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LETTERINA DI NATALE

di MARIUCCIA CIOTTA

Per un Santa Klaus vendicatore che promuove il diritto al godimento dei propri diritti negati

Oggi usciamo da un periodo di scarso rigore intellettuale, di poca moralit, da un'era di egoismo, sia tra uomini e donne che tra nazioni. Non rimproveriamo di questo solo i governi. Rimproveriamo noi stessi in egual misura. Siamo franchi nel riconoscere che molti fra noi hanno obbedito a Mammone, che i profitti della speculazione, la strada facile che non costa fatica, ci hanno attirato. Per tornare a livelli pi alti, dobbiamo abbandonare i falsi profeti e cercare nuovi governanti di nostra scelta. Cos, in un presente, in un oggi di ottanta anni fa, Franklin D. Roosevelt illustrava la sua candidatura alla presidenza nel pieno della Grande Crisi e inaugurava il suo New Deal, pi di un patto sociale differente, la proclamazione di un nuovo ordine di profeti capace di restituire il Paese al suo popolo. La Depressione non si

vinceva solo attraverso le grandi lotte operaie ma anche con la chiamata alle armi dell'ingegno e della fantasia. Imperativo, disegnare altri domani, secondo la poetica dickensiana che fa del natale lo snodo della rinascita. Cos in tempi di crisi, non solo economica ma di sistema, l'arte, la musica, il cinema si attrezzano al miracolo e convocano divinit laiche che introducono un codice differenziale

che distingue i bambini dagli adulti (Lvi-Strauss, Babbo Natale giustiziato), gli artisti dai tecnici. La credenza di Babbo Natale non solo una mistificazione sostiene l'antropologo francese, ma rappresenta coloro che rivendicano il diritto di esigere dei doni come atto di riconoscimento della propria potenza nel mondo, richiamo a quei valori spirituali invocati da Roosevelt, e di risarcimento per le ingiustizie subite. Un Santa Claus vendicatore che promuove lo spreco e il lusso, intesi come surplus materiale e immateriale, pretesa al godimento dei propri diritti negati contro il paradigma dell'alta finanza. Ci vorrebbe Frank Capra per dire che La vita meravigliosa contro la banca svaligiata dai correntisti.E l'angelo di seconda classe Clarence che per conquistarsi le ali dovrebbe spingere gi dal ponte gli operatori di borsa, lo spread e un'Europa senz'anima.

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ALIAS 24 DICEMBRE 2011

LE GRAND JEU

MERRY CHRISTMAS MR. CRISI

I FILM

LALTRA FACCIA DELLA GRAN FESTA


di MARIUCCIA CIOTTA

MICKEYS GOOD DEED Natale 1932, b&n. In piena Grande Crisi Topolino interpreta lo spirito del New Deal nelle vesti di un povero violoncellista infreddolito. Ricever non monete ma bulloni, e vender Pluto a un capitalista con figlio viziato per comprare dolci e giocattoli a una nidiata di ancor pi poveri gattini. Tenero e radicale poemetto sull'America di poca moralit e su David che vince Golia

Donzelli ripubblica Guardare le figure, omaggio di Antonio Faeti ai grandi illustratori italiani che, tra 800 e 900, ornarono fiabe e libri per bambini, di orrori, tinte fosche e particolari macabri...
di ARIANNA DI GENOVA

Le visioni dei bambini non sono mai edulcorate. Anzi. L'horror, l'immaginario gotico, la foresta che inghiotte corpi, abitata da belve fameliche, le azioni truculente sono ingredienti fecondi che li nutrono fin dalla pi tenera infanzia. Nei sogni, nei giochi, nei pensieri pi reconditi ma anche in quelli meno nascosti. La paura fa parte della loro vita e aiuterebbe moltissimo a crescere se alcuni adulti, con il piglio dei pedagogisti, non si mettesse di traverso su quella naturale strada. Antonio Faeti, docente e scrittore da sempre immerso nel rigoglioso mondo dei pi piccoli, 43 anni fa immagin di dover riportare la letteratura - e le illustrazioni - per i ragazzi alla sua sorgente autentica, privandola di qualsiasi orpello educativo-didattico gi precostituito. cos che nacque il suo bel libro Guardare le figure, stampato nel 1972 da Einaudi dopo che il manoscritto era arrivato a Calvino. Oggi Donzelli (417 pp, 32 euro, disegni in b/n e a colori) larricchisce di una nuova introduzione dell'autore che definisce trattato di sociologia dell'immaginario la sua poderosa opera, prima incursione dettagliata, profonda (e amata da Rodari) in un genere minore. E con questa chiave di lettura in tasca, leggera e un po' magica, ci si addentra in un mondo popolato di storie condite da un cocktail di fantasie spesso scorrette. Perch gli illustratori dell'800 che si dilettarono a disegnare le favole, facendone un mestiere sia pur misconosciuto e considerato di basso rango, non rispondevano a canoni ufficiali di pedagogia, o meglio avevano un'idea del bambino molto differente da quella odierna: all'orizzonte non si profilava per le loro matite, incisioni o acquerelli, nessun bozzolo protettivo a imprigionare corpi e vivide menti dei piccoli. Certo, un'idea civilizzatrice si faceva sempre spazio fra un disegno e l'altro, ma i risultati erano tutt'altro che scontati e potevano pure ribellarsi all'illuminismo filantropico che guidava gli editori, soprattutto quelli radicati in Toscana. Loro, i figurinai della fine del XIX secolo, affrontavano i testi con la stessa curiosit e, spesso calcando la mano con tinte fosche e particolari macabri, lacrimosi o violenti, che richiedevano feuilleton, lunari e fatti dei santi. Non a caso il primo illlustratore del Pinocchio di Collodi, Enrico Mazzanti, incideva dispense anche per i romanzi di Carolina Invernizio, l'onesta gallina della letteratura popolare, come la stigmatizz senza piet Gramsci. Il celebre burattino di legno viene ricordato attraverso il suo segno poco rassicurante, poi corretto da un pi poetico e soffuso Carlo Chiostri che prefer una realt kafkiana alle allucinazioni di Mazzanti. Uomo schivo, sempre dedito al lavoro nel suo stanzino, Chiostri fu anche l'artefice delle figure di Ciondolino di Vamba (con cui poi si ciment Attilio Mussino), altro evergreen per pi

HO INTERVISTATO BABBO NATALE

generazioni a cavallo fra i due secoli, e di Sussi e Biribissi, i ragazzini delle fogne inventati dal nipote di Collodi. Fu lui a dare un volto alla fiaba italiana, come scrisse Calvino, prima che egli la illustrasse, il nostro popolo la vedeva in un modo completamente diverso o, addirittura, non la vedeva. Ma Geppetto e Pinocchio erano destinati a molte altre rivisitazioni: quella sbarazzina e burlesca di Attilio Mussino (1911) e quella Art Nouveau, in un profluvio di fiori, di Maria Augusta Cavalieri, disegnatrice di cui si sono perse le tracce, anche negli archivi della Salani che la pubblic. L'altro grande caposaldo della letteratura per l'infanzia il deamicisiano Cuore che attinge senza temere dal repertorio emozionale del romanzo d'appendice, infila la grande Storia fra le sue pagine e istiga nei mini-lettori un patriottismo sentimentale, assai richiesto nell'Italia umbertina. Qui i figurinai sono chiamati a tipizzare soprattutto Franti, l'alieno, socialmente riprovevole perch povero senza appello. La prima edizione illustrata conta tre disegnatori, compreso loutsider, Giulio Aristide Sartorio, che d un tocco sepolcrale e preraffaellita al testo. Se De Amicis l'anti Pinocchio, su un territorio tutto suo si situa Salgari con il manipolo degli eroi esotici. Libri di viaggi e riviste sono la fonte primaria per i suoi illustratori, da l gli artisti traggono le anatomie

degli animali selvaggi e le cartine di geografie ignote. Le sue giungle, dice Faeti, sono simili ai quadri del Doganiere Rousseau, luoghi mitici e onirici. E siccome l'Italia stessa in quel periodo va svecchiandosi e aprendo i suoi confini, ecco che le matite tendenti al Liberty sono le pi consone per le principesse e i corsari salgariani. Il modenese Giuseppe Garuti e il napoletano Alberto della Valle dettero una connotazione cartellonistica ai romanzi. L'avventura dell'Art Nouveau all'italiana ebbe una lunga vita di successo anche sulle pagine del Corrierino dei piccoli grazie alla fervida fantasia di Antonio Rubino, pittore e poeta (suoi Quadratino, la Saga di Pierino, Caro e Cora). In seguito, durante il fascismo, quando la satira era ridotta al silenzio, la rivista forn una via di fuga con le peripezie del sor Pampurio disegnato da Carlo Bisi, una maschera della rispettabilit solo esteriore. Il Giornalino della Domenica di Vamba (Gian Burrasca) sub una sorte simile: partito elegante e monello, fin imbrigliato nell'irredentismo e nelle camicie nere tanto da far rimpiangere l'elegante Filiberto Scarpelli, illustratore della prima ora. Infine, la Commedia umana a figure tocc il suo apice con Sto (Sergio Tofano, classe 1886, romano) il cui signor Bonaventura la maschera grottesca della normalit per eccellenza, un paradosso vivente.

Le renne volanti mangiano biada con polvere magica? Ma no, il loro cibo preferito insalata di licheni condita con olio, sale e aceto balsamico. A rivelarlo Santa Claus in persona intervistato da Marcello Garofalo in collegamento via skipe con la sua abitazione in Alaska. Ma, attenzione, l'ufficio postale di Santa ha sede in Finlandia, e se volete sapere l'indirizzo preciso dovrete cliccare su http://www.youtube.com/watch?v=qxn7d2-hMc4 dove scoprirete molti altri segreti del barbuto signore che ogni 24 dicembre visita 91,8 milioni case. L'intervista impossibile un piccolo gioiello di realismo magico secondo la lezione di Roman Polanski: il fantastico per essere credibile va affrontato molto seriamente. Ed ecco quindi la risposte di Babbo Natale alle quattro domande che un sondaggio indica come le pi ricorrenti dei suoi fans. Ed ecco i nomi delle otto famose renne: Blitzen, Comet, Cupid, Dancer, Dasher, Donder, Prancer e Vixen. In quanto a Rudolph dal naso rosso, solo un'invenzione pubblicitaria ideata per i grandi magazzini Montgomery Ward negli anni Trenta. Queste e molte altre rivelazioni nella Interview with Santa Claus, invito ai giorni del gioco come esercizio di creativit e speranza. (m.c.)

ALIAS 24 DICEMBRE 2011

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LA VITA MERAVIGLIOSA Un angelo di seconda classe, Clarence, mostrer a un James Stewart sopraffatto dalla Depressione come sarebbero stati i Natali passati senza un uomo come lui. In un gioco rovesciato di flash-back dickensiani, l'angelo che deve guadagnarsi le ali mostra al candidato suicida la bellezza nascosti negli interstizi della vita, le tante felicit a disposizione degli umani, tanto che James si dimentica di denaro, banche e deficit (spread e bond...). Capra invita l'alta finanza a buttarsi gi dal ponte al posto delle sue vittime

PRANZO DI NATALE Il film partecipato, ideato da Antonietta De Lillo su unItalia illusa e disillusa alla vigilia delle feste, viaggia sul web (www.marechiarofilm.it/alberodeicorti ). L'opera sperimentale che inanella performance d'arte, home-movie e documentario d'inchiesta in visione dal 25 dicembre al 8 gennaio in streaming. anche in edicola allegata al mensile Duellanti

IL LORO NATALE I Natali pi dissacranti: Bad Santa; The Junky's Christmas (1993), 21, b&n., di Nick Donkin & Melodie McDaniel, prod. Coppola: William S. Burroughs racconta le feste di Danny the Carwiper; Il loro Natale di Gaetano Di Vaio, doc sui familiari dei detenuti poveri di Poggioreale e sul loro parallelo universo concentrazionario un dvd Minerva-Rarovideo appena uscito

AMERICA IL NATALE REINVENTATO

GERENZA
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PLAYLIST XMAS

Il bianco natale tra Samaritano e John Waters


di MARCELLO GAROFALO

Anzich consigliare di comprare regali pi o meno eccentrici, e ce ne sono sempre in abbondanza se si sceglie lopzione di fare acquisti in rete, dalla incantevole bambola Barbie-Tippi Hedren in Gli Uccelli di Alfred Hitchcock, ai calzini dei supereroi Dc Comics o di Ernesto Che Guevara (ispirati al film di Steven Soderbergh, ovviamente), alle slippine (sic!) di Sex and City 2, al pizza cutter sagomato come lastronave Enterprise di Star Trek, alle formine per pancakes di Star Wars, alle recenti riedizioni di colonne sonore vintage davvero supercult come ad esempio Little Rita nel West di Robby Poitevin, vi suggeriamo di predisporre una ricca Xmas Compilation musicale da reperire attraverso la rete (nella colonna qui sotto trovate la indicazione dei relativi siti web) e proporre gioiosamente ai vostri ospiti. Si comincia con un brano ultra camp, tratto dallalbum A John Waters Christmas, Rudolph the Red Nosed Reindeer, in cui la celeberrima renna dal naso rosso, creata da Robert May per la catena dei grandi magazzini Montgomery Ward, protagonista di una frizzante elegia musicale by Tiny Tim. A seguire un classico vintage: The Christmas Song per le voci di Mel Torme e Judy Garland. Deliziosamente schmaltzy c poi Shirley Temple nella spiritosa I want a hippopotamus for Christmas; molto sobrio, a seguire, il pezzo strumentale Christmas Song by Mogway. Ideali da ascoltare mentre si preparano le pietanze per il cenone e/o il pranzo di Natale sono Christmas Lights dei

Coldplay e la quasi insopportabile Christmas Song cantata da Alvin, Theodor e Simon, i Chipmunks scoiattoli dalle vocine elaborate al synt. Per un tocco di opportuna malizia ecco la necessit di inserire nella compilation la Dirty Christmas Song by Anonymous, subito candeggiata dalla Xmas Song del Trio Scafroglia. Brio e scempiaggine per Spongebobs Very First Christmas Song e bianca nostalgia canaglia per Christmas in Killarney cantata da Bing Crosby. Finale col botto grazie alla signora in giallo Angela Lansbury, la diva londinese del teatro, del cinema e della tv nordamericana che si cimenta in We Need a Little Christmas. E al leggendario Riz Samaritano con il superclassico bizarro datato 1964 Ma che calze vuoi da me?

Laffare dei Babbi e degli alberi: polemiche, cifre, scuole speciali


di ANDREA ROCCO

YOUTUBE XMAS COMPILATION


1. Tiny Tim : Rudolph the Red Nosed Reindeer, dallalbum A John Waters Christmas http://www.youtube.com/watch?v=HBIRMjNQJDQ 2. Mel Torme e Judy Garland: The Christmas Songhttp://www.youtube.com/watch?v=JOQ4JxPDXIU 3. Shirley Temple : I want a hippopotamus for Christmas http://www.youtube.com/watch?v=MIkKMBOOjUg&feat ure=related 4. Mogway: Christmas Song http://www.youtube.com/watch?v=DJpn4oLiwlE 5. Coldplay: Christmas Lights http://www.youtube.com/watch?v=z1rYmzQ8C9Q 6. Christmas with the Chipmunks : Christmas Song http://www.youtube.com/watch?v=6hAUWyp0qzs 7. Anonymous: Dirty Christmas Song: http://www.youtube.com/watch?v=78R4gkpuDAA 8. Trio Scafroglia: The Christmas Song http://www.youtube.com/watch?v=m-ZGWTF9rwI 9. Spongebobs Very First Christmas song http://www.youtube.com/watch?v=-O7pIJuIP20 10. Bing Crosby : Christmas in Killarney http://www.youtube.com/watch?v=Un8tX_mi7wc 11. Angela Lansbury: We Need a Little Christmas http://www.youtube.com/watch?v=o-8Q0rjYjlc&feature= related 12. Riz Samaritano: Ma che calze vuoi? http://www.youtube.com/watch?v=5UUCBxEDfQc (m.g.)

STRENNE

STORIA DEL CINEMA PER CHI HA FRETTA


di GABRIELLE LUCANTONIO

Per leconomia americana degli ultimi cinquanta anni, la stagione delle vendite natalizie, che inizia ufficialmente lultima settimana di novembre con il week-end lungo di Thanksgiving e che termina con Capodanno il periodo cruciale da cui dipende la sopravvivenza di migliaia di imprese e il lavoro di alcune centinaia di migliaia di persone. I grandi magazzini statunitensi producono il 25% del loro fatturato nel mese delle feste natalizie, ma alcune catene di negozi specializzati sfiorano il 50% delle vendite annuali in questo periodo. Ma il Natale americano, diventato

La storia del cinema per chi ha fretta ovvero il Bignami del Mereghetti (16 euro, 160 pagine, Falsopiano), a cura di Maurizio Failla, con prefazione di Stefano Di Marino, un libro nato grazie a Facebook. Failla un regista che ha realizzato una trentina di corti e doc, vincendo il secondo premio alla Mostra di Pesaro nel 2005 e i tre minuti a tema fisso a Bellaria 2007. Per diletto ha creato un gruppo su Facebook dove chiedeva a chi voleva di raccontare un film nel modo pi breve possibile. La sfida stata quella di recensire un film in una riga. Impresa difficilissima a detta di molti critici in della carta stampata. In realt il dizionario non vuole essere un prontuario di cinema nelle intenzioni, ma un compendio che mette in luce i difetti di un film scherzandoci su, oppure partendo dal titolo e per pretesto parlare daltro. Il sottoscritto ha curato il volume pensando il progetto, scegliendo le varie recensioni fatte su un gruppo Facebook tra oltre 10.000 e dandogli una veste mereghettiana da dizionario spiega il curatore nell'introduzione, che usa un po il metodo interattivo di Ebert. Definizioni spesso divertenti collegate ai film in ordine alfabetico. Alla voce Alien troviamo: Nelluovo c sempre la sorpresa o ancora Oggi ho mangiato pesante. Per Blow Up di Antonioni: inutile che continui con gli ingrandimenti: in quella foto non si vede un cazzo! o per Zabriskie Point: In giro per trovare dellottimo esplosivo, da usare nel finale. The Dreamers di Bertolucci: In una Parigi ipercitazionista il 68 passa in secondo pianorispetto al 69... . La dolce vita di Fellini: Pur di non fare qualche altro metro e arrivare a Maccarese, donnone nordico accaldato si getta nella fontana. Comico e irriverente, il libro di Failla non esaustivo (impossibile, visto il metodo adottato). Mancano classici come La strada di Fellini, mentre per alcuni ci sono 4 o 5 definizioni. Se siete stufi per dei tradizionali libri sul cinema... pensate, come dice Failla nell introduzione: ai registi dei film che vanno in libreria e li sfogliano senza acquistarli solo per vedere come sia recensito il loro film. Immaginateveli e il vostro sorriso si trasformer in vera risata. Per rilassarsi.

Non certo una tradizione puritana quella del Natale nordamericano in cui si produce la met circa del fatturato annuale
Da sinistra alcuni protagonisti della hit parade natalizia: Shirley Temple, Coldplay, Chipmunks, Tony Tim, trio Scarfoglia, Mel Torme e Judy Garland, Riz Samaritano... In basso a sinistra Santa Klaus, in alcune fasi salienti dellintervista

cos centrale nelleconomia come nella cultura popolare , come scrive James J. Farrell in One Nation under Goods, una tradizione inventata, non pi vecchia della met del XIX secolo. Gli Indiani dAmerica ovviamente non celebravano il Natale e i Padri Fondatori puritani consideravano la celebrazione del Natale un sacrilegio. C una ordinanza del Massachussettts del 1659 che minacciava pesanti multe per chi faceva festa a Natale assentandosi dal lavoro. La fondazione del Natale a met Ottocento passa per un vero e proprio conflitto di classe che contrappone bande di giovani operai urbani che attaccano le case dei ricchi chiedendo regali in cibo e bevande alla nuova middle class che propone la celebrazione dei valori della tradizione famigliare vittoriana. Il Natale spesso occasione di rivolte e riots violenti e nel 1828 la citt di New York crea il primo corpo di polizia proprio per fronteggiare la rabbia natalizia dei poveri. La vittoria del Natale, avviene anche attraverso la riappropriazione da parte della middle class americana e delle istituzioni politiche che la rappresentano delle tradizioni di origine europea. E soprattutto di due simboli, Santa Claus (Babbo Natale) e lalbero di Natale. Santa Claus oggi lo strumento di marketing pi efficace ed utilizzato da centinaia di centri commerciali in tutti gli Stati Uniti per attirare clienti. Esistono decine di organizzazioni che affittano Babbi Natale opportunamente istruiti e selezionati. C addirittura una Santa Claus University che forma personale per interpretare il vecchietto del Polo Nord, in grado di interloquire con i giovani consumatori che chiederanno i regali nelle Mall (un business collaterale, ma niente male, rappresentato dalla vendita ai genitori delle fotografie dei bambini con Babbo Natale, se ne vendono in media 10.250 in ogni Shopping Center americano). Laltro grande simbolo che ha

in copertina: Babbo Natale componibile in 3d SEGUE A PAGINA 4

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LE GRAND JEU
UN ALTRO NATALE
IL LIBRO - QUANDO LO ZIO SAM VOLLE ANCHE LORO La storica Silvia Cassamagnaghi (che gi si occupata del rapporto donne e media in Italia) pubblica ora per Mimesis (20 euro), un accurato studio su Hollywood e le donne prima, durante e dopo la II guerra mondiale. Per la prima volta in Usa le donne entrarono nellesercito o sostituirono in patria il personale maschile in ogni ganglio della societ (fabbriche, uffici, sport, media). Per la prima volta la donna occidentale puntava non pi solo alleguaglianze e allemancipazione ma, come ci racconta il film noir, al potere. Si parla infatti della nascita obbligata del mega-genere womens movie: commedie, drammi, anche di guerra, e melodrammi per sole attrici donne o dedicate al solo pubblico femminile. E comunque a centralit simbolica femminile. (r.s.)

FIRME PER UNITALIA CHIARA E SCURA


di ALICE RINALDI
ROMA

IL GIALLO

DETECTIVE LENZI E IL CASO FERIDA

di GABRIELLE LUCANTONIO

Scritto dal prolifico regista di Massa Marittima Umberto Lenzi (Roma a mano armata, La banda del gobbo), diventato recentemente anche ottimo giallista, Scalera di sangue (Coniglio editore, 12 euro) il quarto volume della serie di indagini di Bruno Astolfi. Quest'ultimo un investigatore privato squattrinato, come ce n'erano molti nella letteratura hard-boiled e nel cinema noir americano degli anni quaranta, ma che beve il Fernet-Branca invece dellimmancabile doppio whisky. La guerra appena finita. La sua situazione finanziaria pi critica del solito. Avevo delle cambiali da pagare, tre mesi di affitto arretrato, alcune riparazioni della Lancia ancora insolute e una compagna, Elena, che sul momento era priva di risorse scrive Lenzi. Sulle prime pagine dei quotidiani si parla dell'uccisione politica dei divi del cinema dei telefoni bianchi, Luisa Ferida e Osvaldo Valenti (che erano stati tra i protagonisti del primo romanzo di Lenzi, Delitto a Cinecitt nel 2008, mentre Luisa Ferida era riapparsa brevemente in Morte al Cinevillaggio, nel 2010). Astolfi, che era stato cacciato dalla polizia per il suo antifascismo drastico, viene questa volta chiamato per fare una deposizione sui trascorsi fascisti di un ex-collega, il commissario Vito Patan, che avevamo gi incrociato nei volumi precedenti. Il romanzo ambientato nella Roma caotica, ma finalmente libera, del secondo dopoguerra. Di nuovo, la situazione di Astolfi viene risollevata da un inchiesta providenziale e complicata nell'ambiente del cinema. La Scalera Film, pi precisamente il regista Mario Camerini, gli chiede di sorvegliare Andrea Checchi, protagonista di Due lettere anonime, che potrebbe mettere a rischio la produzione con le sue scappatelle serali. Si trova ad affrontare un misterioso assassino che colpisce alcune frequentazioni notturne dell'attore. Durante la complessa indagine si incontrano altri noti personaggi del mondo del cinema realmente esistiti: gli attori Clara Calamai, Carlo Ninchi e Anna Magnani, il regista Roberto Rossellini, un giovane Federico Fellini e il pittore Renato Guttuso (che disegna una specie di identikit dell'assassino). E come negli altri romanzi particolarmente centrale l'incontro casuale di Astolfi con un letterato, al quale racconta della sua inchiesta e confida le sue scoperte. Sar proprio grazie a un suo consiglio che riuscir a riconsiderare tutti gli elementi a sua disposizione e a trovare finalmente il colpevole. Ma contrariamente ai romanzi precedenti (dove l'investigatore aveva incontrato, nell'ordine cronologico, Cesare Zavattini, Indro Montanelli e Dino Buzzati), in Scalera di sangue, Lenzi giocher con l'attesa del suo lettore, e far incontrare ad Astolfi non uno ma due grandi romanzieri italiani. Il primo Vasco Pratolini, che gli suggerir una direzione da seguire nelle sue indagini e il secondo un altro romanziere, Carlo Cassola, che gli dar una delle chiavi per risolvere il mistero. Con una struttura perfetta e un mistero che si risolve solo nelle ultime pagine, questo giallo , insieme al primo volume di Umberto Lenzi, Delitto a Cinecitt, il pi coinvolgente e riuscito della serie. Un giallo avvincente che appassiona anche gli amanti del cinema.

Conoscere per credere, per ri-conoscere, per essere preparati, per non schiavizzare, per non rimanere soli, per provare rispetto, o semplicemente per non fare gaffes. Lo strumento sembra particolarmente utile, e se va alla fonte diretta anche convincente. Questo quello che si sentiva in piazza Fiume, sabato 17 dicembre, durante la Raccolta firme e testimonianze organizzata dallassociazione e dal settimanale online Piuculture, nellambito della campagna LItalia sono anchio: il sostegno alle due proposte di legge popolare che diano la cittadinanza a tutti i bambini nati in Italia indipendentemente dal passaporto dei genitori e il diritto di voto almeno amministrativo ai residenti stranieri che vivono in Italia da almeno 5 anni. Ci che si rivendica con questa legge il principio dello jus soli, semplice e intuitivo: cittadino originario chi nasce sul territorio dello Stato contrapposto a quello, dal razzistico sapore blu dello jus sanguinis. 1800 anni dopo che limperatore Caracalla estese la cittadinanza a tutti gli abitanti dei territori conquistati - era il 212 d.C. - il popolo italiano ci riprova con le firme. In piazza cerano le volontarie dellassociazione e i ragazzi della redazione, che da un anno ricercano storie da far conoscere secondo la filosofia dellincontro diretto con gli stranieri. Un circolo virtuoso di collaborazioni e interviste che hanno instaurato legami di amicizia, permettendo laspetto pi interessante delliniziativa, oltre il classico banchetto in piazza: tentare nuovi incontri, grazie a Flicit, Aziz e Zakaria che erano disponibili a raccontare alla gente le loro storie - tra Camerun, Marocco, Somalia e Italia - e a spiegare i loro perch. Testimonianze tangibili da parte di chi vuole la cittadinanza, ma non pu firmare, perch cittadinanza non ha. Curioso paradosso giuridico che rivela il primo perch: se non ho cittadinanza, non ho potere decisionale nemmeno quando si sta parlando di me. come essere schiavi, ancora una volta, osserva Flicit, da 20 anni in Italia, attrice e mediatrice culturale, in piazza perch i suoi lavori sono complementari: il teatro unarte letteraria che diventa sociale perch viene applicata in modo diretto, la gente ha bisogno di conoscere, di essere preparata e ancora non lo del tutto... dice Flicit. Che non sia del tutto preparata, mi sovviene quando ripenso al racconto di un utente sulla pagina facebook di Rete G2: da dove vieni?, dalla Libia, Non sembri marocchino. Flicit versa contributi allEnpals dal 1992, ma ancora aspetta la cittadinanza: dice che strano sentirsi italiana nella realt di tutti i giorni, ma non avere i pezzi di carta per poterlo essere a tutti gli effetti: in Africa il villaggio che ti accoglie, la cittadinanza a quel punto unadozione, una questione pi umana che cartacea. Sar per questo che la sua tecnica di volantinaggio era la pi ostinata, quasi da inseguimento: ehi, non dirmi che non hai un minuto per firmare per i bambini?!. Zakaria, 25 anni, giornalista, dal 2008 ha ottenuto lo status di rifugiato politica e ora operatore sociale: col suo sorriso un po imbarazzato, ci rimane male quando alcuni proprio non ti rispondono. Lui non si sente orgoglioso di essere fuggito dalla Somalia, ma ne ha passate veramente tante guerre, deserti e famigerati barconi che era lunica via duscita. Aziz, 48 anni, con una classe e un garbo che molti italiani si sognano, convince quasi tutti. Decoratore della Grande Moschea di Roma e poi impiegato al Centro Islamico Culturale, in Italia dal 1991 e aspetta la cittadinanza dal 2007. Anche lui due figli nati in Italia - si sofferma sulla cittadinanza questione umana, non capendo il perch la richiesta di pari diritti e doveri debba diventare politica. Altrettanto importante per lui la questione della conoscenza, perch quella che scatena il rispetto: una volta - racconta - ho visto che girava un volantino italiano sulla Moschea con la foto di una signora coi calzoncini e le scarpe proprio di fronte al Mihrab - labside che indica la direzione della Mecca - ci sono rimasto molto male. In un paese in cui un italiano su tre un evasore fiscale, vivono stranieri che non sono italiani ma pagano le tasse: vorrei avere diritti, oltre che doveri, anchio vivo qui e ho il diritto di scegliere chi governa, semplicemente perch governa anche me dice Al, curdo iraniano, 26 anni, impiegato presso la Ong Intersos, da tre anni rifugiato politico in Italia dove vive con la moglie iraniana e la figlia Neda, dal nome di Neda Agha Soltan, uccisa nelle manifestazioni contro i brogli elettorali alle presidenziali iraniane del 2009. Per Al importante che la sua bambina, nata a Rieti, abbia la cittadinanza: sappiamo che crescer in Italia e vivr dentro la cultura italiana. In Iran sarebbe la vera straniera.

LIBRI DILEEP PADGAONKAR

SEGUE DA PAGINA 3 fatto trionfare il Natale inventato americano lalbero di Natale. I primi alberi appaiono a fine 700, ma loggetto si afferma con il trionfo generalizzato del Natale intorno alla met dell800. Sono naturalmente alcuni immigrati tedeschi a introdurre la tradizione dellalbero decorato. Allinizio del XX secolo lalbero compie il passaggio dallambiente domestico a quello commerciale e viene utilizzato dai Grandi Magazzini Richs ad Atlanta e al Rockefeller Center a New York. Oggi quella degli alberi di Natale diventata unindustria, con cifre impressionanti. Si coltivano alberi di Natale in 49 dei 50 stati dellUnione (persino alle Hawaii, ma non in Alaska) su una superficie di 4000 kmq, pi o meno come tutto il Molise. Ogni anno si vendono 40 milioni di alberi di Natale, tra Usa e Canada e oltre 100 mila persone vivono di questo business. naturalmente nata unorganizzazione che si occupa di fare lobby a favore dei coltivatori di alberi, la National Christmas Tree Association, impegnata su pi fronti. Il principale quello della battaglia contro gli alberi di Natale artificiali. Apparsi nei grandi magazzini Usa negli anni 20, gli alberi artificiali hanno conosciuto una costante evoluzione tecnologica, di stili e colori (negli anni 50 andavano molto gli alberi rosa e arancione) e una costante crescita nelle vendite. Oggi ci sono pi di 50 milioni di famiglie americane che usano alberi artificiali contro 30 milioni che comprano ogni anno un albero naturale. Il dibattito sugli alberi di Natale tocca anche i temi ambientali: quelli artificiali (specie i pi vecchi e quelli prodotti in Cina) sono messi sotto accusa per la contaminazione da piombo che lascerebbero e per limpronta ambientale pi pesante rispetto a quella degli alberi naturali. Uno studio ha stabilito che un albero artificiale dovrebbe essere usato per almeno 20 anni per ammortizzare gli effetti ambientali della sua produzione. Feroci controversie che ruotano intorno al simbolo del Natale sono nate sul terreno della separazione tra stato e chiesa. Nel 2005 lamministrazione dellaeroporto Internazionale di Seattle ha rimosso nel pieno della notte tutti gli alberi di Natale pur di non consentire ad un rabbino di installare dei candelabri a sette bracci (menorah) nellaeroporto. Lo stesso anno il comune di Boston ha cambiato nome allalbero posto nel parco pubblico centrale della citt: non pi Christmas Tree, ma Holiday Tree, lalbero delle feste, provocando la furibonda reazione del pastore televisivo Jerry Falwell. Ma sul fronte del fondamentalismo Cristiano non tutti sono daccordo con la difesa dellalbero. Seguendo uninterpretazione di un versetto di Geremia (10:1-5), una fazione dei fondamentalisti Cristiani contesta lusanza dellalbero come non-biblica e idolatra.

India e la crezione del mondo: tutti restarono stregati dal fascino Rossellini
di GIANCARLO MANCINI

Quando sbarc dallaereo i pi lo conoscevano come il marito di una donna bella e famosa, pochi mesi dopo aveva addosso tutta la stampa scandalistica locale, reo di essersi accattivato le simpatie di una giovane donna sposata, madre di due figli e appartenente a una rispettabile famiglia borghese. Lo stesso Dileep Padgaonkar che ha raccontato in un libro appassionato (Stregato dal suo fascino, Einaudi, pp. 265, euro 19,50) i molteplici significati del viaggio in India di Roberto Rossellini, poco allora conosceva del cineasta italiano. E infatti tra le molte identit di questo volume c anche la gestazione della passione per il nuovo cinema da parte di un giovane indiano che poi sarebbe andato a studiare nellunico paese dove senza tentennamenti sempre si identific lopera di Rossellini con una delle punte pi avanzate e suggestive della ricerca in campo cinematografico, la Francia, Parigi, la Cinemateque di Henri Langlois, i Cahiers du cinema dei giovani turchi Godard, Truffaut, Rohmer, Rivette. Pochi si accorsero di quel fauno addormentato, come lo aveva chiamato una volta Jean Cocteau, al suo arrivo a Bombay, nel dicembre del 1956, anche perch la sua famosa e adorata consorte, Ingrid Bergman, era rimasta a Roma. Le settimane precedenti avevano visto logorarsi definitivamente un matrimonio da tempo in difficolt, con le sirene americane che volevano riportare la Bergman nellorbita degli studios e dallamarezza di Rossellini, reduce da una serie di insuccessi di botteghino come La macchina ammazza cattivi, La paura, Giovanna dArco al rogo. Pochi continuavano a credere nei progetti di questo pioniere del cinema, men che meno i produttori, ma la sua ostinata marcia in avanti non era destinata ad essere affossata dalle difficolt materiali. A fornirgli loccasione per un nuovo salto in avanti era stato un incontro con il primo ministro Jawarharlal Nehru a Londra. Socialista e riformista, Nehru si era prefisso il compito di traghettare lIndia nella modernit combattendo contro il fortissimo potere castale, la corruzione della burocrazia, lanalfabetismo, la fame che ancora devastava larghi strati della societ. Se Viaggio in Italia (1953) era stato, come scrisse Rivette, lapparizione di un cinema moderno, ora, spostando la posta in gioco dal piano delle idee a quello delle cose, Rossellini voleva osservare limmane salto in avanti di un popolo dopo gli anni della colonizzazione britannica. Cogliere la verit di questo momento per il popolo indiano significava anzi tutto andare oltre i luoghi comuni, gli esotismi, i clich fatti di tigri, scimmie, fachiri, incantatori di serpenti, mendicanti e tutta una accozzaglia di amenit, residuo dellorientalismo ottocentesco, di uomini e donne rinchiusi nelle gabbie sotto lo sguardo delluomo occidentale, compiaciuto del proprio benessere e della propria superiorit culturale. Occorreva lasciarsi alle spalle ogni pre-giudizio e semplicemente partire,

con la testa e con il corpo, lasciandosi penetrare, svuotando i propri occhi, espandendo il pi possibile le facolt percettive. Al suo fianco aveva uno dei grandi direttori della fotografia di quegli anni, Aldo Tonti, il quale ricorda lostinato rifiuto di Rossellini di visitare i celebri monumenti indiani, quella grandezza non aveva nulla a che vedere con la realt. Lamico Jean Renoir che poco tempo prima aveva girato Il fiume, gli aveva fornito un elenco di persone che sicuramente lo avrebbero aiutato ad andare oltre la cartolina incantata. Tra questi c il documentarista Hari Dasgupta, il quale si presenta allincontro con la moglie Sonali, alta, scura di pelle e con occhi da cerbiatta. Mentre Dasgupta sponsorizza la sua candidatura per entrare a far parte della troupe Rossellini le porge un plico di fogli sul progetto per averne un parere. Inizia cos il rapporto con questa misteriosa e affascinante donna indiana. Tonti gi al secondo incontro tra i due intuisce il futuro sviluppo degli eventi. Appena Sonali mise piede nella camera dalbergo, mi resi conto che per Rossellini quellincontro rappresentava un pericolo, non lavevo mai visto cos pieno di vita. Era il fascino incarnato. Era frizzante di energia. Non riusciva a stare fermo. Camminava su e gi agitando le braccia. Parlava dellIndia come se ci abitasse da una vita. La sua conversazione faceva scintille. Noi lo ascoltavamo incantati. La macchina-cinema si era rimessa in moto, il gigante affaticato e demoralizzato dalle incomprensione professionali e dal fallimento del matrimonio con la Bergman si era rialzato ancora una volta. Grazie ad una donna e ad un paese che da quel momento vide attraverso i suoi occhi, baci sfiorando le sue labbra, tocc sfiorando i suoi lineamenti. Si stava perdendo e ci era pericoloso nellaccezione di Tonti, significava smarrire i punti cardinali del lavoro per il quale lui e gli altri della troupe erano stati chiamati. Qualunque piano di produzione si sarebbe potuti approntare pur in quelle condizioni quantomeno precarie, con la burocrazia che metteva ogni giorno i suoi paletti ritardando autorizzazioni e posticipando appuntamenti, era sul punto di saltare. Si sarebbe brancolato nel buio, a tentoni, ora per ora, il regista, la guida, colui che aveva fortemente voluto il progetto percorreva da solo la foresta dellinnamoramento. Il suo set non prevedeva tabelle di marcia, piani di lavorazione. Tonti rimase parecchio tempo da solo a filmare elefanti, mahout, scimmie, nel frattempo arriv la notizia dellOscar alla Bergman per Anastasia, il bentornato di Hollywood alla diva. Ogni passaggio della vita di Rossellini era stato segnato da un innamoramento, da una perdita di s, da uno smarrirsi, da una perdita di memoria che solo con il tempo si sarebbe potuta riassorbire nel suo nuovo modo di essere e di fare cinema. Stavolta, in mezzo alla cagnara messa su dai giornali scandalistici di tutto il mondo e un progetto gonfiatosi mostruosamente oltremisura con decine di ore di girato, una nuova strada egli

Lappassionante racconto di un giornalista indiano sul viaggio e sulla svolta artistica del cineasta italiano, sbarcato a Bombay nel 56, a un bivio della sua vita

intravvedeva davanti a s. Il cinema ormai era un ormeggio mollato, davanti cerano le sconfinate frontiere della civilt umana da esplorare ed un nuovo mezzo con il quale raccontarle, a disposizione di un pubblico ancora pi ampio del cinema, la televisione. Dal viaggio in India ne sarebbero venuti fuori dieci episodi per la televisione (India senza miti, Bombay, la porta dellIndia, Architettura e costumi a Bombay, Varsova, Verso il Sud, Le lagune del Malabar, il Kerala, Hirakound, il Pandit Nehru, Gli animali in India) e un film di cui pochi si sarebbero accorti India Matri Bhumi. Nel 59 a Venezia Rossellini riceve il Leone doro per Il generale della Rovere. Quella che molti accolsero come una rinascita in realt era lultimo gesto cinematografico ad un tempo che egli vedeva ormai come lontanissimo, il cinema, la guerra, la storia. Il progetto indiano gli aveva spalancato davanti possibilit nuove a cui avrebbe dedicato ogni risorsa economica oltre che umana. Correva veloce, come le macchine che amava guidare, appena qualcuno stava per raggiungerlo spingeva ancora pi a fondo lacceleratore per andare ancora pi avanti, da solo.

moderati arabi

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Il Parlamento Europeo ha finalmente sospeso gli accordi commerciali di pesca con il regime di Rabat. Isabela Loevin, europarlamentare svedese del Partito Verde, ha denunciato da tempo lillegittimit dei trattati perch consentivano al 74% dei pescherecci europei di sfruttare le coste del Sahara Occidentale, senza che il popolo sahrawi fosse mai stato consultato sul tema [] estremamente chiaro che il Marocco stipula accordi mercantili per una sola ragione: legittimare loccupazione militare del Sahara, facendo dellUnione Europea il complice dei suoi comportamenti criminali nellarea.

ALIAS 24 DICEMBRE 2011

(5)

I FILM
IL MAGICO NATALE DI RUPERT
DI FLAVIO MORETTI, CON GIAMMARIA COROLLA, PIERA CRAVIGNANI. ITALIA 2004.

SINTONIIE
natia, mentre Auda si interessa alla ricerca della conoscenza. Un giorno per Nesib viene a sapere da un petroliere texano che il suo territorio ricco di petrolio. ALMANYA - LA MIA FAMIGLIA VA IN GERMANIA
DI YASEMIN SAMDERELI, CON VEDAT ERINCIN, FAHRI OGN YARDIM. GERMANIA 2011 ragazzino con trauma infantile che a Tokyo spaccia ecstasy e altri invenzioni sintetiche. Nel lost in traslation francofono di No la capitale del Sol Levante diviene una cartolina al neon di luci rosse, locali di sesso, visioni di un Oshima mal digerito con erotismo banale. (c.pi.)

A CURA DI FILIPPO BRUNAMONTI, ANTONELLO CATACCHIO, MARIUCCIA CIOTTA, GIULIA DAGNOLO VALLAN, MARCO GIUSTI, CRISTINA PICCINO, ROBERTO SILVESTRI, SILVANA SILVESTRI

IL FILM
AGUASALTAS.COM
DI LUS GALVO TELES, CON JOO TEMPERA E MARA ADNEZ. PORTOGALLO 2011.

Durante la vigilia di Natale, la nonna chiede a Rupert di riassettare la soffitta. Il ragazzino in soffitta trova, tra le varie invenzioni del nonno accumulate dopo la sua scomparsa, una rudimentale macchina del tempo. Rupert, nignaro delle conseguenze, attacca alla presa della corrente una lampada che emana segnali che nello spazio raggiungono un'astronave aliena. Cos, un piccolo pacco precipita dal cielo. Viene aperto, dalla scatola escono dei piccoli extraterrestri decisi ad invadere la casa. ARTHUR E LA GUERRA DEI DUE MONDI
DI LUC BESSON, CON FREDDIE HIGHMORE, MIA FARROW. FRANCIA 2011

THE ARTIST
DI MICHEL HAZANAVICIUS, CON JEAN DUJARDIN, BRNICE BEJO. FRANCIA 2011.

Tratto dall'omonimo romanzo di Luc Besson del 2005, precisamente dal terzo capitolo della saga fantasy. Maltazard, alto 2 metri e 10, vuole dominare il mondo e solo Arthur e i suoi amici Slnia e Btamche sono in grado di fermarlo. Considerata la loro altezza, solo di 2 millimetri, dovranno ricorrere a tutto il loro ingegno e immaginazione per contrastare i machiavellici piani di Maltazard, ristabilendo cos l'armonia tra i due mondi. CAPODANNO A NEW YORK
DI GARRY MARSHALL, CON ROBERT DE NIRO, MICHELLE PFEIFFER. USA 2011.

Lontano dal dramma dell'emigrazione e dalla temibile commedia etnica una sophisticated comedy di una regista trentenne, Yasemin Samdareli, tedesca di origine turca, fan di Lubitsch e di Guney, dai quali distilla humour dissacrante e memoria storica per il suo film d'esordio. Successo all'ultima Berlinale, Almanya ha registrato in Germania un record d'incassi (11 milioni di dollari) e ora si offre al pubblico italiano (distribuzione Teodora) come perfetto film di Natale (m.c.) IL GATTO CON GLI STIVALI
DI CHRIS MILLER, CON LE VOCI ORIGINALI DI ANTONIO BANDERAS E SALMA HAYEK. USA 2011

La Hollywood 1927 rivista da un francese, il quarantenne Michel Hazanavicius, a rischio banalit d'autore e si presta ad allegre sviste filologiche. Il regista ha in mente il cinema camp anni Cinquanta, la fiammeggiante sf, il fumetto e l'esotismo da drive-in trasferiti sul confine del sonoro per il suo omaggio in bianco e nero al silent-movie. Il film salvato da Jean Dujardin nella parte del divo Valentin, premiato come miglior attore a Cannes. (m.c.) FINALMENTE LA FELICIT
DI E CON LEONARDO PIERACCIONI, ROCCO PAPALEO. ITALIA 2011.

LA NOTTE DEI DESIDERI


Italia, 2011, 450 musica: Jovanotti regia: Leandro Manuel Emede, Lorenzo Cherubini fonte: MTV

A New York, durante la vigilia di Capodanno, alcune persone attendono il nuovo anno affrontando avventure o dovendo rimediare a vecchi errori, in compagnia di vecchi amici o accanto ai propri cari. Alla fine ognuno avr un motivo in pi per festeggiare. Tra i tanti protagonisti, le cui storie sono intrecciate, c Claire, una commessa che festeggia col padre in fin di vita; Tess, che vuole far nascere il primo bambino del 2012; un cantante che, prima del concerto di mezzanotte, ritorna con la sua vecchia fiamma Laura. EMOTIVI ANONIMI
DI JEAN-PIERRE AMRIS, CON BENOT POELVOORDE, ISABELLE CARR. FRANCIA 2011.

Animazione digitale che cerca di rilanciare il verdastro Shrek ormai in agonia negli infiniti sequel, e promuove il caratterista della serie, il Gatto, dal fascino perverso, qui nelle vesti di un fuorilegge per caso in cerca di redenzione. Accanto a lui Humpty Dumpty, l'uovo antropomorfo e la gattina Kitty Zampe di velluto. L'allegra banda segue la caccia al tesoro di Jack e il fagiolo magico, senza molta convinzione. Le gag del Gatto che sgrana gli occhi per ipnotizzare di dolcezza l'avversario un dej vu e nulla sorprende del personaggio felino travestito da Zorro e da D'Artagnan. Il vero micio con gli stivali di Charles Perrault si perde in questo cartoon che mixa tutto il possibile, favole, film, comicit tV, doppi sensi e che non rid sapore alle creature anti-disneyane ideate da Katzenberg. Banderas esegue anche il doppiaggio italiano, con Francesca Guadagno e Alessandro Quarta. (m.c.) LE IDI DI MARZO
DI GEORGE CLOONEY, CON Ryan Gosling, PAUL GIAMATTI. USA 2011

2 7

Un professore di musica di Lucca convocato alla trasmissione C posta per te di Maria de Filippi. Qui scopre che sua madre, appena scomparsa, aveva adottato a distanza una bambina brasiliana, ora divenuta una bellissima modella desiderosa di conoscere il fratello. SHERLOCK HOLMES: GIOCO DI OMBRE
DI GUY RITCHIE, CON ROBERT DOWNEY JR., JUDE LAW. USA 2011.

Clip dellennesimo singolo tratto dallultimo e fortunato album Ora, questo La notte dei desideri preceduto da un prologo seminarrativo basato su suoni naturali: Jovanotti si sveglia al mattino e, con la forza magnetica delle mani, mette in funzione la mitica radio Brionvega creata da Sapper e Zanuso negli anni 60. La musica pu dunque iniziare con il cantautore di Cortona che si diverte a danzare il suo brano nei vari ambienti di questo scarno interno domestico, travestendosi con i costumi pi bizzarri, al limite del kitsch (lo stilista Nicol Cerioni). Un tocco di post-produzione (gioco di intarsi elettronici sul suo corpo) completa un video come sempre molto libero e giocoso, dallatmosfera chiaramente familiare (la coregia dello stesso musicista) che si conclude con lapparizione di Francesca, moglie di Jovanotti. FREESTYLER
Finlandia, 2000, 4 musica: Bomfunk mcs regia: autore ignoto fonte: Youtube.com

Titolo originale Dot.com, la commedia, distribuita anche in Brasile, ha vinto il premio Coimbra Caminhos do Cinema Portugus. Pedro, un ingegnere inviato in un piccolo villaggio portoghese, Aguas Altas, decide di creare un sito web dedicato al paese. Per a Madrid, una multinazionale ha registrato lo stesso dominio per commercializzare unacqua minerale e richiede il pagamento di 500.000 euro come risarcimento. Si pone lalternativa di chiudere il sito, ma inizia una battaglia: gli abitanti del borgo sono costretti a difendere il sito web in nome del loro villaggio, nonostante non sappiano neanche cosa sia internet. la loro maggiore ambizione che la strada del paese venga asfaltata. Ma intanto cominciano anche a cambiare attitudini e modo di pensare, mettendo in moto un meccanismo da commedia che coinvolge sentimenti, stampa, politica. Negli ultimi anni parecchi film corali-rurali, ambientati in luoghi mai toccati dalla globalizzazione hanno mostrato la rapida trasformazione di contadini un po addormentati dalla separatezza o dallindigenza, grazie alle meraviglie tecnologiche o alliniziativa o a qualche salutare scossa imprevedibile (da Svegliati Ned di Kirk Jones a Holy Water di Tom Reeve). Girato a Dormes, villaggio di 39 abitanti, interpretato da Joao Tempera (Pedro), star della tv portoghese e dallattrice spagnola Maria Adanez (Estados alterados, Mi vida en ruinas), con Marco Delgado, Isabel Abreu, Margarida Carpinteiro. (s.s.)

IL LIBRO
LAUTOBIOGRAFIA DEI MONTHY PYTHON
SAGOMA, EURO 24,90

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Jean-Ren il direttore di una fabbrica di cioccolato, e la sua passione per questo cibo lo accuma ad Anglique, cioccolataia di gran talento. Nonostante la loro timidezza, riescono a conoscersi, e si innamorano l'uno dell'altro, ma non trovano il coraggio di confessare questo amore, bloccati dalla mancanza di fiducia in se stessi, il rischi e la paura di rivelare i propri sentimenti. IL FIGLIO DI BABBO NATALE
DI SARAH SMITH, CON JAMES MCAVOY, HUGH LAURIE. USA 2011

Babbo Natale deve girare il mondo in una sola notte per consegnare i regali. Per riuscirci, si avvale di un esercito di un milione di elfi, di un'enorme slitta supertecnologica e di un vasto centro di controllo sotto i ghiacci del Polo Nord. Ma nonostante questa sofisticata tecnologia gli imprevisti sono dietro langolo. IL PRINCIPE DEL DESERTO
DI JEAN-JACQUES ANNAUD, CON ANTONIO BANDERAS, FREIDA PINTO. FRANCIA 2011.

Incursione di profondit nell'immaginario americano di un cineasta che ha stile, George Clooney (qui scrive, dirige e interpreta): Mike Morris, governatore democratico candidato alle presidenziali, luomo nuovo, pacifista, fautore dello stato sociale, spudoratamente ateo. Ma nello staff covano corruzione e brama di potere. Thriller bipartisan dedicato al pi appassionante dei giochi, la politica, Ma finisce per ridurre tutta la storia Usa (Kennedy, Nixon, Clinton/Levinsky...) ai suoi moventi pi bassi, oscuri, patologici e casuali, rompendo con la sensibilit liberal se non proprio radical, che rese indimenticabile il filone elettorale new Hollywood anni '60 e '70 (r.s.) LIGABUE CAMPOVOLO - 3D DI E CON LUCIANO LIGABUE. ITALIA 2011. Il concerto di Luciano Ligabue al Campovolo di Reggio Emilia, svoltosi il 16 luglio 2011 innanzi a 120.000 fan, stato immortalato in un film in 3D. Le immagini del concerto e la parte documentaria, svelano un inedito Ligabue, che racconta la storia di un sogno nato vent'anni prima, ed ora realizzatosi.

Ispirato al fumetto di Lionel Wigra, ecco il sequel semi-gay delle neoavventure di Holmes e Watson, questa volta contro larcinemico, il prof. Moriarty. Siamo nel 1891. La misoginia di Doyle, incolpevole, ma sempre ispiratore, ha travolto la nuova coppia di sceneggiatori (Kieran Mulroney e sua moglie Michele) che si sbarazzano di donne, zingare o meno, con non chalance. Ritmo e sviluppo visuale sono da videogame. Laspetto pi divertente nei travestimenti di Sherlock Holmes magnifici quando si mimetizza nellambiente circostante. Bisogna abbandonarsi al flusso Guy Ritchie e al duetto giocoso Downey jr-Law, pi Stephen Fry l imperturbabile fratello di Holmes. (a.ca.) VACANZE DI NATALE A CORTINA
DI NERI PARENTI, CON CHRISTIAN DE SICA, SABRINA FERILLI. ITALIA 2011.

Al ritmo della musica electro-rap della band finlandese, un ragazzino (Mario Snellman) se ne va in giro per la metropolitana di Helsinki (il video stato girato precisamente nella stazione di Hakaniemi) con un telecomando che gli consente di immobilizzare quelli che incontra (freeze) o di mandarli avanti indietro (skratch), di farli ballare improvvisamente o cancellarli di colpo. Un riuscitissimo clip questo di Freestyler, basato in fondo su unidea semplice, ma che sfrutta in pieno la logica della medialit applicata alla vita quotidiana. Grande ironia e, naturalmente, un largo uso degli effetti speciali. Probabilmente ispirato a Freestyler Out of the Blue del dj olandese System F, realizzato lanno seguente. HISTORY REPEATING
UK, 1997, 5 musica: Propellerheads con Shirley Bassey regia: Pedro Romhanyi fonte: RTL

Per entrare nelluniverso dei Monty Python un tempo bisognava aver subito almeno gli stimoli delleducazione anglosassone e dei freni sociali imposti dalla societ britannica: la loro imprevedibile azione si muoveva parallelamente ai nuovi eventi musicali, alle bande giovanili, a tutto quello che non era ancora esploso come Swinging London. I ragazzi della classe intorno al 40 e dintorni che si erano formati alle battute radiofoniche di Peter Sellers del Goon Show continuavano a smantellare le consuetudini stabilite intorno alla trasmissione della Bbc dove appariva il circo volante dei Monty Python. Si trattava di un cocktail non shakerato di Oxford (Michael Palin e Terry Jones) e Cambridge (Eric Idle, John Cleese, Graham Chapman). Pi lacquisto americano del Minnesota, Terry Gilliam. Data dinizio, lanno stesso dello scioglimento dei Beatles. Solo dopo vennero film come Il sacro Graal, Brian di Nazareth, Il senso della vita. Lautobiografia edita da Sagoma come una preziosa miniera, oggetto impareggiabile di aneddoti, immagini, follie, fotografie, intrecci, biografie. (s.s.)

IL FAL
LA FCARA DI NOVOLI
NOVOLI (LECCE) 16 GENNAIO 2012

6 5

De Laurentiis non riuscendo a rinnovare come voleva il genere con linnesto di nuovi autori-attori, ritornato alle origini, cio a Cortina e ai Vanzina che hanno costruito come sceneggiatori un film molto pi solido del precedente, dove tutto torna e non ci sono buchi narrativi. Alla fine la commedia superiore a molti degli ultimi titoli della serie, soprattutto a quello del 2010, ma certo non pu essere un campione di novit. A parte la trovata della prostata e la battuta finale su papi (morto un papi se ne fa un altro). (m.g.) PENULTIMO PAESAGGIO
DI FABRIZIO FERRARO, CON LUCIANO LEVRONE, SIMONA ROSSI. ITALIA, 2011.

In Arabia, allinizio del XX secolo, due sultani si incontrano sul campo di battaglia. Il vincitore Nesib, emiro di Hobeika, detta le condizioni di pace al suo rivale Amar, sultano di Salmaah: nessuno potr pi reclamare i diritti della terra di nessuno, La Striscia Gialla. Secondo il costume tribale Nesib adotta i due figli maschi di Amar, Saleeh e Auda, come garanzia del trattato. Anni dopo Saleeh un guerriero ansioso di tornare nella terra

ENTER THE VOID


DI GASPAR NO, CON NATHANIEL BROWN, PAZ DE LA HUERTA. FRANCIA 2010. Gaspar No sognava da anni il suo mel psichedelico, peccato per che la psichedelia riguarda (forse) solo l'elenco di droghe snocciolato dal suo protagonista,

Fabrizio Ferraro secondo la lezione Straub&Huillet costringe lo spettatore a riempire i fotogrammi mancanti, a mettere in moto i sensi, a inventarsi altri percorsi tra gli interstizi di questo film ispirato a Ultimo tango a Parigi di Bertolucci. Macchina celibe scandita dalle note di Vivaldi e dalla tromba di Paolo Fresu, sinfonia per anime perse ma resistenti che attraversano la cornice dello schermo e si liquefanno come l'acqua della Ville Lumire. (m.c.)

Il classico studio televisivo fine anni 60, il fantomatico conduttore Roger Humphries della fantomatica trasmissione Jazz 2000 presenta lesibizione della vocalist Shirley Bassey che inizia la sua performance accompagnata dallorchestra. Oltre al playback della cantante vediamo anche il dietro le quinte della trasmissione, con tecnici, autori, funzionari, ecc. History Repeating (incluso nellomonimo album) naturalmente girato in bianco e nero per ricostruire lo stile depoca ma, attenzione, poco alla volta ci accorgiamo che alcuni elementi sono attuali: le telecamere, labbigliamento dei componenti della band (tra cui Will White e Alex Gifford); e quando il ritmo del brano diventa pi sostenuto, tanto da contagiare il pubblico, qualcuno si scatena nella breakdance anni 80. Romhanyi insomma a differenza di altri clip del genere che simulano liconografia televisiva del tempo che fu punta tutto sullo scarto anacronistico, con risultati di indubbia efficacia.

Ogni anno il comune di Novoli (Lecce) organizza la Fcara, un immenso fal in onore del patrono del paese, S. Antonio Abate. La festa affonda le sue radici nel lontano 1664, quando il vescovo dellepoca canonizz il santo, dichiarandolo protettore del paese. Ogni anno, dal 17 dicembre, si raccolgono per Novoli tralci di vite e vari meteriali combustibili, destinati a costituire in piazza Tito Schipa un immenso fal, la fcara appunto, alto 25 metri e con un diametro di 20, che verr acceso la sera del 16 gennaio in onore del santo. Questanno lartista Mimmo Paduli firmer il primo manifesto dautore della Festa del fuoco e una xilografia dal titolo Il mistero del fuoco pi grande del Mediterraneo, per raccontare il mistero della magica notte della fcara. Sar quasi un secondo capodanno, quando la spettacolarit dellinstallazione di Paladino verr accompagnata dalla musica di Roy Paci e della neonata Orchestra del Fuoco, organizzato in onore del pi grande fuoco del Mediterraneo che alimenta la grande festa, momento di incontro tra culture e religioni diverse, che si riuniscono idealmente intorno al fuoco, simbolo di pace e di solidariet nellarea mediterranea. (letizia leo)

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ALIAS 24 DICEMBRE 2011

MARIA

Il latte della Vergine, Madre di Dio e Dio lei stessa


di LUISA MURARO

Maria di Nazaret (Palestina) tornata di moda. Dico tornata perch chi sa un po di storia religiosa la conosce come una figura che si regolarmente prestata a interpretare esigenze del momento, provenienti dallalto e dal basso, da destra e da sinistra. La sua carriera comincia prestissimo, alle nozze di Cana, quando si accorge che manca il vino e chiede al figlio di provvedere. Il culmine lo raggiunge nel Concilio di Efeso, quinto secolo, quando i padri conciliari le danno il titolo di madre di Dio. Chi ha lottato per questo risultato? Sorpresa, quel Cirillo di Alessandria al quale gli storici imputano una parte di responsabilit nelluccisione della filosofa neoplatonica Ipazia. Cirillo era un politico spregiudicato, ma anche buon teologo. A lui interessava essenzialmente la dottrina su Ges e la sua identit: doppia (uomo e dio) o una? Una, sosteneva Cirillo, quella divina; il titolo dato a Maria veniva di conseguenza. Non finita l, le peripezie continueranno, una storia in cui si trova di tutto, pensate soltanto alla Porta di Gaud (la nativit) nella Sagrada Familia di Barcellona, che fu concepita per recuperare alla religione le famiglie operaie. La Maria di moda ai nostri giorni trionfa con il femminismo che combatte il patriarcato ancora annidato nella religione. Data la scarsa conoscenza del femminismo, dovuta pi alla novit delle idee che allignoranza delle persone, vi capiter di leggere che noi femministe eravamo contro la figura di Maria. No, non solo la mariologia fu un terreno di coltura del femminismo cattolico, ma anche le agnostiche si sono dedicate e strappare Maria alla devozione di tipo patriarcale. Penso al Magnificat di Rosetta Stella (Marietti), che ha convocato una schiera di amici a commentare il canto che Luca mette in bocca a Maria. Di Maria si enfatizzato il protagonismo, la mobilit, lautonomia. La sua verginit stata interpretata in termini dindipendenza simbolica dagli uomini. Fondamentale stato lapporto di Luce Irigaray, che, dagli anni 80, ha contribuito a diffondere un nuovo linguaggio religioso: memorabile quel numero della rivista Inchiesta (1989) da lei curato, Il divino concepito da noi, con numerosi testi mariani. Per i nostri giorni penso a Ivana Ceresa, fondatrice della Sororit, un ordine religioso posto sotto lautorit di Maria, concepita come figura di donna potente. Riaffiora a questo punto il titolo esorbitante dato a Maria dai padri conciliari di Efeso: madre di Dio. E perch non Dio lei stessa? La donna che d corpo a Dio, come non vedere Dio nel suo, di lei, corpo? Mi pare che ci sia una sentenza dellex SantUffizio che vieta di pensarlo, ma come fermare le idee? Solo la mediocrit e la paura fermano le idee, altrimenti premono per svilupparsi. Teresa di Lisieux (una femminista, qualcuno ha scritto di lei) va in quella direzione. In una sua poesia di meditazione sulla Vergine che allatta Ges, dice: il serafino contempla Dio faccia a faccia, beato lui, io su questa terra che cosa posso vedere? unostia bianca come il latte Ecco che cosa io posso vedere e godere: il latte della Vergine. Cirillo, vescovo di Alessandria e padre della Chiesa, aveva altro in testa, indubbiamente, ma la umana testa, per quanto robusta, sarebbe limitata, la fa grande e libera che la teniamo aperta al soffio delle idee.

di MARIA GROSSO

Voce di donna dal buio di una grotta. Palestina, poco pi di duemila anni fa. Lei di spalle, figura in nero, guarda fuori, lontano, la luce che affiora dietro la montagna. Tanti altri hanno narrato, interpretato, scritto, ma questo il fiato della sua testimonianza, e comincia dallamore. Nellamore cresciuta senza chiedere e senza aspettare, a cominciare dal latte di sua madre. Nellamore ha accolto la creatura che, pur senza aver conosciuto uomo, ha sentito viverle dentro, come un accadere impossibile da credere, eppure come un fatto semplice e naturale. E Giuseppe, suo quasi marito - grazie anche alla tranquillit ferma di sua madre - compiendo la prima infrazione alle norme patriarcali di quel mondo, ha avuto fiducia in lei. Ecco, dalla finestrella opaca e parziale del suo velo di sposa li ha visti: i parenti di lui la attendono fra loro se sapessero, in onore alla legge, la lapiderebbero. L, tra pastori e deserti, dove gli uomini chiedono a Dio figli maschi, stesso nome paterno e discendenza, tanti sono i divieti che

ostruiscono la vita di una donna, il suo manifestarsi nella societ. Lei poi ragazzina: il viso brunito delle donne della sua terra, la guancia ancora tondeggiante, dettaglio docchio che irradia lampi e determinazione, fino allimprovvisa grazia di un sorriso Lei che conforta e nutre lindemoniato che tutti vessano, che sottrae i figli che Giuseppe ha avuto in prime nozze alla visione della violenza dei romani occupanti, che si reca dalla cugina Elisabetta, prossima madre in una et al confine, per incitarla ad agire il suo sapere di donna contro oscure superstizioni e norme. E quando sar il suo tempo, se la legge ebraica separa per quaranta giorni il nucleo effusivo della madre e del bambino governando gli eventi - partorir lontana e sola in una grotta, unico compagno il suo stesso respiro. E attaccher il suo bambino al seno, non il nome del padre, ma Ges, e con limpida fermezza avanzer, fino a rifiutare che sia circonciso. Varcher, condurr: senza grido n violenza, solo precise parole, brevi cenni degli occhi. Lei baricentro, cardine e perno, lei mantello colorato che irrompe tra i grigi, lei sguardo che guida e muove, congiungendo visibile e invisibile. Allora gli uomini dal cuore illuminato capiranno, come Giuseppe e come Zaccaria: che Dio non chiede sangue, ma piet. E anche i saggi inviati da Erode sentiranno che il prodigio la fiducia che la madre nutre nel bambino. Cos, scoprendo il dolore la violenza lingiustizia, a dodici anni Ges le chieder se la legge pu sbagliare poi scomparir. Lo ritroveranno al Tempio, a colloquio coi dottori. N sgridato n punito dai suoi, da loro sar accolto. Questa Maria di Nazaret e questo il misconosciuto ingresso alla vita di Ges secondo Io sono con te, il film di Guido Chiesa uscito nel 2010. Appena un anno di vita per il mondo, ma unopera che vale per sempre. Terrena e forte come quercia, eppure radiante cielo. Alla sua radice, infatti, non una prospettiva religiosa gi acquisita, bens una ricerca intellettuale spirituale e politica di intensa complessit e travaglio. Sei anni di approfondimento e di studi fonti storiche il Vangelo di Luca e alcuni dettagli dagli apocrifi nonch di attraversamenti esistenziali che Chiesa e Nicoletta Micheli (autrice del soggetto e moglie del regista), hanno compiuto in cerca di Maria come di s, dellessenza umana della nascita e dellatto pedagogico. Dolcissimo e rivoluzionario darsi di questa Madre oltre la polvere dei fraintendimenti e delle interpretazioni manipolanti e detrattive. E amore che non lascia chi ha incontrato i suoi occhi nel film. Inevitabile tornare al momento in cui la lunga storia di Io sono con

te cominciata. (N.M) Da tempo ero in cerca di qualcosa che mi fosse daiuto nella relazione con i miei figli. Avevo letto Il bambino competente di Jesper Juul e lidea che il bambino non un contenitore o una propriet ma una persona meritevole di rispetto e amore mi era risuonata fortemente dentro. Da piccola non avevo ricevuto affetto in quella forma, cosa che mi aveva procurato grandi sofferenze, inceppando la mia predisposizione a un certo tipo di accudimento, senza per comprometterla del tutto. Poi lincontro con una mamma, Maeve Corbo, ha generato la svolta

Dialogo a pi voci su Maria di Nazaret

definitiva. Hai letto Il concetto del continuum di Jean Liedloff? Mi ha chiesto. Lo conoscevo, ma non lo avevo mai letto. (Partendo da una ricerca tra gli Yequana, popolazione dellAmerica Latina, che non ha perduto il continuum con le pratiche istintuali di specie, il libro rivela tutta la crucialit del contatto pelle pelle tra il bambino e chi se ne prende cura, ndr). Io penso che Maria di Nazareth sia un esempio perfetto di continuum concept. Questa frase mi arrivata come un dardo, dritta al cuore. Cos ho letto il libro, e ne sono uscita a pezzi, perch se sempre doloroso ripercorre le tappe delle sofferenze subite, lo altrettanto fare i conti con quelle inflitte ai propri figli. Quindi la fiamma che ha messo in moto il tutto arrivata da due libri. Anche se per me Il concetto del continuum non un libro, ma una sorta di protovangelo (G.C.) Nel 2005 mentre ero negli Stati uniti, Nicoletta mi ha mandato una e-mail in cui mi parlava di Maria di Nazareth, lanciandomi lidea di un film. A quel tempo io ero ancora molto lontano dal prendere coscienza della questione, cos la sua proposta mi completamente spiazzato. Non sono credente e per fattori legati alla mia formazione laica, nutrivo un forte pregiudizio verso gli argomenti religiosi. In realt anche se lo caricavo di teorie intellettuali, il mio era un rifiuto istintivo, un modo per difendermi. Se cerco per di isolare laccendersi iniziale che ha portato al film, devo tornare indietro al momento della nascita della mia prima figlia. Con la paternit avevo sentito affiorare come un senso di mancata congruenza tra il padre che avevo immaginato di essere e il padre che ero. Questo mi aveva portato a indagare me stesso e le mie ferite. Poi, su ispirazione di Nicoletta e Maeve, avevo cominciato a leggere i libri di Alice Miller (psicoterapeuta ebrea polacca scomparsa nel 2010, ndr). E lei, una fonte assolutamente non sospetta di essere bigotta, fa riferimento al modello di pedagogia universale fondato sui Vangeli e offerto da due genitori come Maria e Giuseppe. Per esempio il loro comportamento innanzi alla fuga di

Ges a dodici anni, cui segue il suo ritrovamento al Tempio, citato come modello di una pedagogia fondata sulla fiducia e sullamore. Anche i testi di Michel Odent (medico ostetrico francese che lotta per il ritorno alla naturalit della nascita, ndr) mi hanno aperto squarci su modi per me completamente inaspettati di guardare a Maria nel suo essere donna e madre. Siete dovuti andare in cerca di chi fosse Maria, oltre le stratificazioni interpretative che le erano state sovrapposte. Sacrificale sottomessa asessuata eterea inarrivabile Una pioggia di definizioni impregnate di secolare e strumentale maschilismo teologico. Da cui il comprensibile rifiuto che il pensiero femminista le ha a lungo riservato. (N.M.) Lumilt di Maria stata a lungo scambiata per sottomissione. Il pensiero femminista non poteva che respingere una certa concezione della sua figura, imposta come modello costrittivo a tutte le altre donne. Cos stata messa in un cantuccio, bollata come icona populistica e retrograda. Ma quella era in realt una proiezione ad hoc, che non trova riscontro nei Vangeli. Maria una donna che

Il film continua a circolare in festival e rassegne, ma anche in circuiti religiosi e in reparti ospedalieri legati alla maternit e prima infanzia

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Unopera che esprime ricerca spirituale e politica di grande intensit e approfondimento, destino di una ragazzina che sincunea nellantico retaggio maschile e diventa ponte tra culture e religioni
dialoga con Dio e che per agire non chiede alcun imprimatur. E questo in un tempo in cui le donne dovevano chiedere il consenso per qualunque cosa. Lei invece non chiede permesso al marito e non perch non lo rispetti o lo consideri poco importante, ma perch ha fiducia che lui creder alle sue parole. Cos stimola la parte migliore di questuomo. (G.C.) La nostra lettura non voleva essere forzatamente trasgressiva, ma anzi mostrare lumanit di Maria, dandole consistenza e storicit. Nellavversione nei confronti di Maria si assommano tutta una serie di fattori come lostilit verso il cristianesimo, lidentificazione dei Vangeli e di Cristo con la Chiesa e la mancata e approfondita conoscenza del mondo biblico. Negli Stati Uniti c stata infatti poi una riscoperta della sua figura e un grosso contributo arrivato anche dal femminismo cattolico. Anche protestante, c stato un fermento di riletture. (N.M.) E non a caso nei paesi protestanti, cio antimariani, perch il protestantesimo leva la sua protesta soprattutto nei confronti della Madre. In Inghilterra Enrico VIII ordin una violenta distruzione dei santuari e di tutto ci che era a lei dedicato. Infatti Odent quando descrive alcuni passaggi della storia del parto, dellallattamento e dei momenti perinatali, nota che nei periodi che hanno preceduto le esperienze protestanti, e in particolare langlicanesimo, era proibito alle donne di allattare e cera una fortissima interferenza a livello del parto. Ovviamente le ragioni di questa contestualit sono complesse, ma certo lo strenuo risentimento nei confronti delle donne e delle madri ha determinato una forza centrifuga allinterno della diade madre bambino, una distanza rispetto alla quale la Chiesa cattolica ha le sue responsabilit e che recuperiamo ancora con fatica. Nel film Maria contrasta la legge ebraica che impone che per quaranta giorni i neonati siano sottratti alle madri, considerate impure. La sua forza calma mi sembra come un baluardo inamovibile contro lalienazione della maternit alle donne, tanto 2000 anni fa quanto nel secolo scorso, quando ancora impazzavano teorie su come non viziare i bambini qualcosa di non ancora debellato nemmeno oggi. (N.M.) Il film ruota intorno a una ragazzina non si tratta nemmeno di una donna adulta forte della sua esperienza ma di una ragazzina, che si incunea in maniera sottile in una storia di antico retaggio maschile fino determinare una differenza enorme. Accanto a lei quegli uomini che si fanno carico della questione femminile, cos come accade con Giuseppe e con i Re Magi che si inginocchiano di fronte a questo sapere di donna, a questa diade che il vero cuore della vicenda umana. Un sapere che s, stato osteggiato e messo in pericolo. Nel film per esempio diamo risalto al dettaglio del colostro, qualcosa di avversato da tutte le civilt arcaiche. E Odent ci parla della rivoluzione di questa sostanza che oro per il bambino. Doveva dircelo la scienza A quel punto la societ cerca pian piano di riallinearsi sul binario del naturale. Da quando nata la mia prima figlia, tredici anni fa, molte cose sono cambiate. Allora non stato semplice poterla avere qualche secondo con me subito dopo il parto. Appena nata, mi stata portata via per due ore, come fosse un pane appena sfornato che aveva bisogno di raffreddarsi. E io la guardavo, ci osservavamo senza poterci toccare Mi sono detta, ma perch non la posso tenere in braccio se la prima cosa al mondo che vorrei fare? (G.C.) Lalienazione della maternit tuttora in atto e si ricollega al concetto di alienazione di Marx, che

aveva colto le dinamiche presenti nelle societ occidentali, sebbene ancora le interpretasse da un punto di vista maschile. Se devo pensare al fattore di maggiore alienazione nel mondo occidentale avanzato, realizzo che attiene a ci che accaduto intorno alla maternit, al corpo femminile e al rapporto con i figli. (N.M.) Non dobbiamo dimenticare che da un punto di vista antropologico allattare un cucciolo non significa solo nutrirlo, ma implica trasmettergli una serie di conoscenze istintuali e affettive di specie, che sono poi in grado di mantenere la catena del dare. Mettere delle interferenze rispetto a questo circolo virtuoso ha significato il capitolare di tutta una serie di caratteristiche della nostra specie, tra cui in primo luogo quella di essere solidali e di fondare i rapporti sullamore. Penso alla visita di Maria a Elisabetta e al momento in cui lei dice alla cugina di restare in ascolto di se stessa e di non mediare la sua maternit. (N.M.) Durante gli incontri di preparazione al parto ho incontrato donne pi esperte di me che mi hanno detto, tu sai fare. Mi hanno dato fiducia. Questa la grandezza di questa risorsa femminile, che tutte ne siamo dotate. Quello tra Maria e Elisabetta un modello di sistema fiduciario tra madri, cos come quello tra Maria e sua madre. A un convegno della Leche League ho ascoltato lintervento di Angela Giusti, una donna che ha operato in Africa, apprendendo tutto un insieme di competenze dalle madri del luogo. E lei indaga su come le differenti culture possano intervenire in questa delicata fase della vita, alimentando le risorse luna dellaltra. Cos ha parlato del Corano e del suo sostenere lallattamento come di un vero strumento interculturale. Non a caso Maria stessa un ponte tra le culture e le religioni. La sua figura materna infatti molto bene accolta dai tunisini che la vedono come una santa. Maometto diceva che il paradiso ai piedi della madre, perch, a differenza di Ges, stato sottratto alla madre e dunque vive la nostalgia

del paradiso perduto. Nel film lAnnunciazione non c. C invece la voce off di Maria che racconta quanto sta avvenendo in lei. Come vi si siete posti rispetto a questa grande questione metafisica che travalica la dimensione terrena della vicenda? (N.M.) Ci sono state tantissime versioni del soggetto, stata una scrittura molto travagliata. Nelle prime versioni il concepimento verginale non era affermato n negato, e si posticipava linizio della storia al dopo e al momento del matrimonio. Era una scelta non scelta e i nostri interlocutori in Rai ci hanno invitato a prendere una posizione. Allora ci siamo rimessi a discutere. Alla fine siamo approdati a una versione che non esclude lAnnunciazione, ma la legge dentro Maria. (G.C.) laspetto su cui si arroccavano le mie resistenze pi forti. Mi appariva intriso di elementi favolistici e magici. Tutto questo sfidava il mio bisogno di spiegabilit delle cose. Cos in un primo tempo mi sono interessato al discorso della partenogenesi, una possibilit che non riconosciuta dalla Chiesa e che scientificamente apre scenari enormi. Ma poi man mano mi sono reso conto che ragionando solo in questi termini rischiamo di impoverire le possibilit dellessere umano. Grazie a una donna, il Vangelo di Luca, rivela una nuova direzione rispetto a quella tracciata dalla Genesi. S, nel film tutto inizia negli istanti successivi al concepimento, non c lAngelo n lAnnunciazione, cosa che se sottolinea subito la prospettiva intrinsecamente umana di questa nostra indagine, non esclude il mistero del dialogo tra Dio e questa ragazzina, la reciproca fiducia, e il s libero di lei, lasciandoli per nelle mani e nel segreto inviolabile di Maria. Sia attraverso lo sguardo altro di Maria sia grazie quello di Ges ragazzino nel film c una riflessione anche visivamente molto variegata e profonda sulla violenza presente nel mondo testimoniato

dallAntico Testamento, e sulla relazione tra gli esseri umani e un Dio che chiede sacrifici di esseri viventi, e la circoncisione dei maschi neonati. (N.M.) Era uno dei nuclei di significato portanti del film, questa linea di passaggio verso una nuova era, anche pedagogica. Aborrire la punizione fisica, comprendere che anche lo schiaffo dato nel momento giusto sia una forma di violenza ingiustificabile nella mia storia personale stata una emancipazione fondamentale. In questo percorso sono stati per me illuminanti gli studi di Alice Miller e la sua avversione per la cosiddetta pedagogia nera. Lei ha aiutato sia me che Guido a comprenderne la natura violenta e sacrificale. Altri scritti per noi importanti sono stati quelli di Ren Girard . (G.C.) Le cose che ha detto Nicoletta mi stanno bene. Ho vissuto tutto questo forse in maniera pi devastante perch non ho avuto il vantaggio della maternit. Come momento fondante del film, nonch omogeneo a tutti gli altri miei lavori, aggiungerei il legame con largomento che cerco sempre di sviscerare: quand che un uomo libero? Da dove nasce la libert?Nel passato ho pensato che scaturisse dallimpegno politico sociale, ossia dal mettere il destino individuale al servizio del destino collettivo. Col tempo mi sono reso conto dei limiti di questa visione. In fin dei conti, Il partigiano Johnny la storia di un fallimento: Johnny per essere coerente con se stesso e con la razionalit arriva a essere solo. Lavorare con lentezza rappresenta gi un passo avanti: entrano in gioco fattori come la fantasia, il recupero delle emozioni e laffettivit, lenfasi che veniva posta dal movimento del 77 sul corpo. Ma anche quella era la storia di una sconfitta e soprattutto non teneva conto di quello che lesito di questo percorso, che sono le ferite inferte nellinfanzia. Se tu hai subito delle ferite nellinfanzia, non sei pi libero. Non parlo di ferite di tipo fisico, ormai sappiamo cosa accade a un bambino che stato picchiato e violentato, ma parlo di un bambino che ha subito violenze psicologiche: continuer la catena del far male agli altri, a sacrificarli per quello che non ha avuto. Se un essere umano al suo arrivo al mondo non incontra condizioni di rispetto, di amore, se non conosce lamore, cio la libert, far fatica dopo. Certo, noi non siamo dei criminali perch un po damore labbiamo avuto, quello sbagliato dei nostri genitori e quello dei testimoni che hanno testimoniato per noi. Spezzare la catena quello che possiamo fare, ma possiamo farlo per uno, per i nostri figli, al massimo possiamo testimoniarlo per qualcun altro. (N.M.) Credo che non siamo fatti per dominare sullaltro, ma per sostenerci. Solo le donne sono in grado di trasmettere questa sapienza, questo imprinting di bene. Il cristianesimo rivela la natura violenta delle religioni arcaiche, ponendo una nuova alleanza attraverso questa Madre.

UN PAESAGGIO VISTO DA LONTANO


La prima guerra mondiale vissuta attraverso gli occhi di un cavallo e l11 settembre visto da quelli di un bambino. Escono il giorno di Natale negli Stati Uniti, War Horse di Steven Spielberg e Extremely Loud & Incredibly Close, di Stephen Daldry, due film che lavorano sul filtro dellinnocenza per rivisitare una tragedia. Adattato dallomonimo libro per ragazzi di Michael Morpurgo (1982), gi messo in scena con grandissimo successo dal National Theater of Great Britain e pluripremiato ai Tony nella sua attuale trasferta newyorkese, War Horse laltro Spielberg dellanno. Anzi uno degli altri, visto che, oltre a The Adventures of Tin Tin, la parte pi visionaria/nerdy/marziana dello spirito del regista di Et presentissima in Transformers 3, di cui produttore esecutivo. In quel senso, War Horse lanti-Transformers, un film quasi ostinatamente classico nella storia, nelle emozioni, nei valori, nel ritmo, nella scelta dellinquadratura- anche quando ricorre alla computer graphic. John Ford (soprattutto How Green was My Valley), David Lean (Ryans Daughter), il Victor Fleming di Gone With the Wind, le spettacolari battaglie/ balletto di Kurosawa, ma anche il melodramma bellico di Borzage, sono i grandi punti di riferimento a cui Spielberg si ispirato per portare sullo schermo la storia essenzialmente disneyana di un ragazzo e del suo cavallo. Nel 1987, adattando Empire of the Sun di J. G. Ballard, Spielberg aveva affidato a Christian Bale (allora bambino) non solo il racconto ma anche la visione outsize (da quellesotica e terrificante scoperta, dietro alla collina) della seconda guerra mondiale durante loccupazione giapponese di Shanghai. In War Horse, il cavallo Jodie, elegante quasi-purosangue acquistato da un povero contadino inglese (Peter Mullen) in un momento di etilica, e irresponsabile, grandiosit (aveva bisogno di un brocco che lo aiutasse nei campi), meno locchio che il veicolo fisico della storia (il libro di Morpurgo era raccontato dal punto di vista equino). Amorevolmente accudito e addestrato dal figlio del contadino, Albert (Jeremy Irvine), contro ogni aspettativa (specialmente quelle

dellorribile padrone di casa), Joey imparer ad arare il sassosissimo campo di famiglia. Ma quando il raccolto di rape marcisce, causa pioggia torrenziale, viene venduto a un gentile ufficiale dellesercito britannico e spedito al fronte oltre la Manica. Albert promette di seguirlo al pi presto. Insieme alla costa inglesi e alle pene agricole, Jodie si lascia alle spalle la parte meno riuscita, melensa, del film (funestata da una colonna sonora di John Williams pi pesante e importuna del solito): la guerra il suo destino e, ancora una volta, loggetto del cinema di Spielberg. Con lo sbarco in Normandia di Saving Private Ryan, le due serie Hbo Band of Brothers e Pacific, fino a (anche se in modo pi obliquo) War of the Worlds, il regista americano ha codificato la messa in scena della realt orribile del combattimento. Il teatro di quellorrore in War Horse la prima guerra mondiale una guerra pi a misura duomo, viene da dire nellera dei droni ma solo nel senso che fu il macello di oltre dieci milioni di persone. Dopo una battaglia sanguinosa e molto kurosawiana (War Horse pi vicino a un film muto di The Artist), dai ranghi della cavalleria inglese (che tratta bene i suoi animali), Jodie finisce nelle grinfie dellesercito del Kaiser (che li ammazza facendoli trasportare micidiale artiglieria seppellita nel fango) passando per le cure di una bimba francese. Intanto, finalmente arrivato in trincea anche lui, Albert continua a cercare il suo cavallo Non tutto War Horse sembra aver goduto della piena attenzione/affezione di Spielberg (distratto da Tin Tin? o da Lincoln che sta gi girando?). In quel senso uno dei suoi film meno compiuti. Ma la scommessa sulla semplicit della storia e sulla forma pi classica del melodramma epico, nel 2011, sembrano molto, quasi perversamente, coraggiose e affascinanti. Nonostante ci siano dentro la messa in circuito di due tragedie epocali come il bombardamento Dresda e l11 settembre, la possibilit di percorrere lintera mappa geografico/antropologica/emotiva di New York, una storia complessa, linesauribile fantasia di un bambino solissimo e persino Max von Sydow, non c niente di coraggioso e affascinante, in Extremely Loud & Incredibly Close, adattamento del best seller di Jonathan Safran Foer, diretto dallinglese Stephen Daldry (The Hours, Billy Elliott, The Reader). Laddove nel cinema spielberghiano, la prospettiva infantile (o animale) luccicanza, sguardo off privilegiato, che informa la visione e i suoi significati, lapproccio di Daldry (coadiuvato delle firme pregiate di Chris Menges e Alxandre Desplat), non solo piattamente letterale, ma anche pretenziosamente letterario e un po opportunista. Oskar Schell (Thomas Horn) ha dieci anni, una personalit tra lintroverso e lautistico, e ha perso suo padre (Tom Hanks) l11 settembre 2001. Congelato nel ricordo, Oskar ascolta ossessivamente i messaggi lasciati in segreteria dal 105esimo piano di una Twin Tower la mattina di quel giorno peggiore di tutti. Quando dalle cose paterne emerge anche una chiave, in una bustina con sopra scritto Black, Oskar decide che si tratta di unaltra comunicazione di pap e, uno per uno, visita tutti i Black della citt per trovare la serratura cui corrisponde. Armato di una 35mm portatile, qualche metro di pellicola in bianco e di un occhio/cuore magico, nel 1953, Morris Engel, in The Little Fugitive aveva raccontato in modo indelebile lavventura a Coney Island di un bimbo perseguitato da un incubo (crede di avere ucciso il fratello). Non c nulla di avventuroso nelle tormentose peregrinazioni del piccolo Oskar Schell. Non c niente di vero nelle persone troppo disponibili che incontra. New York diventa una citt qualunque, e limmagine digitalizzata dalle torri che cadono (piccola abbastanza da non offendere), un brutto effetto speciale, senza forza durto. Extremely Loud & Incredibly Close non un film difficile da guardare perch, come ha scritto qualcuno, la memoria dell11 settembre ancora troppo recente. Ma perch brutto.

In queste pagine Nadia Khlifi interprete di Maria. Nel riquadro a sinistra il regista Guido Chiesa

GUIDO CHIESA

Lo sguardo storico poetico del regista del Partigiano Johhny


Regista, documentarista, saggista e giornalista musicale, Guido Chiesa nato a Torino nel 59. Laureato in Storia del Cinema, lavora sette anni negli Usa come assistente di Jarmusch, Poe e Cimino. Corrispondente per Stereodrome (RaiRadio2), esordisce nel 92 con Il caso Martello. Quindi diventa redattore della rivista musicale Rumore. Tra i suoi lavori: Non mi basta mai (95), Il partigiano Johnny (2000), Alice in paradiso (2002), Lavorare con lentezza (2004), Le pere di Adamo (2007). Nel 2008 firma 6 film-episodi di Quo Vadis, baby? per Sky. Nel 2011 esce il suo Saggio sulla regia cinematografica (Utet), premio Diego Fabbri. Guido Chiesa e Nicoletta Micheli sono sposati dal 96 e hanno tre figli. Io sono con te, presentato al Festival di Roma nel 2010, da unidea originale di Maeve Corbo, soggetto di N. Micheli, sceneggiatura di Chiesa, Micheli, Filippo Kalomenidis, montaggio Gasperini e Masi, costumi Valentina Taviani, musiche Nicola Tescari, prodotto da Innocenzi, Saulini, Totti per Magda Film e Colorado Film, con Rai Cinema. Maria Nadia Khlifi. Con Rabeb Srairi (Maria da adulta), Mustapha Benstiti (Giuseppe), Mohamed Idoudi (Ges), Carlo Cecchi, Giorgio Colangeli, Fabrizio Gifuni, Jerzy Stuhr. (m.gr.)

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CINEMA ITALIANO DEL TERZO TIPO


che secondo me si sente nel film. Quando durante le riprese le chiedevo se aveva capito quello che doveva fare, diceva, mi piace Maria perch vuole molto bene ai bambini. Non so se aveva inteso ogni singolo passaggio, ma aveva colto lo spirito. Lingua. In Tunisia abbiamo trovato un mondo pi vicino alla Palestina di 2000 anni fa di quanto lo possano essere altre zone del pianeta. In questo senso, la scelta di girare il film in arabo si rivelata fondamentale. La lingua araba ha forti radici in comune con quella ebraica, perch entrambe sono lingue semitiche. Ma anche il modo di pregare identico e cos la struttura della societ, il ruolo delle donne e quello dei bambini. Lebraismo stato riformato ed molto distante dallebraismo antico, e il mondo islamico certamente molto pi legato allebraismo antico, di quanto lo sia lebraismo moderno o il cristianesimo. Chi siete? Come posso vedervi meglio? Tendenzialmente prima di iniziare a girare ho sempre scritto delle sceneggiature tecniche con delle indicazioni sulle inquadrature. Questa volta quasi niente. La regia di Io sono con te nata dallincontro con le persone e con i luoghi: sono stati loro a dirmi come dovevo inquadrarli e non unidea preconcetta di cinema. Allinizio del percorso del film, reduce dalle precedenti esperienze con la macchina a mano, avevo pensato di utilizzarla anche in questo caso, dando unimpronta documentaristica. In realt questo mood rimasto, ma non lidea della macchina a mano, troppo dissonante rispetto alla loro lentezza nel parlare e nel muoversi, troppo in contrasto con la loro gestualit e con la mimica facciale cos economica e scarna. Sarebbe stata una sovrapposizione culturale: io voglio vedermi cos. Invece ho cercato di mettermi in ascolto. Chi siete voi? Come posso vedervi meglio? Come posso capirvi meglio? Stando fermo? Stando seduto? Quando muovevo la macchina da presa era solo perch qualcosa stava accadendo. Pancromatismo di donna. Da un punto di vista fotografico, quello che ci stava pi a cuore e anche la nostra maggiore preoccupazione rispetto alla scenografia e ai costumi, era di cogliere un ambiente il pi possibile naturale. Cos col direttore della fotografia, Gherardo Gossi, abbiamo scelto che la luce proveniente dallesterno restasse tale e che le fonti di luce naturale fossero collocate in basso, esattamente come avviene nelle case. Volevamo per evitare il monocromatismo antistorico di certi film biblici in cui tutto color sabbia o beige. Cos abbiamo aperto il film al pancromatismo, sia come manifestazione visiva di una dimensione realistico-storica, sia come espressione di sensibilit femminile, di gioia di vivere, di abiti, di colore e di sapori. La luce umana di Caravaggio. Abbiamo cercato di evitare il pi possibile leco visiva di quadri o di composizioni pittoriche. Poi inevitabilmente accade. Non volevo rifare Antonello da Messina, ma so che c uninquadratura che lo ricorda. Ci siamo coscientemente ispirati soltanto a quei pittori che hanno rappresentato quel momento della vita di Maria con un particolare sguardo e con una idea del cristianesimo affine a quella che cercavamo di raccontare noi. Per esempio parlando della Nativit, Caravaggio lunico che non collochi il bambino nella mangiatoia, ma a terra vicino al corpo di Maria, e Giotto, nella Fuga in Egitto, non dipinge il bambino in braccio, ma nella fascia, a contatto col corpo della madre. Entrambi rispettano la naturalit di questa diade. Caravaggio stato poi sicuramente fonte di ispirazione per luso che fa della luce, luce che proviene da una sola fonte,
dallesterno, dalla stanza accanto, di taglio. Non solo dunque per un aspetto formale, ma perch coglie lumanit del cristianesimo. Il mistero di Maria. In un primo tempo avevo creduto fosse giusto far vedere Maria nelle varie fasi del parto, pur pensando di allontanarmi al momento dellespulsione. Cerano per diverse difficolt: per lattrice la scena era tra le pi dure e aveva molte resistenze. Cos

INTERVISTA GUIDO CHIESA

Al di l del presepe Maria e il Mistero. Come ho girato Io sono con te


di M.GR.

Un movimento di macchina impercettibile, un avvicinamento. Racconta Guido Chiesa che nella scena del film in cui per la prima volta Giuseppe tiene in braccio il bambino appena nato, loperatore steadycam si naturalmente avvicinato. E questo approssimarsi, con onest e rispetto, ha improntato tutto il lungo tracciato di Io sono con te, un lavoro che a detta del regista, ha segnato irreversibilmente il suo modo di fare cinema. Cercando Maria tra le ragazze a scuola in Tunisia. Avevamo cinquemila foto di ragazze tra i dodici e i sedici anni, da varie selezioni siamo arrivati a dieci, io propendevo ormai per lei (Nadia Khlifi, ndr). Il primo incontro con la famiglia non lo dimenticher: arriviamo di notte in questa casa di pastori, fuori i cani, buio pesto, con le pile ci indicano la strada facendoci passare per la stalla. Entrando troviamo questa ragazzina in una situazione decisamente inedita: di solito parlavamo col padre o coi parenti uomini e la ragazza stava silenziosa in un angolo. Qui invece lei era seduta su una sedia e tutti gli altri compreso il padre stavano per terra. Era lei a rivolgersi a noi. Io non capivo niente, vedevo solo che rispondeva

con voce squillante e sorrideva. Durante uno degli incontri successivi, qualcuno mi ha detto, bello che abbiate scelto lei, considerato da che villaggio arriva. Avevo sempre creduto che fossimo a Matmata, un centro nel deserto montagnoso della Tunisia, dove abbiamo girato la maggior parte del film. Invece scopro che siamo a Benissa, appena quattro case, il paese dove nata Nadia, e che Benissa vuol dire eredi di Ges Luoghi del film, nascere donna e avere amore. Siamo andati in Tunisia, perch al di l dellestetica dei luoghi e della fisionomia delle persone, cercavamo soprattutto una antropologia, qualcosa che, ahim, anche l a serio rischio di estinzione, a causa delle socializzazioni di stampo socialista che hanno portato alla medicalizzazione del parto. Si allatta ancora al seno perch lo prescrive il Corano, ma c gi linvasione del latte in polvere. Il primo vissuto di Nadia stato molto doloroso e difficile, ma forse stato questo che lha salvata. Nata prematura, ha rischiato di morire ed stata nellincubatrice. Questo probabilmente le ha risparmiato da parte del padre in particolare, ma anche della madre (che anche la madre di Maria nel film, ndr), quel trattamento di durezza e anaffettivit, che in quel mondo riservato alle bambine. E anche se oggi una ragazza che ha i suoi problemi e le sue nevrosi, ha avuto amore, qualcosa

La scelta della Madonna tunisina, la luce umana di Caravaggio, la differenza di sguardo rispetto a Rossellini e Pasolini....

Una scena del film Io sono con te di Guido Chiesa

per volont di Nicoletta ci sono state diverse riscritture. A me premeva mostrare lumanit di questo parto, lei spingeva perch fosse sottratta allo sguardo. Al momento di girare ho avuto problemi enormi: alla fine di una giornata difficilissima, completamente nel pallone, prima di andare a dormire, ho chiamato Nicoletta in Italia. Non farlo vedere! il Signore che ti ha messo una mano sulla testa!, mi ha detto. Allora ho capito cosa dovevo fare: tornare indietro e andare a nero, allontanarmi e inquadrare il bambino dopo che era nato. Non dobbiamo vedere. Maria custodisce in s il suo mistero. Da Pasolini al cuore dei padri verso i figli. Abbiamo visto tutti i film: Il Messia di Rossellini, Ges di Zeffirelli, Nativity, The Passion Cos ho rivisto quello di Pasolini che ricordavo essere meraviglioso, invece guardandolo con gli occhi di oggi mi ha lasciato pi scettico. Pasolini, che come sappiamo era una persona in costante e angosciosa ricerca di Dio, non a caso aveva scelto il Vangelo di Matteo, e non quello di Luca o di Giovanni, rappresentando Ges in modo duro e poco amorevole. Un approccio molto distante dal nostro. Nel suo film, ma anche in quello di Rossellini, in Zeffirelli o in Nativity lumanit della vicenda del cristianesimo schiacciata sotto il peso di una interpretazione tradizionale, ortodossa e astorica: la sacra famiglia rappresentata come mononucleare, dunque non si parte dal contesto storico in cui la vicenda maturata. Che cosa poteva significare allora il fatto che i padri dovessero mettere ai figli il nome del padre? Che cosa poteva voler dire parlare di una donna, di un bambino? Il fatto che Giuseppe rinunciasse a esercitare il suo potere di maschio, accettando di sposare una che teoricamente poteva essere lapidata? E ancora: che il Vangelo di Luca inizi con lAngelo che dice a Zaccaria, questo bambino verr per riportare il cuore dei padri verso i figli? Che una citazione dellAntico Testamento. Ma l era duplice, il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri. Adesso nel Vangelo di Luca si parla solo del cuore dei padri verso i figli. Da questo dobbiamo partire per cercare di capire, tenendo presente che per le donne di quelle comunit sentire che il Messia aveva una madre e che questa madre era stata funzionale al progetto divino era un riscatto della condizione femminile.

CARO BABBO NATALE...


Natale, quello religioso: festa per la nascita di Ges, da celebrare alla mezzanotte del 24 dicembre possibilmente recandosi alla messa cantata, nella basilica di S. Pietro a Roma o, se impossibilitati dalle distanze, in qualsiasi altra chiesa, o, in mancanza di luogo di culto,da seguire via radio, o tv, negli appositi canali Vaticani e non; ma se ne avete la possibilit lasciatevi guidare dalla voce della provvidenza e venite, cari pellegrini, c' posto per tutti, non rinunciate a festeggiare il Santo Natale vicini al vostro Papa, non siate avari, aprite i vostri cuori (e i vostri portafogli) e sarete premiati questa una splendida e imperdibile occasione per un viaggio spirituale e culturale a prezzi competitivi le strutture religiose,i conventi e le case pie vi aprono le porte e vi attendono numerosi!! Natale, quello laico (sembra un controsenso ma non lo ): inevitabile e spesso faticoso periodo di ingordigia consumistica e festaiola sopportabile esclusivamente in presenza di bambini, se non viziati; evento ben tollerato tra gli adulti che possono usufruire di una tredicesima, malinconico per quasi tutti gli altri, penosissimo per chi povero. Ma cosa scrivo? dove lo metto il piacere di stare tutti insieme in famiglia e magari litigare furiosamente per un regalo sbagliato? e anche il piacere del cibo,quando mai si mangerebbe il capitone, che detesto, altrimenti? ma s, vero, che senso ha prendermela col Natale che una festa in cui tutti si sentono buoni, le strade sono piene di addobbi, vendono le castagne e sotto casa passano perfino gli zampognari come sempre vestiti di tutto punto con le pelli di pecora e noi ci affacciamo e buttiamo qualche soldo spiccio dal balcone e ci sentiamo generosi e in pace col mondo. Che male mi ha fatto il Natale perch mi sta cos antipatico? perch improvvisamente lo trovo pi ipocrita del solito? Forse perch continuo a vedere in questi giorni di freddo tutto un giro di pensionati, barboni e stranieri clandestini che litigano, per chi ha diritto di frugare per primo, con un grosso gabbiano che ha scelto come dimora abituale un cassonetto benestante di via Paolo II, a cinque minuti a piedi da piazza S. Pietro, forse perch a Firenze al mercatino multietnico di Natale sono stati uccisi i senegalesi, da un pazzo, cos dicono, casualmente estremista di destra; e forse perch anche quelli di Torino, che quando sono andati a bruciare il campo rom non dovevano star tanto bene con i nervi, ma, ne sono certa, festeggeranno il Natale come da tradizione, magari contenti per aver allontanato, con un p di fuocherello e che sar mai, dei vicini cos scomodi e incivili. E, poi, se serve il Natale per potersi rilassare un po, benvenga, e se si tramutata in una festa pagana che importa, anzi c' chi dice che lo sia sempre stata, in fondo non sono forse i re magi ad introdurre il rito dei doni e allora perch farla tanto lunga, perch essere cos moralisti? E se tra un brindisi e l'altro non avremo voglia di interessarci a quel che succede in questa piccola porzione dell'universo che abitiamo non c' da sentirsi in colpa, non siamo mica noi al banco di comando, non abbiamo certo il potere di cambiare, possiamo sempre scrivere una letterina a babbo Natale e vedere che succede.

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INTERVISTA

di MARIA GROSSO
Sarzana

Sotto la tenda eravamo diverse centinaia. Qualcuno diceva settecento. Di certo un piccolo oceano di donne e di uomini. Pioveva, e il suono della pioggia, che sbatteva contro il tendone, si impastava al brusio della sala. Poi Luce Irigaray, da sola sul palco, in piedi di fronte a noi, ci ha chiesto il silenzio per cominciare. Cos londa si sedata, fino ad azzerarsi del tutto, ma proprio in quellistante c stato un tuono enorme. Allora guardandoci, abbiamo riso, e lei, una scintilla negli occhi, ci ha ringraziato della presenza e poi ha detto in italiano, pregandoci di ascoltarla con orecchie ospitali: lumanit oggi in gran pericolo, la cultura occidentale sta sbagliando il cammino. Spero che malgrado il temporale ciascuno si porter a casa qualcosa per la sua vita. Era lo scorso settembre, Sarzana, Festival della Mente, il suo un esserci che lascia unimpronta di memoria. Torniamo per a un anno prima. Nel 2010, copertina su fondo nero con particolare dellAnnunciata di Antonello da Messina, era uscito in Italia per le edizioni Paoline Il mistero di Maria, piccolo volume dove Irigaray concentrava monograficamente la sua passione per la figura di Maria di Nazareth, gi manifestata in svariati scritti precedenti. In quelle pagine, la filosofa franco-belga, che nutre col suo pensiero tattile di donna laltro secolo e questo, indagava il ruolo spirituale di Maria nel concepimento di Ges e nella redenzione dellumanit, nonch il compito privilegiato che spetta alle donne ai fini dellavvento di una nuova saggezza. Prologo del discorso la presa di coscienza delleffettivo nostro non sapere su Maria, nonostante linsieme dei riferimenti nei Vangeli, linfinita iconografia e la moltitudine spesso fuorviante delle interpretazioni teologiche. Poi, muovendo dal legame tra il soffio e il divino, e data la nostra divinit alla nascita - aura che perdiamo a causa di una mancata coltivazione del respiro, e cui possiamo invece riconnetterci, risvegliandolo si arrivava a evidenziare la particolare qualit del respiro femminile, pi interiore e al tempo stesso pi collegato alluniverso, capace dunque di congiungere terra e cielo, senza staccarsi dalla propria natura, ma anzi rimanendole fedele e spiritualizzandola. Un legame di privilegiata intimit con il soffio che pienamente presente nella bambina, dunque in Maria al momento dellAnnunciazione. Questa comunione con s e al tempo stesso lapertura ad accogliere laltro differente da s senza perdere se stessa per Irigaray la verginit di Maria, cosa che disinnesca lipotesi, offensiva per il suo essere donna, per Dio e inficiante il cristianesimo tutto, che il suo sia stato il s di una schiava innanzi allo ius primae noctis del patriarca, un farsi mero ricettacolo fisico di un bambino non suo. Allo stato di verginit spirituale di Maria indispensabile il silenzio, un silenzio non inteso come impotenza e sottomissione (le donne non lo amano, troppo vi sono state costrette, dir Irigaray a Sarzana), ma come integrit dellessere, cui si giunge tramite uno stato meditativo di auto-affezione e raccoglimento di s con s. E se la nostra cultura considera trascendente solo ci che sfugge alle percezioni sensibili, Maria, prima mediatrice tra divinit e umanit, compie un lavoro che insieme carnale e spirituale, visibile e invisibile, parola e grazia tattile, umilt come accoglienza della trascendenza dellaltro e trasformazione materna della rabbia di Dio nella pace amorosa di unera rinata. Cos lessi Il mistero di Maria. Qualche tempo dopo vidi Io sono con

LUCE IRIGARAY La divinit


della nascita
Accogliere laltro senza perdere se stessa. La verginit simbolica di Maria, prima mediatrice fra umano e divino, figura dellinizio di una nuova storia
adolescenti e le donne violentate in un modo o in un altro perch le invita a situare lintegrit a un livello non tradizionale. La verginit ha un valore molto importante nelle nostra tradizione, ma in un senso inverso a quello che io do alla parola, ossia sottintendendo che la donna disponibile allappropriazione. Invece la verginit inviolabilit, una conquista che corrisponde a una custodia di un al di qua e un al di l rispetto a tutto ci di cui ci si pu appropriare, compresa la donna stessa. Certo questo al di qua o al di l vulnerabile perch rimane sensibile: pu ritirarsi, apparentemente svanire, diventare impercettibile, ma nessuno pu appropriarsene. Fa parte della donna e richiede salvaguardia e coltivazione da parte sua. La violenza subita non pu rapire la verginit a una donna, pu toglierle la percezione di questa integrit e il coraggio di svilupparla. Non ho scritto Il Mistero di Maria per motivi esterni al mistero stesso. Ho soltanto tentato di svelare un po di ci che ne percepisco. Se questo pu aiutare qualcuna e anche qualcuno a ritrovare il cammino della sua integrit ne sono felice, ma non ho usato la figura di Maria a fini strumentali. I concetti di raccoglimento di s con s e autonomia dalla placenta parentale e/o terapeutica e/o sociale e politica, sono dunque in relazione con quello di inviolabilit e di prevenzione della violenza contro le donne? una componente che fa parte dei suoi incontri con adolescenti, dove lavora per una educazione alla conoscenza e al rispetto delle differenti identit sessuate, come base di una cultura della pace e del rispetto di tutte le differenze? Ripeto ci che ho scritto in Una nuova cultura dellenergia, risulta dalle necessit e dalle scoperte della mia vita. Che il mio percorso mi abbia dato la possibilit e il desiderio di condividere le mie esperienze, questo vero, come anche vero il fatto che per accennare alla sessualit in incontri con bambini e adolescenti necessario avere scoperto che cosa significa autonomia, auto-affezione, raccoglimento di s con s; e ci che chiamo verginit, che insieme li richiede e ne risulta. Praticare lo yoga, percepire la possibilit di unintegrit che non corrisponde alla IL LIBRO Il mistero di Maria di Luce Irigaray (ed. Paoline 2010) lultima delle opere tradotte in italiano di Luce Irigaray (Blaton, 3 maggio 1930) filosofa, psicoanalista e linguista belga, attualmente direttrice di ricerca al Cnrs di Parigi. Nel 1991 stata eletta deputata al Parlamento Europeo

conservazione di una parte del corpo, ma alla coltivazione del respiro della propria anima, mi ha consentito di completare il lavoro di scoperta dellidentit sessuata e di condivisione con gruppi misti, a partire dalla differenza e in un ambiente gioioso, caloroso e totalmente casto. Non lavrei potuto fare senza aver acquisito una percezione di cosa lintegrit spirituale. Per capire una vita bisogna conoscerne il principio, dicono Chiesa e Micheli in Io sono con te. Vorrei sapere cosa pensa a proposito, se sente lo spirito del film affine al suo lavoro su Maria. Ho amato il film. Non c dubbio che ci sono affinit con Il mistero di Maria. Ci sono anche differenze, credo. Io insisto sullevento dellAnnunciazione, cio sul momento in cui il respiro risvegliato al livello spirituale. Questo consente a Maria di conservare la sua autonomia spirituale anche nellamore e nella maternit, senza ridursi a un ruolo o a unidentit solo naturali. vero che la bambina divina fin dalla nascita. Ma la nostra cultura, come daltronde il risveglio della sessualit e limmischiarsi del desiderio dellaltro e del feto allinterno del corpo femminile, rischiano di far perdere alla donna linnocenza del respiro della bambina e la sua comunione con il respiro delluniverso. Richiamarla a quella innocenza e rendere possibile la condivisione dellamore, la gravidanza e il parto senza perdersi mi pare corrispondere allevento dellAnnunciazione. Non sono sicura che una semplice fedelt alla propria natura fedelt quasi impossibile nella nostra tradizione, senza un ritorno allorigine difficile da compiere possa concedere la verginit spirituale a cui alludo, questa necessit che permette alla donna di trascendersi pur rimanendo fedele alla sua natura. A parer mio questo pu conseguire da una trasformazione del respiro, dellaria nel soffio, un elemento che pu diventare spirituale senza perdere la sua materialit. Il suo vissuto rispetto alla scena del parto? evocata soltanto per mezzo del rumore e del ritmo del respiro. Questo mi pare sottolineare limportanza del respiro come ponte tra vita naturale e vita spirituale, e come forza risvegliata in Maria per poter concepire e mettere al mondo un bambino di natura divina. Io sono con te, anche sulla base degli studi di Jean Liedloff, Michel Odent e Alice Miller, mette a fuoco quanto sia cruciale la fiducia tra la madre e il bambino. Mi sembra che le linee vengano a intrecciarsi, che la cultura del soffio vitale e del tocco di cui lei scrive sia anche una cultura della fiducia. Anche su questo punto, penso che far dipendere la qualit del bambino solo dallatteggiamento della madre, o di un qualsiasi sostituto, trascuri la conquista dellautonomia che permetter al figlio di giungere a una trascendenza che gli sia propria. La coltivazione del respiro pu condurre a una tale possibilit. A questo proposito vorrei insistere sul fatto che la coltivazione del respiro corrisponde a quella di un toccare intimo che dipende solo da chi la pratica e consente una reale autonomia, sia fisica sia spirituale. Il toccare dallesterno, laccarezzare pu provvedere il bambino di una sorta di culla di benessere che contribuisce a dargli fiducia in se stesso e nel mondo. Per invitare il bambino a rimanere in questa culla senza assumere pienamente i limiti della propria pelle, cio una forma di solitudine rispetto ai genitori, pu impedirgli di giungere allautonomia di cui avr bisogno per arrischiarsi a sua volta alla condivisione del desiderio e dellamore.

presenza. Ho espresso un desiderio solo per limmagine e i testi copertina, ed stato rispettato. In questi anni teologhe femministe di diversa formazione si sono avvicinate a Maria con lintento - perseguito grazie a un confronto diretto con i testi biblici di andare oltre alcune interpretazioni della sua figura elaborate dalla teologia patriarcale. Quale tracciato di studi ha seguito la sua ricerca personale? Non penso che il mio avvicinamento alla figura di Maria risulti da studi particolari. Deriva piuttosto dal percorso della mia vita, da incontri e da un messaggio trasmesso attraverso larte. Anche la pratica dello yoga mi ha aiutato a percepire limportanza di una verginit intesa come conquista, grazie alla coltivazione del proprio respiro e non come uno stato fisico dovuto a unastensione sessuale. Conservare un imene intatto non basta per raggiungere ci che considero come verginit: unacquisizione spirituale di cui la donna deve essere protagonista invece di rimanere passivamente fedele a uno stato ricevuto per nascita, o sottomessa a modelli che non corrispondono alla sua identit, segnatamente corporea. Immagino che quello che ancora oggi nel mondo accade alle bambine e alle adolescenti (gli attacchi alla vita e allintegrit di s, i tentativi di espropriazione del corpo come della psiche e dello spirito, la pressione esercitata da falsi modelli di emancipazione), sia stato motivante nella scrittura del libro. cos? Penso che il piccolo Mistero di Maria possa essere daiuto alle bambine, le

te e subito sentii una fortissima risonanza tra le due opere, mi chiedevo se Irigaray avesse visto il film, desiderando di esserne mediatrice, di condividerlo con lei. Dunque Sarzana, generosa ironica partitura di trasmissioni relazionali, al centro il suo Una nuova cultura delenergia. Al di l di Oriente e Occidente, uscito questanno in Italia (Bollati Boringhieri), in fortissima continuit con Il mistero di Maria, e con il tracciato fin qui intessuto tra psicoanalisi, filosofia, linguistica, letteratura, e yoga (disciplina cui Irigaray legata da trentanni di studi e pratica, sbocciati per caso, come lei racconta, in seguito a una temporanea inabilit fisica dovuta a un incidente dauto). E dunque il suo desiderio di incrociare le due culture, cosa che possibile solo attraverso una conoscenza profonda di entrambe, del bene di ognuna. Perch se psicoanalisi e yoga hanno a cuore la liberazione dellenergia sessuata, come poi direzionarla, come portare a compimento la nostra umanit? La risposta lautonomia (mai un regalo e sempre una conquista personale), coltivazione e spiritualizzazione del respiro, emancipazione dalla placenta familiare e sociale, dal discorso altrui. Allora il corpo represso e rimosso dallOccidente si fa luogo dellincontro con s e con

laltro, terra di ama e non nuocere, di silenzio e di parola. Lamore: ponte tra corpo e spirito, n fusione n appropriazione n sottomissione, ma contemplazione (se mi abbagliate coi flash, non posso contemplarvi), reciproco rispetto e condivisione, una delle pi grandi felicit. Il mistero di Maria un libro breve. Piccolo ma densissimo. Come arrivata a scriverlo e perch ha scelto di dargli questa forma? Da molto tempo mi interesso alla figura di Maria come a colei che ha iniziato una nuova epoca della storia, ma al tempo stesso come a una donna cui, allinterno di questa storia, stato attribuito un ruolo secondario. Ho accennato alla sua figura in Amante marina, Amo a te, Il respiro delle donne, Lepoca del respiro, Tra Oriente e Occidente e nel volume Conversations (non ancora tradotto in italiano). Il mistero di Maria mi stato chiesto da una sorella paolina, direttrice della libreria Paoline di Milano, in occasione della presentazione del mio libro Condividere il mondo. La sua dimensione legata alla collana per la quale mi stato proposto, ma mi sembrata appropriata alla figura di Maria rispetto a cui conviene mantenere discrezione, silenzio, mistero, lasciando spazio per la sua

Vulnerabile ma inappropriabile. Il mistero di Maria apre allincontro il corpo rimosso e represso dalla cultura occidentale che sbaglia la via

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ALIAS 24 DICEMBRE 2011

MITI COFANETTI ESAUSTIVI, RACCOLTE, COLLABORAZIONI E INTERPRETAZIONI DI UNA TROMBA INQUIETA

Louis Armstrong, lalba del jazz postmoderno


di GUIDO MICHELONE

La recente pubblicazione del mega cofanetto Ambassador of Jazz e di The Complete Louis Armstrong and the Dukes of Dixieland, lintegrale delle registrazioni di Louis Armstrong assieme ai Dukes of Dixieland - triplo cd uscito per la losangelina Solar Records - permette di rileggere il grandissimo jazzman di New Orleans sotto una nuova luce, sino a ritenerlo un precursore del jazz postmoderno, nel modus citazionista di (com)porre il suono musicale: se infatti, fra omaggi e tributi, anche nella storia della cultura afroamericana la postmodernit continua a far scuola da almeno un quarto di secolo, proprio da Armstrong che occorre partire per trovarne non solo gli antefatti, ma una lunga coerente serie di lavori discografici spesso di altissima qualit. In fondo oggi quasi dobbligo per un improvvisatore jazz sia nella tradizione sia per lavanguardia, registrare uno o pi album riguardanti colleghi, gruppi, solisti, compositori, stili, temi, linguaggi o altri dischi persino estranei alluniverso jazzistico o comunque rifarsi al jazz mediante lincontro con epoche lontane o con personalit diverse. Accade di recente con Bill Frisell che rif i Beatles o con Brad Mehldau che interpreta i brani classici di Patrick Zimmerli (a sua volta ispirato da Philip Glass, Steve Reich, Ornette Coleman o dallo stesso pianista), Wynton Marsalis che suona i blues rurali assieme Eric Clapton (e quattro anni fa con Willie Nelson, vecchio hippie countrynwestern). La storia del jazz, andando a ritroso, fitta di questi carotaggi che spesso vanno in profondit o al contrario giocano con leggerezza a blandire gli ascoltatori. Ma - prima degli esempi ormai consolidati di Keith Jarrett o di Wadada Leo Smith che, dopo percorsi decennali di ricerche eterogenee, si mettono a suonare il repertorio di Miles Davis (rispettivamente modale e funk) o prima di Thelonius Monk che gi in un album del 1955 interpreta esclusivamente Duke Ellington, o di Sonny Rollins che nei giorni dellavanguardia (1963) incide in parallelo con il padre Coleman Hawkins e per pianoless quartet con Don Cherry, quasi a sostituirsi a Ornette Coleman - prima di tutto questo, insomma, c lui, Armstrong, un Armstrong gi postmoderno. Le premesse sussistono fin dagli inizi di carriera: la storia artistica di Satchmo, ritenuto giustamente il primo grande individualista, lemancipatore del solismo jazz alla tromba e alla voce, colui che idealmente traghetta lhot music polifonica e collettiva verso una forma darte di imperioso solismo (eternato soprattutto nei 78 giri con Hot Five e Hot Seven nel quinquennio 1925-29), va anche nella direzione di sempre, nuove collaborazioni paritetiche e di confronti decisamente positivi (e positivistici) fra giovani leoni, indiscussi maestri, promettenti colleghi. La lista lunga: nei primi tempi, il neworlinese lasciata la Crescent City per Chicago e in seguito New York, suona la cornetta (e poi la tromba) via via per i gi affernati King Oliver, Trixie Smith, Bessie Smith, Fletcher Henderson, Luis Russell,

Nessun musicista afroamericano ha lasciato tracce cos variopinte, straripanti, indelebili, nemmeno Duke Ellington o Miles Davis. Citando, aggredendo e anticipando stili e tendenze
Clarence Wiillams, ossia i migliori jassmen del primo modernismo nero. Ma anche allapice del successo commerciale negli anni Trenta Satchmo non disdegna di chiamare accanto a s astri emergenti come il favoloso quartetto vocale dei Mills Brothers o di farsi ospitare nellorchestra del bianco Jimmy Dorsey o ancora duettare con Billie Holiday per il celebre show alla Carnegie Hall dell8 febbraio 1947 (e nello stesso anno nel film New Orleans/La citt del jazz di Lubin). Quando, alla fine della seconda guerra mondiale, spinto dai fan pi motivati e jazzofili, Louis si decide di tornare al suono che precede lo swing, formando gli All Stars, chiama i migliori reduci dagli anni ruggenti; tuttavia qualche scelta infelice fra i nuovi successivi orchestrali e la routine concertistica delle troppe tourne internazionali non apportano sostanziali novit, bench Armstrong in persona riesca a migliorarsi soprattutto nelle qualit vocali, ma anche nel rapportarsi a un repertorio variegato, che oggi verrebbe definito pop, in quanto composto da molte canzonette da hit parade. per lattivit in studio a sorprendere per il coraggio delle scelte, la progettualit degli assunti, lesito dei risultati sotto il profilo estetico: almeno diciassette album riascoltati oggi simpongono quali referenti postmodernisti o precorritori del citazionismo. Vengono registrati lungo soli sei anni i tredici Plays W. C. Handy (Columbia, 1954), Satch Plays Fats (Columbia, 1955), Satchmo the Great (Columbia, 1956), Ella and Louis (Verve, 1956), Porgy and Bess (Verve, 1957), Louis and the Angels (Decca, 1957), Meets Oscar Peterson (Verve, 1957), Louis and the Good Book (Decca, 1958), Satchmo Plays King Oliver (Audio Fidelity, 1959), il citato And the Dukes of Dixieland (Audio Fidelity, 1959-60), Bing and Satch (Mgm, 1960), Louis Armstrong and Duke Ellington (Roulette, 1961), The Real Ambassador (Columbia, 1961) e, negli ultimi anni di vita, i quattro Disney Songs The Satchmo Way (Buena Vista, 1968), Christmas Through the Years (Laserlight, 1969), And Friends (Mca, 1970), Louis Countrynwestern Armstrong (Avco, 1970) risultano tutti album carichi di rimandi, incroci, attraversamenti, corsi, ricorsi, percorsi attraverso forme, generi, opere, autori, ricorrenze, colleghi, personalit, temi condivisi dalla storia della musica, della cultura, dellumanit. Si possono ascoltare, sovrapporre, allineare i 17 ellep nelle maniere pi fantasiose tracciando ad esempio diversi fili rossi che passano attraverso la spiritualit (i 33 giri dedicati al gospel, agli angeli, al

natale), il folklore bianco (versatilit hillbilly), il blues (omaggio a Handy), il primo jazz (tributo a Oliver e al dixieland), addirittura il moderno (il musical ambasciatorio inventato dal coolster Dave Brubeck), passando attraverso gli incontri con i grandi del canto swing (Crosby e la Fitzgerald), del mainstream (Peterson), di giovani talenti (i nuovi amici), di giganti fuori dagli schemi (Ellington), o persino aggredendo il monumento gershwiniano (unico vero melodramma statunitense) e quello cartoonistico (il generale soundtrack disneiano) riflettono i vari modi di reinterpretare attraverso il passato e il presente della storia del jazz le svariate declinazioni, con le quali questa stessa musica pu essere destrutturata e ricompattata in sonorit estroverse, inedite, divertenti, metalinguistiche. Quale altro jazzman osa tanto? Nessun musicista afroamericano - e oltretutto in pochissimo tempo - lascia tracce cos variopinte, straripanti, indelebili: nemmeno Duke Ellington o Miles Davis, che nelle loro rispettive carriere (durate circa mezzo secolo luna) attraversano la black music e le sonorit contemporanee della prima e della seconda met del XX secolo riescono a essere similmente eclettici, colorati, versatili, autorigeneranti; e nemmeno i geni dal talento precoce ma breve, perch bruciato nel giro di pochi anni, come accade ad esempio a Bix Beiderbecke, Django Reinhardt, Charlie Christian, Charlie Parker, Eric Dolphy, John Coltrane.

MITI/2

La faccia sorridente della rivolta assoluta


di G. MIC.

Louis Armstrong il bonaccione, lo zio Tom, il clown per bianchi? Mica tutto vero! Limmagine che Armstrong d di s, lungo una carriera esemplare, lunga circa mezzo secolo, certo quella di un intrattenitore gioviale, allegro, spensierato, persino bambinesco, ma che rispecchia in pieno la psicologia classica e latteggiamento profondo dellex schiavo afroamericano nei confronti di una America sempre pi votata al facile show business e alla crescente spettacolarizzazione che consente ai poveri negri di emergere in settori che possono dare lustro internazionale alla nazione medesima come lintrattenimento popolare, dallo sport alla musica, dalla rivista alla scultura (moda copiata dalle arti pri-

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In queste pagine alcune immagini di Louis Armstrong. Accanto a sinistra e in basso a destra con The Dukes of Dixieland

mitive, lanciate, con ben altri scopi, tra le avanguardie europee). LAmerica dellArmstrong pop star tra gli anni Trenta e Sessanta non quella del segregazionismo razziale degli stati sudisti, ma non ancora lalternativa rispettivamente pacifica e bellicosa di Luther King e Malcolm X; piuttosto Hollywood, Broadway, lo show must go on dove Satchmo ride e fa ridere, anche se dietro la maschera bonaria si celano rabbie e malinconie, sogni e riscatti, tutti antropologicamente rispondenti allo stato danimo del coloured di fronte al Secolo di ricchezza, democrazia, libert, emancipazione. E la prova di questo altro non che il precipuo blues feeling nei grandi dischi con la Creole Jazz Band, gli Hot Five, gli Hot Seven, la Louis Armstrong Orchestra, persino gli All Stars: in ogni song (molto spesso blues, appunto) c il pensiero in rivolta dellafroamericano che ancora non riesce a trovare gli strumenti critici o le armi idonee per combattere soprusi, violenze, umiliazioni: ci riuscir di l a poco il bebop di Charlie Parker, il canto di Billie Holiday e via via la musica dichiaratamente politica di Sonny Rollins o africaneggiante di Art Blakey. Satchmo non il bersaglio degli improvvisatori free pi arrabbiati e magari vicini al Black Power o alle Pantere nere; la polemica risulta pi sfumata, in quanto non contro la persona n tantomeno sulla musica in fondo da tutti apprezzati. Ci che infastidisce musicisti fieri e superbi come Miles Davis o John Coltrane il modo in cui Armstrong compiace il pubblico e con il quale la macchina dellintrattenimento perpetua lo sfruttamento nei confronti del genio e della sua immagine. uno sfruttamento che riguarda forse il lato mediatico del personaggio Louis (e in parte la routine concertistica) perch limpegno nei dischi, come appena visto, sincentra su progetti originalissimi. Anche nella realt quotidiana Armstrong non il buffone tratteggiato da molta critica revisionista: trasgressivo fumatore non pentito di marijuana allapice dei primi grandi successi, disponibile a posare sul wc per una rclame fotografica di pomata contro le emorroidi; benefattore in incognito, casalingo felice di unesistenza frugale dentro un appartamentino di Harlem che non cambier mai (se sto bene qui, perch cambiare con una villa o un alloggio pi grande, il suo motto). uomo attento ai fatti di cronaca e di politica al punto da rifiutare una remunerativa tourne nellest Europa, o da mandare una missiva indignatissima al Dipartimento di Stato americano subito dopo la notizia dello sputo in faccia a una bimba nera da parte del governatore razzista dellArkansas, davanti a una scuola pubblica che una nuova legge federale vuole aperta a tutti. A fine carriera registrer persino gli inni di protesta Give Peace a Chance (John Lennon) e We Shall Overcome (Pete Seeger), con Miles Davis nel coro. E c anche lArmstrong che, anticipando le idee del free, guarda alla Madre Africa, contentissimo ad esempio della nomina di King of Zulu al carnevale di New Orleans o di effettuare per primo una serie di concerti dei paesi da poco decolonizzati e indipendenti come il Ghana, dove suona davanti a centomila persone.

MITI/3 DA CENERENTOLA AL REVIVAL BIANCO

Cinque modi di essere Mr. Satchmo


Il Duca lo incontrer solo per un pugno di incisioni. In quelloccasione si metter a totale disposizione dellartista di New Orleans
Sembrerebbe un paradosso e forse lo , ma Armstrong un musicista abituato a scardinare le regole, tuttaltro che ossequioso del conformismo in fatto di jazz: cos, lui, alfiere dellhot jazz nero che discende dai creoli di New Orleans, si confronta con i Dukes Of Dixieland, nostalgici paladini del revival bianco, di quel dixieland suonato a pochi isolati di distanza da Storyville, originato da poveri immigrati tedeschi, irlandesi, italiani, ispanici, russi, che, riveduto e corretto per le lites borghesi, torna in auge negli anni Quaranta e Cinquanta in nome sia del vecchio purismo sia dellalternativa alle rivoluzioni bebop, progressive e cool. E Armstrong a sua volta non teme, anzi desidera, il confronto con i giovani la page del sestetto formato dai fratelli Frank (tromba) e Fred Assunto (trombone) assieme al loro padre Papa Jac Assunto (trombone e banjo) e Jerry Fulleer (clarinetto), Stanley Mendelsohn (piano), Lowell Miller (tuba), Red Hawley (batteria), con Richard Matteson (contrabbasso) e Owen Mahoney (percussioni) a sostituire gli ultimi due. E due sono pure le sedute, rispettivamente allOriental Theatrer (Chicago) e alla Webster Hall (New York) per un totale di soli cinque giorni (3-4-5 agosto 1959 e 24-25 maggio 1960) e un totale di 45 brani registrati (tutti classici degli anni Venti, compresi gli originali armstronghiani da Back O Town Blues a Someday Youll Be Sorry, da Corney Chop Suey a Bye And Bye), di cui solo 25 usciti nei due album ufficiali (Louis Armstrong and The Duke Of Dixieland e Louie and The Dukes), ma ora tutte disponibili nel cofanetto della Solar. Il libretto illustrativo con un nuovo saggio di Charles Boldt, le note di copertina originali di Nat Hentoff e gli interventi Robert Levin e Johnson McRee rilevano i sottili intrecci perpetuati dal virtuosismo alla voce e alla tromba in dialettica con un gruppo abilissimo nel sostegno ritmico e nei coinvolgimenti contrappuntistici. Con Walt Disney Il tributo forse pi bello che Satchmo regala al mondo del cinema non sta fra le troppe comparsate su grande schermo dove recita se stesso in maniera bonaria, grottesca, autoreferenziale in diversi piccoli

camei, per film spesso mediocri; nemmeno i musical da High Society a The Five Pennies, riescono a scoprire limmenso potenziale drammatico di un attore nato. E dunque lArmstrong hollywoodiano migliore si trova quando rif le canzoncine dei cartoons di Disney: filastrocche, marcette, scioglilingua, termini banali o dalle armonie complesse, ad esempio quel Someday My Prince Will Come, entrato addirittura nel repertorio del quintetto di Miles Davis. Louis rilegge, rinnova, stravolgendo linnocuo assunto originario, fino a restituire allascoltatore una selvaggia fanciullezza e un bambinesco espressionismo, che forse sarebbero piaciuti a Disney morto due anni prima di Disney Songs The Satchmo Way, unico album del trombettista, dove ancora mancano i dati dei musicisti dellorchestra che laccompagna in uno spiritoso (e strepitoso) viaggio tra Biancaneve (Heigh Ho e Whistle While You Work), Cenerentola (Bibbidi Bobbidi Boo), Mary Poppins (Chim Chim Cher-ee), Pinocchio (When You Wish Upon a Star) e Il libro della giungla (Bare Necessities). Con Fats Waller Thomas Fats Waller un musicista epocale nel passaggio del jazz dallhot allo swing: piano player, compositore, entertainer, cantante, organista, per molti versi affine e complementare a Satchmo bench la morte precoce a soli 39 anni nel 1943 gli impedisca di realizzarsi come solista e autore; forse per questo Armstrong - che suona con lui solo rare volte, come dal vivo nellottobre 1938 a New York in jam session con Jack Teagarden, Bud Freeman, Albert Casey, George Wettling - registra Satch Plays Fats, dove viene messa in luce la duttilit della scrittura walleriana attraverso la scelta di sedici temi celeberrimi, di cui molti in tripla take, ascoltabile in cd. Louis riattualizza via via Honeysuckle Rose, Squeeze Me, Aint Misbehavin attraverso lormai proverbiale old mainstream, ben supportato dai sei All Stars Trummy Young, Barney Bogard, Billy Kyle, Arvell Shaw, Barrett Deems e Velma Middleton. Con W. C. Handy William Christopher Handy (1873-1958) forse il primo autentico compositore afroamericano che possa

fregiarsi di questo titolo perch i suoi lavori al pentagramma sono dei blues, il pi celebre dei quali St. Louis Blues portato al successo nel 1925 in una versione memorabile dove compare anche Armstrong da spalla alla cosiddetta imperatrice del blues Bessie Smith. Da qui in poi Handy rester un riferimento assoluto per gli improvvisatori afroamericani lungo il Novecento, sino a quando Satchmo, con la collaborazione dello stesso autore ormai cieco, gli rende il giusto, commosso omaggio in maniera quasi speculare al tributo walleriano: stessa formazione, stessa grinta in Plays W. C. Handy, a cavallo tra dixie e swing con Loveless Love, Ole Miss, Yellow Dog Blues, Chantez-les Bas e ovviamente le celeberrime tristezze di San Luigi, ventuno takes incise nel solo 12 luglio 1954 a Chicago. Con Duke Ellington I due grandi del jazz, pur vivendo in parallelo mezzo secolo di cultura black, non sincontrano musicalmente se non in queste uniche sedute del 3 aprile 1961 indicate sulla copertina del padellone originario Louis Armstrong & Duke Ellington come recording together for the first time. Ancora una volta il postmoderno Satchmo cambia tutto e sorprende tutti: si penserebbe subito a un disco in cui la voce e la tromba siano a disposizione della big band, invece il Duca a suonare il pianoforte con un combo ridotto di All Stars (Barbey Bigard, Trummy Young, Mort Herbert, Danny Barcelona). Ma il repertorio tutto ellingtoniano, con i superclassici Mood Indigo, The Mooche, Cotton Tail, Black and Tan Fantasy, In a Mellowtone, suonati in funzione del rigurgitante solismo di Louis. (g. mic.)

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TOP TEN
FRANCESCO ADINOLFI
Tony Christie, Now's the Time (Acid Jazz) Fab Samperi, Power Bossa (Agogo) Sunlightsquare, Britannia Shing-A-Ling (Sunlightsquare) The Mighty Mocambos, The Future Is Here (Legere) Hawa, My Little Green Box (Favorite Recordings) Miles Kane, The Colour of the Trap (Columbia) Renegades of Jazz, Hip to the Jive (Wass) Lack of Afro, This Time (Freestyle) JoJo Effect, Marble Tunes (ChinChin/ Artcore) The Milk, (All I Wanted Was) Danger (Naim Edge)

Guida ai migliori dischi del 2011. Il soul ritrovato di Tony Christie incontra il voodoo degli African Head Charge, Butch Morris a Verona sogna leretico Caparezza mentre i Verdena fanno Wow

GIAMPIERO CANE
Stefano Scodanibbio, Oltracuidansa (Mode) Poing, Wach auf! (ra/Phonogram) Fernando Mencherini, Sei danze armoniche, Canzone periferica e altro (Vdm) Thollen/Scodanibbio, On Debussys Piano and... (Die Schachtel) Dino Betti van der Noot, Septembers New Moon (Sam/Egea) SkinShout, Carribean Songs (Improvvisatore involontario) Marraffa/Braida/Borghini/Spera, Eco dalberi (Porter Records) Colonna/Lo Cascio/Quaratino, Dominos Tales (Slam) Nino Rota, Concerti per violoncello e orchestra n. 1 e 2 (Sony) Franz Listz/Maurizio Baglini, Rves (Decca)

CHRISTMAS

BABBO NATALE DOPATO, LE CANZONI DRUGSNROLL


Natale arrivato e il buonismo dilaga. Una predisposizione alla bont cantata in centinaia di canzoni che, ogni anno puntualmente, qualcuno ripropone in nuove versioni, da Jingle Bells a White Christmas e via dicendo. Ma siamo proprio sicuri che tutte queste canzoni natalizie siano poi cos dolci e delicate, o pi concretamente nascondono strani doppi sensi? Un giro per la rete e ci si accorge che dietro alcune canzoncine tanto amate dai bambini - specie al di l dellOceano e della Manica sembrano esserci riferimenti, pi o meno espliciti, a stupefacenti e alcol. Una tra le pi note Frosty the Snowman, cantata, tra gli altri, da Ella Fitzgerald e, in tempi pi recenti, dai Cocteau Twins; una allegra melodia su un pupazzo di neve (sar veramente neve?!) che prende vita e se ne va in giro per la citt. Ma perch non si ferma allalt di un poliziotto? Cosa nasconde nella sua pipa? In Rudolph the Red-Nosed Reindeer di Jack Johnson ci si chiede invece come il protagonista, la renna Rudolph, possa essere cos rapidamente passato da reietto della cucciolata a capo branco... Occhio anche a Pretty Paper; essendo l'autore Willie Nelson - uno che ne ha fatte di cotte e di crude - la domanda che sorge spontanea : che regalo cera in quel pacchetto cos ben incartato? E ancora: cosa portavano in dono i magi di We Three Kings? Incenso e mirra sono state utilizzate per secoli in rituali religiosi e come digestivi o antidolorifici... vi ricorda qualcosa? Pi esplicito Snoop Dogg che insieme a vari ospiti, tra cui Dat Nigga Daz e Nate Dogg, canta in Santa Claus Goes Straight to the Ghetto: Oggi, nel giorno di natale un mio amico mi ha dato un po di Krazy Glue (colla pazza, ndr) e mi ha detto di fumarla lentamente. E in che stato doveva essere il sindaco di Margaritaville in Christmas in the Caribbean di Jimmy Buffet, come faceva a vedere Babbo Natale a cavallo di un delfino? Che dire poi della Signora Claus che fa i migliori brownies della citt in Santa & His Old Lady di Cheech & Chong? Sono davvero soltanto dolcetti al cioccolato? Un classico duetto, registrato praticamente da tutti - da Dean Martin e Doris Day a Willie Nelson (di nuovo lui) e Norah Jones Baby Its Cold Outside. Nel testo luomo rifiuta in ogni modo di essere lasciato dalla donna e le versa qualcosa di strano nel cocktail; lei, con un sottinteso sinistro, gli chiede: Dimmi, cosa c in questa bevanda?. Infine, chiss cosa ci sar stato nel sacco che un Babbo Natale davvero fatto (da Dig that Crazy Santa Claus, brano lanciato nel 1954 contemporaneamente da Oscar McLollie e Raph Marterie, e ripreso poi da Brian Setzer) ha gettato attraverso il comignolo, per far fare certi salti di gioia a tutti? (r.pe.)

GRAZIA RITA DI FLORIO FLAVIANO DE LUCA


El General, La voix du people (Autoprod.) Toumani Diabat, Mand Variations (World Circuit) Adele, 21 (XL Recordings) Noel Gallagher, High Flying Birds (Warner) Caparezza, Il sogno eretico (Universal) Sia Tolno, My Life (Lusafrica) Adriana Calcanhotto, O microbio do samba (Minha Musica) Aa. Vv., This Must Be the Place O.S.T. (Emi) 99 Posse, Cattivi guagliuni (Artist First) Cataldo Perri, Guallar (Autoprod.) African Head Charge, Voodoo of the Godsent (ON-U Sound/Goodfellas) TP Orchestre Poly-Rythmo de Cotonou, Cotonou Club (Strut/Audioglobe) Israel Vibration, Reggae Knights (Vpal) Alpha Blondy, Vision (Wagram Music) Vernon Maytone, Words of Wisdom (Not Easy at All) Samba Tour, Crocodile Blues (Riverboat) Balojy, Kinshasa Succursale (Crammed Disc/Materiali Sonori) Mariza, Fado tradicional (Emi) Classica Orchestra Afrobeat, Shrine on You (Sidecar/Brutture Moderne/ Goodfellas) Ayo, Billie Eve (Polydor/Universal)

MARCO BOCCITTO
Lucas Santtana, Sem nostalgia (Mais Um Discos) Owiny Sigoma Band, Owiny Sigoma Band (Brownswood) Piccola Orchestra Gagarin, Platos combinados (Whatabout Music) Sven Kacirek, The Kenya Sessions (Pingipung) Graveola e o Lixo Polifonico, Eu Preciso de um Liquidificador (autoprod.) Tamikrest, Toumastin (Glitterhouse) Silverio Pessoa, No grau (Casa de Farinha) Vegetable Orchestra, Onionoise (Other) Aa. Vv., Istarainyeri (Circolo Gianni Bosio) Kid Creole & the Coconuts, I Wake up Screaming (!K7/Strut)

STEFANO CRIPPA
Kate Bush, 50 Words for Snow (Fish) Adele, 21 (XL Recordings) Paolo Benvegn, Hermann (La pioggia dischi/Venus) Noel Gallagher, High Flying Birds (Warner) Jill Scott, The Light of the Sun (Warner) Gregory Porter, Water (Matema Music) Elbow, Build a Rocket Boys! (Polydor/ Universal) Young Gabby, We're All in This Together World (Connection/Egea) Mina, Piccolino (Pdu/Sony) Lenny Kravitz, Black and White America (Warner)

GIROLAMO DE SIMONE
Maria Pia De Vito & Huw Warren, O pata pata (Parco della Musica) Mikele Buonocore, A maronna ellArco e e Fujenti (Terra Vesuviana) Max Fuschetto Marcello Capra et Alia, Cosa rester di me (Darsena) Daniele Lombardi, Costellazione seconda (Cramps Records) Ansiria, Il vuoto e la sua vanit (Afrak/ Fullheads/Audioglobe) EAOrchestra, Likeidos (Amirani Records) Joe Frawley, Curious Perspectives (Jfm) Philip Corner/Manuel Zurria, Joy Flashings (Die Schachtel) Keith Jarrett, Rio (Ecm Records) 7K Oaks, Entelechy (Die Schachtel)

GUIDO FESTINESE
Charles Lloyd/Mara Farantouri, Athens Concert (Ecm) Elbow, Build a Rocket Boys! (Polydor) Paolo Fresu/A Filetta, Mistico mediterraneo (Ecm) Steven Wilson, Grace for drowning (Kscope/Audioglobe) Amina Aloui, Arco iris (Ecm) Ry Cooder, Pull up Some Dust and Sit Down (Nonesuch) Walkabouts, Travels in Dustland (Glitterhouse) Headcat, Walk the Walk Talk the Talk (Niji) Anathema, Falling Deeper (Kscope/Audioglobe) Motorpsycho, Roadwork Vol. 4 (Stickman)

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CHRISTMAS/2

MARIO GAMBA
Butch Morris, Verona (Nu Bop/ Goodfellas) Roscoe Mitchell, Far Side (Ecm/Ducale) Ornette Coleman, The 1987 Hamburg Concert (Domino/Egea) John Cage, Works for Percussion Vol. 6 (Hungaroton/Jupiter) Alberto Posadas, Glossopoeia (Kairos/Jupiter) Niccol Castiglioni, Piano Works (Brilliant/Jupiter) Robert Schumann, Geistervariationen (Ecm/Ducale) Gyrgy Kurtg/Salvatore Sciarrino, Hipartita/Aspern Suite (Stradivarius/Milano Dischi) Lee Konitz/Brad Mehldau/Charlie Haden/Paul Motian, Live at Birdland (Ecm/Ducale) Elio Martusciello, Concrete Songs (Ticonzero)

BABBO NATALE SBRONZO, LE CANZONI DRINKNROLL


Se i riferimenti alla droga nelle canzoni natalizie sono piuttosto velati, e a volte, a ben vedere, addirittura tirati per il bavero, quelli allalcol sono invece spesso pi diretti e incontestabili. Come ad esempio accade, gi dal titolo, nel brano di un artista anglo-australiano, che nella vita fa il comico, lattore e il musicista; il suo nome, pi o meno sconosciuto da noi, Tim Minchin, e la canzone in questione si intitola White Wine in the Sun. Il testo in realt un attacco alla commercializzazione del natale, ma si chiude con lammissione che riunire tutta la famiglia con un buon bicchiere di vino bianco sotto il sole (dalle sue parti natale arriva destate) non poi cos male... Altrettanto esplicito Charles Brown in Merry Christmas Baby: Ancora non ho bevuto neanche un goccio questa mattina, ma sono illuminato come un albero di natale. Billy Squier chiaramente un tipo molto romantico, ma che non disdegna, evidentemente, anche qualche piccola trasgressione, in Christmas Is the Time to Say I Love You canta: Qui vicino al fuoco dividiamo il bagliore della luna e il brandy, dolci parole e caramelle... Lo spirito natalizio colpisce anche i Run-Dmc che in Christmas in Hollis ci dicono che nel camino brucia il ceppo di di natale, e sotto il vischio beviamo egg nog (una specie di zabaione alcolico, simile al nostro vov, ndr), mentre non sembra essere un punto di forza per la famiglia di Robert Earl Keen che in Merry Christmas from the Family ci fa sapere che mamma e pap sono arrivati ubriachi al party natalizio. Ancora parentele strette in Daddys Drinking Up Our Christmas di Commander Cody & The Lost Planet Airmen - il testo a un certo punto recita: Niente albero, niente calza, niente regali, solo bottiglie per festeggiare il natale... -, e in Grandma Go Run Over By a Reindeer di Elmo & Patsy, nel quale una nonnetta sembra aver bevuto davvero un po troppo vov. E non si smentisce poi un personaggio sui generis come Al Weird Yankovic che nella sua The Night Santa Went Crazy parla di un Babbo Natale che dalla barba agli stivali era completamente ricoperto di munizioni, come un grosso grasso Rambo di natale, ubriaco e di umore pessimo..., sar meglio non incontrarlo... (r.pe.)

SIMONA FRASCA
Fleet Foxes, Helplessness Blues (Sub Pop/Audioglobe) Rocket from the Tombs, Barfly (Fire Records/Goodfellas) Ed Laurie, Cathedral (Moonpainter/V2/ Self) Real Estate, Days (Domino/Self) Nino Bruno e le Otto Tracce, Sei corvi contro il Sole (Goodfellas) Radiohead, The King of Limbs (KL Recordings/Self) The War on Drugs, Slave Ambient (Secretly Canadian/Goodfellas) PJ Harvey, Let England Shake (Island/Universal) Poly Styrene, Generation Indigo (Future Noise Music/Self) Kurt Vile, Smoke Ring for My Halo (Matador/Self)

GUIDO MICHELONE
Lelio Luttazzi, Il cinema di Lelio Luttazzi (Blue Serge/Egea) Aa. Vv., Rangapang. Pre-revolutionary Iranian Pop (Vampi Soul) Joana Amendoeria, Stimo fado (Le Chant du Monde) Amor Elsaffar, Inana (Pi Recordings) Kitty, Daisy & Lewis, Smoking in Heaven (Sunday Best/Family Affair) Laurent Petitgirard, Guru. An Opera in Three Acts (Naxos/Ducale) Nostalgia77, The Sleep Walking Society (Tru Thoughts) Javier Girotto e Luciano Biondini, Iguaz (Note Sonanti) Christelle Pereira, The Maestro(s) (Dzess Music) Aa. Vv., Anatomia femminile. 23 cantautrici e il corpo della donna (Interno Records/NdA Press)

ROBERTO PECIOLA
Verdena, Wow (Universal) Other Lives, Tamer Animals (Pias/Self) Bon Iver, Bon Iver (Jagjaguwar/Goodfellas) Elbow, Build a Rocket Boys! (Polydor/ Universal) Steven Wilson, Grace for Drowning (Kscope/Audioglobe) Puscifer, Conditions of My Parole (Puscifer Entertainment) My Brightest Diamond, All Things Will Unwind (Asthmatic Kitty/Goodfellas) Mini Mansions, Mini Mansions (Rekords Rekords-Domino/Self) Wild Beasts, Smother (Domino/Self) Everything Everything, Man Alive (Geffen/Universal)

Santa Claus la sa lunga e spesso non la sa raccontare. I pezzi sotto lalbero che piacciono tanto ai bimbi, ma che celano vizi e eccessi

ALBERTO PICCININI LUIGI ONORI


Franco DAndrea Quartet, Sorapis (El Gallo Rojo) Branford Marsalis/Joey Calderazzo Songs of Mirth and Melancholy (Marsalis Music/Universal) Giovanni Falzone Quintet, Around Ornette (Parco della Musica) Steve Coleman & Five Elements, The Mancy of Sound (PI Records) Maurizio Giammarco & OJdM, Cieli di Sicilia (Anaglyphos) Stefano Battaglia Trio, The River of Anyder (Ecm) Enrico Rava Quintet, Tribe (Ecm) Mr. Encore + Tim Berne, Intolerant (Auand) Ibrahim Malouf, Diagnostic (Mister) Enzo Pietropaoli Quartet, Yatra (ViaVeneto Jazz) Brian Wilson, The Smile Session Box Set (Capitol) Bon Iver, Bon Iver (Jagjaguwar/ Goodfellas) James Blake, James Blake (R&S Records) tUnE-yArDs, Whokill (4Ad/Goodfellas) Paul Simon, So Beautiful, so What (Hear Music) Now Ensemble, Awake (New Amsterdam Music) James Ferraro, Far Side Virtual (Hyppos in Tank) Panda Bear, Tomboy (Paw Tracks) Thurston Moore, Demolished Thoughts (Matador/Self) Kurt Vile, Smoke Rings for My Halo (Matador/Self)

LUCA GRICINELLA
Shawn Lees Ping Pong Orchestra, World of Funk (Ubiquity/Family Affair) Larry Achiampong, Meh Mogya (Sample of Me) (Look Mama Records) J. Rocc, Some Cold Rock Stuff (Stones Throw/Goodfellas) Serengeti, Family & Friends (anticon.) James Blake, James Blake (R&S Records) Tyler, The Creator - Goblin (Xl recordings) Beastie Boys, Hot Sauce Committee Part Two (Capitol/Emi) DRC Music, Kinshasa One Two (Warp) Ghostpoet, Peanut Butter Blues & Melancholy Jam (Brownswood/Family Affair) Dels, Gob (Big Dada/Family Affair)

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Giganti sotto lalbero per dimenticare lincubo del lockout


di NICOLA SELLITTI

Kobe e LeBron pastori sul presepe in pantaloncini e magliette. Infiocchettati per augurare Merry Christmas allAmerica. Con DallasMiami e ChicagoLos Angeles Lakers, domani la Nba solleva in aria una palla a due che scotta da sei mesi, dopo 161 giorni di lockout. Con il paese segnato dalla crisi economica che si divideva tra atleti e proprietari sul rinnovo del contratto collettivo. 66 partite di regular season invece delle previste 82. Torneo dimezzato. In parte falsato, con le squadre che saranno costrette a giocare anche tre partite in altrettante sere. E che dal 9 dicembre provano a rastrellare sul mercato i pezzi mancanti dei loro puzzle, ancora sguarniti tra giocatori con il contratto scaduto e altri finiti in giro per il globo a giocare durante la serrata. I due mesi che hanno preceduto lavvio della stagione mutilata sono destinati a far storia e giurisprudenza nello sport professionistico americano. La Lega ha di nuovo incrociato le braccia a dieci anni dal primo lockout. In precedenza si era fermata lhockey Nhl (nel 2004, stagione cancellata) mentre la scorsa estate prometteva scintille anche la querelle tra atleti e proprietari del football Nfl. Prima che il 24 luglio si giungesse a un accordo che assegnava il 53% dei profitti ai padroni e il 47% ai lavoratori. Tra i cestisti ci sono voluti invece sei mesi. Trattative fiume con i top player impegnati in prima persona nelle riunioni per dividere una torta da quattro miliardi di dollari. I titolari dei club, 22 su 30 dei quali hanno accumulato perdite per 300 milioni di dollari nella scorsa stagione, avevano chiesto una diversa ripartizione degli introiti e pi stretti controlli sui salari. Un tavolo chiuso intorno al 50% per entrambe le parti (51,15% solo per questa stagione per gli atleti che riceveranno, causa stagione dimezzata, circa l80% dello stipendio annuale). In pi, accordi pi brevi, aumenti pi contenuti e multe pi salate per le franchigie che

Il Campionato di basket Nba comincia domani dopo una serrata lunga 161 giorni e un mercato pi democratico che ha cambiato equilibri e certezze. Lobiettivo riconquistare i tifosi (e Obama)
sforano i tetti di spesa, con il salary cap fermo per due stagioni a quota 58 milioni di dollari. Insomma, lhanno spuntata i padroni. Anche perch le motivazioni dei giocatori, specie sulla parte economica, erano parse strumentali. Soprattutto agli occhi dei tifosi americani, che non si sa se e con quale spirito torneranno a riempire i palazzetti. A ottobre, interpellato da Jay Leno, anche lex cestista Barack Obama aveva chiesto ai due litiganti di pensare un po pi agli appassionati (coloro che vi garantiscono soldi e fama) e un po meno ai propri interessi. Prendendo esempio proprio dalla Nfl dove lo stipendio medio dei giocatori decisamente pi basso di quello dei giocatori Nba (2 milioni di dollari contro 5) nonostante aspettative di carriera e rischi infortuni decisamente pi alti. Trovato finalmente un accordo quando la stagione sembrava sul punto di essere cancellata definitivamente, lNba dovuta andare a riprendersi tutti quei giocatori, molti anche di prima fascia, che nel frattempo avevano deciso di andar a cercare fortuna e guadagni altrove. Incastrati in certi casi in contratti capestro e clausole con penali a sei zeri, come i cinesi Kenyon Martin e Jr Smith. Oppure alle prese con il fascino dellantica cultura europea (Ty Lawson in trasferta ad Atene per una gara di Eurolega con lo Zalgiris, su Twitter: Voglio vedere una di quelle statue nude con la foglia che copre le parti intime...). Con il via del campionato fissato per il giorno di natale, il mercato si infiammato di colpo con un caso surreale che ha fatto tremare lNba quasi pi del lockout. I Los Angeles Lakers acquistano Chris Paul dai New Orleans Hornets. Uno dei primi tre playmaker della Lega, dio pagano del pick and roll assieme a Steve Nash dei Phoenix Suns. Luomo che avrebbe spalleggiato Kobe Bryant nel new deal della franchigia californiana alle prese con una nuova guida tecnica (Mike Brown) al posto della leggenda Phil Jackson. In cambio i Lakers, che nellaffare avevano coinvolto anche gli Houston Rockets, spedivano a New Orleans Lamar Odom e in Texas lo spagnolo Pau Gasol. Houston cedeva agli Hornets Scola, Chris Paul dei L.A. Clippers. A destra, Andrea Bargnani contro i Knicks (foto Reuters). In basso, una vignetta di Dave Granlund. Nella pagina a destra, Adam Morrison

Martin, Dragic e una prima scelta al prossimo draft. Cestisti di valore con stipendi pesantissimi in cambio di un campione assoluto destinato comunque a lasciare la Louisiana a fine stagione. Odom, sposato con una delle sorelle Kardashian, regine del trash tv, non tratteneva le lacrime in un'intervista con una radio di Los Angeles, mentre El Pais denunciava la ira de sangre catalana per il trattamento riservato dai Lakers a Gasol, protagonista assoluto nel doppio titolo 2009/2010, almeno quanto Bryant. Poi il ribaltone che non ti aspetti. David Stern, commissioner della Nba, blocca laffare. Non da capo non avrebbe il potere di farlo - ma da proprietario degli Hornets. La Lega detiene a tutti gli effetti le azioni della franchigia di New Orleans dopo averla rilevata circa un anno fa dal precedente proprietario, in attesa di trovare un nuovo acquirente. La decisione di Stern storica, in palese conflitto dinteressi. Ma cerca di salvaguardare il valore degli Hornets osservando il primo comandamento delle leghe sportive americane: almeno un fuoriclasse per ogni franchigia, appetibile per pubblico, sponsor, televisioni. Da una mail privata resa pubblica dal New York Times, si apprende che il commissioner ha accolto la protesta di un bel po di presidenti infuriati, stanchi di vedere superstar voltare le spalle a squadre medio-piccole per accasarsi nei team pi potenti come Lakers, Heat, Knicks, Celtics. Lultimo clamoroso caso, un anno fa, la reunion a Miami di LeBron James e Chris Bosh con Dywane Wade. Il sindacato dei giocatori non ha preso benissimo lintervento di Stern, ponderando anche un'azione legale nei suoi confronti ma alla fine niente Lakers per Paul. La trama era troppo hollywoodiana per allontanarsi dalla West Coast. Cos il

LA PRIMA IN TV

BUON NATALE CON BULLS-LAKERS E LA RIVINCITA TRA DALLAS E MIAMI


La 66esima stagione del campionato Nba comincia domani con quasi due mesi di ritardo a causa del lockout. Sotto lalbero gli appassionati di pallacanestro trovano subito 5 partite scelte apposta per far felici i grandi network americani che trasmettono il torneo. Si parte durante il pranzo di natale con la classicissima New York Knicks-Boston Celtics, poi a seguire la rivincita dellultima finale tra Dallas Mavericks e Miami Heat (diretta su Skysport2 alle 20.30), quindi Chicago Bulls-Los Angeles Lakers (alle 23 sempre su Skysport2) e nella notte italiana la sfida Orlando Magic-Oklahoma City Thunder e lattesissimo esordio di Chris Paul in L.A. Clippers-Golden State Warriors.

ALIAS 24 DICEMBRE 2011 Messina, il consigliere tattico di Hollywood


Insieme a Gallinari, Bargnani e Belinelli c un quarto italiano che questanno lavorer nellNba. Si tratta di Ettore Messina che la scorsa estate stato assunto come consulente nientemeno che dai Los Angeles Lakers, scelto personalmente dal nuovo allenatore dei gialloviola Mike Brown di cui sar a tutti gli effetti braccio destro e consigliere tattico. Lex ct della nazionale azzurra, 51 anni, il primo tecnico italiano a ricoprire un ruolo tanto importante tra i professionisti americani e secondo molti questo soltanto il primo passo verso una panchina Nba da head coach. Messina reduce da due stagioni al di sotto delle aspettative al Real Madrid dove arriv nel 2009 dopo i trionfi al Cska Mosca (due Euroleghe e 4 scudetti) per spezzare il dominio del

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Barcellona. Tuttavia come Mourinho, lallenatore siciliano non riuscito a scalfire il mito blaugrana e lo scorso marzo ha lasciato la panchina madridista. Gi in passato Messina era stato chiamato a collaborare con una squadra Nba, prima ai San Antonio Spurs e poi ai Cleveland Cavaliers dove aveva lavorato proprio con Mike Brown contribuendo a sviluppare il gioco offensivo dellex squadra di LeBron James. A Hollywood, lex guru della Virtus Bologna avr il compito di lavorare sugli schemi dattacco di Kobe e compagni, riempire un po il vuoto immenso lasciato da Phil Jackson e rivitalizzare Pau Gasol (i lunghi sono la sua specilit). Dopo 22 anni passati a pensare solo da capo allenatore, mi sembra di tornare alle giovanili, al lavoro individuale coi giocatori. Sentivo il bisogno di pensare solo alla parte tecnica e sono grato a Mike Brown per avermi chiamato. Mi ha scelto apposta per capire quando Kobe lo insulta in italiano....

playmaker finito ai derelitti e sfigati cugini, i Clippers, guidati dallex guardia italo-americana Vinnie Del Negro (un passato alla Benetton Treviso). Ai Clippers Paul trova un compagno da urlo con cui formare la super coppia dellanno, Blake Griffin. Uno schiacciatore formidabile che al college amava travestirsi da donna e che la scorsa stagione allesordio in Nba stato subito votato matricola dellanno. Improvvisamente i nuovi Clippers sono la squadra pi cool dAmerica e nelle poche amichevoli prima del via le hanno suonate ai Lakers del vecchio Kobe. Per me faranno bei danni ai playoff, specialmente in una stagione corta da 66 partite. Non vedo lora di vederli giocare, ha detto Shaquille ONeal, un monumento del basket che a giugno ha detto basta per dedicarsi a una carriera da sceriffo. Persino Magic Johnson ha ammesso che questanno, per la prima volta in vita sua, andr a guardare i Clippers. Per i bookmaker per i favoriti sono altri. I Dallas Mavericks campioni in carica, che hanno aggiunto Odom e Carter al duo Nowitski-Kidd ma hanno perso il centro Tyson Chandler volato a New York per aiutare Carmelo Anthony e Mike DAntoni a rilanciare i Knicks. Ma soprattutto i Miami Heat di James, Wade e Bosh che hanno lobbligo di infilare lanello dopo il fiasco dellanno scorso quando dominarono la stagione regolare per poi evaporare in finale con Dallas mentre tutta lAmerica gli tifava contro. Infine il capitolo italiani. Gallinari, dopo il rodaggio con lOlimpia Milano durante il lockout, punta i playoff con Denver da leader della squadra. Bargnani guider ancora una volta i Toronto Raptors in piena ricostruzione. Belinelli trover pi spazio ma senza Chris Paul a New Orleans lo aspetta una stagione senza grandi prospettive.

USA IL TORMENTATO RITORNO DI BAFFO MORRISON

Dai poster del Che agli sberleffi di Kobe. Provaci ancora Adam
Fricchettone anti-capitalista e nuovo Bird ai tempi del college, poi fiasco e zimbello dell Nba. Storia di una rinascita. In Serbia
di NI. SEL.

Durante il lockout che ha tenuto chiuso in un cassetto il campionato Nba, diversi giocatori hanno lasciato lAmerica per andare a giocare altrove. Chi in Europa, chi in Cina, chi per arraffare soldi, chi per tenersi in forma. E chi, come Adam Morrison, per ritrovare se stesso. In Serbia. Terza scelta assoluta al Draft 2006 degli Charlotte Bobcats, lanno dello sbarco di Bargnani ai Toronto Raptors. Uno degli atleti pi controversi nella storia della pallacanestro professionistica a stelle e strisce. Fricchettone anticapitalista e ammiratore di Che Guevara. Una

figura cult dai tempi delluniversit di Gonzaga dove fu soprannominato The Moustache, il baffo. Segnava valanghe di punti e si controllava la glicemia durante i timeout delle partite per il diabete che lo affligge da quando aveva tredici anni. Un riuscito vuoto di sceneggiatura nel copione standard dellatleta Nba fatto di rap, gioielli, genitori assenti e guai con la legge. Da potenziale top player (lerede di Larry Bird, dicevano di lui) a zimbello della Lega in 5 anni di Nba. Lo scemo del villaggio che faceva ridere lAmerica. Soprattutto nel biennio con Kobe Bryant e i fratelli coltelli dei Lakers di Phil Jackson. Due titoli Nba senza giocare praticamente

NEW YORK

ASPETTANDO IL DERBY DELLA MELA TRA KNICKS E BROOKLYN NETS


Mentre i New York Knicks sognano di restituire un po di gloria al Madison Square Garden, gli sfigatissimi New Jersey Nets si preparano a vivere lultima stagione da cugini poveri dallaltra parte dellHudson River. Dallanno prossimo infatti si trasferiranno nel cuore di Brooklyn dando finalmente un po di pepe alla rivalit con i Knicks che non li hanno mai voluti nella grande mela. Alla nascita (1967) nella vecchia Aba, i Nets si chiamavano New York Americans ma le pressioni dei dirigenti dei Knickerbockers li costrinsero a emigrare subito in New Jersey e togliere dal brand il nome New York. Poi si spostarono a Long Island, divennero i N.Y. Nets e quando lNba finalmente li accolse nella Lega nel 76 furono costretti a pagare 5 milioni di dollari per aver invaso larea sacra dei Knicks. Dur poco, nel 78 furono rispediti in New Jersey e l sono rimasti fino ad oggi. Due anni e mezzo fa i Nets se li comprati Mikhail Prokhorov, il secondo oligarca pi ricco di Russia (sfider Putin alle presidenziali) che ha tirato fuori 700 milioni di dollari per costruire un super palazzetto a Flatbush Avenue e rinominare la squadra Brooklyn Nets. Con la superstar Deron Williams a illuminare il parquet, il rapper Jay-Z socio di minoranza e un annunciatore locale stracult che non si taglia i dreadlock dal 1988.

mai e mille sberleffi. Poi il buio. Tagliato da Washington allinizio della scorsa stagione, aveva deciso di chiudere col basket ritirandosi nel suo ranch di Spokane a spalare neve. Due mesi fa invece rieccolo in campo, dallaltra parte delloceano. A Belgrado, con la storica maglia della Stella Rossa, agli ordini di una vecchia volpe come Svetislav Pesic. Unico americano in squadra, subito idolo della tifoseria biancorossa. Quindici punti di media nelle otto gare disputate nella Lega Adriatica, tra canestri in uscita dai blocchi, risse e una grinta mostrata solo al college. A Belgrado ho ritrovato ladrenalina, la passione, la voglia di giocare. Mi sono rimesso in gioco ed quello di cui avevo bisogno dopo troppi anni passati ad ammuffire in panchina. LNba lo aveva stancato, svilito, tra rare e poco memorabili apparizioni sul parquet, sbadigli e mise improbabili in panchina. Con laria di chi si trovava per caso nella squadra di basket pi forte del mondo. Il meglio Morrison laveva concesso ai fortunati studenti di Gonzaga. Il capello lungo e i baffoni anni 70, un misto tra John Holmes e George Harrison. Con laria truce che ricordava anche Toni Iommi, leggendario chitarrista dei Black Sabbath. Leggeva tanto Morrison. Testi impegnativi. Larte della guerra di Sun Tzu, Lautobiografia di Malcom X, La ricchezza delle nazioni di Adam Smith, gli scritti di Che Guevara e Il manifesto del Partito Comunista. Marx stata una presenza fissa nella sua camera a Gonzaga come il poster dei Rage Against the Machine, gruppo alternative rock americano che si sempre distinto per limpegno politico orientato a sinistra e per le battaglie a favore delle minoranze etniche, contro il capitalismo e la globalizzazione. Capisaldi dellAdam pensiero che non perdeva mai un loro concerto. La stampa lo guardava con sospetto. Perch il Che?, gli chiese Usa Today. Perch ha sempre sostenuto la causa dei pi deboli. Per le piccole e grandi cose che ha fatto per la sua gente. Sempre alluniversit il coach una volta gli sugger di andare in chiesa a pregare coi compagni, lui gli scrisse sulla lavagna: La religione loppio dei popoli. Sul parquet Morrison era ancora meglio, mani caldissime, la grande promessa bianca venti anni dopo Bird, il suo idolo. Un azzardo e un peso per la carriera che lo aspettava. Ad accoglierlo nellNba nel 2006 c Michael Jordan che lo sceglie personalmente per la squadra di cui proprietario, gli Charlotte Bobcats. La prima stagione tra i giganti un saliscendi di grandi partite e amnesie difensive, poi allinizio del 2007 gli salta il legamento crociato del ginocchio. Un calvario infinito che sembra passare quando nel 2009 i Lakers gli offrono la possibilit di rinascere. E invece comincia davvero linferno, vittima di compagni e coach dallego smisurato e di una critica impietosa. Adam si taglia i capelli, perde il sorriso, intristisce in panchina. I comici lo massacrano. Dopo la conquista del titolo 2010, tutta la squadra viene invitata al talk show di Jimmy Kimmel sulla Abc. Una clip sulle Finali di Morrison scatena i lazzi di Kobe (Come giocatore terribile ma ci ha sempre dato materiale per ridere allinfinito). Due minuti da cheerleader in borghese, sorpreso in panchina mentre indugia sulla sua cravatta o mentre salta e balla da solo durante i festeggiamenti. Una presenza poi rimpianta sarcasticamente da Phil Jackson la stagione successiva. Se i miei ragazzi stessero giocando male, chiamerei un timeout dicendo di osservare Adam, valutare che patetico mucchio di schifezze sia e se volessero diventare come lui, un signor nessuno, una barzelletta Nba. Finito il lockout e ritrovato il sacro fuoco della retina, Morrison tornato a casa una settimana fa. Convinto di far ricredere tutta lNba sul suo conto. Provaci ancora Adam.

ALCOOL E MARTELLO A PIANOSCARANO


Non erano proprio contentissimi dellarbitraggio, i tifosi del Real (non Madrid, ma Monteco, seconda categoria marchigiana), e cos nellintervallo hanno cercato di assalire larbitro entrando dalla finestra del suo spogliatoio. Mentre uno era gi entrato con la testa, il corpo penzoloni fuori, larbitro se n accorto ed riuscito a chiudere, sbarrandola, la finestrella. Poi col cellulare ha chiamato i carabinieri. A fine gara, in mezzo a sputacchi e manate sul cofano e sul tettino dellauto, scortato sempre dallAfletta dellArma, riuscito a tornare a casa salvo. Due notizie dallAbruzzo. Liberato Urbisci, dirigente del Guastameroli, a fine partita andato incontro allarbitro e gli ha detto papale papale bravo bravo, hai rovinato la partita. Quello gli ha risposto che si sbagliava e, questo, per Urbisci, stato davvero troppo. Cos gli ha messo le mani sul collo stringendolo forte, poi gli sputava colpendolo sul petto. Tre anni di squalifica. E andata un pochino meglio al presidente del San Benedetto dei Marsi, il signor Beniamino Cerasani, che a fine primo tempo, qualificandosi come il presidente della societ, offendeva e minacciava larbitro di botte. Ovvio che scherzava, ma mica tanto. E stato squalificato per un anno per aver a fine gara, aperto lo sportello passeggero dellauto dellarbitro e avergli sputato addosso con atteggiamento di scherno. La verit che ci vorrebbe unanagrafe seria dei dirigenti delle societ di calcio. Il presidente dellAtlas Verona 83, Walter Lucchini, stato beccato mentre falsificava le firme dei genitori per il trasferimento di giovani calciatori, oppure chiedeva dai 3 ai 5000 euro al padre di un minorenne per permettergli di svincolare o cedere in prestito per un anno il figliolo. Un altro presidente, quello del Serra Calcio a 5 (Calabria), Claudio Pisani, prima ha avvicinato uno dei due arbitri, dicendogli devi dire al tuo amico di vedere cosa combinare, senn qui finisce male, poi nel corso del secondo tempo, entrava direttamente in campo e raggiunto il calciatore Rocha Soares, numero 7 della Odisseo 2000, afferratolo dal codino dei capelli, lo colpiva violentemente al volto con un pugno, costringendolo ad abbandonare il terreno di gioco per alcuni minuti. Sempre in Calabria, larbitro di San Pietrese-Caraffa, dopo un gol segnato dagli ospiti stato aggredito dal dirigente accompagnatore dei padroni di casa, Maurizio Tomaino, e dallallenatore Alfredo Pucci, che lo hanno massacrato di pugni alla schiena e al corpo. Riuscito a fuggire in qualche modo dalla presa dei due, intanto bloccati dai giocatori presenti, mentre spaventato e dolorante si avviava verso lo spogliatoio per piangere e chiamare aiuto, il disgraziato di arbitro veniva colpito sul collo dalla bandierina dallassistente di parte Giannino Ceriminara. Un rifinitore, insomma. Non ha capito davvero il perch della sua squalifica per un anno, il centravanti e capitano del Lodeno (Lazio), Maurizio Boccarini. Un suo compagno, rimasto anonimo, a fine partita ha lanciato un missile verso larbitro, reo di qualche cosa, colpendolo al viso, facendolo cadere a terra e provocandogli stordimento per alcuni secondi, costretto poi a ricorrere alle cure mediche. Si chiude con il presidente del Pianoscarano (Lazio) che a fine partita ha intimidito larbitro con un martello in una mano e una tanica piena di alcool nellaltra. Bluffava e larbitro un tipo troppo facilmente impressionabile: come faceva con un martello a dar fuoco allalcool?