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Snack culture?

No, grazie
Scritto da MarioEs
mercoledì 14 marzo 2007

Questa settimana ho notato che il magazine on line WIRED nella sezione Mag sta focalizzando l'attenzione su quella che è stata definita la "snack culture", ossia
la cultura potremmo dire del "mordi e fuggi", del "pasto veloce" ecc.., che ha permeato di sè (inevitabilmente) il mondo dei new media e dei "vecchi" media.

La snack culture è quella che sembra caratterizzare in qualche modo il "cittadino 2.0" (spesso giovane cittadino), che tra le altre cose:

- si nutre di feed rss e li predilige alla diretta visione del sito d'origine per motivi di tempo;

- utilizza quasi esclusivamente l'Ipod (magari quello "nano") per l'ascolto di musica tramite il quale può gestire anche oltre un migliaio di canzoni da ascoltare in
"velocità" ed in mobilità;

- preferisce vedere le sintesi dei programmi Tv piuttosto che vederli interamente;

- utilizza i cellulari per rapide partite di videogames, per vedere video a pagamento ecc. (come dice Nancy Millerin Minifesto for a new age "When the video
iPod launched in October 2005, we were suddenly eager to pay $1.99 to watch a music video or a recent episode of Lost in a smaller, portable version of what was
already available for free on that big square thing in our living room");

- preferisce il blog al libro e non ama i testi lunghi, ma quelli sintetici e densi di link "utili".

Sempre la Miller nel suo articolo parla di un entertainment che diventa "snack-o-tainment" e di "media snacking", che sta diventando un vero e proprio "way of
life".

Non concorda pienamente con lei Steven Johnson, che nel suo "In praise of the full meal", asserisce che la "snack culture is an illusion. We have more of
everything now, both shorter and longer: one-minute movies and 12-hour epics; instant-gratification Web games and Sid Meiers Civilization IV"(...) "The truth is,
we have more snacks now only because the menu itself has gotten longer".

Ad avviso di Steven, quindi, tutto è relativo e dipende dai bisogni che si intendono soddisfare e soprattutto che oggi, grazie alle nuove tecnologie digitali, l'offerta è
sempre maggiore anche per gli "snack".

Fonte: Wired

Technorati tags:
blog 2 brain, brain 2 brain, Snack Culture, Wired

A mio avviso siamo, come sempre, di fronte ad un fenomeno culturale, che si cerca di definire "solo" in chiave tecnologica.

Che noi tutti viviamo nello spazio della velocità è un DATO DI FATTO, che credo sia incontrovertibile.

Sono poche le persone che riescono ad avere dei ritmi di vita non cadenzati dalla fretta, dalla mancanza di tempo, dai "troppi impegni", quando non anche dalla
superficialità, dalla disattenzione per sè e per il proprio prossimo a favore di una iper-attenzione per le proprie necessità, per i propri obiettivi di lavoro
(carriera, denaro, potere ecc.) ed in generale per i "propri egoismi".

Siamo sempre tutti presi dalle nostre "routine quotidiane", che viaggiano sempre più veloci e che quindi siamo quasi costretti a rincorrere per non rischiare di
"restare indietro".

In tutto questo anche i nostri bisogni, già ampiamente educati ed assuefatti alla logica del consumismo e quindi a quella del desiderio e del capriccio che si
alimentano della "novità", seguono ques'onda impazzita il cui unico scopo, come tutte le onde, è quello di infrangersi e di dissolversi nel nulla.

E' molto divertente che Wired proponga anche una "Epic history of snack culture" , in cui si vuole evidenziare come l'uomo sin dall'antichità abbia avuto in
qualche modo la necessità di sintetizzare per poi consumare ed assimilare, a partire dai disegni nelle caverne, proseguendo con i codici (Hammurabi, i 10
comandamenti d Mosè), per arrivare al telegrafo, alle patatine, ai distributori automatici, fino al compact disc, l'Ipod, e l'incredibile "one second film".

Mi sembra una simpatica forzatura.

L'abbondanza in cui viviamo forse alla fine quasi ci costringe a dover fruire di "versioni snack" dell'offerta informativa, artistica, culturale, ecc.., perchè altrimenti
sarebbe letteralmente impossibile poterne usufruire in maniera completa.

Come dire che l'abbondanza impone la SINTESI.

Ma io mi chiedo se in tutto questo voler sintetizzare e "ridurre ai minimi termini" gli inputs che ci provengono dalla realtà - digitale o meno - non si perda poi in
qualche modo la comprensione di quello che questi input vorrebbero significare e significano.

E' il trade off tra complessità del mondo e la nostra necessità di "semplificare" per poter discernere tra l'overload - quando non il vero e proprio caos -
delle informazioni disponibili.

E l'eterno dubbio (filosofico) che non abbiamo ancora capito quasi niente (della realtà), si affianca alla quasi (mia) certezza che ogni tanto converrebbe chiedersi se
abbia senso nutrirsi di tutti questi snack e se non sia il caso di cambiare dieta in modo da vivere una vecchiaia serena ed in salute.

Meglio le patatine o i cannelloni?

Meglio tutti e due direbbe forse Steven Johnson.

Ma la vita è fatta anche di scelte.

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