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Roberta De Monticelli

LEssere in guerra con lente. Heidegger, la questione dei Quaderni neri e la


cosiddetta Italian Theory
Perch la maggior parte della intelligentsia italiana di sinistra continua a considerare Heidegger
come il principale crocevia per comprendere la modernit? La compromissione di Heidegger con il
nazismo non affonda le radici nel suo pensiero filosofico? Perch il profondo antiliberalismo del
pensiero heideggeriano continua ad affascinare i maggiori rappresentanti di ci che stato chiamato
Italian Theory? La pubblicazione dei Quaderni neri e le pi recenti ricerche a riguardo aiutano a
rispondere a questi quesiti.
Tags: Heidegger, Quaderni neri, nazismo, antisemitismo, essere
La pubblicazione, ancora in corso, dei Quaderni neri continua ad alimentare in tutta Europa
un dibattito forse non solo mediatico sulla questione del nesso fra il pensiero di Heidegger e la sua
adesione, mai revocata n da lui commentata, al nazismo. Una questione che sopravvive ai fiumi di
inchiostro versati, per una ragione molto semplice: non soltanto Heidegger in questione, n
soltanto la sua eredit, con cinquantanni di dominio quasi incontrastato nellaccademia e perfino
nellinsegnamento scolastico della filosofia nellEuropa continentale, soprattutto neolatina.
In questione la natura stessa della filosofia, se possiamo assumerne a paradigma Socrate e
contemporaneamente chiamare filosofia la pi esplicita negazione dello spirito socratico, fino
allultima conseguenza, che lindifferenza alle distinzioni (fra il vero e il falso, il nobile e
lignobile, la vittima e il carnefice). Unindifferenza in cui molti, specie fra i pi giovani, vedono
invece una filosofica impassibilit. Abituati come sono dai loro maestri a chiamare moralismo
le distinzioni morali, e violenza quelle logiche.
Questa riflessione prende le mosse dal recente libro esso stesso al centro di molte
polemiche di Donatella Di Cesare1, e pu considerarsi un commento carico di interrogativi alla
frase che ne condensa la tesi centrale e il senso ultimo:
Il pensiero pi elevato si prestato allorrore pi abissale (2014, 3)
Questa riflessione si articola in tre punti. Il primo e il secondo si riferiscono rispettivamente
allaccezione pi ristretta de il pensiero pi elevato (che sarebbe quello Heidegger) e a quella pi
lata (la tradizione filosofica occidentale), sollevando rispettivamente la questione I) di questa
elevatezza e II) della legittimit di una chiamata di correo della tradizione filosofica (antica e)
moderna. Il terzo, la pars construens, fornisce un criterio di distinzione della filosofia dalla sofistica
e argomenta che Heidegger dal punto di vista della filosofia peggio che un nazista o un
antisemita: un sofista.
I.

Nazismo e antisemitismo. I tre moduli dello heideggerese

D. Di Cesare (2014) Heidegger e gli ebrei. I Quaderni neri, Bollati Boringhieri 2014. Se ne veda un ampia
recensione a cura di Stefano Cardini: Lantisemitismo metafisico nellombra dellEssere. Heidegger e gli ebrei alla luce
dei Quaderni neri, http://www.phenomenologylab.eu/index.php/2014/11/heidegger-quaderni-neri-di-cesare/. La stessa
Di Cesare, forse anche in qualit di vice-presidente della Martin Heidegger Gesellschaft, tornata a pi riprese in
interventi pubblici sul tema di un antisemitismo metafisico che lungi dallessere una peculiarit di Heidegger sarebbe il
basso continuo dellintera filosofia tedesca (e non solo di quella, lautrice non dimentica naturalmente di ricordarci
Shakespeare e Lutero), e in particolare di quella kantiana.

In un suo articolo del 19882 Jeanne Hersch, la cui analisi del nazismo di Heidegger in quanto
radicato nel suo pensiero ancora la pi limpida e articolata che io conosca, aveva relativizzato
lantisemitismo di Heidegger.
La sua tesi infatti che lantisemitismo non sarebbe di per s ragione sufficiente di adesione
al nazismo, in quanto: 1) il nazismo non si riduce allantisemitismo 2) ci sono nel pensiero di H.
ragioni ancora pi consistenti di adesione al nazismo.
Su entrambi i punti 1) e 2) si pu continuare a concordare con Hersch e vedremo quali
sono le ragioni pi consistenti, radicate nel pensiero di Heidegger; ricordiamo che circa
quarantanni fa Hersch aveva definito il pensiero di Heidegger dittatoriale (come Lwith) e
irresponsabile.
Ma Hersch ha un secondo punto: e cio che sullantisemitismo di Heidegger si pu anche
dar ragione alla pletora dei suoi difensori, che pretendevano Heidegger non fosse personalmente
antisemita. E vero che Hersch ricorda che
Heidegger non stato antisemita come non lo sono molti non-ebrei di stampo corrente che
tuttavia non sono neppure anti-antisemiti. Heidegger non stato abbastanza anti-antisemita perch
lantisemitismo del nazional-socialismo costituisse un ostacolo sufficiente alla sua adesione; e non
lo stato neppure abbastanza da impedirgli quando le persecuzioni erano in corso - di affibbiare il
termine ebreo a questo o quel collega, al quale voleva nuocere (2004, 2)
Fu anche un miserabile delatore, Heidegger, e si sa quale era il rischio cui mise alcune vite,
a parte il famoso tradimento di Husserl. A questo proposito ci sarebbero da ricordare parecchi nomi:
Baumgarten, Hnigswald, Marck, Heinemann3..
Ma sul secondo punto Donatella Di Cesare e i Quaderni neri hanno definitivamente
dimostrato che Jeanne Hersch era stata eccessivamente indulgente. Altro che non antiantisemitismo!
Partiamo quindi dalla questione dellantisemitismo. Donatella Di Cesare ha dimostrato due
cose:
1) Che certamente un anti-semitismo, non biologico-razziale ma metafisico, essenziale
al pensiero heideggeriano;
2) Che questo anti-semitismo metafisico inscindibile dalla lettura heideggeriana della
modernit (gli ebrei sono infatti gli agenti della modernit).
Nel seguito di questa sezione estrarr da alcune citazioni dai Quaderni neri tre moduli di
linguaggio heideggeriano, che riassumono il suo pensiero (o per lo meno la sua parte pi nota e
divulgata nei cinquantanni successivi al 45).
1. Primo modulo: lo sradicamento

J. Hersch (1988), tr. it. (2004), Il dibattito su Heidegger: la posta in gioco, in R. Ascarelli, ed., Oltre la
persecuzione, Carocci, Roma, ora reperibile anche su http://www.phenomenologylab.eu/index.php/2015/03/heideggerhersch/. Da vedere anche R. Klibansky (1991), LUniversit allemande dans les annes trente (Notes
autobiographiques), in Revue de la socit de philosophie du Qubec , pp. 139-158. Ho riassunto e ripreso le tesi di
questi due testimoni oculari in De Monticelli (2004), Il vuoto dentro. Jeanne Hersch e il dibattito su Heidegger e il
nazismo, in: R. Ascarelli (a c.di) Donne, memoria, ebraismo, Carocci, Roma, ora disponibile online su Academia.edu.
3
Ne parla E. Faye (2012), Heidegger - Lintroduzione del nazismo nella filosofia, LAsino doro, pp.
52, 67, 465. Si veda anche G. Piana, citato in http://www.phenomenologylab.eu/index.php/2014/01/heidegger-il-vatedelatore/ (Il volume di Giovanni Piana, Conversazioni su La crisi delle scienze europee di Husserl, reperibile
presso Lulu.com allindirizzo:
http://www.lulu.com/shop/giovanni-piana/conversazioni-sulla-crisi-delle-scienze-europee-dihusserl/paperback/product-21316384.html)

Ecco uno dei passaggi dei Quaderni neri che Donatella Di Cesare ha reso pi famosi:
La questione riguardante il ruolo dellebraismo mondiale [Weltjudentum] non una
questione razziale [rassisch], bens la questione metafisica [metaphysisch] su quella specie di
umanit che, essendo per eccellenza svincolata, potr fare dello sradicamento di ogni ente
dallessere il proprio compito nella storia del mondo4.
Il primo modulo dunque lo sradicamento di ogni ente dallessere.
Ora, Heidegger ha ragione: prendiamo un bel caso di ebreo sradicatore, Edmund Husserl. E
una pagina da Tipi ideali di cultura, (1923), tr. it. Lidea dEuropa)5.
Il contesto quello di una riflessione sulluniversalit dei giudizi ben fondati anche quelli
di semplice esperienza che costituiscono acquisizioni per tutti:
I giudizi motivati sulla base delle cose hanno validit oggettiva, ossia intersoggettiva, nel
senso che quello che vedo io pu vederlo chiunque; al di l di tutte le differenze fra individui,
nazioni, tradizioni, quali che siano, in vigore e profondamente radicate, stanno le comunanze, che
sono il titolo di un mondo comune di cose, che costituito da esperienze interscambiabili, cos che
tutti possono intendersi con tutti, possono ricorrere alle stesse cose vedute. E dapprima riferito a
queste e poi proseguendo oltre si schiude un regno di verit, che ognuno pu portare alla propria
vista, che ognuno vedendolo pu realizzare in s, da qualsiasi cerchia culturale provenga, amico o
nemico, greco o barbaro, figlio del popolo di Dio o Dio dei popoli nemici6.
Ecco qui allopera lebreo errante che sradica.
Traduciamo ora queste piane parole husserliane in heideggerese la stessa Donatella Di
Cesare ci aiuta egregiamente a farlo.
Questa pagina indubbiamente una descrizione e un elogio dellevidenza, della
oggettualit di ci che dato e universalmente accessibile.
Ecco qui, colto in flagrante, il peccato di oblio dellEssere, lelogio dellevidenza, il
predominio dellente che sbarra laccesso allessere, ridotto a semplice presenza, sprecato in una
quantit di concetti privi di radici7.
2. Secondo modulo: loblio dellEssere
La riduzione dellEssere allente, ovvero loblio dellEssere, questo il secondo modulo
heideggerese.
Qui per c unaltra cosa che non deve sfuggire. Husserl insiste sullo sradicamento, non
solo e non tanto in relazione allevidenza universale dei giudizi di fatto, ma anche e soprattutto in
relazione alla ricerca di evidenza per i giudizi di valore: perch accade che, continua,
le motivazioni provenienti dallesperienza e in generale dallevidenza della cosa si
mescolano con motivazioni di minor valore, con quelle che sono cos profondamente radicate nella
personalit che gi il loro metterle in dubbio minaccia di sradicare la personalit stessa, la

QN Riflessioni XIV, allindomani delloffensiva tedesca a est, annunciata da Hitler il 22 giugno 1941; DDC

101.
5

E. Husserl (1923), tr. it. Lidea di Europa (Cinque saggi sul rinnovamento), trad. it. C. Sinigaglia, Cortina,
Milano 1999, pp. 71-110
6
Husserl (1923), trad. it. Lidea dEuropa, cit., p. 91, corsivo nostro.
7
Di Cesare (2014), p. 100

quale ritiene di non poter rinunciare a loro senza rinunciare a se stessa cosa che pu portare a
violente reazioni danimo8.
Il bello che Husserl sta parlando di qualunque tipo di ricerca cognitiva, compresa quella
morale, giuridica, politica: sta semplicemente variando sul tema del sapere aude- con una nuova
e sofferta consapevolezza di quanto sia difficile il passaggio alla maggiore et: dalle care certezze
della comunit dappartenenza allautonomia del pensiero adulto, quando uno scopre il minor
valore delle motivazioni cui aderiva con tutto il cuore, ma che non sono giuste.
Ecco come Husserl ribadisce il concetto dello sradicamento:
Il pensiero non giusto perch io o noi, per come siamo, non possiamo non pensare in
questo modo; semmai, solo se un pensiero giusto, giusto anche il nostro pensare, e noi stessi
siamo giusti9.
Insiste, dunque, spietato:
E non importa che piaccia o meno a me o ai miei compagni, che ci colpisca tutti alla
radice: la radice non serve10.
3. Terzo modulo: la macchinazione
Ora che sappiamo in cosa consiste la malessenza dello sradicamento (anzi del giudeo
errante e sradicante) possiamo ritrovare dentro un altro grumo di fango nero il terzo moduletto di
questo linguaggio: la macchinazione. Ecco:
Il mio attacco a Husserl diretto non solo contro di lui, il che lo renderebbe inessenziale
lattacco diretto contro lomissione della questione dellEssere, cio contro lessenza della
metafisica come tale, sulla cui base la macchinazione dellente riesce a determinare la storia11.
La Machenschft, il Wesen, lessenza della metafisica, ci ricorda Donatella Di Cesare:
la macchinazione che tenta di occultare il corso della storia imponendo il predominio
dellente e occultando lEssere12.
Questo veramente, di tutti i moduletti, il pi passepartout che ci sia, anche perch d
espressione a una nostra pulsione profonda, sempre latente anche quando evita lesplosione
paranoica: c una potenza macchinatrice che ha colpa di tutto, e pi genericamente descritta,
pi tranquilli siamo noi, amici dellEssere, filosofi che contemplano lEssenza del Nichilismo, il
Destino dellOccidente o della Necessit, la Tecnica, il Capitalismo o la Finanza, tutti i volti della
Metafisica, insomma, e qualcuno ce ne sar sfuggito. Il Neoliberismo, forse.
Quella volta, per, il pastore dellEssere non rimase tranquillo, e and allappuntamento col
Destino dellOccidente (o meglio, specificamente, con lintima grandezza del

8
9
10
11

Ibid., p.92, corsivo nostro.


Ibid., p. 92
Ibid., p. 92, corsivo nostro.
Heidegger (1939-41), Ueberlegungen XII-XV, Schwartze Hefte pp. 46-47, cit. da Di Cersare (2014), cit., p.

154
12

Ibid., p. 154

Nazionalsocialismo, pronto allincontro tra la tecnica planetaria e luomo moderno13), a


braccetto di Hitler, contro il Nemico che la malessenza dellente.
Come ci spiega la nostra guida:
La guerra mondiale viene letta attraverso la differenza ontologica e si rivela, perci, la
guerra dellEssere contro lente14.
Cosa possiamo ricavare da questo delirio? Non c dubbio: i tre moduli ricombinati insieme
danno lessenziale del pensiero di Heidegger. O per lo meno, questa la nostra tesi. Come scrive
un altro studioso:
Ma in verit tutti i tratti fondamentali ascritti al giudaismo si attagliano perfettamente al
processo di oblio dellessere, cos come tratteggiato da Heidegger in celebri analisi. Lo
sradicamento, la mancanza di fondamento e latteggiamento strumentale nei confronti di ogni cosa
sono tratti essenziali delloblio dellessere a favore dellente, ovvero della riduzione di tutto ci che
a mero oggetto scientifico o cosa disponibile15.
Questa analisi mostra quali sono i riferimenti intuitivi di questo linguaggio, che da allora
infiniti epigoni ripetono, con i tre moduli: lo sradicamento dallEssere, loggettivazione (la
metafisica e la sua storia!) con relativa disponibilit di ogni cosa ottenuta attraverso la scienzatecnica, la macchinazione in cui la modernit si dispiega (per mano del capitalismo giudaico
internazionale, i banchieri etc.).
Alla nostra tesi segue una prima domanda per Donatella Di Cesare, ricordando la frase
citata: Il pensiero pi elevato si prestato allorrore pi abissale.
Ma che cosa ci sar di elevato?
Perch: come si pu considerare elevata lidiozia etno-metafisica dellebraismo
sradicatore? Come risulta bene dal passaggio di Husserl, Heidegger imputa a questo sradicatore
quella che per Husserl la gloria di Socrate: la vita esaminata, il vaglio critico delle tradizioni e
culture dappartenenza.
Ma non sembra molto pi elevata lidea di incolpare lEbreo Metafisico di essere lagente
della modernit, che il bersaglio di tutte tre i moduletti: e modernit in filosofia - vuol dire
lIlluminismo, il principio kantiano di autonomia morale della persona, luniversalismo morale, il
cosmopolitismo politico, la scienza e la democrazia.
Qui viene opportuna la pagina di Hersch che riassume laltra lettura del nazismo di
Heidegger. Una lettura che distingue, anzi fortemente separa, la modernit e il destino
dellOccidente, la ragion pratica e Auschwitz, lIlluminismo e il nazismo. Con buona pace di
Adorno-Horkheimer, e della loro oscura Dialettica delIlluminismo.
Nel cuore del pensiero di H., scrive J. Hersch, troviamo
Un disprezzo ardente, appassionato, ossessivo, per tutto ci che comune, medio e
generalmente ammesso; per il senso comune, per la razionalit, per le istituzioni, per le regole, per il
diritto, per tutto quello che gli uomini hanno inventato, nello spazio in cui devono convivere, al fine
di confrontare i loro pensieri e le loro volont, di dominare la loro natura selvaggia, di attenuare il
regno della forza. Assoluto disprezzo dunque, per la civilt occidentale, cristallizzata in tre
direzioni: la democrazia, la scienza, la tecnica; - per tutto ci che, generato dallo spirito
13

Lespressione si trova (fra laltro) nei Seminari 34-35, che hanno dato nuovo materiale alla ricerca di E.
Faye, (2007) Heidegger. Lintroduzione del nazismo nella filosofia, Lasino doro. Labbiamo ritrovata nel delizioso
romanzo di Jos Pablo Feinmann, Lombra di Heidegger, Neri Pozza Editore 2007, p. 99.
14
Di Cesare (2014), p. 98
15
Zhock (2014), La deludente verit dellantisemitismo di Heidegger, http://mimesis-scenari.it/2015/01/09/ladeludente-verita-dellantisemitismo-di-heidegger/

dellIlluminismo, fa assegnamento su ci che pu esserci di universale nel senso di Cartesio, in tutti


gli esseri umani. Tutto questo vuoto. La democrazia vuota. (Hersch 2004, 3)
II. Antisemitismo e filosofia. La chiamata di correo della metafisica
Il pensiero pi elevato si prestato allorrore pi abissale.
La portata della tesi di Donatella Di Cesare vuol essere enormemente pi vasta. E tutta la
tradizione filosofica occidentale, appunto ci che Heidegger chiama la metafisica, che deve
venir coinvolta insieme con Heidegger in una riflessione sulla Shoah.
Perch la Shoah non solo una questione storica, ma una questione filosofica che
coinvolge direttamente la filosofia. Le responsabilit di una lunga tradizione di pensiero devono
essere ancora accertate e discusse16.
Immediate sono le questioni che si pongono:
1. Su quale base possiamo dire che questa lunga tradizione di pensiero in qualche senso
connessa al nazismo? Non era Heidegger, il nazista, e non era Husserl, lebreo sradicatore, culmine
del pensiero della metafisica? Questi due non erano in guerra?
2. Una risposta : possiamo dirlo appunto perch Husserl e la metafisica sono la modernit,
cio perch leggiamo la filosofia pre-heideggeriana con gli occhi di Heidegger.
3. Ma qui c un buco: perch per Heidegger metafisica implica Oblio dellEssere, Ente,
modernit; ma Hitler non era lEssere in guerra con lEnte, contro la modernit?
Quindi occorre un altro passaggio per riempire il gap: e cio
4. Modernit, Illuminismo, Ragione, significano Scienza, Tecnica, Industria. E dunque
conducono allindustria della morte, alla scienza dello sterminio, alla tecnica dellerogazione di gas.
Per lultimo passo (di stringente consequenzialit logica, come si pu vedere) dobbiamo in
effetti saltare dallo Heidegger di prima a quello di dopo la sconfitta nazista. Che non rinnega il
nazismo, ma adesso dice che colpa della modernit, dellindustria, della tecnica! Che era il
nazismo, il destino della modernit!
Nel 45 infatti Heidegger, che aveva pur cantato le lodi dellattacco motorizzato alla Francia,
cio dello slancio metafisico della nuova umanit capace di coltivare la propria razza con la tecnica,
improvvisamente paragona lagricoltura meccanizzata industriale con la fabbricazione di cadaveri
nei campi di concentramento17.
Di Cesare quasi-cita Heidegger:
Ma lo sterminio stato senza precedenti anche perch non era mai avvenuto che si
uccidesse in una catena di montaggio. Il processo di industrializzazione della morte, che assunse la
precisione quasi rituale della tecnica, trov nelluso del gas un cambiamento di qualit18.
Ma qual il senso di questo ultimo punto lequazione di Illuminismo/nazismo o Modernit
/sterminio? Esattamente quello enucleato dalla tesi pi scioccante di Heidegger: gli ebrei gli
agenti della Modernit si sono auto-annientati!

16
17
18

Di Cesare, Shoah, ecco lanno nero di Heidegger, Corriere della Sera, 9/02/2015
Faye (2012), 79, 27.
Corriere della sera 9/02/2015, art. cit.

Selbstvernichtung, autoannientamento, la parola chiave: gli ebrei si sarebbero


autoannientati. Nessuno potrebbe allora essere chiamato in causa, se non gli ebrei stessi. Gi nei
quaderni del 1940 e del 1941, quando viene avanzata lesigenza di una purificazione dellEssere,
fa la sua inquietante comparsa il termine autoannientamento 19.
Ho riletto pi e pi volte quel passo, apparso su un grande quotidiano, nella speranza che mi
fosse sfuggito un commento non assolutorio, almeno su questo. Macch.
Rigoroso e coerente, Heidegger non fa che trarre la conclusione di ci che ha detto in
precedenza. Gli ebrei sono agenti della modernit: hanno diffuso i malicomplici della Metafisica,
hanno portato ovunque laccelerazione della tecnica. Laccusa non potrebbe essere pi grave.
Qui le cose per si fanno serie. Se avessimo un po di sense of humour ci verrebbe da
commentare che in tempi di patti e compromessi fra ex avversari politici, perch no: immaginare
una specie di kafkiana chiamata di correo, da parte del carnefice e calunniatore della ragione etica e
di quella logica, delle sue vittime gi calunniate, una trovata.
E invece non lo trovo umoristico, questo, ma rivoltante. La domanda per Donatella Di
Cesare dunque: E antisemita e nazista o non lo , Heidegger?
Se non lo , non sappiamo di cosa si stia parlando.
Ma se lo , nel senso preciso che i suoi moduli di pensiero sono inseparabili da questo
antisemitismo metafisico e da questo nazismo, come possibile utilizzare esattamente la stessa
logica senza consegnarsi appunto a un pensiero capace di legittimare la pi orrenda nefandezza?
Non c verso: se sono loro gli agenti della modernit, e se la modernit conduce ai campi di
sterminio, allora gli ebrei si sono auto-annientati.
In conclusione: come possibile unirsi a Heidegger proprio nel gesto pi osceno, che
quello di rigettare la colpa di Hitler e propria sulle sue vittime?
Ma se di questo gesto osceno si prova orrore pi ancora che del nazismo e
dellantisemitismo, c forse ragione, dopo aver dimostrato lintrinsecit delantisemitismo e del
nazismo al pensiero di Heidegger, di chiamare giustizialista e totalitario20 chi invece si rifiuta
di equiparare Kant e Husserl a Heidegger? Infine, resta qualche ragione per non prendere
posizione? Tutta la vita prendere posizione ma si pu farlo in modo pi o meno fondato.
Davvero non ci sono buone ragioni per giudicare moralmente ignobile e intellettualmente ridicola la
posizione di Heidegger?
Ma soprattutto, come si fa, infine, a giudicare Heidegger
un naufrago che attraversa la notte del mondo, rischiarata da profondi sguardi filosofici e
potenti visioni escatologiche?21.
Un naufrago! Non lignobile delatore che fu22, non colui che mise a rischio la vita di alcuni,
non il traditore della fiducia dellantico maestro, e neppure lautore della vergognosa uscita (che
19

Di Cesare, Heidegger: Gli ebrei si sono auto-annientati, Corriere della Sera, 8/02/2015. E infatti,
nellarticolo gi citato del giorno successivo, lautrice non lesina critiche al povero Gnter Figal, che sotto lo choc della
pubblicazione dei Quaderni neri, si dimesso dalla carica di Presidente della Societ Martin Heidegger.
20
Di Cesare (2014): si pu essere presi dalla pulsione giustizialista (p. 17); oppure da un mediocre
revanscismo e una forte pulsione reazionaria (p.18) : in tal modo si depotenzia la filosofia di Heidegger nella sua
carica rivoluzionaria (p. 28), e ci si attesta integralisti, sia pure del liberalismo.
21
Di Cesare (2014), p. vii
22
Numerosi documenti sulla sua attivit in questo senso si trovano in Faye (2007); da Di Cesare (2014)
possiamo citarne uno, la lettera di denuncia di Richard Hnigswald, che ha sostenuto una filosofia tagliata su misura
per il liberalismo, con il quale lattenzione viene sviata dalluomo nel suo radicamento storico e in quella sua
tradizione di popolo che proviene da suolo e sangue. A ci si accompagnato un consapevole rifiuto di ogni interrogare
metafisico (ibid. p. 95). Pare, ci fa notare lautrice, che Heidegger stesso aspirasse a quella cattedra a Monaco, per

egli stesso ha deciso di rendere pubblica, offrendola dunque al nostro giudizio) sugli ebrei che si
sono auto-annientati. E i profondi sguardi filosofici quali sono? E quali le visioni escatologiche?
Dobbiamo dunque credere che vero, gli ebrei sono il popolo eletto a svelare la loro propria
essenza che insieme quella di homo sacer sottratto alla protezione della legge e quella di
modernit sradicante-calcolante-reificante che nel campo di concentramento svela la natura ultima
del potere, come potere della ragione sulla nuda vita? Sarebbe questo il profondo sguardo
filosofico? E un riassunto (sgangherato, lo riconosco) delle idee fondamentali di quella che
chiamano oggi Italian Theory)23. Sia come sia, certo nessuna prosopopea, o personificazione mitica,
come quella ultra-indeterminata del Potere che si aggira in libri molto popolari di autori
contemporanei da Michel Foucault a Giorgio Agamben a Slavoj iek sembra meglio
impersonare lidea (o mi si perdoni il delirio) della Machenschaft, della macchinazione
universale.
III. Pars construens: il criterio di distinzione fra filosofia e sofistica, ovvero Heidegger
sofista prima che nazista.
La mia pars construens offre un criterio di distinzione fra filosofia e sofistica, da usarsi
come argomento contro la chiamata di correo della tradizione filosofica.
Accettiamo anzitutto le premesse pi atte a screditare questa tradizione.
1. Platone con la sua ricerca di verit in materia di giustizia fonda una distopia totalitaria;
2. Kant ha espressioni antisemite, anche forti (non pi di quelle anticattoliche, naturalmente,
ma che importa).
3. Frege nutre convinzioni razziste.
Fra i critici della distopia platonica ci sono i pi profondi estimatori di Socrate cio della
veglia critica e della costante richiesta di evidenza e buone ragioni per le proprie asserzioni, come
Karl Popper e Isaiah Berlin.
Kant, nella sua Religione nei limiti della semplice ragione, dispone le religioni in ordine di
lontananza dallideale dellautonomia morale. Inoltre, come tutto il cristianesimo paolino, oppone la
legge interiore al comando sacerdotale e alla precettistica rituale, e con Grozio oppone la legge
dello Stato a quella di Dio. Pu essere giusto metterlo nel calderone delle responsabilit della
filosofia per la Shoah24? Kant, il pi strenuo difensore filosofico delluniversalismo morale e di
quello cosmopolitico? Non lo crediamo, ma per quali ragioni?
Pu essere giusto mettere in questo stesso calderone Gottlob Frege, morto nel 1925, di cui
sappiamo da un Nachlass mai pubblicato dallautore in vita che nutriva opinioni razziste, e
suggerire addirittura lesistenza di un nesso fra il suo terzo regno platonico dei pensieri e il Terzo
Reich25? Anche in questo caso, crediamo di no, ma perch?
Cominciamo dallultimo. Frege il filosofo la cui teoria del significato come peso di verit
delle espressioni, cio contributo di ogni espressione alle condizioni di verit dellenunciato in cui
compare, getta le basi di una nuova dimensione della nostra responsabilit: quella delle parole.
Offre a Husserl (che ne fa la base delle sue Ricerche logiche) lidea prima e centrale del socratismo
avvicinarsi a Hitler. In ogni caso Hnigswald ne fu rimosso nel 33, per essere poi, durante la Notte dei cristalli del
38, preso e internato a Dachau.
23
Cf. unintervista di D. Gentili a R. Esposito, G. Marramao su questa nozione,
http://www.losguardo.net/public/archivio/num15/articoli/2014-15_Italian_Theory.pdf
24
Cosa che D. Di Cesare fa citando (p. 42) una non felice frase kantiana sulleutanasia dellebraismo, senza
per metterla nel suo contesto, che quello della previsione di una spiritualizzazione progressiva di una religione
ancora lontana dallo status di pura religione morale, come lo del resto il cattolicesimo romano. Ringrazio Stefano
Bacin per la segnalazione: Cf. Marcus Willaschek, Jrgen Stolzenberg, Georg Mohr, Stefano Bacin (Hg.), KantLexikon, BerlinBoston, De Gruyter, 2015
25
Ci perdoni lautrice, ma questa frase di unarbitrariet inaccettabile: Certo, per leggere un trattato di logica
non necessario occuparsi dellantisemitismo dellautore, sebbene in Frege sussista pi di un nesso fra il Reich logico,
quello teologico e quello politico (Di Cesare 2014, p. 8).

fenomenologico: la logica lideale del parlare onesto, letica del pensare. Per merito di Frege la
logica potrebbe e dovrebbe diventare il cuore delleducazione umanistica: infatti ci insegna il peso
o valore semantico delle parole, il loro ruolo o contributo di verit (o falsit), e ci educa a una
responsabilit nelluso del linguaggio, la cui mancanza finisce invece per distruggere il pi
prezioso bene comune che abbiamo: la luce delle parole.
Frege anche lautore di una formula lapidaria il pensiero non ha padrone.
E il pensiero di un filosofo che come nel caso di Platone, nel caso di Kant, nel caso di
Frege ci d occhi per vedere i suoi errori, e perfino giudicare le sue opinioni. E con lo standard
delluniversalismo kantiano che giudichiamo stridenti le espressioni che lo tradiscono, come con
lo standard socratico della vita esaminata che giudichiamo inaccettabile la societ chiusa di Platone.
E con lo standard fregeano del peso di verit delle parole che giudichiamo non solo obiettivamente
falso, ma per questa ragione anche obiettivamente infame qualunque giudizio di inferiorit razziale
di un uomo rispetto ad un altro.
Ma con lo standard di Heidegger impossibile vedere la nefandezza di molti giudizi
pubblici e privati di Heidegger, impossibile giudicarli bassi e anche stupidi quanto veramente
sono. Questa la differenza fra filosofo e sofista.
E questo il criterio della differenza fra un filosofo e un sofista, e mi sembra un criterio
abbastanza chiaro. Che sia applicabile al caso di Heidegger altrettanto chiaro, se non altro perch
il sistema di un autore il cui motto tanto peggio per la logica contiene la negazione di ogni sua
proposizione, ovvero dice tutto e il contrario di tutto. Come strumento di giudizio non vale un
granch, qualunque sia largomento.
Risale al 1929 il testo forse pi letto di Heidegger, Che cos la metafisica? - fra gli scritti di
Heidegger, quello che ebbe pi immediato successo, e che lo rese da subito famoso (ne dipende fra
laltro la maggior parte delle letture di prima generazione di Sein und Zeit, che era uscito nel
1927. Ne dipende pesantemente il trattato di Sartre del 1943, Lessere e il nulla).
Risale al 1932 il trattatello logico di Rudolf Carnap, Il superamento della metafisica
attraverso lanalisi logica del linguaggio, in cui si mostra entro che ristretti limiti si pu parlare
dellessere e del nulla senza parlar di nulla. In quegli anni le due vie del pensiero si separano.
Resta ben poco oggi di vivo di quel piccolo manifesto carnapiano del verificazionismo: ben poco,
perch Carnap stesso forn ai suoi successori a Popper, a Quine gli strumenti per contestare con
successo la parte insostenibile delle sue teorie (secondo il nostro criterio, Carnap era certamente un
filosofo e non un sofista). Eppure quel poco essenziale a mettere in luce la natura sofistica del dire
heideggeriano26. Tanto peggio per la logica, sussurra il pastore dellEssere con un po pi di
pathos:
E se, cos, vien fiaccata la potenza dellintelletto nellambito della questione intorno al
niente e allessere, allora si decide con ci anche il destino della signoria della logica dentro la
filosofia. Lidea della logica si risolve nel vortice di un interrogare pi originario27
Ma in questo vortice si dissolve anche quel fondamento etico del dire che , ripetiamolo
ancora una volta, la responsabilit nelluso delle parole. Vale a dire, la capacit e volont di
rispondere delle nostre singole affermazioni, in primo luogo costruendole in modo che abbiano la
possibilit di essere vere, o anche, perch no, di essere false. Un sofista chi oscura il nesso
necessario fra la nostra disponibilit a prendere sul serio ci che un altro dice e la pretesa di verit
implicita in ogni asserzione. Se dissolviamo la logica in un interrogare pi originario la pretesa di
verit delle asserzioni perder ogni senso. E con essa svanir la possibilit che abbiamo di
26

Per una esposizione elementare dellanalisi carnapiana del linguaggio di Heidegger si pu vedere De
Monticelli (2006), Esercizi di pensiero per apprendisti filosofi, Bollati Boringhieri, Torino, Parte prima LEssere, il
Nulla e la logica.
27
Ibid., p. 26, corsivo nostro.

esprimere pensieri definiti, e di attribuirceli gli uni agli altri come credenze, convinzioni, tesi che
abbiamo espresso. Parliamo, parliamo, e non diciamo nulla.
IV. Conclusioni retrospettive per loggi.
Nei primi 7 paragrafi della Crisi delle scienze europee Husserl presenta il suo pensiero in diretta
continuit con quello illuministico, in quanto speranza di dare un fondamento di conoscenza,
ragionevolezza e autonomia al pensiero pratico (etica, diritto, politica) e non solo a quello
scientifico. In questo contesto espone due principi, che gi in altri scritti aveva presentato come
costitutivi dellIdea di Europa, questa sempre rinascente eccedenza dellideale sul reale, della norma
sul fatto, del diritto sul potere. Furono anche i due pilastri di unEuropa a venire. E cio il principio
di personalit col suo corollario di (pari) dignit e diritti di tutte le persone; e luniversalismo della
legge (di quella morale, certo ma in linea di principio anche del diritto, sovra statuale e
sovranazionale). Sono i due principi che dopo la guerra ponemmo a fondamento della Dichiarazione
Universale dei Diritti dellEssere Umano, e delle costituzioni delle Repubbliche rifondate, compresa
la nostra. E naturalmente anche alla base dellUnione Europea.
Heidegger costru il suo pensiero sulla negazione di questi due principi, e sulla loro
sostituzione con due principi opposti: la concezione destinale della storia, con la rimozione
dellautonomia e della responsabilit morale degli individui; e ladozione di un principio di
comunit, radice e destino come esplicitamente pi fondamentale di quello di personalit, e sulla
base del quale gli fu possibile esaltare il Fhrerprinzip e i legami della terra e del sangue, salutando
lintima grandezza del Nazionalsocialismo.
Dopo il 45, Heidegger fu sdoganato, prima in Francia e poi in Italia, e il suo pensiero
sofistico domin sul continente per mezzo secolo ancora. Come fu possibile?
Ora abbiamo forse una risposta, a questa domanda. Fu possibile perch il sofista vinse
purtroppo in larga misura anche nella mente di chi per sentimenti, storia personale, adesioni
profonde si situava su un altro fronte politico.
Molto peggio della rimozione del suo nazismo fu ed lindifferenza, anzi la stessa
cancellazione mnestica della differenza fra esserlo e non esserlo, fra vittime e carnefici, fra
Illuminismo e Auschwitz, fra ragione e delirio, nel vortice dellinterrogare originario, nella sua
profondit abissale. E questa opera della sofistica, come opera sua lindistinzione fra sofistica
e filosofia. La cosa per la mente peggiore.
Ognuno degli innumerevoli ripetitori delle formule del massimo sofista del Novecento ha
contribuito a diffondere quellindifferenza e quellindistinzione. Con i risultati che si sono visti,
quanto alla presenza al nostro tempo dei filosofi della mia generazione, al nostro ruolo di coscienza
critica e ragione indipendente nello spazio pubblico delle ragioni, di sentinelle della democrazia e di
ispiratori di vera ricerca.
Abstract
Why does such a relevant part of the Italian Left Wing intelligentsia keep regarding
Heideggers legacy as a necessary key to understanding Modernity, in spite of more and more
indisputable proofs of Heideggers involvement in Nazism, and of the roots of this involvement in
Heideggers philosophical thought? Why does the deeply illiberal root of Heidegger thought still
captivate some of the best known representatives of what has been called Italian Theory? The
ongoing publication of Heideggers Schwarze Hefte, and a recent book by D. Di Cesare on them,
tracing back the responsibility for totalitarianism to the whole philosophical tradition, yield the
topics for an analysis aiming at an answer to these questions.

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