno può rimanere nel ceto e nell'occupazione mondana in cui lo ha trovato la "chiamata" del Signore e lavorare come per l'addietro» (Weber. che lo spirito capitalistico è una secolarizzazione dell'etica puritana della professione. che. che Dio gli rivolge. in E/. il ponte tra l'accezione «puramente» religiosa del termine «chiamata» e quello moderno di Beruf è costituito appunto dal nostro passo in r Cor. interpreta come un ebraismo. l. non si faccia crescere il prepuzio. acquista. (ibid. cui dedica. In effetti è evidente che la parola klesis corrisponde abbastanza in questo passo . l. ma soltanto un atteggiamento di «indifferenza escatologica» in conseguenza delle aspettative di una fine imminente proprie delle prime comunità cristiane: «siccome tutto attende la venuta del Signore. che tradiscono una difficoltà di cui egli rìon riesce a venire a capo: Il ponte tra quelle due accezioni.anche in conseguenza dell'esperienza delle rivolte contadine .ndamentalmente rimanere nella professione e nello stato in cui Dio lo ha posto. Merx. stato servile ecc. una lunga nota.come suppone L. trasformando la vocazione messianica che in esso è in questione nel concetto moderno di Beruf. se qualcuno ha il prepuzio al momento della chiamata. la traduzione luterana di klesis con Beruf. E in questo contesto che W eber si occupa del problema del significato esatto del termine klesis nel testo paolino. Converrà citare per esteso le considerazioni di W eber. .in senso di «professione» nel significato odierno.. in altre parole. 4. 18. fra l'altro.e soltanto in questo . Ma questa .si orienta progressivamente verso una nuova valutazione dell'importanza della professione concreta del singolo in quanto comando.. 71).avrebbe origine dall'ascesi professionale calvinista e puritana. Secondo Weber. 17-22.IL TEMPO CHE RESTA mente dalle sue motivazioni edonistiche o utilitaristiche . non preoccupartene . l. 64) Che cosa significa che il termine klesis avrebbe e non avrebbe qui il significato odierno di Beruj? È corretto interpretare. e il concetto di klesis non ha il minimo elemento in comune con le "professioni" mondane nel loro senso attuale» (Weber. l. ma certamente non . raccogliendo un suggerimento di Merx. interpretandolo allora come «stato». in particolare. Se sei servo al momento della chiamata. Ciò significa. che poco dopo calvinisti e puritani investiranno di un senso etico interamente nuovo. un ebraismo: nella Vulgata è tradotto in qua vocatione vocatus est). la concezione paolina della chiamata come espressione di una «indifferenza escatologica» rispetto alle condizioni mondane? E in che modo si compie. Brentano . »Al verso 20 Lutero. il testo paolino non contiene alcuna valutazione positiva delle professioni mondane. in quell'ente klese he ekléthe che Weber. In verità l'ipotesi non ha alcuna necessità filologica e riflette piuttosto una difficoltà di comprensione puramente semantica. apparentemente così eterogenee.. condivide l'indifferenza escatologica di Paolo.. il sjgnificato moderno di «professione». ciò che conta è attenersi al comando del signore. «In primo luogo». in un primo tempo. nel nostro brano dir Cor. di adempiere i doveri della posizione mondana che la provvidenza gli ha assegnato: «l'individuo deve fo. 4.si costruisce a sua volta proprio a partire dal passo paolino sulla klesis che abbiamo appena letto.. 26. In Lutero (nelle edizioni moderne correnti) l'intero contesto in cui si trova questo passo suona così: «che ognuno proceda così come lo ha chiamato il Signore .

per la stessa ragione. Ma allora perché rimanere in questo nulla? Ancora una volta. di sostituire una vocazione pJù vera a una meno autentica: in nome di che cosa si deciderebbe per l'una piuttosto che per l'altra? No. Così. ma . Questo . 7. però.significa avere una vocazione. questo movimento surplace. di cui occorre cogliere la specificità. in Mt. la klesis può confondersi con la condizione fattizia e con lo stato e significare tanto «vocazione» che Beruf Quest_o_ mo~imento è'. o. la frase è. come termine introduttivo di una comparazione messianica (ad esempio. è. il tempo si è contratto. il resto è affinché gli aventi donna come non [hos me] aventi siano e i piangenti come non piangenti e gli aventi gioia come non aventi gioia e i compranti come non possedenti e gli usanti il mondo come non abusanti. per questo. più in generale. Hos me. in Mt. ma. ma d~~a mutazione. Il pronome anaforico greco he (lat. Klesis indica la particolare trasformazione che ogni stato giuridico e ogni condizione mondana subiscono per il fatto di essere posti in relazione con l'evento messianico. secondo l'apostolo. KLETOS 29 È quanto Paolo dice poco dopo in un passo straordinario. quasi dell'intimo spostamento di ogni singola condizione mondana in virtù del suo essere «chiamata».tlla e il prepuzio è nulla». È noto che la particella hos svolge una funzione importante nei sinottici. Passa infatti la figura di questo mondo. fratelli. Secondo il senso proprio di ogni anafora. essa la revoca da cima a fondo. il concetto uomo viene messo in tensione rispetto al concetto bambino. Voglio che siate senza cura». La vocazione messianica non ha. per Paolo. senza che. tanto sul piano sintattico-grammaticale. 29-32): «Questo poi dico.che è stato appena menzionato. dimora in essa. in negativo. 6. secondo la legge. qua) esprime perfett~mente il ~enso della formula. è ora annullato dalla vocazione. egli avrebbe potuto scrivere: tn _vocatione qua vocatus est.a essa. una vocazion~ se non la revocazione di ogni concreta vocazione fattizia? Non sf tratta. u~~ nullificaz10ne: «la circoncisione è m. Cio che. Che cos'è. di ogni comparazione? I grammatici medievali interpretavano il comparativo non come espressione di una identità o di una semplice somiglianza. 5: «non siate come gli ipocriti»). In questo senso. naturalmente. letteralmente l'insieme dell~ kleseis.nell'ambito della teoria delle grandezze intensive come la tensione (intensiva o remissiva) di un concetto verso un altro.e nulla di meno che questo . che su quello semantico. L' ekklesia la comunità messianica. «nella vocazione come quale è stato chiamato_».28 ~ IL TEMPO CHE RESTA D~l punto _di vista sintattico-grammaticale. nell'esempio precedente. faceva dell'uno un ebreo e dell'altro un goj. il menéto (rimanga) non esprime indifferenza ma l'immobile gesto anaforico della chiamata messianica il suo es~ere essenzialmente e innanzi tutto. Non di indifferenza escatologica si tratta quindi. vivere nella klesis messianica. Pe. la nullifica nel gesto stesso in cui si mantiene in essa. infatti. che viene dalla chiamata e fa ritorno. proprio per questo. il suo peculiare movimento tautegonco. 3: «se non diventerete come bambini [hos ta paidia]».. qu~sto essa può aderire a qualunque condizione. i . È questo movimento anaforico che costituisce il senso della klesis paolina e ne fa un termine tecnico del suo vocabolario messianico. Qual è il senso di queste comparazioni e. una chiamata della ~hiamata. infatti. tuttavia.klesis . essa la revoca e mette radicalmente in questione nell'atto stesso in cui vi aderisce. dell'uno uno schiavo e dell'altro un uomo libero. La vocazione messianica è la revocazione di ogni vocazione. perspicua e Girolamo la rende senza difficoltà con in qua vocatione voc_atus est. è come un'urgenza che la lavora e scava dall'interno. In modo ancora più letterale. ma. In quanto descrive quest'immobile dialettica. innanzi tutto. L' hos me appare a questo punto come un termine tecnico essenziale del vocabolario paolino. alcun contenuto specifico: essa non è che una ripresa ~e~e s~esse ~ondizioni fattizie o giuridiche nelle quali o come quali si e i:hiamati. che è forse la definizione più rigorosa che egli ha dato della vita messianica Vocazione e revocazione (r Cor. La vocazione chiama a nulla e verso nessun luogo: per questo essa può coincidere con la condizione fattizia in cui ciascuno si trova chiamato. he indica infatti una ripresa del termine . essa definisce la sola vocazione che mi sembra accettabile. r8. la vocazione chiama la vocazione stessa. «come nom>: questa è la formula della vita messianica e il senso ultimo della klesis. delle vocazioni messianiche.

non inconsapevole contrapposizione al passo dell'Ecc/e- KLETOS 31 siaste (3. L' hos me non ha quindi soltanto un contenuto negativo: esso è. Una più attenta analisi del testo mostra. che riferisce il chresai alla libertà e non. Per esprimere l'istanza messianica di un come non in ogni klesis. un altro mondo: è il passaggio della figura di questo mondo. sic quasi vidui. alla schiavitù. tra questo mondo e quello futuro. 31). quasi qui /ugiet. et qui emit. quasi qui non metet. la gioia verso la gioia . Ezra distingue i tempi (presente e futuro) che Paolo confonde in un unico presente. com'è implicito nelle formule ei kai (anche se) e mallon (piuttosto). quasi qui /ructum non capiat. Non soltanto Ezra contrappone verbi diversi. Vivere messianicamente significa «usare» la klesis e la klesis messianica è. et qui non nubunt. in questo modo.ma questa depropriazione non fonda una nuova identità. se si vuole. 16.30 IL TEMPO CHE RESTA due termini si identifichino. ne prepara la fine. 29-32 come contenente un'implicita e. mentre Paolo nega quasi sempre lo stesso verbo. 7. Esso non è un'altra figura. In Paolo.. qualcosa che si può solo usare e non possedere. forse. attraverso l' hOs me. Paolo contrappone l'usus messianico al dominium: restare nella chiamata nella forma del come non significa non farne mai oggetto di proprietà. «passa infatti la figura. quasi non) nasconde delle profonde differenze. un tempo per gemere e uno per ballare . non sopravviene a essa in un secondo tempo (come in Ezra) né aggiunge a essa qualcosa. quasi qui perditurus. 5. piuttosto fa uso». cioè. Essere messianici. et qui aedificat. nella forma del come non. una zona di assoluta indiscernibilità tra immanenza e trascendenza. «fa uso». vivere nel messia significa la depropriazione. revocata e messa in questione senza alterarne la forma.. ma solo di uso.e. S'intende ora meglio il senso delle antitesi dei vv. 4-8) in cui Qoèlet separa chiaramente i tempi che Paolo congiunge: «Vi è un tempo [kair6s nella Settanta] per piangere e uno per ridere. uomo/donna) . che ha dato Chrésis molto da fare agli interpreti: chresai. l'unico possibile uso delle situazioni mondane. un tempo per serbare e un tempo per buttar via . un movimento immanente . 42-46: Qui vendit. 30-3 l: «i compranti come non possedenti e gli usanti [chromenoz1 il mondo come non abusanti [katachromenoz1». l'urgenza che revoca ogni vocazione aderendo a essa. che non tende il campo semantico di un concetto in direzione di un altro concetto. quasi non vindemiaturus. libero/schiavo. L' hos me paolino appare allora come un tensore di tipo speciale. Contro Lutero. la nullificazione messianica operata dall' hos me inerisce perfettamente alla klesis. con la maggioranza degli interpreti: «Ma se anche puoi diventare libero. ma anche. et qui vineam putat. per converso. La tensione messianica non va. per Paolo. il modo di essere di questo mondo»: tendendo ogni cosa verso se stessa nel come non. una determinata condizione fattizia è messa in relazione con se stessa . L: parachromenoi. qui seminat. la <<nuova creatura» non è che l'uso e la vocazione messianica della vecchia (2 Cor. com'è stato osservato (Wolbert. Per questo il passo paolino sull' hos me può concludersi con la frase pardgei gar to schema tou kosmou toutou (r Cor.il pianto è teso verso il pianto. 7. Ma se anche puoi diventare libero. che l'apparente vicinanza (hos me. i tempi che Qoèlet divide. sic quasi filios non facturi.10. Paolo definisce la condizione messianica semplicemente sovrapponendo. La vocazione messianica non è un diritto né costituisce un'identità: è una potenza generica di cui si usa senza mai esserne titolari. di ogni proprietà giuridico-fattizia (circonciso/non circonciso. T Un parallelo apocalittico all' hos me paolino è contenuto in 4 Ezra. quasi non habitaturus. Occorrerà non dimenticarlo quando si tratterà di comprendere la struttura del tempo messianico. Secondo il principio della klesis messianica. verso un altrove né si esaurisce nell'indifferenza fra qualcosa e il suo opposto. tuttavia. In questa prospettiva è possibile leggere I Cor.o. un tempo per cercare e un tempo per perdere. sarà bene intendere. bensì: «piangenti come non piangenti».. L'apostolo non dice: «piangenti come ridenti» né «piangenti come (cioè: =) non piangenti. 7. 122). 2 l: «Sei stato chiamato schiavo? Non preoccupartene. in questo senso. il messianico non la cancella semplicemente ma la fa passare. Si tratta di un esplicito riferimento alla definizione della proprietà (dominium) nel diritto romano: ius utendi et abutendi (il senso è confermato dalla lezione del ms. qui mercatur. abusanti in senso tecnico-giuridico). qui nubunt.. Rileggiamo r Cor. La vocazione messianica è. Uso: questa è la definizione chf Paolo dà della vita messianica nella forma del come non. Paolo si serve di un'espressione singolare. ma lo mette in tensione con se stesso nella forma del come non: piangenti come non piangenti. un tempo per la pace e un tempo per la guerra». 17: . piuttosto fa uso della tua klesis di schiavo».

32 IL TEMPO CHE RESTA «se uno è nel messia. che .spinge all'estre~o : ~ivo~ge co~tr? la legge un dispositivo squisitamente giuridico.. la perdita della capacità di fare testamento. essa . 7. nella formulazi?~e ~o~itiva eqm~alente. La strategia paolina rispetto alla legge . come vedremo. «come se fosse deceduto da libero cittadino». non è s~stitmta ~a un al~ra.secondo un suo gesto caratteristico . le correnti spirituali francescane non si limitavano. perinde ac si non/perinde si. 161). da cui si fanno derivare conseguenze giuridiche (/ictio est in re certa contrariae veritatis pro veritate assumptio).può essere letta.come nella /tetto legts . aperta al suo vero uso. e provato dal fatto che la dottrina hegeliana . come vedremo. Sviluppando la tendenza. già presente negli scritti di Francesco. schiavo alla seconda potenza».) sulla validità dei testamenti di cittadini romani morti in cattività. che indica la parte dei cittadini chiamati alle armi (kldseis katd tas Hellenikds kleseis paran?mdsantos). non entrando in conflitto con esse. comparare il come non paolino con un istituto giuridico.ogni forma di proprietà. essa si esprime nelle formule ac sinon/ac si. che significa appunto disattivare. 159).klesis. Secondo il diritto romano. Questa ~inzi?i:e d'in~sistenza poteva a volte spingersi fino al J?Unto di an'?-ull. che è stata giustamente definita una creazione senza precedenti del diritto civile romano (Thomas.di cui il passo di r Cor. mess. Nella loro fedeltà al principio dell'altissima paupertas. a questo punto. la Lex camelia stabiliva che. tanto per Olivi che per Angelo Clarene.con un hapax straordinario _ hypérdoulos. Benché il testo paolino cui i francescani fanno più spesso riferimento sia r Tim. la cattività implica la perdita dello statuto di libero cittadino. È stato spesso osservato che Marx è il primo a sostituire senza riserve il francesismo Klasse al più usuale Stand (che è il termine che ancora Hegel usa correntemente nella sua. attraverso il com_e non. in una prospettiva analoga.g~eco .consiste nel sostituire a una verità certa una assunzione contraria. investita dalla vocazione messianica non è negata quant? ~Ile s1:1e co?-se~enze ~i~ridiche. Un esempio di/ictio legis è la Lex camelia (81 a. che riguarda un fatto incerto . nuova creatura [kainé ktisis]: le cose vecchie sono passate accanto. La klests f~tt~zia.un termine speciale. di un semplice uso («piuttosto fa' uso!»). Usus pauper è il nome che essi danno al rapporto di questa forma di vita coi beni mondani. «in apostolos erant solo nomine et solo ritu exteriori non autem in rei veritate» (Lambertini. La «finzione» . 8 («avendo cibo e riparo. che parlava a proposito dei francescani di una novitas vitae. di questo ci contentiamo»). a rifiutare . possono essere letti come vere e proprie glosse a I Cor. Che questa sostituzione abbia per Marx una funzione strategica. e. alla quale il diritto civile risultava inapplicabile. quindi. 7 sul come non è parte integrante . 6. Contro coloro che sostenevano che l'uso fosse in ultima analisi riconducibile a un «diritto di usare» (ius in usu.ai:e una disposizione di legge (ac si lex lata non esset) 0 un determinato atto gmndico. ma semplicemente rendendole inoperanti. Nel ca. e~sa non può non interessarci. molti passi della quaestio de altissima paupertate di Olivi sulla distinzione fra usus e dominium. 65). Per rimediare KLETOS 33 alle cons~guei:ize p~trim~miali di questo principio. per far valere al sup' posto . bensi resa inoperante (Paolo. ~enché. 30-31: «dicendum quod dare et emere et ceteri contractus». rendere inefficace) e. La/ictio consiste qui nel fare come se lo schiavo f?s~e un li?ero c~ttadino e dedurre da questa finzione la validità di un atto giur!dico altnmeD:ti nullo. cosi come lo schiavo usa la cosa del padrone senza esserne né padrone né usufruttuario» (Lambertini. a concepire l'ordine come una comunità messianica e a dissolvere la regola nel vangelo concepito come forma di vita (haec est vita evangeli ]esu Christi esordisce la prima regola).me non Paolo . atque st t~ ctvtta~e dec~sszsset). Per questo lo schiavo investito dalla vocazione messianica è definito da Paolo . ecco sono diventate nuove»).1ra prassi. i filologi moderni respingano come improbabile que. ~superschiavo.pur restando giuridicamente immutata . come aveva subito notato I' acume giuridico di Bartolo da Sassoferrato. piutto~to. nell'usufrutto). si serve di . in questo modo. ad esempio. Olivi ribadisce che «uso e diritto non sono la stessa cosa: possiamo infatti usare qualcosa anche senza avere un diritto su di essa o sul suo uso. si ~ovesse f. il termine latino classis. egli scrive. di creare uno spazio che sfuggisse alla presa del potere e delle sue leggi. T Non sarà inutile.C. essi avanzavano implicitamente l'idea di una/orma vivendi integralmente sottratta alla sfera del diritto. Dionigi fa derivare dal .contro le indicazioni della curia romana . perché permette di mettere m relaztone con la klesis messianica uno dei concetti-chiave del pensiero marxiano.che costituirebbe. Che cosa sigll!fl~a'. infatti. usum habere) ed equivalesse cosi a una potestas licita utendi rem ad utilitatem suam (come avviene. che sembra presentare con esso qualche analogia: la/ictio legis. a suo modo di Klesis e classe vedere. nel ~aso in cm un cittadino romano caduto in schiavitù avesse fatto testamento. Nel passo in questione. infatti.filosofia po~tic~).è ripresa e trasposta in una ~ona che non è '?-é ~i fatto né ~i diritto.si riteneva come non avvenuto (pro in/ecto). si trattava.sta etlmo~ogia. 20). A seconda che l'assunzione sia negativa o positiva.che non deve essere confusa con la presunzione. r!m~nere ~chiavo nella forma del come non? Qui la condizione gmndico-fattizia.diversi o addmttura opposti effetti legali. 1 unico testo della letteratura greca in cui klesis ha «un significato che per lo meno ricorda quello qui discusso» (Weber.a in rapporto con se stess~ nélla vocazione messianica.senza contestarne la realtà . ma si sottrae alla legge co~e luo~~ di una p1.a~e «co~e se egli non fosse stato fatto prigioniero» (o. Nella sua nota sul significato del termine klesis in Paolo Weber deve confrontarsi con un passo di Dionigi di ' Alicarna~so . w ~ È sullo sfondo di questa concezione paolina della vocazione messianica che la rivendicazione francescana dell'usus contro la proprietà acquista tutto il suo senso.

sia assolutamente pertinente.presenta allora più di un'analogia con il proletariato marxiano. a prendere per un momento sul serio l'etimologia proposta da Dionigi e ad accostare la funzione della klesis messianica in Paolo a quella della classe in Marx. «la borghesia. così come Marx parla di una «società senza classi»? La domanda è legittima. la ~ci~sione. a prescindere da ogni altro suo rapporto: s1. 76) La classe rappresenta quindi la scissiont:: fra l'indivi~uo ~la sua figura sociale. come. ma da ogni lato ai suoi presupposti..'ersale per. che è la dissoluz. 62). Vedete qui con chiarezza come la tesi benjaminiana secondo la quale nel concetto di «società senza classi» Marx avrebbe secolarizzato l'idea del tempo messianico. ma l'mgmstlzia assoluta [das Unrecht schlechtin]. Questa dissoluzione della società come Stand particolare è il proletariato (ibid.ra r~vesttva nello Stand e si mostra ora come mera casuahta (Zufallzgkett). La borghesia rappresenta. La cl~ss. che rivendicava per sé prerogative e diritti è. di uno S~nd.investe la propria condizione sociale.st~: nella formazione di una classe con catene radtcalt. fra la vita personale di ciascun individuo e quella dello stesso individuo in quanto è sussunt? in una certa condizione lavorativa e professionale non poteva ventre alla luce: Nello Stand (e più ancora nel clan famili~re) ciò rima?e ancora nascosto. E bene rileggere il celebre passo della Critica al/. . crocifisso col messia. un nobile resta sempre un nobil~. nel corso del tempo.a filosofia. u:i roturter'. III.la classe operaia come klesis e figura storica contingente del proletariato . un rot~rtef semp~e. perché. il proletariato abbia finito con l'essere identificato con una determinata classe sociale . Quella che era in Marx un'identificazione strategica .~ra~t~ di una qualita m.. Come la classe rappresenta la dissoluzione di tutti i ceti e l'emergere della frattura fra l'individuo e la sua condizione sociale. di tutte le divisioni giuridico-fattizie. La società borghese conosce solo classi» (M~r~.che incarna in se stessa qu~st.a frattur~ ed ~sibi­ sce per cosl dire a nudo la contingenza di ogn~ figura e di o~n. Come il chiamato.Pr~­ dotta dalla divisione del lavoro. hegelian~ dello Stato (1841-42). L'indeterminazione semantica fra klesis-chiamata e klesis-Beruf (che tanto preoccupava Weber) esprime. 8. mfm~. nellA forma del come non.one di tutti gli Stande. le ~ue u~ver­ sali sofferenze e che non rivendica nessun dmtto partt~okfre. Finché il sistema degli Stande era ancora m piedi.i ~on­ dizione sociale è anche la sola che possa abolire la stessa division~ in classi per emancipare a un tempo se stessa e l'~nter~ societ~. muore al vecchio mondo (Rm.. IV. per il proletario . di una sfera.se è vero che le kleseis .in quanto comunità delle kleseis messianiche. che non si oppone unilateralment~ alle conseg~en. I. così la klesis messianica significa lo svuotamento e la nullificazione. 11). 6) per resuscitare a nuova vita (ibid. (ibid. di una sfera che ha un cara~~ere uru". il peggiore fraintendimento del pensiero marxiano. in questo senso. L' ekklesia . . ~~ dissoluzione di tutti gli Stiinde. » (tktd:. è la perdita totale dell'uomo [der vollige Verlust des Menschen] e che potrà raggiungere se stessa solo riscattando integralmente l'uomo. La differenza tra 1md1v1duo perso~a~e e 1m~~v1~u? come membro di una classe la casualità della condizione di vita per 1md1v1duo si ha soltanto con la ca'mparsa della classe che è essa stessa un prodotto della borghesia.la classe operaia. c_he non può emanciparsi.ze dello Stato tedesco.il proletariato . . così il proletario può liberarsi solo in quanto si autosopprime: la «perdita integrale» dell'uomo coincide col suo integrale riscatto. che si svuota del significat? ~he a~~o. da questo punto di vista.e . essa è radicalmente K1asse e no~ pm Stand: «la rivoluzione borghese ha disfatto gli Stiinde insieme ai loro privilegi. cioè di coloro che hanno preso coscienza di questa casualità e vivono nella forma del come non e dell'uso . mfattt. 6. La secolarizzazione del messianico operata da Marx è fin qui puntuale ed evidente.a fz_losofia heg~lzana del diritto in cui Marx espone la funzione redentrice che egh assegna al proletariato: Dov'è dunque la possibilità positiva dell'e~a~ciJ?azione tedesca? Ri~po. infatti. di una classe dell~ societ~ civile che non è una classe della società civile.34 IL TEMPO CHE RESTA degli Stande è già nel mirino della sua Criti~a al/. Anche se l'uso marxiano del termine non e sempre consistente. la casualità che . Proviamo.che. senza emanciparsi da tutte le altre sfere della soc1eta e KLÉTOS 35 senza emancipare quindi tutte le altre sfere della società . che finisce necessariamente col perdere la sua vocazione rivoluzionaria). 390).diventa invece una vera e propria identità sociale sostanziale. è però certo che egli investe il co!1cett? «class~» di un significato che va ben al di l~ della cri~ica de~~ filosofia hegeli~­ na e designa la grande trasformazione che ~ domtruo della ~orgh~sia ha segnato nel tessuto politico.~ep~r~bile dalla sua individualità. Ma è possibile parlare in Paolo di «una società senza kleseis». J??lche su di essa viene esercitata non un'ingiustizia particolare.per il messianico. poiché è una classe e non un? Sta_nd_. 181). per esempio. (Che. in una parola. in Marx.

su questa base. se riesce. però.1' organizzazione è il problema della «coscienza di classe».quella marxiana che non separa rivolta e rivoluzione. l'esecuzione. il portatore e il catalizzator~ univ~rsa~e· 1:1-~ ciò equivale... forse. 12-13). III. Secondo Stirner (almeno nell'esposizione che Marx fa del suo pensiero). con la conseguente impossibilità di articolare qualcosa come una coscienza della vocazione distinta dal movimento della sua tensione e revocazione nel come non. obbedite e non mettete in questione la posizione che vi è stata assegnata nella società. di cm il partito. il problema della retta dottrina e dell'infallibilità (cioè. col fare della «giusta teoria» il criterio decisivo per la definizione del partito. Essa non è una lotta contro ciò che esiste. in se stessa?) Che Lukacs abbia finito. Questo modo di vivere è determinato per Paolo dall' hOs me: «Si tratta di raggiungere una nuova relazione fondamentale. va incontro a una difficoltà. Marx cita un passo da un libro di Georg Kuhlmann.). secondo cui egli non riteneva di aver afferrato se stesso bensì solo di essere stato afferrato . come se non [als ob nicht] ... Secondo Heidegger. naturalmente. nel corso che porta il titolo Introduzione alla fenomenologia della religione. già prefigurate nell'opposizione stirneriana tra rivolta (Emporung) e rivoluzione (Revolution) e nell'ampia critica che Marx ne fa nell'Ideologia tedesca. è quella proposta dalla Chiesa sulla' base di' Rm. che non ha riguardo alle istituzioni che ne scaturiscono . che Taubes affaccia sulla scorta di Benjamin e che si muove nell'assoluta indiscernibilità di rivolta e rivoluzione.di~tmt? dalla classe come la coscienza dall'uomo._ eh. nullificate e svuotate del loro senso («La c. o status. a partire da questo essere afferrato. l'atto politico dal bisogno egoistico individuale. L'altra . se a essa compete il potere magico di trasformare la realtà . insieme. cioè. 7. esso cesserà da sé. insieme. Come vedete. 3. 20-3 ~ sulla klesis e sull' hos me. è «un sollevamento degli individui . dal titolo inconfondibilmente messianico. in ultima analisi. ma l'esperienza fattizia il modo in cui le relazioni mondane sono vissute (der Votlzug.. La rivolta.che possiamo chiamare etico-anarchica . aporia hegeliana: che cos'è la coscienza. Benché Marx riesca in questo modo a mettere in ridicolo le tesi stirneriane. di klesis mondana e klesis messianica. che ha di mira la creazione di nuove istituzioni. è lo sforzo di trarre me stesso da ciò che esiste» (Marx. esse rappresentano certamente una possibile interpretazione . A commento di queste affermazioni. di esser teso in avanti verso la klesis (Fil. Varie risposte sono. dello Stato o della società. nessuna di queste è quella giusta. Questa dev'essere ora prodotta secondo la struttura dell'esecuzione. Il regno dello spirito: «voi non dovete abbattere e distruggere ciò che vi attraversa la strada. Se l'azione politica (la rivoluzione) coincide perfettamente con l'atto egoistico del singolo (la rivolta).IL TEMPO CHE RESTA ll'M' fattizie permangono come tali («Ciascuno rimanga .. a una specie di marranismo ante litteram? T All'inizio degli anni venti. essenziali m Paolo non sono né il dogma né la teoria. è. perché qualcosa come un partito è necessario? La risposta che Lukacs ha dato a questo problema in Storia e coscienza di classe. come comunità delle vocazioni messianiche. di coincidere con essa-.e si è espr~ssa nell'aporia del partito come identico alla classe e. E quando lo avrete scansato e lasciato stare. con tutte le aporie implicite in questa tesi (aporia averroista: il partito diventa qualcosa co- KLETOS 37 me l'intelletto agente dei filosofi medievali.1: ogni potere viene da Dio. ma scansarlo e lasciarlo stare. Heidegger si occupa di Paolo e commenta brevemente _il p~sso di r Cor. varie interpretazioni sono possibili e. p~ssibili. ed è quindi un atto politico e sociale». la rivoluzione consiste «in un rovesciamento dello stato di cose esistente. poiché. in questo modo.. volle darsi un'organizzazione distinta dalla comunità stessa . la vocazione messianica a una sorta di riserva mentale o nel ' migliore dei casi.. msieme. Vi è anche una terza interpretazione possibile.. invece. Questa interpretazione ha dalla sua parte l'esplicita affermazione di Paolo. 13. «chi è stato chiamato schiavo nel signore è un liberto del signore»). ad affermare che il partito e .e. Anche quando I' ekklesia. Due di esse sono. quella anarchiconichilistica. quindi lavorate. perché non trova più nutrimento» (ibid. Importante è . 361).. il problema del dogma) divenne allo stesso modo cruciale. I significati esistenti della vita effettiva sono vissuti hos me. è nota. il proble~a d~.irconcisi~ne è nulla e il prepuzio è nulla». L'unica interpretazione che non è invece in alcun modo possibile. non differisce dalla classe operaia se non perché esso coglie nella sua totalità il cammino storico di questa). distmto da essa (il partito comunista.del come non paolino. La vocazione coincide qui col movimento della chiamata verso se stessa.pretendendo. mostra ancora una volta la prossimità fra questo nodo problematico e la klesis messianica. che deve portare all'atto l'intelletto in potenza degli uomini. ciò che esiste crolla da sé. del resto. il ~o­ do di vivere).esse sono. Dov'è il come non in tutto questo? Non si riduce. ») .

ma anche nel diritto e nella teologia . ph cl veva iù tardi diventare in Essere e tempo plic: pres~ntdlnto di i~u{]Jf ~ndichkeit) ~ dell'improprio (Uneigentlichkeit).. Tuttavia esse ci sono. Se ematica- ~~~~~:1:. ' lm te a partire dal modo in cui sono vissuti.in particolare da quell'als ob che. ma es1stenz1alme~­ cosa e e uttua a 1 s~p~~dificato di questa» (ibid(.suggerisce KLETOS 39 condo cui «la questione della realtà o irrealtà della redenzione diventa quasi indifferente». da~e relas~en~a uman~~ e dal loro contenuto.nella scienza moderna è nondimeno interessante. . Ma sarebbe davvero eccessivo aspettarsi che Vaihinger ponga questo problema..:. 2?.~da~~ ~ 0 la suo essere.ma della decisione autentica sedere se stesso come un tutto. E attraverso un l~terpreche Heidegger sembra elaborare % ~~zfi:e ~~ll~h~. t. quale soltanto potr~bbe ~mstifi~arsi al cospetto della disperazione.esti. In ogni caso. Taubes ha osservato che questo testo:«straordinario.ze se. 24-25). ma.che rautentlte solo un af~e~raien~ontenuto che l'inautentico. Con notevole mancanza di tatto. l l ci~à del cristiano. a partire da Kant.cl~~i~~~ e ail . ma dal modo in cui queste so_no. t ché esso contiene qua cosa 1 pm Questo pass~ e impor. cl ro rietà ma non puo nemmeno pos messianico non solo non e e m~to a p 11a fo. . rispetto ai quali si è mostrato all'inizio. in cui la diffidenza verso la bella apparenza è spinta fino a definire la stessa bellezza come der Bann uber den Bann. Malauguratamente Forberg è l'inventore ante litteram di quella teoria socialdemocratica dell'ideale come progresso infinito che costituisce il bersaglio della critica benjaminiana nelle Tesi sul concetto della storia.~oaolino ~ti~~J~d~ll':~t ta l'idea di un'~ypro~~&i~ft: ~:~:~r:~~<. Vaihinger appiattisce Kant su Forberg.~~~:~:t~ndiu!:!:~~ì':~~}a~~~~d~i e un menezn . ven. Alla fine dei Minima moralia. La filosofia vi è definita m qu. assolutamente non va.come sigff~ un ~o­ risma che porta il titolo mess.tan e.~~~a~i~. Ascoltate: Il regno della verità è un ideale .gono conservate e so tanto cos per la prima volta appropriate [zugeeignet]» (He1de~ger 19951. 7. ~~ Come se finire». ma di ~so e il soggett~ R es a e ' ' ' cl f . invece. · cl il'' t nza del contenuto a m'?ndo c~~~~a:: r~e.che implica una rinuncia alla realtà della redenzione in cambio della sua apparenza . se messo a confronto con Ben1amm e ar e: una estetizzazione del messianico nella forma del cor.. più o meno chiaramente.:~~e:Tlt"Es. 1~ 0 \-Bca~~~­ tuisce in realtà. di un sem' . la tesi della centralità della finzione nella cultura moderna . 284). sia pure ne e dell'essere-per-la-morte. la d1al~tt1ca. di cui il linguaggio stesso è per cosl dire l'archetipo. sarebbe il tentativo did crnsidera~~ tutte le cose come si presenterebbero da se stesse a punto i vista della redenzione». Lo schiavo deve restare schiavo. CiaQs~~~f !~:~r~e~~r.v1ssute e ~e~~~~odo z1?:1 soltanto . In qd~nto cris~~no. il punto ci interessa perché permette di far luce sulla distanza che separa il come non paolino da ogni come se .ta.~~::de~ ~h: ~~a ~berazione ~plic~Yz?o~~a:. La sua ricostruzione dell'importanza della finzione . «l'incantesimo dell'incantesimo». in ultima analisi. Anche se esso contiene già tutti i vizi del neokantismo. Quel che. «La filosofia. i7~avo~eli~l~~io:it~:e~~o al :Uonbero in quanfto ~nst1ano __ivehnta nsc e~a:°on dete.non solo nella scienza e nella filosofia. un mediocre teologo a cui attribuisce l'invenzione di una «religione del come se».l'aforisma può concludersi con la tesi sesto .:!oècd~:r~f~!~~~~nf~tti.m. Conoscete il libro di Hans Vaihinger La filosofia del come se.non sia per caso ingiusta rispetto all'autore di quella Teoria estetica.. m quel~· deÙa quotidianità decaduta.. p.~inano in alcun modo la fattici alla pro ess1one e a c10 e e u o . Esso non può pertanto mai verificarsi con certezza e il fine della repubblica dei dotti secondo ogni apparenza non verrà . che non possono corrispondere ad alcun oggetto reale» (Vaihinger.IL TEMPO CHE RESTA 38 : Cor. Il problema è qui naturalmente quello dello statuto d'essere di queste «finzioni». Per 9u .~=~ :~~E: d~ts~hfa~~:~~~ ~~.l tq he per Paolo non di appropriazione si tratta.appropriate nella loro stessa 1mpropr1e. Mi sono spesso chiesto se l'accusa di «estetizzazione del messianismo» ..coglie certamente nel segno.: ~ co cl · 1 ame il litrovi è indifferen~e . Adorno ha po~to.ermi.rlas. 179) . e propdialetti~a è che il proprio e l'autentico no!1 son~ «qualEssenzh1alfel. ~n qi.da non confondere con l'ipotesi! . Vaihinger definisce finzione (o «attività finzionale» del pensiero) «la produzione e l'uso di mezzi logici tali da rendere possibile il raggiungimento degli scopi del pensiero con l'aiuto di concetti ausiliari. che avrebbe il merito di esporre «limpidamente nei suoi prindpi fondamentali la concezione kantiana» (ibid.e~~:~.ia~ic~ Zum ~ e' « . Taubes . vacuo» (~au~es. doveva avere tanta fortuna nell'etica moderna. 117d-~9):. .~rd:i s!gni~icatihvissu:i si cui pro~e ' .. è il modo in cui egli risolve l'als ob della ragion pratica e la concezione kantiana dell'idea come focus imaginarius in una specie di glorificazione del fariseismo.

è determmata a tendere ali mf1ruto al suo ideale . sono diventate quasi rispettabili .come se il regno della normalità esistesse. l'uomo può essere solo agendo come se fosse diverso da ciò che è (o. 122). Malgrado le apparenze. 9). r 2. soltanto un «punto di vista» -Adorno non potrebbe nemmeno immaginare che sia possibile restituire possibilità all'accaduto. il castigo che la filosofia deve subire per aver mancato la sua realizzazione. E precisa~ente questo è il c~_rat. Ciò nonostante nel cuore di ogni uomo pensante esigere in eterno la verità è un interesse incancellabile. Questa omissione è. e. la loro particolare sensazione di vuoto. Essi vivono come se fossero normali .che non si possono ascrivere chiaramente né alla psicosi né alla nevrosi.cioè l'essenza dell'animale che non ha essenza. Secondo Gaultier. egli dirà piuttosto: ta 'qa wa! ya» (ibid.. proporrei di leggere l'ultimo aforisma dei Minima moralia insieme all'inizio della Dialettica negativa: «La filosofia sopravvive. Se dovessi assumere il ruolo dell'accusa in questo processo. Tutta la filosofia di Adorno è scritta all'impotenziale e il come se non è. come quella umana. Si tratta di una categoria modale particolarmente difficile da esprimere nelle lingue che Whorf chiama SAE (Standard Average European) e che corrisponde a una sorta di «ineffettività teleologica» (Whorf. per cosl dire. (ibid. Il fatto è che la questione del come se è infinitamente più seria di quanto Vaihinger potesse immaginare. egli userà l'impotenziale e dirà: ta'.quas~ una condizione di massa: si chiamano personalità come se tutti quei casi . vale a dire procedere come se l'errore dovesse una buona volta perire e ci si potesse attendere il regno universale della verità. quello ontologico. come in Paolo. la «potenza si compie nella debolezza» (2 Cor. ma il momento della sua . Nel frattempo il come se è diventato in psichiatria una figura nosografica estremamente diffusa. È l'aver mancato il momento della propria realizzazione che obbliga la filosofia a contemplare indefinitamente l'apparenza della redenzione.. al processo intentato contro di lui da KLETOS Taubes sotto l'accusa di estetizzazione del messianico. come lo è scalzare l'errore con tutte le proprie forze e ovunque diffondere la verità. che la spia di questa intima modalità del suo pensiero. La filosofia si stava realizzando. saperlo afferrare nel modo giusto (di qui l'importanza del problema dell'artista in Nietzsche).e proprio questo costituisce l'origine del loro disagio. meglio. Torniamo ora ad Adorno. però. la verità ecc. 'ya.piuttosto il come se è la condanna che il filosofo si è già inflitto da sé. di questi tempi. nei personaggi di Flaubert appare in modo patologico quella «facoltà di credersi diversi da ciò che si è» che costituisce l'essenza dell'uomo .implicando. in questo senso. Se l'uomo è. in verità. in cui il problema della finzione è restituito al rango che le compete. perché il momento della sua realizzazione è stato mancato». . invece.pubblicava il suo capolavoro Le Bovarisme.un autore ben altrimenti interessante . r2r).) Vi sono ancora oggi delle persone . che. assolutamente contingente e assolutamente irreparabile: impotenziale.che tu agisca come se foss~ vero. riuscito a fuggire.che sono convinte che l'etica e la religione si esauriscano nel fare come se Dio. Benjamin Whorf . il problema è soltanto quello del modo in cui si sta nel come se.te:e di una natura che.assai poche. Non vi è qui alcun compiacimento . la dialettica negativa è un pensiero assolutamente non messianico . qa?as wa. La bellezza estetica è. per questo la bellezza estetica non può essere nulla di più che un incantesimo dell'incantesimo.te lo-dice il tuo cuore! . In questo senso si può davvero parlare di un als ob in Adorno.IL TEMPO CHE RESTA raggiunto nell'eternità. La redenzione è. Jules de Gaultier . che egli definisce l' « impotenziale » (impotential). che non è riuscito a sfuggire ai suoi inseguitori. esistessero. Gaultier era un lettore attento di Nietzsche.parla a un certo punto di lmpotenziale una speciale categoria verbale della lingua hopi. Il superamento nietzschiano del nichilismo deve fare i conti con questo bovarismo fondamentale. «Se un hopi sta raccontando una storia in cui un uomo correva per sfuggire ai suoi inseguitori. il Regno.. e aveva compreso che ogni nichilismo implica in qualche modo un come se. È vero che tu non puoi mostrare scientificamente che debba essere cosl ma è tuttavia sufficiente . ma poi è stato catturato.detti anche borderline . Non essendo di per se stesso nulla. non è).un linguista che aveva un'acuta coscienza del modo in cui le strutture della lingua determinano quelle del pensiero .realizzazione è stato mancato. come se non ci fosse «alcun problema» (come suona la stolta formula che hanno imparato a ripetere a ogni occasione) . per conseguenza.più vicino alla tonalità emotiva diJean Améry che a quella di Benjamin. Otto anni prima del libro di Vaihinger. "l'uomo correva via" . insieme. e il cui male consiste per· cosl dire nel non avere alcun male. .

non è di essere ricordato e commemorato. di iscriverlo negli archivi e nei monumenti della storia. contingenza. viene in ogni istante dimenticato. dovrebbero essere torturati. Questa è un'esigenza. la quantità di ciò che . Di qui l'insufficienza di ogni relazione al dimenticato che cerchi semplicemente di restituirlo alla memoria. L'esigenza non ignora né cerca di esorcizzare la contingenza.e unicamente per questo.per Améry. accanto a possibilità. di diventare reale». occorre ricordare che la tradizione dell'indi- . è stato costretto ad ammettere l'insensata crudeltà della contingenza. Vi è qualcosa come una modalità messianica. lo scialo ontologico che portiamo in noi stessi eccede di gran lunga la pietà dei nostri ricordi e della nostra coscienza. il gesto che potrebbe smagare l'incanto è assente. come per Adorno. Malgrado la fatica degli storici. degli scribi e degli archivisti di ogni specie. Jean Améry ha subito questa terribile prova. Suppongo che Benjamin avesse in mente qualcosa del genere. nella vita collettiva come in quella individuale. Naturalmente quest'esigenza non significa semplicemente che qualcosa . Nella sua straordinaria testimonianza Al di là della colpa e dell'espiazione . finché ammettano che avrebbero anche potuto non essere torturati». anche se nessuno laricorda.senza. esige di restare indimenticabile. Nel De veritatibus primis Leibniz definisce la relazione tra possibilità e realtà in questo modo: omne possibile exigit existere. Nel saggio giovanile sull'Idiota di Dostoevskij. che permetta di definirne la specificità rispetto all'impotenziale adorniaEsigenza no e al risentimento di Améry . Proviamo a iscriverne il concetto nella tavola delle categorie modali. ma anche il sottotitolo dei Minima moralia. Essa si riferisce a tutto ciò che. a proposito della vita dell'idiota. Malgrado la mia incondizionata ammirazione per Leibniz. ma che non differisce sostanzialmente da essa. Essa dice. per definire che cosa sia veramente KLETOS 43 un'esigenza.che era stato dimenticato deve ora tornare alla memoria.è l'esigenza. ma segue la realtà. o. eppure a questa cosl essenziale che si può dire che il suo darsi coincida con la possibilità stessa della filosofia . che si scrive con strumenti diversi rispetto a quella delle classi dominanti. quella degli oppressi e dei vinti. esige di diventare possibile». benché sia stata di fatto totalmente dimenticata. «ogni esistente esige la propria possibilità.e questa non precede.e la sua possibilità . Anche per la poesia vale qui «l'incantesimo dell'incantesimo» . quando parlava.di rado tematizzata come tale nella storia della filosofia. di un'esigenza di restare indimentica. impossibilità. Vi sono una forza e un'operazione del dimenticato. che non possono essere misurate in termini di memoria cosciente né accumulate come sapere.o è stato . in quanto perduto . al contrario: questa vita. negare semplicemente la contingenza? Questa modalità . per questo. dobbiamo rovesciarla e scrivere invece: omne existens exigit possibilitatem suam. In ogni istante. al limite. Ma questo caos informe del dimenticato non è inerte né inefficace .Améry racconta come la poesia di Holderlin che era solito ripetere a memoria perda ad Auschwitz la capacità di salvare e trascendere il mondo. Riflessioni sulla vita offesa [beschiidigten Leben]. essere ricordato. Ciò che il perduto esige. la misura di oblio e di rovina. esso agisce in noi con non meno forza della massa dei ricordi coscienti.il titolo è una giustificazione etica del risentimento. indimenticabile. l'accaduto diventa per lui assolutamente irreparabile e il risentimento l'unica legittima tonalità emotiva rispetto a esso.42 IL TEMPO CHE RESTA Conoscete la feroce battuta che Scoto prende in prestito da Avicenna per provare la contingenza: «coloro che negano la contingenza. tradisce qualcosa come un risentimento . credo che questa formulazione non sia corretta e che. «ogni possibile esige di esistere. alla sterminata massa di ciò che va in esse perduto.va irrimediabilmente perduto è infinitamente più grande di ciò che può essere raccolto negli archivi della memoria. L'esigenza è una relazione fra ciò che è . Contro questa confusione. di costruire per esso un'altra tradizione e un'altra storia. anche se in modo diverso.al contrario. ma il restare indimenticabile. Benjamin scrive che la vita del principe Myskin deve restare indimenticabile. Da quel momento.nella storia delle società come in quella dei singoli . L'esigenza concerne propriamente non l'essere ricordato.L'indimenticabile bile. ma la cui insistenza determina il rango di ogni sapere e di ogni conoscenza. necessità. ma di restare in noi e con noi in quanto dimenticato.

ciò che tuttavia non vediamo» (Barth. chi si mantiene fedele a ciò che si perde. La vocazione messianica disloca e nullifica innanzi tutto il soggetto: questo è il senso di Gal.ma precisamente per questo essa geme in attesa della redenzione (ibid.e con esse il soggetto che le guarda .. a volte. nel tempo messianico. 11).deve restare indimenticabile.essa è. cosl difficile è dimorare nella chiamata. Esso non è un punto di vista.in quanto egli «parla in parabole» (Mt. 298) è sostanzialmente corretta . essere inconsapevole e prendere coscienza: decisiva è soltanto la capacità di rimanere fedeli a ciò che . 8. cioè il ritorno dell'impossibile come tale. non dispone più di similitudini. CV Il termine parabola viene dal gr. corrisponde nello spirito non un discorso ben formato. Il co- KLETOS 45 me non non è in alcun modo una finzione nel senso di Vaihinger o di Forberg. 20: <<non sono più io che vivo [zo oukéti ego]. come la scoria di tutto» (I Cor. 18-19) in cui il «di- . Se. E a questo lamento della creatura che incessantemente si perde. come il corpo morto del peccato che portiamo ancora in noi e che. 13.zb!ar deriva invece da fabulari) il verbo che significa «parlare» (dal basso latino parabolare). lo spagnolo h. allora essa si manifesterà in noi in modo distruttivo e perverso. rifiutiamo questa esigenza. è vivificato nel messia (Rm. Anche in questo senso. se . ciò che non è (ta me onta) è più forte di ciò che è. ciò che contrassegna ogni tradizione con un marchio d'infamia o di gloria e.pur incessantemente dimenticato . il messia vive in me». di essere ancora . 10) che da esso è derivato nelle lingue romanze (provenzale. Ciò che rende storica ogni storia e traw mandabile ogni tradizione è appunto il nucleo indimenticabile che essa porta dentro di sé. Il precedente ebraico è masal. La tesi di Karl Barth. Come Kafka aveva intuito nella sua straordinaria parabola sulle parabole (Von den Gleichnissen). che. L'assimilazione a ciò che viene perduto e dimenticato è assoluta: «Siamo diventati come i rifiuti del mondo. L'avvento del messia significa che tutte le cose . una teoria del rapporto tra il messianico e il soggetto.44 IL TEMPO CHE RESTA menticabile non è una tradizione . Non vi è più alcun soggetto che guarda e che potrebbe. La klesis paolina è. non ha nulla a che fare con un ideale.tanto sul piano collettivo che su quello individuale .per noi . Il soggetto messianico non contempla il mondo come se fosse salvo. 8. Una corrispondenza fra la struttura della parabola e il regno messianico è già implicita nel passo di Matteo (13. il mondo salvato coincide con quello irrimediabilmente perduto. francese e italiano. dal quale si possa guardare al mondo come se la redenzione fosse compiuta. esige di rimanere in qualche modo con noi. chiamate e revocate nello stesso gesto. non può credere ad alcuna identità o klesis mondana. 2. L'intera creazione è stata assoggettata alla caducità (matai6tes.ca bile. attraverso lo spirito. nella forma di ciò che Freud chiamava il ritorno del rimosso. piuttosto.che la salvezz~ dalle rappresentazioni (dal come se) non può pretendere di salvare anche l'apparenza della salvezza. nella traduzione di Lutero). egli deve ora vivere realmente nel mondo senza Dio e che non gli è permesso di camuffare in alcun modo l'essere-senza-Dio del mondo che il Dio che lo salva è il Dio che lo abbandona . piuttosto. che concerne precisamente la redenzione di ciò che è stato. invece. parabolé (Gleichnis. 26). che regola una volta per tutte i conti con le sue pretese identitarie e le sue proprietà.perdiamo ogni relazione con la massa del dimenticato che ci accompagna come un golem silenzioso. una funzione così importante in riferimento ai discorsi di Gesù Parabola e regno . che può calcolarne e registrarne la perdita. Che cosa ha a che fare Paolo con tutto questo? Il messianico è per lui il luogo di un'esigenza. Questo termine ha. proverbio».anche se resta indietro rispetto all'esigenza paolina.in qualche modo possibile. perde semplicemente la partita. 20-22).. la futilità di ciò che si perde e corrompe) . 13). 8. ma solo «gemiti indicibili» (stenagmois alalétois) (ibid. e il soggetto che vuole mantenersi indefinitamente nella similitudine (nel come se) mentre contempla la propria rovina. Per questo. Colui che si tiene nella vocazione messianica non conosce più come se. nelle parole di Bonhoeffer. 4. Egli sa che. Cosl complicata è l'esperienza della klesis. secondo cui non c'è posto nel messianico per il come se. a un certo punto.nelle parole di Benjamin . Piuttosto . il messianico è nello stesso tempo abolizione e realizzazione del come se.contempla la salvezza solo mentre si perde nell'insalva. perché «la speranza è la Aufhebung del come se» e <<noi vediamo ora veramente .sono prese nel come non. L'alternativa qui non è fra dimenticare ericordare. Rispondere a questa esigenza è la sola responsabilità storica che mi sentirei di assumere incondizionatamente. che significa «paragone. le due cose insieme. Ed egli vive in lui precisamente come quel «non più io». decidere di fare come se. nei Vangeli.

IL TEMPO CHE RESTA

scorso del regno» (logos tes basileias) è ciò che rende necessario il parlare in
parabole. La parabola del seminatore, che si tratta in questo passo di spiegare, concerne questo stesso logos, in quanto il seme rappresenta appunto il
linguaggio stesso (nell'esegesi di Mr. 4, 13: «il seminatore semina il logoS»).
Nella sfilza di parabole che seguono, il regno messianico è paragonato a un
campo in cui crescono insieme grano e zizzania, a un chicco di senape, al lievito, a un tesoro nascosto in un campo, a un mercante che va in cerca di una
perla, a una rete gettata in mare. Jungel ha osservato a questo proposito che
«il regno di Dio si esprime nella parabola in quanto parabola» Gungel, 385),
in modo tale che vengono esposte insieme la differenza e la prossimità fra il
regno di Dio e questo mondo. Nella parabola, la differenza tra signum eressignificata tende, cioè, ad annullarsi, senza però scomparire del tutto. In questo
senso si può dire che - come nella parabola del seminatore in Matteo - le parabole messianiche sono sempre parabole sul linguaggio, cioè sulla rappresentazione del regno, in cui a essere posti l'uno accanto all'altro (para-ballo) non
sono soltanto il regno e il suo termine di paragone, ma anche il discorso sul
regno e il regno stesso, in modo che la comprensione della parabola coincide
con la comprensione del logos tes basileias. Signum e res significata si avvicinano nella parabola messianica, perché in essa la cosa significata è il linguaggio
stesso. E questo è certamente il senso - ma anche l'inevitabile ambiguità della parabola kafkiana, di ogni parabola. Se ciò che nella parabola deve avvenire è il passaggio al di là del linguaggio e se questo è possibile, secondo
Kafka, solo diventando linguaggio («se voi seguiste le parabole, diverreste
voi stessi parabole»), tutto dipende dal momento e dal modo in cui il come
viene abolito.
Decisivo, in questa prospettiva, è che Paolo non soltanto si serve di rado di
parabole in senso tecnico, ma il come non - che definisce per lui la klesis messianica - non paragona, come abbiamo visto, due termini distinti, ma mette
in tensione ogni essere e ogni termine con se stesso. L'evento messianico - che
per Paolo si è già prodotto con la resurrezione - non si esprime come parabola nella parabola, ma è presente en to nyn kairo come la revocazione di ogni
condizione mondana, che la scioglie da se stessa per permetterne l'uso.

Terza giornata

Aphorisménos

Aphorisménos è il participio passato di aphorizo, e significa «separato», segregatus, come traduce Girolamo. Deve trattarsi di un
termine importante per Paolo, se già nella Lettera ai Galati è con
una forma dello stesso verbo che egli definisce la sua vocazione:
«Colui che avendomi separato [aphorisas] nel seno di mia madre e
avendomi chiamato per la sua grazia ... » (Gal. l, 15). Questo termine pone tuttavia un problema non trascurabile: com'è possibile
che Paolo, che predica l'universalismo e annuncia la fine messianica di ogni separazione fra Ebrei e pagani, si riferisca a se stesso come a un «separato»? In E/ 2, 14-15 Paolo dice testualmente che il
messia «ha fatto di due uno e ha distrutto il muro della separazione
[to mes6toichon tau phragmou1». L'espressione è forte, perché mette in questione un punto fondamentale del giudaismo (l'autore della lettera di Aristea, che non è certo un fanatico, definisce gli
Ebrei in questi termini: «il nostro legislatore ... ci ha cinti di palizzate ininterrotte e di mura di ferro per evitare che ci mescolassimo
in alcunché agli altri popoli [ethne]» (Aristea, 105). Il senso dell'annuncio messianico è che queste mura sono crollate, che non vi è più
divisione fra gli uomini e fra gli uomini e Dio. Perché Paolo continua allora a definire se stesso un «separato»? Non aveva egli, al
momento dell'incontro di Antiochia, biasimato con durezza Pietro
proprio perché si era «separato» (aphorizen heaut6n) dai non-Ebrei
(Gal. 2, 12)? Separarsi significava mettere a tal punto in questione
la «verità dell'annuncio messianico» (ten alétheian tou euaggeliou),
che Paolo non può non intervenire: «Se tu che sei ebreo vivi come i
non-Ebrei e non come gli Ebrei [ethnikos kai ouchi Ioudaikos], come

IL TEMPO CHE RESTA

puoi costringere i non-Ebrei a vivere come gli Ebrei [loudaizein]»
(Gal. 2, 14)? Nondimeno egli può altrove citare Is. 52, l l: «Uscite
da mezzo di queste genti e separatevi [aphoristhete]» (2 Cor. 6, 17).
Comprendere il senso esatto del termine aphorisménos significa
dunque per noi porre correttamente un problema fondamentale:
quello dell'universalismo - o del preteso universalismo - di Paolo,
della vocazione «cattolica» della comunità messianica. Innanzi
tutto, un'osservazione che concerne l'autobiografia di Paolo. La
biografia di Paolo è presente nelle lettere non solo in maniera diretta, come nel lungo excursus della Lettera ai Calati, ma anche indirettamente, attraverso allusioni che occorre saper riconoscere. Il
termine aphorisménos è una di queste allusioni nascoste. Definendosi un «separato», Paolo evoca il suo passato, un «allora», un
pote, che doveva ancora bruciare nella sua memoria: «allora ... io perseguitavo con accanimento la comunità di Dio» (Gal. l, 13). Aphorisménos non è, infatti, altro che la traduzione greca del termine ebraico parus o dell'aramaico peris, cioè «fariseo» (dall'aramaico proviene il calco greco pharisaios). Nella Lettera ai Filippesi, quando rivendica rispetto ai circoncisi il suo giudaismo, Paolo dice di sé: «circonciso l'ottavo giorno, della stirpe di Israele, della tribù di Beniamino, ebreo figlio di Ebrei, quanto alla legge, fariseo [katd nomon
Pharisaios]» (Fil. 3, 6).
Paolo era dunque un fariseo, cioè un separato. Quali che siano le
origini di questa setta - o, piuttosto, di questo moviFariseo mento ebraico-, che gli storici fanno talora risalire ai
hasidim dell'epoca maccabea, è certo che i farisei sono
dei separati, che, per distinguersi dalla massa, si obbligano, pur essendo laici, a osservare scrupolosamente le regole della purezza sacerdotale. È in questo senso che si «separano» - non solo e non
tanto dai pagani, ma anche e soprattutto dallo am-hares, dal popolo
della terra, cioè dai contadini ignoranti che non osservano la legge
(il «contadino» nell'apologo kafkiano Davanti alla legge può essere
visto, in questo senso, come un am-hares, e il guardiano come un
parus, un fariseo). I farisei diventano una classe dominante in Palestina intorno alla fine del 1 secolo a.C. Se Paolo dice: «quanto alla
legge, fariseo», ciò è perché l'ideale farisaico costituiva un ordinamento nomistico integrale della vita degli adepti. Ma ciò che distingueva i farisei rispetto ad altre correnti del giudaismo era che la

APHORISMÉNOS

49

legge, per essi, non era soltanto la Torah in senso stretto, la legge
scritta, ma anche la Torah orale, la tradizione concepita come una
«parete divisoria» o una «siepe» intorno alla Torah, che deve proteggerla da ogni contatto impuro.
Definendosi aphorisménos, un «separato», Paolo riprende dunque ironicamente - ma si tratta di un'ironia crudele - la sua separazione di un tempo, la sua segregazione di fariseo. La riprende e la
nega in nome di un'altra separazione, che non è più, questa volta,
secondo il nomos, ma per l'annuncio messianico (eis euaggélion theou').
È in questo senso che si deve leggere, nel passo che abbiamo citato
della Lettera agli Efesini (2, 14), l'espressione to mesoitochon tou
phragmou, che abbiamo tradotto «il muro della separazione», ma
che letteralmente vale: «il muro divisorio della siepe»: si tratta di
una chiara allusione alla «parete divisoria» e alla «siepe» intorno
alla Torah che costituiva l'ideale dei farisei. Il muro che l'annuncio
messianico proferito dall'aphorisménos fa cadere è quello che il fariseo di un tempo manteneva intorno alla Torah, per proteggerla
dallo am-hares e dai gojim, i non-Ebrei.
Se questo è vero, se la separazione dell'aforisma messianico riprende e divide la separazione del parus, allora aphorisménos implica per così dire una separazione alla seconda potenza, una separazione della stessa separatezza, che divide e traversa le divisioni nomistiche della legge farisaica. Ma ciò significa, anche, che l'aforisma messianico ha una struttura complessa che si tratta appunto
per noi di afferrare, se vogliamo intendere correttamente il senso
delle separazioni che Paolo traccia nelle sue lettere. Tutto il corpo
a corpo di Paolo con la legge, non soltanto nella Lettera ai Romani,
è, infatti, scandito da una serie di divisioni, fra le quali quella sane/
pneuma, «carne/soffio», occupa una posizione decisiva. Qual è il
senso e la funzione strategica di questa divisione, che Paolo fa agire contro le partizioni nomistiche?
Paolo comincia infatti col costatare che la legge opera innanzi
tutto istituendo divisioni e separazioni. Egli sembra in questo modo prendere sul serio il significato etimologico del termine greco
nomos - di cui si serve per designare la Torah, ma anche la legge in
generale - che deriva da nemo, «dividere, attribuire delle parti».
Ricorderete che all'inizio del passo sulla vocazione in I Cor. 7, 17
Paolo aveva detto, riferendosi alle diverse condizioni in cui gli uo-

"IDI

IL TEMPO CHE RESTA

mini si trovano divisi: hos emérisen ho kyrios, «come il Signore ha
compartito, attribuito in sorte». E in E/ 2, 14, il «muro della separazione» che il messia ha abolito, coincide con il nomos ton
entotOn, la «legge dei comandamenti», che aveva diviso gli uomini
in «prepuzio» e «circoncisione».

Il principio della legge è dunque la divisione. E la partizione fondamentale della legge ebraica è quella tra Ebrei
Il popolo diviso e non-Ebrei - nelle parole di Paolo: Ioudaioi e
ethne. Nella Bibbia, infatti, il concetto «popolo» è sempre già diviso: am e goj (pi. gojim). Am è Israele, il popolo
eletto, col qualeJahvé ha concluso una berit, un patto; gojim sono gli
altri popoli. La Settanta traduce am con !aos e gojim con ethne. (Comincia qui un capitolo fondamentale nella storia semantica del termine «popolo», che sarebbe pertinente seguire sino all'uso odierno
dell'aggettivo «etnico» nel sintagma «conflitti etnici»; altrettanto
interessante sarebbe indagare le ragioni che hanno indotto la Settanta a non ricorrere ali' altro termine greco per popolo, cosl prestigioso
nella nostra tradizione filosofico-politica: demos. In ogni caso, si vede qui con chiarezza come il termine «popolo» sia sempre già diviso,
traversato da una faglia teologico-politica originaria).
Se il tutto dello am si chiama Israele, tuttavia anche qui diverse
denominazioni sono possibili. Poiché il termine jehudi (gr. Ioudaios), che indica in origine gli abitanti del regno di Giuda, si estende progressivamente a tutti i membri dello am (soprattutto quando
a parlare sono dei non-Ebrei). Vi è, poi, il termine ibri (gr. Hebraios),
che ha all'inizio una colorazione giuridica, ma che nella letteratura
rabbinica designerà in particolare !afon hakodes, l'ebraico in quanto
lingua santa, per estendersi poi a tutto Israele. Quanto a Paolo, egli
si serve di tutti e tre i termini: Israel, Hebraios, Ioudaios. Si direbbe
che il nome stesso si divida, che la legge, che costituisce Israele come am, sia principio di una divisione incessante.
La divisione nomistica fondamentale è, comunque, quella fra
Ebrei e non-Ebrei, che Paolo esprime crudamente nell'antitesi circoncisione/prepuzio. Certo i profeti possono rivolgere il loro messaggio a tutti i popoli; ma, anche in Is. 49, 6, lo «schiavo del signore» che il profeta annuncia è definito berit am, un' «alleanza» per

APHÒRISMÉNOS

51

Israele, e or gojim, cioè semplicemente una «luce» per i non-Ebrei.
Anche in Paolo si trova 2 3 volte il termine ethne in questo senso
oppositivo. La stessa opposizione è espressa nelle lettere anche con
i termini Ioudaios/Hellen (i non-Ebrei con cui Paolo aveva a che fare erano Greci, o gente che parlava greco). Ma Paolo chiama ethne
genericamente tutti i membri della comunità messianica che non
sono di origine ebrea. Per questo in Rm. 1 1, 1 3 si definisce ethnon
ap6stolos, apostolo dei non-Ebrei e in E/. 3, 1 può dire: «io, Paolo,
prigioniero del messia per voi ethne». E nello stesso senso - in
quella discussione con Pietro ad Antiochia che non è affatto, come
supponeva Girolamo, una commedia - egli aveva detto: «perché
vuoi obbligare gli ethne a vivere come gli Ebrei [ioudaizein]?»
Il problema è ora il seguente: qual è la strategia di Paolo di fronte
a questa divisione fondamentale? In che modo egli riesce a n<(utralizzare nella prospettiva messianica le partizioni nomistiche? E certo che questo problema non può essere separato dalla critica paolina
della legge, che sta al centro della Lettera ai Romani e le cui aporie
culminano nei theologoumena messianici di Rm. 3, 3 1 («Aboliamo
dunque la legge per mezzo della fede? Non sia: anzi teniamo ferma
la legge») e 10, 4 («il messia è il telos della legge»). Cercheremo più
tardi, commentando la parola euaggélion, di sciogliere queste aporie, che sono consustanziali all'evento messianico. Il messia è, infatti, il luogo per eccellenza di un conflitto con la legge, che i cabalisti
risolveranno distinguendo due aspetti della Torah: la Torah di Beriah, la legge della creazione, che è la legge del mondo non ancora
redento, e la Torah di Atzilut, la legge che precede la creazione e che
il messia deve appunto restaurare. Importante è, per ora, osservare
che, nella Lettera ai Romani, le partizioni del nomos passano anche
all'interno dell'uomo, che, sotto l'azione della legge, si scinde da se
stesso («non faccio il bene che voglio, ma il male che non voglio,
questo faccio»: Rm. 7, 19). Ma anche la legge si divide, poiché colui
che è diviso dalla legge vede nelle sue membra «un'altra legge», che
lotta contro la «legge del soffio della vita» (ibid. 7, 23).
In che modo Paolo affronta queste divisioni? E come bisogna
concepire la legge messianica del soffio? Si tratta, forse, di contrapporre alla legge un'altra legge, simile alla precedente, ma più universale? E che ne è, nel messianico, delle partizioni nomistiche fondamentali?

52

IL TEMPO CHE RESTA

Di fronte a queste partizioni, Paolo fa agire un'altra divisione,
che non coincide con le precedenti, ma nemmeno è esterna a esse.
L'aforisma messianico si esercita, piuttosto, sulle stesse divisioni
nomistiche, le divide con un taglio ulteriore. Questo taglio è quello
sane/pneuma, «carne/soffio».
Sia la divisione nomistica fondamentale: Ebrei/non-Ebrei. Questa divisione è chiara quanto al suo criterio (circoncisione/prepuzio) ed esaustiva quanto al suo funzionamento, poiché divide l'insieme <<Uomini» in due sottoinsiemi, senza lasciare alcun resto.
Paolo taglia questa divisione con una nuova divisione, quella carne/soffio. Questa partizione non coincide con quella Ebrei/nonEbrei, ma non è fuori di essa: essa taglia la divisione stessa.
Nell'edizione tedesca del Passagenwerk benjaminiano, al fr. N. 7a, r si
legge questa frase: «come una linea divisa seTaglio di Apelle condo il taglio di Apollo [nach dem apoll(i)nischen Schnitt] percepisce la sua propria divisione al di là di se stessa». La frase non ha senso, perché un «taglio di
Apollo» non esiste da nessuna parte, né nella mitologia greca né altrove. Si tratta, naturalmente, di un errore di lettura per apellnischen Schnitt (l'inserzione dell'i non è in alcun modo necessaria),
«taglio di Apelle». Qualcuno di voi ricorderà certo la storia, riferita
da Plinio, della contesa fra Apelle e Protogene. La tradizione classica è piena di sfide fra artisti (X che riesce a ingannare gli uccelli che
vanno a beccare il grappolo d'uva da lui dipinto, e Y che inganna il
pittore stesso dipingendo un velo, che l'altro cerca invano di sollevare ecc.). Ma qui la contesa concerne appunto una linea. Protogene traccia una linea cosl sottile che non sembra tracciata da un pennello umano. Ma Apelle, col suo pennello, divide nel mezzo la linea
tracciata dal rivale con una linea ancora più sottile.
L'aforisma messianico è, in questo senso, un taglio di Apelle, che
non ha un oggetto proprio, ma divide le divisioni tracciate dalla legge. Il sottoinsieme «Ebrei» si scinde cosl in «Ebrei manifesti» o
secondo la carne (Ioudaios ... en to phanero en sarkf) e in «Ebrei nascosti» o secondo il soffio (en to crypto Ioudaios ... en pneumati:
Rm. 2, 28-29). Lo stesso avviene (anche se Paolo non lo dice) per i
non-Ebrei. Il che significa che «il (vero) ebreo non è quello manifesto e che la (vera) circoncisione non è quella nella carne» (ibid.).
Sotto l'effetto del taglio di Apelle, la partizione nomistica Ebrei/non-

53

APHORISMÉNOS

Ebrei non è più né chiara né esaustiva, poiché vi saranno degli Ebrei
che non sono Ebrei, e dei non-Ebrei che non sono non-Ebrei. Paolo
lo dice con chiarezza: «Non tutti quelli di Israele sono Israele»
(Rm. 9, 6); e, poco dopo, citando Osea: «Chiamerò un non pop~lo
mio popolo mio» (ibid. 9, 25). Ciò significa che la ~ivisio?e messianica introduce nella grande divisione nomistica dei popoh un resto,
che Ebrei e non-Ebrei sono costitutivamente «non tutti».
Questo «resto» non è qualcosa come una porzione nu~e~i~a ~
un residuo sostanziale positivo, del tutto omogeneo alle dtvlSlom
precedenti, ma che avrebbe in sé, non si capisce come, la ca~acit~
di superarne le differenze. Da un punto di vista epistemologico, s1
tratta piuttosto di tagliare la partizione bipolare Ebrei/non-Ebrei
per passare in questo modo a un'altra logica, di tipo intuizioni~ta,
o, meglio, del genere di quella usata da Cusano nel suo De non alzud'.
in cui l'opposizione A/non-A ammette un terzo, che ha la forma.di
una doppia negazione: non non-A. L'evocazione di questo paradigma logico ha un fondamento nel testo stesso di Paol?, nel passo ~i
r Cor. 9, 20-23, in cui egli definisce la sua posizione nspe~to ~ad~­
visione Ebrei (hyp6 nomon, «sotto la legge»)/non-Ebre1 (anomot,
«senza legge») con la singolare progressione: «come senza legge~
non senza legge di Dio, ma nella legge del messia» (hos dnomos, me
on dnomos theou all'énnomos christou'). Colui che si tiene nella legge messianica è non-non nella legge.
La divisione nomistica Ebrei/non-Ebrei, nella legge/senza legge,
lascia ora da entrambe le parti un resto, che non è possibile definire né come ebreo, né come non-ebreo: il non non-ebreo, colui che è
nella legge del messia. Più o meno secondo questo schema:
EBREI
Ebrei secondo : Ebrei secondo
il soffio
: la carne
NON NON-EBREI

NON-EBREI
non-Ebrei
:
non-Ebrei
secondo il soffio : secondo la carne
NON NON-EBREI

Qual è l'interesse di questa «divisione della divisione»? Perché
l'aforisma paolino mi pare cosl importante? Innanzi tutto perché
obbliga a pensare in modo completamente nuovo la questione dell'universale e del particolare, non soltanto nella logiça,_ma anche

.. che è sempre già diviso da se stesso. al di là della quale nessuna divisione è più possibile. È in questa prospettiva che occorre leggere la teoria del resto che Paolo svolge in Rm. né come principio né come fine: vi è soltanto un resto. ciò significa che non c'è un'essenza umana da distruggere o da ritrovare. concepisce l'universalismo di Paolo come una «benevolenza rispetto ai costumi e alle opinioni» o una «indifferenza tollerante rispetto alle differenze». espressione tecnica per il tempo messianico] si è prodotto un resto per l'elezione della grazia» (Rm.. in questo senso.e. nel tempo di ora [en to nyn kairo. Per Paolo non si tratta di «tollerare» o di attraversare le differenze per trovare al di là di esse lo stesso e l'universale. diventano «ciò che bisogna attraversare perché l'universalità stessa possa edificarsi» (ibid. l l. lefmma. della tribù di Beniamino». Blanchot ha scritto una volta che l'uomo è l'indistruttibile che può essere infinitamente distrutto. In Paolo non vi sono. greco come non greco. è il titolo che ha rivendicato per sé la Chiesa che ha inteso fondarsi sulla sua dottrina. egli aveva riservat? per sé settemila uomini. un pensiero universale produce lo Stesso e l'Uguale» (Badiou. in cui qualcosa . Si può qui misurare la distanza che separa l'operazione paolina dall'universalismo moderno. ma lo riprende. Paolo non inventa-questo concetto. 1-26. In fondo all'ebreo e al greco. la mette in tensione con se stessa. che concernono in ultima analisi l'atteggiamento dello Stato rispetto ai conflitti religiosi (qui si vede come coloro che dichiarano di voler abolire lo Stato. un resto. né principio né fine: vi è soltanto il taglio di Apelle. che l'uomo è un essere che manca infinitamente a se stesso. Ma le cose stanno davvero così? È possibile pensare in Pa<?lo un universale come «produzione dello Stesso»? E evidente che il taglio di Apelle messianico non raggiunge mai un universale. A proposito del libro di Antelme.almeno finché l'universale è pensato com~ u?principio superiore ai tagli e alle divisioni e l'individuale come il limite infimo di ogni divisione. Cosl La fondazione del!' universalismo è il sottotitolo di un libro recente su Paolo. vi è soltanto l'impossibilità dell'ebreo e del greco di coincidere con se stessi. cosl come non è' un universale il «non-ebreo secondo la carne». Ma se l'uomo è ciò che può essere infinitamente distrutto. spesso non riescano a liberarsi di un punto di vista statuale). senza però mai raggiungere un suolo ulti- APHORISMÉNOS 55 mo. di fronte alle accuse del profeta contro Israele. Egli comincia col chiedersi: «forse che Dio ha ripudiato il suo popolo?». l 17). le quali. Riflettete alla struttura paradossale implicita in questa formulazione. certamente essi non sono concetti messianici. Ma ciò non significa che i non non-Ebrei siano soltanto una parte degli Ebrei o dei non-Ebrei. «cosl. ma. cioè proprio nel punto in cui porta alla sua formulazione estrema il problema Resto am/gojim. Cosl Badiou. cioè universale. nel greco di Paolo. L' «ebreo secondo il soffio» non è un universale perché non può essere predicato di tutti gli Ebrei. Dio non ha ripudiato il popolo che aveva scelto. ma un'operazione che divide le stesse divisioni nomistiche e le rende inoperanti. poi. senza fornirle un'identità ulteriore: ebreo come non ebreo. sono qualcosa come un resto tra ogni popolo e se stesso.per esempio. Quale che possa essere la legittimità di concetti come «tolleranza» o «benevolenza». che vuole appunto mostrare come «partendo dalla proliferazione mondana delle alterità . per subito rispondere <<non sia!» e rivendicare il suo giudaismo carnale: «anch'io sono israelita del seme di Abramo. non c'è l'uomo universale o il cristiano. ciò significa anche che resta sempre qualcosa oltre questa distruzione e in questa distruzione.54 IL TEMPO CHE RESTA nell'ontologia e nella politica. nel libro che ho appena evocato. dalla .egli non dispone di un tale punto di vista-. la divisione della divisione . Voi sapete che Paolo è stato sempre considerato come l'apostolo dell'universalismo e che «cattolica». come al tempo di Elia. a loro volta. che l'uomo è questo resto. Vedete perché non ha molto senso parlare di universalismo a proposito di Paolo . tra ogni identità e se stessa. La vocazione messianica separa ogni klesis da se stessa. 105-06). 5). l'umanità dell'uomo viene fatto valere come il principio che abolisce tutte le differenze o come la differenza ultima. l l. Se l'uomo è l'indistruttibile che può essere infinitamente distrutto. Essi rappresentano piuttosto l'impossibilità degli Ebrei e dei gojim di coincidere con se stessi. Ebrei/non-Ebrei. secondo un suo gesto caratteristico. Resto è. L'universale non è per lui un principio trascendente dal quale guardare alle differenze .

Qui tutto è diviso. il resto di Giacobbe al Dio forte. Nello stesso senso. katdleimma e hyp6leimma). la consistenza o la figura che Israele assume in relazione all'elezione o all'evento messianico. 3). gli annunciano che solo un resto sarà salvato.. come fanno alcuni teologi. 46. Paolo precisa che. che svolge una funzione importante in particolare in Isaia. che esso sia ancora. e. in Amos e in Michea.ogni popolo . l 2. che definisce il mondo profano. Taubes ha già osservato Il tutto e la parte che tutta la Prima lettera ai Corinzi è costruita come una fuga intorno alla parola pas (nella Bibbia greca il termine pas è in assoluto il più frequente dopo la parola kyrios. queste tre cose: di queste più grande è l'amore». 22: «In quel giorno il resto d'Israele. il resto non è più. come una sorta di ponte tra rovina e salvezza. parziale. Ma ancora più fuorviante è interpretare il resto come semplicemente identico a Israele. Nell'istante decisivo. ora restano [menei] fede. I termini ebraici corrispondenti sono sear e serit (nella Settanta. in questi profeti. sarà ripresa dai panteisti).IL TEMPO CHE RESTA tradizione profetica. panta). Dio sarà «tutto in tutto» (panta en pasin: I Cor. Per lui. Degli zoppi io farò un resto. né il tutto né una sua parte. Vi è qui una straordinaria dialettica. o Israele. Paolo lo ricorda con chiarezza in I Cor. Alla fine dei tempi. in quanto popolo eletto che sopravvive alla distruzione finale dei popoli. 5. marisulta. quello che è per parte sarà reso inoperoso . fosse come la sabbia del mare. ma un'esperienza presente. «tutto». solo un resto ritornerà». la parte (meros). 32). Infine il resto messianico.si pone neces- sariamente come un resto. quando però verrà il compimento [to téleion]. piuttosto. 15. «per parte». cioè come quella parte di Ebrei sopravvissuti alla catastrofe che caratterizzava in origine l'escatologia profetica. È questo concetto profetico-messianico di resto che Paolo raccoglie e sviluppa. Vi è. è intimamente legato a essa. qualcosa come un paradosso: essi si rivolgono al popolo eletto. come non-tutto. 15). affaccia tuttavia aporeticamente l'idea di un resto: «Odiate il male e amate il bene.. 26). il tutto (pas. 7. Ricordate il celebre passo di I Cor. sarà salvato).. dei superstiti dal monte Sian» (Is. che non sta al di là della parte. In primo luogo. 9-13: «per parte [ek merous] infatti conosciamo e per parte profetiamo. letteralmente «Un resto ritornerà» (ritorno e salvezza sono così strettamente connessi nel giudaismo. i sopravvissuti della casa di Giacobbe. cioè. ora conosco per parte. Che il mondo messianico non sia.. ha per soggetto un resto: «Da Gerusalemme uscirà un resto. che annuncia la distruzione integrale del popolo di Dio. la formula. 13. Vi è. casa di Giacobbe e tutto il resto di Israele» grida Isaia (ibid. Si tratta di un termine tecnico del linguaggio profetico. e questo è anche il senso ultimo del suo aforisma. 10. con parole che risuonano profondamente nel testo paolino «voi. allora invece faccia a faccia. Anche se il tuo popolo. che unisce in sé tanto il senso sommativo che quello distributivo dipas. e forse l'eterno. un concetto che riguarda il futuro. presi in consegna dal ventre materno. 2 7 agli stessi membri della co- . «tutto Israele sarà salvato» (Rm. che anche Paolo cita. «Signore»: circa 7000 occorrenze). amore. s'intende il resto come una porzione numerica. speranza. degli sbandati una nazione forte». ma significa l'impossibilità per il tutto e per la parte di coincidere con se stessi e fra loro. in questo senso. Esso non è. non si sosterranno più su chi li colpisce . Una lettura più attenta dei testi APHORISMÉNOS 57 profetici mostra che il resto è. Tornerà il resto. pas. della sua divisione della divisione. Parimenti. Il passo esemplare. assunti dal seno della madre». altro da quello profano. 28. in Mie. a Israele. l'annuncio messianico concerne un resto: «In quel giorno . L'idea di un resto messianico è già contenuta nel nome del figlio che Jahvé annuncia a Isaia: Searjasub. che è opera divina.radunerò gli zoppi. tutto è ek merous. come a un tutto. 4. alla fine. avrà pietà del resto di Giacobbe» (Am. Ma anche elezione e chiamata configurano un resto: «Ascoltatemi. il popolo eletto . che la Settanta tradurrà jasub con sothésetai. poi. che convoca senz'alcuna mediazione tre elementi. raccoglierò gli sbandati e coloro che ho trattato con durezza. vediamo ora attraverso uno specchio in enigma. In Paolo. come nei profeti. dalla sua divisione. che definisce l' «ora» messianico: «nel tempo di ora si è prodotto [gégonen] un resto». è l'espressione propria del telos escatologico. il tempo sotto la legge. La salvezza messianica.dice il Signore . l'abbiamo visto. è la profezia messianica di Is. 37. il dio degli eserciti. Come dobbiamo pensare questo «resto di Israele»? Si fraintende fin dall'inizio il problema se. in qualche modo. Osservate la giustizia che è alla porta. allora conoscerò come anche sarò conosciuto. però. l l. E Amos.

nelle anime. Esso è. che è il solo tempo reale. Esso non appartiene propriamente né all'escatologia della rovina né a quella della salvezza. I6). la rende possibile. Come tale. ma ne segna in qualche modo il limite: «La plebe probabilmente non esiste ma si dà [il y a de la plèbe]. Esso non è tanto l'oggetto della salvezza. semplicemente esterno rispetto a esse. e prelude al suo pléroma. Tutto dipende. nel proletariato. Il resto è. che configura Israele come «parte» e come resto. Il resto messianico eccede irremediabilmente il tutto escatologico. ma. E. allora la definizione è pertinente. di dislocare in una prospettiva nuova le nostre antiquate e. non è in quanto resto che saremo salvati. perché esso ha subito «non un'ingiustizia particolare. quanto piuttosto il loro limite. però. un lascito politico immediatamente attuale. si è prodotta per la salvezza degli ethne. forse non rinunciabili nozioni di popolo e di democrazia. I I. trova qui il suo unico senso. Questa parte di plebe non rappresenta tanto un'esteriorità rispetto alle relazioni di potere. . Foucault. qui. ma è piuttosto. ma con estensione. credo che il concetto di resto non potrebbe non farne parte. noi.e assolutamente irriducibile alle relazioni di potere. quando Dio sarà «tutto in tutti». ciò che non può mai coincidere con se stesso. il loro contraccolpo» (Foucault. L'aforisma kafkiano. il torto di cui il popolo è la cifra non è .che pure Rancière critica esplicitamente . ciò che. siamo la sua «primizia» (aparché: Rm. I5: «noi. quanto piuttosto il suo strumento. il resto è precisamente ciò che impedisce alle divisioni di essere esaustive ed esclude che le parti e il tutto possano coincidere con se stesse. in particolare. nella venuta del Signore non sorpasseremo coloro che si sono addormentati»). ciò che infinitamente resta o resiste in ogni divisione.IL TEMPO CHE RESTA 1&' munità messianica: «Voi siete corpo del messia e membra per parte [ek merous]». II. cometale. siamo. «tutto Israele sarà salvato». In un senso probabilmente analogo. non vi è che il resto. ma è. Si dà plebe nei corpi. Nel telos.non si lascia mai ridurre a una maggioranza o a una minoranza. rendiamo possibile la salvezza. Paolo esprime con chiarezza questa dialettica soteriologica del resto: la «diminuzione» (héttema). tuttavia. allora la linea che separa la democrazia dalla sua contraffazione consensualistica o postdemocratica . cioè come possibilità della stasis o della guerra civile. propriamente.e. che non può coincidere con se stesso in quanto classe ed eccede necessariamente tanto la dialettica statuale che quella sociale degli Stiinde. 421).con APHORISMÉNOS 59 buona pace di coloro che ci governano . parla della plebe come elemento inassegnabile. alla sua pienezza come tutto. proprio per questo. i viventi restanti. Se dovessi indicare. Esso permette.com'era ancora in Marx . Se il litigio democratico è inteso per quello che è veramente. che non è. tuttavia. o in soprannumero.tende a cancellarsi. «trattabile» (Rancière. che funziona come una molto speciale macchina soteriologica. né maggioranza né minoranza. Ma. da che cosa si intende per «torto» e «litigio». né come tutto né come parte. che è costitutivamente in posizione di minoranza (nozione che ha certamente origini più antiche. lo stesso Rancière ha ripreso questo concetto foucaultiano per svolgerlo in quello di un popolo. ma l'ingiustizia assoluta [das Unrecht schlechtin]». già salvi. Il popolo non è né il tutto né la parte. poiché alla fine. quando il pléroma dei popoli sarà entrato. E questo resto è la figura o la consistenza che il popolo prende nell'istanza decisiva . dei non-Ebrei. quell'insalvabile nella cui percezione soltanto la salvezza si lascia raggiungere. ma «non per noi». Se invece. nelle lettere di Paolo. piuttosto. Come resto. Esso permette inoltre di comprendere meglio quel che Deleuze chiama «popolo minore». forme. dunque. in un'intervista del 1977 con Jacques Rancière. esso concerne soltanto il tempo messianico ed esiste soltanto in esso. 4. negli individ~i. insieme un'eccedenza del tutto verso la parte e della parte verso il tutto. secondo cui c'è salvezza. T Il concetto messianico di resto presenta indubbiamente più di un'analogia col proletariato marxiano. il loro rovescio.«assoluto». per così dire. soleva ripetere quasi come un adagio che el pueblo es siempre minoria). inteso come «parte dei senza parte». per definizione. perché ricordo che José Bergamin. In Rm. come sembra ritenere Rancière. 64). esso è l'insalvabile che rende possibile la salvezza. il resto messianico non avrà alcun privilegio particolare e avrà esaurito il suo senso per perdersi nelpléroma (z Tes. portatrice di un torto che istituisce la democrazia come «Comunità di litigio». che aveva vissuto la guerra civile spagnola. Molti anni dopo. esso è l'unico soggetto politico reale. nel tempo di ora. II-26. e . i viventi che restano en to nyn kairo. energia e irriducibilità ogni volta diverse. secondo le parole di Benjamin.

un'importanza particolare. nel tempo. l'apostolo occupa il posto del profeta. ma dal messia Gesù e dalla volontà di Dio per l'annuncio messianico (cosl nelle due lettere ai Corinzi e in quelle ai Galati. modificando appena una citazione di Geremia in Gal. col soffio diJahvé e riceve da Dio una parola che non gli appartiene in proprio. Perché Paolo si definisce apostolo e non. che. Qualunque sia la natura di questo incarico (contratto. ma per Gesù messia e Dio padre». nel giudaismo e.). l'olio dell'unzione. In questo senso vanno lette affermazioni del tipo: «Il secondo tempo ha cinque cose in meno rispetto al primo: il fuoco. il nabi si distingue nettamente dall'apostolo. (È un esercizio interessante. Meno nota è la tenace discendenza di questa figura nella cultura oc. il saggio. del nabi. un uomo inviato per un incarico determinato. Zaccaria e Malachia. cancella «profeta» e scrive semplicemente «colui che mi aveva separato nel seno di mia madre». distingueva quattro figure della veridizione nel mondo antico: il profeta. il profetismo non è un'istituzione di cui sia possibile definire le funzioni e determinare le figure: è. 15-16. qualcosa come una forza o una tensione perennemente in lotta con altre forze che cercano di limitarla nelle modalità e. che si è appena definito «inviato [ap6stolos] non da uomini e per un uomo. nel mondo antico. gli urim e i tummim e il soffio santo [cioè lo spirito profetico]». ora tempo di commentare . fino alle soglie della modernità. anche quando l'incarico aveva carattere religioso. 2. pertanto. è in suo luogo. La tradizione rabbinica tende cosl a chiudere il profetismo legittimo nei limiti di un passato ideale.ha. la sua funzione propria. di un compito determinato e di una figura senza troppe pretese: di qui lo humour della battuta che circolerà secoli dopo su Sabbatai Zevi: «è partito saliah ed è tornato masiah». il primo rivolto verso il futuro e il secondo verso il passato. nel 587 a. ne rintracciava la discendenza nella storia della filosofia moderna. e non soltanto nei prescritti di quasi tutte le Lettere.APOSTOLOS Quarta giornata Ap6stolos Il termine ap6stolos . piuttosto. «Cosl parla . tuttavia i mes- . tuttavia. in generale. è una nozione essenzialmente giuridica: un mandatario. Nel giudaismo. l'arca. perché definisce. Conoscete certamente l'importanza del profeta. 16. Questa figura originariamente giuridica ha acquisito nel giudaismo un significato religioso (ammesso che abbia senso distinguere nel giudaismo tra religione e diritto): le comunità della Palestina inviavano cosl degli seluhim alle comunità della diaspora. agli Efesini e ai Colossesi). che rimanda al verbo greco apostéllo. 25).o ha parlato Jahvé» è la formula che apre il discorso profetico. matrimonio ecc.che nella nostra lettura dipende da aphorisménos ed è. soprattutto. profeta? Qual è la differenza fra l'apostolo e il profeta? È Paolo stesso agiocare su questa differenza. Dove Geremia diceva: «ti ho costituito 61 profeta nel seno di tua madre». in questo caso un inviato non da uomini. è chiaro: l'apostolo è un inviato. deve invece eseguire il suo incarico con lucidità e trovare da solo le parole dell' annuncio. Il precedente ebraico evocato nei lessici. nella lezione del 1° febbraio 1984 al Collège de France. Come portavoce estatico di Dio. allo saliah si applica la massima rabbinica (familiare anche al diritto romano): «l'inviato di un uomo è come l'uomo stesso» (gli effetti dell'atto del mandatario ricadono sul mandante). che può pertanto definire «il mio evangelo» (Rm. 16. e ricordo che Michel Foucault. Aby Warburg classificava Nietzsche e Jacob Burckhardt come due tipi opposti di nabi. in cui vi suggerisco di cimentarvi). in Paolo. dove non è detto che sia definitivamente sparita. lo saliah. ad esempio. Nel tempo messianico. che si conclude con la prima distruzione del Tempio.Nabi cidentale. Ma si trattava sempre. Il significato. Che cos'è un profeta? È innanzi tutto un uomo che è in relazione immediata colla ruah Jahwé. 1.C. Paolo. nella lezione successiva. ovvero: «Dopo la morte degli ultimi profeti Ageo. il tecnico e il parresiaste e. il soffio santo si è allontanato da Israele. in quanto mandatario per uno scopo determinato.

7. all'inviato del messia. non è la fine del tempo. ho kosmos outos («questo eone. Così in Zc. che consiste nell'appiattire il tempo messianico su quello escatologico.. La parola passa al!' apostolo. come se essa contenesse in se stessa l'annuncio della propria chiusura e della propria insufficienza. Entrambi questi termini compaiono nel testo paolino: ma il tempo messianico. Se si volesse stringere in una for- APOSTOLOS mula la differenza tra messianismo e apocalissi. Ma a questa chiusura della profezia per così dire dall'esterno. ora. per entrambi. ebbe luogo in Germania un ampio dibattito sul tema: secolarizzazione e modernità.62 IL TEMPO CHE RESTA saggi celesti gli pervengono attraverso la bat kol [letteralmente. non è l'ultimo giorno. un resto.. non c'era più un solo profeta. che si rivolge al futuro. è il più insidioso fraintendimento dell'annuncio messianico. la "figlia della voce". ma il tempo della fine (Carchia. verso una fine ultima. Se qualcuno oserà ancora fare il profeta. il tempo che resta tra il tempo e la sua fine. l'annuncio riguarda sempre un tempo a venire. con la quale viene spesso confuso. che il messianico non è la fine del tempo. ogni profeta avrà vergogna della visione che annuncia» (avrete riconosciuto l'archetipo della maledizione del poeta all'inizio delle Fleurs du mal. In quel giorno. In quel punto. ma il tempo che si contrae e comincia a finire (ho kair6s synestalménos estin: r Cor. il mondo che viene. Benché le posizioni di questi autori fossero diverse e. non ancora presente. («l'eone che viene»). credo che si potrebbe dire. Per questo l'espressione tecnica per l'evento messianico è in Paolo: ho nyn kair6s. a partire dal libro di Blumenberg sulla Legittimità dell'età moderna (1966) e da quello precedente di Lowith su Storia mondiale e storia della salvezza {1953). ed è in riferimento a passi come questo che va intesa l'affermazione paolina: «io non mi vergogno del mio annuncio»). perché profetizzi menzogne in nome del Signore. 2 si legge ad esempio: «In quel giorno . nel giorno della collera: egli vede compiersi la fine e descrive ciò che vede. invece. L'apostolo parla a partire dalla venuta del messia. «il tempo di ora». e lo olam habba. non c'era più nessuno che sapesse fino a quando». rendendo così impensabile proprio ciò che costituisce la specificità del messianico. il profeta è essenzialmente definito dalla sua relazione al futuro. essi condividevano un presupposto comune: l'antitesi inconciliabile fra modernità ed escatologia. 29) . obsoleta e. non è né lo olam hazzeh né lo olam habba. Il tempo che l'apostolo vive non è. quindi. e non un profeta. la stessa divisione del tempo. tra l'apostolo e il visionario. che designa la durata del mondo dalla creazione alla sua fine. farò sparire dal paese i profeti e gli spiriti impuri. 144). il cui tempo non è più il futuro. l'eternità intemporale che seguirà alla fine del mondo. per certi aspetti. ancora una volta. Verso la metà degli anni sessanta. Comunque sia da intendere questa chiusura. In questo consiste la differenza fra il profeta e l'apostolo. se si divide. La tradizione dell'apocalittica giudaica e la tradizione rabbinica conoscevano la distinzione tra due tempi o due mondi (olamim): lo olam hazzeh. Ma l'apostolo deve essere distinto anche da un'altra figura. Per questo è necessario correggere innanzi tutto l'equivoco comune. né il tempo cronologico né l' éschaton apocalittico: è. Suo padre e sua madre gli trafiggeranno il cuore con una spada a causa delle sue profezie. antitetica a quella che la modernità si fa del suo tempo e della sua storia. che contempla la fine del tempo. era. riprendendo un suggerimento di Gianni Carchia. «Fino a quando»: ogni volta che i profeti annunciano l'avvento del messia. il tempo che l'apostolo vive e che soltanto gli interessa. vorrei soltanto far notare che tanto . 9 si legge: «Non abbiamo più visto i segni. il tempo che resta tra questi due tempi. con una cesura messianica o con un taglio di Apelle. cioè un'eco o un resto della profezia]». veramente compiuta (questo è il senso della sua intima tensione verso una chiusura). 74. In Ps. suo padre e sua madre gli diranno: tu perirai. se volete. per questo Paolo è un apostolo. in ultima analisi. Quel che interessa l'apostolo. corrisponde curiosamente una limitazione che agisce per così dire all'interno della profezia stessa. ma il presente. l' éschaton. esattamente come il Apocalittico tempo messianico è confuso con quello escatologico.o. 13. opposte. non è l'istante in cui il tempo finisce. questo mondo») e ho aion mellon. la profezia deve tacere: essa è. Nella tradizione del giudaismo di lingua greca. La concezione cristiana del tempo orientata verso la salvezza escatologica e. L'apocalittico si situa nell'ultimo giorno. ma !'apocalissi. Senza entrare nel merito di questo dibattito. Non la profezia. si distinguono così due aiones o due kosmoi: ho aion touto.

che va dalla creazione all' evento messianico (che. non è la nascita di Gesù.. entrambe in posizione di resto rispetto alla divisione fra i due eoni. nel nostro schema. ma di strettamente irrapresentabile. nell'altro eone. anche se imminente). introduce in essa un resto._!--~---------------------A e APOSTOLOS In questo schema. che eccede la divisione: ___________.64 11&' IL TEMPO CHE RESTA Blumenberg che Lowith confondono il messianismo con l' escatologia. La confusione tra éschaton e tempo messianico ne è un esempio flagrante: se ci si rappresenta il tempo come una linea retta e la sua fine come un istante puntuale. Da dove viene questo scarto fra la rappresentazione e il pensiero. «il tempo di ora» . per Paolo. che riunisce due studi pubblicati rispettivamente nel 1929 e nel 1945..--------A B e A è la creazione. segmento . già implicita nella distinzione saussuriana tra langue e parole.ho nyn kair6s .sono responsabili di una falsificazione che rende impensabile l'esperienza vissuta del tempo. la mente umana ha l'esperienza .. fra l'immagine e l'esperienza? Ed è possibile un'altra rappresentazione del tempo. abbiamo qualcosa di pensabile. Ma possiamo dire di avere in questo modo veramente compreso l'esperienza messianica del tempo? Vi è qui un problema generale.o. si ottiene qualcosa di perfettamente rappresentabile. B l'evento messianico. ma di assolutamente impensabile. che si sottragga a questo equivoco? Per tentare di rispondere a queste domande. se riflettiamo su un'esperienza reale del tempo. Questa rappresentazione ha il merito di mostrare chiaramente che il tempo messianico .Tempo operativo sta. il tempo profano . il tempo della fine con la fine del tempo e si lasciano cosi sfuggire proprio ciò che per Paolo è essenziale: il tempo messianico in quanto mette in questione la stessa possibilità di una chiara divisione fra i due olamim. le cose sono semplici: vi è. la piena presenza del messia. ma ben più complessa. e è l'éschaton. dividendo la stessa divisione fra i due tempi. Se proviamo a rappresentare questo schema su una linea. viceversa. Come rappresentarci questo tempo? In apparenza. la riflessione sul linguaggio di Guillaume è rimasta singolarmente appartata nella linguistica del Novecento. È stato spesso osservato che queste rappresentazioni spaziali . ma dall'opera di un lingui.non coincide né con la fine del tempo e con l'eone futuro. Allo stesso modo. ma la sua resurrezione). Il libro di Guillaume che qui ci interessa è Temps et verbe. attraverso i tratti discontinui). Benché egli abbia lavorato accanto a Meillet e a Benveniste. ma non ci dice nulla dell'esperienza di un tempo restante. implode. l'immagine del tempo messianico come un segmento situato tra i due eoni è perspicua. dove il tempo trapassa nell'eternità. che coincide col giorno della collera e la fine del tempo (che resta indeterminata. Per questo sarebbe probabilmente più esatto far ricorso all'idea del taglio di Apelle. che concerne le nostre rappresentazioni del tempo. presente in entrambi gli studi. piuttosto. innanzi tutto. avremo qualcosa del genere: . mi servirò di un concetto che non proviene né dalla filosofia né dalla scienza. la resurrezione di Gesù. Qui il tempo esplode .. nell'eternità. e rappresentare il tempo messianico come una cesura che. senza però essere esterno rispetto a quest'ultimo. Qui il tempo si contrae e comincia a finire: ma questo tempo contratto .punto. Egli guarda alla lingua a partire dalla distinzione aristotelica della potenza e dell'atto e riesce cosi a dischiudere su di essa una prospettiva originale. né col tempo cronologico profano. che subisce una contrazione che lo trasforma integralmente (questa eterogeneità è rappresentata in modo insufficiente.. che sono di ordine spaziale. di un tempo che comincia a finire. che è forse il più filosofo tra i grandi linguisti del nostro secolo: Gustave Guillaume. il tempo messianico si presenta come quella parte dell'eone profano che eccede costitutivamente il chronos e quella parte di eternità che eccede l'eone futuro. e comincia soltanto ora a essere esplorata in tutta la sua ricchezza. linea. Esso è una porzione del tempo profano. Secondo Guillaume. il concetto a cui mi riferisco è quello di «tempo operativo»..cui Paolo si riferisce con l'espressione ho nyn kair6s..a cui Paolo si riferisce di solito col termine chronos .dura fino alla parousia.

non basta considerarlo nello stato costruito o compiuto: bisogna poter rappresentare le fasi che il pensiero ha percorso per costruirlo. Esso non è né la linea . per così dire.per quanto grande sta la sua velocità e la sua capacità di sorvolo . che può essere brevissimo. secondo Benveniste con la cronotesi con l'?r~gin. Per comprendere veramente qualcosa. che non può essere esaurito in essi. dice Guillaume. Guillaume può così complicare la rappresentazione cronologica del tempo proiettando su di essa quella del processo di formazione dell'immagine-tempo.che misura soltanto la mia sfasatura rispetto a esso. fra 1 al~ro. ma non la sua rappresentazione e deve perciò ricorrere. ogni «pensiero in azione di linguaggio». il tempo che noi impieghiamo per far finire.il pensiero ha bisogno di un tempo operativo.pe~che pensiero del tempo e rappresentazione del tempo non possono ma1 comc1dere: per formare le parole in cui si esprime . ma.o. e la cronotes1 conterra al suo mterno un tempo ulteriore che introduce una sconnes~ione e un. ma non ci mostra il tempo in atto di costruirsi nel pensiero.iri dell'enun~iazione. a costruzioni di ordine spaziale. proprio per questo. modi e tempi in senso stretto). Guillaume definisce «tempo operativo» il tempo che la mente impiega per realizzare una immagine-tempo.corso 1~ a!to. Questo tempo ulteriore non è.e in cui si realizza una certa i:11magine-tempo . E poiché Benveruste fa dell enunciazione d fondamento stesso della soggettività e della coscienza. un altro tempo. In quanto il pensiero è sempre «in azione di linguaggio» e implica perciò i:ecessariamente in se stesso un tempo operativo. e questa capacità di riferirsi alla pura presenza dell enunciaz10ne comc1de. Lo schema della cronogenesi permette così di cogliere l'immagine-tempo nel suo stato puramente potenziale (tempo in posse). anche la mia possibilità di compierla e di afferrarla. necessita per compiersi di un certo tempo. insieme. Attraverso gli indicatc.. Come se l'uomo. perché è troppo perfetta. per quanto rapida.esso non potrà mai coincidere perfettamente con se stesso e la presenza della cos~ienza a se st.della più geniale creazione della linguistica APOSTOLOS del Novecento: la teoria benvenistiana dell'enunciazione. come dice Guillaume.non più lineare. per compiere la nostra rappresentazione del tempo. infine. ottenendo una nuova rappresentazione . ~ L'interesse dell'introduzione del concetto di tempo operativo nella scienza del linguaggio è evidente. per rappresentarlo. Non soltanto esso permette a Guillaume di restituire tempo a una rappresentazione spaziale che . però.za del ~ts.povero. implica un tempo operativo allora anche il rifer~mento a~'istanz~ di discorso in atto implicherà un certo ~empo. di ~ui costituisce il punto di riferimento assiale. ma non è per questo meno reale.i n~lla «pura presenza» dell'enu~ciazione.come ogni immagine ne è in se stessa del tutto priva. è implicato un tempo ulteriore. che gli impedisce di coincidere perfettamente con il tempo di cui può farsi immagini e rappresentazioni. rendendo conto secondo un modello unitario di tutte le forme verbali della lingua (aspetti. qualcosa come un tempo supplementare che si aggiunge dal di fuori al tempo cronologico. ma l'idea che la lingua possa riferirsi al tempo operativo del suo stesso divenire contiene già le basi . separati dal taglio del presente: ---------------------------------- passato presente futuro Questa rappresentazione .ma attraverso il riferimento dell'immagine costruita al tempo operativo della sua costruzione.che Guillaume chiama anche immagine-tempo . Ora un esame attento dei fenomeni del linguaggio mostra che le lingue organizzano i loro sistemi verbali non secondo lo schema lineare precedente . più esattamente.rap- "ID1 . la lingua si riferisce al suo stesso aver luogo. il mio essere in scarto e in non-coincidenza rispetto alla mia rappresentazione del tempo. questo scarto e questo ritardo apparterranno costitutivamente alla struttura del soggetto.. ma interiore . per trasfer~lo al nostro pp'hlema del tempo messiaruco. un tempo dentro il tempo . Il che spiega anche. Ma se ogru operazione mentale. producesse un tempo ulteriore rispetto a quello cronologico. in ogni discorso in cui definiamo e rappresentiamo il tempo. Proviamo ora a svolgere il paradigma del tempo operativo al di là dei confini ~ell~ linguisti~a.essa ayrà già sempre la forma del tempo.66 IL TEMPO CHE RESTA del tempo. nello stato costruito (tempo in esse). composta da due segmenti.è insufficiente. in quanto pensante e parlante. che non puo essere rappresentato a sua volta nella rappresentazione che pure in qualche modo lo implica. il passato e il futuro. In ogru rappresentazione che ci facciamo del tempo.ritardc. alla pura 1stan.e della no~tra rappresent~zione del tempo.e.non ulteriore. nel processo della sua formazione (tempo in fieri) e. perché troppo perfetto . Possiamo allora proporre una prima definizione del tempo messianico: esso è il tempo che il tempo ci mette per finire . allora . Essa ci presenta un tempo sempre già costruito. ma tridimensionale che è quella del tempo cronogenetico. Così la grammatica rappresenta il tempo verbale come una linea infinita. il principio di una complicazione ulteriore . Ogni operazione mentale. esso è.

del tempo cronologico né l'istante altrettanto impensabile .. È evidente che la «guarigione» messianica ha luogo nel kair6s. Proprio perché è tesa in questo tempo operativo.è in ogni senso decisiva). La perla incastonata nell'anello dell'occasione è solo una parcella di chronos. quando abbiamo il kair6s? La più bella definizione del kair6s che io conosca si trova nel Corpus Hippocraticum e lo caratterizza appunto in relazione al chronos. essa implica. che sembra introdurre nel messianico una dilazione costitutiva? Il problema è decisivo.della sua fine. 73-74). ciò che afferriamo quando afferriamo un kair6s non è un altro tempo. 6. la klesis messianica può avere la forma del come non.che concepisce il tempo messianico come una specie di zona di confine. Com'è noto.che risulta dal fatto che io ho afferrato la mia sconnessione rispetto al tempo cronologico . «Questo poi dico. fratelli».68 IL TEMPO CHE RESTA presentabile ma impensabile . ma non è nemmeno semplicemente un segmento prelevato sul tempo cronologico. ma solo un chronos contratto e abbreviato. 16 e Col. Ma Kair6s e chronos decisiva è qui non tanto o non solo l'opposizione. per la stessa ragione. come tempo operativo. Paolo scompone l'evento messianico in due tempi: la resurrezione e la parousia. quanto la relazione fra i due. per esprimere la condizione temporale della comunità messianica. la salvezza è già compiuta per i credenti e. che stanno letteralmente l'uno dentro l'altro. tempo di cui abbiamo bisogno per far finire il tempo . Secondo Scholem . 5). «è una tensione che non trova mai appagamento» (Scholem 1963.l'antinomia messianica si definisce come «una vita vissuta nel differimento» (Leben im Au/schub). cioè fra due parusie.che rappresenta un punto di vista assai diffuso nel giudaismo . in cui nulla può essere portato a compimento: «la cosiddetta esistenza ebraica». come tempo in cui siamo. un tempo ulteriore. per compiersi veramente. Osservate la APOSTOLOS straordinaria implicazione dei due concetti. il tempo messianico. ma è questo stesso mondo profano con un piccolo spostamento. Il kair6s (tradurre semplicemente «occasione» sarebbe qui banalizzante) non dispone di un altro tempo. Che cosa abbiamo. 5. la se.propria di una certa teologia cristiana . o. non vale qui semplicemente «del resto». che va dalla resurrezione alla fine del tempo: è.Paroùsfaconda venuta di Gesù alla fine del tempo. il tempo messianico è per eccellenza il tempo che abbiamo («finché abbiamo il tempo [hos kair6n échomen] operiamo il bene»: Gal. Ma questa piccola differenza .e. cosl inizia il passo di I Cor. «riscattando il tempo» (E/. Essa dice: chronos esti en ho kair6s kai kair6s esti en ho ou pollos chronos. il che è senz'altro corretto. 7 sull'os me che abbiamo a lungo commentato. Mentre la nostra rappresentazione del tempo cronologico. il solo tempo che abbiamo. per cosl dire. il solo tempo reale. un'infima differenza. Di qui la paradossale tensione fra un già e un non ancora che definisce la concezione paolina della salvezza: l'evento messianico si è già prodotto. ma indica il tempo messianico come tempo restante] affinché gli aventi donna come non aventi siano e i piangenti come non piangenti . «il chronos è ciò in cui vi è kair6s e il kair6s è ciò in cui vi è poco chronos». Il testo ippocratico continua con queste parole. piuttosto. il tempo operativo che urge nel tempo cronologico e lo lavora e trasforma dall'interno. Come dobbiamo interpretare questa singolare scissione. 4. (Di qui la pertinenza dell'apologo rabbinico secondo cui il mondo messianico non è un altro mondo. egli scrive. com'è stato giustamente osservato.. Per due volte Paolo si serve dell'espressione ton kair6n exagoraz6menoi. piuttosto. ma questo non è altro che un chronos afferrato. «il tempo si è contratto [ho kair6s synestalménos estin: systéllo indica tanto l'azione di imbrogliare le vele che la contrazione di un animale prima di spiccare un salto]. tuttavia. dell'incessante revocazione di ogni vocazione.in questo senso: tempo che ci resta. » Ma. come «un tempo di transizione fra due periodi. altre volte attraverso il kair6s ». In genere kair6s e chronos vengono opposti come qualitativamente eterogenei. in cui afferriamo e compiamo la nostra rappresentazione del tempo. è il tempo che noi stessi siamo . ro). per questo. «la guarigione avviene a volte attraverso il chronos. la prima delle quali determina l'inizio del- . Analizziamo ora più da vicino la struttura del tempo messianico in Paolo. trasformandoci. un tempo restante. perché da esso dipende la corretta soluzione delle antinomie che caratterizzano le interpretazioni che il nostro tempo ha dato del messianismo. il loro incessante mancare a se stessi. il resto è [to loip6n. ci separa da noi stessi. in spettatori impotenti di noi stessi. Altrettanto aporetica è la posizione . che guardano senza tempo il tempo che sfugge.

per evitare questa paradossale coincidenza di compimento e interruzione.afferrare il tempo.il tempo messianico . Il messia fa già sempre il suo tempo . in cui dimoriamo. per renderla afferrabile. come tale. ma l'ultimissimo (er . il commentario rabbinico noto come Genesis Rabbah contiene delle riflessioni istruttive. che si aggiunge a qualcosa per renderlo completo. tuttavia lo afferra e porta dall'interno a compimento. non per differirla. Per questo è importante intendere correttamente il senso del termine parousfa. ma la sua presenza contiene al suo interno un altro tempo. nelle parole di Benjamin. portarlo a compimento. che . che ne distende la parousfa. Ma in quanto immagine vuota di tempo. E a un tempo di questo genere che doveva pensare Kant. scrivendo «sesto giorno» (ente heméra te ekte) invece di «settimo».cioè. Il messia è già arrivato.nel giudaismo. non l'ultimo giorno. che si aggiunge al tempo cronologico per rimandarne indefinitamente la fine. l'ho nyn kair6s messianico non può mai coincidere con un istante cronologico interno a quella rappresentazione. nel presente. un tempo operativo e un tempo rappresentato. l'evento messianico è già compiuto. entrò nel sabato solo per un pelo» (Gen. È nella prospettiva del tempo operativo che la scomposizione paolina della presenza trova il suo vero senso. La Settanta. ma soltanto il giorno dopo. un'immagine-tempo. emenda la prima proposizione. Il rischio è qui una dilazione in qualche modo implicita nel concetto stesso di «tempo di transizione». che. In quanto tempo operativo. perché questa stessa fine «genera una sorta di tempo. Rabbah ro. un kair6s e un chronos. ma non addizionabili. Essa non indica né un complemento. l'essere sta. secondo cui il messia non arriva il giorno della sua venuta. essa è in s~ stessa inafferrabile e tende. Parousfa significa in greco semplicemente: presenza (para-ousia. La presenza messianica sta accanto a se stessa. che ce ne preclude l'esperienza» (Manganelli. in particolare. quando parla. per cosl dire.per un pelo .oggi cosl diffuso . Il sabato . fa suo il tempo e lo compie. nel tempo. 2. Paolo se ne serve per designare l'intima struttura uniduale dell'evento messianico. al contrario. prende qualcosa dal tempo profano e lo aggiunge al tempo sacro. insieme. L'errore è qui quello di trasformare il tempo operativo in un tempo supplementare. 19). Esse si riferiscono al sabato. ma anche nei Padri della Chiesa . quando fa dire al suo straordinario eresiarca che noi non ci accorgiamo che il mondo è già finito. La scomposizione paolina della presenza messianica assomiglia a quella contenuta nello straordinario theologumenon kafkiano. ma. che non conosce i tempi e i momenti e le ore. l'intima sconnessione attraverso cui si può . di una concezione «contro natura» e «pervertita» della fine del tempo. a differirsi infinitamente.non è un altro giorno. er wird nicht am letzten Tag kommen. Esso non significa la «seconda venuta» di Gesù. come ogni transizione. Sull'errore .IL TEMPO CHE RESTA l'eone nuovo e la seconda la fine dell'eone antico» e che. l'interpretazione di Gen. sondem am allerletzten: Kafka. ~ . perché. in modo che la cessazione dall'opera della creazione diventa un altro giorno (te heméra te hebd6me). appartiene a entrambi gli eoni. nella Fine di tutte le cose. in quanto tempo che ci vuole per far finire la rappresentazione del tempo. 67). «che viene prodotta in noi stessi quando fraintendiamo il fine ultimo» (Kant. un secondo evento messianico che segue e integra il primo.costituiva una sorta di modello del tempo messianico e riguardano.wird erst einen Tag nach seiner Ankunft kommen. benedetto sia il suo nome. la «piccola porta da cui entra il messia». tende a protrarsi all'infinito e a rendere cosl inafferrabile quella fine che esso dovrebbe invece produrre. pertanto. congiunti. che conosce i tempi e i momenti e le ore.che consiste nello scambiare il tempo operativo .il tempo che il tempo impiega per finire . accanto a se stesso). 2: «Dio ha compiuto nel settimo giorno il lavoro che aveva fatto e nel settimo giorno ha cessato dal lavoro che aveva fatto». 9). Per questo ogni istante può essere. 223). La fine del tempo è infatti. Ma l'autore del Genesis Rabbah commenta invece: «L'uomo. che si aggiunge ulteriormente senza giungere mai a compimento. ed è a una rappresentazione in questo senso insufficiente della fine che sembra alludere Giorgio Manganelli.il messia . letteralmente: essere accanto. ma il Santo. piuttosto. in quanto composto da due tempi eterogenei. omogeneo agli altri: è. né un supplemento. che si aggiunge indefinitamente al tempo.per un tempo supplementare. che rappresenta sulla linea omogenea della cronologia un punto ultimo. senza coincidere mai con un istante cronologico e senza aggiungersi a es- APOSTOLOS so.

era il messia.come tempo operativo . A questo punto egli aggiunge: «Queste cose avvennero come figure [typoi] di noi perché non desiderassimo cose cattive. 13-1~. almeno fino a un certo punto. IO. distinta dal regno divino escatologico» (Wilcke. s~ inten: dono identificare letteralmente il regno messianico con un certo periodo di tempo cronologico situato fra la parousia e la fine del tempo.che possiamo d'ora in poi chiamare tipologica .divenuto figura . Paolo evoca qui corsivamente una serie di episodi della storia di Israele: «Non voglio infatti che ignoriate. cioè col tempo che va dalla creazione alla resurrezione. il tempo messianico. Attraverso il concetto di typos. secondo la traduzione comune. che i nostri padri furono tutti sotto la nube e tutti attraversarono il mare e tutti in Mosè furono immersi nella nube e nel mare e tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale e tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che .72 IL TEMPO CHE RESTA ~ È questo il momento di evocare il tema del regno millenario . 23-2 7 ciò trova un'espressione particolarmente chiara. attraverso il quale la grazia abbonderà per gli uomini. vi sarà sulla terra dopo la parousia e prima della fine del tempo un regno.vicinan~a della parola della fede. nell'ambito dell'azione possibile» . E poche righe dopo egli riprende la stessa immagine: «Queste cose avvennero a essi figuralmente [typicos] e furono scritte per nostra istruzione. l'idea è presente. prefigurazione. t. quanto la trasformazione del tempo che la relazione tipologica implica. antdo .ort? e ragione. 15. Cosl.cioè del messia. 15. ma «a portata di mano. come anch'essi le desiderarono». Auerbach ha mostrato l'importanza che questa concezione «figurale» (Girolamo traduce ty. «figura del futuro» . Per Paolo questo regno è il presente che si trova tra la resurrezio. Non si tratta soltanto . 4. çontr? l~ lettura chil_iastica di questi passi Wilcke ha osservato che «la baszleta Chrzstz doveva eqmvalere per Paolo al n~ovo eone . il problema marxiano della fase di transiz10ne fra preis~o­ ria e storia) dipende dal senso che si dà a questo «tra». Typos La prima è quella di typos. APOSTOLOS 73 Paolo definisce l'intima relazione del tempo messianico col tempo cronologico.in Paolo. 24. attraverso il quale il peccato è entrato nel mondo. Paolo stabilisce una relazione . ne e la parusia» (Bultmann. ma sta fra di essi. insieme. IO. distendendoli nella para-ousia. vicino (Riistow. che corrisponde. oltre che nell'Apocalissi e nello pseudo-Barnaba.accusavano Papia di aver messo in giro questa «storiella ebraica». Il passo decisivo è r Cor.cioè. con forza alla luce nel xrr seco1o con G'10acchino da Fiore. fronteggiarsi"]».annunci un evento futuro e trovi in esso il suo compimento..poi in r Cor. Dal punto di vista che qui c'interessa. Ciò significa che le mterpretazioni millenaristiche hanno. Per quel che concerne Paolo. In r Cor. Anche se Eusebio . La giusta comprensione del problema del regno (c01i:e anc~e.significa "stare faccia a faccia. 21) entos hymon non significhi. 14 Adamo.dunque a una grandezza presente.secondo il paradigma che ha finito per prevalere nella cultura medievale . ~agione. La teoria rabbinica ritiene che tra il vecchio e il nuovo eone si pone il regno messianico..o dello Zwischenreich messianico . decisivo non è tanto il fatto che ogni evento del passato . per noi. ossia di trovarsi alla fine del1' antico eone e all'inizio o almeno immediatamente prima dell'inizio del nuovo eone. Bultmann. Il regno non coincide con nessuno degli istanti cron~logici. capace di interrompere qui e ora il tempo profano. figura.ico eh. Ma nella maggioranza di loro Dio non si compiacque.e. 99) e che «nell'escatologia paolina·:· non c'è posto per un interregno messianico sulla terra. alla .una trasformazione attuale dell'esperienza del tempo. ma questo sbocca ~ire~ta­ mente senza stadi intermedi alla fine dei tempi nel regno eterno di Dio» (ibid. ha scritto che «la comunità cristiana primitiva è cosciente di essere posta "tra i tempi". Girolamo .int~r­ pretazione dir Cor. 23-27 e I Tess. più tardi. ma solide radici anche nella tradizione cristiana. fratelli.di una corrispondenza biunivoca che lega ora typos e . in Rm.da anti . da parte sua. in cui diventa il fondamento di una teoria generale dell'interpretazione allegorica.fra ogni evento del tempo passato e ho nyn kair6s. del suo eq~iva­ lente secolarizzato. 156). come vedremo. messiai. Questa è la sua particolare «vicinanza». (In Eb. 691). ed essi furono prostrati nel deserto». 5. attraverso due nozioni fondamentali. anche in Giustino in Tertulliano in Ireneo e. anche ' prima di riemergere ' in Agostino. in quanto il tempo messianico in Paolo implica . è definito typos tou méllontos. 1-1 I. Torto. il che potrebbe implicare una relazione simmetrica rispetto al typos). 214-17). Essa quindi comprende il suo presente come un singolarissimo "tra". in Paolo. la questione si riduce essenzialmente aµ'. il tempio costruito dagli uomini è definito antitypos di quello celeste.. In questo senso è importante che nel passo di Luca «il regno di Dio è ent6s hymon» (17. nei quali le estremità dei tempi stanno l'una di fronte all'altra [ta tele ton aionon katénteken.e durerà mille anni (di qui il termine chiliasmo). «dentro di voi». 6 con in figura) del mondo assume nel Medioevo cristiano. Secondo una conceRegno millenario zione che ha certamente origine giudaica. 9.

cioè. ma la loro inversione. complementare a quella di typos. quando Dio «sarà tutto in tutti». Hillel dice: «Ciò che non ti piace.del passato. Ma se si premette un waw (detto. Paolo.non siano che frammenti risultanti dalla sua esplosione. nel messianico. ma di un chronos sommario.che concerne. dove Paolo dice che. ma è indisgiungibile dal compimento messianico dei tempi. è.opera una ricapitolazione. Gal. dell'integralità del passato.in quanto in esso ne va del compimento dei tempi (pléroma ton kairon . è perché essa non è semplicemente una massima pratica. abbreviato) che anticipa il pléroma escatologico. di tutte le cose.e nient'altro. Una delle tesi (l'ottantatreesima. ro. La seconda nozione. Che cosa dice qui Paolo? Che il tempo messianico . quanto secondo gli aspetti: compiuto (che di solito si traduce col passato) e incompiuto (tradotto di solito col futuro). nei quali le estremità dei tempi [aionon. cosl carico che si può dire che alcuni testi fondamentali della cultura occidentale . w cioè. 4. il tempo messianico non è né il compiuto né l'incompiuto. di tutto quanto è avvenuto dalla creazione fino all' «ora» messianico. typos e antitypos in una costellazione inseparabile. che ha appena esposto il progetto divino della redenzione (apolytrosis) messianica. letteralmente «ricapitolare»).. Le due estremità dell'olam hazzeh e dell'olam habba si contraggono l'una sull'altra fino a fronteggiarsi. essa si trasforma in incompiuto e viceversa. ta epi tois ouranois kai ta epi tes ges en auto]». essenzialmente l'interpretazione della Scrittura-. Questo versetto è davvero carico di significato fino a scoppiare. 295). tutte le cose si ricapitolano nel messia. . Questa ricapitolazione del passato produce un pléroma. 9-ro. per questo. inversivo o conversivo) a una forma del compiuto. Secondo l'acuto suggerimento di Scholem (di cui Benjamin doveva ricordarsi molti anni dopo). Il sistema verbale ebraico distingue le forme verbali non tanto secondo i tempi (passato e futuro). l. Questo è il significato dell'espressione paolina: «per noi. Se la ricapitolazione paolina della legge contiene qualcosa in più del motto di Hillel a cui viene di solito ricondotta (al goj che gli chiede di insegnargli tutta la Torah. ma senza coincidere: e questo faccia a faccia. per l'esattezza) che Scholem intendeva regalare a Benjamin per il suo ventiseiesimo compleanno nel 1918. questa contrazione è il tempo messianico . è una ricapitolazione messianica. 4: pléroma tou chronou) . Il pléroma messianico è. e aggiunge subito dopo: «L'amore .74 IL TEMPO CHE RESTA antftypos in un rapporto per cosl dire ermeneutico . introducendo fra essi un resto. un riempimento e un compimento dei kairoi (i kairoi messianici sono dunque letteralmente pieni di chronos. il messianico non è in Paolo un terzo eone fra i due tempi. 13.cioè. recita: «il tempo messianico è il tempo del waw inversivo» (Scholem 1995. una ricapitolazione sommaria . Il messianico non è semplicemente uno dei due termini della relazione tipologica: è questa stessa relazione. quella della ripresa in Kierkegaard. l'eterno ritorno in Nietzsche e la ripetizione in Heidegger .anche nel senso che l'aggettivo ha nell'espressione giuridica «giudizio sommario» . Il passo de- APOSTOLOS 75 cisivo è E/. ma il verbo corrispondente anakephalai6omai. un'abbreviazione e un'anticipazione del compimento escatologico. ma di una tensione che stringe e trasforma passato e futuro.la dottrina dell' apocatastasi in Origene e Leibniz.. tanto celesti che mondane . né il passato né il futuro. attraverso la quale Paolo articola il tempo messianico è Ricapitolazione quella di ricapitolazione (Paolo non usa il sostantivo anakephalaiosis. dove il passato (il compiuto) ritrova attualità e diventa incompiuto e il presente (l'incompiuto) acquista una sorta di compiutezza. è ilpléroma della legge». piuttosto. gli olamim] stanno l'una di fonte all'altra». tanto quelle celesti che quelle terrene [eis oikonomian tou pleromatos ton kairon. La relazione tipologica paolina esprime perfettamente questo movimento conversivo: essa è un campo di tensione in cui i due tempi entrano nella costellazione che l'apostolo chiama ho nyn kair6s. non farlo nemmeno al tuo prossimo»). anakephalaiosasthai ta panta en to christo.dei kairoi e non dei chronoi! cfr. scrive: «per l'economia del pleroma dei tempi. Il tempo messianico è. una zona d'indifferenza inassegnabile in cui il passato viene dislocato nel presente e il presente disteso nel passato. ogni comandamento (entolé) «si ricapitola [anakephalaioutai] in questa frase: amerai il tuo prossimo come te stesso». dunque. una sorta di abbreviazione per sommi capi. Ancora una volta. una cesura che divide la stessa divisione fra i tempi. Non è un caso che «ricapitolazione» e pléroma si trovino l'uno accanto all'altro: lo stesso accostamento si ritrova in Rom.

che ho nyn kair6s è una contrazione di passato e presente. in particolare. r Questo duplice orientamento del tempo messianico permette anche di comprendere la singolare formula attraverso la quale Paolo esprime la sua tensione messianica: epektein6menos. gli uomini si preparano a prendere per sempre congedo da esso nell'eternità. euaggélion tes soterias). 3. Come Ticonio aveva intuito nel capitolo de recapitulatione delle sue Regulae. su di esso e solo a partire da esso tendendo al futuro». (ibid. nella lirica romanza delle origini . come ciò che si pone «a titolo di fine» (licet non in eo tempo re finis.ogni kair6s è unmittelbar zu Gott . e. ma il presente come esigenza di compimento. Per questo la rappresentazione comune che vede il tempo messianico come orientato unicamente verso il futuro è falsa.e non . ma i tre archi che tendono e compiono l'esperienza messianica del tempo.può soltanto afferrare il proprio essere afferrato: «Non che io abbia afferrato o sia compiuto. 13 («ora restano queste tre cose: fede. ma essa è tanto più decisiva.ma si tratta di una memoria particolare. egli scrive: «Fratelli. il passato ridiventa in qualche modo possibile . meglio.o. in cui in un Memoria e salvezza istante vedono sfilare davanti ai propri occhi in una vertiginosa abbreviazione la loro intera esistenza. Certamente in questione è soltanto una ricapitolazione sommaria: Dio non è ancora «tutto in tutti» come lo sarà nell' éschaton (quando non vi sarà più ripetizione). Paolo non può né afferrarsi né essere compiuto . è interamente dedicato all'esposizione dell' «annuncio della salvezza». 13). In questo senso. amore») non sono stati d'animo. ma cerco di afferrare. io non ritengo di aver afferrato me stesso. che non conosce passato né ripetizione. attaccamento o nostalgia: al contrario. ogni tempo è l'ora messianico (totum illud tempus diem ve! horam esse) e il messianico non è la fine cronologica del tempo. Le due preposizioni contrarie epi («su») ed ek («da») premesse a un verbo che significa «essere teso». Come in questo caso. E come soltanto nel ricordo il passato. è implicito nell'idea che tutto il passato è per così dire contenuto sommariamente nel presente. Dopo aver evocato il suo passato di fariseo e di ebreo secondo la carne. gli uomini si appropriano della loro storia e ciò che un tempo era avvenuto agli Ebrei viene riconosciuto come figura e realtà della comunità messianica.IL TEMPO CHE RESTA Decisivo qui è che il pléroma dei kairoi sia inteso come la relazione di ogni istante col messia . Si tratta del poema. Che non si tratti soltanto di una prefigurazione.ciò che era compiuto si fa incompiuto e l'incompiuto compiuto-. la ricapitolazione non è che l'altra faccia della relazione tipologica che il kair6s messianico istaura tra presente e passato. Ciò non significa. ma di una costellazione e quasi di un'unità tra i due tempi. dall'altra verso le cose davanti epektein6menos» (Fil. di quella struttura poetica che rappresenta . che. nel ricordo. Ricapitolazione.secondo il modello che Hegel lascerà in eredità al marxismo come risultato finale di un processo. Per questo. una specie di modello in miniatura della struttura del tempo messianico Il poema e la rima che abbiamo cercato di cogliere nel testo paolino. l lo). I tre che «restano» in r Cor. la ricapitolazione del passato è anche un giudizio sommario pronunciato su di esso. forse. che ha a che fare unicamente con l'economia della salvezza (ma non si può dire questo di ogni memoria?) La memoria appare qui come una propedeutica e un' anticipazione della salvezza. nella ricapitolazione messianica. in eo tamen titulo futurum est) (Ticonio. per così dire. atti a essere salvati (E/. al contrario. piuttosto. poiché è proprio attraverso la loro ricapitolazione messianica che gli eventi del passato acquistano il loro vero significato e diventano. significa per Paolo. 3. speranza. una cosa però: da una parte le cose di dietro dimenticando. liberandosi dalla remota estraneità del vissuto. così. diventa per la prima volta il mio passato. Questo modello potrà. Avviene qui come nella visione panoramica che si dice i morenti abbiano della propria vita. O. nell' «economia della pienezza dei APOSTOLOS 77 tempi». in quanto sono stato afferrato dal messia». 12) Vorrei ora mostrarvi qualcosa come un esempio concreto . 13. così.. anakephalaiosis. preso in questa doppia tensione. ovviamente.ma credo che l'analogia strutturale che esso presenta non sia affatto impertinente. così che la pretesa di un resto di porsi come tutto trova qui un fondamento ulteriore. di cui il versetto fa parte. l.nella poesia moderna. E come. . 3-14. Siamo abituati a sentirci ripetere che nel momento della salvezza è al futuro e all'eterno che bisogna guardare.l'istituzione della rima. è innanzi tutto col passato che dobbiamo regolare i conti. anche nella ricapitolazione messianica è in questione qualcosa come una memoria . nell'istanza decisiva. esprimono il doppio movimento del gesto paolino: la tensione verso ciò che sta davanti può prodursi solo su e a partire da ciò che sta dietro: « dimenticando il passato. sorprendervi .

Il poema è. un'alternanza d'inversione e progressione. neis l'ongla. mos cors no·s part de lieis tan cum ten l' ongla. un'escatologia interna al poema. Ed è qui che la rima . che esemplificheremo nel suo archetipo prestigioso. Leggiamone l'esemplare: Lo /erm voler qu 'el cor m 'in tra no·m pot ges becs escoissendre ni ongla de lauzengier qui pert per mal dir s'arma. peraquest'arma. per il tempo più o meno breve che esso dura. un organismo o un congegno temporale teso. che. qu'aitan vezis cum es lo detz de l'ongla. Pus floric la seca verja ni de n 'Adam f oron nebot e oncle tanfin'amors cum selha qu'el corm'intra non cugfos anc en cors no neis en arma: on qu'eu estei. un'osservazione che concerne la struttura temporale della poesia lirica in generale. la sestina ecc. la cosiddetta retrogradatio cruciata.vi è. e pus no l'aus batr'ab ramni ab verja.delle sei parole-rima che concludono ciascun verso delle sei strofe. en vergier o dins cambra. fraire ni oncle. Arnaut tramet son cantar d 'ongl'ed' oncle a Gran Desiei. come potete vedere. la settima ripeterebbe lo stesso ordine della prima. E. qu 'ilh m·es de joi tors e palais e cambra.IL TEMPO CHE RESTA La rima .nel caso della sestina la parola-rima . infatti. in modo che ognuna di esse riprende e ricorda un'altra parola-rima (o. fin dall'inizio. si ja nulhs hom per ben amar lai intra. Anc la seror de mon oncle non amei plus ni tan. Poiché la sequenza dei trentanove versi (36 + 3). la sestina Lo ferm volerqu'el cor m'intra di Arnaut Daniel.almeno per ora . ma altrettanto regolare . volgr'esser de sa cambra. Nella varietà delle forme metriche romanze. si sostituisce la ricomparsa . tre versi.con qualche possibile ritardo. al ritorno regolare delle omofonie nelle sillabe finali. Aissi s'empren e s'enongla mos cors en lieis cum l'escors'en la verja.entra in gioco. in essa. qui de sa verj'a l'arma. dunque. però. la sestina. in questo modo. L'ordine che governa la ripetizione delle rime è. in modo che se il movimento continuasse oltre le sei strofe. Ma. la penultima al terzo posto e la seconda al quarto ecc.secondo un ordine complicato. invece. verso la propria fine . per cui l'ultima parola-rima di una strofe diventa la prima della successiva. qualcosa di cui si sa fin dall'inizio che finirà. qu'en Paradis n'aura doble joi m'arma. la canzone. jauzirai joi. questo di particolare. soprattutto quando si incarna in una forma metrica data: il sonetto.che nella lirica classica compare solo in modo occasionale . nel caso che il sonetto abbia. que plus mi nafra·l cor que colp de verja qu'ar lo sieus sers lai ont ilh es non intra: de lieis serai aisi cum carn e ongla e non creirai castic d 'amic ni d 'oncle. il poema ha una temporalità specifica e inconfondibile. e non am tan paren. quanto la struttura temporale che. Una poesia è. la sestina mette in opera. Prima di cominciarne la lettura. lai on non aurai oncle. che potrebbe idealmente disporsi secondo una successione perfettamente omologa al tempo cronologico lineare. alla fine. annuncia la sua propria ripetizione nelle succes- . La sestina ha. de me pot/ar l'amors qu'ins el corm'intra miels a son voi c'om fortz de frevol verja. sceglierò una forma particolare. Non è. s'a lieis plagues.ans me son tug plus que fra ire ni oncle non ai membre no·m fremisca. Quan mi sove de la cambra on a mon dan sai que nulhs om non intra . insieme. aissi cum fai l'enfas devant la verja: tal paor ai no·! sia prop de l'arma. come si dice.si sviluppa nella poesia latina cristiana a partire dal IV secolo fino a diventare poi nella lirica romanza un principio costruttivo essenziale. l'istituto della rima si modifica nel senso che. viene. sivals a frau.c'interessa. se stessa come altra) nelle strofe precedenti e. meglio. ha il suo proprio tempo. scandita e animata attraverso l'alterno gioco delle parole-rima.. per cosl dire. tanto l'intrigo numerologico che . son cledisat qu'apres dins cambra intra. in questo senso. e cossentis m 'a celat dins sa cambra. una tornada ricapitola le parole-rima combinandole all'interno di tre versi. la prima slitta a seconda. 79 APOSTOLOS Del cors li fos.fors en pian o dins cambra. che si concluderà necessariamente a un certo punto . una coda.14 versi se si tratta di un sonetto . non de l'arma.

141-42: «de la prim'ora a quella che seconda I come 'l sol muta quadro. qui un altro tempo.è una macchina soteriologica che. l' «ora sesta» rimanda esplicitamente alle sei ore di Adamo in Paradiso (Par. contiene una lunga e interessantissima appendice sulla storia della rima. articola la loro relazione col sabato (la tornada) come cifra del compimento messianico del tempo.almeno nel caso della sestina l'analogia strutturale non sembra essere casuale. al contrario. e si sviluppa progressivamente fino ad assumere alle soglie dell'età moderna l'importanza che ci è familiare. E come questo non è un altro tempo rispetto al tempo cronologico e all'eternità. in cui si compie la sua redenzione: sexta namque die Deus hominem condidit. Per questo la sestina non può veramente finire. sexta aetate. ma piuttosto come la ricapitolazione e l'abbreviazione messianica (la tornada in tre versi ricapitola la struttura dell'intero poema) della storia della creazione. La retorica cosiddetta «asiana».che corrispondono alle relazioni tipologiche fra passato e presente .la rima nasce nella retorica classica. Forse queste considerazioni possono gettare qualche luce sul problema dell'origine della rima nella poesia europea . che esibisce insieme la loro singolarità e la loro segreta connessione. manca .che lascia cadere la vecchia questione di quale popolo abbia «inventato» o introdotto la rima nella poesia occidentale moderna (secondo W. rivolto insieme in avanti e all'indietro. Vi ho già detto che la rima compare nella poesia latina cristiana alla fine dell'epoca imperiale. ma è la trasformazione che il tempo subisce ponendosi come resto. spezzava il periodo in brevi commata o cola. È una teoria interessante e. e il poema sembra condannato a ripetersi.trasforma il tempo cronologico in tempo messianico. sexta hora eum redimit. Georges Lote. In Dante. perché fa derivare dalla prosa un'istituzione che siamo abituati ad associare esclusivamente alla poesia. la sequenza cronologica del tempo omogeneo lineare si trasforma completamente per comporsi in costellazioni ritmiche esse stesse in movimento. Finché. Il libro di Eduard Norden che ci è capitato di citare a proposito dello stile di Paolo. l'ora sesta») e il suo uso della sestina nelle rime petrose si colora cosl di un significato soteriologico (Adamo è il tipo del APOSTOLOS 81 messia). in questo senso. la sua fine.un problema sul quale gli studiosi sono molto lontani dall'aver raggiunto sia pur l'ombra di un accordo. Non vi è. Secondo Norden . La cosa più sorprendente è che . attraverso la sofisticata mechané degli annunci e delle riprese delle parole-rima . Attraverso questo complicato va-e-vieni.~ te quello dei sei giorni della creazione e. Ma essa non ci dice nulla sulle ragioni per cui una figura retorica prosastica tutto sommato secondaria fu trasposta e assolutizzata fino a definire un istituto poetico in ogni senso decisivo. Già Onorio di Autun sottolineava in un distico l'importanza del sesto giorno . Gli studiosi moderni hanno riscoperto l'importanza delle relazioni numerologiche nella poesia medievale.e della sesta età del mondo.e. nella sua straordinaria Histoire du vers français. per cosl dire. che legava ulteriormente i membri contrapposti attraverso la consonanza delle sillabe finali delle ultime parole (omoteleuti). ogni poema . è questo stesso tempo che. Si direbbe che Arnaut. cita fra i primissimi esempi . giungendo non si sa da dove. 270) col particolare significato che questo numero ha nel racconto della creazione. attraverso le sue più o meno recondite pulsazioni interne. insieme. si sostituisce a quello cronologico.come manca la settima strofe. che. non priva di una certa ironia. Il movimento della sestina attraverso le sue sei strofe ripe. in quanto tempo che il poema ci mette per finire. proprio al momento della fine. sexta feria. cui Norden dedica gran parte delle sue analisi. però. la tornada riprende e ricapitola le parole-rima in una nuova sequenza. quando il movimento retrogrado-cruciato si è compiuto. si organizza per dar luogo al tempo del poema. Meyer. la rima avrebbe origini semitiche) . Ed è appunto nell'ambito di questa parallela ripetizione dei cola che vediamo apparire per la prima volta qualcosa come unarima. come l'autore del Genesis Rabbah. Cosl l'evidente relazione della sestina col numero sei è stata opportunamente messa in connessione (Durling e Martinez. non considera il sabato come un giorno omogeneo agli altri. che venivano poi articolati e connessi attraverso la ripetizione della stessa struttura sintattica. cosl il tempo della sestina è la metamorfosi che il tempo subisce in quanto tempo della fine. Credo che ormai avrete perfettamente capito in che senso vi ho proposto la sestina come modello in miniatura del tempo messianico.So IL TEMPO CHE RESTA sive. La sestina . Antike Kunstprosa. in particolare negli omoteleuti che sottolineavano la figura detta parallelismo.in cui avvengono creazione e caduta dell'uomo . XXVI. insieme.

che sembra rimandare a un'esigenza interna e a una motivazione epocale. 98): re a ogni costo. Gli studiosi della poesia latina cristiana hanno notato che essa organizza il suo rapporto con la Sacra Scrittura secondo una struttura tipologica. raggiunge in lui un vertice ignoto tanto alla prosa greca che a quella semitica. che si sforza di mantene- Più oltre. E quando Late vuole citare una composizione poetica in cui la rima è ormai diventata un principio consapevole di organizzazione formale. che abbiamo a lungo commentato. 7-8). poiché nella sua traduzione. Norden nota che Paolo si serve tanto del parallelismo formale della prosa d'arte greca che di quello semantico della prosa e della poesia semitica. è l'eredità messianica che Paolo lascia in eredità alla poesia moderna e . strutturato secondo il gioco paolino delle relazioni tipologiche e della ricapitolazione. per stichoi. le antitesi e le omofonie della retorica classica e della prosa ebraica . cioè per unità sintagmatiche non troppo diverse dai cola e dai commata della retorica classica . Vi darò solo qualche esempio. come nel caso del distico epanalettico in Sedulio e in Rabano Mauro. In questo poema rivolto contro i donatisti. di allitterazioni e di parole-rima.82 IL TEMPO CHE RESTA APOSTOLOS di poesia rimata una composizione di Agostino. e già Agostino. speiretai soma psychic6n egeiretai soma pneumatik6n E nella Seconda lettera a Timoteo (4. kai oi chromenoi ton kosmon hOs me katachromenoi Ma c'è di più. Il primo è il passaggio sull' hos me.si rivela integralmente animato da un gioco inaudito di rime interne. come certe edizioni fanno. dove la vita stessa dell'apostolo. come articolazione della differenza tra serie semiotica e serie semantica. sembra rimare con se stessa (Girolamo sembra avvertirlo. anche se essa dovrebbe essere intesa piuttosto come un paradigma epistemologico che come un'ipotesi storico-genetica: la rima nasce nella poesia cristiana come transcodificazione metrico-linguistica del tempo messianico. l'esempio che egli dà concerne appunto l'hora novissima dell'evento messianico (ibid.. nella stessa Prima lettera ai Corinzi (r 5. Girolamo . come esegeta di Paolo è scadente e persino malevolo . questa struttura tipologica si traduce in una struttura metrica. kai oi agordzontes hOs me katéchontes. giunta alla sua fine.come traduttore intende invece benissimo il valore di rima degli omoteleuti. speiretai en astheneia egeiretai en dyndmei.che.intesa in senso ampio. kai oi klaiontes hOs me klaiontes. kai oi chairontes hos me chairontes. Paolo spinge all'estremo il parallelismo. che si ha quando si connettono in modo alterno parole e senso» (Agostino. 42-44): speiretai en phthord egeiretai en aphtharsia. ton dromon tetéleka.soprattutto se disposto. si era accorto del suo uso della «figura che i greci chiamano klimax e i latini gradatio . Una traduzione anche fedele non rende giustizia alla struttura per cosl dire prosodica dell'originale: Hora sub hac novissima mundi petivit infima. che pure leggeva Paolo in latino. 38). A questo punto avrete compreso l'ipotesi che intendo suggerire. come sapete. un autore. 266). che era particolarmente sensibile al problema del tempo. in cui typos e antftypos si corrispondono attraverso il parallelismo fra due emistichi (la prima metà del verso A corrisponde alla seconda metà del verso B). articolati e scanditi da rime. speiretai en atimia egeiretai en doxe.questa è l'ipotesi con cui vorrei concludere la nostra esegesi del tempo messianico . Ma il testo stesso di Paolo . ten pistin tetéreka loip6n ap6keitai moi ho tes dikaiosynes stéphanos. delle vere e proprie rime compaiono proprio nel punto in cui Agostino riprende la parabola evangelica che paragona il regno dei cieli a una rete per prendere i pesci (Late.. La rima . moltiplica le rime: bonum certamen certavi I cursum consummavi I/idem servavi): ton kal6n agona egonismai. promissus ante plurimis propheticis oraculis. A volte..ma il frantumarsi del periodo in stichi brevi e affannosi.

r6. un avverbio e perfino un segno di interpunzione possono assumere il rango Eis di terminus technicus non meno di un sostantivo. In che misura ciò sia da intendere ~Ila lettera -. ogni riconoscibile 1dentlta.un solo esen:pio lo prova al di là di ogni dubbio. 25) . r6.lin. Paolo si serve per due volte nella Lettera ai Romani (2. Quinta giornata Eis euaggélion theou s! ®" Nella terminologia di un autore. nel punto mcm assume questa nuova ateologia. «già». diventeranno il nostro «credere in». ma di un vero e proprio lascito teologico. la preposizione eis.ma nella Bibbia e nella Settanta compaiono soprattutto le forme verbali bsr ed euaggeltzesthai) significa «la buona notizia». «il Euaggélion lieto messaggio» annunciato dallo eudggelos. cioè.Welt-sein o Da-sein: il trattino è il più dialettico dei segni di interpunzione. per esprimere la natura della fede. che in greco indica in generale il movimento verso qualcosa. Il congedo degli dei fa tutt'uno colla scomparsa della forma metrica chiusa. in formule come pisteuein eis . con altrettanta ragione si potrebbe segnalare la funzione decisiva che in Heidegger hanno tanto l'avverbio schon. alle so~he d~l nuo~o secolo. che. allora. Per questo. non si tratti qui sempliceme?te di una seco~anzzazione. Il termine indica tanto l'atto dell'annuncio. <<nondimeno». rimandiamo ad allora ogni ulteriore considerazione. in che senso.e' m particolare. M. attraverso la traduzione di Girolamo. che la poesia assume senza beneficio d'inventario .IL TEMPO CHE RESTA la storia e il destino della rima coincidono nella poesia con la storia e il destino dell'annuncio messianico. infatti. «fede in»). l'ateologia è immediatamente aprosodia. Euaggélion (come l'ebraico besora . dell'ultimo Dio. in Paolo. il Cristo-. in perfetta indistinzione tra i due sensi. le gerarchie di carattere grammaticale non hanno rilevanza e una particella. Quando Holde. il messaggero di gioia. possa acquisire un carattere terminologico. elabora la sua dottrina del commiato degli ?e1 -. Ma poiché analizzeremo questo specifico uso paolino a proposito del successivo termine euaggélion. Puder ha notato l'importanza strategica dell'avverbio gleichwohl. in Kant. perché unisce solo nella misura in cui separa. che il suo contenuto.o pistis eis christ6n Iesoun (che. la forma metrica della sua li:ica ~pezza fino a perdere. Non sorprende quindi. che il trattino in espressioni come In-der. Egli se ne serve. negli ultimi inni.

«essere violentemente trasportato». al passivo. e nemmeno. «abbondanza di attività divina». frequentativo di phero. «fede» e dalla parousfa che esso implica. annuncio» (Origene 1993. 75). 6: «pistis di' agdpes energouméne. Al contrario. 7: «secondo l'enérgeia della sua dynamis. aderire pienamente a qualcosa. proprio a proposito della formula paolina katd ton euaggélion emou: «negli scritti di Paolo». semplicemente un discorso. essere in atto: la fede è. esser convinto (nel senso non psicologico. «Euaggélion». in cui il testo della lettera si confonde in ogni punto con l'annuncio e questo con il bene annunciato. essere trasportato in pienezza. 5). infatti. essere presentato come il contenuto stesso dell'annuncio (Gal. cosi la struttura temporale implicita nel suo euaggélion si distingue da quella della profezia.in quanto dynamis. Il termine è etimologicamente perspicuo: pleros significa «pieno. L' euaggélion non è. potenzialità (dynamis significa tanto potenza che possibilità) . 4: «ciò che in voi mette in atto le potenze [energ6n dyndmeis] proviene dall'ascolto della fede») e può. 73). nel senso di uno stato d'animo interiore. il termine si identificò con un testo scritto. al passivo. Pistis è il nome che Paolo dà a questa zona di indifferenza. «è un discorso [logos] che contiene per colui che crede la presenza [parousfa] di un bene. Ma questo principio non è. Quando i lessici teologici moderni osservano che in Paolo «l' euaggélion come promessa di salvezza unisce insieme la concezione teologica di una parola che promette con quella di un bene che è oggetto di promessa».in esso . Solo più tardi.il che è comprensibile solo se euaggélion indicava ormai anche un libro. ma ontologico che Michelstaedter dà al termine «persuasione»).e. quella operante [energouméne] nella mia potenza»). egli scrive. 5. l 6). Il problema del significato del termine euaggélion non può essere separato da quello del significato del termine pistis. insieme. fede che è in opera attraverso l'amore». Inoltre egli accosta spesso fede ed enérgeia. Misurarsi con l'euaggélion. Paolo conosce perfettamente l'opposizione . ma è precisamente ciò che . Fil. significa necessariamente addentrarsi in un'esperienza di linguaggio. l. pertanto. l. 3. del complemento della fede («per chiunque crede»). chiama l' euaggélion dei cristiani awen gillaion.fra potenza (dynamis) e atto (enérgeia) e vi fa riferimento in più punti (Ef 3. che può però essere creduto e verificato: esso nasce .tipicamente greca. Questa definizione sembra implicare che l'annuncio . insieme categoria di lingua e di pensiero . come qualcuno ha suggerito. 29: «secondo la sua [del messia] enérgeia. Il composto significa dunque: portare a pienezza o. l' enérgeia dell'annuncio. un logos che dice qualcosa di qualcosa. anzi. ma anche in potenza e in molta plerophorfa» (r Tess. Come l'apostolo si distingue dal profeta. l'impossibilità di distinguere fra l'annuncio e il suo contenuto. rispetto alla potenza. essa coincide col contenuto dell'annuncio. 2 3: «egli [Paolo] ora annuncia la fede [euaggelfzetai ten pistin]»). senza che restino dei vuoti . 3.ne mette in atto la potenza (Gal. La Lettera è. Col. in questo senso.86 IL TEMPO CHE RESTA della formula «secondo il mio buon annuncio» (katd ton euaggélion emou). principio di attualità e di operazione (Gal. anzi. per la sua efficacia. L'annuncio non è un logos in sé vuoto. «noi non troviamo un libro chiamato euaggélion. L'annuncio non si riferisce a un evento futuro.abbia bisogno. Questa definizione coglie perfettamente il nesso annuncio-fede-presenza (euaggélion-pistis-parousfa) che si tratterà per noi di comprendere. Subito dopo il prescritto della Lettera. vale «portare assiduamente» o. ciò che occorre pensare è proprio il senso di questa coincidenza. scrive Origene. Che cos'è un logos capace di operare per chi l'ascolta e crede una presenza? In questo senso. indipendentemente dal sito della sua enunciazione e dal soggetto Plerophorfa che l'ascolta. l. ma tutto ciò che egli ha proclamato e detto era euaggélion. per Paolo. per eccellenza «energumena» (energouméne). l . quando si cominciò a formare un canone scritturale. oppure un discorso che annuncia che un bene atteso è presente [parefnai] » (ibid. con un gioco di parole tra greco ed ebraico. Cosi già Origene (prima metà del III secolo) sente il bisogno di precisare la differenza. qualcosa di esterno all'annuncio. Allo stesso periodo risale la battuta di Rabbi Meir che. ma a un fatto presente. compiuto» e phoréo. «il nostro annuncio non si è prodotto [egenéthe] soltanto in un discorso [en logo]..e. Paolo definisce il rapporto essenziale tra euaggélion e pistis in questi termini: «l'annuncio è potenza [df namis] per la salvezza per chiunque crede [panti to pisteuonti] » BIS EUAGGÉUON THEOU (Rm. 21: «secondo l'enérgeia del dynasthai»). «il margine della sciagura» . tutta la Lettera ai Romani non è che una parafrasi del termine euaggélion che compare nell'incipit . Plerophorfa non significa semplicemente «convinzione». La fede è l'essere in atto. Ciò che viene annunciato è la stessa fede che realizza la potenza dell'annuncio.

per cui esse non corrispondono più alla porta in cui si trovano. noi non riusciamo a intendere il testo e abbiamo l'impressione che. Paolo contrappone epaggelfa e pistis da una parte e nomos dall'altra. . entra da una porta ed esce. ciascuna delle quali è chiusa a chiave. che si può dire che le difficoltà e le aporie che essa implica coincidono integralmente con le difficoltà e le aporie della sua critica del nomos e che solo venendo a capo di queste si può entrare in quella.88 IL TEMPO CHE RESTA BIS EUAGGÉUON THEOU . ma attraverso la giustizia della fede» (Rm. «l'annuncio che era stato preannunciato».il primo è Mario Vittorino.Giovanni Crisostomo.. Si tratta per lui di situare fede. l-2).. componendo il suo scritto. vi sono quasi due secoli di enigmatico silenzio. » L'annuncio è la forma che la promessa prende nella contrazione del tempo messianico. La fede consiste nella piena persuasione della necessaria unità di promessa e realizzazione: «Egli (Abramo) essendo pienamente persuaso che colui che ha promesso è anche capace di fare . in cui l'apostolo sembra quasi avvicinarsi alla consapevolezza di uno specifico potere performativo implicito nella promessa (epaggelfa. e che la legge è stata data non per la salvezza.egenéthe .che.che in latino . 3) per aprire e illuminare i segreti della tradizione.ancora più chiaramente nella Lettera ai Galati . il cui Liber regularum è molto di più che il primo trattato sull'interpretazione delle Scritture-. egli cada in contraddizione. fino ad affermare che «quanto la legge dice . è insuperabile . interrotto appena da qualche citazione. ma qualcuno si è divertito a scambiarle. sia in greco . Un secolo dopo Ticonio .Abramo viene gioca. egli sente il bisogno di complicare ulteriormente l'apologo soltanto in essa. come teorico dell'interpretazione. Ma.nella fede di chi lo proferisce e di chi lo ascolta e vive mani. "conoscenza a posteriori"] del peccato» (Rm. lo dice affinché ogni bocca sia sigillata e tutto il mondo sia colpevole davanti a Dio». Teodoreto di Ciro. La reciproca implicazione tra annuncio.purtroppo l'originale è perduto: Origene 1993. parlando della legge. . Poiché l' apostolo. La comprensione del significato del termine euaggélion implica in questo senso la comprensione dei termini pistis ed epagNomos gelfa. Teodoro Mopsueta. di fronte alle oscurità della trattazione paolina della legge nella Lettera ai Ra- È in questo senso che.. dopo di lui comincia la sterminata fioritura di commenti. senza ~ar­ si vedere. Tanto nella Lettera ai Romani che nella Lettera ai Galati. dedicava la più lunga delle sue regulae proprio alle aporie della trattazione paolina e ali' apparente contraddizione fra promessa e legge che essa contiene. in particolare da Origene. ma che come mediatore fra cultura greca e cultura cristiana ha svolto una funzione fondamentale. 4. di cui Paolo sottolinea nel prescritto la connessione etimologica con euaggélion: euaggélion ho proepeggeflato. Paolo si spinge qui a formulazioni che suonano fortemente antinomistiche.aveva imparato da un rabbino (come egli stesso ci informa) a comparare i testi della Scrittura a una moltitudine di camere in una casa. su ogni serratura sta una chiave. in ognuna delle quali vi sono più porte nascoste. Cirillo di Alessandria ecc. 19-20). 13). D'altra parte. ma «per la conoscenza [epfgnosis. cioè promesso: ibid.un personaggio estremamente interessante. che è il primo a commentare sistematicamente la Lettera ai Romani. La promessa fatta ad Abramo è genealogi~ament~ anteriore alla legge mosaica.secondo la cronologia ebraica - . Didimo il cieco. promessa e legge rispetto al problema decisivo del criterio della salvezza. 3. proponendosi di apprestare delle «chiavi e lampade» (Ticonio. Origene . 22. 42)..Abramo e Mosè to per così dire contro Mosè. «Non attrav~rso la legge tu' fatta ad Abramo e al suo seme la promessa di diventare eredi del mondo. la promessa viene contrapposta alla legge e . Il carattere aporetico della trattazione paolina del problema della legge è stato notato già dai più antichi commentatori. 3. l. fede e rabbinico e paragona il testo a una reggia piena di magnifiche stanze. che . da un'altra (per unum aditum ingressus per alium egredt recita la cattiva traduzione di Rufino . 28: «riteniamo infatti che l'uomo è giustificato dalla fede senza le opere della legge». 20: «dalle opere della legge nessuna carne verrà giustificata di fronte a Dio» e 3. I termini del problema sono noti. 4. la trattazione paolina della fede e della promessa è svolta in un contrappunto così stretto con una critica della legge. plerophorfa è ribadita in Rm. secondo l'affermazione perentoria di Rm. subito dopo. certamente uno scrittore noiosissimo (Hadot non si è mai perdonato di avergli dedicato vent'anni della sua vita). Prima di lui. non sempre favorevole. .

«legge dei comandamenti» (E/ 2. L' a~tago?~smo ~ra epaggelia-pistis e nomos sembra qui opporre due prmdpi m ogru senso eterogenei. precetto legale.IL TEMPO CHE RESTA viene soltanto quattrocentotrenta anni dopo.o anche no- EIS EUAGGÉLION THEOU mos ton ergon. 17-18). Perché allora ~ legge? Fu aggiunta a motivo delle trasgressioni. «come senza legge». «La legge. 3. Paolo ha perciò cura di precisare più volte' il senso in cui il nomos è contrapposto ali' epaggelia e alla pistis: si tratta della legge ~el suo ~spetto prescrittivo e normativo. come suggerisce il Thesaurus di Stefano. facio cessare ab opere suo.ra perfede») e Lev. in Rm. non semplicemente la Torah. dalla fede. vivrà attraverso di essi»~ su~gerisce qui ~on tanto un'opposizione o un rapporto di su?o~dmazion~ gerarchica t7a le~ge e fede. In?ltre egli sembra neutralizzare in più punti la stessa antitesi per articolare un rapporto più complicato fra promessa-fede e legge. il . perché mi è capitato di fare in proposito una scoperta per un filosofo quanto meno sorprendente..non certo soltanto per u~' acc~rtez­ za strategica . ma è un'opposizione interna allo stesso nomos -1' opposizione fra un elemento normativo e un elemento promissivo. La legge non pr~viene.anche se nella forma di un'interrogazione retorica . Se 1 e7edi!a veruss~ dalla legge. ma il suo aspetto normativo. Se questo è vero. Per esprimere la relazione fra epaggelia-pistis e nomos . che significa «inoperante. non-in-opera (a-ergos). ma énnomos christou. nella legge. ma Dio diede grazia ad Abramo mediante la promessa. rendendo cosi inoperante la promessa. Vi è. inattivo». 5 (Dio dice a Mosè: «parla agli Isra~ht~ e di l?ro .vivrà ~tt~averso di esse"».e. dall'altra. venuta quattrocentotrenta anni dopo. aboleo). dopo aver detto di essersi fatto hos dnomos.ed è a questo eccesso e a questa dialettica interna alla legge che Paolo si riferisce attraverso il binomio epaggelia (il cui correlato è la fede)/nomos (il cui correlato sono le opere). quasi che. La legge messianica è la legge della fede. 3. La citazione incrociata di Ab. egli corregge immediatamente questa affermazione precisando di non essere dnomos theou. con coloro che sono senza legge (cioè. qualcosa che eccede costitutivamente la norma ed è irriducibile a essa . e non semplicemente la negazione della legge: ma ciò non significa che si tratti di sostituire nuovi precetti alle vecchie miswoth . ma "chi avrà messo in pratica queste ca. disattivo. teniamo ferma la legge». non invalida ~n pa~t? con~luso da Dio. su cui tanto si è discusso.si tratta piuttosto di opporre una figura non normativa della legge a quella normativa. fino a che venisse il seme a cui era stata fatta la promessa» (Gal. «fuori della legge di Dio». Per questo Paolo.entolé è. 26 sono nelle Lettere!) Katargéo è un composto di arg6s. Innanzi tutto un'osservazione di carattere lessicale. la. tallo. che egli chiama nomos ton entolon. più in generale. un vero termine-chiave del vocabolario messianico paolino (delle 27 occorrenze nel Nuovo Testamento.Katargefn la seconda domanda. La questione non è però cosi semplice. «nella legge del messia».tiene continuamente a ribadire la santità e la bontà della legge («la legge è santa e il comandamento santo e giusto e buono»: Rm_. 3. 21. però. Metterete in pratica la mia legge e i miei precetti eh eseguirete.se. reddo aergon et ine/ficacem. E in Gal. 4 («il gi~~to v~.. 27-28).il suo gesto antinomistico: «Rendiamo dunque inoperante la legge attraverso la fede? Non sia! Anzi. come dobbiamo intendere quest'aspetto non normativo della legge? E qual è la relazione fra queste due figure del nomos? Cominciamo col rispondere al. egli smussa . in un passo importante (ibid. 27) può contrapporre al nomos ton ergon un nomos pfsteos. come Ticoruo aveva osservato. 18. e. Il composto vale quindi «rendo inoperante. che deriva a sua volta dall'aggettivo arg6s. i gojim). Cerchiamo di stringere più da vicino nel testo paolino i termini di questa aporia. poiché "il giusto vivrà per fede". e non può pertanto revocarla. Innanzi tutto Paolo . Si tratta del verbo katargéo. esse si implicassero e confermassero a vicenda (invicem firmant). traduzione dell'ebraico miswa. 2. . e chi li avrà messi in pratica.Paolo si serve costantemente di un verbo. una legge della fede: l'antinomia non concerne due principi irrelati e affatto eterogenei. Nello stesso senso. sospendo dall'efficacia» (o. l'apostolo sem~ra escludere aporeticamente una soggezione gerarchica della legge rispetto alla fede: «Che nessuno attraverso la legge sia giustificato presso D~o è manif~sto. 3. L'antitesi riguarda dunque epaggelia e pistis da una parte. Come già osservato da Stefano. 7. in I Cor. fra il messianico e la legge . sul quale dovremo soffermarci per un po'. quanto una relazione più intima. È noto che nomos nel giudeo-greco della Settanta e di Paolo è un termine generico che ha molti significati. 15) . essa non sarebbe più dalla promessa. 3. cioè degli atti compiuti in esecuzione dei precetti. 9. nella Settanta. ricordate le 613 mzswoth che ogni ebreo deve osservare! . 11-12. 31. Cosi. 12). «legge delle opere» (Rm..

Come dobbiamo intendere il telos di una potenza che si realizza nella debolezza? La filosofia greca conosceva il principio secondo cui privazione (stéresis) e impotenza (ady. cosl essa ha effetto sulla sfera della legge e delle sue opere non semplicemente negandole o annientandole.92 IL TEMPO CHE RESTA verbo è essenzialmente neotestamentario e. Come anche la più elementare conoscenza del greco avrebbe dovuto insegnare. cosl ora il messianico rende queste opere in-operanti. della debolezza. quindi. frequentissimo nei Padri greci (146 occorrenze solo in Giovanni Crisostomo). «far perire»: «il creatore oltre al suo potente sia! pronuncia anche il suo potente perisca! [katargéi5 corrispondente negativo di poiéOJ». la potenza messianica non si esaurisce nel suo ergon. 7.o. Innanzi tutto una considerazione di carattere generale sul significato del termine. Per Paolo.lo abbiamo visto . Questo è il senso del verbo katargéi5: come. distruggere» . Fino a Paolo è estremamente raro (lo si trova in Euripide. l'incompiuto diventa compiuto e il compiuto incompiuto. attivo. egli può ra p- . ma resta in esso potente nella forma della debolezza. in un contesto che egli non poteva ignorare. ma dis-attivandole. in un passo che Suda glossa anenergéton einai. la potenza della promessa è stata trasposta in opere e in precetti obbligatori. katargéo indica il far uscire dall' enérgeia. come abbiamo visto. il messianico opera un'inversione analoga a quella che. potenza/atto. ma in quella della asthéneia. ro46a 32). ibid. 27). ma energéi5. Tanto più che è Paolo stesso a giocare su questa corrispondenza in un passo significativo. Come abbiamo visto. secondo Scholem. Prima di Paolo. L'inversione messianica del rapporto potenza-atto ha anche un altro aspetto.Asthéneia namia) sono comunque una specie di potenza («ogni cosa è potente o attraverso l'avere qualcosa oppure attraverso la privazione di questa stessa cosa»: Met. 9) .ribadito nel versetto successivo: «quando sono debole. rendendole inoperanti. in 2 Mach. 5-6).. Come la potenza messianica si realizza e agisce nella forma della debolezza. per tradurre un verbo ebraico che significa il riposo del sabato (ad esempio. si sente rispondere: «la potenza si compie nella debolezza» (dynamis en astheneia teleitai) (2 Cor. cosl qui la potenza passa all'atto e raggiunge il suo telos non nella forma della forza e dell' ergon. Come l'opposizione etimologica con energéi5 mostra con chiarezza. La djnamis messianica è. il non essere più in atto. ora invece siamo stati dis-attivati [katergethemen. questo termine (che Girolamo rende prudentemente con evacuari. «annientare. r 5. Ci si è chiesti . è notevole l'uso della forma argéi5 nella Settanta. le restituisce alla potenza nella forma dell'inoperosità e dell'ineffettività. dall'atto (al passivo. «essere inoperante»). dall'altra. dopo Paolo. costituisce «il telos della legge» (Rm.conosce perfettamente la relazione oppositiva tipicamente greca dynamis/enérgeia. io mi limiterò a darvene una campionatura significativa. ror9b 9-ro. in un lessico recente. ma la disattivazione e l'ineseguibilità della legge. a proposito delle mani lasciate inoperose. Paolo formula questo principio di inversione messianica del rapporto potenza-atto nel celebre passo in cui. ro. l'essere sospeso). col quale possiamo cominciare la nostra esemplificazione: «Quando eravamo nella carne. 5. il corrispondente positivo di katargéi5 non è poiéi5. costitutivamente «debole» . "resi inoperosi"] rispetto alla legge» (Rm. nel nomos.ma è proprio attraverso la sua debolezza che può esercitare i suoi effetti: «Dio ha scelto le cose deboli del mondo per confondere le forti» (I Cor. per effetto BIS EUAGGÉUON THEOU 93 di questo. peggio ancora. come accade spesso di leggere nelle traduzioni moderne. in questo senso. In questa relazione. metto in opera. 25): non è certo un caso che nel termine con cui l'apostolo esprime l'effetto del messianico sulle opere della legge suoni un verbo che significa la sospensione sabbatica delle opere.in verità con poca intelligenza . su cui gioca più volte. e in Polibio. r. Paolo . 4). Potete trovare elencate nei lessici neotestamentari le 22 occorrenze del verbo nel testo paolino. allora sono potente». 24) e. Solo in questa prospettiva sono comprensibili le affermazioni paoline secondo cui il messia da una parte «renderà inoperante [katargése] ogni principato e ogni potestà e potenza» (I Cor. r 2. mentre chiede al Signore di liberarlo dalla spina confitta nella sua carne. le passioni del peccato erano messe in atto [energeito] attraverso la legge nelle nostre membra per por~are frutti alla morte. Solo in quanto il messia rende inoperoso il nomos. schiettamente paolino. che ovviamente derivano da lui e quindi possono servirci solo indirettamente per capire l'uso paolino. non-più-in-opera. lo fa uscire dall'opera e lo restituisce cosl alla potenza.se telos valga qui «fine» o «compimento». caratterizza il waw conversivo: come. «svuotare») non significa. «ogni potenza è impotenza rispetto allo stesso e secondo lo stesso». Il messianico è non la distruzione.

fatto uscire dall'atto . ma in qualche modo persista e. Un termine genuinamente messianico. Attraverso l' Aufhebung. 150): dopo aver dichiarato più volte che il messianico rende inoperosa la legge. A questo punto debbo parlarvi della scoperta a cui avevo accennato a proposito della vita postuma del verbo katargein in Aufhebung ambito filosofico.94 IL TEMPO CHE RESTA presentarne il telos. 3.non senza qualche ironia . 3. che. è sempre già preso in una storia e in un tempo. (Crisostomo. l'Aufhebung fa la sua comparsa a proposito della dialettica della certezza sensibile e della sua espressione nel linguaggio attraverso il «questo» (diese) e l' «ora» (jetzt). cioè. ma il progresso verso uno stato migliore. l 3. e poi di conservare questo nulla.una secolarizzazione della teologia cristiana.abbia applicato alla teologia un'arma che essa stessa conteneva . 3 l che nella maggior parte delle sue occorrenze nel testo delle Lettere? Aufheben . non è una novità. Di qui l'ambiguità del gesto di Rm. per questo.in questo senso . ma in qualche modo di un accrescimento e di un dono verso il meglio. ma compiuto . Nella Fenomenologia dello spirito.ed è questo non-essere che è conservato nel linguaggio e posto così solo alla fine come ciò che veramente è. allora ciò che è per parte katargethésai». che costituisce la pietra d'inciampo di ogni lettura della critica paolina della legge: «Rendiamo dunque inoperante [katargoumen] la legge attraverso la fede? Non sia! Anzi. che esprime la trasformazione della legge per effetto della potenza della fede e del1' annuncio. 113). 12-13. non è altro che l'esposizione della struttura della significazione linguistica in generale. 8). E perché è stato usato per rendere il gesto antinomico della katdrgesis paolina (heben wir das Gesetz auff I durch den g!auben? Das sey /erne I sondern wir richten das Gesetz auf/) che il verbo tedesco ha assunto quel doppio significato. non è. non si creda che si tratti di una distruzione totale. Ciò che è disattivato.non è certo irrilevante. nel senso che tutti i suoi concetti decisivi sono interpretazioni e secolarizzazioni più o meno consapevoli di un tema messianico. 3. ma quando verrà il compimento. essere conservato (Was sich aufhebt. un non-essere . insieme fine e compimento. Com'è detto nell'originalissima pericope di 2 Cor. differisce verso il futuro il sensibile che in esso si esprime e..cioè. ma conserva e porta a compimento. In verità è proprio il significato del s~o terminus technicus che si tratta qui per l'apostolo di precisare. tolto e conservato. trasformando il negativo in essere. In quanto l' «ora» ha già cessato di essere mentre viene proferito (o scritto). dopo aver detto katargeitai egli aggiunge: «in parte conosciamo e in parte profetiamo. ma tutta la modernità .intendendo con questo termine l'epoca che sta sotto il segno della Aufhebung dialettica .un gewesen. teniamo ferma [histdnomen] la legge». È possibile portare a compimento la legge. il linguaggio produce come un passato e. cioè non sarà più parziale. «compimento di ciò che è stato dis-attivato». In ogni caso. Già i primi commentatori avevano notato che l'apostolo sembra qui contraddirsi (contraria sibi scribere: Origene 1993. wird dadurch nicht zu Nichts: ibid. come tale. Hegel non fa che descrivere il movimento stesso del linguaggio. che prima di lui è attestato. ma che Hegel . Il rendere inoperante [katdrgesis] è un compimento [plérosis] e un'aggiunta verso il meglio [pros to meizon epidosis]. Nel «questo» e nell'«ora». 31. ma non è frequente.). solo se essa è stata prima restituita all'inoperosità della potenza. diventa così il termine chiave della dialettica. qui sembra affermare il contrario. la cui esposizione apre la Fenomenologia dello spirito. di cui il «pensatore speculativo» non può che «rallegrarsi» (Hegel. egli chiama in realtà katdrgesis non la distruzione dell'essere (aphdnisis tes ousias). sempre già aufgehoben. come egli ci spiega più avanti. il messia è telos tou katargouménou. disattivazione e compimento. insieme. Questo significa il termine katargeitai. 104) La katdrgesis messianica non abolisce semplicemente. Che questa sia . il tentativo di afferrare l'ora produce già sempre un passato . che ha la «divina natura» di trasformare la certezza sensibile in un negativo e in un nulla.e che quest'arma fosse autenticamente messianica . e che è dunque con ogni probabilità attraverso la traduzione delle lettere paoline che il termine ha acquisito !a particolare fisionomia che Hegel doveva raccogliere e sviluppare. l'immediato è. udendo questa parola. . Vi è un passo straordinario di Giovanni Crisostomo in cui egli analizza questo doppio significato del katargein paolino. allora non soltanto il pensiero hegeliano. è kein Wesen.cioè proprio la parola sul cui doppio significato («abolire» EIS EUAGGÉUON THEOU 95 e «conservare». Il «mistero eleusino» della certezza sensibile.è impegnata in un corpo a corpo ermeneutico col messianico. riferendosi al suo stesso aver luogo attraverso gli indicatori dell'enunciazione «questo» e «ora». riportandolo al suo etimo. insieme. Quando l' apost9lo usa questo verbo (per esempio nell'espressione gnosis katargethesetai: I Cor. Affinché. aufbewahren e aufhoren !assen) Hegel fonda la sua dialettica! Un esame del lessico luterano mostra che Lutero è consapevole del doppio significato del verbo. Nei termini della linguistica moderna. Qual è infatti il termine con cui Lutero traduce il verbo paolino sia in Rm. annullato. (V Se la genealogia della Aufhebung qui proposta è corretta. in questo modo. così. ma conservato e tenuto fermo per il suo compimento. possa. fatto uscire dall' enérgeia.. presupposto della Aufhebung è che ciò che è tolto non sia completamente annullato.

mettendoli in connessione con l' Au/hebung hegeliana e svolgendoli in una vera e propria ontologia della traccia e del supplemento originario. ma anche l'impossibilità di un'estinzione del segno. grado zero ed eccedenza del signifiGrodo zero cante nelle scienze umane del Novecento. il termine non marcato . Per questo Aristotele può scrivere che la privazione è una specie di eidos. ancora del tutto neutralizzata. ma questo non può essere aggiunto al tempo come un supplemento o una dilazione infinita. che per quelli di traccia e supplemento originario nel pensiero contemporaneo. 458). «con valore simbolico zero. in questo senso.essi finiscono cosi coll'appiattire il messianico sull'escatologico. un' «architraccia». Nel 1957 Lévy-Strauss ha svolto questi concetti nella sua teoria dell'eccedenza cos:itutiva del significante rispetto al significato. senza comportare per questo alcun significato particolare. di non-segni.l'inafferrabilità dell' «ora» . Questi concetti (anzi. tradizionalmente determinata nella sua dimensione dativa. cioè. cioè. Ma .sulle tracce di Bally . ma. Considerazioni in qualche modo analoghe possono farsi tanto per i concetti di opposizione privativa. che vi sia ancora significazione al di là della presenza e dell'assenza. in quanto la privazione implica ancora un rimando all'essere o alla forma di cui vi è privazione. compiere e far finire la nostra rappresentazione del tempo. la presenza manchi nella sua assenza). ha come funzione propria quella di opporsi alla semplice assenza di fonema. secondo Trubeckoj. la sua differenza . Gli interpreti francesi di Hegel . la cosa stessa già sempre come segno e repraesentamen.faccia la sua prima apparizione nella filosofia del Novecento proprio in Kojève.partono cosi dalla convinzione che «la filosofia hegeliana. in verità. Anche il tempo messianico .col problema del tempo messianico. che non si aggiunge a qualcosa. è che il per-sé della presenza a sé ifiir sich). conservata come grado zero della differenza. «Ciò che vorremmo dare a pensare. un sorta di arcifonema tra presenza e assenza. ma che la non-presenza equivalga in qualche modo a un grado zero di presenza (che. Derrida ha restituito cittadinanza filosofica a questi concetti. insieme. piuttosto. cioè. non quello della significazione in generale. Aristotele (Met. Ma il pleroma è pensato da Hegel non come la relazione di ogni istante col messia. in questo senso. (È stato Jakobson . per Jakobson. pur non comportando alcun carattere diffe- BIS EUAGGÉLION THEOU 97 renziale.in quanto segno di una mancanza di segno .in quanto tempo operativo . Il concetto di «traccia» nomina questa impossibilità per un segno di estinguersi nella pienezza di un presente e di una presenza assoluta. di forma). 1004a 16) distingue infatti la privazione (stéresis) dalla semplice assenza (apousia). tuttavia. La traccia dev'essere pensata. Ciò si mostra. quando l'opposizione è neutralizzata . la cui unica funzione è di esprimere lo scarto ~ra significante e significato.e. nella Scienza della logica. Se . Secondo questa teoria. prova a sufficienza che la connessione col tema messianico non è qui. Derrida critica il primato della presenza nella tradizione metafisica e mostra che in essa si insinuano già sempre la non-presenza e la significazione. 98). se non ci fosse più avvenire e il tempo potesse arrestarsi» (Koyré. in se stessi vuoti di senso. Il concetto di opposizione privativa in Trubeckoj definisce un'opposizione in cui uno dei due termini è caratterizzato dall'esistenza di una marca l'altro dalla sua mancanza. cioè. Attraverso un'attenta decostruzione della fenomenologia husserliana. come Derrida preferisce dire. che si manifesta in qualche modo attraverso la sua mancanza. perché l'origine non c'è. il termine marcato perde valore e quello non marcato rimane unicamente rilevante assumendo il ruolo di arcifonema cioè di rappresentante dell'insieme dei tratti distintivi comuni ai due termini'. L) e che si oppongono all'assenza di significazione. a loro volta sempre già prese in un significare. In questo orizzonte. che diviene cosi l'origine dell'origine. sorge nel movimento della supplementarità come sostituzione originaria. o. 396) dopo la fine della storia.a sistematizzare l'uso delle espressioni «segno zero» e «fonema zero» invece di quelle di grado non marcato e di arcifonema. Il fondamento filosofico di questi concetti è nell'ontologia aristotelica della privazione. questi «indecidibili») mettono in questione il primato della presenza e del significato nella tradizione filosofica. e questo scarto si traduce nell'esistenza di significanti liberi o fluttuanti. nella forma di un "al posto di" ifiir etwas). come «prima dell'ente». e l'opposizione è tolta e. il fonema zero. il significato già sempre in posizione di significante. Il presupposto è qui che il termine non marcato don si opponga a quello marcato semplicemente come un'assenza (un nulla) a una presenza. come abbiamo visto. la Torah resa inoperosa non è presa in un differimento e in una dislocazione infinita . significazione zero. il che non sorprende. Essi presuppongono. Radicalizzando la nozione di stéresis e di grado zero. A partire dalla Voce e il fenomeno e dalla Grammatologia (1967). per definire la condizione dell'uomo poststorico. questi non-concetti. che la non-presenza in qualche modo ancora significhi. Che il concetto di désceuvrement .IL TEMPO CHE RESTA qui il problema dell' Aufhebung mostra la sua connessione . Si tratta. insieme. ma come il risultato ultimo di un processo globale. la significazione è originariamente in eccesso rispetto ai significati che possono riempirla. egli introduce il concetto di un «supplemento originario». nell'operazione stessa della significazione in generale» (Derrida 1972. si tratta piuttosto di interpreti russi: Koyré e Kojève. ma viene a supplire a una mancanza e a una non-presenza originarie.introduce nel tempo rappresentato una sconnessione e un ritardo. come autodonazione fenomenologica. il messianico . Nella Aufhebung. implica appunto l'unità degli opposti-. Cosi. o di segni in stato di désceuvrement e di Aufhebung.che è una buona traduzione del katargein paolino . il voyou désceuvré come «sabbat dell'uomo» (Kojève.essa trova. Non vi è nostalgia dell'origine. identificando il problema del tempo messianico con quello della poststoria. Al contrario. riflessiva o preriflessiva. il suo pléroma. cioè. il "sistema" sono possibili soltanto se la storia fosse finita. essi presuppongono non soltanto l'esclusione della presenza. In H~gel. che. che esprimono semplicemente la necessità di un contenuto simbolico supplementare»(Lévy-Strauss.in verità.è precisamente il varco attraverso cui è possibile afferrare il tempo. sia.Trubeckoj si serve qui non a caso del termine Aufhebung.com'è evidente in Kojève . Nella katdrgesis messianica. se si considera l'importanza dell'apocalittica nella cultura russa del Novecento . un'esigenza genuinamente messianica riemerge nel problema del pleroma dei tempi e della fine della storia. nel fatto che.vale come arcifonema. è prodotta come effetto retroattivo da una non-origine e da una traccia.

Lo stato di eccezione rappresenta. EIS EUAGGÉUON THEOU 99 Il caso d'eccezione rende palese nel modo più chiaro l'essenza dell'autorità statale. (Schmitt 1921. ma è deportato e differito nel suo stesso gesto. Ma propriamente messianica e storica è l'idea che il compimento sia possibile solo riprendendo e revocando la fondazione. La traccia vi si produce come la sua propria cancellazione» (Derrida 1967. a partire dalla quale soltanto essa può definire l'ambito normale della sua applicazione. per così dire. un' ex-ceptio nel senso letterale del termine: una cattura del fuori. nell'eccezione. una Aufhebung sospesa. in questo senso. in quanto «apocalittico della controrivoluzione» . La decostruzione è un messianismo bloccato. non semplicemente un'esclusione. cioè. In questo senso si può dire che. facendo i conti con essa.ma che. Quando la legge vige soltanto nella forma della sua sospensione. questa si mantiene in relazione con l'eccezione nella forma della propria autosospensione.convive con un tema messianico che insiste su quello del compimento. una sospensione del tema messianico. proprio per questo. non vi è un fuori della legge. non lascia mai essere una in-significanza. allora la legge include. per questo. Se.si ha una significazione vuota . si ha qui un'assoluta indeterminazione del dentro e del fuori. mantenendone e compiendone la significazione. nella situazione normale. la legge raggiunge. La trac. sospesa e compiuta? Per rispondere a queste domande. 41) È importante qui non dimenticare che. ~' ecce~ione è più interessante del caso normale. La norma si applica. 75-77). la legge vige nella forma della sua sospensione. e che.o. non raggiunge mai un vuoto di rappresentazione. il limite massimo della sua vigenza e.non può evitare di introdurre in essa dei theologoumena genuinamente messianici.IL TEMPO CHE RESTA tt?F non vi è nostalgia dell'origine. la sua differenza .avrete capito che è a lui che mi riferisco .sulla loro assenza . come Aufhebung e grado zero. Qui l'architraccia mostra la sua connessione .per esempio.che è lo stesso . Secondo Schmitt .che insiste soprattutto sul momento della fondazione e dell'origine . disapplicandosi. E quanto Schmitt esprime nel paradosso del sovrano che. ciò che respinge fuori di sé . Il movimento dell'Aufhebung. ma l'eccezione. Nello stato di autosospensione sovrana. passeggiare tranquillamente per strada . è. si insiste soltanto sul momento della fondazione e dell'origine o . Il significar-sé della significazione non afferra mai se stesso. Quando i due elementi si scindono. insieme. tuttavia. insieme..rispetto all'Au/hebung hegeliana e al suo tema messianico. «Occorre che il segno di questo eccesso (del segno sulla presenza) sia allo stesso tempo assolutamente eccedente rispetto a ogni possibile presenza-assenza..e la storia come il suo infinito differimento. ritirandosi da essa. nello stato di ecce- .per esempio. che non conosce mai il suo pleroma. 1 eccezione prova tutto. per Schmitt la forma pura e originaria della vigenza della legge. Quest'ultimo non prova nulla. è perché il suo ricordo è contenuto nella forma stessa della significazione. nello stato di eccezione è allora impossibile distinguere tra osservanza e trasgressione della legge. senza rapporto con la legge. si presenta come conforme alla legge . Qui la decisione si distingue dalla norma giuridica e (per formulare un paradosso) l'autorità dimostra di non aver bisogno del diritto per creare diritto . si ha la situazione che è testimoniata nel modo più evidente dalla Krisis husserliana: una fondazione a cui corrisponde soltanto un compito infinito. al contrario. ma siano puramente insignificanti. L'eccezione è. per così dire. si applica disapplicandosi. la trasgressione può configurarsi come adempimento. è che la presenza e l'origine non manchino. Nella nostra tradizione. Ciò che dev'essere escluso perché la decostruzione possa funzionare. Proviamo ad analizzare più da vicino i caratteri della legge nello stato di eccezione: r) Innanzi tutto. un tema metafisico . 2) Se questo è vero. insieme. coincide con la realtà stessa.il paradigma che definisce la struttura e il funzionamento proprio della legge non è la norma. la legge crea e definisce nello stesso tempo lo spazio in cui l'ordine giuridico-politico può avere valore.di grado zero . diventa qui principio di un differimento infinito. Se. dentro e fuori di essa.e. Il modo di iscrizione di una tale traccia nel testo metafisico è così impensabile che occorre descriverlo come una cancellazione della stessa traccia. in qualche modo esso si significhi ancora. durante il coprifuoco . qualunque comportamento che.può inverare una trasgressione . che neutralizza i significati. ali' eccezione. nello stato di eccezione. Definendo l'eccezione. di ogni produzione o sparizione di un ente in generale. ma un'esclusione inclusiva.e. in quanto ha il potere legittimo di sospendere la validità della legge. ciò che è escluso dalla norma non è. in questo senso. cioè. se preferite. non trovo nulla di più istruttivo che far ricorso a un paradigma epistemologico che sta al centro dell'opera di un giurista che ha posto la sua concezione della legge e del potere sovrano sotto una costellazione esplicitamente antimessianica .cia è. viceversa. Come dobbiamo pensare lo stato della legge sotto l'effetto della katdrgesis messianica? Che cos'è una legge Stato di eccezione che è. non solo esso conferma la regola: la regola stessa vive solo dell'eccezione. includendo il suo fuori nella forma dell'eccezione. lasciando cadere il tema messianico.

l 2 3. in uso. il che equivale press'a poco . che enuncia nuovi divieti e nuovi obblighi: essa agisce. Questo laconico enunciato non ordina né vieta nulla . lo dice affinché ogni bocca sia sigillata e tutto il mondo sia colpevole di fronte a Dio. il decreto rimase in vigore per tutta la durata del regime nazista). rende impossibile sapere e dire che cosa sia lecito e che cosa illecito. nemmeno uno .IOO IL TEMPO CHE RESTA zione. E questa paradossale figura della legge nello stato di eccezione messianico._de inoperosa e la porta al suo compimento. .i non non-Ebrei . disattivazione (katargein) e conservazione (histdnein) della legge. Una giustizia senza legge non è la negazione. I campi dico~­ centramento. 3. . in cui la legge si applica disapplicandosi. 27) della legge delle opere. insieme. Ciò significa che. l 15. la legge è assolutamente mformulabtle. ~e~a condizione messianica del credente. perciò dalle opere della legge nessuna carne sarà giustificata di fronte a Dio»... 15-19 («io non so quello che faccio . Si consideri lo stato di eccezione nella sua forma più estrema: quello istaurato in Germania dal Decreto per la protezione del popolo e dello Stato del 28 febbraio 1933.ilpléroma . La singolare espressione che Paolo usa nel v. attraverso la semplice sospensione degli articoli della Costituzione concernenti le libertà personali. Confrontiamo ora questa triplice declinazione della legge nello stato di eccezione con lo stato della legge nell'orizzonte della katdrgesis messianica. 3. L'informulabilità va qui intesa alla lettera.che la ren.o non ha ancora . Sappiamo che quanto la legge dice a coloro che sono sotto la legge. non ha pm . Esso recita semplicemente: «Gli articoli l 14. 7. L'aporia dialettica che Paolo formula in questo contesto. in quanto coincide puramente e semplicemente colla realtà. Il resto è un'eccezione spinta all'estremo. Tutta la critica del nomos in Rm. nascono nello spazio aperto da questa informulabilità della legge. 9. che. Paolo radicalizza la condiz10- EIS EUAGGÉuON THEOU IOI ne dello stato di eccezione. perché essa non si definisce più attraverso le opere. unicamente attraverso la sua informulabilità.la distinzione fra Ebrei e non-Ebrei. il fuori e il dentro della legge attraverso l'introduzione di un resto. nello st~. che Paolo chiama nomos pisteos.a «osservanza della legge senza legge».(exekleisthe: ibid. portata alla sua formulazion~ p~radossale. co- . 3) Corollario di questa ineseguibilità d~lla norma è. 3. corrisponde ora un gesto . piuttosto. ma quello che non voglio faccio») presenta con altrettanta chiarezza la condizione angosciosa dell'uomo di fronte a una legge che è diventata per lui assolutamente ineseguibile e. non conosce più né un dentro né un fuori. Questo non significa che Paolo estenda semplicemente ai non-Ebrei l'applicazione della legge: piuttosto egli rende indiscernibili Ebrei e non-Ebrei. Quanto alle due declinazioni ulteriori dello stato di eccezione . ma come manifestazione di una «giustizia senza legge» (dikaiosyne choris nomou: ibid. la legge. l'esecuzione delle miswoth.che Girolamo traduce inutiles /acti sunt . 9-20 non è che la ferma enunciazione di un vero e proprio principio messianico di ineseguibilità della legge: «Non vi è un giusto. della sua katdrgesis. l 24 e l 5 3 della Costituzione del Reich sono sospesi fino a nuovo ordine» (di fatto. Per questo Paolo può dire che la legge della fede è l' «esclusione» . ma la realizzazione e il compimento .ma. cioè l'ineseguibilità che caratterizza la legge nel tempo messianico e che solo la fede può sciogliere nuovamente in chresis..la fede ..l'ineseguibilità e l'informulabilità della legge . 3. è assolutamente ineseguibile. . 12: «tutti echreothesan» . 27).­ to di eccezione. Alla legge che si applica disapplicandosi. la legge non si configura come una nuova normazione. poiché non faccio quello che voglio .la forma di una prescrizione o di un divieto. coloro che sono nella legge e coloro che ne sono fuori. che l'ineseguibilità è la figura originaria della norma. l l 8. «legge della fede» (Rm. Questo resto . né énnomos né dnomos (secondo la definizione che Paolo applica a se stesso in I Cor. Quanto al primo punto (indistinguibilità di un dentro e di un fuori della legge): nel messianico .non è propriamente né dentro né fuori legge. E la celebre descrizione della divisione del soggetto in Rm. non è che l'espressione coerente di questo paradosso. nello stato di eccezione.della legge.se si considera che nel giudaismo giusto è per eccellenza colui che osserva la legge .significa alla lettera (a-chrei6o) «sono stati resi incapaci di usare» ed esprime perfettamente l'impossibilità di uso. 21). u7. in cui tutto diventa possibile.lo abbiamo visto .esse compaiono in Paolo come conseguenze necessarie dell'esclusione delle opere attuata dalla legge della fede. cioè all'indomani della conquista del potere da parte del Partito nazista.la sospensione! . affermando che la fede è. non può più funzionare. 2 l): esso è la cifra della disattivazione messianica della legge.

resta il problema di chi o che cosa sia il katéchon (in forma impersonale nel v. ma anche informulabile: «Cosa dunque? La legge è peccato? Non sia! Ma io non conobbi il peccato se non attraverso la legge. la casa. «Impero» significa qui il potere storico che riesce a trattenere l'av~ vento dell'anticristo e la fine dell'eone attuale: una forza qui tenet. la drastica abbreviazione del comandamento mosa~­ co . e malgrado ciò di essere capace di esercitare il potere storico.mette qui in guardia i Tessalonicesi contro il turbamento che può causare l'annuncio della sua imminenza: Nessuno vi inganni in alcun modo: se prima non venga l'apostasia e sia rivelato l'uomo dell'anomia. A questa contrazione della legge mosaica corrisponde. Se l'identificazione dell' «uomo dell'anomia» con l' antimessia (antfchristos) delle lettere di Giovanni è generalmente accettata . già presente in Tertulliano. Dopo aver diviso la legge in una legge delle opere e in una legge della fede. che svolgerebbe. che ritarda la venuta dell'anticristo. La fede in una forza frenante in grado di trattenere la fine del mondo getta gli unici ponti che dalla paralisi escatologica di ogni accadere umano conducono a una grandiosa potenza storica quale quella dell'Impero cristiano dei re germanici. l'asino ecc. in questo modo. E allora sarà svelato l' dnomos. fino a sedere egli stesso nel tempio di Dio mostrando se stesso come Dio. colui che sta co. ma di avere sempre presente la propria fine e la fine del presente eone. 7. ma <<non desiderare la donna. identifica questo potere che ritarda o trattiene la fine dei tempi con l'Impero romano. Il pléroma messianico della legge è una Aufhebung dello stato di eccezione. finché ora sia tolto di mezzo. Il concetto decisivo e storicamente importante alla base della sua continuità era quello di «forza frenante» di kat-échOn. può essere considerata come una secolarizzazione di questa inter- . Paolo . conosciuto il desiderio. 43-44) Le cose non cambiano molto con quegli interpreti moderni che identificano il katéchon con Dio stesso e vedono nel ritardo della parousfa l'espressione del piano salvifico della provvidenza («il katéchon inteso correttamente è Dio stesso . Non avrei. affinché sia rivelato nel suo tempo. Come vedete.«non desiderare» non è un comandamento .. Infatti il mistero dell'anomia è già in atto. ogni teoria dello Stato ..lo rende non soltanto ineseguibile. Poco prima. una funzione storica positiva (per questo Tertulliano può dire che «noi preghiamo per il permanere del mondo [pro statu saeculi]. La presenza l"parousia] di quello è secondo l'essere in atto di Satana in ogni potenza. vi dicevo queste cose? E ora conoscete ciò che trattiene [to katéchon].che sta parlando della parousfa del messia . se la legge non avesse detto: non desiderare!» (ibid. secondo le parole dell'apostolo Paolo nella seconda lettera ai Tessalonicesi. capitolo secondo . per la pace delle cose. Non credo che la fede cristiana originale possa avere in generale un'immagine della storia diversa da quella del kat-échon. in una legge del peccato e in una legge di Dio (ibid. ma del ritardo della parusia in sé contenuta nel piano temporale divino»: Strobel. continua autoimputazione senza precetto. non desiderare e qualsiasi altro comandamento si ricapitolano in queste parole: amerai il tuo prossimo come te stesso». resa inoperosa e ineseguibile . il figlio della distruzione. 7. 13. 2 l'unico fondamento possibile di una dottrina cristiana del potere statuale: Carattere essenziale dell'Impero cristiano era di non essere un regno eterno. 7). 6 e personale nel v. Un'antica tradizione. lo schiavo. Il mistero dell'anomia 3-9. qui.che vede in esso un potere destinato a impedire o a ritardare la catastrofe. non rubare. funziona semplicemente come un principio universale di imputazione.102 IL TEMPO CHE RESTA me tale.ntro e s'innalza ~u tutto ciò che si dice Dio od oggetto di culto. da parte della fede. che vede in 2 Tess. la posta in gioco è considerevole. Infatti: non commettere adulterio. norma che prescrive o proibisce chiaramente qualcosa . 2.. EIS EUAGGÉuON THEOU 103 solo colui che trattiene [ho katéchon]. in questo senso. non uccidere. In un certo senso. 7).che non dice semplicemente «non desiderare». che il signore abolirà col soffio della sua bocca e renderà inoperante con l'apparizione della sua presenza l"parousia].Paolo può compierla e ricapitolarla nella figura dell'amore. del vicino» . un'assolutizzazione della katdrgesis.essa è soltanto conoscenza della colpa. infatti. La legge non è più. (Schmitt 1974. quella ricapitolazione messianica dei comandamenti. Dobbiamo confrontarci a questo punto con il celebre quanto enigmatico passo sul katéchOn in 2 Tess. 8-9: «Chi ama l'altro ha adempiuto [pepléroken] la legge.compresa quella di Hobbes . quand'ero ancora tra di ~oi.. processo nel senso kafkiano del termine. Non si tratta di una potenza intramondana. Non ricordate che.anche se tutt'altro che pacifica-. per il ritardo della fine [pro mora finis]»). 106-07). di cui Paolo parla in Rm. entolé. Questa tradizione culmina nella teoria schmittiana. 22-23) e dopo averla.

la forza . ritarda lo svelamento del «mistero dell'anomia». in questa prospettiva. quando consegnerà il regno a Dio e al padre. Decisamente. ciò che deve essere tolto di mezzo perché il «mistero dell'anomia» sia pienamente rivelato. ma designino un unico potere. 2. che il katéchon e l' dnomos (Paolo non parla mai. 2. 3. in questo senso. 7-9: Infatti il mistero dell'anomia è già in atto [energeitai]. che il passo paolino. Esso è. Si capisce. Il fatto è.Impero romano o altro .non può quindi non contenere qualcosa come un'intenzione parodica. ma che l'«uomo dell'anomia» non possa far altro che promulgare una tale legge-maledizione è una lettura lucidamente ironica del katéchon di 2 Tess. in cui Nietzsche. 105 2 non può servire a T Può essere utile interrogare. Il potere profano . . non contiene alcuna valutazione positiva del katéchon. nella tradizione cristiana. con un generico «iniquità» o. Il messianico si compie così nello scontro di due parousiai: quella dell'dnomos. Non solo l'idea di un'equiparazione fra legge e maledizione è genuinamente paolina (Gal. prima e dopo lo svelamento finale. Con lo scioglimento del «mistero».con cui egli in ultima analisi s'identificherebbe come anticristo . quando renderà inoperante ogni principato. Il katéchon è. Per questo ritroviamo qui il vocabolario tecnico paolino del1' enérgeia e della dynamis.è la parvenza che copre la sostanziale anomia del tempo messianico. 24: «quindi la fine. malgrado la sua oscurità. come fa Girolamo. perché il libro si presenti già nel sottotitolo come una «maledizione» e si concluda con l'emanazione di una «legge» con pretese messianiche («data nel giorno della salvezza»). cioè. ogni po- BIS EUAGGÉLION THEOU testà e ogni potenza»). Paolo si riferisce. E allora sarà rivelato il senza legge [dnomos]. anzi. vestendo i panni dell'antimessia. allora. l'interpretazione dei vv. l'Impero romano. 2 Tess. È possibile. fondare una «dottrina cristiana» del potere. Anomia non dev'essere qui tradotto. «peccato». quando il nomos è reso inoperante e in stato di katdrgesis. come Giovanni.compreso su quella «del tutto ammirabile opera d'arte in grande stile» che. il rapporto di Nietzsche con questo passo paolino. una parodia messianica. non fa che recitare fino in fondo un copione scritto da Paolo. questa parvenza è tolta di mezzo. finché ora sia tolto di mezzo. Ci si è chiesti di rado come mai egli abbia intitolato L'anticristo la sua dichiarazione di Anticristo guerra al cristianesimo e a Paolo. alla condizione della legge nel tempo messianico. Anomia non può che significare «assenza di legge» e dnomos è colui che è fuori della legge (ricordate che Paolo stesso si presenta «hos dnomon> ai gentili). Lo svelamento di questo mistero significa l'apparire alla luce dell'inoperosità della legge e della sostanziale illegittimità di ogni potere nel tempo messianico. è. che ne renderà inoperosa l' enérgeia (con un chiaro riferimento a r Cor. segnata dall'essere in atto di Satana in ogni potenza. allora. ma anche ogni autorità costituita . per Nietzsche. del fuorilegge assoluto. e quella del messia. peggio ancora. Eppure. 6-7.che contrasta e nasconde la katdrgesis. però. cioè. e il potere assume la figura dell'dnomos. Il gesto . Decisiva è. solo colui che trattiene. 13: «il messia ci riscattò dalla maledizione della legge [ek tes katdras tau nomou]»). lanticristo è precisamente la figura che segna la fine dei tempi e il trionfo del Cristo su ogni potere . Non si può certo credere seriamente che egli ignorasse che I' «uomo dell'anomia» . 15.IL TEMPO CHE RESTA pretazione di 2 Tess. L'anticristo è. allora. di un antichristos) non siano allora due figure distinte. che il signore abolirà col soffio della sua bocca e renderà inoperante [katargései] con l'apparizione della sua presenza fparousia].l'Impero romano. che è essa stessa soltanto una «maledizione della storia sacra». La presenza fparousia] di quello è secondo lessere in atto di Satana in ogni potenza [kat' enérgeian tau satana en pase dyndmez]. lo stato di tendenziale anomia che caratterizza il messianico. dell'essere in atto (energein) e dell'essere inoperante (katargein).fosse un'invenzione paolina. e. dunque.con cui egli sigla la sua dichiarazione di guerra contro il cristianesimo col nome di una figura che appartiene interamente a quella tradizione e ha in essa una precisa funzione .

giuramento. a partire da dati puramente linguistici. Il giuramento appartiene. Émile Benveniste . di pist6s. il significato che questa parola ha nel testo di Paolo? E qual è. non sfuggivano a questo terribile potere dell' horkos: l'immortale che pronunciava uno spergiuro.che è fin dall'origine strettamente legata al giuramento e che solo più tardi comincia ad assumere il significato più tecnico-giuridico di «garanzia» e «credito» . religione e diritto sono assolutamente indiscernibili (si potrebbe. pistd. per eccellenza sono gli horkia. cerca di districare l'uno dall'altro due elementi che si presentano in origine strettamente intrecciati. definire «magia» precisamente l'indistinzione di religione e diritto). che gli studiosi francesi chiamano pré-droit. In Omero. in questa prospettiva. giaceva al suolo come morto per un anno ed era poi escluso per altri nove anni dalla presenza degli altri dei. nel caso. che è. cioè. Incuriosito dall'enigmatica formula. oggettivo e soggettivo. in espressioni del tipo: pistin kai horka poiei- sthai.o. o pistd dounai kai kzmbdnein. contro la vetustà del nomos. in questo modo. e la pistis paolina.forse il più grande linguista del nostro secolo. in cui l'autore oppone l' emunà ebraica. gli abbiamo consegnato qualcosa come un pegno con cui ci leghiamo a lui in un rapporto di fedeltà. «prestare un giuramento». in conseguenza del fatto che abbiamo messo in lui la nostra fiducia. Il vecchio problema dei due significati simmetrici del termine «fede». quanto meno. senza difficoltà: . in cui magia. contrapponendo la pistis alla legge. allora. un elemento nuovo e più luminoso. alcun fondamento: «propriamente la pistis greca significa la stessa cosa che l' emunà ebraica. «scambiarsi un giuramento». la miglior garanzia dell'adempimento. Per questo la fede è tanto la fiducia che accordiamo a qualcuno . Due tipi di fede.aver ricostruito.del termine horkos. «fedeltà personale». Flusser ne dedusse una conferma di quanto già sapeva. a quella sfera più arcaica del diritto. anzi. che la pistis . Ma questo significa. horkos designa insieme il giuramento e l'oggetto che si teneva in mano pronunciandolo. «fidati». in cui figurava la parola pistis. il significato della famiglia di pistis in greco? Una delle più antiche accezioni del termine pistis e dell'aggettivo pist6s (fidato) è come sinonimo . i giuramenti. dal punto di vista linguistico. anche come attributo . «garanzia (data)» e «fiducia ispirata». si spiega. che stava preparando una postfazione per una nuova edizione del libro. che giuravano sull'acqua dello Stige. questo oggetto aveva il potere di far morire lo spergiuro (detto epiorkos) e costituiva. prediritto. L'interesse del libro di Buber andava quindi cercato altrove . e qualcosa di assolutamente analogo va detto dei corrispettivi verbi ebraici e greci» (Buber. l'atto di riconoscere qualcosa come vero. come dobbiamo Giuramento intendere. e cioè che l'opposizione buberiana fra emunà e pistis non aveva. Anche gli dei. La «fede» è il credito di cui si gode presso qualcuno. in questo senso. ma fa giocare piuttosto un elemento del prediritto contro l'altro . professore alla Hebrew University di Gerusalemme. fiducia immediata nella comunità in cui si vive. riuscì a fare con molta intelligenza. Nella Grecia arcaica. se non vi sono. due tipi di fede.(BIS EUAGGÉUON THE06) Sesta giornata (Eis euaggélion theou) All'inizio del seminario vi avevo parlato del libro di Buber. invece.la fede che diamo . Se pistis non significa «riconoscere come vero». attivo e passivo. come vedremo. Nel 1987 David Flusser.o. innanzi tutto.la fede.proviene da questo stesso oscuro fondo preistorico e che Paolo.che la fiducia di cui godiamo presso qualcuno . notò su una porta la scritta: Trdpeza emporikés pisteos. il credito che abbiamo.cosa che Flusser. È merito di un grande linguista sefardita . si fermò a guardare e si accorse che si trattava semplicemente dell'insegna di una banca: Banca di credito commerciale. allora. 2u). passeggiando in una strada di Atene. non introduce. e che egli definiscefidélité personnelle. su cui aveva già richiamato l'attenzione Eduard Frankel in un celebre articolo. i lineamenti originari di quell'antichissima istituzione indoeuropea che i Greci chiamavano pistis e i Latinifides.

un fenomeno complesso. nel mondo greco-romano. come egli ha promesso». in contraccambio della sua sottomissione e nella stessa misura di questa. Per questo fides diventa quasi sinonimo di dicio e potestas. come il giuramento. dove pistis e pist6s si riferiranno al credito e alla fiducia derivanti dai vincoli contrattuali in generale. anche se non piena: essi formavano un gruppo speciale. consegnandosi incondizionatamente nelle mani del nemico. quanto le città e i popoli. che obbliga. ad esempio.fides. cioè capitolasse. 118-19) Nello stesso senso. per sottolineare la disparità delle condizioni . questa berit non si distingue in nulla da un patto giuridico. «dare il *kred».com'è implicito nella parentela etimologica.anzi del prediritto. 17-19: «Egli sarà il tuo Dio.. come si legge in Deut. un patto o un'alleanza. per quanto ciò possa imbarazzare i teologi. Nella loro forma primitiva. la sua garanzia e il suo aiuto. Ma proprio questo fatto sottolinea la disuguaglianza delle condizioni. «credere» in lui. che la città più debole ricorresse all'istituto della deditio in /idem. però. insieme giuridico-politico e religioso.su cui ha richiamato l'attenzione Salvatore Calderone-. Questo istituto era chiamato pistis dai Greci (dounai eis pistin. Se vogliamo comprendere il senso dell'opposizione fra pistis e nomos nel testo paolino. Le città e i popoli che si legavano vicendevolmente nella deditio in fidem si scambiavano solenni giuramenti per sanzionare questo rapporto. ne ha preso il posto come sostantivo corrispondente a credo. che sarà cosl importante in ambito cristiano: credo significa letteralmente. Benveniste menziona appena l'aspetto per cosl dire politico Deditio in fidem di quest'istituto . queste relazioni implicano una qualche reciprocità: mettere la propria/ides in qualcuno procurava. quindi. di «pseudotrattati». invece. a condizione che tu camminerai per le sue vie e osserverai le sue leggi e i suoi comandi e obbedirai alla sua voce . che esprimeva una nozione molto simile. Si tratta di un'autorità che viene esercitata insieme a una protezione su colui che si sottomette. una sorta di apolidi . in Berit virtù del quale. concluso fra Giacobbe e Labano . che preferiscono parlare qui di un'intenzione teologica che s'invera per vie giuridiche. già nota ai Romani. anzi. e. cioè porre la potenza magica in un essere da cui ci si aspetta protezione. (Benveniste 1969. 26. dell'incondizionato abbandonarsi a un potere altrui. nella sfera più arcaica del prediritto. quando si pensa allo statuto dei messianici secondo Paolo. E poiché il vecchio nome-radice *kred era scomparso in latino. che ha la sua origine. politica e religione sono strettamente intricati. è bene non dimenticare questo radicarsi della fede nella sfera del diritto .dove i giuristi elaboreranno la nozione di bonafides. D'altra parte. ma impegnando cosl in qualche modo il vincitore a un contegno più benevolo (Calderone.. Due osservazioni importanti a questo proposito. Innanzi tutto ritroviamo qui la stretta connessione e quasi la sinonimia tra fede e giuramen- (EIS EUAGGÉLION THEOU) to che abbiamo notato all'inizio .ro8 IL TEMPO CHE RESTA Colui che detiene lafides messa in lui da un uomo tiene quest'uomo in suo potere. questo rapporto . che proprio in questo contesto esse trovino la loro ragion d'essere. come sapete.ed è probabile.che in Grecia. Nella Bibbia. la città nemica poteva essere vinta e distrutta con la forza (katd kratos) e i suoi abitanti uccisi o ridotti in schiavitù. Nella sua ricostruzione della fedeltà personale. anche il ricevente. ma non pienamente liberi. J ahvé conclude con Israele una berit.e occorrerà. dunque. La città poteva in tal caso essere risparmiata e ai suoi abitanti concessa la libertà personale. e tu sarai per lui un popolo speciale. a patto che egli ti innalzi sopra tutti i popoli e tu sia un popolo santo per Jahvé tuo Dio. Ma considerazioni in qualche modo analoghe possono farsi anche per l' emunà ebraica. diventa facilmente comprensibile il forte legame tra i due termini latinifides e credere. Ora. peithesthai) e/ides dai Romani (in fidem populi Romani venire o se tradere). di coloro che si «sono dati». in cambio. che non concerne tanto i singoli. In una guerra. dei dediticii. appunto. nel caso della deditio in /idem. cosl importante nella storia del diritto moderno .preferiscono parlare. Ma il legame con la sfera giuridica non scomparirà mai. come quello. tanto a Roma . secondo Benveniste. secondo quanto egli ti ha detto e osserverai i suoi precetti. ricordarsi di questo gruppo particolare di non-schiavi. 38-41). Ma poteva anche avvenire. La fede è. forse. La pistis mantiene in Paolo qualcosa della deditio. anche se gli studiosi moderni.presenta molte analogie con un patto o con un trattato d'alleanza fra popoli. tra/ides e/oedus . quello. cioè in qualcosa in cui diritto.

tra la pistis e il patto di fedeltà personale concluso fra J ahvé e Israele è evidente.è definita del resto semplicemente diathéke. 7. Quali sono questi due piani? Lo abbia- (EIS EUAGGÉIJON THEOcJ) III mo visto: Paolo chiama il primo epaggelia. tende paradossalmente a emanciparsi da quello del comportamento obbligatorio e del diritto positivo (le opere compiute in esecuzione del patto). Il« sangue dell'alleanza» (Ex. 3 l.IIO IL TEMPO CHE RESTA (Gn. «comandamento» (o nomos ton entotOn). Il messianismo appare.ha essenzialmente il significato di una prestazione gratuita. 12. «promessa». quello della grazia (charis). entra in crisi e l'elemento della pistis. che è ali' origine del rapporto di fedeltà personale ricostruito da Benveniste. che quella diJahvé . il piano del potere costituente contro quello del diritto costituito e che. E. tra loro due figure o due piani o due elementi all'interno del diritto . Penso che sia chiaro. In entrambi i casi. 28) che Mosè sparge per metà sull'altare (che rappresenta Jahvé) e per metà sul popolo. 8 . sciolta dai vincoli obbligatori della controprestazione e del comando. vediamo emergere con forza. Gratuità 201-02) . in cui. ai patti della promessa). e sembra quindi appartenere a quella stessa sfera del prediritto.o. Paolo può riferirsi a essa come alle diathékai tes epaggelias. come abbiamo visto. cioè. grazia. del prediritto. è il patto originario di Jahvé con la discendenza di Abramo. piuttosto. in Ef 2. queste distinzioni non sono possibili. in che senso si possa dire che. Paolo non pone semplicemente in contrasto due elementi eterogenei. e il secondo entolé. Si fraintende il senso della contrapposizione fra legge e grazia (come si esprime. della fede nel patto. a questo punto. che mantiene il suo patto [diathéke=berit] e il suo favore [éleos=hesed] per mille generazioni con coloro che lo amano e osservano i suoi comandamenti». quel processo storico attraverso il quale il nesso arcaico fra diritto e religione.come ha mostrato ancora una volta Benveniste (1969. una cattiva definizione del giudaismo quella che lo definisse come un'accanita riflessione sulla situazione paradossale che risulta dal voler stabilire rapporti giuridici con Dio). Per questo in ebraico si dice «tagliare una berit» esattamente come il greco dice horkia témnein e il latino foedus ferire. (E non sarebbe. 6. potremmo dire che Paolo gioca la costituzione contro il diritto positivo o. l 5. in cui due parti si legano in un rapporto di reciproca fedeltà. la berit designa una sorta di alleanza giurata. 26. la bontà e il favore che Dio riserva ai suoi fedeli (anche se la Settanta traduce di solito hesed con éleos e riserva charis a hen). tra la fedeltà personale e l'obbligazione positiva che ne deriva. accanto al tema della fede. in Paolo.come in Deut. in questa prospettiva. e corrisponde in questo senso perfettamente al greco pistis. la tesi schmittiana sulla teologia politica («tutti i concetti più pregnanti della moderna dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati») riceve un'ulteriore conferma. in Rm. come una lotta interna al diritto. ha il suo fondamento teologico nella scissione paolina fra il piano della fede e quello del nomos. più esattamente. 24. contrapponendo pistis e nomos. che precede in ogni senso quello della legge mosaica (per questo. La scissione fra potere costituente e potere costituito.). In Gn. ma anche l'altro concetto che Paolo oppone alla legge e alle sue opere. che nel nostro tempo si mostra con particolare evidenza. In questo passo. che ha nel1' horkos. se non la si situa nel suo contesto proprio. Per questo. emunà è tanto la fede degli uomini. l 8 la promessa che J ahvé fa ad Abramo . secondo la struttura simmetrica che definisce il rapporto di fedeltà. o diathéke. che è quello della rottura dell'originaria unità fra epaggelia e nomos e fra diritto e religione . una volta che essa sia stata restituita alla sfera della fedeltà personale e del prediritto. credo. non solo il rapporto tra fede e patto. per così dire. Il messianico è. che . ha in qualche modo un suo precursore nello hesed.così importante nella strategia di Paolo . Se volessimo tradurre l'antitesi paolina nel linguaggio del diritto moderno. 9. Il problema se la berit fra J ahvé e Israele sia un patto teologico o giuridico perde ogni interesse. in questo senso. della norma in senso stretto.ripreso in Mt. charis. Ora il termine ebraico emunà significa appunto il contegno che deve risultare dalla berit. quanto la sanzione dell'intima unione che il patto stabilisce tra i due contraenti. non è tanto un sacrificio.14). in cui (nel greco della Settanta) pist6s è per eccellenza l'attributo di Dio: «Riconoscete dunque che il signore vostro Dio è un Dio fedele fpist6s=ne eman]. il suo paradigma magico. nel giuramento. «patto». ad esempio. 44 sgg. ma fa giocare. in cui l'elemento del patto e del potere costituente tende a contrapporsi e a emanciparsi dall'elemento dell' entolé.

come dovrebbe essere ovvio. Ma dove il peccato ha abbondato. che ha il compito di mostrare in modo iperbolico (kath'hyperbolén) l'impossibilità della sua propria esecuzione. al contrario. la charis.Le due alleanze dere correttamente la dottrina paolina della <<nuova alleanza» e delle due diathékai.dice il Signore in cui io concluderò una nuova alleanza con la casa di Israele e con la casa di Giuda») e. una fede che.la diathéke normativa .e. La legge sopraggiunse affinché abbondasse il peccato. La legge mosaica delle obbligazioni e delle opere .non identifica però a sua volta una sfera sostanziale separata. 3 l. risale alla promessa fatta ad Abramo. che non giunge mai a una completa rottura. ma di affrontare l'aporia che risulta da quella rottura. Fede e legge. per cui da una parte sta una legge «santa e giusta e buona» . ma dello spirito») rappresenta il compimento della profezia di Ger.mentre divide ogni volta i due elementi del prediritto e impedisce loro di coincidere . 4) e la legge come «pedagogo» verso il messianico (Gal. non della lettera. Resta che.è preceduta dalla promessa fatta ad Abramo. venuta quattrocentotrenta anni dopo. attraverso il peccato di uno solo. che le è gerarchicamente superiore. in Paolo. 3. Ma ora appare un elemento del patto che eccede costitutivamente qualunque prestazione con cui si cerchi di soddisfarne l'esigenza e introduce così nella sfera della legge una dissimmetria e una sconnessione. tra religione e diritto .divenuta. Non vi è. rendendo così inoperante la promessa»). in essi. q: «la legge.o pregiuridica .II2 IL TEMPO CHE RESTA nella sfera del prediritto. facendo apparire il peccato come tale (Rm.che risulta dalla frattura tra fede e obbligazione. La fede . La kainé diathéke (kainé. unite nel prediritto in magica indifferenza.implicava ovviamente il compimento degli atti di fedeltà sanciti nel giuramento. Ciò che viene ora meno. «nuova» in ogni senso. Autdrkeia. i molti morirono. la grazia presentarsi come compimento dell'istanza di giustizia della legge (Rm. La charis . e 2 Cor.è invece resa inoperante dal messia. 3. più recente) di cui Paolo parla ai Corinzi (r Cor. 5. 7-8). 8. 14 è definita «la vecchia alleanza». così come la fede sorpassa qualunque obbliw go di controprestazione. è il nesso fra prestazione e controprestazione. Se.nello stesso tempo non permette loro nemmeno di dividersi completamente. sovrana. in Paolo. di un'esigenza messianica. dall'altra. in quanto la legge mosaica non ha il potere di renderla inoperante . il rapporto fra grazia e peccato.cioè. propriamente qualcosa come un conflitto fra poteri. 7. infatti. La promessa sopravanza qualunque pretesa che su di essa si fonda. Dio può far eccedere in voi ogni grazia. la grazia sembra anzi definire una vera e propria «sovranità» (autdrkeia) del messianico rispetto alle opere della legge: «Dio ama chi dona con gioia. non significa qui una sufficiente disposizione di beni. ineseguibile e incapace di produrre salvezza: la sfera del diritto in senso stretto . esecuzione e comando. avendo in ogni cosa assoluta sovranità [en panti pdntote pasan autdrkeian]. 3. però.. In un passo la cui importanza non è stata.. in Paolo. La grazia è questo eccesso.katargein (Gal. non semplicemente nea. 3. ma solo la loro sconnessione. che . è capace di operare la salvezza «senza legge». Non si tratta di contrapporre due princlpi eterogenei e di escludere le opere in favore della fede. ma può mantenersi soltanto attraverso una relazione antagonistica con essi . ma vede. 3 l («Ecco verranno i giorni . il rapporto complesso fra la sfera della grazia e quella della legge. molto di più la grazia (EIS EUAGGÉLION THEOÙ) rr3 di Dio e il dono nella grazia di un solo uomo. senza la quale diritto e religione sono condannati alla lunga ad atrofizzarsi. sovrabbondò per i molti . come istanza. ma la capacità sovrana di compiere gratuitamente le buone opere indipendentemente dalla legge. 24). Gesù messia. 15-21). l l. L'origine giuridica . da cui trae la sua legittimità. insieme. sufficientemente osservata. . ora si scindono e lasciano emergere fra di esse lo spazio della gratuità. insieme a quello fra religione e diritto. Di qui. da cui emerge. l 3). forse. non invalida un patto concluso da Dio. palaia diathéke . eccediate rispetto a ogni opera buona» (2 Cor. La legge mosaica . 25: «questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue».che in 2 Cor. 6: «egli ci ha resi ministri di una nuova alleanza. fra gratuità e prestazione si definisce attraverso un eccesso costitutivo (perisseia): «Il dono della grazia non è come il peccato.della nozione di fede e la situazione della grazia nella frattura fra fede e obbligazione permettono anche di compren. pur dipendendo originariamente dal patto. la grazia ha ecceduto [hyperperisseusen]» (ibid. affinché.nella sfera della fedeltà personale in cui ha la sua origine . 9.

una s~rta di compr. Diversamente che in Maus~.universo kafkiano della grazia come vi è. attraverso la redenzione la grazia è stata data una volta per tutte alla natura umana. ma la vita stessa della comunità messianica. 22-26. la loro interruzione.e. pur risalendo entrambe ad Abramo.l c?ntratto come paradigma sociale fondamental. rappresentano però due distinte linee genealogiche. Vi è propriamente. nella dogmatica c~1stiana. tuttavia. ma si situan? in una r~l~zione complessa con questa. oltre ai materiali etnografici. però.rr4 IL TEMPO CHE RESTA In Gal. 3. ed è Agar. patto.s1 riflette . La Chiesa sosterrà invece il carattere amissibile della (EIS EUAGGÉUON THE06) II 5 grazia e la necessità di un intervento ulterio:e. Ciò equivale .se. ma c_omp1e. dono 7concepito da Mauss come antecedent~ rispetto alle presta~1on. La grazia non è il fondamento degh sc~m?1 e degh obbhgh1 socia~ .elle s~e conclus10~. che agisce nel tempo storico. l'una dal monte Sinai genera per la schiavitù. egh trasforma. il lusso. Paolo traccia una genealogia allegorica delle due diathékai: «È scritto che Abramo ebbe due figli. ma forma di vita: he epistolé hemon hymeis este. b~n . uno dalla schiava e uno dalla donna libera.e. che è in Arabia e corrisponde alla Gerusalemme di adesso. Il gesto messianico non fonda. Georges Bataille ha cercato di cogl~e~e questo ecc~sso costit.come anch~ di interr~gare il ~u: Dono e grazia rioso silenzio di Mauss (che pure cita. ) E evidente che. Invece la Gerusalemme di sopra è libera. la grazia finirà col diventare un luogo altrettanto aporeti~o di ~u~nto la legg~ era stata nel giudaismo. Anche in Paolo come abbiamo visto. ma del nesso paradossale fra gratwta e obbligazione.e.. Più in generale. risale genealogicamente al di là di questa verso la promessa. la gratuita non fon?a :a p~e~ta­ zione obbligatoria.stituire il dono a. insieme. Di più: come M~us~ osserv~ ~ila fine ~el s~gg10. nella storia della Chiesa. Com ~ ev1~:nte r.. (Ancora oggi coloro che cercano di so. 4. Non soltant~ 1o~bhg~z1one . Queste sono allegorie: sono le due alleanze. di cui è documento il De natura et gratia di Agostino. con la reintroduzione del nomos neµa te_?logia cristiana. contenente nuovi e diversi precetti.del ~on~tore e : ~s­ senza del potlach. un universo kafkiano della legge.a re~ntrodurre di fronte alla grazia un tema schiettamente ?mrid1co. l_uomo perde inc:ssantemente quella grazia che era soltanto la controprestazione della fe?elt~ al. Per questo la kainé diathéke non può essere . piuttosto. che emergono per la prima volta con forza nelle dispute intorno al pelagianesimo. la nuova alleanza.cioè non un testo.?messo fra charis e nomos: attraverso la trasgressione e la colpa. La legge mosaica proviene da Agar e corrisponde alla servitù dei comandi e delle obbligazioni._ Ce:~o il. non scrittura.il punt? decisivo . fede e grazia non sono semplicemente sciolte dalla sfe~a della legge. ed è in schiavitù insieme ai suoi figli. !Ila . questa non è una lettera scritta con inchiostro su tavole di pietra. . l~ss~/ utilità) siano neutralizzate e ibridate. «voi siete la nostra lettera» (2 Cor. tutto sommato socialdemocratiche e progressiste. Secondo Pelagio. per far fro~te alla sua p~rdita attraverso il peccato. la teoria delle prestazioni totali esige che le nozioni che noi siamo ab1tuat1 a opporre (libertà/obblig~zione. Agar è il monte Sinai. la gratuità in una categorJa privilegiata di ~tti. ~b~ralità/rispa~~io. un . nel giudaismo. r È questo il momento ~ e~amin~re anal~gie e differenze fra la charis paolina e il sistema delle «prestazioni totali» descritte da Mauss . c10 che il Saggzo sul do_n? definisce è non una teoria della gratuità. anche testi greci e romani e persin? islami~i) su que~ta sfer~ per eccellenza della gratuità nella nostra cultura che e la gra~1a. Le due diathékai.Abramo ~ara . nel suo Saggio sul dono . rendendo inoperante la legge mosaica. che proviene da Sarah.cces~o _1m. ma si produce r~spetto ~essa C_?me ~n e. ~tilitar1e..a quello dell obbhgaz1oi:e e della legge: essa non è che la capacita di usare 1intera sfera delle determinazioni e delle prestazioni sociali. l'altro dalla donna libera grazie alla promessa. ma il dono fonda anche in chi lo riceve 1obbli~o incond1z~o­ nato della controprestazione.della su~ dot~rin~ e 1assoluta ind1ss?l~b1lità fra dono e obbligazione. 2)! r Questa situazione aporetica della grazia nella frattura tra fede e legge rende comprensibile come. ed è nostra madre». Come dice lo straordinario passo che precede la rivendicazione della nuova alleanza. generosità/interesse. corrisponde alla libertà dalla legge: epaggelia . in modo che essa supera già sempre nel cristiano la possibilità e l'attualità del peccato. Lo spazio che si apre fra le due diathékai è quello della grazia. essa abbia potuto dar luogo a quei conflitti. che la possiede come un bene «inamissibile». opposti a qu~l­ li utilitari (il riso. in ~aolo! la ~razia non può essere un ambito partico~a~e ~ccanto.ut1vo d~lla gratuità nella sua dottrina della sovranita della spesa improduttiva (cur~oso eh~ non si sia accorto che l'espressione era già in Paolo!) In questo tentau_vo. più aporetico .qualcosa come un testo scritto. l'erotismo . Ma l'uno è nato dalla schiava secondo la carne.come di fatto ha finito col diventare .. non hanno in ~ente nulla di div~rso). ma col soffio di Dio su cuori di carne .du~1bde. imperdibile. ~ / (kaine diatheke) legge della fede katargein Agar (palaid diathéke) legge mosaica dei comandi L'istanza messianica.

e non è possibile distinguerle come l'«aver fiducia» e il «ritenere per vero». consigliato da quello che Overbeck definisce il suo friseur. Coniugando le considerazioni di Lessing con la teoria di Buber. sapremmo ben poco di teologia cristiana e del dramma cristologico. Flusser ha. .. il suo parrucchiere personale. in un frammento del 1780 intitolato La religione di Cristo: La religione di Cristo e la religione cristiana sono due cose completamente diverse. che coincide con la costruzione della cristologia e con l'assumere come vero che Gesù è il figlio unigenito di Dio. padre onnipotente . esse sono sostanzialmente equivalenti. Tutto lo pseudoproblema della «coscienza messianica» di Gesù nasce proprio per coprire lo iato che si apre fra queste due fedi. conservati soltanto i primi. La fede di Paolo comincia con la resurrezione e Paolo non conosce Gesù secondo la carne. abbiano collegato la medesima idea. mentre la fede in Cristo . In che cosa credeva Gesù? La domanda ha qualcosa di grottesco. 3-4). professata da lui con le parole e con gli atti. da quando esiste il mondo. però. l.dice ben poco. secondo Flusser. «crediamo in un solo Dio. Ed egli intimò loro di non dire nulla di quello». individuato un altro senso della distinzione proposta da Buber.. e. Gesù chiede ai discepoli: «Chi dite che io sia? Pietro rispose: tu sei il messia [su ei ho christ6s]. Ciò significa che solo dai Vangeli conosciamo la fede di Gesù. e in quanto tale lo eleva ad oggetto della propria venerazione. le nostre informazioni sulla persona e sulla vita di Gesù sarebbero estre- (EIS EUAGGÉUON THE06) rq mamente frammentarie (Paolo non dice quasi nulla del Gesù storico).più o meno riuscito . La religione di Cristo vi è contenuta con le parole più chiare e nette· la religione cristiana invece in modo cosl incerto ed equivoco. Quella.cioè qualcosa come una pistis nel senso di Buber . Se fossero state conservate solo queste ultime. e in un solo signore Gesù Cristo. come suggerisce Flusser. di cui forse i cristiani cominciano a rendersi conto soltanto oggi» (Buber. ») è un tentativo . i Vangeli e gli Atti da una parte. che è difficiÌe trovare un solo passo al quale due uomini. la religione di Cristo. e la seconda è la fede in Gesù Cristo. Lo stesso può dirsi delle controversie cristologiche che agitano la Chiesa nel III secolo e culminano a Nicea con l'intervento di Costantino. è contenuta nei Vangeli m modo completamente diverso dalla religione cristiana. di Giovanni. (ibid. maturata nella comunità cristiana dopo la crocifissione. invece.di tenere insieme le due fedi di Buber e le due religioni di Lessing. possano incentrarsi in Cristo come in un'unica e medesima J?ersona. Eusebio di Cesarea. come affermano alcuni non senza buone ragioni . 241).. è la religione che assume come vero l'essere egli stato più che uomo. ma solo Gesù messia.. Ma come stanno le cose in Paolo? Si può parlare anche per lui di una scissione della fede nel senso che abbiamo visto? Non lo credo.. è la religione che egli stesso riconobbe e praticò come uomo . 246-47) L'esattezza dell'osservazione di Lessing diventa ancora più evidente se. nato dal seme di Davide secondo la carne.. 16 si legge: «se anche avessimo (o: abbiamo) conosciuto il messia secondo la carne. » (Rm. della storia della teologia cristiana. cioè. In modo del tutto coerente con . fatto uomo e morto per la redenzione dei nostri peccati. Come ambedue queste religioni.ci è nota solo dagli altri testi. 5.. Flusser coglie un'antinomia che è certamente istruttiva per la comprensione del problema messianico e.. la religione del Gesù storico. soprattutto. di Giacomo ecc. se la formuliamo in questo modo: che cosa poteva significare per Gesù credere in Gesù Cristo? Nei Vangeli non troviamo risposte e il passo di Mr. tuttavia ora non lo conosciamo più».. la religione cristiana.. La mediazione che viene qui elaborata e che porta alla formulazione di quel simbolo niceno che ancora vi capiterà talvolta di ripetere (pisteuomen eis hena the6n . ~ incomprensibile .rr6 IL TEMPO CHE RESTA L'antitesi di Buber fra emunà ebraica e pistis paolina non ha dunque alcun fondamento linguistico: come espresLa fede divisa sione dell'atteggiamento che nasce dal «tagliare un patto». se si fossero.. le Lettere di Paolo. Nel cristianesimo conviverebbero. due tipi di fede così difficilmente conciliabili da costituire qualcosa come un «problema tragico. E in 2 Cor. La prima è la fede di Gesù. dall'altra. costituito figlio di Dio in potenza secondo lo spirito di santità a partire dalla resurrezione dei morti . Nella postfazione aggiunta alla nuova edizione di Due tipi di fede. che la considera come una scissione della fede all'interno del cristianesimo.. Il primo a cogliere con chiarezza questa distinzione è stato Lessing.. 29 . si osservano in questa prospettiva i testi che compongono il Nuovo Testamento. La separazione è chiara già nel prescritto della lettera che stiamo commentando: «riguardo al suo figlio. Questa.. 8. la religione di Cristo. generato unigenito dal Padre .anche se non è interpolato. Quella. la religione di Cristo e la religione cristiana.

Dal punto di vista linguistico. Nei Vangeli la formula narrativa comuCredere in ne è di questo tipo: «allora Gesù disse ai discepoli». È come se. ro.è stato creato prima della creazione del mondo). Che significa. 9. «che quello (Gesù) è il messia». crocifisso e risorto. ovvero con hoti più un verbo. Si sogliono distinguere due significati fondamentali del verbo essere nelle lingue indoeuropee: quello esistentivo (la posizione di un'esistenza: il mondo è) e quello predicativo (la predicazione di una qualità o di un'essenza: il mondo è eterno).è. cosl del soggetto come del predicato.con la sola ovvia eccezione di I Cor. senza costituire. allora. La formula paolina è tanto più significativa. Per esprimere la sua fede. La prima è discorso. non amo Maria . Questa . per questo. è diventata l'espressione canonica della fede . o con l'accusativo.~ porta la predicazione copulativa. non ha mai per oggetto una qualità o un'essenza. «La frase nominale e la frase con esti non affermano nella stessa maniera e non appartengono allo stesso registro. Io amo Maria-bella-bruna-tenera. Ora il lavoro della linguistica del nostro tempo . la seconda descrive una situazione» (Benveniste I966. Ma che cosa significa: fede in Gesù messia? In che modo la scissione tra la fede di Gesù e la fede in Gesù è qui già sempre superata? Per rispondere a queste domande.in particolare. egli usa invece lespressione pistéuein eis Iesoun christ6n. Da questi due significati discende la partizione fondamentale dell'ontologia: l'ontologia dell'esistenza e l'ontologia dell'essenza (la relazione fra le due è quella della presupposizione: tutto ciò che si dice. Caratteristico è I Cor. La frase nominale sfugge a questa distinzione e presenta un terzo tipo. 2: «Non ritenni infatti di saper altro fra voi se non Gesù messia»: egli non sa che Gesù è il messia . 23 noi non troviamo mai espressioni diegetiche del genere. «salendo Gesù a Gerusalemme». irriducibile ai due precedenti. ma Gesù messia. per esprimere il contenuto della fede.con la sola eccezione di Rm.e cosl in ebraico e in arabo . «credere in Gesù messia». per Paolo. 22). La prima pone un assoluto. Negli Atti (9. attraverso la sua traduzione latina. in cui qualcosa come una «vita del messia» non può esistere (il messia . più tardi. questa espressione è un sintagma nominale. Cat.che. converrà partire da alcuni dati linguistici. ma che non contiene alcun predicato verbale. tra Gesù e messia non ci fosse spazio per lo è copulativo. è semplicemente falsa. I) (tradotto di solito: «l'acqua è la cosa migliore»). lo si dice sull' hypocheimenon dell'esistenza. anomala: pistéuo si costruisce normalmente col dativo (credere a qualcuno).conosce solo Gesù messia. I. che si tratta qui di pensare. «di un sogno l'ombra l'uomo» (Pyth. La teoria della frase nominale è uno Frase nominale dei capitoli più interessanti della linguistica. Luca ci presenta l'apostolo che afferma nelle sinagoghe hoti houtos estin ho christ6s. il fatto che in Paolo la fede sia espressa dal sintagma nominale «Gesù messia» e non da quello verbale «Gesù è il messia»? Paolo non crede che Gesù abbia la qualità di essere il messia: crede in «Gesù messia» e basta. Ma non è questo precisamente quanto avviene nell'amore? L'amore non sop. «Gesù entrò nel tempio». l'equivoco secondo cui questo sintagma sarebbe in realtà un nome proprio). Due esempi celebri in Pindaro: skids onar dnthropos.si incontra spesso una proposizione che è tale dal punto di (BIS EUAGGÉLION THEOÙJ 119 vista semantico. 95) (nelle traduzioni correnti: «l'uomo è il sogno di un'ombra») e driston hydor. in greco. in quanto esprime un'asserzione completa. «il signore Gesù messia». il suo nome . Ma nel testo di Paolo noi non troviamo mai . su cui torneremo . come in latino . 2a. la seconda narrazione. cfr. E questo è la fede in Paolo: un'esperienza dell'essere al di là tanto dell'esistenza che dell'essenza. I65). Occorre proseguire in senso filosofico la distinzione di Benveniste. 2. In greco. VIII. (Di qui poté sorgere. Messia non è un predicato che si aggiunge al soggetto Gesù.o. ma qualcosa che è inscindibile da lui. almeno.è consistito appunto nel mostrare che l'interpretazione corrente della frase nominale come una frase in cui la copula è sottintesa o è presente nel suo grado zero. Egli usa invece quasi sempre la formula caratteristica: kyrios Iesous christ6s. ma anche semanticamente distinte. un nome proprio.II8 IL TEMPO CHE RESTA la tradizione ebraica. di Meillet e Benveniste .questa formula. II. In Paolo . 35). La frase nominale e quella con copula espressa non sono soltanto morfologicamente. «ottima l'acqua» (Oly. il contenuto essenziale della fede paolina non è la vita di Gesù. in quanto essa non compare mai nei sinottici e definisce quindi in modo sostanziale la sua concezione della fede.

ma un mondo di eventi indivisibili in cui io non giudico e credo che la neve è bianca e che il sole è caldo ma sono trasportato e dislocato nell'esser-la-neve-bianca e nell'e~sere-il­ sole-caldo. «parole» e «opere»). del resto. come si legge nell mno dir Cor. la corrispondenza fra bocca e cuore nella parola della fede è una vicinanza e quasi una coincidenza nel tempo. innanzi tutto un'esperienza della parola. Poiché se professi [homologein. lett. Eggjs. perché tu dica: chi passerà il mare e lo prenderà per noi e ce lo farà udire in modo che lo eseguiamo? La parola è vicinissima nella tua bocca e nel tuo cuore ed è nelle tue mani eseguirla. prossimità temporale (cosl.significa dire la stessa cosa. insieme. 30. n). non si adira non calco!~ ~I male. 13.m~nte a capire . in cui io non credo che Gesù quel certo uomo. che era parola del comando. da questo punto di vista. non cerca le cose proprie. tutto copre. diventa ora «parola della fede» ed è questa che Paolo cerca di definire aggiungendo i versetti 9-10: «Poiché se professi nella tua bocca il signore Gesù . emenda Deut. tutto sopporta». 6-10): (EIS EUAGGÉUON THE06) I2I La giustizia della fede parla cosi: non dire nel tuo cuore: chi salirà al cielo? Cioè. tutto crede. Nella prospettiva della fede. La parola vicina. 4-7: «L'amore è magnanimo l'a~ore sa usare. per far risalire il messia dai morti. bruna e tenera.trasferisce alla fede e al messia quel che nel Deuteronomio si riferiva alla legge mosaica. non è un mondo di predicati. sarai salvo. non invidia. lo sheol in cui il messia è disceso ed elimina «ed è nelle tue mani eseguirla» . con la bocca si professa per la salvezza. ed era. Col cuore infatti si crede per la giustizia. D'altra parte. ncan:ente i due densi sintagmi nominali di Rm. è. che converrà leggere con attenzione (Rm. il mondo della fede? Un mondo che non è fatto di sostanza più qualità.com'è implicito nella critica paolina della glossolalia m r Cor. Ogni dire è decade dall'amore. Nel punto in cui mi rendo conto che l'amata ha questa o quella qualità. Paolo qui parafrasa e. 17. Un mondo.che ha appena affermato che il messia è telos della legge . innanzi tutto.che si riferiva alle opere della legge. Ma che cosa dice? Vicina a te è la parola. per questo. nella tua bocca e nel tuo cuore. in modo che «non io vivo ' ma ii messia vive m me». L'amore non ha motivi . 14. e deportato in lui. all'interno della parola stessa. consustanziale al padre . No. » Homologefn . dove si parla della legge che Dio dà agli Ebrei: Questo comando. u-14. dunque. una parola molto interessante. Eggyes significa cosl il pegno . figlio unigenito di Dio. congioisce invece la ver1ta. Qual è. non è troppo alto sopra di te né lontano da te. il dare e il mettere in mano. infine. ad esempio.trascinato . Ma qual è allora il giusto rapporto colla parola della fede. ma. ma nemmeno rinunciare semplice. il concordare di una parola con la parola di un altro (e quindi l'accordo contrattuale) o con una realtà (ad esempio la corrispondenza fra logoi ed erga. per cosl dire. eggjs deriva etimologicamente da una radice che indica il vuoto della mano e. un'aggiunta della Settanta. «vicino». perché tu dica: chi salirà per noi in cielo a prenderlo. 10. in Paolo. anche in Rm. in quanto ha questo o quell'attributo. di esistenze e di essenze. non si rallegra per l'ingiustizia.ma credo soltanto in Gesù messia sono . ed è da questo fatto che occorre partila parola della fede re.. Certo questa fede è. quindi. . l'ascolto attraverso la parola del messia» affermano catego. «dire la stessa cosa»] nella tua bocca il signore Gesù e credi nel tuo cuore che Dio lo resuscitò dai morti. Non è nel cielo. continuo a credere di amarla. «La fede dall'ascolto. non si gonfia. Paolo . avendo anzi ora dei buoni motivi per farlo. anche se. Essa non significa solo vicinanza nello spazio. per farne discendere il messia. non rom: pe il suo contegno.per questo. è il messia. fra bocca e cuore. è stre~tamente connesso alla fede. in _Paolo. 10.I20 IL TEMPO CHE RESTA perché è bella. Ma in Paolo la corrispondenza non corre fra diverse parole o fra parole e fatti. Sostituisce cosl al mare l'abisso. . tutto spera. 13. Con la sua abituale violenza ermeneutica. non un mondo in cui l'erba è verde e il sole è caldo e I~ neve è bianca. ascoltare una parola non significa costatare la verità di un certo contenuto semantico. ma. non si vanta. come purtroppo succede spesso. questo o quel difetto .allora io sono irrevocabilmente uscito dall'amore. questa è la parola della fede [to rema tes pisteos] che annunciamo.. come parla la fede e che significa ascoltare la sua parola? Paolo definisce lesperienza della parola della fede (to rema tes pfsteos) in un passo importante.che Girolamo traduce con con/iteri e da allora è diventato il termine tecnico per la professione di fede . ess~. che io oggi ti comando. Oppure: chi scenderà nell'abisso? Cioè. cosi che ascoltandolo lo eseguiamo? E nemmeno è al di là del mare. generato ~ non creato.

Il performativo è un enunciato linguistico che non descrive uno stato di cose. io decreto. ma produce immediatamente un fatto reale. un'occupazione così innocente e il diritto può essere. Ma in che modo il performativo realizza il suo fine? Che cosa permette a un certo sintagma di acquistare.I22 IL TEMPO CHE RESTA che si mette in mano di qualcuno. pone se stessa . e solo il professare nella bocca compie la salvezza. quindi. Piuttosto occorre precisare che l'autoreferenzialità del performativo si costituisce sempre attraverso una sospensione del normale carattere denotativo del linguaggio. il carattere autoreferenziale di ogni espressione performativa. Questa autoreferenzialità non si esaurisce. considerato in sé. infatti. nel suo libro Come fare cose con le parole (1962). «garante di un'alleanza più forte». semplicemente in ciò. non contraddice a questo carattere per così dire autoreferenziale della parola della fede: come si specifica subito dopo. in questo modo. tesa nella corrispondenza fra la bocca e il cuore. io dichiaro. che il performativo. si tratta di un'articolazione puramente logica dell' efficacia salvifica della parola in due momenti: il credere nel cuore non è né un ritener per vero né la descrizione di uno stato interiore. ha natura puramente costativa e senza il quale esso resta vuoto e inefficace (io giuro io decreto non hanno valore se non sono seguiti . Il verbo performativo si costruisce. anzi. smentendo l'antica massima che vuole che la parola e il fare siano separati da un abisso? I linguisti non lo dicono. in quanto rimanda a una realtà che è esso stesso a costituire. quasi si urtassero qui a un ultimo strato propriamente magico della lingua . e un orecchio greco non poteva non cogliere la prossimità fra i due termini . mediante la sua sola pronuncia. i sintagmi io giuro. autorizzandolo come atto. 22. éggyos è Gesù. ha definito la categoria del performativo essa Performativo ha incontrato un favore crescente non soÙanto tra i linguisti. come nota Benveniste. ma riguarda la giustificazione.o preceduti da un' dictum che li riempie). Benveniste distingueva il performativo in senso proprio da altre categorie linguistiche con le quali il filosofo l'aveva confuso (l'imperativo «apri la porta!» o il segnale «cane» su un cancello) e osservava che l'enunciato performativo non ha valore se non nelle circostanze che. in cui parole e fatti. ne garantiscono l'efficacia: «Chiunque può gridare sulla pubblica (EIS EUAGGÉLION THEOU) r23 piazza: decreto la mobilitazione generale! Non potendo essere atto per mancanza dell'autorità necessaria. che si realizza con la sua stessa pronuncia nella vicinanza di bocca e cuore. E' questo carattere costativo del dictum ~ che viene sospeso e revocato in questione nel momento stesso in cui diventa l'oggetto di un sintagma performativo. e. operatrice di salvezza. Essenziale è qui. a scherzo o a follia» (Benveniste 1966. dunque. essa si riduce a un inane clamore. Così le espressioni costative «ieri mi trovavo a Roma» o «la popolazione è mobilitata» cessano di essere tali se precedute rispettivamente dai performativi io giuro. La ~ici­ nanza è anche un pegno e una garanzia di efficacia. né parola semplicemente referenziale. attraverso questo homologein. Commentando le tesi di Austin. mettendo fuori gioco la prima. Il performativo sostituisce. Si può definire il diritto come quell'ambito in cui tutto il linguaggio tende ad assumere valore performativo. il grande linguista metteva in luce era lo stretto rapporto che unisce la sfera del performativo a quella del diritto (attestato dalla prossimità etimologica fra ius e iurare). del suo riferirsi alle cose. «atto linguistico») è qui che il significato di un enunciato (per esempio. Fare cose con le parole non è. Dobbiamo pensare qui a qualcosa come un'efficacia performativa della parola della fede. Né glossolalia priva di significato. Ciò che. certamente. ma del suo essere vicina. 273). prende se stesso come referente. la parola della fede effettua il suo senso attraverso il suo stesso esser proferita. l'efficacia del fatto. alla normale relazione denotativa fra parola e fatto una relazione autoreferenziale che. Che Paolo costruisca qui per una volta pisteuein con hoti. però. cioè. esperienza non del carattere denotativo della parola.quasi che essi credessero veramente alla magia. io prometto) coincide con una realtà che è esso stesso a produrre attraverso il suo proferimento (per questo il performativo non può essere né vero né falso). una tale affermazione non è più che parola. 7. considerato come il residuo nel linguaggio di uno stadio magico-giuridico dell'esistenza umana. ma anche tra i filosofi e i giuristi. Da quando Austin. L'esperienza della parola della fede è. espressione linguistica ed efficacia reale coincidevano. Il paradosso ~che la filosofia analitica compendia nella formula speech act. necessariamente con un dictum che.tanto più che in Ebr.

m un corso del 1981 all'Università Cattolica di Lovanio. la seconda . Se. l'esperienza della pura parola apre lo spazio della gratuità e dell'uso. ma la pura forma della relazione fra linguaggio e mondo. che rappres~nta nel mondo classico la forma arcaica del processo e .esamina la pratica dell' exomol6gesis cristiana la confessione penitenziale dei peccati. invece.il performativo sacramentale e il performativo penitenziale . ma all'interno stesso del linguaggio. La giuridicizzazione integrale dei rapporti .ormativa del dmtto (utz lingua nuncupassit. anche per Paolo la parola Performativum fidei della fede risale al di là della relazione denota tiva fra linguaggio e mondo verso un diverso e più originale statuto della parola. ma della societas humana nel suo complesso .e non soltanto di questa.come ta!e. (Già a partire dal rv secolo. la seconda cade nell'ombra e solo la parola del nomos vige assolutamente. e che è precisamente la confessione di fede documentata dal passo di Paolo che stiamo commentando. se il performativum /idei è interamente ricoperto dal per/ormativum sacramenti. Tra il performativo del giuramento e quello penitenziale.cerca di colmarne l'eccedenza articolandola in precetti e contenuti semantici. L anttc. nello stato di eccezione. la sua vigenza nel caso no~male. attraverso la confessione. ilper/ormativum/idei definisce l'originale esperienza messianica . di cui ci restano tracce. Che relazione c'è fra il per/ormativum /idei e il performativo sacramentale e penitenziale? Come in ogni atto linguistico.come siamo abituati a pensare . cerca di fondare in questa soltanto il vincolo e l'obbligazione. nella vicinanza della bocca e del cuore. anche per Paolo I' homologia non è fra le parole e le cose. ma solo che il dictum è esso stesso un fact~1:1· ~h~. obbliga le persone tra cui è stato proferito. che Foucault lascia ininterrogata. poiché. . quanto l'atto stesso di proferire il vero. Ogni rivelazione è sempre innanzi tutto rivelazione del linguaggio stesso. in cui la p~rola gi~ra sulle cose. ma attraverso un'operazione particolare. Cio significa che il performativo è la testimonianza di una fase della cultura umana in cui il linguaggio non si riferisce alle cose . che si formalizza nel cor~o del xn e XIII secolo. «come la lingua ha proferito. ita ius esto. Come dobbiamo intendere I' homologein paolino rispetto a ques~a sfera del performativo. Foucault comincia con l'opporre la confessione al giuramento. la legge sospende la propria applicazione solo per fondare. che esprime la potenza perf. la dialettica fra queste due esperienze della parola è essenziale. Nel corso di Lovanio.. seguendo il paradigma del giuramento.se ne situa un' al- (EIS EUAGGÉUON THEOUJ r25 tra. Miche! Foucault Iavo:ava a un libro sulla confessione. al contenuto dogmatico-assertorio della confessione).r24 IL TEMPO CHE RESTA coi:ne il fat~o decisivo.delle d?~ici tavole.cioè cristiana . non significa che ciò che è detto è fattualmente vero. Foucault considera la confessione nell'ambito di quelle che egli chiama «forme della veridizione». così sia diritto»). Si può dtre.della parola. che ha il suo paradigma pregiuridico nel gmramento? Negli ultimi anni della sua vita. come fatalmente avviene e come sembra oggi nuovamente avvenire. Questo att~ e q~alcosa come un performativo. Corrispondentemente vi sono due modi di risalire al di là della relazione denotativa ver~o l'esperienza dell'evento di linguaggio: il primo. così! nel performativo. questo esprime la libertà del soggetto («la nostra libertà che abbiamo nel messia»: Gal. tuttavia. invece. che la relazione denotativa fra linguaggio e mondo sia semplicemente ciò che risulta dalla rottura dell'originaria relazione magico-performativa fra la parola e le cose.è volta.che Paolo chiama nomos . Ma tra ~ueste due forme di veridizione . fra l'altro. esperienza di un puro evento di parola che eccede ogni significazione ed è. a mantenerla aperta al di là di ogni significato determinato. allora la legge stessa si irrigidisce e atrofizza e le relazioni fra gli uomini perdono ogni grazia e ogni vitalità. Come la storia della Chiesa . in cui importante non è tanto (o soltanto) il contenut? assertorio.mostra con chiarezza. il primo il suo assoggettamento a un sistema codificato di norme e di articoli di fede. Non la relazione di verità tra parole e cose è qut essenzial~. è essa stessa il fatto fondamentale.a formul~ .az10ne proprio e soltanto per fondare il suo nesso con le cose. 4). anzi.sulla base di una relazione costativa o v~ritativa. 2. nei simboli conciliari l'accento si sposta dal!' atto del!' homologein e dall' esperienza della vicinanza della parola. il soggetto si lega alla propria verità e modifica tanto il suo rapporto con gli altri che quello con se stesso. il linguaggio sospende la sua d~not.prima di passare all'analisi della confessione nel processo moderno .che coincide con la pistis . in questo modo. che diventa ora essa stessa produttrice di vincoli ed effetti reali: C~me. per l'altro. animato da due opposte tensioni: la prima .

cioè. debole.verso un'esperienza della parola che . légein ti katd tinos . però.e il tentativo dei concili di articolare nei symbola un contenuto della fede può soltanto valere. in questo modo. però. capace di usarne liberamente. non coincide con una proposizione denotativa né col valore performativo di un enunciato. non può essere né una parola significante. nella seconda. insieme.e Stati fondamentalisti . Nella prima. Il messianico è l'istanza . la confusione fra ciò che possiamo credere. sperare e amare e ciò che siamo tenuti a fare e a non fare. allora.I26 IL TEMPO CHE RESTA umani. 13. ma anche l'atto stesso di dire. Messianica e debole è quella potenza di dire che. testimonia di ciò che. che enuncia opinioni vere sugli stati di cose. se non può essere accumulato in un sapere o in un dogma né imporsi come diritto. rivolgendosi a se stessa.al di là del prediritto . Ma. ma anche e innanzi tutto. ~ L'interpretazione della «parola della fede» di Rm. spegne le lingue (r Cor. significa che essa non resta semplicemente sospesa in un differimento infinito . Che questa potenza trovi. nella debolezza il suo telos. Si comprende. (Per questo l'opposizione attuale fra Stati laici . in tal senso. perché. ma si conserva ogni volta e permane in esso.si presenta come una pura e comune potenza di dire.è soltanto apparente e nasconde uno stesso declino politico). 21 sgg. segna non soltanto la crisi della religione.senza legarsi denotativamente alle cose né valere essa stessa come una cosa.di un'esigenza di compimento che . né passivo né inerte: al contrario. essa compie e disattiva lo stesso eccesso del significare su ogni significato. a sapere e a ignorare. Il katargein e il chrésthai sono l'atto di una potenza che si compie nella debolezza. come una sublime ironia. che è il verbo di Dio. la potenza messianica abbia il suo telos nella debolezza. come tale. secondo cui diciamo che un bambino può diventare grammatico. con ciò. esso agisce precisamente attraverso la sua debolezza rendendo inoperosa la parola della legge.) Aristotele distingueva due figure della potenza: quella generica. 8) e. in Paolo. Applicando la distinzione aristotelica al testo paolino. 10. professare la parola della fede non vuol dire formulare proposizioni vere su Dio e sul mondo. resta nell'uso per sempre vicino alla parola.diventando. . mantenendosi vicina alla parola. esso fa segno . Non esiste un con- (EIS EUAGGÉUON THEOU) 127 tenuto della fede. senza restare indefinitamente sospesa nella sua apertura né chiudersi nel dogma . e quella effettiva (o secondo la exis). né un performativo giuridico. in questo senso. esibisce l'impossibilità della loro coincidenza. Credere in Gesù messia non significa credere qualcosa di lui.mettendo in tensione origine e fine . che pone se stesso come un fatto. esso non è.fondati unicamente sul diritto . ma secondo l'efficacia si dice essere in me ogni volta che io avrò confessato nella mia bocca Gesù Cristo e avrò creduto nel mio cuore che Dio lo ha resuscitato dai morti» (Origene 1993. cioè a ogni uomo. invece. quella del diritto.fondati unicamente sulla religione . decreando e deponendo gli stati di fatto o di diritto .restituisce le due metà del prediritto alla loro unità pregiuridica e. il passaggio all'atto implica esaurimento e distruzione della potenza. Nel De anima (417a. Origene oppone la vicinanza meramente virtuale del verbo di Dio a ciascun uomo a quella che esiste invece effettivamente (efficacia vel efficentia) in colui che confessa nella sua bocca la parola della fede: «Così anche Cristo. che compete a colui che è già in atto tali cose. 204).tanto nella religione che nel diritto . secondo la semplice possibilità è vicino a noi. come il linguaggio è vicino al bambino. fabbro o pilota. Se questo resto di potenza è. La parola della fede si presenta qui come esperienza effettiva di una pura potenza di dire che. si ha piuttosto conservazione (soteria) della potenza nell'atto e qualcosa come un darsi della potenza a se stessa (epidosis eis heauto).piuttosto. lo stesso potere performativo del linguaggio. L'atto di una pura potenza di dire cometale. 9-10 nei termini di una potenza che esiste in quanto potenza compare già La parola vicina nel commento di Origene. ma si dà come assoluta vicinanza della parola. eccede non soltanto ogni detto. Essa è quel resto di potenza che non si esaurisce nell'atto. capace di un uso libero e gratuito del tempo e del mondo. una parola che si mantiene sempre vicina a se stessa. inespresso e insignificante.

V. nella prima tesi sulla filosofia della storia di Benjamin.di sostituire il corsivo con una spazieggiatura fra le lettere della parola che per qualche ragione si vuole segnalare. In questo modo. come a ogni generazione che ci ha preceduto. che abbiamo commentato più volte. condotta con l'aiuto di un teologo nascosto tra le righe. io conosco un solo testo in cui si teorizza in modo esplicito la debolezza della forza messianica. 12. 363). Non sorprende. Il teatro epico brechtiano. iperletti. II. che ha chiesto al messia di liberarlo dalla sua spina nella carne. Nel saggio Che cos'è il teatro epico. per cosl dire. che nessuno è riuscito finora a identificarlo? Ed è possibile trovare nelle tesi indizi e tracce che permettano di assegnare un nome a quel che non deve in nessun caso lasciarsi vedere? In uno degli appunti della sezione N del suo schedario (che contiene note di teoria della conoscenza).. aggiunge l'apostolo. Benjamin scrive: Citazione «questo lavoro deve sviluppare al massimo l'arte di citare senza virgolette» (Benjamin 1974-89. si sente rispondere he gardjnamis en asthenefa teleftai. allora esso vincerà la partita storica coi suoi temibili avversari. Questo lavoro non è tanto di conservazione. anche tra le scritture del passato e il presente vi è un appuntamento del genere. quando in- . si propone di rendere citabili i gesti. egli aggiunge. Nella quarta riga dalla fine si legge: Dann ist uns wie jedem Geschlecht. nelle persecuzioni e nelle angustie per il messia. Esso designa la convenzione tipografica . quindi. Da un punto di vista paleografico. assicura la vittoria al pupazzo meccanico vestito da turco. se pensiamo ai nomina sacra di Traube. che l'autore ha saputo celare cosl bene nel testo delle tesi. non si doveva) leggere: i termini spazieggiati sono. Benjamin scrive: «citare un testo significa interrompere il contesto a cui esso appartiene». Perché debole è spazieggiato? Che tipo di citabilità è qui in questione? E perché la forza messianica. negli oltraggi. le mezzane del loro incontro. anche in questo caso. «dev'essere in grado di spazieggiare i suoi gesti. quanto di demolizione: «la citazione». del passo di 2 Cor. Benjamin trae quest'immagine da un racconto di Poe. che per cosl dire non c'era bisogno di (o. «Perciò».SOGLIA O TORNADA Soglia o tornada Ricorderete certamente. eine s c h w a che messianische Kraft mitgegeben. cui Benjamin si riferisce nel saggio. Benjamin ci invita a considerare il testo stesso delle tesi come una scacchiera su cui si svolge una battaglia teorica decisiva. la teologia. l'immagine del nano gobbo che se ne sta nascosto sotto la scacchiera e. ma. la strappa dal contesto che distrugge». «che oggi è piccola e brutta e non deve in nessun caso lasciarsi vedere» e se il materialismo storico saprà prenderla al suo servizio.non soltanto tedesca . Se date ora un'occhiata allo Handexemplardelle tesi. che dobbiamo supporre. e le citazioni sono.. 9-10. «la potenza si compie nella debolezza». in realtà. «chiama la parola per nome. das vor uns war. la citazione ha in Benjamin una funzione strategica. si legge nel saggio su Kraus. per così dire. quella palinsestica della citazione.e questa doppia lettura poteva essere. con le sue contromosse. Come sapete. Benjamin stesso . Il verbo tedesco qui tradotto con «spazieggiare» è sperren. vedrete che già nella seconda tesi Benjamin ricorre a questa convenzione. come suggerisce Benjamin. 5 3 6). là dove Paolo. «A noi. che esse debbano essere 129 discrete e sapere talvolta compiere in incognito il loro lavoro. «L'attore». 572). nelle necessità.si serve di questa convenzione. Cosl come tra le generazioni passate e la nostra c'è un appuntamento segreto. è debole? Ebbene. letti due volte . si tratta del contrario delle abbreviazioni che i copisti usavano per certe parole ricorrenti nel manoscritto. Chi è questo teologo gobbo. trasponendola sul terreno della filosofia della storia. «mi compiaccio nelle debolezze. egli aggiunge che quel nano è. è stata data una de bo 1 e forza messianica». come avrete capito. Si tratta. come il tipografo fa con le lettere» (ibid. essa «salva e punisce» nello stesso tempo (ibid. cui Benjamin affida la redenzione del passato.ogni volta che usa la macchina da scrivere .

ha denn mein Kraft ist in den schwachen Mechtig: entrambi i termini (Kraft e schwache) sono presenti. Mentre Girolamo traduce virtus in infirmitate perficitur. Solo nell'immagine. dove leggiamo: «La vera immagine [das wahre Bild] del passato corre via di sfuggita. allora sono potente [dynat6s]».anzi. Handexemplar delle tesi Sul concetto della storia. Anche qui un momento del passato (Adamo. che la spazieggiatura vuole discretamente segnalare. che non si riconosca significato in esso». e il ritmo di questa messianica caducità è la felicità. la relazione del passato col presente è dialettica. Mentre la relazione dell'allora con l'ora è puramente temporale (continua). tutto ciò (oggetto. Esso compare più volte nel testo delle tesi. Abbiamo vari frammenti in cui Benjamin cerca di definire questo vero e proprio terminus technicus della sua concezione della storia. che guida segretamente le mani del pupazzo materialismo storico. 1229). Che si tratti di una vera e propria citazione senza virgolette è confermato dalla traduzione di Lutero che Benjamin doveva probabilmente avere davanti agli occhi. Una volta scoperta la citazione paolina nella seconda tesi (viricordo che le tesi Sul concetto della storia sono uno degli ultimi scritti di Benjamin. 8. in Benjamin. fatti sono debole. ricordo o documento) in cui un istante del passato e un istante del presente si uniscono in una costellazione. in questo caso. 19-23. in Paolo la creazione è stata assoggettata senza volerlo alla caducità e alla distruzione e per questo geme e soffre in attesa di essere redenta.130 IL TEMPO CHE RESTA Walter Benjamin. tuttavia non soltanto non è possibile.ma non troppo . Capirete che la scoperta di questa citazione paolina nascosta . A quanto mi risultava. la manna ecc. infatti. come abbiamo visto. Bild è dunque. la via era aperta per l'identificazione del teologo gobbo.) dev'essere riconosciuto come typos dell'ora messianico . per il termine benjaminiano Vergiingnis. a salti» (Benjamin 1974-89. Lutero. il kair6s messianico è precisamente questa relazione. 2 l) . come la maggioranza dei traduttori moderni. la natura è messianica precisamente per la sua eterna e totale caducità. il Frammento teologico-politico. testo. «caducità». per Benjamin. con un geniale rovesciamento. che potrebbe corrispondere al vergengliches Wesen nella traduzione luterana del v. I. ma la sua ipotesi si riferisce a un testo dell'inizio degli anni venti. L'intuizione di Taubes è certamente giusta. Ma perché . in cui il presente deve sapersi riconoscere significato nel passato e questo trova nel presente il suo senso e il suo compimento. l'immagine è piuttosto ciò in cui il passato viene a convergere col presente in una costellazione. ed è questa iperleggibilità. questa segreta presenza del testo paolino in quello delle tesi. fra i due testi. Taubes era stato il solo a suggerire una possibile influenza di Paolo su Benjamin. Mentre. segnatamente nella quinta. opera cl' arte.ma vi SOGLIA O TORNAVA 131 sono. 474: «Non è che il passato getti la sua luce sul presente o che il presente getti la sua luce sul passato. che egli mette in relazione con Rom. quasi una sorta di Immagine compendio testamentario della sua concezione messianica della storia).. forse. Ma noi abbiamo già incontrato in Paolo una simile costellazione tra passato e futuro in quella che abbiamo definito «relazione tipologica». immagine. ma forse nessuno è cosl chiaro comeMs. il passaggio del Mar Rosso. Poiché è un'immagine irrevocabile del passato che rischia di svanire a ogni presente. parlare di citazioni (tranne. che balena una volta per tutte nell'istante della sua conoscibilità. tesi 2. si lascia fissare il passato .nel testo delle tesi mi abbia emozionato non poco. Uno dei concetti più enigmatici del pensiero benjaminiano degli ultimi anni è quello di Bild. delle differenze sostanziali..

una citazione senza virgolette: alle ding zusamen verfasset wurde in Christo. Lo stesso verbo (zusammenfassen) corrisponde nei due casi allo anakefalaiosasthai paolino. o schiettamente giudaico . [nella Jetzt-Zeit] la temporalità estatico-orizzontale è coperta e livellata»: Heidegger 1972. anche in questa tesi Benjamin usa la spazieggiatura.ci accorgiamo che laripresa è. 31: pardgei gar to schema tau kosmou toutou.132 IL TEMPO CHE RESTA Benjamin parla di Bild. il concetto di typos è strettamente legato con quello di anakephalaiosis. In uno dei manoscritti delle tesi. nelle lettere paoline. Ricorderete che. Come prove interne di una corrispondenza testuale e non soltanto concettuale fra le tesi e le lettere questi indizi possono bastare. Qualche parola. 1. al suo primo comparire nella quattordicesima tesi. di solito. coincide al capello con la figura che la storia dell'umanità fa nell'universo»).chiama se stesso con un nome che si è dato da sé. L'atteggiamento di Scholem rispetto a Paolo . die als Model! der messianischen in einer ungeheuren Abbreviatur die Geschichte der ganzen Menschheit zusammenfasst.. antitypos in Eb. disponiamo di un riscontro testuale che ci permette di parlare anche in questo caso di una vera e propria citazione senza virgolette: Lutero traduce Rm. 14 (typos tau méllontos) con welcher ist ein Bilde des der zukunfftig war (r Cor. secondo il suggerimento di Deissmann). 7. Anche questo concetto è presente nel testo benjaminiano in una posizione particolarmente significativa. definisce il tempo messianico. a tradurre il termine con «tempo-ora». cioè: si pensa solo all'ora e non si guarda al tempo che viene e giudica»: Schopenhauer. bensì la diciannovesima). in verità.il tempo messianico come un'immane abbreviazione dell'intera storia .ovviamente . E non stupirà certo che il termine «redenzione» (Erlosung) . L'ultima frase della tesi . dopo il ritrovamento dello Handexemplar. Ma anche questa volta . Ma vi è anche un altro indizio. che. riassume in un'immane abbreviazione la storia dell'intera umanità. IO. che. innanzi tutto. fallt haarscharf mit d e r Figur zusammen. Ma torniamo al problema della ricapitolazione. Jetztzeit. l'unico manoscritto in senso tecniJetztzeit co. che lascia inferire che Scholem stesso fosse al corrente di questa vicinanza del pensiero di Benjamin a quello di Paolo. 5. ma la sposta tre parole dopo Bild. appunto. la storia recente del termine mostra che esso ha.un autore che conosce molto bene e che . connotazione negativa e antimessianica: tanto in Schopenhauer («Esso . altrettanto centrale nelle Lettere. in tedesco.. Tanto più che. ricapitolazione. 421-22). 213-14) che in Heidegger («chiamiamo Jetzt-Zeit il tempo mondano come appare nell'uso dell'orologio che conta gli "ora" . e cioè alla fine dell'ultima tesi (che. die die Geschichte der Menschheit im Universum macht («L'attualità. Renato Solmi. come modello del tempo messianico. In questa prospettiva.sembra indubbiamente riprendere E/. IO («tutte le cose si ricapitolano nel messia»). non è più la diciottesima. insieme a esso. le due cose insieme-. «immagine». è impossibile non SOGLIA O TORNAVA 133 notare la corrispondenza letterale fra i due termini («il-di-ora-tempo»). Benjamin rovescia questa connotazione negativa per restituire al termine quello stesso carattere di paradigma del tempo messianico che ho nyn kair6s ha in Paolo.quello con cui Lutero rende il paolino apolytrosis. Ciò aveva indotto il primo traduttore italiano delle tesi. e non di tipo o figura (che è il termine della Vulgata)? Ebbene.se guardiamo alla traduzione luterana . 6 è reso con Furbi/de. più probabilmente. 9. la parola.sia . Dopo tutto quello che abbiamo detto nel seminario su ho nyn kair6s come designazione tecnica del tempo messianico in Paolo. in ogni caso l'orientamento sul passato che caratterizza il messianismo benjaminiano ha il suo canone in Paolo. e tuttavia coglie qualcosa dell'intenzione benjaminiana. Leggiamo il passo in questione: Die Jetztzeit. è scritta fra virgolette (scrivendo a mano non è possibile sperren). sul termine Jetztzeit. 24 con Gegenbilde). esterno questa volta.o. Che questo concetto paolino sia di origine ellenistica (l'affrancamento degli schiavi da parte della divinità. da cui Benjamin ha forse tratto l'idea che l'immagine del passato rischia di svanire per sempre se il presente non si riconosce in esso. su un termine che non sembra aver alcun bisogno di essere sottolineato: das wahre Bild des Vergangenheit h use h t vorbei che naturalmente può anche contenere un'allusione a r Cor. «passa infatti la figura di questo mondo». quello già di proprietà di Hannah Arendt.un concetto assolutamente centrale nella concezione benjaminiana della conoscenza storica . Del resto. il che è certamente arbitrario (in quanto il termine tedesco significa semplicemente attualità).il nostro tempo . tutto il vocabolario delle tesi appare di conio genuinamente paolino. caratteristico quanto eufemistico: Jetztieit: sì.

(Questo andare in frantumi. Das Jetzt der Leserbarkeit.non è certo privo di ambiguità.formano una costellazione che. ma dice anche che essi pervengono alla leggibi- SOGLIA O TORNADA 135 lità in un determinato momento storico. conosce proprio oggi l'ora della sua leggibilità. com'è scritto in un appunto a cui Benjamin ha affidato la sua estrema formulazione messianica. che Benjamin sembra nel testo riferire a se stesso. l'enigmatico frammento composto da Benjamin a Ibiza nell'agosto 1933· L'interpretazione di Scholem si fonda sull'ipotesi che il nome Agesilaus Santander. stabilisce una relazione fra Paolo e Nathan di Gaza .questi due sommi testi messianici della nostra tradizione . non avrete dimenticato l'apparizione di questo dggelos satana come «spina nella carne» in 2 Cor. credo che non si possa dubitare che . evocando il suo rapporto segreto coll'angelo. anche se in modo criptico. essa implica che Scholem stia suggerendo che l'amico. cioè non arcaiche. L'immagine letta. Erkennbarkeit) definisce un principio ermeneutico genuinamente benjaminiano. le Lettere e le Tesi . non sarete stupiti che Scholem rimandi proprio a questo passo di Paolo come possibile fonte di Benjamin. ma immagine è ciò in cui quel che è stato si unisce fulmineamente con l'ora in una costellazione. se si tiene conto del fatto che tanto il frammento di Benjamin che il passo paolino sono fortemente autobiografici. nel libro su Sabbatai Zevi. per qualche ragione su cui vi invito a riflettere. e che costituisce pertanto la migliore conclusione del nostro seminario: Ogni ora è l'ora di una determinata conoscibilità Uedes Jetzt ist das Jetzt einer bestimmten Erkennbarkeit]. In altre parole: immagine è la dialettica in arresto. è la morte dell'Intentio. È nella sua interpretazione di Agesilaus Santander. sia in verità un anagramma di der Angelus Satanas. Solo in questo senso. V. ogni testo contengano un indice storico che non indica soltanto la loro appartenenza a una determinata epoca. ma immaginale. cioè l'immagine nell'ora della conoscibilità. Il principio benjaminiano suppone invece che ogni opera. 578) . 7. porta in sommo grado lo stampo di questo momento critico e pericoloso che sta alla base di ogni lettura. 20) . che Benjamin potesse identificarsi con Paolo. 12. (Benjamin 1974-89. secondo cui ogni opera può essere in ogni istante oggetto di una interpretazione infinita (infinita nel duplice senso che non si esaurisce mai ed è possibile indipendentemente dalla sua situazione storico-temporale). e nient'altro. Eppure vi è. L'allusione è corsiva e mai più ripetuta: ma. in un suo libro. come penso. Comunque la scoperta dell'ispirazione paolina di alcuni aspetti delle speculazioni messianiche dell'amico non poteva riuscirgli rassicurante ed era certamente fra le cose di cui non gli avrebbe fatto piacere parlare. In esso la verità è carica di tempo fino ad andare in frantumi. che è l'esatto contrario del principio corrente. Solo le immagini dialettiche sono autenticamente storiche. Se. un passo in cui .separate fra loro da quasi duemila anni ed entrambe composte in una situazione di crisi radicale. potesse in qualche modo identificarsi con Paolo. che coincide con la nascita dell'autentico tempo storico.134 IL TEMPO CHE RESTA una volta definisce come «l'esempio più notevole di misticismo rivoluzionario ebraico» (Scholem 1980. mentre la relazione del presente col passato è puramente temporale. il tempo della verità).con la stessa cautela con cui. quella fra ciò che è stato e l'ora è dialettica: non temporale. Comunque sia. Poiché. «l'ora della leggibilità» (o della «conoscibilità». Non è che il passato getti la sua luce sul presente o il presente la sua luce sul passato.egli sembra addirittura suggerire.

x nato in 2 di Dio.voç schiavo di [il] messia Gesù E. tXÙ'toi3.Ùcxyyé.oU.· xciptc. &rLoic. essenti in Roma amati xat dpfiv'Tl &1tò 0E.Appendice Ri/erimenti testuali paolini Dalla «Lettera ai Romani» IlcxuÀoç oouÀoç XpLO''tOU I Paolo di. I-7 . per 'ITjO'OU. a tutti gli 0e.Ou.Wç è.À&~oµEv il messia &1tOO''tOÀ~\I x&pLV XCXL e signore [il] mandato 'tOi3 òv6µa. XÀTj'tÒç &1tOO''tOÀoç &qiwpLcrµé. t9ve. chiamato inviato grazia messia.Àwv 0E. di Gesù separato O yp<Xq><XLç &y(mç [le] scritture da [il] seme vE.vou è. XÀT}'torc.ç secondo [lo] spirito attraverso 'tOU ufou <XÙ'tOU 'tOU riguardo al figlio di Davide secondo [la] carne. ricevemmo [la] grazia e cr&px<X. le il nome xÀTJ'tOL 'I TJcrou XpLcr'tou. tra le quali siete anche voi 7 1tficrLV w'Lç oùcrLV è.Ou 1t<X'tpòç 1Jµwv pace da Dio padre di noi I.v profeti di lui ')'E.V ouv&µE. 1tpOE. xa. oL' où attraverso il quale di.'ìc. Èa'te. a voi e xat xup(ou 'l11aoU Xpta'toi3.atv Ù1tÈp per il di lui 4 'tOU opLcr0é.v 'Pwµ-u &ycx1tTJ'to'Lç chiamati di Gesù messia.V'toç di santità 'l'Tjcrou XpLcr'tou 'tOU xup(ou 1Jµwv.L X<X'tÒt è. da [il] signore Gesù costituito per obbedienza di [la] fede fra tutte 'to'ic. Uµrv di Dio. [la] buona notizia 1tpOCj)Tj'tW\I <XÙ'tOU è.'toc. figlio di Dio in potenza genti 3 1tE.xpwv.v 1tfiO'L\I 6 lv otc.Ou È.L Uµe. chiamati santi.pµ<X'toç LlcxuLO X<X'tÒt di [i] morti. di lui. 1t\IEUµcx &yLWO'U\l'Tjç è. &vcxcr't&crEwç da [la] resurrezione 5 di noi.pL sacre 0'1té. U1t<XXO~\I 1tLO''tE.\loµé.1t'Tj')'')'EfÀ<X'tO che aveva promesso prima ufou 0E.

> ÒC1tOXIXÀU1t'tE. senza legge anche periranno.LVIXt.> xpum<i. è scritto: xcxpò(cxtç cxÙ'twv. fino a uno. e cruvLù.t 6 9E.Ùcxyy&Àwv· ouvcxµtç yi:Xp 9wu Ècr'ttv E.> 'louòcxfoç.Wç dç 1tLcr"ttv. 27 come circoncisione sarà contata? non ~ xcxL xpwE. non c'è ~XPE. 9-12 Abbiamo accusato prima infatti sotto [il] peccato tutti sono divenuti incapaci di usare. c'è non [sono] infatti i tendenti gli orecchi a [la] legge ma Non infatti il in giudeo mettente in opera segreto giudeo visibile xcxL [è]. I v6µov [la] legge xcxt gloria invece e giusti se flç.t l9v7J 'tÒt µTi infatti [le] genti i né Ècr'ttv infatti senza legge peccarono. Greci Non c'è lv 1tVE. où 1tcXV'twç 1tpOl}'ttcxcrciµE.<i. come 2. xcxL ÒC1toÀouncxt · xcxL ocrOL lv di [la] legge saranno giudicati: greco: Non infatti Quanti e e legge 't<i.>] 9E. I e a [i] barbari. il Mçcx ÒÈ coscienza o anche scusanti. è. a [i] sapienti - 5 OU'tWç 'tÒ XIX't' sono. 1tE.Ù1Xj'")'E.>v. il cercante il neppure 12 Dio: oùx fo"ttv y&p 3.wç xcxL di loro di loro. oùx le prescrizioni della legge ~ &xpo~ucr'tLIX cxÙ'toG dç 1tE. uµrv 'tOLç anche a voi che 't<i.pt"tOµTj 6 l1tcxwoç oùx lç où yp&µµcx"tt.À(crcxcr9cxt. angoscia &ycx96v.!ç. 'louòcxt6ç Ècr'ttv. E. [la] circoncisione trasgressore v6µou secondo Xptcr'tOU 'l7JcroG.'tlXt.9cx y&ypcx1t't1Xt O'tt oùx fo'ttv è scritto visibile di [il] cuore in [io] spirito non da [gli] uomini 'Iouòcx(ouç 'tE.i. rendendo testimonianza la [La] circoncisione infatti giova 1t1Xp1X~cX't7Jç v6µou trasgressore pertanto il prepuzio è diventata. di [la] legge [tu] sei. oùx lcrtw 6 ~TJ'twv "tòv 9rov· comprendente.ÀE. [oùx fo'ttv] il facente buon uso.7JcrLv n xcxt ~cxp~cipOLç.pt'toµTjç &v6µwç 'twv &v9pw1twv xcx'tÒt le cose nascoste degli uomini e mettente in opera bene. Dio.' 1tpoE..9cx..).'tcxt.pt'toµTjv Àoytcr9~crE. tra [gli] uni e [gli] altri i 26 li:Xv oùv y&ypcx1t't1Xt · 6 ÒÈ Ò(xcxwç lx 1tLcrnwç ~~crE.òç 'tcX xpumi:X 'tOU XIX'tE.t l&v 25 1tE.wç anima di uomo &xpo~ucr't(cx 'tÒV v6µov nÀoucrcx crÈ 'tÒv Òti:X yp&µµcx'toç xcxL ogni per natura prepuzio la il male. où 9 T( oùv. lçootVIXv.tÀ&'t'Tjç 139 APPENDICE o 1tOLwv IO di essere. insieme XPTJcr'tO'tTJ'tlX. cruµµcxp'tupoucr7Jç cuori µE. lv Non infatti mi vergogno E. xp(vE. ÒtÒt per mezzo v6µou Òtxcxtw9~croncxt.APPENDICE 14 "E). di [la] legge saranno giustificati. XIXL "EÀÀTjVIXç 1tcXV'tlXç ucp' - e circoncisione.> lpycx~oµ&v~ greco.). 'tcX Òtxcxtwµcx'tcx "tou v6µou cpuÀ&crcru. [La] giustizia 9wu lv IXÙ't<i.> 28 où di [la] legge.).ç lvÒE. Roma 'tE.pt"tOµ~· in [la] carne [la] circoncisione non nella lettera.pycx~oµ&vou 'tÒ xcxx6v.W97Jcrixv· 29 &).tÒ~crE. e buona notizia di me attraverso [il] messia Gesù. del quale la lode con [la] lettera yi:Xp 6 lv 't<i.t E giudicherà il 1tficrcxv ~uxfiv &v9pw1tou lx cpucrE. questi oi.<i.pt"tOµ~ crou &xpo~ucr'tLIX y&yovE. 25-29 invece su 1tE. il Ò(xcxtot 1tcxpi:X ['t<i. non c'è . v6µ~ ~µcxp"tOv. &µcxp'tLIXV E. non [la] legge aventi per natura le [cose] 'tOU v6µou 7t0twcrw. non 1tcXV'tE. 'louòcx(~ n 1tpw'tov xcxL "EÀÀTJVt.v.Uµcx'tt ma da il Dio. oÙÒÈ ~ lv 't<i.Ùcxyy&Àt6v µou ÒtcX Se vivrà. così il lµÈ da parte e di me desiderio I 6 où di annunciare la buona notizia.> cpcxvE. non c'è ~wç Év6ç. il prepuzio di lui osserva. 'tÒ quanti in [la] legge r 3 où 1tcxpcx~cX'tTJV adempiente te il il r 2 "OcrOL yi:Xp &v6µwç ~µcxp"tOv. ~ 1tE.'tlXt lx 1tLcr'tE.tç buona notizia.l&v ÒÈ [tu] pratichi. crocpotç A [i] Greci - E. r r oùx fo'ttv uno.pt'toµTj µÈv yi:Xp wcpE.' o[ 1tOLTJ'tlXL v6µou presso il v6µou.>. ò(xcxwç oÙÒÈ [un] giusto. potenza yi:Xp infatti di Dio è a [il] giudeo [siete] in l1t1Xtcrxuvoµcxt 'tÒ prima per e della crW'tTJp(cxv 1t1XV'tL [la] salvezza mcr'tE.(xvuncxt mostrano legge non avendo a se stessi 'tÒ lpyov 'tou v6vou [che] l' opera della legge legge: ypcx1t"tÒV lv 'tcxtç [è] scritta in la in il il in il v6µov lxov'tcx cpucrE. giudeo prima xcxL 'ttµTj xcxL dp~VTJ 1tlXV'tL onore e pace prima a ognuno e 1tcxpi:X 't<i.>. pensieri r 6 lv fl ~µ&p~ in il giorno la 'twv Àoytcrµwv XIX'tTJ')'OpouV'twv Ti xcxL ÒC1toÀoyouµ&vwv. xcxpò(cxç Che dunque? Siamo superiori? No affatto! Giudei il crcxpxL 1tE. 'louòcx(ou n 1tpw't0v xcxL "EÀÀTjvoç IO accusanti [quando] giudica il Dio 'tÒ E.> per ogni - 17 ÒtxcxtocrUVTJ a [il] greco. &)...> 9E.p<i. oÙ'tOL v6µov µTj E')COV'tE.''ttvE.UOV'tt.> lv r r où y&p peccarono. y&p o[ &xpocx'tcxL facitori 6 lv 't<i.). credente. ma &v9pw1twv &). xcxL &vo~'tOLç ÒcpE. presso il xpt9~croncxt · yi:Xp Dio.' lx 'tou 9wu. tutti xcx9wç come c'è 6 il &µcx hanno deviato. costoro la circoncisione di te prepuzio ~ &xpo~ucr'tLIX l1tL preferenza di faccia r5 2.'tlX~ &ÀÀ~Àwv a [gli] stolti debitore 1tp69uµov XIXL 'P wµ TI E. Il giusto 9 9Àt~tç 9-16 Oppressione di fede cxÙ'twv 'tfjç cruvE.p<i.tµ(.xoµE. xcx9wç yi:Xp infatti di Dio in questo viene rivelata da fede a fede. e 1tE.> cpcxvE. 'louòcx(~ n 1tpw'tov xcxL "EÀÀTJVt.ç Écxu"totç dcrtv v6µoç della legge sono fanno.OcrW1tOÀTjµ~(cx Quando se crnvoxwp(cx giudeo 4 O'tlXV 1tpcXcrcrui.

€.wç. ['t'ÌjV] OLXOCLOO'UV'TjV' la essere lui &xpo~ucr't(ocç.v. legge.L voci xoct l0vwv.0oc opere? [la] legge di [la] fede.pouV'tm 'tTjç ò6ç'T}ç 'tou 0e. Ùcr'te.~· 20 Dio.Cùç 'tTjç attraverso la credenti.3 Où v6µou I' v6µoç l Non ocùwu.wç.crw 'tTjç anche per i seguenti le orme lv &xpo~ucr't(~ 7tfonwç 'tou 7tOC'tpÒç Tjµwv 'A~poc&µ. lçe. 7tE. 'A~poc&µ 't~ 0e. Ti ÒLÒt attraverso v6µou XÀ'Tjpov6µm.L xocux'Tjµoc· iXU' è stato giustificato.L 'totç 19 ol'oocµe. il Dio senza oùxt xoct l0vwv.pL'toµ'Ìjv lx xoct &xpo~ucr't(ocv ÒLÒt 'tTjç 7tLcr'te.3 't( Gesù. xoct lÀoyCcr0'Tj Abramo per mezzo infatti di [la] legge [la] conoscenza a posteriori N UVL ÒÈ xwptç sono privi lç da [le] opere l7tCyvwcrLç di [il] peccato. où 't~ sia valida la promessa per tutto il seme. in [il] prepuzio fede y&p ÒLÒt infatti attraverso del padre di noi Ti l7tocyye.t.v ÒÈ O'tL ocroc 3 . della gloria OCÙ'tOU xci:pm ÒLÒt grazia 27 ÒLxocwcruv'T} 22 profeti. che giustificherà [la] circoncisione da [la] fede e [il] prepuzio tpywv v6µou. 2 7-31 di Dio si è manifestata.Ccr0'Tj.6v. ma 14 d y&p o! lx ÒLxocwcruv'Tjç 7tLcrnwç.L.Cùç v6µov oùv ma y&p 'Ìj ypocqi'Ìj À. di lui 7tOCpci:~occrLç.APPENDICE 140 ov6µoç À. non in [la] circoncisione ma la Non sia! Anzi. mette in opera. non a quello I0-22 . oç OLXOCLWO'E. dç 'tÒ dvocL ocÙ'tÒv 7tOC't€.òç µ6vov. .ye. Ora però senza OLXOCLOO'UV'Tj 0e.ye.Òtv giustificati 'tTjç &7toÀu'tpWO'E.À(oc · [sono]. Pensiamo attraverso yàp 8LX<XLOUa0at tiv9pW1tOV xwpt~ ?t(O''tE.ou.wç ['I 'T}crou] XpLcrwu dç 7t&V'tocç 'toùç mO"te. neppure XOC'tÒt xci:pw. 2l e.L7tE. di [la] legge.pL'toµTjç v6µov rendiamo inoperante xoct l l in [il] prepuzio! è. l7tLO''tE.pCù'tOCL.pL'toµTj " tL OV' ~ lv fu computata? In [la] circoncisione essendo o in [il] &xpo~ucr't(~.UO'E.pLwµTjç wtç ' oux e per quelli non padre di [la] circoncisione 7tE. dunque ro 7twç [La] legge xoc'tocpyouµe.ou 7tE.'tOCL · où [!']ira .xÀe. µ'Ìj y€.uoV'tocç ò& 0e. tcr'tci:voµe.tvocL x6crµou. padre di tutti dç 'tÒ ÀoyLcr0TjvocL ocÙ'totç per I' a loro essere computata xoct 7tOC't€. presso Dio. où y&p lcr'tw ÒLoccr'toÀ ~ · infatti c'è 2.pµoc'tL. - 'A~pocÒtµ Abramo non &µocp't(ocç.wç. È stato escluso! Attraverso quale Dove dunque il vanto? 29 ~ al Come v6µou apywv lÒLXOCLW0'Tj.oc~e. per I' 'tWV quella credenti attraverso [il] prepuzio. [le] opere soltanto? Non anche di [le] genti? Sl. [la] giustizia della Abramo. oùv lÀoy(cr0'Tj. [la] legge [la] giustizia µocp'tupouµ€.v'T}'tOCL 7t&ç affinché ogni bocca [davanti] al dice APPENDICE où 7tpòç 0e.poc 7t&nwv fede in il prepuzio. [la] legge [il] crqipocytòoc 'tTjç ÒLxocwcruv'Tjç 'tTjç segno ricevette di [la] circoncisione sigillo della giustizia della 7tCcrnwç 'tTjç lv 'tTI &xpo~ucr't(~. xe.vm òwpe.vmw.L infatti esser giustificato per [la] fede [!'] uomo 'Iouòoc(wv O [è] dei Giudei . giust!Zla 7tLO"te. cr'Tjµe. della per mezzo fede. lv 7tE.~oc(ocv 't'Ìjv l7tocyye.poc 7tE. o 0e.3 differenza.6ç poiché uno [solo è] il Dio EXE.pyci:~E. che quanto la legge 't~ 0e.ou ÒLÒt di lui del per tutti T)µocp'tov xoct tutti hanno peccato e infatti 24 ÒLxocwuµe.pµoc'tL [la] legge la promessa ad seme Abramo o al 'tÒ xÀ'Tjpov6µov ocÙ'tÒv e. l 5 resa inoperante la promessa. ha fu computato a lui e lx 7tLcrnwç. di Dio per mezzo di [la] fede di Gesù messia non 3 . .'tm della legge non sarà giustificata v6µou 2 legge tutto il mondo sia apywv v6µou 7t&croc cr&pç lvwmov ocùwu· ÒLÒt ogni lv per coloro che [sono] in la 7t&v cr't6µoc qipocytj xoct Ù7t6Òuwç y€. eredi l7tocyye. 1 9 -2 4 Sappiamo ÀocÀe.fov dunque ÒLÒt fede? vanto. mcr'tE.3 l 7tLO''tE.UOV'tWV ÒL' l 2 giustizia. sia chiusa e colpevole ÒLO'tL lç perciò da [le] opere carne di fronte a lui. Dio.v'T} Ù7tÒ 'tou v6µou xoct testimoniata da la legge e 'tWV [da] 7tpO'fl'Tj'tWV. dç 'tÒ dvocL ~e.p dç o0e. iiÀÀÒt &xpo~ucr't(~· 4. a giustizia.~. ÒLÒt Ilou oùv legge? 'tWV Delle 28 ÀoyL~6µe.À(ocv 7tOCV'tL 't~ cr7t€.1 y&p Se infatti ÒÈ lx y&p la infatti oùx Ecr'tLV v6µoç.x€.pLwµTj &U' lv prepuzio. oùxC.v teniamo ferma. oÙÒÈ dove invece non 'tOU'tO o c'è 7tfo'te. tvoc parla.v legge 'tTjç 7tLcr'te. affinché per grazia. anche di [le] genti. 16 dLÒt iiÀÀÒt da [la] legge 7tfo'tLç xoct xoc't~p"('Tj'tOCL òpy'Ìjv xoc'te. 7t&vnç y&p Dio. ma v6µou ma Cosa 'l'TjO'OU' apywv. da [la] circoncisione soltanto.À(oc 't~ 'A~poc&µ ~ 't~ cr7t€. oùx lv 7tE. iiÀÀÒt ÒLÒt No. y&p 't~ v6µcp ox6crµoç où ÒLxocLw0~cre.vw'tocL Ti è stata svuotata la fede Se infatti e trasgressione. tvoc Perciò [è] questa cosa da [la] fede.q>ocv€.€.?. di [la] fede.V ÒÈ infatti la scrittura dice? Credette ocÙ't~ dç ÒLxocwcruv'Tjv. 7to(ou v6µou. attraverso E 7tE. erede lui essere di [il] mondo.pL'toµTjç µ6vov iiÀÀÒt xoct wtç cr'toLxoucrw wtç rxve. redenzione 'tTI gratuitamente per la lv XpLO''t~ quella in [il] messia Ti xocux'T}crLç.30 E.

e cosl a &v0pwnouç ò 0av(X'toç 8LijÀ0&v. lÀnL8L 1ta'tlpa 7tOÀÀWv è9v&v xa'tà Adamo la è scritto a colui in cui credette aÙ'tÒV che x(X0wç y€yp(X1t't(XL o'tL 1t(X't€p(X chiamante e di Abramo. oùv lpouµ&v. dç 'tÒ y&vfo0(XL &ÀÀ' lv&8uv(Xµw0ri 't'fj ma di Adamo. fu computato a lui 8L& ln(cr'twcr&v. ou'twç x(Xt come morte. Padre corpo µ~ 'tijç µ Tj'tp(Xç 1:&pp(Xç del grembo 0wu où 8L&xpL0ri 't'fj Dio Mç(Xv 'tc'i'> 0&cT> avendo dato gloria al È. dove 2 I rva la grazia. ou'twç X(XL non avrei conosciuto se non la legge 5. a aventi peccato O'tL (XÙ'tc'i'> &Lç 8LX(XLOO'UVTjV. r X(XL nÀriporpopri0dç Dio ed 'tijç 1t(Xp(Xxoijç 'tOU &vòç obbedienza di uno [La] legge È. è padre di tutti lx anche a quello da [la] r7 noi. " 0\l't(X wç ciò che ha promesso lÀoy(cr0ri 2 per il diventare quanto detto. credette. 7tOLTJaat. &v0pwnou ~ &µ(Xp'tL(X dç 'tÒV il peccato in il 'tijç &µ(Xp'tt(Xç ò 0&v(X'toç. messia giustizia. non dubitò 8oùç 20 di Sara.p(aae. e. con la fede. il peccato. in 'tijç l\l'toÀijç una volta.v Ti xcXpLc. v6µoç 8& 1t(Xp&LcrijÀ0&v LV(X 20 'tou &vòç ol noÀÀoC. oç 1tOÀÀwv levwv 't€0&LXa O'&.uae. r 2 AL& 'tOU'to wcrn&p 8L' &v0pwnou un cosl molti. ma ha abbondato signore di noi.infatti desiderio d µ~ ò v6µoç è. tX(X'tOV't(Xi'tTjç 1tOU U1tap)CWV. X(X't€V(X\l'tL où di molte APPENDICE diceva: 8& À(X~OUO'(X ~ &µ(Xp'tL(X 8L& avendo preso il peccato ogni desiderio. tutti x6crµ~.~wv xwptç v6µou 1tO't€. X(XL ou'twç dç a causa del peccato la morte.7t~yyt):t<XL O &mcr't(çt OV't(X. il . il 7 TC [x(Xt) Per questo anche [solo] uomo attraverso !' anche giusti il peccato. &n€0(Xvov. X(XL 't~V di lui µ~ non lnt 'toùç anche su oç lO"tLV wnoç 'tOU µ€ÀÀo\l'toç. secondo - morto. lrp' et> n&vnç ~µ(Xp'tov· na\l't(Xç tutti e [gli] uomini r 3 &xpL y&p la morte v6µou fino a [la] infatti legge oùx lÀÀoy&·hm µ~ O\l'toç passò. essendo giunto però il legge 8 &rpopµ~v Non desiderare! r r ~ y&p il infatti . perché &µ(Xp'tL(X ~v lv [il] peccato v6µou· non è computato non essendo[ci la] legge. (XU'tTJ il comandamento quello per [la] vita. peccarono. µ~ v6µoç La legge [è] peccato? y€voL'to· &ÀÀ& Non sia! Ma ~v &µ(Xp'tL(XV oùx È'.pe. era in [il] mondo. r 9 X(XL µ ~ &cr0&vfjcr(Xç O'OU. cosl ~w~v (XLWVLOV 8L& per [la] vita ~ xapLç anche la grazia eterna 'I TjO'OU attraverso Gesù XpLcr'tou wu xup(ou ~µwv.icr€wç X(XL fede da I morti 8 oç lÀ1t(8(X ln' 1t(Xp' padre 0'1t€pµ(X di molte genti discendenza di te. v&xp&. ò Cosa dunque diremo? la morte &µ(Xp'tt(X. come ~~01tOLOU\l'tOç 'tOÙç V&XpoÙç X(XL X(XÀOU\l'tOç 't& facente vivere r43 1tLO''t&Wç 'A~p(X&µ..6vaae. affinché wcrn&p l~(Xcr(Àwcr&v ~ &µ(Xp'tt(X lv 'tc'i'> e(Xva't~. È1tÀe. senza Io - vivevo senza ~ &µ(Xp'tL(X &v€~ricr&v. infatti attraverso la &µ(Xp'twÀot X(X't&O"'ta0ricr(Xv per - con !' incredulità. ~ lV'toÀ~ ~ &lç comandamento ha messo in opera v6µou infatti [la] legge 9 lyw 8& È'. disobbedienza di sono stati costituiti U1t(XXoijç essendo trasportato nella convinzione che òuva't6c. di fronte &nò 'AMµ µ€xpL Mwi. il considerò circa avendo.v Ti &µap't(a. Impulso X(X't&LpjaO'(X'tO lv 'tijç l\l'toÀijç per mezzo del lµot niicr(Xv lm0uµ((Xv· xwptç y&p me lÀ0oucrriç &µ(Xp'tt(X [il] peccato 8& ro lyw 8& io ~wfiv.APPENDICE lx 'tOU v6µou µ6vov &ÀÀ& X(XL 'tc'i'> da la legge soltanto ma fo'tLv 1t(X't~P n&\l'twv ~µwv. &µ(Xp'tL(X 8& [il] peccato però I4 &ÀÀ& l~(Xcr(Àwcr&v ò 0&v(X'toç ma regnò Ot nÀwv&crti 'tÒ 1t(Xpan'twµ(X· où affinché abbondasse ha sovrabbondato il peccato regnò in la ~(XO'LÀ&UO't) 8L& 8LX(XLOO'UVTjç dç regni giustizia attraverso 1tOÀÀoL molti. poi [solo] Per questo come attraverso un 22 8LÒ 8tX(XLOL X(X't(XO''t(X0ficrov't(XL saranno costituiti sopraggiunse x6crµov dcrijÀ0&v. U7te. Come peccatori cento anni stato di morte della trasgressione r 9 wcrn&p y&p a Dio il 'tÒ dpriµ€vov • ou'twç Ecr't(XL 'tÒ non essendo debole v€xpwcrw somiglianza le cose non essenti come essenti.a'tLV xat capace è anche di fare. esso dç e comandamento µm si trovò [che] per me 0&v(X'tov· [era] per [la] morte. e lo &lç 8& 't~v l1t(Xjj&ÀL(XV 'tOU la promessa del fu potenziato nCcrnL.yvwv d µ~ 8L& v6µou· 'tfiv n y&p lm0uµ((Xv il peccato non conobbi se non attraverso [la] legge. r2-r4 a figura del veniente.7tE. &µ(Xp'tficr(XV't(Xç lnt l1tLO''t&UO'&V 0wu 'tOU fou'tOU crwµ(X V&V&Xpwµ€vov. cosl sarà la 't'fj 1tLO''t&L X(X't&VOTjO'&V 'tÒ nella fede.'À&y&v· oùx lm0uµTjcr&Lç oùx t18&w &vòç [solo] uomo òè. Mosè che è il quale contro [la] speranza in [la] speranza lui fino a 'tc'i'> òµou~µ(X'tL 'tijç 1t(Xp(X~acr&Wç 'AMµ. il peccato riprese vita. [è] morto. genti ho posto te. X(XL &up€0ri invece morii. X(XL 8L& mondo entrò.

't'Ì}V Òt7tOÀU'tpWO'LV 'tOU crwµat'tOç ~µwv.] xcxt cxÙ'tot lv &cxu'tori. secondo il di dentro uomo. 'tÒ òè. pucre. ol'òcxµe.v71 oùx lÀ7ttç òè. cruµcp71µL 'tctl O non infatti ciò che µLcrw 'tOU'tO 7tOLW.Àw lyw 'tOU'tO 7tOLW. ciò in è infatti volere 9 où y&p sta vicino o a me.v&~oµe.L'tCXL.'tatL Òt7tÒ 'tijç ÒouÀe.v71't0tL xcx0' Ù7te.L xcxt cruvwò(ve. OÙXÉ. operare non infatti ciò che voglio faccio: [il] bene. tvcx &ycx0òv lµot il [è] 145 APPENDICE Dio 3 71ùx6µ71v y&p &v&Oe.ve.x8lx.voç Ù7tÒ 't'Ìjv &µcxp't(cxv. 20 questo faccio.'tL lyw invece non più io cxÙ'tÒ &ÀÀ& ~ lvolxoucrcx lv lµot &µcxp'ttcx.pjcX~E.Àw ciò che non voglio: [il] ma d òè. où 0é. con pazienza siamo aperti a ricevere. Il bene per me divenne cpcxvtj &µcxp't(cx. Xat'te. corpo questo faccio. bene.'tL lyw xcx'te.'to 0<Xvcx't0ç. I che [è] buona. però [un'] altra membra attraverso il spirituale ~Àé. O'tL 'tOV lµot 'tÒ XCXXÒV 7tatpcXXE.CXV' '!: tCX. oùxé. non volendo.oU &7te.cr(v µou il [la] morte. la redenzione y&p lÀ7tlòL fow071µe. la &ycx06v· Oé.r lv lµo(.p(cxv 'tijç ò6ç71ç 'twv 'té. yé. lo anche spera? lÀ7t(~e.xvwv 'tou Oe. 23 µé. [la] speranza però "o è y&p speranza: ciò che infatti vista ~ÀÉ. figli del Dio ' ' U7tE.pw0ficre.voL'tO" &ÀÀà ~ &µcxp't(cx. &yCcx xcxt ÒLxcx(cx xcxt &ycx0fi.ou. vede qualcuno.1 APPENDICE 44 &µcxp'tLCX &cpopµ 'Ìjv Àcx~oucrcx ÒLà 't'Ìjç lnoÀ ijç lç717tcX't7JcrÉ.v yàp comandamento.v di me.L'tCX( µm.7toµé.cr(cxv Òt7tE.py&~oµcxL cxù'tò &ÀÀ& ~ olxoucrcx lv lµot àtµcxp't(cx.V. infatti che non abita in me. ÒtÀÀà XOtt 23 axpL 'tOU vuv· fino dei del Dio.uµcx'tLx6ç Ècr'tLv· lyw cr<Xpxw6ç dµL.Àw 'tOU'tO 7tpcXO'O'W. o lnpov v6µov lv 'tOLç che-combatte contro 'tijç Ciò che infatti o 6 d Òè. où 0é. pensiero del µe. 7tE. xcxt ~ lnoÀ'Ì} santa. &ÀÀ& o bene no. I' abitante in me 18 peccato. venduto xcxnpy&~oµcxL où ywwcrxw· où yàp non conosco. ma soffre le doglie del parto CXÙ'tOt 't'ÌjV Òt7tatpX'Ì}V anche noi la primizia dello spirito aventi.v71 'tOU &ycx0ou µm attraverso il apparisse peccato. &ywç.XOUO' ma rivelazione dei 'ttj yàp µcx'tCXLO't7j'tL ~ X't(crLç Alla infatti vanità la creazione ' 'tOV la ' tOtr.'tatL lx di me.Àw 'tOU'tO Ora legge me in 2I faccio. 't1iv lÀe.LVE. CXAACX '"I "I ' ÒLCX ' OUX E.v· del corpo ~Àe. 5 peccato.Ot. 't( XOtt non 25 d Se "o invece ciò che non vediamo speriamo.'tOtj7j. convengo xcxÀ6ç. non più io la in le µou 'tou 7tve. di me fu sottomessa. corruzione per 22 la libertà della gloria Sappiamo infatti che tutta figli ali' la creazione geme insieme e OÙ µovov Ol.µcx Desidererei infatti maledizione dvcxL cxù'tòç lyw &7tò 'tou XpLcr'tOu essere stesso io da il messia .VcX~E.v peccato attraverso il ingannò impulso avendo preso µe. XCX'tE. xcxt ÒL' me e cxthijç &7t€x'tE. il comandamento santo e e v6µoç Cosicché la davvero legge giusto e 3 Tò oùv I buono.cr(v µou.u0e. affinché xcxnpycx~oµé. I dunque lyé.uµcx'toç ~xovnç [~µe.ùp(crxw &pcx Trovo questo male I' abitante in me pertanto la legge sta vicino. la cxlxµcxÀw't(~ov'tci 0é. U7tO' 1 ro' t. µ'Ìj yé. lv 'tctl v6µcp 'tijç àtµcxp't(cxç 'tctl oÙ 0é.py&~oµcxL ma io yàp Se invece ciò che non voglio questo v6µcp O'tL con la legge è.XOµE. 24 'ttj aperti a ricevere.XOE. cr'te.e:taL. òè.ÀonL lµot 7tOLE. il peccato peccaminoso I4 ol'ocxµe. Nella infatti speranza siamo stati salvati.LV 'tÒ xcxÀ6v. adozione di noi.7tw vedo ÒtV'tLO''tpcxnu6µe.L. o Se - ciò che non voglio io 2I opero e.Àw 7tOLW xcxxòv 'tOU'tO 7tpcXO'O'Cù. 2o è aperta a ricevere. I questo faccio. [il] bene. infatti per la legge del onL lv 'tori. questo legge fa prigioniero voglio 7 vuvt òè. 'tOU't' Ecr'tLV lv 'ttj crcxpx( µou.Àe. Ma a me [è] operante 0<Xvcx't0v.Àe.ou mi rallegro del e 24 TcxÀcx(7twpoç lyw &v0pw7toç 'tLç µe.cr0cxL 'tÒ xcxÀÒv ou· 'tÒ y&p membra oròcx So y&p O'tL oùx olxe. eccesso Sappiamo infatti che la legge invece carnale sotto il sono. che cruvfiòoµcxL y&p 'tctl v6µcp 'tOU Oe.p~oÀ'Ìjv &µcxp'twÀÒç ~ àtµcxp't(cx ÒLà tvcx X<X'tti 'tÒV taw &v9pw1tov.LV 7tatpcXXE. µé.(cxç 'tijç che anche stessa la creazione sarà liberata da la schiavitù della cp0opciç di. a me il ma legge xcxt di me 'tOU crwµcx'tOç 'tOU OcxvcX'tOU 'tOU'tOU. affinché divenisse in lv'toÀijç. quella che è in peccato le Infelice io Chi me libererà uomo! da I ~ 9 di yàp morte questo? 'tijç x't(cre.7tE.v I 2 per mezzo di esso [mi] uccise.vov 'tctl v6µcp 'tOU vo6ç o'tL ò v6µoç 7tve.v yàp O'tL 7tcicrcx ~ x't(crLç O'VO"tE.VOL. volendo 22 io fare il peccato. metto in atto &n' I òè.wç 't'Ì}V Òt7tox<XÀu~LV 'tWV Òt7toxcxpcxòox(cx La infatti attesa di compimento della creazione ulWv 'tOU 9e. noi anche stessi in noi stessi gemiamo insieme [la] ufo0e.T a causa di colui che l'ha sottomessa con [la] speranza ÒLO'tL xcxt cxÙ't'Ìj ~ x't(crLç lÀe. ÒLà morte? Non sia! bene il peccato. l' carne 0é.7tpcxµé.ri. metto in atto ciò.L ora: non solo però.L 't(ç.ÀE. o ma ciò che odio faccio. 7tOLW. ' ' . comandamento wcrn ò µè. il &ycx06v. male. ' v6µov 'tctl 0é.u0e.

pxÒç 'tOtU'tOt 0'1ttpµ.òç e.ou. où del 'fopoc.lç messia per [la] giustizia a ogni che la giustizia quella da [la] 1tOL~croc.6vov I quali anche ha chiamato noi da [le] genti? sono contati È. È. crw9~cr'{l' da [i] morti.UOV'tL. e.'Lç.ou a favore dei fratelli 'tWV cruyye.6v µ.V 't'{i cosl da [i] ÀtjE.oc.xpwv. 4 OL'ttvtç e.0t. 8LXOtLOO'UV'YjV.µ. e le alleanze e 5 wv la legislazione padri. la di te e il cuore è in bocca in pijµ.L U1ttp 'tOU Isaia v6µ.lç 't'Ì}V cX~UO'O'OV.oç 8Lxoc. poi grida &pL9µ.Ù'tÒV 1]ye.ou 8LXOtLOO'UV'YjV.vwv di me dei sono Israeliti.oc. non solo &ç 'Iou8oc.x&Àe.p8(~ ~ ypoc.X [il] messia Cioè 8 &ÀÀà 'tL di te: XpLcr'tÒv X0t't0tyoc. la in xupLov 'lricrouv.ÀWV XOtl O'UV'ttµ. Questo è: non i figli della carne questi [sono] 'ttxVOt 'tOU 9e. lv 'tci> a't6µcx't( aou xcxL lv 'tfi xcxp8(~ aou· 't'OU't' " V 'tO' E.L'tOtL con [la] bocca invece si professa infatti la scrittura: di te ò mcr'te.p8(~ O'OU' cuore [il] messia Questo è 1\.àv Israele: Se 'Ò ò oÙ 27 Àoc.L il 6 ~ 8& oihwç ÀtjE.'tOtL salvezza. ma figli della promessa 9 È.'t&j'YjO'Ot\I.o9e. di me secondo [la] carne.ù't~ lui .'Lv.'Lv· o: l' xoc..e. Myoç 'tou 9e.9vwv. L' avente fatto uomo vivrà in esse.'tOtL • del il sarà salvato. 'A~poc.L e compiendo la gloria e abbreviando 28 parola infatti XUpLOç È.&µ.lç per [la] in oc. &.6ç µ.ÙÀoj'Y}'tÒç otov 8& o'tL È.Àcpwv µ.t oc.L 't'{i I:&pp~ questo verrò 24 ouç e sarà a Sara &ç è.1t0tjjE.v· ò 9e. [il] signore su farà À6yov yàp [la] la terra.oc.µ.ye..'Ì}À anche fosse il numero Mosè bocca sarà 'Hcroc.1tLjVCùO'LV' secondo conoscenza. infatti di [la] legge [il] Fine infatti la di tener ferma.aç où µ.t è. per i amen. la u(6ç.xe.v.lwvoc. 1tLO''tE.L là del Dio XpLO''tÒç infatti scrive voi.X ma 'tj'j 8LX0tLOaUYO 'tOU 9e.V 't~ in il la 't01tcp où luogo non amata amata.lcrtv 'ttXVOt.~~cre.ou a loro: ~wnoç. mare. 4 'ttÀoç yàp 't~ O''t6µ.v6v.vriv· È. OÙ'tOL quelli da O'OL benedetto sia caduta 0'1ttpµ. 7 non 5 Mwi.L' XOtÀtaCù 'tÒV OÙ ÀOtOV come anche in I' Osea Chiamerò il dice: non popolo ' 'YjjOt1t'Y}µ. ~ u(o9e. 2·12 Rendo testimonianza infatti a essi XOt'tÒC quello secondo [la] &µ.ou O'tL per giustizia. ò che il Dio I' del Dio v6µ.7t0tyye. XOt'tÒC cr&pxoc.ç.toc.Àe. a&pxoc.).t ~ 86çoc.ou oùx Une. 'tOu't' Ea'tLV Chi salirà in cielo? 'tLç XOt'tOt~~O'E.'Ìj E.vriv ' ' ' ' µ. le XpLcr'tÒç 'tÒ È.cr(oc. II Gesù. O'UV'tE.v oc.APPENDICE U1ttp 'tWV &8e.lç figli come del Dio. xoc.'tOtL [sono] figli.V 't~ 'ilO''Yjt ÀijE. e.t di loro [sono] il culto e né perché sono ma: in Isacco sarà chiamato 8 'tOU't' Ea'tLV.t oc.~À· è.lç 'tÒv oùpoc. 1tLO''tE. 7t&V'te. 'tijç 7tLcr'te.uwv È. XpLO''tÒV È.p8(~ crou di te [il] signore lui di te.7tl 7t&nwv 9e.~v.e.UO''{)ç È. Ma cosa far discendere.e.x7tt7t'twxe. secoli.Ù't'{i.ou credente. alla giustizia la e Non popolo di me saranno chiamati figli di [il] Dio vivente.t ~ voµ.v È.wç o parola che annunciamo. 'tOU't' Ea'tLV Chi discenderà in abisso? &voc.ç di Abramo.ae.òç oc. 'fopoc. Poiché e se professi sarai salvo.oÀOjE.v ~'Yj'tOU\l'tE.law 'fop0t'YjÀL't0tL.L jÒCp Dice in il credi ve. crw'trip(oc.). xoc.(wv &Uà xoc. xoc.oc.'tOtL È.~À • Dio.'Ì}À.xpwv La invece in il Non dire 'tLç &voc.( È.ÀL0tç yàp 0'1ttpµ.ÀL0tL.Mcrcrriç. oÙ 'tÒC 'ttxVOt 'tijç croc.yoc.x 1tLO''tE.'tOtL e. ò promesse. questa 9 O'tL xripucrcroµ.ou consanguinei dei quali [è] la adozione a figli APPENDICE 147 'tijç 9oc.v Non ò wv e da essi [è] il messia e I' essente sopra tutti carne &ç o( 1t0t'ttpe.àx XÀ'Yj9~0'E.t 1tLO''tE.v 't'{i xoc. della fede risuscitò e.0t.0t'tL crou \ di me popolo di me e ignorando propria cercando per Dio hanno.VWV 1tOL~O'E.ou' &ÀÀà 'tÒC 'ttxVOt 'tijç È.iaijç yàp yp&cpe.lç si crede per [la] giustizia.ye.ç. resto xoc. O''t0µ. Ò Àoyoç oÙ'tOç' Della promessa infatti [è] la parola 'tou'tov È.L xoc. xoc. xoc.L xoc.x come la sabbia e non si sottomisero.tn'{lç È. crw9~cre.Locruvriv 1t0tnl 't~ e.1tl 'tijç jTjç.9Tjxoc.O''tL è.0t'tL ÀtjE.ÀL0tç Àoy(~e.L' 't'Y}V oux 'YjjOt7t'Yjµ.'tOtL e.t da [i] Giudei ma anche XOtl È.1t' credente e.t 't'Ìjv l8(oc.t ~ À0t'tpd0t xoc. È.UE. ò wv 6 Oùx [è] tale &ç 1t&vnç o( tutti che Dio Israele. questa: 25 wç XOt'tà 'tÒV XOtLpÒV il A tempo [un] figlio.t fo'toc.L.òç 'tWV urwv 'fopoc. seme.1tOtjjE. µ. seme tutti IO.ç o& xp&~e.Cùç 8LXOtLOO'UV'Yj da [la] fede giustizia dice: e. xoc.Lµ. per te seme. '.lç 'toÙç oc. ve. 'tÒ U1t6Àe.L O'tL 't'Ìjv 8Lx0tLoa0vriv 't'Ìjv È.ou xoc. 3 &yvoouvnç yàp 't'Ì}V 'tOU 9e.'toc.ppt9'Yj [0tÙ'tOLç]' dove fu detto xÀri9~0'0\l'tOtL u(ot 9e.Lpe. 1tcXç Ogni yàp con [il] cuore infatti Òµ.( 8Loc.ç <iv9pw7toç ~~O'E.cr(oc.L. morti far risalire.v ~µ.cp~. È.ç O"tijO'OtL. È. 'ErrU~ crou 'tÒ Pfiµ& dice? Vicino a te parola la Èa'tLV.ou Àoc. la parola 'fopoc. legge: uµ. yàp Non infatti 7 où8' O'tL questi [sono] Israele.uaoµ.V 'fooc. X0t't' che zelo 8& cuore ro xoc.e. wv i quali µ.ou dei figli di Israele wç ~ <iµ.

qiuÀijç Non ha respinto il Dio Ti oùx ol'òcx'te. non sarà confuso.r 7twç 1tcxpcxç'T}ÀWaw µou 't'ÌjV aapxcx XCXL awaw 'ttvcXç lç CXÙ'tWV. xcxt of xÀ&om.1te.ntra Signore. . oggi giorno.awaw.ypcxmcxt · lòwxe. 'tcX di te hanno distrutto. cxÙ'touç. occhi per a~µe.l OÈ xapm. fratelli. 11 II.'tcxt. altrimenti la grazia non più si fa per 7 T( oùv. restanti spirito ""toi:i µ'Ìj &xoue.~e.vtcxµ(v. non vedere e Davide diminuzione di loro CXÙ'tWV.pµcx""toç 'A~pcx&µ.yvw. sapete 'H). onoro.vm'to· popolo di lui? sono. ai quanto più la gentili.vouç cxÙ'tov· ~ÀÉ. µii yé.p yé. 1tÀoii'toç x6aµou 1tÀou""toç levwv.V'T}0~'tW ~ E 'tÒ 11n'T}µcx Ma wTç &0ve. &òe.7te. retribuzione essendo ricco verso tutti e rete e inciampo per loro. non sentire.v &xpt où 'tÒ 7tÀ1}pwµcx 'tWV l0vwv parte fino a che la genti ali' e.Tµµcx xcx't' 6 e. e invocanti lui.lç 7tcxy(òcx xcxt e. Aé.l ÒÈ ~ &7tcxpx'°'1 Se poi la primizia da [i] morti? xcxt 'tÒ qiupcxµcx · xcxt e. elezione il É. di loro cxthwv 1tCXpCX1t'tWµCX'tL ~ aW't'Tjp(cx Non sia! oùx &7twacx'to o 0e.l µ'Ìj reintegrazione se non [la] vita çw'Ìj lx ve.Àw infatti voglio [che] voi 'tOU'to. 7t6acp µ&ÀÀ.0 't( cosa dice Israele? altari di Abramo.lµ(. lqi' oaov µÈv oùv di loro. xcx0wç yÉ. [è] santa.'tcxt. Ma cosa per me stesso settemila profeti Cosi di te hanno ucciso. che ha preconosciuto. e Lo infatti stesso di greco.Àe. la però elezione 7tÉ. òqi0cxÀµoùç ""toi:i µ'Ìj ~ÀÉ.ç oùx lxcxµ~cxv y6vu ȵcxu'tc°i> B&cxÀ.lç ax&vocxÀov xcxt e.ye. XCX'tÉ.tvcxv. gentili. e cosi tutto Israele 71çe. e Se infatti ~ 'tLç cosa [sarà] la [loro] 16 e. e.jOVE. lv O non o0e. i 0uatcxa't1}pt& aou popolo di lui per sempre dunque: forse vacillarono affinché cadessero? Non sia! di loro passo falso ÀÉ. e.L Dio x&yw u1te.l ÒÈ 'tÒ 1tcxp&mwµcx cxÙ'twv 12 [lo è] anche I' per grazia. [è stata] riconciliazione 7tp6aÀ'T}µ~tç e.je. - 15 e.t 'tc°i> 0e. tvcx o0e. da [il] seme XCX'tcX 'tOU 'fopcx1}À. del mondo. OL'ttve. se la radice [è] santa.axcx~cxv.laé. da Giacobbe. 't'Ìjv ~uxfiv µou. gli sono rimasto solo cercano e o XP'TJµCX'ttaµ6ç.'tL Èç si è prodotto. 3 xupte. ministero di me di me la carne ' tWV ~ cX1tO~OÀ'Ìj CXU' abbandono di loro e se XCX'tCXÀÀ.À0ti..V" È1te. 't'Ìjv Òtcxxov(cxv µou òoç&çw. 2 di Beniamino. O'tL affinché non siate per voi stessi avveduti mistero 7tÙ>pwatç &7tò [un] indurimento per µé. come è scritto: Diede a essi xcx""tcxvuçe. il Dico cxÙ""tou.~e..i:iµcx il Dio orecchi per dice: cxÙ'twv la 25 Où 9 xcxt Acxutò ÀÉ. siano ottenebrati gli occhi di loro 'toÙç ÈmxcxÀouµÉ.yove. espellerà sarà salvato. OÙXÉ. grazia. &ae. wç ÈV'tuyx&ve.t Verrà da Sion il salvatore. lx xcxt jcXp E µii &7twacx'to dunque: non ha respinto il Dio Dico dorso Aé.l jcXp salverò alcuni tra loro. la salvezza per non si incurvi. renderò gelosa ÀÉ.lµt ÈjW 14 e. tpjWV. µii yÉ.voç.lç 01}pcxv xcxt e.pouç 'tc°i> 'lapcx'ÌjÀ yé.1t'tCXXLaXtÀ(ouç &vòpcxç.tv xcxt w'tcx di torpore.'tuxe. sono stati induriti.òç 'tÒv Àcxòv Èyw 'lapcx'T}ÀL't'T}ç e. Non infatti c'è distinzione tavola di giudeo di loro laccio cXV'tCX1t6Òoµcx cxÙ'toTç.l ~ pCçcx impasto. gli vedere. signore di tutti.LV.tv. contro l' la il a7tÉ. xcxt 'tÒV VW'tOV CXÙ'tWV OLcX 1tCXV'tÒç auyxcxµ~ov.(qi0'T}v µ6voç xcxt ç'T}'toi:iaw uomini.òç 1tve.Tv.t Èx :I:twv o pu6µe.t cxÙ'tc°i> dunque anche in ÈXÀOj'ÌjV xapt'tOç jÉ. 't'fj ginocchio al [un] resto µ'Ìj lmcxtacxv tvcx loro. il &cxuwTç qip6vtµm. 4 &UcX 'tL di me.Àmov dice l' oracolo? Ho lasciato a lui xcxt di grazia ~ che non Èv 'tc°i> vi:iv il piegarono xcxtpc"i> di ora tempo se poi x&ptç OÙXÉ. o ha ottenuto. Àe. ÈxÀoy'Ìj È1tÉ.'tL jLVE.Àqio(.òç 'tÒV Àcxòv cxÙ""tou ov 1tpoÉ. Diventi jcXp 0é.aw.ye.APPENDICE I49 APPENDICE 'tpa1te. 5 oihwç oùv Baal.pov ~µÉ.jW 'tOLç l0ve.v cxÙ'toTç È1twpw0'T}acxv.lç 'tÒ 1tCXpCXç'T}ÀWaCXL [è giunta] ai Se poi il passo falso lmç'T}'tE.aw. I·I6 il e ro axo'tta01j'twacxv OL òqi0cxÀµot cxÙ'twv 'tOU µii la questo.ov 'tÒ 7tÀ1}pwµcx dei gentili. non più da [le] opere. Non &ylcx.Lcxç [le] empietà come è scritto: &7tò 'Icxxw~.vm'to· &UcX 'tc°i> anche i rami. 'tOÙç 1tpoq>1}'tcxç aou cX7tÉ. e io vita di [la] tribù la scrittura.çcx cxÙ'twv e.L Cosa dunque? Ciò che cerca questo non ha ottenuto.lç où xcx'tcxtaxuv01}ae.v· o[ ÒÈ Àomot Israele.pcxç.t" jE. 'tÒ µua'tfiptov ignoriate.wç.C~ in Elia xcx'tÉ.t ~ ypcxqifi. µ'Ìj fin uµaç &yvoe.yw oùv. Israele è avvenuto pienezza delle 26 xcxt oil'twç 7t&ç 'lcrpcx'ÌjÀ aw0~cre. i 8 xcx0&7te. 1 infatti io israelita Be.ypcx7t'tCXL · sia entrata.CXj'Ìj x6aµou.'tCXL x&ptç. l' pienezza dunque sono io di gentili il xcxt di loro [la] ricchezza [è stata] del mondo e [la] ricchezza A voi poi dico col per il rendere gelosi 13 'YµTv ÒÈ ÀÉ. In quanto - levwv &7t6a""toÀoç.yw oùv. &yCcx.X'te. inviato. e. &7toa'tpÉ. come inc-.xpwv.

in [la] potenza µ&µÉpLX&V Altrimenti a ciascuno come ha spartito di Dio. il Signore.v è. con e non con xcx'tOtjjÉÀÀwv ùµtv 'tÒ µcxp'tupwv 'tou 0wu.v 'tc°i>] · &yom~cr&Lç 'tÒV 1tÀ'Yjcr(ov crou in I': si ricapitola L' amore a quello Ti v6µou il Amerai prossimo male prossimo wç per confondere le le disprezzate compimento dunque xcx'tcxpy~cr'Q. ha scelto 'tOU'tOV È. xcxt 'tà &cr0wij 8 M1JÒ&vL 13. si tiri il prepuzio! cosl 7t&pL-c&'tµ'YjµÉvoç 'tLç 7tacrmç ÒLcx't<icrcroµcxL. I.v 7t&L0otç crocp(cxç non [fu] in è. yàp où µOL)C&Ucr&Lç.v crocp(~ &v0pw7twv &U' è. où cpov&Ucr&Lç.v 7 EL Non 4 xcxt ò À6yoç µou presso voi.ç&ÀÉçcxw ò 0&6ç !vcx cose folli del mondo ha scelto mondo rvcx 'tà OV'tOt non essenti cose. &o&Àcpo(. di [gli] uomini ma "EU11crw. ÒÈ chiamati.v 'tc°i> Àoy~ 'tOU't~ comandamento.cr'tLV. di [la] legge [è] I' amore. 'Iouòcx(oLç n xcxt invece [la] [i] Greci il messia invece annunciamo le K&yw è.noÀ~. distruggere.APPENDICE APPENDICE d µ~ 'tÒ &ÀÀ~Àouç &yom&v· confondere se non di amare.xÀ~011. per venni qualcosa di sapere fra voi se non tremore molto fui annuncio oùx di me e &xacr't~ wç e e con timore e la parola e parole.cr'tcxupwµÉvov.ç&Hçcx'tO ò 0&6ç. e È. 'totç XÀ1J'totç. si faccia circoncidere! oÙÒÉv È. oùx infatti: Non commettere adulterio. Ti 5 rvcx della potenza. &Uà niente è. Dio sapienti. non opera. molti e per stessi del le ogni non sia in sapienza . 25 di Dio sapienza. 20 &xcxcr'toç è. ò xupwç.1t&LÒ~ cose deboli del forti. lXOtO''tOV Wt. µ~ qualcuno fu chiamato? Non [Da] circonciso dispongo. 22-29 e questa di te come te stesso.cr't(v.y&v6µ11v 7tpÒç ùµ&ç.v ùµtv d µ~ 'I 11crouv XpLcr'tÒV xcxt crocifisso. o'tL chiamata di voi.À0wv xcxt 'tÒ x~puyµ<i µou "EU11v&ç x11pucrcroµ&v XpLcr'tÒv È. &Ùj&V&Lç" bennati. cosl cammini. ma 1ttCJ'tLç ùµwv affinché la fede di voi òuv<iµ&L 0wu. non uccidere. la 26 BÀfo&n yàp uomini. 'tLç se [c'è] qualche altro è. xcxt &t desiderare. &U' persuasive di sapienza 1tV&Uµ0t'tOç XCXL òuv<iµ&wç. [!'] osservanza di [i] comandamenti di Dio. È. ò yàp OtjOt1ttùV 'tOV &'t&pov lo amante ' infatti - \ I' altro gli uni gli altri v6µov 7t&7tÀ ~pwx&v.v cp6~~ xcxt 3 è. per [i] gentili invece follia. 'tà µ~ OV'tOt. I' elevatezza a voi la testimonianza del Dio.v &7toÒ&(ç&L 2 dò€vcxL è. e1 [la] legge 9 'tÒ Il ha portato a compimento. 'Iouòcx(mç µÈv crx<ivòcxÀov. il prepuzio e 0wu. anche O'tL uomini &v0pw7twv è. µ~ messia è. con dimostrazione dello spirito I Gesù Anch'io con debolezza 'tp6µ~ 7tOÀÀc°i> è. di me À6ymç. noi chiedono ÒÈ inciampo. perché non si vanti infatti ritenni 'Iouòcxtm cr'Yjµ&tcx cxlwucrLv xcxt 28 XCXL 'tà &y&vij e il ha scelto Anch'io questi XCXL mondo 29 o7twç µ~ xcxux~cr'YJ'tCXL 7t&crcx cràpç è.mcr7tacr0w · Con [il] 7t&pLnµvfo0w. per le essenti carne davanti a il Dio.çou0wr1µ€vcx è.ç&ÀÉçcx'to ò xcx'tcxLcr)CUV'Q 'toùç crocpouç. rjÀ0ov où xcx0' Ù7t&pox~v venendo di parola o di sapienza annunciando µ~ 24 cxÙ'totç Greci. &0v&crw per [i] Giudei - e il Dio. non è. tutte E &xpo~Ucr'tt~ XÉXÀ'Yj'tOtt 'tLç. oihwç 7t&pmcxnl'tw. &xpw<i 'tL di Dio 'tÒ µwpòv 'tou 0wu crocpwnpov debolezza del infatti la sapienti secondo [la] carne. potenza e µwp(cxv.cr'tw. ma I in le assemblee è. &o&Àcpo(. segni 23 Tjµ&tç ÒÈ sapienza cercano.v 'tcxtç è. fratelli. où non molti &Uà 'tà µwpà ma Dio Dio potenti où poiché non 7toÀÀoL non [ci sono] molti 'tOU x6crµou è. 1 Dalla «Prima lettera ai Corinzi» crocp(cxv Poiché e [i] Giudei ~'YJ'tOUcrw.noÀwv oÙÒÉv È. di niente siate debitori.v &cr0&v&(~ xcxt è. cr<ipxcx.cr'tcxupwµÉvov. 22 le XCXL 'tà è. xcxt 'tÒ &cr0&vÈç wu 0wu degli crocifisso.vwmov 'tou 0wu. fratelli. è. Giudei o ouvcxµw XCXL 0wu crocp(cxv. 'tou x6crµou è. 0&òç rvcx XOt'tCXLCJ)CUV'Q 'tà lcrxup<i. µ~ prepuzio è stato chiamato qualcuno? Non 9 Ti 7t&pL'toµ~ La circoncisione ~p1JcrLç è. 'twv &v0pw7twv È. où 1toÀÀot òuvcx'to(. ti où x&yw è. Guardate 7toÀÀot crocpot xcx'tà messia 't~v 27 le più sapiente lcrxupo't&pov 'tWv [è] più forte degli xÀijcrw ùµwv. ciascuno come xÉxÀ1JX&v ò 0&6ç. XpLcr'tÒv 0&ou Perché la follia 'tOU x6crµou cose ignobili del 7tpòç ùµ&ç. da Myou ~ crocp(cxç il Dio voi.xxÀ1JcrtcxLç ha chiamato il Dio. xcxt Ti &xpo~ucr'ttcx niente è. e cr&OtU'tOV. in la parola &vcxx&cp0tÀ0tLOU't0tL (è.v 't'{j Ciascuno in [la] . 8-IO µ'YjÒÈv A nessuno Òcp&tÀ&'t&. yàp &y<l7t1J.m0uµ~cr&Lç.'tÉpcx è. xcxt oihwç è. où xÀÉ~&Lç. non rubare.

x&pÒTjcrw · affinché i legge " WV infatti essendo da tutti Libero con Non voglio infatti [che] voi avvennero. chiamata come quale fu chiamato. dc. 4> Ciascuno in chiamato schiavo ciò [in cui] fu chiamato. e compranti µ~ x6crµov wc.'voc stesso legge. lr&v6µriv 'tote. Òoi3Àoc. x&pÒTjcrw· 'tote. schiavi µ&vi'tw 1tocpÒt 9&ci. lv 'tOCU't'Q µEvt't<. e il gli usanti XOC'tOC)(pÙ>µEVOL · 1tOCpajEL jÒtp 'tÒ O)(rjµoc 'tOU x6crµou Voglio questo. &voµoç puoi se 153 schiavo &U' d XOCL allo stesso modo il libero 24 lxoccr'tOç lv di uomini. furono scritte poi per vou9&cr(ocv Tjµwv. che [li] accompagnava la roccia invero 5 'AH' oùx lv 'tOTç 7tÀdocrw ocÙ'twv &ÙÒoxricr&v o 9&6ç era il messia..µau'tÒv È. oUc. . siano. &o&Àcpo(. come ' XOCXELVOL anche quelli [le] desiderarono. o xocLpÒc. deboli lr&vfi9ricrocv. tEç 'tO' OCU' ' tO' 1tVEUµOC'tLXOV ' "E1tLOV 7toµoc. 4 XOCL' 1tOCV' "E1tLVOV &cpocrov. passa infatti la figura del ora [che] voi senza cure i.. 7t&crw rlrovoc deboli o lÀ&u9&poc. ~rop&cr9rin · 'tLµrjc. Àomòv i.oU &cr9&v&Tc. Ot xÀoc(on&ç wc. &le. Se anche nelle lingue degli uomini parlo e degli angeli. wc. 'tÒv Mwi. ~v o XpLa'toç. Ècr't(v· 'tÒ resto guadagni. v6µov. a tutti tutti Où 9&Àw rètp furono prostrati è.'voc sono divenuto tutto. come non aventi xÀoc(ovnc. cX1tEÀEU9tpoç XUpLOU liberto questa APPENDICE 'tOCU'tOC Ot 1tpÒç Queste cose però in figura con quelli che [sono] sotto [la] OCÙ'tÒç Ù1tÒ v6µov. divenire. 3 l xoci o! xpwµ&voL 'tòv come non possedenti. wc. 2l 7tanoc. &µ&p(µvouc. xÀri9&tc.[come] figure di noi per il non essere noi desiderosi xoc9wc. Ti 7ti'tpoc ò& spirituale roccia. v6µov XEpÒTjcrw· quelli sotto [la] legge debole.>. dvocL. rètp con i mondo ùµ&c.'voc divenni ' awaw. sotto [la] 'tOLç &v6µmç wc. Ù1tÒ 20 guadagnassi. i. 'tÒ µ~ dvocL Tjµ&c.ù. 'tOÙç 7tÀdovocc. XOCL lr&v6µriv 'tOTç 'Iouòoc(mç wc. mondo µ~ e µ~ e xocCpovnc. &ÀÀ' Evvoµoç XpLcr'toU. affinché 7tanwc. 'tOÙç Ù1tÒ µ~ wv non essendo [io] guadagni.. &o&Àcpo(. e furono padri e lx infatti da [una] tutti la stessa spirituale bevvero bevanda: bevevano 7tvwµoc'tLX1jç &xoÀou9oucrric. µ&ÀÀov )(prjcrocL.6 3 xoct 7t&vnc. 32 30 XOCL gli aventi gioia come non aventi gioia. mangiarono. rÀwcrcrocLç 'twv &v9pw7twv ÀocÀw xoct 'tWV &rriÀwv. &cr9&vfow &cr9&vTjc. i. piuttosto 23 &v9pw7twv. Il infatti in [il] signore chiamato schiavo di [il] signore è. 'tÒ ocù'tò 7tv&uµoc'tLxòv ~pwµoc xcxL È. anche libero o jÒtp lv µ~ A prezzo siete stati comprati. fratelli.icrrjv l~oc1t'tLcrocno lv 'ttl v&cptÀ'Q 2 passarono. cruv&cr'tocÀµivoc. attraverso il tutti me stesso resi schiavo. 'tÒt 'ttÀri istruzione di noi. Ma non in i di loro si compiacque il Dio. dc.'voc più 'IouòocToc. 19 'EÀ&u9&poc. accadevano a quelli. lm9uµ'Y}'tÒtç xocxwv. e divenni guadagni. O'tL o! 7toc'ttp&ç Tjµwv ignoriate. affinché iivoµoç. I I . di noi xoct 7tavnc.'voc giudeo. òouÀm non diventate lxÀfi9ri. contratto che anche gli aventi µ~ piangenti moglie XOCL Ot &rop&~ovnc.. &rvo&Tv. 'toùc. x&pòficrw· affinché [i] Giudei v6µov wc. 7tt'tpocc. XOC'tt)(OV'tEç. 21 rimanga.v 'tfj 0aÀciaa'{) in e IO. ma òuvoccrocL lÀ&u9&poc. è 22 fa' uso. come sotto [la] legge. IO. l ÒL1jÀ9ov. più 6 'tOCU'tOC infatti in il deserto. di cose cattive.ÒoUÀwaa.Àcpo(. wc.'voc XOCL Ot t)(OV'tEç ruvocTxocc. ò& 'tU1tOL Tjµwv Queste cose . i. 0ÉÀCù ÒÈ. 0e. µ~ con i senza legge come senza legge. Ècr'tw XpLcr'toti. &oe. 29 Toti'to òt cp'Y}µL. i.x 1tcivitwv 7t&atv È. in fosti chiamato? Non ti preoccupare! j&vfo9ocL. Wv essendo senza legge di Dio. µ~ t)(OV'tEç waw. XOCL Ot xocCpovnc. Questo xe. ÒLÒt per i Giudei come l l 'Iouòoc(ouc. rimanga 22 tvcx in [la] legge di [il] messia. tutti poi dico.. 1. &v6µouç senza legge. non l 'Eètv 'tocTc. nei quali le estremità dei tempi si fronteggiano. lv 'tOU't~ davanti a Dio. che sotto la nube e tutti il in mare mare il Mosè furono immersi in la nube e tutti lo stesso spirituale cibo . rètp 'trjç 9ocÀ&crcrric. [Da] Ma Ècr't(v· oµo(wç di [il] messia.APPENDICE xÀTjcrEL fl lxÀfi9ri. affinché guadagni rlv&cr9e. come non abusanti: 'tOU'tOU. siate. come non piangenti. affinché in ogni modo ùµ&c. 7tan&ç Ù7tÒ 't~V v&cptÀ riv ~crocv xoct 7tavnc. in questo il tempo fratelli. fratelli.pòcivw 'toÙç qualcuno salvi. òouÀ6c. il è.

L'te.9t1 'tÒ 't&Àtwv.tv· ')'ÀWaaett. 4 'H Ò:')'cX1t7J µ. ~71nt 'tÒt cerca poi tra tutti a nulla sarò utile. congioisce il 'ttl o lÀcX)(LO''tOç ttµ. invece della verità. !' amore.(XL x. où <f>UO'LOU't(XL. 2 strepitante. 1tcXV't(X lÀ1t(~tL. où Àoy(~t't(XL 'tÒ X(XXOV. di me affinché [io] mi vanti.cX ml Mv 1t<Xv't(X 'tÒt Ù'ltcXp)(OV'tcX µ. 6 l1ttL8'Ìj yÒtp Poiché [venne]. X(X't(Xpy719Tjcrt't(XL.?. sia invece [le] profezie.(XL.(X'tL · saranno vivificati. non où rompe il suo contegno. ]. )(p71cruut't(XL wrp97) 'Im~cp. quella parte 'tOU V7j1ttoU. oihwç X(XL lv 'tcT> infatti in !' Adamo tutti muoiono.(XL\ Come conosciamo Tjµ. cr'ti')'tL. amore mai cade. non ho.. e padre. copre. quando sono diventato ho reso inoperanti le cose [che erano] del del yvwcrLç.(X'tL wrp971 x&µ. non si gonfia. lxw. 'tÒ quando però venga la sarà resa inoperante. où 1ttp1ttptUt't(XL. &ycX1t7j. parlavo assemblea XpLcr'tÒç lyfiytp't(XL )(.LV. où 1t(Xpoçuvt't(XL. [la] risurrezione di [i] morti. tre cose queste: 3 x&v montagne spostare. sia profetizziamo. [le] lingue. t!'t(X wtç Ò:1tocrmÀoLç 7t&crw· 7 t1ttL't(X se anche consegno il corpo &y<X7t71v 8& µ. risuonante 1tpO<p7j'tt((XV X(XL d8w [la] profezia e cembalo 'tÒt µ.'Ìj [!']amore E se anche 1t(X~8w 'tÒ crwµ. Ò:7t(XPX'Ìl 'tWV è risorto da [i] morti. si rallegra per la non calcola O'U')'j((X(ptL 8t ingiustizia. I2 Dio.ucrtjpL(X misteri conosco scienza e se anche ho tutta la fede [!']amore però non ho. &ycX1t7j. sono lxw X(XL làtv E se anche ho e tutta la ~ XUµ. 8LO'tL &8Cwç(X apostolo.ou LV(X le sostanze X(Xu91jcroµ. L' Io degli apostoli. [la] scienza. X(XL ora l7ttyvwcr971v. in parte.(XL. tutto spera. 1tcXV't(X U1toµ. É. ~wµ.' U(XV(X'tOç. 22 lx vtxpwv. fi Ò:')'cX1t7J. non invidia. Ti 'tOU'tWV come lÀ1t(ç.' o.tv X(XL bambino. non si vanta. tutto sopporta. &vfip' X(X't1jpy71x(X cesseranno.APPENDICE 154 [!'] amore però &À(XÀcX~OV. distribuisco in bocconi tutte ora conosco anche fui conosciuto. In parte O't(XV 10 infatti 8& I I O'tt lrpp6vouv wç pensavo come [un] bambino. saranno abolite. bambino.(crw µ.&pouç in come [un] bambino. morte 8 'H Ò:')'cX1t7j où8€1tOU 1t(1tUL • d'u 8t 1tpO<f17j'ttt°(XL. x&v tutti APPENDICE 1tcXV't(X regni di lui.&vtL. 'tcT> 9tcT> X(XL 1t(X'tp(. le cose di sé.&vtL tanto da le Ora 't(XU't(X. W0'1ttp yÒtp lv 'tcT> 'AMµ. j((X(ptL non si adira. où ~71Àot. 'tWV Ò:1tOO''tOÀwv. quindi la fine.tv yàtp oli 9tj 1tcXV't(Xç 'toÙç lx9poùç U1tÒ wùç 1to8(Xç (XÙ'tOu. l' amore 5 oùx &crx71µ. resta 8& lmyvwcroµ. X(X"t(Xpy719Tjcrt"t(XL. vfimoç O'tt lcro1t'tpou lv (Xtv(yµ. lÀ<XÀouv Quando ero "tÒt sia è. 13 vuvt 8& µ. 155 )((XÀxÒç ~)(WV 1tcXV't(X X(XL 7t&cr(Xv 't'Ì}v yvwcrw.oL però non ho.(X'tL.ou. lÀoyL~6µ. sotto i piedi 27 regno X(XL 1t&cr(Xv ogni (XÙ'tÒV ~(XcrLÀtutLV cX)(pL yÒtp Vediamo 1tpOO'W1tOV 1tpÒç in principato e e allora invece faccia potenza. nulla sono. [!'] amore.&vwv.71v wç cXp'tL 8L' lx µ. 9 lx µ.(Xxpo9uµ. parte venuta vfimoç. t1ttL't(X of [è il] messia. 'tOU 8& attraverso [uno] specchio e come [un] bambino. X(X't(Xpy7191jcron(XL • e. où8&v wrptÀouµ. messia tutti 'tcX')'µ. cosl Ò:7t(XPX'Ìl ordine: [la] primizia Ciascuno XpLcr'toç. . quindi agli apostoli 8& 1tcXV'tWV W0'1ttptt 'tcT> lx'tpWµ.(XU't~ç.71µ. sa usare In seguito apparve a Giacomo. . [la] speranza. al!' aborto come 8 !crx(X'tOV tutti. allora invece conoscerò [la] fede. Ò:1tOO''tOÀoç.t LX(XVÒç X(XÀtfo9(XL che si sono addormentati. òtp'tL ')'LVWO'XW lx µ. 1tcXvuç &7to9viJcrxoucrw. più grande però di queste [è] l' amore. O't(XV X(X't(XpyficrTI wç y&yov(X al Dio 24 di lui. di essere chiamato 't'Ì}V lxxÀ71cr((XV 'tOU 9tou· invece [il] messia XtXOLµ. di me e fi L' amore è magnanimo. poiché perseguitai l' Ora non Ò:À719t(qt• 9 'Eyw y<Xp apparve anche a me. poi anche in il 1t(Xpoucr(qc (XÙ'tou.(X9wi. messia 25 7t&cr(Xv &px'Ì}v 8tt ~Àfooµ. che ponga tutti nemici lx9pòi. lxw 7t&cr(Xv 't'Ì}v 7tlcr'tLV wcru op71 uomo. µ. . fino a 26 tcr)((X'toç Ultimo yàtp u1t&'t(Xçtv u1tò tutte le cose infatti sottomise sotto .ovtt. ragionavo vfimoç. da ultimo non male. X(X't(Xpytt°'t(XL o9<Xv(X'toç a nemico la Bisogna infatti [che] lui sarà resa inoperante la morte.L Ò:')'cX1t7J sono il più piccolo 6 où 20 7 1tcXV't(X tutto 1tcXV't(X mcruutL. O't(XV 1t(Xp(X8L8ot 't'Ìjv ~(XO'LÀtt(XV lx µ. 1t(XUO'OV't(XL • tLU infatti che non sono degno Nuvt 8& {). anche primizia 8L' infatti di quelli &v9pw1tOU attraverso [un] uomo ~. ywwcrxoµ. il quando consegnerà potestà infatti proprio 'tOu XpLcr'tou lv 'tTI quelli del quando renderà inoperante ogni lçoucrt(XV X(XL Mv(Xµ. {). (XV(XO''t(XO'Lç [la] vtxpwv.~(XÀOV 1tpOO'W1tOV. 'tO'tt 8& bronzo o faccia. però in il th(X 'tÒ 't&Àoç.tt. oç oùx dµ. cxvupW1tOU attraverso un uomo ' .&pouç yÒtp sarà resa inoperante.&pouç in perfezione. 1tporp71uuoµ. in enigma.t(~wv 'tÒt 'tp((X 1tfo'tLç. tutto crede.&pouç.71v vfimoç. l1tL 'ttl à:8LX(qt.

o'totv o& EL1ttl o'tL 7tilv'tot piedi O'tL di lui. ywwcrxoµiv11 di noi voi siete. su a il Mosè cosl speranza molta di di pietra xupLOv. Xot't01t'tpLç6µEvoL libertà di parola usiamo. I-IO . gloria 3 cpotvEpouµEVOL uomini. cr~µEpov oggi. dunque tale non come scritta ~v(xot quando ò61. [c'è] lo spirito di [il] signore.EL'tE lv or sono anni [il] messia. chiaro otthòç anche [lo] stesso otthéi> 'tÒC 1t!XV'tot. Gloriarsi où 2 di [il] signore. da come immagine xup(ou [lo] di [il] signore 1tvEuµotwç. [gli] di [il] messia servita non con inchiostro ma con lo spirito di Dio su tavole l 2 3. 1i wç µ11 X?iiçoµEv di nuovo noi stessi a raccomandare? O non abbiamo bisogno come 'tLVEç O"UO"'tot'tLXWV lmcr'tOÀWV 1tpÒç Ùµ&ç alcuni di raccomandatizie lettere per voi fi ii. nuova sono diventate nuove. conosciamo e 'tOÙç ufoùç 'fopotTjÀ Etç 'tÒ 'tiÀoç figli dove - il velo.[fu] rapito il tale fino a [il] 12. verrò otOot crWµot'toç oùx otOot. se fuori del Otp7totjiV'tot 'tÒV 'tOLOU'tOV twç . 12-18 cuori "Exov'tEç oùv Aventi l da vivente. Cominciamo la xiXÀuµµot &7tt 't-Yiv xotpÒ(otv otthwv XEL'totL · [il] velo 17 O OÈ xupLOç 'tÒ 1tVEUµii fo'tLV' OÙ OÈ l su rimane. non rimosso 16 ~v(xot ÒÈ &òcv lmcr'tpi~TJ 1tpÒç Dalla «Seconda lettera ai Corinzi» stesso velo &votyvwcrEL 'tijç 1totÀotL&ç 0Lot9~X7Jç µivEL. &yyqpotµµiv11 che siete [la] lettera ma di noi. dell' antica ULÒç lv figlio in [il] messia il o LVot 'tijç infatti a cr~µEpov ~µipotç 'tÒ otthò xiXÀuµµot &1tt 'tlj oggi lo giorno alleanza XpLcr'téi> Xot'totpjEL'tOCL" l 5 &ÀÀ' twç è reso inoperante. Ue. oijÀov che tutte le cose sono sottomesse. tutto Fino o 9EÒç 1tiiV'tot lv 1t&O"LV.otnoç [è] che [è] eccetto colui otthéi> 'tÒC 7tiXnot. uµwv. 6 "Ocrn ~µEtç &1tò 'tOU vuv oùòivot ol'òotµEv Xot'tÒC l Perciò noi I' da xcxt lyvWxexµtv l 1totpijÀ9Ev. però. otOEv. inscritta in cuori xott &votywwcrxoµiv11 Ù1tÒ 1tiinwv e letta da O'tL fo'tÈ tutti &mcr'toÀTi XpLO"'tOU &v9pw1twv.otV'tL sarà sottomesso u1to'ti'totX'totL.fuoµotL o& dç hwv OEXot'tEO"O"iipwv. spirito [è dato]. criXpxot· d ora nessuno conosciamo secondo [la] carne. &votyLvwcrX7J'totL Mwucrijç si legge Mosè ma Quando però - fino a Il si volgerà signore lo spirito lÀEU9EpLot. anche abbiamo conosciuto secondo [la] carne di carne. [c'è] ora tutti a scoperto viso la la di [il] signore stessa µE'totµopcpouµE9ot &7tò ò61. xot9ii1tEfl &7tò siamo trasformati di gloria in gloria. 1tpÒ [il] messia. 'tO'tE xott cose tutte. . ~ imcr'toÀYi 2 o da voi? La lettera ~µwv ùµEtç fon. Perciò se qualcuno [è] in cose vecchie sono passate accanto. di loro riflettendo come in uno specchio le otÙ'tou. poi saranno sottomesse a lui le a le 2 8 O'totV Quando cose tutte. Quando però dice &x'tÒç 'tou u1to'tiX1. affinché sia il le APPENDICE XpLO"'téi> in [il] messia [che] crwµot'tL oùx otOot.se creatura. cruµcpipov µiv. xiXÀuµµot l7tt 'tÒ 1tp6crw1tov giace. [lo] sa. non [è] utile rivelazioni tuttavia ora non più [lo] &v XpLcr'téi>. iXxpL yòcp di loro. XotLvTj X'tLcrLç" lòoù yiyovEv mt &7toxotÀU~ELç xup(ou. 1tEpLotLpEL'totL 'tÒ x&Àuµµot. bisogna. ciò che è stato reso inoperante. poiché 8 ~µEtç ÒÈ 1tiiV'tEç &votXEXotÀuµµiv<t> 1tflO<JW1t<t> 't-Yiv l libertà.11ç Etç ò61.APPENDICE 156 'toùç 1t6Òotç otthou. K®x&cr9otL ÒE"L. allora U1tO'totj~O"E'totL 'téi> U1tO'tii1. metteva [un] velo che non guardassero fissamente i 'tou xot'totpyouµivou. 3 xott où xot9ii1tEp Mwucrijç hC9EL e conosciuta OLotXOV7j9Efoot ucp' ~µwv. ecco l 5 . Noi 'tÒC &pxottot 'tOLotU't7Jv &À1tCòot 1toÀÀlj 1totpp11crCot è. &yyqpotµµiv11 lv 'totLç xotpÒ(otLç ~µwv. sarà tolto 't-Yiv otÙ'tTjv Etx6vot xpwµE9ot. µTi &votxotÀU1t'toµEvov O'tL lettura in tutti. su il volto l di Israele verso la 4 &ÀÀòc l1twpw911 Ma fine 'tÒC vo~µot'tot furono induriti i pensieri 'tÒ 1t\IEUµot XUf>LoU. Dio 157 il cose tutte. EL'tE lx'tÒç 'tOU in [il] corpo non so. &ÀÀCÌ vUv oÙxÉ't'L 7 wcrn EL 'tLç [cosl].otv xup(ou essendo manifesti noi. che ha sottomesso a lui ÒÈ u1tO'totyfi otthéi> 'tÒC 1tiiv'tot. 1tpÒç 'tÒ µTi &uv(crotL di lui. o 9roç corpo il Dio non so. XotLviX.otv. quattordici. òmotcrCotç a [le] visioni &v9pw1tov &v Conosco [un] uomo . xcx'tà ywwcrxoµEv. 16-1 7 se crcXpxcx XpLO"t6v. 'Apx6µE9ot 1tiiÀLV ÉotU'tOÙç O"UVLO"'t6:VELv. non su tavole &v - cuore [il] signore. colui che ha sottomesso a lui otthwv.

&ÀÀiX &7tijÀ0ov e.APPENDICE 3 xal o!Oa 't'phou oùpocvou.tn xwptç 't'OU crwµa't'oç [oùx o!Oa]. ma A partii da per [!'] Arabia. essa. devastavo I4 xat 1tpo€xomov è.ÒtV Se uomo ho ricevuto 'l'Y)O'OU XpLO"t'OU.v ò poi piacque I' µou xcxL xcxÀ&acxi. &Uàt ÒL' 6 È.l'n è. 't'Ò e.lç 't'ÒV 1tap&Òe.òlwxov 't"Ì}v è. l>?t' è.e.ùò6x'Y)cre.xxÀ1Jcrlav 't'ou 0e. e in il progredivo giudaismo più di molti O'UV'Y)ÀLXLW't'aç è.'t'wv 1ttXÀw In seguito dopo quattordici anni di nuovo µe. terzo E cielo.µaU't'OU OÙ xaux~croµaL e. cruµ1tapaÀa~wv xat Tt't'ov· con Barnaba.1t6p0ouv aÙ't'~v.lç prima di me inviati. O't'L xa0' Ù1te. allontanasse da Ti yàp me. [uomo] mi vanterò.pocr6Àuµa salii a 2 avendo preso con me anche Tito. Ù1tÈp ÒÈ è.pocr6Àuµa 1tpÒç 't'OÙç a carne e a sangue. yvwp(~w rr Tjpmxy'Y) e. xaux~croµaL.ou xat il giudaismo. r "E1te.v <ipp'YJ't'OC p~µa't'a.µou.òLMx0'Y)v.L't'a ÒLÒt òe. molto più 1ta't'pLxwv µou 1tapaò6cre. né fui istruito. yÒtp 't''Ìjv è. &cpop(aexi.cr't'pe.v 't'o'tç &0ve.(aLç. Yva rivelare il figlio di lui in me. µ71'tp6i. ll-17 la buona notizia quella annunciata infatti del mio &vacr't'pocp~v 1tO't'E rivolgimento un tempo in è.À(~wµaL essente dei ÒÈ e. &7tox&Àu~w· xat &ve. &v&~'Y)V dç 'Ie.V la infatti potenza grazia Quando di lui e.wç attraverso [la] rivelazione r 3 'Hxoucra't'e.Lç ' 'le. avente separato me in [il] ventre zelatore 8LCX avente chiamato per mezzo &1toxaÀu~aL 't'Òv ufòv aùwu è.ù0€wç où 1tpocrave.0€µ'Y)v annunciare la buona notizia.µou &7tocr't'6Àouç. e.Lcrov xat ~xoucre. lui in [la] in le genti subito non chiesi consigli r 7 oÙÒÈ &vijÀ0ov e.0€µ'Y)v aÙ't'o'tç 't'Ò e.ùayy&Àwv 't'Ò Rendo noto dunque a voi.v 't'~ y&ve. Per il tale parole.µot. OUvaµLç È.v 't'~ 'Iouoo·i:cr~. padri di me delle tradizioni. ò 0e.v wtç buona notizia che annuncio a i 2. . né infatti io &v0pW?tou 1t0Cp€Àa~ov aÙ't'Ò olm. che secondo eccesso perseguitavo l' assemblea del Dio e È. 1tpÒ è.se o!Oe.'t'Òt Bapva~&. fratelli. 1tE. ma Avete udito da [un] &7toxaÀu~e.Lç uaµacrxov.v [che] il so APPENDICE yàtp ùµtv. lx à1tOO''t''{j (X1t ' ' è.V 't'a'tç &cr0e.pLO'O'O't'€pwç ~'Y)ÀW't''Ìjç Ù1ttipxwv 't'WV coetanei in la stirpe di me.1 µ'Ìj È.v. l.yw ?tapà secondo [!'] uomo.v 't'~ 'Iouòa'icrµ~ Ù1tÈp 1toÀÀoùç essa.. l-14 .ùayye. è lecito a uomo e udl ineffabili 5 Ù1tÈp wu 't'owuwu dire. tale uomo crwµa't'L e. di [la] madre di me e r6 't'ijç xiipL't'oç aÙ't'ou della r 5 ·'on XOLÀ(cxi. per me stesso non mi vanterò se non in le che non debolezze.µ'Ìjv di Gesù messia. né salii a Gerusalemme 'Apa~(av.ve.'+"a e.L µou.crw. ' I . µc.ùayye.p~oÀ'Ìjv è.. ritornai ' a I Damasco.ùayy&Àwv rivelazione: ed esposi a loro la Gerusalemme &v&~'Y)v ÒÈ xa't'Òt salii - o secondo [una] X'Y)pUcrcrw è. per aÙ't'Òv è.wv. in il paradiso &çòv &v0pwmp ÀaÀijcraL.Àcpo(. - in [il] Dalla «Lettera ai Calati» 4 O't'L il Dio [lo] sa. coloro \ XOCL 1ttXÀLV e di nuovo U1te.µou O't'L oùx rotw xa't'à da me che non è e.v è. è.òç corpo se il senza corpo non so.xancrcr&pwv è.ÀLcr0Èv <iv0pw?tov· r 2 oùoÈ yàp è. &oe. & oùx fu rapito 159 't'Òv 't'OLOU't'OV <iv0pw1tov .

'tou v6µou loro 'tWV ad attraverso OtU' ' tOL' ci ricordassimo.Lcr&x't0uç però degli intrusi ~e.v xatt è.&pw 'tTjv la grazia quella pagani.òç &v0pw7tou où [la] faccia libertà XpLcr'tc°i> 'l7Jcrou. attraverso [la] data a Barnaba XOtL paganamente e oùx Ecr'tLV è. U1tO't0ty-Q. 3 &ÀÀ' oùòè.w.wç. [le] mani destre diedero 'tOt' esse.x si sottraeva yv6vnç e e la Giacomo xatl stimati per Prima dell' infatti venire 'I&xw~oç òoxoune.v K'Y}cpiic.v 'l7Jcrou XpLcr'tc°i>. cosl che anche e.ùatyyÉÀLOV 'tfjç &xpo~Ucr'tLOtç xat0wç Il€'tpoç 1tE. a Cefa davanti a tutti: Se tu. soltanto IO 7tLa"te.LOt\I 'tOU e.v di noi ai quali la oùòè.ç IO Quanti infatti da [le] opere y€yp0t1t'tOtL yÒCp è scritto 0'tL infatti cose scritte r r O'tL òè.l'çatµe. imposero.mx0t't&p0t'toç divenuto poiché è scritto: per mw:xwv "LVOt 7tiiç dei poveri affinché ognuno l' appeso noi maledizione. ma: [Il] messia noi L' avente fatto riscattò queste cose vivrà da la maledizione della legge ye.LOt 'tOU e. circoncisione. stimati niente 1t&pL'tOµfjc.yvwcrµ€voç ~v. la Àatµ~&ve. è.x B0tpv0t~~ dissi 'tc°i> K'Yjcp~ aµ1tpocr0e.Àòc 'tOÙvatnCov lò6ne.wv è.tç ÒLXOtLOU'tOtL 1t0tpòc 'tc°i> 0e. invece gli 7 &À.0e. il libro dimora in tutte v6µou 'tOU 1tOLfjcr0tL atÙ't&. verità buona notizia della permanga presso òoxouv'twv e. il con Tito òè. a me interessa: tiene in conto - 1t&pL'toµfjc. affinché non a vuoto corra 4 ÒLÒC a causa essente.x 'tijç X0t't&p0tc. o xpe. O'tL a lui 'ttvatç &7tò 'latxw~ou µe.µ&µe. atÙ'tOtç. ofove. per spiare X0t'te.LcrfjÀ.'tatL · da [la] fede il presso la - Giacomo e Cefa e non è da [la] fede.voç 'toùç è.0ov X0t't0tcrxo1tfjcr0tL 'tTjv è. dello spirito ricevessimo tramite la fede. pagani.v 'tc°i> ~L~À(cp 'tOU le X0t't&p0tv da(v· dcrtv. Wcr'te.L. oùx 'louòat"Lxwç ~-Qç. ~À.voç u1tè.ÀÀ.pyficratç Il€'tpcp dc. Maledetto dç 'tÒC &0v'Y} ii e. gli alcuni da invece gli colui che poiché aveva operato in Pietro per [la] missione operò mi opposi.µµÉVE.À. o stimati. Cefa legge è. 'AnL6:x.ç oùòè. 1tiic.0vLxwç XOtL' colonne che quando vidi 'tTjv &À.µot yòcp o! a me ma al contrario O'tL avendo visto che 'tijç come a Pietro [quella] della yòcp è. O'tL o o(xatLoç è.Cvn 1tpÒç uµ&ç.ùatyye. OtÙ'tc°i> &nfo't'Y}V. 'Iw&w'Y}c.L 1tficrtv Maledetto che non ognuno 'tOtç ye. o! dç perché biasimevole òo0e. poiché Il giusto nessuno è giustificato 1tLcr'te.v xatt &cpwpL~e.pL'tµ'Y}0fjvatL · fu costretto a essere circonciso. K'Y}cp&ç xatt I I òè.ta&v Giovanni.vfipy'Y}cre. o1toto( 1tO't& stimati quali essere qualcosa.ç a'tUÀOL e. 8 o circoncisione.x avendo conosciuto manifesto. Antiochia. di comunione. della legge per fare è.0e. ~À.vòv 'tp€:xw 'totç òoxoucrw.7t0tyye. con le genti I e separava se stesso. "EÀÀ'Y}v wv.À. È1tLXCX't&pa'toc.L · un tempo fossero di [un] uomo ii 6 &1tò òè. O'tL y€yp0tm0tL · è.0vwv auvficr0Le.L mi era stata affidata la buona notizia del prepuzio òè.µol dç 'tÒC &0v'Y}.v't0.v 1t&V'tWV' d aù 'louòattoç U1t&p:x.Uµ0tL circoncisione affinché oùUv µoL ÒL0tcp€pe.. 7twç dç xe.pL'tOµ fjv.oµe. - il Dio non òoxoune. 'Cvat iiµ&ç x0t't0tÒouÀwcroucrw· che abbiamo in [il] messia 5 o!c. o'te. noi e.v 1tpocratv€0e. Ma 1tpÒç non secondo la verità della buona notizia.1tLcr'tE. è. 1tpÒç neppure per Gesù.faov oùx òp0o1toÒoucrtv camminavano rettamente 1t&pL'toµfjç quelli da [la] circoncisione.!vat( 'tL. r 3 XpLcr'tÒç iiµiiç è. di Gesù questa cosa "O'te. xatt anche gli altri B0tpv0t~&c.voc. òè.u0e. 10-14 .xpC0'Y}cr0tv OtÙ'tc°i> [xatl] e finsero con lui o! Àomot 'louòattm. giudeo essendo. che s'introdussero iiµwv ~v l:x.À(ou.a7toUÒ0tcr0t atÙ'tÒ 'tOU'tO 1tOLfjcr0tL. come le giudaicamente genti costringi a vivere giudaicamente? lpywv v6µou ocrOL yòcp è.L0tv.v tjj [un] momento far schiavi.p iiµwv X0t't&p0t. a me.v6µe.Ùatyye. òe. 'tijç 1tLcr'te. perché per 1tE.ve.7tt su çuÀou. niente è. oç OÙX È.!vatL. µfi APPENDICE le genti la benedizione 'tTjv È. 'tWV voi. &n' o 7t0Lfjcr0tç Dio r 2 o òè.Lç louòatt~e. [il] legno. in privato invece agli ~ lòpatµov. xat'tÒC 7tp6crw7tov Quando però venne in faccia Abramo avvenisse in messia.çLòcç XOL\IWVLOtç.µot esse.'tòc 'twv è.v pagani. quando però vennero.(0tv affinché la promessa 3.p(atv falsi fratelli.v ~0tu't6v. Xat't' lòCatv òè.ÙÀoyCat affinché a µv'Y}µove. 'Cvat ciò che anche mi preoccupai di fare.v v6µcp oùòe.uÒatÒÉÀcpouç. U1tÒ di [la] legge sono.0ov.wc.'tatL atù'tòc [è] l0v'Y}. 7twç 'tÒC l0v'Y} &vatyx&~e.À(ou OL0tµe..Àe.tv era. Barnaba fu fuorviato di loro Giudei.v è. &Àfi0e. lòwxatv è.ç 1tatpe. Ma neppure ~vatyx&cr0'Y} 1te. ~cratv 1tp6crw7tov [o] 0e. 'tOÙç 7t0tpe.cnv. temendo 3 xatt cruvu1te.c. cpo~ouµe. u1tÉa"te.APPENDICE &0ve. è. LVOt cedemmo per la soggezione. greco me.c'i> legge ÒfjÀov. e. ~ficre. 14 'Cvat o xatt È.yp0tµµ€vmc.e. &7toa"toÀTjv 'tfjç anche in me per i 9 xatt 'tTjv :x. "L\IOt e.le.v· TC'toç o aùv è. cruvat7tfi:X0'YJ OtÙ'tWV 't-Q u1toxp(cre. µm.wç.v è. fj0e. wpatv per . 'tOU 'A~patòcµ jÉV'YJ'tOtL è. a me essere. della Che poi in sotto [la] maledizione sono.uwµe.µo(.tòov O'tL alla finzione.v. mangiava ms1eme. 'tTjv r 2 1tpÒ 'tOU yòcp è.e. Da 'tÒ e. v6µoç vivrà. abbia corso. non vivi. dc. µ6vov stessa ~ficre.ç'Y}y6p0tcre.

cr'tLV µfi'tTJP Tjµwv· madre Questo pensate ma di croce.u0é.uµcx'tt 0e. òouÀe.tç y&p Noi Ti ?te. olxovoµ(cxv 'tOU 1t'ÀTJpÙ>µcx'toç 'tWV xcxtpwv. per [la] schiavitù Ora Agar 't'{i la quale è Dalla «Lettera ai Filippesi» non &ÀÀ' o [µÈv] opouç ~tv&.m. Tjv 1t'poÉ.1t'ot06i:e. i [lo] spirito xcxt xcxux.lcrtv ouo òtcx01jxcxt.i:e. Dalla «Lettera agli E/esini» r. È.cX ÉcxU'tÒV È.x ?tve. 'tcX cose tutte in È. 2 r-26 A€:ye:rÉ..1t'oupcxv(wv xcxt è. ~v perseguitante I' v6µcp ye. 7 &ÀÀà Ma 3.lç per ricapitolare è. 'le. e Tjµtv 'tÒ µucr'tfjpwv 'tOU 9 yvwp(crcxç xcxt che [fu] anche in [il] messia è.ç e.oi3 Ù?t&px.WY}'tCXt. e.v vantanti io Gesù avente fiducia 1t'e.À~µa'tO~ CXÙ'toG.poç. e.poucrcxÀ~µ È. è.oxe.wv 1t'e. Le quali cose sono e. è. 3-r4 . ol è.x 'tijç È.pcxç. ebreo v6µov <l>cxptcrcxfoç.ç. secondo [la] giustizia. assemblea.pt'toµfi. per [la] circoncisione di otto giorni.cr't(v.x.x 'tijç da la quello vuv corrisponde appunto alla [di] adesso 'tWV 'tÉ.wv oùx. in somiglianza ' cxv "0 pw1t'oç wç t 0' crx. xcxt ?t&crcx yÀwcrcrcx è. 'tÒV v6µov oùx a me. terrestri e sotterranee.v &cxu'tÒV ye.V CXÙ'tc°i> .ùcre.pcxç ÒtcX 1t'CXt0tC1XT}ç XCX'tcX schiava essere.oi3 Àcx'tpe.x 'tijç D. forma '0 pw1t'wv ye.vot è.t òéÀÀoç Se qualcun ritiene altro 5 1t'e.yÉ. 5-I I che.xxÀ7Jcrlcxv.vtcxµ(v.ovi:e. volenti È scritto infatti che Abramo 'tijç 1t'CXtÒ(crxT}ç xcxt é'.v benché IH~OY~ [è] Gesù di Dio Padre. qiuÀijç di [la] stirpe XCX'tcX io e anche in [la] carne.v 'tc°i> Xptcr'tc°i>.e. Ti 26 di lei.v ùµtv o uno da Ma [il] Monte Sinai.mye.1t'ot0é.ypcx1t''tcxt yàp o'tt 'A~pcxൠMo ufoùç è'.poucrcxÀfjµ. generante. òévw 'le.V oµotÙ>µCX'tt µopqi~V OOUÀOU di schiavo avendo preso. che volontà di lui.'tO buon pensiero di lui.Cwv xcxt xcx'tcxx. avendo fatto conoscere a noi XCX'tcX 't~V e.tç \ di [gli] uomini divenuto.(vwcre.. il messia.lç 25 'tÒ ÒÈ 'Ayàp Agar.ti:e. 9-ro in voi di Gesù ogni ginocchio si pieghi di [cose] celesti e È.x 22 ascoltate? la APPENDICE Òtwxwv è.crµe.APPENDICE 21 4.vcx· µ(cx µÈv &1t'ò i)'ttç è.cxpfocx'to 9 Òtò aÙ't{i> 'tÒ Ovoµa 'tÒ a lui 0e.ùòox(cxv secondo il il mistero della CXÙ'tOU. è due figli libera.v tji 'Apcx~(~· [il] Sinai monte è in la Arabia.voç òéµe.vcxt è. il Perciò anche il Dio nome lui sovresaltò Ò1tÈp 7t&v Ovoµa. schiava e uno da la secondo [la] carne 'tijç è. è.Àe. secondo [la] legge XCX'tcX di più: yé. e.ç 'E~pcx(wv. ÒÈ 5 'tOU'tO qipove. µ. ò Òt è.qicxÀcxtwcrcxcr0cxt 'tcX [!'] economia di Dio esistente. di Dio serventi 'E~pcxfoç di [la] tribù di Beniamino.V<.v6µe. [!'] una - da - crucr'totx. ÀCX~WV.e.oi3 1t'cx'tp6ç.voµe.. 10 quello sopra ogni nome. 24 éhtv& promessa..uov'te.lcxv ye. xcxt ò 0e.wwcrcx.u0é.p è. 1 I e essere uguale a Dio.v ma se stesso svuotò terra. che legge cr&pxcx ye. in lui .pcx È. È.yw µ&ÀÀov· di confidare in [la] carne.v e 0cxv&'tou.v.ue.x.1t'oC0T}crtv xcxt è.xvwv cxÙ'tijç. non in [la] carne crcxpxL Et 'ttç òoxe.v CXÙ'tc°i> IO aveva deciso prima in lui della pienezza 1t'&V'tcx è.t ÒÈ è.pt'tOµ'{i Be. 0cxv&'t0u obbediente fino a [la] morte. I [in] figura essendo stato trovato come uomo 8 È'tcx?te. x&µ~TI 'l7Jcroi3 1t'&v y6vu morte e Lva donò lv affinché in 't~ òv6µet'tL il nome È.pt abbassò se stesso divenuto ÒÈ cr'tcxupou. figli 23 l'altro da la è nato. è. libera grazie a cxù'tcxt y&p dette allegoricamente: esse infatti òouÀe. infatti siamo la circoncisione. la sono due alleanze.µ1t''tOç.XÉ. ~tv& opoç è.Àe.voç xcxt cxv 9e.v xcxt è. crcxpx(. Òx'tcxfiµe.0ov(wv. da Ebrei.v d'Israele.t yàp Gerusalemme..upe. 6 XCX'tcX fariseo.cr"ttv 'Ay&p.v aventi fiducia.TJµCX'tt e.lç 06çcxv 0e. dei tempi.?tt 'toi:'ç oùpcxvotç xcxt 'tcX quelle su cieli e le È1t'L 'tijç yijç quelle su la Xptcr'tc°i> 'I TJC10U.!vcxt.!vcxt focx in forma 11 di noi.ç Xptcr'tc°i> 'I 7Jcroi3 xcxt oùx è. i)'ttç ebbe..pu~wcre.òç cxÙ'tÒV Ù?te.u0é. &vcx è. I' reputò 2. &p?tcxyµòv Tjyficrcx'to 'tÒ e. è. è.cr'ttv &ÀÀT}yopouµe.v6µe. o[ Dite Ù1t'Ò v6µov 00.'tà è.vcx è. ~Àoç secondo [lo] zelo ÒtXCXtOcrUVT}V 't~V è.cr"ttv è. crcxpxt 1t'e.X. quella in [la] legge divenuto irreprensibile.vouç 'fopcxfiÀ. 6 oç Gesù.?tcxyye.v in [il] messia xcx(?te. quelli sotto [la] legge &xoue.À(cxç.yw è'. messia a gloria 3 Tjµe.v µopqi'{i 0e.v non rapina 7 àÀÀ.c'i>.0e. infatti con è in schiavitù La invece di su Gerusalemme libera µe.wµe.çoµoÀoyficrTJ'tCXt o'tt KYPIO~ ogni lingua confessi che signore XPl~TO~ e..voç Ù1t'fjxooç µÉ. &vcxxe. la yé.

XpLcr-rou 'I 7JcroG. I xatL &vfo-r'T}. coloro xat0wc. Non vogliamo [che] voi xOLµwµ&vwv. -roùc. giustizia. amore affinché avendo [una] mia quella attraverso [la] fede la di me. -roG xupfou fiµwv 'l7JcroG XpLcr-roG 1tvtuµ0t-rL &y(cp xatL 1tÀ7Jporpop(0t &vatcr-r&crtwc. con loro . XOLµ'T}0€natç anche il Dio cosi dormienti morl 8LcX 'tOU 'l7JcrOG per mezzo del 15 ToG-ro y<Xp ùµtv À&yoµtv iv condurrà con sé. cruµµoptpL~6µtvoc.. &8tÀtpoL ~j'Ot1t'T}µ€voL se quella da [i] sia compiuto. ùµ&c. ma ed essere trasportati anche in potenza e in xat0wc. dimenticando. 3 &8tÀtpo(. ùµ&c. il ix 1)87J -rt-rtÀdwµatL. di aver afferrato.APPENDICE a-rwat Tjv µoL ~y'T}µatL x€p8TJ. poiché stesso e oùpatvou. per conoscere e potenza della resurrezione di lui e comunione x0t-r0tnficrw &Le. in [il] messia risusciteranno 7 fotL'tOt Tjµ&i:'ç Ot ~WV't&ç Ot 1ttpLÀ&moµ&VOL aµat poi signore rimanenti insieme prima. o 'tOU j'VWVOtL fede. come xowwv(atv 1twç della pazienza 1tOÀÀTj. I a -roùc. O'ÙV CXÙ't'OLe. -r0tG-r0t 8L<X -ròv XpLcr-ròv le cose che erano per me guadagni. queste cose ho reputato a motivo del ~'T}µtatV. elezione amati -rò &Ùatyy&Àwv fiµwv poiché la di noi buona notizia dc..tv6µe. Ma anzi - anche reputo U7te. 1ttcr't&Wç XOtL 'tOU X01tOU -rTjc. XOtL o[ vtxpoL iv e venuta 16 O'tL dormienti. Xpta'toU della superiorità 8L' ov per il quale le 9 XOtL &Ùpt0w guadagni e 8Lx0tLOcrUVTJV -ri}v ix lui. in [la] parola di [il] signore. -r<T> 0atv&-rcp atÙ-roG. µi} sia trovato in quella da [la] legge. [sono] davanti 14 xoc'tà a partire da quelle protese. della fatica lui -rTjc. iv restanti noi viventi non oxupwc. &vw xÀfjcr&wç -rou 0wu iv premio 8€. iv atth<T>. di lui. x0t-r0t~ficrt-r0tL a [la] tromba di Dio.p€. in qualche modo della speranza del signore di noi Gesù in pienezza. iv il signore a [il] cr&:ÀmyyL 0wu. e XpLcr-ròv xtp8ficrw [il] messia 'ITjaoU di [il] messia Gesù i~'T}µLW0'T}V. in [il] messia e Dio. yvWae. 't'OÙ XOtL fiyoGµatL crxu~OtÀOt Yvat cose tutte considerai perdite.Ìc. &ÀÀ<X -ri}v 8L<X ma xup(ou µou. -ri}v 1t0tpoucr(0tv -rou xup(ou où che noi viventi i µi} i rp0&crwµtv segnale. &çtL crùv atù-rcT>. XpLcr-roG.v È7tE. -rTjc. la il reputo v6µou. I 3 Où 0€Àoµtv 8è. rpwv'(i &px0tyy€Àou XOtL iv a [la] voce da [il] cielo. Ù1toµovTjc. &µ7tpoa0e. &t 11 di lui. XOtL e risuscitò. &1t' la di arcangelo morti del atù-ròc. verso le cose che dall'altra -rò ~pat~tfov -rTjc.À1t(8oc. da Dio giustizia su signore lxwv iµi}v di [il] messia. Gesù.at~ov Ti Non o già che già afferrai x0t-r0tÀ&:~w. discenderà XpLcr-rcT> &v0tcr-rficron0tL 1tpw-rov.xov 'tf}c. una cosa però: Ò1ttcrW imÀ0tv00tv6µtvoc. anche gli altri mcrnuoµtv O'tL 'I 7JcroGc. I 3 µv'T}µOVE. della fede OtÙ'tÒV XOtL -ri}v la di voi dell' opera Ricordando[ci] Ù1tÒ [-roG] 0wG.LVOtL 8L<X 8 &ÀÀ<X µtvoGv j'E. XOLµ'T}0€natç affatto andremo innanzi ai x&Àt6crµ0t-rL. di [le] sofferenze e non si è prodotta per voi Mvatµw 1tat0'T}µ&:-rwv atthoG. &yvoti:'v. divenimmo fra voi per voi. padre la Sapendo.voc. -ri}v ixÀoyi}v ùµwv. spmto atù-roG dell' &y<i1t'T}ç xatL -rTjc.. XOtL fiyoGµatL 1ta\l't0t perdita.'ì. le cose da una parte [che sono] dietro inseguo verso XpLcr-rcT> 'l7JcroG. fratelli 5 o-rL di voi. 1ttpL -rwv siate nell'ignoranza. però se anch' [io] [il] messia da Dio oùx iytvfi0TJ morti. È. o-rL fiµti:'c. XOtL o[ ÀoL1tOL o[ che si sono addormentati. cerco avanti messia 4 d86-rtc. di noi.X'tE. fiµwv. verso [la] meta Dio 8è. &1t€0atv&v 4 d y<Xp Se infatti crediamo speranza. ol'80tn ofoL sapete quali iytvfi0TJµ&v iv ùµtv 8L' ùµ&c. irp' 4> XOtL afferri poiché I la resurrezione d xatL 'tOt' µè. escrementi non 'tTJV ix 0toG 8LXOtLOcrUV7JV i1tL -r'(i 1ttcr·m. oihwc. -rTjv iç0tv&cr-r0tcrw -ri}v pervenga 12 a Oùx o-rL 1)8TJ È. affinché non siate contristati come non aventi circa Questo infatti a voi diciamo Gesù À6ycp xupfou.v io me stesso non ritengo Gesù. xatnÀfiµrp07Jv Ù1tÒ anch' [io] fui afferrato al il da vtxpwv. -rote.wc. iÀ1tt80t. 8Lwxw 8è. della in alto chiamata del crxo7tÒv OtWxw E. iyw iµatu-ròv ou1tw Àoy(~oµatL x0tnLÀTJrp€v0tL · iv Fratelli. 1ttcr-rtwc. fratelli.UOV'ttç ùµwv 'tOU lpyou -rTjc. iv À6ycp µ6vov. &ÀÀ<X XOtL iv 8uv&µtL XOtL iv santo in parola soltanto. XOtL avendo preso la forma dalla morte e &µ1tpocr0tv wG 0wG XOtL 1t0t-rpòc. o[ 1ttpLÀtm6µtvOL &Le. 'tcX 1tcX\l'tOt Dalla «Prima lettera ai Tessalonicesi» tutte le cose perdita essere a motivo 'tÒ della conoscenza messia ~'T}µtatv E. che Gesù o 0tòc. APPENDICE tvat &8tÀtpo(. o[ ~wntc. µi} Àu1tijcr0t µi} lxovnc.

wp(cr9'Yj 1tpÒç Forse infatti per questo è stato separato [da te] per in eterno lui riabbia. I inganni Non qualcuno voi Gesù Dalla «Lettera a Filemone» 3 µ~ 'tLç 2.pye.voç È1tL chiamate E ÈvÉpye. crocpxt xoct Èv carne soprattutto per me.Lxvunoc é.9oc Èv saremo rapiti ve. wcr'te.9oc.OV ol'8ocn. &8e.Lp~V'YJ xoct &crcpciÀe.9u ~ &7toO"toccr(oc 7tpW'tOV xoct &7toxocÀucp9lj o<Xv9pw7toç 'ti'jç &voµ(ocç.p6vwv xoct 'tWV xocLpwv. 5 Où µv'Yjµove. wpocv.ue. &v9' wv -div &yci7t'Yj\I 'tTjç &À'Yj9e. E allora amato.yov uµtv.Cµevoç tutte le cose [che sono] il ÈO"tLV è il giacente contro Dio con il renderà inoperante ali' apparizione e del quale [empio] OCLW\ILO\I OCÙ'tÒ\I &dx. sarà rivelato il senza legge. tanto da egli tempio del Satana fratello innalzantesi Àe. momento. xoct où µ~ la doglia alla in [il] ventre avente. ÈvÉpye. per il credere loro alla menzogna . luomo 7tcX\l'tOC in abolirà 'tU Èmcpocve. tempi 0\1 1t\IE.p 8ouÀov. sempre APPENDICE dell' assenza di leggi.uç. sia rivelato 4 distruzione. fratelli. non affatto sfuggiranno.Cocv &x.(~ 'tTjç essere in atto non &?. affinché 16 OÙXÉ'tL wç 8ouÀov &ÀÀ& U7tÈ.Lç signore in [!'] aria. di cj>e.OUO"Q. con [il] signore saremo. Quando Pace e sicurezza. e [voi] stessi wç di [il] signore come [un] ladro non bisogno avete che [il] giorno 3 O'tOC\I \IUX'tL oihwç Ep)(E.ou xoc9CcrocL &7to8e.t 't{i) il signore 9 où 7t0tpoucr(ocç ocÙ'tou. µciÀLO''tOC ȵo(. 'tO'te.. dell' assenza di legge.t'tOCL 'tTjç &voµ(ocç Il infatti mistero già è in atto µ6vov o XOC'tÉ)(W\I <ip'tL é'.Lç &7tcXV't'YJO'LV 'tou su [le] nuvole xup(~ xoct oihwç 1tcX\l'tO'te. che in [il] signore. soffio di lui della bocca uµtv ypcicpe. È. 7tOO'~ 8è. oclcpv(8wç ocÙ'totç Ècp(cr'tOC'tOCL diranno: ['l'YjO'OUç] &ve. xup(~.Àcpo(. in [la] notte ~µÉpoc ol'8ocn O'tL infatti perfettamente sapete xÀÉ1t't'Yjç Èv cosl viene.òv Ti di lui 'tOU croc'tocviX Èv 7tcXO''Q 8uvciµe. .L xoct cr'Yjµe. 3-11 venuta perché ÀÉywcrw· e.wç Èx µfoou "(É\l'Yj'tOCL.. e [la] Èxcpuywcrw.LOC\I 1tÀcXV'Yjç di smarrimento [una] forza e.(oLç xoct 'tÉpoccrw xoct U7te. 'twv x. e.Loc.'Àe.lç 'tÒ crw9TjvocL ocÙ'tOuç. ocÙ'tÒv e.y6µe. 5 'tcX)(Ot y&p 8L& 'tOU'tO lx.'t'OCL O <ivoµoç.lç 'tÒv vocòv 'tOU 9e.Àe. L\IOC [un] tempo. 8 xaL 't6'tE [tolto].6ç.'te Circa poi i o XUpLOç xupfou e.e.p ~ w8tv 'tlj Èv rovina come improvvisa per essi verrà "(OCO"tpL ÈX.ocu'tòv O'tL Ecr'tLV 9e. allora oÀe.pocLp6µe. con ogni inganno di iniquità agli andanti in rovina.n O'tL &'tL Non ricordate 6 xoct vuv 'tÒ OCÙ'tOU XOCLp{i). Dio sedere.vov 9e. quanto però più [un] xoct Èv per te sia in [la] . . où x.u8ouç ro xoct Èv di menzogna crÉ~occrµoc. che &cr6µe. crùv e cosl incontro al 167 &7tOXOCÀucp9~0'E.L r Ile.cpÉÀmç e.9poç W0'1te. queste cose dicevo a voi? XOC'tÉX. &8e.Cocç oùx &8€~ocno e.lç 'tÒ &7toxocÀucp9TjvocL ocÙ'tÒV Èv 't(i) ora ciò che trattiene e in ogni potenza e segni e sapete.Locv e od della ~ 7t0tpoucr(oc xoc't' la presenza secondo [!') o &nLxe.u8e.Lç 'tÒ mO''tE. xup(ou momenti. per !' essere rivelato in il egli 7 'tÒ y&p µucr't~pLOV ~8'Yj Ève.Uµ0t'tL 'tOU O''toµoc'toç OCÙ'tOU xoct XOC'tOtp"(~O'E. Dalla «Seconda lettera ai Tessalonicesi» nessun in Infatti se modo! o u[òç 'tTjç prima e &7twÀe. solo colui che trattiene ora finché di mezzo sia prodigi 7tcXO''Q &7tcX't'Q &8Lx(ocç 'totç &7toÀÀuµ€vmç. OCÙ'tOL y&p &xpL~Wç 2 a voi essere scritto. venga I' apostasia il figlio della di lui.Àcpòv &y0t7t'Yj'tOV.APPENDICE ap1t0t"('Yj0"6µe. I I l' amore della verità non accolsero xoct 8L& 'tOU'tO 7tɵ7te.'tOCL.(ocç.òç E il Dio per questo manda a loro per I' esser salvati loro.pe.cr9ocL. mostrando W\I se stesso che è 7tpÒç uµiXç 'tOCU'tOC che ancora essendo presso voi Dio.UO'OCL OCÙ'toÙç 't{i) cj>e.L OCÙ'totç o 9e..pt 8è. µiXÀÀov crot su oggetto di culto.L . non più come schiavo ma superschiavo.

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Gustave. 23 Alighieri. Rudolf. 80 Elia. 147 Erasmo da Rotterdam. 126 Arnaut. 88 Dionigi di Alicarnasso. u6-17 Forberg. 39. 47 Aristone. I06. 16 Benjamin. 32 Frankel. Miguel de. Salvatore.74. 61. 18 Euripide. 19. Hannah. 110-11. 106. 9 Bigarelli.Indice dei nomi Adorno.Joseph. Friedrich Cari. 107-08. 71. 53 Davies.. 45 Bartolo da Sassoferrato. 40 Flusser. 55 Arendt. LudwigJoseph. 55. David. Ben. 59 Bernays. 8 Blanchot. Hans. 56 Antelme. 42 Durling. I07 Freud. Giovanni. 15 Didimo il cieco. 32 Cohen. 132 Aristea. José. 38. 27 Buber. 37-38. 88 Clarene. 92 Eusebio di Cesarea. 94 Cusano. u6-17 Bultmann. Cid Hamet. 61 Agostino. 40-42 Ageo. Georges. Jean. 41-42 Amos. Walter. 122-23 Bergamfn. Charles. 18. Gianni. Erich. 10. Eduard. 6 l Calderone. Dietrich. Gustav Adolf. I I 7 Crisostomo. Alain. 8.Jacob. 65. 12. 72 Burckhardt. 122 Avicenna.John Langshaw. 58. 38. Gilles. I0-12. 12. 96 Barth. 21 Aristotele. 78. 97-98 Dessau. IO Cirillo di Alessandria. Robert. Angelo. 16 Filostrato. Fedor Michajlovic. Kurt. Sigmund. J acob. 67. 59 Derrida. Daniel. 88. Boaz. 1l5 Ben-Engeli. Robert. 63 Carrez. 82. 41-43. 133 Deleuze. Miche!. II4 Aland. Theodor Wiesengrund. 55 Blumenberg. 81 Auerbach. 8 Cervantes Saavedra. Emile. 18 Flaubert. l 7 Erode Attico. 59. Alberto. 45 Foucault. 45. 128-35 Benveniste. Dante. 63-64 Bonhoeffer. 32 Bataille.Jacques. Maurice. 80 Améry. Niccolò (Nikolaus Krebs von Klues). 54 Bally. 97. Hermann.42 Badiou. 14. 73 Austin. 30 Filone di Alessandria. 124-25 Francesco d'Assisi. 16 Chorim. 3 5 Dostoevskij. 33. 92. Maurice. 72. Martin. 44 . 45 Brentano. 23 Costantino. William David. 119. 72 Ezra. 21 Coppens. IO Deissmann. Karl. I08 Carchia.

47. 23. 88-89. 70. Marce!. I4. 72. IOI. Brooke Foss. Friedrich. 72 Puder. 28. 60 Giacomo. Max. Carlo. II9 Meir. Gyorgy. 5I. Moritz. 59 Rosenzweig. I I. 85 Kierkegaard. I30. Lobegott Friedrich Constantin von. 146 Overbeck.82 Sestov. 6I Watson. I03 Suda. Wilhelm. 87 Morike. 72-73. 53. I 2 Rufino. 30 Ulpiano. I6o Girolamo. 60. 40 Geremia. I3 Stefano. I 29 Kuhlmann. 2I Webcr. I32 Staiger. FentonJohn Anthony. Franz. Antoine. 63-64 Lote. I2 I77 INDICE DEI NOMI Shammai. 37-38. II7. Carl. Luis de. I59 Tomson. 2I Solmi. IO 3 Thomas. il Vecchio.89 Riistow. Alan. Emi!. 32 Lambertz. Giorgio. 86 Merx. II. I05 Norden. I03 Holderlin. Martin. Ludwig. Martin. I46 Jakobson. 33. 75. 8. Eberhard. Johann Christian Friedrich. 65. 76. I4 Whorf. Eduard. Alexander. Martin. I I. 42. Franz. 76. I 5 Gaultier. 94. 65-67 Hadot. Aby. 97 Lowith. Gershom. 32 Ticonio. I9. 75. Ulrich von. il Vecchio. 6I. 95-96 Heidegger.. 4I Wilamowitz-Mollendorf. 75 Kojève. Io7 Onorio di Autun. 23. I33-34 Schopenhauer. I4. Aiexandre. I 7 Pelagio. 96 Taubes. 59 Matteo. I04. I6 Jousse. 88 Teodoro di Mopsuestia. 8I-82 Luca. 39. 75. 8I Michea. 56. Werner. II Martinez. I4 Nestle.Io3-04. Gustave. Mario. I2. 27 Meyer. I2 Guillaume de Lorris. I2. 126 Osea. 69. 39-40. I7-I8 Leibniz. 8. Benjamin. Immanuel. 74. I I4 Pietro. 72 Isaia. rr7 Papia. Peter J. Pietro di Giovanni. 33-36. Pierre. 37-38. 52 Poe. 40.INDICE DEI NOMI Gamaliele. rr6-I7 Lévy-Strauss. 36-37 Lutero. 23. Gustave Adolphus. Eberhard. 2 I Warburg. Giovanni. 96 Koyré. Ronald L. 33. I28 Polibio. 45. 5I. Erwin. I I. I 5 Hillel. 56 Michelstaedter. Adalbert. Soren. I33 Hengel. I I9 Platone. 98-99. Martin. 23 Nietzsche. 92 Proculo. Claude. 2I.92 Trifonio. 75 Hobbes. Max. 42 Sedulio. 46 Kafka. Hans.Jacob. I59 Pindaro. 47. 9I Stirner. 32 Omero. II6. 2 I-22 Lambertini. Georges. Karl. Edgar Allan. 82 Rancière. I4 Huby. I59-60 Gioacchino da Fiore.Johann Friedrich. I2I. 80 Origene. 72 Gongora y Argote. 7 2. 92. I3. I03 Scholem. 94-95. 84 Hort. I8.. I32-33 Malachia. I 2 Nathan di Gaza. I I 5 Meillet. I30 Teodoreto di Ciro. I4 Tito. August. IO. Giorgio. Georg. I6 Guillaume. 45-46 Mauss. I29 Trebazio Testa. 70 Marco. I 34 Sabino Masurio. 45 Vitellio. I54. 23 Trubeckoj. I I Jungel. Georg Wilhelm Friedrich. I2. 72 Wolbert. 89-90 Tischendorf. 96 Jean de Meun. 2 I Vittorino. 82-83. I30 Giuseppe Flavio. il Minore. 3I. Gottfried Wilhelm. 42. Marce!. 85. Yan. Karl. Roman. 96 Kraus. 25. I I Wilcke. 88 Yehudahha-Levi. Gotthold Ephraim. 7I Kant. 2I Pseudo-Barnaba. 88 Tertulliano. 2 I Giustino. 2I Traube. 36 Strobel. I5 Hegel. 85. 25-27. rr6.Arthur. 72 Sabbatai Zevi. 45-46. I8 Plinio. 6 I .Joseph. Hans-Alwin. Renato. 80 Marx. 8I-82 Olivi. Jacques.92. Lev Isakovic. Roberto. Thomas. rr Mosheh ibn Ezra. 4I. 86. 6I Manganelli. Jules de. 36 Labeone. I7. 2 I Rabano Mauro. 26-27. I33 Scoto Eriugena. 2I Vaihinger. 24 Ireneo. 75 Lessing. I34 Nestle. 57. 85 Quinto Mucio. Donizio. I2 Zaccaria. Nikolaj Sergeevic. 35 Westcott. 88 Harrer. 2 I Schmitt. 72 Giovanni. IO-I2. I2 Giustiniano. 72 Pasquali. Aiexandre. II8 Lukacs. Karl. Eduard. Aulo.