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La Bohme

Le note della quarta opera pucciniana rappresentano un patrimonio italiano d'inestimabile valore. Ogni teatro del mondo ripropone regolarmente le avventure in musica degli scapestrati bohmiennes, realizzando gli allestimenti pi disparati. Risulta, pertanto, complesso proporre allo spettatore qualcosa di visivamente nuovo, a causa della popolarit del dramma e della straordinaria frequenza e diffusione delle sue rappresentazioni. Basti pensare che l'allestimento della Metropolitan Opera House di New York di Franco Zeffirelli, che costituisce una pietra miliare per quanto riguarda non solo La Bohme ma anche l'intero complesso del melodramma italiano nel mondo, va in scena annualmente e senza interruzioni dal 1981. Abbiamo quindi tentato di realizzare una Bohme "dei giorni nostri, ma non troppo", ovvero che non presenti quelle forzature in chiave moderna tanto frequenti quando si tenta di post-datare una rappresentazione che ha di per s una definita e precisa collocazione spazio-temporale e cio la Parigi del 1830 circa.

Qua!o p"mo - "In so$a"

Ampia nestra dalla quale si scorge una distesa di tetti coperti di neve. A sinistra, un camino. Una tavola, un letto, un armadietto, una piccola libreria, quattro sedie, un cavalletto da pittore con una tela sbozzata ed uno sgabello: libri sparsi, molti fasci di carte, due candelieri. Uscio nel mezzo, altro a sinistra. Il passaggio del Mar Rosso, con le mani intirizzite dal freddo e che egli (Rodolfo guarda meditabondo fuori della nestra. Marcello lavora al suo quadro: riscalda alitandovi su di quando in quando, mutando, pel gran gelo, spesso

posizione.)

La mansarda parigina certamente l'ambiente pi rappresentativo e particolare dell'opera. L'idea di fondo del nostri progetto non tanto quella di rendere fedelmente la scena di miseria nella quale i protagonisti si muovono, quanti piuttosto evidenziare come questa povert non fosse loro imposta ma ricercata quale unica via per dedicare all'arte l'intera esistenza. Ecco, dunque, che l'arte diventa fulcro della scena: sul lato destro una chitarra ed un pianoforte, strumenti chiaramente appartenenti a Schaunard; sparsi ovunque i libri di Colline (lo stretto legame tra il filosofo e le sue pubblicazioni ben evidenziato nel romanzo ispiratore dell'opera, "Scnes

de la vie de Bohme" di Henri Murger); sul tavolo al centro della scena si trovano la trasandata macchina da scrivere di Rodolfo ed i fogli del suo poema destinato al fuoco, oltre alle vecchie copie del "Castoro" sparse intorno; centrale per il dipinto di Marcello, il "Passaggio del Mar Rosso".

Il pittore non sta pi dipingendo una tela sul cavalletto, bens un grosso murale; ben evidente la presenza dell'impalcatura, dei pennelli e dei barattoli che Marcello utilizza per il suo lavoro. La grossa pittura non statica, ma una proiezione animata. Quando Marcello "affoga il faraon", si pu vedere la figura dell'egizio scomparire tra i flutti violenti del mare che va via via calmandosi fino ad accompagnare, col placido movimento delle sue onde, la musica e l'azione. Il sole raffigurato scende lentamente verso l'orizzone: nel frattempo anche fuori della soffitta, dove la silhouette della skyline di Parigi si staglia contro i colori del tramonto, si fa sera. Sui tetti esterni mucchietti di neve. All'entrata di Mim oramai notte, sul Mar Rosso e su Parigi; progressivamente dall'acqua, ora calma e serena, si alza, sempre pi luminosa la luna che accompagna la nascita dell'amore tra i due giovani.

Qua!o secondo - "Al qua&iere latino"

Un crocicchio di vie che al largo prende forma di piazzale; botteghe, venditori di ogni genere; da un lato, il Caff Momus. La vigilia di Natale.

Gran folla e diversa: borghesi, soldati, fantesche, ragazzi, bambine, studenti, sartine, gendarmi, ecc. Sul limitare delle loro botteghe i venditori gridano a squarciagola invitando la folla de' compratori. Separati in quella gran calca di

gente si aggirano Rodolfo e Mim da una parte, Colline presso la bottega di una rappezzatrice; Schaunard ad una bottega di ferravecchi sta comperando una pipa e un corno; Marcello spinto qua e l dal capriccio della gente. Parecchi lampioncini e fanali accesi; un grande fanale illumina l'ingresso al Caff.

borghesi ad un tavolo fuori del Caff Momus. sera. Le botteghe sono adorne di

Il quadro secondo rappresenta senza dubbio il momento di maggiore vivacit dell'opera intera. La musica frizzante e movimentata, la scena allegra e caotica. Per rendere anche visivamente il brio della musica e del testo abbiamo pensato ad una scena ricca di colori e luci, sia nelle strutture che nel fondale. Quest'ultimo raffigura il tradizionale crocicchio di vie indicato dal libretto; le botteghe dei venditori, invece, sono sparite per

lasciare spazio alla grossa mole del Caff Momus: i commercianti si aggirano per la scena a bordo di colorati e pittoreschi mezzi quali l'Ape-car di Parpignol. La struttura di Momus riprende chiaramente le fattezze del pi famoso locale parigino: il Moulin Rouge. La rotazione delle sue pale (ricche di luci colorate ed intermittenti), oltre all'effetto delle numerose sfere stroboscopiche appese alla tettoia, contribuisce all'effetto di costante movimento ricercato. Anche il tetto del locale popolato da figure vivaci, prima orchestranti ed in seguito le festose sagome della Ritirata. L'elegante scalinata e la passerella rossa che la prolunga fungono da vero e proprio palcoscenico nel palcoscenico per "l'esibizione" di Musetta nella sua celebre aria. La stessa scala viene utilizzata da parte del corteo finale, che spunta anche dai lati del caf.

Qua!o terzo - "La bar"era d'Enfer"

Al di l della barriera, il boulevard esterno e, nell'estremo fondo, la strada d'Orlans che si perde lontana fra le alte case e la nebbia del febbraio, al di qua, a sinistra, un Cabaret ed il piccolo largo della barriera; a destra, il boulevard d'Enfer; a sinistra, quello di Saint-Jacques. A destra, pure, la imboccatura della via d'Enfer, che mette in pieno Quartiere Latino. Il Cabaret ha per insegna il quadro di Marcello Il passaggio del Mar Rosso, ma sotto invece, a larghi

caratteri, vi dipinto Al porto di Marsiglia. Ai lati della porta sono pure dipinti a fresco un turco e uno zuavo con una enorme corona d'alloro intorno al fez. Alla parete del Cabaret, che guarda verso la barriera, una nestra a pianterreno donde esce luce. I platani che costeggiano il largo della barriera, grigi, alti e in lunghi lari, dal largo si ripartono diagonalmente verso i due boulevards. Fra platano e platano sedili di marmo. il febbraio al nire, la neve dappertutto. alba. Seduti davanti ad un braciere stanno sonnecchiando i Doganieri. Dal Cabaret, ad intervalli, grida, cozzi di bicchieri, risate. Un doganiere esce dal Cabaret con vino. La cancellata della barriera chiusa.

All'alzarsi della tela la scena immersa nella incertezza della luce della primissima

La descrizione della scena fornita all'inizio del quadro terzo risulta pi precisa e dettagliata rispetto alle precedenti, sebbene molti elementi descritti non siano poi realmente necessari o funzionali alla messa in scena. Pertanto abbiamo deciso di spostare l'azione su di un argine della Senna, pur mantenendo presenti (senza forzature) altri elementi necessari. Cos permangono la cancellata della barriera e l'osteria "in cui un pittor lavora", oltre al guerriero che Marcello sta dipingendo. Sul fondale, avvolta dalla nebbia, s'intravede la maestosa mole della cattedrale di Notre-Dame. Qu e l mucchi di neve sporca ed infangata, mentre qualche lampione funziona solo ad intermittenza. La scena, squallida povera di colori, vuole rimarcare visivamente la netta frattura argomentativa e musicale che separa i primi due quadri dai successivi due. Nel corso del breve preludio musicale, un senzatetto, visibilmente barcollante, arriva dalla sinistra e scende, bottiglia in mano, la scalinata, infine si accovaccia sotto l'arcata del ponte sulla destra, nei pressi dei cassonetti. La sua figura sonnolenta sar presente per tutta la durata del quadro e sar proprio un sussulto del clochard, ridestato dai colpi di tosse di Mim, a spaventare la giovane ed a palesare la sua presenza a Rodolfo e Marcello. Durante la romanza "donde lieta usc", Mim sale via via la scalinata fino a giungere al livello della strada, a voler rendere anche visivamente la distanza tra gli innamorati che pare incolmabile; nel duetto successivo, tuttavia, il poeta la raggiunger ed i due

usciranno abbracciati dalla sinistra, mentre al livello inferiore si consuma la rottura tra Musetta e Marcello.

Qua!o qua&o - "In so$a"

La scena , nuovamente, quella della soffitta; ancora il tramonto. Per accogliere Mim ("bella come un tramonto") morente, il divano viene spostato nei pressi della stufa. Il sole scompare, a guisa dello speculare quadro primo, sulle ultime parole della ragazza ("le mani... Al caldo... E... Dormire"), mentre la luce crepuscolare permane, sempre pi esigua, fino al tragico finale. Infine, si fa buio.