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Zio Tungsteno di Oliver Sacks

Sottotitolo: Ricordi di uninfanzia chimica.


No, non il diario di un hippie molto precoce dedito gi nella pi tenera et a intrattenersi con
sostanze psicotrope. Al contrario lautobiografia (fino ai quattordici anni) di un medico, fra i pi
conosciuti in tutto il mondo: quello di Awekenings, (o, come si dice da queste parti Risvegli).
Cio Oliver Sacks.
Nel film aveva il volto e i modi di Robin Williams (Dottor Sayer). Un gran bella storia. E cera
anche Robert de Niro (Leonard) in gran forma (si fa per dire):
[Leonard]: Adesso?
[Dottor Sayer]: Quando vuoi.
[Leonard]: Mi chiamo Leonard Lowe. Qualcuno mi ha spiegato che sono stato da qualche
altra parte per un po di tempo. Sono tornato.
Insomma, pi o meno, quello l. Per la precisione un neurologo.

Zio Tungsteno, invece, il nomignolo con cui il piccolo Oliver era solito rivolgersi allo zio Dave e il
motivo che il suo lavoro consisteva nel fabbricare lampadine a incandescenza il cui filamento,
come tutti sanno, fatto di tungsteno. E un libro delizioso. Vi si raccontano due secoli di storia della
chimica visti con gli occhi di un bambino della borghesia ebraica inglese dalla curiosit molto vivace.
Viveva in una villa edoardiana e in una Londra devastata dai bombardamenti delle flotte aeree
naziste.

E un libro divulgativo a tutti gli effetti ma la sua particolarit sta nel fatto che Sacks nato nel
1933 dunque nutre la sua curiosit formandosi, per la maggior parte, sui libri che trova in casa o su
quelli indicati dai suoi familiari: tutta roba del secolo precedente, il XIX. E cos che tutta la
narrazione, tutte le storie, tutti gli episodi che vengono raccontati sono permeati da un aura di
lontananza antica, ottocentesca, vittoriana e quasi magica, generata dai bagliori radioattivi che, di
notte, gettavano il laboratorio dei coniugi Curie in una penombra di tremule opalescenze. Una specie
di cronaca alchemica: molti di questi personaggi erano veri e propri visionari il cui sogno nascosto
era quello di creare loro o di trasformare il carbone in diamanti, ma davvero. Un infanzia, dunque,
trascorsa da piccolo chimico. Ma potenziato dai saggi consigli di parenti che erano del mestiere e da
letture scientifiche i cui autori potevano risultare sia affascinanti che maldestri nella loro
inconsapevole sventatezza. La scienza stava facendo passi da gigante negli anni a cavallo fra otto e
novecento, ma a quale prezzo?
I quaderni di laboratorio di Marie Curie, a distanza di un secolo, sono ancora ritenuti
troppo pericolosi per poter essere maneggiati e vengono conservati in casse rivestite di
piombo.
Per esempio.

Tutto ci, comunque, risulta davvero molto evocativo. Tutte le vicende di questi ricercatori che
cercano, ognuno a suo modo, di ottenere un risultato (colmare un posto vacante nella tavola degli
elementi o far bollire il fosforo per valutarne i bagliori o inventarsi principi completamente nuovi per
poter inquadrare teoricamente una reazione inaspettata) non fanno altro che sviluppare nel
protagonista una sorta di dimestichezza con laspetto metaforico delle esperienze della vita. Di
qualsiasi esperienza:
Tutte queste cose lambra strofinata, i magneti, la radio a galena e i quadranti degli
orologi, con il loro perpetuo splendore mi diedero la percezione dellesistenza di
radiazioni e forze invisibili, la percezione che sotto il mondo accessibile e familiare dei
colori e delle apparenze ne esistesse un altro, buio e nascosto, di leggi e fenomeni
misteriosi.
Insomma il piccolo Oliver Sacks, pi o meno fra i dieci e i quattordici anni, invece di trastullarsi tutto
il santo giorno davanti ad MTV, trascorreva il suo tempo libero fra alambicchi e becchi Bunsen. E
questo, forse, gli ha giovato, ha stimolato le sue reazioni creative. E poi, insomma, lambiente conta.

Zio Dave considerava tutta limpresa scientifica non esclusivamente sul piano
intellettuale e tecnologico, ma anche su quello umano, e a me sembr naturale fare lo
stesso.
E molto bella la storia che sta dietro allilluminazione raccontata nel capitolo Luce per le masse. Il
tungsteno riscaldato al calor bianco che ha cambiato per sempre il volto del mondo per come era
conosciuto fino a quel momento: luomo era riuscito a sconfiggere le tenebre. Pare poco? Fino al
1800 ci si era serviti solo di candele o di lampade ad olio e la luce emessa era molto debole. Il che
stava a significare che le strade delle citt (sempre pi popolose) risultavano assolutamente buie e
insicure durante la notte. Poi fu la volta della luce stradale a gas, non molto migliori quanto a
potenza di illuminazione. Poi fu la volta della calce a incandescenza, usata a partire dal 1820, anche
per illuminare i teatri (limelight).

Dopo il 1870 furono create delle reticole di ossido di torio e ossido di cerio e si inizi a vederci un po
pi chiaro, anche perch nel frattempo aveva fatto il suo esordio lenergia elettrica. Giunse Edison
che inizi a sperimentare con i metalli. Il primo fu il platino, ma il suo punto di fusione non era
abbastanza elevato. Occorreva un metallo che potesse essere abbastanza duttile da ricavarne dei
filamenti resistenti.
Il carbonio? Nessuno era riuscito a fonderlo e possedeva unelevata resistenza che avrebbe
permesso di accumulare calore ed emettere luce. Bast inserire il tutto allinterno di bulbi in vetro
dove era stato creato il vuoto e la rivoluzione ebbe inizio. Si incominciarono a costruire centrali e
linee elettriche e Londra cambi per sempre il suo abito da sera. E con lei tutto il resto del mondo.
Ma anche il carbonio non andava proprio bene: troppo fragile, bastava un piccolo urto per rompere il
filamento; e poi la temperatura per funzionare doveva mantenersi relativamente bassa, quindi luce
gialla e opaca. Tanto che ancora qualcuno preferiva servirsi della vecchia illuminazione a gas.
[stextbox id="grey" image="null"]Sul blog Baionette Librarie del Duca Carraronan si trova un
interessante approfondimento, qui. Vi si raccontano le vicende italiane della lampadina a
incandescenza: Alessandro Cruto, di Piosasco (in provincia di Torino), riusc a ottenere (nel 1880)
una lampadina a incandescenza con filamento di carbonio molto migliore di quella dello stesso
Edison. Ebbe anche una discreta fortuna commerciale, ma, purtroppo, stato completamente
dimenticato.[/stextbox]
No, bisognava cercare un materiale che avesse un punto di fusione almeno intorno ai 3000 gradi.
La scelta si riduceva a tre opzioni: losmio, il tantalio o il tungsteno. Nel 1897 ci prov Auer con
losmio, ma era un pochino raro: la produzione mondiale in quellanno ammontava appena a sette
chili. Una lampadina avrebbe avuto il costo di un appartamento. E se poi si rompe? Un po troppo.
And meglio con il tantalio che per un periodo cominci ad essere davvero diffuso, anche se ce ne

voleva un bel po tanto che il bulbo di vetro pi che da un filamento sembrava percorso da una tela
di ragno, una vera e propria gabbia interna.
Ma dal 1911 qualcuno consider il tungsteno lopzione pi percorribile: si chiamava Irving
Langmuir, un chimico americano. Fu lui a introdurre luso dellargon, un gas inerte, allinterno dei
bulbi di vetro in modo che la pressione esercitata sul filamento di metallo ne impedisse il
surriscaldamento e la conseguente evaporazione.
Largon divent disponibile su scala commerciale mondiale dopo la Prima Guerra Mondiale: il
tungsteno aveva vinto la battaglia dellilluminazione. Era economico, affidabile, facile da lavorare e
da commerciare. Langmuir fu il primo chimico commerciale a vincere il premio Nobel.
Ecco che, con nuovi oggetti, si rinnovano anche le sensibilit.
Penso proprio che questa sia una bella storia da percorrere.
A suo modo anche romantica.

Una menzione speciale la merita di sicuro Humphry Davy, il


chimico poeta, nato nel 1778. Coltivava sogni di gloria, la sua mente era continuamente assorbita da
visioni grandiose: uno spirito inquieto. Fondamentalmente, si riteneva un filosofo.
La sua particolarit fu quella di essere forse il primo affascinante divulgatore dei misteri della
scienza, il che lo portava a condurre i suoi esperimenti in pubblico (sorta di spettacoli itineranti) e a
inscrivere le sue dimostrazioni allinterno di un percorsi narrativi elaborati e avvincenti. Era un
oratore molto abile ed eloquente e la sua carriera fu talmente fulgida che (figlio di un intagliatore) fu
nominato cavaliere in riconoscimento dei suoi servigi allimpero britannico nel 1812.
Davy amava fare esperimenti in pubblico e le sue famose conferenze, o
conferenze-dimostrazioni, erano emozionanti, eloquenti e spesso letteralmente esplosive.
Prendevano spunto dai dettagli pi riposti dei suoi esperimenti per arrivare alla
speculazione sullUniverso e sulla vita ed erano tenute con uno stile e una ricchezza di
linguaggio ineguagliabili. Ben presto egli divenne il pi famoso e influente conferenziere
dInghilterra, attirando ogni volta unenorme folla che bloccava il traffico. Perfino
Coleridge, il pi grande oratore dellepoca, andava alle conferenze di Davy, non solo per

riempire i suoi taccuini di chimica, ma per rinverdire la sua riserva di metafore.


Una via di mezzo fra una rockstar e un blogger. Un uomo esuberante e pieno di entusiasmo giovanile.
Rivest una grossa importanza anche a livello prettamente scientifico: il processo di catalisi fu
perfezionato anche grazie alle sue ricerche e alle sue intuizioni. Non era solo un chiacchierone.
[stextbox id="grey" image="null"]
Oggi la divulgazione scientifica pu raggiungerti anche attraverso altre strade; magari usando
limmagine un po frusta dello scienziato dalla capigliatura bizzarra.
Eccone un esempio:

Luniversit di Nottingham ha filmato esperimenti e dimostrazioni su ognuno dei 118 elementi della
tavola periodica. Clicca sulla foto per raggiungere il sito.
Ed ecco cosa succede con lo zinco:
[/stextbox]
Unaltra delle svolte descritte in questo libro rappresentata senza dubbio dalla scoperta dei
raggi penetranti (o raggi X) portati alla luce da Wilhelm Roentgen nel 1895. Fu una scoperta
quasi casuale. Ma gi dallanno successivo la notizia cominci a diffondersi in maniera prepotente e
le prime applicazioni ad essere messe in pratica: nacquero i primi laboratori di radiologia per usi
medici. Le ossa rotte non sarebbero pi state un segreto e cos i calcoli renali. Tanto che ci si
convinse quasi che i raggi X fossero capaci non solo di penetrare e rivelare ci che nascondevano i
corpi ma anche di penetrare e rivelare ci che nascondevano le anime. Purtroppo o per fortuna non
cos.
Questa tecnologia, per, fu accolta in modo cos benevolo e spensierato che addirittura i negozi di
scarpe se ne servivano per tutti i loro clienti. Dice il vecchio Oliver Saks:
Quando ero ragazzo, i negozi di scarpe erano ovunque attrezzati con macchine a raggi
X, i fluoroscopi, cos che fosse possibile controllare se le ossa dei propri piedi si
adattassero pi o meno bene alle nuove scarpe. Mi piacevano molto queste macchine,
perch si potevano muovere le dita e vedere tutte le ossa del piede muoversi allunisono,
nel loro involucro di carne quasi trasparente.
Insomma ci volle qualche anno perch ci si cominciasse a rendere conto delle pericolosit nascosta

in questi raggi rivelatori. Il che fa il paio con quanto accadde, con ben altri esiti, rispetto allenergia
atomica. Anchessa appariva esclusivamente nel suo sembiante di dolce polpa zuccherosa e
dispensatrice di unenergia potenzialmente infinita e senza alcuna controindicazione. Sebrava alle
porte un radioso avvenire nel quale le fatica del corpo e la scarsit delle risorse sarebbero stati solo
un brutto ricordo. Ecco le parole visionarie di Sir Frederick Soddy:

Il radio ci ha insegnato che non c limite alla quantit di energia presente nel
mondo Una razza capace di trasmutare la materia avrebbe ben poco bisogno di
guadagnarsi il pane col sudore della fronte Una razza di tal guisa potrebbe trasformare
un continente deserto, sciogliere il gelo dei poli, e fare di tutto il mondo un Eden
sorridente Si sono aperte prospettive totalmente nuove. Il patrimonio delluomo
aumentato, le sue aspirazioni si sono elevate e il suo destino stato nobilitato in una tal
misura da spingersi oltre la nostra attuale capacit di previsione Un giorno egli
conquister il potere di regolare ai propri fini le fonti primarie di energia che oggi la
Natura conserva tanto gelosamente per il futuro.
Il sogno proibito delluomo dai tempi di Adamo. Visioni talmente potenti che riuscirono a permeare
anche limmaginario e la creativit narrativa delle penne pi allucinate e ispirate dellepoca: H.G.
Wells pubblic nel 1914 La Liberazione del Mondo che dedic a The Interpretation of Radium di
Soddy.
Purtroppo il risveglio fu alquanto brusco: Hiroshima, Agosto 1945. Fu singolare che la percezione
immediata della gente alla notizia dellesplosione della prima bomba atomica alla radio fu quasi di
sollievo: la guerra, dopo tutto, era finita. Lorrore e la paura cominciarono a farsi strada qualche
tempo dopo attraverso le immagini pubblicate dal New Yorker in edizione speciale interamente
dedicata ad Hiroshima, di John Hersey. Si dice che lo stesso Einstein ne avesse acquistate 1000
copie.
Linformazione.
E la sua diffusione.
Il libro si conclude con la descrizione della fine di una passione che sembrava essere tanto bruciante.
Larco narrativo si chiude. Il suo autore, del resto e come noto, finito a fare il neurologo e non il
chimico o il fisico. Laspetto pi importante che questo libro riuscito a restituire con sufficiente
forza probabilmente questo cambiamento di paradigma personale che, pi che una corruzione,
appare rivelarsi come il pi naturale dei tratti umani.
Le cose cambiano, lo hanno sempre fatto.

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