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Il libro

Quante volte Franny Banks, passeggiando sulla Quinta Avenue con gli
anfibi e luniforme da cameriera, si detta: Un giorno, forse,
camminer su questa strada con i tacchi alti e il portamento da vera
diva. Quando arrivata a New York, aspirante attrice e aspirante
molte altre cose, Franny aveva un piano: sfondare nel cinema nel giro
di tre anni. Ora ne sono passati due e mezzo, e le cose non stanno
andando esattamente come sperato. La sola parte che ha ottenuto
stata in uno spot pubblicitario di imbarazzanti maglioni natalizi, e gli
unici fan sono i suoi due coinquilini. Forse il caso di trovarsi un
piano B, come le consigliano tutti: Franny gi si vede mentre torna a
casa da suo padre, sposa lex fidanzato storico e si sistema.
Eppure, dentro di s, sa che non ancora pronta a tradire il suo sogno
e non vuole rinunciare a seguire le orme dei suoi idoli: Diane Keaton e
Meryl Streep. La svolta arriver inaspettata, come in una battuta fuori
copione: un giorno, durante lo spettacolo di fine corso alla scuola di
recitazione, Franny cade rovinosamente sul palco. Sembra la fine della
sua carriera mai decollata, e invece sar il vero inizio. Tra esilaranti
avventure sul set, incontri bizzarri, provini assurdi e un amore
inatteso, Franny scoprir che la vita pu sorprenderti molto pi di un
film.

Lautrice

Lauren Graham lamatissima protagonista del


telefilm Una mamma per amica. Un giorno, forse il
suo romanzo desordio: bestseller negli Stati Uniti, ha
conquistato la classifica del New York Times e
diventer una serie tv.
lauren-online.net/

LAUREN GRAHAM

UN GIORNO,
FORSE

Credo che la personalit venga fuori


pi chiaramente col passare del tempo.
MERYL STREEP
Recitare una felice sofferenza.
JEAN-PAUL SARTRE

QUANDO pronta, inizi, avverte la voce dal fondo.


Prontissima.
Sono anni che aspetto questo momento. Laudizione pi importante di una vita: li
stender tutti quanti, avr la parte. Il pensiero mi strappa un sorriso e faccio un
respiro profondo: testa alta, corpo vigile, ma rilassato. Okay, via.
Iiiihhh. Il flebile suono che esce dalla mia gola a met tra il sibilo di un
pallone che si sgonfia e il rantolo di un gatto asmatico che affoga.
Tranquilla. Non ti innervosire. Di nuovo.
Ehm.
Braaa urrp. Ora il tono basso e roco, la sirena sguaiata di un barcone che
approda in porto, con un bizzarro rumore finale simile allesplosione di un rutto.
Braurrp? Quella non la mia battuta. Non nemmeno una parola. Oddio, adesso
penseranno che ho ruttato per davvero. In realt era pi un gargarismo, non so
quale dei due sia peggio. Mi immagino i commenti: Quellattrice? Al provino ha
praticamente ruttato la parte. Be, potrebbe tornare utile, nel caso in cui il ruolo ne
preveda molti. Seguono risate crudeli, telefoni sbattuti in faccia, le pagine del mio
book fotografico trasformate in aeroplanini di carta e lanciate verso il cestino della
carta straccia. Fine della carriera, kaputt.
Franny? Non riesco a vedere chi mi sta parlando a causa del riflettore che mi
abbaglia, ma posso giurare che c una nota di impazienza nel suo tono. Ho il cuore
che batte allimpazzata e le mani sudate. Devo assolutamente trovare la voce, o
mi diranno di andarmene. O, peggio, verr prelevata dal palcoscenico con uno di
quei ganci giganti che si vedono nei vecchi film. In epoca elisabettiana si usava
lanciare uova marce agli attori, se al pubblico non andavano a genio. Non si fa pi,
vero? Qui siamo a Broadway, almeno credo. Dubito che possano
Il pomodoro mi colpisce la gamba e atterra sulle nude assi del pavimento.
Splat.
Franny? Franny?
Apro un po gli occhi. Dalla finestra sopra il letto mi appare una giornata di
gennaio grigia e piovigginosa: passato Natale ho tolto le tende dopo uno dei miei
buoni propositi per lanno nuovo, quello di essere mattiniera. Le attrici di successo
sono persone disciplinate che si alzano presto per concentrarsi sulla propria arte,
mi ero detta, anche quelle che si guadagnano ancora da vivere facendo la

cameriera. Avevo incominciato lasciando la sveglia nel corridoio che separa la mia
stanza da quella di Jane, coinquilina nonch mia migliore amica, in modo da essere
costretta a uscire dal letto per spegnerla. Avevo anche deciso per lennesima volta
di smettere di fumare, di non perdere pi borse, portafogli e ombrelli e di darci un
taglio con le patatine al formaggio. Per, ieri, ho gi fumato due sigarette e, anche
se il sole coperto, sono ragionevolmente certa che le otto (lora in cui mi ero
prefissata di svegliarmi) siano passate da un pezzo. Tre giorni di astinenza dai
salatini e lombrello sempre accanto allingresso sono gli unici risultati, finora.
Franny?
Ancora nel dormiveglia mi giro su un fianco e mi accorgo del pavimento di legno
rovinato, dove giace una scarpa da ginnastica. Che strano. Credevo di averle
lasciate fuori Ahi! Unaltra vola per aria, colpisce le coperte e rotola via.
Franny? Scusa, che non mi hai risposto, quando ho bussato. La voce di Dan
attutita e leggermente tesa, dietro la porta della mia camera. Non ti ho colpito,
vero?
Ahhh, ecco cosera: la scarpa. Non un pomodoro. Che sollievo.
Ho sognato che me ne tiravano uno! grido.
Vuoi che torni pi tardi? chiede lui, nervoso.
Entra! Probabilmente dovrei alzarmi e trarre dimpaccio Dan, ma fa cos
freddo. Voglio restare a letto ancora un minuto.
Cosa? Scusa, Franny, non sento. Mi hai detto di svegliarti, ti ricordi?
Credo di s, ma sono ancora troppo intontita per concentrarmi sui particolari.
Normalmente mi sarei rivolta a Jane, ma lavora fino a tardi come assistente
personale nel nuovo film con Russell Blakely. Dan si trasferito nella camera da
letto al piano di sotto qualche mese fa, e non gli ho mai prestato particolare
attenzione, se non per notare che fin troppo alto, che trascorre ore e ore a
scrivere al computer e che sembra avere il folle terrore di imbattersi in una di noi
due quando non siamo presentabili.
Dan! Entra!
Sei presentabile?
Molto di pi, perfino per i suoi standard: indosso i pantaloni della tuta e uno
smanicato. Li ho infilati in fretta e furia ieri sera dopo che il termosifone ha
sputacchiato acqua calda sul pavimento ed schiattato con un triste sibilo. Ma
questo quello che ti tocca per cinquecento dollari al mese a Park Slope, Brooklyn.
Jane e io condividevamo lappartamento in un palazzo fatiscente con Bridget,
unamica di vecchia data, finch un bel giorno lei era salita sulla sua scrivania nella
banca daffari in cui lavorava per annunciare che non le importava pi niente di
diventare milionaria entro i trentanni. Siete morti che camminano! aveva urlato.
Poi era svenuta, avevano chiamato unambulanza e sua madre si era precipitata da
Missoula, Montana, per riportarla a casa.
New York, aveva commentato schioccando la lingua, mentre sistemava in
valigia gli abiti della figlia, non una citt adatta alle ragazze.
Cos arriv Dan, che aveva stretto amicizia a Princeton con il fratello di Jane, il
quale ci aveva garantito che era innocuo: tranquillo e responsabile, fidanzatissimo

con una compagna di college, Everett. Ha fatto medicina, ma al momento credo


stia cercando di diventare sceneggiatore, aveva aggiunto. Per poi concludere con il
punto definitivo a suo vantaggio: ricco di famiglia.
N io n Jane avevamo mai avuto un coinquilino di sesso maschile. Mi sembra
molto moderno, non credi? avevo osservato.
Moderno? aveva risposto lei alzando gli occhi al cielo. Ti prego, stiamo per
entrare nel 1995. Fuori moda, piuttosto. Lennesima versione di Tre cuori in affitto:
Jack, Janet e Chrissy.
Janet e Janet, avevo puntualizzato. La mia amica e io siamo simili sotto molti
aspetti: brune, ex studentesse modello, abbiamo letto fino allo sfinimento La casa
della gioia di Edith Wharton.
Verissimo, aveva sospirato.
Franny? riprende Dan, dietro la porta. Non ti sei riaddormentata, vero? Ho
promesso che mi sarei sincerato che
Tiro un respiro profondo e barrisco, con tutta la potenza che mi consente il mio
diaframma: Daaaaan. Vieeeeeeeniiii.
Incredibilmente il lato sinistro del suo viso fa capolino dalluscio. soltanto
quando si assicurato che fossi coperta da capo a piedi ed entrato appoggiando
goffamente il lungo corpo alla libreria dangolo, che vengo folgorata da un pensiero.
I miei capelli.
Non nutro sentimenti romantici verso Dan, ma sono molto presa dai miei
indomabili capelli crespi. Ieri sera, dopo aver fatto la doccia, li ho raccolti ancora
bagnati con un elastico di velluto verde: una tecnica che, stando alle precedenti
esperienze, li ha probabilmente trasformati in uno spaventoso cespuglio intricato
mentre dormivo. Nel disperato tentativo di valutare la gravit del mio stato, simulo
uno sbadiglio e contemporaneamente stiro un braccio verso lalto, sperando di
sistemare con disinvoltura il disastro. Per una strana ragione, la combinazione dei
movimenti mi fa andare qualcosa di traverso e quasi mi strozzo.
cos tardi? farfuglio tra i colpi di tosse.
Be, ho fatto un salto fuori, quindi non so da quanto tempo ha smesso di
suonare la sveglia, dice Dan. Ma Frank in piedi da almeno due ore.
Merda. Sono in ritardo. Frank abita nellappartamento che vediamo dalle finestre
sul retro del nostro palazzo. Conduce una vita misteriosa, solitaria, ma scandita da
orari ferrei. Si alza alle 8.00, si siede davanti al pc dalle 9.00 alle 13.00, esce a
comprare un sandwich, si rimette davanti allo schermo e ci resta dalle 14.00 fino
alle 18.30, sparisce fino alle 20.00, poi guarda la televisione e, dopo tre ore esatte,
va dritto a letto. La tabella di marcia non cambia mai. Non si mai visto nessuno
andarlo a trovare. Come tutti i newyorkesi nei confronti degli estranei loro
dirimpettai, gli abbiamo dato un soprannome, abbiamo fantasticato su di lui e, se
vedessimo che gli sta succedendo qualcosa di spaventoso, chiameremmo di certo il
pronto intervento. Ma, come ogni abitante della Grande Mela, se lo incrociassi in
metropolitana mi girerei dallaltra parte.
Fa un bel freddo, qui dentro, osserva Dan guardandosi intorno da sotto la
lunga frangia castana. Ha sempre bisogno di una bella sforbiciata.

Dan, ribatto mettendomi seduta e tirandomi le coperte fino alle orecchie, sei
cos dotato per lovvio. E lanci le scarpe talmente bene! Dovresti proporti alla
reception del Plaza per un servizio di sveglia personalizzato. New York ha bisogno
di te. Davvero.
Lui mi guarda perplesso per un istante, poi scorgo una luce flebile nei suoi occhi.
Ah! esclama puntandomi contro indice e pollice a mo di pistola. Era una
battuta.
Uh s, ammetto imitando il suo gesto. Era una battuta.
Lo sapevi, Franny, che la statua davanti al Plaza rappresenta Pomona, la dea
romana protettrice di giardini e frutteti, altrimenti detta Abbondanza?
Soffoco uno sbadiglio. No! Abbondanza? La statua della donna a seno nudo che
sta sopra la fontana?
S, ne sono certo. Quando eravamo a Princeton, Everett ha scritto una tesina
sul nudo figurativo di rilevanza artistica di Manhattan. Fu giudicata piuttosto
audace, aggiunge abbassando la voce in tono complice. Poi ammicca con le
sopracciglia. Temo quasi che stia per dire: Urca!
Dan ed Everett, e il loro comune interesse per il nudo figurativo di rilevanza
artistica di Manhattan. La prova che sono fatti luno per laltra, ma a vederli non si
direbbe. Ai miei occhi sembrano pi due scienziati che rispettano il reciproco
lavoro, non due persone innamorate.
Davvero affascinante, Dan. Credo che lo scriver nel diario. Senti, se non
troppo disturbo, daresti unocchiata alla sveglia l fuori e mi diresti lora esatta?
Certamente, risponde lui accennando un inchino formale, come un domestico
inglese di fine Ottocento. Esce dalla stanza, poi la sua testa spunta di nuovo.
Sono le dieci e trentatr, per lesattezza.
Qualcosa nelle sue parole mi fa sobbalzare e devo soffocare una strana
inquietudine, la sensazione di essere in ritardo per qualcosa. Ma il mio turno nel
locale di cabaret dove servo ai tavoli, inizia soltanto alle tre e mezzo. Avevo in
programma di alzarmi prima, per non c niente per cui sia davvero in ritardo,
niente di niente. Almeno, che io sappia.
Un suggerimento, Franny, riprende Dan, serio. La prossima volta, se metti la
sveglia accanto al letto, dovresti riuscire a sentirla meglio.
Grazie, replico soffocando una risata. Domani ci provo.
Fa per andarsene, poi ci ripensa e resta impalato sulla soglia.
S, Dan?
Sei mesi a partire da oggi, vero? dice, e sorride. Vorrei essere il primo ad
augurarti in bocca al lupo. Sono sicuro che avrai successo. Fa un altro inchino e
se ne va, ciabattando nelle infradito numero quarantotto.
Mi lascio cadere sul cuscino e per un istante ho la testa beatamente vuota.
Poi mi torna tutto in mente.
Che giorno .
Il motivo per cui ho chiesto a Dan di svegliarmi.
Perch faccio sogni angoscianti di audizioni e provini.
Unondata di terrore mi si rovescia addosso, mentre i ricordi si affollano: ieri

sera, guardando il calendario annuale della mia agenda, mi sono resa conto che
mancano sei mesi esatti allo scadere del patto che avevo fatto con me stessa
appena arrivata a New York: mi ero data tre anni di tempo per ottenere qualche
risultato, al termine dei quali, se la mia carriera di attrice non fosse decollata,
avrei gettato la spugna. Proprio ieri mi sono ripromessa di alzarmi presto, imparare
a memoria un sonetto, andare alla proiezione diurna di un film straniero in lingua
originale. Insomma, avrei fatto qualcosa, qualsiasi cosa, per migliorare, per cercare
con tutta me stessa di non fallire.
Scalcio via le coperte e devo affrontare il gelo della stanza. Devo anche
svegliarmi, devo alzarmi, vestirmi per ecco, non so bene per quale motivo,
ancora. Potrei andare a correre correre, s! C tempo, prima di andare a
lavorare, e ho gi addosso i pantaloni della tuta, quindi non devo nemmeno
cambiarmi. Mi sbarazzo delle babbucce con cui ho dormito e infilo un paio di calzini
di spugna che trovo in fondo al cassetto, poi recupero una scarpa. Dora in avanti
correr tutti i giorni, mi dico mentre mi sdraio per terra e, con un braccio sotto il
letto, cerco a tentoni laltra. Mi rendo conto che non c alcun collegamento diretto
tra la corsa mattutina e il conseguimento di uno qualunque dei miei obiettivi, non
credo che Meryl Streep abbia mai attribuito il merito del suo successo alla propria
salute cardiovascolare. Ma dubito che qualcuno mi assegni una parte oggi, e
probabilmente nemmeno domani, quindi tanto vale mettersi in moto.
E non ho intenzione di illudermi, come ho visto fare a tanti. Si comincia con tre
anni, che poi diventano cinque, e infine, senza neanche accorgertene, continui a
considerarti unattrice, per passi la maggior parte del tempo in una tavola calda
dove hai il tuo armadietto, indossi luniforme di poliestere rosa e servi lasagne
tiepide a gente che ti chiama Perfavore.
Ho fatto progressi, ma non tali da poter affermare con certezza di aver
intrapreso la strada giusta, nella vita. Ho impiegato quasi un anno per ottenere
lambito posto di cameriera al The Very Funny, dove finalmente, grazie alle mance,
ho incominciato a guadagnare abbastanza per pagare laffitto senza laiuto di mio
padre. Lanno scorso, dopo aver spedito metodicamente foto e curricula a tutti gli
addetti ai lavori, sono stata chiamata dallagenzia Brill. Loro per si occupano
soltanto di spot pubblicitari, campo assai precario: a volte non ho audizioni per
settimane di fila. Questanno sono stata ammessa alla scuola di recitazione di John
Stavros, una delle migliori della citt. Ma quando mi sono trasferita a New York, mi
immaginavo a muovere i primi passi nel teatro davanguardia, recitando in qualche
produzione Off-Broadway, magari, e non a massaggiarmi le tempie fingendo di aver
bisogno di un analgesico. E un risultato allanno non era esattamente ci che avevo
in mente.
Ancora incastrata a met sotto il letto, devo raccogliere le forze per spingere un
pattino seminuovo da una parte. Spazzo avanti e indietro con il braccio, come sulla
neve, anche se incontro molta pi resistenza l sotto. Mi arrendo un istante e
appoggio la guancia contro il freddo pavimento di legno con un sospiro.
Ti rendi conto che gli attori che sfondano davvero si contano sulle dita di una
mano? mi dice chiunque. Ti serve un piano B. unidea che non mi piace per

niente (lunica cosa che abbia mai desiderato recitare) per ne ho uno, perch in
fondo non si sa mai: fare linsegnante come mio pap e sposare il mio fidanzato
storico, Clark. Non una prospettiva tremenda: mio padre rende linsegnamento
della letteratura discretamente affascinante, e nel caso non riuscissi a realizzare il
mio sogno a New York, immagino di poter condurre una normale vita felice con
Clark in qualche sobborgo dove lui fa lavvocato e io, be, qualcosa che mi tenga
impegnata di giorno.
Al liceo e alluniversit ho interpretato ruoli di primo piano in molti spettacoli,
non che per possa andarmene in giro per New York a dire: Lo so che il mio
curriculum praticamente inesistente, ma avreste dovuto vedermi in Hello, Dolly!
Potrei sempre chiedere qualche consiglio a uno dei pochi attori professionisti che
frequentano le lezioni di Stavros con me, tipo James Franklin: sta girando con
Arturo DeNucci ed stato scritturato per il nuovo film di Hugh McOliver, ma prima
dovrei trovare il coraggio di rivolgergli la parola. La sola idea mi fa tremare le
ginocchia: Scusa, James? Sono nuova e (ansima) e cavoli, fa un caldo
tremendo! Ecco, mi chiedevo se (ride istericamente, annaspa) ecco com
possibile che uno cos pieno di talento sia anche cos fantasmagorico?
Ahahahahahahah, scusami (ride sguaiatamente, fugge in preda alla vergogna).
Ho soltanto bisogno di una svolta: e per quella mi serve un vero agente. Non uno
che mi procuri apparizioni nelle pubblicit, piuttosto uno che mi faccia ottenere
audizioni per ruoli importanti. Ruoli recitati, almeno, o un lavoro stabile; qualcosa
che giustifichi anni di sacrificio e che possa, un domani, portarmi in qualit di
ospite allEd Sullivan Theater. La maggior parte della gente sogna di ricevere un
premio ai Tony Awards o di pronunciare il discorso di ringraziamento agli Oscar,
ma lEd Sullivan il posto preferito di mio padre, in cui mi portava da bambina,
quindi per me pi naturale sognare di raccogliere l i frutti del mio successo.
Sei mesi da oggi, penso, e sento lo stomaco contrarsi.
Provare a contare ciascun passo che separa la Franny sdraiata sul gelido
pavimento della sua camera da letto di Brooklyn da quella sul palco dellEd Sullivan
Theater mi disorienta. I due eventi sono separati da un baratro che mi d le
vertigini. Guardiamo il lato positivo, almeno simili momenti riesco a
immaginarmeli: sono come due fermalibri, anche se i volumi veri e propri che
dovrebbero stare in mezzo non sono ancora stati scritti.
Finalmente sfioro la punta rigonfia della mia scarpa da ginnastica e spingo la
spalla ancora pi sotto il letto: affiora insieme con una scatola di vecchie
musicassette del liceo, il mio orsetto Paddington senza uno dei suoi stivali gialli e
un cappello di paglia con la tesa ornata di fiori di plastica che Jane mi aveva
implorato di buttare lestate precedente.
Ficco di nuovo questi logori simboli del mio passato sotto il letto, mi infilo la
scarpa e mi preparo per andare a correre.

CI sono due nuovi messaggi.


Biiip.
Salve, sto cercando Frances Banks. Chiamo dallufficio della dietologa Leslie
Miles. Ho il piacere di informarla che non pi nella lista dattesa per la lista
dattesa della dottoressa Miles. Ora il suo nome passato dalla lista dattesa della
lista dattesa alla lista dattesa vera e propria. Congratulazioni. La contatteremo
entro i prossimi sedici mesi.
Biiip.
Ciao, Franny, sono Heather, dellagenzia. Oggi vai allaudizione per il detersivo
Niagara, giusto? Dov il Scusa, tutte queste carte! Trovato. Volevo sapere
unaltra cosa: hai qualche problema con il fumo? Sto cercando di farti entrare nel
casting di uno spot per una marca di sigarette destinato alla TV francese, mi pare,
o a qualche altro Paese europeo. Comunque, non che devi fumare davvero. Non
penso che Jenny, deve fumare davvero? No? Bene, quindi devi soltanto tenere la
sigaretta accesa tra le dita. pagato bene, sai, per il rischio eccetera eccetera.
Facci sapere!
Biiip.
Oggi ho un vero provino e lappuntamento mi ha aiutato ad alzarmi senza indugi
al mio orario ideale, le 8.00 in punto (be, se si esclude un ritardo di pochi minuti).
Ormai il trionfo alle spalle e ora, davanti allo specchio del bagno, affronto la mia
immagine riflessa, nel tentativo di sembrare minacciosa. Sono un matador che
sfida il pi furioso dei tori, ma ne uscir vincitrice. Brandendo con una mano il
diffusore del phon, affondo laltra nel barattolo e tiro su un mucchio di tremolante
gel verde. Oggi vi domer con la quantit: vi ho preso alla sprovvista! Beccatevi
questa, capelli!
Dopo averli asciugati e piegati al mio volere, la volta del mio minuscolo,
stipatissimo armadio. Col tempo, ho capito che i protagonisti degli spot pubblicitari
tendono a suddividersi in tre categorie, quindi ho perfezionato tre divise da
audizione: casual chic (donna che fa un lavoro dufficio: giacca nera con spalline
imbottite, camicia), mamma casual (donna che lavora in casa: camicia di jeans o
maglione, pantaloni) e sgualdrina (donna che veste da sgualdrina). Sono talmente
abituata a scegliere un abito per impersonare qualcun altro che quando ho il giorno
libero fatico a vestirmi da me. Non faccio che provare stili diversi, per non so

bene quale sia il mio. Alcune settimane fa credevo di averlo trovato: gitana. Adoro
le gonne ampie e i camicioni ricamati, amo i colori vivaci e sono un tipo informale.
Cos avevo scelto i capi pi svolazzanti che avevo trovato nellarmadio e avevo
sfilato orgogliosa davanti a Jane.
Cerano i saldi al mercatino? mi aveva detto dopo un istante di silenzio.
il mio nuovo look!
Cio tipo cantante folk?
Jane, dico sul serio. Renditi utile.
Aveva piegato la testa di lato, studiandomi attentamente. Davvero, Franny, quel
che mi viene in mente che sembri pronta per una fiera dellagricoltura.
Stasera ho lezione, dopo il provino, quindi la tenuta sar una via di mezzo tra
mamma casual e aspirante attrice: maglione nero, calze nere, gonna corta di lana
dello stesso colore e le mie Dr. Martens: scarpe non esattamente da mammina,
ma ideali per camminare. Ho indossato questo outfit cos spesso, finora, che il
total black mi appare un po noioso, un po banale. Cosa farebbe Jane al posto mio?
Tiro fuori una grossa cintura di pelle marrone dal ripiano pi alto dellarmadio e me
la metto lenta sui fianchi. Come tocco finale, pensando al tempo che fa fuori e al
prodotto da reclamizzare (Niagara!), prendo una ciocca di capelli in mezzo alla
testa e la lego con un elastico di velluto nero.
Il telefono in corridoio incomincia a squillare.
Ciao, pap.
Pronto?
S. Ho detto: Ciao, pap.
Franny? Sono tuo padre.
Ho capito.
Come facevi a sapere che ero io?
Te lho spiegato. Adesso abbiamo il Caller ID.
E si pu curare?
Pap. lidentificazione di chiamata. Vuol dire che compare il numero dellaltra
persona.
Che invenzione orribile. Chi pu desiderare una cosa del genere?
Cos sai chi .
Perch non limitarsi a un: Pronto, chi parla?
Pap. Che c? Ho unaudizione.
Vengo subito al sodo, allora. Tua zia Mary Ellen vuole che ti ricordi di prenotare
una stanza per il matrimonio di Katie.
Oh, me raviglioso. Grazie, me lero dimenticato.
La cerimonia a giugno, e se vuoi alloggiare in quellalbergo sulla spiaggia ha
detto di prenotare con largo anticipo.
Va bene, grazie.
Franny, sono in pensiero per te.
Perch?
Be, in base ai miei primi calcoli, questo sistema di identificazione telefonica
potrebbe farti risparmiare tra i venti e i venticinque secondi al giorno. Sono

preoccupato di come potresti impiegare cos tanto tempo libero.


Ah, ah.
Uno dei miei studenti mi ha parlato del nuovo telefilm, Friends. Pare che stia
spopolando. Forse dovresti mandare il tuo curriculum.
Pap, non cos che funziona. Inoltre non sono abbastanza magra per la TV.
Nessuno vuole essere davvero magro come quelle ragazze! Sembrano malate.
Tu scoppi di salute.
Non voglio scoppiare di salute.
Non dire sciocchezze.
Voglio essere in salute. Per voglio sembrare malata.
A questo ti servito studiare i classici, commenta con un sospiro.
Mio padre ama la letteratura e la poesia, la musica sinfonica e lopera. Ha un
minuscolo televisore in bianco e nero con la carta stagnola sullantenna, per
potenziarla, e lo accende solo per guardare il notiziario. Non capisce bene che
faccio, ma si sforza di tifare per me. Lanno in cui mi sono trasferita a New York
mi ha regalato unagenda in pelle marrone. Per segnare gli appuntamenti. Ne avrai
anche troppi, garantito.
Siamo sempre stati molto uniti, specialmente dal giorno in cui mi venuto a
prendere a scuola perch mamma era morta: frequentavo la prima media, era lora
darte della prof Peterson, e stavo modellando un portacenere dargilla quando pap
mi port nella sua Volvo scalcagnata. Mamma era morta in uno scontro frontale
perch aveva imboccato per sbaglio un senso unico in contromano. impossibile,
avevo pensato.
Ma dentro di me sapevo che mi stava dicendo la verit.
Per qualche strana ragione, invece di immaginare il viso di mia madre o cercare
di ricordare le ultime parole che mi aveva detto, riuscivo a vedere solo la logora
copertina bordeaux di Franny e Zooey, di J.D. Salinger, da cui aveva tratto
ispirazione per scegliere il mio nome. Probabilmente era sconvolta, visto che
prendere un senso unico al contrario non era il tipo di errore in cui poteva cadere la
mia intelligente, scrupolosissima mamma, che sapeva cogliere anche i dettagli pi
insignificanti. Guarda che meraviglia, Franny, mi diceva davanti a una tazza di
porcellana scheggiata comprata per due soldi al mercatino delle pulci. Guarda il
puntino giallo sui petali rosa. Lo vedi?
Cos avevo finto che non stava succedendo a me, ma a qualcun altro. Non so se
fosse linizio del mio percorso di attrice, ma per la prima volta mi ero resa conto
che era pi semplice pensare a come comportarmi calandomi nei panni altrui,
piuttosto che nei miei, e che fingere era un modo per sentirsi meglio.
Pi o meno.
Dopo aver salutato mio padre, mi sembra di sentire Jane al piano di sotto, di
ritorno dal set sul quale lavora, il che significa che potrei recuperare qualcosa da
mettere sotto i denti prima di prendere la metro.
Mi hanno messo nella lista dattesa! le dico scendendo le scale.
Quella della dietologa famosa?
S. Inoltre volevo chiederti se secondo te ho un problema col fumo.

Direi proprio di no, replica lei appoggiando un grosso sacchetto di carta sul
ripiano del forno, che nessuno ha mai usato. Indossa un impermeabile di seconda
mano e i soliti enormi occhiali da sole vintage con la montatura rossa. Jane
cresciuta nel Greenwich Village e ha stile da vendere. Mentre io sto l a pensare se
abbinare una camicetta nera a un paio di pantaloni dello stesso colore, lei si infila
un paio di blue jeans e una maglietta, mette al polso una manciata di vistosi
braccialetti e mi guarda come per dire: Visto? Che ci vuole? Compra nei grandi
magazzini e nei negozi di seconda mano, eppure fa sembrare costoso tutto ci che
indossa.
Un attimo! Jane Levine, non sei rimasta a lavorare fino a ora, vero? le dico in
tono interrogativo sbirciando nel sacchetto. Possono farlo?
Possono fare qualsiasi cosa. Non ho la tessera del sindacato. Si appoggia con
aria melodrammatica allo stipite della porta che separa la cucina dalla camera di
Dan e porta languidamente una mano alla fronte. Questo film, sospira. Non so
se sopravviver. Russell mi ha mandato a prendere un sandwich lattuga e
pomodoro da McDonalds alle quattro del mattino. Quello a Times Square era
chiuso per un servizio fotografico, ma ne ho trovato un altro aperto a Midtown, e
adesso Russell mi porta in palmo di mano. Questa mattina, a riprese concluse, ha
invitato me e altre due o tre ragazze nella sua roulotte. Abbiamo bevuto dei
Mimosa! Sfodera un sorriso entusiasta. Credo di essere ubriaca!
Jane sta cercando di diventare produttrice, il che fantastico, perch davvero
in gamba; inoltre una che ispira fiducia e sembra sempre avere la risposta
pronta anche quando in realt non sa niente. Nel frattempo, fa lassistente di
produzione del nuovo film con Russell Blakely, Kill Time. A quanto pare, trascorre
la maggior parte del tempo a portargli il pranzo, svolgere piccole mansioni da
fattorino e sopportare i capricci da primadonna dellattore. Ogni volta che mi parla
di Russell Blakely, mi viene in mente la sua battuta pi famosa, quella tratta dal
suo ultimo film, Steel Entrapment, quando dice a Cordelia Biscayne: Tesoro, sono
a casa, reggendosi al carrello di un elicottero con una mano, a petto nudo.
Menu del giorno: un assortimento di bagel lasciati sul tavolo del buffet
(purtroppo non accompagnati da crema al formaggio) e quella roba cinese col riso
che Dan adora, a mio avviso non del tutto disprezzabile.
Bagel, grazie. E un parere sul mio look, ammesso che tu riesca a vedere
qualcosa, dietro quelle lenti.
Lo sai. Sono una professionista. Jane abbassa gli occhiali sul naso e mi studia
attentamente.
Allora, ovviamente si tratta di un look che ho gi visto. Ma oggi come se mi
stesse parlando; anzi, mi grida in faccia la sua fortissima personalit. Mi sta
dicendo: Sono una casalinga felice che adora la casa, che si dedica anima e corpo
alla sua famiglia e lucida i pavimenti con un ardore che si visto di rado,
nellemisfero occidentale.
Fuochino. Ho un amore folle per i panni da bucato.
Ah. Detersivo per lavatrici! Sei perfetta, hai unaria cos pulita! Sto per cedere
allirresistibile impulso di precipitarmi in lavanderia. Il viso! Familiare, e insieme

una ventata di aria fresca, e i capelli sembrano finalmente domati!


Grazie, Jane.
Tuttavia, lascerei perdere la cintura.
Abbandono il mio infelice contributo alla moda sul corrimano della scala e senza
un particolare motivo decido di fare un ingresso teatrale in salotto, dove Dan sta
lavorando, mettendomi in posa in mezzo alla stanza come una valletta di Ok, il
prezzo giusto! che mostra un nuovo premio.
Dan? Non ho laria di qualcuno che indossa abiti lavati di fresco?
Mmm? fa, senza alzare lo sguardo.
Fallito il mio approccio iniziale, decido di tentarne uno ancora pi plateale.
Dan, insisto nella posa ieratica di un sarcofago egizio, Jane a casa. Si
mangia.
Grmmmh borbotta, continuando a scrivere come un ossesso sul bloc-notes.
Alla fine gli batto le mani davanti al naso. Dan, emergenza! Hai la patta dei
pantaloni aperta!
Cosa? mi chiede alzando finalmente lo sguardo e scostando la frangia dagli
occhi. Scusa, Franny, che questi Photar mi stanno dando del filo da torcere.
Sta scrivendo la sceneggiatura per un film di fantascienza con cui vuole partecipare
a un concorso. Sono sicura che vincer. A Princeton era uno studente brillante e
nessuno al mondo pi fissato di lui con gli extraterrestri. Quando cerca di
descrivermi la trama, mi ritrovo a contare le assi del pavimento, e insieme a
paragonare i vantaggi della crema di formaggio alle verdure con quella allerba
cipollina, ma sono certa che sia meglio di come sembra.
Che ne pensi della mia acconciatura? Sto facendo un sondaggio. Questa volta
la mia domanda sottolineata da un bizzarro passo di danza e da un gesto lezioso.
Mi odio. Qualcuno mi fermi.
grossa? azzarda fiducioso.
Come?
Ecco, il risultato che volevi ottenere, giusto? Una roba grossa con una specie
di fontana di riccioli in cima.
Dalla cucina arriva uno pseudonitrito, come se a Jane uscisse il succo darancia
dal naso. Peggio ancora, mi accorgo che, in attesa della risposta di Dan, ero
rimasta immobile in quella ridicola posa da recita di scuola, coi palmi in su.
Mi arrendo e abbasso le mani lungo i fianchi.
S, una fontana di riccioli era proprio il risultato che speravo di ottenere. Grazie,
Dan.
Sono sulla Settima Avenue e, mentre percorro i sei isolati che mi separano dalla
fermata della metro, prendo una decisione: devo smettere di cercare lapprovazione
di chiunque, indiscriminatamente. Incluse le persone con cui sono cresciuta e che
vedo quando torno a casa per il Ringraziamento; quelli che hanno un qualsiasi
lavoro vero, specialmente se richiede tailleur o tacchi a spillo; i miei compagni di
corso; i commessi di Barneys; gli sconosciuti che incontro sulla metropolitana; i

tassisti che hanno da ridire sulle mie indicazioni; gli addetti della gastronomia
sullOttava dove a volte chiedo una porzione extra di maionese; le madri altrui; gli
insegnanti di danza, gli istruttori di aerobica o quelli che di solito indossano (o mi
hanno visto indossare) la calzamaglia, e fricchettoni che scrivono di strane
creature chiamate Photar.
Non devo cercare lapprovazione di tutti, anzi, non devo cercare lapprovazione di
nessuno. Le attrici dovrebbero essere equilibrate e sicure di s, come Meryl Streep
e Diane Keaton. Dovrei essere pi originale e distinguermi dalla massa, proprio
come loro. Potrei incominciare a portare cravatte da uomo!
Dietro lo sportello, la donna che vende i gettoni per la metro mi scruta
diffidente. Mi conosce perch pago il biglietto da un dollaro e venticinque con gli
spiccioli, anche con vere e proprie montagne di monetine. Non un momento di cui
vado particolarmente orgogliosa, quello in cui blocco la fila mentre lei conta i miei
penny, uno alla volta. Oggi, per, ho le banconote. Ci scambiamo un cenno di
intesa, come se la vita potesse riservarci per questo un futuro migliore.
Metto il gettone nellapposita fessura e mentre aspetto la metro decido di
impiegare il tempo pensando solo a ci che bello, nella speranza di prefigurare un
esito positivo per la mia imminente audizione. Ho letto da qualche parte che essere
positivi unattivit molto potente e che bisognerebbe allenare la mente, invece di
stare a rimuginare se si hanno abbastanza soldi sul conto per prelevare venti
dollari o se verr mai un giorno in cui la tua vita non sar misurata in prelievi da
venti dollari.
Pensa positivo. Pensa positivo.
Non sempre cos facile.
Mmm.
Da qualche parte dovr pur cominciare.
Risultati.
Cose positive nella mia vita, ora.
Mmm.
Sono viva.
Partiamo dallovvio. Mi pare un buon inizio.
Ho trascorso delle belle vacanze con Clark.
Non un risultato, a voler essere precisi, ma comunque un ricordo piacevole.
Ci siamo conosciuti a un corso di orientamento per matricole e da quel giorno
siamo diventati inseparabili. Chi allepoca ci ha conosciuto ha creduto che un giorno
ci saremmo sposati. Non ne abbiamo mai parlato seriamente, ma sono certa che
stato anche il nostro pensiero.
Dopo il college Clark era stato ammesso alla scuola di specializzazione di legge
a Chicago, non alla Columbia, qui a New York, come avevamo progettato. Mi aveva
chiesto di partire con lui, di andare a vivere insieme. A Chicago c una scena
teatrale molto vivace, insisteva, ma non avevo avuto la forza di rinunciare a New
York, non prima di averci almeno provato. Cos avevamo stretto una specie di
patto: ci saremmo presi una pausa e avremmo tirato le somme una volta
terminata luniversit. Ecco spiegato il motivo dei tre anni: avevo pensato che se

Clark poteva prendere una laurea in legge in quellarco di tempo, anchio avrei avuto
la mia opportunit di fare reali progressi. Da allora sono uscita con qualche ragazzo
e probabilmente lui ha frequentato altre ragazze, ma sono storie senza importanza.
E quando ci vediamo, come se il tempo non fosse passato. Alla fine ci
sposeremo, lui lo sa, non fa che ripetermelo.
Sei sicura di non voler venire con me adesso? mi ha chiesto lultima volta, in
aeroporto.
Io, ecco non ancora.
Daccordo. Poi ha aggiunto, ammiccando: Chiamami, quando cambi idea.
A volte, quando le mance sono scarse e i piedi mi fanno male, mi chiedo perch
continuo a rimandare linevitabile. Mi chiedo perch non prendo quel dannato
telefono e mi trasferisco a Chicago, invece di continuare a ostinarmi in unimpresa
che ha meno del cinque per cento di probabilit di successo.
Eppure, non so perch, non lo faccio.
Per quanto stia bene con Clark, quando lo vedo ho le idee confuse. Mi manca, mi
manca molto e
Merda.
Pensare positivo pu essere molto difficile, a volte. Basta abbassare la guardia
un istante, e senza accorgertene ti ritrovi a rimuginare e a macerarti. Vorr dire
che restringer il campo a quanto di bello mi successo in ambito lavorativo. La
mia vita personale non mi di alcun aiuto. Sono venuta a New York per fare
lattrice: non la fidanzata n la persona felice.
Cose belle in ambito lavorativo.
Dunque
Almeno un ingaggio lavevo avuto.
Prima del Giorno del Ringraziamento, subito dopo che Dan si era trasferito in
casa nostra, mi avevano dato una parte in un breve spot trasmesso da reti locali
per un negozio di abbigliamento chiamato Sallys Wear House. Si trattava di una
pubblicit natalizia che sarebbe andata in onda per un tempo limitato, nella quale
gli attori indossavano maglioni ingombranti in materiale acrilico e rafia. Il mio
aveva un motivo a losanghe bianco e grigio, spalline imbottite, collo e polsini
bordati di pelliccia bianca. Dovevo guardare lobiettivo con aria estasiata e dire:
Che bello. In unaltra scena saltellavo gridando: Sogno un bianco Natale! Poi
alzavo lo sguardo verso un punto indefinito ed esclamavo: Ohhh, sta nevicando!
Per festeggiare, eravamo andati tutti e tre in quel ristorantino cinese di cui non
ricordo mai il nome. La pubblicit era andata in onda alcune settimane dopo,
mentre eravamo seduti a guardare Law & Order; allinizio ci eravamo messi a
strillare eccitati, poi Jane aveva cominciato a rotolarsi per terra dalle risate. Non in
modo cattivo, soltanto non riusciva a credere che riuscissi a sembrare felice con
quellorrendo maglione addosso. Fu uno choc vedermi in televisione. Nessuno aveva
pensato di infilare una cassetta nel videoregistratore, e in pochi secondi tutto era
finito. Quel che ricordo che il mio viso pareva una luna piena e sembravo molto
pi alta dellaltra ragazza.
Ma sono enorme! avevo detto coprendomi il viso e sbirciando tra le dita.

Non lo sei, mi aveva rassicurato Jane cercando di riprendere fiato, tra una
risata e un colpo di tosse. Sei unattrice strepitosa, ecco la verit. Ci sono
cascata in pieno: ho creduto che adorassi davvero quellorribile maglione in lana di
topo.
I fiocchi di neve hanno aggiunto unaria cos finta, avevo osservato, ancora
sconvolta.
Tu per eri fantastica. Davvero irresistibile.
Poi, finalmente, si era levata la voce di Dan: Quindi si tratta di una pubblicit
di abbigliamento invernale?
S, Dan, aveva replicato Jane lanciandomi unocchiata. Credo che siamo
unanimemente daccordo nellaffermare che ci che abbiamo appreso in questi
trenta secondi che si trattava di una pubblicit di abbigliamento invernale.
Dan aveva annuito assorto, poi aveva sorriso.
Be, Franny, mi ha colpito. Era molto natalizio. Eri il volto del Natale, Fran.
Ma come si fa a dire a qualcuno che il volto del Natale? Jane e io ci eravamo
scambiate uno sguardo e avevo incominciato immediatamente a formulare una
risposta sarcastica, come faccio ogni volta che mi rivolgono un complimento.
Tuttavia, qualcosa nel suo tono sincero mi aveva fermato, e per una volta nella
vita mi ero limitata ad annuire e ad arrossire, tenendo la bocca chiusa.
Per quello spot guadagnai settecento dollari, la somma pi cospicua che abbia
mai visto su un unico assegno. Ma da allora non ho avuto altri ingaggi.
Probabilmente era un fuoco di paglia. Probabilmente non lavorer mai pi.
Pensa positivo.
Dunque
Quel lavoro lho ottenuto.
E oggi ho la possibilit di ottenerne un altro.
Ecco fatto.
Quando la metro arriva, mi siedo e faccio un bel respiro. La linea D, tra Brooklyn
e Manhattan, una delle mie preferite, perch a un certo punto il treno sbuca
allesterno e attraversa il fiume accanto al ponte di Manhattan. A volte mi metto le
cuffie e ascolto un po di musica, altre compilo il cruciverba del New York Times e
altre ancora leggo, ma qualunque sia il mio passatempo in quel momento, non
dimentico mai di guardare fuori dal finestrino, anche solo per un istante, mentre il
treno attraversa lEast River prima di tuffarsi di nuovo nelle viscere della terra.
soltanto un gesto scaramantico, ma osservare il fiume, le barche, lenorme cartello
a caratteri cubitali rossi con la scritta WATCHTOWER, un rito che mi ricorda che
sono piccola, che sono una delle migliaia, anzi dei milioni, di persone che hanno
guardato il fiume prima di me, da una barca o da unauto o dai finestrini della linea
D; che sono arrivate a New York con un sogno, che lhanno realizzato oppure no,
ma che comunque hanno fatto lo stesso sforzo che sto facendo io ora. Mi aiuta a
vedere in prospettiva e, per quanto sembri strano, mi d speranza.

NEL posto in cui si tiene il casting del detersivo per lavatrici Niagara c uno di
quei vecchissimi e claustrofobici ascensori di New York che si muove cos
lentamente da sembrare fermo, e sono incastrata allinterno con due che hanno
laria di essere attori in erba accompagnati dalla madre. Sono gemelli, credo, un
maschio e una femmina, con i capelli rossi e le lentiggini. La bambina mi rivolge un
sorriso raggiante che deve aver perfezionato allenandosi ore e ore allo specchio.
Rigira una grossa ciocca lucente intorno a un dito.
Bei capelli, le dico.
Dormo su un cuscino speciale di seta cos i boccoli non si schiacciano, mi
spiega sorridente.
Fantastico, rispondo sorridendole a mia volta, nonostante non possa
competere con la sua radiosit. Volete premere il bottone per me, bambini? Vado
al quarto piano.
Lo faccio io! si offre il bambino.
No! Io! replica la sorella dandogli una leggera spinta. me che hanno
chiamato.
Il bambino si fa da parte e sorrido comprensiva alla loro madre, ma lei sembra
ipnotizzata da una macchia da qualche parte sopra la mia testa, cos decido di
concentrarmi sui lacci delle scarpe e sopporto il resto dellinterminabile, cigolante
salita in silenzio. Anche nei migliori ascensori il tempo pu scorrere con inesorabile
lentezza.
Quando arriviamo la sala daspetto affollata, il che significa che ci devono
essere diversi provini. Ci sono bambini e bambine dellet dei gemelli
dellascensore; un paio di uomini sulla cinquantina, entrambi in giacca e cravatta; e
diverse ragazze che mi somigliano, ma in una versione migliore, pi elegante.
Linterprete di Franny nellipotetico telefilm sulla vita della vera Franny.
Mi registro.
Nome
Ora dellarrivo
Ora del casting
Agenzia
Numero di Previdenza sociale
Mentre riempio le minuscole caselle del foglio delliscrizione, scruto la parte gi

compilata come un detective alla ricerca di indizi. Sto cercando di capire quante
persone hanno gi visto oggi, se qualcuna la conosco, se sono della mia stessa
agenzia, se sono arrivate puntuali e se hanno una grafia pi bella della mia.
Qualsiasi cosa faccia in modo diverso da me chi ottiene un lavoro. Se il mio
appuntamento fosse stato cinque minuti prima, avrei avuto io la parte? Se avessi
disegnato una faccina sorridente al posto della o in Penelope, come la persona
che si iscritta prima di me, lavorerei di pi? Se fossi stata la prima a sostenere
il provino, invece della decima, avrei
Franny? Sei proprio tu? Ti chiami Franny, vero?
Vorrei sprofondare. Mi hanno scoperto. Mollo la biro pi velocemente di quanto
avrebbe mai fatto una persona con la coscienza pulita e alzo lo sguardo.
Franny Banks, vero? Sei alle lezioni di Stavros? O mi andato il cervello in
pappa? La ragazza di fronte a me scoppia a ridere; anzi, si piega in due dalle
risate come qualcuno che potrebbe avere davvero il cervello in poltiglia, e continua
a ridere a un volume tale che evidente che non le importa affatto di attirare su
di s lattenzione di tutti i presenti.
Non lho mai vista prima e non so come faccia a conoscere me o il mio
insegnante, ma quel che mi colpisce di lei sono i capelli, incredibilmente lunghi,
lucidi e biondissimi. Inoltre minuta, come una bambola che ha preso vita o una
persona in atteggiamento da bambola, con le mani in avanti, le dita affusolate e
protese a reggere uninfinit di oggetti diversi, e i piedi inarcati, pronti a calzare un
intero corredo di scarpette di plastica di mille colori. Indossa cos tanti braccialetti
doro tintinnanti che il suo esile polso sembra in procinto di spezzarsi da un istante
allaltro sotto il loro peso. Nonostante sia una cupa giornata di gennaio, indossa
jeans bianchi che le calzano alla perfezione e le arrivano giusti giusti alle caviglie,
come Mary Tyler Moore nel Dick Van Dyke Show, speciale Tropici.
Uh, s, sono io. Sono Franny. Mi sembra di sovrastarla. Allimprovviso mi
sento goffa, come se mi avessero dotato di un braccio in pi per sbaglio senza
sapere che farmene.
Oddio! Penserai che sono una grandissima maleducata. Ciao! Sono Penelope
Schlotzsky. Lo so, un nome orribile, vero? Probabilmente mi chiederanno di
cambiarlo. Ride di nuovo e lancia la cortina di capelli di lato, in modo che le
ricadano tutti su una spalla. Mi sembra quasi di sentire lo spostamento daria.
Sono a corto di argomenti, situazione che mi capita di rado. Voglio soltanto
s apere chi le chieder di cambiare nome e se queste persone hanno qualche
consiglio da darmi in merito a quel che dovrei cambiare di me stessa.
Sono la nuova! strilla, prima che io possa reagire. La settimana scorsa
stata la mia prima lezione, ma ero seduta in fondo, tipo paralizzata dal terrore,
quindi non ero sicura che fossi tu, o qualcuna che ti assomiglia, ma dovevo, dovevo
buttarmi e venire a salutarti perch, ti giuro, sei stata, be, sei stata la migliore.
Uno spasso. Mi hai fatto morire dal ridere. Li stenderai tutti, allo spettacolo di fine
corso.
Stavros non incoraggia questo tipo di discorsi tra i suoi studenti. Pacino o De
Niro? commenterebbe. Non perdete tempo a fare paragoni. Concentratevi su di

voi. E mentre sono segretamente lusingata dai suoi complimenti, laccenno alla
performance di fine anno (strombazzato ai quattro venti) mi fa leffetto di un
pugno nello stomaco. Mancano due settimane esatte e ci lavoriamo da mesi:
lunica opportunit che abbiamo di essere presi in considerazione da agenti, registi
e professionisti del settore, che vengono a vederci perch rispettano Stavros e
sanno che ha fiuto per il talento. una serata in cui tutto (o qualcosa, se non
altro) pu succedere. Lanno scorso, Mary Grace entrata in un musical di
Broadway proprio grazie allo spettacolo e altre due persone hanno trovato un
agente, ed proprio cos che James Franklin ha ottenuto il provino che alla fine lo
ha portato al film di Arturo DeNucci. lesempio migliore di quel che potrebbe
accadere. Lui, per, un attore fantastico: non potrei mai sperare in qualcosa di
cos clamoroso. Voglio soltanto un agente, o anche solo un appuntamento con un
agente. Non mi concedo di sperare nientaltro.
Caspita, grazie! rispondo. E benvenuta. Vedrai, ti innamorerai di Stavros.
Sono sincera, tuttavia nella mia voce risuona una nota falsa. Sto cercando di
eguagliare il suo entusiasmo, ma con meno vigore, e la combinazione mi fa
sembrare finta, come una di quelle signore che vendono pantaloni elasticizzati in
TV. Sono cos comodi. Non vi accorgerete nemmeno di indossarli.
Oh, Stavros il migliore! dice Penelope estasiata. Sexy da morire, non
trovi?
Il nostro insegnante di recitazione molto attraente, vero, ma sentirla parlare
di lui in questi termini, come se fosse uno di noi, mi mette a disagio. Mi sembra
una mancanza di rispetto. Be, quando parla travolgente, il massimo che
riesco a ribattere per assecondarla.
Vero! Cos pieno di ardore! Non riesco ancora a credere di essere entrata,
soprattutto perch di solito non prende nessuno a pochi giorni dallo spettacolo. Ma
immagino che si sia detto: Be, in fondo ha gi un agente alla Absolute e due film
in uscita, quindi, perch no, soltanto lennesimo stupido grissino da gestire!
Questo esattamente il tipo di disinvoltura che ti aspetti da unattrice,
suppongo. Cio, personalmente non urlerei ai quattro venti che la mia agenzia la
Absolute Artists, la migliore della citt, n parlerei dei film che ho fatto, o mi
riferirei a me stessa come a uno stupido grissino, soprattutto ad alta voce e in
una stanza piena di gente. Ma daltra parte, nel mio caso, niente di tutto ci
corrisponderebbe a verit.
Quindi dopo questa tortura andrai a lezione? mi chiede scostando una ciocca
di capelli scandalosamente bionda dal viso. Ti va di mangiare uninsalata insieme,
prima, in quella tavola calda sullOttava?
Insalata. Come no. Dovrei mangiarne di pi. Ma non mi attira per niente. Anzi,
avevo gi intenzione di andare in quella tavola calda sullOttava a consumare la
mia consueta cena pre-lezione: formaggio alla griglia, patatine e le parole crociate
del New York Times . Ma per qualche ragione mi ritrovo a cercare un pretesto per
rifiutare linvito.
Oh, mi dispiace, non posso. Ho ecco un altro casting, dopo questo.
La bugia esce prima che io possa anche solo prendere in considerazione lidea di

fermarmi in tempo. Se Penelope mi chiede qualcosa sul prossimo casting, mi


coglier completamente impreparata. Magari posso riciclarne uno di qualche
settimana fa, ma che succede se cera anche lei?
Per fortuna sembra non importarle granch. Ottimo! esclama dandomi una
pacca sulla spalla. Sei perfetta per gli spot pubblicitari. Io faccio piet. Sono un
fiasco totale, urla.
Non so perch, ma ne dubito. Anzi, dubito che la parola fiasco faccia parte del
suo vocabolario. E qualcosa, nel modo in cui mi dice che sono perfetta per gli spot
pubblicitari, mi fa gelare il sangue nelle vene. lunica spiegazione per quello che
mi esce di bocca listante successivo.
Gi, e a dire il vero, subito dopo, ho delle prove. Alzo gli occhi al cielo, come
per dire: la mia routine.
Unestate, in campeggio, cercarono di insegnarmi lo sci dacqua. Rimasi dritta
due secondi, prima di cadere. Dimentica di quello che mi avevano spiegato, mi
aggrappai alla fune e fui trascinata, sobbalzando sulla superficie del lago finch il
conducente finalmente non se ne accorse e spense il motore della barca. la
sensazione che sto provando in questo preciso momento, mentre le bugie si
accavallano luna sullaltra e non riesco pi a fermarmi.
Casting e prove! esclama Penelope come se avesse appena incontrato i suoi
due migliori amici di sempre. Non aberrante?
Certo, le dico. Aberrante.
Facciamo la prossima volta, allora. Mi ha fatto piacere conoscerti, conclude
stringendomi la mano, mentre i braccialetti doro tintinnano rumorosamente. Ci si
vede in scena! Ride e mi saluta con un cenno della mano, un gesto rivolto a me
ma che pare includere anche lintera stanza. Carisma, penso. Ecco quel che
succede, quando una persona dotata di carisma entra in una sala piena di estranei.
Ipnotizzati, guardiamo Penelope e le sue sottili gambe fasciate di bianco
scomparire lungo il corridoio.
Dopo che se ne andata mi sento un po depressa, ma non so perch. Anche gli
altri sembrano accusare il vuoto che ha lasciato, come se fossero disorientati,
confusi. La fissano mentre si allontana, col cuore gonfio di nostalgia, come se
sentissero gi la sua mancanza. Lentamente si rendono conto che non torner, cos
uno alla volta tornano a leggere, a sfogliare il giornale o a studiare le battute dello
spot: una cosa che avrei gi dovuto fare da un pezzo.
Basta bugie, penso. Perch ho declinato linvito di Penelope, se si esclude il mio
rapporto di amore-odio nei confronti delle insalate? Perch il tipo di persona che
usa la parola aberrante per fare la colta? Ora mi toccher andare nella peggior
tavola calda della Sesta Avenue, due isolati pi lontano, e spendere molto di pi.
Concentratevi su voi stessi. In quellistante decido di diventare amica della
bionda. Mi vedo mentre la sostengo e la incoraggio, applaudendo fragorosamente
dopo ogni scena che recita a lezione. Sar cortese, gentile, manger pi insalata.
Frances Banks, tocca a te. Una ragazza dallaria annoiata con un paio di
occhiali anni Cinquanta, un abitino baby-doll e un paio di anfibi legge il mio nome
dallelenco degli iscritti.

Merda. Credevo di avere pi tempo. Non ho nemmeno dato unocchiata alle mie
battute, neanche a una parola. Sarei dovuta arrivare prima e non sprecare
nemmeno un minuto a chiacchierare. Invece me ne sono stata l ad ascoltare i
complimenti di Penelope, provando invidia per i suoi capelli, quando avrei dovuto
concentrarmi. Non posso permettermi di sprecare unopportunit. Ho il cuore in
gola, mi manca laria.
Pronta? mi chiede, con una smorfia svogliata che dovrebbe essere un sorriso.
S. Assolutamente. Prontissima.
In questo momento sarei la persona pi indicata per gestire la scena di un
incidente o per effettuare una rianimazione cardiopolmonare. La persona giusta per
eseguire una manovra di Heimlich su uno che sta soffocando al ristorante. Perch
nei momenti di crisi sono molto, molto calma. Cos, mentre la ragazza mette la
pellicola nella Polaroid, lancio unocchiata veloce alle battute, a sangue freddo, mi
concentro sul testo e ignoro le indicazioni di sceneggiatura. Non mi sarebbero
comunque di molto aiuto, in uno spot come questo, roba tipo: Inala il profumo
inebriante del morbido asciugamano. Mai che dicano: Respira con la bocca a causa
del tizio sudato che ha monopolizzato lasciugatrice della lavanderia a gettoni.
Allora, le battute. Profumare come un fresco giorno di primavera Farsi
travolgere dalle cascate Niagara: tutta la freschezza della luna di miele racchiusa
in un flacone. Non le ho memorizzate alla perfezione, ma andr bene. Per fortuna
non sembra materiale particolarmente originale. Una volta tanto, sono sollevata di
dover sostenere un provino per lo stesso dozzinale spot pubblicitario come ho gi
fatto fino alla nausea.
Tiro un respiro profondo mentre Miss anni Cinquanta mi scatta una foto sullo
sfondo di una nuda parete bianca, per poi allegarla al mio book in modo che chi
deve selezionare gli attori possa vedere che aspetto ho davvero, prima del trucco.
La seguo nella stanza dove si tengono i provini: il pavimento ricoperto da
moquette, non ci sono finestre ed completamente spoglia, a eccezione di due
sedie e un carrello da ufficio con un televisore e un videoregistratore. Su un
cavalletto c una videocamera, girata verso un segno sul pavimento che indica il
punto in cui dovrei stare. Di fronte a me, a pochi metri di distanza, siedono due
donne. Entrambe passano i trenta e sfoggiano la stessa pettinatura con capelli lisci
come spaghetti e la riga in mezzo. Anni Cinquanta inserisce una cassetta nella
videocamera e accanto allenorme lente nera si accende una lucina rossa. Sembra
una terza persona nella stanza, che non parla n sorride, che si limita a fissarmi
senza battere ciglio, senza mai distogliere lo sguardo.
Ciao, Franny, come va, alla grande? Grande. davvero grandioso conoscerti,
cantilena Spaghetto numero uno senza alzare lo sguardo. Se non hai domande sul
prodotto puoi dirci come ti chiami e qual la tua agenzia e cominciare quando ti
senti pronta. Grazie mille.
Cerco di deglutire, ma ho la gola secca. In stanze come questa non facile
rompere il ghiaccio. Se avessero voglia di parlare, potrei buttare l un paio di
battute, creare un legame e temporeggiare, in modo da calmarmi. Ma queste tizie
sono tutte lavoro, nientaltro che lavoro.

Guardo il foglio. Non ho intenzione di farmi prendere dal panico o di chiedere


altro tempo o dir loro che non ho avuto modo di memorizzare le battute. Manterr
la calma, come una vera professionista. Cosa vuole pi di qualsiasi altra cosa il tuo
personaggio? ci chiede sempre Stavros. Biancheria pulita, mi dico. La cosa che
desidero di pi al mondo ottenere un bucato sempre pi bianco. Cerco di
respirare, ma riesco a inspirare soltanto una minuscola molecola di ossigeno.
Sapete che c di difficile, nel mestiere di mamma? Niente. Biancheria pulita.
Sorrido come se avessi la situazione sotto controllo. Il bianco pi bianco ci che
desidero di pi al mondo.
Ho sempre tempo per i miei bambini. Vengono sempre al primo posto. Mi
rilasso un po e penso a un bambino di nome George a cui facevo da baby-sitter al
liceo. Gli piaceva il solletico e non sapeva pronunciare bene il mio nome.
Ho sempre tempo per i miei amici. tutta questione di equilibrio, sapete?
Spaghetto numero uno e numero due ridacchiano. Almeno credo. O soltanto
frutto della mia immaginazione? Non sento bene, il sangue mi pulsa nelle orecchie.
Decido di pronunciare le battute con pi enfasi, in modo che sappiano che considero
il bucato una faccenda tremendamente seria.
Ho sempre tempo per me stessa. Profumare come una fresca giornata di
primavera rende la vita un gioco da ragazzi.
Adesso stanno proprio ghignando, non c dubbio. Devo essere stata davvero
pessima. Cerco di concludere con un colpo di coda, per mascherare la mia
delusione. Il mio bucato il pi pulito del mondo!
Quando mio marito mi chiede come faccio, gli rispondo: semplice! Ogni
giorno penso alla nostra luna di miele, alle cascate del Niagara, e mi faccio
travolgere dal suo ricordo impetuoso. Niagara: tutta la freschezza della luna di
miele racchiusa in un flacone.
Abbasso il foglio e le osservo, sconfitta, ma vedo che sorridono. Anzi, sono
raggianti. Si guardano e annuiscono.
Non ci sto capendo niente.
Fantastico! esclama una delle due. Esilarante.
Davvero, ottimo lavoro.
Molto originale!
Non ho idea di come mai sia piaciuta, ma so che devo assecondarle.
Grazie! replico, e poi, senza un motivo particolare: Volete che apporti
qualche modifica? Stupida, stupida. Non chiedere di ripeterlo, se non sai nemmeno
coshai appena fatto, penso.
Mmm Mi osservano con il capo leggermente piegato da una parte come due
cuccioli nella vetrina di un negozio di animali. Poi si guardano con aria di intesa.
Perch no, giusto per divertimento!
S! Non fraintenderci, stato forte! Ma stavolta lasciati andare!
Per mettici tutto il tuo impegno, come prima.
S! Concentrata ma disinvolta, come se stessi chiacchierando con la tua
migliore amica.
S! Come se ti stessi confidando con la tua amica del cuore.

S! Le stai rivelando un grande segreto, ma non importante. Insomma, un


segreto, per allo stesso tempo una roba da niente.
S! Con naturalezza.
S! Per mettici tutto il tuo impegno.
S! E per favore, ti faresti una coda di cavallo?
S!
La seconda volta ho le idee ancora pi confuse, ma Spaghetto numero uno e
numero due ridono di gusto.
Credo che sia pi divertente con i capelli sciolti, che dici? domanda Spaghetto
numero uno, e Spaghetto numero due annuisce entusiasta.
Quando esco, infilo distrattamente il foglio con le battute nella borsa e mi
precipito verso lascensore.
Vago senza meta per un paio di isolati. Sono cos entusiasta allidea di essere
piaciuta a quella gente, che mi sento euforica e disorientata. Alla fine rallento e mi
ritrovo a Union Square Park, dove decido di fermarmi a sedere e riflettere su quello
che appena successo. Devo capire perch hanno pensato che andasse bene. Una
sigaretta. Non so quanto darei per una sigaretta. Dovrei averne una da qualche
parte in fondo alla borsa. Lo so per certo, perch ho finto di dimenticarmene, ma in
cuor mio so benissimo che esiste.
Recupero il pacchetto, ma non trovo laccendino. Continuo a rovistare nella
borsa, sperando che si materializzi qualcosa. Niente fiammiferi, niente accendino,
niente di niente. Sono la vergogna della categoria fumatori. Non ho mai le due cose
che dovrei avere contemporaneamente. Tengo comunque la sigaretta spenta in
mano, come una coperta di Linus, e guardo il testo dello spot. Per la prima volta lo
leggo da cima a fondo.
Dalle battute avevo capito che la storia si sarebbe svolta in questo modo:
inquadrature generiche di qualcuno che interpreta il ruolo di una mamma fantastica,
intenta a giocare con figli generici, a bere un generico t perfetto con generiche
amiche perfette e altre generiche attivit da madre perfetta.
Ma c dellaltro.
Il mio stomaco si contrae.
Le indicazioni tra una battuta e laltra dicono lesatto contrario. Dopo: Ho
sempre tempo per i miei bambini. Vengono sempre al primo posto, c scritto: La
mamma porta a scuola la figlia mentre sta gi suonando la campanella. Dopo la
battuta: Ho sempre tempo per i miei amici, c scritto: Guarda la segreteria
telefonica con aria colpevole e decide di cancellare le chiamate. Alla fine, la
casalinga affannata infila una quantit esorbitante di panni sporchi nella lavatrice e
il bucato esce miracolosamente immacolato, mentre il marito la abbraccia e le
rivolge uno sguardo di approvazione.
Lo spot doveva essere comico.
Hanno pensato che il mio tono serio fosse una scelta precisa, mentre in realt
stavo davvero cercando di convincerle di essere un modello di perfezione. Se avessi
capito le intenzioni dello spot, lo avrei interpretato in maniera diversa. Con un tono
pi apertamente sarcastico, per esempio. Avrei cercato di far loro capire che avevo

colto il tono brillante dello spot, che ero in grado di interpretarne lesatto registro.
Invece ho cercato di essere seria e convincente, e le ho fatte ridere. Tutto ci
significa o che non ho idea di cosa sia la comicit, oppure che lo capisco meglio di
quanto creda.
Hanno riso, non quello ci che conta? Scatenare lilarit inconsapevolmente
vale lo stesso? Non so bene cosa sia successo, in quella stanza. Forse si
consumato un fiasco clamoroso. O uno strepitoso successo. Vorrei poter chiamare
qualcuno e chiedere spiegazioni, rivolgermi a un ipotetico giudice celeste che
governa tutte le audizioni del mondo, lonnipotente Dio del Comico, affinch mi aiuti
a decifrare questa serie interminabile di eventi incomprensibili. Ma oggi ho soltanto
me stessa, su una panchina, con un foglio sgualcito e una sigaretta spenta, e il
disperato bisogno di un po di sacro fuoco. O almeno di un accendino.

LA maggior parte delle strade di Manhattan va in ununica direzione. Le strade a


numerazione dispari vanno a ovest, verso il fiume Hudson, e quelle pari a est; me
lha insegnato Jane, newyorkese doc. Anche nel nostro quartiere, a Brooklyn, ci
sono per lo pi strade a senso unico, quindi vedo i familiari cartelli con la freccia
bianca e le grosse lettere nere centinaia di volte ogni settimana, ma non li do mai
per scontati. Io guardo sempre in entrambe le direzioni, in caso qualcuno non abbia
visto il segnale e stia procedendo contromano. Faccio cos da sempre. Controllo
non una, ma due, anche tre volte, prima di attraversare una strada a senso unico.
Ed cos, un marted pomeriggio prima di andare a lezione, che vedo James
Franklin.
Sono sicura che non cera, le prime due volte che ho supervisionato il flusso
delle auto dirette a ovest sulla Quarantacinquesima Strada, ma quando controllo
per la terza volta, eccolo l. James Franklin, lattore professionista che continua a
seguire le lezioni di recitazione, quello che ha ottenuto la parte nel film con Arturo
DeNucci. Indossa un giaccone verde di tipo militare e dei blue jeans scoloriti, e
intorno al collo porta una sciarpa a righe blu e rosse. Ha i capelli neri e un po
mossi. bello da togliere il fiato. Anche da lontano, si staglia tra la folla, come se
il sole brillasse pi luminoso su di lui, regalandogli pi attenzione e calore che a
tutti gli altri.
dallaltra parte della Sesta Avenue e sta andando a ovest, mentre io mi sto
dirigendo a nord. Se attraverso la Quarantacinquesima prima che il semaforo
diventi rosso e temporeggio con disinvoltura, c la possibilit di un incontro
fortuito. Forse mi riconoscer, forse si ricorder persino come mi chiamo, anche
se rientrato da poco; stato via per un mese dopo che io avevo appena iniziato
a frequentare. Ma se mi riconosce, forse potrei chiedergli un accendino, e magari
resteremmo allangolo della strada a fumare e chiacchierare delle lezioni, oppure
mi chieder se mi va un caff e andremo a mangiare un boccone e parleremo
Merda. Parleremo di che? Qualcosa mi verr in mente. Qualcosa di divertente, e lui
mi confesser: Sei simpatica. Non sapevo che fossi cos simpatica. Sono davvero
contento di averti incontrata. E magari usciremo, qualche volta, e chiss, forse ci
innamoreremo. E un giorno ci ritroveremo a passeggiare proprio lungo questa
strada e mi dir: Ti ricordi il giorno in cui ci siamo incontrati proprio qui, per caso?
Ma non succeder un bel niente, se oggi mi passa accanto senza vedermi.
Attraverso la Quarantacinquesima e mi fermo accanto a un cestino
dellimmondizia, frugo nella borsa come se stessi cercando qualcosa da buttare, in

attesa del semaforo verde. Finalmente lo vedo attraversare la strada. Distolgo lo


sguardo in modo che non mi sorprenda a fissarlo, e quando alzo di nuovo gli occhi
lho perso tra la folla. Il mio cuore incomincia a battere allimpazzata ma poi
eccolo, e sento il rossore farsi largo sul mio viso. Calmati. Ha una tracolla di tela e
un cercapersone alla cintura. La borsa sembra piuttosto piena, tanto che mi
domando quale possa esserne il contenuto. Forse andato a prendere una
sceneggiatura che deve studiare per unaudizione. O magari se le fa recapitare da
un corriere: ho sentito che funziona cos, quando inizi a lavorare sul serio. Magari
ci sono dei libri di John Osborne o di Charles Bukowski, perch sta cercando di
dare un senso alla sua cupa, tormentata visione del mondo. Scommetto che porta
sempre con s un taccuino, in caso debba annotare un pensiero profondo,
eventualit che, ne sono certa, si verifica praticamente ogni giorno.
Mentre raggiunge il mio lato della strada mi concentro sulla mia borsa e lancio
occhiate al cestino dellimmondizia, sospirando esasperata e frugando platealmente
nel tentativo di trovare ci che sto cercando. Dove accidenti finito? dico a
voce troppo alta, a beneficio di un pubblico inesistente. Alla fine tiro fuori lunica
cartaccia degna di questo nome su cui riesco a mettere le mani: linvolucro sottile
di una gomma da masticare, cos impalpabile che, nonostante limpeto del mio
gesto melodrammatico, plana leggero fuori dal cestino, e quando alzo lo sguardo
James Franklin si volatilizzato.
Mi guardo intorno sgomenta e la mia borsa scivola gi dalla spalla, che nel
frattempo si afflosciata. Pochi istanti dopo alcuni passanti mi urtano e la borsa,
aperta, giace sul marciapiede. Me lo merito, ovviamente, una punizione per la mia
grossolana prova dattrice e per aver agito senza precauzioni al solo scopo di
catturare lattenzione di James Franklin. Che ora, improvvisamente, mi si
materializzato di fronte.
James Franklin davanti a me.
La sua tracolla ha urtato la mia borsa, mentre passava. Un po come se si
fossero scambiate un bacio.
Il pensiero delle borse che si baciano, si innamorano e si mettono pure insieme
mi fa sorridere, ed terribile, perch mi distrae e mi impedisce di escogitare un
modo per essere irresistibile. Devo pensare a qualcosa da dire. Qualcosa di arguto.
Il tempo a disposizione sta finendo. Lui mi sta fissando. Raccolgo la mia roba e lo
guardo con aria ottusa, paralizzata come quelle persone che vincono alla lotteria e
sono troppo sconvolte per dire qualcosa, o come un attore durante una premiazione
che rimpianger tutta la vita di non aver preparato in anticipo il discorso di
ringraziamento e, muto, guarda le lancette dellorologio muoversi inesorabili.
Ringrazia tua moglie! vorresti gridargli attraverso lo schermo della televisione, ma
lorchestra incalza ed ormai tardi.
Oooh, scusa, io
Siamo nella stessa classe! esclamo, un po troppo entusiasta.
Oh, davvero?
S! Da Stavros. Frequento da pochi mesi e nel frattempo tu sei mancato
perch tu sei un attore vero Le parole mi muoiono in gola e gli sorrido

come unebete.
Oh, giusto. Gi. Credo di aver capito chi sei Annuisce, piano, e mi rivolge un
sorriso sghembo. S.
Ha un leggero accento, un po strascicato. Devessere cresciuto in qualche Stato
del Sud. Forse ha passato linfanzia in una fattoria in Texas, oppure in Georgia.
Forse lavorava nel granaio dei suoi e aiutava il padre nel raccolto.
Continua a guardarmi. immobile, non si muove di un millimetro. Io invece
vacillo pericolosamente. Cerco di restare ferma, ma unimpresa impossibile.
Mi piace molto quello che fai a lezione, oso abbassando lo sguardo.
Oh, davvero? Ho limpressione che sia in imbarazzo e si guarda le punte delle
scarpe. timido, penso. Chiss come deve sembrargli caotica la metropoli, rispetto
al silenzio e agli spazi immensi a cui era abituato.
S! Cio, a imitare Marlon Brando sono capaci tutti, basta sbraitare: Stella!
Stella! ma il tuo Stanley era, be, era cos originale. Almeno, io la penso cos.
Devo darmi una calmata. Spero di non sembrare pretenziosa. Ogni volta che si
usa la parola Brando in una frase, le probabilit di sembrare saccenti sono
piuttosto alte. Faccio un respiro, il primo da quella che mi pare uneternit.
Comunque, continuo porgendogli la mano e tentando di sostenere il suo sguardo,
io sono Franny.
Franny. Della classe di Stavros. Strizza leggermente gli occhi, forse per
evitare il fumo della sua sigaretta, anche se ho la sensazione che mi stia
studiando. Hai detto che sei nuova?
Chi, io? Be, pi o meno. Sono nuova a lezione, ma vivo a New York da due
anni. Due anni e mezzo. Ho lavorato per mio padre nella scuola dove insegna e
prima ho fatto parte di una compagnia teatrale. Siamo anche andati in tourne. Ah,
ho girato pure uno spot pubblicitario. E adesso, be, eccomi qui!
Argh. Sto blaterando. Almeno non gli ho raccontato che la compagnia teatrale si
chiamava Forza, ragazzi! e che portavamo in scena stupide favole nelle scuole
elementari degli Stati vicini. Oddio, e se mi chiede che compagnia era? E perch gli
ho parlato dello spot? Probabilmente lui non si abbasserebbe mai a farli.
Davvero forte, complimenti, risponde con il suo accento del Sud, sorridendomi.
Il lavoro lavoro, giusto?
Esatto! S! Il lavoro lavoro! Com vero! Sono sollevata. Per devo
smetterla di ripetere le sue frasi.
Si sente uno strano ronzio e James controlla il cercapersone alla cintura.
Scusami. il mio agente, dice disinvolto. Devo incontrarlo da qualche parte.
Quindi non vieni a lezione? gli domando, con un po troppa ansia nella voce.
No, ribatte lui. Poi aggiunge, con il broncio: Stasera no, cara.
Sembra quasi dispiaciuto per me, come se stesse annullando un appuntamento
fissato da tempo, o come se parlasse con una bambina di cinque anni a cui hanno
appena detto che non pu pi andare allo zoo. Mi infastidisce lidea che pensi di
avermi delusa, anche se la verit che sono inspiegabilmente devastata dalla
notizia.
Nemmeno io. Nemmeno io vado a lezione, perch, ah, che strana coincidenza,

devo andare a ritirare delle sceneggiature, a dire il vero. Merda. Basta con le
bugie.
Oh, davvero?
S. E poi devo ecco ho delle cose da fare, sai con i miei agenti, dico
agitando le mani con aria di mistero.
Davvero fantastico. Con che agenzia sei?
Allimprovviso sono troppo stanca per continuare a mentire. Si chiama
Melasonoappenainventata.
Come? Oh, ho capito. Era una battuta. Ah.
S, era una battuta. Al momento non ce lho un agente fisso. E neanche prima.
Ah, bene James resta in silenzio. Sembra a disagio. Ho rovinato tutto. Non
mi rivolger mai pi la parola. Lo saluter da lontano, qualche volta, ma per la
maggior parte del tempo finger che questo incontro non sia mai avvenuto. Ho il
volto in fiamme e sto pensando disperatamente a una battuta originale per
congedarmi, magari qualcosa che ha detto Diane Keaton in Io e Annie, quando
James abbassa la sigaretta e sfodera il suo irresistibile sorriso del Sud.
Posso avere il tuo numero di telefono? mi chiede.
Mi prende alla sprovvista. Come gli sar saltato in mente? Forse il suo modo
di consolarmi perch non ho un agente. Decido che non mi importa.
Il mio numero? Certo. Hai bisogno di qualcuno che ti rappresenti?
Mi guarda confuso. No, per oh. Stavi scherzando. Di nuovo. Ah.
Ha una maniera strana di ridere. Emette un singolo ah, invece di una risata vera
e propria. Forse una di quelle persone con sottile senso dellumorismo, che non
ridono mai sguaiatamente, lacrimando e sbrodolandosi.
Strappo un foglietto della mia agenda e ci scrivo il mio numero. Quando mi
saluta, mi d un bacetto sulla guancia sfiorandomi con la barba ispida del mento.
Sono contento di essermi... scontrato con te, ironizza con la sua voce roca, e a
momenti mi sciolgo.
E non un modo di dire, aggiunge disinvolto. E questa volta ride davvero.
Evviva!
Ora mi toccher correre, se voglio arrivare a lezione in tempo, ma non mi
importa. Farmi largo tra la folla una sfida che adoro. Sfreccio per la strada senza
toccare nessuno. Sembro il personaggio di un videogame, che difende il proprio
minuscolo spazio vitale dagli invasori, individua un varco sul marciapiede, accelera
per occuparlo prima di qualcun altro, rallenta finch non individua un nuovo varco,
in sincrono con la folla che si muove con me eseguendo una complicata coreografia
per migliaia di persone.
Sono felice. Un ragazzo mi ha chiesto il mio numero di telefono. Andr tutto
bene. Ma sono anche cos agitata che corro troppo veloce e riesco ad arrivare a
lezione nel momento pi sbagliato. Stavros apre le porte del teatro alle cinque e
cinquantacinque precise e le chiude alle sei. Se arrivi troppo presto, ti ritrovi in
mezzo agli studenti pigiati accanto allingresso, la tensione nellaria palpabile e

sei costretto a sentire le conversazioni altrui.


LE CONSEGUENZE DI ARRIVARE A LEZIONE
NEL MOMENTO PI SBAGLIATO
I personaggi parlano contemporaneamente, sovrapponendosi.
CASEY (sulla ventina, bellissima, un po lamentosa, parla con Franny): Franny!
Meno male! Hai saputo? Come, a che proposito?! Franny, ti ho lasciato un
messaggio, come fai a stare unora senza controllare la tua segreteria? Va bene,
stammi a sentire. Ti ricordi la dieta di cui ti ho parlato e che stanno facendo
tutte le ragazze di Los Angeles? Quella in cui mangi una banana e poi aspetti di
morire di fame e poi mangi un uovo sodo e aspetti e quando stai per svenire
mangi unaltra banana? Be
CHARLIE (sulla ventina, meditabondo, rivolto a un ragazzo): Che senso ha andare a
vedere quello spettacolo orribile, scusa, che senso ha? limmondizia pi
volgare, dozzinale e commerciale che ci sia in citt in questo momento Cosa?
Oh, veramente? Vogliono sostituire il tizio che interpreta quel personaggio? E
come lhai saputo? Sul serio? E pensi di proporti? Dici che potrei provarci
anchio? Cio, non ti dispiacerebbe? Posso dirlo al mio agente? Insomma, siamo
cos diversi, amico, non che siamo in competizione, siamo cos dannatamente
diversi. No, be, lho detto, certo, ma non intendevo in senso assoluto. Ho
assistito a cose peggiori, garantito, e comunque sono entrato dopo lintervallo,
quindi ho visto soltanto il secondo atto. Forse se avessi visto anche il primo la
cosa avrebbe avuto pi significato
DON (sulla ventina, esuberante, chiacchiera con un compagno): Non lo conosci? Mi
prendi in giro? Non ci credo. Da A Little Night Music? Te ne canto un pezzettino.
Scusa, faccio fatica Ho un po di sinusite:
Or I shall marry the millers son,
Pin my hat on a nice piece of property.
Friday nights for a bit of fun
Well go dancing.
Meanwhile
(Tossisce ripetutamente.) Scusa. No, va tutto bene. Sto bene. Nessun problema.
Adesso ricomincio
CASEY: ovvio che non lhai ancora provata, senza offesa, ma per fortuna ti ho
trovata, perch hanno appena scoperto che una banana contiene un quantitativo
enorme di zuccheri, o di enzimi, non ricordo pi il termine medico esatto, ma si
tratta di una scoperta recentissima e la notizia si sta spargendo in tutta Los

Angeles. Comunque, a quanto pare, le banane sono cos piene di zuccheri o


nutrienti che probabilmente traggono in inganno il nostro organismo al punto che
le scambia per fette di torta
CHARLIE: Be, non dico che sarei fantastico, ma grazie per averlo pensato. Sono
convinto che non sarei male. Cio, un ruolo perfetto per le mie corde, ma mi
sa che anche tu non saresti affatto male. Dico davvero. Insomma, potrei farlo,
credo, e lo farei, se me lo chiedessero, ma temo di avere un problema non tanto
con lo spettacolo in s, ma con il tizio che ci recita, com che si chiama?
Comunque non importa. Penso solo che non sia granch come attore, non ha
intensit, e poi non credo che si possa impostare interamente sul registro
passionale, voglio dire, non lo scegli certo tu: un attore deve essere uno
strumento No, lo so, lo so, dicono che potrebbe essere candidato a qualche
premio, probabilmente per questo che se ne va; adesso che pensa di ricevere
un premio, probabilmente far un film, tipo
DON (continua a cantare):
Its a pinch and a wiggle
And a giggle in the grass
And Ill pitch the lights fandango
CASEY: Dico davvero, come se mangiassi una torta intera Non spaventoso?
CHARLIE: Sai chi mi ricorda? E non lo dico perch sono invidioso, ma perch si
assomigliano moltissimo. Avvicinati. A James. Ho ragione, eh? Proprio lui; quello
stronzo che veniva a lezione, amico.
In secondo piano vediamo Franny (vicina ai trentanni, capelli in uno stato
pietoso) voltarsi verso Charlie.
CHARLIE (continua): Le ragazze gli sbavano dietro, ma il talento? Tranquillo, non
mi sente nessuno. C un non so che di fasullo in lui, non credi? Non ci sente
nessuno, amico, rilassati. Perch tutti, e dico tutti, adorano quel tizio? La mia
soltanto unopinione. Comunque chi se ne frega. Probabilmente la mia solo
invidia. Ho sentito che frequenta Penelope Schlotzsky, amico. Sono incazzato.
Avevo una cotta per quella ragazza. James e Penelope, amico. Perch gli idioti
con un bel faccino ottengono sempre quello che vogliono?
DON (con un crescendo finale):
Or I
Shall marry
The millers
Son

(Colpi di tosse.) Davvero non la conosci? Argh. Com possibile? di Sondheim!


La porta si apre e gli studenti entrano. Franny lultima e mentre chiude la
porta, lentamente, tristemente:
Dissolvenza

CI sono quattro nuovi messaggi.


Biiip.
Frances, sono io, tuo padre. Se non sbaglio, stasera c il tuo spettacolo. Se
potessimo parlare davvero, sarei in grado di dirti in bocca al lupo di persona, ma in
questi giorni in cui la tecnologia si sta impadronendo delle nostre vite suppongo che
dovr accontentarmi di dirtelo tramite una segreteria. La prossima settimana
incominceremo Cuore di tenebra. Chiamami almeno per Il signore delle mosche. E
per il matrimonio di Katie Scusa, non voglio darti il tormento: fammi solo uno
squillo.
Biiip.
Franny, sono Casey. Ci vediamo a teatro alle cinque, daccordo? Possiamo
ripetere le battute? Continuo a incasinarmi con quel discorso, quando confesso
lomicidio. Sto morendo di paura, mi sa. Ci vediamo stasera!
Biiip.
Ciao, Franny, sono Clark. Volevo soltanto... be, sapere come stai. Richiamami.
Biiip.
Ehi, sono Katie, tua cugina. Tuo padre dice che puoi venire solo per il
matrimonio e non per la cena prenuziale perch venerd lavori. Mi raccomando, non
preoccuparti, sono gi contenta se riesci a venire. Non vedo lora di farti conoscere
il mio futuro marito. Ci vediamo a giugno.
Biiip.
Lapplauso sta scemando, ma il sangue pulsa cos forte che non riesco a capire
se di quelli che esprimono apprezzamento genuino o commiserazione. Lascio il
palco col volto in fiamme e cerco di capire cos appena successo, questa sera.
Fino a quel momento temevo soltanto che Herb si fosse arrabbiato perch mi
ero presa una giornata libera dal lavoro e, ancora pi sconcertante, che James
Franklin mi avesse chiesto il numero di telefono quando era chiaro che facesse
coppia con Penelope. Ma alla luce di quello che appena successo su quel
palcoscenico, tutto ci che stato al centro dei miei pensieri nelle ultime due
settimane (e per tutta la mia vita, a dire il vero) sembra completamente
irrilevante.
La scena con Casey era andata piuttosto bene. Avevo interpretato
unavvocatessa che con un serrato interrogatorio le aveva fatto confessare un

omicidio, fra le lacrime, naturalmente. Mentre i macchinisti portavano via il tavolo


e le sedie, avevo usato i pochi minuti a disposizione per cambiarmi e mettermi i
vestiti di scena per il monologo successivo, dietro le quinte. Non so cosa avessi in
mente.
Be, in realt lo so benissimo. La mia protagonista aveva appena fatto sesso con
il suo capo, quindi indossava una vestaglia e sotto era nuda. Cio, avevo la
biancheria indosso, ma solo quella, niente body o sottoveste, in modo da provare
sulla pelle quella sensazione di cosa? Vulnerabilit, immagino. Non lo sapr
nessuno, avevo pensato. Sarebbe stato il mio segreto, un segreto tra me e me che
speravo mi concedesse un piccolo vantaggio sugli altri.
Ma poi qualcosa era andato storto.
Chi cade sul palco con indosso una vestaglia?
Perch? Perch? Perch? Perch?
Il monologo filava liscio, o almeno cos credevo. Ora non so pi niente. Il
pubblico rideva alle mie battute, ma probabilmente questo mi aveva disorientata.
Le risate mi avevano fatto perdere il ritmo, costringendomi ad aspettare che si
placassero, prima di continuare. Eppure stava andando bene, almeno finch non
avevo deciso di sedermi. Era cos buio, lass. E avevo i riflettori negli occhi. Era
come il sogno che faccio sempre, quello in cui sono sul palco, pietrificata, senza
sapere bene che ruolo interpretare, cos nervosa da non riuscire nemmeno a
parlare.
Ma non avrebbe dovuto essere cos complicato trovare lunico pezzo di
arredamento su un palco completamente spoglio. Una sedia: dovevo soltanto
sedermi su una sedia, che ci voleva. Quello era stato il primo errore. La mia
protagonista non avrebbe dovuto mettersi comoda: era troppo agitata, era appena
andata a letto col suo capo Perch avevo deciso che doveva sedersi? Se solo
No, non ci pensare.
E poi lavevo mancata. Per un soffio. Mentre mi abbassavo, avevo capito che non
stavo centrando la sedia, ma credevo di farcela. Ne ero certa.
Forse era stato per via della vestaglia di seta di Jane, cos scivolosa: molto pi
scivolosa dellaccappatoio di spugna che avevo usato durante le prove. Ero cos
contenta quando me laveva prestata: era esattamente il tipo di indumento sexy
che indosseresti se pensassi di andare a letto col tuo capo, e avevo pensato che
quei fiori azzurri e bianchi mi avrebbero fatto risaltare, sul palcoscenico. Non avrei
mai dovuto prenderla in prestito. Se solo fossi rimasta fedele al mio accappatoio di
spugna, non sarebbe successo niente di tutto questo.
Con mio enorme terrore, la vestaglia si era sollevata, mentre scivolavo a terra,
spalancandosi come se fossi appena passata sopra una grata della metropolitana.
Era impossibile che nessuno tra il pubblico avesse visto il mio
Non ci pensare, ho detto!
E poi cosera successo? Penso di aver detto qualcosa, dopo essere caduta sul
pavimento ed essermi affrettata a coprirmi con i lembi della vestaglia. Era seguito
un imbarazzante momento di silenzio, in cui ero rimasta pietrificata e il pubblico
tratteneva il fiato nellattesa che parlassi.

E io cosa avevo detto?


Ah, giusto.
Da dove arriva, questa?
Oh, no, lavevo davvero detto?
S. Non so perch. Non aveva alcun senso.
Da dove arriva questa?
Che idiota! Non mi era venuto in mente nientaltro.
Per gli spettatori ridevano. Almeno credo. O forse erano soltanto trasaliti. No,
stavano decisamente sbellicandosi, erano trasaliti quando ero caduta. Per il
disgusto di quello che erano stati costretti a vedere, o semplicemente preoccupati
per la mia incolumit? Non mi ricordo. E ormai non importa. Comunque fosse,
avevo rovinato tutto.
Forse non andata cos male, cerco di convincermi mentre esco dal teatro buio
e imbocco il corridoio che conduce ai camerini. Forse nessuno ha visto particolari
troppo scabrosi. Forse sono riuscita ad agguantare lorlo della vestaglia in tempo.
Ciao Franny, bel culone.
Oh, lo sapevo. Charlie ha visto ogni cosa. Lo sanno gi tutti quanti, che sono
caduta. Vorrei sprofondare.
Cosa? butto l, cercando di temporeggiare e pensare a una risposta dignitosa.
Bella interpretazione, ho detto.
Eh?
Non sei daccordo? Stasera stiamo andando alla grande.
Oh, certo. S, vero. A proposito, hai visto il mio monologo?
No, mi dispiace. Ma ne ho sentita una parte dal monitor. Direi che sei andata
benissimo.
Oh, grazie. S, credo di essere andata bene, almeno fino a un certo punto.
Grande. Be, allora in bocca al lupo, per le chiamate.
Le chiamate da parte delle agenzie! Me nero dimenticata. Probabilmente non ne
ricever nemmeno una, ormai. Ma forse non andata cos male come credo. Forse
posso ancora sperare. Se solo (non posso farne a meno!) se solo fossi rimasta in
piedi, se solo non avessi mancato la sedia, se solo avessi scelto indumenti meno
stupidi.
Ho bisogno di chiedere a qualcuno se stato davvero cos orribile, ma gli attori
nel backstage stanno aspettando di andare in scena e sono troppo nervosi per
parlare. Quelli che mi hanno vista da dietro le quinte probabilmente ora sono scesi
dal palco e stanno fumando nella green room retrostante, commentando la propria
prova. Non ho nessuna voglia di raggiungerli. Posso affrontare una persona alla
volta cercando inutilmente di convincermi che non andata cos male, ma non un
esercito di volti compassionevoli.
Quindi mi dirigo nel vicolo dietro il teatro. Potrei farmi una sigaretta e starmene
per i fatti miei, e magari cercare di capire cos successo davvero.
Ma ovviamente non sono lunica ad aver avuto lidea di uscire; cinque o sei
compagni di corso sono gi fuori a fumare e chiacchierano in tono sommesso.
Ciao, come va? mi chiede Don, con sincero interesse.

Don pu essere dispettoso e competitivo, ma anche unenciclopedia vivente. Ha


una collezione enorme di locandine ereditate dal padre, che faceva il regista a
Broadway, e le conosce cos bene che ormai convinto non solo di aver visto ogni
singolo spettacolo, ma anche di avervi preso parte.
Non saprei. Mi sembrato che ci fosse qualcosa di strano nel monologo, ma
non so bene cosa.
Non me ne sono accorto, risponde lui, alzando le spalle.
Che sollievo! La notizia non si diffusa. Almeno, non ancora.
Ma ho sentito qualcosa dal monitor. Ne hai saltata una parte, dice
scrutandomi.
Davvero?
Gi. Hai dimenticato la parte in cui dici che tua madre sa dove vai il luned
sera, e che anche lei ha un debole per il tuo capo. Ma erano solo due battute. Sono
sicuro che non se n accorto nessuno.
Don mi d le spalle e torna alla sua conversazione, e la mia testa incomincia a
girare. Ho dimenticato una parte del monologo. Sono caduta, mostrando a tutti una
quantit ancora da determinare del mio corpo nudo e ho saltato delle battute.
Quellinformazione fa svanire lultimo briciolo di speranza che mi era rimasta, e
cio che, nonostante la cantonata gigantesca, potesse essere andata meglio di
quanto temessi.
Immagino il pubblico, gli agenti e i professionisti del settore, che probabilmente
non conoscer mai, e allimprovviso sono travolta dalla stanchezza. Vorrei andare a
casa, tornare a Brooklyn, infilarmi a letto e nascondermi, ma devo aspettare che
abbiano finito tutti per dare una mano a pulire il teatro e poi andare da Stavros per
ascoltare il suo giudizio, come se potesse esserci qualcosa da dire, eccetto: La
prossima volta vedi di non cadere.
Non ho voglia di incontrare nessuno, per non ci sono altri posti in cui
nascondersi. Potrei aspettare allingresso, ma il pubblico uscir a momenti. Magari
potrei starmene fuori e poi entrare di soppiatto quando la gente comincer a
sciamare. Almeno posso stare da sola.
Ma se non rientro non posso prendere il mio cappotto, e dopo pochi minuti
davanti al teatro sto gi tremando di freddo. Ma anche una bella sensazione. Ho
voglia di sentire qualcosa di concreto. Qualcosa a cui posso dare un nome.
Mi assale un senso di profonda tristezza. Il freddo mi aiuta a pensare pi
lucidamente e posso quasi trovare le parole per descrivere il pensiero cupo a cui
non ho ancora dato un nome.
Poi, allimprovviso, eccole: Che senso ha?
Se abbandonassi il mondo dello spettacolo domani, non lo saprebbe nessuno e
non importerebbe ad anima viva. E che genere di individuo vuole lavorare in un
mondo completamente indifferente ai suoi sforzi? Se rimanessi, daltro canto,
nessuno mi ringrazierebbe comunque per la presenza. Non sono certo Alexander
Fleming, che ha scoperto la penicillina, qualcosa per cui le persone gli sono ancora
grate. Se non fossi mai venuta a New York, qualcun altro avrebbe preso il mio
posto: in classe, sulla metro, nel locale in cui faccio la cameriera. Chi avrebbe

notato la mia mancanza, guardando lo spot di Sallys Wear House alla TV? Nessuno
mi grato per averlo interpretato. E nessuno dir: Se solo Frances Banks ne
avesse fatti altri. Che contributo sarebbe stato il suo! Pensate alle vite che
avrebbe potuto salvare indossando quel maglione acrilico.
Qualcuno mi batte su una spalla.
Non hai freddo?
James Franklin. Lultima persona che ho voglia di vedere in questo momento.
Dopo quello che successo, non c niente che potrebbe farmi sentire peggio se
non ritrovarmi davanti il ragazzo per cui sbavavo e che mi ha chiesto il numero di
telefono per non chiamarmi mai. Anche dopo aver saputo che lui e Penelope
facevano coppia fissa ho incrociato le dita ogni giorno, nelle ultime due settimane,
in attesa di riavvolgere il nastro della segreteria telefonica, sperando che avesse
lasciato un messaggio.
Ma non era successo.
James mi sorride e pesta i piedi, sfregando le mani e soffiandoci sopra. Indossa
il suo giubbotto verde militare e la sciarpa a righe blu e rosse. Siamo cos vicini
che mi accorgo che fatta a mano e sento una fitta di gelosia al pensiero di chi
possa avergliela regalata.
Mi piace il freddo, rispondo, con un tono che spero sia cos seducente e
misterioso da fargli rimpiangere di non avermi richiamato, mentre cerco di non
rabbrividire. Hai Eri tra il pubblico? gli chiedo osservandolo con attenzione. Ti
prego, Dio, dimmi di no.
Tra il pubblico? S. Ero in piedi, in fondo. Lo spettacolo finito, hanno appena
chiamato gli attori alla ribalta. Stavros sta spiegando come compilare i moduli per
le chiamate. Il pubblico uscir a momenti.
Ho saltato la ribalta, mi ero persino dimenticata che ci fosse. Ho perso la
possibilit di andare sul palco con tutti gli altri ed essere vista unultima volta in
posizione eretta. E le chiamate. In questo istante Stavros star raccogliendo i
moduli sui quali gli agenti e i registi e coloro che si occupano dei casting
metteranno una croce accanto al nome delle persone che vogliono rivedere.
Allimprovviso sento un freddo mortale. Mi stringo le braccia al petto per
riscaldarmi e fisso i miei piedi, cercando di darmi un tono.
Sicura di non avere freddo? Vuoi il mio giubbotto?
No, grazie, sto bene.
Almeno prendi questa. James si sfila la lunga sciarpa a righe e me la avvolge
intorno al collo. Voglio protestare, ma mi tremano le ginocchia e ho paura che se
parlo scoppier a piangere. Senza contare che mi sento meglio, sapendo che non mi
presterebbe la sua sciarpa, se fosse il prezioso regalo di una fidanzata. Questa
luce tenue nella mia desolata serata mi rende pi audace.
Allora, hai assistito al mio capitombolo? Almeno facciamola finita. Voglio
sapere quanto stato orribile, dalla voce di qualcuno che lha visto.
S, ma non stato niente di che. Un giorno ne riderai. Te la sei cavata
egregiamente.
Non ci che avrei voluto sentire. Quelli che ammiri per essersela cavata

egregiamente non avranno mai un agente; sono persone che stanno guarendo da
un cancro o stanno subendo un processo per omicidio.
E ho saltato una parte del monologo, aggiungo, sperando che non se ne sia
accorto.
S, ho sentito. Ma soltanto perch conosco a memoria lopera. Nessuno te ne
far una colpa.
Non esattamente una recensione entusiasta, ma non sembra nemmeno
disgustato. Eppure, sta evitando di dirmi quanto voglio sapere.
Ma quando sono caduta cio, stato cos terribile? stato davvero
Posso essere sincero? James mi guarda con aria seria. Sta per dirmi che
persino peggio di quanto pensavo; lo capisco dalla sua espressione. Perch devo
sentirlo proprio da lui? Non avr pi il coraggio di guardarlo in faccia.
Certo. Raddrizzo leggermente la schiena, preparandomi al colpo.
Di solito, ecco spero che tu non mi fraintenda ma di solito sei molto
castigata, giusto? Nel modo di vestire, intendo. Be, stasera, e spero di non
offenderti se te lo dico, quello che ho visto mi ha fatto capire che, ecco, sotto
sotto hai un bel corpicino. Dovresti mostrarlo pi spesso. Non solo per sbaglio.
James arrossisce e infila le mani in tasca, poi mi guarda intensamente. Non mi
importa se sta mentendo per farmi sentire meglio, perch ci riuscito alla grande;
mi sento meglio. Voglio ringraziarlo, magari abbracciarlo, poi le porte del teatro si
spalancano e vediamo Penelope, con indosso una corta pelliccia di un candore
abbagliante. Sorride, quando vede James, poi lo sguardo si sposta su di me e di
nuovo su di lui, per fermarsi sulla sciarpa a righe intorno al mio collo, e il sorriso
sembra svanire, mentre negli occhi si fa strada una punta di sospetto. Per si
riprende subito, piega la testa di lato e mi guarda con espressione afflitta, le labbra
arricciate in un piccolo broncio.
Povera caaaraaa, esordisce facendosi incontro con le braccia tese. Vieni qui,
tesoro. Mi sa che hai proprio bisogno di un abbraccio. Mi stringe con una forza
sorprendente e posa la testa sul mio petto, poi ci dondoliamo come una coppietta
di quattordicenni che balla un lento. Tesorooo, mormora alla mia clavicola.
Con le braccia bloccate lungo i fianchi, rivolgo uno sguardo impotente a James.
Ehm, Pen? chiama lui dolcemente. Stavo proprio dicendo a Franny che
lincidente della sedia non stato niente di che
Ma certo! esclama la ragazza, liberandomi dallabbraccio con una forza tale
che sono costretta a fare un passo indietro. Niente di che, ovvio!
Le stavo dicendo che la sua prova dattrice non ne ha risentito, aggiunge.
Infatti!
E che un giorno ne rider.
Naturalmente! annuisce Penelope, sorridendo a James. Gli va accanto e lo
prende a braccetto con disinvoltura.
S, anzi, sono quasi pronta per riderne, a dire il vero. Ah! Ah! Ah! esclamo
sarcastica.
James mi guarda comprensivo, Penelope sorride e cerca di soffocare un risolino,
ma non sembra in grado di frenarsi e lentamente la risata esplode e cresce fino a

trasformarsi in un grido selvaggio e sguaiato che culmina in una specie di nitrito.


Be, sono davvero sollevata, ansima. Cio, divertente, a pensarci bene.
Sghignazza cos forte, che non riesce a respirare. Le sorrido sportiva, cercando di
assecondarla. Ho detto che ero pronta a riderci sopra, vero, ma Penelope sembra
sullorlo di una crisi isterica. Si tiene la pancia, piegata in avanti, boccheggiando.
Ma la cosa pi esilarante (ridacchia) quando hai detto (tossisce) E non
nemmeno luned. Lancia un urlo che squarcia la gelida aria notturna, poi mi
sferra un pugno sul braccio: animata da intenzioni scherzose, lo so, ma il colpo
abbastanza forte da incrinare qualcosa dentro di me. Quella ragazza ha un agente,
un fidanzato, stasera non caduta sul palcoscenico rivelando al pubblico la sua
sconsiderata scelta di biancheria intima, e per qualche inspiegabile ragione sono
furiosa con lei.
vera?
Eh? domanda Penelope cercando di prendere fiato.
La tua pelliccia. vera?
un colpo basso. Ma il braccio mi fa male e sono sconvolta. Non mi importa
niente se la sua pelliccia vera o finta. Presumo che, pensandoci bene, mi
schiererei contro le pellicce fatte di coniglietti che un tempo hanno scorrazzato
felici per i prati, ma non una cosa sulla quale ho riflettuto molto. E anche se lo
facessi e un giorno decidessi di non indossare mai lo stesso animale che porta le
uova pasquali ai bambini di tutto il mondo, non da me giudicare qualcuno per le
sue scelte in fatto di moda.
Peneleope diventa scura in volto e abbassa lo sguardo.
Ecco, dice, in effetti s. Anchio avevo qualche perplessit. Ma apparteneva a
mia madre, e cos ho pensato: Be, ormai ce lho Le parole le muoiono sulle
labbra e sfiora con aria distratta il soffice colletto. Quando guarda James, lui la
cinge con un braccio e lattira a s.
Adesso mi sento un verme. Vorrei che anche mia madre mi avesse lasciato
qualcosa, oltre alloscura eredit del mio nome, ispirato a quello di un personaggio
letterario le cui gesta pi rimarchevoli sono sbocconcellare un sandwich con
insalata di pollo e bere un bicchiere di latte per poi svenire durante un
appuntamento con un pretenzioso compagno di universit. Vorrei avere qualcosa di
suo che avesse un significato pi profondo, qualcosa da indossare o guardare e che
me la faccia ricordare. Ma mia madre aveva imboccato per sbaglio un senso unico
contromano e dopo la sua morte la vista dei suoi libri e dei jeans e delle magliette
era diventata insopportabile per mio padre, e cos si era liberato di tutto. Come
faceva a sapere che me ne sarei stata davanti a Penelope Schlotzsky, quindici anni
dopo, divorata dalla gelosia nei confronti di una pelliccia vintage?
Penelope indossa un soprabito della madre morta e io sto prendendo posizione in
merito a una questione che fino a cinque minuti fa non mi interessava neppure.
No non intendevo non volevo dire Tua madre ? Che cosa commovente.
Lhai ereditata dopo la sua?
Penelope aggrotta la fronte, di solito perfettamente levigata, poi capisce e
scoppia a ridere.

Ma cosa pensavi? Oh, accidenti, no, mia madre non morta. viva e vegeta e
probabilmente in questo preciso istante star sorseggiando un drink a bordo
piscina. Mi ha prestato la sua pelliccia perch pensava che facesse molto
Hollywood!
Dopo aver restituito la sciarpa a James torno dentro e scendo a prendere
cappotto e borsa. La sala nel backstage vuota, ormai, ma devo affrontare Stavros
e il suo giudizio: ho una fifa blu. Sono ragionevolmente sicura di aver sprecato
lunica possibilit che avevo. Ci sar un altro spettacolo, certo, ma a quel punto i
tre anni che mi ero concessa per ottenere qualche risultato concreto saranno
trascorsi e non voglio cedere al compromesso. Mi rifiuto di trasformarmi in una di
quelle persone che si ostinano a non accettare la realt dei fatti, e cio che nulla
andr mai come sperato.
Una morsa gelida mi stringe il cuore.
Forse sono gi diventata una di loro, mentre ero occupata a fare altro.
Forse non riesco ad accettare la verit, e cio che i miei sogni non si
realizzeranno mai.
Forse lo so gi, ma non riesco ad ammetterlo. Quanti altri giorni da cameriera
mi occorrono, prima di affrontare la realt?
Forse davanti a me ci sono gi prove a sufficienza: non ho bisogno di aspettare i
risultati dello spettacolo di fine corso, per decidere. Forse devo rassegnarmi al
fatto che il tempo a mia disposizione scaduto.
Questa folgorazione mi fa sudare freddo.
Sono a New York da due anni e mezzo. Due anni e mezzo in cui ho trovato un
lavoro da cameriera con cui sopravvivere e unagenzia che mi procura ingaggi
sporadici nella pubblicit. Che parte o ruolo potrei mai ottenere nei prossimi mesi
che mi dica che la recitazione senza ombra di dubbio la mia strada?
Il teatro quasi vuoto. Stavros mi star aspettando. Non posso pi tergiversare.
Gli dir subito che sto pensando di mollare, cos per lui sar pi facile ammettere
che forse la scelta migliore. Magari cercava da tempo di dirmi che non vedeva
alcun futuro per me, e sar sollevato che lo abbia capito da sola.
Poi chiamer mio padre e gli annuncer che lascio New York. Stai facendo la
cosa giusta, tesoro, mi dir. Ora potrai prendere labilitazione per linsegnamento.
Credo proprio che sar un sollievo avere un vero lavoro. Uno stipendio mensile e
una scrivania e un telefono e un fax. Un computer (con qualcuno che mi insegni a
usarlo, spero) e colleghi con cui uscire dopo il lavoro per bere una cosa al bar, che
mi racconteranno dei loro partner o dei figli o dei lavoretti che stanno facendo in
garage. Forse parleremo dei programmi che abbiamo visto in televisione la sera
prima e racconter: Lo sapete che per un po di tempo ho tentato la strada della
recitazione?
Nessuno mi biasimer per aver mollato. Dicono che impossibile, comunque.
Sar come le persone normali, e forse bene cos. Forse il mio destino quello di
avere un lavoro normale e una vita normale. Come la maggior parte della gente. Mi
sbagliavo a credere di essere diversa. Chiamer Clark. Gli spiegher che sono
finalmente pronta a sposarlo, come hanno sempre pensato tutti quanti. Anzi, voglio

chiamarlo subito. Magari domani, dopo il mio turno al locale, prenoter un volo per
Chicago. In questo momento il mio piano B mi sembra piuttosto allettante.
Penso agli addii che mi aspettano. Mi mancher mio padre, e anche quel gigante
allampanato di Dan, da un certo punto di vista. Sar dura stare senza Jane, ma
Chicago non poi cos lontana.
la decisione giusta. Ora lo so.
Lentamente, scendo gli ultimi scalini e arrivo davanti alla porta chiusa del
piccolo ufficio di Stavros, sul retro del teatro. Tiro un respiro profondo, poi busso
tre volte.
Addio, New York.

SAI, Frances, sei andata benissimo, stasera. Ci sono due agenzie che ti vogliono
vedere e sono entrambe di tutto rispetto, ma se fosse per me continueresti a
studiare un altro anno e non cominceresti a fare audizioni. una realt che richiede
competenze molto diverse dal lavoro che portiamo avanti qui e potresti sviluppare
delle cattive abitudini; quindi per favore, qualsiasi cosa accada, non smettere di
studiare. Il mondo dello spettacolo ti risucchier ogni energia e le lezioni saranno
pi necessarie che mai; devi continuare ad alimentare il tuo talento. Sei cos
giovane, e questo mestiere pu essere maledettamente sfibrante. Non mollare il
teatro. Non perdere di vista i tuoi obiettivi. molto facile cedere di fronte a un
bellassegno, ma se non stai facendo un lavoro che nutre e arricchisce il tuo
talento e regala qualcosa al pubblico, stai soltanto alimentando ci che abbiamo di
peggio dentro di noi. Gli artisti devono riflettere la condizione umana ( quella la
nostra missione), e non dimenticare che hai enormi capacit e sei un talento
comico naturale, ma proprio nella comicit che si nascondono le insidie peggiori.
Saper far ridere la gente un dono prezioso, ma ti scongiuro, non fare mai
qualcosa di arido e deprimente come quella trasmissione piena di infermiere.
Buongiorno, New York!
Fuori dal teatro, la prima persona che vedo Deena, intenta a fumare con un
gruppetto di studenti. una delle studentesse pi anziane, ha una quarantina danni
ed ancora piuttosto famosa per il telefilm degli anni Ottanta, Voil Pierre, che
ricordo di aver guardato da bambina e da adolescente. Ma non ne parla mai, quindi
non lo faccio nemmeno io. una delle mie compagne di corso preferite, ma a volte
mi chiedo come si sente a essere passata dal ruolo da protagonista in un noto
programma televisivo agli spot pubblicitari. E non parlo di spot in cui fa se stessa,
lattrice del celebre telefilm Voil Pierre, ma quelli in cui interpreta una donna
come tante, fingendo di gustare una marca di aranciata dopo laltra.
Buone notizie? mi chiede gettando la cenere sul marciapiede.
Be, a dire il vero s. Due agenzie.
Fantastico! esclama. Te ne basta una.
Stasera ho quasi mollato il mondo dello spettacolo, confesso senza fiato,
ancora sbalordita per essere passata in un tempo cos breve dalla disperazione
totale a qualcosa di simile alleuforia.
Di nuovo? Volevi farlo anche due settimane fa.

Davvero?
Sei troppo sensibile, incalza lei ridendo. Ma va bene cos. Hai tutto il tempo
per farti le ossa. Dobbiamo festeggiare il tuo scampato addio al mondo dello
spettacolo. Vedo Leighton da Joe Allen. Ci fai compagnia?
Deena e io ci accomodiamo al bancone sfavillante del locale, affollato di attori
che hanno appena finito di recitare e amanti del teatro. Questa sera sento quasi di
appartenere a questa folla, o come se fosse possibile appartenervi, un domani.
La Absolute! Mi prendi in giro? Complimenti! Quando le racconto le novit,
Deena mi abbraccia forte, stringendomi le braccia con le unghie laccate di rosso.
Sei una diva!
E unaltra agenzia, la Sparks.
Sparks! Barney Sparks! fantastico: lavora da un sacco di tempo. Deena
solleva il calice di vino, gi mezzo vuoto, e sorride. Un altro brindisi. Sono davvero
felice per te. Questo un segno concreto di incoraggiamento. Penso che potresti
farcela prima dello scadere dei tre anni.
Pi tardi arriva il fidanzato di Deena, Leighton Lavelle. alto, ha il naso lungo e
riccioli castani che lo fanno assomigliare a un chitarrista rock degli anni Settanta.
Deena lo saluta e lui si fa largo tra la folla e la bacia sulle labbra. Ciao, tesoro,
dice, e ordina un drink al barman, prima di incastrare la sua figura allampanata in
un minuscolo spazio tra i nostri sgabelli. Lho gi incontrato alcune volte, ma non
lho mai visto cos da vicino. Lanno scorso ha vinto un Tony Award per Shining
Country, e lo so che stupido, ma stare cos vicino a un attore che ha ricevuto un
premio mi fa venire la pelle doca. Ha ancora le tracce del trucco di scena sul
colletto della camicia. Cerco di immaginare lemozione che si prova a essere
appena scesi da un palcoscenico di Broadway. Il pensiero mi fa battere il cuore
allimpazzata, ma per loro sembra normale.
Com andata stasera, amore? gli chiede Deena.
Non molto bene. Quel teatro fa schifo. Tutta colpa di questo tempo idiota.
Hanno alzato il riscaldamento e il pubblico si praticamente addormentato.
Abbassa lo sguardo, strascica i piedi, poi sorride. Santo Cielo, ma mi senti? Sto
dando la colpa al pubblico. Lo facciamo di continuo, non vero? Non pu essere
colpa nostra, giusto? Deena ride e io la imito. Lui mi guarda con aria di intesa,
coinvolgendomi nella conversazione anche se mi conosce appena. Fingo per un
istante di essere appena scesa anchio da quel palco e avere anchio la mia teoria
sul rapporto tra riscaldamento del teatro ed effetti sulla reattivit del pubblico.
Che mi dici, Franny? domanda Leighton. Quand che ti vedremo a
Broadway?
Non lo so, rispondo, e la sola idea mi d le vertigini. Un giorno, spero.
Leighton posa una mano sulla spalla di Deena e gioca con una ciocca dei suoi
capelli scuri e lucenti. E tu, amore mio?
Mai, ribatte allegramente lei.
E perch? il sogno di ogni attore, quello di recitare a Broadway, protesto, e
lei mi sorride indulgente.
Non voglio spegnere il tuo entusiasmo, tesoro. Ma sono fuori dal giro, ormai. E

mi va benissimo cos, conclude cingendo la vita di Leighton. Non ci trovo pi


alcun senso, e comunque non che stiano invocando il mio nome a gran voce.
Non si pu mai dire, tesoro, ribatte Leighton. Sai, Franny, il New York Times
ha parlato molto bene di lei.
una storia vecchia, osserva Deena, ma sorride.
E per quanto riguarda Ho sempre desiderato chiederle del telefilm in cui ha
recitato, e stasera, con un drink in mano e ladrenalina della giornata appena
trascorsa ancora in circolo, trovo finalmente il coraggio per affrontare largomento.
La TV? finisce lei, guardando Leighton, che le sorride comprensivo.
Scusa, io
Non preoccuparti, mi interrompe scuotendo la testa. Con te, ne parlo
volentieri. Fa un respiro profondo, poi lo lascia andare. Be, andata cos, pi o
meno: ho iniziato recitando in questa produzione
Quella che piaciuta al Times, aggiunge Leighton.
S. Ma poi non avevo pi lavorato, e anche se lo spettacolo aveva avuto
recensioni positive, si trattava comunque di una piccola produzione, a basso costo,
in un teatro minuscolo. Ero sempre al verde. Poi ecco la telefonata del mio
agente
Il tuo ex agente, afferma Leighton.
S, ora non c pi
ancora tra noi, veramente, puntualizza lui.
S, ma non pi il mio agente
Un vero stronzo, rivela Leighton, facendomi locchiolino.
Si sarebbe dimostrato un vero stronzo, s, ma in quel momento ero cos felice
che ci fosse, e lui mi disse
Ho unaudizione per te, tesoro, tuba Leighton nella sua migliore imitazione del
tipico, viscido agente di Hollywood. Una cosetta davvero speciale.
Mi disse che in quel materiale cerano gli ingredienti per trasformarlo in un
successo, continua Deena. Non capivo che intendesse di preciso, ma sembrava
roba grossa. Era una puntata pilota di una serie TV: innovativa stato il termine
esatto, credo. Disse che aveva dovuto usare la sua capacit di persuasione per
farmi ottenere un provino, visto che non avevo esperienza in campo televisivo, ma
avevano accettato di vedermi. Cos leggo la sceneggiatura, e mi lascia perplessa,
ma sono abituata alle storie in cui non succede niente, quindi non ci faccio troppo
caso
Eri abituata a leggere copioni astratti, sottolinea Leighton.
O di fantasia, non completamente inseriti nella realt, s: quindi cerco di
immaginare come potrebbe svilupparsi il telefilm. Inoltre, era fortemente connotato
da un punto di vista politico
Davvero? le chiedo, sorpresa.
Oh, s. Prima che lo modificassero e lo mandassero in onda il venerd sera. In
origine era stato pensato come il nuovo Arcibaldo. Quindi chiamai il mio agente
Lo stronzo, la corregge Leighton.
Chiamai lo stronzo e chiesi se facessero sul serio. E lui rispose Deena fa

una pausa, come se la parte successiva della storia fosse particolarmente difficile
da raccontare. E lui rispose: Pu evolversi soltanto in due modi: o un successo
clamoroso, e mi ringrazierai ogni anno alla premiazione degli Emmy, o faranno una
puntata pilota, non sfonder e rester sempre chiuso in un cassetto. Nessuna via di
mezzo. E se, per qualche motivo, lavessero mandato in onda e non avesse fatto il
botto? Lui allora assicur
Non durer mai, dicono Deena e Leighton allunisono, poi lei si porta una mano
alla fronte, come se non potesse ancora crederci. Ma si sbagliava: durato un
sacco di tempo.
Gi, continua Leighton. Hanno licenziato il produttore esecutivo, eliminato
tutti i riferimenti politici sostituendoli con battute dozzinali, aggiunto quel tipo
odioso nel cast
York, lidiota?
Lui, conferma Deena. E lo hanno spostato al venerd sera alle venti, dov
rimasto, senza vincere alcun premio n meritare una pietosa cancellazione, per
sette anni. Sette anni della mia carriera, quelli migliori! Lattore che interpretava il
capo era un ubriacone e arrivava sul set sempre in ritardo, York si scopava le
comparse nella sua roulotte, lo sceneggiatore si credeva una specie di genio.
Insomma, stata unesperienza fallimentare sotto ogni punto di vista. E questa,
amica mia, la storia di come ho sacrificato gli anni migliori alla tuttaltro che
innovativa serie televisiva Voil Pierre.
Il gatto parlante francese! aggiunge trionfante Leighton. Tutti insieme!
Sacre bleu! esclamiamo in coro.
Ed anche il motivo per cui sono fuori dal mondo dello spettacolo, conclude
Deena.
Allora perch continui ad andare a lezione? le chiede Leighton con aria ironica,
e intuisco che conosce gi la risposta, ma mi avvicino, perch io non la so, ed
una domanda che mi sono posta spesso anchio.
Perch, Leighton, mi resta ancora una mossa da fare, una sola a cui tengo
davvero, un ultimo sogno che ancora non hanno infranto, e non lascer questo
mondo terribile senza averlo realizzato.
Diglielo, Dee, la incita Leighton con un sorriso. Raccontalo a Franny.
In questa citt non c attore con un briciolo di talento che non abbia sul suo
curriculum unesperienza che io non ho. E non ho intenzione di gettare la spugna
finch non la otterr anchio.
Che cosa? le chiedo.
Una parte in un telefilm per il quale sarei perfetta, senza ombra di dubbio. Fa
un respiro profondo e strizza gli occhi, poi dice, lentamente e studiatamente: Non
moller, finch non otterr una parte nel mio telefilm preferito: Law & Order.
Non hai mai recitato in Law & Order? replico sorpresa. Ma saresti
Lo so. Ho persino un po di sangue irlandese e italiano nelle vene. Chi conosce
gli sbirri e i criminali meglio di me?
E allora perch non hai fatto un provino?
Gli attori conosciuti per aver recitato in un ridicolo telefilm il cui protagonista

principale era un animale parlante a volte fanno fatica a essere presi sul serio.
Ma stato otto anni fa! protesto, indignata.
La cosa buffa di questo mestiere, dice con una nota triste nella voce, che
non puoi sapere in anticipo come andranno le cose.
Alla fine siamo gli ultimi a uscire dal locale. Ci incamminiamo lungo la
Quarantaseiesima Strada, Deena da una parte, io dallaltra e Leighton al centro,
proprio come quando eravamo seduti al bancone. Barcollo leggermente. Laria pi
mite, ora, e mi sento euforica.
Vi adoro, ragazzi, proclamo, trattenendo a stento le lacrime, e Deena mi
abbraccia forte.
Cavoli. Non reggi lalcol, eh? dice, stringendomi a s.
Be, anchio vi adoro, ragazze, un dato di fatto, aggiunge Leighton. Deena,
luce dei miei occhi, andiamo a casa.
tardi, tesoro, osserva Deena, rivolta a me. Prendi un taxi, vero?
Pu essere pericoloso andare in metro fino a Brooklyn a questora. Dovrei
chiamare un taxi, ha ragione, ma mi vergogno troppo per dirle che ho soltanto otto
dollari in tasca, e probabilmente meno di venti sul conto, quindi non posso
nemmeno andare a prelevarli. Domani sera prender le mance e un anticipo sullo
stipendio, e li porter direttamente nella parte pi schifosa della Quinta Avenue a
Brooklyn dove mi cambieranno immediatamente lassegno a prezzo di una
commissione mostruosa. Non posso aspettare il tempo che impiega la banca per
liquidarlo o la bolletta della luce andr in mora. Jane la mia migliore amica, ma
una bolletta non pagata la rende una persona molto pericolosa.
Senza aspettare una risposta, Deena mi infila dolcemente in mano una banconota
da venti dollari e ferma un taxi.
Me li restituirai la prossima volta. Fatti sentire, questa settimana, daccordo?
Facci sapere come va.
Mentre mi rannicchio sul sedile posteriore e saluto dal finestrino, Leighton grida:
Mi dispiace per la tua sbornia! e Deena mi manda un bacio.
Do al tassista il mio indirizzo e, anche se brontola per la lunghezza del tragitto
fino a Brooklyin, alla fine accetta di accompagnarmi e ci avviamo lungo la Nona
Avenue. Le insegne al neon che a volte sembrano brillare troppo grandi e desolate
ora mi paiono accoglienti e amichevoli. Stasera ammiccano allegre, quasi
allunisono, come se volessero festeggiare, contente che abbia deciso di restare.

A CASA, salgo furtiva le scale cercando di fare pi silenzio possibile, ma poi mi


ricordo che Jane ancora al lavoro. Mi tolgo le scarpe in salotto, per non disturbare
i vicini del piano di sotto, ed entro in cucina in punta di piedi, indugiando davanti
alla camera da letto di Dan. Appoggio lorecchio alla porta, cercando di capire se
ancora sveglio. Spero di s. Non sono ancora pronta per andare a dormire. Voglio
raccontare le novit a qualcuno.
Come se mi avesse letto nel pensiero, luscio si spalanca e balzo indietro appena
in tempo per evitare di essere colpita in pieno viso.
Ma non Dan. Davanti a me, con un cerchietto per capelli in tartaruga e
laccappatoio rosa bordato di verde che sempre appeso dietro la porta del bagno,
c Everett.
Lei sobbalza.
Oddio! esclama, portando una mano al petto, e per un istante penso che
possa davvero perdere i sensi.
Scusa, sono soltanto io, dico, cercando di darmi un contegno.
Sorrido a Everett, ma dentro di me sto morendo dalla vergogna. Non ho visto la
sua Chanel al solito posto, sul tavolo del salotto. in pelle trapuntata blu scuro e
ha una catena doro al posto della tracolla. Mi ha detto che gliela hanno regalata i
suoi genitori per la laurea. Di solito la lascia sul tavolo, sopra un tovagliolo aperto.
Quella borsa mi ha sempre affascinata, perch per quanto ne so loggetto pi
costoso che abbia mai visto cos da vicino, ma la faccenda del tovagliolo un po mi
infastidisce, come se Everett insinuasse che abituata a ben altri standard di
igiene.
Eppure una ragazza adorabile e voglio che si senta a suo agio. Vive a
Manhattan e non dorme quasi mai qui a Brooklyn, perch lavora in centro e deve
cominciare presto tutti i giorni.
Scusami, ripeto. Vi ho svegliati?
Oh, no. Dan dorme come un ghiro, ma domani ho una riunione importante e non
riesco a chiudere occhio. Bevi una tazza di t con me?
Non sono unassidua consumatrice di t e non sapevo che ne avessimo, nella
nostra credenza semivuota. Devessere stata lei a comprare il barattolo rosso
dallaria esotica che sta prendendo da uno dei ripiani pi alti della cucina.
affascinante guardarla mentre versa lacqua bollente dalla teiera. Sono incantata
dalla semplicit con cui maneggia il colino che contiene le foglioline, rapita
dallanello di fidanzamento che scintilla sulla sua mano. Chiss se se lo toglie e lo

posa su un tovagliolo, la sera prima di andare a dormire.


Latte o limone? mi chiede.
Ehm, latte.
Abbiamo la stessa et, ma qualcosa, nei suoi modi formali, mi costringe a
sedermi composta sul divano, come se fossi ospite di una vecchia parente, e non
nel mio salotto, a Brooklyn.
Allora, Franny. Si cala il cerchietto sugli occhi e lo rimette al suo posto dietro
le orecchie, scostando una ciocca inesistente dalla fronte. Come va con la
recitazione?
Non so bene come spiegarglielo in modo che possa comprendere. Cosa posso
dirle? Oh, bene, grazie, oggi andata alla grande, ma ho paura di non essere
abbastanza brava, paura di non diventarlo mai.
Bene, grazie.
Cala il silenzio, mentre sorseggiamo il nostro t.
Sono appena stata a vedere Il fantasma dellOpera con la mia famiglia,
prosegue lei. Lhai visto?
No.
Ah, meraviglioso. Che magia! C un lampadario gigantesco che spunta dal
nulla. bellissimo.
Immagino di essere nel cast dello spettacolo e di essere costretta ad ascoltare
le persone che parlano del lampadario come della loro interpretazione preferita.
Sono senza parole. Poi mi ricordo che ha detto di avere una riunione, lindomani.
Ah, proprio stasera ho scoperto che avr una serie di appuntamenti con alcuni
agenti, butto l, cercando di riempire il silenzio.
Oh, gli appuntamenti! commenta, come certe persone potrebbero dire: Oh, il
gelato! Oppure: Oh, diamanti gratis!
S. Due, per la precisione. Due appuntamenti.
Ahh. Due appuntamenti? Per il tuo lavoro? positivo, vero?
S, io Mi hanno chiamato due agenzie, stasera. Per gli incontri dobbiamo
ancora fissare gli orari, per.
Everett annuisce ma ha laria preoccupata, come se diffidasse.
cos difficile, non trovi? dice, sospirando e scuotendo la testa con aria
mesta.
Davvero difficile, s. Cio, in che senso?
Everett guarda il soffitto come se si fosse accorta per la prima volta della sua
esistenza e batte le palpebre. Ha un profilo tagliente, il corpo una sequenza di
spigoli. C qualcosa di cos regale ed essenziale, in lei. Non riesco a immaginare
che possa ridere sguaiatamente o scoppiare a piangere in preda a una crisi di nervi.
Non parla, indugia, e un non so che nei suoi modi mi dice che abituata a far
aspettare la gente. Mi chiedo cosa si provi a non doversi mai preoccupare di
riempire il silenzio. Alla fine i suoi occhi si posano di nuovo su di me.
Be, nel senso: detto tra noi, quando ti ascolto, mi viene in mente anche Dan, e
francamente mi preoccupo. Lui sgobba, proprio come se avesse un lavoro vero, ma
come faccio a saperlo? Otterr mai qualche risultato? Come si fa a restare in

attesa che qualcun altro riconosca e premi i tuoi sforzi? Come si convive con
questa incertezza?
Non lo so. Si fa e basta, credo. Non c altra soluzione, se non quella di stare a
vedere, finch ce la fai.
E quando capisci che arrivato il momento di gettare la spugna? Nel caso di
Dan, nessuno gli sta dicendo un no vero e proprio, ma nessuno gli sta nemmeno
dicendo di s. in una specie di enorme vuoto, no?
S, credo di s.
Everett non mi sta raccontando niente che non abbia gi pensato, ma c
qualcosa di deprimente nella sua descrizione, qualcosa di cos poco rassicurante nel
suo tentativo di essere comprensiva.
Nel mio lavoro, prosegue, tra fusioni e sinergie, abbiamo avuto un vero
boom. Gli LBO sono ancora le fondamenta del business, ovviamente, ma
lincremento dei flussi del capitale globale si sta concretizzando sotto forma di
entrate ancora pi consistenti. Viviamo in un momento di grande euforia. E con una
sostanziale sicurezza. Lavoriamo sodo, e alla fine della giornata otteniamo un
guadagno quantificabile o, a volte, una perdita; ma guardiamo gli stessi numeri e
sappiamo di aver fatto qualcosa di concreto. reale, non so se mi spiego.
Annuisco con forza, per farle capire che sono daccordo con lei, ma, a dire il
vero, il mondo di Everett non mi sembra pi quantificabile del mio, e lunica
immagine che si materializza davanti ai miei occhi una serie di numeri che
danzano allegri su uno schermo di computer mentre enormi banconote piovono dal
soffitto a fine giornata. La mia mente incomincia a vagare, lontana.
Everett si avvicina, infervorata, e mi sforzo di concentrarmi sulle sue parole, ma
sono distratta dal suo anello, dal modo in cui cattura la luce, e dalle sue unghie.
Sono cos lisce, lucide e levigate. Esiste uno smalto che imita il colore naturale
delle unghie? O una base trasparente, e allora la carne sotto a essere cos
incredibilmente rosa? Qual lo scopo? Far vedere che ha messo lo smalto, o dare
lillusione di non portarlo? Usa lo stesso colore anche per le unghie dei piedi, o
mette colori pi audaci? Nel suo mondo, abbinare il colore dello smalto di mani e
piedi considerato elegante o pacchiano?
Lo pensa davvero, sta dicendo.
Merda. Ho perso il filo della conversazione. Non ho idea di quel che mi sta
dicendo. Scusa, dicevi?
Dan. Pensa che tu abbia un vero talento.
Sul serio?
S. Mi ha detto che una volta hai girato uno spot pubblicitario, se non sbaglio. E
dopo essersi trasferito qui ti venuto a vedere a teatro. A Broadway, credo. O era
Off-Broadway? Mi ha detto che interpretavi due ruoli: quello di una psichiatra e un
altro, una governante francese, mi pare.
Una cameriera inglese. andato in scena due sere. Non lo definirei nemmeno
Off-Broadway. Off-Off-Broadway, piuttosto.
S! Esatto! Mi dice sempre che non ti aveva nemmeno riconosciuta nei panni
della cameriera, perch eri cos diversa. Lo hai davvero colpito. il tuo primo

ammiratore. Il primo di una lunga serie!


Everett sembra compiaciuta, come se mi avesse fatto un regalo, come se ora
potessi cominciare la collezione dei miei ammiratori, fino a diventare la beniamina
del pubblico.
Be, grazie per avermi tenuto compagnia, conclude, posando la tazza con un
leggerissimo tintinnio. Mi sono divertita un sacco. Avevo una gran voglia di
conoscervi meglio. Siete cos carine con il mio Dan. Ti lascio il numero del mio
ufficio. Se una volta passi dalle mie parti, possiamo pranzare insieme.
Sorrido, anche se mi colpisce la scelta dellespressione. Forse quelli delle banche
pranzano mentre il resto del mondo mangia.
Che buffo, sospira Everett mentre si alza dalla poltrona. Quando Dan e io ci
siamo conosciuti a Princeton, stava studiando medicina. Stava intraprendendo una
carriera vera. Ma poi ha rinunciato a tutto, e per cosa? Dovremmo lasciarci alle
spalle certe esperienze, non credi? Tipo tagliare i capelli troppo corti per capriccio,
o fare il giro dEuropa con lo zaino in spalla.
Nellappartamento di Frank le luci sono spente da ore. Dovrei dormire, ma sono
sveglia come un grillo. Ho rivissuto lo spettacolo di fine anno in ogni singolo
particolare, ma per qualche ragione ora sto pensando a Dan ed Everett a letto
insieme. A dire il vero, non so come, non riesco a immaginarli, per quanto mi
sforzi. quel cerchietto: fatico a immaginare Everett con il cerchietto di tartaruga.
Continuo a vederla mentre entra nel letto, si accoccola accanto a lui, mormorando
Ti amo nel buio. E magari Dan si sveglia, si gira e ripete le stesse parole, ma
rivolto a me.
Fuori passa unambulanza, a sirene spiegate, e spalanco gli occhi.
Rivolto a lei, volevo dire. Mormora Ti amo a lei.
Anche se nessuno sa cosa stavo pensando, arrossisco. Non so perch ho questa
assurda fantasia in cui porto un cerchietto che non mi appartiene e una persona
che non mi interessa per niente mi dice che mi ama. Forse mi manca Clark.
Magari domani lo chiamer per dargli la buona notizia. Tempo fa mi ha lasciato
un messaggio in segreteria, ma continuo a rimandare, non so perch. Forse dovrei
aspettare un altro po. Si sentirebbe peggio, se gli racconto del mio piccolo
successo? Avvicinarmi al mio obiettivo, implica che mi sto allontanando da lui.
Aspetter, penso, e per una volta, invece di essere assalita dallansia, allidea dei
sei mesi che ancora mi restano mi concedo un pensiero sfrenato.
C ancora tempo.

CI sono due nuovi messaggi.


Biiip
Frances, sono io, tuo padre. Quello che abita in Connecticut. Te lo dico nel caso
in cui le tue lettere, che sono sicuro tu mi abbia mandato, siano state recapitate a
un altro padre in un altro Stato. Ti ho spedito lassegno. Non preoccuparti per i
soldi. Non li rivoglio. Per chiamami prima che incominciamo a leggere Ring
Lardner, marted, daccordo?
Biiip
Franny, ehm, ciao ( fruscio di fogli). Sono James. Franklin (rumore come se
esalasse una boccata di fumo, o avesse il fiatone). Eh, senti. Pensavo be, perch
non ce ne andiamo tutti a bere qualcosa, un giorno di questi? Cos, tutto qui.
Biiip
Le cose stanno finalmente girando per il verso giusto. Ho ottenuto la parte per la
pubblicit del detersivo, ho fissato i due appuntamenti con le agenzie e ho ricevuto
una telefonata da James Franklin, anche se il contenuto era piuttosto vago. Ma che
importa: la sua irresistibile voce roca sulla mia segreteria telefonica e non trovo
la forza di cancellare il messaggio. Lho ascoltato allo sfinimento, poi ho deciso di
interpellare Jane per decifrarlo.
Mi chiede di uscire, vero? le chiedo dopo averle fatto ascoltare la
registrazione per la terza volta.
Jane scuote la testa. Ha detto: Perch non ce ne andiamo tutti a bere
qualcosa? Non vuole uscire con te.
Perch chiamarmi, allora? Secondo me il suo modo di invitarmi fuori.
Tutti significa: ti ho chiesto il numero di telefono perch sei carina, ma sto
con una, quindi sto raccontando a me stesso una balla colossale e cio che mi
sono fatto dare il numero perch mi interessa la tua amicizia e con questo
messaggio ti sto invitando a uscire, un giorno di questi, con me e la mia ragazza;
cosa che non accadr mai, ma mi fa sentire un po meno stronzo per averti
tampinata. Tesoro, ha detto tutti. Adesso possiamo cancellare il messaggio?
Ricordati cos successo laltra volta.
Per lo spot del Niagara, lagenzia Brill aveva fatto i salti mortali per contattarmi,
perch n io n Jane ci eravamo accorte che il nastro della segreteria telefonica
era pieno. Cos avevo deciso di utilizzare quel servizio in cui ti assegnano una

persona che prende le tue chiamate, come se avessi un vero ufficio e un


assistente. Allinizio era elettrizzante comporre il numero per sapere se cerano
nuovi messaggi. Ma dopo qualche giorno e niente in vista, mi era parso di cogliere
una nota di compassione nella voce delloperatore, cos avevo chiesto a Dan di fare
una telefonata, per avere almeno un messaggio da ascoltare.
Ma cosa devo dire? aveva chiesto con aria perplessa.
Quello che ti pare, gli avevo risposto. Fingi di dovermi contattare per
qualcosa. Qualcosa di credibile, ma non banale.
Mi sentirei pi tranquillo se avessi pi chiari i parametri di questo incarico,
aveva commentato con aria pensierosa.
Dan, sono in ritardo. Prendi il titolo di una pice e inventati il nome di un
teatro. Nessuno dar un voto alla tua prestazione, va bene? Voglio soltanto che
quel tizio pensi che ho una vita. Anche se sembrava agitato, sapevo che avrebbe
gestito la situazione con la stessa precisione con cui affrontava lo studio, quindi il
mattino dopo, quando avevo composto il mio numero, ero piuttosto fiduciosa.
Risponde il numero di Frances Banks, aveva esordito la voce.
Salve, sono io in persona, avevo risposto con sussiego. Ci sono messaggi per
me?
S, signorina Banks. Ha ricevuto una telefonata per una parte.
Fantastico! avevo esclamato con il piglio disinvolto di unattrice che riceve
proposte pressoch quotidiane. Mi pu dare tutte le informazioni?
Si tratta della parte di Martha in Chi ha paura di Virginia Woolf?
Sono troppo giovane, per quel ruolo, ma almeno Dan mi aveva dato una parte da
protagonista. Oh, meraviglioso! La cara vecchia Martha, avevo commentato con
calore. Magari loperatore avrebbe pensato che avevo interpretato quel ruolo decine
di volte. E forse avrebbe cambiato tono con me.
AllOld Horse Theater di Princeton, nel New Jersey, aveva aggiunto. Sbagliavo
o cera una nota di sarcasmo, nella sua voce?
Perfetto, grazie. Allaltro capo del telefono era calato il silenzio. Ha altre
informazioni da darmi?
Ecco, non sono affari miei, ma non ne ho mai sentito parlare, cos ho fatto una
ricerca e sembra che non esista nessun teatro con quel nome.
Ricerca? Come? Dove? Aveva passato al setaccio lo Stato del New Jersey
cercando di smascherare linganno? un teatro piccolo, risposi in tono indignato.
Piccolo, ma molto rispettato.
Certo, se lo dice lei. che abbiamo lelenco completo dei teatri stabili, e
relative categorie, e non lho visto da nessuna parte.
Ops. Un elenco completo e relative categorie? Non lo sapevo.
S, ma questo nuovo. E recentemente hanno aggiunto una categoria in pi, sa,
per per i teatri davanguardia, avevo aggiunto poco convinta, per poi riagganciare
bruscamente.
Il giorno dopo avevo annullato il servizio e io e Jane ci eravamo ripromesse di
tenere la segreteria sgombra.
Per non ho intenzione di cancellare il messaggio di James. Non ancora.

Dovevo iscrivermi al sindacato degli attori, ma per farlo avevo bisogno di pi di


mille dollari. Puoi lavorare una sola volta senza tessera, poi sei obbligato a
prenderla, e io stavo per girare il mio secondo spot. Dato che sul mio conto cerano
solo ottanta dollari, avevo telefonato a mio padre per chiedergli di mandarmi il
denaro necessario attraverso la Western Union. Aveva accettato, ma cera voluto
un po per fargli capire perch dovevo tirar fuori mille dollari per lavorare.
Perch non puoi pagare il sindacato dopo aver incassato il tuo compenso?
Non posso lavorare, finch non sono iscritta.
Per sanno che hai fatto il provino per la parte, anche se non sei iscritta.
S.
E sanno che sarai pagata, perch quel provino era per un lavoro di loro
competenza. E adesso sanno che devi iscriverti, perch hai ottenuto la parte.
S.
Sanno che riceverai il tuo compenso, ma non aspetteranno che tu riceva il
denaro per pretendere di essere pagati?
Pap, esatto.
E io che credevo che Marx fosse complicato.
Ero stata anche costretta a domandare un giorno libero al locale. Era gi il
secondo ed Herb mi disse che avrei dovuto fare attenzione a non chiederne altri
per almeno un mese, o avrebbe pensato che non prendevo il mio lavoro sul serio.
Quel pomeriggio avevo ricevuto il fax con lorario e il luogo dellappuntamento, e
quando avevo visto il mio nome in cima allelenco del cast avevo sentito un tuffo
al cuore. Sotto la dicitura RUOLO cera scritto Moglie. Nello spot pubblicitario
per Sallys Wear House, ero indicata come Ragazza col maglione n. 3. Non vedo
lora di interpretare qualcuno con un nome vero.
La sveglia suona alle quattro e mezzo del mattino, e per un istante penso che ci
siano i ladri.
Chi ? dico nelloscurit. Poi mi ricordo.
Sono pronta a tempo di record e corro a prendere la metro. Mi siedo accanto a
passeggeri con gli occhi gonfi di sonno, in un vagone pi silenzioso del solito. Tra la
Settantaduesima e Broadway scendo e faccio un isolato a piedi verso il parco,
prima di accorgermi che sto andando nella direzione sbagliata. Torno velocemente
indietro, senza aspettare che i semafori diventino verdi, destreggiandomi tra le
auto. Il traffico non troppo intenso e il sole ancora basso in cielo. Supero alcuni
furgoni, circondati da coni arancioni e cartelli attaccati ai pali della luce che dicono:
DIVIETO DI PARCHEGGIO: RIPRESE CINEMATOGRAFICHE.
Devessere il set, il mio set. Una ragazza robusta con un enorme berretto di
pelliccia col paraorecchie ferma accanto ai furgoni, intenta a parlare in un walkietalkie.
Ciao, scusa, dico. Cosa ci fate, qui?
Reclamizziamo una maionese, mi risponde burbera.
Sono nel posto sbagliato. Com possibile? Com possibile che girino due spot

diversi nello stesso luogo?


Cio girate una pubblicit per una maionese? preciso per sicurezza.
S, risponde come se fossi dura dorecchi. Buongiorno. E mi d le spalle.
Faccio il giro dellisolato di buon passo, guardandomi a destra e a sinistra, e
incomincio a sudare. Non ci sono altri posti che abbiano laria di un set. E in
agenzia non ci sar nessuno che possa aiutarmi. Non ho lorologio, ma sono sicura
di essere in ritardo, ormai.
Alla fine torno al punto di partenza, dove alcuni ragazzi massicci stanno
scaricando da grossi camion cavi elettrici e borsoni.
La ragazza col berretto di pelliccia ancora l, adesso sta fumando una sigaretta
mentre chiacchiera con un tipo che indossa un cinturone di cuoio a cui attaccato
un walkie-talkie. Quando mi vede, mi guarda con diffidenza.
Uff sento che dice a mezza bocca.
Mi viene voglia di proseguire. Non voglio parlarle di nuovo. ovvio che pensi di
avere di fronte una mezza squilibrata con la fissa per la maionese. Ma ho bisogno
di aiuto.
Salve, scusami, sono di nuovo io. Lo so che qui fate lo spot di una maionese,
ma sono unattrice e mi aspettano per girare la pubblicit di un detersivo per
lavatrici, il Niagara. Il set dovrebbe essere nei paraggi. Ho pensato che magari vi
conoscete tutti e
La sua espressione cambia completamente e butta la sigaretta a terra. Ti
stanno cercando, dice il tipo con il walkie-talkie alla cintura.
Oh, merda! esclama la ragazza. Mi dispiace. Credevo che fossi Ciao, sono
Mavis, lassistente dellassistente. Ti accompagno alla tua roulotte. Hai bisogno di
una mano con la borsa?
Mi precede, senza smettere un attimo di parlare.
Mi dispiace, di solito lavoro in produzioni con, be, attori famosi, non che tu non
lo sia Merda, comunque, dobbiamo sempre rispondere cos quando la gente chiede
cosa stiamo girando, dobbiamo dire che una pubblicit di maionese, perch non
interessa a nessuno chi interpreta uno spot del genere, e cos quelli se ne vanno e
non restano a gironzolare e a fare domande e a cercare di vedere Russell Blakely,
per dire, ma avrei dovuto Sullelenco del cast il tuo personaggio indicato come
Moglie e, senza offesa, mi sembri troppo giovane per la parte; cio, sono sicura
che lo farai in modo perfetto, per
Mentre continua a blaterare, mi accorgo che sto provando una sensazione
completamente nuova, qualcosa che non riesco bene a definire. Ero completamente
intimidita da Mavis col berretto e il walkie-talkie, ma ora cambiato tutto e lei mi
sta chiedendo scusa, cercando di farmi sentire a mio agio. Mi sta trattando come
se fossi una persona importante, come se fosse alle mie dipendenze. Non ho mai
avuto qualcuno a mia disposizione e non voglio che Mavis si senta come mi sono
sentita io dieci minuti fa.
Ecco, questa la tua roulotte. Per il trucco e i capelli devi andare nellaltra, la
vedi quella grande laggi? Ti mando subito qualcuno dal guardaroba con i vestiti di
scena, dir che sono stata io a farti arrivare in ritardo, colpa mia al cento per

cento e spiegher al regista che


Mavis, la interrompo fermandomi davanti alla porta.
S? risponde strizzando gli occhi al sole, il viso semicoperto dalla tesa del suo
berretto.
Questo il mio primo lavoro vero. Non so niente. Per esempio, non ho idea di
cosa faccia unassistente dellassistente.
Mavis mi sorride e sembra rilassarsi. lassistente dellassistente regista. In
pratica ti dico dove andare e quando, e devo assicurarmi che la tua giornata
proceda liscia, senza grane di alcun genere. Ti va un caff?
Mmm, certo. Dove lo trovo?
Te lo porto io.
No, no, non preoccuparti, mi arrangio. Non voglio contrariare di nuovo Mavis.
Okaaaay. che ti aspettano subito al trucco ed piuttosto complicato
spiegarti dov il servizio bar. Ci penso io. A meno che non so magari hai
qualche gusto particolare e pensi che non possa farcela a preparartelo?
Sto solo cercando di essere gentile, perch non mi sognerei mai di chiedere a
uno sconosciuto di portarmi un caff, ma a quanto pare Mavis sembra prenderla
come un affronto. Non capisco dove sbaglio. Questo ambiente ha regole diverse da
quelle del mondo in cui ho vissuto finora. Chiss se le imparer mai.
No, niente di speciale. Direi che, ecco, latte e zucchero vanno benissimo,
grazie.
Nessun problema, replica Mavis, con un tono che fa pensare allesatto
contrario.
Entro nella roulotte guardaroba, vicino alla mia, e sono sempre pi confusa. Ci
sono due enormi rastrelliere, una piena di pantaloni kaki, laltra con trenta o
quaranta camicette azzurre, pi o meno identiche.
Oh aspettate aspettate altre persone? chiedo a una ragazza dallaria
infastidita. Lei mi guarda come se avessi detto qualcosa di molto strano.
Cosa? Oh, per questi? Noooo. Sono tutti per te.
Ma non sono tutti uguali? domando ridendo.
No, anzi, direi che un bellassortimento, ribatte sostenuta, come se non ci
fosse nulla di cui ridere. Sono Alicia, a proposito, la costumista.
Mi chiedo come possa sentirsi visto che, nel mio caso, il suo lavoro si limiter
alla scelta di una camicetta azzurra e un paio di pantaloni kaki.
Mi dispiace che siano molti capi, ma non conoscono la differenza tra uno
spigato e un gabardine, figuriamoci se provo a proporre accessori come le ghette o
qualcosa che abbia stile. Comunque, dovremo provarli tutti. Il cliente ha le idee
molto chiare in merito a quello che vuole. Ho insistito perch prendesse in
considerazione anche i jeans, ma non voleva niente di troppo metropolitano.
Non so chi sia questo fantomatico cliente, ma temo gi la sua opinione su me
e la sua condanna senza appello dei jeans. Quindi provo docilmente una sequenza
infinita di pantaloni e fingo di essere daccordo con Alicia, che li trova tutti

differenti luno dallaltro.


Alla fine ne individua un paio di suo gradimento, che per mi va stretto in vita.
Perfetti. Facciamo una foto anche con questi addosso. Forse sar necessario
aprirli un po dietro. Non dovreste imbrogliare con le misure, ragazze, aggiunge. Si
sforza di sorridermi, ma avverto un apunta di irritazione.
Non ho imbrogliato, replico il pi gentilmente possibile. Almeno, non credo.
Be, che taglia hai dato, in pollici?
Non sapevo si misurasse in pollici.
Be, per i pantaloni funziona cos, adesso. Probabilmente lequivoco nato da l.
Non preoccuparti. Starai seduta per la maggior parte del tempo, per fortuna, quindi
potremo improvvisare. Come ti dicevo, possiamo aprirli un po, se occorre.
Non posso credere che voglia rovinare un paio di pantaloni nuovi soltanto per
farmi stare pi comoda un paio dore. E mi sento in colpa a causa delle mie forme.
Qual la taglia giusta da portare? In pollici, intendo.
Alicia riflette un istante, poi decide che vale la pena istruirmi. Prende fiato. Be,
io di solito lavoro per il cinema. Pausa a effetto.
Oh, dico, senza sapere come proseguire.
Lultima volta, con Cordelia Biscayne. Inarca un sopracciglio.
Caspita. Cerco di sembrare colpita il pi possibile.
Gi. Ero una delle assistenti della costumista. Ma, tornando a noi, bisogna dire
che Cordelia proprio una bambolina, e porta una ventisei, o ventisette. Tu
probabilmente indossi una ventinove, o trenta. Quindi, prosegue comprensiva,
non starci troppo male: hai un bel personale e non tutte possono aspirare a
essere Cordelia Biscayne, ti pare? Per comunque un modello a cui tendere.
Tra gli obiettivi che mi sono prefissata, non mi mai passato per la testa che
potessi essere tanto precisa, che potessi ambire a una meta davvero misurabile.
Forse cos che ragionano le persone arrivate. Mi chiedo se la differenza tra il
successo e il fallimento possa essere quantificata da una taglia di pantaloni. Be,
non mi lamento, potrei dire, ma mi mancano ancora tre pollici per raggiungere la
vetta. Penso alla fatica che ho fatto per entrare in una ventinove. Non oso
immaginare alle rinunce che dovrei fare per arrivare a una ventisei. Ma trovo
giusto, in fondo, che le Cordelia Biscayne di questo mondo siano diverse da noi, e
in qualche modo irraggiungibili.
Tre pollici o trecento per me non fanno differenza, oggi.
Ciao, sono Carol, la truccatrice. Hai delle allergie o delle preferenze di cui
dovrei essere al corrente?
Sono seduta davanti a uno specchio enorme, in mezzo a una parete di specchi,
incorniciati da decine di lampadine fluorescenti. Al bagliore accecante dei neon il
mio viso non sembra lo stesso che ho a Brooklyn. Mi domando quale dei due sia il
mio vero volto.
Mmm, no, non credo, rispondo. Chiss se, col tempo, avr anchio delle
preferenze in fatto di trucco, e quali saranno. Spero di fare questo lavoro

abbastanza a lungo da svilupparne alcune, in modo da non sentirmi cos


impreparata di fronte a queste domande.
La truccatrice alza un interruttore accanto alla sua postazione e si accendono
altre cento lampadine.
Caspita, non pensavo di avere cos tante lentiggini. Non riesco ad abituarmi
alla nuova faccia che riflette lo specchio.
Vediamo. Carol inforca gli occhiali attaccati a una catenina intorno al collo e
avvicina il viso al mio. Resto immobile, come se fossi davanti allocchio attento di
un dottore. Be. Hai un po di lentiggini, vero. Ma non si notano troppo. Non sono
un problema, uniformo il colore della tua pelle, se vuoi. Sospira. Non penso di
piacerle.
Va bene, fantastico. Come credi. Grazie.
Vuoi una rivista? mi chiede.
Oh, s, certo. Grazie ancora.
Non capisco se sia scorbutica di natura o per colpa mia. Sfoglio il National
Enquirer. Michael lartista pi ricco dopo Elvis! Spese pazze per Cordelia
Biscayne! Il dramma di Candice Bergen! Vorrei avere qualcosaltro da leggere.
Questa roba mi nausea.
Ci sono cos tante persone da conoscere, penso leggendo le lettere damore di
Lady D. Moltissimi nomi. Come far a ricordarmi i nomi di tutti quelli che
incontrer in un solo giorno? Ma non sar scortese non provarci nemmeno? Mavis,
Alicia, Carol, ripeto dentro di me. Mavis, Alicia, Carol.
Preferisci farlo da sola? Alzo gli occhi dalla rivista e vedo Carol che mi agita
davanti al naso uno strano oggetto metallico. Non ho idea di cosa sia n di come
dovrei usarlo.
Scusa a che serve?
Mi guarda da sopra le lenti degli occhiali, sorpresa. Non ne hai mai visto uno?
No.
Impossibile. un piegaciglia! Sono sicura che tua madre ce lha.
Mia madre potr anche averlo avuto, vero, ma nel periodo in cui avrei potuto
essere interessata a un oggetto del genere, lei non cera pi. Non ho alcuna voglia
di spiegarlo a Carol, per.
Oh, certo, probabile, mi limito a dire.
Avvicina lo strumento minaccioso al mio viso, blocca le mie ciglia nella fessura
e stringe forte. Ho la sensazione che mi abbiano preso la palpebra, tirando fino a
rovesciarla completamente, e mi vengono le lacrime agli occhi.
Tutto bene? mi chiede.
S, replico a denti stretti. Vorrei chiederle se posso continuare da sola, ma
temo che mi abbia preso in antipatia e decido di sopportare in silenzio. Le mie
ciglia ora sembrano quelle di una bambola che avevo da bambina, che teneva
sempre gli occhi spalancati anche quando la mettevi a dormire.
il turno della parrucchiera. Ciao, sono Debra. Mi occupo io dei tuoi capelli.
(Mavis, Alicia, Carol, Debra.) una donna di colore sulla cinquantina, con le
fossette, e non per niente scorbutica: Ma guarda che riccioli! Sicura di non

avere qualcuno con la mia pelle fra i tuoi antenati? Scoppia a ridere e mi tocca
una spalla. Non preoccuparti. Ci penso io a domarli.
Miracolosamente, sa il fatto suo. Invece di lisciare le ciocche, prende un
arricciacapelli e trasforma labituale massa crespa e disordinata in una cascata di
onde lucide e regolari.
Piega la testa di lato e guarda il mio riflesso allo specchio. Ecco fatto, dice
avvolgendo un ricciolo intorno a un dito e tirando leggermente. Perderanno un altro
po di volume, prima di arrivare sul set. Sei davvero carina. Mi d un buffetto
sulla testa e incomincia a riporre i suoi strumenti.
Sorrido a lei e la persona allo specchio, quella con il viso e i capelli da star, mi
restituisce il sorriso. Non assomiglia per niente alla Franny di Brooklyn: posso
soffermarmi a guardarla senza trovare mille difetti, come al solito. Forse il trucco
proprio questo: essere sempre travestita, per interpretare qualcunaltra. Solo cos
posso davvero apprezzare me stessa.
Il cliente, alla fine, un gruppo di sette persone, cinque uomini e due donne;
indossano completi eleganti e hanno capelli impeccabili. Capisco a malapena i loro
nomi, quindi non tento nemmeno di aggiungerli al mio elenco. Mi stringono la mano
e si presentano, poi non li vedo pi. Per mi giungono riscontri sul loro entusiasmo,
oltre il monitor, da dove mi stanno guardando.
Il cliente ha adorato questa ripresa, mi dice Bobby, il regista ( Mavis, Alicia,
Carol, Debra, Bobby), e poi: Il cliente mi chiede se potresti sorridere di pi. Sono
seduta e recito le mie battute guardando la telecamera, i pantaloni troppo stretti
tagliati sul di dietro, la camicetta troppo larga trattenuta sulla schiena da un
morsetto a pinza. Davanti ho unaria molto elegante, ma qualsiasi altra
inquadratura rivelerebbe la falsit del mio aspetto, nonch lo sforzo di presentare
unimmagine unilaterale di perfezione.
Bobby sulla trentina, sempre accomodante, con riccioli castani che spuntano
dal berrettino da baseball dei New York Mets. Sembra molto sicuro di s e ha una
bella stretta di mano. Indossa un paio di jeans e una giacca con scarpe da jogging.
Mi dice che di solito lavora nel cinema, quindi queste riprese dovrebbero essere un
gioco da ragazzi.
Le luci non saranno troppo forti, cos le lentiggini non si vedranno. Mi hanno
detto che eri preoccupata. Mi guarda dritto negli occhi, serio, nel modo in cui un
medico potrebbe dire: Lei ha la leucemia.
No, non intendevo Voglio dirgli che si tratta di un equivoco, ma non so come
fare, senza dare limpressione di lamentarmi di Carol, la truccatrice. Decido che
troppo complicato.
Oh, s, grazie.
Ripeto le stesse battute allinfinito, finch non hanno pi alcun significato.
Qualcuno con un cronometro mi prende il tempo e per circa quattro ore accelero o
rallento di un secondo, due al massimo. Riprese di ventotto secondi sembrano
incredibilmente pi lunghe di altre di ventisei. Sorridi di pi, sorridi di meno, piega

la testa di lato, parla alla telecamera come fosse la tua migliore amica, mettici un
po di enfasi, ma senza dare limpressione di voler rifilare una fregatura, non
troppo, non troppo poco, divertiti, divertiti di pi. Alla fine, una combinazione di
velocit, enfasi, entusiasmo o semplice spossatezza li spinge a dire: Ci siamo! Ci
siamo!
Sono confusa, perch so che hanno effettuato diverse riprese: primi piani delle
mie mani e della schiuma del detersivo e del bucato che esce dallasciugatrice. So
che useranno le varie riprese e le assembleranno per trasformarle in uno spot,
quindi non so perch fosse cos importante ottenere proprio quella scena perfetta,
ma mi vergogno troppo per chiedere, come se mostrarmi per la principiante che
sono potesse far loro cambiare idea sul risultato.
Stringo le mani dei clienti e ringrazio, saluto, dico che mi sono divertita, che
anche vero, e una signora dai capelli scuri con un tailleur blu mi dice: Sei stata
fantastica! Mi ricordi un po me alla tua et. Poi si avvicina e bisbiglia: Non
preoccuparti, anchio detestavo le mie lentiggini.

BARNEY Sparks, dellagenzia omonima, aveva risposto di persona alla mia


chiamata. Doveva avere qualche problema con il suo telefono, perch sbraitava
mentre mi dava il suo indirizzo, dicendomi di passare lindomani a mezzogiorno. Il
suo ufficio era dallaltro lato della citt, sulla Quarantesima Strada, dalle parti della
Nona Avenue. Il modo pi sicuro per raggiungerlo era tagliare dalla
Quarantaduesima, che non la mia strada preferita perch piena di prostitute e
locali che promettono peep show di ogni genere e spacciatori sui marciapiedi che
cercano di venderti della sens sensimilla? So che un tipo di droga, ma non so di
cosa sia fatta, e nemmeno se il nome corretto. una camminata estenuante, ma
almeno c un sacco di gente che, per quanto poco rassicurante, vedr quando sar
rapita e obbligata a prostituirmi.
Salgo quattro rampe di scale per raggiungere lufficio. Quando arrivo ho la lingua
fuori. Non ci sono segretarie, nellatrio.
C nessuno? chiamo.
Qua dietro, tesoro! risuona una voce forte e roca.
C una scrivania con una finestra alle spalle e librerie alle pareti, piene fino al
soffitto di copioni e vecchie locandine teatrali. I titoli sono scritti a pennarello sul
margine con un carattere grosso e tremolante, in modo che si possano leggere
anche se sono impilate una sopra laltra. Barney indossa una giacca azzurra e ha
folti capelli bianchi tagliati cortissimi. La stanza impregnata dallodore di sigaro e
polvere, ma un aroma rassicurante. Ho paura di lasciar trapelare la mia
agitazione, soprattutto quando scopro che lunico modo per sedersi nellenorme
poltrona di fronte alla scrivania sprofondarci dentro ed esserne inghiottiti. Resisto
un minuto, cercando di rimanere elegantemente abbarbicata sul bordo, poi mi
arrendo e mi appoggio, ma almeno sembro rilassata.
Frances Banks! grida Barney.
Anche con lapparecchio acustico al massimo, mi spiega, non ha molta
percezione del proprio volume di voce. Non lo fa apposta, ma quando parla, urla. Mi
dice che il suo marchio di fabbrica, e nellambiente lo rispettano per questo.
Frances Banks, ripete. Un nome perfetto! Classico! Banks tiene banco! Lo
vedo gi a caratteri cubitali sullHollywood Reporter. Fa un respiro ansimante,
come ogni volta che costretto a unire pi di due frasi. un rantolo affaticato e,
come la sua voce, estremamente rumoroso. Un nome di classe per una ragazza
di classe. Ma guardati! Sei un vero e proprio ritorno al passato! La ragazza della
porta accanto che assomiglia ad Ava Gardner, peccato tu non abbia le sue forme

Ma cavoli, ho visto il tuo saggio laltra sera. Il punto che ho preferito stata la
caduta.
Sorrido, ma non capisco se mi sta prendendo in giro. una battuta?
No, tesoro. Sono sempre a caccia di imbranati. Mio padre, il grande regista di
Broadway Irving Sparks, diceva sempre: Sanno sorridere tutti quando le cose
vanno a gonfie vele. Ma amo incontrare chi lo fa quando nella merda. Gli ho fatto
da assistente, da giovane, avevo soltanto diciannove anni, e me ne stavo seduto in
ultima fila tra il pubblico di Best Foot Forward, quando una ballerina di fila dai
capelli rossi ha fatto un capitombolo spaventoso. Si alzata subito e ha continuato
a sorridere. Lho aspettata fuori dal camerino per chiederle se voleva che le
chiamassi un taxi, ed cos che io e la signora Sparks abbiamo dato inizio ai nostri
cinquantanni e oltre di matrimonio. Ma senti questa. Ti ho mai parlato di Ruth
Buzzi?
Forse Barney ha dimenticato che questo il nostro primo incontro.
Mmm, no.
Unattrice meravigliosa, una bambola, un talento comico. Sibilo, rantolo,
sospiro, poi: Mi hanno chiamato, una volta, perch cercavano una alla Ruth
Buzzi, e io ho risposto, ho di meglio, posso darvi loriginale! Sissignori, sono
lagente di Ruth Buzzi. Mi risposero che mi avrebbero richiamato. Sto ancora
aspettando, lei non ha avuto la parte, ma una storia vera, e un giorno, mia cara,
cercheranno qualcuno alla Frances Banks, te lassicuro. Ora dimmi, cosa vorresti
combinare, in questo mondo spietato?
passato molto tempo dallultima volta che mi hanno posto una domanda
simile, e allimprovviso mi sento a disagio. Sono in imbarazzo a confessare a un
estraneo, seppur gentile, le mie speranze.
Ti sto facendo una domanda stupida! una tortura raccontare i propri desideri,
quando non li hai ancora realizzati, vero? prosegue. Come fai a sapere cosa
desideri, dico bene?
Scoppio a ridere. Vero!
Comera solito ripetere mio padre, il grande regista di Broadway Irving Sparks:
Da qualche parte bisogna pur cominciare. Quindi inizia da dove vuoi e fammi
capire. Raccontami, qual il tuo sogno?
A dire il vero ecco, vorrei soltanto vorrei lavorare. Con tutta me stessa.
Qui, soprattutto. A New York. A teatro. questo che ho in mente.
Il teatro meraviglioso, sono daccordo con te, anche se credo che tu sia un
volto per il grande schermo, ribatte assestandosi qualche colpetto sullo sterno per
tossire meglio. Il teatro era fantastico ai tempi di Ethel Merman. Lei s che aveva
un cachet stratosferico! Ai nostri giorni, con il teatro non mangi, e nemmeno ti
compri un bellappartamento, ma cavoli! Chi sono io per calpestare i tuoi sogni?
Sono qui per aiutarti.
Provo un moto dorgoglio sentendo i suoi complimenti. Io sono un volto per il
grande schermo il tipo di frase che potrebbe dire Penelope di s, ma che io non
oserei neanche pensare.
Adesso stammi a sentire, tesoro, ho sensazioni positive riguardo a ci che ho

visto quella sera sul palcoscenico e vorrei darti una mano a partire. Quindi. Batte
le mani per sottolineare il concetto, come se avesse appena estratto un coniglio
dal cappello e volesse assicurarsi che il pubblico labbia visto.
Sono sbalordita.
Ha appena detto che vuole lavorare con me. Credevo che sarebbe stato quasi
impossibile sentire una frase del genere nel mio ambiente. Un agente in carne e
ossa vuole rappresentarmi.
Non sar costretta a farlo da sola.
Sono sconvolta.
Ma? Insomma dice davvero?
S, tesoro, davvero. Mio padre, il grande regista di Broadway, Irving Sparks,
diceva sempre: La classe non acqua! E la tua salter fuori, prima o poi. Chi pu
dire quando? questione di tempismo, fortuna e tenacia. Per. Ce lhai. Riconosco
la classe, quando la vedo.
Voglio dirgli che accetto. Con tutta me stessa. Dentro di me, sento che Barney
Sparks lagente giusto. Ma qualcosa mi frena. Sarebbe cos semplice accettare
lofferta e uscire dallufficio con un agente. Forse troppo semplice. Mi guardo
intorno, e le vecchie sceneggiature e le locandine che mi avevano accolto con
calore quando ero entrata, ora mi sembrano accatastate in pile disordinate,
squallide. Il cuoio dei braccioli dellenorme, bitorzoluta poltrona consunto, e
intravedo limbottitura che fuoriesce dalle cuciture, mentre la luce che filtra dalla
finestra sbiadita, come impolverata.
Esito.
Ecco, la ringrazio tantissimo, ma questo il mio primo appuntamento e ed
tutto nuovo, per me, quindi
Quindi ci vuoi pensare. Hai altri appuntamenti. meraviglioso, cara. Chiamami,
quando hai deciso.
Mi alzo a fatica dagli abissi della poltrona gigante e mi sento un po a disagio.
Abbiamo finito, chiaro, ma non voglio andarmene. Non ancora. C qualcosa che
mi trattiene ed esito un istante sulla porta.
Tutto bene, tesoro? sbraita Barney. Hai altre domande?
Oh, no, grazie. Volevo soltanto ringraziarla ancora. Inoltre volevo chiederle se
aveva qualche consiglio da darmi.
Richiesta eccellente. Sono sulla piazza da un sacco di tempo, posso offrirti i
consigli che vuoi. Sai, piccole dritte che do ai miei attori, nel caso accettassi di
diventarlo anche tu.
Tipo?
Mio padre, il famoso regista di Broadway, Irving Sparks, diceva sempre: Non
raccontarti storie sulle parti che non hai ottenuto. Impara da un rifiuto e non
rimuginarci sopra. Guarda avanti.
Oh. Mi sembra giusto.
Inoltre, soprattutto agli esordi, pu essere utile tenere nota delle tue audizioni.
Scrivere chi hai incontrato, come ti sei sentita. Cos andato storto e cos andato
bene. Compra un come si chiama? Mia moglie ce lha. Organista.

Organizer?
Esatto.
Ce lho gi!
Che ti avevo detto? esclama raggiante. E, in ultimo: se dovessi diventare
famosa, non scrivere mai un libro di ricette.
Oh. Va bene.
Non certo un motivo per rescindere un contratto, se hai talento anche per
quello. soltanto una mia piccola fissazione. Gli attori dovrebbero recitare. Non
vendere profumi, o scrivere manuali di cucina.
Daccordo! esclamo allegra. Vorr dire che terr la pasta al forno per me.
Non ho mai cucinato pasta al forno in vita mia, e con un po pi di tempo a
disposizione avrei potuto pensare a qualcosa di pi divertente, ma per qualche
strana ragione Barney Sparks scoppia a ridere: Pasta al forno! Sembra una cosa
orribile!
Il boato ansimante della sua risata mi segue lungo le scale.
Quando arrivo a casa dopo il turno al locale in cui lavoro, verso le due del
mattino, trovo Dan sul divano, con una birra stretta tra le ginocchia, intento a
guardare un film in bianco e nero.
Fammi indovinare: Otto e mezzo? gli chiedo lasciando cadere la mia borsa
sul pavimento davanti allingresso. Sono felice che ci sia qualcuno sveglio, e di non
tornare in una casa buia e silenziosa, dopo una simile giornata.
Complimenti! dice colpito.
Non difficile: devi averlo noleggiato almeno cinque volte nellultimo mese.
Lo so, ribatte con un sorriso mite. Spero di non darvi troppo fastidio,
ragazze. Jane ne ha guardato un pezzetto con me, poi ha rinunciato ed andata a
dormire. Mi ha detto che lultima volta che lo ha visto fino alla fine, ha sognato di
essere inghiottita dal suo cuscino. Ormai finito: ti va di farmi compagnia?
Mi lascio cadere sul divano accanto a Dan e mi sfilo le scarpe cercando di dare
sollievo ai piedi doloranti. Parla di un regista che sta girando un film di
fantascienza, giusto? per questo che ti piace cos tanto?
Be, parla di un regista che in crisi: bloccato, non trova pi lispirazione, ha
perso ogni interesse nei confronti del film che sta girando e la sua vita privata
un disastro. Forse il film di fantascienza dovrebbe alludere alla perdita della
creativit, sta cercando di dare un senso alla sua vita e alla sua arte.
Oh, tutto qui?
S. La solita, vecchia storia della ricerca quotidiana del significato della vita.
Unattrice bellissima con un paio di occhiali dice qualcosa al protagonista,
interpretato da Marcello Mastroianni. Continua a muovere le labbra anche quando la
voce si fermata.
Non in sincrono.
Allepoca i registi italiani doppiavano i dialoghi in un secondo momento, mi
spiega Dan ipnotizzato dalle immagini sullo schermo. E poich non era interessato

a registrare il sonoro dal vivo, Fellini faceva ascoltare agli attori della musica ad
alto volume, durante le riprese, e chiedeva loro di recitare frasi generiche, che poi
sostituiva con i dialoghi veri dopo averli scritti, in un secondo momento. Ecco
perch le loro bocche non coincidono con le parole, ma anche perch i movimenti
sono cos fluidi. Sembra quasi che danzino a tempo di musica.
Che cosa meravigliosa!
Su una spiaggia candida scorrono in processione alcuni personaggi del film,
mescolati a saltimbanchi e clown vestiti di bianco. Poi la scena si sposta su una
pista di circo, vuota, eccetto il bambino che interpreta Marcello Mastroianni da
piccolo, intento a suonare il flauto. Le immagini sfumano e lo schermo diventa
nero. Fine.
Oh, ammiro sconcertata.
La fine dovrebbe alludere al fatto che il protagonista ha accettato se stesso:
mostrandone la guarigione.
Oh, ribadisco.
Lo so. Fellini molto astratto, commenta Dan con gli occhi lucidi. Una volta
lo guardiamo insieme dallinizio.
Volentieri. Gli sorrido, e noto per la prima volta le pagliuzze verdi dei suoi
occhi nocciola. Allimprovviso la stanza sembra troppo buia e silenziosa e ci
ritroviamo seduti troppo vicini, senza il bagliore dello schermo e il sonoro del film
sullo sfondo a tenerci compagnia. Mi alzo velocemente e prendo le scarpe dal
pavimento. Meglio che vada a dormire.
S. Anchio, fa eco Dan, alzandosi e spegnendo la televisione e il
videoregistratore. Aspetta avevi un appuntamento, oggi, vero?
S.
Com andata?
Bene, molto bene, direi. Ma non ho ancora termini di paragone per giudicare e
penso che sia meglio non prendere decisioni affrettate, sai. Quindi credo che mi
prender una pausa e, be, terr aperte tutte le porte.
Mi sento strana, come se interpretassi unattrice consumata che ha lagenda
fitta di provini e appuntamenti e li considera normale amministrazione. Ho adorato
Barney Sparks e vorrei tanto dirlo a Dan, ma guardo sempre con diffidenza ci che
mi d limpressione di essere troppo semplice. Non so bene perch non mi sembra
il momento giusto per dirlo, e non so bene perch non ho colto al volo loccasione
di accettare lofferta di Barney.
Mi sento come un attore italiano in un film degli anni Sessanta, che recita
battute vuote alla telecamera, in attesa di quelle vere.

10

JOE Melville, uno dei pezzi grossi della Absolute Artists, libero soltanto alle tre e
mezzo, venerd. Poi vola a Londra da un cliente e non sar disponibile a ricevermi
prima di due settimane. Almeno questo ci che mi aveva detto bruscamente al
telefono una ragazza con laccento inglese. Non ho intenzione di rimandare. Tra due
settimane potrebbe essere tardi. Joe Melville potrebbe avermi completamente
dimenticata.
Ma mi aspettano al locale per le quattro e mezzo, venerd. Ho bisogno di
lavorare ho bisogno di quei soldi , ma se arrivi in ritardo anche solo di un
minuto Herb ti spedisce a casa e chiama a sostituirti uno di quelli che si tiene
apposta di scorta. un sistema brutale, ma in questo modo si assicura la
puntualit e non mai a corto di personale.
Eppure, penso che Herb potrebbe venirmi incontro, se gli dicessi in che
situazione mi trovo.
Herb, c la possibilit una possibilit molto remota, a dire il vero che arrivi
con qualche minuto di ritardo al lavoro, venerd, perch ho un appuntamento
davvero importante con unagenzia famosa. Di solito non mi vanto mai, ma lui
sensibile a certi argomenti. Gli piace attribuirsi il merito di aver lanciato tutti gli
artisti che si sono esibiti nel suo locale, artisti che ha trattato a pesci in faccia,
ma che poi ricorda con commozione, una volta che sono diventati famosi.
Se sai gi che arriverai in ritardo, devo farti sostituire, Franny, sentenzia
severo.
No, no, non lo so per certo. quello che sto cercando di spiegarti.
Probabilmente non succeder, Herb, si tratta di una possibilit molto remota.
Non posso correre il rischio.
Herb guarda troppi telefilm polizieschi.
Come non detto, sospiro. Non avrei dovuto parlartene. Arriver puntuale.
Ricky! grida Herb al mio collega Ricky, impegnato a riempire i contenitori del
sale e del pepe. Venerd sostituisci Franny.
Herb! Ora sono in preda al panico. Ho bisogno di questo lavoro. No. Lascia
perdere. Non importa. Arriver in orario, lo giuro. Partir con largo anticipo e sar
qui puntuale.
I comici seduti al bar quelli che alzano il gomito hanno seguito la
conversazione e intervengono, insultando Herb e offrendomi una tequila, che
vogliono farmi bere davanti a lui. Sono gli unici a cui Herb permette di comandarlo
a bacchetta, perch sono i pi divertenti e perch non vuole che smettano con

lalcol. Lui cerca di spaventarli facendo la voce grossa e dicendo: Qui comando
io! ma gli esce una specie di squittio che li fa ridere ancora di pi, quindi alla fine
ci rinuncia, e batte in ritirata.
Gli uffici della Absolute Artists sono al trentaduesimo piano di un vertiginoso,
elegante edificio tra la Cinquantaseiesima Strada e la Quinta Avenue, in mezzo a
negozi e appartamenti che non potrei mai permettermi. Vengo da queste parti
raramente, per andare a Central Park, anche se mi piace allo stesso modo il parco
a Brooklyn. Qui le strade sono ampie e gli edifici molto pi alti, ed pieno di
uomini in giacca e cravatta che portano valigette ventiquattrore e attraversano la
strada in modo pericoloso. Mi ci vuole qualche minuto per orientarmi, ma alla fine
individuo ledificio, dove mi registro al cospetto di un custode e scrivo lorario
dellappuntamento e il nome dellagenzia in un enorme libro che si trova
allingresso.
Luomo alza il telefono e dice il mio nome a qualcuno allaltro capo. Sto sulle
spine, mentre attendo di essere ricevuta, come se fossi unintrusa e non una
persona che ha un appuntamento. Mi torna in mente quando, a sedici anni, tentai di
entrare in un locale di East Norwalk con un documento di identit falso. Durante il
viaggio in auto avevo cercato di memorizzare la data di nascita della sorella
maggiore di Joyce Antonio, ma poi il buttafuori mi aveva chiesto a bruciapelo di
che segno zodiacale fossi e mi smascher subito. Ma questo custode non mi
scaccia. Mi porge un cartellino col mio nome stampato sopra e mi d il permesso
di salire.
Lascensore si svuota pi o meno al ventesimo piano, quindi uso le pareti a
specchio per dare una controllata al viso, ai capelli e al look. Indosso un dolcevita
nero, minigonna di lana nera, calze nere e le Dr. Martens. Mi accorgo che la gonna
troppo corta. Cerco di tirarla gi, ma cos facendo scopro qualche centimetro di
pelle nuda allaltezza dello stomaco.
Dobbiamo procurarci uno specchio decente, a casa, penso; uno specchio da
parete che non mi obblighi a salire in piedi sul water per vedere la parte inferiore
del mio corpo.
Forse per questo che non ho lavorato molto, ultimamente. Ho sempre visto
soltanto la parte superiore del mio corpo o quella inferiore; molto tempo che non
mi vedo a figura intera. Forse le due parti non coincidono come credo. E comunque
avrei dovuto comprare qualche vestito nuovo, per lappuntamento. In un negozio
pieno di specchi a figura intera.
Ho bisogno di un nuovo specchio. Ho bisogno di vestiti nuovi. Ho bisogno di una
gonna pi lunga. Dovrei tornare a Brooklyn a cambiarmi.
Le porte dellascensore si aprono.
La reception arredata nei toni rassicuranti di un grigio pastello. Ovunque mi
giri, vedo superfici morbide, accoglienti. La moquette sembra lucida seta dai
riflessi lunari e il divano di camoscio stato spazzolato di fresco. C una lunga
reception dove siedono due degli esseri pi belli che abbia mai visto, anche loro

vestiti di grigio. Il prototipo maschile perfetto sta leggendo una sceneggiatura,


mentre la sua controparte femminile porta un paio di cuffie e conversa con
qualcuno con accento inglese: forse con lei che ho parlato al telefono. Visto che
sembrano entrambi molto occupati, non so a chi rivolgermi, e per un istante li
fisso con aria ebete. Forse lui dovrebbe rispondere al telefono che squilla
incessantemente, anche se in realt qui, in Grigiolandia, i telefoni non squillano
davvero, ma trillano con garbo, a volume molto basso.
Salve, ehm, ecco, io, be, io
Salve, signorina Banks, benvenuta alla Absolute Artists. Il tipo mi sorride e si
alza, emergendo da dietro la reception per stringermi la mano. Con mio grande
sollievo, ha un sorriso sincero e laria amichevole. Mi chiamo Richard; sono il
secondo di Joe. Sostituisco Pamela in prima linea mentre in pausa pranzo.
Avverto Joe che arrivata, nel frattempo gradisce un bicchiere dacqua o un caff,
o magari una tisana?
Sono cos frastornata cos un secondo? E come mai in prima linea? E
perch Pamela mangia alle tre e mezzo del pomeriggio? che allimprovviso non
so pi cosa mi piace bere o se mi piace bere, e nemmeno se ho sete. Quindi non
rispondo, mentre nella mia mente si affastellano mille interrogativi: mi piacciono le
tisane? Dovrei apprezzarle di pi? O magari le respingo per principio, perch sono
salutari? Ma soprattutto, perch ci sto pensando proprio ora? Non il momento per
prendere una decisione definitiva su un argomento cos difficile.
Scotch non ne avete? dico, e avvampo per limbarazzo. Metto una mano su un
fianco con aria disinvolta, cercando di nascondere il mio disagio.
Misericordiosamente Richard mi sorride. Magari. Poi mi fa cenno di seguirlo
lungo un corridoio e mi accompagna in una sala riunioni con un grande tavolo ovale
circondato da dieci sedie.
Joe sar subito da lei. Andr benissimo. Ero tra il pubblico, allo spettacolo, e
sono stato io a dirgli che era fantastica. Mi sorride, mentre chiude la porta alle
sue spalle con un clic.
Laccenno allo spettacolo mi fa ancora sprofondare di imbarazzo. Spero che non
gli abbia raccontato di quella parte. Mi chiedo se la gente continuer a fermarmi
fino alla fine dei miei giorni per chiedermi: Mi scusi, mi pu dire che giorno
oggi? e scoppiare a ridere.
Mi appoggio a disagio alla parete accanto alla porta, senza sapere bene cosa
fare. Forse dovrei sedermi. un modo comune per passare il tempo. Guardo il
tavolo enorme e tutte quelle sedie. A meno che non debba arrivare un gruppo, un
luogo strano, per un appuntamento tra due persone.
S, penso, mi siedo. Ma non so dove, non facile decidere il posto giusto. Chiss,
magari fa parte del provino. Magari mi stanno osservando da una telecamera
nascosta, e dovrei incominciare a preoccuparmi, vista la frequenza con cui
immagino questa cosa. Mettiamo sia vero: forse la Absolute lavora soltanto con
artisti che sceglierebbero di sedersi a capotavola. cos che si comporterebbe una
star? il tipo di personalit che stanno cercando, oppure il contrario? Quella scelta
rivela che io penso di essere cos speciale e importante da meritare il posto

migliore e quindi implica che sar un tipo molto esigente e difficile da gestire?
Ma perch vorrebbero lavorare con un attore da sedia qualunque? Se mi mettessi
su quella al centro, non sarebbe come dire che sono mediocre? Non sarebbe come
accontentarsi di un ruolo da comprimario quando potevo avere la parte da
protagonista? Se scelgo una sedia qualunque, tanto vale gridare ai quattro venti che
ho delle enormi insicurezze e non sar mai la star di un bel niente, nemmeno di
questo tavolo da riunioni.
unidiozia. Sto farneticando. Scegli una sedia e falla finita, Franny.
Sono quasi appoggiata, quando la porta alle mie spalle si apre, urtando lo
schienale della mia sedia.
Franny Banks. Salve. Sono Joe Melville. La prego, si metta laggi in fondo.
Merda. Ho preso il posto sbagliato. Mi alzo goffamente per porgergli la mano. Mi
fa cenno di accomodarmi a un capo del tavolo. Sceglie per s una seduta su un
lato, e la cosa mi sconcerta: pensavo che si mettesse dalla parte opposta alla mia,
in modo che ci trovassimo luno di fronte allaltra, separati da una distanza
incolmabile, proprio come succede nei film con re e regine, o con coppie che non si
amano molto.
Ha laspetto di qualcuno che lavora in uno studio legale o in una banca, e non in
campo artistico. Il completo blu gli calza a pennello e ha la pelle tesa e liscia,
rosea e luminosa, come se si fosse sottoposto a un trattamento per il viso prima
di entrare. Il suo colorito mi fa sentire trasandata e inadeguata. Poich allo
spettacolo di fine corso ha mandato Richard, un suo subordinato, mi hanno
informato che devo recitare il mio monologo per lui.
Una volta seduti, Joe mi fissa un istante, e non so se devo cominciare subito, o
dire qualcosa per rompere il ghiaccio, o aspettare che mi faccia qualche domanda o
che mi dia il via. Sono gi nervosa, perch mi sembra strano recitare in un ufficio
e non a teatro, dove percepivo lenergia del pubblico e dei miei compagni di lezione.
Dovero illuminata dalle luci e non riuscivo a distinguere chiaramente gli spettatori.
Ma qui, in questo ufficio, Joe Melville cos vicino che riuscirei a decifrare ogni
espressione del suo viso, ammesso che ne faccia.
Cominciamo, dice. Pu attaccare non appena si sente pronta. Chiacchieriamo
dopo. Faccia pure con calma.
Le sue parole sono incoraggianti, ma lespressione neutra, se non peggio. E
quando in una stanza ci sono due persone e una delle due l unicamente per
vedere laltra fare qualcosa, lidea che quella faccia con calma semplicemente
ridicola.
Eppure ci provo. Respiro a fondo, ma laria sembra incastrata e non entra nei
polmoni. Ho bisogno di un minuto per calmarmi, ma non posso prendermelo. Ci
sono davvero attori che ne avrebbero il coraggio? Sedersi in un angolo a capo chino,
uscire due minuti dalla stanza, mettersi a meditare, saltellare o fare quello che
preferiscono per riscaldarsi, per fare con calma, lasciando Joe Melville seduto da
solo ad aspettare? Comincer subito, per dimostrargli che sono pronta, che sono
sempre pronta.
Attacco il monologo. La protagonista ripete di continuo: Ho trentadue anni,

come se fosse la causa di tutto ci che non funziona nella sua esistenza. Non so
come sia avere trentadue anni, ma posso immaginarlo. Penso che si senta bloccata
in unet intermedia, unet che non costituisce una tappa fondamentale nellet di
un essere umano, ma pi una terra di nessuno, unet in cui sta incominciando a
sentire che le speranze stanno svanendo.
La capisco.
A teatro avevo recitato la prima parte del monologo in piedi, ma qui dentro il
tavolo rende tutto pi complicato, cos decido di rimanere seduta. La sedia una
poltrocina da ufficio, con le rotelle, e arrivata a met mi accorgo che la sto
muovendo avanti e indietro, come per imitare una camminata. Mi blocco
imponendomi di smettere, e cos dimentico la battuta successiva.
Merda.
Ho perso il filo.
Esito, cercando di non smarrire la concentrazione. Guardo fuori dalla finestra,
come se il mio personaggio stesse riflettendo su qualcosa di importante. Se mi
rilasso, mi torner in mente; se mi faccio prendere dal panico, no. Lho imparato a
lezione.
Se mi rilasso, mi verr in mente.
Se mi faccio prendere dal panico, no.
Rilassati.
Rilassati.
Finalmente, dopo un tempo che mi sembra lungo, lunghissimo, la battuta
riaffiora. Concludo il monologo, sorrido timidamente a Joe per fargli capire, nel
caso non sia sicuro, che ho finito.
Incantevole, mormora. Molto divertente. Il tono caldo, ma lespressione
impenetrabile. Non capisco se gli piaciuto davvero.
Dopo un istante unisce le mani davanti al viso, con gli indici rivolti verso lalto, e
li appoggia sulla bocca arricciata, come guglie di una chiesa. Poi si picchietta le
labbra con le dita.
Allora, signorina Banks, dice alla fine, mi racconti di lei.
Di me?
S. Mi piacerebbe sapere cosa lha portata qui. Perch venuta a New York.
Che lavoro le piacerebbe fare.
Uhm. Be. Teatro, soprattutto. Voglio lavorare in teatro e fare lattrice. Lattrice
vera, non un tipo da profumo.
Mi scusi, cosa centra il profumo?
Sa, voglio recitare, non mi interessa lanciare un mio marchio.
Capisco. Anche se uno degli artisti che rappresentiamo, Cordelia Biscayne, in
questo momento ha un enorme successo con la sua fragranza, Helvetica.
Helvetica? un profumo?
S. Avr visto lo slogan: Helvetica. Un profumo di carattere. Cordelia ha subito
intuito limportanza che avr il boom dei computer.
Oh, davvero fantastico. Insomma, non vedo lora di, be, di sentire questo
profumo.

Ora mi dica, cosa lha portata a recitare?


Poi fa una pausa, in attesa della mia risposta, ma invece di pensare alla risposta
mi ritrovo a immaginare come sarebbe Joe Melville se fosse nervoso, o teso o a
casa, in accappatoio. Cerco di figurarmelo vulnerabile o indifeso, ma lunica
immagine che ho davanti agli occhi quella di un uomo calmo e sicuro di s, con il
volto radioso e roseo. Non so se un aspetto che mi piace. Non so se c qualcosa
che mi piace, in lui.
Ma soprattutto, non so se gli piaccio, e questo significa che devo convincerlo.
Perch voglio fare lattrice? gli faccio eco, cercando di guadagnare tempo.
Odio questa domanda, vorrei dirgli. Non c una risposta vera e propria.
Vorrei dirgli che il mio cervello funziona cos e basta. Non lho scelto. Leggo
qualcosa su una persona e incomincio a immaginare di essere quella persona. Vedo
qualcuno per la strada o su un palcoscenico o alla televisione, ovunque, non importa
nemmeno che sia reale o un attore che recita un ruolo) e se la persona o il
personaggio sono interessanti, mi metto nei loro panni, immagino come si sentono,
cosa direi o farei se fossi in loro.
Vorrei dirgli che non ricordo di aver deciso di trasformare tutto questo in una
carriera. Non mi sono svegliata un bel giorno e ho preso una decisione. Mia madre
morta e ho incominciato a fingere che non fosse successo a me, ho incominciato
a immaginare come sarebbe stato avere una vita diversa dalla mia, e fingere
diventato un sollievo. Non stata una decisione consapevole, a differenza di quando
mi sono trasferita a New York; fare lattrice pi un dato di fatto. come se quel
destino mi avesse scelto. Ma non posso dirglielo, suonerebbe talmente presuntuoso.
Sento di avere qualcosa da dire come artista, tiro fuori alla fine. una
risposta ancora pi assurda, perch falsa, non ho mai pensato una cosa del
genere. Inoltre molto pi presuntuosa di quella che ho scartato prima che, se non
altro, conteneva almeno un briciolo di verit. C qualcosa, in Joe Melville, che mi
spinge a comportarmi come qualcuno che non mi piace per niente.
Non risponde, cos mi sento in dovere di proseguire. come se avessi perso il
controllo. Mi tengo stretta, cercando di evitare la catastrofe.
Ho sempre amato il teatro. Meno male. Non originale, ma almeno vero.
Da bambina, mio padre mi portava a ogni singola rappresentazione che cera nella
nostra cittadina, in Connecticut, e alla maggior parte di quelle di New Haven, e a
volte venivamo a New York, anche per gli spettacoli di danza classica e moderna.
Mi fermo. un insegnante di letteratura, aggiungo come se questo spiegasse il
suo interesse per la danza moderna.
Melville annuisce distratto, come se quello che ho appena detto non fosse
completamente privo di interesse, ma anche come se avesse la testa da unaltra
parte e pensasse alla Borsa, o alla spesa. Ero decisa a convincerlo, ma ora sono
nervosa e stordita, e mi ricordo che ho dimenticato di mangiare, stamattina.
Allimprovviso, ho una voglia disperata di andarmene. Desidero solo che tutto
questo abbia fine.
Si render conto che questo ambiente molto competitivo. Si sente pronta per
la competizione?

Inarca leggermente un sopracciglio, come il personaggio malvagio di una favola.


Certo che so quanto possa essere competitivo fare lattore, perch te lo ripetono
tutti e non fanno che dirti che soltanto il cinque per cento degli iscritti al sindacato
guadagna abbastanza per vivere, e di quel cinque per cento soltanto il due guadagna
soldi a palate. Insomma, Bruce Willis a pagare lassicurazione sanitaria per tutti,
come sottolinea sempre Jane. Certo che me ne rendo conto.
Oh, la cosa non mi preoccupa. Sono molto competitiva. Provengo da una
famiglia competitiva.
Sportivi?
Santo Cielo, no. Sarebbe proprio buffo. Scoppio a ridere, pensando a me e mio
padre (famosi per aver trascorso un intero fine settimana in salotto a leggere libri,
fermandoci soltanto per mangiare pizza surgelata o fare i popcorn) intenti a
giocare a tennis, a sciare o a scendere le rapide in canoa. Competitiva nel senso
che da bambina ogni situazione si trasforma in una gara. Io e mio padre abbiamo
unottima memoria, quindi ci sfidavamo, per esempio, a recitare lunghissimi
nonsense a partire da met. Oppure mi mettevo alla prova: sentivo una canzone
alla radio e fingevo di essere in finale in un gioco a premi e di dover indovinare il
titolo prima che incominciasse il ritornello, o avrei perso tutto. Creavo di continuo
situazioni complicate da cui uscire: quando arrivava il catalogo di vendita per
corrispondenza, fingevo di essere costretta a ordinare da l, e solo da l, i miei
vestiti per tutti i giorni a venire; sembra facile, allapparenza, perch la scelta
ampia, ma molto difficile, in realt, se hai unidea precisa su quel che vorresti
indossare il giorno del tuo matrimonio.
Ho il fiato corto. Forse sto parlando troppo.
Joe Melville resta in silenzio un istante, poi ripete: Matrimonio?
S. O magari per il ballo di fine anno. Su quei cataloghi non c niente per simili
occasioni. A meno di essere una di quelle ragazze davvero alternative e strambe e
indossare comunque i loro prodotti, come i pantaloni madras e le scarpe
antipioggia.
Dovrei darci un taglio.
E un berretto da cacciatore, aggiungo.
Lui mi fissa.
E una bella shopping bag colorata a mo di borsetta, dico senza riflettere.
Concludo con una risatina, cercando di camuffare questo mio divagare, ma esce
fuori un ghigno malvagio.
Inoltre mi hanno appena ingaggiato per uno spot pubblicitario che andr in onda
sulle reti nazionali.
Gi, commenta Joe, non molto colpito. La pubblicit pu costituire una
meravigliosa fonte di guadagno.
Lho perso, ne sono sicura, ma provo con un ultimo affondo e tento di salvare la
situazione. Faccio un bel respiro.
Ma per tornare alla competizione: da un certo punto di vista trasformo tutto in
una gara, quindi so gi di essere una tipa tosta, ed una qualit innata, e non ho
paura di essere rifiutata o respinta, perch ho comunque lautostima sotto i tacchi,

quindi mi aspetto sempre il peggio, il che strano, perch invece so che un giorno
fortunato potrei riuscire a sfondare. E sono svelta e qualunque cosa ci sia da
imparare la posso imparare alla svelta, dato che sono svelta ah, ah, lha capita?
ma tornando alle faccende serie, oggi per esempio ho imparato alla svelta che se
non mangio niente, a parte il litro di caff, sono travolta da un irrefrenabile impulso
di parlare di cataloghi di vendita per corrispondenza.
Cerco di sorridergli ostentando sicurezza, ma poi trattengo il sorriso sulle labbra
una manciata di secondi di troppo, come se fossi in posa per una fotografia di
Natale, e dopo un attimo devo abbassare gli occhi e posare lo sguardo sulle mie
scarpe. Non ho pi energia per fingere, ma ho bisogno di ricompormi, perch mi sta
venendo da piangere. andata malissimo, niente affatto come avevo immaginato.
Oggi avrei dovuto essere un distillato di autocontrollo, per non parlare di quella
striscia nuda tra il bordo del mio dolcevita e la cintura della gonna. Ancora una
volta, sono frustrata dallinsormontabile divario tra limmagine della Franny di
successo e quella che continua a mettermi i bastoni tra le ruote.
Mi obbligo a guardare Joe Melville, preparandomi alla vista di un uomo perplesso,
terrorizzato, in procinto di chiamare la sicurezza.
E invece sta sorridendo. Davvero. la prima, innegabile, reazione umana che
leggo sul suo viso. Poi comincia a ridere. Almeno credo. S, ne sono certa. Sta
ridendo, e anche se non perfettamente udibile, immagino che sia quanto di pi
simile a una risata in grado di produrre questuomo. Annuisce e sorride e si
dondola leggermente avanti e indietro.
Franny Banks, sei uno spasso, sentenzia. Poi piega la testa di lato e la scuote
delicatamente. O sta riflettendo, oppure ha appena fatto un tuffo in piscina e sta
cercando di far uscire dellacqua da un orecchio. In ogni caso passato al tu.
Stavo riflettendo, dice.
Meno male, era quello.
Dimmi insomma hai altri appuntamenti in agenda?
Altri Intende con agenzie?
S.
No, cio, s. Ho incontrato Barney Sparks. Dellagenzia Sparks.
Joe mi guarda come se avessi detto la cosa giusta. Ooh, s, mi ricordo il buon
vecchio Barney. Un agente meraviglioso, ai suoi tempi. Ma hai firmato qualcosa?
Firmato? No. Penso a Barney, nel suo ufficio, con la giacca consunta. Ero
sicura che fosse lagente ideale, ma non avevo nessuno con cui paragonarlo. Per
fortuna non ho firmato niente, e ho aspettato, perch allimprovviso voglio con
tutta me stessa che mi prendano qui, in questo posto rivestito di morbida
moquette grigia e telefoni dal trillo elegante.
C un casting a due passi da qui. Stanno provinando un po di nostri attori per
un ruolo importante, ma hanno accennato anche a unaltra parte: molto piccola,
di solito non ci manderei mai uno dei miei. Ma vorrei che ti conoscessero, per
vedere come va. So che non ti sto dando molto preavviso, ma sei libera?
Devo essere al lavoro tra meno di trenta minuti. Se me ne vado ora, come avevo
in programma, e salgo su un taxi (impresa non scontata, allora di punta) potrei

arrivare in orario. Se vado al casting, anche se qui a due passi, sar in ritardo. Ho
giurato a Herb che non sarebbe successo, e questo implicher che assegner il mio
turno a qualcun altro, e forse anche il successivo, e forse si arrabbier al punto da
licenziarmi.
Certo, rispondo. Liberissima.

11

HO escogitato un piano, sono nelle mani di Ricky, il cameriere che aveva rischiato
di prendere il mio posto al lavoro, quel giorno. Ma, mentre lo chiamo dal telefono
pubblico, fuori dalla Absolute Artists, tutto quello che ho la sua voce in
segreteria. Ricky ha registrato un messaggio lunghissimo in cui esegue un brano
del musical Evita per poi prodursi in unimitazione di Cher, e sembra che passino
secoli prima del biiip finale.
Ricky. Ricky. Ricky. Ricky. Sono Franny. Ricky, rispondi! Ti prego. Ti prego, oh,
ti supplico ris
Franny! Che carina a chiamarmi! Caspita, allora si sparsa la voce. Vi sono
cos grato per il vostro interessamento.
Ricky, meno male che ti ho trovato. Ho un favore... ecco, mi chiedevo... be, il
fatto che ho un provino per Kevin e Kathy. Devo andarci subito.
Oh. Sembra deluso. Quindi non mi stai chiamando per Ma fanno ancora
Kevin e Kathy?
Lo so. quello che ho detto a be, allagente. Per cos. Ormai sono nove
anni, e adesso in pausa, ma tra poco riprenderanno a trasmetterlo e
Un attimo. Quindi hai un agente? Per via del saggio?
Ehm, non ne sono sicura, ma penso di s. Forse.
Di gi?
Be, come ti dicevo, non proprio sicuro ma forse s.
Oh. Il provino per quale parte sarebbe?
Si chiama soltanto Ragazza numero uno.
Oh. Quindi non mi stavi chiamando perch hai sentito del mio spettacolo?
No, mi dispiace. Ti chiamavo per vedere se potevi sostituirmi questa sera.
Gi. Il tuo turno. Mmm. Non lo so, Franny. Perch non dici a Herb che chiami
uno dei suoi sostituti? mi chiede con aria un po troppo innocente.
Ricky, ti supplico, lo sai come si arrabbia. Ho pensato che magari, se ci andavi
tu, si sarebbe confuso, visto che te laveva chiesto lui per primo, e chiss, magari
avrebbe pensato che era andata proprio cos, e cio che avevamo eseguito i suoi
ordini e non mi sarei cacciata nei guai.
Le parole mi muoiono sulle labbra, perch pronunciarle ad alta voce rende il mio
traballante piano ancora pi inconsistente.
Ricky fa un sospiro interminabile.
Va bene.
Va bene? Davvero? Ricky, grazie mille: davvero, ti devo un favore, e bello

grosso.
Allaltro capo del telefono cala il silenzio. Forse non lho ringraziato abbastanza.
Grazie davvero. Grazie infinite. Ora dovrei proprio
Frances.
S?
Non mi chiedi del mio spettacolo?
Cosa? Ma certo! Scusami. Racconta!
Be, a dire il vero sono piuttosto entusiasta. Mi hanno appena ingaggiato
allHooligan, per il mio monologo, Insights.
AllHooligan? Ma grandioso! dove resta, esattamente?
Lo sai. il pub irlandese sulla Seconda Avenue. C quel seminterrato dove
Claudia ha tenuto il suo reading di poesia.
Oh, vero! Quello! Un posto fantastico. Congratulazioni.
Anzi, avevo le prove, questa sera.
Prove? Merda. Mi dispiace. Grazie di nuovo. Almeno, ecco, non dovrai contattare
troppa gente, per fissarne di nuove. Visto che un monologo. E che lo fai tu.
Le mie risate nervose cadono nel vuoto, ma alla fine riesco a mettere gi il
telefono, non senza prima averlo ringraziato mille volte e avergli promesso che
sarei andata al suo spettacolo.
Mentre prendo lascensore diretta al mio provino, penso al seminterrato
dellHooligan. Ci ho recitato una commedia in un atto, una sera, e sono stata in
posti peggiori, ma per un istante mi crogiolo nel pensiero che quei giorni siano alle
mie spalle. Forse questo ascensore mi sta trasformando da dilettante a
professionista, nel breve spazio di venticinque piani.
Mi scusi, dico alla ragazza della reception, dove un cartello scarabocchiato
con un pennarello nero dice: CASTING KYLE E CARSON. Dovrei prendere il copione
della Ragazza numero uno. Nascosto dietro il bancone c un televisorino.
Sembra delusa di dover distogliere lo sguardo dallo schermo.
Come prego?
Mi scusi. Avrei bisogno del copione della Ragazza numero uno.
Mi guarda dubbiosa.
Mi manda Joe Melville.
A quel nome, met delle persone nella sala dattesa alzano lo sguardo. Provo
imbarazzo e orgoglio in parti uguali. Non avrei dovuto dirlo cos forte, ma mi piace
leffetto che fa.
qui per la Ragazza che ride?
Credo di s, se la stessa di cui sto parlando io.
La Ragazza che ride non ha battute. Ride e basta.
Ride e quindi nessuna battuta?
Nessuna. una ragazza. E ride. Vogliono una risata divertente. Nientaltro. Si
accomodi. Saranno da lei tra un attimo.
Mi siedo su un divano pieno di bozzi accanto a una ragazza magrolina con i
capelli castani che indossa stivali neri e occhiali dalla montatura stravagante.
Dovrei portare stivali con i tacchi invece delle mie Dr. Martens, penso mentre

incomincio a sudare freddo. Dovrei comprare degli occhiali dalla montatura


stravagante. Dovrei avere una risata divertente.
Una risata divertente. Una risata divertente. Perch non mi viene in mente nulla?
Dovrei preparare un elenco di cose che potrebbero chiedermi cos, su due piedi.
Ogni attore che si rispetti dovrebbe avere in repertorio i pezzi fondamentali: un
monologo leggero e drammatico; una canzone ritmata e lenta. Ma c una
grave carenza di informazioni in merito. Oggi ho bisogno di una risata divertente,
ma cosaltro dovrei saper fare? Pattinaggio a rotelle, forse: c molta richiesta,
ultimamente. Barzellette. Dovrei conoscerne di pi, in caso mi chiedano di
raccontarne una, ma sono una frana, con le barzellette. Mi incasino sempre sul
finale. Forse dovrei cercare di impararne a memoria almeno una, perch non si sa
mai.
Concentrati. Concentrati. Una risata divertente. Merda.
Non ho una risata particolarmente divertente, e non riesco a pensare a nessuno
che ce labbia. Un attimo: Barney Sparks! Ma non credo di essere in grado di
imitarla. Troppa ostruzione polmonare, perch possa anche solo pensare di provarci
senza rischiare uno svenimento. Chi altro? Mi vengono in mente soltanto persone
con risate normali, o Fran Drescher, lattrice della sitcom La tata. Ma quella la
sua risata. divertente soltanto se la fa lei. O vogliono proprio questo? La replica
di un modello? Adesso riesco a pensare soltanto alla risata di Fran Drescher. Forse
far cos. Non mi viene in mente nientaltro. Cercher di esibirmi in una buona
riproduzione.
Le ragazze vanno e vengono dalla stanza delle audizioni a velocit incredibile.
Sembra che si limitino a entrare, ridere e uscire: niente domande, niente
chiacchiere. Sento attraverso la parete sottile: perfomance, reazione. Cerco di non
tendere lorecchio, di restare ferma sulla mia decisione, senza farmi distrarre dalla
risata divertente di qualcun altro. Ma pi forte di me: sento una ragazza
emettere un suono simile a un clacson che suscita grande consenso, forse dovrei
farlo anchio. Un bel colpo di clacson. divertente. Li stender con una bella risata
nasale, sonora, come se avessi il raffreddore o
Frances Banks.
Merda. Non sono pronta e sono lultima, per giunta. Chiederei un altro po di
tempo, ma non c nessuno che possa entrare prima di me.
Allimprovviso mi ritrovo davanti a quattro persone che mi guardano e continuo a
non avere idea di cosa fare. Vicino a me seduto un uomo con gli occhiali.
Salve, signorina Banks. Eccoci qui. Come avr sicuramente capito, siamo alla
ricerca della sua risata pi divertente. Pu incominciare quando si sente pronta.
Va bene, fantastico! replico con troppa enfasi. Devo guardare in camera
o giro gli occhi confusa, non sapendo dove posarli.
Ah, niente obiettivo, oggi, visto che non ci sono scene vere e proprie da
recitare. Ecco, si rivolga ad Arthur, dice indicando un tipo macilento con i capelli
rossi e le lentiggini alla sua sinistra, che non sembra troppo felice di essere stato
scelto come destinatario della mia risata.
Daccordo, benissimo. Soltanto, mi scusi avrei una domanda.

Mi sembra di aver visto luomo laggi in fondo alzare gli occhi al cielo.
Certo.
Volevo chiedere, ecco perch la ragazza, che sarei io, sta ridendo?
Cala il silenzio, come se nessuno sapesse rispondere. O forse la stupidit della
mia domanda ad averli ammutoliti.
Be, soltanto una gag, capisci? dice luomo con gli occhiali.
Una gag, ripeto.
S. Una gag. Un tormentone. Hai presente la risata di Fran Drescher?
Ma non vogliamo niente di simile, afferma luomo in fondo con enfasi.
Certo, quello il suo marchio di fabbrica: noi vogliamo soltanto una ragazza
che ride in modo divertente. Senza motivi particolari, aggiunge luomo con gli
occhiali.
Va bene, grazie. E, scusatemi, io cosa faccio?
Faccio?
Nella vita. Che lavoro faccio?
Luomo in fondo sta decisamente alzando gli occhi al cielo, al punto che la donna
accanto a lui gli d un colpetto con la sceneggiatura che tiene in mano.
Ecco, ancora non lo sappiamo. Probabilmente sar la segretaria di Kevin. Hai
mai visto il telefilm? Kevin assume segretarie che sono una peggio dellaltra. Come
in Murphy Brown.
S.
Quindi probabilmente lavorer per Kevin. Ma soprattutto ha questa risata
esilarante, che far piegare in due il pubblico.
Due scene. Nessuna battuta, taglia corto il tizio in fondo. Non stare a
pensarci troppo.
Shh, dice la donna con la sceneggiatura.
Va bene. Grazie. Penso di essere pronta.
Guardo Arthur, che si muove a disagio sulla sedia. Penso a Kevin, il protagonista
del telefilm, e nella mia testa Arthur e Kevin sono la stessa persona. Lattore che
interpreta Kevin ha sui cinquantanni, ed ancora un belluomo, ma in questo
momento sto pensando a quanto fosse irresistibile quando il telefilm andato in
onda la prima volta, dieci anni fa, e io ero ancora al liceo. Esordiva quasi sempre
con la battuta: Buongiorno, signore mie! frase che era diventata famosa e
imitata da tutti. A quei tempi avrei fatto qualunque cosa per essere la sua
segretaria, anche solo per un giorno. Se ne avessi avuto la possibilit, specialmente
in quel periodo, avrei preso ogni sua parola per oro colato e avrei cercato di fare
del mio meglio, nel disperato tentativo di piacergli. Ma forse sarei stata cos
innamorata e nervosa che mi sarei limitata a ridere adorante a ogni sua parola.
La risata dolce e lieve, allinizio, e sono io, ma anche ladolescente goffa di un
tempo. Il viso di Arthur si tinge di un rosso acceso e capisco che non abituato a
essere il centro dellattenzione e che non gli dispiace, in fondo, e questo non fa che
renderlo ancora pi meraviglioso; fingo che abbia appena detto una battuta
divertentissima non solo a me, ma a una stanza piena di gente, e sono travolta da
un moto di orgoglio perch mi trovo l accanto a lui, fiera di stare al suo fianco.

Sono cos euforica che la risata cresce e si trasforma in un rantolo, e sto


praticamente ansimando, ora, in modo indecoroso, provocante; non riesco a credere
di essere io, perch non ho mai avuto il coraggio di farlo neppure in camera da
letto, ma, non so come, in questo istante farei di tutto perch Arthur Kevin,
lattore che fa Kevin sappia quanto lo ritenga affascinante e speciale e
irresistibile e magnifico e il mio gradimento aumenta ancora e sono praticamente
senza fiato, cos mi calmo e lascio che la risata torni a essere dolce e leggera, e,
per finire, esausta, ma felice, lascio andare un sospiro, interrotto da un accenno di
singhiozzo involontario, come se avessi bevuto un bicchiere di champagne in un sol
fiato. Da quel momento in poi non ho ricordi distinti, ma solo una serie di
istantanee che scorrono davanti ai miei occhi: la donna in fondo che mormora:
Hai visto? alluomo contrariato, che annuisce e alza le spalle come a dire: Chi
lavrebbe mai immaginato? mentre luomo con gli occhiali mi chiede di attendere
fuori, per poi richiamarmi subito dopo e comunicarmi che ho ottenuto la parte, e
gi pregusto il momento magico in cui torner allAbsolute e firmer il contratto
nellufficio di Joe Melville che mi dir che ora sono rappresentata da lui e tutti mi
sorrideranno e mi stringeranno la mano e poi uscir di nuovo per strada, nella luce
di un meraviglioso tramonto, e sapr che non dovr sobbarcarmi un turno al locale,
perch ho appena ottenuto il secondo ingaggio della settimana e posso permettermi
di passeggiare con calma lungo la Quinta Avenue e sognare che un giorno, forse,
entrer in uno di quei negozi lussuosi, invece di guardarne avidamente le vetrine;
che un giorno, forse, avr una vera borsetta e dei tacchi alti, invece di calzare
anfibi e portare una borsa di tela con dentro un grembiule, un cavatappi e un
levabriciole.
Un giorno, forse.

12

AVEVO capito che preferivi laltro, il vecchio con lasma, confessa Jane davanti
a un piatto fumante, al ristorante cinese sulla Settima Avenue. Mi ha invitato fuori
per festeggiare la mia particina in Kevin e Kathy e abbiamo deciso di ordinare tutti
i nostri piatti preferiti. Anche Dan avrebbe voluto esserci, ma i genitori di Everett
avevano comprato i biglietti per la Cavalleria rusticana e i Pagliacci al Metropolitan.
Lopera! avevo esclamato. Che cosa affascinante.
Gi visto il pacchetto completo, aveva ribattutto, tetro. Avrei preferito
festeggiare insieme con voi.
Continuo a rivedere la sua espressione infelice al momento di salutarci, e
allabbraccio fortissimo che mi ha dato quando siamo uscite, che mi sembrato
diverso da quello destinato a Jane, e penso a com felice ogni volta che veniamo
in questo ristorante, e al modo in cui lo prendiamo in giro perch infierisce
maldestramente con le bacchette sui suoi ravioli.
Ti portiamo qualcosa da mangiare, lavevo rassicurato, eppure continuava a
sembrare tristissimo.
Franny? Mi stai ascoltando? mi chiede Jane puntando una bacchetta verso di
me.
Scusa. S. Hai ragione. Preferivo Barney Sparks.
Allora perch hai firmato con quel Melville dalla faccia rosea?
Perch la Absolute rappresenta persone famose e sceglie soltanto i migliori.
Alla Absolute c James Franklin e anche Penelope Schlotzky. Sono fortunata che mi
abbiano voluto. E comunque ho accettato il lavoro per cui mi avevano fatto fare il
provino, quindi non c stato molto da decidere. Si trattava gi di un loro ingaggio.
Tutte osservazioni giuste, ma Jane continua a non sembrare convinta. Si limita a
commentare con un: Mmm.
Era destino, sentenzio con aria saggia, facendo un gesto vago che spero sia
misterioso e mistico al punto giusto.
Hai detto per che questo Melville ti rende nervosa e ti d i brividi. Funziona
cos? Il tuo agente ti deve dare i brividi?
Non importa. un rapporto di lavoro. Non siamo amici. Sono affari.
Secondo me ci che dicono le persone nel mondo dello spettacolo quando non
hanno amici.
Mi ha procurato un lavoro vero. Ed era la mia prima audizione.
Be, non ho nulla da obiettare in merito. Allora, racconta.
Bevo un sorso di vino e cerco di ricordare esattamente cosho provato la sera

prima, sul set, con i riflettori puntati addosso e quattro enormi telecamere che mi
giravano intorno. come un sogno. Ero nervosa, ma mi sentivo a mio agio. Cera
il pubblico, come a teatro. Da un certo punto di vista, non stato molto diverso
dalle mie recite scolastiche. A giudicare dalle risate che senti in televisione, diresti
che gli spettatori siano molti di pi. Invece i set sono piccoli. E bui. Sono rimasta
colpita da certe assurdit.
Tipo?
Be. Fanno tutto su misura. Sapevano la distanza esatta dellorlo della gonna da
terra. Hanno realizzato gli indumenti apposta per me, lavorando di notte. Anche la
t-shirt era fatta su misura. La t-shirt. I vestiti che mi compro hanno sempre
qualche difetto, cadono male o sono troppo larghi. Tiro la felpa e la sventolo
avanti e indietro. Guarda, ci ballo dentro.
Per me ti sta bene, dice Jane, ora alle prese con il suo pollo al limone.
E poi, tu ce lhai il piegaciglia?
S. Non lo uso mai.
Be, io non sapevo nemmeno che esistesse. uno strumento di tortura. Alle
elementari mi rovesciavo da sola le palpebre per impressionare i compagni di
classe. E l cera qualcuno che lo faceva per me! racconto corrugando la fronte, e
Jane scuote la testa comprensiva. Mi hanno sistemato trucco e capelli dopo ogni
ripresa: non mi sono mai mossa, ma loro continuavano a ritoccarmi il viso. A
incipriarmi, anche se non sudavo: quando sono tornata a casa ho dovuto
letteralmente grattare via quella roba. Il regista stabiliva la disposizione degli
attori, ma Kevin, o Robert, lattore che interpreta Kevin, continuava a dimenticare
la sua e a cambiarla, e cos io dovevo riformulare la mia e tenerla a mente nelle
riprese successive, perch combaciassero, soltanto che poi quello si dimenticava di
nuovo, confondendomi. Ero cos impegnata a ricordarmi se avevo sollevato la
cornetta con la destra o con la sinistra, che non riuscivo a pensare a nientaltro.
Ma andata bene, almeno? Che impressione hai avuto?
Non saprei. Buona, credo. La gente rideva e molti hanno detto che sono andata
bene, ma non ho idea di chi fossero o se avessero dovuto colpire proprio loro.
Quella risata per ha scatenato una reazione cos positiva nel pubblico, che lo
sceneggiatore ha deciso di darmi una battuta.
Jane mi guarda sbalordita. Non ci credo!
Lo so. Nemmeno io, ed davvero stupido, a pensarci bene. Ho interpretato
commedie intere, per non parlare di tutte quelle a lezione, ed ero agitata per una
misera battuta. Faccio una pausa e bevo un altro sorso di vino. Dovevo dire: Sei
adorabile. Cos ho fatto la mia risata, ho guardato Kevin con aria ebete e ho detto
con un sospiro: Sei adorabile.
Esilarante!
Tutti non facevano che ripetere che molto raro che accada. Jimmy ha detto
che Kevin detesta i cambiamenti dellultimo minuto, quindi se vogliono modificare
qualcosa di solito lo fanno nelle scene di Kathy.
Lei com?
Mi trova divertente e per lei un sollievo che non sembri unorfana denutrita

come le attrici della mia et.


Si sente minacciata?
Lho pensato anchio, ammetto abbassando le bacchette e la voce. Ma
assurdo, non ti pare? Perch dovrebbe avere paura di me? Io sono poco pi di una
comparsa. lei la protagonista. Comunque, non so bene come sono andata.
successo cos in fretta. Ero disorientata, perch aspettavo che il regista mi dicesse
qualcosa sulle motivazioni e sul significato profondo del mio personaggio, come fa
Stavros a lezione, ma non successo. C stato soltanto un momento in cui ho
ricevuto delle indicazioni.
Cosa ti ha detto?
Cindy, la nostra cameriera, ci passa accanto e Jane ordina un altro giro di drink.
Ha detto, e faccio una pausa plateale: Non ridere prima di porgere a Kevin
la tazza di caff. Prima il caff, poi la risata.
Jane e io restiamo in silenzio per un istante, ponderando quelle parole.
Oh.
E sai una cosa? Ha funzionato. La risata era migliore.
Accidenti, dice scuotendo la testa.
Lo so. E non ho idea del perch.
Quando lo trasmettono in TV?
Non lo so. Non hanno ancora deciso la fascia oraria. Devono aspettare che
cancellino La signora in giallo, credo.
Non succeder mai.
Lo so.
Jane prende le bacchette e raccoglie un boccone di riso alla cantonese ancora
fumante. tutto cos misterioso, non trovi? mi chiede, e io annuisco con foga.
Esatto! Cio, aspetta cosa vuoi dire?
Be mi illudevo di capire il mondo dello spettacolo, ma continua a confondermi.
Prendi Russell Blakely, per esempio: un attore famoso, no? E allinizio pensavo
che la sua vita fosse interessante e speciale, e ridevo a ogni sua battuta, perch
mi sembrava davvero la persona pi simpatica che avessi mai conosciuto. Mi
sembrava migliore degli altri, come se fosse un gradino al di sopra di noi comuni
mortali, una persona di un altro pianeta, ecco. Ma pi lavoro con lui, pi mi rendo
conto che un ragazzo come tanti; bello, atletico, simpatico e brillante, ma
comunque normale, uno che ha sposato la ragazza con cui usciva al liceo e non sa
nemmeno come ha fatto ad arrivare fino l. come se il successo lo avesse preso
alla sprovvista e non fa che chiedermi consigli: a volte mi domando se si sia
dimenticato che sono soltanto unassistente personale al suo primo film. Mi ha
detto che non entra in un supermercato da tre anni. C chi fa la spesa per conto
suo. E ha unaria cos infelice. Legge gli articoli che parlano di lui e ne resta
sconvolto. Quando non lavora e sua moglie a Los Angeles, non sa cosa fare ed
esce con gente che ha conosciuto sul set, gente che non davvero sua amica, cos
si ubriacano e finiscono sui rotocalchi. Credo che qualcuno dovrebbe dargli una
mano, o magari fornirgli un manuale con le istruzioni per luso. Perch non ha
affatto laria di godersela, conclude scuotendo la testa, sconsolata.

Io me la godrei di sicuro, ribatto. Almeno, credo.


S, anchio, mi fa eco Jane. Ma chi pu dirlo?
Chi pu dirlo, ripeto, bevendo lultimo goccio di vino. Oh! Unaltra cosa che
ho imparato ieri sera!
Ma di che parli?
A quanto pare non dobbiamo pi lavare i nostri jeans. Me lha detto la
costumista. Solo lavaggi a secco.
assurdo.
Vero. Prima dobbiamo comprare modelli molto, molto aderenti, in modo da
comprimere il pi possibile il grasso superfluo. Poi vogliamo che questa
compressione resista il pi a lungo possibile, giusto? Be, lavare i blue jeans in
acqua li ammorbidisce e diminuisce il quoziente di compressione adiposa. Quindi
lunica soluzione il lavaggio a secco. Non terribile?
Jane alza le spalle. E anche costoso. Ma non credo che abbia fatto crollare la
mia fiducia nella civilt.
Di, uningiustizia, non trovi?
Perch?
come se dovessi pagare per indossare i tuoi vestiti.
Jane mi guarda perplessa. Com possibile?
I vestiti da tintoria sono gi i pi costosi allacquisto. E ogni volta che li porti,
come se pagassi altri tre dollari.
Devi pagare anche per lavare i vestiti normali, se vogliamo considerarla da
questo punto di vista. Anche una lavanderia automatica ha un costo.
Ma non cos alto. E puoi fare da sola. Il lavaggio a secco come una societ
segreta alla quale non puoi avere accesso. Per quanto tu faccia, sei nelle loro mani.
Puoi avere una laurea, per non puoi lavare a secco i tuoi vestiti. Non ti diranno
mai come si fa. Nessuno ha mai visto da vicino quelle macchine. Pensaci. Se le
tengono nascoste dietro a tutti quegli appendiabiti, ci sar un motivo. Non vogliono
che tu decifri il loro codice segreto. Non lo permetteranno a nessuno. Nessuno.
Nemmeno ai ricchi. Conosci qualche ricco che ne abbia una in casa? No. Anche loro
devono prendere i vestiti sporchi e portarli in lavanderia. Come tutti.
Sono sicura che per quello abbiano delle persone apposta. Inoltre a New York
fanno le consegne a domicilio.
Comunque le lavanderie a secco ti hanno in pugno. Sei nelle loro mani. I vestiti
che hanno bisogno di un lavaggio a secco ti guardano dallalto al basso.
Di chi la colpa, secondo te: dei vestiti, o dei professionisti del settore?
Questi sono inutili sofismi, cara mia.
La nuova cospirazione della pulitura a secco mi fa venire in mente il tuo
terrore del ferro da stiro.
Il lavaggio a secco molto peggio, anche se quella del ferro da stiro unaltra
societ segreta impenetrabile. Conosci qualcuno che ti pu dire perch lasse da
stiro ha quelle dimensioni? Qual lo scopo della sua forma a tavola da surf ?
Perch cos difficile da chiudere? Deve forse restare aperta nella tua stanza per
giorni e giorni? E com possibile stirarci delle maniche, l sopra? Per non parlare

dei colletti.
Lo sai cosa dovresti fare con la camicia che non riesci a stirare?
Lo so, lo so. Portarla in una lavanderia a secco. Ma ho paura di andare nella
nostra, ora che il signor Wu ha visto la mia pubblicit. Non fa che chiedermi se pu
attaccare un mio primo piano alla parete. Quella in fondo, interamente rivestita di
fotografie.
Certo. Penso che sia unidea carina. Perch non gliene regali una? orgoglioso
di averti come cliente.
Ma non hai mai fatto caso che tra tutti quei primi piani non ce n uno di un
personaggio, non dico famoso, ma nemmeno lontanamente riconoscibile?
Non vero: c
A parte lui, voglio dire. Dubito sia mai andato l davvero.
Pensi che il signor Wu se lo sia inventato? E che abbia preso una foto e abbia
falsificato lautografo? Su, sentiamo, da chi avrebbe avuto la fotografia?
A volte lo si vede, per strada. Non lo so, a me successo. Perch a parte lui, a
parte quella persona molto famosa, riconosci altri, su quella parete?
Be, c una foto del cast di Cats con i protagonisti nei loro abiti di scena
Non li riconosco uno a uno, ma direi che la foto originale.
A parte un gruppo di gatti pi o meno credibili.
Aspetta: s, c quellattrice, che mia madre adorava, era in quel telefilm
poliziesco degli anni Sessanta, come si chiamava?
The Uniforms?
S! Paula comesichiama.
Paulette Anderson.
Esatto! Anche lei famosa.
Jane. Paulette Anderson morta da almeno dieci anni. Te lo sto dicendo. Temo
che la mia fotografia su quella parete non porter fortuna. come se, regalando il
mio primo piano al signor Wu, mi condannassi allanonimato per leternit.
Meglio lanonimato della morte. Meglio lanonimato di Cats, per quanto mi
riguarda. E se quella foto non fosse falsa?
Be, vorr dire che finir a decorare la lavanderia del signor Wu con i morti,
degli sconosciuti, un gruppo di gatti o Bill Cosby.

13

NESSUN nuovo messaggio.


Biiip.
Erano tre settimane che non avevo audizioni e incominciavo a diventare nervosa.
Joe mi aveva chiamato il luned dopo le riprese di Kevin e Kathy per
congratularsi con me e dirmi di passare alla Absolute a conoscere gli altri agenti,
perch non stavano pi nella pelle. Ma i primi quindici giorni erano stati cos
pieni di audizioni e provini che non eravamo riusciti a fissare un appuntamento. E
nelle successive tre settimane lagenzia non mi aveva pi chiamata.
Facevo del mio meglio per prepararmi a ogni audizione, ma non avevo mai avuto
giornate cos fitte in vita mia. Era tutta una cascata di fogli che uscivano dal fax e
corse frenetiche da un capo allaltro della citt. Finita la carta, dimenticavo
continuamente di comprarla, e cos allaudizione mi toccava eseguire una lettura
recitativa della mia parte, e talvolta mi presentavo completamente impreparata. E
poi cera stato il provino per cui avevo studiato, per una particina in una commedia
di Broadway diretta da Mike Stanley, ma ero talmente nervosa allidea di
conoscerlo che avevo saltato una pagina intera; lui non mi aveva chiesto di ripetere
e, quando mi aveva domandato con chi avessi studiato, mi era venuto un vuoto e
non ero riuscita a dire il nome di Stavros. Tornata a casa, ero scoppiata a piangere.
Gli sei sembrata un po acerba, mi aveva spiegato Richard, con tatto.
Durante le prime settimane Joe rispondeva al telefono, quando chiamavo in
agenzia, ma ora lunica persona con cui riuscivo a parlare era Richard, il suo
assistente. Allinizio pensavo che andasse bene cos, visto che era stato lui a
venire a vedermi, ma incominciavo a temere che mi avessero messo in secondo
piano. Era stato Richard a mandarmi dal fotografo che Joe adora per scattare
delle foto da allegare al mio portfolio, anche se ne avevo fatte di nuove da poco,
che mi erano costate pi di cento dollari. Richard mi aveva riferito che Joe le
riteneva troppo stucchevoli e commerciali e cera anche bisogno di qualcosa che
mettesse in luce il mio profilo di attrice drammatica, non solo comica. A mio
parere mi conferivano unaria pi che altro rigida e arrabbiata, ma lui mi aveva
garantito che avrebbero assunto un aspetto completamente diverso, dopo il ritocco:
un processo scrupoloso che prevedeva lutilizzo di un microscopico pennello per
eliminare le imperfezioni sui negativi, prima della stampa. Lintervento era durato
due settimane, e le foto erano costate trecento dollari. Non avevo pi le lentiggini e
la zona del contorno occhi era pi bianca del resto del viso, ma continuavo ad
avere laria arrabbiata.

Pensavo che, in attesa delle nuove fotografie, fosse normale non avere audizioni.
Ma di chiamate nemmeno lombra anche una settimana dopo aver lasciato le mie
foto in agenzia.
Temevo che quelle tre settimane fossero una specie di periodo di prova per
dimostrare che la parte nel telefilm Kevin e Kathy non era stata un colpo di
fortuna, e adesso che lavevo sprecata si erano dimenticati di me. Avevo letto su
Backstage che importante ricordare al tuo agente che sei disponibile e
interessata a lavorare, per cui mi ero fatta forza e avevo telefonato alla Absolute.
Ma poich non avevo un vero motivo per chiamare, al telefono mi ero impappinata.
Cera Joe? Ovviamente no. Richard, dispiaciuto, mi spieg che era in riunione, ma
potevo dire a lui.
Oh, ecco non fa niente.
Sicura?
Certo, be, gi che siamo qui, mi chiedevo se ci fosse qualcosa che posso fare,
o non fare, o, ecco, come sta andando con le mie foto?
I primi piani?
S, quelli nuovi, tanto per saperlo Joe ha scelto quella in cui ho la mano sul
mento e lespressione seria, vero?
Credo di s Aspetta, ce lho qui da qualche parte s, hai la mano sul mento
e la testa leggermente piegata di lato.
Esatto. Non sar ecco, non sar un po sdolcinata? E quindi nessuno mi
cerca?
Non volevo lamentarmi n sollevare largomento. Chiss come gli ero sembrata
scortese, come se volessi insegnargli il suo lavoro. Avevo soltanto bisogno di
qualcuno che mi spiegasse perch non stesse succedendo niente.
Franny, Joe adora questa foto. E anchio, ma Joe ne va proprio matto, ed un
mago, quando si tratta di scegliere quelle che meglio ti rappresentano. Quindi non
ci sono problemi. Devi solo aspettare. Mi dispiace.
Era calato il silenzio. Forse Richard voleva aggiungere qualcosa, ma poi aveva
cambiato idea.
Quindi c altro, Franny?
No, grazie. Nientaltro. Volevo soltanto, be, farmi viva.
Hai fatto bene, Franny. Grazie. Far sapere a Joe che hai chiamato. Per farti
viva.
Sentirlo dire da Richard mi aveva fatto stare ancora peggio.
Credevo che la mia vita avrebbe subito una svolta radicale, con un agente, ma
era identica a prima, a parte il fatto che stavo spendendo molto di pi.
Finalmente mi arriv il compenso per Kevin e Kathy e con mio enorme stupore
mi resi conto che pi di met era finito in tasse e commissione dellagenzia.
Tutto qui? avevo chiesto a Dan mentre studiava lassegno. Speravo che ci
fosse un errore, o magari che avessi fatto qualche sbaglio compilando il modulo
fiscale. Ma lui me lo restitu scuotendo la testa.
Ti stanno tassando come se guadagnassi quelle cifre ogni settimana, mi
aveva spiegato.

Ma non vero, avevo replicato sconsolata, notando il suo sguardo di


comprensione.
Senza contare i turni che Herb mi aveva tolto per punizione per non essere
andata al lavoro quel fatidico venerd, oltre al costo del servizio fotografico. Ero
stata costretta ad arrotondare al Best Intentions, un locale per cerimonie dove
avevo lavorato poco dopo essermi trasferita in citt. Allinizio, assistere a quei
matrimoni dalla mia postazione in fondo alla sala era stato commovente. Durante i
brindisi scoppiavo regolarmente a piangere, persino mentre lucidavo i bicchieri.
Dopo un po, per, le spose, con le loro continue richieste, avevano incominciato a
stancarmi, la sala era diventata impersonale e dozzinale, e mi ero trasformata in
una di quelle cameriere esauste che incominciano a guardare lorologio alle undici in
punto e strappano di mano agli invitati ubriachi bicchieri mezzi pieni.
Forse sarebbe andata diversamente se avessi firmato con Barney Sparks. Se
avessi chiamato lui, per farmi viva, non credo mi sarei sentita in imbarazzo.
Inoltre non aveva assistenti, quindi avrebbe dovuto rispondermi di persona. Ma non
potevo permettermi di pensarci: ho firmato un contratto di un anno con la
Absolute.
Essere rappresentata da un agente un passo avanti, non c dubbio: qualcosa di
concreto, una conquista reale. Ma dubito che averne uno che non ti chiama mai sia
meglio che non averne affatto. Anzi, forse peggio. Prima non mi sentivo cos
rifiutata, visto che semplicemente non mi vedevano. Ora qualcuno mi aveva notata,
ma sembrava aver gi cambiato idea.
Dopo la sesta settimana senza telefonate dalla Absolute, avevo chiamato mio
padre.
Credo che in agenzia si siano dimenticati di me.
Credo che mia figlia si sia dimenticata di me.
Pap.
Chi parla?
Ah. Ah. Sono tua figlia, lattrice disoccupata.
Dio sia ringraziato, viva!
Credo di aver bisogno di un manager.
Perch? Credevo avessi un agente.
Infatti. Ma non mi procura audizioni.
Se non hai audizioni, a cosa ti serve un manager?
Mi aiuterebbe a ottenere delle audizioni.
Come pu riuscirci, se non ce la fa nemmeno il tuo agente?
Be, i manager hanno meno clienti, e possono dedicarti pi tempo.
Allora perch hai firmato con un agente? Perch non cercare subito un
manager?
Un agente ci vuole. Solo loro possono discutere contratti. Gli agenti ti
rappresentano in esclusiva, a differenza dei manager.
Quindi tutti possono spacciarsi per manager?

Pi o meno.
Allora potrei chiamare il tuo agente e dirgli che sono il tuo manager e che sta
trascurando la mia cliente preferita.
Grazie, pap.
Alcuni giorni dopo Jane e io siamo sul divano del salotto a fare zapping quando
finiamo su una sitcom, Still Nursing. Dan sta lavorando l accanto, ma ci rassicura
sempre che non lo disturbiamo, perch ha linspiegabile capacit di estraniarsi
completamente. Infatti il nostro cicaleccio come un costante rumore bianco in
forma umana. una qualit utile, per un coinquilino.
Forse non ho laspetto giusto, osservo, ipnotizzata dallattrice sullo schermo.
Giusto per cosa?
Be, in generale. Per il mondo dello spettacolo. Forse quello il motivo per cui
non mi chiamano dallagenzia.
E quale sarebbe laspetto giusto, secondo te?
Be, pi simile alle protagoniste di Still Nursing. Indico il televisore, dove una
bionda procace in minigonna e camice aperto sta tentando di riattaccare la flebo a
un paziente anziano montandogli sopra e soffocandolo accidentalmente con il
seno prosperoso. Il pubblico in visibilio.
Ooh. Di pessimo gusto. Jane liquida la scena con un gesto della mano. Ecco
il tramonto definitivo della civilt. Un solo infermiere con tutte quelle dottoresse!
Che premessa! Ma guardale: non ce n una che sia credibile. Met di loro si
rifatta le tette tra la prima e la seconda stagione. O vogliono farci credere che gli
sono cresciute allimprovviso nel giro di sei mesi? Per favore! E comunque sono
troppo magre.
La dottoressa bionda fa cadere la cartella portablocco e mentre si china per
raccoglierla il bip del cardiomonitor accelera velocemente. Risate.
S, ma forse ci che le persone dovrebbero dire di me. Come quando
lEnquirer pubblica titoli tipo: Ridotta a pelle e ossa! La gente non compra quelle
riviste perch pensa che le persone in copertina abbiano un aspetto orribile, le
compra perch invidia la loro magrezza. Sarei orgogliosa se si dicesse di me:
magra da far paura, o Hai visto quellattrice, Franny Banks? Datele una merendina,
sembra che debba svenire da un minuto allaltro. Questo ci che la gente vuole.
Ci che spinge la gente ad adorarti.
Credo che ti prender uno di quei video di autoaiuto.
Casey mi ha raccontato che a Los Angeles fumano unerba che ti toglie la
fame. Dicono che cos che le protagoniste di Still Nursing sono diventate pelle e
ossa.
Jane scuote la testa e mi parla dolcemente, come a un bambino nel mezzo di
una crisi di sonnambulismo. Quella Casey? La modella che sul palco piange
sempre?
S. un tipo derba molto costosa, per, e non facile procurarsela, se non hai
le amicizie giuste. Lei lha avuta da un ex compagno di liceo. Magari riesce a

farmene avere un po. Forse dovrei incominciare a fumare quella roba.


Jane preme il telecomando e il telefilm sparisce dallo schermo. Si volta a
guardarmi. Frances. Davvero. Di questo passo, prima o poi ti troveranno cadavere
alle tre di notte in una camera dalbergo del Chelsea Hotel, e finirai nel suo lungo
elenco di morti sospette. Sei unattrice. lunica cosa che importa. E comunque,
lultima volta che abbiamo fumato un po derba, ti sei addormentata.
Mi appoggio allo schienale del divano con un sospiro. Ma deve esserci un
trucco. Non possibile che se ne vadano tutti in giro con i crampi allo stomaco e
quellaspetto meraviglioso. Devono sapere qualcosa di cui non siamo al corrente. O
peggio: non c alcun trucco. Forse quella la differenza tra un attore di successo
e un fallito. Forse non ho abbastanza forza di volont. Sono troppo preoccupata di
sentirmi bene per aver voglia di sentirmi male come ogni attrice di successo che
si rispetti.
Cosa c di male nel sentirsi bene? Le persone trascorrono la vita intera
perseguendo quellobiettivo. Non che devi per forza avere un aspetto terribile ogni
santo giorno. Si deve mangiare per vivere, dovresti saperlo bene. E comunque quelli
non sono canoni estetici universalmente riconosciuti. Non tutti trovano attraenti le
attrici di quella sitcom, a parte gli idioti che la guardano. Un programma idiota per
gente idiota. Perch non puoi essere semplicemente te stessa e trovare gente a cui
piaci?
Lo so. Hai ragione. Ehi, potrei sempre tagliarmi i capelli come Rachel di
Friends.
Franny. Quel taglio ce lha perfino la mia ex matrigna, e tutte le sue amiche.
Ormai non pi trendy. Sei arrivata tardi.
Vedi? proprio quello che sto cercando di dirti. Resto sempre indietro. Le
attrici di successo hanno fantastici tagli di capelli che anticipano le mode e che
ogni donna vorrebbe copiare. Dovrei pensare meno al mio lavoro e molto di pi ai
miei capelli.
Dov finita la ragazza che credeva che avrebbe trovato un agente se avesse
imparato a memoria un sonetto di Shakespeare al giorno? Unidea altrettanto
stupida, ma almeno pi produttiva. E studiare testi intelligenti, come hai sempre
detto? Dove sono finiti il teatro, e la verit, e la funzione dellattore e tutto quanto
il resto di cui farneticavi?
Adesso ho un agente. Sto cercando di sfondare. Ma ci sono delle regole. Mi
importa ancora del ruolo dellattore. Sto soltanto cercando di essere una
professionista. Di averne almeno laspetto.
Pu darsi. Non lo so. Non riesco a immaginare Diane Keaton o Meryl Streep
ossessionate da un taglio di capelli o da Still Nursing. Non pi importante il
talento?
Non lo so, non so pi niente. Una volta lo pensavo. Ma ora credo che siano il
talento e un bel taglio di capelli. Sono confusa. Penso che sia tutto importante.
Forse dovrei diventare vegana.
Frances, dico davvero. Torna in te. Non riuscirai mai ad assomigliare a quelle
cretine. Ma se vuoi, come dire, avvicinarti alla perfezione, smetti di fumare e

scarta il ripieno dei tuoi muffin. Compra un libro su una sana e buona
alimentazione.
So gi tutto su una sana e buona alimentazione, la interrompo.
Jane mi guarda dubbiosa. Davvero? Dimmi il nome di tre gruppi alimentari.
Facile: cinese, messicano, sandwich al tonno. Lei scuote la testa e le sorrido
dolcemente. Ho comprato della verdura, la settimana scorsa.
S, ho visto. Non vorrei sconvolgerti, ma recenti studi hanno dimostrato che c
una leggera differenza, a livello di apporto nutritivo, tra degli spinaci lasciati a
marcire nel frigorifero e degli spinaci ingeriti.
Dettagli.
Mi arrendo, annuncia diretta in cucina. Caff?
Fisso il mio bagel, che sembra ricambiare lo sguardo, sospettoso. Forse Jane ha
ragione. Forse ho bisogno di pi disciplina. Chiss che cosa mangia Penelope
Schlotzky di domenica. Di sicuro non bagel. Forse sono loro, il mio problema. Anche
se non mi pare un grosso quantitativo di cibo. Decido di finire questo e poi di non
mangiare tutto il giorno. Eccetto uninsalata, magari.
O una zuppa.
No. Dentro a una zuppa pu nascondersi uninfinit di alimenti. S, ne sono
ragionevolmente certa: la zuppa apparentemente innocente, ma contiene un
sacco di calorie.
Brodo di pollo. Ha solo sette calorie. Ce lavranno alla tavola calda? Dove posso
procurarmelo?
Non devi cambiare, Franny. Secondo me stai bene cos come sei.
Ci metto un secondo prima di capire che Dan a parlare. Mi ero completamente
dimenticata della sua presenza. Non aveva mai dato segno di seguire le nostre
conversazioni, prima dora. assodato che si estrania dal mondo circostante,
quando scrive: di solito dobbiamo chiamarlo due o tre volte per ottenere la sua
attenzione, e soltanto allora alza lo sguardo, fissandoci come se lo avessimo
appena svegliato da un sogno.
Mi domando se abbia ascoltato tutte le conversazioni tra me e Jane, in questi
mesi, ma Dan un ragazzo sincero, non si comporterebbe mai in modo subdolo. Se
lo avessimo distratto, si sarebbe unito alla conversazione o ci avrebbe cacciato
fuori per lavorare in pace.
strano, ma sono sicura che in tutti questi mesi non ci abbia mai prestato
ascolto. Questa la prima volta.
Grazie, Dan, quanto riesco a dirgli.

14

CHE roba ? Mi chiede Jane allarmata.


Lammetto, ho ceduto al richiamo dellabisso. Non guadagno abbastanza. Al
locale ho un solo turno alla settimana, a causa dello strano sistema di Herb, che
premia i camerieri pi solerti con pi lavoro, in modo che chi stato penalizzato
per qualche motivo fa ancora pi fatica a riprendersi. Almeno mantengo il mio
turno serale del venerd, grazie al quale riesco a pagare, pi o meno, laffitto.
Anche al Best Intentions si va a rilento.
Le riprese del film di Russell Blakely sono finite e Jane non passa pi le notti sul
set. Scende la scala con indosso degli stivali patchwork in pelle lucida anni
Sessanta, una minigonna scamosciata azzurra e un giubbotto imbottito rosso con
un colletto di finta pelliccia trovato da Bolton sullOttava Strada. Lei ci scova
sempre qualcosa, mentre io di solito finisco col comprare lennesimo paio di calze
nere a met prezzo. Indossa i suoi occhiali vintage, il che significa che pronta
per uscire. Normalmente niente la distoglierebbe dal suo obiettivo. Ecco perch
capisco che la poltiglia presente nella ciotola tra le mie mani deve avere davvero
un pessimo aspetto.
Che schianto! Dove hai preso quegli stivali? Forse riesco a distrarla parlando
di moda.
Non pensare di distrarmi parlandomi di moda. Dico davvero: cos?
Ehm cibo?
Per astronauti?
No, un nuovissimo prodotto dietetico. Lho acquistato tramite una
televendita. Ho cercato di reagire provando diete differenti. Per ora, nessuna ha
funzionato. Ma questa volta diverso.
Mi stai dicendo che hai pagato per questa roba?
Oh, certo, Jane, e ne valsa la pena. Si chiama TastiLife e non solo cibo per
un dimagrimento rapido, ma un fantastico, saporitissimo stile di vita!
Se lo dici tu, replica riluttante.
Perch mi sembra cos sospettosa? Devo farle capire. Jane, lo so che laspetto
non dei pi invitanti, ma laltro giorno, a lezione, James Franklin diceva che sul
set in cui sta lavorando lo usano tutti. A Hollywood!
Davvero? A Hollywood? squittisce lei.
Jane, davvero. Hai visto quella pubblicit? Io perdo, e tu?
S, ho visto la gente che si tiene i pantaloni in modo da far vedere i chili in
meno. Quindi stato James a consigliartelo?

S, ma non non mi ha detto che avevo bisogno di dimagrire. Stavamo


chiacchierando, alla fine della lezione: sono stata io a tirare in ballo largomento.
Gli avevo chiesto del film e lui stato cos gentile da parlarmene.
Mmm dice Jane sospettosa. Ma quando hai incominciato a prenderlo? Non
lho mai visto, nel frigorifero.
Infatti, e questa la cosa pi bella: non serve metterlo in frigorifero. Sono
confezioni di prodotto liofilizzato. Devi soltanto aggiungere dellacqua!
Liofilizzato?
Lo so, assurdo, ma comodissimo, perch puoi portarlo con te e prepararlo
allistante.
Perch non ti limiti a mangiare cibo sano, alimenti che non abbiano bisogno di
essere reidratati?
Lo sai perch: non riesco a controllarmi. In questo modo invece imparo a
misurare le quantit di cibo che assumo. Tutto quello che mi occorre per un pasto
bilanciato contenuto in una confezione di prodotto, cos elimino lo stress di una
dieta vera e propria.
Sembri quasi ladepta di una setta religiosa. E cosa succede quando torni alla
realt, quella in cui devi pensare con la tua testa?
Spero di essere cos indebolita da non provare pi alcuna attrazione nei
confronti del cibo.
Mi sembra un piano fantastico. Di che parlano da Leeza, oggi?
Credo Donne che non vorrebbero pi essere giudicate dalle loro migliori
amiche.
Molto spiritoso. Vado a lavorare. Vuoi che mi porti dietro il cavo del
televisore?
Ciao, Jane.
Dopo che uscita, mi trascino in salotto, lanciando occhiate circospette
allapparecchio. Lo so, Jane mi sta soltanto prendendo in giro: non ho sviluppato
nessuna dipendenza da quel talk-show, anche se so che nella puntata di oggi
parleranno di animali straordinari e in particolare di un cane che riesce ad
allacciare le scarpe al suo padrone. E Jane ha ragione, tutto sommato: ultimamente
sto guardando troppa TV. cominciato con gli assegni per la pubblicit del
detersivo Niagara: quando hanno iniziato ad arrivare con minor frequenza, ho
pensato di verificare che non ci fossero errori magari mandavano in onda la
pubblicit decine di volte e dimenticavano di pagarmi cos passo i pomeriggi
facendo zapping, contando gli spot e confrontando il numero di passaggi con le
cifre degli assegni.
Quel giorno ero stata subito meglio a sentire i consigli di Leeza che parlava di
ispirazione e di come trovarla dentro di noi. Durante il programma fornisce anche
molte dritte utili per dimagrire, e cos avevo scoperto la dieta a base di cavolo, che
avrebbe funzionato sicuramente, se non avessi detestato il cavolo. Inoltre Leeza
ospita spesso personaggi famosi, oppure gente comune che ha affrontato e
superato prove tremende di vario genere: magari un giorno dovr interpretare un
personaggio molto particolare e mi ricorder di qualcuno che ho visto nel suo

programma. Quindi posso sicuramente affermare che il tempo trascorso a


guardarlo ha una funzione didattica.
Ma soprattutto, subito dopo va in onda la soap opera La valle dei pini. Allinizio la
vedevo per pochi minuti, finito il talk-show e prima dello stacco pubblicitario. Ne
ero stranamente affascinata. La usavo come esercizio, mettendo alla prova le mie
capacit recitative con quei dialoghi forzati, ripetendo le battute ad alta voce per
farle pi naturali e chiedendomi se fossero gli attori a renderle cos ridicole o se
era unimpresa impossibile, visto quanto erano effettivamente stucchevoli.
Ma ormai sono stata risucchiata in un vortice e mi sorbisco entrambi i
programmi dallinizio alla fine, a volte anche Il gioco delle coppie, una trasmissione
che, decisamente, non mi arricchisce in nessun modo. In parte colpa di Dan, che
non quasi mai a casa. Non ho idea di dove vada a scrivere, ma di sicuro non nel
nostro salotto, e se soltanto fosse qui pi spesso forse mi vergognerei troppo per
restarmene tutto il pomeriggio sdraiata sul divano.
Sono molto sincera con me stessa, lo ammetto: La valle dei pini mi ha
catturata, al punto che penso ai suoi protagonisti come se fossero persone reali e
mi preoccupo per loro nel fine settimana. Come far CoCo Breckenridge a
nascondere la verit sullomicidio del suo gemello? mi chiedo. Ogni venerd mi
riprometto di non guardarlo pi, ma poi arriva il luned e la tensione mi divora.
A volte, quando sono molto frustrata, immagino di dare il benservito a Joe
Melville, ma non avrei mai il coraggio di ferire i suoi sentimenti, e mi sembra un
po illogico dire a qualcuno che non ti chiama mai di non chiamarti pi. Forse si
sente a disagio perch sa di aver commesso uno sbaglio, e magari spera che,
ignorandomi, possiamo fingere che non ci siamo mai incontrati e sar risparmiata
a entrambi lonta di affrontare i rispettivi fallimenti. Di conseguenza mi sento in
colpa per lui. vero, provo sentimenti piuttosto contorti per qualcuno che non fa
nemmeno parte della mia vita.
Leeza incomincia a mezzogiorno, quando mi alzo, perch non ho motivi per
svegliarmi prima. Jane ne sta facendo un affare di Stato, come se il mio fosse un
vero problema. Mi chiama in continuazione dal lavoro.
Sono preoccupata per te. Sei depressa.
Sto bene.
Ma se sembri Frances Farmer! replica Jane in tono melodrammatico.
Ho un animo sensibile e creativo, proprio come quella diva nevrotica e
sfortunata. un momento difficile.
Se torno a casa e ti trovo a divorare del gelato direttamente dal barattolo e a
guardare Harry ti presento Sally, chiamo la polizia.
Cosa possono fare: arrestarmi per comportamento stereotipato?
Perci quando squilla il telefono, alle undici e mezzo, mi precipito a rispondere.
Far la spiritosa fingendo di essere di buon umore, con Jane. Piena di brio, come se
fossi sveglia da ore.
Set di Qualcuno vol sul nido del cuculo, esordisco pimpante.
Pronto? Sono Richard, della Absolute Artists. Cercavo Franny.
Mi metto seduta sul letto, come se potesse vedermi sdraiata a un orario cos

indecoroso, con indosso ancora i pantaloncini e la maglietta con cui ho dormito. Mi


schiarisco la voce e cerco di sembrare pi sveglia che posso.
Sono me! Sono lei! No, cos non pu andare. Sono io.
Buongiorno. Ti ho svegliata?
No, niente affatto. Ho un, ehm, un brutto raffreddore.
Oh, accidenti. molto grave? Joe ha unaudizione per te.
Guarisco in fretta.
Fantastico!
Fantastico!
Allora, lappuntamento sarebbe oggi
Oggi?
Tra due ore.
Oggi?
Oh, no.
Sono due settimane che non faccio altro che dormire e trascinarmi a lezione e al
lavoro. Non ho fatto esercizio. Ho a malapena messo fuori il naso di casa. Non
sono pronta. Sono uno straccio. Direi che fantastico!
Mi dispiace di avertelo comunicato allultimo minuto. Hanno bisogno di
unattrice per La valle dei pini.
Come?
La valle dei pini, la soap opera. Insomma, il telefilm pomeridiano. Lo conosci?
Mi prendi in giro.
Mmm, no. La segui?
Sento che il cuore sta per esplodermi nel petto. Non riesco a crederci. La valle
dei pini! Che fortuna! Forse andr bene, questa volta. Forse non sono cos
rivoltante e stucchevole. Sono un genio che si autoesiliato, allontanandosi dal
pazzo mondo dello show business per affinare la sua arte, con rigore e pazienza, in
attesa della sua rivincita. Era destino!
S, la conosco. Molto bene, a dire il vero.
Fantastico. Allora corri pi veloce che puoi. I provini chiudono alle due. Ti
mando via fax le battute e lindirizzo. Se hai domande, chiamaci, e in bocca al
lupo.
Grazie.
Devo sbrigarmi. Per un istante resto in mezzo alla stanza con il telefono in
mano, pietrificata. Dovrei farmi una doccia. necessario? Credo di s. E i capelli?
Se li lavo, dovr asciugarli. Far una doccia ma non mi laver i capelli. Metter un
asciugamano in testa per non bagnarli. Dov il mio completo da sgualdrina? La
maggior parte delle donne in quel telefilm si veste in modo volgare, eccetto
lattrice pi anziana, Angela Bart, che veste un volgare classico. Metter il
reggiseno push up. Dov???
Esco dalla doccia a tempo di record. Uso la salvietta che avevo in testa per
asciugarmi. Per una volta, lumidit ha reso un servizio ai miei capelli. Sento il
rumore del fax, il fruscio dei fogli che cadono sul pavimento. Sono curiosa di
leggerli. Dar unocchiata prima di vestirmi, per essere sicura di scegliere il look

pi adatto.
Corro al fax e leggo la prima pagina.
ABSOLUTE ARTISTS - APPUNTAMENTO
OGGETTO: Franny Banks/Lettura La valle dei pini
DATA: Mercoled, 12 aprile 1995
ORARIO: 14.30
INDIRIZZO: ABC Studios, Sessantaseiesima Strada, n. 49, quinto piano
REFERENTE: Jeff Ross e Jeff Bernbaum, Casting
ANALISI PERSONAGGIO
ARKADIA SLOANE: 23-25 anni. Arkadia la figlia perduta del miliardario Ellis
Sloane. Si pensava che Arkadia fosse morta per annegamento per mano della
terza moglie del playboy miliardario Peter Livingstone, limprenditrice miliardaria
Angela Bart, che sperava di essere nominata unica erede della fortuna del
marito, ma poi si scopre che la ragazza sopravvissuta al tentativo di omicidio
raggiungendo a nuoto la riva, anche se allepoca aveva soltanto otto mesi. Col
piglio e la sfrontatezza che le hanno permesso di sopravvivere da neonata,
Arkadia arriva allalbergo Pinetree Lodge pronta a prendersi una rivincita e a
infrangere alcuni cuori.
Deve recitare con disinvoltura in abbigliamento succinto, deve essere bellissima.
Appartenenza etnica qualsiasi.
Interno giorno - Pinetree Lodge. Angela Bart d istruzioni a un fattorino mentre
altri dipendenti dellalbergo assistono alcuni clienti. Arkadia Sloane, di una bellezza
mozzafiato, entra portando una valigia. Si ferma nella hall, studiando Angela. Uno
dopo laltro, i dipendenti e gli ospiti notano Arkadia. Si fermano, paralizzati dal suo
splendore regale. Finalmente anche Angela si accorge di lei.
ANGELA: S? Posso aiutarla?
ARKADIA (ride nervosamente): S! (si ricompone): No. Mi scusi. soltanto che
molto divertente, detto da lei.
ANGELA: Mi scusi, mi chiamo Angela Bart. Ci conosciamo?
ARKADIA: Purtroppo s.
ANGELA: Se ci siamo gi incontrate, non me lo ricordo. Mi dispiace. Lei davvero
bella, lo sa?
Arkadia scoppia in un pianto dirotto.

ARKADIA: Bella? Se so di essere bella? No, non lo so! Lunica cosa che so che
mi chiamo Arkadia Sloane! E so anche che ha cercato di uccidermi quando avevo
otto mesi! Se sono bella? lunica cosa che non so, Angela. Ma so che
unamorevole coppia di agricoltori mi ha raccolto sulle rive di un torrente, nel
Vermont meridionale. I loro raccolti erano devastati dalla grandine e dai
parassiti, i loro figli avevano gi lasciato la casa, non avevano bisogno n
desideravano un altro figlio, ma mi hanno preso con s; una coppia che
sempre amorevolmente era convinta che gli specchi fossero opera del diavolo.
Credevano in una vita onesta e di duro lavoro, ma semplice, il pi semplice
possibile! Cos sono cresciuta senza specchi, senza rossetto, senza spazzole e
pettini, senza biancheria intima decente. Ma sono arrivata fino a New York, dove
ho lottato con le unghie e con i denti e mi sono fatta un nome nel campo della
lingerie: ha mai sentito parlare della linea di biancheria intima Il Lamento di
Arkadia?
Angela ha un sussulto.
ANGELA: Tu?
Le lacrime solcano le guance di Arkadia.
ARKADIA: S, Angela, sono io. Adesso ti scusi? Ti scusi, adesso?
ANGELA: S, ti chiedo scusa. Te lho chiesto ancora prima di sapere che avrei
dovuto scusarmi
Angela spalanca le braccia, per dare il benvenuto ad Arkadia.
ANGELA (continua): Ma ti sbagli. Ti sbagli sul mio conto. Sono cos felice che tu
sia qui. E anche tuo padre lo sar, tesoro. Ti prego, lascia che ti presenti a tutti
quanti. Venite qui subito!
Ospiti e dipendenti dellalbergo si stringono intorno ad Arkadia, poi, tutti
insieme
TUTTI: Benvenuta a Pinetree Lodge!
Primo piano su Arkadia: sorpresa, felice, stanca e un po sprezzante
Abbasso la pagina, incredula.
Merda. Non posso farlo.

15

PRIMA di rendermi conto di quello che sto facendo, ho richiamato Richard.


Il fax arrivato? mi chiede.
Oh. S. Ecco
Le battute sono un po grossolane, lo so, ma te la caverai benissimo!
Non credo di farcela.
Cio?
Questa cosa senza contare la faccenda della biancheria intima dove tutti si
fermano a guardarla perch bellissima, insomma, per favore e poi, alla fine,
dovrei sembrare stanca e sprezzante, com possibile? E singhiozzare, per giunta?
Non riesco a capire
Franny, sei nervosa. da un po di tempo che non fai audizioni. Jeff e Jeff sono
ottimi professionisti, per, e sono gentili. Sanno che non hai avuto tempo per
prepararti. Seguono altri progetti, oltre a La valle dei pini. Vogliamo soltanto che ti
vedano. Certo, se non senti tuo il materiale, posso sempre dire a Joe che
No, no, lo interrompo facendo velocemente marcia indietro. soltanto, ecco,
un momento di cio sono soltanto nervosa, come dicevi. Non importa. Vado
subito.
Cerca di divertirti, Franny. solo unaudizione.
Sono sulla linea D, che passa sul ponte di Manhattan, e ripasso mentalmente le
battute. Almeno quello che penso, finch non sento la mia voce. Oh! esclamo
un po troppo forte, e una ragazza seduta di fronte a me alza lo sguardo dal suo
libro e mi fissa avidamente, come se non vedesse lora di godersi lo spettacolo di
una delle tante sciroccate che affollano i vagoni della metro e speri che aggiunga
qualcosaltro.
Leggo le pagine, cercando di farle sembrare pi reali. Ma la sceneggiatura
davvero maldestra. Quei Mi scusi e il discorso con le informazioni sul passato
del personaggio nessuno parla cos. Penso a Stavros. Lui direbbe: sincerit, dire
quello che pensi e pensare quello che dici, tieni conto dei fatti. Devo soltanto usare
quello che ho imparato a lezione e andr bene.
I fatti: una bambina abbandonata torna per vedere suo padre. diventata una
donna di successo, ma rimasta lontana per molto tempo. Perch?
Quando analizziamo una sceneggiatura, Stavros ci dice sempre che dobbiamo
chiederci: Perch proprio oggi? Cosha di diverso questo giorno da qualsiasi altro?

Perch ha scelto questo giorno, per incontrarlo?


Non lo so; non ho abbastanza informazioni. A lezione avremmo avuto a
disposizione la sceneggiatura completa, non una singola scena, e lavremmo
studiata per settimane. Avremmo letto le opinioni in proposito; avremmo discusso
di come altri registi e altri attori avevano interpretato il materiale. Com possibile
riuscirci, con quattro fogli di un fax e venticinque minuti di tempo?
Da un certo punto di vista, nelle ultime settimane ho guardato cos spesso la
soap da avere comunque una base, seppur casuale. Conosco il personaggio con cui
sta parlando; conosco il suo mondo. Per Arkadia nuova, in citt. Nessuno dei
protagonisti ha mai parlato con lei. Nelle ultime puntate Angela Bart ha temuto di
avere un cancro, che poi si rivelato un reflusso gastrico, e ha ricevuto le chiavi
della citt di Pinetree per le attivit di carattere umanitario che ha svolto, anche se
il suo impegno nasconde lintenzione di candidarsi a sindaco e sottrarre i fondi della
campagna elettorale per comprare delle pillole della giovinezza che si procura
illegalmente a Guam. Conosco molto bene il suo mondo, ma di certo non mi aiuta a
interpretare Arkadia nel modo giusto.
Senza contare il pianto. Non ho mai dovuto piangere durante un provino,
figuriamoci singhiozzare, come richiedono le indicazioni di scena. A lezione sono
riuscita a tirar fuori una lacrima o due, ma non riesco a immaginare di scoppiare in
singhiozzi davanti a degli sconosciuti. Quindi dovr essere cos coinvolgente e
convincente che non se ne accorgano neanche. Rendilo tuo, dice sempre Stavros.
Ha ragione! Devo fare cos. Gli far vedere la mia Arkadia. Una donna che tornata
a casa per la prima volta, che ferita e arrabbiata perch stata rifiutata e che,
per qualche strana ragione, ha scelto questo giorno per riprendersi quanto le
stato tolto, senza versare una lacrima.
Quando mi registro nellingresso (nome, casting, piano, orario dellappuntamento)
e prendo il mio tesserino (Frances Banks, visitatore; casting Jeff e Jeff,
trentaquattresimo piano), sono piena di speranze. Mi sono convinta che conosco
Arkadia Sloane come se fosse una persona in carne e ossa. Ho relegato in un
recesso della mia mente domande fastidiose, tipo: Come ha fatto a scoprire
lidentit del suo vero padre, relegata comera in una fattoria del Vermont? E com
possibile che una neonata di otto mesi riesca a nuotare fino alle rive di un
torrente? E perch qualcuno dovrebbe voler acquistare della lingerie chiamata Il
lamento di Arkadia? Ma ora non importa. Io sono Arkadia. Mi sento piuttosto
sicura. Mentre salgo mi accorgo di avere ancora ai piedi le mie Dr. Martens.
Lascensore pieno, quindi devo rannicchiarmi in un angolo per evitare di colpire
qualcuno mentre le sfilo e metto i tacchi alti. Quando alzo lo sguardo, siamo gi al
trentesimo piano, manca poco. Mi infilo la scarpa sinistra e ficco gli anfibi nella
borsa mentre le porte si aprono. Esco dallascensore, in precario equilibrio. Avrei
dovuto indossare i tacchi per la strada e camminare per un paio di isolati, in modo
da abituarmi, ma troppo tardi per preoccuparmene, ormai.
Lascensore separa le due ali delledificio: a sinistra c una grande porta in
vetro satinato con una targa luccicante che dice: SHINY PRODUCTIONS. A destra
c unaltra porta simile con un foglio di carta attaccato sopra. Sul foglio

disegnata una grossa freccia e sotto c scritto: CASTING. Sono arrivata.


Finalmente: la mia prima vera audizione da tempo. Sono di nuovo in pista. Oggi
il primo giorno della mia vera carriera di attrice. Ricordo ancora il momento
della svolta, dir davanti al pubblico che affolla lEd Sullivan Theater.
Paradossalmente, nonostante lenorme quantit di spettacoli teatrali che ho fatto
in questi anni, laudizione non era per una commedia; anzi. Era per una soap
opera. E il pubblico scoppier a ridere, divertito e sorpreso.
Le porte dellascensore si aprono di nuovo con un trillo, depositando nuove
persone nellingresso e riportandomi bruscamente alla realt. Non posso restare qui
a fantasticare su quanto di meraviglioso non ancora successo. Il cuore sembra
volermi esplodere nel petto e le mani mi tremano cos tanto che devo usare ogni
mia forza per aprire la porta.
Dietro un ampio bancone siede un ragazzo pallido con la cravatta, il viso magro
seminascosto da pile di manoscritti e un enorme mazzo di fiori. Dalla sua scrivania
sporge una cartellina portablocco su cui si legge ISCRIZIONI e vado in quella
direzione senza un attimo di esitazione, perch non voglio sembrargli indecisa o
inesperta. Annoto il mio nome e il numero della previdenza sociale con mano
malferma, ma sento un moto dorgoglio quando, per la prima volta, posso
compilare la casella sotto la scritta AGENZIA. Scrivo Absolute Artists e mi sento
un po pi sicura.
Forse la mia immaginazione, ma il ragazzo pallido alla reception sembra
fissarmi con aria curiosa; o magari disprezzo? Si vede cos tanto che sono una
principiante?
Non mi importa. Non ho alcuna intenzione di farmi intimorire. Lo guardo e gli
sorrido con aria di sfida, e penso ad Arkadia alla fine della scena, sprezzante e
vulnerabile, e la comprendo pi che mai. un segno! Mi ricorder di come mi sono
sentita. Lo user nel mio lavoro. Lui sembra voler dire qualcosa, ma non gli
permetter di farmi sentire insicura, quindi me ne vado decisa, proprio come
avrebbe fatto il mio personaggio.
Poi mi accorgo che sono lunica bianca nella stanza. Sui due divani a forma di L
che circondano il bancone della reception sono sedute almeno quindici ragazze di
colore, tra le pi belle che abbia mai visto. Giovani e snelle e appariscenti,
strizzate dentro top minuscoli e minigonne.
Voglio fuggire, tornare a Brooklyn, nascondermi nella mia camera da letto senza
tende alle finestre e non uscire mai pi. Dire che non sono la ragazza che cercano
un eufemismo. Non avevo nemmeno idea che esistesse un tipo di bellezza del
genere a New York, o nel mondo intero; figuriamoci se sono adatta per la parte.
Non sono nemmeno della tinta giusta.
Per strano come faranno a giustificare il colore della pelle della figlia di
Peter Sloane? In una soap possono fare qualsiasi cosa: riportare in vita persone
morte, svegliarle da un coma profondo. Ma pensavo che la madre di Arkadia fosse
Mary Marlowe, lereditiera di razza caucasica che
Senta, lei? Il ragazzo pallido spinge indietro gli occhiali e mi guarda
sospettoso.

S?
sicura di trovarsi nel posto giusto?
Raddrizzo le spalle e lo guardo con aria di sufficienza. Non riuscir a farmi
sentire vulnerabile. No.
S, sono sicura, ribatto decisa. Sono forte. Sono sicura di me. Sono Arkadia
Sloane.
Sicura? qui per il profumo Aroma debano?
Cosa?
Oh. No. Io, ecco, sono qui per La valle dei pini.
Immaginavo. al piano sbagliato. Il casting per la soap al trentaquattresimo
piano. Questo il trentatreesimo.
Oh. Oh! Meno male! farfuglio. Cio, non volevo, ecco, non intendevo Ero
perplessa perch vede Indico il divano alle mie spalle, disarmata.
Il ragazzo spinge di nuovo gli occhiali sul naso e si avvicina.
Non si preoccupi, mormora. Sono modelle.
Quando raggiungo il trentaquattresimo piano e mi iscrivo alle audizioni giuste,
sono troppo esausta per preoccuparmi delle ragazze che devo affrontare, che a un
primo sguardo sono meno esotiche ma altrettanto minacciose delle modelle del
piano di sotto. Come fanno a sapere quale abito indossare? Sembrano aver studiato
il look sullo stesso manuale, che apparentemente prevede lunghi capelli lisci e
rossetto opaco. Sono cos strepitose, prese singolarmente, che sembrano fondersi
in una sola, enorme massa indistinta di bellezza. Ai miei occhi, il gruppo diventa
ununica entit: le Bellissime. Cerco di rimuoverle dalla mente, tenendo la testa
bassa, studiando le battute e aggrappandomi ai sottili fogli del fax, ormai sgualciti.
Un uomo tarchiato con corti capelli ricci e un maglione azzurro attillato con il
collo a V apre la porta accompagnando fuori una delle Bellissime. La ragazza ha il
viso lucido e leggermente sudato. Ha pianto, evidente. Sento una fitta allo
stomaco.
Ottimo lavoro, Taylor, dice luomo dolcemente. Davvero eccellente.
Grazie, Jeff. Si tampona le palpebre con lanulare della mano destra, per non
sbavare la generosa passata di mascara che sembra essere rimasta intatta, come
per magia. stato un onore recitare quelle battute, dichiara prima di andarsene,
piena di orgoglio.
Un onore? Recitare quelle battute? cos che ci si deve comportare? E le
persone ci cascano davvero?
Jeff guarda la sua cartellina portablocco. Frances Banks? Tocca a te.
Respiro profondamente e cerco di alzarmi dalla sedia con grazia, proprio come
Arkadia. Ma uno dei miei tacchi si incastra nel folto tappeto e perdo la scarpa.
Opl, dice Jeff tenendomi la porta aperta mentre la recupero.
Meglio piantarla di bere a pranzo, farfuglio.
Lasciami fuori, dolcezza, mormora Jeff. lunico modo.
Non bevo davvero non intendevo

Ma siamo gi nella stanza delle audizioni e Jeff si sta sedendo.


Jeff, ti presento Franny Banks, dice Jeff-Maglione attillato a Jeff-Camicia
sbottonata. La manda Joe Melville.
Ottimo. No, no, non cos lontano, cara, devi metterti qui, dov la sedia. Qui.
Qui? Devo stare in piedi? O sedermi? Sulla sedia?
Come preferisci, angelo mio: allocchio della telecamera non sfugge niente.
Non ci avevo mai pensato. terribile. Per un istante, fisso la macchina montata
su un treppiede di fronte a me. Poi mi viene in mente che se allocchio della
telecamera non sfugge niente, ora mi sta osservando, mentre la fisso con aria
ebete. Ho gi fatto audizioni di fronte alla telecamera, ma per spot pubblicitari: in
quel caso devi guardare direttamente lobiettivo, in una specie di sfida a chi cede
per primo. Oggi, per, legger delle battute con una persona, mentre la telecamera
mi osserver da unaltra inquadratura, e il mio compito fingere che non lo sappia.
mia alleata, penso. Ma quando guardo quella lente fredda e nera con la coda
dellocchio, istintivamente mi atteggio, come se cercassi di fare colpo su di lei.
Labbiamo gi vista, Jeff? La conosciamo?
La confondi con laltra Franny.
C unaltra Franny? Chi ?
Oh, si chiama Franny? Stavo pensando ad Annie.
Quale Annie?
Annie ODonnell? No, McDonnell? Non mi ricordo.
Chi?
Hai capito. Quella con i capelli rossi. Che ha recitato nel film di Lars Vogel.
Unaltra storia damore?
Esatto.
Annie MacDonald!
S!
Annie e Franny sono completamente diverse, Jeff. Sei un disastro con i nomi.
Quindi questa Franny non la conosciamo. Franny non Annie noi non ti
conosciamo.
Stanno parlando tra loro da cos tanto tempo, che non so se devo rispondere, o
se si tratta semplicemente di unosservazione che vogliono condividere con me.
Prima che possa decidere, Jeff chiede: Quanti anni hai?
Non sono domande da fare, Jeff.
Franny, a quanto pare non sono tenuto a sapere quanti anni hai. Alza gli occhi
al cielo e strizza locchio a Jeff-Maglione attillato.
Be, sono informazioni riservate, dico accennando un sorriso poco convincente.
Ma perch non ti conosciamo? Franny, perch?
Esito. Questa la mia prima vera audizione, ecco il perch. E se compio il
minimo errore, probabilmente anche lultima.
Be, forse perch sono appena entrata nella schiera dei conoscibili, farfuglio.
I due Jeff esitano, poi scoppiano a ridere.
La schiera dei conoscibili! Ahahahahah! Ho trovato il nome per la mia nuova
band!

Sei troppo vecchio per avere una band, tesoro.


Ma non troppo per darle un nome, giusto?
I due Jeff continuano a ridere, poi sospirano e finalmente si ricompongono.
Scusaci, siamo un po frastornati. Stiamo lavorando ininterrottamente da tre
giorni. Abbiamo dovuto girare di nuovo alcune scene; piuttosto insolito, per una
soap.
A meno che qualcuno non vomiti durante le riprese, non le buttiamo mai via.
Anzi, probabilmente le useremmo anche in quel caso. Perch i tempi sono
strettissimi.
Cos successo allaltra attrice? chiedo, e i Jeff si scambiano uno sguardo.
Lhanno trovata con un enorme quantitativo di coca
Coca Cola. Vero, Jeff?
Esatto. Stavo proprio per dirlo.
Per lei era un vero sballo, non vero, Jeff?
S. Proprio una consumatrice accanita!
Allora. Torniamo a noi, Franny. alta, vero, Jeff?
Mmm. Alta e carina.
Grazie, dico con un sorriso.
Franny, quanto sei alta?
Jeff, non si chiede.
Ma se fosse troppo alta per Angela? Lo sai com fatta.
E che capelli! Franny, che origini hai?
E non puoi chiederle nemmeno quello, Jeff. Fa il bravo.
Uff. Tutte queste leggi.
Non importa. Posso rispondere. Sono irlandese.
Annuiscono e mi sorridono, aspettando il resto.
I miei capelli non aggiungeranno nulla di pi, comunque. Sono conosciuti per
essere molto sensibili e piuttosto litigiosi, sapete.
I due Jeff cominciano di nuovo a sbellicarsi dalle risate.
Ahahahahah! I capelli vengono da unaltra parte!
Forse sono ebrei!
O rumorosi capelli italiani!
Quei capelli ci faranno causa!
Ahahahahahah!
Quando siamo pronti per leggere le battute, mi sento abbastanza a mio agio.
Maglione attillato legge insieme con me, ripetendo sottovoce alcune mie battute. La
cosa mi distrae, ma mi impegno per concentrarmi. Supero il monologo prolisso con
disinvoltura. Non sono stata impeccabile, ma credo di aver trasmesso un po del
dolore di Arkadia, un po del suo orgoglio.
Be, a me piaciuta. Che ne pensi, Jeff?
Mmm, anche a me. Rifacciamolo e cerchiamo di divertirci, questa volta,
Franny. Mettici un po pi di intensit, magari.
Merda. Un po pi di intensit. Vuole che pianga. Probabilmente vuole vedere se
riuscir a scoppiare in lacrime. Devo escogitare un modo per convincerli che pu

funzionare anche senza piangere.


La seconda volta leggo il monologo pi dolcemente, quasi a bassa voce, ma non
riesco comunque a piangere. Per sono contenta, perch scopro dentro di me
qualcosa di nuovo. Non ho abbassato intenzionalmente il tono di voce, ma ho
immaginato che Arkadia avesse pensato a lungo alle parole da dire ad Angela Bart,
ripetendole nella sua mente per anni, e ora che ne aveva la possibilit non sentiva
pi il bisogno di gridare, per farsi sentire. Questa versione di Arkadia non avrebbe
mai pianto, avevo pensato, perch aveva eretto un muro intorno a s. Quindi era
logico che non volesse mostrare ad Angela Bart i suoi veri sentimenti. Era logico
per me, almeno, e questo era quanto di pi importante. Avevo creato la mia
Arkadia.
Quando termino di leggere, i due Jeff si guardano e sorridono, soddisfatti di ci
che avevano appena visto.
Fantastico, tesoro.
Contenti di averti conosciuta.
Ottima lettura.
Per non parlare dei capelli.
Chiudi il becco, Jeff.
Fatti gli affari tuoi, Jeff.
Fuori c aria di temporale. Mi avvio lungo la Sessantaseiesima Strada ingobbita
per contrastare la furia del vento. Quando mi accorgo che lo sforzo in parte
dovuto ai tacchi alti che ho ancora ai piedi, mi fermo in un angolo e mi cambio le
scarpe. Ho le guance infuocate, e non a causa del vento gelido.
Ottima lettura, hanno detto. Inoltre stato divertente parlare con loro. E non
hanno commentato il fatto che non sia riuscita a piangere.
Chiss se mi daranno la parte. Chiss quanto impiegheranno per decidere. Forse
dovrei controllare la segreteria telefonica. Ma troppo presto. Cerano ancora delle
ragazze, nella sala daspetto. Dovranno vederle, prima della selezione. O no? Forse
stanno gi chiamando lagenzia. Non c stato bisogno di fare provini a nessunaltra
ragazza, dopo di lei, stanno dicendo a Richard o a Joe in questo preciso momento.
perfetta per la parte.
Forse dovrei telefonare alla Absolute. No, meglio aspettare. Stare calma.
A ripensarci, magari dovrei davvero chiamare Richard per dirgli che andata
bene, cos quando parler con loro avr a disposizione pi informazioni. Forse ha
gi lasciato un messaggio per me e vuole che lo richiami. Forse sta cercando di
contattarmi in questo preciso istante.
Cos mi fermo a un telefono pubblico.
Ci sono tre nuovi messaggi.
Ho il cuore in gola, mentre digito il mio codice e aspetto che parta la segreteria
telefonica.
Biiip.
Ciao Franny, sono Gina, della Brill. Mi chiedevo se sapessi fare giochi di

destrezza, tipo i giocolieri. Inoltre, come te la cavi con il pattinaggio su ghiaccio?


Cercano qualcuno che sappia fare entrambe le cose per la pubblicit di una birra.
Inoltre, hai problemi con la birra? Fammi sapere!
Biiip.
Frances, sono io, tuo padre. Per un attimo ho temuto che a Manhattan avessero
eliminato i telefoni, ma a quanto pare esistono ancora. Richiamami, per favore.
Sono tuo padre.
Biiip.
Ciao, Franny, sono Clark. A quanto pare non riusciamo mai a beccarci. Ti
richiamo pi tardi.
Biiip.
Non voglio chiamare mio padre e parlare del matrimonio di Katie n chiamare
Clark, o nessun altro, finch non so se avr una buona notizia da raccontare. Faccio
un patto con me stessa: nessuna telefonata prima di aver comprato il giornale,
mangiato qualcosa, preso un caff e completato le parole crociate del New York
Times. Solo allora chiamer Richard o controller di nuovo la segreteria telefonica.
Andando alla tavola calda mi fermo a prendere il giornale e delle Marlboro Lights.
Sono tre giorni che non compro sigarette e di recente ho giurato di nuovo che
smetter di fumare, ma in questo periodo sono troppo agitata per farlo. Smetter
la settimana prossima.
Ho quasi finito il caff e il sandwich al formaggio quando mi rendo conto che
oggi venerd. Avrei dovuto pensare a che giorno era prima di impegnarmi a non
fare altre telefonate se non dopo aver completato le parole crociate. Dal mio
spar vedo una cabina telefonica dallaltra parte della strada: non c nessuno, e il
suo richiamo irresistibile. Riesco sempre a completare il cruciverba del
mercoled, e a volte anche quello del gioved. Ma quello del venerd
particolarmente difficile. Non sono nemmeno a met. Forse irrilevante, visto che
ho stretto il patto con troppo anticipo. Ma non voglio correre nessun rischio. Non so
cosa darei, per controllare la segreteria telefonica. Le gambe mi tremano sotto il
tavolo, e la mano stringe convulsamente la matita.
Pago il conto, mi precipito fuori e chiamo Richard. Sono in attesa, nella cabina;
ho i nervi a fior di pelle e rabbrividisco per il freddo, con le parole crociate ancora
in mano. Faccio un nuovo patto con me stessa. Non infranger mai pi alcun patto,
lo giuro, a condizione che questa volta questa volta soltanto rompere un patto
non mi porti sfortuna. Fa che sia una buona notizia, e giuro che
Franny! Hai ricevuto il mio messaggio?
No. Non li ho ancora ascoltati.
Be, te lho appena lasciato. Ascolta, sei piaciuta moltissimo!
Ha funzionato! Anche se non ho completato il cruciverba. Grazie, grazie.
Dici davvero? Cerco di sembrare disinvolta, ma la mia voce carica di
tensione.
S! Hanno detto che sei riuscita a dare un senso a quella merda di monologo

testuali parole e che gli sei sembrata sveglia e piena di personalit.


Davvero?
Davvero! Ottimo lavoro, per una prima lettura.
Grazie!
Non vedo lora di mostrarti a tutti!
Sono confusa. La conversazione sembra giunta al termine.
Un attimo. Tutto qui?
Che vuoi dire?
Voglio dire, continuo mentre qualcosa si spezza dentro di me. Cerco di
controllarmi, schiarendomi la voce. Voglio dire, non ho avuto la parte?
La parte? risponde lui, confuso. Oh, no, questa era soltanto una lettura
preliminare. Dovrai superare altre prove.
Oh, sospiro sollevata, allidea che non sia finita l. E qual il prossimo
passo?
Be, a Jeff e Jeff sei piaciuta tantissimo, come ti dicevo. Per sai meglio di me
che, per quanto sia andata bene oggi, non hanno il potere di darti il lavoro.
No?
No, no. Scusami. Non pensavo che Joe be, comunque, lascia che ti spieghi.
Loro si occupano del casting, sono le prime persone a cui devi piacere, e a volte le
pi difficili. Fanno leggere le battute e scelgono i migliori, proponendoli ai
produttori. Non parlo necessariamente degli attori pi capaci, ma soltanto di quelli
pi adatti alla parte. Poi c la lettura con i produttori, a volte con il regista, o con
gli altri attori, sai, per vedere se c feeling Ho visto sottoporre persone a tre,
quattro provini per una parte piccola, di poche battute, in produzioni mediocri. un
mondo molto competitivo, possono permettersi di fare gli schizzinosi e prendersi il
tempo che vogliono per trovare la persona giusta. Difficilmente si tratta di un
percorso breve.
Non ne avevo idea. Le sue parole hanno un senso, ma non avrei mai pensato che
ci fosse qualcosaltro da affrontare, dopo oggi, anche se me la sono cavata bene.
solo che laltra volta, quando ho ottenuto la parte per la pubblicit, pensavo
che sarebbe stato pi semplice.
S, lo so. Per quello stato un caso piuttosto raro.
Quindi non ci sar nessuna seconda lettura?
Non questa volta. Finisce qui. Questa volta.
Va bene, concludo con qualcosa a met tra un colpo di tosse e un accenno di
singhiozzo.
Franny, sei andata molto bene. un risultato positivo. Sei andata alla grande,
per una lettura preliminare. Hai affermato tu stessa che questo ruolo non lo
sentivi, giusto? Hai eseguito una lettura eccellente per un ruolo che non nelle tue
corde, giusto? E adesso ti hanno vista e gli sei piaciuta e ti terranno in
considerazione la prossima volta, per qualcosa di adatto a te.
Mi sento cos stupida. Lo so che ha ragione. Non mi vedevo affatto in quella
parte: e chi potrebbe, del resto? Ottenerla non avrebbe avuto alcun senso. Eppure
una piccola parte di me lo avrebbe voluto. Devo far conoscere la Franny che pensa

di essere una vincente con la Franny che si crede una perdente e vedere se
possono raggiungere un compromesso e convivere.
Franny. stato un successo. Abbiamo lavorato settimane per portarti in quella
stanza e ora successo e hai fatto unottima impressione. Se pu farti sentire
meglio, fingiamo che non ti abbia detto nulla, avevano gi deciso. Prenderanno una
delle attrici della nostra agenzia. Quella di oggi era unaudizione dellultimo minuto
in caso la trattativa non fosse andata in porto. Ma in pratica hanno gi scelto. Era
unaudizione di sicurezza, insomma.
Sapere che non ho mai avuto una possibilit concreta mi fa sentire ancora
peggio.
Oh. Ottimo. Grazie. Hai ragione, mi sento meglio.
Guardala da questo punto di vista, Franny. Hai perso un lavoro che non hai mai
avuto. Non come essere licenziati, ti pare?
Mentre me ne sto con la mano stretta intorno alla cornetta, mi sembra di
sentire il rumore di una sirena o un allarme, in lontananza. una sensazione che
non ricordo di aver mai provato: come se sapessi che sta per accadere qualcosa di
brutto ma non riuscissi bene a metterlo a fuoco. Il rumore diventa pi forte e
allimprovviso sono nervosa, ma non come se dovessi fare unaudizione; come se
avessi fatto qualcosa di sbagliato, qualcosa di cui potrei pentirmi. Ma cosa?
Qualcosa, nelle parole di Richard: Hai perso un lavoro che non hai mai avuto. Non
come essere licenziati.
Lallarme mi esplode nellorecchio, con tutto il suo fragore: la consapevolezza di
quello che ho appena fatto, e delle sue conseguenze.
venerd e sono le quattro passate: e il mio preziosissimo turno al locale di
cabaret cominciato da un pezzo.
venerd e sono le quattro passate, e sono sicura al cento per cento che sono
appena stata licenziata.

16

HERB non ha nemmeno sollevato il telefono per dirmi di persona che non ho pi un
lavoro. Ha mandato Ricky a darmi la notizia.
Qua il caos pi totale. Siamo stati presi dassalto da un branco di liceali.
meglio che te ne parli io, credimi. Nessuno dei tuoi sostituti ha risposto alla
chiamata e Herb incavolato nero.
Ma forse se provo a spiegargli
Ha detto che ti ha dato una possibilit di troppo. Che ormai sei fuori dal gioco.
Sai, un insieme di frasi fatte da telefilm poliziesco. Puoi venire a ritirare lultimo
assegno dopo mercoled. Mi dispiace, Franny. Verrai comunque al mio spettacolo,
vero?
Certo.
Poi, il marted successivo, a lezione, Penelope Schlotzky arrivata con un nuovo
taglio di capelli illuminato da colpi di sole. Ha passato le dita tra le lunghe ciocche
bionde e ha commentato, con indifferenza: Oh, questo? Me li hanno tagliati loro.
Per lavoro. Ho dovuto farlo. E aveva pronunciato la parola lavoro con lo stesso
tono con cui avrebbe potuto pronunciare la parola galera.
Di cosa parlava? avevo chiesto a Casey.
Credo sia la nuova protagonista di La valle dei pini, mi aveva risposto alzando
le spalle.
Oh, davvero? avevo replicato cercando di non sembrare troppo sorpresa. Ho
fatto un provino per quella parte.
Dici sul serio? aveva domandato lei, colpita. Caspita. Lunica cosa che ho
fatto la scorsa settimana un provino per un profumo, Aroma debano.
A momenti lo facevo anchio! avevo esclamato, e Casey mi aveva guardato
divertita, mentre Stavros abbassava le luci. Ti spiego dopo, avevo bisbigliato
nelloscurit.
Penelope Schlotzky, avevo pensato. Ovvio. Anchio lavrei scelta, per quella parte.
Per mi bruciava. Com possibile che sentissi mia quella parte, quando non cera
mai stata una sola possibilit concreta di ottenerla?
Quindi, quando Stavros aveva assegnato a me e a James Franklin una scena
insieme, ero meno entusiasta del solito. Ho bisogno di un lavoro come quello della
sua ragazza, non di un cuore infranto.
Eppure qualche giorno dopo, quando sento la sua voce, o quella che mi sembra
essere la sua voce, che parla nella segreteria al piano di sopra, corro cos forte che
sbatto il ginocchio contro la scala, mentre mi allungo a prendere il telefono.

Oh, cio, pronto? dico col fiato corto.


Franny?
S?
Sono James Franklin.
Oh, ciao. Devo coprire il ricevitore con una mano, mentre cerco di prendere
fiato. Sto annaspando.
Ti senti bene?
S. E tu? Ti senti bene? ribatto decisa.
Se mi sento bene? dice confuso.
Cerco di cambiare tono e sembrare pi spigliata. Cio, come stai? Tutto
bene?
S, tutto bene. In questo momento sono dalle tue parti. Ti va di fare due passi?
Magari potremmo lavorare alla nostra scena, se sei libera.
Se sono libera? Non saprei. Sarebbe decisamente pi figo se non lo fossi, ma mi
piacerebbe fare qualcosa, visto che si d il caso che io sia libera. E comunque, non
mi sta chiedendo di uscire, quindi la regola per cui non bisogna mai accettare pi di
un invito lo stesso giorno non vale, in questo caso. Non vale, quando si tratta di
compagni di corso che si vedono soltanto per preparare insieme una scena.
Per esito. Dalle mie parti? Brooklyn enorme. Non gli ho mai detto dove abito.
Per quanto ne so, in questo momento potrebbe essere a Coney Island e volermi
invitare a fare due passi sul molo.
Come lo sai? Il mio tono misterioso e deciso, credo, come se fossi il
detective di un romanzo poliziesco inglese. Passo al setaccio le brumose strade di
Londra con la mia lente di ingrandimento, alla ricerca di indizi invisibili ai pi.
Come so cosa? dice, dopo un istante.
Come sai dove abito? Forse non solo ha tenuto il mio numero di telefono, ma
ha fatto delle ricerche su di me. Forse mi ha cercato sullelenco telefonico, anche
se suppongo siamo sotto il nome di Jane. Quindi deve esser stato molto difficile
scovarmi. Poi mi viene in mente: James sotto contratto con la mia stessa
agenzia. Forse ha chiamato Richard e gli ha detto che aveva bisogno di
contattarmi, e chiss, magari in questo momento in ufficio staranno parlando di
noi. Forse se in agenzia sospettano che frequenti un attore che fa audizioni e
lavora, mi terranno un po pi in considerazione.
Comunque, mi ha trovato, concludo piena di orgoglio. riuscito a trovarmi, quindi
significa che gli interesso, almeno un po.
Ho letto il tuo indirizzo nel foglio dei contatti, a lezione. Inoltre abito qui
vicino.
Oh, giusto. Il foglio dei contatti di Stavros. Me ne ero dimenticata. Ci sono gli
indirizzi e i numeri di telefono degli studenti in modo che possiamo esercitarci
insieme. Quindi per lui non stato molto difficile. Ma quel giorno, per la strada, mi
aveva chiesto il numero di telefono. Perch lo voleva, se lo aveva gi?
Allora, che senso aveva chiedermi il numero di telefono, quel giorno?
Chiudo gli occhi e sprofondo nellimbarazzo. Chiudi quella bocca, mi dico.
Lavorerete insieme per le prossime tre o quattro settimane. Calmati.

Perch volevo chiamarti, credo.


Perch non prendere il mio indirizzo direttamente dal foglio, allora?
Per qualche assurda ragione, sto cercando di rovinare tutto, ancor prima che ci
sia qualcosa da rovinare.
Si schiarisce la voce. Perch volevo chiamarti come James, non come studente
di Stavros.
Da idiota maldestra mi sto trasformando a genio assoluto. Sono stata diretta e
audace, come una donna sicura di s, e in cambio del mio coraggio ho ricevuto una
risposta piacevole e sincera. Devo comportarmi sempre cos, essere sfrontata e
piena di energia. Sono come la donna nella pubblicit del profumo. Giro per le vie di
Manhattan con un morbido tailleur giallo, tacchi vertiginosi e la ventiquattrore,
quindi non sono soltanto una donna di enorme successo e indipendente, ma
irresistibile. Immagino me e James che passeggiamo mano nella mano a Brooklyn,
un posto in cui non ho mai passeggiato mano nella mano con nessuno.
Scuoto la testa, cercando di chiarirmi le idee. ridicolo pensare a James come a
un possibile fidanzato. il mio compagno di corso. Siamo nella stessa classe.
Lavoriamo insieme, tutto qui. stato carino a dirmi che voleva chiamarmi come
James, ma in realt non lo ha fatto, quindi non significa niente. Inoltre, per quanto
ne so, sta con Penelope, il che significa che gli piace qualcuno che quando firma
mette una faccia sorridente al posto della o. Se gli piace una come lei, io non
sono di certo il suo tipo. Devo comportarmi in modo pi professionale. un attore
affermato in un mondo che ho soltanto immaginato, e voglio essere abbastanza
calma da imparare qualcosa dalla sua esperienza.
Porti le Dr. Martens anche tu! esclamo mentre scendo gli scalini dellingresso.
Calma e professionale, avevo detto?
Ma la domanda non sembra scoraggiarlo. Mi sorride come se avessi appena
pronunciato la battuta pi simpatica del mondo. Ti va un caff, prima?
Spiega che non abita lontano, ma mentre scendiamo verso la Quinta Avenue mi
accorgo che non mi sono mai allontanata cos tanto da casa mia. La Brooklyn che
conosco scompare velocemente alle mie spalle, gli alberi secolari sono sostituiti da
bidoni traboccanti di immondizia, gli edifici eleganti da case a schiera pi spoglie.
Ci fermiamo in un punto dove non sono mai stata, dove ce lo preparano dietro una
griglia di metallo e ce lo porgono da una minuscola apertura che chiudono a chiave
dopo che abbiamo pagato. Luomo dietro la griglia mi guarda come se avessi
appena invaso il suo territorio.
Adoro qui, commenta James soffiando sul caff per raffreddarlo. Vero caff
cubano. Mi ricorda un posto vicino a dove sono cresciuto, a Hoboken.
Ne bevo un sorso e a momenti vomito, per quanto caldo, forte e sabbioso.
Mmm, delizioso, commento con un sorriso tirato. Aspetta, sei del New Jersey?
Che buffo. Ero convinta fossi del Sud. Io e la mia coinquilina pensavamo che fossi
una specie di cowboy.
Non avrei dovuto dirgli che era stato argomento delle nostre discussioni. Mi sto

esponendo un po troppo. La donna col tailleur giallo e la ventiquattrore gi un


lontano ricordo. Ma questa volta lui, ad arrossire.
Oh, vero. Mi dispiace. Ero
Le parole gli muoiono sulle labbra e alza lo sguardo al cielo. Ha la pelle che
tende ad arrossarsi facilmente. Me lo immagino a pascolare pecore nella brughiera
scozzese o irlandese, in un posto nebbioso e selvaggio, con indosso un rustico
maglione di lana color panna e degli stivali verdi, magari mentre fuma la pipa.
Cosa c, in James, che mi spinge a immaginarlo altrove, nelle vesti di qualcun
altro, ogni volta che ce lho davanti? Non dovrebbe essere abbastanza, come
fantasia? Non che questa lo sia. Mi sono fatta alcune domande su di lui, vero, ma
adesso sto soltanto lavorando con un compagno di classe che, guarda caso, trovo
attraente, il che rende oggi una gran bella giornata, e non una fantasia.
Probabilmente stavo lavorando a qualcosa, e forse, boh, si insinuato nella
realt senza che me ne accorgessi.
Sono colpita. James stava studiando un personaggio, forse per il film con Arturo
DeNucci, ed era cos concentrato che, senza rendersene conto, aveva continuato a
usare linflessione dialettale del personaggio anche fuori dal set. Vorrei fargli altre
domande, ma credo di averlo adulato abbastanza, per ora. Ritrovo un po della
compostezza della donna col tailleur giallo e mi sforzo di non farmela pi sfuggire.
La scena che ci stata assegnata tratta da The Bue Cabin, una commedia che
appena andata in scena a Off-Broadway e che parla di una donna che abbandona
il futuro marito sullaltare, prima di pronunciare il fatidico S. Ancora con labito
da sposa indosso fugge pi lontano che pu, finch non si ritrova in mezzo al nulla
e bussa alla porta dellunico rifugio che trova, un cottage isolato nei boschi. Ha
bisogno di un posto dove dormire: allinizio non vuole avere a che fare con il
burbero eremita che ci trova dentro, e lui la tratta con ostilit, ma alla fine si
aprono e si innamorano.
Lappartamento di James al piano terra di una fila di case di mattoni rossi.
Quando entriamo buio e non riesco a vedere bene la stanza, ma intravedo il
giardino sul retro. Dice che lo condivide con il vicino del piano di sopra, anche se
una parte solo sua. La mia sala fumatori, la chiama.
Accende alcune candele, un gesto che considererei romantico, di solito, anche se
mi rifiuto di indugiare in pensieri del genere. Le donne in tailleur giallo sono
concentrate sul lavoro e non si fanno distrarre da poche candele accese allo scopo,
ancora da accertare, di sorprenderle.
Una volta abituata alla penombra, vedo che, anche se piccola, la stanza pulita
e ben organizzata, persino formale. Non so perch, ma sono stupefatta; immagino
che la maggior parte dei ragazzi che conosco non siano cos a loro agio.
Nella stanza non ci sono molti mobili, ma ciascuno ha le dimensioni giuste e
lesatta collocazione, e pi mi soffermo a guardare, pi mi accorgo che sono
antichi e molto costosi. tutto cos imponente che la stanza, in confronto, sembra
vergognarsi della sua modestia. come se James fosse un nobile daltri tempi,

costretto a fuggire in fretta e furia da una grande dimora per trasferirsi in una
casa molto meno attraente per la quale ha dovuto scegliere soltanto i suoi mobili
preferiti.
Ci sono anche dei quadri alle pareti: dei dipinti a olio, uno che raffigura un uomo
in uniforme, uno con un cesto di frutta, e alcuni disegni a carboncino che non
sfigurerebbero in un museo. Il letto fatto con cura e corredato da cuscini e le
due finestre che danno sul giardino sono coperte da tende di velluto rosso scuro.
Accidenti.
Grazie. Fa una pausa. Penso che vivere in un bel posto sia importante, in
fondo noi attori siamo artisti e di conseguenza pi ricettivi a ci che ci circonda.
Gli oggetti scadenti ci distraggono, sono ostacoli che mettiamo lungo il nostro
cammino quando abbiamo paura di raccontare la verit. Poi si ferma e arrossisce.
Scusami. Chiss come ti sono sembrato presuntuoso.
Penso alla mia stanza, sullOttava Avenue: poster alle pareti, pigiami arrotolati
sul letto, asciugamani appoggiati allo schienale della sedia, scarpe ovunque. Sono
disordinata perch sto evitando qualche verit? Credevo di essere soltanto
disordinata. Ma forse la mia mancanza di ordine sta cercando di dirmi qualcosa.
Come mi sentirei, se mi prendessi di pi sul serio e pensassi a me stessa come
a unartista, come fa James? Le sue parole mi erano apparse un po altezzose,
vero. Ma forse mi ha fatto quelleffetto soltanto perch non rifaccio mai il letto.
Non sei presuntuoso. Anzi, un concetto stimolante. Non ho mai pensato alla
mia stanza come a un prolungamento della mia be, della mia arte. Sono pi il
tipo che pensa: Non ho tempo per questa roba. Rido, ma c una nota stonata;
una risata troppo forte e senza freni, per un posto cos bello. Caotica, proprio come
la mia stanza.
Come se mi avesse letto nel pensiero, James dice: Interessante, non trovi?
Sentirsi talmente a disagio in un posto sconosciuto, da diventare pi consapevole di
s? Forse la mancanza di un legame con un posto estraneo pu davvero darti la
libert di aprirti e vederti per ci che sei. Pensavo che venire qui potesse aiutarti
con Kate. Lei era rigida, ma il contatto con un estraneo in un posto non familiare le
permette di aprirsi e liberarsi. Di respirare.
tutto molto interessante, ma chi diavolo questa Kate?
James mi guarda con aria di aspettativa.
Kate?
Il tuo personaggio. Nella commedia.
Oh, vero. Kate. Mi ero quasi dimenticata che siamo qui per studiare la
commedia e due protagonisti, Kate e Jeffrey, anche se in realt a quanto pare ci
stiamo gi lavorando, visto che James non ha smesso un secondo di parlare della
commedia e del lavoro che dovremmo fare.
Il personaggio di Jeffrey aveva deciso di sparire dopo la morte della moglie e si
era creato un piccolo rifugio isolato nel cottage tra i boschi. Kate aveva avuto una
vita protetta, allinterno di un mondo conosciuto, finch non era fuggita dallaltare.
Il cottage le completamente estraneo, come lo per me lappartamento di
James.

Venire qui stata unidea geniale. Sto imparando tantissimo. cos intelligente.
Sei cos intelligente, gli dico.
Sei cos bella, dice lui.
Poi cala il silenzio.
Vedo le lettere sospese nellaria, tra di noi. Una parte di me vorrebbe scacciarle
e guardarle precipitare a terra, liquidandole con una battuta o una frase profonda,
ma voglio anche che restino sospese nellaria, per assaporare il complimento
ancora un istante.
stato cos rapido e facile: aveva detto sul serio? Era stato James a dirlo, o
faceva gi parte dello studio? Forse si era gi calato nella parte.
Ma non ho alcuna intenzione di chiederglielo.

17

SI fatto buio nellappartamento di James Franklin, e latmosfera piacevolmente


intima. Ha acceso altre candele e abbassato le luci. Abbiamo provato la scena
allinfinito, finch le battute hanno perso il loro significato. Voleva continuare, ma
lho convinto a fermarsi per una pausa. Usciamo nel piccolo giardino sul retro per
condividere una sigaretta lultima che ci passiamo come se fossimo amici di
vecchia data.
Perch vieni ancora a lezione? gli chiedo, e immediatamente me ne pento.
Arrossisco, ma il mio imbarazzo non lo scoraggia. Mi sorride, con aria pensierosa.
Cosa vuoi dire? ribatte, aspirando una lunga boccata di fumo e porgendomi la
sigaretta dalla parte del filtro, come si d un paio di forbici.
Tu lavori gi. Noi andiamo a lezione per migliorare, ottenere un ingaggio e non
dover pi studiare. Quindi perch segui ancora le lezioni?
Non voglio smettere di imparare. Se smetto, ho paura che diventer uno di
quegli attori troppo pieni di s. Anche Arturo studia ancora.
Davvero?
S. Prende lezioni private, ma ogni tanto va ancora da Ivanka. Ivanka Pavlova
laltra insegnante di grido di New York, anche se ogni volta che viene fatto il suo
nome Stavros ha un moto di insofferenza.
Provate a farlo con Ivanka, dice quando qualcuno dei suoi studenti recita in
modo vistoso, un po troppo sopra le righe.
Com?
Arturo, intendi?
S. Com lavorarci insieme? Non voglio sapere com dal punto di vista
personale. Mi interessa come attore. Per esempio, cos che cos che lo rende
cos fantastico, secondo te?
Credo il fatto che sia autentico.
Autentico?
S. come se non fingesse, capisci?
Annuisco, come se capissi.
sempre cos vero. James fa una pausa, forse in dubbio se proseguire o
meno. Per esempio, laltro giorno abbiamo girato una scena, cio, avremmo
dovuto girare una scena siamo due sbirri, no insomma, lui mio padre ed in
missione con me, ma lui non vuole, preoccupato, perch sono una testa calda. E
quindi siamo in auto e nel momento in cui avrebbe dovuto esplodere e gridarmi in
faccia: Scendi subito! Ho detto di scendere subito! o una cosa del genere, be, lui

ha deciso che quella frase non era plausibile, quindi non lha detta. Punto.
Caspita.
Gi.
Per, un attimo. Non capisco: se non ha detto niente, com andata a finire?
Chi lo sa? Forse scriveranno delle nuove battute. O faranno un altro ciak. O
magari sar perfetto cos. Arturo ha un istinto incredibile.
Ma perch non arrivato fino in fondo e basta?
Perch non gli sembrava autentico, in quel momento.
Con tutti i soldi che gli danno.
Proprio perch cos autentico.
Una cosa che fa parte del suo lavoro, no?
Ma lui un artista.
S, ma tutta una finzione. Insomma, sono daccordo con te: molto
autentico, un artista, per anche vero che niente di quello che facciamo
realmente autentico.
Cosa vuoi dire?
Che non siete veri poliziotti.
Mmm
tutto inventato. Giusto? esattamente questo il succo del nostro mestiere.
Far sembrare reale qualcosa di inventato.
Non soltanto un mestiere: unarte.
Certo. Capisco.
Ma non capisco davvero. Mi sento gi in colpa a stare troppo tempo sotto la
doccia e consumare lacqua calda. Non posso immaginare di dire a un gruppo di
persone che non posso girare una scena perch non la reputo abbastanza autentica.
Ma Arturo DeNucci senzombra di dubbio un grande attore. Forse questo il
punto. Forse sarei unattrice migliore, se non mi preoccupassi di essere cos
riguardosa.
Certo, sono daccordo: esiste una categoria di comportamenti accettabili,
ribatte James. Ma con Arturo, vale la pena. Lo spiegavo a Penny quando stavamo
insieme. Non farla, quella soap, le dicevo. Ti ammoscer, perch in quel tipo di
recitazione non sei libera. Soltanto pagine e pagine di stronzate che devono essere
realizzate a qualunque costo, uno sviluppo della storia improbabile, e non c
possibilit di scelta, se non girare e non pensarci pi. Non c nessuna bellezza in
quella roba, cazzo.
Se non ho capito male, mi ha appena detto che non sta pi con Penelope.
Normalmente sarei al settimo cielo, ma in questo momento ho la testa che mi
scoppia, muoio di fame e mi bruciano gli occhi. Per stasera ho esaurito le energie.
Sono le dieci passate, gli dico stirandomi. Sono sfinita. Devo mangiare
qualcosa.
Proviamo la scena ancora una volta, ti prego. Soltanto una, insiste.
Dimentichiamoci di tutti i gesti e i movimenti che abbiamo usato finora e
improvvisiamo. Buttiamo tutto allaria.
Perch?

Cos, per divertimento. Seguiamo listinto.


Cio?
Ridere a sproposito, mettersi a saltare, roba del genere. Non ci sono scelte
sbagliate. Sorprendimi.
Leuforia che mi aveva travolto a inizio serata svanita. Lidea di saltare senza
motivo mi irrita. Sono stanca, voglio mangiare qualcosa che mi far male e
infilarmi a letto. Le pose attoriali di James mi danno sui nervi. Non voglio buttare
allaria il lavoro svolto nelle ultime ore. Pensavo fosse questo lo scopo delle
prove: sapere cosa fare e come farlo, quando arriver il momento di recitare
davanti a tutti. Un atteggiamento come il suo mi sembra inutile e arrogante. James
mi guarda con i suoi profondi occhi nocciola, aspettando una risposta. Ma sul suo
viso scorgo lombra di un sorriso e mi accorgo che la sua una provocazione: sta
tirando la corda, anche se sa che non mi piace. Non voglio dargliela vinta.
Saltare unidea stupida.
Cos stupido: il pensiero di saltare o il fatto di avertelo proposto?
Tutte e due.
E cosaltro trovi stupido? Si sta divertendo a vedermi storcere la bocca e
recalcitrare. Fa parte della sfida.
Questo gioco. un gioco stupido.
Nientaltro?
Voglio andare a casa.
Comincia con le battute.
Cosa?
Avanti. Incomincia. E lasciati andare. Forza.
Finora abbiamo usato lingresso dellappartamento come porta per la nostra
scena. Quindi esco e mi preparo a entrare come ho gi fatto decine di volte,
questa sera; soltanto che ora sono furiosa. James uno studente di recitazione,
proprio come me, e il fatto che abbia girato qualche film non gli d il diritto di
dirmi come fare. Provare insieme con lui mi ha aiutato a guardarlo sotto una nuova
luce. Non sono pi in soggezione come quando abbiamo incominciato. Non ho pi
nessuna voglia di seguire le sue direttive. Non ho nessuna intenzione di
assecondarlo in questo stupido esperimento.
Entro. La scena identica, ma anche diversa. Recito le stesse battute, ma
distrattamente. I punti importanti li faccio alla belle meglio, e metto enfasi su
dettagli minimi. Non sempre funziona, anzi, a volte non ha alcun senso, ma non
importa. Voglio finire il prima possibile. Sto soltanto cercando il modo per
concludere in fretta, assecondando il suo desiderio di farmi arrabbiare. Non ho
paura di lui. Le emozioni che provavo allinizio della serata sono svanite. Non ho pi
voglia di conquistare James.
Abbiamo creato un piccolo spazio per le prove accanto allangolo cottura,
spostando il tavolo e le sedie lungo le pareti. sufficiente per lavorarci, anche se il
letto di James ci limita nei movimenti, occupando gran parte dello spazio.
Stiamo provando lultima scena del primo atto, quando Kate esausta, dopo aver
raccontato la sua storia. Ha corso per ore e non dorme da due giorni. Voglio solo

dormire, afferma. Solo dormire. Le indicazioni di scena dicono: Kate si sdraia


sul pavimento e si addormenta.
Finora ho sempre fatto cos, recitando le battute con voce assonnata. Questa
volta, per, quando entro sono completamente sveglia. Sono agitata. Non riesco a
smettere di muovermi. Misuro a grandi passi la stanza e guardo ovunque, ma
ignoro James/Jeffrey. Non so perch, ma non voglio pi guardarlo.
I miei occhi si posano sul letto, perfetto e senza una piega con una coperta blu
che ha laria di essere di seta.
Mi fermo di botto.
Tiro via il copriletto e lo butto per aria. Sotto, c una morbida trapunta e tiro
via anche quella, lanciandola via e lasciandola cadere sul pavimento. Poi cerco di
tirare indietro il lenzuolo: impresa non facile, perch ripiegato saldamente sotto il
materasso. Da un certo punto di vista, lo sforzo mi di aiuto; in qualche modo,
attenua la mia frustrazione. Voglio disfare quel letto: me lo merito. Sono stanca.
Lui prepotente. E chi nato a Hoboken, in New Jersey, non dovrebbe avere
nessun accento del Sud.
Alla fine, dopo essermi accanita sul lenzuolo, lo sollevo cos in alto che il
tessuto si gonfia come una vela sopra la mia testa. Lo sbatto alcune volte prima di
lasciare che si posi dolcemente, poi mi avvento di nuovo su di lui, appallottolandolo
per sgualcirlo il pi possibile. Lo prendo e me lo drappeggio addosso in una versione
esagerata del mio modo casinista di dormire. Infine crollo nel groviglio, in mezzo al
letto.
Non ho mai degnato James di uno sguardo. Non mi importa quello che pensa di
me e non voglio che questa nuova, eccitante sensazione svanisca.
Voglio solo dormire, dico con il viso rivolto al soffitto. Solo dormire.
In risposta c il silenzio, com naturale, perch la scena arrivata al termine,
eppure sento che manca ancora qualcosa. Non so bene se davvero finita, o se
stiamo ancora facendo questo strano esperimento. So soltanto che non sar io a
spezzare lincantesimo. Aspetter la notte intera, se necessario. Non lui ad avere
la situazione sotto controllo. Sono io.
Avverto il suo peso sul letto. Non lho nemmeno sentito attraversare la stanza,
ma ora seduto su un angolo; lo so perch la sua presenza ha inclinato il
materasso. Resta l, senza muoversi, per quella che mi sembra uneternit.
Le punte delle sue dita mi sfiorano il piede. Restano l, sospese, come mani su
una macchina per scrivere in attesa del permesso di incominciare, ma poi il suo
palmo si posa. La mano calda e abbastanza grande da cingermi quasi tutto il
piede, stringendolo forte, come in segno di saluto.
Mi sta toccando il piede. Mi sta toccando il piede.
Nessuno mi ha mai toccato il piede cos. Nellindecisione, sono paralizzata. Forse
la sua prossima mossa sar risalire lungo la mia gamba e poi oddio, quand che
mi sono depilata, lultima volta? Ci sta provando? una specie di primo bacio? E
se cos, cosa faccio? E ammesso che voglia fare qualcosa, qual la reazione pi
appropriata, quando ricevi unavance, ehm, podologica? Inoltre la mia lotta con le
lenzuola stata cos furibonda che sono praticamente immobilizzata. Dovrei

produrmi in una sorta di goffo esercizio addominale, per tirarmi su e districarmi e


studiare bene la sua espressione: senza vederlo in viso difficile capire le sue
intenzioni e di conseguenza capire come mi sento io. Forse potrei tirar via il piede
in segno di rifiuto, o muovere le dita in segno di incoraggiamento, ma entrambe le
reazioni mi sembrano troppo audaci.
Prima di poter decidere, James mi sovrasta, il peso sostenuto dalle braccia,
come se stesse facendo le flessioni. Non mi tocca, ma sopra di me, i capelli che
gli cadono sul viso. Mi sorride e ha le guance arrossate.
Non hai idea di quanto sei meravigliosa, vero?
Grazie. Mi accorgo di essere davvero bloccata. In circostanze normali
striscerei sotto di lui per allontanarmi, rovinando latmosfera, ma faccio fatica a
muovermi e non voglio rovinare la mia prova dattrice che, a quanto pare, lo ha
colpito molto, scendendo dal letto in modo goffo. Quindi decido di star ferma
ancora un attimo, facendogli credere che la situazione stia prendendo gli sviluppi
che voglio io. Ma James sembra interpretare diversamente il mio atteggiamento. Mi
sta guardando negli occhi. Non so perch.
Non hai idea di quanto sei meravigliosa, vero? ripete.
Non sapevo cosa dire la prima volta, e non so cosa dire nemmeno ora. Sto
avvampando. Vorrei muovere le braccia. Riesco a spostare le gambe di qualche
centimetro, ma la cosa non mi consola. Voglio scendere dal letto e non riesco a
chiedergli di darmi una mano ad alzarmi. come se corpo e voce fossero bloccati
insieme, e finch non decidono di ripartire non ho scampo.
Mmm senti
Ma, prima che io possa aggiungere altro, mi sfiora le labbra con un bacio
leggero. Uno solo. Delicato, quasi casto, come se non volesse che lo prendessi
troppo sul serio. E qualcosa nella combinazione tra il senso di claustrofobia, la
vicinanza con il suo corpo, il fatto che nessuno mi baci da tanto tempo e il suo
tocco leggero sprigiona da me tutta la sfrontatezza della manager in tailleur giallo.
Cos, senza rendermene conto gli dico: Hai paura di baciarmi sul serio?
Sul viso di James passa unespressione di sorpresa, come se le mie parole non
avessero alcun senso.
Laura da donna manager si dissolve.
Lho sconvolto. Ho fatto uno sbaglio. Ma come posso aver frainteso i suoi
segnali? Mi ha toccato un piede. Lo ha stretto tra le dita. E mi ha baciata. Ed
ancora sopra di me, santo cielo.
Ma un attimo: la sorpresa svanita. Forse non c mai stata. James mi guarda
in modo diverso, adesso, intensamente, pieno di desiderio. Si abbassa piano accanto
a me, appoggia il mento su una mano e mi sfiora le labbra con un dito, facendomi
venire la pelle doca.
Poi, come gli avevo chiesto, mi bacia sul serio.
Un po di tempo dopo mi alzo in piedi. Non so nemmeno cos successo. A un
certo punto ci siamo tirati su e abbiamo bevuto del vino, prima di crollare di nuovo

sul letto, ma sono sempre a stomaco vuoto e il cocktail di stanchezza, fame e


baci mi ha portato sullorlo del delirio. Sto sognando. Devessere cos. Non posso
aver trascorso le ultime due ore a baciare James Franklin. Grazie, donna manager!
Ti accompagno a casa, mi dice sulla porta, la mano sulla mia nuca, mentre
mi attira a s. Se non me ne vado in fretta, non ci riuscir pi.
Te lho detto, sto bene. Non lontano.
Questa strada non il massimo, di notte.
Ecco perch ho questo, dico mostrandogli lo spray al peperoncino attaccato al
portachiavi. Vivo a New York, bello.
Ah, certo. Sei una vera dura, me ne sono accorto. Mi scosta una ciocca di
capelli dal viso e mormora: In fondo, stasera mi sei praticamente saltata
addosso.
Mi stacco bruscamente, perch ho bisogno di vedere lespressione sul suo viso.
Sta scherzando? Non mi piace per niente.
Cosa stai Non direi proprio che ti sono saltata addosso. Anche tu eri
piuttosto be eccitato, ribatto confusamente.
Tranquilla, Franny. Ti prendevo in giro. Desideravo che succedesse dal giorno in
cui ti ho incontrata per la strada. Volevo mantenere un atteggiamento
professionale, stasera; s, certo ci ho messo un po del secondo atto per
aggiungere del pepe, ma senza passare i limiti. Ma tu Sei stata fantastica. Mi
attira a s, stringendomi forte. Sono contento che tu mi sia saltata addosso.
Davvero.
Richiude la porta alle mie spalle dopo un ultimo bacio; un bacio che assaporo
solo in parte, perch nella mia mente si affollano mille pensieri. Percorro la strada
fino a casa di corsa; il quartiere cos buio e quieto da mettere i brividi e ho la
sensazione opprimente di aver fatto qualcosa di cui mi pentir. Come ha potuto
dire, anche solo per scherzo, che gli sono saltata addosso? E a cosa alludeva,
quando ha accennato al secondo atto? La nostra scena alla fine del primo. Si
sbagliato. Ne sono certa. Dovr dare unocchiata al copione, quando arrivo a casa.
Mentre mi avvicino, rallento il passo. Non c nulla di cui preoccuparsi. una
notte bellissima, fredda e silenziosa, ormai mi sono riscaldata e posso rallentare.
Voglio gustarmi la serata da sola, prima che svanisca. stata meravigliosa. Prima
le prove, poi il resto mi sono sentita forte e intelligente e carina, con James, per
quasi tutto il tempo.
Mi fermo davanti ai gradini dellingresso e vedo le luci accese in salotto. C
qualcuno, in casa. Sveglio.
Spero sia Jane, che tornata a casa tardi e non vede lora di raccontarmi com
Russell Blakely e cosa si prova a osservare una star del cinema sul set. curioso
quanto sia vicina a quel mondo, e allo stesso tempo lontana, lavorando fino a tarda
sera per settantacinque dollari al giorno. O magari Dan, seduto al tavolo del
salotto, che sogna di vedere la sua sceneggiatura vincere un festival di
fantascienza. Ci diamo tutti da fare come matti, ma siamo cos distanti dalla
meta. come spiare da una finestra una festa a cui non siamo ammessi, una
festa alla quale non sapremmo indossare labito giusto o come parlare, nemmeno

se qualcuno ci avesse invitato.


Scommetto che Dan, che ha finito di scrivere e sta guardando la televisione,
con la seconda birra appoggiata in precario equilibrio tra le gambe. Ne rovescia sul
pavimento almeno una alla settimana, perch non vuole appoggiare le bottiglie sul
tavolino bello, quello che Jane e io abbiamo raccattato per strada alcuni anni fa,
in un giorno di raccolta rifiuti.
Non so perch sto pensando a Dan e al tavolino. Sono fuori da cos tanto tempo
che sto incominciando a tremare di freddo. Dovrei andare a dormire prima di
iniziare a preoccuparmi del significato di questa serata, ammesso che ne abbia
uno. Dovrei farmi un bel sonno ristoratore. Dovrei alzarmi presto, domani mattina,
e andare a correre. Giuro a me stessa di entrare in casa e salutare i miei
coinquilini e poi dirigermi subito in camera, fermandomi soltanto per dare
unocchiata fuori della finestra e vedere cosa sta guardando Frank in TV, prima di
andare a studiarmi le battute del The Blue Cabin, in modo da memorizzare al
massimo il lavoro di stasera. Arturo DeNucci probabilmente resta alzato fino a
tardi e studia le battute anche dopo una lunga serata di prove. Sono sicura che lo
fa anche James. Sono stanca, ma mi sento una vera attrice. Una seria, in procinto
di diventare unartista autentica.
THE BLUE CABIN
ATTO II, SCENA I
Il sipario si alza su Kate,come labbiamo lasciata alla fine del primo atto,
addormentata su una pelle di pecora accanto al camino. Jeffrey seduto vicino a
lei. Kate si muove e tira via le coperte. Jeffrey cerca di coprirla senza svegliarla.
Lei apre gli occhi. Lui si china su di lei, impacciato.
JEFFREY: Non hai idea di quanto sei meravigliosa, vero?
KATE: Non avrei mai dovuto raccontarti quella storia.
JEFFREY (beffardo): Ho ragione, vero? Non hai idea di quanto sei meravigliosa.
KATE (lo respinge): Non divertente. Smettila. Te lho detto, non ho bisogno di
nessuno.
Merda. Oh, merda.

18

COME ho sempre pensato.


Ho finto di essere una persona sicura, e ho trovato la vera personalit che ho
sempre sperato fosse sepolta sotto quellaltra, quella di sempre, tutta dubbi e zero
autostima. Fingendo di essere la Franny che avrei voluto ho convinto qualcuno (e a
momenti anche me stessa) che lo sono davvero. James e io ci siamo visti
praticamente ogni giorno, dalla sera delle prove, e il brivido della novit fa passare
in secondo piano il tarlo che mi rode lo stomaco da quando sono stata licenziata.
Soldi. Da dove li tirer fuori?
Quindi stai fingendo di essere unaltra persona? mi chiede Jane scuotendo la
testa perplessa. Stiamo bevendo due Margarita ghiacciati nel ristorante messicano
della Settima Avenue, come mille altre volte. Ma questa una delle prime sere in
cui non sono da James e mi sento strana, come se fossi andata a rivedere il mio
vecchio liceo dopo gli anni passati al college.
No, non proprio, rispondo frantumando un pezzettino di ghiaccio con la
cannuccia. Cio, allinizio non avevo capito che James stava recitando, quindi si
trattato di un caso, ma come se avessi trovato la mia vera personalit. Sono
finalmente me stessa, pi di quanto non lo sia mai stata. come se mi stessi
davvero trasformando nella Franny che dovevo essere.
Quindi stai effettivamente fingendo di essere unaltra persona.
Jane. Parlo sul serio. Credo che potrebbe essere un nuovo inizio.
E cos successo alla sua ragazza?
Penelope? Hanno rotto, le spiego laconicamente, prendendo una tortilla. Ha
ottenuto la parte in quella soap e ha cambiato nome. Non riesco a crederci.
Jane annuisce con aria solenne, ma ha lo sguardo vacuo e aggrotta la fronte.
Jane, mi stai ascoltando?
Mi chiedevo Se, per qualche ragione tu la nuova tu, insomma cambiassi
nome, questo comporterebbe uninversione di rotta, allontanandoti dalla Franny che
dovevi essere, o ti avvicinerebbe di pi a lei?
Jane.
Sono confusa.
Ascolta. Ha cambiato il nome in Penny De Palma.
Come Brian De Palma?
Capisci? Lo ha scelto apposta. Ha cambiato il nome, e fin qui va bene, ma in
modo che la gente lo possa associare a quello di un famoso regista. Non
assurdo?

Assurdo e molto astuto, direi. Chi lo sa? Forse lui davvero suo parente.
Perch la difendi?
Non la sto difendendo, ho solo detto: Chi lo sa? E poi, al diavolo, che
timporta?
No, lei Non che me ne importi qualcosa. soltanto che suona cos falso:
mi scoccia, tutto qui.
Quindi non timporta. Sei solo scocciata.
Esatto.
Pi scocciata che altro.
Gi.
Jane annuisce seria. Be, lei si presa la tua parte, ma a quanto sembra tu ti
sei presa il suo ragazzo. Mi pare uno scambio equo.
Arrossisco di vergogna, pensando ai miei commenti meschini su Penny e alla
notte trascorsa con James. Nelle ultime settimane non abbiamo praticamente
messo il naso fuori dal suo appartamento, ma a dire la verit lunico posto di cui
abbiamo bisogno, almeno per ora. Cerco di soffocare una risata, ma sale comunque
in superficie e scoppio a ridere come una cretina.
Oddio, sbotta Jane. Ordiniamo, per favore. Mi viene la nausea solo a
guardarti. Per sorride, mentre prende il menu, e so che felice per me.
Jane, dico avvicinandomi e abbassando la voce. Davvero. Lo so che lho
appena conosciuto, ma non credo di essermi mai sentita cos in vita mia.
Lei si avvicina a sua volta e mi scruta in viso. Sicura? Non ti sei mai sentita
cos in vita tua? Mai? Nemmeno con Velcroman?
Rido e penso a quel ragazzo che ho frequentato per un mese, un comico
conosciuto nel locale in cui lavoravo e che effettivamente possedeva una quantit
impressionante di oggetti con la chiusura velcro: scarpe, portafogli, tracolla, il
cappellino rosso con la riga nera, il giubbotto azzurro che indossava sempre.
Quanto mi manca quello scracc che mi segnalava il suo arrivo! sospira
malinconica.
S, Jane, nemmeno con Velcroman.
Aveva per te una tale adesione.
Jane.
Quindi, prosegue, vuoi dire che questo bellimbusto ti piace persino pi di
Poloviola?
Phil era un attore che avevo conosciuto a lezione e con cui ero uscita un paio di
volte, ma Jane si era rifiutata di imparare il nome di una persona che indossava
sempre la stessa maglietta color vino.
Si sar dimenticato che lha messa anche lultima volta, avevo tentato di
giustificarlo. E comunque sono sicura che ne ha pi di una. Mi ha detto che il
suo colore preferito.
E tu hai intenzione di uscire con un ragazzo il cui colore preferito il viola?
S.
E la cosa non ti crea alcun problema?
Sorrido al ricordo di quei personaggi di secondo piano e annuisco. S, sono

ragionevolmente certa che James mi piaccia pi di Poloviola. Possiede camicie di


molti colori diversi.
Appoggia il menu e mi guarda con espressione seria. Franny, credi che lui sia
insomma, hai pensato a Clark?
Ovviamente s. James decisamente su un altro livello, rispetto a Velcroman e
Poloviola. E naturalmente mi sono chiesta cosa farei, nel caso la nostra relazione
prendesse una piega seria. Clark, ho conosciuto una ragazzo, gli direi al telefono,
eliminando ogni nota allegra nella voce per non ferirlo. Non abbiamo mai pensato a
come gestire il rapporto, nelleventualit che uno di noi si innamori di unaltra
persona. Non so bene come ci si comporta in queste situazioni e non sono sicura di
volerci pensare, per ora. E comunque troppo presto: non so nemmeno se c
qualcosa da dirgli.
Be, vedr.
Va bene, ribatte lei comprensiva, concentrandosi sul menu. Allora, Fran, in
realt sono lultima che potrebbe aprire bocca sullargomento, e lasciami dire
ancora una volta che stai da favola, ma cosa vuoi mangiare stasera, se posso
chiedere? Vogliamo ordinare la solita bomba calorica, o preferisci, che so, una bella
porzione di cubetti di ghiaccio?
Non ne ho idea. Ho troppa fame per pensare lucidamente. Non ho ancora
mangiato, oggi.
Cosa? Sono le nove. Come fai a stare in piedi?
Be, io sto bene. In realt sto provando una cosa nuova.
Oh.
Ho escogitato un modo alternativo di considerare il cibo: se ci pensi bene, le
calorie sono un po come il denaro, no?
Mmm. Nooo.
Cio, ci tocca parlo per me, quindi mi tocca un certo numero di calorie al
giorno, giusto? Diciamo un centinaio: ovviamente non cos, ma immagina di
paragonarle a delle banconote, tipo a cento dollari. Fingiamo che io sia ricca, che
mi trovi in Francia, e che qualcuno mi dia cento dollari al giorno da spendere.
Non ti seguo
Ascolta. Sono in Francia e ho a disposizione cento dollari al giorno da spendere
come voglio. Be, allinizio penserei che la cosa migliore da fare usarli un poco
alla volta, per farli durare il pi a lungo possibile; prima un caff, poi un pacchetto
di gomme
Perch uno vorrebbe andare fino in Francia a comprare delle gomme?
Ma poi capisco che, se risparmio il mio denaro, arrivata a sera mi rester
lintera somma da spendere, e allora invece di cento pacchetti di chewing-gum
potrei usare lintera cifra per qualcosa di pi grande e pi bello, come un cappellino
alla moda, per esempio. Non trovi che sia pi sensato?
Per, obietta Jane scuotendo la testa, che mangeresti? Il cappellino?
Comunque, se fossi in Francia, in questo momento avrei in tasca i soldi che
non ho speso in gomme. Poso le mani sul tavolo, trionfante.
Quindi ordineremo la nostra bomba calorica.

Esatto.
Tira un sospiro di sollievo appoggiando il menu in un angolo del tavolo, e la
nostra abituale cameriera, dallaria totalmente inespressiva, viene a prendere le
ordinazioni.
Oggi sembra pi felice del solito, osserva Jane. Non vero?
Decisamente pimpante.
Jane d unocchiata alla sala, piena di coppiette e famiglie con bambini al
seguito. A quanto pare gli abitanti del quartiere si sono messi daccordo per
riprodursi contemporaneamente.
Ti ricordi quando ci siamo trasferite?
In giro cerano soltanto lesbiche dallaria intellettuale, con le loro scarpe
comode, sospira Jane. E anziani.
Questo quartiere non diventer trendy, vero?
Vuoi dire un posto con buoni ristoranti?
E negozi che vendono gioielli che non siano fatti a mano?
Ges, spero di no. Non riesco a immaginarlo. Siete gi venuti qui, tu e James?
No non ancora.
Siete stati al nostro ristorante cinese?
No.
E dove andate di solito?
Da nessuna parte, mi dico; non a cena, almeno. Andiamo quasi sempre alla
caffetteria cubana a prenderci il nostro espresso dal gusto acre e alla tavola calda
che sa di olio rancido, dietro casa sua. E a letto.
Pi che altro ordiniamo al take-away. Sushi, aggiungo, come se potesse fargli
guadagnare dei punti. Inoltre mi accompagner al matrimonio di mia cugina.
Davvero? Fantastico!
Sto liberamente interpretando la conversazione che ho avuto con James dopo
avergli chiesto di accompagnarmi al matrimonio di Katie Finnegan.
JAMES (leggendo una sceneggiatura, distratto): Ah, che pensiero romantico.
FRANNY (ottimista): Allora un s?
JAMES: Be, ci provo. Dar unocchiata allagenda.
FRANNY: Sono i miei parenti preferiti. Siamo molto legati. E sono simpaticissimi.
JAMES: Oh, davvero?
FRANNY: S, sono pazzi furiosi e eh, eh (ride come al ricordo di qualcosa di
esilarante) fortissimi. Una volta be non so come dire difficile
descriverlo. Ma fidati.
JAMES: S, come ti dicevo (si alza e le d un buffetto sulla testa), devo prima

capire se riesco a conciliarlo con i miei impegni.


FRANNY: Quindi pu darsi?
JAMES (allontanandosi, forse per fumare una sigaretta): Esatto, dolcezza.
Mi accompagner, forse. Se non lavora.
Ti accompagner, o forse ti accompagner? chiede sospettosa.
Jane. un attore molto impegnato.
E questi attori non vanno ai matrimoni?
Gli attori molto impegnati hanno continuamente appuntamenti.
Vorr dire che ti accompagno io, se Foularino non viene. Mi diverto sempre un
mondo alle feste dei Finnegan.
Jane, ti prego. Non incominciare. Non indossa sempre il foulard.
E invece s. Lho visto.
Una volta. Lo hai visto una volta sola, quando abbiamo fatto le prove a casa.
Ho un sesto senso per queste cose.
Non puoi appioppargli un soprannome. una persona vera, non una caricatura.
Non occorre che tu me lo dica. Solo una persona vera porgerebbe la mano al
piede della mia migliore amica.
Jane, non andata proprio cos. stato molto romantico e
Per fortuna arriva il nostro formaggio fuso al peperoncino.
Ascolta, mi dice tuffando una patatina in quegli abissi cremosi. Sei tu quella
con la personalit nuova di zecca. Io sono la stessa Jane di sempre.
Brindiamo, allora, dico. E i nostri Margarita si toccano tintinnando.

19

CI sono tre nuovi messaggi.


Biiip.
Frances, sono tuo padre. Ti ho rinnovato labbonamento al New Yorker . Non
voglio assillarti, ma ti ricordo il matrimonio. Vieni in treno? Questa settimana
incominciamo Delitto e castigo, uno dei miei preferiti, come sai. Rileggilo, se hai
bisogno di ricordarti che la vita potrebbe anche andare peggio. Non sei in prigione,
soltanto nel mondo dello spettacolo.
Biiip.
Salve, questo messaggio per Frances Banks. La chiamo dallagenzia interinale
Girl Friday. Abbiamo dato unocchiata al suo curriculum e siamo spiacenti di non
poterla aiutare, in questo momento. A quanto pare non ha particolari esperienze di
lavoro dufficio e non abbiamo richieste per receptionist, per ora. Chiami pure tra
qualche mese o nel caso possa acquisire nuove competenze, come luso di
Windows 95.
Biiip.
Ciao, tesoro. Che serata incredibile! Sono qui fuori e ti penso Non posso farci
niente, tesoro. Allora (boccata di fumo) ci becchiamo pi tardi?
Biiip.
Il messaggio mi strappa un sorriso, poich so che ci becchiamo pi tardi
significa che le probabilit di vederci sono quasi del cento per cento. Del novanta
per cento, almeno. da James, fare programmi.
Lunico problema che mentre passo il mio tempo abbandonandomi a intense
serate di passione, restando alzata fino a tardi e dormendo fino a mezzogiorno,
sembra che non ci sia pi un solo posto da cameriera disponibile in tutta
Manhattan. I lavoretti saltuari che ho sempre svolto in passato per arrotondare non
sono abbastanza regolari, ho fatto un paio di provini senza alcun risultato e lo spot
del detersivo Niagara non va pi in onda. Ho un disperato bisogno di lavorare. Ma
non ci sono nozze in vista, con ricevimenti serali, e cos ho cominciato a fare la
cameriera ai pranzi, dove per non si prendono mance e il turno, pi breve,
pagato meno.
Meglio di niente, per; quindi ogni sera lavo la mia divisa una camicetta bianca
e un paio di pantaloni neri in tessuto sintetico e il mattino dopo telefono,
combattuta tra il desiderio di lavorare e quello di restare a casa, perch i pranzi,
per la maggior parte allestiti in desolate, squallide sale conferenza, sono

tristissimi. Allagenzia di catering continuano a promettermi che le cose andranno


meglio a giugno, quando incomincer la stagione dei matrimoni, ma io ho necessit
di una svolta adesso.
Finora sono riuscita a non chiamare mio padre per farmi prestare dei soldi. Ma
sento che non potr resistere ancora a lungo.
Incrocio le dita, mentre attendo in linea che mi dicano se c qualcosa per me,
mentre nel cuore palpitano vaghe speranze. Fa che non sia la peggiore delle
ipotesi, almeno.
Franny?
S?
Allora, abbiamo un buffet alla United Electric, in centro. Due cameriere.
Apparecchiatura, sgombero e servizio bevande. Pu andare?
Non la peggiore delle ipotesi, ma quasi. Appena un gradino sopra il garzone.
Piazzi enormi scaldavivande con recipienti colmi di una sbobba che gli impiegati
prendono da s, poi porti loro da bere e te ne stai in un angolo della sala in attesa
finch non ora di sparecchiare. Non nemmeno un lavoro da cameriera. C
soltanto una cosa che potrebbe renderlo peggiore.
Tenuta normale?
No, mi dispiace, hanno la loro divisa.
Questo il male peggiore, il livello di degradazione totale. Penso alluniforme
sintetica, indossata da centinaia di persone prima di me, scolorita e sformata. Poi
per rifletto sul mio conto in banca.
Va bene.
Porta anche un paio di collant e la retina per capelli. Deve aver sentito il mio
sospiro. Profondo, inconsolabile.
Domani andr meglio, aggiunge.
Credevo di essere uscita con largo anticipo, ma il treno si fermato tra due
stazioni senza motivo apparente, inoltre tutti i miei collant erano pieni di buchi
quindi mi ero fermata in un negozio sulla strada, dove lunico paio di calze
disponibile era di un improbabile color mattone. Arrivo in ritardo e la mia collega
la classica cameriera a vita, stagionata a dovere. Non si presenta n si preoccupa
di chiedermi come mi chiamo.
Muoviti, sei in ritardo, esordisce brusca. Quei vassoi non si muovono da
soli.
Infilo velocemente la scomoda uniforme sintetica e quando armeggio con i
fornelli dello scaldavivande sono gi in un bagno di sudore. Almeno non mi conosce
nessuno.
Franny? Franny? Sei proprio tu?
Mi volto e vedo una donna attraente che indossa un elegante tailleur scuro. La
voce familiare, ma non la riconosco.
Mi dispiace, non
E poi capisco. Genevieve, Genevieve Parker: avevamo la stanza sullo stesso

piano del dormitorio, ai tempi del college. Dolce, intelligente Genevieve, sempre a
sgobbare sui libri ma altrettanto disponibile. Aveva rappresentato una felice
presenza nella mia vita quotidiana; poi, per qualche ragione, ci eravamo perse di
vista. Non lho riconosciuta perch qualche anno passato. E perch deve aver
perso quindici chili.
Oddio! Genevieve! Poso il vassoio di metallo e labbraccio. Ha le unghie
fresche di manicure e i capelli profumano come se fosse appena uscita da un
costoso salone di bellezza. Hai un aspetto fantastico! Cosa ci fai da queste
parti?
Sono stata assunta da poco. Ora lavoro qui.
Be, che coincidenza! Anchio lavoro qui! le dico con un sorriso e un gesto
della mano che abbraccia la sala in tutto il suo squallore, come se ne fossi
lorgogliosa proprietaria. Voil! aggiungo senza molta convinzione. Con una mano
asciugo una goccia di sudore che mi sta scendendo lungo la fronte, e le dita
sfiorano lelastico della retina fermacapelli. Per un istante mi ero dimenticata del
mio aspetto. Guardo luniforme e avvampo. Genevieve mi osserva e mi sento
morire. Cio, questo non il mio una cosa temporanea. Lavoro qui, ma solo
per oggi.
Certo, ma naturale! ribatte Genevieve allegra. E comunque, anchio sono
appena uscita dalla scuola di legge e solo di recente be
Le parole le muoiono sulle labbra, mentre annaspa alla disperata ricerca di
qualche analogia tra le nostre situazioni, ma c un abisso che ci separa, come se
ci trovassimo sui lati opposti di un enorme burrone. Ho anchio i miei piani, ma
trovarmi di fronte ai risultati concreti dei progetti di vita di una persona normale
mi sconvolge. Le persone normali dopo il college vanno alla scuola di legge, si
specializzano, trovano un lavoro, poi ottengono una promozione e quindi un lavoro
migliore. Dopo la laurea, Genevieve entrata nello staff di uno studio legale ed
servita da camerieri in una sala conferenze, mentre io ho interpretato Biancaneve
nei teatri di provincia e sono diventata la cameriera che serve le persone con un
lavoro vero.
Allora, riprende con lo stesso sorriso smagliante. Stai ancora cercando di
sfondare nel mondo dello spettacolo?
Esatto, rispondo, le mani sui fianchi come un supereroe in tutina sintetica.
E come sta andando? mi chiede lei, un po incerta.
Sta andando e di punto in bianco scoppio a ridere. Sta andando alla
grande cos a gonfie vele che cerco di dire, ma non riesco a finire la frase.
Allimprovviso, la situazione mi sembra esilarante. Sono euforica. Mi trovo in quella
squallida stanza, con la mia sciatta divisa che stride con il tailleur elegante di
Genevieve, lorribile retina per capelli e le calze color mattone, mentre la mia ex
compagna mi chiede come sta andando la mia carriera. Cosa potrebbe esserci di
pi comico? Mi tappo la bocca, soffocando le risate nel tentativo di non attirare
lattenzione della mia collega scorbutica, che per fortuna sparita. Poi anche
Genevieve incomincia a ridere e allimprovviso torniamo a essere le ragazze di un
tempo, stordite per il troppo studio e il poco sonno. Alla fine ci ricomponiamo.

Sono cos contenta di averti vista, Gen, le dico asciugandomi gli occhi. Non
me la passo male, lo giuro.
Davvero, Franny, lo so che stai bene. Con tutto il lavoro che hai fatto a scuola
con il tuo talento riuscirai senzaltro a sfondare.
Oh, grazie. Con la coda dellocchio vedo la mia goffa collega dirigersi verso di
noi con un vassoio di bicchieri. Cavoli, devo andare.
Aggiornami velocemente, riprende Genevieve. Sei ancora in contatto con
qualcuno del college?
Con Jane: viviamo insieme, a Brooklyn.
Oh, fantastico! Dille che la saluto.
S, e poi, vediamo, Eliza e Bridget, per un po, ma ora Eliza in un kibbutz, e
Bridget ha avuto come un
S, s, ho saputo, dice Genevieve con aria complice.
Ma adesso sta bene. Insegna Jazzercise.
Sorride. Ho saputo anche questo.
E, be, Clark si trasferito a Chicago. Anche se ci sentiamo ancora.
Vedo unombra sul suo viso. Davvero? mi chiede cauta. Quindi gli hai parlato
di recente?
Be, lho sentito qualche settimana fa, o forse passato un po pi di tempo,
adesso che ci penso. Anzi, sar meglio che lo chiami. Siamo il piano B luno
dellaltra, per stupido che possa sembrare, e lui
Franny, mi interrompe Genevieve con una strana nota affilata nella voce.
Ecco. Pensavo che sai, Clark e io eravamo alla scuola di legge nello stesso
periodo. Soltanto per un anno, ma
Qualcosa di gelido mi stringe il cuore in una morsa. Qualcosa a cui non riesco a
dare un nome.
Oh, vero! esclamo con troppo entusiasmo. Certo: anche tu hai studiato a
Chicago, me ne ero dimenticata!
Mi sforzo di fare un paio di calcoli. Allimprovviso sento che di fondamentale
importanza capire in che periodo Clark e Genevieve hanno frequentato insieme. Lei
aveva finito il college un anno prima di noi e si era iscritta subito alla scuola di
legge. Clark, dal canto suo, si era preso un periodo sabbatico; ecco perch a
Chicago si erano visti soltanto per un anno. Clark aveva viaggiato ed era andato in
Sudamerica a insegnare linglese. Poi aveva fatto uno stage in unazienda di cui non
ricordo pi il nome. Era correttore di bozze, quello me lo ricordo, e aveva orari
tremendi. Come si chiamava quel posto? Faccio un patto dentro di me: se ricordo
il nome prima che lei parli, allora qualsiasi cosa stia per dirmi non sar cos
tremenda. Ti prego, non dirmi che esci con Clark, Genevieve, ti prego. Gli darei
ragione, lo so. Sei dolce e carina e hai una bella carriera davanti, ma ti prego, non
dirmelo. Dove lavorava? Il nome, santo cielo
Spero di fare la cosa giusta, ma visto che ovviamente non lo sai, mi sentirei in
colpa se non ti dicessi che Clark si appena fidanzato con mia sorella.
Mentre nel mio cervello si deposita questa semplice sequenza di parole, il mio
corpo sembra essere in ritardo. Per un istante, mentre metabolizzo il significato

letterale di quella frase, ringrazio il cielo di non avere reazioni fisiche di nessun
genere. Poi la realt mi travolge cos violentemente che a momenti mi si piegano
le ginocchia.
Oh! esclamo allegra, mentre dentro di me come se mi avessero trascinato
sottacqua. una notizia meravigliosa!
successo allimprovviso. Sono sicura che te lo voleva annunciare di persona.
Meravigliosa, ripeto. Davvero. Forse avrei dovuto richiamarlo, che ne pensi?
Il mio sorriso cos tirato che mi fa male la pelle del viso. Se fosse un elastico, si
sarebbe gi spezzato.
Franny Mi posa una mano sul braccio, ma allimprovviso mi vergogno della
divisa e del tessuto ruvido sotto la sua mano curata, e mi ritraggo. Va tutto
bene, protesto debolmente. Ma Genevieve non sembra affatto convinta, cos poso
la mano accanto alla sua, in modo che restino entrambe sul rigido tessuto
marrone. Davvero. Va tutto bene.
In quella sala conferenze do il meglio di me come attrice. Sorrido e mi
congratulo con Genevieve, augurando a sua sorella la massima felicit. Le servo da
bere, restando calma anche quando la stanza si riempie di uomini anziani in
completo blu e mocassini marroni che chiedono acqua gasata, caff e qualche
sporadico cocktail. Pulisco i vassoi dagli avanzi di stufato e li metto su un carrello
che porto in un montacarichi, gi fino alla caffetteria principale. Ringrazio laltra
cameriera, ricevendo in risposta un borbottio incomprensibile. Ripongo luniforme
nellarmadietto e vado in bagno a lavarmi le mani.
Soltanto quando mi rinfresco il viso, scorgendo la mia immagine riflessa nello
specchio, sono sul punto di crollare.
Sono andati avanti.
Non che non desideri la felicit di Clark. Una parte di me davvero contenta
per lui. Se la sorella di Genevieve come lei, sar certamente simpatica. quello
che ha sempre voluto: sistemarsi e metter su famiglia. Forse ho finto di volerlo
anchio, quando in realt non era cos. In fondo sapevo che non mi avrebbe
aspettato per sempre, sapevo che sui piani B gli adulti non possono fare
affidamento. roba da adolescenti che non sono pronti a crescere. ovvio che due
fidanzati non lasciano passare intere settimane senza parlarsi. Allimprovviso mi
rendo conto che il nostro patto era semplicemente lunico modo che
conoscevamo per chiudere quella relazione. Ma averlo appreso cos in fretta mi
sconvolge; il Clark che mi aveva detto: Chiamami, quando cambi idea, non pi
mio; di unaltra.
Non so come, mi ritrovo sulla linea D diretta a Brooklyn. Non ricordo di essermi
incamminata verso la stazione, n di essere salita sulla metro. Sono appena le tre,
ma il vagone pieno di gente che va a fare acquisti e di pendolari usciti in anticipo
dal lavoro e non c un posto per sedersi. In precario equilibrio cerco un appiglio,
mentre il treno acquista velocit e la mano scivola sulla liscia superficie dacciaio,
contendendo la presa sicura ad altre cinque o sei persone. Oggi, New York mi fa

capire che sto lottando per conquistare il mio spazio e che dovr soffrire per non
perderlo.

20

ADESSO chiamo James, penso mentre mi trascino sui gradini dellingresso e cerco
le chiavi. Stasera non aspetter che mi telefoni per dirmi: Ci becchiamo pi
tardi. Non c una regola che mi impedisca di chiamarlo e chiedergli di uscire.
Apriremo una bottiglia di vino e mi aiuter a dimenticare questa giornata orribile.
Ma quando arrivo in cima alle scale, con le chiavi in mano, noto che la porta
socchiusa e Dan sdraiato sul divano con gli occhi chiusi e una birra accanto a lui
sul pavimento. Non credo di averlo mai colto in questa posizione, le gambe tanto
lunghe che i piedi spenzolano fuori. Sono talmente abituata a vederlo al suo solito
posto, seduto al tavolo del salotto, che qualsiasi cambiamento mi sconvolgerebbe,
specialmente questo.
Dan? mormoro. Non capisco se stia dormendo oppure no.
Eh? dice senza sollevare le palpebre.
Dormi?
No.
Stai male?
No.
Ma non si muove. Poso piano la borsa, come se, nonostante ci che mi ha
appena detto, fosse insieme addormentato e ammalato. Mi sfilo le scarpe e
attraverso il salotto in punta di piedi, salgo la scala e vado in camera mia.
Decido di chiamare James dopo la doccia, sperando che si faccia vivo lui per
primo. Mi conceder di dare unocchiata alla segreteria telefonica soltanto dopo
essermi preparata per uscire. Se non baro, se sono forte, funzioner. Sono sicura
che avr lasciato un messaggio, a quel punto.
Faccio la doccia e poi mi asciugo i capelli con il phon. Per via del rumore non
sento niente, quindi non so se il telefono ha gi squillato. Non ceder: non ancora.
Metto un po di trucco e prendo in prestito i pendenti di Jane, decisione che mi
obbliga ad attraversare il corridoio dove piazzato lapparecchio. una sfida, ma
guardo tenacemente davanti a me. Torno di corsa nella mia camera e infilo un paio
di blue jeans, poi li tolgo e metto una lunga maglia nera con delle calze dello
stesso colore. Quando sbircio il display della segreteria, sono passati almeno trenta
minuti ed eccolo! Un numero uno lampeggia allegramente.
C un nuovo messaggio.
Biiip.
C qualcuno in casa? Ciao Fran, sono io, Clark. Eh Ascolta, sono mortificato.
Io, ecco, Genevieve mi ha detto che ti ha visto, oggi. Volevo parlartene, ma, ecco

Vorrei spiegarti, mi richiami? Mi sento


Premo il pulsante della segreteria e la voce si spegne con un pietoso biiip. Per un
istante penso di telefonargli, ma a che scopo? Immagino gi quel che mi dir. Lo
richiamer domani, la prossima settimana, mai.
Quando scendo, Dan ancora nella stessa posizione.
Franny? dice senza muoversi.
S?
Facciamo qualcosa?
In che senso?
Dan resta in silenzio un attimo. Eri in centro? mi chiede alla fine, con una
strana calma nella voce.
S.
Possiamo tornarci?
Sono combattuta. Detesto ammetterlo, ma spero ancora in James. Poi penso che
mi sentirei uno straccio ad attenderlo proprio la sera in cui ho saputo che non c
pi nessuno ad aspettarmi e in fondo il suo ci becchiamo pi tardi non un
appuntamento. Non uno vero, almeno. Forse non sarebbe male se James chiamasse
e non mi trovasse ad attenderlo.
Oh daccordo. A fare cosa?
Si mette seduto e appoggia le lunghe gambe a terra, poi si sfrega gli occhi e mi
guarda, come se credesse di essere in un sogno.
Ecco, ho avuto una giornataccia.
Che coincidenza! Anchio.
Mi dispiace, Fran. Forse mi puoi capire, allora; insomma, puoi aiutarmi? Non so
bene come reagire.
Come reagire?
Ti sembrer assurdo, ma non ho molta esperienza in questo campo.
Okay
Non sono cresciuto in una famiglia particolarmente espansiva, non so se mi
capisci.
S.
E a dire il vero non ho molta dimestichezza nemmeno, ecco, con il fallimento.
O con il concetto di fallimento.
Vorrei chiedergli cos successo, ma allimprovviso vedo Dan a quindici anni, con
i capelli arruffati e lespressione seria e tutte le aspettative e la pressione sulle
sue spalle. Non so perch, ma sento che meglio dargli tempo.
Allora hai trovato la persona che fa al caso tuo. Sappi che ho una discreta
esperienza nel settore del fallimento, gli dico.
Grandioso. Insomma, non volevo dire grandioso, ma grazie. Facciamo qualcosa,
allora.
Tipo?
Andiamo da qualche parte. A teatro, magari.
Non ho un soldo.
Offro io.

Dan, non puoi permettertelo nemmeno tu. troppo costoso per entrambi.
Andiamo a bere una birra qua vicino.
Una birra non servir a niente. Facciamo qualcosa di avventato. Andiamo a uno
spettacolo. Andiamo al botteghino discount e vediamo che c in cartellone.
Mi guarda e trovo la situazione un po snervante: cos diverso, oggi, cos triste
e vulnerabile. Va bene, mi arrendo, perch non posso rifiutare questa nuova,
strana versione di un Dan bisognoso di aiuto.
Sul treno che ci riporta a Manhattan e, pi tardi, mentre siamo in fila e
aspettiamo di comprare un biglietto scontato, cerco di distrarlo. Gli racconto la mia
giornata, scelgo per la versione disavventura stravagante, una scena bizzarra
tratta da un vecchio episodio di Lucy ed io. un sollievo riderci su, prendere in giro
me e la mia ridicola divisa sintetica. Raccontare a Dan la parte pi esilarante di
quellesperienza fa s che quella peggiore svanisca. Ma, nonostante questo, non gli
dico di Clark. Non sono pronta a riderne; non ancora. troppo fresca e troppo viva.
Sento un dolore alla bocca dello stomaco, come se mi avessero sferrato un pugno
a tradimento.
Presto ci ritroviamo davanti al cartellone, dove possiamo vedere quali sono gli
spettacoli scontati. Il lungo elenco mi fa palpitare come se fossi una bambina la
mattina di Natale, ma i prezzi, anche ridotti, fanno paura.
Cosa vediamo? mi chiede Dan.
Voglio scegliere lo spettacolo giusto, che lo faccia sentire meglio, che ci tiri su
di morale, e che tolga lamaro a entrambi. Poi lo vedo.
Il fantasma dellOpera.
Scherzi? ribatte lui divertito.
Lo hai gi visto?
No, ma ti facevo pi una tipa impegnata, da teatro sperimentale.
Oggi abbiamo bisogno di qualcosa di eclatante e poco impegnativo. Inoltre in
cartellone da sei o sette anni. Chiss se avremo la possibilit di vederlo, in futuro.
Facciamo i turisti, solo per stasera.
Dan mi guarda, i capelli sugli occhi, e per la prima volta da quando lho visto sul
divano mi sembra di buon umore.
Ci sto.
Ci stai?
S, facciamo i turisti, ripete allegro.
S!
Cosaltro fanno i turisti, di solito? I suoi occhi brillano. Lo so! Dopo andiamo
a bere qualcosa da Sardis.
E vediamo quante caricature riusciamo a riconoscere!
Rinuncio in partenza, dice un po preoccupato. Non ho nessuna possibilit di
batterti.
Dan e io ci scambiamo occhiate perplesse quando il lampadario precipita alla
fine del primo atto, pericolosamente vicino alla nostra testa. Per devo

ammetterlo: sono emozionata e lo spettacolo appassionante. Il pubblico


entusiasta esplode in un applauso fragoroso, e per un momento vengo travolta
dallentusiasmo e dalla sensazione di essere parte di qualcosa.
Fuori, la sera limpida e le insegne dei teatri lampeggiano senza posa,
reclamando la nostra attenzione. Le persone si riversano sui marciapiedi e i taxi si
contendono un posto a colpi di clacson. Dan mi guarda e sorride. Senza pensarci,
cosa ti rimasto impresso dello spettacolo?
Vorrei rispondere: gli attori, le loro voci ammalianti e le musiche; vorrei parlare
della bellezza dei costumi o persino della barca che ha magicamente attraversato il
palco in quella che sembrava acqua vera, ma non ci riesco.
Il lampadario, esclamiamo allunisono, e scoppiamo a ridere.
cos imbarazzante! Dovevamo fare i turisti solo per finta, dico dopo aver
ripreso fiato. Qual la prossima tappa, lamentarci di quanto sia sporca la citt?
E affollata.
E di come sono tutti cos incivili.
E di come si fa a sopportare questo continuo frastuono?
Per non parlare della criminalit.
Andiamocene di qui e saliamo in cima allEmpire State Building.
La sala del ristorante meravigliosa, con le sue pareti bordeaux e le lampade
schermate sui tavolini, ma il menu troppo costoso e la gente seduta ai tavoli
incute soggezione, cos troviamo due sgabelli e ci accomodiamo al bar. Il barman,
in smoking, papillon e giacca cremisi che si intona alle pareti, arriva subito e
aspetta la nostra ordinazione in deferente silenzio. La sua presenza mi intimidisce,
lasciandomi senza parole.
Io, mmm vediamo Sono ipnotizzata dalla fila di preziose bottiglie di
liquore che ci guardano nella penombra, schierate come variopinti soldati dietro il
bancone, in attesa di ricevere ordini.
Io
Posso? interviene Dan, posandomi una mano sul braccio.
Certo, rispondo sollevata.
Si schiarisce la voce. La signora prende un Sidecar, io un Dirty Martini agitato,
non mescolato, grazie. Il barman fa un cenno compito e se ne va, e io batto le
mani ammirata.
Caspita! dico. Scusami: sono andata in confusione. Forse stato il papillon.
Lo hai davvero colpito.
Lo abbiamo convinto, s, conferma Dan con un sorriso.
Non ho la pi pallida idea di cosa abbiamo ordinato, ma il fatto che il cameriere
sia dalla nostra parte mi tranquillizza. Grazie.
Al tuo servizio, Fran. Sono contenta di vederlo pi sereno, ma sento anche una
stretta allo stomaco, per averlo obbligato a fare le ordinazioni come se fosse il
mio cavaliere. Chiamami, quando cambi idea. Scuoto la testa, scacciando via il
pensiero.

Hai visto le vecchie cabine telefoniche in legno, allingresso? gli chiedo, e lui
annuisce.
Con i portacenere e le poltrone in pelle? aggiunge.
E la porta a vetro, per avere pi intimit?
Dovrebbero essere ovunque cos. Posti adatti a lunghe, intime conversazioni.
O lunghe, orribili conversazioni con il conforto di drink e sigarette, ribatto
allegra.
Le cabine telefoniche avevano ancora le porte che si chiudevano, la prima volta
che sono venuto a New York con i miei, racconta Dan. In quelle di Londra c un
sacco di spazio.
Sono bellissime, di quel rosso acceso.
Ci sei stata?
No, ho visto le foto.
Londra ti piacerebbe.
Ne sono sicura.
Dovremmo andarci.
Lo guardo. Dovremmo?
Oh, volevo dire che dovresti andarci, un giorno, si corregge Dan, arrossendo.
A vedere le cabine telefoniche, aggiunge debolmente. Scusa. La forza
dellabitudine. che continuo a pensare come se fossi in coppia. Everett mi ha
lasciato.
Dan, mi dispiace tanto ma arrivano i drink e lui mi interrompe.
Ne parleremo con calma unaltra volta. Adesso godiamoci questi. Solleva il
suo Martini e mi fa cenno di imitarlo. Sembra non trovare le parole per il brindisi
pi appropriato, poi si illumina in volto: Al teatro!
Al teatro! gli faccio eco, avvicinando il mio bicchiere al suo. Voglio chiedergli
di Everett, sapere cos successo, per il Sidecar che ha ordinato dolce e forte e
le domande vengono spazzate via dal suo sapore morbido e intenso. Scivola gi che
un piacere e dopo un po ne ordiniamo un altro, ma questa volta Dan prende uno
scotch con ghiaccio.
Assaggialo, mi esorta porgendomi il suo bicchiere. Bisogna centellinarlo.
Avvicino cautamente le labbra per catturarne solo un piccolo goccio, ma la gola
va a fuoco e incomincio a tossire.
Come fai a berlo? gli dico tirando fuori la lingua e battendomi il petto in modo
plateale.
Mio padre ci ha iniziati da piccoli, rivela Dan in tono inquietante. Poi sospira e
corruga la fronte, facendo tintinnare il ghiaccio.
Allora riprende dopo un minuto. Hanno rifiutato la mia sceneggiatura.
Scherzi: com possibile? ribatto sconvolta. Sere dopo sere passate a
scrivere, una gran fatica. Mi sembra impossibile che Dan possa fallire in qualcosa.
Everett ha detto che questo non ha niente a che fare con la sua decisione, ma
penso fosse la sua ultima speranza.
Speranza? gli chiedo timidamente.
Speranza che il mio lavoro venga riconosciuto. Per lei privo di senso. Una

perdita di tempo. Scola il resto dello scotch in un sorso e appoggia il bicchiere


con un colpo secco. E sai qual la cosa che mi spaventa di pi?
Dimmi.
successo ieri: sono tornato a casa e ho deciso di cominciare da capo,
continuare a lavorare alla sceneggiatura, proporla a qualcun altro. Mi impegner di
pi, ho pensato. Ma non sono venuto a capo di nulla. Non sono riuscito a scrivere.
Non mi mai successo prima. Non mi mai capitato di non riuscire a scrivere.
Ricordo la sera in cui avevo chiacchierato con Everett, quando aveva paragonato
il lavoro di Dan a una specie di rito giovanile di passaggio fare il giro dEuropa
con lo zaino in spalla, erano state le sue parole e mi aveva parlato entusiasta
del musical e dei suoi effetti speciali, quelli che io e Dan avevamo appena sfottuto.
Ma non credo che abbia bisogno di sapere perch lui ed Everett non erano fatti
luno per laltra o che le persone, secondo una mia personale teoria, si dividono in
due gruppi a seconda della loro reazione davanti al lampadario del Fantasma
dellOpera. Mi accorgo che ho posato la mano sul suo braccio, e che sto
accarezzando distrattamente la sua giacca di velluto, nel tentativo di calmarmi,
credo, e di calmarlo. Mi ritraggo in fretta e mi ricompongo.
Poi ordiniamo un altro giro, e Dan anche un quarto, e la folla nella sala diventa
pi rada, le luci si affievoliscono e le bottiglie dietro il bancone si sfaldano in una
macchia indistinta, simile a un acquerello astratto. Mentre paga il conto cerco di
ricordare quand stata lultima volta in cui ho bevuto tre drink di fila a stomaco
vuoto, se si esclude qualche cracker al formaggio. Quando cerco di alzarmi, a
momenti perdo lequilibrio e devo afferrarmi allo sgabello per non cadere.
Comunque, lultima volta che ho bevuto tre superalcolici in rapida successione
mai.
Elisciabeth Taylor? farfuglio mentre indico una delle caricature in cornice sulla
parete, avvicinandomi al punto da baciare il vetro. Strizzo gli occhi, ma ancora non
riesco a mettere a fuoco la firma sotto il disegno.
Naaa, dice Dan, alle mie spalle. Stocardscianning, credo.
Eeeh?
Spetta si schiarisce la voce, riprende fiato e appoggia una mano alla parete.
Stockard Channing. Credo.
Oooh, s! Proprio lei! La adoro, e tu? dico voltandomi a guardare Dan e
battendo le mani. bellissima, vero? E cos piena di talento! Lho vista in
Dan appoggia laltra mano alla parete e allimprovviso sono avvolta da una specie
di tenda umana: preme il suo corpo contro il mio e mi bacia, appassionatamente e
dolcemente, e il mondo intorno scompare. Nessun rumore, nessun passato o
presente, niente di niente, soltanto io e Dan che ci baciamo, mentre Stockard
Channing ci guarda, le labbra rosso pastello tese in un sorriso di approvazione.
In lontananza il silenzio rotto dal suono debole di posate che tintinnano. E
anche quello rilassante, come campanelle agitate da una brezza leggera.
Non ho mai baciato nessuno in pubblico. Non cos. Clark non era particolarmente
espansivo. Mi teneva per mano, ma nientaltro. E non ho neanche mai illuso
nessuno, anche se cerco di convincermi che un bacio da ubriaca non certo

imperdonabile. Domani mattina mi sentir sicuramente a disagio, travolta dai sensi


di colpa. Lo so gi, nonostante lebbrezza alcolica. Ma per una sera, mi abbandono
al piacere. Stasera sembra inevitabile. Se solo non mi fossi imbattuta in Genevieve,
se solo non avessi trovato Dan sdraiato sul divano, se solo James mi avesse
telefonato, se solo le luci del bar non fossero cos piacevolmente fioche, se solo
non avessi smesso di guardare il ritratto di Stockard Channing. come se non
potessi farci niente, come se dovesse accadere.
Non successo nulla, mi rassicurer Jane domani mattina. Ne avevate bisogno.
Siete soltanto due amici che hanno avuto un attimo di smarrimento. Adesso dovete
soltanto stare alla larga luno dallaltra per un po.
E, senza nemmeno discuterne, io e Dan faremo esattamente cos.
A partire da domani, tirer una riga tra me e lui, come se fossimo due bambini
sul sedile posteriore di unautomobile che hanno bisogno di erigere un muro
immaginario per credere di avere ciascuno il proprio spazio.
Dora in poi star pi attenta. Lo prometto.
In fondo, so meglio di chiunque altro cosa pu accadere, quando si imbocca un
senso unico contromano.

21

C un nuovo messaggio.
Biiip.
Franny. Sono Richard, della Absolute Artists. Chiamami non appena senti il mio
messaggio. Ho unofferta per te.
Biiip.
Sono le parole che aspetto da mesi, e finalmente eccole, registrate
novantacinque minuti fa, stando alla voce digitale della segreteria. Eppure non ho
ancora richiamato Richard. Ho fatto la cameriera per una grossa azienda di
investimenti nel quartiere finanziario e sono tornata da un quarto dora dal negozio
dietro langolo, dove ho comprato una mela ammaccata, uno yogurt ai mirtilli e due
aperitivi alcolici (scontati). Sono senza fiato, neanche fossi tornata dalla mia corsa
quotidiana, ma mi sento anche calma e concentrata, come se dovessi affrontare un
esame decisivo per una materia in cui sono preparatissima.
Sistemo tutto in frigorifero. Poi cambio idea e tiro fuori la mela, posandola sul
ripiano della cucina. La guardo, quasi che potesse aprire la bocca e dirmi qualcosa,
poi afferro un coltello dal cassetto e ne taglio quasi met, evitando il torsolo e i
semi. Le do un morso: pi buona di quanto sembrasse. La finisco e metto le
mani appiccicose sotto il rubinetto; le lavo, scuoto via lacqua in eccesso e le
asciugo con cura nello strofinaccio della cucina. Dal centro del locale potrei sfiorare
le pareti in qualsiasi direzione, ma anche in questo minuscolo spazio mi sento
perduta. Potrei trovarmi in mezzo alloceano, e sarebbe uguale. Lagitazione tale
da avermi intorpidito completamente. Devo essere in stato di choc.
Ho un lavoro, ho un lavoro. Dopo tanto tempo, finalmente ho un lavoro!
Ma quale? Ho fatto un provino per un remake di Brigadoon in un teatro di
Poughkeepsie. Ho partecipato a unaudizione per il ruolo dellassistente stramba di
Legs, la nuova sitcom ambientata in unagenzia di modelle che vede tra le
protagoniste un famoso volto degli anni Settanta. Ho fatto un provino per una serie
poliziesca in cui un detective lavora con il suo collega fantasma. Avrei dovuto
impersonare la parte di una donna a cui rubano la borsa. Poi uno per due ruoli in
due diverse soap, dove avrei dovuto inmpersonare una studentessa che dice:
Qualcuno ha i compiti per domani? Senza contare quello per condurre una
trasmissione per bambini in programma il sabato mattina, un altro per
pubblicizzare una linea di frullatori su un canale di televendite e un altro ancora per

una battuta, in un film con Eve Randall, che recitava pi o meno cos: Cosa
desidera ordinare?
Forse si tratta proprio di questo: Cosa desidera ordinare? Alle persone del
casting ero piaciuta. O no? Che giorno era? Comero vestita? Potrei guardare sulla
mia agenda, ma preferirei ricordarmelo da sola. Il lavoro per il quale mi hanno
chiamato deve distinguersi dagli altri; deve avere qualcosa che lo rende speciale.
Cosa desidera ordinare? chiedo ad alta voce nella nostra minuscola cucina a
una Eve Randall immaginaria. Il piatto del giorno la zuppa di pollo, aggiungo
con un sorriso. Il copione prevedeva soltanto la prima battuta, per avevo
preparato un di pi, nel caso ci fosse margine per improvvisare; volevo dimostrare
che avevo pensato alla cameriera non in modo astratto, ma come a una persona
nel bel mezzo di una giornata come tante; una ragazza che si era alzata tardi
perch aveva litigato con il suo ragazzo la sera prima, che aveva letto lelenco dei
piatti del giorno in cucina e li aveva annotati sul suo taccuino, o chiss, magari era
una di quelle cameriere che li conoscono a memoria.
Tutto incominciato con una battuta in un film con Eve Randall, racconter al
pubblico che affolla Una serata con Frances Banks. Cosa desidera ordinare? dir,
proprio come nel film, il mio primo film, e il pubblico scoppier a ridere entusiasta.
Finalmente trovo il coraggio di chiamare in agenzia. Pronto, sono Franny Banks.
C Richard? chiedo alla receptionist.
Attenda in linea, Franny. Le passo subito Joe.
Joe? Joe Melville? Ora sono nervosa, visto che non ci sentiamo da parecchio.
Per, mi dico, magari uno che ti parla soltanto quando c un vero lavoro di cui
discutere. Ma certo! Joe ti chiama soltanto se davvero necessario: devessere
cos che funziona! Se solo lo avessi capito prima, invece di preoccuparmi a lungo
del suo silenzio.
Dopo unattesa che mi sembra interminabile, la musica in sottofondo si
interrompe, anche se in realt non deve essere trascorso pi di un minuto.
Ciao, Franny, congratulazioni, hai ottenuto la tua prima parte. Joe sembra
sicuro di s e disinvolto, come se fossimo amici di vecchia data.
Non voglio correggerlo, ma il mio primo lavoro stato per Kevin e Kathy. Non
rendere tutto pi complicato, mi rimprovero. Pensa positivo.
Oh, grazie! Se escludiamo Kevin e Kathy. Per fortuna Joe non dice nulla, cos
lo incalzo. Sono entusiasta. Cio, lo sar senzaltro, non appena scoprir di che si
tratta.
Joe copre il ricevitore con una mano e per un attimo non sento niente.
Scusami, riprende. Pensavo che te lo avessero detto. Zombie Pond, con
Michael Eastman, la parte della protagonista femminile.
Un attimo. Ho partecipato a un casting per un film con quel titolo, ma non riesco
a ricordare il copione n di aver sostenuto un provino per il ruolo di protagonista
femminile.
Poi mi torna in mente. La scena era praticamente senza battute. Quel
personaggio era tra i protagonisti? Non ricordo di essere andata bene. Non cera
molto dialogo: dovevo strillare, pi che altro. E tremare di paura e singhiozzare,

finch gli zombie non mi legavano per rinchiudermi in cantina con indosso soltanto
la biancheria intima.
questo il lavoro?
Un attimo. Scusa. Parli della ragazza rinchiusa in cantina?
Esatto! dice Joe entusiasta. Sei piaciuta tantissimo!
Sar la protagonista femminile in un film con Michael Eastman e interpreter
una ragazza torturata dagli zombie in mutande e reggiseno? Ma non ho nessuna
esperienza. Perch dovrebbero assegnarmi un ruolo di primo piano? Non ho mai
recitato in un film. Non sono presentabile, in mutande e reggiseno. Devo smettere
subito di mangiare, possibilmente per sempre.
Daltra parte, mi concedo di provare un barlume di orgoglio. Sono abbastanza
brava per stare sul set con Michael Eastman. Lho visto laltra sera su
Entertainment! Entertainment! mentre passeggiava in canotta su una spiaggia,
mano nella mano con unattrice che frequenta. Reciter in un film con lui? James
sar colpito. Be, non proprio, forse, se non altro non inorridito. Immagino di essere
lattrice che tiene per mano sulla spiaggia. Mi vedo gi al suo fianco, anche se non
sono proprio io. come se la mia testa fosse avvitata su quel corpo sottile,
fasciato dal suo minuscolo bikini rosa. Noi due, in riva al mare, rapiti dai rispettivi
addominali.
Joe copre di nuovo il ricevitore e mormora qualcosa, poi dice: No, scusami, non
quella ragazza, non la protagonista. Insomma, non la parte per cui hai sostenuto il
provino. per la parte di Sheila, la fidanzata del college; la si vede nei flashback.
Oh. La passeggiata sulla spiaggia si interrompe bruscamente. Sheila. Non mi
avevano dato lintero copione, quindi non so se sia un bel ruolo. naturale che non
sia la protagonista. Ma la mia improvvisa retrocessione comunque motivo di
delusione. A quanto pare Joe non ha il quadro sotto controllo. Ora mi insospettisco.
E se non lavessi nemmeno ottenuta la parte?
Quindi sei sicuro? Ho il lavoro? Non devo fare un altro provino, o incontrare i
produttori?
No. La parte di Sheila tua. Il mondo del cinema diverso da quello della
televisione. Il regista ha molto pi potere. Inoltre il personaggio, per quanto
importante per la trama, non ha molte battute, quindi il materiale relativo alla tua
audizione stato sufficiente.
Va bene, rispondo un po diffidente. Copre di nuovo il ricevitore e sento
fruscio di fogli e la sua voce attutita che sbraita ordini a qualcuno.
Allora, vediamo, ecco qui, ti leggo lanalisi del personaggio: Sheila viene uccisa
dagli zombie durante lultimo anno del college. La tragedia spinge Sutton a cercare
vendetta, la rabbia lo porta a diventare uno scienziato e a mettere a punto un siero
letale che trasforma gli zombie da morti viventi a morti veri e propri, in modo da
sterminarli eccetera eccetera Sento altri bisbigli, poi: Mi dispiace, non sapevo
che non ti avessero dato la sceneggiatura. Cercano sempre di mantenere il
mistero, intorno a questi film horror. Comunque, ti mandiamo il materiale. Sono
soltanto due scene, ma si tratta di un personaggio indimenticabile, come ti dicevo.
Congratulazioni. Il regista ti ha trovata perfetta, il prototipo della ragazza della

porta accanto, tutta sani principi, la cui morte ispira un uomo a vendicarsi. Testuali
parole. Adesso dacci unocchiata e poi discuteremo le clausole e penseremo alla
copertura assicurativa. Daccordo?
Ho capito tutto, eccetto lultima parte, in cui ha parlato di clausole e coperture.
Sar gergo da addetti ai lavori, qualcosa che ha a che fare con il sindacato o il
contratto. Lo scoprir. Per ora, voglio soltanto riattaccare e guardare il materiale,
vedere come agisce e parla questo personaggio indimenticabile. A giudicare da
quello che ha detto Joe, anche se una parte piccola, di sicuro qualcosa di pi di
un: Cosa desidera ordinare?
Sento qualcuno che sale velocemente le scale, quasi senza far rumore, e capisco
che Jane tornata a casa. Dan fa i gradini con passo pesante e deciso. Lui non si
affretta quasi mai.
Non sto pi nella pelle. Potremo leggere insieme il copione per il mio primo
lavoro vero. Il fax incomincia a squillare, ma so che impiegher un po prima di
sputare tutto, quindi mi precipito al piano di sotto a raccontare a Jane la novit.
Jane! Ho un lavoro!
Lei molla i sacchetti della spesa sul ripiano della cucina e batte le mani,
raggiante.
Oddio! fantastico! Di cosa si tratta?
un film dellorrore. Una specie di thriller. Non mi hanno fatto leggere il
copione completo. Con Michael Eastman, che non proprio il pi grande attore del
mondo, per
Franny, smettila. Non denigrarti. Potrebbe essere anche Bozo il clown, non mi
interessa. una notizia meravigliosa.
In realt Bozo lo ha letto, il copione. Ma alla fine hanno ritenuto che facesse
troppa paura e hanno optato per dei morti viventi. Si intitola Zombie Pond.
Sarai in un film con Michael Eastman e un branco di zombie? il top! Com il
tuo personaggio?
Interpreto la sua ragazza, che viene assassinata, mentre lui, per vendetta, fa
strage di zombie! Non so nientaltro. Mi hanno detto che una parte
indimenticabile. Mi stanno spedendo le battute via fax proprio in questo istante.
Sentiamo aprire la porta dingresso e Dan fa capolino con le guance arrossate e
un sacchetto di carta che sicuramente contiene la sua birra serale. Non ricordo
quando lho visto lultima volta: sono secoli che non pi seduto al suo solito
posto, al tavolo del soggiorno, n davanti alla televisione, a sorseggiare la sua birra,
e da quella sera da Sardis non abbiamo pi parlato seriamente. passato cos
tanto tempo che se penso al nostro bacio mi sembra solo un sogno. Per mi fa
sempre piacere vederlo.
Dan! Far un film di zombie!
Un film di zombie?
Frena il tuo entusiasmo. Lei interpreta una persona viva, commenta Jane
strizzandogli locchio.
Molto divertente. Poi mi guarda. fantastico, Franny! E, in tono
minaccioso, aggiunge: Stanno venendo a prenderti, Barbara.

Cosa?
Stanno ve Oh, non importa. una battuta famosa. La notte dei morti viventi.
Lasciamo perdere, la lezione di zombie rimandata a data da destinarsi. Nel
frattempo, ho qui con me una bottiglia di birra ad alta gradazione per un brindisi. Di
che parte si tratta?
Me la stanno mandando via fax in questo preciso istante. Vado a prendere i
fogli cos la guardiamo insieme.
Ho unidea, dice Jane. Perch tu e Dan non la leggete ad alta voce? Lui pu
dire le battute di Michael Eastman!
No grazie, risponde Dan accigliandosi. Pessima idea. Sono un cane, come
attore.
Ooh, ti prego, insisto con un sorriso. Mi piacerebbe moltissimo. Sarebbe
come una lettura recitativa.
Il recitativo del redivivo! declama Jane. Avanti, Dan, la tua occasione. Fallo
per Franny. Ti prometto che sar un critico benevolo.
Ne dubito, obietta lui, poi alza le spalle. Va bene, Franny, legger le battute
con te.
Mi precipito su per le scale facendo due gradini alla volta.
Chi Michael Eastman? lo sento chiedere a Jane al piano di sotto.
Eccoli, sul pavimento, i fogli che contengono il mio primo lavoro vero, il mio
primo personaggio vero, con un nome vero. Sheila, dico ad alta voce, cercando di
mettermi nei panni di qualcuno che non sia un numero o una semplice comparsa.
Decido di non dare nemmeno una sbirciatina preliminare. un esercizio che
facciamo anche a lezione, quando Stavros ci d le battute di un copione che non
abbiamo mai visto e le leggiamo ad alta voce, costruendo il personaggio e
improvvisando frase dopo frase. Lo adoro. A volte do il meglio di me proprio in quel
momento, e non dopo aver studiato e provato la parte, quando ormai ho avuto il
tempo di mettere in dubbio le mie scelte.
Prendo i fogli, cinque in tutto, ancora arrotolati, e mi precipito di sotto. Dan ha
inforcato gli occhiali, come sempre quando lavora seriamente a qualcosa. Ha laria
piuttosto nervosa, neanche se fosse in procinto di pronunciare il suo discorso da
rappresentante di classe. Jane si calata nei panni del regista e dopo aver
addossato a una parete il tavolo del soggiorno incomincia a spostare le sedie.
Devo sapere dove si svolge lazione, per allestire il set, annuncia studiando la
disposizione dei mobili con piglio da professionista. Fammi dare unocchiata. Sono
due scene, vero?
Divide le pagine in due blocchi, poi prende quelle della prima scena e legge.
LABORATORIO
Interno giorno. Sutton chino sul microscopio. Nel laboratorio fa un caldo
terribile. Un rivolo di sudore scivola dalla fronte e cade sul vetrino. Sospira. Ora gli
toccher ricominciare da capo. Si toglie la maglietta, nel tentativo di rinfrescarsi.

La fidanzata di Sutton, Sheila (sulla ventina, volto acqua e sapone), entra in


laboratorio.
Jane scoppia a ridere, abbassando le pagine. Ahahahahahah! Togliti la maglietta,
Dan! Crolla sul divano piegata in due dalle risate.
Jane, per favore, la imploro. Datti una calmata. Stai rovinando i fogli.
Possiamo cercare di essere seri? Dan, puoi restare vestito, per quanto mi riguarda.
Allora, Jane: chi ha la prima battuta?
Tu. Scusami, Sheila. Tieni. Jane mi porge il plico e siede composta.
Pronto? chiedo a Dan.
Pronto, risponde, ma non del tutto convinto.
Ci passiamo le pagine, va bene? Senza guardare quello che viene dopo ogni
battuta.
Daccordo, dice.
Ciak si gira! esclama Jane.
SHEILA (entra piano, guarda Sutton, assorbito dal suo lavoro, poi): Tot toc. Salve,
professore. La disturbo?
SUTTON: Non sono ancora professore. E no, non mi disturbi. Anzi, stavo proprio
pensando a te.
SHEILA: Be, lo spero proprio, visto che sei mezzo nudo.
SUTTON (ride): Be, fa un caldo insopportabile, pi che altro. E ho pensato che non
cera nessuno, se si escludono le cavie.
SHEILA (ride): Be, ti lascio lavorare, allora. Volevo solo darti questo, per stasera
(apre la borsa e porge a Sutton un pacchetto incartato).
SUTTON (prende il pacchetto): Grazie. Cos?
SHEILA (sorride con aria maliziosa): un segreto. Per questa sera. Vietato
sbirciare. Promesso?
SUTTON: Promesso.
SHEILA: Bene. Allora ci vediamo stasera?
SUTTON: Ci vediamo stasera.
Primo piano su Sutton mentre Sheila se ne va. Fissa il pacchetto e la porta dalla
quale appena uscita Sheila. Ha uno sguardo pieno damore; travolto dai
sentimenti che prova per lei. Una lacrima gli solca la guancia, e sorride.

SUTTON (continua): Stasera.


Nel soggiorno cala il silenzio. Jane ci guarda, poi si alza e applaude entusiasta.
Ssss! Siete stati incredibili! Ho sentito la passione! Il caldo insopportabile!
Gli esperimenti di laboratorio! Le cavie! Ho visto tutto! Ho riso! Ho pianto! stato
meglio di Cats!
Jane, ti prego, abbassa la voce, le dico, ma sto ridendo anchio.
Per parlo sul serio, ironizza lei con un sorriso. una scena piuttosto
lunga!
Posso renderla indimenticabile, non credi? le chiedo piena dorgoglio.
Senza ombra di dubbio, risponde lei. Cos ingenua e innocente! La ragazza di
Michael Eastman!
Dan stringe ancora i fogli tra le mani, tenendoli cos vicino al viso che gli
sfiorano gli occhiali e non riesco a decifrare la sua espressione.
Dan? Cosa ne pensi? C di peggio, no?
Ero concentrato sulla lettura ad alta voce, ribatte Dan un po brusco.
Ma non sei tu il protagonista, in questa scena, lo rimprovera Jane. Poi
aggiunge, pi accomodante: Avanti, rilassati. Di una parola gentile a Franny sul
suo nuovo lavoro.
Dan ci pensa un istante, poi afferma: Il dialogo non malvagio, anche se ci
sono troppe frasi che incominciano con be. Esita, poi, come se non potesse farne
a meno, incalza: E quella lacrima alla fine non per niente realistica.
Jane e io lo fissiamo. Poi ci scambiamo unocchiata perplessa. tutto ci che ha
da dire sul mio primo, vero lavoro?
Si intitola Zombie Pond, Dan, replico. Non credo che il realismo fosse una
loro priorit.
Be, fa Jane sarcastica. Leggiamo la seconda scena, okay? Siete pronti?
Mi dispiace, ragazze. Io faccio schifo, non sono un attore. Vorrei darvi una
mano. Posso dare unocchiata alle mie battute?
Certo, rispondo in uno slancio di generosit, poi mi volto verso Jane e alzo gli
occhi al cielo. Questi perfezionisti!
Tieni, James Dean, dice Jane porgendogli il foglio. una pagina sola. Quanto
sei melodrammatico! Ti consiglio di continuare con la fantascienza, Danny.
Dan prende il foglio, stringendolo tra le mani. Legge con una lentezza snervante,
ci sta mettendo una vita e comincio a scalpitare. Voglio sapere cosa succede, quali
sono le mie battute.
Stai contando i be, Dan? scherzo, cercando di mettergli fretta. Ma lui tace.
Dan, sembra che tu stia leggendo il tuo necrologio, lo incalza Jane. Datti una
mossa.
Finalmente alza lo sguardo e ci fissa con espressione seria. impossibile,
afferma.
Impossibile? Cosa vuoi dire? Ti riferisci alle mie battute?
No. Non ce ne sono, in questa scena. Ma non si pu. Non possono farlo.

Dan, di che parli? Fammi vedere. Gli strappo i fogli dalle mani col cuore in
gola.
A CASA DI SUTTON
Interno notte. Sutton e Sheila stanno facendo lamore. Dallo stereo si leva la
voce bassa e calda di un cantante soul. Panoramica sul pavimento. La telecamera
si sofferma su una scarpa da ginnastica di Sutton. Sul reggiseno di Sheila. Sul
comodino c una scatolina di velluto vuota. Vediamo i resti dellinvolucro e mentre
la telecamera si avvicina al letto ci accorgiamo che si tratta di un collage fatto in
casa, semplice ma bellissimo, con la parola s ripetuta cento volte in dimensioni
e forme e colori diversi. Lei sapeva che quella notte sarebbe stata speciale. Ha
accettato la proposta di matrimonio e lanello che porta al dito ne la prova.
Primo piano del viso di Sheila. a cavalcioni su Sutton e geme dolcemente,
quando allimprovviso spalanca gli occhi. Annaspa, alla ricerca di un po di
ossigeno, mentre un fiotto di sangue le soffoca un grido in gola. Non riesce a
respirare! La telecamera scende per mostrare uno zombie che spunta dal suo
ventre: sta lacerando le sue carni per uscire, emettendo grida orribili per lo sforzo.
Ma non uno zombie come tutti gli altri: pi piccolo e ha il viso raccapricciante
di un bambino, allo stesso tempo sinistro e innocente, e anche lui alla disperata
ricerca di ossigeno, un morto vivente appena nato! Sutton grida, cerca di fermare
lemorragia, ma sa che troppo tardi, hanno preso Sheila, lhanno uccisa. E questa
consapevolezza ne fa maturare unaltra, mentre la realt di ci che appena
accaduto si fa largo nella sua coscienza e sul suo viso si dipinge unespressione
inorridita
SUTTON (mormora): Sono tornati stanno nascendo
Dissolvenza
Hai capito, adesso? mi chiede Dan agitando le mani in aria. scandaloso.
Il reggiseno di Sheila? dico.
Il collage non centra! esclama Jane scorrendo il copione.
Non possono decidere di cambiare le regole come se niente fosse, continua
Dan. Lo sanno tutti che gli zombie non possono nascere; ridicolo.
Io sto ancora leggendo la pagina. Uno zombie spunta ehi, da dove?!
domando infine.
Oh, ho capito, continua Jane. Sheila sapeva che Sutton le avrebbe chiesto di
diventare sua moglie, cos ha fatto un collage con la parola s.
A cavalcioni? dico. Geme dolcemente?
Non possono ignorare come se niente fosse le convenzioni del genere horror,
prosegue Dan indignato. Gli zombie sono sempre stati dei morti viventi. Come
fanno a riprodursi? Sono usciti dalle tombe, dallaldil

Oh, cavoli, non ci avevo nemmeno fatto caso osserva Jane.


Be, ovvio, cio, non obbligatorio saperlo. Ma io li ho visti tutti e ti
garantisco che
che sei a seno nudo, conclude Jane. Merda.
Devono seguire delle regole, e un attimo. Cosa? A seno nudo? chiede Dan
impallidendo. Oh. Oh, Franny. Merda.
Sono a seno nudo, ripeto.
Merda.

22

NON so come comportarmi, con questo film, cos ho fatto un sondaggio.


JAMES FRANKLIN: Non c niente di cui vergognarsi. Il nostro corpo il nostro
strumento.
JOE MELVILLE: Vediamo cosa posso fare con questa clausola. Forse riusciamo a
ridurre al minimo la tua be, la tua esposizione.
RICHARD: Joe luomo giusto per consigliarti.
JANE: Non saprei. Cosa ti dice il tuo istinto?
PAP: Non so, tesoro. Questa settimana leggiamo Dorothy Parker, la tua preferita.
CASEY: Oddio. Michael Eastman cos figo!
DAN: Vado vado a fare la spesa, ti serve qualcosa?
Secondo Joe Melville, il regista un tipo speciale e aveva accettato di girare
Zombie Pond per fare un favore ai produttori della casa cinematografica, perch gli
avrebbero fatto fare altri due film, dopo: pi piccoli, pi interessanti, delle storie
basate sui personaggi. Joe aveva detto che se lagenzia partecipava a questo film
avrebbe potuto essere linizio di un rapporto professionale molto pi lungo. In
questo lavoro i contatti sono fondamentali, aveva concluso.
Pensavo fosse una questione di talento.
Joe aveva riso, poi mi aveva guardato confuso. Era una battuta, vero?
Mi hanno dato una parte in un film dellorrore, dico a Dave, un ragazzo con cui
ho lavorato un paio di volte per la societ di catering. Siamo accanto allingresso di
un palazzo di uffici, in centro, e fumiamo una sigaretta prima di incominciare il
turno in una delle solite, squallide sale da pranzo. Dave un cabarettista
trasandato con una capigliatura assurda e ha una trentina danni, anche se potrebbe
essere pi giovane. Quando facevo la cameriera da Herb mi sono resa conto che
questo tipo di lavoro tende a far invecchiare precocemente, quindi non provo

nemmeno a indovinare.
fantastico, risponde dando un tiro alla sigaretta. Sono contento per te.
Per non so ancora se accetter. La mia parte prevede una scena a seno
nudo.
Allora? mi chiede Dave. Qual il problema, le tue tette hanno una forma
strana?
No, assolutamente.
Allora cosa te ne frega? O magari sei sommersa dalle offerte di lavoro?
Sono qui con una schifosissima borsa a tracolla il cui contenuto include un
cavatappi, un taccuino per le ordinazioni e un allegro assortimento di biro.
Ovviamente no, non sono sommersa dalle offerte di lavoro.
Non accettare, mi dice Deena mescolando il ghiaccio della sua vodka, mentre
ce ne stiamo sedute da Joe Allen, dopo la lezione di Stavros. Ho deciso di star fuori
a bere con lei dopo aver controllato i messaggi della segreteria da un telefono
pubblico fuori dal teatro. Nessuna notizia da James. E non era a lezione, come
spesso capita, anche se mi fa sentire disorientata.
Hanno detto che si vedr, ecco, per pochi secondi. Poi lo zombie mi squarcia il
ventre e muoio. tutto scritto nella clausola. molto dettagliata, in merito a
quanto seno si vede e per quanto tempo. Mi accorgo che, mentre parlo del mio
petto, le sto premendo contro la busta con le due pagine della clausola. tutto
scritto nero su bianco, da un avvocato.
Deena scuote la testa.
Ho bisogno di soldi, insisto debolmente.
Non sei cos disperata.
Invece s. Mi hanno licenziata, ricordi? Non ho nessuna assicurazione. Devo
farmi quattro otturazioni.
Non puoi accettare un lavoro soltanto per denaro. Che ne dei tuoi sogni?
Scegliere soltanto i film in cui credi, come le attrici che ammiri? Pensi che Diane
Keaton si spoglierebbe in un film di zombie?
Chi lo sa? Magari domani saltano fuori proprio i vecchi film di zombie girati da
lei. Forse ne faranno unantologia, in videocassetta.
Smettila.
Non sto perdendo di vista i miei sogni. Il regista uno di quelli bravi. E si
tratta soltanto del mio corpo: tutti ne hanno uno. Il mio uno strumento. Il tempo
che mi ero imposta sta per scadere e non ho ancora dimostrato che posso farcela.
Mi stanno offrendo di recitare delle vere battute in un vero film. un segno che
sto andando nella direzione giusta. Ho bisogno di quel segno.
Non hai bisogno di questo lavoro.
Non ne ho altri.
Per ora. Non ne hai altri, per ora.
E se fosse lunico che riuscir mai a ottenere? E se accettarlo portasse nuovi
lavori e quindi la carriera, la felicit, il successo internazionale, lamore, dei capelli

migliori, mentre rifiutarlo significasse nessun altro lavoro e finissi col passare il
resto dei miei giorni nellanonimato, a servire pollo fritto, a raccontare a tutti
questa storia, la storia delloccasione perduta della mia vita, e mi ritrovassi con le
caviglie gonfie e le vene varicose?
Deena finisce la vodka. Poi mi prende la mano e mi guarda seria.
Frances. Ascoltami. Sei unattrice di talento, giusto? E sei bellissima.
Ho talento, forse. So che posso essere una brava attrice, s. Ma riguardo al
resto, ho qualche dubbio.
Mi prendi in giro? Lo dici per dire. Per scherzo. Ma dentro di te sai benissimo di
esserlo, non cos?
Forse. A volte.
Ascolta, te lo dico io, allora. Devi credermi. Oggi il giorno in cui devi
incominciare ad avere fiducia in te stessa. Nessuno pu farlo al posto tuo. E ti
assicuro che se rifiuti questofferta un giorno ne riceverai almeno unaltra migliore.
Forse addirittura due, nellarco di una vita. Forse. Adesso ti fa sorridere. Ma so
come ti sentirai, davanti a quella macchina da presa. A tremare, coperta da un
asciugamano, mentre un paio di tecnici sistemano cavi e riflettori. A cavalcioni di
Michael Eastman, o pi verosimilmente della sua controfigura, perch quel tizio non
si spreca a lavorare, questo certo, mentre quelli degli effetti speciali ti versano
addosso del sangue finto e ti sistemano meglio lo zombie di plastica che hai
incollato in mezzo alle tette, soltanto per ottenere uninquadratura migliore. Arriva
il regista, cerca di farti sentire a tuo agio, e mentre ti guarda negli occhi per farti
capire che non uno di quelli viscidi ti racconta del divano che ha comprato per la
casa nuova negli Hamptons. Tu vorresti morire. Torni a casa e scoppi a piangere.
Andr pi o meno cos, Fran.
Deena sta sicuramente esagerando. Non riesco a immaginare uno scenario cos
tremendo. A dire il vero non riesco a immaginare proprio niente. Ma si tratta di
pochi giorni. Anche se mi sentir a disagio, sono soltanto pochi giorni in cui
guadagner met di quello che ho guadagnato lanno scorso. In tutto lanno. Senza
contare gli extra. E ho una clausola che mi protegge. Dovresti leggerla. un papiro
lunghissimo e dettagliato. E pi la leggi, pi diventa assurda. Persino divertente.
Non divertente. Non assurda. Si tratta del tuo corpo. Su una pellicola, per
sempre. Nudo, con un regista esordiente, in un film dellorrore. Meriti di meglio.
Be, a quanto pare il mondo dello spettacolo non sembra pensarla come te,
replico, un po disillusa, sul mio sgabello. Non posso meritare di meglio, se
nessuno mi propone lavori migliori, non pensi? Quindi forse questa parte
esattamente ci che merito. Perfetta per me, in questo momento.
Forse lo credi, ma ti sbagli. Domani potrebbero offrirti qualcosa di pi. Si tratta
del tuo esordio. Se scendi a compromessi ora, allinizio della tua carriera, prima
ancora di esserti data una possibilit, dove ritieni di poter arrivare?
In alto, immagino.
Ascolta. Ho un amico: voleva sfondare nel cinema. andato a Los Angeles. Era
il migliore attore della classe di recitazione. Non cera gara. Va a Los Angeles e
non trova lavoro. Le prova tutte. Ha una moglie e una bambina. Alla fine fa un

colloquio per un impiego in un parco a tema. Ha sentito che pagano bene. Lui un
ragazzo robusto, forte. Gli dicono che potrebbe impersonare Fred Flintstone in uno
degli spettacoli per i bambini. La paga fantastica. Allinizio dello spettacolo deve
fare il suo ingresso su un enorme scivolo ad acqua, come se fosse Fred che
scende la parete di roccia allinizio del cartone, hai presente?
Intendi quando dice: Yabba-dabba-doo?
Esatto. bravo, ha studiato. E lo pagano per dire: Yabba-dabba-doo. Ma a lui
sta bene. Un giorno, pensa, sar un attore famoso. Oggi, sar il Fred Flinstone
migliore del mondo. Prende molto sul serio il suo lavoro.
Va beeene, e scuoto la testa perplessa.
Quindi si prepara per la parte, va alla grande. Entra nel team; a lui e ai suoi
compagni insegnano a esibirsi allo stesso identico modo. Tutti gli spettacoli devono
essere uguali: una regola del parco, non ci devono essere esibizioni migliori o
peggiori. Durante laddestramento, imparano a scendere dallo scivolo con le mani
alzate e a dire: Yabba-dabba-doo, come alla tele. Poi arriva un nuovo ragazzo:
forse amico di qualcuno o figlio di qualcuno. Comunque, lui non riesce a venire
gi con le braccia alzate. Quindi ripetono laddestramento da capo, in modo che gli
spettacoli siano identici. Il mio amico si ribella, e segue il modello originale. Si
caccia nei guai. Vogliono che si adegui. Lui rifiuta. Deena si alza dallo sgabello e
si avvicina. E allora lo licenziano. Poi si siede di nuovo e allontana il bicchiere
vuoto. Me ne versi un altro, Patrick? chiede al barman. Ti va qualcosa da
mangiare? Dividiamo unomelette?
Fisso Deena, poi mi guardo intorno come se mi fossi persa qualcosa, qualcosa
che avrei dovuto notare e che invece non ho visto.
Un attimo: tutto qui?
Tutto qui.
Quindi, la morale della storia che bisogna lottare per ci in cui crediamo,
anche se si tratta di uno stupido dettaglio che pu farci perdere il lavoro?
La morale questa: ci sar sempre qualcuno che ti dir che va benissimo
stare con le braccia abbassate quando tu sai che non vero. Ci sar sempre
qualcuno che sostiene che un gatto parlante allavanguardia. Lunica cosa che hai,
e che non nelle mani di una decina di altre persone, la consapevolezza di cosa
giusto e cosa sbagliato. Non devi accettare un lavoro che ti fa stare male. In
questo mondo facilissimo illudersi di amare qualcosa che non si ama davvero
soltanto perch si lusingati dal fatto di essere stati scelti. La morale questa:
tutte le attrici, da Meryl Streep a quella che fa La signora del West, hanno le tette.
Non tutte le attrici riescono a dire di no. No lunico potere che abbiamo.
Prendo la scusa di andare in bagno per usare il telefono del corridoio. Controllo la
segreteria e scopro che James mi ha invitato ad andare a casa sua, se per te non
troppo tardi, e sento un brivido dentro. Vedo il mio sorriso riflesso nel vetro di
Evita, una delle locandine incorniciate che rivestono la parete. Quando torno, ci
sono due bicchieri pieni che ci aspettano al bar.
Io, ecco
Niente omelette.

cos evidente?
Sei radiosa, ribatte Deena, stringendomi un braccio. Possiamo annullare
lordinazione, Patrick? Lui annuisce.
Grazie. Scusami, dico infilandomi il giubbotto. Allimprovviso come se fossi
in ritardo per un appuntamento, come se facessi aspettare qualcuno, anche se sono
quasi le dieci di sera e ho appena ricevuto la sua chiamata.
Cosa ne pensa?
Secondo lui dovrei farlo. Il nudo non lo disturba. E ha sentito parlare bene del
prossimo film del regista.
Be, allora mi arrendo. Forse ha ragione: ha occhio, per queste cose.
Cosa intendi?
Deena fa una pausa, come se avesse detto una cosa a sproposito e ora volesse
scegliere le parole con pi attenzione. Niente.
Avanti.
Niente. solo Lo conosco da anni, ormai, dai suoi esordi, prima che Le
parole le muoiono sulle labbra e sembra bloccata.
Spara.
Be, ha questa tendenza a mettersi con le ragazze pi brave e dotate: sai,
quelle con pi probabilit di sfondare.
Trattengo il fiato, in attesa che Deena mi dica qualcosa che giustifichi la sua
espressione seria, ma a quanto pare ha finito e tiro un sospiro di sollievo.
Pensavo che volessi raccontarmi qualcosa di brutto su di lui. Forse lo faceva, in
passato, ma a quanto pare sono uneccezione. Deve aver perso il suo fiuto
Franny. Devi darci un taglio. La voce di Deena stizzita, ora.
Come?
Non vuoi proprio capire.
Non
Sai quanti studenti hanno ricevuto delle offerte di lavoro, oltre a te, dopo lo
spettacolo di fine corso?
No.
Due. Entrambi uomini.
Pensavo che Molly
Era un appuntamento con una piccola agenzia, e le hanno detto che hanno gi
molte ragazze del suo tipo. Tu, Fritz e Billy siete stati gli unici. Hai superato una
prova difficile, hai raggiunto un traguardo molto ambito e non te ne sei nemmeno
accorta. Non ti rendi proprio conto di quanto sei in gamba. Non ti vedi con i miei
occhi, o con quelli di James.
gi tanto se mi vede, ribatto cercando di stemperare latmosfera, ma Deena
non sembra affatto divertita.
Voglio il meglio, per te. Hai almeno il doppio del mio talento, ma in questi anni
ho imparato alcune cose. Far qualsiasi cosa per impedirti di commettere i miei
stessi errori. Non voglio ritrovarti in una sitcom con un gatto parlante, mi
capisci?

23

NON leggerlo ad alta voce! Ti prego, James, ti supplico.


Voglio che smetta, ma non posso fare a meno di ridere, mentre James ai piedi
del letto e tiene il mio contratto in mano con fare solenne, come un messaggero
shakespeariano venuto a leggere leditto del re.
Si schiarisce la voce.
Signore e signori, soltanto per questa sera, va in onda lo spettacolo: La
cavalcata di Lady Godiva.
Sera? Ma sono le undici di mattina! Buuuu! Volevo vedere Starlight Express!
Sfoglia le pagine in modo teatrale e si inchina a un pubblico immaginario. Con
riferimento allaccordo tra bla bla bla, dora in poi indicati con il nome di
produttore e Frances Banks, dora in poi indicata con il nome di artista
Chi sarebbe?! Mai sentita! lo interrompo.
Per il film di cui in oggetto attualmente intitolato Zombie Pond, dora in poi
indicato con il nome di pellicola.
Ti prego! Basta! Non leggere tutti i
Chiedo scusa, a quanto pare ci sono delle interferenze. James abbassa i fogli.
S, signora?
Davvero, ti supplico, non leggere i dettagli. imbarazzante.
Signora, faccia silenzio, per cortesia. Ehm. Come dicevo, il produttore girer
una ripresa dallalto di Sutton e Sheila a letto, in cui Sutton a torso nudo e Sheila
indossa un pigiama di seta
No! Fermati! Perch non una camicia da notte di flanella? O una bella felpa?
dico continuando a ridere.
L artista acconsente a girare quella che dora in poi sar indicata con il nome
di summenzionata scena di sesso, in cui: Sutton sbottoner lentamente il pigiama
di Sheila, baciandole prima un seno e poi laltro, mentre il pigiama
Aiuto! Qualcuno mi aiuti! strillo, affondando il viso nel cuscino.
A questo punto una creatura (dora in poi definita con il nome di creatura)
emerger dal ventre di Sheila, indi una breve inquadratura (due-cinque secondi) del
torace maciullato di Sheila e del piccolo zombie (creatura). Subito dopo Sheila
crolla a terra morta e non occorreranno ulteriori scene di nudo. Il produttore
garantisce linaccessibilit del set a tutti, a esclusione della troupe e del resto del
cast e il divieto di accesso dei fotografi durante le riprese. Eccetto quanto
specificato in questa sede, bla bla bla, laccordo resta valido bla bla bla, fine.
Signore e signori, giunge cos al termine lo spettacolo di questa sera. Non si

effettuano rimborsi. Siate generosi con le mance, grazie e buonanotte.


Applaudo e salto entusiasta sul letto. Brillante! Che interpretazione! Non vedo
lora di vedere il sequel!
Il lato oscuro di Lady Godiva.
Lady Godiva: la nuda verit.
Aspettando Lady Godiva!
Crolliamo sul letto, senza fiato.
Davvero, James, stata una vera tortura. Sentirlo descritto minuziosamente, in
modo tanto cinico. Non riesco a pensare che stiano parlando di me. Come fanno a
sapere cosa indosser e che inquadrature faranno?
Cercano di essere precisi in modo che tu non abbia brutte sorprese. il lavoro
di un bravo agente. Stabilire i limiti con largo anticipo in modo che non ti ritrovi,
sul set, obbligata a fare qualcosa che non ti senti di fare.
Gi, dico. Sono ancora indecisa, ma sentire James parlare in modo cos
competente mi di conforto.
Quindi funziona? mi chiede. Ti senti pi a tuo agio?
S. No. Non lo so. A sentirlo da te, divertente. Potresti leggere lelenco del
telefono e farlo sembrare un capolavoro.
Mi sorride. Quindi perch sei ancora indecisa?
Lo so che non cinema impegnato. Per laltra scena mi piace, si tratta di un
ruolo abbastanza importante, e non riesco ancora a credere che potrei recitare in
un film vero, che sar proiettato al cinema. Ma non so come potrei sentirmi, a
recitare a seno nudo Sar imbarazzante? Uno schifo?
Perch imbarazzante?
Be, senti, si tratta del mio corpo.
Quindi?
Non so bene come
Come ti sentirai, o come sar vederti nuda in un film?
Entrambe le cose, direi.
Ma sei bellissima.
Lo dici tu.
Ne dubiti?
Certo.
Non dovresti.
Mi scosta una ciocca di capelli dal viso, poi mi sfiora una guancia. Capisco che
sia difficile conquistare sicurezza in se stessi. Ma come ti dicevo, il corpo, per noi
attori, uno strumento. Dobbiamo riuscire a guardarci con distacco, altrimenti non
riusciremo mai a entrare in un personaggio; in nessun personaggio. Sono pronto a
ingrassare venti chili e a radermi a zero, per calarmi in una parte. Non sei
daccordo?
S, rispondo, anche se non ne sono completamente convinta. Mi guarda fisso
negli occhi. Per un istante penso che stia per baciarmi, invece si avvicina e
mormora: E comunque, se vuoi, ti posso aiutare.
Grazie. Mi hai gi aiutato tantissimo con la lettura ad alta voce, senza contare

linterpretazione di qualche minuto fa


No, intendevo unaltra cosa. Sto guadagnando parecchio. Per questo nuovo film
con Hugh McOliver mi daranno una bella cifra.
Oh, magnifico, replico, ma non capisco dove voglia andare a parare,
parlandomi dei suoi compensi.
E, non che la cosa possa aiutarti per questo lavoro, per se volessi, in
futuro
Le parole gli muoiono sulle labbra e sul suo viso si apre un sorriso come se non
vedesse lora di rivelarmi un segreto molto succoso.
Non capisco pi niente. In futuro cosa?
Se volessi salire sul carro dei vincitori.
Scusa, non ti seguo.
Avanti, Franny, non dirmi che non ci hai mai pensato. Non ti mai passato per
la testa?
Cosa?
Non fraintendermi. Penso che tu sia bellissima cos come sei, te lho detto, ma
se volessi rifartele, per essere pi sicura, pi competitiva, ecco, in modo da non
torturarti ogni volta che ti propongono una scena di nudo Capiter ancora,
credimi. Quindi perch non eliminare il problema alla radice? A Los Angeles quasi
tutte le ragazze lo fanno, e con risultati davvero naturali
come se mi avesse sferrato un pugno nello stomaco. Lo guardo sbalordita.
Stai parlando di mi stai suggerendo di vuoi regalarmi un paio di tette
nuove?
Il sorriso svanisce dalle sue labbra. Franny, no, mi dispiace, scusami. Calmati.
Insomma, s, era quello che cercavo di dirti, ma soltanto perch mi sembrava che
ti stessi tormentando inutilmente. Volevo soltanto darti una mano. Io pensavo
parlassimo della stessa cosa, trovare pi fiducia in se stessi.
Non sono sicura che parlassimo della stessa cosa, ribatto con un groppo in
gola e trattenendo a stento i singhiozzi. Me ne vado.
No.
Devo. Dov la mia scarpa?
Aspetta. Non fare cos. Stai fraintendendo. Sei arrabbiata.
Invece ti sbagli. Non sono per niente arrabbiata. solo che adesso la pompa
allunga-pene che ti ho comprato per il compleanno mi sembra cos banale.
Vedi? divertente. Hai fatto una battuta. Ne stiamo ridendo.
Non ne stiamo ridendo. Si chiama sarcasmo e sto uscendo sbattendo la porta.
Sto andando via. Con unuscita in grande stile.
Franny, si tratta di un equivoco gigantesco. Ti prego, non andartene.
Mi volto e gli lancio unocchiata il pi possibile minacciosa, considerato il fatto
che ho soltanto una scarpa indosso. Perch? Mi vuoi proporre un lifting prima dei
trentanni, gi che ci sei?
Fa un respiro profondo e nei suoi occhi scorgo una dolcezza che non ho mai
visto prima. No, mormora. Non voglio che tu te ne vada perch ti amo.
Lo ammetto, queste erano le sole parole che James poteva pronunciare per

spingermi a restare, e che non mi aspettavo di sentirgli dire, non oggi almeno, e
probabilmente nemmeno in futuro. Ma nel mio cervello si affollano sentimenti
contrastanti, quindi mi ritrovo stranamente sospesa, e non so se meglio che
finisca di allacciarmi lunica scarpa, o che mi butti sul letto, esausta e sollevata.
Sono indecisa. E con un piede scalzo.
Cosa?
Sono sincero. Ti amo. Davvero. un po che te lo volevo dire.
Okay
E non sono nemmeno riuscito a parlarti della prima.
Adesso sono davvero confusa. Di che?
La prima del film con Arturo. Fra tre settimane. Volevo chiederti di
accompagnarmi.
James mi ha detto che mi ama, ed sconvolgente quasi quanto il fatto che mi
abbia appena chiesto di partecipare a un evento mondano insieme con lui. Non nel
suo appartamento, e neppure tra gente comune, ma in mezzo a persone piuttosto
famose.
Sono confusa, non so nemmeno cosa prendere in considerazione per prima.
Ma pensavo che non Hai detto che non potevi venire al matrimonio di mia
cugina a causa delle riprese.
S, proprio perch le hanno spostate per consentirmi di andare alla proiezione.
Per un istante penso che potrebbero spostarle ancora e lasciarlo libero per il
matrimonio, ma ovviamente un conto il lavoro, un conto una festa di famiglia.
James raccoglie il mio maglione dal pavimento, e vedo laltra scarpa, poi si
avvicina per porgermi entrambi gli indumenti. Sul suo viso c sempre la stessa
espressione vulnerabile e temo di aver ferito i suoi sentimenti. Ascolta, domani
parto per Los Angeles e ho il fine settimana completamente libero. Perch non
vieni con me? Posso chiedere alla produzione di
Questo fine settimana c il matrimonio di mia cugina. Mi sento avvampare di
rabbia. Sarebbe potuto venire, se avesse voluto. solo che non gli andava.
Oh, vero. Senti, quando ho detto che ho il fine settimana libero, intendevo che
ho un sacco di lavoro da fare con Hugh per preparare le scene di marted nel
deserto, quindi mi sono tenuto del tempo per lavorare. Per se vieni con me
possiamo mangiare qualcosa insieme e stare un po vicini. James si accosta, ma
io mi ritraggo, perch non sono ancora pronta per una riconciliazione.
Il suo lavoro importante. Lo so. una spiegazione perfettamente ragionevole
per non venire al matrimonio. Non so come continuo ad avvertire una nota stonata,
ma daltro canto non so cosa significhi trovarsi su un set di un kolossal con le
stelle del cinema.
Fammi capire: non puoi venire perch marted devi lavorare? E luned?
Be, non lo so ancora, hanno detto che piove.
Capisco, affermo sostenuta, non posso per fare a meno di pensare che un
giorno di pioggia nel deserto sia uneventualit estremamente improbabile.
Senti, come ti ho detto, gireremo in pieno deserto, solo non so quando, di
preciso. Non mi piace lidea di non vederti fino ad allora. Ti prego, accompagnami

alla prima. E dopo, spero che ci butteremo questa discussione alle spalle. Sei molto
speciale, per me.
Ci salutiamo con gesti affettuosi, ma il mio cuore altrove. Mi sento lontana,
come se guardassi me stessa da qualche metro di distanza. Per strada, alla luce
del sole, incomincio a pensare lucidamente e vengo travolta da unondata di
imbarazzo. Forse stava soltanto cercando di darmi laiuto di cui credeva avessi
bisogno. Sono confusa e disorientata, mi sembra di essermi appena svegliata in una
casa che non conosco e, per un istante, non sapessi pi dove mi trovo.
Per di una cosa sono sicurissima.
Ho bisogno di un telefono, ma non subito. Prima voglio allontanarmi un po da
casa di James. Percorro di buon passo i due isolati che mi separano dallangolo tra
la Settima Avenue e Union Street. Sono vicina a casa, e anche se potrei usare il
mio telefono senza dover lottare contro il frastuono del traffico non voglio
aspettare un minuto di pi.
Pronto? Sono Franny Banks. Cercavo Joe Melville, per favore.
La receptionist mi mette in linea, ma a quanto pare Joe non ne vuole sapere di
rispondere. La musica in sottofondo sempre la stessa, ci sono poi strane
interferenze che mi infastidiscono. Vorrei allontanare il ricevitore dallorecchio, ma
ho paura di non sentire Joe, quando prender la chiamata. Per distrarmi, guardo
lingresso del Muffin Caf, un negozietto malandato dallaltra parte della strada.
Entra una persona, poi unaltra, e unaltra ancora. Quando la prima esce, con un
caff e qualcosa che ha tutta laria di un bagel, mi rendo conto che da quando sono
in linea qualcuno ha tostato il bagel, lha farcito di crema di formaggio e lha
incartato, poi ha fatto conversazione spicciola, ha preso il denaro e magari ha dato
il resto, e questo arco di tempo appena diventato la mia nuova definizione di
eternit.
Franny?
Richard, e non Joe, e sono delusa, per sono anche sollevata di non dover
spiegare ci che sto per dire al cospetto del calmo, silenzioso abisso che pu
essere Joe Melville al telefono.
Richard, ciao. Senti, mi dispiace tanto, davvero, ma non posso fare quel film.
Film?
Il film. Non posso farlo. Sono mortificata. Ci ho pensato tanto e ho capito che
non me la sento di spogliarmi. Non che sia per forza riprovevole. E non centrano
nemmeno gli zombie: senza offesa per gli zombie, i mostri o gli squali assassini.
Anzi, non accetterei nemmeno se fosse Lo squalo, che uno dei miei dieci film
preferiti. Be, a pensarci bene, ritiro quello che ho appena detto, visto che se
Steven Spielberg No, sai che ti dico? Rifiuterei anche se mi chiamasse Spielberg.
La scena di nudo, intendo. E mi dispiace tanto. Magari penserai che sono una
dilettante. Lo so che questo il mio primo lavoro vero e spero che Joe non se la
prenda: o magari vorr discuterne con me, che ne pensi? Quindi, mi dispiace, vorr
dire che richiamer quando torna. Cio quando?
Quando?
Scusami. Quando torna Joe? Per richiamarlo.

Segue una lunga pausa, poi Richard si schiarisce la voce.


Mi dispiace dovertelo dire, Franny, ma Joe non c.
No? Certo, vista lora. Sar in pausa. Non importa. Richiamer doma
No, Franny, intendo che Joe non c pi. E ascolta, non ha niente a che fare
con. Anche se avessi accettato la parte, non sarebbe cambiato niente. Devi
saperlo.
Cambiato niente? Scusa, non capisco
Avrebbe dovuto Sono certo che ti chiamer domani per spiegarti. Da ieri, Joe
Melville non lavora pi qui.

24

CI sono tre nuovi messaggi.


Biiip.
Frances, sono tuo padre. Spero che mi riconoscerai ancora, quando ci rivedremo
dai Finnegan. Vieni, vero? Con Jane? Richiamami, per favore. Mi piacerebbe C
una cosa Richiamami, per favore. Uno dei miei studenti mi ha parlato di questo
nuovo telefilm, E.R. Credo che si chiami cos. Ci sono dei medici, immagino.
Comunque, sembra che sia un buon programma, e penso che dovresti contattarli.
Biiip.
Frances, sono Joe Melville. Mi dispiace lasciarti un messaggio, ma nei prossimi
giorni non sar reperibile per via della, ecco, della transizione. Volevo dirti che
stato un piacere lavorare con te, ma ho aperto una nuova agenzia, pi piccola e pi
esclusiva, e rappresenter un gruppo ristretto; i nomi, be, pi importanti, quelli di
richiamo, capisci, hanno deciso di seguirmi. Volevo ringraziarti e augurarti in bocca
al lupo.
Biiip.
Franny, sono Richard, dallufficio di Joe. Volevo dirti che stato un piacere
lavorare con te. Ho fatto il possibile per convincere uno degli altri agenti a tenerti,
ma da quando Joe se n andato stanno dando tutti fuori di matto e per il momento
nessuno vuole prendere gente nuova. Nel nuovo ufficio sar soltanto un assistente,
altrimenti ti rappresenterei io stesso. Cerca di stare bene e sentiamoci, se ti va.
Vorrei poterti essere pi di aiuto. Forse in un futuro non troppo lontano? Comunque,
in bocca al lupo.
Biiip.
Congiuntivite? continuo a ripetere, come se questo potesse farla sparire
dallorganismo di Jane. Congiuntivite? Hai la congiuntivite? Come fai a esserne
sicura?
Per esempio guardandomi allo specchio.
Forse hai soltanto qualcosa in un occhio. Unallergia?
Mi dispiace, Franny. Non la prima volta. Riconosco i sintomi. molto
contagiosa. Non posso venire.
Jane doveva accompagnarmi al matrimonio di Katie. Aveva noleggiato lauto a
suo nome. E aveva la congiuntivite.
Se non vieni, non potr andare nemmeno io. C lo sciopero della metro, quindi

non posso prendere il treno. Non ho un soldo, sono senza patente. Non posso
noleggiare unauto.
Mi ero accorta di essermi dimenticata il portafogli da James soltanto il mattino
dopo essere stata da lui, quando ero uscita a comprare dei bagel per colazione. Gli
avevo lasciato un messaggio, ma probabilmente era gi in volo per Los Angeles.
Merda. Mi ero dimenticata della patente! esclama Jane mentre mi guarda
comprensiva con locchio sano. Ho trovato. Potrei darti la mia carta didentit e tu
potresti fingere di essere me.
Ottima pensata. Mi bastano un paio di lenti colorate, una carnagione olivastra e
capelli lunghi e lisci, credo che potrei farcela, in unora.
Stavo soltanto cercando di darti una mano.
Lo so. Scusami. Vorr dire che rester a casa.
Ma il solo pensiero mi riempie di tristezza. Non ho mai saltato un matrimonio
dei Finnegan. Sono mesi che non vedo mio padre, che non gli parlo. I suoi ultimi
messaggi erano strani. Forse si sente solo.
Io posso noleggiare lauto. E accompagnarti.
Dan sulla soglia della cucina, e arrossisco allidea che mi faccia da cavaliere a
un matrimonio. Oh, grazie. Davvero. Ma saranno delle nozze folli. Saresti un pesce
fuor dacqua. una famiglia di matti. E non abbiamo tempo per procurarti labito.
Tutte le famiglie sono matte. E il vestito ce lho. Nellarmadio.
Ho sempre visto Dan in jeans e maglietta. Per quanto ne sappia, non ha
nemmeno una giacca elegante o un cappotto. Dinverno indossa un giubbotto
azzurro troppo leggero, per il clima di New York, ma ogni volta che gli chiedo se ha
freddo risponde di no, che sta bene. Ha una camicia bianca e una azzurra che
usava quando andava a cena con Everett. Non gli ho mai visto addosso una cintura,
o una cravatta o un paio di calzini che non siano quelli di spugna. Per, a quanto
pare, ha un completo elegante.
Ma ho prenotato una sola stanza, al motel, ecco balbetto. Una sola.
Quindi
Non riesco a immaginare di portarlo al matrimonio. Al solo pensiero, mi sento
terribilmente nervosa. La nostra vita tornata alla normalit: siamo coinquilini,
andiamo al nostro ristorante cinese preferito tutti e tre insieme, ce ne stiamo sul
divano a guardare Law & Order tentando di indovinare lassassino. La routine
quotidiana ha eclissato quello che successo la sera del Fantasma dellOpera. Non
voglio uscire da questi confini rassicuranti, non voglio andare via da Brooklyn:
figuriamoci passare la notte con lui in un motel. Ma la prospettiva di rinunciare al
matrimonio di Katie, di non vedere mio padre, ancor pi dolorosa.
Che sciocchezza, si intromette Jane. Avevamo comunque prenotato una
doppia. Quindi, che problema c? Siete gi abituati a dormire sotto lo stesso tetto.
Costruite una parete di cuscini, inventatevi qualcosa. il matrimonio di Katie
Finnegan, dannazione! Voi ci andrete! Evviva!
Jane mi sorride come se si fosse gi deciso.
E cosa dir a James?
La verit.

Ma non pensi che la storia del portafogli, oltre allo sciopero, alla tua
congiuntivite e allapparizione inspiegabile dello smoking possano sembrargli
sospette?
No. Penso che: Le riprese sono nel mezzo del deserto e non so quando riuscir
a contattarti, sia unaffermazione sospetta. Ti poteva accompagnare, se voleva
davvero.
Jane, sta lavorando, protesto, ma lei alza gli occhi al cielo.
Ascolta, Dan. Mi volto e gli metto le mani sulle spalle, guardandolo negli occhi
come un allenatore di football che sta facendo il discorso della vittoria. Davvero.
Non importa, se devo rinunciare. Sei sicuro di volerlo fare? Sicuro che vuoi passare
cos il sabato sera? Circondato da una folla di irlandesi ubriachi?
La mia intenzione era di metterla sul ridere, alleggerendo latmosfera e
permettendo a Dan di tirarsi indietro e ritrattare: No, mi dispiace, ci ho ripensato
e non voglio pi venire. Ma mentre me ne sto con le mani sulle sue spalle,
sorprendentemente forti sotto la maglietta sdrucita, il mio viso proteso verso di
lui, che altissimo e mi fa sentire minuscola in confronto, e lo guardo in quei
profondi occhi nocciola piantati nei miei, la sera da Sardis mi travolge, e tutto
questo tempo in cui ho finto che il nostro bacio non sia mai esistito viene spazzato
via in un attimo.
Adesso gli dir che non dovrebbe accompagnarmi al matrimonio di Katie. Adesso
chiamo mio padre e gli spiego che mi dispiace, che ci vedremo unaltra volta.
Adesso tolgo le mani dalle spalle di Dan e non lo toccher mai pi.
S, risponde senza esitare. Sono sicuro.

25

INSISTO. Eravamo al liceo insieme. Per forza. Ne sono sicuro. Davvero non sei
andata al Carter? Che strano. Hai unaria cos familiare. Allora come faccio a
conoscerti? Sei cosa? Davvero? Non hai laspetto di unattrice. Senza offesa, sei
molto carina, ma pensavo che fossero anoressiche, in quellambiente. Quale
programma? Una pubblicit? Oh, no, ne dubito. Non guardo la televisione. Cio, ogni
tanto faccio un po di zapping, ma no. Per non parlare degli spot. Senza offesa. Per
dico davvero, come faccio a conoscerti? Forse abbiamo frequentato un campo
estivo insieme?
Congratulazioni, Franny! fantastico! Ricordi allultimo matrimonio, quando hai
detto che volevi recitare? E io ti ho detto: Come sono le mance? Ricordi?
Ahahahahaha! Perch quelli che dicono di essere attori di solito fanno i camerieri?
Lhai capita?
Per tuo padre mi ha detto che volevi diventare una professionista a tutti gli
effetti. Unattrice teatrale. Cos successo? Hai un agente, giusto? Meglio di niente,
no? Come? Avevi un agente, ma ora non ce lhai pi? Oh, terribile!
Hai visto, Len? te lavevo detto che non si rifatta il naso. la TV che lo fa
sembrare cos strano. Schiacciato. Non so come, ma sembravi anche molto pi
vecchia. Io glielavevo detto, Franny. Gli avevo detto: Len, Franny non si rifarebbe
mai il naso. E anche se prendesse una simile decisione, perch scegliere un naso
piccolo e schiacciato che la invecchia? colpa della TV, gli ho detto. So che le
telecamere ti fanno sembrare molto pi grasso, come se pesassi dieci chili di pi.
Quindi probabilmente modificano anche la faccia. Solo cinque chili? Be, sembrano
molti di pi. Forse colpa del nostro televisore. Ne abbiamo comprato uno nuovo.
tutto molto pi grande che nella realt. Per le attrici di quella sitcom sono
davvero deliziose, che vitini da vespa! Forse sembri pi grasso soltanto con le
pubblicit
Zia Elaine non smette di parlare, se non per prendere fiato, e alla fine stringo
lavambraccio di Dan in una muta richiesta di aiuto.
Ci pu scusare un attimo? la interrompe educatamente, guidandomi con la
mano dietro la mia schiena. Franny e io dobbiamo dobbiamo chiamare la babysitter.
Per un attimo temo che zia Elaine senta la risata che cerco di soffocare, ma
sembra non farci caso e, senza un attimo di esitazione, si gira e attacca bottone
con unaltra vittima.
Scusa, non sapevo bene come aiutarti, dice Dan timido. Era la scusa

preferita di mia madre.


Non preoccuparti, rispondo con un sorriso, contenta di avere Dan al mio
fianco, nelle vesti di unenorme guardia del corpo. Spero di avergli lasciato cibo a
sufficienza, al bambino.
I matrimoni dei Finnegan si svolgono come sempre in un gigantesco gazebo
allestito nel giardino della vecchia, enorme casa dei miei zii a Madison, in
Connecticut. Da bambina ladoravo perch era sulla spiaggia. Pensavo che fossero
molto fortunati, un po come essere in vacanza tutto lanno. La casa sarebbe
bellissima se rinfrescassero il grigio scrostato delle pareti, riparassero le vecchie
persiane bianche che pendono dai cardini o falciassero lerba del prato pi di due
volte allanno. Ma per quanto la sorella di mio padre, Mary Ellen, cerchi di dare una
parvenza di ordine, con otto figli unimpresa disperata. Allepoca eri fortunato se
trovavi una coperta sul letto, per io andavo sempre a dormire felice, anche se
dovevo usare come cuscino la mia felpa appallottolata. Dai Finnegan il caos
sempre regnato sovrano, ma c sempre stato qualcuno disponibile a giocare con
te.
Quando eravamo loro ospiti, mia madre e la zia Mary Ellen restavano alzate
dopo averci messo a letto. Stavano sulle sdraio a chiacchierare e mi addormentavo
al fragore delle loro risate e con la voce di Joni Mitchell che usciva dalle finestre
aperte della veranda. Non posso fare a meno di pensarci, ora, mentre me ne sto
davanti alloceano e mi guardo in giro alla ricerca di mio padre, chiedendomi se
anche lui assalito dalla mia stessa nostalgia, ma non riesco a trovarlo, tra la
folla.
Gli ospiti sono stati invitati a indossare lo smoking e labito lungo, ma soltanto
per divertimento: per il resto, la festa semplice e alla buona. Lora
dellaperitivo (che consiste in un paio di frigoriferi pieni di ghiaccio e lattine di
birra) si tiene sulla spiaggia davanti a casa. Ora pieno di gente, ma Katie mi
vede e si fa largo a gomitate, strillando: Sei magrissima! stringendomi in un
abbraccio. Oh, salve, saluta Dan, lanciandomi uno sguardo dintesa. Poi si sfila le
scarpe e il velo, li butta sulla sabbia e si getta nelloceano insieme con il neosposo,
anchegli vestito da capo a piedi. una tradizione di famiglia, spiego a Dan
visibilmente sconvolto. Hanno un abito speciale che usano per tuffarsi.
Indosseranno quello vero per il ricevimento.
Di solito, laperitivo il momento che preferisco, ma dopo il terzo grado di
questa sera sono contenta di entrare nel gazebo e sedermi a tavola. Mio padre si
gi accomodato e mi rivolge uno sguardo cos impaziente che mi scioglie il cuore.
Gli sono mancata, penso. Porta lo stesso abito che gli ho visto addosso una decina
di volte. Gli calza ancora a pennello, ma i risvolti sono lucidi a causa dellusura. Si
tagliato i capelli da poco, e c qualcosa in lui di sorprendentemente giovanile. Lo
abbraccio forte.
Sei bellissima! esclama continuando a tenermi stretta.
Vero? chiede Dan, e gli lancio un sorriso imbarazzato da sopra la spalla di
pap.
Un gruppo scalcagnato di musicisti del posto, habitu alle feste dei Finnegan,

suona una versione appena riconoscibile di Strangers in the Night. La sedia accanto
a mio padre vuota, e mio cugino Tom e sua moglie Beth sono seduti di fronte,
impegnati a impedire che il loro bambino mangi il centrotavola. Dan va a prendere
da bere.
Sembra un bel tipo, commenta pap appena siamo soli. Molto educato.
Lo . Ma non stiamo insieme.
Me lo avevi detto.
Len ed Elaine mi hanno chiesto se mi sono rifatta il naso.
Non sanno cosa dire. Sono contenti per te. Le persone non sono abituate a
vedere gli attori di persona, replica stringendomi il braccio.
Attrice una parola grossa. Ho girato due stupide pubblicit per la televisione
in quasi tre anni e ora mi ritrovo a dover rispondere alle domande assurde di questi
estranei. Praticamente non ho visto i miei cugini, stasera. gi tanto se ho visto
te.
Abbiamo il resto della serata. Lo sai, queste feste finiscono sempre a tarda
ora. Adesso ascolta, avrei voluto che mi richiamassi, perch
Pap, io ti chiamo. Ti chiamo un sacco di volte. Ma tu non te ne accorgi perch
non posso lasciarti messaggi in segreteria, dato che non ce lhai.
N o n voglio nessuna segreteria telefonica. Un messaggio registrato
uninformazione superflua, nel migliore dei casi. Sostieni che ho bisogno di quella
diavoleria per sapere che mi hanno chiamato quando non ero in casa? O dovrei
lasciare un messaggio registrato in cui dico che non sono in casa, o che sono
troppo occupato per rispondere? So gi che non sono in casa, visto che sono la
persona che non in casa.
Ma i miei messaggi sono un modo di farti sapere che ti ho chiamato.
Se chiami e non rispondo, sai gi che ero occupato e non potevo parlare. E io
ottengo la stessa informazione quando sento la tua segreteria: so che non sei in
casa o che sei troppo occupata per rispondere. Se avessimo entrambi la segreteria
telefonica, la situazione potrebbe andare avanti allinfinito, senza riuscire mai a
parlare. Ti sto venendo incontro, rifiutandomi di comprarla. Se il telefono squilla
La presenza di una strana donna alle sue spalle mi distrae. Indossa un vestito
azzurro e vacilla leggermente, come se non sapesse se sedersi o meno. Magari ha
semplicemente alzato il gomito. Devessere una lontana parente un po brilla, ma
strano, perch non credo di averla mai vista prima, alle feste dei Finnegan. Che sia
Maureen, la cugina di mia zia, quella che abita a Ithaca? Posa una mano sulla
spalla di mio padre; di certo lo confonde con qualcun altro, dal momento che, se io
non la conosco, non la conosce nemmeno lui. Forse dovrei avvertirlo che stato
preso di mira da una tipa alticcia che lo ha scambiato per un altro, una donna che
ha stranamente laria di volerlo baciare.
Pap?
Eddie?
Conosce il suo nome, quindi non unestranea; non per lui, almeno. Anzi, a
giudicare dallo sguardo di mio padre, quando si volta e si alza per salutarla, non
affatto unestranea.

Franny, annuncia raggiante, voglio presentarti una persona.


Si chiama Mary Compton ed unoculista che ha conosciuto quando aveva quel
problema alla cornea, di cui mi deve aver parlato ma di cui non mi ricordo.
divorziata e, con mio grande orrore, ha una ragazza della mia et, notizia che mi
spinge a immaginare un ipotetico futuro in cui la figlia della dottoressa Mary
Compton e io siamo obbligate a frequentare negozi e locali e fingere di divertirci
perch i nostri genitori escono insieme. Ho sempre desiderato una sorella! mi
confider la figlia di Mary, io e lei sedute in un caff alla moda.
Mio padre e Mary sembrano ignari della nuvola scura che si addensa sopra la
mia testa, mentre chiacchierano disinvolti. Mary ha dovuto fare un intervento
durgenza, stasera, spiega lui rivolgendole un sorriso radioso. una fortuna che
sia riuscita a venire.
Annuisco, sperando di risultare convincente.
Quando Dan torna con i drink, sprofondo nella mia sedia e bevo la birra dun
fiato. Mentre pap fa le presentazioni, li guardo assente, senza capire perch mi
sento cos strana. Vorrei davvero essere contenta di conoscere questa nuova
persona che piace a mio padre. Vorrei farle delle domande e farla ridere e
mostrarle come mi ha educato bene. Invece sono stranamente silenziosa, e non
riesco a pensare a un solo argomento di conversazione.
Per fortuna, Dan prende il mio posto e si informa del suo lavoro, e del fatto che
ha vissuto a Londra dieci anni, ascoltandola mentre racconta di sua figlia a Oxford,
e di come ha conosciuto mio padre. Mi sforzo di annuire e sorridere nei momenti
giusti, ma faccio fatica a concentrarmi.
Come un automa, osservo mio padre comportarsi in questo modo strano.
irriconoscibile, sono ipnotizzata da lui e non riesco a smettere di guardarlo, anche
se la sua espressione sdolcinata mi d un po la nausea. Sorride cos tanto da
sembrare mezzo matto. La chiama La dottoressa, dice cose come: La
dottoressa e io abbiamo adorato la stagione sinfonica di New Haven, e lei ride
alzando gli occhi al cielo.
cos imbarazzante quando mi chiama in questo modo, vero, Frances? mi
chiede lei facendomi locchiolino con aria complice. Come se fossi uno di quei
conduttori radiofonici che rispondono alle domande degli ascoltatori fingendosi dei
medici.
A dire il vero, mi chiamo Franny, ribatto, e la mia voce ha un tono
stranamente freddo.
Certo! Scusami. Lo sapevo. Sono soltanto un po nervosa, non vedevo lora di
conoscerti, aggiunge timidamente, e mio padre si volta verso di lei, estasiato.
Portano la cena, e finalmente riesco a farfugliare qualcosa, mentre mangiucchio
il mio hamburger. I Finnegan organizzano sempre un barbecue, invece dei buffet, e
di solito adoro questo cibo casalingo e rassicurante, ma stasera non ho appetito.
Vuoi ballare con me? mi invita Dan, una volta che hanno sparecchiato e la
torta stata servita. E anche se in unaltra circostanza avrei rifiutato, soprattutto
di ballare un lento, sono sollevata di avere una scusa per alzarmi da tavola.
S, con piacere.

Dan mi prende per mano, guidandomi dolcemente verso la pista da ballo.


Mi accorgo subito che sa ballare: un danzatore provetto. La sua guida dolce
e sicura e mi lascio trasportare.
Va tutto bene, Franny?
S, tutto bene, rispondo. Non so perch mi comporto cos. Soltanto che
guardali: sono cos carini. Non immaginavo che mio padre potesse mai diventare
una persona carina.
Per sembra molto felice.
Lo so. Infatti. E ovviamente voglio che lo sia. che non ha mai portato
nessuno a una festa di famiglia, finora.
Capisco, dice Dan attirandomi a s in modo che possa sentirlo nonostante la
musica.
la frase giusta da dire e appoggio la testa alla sua spalla, grata di non dover
spiegare altro.
Mia cugina Katie si fa largo nella folla, mano nella mano con il marito. Indossa
ancora labito da sposa, ma ha tolto i tacchi e ha infilato un paio di comode scarpe
da ginnastica. Lei abbraccia gli ospiti, mentre lui stringe loro la mano, e di tanto in
tanto si fermano a ballare con alcune coppie sulla pista. Quando ci scorge, si
stacca un attimo dal marito e mi raggiunge, mettendosi tra noi.
Il tuo ragazzo terribilmente carino! strilla. Non ci avevo fatto attenzione,
prima.
il mio coinquilino, Katie, le spiego con enfasi, senza guardare Dan. Te lho
detto, il mio fidanzato doveva lavorare. A proposito, eri bellissima, oggi.
S, aggiunge Dan. E anche la cerimonia.
Grazie, Fran. Grazie, coinquilino. Katie gli rivolge unocchiata complice e lo
squadra dalla testa ai piedi. Sei un ottimo ballerino, ammette con uno scintillio
nello sguardo.
Grazie, risponde Dan accennando un inchino.
Sinatra per soltanto lantipasto, vi avviso.
Sono stato informato del programma. Dan mantiene il tono formale, ma si
lascia scappare un sorriso.
Buon per te, perch dopo cena sar il turno del dj e questo posto diventer
tremendo, annuncia Katie. Una volta che i vecchi se ne saranno andati,
comincer la vera musica. E quando dico vera, intendo i classici, lavanguardia, e la
robaccia. Va bene tutto, pur di ballare, pur di farvi scatenare tutta la notte. Non ci
tiriamo indietro di fronte a niente. Non sei troppo raffinato per questa roba, Fred
Astaire, vero?
Ovviamente no, risponde lui gonfiando il petto.
Mi piace, confessa Katie. Sicura che non sia il tuo fidanzato?
Ah, ah, rido. Sono contenta che apprezzi il primo ragazzo che le presento dopo
Clark.
Dopo che se n andata, Dan e io continuiamo a ballare senza parlare. un
silenzio rassicurante, quello che c tra noi. Grazie ai tacchi, riesco a posare
comodamente le braccia sulle sue spalle. Dietro di lui, vedo il cielo al tramonto e le

luci del gazebo che si accendono luna dopo laltra, rendendo latmosfera magica e
intima.
Allora, come fai ad avere un abito elegante? gli chiedo guardandolo negli
occhi.
Be, vedi, era obbligatorio. Al college facevo parte di un gruppo vocale.
No! esclamo, indietreggiando di un passo e cercando di immaginare Dan in
unallegra schiera di cantanti in smoking.
Eccome, incalza orgoglioso.
Davvero? Cantavi in uno di quei cori?
S. cos difficile crederci?
Sono sorpresa, pi che altro. Non ti ho mai sentito nemmeno fischiettare. E
quindi facevate quelle esibizioni da avanspettacolo?
Non eravamo quel tipo di formazione Avevamo un repertorio insolito, da un
punto di vista musicale. Facevamo parodie, che hanno riscosso un buon successo.
Siamo stati anche al
Al?
Be, siamo stati al Tonight Show.
Cosa? Il Tonight Show? Perch non me lhai mai detto?
Non lo so, dice abbassando lo sguardo. Non volevo vantarmi.
Vorrei rimproverarlo per aver mantenuto il segreto, ma c qualcosa di
irresistibile in lui, in questo momento limbarazzo di chi non abituato ad avere
lattenzione su di s e sono travolta da un moto di tenerezza.
Mi piacerebbe vederlo, un giorno, confesso, e lui arrossisce.
un tasto dolente.
E perch?
Be, provengo da una famiglia di medici da tre generazioni e credo di aver
disatteso, ecco, parecchie aspettative. Sono stato il primo, a sottrarmi a questa
responsabilit.
Vuoi dire che considerano la tua apparizione al Tonight Show un gesto di
ribellione?
Lo hanno considerato una distrazione, un capriccio artistico, ribatte in tono
asciutto. In seguito, quando ho dichiarato che volevo scrivere, mio padre ha dato
la colpa al coro, come se unattivit creativa avesse scatenato un processo
inarrestabile. Ma la carriera di medico, com stato per generazioni prima di me,
ecco, non faceva per me. Prima di andare in trasmissione, ho comunicato a mio
padre che avevo intenzione di abbandonare medicina per fare lo sceneggiatore.
Lidea di guadagnarmi da vivere scrivendo per il cinema di qualunque genere, be,
stata piuttosto difficile da digerire. Rappresento una sconfitta, per loro. Mio padre
mi ha escluso dal mio fondo fiduciario e non ha mai visto la trasmissione.
E come fai a
A vivere?
S.
Ho ereditato una piccola somma da un prozio che ha sempre desiderato fare il
pittore. Quando si esaurir, mi cercher un lavoro. Oppure torner a casa in

ginocchio, e di conseguenza a studiare medicina.


Quindi anche tu ti sei dato un tempo massimo per realizzare il tuo sogno!
Sorride. S. Proprio come te.
Penso a Dan, seduto in soggiorno, nel nostro appartamento di Brooklyn, chino sui
suoi appunti e sul computer; mentre mangia il solito pollo economico comprato
nella solita, squallida tavola calda; mentre sorseggia la sua birra senza appoggiarla
sul tavolino; e lidea che creda di aver deluso tutti smuove qualcosa dentro di me.
Riesco quasi a sentirlo, un rumore secco e dolce al tempo stesso, come un foglio
di carta strappato da un bloc-notes, e allimprovviso provo enorme rispetto nei suoi
confronti. Gli voglio bene, ma non solo: sono orgogliosa di lui.
Con mio grande sollievo, capisco che i sentimenti che provo per lui sono
completamente diversi da quelli che nutro per James. Con James, c passione:
eccitante stare insieme con lui. Quel che sento per Dan assomiglia pi a una luce
calda, come quelle che splendono nel gazebo, ed altrettanto contenuta. una
brava persona, penso. Nientaltro.
Pi tardi, prima di The Rhythm of the Night e dopo I Saw the Sign, mio padre e
Mary vengono a salutarci. Sono sudati e con le guance rosse; sotto le luci
abbassate, mio padre sembra un ragazzino. Allimprovviso mi vergogno del mio
comportamento; vorrei tornare indietro e rifare tutto, conoscerla meglio, e pi in
generale mostrarle una versione migliore di me.
No, non andate via! esclamo prendendo la dottoressa per mano.
Dobbiamo, risponde mio padre ancora senza fiato.
stato un piacere conoscerti, finalmente, dice Mary dandomi un bacio. Spero
di rivederti presto.
Anchio. E sono sincera.
Io e Dan trascorriamo le due ore successive ballando ogni genere di canzone
idiota. Alle prime note di Rock Lobster dei B-52s, mi accorgo di non reggermi pi
in piedi.
Sono allo stremo delle forze, confesso a Dan, senza fiato.
Meno male, ribatte lui. Sono fradicio.
Dobbiamo svignarcela, gli grido per sovrastare la musica assordante. Se
Katie ci vede, siamo fregati.
Daccordo, e mi sorride, accettando la sfida. Tu vai a destra, io a sinistra, e
ci incontriamo fuori.
Per fortuna il dj mette su This Is How We Do It e la pista da ballo viene presa
dassalto. Prendo dal tavolo la borsetta vintage che mi ha prestato Jane, e
sgattaiolo fuori, con laria disinvolta di chi non ha alcuna intenzione di andarsene,
ma semplicemente di voler prendere una boccata daria. Fuori, loscurit totale e
devo aspettare qualche secondo prima che gli occhi si abituino.
Psst, bisbiglia Dan dietro un albero. La luce della luna si riflette sulla
superficie delloceano e mi illumina la strada, mentre vado verso la spiaggia.
Corriamo! mormoro, e scatto, improvvisamente euforica e su di giri.

Raggiungo la spiaggia prima di Dan, mi tolgo le scarpe e prendo fiato, cullata dal
rumore delle onde che mi lambiscono i piedi. Vedo il motel in lontananza. Quando
ci siamo registrati ho dato unocchiata veloce alla stanza: c stato appena il
tempo di appoggiare le nostre borse sui letti e cambiarci velocemente prima del
matrimonio. Ma ora scorgo linsegna al neon che brilla dolcemente e mi ricordo
della stanza, dei due letti vicini, del bagno da condividere, dei turni per lavarci i
denti e fare la doccia.
Franny? Dan dietro di me. troppo buio per distinguerne i tratti del viso,
ma vicino, e il mio cuore incomincia a battere forte. Sono sudata a furia di
ballare e la brezza che spira dal mare mi fa venire la pelle doca. Sento che sta per
baciarmi e incomincio a tremare. Devo impedire che succeda, a qualunque costo.
Non voglio che fraintenda: per me soltanto un amico. Ma sono paralizzata e non
ho la forza di allontanarmi.
Non distinguo bene lespressione sul suo volto, e non trovo le parole per
spiegargli i miei sentimenti; lui si avvicina, e sento lodore della birra nel suo
respiro. Mi prende la mano e la porta al petto, cos sento il battito del suo cuore,
poi fa un altro passo verso di me, ed cos vicino che mi sovrasta, riparandomi
dal vento. Ma non posso permettere che accada; non voglio che le cose cambino,
tra noi, anche se una parte di me lo vuole.
Non farlo, dico troppo bruscamente, e Dan si paralizza.
Non farlo, ripeto senza motivo, visto che nessuno dei due si mosso di un
millimetro.
Restiamo l, per un tempo che mi sembra interminabile, immobili, accompagnati
dalle onde del mare e dal battito del cuore di Dan, sotto il palmo della mia mano.

26

QUELLA notte resto sveglia a fissare il soffitto, ascoltando Dan russare beato e
infastidita dalla sua capacit di dormire mentre io non ci riesco, quasi lo facesse
apposta, come se il fatto di tenermi sveglia fosse un altro limite che sta
deliberatamente e impunemente oltrepassando.
Il mattino dopo ancora peggio. Vuole pagare lui la stanza a tutti i costi, un
gesto che mi irrita, per qualche strana ragione. Mentre lo aspetto prendo un
quotidiano locale dalla pila sul tavolino della hall e mi faccio scudo. Lo legger in
auto cos avr una scusa per non parlare, penso. Ma in auto mi accorgo che uno
di quei foglietti con un solo articolo striminzito sul pensionamento di uninsegnante
del liceo e altre trentadue pagine di pubblicit e annunci. Resta pur sempre lunica
corazza che ho per ripararmi da una conversazione, quindi fingo che sia la lettura
pi avvincente che abbia mai fatto, finendo quasi per crederci. Sono cos assorbita
dallofferta prendi due-paghi uno di una pizzeria che quando sento la voce di Dan
faccio un salto.
Sembra Atene, vero? osserva, lanciandomi unocchiata.
Cosa dovrei rispondere? Gli ho gi detto che non sono mai stata a Londra.
Perch quindi dovrei essere stata ad Atene, con tutte le citt che ci sono al
mondo? Chi si crede di essere, con la sua cultura, il suo abito elegante e il suo
stupido gruppo vocale?
Sicuramente lo sai meglio di me, dico rigida.
Eh? mi chiede con aria confusa.
Non ci sono mai stata.
Non sei mai stata dove?
Ad Atene, dico alzando la voce. Quindi non so come sia, laggi.
Cerca inutilmente di trattenere un sorriso. Ho detto: Sembra vada bene.
Finora. Il viaggio.
Oh, ribatto mortificata.
Alla fine James mi aveva chiamato da Los Angeles, aveva detto al portiere di
aprire il suo appartamento e avevo recuperato la mia borsa, Jane aveva
incominciato a lavorare sul set del nuovo film con Julia Hampton, e io e Dan
trascorrevamo le nostre giornate a camminare senza posa nelle nostre stanze,
separati, ma uniti dalla stessa irrequietezza. Udivo i suoi passi sul parquet
scricchiolante, lo sentivo aprire il frigorifero, lo immaginavo contemplarne linterno

con aria assorta, nella speranza che qualche nuovo contenuto si fosse
materializzato allimprovviso sui suoi ripiani, dallultima volta in cui ci aveva
guardato dentro.
Scendo la scala in silenzio, per non disturbarlo. Voglio fare due passi, lasciare un
curriculum in un ristorante, andarmene da qualche parte. Ovunque.
Sono bloccato, non riesco a scrivere, annuncia dal solito posto al tavolo del
soggiorno, alzando appena lo sguardo dallo schermo del computer.
Io non ho un agente e non riesco a trovare un lavoro, ribatto dalle scale.
Andiamo al cinema?
Magari, dico, e lui chiude immediatamente il computer.
Usciamo senza guardare il giornale o informarci sui film in programmazione. Il
sole splende e le cime degli alberi di Prospect Park sono di nuovo verdi.
Percorriamo Atlantic Avenue, le nostre scarpe da ginnastica che non fanno rumore
sul marciapiede. La strada affollata davanti al cinema un mondo a parte, rispetto
al nostro quartiere assonnato: piena di pendolari che scendono da autobus e metro
e gente che affolla i negozi. C soltanto un film che non ancora incominciato:
una commedia romantica con Cordelia Biscayne nella parte di una fotografa di
matrimoni sfortunata in amore.
Capturing Kate? leggo perplessa.
A quanto pare sa immortalare lamore sulla pellicola fotografica, ma nella vita
reale non riesce a mettere bene a fuoco, commenta in tono asciutto, leggendo la
locandina accanto al botteghino.
Di solito mi piacciono le sue commedie: sono sicuramente meglio dei film in cui
difende con coraggio persone accusate ingiustamente o lotta con tenacia contro
una malattia misteriosa. Questo titolo per mi suona falso, oggi. Nel film, Kate
combattuta tra due uomini: un affascinante, esperto commerciante darte di
Manhattan, che la vuole rendere famosa e trascinarla in una vita di feste e
mondanit, e un fotografo ancora pi seducente, ma molto pi gentile e modesto,
che vorrebbe portarla con s nei Paesi poveri del mondo per farne una fotoreporter.
Sui titoli di coda, dopo che Kate ha scelto, in modo prevedibile, il ragazzo giusto,
scorre un romantico montaggio delle foto che i protagonisti si sono scattati a
vicenda in posti esotici. Non riesco a trattenere un sospiro, nella sala buia.
Sulla strada del ritorno, ho il morale a terra. Ho mal di testa a causa della Coca
light che ho tracannato e i miei occhi non si sono ancora abituati alla luce del sole.
Dan sembra leggero, felice, dice che si divertito.
Non riesco a credere che ti sia piaciuto, e rabbrividisco anche se non fa
freddo.
Perch? Perch sono un maschio?
No, perch era un film stupido. Non era nemmeno ben scritto.
Al contrario, alcune battute erano piuttosto brillanti. Non c niente di pi
difficile da scrivere di una relazione sentimentale verosimile. Cammina col viso
rivolto al sole e le mani in tasca.
Ma non era verosimile per niente. Quel triangolo amoroso era cos irreale! La
protagonista combattuta tra un coglione pieno di soldi e un bravo ragazzo che

sembra povero, ma che alla fine si rivela altrettanto ricco. Due ore di pellicola per
raccontarlo agli spettatori? E questa assurdit del triangolo amoroso mi d
profondamente sui nervi. Conosci qualcuno a cui sia capitato davvero? A me non
mai successo. Soprattutto di essere combattuta tra il ragazzo giusto interpretato
dallattore pi famoso del momento e il ragazzo palesemente sbagliato interpretato
dal secondo attore pi famoso del momento. E poi, perch la protagonista deve
sempre avere unamica spiritosa? E perch ha sempre i capelli scuri?
Be, Franny, anche tu hai unamica cos, e si d il caso che abbia i capelli
scuri.
Sbagliato. Sono io la sua amica spiritosa con i capelli scuri.
Oh, te lo concedo. Potresti benissimo interpretare entrambi i ruoli. Ascolta, la
storia damore, in questi film, non ha lo scopo di tenerti in sospeso fino alla fine.
un espediente, il pretesto per mostrare lati diversi della protagonista, i suoi
conflitti. Un modo per rappresentare in forma drammatica le sue lotte interne. Le
persone si immedesimano. Questi schemi narrativi vengono utilizzati perch la
maggior parte della gente li ha vissuti in prima persona e ne coglie il senso.
Be, io non li ho mai vissuti. Poi, perch sempre un triangolo? Perch non un
quadrato, o un ottagono? Mi sembra molto pi realistico.
Hai vissuto un ottagono amoroso?
No, ma sai, se non stai insieme con qualcuno che ami davvero, molto pi
complicato di uno stupido triangolo. Il problema non essere tentati da unaltra
persona. Ci sono centinaia di persone per cui potrei provare qualcosa. O trovi la tua
anima gemella, oppure sono moltissimi gli uomini che potrebbero essere quelli
giusti, se solo li avessi conosciuti in un altro momento, o se loro non provassero
ancora qualcosa per la loro ex, o altro ancora. soprattutto una questione di
tempistiche. Io ho una relazione soddisfacente, ma incontro almeno tre uomini ogni
giorno con cui vorrei uscire.
Tre? E la chiami una relazione soddisfacente? Dan sorride, e questo mi
innervosisce ancora di pi.
Stai travisando le mie parole. Non voglio dire che mi innamoro del primo
sconosciuto che incontro, ma ci penso e mi chiedo chi potrebbe essere; sar il
ragazzo che incrocio nella metro? O magari
Dan mi guarda in attesa, le parole per mi muoiono sulle labbra, perch mi rendo
conto che forse non stiamo parlando soltanto del film. Non mi arrendo, decisa ad
affermare la mia idea. Poi c anche il lavoro: insomma, tutta la mia vita,
quindi forse non riesco a essere obiettiva E comunque, facilissimo cadere in un
ottagono amoroso. Mi fermo di colpo in mezzo al marciapiede e a momenti una
vecchietta con il trolley pieno di spesa mi viene addosso. Mi scusi, le dico
sconvolta. Comunque, non stavo parlando di noi.
Dan mi guarda incuriosito e si ferma. Non lho mai detto.
No. Giusto. Lo so. Nemmeno io. Stavo soltanto cercando di spiegare quanto sia
ridicolo il concetto di triangolo.
Capisco.
Affermando che esistono anche altre forme di relazione amorosa.

Mmm, annuisce.
Altre forme. Altre forme di sentimenti, ripeto come unidiota, come se ci
potesse ribadire il concetto.
Ma non hai mai vissuto un triangolo amoroso.
No, mai.
Non hai mai provato sentimenti per due persone contemporaneamente, non ti
sei mai sentita confusa?
No, affermo senza guardarlo negli occhi.
Ti va di parlare di quello che successo al matrimonio? mi chiede Dan
dolcemente, dopo una pausa.
No. Perch? Cosa c da dire?
Ti ho preso la mano e a quanto pare ti ha turbato.
Oddio, non ci avevo neppure pensato.
No? E non hai mai pensato neppure alla serata da Sardis?
No, mai, no davvero. Mi sar venuta una crisi dansia, al matrimonio, non
saprei.
Gi. Hai incominciato a sudare.
Davvero?
E a tremare?
Be
Perch ti ho preso per mano.
S, cio, no. Per quello che significava, immagino.
C qualcosa tra di noi, non credi?
Non lo so replico, allontanandomi inconsciamente di qualche passo.
Be, io provo qualcosa. Decisamente. E ci penso da Attenta alla buca delle
lettere!
Possiamo smettere di parlarne? ribatto, girandomi appena in tempo per
evitare il cassonetto di metallo; poi incomincio a camminare spedita, cercando di
allontanarmi da lui.
Anchio lo ignoro, continua Dan alle mie spalle. Volevo dirti solo questo. Non
so nemmeno io cosa significhi.
Le parole di Dan mi costringono a fermarmi. Ma c anche qualcosaltro di
particolare, che mi paralizza. La delusione. Sono delusa di sapere che anche Dan ha
le idee confuse su ci che successo: o che non successo. Chiss perch, ma
non me lo aspettavo. Mi giro e torno lentamente sui miei passi.
Insomma, confessa Dan guardandosi timidamente la punta dei piedi, sto
ancora cercando di metabolizzare il fatto che fino a poco tempo fa ero fidanzato. E
non riesco pi a lavorare, non ci riesco, e mi sento come se
Dan, lo interrompo puntando i piedi, con una strana sfumatura sarcastica nella
voce. Ti prego. Non mi devi alcuna spiegazione. In fondo, sono fidanzata.
Dan arrossisce leggermente, forse a causa del mio tono. Davvero? Un tizio che
non ho mai conosciuto anche se abito con te, che ti telefona per dirti di andare a
casa sua a tarda sera? quello, il tuo fidanzato?
E anche se James non ha mai usato quel termine e io non lho mai chiamato in

quel modo, linsinuazione di Dan non mi piace. S, ribadisco con tutta la


sicurezza che riesco a raccogliere.
Franny, se questo fosse il film della tua vita e ti trovassi in un triangolo
amoroso (alquanto impossibile, considerate le tue validissime teorie sulle forme) te
la sentiresti davvero di affermare che lui il ragazzo che sceglier la nostra
protagonista? Puoi davvero dire che quello giusto?
Perch stai paragonando la mia vita a un film, adesso?
Facevo soltanto unipotesi.
E chi andrebbe a vedere un film del genere? Non succede mai niente. Come
potrebbero intitolarlo? Mance a New York? Giovani, carine e disoccupate? Mamma
ho perso Joe Melville?
Magari mi sbaglio. Ma forse quello che ti ha infastidito del film che hai
riconosciuto qualcosa di te in quello che ti ostini a definire un luogo comune
inverosimile.
Dan non lo fa apposta, non una persona meschina, ma le sue parole colpiscono
dove fa pi male. Ancora peggio, in questa discussione, che non possiamo
metterci una pietra sopra e archiviarla per sempre, visto che dobbiamo entrambi
tornare nello stesso appartamento. Vorrei tanto arrivare a casa e raccontare al mio
coinquilino di questo strano pomeriggio che ho trascorso con un ragazzo che
conosco e di come mi ha insultato con le sue improbabili supposizioni. Non posso:
quel ragazzo e il mio coinquilino sono la stessa persona. Non ci resta che
camminare in silenzio.
Che disastro. Forse dovrei andarmene. Strano che non ci abbia ancora pensato.
Forse perch di solito sono contenta di trovarlo sul divano, con la birra in precario
equilibrio tra le gambe, e guardare la TV insieme con lui. E se mi trasferissi? Sono
sicura che Jane e io non ci perderemmo di vista. Sarebbe difficile trovare una casa
nuova, altrettanto spaziosa e relativamente poco costosa, ma non posso pi
aspettare.
tutto troppo complicato. Come sarebbe, se non vivessi pi nel nostro
appartamento?
Mi mancherebbe, quella casa. Mi mancherebbe la luce che inonda la mia stanza
al mattino, la vista dei tetti degli altri appartamenti, Frank, il nostro vicino, con i
suoi rituali, un giorno dopo laltro, i bellissimi pavimenti in legno che annunciano chi
sta salendo le scale, scricchiolando in modo diverso a seconda del peso e
dellumore della persona.
E lo ammetto, mi mancherebbe anche Dan. Mi piace guardare Law & Order con
lui, anche se indovina sempre il colpevole rovinandomi il finale. Mi mancherebbero
le sue spiegazioni contorte sulla scelta di quella particolare inquadratura. Mi
mancherebbero i suoi commenti su un dialogo che trova particolarmente poetico.
Ho imparato molto, osservando attraverso i suoi occhi. Ma i sentimenti che provo
per lui mi confondono, e doverlo vedere sempre non mi aiuter a fare chiarezza.
Che riesca a sfondare entro il periodo di tempo che mi sono concessa, o che
decida di lasciare New York, devo affrontare il fatto che vivere sotto lo stesso
tetto con Dan diventato alquanto difficile.

Immagino che dovrei trasferirmi.

27

CI sono tre nuovi messaggi.


Biiip.
Ehi, sono Deena. Mi hanno preso per Law & Order. questa settimana. Dimmi
in bocca al lupo! Ci vediamo a lezione, tesoro.
Biiip.
Salve, chiamo dallufficio di Dave OBrien, per Kevin e Kathy. Volevamo
soltanto farle sapere che la puntata andr in onda marted prossimo alle 20.30.
Abbiamo cercato di contattare la sua agenzia, ma, be comunque, era solo per
farle sapere.
Biiip.
Ciao, tesoro. Non vedo lora di vederti. Ti mander un fattorino con i vestiti e il
pass. Fatti trovare pronta alle 18.30, ti passer a prendere unauto, daccordo? La
proiezione alle 19.00, sii puntuale.
Biiip.
James tornato a New York e i miei dubbi si sono sciolti come neve al sole. Era
abbronzato, a dimostrazione dei giorni trascorsi a lavorare nel deserto, ed era pi
irresistibile che mai.
Per il suo messaggio mi aveva confuso. Credevo che ci andassimo insieme, alla
prima del film.
Mi passer a prendere unauto? gli chiedo quando mi risponde al telefono.
Intendi unauto a noleggio?
No. Unauto con un autista. Per portarti qui.
Vuoi dire una limousine?
Be, non proprio. Una berlina. Va bene lo stesso?
Certo! Cio, non ho mai Ma tu dove sarai?
Noi del cast dobbiamo andare prima. Ci vediamo in fondo al red carpet.
Muoio dalla curiosit, ma non ho intenzione di chiedergli come far a capire dove
inizia o dove comincia il red carpet. Me lo figuro come il vortice da cui escono
Dorothy e Toto per incamminarsi lungo la strada di mattoni gialli. Immagino un
comitato di accoglienza di piccoli Munchkin e Glinda, la strega buona, che mi
aiuter a trovare la strada.
Va bene, perfetto, gli rispondo, cercando di sembrare pi sicura di quanto non
sia in realt.

Quel pomeriggio, un fattorino arriva con una borsa porta abiti. Dentro ci sono
due meravigliosi abiti da cocktail, entrambi con letichetta ancora attaccata.
Li ha comprati per te? mi domanda Jane, colpita.
Be, s, per devo sceglierne soltanto uno.
Sono abiti griffati, commenta sfiorando il tessuto di raso.
Quale dovrei mettere, secondo te?
Be, devo vederteli indosso, ovviamente, replica piegando la testa di lato con
piglio da professionista. Di primo acchito, direi che con quello nero vai sul sicuro,
ma con quello verde diventerai unicona.
Dopo averli provati entrambi una decina di volte davanti allo specchio del bagno,
decido di indossare quello verde con la scollatura vertiginosa. Metto i tacchi pi alti
che ho, bellissimi da guardare ma quasi impossibili da portare, ed entro nella
stanza di Jane con una mano sul fianco e un piede davanti allaltro, come una
modella.
Ho deciso che voglio essere unicona.
Sono cos orgogliosa di te! strilla.
Mi trucco in modo pi accentuato del solito e Jane mi aiuta a raccogliere i
capelli con una miriade di forcine. Studio la mia immagine riflessa allo specchio.
James rester senza fiato, penso orgogliosa.
Scendo con grazia la scala, ai piedi della quale mi aspettano Jane e Dan,
raggianti come se partecipassi a un ballo scolastico.
Mi avvicino e lui arrossisce e si lascia andare a un lungo fischio di
apprezzamento. Caspita, mormora con voce roca.
Jane annuisce soddisfatta col fare di unesperta. Divina.
Poi lo chignon incomincia a cedere sulla nuca e Jane mi riporta in bagno per
piantarmi in testa altre forcine. Sento lautista suonare il citofono e mi precipito
allingresso col cuore in gola, poi non trovo pi il rossetto cos mi tolgo le scarpe e
corro di sopra, dopo lo recupero da sotto il lavandino del bagno. Scendo di nuovo e
mi fermo un istante in cucina, dove infilo le scarpe e cerco di riprendere fiato.
Hai dei soldi? mi chiede Dan. Per la mancia allautista.
Merda! Mi sono dimenticata, esclamo, sentendomi gi fuori luogo nel ruolo di
attrice invitata a una prima. Lui sfila un biglietto da dieci e uno da venti dal
portafogli e li mette nella mia borsetta. Vederlo lottare con la chiusura della
minuscola borsetta di seta, la stessa che ho preso in prestito da Jane per il
matrimonio di Katie, mi commuove, e per un istante vorrei restare a casa a
guardare la TV insieme con lui, invece di tuffarmi nel misterioso mondo delle
prime.
Devo fare altri tre viaggi al piano di sopra per recuperare la cipria, cambiare il
reggiseno (Si vedono le spalline, mettine uno nero, mi suggerisce Jane) e dare
unultima controllata al trucco e ai capelli. Finalmente, mi fermo sulla soglia con un
ta-daa e Dan e Jane mi salutano con un applauso. Scendo le scale un po incerta sui
tacchi, tenendomi stretta alla balaustra, e trovo davanti a casa la berlina nera
tirata a lucido, con lautista che mi sta aspettando accanto alla portiera aperta.
Esito un istante e guardo a destra e a sinistra, sperando che i vicini mi vedano, ma

c soltanto un vecchio con un cagnolino in fondo allisolato e salgo in auto


inosservata.
Lautista si chiama Benny, e mi chiede che musica voglio ascoltare.
Non importa. Quello che preferisce.
Si sintonizza su un canale che trasmette vecchi brani dei Carpenters e per dieci
minuti mi incanto a guardare fuori dal finestrino, godendomi la musica e la
sensazione di freschezza e morbidezza dei sedili in pelle nera. Vado a una prima.
Mi sento bella e sicura di me, come Diane Keaton o Meryl Streep alla prima di un
loro film, circondate da amici e fan. Un giorno, forse
Lauto scivola dolcemente, lontana anni luce dal fracasso dei taxi. Dopo un po
vedo un portacenere sul bracciolo del sedile e una scatola di fazzolettini, e alcune
mentine nel vano portaoggetti.
Posso fumare, Benny?
Certo, signora.
Ed in quel momento che mi accorgo che la pochette sulle ginocchia non
affatto una borsetta, ma la mia agenda in pelle marrone.
Ops!
Devo aver posato la borsetta sul tavolino dellingresso mentre salutavo Jane e
Dan, e nella fretta di uscire ho preso lagenda al posto suo.
Se ha finito le sigarette, signora, posso offrirgliene una.
S, grazie, io le ho dimenticate, dico cercando di scacciare il senso di panico
che si sta facendo largo nel petto.
Benny mi porge una sigaretta al mentolo da un pacchetto spiegazzato che estrae
dalla tasca interna della giacca e mi tiene laccendino acceso senza togliere gli
occhi dalla strada. Apro il finestrino ed espiro profondamente.
Non ho la cipria.
Non ho il rossetto.
Non ho le chiavi di casa.
Non ho denaro.
Non ho linvito alla proiezione.
Inoltre, come faccio a tornare a casa? Probabilmente andremo da James, dopo la
prima, ma se non lo trovo? Allimprovviso il nostro programma sembra cos
inconsistente, e senza borsetta mi sento completamente disarmata per affrontare
la serata.
Benny mi accompagner anche a casa?
No, signora. Soltanto allevento.
Oh, mormoro rassegnata.
troppo tardi per tornare indietro. Abbiamo gi attraversato il ponte di Brooklyn
e James si raccomandato di essere puntuale. Devo trovarlo non appena arrivo.
Stringo leggermente le labbra. Il rossetto c ancora, ma dovr stare attenta a non
toglierlo senza accorgermene. Cerco di tenerle leggermente dischiuse, ma cos
diventano secche. Ora ho mal di testa a causa dellansia, della sigaretta al mentolo
e delle forcine.
La prima si tiene allo Ziegfeld, dove sono stata una volta con Jane a vedere una

riedizione di Funny Girl. Ma mentre giriamo langolo sulla Sesta Avenue e


imbocchiamo la Cinquantaquattresima Strada, stento a riconoscerlo. Anche se
buio, la facciata cos abbagliante che sembra illuminata dal sole. I marciapiedi
davanti al teatro brulicano di gente, mentre laltra parte della strada stipata da
una folla che saluta e scatta fotografie. Unauto della polizia e due furgoni della TV
stanno bloccando il traffico e un poliziotto con un fischietto dirotta le auto verso
lisolato vicino.
Non riesco ad avvicinarmi pi di cos, signora. Pensa di farcela, da qui?
S, io grazie. Ma la mia voce metallica, distante.
Benny accosta e scende dallauto. Per un attimo sono confusa, spero che abbia
cambiato idea e abbia deciso di accompagnarmi fino allingresso. Ma poi fa il giro
dellauto e mi apre la portiera. Scendo, un po malferma sui tacchi alti.
Grazie mille, Benny. Ho dimenticato il non ho
Benny mi sorride e mi rivolge un cenno del capo.
Non si preoccupi, signora, le auguro una buona serata.
Mentre si allontana, mi avvio lungo il marciapiede. Ho percorso pochi metri, ma
Benny e la buia intimit dellauto mi sembrano gi svaniti, inghiottiti dalla notte.
Cerco di muovermi il pi elegantemente possibile, anche se ho la sensazione di
camminare in punta di piedi. Tengo la testa china e mi dirigo verso quella che
spero sia lentrata.
Il red carpet sembra finire contro un cordone di velluto e una ragazza in abito
nero, con una cartellina portablocco in una mano e un walkie-talkie nellaltra. Mi
guardo intorno sperando di vedere James ma non c da nessuna parte. Esito un
istante e guardo la ragazza che lascia passare alcune persone senza controllare il
loro nome sullelenco degli invitati. Forse non controller nemmeno il mio. Decido di
superarla. Faccio finta di non vederla. Cerco di sembrare sicura, come se andassi
di fretta, ma il mio tentativo mi si ritorce contro bruscamente quando il tacco si
incastra nel tappeto e vado a sbattere contro la sua cartellina.
Ehi! esclama, sorreggendomi.
Mi scusi, e subito mi sistemo il vestito cercando di sembrare disinvolta.
Posso aiutarla?
Mi scusi. S. Sono be, unospite. Stasera
Va beeene, dice squadrandomi dalla testa ai piedi. Posso vedere linvito?
Io non Cio, lavevo, ma lho dimenticato a casa.
La ragazza sospira, come se si aspettasse quelle parole.
Insomma, con chi ?
Con James Franklin, rispondo speranzosa.
James Franklin, lattore? domanda con palpabile diffidenza.
Io s.
Cio, con lui? insiste continuando a squadrarmi.
S, sono con lui, s.
Ma lui gi arrivato, obietta.
Lo so. Me lha detto. Mi sta aspettando dentro.
La sta aspettando?

Sono stanca di sentirla ripetere incredula ogni mia singola risposta, ma le mie
frasi sembrano poco credibili persino a me. Perch non siamo venuti insieme?
Perch sono l da sola, sentendomi come unimbucata a una festa?
S, mi sta aspettando.
Mi fissa ancora scettica. Dunque, come ha detto che si chiama? mi chiede.
Franny, cio, Frances Banks.
Mentre cerca il mio nome sullelenco, si avvicina una coppia. Con la coda
dellocchio, intuisco che sono famosi e felici, un uomo e una donna fatti luno per
laltra.
Ciao, Taylor! esclama la voce squillante della donna famosa.
Taylor alza lo sguardo dal portablocco e lespressione diventa raggiante, come se
le avessero appena comunicato che entrer a far parte della squadra delle
cheerleader. Eeehiiiii! esclama. Ciao, Penny! Sei divina!
Capisco che lei prima ancora di voltarmi, ma fino allultimo conservo nel cuore
la tenue speranza di sbagliarmi; prego che non sia Penelope Schlotzsky (ora Penny
De Palma) la ragazza meravigliosa che brilla di luce propria alle mie spalle, prego
davvero non sia lei, ad assistere alla mia umiliazione. Ma quando mi giro, la prima
cosa che mi balza agli occhi il suo abito. Identico al mio.
Penny De Palma e io indossiamo lo stesso vestito.
Lei mi guarda sbalordita e batte le palpebre incredula, come se cercasse di
togliere un pelo di ciglia dagli occhi. Poi, un istante dopo, sul suo viso torna il
sorriso e si ricompone.
Franny! mi saluta calorosamente. Sembriamo gemelle! Hai un aspetto
meraviglioso!
Mi rendo conto che sono una maschera di stupore e chiudo la bocca nel tentativo
di darmi un contegno. Grazie! Oh, anche tu sei splendida.
E lo davvero. Il vestito le sta dincanto e i lunghi capelli biondi spiccano sul
verde brillante della seta. Porto una mano alla nuca, dove sento i bitorzoli di forcine
e capelli, e prego di non averne una che sporge, in questo esatto istante.
Vi conoscete? le chiede Taylor incredula.
Ciao, Frances, un piacere vederti, dice Joe Melville, che spunta dal nulla.
Non avevo ancora notato laccompagnatore di Penny, visto che era girato di
spalle a parlare con altri, e ora sono sicura di essere rossa come un peperone,
perch mi sento in fiamme. Non potrebbe andare peggio. Non mi faranno entrare e
verr umiliata non solo davanti a Penny De Palma, ma anche davanti al mio ex
agente.
Oh, ciao, Joe. Adesso sembra che stia leggendo una favola per bambini ad
alta voce. Cera una volta Sono tentata di continuare, ma lui ha visto qualcuno
che conosce e mi ha voltato di nuovo le spalle.
Con chi sei? mi chiede Penny guardandosi intorno.
Sono ecco, avevo appuntamento con James, ma ho dimenticato il pass perch
ho preso lagenda invece della borsetta e mi dispiace di avere il tuo stesso vestito,
e credo proprio che torner a casa.
Mi aspetto uno sguardo pietoso, un sorriso imbarazzato, una frase di

circostanza. Ma Penny De Palma mi prende la mano e mi guarda negli occhi.


Che sciocchezze. Sei mia ospite.
Prende la mia agenda e la sbatte contro il petto di Joe Melville.
Tieni, gli dice, e mi fa passare accanto a Joe e Taylor e diverse altre persone
che si accalcano nella speranza di intravedere qualche celebrit.
Sul marciapiede di fronte al teatro sono ammassati i fotografi. Alcuni sono
sicuramente su qualche alzata o gradinata, perch sono altissimi e disposti come
sugli spalti di uno stadio. Mi nascondo in un angolo, mentre Penny si mette in posa
davanti a loro. I flash incominciano a scattare come enormi fuochi dartificio
bianchi nel cielo.
Penny! Penny! Penny! Penny! Penny! Penny!
Urlano come se fosse lontanissima, ripetono il suo nome in preda allisteria,
ostinati. Sembrano quasi arrabbiati, come se fossero delusi, come se non fosse
allaltezza delle loro aspettative. Lei si limita a sorridere e a salutarli come se
fossero vecchi amici affettuosi e non gridassero come pazzi furiosi. Mi guarda e
mi fa cenno di raggiungerla, e quando scuoto la testa mi prende per mano.
Avanti!
Penny, aspetta non so come
Girati di lato, altrimenti gli obiettivi ti appiattiranno, mi dice allorecchio in
modo che possa sentire. Un piede davanti allaltro. Come me! Con i nostri vestiti
potremmo finire nella pagina dei gossip!
E mi trascina nello spazio vuoto di fronte al muro di flash abbaglianti, dove
appesa unenorme locandina del film. Mette una mano su un fianco e mi dice di
fare lo stesso, come ballerine di fila.
Ragazzi, dice spostando i capelli su una spalla. Io e la mia amica abbiamo
deciso di indossare lo stesso vestito, stasera! Non siamo fuori di testa?
Cerco di non chiudere gli occhi e faccio del mio meglio per sorridere, ma ho le
labbra che tremano, le ginocchia che vacillano. Penelope mi trascina davanti ai
giornalisti, instancabile, e racconta a tutti perch siamo vestite allo stesso modo,
arricchendo la storia di dettagli inventati, spiegando come mai abbiamo escogitato
questo scherzo eccentrico e quanto ci siamo divertite.
La mia amica, Franny, e io, siamo completamente matte! racconta a un
giornalista di Entertainment! Entertainment! Facciamo a gara a chi pi pazza!
Ti stai divertendo? mi chiede, mentre mi spinge verso unaltra intervista.
Io credo di s. Le sono grata per laiuto, ma la verit che non so se le ho
detto la verit. Non avevo idea sei cos famosa.
Oh, quello? liquida il mio commento con un gesto della mano. Lo fanno con
tutti. Sono i pubblicitari a dirgli il mio nome. Non sanno chi sono, non sanno
nemmeno se sono qualcuno. Gridano e fanno le foto a chiunque, per sicurezza.
A Penny sembra non importare, ma io mi vergogno, allidea di aver frainteso un
altro elemento di questo mondo sconcertante.
Il frastuono della folla aumenta e dietro di me sento i fotografi gridare: Arturo,
Arturo, Arturo! Mi volto, ed eccolo, Arturo DeNucci, a pochi passi da me. Senza
esitare, Penny si fa largo tra la folla che lo circonda e gli porge la mano.

Arturo, piacere di conoscerti. Sono Penny De Palma. Ammiro moltissimo il tuo


lavoro.
Arturo DeNucci sembra divertito e la fissa, continuando a stringerle la mano.
Penny?
De Palma, dice lei. Come il regista.
Sei italiana? le chiede scettico.
No, risponde orgogliosa. Sono di Tampa!
Pi tardi, mentre Penny parla con un altro giornalista, si avvicina un uomo in
giacca e cravatta dallaria aggressiva.
Mi scusi, esordisce guardando Penny, esasperato. Forse mi pu aiutare Ho
Annelise Carson, qui, dovrebbe essere la prossima a parlare con E! E! ma quelli di
Brad Jacobsen continuano a passarci davanti.
Mi dispiace, rispondo, anche se non ho idea di cosa stia parlando.
Be, magari pu Penny ha quasi finito
Oh, s, credo di s.
Quindi, un attimo: siete insieme, vero? Vi ho visto chiacchierare.
Mmm, siamo insieme, direi di s.
Mi scusi, sono sicuro di averla gi vista, ma in questo momento ho un vuoto:
la sua agente, vero? O la sua manager? Mi sorride, teso, e so che torner serio
quando capir che non posso aiutarlo e perch non conosco nessuno e sono lultima
persona che pu fare qualcosa per lui.
No, mi dispiace, gli dico. Non sono nessuno.

28

PENELOPE e io veniamo divise, quando luomo in giacca e cravatta spinge la sua


cliente davanti a me in modo che venga intervistata. Faccio un cenno a Penny, per
dirle che laspetter allinterno, ma non mi vede e sono inghiottita dalla folla e
trasportata dal fiume di persone. Chiunque cerca di avvicinarsi, superarmi, superare
altri, andare davanti, arrivare primo, e non devo nemmeno sforzarmi, per
muovermi.
Poi lo vedo, davanti a me, in lontananza. So che lui, anzi, lo riconosco dalla
nuca, dal modo in cui i capelli si arricciano leggermente sul colletto della camicia
azzurra. E alla vista di quel piccolo frammento di James, sono travolta dal sollievo.
Lotto con tutte le mie forze per resistere alla corrente che mi spinge in avanti e
finalmente mi faccio largo verso un piccolo varco, proprio dietro a James. Ma
quando gli tamburello con le dita su una spalla per attirare la sua attenzione, non si
volta. Picchietto unaltra volta, con pi decisione.
come dicevo ad Arturo, il nostro lavoro, in qualit di artisti Sta parlando
con un giornalista, si gira e mi vede.
Solo un istante, mi apostrofa in tono sgarbato, poi torna dal giornalista.
Come dicevo, sta tutto nel legame con la storia, con il mondo della storia e il
messaggio
Sono sicura che mi ha riconosciuta, anche se nei suoi occhi non cera nulla del
modo in cui mi guarda di solito. Non mi ha sorriso n fatto locchiolino; niente per
farmi capire che contento di vedermi.
Non voglio attirare la sua attenzione di nuovo, ma ho paura che non lo trover
pi, se entro in sala da sola. Cos aspetto, a disagio, sentendomi completamente
fuori luogo. Non so che fare n dove guardare, e allora mi concentro sulla sua
testa, come se fosse la mia missione del giorno, come se James fosse una nuova
specie animale che devo studiare. Urtata dalla folla, resisto. Sono uno scoglio
nelloceano, lunica che non si muove. Non sono particolarmente affascinante per
attirare gli sguardi, di sicuro non uno dei bellissimi pesci dai colori sgargianti che
continuano a nuotarmi accanto, soltanto un ostacolo da superare velocemente.
Occupo un po di spazio. Nientaltro.
Finalmente James conclude lintervista e si volta.
Dentro, avverte brusco, senza guardarmi.
La ressa aumentata ed entrare ancora pi difficile. Vedo lingresso davanti a
noi, ma stiamo avanzando cos lentamente, guadagnando pochi centimetri alla
volta, che mi sembra una meta irraggiungibile. A un certo punto James e io

veniamo separati dalla folla, e mentre vengo trascinata via distinto allungo una
mano e cerco le sue dita, perch non ho alcuna intenzione di perderlo di vista
unaltra volta. Le nostre mani si sfiorano, ma prima che possa stringergli le dita mi
allontana come se fossi unape sul punto di pungerlo; poi procede deciso, le mani
saldamente lungo i fianchi, senza guardarsi indietro.
La folla si riversa nella quiete relativa del teatro e ci ritroviamo nellatrio come
oggetti depositati dalla corrente sulla riva; mi guardo intorno, frastornata.
Impiego qualche istante per abituarmi alloscurit e cerco James, non vedo per
nessuno o niente di familiare.
Franny? dice qualcuno nel buio, alla mia sinistra. Da questa parte.
Con mia sorpresa, James mi afferra e a momenti cado dai miei tacchi. Mi
trascina dietro un angolo, dove c una fila di telefoni a gettoni, e mi bacia con
passione, premendo il suo corpo contro il mio. Sul momento mi lascio trasportare,
poi lo respingo. Non riesco nemmeno a respirare. Perch tu, balbetto. Cazzo
fai?
Cosa?
Si pu sapere che ti preso? Mi hai ignorato. Mi hai respinto.
Oh, quello. S.
S?
Franny, siamo in pubblico.
Lo so, ma sei stato tu a invitarmi.
S. A vedere il film. il mio lavoro.
Ma Pensavo che mi avessi invitato come tua ragazza.
S. E infatti siamo qui. Perch sei la mia ragazza. Sei molto carina, a
proposito.
Penny De Palma ha lo stesso vestito. Ne hai comprato uno anche per lei?
Davvero? ribatte, per niente preoccupato. Molto divertente. Non lho
nemmeno scelto io: stato uno dei miei assistenti personali.
Oh, commento delusa, come se per qualche ragione quellinformazione
rendesse la situazione ancora pi deprimente. Quindi come funziona? Posso stare
qui con te, al buio, ma non posso non ci possono vedere insieme?
Be, meglio di no; voglio dire, non credo che sia una buona idea, mi spiega
come se fosse ovvio.
Perch no?
Franny, ne stai facendo una questione di Stato, continua accennando un
sorriso. solo che siamo circondati da giornalisti. Il film avr tantissime
recensioni.
Quindi?
Non mi va che frughino nella mia vita privata.
Per questo volevi che ci incontrassimo qui?
Pi o meno. Arturo voleva bere un drink con me, prima.
Pensavo fosse un incontro con tutto il cast.
Infatti. Io e Arturo ci siamo gi visti.
E non potevi portarmi con te?

No. Lui molto geloso della sua privacy.


Non capisco il bisogno improvviso di riservatezza. Perch ti importa? Cosa
succede se lui viene a sapere (o chiunque altro) che hai una una Mi hai detto
che mi ami.
Infatti. Ma si tratta del nostro spazio.
Conto fino a dieci, cercando di calmarmi, perch sono sullorlo di una crisi
isterica. Ma sei stato tu a portarmi qui. A questo evento pubblico. Mi hai invitato
tu.
Esatto. Sono venuto qui a promuovere il film. Fa parte del mio lavoro. Sono un
attore.
Ma sei anche una persona, quando reciti. Un attore che ha una vita privata
No, non Be, senti, immagino che a un certo punto, quando fai parte di
unaffermata cerchia di Senti, te la stai prendendo per una sciocchezza. Sei
irragionevole. Davvero, come se volessi che ti venissi incontro.
Be, non funziona cos, tra due persone?
In generale, forse, ma non stasera: una serata speciale, per me. la mia
serata. Non sono sicuro che tu
Che io ti possa capire?
Be, no: insomma, come potresti?
Non riesco a dare un senso a questa conversazione. James non ha tutti i torti,
ma sento che c qualcosa di sbagliato, qualcosa di tremendamente sbagliato, nelle
sue parole. Non mi interessa salutare e sorridere e farmi fotografare insieme con
lui, non per quello; come se sentissi che lo sto mettendo a disagio, come se
non fossi allaltezza. E allimprovviso voglio andare via di l e riflettere, anche solo
un secondo.
Scusa, devo andare in bagno.
Franny, aspetta.
Torno subito. Posso sarai qui, o ci vediamo da qualche parte?
Certo, ti aspetto qui, dice, poi esita. Anche se, insomma, la proiezione
incomincia tra cinque minuti. Forse meglio che ti dia il biglietto, cos ci vediamo
dentro.
Daccordo. Non voglio che tu ne perda nemmeno un secondo.
Lho gi visto.
Davvero?
S, un paio di volte. Quando Arturo lo chiede, glielo fanno vedere.
Oh. Non so perch, ma questa informazione mi ferisce. Forse soltanto
perch James non mi rende pi di tanto partecipe della sua vita.
Alza le spalle. Voglio soltanto vedere la reazione del pubblico.
Oh.
Ma sai cosa ti dico? Ti aspetto qui. Basta che ci metti pochi minuti.
Va bene. Torno subito. Devo solo lavarmi le mani.
Daccordo, acconsente con un sospiro, e vedo che sta cercando di non
sembrare impaziente, mentre asseconda il mio improvviso impulso di avere le
mani pulite.

Mentre percorro il corridoio, vengo travolta dalla vergogna. Qual il problema?


In fondo lo capisco, se non mi vuole portare a bere un drink con Arturo DeNucci.
Probabilmente mi sarei sentita cos intimidita e in soggezione che li avrei fatti
sentire entrambi a disagio. Non avrei saputo che comportamento tenere al loro
cospetto; come al solito, del resto. Ne sto facendo una questione di Stato,
costringendo James ad aspettarmi accanto a una fila di telefoni in modo che mi
possa lavare le mani, quando avrebbe gi dovuto prender posto in sala. Cos decido
che ci metter un minuto e mi dar una calmata, e quando uscir dal bagno sar
unaltra persona: mi trasformer in qualcuno che ha accettato la perdita della
borsetta e lidea di indossare lo stesso vestito di qualcunaltra. Come Clark Kent
che si trasforma in Superman, anche se lui aveva una cabina telefonica in cui
cambiarsi, mentre io ho la toilette dello Ziegfeld. Oh, che importa. Da qualche parte
bisogna pur cominciare.
Dov che lho gi sentito? Le persone non fanno che ripeterlo: Da qualche parte
bisogna pur cominciare, ma ora questa frase mi riporta alla mente unimmagine
ben precisa, anche se non riesco a metterla a fuoco. Poi, allimprovviso, ho
unilluminazione: Barney Sparks! Quel giorno nel suo ufficio, quando continuava a
citare suo padre: tutte quelle frasi fatte, ma dette con tanto orgoglio e rispetto da
sembrare profonde. Perch non ho firmato con lui, quel giorno? Perch non ho
aspettato di prendere una decisione, almeno, anche dopo aver ottenuto la parte in
Kevin e Kathy? Ero cos disperata quando ho conosciuto Joe Melville della Absolute
Artists, cos insicura e desiderosa di piacergli! Ora non riesco nemmeno a
immaginarla, la ragazza che ha preferito limpenetrabile, roseo Joe Melville, a
Barney Sparks. Non sono pi la stessa. Oggi, sceglierei la persona capace di
trasmettermi la sua passione, non quella che mi lascia indifferente.
Apro la porta del bagno delle signore e vengo travolta da unondata di profumo.
Entro in un antibagno rtro tappezzato di moquette rosa, con le pareti rivestite da
grandi specchi, dove tre ragazze dalle gambe lunghissime, fasciate da abiti
minuscoli, si stanno ritoccando il trucco.
Sbrighiamoci, di, dice una. Ma le altre due, ipnotizzate dalla loro immagine
riflessa, non si muovono.
Nella seconda stanza, dove ci sono i lavandini e le toilette, mi lavo le mani per
giustificare il fatto di essere l, come se James potesse vedermi. Mi guardo allo
specchio. Il rossetto andato via quasi completamente, eccetto una linea rossa
che mi disegna in modo grottesco il contorno delle labbra. Leyeliner sbavato,
lasciandomi due cerchi sotto gli occhi; ho unaria trasandata che non mi appartiene,
sembra che un bambino indisciplinato mi abbia colorato il viso senza riuscire a
stare dentro i contorni. Prendo una salvietta umida e la passo sulle labbra, poi
tampono gli occhi, nel tentativo di tornare a un aspetto riconoscibile.
Meno male! Finalmente! Penelope sbuca fuori dallultima toilette in fondo, i
tacchi che echeggiano sul pavimento; si ferma davanti al lavandino accanto al mio
e si d unocchiata veloce allo specchio. Aargh! esclama, come se fosse di
fronte a un disastro completo, poi fruga nella borsetta rosa e tira fuori cipria e
rossetto, nonostante il trucco sembri essere appena stato rifatto.

Speravo di trovarti! Tieni, mi dice porgendomi lagenda.


Oh, grazie, replico accarezzando la copertina consunta.
Lhai trovato? mi chiede. James?
S, lho trovato. Mi mi sta aspettando. Non dovresti essere gi in sala?
Io? Nooo. Non guarder il film.
No?
Non lo faccio quasi mai. La solita trafila, poi passo allevento successivo.
Trafila?
S. I giornalisti. Vengo soltanto per le foto e le interviste.
Oh! esclamo sconcertata. Non mi verrebbe mai in mente di andare al cinema
per non guardare un film.
Inoltre, niente di personale, visto che sono felicissima per te, ti confesso che
sono ancora un po a disagio, con James. Mi sono sentita insultata, senza offesa.
A causa della soap, vuoi dire?
La soap?
Credo che, be, che abbia detto che avrebbe inaridito il tuo talento e
Oddio, no, dice alzando gli occhi. Non buffo? Si prende sempre sul serio.
Come se avessi bisogno di sentirlo dire da lui, che spazzatura. Non avrei mai
firmato un contratto capestro: era solo per racimolare un po di denaro. Mi devo
trasferire a Los Angeles per girare Diamonds are for Heather.
Oh E sarebbe
Solo un film. Interpreto la sorellina di Cordelia Biscayne. La solita parte
dellamica del cuore spiritosa! Ride, poi scuote la tesa. No, mi sono sentita
insultata perch mi voleva regalare un paio di tette nuove.
Sto diventando rossa, ma Penny sembra non accorgersi di niente. Continua a
incipriare allegramente i suoi difetti inesistenti.
Ma tu sei perfetta, farfuglio.
Come? dice voltandosi verso di me e rivolgendomi un sorriso abbagliante.
Non mi pare, ma sei gentile a dirlo. Cio, so benissimo che diventata
unepidemia e che le ragazze si rifanno il seno come se fosse un taglio di capelli
nuovo, e in linea di principio non sono contraria. Per ho un lavoro e guadagno pi di
lui: se decider di farlo, posso benissimo pagarmelo da sola!
Nemmeno se avessi frequentato tutte le lezioni di recitazione del mondo, avrei
mai imparato quel che ho imparato in una sera con Penelope Schlotszky sul
mestiere dellattore. Come per esempio che davanti a un obiettivo bisogna dare il
profilo migliore, che le pagine di gossip sono un trampolino di lancio, e che le
bionde dalle proporzioni perfette possono benissimo essere ingaggiate per
interpretare il ruolo dellamica spiritosa. Chiss cosaltro potrebbe insegnarmi, oltre
al fatto che lidea di autenticit di James Franklin legata a un concetto di
perfezione completamente finto.
Penelope agita la chioma lucente, che ricade su una spalla. Non fare caso a
quello che ho detto! esclama chiudendo il portacipria con uno schiocco. Ti
capisco perfettamente: un ragazzo bellissimo e molto sexy. Non voglio fare la
guastafeste!

Non preoccuparti; e comunque non so se funzioner, tra noi, affermo sicura di


me, anche se un pensiero che nato soltanto pochi secondi fa. Dirlo ad alta voce
mi fa sentire forte, cancellando un po dellamarezza di stasera. Volevo che
funzionasse, ma da qualche parte, in fondo al cuore, ho sempre saputo che non
poteva andare, non so se mi capisci.
Altroch, risponde guardandomi comprensiva. Come quando Julia Roberts ha
sposato Lyle Lovett.
S. Pi o meno.

29

SUPERO le tre ragazze, che si stanno ancora ritoccando il trucco allo specchio
dellantibagno, e mi accorgo che sono giovanissime. strano perch, quando sono
entrata in bagno, non avevo notato la differenza di et, ma ora mi sento pi
vecchia, e pi saggia. So pi cose di quante ne sapevo solo pochi minuti fa, prima
di entrare. Sono sicura, per esempio, che non trover James ad aspettarmi
nellatrio. Se n andato quasi subito, non appena sono andata a lavarmi le mani. So
che non ha aspettato un solo istante, figuriamoci cinque minuti, prima di andare a
sedersi al suo posto, e una rapida occhiata in quella direzione mi dice che non mi
sbaglio.
So anche che non guarder il film e non cercher James per dirgli che sto
andando via.
Non ho ancora detto al tassista, che lentamente procede nel traffico, che non ho
un centesimo nel portafogli, anzi, che non ho nemmeno il portafogli. Avevo pensato
di saltare il tornello della metro tra la Quarantasettesima e la Sesta Avenue, ma
anche se fossi riuscita a placare i miei sensi di colpa non avrei mai potuto portare
a termine il mio piano criminoso con quel vestito addosso.
Stranamente, non mi preoccupa la reazione di James quando si accorger che
non andr a sedermi accanto a lui, ma come far a pagare labito che mi ha
comprato. Per ora, mi rifiuto di pensarci. Non ho voglia di pensare al vestito n di
parlargli, o di vederlo a lezione. Voglio solo tornare a casa.
Mentre il taxi percorre il ponte, ne fisso le luci, una fila di lampadine bianche
unite insieme come perle, e incomincio a contarle: una, due, tre finch gli occhi
non cominciano a lacrimare, a furia di tenerli aperti. Quando abbasso di nuovo la
testa, non riesco a mettere a fuoco e i fanali delle auto davanti a noi si mescolano
in una serie confusa di scintillanti palloncini rossi. Poi vedo che c un palloncino,
un unico palloncino rosso che galleggia davanti al cofano, sfiorando appena il
parabrezza, prima che il vento lo spazzi via spingendolo in alto, e fuori dal nostro
campo visivo.
Lha visto? chiede il tassista alla mia immagine riflessa nello specchietto.
S.
Come ha fatto a fare tutta questa strada senza scoppiare?
Non lo so, dico allungando il collo per vederlo unultima volta.
Otto giorni, a partire da ora, penso mentre sfioro distratta la copertina in pelle

della mia agenda e noto che le cuciture sui bordi si stanno rompendo. Non lho mai
detto ad alta voce, ma so che mancano soltanto otto giorni e in mano ho soltanto
un quaderno pieno di scarabocchi e liste di cose che ho mangiato, film che ho
visto, due giorni con la scritta riprese, il matrimonio di Katie Finnegan, quando
ho posato la testa sulla spalla di Dan e mi sono sentita felice, ma poi lui mi ha
preso per mano e sono stata travolta dal panico.
La data vicina e non certo un compito difficile capire se ho raggiunto i miei
obiettivi: non ho un agente, non ho un lavoro, e da stasera nemmeno un ragazzo:
ammesso che una persona che ti dice Ti amo ma ti ignora in pubblico possa
definirsi tale. Come ho fatto ad andare cos lontano senza esplodere?
Mentre il taxi si ferma accanto al nostro palazzo, fingo di essermi appena
accorta di avere pochi soldi. Torno subito, cerco di rassicurarlo, ma il tassista
non sembra convinto.
Lho sempre detto che non dovrei mai venire a Brooklyn, sospira, colpendo in
modo melodrammatico il volante con entrambe le mani.
Mi precipito su per le scale, scalza, tenendo le scarpe per i tacchi e lagenda
sotto un braccio. La porta socchiusa e vedo Dan, al tavolo del soggiorno, gli occhi
nascosti dai capelli, chino sul computer. Non credo di aver mai contemplato niente
di cos rassicurante.
Stai scrivendo!
Mi guarda, sorpreso. Oh, ciao. S. Non appena sei uscita mi venuta
lispirazione.
Sono contenta che la mia assenza abbia stimolato la tua creativit.
Non intendevo quello, ribatte serio. Anzi, direi che il contrario. Penso
proprio che
Che?
Non fraintendermi. Non voglio spaventarti. Ma sto scrivendo per te.
Mi spuntata una seconda testa da qualche parte?
Ah. Ah. Sto provando a scrivere qualcosa di diverso. Senza mostri o strane
creature, soltanto persone.
E perch dovrei spaventarmi?
Be, ultimamente lo faccio spesso.
Solo quando sei gentile con me.
O affettuoso.
Be certo. Chi pu mai desiderare gentilezza o affetto?
Esatto, dice con un cenno del capo. Quindi spero che lo prenderai (qualunque
cosa diventi) come un semplice gesto di rispetto professionale. Nientaltro.
Questo posso accettarlo. Sono molto pi a mio agio con le tue opinioni
professionali.
Bene. Intesi, allora. Ti stimo unicamente come attrice. Come persona, non ho
alcuna opinione sul tuo conto.
Sono sollevata, replico con un sorriso ebete.
Alcuni furiosi colpi di clacson mi ricordano il taxi che mi sta aspettando. Prendo
la borsetta, la mia vera borsetta, questa volta, e scendo le scale a piedi nudi. Pago

il tassista e gli allungo una mancia generosa, sia perch mi sento in colpa per
essermi dimenticata di lui, sia perch sono stranamente euforica allidea di essere
a casa. Si allontana, ma resto a guardarlo un istante sulla soglia, ascoltando gli
alberi frusciare lungo lOttava Avenue, assaporando laria primaverile sul viso e il
cemento fresco sotto i piedi.
Da quando sono andata via dal cinema, ho il cervello avvolto dalla nebbia:
successo troppo in fretta. Ma la nebbia si sta diradando e i fatti della serata
stanno incominciando a depositarsi dentro di me, freddi e pungenti. Ho un groppo in
gola, pensando alla poltrona vuota accanto a James, al vestito che non posso
permettermi e agli ultimi giorni prima della mia scadenza.
Il sollievo momentaneo di essere a casa svanito, i miei passi sono pesanti e
lenti, mentre torno in casa, e anche se la vista di Dan al suo solito posto
rassicurante non riesco a ignorare il dolore che ho alla bocca dello stomaco.
Non ho un lavoro. Non ho prospettive. Non ho un ragazzo.
Lascio cadere la borsetta con un tonfo sul tavolino dellingresso e Dan mi guarda
e piega la testa di lato.
Allora? mi chiede dopo un istante, appoggiandosi allo schienale della sedia e
stirando le lunghe braccia.
Allora cosa?
Com andata?
Bene.
E come mai sei gi a casa?
Sospiro e mi lascio cadere sul divano, cambiando la posizione della testa sul
cuscino finch le forcine conficcate tra i capelli non smettono di farmi male.
Be, mi successa una cosa buffa mentre andavo in bagno. Alzo lo sguardo al
soffitto, perch non voglio che Dan si accorga che la mia espressione non
combacia con il tono spensierato del mio commento. C qualcosa che mi calma in
quella superficie bianca dove lascio vagare il mio sguardo. Credo che continuer per
sempre. molto pi semplice parlare con le persone, in questo modo.
Non sei svenuta, vero?
No, non sono svenuta. Perch avrei dovuto?
Scherzavo. Mi hai fatto venire in mente quello che quello che succede nel
racconto di J.D. Salinger, Franny e Zooey. Lo conosci? Durante un appuntamento con
un ragazzo, lei si sente male e sviene mentre sta andando in bagno.
Devo rimangiarmi il mio proposito di fissare il soffitto per sempre. Devo posare
i piedi sul pavimento, sedermi composta e guardarlo negli occhi, perch non posso
credere che stia parlando proprio di questo.
Sono io.
Tu?
Sono io, quella Franny. Cio, non proprio, ma mia madre mi ha dato questo
nome in omaggio a lei. Non te lho mai raccontato?
Scuote la testa. No.
Sicuro?
Me ne ricorderei. Salinger uno dei miei preferiti. Avr letto quei racconti

cento volte.
Io solo una, dopo che mamma morta. Non lho capito. Non ho capito perch
mi avesse dato il nome di un personaggio che vuole piacere a un ragazzo frivolo e
poi si agita cos tanto che fuma troppo e non mangia e sviene mentre sta andando
in bagno. Per non parlare del fatto che un racconto. Non poteva darmi almeno il
nome della protagonista di un romanzo?
Mentre parlo, tolgo distrattamente le forcine dai capelli, cos le ciocche mi
cadono davanti agli occhi come se le avessi liberate da una lunga prigionia. Devo
avere un aspetto orribile, ma non mi importa, perch mi fanno male e voglio
liberarmene.
Avevi undici anni quando lei
Annuisco, ma la serata disastrosa, unita a Dan e alla storia dellorigine del mio
nome di battesimo fanno affiorare le lacrime. Non voglio piangere, perci mi
concentro intensamente sulle forcine, e le dispongo sul tavolino come soldati pronti
per essere passati in rassegna.
Be, penso che ci troveresti molto pi senso ora. Franny, la protagonista, sta
cercando di essere autentica in un mondo di persone che non fanno altro che
vantarsi della propria autenticit e invece sono soltanto un mucchio di ipocriti.
Dan ha il mento sollevato, quindi vedo i suoi occhi che brillano come quando parla
di un regista che adora. Un po come te, non credi?
Penso a James, al fatto che abbia usato la parola autentico per descrivere
qualsiasi cosa: da Arturo e i suoi capricci di attore, alla caffetteria cubana che non
mi mai piaciuta. Sento una morsa al petto e fatico a respirare. So esattamente
cosa intende Dan. Annuisco, ma continuo a tenere la testa bassa, sistemando le
mie truppe di forcine.
Anche lei vuole fare lattrice: te lo ricordi?
Scuoto la testa, sopraffatta dallinfelicit. Ricordo soltanto quanto ho sofferto,
leggendo il racconto quella prima e ultima volta, mentre cercavo un indizio, un
messaggio da parte di mia madre, qualcosa che avesse lasciato per me, qualche
frammento di lei, tra le sue pagine. Ma non ero riuscita a trovare nulla.
Lancio unocchiata furtiva a Dan e lui mi sorride, un po distante. Sembra
concentrato e completamente perso nel suo mondo, come se ci tenesse a far
combaciare perfettamente ogni tessera della storia.
Recita in una compagnia teatrale, te lo ricordi? Poi per getta la spugna.
Abbandona la recitazione perch la ama con tutta se stessa. Per lei molto
importante e non vuole recitare per il motivo sbagliato, per alimentare il suo ego.
Si vergogna per il solo fatto di aver voluto distinguersi dagli altri, per non avere il
coraggio di essere nessuno. Ho sempre amato quella frase.
Annuisco di nuovo, ma ora sto tirando su col naso e ho gli occhi cos gonfi di
lacrime che non riesco pi a trattenerle, e incomincio a piangere. Penso alle volte
in cui ho voluto mollare perch non pensavo di essere allaltezza, a come mi sono
sentita in colpa perch lidea di una vita semplice e normale con Clark non mi
sembrava abbastanza gratificante, e a quanti indizi ha lasciato mia madre per me,
in quel racconto, a come sto imparando a capire soltanto adesso il loro significato.

Poi c anche il libro che porta sempre con s. Annuisce, con aria molto seria.
Racconti di un pellegrino russo. Hai presente? la parte pi bella.
S, pi o meno. quel libro mistico, vero? Non mi molto chiaro il suo
significato, per.
Be, s, ma quello che dovrebbe essere lautore del libro che sta leggendo
Franny non sostiene un credo particolare. Sostiene che il solo atto di ripetere una
semplice frase, la ripetizione in s, pu condurre allilluminazione. Mi ha sempre
colpito lidea che la quantit possa diventare qualit. Io lho sempre interpretata
cos: se ti impegni a sufficienza e con continuit, alla fine qualcosa succeder, che
tu lo voglia o no. Non devi avere fede quando incominci, devi soltanto dedicarti a
farla come se ne avessi. Franny porta sempre il libro con s per ricordare a se
stessa cosa vuole. Dan fa una pausa, e i suoi occhi si posano sulla mia Filofax.
Anche tu hai il tuo libro, dice con un cenno.
Questa? gli chiedo prendendo lagenda consumata tra le mani, cercando di
immaginarla come una specie di libro mistico. No. completamente diversa.
Questa dimostra soltanto che non ho combinato niente. Anzi, ne la prova.
Magari non sei ancora riuscita a raggiungere i tuoi obiettivi, continua Dan.
Ma la tua agenda ti mostra che hai continuato a riempire le pagine. La quantit
diventa qualit, come dice il racconto. Non devi crederci per forza, al tuo successo.
Devi soltanto stringere i denti e non mollare mai, come la Franny del racconto;
andare avanti giorno dopo giorno, e qualcosa accadr.
La teoria di Dan e il pensiero di non aver sprecato le mie giornate mi rincuorano,
ma non quella lorigine del calore che mi invade il petto, del minuscolo
frammento di memoria che riaffiora dal passato. Mi sembra di sentire la presenza
di mia madre, nella stanza. Cerco di trattenerla, di farla durare un po di pi, ma
come destarsi da un sogno che svanisce al risveglio. Per sono contenta di averlo
sentito, anche per cos poco.
Ora sono un disastro totale; ho il naso che cola e mi gira la testa; farei meglio
a darmi una sistemata con una controllatina allo specchio del bagno. Cerco di
alzarmi, ma il vestito cos stretto che non ci riesco, barcollo e mi lascio cadere
di nuovo sul divano. Ricomincio a piangere.
Hai bisogno di un fazzolettino, Franny? mi chiede Dan dolcemente, e annuisco
tra un singhiozzo e laltro. Lui si alza da tavola e un istante dopo torna con una
quantit di carta igienica sufficiente a prosciugare un oceano e una birra gelata. Mi
resta accanto, paziente, mentre mi asciugo gli occhi, mi soffio il naso e bevo un
sorso di birra.
Posso farti vedere una cosa? domanda una volta che ho ripreso a respirare
normalmente.
S, dico. E lui mi prende per mano e mi aiuta ad alzarmi dal divano.
Non mi lascia la mano, mentre mi guida dal soggiorno alla cucina, poi esita un
istante prima di continuare verso la porta che conduce alla sua camera da letto.
Devo reprimere un moto di fastidio, mentre scaccio il pensiero che Dan stia
cercando di sedurmi, e proprio nel momento peggiore, quando niente ha un senso
logico e sono sconvolta e vulnerabile. Ritraggo la mano.

Ascolta, Dan, questo non il


Franny, non preoccuparti. Non ho intenzione di Guarda e basta.
Non possoVoglio tornare in
Guarda, insiste dolcemente indicando la finestra sopra il suo letto, quella che
si affaccia sullappartamento di Frank. Frank, il misterioso eremita le cui giornate
scandite da azioni sempre uguali a volte usiamo per sapere che ore sono. Allinizio,
sembra tutto come sempre. Saranno le nove, a giudicare dalla sagoma della sua
schiena illuminata dal bagliore della televisione.
Non capi oh! Ho un sussulto, quando la vedo. C una donna,
nellappartamento. Entra nella stanza con due bicchieri di vino, che deve aver
riempito in una cucina che non vediamo, ma che deve esistere. Porge a Frank un
bicchiere e si siede accanto a lui, e adesso sono due le sagome illuminate dalla
televisione, qualcosa che non ho mai visto negli ultimi tre anni.
Dan e io li guardiamo in silenzio per un po, anche se si limitano a sorseggiare il
loro vino e a guardare la televisione.
Capisci, Franny? dice Dan emozionato. Non bisogna mai smettere di
sperare.

30

SONO passati sei mesi, ma il tempo sembra essersi fermato, nellufficio di Barney
Sparks. Indossa la stessa giacca azzurra della prima volta e quando si colpisce il
petto per tossire la polvere esplode in minuscoli fuochi di artificio illuminati dai
raggi del sole pomeridiano, proprio come il giorno in cui lho conosciuto.
Sono seduta da venti minuti nellenorme poltrona bitorzoluta che mi rende
impossibile stare dritta e, mentre beviamo una tazza di caff leggerissimo (Non
dovrei: se lo sa la signora Sparks, mi fa il culo), sono riuscita ad aggiornarlo su
quanto successo dal giorno in cui sono salita per le scale scricchiolanti del suo
ufficio. uscito tutto di getto: la mia prima audizione, la firma sul contratto della
Absolute di Joe Melville, il licenziamento dal locale e il catering, il film di zombie a
cui ho rinunciato e labbandono da parte dellagenzia. Gli ho raccontato anche della
prima, di come ero emozionata e di come mi aveva deluso: anche se non gli avevo
spiegato le infinite ragioni per cui quella sera era stata cos dolorosa.
un modo tremendo di vedere un film. Tutte quelle cerimonie. Le evito come
la peste, mi aveva detto portando con mano malferma la tazza sbeccata alla
bocca.
E cos, eravamo arrivati al giorno in cui lo avevo chiamato (la settimana
precedente ) quando ero riuscita a fatica a farfugliare persino le informazioni pi
elementari: il mio nome e perch stavo chiamando.
Franny Banks. La mia imbranata preferita, aveva urlato allegramente al
telefono quel giorno, poi mi aveva chiesto se volevo passare da lui venerd alle
16.00.
Ed eccoci qui, venerd, ore 16.00: mi ritrovo sprofondata nella vecchia poltrona e
mi domando, troppo spaventata per dirlo ad alta voce, se Barney Sparks vuole
ancora essere il mio agente.
Lepisodio di Kevin e Kathy dovrebbe andare in onda la prossima settimana,
gli dico, cercando di non sembrare uningenua ottimista. Potrebbe essere un
Pensa che potrebbe significare qualcosa, per me?
Barney si appoggia allo schienale della sedia, le giunture che cigolano in segno di
protesta. Il lato positivo, urla al soffitto, che si tratta del primo episodio ad
andare in onda dopo tanto tempo, quindi avr molta visibilit sulla stampa. Il lato
negativo che la serie al suo nono anno e ha perso mordente, per non si pu
mai dire.

che, insomma, mi ero data un periodo per raggiungere determinati obiettivi;


ormai il tempo scaduto e ho giurato che non sarei diventata una di quelle persone
che si illudono tutta la vita, e mi chiedevo se magari sto prendendo in giro me
stessa, credendo di essere
Mi blocco, perch non riesco nemmeno a dirlo.
Abbastanza brava? grida Barney in tono pragmatico, come se avessi detto la
cosa pi ovvia del mondo.
Be, s.
Tesoro, sospira appoggiandosi alla scrivania e unendo le mani. Mio padre, il
grande regista di Broadway Irving Sparks, chiedeva spesso agli attori: Come ci
arrivate alla Carnegie Hall?
Lo fisso, cercando di capire se sta scherzando. Un attimo. Mi sta dicendo che
quella battuta di suo padre?
Be, non gliene hanno mai attribuito il merito, ma pensi davvero che la
risposta: Esercizio, esercizio e ancora esercizio Jack Benny se la sia inventata da
sola? Ah! Un comico di razza, lo ammetto, ma non certo uno scrittore del livello di
mio padre!
Caspita.
Esatto. Secondo me proprio quello, che ti manca. Ma viene con il tempo. E
con let.
Barney sembra prendere con filosofia il fatto che io abbia quasi ventisette anni.
Come se invece non fosse il caso di farsi prendere dal panico. Mi parla come se
fossi giovane. Non sa che Diane Keaton aveva ventiquattro anni quando ha
sostituito la protagonista di Hair a Broadway, mentre Meryl Streep ha vinto il primo
Oscar a trenta? Eppure, per qualche ragione, a quanto pare non pensa che io sia
indietro.
Il fatto che nonostante tutte le audizioni e le lezioni di recitazione continuo a
pensare che sto sbagliando qualcosa: forse esiste un trucco di cui non sono al
corrente, c un segreto che conosce chiunque tranne me. Come quegli incubi che
ho ogni tanto: sono sul palco e non so cosa sto interpretando, oppure devo recitare
un monologo, ma apro la bocca e non esce niente. E non capisco se ho questa
sensazione perch non ho abbastanza esperienza, come ha detto, o perch non
conosco il linguaggio il linguaggio segreto del
Ho perso il filo del discorso e non ho pi fiato, come se avessi appena fatto a
piedi i quattro piani fino allufficio di Barney.
Alzo lo sguardo dallangolo sfilacciato del logoro tappeto persiano e vedo che
Barney ha le mani sulla scrivania, gli occhi azzurri limpidi e concentrati, come se
fosse molto interessato ad ascoltare ci che sto dicendo e avesse tutto il tempo
del mondo a disposizione, se volessi continuare. Inarca le sopracciglia e mi sorride
in modo incoraggiante, ma mi accorgo che, per una volta, ho davvero detto quel
che potevo dire, almeno per il momento.
Tesoro, si rivolge a me facendo un sospiro che assomiglia al rumore di due
fogli di carta vetrata strofinati insieme. triste, ma vero. Anche se hai talento,
questo mondo non fa per tutti. Pensa alla povera Marilyn. Era troppo sensibile.

Come me?
Barney mi guarda perplesso. Poi le rughe si stendono, gli occhi si illuminano, e le
spalle incominciano ad alzarsi e ad abbassarsi. Emette un flebile sibilo e non
capisco se il suo sistema respiratorio completamente andato, o se sta ridendo:
per un istante, non so se mettermi a ridere o chiamare un medico.
Al contrario. Magari sei sensibile dentro, ma quello che vedo fuori un
guerriero. Quella sera che sei caduta e ti sei rialzata subito, pi agguerrita e
concentrata di prima, non ti sei messa a piangere, non ti sei dimenticata le
battute, non hai chiesto di poter ricominciare da capo. Situazioni che ho gi visto.
Pensi che ci sia un trucco, qualcosa che le persone famose sanno e tu no. Ti
capisco, ma credimi se ti dico che non c.
Si stira, allungando le braccia sopra la testa, e la sua sedia si inclina
pericolosamente allindietro, al punto che temo di vederlo capovolgersi da un
momento allaltro. Ma si ferma a uninclinazione impossibile, quasi parallela al
pavimento, e miracolosamente evita di capovolgersi.
Tesoro. Ti ho mai raccontato cosa diceva sempre mio padre, il grande regista
di Broadway Irving Sparks?
Be, ecco, s, direi di s
Ai suoi attori, intendo. Prima delle prove? Il miglior consiglio che potrei mai
dare a un attore.
Mi sporgo in avanti il pi possibile, dalla poltrona in cui sono sprofondata. Ho la
gola secca. Il cuore che batte allimpazzata. Non voglio perdermi una sola parola.
Barney guarda un punto lontano con espressione sognante dalla sua posizione
semisdraiata, poi si gira verso di me e parla cos piano che devo allungare il collo
per sentire.
Diceva: Ricordate, ragazzi: pi svelto, pi divertente, pi sonoro.
Faccio il possibile per restare protesa in avanti, ma la poltrona ha la meglio e mi
risucchia allindietro, mentre i cuscini si sgonfiano con un gemito. Sono sprofondata
di nuovo, ma mi tengo stretta ai braccioli aspettando che continui; Barney per si
girato e sembra immerso in qualche ricordo felice.
Un attimo. Mi scusi. Tutto qui? Sarebbe questo il consiglio migliore di suo
padre?
Riporta la sedia in posizione normale e la accosta alla scrivania, stringendo le
mani e piantandomi gli occhi azzurri addosso. S, tesoro. questo. Perch? Lo ha
gi sentito?
Be, certo, insomma. una frase famosa. La conoscono tutti.
Davvero, tesoro? mi chiede con gli occhi fissi su di me. Ma meraviglioso!
Per, credevo balbetto. Ecco, credevo che si trattasse di una battuta.
Barney mi guarda perplesso.
Cio, non proprio una battuta, per fa sembrare tutto cos semplice. Troppo
semplice.
Mi guarda a lungo, fa un respiro talmente profondo che emette un fischio. Pi
svelto: non trattate con superiorit il vostro pubblico, mettetelo alla prova, non
spiegate tutto; il pubblico pi intelligente di quanto crediate. Pi divertente:

aiutateci a vedere il bello e il comico della vita, dateci un motivo per sorridere dei
nostri difetti. Pi sonoro: raccontateci la storia nei modi giusti, non siate
condiscendenti, non tenetela per voi, siate generosi. La vostra missione
raggiungere il nostro cuore. Barney prende fiato e si d un colpo sul petto. Tutto
qui, tesoro. Pu sembrare semplice, ma se un po ti conosco dedicherai la vita a
seguire questo consiglio. Tutto qui, mia cara. Tutto qui.

31

CI sono nove nuovi messaggi.


Biiip.
S, pronto, cerco Frances Bakes? Backs? Chiamo dallufficio della dietologa, la
dottoressa Leslie Miles. Avrei un posto libero per domani, gioved, alle 9.00 di
mattina. Se non richiama entro unora o per qualsiasi motivo volesse un altro
appuntamento, saremo costretti a metterla di nuovo in lista dattesa. Il tempo
dattesa attualmente di cinquantadue mesi. Grazie.
Biiip.
Ciao, Franny, sono Gina, della Brill. Mi chiedevo se Che rapporti hai con
ligiene intima? Per pubblicizzare un prodotto, ovviamente. Inoltre volevo sapere se
sai andare a cavallo. Hanno bisogno di qualcuno che cavalchi su una spiaggia. O
anche in montagna. A ogni modo, fammi sapere!
Biiip.
Franny! Sono Katie. Ci siamo tutti (ciao, Franny!) Zitti, ragazzi. Sei bellissima
in TV! Che ridere! Siamo alla prima interruzione pubblicitaria, ma cavoli. Ottimo
lavoro. fantastico!
Biiip.
Franny, sono Casey. Ti sto guardando! E ti sto lasciando un messaggio!
Contemporaneamente! Sei forte. E davvero, quei blue jeans ti fanno sembrare un
fuscello, che taglia porti adesso, una ventisette? Continui ancora con la dieta
TastiLife?
Biiip.
Amica, sono Deena. Hai rubato la scena. Sono dei completi idioti se ti lasciano
andare via. Lultima volta che ho riso guardando questo telefilm stato alla fine
degli anni Ottanta. Anche se non so bene come possano far credere che Kathy
abbia trentanni. La prossima settimana sono sul set di Law & Order. Riesci a
crederci? Brinda alla mia salute.
Biiip.
Ciao, tesoro, sono tuo padre. Stasera Mary e io abbiamo visto il telefilm, a
casa sua, cos siamo riusciti a guardarti con questa nuova invenzione chiamata TV
a colori. Questi schermi stanno diventando enormi. davvero affascinante.
Comunque, mi sei sembrata un personaggio molto interessante, anche se avrei
voluto che avessi pi battute; te lo meriti, del resto. Mary dice che ti dovrei dire
che eri bellissima, anche se mi pare scontato. Comunque sono, anzi siamo, molto
orgogliosi di te.

Biiip.
Ciao, ehm (si schiarisce la voce), sono Dan, dal piano di sotto. Volevo soltanto
dirti che, per quanto ieri sera tu sia stata molto divertente, questo non ti d il
diritto di scolarti la mia scorta di birra. Ti chiamo per invitarti a cena, magari
potremmo andare al solito ristorante cinese di cui nessuno si ricorda il nome, per
parlare della sceneggiatura che sto scrivendo, e per la quale potresti, o forse no,
avermi ispirato. un invito formale di lavoro, senza impegno, a meno che a un
certo punto, in futuro, tu non decida che appartengo a qualche astrusa forma
geometrica che a volte assumono i tuoi sentimenti. Va bene, a presto. A quando
torni. A casa nostra. Nel nostro appartamento. Non suona male, non credi?
Biiip.
Salve signorina Banks (respiro affannoso) sono Barney Sparks, il tuo agente.
andata molto meglio del previsto. E questa mattina mi ha telefonato un vecchio
amico che sta producendo una trasmissione pilota di mezzora (colpi di tosse). Ha
visto il telefilm ieri sera e vorrebbe vederti per un provino. Si tratta di una serie
per una TV via cavo e non hanno un soldo, ma se gli piaci, prenderai il primo volo
per Los Angeles per un provino. Sei disponibile, tesoro? (Altri colpi di tosse.)
Biiip.
Franny. Sono sempre io, James. Richiamami, ti prego. Mi dispiace.
Biiip.
Tremo e non so se colpa dellaria condizionata della roulotte, che soffia al
massimo sulla mia nuca, o se sono i nervi, o magari tutti e due. Mi trovo a Los
Angeles da poche ore, ma ho gi notato che esistono soltanto due temperature:
troppo caldo e troppo freddo. Sono a digiuno e so che avrei dovuto mangiare di pi
sullaereo che ho preso questa mattina, e non limitarmi a un caff e una mezza
ciambella. Ma ogni volta che provavo a mandare gi un boccone, il mio stomaco si
chiudeva e il cuore incominciava a fare le capriole in uno strano miscuglio di
agitazione e terrore.
Non mi sono nemmeno goduta la prima classe, qualcosa che non avevo mai
provato prima. I sedili erano cos ampi e comodi che la prima ora non ho nemmeno
notato i pulsanti sul bracciolo che fanno reclinare lo schienale. Era gi perfetto
cos. Cera un flacone di crema idratante accanto al lavandino del minuscolo bagno
e gli auricolari per il film erano gratuiti. Ma continuavo a pensare a quanto mi sarei
divertita, viaggiando con Jane o con Dan, fingendo di essere manager importanti,
accettando un Mimosa dalle mani della hostess oppure ordinando un dessert dal
menu. Ero contemporaneamente troppo nervosa e troppo stanca per godermi il
viaggio. Cos avevo passato le prime due ore di volo a ripassare le battute e le
ultime tre ad appisolarmi, e ora che ho conosciuto le altre due ragazze che
sosterranno il provino per la parte sono profondamente pentita: una ragazza smilza
dai capelli castani, la pelle diafana e gli occhi color acquamarina, e una stangona
bionda con un taglio di capelli da folletto e le fossette che spuntano ogni volta che
sorride, cio praticamente sempre. Vivono entrambe a Los Angeles e hanno gi

fatto delle audizioni. Colgo qualche frammento frivolo della loro conversazione, che
sto cercando disperatamente di non origliare.
Hai perso un mucchio di peso da quando ci siamo viste per Cubicles, vero?
chiede la ragazza castana.
Lo so, che sono diventata anoressica, risponde la bionda alzando gli occhi al
cielo.
Beata te, ribatte la castana, guardandola con invidia.
Abbasso la testa, concentrandomi sul copione che ho gi letto cento volte.
Questo il mio lavoro, mi dico, e sorrido tra me. Pensa positivo.
I responsabili del casting di New York per Mr. Montague, la puntata pilota sulla
storia di un playboy milionario in declino, erano Jeff e Jeff. Mi avevano fatto
ripetere la scena di Belinda, la dog-sitter, allinfinito, ridendo di gusto ogni volta.
Tira fuori la vocina da svanita, ripeteva incoraggiante Jeff. Sei perfetta, per
il personaggio.
S, un po pi ansimante, interveniva laltro Jeff.
Alcuni giorni dopo avevano chiamato da Los Angeles e il regista era venuto a
New York per incontrare alcune attrici e avevo dovuto ripetere le scene anche per
lui. la nostra preferita, aveva bisbigliato Jeff-Maglione attillato al regista,
facendomi locchiolino. La seconda telefonata era arrivata subito dopo: di tutte le
ragazze incontrate a New York, ero lunica ad andare a Los Angeles.
Successo! aveva gridato Barney al telefono.
Oggi mi vedr con il regista, qui a Los Angeles, insieme con alcuni produttori e
alcuni pezzi grossi degli studi cinematografici, che immagino come un gruppo
compatto e omologato in giacca e cravatta che annuisce allunisono, proprio come
il gruppo dei clienti del mio primo spot pubblicitario. Era successo tutto cos in
fretta che gli ultimi giorni erano soltanto un ricordo sfuocato. I programmi di
viaggio e il contratto dovevano essere chiusi in fretta. Non ero andata
allappuntamento con la dottoressa Leslie Miles e non avevo avuto il tempo di
andare a cena con Dan n di pensare se avevo voglia di rispondere al messaggio di
James. Se ottengo la parte, guadagner settemilacinquecento dollari a episodio, e
cio pi o meno met di quello che ho guadagnato lanno scorso, quindi sto facendo
del mio meglio per restare concentrata.
Tengo gli occhi fissi sul copione.
Il giorno prima della mia partenza, mio padre aveva voluto vedermi in citt.
Andiamo allOak Bar del Plaza, mi aveva proposto con insolito slancio.
Davvero? Pap, non lo so: ho un sacco di cose da fare, prima della partenza.
un traguardo speciale. E voglio vederti prima che tu parta.
Va bene. Vuoi Dobbiamo? avevo farfugliato.
Soltanto io e te, ti va?
Mi va, avevo risposto sollevata.
Alla biglietteria della metro, avevo tirato fuori con ostentazione un biglietto da

venti nuovo di zecca prelevato in previsione del viaggio. Cinque biglietti, grazie,
avevo detto, spendendo la folle cifra di sei dollari e venticinque anche se non aveva
senso, visto che sarei partita il giorno dopo. Limpiegata non aveva battuto ciglio,
ma nellimpercettibile dilatarsi delle sue pupille, qualcosa che avevo sicuramente
immaginato, anche se mi illudevo di no, avevo letto la sua approvazione, in una
scorbutica versione urbana.
Mio padre era seduto in un angolo del bar, sotto un enorme affresco raffigurante
una carrozza trainata da cavalli in un paesaggio innevato. Col giornale sgualcito e il
cardigan di lana marrone, mi dava unidea di calore e comodit, per contro.
Finalmente! mi aveva detto con un sorriso quando mi aveva visto, lasciando il
cruciverba a met, e mi ero commossa. Eravamo gi stati l due volte: dopo la mia
laurea e per il suo cinquantesimo compleanno, ed ero orgogliosa che il mio viaggio
a Los Angeles rientrasse tra le occasioni da festeggiare.
Mi aveva assalito, come al solito, con un mucchio di domande sullaudizione e
sulla TV via cavo, di cui non aveva mai sentito parlare. Ma com possibile
obbligare la gente a pagare per guardare la TV? La televisione gratuita, mi
aveva detto, sorseggiando un gin tonic.
Quella normale gratuita. Ma quella via cavo, per certi aspetti, meglio.
Allora perch non trasmettono i programmi via cavo nella TV normale e creano
una televisione gratuita migliore?
Be, perch in quelle via cavo fanno trasmissioni che la televisione normale non
manda in onda.
Tipo?
Be, trasmissioni che usano un linguaggio volgare, o con scene di nudo.
Io pagherei di pi per sentire un linguaggio pi appropriato e vederli tutti
vestiti, aveva detto con un sorriso beffardo. E dicevi che ti pagano meno
rispetto alla televisione normale?
S, me lo ha detto Barney.
Per, se fai pagare il pubblico per guardare, non dovresti essere pagata di pi?
Credo che dipenda dalle pubblicit che trasmettono.
Quindi mi stai dicendo che se sopporto spot infiniti di profumatori per
lambiente, mia figlia verr pagata di pi?
S. Pi o meno.
Aveva alzato le mani, in segno di resa. Non ci capisco nulla, aveva detto con
un sorriso. Ma spero che tu ce la faccia. Non sono mai stato a Los Angeles.
Fino a quel momento, non avevo pensato al fatto che ottenere quel lavoro
significava trasferirmi lontano da mio padre, e dai miei amici. E da Dan. Avevo
chiuso gli occhi forte forte. Non avevo alcuna voglia di pensarci. Ti voglio bene,
pap.
Anchio, tesoro.
Pi tardi, ci eravamo fermati sulle scale rivestite di moquette dellalbergo ad

aspettare il nostro turno per prendere il taxi, guardando il portiere con le mostrine
dorate fare segnali ai tassisti, facendoli accostare con gesti esperti, per poi
invitare il primo passeggero in fila a salire.
Sai, Franny, lei sarebbe stata cos orgogliosa, aveva detto mio padre,
commosso. Il riferimento a mia madre mi aveva colto di sorpresa: ne parlavamo
sempre meno, negli ultimi tempi. I miei occhi si erano riempiti subito di lacrime, al
suo ricordo e al pensiero di cosa avrebbe pensato di me. Ma avevo continuato a
guardare davanti a me, cercando di non piangere.
A volte temo che tu ti aspetti sempre il peggio, a causa di quello che
successo, aveva continuato dolcemente, ed ero riuscita soltanto a rivolgergli un
cenno del capo. Cerca di immaginare il meglio, per te, ogni tanto; va bene,
tesoro?
La visuale era sfuocata a causa delle lacrime che avevo trattenuto, ma quando
mi ero asciugata gli occhi e avevo alzato lo sguardo, allimprovviso avevo
riconosciuto quello che avevo avuto di fronte tutto il tempo: lo sfondo drammatico,
quasi teatrale, che si stagliava davanti a me, il palcoscenico che faceva da sfondo
al portiere, e mi ero lasciata sfuggire una risata strana, rauca.
Pap mi aveva guardato confuso. Cos?
Mentre ammiravo lacqua che scendeva dai gradoni della fontana di fronte
allalbergo, mi era tornata in mente la conversazione con Dan di tanti mesi prima,
quando ci conoscevamo appena e tutto quello che volevo sembrava cos
irraggiungibile. E avevo pensato che era meraviglioso vederla, quella sera, la
splendida statua in bronzo che splendeva lass in cima.
Avevo guardato pap e con un sorriso gli avevo detto: La dea dellAbbondanza.
Ecco qua, dice Linda, lhairstylist; alzo lo sguardo dal mio copione e vedo che,
mentre stavo sognando a occhi aperti, i miei capelli sono diventati lisci come
spaghetti. Ora sono soffici e lucenti, un effetto che avevo cercato senza successo
migliaia di volte, in passato. Ma ora sembro pi un agente di cambio, che una dogsitter imbranata. Avevo sostenuto gli altri provini per la parte con i soliti capelli
crespi, i miei veri capelli, e anche se mi diverte lidea di essere improvvisamente
diventata protettiva nei confronti di un lato del mio aspetto che di solito detesto,
ho un improvviso terrore che le persone che mi hanno gi vista non mi
riconoscano.
Oh, caspita sono bellissimi. Per, ecco, sono un po diversi da
I produttori hanno chiesto che le ragazze avessero tutte i capelli lisci, oggi,
mi informa con un sorriso che mette fine alla nostra discussione. Adesso puoi
andare al trucco!
Oh, fantastico. Grazie. Dovr rassegnarmi ancora una volta ad accettare che
le decisioni che mi riguardano non sempre tengono conto della sottoscritta. Mi
dirigo al posto della biondina con le fossette, dove mi aspetta una ragazza
minuscola e pallida che porta un basco e ha unespressione preoccupata.
solo che non sono una da rossetto rosso, dichiara la biondina alla sua

immagine riflessa, poi si alza per studiare il proprio viso da vicino, accostandolo
allo specchio e strizzando gli occhi. Scuote la testa e prende un fazzolettino da una
scatola, poi toglie il gloss color ciliegia dalle labbra. Il fazzolettino crea un alone
sbavato, lasciando la bocca macchiata e secca. Fa un passo indietro, soddisfatta
del risultato. Cos, dice alla truccatrice. pi discreto.
La truccatrice annuisce e sorride debolmente e la biondina si avvia verso
lhairstylist, accomodandosi sulla sedia dovero seduta io fino a pochi minuti prima.
Piacere, Sally, dice la truccatrice con aria nervosa da sotto il basco, cos le
stringo la mano, che fredda e un po sudata.
Sally incomincia a riordinare la sua postazione, chiudendo i contenitori della
cipria e mettendo i pennelli usati da una parte. Studia attentamente il mio viso, poi
mi sfiora una guancia con un pollice. Sembri un po disidratata, dice, un po
scortese.
Sono appena arrivata da New York, ribatto in tono di scusa. Lei annuisce,
come se sapesse perfettamente cosa fare e incomincia a radunare un nuovo
gruppo di pennelli e contenitori di plastica lucida di varie forme e dimensioni,
allineandoli sulla sua postazione di lavoro.
Hai delle preferenze o delle allergie particolari? mi chiede, ed esito un istante,
prima di dirle di no. stupido, ma mi torna in mente la prima volta in cui me lo
hanno chiesto, per la pubblicit del detersivo Niagara, e devo scacciare un moto di
delusione allidea che nonostante tutti i provini e le audizioni non so ancora dare
una risposta a una domanda tanto semplice.
Mentre continua ad allestire la sua postazione vedo che le tremano le mani. O
la mia immaginazione? Forse colpa dellaria condizionata.
Ti arriva addosso? le chiedo indicando la ventola sul soffitto. Perch io sto
gelando.
Lei mi guarda da sotto il basco e dice sottovoce: Mi dispiace, no. Cio s, ma
non quello. Abbassa la testa timidamente. il mio primo giorno di lavoro:
tremo perch sono nervosa.
Oh, tutto ci che riesco a dire, poi sorrido cercando di rassicurarla.
Sally mi passa un batuffolo di ovatta sul viso, poi incomincia ad applicare un
sottile strato di fondotinta con un pennello morbido.
Non so perch sono cos sorpresa, allidea che oggi sia il primo giorno di lavoro
di qualcuno. Probabilmente mi sconvolge il fatto che tutti potrebbero essere pi
inesperti di me. Negli ultimi tre anni mi sono abituata a essere sempre quella
nuova e non mi mai passato per la testa che un giorno non sarebbe pi stato
cos, che un giorno sarebbe stato il primo giorno di lavoro di qualcun altro.
Sally prende un oggetto che ora mi familiare, qualcosa che fino a pochi mesi
fa mi era completamente estraneo, e anche se si tratta di un oggetto piccolo e
comune, mi ricorda quante cose ho imparato dal giorno in cui ho deciso di
concedermi tre anni di tempo per raggiungere i miei obiettivi. Mi ricorda pensieri
profondi e altri pi banali. Non solo indizi insignificanti, ma anche pi importanti,
che mi dicono che sono cambiata: come capire il significato del racconto di J.D.
Salinger, o cogliere il calore della voce di Barney Sparks e la sincerit degli occhi

nocciola di Dan: tutto mi dice che forse, un po alla volta, sto andando nella
direzione giusta.
Sally mi sta guardando, in attesa. Posso?
Prendo il piegaciglia dalla sua mano.
Grazie, dico con sicurezza. Faccio da sola.

32

DRIIN. Driin. Driin.


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Biiip.
Ciao, Dan, sono Franny. Ti chiamo dal mio albergo a Los Angeles. incredibile,
vero? Mmm quindi s, credo che sia andata bene, oggi. Piuttosto bene, anzi. Lo
scopriremo domani: prima di salire sullaereo, spero. Ehi, hai visto Law & Order
stasera? stata linsegnante! Non lo avrei mai immaginato, e tu? Tu s,
probabilmente, se ti conosco. Comunque, strano, ma in questo momento vorrei
che potessi guardare quello che sto guardando io. Lalbergo accanto agli studi
dove abbiamo fatto il provino: un edificio altissimo che si affaccia su questa
enorme autostrada. Detto cos sembra orrendo, lo so, ma la stanza talmente in
alto e le auto sono lontanissime e le luci laggi in fondo sono davvero belle, riesci
a crederci? come se fosse tutto in prospettiva, come quando attraverso il
Manhattan Bridge con la metro della Linea D: oh, magari te lo racconter a cena,
troppo difficile da spiegare. Comunque, sono qui da un po, e cavoli, sai una cosa?
Mi sono appena resa conto che, be, mi sono dimenticata del fuso orario, sar
tardissimo, l. Ora metto gi. Volevo soltanto dirti, ecco, che stavo pensando a
Si sente un clic e un fruscio e per un istante penso sia caduta la linea, ma poi
sento la voce di Dan, impastata di sonno. Franny? Sei tu? dice.
S, sono io, mormoro. Scusami: ti ho svegliato?
S, ma non insomma, va tutto bene. Aspetta che spengo la segreteria, sta
ancora registrando
Dan, starai dormendo in piedi. Che ore sono, l?
Non ti preoccupare sono felice, cio, sono soltanto ecco, aspetta un attimo.
Ci sono quasi ah! Fatto. Allora, Franny, raccontami tut
Biiip.

Ringraziamenti

NON sarei mai riuscita a scrivere questo libro, nemmeno nelle mie fantasie pi
sfrenate, senza Jennifer Smith, la mia geniale editor. Jen, sono molto fortunata ad
averti avuto come guida lungo questo cammino. Grazie per aver creduto in me, per
avermi spronato e per aver accettato la mia idea molto approssimativa di
scadenza.
Esther Newberg lagente letteraria ideale: intelligente, sincera, divertente e
caparbia, ha ignorato i miei dubbi iniziali senza piet, com giusto che sia nei
confronti di chiunque non sia un fan sfegatato dei Boston Red Sox. Grazie, Esther,
per aver spedito il mio manoscritto prima che fossi pronta allidea di farlo leggere
da qualcuno.
Grazie a Shade Grant, sorella, sostenitrice instancabile, tifosa e migliore amica,
per aver contribuito in modo incommensurabile alla stesura del libro. Shade, con la
tua ambizione, la tua intelligenza, la tua gentilezza e il tuo raffinato senso estetico
avresti fatto di nostra madre una donna molto orgogliosa.
Grazie a Diane Keaton, per aver risposto a uno dei miei aneddoti noiosi e prolissi
dicendomi: Credo che dovresti scriverci un libro, invece di: Credo che dovresti
parlarne con il tuo analista. Sei una fonte di ispirazione costante per me.
I miei primi lettori sono stati inestimabili. Grazie a Hannah Elnan e Ratna
Kamath per le vostre utili annotazioni e a Allison Castillo, Ellie Hannibal e Mae
Whitman, per le osservazioni e lamicizia.
Grazie a Kathy Ebel, per essermi stata amica anche quando indossavo
quellorribile tuta e per il suo generoso sostegno e incoraggiamento di scrittrice.
Sono fortunata a essere rappresentata da un gruppo di lavoro che mi segue con
senso dellumorismo, passione, amore e sangue freddo. Grazie a John Carrabino,
Adam Kaller, Caryn Leeds, Gary Mantoosh, Leslie Sloane ed Eddy Yablans.
Grazie anche a Sam Pancake, Oliver Platt, Gary Riotto, Jen e Pete, e a tutto il
cast di Parenthood. Non centrate nulla con questo libro, ma non potevo rinunciare
allopportunit di dirvi che siete stati molto importanti per me.
Grazie, mamma, per aver vissuto con creativit, originalit e coraggio. Se sono
riuscita a immaginare un mondo pieno di possibilit, lo devo a te. Sento ogni giorno
la mancanza della tua bellezza, della tua saggezza e della tua risata disarmante.
Grazie, pap, per avermi sempre permesso di comprare tutti i libri che le mie
braccia potevano sorreggere e per avermeli letti tutte le sere, finch ho
incominciato a pensare di essere troppo grande. Questo libro, per non parlare della
mia carriera di attrice, sono una conseguenza diretta di tutte le voci buffe che hai

inventato per me.


Grazie a Karen, Chris, Maggie, ai Graham (i miei cugini!), a Mama e a tutti i
Grant, i Roman, i Krauses e i loro cari. Sono fortunata ad avere una famiglia
variopinta, piena di storie interessanti e di narratori eccellenti.
Grazie, Peter, per aver trasportato il mio guardaroba lungo uninfinit di scale,
tanti anni fa, per avermi tenuto compagnia in ufficio, quando lispirazione tardava
ad arrivare, e per i mille altri modi in cui mi hai mostrato la tua forza e la tua
gentilezza. Ti amo.

Questo ebook contiene materiale protetto da copyright e non


pu essere copiato, riprodotto, trasferito, distribuito,
noleggiato, licenziato o trasmesso in pubblico, o utilizzato in
alcun altro modo ad eccezione di quanto stato
specificamente autorizzato dalleditore, ai termini e alle
condizioni alle quali stato acquistato o da quanto
esplicitamente previsto dalla legge applicabile. Qualsiasi
distribuzione o fruizione non autorizzata di questo testo cos
come lalterazione delle informazioni elettroniche sul regime
dei diritti costituisce una violazione dei diritti delleditore e
dellautore e sar sanzionata civilmente e penalmente
secondo quanto previsto dalla Legge 633/1941 e successive
modifiche.

Si ringrazia la Hal Leonard Corporation per il permesso di


riprodurre brani tratti da The Millers Son, da A Little Night
Music, parole e musica di Stephen Sondheim, copyright
1973 (renewed) by Rilting Music, Inc. Tutti i diritti
amministrati da WB Music Corp. Tutti i diritti riservati.
Riprodotto per gentile concessione della Hal Leonard
Corporation.
Questa unopera di fantasia. Tutti i fatti, i dialoghi e i
personaggi con leccezione di figure pubbliche
universalmente note sono frutto dellimmaginazione
dellautrice e non sono da intendere come reali. Nel caso di
persone realmente esistenti o esistite, situazioni,
avvenimenti e dialoghi a loro inerenti sono fittizi e non
intendono rifarsi a episodi autentici n alterare la natura
romanzesca dellopera. Sotto ogni altro aspetto, qualsiasi
rassomiglianza con persone, realmente esistenti o esistite,
puramente casuale.

Indice

Il libro
Lautrice
Un giorno, forse
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
Ringraziamenti
Copy right

Centres d'intérêt liés