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Contenuti

1. Insiemi e operazioni tra insiemi.


2. Sistemi numerici: naturali, interi, razionali e reali.
3. Alcune propriet`a dei numeri reali.
4. Relazioni: di ordine, di equivalenza e applicazioni.
5. Polinomi e funzioni razionali.
6. Equazioni algebriche.
7. Progressioni geometriche e aritmetiche.
8. Disequazioni algebriche.
9. Geometria analitica: retta, parabola, circonferenza, ellisse e iperbole.
10. Numeri primi, Teorema della fattorizzazione unica, algoritmo euclideo
per il calcolo del massimo comune divisore tra due interi.
11. Principio di induzione.
12. Trigonometria: gradi e radianti; funzioni seno, coseno e tangente; gra-
ci delle funzioni trigonometriche e propriet`a; funzioni inverse; angoli
associati.
13. Funzioni esponenziali e logaritmiche.
1 Insiemi e Operazioni tra Insiemi
Un insieme pu`o essere denito come una collezione, una raccolta di oggetti.
Per indicare gli insiemi si usano lettere maiuscole. Gli elementi di un
insieme invece si indicano con lettere minuscole e per indicare che a `e un
elemento di A, si scrive a A (che si legge a appartiene ad A ), mentre
per indicare che a non appartiene ad A si scrive a , A.
Un insieme pu`o essere assegnato elencando i suoi elementi (per elen-
cazione) o enunciando una propriet`a che caratterizza i suoi elementi (per
propriet`a caratteristica).
Ad esempio, linsieme A = 1, 2, 3, 4, 5 `e linsieme dei primi cinque
numeri naturali, B = a, b, c, d, e `e linsieme delle prime cinque lettere
dellalfabeto.
Un insieme privo di elementi si dice insieme vuoto e lo si indica con .
Due insiemi A e B si dicono uguali, A = B, se hanno gli stessi elementi,
ovvero se ogni elemento di A `e elemento anche di B e viceversa se ogni
elemento di B `e elemento anche di A.
Si dice che A `e un sottoinsieme di B, A B, se ogni elemento di A `e
un elemento anche di B. In particolare, A risulta un sottoinsieme proprio
se A B, ma A ,= B. In tal caso si scrive A B o A B.
Se esiste almeno un elemento di A che non appartiene a B, si ha che A
non `e un sottoinsieme di B e in tal caso si scrive A , B.
Ad esempio, l insieme A = 1, a, x `e sottoinsieme dellinsieme B =
1, a, x, y, z, mentre linsieme C = x, , t non `e sottoinsieme di B.
Ogni insieme A ammette come sottoinsiemi se stesso e linsieme vuoto
. Tali sottoinsiemi sono detti banali.
Dati gli insiemi A e B, si dice intersezione tra A e B linsieme A B =
x[x A e x B, ossia linsieme degli elementi che appartengono sia
allinsieme A che allinsieme B.
Se A B = , gli insiemi si dicono disgiunti.
Si osservi che se A B = A, allora A B e viceversa se A B, allora
A B = A.
Si dice unione di A e B linsieme A B = x[x A o x B, ossia
linsieme degli elementi che appartengono ad almeno uno degli insiemi A,
B.
Si osservi che se A B = B allora A B. Infatti A B = B signica
che ogni a A `e un elemento anche di AB, ma AB = B, quindi a B
ovvero A B. Vale anche il viceversa: se A B allora A B = B.
Si dice dierenza tra A e B linsieme A B = x[x A e x , B, ossia
linsieme degli elementi di A che non appartengono a B.
1
Si dice dierenza simmetrica (o unione disgiunta) tra A e B linsieme
AB = (A B) (B A).
Ad esempio, se A = 1, 2, 3, 4, 5 e B = 1, 2, 3, x, y, si ha che A B =
4, 5, AB = 4, 5, x, y.
Se A `e un sottoinsieme di B si dice complementare di A in B linsieme
A = B A.
Ad esempio, linsieme A = 1, 2, 3 `e un sottoinsieme dellinsieme B =
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e il suo complementare `e dato da A = 4, 5, 6, 7, 8, 9.
Dato un insieme A, si dice insieme delle parti di A linsieme che ha per
elementi tutti e soli i sottoinsiemi di A. Tale insieme viene indicato con
T(A).
Ad esempio, se A = a, b, c allora T(A) contiene i sottoinsiemi ba-
nali, cio`e linsieme vuoto e linsieme A stesso, i singoletti a, b, c e i
sottoinsiemi contenenti due elementi, ossia a, b, a, c e b, c. Pertanto
T(A) = , A, a, b, c, a, b, a, c, b, c.
Se A ha cardinalit`a n, ossia A contiene n elementi, allora T(A) ha
cardinalit`a 2
n
.
Siano A e B insiemi, si dice prodotto cartesiano di A e di B linsieme
A B = (a, b)[a A, b B, ossia linsieme di tutte le coppie ordinate
(a, b) con a A e b B.
Si osservi che coppia ordinata signica che la coppia (1, 2) `e diversa dalla
coppia (2, 1).
Per esempio, si considerino A = a, b, c e B = x, y; si ha che AB =
(a, x), (a, y), (b, x), (b, y), (c, x), (c, y).
2 Sistemi Numerici: Naturali, Interi, Razionali e
Reali
Gli insiemi numerici che spesso si incontrano in matematica sono i seguenti:
1. linsieme N dei numeri naturali, ovvero =0, 1, 2, . . .;
2. linsieme Z dei numeri interi, ovvero Z = . . . , 3, 2, 1, 0, 1, 2, 3, . . ..
E facile osservare che ogni numero naturale `e anche intero, pertanto
N Z, ossia linsieme N `e contenuto nellinsieme Z.
Di seguito si danno alcune denizioni riguardanti i numeri interi.
Denizione 1 Siano m, n Z numeri interi. Si dice massimo co-
mune divisore di m e n, e lo si indica con MCD(m, n), quel numero
naturale d N che soddisfa le seguenti propriet` a:
(a) d `e un divisore di m e di n;
2
(b) se c Z `e un divisore di m e di n, allora c divide anche d.
Se MCD(m, n) = 1, si dice che m ed n sono primi tra loro o relati-
vamente primi.
Denizione 2 Siano m, n Z numeri interi. Si dice minimo comune
multiplo di m e n, e lo si indica con mcm(m, n), quel numero naturale
r N che soddisfa le seguenti propriet` a:
(a) r `e un multiplo di m e di n, ovvero m divide r e n divide r;
(b) se c Z `e un multiplo di m e di n, allora c `e un mutiplo anche
di r.
Si ricorda con un esempio il procedimento per il calcolo del massimo
comune divisore e del minimo comune multiplo tra due interi.
Esempio
Siano m = 297 e n = 165, calcolare il loro massimo comune divisore
e il loro minimo comune multiplo.
Si fattorizzano m ed n nel prodotto di potenze di numeri primi, a meno
del segno:
m = 297 = 3
3
11
n = 165 = 3 5 11
Il massimo comune divisore tra m ed n `e dato dal prodotto dei fattori
comuni ad m ed n, quelli comuni con il minimo esponente:
MCD(297, 165) = 3 11.
Il minimo comune multiplo tra m ed n si ottiene invece dal prodotto
dei fattori comuni e non comuni ad m ed n, con il massimo esponente:
mcm(297, 165) = 3
3
5 11.
3. linsieme Q dei numeri razionali, ovvero Q =
m
n
: m, n Z, n ,= 0;
Si osserva che ogni numero intero `e anche razionale, pertanto linsieme
Q contiene linsieme Z. Si ha cos` che N ZQ.
Linsieme Q `e linsieme di quei numeri che si possono rappresentare
sotto forma di frazione. Ogni frazione d`a luogo ad un numero che
nella sua rappresentazione decimale pu`o essere nito oppure innito
periodico.
3
Si ha un numero decimale nito quando la frazione di partenza ridotta
ai minimi termini ha il denominatore che `e divisibile per 2, per 5 o da
entrambi.
Si ha invece un numero decimale innito e periodico, cio`e un numero
con un numero innito di cifre decimali che, a partire da una certa
cifra decimale in poi, si ripetono indenitamente a gruppi identici,
quando la frazione di partenza ridotta ai minimi termini ha il denomi-
natore che `e divisibile per almeno un fattore primo diverso da 2 e da 5.
Esempio
Le frazione
1
8
,
3
25
e
7
20
generano un numero decimale nito poiche i
rispettivi denominatori sono divisibili solo da 2 eo solo da 5.
La frazione
5
30
invece d`a luogo ad un numero decimale innito periodico
poiche il denominatore ammette il 3 come divisore primo.
In un numero decimale illimitato periodico si distinguono:
la parte intera (prima della virgola);
lantiperiodo (leventuale gruppo di cifre decimale che non si ripete)
il periodo (gruppo di cifre decimali che si ripete).
Esempio
La parte intera di
1
6
= 0.16 `e 0, lantiperiodo `e 1 e il periodo 6.
Per ottenere la frazione corrispondente (o generatrice) di un numero
decimale limitato si scrive a numeratore il numero dato (tralasciando
la virgola), mentre al denominatore si scrive lunit`a seguita da tanti
zeri quante sono le cifre decimali del numero dato.
Per ottenere la frazione generatrice di un numero decimale illimita-
to periodico si scrive a numeratore la dierenza tra il numero dato
(tralasciando la virgola e scrivendo una sola volta il gruppo di cifre
che formano il periodo) e il numero formato dalle cifre che precedono il
periodo; al denominatore invece si scrivono tanti 9 quante sono le cifre
del periodo, seguiti da tanti zeri quante sono le cifre dellantiperiodo,
se questo esiste.
Esempio
La frazione generatrice di 3.85 `e
385
100
=
77
20
.
La frazione generatrice di 3.55 `e
35535
90
=
32
9
.
Il metodo per ottenere la funzione generatrice di 3.55, o di qualsiasi
altro numero decimale periodico, pu`o essere enunciato diversamente:
4
si prende il numero dato e lo si moltiplica per 100 e poi per 10, ossia
3.55 100 = 355, 5 e 3.55 10 = 35.5.
Sottraendo 3.55 10 da 3.55 100 si ottiene che 3.55 100 3.55 10 =
355 35. Tuttavia 3.55 100 3.55 10 = 3.55 90, pertanto si ha che
3.55 90 = 355 35. Dividendo per 90 ambo i membri di questultima
espressione si ottiene 3.55 =
35535
90
=
32
9
.
4. linsieme R dei numeri reali, che `e dato dai numeri razionali Q e dai
numeri irrazionali, ovvero quei numeri rappresentabili come numeri
decimali illimitati non periodici, come ad esempio = 3.14 . . . o

3 =
1.73205080756887729 . . ..
Si osserva che N Z Q R.
E importante ricordare che NON `e mai possibile dividere per zero. In-
fatti, ad esempio, lequazione 0 x = 2 non ammette nessuna soluzione reale,
ovvero non esiste nessun numero reale x che moltiplicato per 0 dia 2 (o
qualsiasi altro numero reale non nullo), quindi non si pu`o dare signicato
allespressione
2
0
.
Allo stesso modo lequazione 0 x = 0 ammette innite soluzioni reali,
quindi non si pu`o dare signicato allespressione
0
0
.
In questo precorso ogni operazione `e intesa tra numeri reali.
3 Alcune Propriet`a dei Numeri Reali
Rappresentazione di R su una retta
Data una retta r, si ssa su di essa un punto O, detto origine, un seg-
mento unitario ed un verso postivo di percorrenza, generalmente da sinistra
verso destra, che viene indicato con una freccia. In questo modo r prende
il nome di asse reale. Lorigine divide r in due semirette delle quali si dice
positiva quella che contiene i punti successivi al punto O nel verso positivo
e negativa laltra.
Per ogni punto P della retta r esiste un unico numero reale x tale che il
segmento OP ha lunghezza x o x a seconda che P si trovi a destra di O o
a sinistra di O sullasse r.
Viceversa, ad ogni numero reale x corrisponde un unico punto P su
r. Infatti se x `e postivo `e possibile determinare il punto P a destra di O
sullasse r che si trova a distanza x da O. Invece se x `e negativo, `e possibile
determinare il punto P a sinistra di O sullasse r che si trova a distanza x
da O.
In altre parole esiste una corrispondenza biunivoca tra i punti di r e i
numeri reali.
Il numero reale x `e detto ascissa del punto P.
5
Confronto di numeri reali
Siano a e b numeri reali. Si ha che uno ed uno solo dei seguenti casi si
verica (legge di tricotomia):
a = b a > b a < b
Infatti per la corrispondenza biunivoca descritta sopra, i numeri reali a
e b si possono identicare con i punti A e B rispettivamente dellasse reale.
Pertanto pu`o accadere che:
1. A = B cio`e il punto A coincide con B, oppure
2. il punto A giace a destra di B, oppure
3. il punto A giace a sinistra di B.
Tali casi corrispondono a a = b, a > b e a < b.
Il confronto numerico tra numeri reali si pu`o sempre eseguire tenendo
conto che:
(i) se i numeri da confrontare sono razionali, cio`e sono frazioni, si riscrivono
i numeri in modo tale che abbiano lo stesso denominatore, poi si
confrontano i numeratori;
Esempio
3 >
7
4
poiche 12 > 7;
6
11
<
3
2
poiche 12 < 33.
(ii) se almeno uno dei numeri `e irrazionale, ovvero non si pu`o esprimere
come frazione, si considerano i numeri nella forma decimale, con un
suciente numero di cifre dopo la virgola.
Esempio
17
10
<

3 perche
17
10
= 1.7 mentre

3 = 1.73 . . .;
7
10
<

2
2
perche
7
10
= 0.7 mentre

2
2
= 0.707 . . .;
(iii) se almeno uno dei numeri `e negativo, basta tener conto che ogni nu-
mero negativo `e minore di ciascun numero positivo, mentre il confron-
to tra numeri negativi si riconduce al confronto dei rispettivi opposti,
rovesciando il segno della disuguaglianza.
Esempio
6
5 < 1 perche 5 > 1;

3
2
> 2 perche 3 < 4;

5
3
>
7
4
perche 20 < 21.
Esercizio. Disporre in ordine decrescente i seguenti numeri
13
5
, 2

2,

5,
11
6
,
2
11
,
1
9
.
Soluzione. I numeri positivi sono maggiori di quelli negativi, inoltre
2

2 >
13
5
perche 2.8 > 2.6
13
5
>
11
6
perche 78 > 55
11
6
>
1
9
perche 33 > 2
Si considerano ora i numeri negativi. Si ha che:

2
11
>

5 perche 0.1 < 2.2


Lordine richiesto `e pertanto il seguente:
2

2,
13
5
,
11
6
,
1
9
,
2
11
,

5.
Valore assoluto di un numero reale
Il valore assoluto di un numero reale a `e dato dal numero stesso se a `e
positivo o nullo, dallopposto di esso se a `e negativo. Indicando con [a[ il
valore assoluto di a, si ha che:
[a[ =

a se a 0
a se a < 0
Esempio
[
2
11
[ =
2
11
; [
1
5
[ =
1
5
; [ [ = ; [

7[ =

7; [ 1.5[ = 1.5; [

5[ =

5.
4 Relazioni:di ordine, di equivalenza e applicazioni
Si dice relazione tra gli insiemi A e B un qualunque sottoinsieme di AB.
Se `e una relazione tra A e B, ovvero A B, si scriver`a ab, o
a
R
b, per indicare che (a, b) e si dir`a che a `e in relazione con b (rispetto
7
ad ). In particolare, se linsieme B coincide con linsieme A, si dice che
`e una relazione sullinsieme A.
Esempio. Sia A linsieme delle rette del piano e sia la relazione su A
cos` denita:
(r, s) se la retta r `e parallela alla retta s oppure se r = s.
Tale relazione `e detta relazione di parallelismo e se (r, s) , si scriver`a
r | s. Si osservi inoltre che per ogni retta r A si ha che r | r.
Esempio. Sia A = 0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e sia una relazione su
A cos` denita:
ab se e solo se a ,= b, a e b sono pari e a divide b.
Si ha pertanto che:
= (2, 0), (2, 4), (2, 6), (2, 8), (2, 10), (4, 0), (4, 8), (6, 0), (8, 0), (10, 0).
Sia A un insieme e sia AA.
La relazione `e detta relazione di ordine parziale se sono soddisfatte le
seguenti propriet`a:
(i) propriet`a riessiva: (a, a) per ogni a A;
(ii) propriet`a antisimmetrica: se (a, b) e (b, a) allora a = b;
(iii) propriet`a transitiva: se (a, b) e (b, c) allora (a, c)
Una relazione di ordine parziale solitamente viene indicata con il simbolo
, cos` che ab si scrive come a b. In particolare, le propriet`a sopra
diventano:
(i) a a per ogni a A;
(ii) a b e b a allora a = b;
(iii) se a b e b c allora a c.
Un insieme A dotato di una relazione di ordine parziale viene indicato
con (A, ) e si dice che A `e parzialmente ordinato.
Sia A un insieme e sia A A. La relazione `e detta relazione di
ordine totale se sono soddisfatte le propriet`a (i), (ii), (iii), di cui sopra, e la
seguente propriet`a:
(iv) per ogni a, b A si ha (a, b) o (b, a)
8
Scrivendo a b al posto di (a, b) la (iv) diventa: per ogni a, b A si
ha a b o b a.
Se A `e dotato di una relazione di ordine totale si dice che (A, ) `e
totalmente ordinato.
Si osservi che la propriet`a (iv) signica che in un insieme A totalmente
ordinato due elementi qualsiasi sono sempre confrontabili tra loro.
Esempi.
1. (N, ), dove a b se b a N, `e totalmente ordinato;
2. (N 0, ), dove a b se a divide b, `e parzialmente ordinato ma non
totalmente ordinato;
3. sia A un insieme, T(A) linsieme delle parti di A e una relazione su
A cos` denita: X Y se X Y . Linsieme (T(A), ) `e parzialmente
ordinato, ma non totalmente.
Sia A un insieme ed A A una relazione in A. La relazione `e
detta relazione di equivalenza se sono soddisfatte le seguenti propriet`a:
1. propriet`a riessiva: (a, a) per ogni a A;
2. propriet`a simmetrica: (a, b) allora (b, a) ;
3. propriet`a transitiva: se (a, b) e (b, c) allora (a, c) .
Scrivendo a b se ab e propriet`a prescedenti risultano:
1. a a per ogni a A;
2. se a b allora b a;
3. se a b e b c allora a c.
Esempio. La relazione di parallelismo precedentemente denita sullin-
sieme A delle rette del piano `e una relazione di equivalenza.
Se `e una relazione di equivalenza sullinsieme A, per ogni a A si dice
classe di equivalenza di a linsieme [a]
R
= x[x A, xa, ovvero [a]
R
`e
linsieme di tutti e soli gli elementi di A che sono in relazione (o equivalenti)
ad a. Se b [a]
R
si ha che [a]
R
= [b]
R
. Per dimostrarlo basta osservare che
i due insiemi contengono gli stessi elementi.
Linsieme A/ = [a]
R
[a A delle classi di equivalenza si chiama
insieme quoziente (mod ).
Esempio. Sia la relazione cos` denita su Z:
ab se a b `e divisibile per 2.
La relazione `e una relazione di equivalenza. Infatti:
9
1. propriet`a riessiva: a a = 0 `e divisibile per 2 per ogni a Z;
2. propriet`a simmetrica: se a b, ovvero a b = 2q con q Z, allora
b a = 2(q), ovvero b a `e divisibile per 2, pertanto b a;
3. propriet`a transitiva: se a b, cio`e ab = 2q
1
con q
1
Z, e b c, cio`e
b c = 2q
2
con q
2
Z, allora a c poiche a c = (a b) (b c) =
2q
1
2q
2
= 2(q
1
q
2
) ovvero a c `e divisibile per 2.
Sia a Z, si ha che [a]
R
= x[a x = 2q, q Z. In particolare si ha che se
a = 0, la sua classe di equivalenza contiene tutti gli interi del tipo x = 2q,
ovvero contiene tutti gli interi pari. Invece se a = 1, allora [1]
R
contiene tut-
ti gli interi del tipo 2q +1, ovvero tutti gli interi dispari. Inoltre, comunque
preso a Z, a ,= 0, 1, si ha che se a `e pari allora a 0, pertanto [a]
R
= [0]
R
,
mentre se a `e dispari si ha che a 1, pertanto [a]
R
= [1]
R
. In altre pa-
role linsieme quoziente Z/contiene solo due elementi: Z/ = [0]
R
, [1]
R
.
La relazione di equivalenza dellesempio sopra si pu`o denire per qualsiasi
intero positivo n, non soltanto per n = 2. Tale relazione `e nota come
relazione di congruenza modulo n e viene indicata con
n
o con (mod n).
La relazione risulta cos` espressa:
se a, b Z, si ha che a `e congruo a b modulo n, a b (mod n), se a b `e
divisibile per n.
Le classi di equivalenza sono [0], [1], . . . , [n 1]. Sono dette classi resto
modulo n e sono esattamente n, ovvero tante quanti sono i possibili resti
nella divisione per n. Infatti comunque preso un intero a e eseguendo la
divisione per n, si ottiene che a = n q +r, dove q, r Z e rappresentano il
quoziente e il resto della divisione. Ne segue che a r = n q, ovvero a r
`e divisibile per n, quindi per la denizione di relazione di congruenza si ha
che a r, da cui a [r]. E possibile far vedere che le classi resto modulo
n sono a due a due distinte. Infatti se si suppone, per assurdo, che esistano
due classi, siano [i] e [j], con 0 i < j < n, tali che [i] = [j], si avrebbe che
j i ovvero j i divisibile per n, pertanto j i n, che `e assurdo essendo
i, j < n.
Linsieme quoziente della relazione di congruenza modulo n si indica
con Z
n
. Cos` ad esempio Z
2
= [0], [1] e Z
3
= [0], [1], [2]. In generale
Z
n
= [0], [1], . . . , [n 1].
Esercizi. Vericare se le seguenti relazioni sono relazioni di equivalenza.
Nel caso di relazioni di equivalenza determinare le classi.
1. Z

: nm se n divide m;
2. A insieme dei punti del piano in cui `e assegnato un sistema di coordi-
nate cartesiane ortogonali, AA : ab se la distanza tra a e b `e
minore o uguale a 1, ossia d(a, b) 1;
10
3. Z Z : ab se [a[ = [b[.
Soluzione.
1. non `e una relazione di equivalenza poiche la propriet`a simmetrica
non `e vericata. Infatti 2 divide 10, ovvero (2, 10) , ma 10 non
divide 2, ovvero (10, 2) , .
2. non `e una relazione di equivalenza poiche la propriet`a transitiva non
`e vericata: preso ad esempio un quadrato di lato 1, indicando con ac
la diagonale del quadrato e con b il vertice opposto alla diagonale, si
ha che d(a, b) = 1, d(b, c) = 1, ma d(a, c) =

2 > 1 quindi (a, c) , .
3. `e una relazione di equivalenza. Infatti: aa per ogni a Z poiche
[a[ = [a[; ab signica che [a[ = [b[ quindi [b[ = [a[ cio`e ba; ab
signica che [a[ = [b[, bc signica che [b[ = [c[, quindi [a[ = [c[, ossia
ac.
Si considerano ora le classi di equivalenza. Sia a Z, si ha che [a]
R
=
b Z : [b[ = [a[, pertanto [a]
R
= a, a per ogni a Z, a ,= 0. Se
a = 0 si ha che [0]
R
= 0.
Siano A e B insiemi. Si dice applicazione di A in B ogni relazione
AB che soddisfa la seguente propriet`a:
per ogni a A esiste uno ed un solo b B tale che (a, b) .
Ad esempio = (1, a), (3, y), (5, a), (7, c) `e una applicazione di A =
1, 3, 5, 7 in B = a, c, x, y, z, mentre = (3, z), (7, c) non `e una
applicazione di A in B.
Una applicazione di A in B viene generalmente indicata con : A
B e per indicare che (a, b) si scrive b = (a). Se b = (a) si dice che b
`e il corrispondente di a nellapplicazione .
Sia : A B una applicazione di A in B. Linsieme A `e detto
dominio di e lo si indica con D().
Il sottoinsieme di B costituito da quegli elementi che sono i corrispon-
denti di almeno un elemento di A `e detto codominio di e lo si indica con
C().
Nellesempio precedente il codominio dellapplicazione `e dato dallin-
sieme a, c, y.
Sia f : A B una applicazione di A in B. Si dice che f `e iniettiva se
ad elementi distinti di A corrispondono elementi distinti di B, ossia:
f(a) = f(b) implica (=) a = b
11
o equivalentemente
a ,= b = f(a) ,= f(b)
Per esempio, lapplicazione f : Z N che ad ogni intero n associa il
proprio valore assoluto, cio`e f(n) = [n[ non `e iniettiva perche f(3) = f(3).
Invece lapplicazione g : R R che ad ogni numero reale x associa il
numero reale x + 5, cio`e g(x) = x + 5 `e iniettiva poiche g(x) = g(y), ovvero
x + 5 = y + 5 implica x = y.
Sia f : A B una applicazione di A in B. Si dice che f `e suriettiva se
ogni elemento di B `e il corrispondente di almeno un elemento di A, ossia:
per ogni b B esiste a A tale che b = f(a).
Una applicazione f : A B si dice biiettiva se risulta iniettiva e
suriettiva, cio`e se ad ogni elemento di B corrisponde uno ed un solo elemento
di A.
Le applicazioni f : Z N, f(n) = [n[ e g : R R, g(x) = x+5, sono
entrambe suriettive, ma solamente g : R R risulta biiettiva.
Esercizi. Stabilire se le seguenti funzioni risultano iniettive eo suriet-
tive:
1. f : Z Z, x x
2
;
2. f : Q Q, x
3x+2
2
;
3. f : N N, x 2x;
4. f : Q Q, x 10 x;
Soluzione.
1. La funzione non `e iniettiva poiche f(1) = f(1) = 1. Non `e nemmeno
suriettiva poiche non esiste nessun numero intero x tale che x
2
= 2.
2. La funzione `e iniettiva poiche f(x) = f(y), ossia
3x+2
2
=
3y+2
2
, implica
x = y. E suriettiva poiche per ogni numero razionale
m
n
Q, con
m, n Z, il numero x =
2m
3n

2
3
, che appartiene a Q perche dierenza
di numeri razionali, `e tale che f(x) = f(
2m
3n

2
3
) =
3
2
(
2m
3n

2
3
) + 1 =
m
n
1 + 1 =
m
n
.
3. La funzione `e iniettiva. Infatti presi x, y N e supponendo f(x) =
f(y), si ha che 2x = 2y, ovvero x = y. La funzione non `e suriettiva:
non esiste nessun numero naturale x tale che f(x) = 1 infatti f(x) = 2x
`e sempre divisibile per 2, ovvero `e sempre un numero pari.
4. La funzione `e iniettiva poiche f(x) = f(y), ossia 10 x = 10 y,
implica x = y. La funzione `e suriettiva perch`e per ogni y Q `e
possibile determinare un elemento x Q che soddisfa la condizione
12
y = 10x. Basta infatti prendere x = 10y. Si osservi che 10y `e un
numero razionale perche dato dalla dierenza di due numeri razionali.
Essendo f iniettiva e suriettiva si ha che f `e biiettiva.
Siano A, B, C insiemi e siano f una applicazione di A in B e g una
applicazione di B in C. Si dice prodotto (operatorio) o composizione di f e
g lapplicazione g f : A C denita da g f(x) = g(f(x)).
Esempi.
1. Siano A = 1, 2, 3, B = x, y, z e C = r, s; siano f : A B,
tale che f(1) = x, f(2) = x, f(3) = y, e g : B C tale che g(x) =
r, g(y) = r, g(z) = s.
Si ha che g f : A C ed `e tale che
g f(1) = g(f(1)) = g(x) = r
g f(2) = g(f(2)) = g(x) = r
g f(3) = g(f(3)) = g(y) = r
2. Sia f : Z Z tale che f(n) = [n[ + 1 e sia g : Z Z tale che
g(n) = 3n.
Si ha che g f : Z Z `e tale che g f(n) = 3[n[ + 3.
Si osservi che se f : A B e g : B C sono applicazioni biiettive,
allora g f `e una applicazione biiettiva di A in C.
Invece, se g f `e una applicazione biiettiva, non `e detto che tali risultino
f e g.
Ad esempio, se f : N Z ed `e tale che f(n) = n+2, e g : Z N0
ed `e tale che g(n) = [n 2[ + 1, si ha che g f : N N 0 `e denita da
g f(n) = [ n + 2 2[ + 1 = n + 1 e pertanto risulta biiettiva. Tuttavia
f non `e suriettiva (per esempio 3 non `e il corrispondente di nessun numero
naturale). Invece g non `e iniettiva poiche g(3) = g(1).
Sia f : A B una applicazione biiettiva. Si dice applicazione inversa
di f, e la si indica con f
1
, lapplicazione f
1
: B A tale che per ogni
b B si ha f
1
(b) = a se lelemento a A `e tale che f(a) = b.
In altre parole f
1
`e tale che lapplicazione f
1
f : A A ad ogni
elemento a di A fa corrispondere se stesso, ovvero f
1
f `e lidentit`a su A.
Ad esempio, `e facile vericare che lapplicazione f : Z Z tale che
f(n) = n+1 `e biiettiva, per cui si pu`o determinare la sua inversa che risulta
essere lapplicazione f
1
: Z Z tale che f
1
(m) = m1. Si pu`o infatti
vericare che per ogni n Z si ha f
1
f(n) = f
1
(n+1) = n+1 1 = n.
Lapplicazione f : N P, dove P `e linsieme dei numeri naturali pari,
tale che f : x 2x `e biiettiva e la sua inversa `e quella funzione che ad ogni
y P fa corrispondere il numero x tale che x =
y
2
.
Lapplicazione f : R R tale che x 13x `e biiettiva e la sua inversa
f
1
`e tale che f
1
: R R, y
1y
3
.
13
5 Polinomi e Funzioni Razionali
Un monomio `e unespressione algebrica in cui non compaiono addizioni,
sottrazioni e divisioni, ma solo moltiplicazioni tra numeri e lettere. Ad
esempio 5a
3
bc `e un monomio in cui i fattori sono il numero 5, il cubo del
numero rappresentato dalla lettera a e i numeri rappresentati dalle lettere b
e c. Il fattore numerico del monomio `e detto coeciente, mentre il prodotto
dei fattori letterali `e detto parte letterale.
Si dice grado di un monomio la somma degli esponenti di ciascuno dei
fattori letterali. Ad esempio il grado di 5a
3
bc `e (3 +1 +1) = 5, mentre 2x
`e un monomio di primo grado. Il termine deg sta ad indicare il grado del
monomio, ossia deg(5a
3
bc) = 5.
Si dice grado di un monomio relativo a un determinata lettera, lespo-
nente con il quale quella lettera compare nel monomio. Ad esempio 5a
3
bc
`e un monomio di terzo grado rispetto alla lettera a e di primo grado rispetto
a b e c.
Due monomi si dicono simili quando hanno la parte letterale formata
dalle stesse lettere con lo stesso esponente. Ad esempio 2xy
2
z e 5xy
2
z sono
simili, mentre a
2
bc e 7abc non sono simili perche a
2
bc `e di secondo grado
rispetto alla lettera a, mentre 7abc `e di primo grado rispetto alla lettera a.
Due monomi simili si dicono uguali se hanno lo stesso coeciente. Si
dicono opposti se i coecienti sono opposti. Ad esempio 9x
3
y e 9x
3
y sono
opposti.
I monomi simili si possono sommare algebricamente tra loro. Ad esempio
3xy e 4xy sono simili, la loro somma `e data da 7xy. Se invece i monomi non
sono simili, la loro somma algebrica si indica scrivendo i monomi luno di
seguito allaltro con il segno di operazione tra loro. Ad esempio la somma
di 3x, 4xy e 5x
2
z e data data da 3x + 4xy 5z, mentre la dierenza tra
7xy e 8yz `e data da 7xy 8yz.
La somma algebrica di pi` u monomi `e un polinomio. Ad esempio 7xy8yz
`e un polinomio nelle indeterminate x, y e z. Il grado di un polinomio `e il
massimo grado dei monomi che lo compongono. Ad esempio il grado di
3x
2
y + 8x + 12x
2
y `e 3.
Consideriamo ora polinomi in una sola indeterminata.
Un polinomio nella sola indeterminata x e a coecienti in R `e una
scrittura del tipo
A(x) = a
o
+a
1
x +a
2
x
2
+. . . +a
n
x
n
=
n

i=0
a
i
x
i
dove a
0
, a
1
, . . . , a
n
sono numeri reali.
Come gi`a osservato, ogni termine a
k
x
k
`e un monomio di grado k e il
numero reale a
k
`e il coeciente del termine di grado k.
14
Come per i monomi, il grado di un polinomio A(x) lo si indica con
deg(A(x)).
Esempio
deg(x
3

3x
2
+ 1) = 3;
deg(x
2
+ 3) = 2;
deg(5) = 0.
Un polinomio `e nullo se tutti i suoi coecienti sono nulli, mentre `e
ordinato secondo le potenze crescenti (o decrescenti) dellindeterminata, se
i monomi che lo compongono sono ordinati secondo le potenze crescenti (o
decrescenti) dellindeterminata.
Operazioni con i polinomi
Siano A(x) e B(x) polinomi nellindeterminata x di grado m ed n rispet-
tivamente, ovvero
A(x) = a
0
+a
1
x +a
2
x
2
+. . . +a
n
x
m
B(x) = b
0
+b
1
x +b
2
x
2
+. . . +b
m
x
m
.
La somma (rispettivamente la dierenza) di A(x) e B(x) `e un polinomio
C(x) = A(x) + B(x) (rispettivamente C(x) = A(x) B(x)) in cui il coe-
ciente del monomio di grado k, cio`e c
k
, `e dato dalla somma (rispettivamente
dalla dierenza) dei coecienti dei termini di grado k in A(x) e in B(x),
ovvero c
k
= a
k
+b
k
(rispettivamente c
k
= a
k
b
k
).
Si osserva che il grado di C(x) `e dato dal maggiore dei gradi dei due
polinomi A(x) e B(x).
Esempio
A(x) = x
5
+

3x
3
+ 2

2x
2
+; B(x) = 7x
3

11
2
x
2
x + 2
A(x) +B(x) = x
5
+ (

3 + 7)x
3
+ (2

2
11
2
)x
2
x + + 2
A(x) B(x) = x
5
+ (

3 7)x
3
+ (
11
2
2

2)x
2
+x + 2).
Il prodotto di A(x) e B(x) `e un polinomio C(x) = A(x) B(x) = c
0
+
c
1
x +c
2
x
2
+. . . c
n+m
x
n+m
di grado n+m in cui il coeciente del monomio
di grado k, cio`e c
k
, `e cos` denito:
c
k
= a
0
b
k
+a
1
b
k1
+a
2
b
k2
+. . . +a
k1
b
1
+a
k
b
0
=
k

i=0
a
i
b
ki
Esempio
15
A(x) =
1
2
x
5
x
4
+

5x
3
x
2
+x + 1; B(x) = 2x
4

1
4
x
3
x
2
+ 2x + 3
A(x) B(x) = x
9

17
8
x
8
+ (2

5
1
4
)x
7
+

5
4
x
6
+ (
7
4

5)x
5
+ (2

5
1
4
)x
4
+
+(3

5
13
4
)x
3
2x
2
+ 5x + 3
Si ricordano inoltre alcuni prodotti notevoli:
x
2
y
2
= (x +y)(x y)
(x y)
2
= x
2
2xy +y
2
(x y)
3
= x
3
y
3
3x
2
y + 3xy
2
In generale per calcolare la potenza nesima di un binomio si usa il
triangolo di Tartaglia:
1
1 1
1 2 1
1 3 3 1
1 4 6 4 1
1 5 10 10 5 1
1 6 15 20 15 6 1
1 . . . 1
La riga che contiene solo l1, `e considerata la riga 0esima. Le righe
successive, ovvero la riga iesima, contiene i coecienti dei monomi che
compaiono nello sviluppo della potenza iesima di un binomio qualsiasi.
Esempio
Per calcolare (a+b)
3
si considera la terza riga del triangolo di Tartaglia:
1 3 3 1
Il termine di posto j della riga corrisponde al coeciente del monomio
a
3(j1)
b
j1
. Si ha cos` che il primo termine (j=1) `e il coeciente di a
3
, il
secondo termine `e il coeciente di a
2
b, il terzo di ab
2
, mentre il quarto `e il
coeciente di b
3
. Si ritrova cos` che (a +b)
3
= a
3
+ 3a
2
b + 3ab
2
+b
3
.
Esempio
16
(a +b)
0
= 1
(a +b)
4
= a
4
+ 4a
3
b + 6a
2
b
2
+ 4ab
3
+b
4
(a +b)
5
= a
5
+ 5a
4
b + 10a
3
b
2
+ 10a
2
b
3
+ 5ab
4
+b
5
(ab)
6
= a
6
+6a
5
(b)+15a
4
(b)
2
+20a
3
(b)
3
+15a
2
(b)
4
+6a(b)
5
+(b)
6
=
= a
6
6a
5
b + 15a
4
b
2
20a
3
b
3
+ 15a
2
b
4
6ab
5
+b
6
Esercizio
Usando i prodotti notevoli calcolare:
1. (2x + 3)(2x 3)(4x
2
+ 9);
2. (x +m)(x m)(x
2
+m
2
)(x
4
+m
4
);
3. (a +b + 5c)(a b + 3c);
4. (x + 1)
2
(x 1)
2
(x
2
+ 1)
2
.
Soluzione
1. (2x + 3)(2x 3)(4x
2
+ 9) = (4x
2
9)(4x
2
+ 9) = 16x
4
81;
2. (x +m)(x m)(x
2
+m
2
)(x
4
+m
4
) = (x
2
m
2
)(x
2
+m
2
)(x
4
+m
4
) =
= (x
4
m
4
)(x
4
+m
4
) = x
8
m
8
;
3. (a+b +5c)(ab +3c) = (a+b)(ab) +3c(a+b) +5c(ab) +15c
2
=
a
2
b
2
+c(3a + 3b + 5a 5b) + 15c
2
=
= a
2
b
2
+ 8ac 2bc + 15c
2
;
4. (x+1)
2
(x1)
2
(x
2
+1)
2
= [(x+1)(x1)]
2
(x
2
+1)
2
= (x
2
1)
2
(x
2
+1)
2
=
(x
4
1)
2
= x
8
2x
4
+ 1.
Divisione tra polinomi
Per i polinomi non sempre `e possibile eseguire la divisione esatta, proprio
come accade per i numeri interi. Per tale motivo si introducono le frazioni
algebriche, dette funzioni razionali, come accade per i numeri interi, per i
quali si hanno le frazioni numeriche.
In altre parole una frazione algebrica `e una espressione algebrica letterale
rappresentante il quoziente di monomi e polinomi.
17
Nell frazioni algebriche, come in quelle numeriche, occorre fare attenzione
al denominatore: NON deve mai comparirvi il polinomio nullo.
Una frazione algebrica si pu`o trasformare in una ad essa equivalente,
moltiplicando o dividendo numeratore e denominatore per uno stesso numero
o espressione algebrica non nulla.
Esempio
ab +x
a
3
b
2
ax
2
=
ab +x
a(a
2
b
2
x
2
)
=
ab +x
a(ab x)(ab +x)
=
1
a(ab x)
Per eseguire la somma o la dierenza tra frazioni algebriche occorre scom-
porre in fattori i denominatori e poi riportare le frazioni al denominatore
comune. Allo stesso modo per il prodotto di frazioni algebriche: occorre
scomporre per poi semplicare.
Esempio
Calcolare
3x
2
+

2x+1
x1

x
2
+5
x+1
.
Le due frazioni vengono trasformate in frazioni equivalenti a quelle date,
in modo tale che abbiano lo stesso denominatore:
(3x
2
+

2x + 1)(x + 1)
(x 1)(x + 1)

(x
2
+ 5)(x 1)
(x 1)(x + 1)
Poiche le frazioni hanno lo stesso denominatore, la loro somma algebrica
si esegue mantenendo lo stesso denominatore e prendendo come numeratore
la somma algebrica dei numeratori:
3x
3
+ 3x
2
+

2x
2
+

2x +x + 1 x
3
5x +x
2
+ 5
x
2
1
=
2x
3
+ (4 +

2)x
2
+ (

2 4)x + 6
x
2
1
Esempio
1
x +y
x y
+
x
2
+ 3y
2
x
2
y
2
= 1
x +y
x y
+
x
2
+ 3y
2
(x +y)(x y)
=
=
x
2
y
2
(x +y)
2
+x
2
+ 3y
2
(x +y)(x y)
=
x
2
y
2
x
2
y
2
2xy +x
2
+ 3y
2
(x +y)(x y)
=
=
x
2
+y
2
2xy
(x +y)(x y)
=
(x y)
2
(x +y)(x y)
=
x y
x +y
.
18
Si considerano ora polinomi ad una sola indeterminata. In questo caso
si ha che `e sempre possibile eseguire la divisione con resto di due polinomi:
dati due polinomi A(x) e B(x) esistono sempre e sono unici due polinomi
Q(x) e R(x) tali che:
1. A(x) = Q(x) B(x) +R(x)
2. deg(R(x)) < deg(B(x)).
Il polinomio Q(x) `e detto quoziente, mentre R(x) `e detto resto.
Se R(x) = 0, ovvero R(x) `e il polinomio nullo, si dice che A(x) `e divisibile
per B(x).
Per determinare Q(x) e R(x) occorre dapprima confrontare i gradi dei
polinomi A(x) e B(x).
Infatti se deg(A(x)) < deg(B(x)) allora Q(x) = 0, mentre R(x) = A(x).
Invece se deg(A(x)) deg(B(x)), il procedimento per il calcolo della
divisione con resto tra due polinomi presenta molte analogie con la procedura
nota per la divisione con resto tra numeri interi.
Si ricorda mediante un esempio tale procedura.
Esempio
Eseguire (2x
4
+x
3
x + 2) : (x
2
+ 3).
Si considerano i monomi di grado massimo del dividendo e del divisore,
ovvero 2x
4
e x
2
. Il loro quoziente `e 2x
2
, pertanto si pu`o calcolare il primo
resto parziale:
2x
4
+x
3
x + 2 x
2
+ 3
2x
4
6x
2
2x
2
x
3
6x
2
x + 2
Il primo resto parziale ha grado 3, che `e maggiore del grado del polinomio
divisore, pertanto si deve proseguire nella divisione calcolando il secondo
resto parziale.
Si divide x
3
per x
2
, si ottiene x, che `e il secondo quoziente parziale, da
cui:
2x
4
+x
3
x + 2 x
2
+ 3
2x
4
6x
2
2x
2
+x
x
3
6x
2
x + 2
x
3
3x
6x
2
4x + 2
Il secondo resto parziale ha grado 2, che `e lo stesso grado del polinomio
divisore, pertanto si deve proseguire nella divisione.
19
Poiche 6x
2
diviso x
2
d`a 6, si ha che:
2x
4
+x
3
x + 2 x
2
+ 3
2x
4
6x
2
2x
2
+x 6
x
3
6x
2
x + 2
x
3
3x
6x
2
4x + 2
6x
2
+ 18
4x + 20
ovvero il terzo resto parziale ha grado 1, minore del grado del polinomio
divisore, pertanto non si pu`o proseguire con la divisione.
Si ha cos` che il quoziente della divisione `e Q(x) = 2x
2
+x 6 mentre il
resto `e R(x) = 4x + 20.
Si pu`o vericare che
(2x
2
+x6)(x
2
+3)+(4x+20) = (2x
4
+x
3
6x
2
)+(6x
2
+3x18)4x+20 =
= 2x
4
+x
3
x + 2.
Esercizio
Calcolare (8a
6
x
3
12a
2
x
2
2a
2
x) : (2a
2
x). (I polinomi si considerano
nellindeterminata x, i coecienti dipendono dal parametro a).
Soluzione
8a
6
x
3
12a
2
x
2
2a
2
x 2a
2
x
8a
6
x
3
4a
4
x
2
6x + 1
12a
2
x
2
2a
2
x
12a
2
x
2
2a
2
x
2a
2
x
2
0
Q(x) = 4a
4
x
2
6x + 1, R(x) = 0
6 Equazioni Algebriche
Un equazione algebrica `e unuguaglianza fra due espressioni algebriche che
risulta vericata solo da alcuni valori delle variabili che vi compaiono.
Esempio
x
2
+y
2
= 5
(a b)
2
+ 2 = a
2
+c
20
Un equazione algebrica che `e sempre vericata, qualunque siano i valori
attribuiti alle variabili che vi compaiono, `e una identit` a.
Esempio
(a +b)
2
2b(a +b) = a
2
b
2
x +a + 1 = x 2 + 3 +a
Trovare le soluzioni dellequazione vuol dire determinare i valori reali da
attribuire alle variabili anch`e luguaglianza indicata risulti vericata.
Esercizio. Data lequazione algebrica x
2
+ y
2
xy + 1 = 2, deter-
minare se tra le coppie di numeri reali sotto riportate vi `e qualche soluzione
dellequazione:
(0, 1), (1, 1), (2, 1), (

2,

2), (1, 1)
Soluzione. Per ciascuna coppia di numeri reali si sostituiscono i valori
al posto della x e della y e si verica se si ottiene una identit`a o meno:
0
2
+ 1
2
0 1 + 1 = 2 pertanto (0, 1) `e soluzione
1
2
+ 1
2
1 + 1 = 2 pertanto (1, 1) `e soluzione
2
2
+ 1
2
2 + 1 = 4 pertanto (2, 1) non `e soluzione
2 + 2 2 + 1 = 3 pertanto (

2,

2) non `e soluzione
1 + 1 1 + 1 = 2 pertanto (1, 1) `e soluzione
Esercizio. Risolvere le seguenti equazioni:
1. 2(x
2
3x) (x 2)(x + 2) + 7 = (x 3)
2
4
2.
x+1
2

x+3
2
+
2
3
x =
5x9
6
Soluzione
1. Si riduce lequazione in forma normale, ovvero si riduce il secondo
membro uguale a zero e a primo membro i sommano i monomi simili:
2x
2
6x x
2
+ 4 + 7 = x
2
6x + 9 4
6 = 0
Lequazione `e impossibile: non ammette soluzioni.
21
2. Si determina il m.c.m dei denominatori per poter ridurre lequazione
data ad una ad essa equivalente e a coecienti interi:
3x + 3
6

3x + 9
6
+
4
6
x =
5x 9
6
3x + 3 3x 9 + 4x = 5x 9
x = 3
Come mostrano gli esempi, unequazione pu`o ammettere innite soluzioni
(identit`a), un numero nito di soluzioni (equazione determinata) o nessuna
soluzione (equazione impossibile).
Due o pi` u equazioni si dicono equivalenti se gli insiemi delle loro soluzioni
coincidono.
Sia P(x) un polinomio a coecienti reali nella variabile x. Si dice radice
reale di P(x) ogni numero reale c che sostituito al posto della x annulla P(x),
ovvero P(c) = 0, risultando cos` soluzione dellequazione algebrica associata.
Esempio. Sia P(x) = x
2
+ 3x + 2, si ha che 2 `e radice del polinomio
poiche P(2) = (2)
2
+ 3 (2) + 2 = 0, mentre 1 non `e radice di P(x)
poiche P(1) = 1 + 3 + 2 = 5 ,= 0.
Se c `e una radice del polinomio P(x), allora P(x) `e divisibile per (xc),
vale a dire che P(x) = (x c) Q(x).
Nellesempio precedente dividendo per x + 2 si ottiene resto 0, mentre
dividendo per x 1 si ottiene resto 6.
Vale anche il viceversa: se un polinomio P(x) `e divisibile per (x c),
allora c `e una radice di P(x).
In altre parole si ha che un numero reale c `e radice del polinomio P(x)
se e soltanto se P(x) `e divisibile per x c.
Una radice c di un polinomio P(x) si dice di molteplicit` a m, dove m `e
un numero naturale, se P(x) `e divisibile per (x c)
m
e non per (x c)
m+1
.
Una radice di molteplicit`a 1 si dice radice semplice.
Esempio. Il polinomio P(x) = x
6
+ 4x
5
+ 4x
4
+ x
2
+ 4x + 4 am-
mette 2 come radice poiche (2)
6
+ 4(2)
5
+ 4(2)
4
+ 4 (2) + 4 =
64 128 + 64 + 4 8 + 4 = 0. Eseguendo la divisione di P(x) per (x + 2)
si ottiene P(x) = (x + 2)(x
5
+ 2x
4
+ x + 2). Si verica che 2 `e radice
del polinomio (x
5
+ 2x
4
+ x + 2), infatti (2)
5
+ 2(2)
4
2 + 2 = 0. Div-
idendo (x
5
+ 2x
4
+ x + 2) per (x + 2) si ottiene (x
4
+ 1), da cui P(x) =
(x + 2)(x + 2)(x
4
+ 1) = (x + 2)
2
(x
4
+ 1). Si pu`o facilmente vericare che
2 non `e radice di (x
4
+1). Si ha cos` che (x+2)
3
non divide P(x), mentre
(x + 2)
2
divide P(x), ovvero 2 `e radice di molteplicit`a 2 di P(x).
22
Esercizio. Dato il polinomio P(x) = x
6
+ 2x
5
7x
2
13x + 2, deter-
minare la molteplicit`a della radice 2.
Soluzione. Poiche 2 `e radice di P(x) si ha che (x + 2) divide P(x).
Pi` u precisamente P(x) = (x + 2)(x
5
7x + 1), da cui si pu`o vericare che
(x+2) non divide x
5
7x+1 poiche (2)
5
7 (2) +1 = 32+14+1 ,= 0.
Ci`o signica che (x+2) divide P(x), ma (x+2)
2
non divide P(x), pertanto
2 `e una radice semplice.
Il numero delle radici reali di un polinomio P(x), contate con la loro
molteplicit`a, `e sempre minore o uguale al grado del polinomio.
Ad esempio lequazione algebrica x
3
+8 = 0 ha al pi` u tre soluzioni reali.
Si pu`o vericare che vi `e una sola soluzione reale.
Dato un polinomio P(x), non sempre `e facile trovare tutte le sue possi-
bili radici. Se il grado di P(x) `e superiore a 4 non esistono formule risolu-
tive, ovvero formule che aiutano a determinare le radici di P(x). Se invece
deg(P(x)) 4 tali formule esistono. Di seguito ricordiamo quelle per le
equazioni di grado 1 e 2 rispettivamente.
Sia P(x) un polinomio a coecienti reali nellindeterminata x di grado 1,
ovvero P(x) = ax+b, con a, b R e a ,= 0. Si ha che P(x) ammette sempre
una e una sola radice reale che si ottiene risolvendo lequazione algebrica ad
esso associata, ovvero risolvendo ax +b = 0, da cui x =
b
a
.
Sia P(x) un polinomio a coecienti reali nellindeterminata x di grado
2, ovvero P(x) = ax
2
+ bx + c, con a, b, c R e a ,= 0. Per determinare le
radici reali di P(x) si determinano le soluzioni reali dellequazione algebrica
corrispondente: ax
2
+ bx + c = 0. Si calcola il discriminante = b
2
4ac
ad essa associato e si ha che:
1. se < 0, non vi sono soluzioni reali;
2. se = 0, vi `e una sola soluzione reale, di molteplicit`a 2, data da
b
2a
;
3. se > 0, vi sono due soluzioni reali distinte date da
b

2a
Esempio
1. x
2
+x+1 = 0, = 14 = 3 < 0, pertanto lequazione non ammette
radici reali;
2. x
2
+6x+9 = 0, = 0, pertanto lequazione ammette una radice reale
di molteplicit`a 2: x
1
= x
2
= 3;
3. x
2
5x+6, = 2524 = 1, pertanto lequazione ammette due radici
reali distinte: x
1
= 2, x
2
= 3.
Esercizio. Determinare le radici reali di x
3
1.
23
Soluzione. Si considera x
3
1 = 0. Tale equazione ammette come radice
1. Dividendo (x
3
1) per (x (1)) si ottiene x
3
1 = (x +1)(x
2
+x +1).
Le altre radici del polinomio di partenza devono annullare il polinomio
(x
2
+ x + 1), ma il associato allequazione x
2
+ x + 1 = 0 risulta neg-
ativo, pertanto (x
3
1) ammette una sola radice reale.
Esercizio. Risolvere lequazione x
3
4x
2
11x + 30 = 0.
Soluzione. Si osserva che 2 `e radice del polinomio P(x) = x
3
4x
2

11x+30, poiche P(2) = 2


3
42
2
112+30 = 81622+30 = 0. Dividendo
P(x) per (x 2) si ottiene P(x) = (x 2)(x
2
2x 15). Si procede come
nellesercizio precedente: = 4 + 60 = 64, pertanto x
1,2
=
2

64
2
=
28
2
,
x
1
= 5, x
2
= 3. Linsieme delle soluzioni `e dato da 3, 2, 5.
Equazioni letterali
Unequazione letterale `e unequazione i cui coecienti sono espressioni
contenenti delle lettere che rappresentano dei numeri.
Lequazione
ax = b (1)
rappresenta una generica equazione di primo grado ridotta in forma normale.
Per risolverla si devono considerare i seguenti casi:
1. a = b = 0
2. a = 0, b ,= 0
3. a ,= 0, b = 0
4. a ,= 0, b ,= 0
Nel primo caso lequazione (1) risulta una identit`a, ovvero 0 = 0, quindi
ammette innite soluzioni.
Nel secondo caso lequazione (1) risulta 0 = b, ovvero lequazione `e
impossibile essendo b ,= 0.
Nel terzo caso lequazione (1) risulta ax = 0, ovvero lequazione `e deter-
minata ed ammette come unica soluzione x = 0.
Anche nel quarto caso lequazione (1) risulta determinata. Per ottenere
la soluzione si dividono ambo i membri per a (questo `e possibile perche
a ,= 0), ottenendo cos` x =
b
a
. Si osserva che il terzo caso `e un caso partico-
lare di questultimo.
Esercizio. Risolvere la seguente equazione letterale
(a
2
b
2
)x = a
2
+ab 2b
2
24
Soluzione. Si scompongono in fattori ambo i membri dellequazione:
(a +b)(a b)x = (a + 2b)(a b)
Si distinguono tutti i casi possibili:
1. a b = 0 e a +b = 0;
2. a b = 0 e a +b ,= 0
3. a b ,= 0 e a +b = 0
4. a b ,= 0 e a +b ,= 0
Nel primo caso si ha che a = b = 0, pertanto, andando a sostituire i valori
di a e di b nellequazione data, si ottiene una identit`a, quindi lequazione
ammette innite soluzioni.
Nel secondo caso si ha a = b. Sostituendo nellequazione di partenza si
ottiene (a +b) 0 x = 3b 0, ovvero 0 = 0 che `e una identit`a.
Nel terzo caso si ha a = b, per cui lequazione iniziale risulta 0(2b)x =
(b)(3b), ovvero 3b
2
= 0. Tale equazione risulta impossibile poiche b ,= 0
essendo a b ,= 0.
Nel quarto caso si possono dividere ambo i membri dellequazione per
(a+b)(ab), essendo (a+b)(ab) ,= 0. Si ottiene cos` che x =
a+2b
a+b
ovvero
lequazione `e determinata.
Equazioni frazionarie
Unequazione si dice frazionaria quando lincognita compare al denomi-
natore delle espressioni algebriche.
Esempi

1
2x+2
= 5x
2
1
x+2
x
2
2x+1
=
x
2
x1
Esercizio. Risolvere lequazione algebrica
x2
x
2
+x
=
x
x+1

x2
x
.
Soluzione. Prima di cercare le soluzioni dellequazione, si richiede che le
soluzioni cercate non annullino i denominatori, ovvero si richiede che x
2
+x ,=
0. Ci`o comporta x ,= 0 e x ,= 1.
Per essere risolta, lequazione deve essere trasformata in una ad essa
equivalente:
x 2
x(x + 1)
=
x
2
x(x + 1)

(x 2)(x + 1)
x(x + 1)
x 2 = x
2
x
2
+x + 2
4 = 0
25
Lequazione `e impossibile.
Esercizio. Risolvere lequazione algebrica
x
2
4x+4
12
4x
2
8x
=
x
2
1
24x
.
Soluzione.
(x 2)
2
12

1
4x(x 2)
=
x 2
2

1
24x
Discussione: x ,= 0, x ,= 2.
x 2
48x
=
x 2
48x
Luguaglianza sopra `e una identit`a, pertanto sono soluzioni dellequazione
data tutti i numeri reali diversi da 0 e da 2.
Esercizio. Risolvere la seguente equazione frazionaria a coecienti
letterali:
a
3
b
3
a b
+
a
2
b +ab
2
x
= (a +b)
2
Soluzione. Anche lequazione non perda di signicato, deve essere
a b ,= 0, ovvero a ,= b.
Si discutono i valori di x che annullano il denominatore: x ,= 0.
Si pu`o cos` procedere alla fattorizzazione dei numeratori e denomina-
tori di ambo i membri dellequazione, cos` che si possono eseguire eventuali
semplicazioni:
(a b)(a
2
+ab +b
2
)
a b
+
ab(a +b)
x
= (a +b)
2
a
2
+ab +b
2
+
ab(a +b)
x
= a
2
+ 2ab +b
2
ab(a +b)
x
= ab
abx = ab(a +b)
Si distinguono i seguenti casi:
1. ab = 0;
2. ab ,= 0;
26
Nel primo caso si ha che a = 0 o b = 0; a e b non possono essere con-
temporaneamente nulli altrimenti lequazione perderebbe di signicato. In
entrambi i casi, cio`e se a = 0 e b ,= 0 o se a ,= 0 e b = 0, si ottiene una
identit`a: 0 = 0
Nel secondo caso si possono dividere ambo i membri dellequazione per
ab, essendo ab ,= 0, da cui si ha x = a + b. Tale soluzione `e accettabile se
a +b ,= 0 ovvero se a ,= b.
7 Progressioni Geometriche e Aritmetiche
Si dice progressione geometrica una successione di due o pi` u numeri reali
non nulli, tali che il quoziente tra ciascuno di essi e il precedente `e costante.
I numeri che costituiscono la progressione geometrica di dicono termini
o elementi della progressione. Il quoziente costante tra ogni termine e il suo
precedente si chiama ragione della progressione geometrica e lo si indica con
q.
Esempio. I numeri 3, 6, 12, 24, 48 costituiscono una progressione geo-
metrica di ragione 2;
i numeri 1,
1
4
,
1
16
,
1
64
costituiscono una progressione geometrica di ra-
gione
1
4
.
Una sequenza a
0
, a
1
, . . . , a
n
di numeri reali in progressione geometrica
`e completamente determinata una volta noti la ragione della progressione
q e il primo termine a
0
della sequenza. Infatti in base alla denizione di
progressione geometrica si ha che:
a
1
= a
0
q
a
2
= a
1
q = (a
0
q) q = a
0
q
2
.
.
.
a
n
= a
n1
q = (a
n2
q) q = . . . = a
0
q
n
Si osserva inoltre che in una progressione geometrica:
1. se q > 0, i termini della progressione hanno tutti lo stesso segno (tutti
positivi o tutti negativi);
2. se q < 0, i termini sono alternativamente di segno opposto.
Esercizio. In una progressione geometrica il quarto termine `e 15 e la
ragione `e
1
3
. Trovare lottavo termine.
Soluzione. Si ha che a
3
= (
1
3
)
3
a
1
e a
7
= (
1
3
)
7
a
1
. Dividendo membro a
membro queste due uguaglianze si ottiene :
a
7
a
3
=
(
1
3
)
7
a
1
(
1
3
)
3
a
1
= (
1
3
)
4
=
1
81
, da cui
27
a
7
=
1
81
a
3
=
15
81
=
5
27
.
Somma dei termini consecutivi di una progressione geometrica
Data una progressione geometrica a
0
, a
1
, . . . , a
n
di ragione q, q ,= 1, si
ha che la somma dei termini della progressione, ossia a
0
+ a
1
+ . . . + a
n
, `e
data dalla seguente formula:
a
0
+a
1
+. . . +a
n
= a
0

q
n+1
1
q 1
.
Infatti
a
0
+a
1
+. . . +a
n
= a
0
+a
0
q +a
0
q
2
+. . . +a
0
q
n
Raccogliendo il fattore comune a
0
si ottiene:
a
0
+a
1
+. . . +a
n
= a
0
(1 +q +q
2
+. . . +q
n
)
Poiche q ,= 1 si pu`o utilizzare l identit`a polinomiale
(x
n
+x
n1
+. . . +x
2
+x + 1)(x 1) = x
n+1
1
che si verica direttamente eseguendo la moltiplicazione al primo membro
ed eliminando i termini a due a due opposti, cos` che:
a
0
+a
1
+. . . +a
n
= a
0
q
n+1
1
q 1
.
Si osserva che se q = 1 allora a
0
+ a
1
+ . . . + a
n
`e dato dalla somma di
(n + 1) termini uguali ad a
0
, pertanto a
0
+a
1
+. . . +a
n
= (n + 1)a
0
.
Esercizio. Calcolare
(
1
2
)+(
1
2
)
2
+(
1
2
)
3
+(
1
2
)
4
.
Soluzione. Si tratta di quattro termini in progressione geometrica si
ragione q =
1
2
e primo termine a
0
=
1
2
. Poiche n in questo caso vale 3,
applicando la formula sopra, si ha che:
(
1
2
)+(
1
2
)
2
+(
1
2
)
3
+ (
1
2
)
4
= (
1
2
)
(
1
2
)
4
1
1
2
1
= 1 (
1
2
)
4
=
15
16
Si dice progressione aritmetica una successione di tre o pi` u numeri reali,
tali che la dierenza tra ciascuno di essi e il precedente sia costante.
I numeri che costituiscono una progressione aritmetica si dicono termini
o elementi della progressione e la dierenza costante tra un termine e il suo
precedente si chiama ragione della progressione aritmetica e la si indica con
d.
28
Esempio. I numeri
5
2
, 2,
3
2
, 1,
1
2
, 0,
1
2
, 1 costituiscono una progressione
aritmetica di ragione
1
2
.
Una sequenza a
0
, a
1
, . . . , a
n
di numeri reali in progressione aritmetica
`e completamente determinata una volta noti la ragione della progressione
d e il primo termine a
0
della sequenza. Infatti in base alla denizione di
progressione aritmetica si ha che:
a
1
= d +a
0
a
2
= d +a
1
= d + (d +a
0
) = 2d +a
0
.
.
.
a
n
= d +a
n1
= d + (d +a
n2
) = . . . = n d +a
0
Si osservi che in una progressione aritmetica:
1. se la ragione `e positiva, la progressione `e crescente;
2. se la ragione `e negativa, la progressione `e decrescente;
3. se la ragione `e nulla, la progressione `e costante
e viceversa.
Esercizio. Trovare il decimo termine di una progressione aritmetica di
ragione
1
5
, sapendo che il quarto termine vale 1.
Soluzione. Si ha che d =
1
5
, a
3
= 3
1
5
+ a
0
e a
9
= 9
1
5
+ a
0
. Sot-
traendo membro a membro la prima uguaglianza dalla seconda, si ha che
a
9
a
3
=
9
5
+a
0

3
5
a
0
=
6
5
, da cui a
9
=
6
5
+a
3
=
6
5
1 =
1
5
.
Somma di due termini equidistanti dagli estremi
In una progressione aritmetica a
0
, a
1
, . . . , a
n
, due termini f e g si dicono
equidistanti dagli estremi (a
0
e a
n
) se il numero di termini della progressione
che precede f `e uguale al numero di termini che seguono g.
Si ha che la somma di due termini equidistanti dagli estremi `e costante
ed `e data da a
0
+a
n
(somma dei termini estremi).
Infatti se m `e il numero di termini che precedono f e quindi che seguono
g, si ha che f = md + a
0
, ovvero a
0
= f md, e a
n
= md + g. Sommando
membro a membro le ultime due uguaglianze si ha che a
0
+a
n
= f +g, che
`e quanto si voleva dimostrare.
Somma dei termini consecutivi di una progressione aritmetica
In una progressione aritmetica a
0
, a
1
, . . . , a
n
la somma dei termini, ossia
a
0
+a
1
+. . . +a
n
`e data dalla formula:
a
0
+a
1
+. . . +a
n
=
a
0
+a
n
2
(n + 1).
29
Infatti per la propriet`a commutativa, si ha che:
2(a
0
+a
1
+. . .+a
n
) = (a
0
+a
n
)+(a
1
+a
n1
)+(a
2
+a
n2
)+. . .+(a
n1
+a
1
)+(a
n
+a
0
)
Le somme indicate tra parentesi sono somme di termini equidistanti dagli
estremi, pertanto la loro somma `e costante ed `e data dalla somma degli
estremi, per quanto visto prima. Pertanto:
2(a
0
+a
1
+. . . +a
n
) =
(a
0
+a
n
) +. . . + (a
0
+a
n
)

(n + 1)
da cui
(a
0
+a
1
+. . . +a
n
) = (n + 1)
(a
0
+a
n
)
2
che `e quanto si voleva dimostrare.
8 Disequazioni Algebriche
Si dice disequazione algebrica una disuguaglianza tra due espressioni alge-
briche. In particolare, quando le espressioni algebriche sono dei polinomi, la
disequazione si dice razionale intera.
Determinare le soluzioni della disequazione signica trovare quali val-
ori reali sono da attribuire alle variabili che compaiono nella disequazione
anche questa risulti vericata.
Due disequazioni si dicono equivalenti se ammettono le stesse soluzioni.
Una disequazione pu`o essere trasformata in una ad essa equivalente
mediante alcune operazioni elementari, che possono essere cos` riassunte:
1. aggiungendo ad ambo i membri della disequazione lo stesso numero,
o la stessa espressione algebrica, si ottiene una disequazione ad essa
equivalente;
2. moltiplicando ambo i membri della disequazione per uno stesso numero
positivo, si ottiene una disequazione equivalente a quella data;
3. moltiplicando ambo i membri della disequazione per uno stesso numero
negativo, si ottiene una disequazione equivalente a quella data purche
si cambi il verso della disuguaglianza.
Disequazion razionali intere lineari o di I

grado
Una disequazione razionale intera lineare `e una disequazione del tipo:
ax +b > 0 oppure ax +b < 0 (2)
30
dove a, b sono numeri reali. Si pu`o sempre supporre a > 0, infatti se a < 0
si pu`o cambiar di segno a tutti i termini della disequazione, cambiando anche
il verso della disuguaglianza.
Dalla (2) si ottiene:
ax > b oppure ax < b
da cui, dividendo ambo i membri per il numero positivo a, si ottiene:
x >
b
a
oppure x <
b
a
Esercizio. Risolvere le seguenti disequazioni:
1.
1
2
x + 3x 2 < x + 3
2.
2x
3+
1
2

x
1
4
5
3
2
>
1
2
(x
1
5
).
Soluzione.
1. Si moltiplicano ambo i membri per 2, cos` che i denominatori si elim-
inano:
x + 6x 4 < 2x + 6
Si trasportano tutti i termini a primo membro e si riducono i termini
simili:
5x 10 < 0
da cui si ricava x < 2, ovvero la disequazione data `e soddisfatta da
tutti i valori reali di x minori di 2.
2. Si scrive la disequazione data nella forma seguente:
2(2 x)
7

2(x
1
4
)
7
>
1
2
(x
1
5
)
Si moltiplicano ambo i membri per 14 e poi per 5, ottenendo cos`:
8 4x 4x + 1 > 7x
7
5
45 40x > 35x 7
da cui 75x > 52, ovvero x <
52
75
.
Disequazioni razionali intere di II

grado
Una disequazione razionale intera di II

grado `e una disequazione del


tipo
ax
2
+bx +c > 0 (3)
31
oppure
ax
2
+bx +c < 0 (4)
dove a, b, c sono numeri reali, con a ,= 0. Si suppone a > 0 poich`e se a < 0 si
pu`o sempre cambiar di segno a tutti i termini, cambiando anche verso alla
disuguaglianza.
Per risolvere la (3) e la (4) si calcola il discriminante = b
2
4ac del
polinomio ax
2
+bx +c e si osserva che ax
2
+bx +c = a [(x +
b
2a
)
2


4a
2
].
Si distinguono i sequenti casi:
1. > 0: il plinomio ha due radici reali distinte x
1
e x
2
. Si pu`o sempre
supporre x
1
< x
2
. Poich`e ax
2
+ bx + c = a [(x +
b
2a
)
2


4a
2
] =
a (x +
b
2a
+

2a
)(x +
b
2a

2a
) = a(x x
1
)(x x
2
), si ha che ax
2
+
bx+c rappresenta un numero positivo se si attribuisce ad x un numero
minore di x
1
oppure maggiore di x
2
. Rappresenta invece un numero
negativo se si attribuisce ad x un valore strettamente compreso tra x
1
e x
2
. Lespressione ax
2
+bx +c si annulla se x = x
1
o se x = x
2
.
2. < 0: il polinomio non si annulla mai e poich`e si pu`o scrivere ax
2
+
bx + c = a[(x +
b
2a
)
2


4a
2
], dove il termine tra quadre `e sempre un
numero positivo, si ha che qualunque valore si attribuisce alla x il
polinomio ax
2
+bx +c rappresenta un numero positivo.
3. = 0: il polinomio ha una sola radice di molteplicit`a 2, ossia
b
2a
;
poiche ax
2
+bx+c = a(x+
b
2a
)
2
si ha che qualunque valore reale diverso
da
b
2a
si attribuisca alla x, il polinomio ax
2
+bx +c rappresenta un
numero positivo.
Esercizio. Risolvere le seguenti disequazioni:
1. 3x
2
< 4x + 7;
2. (x 2)
2
+ 5x < 3x 2;
3. 25 > 4x(5 x).
Soluzione.
1. Si trasforma la disequazione in una ad essa equivalente: 3x
2
4x7 <
0. Si determinano le radici del polinomio 3x
2
4x7: = 16 +84 =
100, pertanto x
1
=
410
6
= 1 e x
2
=
4+10
6
=
7
3
. Per quanto osservato
sopra si ha che la disequazione `e vericata per ogni valore di x tale che
1 < x <
7
3
, ovvero sono soluzione della disequazione tutti i numeri
reali dellintervallo (1,
7
3
).
2. La disequazione data `e equivalente alla disequazione x
2
4x+4+5x <
3x 2, ovvero alla disequazione x
2
2x + 6 < 0. Calcalando il si
32
ottiene = 424 < 0, ovvero si ha che il polinomio x
2
2x+6 non si
annulla mai e poich`e rappresenta sempre un numero positivo, si ha che
la disequazione non ammette nessuna soluzione, ovvero nessun valore
reale di x verica lespressione.
3. La disequazione data `e equivalente alla disequazione 25 > 20x 4x
2
,
ovvero 4x
2
20x+25 > 0. Calcalando il si ottiene = 400400 = 0,
ovvero si ha che il polinomio 4x
2
20x + 25 ha una sola radice di
molteplicit`a 2 data da
5
2
, pertanto la disequazione `e vericata da ogni
valore reale di x diverso da
5
2
.
Se si deve risolvere una disequazione del tipo P(x) > 0 (o P(x) 0,
P(x) < 0, P(x) 0) dove P(x) `e un polinomio di grado maggiore di 2, si
cerca di scomporre il polinomio nel prodotto di polinomi di grado inferiore,
anche se questo non sempre `e facile, ne possibile.
Quando tale scomposizione risulta possibile, si procede ragionando sui
singoli polinomi che compaiono nella scomposizione. Per capire meglio il
procedimento si veda lesempio che segue.
Esempio. Risolvere la disequazione
x
3
2x
2
x + 2 0
Si scompone il polinomio di terzo grado, per cui la disequzione risulta
scritta come:
x
2
(x 2) 1 (x 2) 0
ossia
(x 2)(x
2
1) 0
Si discute il segno di ciascun fattore:
x 2 0 se x 2
x
2
1 0 se x 1 o x 1
infatti x
2
1 ha come radici 1.
Riportando questi risultati in un graco in cui gli intervalli di positivit`a
di ciascun fattore sono indicati con tratto continuo, mentre gli intervalli in
cui i fattori risultano negativi sono tratteggiati, si ha che le soluzioni della
disequzione sono tutti i numeri reali x tali che 1 x 1 o x 2.
- +
-
+
-1 1 2
Disequazioni razionali fratte
33
Una disequazione razionale fratta `e composta da espressioni in cui com-
paiono divisori contenenti lincognita, ovvero `e una disequazione che, una
volta applicati i principi di equivalenza, `e del tipo:
N(x)
D(x)
> 0 (5)
o del tipo
N(x)
D(x)
< 0 (6)
dove N(x) e D(x) sono polinomi nella variabile x.
Per risolvere una disequazione fratta si ricorre alla rappresentazione
graca: su una retta si segna con tratto continuo lintervallo, o gli inter-
valli, in cui il polinomio numeratore N(x) risulta positivo e con il tratteggio
lintervallo, o gli intervalli, in cui riuslta negativo. Si fa la stessa cosa per
D(x) su unaltra retta. Successivamente si individuano gli intervalli in cui
N(x) e D(x) sono concordi e quelli in cui sono discordi. In altre parole
in ciascun intervallo si determina il prodotto dei segni, per cui le soluzioni
di (5) sono contenute negli intervalli in cui il prodotto dei segni `e positivo,
mentre le soluzioni di (6) sono contenute negli intervalli in cui il prodotto
dei segni `e negativo.
Esempio. Risolvere la disequazione
4
x+2
> 3
x
x1
.
Soluzione. Si trasporta tutto a primo membro, si determina il m.c.m
dei denominatori, quindi eseguendo i calcoli si ottiene:
2x
2
+ 3x + 2
(x + 2)(x 1)
> 0
Si cambiano i segni a numeratore, cambiando anche verso alla disuguaglian-
za:
2x
2
3x 2
(x + 2)(x 1)
< 0
Si considerano le disequazioni 2x
2
3x2 > 0 e (x+2)(x1) > 0. La prima
`e soddisfatta per (x <
1
2
) (x > 2), la seconda per (x < 2) (x > 1). La
rappresentazione geometrica risulta:
+ -
+
-
+
-2 -1/2 1 2
Si devono considerare gli intervalli in cui il prodotto dei segni `e negativo,
ovvero la disequazione data `e soddisfatta per
2 < x <
1
2
e per 1 < x < 2.
34
Esercizio. Risolvere le seguenti disequazioni:
1.
x+1
x1
+ 1
x2
x+2
+
14
5
;
2.
x
2
3x+2
x
2
7x+12
> 1;
3.
2x1
x3
<
x+1
x1
.
Soluzione.
1.
5(x + 1)(x + 2) + 5(x 1)(x + 2) 5(x 1)(x 2) 14(x 1)(x + 2)
5(x 1)(x + 2)
0
5(x
2
+ 3x + 2) + 5(x
2
+x 2) 5(x
2
3x + 2) 14(x
2
+x 2)
5(x 1)(x + 2)
0
5(x
2
+ 3x + 2 x
2
+ 3x 2) 9(x
2
+x 2)
5(x 1)(x + 2)
0
9x
2
+ 21x + 18
5(x 1)(x + 2)
0
3x
2
7x 6
(x 1)(x + 2)
0
3x
2
7x 6 0 per (x
2
3
) (x 3); (x 1)(x + 2) > 0 per
(x < 2) (x > 1). Dalla rappresentazione geometrica
+ -
+
-
+
-2 -2/3 1 3
si ha che la disequazione risulta soddisfatta per: 2 < x
2
3
e per
1 < x 3.
2.
x
2
3x + 2 x
2
+ 7x 12
x
2
7x + 12
> 0
4x 10
x
2
7x + 12
> 0
4x10 > 0 per x >
5
2
; x
2
7x+12 > 0 per (x < 3)(x > 4), pertanto
la disequazione risulta soddisfatta per:
5
2
< x < 3 e per x > 4.
35
3.
2x
2
2x x + 1 x
2
+ 2x + 3
(x 1)(x 3)
< 0
x
2
x + 4
(x 1)(x 3)
< 0
x
2
x+4 > 0 per ogni x R; (x1)(x3) > 0 per (x < 1) (x > 3),
pertanto la disequazione risulta soddisfatta per: 1 < x < 3.
Sistemi di disequazioni
Considerando contemporaneamente pi` u disequazioni si ottiene un sis-
tema di disequazioni. Ad esempio:

3x + 2 > 0
x
2
1 0
Trovare le soluzioni vuol dire prendere i valori che soddisfano contempo-
raneamente le equazioni del sistema.
Nellesempio precedente si ottiene:

x >
2
3
1 x 1
Le soluzioni delle singole disequazioni vengono rappresentate mediante linea
continua in un graco:
-1 -2/3 1
quindi si prendono come soluzioni del sistema quegli intervalli in cui per
ogni disequazioni del sistema si ha una linea continua. In questo caso le
soluzioni del sistema sono tutti e soli i valori reali di x tali che
2
3
< x 1.
Se una delle disequazioni di un sistema risulta impossibile, allora anche
il sistema risulta tale.
Esempio. Il sistema

x
2
+ 1 < 0
x
2
1 0
risulta impossibile perche non esiste nessun valore reale di x che verica la
disequazione x
2
+ 1 < 0.
Esercizio. Risolvere il sistema di disequazioni

x
2
1 < 0
11
2x+3
>
5
2x
x
2
+x 2 > 0
36
Soluzione. Si risolvono separatamente le disequazioni.
La disequazione x
2
1 < 0 `e soddisfatta per 1 < x < 1.
La seconda disequazione pu`o essere scritta come
21x7
2x
2
x6
> 0. Il numer-
atore risulta positivo per x >
1
3
, mentre il denominatore risulta positivo per
x <
3
2
e per x > 2. Ricorrendo alla rappresentazione geometrica vista per
le disequazioni fratte, si ha che la seconda disequazione `e soddisfatta per

3
2
< x <
1
3
e per x > 2.
Lultima disequazione risulta soddisfatta per x < 2 e per x > 1.
-2 -3/2 -1 1/3 1 2
Dalla gura sopra si deduce che il sistema non ammette soluzioni, ovvero
le disequazioni sono tra loro incompatibili.
Disequazioni irrazionali
Una disequazione si dice irrazionale quando lincognita compare in una
o pi` u espressioni sotto radice.
Si ricorda che se n `e un naturale dispari allora la disequazione [A(x)]
n
>
[B(x)]
n
`e equivalente alla disequazione A(x) > B(x). Invece se n `e pari, in
generale A(x) > B(x) non `e equivalente a [A(x)]
n
> [B(x)]
n
, a meno che
A(x) e B(x) non siano quantit`a positive o nulle.
Una disequazione irrazionale `e una disequazione del tipo
C(x)
>
<

D(x)
o del tipo
C(x)
>
<
n

D(x)
dove C(x) e D(x) sono polinomi interi o quozienti di polinomi interi nella
variabile x.
La disequazione C(x) >

D(x) `e equivalente al sistema

D(x) 0
C(x) > 0
[C(x)]
2
> D(x)
Infatti la

D(x) ha senso soltanto per quei valori della x per cui D(x) 0,
da cui segue che

D(x) 0, pertanto deve essere C(x) > 0, altrimenti la
disequazione data risulterebbe assurda. Si ottiene cos` una disequazione fra
quantit`a positive, quindi si possono elevare al quadrato ambo i membri della
disequazione, per cui si ha [C(x)]
2
> D(x).
37
La disequazione C(x) <

D(x) `e equivalente allinsieme dei due sistemi:

D(x) 0
C(x) < 0

C(x) 0
[C(x)]
2
< D(x)
Le disequazioni C(x)
>
<
n

D(x), con n dispari, sono equivalenti alle


disequazioni C(x)
n
>
< D(x).
Se invece n `e pari, la disequazione C(x) >
n

D(x) `e equivalente al
sistema

D(x) 0
C(x) > 0
[C(x)]
n
> D(x)
mentre la disequazione C(x) <
n

D(x) `e equivalente allinsieme dei due


sistemi:

D(x) 0
C(x) < 0

C(x) 0
[C(x)]
n
< D(x)
Esercizio. Risolvere le seguenti disequazioni:
1. 3x + 5 >

9x
2
6x 8;
2.

10 + 3x x
2
> x + 2;
3.
3

x(x
2
4) > x + 1;
4.

x 2 <

x 1;
Soluzione.
1. La disequazione 3x + 5 >

9x
2
6x 8 `e equivalente al sistema

9x
2
6x 8 0
3x + 5 > 0
(3x + 5)
2
> 9x
2
6x 8
Risolvendo le disequazioni del sistema si ottiene:

(x
2
3
) (x
4
3
)
x >
5
3
x >
11
12
ovvero la disequazione data risulta soddisfatta per (
11
12
< x
2
3
) e
per (x
4
3
).
2. La disequazione

10 + 3x x
2
> x + 2 `e equivalente allinsieme dei
sistemi

10 + 3x x
2
0
x + 2 < 0

x + 2 0
(x + 2)
2
< 10 + 3x x
2
38
ovvero

(x 5)(x + 2) 0
x + 2 < 0

x + 2 0
2x
2
+x 6 < 0
Risolvendo le disequazioni del sistema si ottiene:

(2 x 5)
x < 2

x 2
2 < x <
3
2
La disequazione data risulta soddisfatta per 2 < x <
3
2
.
3.
x(x
2
4) > (x + 1)
3
x
3
4x > x
3
+ 3x
2
+ 3x + 1
3x
2
+ 7x + 1 < 0
= 49 12, x
1,2
=
7

37
6
, pertanto la disequazione risulta soddis-
fatta per
7

37
6
< x <
7+

37
6
.
4. La disequazione

x 2 <

x 1 ha senso soltanto per quei valori di


x per cui:

x 2 0
x 1 0
ovvero per x 2. Per tali valori si pu`o facilmente vericare che la dis-
equazione data risulta sempre vericata, infatti elevando al quadrato
ambo i membri della disequazione si ottiene 2 < 1.
Disequazioni con i valori assoluti
Si considerano i seguenti casi:
1. [x[ a
2. [x[ a
Il caso [x[ a risulta sempre vericato se a `e un numero ssato e a 0.
Invece, se a > 0 esso `e vericato se x a o x a.
Il caso [x[ a non `e mai vericato se a < 0. Invece, se a 0 risulta
vericato se a x a.
Si considera ora il caso generale ovvero si considera una disequazione
del tipo [C(x)[ a e del tipo [C(x)[ a, dove C(x) `e un polinomio o il
quoziente di polinomi nella variabile x e a `e un numero reale positivo.
Risolvere la disequazione [C(x)[ a equivale a trovare le soluzioni del
sistema

C(x) a
C(x) a
Risolvere la disequazione [C(x)[ a equivale a prendere lunione delle
soluzioni delle due disequazioni:
39
C(x) > a C(x) < a.
Esercizio. Risolvere le seguenti disequazioni:
1. [x
2
9x + 7[ < 7;
2. [x
2
2x 9[ 6;
Soluzione.
1. La disequazione [x
2
9x + 7[ < 7 risulta equivalente al sistema

x
2
9x + 7 < 7
x
2
9x + 7 > 7
ovvero

x
2
9x < 0
x
2
9x + 14 > 0

x(x 9) < 0
(x 2)(x 7) > 0

0 < x < 9
(x < 2) (x > 7)
pertanto il sistema `e vericato per 0 < x < 2 e per 7 < x < 9.
2. Per risolvere la disequazione [x
2
2x9[ 6 si risolvono le disequazioni
x
2
2x9 6 e x
2
2x9 6, quindi si prende lunione delle loro
soluzioni. La disequazione x
2
2x 9 6, ossia x
2
2x 15 0,
ammette come soluzioni tutti gli x R tali che x 3 oppure x 5.
La disequazione x
2
2x 9 6, ossia x
2
2x 3 0, ammette
come soluzioni tutti x R tali che 1 x 3. Unendo tali solouzioni
si ha che la disequazione [x
2
2x 9[ 6 risulta soddisfatta da tutti
gli x R tali che x 3 oppure 1 x 3 oppure x 5.
Il modo di risolvere le disequazioni irrazionali sopra illustrato deve essere
modicato se la disequazione da risolvere risulta del tipo [A(x)[ < B(x) o del
tipo [A(x)[ > B(x), dove B(x) non `e un numero ma unespressione algebrica
nella variabile x.
Si considera il caso [A(x)[ < B(x). Si osserva che A(x) pu`o assumere
valori negativi o non negativi. Quindi per eliminare il modulo si devono con-
siderare il caso in cui A(x) 0 e il caso in cui A(x) < 0, ovvero le soluzioni
della disequazione [A(x)[ < B(x) sono date dallunione delle soluzione dei
due sistemi:

A(x) 0
A(x) < B(x)
oppure

A(x) < 0
A(x) < B(x)
Esercizio. Risolvere la disequazione [5x 2[ < x.
Soluzione. La disequazione [5x 2[ < x equivale a risolvere i sistemi

5x 2 0
5x 2 < x
oppure

5x 2 < 0
5x + 2 < x
40
ossia

x
2
5
x <
1
2
oppure

x <
2
5
x >
1
3
Le soluzioni del primo sistema sono tutti e soli gli x R tali che
2
5

x <
1
2
. Le soluzioni del secondo sistema sono tutti e soli gli x R tali che
1
3
< x <
2
5
. Unendo le soluzioni dei due sistemi si ottiene che la disequazione
[5x 2[ < x `e soddisfatta da tutti a soli gli x R tali che
1
3
< x <
1
2
.
Si considera il caso [A(x)[ > B(x). Si osserva che A(x) pu`o assumere
valori negativi o non negativi, pertanto per poter eliminare il modulo si deve
considerare il caso A(x) 0 o A(x) < 0. Si ottengono cos` i sistemi

A(x) 0
A(x) > B(x)
oppure

A(x) < 0
A(x) > B(x)
Le soluzioni della disequazione [A(x)[ > B(x) sono lunione delle soluzioni
dei due sistemi.
Esercizio. Risolvere la disequazione [x
2
+x[ > 2x + 2.
Soluzione. La disequazione [x
2
+x[ > 2x +2 risulta equivalente ai due
sistemi:

x
2
+x 0
x
2
+x > 2x + 2
oppure

x
2
+x < 0
x
2
x > 2x + 2
ossia

(x 1) (x 0)
(x < 1) (x > 2)
oppure

1 < x < 0
2 < x < 1
Il primo sistema ammette come soluzioni tutti e soli gli x R tali che
x < 1 oppure x > 2, mentre il secondo sistema non ammette soluzioni,
pertanto le soluzioni della disequazione coincidono con le soluzioni del primo
sistema.
Quando in una disequazione compare pi` u di una disequazione in modulo,
occorre esaminare tutta la casistica possibile, come accade nellesempio sotto
riportato.
Esempio. Risolvere la disequazione [x 3[ +[6 x[ x.
Si osserva immediatamente che x > 0. Infatti x 3 e 6 x non si
annullano contemporaneamente per lo stesso valore di x, per cui [x 3[ +
[6 x[ > 0, pertanto x > 0. Inoltre x 3 0 se x 3 e 6 x 0 se x 6,
pertanto si distinguono i casi:
a. 0 < x < 3: la disequazione diventa 3 x + 6 x x da cui x 3 che `e
impossibile;
b. 3 x 6: la disequazione diventa x3+6x x che d`a x 3, ovvero
3 x 6;
41
c. x > 6: la disequazione diventa x 3 +x 6 x, da cui 6 < x 9.
Unendo le soluzioni dei tre casi, ovvero dei tre sistemi, si ottiene che [x
3[ +[6 x[ x `e soddisfatta da tutti e soli gli x R tali che 3 x 9.
9 Geometria Analitica: Retta e Parabola
Coordinate cartesiane nel piano
Si ssano sul piano due rette orientate non parallele. Il loro punto
di incontro si dice origine O, le rette orientate, ovvero gli assi coordi-
nati, sono dette asse delle x o delle ascisse e asse delle y o delle ordinate
rispettivamente.
Dato un punto P del piano, si conducano da esso le parallele agli as-
si e siano A e B i loro punti di intersezione con lasse delle x e delle y
rispettivamente.
Fissata una unit`a di misura, sia a la misura del segmento OA e b la
misura del segmento OB. I numeri a e b sono detti rispettivamente ascissa
e ordinata del punto P e costituiscono le coordinate cartesiane del punto P.
Cos` facendo ad ogni punto P del piano corrisponde una coppia di numeri
reali.
Vale anche in viceversa. Siano a e b numeri reali, se entrambi sono
positivi si traccia un segmento OA di lunghezza a con A sul semiasse positivo
delle x e un segmento OB di lunghezza b con B sul semiasse positivo delle
y.
Se invece a e b sono entrambi negativi, si tracciano i segmenti OA e OB,
di lunghezza a e b rispettivamente, con A e B appartenenti al semiasse
negativo delle x e delle y rispettivamente.
Analogamente nei casi in cui a > 0, b < 0 e a < 0, b > 0.
Indipendentemente dalla posizione di A e di B rispetto ad O, la parallela
allasse y condotta da A e la parallela allasse x condotta da B si incontrano
in un punto P che ha a per ascissa e b per ordinata.
Ci`o signica che esiste una corrispondenza biunivoca tra i punti del piano
e le coppie ordinate di numeri reali.
Nel seguito considereremo sempre assi cartesiani ortogonali, ovvero lasse
x e lasse y sono fra loro perpendicolari.
O
x
y
42
Ricordiamo alcune formule:
Distanza di due punti: siano A e B punti di coordinate (x
a
, y
a
) e
(x
b
, y
b
) rispettivamente; la distanza tra A e B `e data dalla formnula
AB =

(x
a
x
b
)
2
+ (y
a
y
b
)
2
.
Coordinate del punto medio di un segmento: siano A e B punti di
coordinate (x
a
, y
a
) e (x
b
, y
b
) rispettivamente; il punto medio M del
segmento di estremi A e B ha coordinate:
M = (
x
a
+x
b
2
,
y
a
+y
b
2
)
La retta
Sia Oxy un sistema di assi cartesiani ssato nel piano. Siano P
1
e P
2
punti del piano di coordinate (x
1
, y
1
) e (x
2
, y
2
) rispettivamente.
Lequazione della retta r passante per P
1
e per P
2
`e data da:
1. x = x
1
se x
1
= x
2
, ovvero la retta risulta parallela allasse y;
2. y = y
1
se y
1
= y
2
, ovvero la retta risulta parallela allasse x;
3.
x x
1
x
2
x
1
=
y y
1
y
2
y
1
(7)
se x
1
,= x
2
e y
1
,= y
2
, ovvero la retta non `e parallela ad alcuno degli
assi coordinati.
Ponendo a = y
2
y
1
, b = x
1
x
2
e c = x
2
y
1
x
1
y
2
, lequazione (7) risulta:
ax +by +c = 0 (8)
Lequazione (8) `e detta equazione cartesiana della retta perche tutti e
soltanto i punti della retta r hanno per coordinate coppie di numeri reali
che soddisfano tale equazione.
Si osservi che se Q `e un punto del piano non appartenente ad r, allora
le sue coordinate non soddisfano lequazione (8). Ci`o signica che esiste
una corrispondenza biunivoca tra i punti della retta e le soluzioni della sua
equazione cartesiana.
Vale anche il viceversa di tale aermazione: ogni equazione di primo
grado in due variabili rappresenta una retta, ovvero non esistono equazioni
del tipo ax+by+c = 0 le cui innite soluzioni rappresentano punti del piano
che non stanno sulla stessa retta.
43
Esercizio. Determinare le equazioni delle rette su cui si trovano i lati
del triangolo di vertici A = (0, 2), B = (0, 4) e C = (6, 4).
Soluzione. Per determinare la retta r(A, B), ossia la retta passante per
A e B, si controllano prima le coordinate dei punti. Infatti si osserva che A
e B hanno la stessa ascissa, per cui r(A, B) ha equazione x = 0 (asse y).
La stessa cosa accade per la retta r(B, C): B e C hanno la stessa
ordinata, per cui r(B, C) ha equazione y = 4.
Invece A e C hanno ascisse diverse e ordinate diverse, per cui la retta
r(A, C) ha equazione:
x + 6
6
=
y 4
2 4
x + 6 = 12 3y
x + 3y 6 = 0.
x
A
B
C
y
Se nellequazione ax + by + c = 0 si ha b ,= 0, si pone m =
a
b
e q =
c
b
,
ottenendo cos` lequazione:
y = mx +q (9)
Lequazione (9) `e lequazione esplicita della retta, mentre la (8) `e lequazione
implicita della retta.
Il termine noto q dellequazione (9) rappresenta lordinata del punto di
intersezione tra la retta e lasse y. Infatti per x = 0 (equazione dellasse y)
dalla (9) si ottiene y = q.
Invece m prende il nome di coeciente angolare della retta. Si osservi
che
m =
y
2
y
1
x
2
x
1
poich`e m =
a
b
, con a = y
2
y
1
e b = x
1
x
2
.
Si pu`o inoltre osservare che pi` u grande `e m in valore assoluto, pi` u grande
risulta langolo che la retta forma con lasse delle x.
Due rette r ed s, di coeciente angolare m
r
e m
s
rispettivamente, risul-
tano parallele se m
r
= m
s
. Risultano invece perpendicolari se m
r
m
s
= 1,
ovvero m
s
=
1
m
r
.
44
Si dice fascio proprio di rette linsieme di tutte e sole le rette di un piano
che hanno uno stesso punto in comune, detto centro del fascio.
x
y
P
1
Sia P
1
, di coordinate (x
1
, y
1
), il centro di un fascio proprio. Lequazione del
fascio proprio di centro P
1
, ossia lequazione di ogni retta passante per P
1
,
`e data da:
y y
1
= m(x x
1
) (10)
Esercizio. Scrivere la perpendicolare alla retta r : 3x5y = 10 passante
per P = (1, 2).
Soluzione. Dallequazione della retta r si ricava il coeciente angolare
m =
a
b
=
3
5
, ovvero si trasforma in forma esplicita lequazione della retta
r, quindi si divide per il coeciente di y. La retta s perpendicolare ad r ha
coeciente angolare m
s
=
1
3
5
=
5
3
, pertanto utilizzando la (10) si ha che
s ha equazione y 2 =
5
3
(x 1) ovvero 5x + 3y 11 = 0.
Ricordiamo inne la formula della distanza di un punto da una retta.
P
H
r
Sia P un punto di coordinate (x
1
, y
1
) e sia r una retta di equazione
ax +by +c = 0. La distanza d di P da r, ovvero la lunghezza del segmento
PH, `e data da:
[ax
1
+by
1
+c[

a
2
+b
2
(11)
Esercizio. Determinare la distanza del punto P di coordinate (2, 3)
dalla retta di equazione 3x 5y + 1 = 0.
45
Soluzione. Per la (11) si considera il primo membro dellequazione della
retta, al posto della x si mette lascissa del punto P, al posto della y si mette
lordinata di P, quindi si prende il valore assoluto del numero cos` ottenuto:
[3 2 5 (3) + 1[ = [6 + 15 + 1[ = 22
Dallequazione della retta si prendono i quadrati dei coecienti di x e di y,
si esegue la loro somma e se ne estrae la radice quadrata:

3
2
+ (5)
2
=

34
Si ha cos` che la distanza tra P e la retta r `e data da:
22

34
=
11

34
17
Esercizi di riepilogo sulla retta
1. Date le rette r
1
: 4x + y 8 = 0, r
2
: 6x 4y + 4 = 0 e il punto
P = (2, 1), determinare: la retta per P e parallela a r
1
; la retta per P
e parallela a r
2
; la retta per P e perpendicolare a r
1
; la retta per P e
passante per il punto di intersezione tra r
1
e r
2
.
Soluzione. Indicando con m
1
e m
2
i coecienti angolari di r
1
e r
2
rispettivamente, si ha che m
1
= 4 e m
2
=
3
2
.
La retta per P e parallela a r
1
ha equazione y 1 = 4(x2), ovvero
y = 4x+9; la retta per P e parallela a r
2
ha equazione y1 =
3
2
(x2),
ovvero 3x2y4 = 0; la retta per P e perpendicolare a r
1
ha equazione
y 1 =
1
4
(x 2), ovvero x 4y + 2 = 0.
Le coordinate del punto Q comune a r
1
e r
2
sono le soluzioni del
sistema:

4x +y 8 = 0
6x 4y + 4 = 0
ovvero

y = 4x + 8
6x + 16x 32 + 4 = 0

y = 4x + 8
22x = 28

y =
56
11
+ 8
x =
14
11
pertanto Q = (
14
11
,
32
11
) e la retta r(P, Q) ha equazione:
x 2
14
11
2
=
y 1
32
11
1
x 2
8
=
y 1
21
21(2 x)
8 21
=
8(y 1)
8 21
21x + 8y 50 = 0.
46
2. Trovare la retta passante per P = (1, 3) e perpendicolare alla retta
passante per A = (0, 2) e per B = (1, 1).
Soluzione. La retta r(A, B) ha coeciente angolare dato da
1(2)
10
=
3, per cui la retta cercata ha equazione y 3 =
1
3
(x 1) ovvero
x + 3y 10 = 0.
3. Trovare i punti della retta r : y = x +1 che distano

5 dallorigine O.
Soluzione. Un punto P appartenente alla retta r ha coordinate del
tipo (x, x + 1).
Per ipotesi la distanza di P da O vale

5, ovvero:

(x 0)
2
+ (x + 1 0)
2
=

5
Elevando al quadrato ambo i membri delluguaglianza sopra si ottiene
lequazione x
2
+ x 2 = 0 che ammette come soluzioni x
1
= 2 e
x
2
= 1, per cui i punti P cercati hanno coordinate (2, 1) e (1, 2).
4. Determinare la distanza delle due rette parallele r : 3x+y 3

10 = 0
e s : 6x + 2y + 5

10 = 0.
Soluzione. Si prende un punto P appartenente alla retta r, ossia
P = (

10, 0). La distanza tra r ed s `e data dalla distanza tra P ed s,


ovvero da:
d(P, s) =
[6

10 + 2 0 + 5

10[

36 + 4
=
11

10
2

10
=
11
2
.
5. Siano A e B le intersezioni della retta r : x + y 1 = 0 con gli assi
cartesiani. Trovare lequazione dellasse del segmento AB.
Soluzione. Detto A il punto di intersezione di r con lasse x e B il
punto di intersezione di r con lasse y, si ha che A = (1, 0) e B = (0, 1).
Lasse del segmento AB `e quella retta passante per il punto medio
del segmento e perpendicolare alla retta r. Poiche M = (
1
2
,
1
2
) e il
coeciente angolare di r `e m = 1, si ha che lasse di AB ha equazione:
y
1
2
= x
1
2
y = x
ovvero lasse di AB `e la bisettrice del I

e III

quadrante.
La parabola
Data una retta d e un punto F non appartenente alla retta d, si dice
parabola di fuoco F e direttrice d il luogo geometrico dei punti del piano
47
equidistanti da d e da F.
F
d
x
y
P
Il punto F e la retta d sono detti rispettivamente fuoco e direttrice della
parabola.
Fissato nel piano un sistema Oxy di assi cartesiani ortogonali che ha per
origine un punto del piano distinto dal punto medio del segmento che d`a la
distanza tra d e F e ha come asse x una retta parallela alla direttrice, allora
la parabola `e rappresentata dallequazione:
y = ax
2
+bx +c (12)
con a, b, c numeri reali e a ,= 0. La parabola ha:
1. per vertice il punto V di coordinate (
b
2a
,

4a
), dove = b
2
4ac;
2. per asse di simmetria la retta parallela allasse y di equazione x =
b
2a
3. per fuoco il punto di coordinate (
b
2a
,
1
4a
)
4. per direttrice la retta parallela allasse x di equazione y =
1+
4a
Traslando il sistema di riferimento Oxy in modo tale che lorigine del nuo-
vo sistema di riferimento coincida con il vertice V della parabola, lequazione
(12) della parabola risulta:
y = ax
2
(13)
che `e detta equazione normale o canonica della parabola.
F
d
P
x
y
48
Se nellequazione (12) il coeciente a risulta positivo, allora il vertice
della parabola `e il punto che ha minima ordinata e si dice che la parabola
volge la concavit` a verso lalto. Invece, se il coeciente a risulta negativo,
allora il vertice della parabola `e il punto che ha massima ordinata e si dice
che la parabola volge la concavit` a verso il basso.
Scambiando fra loro gli assi coordinati lequazione (12) risulta: x =
ay
2
+by +c
Tale equazione `e lequazione di una parabola che ha:
1. per vertice il punto V di coordinate (

4a
,
b
2a
), dove = b
2
4ac;
2. per asse di simmetria la retta parallela allasse x di equazione y =
b
2a
3. per fuoco il punto di coordinate (
1
4a
,
b
2a
)
4. per direttrice la retta parallela allasse y di equazione x =
1+
4a
d
P
x
y
F
Esercizi sulla parabola
1. Determinare a, b, c in modo tale che la parabola y = ax
2
+bx+c passi
per i punti A = (2, 7), B = (4, 16) e C = (8, 12). Trovare poi il
vertice, il fuoco e la direttrice.
Soluzione. Anche la parabola passi per i punti indicati, `e necessario
che tali punti verichino contemporaneamente lequazione y = ax
2
+
bx +c ovvero:

4a + 2b +c = 7
16a 4b +c = 16
64a 8b +c = 12
Per risolvere il sistema sopra si sostituisce lequazione 64a8b+c = 12
con lequazione che si ottiene sottraendo da essa lequazione 16a4b+
49
c = 16, vale a dire 48a4b = 4, ossia 12ab = 1, da cui b = 12a+1.
Pertanto il sistema risulta:

4a + 24a + 2 +c = 7
16a 48a 4 +c = 16
b = 12a + 1

28a +c = 5
32a +c = 20
b = 12a + 1
Si sostituisce lequazione 32a +c = 20 con lequazione che si ottiene
sottraendo 32a +c = 20 a 28a +c = 5:

28a +c = 5
60a = 15
b = 12a + 1
Risolvendo tale sistema si ottiene a =
1
4
, b = 2 e c = 12, per cui la
parabola cercata ha equazione y =
1
4
x
2
2x + 12.
Lascissa del vertice V `e data da x
V
=
b
2a
=
2
1
2
= 4. Per trovare
lordinata di V `e suciente sostituire il valore di x
V
nellequazione
della parabola, poiche V `e un punto della parabola. Si ottiene V =
(4, 16).
Per trovare le coordinate di F e lequazione di d si utilizzano le formule
ricordate sopra, ovvero: F = (
b
2a
,
1
4a
) = (4, 15) mentre d : y =

1+
4a
cio`e d : y = 17.
2. Determinare a, b, c in modo che la parabola y = ax
2
+bx +c passi per
il punto A = (3, 1) e abbia per vertice il punto V = (
3
2
,
5
4
).
Soluzione. Si ha:

9a + 3b +c = 1
9
4
a
3
2
b +c =
5
4

b
2a
=
3
2
Dalla terza equazione si ha b = 3a, per cui sostituendo tale espressione
nelle altre equazioni, si ottiene:

18a +c = 1
9a + 4c = 5
b = 3a
Si sostituisce 18a +c = 1 con lequazione che si ottiene sommando ad
essa lequazione 2 (9a+4c = 5), ossia con 9c = 9, da cui c = 1,
a =
1
9
e b =
1
3
. Pertanto la parabola ha equazione y =
1
9
x
2
+
1
3
x 1.
3. Calcolare i coecienti a, b, c della parabola y = ax
2
+ bx + c sapendo
che passa per i punti (1, 1), (2, 1) ed `e tangente alla retta y = x +3.
Soluzione. Dal passaggio per i punti (1, 1) e (2, 1) si ricava il
sistema:

a b +c = 1
4a + 2b +c = 1
50
Sottraendo la prima equazione dalla seconda, si ottiene a = b e
c = 2b + 1, per cui lequazione della parabola si pu`o scrivere come
y = bx
2
+bx + 2b + 1.
Poich`e la retta y = x + 3 risulta tangente alla parabola, si ha che il
sistema:

y = bx
2
+bx + 2b + 1
y = x + 3
ammette ununica soluzione. Questo accade se il associato alle-
quazione bx
2
x(b 1) 2(b 1) (che si ottiene sostituendo lespres-
sione di y della seconda equazione nella prima equazione) risulta nullo,
ovvero (b 1)
2
+ 8b(b 1) = 0.
Svolgendo i calcoli si trovano due valori per b: b
1
=
1
9
e b
2
= 1.
Pertanto la parabola cercata, o meglio le parabole, hanno equazione
y =
1
9
x
2
+
1
9
x +
11
9
e y = x
2
+x + 3.
4. Scrivere lequazione della tangente alla parabola y = x
2
3x + 2 nel
punto P di ascissa 3.
Soluzione. Si determinano le coordinate del punto P: y = 99+2 =
2, ovvero P = (3, 2).
La tangente t alla parabola nel punto P `e una retta del fascio proprio
di centro P, pertanto la sua equazione `e del tipo y 2 = m(x 3),
ovvero t : y = m(x 3) + 2.
Essendo t tangente, si ha che il sistema:

y = x
2
3x + 2
y = m(x 3) + 2
ammette ununica soluzione. Questo signica che il dell equazione
x
2
x(3 + m) + 3m = 0 `e nullo, ovvero (3 + m)
2
12m = 0, da cui
m = 3. Si ha cos` che la tangente t ha equazione y = 3x 7.
La Circonferenza
Si dice circonferenza il luogo geometrico dei punti del piano equidistanti
da un punto sso detto centro.
Dato un sistema di assi cartesiani ortogonali nel piano, per scrivere le-
quazione della circonferenza di centro C = (x
0
, y
0
) e raggio r, si deve es-
primere il fatto che la distanza da C di un generico punto P = (x, y) della cir-
conferenza `e uguale a r, ovvero PC
2
= r
2
. Poiche PC
2
= (xx
0
)
2
+(yy
0
)
2
si ottiene
(x x
0
)
2
+ (y y
0
)
2
= r
2
(14)
La (14) `e detta equazione cartesiana della circonferenza.
Se il centro C coincide con lorigine O del sistema di riferimento, le-
quazione cartesiana risulta
x
2
+y
2
= r
2
51
Eseguendo i calcoli nella (14) e ponendo 2x
0
= a, 2y
0
= b e x
2
0
+y
2
0

r
2
= c, lequazione cartesiana risulta scritta nella forma
x
2
+y
2
+ax +by +c = 0 (15)
La (15) `e detta equazione normale della circonferenza. E una equazione
algebrica di II

grado nelle variabili x e y in cui manca il termine in xy e i


coecienti di x
2
e y
2
valgono uno.
Viceversa, un equazione del tipo x
2
+y
2
+ax +by +c = 0 rappresenta
una circonferenza solo se (
a
2
)
2
+(
b
2
)
2
c > 0 e in tal caso si ha che il centro
C ha coordinate (
a
2
,
b
2
) e il raggio r `e dato da r =

(
a
2
)
2
+ (
b
2
)
2
c.
Esercizi sulla circonferenza
1. Scrivere lequazione della circonferenza di centro C = (1, 2) e pas-
sante per il punto P = (2, 3).
Soluzione. Il raggio della circonferenza richiesta `e dato dalla distanza
di P da C, ossia r = PC =

1
2
+ 5
2
=

26. Pertanto lequazione
cercata `e data da (x 1)
2
+ (y + 2)
2
= 26.
2. Scrivere lequazione della circonferenza di centro C = (4, 1) e tan-
gente allasse y.
Soluzione. Il raggio della circonferenza richiesta `e dato dalla distanza
di C dallasse y, che corrisponde al valore assoluto dellascissa di C,
ossia r = [ 4[ = 4, quindi lequazione cercata risulta (x + 4)
2
+ (y
1)
2
= 16.
3. Determinare le equazioni delle rette tangenti alla circonferenza x
2
+
y
2
+ 4x 2y 15 = 0 passanti per il punto A = (4, 1).
Soluzione. Il punto A `e esterno alla circonferenza perche la dis-
tanza di A da C `e maggiore del raggio della circonferenza. Infat-
ti poiche C = (2, 1) si ha che AC =

6
2
+ (2)
2
= 2

10, ma
r =

2
2
+ (1)
2
+ 15 = 2

5, da cui AC > r.
Essendo A esterno alla circonferenza, da esso escono due tangenti.
Le tangenti alla circonferenza sono rette del tipo y + 1 = m(x 4).
Per determinare le equazioni delle tangenti si impone che la distanza
di C da una retta del tipo y + 1 = m(x 4) sia pari al raggio. Si ha
cos` che
[m(2 4) 1 1[

m
2
+ (1)
2
= 2

5
52
ossia
(6m+ 2)
2
m
2
+ 1
= 20
Svolgendo i calcoli si ottiene 36m
2
+4+24m = 20m
2
+20, 2m
2
+3m
2 = 0, da cui m = 2 e m =
1
2
. Pertanto le equazioni delle tangenti
risultano y = 2x + 7 e y =
1
2
x 3.
LEllisse
Si dice ellisse il luogo geometrico dei punti del piano per i quali `e costante
la somma delle distanze da due punti ssi detti fuochi.
F F
P
O
x
y
A A
B
B
Per determinare lequazione cartesiana dellellisse si sceglie un sistema
di riferimento cartesiano ortogonale in cui lasse delle x coincide con la ret-
ta passante per i due fuochi F e F

, mentre lasse delle y coincide con la


perpendicolare alla retta r(F, F

) passante per il punto medio del segmento


FF

.
Posto 2c = FF

, si ha che nel sistema di riferimento ssato F e F

hanno
coordinate (c, 0) e (c, 0) rispettivamente.
Sia P = (x, y) un generico punto dellellisse. Posto 2a = PF + PF

,
utilizzando la formula della distanza tra due punti si ottiene:

(x c)
2
+y
2
+

(x +c)
2
+y
2
= 2a (16)
Se nella (16) si isola il primo radicale, quindi si elevano a quadrato ambo i
membri e si eseguono alcune riduzioni, si ottiene:
a

x
2
+c
2
+ 2cx +y
2
= a
2
+cx
Elevando ancora una volta a quadrato e semplicando, si ha:
(a
2
c
2
)x
2
+a
2
y
2
= a
2
(a
2
c
2
)
Si osservi che nel triangolo FPF

il lato FF

`e minore della somma degli


altri due, ossia 2c < 2a, cio`e c < a. Pertanto la dierenza a
2
c
2
risulta
53
positiva. In questo modo si pu`o porre a
2
c
2
= b
2
, cos` che la precedente
equazione risulta scritta nella forma
x
2
a
2
+
y
2
b
2
= 1 (17)
La (17) `e detta equazione canonica o normale dellellisse.
La retta che contiene i fuochi si dice asse focal e, mentre lorigine `e il
centro dellellisse.
I punti A e A

di intersezione dellellisse con lasse focale e i punti B e


B

di intersezione dellellisse con la retta perpendicolare all asse focale e


passante per il centro sono i vertici dellellisse.
Il segmento AA

`e lasse maggiore dellellisse, mentre BB

lasse minore.
I numeri a e b che compaiono nellequazione canonica rappresentano le mis-
ure del semiasse maggiore e del semiasse minore rispettivamente e sono
detti semiassi dellellisse.
Si osservi che unequazione del tipo
x
2
a
2
+
y
2
b
2
= 1 in cui a
2
< b
2
rappresenta
ancora una ellisse aventi per assi di simmetria gli assi cartesiani, ma i fuochi
sono situati sullasse delle y e hanno coordinate (0, c) = (0,

b
2
a
2
) e
(0, c) = (0,

b
2
a
2
) rispettivamente.
Esercizi sullellisse
1. Scrivere lequazione dellellisse che ha asse focale coincidente con lasse
delle x, semiasse maggiore uguale a 5 e passante per il punto P = (3, 1).
Soluzione. Anche lellisse passi per il punto P deve risultare
3
2
a
2
+
1
2
b
2
= 1
Poiche a = 5 si ottiene
9
25
+
1
b
2
= 1
da cui b
2
=
25
16
. Pertanto lequazione dellellisse risulta
x
2
25
+
16y
2
25
= 1.
2. Scrivere lequazione dellellisse passante per il punto P = (
3

3
2
, 1) e
avente un fuoco nel punto F

= (

5, 0).
Soluzione. Anche lellisse passi per il punto P deve risultare
(
3

3
2
)
2
a
2
+
1
2
b
2
= 1.
Anche un fuoco coincida con il punto F

= (

5, 0) deve risultare
a
2
b
2
= (

5)
2
. Si deve pertanto risolvere il sistema

27
4a
2
+
1
b
2
= 1
a
2
b
2
= 5
54
Dalla seconda equazione si ha a
2
= 5+b
2
. Sostituendo tale espressione
nella prima equazione ed eseguendo alcune riduzioni, si ottiene 4b
4

11b
2
20. Risolvendo tale equazione si trova b
2
=
5
4
o b
2
= 4. Poiche
b
2
`e non negativo (in questo caso b
2
> 0), lunica soluzione ammissibile
`e b
2
= 4. Segue che a
2
= 9, pertanto lequazione cercata `e data da
x
2
9
+
y
2
4
= 1.
3. Scrivere lequazione della tangente allellisse di equazione
x
2
18
+
y
2
2
= 1
nel suo punto P = (3, 1).
Soluzione. La tangente allellisse nel punto P `e una retta del tipo
y 1 = m(x + 3). Pertanto si considera il sistema

x
2
18
+
y
2
2
= 1
y = m(x + 3) + 1
Sostituendo lespressione di y data dalla seconda equazione, nella pri-
ma, si ottiene x
2
+ 9m
2
(x + 3)
2
+ 18m(x + 3) + 9 18 = 0, ossia
x
2
(9m
2
+ 1) + 18m(3m+ 1)x + 9(9m
2
+ 6m1) = 0. Si determina il
di questultima equazione, quindi si pone = 0:
= 18
2
m
2
(3m+ 1)
2
36(9m
2
+ 1)(9m
2
+ 6m1)
9m
2
(3m+ 1)
2
(9m
2
+ 1)(9m
2
+ 6m1) = 0
9m
2
(9m
2
+ 6m+ 1 9m
2
6m+ 1) 9m
2
6m+ 1 = 0
(3m1)
2
= 0
da cui m =
1
3
, quindi la tangente ha equazione y =
1
3
x + 2.
LIperbole
Si dice iperbole il luogo geometrico dei punti del piano per i quali `e
costante la dierenza delle distanze da due punti ssi detti fuochi.
P
F F
A A
x
y
O
55
Per determinare lequazione cartesiana delliperbole si procede come nel
caso dellellisse: si sceglie un sistema di riferimento cartesiano ortogonale
in cui lasse delle x coincide con la retta passante per i due fuochi F e
F

, mentre lasse delle y coincide con la perpendicolare alla retta r(F, F

)
passante per il punto medio del segmento FF

.
Sia P = (x, y) un generico punto delliperbole e sia 2a la dierenza
costante dell distanze di P da F e F

. Sia 2c = FF

. Rispetto al sistema
di riferimento scelto si ha che F = (c, 0) e F

= (c, 0) e per denizione di


iperbole risulta:

PF PF

= 2a
oppure
PF

PF = 2a
a seconda che PF > PF

o PF

> PF. Questa dierenza di segno scompare


se si eleva a quadrato, pertanto il sistema sopra si riduce allequazione
(c
2
a
2
)x
2
a
2
y
2
= a
2
(c
2
a
2
)
Poiche nel triangolo FPF

un lato `e maggiore della dierenza degli altri


due, ossia 2c > 2a, cio`e c > a, si ha che c
2
a
2
> 0. Pertanto si pu`o porre
c
2
a
2
= b
2
, da cui lequazione delliperbole risulta:
x
2
a
2

y
2
b
2
= 1 (18)
Tale equazione `e detta equazione canonica o normale delliperbole.
La retta che contiene i fuochi `e detta asse focale o asse trasverso del-
liperbole, mentre lorigine `e il centro delliperbole.
Per y = 0 si ha che liperbole incontra lasse focale nei punti A = (a, 0)
e A

= (a, 0) che sono detti vertici delliperbole.


Liperbole non incontra la retta perpendicolare allasse focale e per il
centro. Tale retta `e detta asse non trasverso.
Le rette di equazione y =
b
a
x e y =
b
a
x sono dette asintoti delliperbole.
Si pu`o dimostrare che se P = (x, y) `e un punto delliperbole e P

=
(x, bx/a) `e un punto che giace su un asintoto e ha la stessa ascissa di P,
la distanza PP

diventa sempre pi` u piccola quando x aumenta in valore


assoluto.
Se a = b lequazione canonica delliperbole risulta:
x
2
y
2
= a
2
(19)
Gli asintoti hanno equazione y = x e y = x ovvero sono le bisettrici dei
quadranti. In questo caso si parla di iperbole equilatera.
Se si scelgono i fuochi nei punti F = (a, a) e F

= (a, a) sulla bisettrice


y = x, lequazione delliperbole risulta del tipo:
xy =
a
2
2
56
e gli asintoti sono gli assi coordinati.
Esercizi sulliperbole
1. Scrivere lequazione delliperbole di semidistanza focale 5 e di semiasse
trasverso 3.
Soluzione. Poiche la semidistanza focale vale 5 si ha c
2
= 25. Poiche
il semiasse trasverso vale 3 si ha a
2
= 9. Da b
2
= c
2
a
2
si ottiene
b
2
= 259 = 16, pertanto liperbole cercata ha equazione
x
2
9

y
2
16
= 1.
2. Scrivere lequazione di una iperbole equilatera che passa per il punto
P = (5, 0).
Soluzione. Anche P appartenga alliperbole deve risultare
5
2
a
2
= 1
da cui a
2
= 25. Sapendo che uniperbole equilatera ha equazione del
tipo x
2
y
2
= a
2
, lequazione cercata `e data da x
2
y
2
= 25.
3. Scrivere lequazione di una iperbole che ha per asintoti le rette y =

3
5
x e per fuochi i punti (2, 0).
Soluzione. Si ha che c
2
= 4 e
b
2
a
2
=
9
25
. Sapendo che b
2
= c
2
a
2
si
ha
9
25
a
2
= 4 a
2
, ossia
34
25
a
2
= 4, da cui a
2
=
50
17
e b
2
=
18
17
. Pertanto
liperbole ha equazione
17x
2
50

17y
2
18
= 1.
10 Numeri Primi. Teorema della Fattorizzazione
Unica. Algoritmo Euclideo per il Calcolo del
Massimo Comune Divisore di Due Interi.
Numeri primi
La denizione di numero primo `e piuttosto semplice: un intero n si dice
primo se `e divisibile soltanto per 1 e n.
Il primo a dare la denizione di numero primo fu Euclide, nel V II libro
degli elementi. Egli inoltre dimostr`o che:
Teorema 1 I numeri primi sono inniti.
Dimostrazione. Si procede per assurdo, ovvero sia A linsieme dei numeri
primi, si suppone che A sia nito, pertanto si ha A = 2, 3, 5, 7, . . . , p, dove
p `e lultimo numero primo ovvero p `e il pi` u grande numero primo. Sia m il
57
prodotto di tutti i numeri primi dellinsieme A, ossia m = 2 3 5 . . . p e
sia n = m+ 1.
Si ha che n `e maggiore di p quindi n non pu`o essere primo. Tuttavia
ogni intero o `e primo o `e fattorizzabile nel prodotto di numeri primi, quindi
n `e divisibile per 2 o per 3. . . o per p. Questo `e assurdo, perche n diviso 2
o 3 . . . o p d`a sempre resto 1 poiche n = 2 3 5 . . . p + 1.
Non esiste un modo per descrivere tutti i numeri primi e non si sa nem-
meno se essi siano distribuiti sulla retta reale seguendo qualche regolarit`a.
Come accennato nella dimostrazione precedente, un numero intero `e pri-
mo o fattorizzabile nel prodotto di numeri primi, ovvero vale il seguente
teorema che enunciamo senza dimostrazione.
Teorema 2 (Teorema della fattorizzazione unica) Ogni intero positi-
vo n, n > 1, si pu` o fattorizzare in modo unico come prodotto di potenze di
numeri primi, ossia:
n = p
a
1
1
p
a
2
2
. . . p
a
m
m
dove p
1
< p
2
< . . . < p
m
sono numeri primi e ciascun a
i
> 0.
Esercizio. Dimostrare che se un numero primo p divide un prodotto di
numeri interi, ossia divide a
1
a
2
. . . a
m
dove a
1
, a
2
, . . . , a
m
Z, allora p
divide almeno uno dei fattori a
1
, a
2
, . . . , a
m
.
Soluzione. Per ipotesi si ha che p divide a
1
a
2
. . . a
m
, ossia p[a
1

a
2
. . . a
m
. Si suppone per assurdo che p non divida nessuno dei fattori
a
1
, a
2
, . . . , a
m
, ossia p a
i
, per ogni i 1, 2, . . . , m. Poiche a
1
a
2
. . .a
m
=
a
1
(a
2
. . . a
m
) e p[a
1
a
2
. . . a
m
, ma p a
1
, si ha che p[a
2
. . . a
m
. Da
a
2
. . . a
m
= a
2
(a
3
. . . a
m
) e da p[a
2
. . . a
m
, ma p a
2
, si ha che
p[a
3
. . . a
m
. Procedendo come sopra si ottiene che p[a
m
, ma questo `e
assurdo poiche si `e supposto che p a
i
per ogni i 1, 2, . . . , m. Ci`o
signica che la supposizione p a
i
per ogni i 1, 2, . . . , m `e falsa, quindi
p divide almeno uno dei fattori a
1
, a
2
, . . . , a
m
.
Nel capitolo 1 si `e visto come determinare il massimo comune divisore
tra due interi dopo averli scomposti nel prodotto di potenze di numeri primi.
Di seguito il massimo comune divisore fra due interi viene determinato con
un procedimento, diverso da quello del capitolo 1, noto come algoritmo
euclideo delle divisioni successive.
Tale procedimento viene illustrato con un esempio.
Esempio.Calcolare MCD(630, 132) mediante lalgoritmo euclideo.
Si divide il maggiore dei numeri per il minore:
630 = 4 132 + 102
dove 4 `e il primo quoziente, mentre 102 `e il primo resto.
58
Il passo successivo consiste nelleseguire la divisione tra il divisore e il
primo resto:
132 = 1 102 + 30
Il secondo resto `e 30 il secondo quoziente 1.
Nel passo successivo si procede con la divisione tra divisore e resto del
passo precedente:
102 = 3 30 + 12
da cui:
30 = 2 12 + 6
12 = 2 6 + 0
Il procedimento termina quando si ottiene resto zero. Il massimo comune
divisore quindi `e dato dallultimo divisore, ossia quello corrispondente al
resto nullo. In questo caso MCD(630, 132) = 6.
Esercizio. Calcolare MCD(72, 22).
Soluzione.
72 = 3 22 + 6
22 = 3 6 + 4
6 = 1 4 + 2
4 = 2 2 + 0
Il MCD(72, 22) = 2.
11 Principio di Induzione.
Il principio di induzione `e lultimo degli assiomi con cui Peano descrive
linsieme dei numeri naturali. In matematica tale principio viene frequente-
mente utilizzato: lo si trova in ogni ragionamento per ricorrenza.
Il principio di induzione pu`o essere formulato come segue:
sia r un numero naturale assegnato e per ogni numero naturale n r
sia assegnata una proposizione P
n
. Supponendo che:
1. P
r
`e vera.
2. Per ogni m r, se P
m
`e vera anche P
m
`e vera, essendo m

il successivo
di m.
Allora P
n
`e vera per ogni n N, n r.
Di seguito si d`a un esempio di dimostrazione basato sul principio di in-
duzione.
59
Esempio. Dimostrare che la somma dei primi n numeri interi positivi
`e
n(n+1)
2
.
La proposizione P
n
`e data da 1 + 2 +. . . +n =
n(n+1)
2
.
La proposizione P
2
, cio`e 1+2 = 3 =
2(2+1)
2
, `e vera, ovvero quando n = 2
la formula
n(n+1)
2
d`a eettivamente la somma dei primi 2 interi positivi.
Si pu`o quindi supporre che la formula
n(n+1)
2
dia eettivamente la somma
dei primi n interi positivi quando n = m 1, ovvero si pu`o supporre che
P
m1
sia vera cio`e 1 + 2 +. . . + (m1) =
(m1)(m1+1)
2
=
m(m1)
2
.
Si dimostra che anche P
m
`e vera, ossia che 1 + 2 +. . . +m =
m(m+1)
2
.
Si considera ora la somma dei primi m interi positivi: 1 + 2 + . . . + m.
Poiche 1+2+. . . +m = 1+2+. . . +(m1)+m e per ipotesi induttiva si ha
che 1+2+. . . +(m1) =
m(m1)
2
, segue che 1+2+. . . +m =
m(m1)
2
+m =
m(m1)+2m
2
=
m(m+1)
2
, che `e quanto si voleva dimostrare.
Esercizio. Dimostrare che per ogni n N si ha che 8
n
3
n
`e divisibile
per 5.
Soluzione. P
n
`e la proposizione denita da P
n
: 8
n
3
n
= 5h con h Z.
La proposizione P
1
, ossia 8
1
3
1
= 5 `e vera, pertanto si pu`o supporre P
m1
vera cio`e si pu`o supporre 8
m1
3
m1
= 5k, k Z.
Si dimostra che P
m
`e vera, ossia si dimostra che 8
m
3
m
= 5t, t Z.
Si considera 8
m1
3
m1
= 5k e si moltiplicano ambo i membri del-
luguaglianza per 8. Ponendo 8k = k
1
si ottiene 8(8
m1
3
m1
) = 5k
1
. A
primo membro dellultima uguaglianza ottenuta si aggiunge e si toglie 3
m
,
ottenendo cos` 8
m
3
m
+ 3
m
8 3
m1
= 5k
1
. Spostando 3
m
8 3
m1
=
3
m1
(83) a secondo membro si ottiene 8
m
3
m
= 5k
1
+5 3
m1
, ovvero
8
m
3
m
= 5(k
1
+ 3
m1
). Poiche k
1
+ 3
m1
Z, posto t = k
1
+ 3
m1
, si ha
8
m
3
m
= 5t, t Z, che `e quanto si voleva dimostrare.
Esercizio. Sia A un insieme avente n elementi e sia T(A) linsieme delle
parti di A. Dimostrare che T(A) ha 2
n
elementi.
Soluzione. Si ha che P
n
: [A[ = n allora [T(A)[ = 2
n
.
La proposizione P
0
`e vera. Infatti se [A[ = 0 signica che A `e linsieme
vuoto, per cui T(A) = cio`e [T(A)[ = 2
0
= 1.
Si suppone P
m1
vera, ovvero si suppone che se [A[ = m 1, allora
[T(A)[ = 2
m1
.
Si dimostra che P
m
`e vera, ossia si deve far vedere che se [A[ = m allora
[T(A)[ = 2
m
.
Si suppone [A[ = m. Si sceglie un elemento a A e si indica con A

linsieme Aa. Si osservi che [A

[ = m1, pertanto vale lipotesi induttiva,


ovvero [T(A

)[ = 2
m1
.
60
Sia / linsieme dei sottoinsiemi di A contenenti lelemento a e sia invece
B linsieme dei sottoinsiemi di A non contenenti lelemento a. Linsieme
T(A) si pu`o rappresentare come unione disgiunta di / e di B.
Si osservi che ogni elemento di / si ottiene da un elemento di B aggiun-
gendo lelemento a, pertanto [/[ = [B[ = 2
m1
poiche B = T(A

). Si ha cos`
che [T(A)[ = [/[ +[B[ = 2 2
m1
= 2
m
che `e quanto si voleva dimostrare.
12 Trigonometria: Gradi e Radianti; Funzioni seno,
coseno e tangente; Graci delle Funzioni Trigono-
metriche e Propriet`a; Funzioni Inverse; Angoli
Associati.
Si dice angolo ciascuna delle due parti del piano in cui esso `e diviso da due
semirette a e b uscenti da uno stesso punto O (semirette incluse).
O
a
b
Il punto O si dice vertice dellangolo, le due semirette si dicono lati dellan-
golo.
Si dice arco (di circonferenza) la parte di circonferenza inclusa in un
angolo con vertice nel centro della circonferenza stessa, detto anche angolo
al centro.
O
A
B
I punti A e B di intersezione dei lati dellangolo al centro con la circon-
ferenza si dicono estremi dellarco.
Un arco di estremi A e B lo si indica con

AB. Larco e langolo al centro
che lo determina si dicono corrispondenti.
Per misurare un angolo si deve dapprima ssare una unit`a di misura.
Come unit`a di misura si possono scegliere due sottomultipli dellangolo giro:
il grado e il radiante.
Il grado si pu`o denire come la 360
a
parte dellangolo giro.
Invece si dice angolo radiante langolo al centro di una circonferenza di
raggio arbitrario, che sottende un arco di lunghezza uguale al raggio.
61
Poiche una circonferenza di raggio r misura 2r, langolo giro misura 2
radianti .
Pi` u in generale, indicata con x la misura di un angolo in radianti e con
y la misura dello stesso angolo in gradi, si ha che 360 : 2 = y : x, da cui
x =
2y
360
, ossia x =
y
180
, e y =
180x

.
Un angolo si dice orientato quando `e stabilito quale dei due dei suoi lati
deve considerarsi per primo. Si indica con

ab langolo orientato il cui primo
lato `e a e il secondo b.
Fissato un punto O nel piano e una semiretta r uscente da O, si ha che
r pu`o ruotare attorno ad O nel verso antiorario o nel verso orario.
Il verso antiorario si dice positivo, mentre quello orario negativo.
Un angolo orientato

ab, di vertice O, si dice positivo se langolo `e descritto


da una rotazione positiva di a attorno ad O. Se invece langolo `e descritto
da una rotazione negativa di a attorno ad O, allora

ab si dice negativo.
La misura di un angolo orientato

ab `e data dalla misura assoluta presa
con il segno + se langolo `e positivo, con il segno se langolo `e negativo.
Data una circonferenza ( e un punto P su di essa, si ha che P pu`o
muoversi su ( in due sensi o versi uno opposto allaltro.
Una circonferenza si dice orientata quando su di essa `e ssato un verso.
Tale verso si dice positivo, mentre laltro negativo.
Si assume come verso positivo quello antiorario.
Data una circonferenza orientata ( di centro O, un sistema di riferimento
cartesiano ortogonale Oxy, di origine O, si dice associato a ( se langolo
orientato formato dai due semiassi positivi x e y risulta positivo.
Si dice circonferenza goniometrica una circonferenza orientata alla quale
sia associato un sistema di riferimento cartesiano ortogonale in cui lunit`a
di misura dei segmenti coincide con il raggio della circonferenza.
Data una circonferenza goniometrica e un angolo (o arco) orientato ,
con il primo lato conincidente con il semiasse positivo x, si indica con A il
punto di intersezione del primo lato dellangolo con la circonferenza, mentre
si indica con P il punto di intersezione del secondo lato dellangolo con la
circonferenza.
62
O
P
A
X
Y
Si dice seno dellangolo (o arco) orientato , e lo si indica con sin ,
lordinata del punto P.
Si dice coseno dellangolo (o arco) orientato , e lo si indica con cos ,
lascissa del punto P.
In questo modo risultano denite due funzioni che hanno come dominio
linsieme dei numeri reali.
Per ogni angolo orientato vale la seguente relazione (fondamentale):
sin
2
+ cos
2
= 1
Da tale relazione si ottiene che:
1 sin 1 e 1 cos 1
cio`e il seno e il coseno di un angolo orientato sono sempre numeri compresi
fra 1 e 1, estremi inclusi. Pertanto le uguaglianze del tipo cos = 7, sin =
3, cos = 5 sono assurde.
Si dice tangente di un angolo (o arco) orientato , e si scrive tan , il
rapporto tra il seno e il coseno dello stesso angolo (o arco), ossia tan =
sin
cos
.
Segue immediatamente che non esiste la tangente di angoli orientati la
cui misura in gradi sia 90

o 270

. In altre parole il dominio della funzione


tangente `e dato da R t : t =

2
+k, k Z.
Si osservi che la tangente di un angolo orientato, al variare dellangolo,
pu`o assumere qualunque valore, positivo, negativo o nullo, ovvero varia da
a +.
La tangente di un angolo (o arco) orientato pu`o essere denita anche in
un altro modo. Pi` u precisamente, data una circonferenza goniometrica di
centro O, si consideri su di essa un angolo orientato

AOP, dove A `e il punto
di intersezione della circonferenza con lasse x. Si dice tangente goniometrica
dellangolo orientato

AOP lordinata del punto T di intersezione, quando
esiste, fra la retta OP e la tangente geometrica alla circonferenza nel punto
A.
63
Il seno e il coseno sono funzioni periodiche dellangolo, con periodo 2
radianti, ossia ogni qualvolta la misura di un angolo varia di 2, il seno e il
coseno ritornano ad assumere lo stesso valore.
Anche la tangente `e una funzione periodica dellangolo, con periodo
radianti.
Cos`, volendo studiare i graci delle funzioni goniometriche, `e suciente
considerare soltanto i valori che esse assumono quando la misura in radianti
dellangolo varia nellintervallo [0, 2] per il seno e coseno o nellintervallo
[0, ] per la tangente. Indicando con x la misura in radianti di un angolo
orientato, i graci che si ottengono sono i seguenti:
p p/2
3 /2 p
2p O
sinx
1
-1
x
O
p
p/2 3 /2 p 2p
cosx
x
1
-1
O
p/2 - /2 p
-p p
x
tgx
Dai graci sopra si possono ricavare altre propriet`a delle funzioni seno ,
coseno e tangente:
la funzione seno `e dispari, ossia sin t = sin(t) per ogni t R; la
funzione coseno `e pari, ossia cos t = cos(t) per ogni t R; la funzione
tangente `e dispari nel suo dominio;
la funzione seno `e positiva in (0, ) e negativa in (, 2); la funzione
coseno `e positiva in (0,

2
) e in (
3
2
, 2) mentre `e negativa in (

2
,
3
2
);
la funzione tangente `e positiva in (0,

2
) e negativa in (

2
, 0);
la funzione seno `e crescente in [0,

2
] e in [
3
2
, 2] mentre `e decrescente
in [

2
,
3
2
]; la funzione coseno `e crescente in [, 2] e decrescente in
[0, ]; la funzione tangente `e crescente in (

2
,

2
);
la funzione seno `e concava in [0, ] e convessa in [, 2]; la funzione
coseno `e concava in [0,

2
] in [
3
2
, 2] mentre `e convessa in [

2
,
3
2
]; la
funzione tangente `e concava in (

2
, 0] e convessa in [0,

2
).
64
Si considerano ora le inverse delle funzioni trigonometriche.
Come `e gi`a stato detto, le funzioni seno e coseno hanno dominio uguale
a R e codominio dato da [1, 1]. Tali funzioni risultano suriettive in [1, 1]
(infatti ogni retta del tipo y = k con 1 k 1 interseca i graci delle
funzioni seno e coseno in almeno un punto), ma non sono iniettive nel loro
dominio, quindi non si possono invertire. Tuttavia `e possibile restringere il
dominio delle suddette funzioni, scegliendo un intervallo in modo tale che le
funzioni inverse siano denite su tutto lintervallo [1, 1].
Per il seno si sceglie lintervallo [

2
,

2
]. La funzione inversa `e detta
arcoseno. E denita in [1, 1] e ha immagine [

2
,

2
]. Viene indicata con
x arcsin x.
Per il coseno si considera lintervallo [0, ]. La funzione inversa `e detta
arcocoseno. E denita in [1, 1] e ha immagine [0, ]. Viene indicata con
x arccos x.
La funzione tangente nellintervallo (

2
,

2
) `e iniettiva e la sua immagine
`e data da tutto lasse reale. La sua funzione inversa `e detta arcotangente.
E denita in R e ha immagine (

2
,

2
). Viene indicata con x arctan x.
Si considerano inne alcune delle relazioni tra il seno e il coseno di angoli
associati. Dato un angolo orientato , si dicono angoli associati allangolo
quegli angoli le cui funzioni goniometriche in valore assoluto sono uguali a
quelle dellangolo . Gli angoli associati di sono: langolo supplementare
di , langolo che dierisce da di un angolo piatto, langolo complementare
di , langolo che dierisce da di un angolo retto, langolo opposto di ,
langolo esplementare di . Analogamente per gli archi orientati.
Si ha che:
1. due angoli orientati supplementari hanno lo stesso seno, mentre i coseni
hanno valori opposti;
O
a
180-a
2. due angoli orientati che dieriscono di hanno i seni e i coseni con
65
valori opposti;
O
a 180+a
3. il seno di un angolo orientato `e uguale al coseno dellangolo comple-
mentare. Il coseno di un angolo orientato `e uguale al seno dellangolo
complementare;
O
a
9
0
-
a
4. il seno di un angolo orientato `e uguale allopposto del coseno del-
langolo +

2
, mentre il coseno di coincide con il seno di +

2
;
O
a
90+a
5. due angoli orientati opposti hanno lo stesso coseno, mentre i seni hanno
66
valori opposti;
O
a
-a
6. due angoli orientati esplementari hanno lo stesso coseno, mentre i seni
hanno valori opposti.
O
a
360-a
13 Funzione Esponenziale e Funzione Logaritmica
Sia a un numero reale positivo. Per ogni numero reale x la potenza a
x
risulta
ben denita.
In altre parole, dato a > 0, a R, `e possibile denire la funzione f :
R R
+
ponendo per ogni x R, f(x) = a
x
.
Si osservi che se a = 1 la funzione f risulta costante, poiche f(x) = 1
x
=
1 per ogni x R.
Invece se a > 0 e a ,= 1 la funzione f sopra denita prende il nome di
funzione esponenziale di base a.
La funzione esponenziale f(x) = a
x
, o equivalentemente y = a
x
, `e una
corrispondenza biunivoca di R in R
+
ed `e pertanto invertibile.
La funzione esponenziale risulta monotona crescente se la base a mag-
giore di 1, altrimenti se 0 < a < 1 la funzione esponenziale risulta decres-
cente.
x
a>1
a
x
(0,1)
x
0<a<1
a
x
(0,1)
67
Si osservi che il graco di una funzione esponenziale y = a
x
passa sempre
per i punti (0, 1), (1, a) e (1,
1
a
). Inoltre se a > 1 la funzione cresce molto
rapidamente quando x cresce, mentre si avvicina rapidamente a zero quando
x `e negativo e grande in valore assoluto. Se invece 0 < a < 1 la funzione
cresce molto rapidamente quando x `e negativo e grande in valore assoluto,
mentre si avvicina rapidamente a zero al crescere di x.
Sia a R, a > 0 e a ,= 1. Comunque preso x R, con x > 0, si dice
logaritmo in base a di x, e lo si indica con log
a
x, il numero reale y tale che
a
y
= x.
La funzione f : R
+
R denita da f(x) = log
a
(x) si chiama funzione
logaritmica di base a.
La funzione logaritmica `e una corrispondenza biunivoca di R
+
in R ed `e
pertanto invertibile. La funzione inversa `e la funzione esponenziale di base
a. Infatti posto f(x) = a
x
e g(x) = log
a
x,si ha che
x
f
a
x
g
log
a
a
x
= x
x
g
log
a
x
f
a
log
a
x
= x.
Si ha inoltre che la funzione logaritmica y = log
a
x risulta monotona
crescente se a > 1, monotona decrescente se 0 < a < 1.
X
log x
a
a>1
(1,0)
X
log x
a
a>1
(1,0)
Si osservi che il graco di una funzione logaritmica y = log
a
x passa
sempre per i punti (1, 0), (a, 1) e (
1
a
, 1).
Siano a, x e y numeri reali positivi, con a ,= 1 e sia z un numero reale.
Valgono le seguenti propriet`a:
1. log
a
xy = log
a
x + log
a
y;
2. log
a
x
y
= log
a
x log
a
y;
3. log
a
x
z
= z log
a
x.
Sia b R, b > 0, b ,= 1. Vale la seguente formula:
log
b
x =
log
a
x
log
a
b
Tale formula `e nota come formula di cambiamento di base dei logaritmi.
68