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FAMIGLIA

CRISTIANA

dei 02/08/12 Estratto da pagina

36

FACCIAMOCI UN'IDEA

II mondo deve regolare

IL COMMERCIO DI ARMI

01 GIULIO TERZI

Ministro degli Esteri

di autorizzare le esportazioni dei materiali di

armamento. Il recente recepimento, grazie

all'impegno del Governo, della Direttiva

43/2009 sul controllo dei trasferimenti dei

i è conclusa a New York la Conferenza

ideile Nazioni Unite per negoziare un

•Trattato sul commercio delle armi. Da

anni la Comunità internazionale è impegna-

ta nel tentativo di regolare il commercio in-

ternazionale dei materiali di armamento. Vi

sono infatti Paesi, tra cui l'Italia e più in ge-

nerale l'Unione europea, che hanno rigoro-

si sistemi di controllo, ma ve ne sono molti

altri che ne

sono privi o ne dispongono in

modo carente.

Troppo spesso in questi anni abbiamo vi-

sto Paesi fornire, in modo quanto meno di- sinvolto, armi ad altri che violavano in mo-

do sistematico i diritti umani o il diritto inter-

nazionale umanitario. Intendiamo ridurre ta- le fenomeno, contribuendo concretamente a

rafforzare la pace e la sicurezza internaziona-

le anche con un efficace contrasto al traffico illecito e alla proliferazione di armi.

L'Italia è

impegnata su tutti i fronti nel

pro-

rafforzare il sistema internazionale di

tezione dei diritti umani e le norme di dirit-

to internazionale umanitario, in

particolare

la protezione delle categorie più vulnerabi-

li: donne, bambini, disabili. Vanno anzitutto

identificati i meccanismi in base ai quali uno

Stato proceda in modo automatico a negare

una fornitura a un altro Stato che sia destina-

tario di un embargo deciso dal Consiglio di

Sicurezza, o che violi i diritti umani e le nor-

me di diritto umanitario. Serve al tempo stes-

so una cornice di regole sul commercio delle

armi, che spetterà poi a ciascuno Stato attua- re in concreto senza scappatoie.

Su questo l'Italia è già pronta. La Legge

185 del 1990, una delle più rigorose esistenti

a livello internazionale, ha istituito presso la

Farnesina una specifica struttura incaricata

materiali di armamento in ambito comunita-

rio è avvenuto in maniera armonica con la

stessa Legge 185.

Un altro aspetto importante è la trasparen-

za. Oggi non esistono norme vincolanti, sul

piano internazionale, che

impongano agli

Stati di pubblicare i dati relativi alle loro

esportazioni e importazioni di materiale di

armamento. Serve un meccanismo

obbligato-

rio che metta quei dati a disposizione delle

opinioni pubbliche: aiuterebbe a prevenire

il traffico illecito e lo sviamento degli arma-

menti, che oggi contribuiscono ad alimenta- re conflitti armati in diverse parti del mon- do. Anche qui, l'Italia già assicura la massi- ma trasparenza, attraverso una relazione an-

nuale al Parlamento e il periodico invio dei

dati all'apposito Registro delle Nazioni Uni-

te. In questo processo le Organizzazioni non

governative svolgono un ruolo prezioso di

sensibilizzazione, assicurano un importante contributo di idee e il nostro dialogo con lo-

ro è continuo e approfondito.

La Conferenza purtroppo non è riuscita a

raggiungere

tato, ma il

il consenso su un testo di Trat-

lavoro svolto finora rimane. I la-

vori di New York potranno essere la base per

le future discussioni. Il tempo è maturo per definire norme internazionali a carattere uni- versale che regolino il commercio internazio-

nale delle armi. È un contributo importante

che questa generazione potrà dare alla causa della pace. L'Italia intensificherà i suoi sforzi

per il raggiungimento di questo

tato, che è ancora alla nostra

storico risul-

portata.

a cura dell' Ufficio Stampa e Comunicazione