Vous êtes sur la page 1sur 233

UNIVERSIT DEGLI STUDI DI TRENTO

Facolt di Sociologia

Tesi di Laurea

LAZIONE SOCIALE AMBIENTALMENTE CORRETTA: IL CASO DELLA SEPARAZIONE DEI RIFIUTI A LIPSIA ED A TRENTO

Relatore: Prof. Gabriele Pollini

Laureando: Giacomo Gubert

Anno accademico 1997-1998

INDICE

Introduzione

CAPITOLO I ASPETTI TEORICI GENERALI


1. Il concetto di azione 2. La spiegazione dellazione 3. Il concetto di azione sociale 4. Lideologia dellambientalmente corretto 4.1 Tracce di moralizzazione del discorso ambientale 4.2 Analisi luhmanniana de lambientalmente corretto 4.3 Lutilit di norme efficaci

CAPITOLO II LO SCHEMA DI RIFERIMENTO DELLINDAGINE EMPIRICA


1. Considerazioni introduttive 2. Lo stato della ricerca 3. Stili di vita ed azione proambientale 4. La teoria del comportamento pianificato 5. Habitus e razionalit

CAPITOLO III LE INDAGINI EMPIRICHE


1. Lindagine postale a Lipsia ed a Trento 2. La definizione operativa 3. La fisionomia dei campioni 4. La variabile dipendente 5. Verifica empirica della teoria del comportamento pianificato 6. Conseguenze dellazione 7. Opportunit della situazione 8. Alcune variabili esterne alla teoria del comportamento pianificato 9. Orientamenti di valore a Lipsia e a Trento 9.1 Risultati della misurazione 9.2 Organizzazione individuale dei valori 9.3 La struttura degli orientamenti di valore 10. Gli stili di vita a Lipsia e Trento Componenti degli stili di vita e azione di separazione La descrizione dei campioni secondo gli stili di vita Il campione di Lipsia Il campione di Trento Conclusione 10.1 10.2 10.2.1 10.2.2 10.3

CONCLUSIONE
BIBLIOGRAFIA

APPENDICI
Indice Appendici
Appendice 1 Appendice 2 Appendice 3
2

Introduzione
Il fine della presente ricerca la spiegazione razionale di una singola azione sociale proambientale: la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. I dati provengono da due indagini postali successive: la prima condotta nella citt tedesca di Lipsia in Sassonia nellinverno del 1997, la seconda in quella italiana di Trento nella primavera del 1998. Nel primo capitolo forniremo, su basi logiche serie ma non approfondite, una definizione di azione ed uno schema di comprensione razionale dellagire umano. Di seguito, avvalendoci delle riflessioni di alcuni teorici individualisti, cercheremo di includere il sociale sia nel concetto di azione sia nello schema di spiegazione, giungendo cos ad una definizione del termine azione sociale utilizzato in questo lavoro. La seconda parte del capitolo dedicata invece allanalisi di quella che abbiamo chiamato ideologia dellambientalmente corretto: una comunicazione demodalizzata sul proprio ambiente che interessa persino la specifica azione che oggetto della presente tesi. Essendo inoltre frequente la richiesta di norme sociali che regolino i comportamenti degli attori nei confronti del comune ambiente di vita, il capitolo si conclude con una breve risposta alla questione se queste ipotetiche norme corrispondano o meno agli interessi degli attori in gioco nellazione di separazione dei rifiuti. Nel secondo capitolo, dopo aver posto in evidenza, con una breve panoramica sullo stato ricerca in campo ambientale, laspetto teorico di maggiore interesse, connesso con lideologia dellambientalmente corretto, che la relazione disposizioni comportamento, oppure, in senso pi generale e con linguaggio sociologico, valori e stili di vita comportamento, presentiamo lo schema esplicativo di riferimento delle due indagini empiriche, che ben si inserisce nel quadro teorico generale delineato nel primo capitolo. La teoria di riferimento utilizzata la Theory of Planned Behavior (TOPB) sviluppata, in varie riprese e con la collaborazione di Martin Fishbein, da Ike Ajzen.1 Chiuder il capitolo il tentativo di conciliare le assunzioni della teoria della scelta razionale con la presenza, nelle azioni molto ripetitive come la separazione dei rifiuti domestici, di habiti, cio modalit di azione routinizzate. Il terzo capitolo, piuttosto corposo, dedicato alla presentazione delle due indagini postali, della definizione operativa dei concetti implicati e dellanalisi dei dati raccolti. Lelaborazione statistica dei dati pu essere suddivisa in due parti: nella prima si sottopone a verifica empirica la teoria del comportamento pianificato, (TOPB) in tre sue possibili varianti. Nella seconda invece si prenderanno in considerazioni e valuteranno alcuni miglioramenti, integrazioni ed ampliamenti di questa teoria alla luce di variabili utilitaristiche, psicologiche e sociologiche. Concluder il capitolo la breve descrizione dei due campioni secondo gli orientamenti valoriali e gli stili di vita.

I. Ajzen, 1985, 1988, 1991. 3

Nelle tre appendici che seguono alla breve conclusione e alla bibliografia, sono riportati i due questionari utilizzati, alcune statistiche descrittive delle variabili rilevate nonch maggiori particolari sulle analisi dei dati presentate nel terzo capitolo. In questa sede si desidera inoltre particolarmente ringraziare i 14 studenti che, insieme allAutore della presente tesi, hanno dato vita al progetto di ricerca Leipziger Abfallstudie (LAS), i cui risultati, teorici ed empirici, sono alla base della presente tesi.

1. ASPETTI TEORICI GENERALI

1. Il concetto di azione

Il presente paragrafo intende chiarire il concetto di azione, quale posto alla base della nostra ricerca2. Unazione un sottoinsieme della classe dei comportamenti umani3. E azione, attenendoci alle osservazioni di Franz von Kutschera4, un comportamento umano che pu essere tralasciato: Diciamo che qualcuno libero di fare qualcosa se egli la fa, ma pu anche tralasciarla; se il suo comportamento non viene determinato n da costrizione esterna n da impulsi interni che si sottraggono al suo controllo5 Nel caso di azioni lagente si trova quindi sempre davanti almeno due possibilit: compiere F6 o tralasciarla7, quindi si trova in una situazione di decisione.

Il fatto che studiamo cos specificatamente una azione non significa che consideriamo lazione sociale lunico fondamento della societ o che ci interessiamo solo ad essa. Vogliamo solamente definire con chiarezza maggiore possibile loggetto dei nostri sforzi esplicativi allo stesso livello in cui sono stati raccolti i dati. 3 Definiamo con il massimo grado di genericit, non essendo utile ai nostri fini, comportamento umano la trasformazione di una situazione in unaltra per tramite di un individuo, senza ulteriori specificazioni. 4 Cfr. F. v. Kutschera, 1981 e 1982. Le citazioni tratte da F. v. Kutschera, 1973, 1981, 1993 sono tradotte in italiano dallAutore della presente tesi; da questo momento mancheremo dal ricordarlo esplicitamente. F. v. Kutschera discute anche altri criteri, di uso comune, quali intenzionalit e coscienza, che tuttavia non riescono a separare i due insiemi di atti con la stessa chiarezza. La consapevolezza, e di conseguenza lintenzionalit, non un criterio necessario delle azioni. Una grande parte dei verbi con i quali descriviamo le azioni sono verbi causativi. Del risultato di una azione lagente non per sempre consapevole. Cos io posso offendere qualcuno con una osservazione senza saperlo. Se si affermasse che lazione consiste solo nel fare losservazione e non nelloffesa, si intenderebbe la parola azione in un senso molto pi circoscritto del linguaggio usuale. Lintenzionalit, e di conseguenza la consapevolezza, non nemmeno criterio sufficiente, perch un movimento non controllabile pu rientrare nelle mie intenzioni senza che si possa parlare di azione. Se per esempio non mi riesce di aprire la porta di un treno e mentre il treno percorre una curva vengo scaraventato contro la porta e in questo modo la apro, ci rientra nelle mie intenzioni, ma non una azione. F. v. Kutschera 1991, p. 299. 5 F. v. Kutschera, 1991, p. 298. Un concetto di libert di azione simile viene utilizzato da J. Coleman, 1995, p. 88-90 ispirato nelloccasione a Georg Simmel. Coleman definisce azioni libere tutte quelle che sono condotte in assenza di costrizione fisica o psichica (ipnosi) immediata. Se firmo un contratto sotto minaccia di una pistola, compio ancora un atto libero perch avrei potuto scegliere altrimenti, pur addossandomi rilevanti costi personali; mentre se qualcuno muove la mia mano facendomi apportare una firma ad un contratto, questo non pi libero atto. Pur trattandosi della stessa definizione Coleman amplia linsieme delle azioni assumendo che in tutte le situazioni, esclusi gli estremi della pura coercizione, vi sia almeno un grado minimo di scelta libera. Una accezione cos stretta di costrizione esterna o interna ben si inserisce in una teoria razionale dellazione, o in senso pi generale, dello scambio, in cui forte la tendenza a quantificare ogni bene, persino la vita stessa, per cui anche latto meno libero viene interpretato come la scelta libera tra alternative con diverso valore. In linea di principio ci appare operazione del tutto lecita, tanto che nella riflessione etica che non rinuncia ad una posizione teleologica, si sente lesigenza di una gerarchizzazione dei beni, introducendo relazioni di incommensurabilit, per evitare conclusioni etiche assurde ed antiumane. Cfr. A. Corradini, 1989. 6 Pi precisamente F una modalit di azione e lazione il compimento, da parte di un soggetto determinato in un momento preciso della modalit di azione F. 7 Non sufficiente che esistano altre possibili azioni, se di esse non pu disporre lagente. E sempre possibile non fare un incidente in auto ma non sempre questa alternativa a disposizione dellagente. 5

La questione principale che questa definizione solleva quella se esistano azioni in tal senso, ovvero se lagente abbia libert di azione.8 Questo problema pu essere affrontato in due modi diversi, tra loro compatibili: in via ipotetica, non potendosi teoricamente decidere della validit del principio di causalit,9 si pu affermare che questi comportamenti umani, detti azioni, esistono. Oppure lo si pu risolvere introducendo la libert dellio quale evidenza del senso comune, di cui Antonio Livi scrive: Anche lio, pertanto, causa10; essendo per natura pi dotato di altri esseri inferiori (gli esseri non personali: i viventi non-razionali e i non-viventi), egli causa di pi e meglio. Subisce, come ogni altro essere, la causalit delluniverso; ma, allo stesso tempo, si sottrae a unesistenza meramente passiva ed capace di attivit non-riflessa, non-meccanica, non-obbligata, non-necessaria. Questa lesperienza della libert: non unesperienza secondaria o dubbia, bens unesperienza primaria ed indubitabile. Lio si esperisce come causa di livello superiore, come causa che non a sua volta del tutto causata, ma ha qualcosa di creativo.11 E di seguito, a sottolineare la portata esistenziale e morale di questa esperienza: Lio non avrebbe senso se non fosse inteso come soggetto autonomo, sia pure in grado minimo, di azione libera e di personale responsabilit. Gli altri, il tu cui lio si rivolge in ogni momento, sono parimenti visti come soggetti liberi e responsabili: questo spiega la dialettica di tutti i rapporti umani, dallamicizia allostilit, dalla gratitudine al risentimento, che costituiscono la fenomenologia della morale12 Vi quindi, o per ipotesi o come evidenza, una libert di azione del soggetto agente,13 ed essa necessaria allesistenza stessa dellagente in quanto tale. Serve per precisare ulteriormente il concetto di libert. Con il termine libert ci si pu riferire anche alla possibilit di decidersi a favore di fini e preferenze. Questa libert viene definita libert del volere14 Mentre da un lato sembra necessario assumere, oltre a libert di azione anche libert di volere, riducendosi la prima altrimenti a scelta obbligata, senza alcuna partecipazione delle nostre capacit razionali nel valutare le informazioni presenti e passate a nostra disposizione, n della nostra volont nel far propri determinati fini, dallaltro tuttavia lassunzione di libert di volere appare insostenibile: ogni decisione sensata richiede che noi disponiamo di preferenze, in base alle quali noi scegliamo la migliore alternativa per noi. Senza queste preferenze ogni alternativa sarebbe per noi indifferente e la decisione per una di queste

A questa segue il problema del qualificare una azione come libera o meno, che dipende da fattori esterni: nel caso specifico della separazione dei rifiuti domestici assumiamo che lazione sia libera. 9 Tale principio pu essere formulato come segue Il mondo un sistema causalmente determinato. Cfr. F. v. Kutschera 1981, cap. 6.4. 10 Il termine causare sia qui inteso ampiamente ed in riferimento al linguaggio naturale escludendo cio la stretta interpretazione che di esso danno le scienze fisico-naturali, come in seguito chiariremo. 11 A. Livi, 1990, p. 49. 12 A. Livi, 1990, p. 50. Come vedremo nei prossimi paragrafi proprio in questo riconoscimento dellaltro lazione diventa sociale. 13 La prima conseguenza di ci, come vedremo nel paragrafo dedicato alla spiegazione dellazione e come emerge con evidenza dalle citazioni di A. Livi, che tali azioni non possono essere spiegate causalmente (in senso stretto). Per questa ragione abbiamo ritenuto necessario sottolineare questa caratteristica dellagire umano. 14 F. v. Kutschera, 1991, p. 305. 6

sarebbe frutto di puro arbitrio15 Per cui ogni decisione sensata presuppone delle preferenze ma allo stesso modo anche ogni processo di apprendimento dallesperienza presuppone ipotesi ed aspettative antecedenti, senza che si possa affermare che le esperienze possano sempre e solo confermare i nostri pre-giudizi e mai rappresentare uno stimolo a modificarli16. Accade con le nostre preferenze e fini ci che accade per le teorie scientifiche: le esperienze, particolarmente se anomale in base alle ipotesi comunemente accettate, possono essere occasione per decidere di cambiare teoria come per decidere di mantenerla spiegando lanomalia con laggiunta di nuove proposizioni oppure addebitandola ad errori di misurazione o osservazione. E pertanto abbastanza riduttivo pensare esistano esperimenti cruciali e, allo stesso modo, esperienze assiologiche che obblighino lagente razionale a scegliere una determinata alternativa, annullando di fatto la sua libert di volere. Vi invece un continuo confronto razionale tra ipotesi, sia scientifiche che assiologiche17, considerate valide, per eredit biologica, culturale, sociale o per decisione, ed esperienze che hanno un significato di per se stesse ed in relazione alle condizioni gi date18. Non c dunque una libert del volere illimitata, c per la possibilit, nel quadro di certe alternative pre-date, di scegliere propri fini e di sviluppare proprie idee assiologiche. Le nostre preferenze non dipendono n solamente da inclinazioni innate e da idee assiologiche apprese, n dalla nostra esperienza assiologica, bens sono anche prodotto di una serie di decisioni, ognuna delle quali presuppone gi preferenze, ma le pu anche modificare.19 Solitamente quando si parla di azioni si intendono azioni intenzionali, cio quelle nelle quali lattore persegue un determinato fine. Azioni intenzionali sono tutte le azioni razionali, anche se non sempre si pu ad esse riferire un fine specifico se non quello di ottenere con la scelta dellalternativa ottimale il risultato migliore per se stessi. Ogni azione ha i presupposti minimi per poter essere compresa razionalmente, nel senso soggettivo in cui definiamo questo concetto, che comprende, con difficolt crescenti per quanto riguarda i motivi tradizionale ed

Larbitrariet della decisione implica limpossibilit si spiegare lazione in termini razionali riducendo ogni comprensione alla ricerca di modelli stocastici di rappresentazione idonei o, come pi di frequente accade, con discutibile guadagno, alladattare il comportamento umano a modelli matematici tramite assunzioni al di fuori del reale e del plausibile. Uno sviluppo di questo genere si osserva in J. S. Coleman, 1964. Esso certamente vaniloquio nella misura in cui vuole spiegare lazione, molto utile invece fintanto si limita alla previsione di azioni possibili. Ci non implica tuttavia arbitrariet nelle decisioni come nel prossimo paragrafo spiegheremo meglio. 16 F. v. Kutschera, 1991, p. 302 ss.. 17 Assiologico perch riguardano le preferenze e le probabilit soggettive sulle quali basiamo le nostre scelte di azione. 18 Non vale quindi la distinzione tradizionale tra empirismo - razionalismo che si basa sullalternativa a-priori e aposteriori, estremamente imprecisa. Cfr. F. v. Kutschera, 1981 cap. 9 Lo stesso (pseudo) conflitto si ripropone parallelamente in ambito di teoria dellazione e riflessione etica. 19 F. v. Kutschera 1991, p. 302-308 Questa interpretazione della nascita e mutamento delle preferenze ha, nonostante le imprecisioni che formulazioni del genere implicano, due vantaggi da non sottovalutare. Essa pone in pieno valore il ruolo delle libere decisioni degli agenti, senza le quali sarebbe giustificata laccusa di sostenere una antropologia meccanicistica rivolta di sovente ai teorici dellazione razionale, distinguendola al contempo da approcci di determinismo psicologico (cfr. G. Wiswede, 1987) e non indugia nel presupposto troppo rigido della stabilit delle preferenze (cfr. G. J. Stigler e G. S. Becker, 1977), mutato dalleconomia neoclassica, senza cadere in spiegazioni ad hoc con lintroduzione arbitraria di mutamenti nelle preferenze dei soggetti studiati. In sede di operazionalizzazione si dovranno certamente specificare queste semplici affermazioni sul mutamento nelle preferenze. 7

15

affettivo20, tutti e quattro i tipi di azione di Max Weber.21 Lagente si trova infatti, per definizione, in una situazione di decisione con almeno due modalit di azione alternative: compiere F o tralasciarlo. Se conosciamo le sue struttura delle preferenze e le caratteristiche della situazione, possibile spiegare razionalmente la sua scelta. Questo concetto di razionalit non comunque identico a quello weberiano di senso: questultimo invece comprende come caso particolare il primo.22 Alcuni cenni di teoria delle decisioni serviranno ora a chiarire la struttura di una azione razionale, differenziandola al contempo dalla generica azione dotata di senso. Nella teoria delle decisioni si considerano situazioni S, nelle quali una persona pu scegliere tra molte modalit di azione F1,...Fn, che si escludono a vicenda23. (Per semplificare assumiamo che le modalit di azione siano finite e che venga sempre scelta una modalit, sia anche quella di non compiere lazione. Trascuriamo la questione che riguarda quali e quante modalit di azione vengano scelte.24) Assumiamo in primo luogo, che ogni modalit di azione Fi porti ad un determinato risultato pi (i=1, ...n).25 In un caso del genere si parla di una decisione in situazione di certezza. I risultati pi hanno un determinato valore solo per A, colui che decide la modalit di azione.26 Ora assumiamo, che i valori di utilit dei risultati pi possano essere espressi persino in numeri ua(pi).27 Una azione Fi allora una azione razionale di A in S, quando il risultato pi , confrontato con tutti i possibili risultati, ottimale per A. Per giudicare la razionalit della azione di A non ha rilievo il fatto che le convinzioni dellattore siano giuste o

Nel secondo capitolo studieremo il rapporto tra razionalit ed agire tradizionale. Per quanto riguarda la razionalit dellagire affettivo cfr. H. Esser, 1991a, p.73. 21 Cfr. M. Weber, 1980a, pp. 12-13. 22 Unazione razionale dotata di senso ma non ogni azione concreta dotata di senso lo in modo che possa essere compresa secondo lo schema di spiegazione razionale, bench teoricamente nulla osti. 23 F. v. Kutschera, 1981, p. 122 24 A proposito della percezione delle modalit di azione B. P. Priddat, 1995, pag. 127-146 solleva critiche molto radicali: per lAutore non si pu affermare che le alternative siano date. Egli propone, appoggiandosi ad una distinzione, che si trova nellopera di Bruno Frey, in particolar modo in B. Frey, 1990, pag. 181, di distinguere tra spazio di possibilit obiettivo e ipsativo (Da ipse, cio creato dallo stesso agente). Leconomia, e le scienze sociali in genere, dovrebbe cercare nellermeneutica i mezzi necessari allinterpretazione della percezione ipsativa dello spazio di possibilit. Noi sosteniamo che le alternative sono date soggettivamente in virt del riconoscimento, pur imperfetto, della loro esistenza oggettiva, in accordo con una epistemologia realista. Dubitiamo che lermeneutica possa fornire strumenti adeguati per la comprensione dellazione sociale; per questa questione rimandiamo comunque a R. Boudon, 1980 p. 184. Se si dimostrasse lesigenza, per comprendere ulteriori azioni, come quelle quotidiane ed abitudinarie, di complicare la nostra teoria della scelta e dei fini, sembra migliore la via proposta da H. Esser, 1991a, p. 61-75. A ci si aggiunge che la posizione antirealista di Priddat sembra alquanto debole, come discute ampiamente B. Abel, 1983 In conclusione Priddat giunge ad una teoria sistemica dellattore e afferma: Questo modo di osservazione in tal senso interessante, in quanto scarica il peso che gli assiomi di razionalit impongono agli attori. Gli individui possono essere lasciati nel loro comportamento empirico ed essere osservati senza dover soddisfare alle enormi aspettative normative che il concetto di razionalit carica su di essi Qui la critica alla teoria della scelta razionale da noi condivisa: proprio con la nostra teoria logica della spiegazione razionale crediamo di ridurre questo peso, pur conservando limpianto principale di questo approccio. La richiesta di orientamento normativo delle azioni sociali, comune alle teorie sistemiche, non sembra del resto caricare meno peso sugli attori. 25 Il risultato pu essere pure visto, nei casi pi complessi, come la somma di pi risultati parziali. 26 F. v. Kutschera, 1981, p. 122. 27 Questo presupposto: su R definito un concetto di valore u metrico formalmente discutibile. (Dove R linsieme di tutti i possibili risultati di una azione). Alcuni spunti di discussione si trovano in A. Corradini, 1989. In aggiunta ci pu creare alcuni problemi in fase di operazionalizzazione, di cui ci occuperemo quando presenteremo la nostra ricerca. Cfr. J. Friedrichs et al. 1993, pag. 2-15. 8

20

meno;28 cio se veramente lazione oggettivamente scelta porti oggettivamente al risultato previsto (come richiede ad esempio Vilfredo Pareto29 perch le azioni possano essere definite logiche) o se le preferenze di A sono, in un qualche senso o secondo una qualche gerarchia extra individuale, corrette oppure se vi sia corrispondenza ai veri interessi a lungo termine dellattore. La razionalit si misura solamente in relazione alle preferenze e alle convinzioni dellagente nel momento della sua decisione30 rispetto alle modalit di azione.31 Un secondo tipo di scelta, detta sotto condizioni di rischio, si ha quando i risultati delle possibili alternative di azione Fi non sono determinabili con certezza dallattore stesso. Per cui per ogni alternativa Fi ci sono pi possibili risultati p1m,...pim e tutti hanno per A una probabilit non nulla. Per semplificare si assume che uno solo dei risultati si verifichi, per cui necessariamente la somma delle probabilit dei singoli risultati pari ad uno. Il valore atteso di ogni alternativa di conseguenza la somma del prodotto del valore del risultato e la sua probabilit; il criterio di razionalit di una azione risulta immutato: razionale la scelta che massimizza il valore atteso di utilit dellazione. Come terza possibilit si considera spesso la decisione in condizione di incertezza, nella quale A non a conoscenza delle probabilit da assegnare ai possibili risultati di ogni modalit di azione Fi. In una tale situazione si pu agire secondo diverse massime, senza poter dire quale sia in ogni caso la migliore, come avveniva invece nelle condizioni precedenti. Si pu tuttavia supporre, come John C. Harsanyi ed altri hanno a ragione sottolineato, che i casi in cui a non riesce ad attribuire ai possibili risultati nemmeno una probabilit imprecisa o comparativa, siano ben rari. Una stima imprecisa delle possibilit di successo di un alternativa dovrebbe essere sempre possibile.32

28

In questo senso la teoria delle decisioni rimane un semplice modello astratto di agente e non si trasforma in teoria etica, bench di questa ne sia una buona base. Punto decisivo il significato che si attribuisce allesperienza assiologica soggettiva.. Essendo nostro fine spiegare lazione razionalmente baster di questa linterpretazione minimale fornita. 29 Cfr. V. Pareto, 1964, p.65 cit. in J. Freund, 1976, pp. 68-74. 30 Questa evidentemente una semplificazione ulteriore. Dopo aver deciso A pu, per diversi motivi, agire diversamente. Questa possibilit stata discussa da G. Ainslie, 1986 e R. H. Strotz, 1955, citati in J. Coleman, 1995, p. 548 attraverso la coppia di concetti forza di volont-debolezza di volont e poi ripresa, in modo molto interessante da J. Elster, 1990. Questo Autore propone il modello della razionalit imperfetta, sullesempio di Odisseo, che al momento t decise di porre fuori uso la propria razionalit per il momento t+1 per non rischiare un inversione nelle sue preferenze. Questo discorso rappresenta un ampliamento necessario della teoria delle decisioni, che considera, almeno a livello elementare, solo serie di decisioni indipendenti e non strategicamente connesse. Secondo Elster il comportamento strategico un fenomeno molto diffuso sia tra gli uomini, come individui e come attori sistemici, sia, in maniera meno netta, nel mondo animale. Una applicazione in teoria sociale di modelli di comportamento strategico si trova in J. S. Coleman, 1995 Un altro problema, per semplicit spesso dimenticato, sono i tentativi di razionalizzazione degli attori dopo una decisione, che portano a cambiamenti nelle preferenze, empiricamente dimostrati, detti il sour grapes problem in relazione ad una nota fiaba di Fedro. Entrambe le questioni verranno tralasciate, volendo noi spiegare una azione molto semplice. 31 F. v. Kutschera, 1981, p. 123. 32 Ibidem, p. 125. 9

Ragione per la quale possiamo formuliamo un criterio di razionalit unitario per i primi due casi, che dovrebbero rappresentare la stragrande maggioranza delle situazioni:33

R) Una azione razionale quando il valore atteso del suo utile massimo.34

33

Nellambito delle teorie razionali dellazione si parla, riferendosi a questi due casi, di teorie SEU (subjective expected utility). Queste sono quelle pi frequentemente utilizzate allinterno dellapproccio di scelta razionale. 34 F. v. Kutschera, 1981, p. 125. C. G. Hempel, 1977 conclude, in base allosservazione che nella situazione di decisione in condizioni di incertezza ci sono molti criteri di razionalit, che non esiste in assoluto alcun criterio di razionalit. Ammesso che cos fosse, e cos non totalmente, come abbiamo osservato, ci non comporta particolari conseguenze: si potrebbe allora parlare di spiegazioni razionali di diverso tipo, riferendosi a diversi tipi di situazioni di decisione. Questo principio R rappresenta lassunto pi generale ed importante dellapproccio di scelta razionale. Esso pone un criterio di razionalit della scelta, non un criterio di razionalit del sapere e solo secondariamente, e non necessariamente, un criterio di razionalit dellagire. In questo senso compatibile con altri approcci sociologici, come quello, che di Alfred Schtz, che utilizzeremo nello studio del rapporto tra habiti e razionalit. 10

2. La spiegazione dellazione
Scrive James Coleman: Lazione razionale degli individui ha una sola attrattiva come fondamento per la teoria sociale. Se unistituzione o un processo sociale possono essere considerati in termini di azioni razionali degli individui, allora e solo allora, possiamo dire che essi sono stati spiegati. Il vero significato dellazione razionale che quellazione diventa comprensibile, una azione su cui non dobbiamo pi porci domande. teoria della azione
36 35

Questa pretesa della anche in altri suoi

razionale,

che

si

pu

facilmente

ritrovare

rappresentanti,

deve essere sicuramente posta in discussione, soprattutto alla luce delle

osservazioni sul concetto di azione razionale riportate nel precedente paragrafo. A questo fine giova fare chiarezza su concetti basilari come sapere, conoscere, comprendere, spiegare e motivare: essi serviranno da base definitoria sicura per ulteriori riflessioni sul significato della spiegazione razionale delle azioni umane.
37

Il primo concetto da definire quello di sapere. Dopo lunga discussione Kutschera giunge al seguente enunciato: Solo il concetto di convinzione vera pu essere accettato come concetto generale di sapere.
38

Sapere viene diviso in due componenti: in quella soggettiva


39

della convinzione ed in quella oggettiva della verit


40

Entrambe le componenti rappresentano

in s il grado massimo: non si pu essere pi che convinti ed un enunciato non pu essere pi che vero.

Il secondo passo la definizione di conoscenza: conoscere il passo dal non sapere al sapere. esiste
42 41

Esistono diverse forme di conoscenza: accanto al conoscere che uno stato di cose

, si pu conoscere il perch ed il fine per cui qualche cosa quello che oppure come
43

qualche cosa sorto ed altro ancora.

Tutto ci pu essere detto un comprendere dei fatti.

35 36

J. Coleman, 1986, p. 1. Per ricordarne solo due cfr. G. S. Becker, 1983 e L. V. Mises, 1949. 37 Essendo tale il nostro scopo non ci attarderemo eccessivamente sulle molteplici questioni che ogni nostra affermazione potrebbe legittimamente sollevare. Per la stessa ragione faremo riferimento quasi esclusivo per queste riflessioni alle opere di F. v. Kutschera. 38 F. v. Kutschera, 1981, pag. 76. 39 F. v. Kutschera, 1981 pag. 16 40 Nella definizione di sapere non compare il criterio di fondatezza e di conseguenza non si pone il problema della falsificazione o verificazione di ipotesi teoriche, solitamente troppo semplicisticamente affrontato. Per due principali ragioni. 1) Ogni motivazione di per s solo relativa, il fondamento epistemico assoluto non si d. Ci non implica per una analoga negazione della possibilit di un fondamento ultimo sul piano aletico. Cfr. S. Galvan, 1989, p. 13, 2) La scienza (sapere fondato) ha significato e significa sicuramente un grosso progresso nel sapere, ma non tutto il sapere, che in un certo momento viene giudicato come non scientifico, non sapere. Le evidenze per esempio, sono ugualmente sapere, anche se non sono fondate scientificamente. Teorie radicalmente nuove vengono solitamente respinte come non scientifiche, pur rivelandosi molte volte sapere. Cfr. F. v. Kutschera, 1993. Questa definizione non esclude una posizione fallibilista, sicuramente per una relativista o radicalmente scettica. 41 F. v. Kutschera, 1981, p. 9 42 Semplificando parleremo a volte di stati di cose e fatti, a volte di enunciati ed enunciati veri, senza ogni volta ricordare la relazione che tra esse intercorre (Si spiegano enunciati che rappresentano stati di cose). 43 F. v. Kutschera, 1981, p. 79 11

Il terzo passo ora limpegnativa definizione parallela di comprendere e spiegare e delle loro diverse forme. Compito di una analisi del comprendere di distinguere le varie forme di comprendere e di dare i criteri secondo i quali un comprendere di un tipo o dellaltro. questo contesto ci interessiamo solo al comprendere teorico, non pratico; differenzia in diverse forme,
46 45 44

In

il primo si

delle quali ci limitiamo a trattare solo le cinque principali.

In sociologia (a partire da Wilhelm Dilthey, Wilhelm Windelband e poi Weber) si lungamente discusso sulla differenza tra spiegare e comprendere: tra i due concetti non vi per contrapposizione:
48 47

il contrasto pu essere infatti eliminato evidenziandone la reciproca e

necessaria dipendenza. Il criterio generale perch qualcuno ha compreso qualche cosa, che lo sappia spiegare. funzionale. Comprendere (spiegare) causale. Noi comprendiamo perch un evento si verificato, quando riconosciamo le sue cause
49

Per cui alle forme del comprendere corrispondo le rispettive forme di

spiegare: parliamo di spiegazione e comprendere causale, razionale, intenzionale, genetica,

Comprendere (spiegare) razionale. Noi comprendiamo poich qualcuno fa qualche cosa, quando riconosciamo che ci razionale nel senso delle sue convinzioni e preferenze oppure quando veniamo a conoscenza dei motivi
50 51

della sua azione

Comprendere (spiegare) intenzionale. Noi comprendiamo le intenzioni o i fini, che qualcuno con una azione persegue, quando conosciamo, che cose egli con ci vuole raggiungere
52

F. v. Kutschera, 1981, p. 86 Se io comprendo come funziona il mio apriscatole, allora ho raggiunto una comprensione pratica, di cui per qui non ci interessiamo. 46 Cfr. ad esempio Wolfgan Stegmueller, 1969, pp. 72-90. 47 Pi precisamente non vi contrapposizione tra lo spiegare ed il comprendere scientifico. Il comprendere empatico ed esperienziale, di cui parla Dilthey non si lascia tradurre in precise affermazioni scientifiche, n dominio esclusivo delle scienze umane, non contribuendo con ci a fondare una distinzione scienze della natura - dello spirito molto dubbia. 48 F. v. Kutschera, 1981, p. 86. Lo stesso concetto espresso nella citazione di Coleman in inizio di capitolo. Cfr. anche H. Esser, 1991a. 49 F. v. Kutschera, 1981, p. 81. Il concetto di causa molto controverso ed probabilmente illusorio pensare di contenere tutte le possibili accezioni che ne diamo in un unica definizione. Sembra comunque corretto porlo in relazione a quello di leggi naturali. Queste sono enunciati veri sotto forma di leggi. Le scienze naturali hanno il compito autonomo di definire quali di queste leggi siano vere e quali false. La ricerca logica invece quella di definire che cosa siano enunciati in forma di leggi. Una proposizione della forma Ogni F G ha solo allora forma di legge, quando per oggetti a, che non sono F, vale la proposizione ipotetica irreale Fosse a un F, allora anche un G [F. v. Kutschera, 1981, p. 98] Leggi causali sono un tipo particolare di leggi naturali. Per cui un evento p causa di un evento q, e q leffetto di p, quando esiste una spiegazione causale di p grazie a q. Questa definizione di causa esclude cause modali, pur frequenti nel linguaggio naturale, e non per niente probabilistica. Per una teoria modale della causalit cfr. F. v. Kutschera, 1993, p. 40 ss.. 50 Come motivi di una azione si indica di solito ci che ha mosso lagente, cio ci che nelle sue riflessioni ha dato il colpo decisivo. Preferenze e ipotesi di un attore si possono definire in modo generale solo possibili motivi di una azione. Esse sono motivi reali solo in quanto effettivamente sono state prese in considerazione dallattore. Informazioni che conducono alla decisione dellazione, possono essere allo stesso modo qualificate come motivi. 51 F. v. Kutschera, 1981, p. 81. 52 F. v. Kutschera, 1981, p. 81. 12
45

44

Comprendere (spiegare) funzionale. Noi comprendiamo a che cosa serve qualche cosa, quando conosciamo (...) la sua funzione. E noi comprendiamo come funziona qualche cosa, quando conosciamo linsieme di effetti e controeffetti delle parti la societ, come una macchina anche nelle scienze sociali.
55 54 53

. Se si concepisce luomo, o

, questa tipo di comprensione acquista una notevole rilevanza

Anche nelle spiegazione di effetti emergenti questa forma di

comprendere, assieme a quella genetica, pu essere daiuto se si presuppone che solo sotto certe condizioni, in una situazione data, possa mostrarsi un certo fenomeno. Si suppone cio che un meccanismo, deterministico o probabilistico,
56

possa essere messo in moto solo da un

determinato input. La spiegazione del fatto che il socialismo negli Stati Uniti per lungo tempo non abbia preso piede, come in Werner Sombart, o che il capitalismo non sia nato in Italia settentrionale, come in Weber, sono spiegazioni di questo genere. Comprendere (spiegare) genetico. Noi comprendiamo come qualche cosa sorto quando conosciamo quali eventi e situazioni portarono ad esso
57

Si

pu

dire

che

sia

nellindividualismo metodologico che nelle teorie dellazione razionale implicita una spiegazione genetica: i fenomeni sociali nascono infatti come conseguenza voluta o inattesa del comportamento umano e pochi sono in realt interessati a negare questa ingenua constatazione. I processi di emersione sono tuttavia spesso s complessi da sembrare inutile esercizio, soprattutto per la comprensione dei sistemi sociali, preoccuparsi di ricostruirli a partire dalla loro naturale origine.
58

Le brevi osservazioni sulle diverse forme di comprensione di cui sopra ci inducono ad inserire una breve digressione. Esse vogliono infatti indicare una semplice, quanto dimenticata, modalit di rapporto tra tradizione sistemica e tradizione individualista nelle scienze sociali.59 Ad ognuna di esse competono particolari forme di spiegazione (principalmente funzionale per luna, razionale per laltra) e ognuna si basa su specifici presupposti, pi o meno accettabili. La proficuit dellapproccio nello spiegare il sistema sociale si pu misurare solo tenendo conto

53 54

F. v. Kutschera, 1981, p. 82. Al di l della sua rappresentazione e congegnatura fisica, la macchina si caratterizza per una piano macchina, nel quale sono riportati tutti i possibili inputs, outputs e stati della macchina e specificato, da quali stati (con quali inputs) essa (con quali probabilit) passa ad altri stati (con quali outputs). Cfr. F. v. Kutschera, 1981, p. 271-73. Considerando luomo una macchina si potranno quindi spiegare solo comportamenti. 55 La tradizione durkheimiana, poi sistemica-funzionale, parte da questa astrazione. Per questa ragione da essa ci si possono aspettare spiegazione funzionali. 56 Pi esattamente, come vedremo, nel caso di una macchina a funzionamento probabilistico, non si spiega funzionalmente lo stato di cose ma una proposizione del tipo: lo stato di cose a probabile. 57 F. v. Kutschera, 1981, p. 82. 58 Coleman dedica due corposi capitoli dellopera Foundations of Social Theory per dare una spiegazione genetica delle norme sociali, riuscendo a ricavarne un interessante abbozzo, comunque sicuramente non completo. Si comprende perci come, se ci ponessimo il fine di spiegare il sistema sociale, sia molto pi conveniente partire da norme sociali come date. 59 Pur consapevoli della rozzezza di tale classificazione la adottiamo per esigenze di brevit. La ricaviamo da V. Vanberg, 1975 e A. Bohnen, 1975; essa poi ripresa in termini epistemologici da B. Abel 1983. G. Kirchgaessner, 1991, combinando la dimensione di oggetto di ricerca economico e non economico e di metodo individualistico e non individualistico raffina la stessa distinzione. 13

dello spazio di possibilit che esso logicamente consente ed ha veramente poco a che fare con scelte di tipo normativo,60 che piuttosto si configurano come derivazioni in senso paretiano. Ultimo concetto da definire, prima di discutere le forme di spiegazione che specificatamente riguardano questa ricerca, quello di motivazione. Una motivazione la risposta ad una domanda sul perch. Questa domanda pu essere in primo luogo una domanda sulle cause, cio i motivi reali od ontici dellevento che si spiega, per cui le motivazioni che rispondono a tali domande sono dette motivazioni causali.61 La domanda sul perch pu vertere in secondo luogo su motivi in un senso pi ampio, nel senso che tutti i fatti, dai quali si d che uno stato di cose p sussista, sono considerati motivi del sussistere di p. Siccome da questi motivi si pu conoscere che lo stato di cose p sussiste, si dicono motivi di riconoscimento o di ragione.62 Motivazioni che si basano su questo tipo di motivi verranno dette epistemiche. Il cambiamento della pressione atmosferica il motivo in senso stretto del movimento della lancetta del barometro; da questo movimento si pu riconoscere che la pressione atmosferica mutata. Dalle affermazioni di una persona si pu riconoscere in quale stato psicologico essa sia, queste affermazioni non sono per le cause dello stato psicologico. Nelle scienze sociali si scoprono motivi epistemici probabilistici63 e talvolta anche sicuri, pi raramente motivi reali od ontici. In una motivazione64 la proposizione che deve essere motivata, detta E, viene presentata come la conseguenza di una o pi proposizioni motivanti A1 An65. Disponiamo ora di tutti le nozioni necessarie per discutere lo statuto epistemologico da concedere alle spiegazioni razionali e per rispondere alle pretese dei teorici dellazione razionale, come quella implicata nella citazione di Coleman in apertura di capitolo.

Se per esempio luno sottenda una antropologia umanista, cfr. J. Coleman, 1995 p.15 o meno o se gli uni siano sostenitori di atteggiamenti individualisti ed altre amenit. 61 F. v. Kutschera, 1981, p. 91. 62 F. v. Kutschera, 1981, p. 91 63 Motivi epistemici probabilistici sono, pi correttamente, motivi epistemici di enunciati del tipo: La presenza di q rende probabile p, senza che q sia la causa di p. 64 Si distinguono altri due tipi di motivazioni a seconda della modalit con cui lexplicandum E derivato dallexplicans A. Se E conseguenza analitica di A la motivazione sar detta deduttiva, se invece vale la proposizione E poich sussiste A la motivazione detta modale. Mi sono rotto le gambe perch sono caduto in bicicletta contiene una motivazione modale non essendo il rompersi le gambe conseguenza analitica del cadere in bicicletta, pur potendo diventarlo aggiungendo altre proposizioni esplicative. 65 F. v. Kutschera, 1981, p. 87. Una motivazione (deduttiva o modale) di E con A1 AN formalmente corretta quando: 1)le proposizioni A1 AN sono vere; 2)tra le proposizioni non si trovano espressioni sinonime di E; 3)E segue (in modo analitico o modale) da A1 AN. La prima condizione molto criticata: economisti come M. Friedman, 1953, p. 15-19, argomentano che una motivazione, o una teoria che contiene motivazioni, deve essere giudicata non in base alla verit dei suoi presupposti ma dei suoi risultati. Ci potrebbe anche essere accettato, se per esempio i presupposti fossero irreali nel terzo senso, (tipi ideali) secondo la tipologia di E. Nagel, 1963, p.211-219. Continua inoltre a valere la massima tomistica a noesse ad esse non valet illatio per cui se i presupposti sono falsi non diverse saranno le conclusioni. La seconda condizione si pone per evitare circoli logici: concludere da E ad E formalmente corretto ma non molto significativo Correttezza formale non per sufficiente perch una motivazione sia utilizzabile: la verit delle proposizioni A1 A si deve poter riconoscere senza appoggiarsi alla validit di E, che si vuole dimostrare. La struttura delle dimostrazioni logiche un esempio di motivazione non circolare corretta che mostra lutilit di una motivazione, solo quando si dichiara assieme a quali proposizioni vere ci si appoggia. 14

60

In accordo con quanto detto precedentemente utile ora specificare i presupposti di questo approccio, o per seguire due termini abusati, di questo programma di ricerca66 ovvero programmi di conoscenza67. Quale quindi il nocciolo nomologico di questa tradizione di ricerca? Scrive Gary Stanley Becker: I presupposti del comportamento volto alla massimizzazione degli utili,68 dellequilibrio di mercato69 e della stabilit delle preferenze,70 assunti in senso stretto e senza alcuna limitazione, formano il nocciolo dellapproccio economico alle scienze sociali, cos come io lo vedo.71 A titolo di riprova, Johnatan H. Turner72 afferma, con maggiore precisione: Assunzioni della teoria della scelta razionale: 1) Gli uomini sono orientati ad intenzioni e fini. 2) Gli uomini possiedono insiemi di preferenze o utilit ordinate gerarchicamente. 3) Nella scelta della modalit di comportamento, gli uomini compiono calcoli razionali73 in relazione a: 3a) lutilit della modalit di azione considerando la propria struttura gerarchica di preferenze; 3b) i costi di ogni alternativa secondo lutilit prevista; 3c) il miglior modo di massimizzare lutilit totale. 4) Fenomeni sociali e strutture sociali emergenti, decisioni collettive e comportamento collettivo sono in ultima analisi il risultato delle scelte razionali compiute da individui che massimizzano lutile. 5) Fenomeni sociali emergenti che derivano dalle scelte razionali costituiscono un insieme di parametri per le scelte razionali successive degli individui nel senso che determinano: 5a) la distribuzione delle risorse tra individui; 5b) la distribuzione delle

Imre Lakatos, 1974 Hans Albert, 1976, 1987, et al. (Erkenntnisprogramm) Preferiamo questa formulazione del concetto in quanto meno compromesso con la metodologia dei programmi della ricerca scientifica di Imre Lakatos, ed obiettivamente pi generale. Questo non significa che condividiamo luso che ne fa Albert, che presenta preoccupanti sfumature di razionalismo non critico. 68 Noi ci siamo limitati, con il principio R del paragrafo precedente, a definire un criterio quasi unico di razionalit della scelta, rifiutando lassunzione generale di comportamento massimizzante. Tra le azioni che possono essere spiegate razionalmente certamente vale questo principio, anche se non con necessit in modo consapevole. 69 Assunzione tipicamente economica; sociologicamente significa postulare lesistenza di mercati, con relativa offerta e domanda e prezzi-ombra per ogni bene in qualche modo scarso, (oggettivamente o almeno soggettivamente) dai bambini alla domanda di servizi odontoiatrici. Lassunto di scarsit, di sapore sociobiologico, severamente criticato da M. Tietzel, 1988. J. Coleman, 1995, p. 80-85, con lintenzione di dare sostanza ai molti mercati di cui si postula lesistenza, introduce quello sovraordinato dei diritti di azione. Gli attori regolano le loro interazioni scambiandosi non direttamente i beni ma il diritto ad agire sullaltro in determinati modi. 70 Come abbiamo mostrato nel capitolo precedente assumere stabilit di preferenze totale annulla la libert di volere dellattore oltre ad essere lontano dal vero. Becker utilizza del resto un concetto di preferenza molto generico, arrivando ad esempio ad affermare che ne esistono solo due: benessere psicofisico e riconoscimento sociale. Ad un livello tale di astrazione pu anche valere che le preferenze non mutino ma buona parte della capacit esplicativa dellapproccio persa, dovendosi costruire per ogni azione immaginarie teorie su quali modalit di azione massimizzino il benessere psicofisico e il riconoscimento sociale. 71 G. S. Becker, 1983, p. 4, traduzione propria. A motivo di questi presupposti, Becker considerato il pi radicale tra i sostenitori della teoria della scelta razionale. Per questo si guadagna, da parte di M. Tietzel, 1988, lespressione: Becker come il barocco nella storia dellarte. I suoi maggiori e controversi risultati riguardano la sociologia della famiglia. Cfr. G. S. Becker, 1981, W. Meyer, 1987 e T. Klein, 1996. 72 J. H. Turner, 1991, (Tavola 17-1). Turner non un sostenitore dellapproccio individualistico. Traduzione propria. 73 Non in realt necessario che gli attori compiano consapevolmente questi calcoli: si pu agire razionalmente in modo intuitivo; questa condizione pu quindi valere in via ipotetica, cio come se lattore compia calcoli razionali. Non per questo la motivazione perde la sua capacit di fornire motivi reali dellazione: semplicemente la scienza, per soddisfare ai criteri di oggettivit, presenta analiticamente ci che in realt pu succedere diversamente, ad esempio intuitivamente, non essendo del resto suo fine riprodurre i ragionamenti dellagente sotto esame. 15
67

66

opportunit connesse con le varie modalit di azione 5c) la distribuzione e la natura delle norme e obbligazioni in una determinata situazione."74 Consistendo una spiegazione razionale di una azione in una motivazione si possono riportare questi assunti in uno schema sillogistico. Possiamo scrivere, avvalendoci della terminologia della teoria delle decisioni: La persona A ha queste e quelle preferenze e aspettative riguardo alle conseguenze delle alternative di azione che, nella situazione S, secondo le proprie convinzioni, si trova di fronte Lutile atteso di F per a in S almeno cos grande come quello di ogni altra alternativa Nella situazione S per A razionale agire F75 Come si pu subito notare viene motivata una proposizione sulla azione F di A, precisamente: In S F per A razionale. Una spiegazione razionale di una azione non consiste infatti in una motivazione che conclude il verificarsi dellazione, ma in una motivazione del fatto che questa azione era razionale.76 Se noi diciamo: Lazione X per A in S razionale, non affermiamo che A in S ha agito X, cosa che si potrebbe affermare al massimo in maniera probabilistica, al contrario noi motiviamo lenunciato X razionale. Noi possiamo dire che persona A vuole che lo stato p si verifichi, esattamente allora quando p per A in ogni caso almeno tanto buono quanto lo non p. Dalle premesse non si evince che a compia effettivamente p, come spesso stato notato, ma ci non necessario perch vi sia spiegazione razionale, e intenzionale, di p. Molti studiosi, specialmente scienziati sociali che parlano con molta leggerezza della spiegazione causale, farebbero molta fatica a considerare un tale comprendere valido e per di pi utile. Di frequente si utilizzano perci altri schemi di motivazione sussumibili i due principali versioni; entrambe concludono che A in S agisce F A si trovava in una situazione di decisione del tipo C77 A era un attore razionale In una situazione del tipo C ogni attore razionale agisce F Per cui A ag x (Schema R)

Le premesse sulla emergenza di fenomeni sociali e sullinflusso che esse esercitano sugli individui, non sono esplicitamente nominate in Becker; esse non sono tuttavia in contrasto con il suo approccio e la lettura delle sue analisi dimostra come invece vengano ampiamente utilizzate. I presupposti di una spiegazione razionale dellazione sociale non sono quindi strettamente solo i tre nominati da Becker. 75 F. v. Kutschera, 1993, p. 63 76 F. v. Kutschera, 1981, p. 121. 77 Pu essere una decisione in condizioni di certezza o rischio, per le quali abbiamo gi definito un criterio di razionalit, oppure in condizioni di incertezza, se si definisce e motiva previamente un determinato criterio di tal genere. 16

74

La persona A ha nella situazione S solo lo scopo di raggiungere M A convinto, che egli in S pu raggiungere questo fine solo se agisce F Ogni agente con caratteristiche i, come A effettivamente possiede, in S agisce sempre F Persona A agisce F Entrambi gli schemi di motivazione aggiungono una premessa per poter spiegare razionalmente lazione F piuttosto che una proposizione su di essa. Nel primo caso si aggiunge ci che si definisce lo schema R,78 nel secondo una legge psicologica o fisica. Altri, come Charles Taylor,79 ritengono invece di fare a meno di tale premessa aggiuntiva restringendo la validit dello schema di motivazione ad azioni per le quali tra il momento della decisione e dellesecuzione non si intromettono ostacoli esterni o ulteriori riflessioni. Come pi avanti si vedr, Ajzen nella sua teoria del comportamento pianificato (TOPB) giunge inizialmente a conclusioni simili. Alla base di molte motivazioni razionali vi sono alcuni aspetti dubbi, che ora evidenzieremo. In primo luogo mostriamo che lo schema R o altre leggi psicologiche o fisiche sostitutive non sono esplicitamente menzionate tra i presupposti dellapproccio di scelta razionale. Laffermazione che gli individui scelgano lalternativa migliore, o che il loro comportamento sia volto alla massimizzazione, non significa strettamente che gli attori agiscano effettivamente secondo quanto hanno razionalmente scelto. Vi quindi un difetto di chiarezza per coloro che usano lo schema R senza dichiararlo esplicitamente ed un difetto teorico per coloro che assumono leggi psicologiche80 o fisiche sostitutive senza specificare chiaramente quali esse siano e come si motivino a loro volta. Ma la questione deve essere posta in seconda battuta in modo pi radicale: allo stato attuale delle conoscenze si possono accettare premesse come lo schema R oppure le leggi psicologiche o fisiche sostitutive? Si pu presupporre che un attore sia sempre e necessariamente razionale nelle proprie azioni? Evidentemente no: lo schema R pu valere solo probabilisticamente. E plausibile che si possa individuare la probabilit che degli attori con caratteristiche g in situazione S si comportino razionalmente. Ma in questo caso noi non spieghiamo razionalmente lazione ma solo la proposizione F probabile. Questa spiegazione ha senso solo prima che F accada giacch ogni evento successo ha probabilit uguale a 1 e rende superflua ogni spiegazione di proposizioni di tal genere.81

78 79

Cfr. C. G. Hempel, 1977, pag. 201-203. Cfr. C. Taylor, 1966. 80 Solitamente si fa uso di teorie comportamentiste che trovano un certo fondamento su animali come topi o piccioni. 81 Ci implica che non vi alcuna concorrenza tra spiegazioni causali e razionali e probabilistiche di una azione: le prime spiegano solo azioni avvenute, le seconde solo azioni previste o semplicemente possibili. Chi sostiene teorie probabilistiche della causalit e di conseguenza considera la conoscenza di informazioni che rendono maggiormente probabile un altra proposizione E una spiegazione di E, ignora questa fondamentale distinzione. Cfr. G. Hempel, 1977, p. 55-58. 17

Di conseguenza si pone la domanda se anche le assunzioni sullordinamento delle preferenze soggettive degli attori non debbano allo stesso modo essere lasciate cadere.82 La risposta negativa: in primo luogo poich non eccessivo ritenere che gli attori ordinino in maniera coerente le proprie preferenze, pur agendo talvolta per varie ragioni in difformit da esse; in secondo luogo perch tale presupposto non implica necessariamente la consapevolezza completa dellordinamento: in via minimale basta poter spiegare razionalmente lazione in base alle preferenze ed alle aspettative dellattore al di l del fatto che esse fossero al momento della scelta chiaramente presenti. Riguardo alle teorie psicologiche o fisiche sostitutive dello schema di razionalit serve una ulteriore specificazione. Spiegare in termini fisici una azione insensato, come notava Platone83 con il seguente esempio: come si pu comprendere in termini fisici che Socrate, pur avendone la possibilit, non fuggito di prigione? Perch le sue gambe sono fatte di ossa e tendini ed i tendini erano cos rilassati che le ossa allaltezza delle ginocchia rimanevano piegate, impedendo a Socrate di compiere passo. Si pensato inoltre di poter spiegare lazione in termini psicologici, prevedendo con certezza che le persone aventi determinate disposizioni scegliessero una determinata modalit di azione. Pur rimanendo una questione aperta non sembra che tali teorie psicologiche esistano. Esclusa la possibilit attuale di spiegare razionalmente le azioni stesse, vogliamo ora discutere la tesi di compatibilit fra spiegazione razionale e spiegazione causale dellazione.84 La tesi deve essere respinta: se una azione determinata da specifiche cause non pi libera e non pu essere spiegata razionalmente. I motivi sono ineffettivi quando un comportamento determinato causalmente85 Se invece la nostra azione libera e pu essere spiegata razionalmente ogni comprensione causale esclusa. Essa dovrebbe fare leva sui motivi che hanno spinto lattore allazione. Questi sono le sue preferenze e aspettative. Ma esse sono stati psicologici che esistono prima della azione e non conducono sempre ad essa, ma solo quando si configura una determinata situazione S.86 Non possono pertanto essere definiti la causa dellazione. Con relativa certezza affermiamo quindi che mentre la conclusione di una spiegazione causale il verificarsi del comportamento, quella di una razionale la sua razionalit.87

82

I concetti di valore e di preferenza possono essere classificatori, comparativi o metrici. Una struttura di valore o di preferenze comparativa, quella minimale per i nostri fini, risulta dai seguenti assiomi: K1 tutti gli stati di cose sono confrontabili per il loro valore soggettivo K2: Se A non migliore di B e B non migliore di C allora A non migliore di C (transitivit) Cfr. F. v. Kutschera, 1973 In particolare K2 stato empiricamente smentito. Cfr. per esempio A. Tversky e D. Kahnemann, 1981, come altri lavori degli stessi due Autori, alcuni dei quali riportati in Bibliografia. 83 Platone, Fedone 99a, citato in F. v. Kutschera, 1993. 84 Cfr. R. Tuomela, 1978, pp. 30-58 e F. Stoutland, 1978, pp. 105-151 che sostengono, come noi, la tesi di incompatibilit. 85 F. v. Kutschera, 1993, p.68. 86 F. v. Kutschera, 1993, p. 67. 87 F. v. Kutschera, 1993, pag. 67. 18

Dopo cos lunga discussione potrebbe sembrare a molti deludente concludere in questo modo e dichiarare che chi ritiene di poter spiegare causalmente azioni per mezzo dei postulati di razionalit avanza pretese irragionevoli. Tale delusione in parte determinata dalla teoricamente infondata preminenza che, anche nelle scienze sociali, contrariamente alla natura del loro oggetto, stata conferita alle spiegazioni causali per ragioni pratiche e storiche. A ci connessa la svalutazione di ogni altra modalit esplicativa, ritenuta al pi accessoria o incompleta. Cos per non : Le spiegazioni razionali, al pari di quelle causali, sono risposte ad una domanda sul perch, perch egli ha agito cos, ed entrambe danno motivi reali od ontici, e non semplicemente motivi epistemici.88 Decisivo per il fatto che li definiamo motivi reali soprattutto la constatazione che essi guidano lazione.89 Spiegando con preferenze e aspettative dellattore noi capiamo perch egli ha agito F e non altro. Raymond Boudon,90 convinto oppositore del pregiudizio nomologico,91 pur fraintendendo lo statuto epistemologico del comprendere razionale, ha mostrato nei suoi scritti lutilit di questa impostazione sulla scorta di molteplici esempi di spiegazioni sociali correnti, ai quali si rimanda. La forza di argomentazione dello schema astratto di spiegazione presentato in questo paragrafo aumenter con certezza.

88 89

F. v. Kutschera, 1993, p. 64 F. v. Kutschera, 1993, p. 64 90 R. Boudon, 1985 91 Boudon denomina in questo modo la preminenza, talvolta assoluta, che si conferisce a spiegazioni causali su altre forme del comprendere. 19

3. Il concetto di azione sociale


Dopo aver brevemente presentato una teoria della azione e della comprensione di essa, si solleva la questione di quale significato abbia il sociale
92

in questo contesto. Facilmente si pu

notare che essenzialmente esso non trova alcuna collocazione essendo le due teorie illustrate, quella dellazione e quella del comprendere razionale, di carattere prevalentemente logico ed i rimandi alle scienze sociali, esempi inclusi, del tutto accessori o solamente allusivi. Non abbiamo infatti esposto una teoria dellazione sociale. Un insieme di individui che agissero secondo il modello presentato nei due paragrafi precedenti non produrrebbero che forme molto elementari di societ, anche se garantissimo loro le condizioni di una scelta razionale. contrasta con la banale osservazione che una societ, persino molto complicata, si d. La soluzione sistemica a questo dilemma quella di postulare lesistenza di una struttura normativa indipendente dalle intenzioni degli attori,
94 93

Ci

in quanto privi di costanza dei fini, che


95

regoli il complesso delle azioni a prescindere dalla diversit dei loro fini immediati.
96

Essa

implica tuttavia un principio di azione diverso da quello precedentemente sostenuto, del tipo le persone si comportano secondo norme sociali , che non pu quindi essere senzaltro

accettato. Il modo per accordare la necessit di ordinamenti normativi, condizione minima per lesistenza di una societ e lo schema di azione razionale dei soggetti, argomentare che gli attori stessi, nelle loro scelte razionalmente comprensibili, sono costruttori delle norme che regolano le loro azioni. Questa tesi sostenuta, sulla base di argomenti antropologici,
97

in un breve contributo dal

Adoperiamo questo termine generico per indicare tutto ci che emerge o si d sensatamente da o per pi di un soggetto agente. Corrisponde a ci che Ralf Dahrendorf, 1958, p.181 chiama lirritante dato di fatto della societ. In quanto comprensibile grazie ad un insieme finito di proposizioni teoriche, esso detto sistema sociale. 93 Non tutti gli utilitaristi ortodossi, qualora esistano, sarebbero daccordo con questa affermazione. Baster tuttavia considerare il ruolo che la fiducia svolge in molte relazioni economiche, rendendo possibili una molteplicit di transazioni, per convincersi del contrario. Cfr. J. Coleman, 1995, pp. 115-149. 94 F. Pardi, 1996, p. 21, (cfr. inoltre F. Pardi, 1989), con esplicito riferimento a T. Parsons, 1968. Francesco Pardi considera la soluzione individualista presentata da Popitz, oltre quella strettamente utilitarista di Opp, insufficiente. Egli ritiene che serva, perch le norme sociali funzionino, un ordine valoriale extra empirico, sul tipo di ci che Parsons chiama il telic system o E. Durkheim la parte non contrattuale del contratto. Ci non pregiudica tuttavia la spiegazione genetica delle norme offerta da Popitz ed Opp e diverrebbe rilevante per noi solo se si intendesse spiegare il sistema sociale e non solamente, come il caso, azioni sociali che producono fenomeni sociali. Soluzioni analoghe si ottengono del resto introducendo concetti compatibili con un approccio individualista come quelli di meta-preferenze, per i quali si rimanda al premio Nobel A. K. Sen, 1979 ed a H. Margolis, 1982. 95 T. Parson, 1968, p. 498. Questa soluzione al dilemma utilitaristico di Parsons chiaramente di origine durkheimiana. 96 Cfr. J. Coleman, 1995, p.312. Le citazioni di questopera di J. Coleman sono tradotte, sulla base delledizione tedesca citata, dallAutore della presente tesi. S. Lindenberg, 1985, pp. 101-102 parla in questo caso di SRSM (Socialized Roleplayng Sanctioned Man). 97 Popitz sostiene che le caratteristiche della relativa istintualit, la lingua e lautocoscienza, attribuibili alluomo sono in stretta connessione con la necessit universale di una costruzione normativa della societ. I contenuti normativi sono invece culturalmente dipendenti. Tale argomentazione antropologica include come caso particolare quella pi propriamente utilitaristica, ragione per la quale la sua accettazione non crea problemi teorici. 20

92

significativo titolo: La costruzione normativa della societ da Heinrich Popitz,

98 99

professore di Presentiamo

sociologia alluniversit di Friburgo in Brisgovia e allievo di Theodor Geiger.

brevemente la motivazione che Popitz fornisce di questa tesi. Ci che intendiamo o possiamo intendere con il concetto di societ non delimitabile. In via minimale presupponiamo per che pi uomini sono tra loro relazionati (costituiscono una unita sociale
100

N.d.T.) quando

orientano vicendevolmente il loro comportamento. [...] Io oriento il mio comportamento verso un altro non significa che io faccio quello che laltro vuole. Ma io prendo una decisione su che cosa io faccio o non faccio avendo riguardo dellesistenza, del comportamento passato e futuro degli altri; e mi lascio pi o meno determinare da queste considerazioni. orientamento allazione si pu specificare, secondo Popitz in quattro aspetti. In primo luogo necessario alla produzione di sistemi di interazione non elementari che gli attori indirizzino il loro comportamento non solo a quello presente o passato dellaltro ma anche a quello futuro. Ci richiede un grado minimo di fiducia nei confronti dellaltro, lassenza della quale eliminerebbe tutte le relazioni che non avvengono in perfetta contemporaneit, e la possibilit di prevedere con una certa probabilit lazione altrui in una data situazione. Il secondo elemento concerne loperazione di rendere prevedibile i propri comportamenti. Scrive Popitz: gli attori sociali rendono il loro comportamento prevedibile, sottomettendolo a delle regolarit
102 101

Questo

collettivamente prodotte definendo dei criteri di equivalenza, astratti dalla

complessit di situazioni e possibili modalit di azione. Davanti ad un semaforo laspetto rilevante il rosso e larrestare lauto, e non la pioggia od il sole e suonare il clacson. Costruire regolarit sociali di comportamento significa porre come uguali sequenze di atti in situazioni poste come uguali.
103

Il terzo aspetto riguarda linteresse che gli attori mostrano verso i comportamenti attesi altrui. Le aspettative, che determinano gli orientamenti del comportamento, sono qualcosa di pi di un semplice calcolo della probabilit. Noi vogliamo ci che ci attendiamo, o lo temiamo. Aspettative di comportamento sono per lo pi ottative. desideri, richieste.
105 104

Sono legate a valutazioni di valore,

H. Popitz, 1980, p.1-19. Le citazioni da H. Popitz, 1980 sono tutte tradotte dallAutore della presente tesi. Cfr. anche H. Popitz, 1967. Questo breve saggio, parimenti interessante, dedicato al concetto di ruolo sociale. 99 Cfr. T. Geiger, 1987. 100 Scrive H. Popitz, 1996, p. 92: Ovunque gli uomini si mettano insieme, ovunque orientino quotidianamente il loro comportamento sugli altri, nascono delle unit sociali. Solo unit sociali con determinate caratteristiche (si riproducono, hanno un ordinamento normativo e assicurano la sua continuit) costituiscono una societ. 101 H. Popitz, 1980, p. 1. 102 Ididem, p. 4. 103 Ididem, p. 5. 104 Traduciamo cos il termine originale desiderativ per conformit alla traduzione italiana, soggettivamente apprezzata, di un altro scritto di Popitz. Cfr. Popitz, 1996, p. 93. 105 H. Popitz, 1980, p. 8. 21

98

Connesso

questo

aspetto,

quarto

elemento

essenziale,

non

solo

eventuale,

dellorientamento sociale dellazione la disponibilit, da parte degli attori, a sanzionare i comportamenti che tradiscono le aspettative sociali in una data situazione. Attraverso questi quattro aspetti, la cui presenza non in ogni caso necessaria ma senza i quali si ridurrebbe di molto la gamma di azioni sociali possibili, diventa chiaro il legame tra orientamento dellazione e costruzione di ordinamenti normativi. Nel momento in cui indirizziamo ci che facciamo alle regolarit di comportamento attese di altri e questo orientamento guadagna importanza ottativa e implica la disponibilit a sanzionare, noi costruiamo norme
107 106

sul

comportamento

di

altri

reciprocamente

sul

nostro

comportamento

Si pu aggiungere a ci la considerazione che la stessa possibilit di


108

spiegare razionalmente le azioni in un contesto sociale in stretta connessione con lesistenza di regolarit di comportamento: agire in modo razionale un dei modi
109

per rendere

prevedibile per gli altri, e per il ricercatore, ci che si compie. Ci , a seconda delle situazioni, pi o meno negli interessi dellattore e tollerato socialmente scegliere razionalmente tra le modalit di azione. I teorici utilitaristi, in particolare Karl Dietrich Opp,
110

. Al contempo se gli altri

soggetti rilevanti in una azione agissero senza alcuna regolarit, sarebbe molto difficile

che definisce le norme attese

dichiarate come pure Coleman, specificano la teoria di Popitz postulando espressamente che gli attori costruiscano o perpetuino norme per massimizzare intenzionalmente il proprio interesse. Ci permette una pi facile formalizzazione e operazionalizzazione dei modelli di produzione normativa. Ma comprendere lazione, pur sociale, non il fine fondamentale della ricerca sociologica: solo uno dei passi di un modello esplicativo pi ampio. Scrive infatti Coleman: Il compito principale delle scienze sociali consiste nella spiegazione di fenomeni sociali e non nella spiegazione della modalit di azione di persone singole. Certamente alcuni fenomeni sociali possono darsi talvolta direttamente dalla somma del comportamento di singoli individui, ma spesso non cos. Di conseguenza deve stare al centro del nostro interesse il sistema sociale del quale il comportamento deve essere spiegato. Questo sistema pu essere composto da una relazione a due, da una singola societ, sino a tutta la societ mondiale:
111

in ogni caso il

Popitz di seguito restringer la definizione nominale di norma alle due sole caratteristiche di regolarit e sanzione. H. Popitz, 1980, p. 11. 108 Agire secondo tradizione o abitudine sono altri modi possibili, senza poter escludere che producano comportamenti spiegabili razionalmente. 109 Popitz porta lesempio dei giochi dazzardo, nei quali appartiene alle regole rendere imprevedibile il proprio comportamento. La misura di prevedibilit varia tra societ pu essere osservata dal grado di astrazione con cui si pongono uguali dei comportamenti in situazioni poste come uguali. 110 K. D. Opp, 1983. Questo Autore insegna alluniversit di Lipsia ed tra i maggiori teorici dellazione razionale in ambito tedesco. 111 Limportanza di questa affermazione di escludere gli attori individuali tra i componenti del sistema, rispondendo, in maniera quasi simmeliana, (cfr. G. Simmel, 1982, pp. 14-20) alla accusa di volatilizzare la societ, sollevata contro i teorici dellazione. 22
107

106

presupposto fondamentale rimane lo stesso, cio che la spiegazione si concentra sul sistema come unit e non sugli individui o su altre componenti, dei quali esso costituito.
112

Se ha quindi senso stabilire come pu essere spiegata una azione, deve essere tuttavia chiaro che ci solo uno degli elementi, e non il pi importante, della comprensione sociologica. Per cui in buona parte esercizio ozioso dimostrare che lindividuo non esattamente cos come lo immaginiamo teoricamente: dati i nostri scopi baster infatti che lastrazione che utilizziamo non sia falsa incompleto, come invece
114 113

e che lo schema di motivazione sotteso non sia essere in molte spiegazioni razionali

abbiamo

dimostrato

comunemente accettate.
115

Inoltre non necessario discendere, nella spiegazione dei


116

fenomeni sociali, sino al livello individuale: per evitare il circolo vizioso della sociologia delle variabili, che osserva covariazioni e le chiama spiegazioni;
117

baster invece portarsi, nella

analisi interna dei sistemi sociali, ad un livello inferiore a quello che oggetto di comprensione.

Questo primo passo, detto passaggio macro-micro, costituito da ipotesi su come il contesto sociale dellazione individuale, di cui sopra abbiamo mostrato le caratteristiche essenziali, influenzi le scelte, le opportunit, il valore delle alternative e delle rispettive probabilit, dellattore. Hartmut Esser
118

parla in questo caso di logica della situazione,


119

accentuando laspetto soggettivo di definizione dello spazio di possibilit per le proprie azioni, in stretta relazione alle opere di Alfred Schtz. Ci solo in casi particolari una complicazione

J. Coleman, 1995, p. 3. Il fatto che si mostri empiricamente che gli individui non rispettino nelle loro decisioni i principi di transitivit delle preferenze, propendano al rischio a seconda si tratti di perdere o guadagnare o dellentit della probabilit dellevento, vengano influenzati dalla forma verbale in cui la decisione si presenta (cfr. A. Tversky e D. Kahnemann, 1981, 1988, e D. Kahnemann e A. Tversky ,1984), percepiscano solo un numero limitato di alternative, dispongano di informazioni parziali, si accontentino di risultati relativamente massimi (cfr. H. A. Simon, 1957, 1972), siano deboli di volont (cfr. J. Elster, 1990) , ritengano ingiusta la legge della domanda e offerta (cfr. B. Frey, 1990), considerino solo lutilit a breve medio termine e molto altro ancora contrasta certamente con lo schema R ma non rende falsi i postulati che la teoria delle decisioni e spiegazione razionale dellazione sopra introdotta implicano. 114 Il modello esplicativo di Coleman pu essere tuttavia conservato sostituendo lo schema di motivazione da lui utilizzato con quello da noi sopra presentato. Il fatto che non si concluda il verificarsi dellazione ininfluente spiegando esso azioni gi avvenute. Essenziale invece che fornisca i motivi dellazione, cio quegli elementi che la rendono razionalmente comprensibile. 115 Espressione introdotta nellambito tedesco da Esser (ad esempio H. Esser, 1991a) ad indicare una ricerca empirica volta a trovare variabili che correlino in modo significativo, e quindi portino a modelli statisticamente validi, al di l di ogni riflessione teorica approfondita. Ci impedisce un progresso della disciplina, una forte instabilit nei risultati ed implica spesso scarsi guadagni in conoscenza sociologica. Spesso un accusa rivolta a tutta la tradizione durkheimiana e successivamente sistemica, certamente per senza ragione. 116 Anche Coleman indirizza questa critica a tutta la tradizione sistemica. Come osservato nei precedenti paragrafi il vero problema consiste nel tipo di comprensione dei fatti sociali che ci si propone di raggiungere e in ci che si assume; non se un approccio in grado di fornire spiegazioni in assoluto. 117 Come si pu notare ci rappresenta una generalizzazione dellassunto principale dellindividualismo metodologico e si motiva allo stesso modo. Ammettere attori non individuali richiede talvolta maggiore attenzione nelluso di spiegazioni teleologiche, essendo essi persone solo per via dastrazione. 118 Esser, 1991a. 119 Cfr. A. Schtz, 1971, 1972a, 1972b 23
113

112

che si rivela utile,

120

non contrasta tuttavia con una spiegazione razionale. La stessa

complicazione sarebbe del tutto ininfluente invece nel caso di una spiegazione dellazione in senso causale - psichico, ed a maggior ragione in senso causale - fisico. Lazione in quanto prende in considerazione questo contesto diventa sociale. Il passaggio dal micro al macro si attua a sua volta argomentando come il comportamento dei singoli attori sociali si aggreghi e quali risultati a livello di sistema sociale produca, intenzionalmente o meno. La logica dellaggregazione pu essere, a seconda del caso specifico, molto diversa: dal semplice interazione tra attori (effetto e controeffetto) alla complessa produzione di beni collettivi come fiducia, norme o capitale sociale. Il passaggio micro-macro costituisce per Coleman, come per Boudon, spiegazione sociologica in quanto direttamente connessa alla
121

il cuore della del

comprensione

comportamento dei sistemi sociali. Nei casi inoltre in cui gli attori abbiano coscienza di come il loro comportamento si aggreghi a livello sociale, vi sar una forte corrispondenza tra le regole che governano il passaggio micro-macro e quelle che governano il passaggio macro-micro.
123 124 125 122

La spiegazione del comportamento di ogni sistema sociale deve quindi comporsi di questi tre elementi, pena incorrere in tautologie, pseudo comprensioni o relazioni empiriche

Tali complicazioni si rendono necessarie per coprire ambiti che la teoria non riesce a spiegare. S. Lindenberg, 1985, p. 108 parla di metodo dellastrazione decrescente: per spiegare nuovi fatti si rende necessario aumentare la complessit e quindi la vicinanza alla realt degli assunti. Questo intento muove J. Coleman, 1995, pp. 233-267 quando cerca di analizzare le strutture interne del s. In questo contesto si inseriscono le gi citate opere di H. A. Simon, (1957, 1972, 1982), come i modelli pi recenti di razionalit limitata dello stesso S. Lindenberg (1989, 1990, 1993) ed H. Esser (1990, 1991a 1991b) con particolare riguardo ad A. Schtz. 121 R. Boudon e F. Bourricaud, 1982, forniscono, nel loro vocabolario di sociologia, sotto la voce Individualismo una versione molto simile di modello esplicativo, confrontandolo con quello deteriore della sociologia delle variabili: Si supponga di voler spiegare un fenomeno sociale P. Per esempio la mobilit sociale nel paese A maggiore che nel paese B. Per spiegare P si pu procedere in diversi modi. Si pu ipotizzare che la mobilit cresce con lo sviluppo economico e tentare di vedere se il paese A ha un livello di sviluppo pi avanzato di B. In questo caso si sar spiegato P ponendolo in relazione con il fenomeno sociale P. [...] Poich queste variabili indipendenti sono pure esse ugualmente osservate a un livello aggregato, una tale spiegazione pu essere definita come aggregata e non individuale; essa non prende in considerazione il comportamento degli individui, la cui logica genera le correlazioni osservate statisticamente. [...] Per contro una spiegazione detta individualistica (in senso metodologico) allorch si fa esplicitamente di P la conseguenza del comportamento degli individui appartenenti al sistema sociale nel quale P osservato121 secondo lo schema M=M{m[S(M)]}; cio un fenomeno macro M deve essere spiegato in funzione delle azioni m, che vengono influenzate dalla situazione S e da altri macro fenomeni M. 122 Le ipotesi che guidano i due passaggi macro-micro e micro-macro, dette spesso ipotesi ponte, cfr. S. Lindenberg, 1996, variano nel loro livello di generalit da affermazioni singole a universali. Non sono leggi universalmente valide e quali ipotesi, vengono sottoposte a verifica ed eventuale correzione. 123 J. Coleman espone questo modello della spiegazione in J. Coleman, 1995, pp. 1-29 capitolo primo, intitolato significativamente Metateoria. Il modello era denominato per la sua forma grafica la vasca da bagno di Coleman; ora, invece, dopo la morte dellAutore, diventata la tomba di Coleman. In questo capitolo si trovano alcuni esempi tratti dalla tradizione sociologica e alcune ragioni motivate di queste assunzioni. Noi mutiamo solo, alla luce del paragrafo Il concetto di azione il significato della spiegazione razionale. In R. De Vita, 1993, pp. 290-294 si trova una breve presentazione dello stesso. 124 Non in senso strettamente logico: la teoria dei ruoli sociali nasconde questo rischio: dire che un individuo socializzato agisce secondo i ruoli a cui stato socializzato una quasi tautologia. 125 Tipicamente affermazioni circa la pi o meno grande probabilit di un evento oppure insieme di proposizioni che per il loro vago significato non si lasciano formalizzare in alcun modo. 24

120

puramente casuali.

126

Questo ed il prossimo capitolo assolvono la funzione di riposizionare il

centro del nostro interesse esplicativo: dallazione individuale, osservata tramite questionario postale, al comportamento del sistema sociale rispetto alla separazione dei rifiuti. Se il nostro obiettivo si limitasse a questo specifico sistema, in parte istituzionalizzato nella organizzazione del servizio di raccolta rifiuti urbani, in parte del tutto informale, come a livello di interazione allinterno delle unit domestiche
127 128

o del cerchio di conoscenze,

evidente che ci
129

troveremmo in un caso dei pi semplici: dalla somma delle azioni sociali individuali

potremo

ottenere, con buona approssimazione, i risultati fisici prodotti dal sistema di raccolta dei rifiuti nelle citt di Lipsia e Trento. Una tale comprensione ha senso solo in prospettiva comparativa ed eventualmente organizzativa, entrambi aspetti importanti che non mancheremo di analizzare, anche per il significato eminentemente pratico che essi assumono. Tuttavia ci proponiamo di ampliare il significato della nostra investigazione fornendo alcune indicazioni per rispondere ad una delle questioni fondamentali dellanalisi sociologica del rapporto
130

contemporaneo uomo ambiente: la societ moderna pu rispondere alla sfida ecologica?

livello sociale noi osserviamo, infatti, oltre che una organizzazione fisica delle opportunit connesse allazione in esame, anche una consistente produzione ideologica, spesso normativa, sia generale, a riguardo di azioni considerate proambientali sia, in modo curioso,
131

specificatamente rivolta alla separazione dei rifiuti domestici, che non pu essere trascurata e che soprattutto richiede di essere spiegata. Questa nuova normativit in stretta relazione
132

con una ben determinata risposta alla domanda fondamentale sopra esposta; cio quella concernente la formulazione di un rapporto, persino diretto, di causazione a livello macro tra ideologie, norme, valori della societ e comportamento ambientalmente sostenibile della stessa. Esso rivela una forte somiglianza con unaltra relazione macro, tra le pi note nella

La ricerca in ambito ambientale ricolma di relazioni statistiche tra coscienza ambientale e ogni altro tipo di variabile (sesso, et, orientamento politico) che ad ogni inchiesta mutano dimensioni e talvolta persino direzioni. Non a questo aspira la spiegazione sociologica. 127 Utilizzo tale espressione per tradurre il termine di radice germanica Haushalt non presente in lingua italiana se non nel termine desueto di focolare. Il concetto di famiglia infatti pi specifico e esclude altre modalit di gestione materiale della convivenza nella stessa abitazione. Il riferimento alle unit famigliari motivato dalla circostanza che, mentre la produzione di immondizie in larga parte collettiva o come tale percepita, lazione stata da noi indagata individualmente. Servono perci ipotesi esplicative per motivare i necessari passaggi di livello. 128 Nel modello TOPB una delle determinati dellintenzione di azione la norma sociale, operazionalizzata come linfluenza di amici o conoscenti sullazione stessa. Un ruolo equiparabile pu essere svolto anche dal vicinato. 129 Un modelli pi complesso, che verr brevemente sottoposto a prova empirica nei capitoli successivi, quello che considera la diminuzione dei rifiuti un bene comune, di cui tutti godono in uguale misura, n da ci possono esserne esclusi, ma ai cui costi di produzione individualmente razionale sottrarsi quanto pi possibile. A ci si collegano particolari funzioni di utilit dellazione a seconda della percentuale di attori che gi la compiono. Un altro modello un poco pi complicato ed al precedente connesso, quello che postula lesistenza di particolari soglie nella percezione dei costi e guadagni dellazione, mentre per semplicit si assume lesistenza di una relazione lineare continua tra comportamento e motivi. 130 Si riconoscer in questa espressione la questione sollevata allinterno della sua teoria sistemica, da Niklas Luhmann, 1989. Pur collocandoci in un quadro teorico del tutto diverso cercheremo di inserire alcune sue intuizioni ed acquisizioni. Tralasciamo di discutere invece la sua teoria generale, esulando ci dai nostri pi modesti obiettivi. 131 E sicuramente curioso un tale interesse relativo ad una questione tutto sommato marginale. 132 Sar compito del prossimo paragrafo cercare di specificare questa relazione. 25

126

storia del pensiero sociologico, almeno nella sua pi semplice interpretazione modo stabiliva una relazione tra nuovi valori ed ideologie
134

133

che allo stesso

ed il fenomeno sociale per


135

eccellenza della societ moderna, il capitalismo. La tesi fondamentale di Weber e sullo sviluppo del capitalismo pu essere presentata infatti, sinteticamente come segue.

sulla nascita Coleman,

seguendo

ETICA ECONOMICA DELLA RELIGIONE PROTESTANTE

SPIRITO DEL CAPITALISMO

Lo spirito, e quindi il fenomeno sociale, del capitalismo, collocato come momento moderno del processo di razionalizzazione, viene spiegato nel suo sorgere ed esplicarsi da fattori religiosi, il protestantesimo puritano-calvinista, che si manifestano in un luogo e tempo determinato nella storia occidentale. Questa relazione pu essere compresa, seguendo il modello di spiegazione di Coleman, inserendo le opportune ipotesi ponte: come la nuova dottrina protestante generi certi atteggiamenti nei suoi aderenti e come il comportamento economico degli individui, secondo questi nuovi atteggiamenti, si aggreghi favorendo lemersione di una organizzazione economica capitalistica. Il discorso ambientale corrente presenta molte similarit, pur nella difficolt di trovare espressioni altrettanto significative per rappresentare globalmente i fenomeni in atto. Lambientalmente corretto
136

indica

quellinsieme di ideologie, valori e norme che dovrebbero formare a livello individuale, nelle societ postmoderne, quel costrutto vago che la coscienza ambientale. La societ
137

sostenibile, concetto molto diffuso quanto ambiguo, viene presentata solitamente come il momento successivo, persino necessario, del processo di razionalizzazione occidentale: una

sistema sociale capace di auto osservare i suoi effetti sullambiente, includendoli, o addirittura includendolo, per modificarli al fine di garantire la sua sopravvivenza presente e futura ed unitamente e necessariamente, quella del suo ambiente. La relazione macro pertanto la seguente.

Cfr. G. Pollini, 1995, p.16. La scelta, pressoch esclusiva, di questa interpretazione volgare della tesi weberiana come termine di comparazione ha un duplice significato. In tale unilaterale versione essa penetrata nel pensiero comune, tanto da poterla sentire riecheggiare persino nei bar, quelli pi incolti naturalmente esclusi. A questo livello si pone, in secondo luogo, anche la relazione macro da noi indagata. La rozzezza della similitudine rappresentativa del carattere dellideologia ambientalmente corretta, postulata soluzione al problema ecologico. 134 Naturalmente il concetto di nuovo in toto relativo: il protestantesimo nato da quel pessimista agostiniano che era Martino Lutero riproponeva un cos vecchio problema che ci si era gi dimenticati di averlo risolto. Cfr. G. K. Chesterton, 1998a, pp. 162-167. 135 M. Weber, 1904-5. 136 La relazione macro micro ipotizzata implicita: la diffusione dellambientalmente corretto porta gli individui agenti a formarsi una determinata coscienza ambientale, cos come in Weber, secondo linterpretazione di J. Coleman, 1995, p. 10, valeva dottrina della religione protestante----valori individuali. 137 Dire occidentale nel contesto attuale pu sembrare superfluo, essendo loccidentalizzazione del mondo, secondo la felice espressione di S. Latouche, 1989, quasi completa. Esso serve per a ricordare il luogo culturale genetico di tale sviluppo. 26

133

IDEOLOGIA DELLAMBIENTALMENTE CORRETTO


Ora, dopo aver indicato
139 138

SOCIET SOSTENIBILE

quale noi consideriamo la risposta prevalente che la societ d


141

alla domanda fondamentale, dobbiamo dichiarare che teoricamente consideriamo questa equivoca, insufficiente
140

e pericolosa.

Essa conduce, a livello individuale, a risultati

largamente deficitari se non nulli, tanto da lasciare disperare della possibilit della societ di rispondere alla sfida ambientale. Abbiamo di conseguenza concentrato i nostri sforzi esplicativi in altra direzione, anche se non esclusivamente,
142

cercando di mostrare una possibile risposta alternativa allideologia

dominante, che continua purtuttavia a valere a livello macro. E questo certamente un procedimento contorto: pensiamo tuttavia di sostenerlo con le seguenti osservazioni: 1) Gli attori agiscono in un contesto ideologico pervaso dallideologia de lambientalmente corretto, che pure hanno accettato ed in parte generato. Ogni spiegazione dellazione che ignori ci al fine di mostrare come a livello macro valgano altre relazioni, sarebbe largamente ipotetica. 2) Avendo osservato, per ragioni metodologiche, cooperativa
145 143 144

una sola azione, semplice,

non

e ripetitiva,

146

ci siamo posti in una posizione molto difficile per rispondere in


147

maniera positiva ad una questione cos generale. Questa azione riguarda infatti un sistema di interazione sociale limitato e relativamente insignificante. Non possiamo rispondere nella

sua generalit alla questione se il sistema sociale sia in grado di rispondere alla sfida ecologica ma almeno, nel caso pi semplice, siamo in grado di mostrare quali sono le modalit di soluzione che sembrano portare o promettere maggior successo e quelle che invece preannunciano un fallimento o comunque serie difficolt. Forniremo quindi la base di successive motivazioni sostantive a fortiori.

Nel prossimo paragrafo cercheremo di dare consistenza teorica ed empirica a questa nostra indicazione. Il discorso societario su questi nuovi valori e norme molto impreciso, carico di sentimenti e passibile di differenti e contrastanti interpretazioni. 140 Quel poco di evidenza empirica che la sociologia ambientale ci fornisce mostra che dopo pi di un ventennio di coscientizzazione i risultati sono molto insoddisfacenti. 141 Condividiamo lopinione di Luhmann che il maggiore rischio connesso a questa comunicazione ecologica sia quello di provocare troppa risonanza allinterno dei sistemi sociali. 142 Sono stati rilevati anche due batterie di items per misurare latteggiamento valoriale degli intervistati e, in misura differente nelle due indagini, una batteria di items sul comportamento nel tempo libero. Insieme definiscono in modo approssimativo degli stili di vita. 143 Come motiveremo nel secondo capitolo la ricerca sociologica ambientale fallisce soprattutto per la scarsa specificit delle sue osservazioni e spiegazioni. 144 Lazione detta semplice in quanto si compone, nella maggioranza dei casi, di un solo atto. Decidere di andare in centro citt in autobus piuttosto che in automobile invece una azione meno semplice, in quanto si realizza compiendo una serie di atti distinti, successivi e implicantisi. 145 Separare le immondizie, pur sovente collettivamente prodotte, non abbisogna della collaborazione di altri. 146 Lazione si ripete pi volte nel corso di ogni giorno per cui pu facilmente perdere i caratteri di decisione per diventare quasi un automatismo. 147 Basti ricordare che i rifiuti domestici rappresentano una parte molto piccola (meno del 10%) dei rifiuti prodotti, sia in Italia che in Germania, e che il problema stesso dei rifiuti non dovrebbe essere obiettivamente quello pi preoccupante per il futuro del pianeta Terra. 27
139

138

Proveremo nel prossimo paragrafo a chiarire la relazione macro qui postulata e a mostrarne alcune implicazioni.

4. Lideologia dellambientalmente corretto


In questo paragrafo analizziamo la relazione macrosociale presentata nel precedente, mostrando le difficolt e le ambiguit che comporta per il sistema sociale in generale e per la azione particolarissima da noi analizzata. Da ci deduciamo la necessit di ipotesi alternative di risposta alla domanda fondamentale se la societ in grado di rispondere alla sfida ecologica, che verranno solamente enunciate, esulando un loro approfondimento dagli scopi di questo lavoro. Alle due analisi, sistemica e utilitarista dellideologia ambientalmente corretta, premettiamo alcune osservazioni dellAutore, geneticamente esplicative della ipotesi teorica di seguito discussa.

4.1 Tracce di moralizzazione del discorso ambientale


Lambientalmente corretto,
148

come concepito in questo lavoro, una ideologia, che si


149

manifesta nei pi svariati ambiti, volta ad asserire quali valori, norme, comportamenti sociali siano da considerarsi giusti, e quali no, nei confronti dellambiente, vagamente inteso:

talvolta come condizione per la vita ed il maggior benessere presente e futuro delluomo, talvolta come soggetto proprio di diritti, comporta.
151 150

con le ambiguit che una tale posizione

La definiamo ideologia in quanto insieme di elementi ideali relativamente coerente e sostanzialmente chiuso, autofondante la sua legittimit.
152

Determinati atteggiamenti valoriali,

azioni ed espressioni sono pertanto definiti ambientalmente corretti solo secondariamente ed episodicamente in virt dei loro effetti sullambiente, spesso solo presunti, qualora fossero mai

Lespressione richiama quella analoga di politicamente corretto in riferimento ad una ideologia del convivere sociale che classifica le espressioni, verbali come di ogni altro tipo, come giuste o meno a seconda della loro corrispondenza allideologia liberal, comune a grande parti della lite occidentale, che si fonda su di una definizione formale di tolleranza. Per una possibile soluzione, e non mera abolizione, del problema della diversit cfr. Alasdair MacIntyre, 1995. 149 Una vasta corrente di pensiero, con una lunga tradizione in ambito tedesco, ha per esempio ha accusato le idee cristiane di aver contribuito alla distruzione dellambiente. Cfr. Anna Bramwell, 1988 e Valerio Merlo, 1997. 150 Dare un quadro delle variegate posizioni a proposito di ambiente e del suo significato esula dalle intenzioni perseguite con questo scritto. 151 Emblematica la posizione di Peter Singer, 1976, 1979, a proposito del diritti umani da conferire ad alcune specie di scimmie ma non ad alcune categorie di persone umane. 152 In un contesto di esteso pluralismo discriminare ideologia da scienza arduo compito. Parliamo di ideologia nella misura in cui alcuni presupposti, dellargomentare specifico come di tutto il sistema di pensiero, vengono sottratti in linea di principio a problematizzazione. Comunemente questi nemmeno si presentano come tali, o perch occulti o in quanto considerati ovvii. 28

148

calcolabili, ma primariamente a ragione della loro conformit al sistema ideologico che li supporta. Utilizziamo quindi, almeno in questa prima fase di tipo descrittivo, il termine di ideologia in modo abbastanza neutro e generale, lontano dalla caratterizzazione di Karl Marx o Karl Mannheim, conforme alla definizione di questo concetto di Raymond Aron. Le ideologie sono tutte le idee od organizzazioni di idee accettate dagli individui o gruppi come vere o valide senza tenere conto della loro origine e della loro qualit.
153

Quanto pi lideologia

dellambientalmente corretto diviene giudizio comune, tanto maggiore consenso sociale si crea attorno ai suoi elementi, fino a sottrarsi ad ogni problematizzazione, a meno di non volere caricare su di s forti espressioni di disistima sociale.
155 154

Lo definiamo corretto proprio per il suo legame equivoco con il concetto di giustizia, che pure evoca ed a s avoca. richiamarsi;
156

Esso trova nel concetto di ambiente lambito pi generale a cui

avendo del resto il termine ecologico, a dispetto della sua specificit molto
157

diffuso, del resto, sia nelle scienze naturali

, che in sociologia

158

gi occupato da altri

significati. Laspetto pi evidente dellesistenza di questa ideologia dellambientalmente corretto la normativit, derivata e fondata da questo pseudo sapere, che essa produce. Questultima si traduce in innumerevoli giudizi, che gravano su di un numero crescente di azioni, individuali o collettive, espressi in maniera diretta o attraverso termini verbali e locuzioni valutative. Due esempi serviranno da chiarimento: negli anni settanta, come riporta Riccardo Cascioli, la decisione di mettere al mondo un figlio in U.S. A. poteva essere negativamente valutata ed anche violentemente contestata a ragione del fatto
159

che

lambientalmente

corretto

profetizzava, facendo di nuovo proprie le idee del reverendo T. R. Malthus, limminente pericolo di una esplosione demografica del pianeta Terra. La stessa base ideologica legittima

le politiche della popolazione dellO. N. U., cos punitive verso i Paesi considerati non virtuosi da far parlare di imperialismo contraccettivo. Si tenta di sanzionare socialmente una scelta,

R. Aron, cit. in Bernardo Cattarinussi, 1987, p. 975. Ci pu essere spiegato razionalmente, senza introdurre istinti gregari o simili difficilmente motivabili autonomamente. Cfr. J. Coleman, 1995, pp. 254-310. 155 Lespressione corrispondente tedesca umweltgerecht che lideale di giustizia direttamente richiama. Il rapporto con il concetto di giustizia essenzialmente equivoco per il carattere ideologico dellambientalmente corretto in grazia del quale ogni giustificazione pleonastica. 156 In termini semplici tutto ci che non sistema ambiente del sistema. Oppure come scrive Pardi,: Lambiente interviene nella formazione dei sistemi individuali e sociali nella forma della rappresentazione di un confine capace di delimitare lidentit dei sistemi stessi.(F. Pardi, 1991, p. 104) 157 Risale infatti al 1866, coniato da Ernst Haeckel, 1866. Ecologia la scienza generale delle relazioni dellorganismo con il mondo esterno che lo circonda, nelle quali in un senso pi ampio possiamo includere tutte le condizioni di esistenza. Tratto e tradotto da G. Zirnstein, 1994. Lambientalmente corretto solleva talvolta questa pretesa, senza avere per la minima possibilit di soddisfarla. 158 In particolare lespressione ecologia umana utilizzata da Robert Park, 1936 et al. 159 Per lesempio cfr. R. Cascioli, 1997. Per la critica allideologia malthusiana cfr. A. Sen, 1995, B. Commoner, 1990, pp. 179-206. Essa rappresenta un caso tipico di ideologia ambientalmente corretta, razionalmente prodotta ad opera di numerose organizzazione non governative quasi autonome (QUANGOS), e dei suoi effetti 29
154

153

quella procreativa, che proprio il pensiero moderno definisce sempre pi radicalmente personale, se non individuale.
160

Il commercio che si autodefinisce equo e solidale cerca di reintrodurre criteri morali di scelta in ambiti, come quello del consumo di determinati prodotti, ma la gamma tende continuamente ad ampliarsi per coinvolgere ogni atto di acquisto, gi da tempo regolato dallequivalente universale del denaro, cio il valore delle cose senza le cose stesse, lindifferente per antonomasia.
161

Si chiede in definitiva ai soldi di acquisire odori. Fenomeno

analogo si nota a proposito della raccolta differenziata dei rifiuti domestici: questa si trasformata da azione facoltativa e quindi sostanzialmente indifferente a comportamento con un forte significato morale, pur non coinvolgendo che molto indirettamente beni fondamentali, per quanto si possa fantasticare sul pericolo di un mondo futuro sommerso dai rifiuti una estinzione del genere umano da essi causata. Losservazione non sistematica di alcuni articoli apparsi in maggioranza sulla stampa locale
163 162

o di

sostiene questa nostra impressione. Il termine coscienza, come suoi derivati, tra i

pi usati, si d per scontato che separare o meno le immondizie sia un problema di coscienza, o al pi, in maniera pi attenuata, di mentalit (consumismo, usa e getta) e sensibilit. Le scarse percentuali di separazione vengono valutate negativamente, in un caso attribuite alla pigrizia di una parte degli abitanti, spesso al ritardo operativo degli enti pubblici preposti alla materia. Di frequente si utilizzano verbi che trasmettono una idea di dovere morale implicito nella azione, pur sottolineando sempre i vantaggi in termini economici per tutti come per ciascuno ed i costi che la scelta del bidone unico comporta. Sui cassonetti compaiono spesso norme negative, sino ai divieti assoluti.
164

Altre fonti mostrano la stessa tendenza: dalla

ricerca sui valori degli italiani del 1990 emergeva che lazione di gettare rifiuti in luogo pubblico tra quelle giudicate pi negativamente, anche nei confronti di altri comportamenti che coinvolgono beni come la vita stessa (aborto, suicidio) o lordinata convivenza civile (evadere le imposte dovute, corruzione).
165

La nostra pi ristretta indagine postale conferma il dato:

Il contrasto solo apparente essendo finalit ultima di tale politiche la riduzione del sociale allasse Stato/Individuo. Alla statalizzazione di elementi della decisione procreativa fa seguito una individualizzazione della stessa. 161 Espressioni tratte da G. Simmel, 1994. In virt di questa assenza di qualit il denaro assolve funzioni comunicative importanti. Cfr. anche N. Luhmann, 1988. 162 Barbara Fedel, in La Cooperazione Trentina, agosto 1997, p.15. 163 Nel corso del A. A. 1997- 1998 sono stati analizzati 33 articoli apparsi su LAdige (10) e Alto Adige (9), La Cooperazione Trentina (2), U. C. T (1), Terra Trentina (1), Cronache del Consiglio provinciale (1), Avvenire (2), Il Sole 24 Ore (1), Il Messaggero di S. Antonio (1), Consumi e Societ (5) nonch opuscoli del Comune di Trento, (2) della Provincia Autonoma Trentino (1) e dellAzienda Consorziale Servizi Municipalizzati del comprensorio del Primiero (TN) (1). Le osservazioni sono state raccolte casualmente e non hanno pretese di scientificit: sono state di conseguenza utilizzate dallAutore solo come spunti per la formazione di ipotesi teoriche e di ricerca. 164 Ad esempio, i cassonetti di Robegano (TV). Certamente ci corrisponde in buona parte ad una ridondanza nelluso della lingua piuttosto che alla statuizione di un assoluto morale o norma morale inderogabile. E per sintomatico di un certo disordine nella riflessione etica che si utilizzino espressioni che corrispondono a posizioni morali per lo pi non condivise per azioni di cos limitata rilevanza. Per una presentazione delle norme inderogabili cfr. J. Finnis, 1993. Sullesistenza di tali norme cfr. N. Luhmann, 1992. 165 Cfr. S. Abbruzzese et al., 1995, p.99. 30

160

scaricare abusivamente le proprie immondizie considerato moralmente molto grave da quasi i due terzi degli intervistati e grave dalla quasi totalit.
166

Talvolta questa moralizzazione

diviene ancora pi evidente nel contrasto con ampie sfere di comportamento sociale ritenute indifferenti: nei messaggi utilizzati nella campagna a favore delluso del preservativo del Ministero della famiglia della Sassonia, lunica prescrizione contenuta quella di depositare il preservativo usato nel bidone dei rifiuti biologici.
167

Questa moralizzazione ritrova riscontri in tutto il discorso ambientale, di cui adduciamo pertanto altri fugaci esempi. Per il loro immediato riferimento al bene o al male, immagini religiose vengono variamente associate alla questione ambientale: i prodotti definiti ecologici per la pulizia del water in Germania hanno il marchio dellangelo blu, realt demoniaca, rifiuti,
170 169 168

si parla dellauto come

in alcune parrocchie cattoliche altoatesine si insegna a separare i

quasi fosse parte integrante del catechismo; nelle prediche moralistiche in occasione
171 172

delle feste natalizie non manca la raccomandazione di consegnare il proprio albero o il tappo di spumante alla raccolta differenziata; Konrad Lorenz usa la categoria di peccato mortale

per condannare i comportamenti umani che minano lequilibrio naturale e la sopravvivenza delluomo. Oppure si sente il bisogno di ringraziare per lacquisto di una marca di carta igienica, che rappresenterebbe un piccolo contributo ad un ambiente pulito, quasi che i produttori vendessero tale bene come opera filantropica.
174 173

In alcuni autori il tema dei rifiuti acquista significati inauditi: Guido Viale, partecipe non pentito dellubriacatura ideologica sessantottina, eleva ad esempio il rifiuto a misura

ontologica delluomo. Scrive infatti: "Oggi, senza essere materialisti ma con una buona dose di spiritualismo, io posso dire: luomo soprattutto ci che rifiuta, lessenza della sua vita quotidiana la si pu vedere nel suo sacco delle immondizie. "La condizione dellessere gettato,
176 175

Uomo e rifiuto sono equiparati:

che accomuna luomo al rifiuto, viene privilegiata come

Indagine postale sulla separazione dei rifiuti domestici a Trento, Maggio 1998. Alla domanda n.27 ha risposto con un valore di 10, corrispondente a molto grave, il 65,6% dei rispondenti (N=186), con un valore minore di 7 il 7,5%. 167 Osservazione dellAutore in occasione della fiera del gioco di Lipsia. La campagna consisteva in un fumetto nel quale la stessa raccomandazione dell'uso del preservativo era rappresentata come questione cognitiva e non morale. 168 Si deve comunque ricordare che luso di metafore e di un linguaggio religiosamente connotato frequente in ambito pubblicitario al di l del tema trattato. 169 Cfr. Alto Adige, domenica 7 settembre 1997, p. 13. 170 Il fatto non estraneo alla evoluzione verde che ha avuto la teologia della liberazione, in particolare Leonardo Boff che trattiene buoni rapporti con la chiesa altoatesina, ed in generale tutta la teologia detta progressista. 171 Ultimo caso intervento di p. Alex Zanotelli al palacongressi di Riva del Garda, venerd 11 dicembre 1998. 172 K. Lorenz, 1974 173 Carta igienica Danke. Sulla confezione una famiglia cammina con grande serenit verso lorizzonte rappresentato da una striscia verde. In colori tenui dipinto sopra di essa un arco di circonferenza che richiama una stella cometa, la forma del globo terrestre, un messaggio celeste. Molto grande, nel mezzo, la scritta Grazie e sopra il chiarimento verbale: Il piccolo contributo. Non manca il marchio di certificazione ecologica. 174 Cfr. R. Beretta, 1997, pp. 205-206. 175 Cfr. Alto Adige, domenica 7 settembre 1997, p. 13. 176 Il riferimento alla espressione di Martin Heidegger Geworfenheit largamente interpretata da Guido Viale. Werfen corrisponde a lanciare e non al buttare, che si dice piuttosto wegwerfen. Sarebbe, se tali relazioni avessero qualche valore, pi appropriato dire che la condizione delluomo come quella del martello nella rispettiva specialit olimpica. 31

166

esperienza autentica dellEsserci, cio dellesistenza umana, rispetto alla modalit dellimpiego, che accomuna luomo alla risorsa. Oppure Luigi Serravalli,
178 177

critico darte, che scrive commentando la mostra Trash,


179

quando il rifiuto diventa arte ospitata a Trento e Rovereto: dallEssere allEsserci,


180

Quando Heidegger passa

loperazione trash gi definita. Nellangolo delle nostre cucine, nel


181

bidone delle immondizie si troverebbe, cio, la prova della inaugurazione dellepoca post umana. Mostrare immondizie come pezzi darte ha effetti catartici di un mondo nuovo.
183 182

e significa laffermarsi

Ulteriore voce che si alza a conferma della nostra tesi quella della critica del design Cristina Morozzi, che ci informa a mezzo stampa di come lestetica del riciclo, per ragioni

economiche, di impegno sociale, di origini culturale, si stia diffondendo sempre di pi. Vi quindi un intenso lavoro, sia in termini di produzione normativa che strettamente ideologica, sul tema dei rifiuti e del rapporto uomo natura, riassumibile sotto letichetta di ambientalmente corretto. Ci un segno evidente di un notevole inquinamento intellettuale e spirituale e merita, in linea con il carattere per niente formalizzato di queste considerazioni, una citazione di Gilbert Keith Chesterton: Io ricordo un saggio di quel valente e convinto laicista, il signor G. W. Foote, in cui compariva una frase che simboleggiava e divideva questi due metodi.
184

Il saggio si intitolava Beer and Bible , quelle due nobilissime cose, tanto pi

nobili per un connubio che il signor Foote, nel suo antico e severo atteggiamento puritano, sembrava ritenere sarcastico, ma che io confesso di trovare appropriato e seducente. Non ho quellopera a portata di mano, ma ricordo che il signor Foote liquidava con grande spregio qualunque tentativo di affrontare il problema dellalcolismo per mezzo di uffici e intercessioni religiose, dicendo che limmagine del fegato di un bevitore sarebbe stata pi efficace, dal punto di vista della temperanza, di qualunque lauda o preghiera. In quella pittoresca proposizione, mi sembra, si incarna perfettamente lincurabile morbosit delletica moderna. In quel tempio le luci sono basse, le folle si inginocchiano e si levano gli inni solenni. Ma quella sullaltare davanti a cui tutti gli uomini si inginocchiano, non pi la carne perfetta, il corpo e la sostanza delluomo perfetto; pur sempre carne, ma una carne malata. E il fegato del bevitore del Nuovo Testamento, deteriorato per noi, che noi assumiamo in sua memoria.
185

G. Viale, 1994, p.104. L. Serravalli in U. C. T, 1998. 179 Mostra ospitata al MART, a cavallo tra il 1997 e 1998, curata da Lea Vergine. 180 Per una pi estesa spiegazione di tale passaggio cfr. Cornelio Fabro, 1997 181 L. Serravalli, in U. C. T., 1998. 182 Ibid. 183 Avvenire, mercoled 14 novembre 1998, p. 24. 184 LAutore si riferisce alla questione, precedentemente introdotta, se sia pi ragionevole per guarire pensare continuamente alla malattia di cui si soffre o alla Vergine Maria. 185 G. K. Chesterton, 1998b, pp. 16-17. 32
178

177

Il discorso ambientalmente corretto converge, infatti, alla elaborazione di una nuova etica, supposta panacea di tutti i mali ecologici, contraddistinta proprio da questa inguaribile morbosit. Avendo il moderno eliminato ogni riferimento ad un ideale di vita buona
186

, non

rimane che il rifiuto, nobilitato da analogie filosofiche, estetiche e morali ma pur sempre rifiuto.

4.2 Analisi luhmanniana de lambientalmente corretto


Trattandosi di descrivere e scoprire che cosa stia dietro
187

a questo inasprimento morale,

in particolare in tema ambientale, mutiamo decisamente teoria di riferimento. Da una schema di spiegazione razionale dellazione passiamo alla teoria dei sistemi sociali di Niklas Luhmann, che lo stesso schema aspramente critica. Questa una teoria sociologica molto complessa che risente di molteplici influenze intellettuali,
188

sviluppa un lessico proprio, non rinuncia alla pretesa universalistica di essere

una super teoria della societ e soprattutto si avvale di numerose riduzioni, che non mancano di portare frutto e di suscitare in compenso critiche e perplessit. Definire il sistema sociale un insieme di comunicazioni certamente la maggiore tra queste;
190 189

riduzione peraltro che bene

si inserisce, radicalizzandola, nella linea di pensiero sociale che parte da Georg Simmel, come osserva Davide La Valle.

Utilizziamo di seguito alcune riflessioni di Luhmann, definendo solo una parte dei concetti rilevanti del suo sistema di pensiero, sapendo di avere a che fare con un autore [...] che vuol s vedere ci che la societ non vede ma che sa anche bene di non poter vedere ci che non pu vedere,
191 192

proprio per il punto di partenza scelto.

Nel nostro caso di studio la riduzione subito evidente: Luhmann definisce minaccia ecologica ogni comunicazione sullambiente che tenti di produrre un cambiamento delle strutture del sistema di comunicazione della societ.
193

Considerando il tipo di azione di quelli

Cfr. A. MacIntyre, 1988, 1995. Nella seconda opera questo Autore rivaluta la riformulazione tomista della tradizione aristotelica, assegnandole una sorta di primato anche rispetto alla altre tradizioni. 187 Espressione frequente in Niklas Luhmann Ad esempio Luhmann, 1995. 188 Alberto Izzo, 1991, p. 441. 189 Cfr. Sergio Belardinelli, 1993. In particolare la critica di Pierpaolo Donati, 1991, pp. 55-58. 190 D. La Valle, 1991, p. 7. 191 S. Belardinelli, 1993, p. 12. Lespressione nella forma originale (il sistema pu vedere solo ci che pu vedere) risale a Ludwig Wittgenstein, citato in N. Luhmann, 1989. Certamente la critica pi pungente e spiritosa a questa proposizione sarebbe quella che riportasse lepisodio di quelluomo che, perse di notte le chiavi di casa, le va a cercare sotto il lampione e non nel luogo buio dove presumibilmente le ha smarrite. Non resta che affidarsi ad un criterio empiricista, come in M. Friedman, 1953, non sembrando utile criticare la teoria sistemica luhmanniana in base a punti di vista realisti per nulla condivisi. Infatti lanalisi funzionale in sociologia viene concepita come un modo di produrre conoscenze gi predisposte [Donati, 1991, p. 492] Non possiamo chiedere a N. Luhmann di ritrovare le chiavi di casa, dobbiamo piuttosto considerare le conoscenze che produce pur non vedendo ci che non pu vedere. 192 Appunto primariamente il sistema sociale come insieme di comunicazioni. 193 N. Luhmann, 1989, p. 54. 33

186

che

sono

stati

detti

nuovi

movimenti

sociali,

194

iniziali

propagatori

dellideologia

ambientalmente corretta, che Antony Giddens caratterizza collegandoli alla preoccupazione persistente [...] riguardo alla perdita di significato morale connessa alla predominanza dell'ambiente creato,
195 196

in breve alla rivendicazione di imperativi morali,


197

si comprende

lirritazione non sistemica che Luhmann nei loro confronti nutre. Dopo aver definito la loro una protesta contro la differenziazione funzionale e di suoi effetti scrive: Ai nuovi movimenti

sociali manca la teoria. Manca loro di conseguenza anche la possibilit di controllare la discriminazione in cui essi tracciano la propria osservazione. Prevalentemente si trova quindi una fissazione molto semplice e concreta di obiettivi e postulati, una corrispondente discriminazione di seguaci ed avversari ed una corrispondente valutazione morale
199 198

. Ci che

sembra che sgusci fuori lidea che si debba poter vivere come si vuole, pur anche in rapporti ristretti e rinunciando a beni di lusso

Tuttavia il carattere oggettivo, da tutti i cinque sensi percepito, della minaccia ecologica cozza con una tale riduzione e ci spinge a considerare favorevolmente le ricette di vita ecologica proposte da questi nuovi movimenti sociali: se veramente la temperatura terrestre aumenta, per citare un esempio, come si pu affermare che questa minaccia ecologica sia solo comunicazione, pur in senso luhmanniano?
200

Si tratta, risponde il Nostro, di analizzare

approfonditamente come la societ reagisca ai problemi ambientali e non come essa dovrebbe o potrebbe reagire se volesse migliorare i propri rapporti ambientali. Ricette di questo tipo si ottengono con relativa facilit: si dovrebbe solo esigere che si usassero meno risorse, venissero scaricati nellaria meno gas di scarico, venissero messi al mondo meno bambini. Solo che chi si pone il problema in questi termini fa i conti senza la societ; oppure considera la societ come un attore che ha bisogno di essere ammaestrato ed esortato.
201

Affidarsi a

risposte che negano le caratteristiche fondamentali del sistema sociale potrebbe condurre proprio alla realizzazione della profezia alla quale si cerca di sfuggire, alla maniera di Edipo o della profezia che si autoadempie.
202

Cfr. N. Luhmann, 1996, pp. 143-164 A. Giddens, 1987, p.29 196 Ibid, p. 29 197 N. Luhmann, 1989, p.220 198 La disponibilit di due perfetti sinonimi, quali Etica e Morale, in italiano come nelle principali lingue europee, ha dato lopportunit di differenziarne luso per meglio descrivere la complessit della riflessione in questo campo. Definiamo quindi valori in modo classico, gli stati di cose reputati socialmente desiderabili da individui o particolarit sociali: essi sono quindi concepibili, in un determinato contesto di decisione, direttamente e per loro specificazione come preferenze. La Morale comunicazione che esprime stima o disistima umana. LEtica losservazione scientifica della Morale: essa ha il compito di riflettere sui paradossi, cortocircuiti, crisi di fondamento della Morale. Cfr. F. Pardi, 1996 pp. 11-14, S. Belardinelli, 1993 31-51 e N. Luhmann, 1989, p.239-243, autore di queste riflessioni. 199 Ibid., p.220. 200 Comunicazione una operazione autopoietica propria che connette in ununit emergente tre diverse selezioni, cio informazione, notificazione e comprensione, per poter includere ulteriori comunicazioni. [N. Luhmann, 1989, p. 246] 201 Ibid, p. 231. 202 Cfr. Robert K. Merton, 1959, p. 765. 34
195

194

Luhmann, che rifiuta lidea di una societ postmoderna, non trovando in alcun sociologo una sua caratterizzazione strutturale convincente, enuncia due peculiarit, per noi rilevanti, del sistema sociale: Si pu dire tuttal pi che queste conquiste dellevoluzione, che distinguono la societ moderna da tutte le societ che lhanno preceduta, vale a dire il pieno sviluppo dei media di comunicazione
203 204

e la differenziazione funzionale
205

, partendo da modesti inizi hanno

raggiunto dimensioni che pongono la societ moderna su un piano di irreversibilit. Essa oggi dipende, quasi senza via di uscita, da se stessa. come valore proprio della societ moderna,
206

A queste due aggiunge la contingenza

gi implicita nelle prime due: il sistema sociale

ed i sottosistemi funzionali, non sono n necessari n impossibili; sono solo risposte altamente improbabili al bisogno di riduzione della complessit e alle specifiche funzioni sociali. Queste caratteristiche della societ moderna non possono essere eluse: pensare di imporre prezzi giusti al sistema economico, condizionarne il suo funzionamento con criteri religiosi o morali, insistere con un etica della responsabilit sono altrettanti tra i molti modi per fare i conti senza il sistema sociale funzionalmente differenziato. La formazione dei prezzi non pu essere giusta, poich ogni parametro esterno impedirebbe losservazione dellosservazione di altri o la spingerebbe verso sentieri tortuosi e meno efficaci.
207

Anche gli appelli religiosi, che

sopra abbiamo visto essere frequenti, persino dominanti in alcune direzioni della riflessione teologica contemporanea, non rappresentano una soluzione. Scrive infatti Luhmann: La religione [...] non determina quali prezzi siano politicamente opportuni
208

giusti

contribuiscano alla felicit familiare o quali teorie possano essere usate militarmente o industrialmente o siano adatte a rendere interessante la didattica educativa.

In definitiva secondo Luhmann, possiamo affrontare efficacemente i problemi ecologici soltanto a condizione di riuscire a tradurli nella logica dei sistemi parziali, della politica, della scienza, del diritto, delleconomia, senza pensare a sovraccaricali troppo moralisticamente.
210 209

E questo il problema della risonanza: i sistemi possono reagire agli eventi dellambiente in misura della propria struttura costituendosi essi proprio come differenza dallambiente,
211

definito ci che sta al di l dei propri limiti

e caratterizzato da una complessit tale da


212

rendere impossibile una corrispondenza punto per punto con il sistema. Dalla analisi dei vari sottosistemi della societ, secondo lo schema codice/programma, Luhmann ricava la

Tema gi trattato da T. Parsons, 1975. N. Luhmann accentua il carattere propriamente funzionale della differenziazione sociale. 205 N. Luhmann, 1995, 27 206 Ibid., p. 59. 207 Ibid. p. 27 208 Ibid. p. 80 209 S. Belardinelli, 1993, p.50. 210 N. Luhmann, 1989, p. 248. 211 N. Luhmann, 1989, p. 52. 212 I codici consistono in un valore positivo e di un valore negativo e rendono possibile la conversione delluno nellaltro. Si realizzando attraverso una duplicazione della realt trovata e offrono uno schema per losservazione, nellambito del quale tutto ci che viene osservato sembra contingente, cio possibile altrimenti [N. Luhmann, 1989, p. 35
204

203

conclusione che la comunicazione ecologica suscita alternativamente o troppa o troppo poca risonanza.
213

La conclusione che la societ impieghi troppo poca risonanza coincide con ci che lopinione pubblica oggi sospetta.
214

Da qui nasce il senso di allarme diffuso e gli appelli ad

agire di conseguenza ed la situazione che noi abbiamo osservato e che si presenta agli attori individuali nella loro azione di separare o meno i rifiuti. Questa per solo la met del problema. Laltra met difficile da conoscere ed oggi viene per lo pi ignorata. Pu esserci cio contemporaneamente anche troppa risonanza, ed il sistema pu, senza essere disturbato dallesterno, scoppiare in eccessive pretese interne.
215

Per linterdipendenza comunicativa tra

sottosistemi societari, la quale comporta che luniversalit e la specificazione vadano di pari passo; universalit della competenza per la funzione propria di ciascuno e specificazione del riferimento del sistema e delle condizioni che nel proprio sistema si ritengono adeguate ad una comunicazione accettabile,
216

internamente alla societ ci si deve aspettare una quantit di


217

risonanza molto pi elevata che nel rapporto con lambiente esterno:

ogni minima

variazione in un sottosistema pu avere effetti enormemente moltiplicati negli altri, che in tutto dipendono dal resto del sistemo sociale, con lunica eccezione della propria specifica funzione. Questo invece un aspetto che, pur non presentandosi nella situazione di decisione degli attori individuali, ha una tale importanza da mettere in dubbio la soluzione morale al problema ecologico e, secondo il sociologo di Bielefeld, solo parzialmente pu essere compreso con la distinzione, comune a molte teorie sociali, specialmente utilitaristiche, tra conseguenze attese e conseguenze non attese dellazione. Esse rimangono infatti allo stesso livello di osservazione dellagente. Vi inoltre un seconda, e solo successivamente considerata, articolazione del problema ecologico in Luhmann che verte su quei tentativi di elaborare un etica per la societ complessa riassumibili sotto il titolo di principio di responsabilit. La formulazione migliore, al di l della retorica politica (chi rompe paga) e della precettistica morale,
219 218

si deve al filosofo morale

ebreo, gi studioso della gnosi antica, Hans Jonas, che prefigura appunto una etica della responsabilit. Osserva tuttavia Luhmann: Nei contesti ecologici ci troviamo oggi di fronte

246] Il concetto di programma si riferisce a quello di codice ed indica il successore di un antico uso concettuale (canone, criterio, regola) di quelle condizioni nelle quali il valore positivo o negativo di un determinato codice pu essere giustamente assegnato a fatti o eventi. Nei sistemi sociali questa viene trattata come una questione di decisione (perci anche programmi decisionali) tra vero e non vero, diritto e torto ecc. [N. Luhmann, 1989, p. 247] 213 Andrea M. Maccarini, 1997, p. 55. 214 N. Luhmann, 1989, p. 210 215 Ibid. p. 210. 216 N. Luhmann, 1995, p. 107. 217 N. Luhmann, 1989, p. 212. 218 Il W. W. F. si reso famoso per alcuni suoi opuscoli pieni zeppi di raccomandazioni per ridurre al minimo il danno ambientale delle proprie azioni quotidiane, che ricordano molto la morale vittoriana per le ragazze da marito. 219 Cfr. H. Jonas, 1990. Lespressione risale almeno a M. Weber, 1958 e 1980b in contrapposizione a etica dellintenzione, bench LAutore consideri la possibilit di un loro uso congiunto ben temperato. Cfr. F. Pardi, 1996, pp. 86-88. 36

ad una complessit che si sottrae ad imputazioni di decisioni. Noi certo sappiamo, o possiamo supporre, che aspetti biologicamente importanti dellecologia possono venire mutati dallimpiego della tecnica e dei suoi prodotti, con la possibilit di provocare danni ingenti. Ma non possiamo pensare di risolvere questo problema con le decisioni singole, perch le complicatissime concatenazioni causali di numerosi fattori e la lunga durata dei processi biologici non consentono attribuzioni precise. Il fascino della sindrome tecnica/decisione/rischio tale, che noi tentiamo di comprendere questa situazione ancora con questa semantica. Noi ricerchiamo imperterriti decisioni, anche politiche, per far fronte a questo problema, oppure per aggirarlo, o ridurlo o rinviarne la soluzione. Definiamo rischio il non fare qualcosa che potrebbe migliorare la situazione. Sarebbe infatti incomprensibile, irresponsabile, non tentare il possibile, anche se questo pu solo consistere in una diversa ripartizione del rischio. Nulla lo vieta e tutto lo raccomanda. E tuttavia siamo consapevoli dalla inadeguatezza di tutti i tentativi di risolvere questi problemi modificando le preferenze allatto della decisione.
220

Il problema

che queste formulazioni etiche sollevano quello che presuppongono una conoscenza del futuro che difficilmente pu darsi, se non per una dogmatizzazione capace sia di identificare il soggetto responsabile sia il meccanismo causale di imputazione occultando questo sua fondamentale caratteristica. Unetica fondata su responsabilit non conoscibili molto carente. Se si parte dal fatto che coloro che pretendono non sono essi stessi in condizione di fornire aiuto, viene a mancare un momento essenziale di ogni ordine etico, vale a dire lapplicazione della norma a se stessi o il divieto di esentare se stessi dallobbedire ad essa. Letica della responsabilit pensata solo per gli altri. Ci si pu sottomettere ad essa in senso formale, ma lautoapplicazione, per mancanza di unefficace
222 221

come accade, in modo

amorale, nel diritto positivo. Ma una tale operazione arbitraria e pu garantirsi efficacia solo

competenza

dellazione,

non

viene

comunque

presa

in

considerazione.

Che cosa si deve moralmente fare se non solo non si conoscono le

conseguenze del proprio agire ma esse sono in buona parte inconoscibili? A questo quesito letica di Jonas non sembra poter rispondere. Lalternativa di un etica dellintenzione, fondata religiosamente, non sembra appetibile, gi solo per le note riserve weberiane, pur corrispondendo alla funzione sociale della religione. Anche la religione, scrive il sociologo di Bielefeld, [...] possiede la sua funzione non integrabile. [] Solo religiosamente si pu comunicare lessere convinti, e dunque condurre al di fuori della ostinazione meramente individuale Nessun altro sistema funzionale della societ pu trasmettere e rendere

Niklas Luhmann, 1996, p. 61. F. Pardi, 1996, p. 132. 222 N. Luhmann, 1995, p. 96. Nella stessa comunicazione sociale facile rintracciare una tale carenza. Laccusa di incoerenza verso coloro che sostengono questo inasprimento morale il mezzo pi frequente per screditare le loro pretese e assicurarsi 37
221

220

comunicabile la convinzione che ci che si fa in definitiva bene [...] di qualsiasi cosa si tratti
223

Questa seconda articolazione del problema corrisponde al tema della opacit e della intrasparenza delle societ moderne. La retorica dellallarme da una parte e la resistenza nei confronti delle esigenze dallaltra, si fondano ambedue su di un supposto sapere. Ma lo stile risoluto, spesso chiuso alla comprensione, delle controversie, rivela che questo sapere si fonda su presupposti non sicuri. E relativamente facile rendersene conto. Cos per si mostra assai plausibile lipotesi che la comunicazione ecologica debba la propria intensit al non sapere
224

Che non si possa conoscere il futuro cosa che nel presente viene espressa sotto forma di comunicazione. La societ si mostra irritata. Per reagire allirritazione essa dispone per solo della propria modalit operativa, cio appunto della comunicazione.
225

Questa non

chiaramente una prospettiva che possa soddisfare; se non sappiamo, allora c da chiedersi quale merito vi sia stato nellaver scoperto e tematizzato i problemi ecologici. Forse il merito soprattutto nellaver reso la societ insicura, e di averla costretta di conseguenza in qualche modo allazione.
226

Rivolgendosi alla terza caratteristica enunciata della societ moderna si


227

pu ripetere la domanda di Luhmann: A che giova la tanta contingenza, se non la si pu organizzare, non si pu servirsene, per condurre su altri binari levoluzione della societ?

In sintesi dallampia riflessione luhmanniana possiamo ritenere valide le seguenti affermazioni che contribuiscono in modo decisivo a rendere dubbia la relazione macro posta in discussione allinizio di questa analisi: Una soluzione morale alla sfida ecologica rischia di produrre troppa risonanza e quindi di aumentare i problemi invece che risolverli. Nessuna riflessione etica post illuminista sembra in grado di risolvere i problemi che la morale, nella societ differenziata funzionalmente, crea, come Francesco Pardi nel suo studio di sociologia della morale mostra
228

.
229

In particolare letica della responsabilit si dimostra carente: essa si risolve in una dogmatizzazione amorale di conseguenze dazione e di imputazioni.

La teoria sistemica luhmanniana non sembra in grado di indicare una qualche soluzione. Osserva Pardi: Non vi accordo, n vi alcuna rappresentazione collettiva che indichi il criterio per includere la natura nelle nostre osservazioni.
230

Per cui losservazione della

Ibid. p. 80. Per una analisi pi estesa della funzione della religione (cio rappresentare lappresentato) cfr. N. Luhmann, 1991 e S. Belardinelli, 1993. 224 Cfr. H. Popitz, 1968 sulla rilevanza del non sapere per lagire individuale nel caso del diritto penale. 225 N. Luhmann, 1995, p.96. 226 Ibid. p. 118 227 Ibid. p. 60 228 Cfr. F. Pardi, 1996. I tentativi di risolvere i dilemmi prodotti dalla morale si basano in maggioranza su di una gerarchizzazione dei beni o valori pi o meno esplicita. (T. Parsons, K. O. Apel. J. Habermas, J. Rawls, M. Scheler) 229 Cfr. F. Pardi, 1996.: la formulazione di un Etica senza Morale il secondo tentativo di governare le distinzioni sfuggite al controllo di questultima. 230 F. Pardi, 1991, p. 112 38

223

distinzione (ambiente-societ N.d.R.) rischia di svilupparsi in forma trascolorate in cui il vantaggio evolutivo insito nella binariet si trasformi nello svantaggio osservativo di una rappresentazione confusa. Come se alla coppia natura - societ si aggiungesse nelle nostre rappresentazioni la coppia rilevante - non rilevante, basata su interessi insorti nei singoli sottosistemi.
231

E interessante notare che Pierpaolo Donati motivi la sua elaborazione di un teoria relazionale della societ proprio con linsoddisfazione che deriva dal constatare lincapacit delle odierne societ complesse di auto-rappresentarsi,
232

incapacit alla quale Luhmann

ammette esplicitamente di non saper rispondere. Scrive per esempio: Uno schema tradizionale di autosservazione, finora difficilmente uguagliato ed ancor meno quindi superato, era considerato il dogma del peccato originale. Esso aveva, se non a livello psicologico, perlomeno a livello comunicativo, costretto ad una autocondanna e quindi ad una moderazione della critica morale. [...] Solo nella misura in cui lo schema fu sabotato in modo crescente dallattribuzione di colpa individuale e dallinconoscibilit degli stati di grazia, pot estendersi un moralismo religioso, le cui singolari conseguenze si sentono ancor oggi. Finora non si ancora visto un moderno equivalente funzionale del peccato originale
233

Con la svolta

relazionale Donati, si propone, includendo come caso particolare la teoria sistemica, di fornire una rappresentazione sociologica della societ adeguata al carattere di fenomeno emergente che essa venuta assumendo.
234

Che cosa essa significhi nellambito della ricerca ambientale e pi generalmente per il rapporto uomo natura non ancora chiaro. In questa direzione, nel caso specifico dello studio delle linee evolutive dellassociazionismo ambientale, ha indagato nella prospettiva indicata da Donati, Andrea M. Maccarini. Afferma questo Autore: Pare, insomma, ripetersi anche per il rapporto societ-natura la stessa esperienza di esaurimento delle alternative teoriche, in particolare, linsufficienza del compromesso social-democratico
235

, gi a suo tempo emersa

nellanalisi sociologica dei sistemi di welfare occidentali europei e della loro crisi. Si palesa [...] anche qui la pregnanza delle problematiche e insieme linsufficienza delle categorie concettuali moderne a cogliere sia le sfide poste sia le emergenze sociali empiriche attuali.
236

E precisa di

seguito: La nostra tesi che la possibilit [...] che le societ avanzate possano ancora autodescriversi come civili in qualche senso non meramente ideologico; che quegli stili di vita non si risolvano in ri-tribalizzazioni delle cerchie sociali oppure in enclaves chiuse ed

Ibid. p. 112. Le etiche applicate e le valutazioni di impatto ambientali risentono spesso di queste ambiguit osservative. Cfr. F. Pardi, 1996 e B. Commoner, 1990. 232 Cfr. P. Donati, 1991, p. 11. 233 N. Luhmann, 1989, p. 218. Una delle prime definizioni del concetto di ideologia, del filosofo Franz von Baader, si ricollega proprio alla negazione del peccato originale. Citato in Peter Koslowski, 1997, p.55. Koslowski non coglie tuttavia il legame tra il deficit etico che caratterizza il moderno in quanto negatore del dogma del peccato originale ed il moralismo che questa stessa negazione, privando lepoca moderna di una propria autorappresentazione, ingenera. 234 Cfr. P. Donati, 1991, p. 12. 235 Pi propriamente direi con P. Donati, 1993, compromesso lib lab (liberal laburist). 236 A. M. Maccarini, 1997, p. 62. 39

231

individualistiche, dipende tra gli altri da due fattori cruciali: (a) che il nuovo senso e pratica del civile implichi un rirelazionamento
238 237

con il naturale; (b) che il nuovo senso e pratica del civile

implichi una certa configurazione relazionale, che fuoriesca da una tradizione individualizzante pura. Ovvero con maggiore chiarezza la societ potr ancora definirsi civile, se sapr

introdurre una discontinuit forte rispetto alla sua versione moderna, la quale si essenzialmente sviluppata (I) in rapporto inverso con la natura, interna ed esterna, e (II) come spinta allindividuazione
240 239

.
241

Donati riassume questo radicale mutamento richiesto nellespressione uscire dalla gnosi moderna, uscire cio da alcuni dogmi fondativi (o malattie, come afferma Taylor
242

) della

modernit, primo tra tutti quello individualistico.

E conclude: Il problema non pu essere

ormai pi posto nei termini di troppa o troppo poca normativit: diventa una questione di capacit di distinguere lumano dal non umano dal male per luomo.
244 243

, e quindi, di conseguenza, il bene per luomo

4.3 Lutilit di norme efficaci


La teoria dellazione [...] riproduce in toto la prospettiva di un osservatore di primo ordine, cio proprio dellagente.
245

Questa, che dal punto di vista di Luhmann una deficienza

teorica di grande rilievo, rappresenta invece per ogni teorico dellazione una conferma della validit del proprio approccio; quando Coleman scrive di analisi interna dei sistemi sociali intende proprio questo porsi nella prospettiva degli attori, non necessariamente individuali, che originano i fenomeni sociali oggetto di studio. Vogliamo quindi ora chiederci se gli agenti, nella decisione di separare o meno i rifiuti domestici, hanno bisogno di norme efficaci, oppure se quelle che si cerca di imporre corrispondono ad interessi estranei agli attori stessi. Gi nel terzo paragrafo, riferendoci a Popitz, avevamo fornito una definizione di norma come regolarit di comportamento sanzionata. Il concetto di norma di Coleman aggiunge, conformemente allapproccio di scelta razionale, lassunzione della loro produzione

Una idea di che cosa significhi un possibile rirelazionamento con il naturale la fornisce Belardinelli. [1996, p. 142] Con una terminologia un po sofisticata potremmo dire che la natura un fine per noi che dobbiamo sempre padroneggiare per sopravvivere ma anche un fine in s (sia come natura esterna sia come natura umana) che dobbiamo rispettare se vogliamo vivere bene. Cio completare la ragione strumentale (uno degli errori della modernit secondo C. Taylor, 1991) senza negarla. 238 Ibid. p. 74 239 Ibid. p. 74. 240 P. Donati, 1997, p.329. Per il significato di gnosi cfr. E. Voegelin, 1968, 1978, 1979. Certamente connessa con il rifiuto del dogma del peccato originale con la seguente credenza tragica nellautoredenzione. 241 C. Taylor, 1991 242 In A. M. Maccarini, 1997, pp. 153-198 vengono analizzate le trasformazioni ed i problemi dellindividualismo contemporaneo. [Ibid. p. 153] 243 Cfr. P. Donati, 1993 per la distinzione guida umano/non umano. 244 P. Donati, 1997, p. 330. 245 N. Luhmann, 1996, p.115. 40

237

consapevolmente guidata dalla massimizzazione dei profitti e condiziona latto di sanzionare ad un calcolo razionale di costi e benefici. Norme sociali si introducono in questo modo nella teoria qui sviluppata: esse specificano quali azioni da un insieme di persone sono considerate appropriate o corrette e quali invece sono viste come inappropriate e non corrette. Esse sono prodotte consapevolmente, in quanto quelle persone che chiamano in vita una norma o la sostengono si ripromettono un guadagno, sintantoch la norma viene seguita e si sentono danneggiate, quando essa viene lesa.
246

Il Nostro cerca poi di specificare questa definizione,

che rischierebbe altrimenti di rimanere vaga, introducendo il concetto di diritto di controllo. Io voglio dire che in relazione ad una specifica azione esiste una norma quando il diritto socialmente definito di controllo della azione viene affermato non dallattore stesso ma da altri.
247

Se allinterno di una famiglia c consenso sul fatto che il padre indichi al figlio la

professione che deve intraprendere, si pu dire che su questa azione vi una norma, cio che il diritto di controllo nelle mani di una persona che non lagente stesso, ovvero che il padre ha questo potere, in senso weberiano, sul figlio. Nella terminologia colemaniana e nel caso della separazione delle immondizie, assumendo per semplicit come attori di riferimento le unit domestiche, una eventuale norma dovrebbe essere detta congiunta. Linsieme dei soggetti ad essa sottoposti e quello di coloro che dalla norma trarrebbero profitto coinciderebbero quasi perfettamente: soggetti esterni come lamministrazione comunale o i nuovi movimenti sociali pur traendone profitto non sarebbero direttamente colpiti da una eventuale norma, anche se, per le pressioni esterne, potrebbero ritenere vantaggioso sottomettervisi. Il guadagno per ogni attore consisterebbe nella riduzione degli effetti esterni
248

che le azioni altrui su di lui provocano. Se a Trento lunit domestica A

interessata a controllare la risorsa quantit dei rifiuti in discarica e entit delle tasse per il servizio di raccolta immondizie per A per ricavarne un utile (un ambiente pi pulito, un esborso minore) si rende ben presto conto che non basta avere il controllo sulle propria separazione dei rifiuti per ottenere i risultati sperati. Le azioni di tutte le altre unit domestiche hanno effetti esterni su A. Allo stesso modo tutti sono esposti, come A, agli effetti esterni (positivi o negativi, a seconda e nella misura delle preferenze soggettive) delle azioni altrui. Nessuno pu tuttavia essere escluso dal godimento degli effetti prodotti da una eventuale norma efficace, che induca tutti a separare i rifiuti, diminuendo i costi del servizio raccolta

246 247

J. Coleman, 1995, p. 313. Ibid. p. 313 248 Adottiamo, con J. Coleman, 1995, pp. 33-55, un concetto di effetto esterno simile a quello economico. Essi si originano dalla circostanza che gli attori non controllano completamente le risorse a cui sono interessati. Altri attori hanno questo diritto di controllo e lo possono utilizzare sia a loro sfavore che favore, provocando effetti esterni di segno corrispondente. 41

rifiuti

249

e migliorando la qualit dellambiente urbano. Questultimo bene in particolare

indivisibile e universalmente fruibile: quindi un bene pubblico. Vi sarebbero pertanto le condizioni perch si senta il bisogno di una norma efficace senza che si possa immaginare, per la quotidianit e privatezza dellazione, di risolvere il problema con uno scambio di diritti di controllo sulla propria azione, con listituzione astratta di una banca dei diritti di controllo,
250

come in un certo senso avviene nei sistemi elettorali. E

tuttavia decisiva in questo caso la esiguit degli effetti esterni e quindi del profitto per ogni singolo attore sia in assoluto (le discariche vengono dislocate in luoghi periferici poco abitati, la tassa dei rifiuti non rivela gli effetti esterni che pur contiene) che, secondariamente, in relativo (la differenza tra i guadagni derivanti dal bene pubblico senza il mio contributo e con il mio contributo ragionevolmente minima),
251

fronte

di

costi

per

ogni

singolo

attore

presumibilmente abbastanza elevati, per quanto si possa avere una gerarchia di preferenze favorevole ad azioni proambientali.

C quindi un certo interesse ad una norma che dia a qualcuno il diritto di controllare lazione di tutti gli attori ma esso sicuramente minore di quello relativo ad una situazione in cui nessuno detenga questo controllo ed in cui il bene pubblico venga parzialmente o punto prodotto. Possiamo concludere quindi che non c negli agenti un bisogno di una norma efficace. Esso potrebbe nascere in contesti pi piccoli (condomini, casa a schiera) in presenza di un sistema di tassazione rigido
252 253

e molto severo,

in quanto coloro che separano i propri

rifiuti avrebbero un interesse rilevante a controllare le azioni altrui. Il fatto di stabilire lentit del contributo monetario dovuto alla amministrazione comunale in modo del tutto indipendente dalla produzione effettiva di immondizie, come succede nella citt di Trento, annulla questa stessa possibilit. Il discorso normativo non dovrebbe essere riconducibile ai bisogni di attori razionali, quanto piuttosto ad interessi di soggetti esterni. In primo luogo lorganizzazione che gestisce la raccolta dei rifiuti ha un interesse molto forte a controllare il comportamento dei singoli produttori di immondizia. Tra i mezzi a disposizione per ridurre le quantit indifferenziate di rifiuti certamente quella della internalizzazione degli effetti esterni, con un sistema di tassazione pi equo, il pi promettente. Essa non comporta alcuna moralizzazione, per le note propriet del medium di comunicazione denaro.

E anche questa una finzione: i costi reali probabilmente aumentano con la raccolta differenziata. Artificialmente stato predisposta legislativamente la situazione opposta, per incentivare i comuni. A Lipsia accade il contrario: se agisse razionalmente lamministrazione cittadina dovrebbe cercare di aumentare la quantit di rifiuti residui raccolti. 250 Cfr. J. Coleman, 1995, p. 345-348. 251 Sarebbe possibile esprimere in modo formalizzato questi ragionamento, conferendogli maggiore forza di convincimento. Vi rinunciamo per la semplicit del caso. 252 Nella citt di Lipsia vengono contati i bidoni svuotati mensilmente dal servizio comunale. Un bidone considerato pieno gi da quando le immondizie occupano met del volume disponibile. Ci significa che la tassa da pagare rimane uguale anche a fronte di una diminuzione delle immondizie comuni del 40%. Definiamo questo sistema rigido in quanto servono grandi variazioni di produzione di immondizie per provocare piccole variazioni nelle tasse richieste. 253 Severo per lentit dei contributi richiesti ai cittadini. 42

249

Ci non elimina il problema di produzione del bene pubblico ambiente pulito, in quanto molti attori potrebbero preferire il pagamento di tasse salate pur di non avere in cucina quattro maleodoranti bidoni, ma soddisfa gli interessi propri della organizzazione preposta alla raccolta. Gli unici attori rilevanti che possono avere interesse ad una diffusione di norme sociali ambientali sono i nuovi movimenti sociali, sia per soddisfare le proprie finalit costitutive che per aumentare la propria influenza sociale. La base prevalentemente volontaria della loro frequente collaborazione con enti pubblici, per azioni di sensibilizzazione,
254

favorisce da parte
255

di queste associazioni luso di un discorso moralizzato. Come notava Simmel,

lartista non

pu accontentarsi del ricompenso monetario per il suo concerto ma esige anche gli applausi. Cos i nuovi movimenti sociali non si accontentano solo di qualche rimborso spese per la loro collaborazione ma devono avere conferma, nella opinione pubblica, il pubblico delle loro esibizioni, della loro esemplarit. Diametralmente opposta invece la posizione di altre organizzazioni che collaborano con gli enti pubblici, come gli studi professionali che ricevono ricche consulenze per la progettazione tecnica dei sistemi di raccolta.
256

La quantit di denaro comunicato tale da

rendere oggettivo, come il denaro stesso , il rapporto sia con il committente che con lutenza e superfluo ogni riconoscimento morale. Da costoro non proviene alcuna produzione normativa. In sintesi: da un punto di vista luhmanniano si conclude che linasprimento morale della comunicazione ecologica dannosa mentre da quello di Coleman si pu derivare che non vi sono le condizioni perch gli attori stessi producano intenzionalmente norme che regolino la separazione dei rifiuti domestici. Lemersione di eventuali nuove norme dirette a regolare questi comportamenti sarebbe pertanto da addebitare ad attori esterni alle unit domestiche stesse. Una altra interessante questione quella, che non verr tuttavia discussa, se queste eventuali norme ambientali, esternamente imposte, siano efficienti e risolutive. Ernst Mohr,257 al cui breve intervento su questo tema si rimanda, pronostica che queste norme avranno scarsa efficienza ed un ruolo secondario nella soluzione del problema ambientale. Ci non significa tuttavia che debbano essere trascurate dalla ricerca economica e sociale, anche solo per il fatto che diversi attori sociali, il cui potere non affatto nullo, sono fortemente interessati ad imporle alle societ contemporanee.

La contraddizione implicita in questi tentativi che gli attori corporati sono incapaci di considerare il soggetto educando nella sua interezza, a differenza della famiglia. Cfr. J. Coleman, 1995, pp. 335-373 che illustra questo conflitto e le conseguenze (diminuzione del capitale sociale) che comporta. 255 G. Simmel, 1994. 256 Gli esempi pi recenti sono le consulenze affidate a ditte austriache del Comprensorio Bassa Valsugana e Comprensorio Val di Non. 257 E. Mohr, 1994. 43

254

2. LO SCHEMA DI RIFERIMENTO DELLINDAGINE EMPIRICA


1. Considerazioni iniziali
Nel vasto ambito degli studi sul rapporto uomo natura prendiamo ora in considerazione, avvalendoci di alcune meta analisi, solo quelli che, motivati dalla preoccupazione di salvare i pi di cinque miliardi di decisori che compongono lumanit dalle conseguenze delle loro azioni, si propongono di spiegare i variegati comportamenti pro ambientali, dal separare le immondizie al risparmio energetico o alluso di mezzi pubblici di trasporto, per poterli pi facilmente indirizzare verso quelle modalit dazione ritenute ecologicamente sostenibili. Questo insieme eterogeneo di studi rappresenta una diretta traduzione della macro relazione analizzata nel capitolo precedente: avremo cos loccasione di mostrare come le ambiguit teoriche di questa si ripercuotano nelle metodologia di ricerca. Nelle ricerche ad indirizzo psicologico sociale il postulato di dipendenza tra ambientalmente corretto e societ sostenibile si concretizza principalmente nella comunissima relazione pseudo causale disposizioni - comportamento (nella letteratura di lingua inglese: attitudes - behavior; in quella di lingua tedesca: Einstellung - Verhalten); analogamente in quelle di ispirazione sociologica, accanto alle consuete caratteristiche demografico strutturali, essa stata concettualizzata come relazione tra valori
258 259

(post qualcosa

), oppure in modo pi ampio ma

sempre molto vago, stili di vita, da un lato ed azione dallaltro. I due approcci del resto sono frequentemente utilizzati congiuntamente, pur sottintendendo teorie dellazione e della comprensione di essa non del tutto compatibili. Avendo limitato il nostro interesse empirico allazione di separazione dei rifiuti domestici, sar sufficiente unanalisi esterna dei risultati di queste ricerche che evidenzi quali conseguenze metodologiche e teoriche essi implicano, piuttosto che una discussione dei singoli risultati da esse raggiunti, con enorme variet di mezzi ed espedienti. Scrivono a questo proposito Gerhard de Haan ed Udo Kuckartz, autori della pi recente meta analisi di ricerche empiriche di questo tipo in ambito tedesco: Le ipotesi con le quali lavora la ricerca sulla
258 259

Cfr. lo studio empirico di D. G. Karp, 1996. Reputando necessari valori contrapposti a quelli della civilt industriale, che si dice distrugga la natura, molto frequente la descrizione (e lauspicio) del mutamento negli orientamenti valoriali con il codice binario id - post id. Tra i molteplici celebre la formulazione di Ronald Inglehart, (1971, 1977, 1997) tra valori materialisti e post materialisti, o quella successiva e pi articolata di Helmut Klages, (1981, 1985) che distingue lepoca dei valori basati sul dovere e sullaccettare ci che di per s vale (sostanzialmente la tradizione ed il potere) e quelli successivi fondati sullimpegno personale e sulla espressione della propria personalit. Meno recente lintervento critico di Elisabeth Noelle-Neumann, 1978 che rilevava i rischi di una epoca in cui perdessero importanza le prestazioni individuali tipiche della faticosa ricostruzione del secondo dopoguerra. Interventi meno organici connessi specificatamente alla crisi ambientale quelli di G. Warsewa, 1997, che auspica laffermazione di valori e stili di vita post tayloristi e di H. Jonas, 1990, alla ricerca di una etica post cristiana. 44

coscienza ambientale, concordano con i luoghi comuni sullargomento e con ci che ci si immagina solitamente sia leducazione e la politica ambientale. Esse possono essere rappresentate come segue:

Sapere ambientale, cio la conoscenza dello stato dellambiente e dei problemi ambientali, ecosistemi, animali e piante.

Provoca disposizioni positive verso lambiente, cio i problemi ecologici vengono criticamente analizzati e gli orientamenti individuali si orientano ad un miglioramento della tutela ambientale.

Ci guida il comportamento pro ambientale. (risparmio di energia, uso di mezzi pubblici, ecc.)
Una catena di effetti che rispecchia una semplice idea illuministica: dal sapere provengono disposizioni positive dalle quali deriva un comportamento corretto. In breve: la ragione vince.
260

Le ipotesi ponte tra relazione a livello macro e relazione micro si basano proprio su questa semplice idea illuministica, pur variata a seconda della comunit scientifica a cui ci si rivolge, tanto semplice da poter essere accusata, come accade in Christian Luedemann
261

, di produrre

mera sociologia delle variabili, ossia indagini empiriche guidate non da una coerente teoria dellazione da cui derivare specifiche ipotesi, ma dalla ricerca, talvolta disperata, di valori accettabili di alcuni indicatori statistici standard in ragione della quale sempre nuove ipotesi ad hoc vengono introdotte. Da teorie cos vaghe e flessibili, come quelle sulla connessione disposizioni comportamento o stili di vita - azione si possono derivare le pi fantasiose ipotesi.
262

Il caso dei tentativi di spiegazione degli effetti del genere sessuale o dellet

dellintervistato sul comportamento il pi semplice: introdurre particolari disposizioni

G. de Haan e U. Kuckartz, 1997, pp. 102-103. Nostra traduzione. Il grafico proposto una rielaborazione di quello presentato da questi due Autori. 261 C. Luedemann, 1997 262 T. Schrder, 1996 studia leffetto in un modello Lisrel dello stile di vita New Age e Calvinismo sulla separazione dei rifiuti. 45

260

prodotte dalla socializzazione,

263

di ricerca in ricerca differenti e contraddittorie, su luno o

laltro genere, per la giovane come per la vecchia et, senza considerare pi semplici circostanze, come la diversa struttura delle opportunit, non raro, anche se teoricamente poco interessante.
264

Seguendo questa critica principale, che dovr essere ulteriormente

articolata, presenteremo una breve descrizione dello stato della ricerca in questo specifico settore. A ci seguir un excursus dedicato agli stili di vita, nellottica della spiegazione dellazione pro ambientale, che terminer la pars destruens del capitolo. La pars construens si compone di uno schema teorico di spiegazione, compatibile con la teoria dellazione del capitolo precedente, che completa la connessione disposizioni comportamento e lindicazione di una possibile via teorica di specificazione della stessa in modo da considerare le particolarit della azione di separazione dei rifiuti studiata.

Per leffetto delle diverse esperienze di socializzazione sul comportamento pro ambientale cfr. R. Langenheine e J. Lehmann, 1986. Le lezioni scolastiche su temi ambientali hanno effetti persino negativi sullazione ecologica. 264 Cfr. K. D. Van Liere e R. E. Dunlap, 1980 che offrono una panoramica ampia sugli studi che coinvolgono il rapporto tra variabili strutturali e disposizioni pro ambientali. La contraddittoriet nei risultati connessa al modo sempre differente con il quale si misura la coscienza ecologica o concetti simili. Cfr. K. D. Van Liere e R. E. Dunlap, 1981, i quali mostrano appunto le differenze connesse ad alcune diverse misure di interesse ambientale, anche in relazione a variabili sociodemografiche. 46

263

2.Lo stato della ricerca


La prima constatazione che una analisi dello stato della ricerca suscita quella che non vi alcuna interdipendenza rilevante e stabile tra le variabili considerate. Nichts hngt zusammen scrivono infatti Gerhard de Haan e Udo Kuckartz al termine della loro meta analisi, che considera 350 ricerche empiriche in lingua tedesca volte alla spiegazione di comportamenti ambientalmente sostenibili. Dieci anni prima J. M. Hines, H. R. Hungerford, A. N. Tomera265 giungevano alle medesime conclusioni dopo la rilettura di 128 studi americani. Il numero dei contributi considerati indica linteresse che tali temi hanno suscitato nella comunit scientifica, pur essendo esso da ritenere, relativamente ad altri ambiti di maggiore tradizione, non eccezionale266.
Tabella 2.1 Determinanti del comportamento pro ambientale

Variabile indipendente
Disponibilit allazione Attribuzioni del controllo Disposizioni Responsabilit personale Sapere ambientale Scolarit Reddito Orientamento economico Et Genere (F)

medio .49 .36 .34 .32 .29 .18 .16 .16 -.15 .08

Varianza spiegata 24% 13% 12% 10% 8% 3% 2,6% 2,6% 2,2% 0,06%

.13 .12 .22 .12 .19 .12 .08 .11 .20 .08

N 6 14 51 6 17 11 10 6 10 4

Note: il coefficiente di correlazione lineare di K. Pearson. La varianza spiegata il quadrato di medio. N il numero delle ricerche analizzate includente la specifica variabile indipendente. Le medie e le conseguenze deviazioni standard () sono calcolate su questa base. La somma degli N maggiore del numero di studi analizzati poich diversi di questi consideravano pi variabili esplicative. Fonte: G. de Haan e U. Kuckartz, 1997, p. 105.

265 266

J. M. Hines et al.,1987. Cfr. G. de Haan e U. Kuckartz, 1997, pp. 40-46. 47

I coefficienti di correlazione lineare, e di conseguenza le percentuali di varianza spiegata, tra il comportamento ambientale verbalmente espresso e alcune variabili di tipo sociologico e psicologico sociale, come si pu ricavare dalla Tabella 2.1, sono esigue e per di pi non molto stabili, se si considerano le deviazioni standard delle medie. La relazione pi forte si nota con la variabile disponibilit allazione, cio la dichiarazione di volersi impegnare nei propri comportamenti per la tutela dellambiente; in relazione a come stata rilevata essa appare tuttavia persino debole e poco interessante. Lattribuzione del controllo267, cio la credenza di poter controllare o meno lo svolgersi degli eventi, le disposizioni pro ambientali, il sentimento di avere una responsabilit personale per i problemi ecologici ed il sapere ambientale correlano mediamente intorno al valore .30. Le variabili sociostrutturali hanno tutte relazioni deboli ed instabili su cui non quindi possibile fare alcun tipo di affidamento. Pur potendo contribuire ad una spiegazione del comportamento queste variabili indipendenti non sono di per se stesse molto utili: ognuna rimanda a teorie eterogenee non inserite in un quadro unitario, che quindi non possono nemmeno sostenere in modo convincente delle correlazioni empiriche che in quanto tali non provano nulla, al di l della loro effettiva consistenza e stabilit. Accade qualcosa di paradossale: nel momento in cui ci si limita ai requisiti minimali della spiegazione statistica (la covariazione e lindicazione della direzione del rapporto) proprio questi vengono a cadere o si riducono a poca cosa. A meno che non ci si ritenga soddisfatti delle spiegazioni fornite da modelli di equazioni strutturali contenenti molteplici e tra loro diversissime variabili, dai quali lunica conclusione legittima che si pu ricavare quella che tutto dipende da tutto, il che non differisce molto dalla precedente affermazione che nulla dipende da qualcosa. Ingo Balderjahn268 sviluppa con grande accuratezza un modello Lisrel con 51 variabili manifeste e 17 latenti per spiegare il comportamento di consumo ambientalmente corretto, giungendo a risultati non superiori al 20% di varianza spiegata: la complessit statistica non pu in definitiva sostituire una coerente teoria dellazione. Unulteriore meta analisi, specificatamente rivolta al rapporto tra disposizioni e comportamento ma estesa a numerosi ambiti di azione, di Bernd Six e Thomas Eckes,269 giunge a risultati analogamente insufficienti. Nei 501 studi considerati, in buona parte (80%) statunitensi, i contributi in campo ecologico si contraddistinguono per correlazioni tra le pi basse. Questi risultati, integrati da riscontri obiettivi del comportamento dei soggetti,270 come le quantit di rifiuti domestici prodotti, luso dei mezzi pubblici in alternativa allauto privata, il consumo energetico, che pur non interessandoci direttamente possono servire da ulteriore

Per le dimensione dellattribuzione del controllo sul azioni ed eventi cfr. W. Herkner, 1991, p. 292. I. Balderjahn, 1986 269 Cfr. B. Six, 1992 e T. Eckes, B. Six, 1994. In T. Eckes, B. Six, 1996 gli stessi due autori smentiscono la debolezza della relazione disposizioni comportamento proprio alla luce della Theory of Reasoned Action (TORA) e della Theory of Planned Behavior (TOPB) di I. Ajzen e M. Fishbein., come si vedr pi avanti. 270 Per la Germania cfr. G. de Haan e U. Kuckartz, 1997, p. 100. 48
268

267

riprova, mostrano che, a fronte di una comunicazione ecologica costante ed a livelli di coscienza ambientale, di informazione, di percezione del rischio, di sacralizzazione della natura relativamente elevati,271 si hanno comportamenti verbalizzati ed effettivi piuttosto scadenti. Tutto ci che lambientalmente corretto prescrive non sembra avere avuto effetti positivi. Questo dato di fatto, che non pare possibile, allo stato attuale delle conoscenze, confutare, tuttavia passibile di diverse interpretazioni, anche nella prospettiva di critica dellideologia dellambientalmente corretto. In primo luogo si pu affermare che esso mostra empiricamente la considerazione luhmanniana che la comunicazione ecologica generi troppo poca risonanza allinterno dei sistemi sociali ed, indirettamente dato lo scarso effetto del sapere ambientale, la tesi della intrasparenza della societ altamente differenziata. Tra disposizioni e comportamento non c grande relazione per cui inutile, se non dannoso, continuare a comunicare sullambiente al fine di produrre quei valori, o quei complessivi stili di vita, o specifiche disposizioni, che si considerano corrette. Ci vero ma non una critica radicale del programma di ricerca disposizioni comportamento: accettare questa conclusione implica infatti considerare veri i (non) risultati che esso produce. Le ricerche basate su questa relazione non specifica non sono in gradi di dimostrare che effettivamente nulla dipende da qualcosa o tutto sia in relazione con tutto. Vi sono probabilmente motivi ragionevoli per cui si agisce in un determinato modo, che sono in qualche misura indipendenti dalle concezioni valoriali generali. La critica principale deve essere quindi metodologica, anche solo per coerenza con il contesto empirico di discussione in cui ci collochiamo, al quale si limita la validit dei dati raccolti. Essa si concentra su due questioni: rilevanza teorica delle variabili e specificazione. Non ha senso introdurre concetti esplicativi senza una riflessione teorica precedente come non si pu immaginare che costrutti molto generali possano spiegare adeguatamente decisioni particolari. Entrambe le questioni hanno, pur secondariamente, essendo di per s metodologiche, conseguenze nella critica dellideologia ambientalmente corretta. Molte delle relazioni che essa postula, ad esempio tra la fine di un sistema valoriale antropocentrico e la salvezza del pianeta,272 godono proprio in forza di questa genericit, di una legittimazione che in realt nulla di empiricamente valido ancora supporta. Lasciare il discorso ambientale ad un livello cos astratto, oltre ad essere unoffesa alla ricerca empirica, un aspetto di quel fare i conti senza le caratteristiche della societ contemporanea, stigmatizzato da Luhmann. Del resto il modo con cui linsuccesso di questo programma di ricerca viene valutato conferma questa impressione. Il grosso divario tra discorso e comportamenti pro ambientali pu essere infatti percepito come conferma dellutilit di questa opera di demodalizzazione: la

Cfr. G. de Haan e U. Kuckartz, p. 63-85. Unampia panoramica, con particolare riguardo allItalia, si trova in G. Guidorossi, 1998. Alcuni aspetti particolari in L. Struffi, 1992; specificatamente per la provincia di Trento cfr. L. Struffi, 1997. 272 Cfr. S. Summerer, 1990. 49

271

coscienza ambientale, si argomenta, non ha avuto modo, dopo alcune decine di anni, di affermarsi compiutamente per varie ragioni, ma essa gi opera con fantastici effetti nella vita di alcuni sublimi maestri perfetti,273 gli attori ecologicamente corretti. Diffondendo i valori e gli stili di vita di costoro raggiungeremo lagognato traguardo di una societ sostenibile. Cos scrive ad esempio Guenther Warsewa274 nel suo contributo sul rapporto tra stili di vita ed ecologia, ricalcando un noto schema gnostico (illuminati vs. ignoranti) fonte di ogni moralismo. Tutto ci rende impraticabile, anche solo per ragioni puramente dialettiche, accettare questa incongruenza come reale: significherebbe confermare il bisogno di ulteriori azioni di coscientizzazione ecologica, come, con espressione terribile, talvolta si dice. Cercheremo quindi, dopo lexcursus sui stili di vita, rispondendo alla critica principale che lo stato della ricerca ha suscitato, di mostrare lutilit, allinterno della teoria dellazione gi definita ed a condizione di alcune specificazioni e limitazioni, della relazione disposizioni comportamento, integrata di alcune altre variabili esplicative. In questa direzione, di critica di quella semplice idea illuministica, e di produzione di migliori spiegazioni tramite indagini orientate teoricamente, possono essere citati alcuni contributi, a titolo introduttivo. Linda Derksen e John Gartrell,275 per esempio, hanno mostrato empiricamente limportanza del contesto per la scelta di raccolta differenziata, accanto a quella delle disposizioni pro ambientali; Rosemarie Mielke276, sulla base di un campione di studenti universitari, ha mostrato limportanza, per la spiegazione dello stesso comportamento, della norma sociale (familiare o del gruppo dei pari) moderata dal grado in cui la disposizione specifica accessibile al soggetto agente,277 mentre Ren L. Frey278 analizza dettagliatamente le strategie e gli strumenti per la protezione dellambiente, (quelli di tipo volontaristico, giuridicopolizieschi, di pianificazione pubblica, di mercato) concludendo, in modo che potr apparire persino banale, che necessario un mix di interventi, senza escludere quelli di mercato, come spesso con sufficienza accade. Sia dal punto di vista metodologico che applicativo linsistenza su di una nuova coscienza ecologica, sulle relative disposizioni pro ambientali, su nuovi valori e nuovi stili di vita risponde pi allideologia dellambientalmente corretto che ad un miglioramento del rapporto uomo natura e della spiegazione di esso.

Gli attivisti di Greenpeace, lorganizzazione ambientalista pi ricca di successi del mondo, come si autodefinisce, sono tipici esempi di attori ecologicamente corretti. I loro frequenti macroscopici errori di valutazione non scalfiscono minimamente la legittimit sociale di cui le loro azioni di disturbo godono, come il caso Brent Spar ha insegnato. Cfr. M. Tarchi, Quando Greenpeace sbaglia i conti, in La Repubblica, 7.9.1995 e M. Blondet, Greenpeace, il gioco e la candela, in Avvenire 28.6.1995 p. 21.. Quello che conta infatti solo lazione. Per il significato filosofico di questo atteggiamento attivistico, vero solipsismo applicato, cfr. A. Del Noce, 1990. 274 Cfr. G. Warsewa, 1997. Questo Autore utilizza lespressione correttezza ecologica in modo molto similare al nostro ambientalmente corretto, pur dando ad essa una valenza positiva. 275 L. Derksen e J. Gartrell, 1993. 276 R. Mielke, 1985. 277 Per il concetto di accessibilit della disposizione cfr. R. H. Fazio et al., 1982. 278 R. L. Frey, 1992 50

273

La nostra indagine si basa di conseguenza su di uno schema di spiegazione, proposto da Ajzen, che inserisce la relazione disposizioni comportamento in una cornice teorica coerente, separandola al contempo dal discorso ambientale moralizzato, che pure la pervade.

3. Stili di vita ed azione proambientale


In questo excursus ci occuperemo di stili di vita quali presunti determinanti del comportamento ambientale, escludendo dal nostro interesse lampia discussione teorica, metodologica e statistica che questo ambito della ricerca continua a suscitare. La discussione verter su di una ambiguit connessa con luso di stili di vita nella spiegazione del comportamento pro ambientale pi che sulla meta - analisi di specifiche ricerche, che su questo argomento sono quanto mai rare.279 Il concetto di stile di vita, od altri similari come stato di vita, milieu, modo di vita, utilizzati solitamente con scarsa coerenza semantica,280 si afferma nel dibattito sociologico in sostituzione a quello di classe e ceto nel tentativo di descrivere la struttura sociale delle societ altamente differenziate dove tutto appare essere diventato sdrucciolevole tanto che non si pu pi individuare una chiara struttura, come nel lontano 1949 scriveva T. Geiger,281 estendendosi poi ad altri ambiti di studio, in particolare alla sociologia dei consumi, ed anche alla questione ambientale. Pi recentemente, riaprendo un dibattito mai del tutto sopito, Ulrich Beck ha descritto questo processo di dissoluzione con il concetto di individualizzazione. In conseguenza del vasto mutamento, intervenuto a partire dal secondo dopoguerra, in ogni ambito della societ, le identit ed i legami di classe vengono sciolti. Contemporaneamente si innesca un processo di individualizzazione e differenziazione di stati e stili di vita, che mette in discussione il modello gerarchico delle classi sociali e dei ceti.282 Gli stili di vita si distinguerebbero infatti da questultimi per il fatto di essere, almeno in parte, costruiti dagli individui stessi, di essere conseguentemente abbastanza numerosi, non gerarchicamente ordinati, pi instabili, meno basati su condizioni oggettive o materiali e pi su aspetti ideali, valoriali, sentimentali, estetici. Sarebbero perci concetti adeguati allalto grado di contingenza che caratterizza le societ altamente differenziate.

E. M. Tacchi, 1996 forma 6 gruppi sociali omogenei che mostrano differenti comportamenti ambientali. Essi non possono essere considerati stili di vita, per come si intende solitamente il concetto. Basti ricordare che lo status socio economico degli intervistati la variabile che nello studio spiega maggiore varianza. Uno studio interessante nellambito del comportamento di risparmio energetico quello di F. Prose e K. Wortmann, 1991. 280 Ne dimostrazione la mutazione semantica che ha subito il concetto di milieu: esso viene oggi usato (cfr. Stefan Hradil, 1987) in senso diametralmente opposto a quello conferito ad esso da alcuni classici della sociologia come Auguste Comte, Hypolite Taine, Emile Durkheim. Come scrive Peter A. Berger, 1995, p. 65: una manifestazione della modernizzazione proprio la liberazione di uomini e donne dal loro milieu di provenienza. 281 T. Geiger, 1949, p.147. Traduzione propria. 282 U. Beck 1986, pp. 121 ss. Traduzione propria. Per una sintetica e chiara descrizione di questo passaggio cfr. M. Diewald, 1990. 51

279

Vi tuttavia una ambiguit di fondo in questo settore di ricerca, rilevante ai nostri fini, che supera e si ripercuote sulla controversia stessa su come essi vadano teoricamente definiti, concettualizzati e operazionalizzati, pur importante se si considera il fatto che quasi ogni indagine sugli stili di vita definisce a propria misura questo costrutto, pi per ragioni di ottimizzazione tecnica dei risultati empirici che per riflessioni teoriche precedenti.283 I metodi statistici utilizzati, principalmente analisi fattoriale e cluster analysis, lasciano del resto ampi spazi di discrezionalit al ricercatore sociale che facilmente sconfinano nel puro arbitrio. Questa stessa ambiguit si pu intravedere nella teoria sociale di Giddens, uno dei tentativi pi seri di ricostruzione del rapporto delluomo con il proprio ambiente, che si avvale del concetto di stili di vita. Scrive Maccarini: La teoria di Giddens284 per come in equilibrio instabile: da un lato sembra che appunto dal livello degli stili di vita e interazione emerga una nuova normativit sociale, con valenza non soltanto locale e subculturale, bens come possibilit di istituzionalizzazione nella societ di nuovi valori, norme, codici simbolici. Questo il senso profondo del concetto di life politics,285 la quale emergerebbe dopo lepoca delle politiche emancipatorie (emancipation politics). Ma dallaltro questa tendenza pare anche pregiudicata gi a priori dalla diagnosi sulla fine della natura.286 La base sociale dei nuovi movimenti rimane, per Giddens, la spinta individualizzante. Su questa base lo stile di vita non solo non potr restituire la natura comera, ci che sarebbe assurdo, ma non sapr farsi progetto sociale che indichi un bene comune a una collettivit di persone. Quindi si pu dire che lidea di fine della natura come analisi della situazione conduce poi a una semantica privatistica della naturalit. Cio, vivere secondo la natura non pu pi in alcun modo esprimere un progetto sociale, ma semmai solo uno stile di vita individuale.287 In breve: chi pone la questione della ricostruzione di un rapporto infranto con la natura in termini di stili di vita individuali deve spiegare da dove verr linnovazione degli stili di vita stessa; deve, inoltre affrontare il problema che se le semantiche individualistiche sembrano essere, da un lato, le pi diffuse onde spiegare lemergere di forme associative di consapevolezza e militanza ecologica, esse, al tempo stesso, appaiono tuttavia funzionali al modello di societ dal quale si vuole uscire, e non a uno ecologico.288 A questi due problemi la ricerca sul rapporto stili di vita e comportamento ambientale non risponde; ci si limita ad individuare alcuni gruppi ambientalmente corretti ed indicare i loro

Cfr. il tentativo monografico di sistematizzazione di Stefania Vergati, 1996, come il dibattito metodologico in G. Colasanti, (a cura di) 1992 ed in E. Amaturo e M. Palumbo, 1990. In ambito tedesco D. Konietzka, 1995, offre una ampia panoramica di come vengano concettualizzati gli stili di vita. 284 Ci riferiamo in modo particolare a A. Giddens, 1990. 285 Essa si caratterizza per la ricerca di libert per e non solo libert da. Questultime caratterizzano invece le politiche emancipatorie della modernit, che hanno prodotto lenorme contingenza in cui si inserisce il discorso sugli stili di vita individuali. Cfr. A. M. Maccarini, 1997. 286 La natura finisce in quanto diventa sempre pi creata dallumano e sempre meno riferimento esterno del suo agire. Cfr. A. Giddens, 1994. 287 A. M. Maccarini, 1997, pp. 58-59 288 A. M. Maccarini, 1997, p. 62. 52

283

valori, disposizioni, comportamenti, come quelli risolutivi della crisi ecologica.289 Linnovazione negli stili di vita dovrebbe venire in ultima analisi dalla buona volont, dalla coscienza ecologica, dalla sensibilit per i problemi ambientali, secondo schemi che ricalcano quelli gi visti, criticati e ritenuti insufficienti nel paragrafo precedente. Oppure si propongono calcoli altamente complessi per far corrispondere ad ogni stile di vita la sua orma ecologica in termini di consumo di energia e quantit di emissioni, in modo da far pagare ad ognuno ci che provoca,290 secondo lo schema delletica della responsabilit. Solo lideologia, tuttavia, potrebbe rendere possibile un tale calcolo come ha gi chiarito in pi occasioni Luhmann.291 Lapproccio degli stili di vita che, al di l della sua capacit descrittiva la quale pu essere utilmente impiegata al fine di indirizzare politiche selettive a gruppi sociali omogenei,292 non ha apportato granch alla spiegazione delle azioni pro ambientali, risente in breve, pur includendo una molteplicit di altri aspetti, dai consumi culturali al modo in cui si arreda la casa,293 delle stesse aporie della relazione disposizione comportamento. Un insieme mal riuscito di volont, tecniche ed ideologia che pu andar bene per ammonire ma non per indicare una soluzione praticabile alla crisi ambientale. Un modo per racchiudere in un bel contenitore quellinsieme di precetti che servono principalmente a gratificare gli specialisti dellambiente. Ma se si tratta di dare a certa gente un senso di, diremmo, virtuosit ecologica, allora basta una qualsiasi percentuale294 di rifiuti separati, o di comportamenti ritenuti ecologicamente corretti. La moralizzazione del discorso ambientale per mezzo del concetto stili di vita non sembra promettere grandi successi: come richiede Roland Bogun serve una teorizzazione pi precisa e complessa. QuestAutore nota: In contrasto con lutilizzazione crescente del concetto di stile di vita anche nella sempre pi affermantesi sociologia ambientale non si pu non notare che la sua connessione con il tema ecologico sino ad ora stata meno oggetto di concettualizzazioni teoriche e analisi empiriche che di appelli morali e politici secondo lo slogan: Noi tutti dobbiamo cambiare il nostro stile di vita.295 Unaffermazione questultima che si deve ancora dimostrare essere vera nella sua esiziale urgenza ed, essa ammessa, richiede tuttavia di essere specificata, chiarendo quali stili di vita in che cosa dovrebbero cambiare, non solo sulla base di cluster analysis alle quali difficilmente si potr conferire un qualche valore prescrittivo.

Cfr. il gi citato G. Warsewa, 1997, K. Gillwald, 1995. Salvo poi accorgersi che lo stile di vita pi virtuoso non quello degli ideologi della natura ma probabilmente quello della anziana vedova che vive con la pensione sociale minima in modo forse ancora premoderno, come osservano G. de Haan e U. Kuckartz, 1997, p. 232. 290 Cfr. Fritz Reusswig, 1994. 291 Cfr. N. Luhmann, 1989, 1995, 1996. La manipolazione del concetto di rischio, fondamentale per qualunque fantomatica etica della responsabilit, ben illustrata in F. Mayninger, 1994. 292 Cfr. E. M. Tacchi, 1996 e Konrad Goetz, in Frankfurter Allgemeine Zeitung, 22 Mai 1997, p. 12, Welche Kluft?. 293 Per una analisi degli aspetti inclusi negli stili di vita cfr. A. Spellerberg, 1993, p. 6. 294 B. Commoner, 1990, p.176. 295 Cfr. R. Bogun, 1997, pp. 211-212. 53

289

Intanto, per citare un esempio contrario, Barry Commoner, non di questo parere. Egli osserva infatti: In realt, molti se non tutti questi cambiamenti, che hanno ingigantito il flusso dei rifiuti, anche se spesso concepiti per soddisfare una richiesta del consumatore, reale, o immaginata, o guidata dalla pubblicit, sono come linquinamento in generale, frutto di decisioni dei produttori.296 Pertanto la soluzione radicale della crisi ambientale, ben distinta dalla semplice limitazione dei suoi effetti, sostanzialmente un problema politico perch richiede linstaurazione di un controllo e di una partecipazione pubblica a decisioni che oggi sono prese esclusivamente da privati.297 Nonostante la mentalit comune la sostenga, come anche i nostri dati mostrano, la semplice connessione tra mutamento di stili di vita e soluzione dei problemi ambientali molto discutibile.298 Nelle due indagini empiriche effettuate a Lipsia e Trento sono stati rilevati, in forma ridotta, alcuni stili di vita, privilegiando tre dimensioni, riprese dalla operazionalizzazione di Annette Spellerberg.299 Questa Autrice distingue tre componenti del costrutto stili di vita: quella valutativa, quella espressiva e quella interattiva, ad ognuna delle quali corrispondevano alcune batterie di domande. Nel questionario di Lipsia stata inserita, lievemente modificata, la lista di items a proposito degli obiettivi di vita e degli orientamenti di valore,300 che rappresentano la prima dimensione ed una batteria di domande sulle attivit del tempo libero,301 rappresentante solo in parte la componente interattiva degli stili di vita. Questultima batteria, per ragioni di eccessiva lunghezza, compare pi che dimezzata nel questionario di Trento, che per il resto si presenta uguale, salvo lievi modifiche lessicali dovute alla traduzione in italiano.302 Queste domande, oltre a soddisfare un interesse per la descrizione non meramente sociostrutturale del campione, con speciale riguardo ai suoi orientamenti di valore, sono state inserite allo scopo di provare la relazione esistente tra stili di vita e comportamento pro ambientale che, per quanto detto, dovrebbe essere molto debole. Ci costituisce unicamente un giudizio su questa relazione, a nostro parere ideologica, e non sugli stili di vita, ed in particolare sui valori osservati, come vorrebbe invece implicitamente sostenere lideologia ambientalmente corretta.

B. Commoner, 1990, p. 190 B. Commoner, 1990, p. 211. 298 Per una proposta soluzione globale al problema ambientale che combina innovazioni tecniche ad appelli etici, rivolti in prevalenza al sistema produttivo e politico, cfr. Gunter Pauli, 1997. Laspetto pi interessante di questa analisi il fatto che Pauli esige una riflessione etica adeguata per valutare le nuove proposte di produzione ecologica, alcune delle quali da lui stesso elaborate, e non per motivare genericamente una qualche azione ambientalmente corretta. 299 A. Spellerberg, 1993. Gli strumenti di misurazione sono stati utilizzati nella sesta rilevazione (1993), su tutto il territorio della Germania, della Wohlfahrtssurvey, un grande progetto di ricerca sulle condizioni di vita dei cittadini tedeschi. 300 Nel questionario di Lipsia rispettivamente v39 v40, a Trento v30 v32. Lo strumento multidimensionale di misurazione dei valori, al quale dedicheremo pi avanti alcune considerazioni tratto da G. Maag, 1989. 301 Nel questionario di Lipsia v42, in quello di Trento v31. 302 Entrambi i questionari sono riportati in Appendice 1. 54
297

296

4. La teoria del comportamento pianificato


La teoria del comportamento pianificato (Theory of Planned Behavior, in breve TOPB) nasce come sviluppo ed integrazione, ad opera di Ajzen303 della teoria dellazione ragionata (Theory of Reasoned Action in breve TORA) sviluppata dallo stesso Autore in collaborazione con Fishbein.304 Essa scaturisce allinterno di un lungo dibattito tra psicologi sociali, con forti ripercussioni anche allinterno della sociologia, come abbiamo visto nel caso ambientale, sullutilit delle disposizioni nella spiegazione dei comportamenti. E questa la stessa questione che nel primo capitolo avevamo introdotto interrogandoci sulla possibilit di esistenza dello schema R o di valide ipotesi sostitutive. Oggetto del contendere era la domanda se una spiegazione razionale potesse motivare, in base ad un assunto generale di razionalit dei soggetti o a leggi psicologiche universali, il verificarsi stesso dellazione e non semplicemente una proposizione su di essa. La risposta fu negativa, ritenendo infatti che nessuna scienza umana fosse allo stato attuale in grado di indicare delle caratteristiche o disposizioni di un attore A che consentano di spiegare causalmente una sua azione F in una data situazione S. A ci si aggiungono problemi logici sulla spiegazione causale di azioni umane. Per la scarsa importanza che si attribuisce a queste questioni, il postulato di impossibilit solitamente ignorato: lo schema esplicativo costituito dalla TOPB stato ideato ed normalmente considerato quale valida spiegazione causale. Coerentemente con quanto gi affermato noi consideriamo invece la TOPB una concettualizzazione dellexplanans di una spiegazione razionale (i motivi) piuttosto che un insieme abbastanza completo di ipotesi capaci di sostituire lo schema R. Il nostro obiettivo infatti primariamente quello di fornire una spiegazione razionale delle azioni considerate e solo su questa base altre spiegazioni di tipo probabilistico su comportamenti futuri. Questo differenza ci pone in una situazione scomoda di fronte a tutta la letteratura sullargomento che utilizza una terminologia causale nel denominare le componenti della TOPB. Per semplicit anche noi useremo talvolta, per qualificare i componenti della TOPB, lo stesso linguaggio, pur non accettandone affatto i presupposti. Per questa ragione abbiamo inserito questo breve excursus che ora chiudiamo. La discussione sul rapporto disposizioni comportamento ha attraversato, secondo la schematizzazione di Luedemann,305 quattro fasi. La prima di queste, denominata, con Six,306 il periodo dei raccoglitori e cacciatori di correlazioni, si conclude con un bilancio negativo, in termini simili a quelli sopra descritti per la ricerca in campo ambientale: niente sembra dipendere da qualcosa. La seconda fase si caratterizza per la ricerca di variabili moderanti di vario tipo (sociodemografiche, tratti di personalit, caratteristiche della situazione) che si

303 304

Cfr. I. Ajzen, 1988, 1991. Cfr. M. Fishbein e I. Ajzen, 1975, I. Ajzen e M. Fishbein, 1977, 1980. 305 Cfr. Luedemann, 1997, pp. 35-41. 306 Cfr. B. Six, 1992. 55

suppone intervengano nella relazione, sino a quel momento rivelatasi debole, tra disposizioni e comportamento. Tale ampliamento di paradigma307 ha portato a risultati relativamente migliori, come ammette lo stesso Ajzen,308 ma non pu rappresentare una via risolutiva: manca infatti ancora un quadro di riferimento globale in qui inserire le molteplici variabili intervenienti che di volta in volta dimostrino di sortire effetti significativi. Il gi citato modello causale di Balderjahn, come del resto quelli sviluppati da Andreas Grob309 o Dieter Urban,310 sono esempi molto chiari di questa tendenza nellambito ambientale. Non si tratta solamente di una questione di parsimonia nella spiegazione, ma piuttosto, primariamente, di coerenza teorica. Queste due fasi si contraddistinguono per il fatto di concepire il costrutto disposizione in modo multidimensionale (prevalentemente si individuano tre componenti: quella cognitiva, quella affettiva e quella conativa311) e generico. La multidimensionalit del costrutto crea in primo luogo difficolt di rilevazione, in quanto quasi inevitabilmente le diverse definizioni operative privilegiano una dimensione (soprattutto quella affettiva) rispetto alle altre, in secondo luogo non ha trovato conferme empiriche. Come illustra Ajzen,312 nelle ricerche in cui tutte e tre le dimensioni sono state rilevate congiuntamente, esse si sono rilevate tra loro ampiamente indipendenti negando sostegno empirico alla tesi della tridimensionalit del costrutto.313 La genericit delloggetto a cui le disposizioni si riferiscono crea, inoltre, evidenti incongruenze, in particolar modo in sede esplicativa delle azioni a riguardo dello stesso. Da una atteggiamento genericamente positivo verso lambiente si pretende di spiegare lazione specifica di separazione dei rifiuti, con i risultati deludenti gi visti. Nella terza e quarta fase di questo paradigma di ricerca, sulla base del consistente materiale empirico raccolto nel corso di alcuni decenni, si procede ad una riformulazione teoricamente guidata della relazione disposizioni comportamento: il contributo pi interessante ai nostri fini rappresentato dalla gi citata TORA, e successivamente dalla TOPB. Entrambe queste due teorie si contraddistinguono per lassunzione del principio di compatibilit.314 Quanto pi lexplanans e lexplanandum, nel nostro caso la disposizione ed il comportamento, sono tra loro compatibili, cio corrispondono nel grado di specificazione temporale, del contesto, delloggetto e delle eventuali persone a cui si rivolgono, tanto pi il primo sar in grado di prevedere il secondo, o, questo verificatosi, spiegarlo. Quanto pi lexplanandum delimitato ad un contesto, tanto pi le disposizioni esplicative dovranno essere specifiche.

C. Luedemann utilizza il termine paradigma di ricerca per indicare tutto quellinsieme di ricerche basate sul rapporto disposizioni comportamento. 308 Cfr. I. Ajzen, 1988, pp. 63-91. 309 A. Grob, 1991. 310 D. Urban, 1986. 311 Cfr. D. Katz e E. Stotland, 1959, citato in I. Ajzen, 1988. 312 I. Ajzen, 1988, pp. 19-24. 313 R. P. Bagozzi, 1992, sostiene lopposta tesi basandosi sui risultati ottenuti in R. P. Bagozzi e P. R. Warshaw, 1990. Accettiamo comunque le conclusioni di I. Ajzen, 1988. 314 I. Ajzen, 1988, pp. 92-111. 56

307

Nella TOPB lo stato di cose da spiegare un comportamento sotto controllo della volont, completo o parziale:315 le azioni, per come le abbiamo definite nel primo capitolo, sono un sottoinsieme di questo tipo di comportamenti. Noi abbiamo considerato nelle due indagini empiriche effettuate una specifica modalit di azione, che deve essere innanzitutto distinta sia da categorie di comportamento che da risultati del comportamento. Lagire pro ambientale, oggetto di molti studi in modo indifferenziato, in realt una categoria che comprende una molteplicit, nemmeno sempre ben definibile, di azioni: Balderjahn316 distingue cinque categorie e 55 sottocategorie, senza che si possa considerare il suo un elenco completo. Alla stessa richiesta di maggiore differenziazione317 erano del resto giunti in modo analogo sia Kent Van Liere e Riley Dunlap,318 che de Haan e Kuckhartz319 al termine delle rispettive meta - analisi di ricerche ambientali, che Andreas Dieckmann,320 professore di sociologia alluniversit di Berna, che ha diretto nel 1994 un vasto progetto di ricerca ambientale nella Confederazione Elvetica. La TOPB non intende nemmeno spiegare direttamente i risultati dellazione, che possono dipendere da fattori sia interni che esterni che essa non prende in considerazione e spesso non sono a disposizione di chi indaga sul comportamento in questione. La modalit di azione da noi studiata pertanto la scelta di buttare i propri rifiuti nel bidone comune dellimmondizia o nei contenitori predisposti per la raccolta differenziata, per come stata verbalizzata dagli intervistati.321 Anche se essa non una modalit di azione totalmente specifica, in quanto comprende come oggetto un insieme di rifiuti, distinti tra normali (carta, vetro, plastica, scatolame, alluminio, resti biologici322) e speciali (batterie scariche, medicine, prodotti tessili), sembra tuttavia collocarsi ad un livello di generalit sufficientemente basso. Secondo Ajzen il migliore predittore del comportamento lintenzione. Se si vuole sapere, che cosa qualcuno far, la cosa migliore chiedere a lui che cosa ha intenzione di fare"323. Anche per le intenzioni vale il criterio di compatibilit: pi esse saranno compatibili con il comportamento inteso, maggiore sar la loro capacit esplicativa. Ajzen considera il rapporto tra comportamento ed intenzione diretto e totalmente determinato: solo il verificarsi di eventi fuori del controllo del soggetto agente potr provocare la circostanza che una intenzione non conduca al comportamento inteso. La discussione su questo presupposto di controllo

La questione se una azione possa essere controllata dalla volont solo parzialmente dibattuta nella filosofia dellazione. Cfr. R. P. Bagozzi, 1992. La distinzione tra azione e risultati dellazione risolve in gran parte questo problema. 316 Cfr. I. Balderjahn, 1986. 317 M. A. Reams et al, 1996, mostrano che non vi una grande relazione nemmeno tra la raccolta differenziata dei rifiuti e la quantit di immondizie abbandonate sulle strade (litter). La differenziazione necessaria anche a livelli cos specifici. 318 K. D. Van Liere e R. E. Dunlap, 1980, pp. 193-194. 319 Cfr. G. de Haan e U. Kuckartz, 1997. 320 Cfr. A. Diekmann, 1994 321 Non abbiamo infatti osservato le azioni degli intervistati, ma ci siamo accontentati delle affermazioni su di esse dei soggetti stessi. E questa una aporia non eliminabile con i metodi di rilevazione usati. 322 I rifiuti organici, come vedremo sotto, sono classificati come normali a Lipsia e speciali a Trento. 323 W. Herkner, 1991, S. 216. 57

315

volizionale completo indurr lAutore a rivedere la sua Theory of Reasoned Action, inserendo una nuova variabile esogena, il controllo soggettivamente percepito del comportamento, in quella che sar poi denominata Theory of Planned Behavior, che non susciter tuttavia meno dubbi, rivelando lambiguit insita in questo assunto di effetto totale tra intenzione ed azione. Le intenzioni dipendono da due cause immediate: dalla disposizione e dalla norma soggettiva sul comportamento. La norma soggettiva la pressione sociale percepita dallattore.324 Essa costituita da due componenti: le aspettative di altri significativi sul comportamento dellio agente e la motivazione, o pi specificatamente linteresse, dellattore a soddisfare queste attese. E questo laspetto sociale della azione, come gi era stato analizzato nel capitolo precedente con laiuto di Popitz. La specifica disposizione sul comportamento concepita come la somma dei prodotti del valore delle conseguenze percepite dellazione per la probabilit soggettiva del loro verificarsi. Questa determinante rappresenta laspetto di valutazione razionale: con lazione si provocano delle conseguenze in base alle quali lattore forma su di essa un giudizio. A queste si
325

aggiunge

successivamente

una

terza

componente,

il

controllo

del

comportamento,

che pu essere allo stesso modo concepita come la somma dei prodotti del

valore dei fattori impedenti o facilitanti per la probabilit del loro verificarsi. Ajzen introduce questa nuova determinante in risposta alle critiche sollevate da Allen E. Liska ed altri,326 ed a quelle pi generali rivolte alla spiegazione intenzionale da Raimo Tuomela.327 Il soggetto che ha intenzione di mettere in atto un comportamento pu trovarsi nella condizione di non poterlo fare in quanto fattori interni soggettivi (informazioni e capacit richieste per il comportamento, debolezza di volont, sentimenti, attribuzione del controllo sfavorevole) come fattori esterni oggettivi (tempo, mezzi, occasioni, dipendenza da altre persone) glielo rendono impossibile. Inserendo questi fattori nello schema di spiegazione si otterrebbero risultati migliori, come di fatto avvenuto.328 Questa variabile, tuttavia, non ha mancato di sollevare discussioni, pur non rappresentando nulla di nuovo nellambito della psicologia sociale. Il concetto del controllo del comportamento, o equivalenti funzionali come la richiesta di condizioni normali del mondo di Tuomela329, infatti molto simile a quello dellaspettativa di efficienza di Albert Bandura330 o a quello delle risorse dello stesso Liska o del controllo dellazione di Julius Kuhl.331 Ajzen prevede infatti, dimostrando ancora una volta di confondere spiegazioni causali con intenzionali e razionali, che il controllo del comportamento

W. Herkner, 1991, S. 217. Useremo per brevit questa espressione anzich quella pi corretta ma lunga controllo del comportamento soggettivamente percepito. 326 A. E. Liska, 1984 , A. E. Liska et al., 1984 come il gi citato R. P. Bagozzi, 1999, 1992. Cfr. per una panoramica generale W. Herkner, 1991, pp. 211-223 e C. Luedemann, 1997 che utilizzeremo direttamente. 327 R. Tuomela, 1978. 328 Cfr. I. Ajzen, 1987. 329 R. Tuomela 1978 ed anche il gi citato C. Taylor, 1966. 330 A. Bandura, 1977, citato in W. Herkner, 1991. 331 J. Kuhl, 1983, citato in W. Herkner, 1991. 58
325

324

abbia sia un effetto sullintenzione che sullazione. Due esempi chiariranno queste due relazioni postulate. Il soggetto che vuole depositare le batterie scariche negli appositi contenitori pu non trovarli o pu essere investito da unautomobile. Il fatto di sapere dove sono collocati i bidoni per la raccolta differenziata delle pile scariche pu facilitare la formazione dellintenzione allazione specifica. In questo secondo caso si parla, con linguaggio economico, di restrizioni od opportunit: esse definiscono lo spazio di possibilit dellazione. Questi due effetti, entrambi considerati nella TOPB, sono per di natura ben diversa. Il primo, provocato da elementi che si assume siano esterni allintenzione, causale: il fatto che io venga investito da unautomobile spiega, anche se non analiticamente, che i miei rifiuti siano sparsi sulla strada e non nel rispettivo bidone. La scomparsa del cestino per la raccolta delle pile scariche ha la stessa capacit esplicativa limitata per ad una sola azione: alloccasione successiva questo fatto rientrer tra le restrizioni ( difficile trovare il luogo dove depositare i rifiuti) o tra le conseguenze (la scelta di separare implica una lunga e faticosa ricerca). Tutti questi elementi, pur potendo aiutarci a comprendere in modo causale alcuni singoli eventi, per il loro carattere di accidentalit non possono essere considerati nella nostra spiegazione di azioni. Il secondo effetto invece una parte, al pari delle disposizioni e della norma soggettiva, della spiegazione razionale della separazione dei rifiuti. Devono tuttavia essere esclusi dalla variabile controllo del comportamento componenti come la debolezza di volont o lattribuzione del controllo che influiscono sulla traduzione dellintenzione in azione che non oggetto di una spiegazione razionale dellazione. Queste possono invece essere utilizzate per migliorare la previsione di azioni future in quelle spiegazioni che sono dette probabilistiche. In figura 1.1 riportato lo schema grafico della TOPB. La relazione appena discussa stata per il momento inclusa, nel prossimo capitolo sar sottoposta a verifica empirica.

Figura 2.1 Grafico della teoria del comportamento pianificato

Utile netto

Disposizione

Norma sociale

Norma soggettiva

Intenzione

Azione

Restrizioni

Controllo

Fonte: nostra elaborazione.

59

Il modello TOPB corrisponde inoltre alla seguente equazione: RI+(CS)= =[(D)+(NS)+(CS)]+(CS)=[a(bidi)+b(pini)+c(qici)]+( qici)332 Applicazioni di questa teoria in diversi ambiti di comportamento hanno dato risultati confortanti333 come pure hanno fatto emergere ulteriori controversie, delle quali riportiamo quelle rilevanti per il nostro studio, secondo la classificazione di Luedemann334. In primo luogo la misura dellintenzione problematica: alcuni utilizzano una scala di intensit chiedendo agli intervistati con quale forza essi intendano lazione in esame, altri invece rilevano la probabilit soggettiva del verificarsi del comportamento. Questa seconda misura ragionevole solo nel caso di azioni controllate volitivamente, per le quali si pu affermare che probabilit soggettiva e intenzione corrispondano logicamente, pur rimanendo questo un modo contorto per rilevare questultime. Per la separazione dei rifiuti questa condizione pu essere accettata. Altra questione discussa lindipendenza delle variabili norma sociale e utile netto. Le manifestazioni di approvazione e disapprovazione attese dalle persone rilevanti sono conseguenze della scelta di una modalit di azione: rilevando entrambe le variabili si rischia di contare due volte la stessa circostanza. Di conseguenza norma sociale e utile netto non sarebbero indipendenti e creerebbero problemi di multicollinearit335 alla spiegazione dellazione. Il problema pu essere facilmente risolto escludendo dal novero delle conseguenze quelle in stretta relazione con lapprovazione o la disapprovazione di altri significativi. La misura della norma sociale solleva altri problemi: Ajzen e Fishbein336 sostengono, contraddicendo il loro stesso principio di compatibilit, che la motivazione ad agire in conformit alle aspettative di altri rilevanti deve essere rilevata a livello generale, indipendentemente dal contesto dellazione. Questa motivazione per loro un tratto di personalit relativamente costante; noi, al contrario, ne diamo uninterpretazione utilitaristica, postulando quindi una dipendenza con il tipo di azione in questione: il soggetto motivato a soddisfare le attese altrui nella misura in cui ci corrisponde, in quello specifico contesto, ai suoi interessi, ampiamente intesi. Se le attese altrui esprimono norme sociali condivise converr nella maggior parte dei casi attenervisi, senza che si possa dire che i soggetti siano caratterialmente dei conformisti.

Dove, R la modalit dazione mostrata, I lintenzione, D la disposizione sul comportamento, NS la norma sociale, i quattro sono i coefficienti strutturali, di il valore della conseguenza i, bi la probabilit soggettiva della conseguenza i, ni laspettativa della persona rilevante i e pi la motivazione a soddisfare questa aspettativa; ci il valore del fattore impedente o facilitante e qi la probabilit del suo verificarsi. I coefficienti a, b, c sono inseriti per coerenza con la rappresentazione grafica pseudo causale. Non tuttavia, come pi avanti argomenteremo, un modello causale, per questo mancano gli errori sulle variabili endogene e le correlazioni tra variabili esogene. 333 Cfr. I. Ajzen 1991 e le meta analisi di B. Sheppard et al., 1988 e B. Van der Putte, 1993. 334 Cfr. C. Luedemann, 1997, pp. 47-57. 335 Per la definizione di multicollinearit e problemi connessi cfr. K. Backhaus, 1994, p. 33 ss.. 336 I. Ajzen e M. Fishbein, 1980. 60

332

Un problema di maggiore rilevanza quello invece del livello di misurazione delle variabili rilevate.337 Loperazione, consueta nei modelli di spiegazione razionale, di moltiplicare tra loro i valori delle variabili (ad esempio probabilit e valore delle conseguenze) richiede, come ha mostrato B. Orth,338 un livello di misurazione cardinale per i fattori del prodotto, che le nostre definizioni operative non garantiscono, oltre ad altre caratteristiche. Le variabili utilizzate sono infatti almeno ordinali ed al pi ad intervalli. Lo stesso Orth ha proposto di sommare ai due termini del prodotto due diverse costanti empiricamente determinate con una analisi di regressione. Queste costanti corrispondono, con buona approssimazione, allopposto del valore medio della scala di risposta utilizzata.339 Lo svantaggio di questa semplice procedura quello di rendere i valori difficilmente interpretabili, a differenza di quelli prodotti con i dati grezzi. Questo un prezzo eccessivo rispetto al modesto vantaggio conseguito.340 Loperazione permette infatti di calcolare somme di prodotti con valori scalati ad intervalli, anzich cardinali: ma alle variabili come le nostre, misurate con uno strumento derivato dal differenziale semantico,341 si assegna tale livello di misurazione pi per
342

convenzione

che

per

soddisfacimento delle condizioni che la teoria di misurazione pone.

Pagheremo un costo che

consideriamo elevato - perch connesso alla comprensione teorica dei risultati - per diminuire in misura non decisiva limprecisione nella misurazione.343 Una altra via per superare questa carenza quella di utilizzare, per sottoporre a test empirico la TOPB, un modello causale Lisrel, che permetterebbe luso di variabili osservate ad intervalli ed anche ordinali,344 per misurare variabili latenti continue. Lo svantaggio di questa soluzione che richiede la rilevazione di indicatori multipli per ogni variabile latente: la spiegazione secondo lo schema SEU (Subjective Expected Utility) di una comportamento che prevede tre alternative dazione con ognuna dieci conseguenze ne richiederebbe, dati due indicatori per ogni variabile, ben 120, come esemplifica C. Luedemann.345 Anche per questa ragione, in letteratura, i test effettuati con modelli Lisrel con variabili latenti della TORA o della TOPB hanno rinunciato alla rilevazione delle probabilit soggettive e al valore delle conseguenze in modo da ridurre il numero di indicatori da osservare.346 In mancanza di valide soluzioni al problema del livello di misurazione delle variabili si cercato, nella definizione operativa, di minimizzare il pi possibile le imprecisioni, aggiungendo

Usiamo per semplicit la terminologia standard, come per esempio riportata in P. Corbetta, 1992. B. Orth, 1987 339 Cfr. P. Dohmen et al., 1986. 340 La rilevanza della differenza tra variabili ad intervalli e cardinali oggetto di discussione. Cfr. la disputa tra A. Marradi e L. Ricolfi in M. Cardano R. Miceli, 1991. 341 Cfr. W. Herkner, 1991, p. 186. 342 In particolare lassioma di rappresentazione e di univocit. Cfr. R. Schnell et al., 1995, pp. 128-135. 343 Il passaggio dal piano dei concetti comparativi (variabili ordinali) a quello dei concetti metrici (variabili ad intervalli e cardinali) molto problematico. Per una trattazione logica di questo cfr. A. Corradini, 1989, pp. 48-58. 344 Cfr. P. Corbetta, 1992, pp. 148-151. 345 C. Luedemann, 1997, p. 53. 346 Cfr. P. M. Bentler e G. Speckart., 1979, 1981 61
338

337

valori alla scala di risposta e facendo riferimento, quando la domanda lo permetteva, a concetti quantitativi.

5. Habitus e razionalit
Nel caso particolare dellazione presa in esame opportuno porsi la domanda sulla necessit di diminuire lastrazione del nostro modello di spiegazione razionale, come suggeriscono Siegwart Lindenberg347 ed Esser348 e come lapproccio individualista alle scienze sociali ampiamente permette. E questo uno degli aspetti pi pregevoli di questultimo, che in questa occasione vale la pena ancora una volta di sottolineare. Al suo interno infatti il barocco349 Becker, che assumendo lesistenza di due sole preferenze350 e ammettendo tre soli presupposti, fornisce una spiegazione almeno interessante di molti comportamenti umani351 e costruisce una teoria della famiglia352 non banale, pu convivere, in modo egregio, come argomenta lo stesso Esser,353 con un autore, classificato tra i sociologi fenomenologi, quale Schtz,354 che impone alle spiegazioni sociologiche tramite tipi ideali355 una serie di postulati (di coerenza logica, di compatibilit, di adeguatezza di senso, di interpretazione soggettiva, ecc.356) che lasciano disperare nella possibilit di comprendere alcunch. Le differenze sostanziali possono essere cio addebitate al diverso grado di astrazione a cui si pongono le rispettive teorie, raggiungendo cos un integrazione di approcci che si distinguono tra loro per linguaggio, oggetto specifico di indagine e soprattutto sostenitori ma esibiscono una concezione della metodologia e della teoria sociale chiaramente parallele.357 Specificando il nostro schema di spiegazione ci ripromettiamo di raggiungere una migliore comprensione dellazione quotidiana di separazione dei rifiuti ed al contempo esemplificare questa affermazione di compatibilit: la concezione schtziana dellagire quotidiano pu essere inserita in una teoria della scelta razionale. I presupposti che vogliamo sottoporre a questa operazione di riavvicinamento alla realt sono quelli che concernono la scelta dei mezzi e dei fini dellazione. Se sino a questo momento abbiamo cercato di comprendere lazione di separazione dei rifiuti immaginando che lattore avesse scelto tra le alternative possibili valutando le conseguenze, e rispettive probabilit di ognuna, a rigore persino per i singoli atti che una azione comportava, al fine di massimizzare lutile, secondo la sua struttura delle

Cfr. S. Lindenberg, 1991. Cfr. H. Esser, 1990, 1991a, 1991b. 349 Secondo lespressione di M. Tietzel, 1988. 350 Precisamente benessere fisico e riconoscimento sociale. 351 G. S. Becker, 1983. 352 G. S. Becker, 1981 e una breve critica in W. Meyer, 1987 353 H. Esser, 1991a, 1991b. 354 Naturalmente si potrebbero citare numerosi passi che smentiscono superficialmente questa tesi. Per esempio in A. Schtz, 1972b, p. 49 questo Autore dichiara che lagire quotidiano non ha niente a che fare con la razionalit n pu essere razionalmente spiegato. 355 Cfr. A. Schtz, 1972a, p. 19 ss.. 356 Cfr. C. Cipolla, 1990. 357 H. Esser, 1991a, p.75. 62
348

347

preferenze, ora introduciamo lesistenza di schemi di semplificazione del processo di valutazione e selezione detti habitus e frames.358 Habiti sono, secondo un tipo di definizione molto comune359 che privilegia il loro aspetto negativo reazioni non riflettute, automatiche, senza un proprio calcolo mezzi-fini360 che intervengono in specifici contesti. In positivo invece, come scrive Charles Camic, il termine di habitus generalmente denomina una tendenza o disposizione, in varia misura auto adempientesi, ad impegnarsi in una modalit di azione previamente acquisita od adottata.361 Il concetto di habitus, presente nelle riflessioni teoriche di classici della sociologia come Weber (agire tradizionale) e Durkheim, venne poi progressivamente abbandonato e screditato, a partire dal secondo decennio del secolo, nel contesto dellaffermazione istituzionale della sociologia come disciplina autonoma, in particolare contrapposizione con il comportamentismo, come documenta ed argomenta lo stesso Camic. I frames sono invece modalit spontanee di interpretazione che indicano quali siano i fini dominanti da perseguire per il soggetto in una data situazione.362 Due esempi chiariranno che cosa si intende con questi concetti: al momento della scelta di buttare la bottiglia di vino vuota nellimmondizia comune o di portarla alla campana del vetro si presenta al soggetto un solo fine dominante, detto appunto frame, per esempio tenere in ordine la casa, e non tanti altri fini che sarebbe parimenti nel suo interesse perseguire con quella azione (una citt pi pulita, una minore tassa sui rifiuti). Solo nella cornice di questo fine egli compir scelte spiegabili razionalmente. Oppure svuotato il barattolo di conserva di pomodoro lattore compie una serie di atti (togliere le etichette cartacee, ripulirlo, riporlo in un sacchetto apposito, portarlo sino alla campana predisposta, inserirlo in essa), che insieme formano un habitus, senza alcuna espressa deliberazione ma semplicemente come risposta consuetudinaria alla situazione in cui si era trovato. Secondo una prima impressione questa strutturazione della situazione di decisione potrebbe sembrare mettere fuori uso tutte le regole della scelta razionale.363 Ma cos non : lagire secondo habitus o laccettare determinati frames implica una previa scelta che pu essere razionalmente compresa. Finch ci sono buono motivi per agire in modo consuetudinario in una data situazione lo si far ripetutamente senza impiegare le proprie facolt cognitive364 nella valutazione del compiuto; quando tuttavia queste ragioni verranno meno lattore dovr decidere se perseverare nellhabitus o cercare nuove modalit di azione.

Traduciamo habit con loriginale latino habitus, usato talvolta in Weber, 1980a, invece dellitaliano abitudine, troppo generico. Manteniamo lespressione inglese frame ritenendo la traduzione italiana contesto o cornice molto pi generale della definizione da noi adottata di frame. 359 Cfr. C. Camic, 1986, p. 1044. 360 H. Esser, 1991a, p. 65 361 C. Camic, 1986, p. 1044. 362 Vi un evidente somiglianza tra il concetto di frame e quello di astrazioni sociali, precedentemente citato, di H. Popitz. Come davanti al semaforo chiaro quali siano gli elementi rilevanti cos in alcune situazioni dazione quotidiane chiaro per il soggetto quale sia il fine dominate. 363 Ibid. , p. 65 364 C. Luedemann, 1997, p. 73 individua nella frequente ripetizione e nella assenza di uno sforzo cognitivo le due caratteristiche definitorie dellHabitus. 63

358

La seguente disequazione esprime in modo semi formale la condizione di mantenimento di un habitus, dove

Ua(i)

lutile atteso dallagire secondo routine, per il quale la probabilit

soggettiva praticamente uguale ad uno,

Ua(n+1)

invece lutile dellalternativa migliore che

si valuta soggettivamente potersi trovare con probabilit una alternativa comporta:

p; C

infine il costo che la ricerca di

Ua(n+1)-Ua(i)<C/p.365
La variabile di maggiore interesse p: quanto pi forte sar la convinzione che lagire consueto sia il migliore per s, tanto minore sar la probabilit soggettiva di trovare una migliore alternativa e di conseguenza tanto pi difficile il mutamento di habitus, anche in presenza di costi ben al di sotto dellutile netto. Questa disequazione fornisce anche alcuni spunti per una spiegazione genetica degli habiti. La ripetizione frequente di una azione, e la produzione delle relative conseguenze, rende superflua ogni altra considerazione sulle sue eventuali alternative producendo una routine tanto pi stabile quanto pi valutata positivamente per il valore dei suoi effetti sul soggetto agente. Questo giudizio sullazione, inversamente proporzionale a

di fatto cristallizzato

nella disposizione specifica, secondo la definizione di questo costrutto di Ajzen. Nellatto di rilevarla, domandando al soggetto di elencare le caratteristiche delloggetto della disposizione che immediatamente gli sovvengono, non si farebbe altro che attualizzare un calcolo divenuto implicito e non pi operante. Se lazione analizzata quindi routinizzata leffetto delle variabili esplicative della TOPB, disposizione, norma sociale e controllo del comportamento, dovr essere esiguo, rappresentando esse proprio quelle valutazioni che non sono pi attuali nella scelta. Il ruolo di una eventuale variabile habitus, come della sua definizione operativa, allinterno della teoria di Ajzen ancora oggetto di discussioni,
366

sulle quali non ci

dilunghiamo oltre. Lanalisi dei dati fornir alcune indicazioni utili sullutilit di questo concetto. Anche per quanto riguarda i frames si pu ipotizzare un simile processo di scelta ed una corrispondente occupiamo.
367

condizione

di

mantenimento

del

fine

dominante

di

cui

per

non

ci

Nelle due indagini empiriche effettuate a Lipsia e Trento non abbiamo infatti
368

considerato tale specificazione dello schema di spiegazione razionale, se non marginalmente ed in modo generico.

365 366

Cfr. W. H. Riker e P. C. Ordeshook, 1973 citato in H. Esser, 1991a, pp. 66-67. Cfr. C. Luedemann, 1997, pp. 72-76. 367 Cfr. S. Lindenberg, 1989. Questo Autore ha sviluppato un schema esplicativo, detto modello di discriminazione, includendo la scelta del mantenimento del frame, in alternativa allo schema SEU. 368 Le domande 35 del questionario di Lipsia e 29 di Trento misurano genericamente il fine dominante nelle azioni quotidiane. Questa variabile non stata teoricamente inserita in un modello esplicativo complessivo. 64

Lesistenza di frames rilevante ai fini della soluzione della crisi ecologica: in molte azioni ambientalmente corrette il fine di protezione della natura non dominante, per le sue caratteristiche intrinseche (bene comune, effetti a lungo termine) rendendo inefficaci molte misure incentivanti. Se la scelta di utilizzare un mezzo pubblico di trasporto ha come fine dominante quello di evitare il brutto tempo frame. E pertanto possibile avvicinare i presupposti della teoria dellagire razionale, e degli schemi esplicativi derivati come la TOPB, alle condizioni reali di scelta senza entrare in contraddizione con le caratteristiche fondamentali dellapproccio. Lanalisi dei dati empirici fornir gli elementi per giudicare questa unutile oppure una ridondante complicazione, se cio la teoria della scelta razionale pu servire anche alla spiegazione dellagire quotidiano.
369

evidentemente si dovr considerare questa

cornice se si vuole incrementare questa opzione, a meno da non indurre un mutamento di

369

Cfr. C. Luedemann, 1997, p. 141. Il 22% di un campione dei cittadini di Brema mostra effettivamente questo frame.

65

3. LE INDAGINI EMPIRICHE
Questo terzo capitolo dedicato allanalisi dei i dati raccolti a Lipsia ed a Trento. Dopo la descrizione dello svolgimento delle due rilevazioni, col fine principale di chiarire la questione circa la rappresentativit dei dati e la motivazione di alcune scelte effettuate nella costruzione del questionario e nella definizione operativa dei concetti centrali della nostra teoria dellazione, illustreremo i risultati empirici in relazione alle ipotesi di ricerca emerse nei precedenti capitoli che previamente, nella misura del possibile, verranno specificate in modo semi formale. Si faranno pure alcune annotazioni sui risultati anche in prospettiva comparativa, sia a proposito delle implicazioni pratiche di queste ricerche (lorganizzazione del servizio raccolta dei rifiuti) che di quelle ideologiche (valori, stili di vita). Le due citt fanno parte di un contesto sociale molto diverso, anche se in via di assimilazione,
370

che suscita

interesse sociologico al di l della specifica questione dei rifiuti e della sua spiegazione.

1. Lindagine postale a Lipsia e a Trento


Il progetto di ricerca Leipziger Abfallstudie (da ora in breve LAS) nasce allinterno di un gruppo di 15 studenti di sociologia, tra cui lAutore della presente tesi,
371

coordinati dal

professore Johannes Huinink e dal dottore Torsten Schroeder. Lordinamento degli studi dellIstituto di sociologia della Universit lipsiense prevede infatti la partecipazione obbligatoria ad un corso annuale nel quale si svolga, in tutte le sua fasi, unindagine empirica. Loggetto di studio fu specificato nei termini della raccolta differenziata dei rifiuti, escludendo altri comportamenti pro ambientali, correlati ma pi complessi, come il consumo orientato ad una minore produzione di immondizie, la riutilizzazione di oggetti usati o il risparmio in fonti energetiche, che pure suscitano altrettanto interesse teorico. La scelta cadde inoltre sulluso di un questionario postale per leconomicit, in termini di tempo e denaro, di questo strumento.
372

Il questionario si compone, oltre che della operazionalizzazione della

TOPB, di altri tre parti, corrispondenti a rispettivi approfondimenti di tre sottogruppi di ricerca: il primo sugli aspetti economici (soglie di costo, produzione di beni pubblici, disponibilit ad ulteriori contributi), il secondo su quelli sociologici (variabili sociodemografiche, valori, stili di vita), il terzo, infine, sugli aspetti psicologici (attribuzioni di controllo, ansie, disposizioni non specifiche, sentimenti di preoccupazione) dellazione di separazione dei rifiuti. Le domande
370

Levoluzione demografica della citt di Lipsia, come di tutte le regioni gi facenti parte della Repubblica democratica tedesca, rappresenta in modo egregio questa assimilazione. Cfr. S. Mau, 1994, B. Nauck, 1995, B. Strtzbach, 1993 e H. Wendt, 1991. 371 LAutore della presente tesi ha frequentato il terzo anno del corso di Sociologia presso lUniversit di Lipsia in qualit di studente Erasmus nellanno accademico 1996-97. 67

sono in totale 66, stampate su 18 pagine in formato A5, per un tempo di risposta non inferiore ai 30 minuti. Il questionario stato sottoposto a pretest (60 intervistati, campione per quote) prima di essere spedito ad un campione casuale dei cittadini iscritti allanagrafe comunale con et maggiore di 16 anni, unitamente ad una lettera di presentazione. Il metodo di ricerca di riferimento per LAS stato il Total Design Method (TDM) elaborato da Don Dillman.
374 373

Esso, oltre ad una serie di consigli sulla impaginazione del questionario, la

formulazione dei quesiti e su molti altre aspetti, sino al tipo di carta da utilizzare per la stampa, prevede linvio di tre successivi, ben cadenzati solleciti: per ragioni economiche si proceduto alla spedizione di una sola lettera, di ringraziamento per chi aveva gi risposto e di esortazione, per coloro che non avevano ancora inviato il loro questionario. Su esplicita richiesta degli interessati sono stati inviati successivamente 13 questionari in sostituzione di quelli smarriti o gettati. Da un campione di 2000 soggetti
375

si sono ottenute 699 risposte, che

corrispondono ad una quota del 34,95%. Linvio ha avuto luogo nei giorni tra il primo ed il sette marzo 1997. Le ultime risposte si ebbero agli inizi di giugno. I dati, inseriti nellelaboratore da tre soli componenti del gruppo di ricerca, furono ricontrollati singolarmente dagli altri studenti sulla base delle risposte originali. Accertata la corrispondenza tra questionari e matrice dei dati si procedette, in un secondo momento, alla ripulitura della stessa dai valori logicamente impossibili tramite analisi descrittiva. Lindagine postale sulla separazione dei rifiuti domestici a Trento (da ora, in breve, RAT) stata progettata e condotta dallAutore della presente tesi, in tutte le sue fasi. Sulla base dei risultati della LAS, come della discussione con il gi dirigente del servizio nettezza urbana del comune di Trento ing. Realis Luc, alcune domande vennero riformulate ed altre eliminate. Si ritiene infatti che una delle cause dellalta quota di non risposte nellindagine postale effettuata nella citt di Lipsia sia stata leccessiva lunghezza del questionario. Non potendo disporre dei dati anagrafici ci si dovuti rivolgere, per lestrazione del campione casuale, allelenco telefonico. In esso sono inclusi soggetti che non appartengono alluniverso della nostra indagine, cio tutte le unit domestiche del comune di Trento, come imprese, associazioni, liberi professionisti, (overcoverage) ed al contempo esclusi altri che ne farebbero parte, come coloro che non sono abbonati al telefono (undercoverage). Inoltre lelenco telefonico fornisce un campione di unit domestiche nel quale i maschi sono sovrarappresentati ed i giovani, soprattutto in considerazione della lunga permanenza media nella famiglia di origine,

Per una valutazione degli effetti sulle modalit di rispondere delluso del questionario postale rispetto al telefono e allintervista standardizzata cfr. K.H. Reuband e J. Blasius, 1996. 373 La disponibilit della amministrazione comunale di Lipsia ha reso possibile, a differenza di quella di Trento questo campionamento. La stessa ha cofinanziato, con un contributo di 2000 DM, lindagine empirica. 374 D. Dillman, 1978 375 Tale campione avrebbe garantito risultati rappresentativi e abbastanza precisi. Per la stima della frequenza di separazione dei rifiuti, ad esempio, comporterebbe un errore pari a 0,05. 68

372

sottorappresentati.

376

Il questionario, e di conseguenze le domande, pur riguardando le

immondizie collettivamente prodotte, era indirizzato al singolo abbonato del telefono. Non potendosi controllare chi avrebbe effettivamente risposto, e tantomeno selezionarlo in modo da ottenere un campione rappresentativo della popolazione residente, ci si limitati ad inserire nelle istruzioni iniziali la raccomandazione che una sola persona compilasse il questionario, rispondendo in base a ci che pensava e faceva. Per potersi formarsi una vaga idea dei rapporti interni allunit domestica in considerazione alla separazione dei rifiuti vi nel questionario una domanda sulleventuale esistenza di membri del nucleo incaricati od esperti in queste questioni. Nei due terzi dei casi non vi era alcun specialista di rifiuti in casa; dove questa figura era presente, nei due terzi dei casi era il rispondente stesso. La numerosit del campione estratto, determinata in considerazione delle possibilit economiche dellAutore della presente tesi, di 332 unit domestiche. Linvio avvenuto il giorno 4 giugno 1998, a cui seguirono altri tre avvisi, secondo il TDM. Le risposte, le ultime delle quali sono giunte nella terza settimana di settembre, sono state complessivamente 192, che rappresentano il 61% del campione netto,
377

poco al di sotto del tasso medio esibito da Dillman per questionari di


378

lunghezza superiore alle 14 pagine rivolti ad un campione generico. sulle fasi dellindagine empirica sono riportati in Appendice 1

Ulteriori informazioni

Il metodo di rilevazione scelto in entrambe le indagini (il questionario postale) presente alcuni svantaggi dal punto di vista della rappresentativit del campione ottenuto. In primo luogo non possibile controllare il comportamento di risposta dellintervistato: anche in LAS, dove il campione iniziale era casuale, nulla ci garantisce che abbia veramente risposto il prescelto, o solo lui. Nel caso di Trento, in aggiunta a ci, gi al momento dellinvio dei questionari avevamo un campione distorto per linsieme di scelta utilizzato, che non corrisponde esattamente alluniverso di riferimento. E inoltre doveroso ricordare che, anche lo fossero, le due indagini sono rappresentative in modo diverso: la prima della popolazione residente, la seconda delle unit domestiche. Pur essendo tecnicamente possibile trasformare luna nellaltra, tramite opportune ponderazioni, queste operazioni ex post non sanerebbero il vizio iniziale nel procedimento di selezione. Ma tutto ci perde valore in considerazione della elevata percentuale di non risposte. E intervenuta nel campione unautoselezione che annulla la sua, gi precaria, stocasticit. Questo problema presenta invero due aspetti, che vanno considerati in modo distinto. Lautoselezione intervenuta nel campione distorce con certezza le distribuzioni marginali delle variabili: non pertanto possibile utilizzare queste distribuzioni per inferire la ripartizione dei rispettivi fenomeni nelluniverso.

376 Delle due distorsioni solo la seconda preoccupa. I maschi sono un gruppo ad alto rischio di non risposta, che quindi ragionevole sovrarappresentare nel campione. 377 Il calcolo del tasso di risposte riportato in Appendice 1 378 Cfr. D. Dillman, 1978, p. 56. 69

Grazie alla disponibilit di alcuni criteri esterni sarebbe possibile ipotizzare almeno la loro direzione, sulla cui base ponderare opportunamente i casi al fine di ottenere una descrizione di alcune caratteristiche delluniverso almeno accettabile. Con queste operazioni, tuttavia, non migliora in alcun modo la rappresentativit, come spiegano Rainer Schnell, Paul B. Hill ed Elke Esser.
379

Per quanto riguarda il secondo aspetto, cio lanalisi delle dipendenze tra variabili, il

discorso in parte diverso per due considerazioni. Come scrive Diekmann per esperienza le analisi di interdipendenze tra variabili sono pi robuste di fronte a distorsioni nel campione delle distribuzioni marginali.
380

In secondo luogo, al di l di queste impressioni fondate ma

soggettive, si deve considerare il fine proprio di LAS e RAT: spiegare unazione pro ambientale. In relazione ad un tale obiettivo, scrive Luedemann: Siccome nel caso di teoria generali si tratta di affermazione non limitate spazio - temporalmente, che pretendono di valere per tutte le persone, in tutti i luoghi, per tutti i momenti, sono impossibili campioni casuali di tali popolazioni aperte, e conseguenti inferenze statistiche.
381

Certamente non falsificare una


382

teoria con dati rappresentativi di una citt meglio che ottenere lo stesso risultato con dati distorti. Tuttavia la distorsione riguarda pi il valore della prova fornita che la teoria stessa. Essa da accettare se, in base a dati che rappresentano bene
383

i concetti che implica, spiega

le azioni che interessano al ricercatore. Pi della rappresentativit del campione, importante, in questi casi, avere buoni dati con una certa variabilit negli ambiti teoricamente rilevanti. Un esempio chiarir ulteriormente questa considerazione: per la TOPB in ultima analisi indifferente se il valore delle disposizioni medio nel campione pi alto di quello effettivo di tutti gli abitanti di Lipsia o del mondo intero; ammesso che rappresenti bene le disposizioni dei 699 rispondenti, lunica cosa veramente essenziale che questi soggetti non siano sotto questo profilo tutti identici. In un caso del genere non si potrebbe verificare le ipotesi che la teoria formula: se vero per esempio che ad un basso livello di utilit soggettiva corrisponde una bassa frequenza di intenzione di separare i rifiuti.

379 R. Schnell, P. B. Hill et E. Esser, 1995, pp. 286-288. Per le operazioni di ponderazione ibid., pp. 290-294. 380 A, Dieckmann e A. Franzen, 1995. 381 C. Luedemann, 1997, p. 62. Cfr. K. D. Opp e P. Schmidt, 1976. 382 Questa interpretazione descrittiva dei modelli causali piuttosto infrequente, prevale invece linterpretazione inferenziale. Cfr. P. Corbetta, 1992 ed K. Backhaus et al, 1994. 383 Usiamo questa espressione sintetica, ben rappresentare, per i dati ottenuti da misurazioni affidabili e valide. Non approfondiamo la questione su come si verifichino queste qualit. Cfr. R. Gubert, 1976. 70

2. La definizione operativa
Di seguito illustreremo le definizioni operative dei concetti implicati dalla TOPB, motivando le scelte compiute a riguardo delle variabili pi importanti: per le restanti si potranno consultare i due questionari riportati in Appendice 1. Non ci soffermeremo in questa sede sulle differenze tra i due strumenti di rilevazione n sulle particolarit della traduzione dal tedesco, a cui accenneremo qualora fossero rilevanti nella spiegazione dei risultati ottenuti. Introduciamo invece un breve excursus sulle diverse scale di risposta utilizzate. In LAS, per una scelta di omogeneit, tutte si compongono di soli cinque valori, equidistanti, collegati da segmenti e contrassegnati da valori numerici secondo le votazioni scolastiche in uso. Solo le categorie estreme sono denominate, non essendo possibile esprimere a parole distanze uguali tra i valori di risposta. Si assume, convenzionalmente, che una tale scala di risposta garantisca alle variabili un livello di misurazione ad intervalli. Per migliorare la precisione dello strumento
384

in RAT si optato per due tipi diversi di scale di risposta: talvolta ad 11 valori, talvolta a 7, comunque sempre ordinati in modo crescente. Nel caso della domanda 3, per necessit di spazio, i valori estremi sono stati disegnati pi vicini, violando la condizione di equidistanza. Lunit di conto era stata chiaramente specificata nella domanda, ed espressa nei numeri affiancati ai quadratini di risposta, ragioni per la quali non si considera tale vizio importante. In entrambi i questionari si fatto ampio uso di batterie di domande multiple, favorendo la tendenza a risposte ripetitive, pur controllabile, per, solo ex post, grazie alla polarit invertita di alcune di queste. In RAT stato preferito in tre particolari batterie (n. 12, 15 e 18), domandare la frequenza dei comportamenti che determinate opinioni implicano, piuttosto che il grado di accordo con opinioni che implicano azioni, come accaduto nelle corrispondenti domande (n. 9, 21, 23) in LAS. La prima soluzione fornisce risultati interpretabili quantitativamente con maggior precisione. Questi ed altri accorgimenti, in considerazione anche dellassenza di controllo sulle risposte, hanno forse migliorato la qualit dei dati senza per risolvere i problemi che le misurazioni con queste scale di risposta sollevano. Le prime tre domande in LAS e le prime due in RAT servono ad introdurre il tema dellindagine. Lincipit
385

di un questionario dovrebbero chiarire loggetto dellindagine ed al

contempo invogliare alla partecipazione, sottolineando lutilit della ricerca da una parte (massimizzare gli utili soggettivi) riducendo lo sforzo richiesto al minimo dallaltra. Per questa ragione le domande sono di carattere generale (importanza del miglioramento della tutela ambientale e del sistema di raccolta dei rifiuti) e non implicano una grande riflessione da parte dellintervistato. Nel questionario della LAS vi inoltre una batteria di quattro generiche affermazioni sulla percezione del rischio ambientale, sullattribuzione della responsabilit e del controllo del problema ecologico, tratta dallinchiesta svizzera di Dieckmann e Peter

384 Cfr. A. Marradi, 1991, p. 99. 385 D. Dillman, 1978 pp. 127-133. 71

Preisendrfer, ambientale.

386

che la ritengono un buon strumento per la misurazione della coscienza

Il secondo blocco di quattro domande riguarda la misurazione della variabile dipendente, cio il comportamento di separazione dei rifiuti. Una domanda riguarda la quantit fisica, misurata in litri per settimana, di rifiuti prodotti: bench la misura statistica standard siano i chili, non si ritenuto che gli intervistati potessero esprimere una buona stima delle immondizie prodotte in questi termini. Nel comune di Lipsia inoltre la tassa sui rifiuti solidi urbani viene calcolata a litro. Una batteria di dieci domande riguarda la frequenza di separazione di dieci diversi tipi di rifiuti. In RAT, con il fine di ottenere un livello di misurazione metrico del comportamento, la scala stata ampliata rispetto a LAS (da 5 ad 11 valori) e nella domanda stato fatto esplicito riferimento al numero di volte in cui si separa. In RAT stata misurata anche la frequenza di separazione del tetra pack, bench il comune di Trento non preveda questa possibilit. Trattandosi di una batteria di 10 domande si voleva verificare lesistenza di un response set. Altre due domande concernono le modalit di azione generali tra cui i soggetti scelgono. Per limitare gli effetti di desiderabilit sociale, che si ipotizza portino a sopravvalutare la frequenza dellazione considerata, la seconda domanda, sulla opzione per non differenziare le immondizie, lievemente suggestiva, nel senso che nelle istruzioni introduttive si giustifica uneventuale incoerenza nel comportamento di separazione. La rilevazione dellintenzione, come gi precedentemente accennato, rappresenta un punto critico della TOPB. In LAS essa stata misurata come una opinione, in RAT come frequenza. In tutti due i casi in riferimento ad entrambe le modalit di scelta. Abbiamo cio rilevato nel primo caso il grado con cui i soggetti concordano con laffermazione separer i miei rifiuti, nel secondo la frequenza della volont di separare i propri rifiuti, al momento in cui si compie lazione. Fondamentalmente questa differenza si spiega con la diversa prospettiva temporale che la nostra interpretazione della TOPB implica. Volendo spiegare razionalmente azioni gi accadute non era possibile definire operativamente lintenzione come valutazione probabilistica soggettiva dellazione, secondo il consiglio di Luedemann, oppure allo stesso modo del questionario di Lipsia. Entrambe le definizioni implicano che lazione specifica studiata deve ancora succedere, pur ripetendo essa azioni pi o meno frequentemente successe. In LAS, pur adottando linterpretazione predittiva della TOPB, non si seguito il suggerimento di Luedemann considerando la formulazione della domanda in termini di probabilit soggettiva troppo difficile per gli intervistati. I risultati del pretest confermavano questa impressione, come le risposte delle due indagini.
387

La norma soggettiva, il controllo del comportamento e la disposizione specifica sono state definite operativamente allo stesso modo dellintenzione. Esse compaiono pertanto nella stessa batteria di domande. In LAS, per rimarcare la precedenza temporale di questi costrutti rispetto

386 A. Diekmann e P. Preisendrfer, 1992 ed A. Diekmann, 1995. Dallanalisi dei questionari di RAT lAutore ha ricavato limpressione che la differenza tra valore e probabilit, a proposito delle conseguenze dellazione, non fosse da tutti percepita con chiarezza. 72
387

allintenzione, si usato il tempo presente, mentre in RAT ci accade solo per la norma sociale, espressa al passato. Per le altre variabili stata mantenuta la contemporaneit di azione, intenzione, controllo e disposizione. Questultima corrisponde ad un giudizio positivo o negativo sullazione; la norma sociale alle espressioni di sostegno o indifferenza, da parte degli altri in senso generale, al comportamento di separazione; il controllo alla percezione soggettiva della differenziazione delle immondizie come atto facile o difficile. Sia le conseguenze dellazione che la norma sociale e le circostanze sono state definite secondo lo stresso schema, derivato dalla versione Subjective Expected Utility (SEU) della teoria della scelta razionale. Ad ogni conseguenza, fattore impedente e altro rilevante corrispondono un giudizio sul valore ed una valutazione di probabilit soggettiva. Una conseguenza pu essere infatti importante ma improbabile. In LAS sono state elencate nove conseguenze che, in base alla letteratura
388

ed a valutazioni personali, coprivano in modo

sintetico lo spettro del possibile. Una di queste conseguenze, la ripulitura dei rifiuti, non compare in RAT in quanto il servizio nettezza urbana non richiede ai cittadini questonere aggiuntivo.
389

Sono inoltre elencate sei circostanze in RAT e cinque in LAS, definite allo stesso

modo delle conseguenze. La norma sociale, misurata solo in LAS, stata definita come il prodotto del valore della aspettativa per quello della motivazione a soddisfarla di due persone rilevanti per lazione specifica, che le istruzioni invitavano a pensare ma non ad indicare esplicitamente. Una altra batteria di domande cerca di misurare, oltre ad altri aspetti particolari non problematici, come la disponibilit ad un maggiore impegno pro ambientale, il grado di routinizzazione dellazione, concentrandosi sui caratteri di immediatezza e non riflessione per i quali una azione abituale si distingue. La seconda componente dellhabitus, la ripetizione del comportamento da lungo tempo, stata definita in modo generale: gli intervistati dovevano dichiarare da quanti anni separavano i propri rifiuti. Mancando in letteratura proposte convalidate per la misurazione di questo costrutto stato operato questo tentativo da sottoporre a verifica empirica.

388 Per questo ed altri aspetti della operazionalizzazione dello schema SEU cfr. J. Friedrichs et al., 1993. C. Luedemann in particolare, nelle fase di elaborazione del questionario, ha raccolto con domande aperte rivolta ad un campione della popolazione di Brema, un elenco delle possibili conseguenze connesse allazione. Delle dodici conseguenze ricavate, tre sono state eliminate perch troppo legate al contesto di ricerca di questindagine. Cfr. Luedemann, 1997, pp. 57-60. Sarebbe stato metodologicamente corretto ripetere la stessa operazione anche per le indagini di Lipsia e Trento, senza ipotizzare una costanza nella percezione delle conseguenze rilevanti dellazione, che avrebbe potuto non esserci. Da colloqui personali con alcuni separatori emerso, per esempio, un aspetto da noi trascurato, quello educativo. Si separano le immondizie per essere un esempio positivo per i propri figli piccoli. 389 Comunicazione personale delling. C. Realis Luc. 73

3. La fisionomia dei campioni


Al fine di una caratterizzazione dei soggetti studiati, oltre che di controllo delle distorsione intervenute nel campione,
390

sono state rilevate in entrambe le indagini alcuni aspetti

strutturali, di seguito riportati. La distribuzione per genere sessuale degli intervistati mostra che, in entrambi i campioni, i maschi sono sovrarappresentati. Nel caso di Lipsia, forse in ragione della stocasticit di questo, in misura minore. In RAT il campione iniziale contiene una percentuale ancora maggiore di maschi: ci conferma la minore propensione alla risposta dei soggetti di questo sesso, accentuata probabilmente dallargomento della ricerca che potrebbe avere indotto, in assenza di controllo sugli intervistati, alcuni capifamiglia a caricare sulla moglie, o altro componente femminile dellunit domestica, lonere della risposta.

Tabella 3.1

Ripartizioni per genere sessuale (%)

Femminile Maschile N

LAS 51,6 48,4 694

Universo LAS 53,4 46,6 393.790

Campione RAT 34,9 65,1 330

RAT 45,2 54,8 192

Universo RAT 52,1 47,9 103.668

Note: Luniverso di LAS la popolazione residente maggiorenne nel comune di Lipsia al 31.12. 1995, di RAT quella residente al 31.12.1997 nel comune di Trento. Il campione di RAT (o campione teorico) quello estratto tra gli abbonati al telefono del comune di Trento. Per LAS manca questo dato. Sotto le sigle LAS e RAT si intendono i rispondenti alle rispettive indagini empiriche, cio il campione effettivo.

Tabella 3.2

Ripartizione per classi di et (%)

18-29 anni 30-44 anni 45-59 anni 60 anni o pi Totale N Et media

LAS 13,5 25,7 29,7 31,1 100,0 688 50

Universo LAS 15,5 23,1 21,3 21,8 81,7 393.790 39

RAT 5,7 23,1 27,3 43,9 100,0 187 55

Universo RAT 16,4 24,1 20,1 22,4 83,0 85860 40

Note: In LAS compreso un soggetto di 16 anni. Le classi det per luniverso di LAS sono calcolate in base alla popolazione residente al 31.12.1995. Per luniverso di RAT sono stime in base alla popolazione del comprensorio C5 al 31.12.1997. La media delluniverso di LAS stimata in base alle classi di et. Su sfondo grigio la ripartizione nei campioni effettivi.

74

La ripartizione in classi di et mostra altre distorsioni del campione: pi aumenta l'et, maggiore la differenza tra campione ed universo. Questo fatto da ricondurre alla maggiore partecipazione allindagine delle persone pi vecchie, in particolar modo i pensionati, probabilmente per il maggior tempo a disposizione.
391

Nel caso di Trento la bassa percentuale

di intervistati nella prima classe di et dovuta allinsieme di selezione utilizzato. I nostri due campioni sono pertanto formati da soggetti di et media di pi di 10 anni superiore a quella delluniverso. Per rappresentare la distribuzione dei campioni per titolo di studio dobbiamo ricorrere a due differenti tabelle, data le diversit nel sistema scolastico:
392

quello tedesco, tra laltro,

prevede in modo pi netto percorsi formativi differenziati, che si riconoscono nelle alte percentuali di intervistati nelle classi laureati, decima classe e scuola dellobbligo.

Tabella 3.3

Ripartizione per titolo di studio del campione (%) LAS 0,7 27,3 1,3 35,1 8,3 9,5 17,8 100,0 673

Nessuno Scuola dellobbligo (8-9 anni) Diplomi professionali Decima classe Diploma tecnico Maturit Laurea Totale N Tabella 3.4

Ripartizione per titolo di studio del campione (%) RAT 2,1 15,0 23,5 13,4 31,6 3,7 10,7 100,0 187

Elementari non terminate Licenza elementare Licenza media Qualifica professionale Diploma scuola media superiore Specializzazione post diploma Laurea Totale N

390 Per i dati dei rispettivi universi le fonti sono: Statistisches Jahrbuch der Stadt Leipzig, Amt fuer Statistik und Wahlen, 1997 e La popolazione trentina nellanno 1997, PAT, Servizio Statistica. 391 I dati non consentono in realt di fare una tale affermazione. Considerato tuttavia che nel caso di Lipsia si trattava di un campione numeroso molto improbabile che un tale scarto sia dovuto allerrore campionario. 392 Per la ripartizione del campione di LAS secondo titoli di studio si sono dovuti incrociare i risultati delle domande 48 e 49, data la differenziazione esistente in Germania tra titolo scolastico e titolo professionale. 75

Il livello di istruzione dei due campioni, in quello di Trento in misura maggiore, pu essere considerato superiore a quello del relativo universo,
393

soprattutto in considerazione dellalta

percentuale di laureati. Anche il grado di istruzione, pur non potendolo affermare con certezza in base ai dati a disposizione, potrebbe essere stato un fattore di autoselezione del campione estratto.

Tabella 3.5 Ripartizione dei campioni secondo lo stato civile (%)

Coniugato Separato Vedovo Divorziato Celibe/Nubile Totale N

LAS 61.4 1.8 8.4 9.3 19.1 100.0 678

RAT 66.3 1.6 11.8 3.2 17.1 100.0 187

La maggioranza assoluta dei rispondenti coniugata; nel campione di Trento, vi inoltre una percentuale rilevante di vedovi, comprensibile alla luce della elevata et media; in quello di Lipsia, in perfetta corrispondenza con la situazione sociale delle regioni della Germania orientale, quasi un decimo degli intervistati divorziato.
394

La percentuale di celibi e nubile

nei due campioni abbastanza simile: in RAT tuttavia la met dei celibi o nubili ha et superiore ai 60 anni contro una percentuale del 6% del campione tedesco. Pi interessante rispetto al fine dellindagine il numero di componenti per unit domestica. La presenza di bambini in casa, soprattutto se in et scolare, di frequente posta in relazione con la frequenza di comportamenti pro ambientali,
396 395

come pro sociali in generale.

Le due distribuzioni non sono molto differenti, eccettuata la maggior quota di persone sole nel campione di Trento, corrispondente in buona parte alla somma di vedovi e celibi o nubili

anziani. Pi della met dei componenti i due campioni vive in unit domestiche con al pi la

393 A Trento (anno 1996, elaborazione dellIstituto Guglielmo Tagliacarne) la percentuale media dei laureati del 7%; nel nord-est, (anno 1993, ISTAT, Indagine sui consumi della famiglia italiane) la percentuale di coloro che hanno solo licenza elementare o nessun titolo del 37,1. 394 Il tasso complessivo di separazione nel 1994 infatti di 19 divorzi ogni 100 matrimoni. Non un dato, per come esso viene calcolato, perfettamente confrontabile con il nostro, ma fornisce una idea della tendenza in atto. Cfr. R. Geissler, 1996 e R. Hettlage, 1990. 395 Cfr. ad esempio I. Balderjahn, 1986. In questa ottica si capiscono le molteplici attivit educative (alimentazione corretta, fumo, ambiente) rivolte ai bambini nella speranza di influenzare anche il comportamento dei genitori. 396 La distribuzione per numerosit dellunit domestica stata ottenuta in RAT incrociando tre variabili (et, stato civile, numero figli, domanda 9) in modo approssimato. Cfr. Appendice 3 76

compagnia di unaltra persona, percentuali residuali in famiglie numerose, circa un terzo con uno o due figli. In entrambi i campioni non vi relazione tra numero di componenti e frequenza di separazione dei rifiuti.

Tabella 3.6 Ripartizione dei campioni per numerosit dellunit domestica (%) ( )

LAS 1 2 3 4 5 o pi Totale N 14,8 43,8 21,8 12,9 3,4 100,0 675

RAT 22,5 34,2 20,9 17,1 5,3 100,0 185

Unaltra variabile di carattere strutturale che si ipotizza possa avere un qualche effetto sul comportamento di separazione dei rifiuti la numerosit delle abitazioni nelledificio in cui si risiede. La ripartizione in classi di questa variabile presenta delle difficolt dovute alla circostanza che difficile stabilire oggettivamente, e senza ulteriori informazioni, quale numerosit di abitazioni discrimina tra situazioni sociali differenti. Abbiamo scelto tre classi: la prima costituita da coloro che abitano da soli: costoro infatti controllano pienamente la produzione di immondizie dellunit di calcolo delle imposte. Le altre due classi, del tutto arbitrarie, sono state formate ritenendo che oltre un numero di 8 abitazioni questo tipo di sorveglianza reciproca diventi pi problematica e dispendiosa, soprattutto in termini di tempo. La porzione di piccoli edifici nel campione di Trento maggiore rispetto a quello di Lipsia di pi di dieci punti percentuali; lo stesso rapporto si ripete a parti invertite per la terza classe. Le ipotesi da verificare in relazione a questa ripartizione sono quindi due: se, in presenza di molti condmini, diminuisce il controllo sociale sulla produzione individuale di rifiuti, particolarmente motivato nel caso di una tassa commisurata alla quantit di immondizie prodotte, e se, allo stesso modo, scende limportanza del fattore finanziario nella decisione di separazione dei rifiuti.

Tabella 3.7 Ripartizione dei campioni per numerosit di abitazioni nelledificio di residenza (%)

1 2-8 9 o pi Totale Casi validi

77

LAS 8,2 39,0 52,8 100,0 669

RAT 6,2 50,6 43,2 100,0 162

In presenza di 40 abitazioni nel medesimo edificio la stessa decisione estrema, corrispondente al caso limite, cio quella di cessare di produrre rifiuti, comporta per lattore un guadagno non eccezionale e persino minimo, una volta diviso tra tutti i condmini. Questa ipotesi viene confermata dai dati di entrambe le ricerche: il valore delle conseguenze dellazione molto maggiore (a Lipsia il doppio, a Trento poco meno) tra coloro che abitano in una abitazione unifamiliare e chi risiede in edifici pi grandi (In LAS non vi differenza tra le ultime due classi, al contrario di RAT). Lo stesso invece non accade per gli indicatori di norma sociale, piuttosto costanti in tutte e tre le classi. Essendo, come vedremo, leffetto delle valore delle conseguenze sullazione modesto, queste differenze di valutazione non si riscontrano nel comportamento effettivo, che non varia significativamente a seconda della dimensione delledificio di residenza. Analogo tentativo, compiuto da Balderjahn ed Ursula Altenburg,
397

di

spiegare, in base alle differenze sociostrutturali, (reddito, et, istruzione, oltre che appunto grandezza degli edifici e numerosit dellunit domestica) esistenti tra tre diversi quartieri di Lipsia e di Hannover, il comportamento di separazione dei rifiuti hanno fornito risultati ugualmente negativi. Ulteriore caratteristica strutturale di rilevo per la descrizione dei campioni la condizione professionale.
398

Come ci si poteva gi immaginare sulla base dei dati precedentemente

presentati la percentuale di pensionati alta, soprattutto nel campione di Trento.

Tabella 3.8 Ripartizione dei campioni per situazione occupazionale (%)

Occupato Disoccupato In formazione Casalinga Pensionato Totale N

LAS 48,3 11,6 6,8 2,2 31,1 100,0 690

RAT 44,5 2,1 ,5 9,5 43,4 100,0 189

Le differenze nella percentuale di casalinghe e di disoccupati si riscontrano anche nelluniverso, pur se in diversa misura.
399

U. Altenburg e I. Balderjahn, 1993. In entrambi i questionari stata inoltre rilevata la posizione professionale ed il tipo di lavoro svolto. In RAT ha avuto tuttavia un alta quota di non risposte. 399 Nel Comune di Trento (anno 1996, elaborazione dellIstituto Guglielmo Tagliacarne) la percentuale di casalinghe risultava essere del 17%. Probabilmente per nellinsieme di estrazione adottato erano molte di meno. La percentuale di ritirati invece del 16%. 78
398

397

Concludiamo questa descrizione del campione con lindicazione del luogo in cui gli intervistati sono cresciuti.
400

Ci fornisce loccasione di ricordare la diversit di grandezza delle

due citt nelle quali si sono svolte le nostre indagini: Lipsia conta quasi mezzo milione di abitanti contro i centomila di Trento: la prima citt si colloca quindi nella prima categoria, come lascia intuire lalta percentuale di intervistati lipsiensi in essa compresa, la seconda a cavallo delle due categorie successive. Degna di nota, inoltre, lalta percentuale di intervistati trentini cresciuti in un paese o piccola citt che non hanno probabilmente esperito, nei primi anni della loro vita, uno stile di vita urbano. La variabile in questione tuttavia talmente generica da non potersi ipotizzare che abbia un effetto sul comportamento preso in esame: questa impressione confermata dai dati.

Tabella 3.9 Ripartizione dei campioni per luogo dove sono cresciuti i rispondenti (%)

LAS In una grande citt In una citt In una citt di media grandezza In una piccola citt In un paese o case sparse Totale N 62,8 4,5 7,7 12,5 12,5 100,0 687

RAT 6,7 17,8 36,1 10,5 28,9 100,0 180

400 Nel questionario in Appendice 1 sono indicati gli intervalli di popolazione in base ai quali sono state costruite le categorie.

79

4. La variabile dipendente
Con questo lavoro si vuole spiegare il comportamento di raccolta differenziata dei rifiuti. Nella misurazione della frequenza di questazione si pongono due problemi, comuni a molte altre situazioni: non possibile constatare, se non su campioni molto ridotti, il comportamento oggettivo
401

degli intervistati, per cui ci si dovr limitare alle loro dichiarazioni le quali, da effetti di desiderabilit sociale, specialmente in considerazione della

tuttavia, e questo il secondo problema, potrebbero essere distorte, oltre che da risposte meccaniche, moralizzazione di cui oggetto il discorso ambientale. Per questa ragione abbiamo adottato tre diverse misure della variabile dipendente, precedentemente descritte.

Tabella 3.10 Frequenza di separazione specifica: statistiche descrittive

Media Carta LAS Vetro LAS Carta RAT Pile RAT Vetro RAT Vestiti LAS Plastica LAS Tetra Pack LAS Medicinali RAT Medicinali LAS Scatolame LAS Vestiti RAT Pile LAS Organico LAS Alluminio LAS Plastica RAT Scatolame RAT Organico RAT Alluminio RAT Tetra Pack RAT 9.4 9.0 8,3 8,1 8,1 7.9 7.9 7.8 7,7 7.4 7.3 6,9 6.9 6.5 6.5 6,4 4,4 4,3 3,8 3,0

Deviazione standard 1.7 2.2 2,8 3,3 3,3 3.1 3.1 3.5 3,8 3.7 3.7 4,1 3.8 3.9 4.0 4,0 4,2 4,4 4,3 3,9

N 692 689 186 186 190 649 681 637 184 558 668 173 572 667 488 181 178 163 167 156

Analizziamone ora i risultati, ricordando che in RAT i valori possono essere interpretati, moltiplicati per 10, come percentuali; in LAS invece, contenendo la domanda solo un

401 L. Bickman ha condotto un esperimento in cui effettivamente si osserva il comportamento di separazione dei rifiuti in seguito alla risposta ad un breve questionario. Cfr. L. Bickman, 1972. 80

riferimento generico alla frequenza, ci possibile solo con un grado maggiore di approssimazione. Nel campione di Lipsia le medie sono molto alte ed indicano che la separazione dei rifiuti domestici alquanto diffusa: solo la raccolta differenziata dellalluminio presenta, per una parte degli intervistati, notevoli difficolt.
402

Pi di un centinaio tra essi non

ha risposto nemmeno alla domanda. Tra gli intervistati trentini la separazione dei rifiuti meno frequente, con le eccezioni delle batterie usate e dei medicinali, che vengono separati con maggiore coerenza che nel campione di Lipsia. In questa citt, infatti, le pile e le medicine si raccolgono nelle farmacie, o in altri luoghi pubblici, rendendo perci pi costosa la loro separazione. Il tetra pack, inserito nel questionario di RAT come variabile di controllo, non avendo predisposto il servizio nettezza urbana di Trento la raccolta differenziata di questo comune materiale, difficilmente riciclabile, viene separato con frequenza media pari a tre. Ci significa che alcuni intervistati hanno risposto in modo insensato, pur non potendo del tutto escludere che essi effettivamente separino per ignoranza i cartoni del latte ed affini. Rispetto alla domanda immediatamente precedente, che concerneva la separazione dei medicinali, hanno risposto 28 persone in meno (che diventano 34 se si considera la domanda sul vetro, quella che ha ottenuto pi risposte nellintera batteria); delle 156 rimanenti il 57% ha risposto in modo corretto, segnando le caselle mai o non mi capita, il 30% invece con valori superiori al 5. Lo 11% degli intervistati ha tracciato in questa domanda lo stesso valore che alle due precedenti, di cui 12 casi barrando il quadratino 10. Gli altri si distribuiscono quasi uniformemente tra le possibilit di scelta. Si pu quindi affermare che una porzione minoritaria ma consistente del campione ha risposto, almeno in questo caso, in maniera automatica. Escludendo coloro che hanno optato per valori che consideriamo insensati, i valori medi delle altre variabili della batteria diminuiscono in diversa misura: di circa un punto quelli dei rifiuti classificabili come normali, in misura maggiore, sino a sei punti, quelli speciali come i resti organici, lo scatolame e lalluminio. Anche in considerazione del numero di casi persi (un centinaio) questa penalizzazione appare eccessiva. Ci limiteremo quindi ad escludere la variabile dalla nostra analisi, che pure servita nella identificazione e grossolana stima di una probabile fonte di errore. Le deviazioni standard variano seguendo una andamento quasi perfettamente inverso a quelle delle medie: la relativa bassa frequenza di separazione di alcuni materiali dovuta ad una maggiore differenziazione nel comportamento del campione nei confronti di queste tipologie di immondizie. Sar pertanto possibile raggruppare gli intervistati in base alla coerenza nella selezione di tutti i rifiuti. Un tentativo di porre rimedio al problema, precedentemente citato, posto dalle risposte secondo la desiderabilit sociale stato quello di misurare globalmente la frequenza di separazione, sia in positivo che in negativo (cio la frequenza di non separazione). La somma

402 Probabilmente per la sua relativa novit o per lincapacit di distinguerlo tra il resto dello scatolame: i dati raccolti non ci permettono comunque di approfondire la questione. 81

delle occasioni in cui si differenzia e di quelle in cui si sceglie il bidone unico dovrebbe risultare pari allunit di riferimento specificata, cio dieci.

Tabella 3.11 Frequenza di separazione globale: statistiche descrittive

Media Coerenza nella separazione (RAT) Coerenza nella non separazione (RAT) Coerenza nella non separazione (LAS) Coerenza nella separazione (LAS) 7.3 4,1 3,8 7.6

Deviazione standard 2.9 3,1 2,9 2.5

N 184 185 693 692

Come si pu notare in tabella ci accade in maniera imperfetta: mediamente si separa 7,3 volte su dieci, pur ammettendo di optare per il bidone unico 4,1 volte su dieci. Lo scarto tra somma teorica ed empirica, sorprendentemente uguale in entrambi i campioni, non tuttavia troppo elevato (1,4), pur distinguendosi ancora una volta i lipsiensi (dati su sfondo grigio) per medie rispettivamente pi alte e pi basse relative alla separazione ed al bidone unico. Solo la seconda delle due domande ha raggiunto il risultato di medie di raccolta differenziata un poco pi basse di quelle ricavate dalla precedente batteria, ritenute eccessivamente alte nei confronti di riscontri oggettivi. Per la citt di Trento si stima infatti una quota di recupero intorno al 10% contro un 25% nella citt di Lipsia: soggettive comunque molto elevato. Per questa ragione ricorriamo alla terza misura della variabile dipendente di questo studio, cio alla quantit di litri di rifiuti prodotti per settimana dallunit domestica. Si tratta di una domanda difficile, perch richiede la stima di una grandezza che con buona probabilit non oggetto delle considerazioni quotidiane degli intervistati. Ad essi si richiede un calcolo apposito, inusuale e non banale: per non complicare oltre al dovuto questa operazione si preferita come unit di misura il litro al chilo e come unit di tempo la settimana, presupponendo che in questo intervallo avvenga almeno uno svuotamento del bidone delle immondizie, anche solo per ragioni igieniche ed estetiche. Il 19% del campione di Lipsia e l11% di quello di Trento hanno risposto non so a questa domanda, percentuali minori lhanno ignorata. Un 5% di entrambe le inchieste ha dichiarato valori superiori ai 100 litri settimanali, sino a 400 litri, in un
403

pur potendosi ipotizzare che nei nostri

campioni siano sovrarappresentati i cittadini pi ligi, lo scarto tra le misure oggettive e

I dati comprendono tuttavia anche le grandi utenze che, almeno a Trento, separano in misura minore dei singoli cittadini, facendo scendere, anche in considerazione della massa della loro produzione di rifiuti, le percentuali di recupero. 82

403

singolo caso estremo, entit notevole anche in considerazione della dimensione famigliare di questo soggetto. La media della variabile, come riportato in tabella, non differisce di molto nei due campioni, notevole invece la deviazione standard. In un caso essa pari, nellaltro persino superiore alla media, segno di una variabilit molto elevata, determinata in parte dalla differente capacit di stima degli intervistati, oltre che dal fenomeno osservato stesso. Dividendo il dato, rilevato in riferimento allunit domestica, per il numero dei suoi componenti si ottiene la media, espressa in litri, della produzione pro capite di immondizia: nel campione di Trento essa di tre litri maggiore che in quello di Lipsia.

Tabella 3.12 Quantit di rifiuti prodotta: statistiche descrittive


Media 37.0 42,6 Deviazione standard 37.0 50,1 Media pro capite 15.5 18,6 Deviazione N standard 14.7 543 28,1 107

Litri alla settimana a Lipsia Litri alla settimana a Trento

Il servizio nettezza urbana della citt tedesca e quello del capoluogo trentino stimano, con curiosa corrispondenza, in circa 10 kg la produzione pro capite settimanale di rifiuti. La stima della quantit di immondizie ottenuta non dovrebbe quindi essere molto lontana dal vero: essa corrisponderebbe ad un peso specifico dei rifiuti tra 0,5 e 0, 6 chili/litro, che non appare inverosimile come limite inferiore. La distorsione nel dato in questo caso di uguale segno ma di opposto significato rispetto alla precedente. Possiamo quindi affermare di aver ridotto con questa misura lo scarto notevole esistente tra le dichiarazioni soggettive ed i dati oggettivi in materia di separazione che, pur spiegabile con lautoselezione intervenuta nel campione, per le due precedenti misure basate sulla frequenza appariva eccessivo. La quantit di immondizie prodotte non tuttavia una variabile in relazione ai nostri fini esplicativi teoricamente rilevante: essa concerne infatti i risultati dellazione, che sono in buona misura indipendenti dalla intenzioni del soggetto, e non la scelta di una delle sue modalit. Nel caso di RAT disponiamo di un altro criterio oggettivo di controllo, cio il numero di famiglie che hanno un bidone per la produzione di compost nelluniverso e nel campione. Sono 3000 (circa 10%) nel Comune di Trento e 41 (12% del campione iniziale, 21% dei rispondenti) tra le unit domestiche che hanno risposto allindagine. Come facilmente ci si poteva immaginare, vi stata probabilmente una autoselezione abbastanza consistente anche secondo questo caratteristica delle unit dindagine. Ponderando le nostre stime di separazione secondo questa proporzione ci avvicineremo alle quote di recupero oggettivamente rilevate. Questa operazione non riveste per noi tuttavia alcun interesse. Abbiamo quindi a nostra disposizione 13 variabili che in modo specifico o globale, misurano il comportamento di separazione dei rifiuti. Una di queste, quella appena analizzata, deve essere esclusa in quanto riguarda i risultati dellazione; in RAT viene estromessa, per ragioni gi illustrate, anche la variabile sulla frequenza di separazione del Tetra Pack. Si pone 83

quindi il problema della loro utilizzazione. La teoria dellazione adottata consiglierebbe una prima soluzione: spiegare solo azioni singole e specifiche, anche per tipo di materiale. Luedemann, ad esempio, dedica la sua ricerca esclusivamente alla raccolta differenziata del vetro. Oppure, disponendo di un indicatore complessivo della frequenza di separazione, utilizzare solo questo, che tuttavia potrebbe risultare troppo generico. Una terza alternativa quella di ritenere che si possa comprendere il fenomeno in esame, anche nei suoi rapporti con altri fenomeni, in base ad un numero di variabili pi parsimonioso di quello che a prima vista, sembrerebbe necessario considerare,
404

Questa lidea fondamentale della analisi fattoriale.

Unultima alternativa, che si colloca ad un livello intermedio di generalit, quella di formare indici additivi secondo un mix di criteri: esterni ai dati, come ad esempio le condizioni di azione, ed interni, come la struttura fattoriale emersa, con il fine di rappresentare in ununica misura il comportamento di separazione. Le prime due alternative devono essere scartate per opposti motivi: pur disponendo di una variabile dipendente specifica per ogni materiale, gli altri costrutti sono stati misurati genericamente rispetto al tipo di rifiuto. Le variabili di comportamento globale comportano invece una perdita di informazioni eccessiva. Le due alternative rimanenti verranno perseguite per diversi fini: la prima per formare una tipologia di separatori, la seconda per fornire una misura sintetica del comportamento in esame. Attraverso analisi fattoriale
405

sono state individuate, in entrambi i campioni, due diverse

dimensioni del fenomeno: la prima, sulla quale saturano i rifiuti che possono essere detti normali come le frequenze complessive di separazione, denominata pertanto rifiuti normali; la seconda, che comprende materiali atipici o di difficile smaltimento, detta conseguentemente rifiuti speciali.

Tabella 3.13 Analisi fattoriale: autovalori e varianza spiegata

LAS
Fattore

RaT % cumulata 38,293 50,176 Totale 4,565 1,220 % di varianza 41,497 11,092 % cumulata 41,497 52,589

1 2

Totale 4,595 1,426

% di varianza 38,293 11,882

Metodo di estrazione: componente principale.

In tabella 3.13 sono riportate le percentuali di varianza delle variabili coinvolte spiegate dai due fattori, dalle quali si osserva limportanza maggiore, dovuta anche al metodo di rotazione scelto (quartimax) che la dimensione rifiuti normali ha rispetto a quella rifiuti speciali, che si configura come un

404 R. Gubert, 1987, p.125 405 In Appendice 3.1 sono riportati maggiori particolari sullanalisi fattoriale condotta ed i suoi risultati. 84

fattore secondario. Il risultato dellanalisi soddisfacente anche se non eccezionale se si considera che poco meno di met della varianza non viene spiegata.406
Tabella 3.14 Analisi fattoriale: saturazioni e comunalit delle variabili

F1 F2 F1 F2 (LAS) (LAS) Comunalit (RAT) (RAT) Comunalit Carta Vetro Plastica Scatolame Alluminio Pile Organico Vestiti Medicinali Tetra Pack Coerenza nella separazione Coerenza nella non separazione .678 .789 .827 .806 .465 .259 .471 .179 .131 .649 .847 -.507 .462 .623 .689 .663 .341 .556 .246 .368 .656 .442 .718 .258 .762 .711 .425 .315 .365 .759 .195 .519 .663 n.d. .747 -.526 .308 .646 .813 .740 .568 .153 n.d. .235 .582 .600 .598 .760 .681 .576 .361 .272 .462 n.d. .613 .279

.353 .699 .154 .579 .799

Note: Metodo di rotazione quartimax. La struttura fattoriale in LAS abbastanza riconoscibile: solo la variabile alluminio satura in maniera non trascurabile in entrambe le componenti. In RAT vi invece maggiore confusione ad opera soprattutto di alluminio, plastica e scatolame. Alcune variabili mostrano comunalit piuttosto basse, rivelando quindi di essere poco rappresentate dai due fattori estratti: in entrambi i campioni questo il caso delle variabili coerenza nella non separazione, vestiti ed organico, ai quali si aggiunge in LAS la variabile alluminio. La raccolta degli indumenti ha, quasi in modo esclusivo, carattere benefico: per questa ragione non si differenzia dagli altri rifiuti. La separazione dei resti organici comporta costi e opportunit straordinarie che aiutano a comprendere questa bassa comunalit. Con eccezione di carta e vetro tutti gli altri rifiuti cambiano fattore di riferimento nelle due indagini, in modo tuttavia abbastanza comprensibile. Come gi notato, le modalit di consegna delle pile e dei medicinali sono diverse a Lipsia da quelle degli altri materiali; a Trento saturano sul secondo fattore materiali come la plastica, lo scatolame e lalluminio che solo recentemente il servizio nettezza urbana ha richiesto di separare. Essendo tuttavia le modalit di consegna identiche a quelle del vetro e della carta, si comprendono anche le

406

Per il significato sostanziale del metodo di estrazione e rotazione scelto cfr. R. Gubert, 1972, pp. 111-116. 85

saturazioni significative in entrambe le dimensioni. I resti organici a Trento possono essere usati esclusivamente per la produzione di compost, a differenza di Lipsia dove gi potevano essere depositati in appositi bidoni, per cui si comprende la loro saturazione maggiore nel secondo fattore. Le misure globali di comportamento si correlano in entrambi i campioni con il primo fattore: ci comprensibile alla luce della considerazione che i materiali che pi frequentemente vengono separati saturano nella stessa dimensione: il fattore rifiuti speciali al contempo fattore rifiuti rari. Raggruppando le unit in base a questi due fattori possibile ottenere una tipologia degli intervistati in relazione al loro comportamento di separazione. Attraverso una cluster analysis
407

abbiamo formato tre gruppi di intervistati, detti separatori assidui, separatori

medi, bidone unico.

Tabella 3.15 Ripartizione dei campioni per gruppi di separazione (%)

LAS Separatori assidui Separatori medi Bidone unico Totale Casi validi 52,7 41,7 5,6 100,0 638

RAT 37,5 43,1 19,4 100,0 144

Le differenze nellazione di raccolta differenziata, e nei suoi risultati, tra questi tre insiemi sono riportate nelle due tabelle seguenti. I due gruppi di separatori si differenziano soprattutto per la media del secondo fattore, come ben spiegabile: tra coloro che hanno gi raggiunto elevate percentuali di separazione le distinzioni si basano solo sullimpegno profuso nella raccolta differenziata di materiali, quali medicine, pile e vestiti, che comportano maggiori costi.

Tabella 3.16 Frequenza di separazione nei tre gruppi (LAS)


a

F1 Media N Media N Media N Media N 6,5 336 5,6 266 1,2 36 6,0 638

F2 7,0 336 2,0 266 1,8 36 4,7 638

Litri/settimana pro capite 14,6 255 14,6 206 30,5 32 15,6 493

Separatori assidui Separatori medi Bidone unico Totale

a. Non sono riportate le medie dei fattori ma delle variabili che essi riassumono.
407

In Appendice 3.1 sono riportate le caratteristiche tecniche di questa analisi. 86

La produzione pro capite di immondizie, come ben comprensibile, uguale in questi due gruppi: ci che li distingue sono infatti i rifiuti speciali che come gi affermato, oltre ad essere poco voluminosi sono anche piuttosto rari. Il terzo insieme comprende una sparuta minoranza di sostenitori del bidone unico. Costoro, pur non raccogliendo separatamente le immondizie che in modo sporadico, hanno avuto il coraggio di rispondere al questionario. Essi producono una quantit di immondizie pi che doppia rispetto agli altri due gruppi e si distinguono soprattutto per una bassissima frequenza nella differenziazione dei materiali comuni. Per tutto il territorio tedesco e per la citt di Lipsia in particolare disponiamo di dati abbastanza recenti e confrontabili sulla ripartizione dei cittadini per intensit di separazione. Listituto di demoscopia di Allensbach,
408

sulla base di 2147 interviste standardizzate condotte nellestate del 1996,

stima che i separatori assidui siano il 22% della popolazione, il 51% quelli medi (differenziati tra imprecisi e disorientati), il 10% i sostenitori senza timore del bidone unico e il 17% gli indifferenti. La nostra tipologia, che non comprende indifferenti gi per la modalit dindagine stesse, sovrastima in particolare la prima categoria e sottostima la terza, come prevedibile. Un confronto pi ravvicinato spazialmente e pi lontano temporalmente lo offrono i risultati della ricerca di Altenburg e Balderjahn
409

sulla separazione dei rifiuti nelle citt di Lipsia ed

Hannover, condotta nelle due citt nellautunno del 1991. Anche questi due Autori dividono i 337 intervistati in tre classi: 39% di separatori assidui, 25% medi e 36% di incerti. Pur ammettendo che in sei anni vi sia stato un miglioramento della situazione, questi dati testimoniano la distorsione intervenuta nel nostro campione. La situazione a Trento, per quanto riguarda la ripartizione tra queste tre categorie, un poco pi bilanciata: bench numericamente ridotta, la pattuglia dei sostenitori del bidone unico percentualmente meglio nutrita, forse per il minor grado di autoselezione del campione iniziale. Per il resto, con lunica eccezione dellanomalia rappresentata dal gruppo dei separatori medi
410

che dividono con maggiore frequenza del gruppo dei separatori assidui

le immondizie comuni (F1), si ripete la stessa situazione vista nel campione di Lipsia. Vi sono differenze rilevanti tra i primi due gruppi solo per quando riguarda il secondo fattore (rifiuti speciali) mentre i sostenitori del bidone unico si distinguono in tutte e due le dimensioni dagli altri due gruppi.

408 409 410

Institut fr Demoskopie Allensbache, Umfrage 6032, 1996.

U. Altenburg e I. Balderjahn, 1993. Ci dovuto alla tecnica statistica scelta, la cluster analysis, che crea gruppi internamente omogenei ma non necessariamente ordinabili coerentemente per tutte le variabili implicate. Si preferito tuttavia interpretare questa partizione in senso ordinale, come ci interessava, accettando questo lieve errore piuttosto che suddividere i campioni in intervalli arbitrari, evitando questa anomalia. 87

Tabella 3.17 Frequenza di separazione nei tre gruppi (RAT)

F1 Separatori assidui Separatori medi Bidone unico Total Media N Media N Media N Media N 7,9 54 8,4 62 3,6 28 7,2 144

F2 7,9 54 3,4 62 ,8 28 4,6 144

Litri/settimana pro capite 16,9 30 17,4 36 36,4 17 21,1 83

a. Non sono riportate le medie dei fattori ma delle variabili che essi riassumono.

Seguendo la quarta possibilit prospettata precedentemente, costruiamo un indice con alcune variabili misuranti la frequenza di separazione, scelte in base ad un mix di criteri: interni ed esterni. Tra questultimi il pi ragionevole potrebbe essere quello delle modalit di separazione: a Lipsia le campane per la raccolta della carta, dei tre tipi di vetro, della plastica, dello scatolame come del tetra pack sono dislocate nello stesso posto. Tutti questi rifiuti si correlano prevalentemente con il primo fattore, garantendo cos lunidimensionalit del costrutto. A Trento godono di uguali modalit di consegna carta, vetro, plastica, alluminio e scatolame, che devono essere depositate in due soli bidoni, sempre affiancati. Da questi eliminiamo lo scatolame che si correla maggiormente con il secondo fattore e in misura minore con il primo, ed aggiungiamo la variabile pile. Questo materiale interessante per il fatto che viene raccolto da molto tempo e si correla molto con il primo fattore. Abbiamo quindi calcolato un indice di frequenza di separazione facendo la media delle variabili relative a questi materiali insieme alla variabile coerenza nella separazione per il loro significato complessivo. In entrambi i campioni la coerenza interna di queste nuove variabili, (RATazione e LASazione) misurata con lalfa di Cronbach
411

(=.83),

da

ritenersi

abbastanza

soddisfacente.

Sottoponendo ad analisi fattoriale gli items coinvolti non emergono seconde dimensioni significative. Useremo questi indici nella verifica empirica della teoria dellazione proposta,

di cui tratter il prossimo paragrafo.

411

In Appendice 3 si riportano maggiori particolari sulla formazione di questi indici.

88

5. Verifica empirica della teoria del comportamento pianificato


Costruita la variabile dipendente possiamo ora, attraverso semplici regressioni multiple, sottoporre a prova alcune ipotesi derivate dalla teoria dellazione precedentemente presentata. Non sar inutile ricordare brevemente i passaggi che collegano tra loro lo schema di spiegazione razionale del primo capitolo, la nostra interpretazione della TOPB e le analisi statistiche che seguiranno, al fine di chiarire qualche punto critico. Il sillogismo iniziale si riferiva in primo luogo ad un solo soggetto ed in secondo luogo ad ununica scelta di comportamento. Per sottoporre a verifica lo schema di spiegazione razionale si sarebbe dovuto quindi osservare nel tempo questa specifica azione di questo specifico agente, insieme a quelle grandezze (preferenze ed aspettative) che sono considerati gli esplicatori della sua decisione. Noi invece, non avendo le risorse per condurre ricerche longitudinali, abbiamo supplito a questa mancanza intervistando nello stesso momento un certo numero di soggetti nel tentativo di rappresentare le diverse modalit di azione possibili del singolo agente. Ci accettabile nella misura in cui il nostro schema di spiegazione ha valore intersoggettivo, come crediamo abbia, in virt di una certa costanza nellagire umano. Comporta comunque una maggiore imprecisione nella spiegazione. Inoltre i prescelti sono stati interrogati in modo longitudinale a proposito di molteplici azioni simili, poi aggregate in un unico indice dazione: stata infatti chiesta loro una valutazione sulla frequenza media del loro comportamento anzich lesito di una singola decisione di azione. Questa operazione in particolare non scevra da errori, che si sommano alle imprecisioni precedentemente rilevate. Il secondo passo stato quello di riformulare gli esplicatori (i motivi) dellazione razionale. A questo fine ci siamo serviti della TOPB. La teoria di Ajzen, individuando tre determinanti dellintenzione ad agire, concettualizza questi motivi, traducendo il sillogismo in uno schema di facile definizione operativa. Create queste variabili quantitative, esse sono state rilevate per sottoporre lo schema di spiegazione a prova empirica indiretta. Si indagano infatti le covariazioni tra queste variabili, che sono solo la precondizione della spiegazione delle scelte dei soggetti intervistati. Sulla base di queste relazioni si stima poi un legame funzionale tra explanans ed explanandum in un primo tempo di tipo lineare. Se essi variano in modo indipendente, se quindi la retta di regressione avr coefficienti vicini a zero o si adatter male ai dati, vorr dire che anche a livello delle singole azioni, in un situazione determinata, non possibile comprendere le differenti scelte degli attori in base alle loro preferenze e aspettative, n tantomeno quelle del singolo soggetto in diverse situazioni, come postula il sillogismo iniziale. Nel caso contrario invece avremo fornito una prova che una tale spiegazione possibile. In questo senso sottoponiamo pertanto a verifica la teoria dellazione proposta. Siamo per altro consapevoli delle limitazioni che la modalit di indagine trasversale comporta le quali si riflettono inevitabilmente sul valore della prova addotta.

89

Per le altre componenti della TOPB sono stati costruiti degli indici additivi molto semplici. Le alternative di scelta nel caso preso in esame sono infatti solo due: separare o non separare le proprie immondizie. Sommando algebricamente gli indicatori di intenzione, norma soggettiva, controllo e disposizione, relative a queste due alternative, si sono ottenuti i rispettivi indici, detti differenziali. Il vantaggio di questa procedura quello di permettere la spiegazione dellazione con un unico modello al posto di due separati per ogni sua modalit. Dal punto di vista della misurazione la corrispondenza tra variabile e concetto tale che non ci dilunghiamo in ulteriori considerazioni. La teoria di Ajzen postula delle precise relazioni tra queste variabili, che possono essere formulate nelle seguenti ipotesi:

H1: Differenziale dazione (DA)= + * Differenziale dintenzione (DI) H2: DI= + * Differenziale di disposizione (DD) + * Differenziale di norma soggettiva (DNS)+ * Differenziale di controllo del comportamento (DCC) H3: DD= + * Utilit netta (UN) H4: DNS= + * Norma sociale (NORM) H5: DCC= + * Opportunit situazione (OS)

Controverso, come gi discusso, un possibile effetto diretto di DCC su DA che corrisponderebbe allipotesi: H6: DA= + * DI+ * DCC Altra possibile alternativa quella che linterazione tra DCC e DI abbia effetto significativo su DA, come lipotesi 7 simbolizza. H7: DA= + * (DI*DCC) I risultati di cinque separate analisi di regressione che sottopongono a test queste ipotesi sono riportati nei due seguenti grafici. Risultati analoghi sono stati ottenuti anche stimando dei modelli di equazioni strutturali, che, nel nostro caso, presentano lunico vantaggio di unificare il processo di calcolo dei coefficienti. Le condizioni per testare la significativit del modello, in base alla discrepanza tra correlazioni osservate e implicate, non sono infatti garantite: viene cos a mancare una delle principali attrattive di questo metodo di analisi rispetto alla regressione canonica. N ci interessa, come gi sottolineato, questa interpretazione probabilistica della spiegazione razionale (o pseudocausale): se vi sono delle leggi generali

90

sostantive412 che governano le decisioni di azione umana esse si manifestano in qualunque campione della popolazione che non sia uniforme nei caratteri teoricamente rilevanti. Per ogni analisi di regressione violazioni delle sue premesse,
413

sono state controllate, per completezza, eventuali se esse riguardano appunto prevalentemente

anche

linterpretazione inferenziale d questa elaborazione statistica. In particolare la distribuzione dei residui, correlazioni eccessive tra variabili indipendenti (multicollinaerit), correlazioni tra residui (autocorrelazione) e tra questi e le variabili indipendenti (eteroschedasticit).

Figura 3.1 TOPB (LAS)

UN

.384

DD (R 2 =.15)

.426
.106

NORM

.433

DNS (R 2 =.19)

DI (R 2 =.57)

.345

D A (R 2 =.46)

.350
OS

.397

.499

DCC (R 2 =.25)

Legenda
DA DI DD DNS Differenziale Differenziale Differenziale Differenziale dazione dintenzione di disposizione di norma soggettiva DCC UN NORM OS Differenziale di controllo del comportamento Utile netto Norma sociale Opportunit della situazione

Non sono emersi da queste verifiche

414

particolari problemi, ad eccezione della

correlazione rilevante esistente in LAS tra DD e DCC (circa .60) ed una distribuzione dei residui non normale, che tuttavia non preoccupa non intendendo operare con i risultati inferenze statistiche. I coefficienti di regressione indicati sono naturalmente standardizzati.

Siamo consci della provocazione che il termine sostanza, a cui si riferisce lespressione teorie sostantive rappresenta per le scienze sociali. Non pare tuttavia ragionevole assumere che il mondo sia governato dal caso nelle situazioni in cui, con una certa evidenza, si pu postulare una costanza nellumano, che riduce drasticamente lincertezza che la visione probabilistica implica. In questo senso i risultati della nostra indagine trasversale possono avere un qualche valore anche longitudinale. La stessa questione viene affrontata in maniera diversa ma non incompatibile da R. Collins, 1992, pp. 619-636 che contrappone conoscenza sociologica sostantiva (cio strutturale e storica) a teoria del mondo basata sul caso. 413 Le analisi di regressione sono state condotte con Spss, metodo Enter. 414 La normalit dei residui stata verificata graficamente e successivamente nei casi dubbi con il Test di Kolmogorov Smirnov. Per diagnosticare eventuale multicollinearit ci si serviti degli indicatori forniti da Spss (tolerance, conditional index), per problemi di autocorrelazione si sono verificate su tabella apposita i valori dellapposito DurbinWatson Test. Lassenza di eteroschedasticit stata verificata visualmente. Cfr. K. Backhaus et al., 1994, pp. 1-56. 91

412

Tutte le prime sei ipotesi sono sostenute dai dati, pur con diversa forza. La settima ipotesi deve essere invece respinta
415

. In particolare la percentuale di varianza spiegata, che indica il

grado di adattamento del nostro modello ai dati, piuttosto bassa per le tre variabili intermedie (DD, DNS, DCC) mentre soddisfacente sia per lintenzione che per lazione stessa. La norma soggettiva ha, tra i tre determinanti, il peso minore: il comportamento di separazione poco spiegato dalle raccomandazioni della maggioranza degli altri significativi. Molto importante invece la disposizione, che per il calcolo dellutile netto derivante dallazione condiziona poco. Tra i due determinanti dellazione il controllo del comportamento ha il peso maggiore. Ci dovuto, a nostro avviso, allincongruenza temporale con la quale in LAS sono stati misurati azione (al passato) e intenzione (al futuro), come gi osservato. La relazione teoricamente discussa tra DCC e DA non pu quindi essere per ora respinta in base ai nostri dati. La stessa operazione statistica stata compiuta sui dati del campione di Trento, con risultati riportati nel grafico sottostante. Anche in RAT le variabili UN e OS, che includono il calcolo delle conseguenza e circostanze favorevoli e sfavorevoli, hanno un peso minimo. Tra i tre determinati dellintenzione si ripete lo stesso ordine di gerarchia, pur essendo in questo caso maggiore il contributo di DD e di DNS. Lintenzione riacquista il ruolo che Ajzen le affida; cala parallelamente leffetto del controllo del comportamento sullazione, anche se rimane non nullo.

Figura 3.2 TOPB (RAT)


.344

UN

DD (R 2 = .1 1 )
.542
.691 DI (R 2 = .4 8 )

DNS

.145

DA (R 2 = .6 3 )

219

.187

OS

.362

DCC (R 2 = .1 3 )
Legenda

DA DI DD DNS

Differenziale Differenziale Differenziale Differenziale

dazione dintenzione di disposizione di norma soggettiva

DCC UN OS

Differenziale di controllo del comportamento Utile netto Opportunit della situazione

415

Leffetto di interazione delle due variabili DI e DCC su DA in entrambi i campioni molto vicino a zero. 92

Anche in questo caso tutte le ipotesi sono sostenute dai dati, eccettuata la settima, che viene respinta. Ulteriori verifiche hanno portato a respingere, in entrambi i campioni, lipotesi di un effetto diretto tra disposizione e comportamento, che nel capitolo precedente abbiamo visto essere molto consueta. Allo stesso modo non rilevante leffetto della variabile norma sociale soggettiva sullazione di separazione. Unaltra ipotesi che deve essere verificata riguarda leffetto della routinizzazione dellazione sul comportamento. Nel capitolo precedente abbiamo introdotto il concetto di habitus che, in assenza di definizioni operative convalidate, stato misurato allo stesso modo delle altre variabili, cio come differenza tra il grado desecuzione consuetudinaria della separazione dei rifiuti ed il grado desecuzione consuetudianria della non separazione. Disponiamo quindi di un indice, detto differenziale di habitus (DH), che si ipotizza abbia un effetto diretto sullintenzione: lo avevamo infatti definito uno schema semplificato del calcolo mezzi fini. Daltra parte esso richiama a comportamenti non riflettuti, automatici in senso ampio, ragione per la quale si potrebbe supporre che abbia un effetto diretto sulla frequenza di azione. Le due ipotesi sono quindi:

H8: DI= + * DD + * DNS + * DCC + *DH H9: DA=+ * DI + * DH + * DCC


Figura 3.3 I modello con habitus (LAS)

DH

.2 8 5

.4 8 9

DD

.3 2 7
DI 2 (R = 5 9 )

.1 3 0

DA 2 (R = 5 5 )

.0 5 9
DSN

.2 3 2

.1 9 8

DCC

Legenda
DA DI DD Differenziale dazione Differenziale dintenzione Differenziale di disposizione DCC DH DNS Differenziale di controllo del comportamento Differenziale di habitus Differenziale di norma soggettiva

93

I risultati della verifica di queste due ipotesi nei campioni di Trento e di Lipsia, ottenuti con le stesse tecniche di analisi statistica, sono riportati di seguito. In LAS la spiegazione dellazione migliora con lintroduzione di DH e lo stesso accade, in lieve misura anche per lintenzione. Scendono gli effetti delle altre variabili sullintenzione in quanto DH correla anche con le altre variabili indipendenti in modo significativo. La multicollinearit non comunque preoccupante. In particolare il coefficiente di regressione di DNS su DI in LAS e DCC su DI in RAT diventano insignificanti. Gi prima della introduzione della variabile DH non erano del resto granch forti. Entrambe le ipotesi si possono accettare, sia in RAT che LAS.

Figura 3.4 I modello con habitus (RAT)

DH

.3 9 5

.3 4 9

DD

.4 3 7
DI ( R 2 = .5 9 )

.4 9 3

DA ( R 2 = .5 9 )

.1 1 5
DSN

n .s .

.1 0 9

DCC

Tuttavia i due modelli sopra rappresentati non soddisfano in quanto non mettono in evidenza il ruolo che hanno gli habiti nel processo di decisione, cos come lo avevamo concepito con laiuto di Esser nel capitolo precedente. In quanto generato nella ripetizione frequente di un comportamento, lhabitus si distingue poco dallexplanandum stesso, apportando un contributo banale alla comprensione, esprimibile nella sentenza: Quanto pi in passato stato separato, tanto maggiormente lo si fatto le ultime dieci volte. La relazione tra DH e DA non quindi un grande contributo alla spiegazione dellazione. Pi interessante invece leffetto sulla intenzione, per le considerazioni di Esser gi presentate nel capitolo precedente: la presenza di un habitus semplifica drasticamente il processo di scelta dellazione. Si sceglie di separare in modo quasi automatico, senza ulteriori riflessioni. Solo un mutamento drastico di condizioni pu indurre lattore alla ricerca di nuove alternative di comportamento. Al 94

fine di indagare queste ipotesi non sufficiente tradurre funzionalmente il legame tra intenzione e habitus, come fatto precedentemente. La presenza di una consuetudine modifica lintero processo di scelta che stiamo cercando di rappresentare, quindi tutte le relazioni tra le variabili indipendenti e lintenzione. Abbiamo quindi formato due gruppi di intervistati: il primo composto da coloro che separano in modo consuetudinario (campana), il secondo invece da chi per abitudine butta tutto in un unico bidone (bidone). Un primo passo esplorativo quello di osservare se vi sono differenze teoricamente rilevanti tra questi due insiemi di intervistati.

Tabella 3.18 Gruppi estremi per grado di routine nei due campioni (%)

Habitus Campane d 1,4 1,1 1,0 2,5 1,8 2,7 1,3 N 275 269 275 273 273 261 260 Bidone unico d -3,5 -1,9 -2,3 -,8 -4,0 -5,1 -2,1 N 57 54 57 57 57 56 57

DCC DNS DD DI OS UN NORMA

In tabella 3.19 e 3.20 sono riportate le differenze delle medie delle variabili considerate dalla TOPB tra questi gruppi e lintero campione. Non essendo le medie facilmente interpretabili nei loro valori abbiamo preferito questo dato. I due gruppi si distinguono maggiormente per la valutazione delle conseguenze dellazione e delle opportunit della situazione.

Tabella 3.19 Differenze nei valori medi delle variabili della TOPB in due gruppi di intervistati (LAS)

Campana Bidone Totale N

LAS 41,2 8,6 100,0 678

RAT 17,7 21,5 100,0 158,00

Note: con d si indicano le differenze tra la media del gruppo e quella del campione.

95

Tabella 3.20 Differenze nei valori medi delle variabili della TOPB in due gruppi di intervistati (RAT)

Habitus Campane d 1,3 ,6 ,5 ,6 3,8 2,9 N 26 27 27 25 17 21 Bidone unico d -1,5 -1,2 -,9 -,6 -3,6 -2,4 N 31 31 30 30 27 33

DI DCC DD DNS UN OS

Note: con d si indicano le differenze tra la media del gruppo e quella del campione. Chi agisce abitualmente tende a percepire costi, opportunit e utili in modo estremo: negativamente se abituato alla modalit di azione opposta, in senso positivo invece nel caso contrario. Questa osservazione confermata dai dati di Lipsia, dove per lalto numero di coloro che possono essere considerati separatori routinizzati le differenze maggiori rispetto al campione si riscontrano nel secondo gruppo, nettamente minoritario. Interessante pure lo scarto di DCC: coloro che poco praticano la separazione dei rifiuti la percepiscono mediamente come pi difficile. Anche la dubbia relazione tra questa variabile e lazione potrebbe quindi essere mediata dalla presenza di habiti. Anche nella disposizione sullazione le differenze tra gruppi non sono del tutto trascurabili, al contrario del caso di Trento. Abbiamo quindi calcolato, con i dati di LAS, una regressione separata per i due gruppi di intervistati. Tra coloro che dichiarano una forte abitudine nellazione di separazione le tre variabili DD, DCC e DNS non spiegano che in misura ridottissima lintenzione (5%): in particolare il coefficiente di regressione maggiore, quello di della disposizione sullintenzione, si riduce ad un misero .172 Tra coloro che non compiono abitualmente lazione di raccolta differenziata dei rifiuti accade il contrario. Le tre variabili indipendenti spiegano il 43% di DI, con contributo particolarmente significativo di DD (= .478) e di DCC (=.339). La norma soggettiva non ha invece effetto significativo, come comprensibile per chi probabilmente si trova in un contesto sociale indifferente alla questione dei rifiuti. Oltre ad avere un effetto proprio il costrutto habitus ha dunque anche un pi interessante effetto di interazione con la variabile DD e DCC in particolare. Meno lazione routinizzata pi le variabili disposizione e controllo del comportamento sortiscono effetti. Ci corrisponde ad una delle ipotesi formulate dallo psicologo sociale Harry Triandis, che Richard

96

Bagozzi aveva gi sottoposto a test empirico, nel tentativo di spiegare lazione di donazione volontaria del sangue.416 Questi risultati hanno condotto alla formulazione di un modello causale a variabili osservate, che ora sinteticamente presentiamo, ricordando che lautoselezione intervenuta nei nostri dati ci impedisce di dare ad esso un qualsiasi significato inferenziale. Il modello ha quindi carattere riassuntivo dei risultati gi ottenuti e ottenibili attraverso separate analisi di regressione. La percentuale di varianza spiegata riportata nellangolo in alto a destra delle variabili endogene.

Figura 3.5 II modello con habitus (LAS)

DD
,61
,45

e1
,44

,67

e2

,55

DH
,47
,82

DA

DCC
,37

e3
,79
,16

,74

DNS
Legenda
DA DI DD Differenziale dazione Differenziale dintenzione Differenziale di disposizione DCC DH DNS

DI

Differenziale di controllo del comportamento Differenziale di habitus Differenziale di norma soggettiva

416

H. Triandis, 1977, 1979. Citato in R. P. Bagozzi, 1981.

97

Figura 3.6 II modello con habitus (RAT)

E5

,75

e2

DA
,47 ,86 ,80 ,73
E4

DD

,57

DH
,37 ,23 ,28

DCC
,41 ,15

DI

DNS
Leffetto di DD su DI e quindi su DA viene moderato, come le analisi precedenti avevano gi mostrato, dalla variabile DH; questultima ha un forte effetto sullintenzione che precede lazione. Lintroduzione degli habiti rafforza il legame tra DI e DA, che si avvicina al controllo volizionale completo che postulava Ajzen. Ci dovuto alla forte relazione diretta esistente tra DH e DA, che per escludiamo in quanto la consideriamo non interessante, come gi argomentato. Lintroduzione di DH ha anche reso meno significativa la relazione diretta, molto discussa, tra DCC e DA: una azione di routine non ha bisogno di essere controllata da altro che dalla volont. In entrambi i modelli contenenti la variabile habitus non viene rappresentata la componente pi propriamente utilitarista della spiegazione, misurata dalle variabili utile netto, opportunit della situazione e norma sociale. Esse non aggiungono granch al modello, come in figura 3.1 e 3.2 si pu osservare. Il prossimo paragrafo dedicato allanalisi delle ragioni di questi scarsi effetti, oltre che alla descrizione dei risultati delle variabili connesse alle conseguenze e alle restrizioni dellazione, di per s interessanti.

98

6. Conseguenze dellazione
Nelle analisi del precedente paragrafo le variabili UN ed OS, che rappresentano laspetto utilitaristico della TOPB (Theory of Planned Behavior), non hanno dato gran prova di s. Esse si correlano positivamente rispettivamente con la disposizione specifica ed il controllo del comportamento, come postula la teoria di Ajzen, tuttavia in modo debole. Non si pu, in base al legame funzionale accertato, affermare che la disposizione specifica si formi in base alla valutazione delle conseguenze dellazione, secondo lo schema SEU (Subjektive Expected Utility), n che il controllo del comportamento faccia altrettanto in base alla percezione dei fattori impedenti e facilitanti del contesto. Per spiegare questo relativo insuccesso prendiamo in esame pi da vicino le risposte degli intervistati. In tabella 3.21 sono riportate le medie del valore delle conseguenze nei due campioni di Lipsia (sfondo grigio) e di Trento.

Tabella 3.21 Conseguenze dellazione: statistiche descrittive Media Meno rifiuti in discarica Un contributo alla tutela dell'ambiente Avr la coscienza a posto Avr la coscienza a posto Diminuir la tassa sui rifiuti Sar un esempio per altri Il deposito dei rifiuti occuper spazio Il deposito dei rifiuti occuper spazio Diminuir la tassa sui rifiuti I bidoni sporcheranno Dovr trasportare le immondizie Perder tempo Dovr trasportare con fatica le immondizie Dovr ripulire i rifiuti Sar lodato da altri Perder tempo Sar lodato da altri 4,4 2,8 2,6 3,4 1,6 1,4 1,3 1,9 1,9 1,6 1,5 1,0 ,9 ,8 ,6 ,9 ,5 Deviazione standard 2,1 1,3 1,5 2,4 1,7 1,4 1,5 2,1 2,3 2,1 1,9 1,2 1,2 ,9 1,1 1,6 1,3 N 163 683 684 156 674 672 681 152 160 153 154 679 676 668 670 158 153

Esse sono disposte in ordine discendente, in modo da evidenziare la gerarchia di importanza che gli intervistati con le loro risposte hanno costruito.
417

Ricordiamo che in LAS il

massimo punteggio era 4, in RAT, a ragione della scala di risposta pi lunga, 6. I primi 8 posti

99

della gerarchia sono occupati in maggioranza (ben 5) da conseguenze di LAS, segno che i lipsiensi hanno conferito maggior valore alle conseguenze proposte. Tra esse la prima conseguenza negativa si trova in settima posizione, la penultima positiva in sesta. Al primo posto leffetto pi banale dellazione, quello di diminuire i rifiuti, seguito dal corrispondente, ma genericamente espresso, contributo alla tutela dellambiente. In entrambi i casi interessante notare che queste conseguenze si riferiscono a beni che non sono producibili singolarmente se non in misura minima ed i cui vantaggi non sono direttamente esperibili dal soggetto, almeno a breve termine. Per ragioni teoriche si prevedeva quindi che queste conseguenze, bench importanti, per la scarsa entit e probabilit degli effetti, avrebbero ricevuto poca considerazione da parte degli attori razionali. Cos invece non successo. Questo fatto tuttavia comprensibile in base ad altri risultati dellindagine. Il 76% degli intervistati di Trento ed il 42% del campione di Lipsia non considera importante il comportamento altrui nella scelta della modalit di azione. Non si attende in maggioranza ci che fanno gli altri prima di agire. Il terzo e quarto posto sono occupati, con punteggio medio oltre la met del campo di variazione, dalla stessa conseguenza, quella di avere la coscienza a posto, classificabile anchessa tra quelle di carattere intrinseco. Questo aspetto di motivazione interna del comportamento di separazione dei rifiuti stato studiato in particolare da Raymond De Young.
418

QuestAutore sostiene che i


419

motivi di tipo intrinseco producono risultati pi stabili di quelli indotti con incentivi esterni: in prima analisi i nostri dati supportano la tesi di questo Autore.

A Lipsia inoltre ben collocata la possibilit di risparmiare economicamente, come anche a Trento, pur essendo questa molto limitatamente attuabile. (Solo la separazione dei rifiuti organici d diritto ad uno sconto della tassa del 30%). Allo stato attuale comunque, in parziale contraddizione con limportanza attribuita a questa conseguenza, il 74% degli intervistati trentini dichiara di non essere interessata al risparmio della tassa sui rifiuti solidi urbani ed effettivamente non tutti coloro che hanno diritto a questa riduzione ne fanno richiesta. La prima conseguenza negativa in entrambi i campioni riguarda lo spazio occupato dal deposito temporaneo dei rifiuti, aspetto abbastanza rilevante a Lipsia in considerazione del numero maggiore di bidoni necessario (minimo 4) alla raccolta differenziata. Ultima conseguenza positiva, come nel caso di RAT anche in assoluto, la lode di altri, un bene immateriale in questo caso poco valutato. Le deviazioni standard (s) generalmente elevate lasciano intuire che vi una certa variabilit nel giudizio che ora si cercher di spiegare, controllando il valore delle conseguenze per altre variabili.

417

Le medie dividono il campo di variazione della scala di risposta in due parti. In base allampiezza standardizzata della parte superiore alla media stato calcolato lordine gerarchico. 418 R. De Young, 1986a, 1986b. 419 Opposta opinione manifesta A. Diekmann e P. Preisendoerfer, 1991, 1992. 100

Riprendendo in considerazione i tre gruppi di intervistati formati in base alla rispettiva frequenza di separazione, si nota che tra essi vi sono differenze significative nella valutazione delle conseguenze.

Tabella 3.22 Valore medio di due conseguenze per gruppi di separazione (RAT)

Contributo alla tutela dell'ambiente Separatori assidui Separatori medi Bidone unico Totale m N m N m N m N 3,0 327 2,7 263 2,1 36 2,8 626

Coscienza a posto 2,6 328 2,6 262 1,5 36 2,5 626

Trasporto faticoso ,8 328 ,8 259 2,4 35 ,9 622

Posto in casa 1,1 329 1,3 260 3,2 35 1,3 624

In particolare il gruppo del bidone unico valuta meno positivamente le conseguenze positive e pi negativamente quelle negative. In RAT in soli due casi tuttavia le differenze sarebbero statisticamente significative, nel caso disponessimo di un campione causale, come si osserva in tabella 3.22. I sostenitori del bidone unico valutano meno la diminuzione dei rifiuti in discarica per effetto delle loro azioni e considerano invece pi prezioso il tempo perso in queste attivit. In LAS le differenze significative sono in maggior numero, di cui quattro sono riportate in tabella 3.23.

Tabella 3.23 Valori medi di quattro conseguenze per gruppi di separazione (LAS)

Separatori assidui Separatori medi Bidone unico Totale

m N m N m N m N

Ci saranno meno rifiuti 4,5 51 4,7 57 3,4 26 4,4 134

Perder tempo ,7 48 ,9 59 1,9 24 1,0 131

101

Interessante il fatto che chi separa poco valuti di meno le questioni di coscienza e di tutela ambientale e di pi costi, come quelli legati al trasporto ed al posto in casa. Quanto meno si pratica la raccolta differenziata, tanto pi i suoi costi crescono, anche per un semplice fatto organizzativo. In entrambe le indagini sono stati misurati altri costi nella forma di valori soglia, ossia, seguendo lipotesi che nella valutazione dei costi, come pure degli utili, vi siano particolari quantit massime al di l delle quali il costo viene valutato eccessivo o il guadagno troppo ridotto per giustificare un eventuale impegno nellazione. Lipotesi corrisponde quindi allassunzione di non linearit nella relazione tra costi, opportunit ed intenzione, azione. Percentuali superiori al 50% di entrambi i campioni hanno nei fatti respinto gi nei suoi presupposti generali questa congettura, dichiarando che la distanza fisica non ha importanza per la decisione di separazione (56% in LAS, 51% in RAT) o, come gi citato, di non essere interessati al risparmio (74% in RAT) o di non sapere quanto sia possibile diminuire lesborso dovuto alla tassa sui rifiuti (71% in LAS). Tra i rimanenti, che hanno indicato una soglia di costo o utile, non sono state individuate differenze teoricamente interessanti tra gli intervistati che inducano ad affermare lesistenza di relazioni non lineari con una certa stabilit. Unaltra ipotesi che stata sottoposta a verifica quella che gli attori, nella loro decisione dazione, considerino la percentuale di persone che gi svolgono le diverse modalit di comportamento tra cui si trovano a scegliere. In base a queste porzioni valuteranno quindi lutilit soggettiva delle diverse alternative. I costi ed i guadagni di unazione conformista possono essere infatti molto diversi da quelli dello stesso comportamento in una situazione di minoranza. Individualmente ogni attore potr avere inoltre propri valori soglia: alcuni ritengono razionale agire anche contro tutti, altri aspettano invece che la stragrande maggioranza attui un comportamento per decidersi a compierlo in prima persona. Questa ipotesi stata originariamente formulata da Marc Granovetter420 ed applicata, con un certo successo, nella spiegazione del comportamento collettivo.421 Nel nostro caso si teorizza che tra i sostenitori del bidone unico ed i separatori assidui vi sia una differenza rilevante nellentit percentuale della soglia di attivazione. Una prima osservazione, che richiama dati gi presentati, che alte percentuali di intervistati in entrambi i campioni si sono sottratti a questa questione dichiarando di non essere interessati al comportamento altrui (76% RAT, 42% LAS) o di non sapere cosa rispondere (19% LAS, 6,5% RAT). Tra costoro che di fatto indicano una soglia pari a zero, i separatori assidui sono solo leggermente sovrarappresentati. I meno disinteressati alle azioni altrui sono, nel campione di Lipsia, i sostenitori del bidone unico, che richiedono mediamente la partecipazione di circa un terzo dei concittadini alla separazione dei rifiuti come condizione del loro coinvolgimento, poco al di sopra della percentuale considerata necessaria dagli altri due gruppi di intervistati.

420 421

M. Granovetter, 1978. Cit. in C. Luedemann, 1995. Particolarmente interessante la spiegazione dei movimenti di protesta a Lipsia che, con il loro grande successo, contribuirono alla fine della Repubblica democratica tedesca. Cfr. B. Prosch e M. Abraham, 1991. 102

Tra coloro che considerano il comportamento altrui, questa percentuale si raddoppia in tutti e tre gli insiemi di rispondenti (separatori assidui, medi e bidone unico) e si invertono, in modo controintuitivo, i rapporti gerarchici: chi gi separa esige soglie pi alte per continuare a farlo di chi lo fa punto. Sono tuttavia differenze molto lievi, per cui lipotesi di esistenza di specifiche soglie per gruppi di separazione deve essere respinta.

103

7. Opportunit della situazione


Le opportunit della situazione, che nella teoria di Ajzen determinano la percezione di controllo che il soggetto ha sul comportamento in questione, necessitano, al pari dellutilit netta, di una analisi descrittiva. Le medie delle circostanze facilitanti o impedenti prospettate agli intervistati sono riportate in tabella 3.7.1, nella quale gli items di LAS sono evidenziati con sfondo grigio.

Tabella 3.24 Opportunit della situazione: statistiche descrittive

Media So dove sono i punti di raccolta So come si separa So dove sono i punti di raccolta Il mio fisico mi permette di separare So come si separa Posso trasportare i rifiuti Ho tempo a disposizione Posso trasportare i rifiuti Trovo la campana piena Non ho posto in casa Non ho tempo 1,4 1,3 3,6 1,1 3,3 ,9 ,7 2,0 1,7 1,7 1,1

Deviazione standard ,8 ,8 2,2 1,0 2,1 1,0 ,9 2,0 1,7 2,0 1,6

N 682 684 157 681 155 682 681 153 154 151 157

A motivo della scala di risposta bipolare utilizzata in LAS (fattori facilitanti sul polo positivo, fattori impedenti sul polo negativo), il punteggio massimo per ogni circostanza di pi o meno due, contro quello di sei delle opportunit di RAT. In questultima indagine, infatti, il segno delleffetto stato stabilito a priori, senza dare possibilit allintervistato di deciderlo.
422

La

conoscenza dei luoghi di raccolta in RAT, per citare un esempio, un fattore facilitante, senza la possibilit che sia altrimenti, mentre potrebbe ricevere valore negativo in LAS. La bipolarit della scala, tuttavia, richiede un numero doppio di valori di risposta per la stessa ampiezza: ci significa un maggiore dispendio di spazio e, con buona probabilit, costi soggettivi pi elevati per il rispondente. Le opportunit sono ordinate in senso decrescente con lo stesso criterio usato precedentemente per le conseguenze dellazione. La conoscenza delle modalit e del luogo di raccolta occupa il primo posto nella gerarchia, sia in LAS che RAT, mentre limportanza del

105

tempo in entrambi campioni relativamente bassa. Il punteggio medio delle prime due conseguenze abbastanza elevato, molto vicino, ad esempio, a quello che ha ottenuto la conseguenza avere la coscienza a posto in RAT. Informare in modo specifico ha quindi una certa importanza. La possibilit di trasportare i propri rifiuti in RAT al terzo posto con un punteggio medio comunque basso. Anche per queste variabili la deviazione standard elevata: nel paragrafo precedente avevamo infatti gi osservato la grossa differenza esistente tra separatori e non separatori abituali per quanto riguarda la valutazione delle opportunit dellazione. Le restrizioni poste allazione sono state definite operativamente anche in modo alternativo a quello proposto dallo schema SEU (probabilit per valore). Abbiamo infatti rilevato direttamente la distanza in metri tra labitazione e il luogo di consegna dei rifiuti, il tempo libero a disposizione, la conoscenza delle modalit di separazione come dei servizi predisposti dagli uffici competenti (numeri telefonici, materiale informativo), il sistema di tassazione utilizzato, la possibilit di trasportare in auto i propri rifiuti, la superficie del proprio appartamento. Tutte queste variabili aiutano a descrivere la situazione in cui le scelte di azione si compiono. Per quanto riguarda le distanze si tratta naturalmente di stime soggettive, alle quali molti (percentuali maggiori del 25%) si sono sottratti rispondendo non so. Particolarmente elevata la quota di non risposte, in entrambi i campioni, per la distanza del luogo di consegna dei vestiti usati, a conferma dellatipicit e della rarit della separazione di questo materiale. Data la difficolt della domanda abbiamo ritenuto conveniente, anche per non irritare lintervistato, offrire questa facile possibilit di risposta. Come si legge in tabella 3.25, dove i dati di LAS sono su sfondo grigio, a Lipsia i luoghi di consegna dei tessili e dei rifiuti pericolosi sono considerati mediamente pi lontani che a Trento, mentre linverso accade per le campane di raccolta pi comuni.

Tabella 3.25 Stime delle distanza: statistiche descrittive


Media 648 541 531 403 317 190 Deviazione standard 731 862 894 827 558 282 N 199 50 448 109 166 530 Massimo 5000 4000 8000 7000 4000 4000

Tessili Tessili Luogo di consegna rifiuti pericolosi Luogo di consegna rifiuti pericolosi Carta e vetro Carta, vetro, plastica
422

Ci pu aver provocato disorientamento nei rispondenti in quanto le stesse caselle di risposta avevano una descrizione verbale opposta (facilitante/impedente). Non ci possibile controllare questa fonte di possibile errore. 106

La deviazione standard eccezionalmente alta, anche per effetto di valori estremi, nei primi due casi (raccolta tessili e raccolta rifiuti pericolosi) notevolmente maggiori in LAS che in RAT, di cui difficilmente valutabile lattendibilit o comunque la rilevanza, potendosi trattare di cittadini che effettivamente abitano in zone isolate del territorio comunale. Queste stime non correlano con la frequenza di separazione n con le misure specifiche di opportunit e conseguenze riferite al trasporto, esclusivamente soggettive. Ci non sorprende: le distanze in metri sono fatti esterni che condizionano il comportamento solo nella misura in cui vengono percepiti come rilevanti dallattore. Nondimeno questo dato ci informa che, almeno per i rifiuti comuni, i cittadini non ritengono mediamente che le campane di raccolta siano molto lontane. Le grosse differenze in distanza, soprattutto a Lipsia, con gli altri due tipi di rifiuti, deve pertanto far riflettere sulla opportunit di cambiare il sistema di raccolta attuale, che provoca negli intervistati la sensazione di lontananza. Laspetto tempo, rilevato in modo abbastanza preciso in LAS, (minuti/settimana impiegati nella separazione, minuti/settimana disponibili allo scopo, ore lavorate, tempo libero) stato quasi del tutto tralasciato in RAT in quanto non generalmente annoverato tra le restrizioni e le conseguenze pi importanti nel contesto della separazione dei rifiuti, come si pu indurre dai risultati precedentemente presentati. Lunica variabile rilevata in entrambe le indagini (la quantit di tempo libero) riveste un certo interesse in quanto conferma le ragioni dello scarso effetto della restrizione tempo nel nostro modello esplicativo. Vi tra gli intervistati una certa variabilit rispetto a questa risorsa (i sostenitori del bidone unico, in entrambi i campioni, ritengono di avere in media poco tempo libero a disposizione, tra i separatori assidui e medi i pensionati, che hanno notevolmente pi tempo a disposizione, sono sovrarappresentati) che non si traduce tuttavia in effetto sul comportamento in quanto lazione studiata ritenuta poco dispendiosa di tempo. La risorsa in questione importante, distribuita in modo ineguale tra gli intervistati, ma non che marginalmente consumata dalla separazione dei rifiuti. Nel campione di Lipsia la differenza media tra minuti che si disponibili a dedicare alla raccolta differenziata e minuti che si effettivamente si impiega persino positiva (circa 10 minuti alla settimana), pur essendo la quantit di tempo libero medio del campione meno che sufficiente.
423

Il caso della risorsa tempo fornisce quindi alcune ragioni dello scarso peso che nel nostro modello ha laspetto pi propriamente utilitaristico (dato da UN ed OS): lazione comporta probabilmente costi troppo esigui perch convenga ridurli. Diekmann
424

a questo proposito

distingue tra azioni pro ambientali low cost, per le quali gli aspetti economici hanno importanza relativa, insieme ad aspetti pi ideologici (disposizioni) e comportamenti high cost, dove non invece ragionevole pretendere che gli attori agiscano in base ad una ipotetica coscienza ecologica, al di l dei loro interessi coinvolti in queste azioni. Questa ipotesi sembra migliore, in

423 424

La variabile tempo libero, misurata da 1 (tempo sufficiente) a 5 (tempo insufficiente), ha infatti media pari a 2,6. A. Diekmann, 1994. 107

quanto pi differenziata, di quella, precedentemente citata, di De Young, sulla preminenza e sulla maggiore efficacia delle motivazioni intrinseche nelle azioni proambientali. Come abbiamo visto, tra le circostanze con maggior peso vi la conoscenza del luogo e delle modalit di consegna dei rifiuti. Allo scopo di misurare la conoscenza specifica degli attori stato ideato un breve test. Si richiedeva di classificare otto oggetti, che talvolta succede di gettare nelle immondizie, nelle due categorie alternative raccolta differenziata e immondizie comuni. La somma delle risposte esatte costituisce il nostro indice di conoscenza specifica. Le medie nei due campioni sono abbastanza simili, pur con un lieve maggior successo nel test degli intervistati di Trento, tra i quali tuttavia vi maggiore variabilit nei risultati.

Tabella 3.26 Indice di conoscenza specifica: statistiche descrittive

Media Test RAT Test LAS 5,5 4,9

Deviazione standard 1,9 1,2

N 169 649

Oltre la conoscenza delle modalit di separazione, un altro tipo di sapere rilevante nella situazione in oggetto linformazione sui servizi messi a disposizione dei cittadini dalle amministrazioni comunali (numero telefonico speciale, materiale informativo) e sulle particolari condizioni di consegna di alcuni rifiuti (ingombranti, pericolosi). In questo caso si scelto di domandare direttamente agli intervistati se fossero a conoscenza di queste opportunit, mitigando leffetto di desiderabilit sociale con linserimento di una categoria intermedia (non lo conosco, ma mi interessa).

Tabella 3.27 Conosce lopuscolo sulla raccolta differenziata dei rifiuti? (%)

LAS S No, ma mi interessa No e non mi interessa Totale Casi validi 18,6 65,8 15,6 100,0 698

RAT 57,4 42,0 ,6 100,0 162

Bench (o forse proprio per questa ragione) il materiale informativo del comune di Lipsia sia in circolazione gi da tre anni, contro i sei mesi di quello di Trento, questultimo pi conosciuto, come si evince dalla tabella 3.27. In LAS vi inoltre una percentuale notevole di intervistati (ed essi non sono solo sostenitori del bidone unico), a cui lopuscolo nemmeno
108

interessa, contro una percentuale praticamente nulla in RAT. Le stesse differenza si ripetono in modo abbastanza uguale per la conoscenza del termine di consegna dei rifiuti pericolosi.

Tabella 3.28 Conosce il prossimo termine di consegna dei rifiuti pericolosi?


(%)

S No, ma mi interessa No e non mi interessa Totale Casi validi

LAS 31,5 54,8 13,7 100,0 686

RAT 45,9 53,5 ,6 100,0 157

Interessante invece lalta percentuale di persone in LAS che conoscono le modalit per disfarsi di rifiuti ingombranti, che rappresentano il caso pi evidente di deturpamento ambientale ad opera dei rifiuti.

Tabella 3.29 Conosce le modalit di consegna dei rifiuti ingombranti? (%)

LAS S No, ma mi interessa No e non mi interessa Totale Casi validi 79,3 18,3 2,4 100,0 694

RAT 52,1 47,3 ,6 100,0 169

Questa alta percentuale dovuta probabilmente al quasi generale rinnovamento abitativo (ristrutturazioni, nuove costruzioni, nuovo arredamento) nella citt di Lipsia, per cui a molti sar capitato di dover gettare via un qualche rifiuto di rilevanti dimensioni. Nel biennio 199495 sono stati raccolti, per citare un esempio, circa 25.000 elettrodomestici usati. In conseguenza a questo fenomeno anche il servizio nettezza urbana della citt tedesca si particolarmente organizzato, prevedendo sia la dislocazione di numerosi contenitori (nel 1994 erano 324) che luoghi di raccolta appositi (30 nello stesso anno ad orario continuato). I risultati di questo sforzo si notano anche dal fatto che la percentuale di coloro a cui non interessa la questione scende notevolmente: anche i pi restii in presenza di costi elevati,

109

mostrano un certo sapere ecologico. Nella costruzione dellindice sintetico di questa conoscenza delle condizioni, entrambe le risposte negative sono state valutate ugualmente pari a zero in quanto il fatto di essere interessati non elimina lassenza dellinformazione.

Tabella 3.30 Conoscenza condizioni: statistiche descrittive


Conoscenza a specifica Conoscenza condizione Giudizio soggettivo rb N rb N rb N DA ,04 634 ,25 648 ,43 673 DI ,10 632 ,24 650 ,37 673 DH ,11 636 ,33 652 ,45 674

a. DA=Differenziale d'azione; DI=Differenziale d'intenzione; DH= Differenziale di habitus. b. r il coefficiente di correlazione lineare di Pearson.

La media del campione trentino si colloca esattamente a met del campo di variazione mentre in LAS essa pi bassa, come le frequenze di tre degli items che costituiscono lindice gi lasciava supporre.

Tabella 3.31 Giudizio soggettivo dinformazione: statistiche descrittive


Media RAT LAS ,50 ,38 Deviazione standard ,32 ,21 N 127 665

Unulteriore variabile misura la percezione soggettiva di informazione degli intervistati a proposito dellazione di raccolta differenziata dei rifiuti. Lindice varia da 10, che corrisponde ad una conoscenza molto buona, a zero, cio la situazione di ignoranza. In entrambi i campioni vi un grado pi che sufficiente di informazione, comunque non eccezionale. Il giudizio soggettivo porta a voti di circa mezzo punto pi bassi del test predisposto sulla conoscenza delle modalit di raccolta differenziata: questo un indizio che la prova predisposta era probabilmente troppo facile. Se si osservano le correlazioni di questi tre indici con le tre variabili endogene dellultimo modello causale, cio azione, intenzione ed habitus, si osserva che, con ununica eccezione, si ripetono nei tre campioni gli stessi rapporti di gerarchia.

110

Tabella 3.32 Correlazioni tra indici di conoscenza e variabili endogene (LAS)

RAT LAS

Media 6,5 6,4

Deviazione standard 2,8 2,6

N 179 690

La conoscenza specifica si correla debolmente, di pi la conoscenza delle condizioni ed al massimo il giudizio soggettivo. Maggiore la componente oggettiva dellindice minore la correlazione. Questo fatto non teoricamente senza conseguenze, se si assume di aver misurato correttamente i concetti implicati.

Tabella 3.33 Correlazioni tra indici di conoscenza e variabili endogene (RAT)

Conoscenza specifica Conoscenza condizione Giudizio soggettivo

r N r N r N

Rifiuti normali ,09 613 ,28 628 ,45 650

Rifiuti speciali ,09 619 ,16 634 ,17 656

Significa infatti che al fine di favorire lazione di separazione dei rifiuti pi importante il sentimento di sentirsi informati che la conoscenza oggettiva delle modalit di raccolta differenziata. La direzione delleffetto del giudizio soggettivo potrebbe anche essere interpretata inversamente: pi si separa, pi ci si sente informati. Se valesse questa ipotesi si spiegherebbe anche il motivo di una tale differenza tra conoscenza soggettiva e oggettiva. La seconda correla poco perch non pu essere prodotta dalla frequente ripetersi dellazione, ma pu al massimo favorirla. Si ha una parziale conferma di questa ipotesi osservando le differenze per tipo di materiale nelle correlazioni di questi indici e lazione.

111

Tabella 3.34 Correlazioni tra indici di conoscenza e fattori variabile dipendente (LAS)

DA Conoscenza a specifica Conoscenza condizione Giudizio soggettivo r N rb N rb N


b

DI ,13 68 ,35 117 ,39 158

DH ,16 63 ,36 116 ,35 151

,18 66 ,40 114 ,41 151

a. DA=Differenziale d'azione; DI=Differenziale d'intenzione; DH= Differenziale di habitus. b. r il coefficiente di correlazione lineare di Pearson.

Tabella 3.35 Correlazioni tra indici di conoscenza e fattori variabile dipendente (RAT)

Conoscenza specifica Conoscenza condizione Giudizio soggettivo

r N r N r N

Rifiuti normali ,21 66 ,41 117 ,38 155

Rifiuti speciali ,21 61 ,41 116 ,29 148

Anche per i rifiuti speciali, per i quali il sapere dovrebbe essere pi importante, si conferma la scarsa relazione tra conoscenza specifica e comportamento. Anzi, essa ovunque pi debole ed in modo particolare proprio nel caso del giudizio soggettivo di informazione. Questo dato pi compatibile con la relazione inversa tra sapere e azione: pi si raccolgono con maggiore frequenza in modo differenziato pi ci sente informati su questazione. In RAT la differenza pi sfumata, ma comunque non trascurabile. Le altre due correlazioni sono perfettamente uguali tra i due tipi di rifiuti, anche se nel caso della variabile conoscenza specifica lalto numero di item missing pregiudica ulteriormente qualsiasi affermazione. Un ruolo intermedio assume il secondo indice di conoscenza, che pi direttamente si riferisce alle condizioni dellazione, gi incluse nel modello di spiegazione nel costrutto OS. Ricordiamo inoltre che tra i fattori facilitanti ed impedenti della situazione la conoscenza (del dove e del come separare) aveva una importanza preminente, che non si traduceva tuttavia in un effetto particolarmente rilevante, per ragioni molto simili a quelle gi illustrate a proposito della risorsa tempo. Con questa discussione pensiamo di aver prodotto delle prove a favore della tesi che la relazione tra sapere ecologico e comportamento non cos semplice e

112

univoca come le campagne di informazione ecologica solitamente suppongono. La riflessione luhmanniana sulla necessit di una ecologia del non sapere riceve un qualche sostegno empirico in quanto la conoscenza non ha quegli effetti sul comportamento che illuministicamente si ritiene debba sortire. Lanalisi sugli effetti del sistema di tassazione riguarda quasi esclusivamente lindagine di Lipsia, dove vi a questo proposito una certa variet di soluzioni adottate. Si distinguono precisamente quattro modalit: calcolo in base ai metri quadrati dellabitazione, calcolo in base al numero di persone per unit domestica, che abbiamo entrambi classificato tra i sistemi iniqui, o calcolo individuale con prepagamento in forma di tessera a punti o a posteriori in base al numero di bidoni svuotati al mese, che abbiamo classificato tra le imposte eque. Lipotesi che tra coloro che godono di un sistema di tassazione commisurato alla produzione, lincentivo a diminuire la quantit di rifiuti residui sia maggiore. I rifiuti speciali, che oltre ad essere rari sono anche di dimensioni ridotte, sono stati esclusi da questo calcolo: il vantaggio in termini di imposte prodotto dalla raccolta differenziata di un medicinale o di una batteria scarica molto vicino a zero. Una percentuale ragguardevole di intervistati non sa a quale sistema di tassazione sottoposto: tra questi si ipotizza che non vi siano effetti significativi sulla frequenza di separazione. Come mostra lincrocio delle due variabili vi una differenza significativa, nella direzione ipotizzata, anche se non elevata, come lindice di dipendenza testimonia.
425

Eliminando la terza categoria, coloro che non sanno, la relazione diventa un

poco pi evidente (c=0,1) pur rimanendo estremamente debole.

Tabella 3.36 Gruppi di separazione per sistema dimposta (LAS) (%) Rifiuti normali Unico bidone Separatori medi Separatori assidui N Totale
Somers D=0,07

Imposta inique 16,5 27,1 56,4 (468) 100,0

Imposta eque 9,8 17,6 72,5 (102) 100,0

Non sanno 18,4 24,1 57,5 (87) 100,0

Totale 15,7 25,3 59,1 (657) 100,0

Se si considera una terza variabile, come per esempio il numero di abitazioni nelledificio di residenza, si scoprono altre differenze tra gli intervistati compatibili con la teoria (maggiore il numero di abitazioni in un edificio, minore leffetto di un sistema di imposte equo) ma molto ridotte. Esse non sarebbero significative. Una ulteriore variabile, presente in entrambe le inchieste, sul sistema di tassazione, consiste in un giudizio soggettivo. E stato chiesto quanto ci si riteneva soddisfatti della attuale organizzazione delle imposte.

Assumiamo che le tre categorie siano ordinabili nella loro forza motivante. La relazione del resto comunque debole, quale sia lindice di dipendenza usato. 113

425

Tabella 3.37 Giudizio sul sistema dimposta: statistiche descrittive


Media LAS RAT 1,6 4,4 Deviazione standard 2,8 2,5 N 599 176

La variabile varia da 10 (molto soddisfatto) a 0 (per niente soddisfatto): in entrambi i campioni il grado di soddisfazione insufficiente, pur essendo in RAT decisamente maggiore. Limpressione che si ricava, anche riprendendo quanto gi analizzato a proposito dellentit della tassa sui rifiuti e di eventuali soglie di risparmio, da una lato di uno scarso interesse, dato il livello ancora contenuto di costi, verso la riduzione delle imposte,
426

dallaltro che i

rispettivi servizi di nettezza urbana perseguano questa via, che non scevra da ambiguit, con poca convinzione, meritando per questo bassi punteggi da parte dei loro utenti. Il giudizio sulla soddisfazione da ritenersi di carattere pi teorico (valutazione del carattere iniquo del sistema) che pratico. Non comporta nei fatti differenze di comportamento. Da parte della societ che cura la raccolta dei rifiuti questa prudenza nelluso di incentivi monetari pi che giustificata: lesperienza dimostra infatti che un legame troppo stretto tra tasse ed immondizie prodotte fa aumentare la quantit di rifiuti bruciata, interrata ed abbandonata, dati i bassi costi di queste alternative. N il controllo poliziesco una contromisura proponibile. Altri aspetti legati alle condizioni dellazione, rilevati nelle due indagini, non verranno analizzati in quanto poco interessanti. In Appendice 2 sono riportate, per le variabili escluse, alcune statistiche descrittive.

E facile prevedere che la situazione cambier presto: gi da ora il comune di Trento ha annunciato rincari delle imposte nellordine del 10%.

426

114

8. Alcune variabili esterne alla teoria del comportamento pianificato


La Theory of Planned Behavior (TOPB) solleva la pretesa di essere una teoria di spiegazione dellazione completa. Pur avendo dato buona prova di s nei tests empirici effettuati, questa sua supposta caratteristica stata messa in discussione dallintroduzione della variabile habitus, che solleva dubbi su vari aspetti della teoria di Ajzen, come abbiamo sporadicamente sottolineato. In particolare sono oggetto di controversia lassunzione di controllo volizionale completo, che lhabitus per le sue caratteristiche di quasi automatismo mette in forse, e leffetto delle variabili antecedenti lintenzione. Allinterno della nostra interpretazione della teoria di Ajzen, del resto, questi problemi possono essere adeguatamente trattati, come la spiegazione alla luce della teoria della scelta razionale degli habiti ha mostrato. In questo paragrafo indagheremo leffetto di alcune variabili esterne alla TOPB, a cui tuttavia in letteratura si assegna una certa importanza esplicativa. Per brevit esse sono dette variabili altre. Esse sono state rilevate in maggior numero nel questionario di Lipsia, al quale si riferiranno quasi esclusivamente le analisi che seguiranno. In particolare si tratta della coscienza ambientale generale, dellattribuzione delle cause della questione ecologica e di atteggiamenti e sentimenti associati al problema dei rifiuti. Trattandosi di ben 26 diverse variabili si proceduto a 4 separate analisi fattoriali, di qui riferiamo in Appendice 3, che hanno portato allindividuazione di 8 diversi fattori,427 denominati in modo da riassumere le variabili che su di essi saturavano in modo prevalente. Tutti i costrutti si caratterizzano per il fatto di collocarsi ad un livello di generalit medio, in quanto si riferiscono allo specifico problema dei rifiuti con lunica eccezione di coscienza ecologica, molto generico. Lattribuzione delle cause e della soluzione del problema dei rifiuti alla scienza, tecnica, industria, politica e commercio non in relazione con la frequenza di separazione, n con lintenzione o con lhabitus. Credere o meno che il progresso risolver i nostri problemi non comporta alcuna differenza significativa nelle variabili indagate.

427

Per brevit sono stati presi in considerazione i punteggi fattoriali dei fattori estratti. La procedura piuttosto sbrigativa e generalmente non preferibile al calcolo di indici additivi. Nondimeno volendo solamente indagare la relazione tra queste variabili e lintenzione e lazione, limprecisione che essa provoca ci parsa sopportabile. 115

Tabella 3.38 Correlazioni tra variabili altre e variabili endogene

(LAS)

DA

DI

DH

Separare un dovere personale Attribuzione interna delle cause della crisi ambientale Emozioni associate ai rifiuti Coscienza ecologica Scetticismo verso il discorso ecologico Rassegnazione al problema dei rifiuti Attribuzione alla politica e industria Attribuzione alla tecnica Separare un dovere personale Attribuzione interna delle cause della crisi ambientale Emozioni associate ai rifiuti Coscienza ecologica Scetticismo verso il discorso ecologico Rassegnazione al problema dei rifiuti Attribuzione alla politica e industria Attribuzione alla tecnica Separare un dovere personale Attribuzione interna delle cause della crisi ambientale Emozioni associate ai rifiuti Coscienza ecologica Scetticismo verso il discorso ecologico Rassegnazione al problema dei rifiuti Attribuzione alla politica e industria Attribuzione alla tecnica

,57 ,32 ,32 ,13 -,13 -,10 -,01 ,05 ,65 ,44 ,36 ,18 -,15 -,22 -,05 -,03 ,74 ,42 ,42 ,20 -,11 -,14 -,05 ,01

Note: N=616; r il coefficiente di correlazione lineare di Pearson

Ci smentisce lipotesi di Grob,

428

del quale abbiamo preso a prestito gli strumenti di


429

misurazione del costrutto attribuzione del controllo dellazione. Lo stesso risultato si ottiene in RAT, pur con una batteria di variabili ridotta, che non ha misurato bene i due costrutti. comportamento, sostenuto dai dati con correlazioni rilevanti. Abbastanza simile il fattore separare un dovere personale che rappresenta le variabili che esprimono approvazione incondizionata alla separazione dei rifiuti. Saturano su questa dimensione affermazioni del tipo sento la separazione dei rifiuti come un impegno personale, Il

secondo aspetto dellipotesi di Grob, che riguarda leffetto dellattribuzione interna sul

A. Grob, 1991, p. 58. Il riferimento alla teoria dellapprendimento di J. B. Rotter, 1954, 1966. Per il significato della variabile locus of control in questo settore di ricerca si rimanda a. I. Balderjahn, 1986, pp. 53-58. 429 In particolare esso non discrimina validamente i due costrutti attribuzione interna- attribuzione esterna. 116

428

o non mi importa che cosa facciano gli altri, io separer in ogni caso i miei rifiuti o ognuno deve contribuire alla riduzione dei rifiuti, che indicano appunto una modalit di azione ritenuta di per se stessa meritevole di scelta, al di l di altre considerazioni di carattere sociale o teleologico. Non stupisce quindi la forte correlazione di questo fattore con DH, DI e DA, in ordine discendente di grandezza, che non traducibile funzionalmente in modo univoco. Terzo effetto per entit quello del fattore emozioni associate ai rifiuti, che si riferisce alla paura, alla vergogna e alla rabbia che il problema delle immondizie ed il comportamento altrui suscitano. Nella definizione operativa stato sottolineato laspetto emotivo con lintenzione di verificare lipotesi se questi sentimenti hanno effetto motivazionale (mobilitano risorse interne) sul comportamento di raccolta differenziata.
431 430

Essa pu essere respinta,

nonostante le correlazioni tra questo fattore e DA, DI e DH, giacch le rispettive relazioni, una volta controllate con terze variabili, determinate debole della si sono rivelate tutte molto deboli. generale sullazione o, cambiando termine di

Il fattore emozioni associate ai rifiuti si configura, allinterno della TOPB, come una disposizione comparazione, come una misura specifica di coscienza ecologica: con essa si correla con coefficiente pari a circa .50 e si associa nella stessa gerarchia di grandezza con le variabili della teoria di Ajzen. Leffetto della coscienza ecologica, misurata sinteticamente secondo i suggerimenti di Diekman,
432

pi ridotto come ci si poteva attendere visto il basso grado di specificazione del

costrutto. Esso rappresenta quattro items ambientalmente corretti: la convinzione che ci stiamo avvicinando ad una catastrofe ecologica, lattribuzione al sottosistema politico della salvaguardia dellambiente, la richiesta di una nuova sobriet nel modo di vita, il lamento per la scarsa coscienza ecologica della massa. Considerando che buona parte degli investimenti pubblici si concentra nella produzione di questa fantomatica consapevolezza ambientale, le correlazioni trovate possono fare intravedere, anche se non dimostrare, la disastrosa scelta di investimento compiuta. Ridurre il tempo richiesto dallazione, pur essendo questa una delle risorse meno consumate dalla separazione dei rifiuti, dovrebbe avere un effetto maggiore: la correlazione lineare tra DA e la conseguenza dispendio di tempo infatti -.34 nel campione di Lipsia. Gli altri due fattori, abbastanza simili in quanto rappresentano atteggiamenti di rifiuto passivo (rassegnazione) ed attivo (scetticismo) del problema in questione, si correlano negativamente in misura marginale. Non verranno quindi presi in considerazione:

In base a questa ipotesi J. Vining, 1992 studia il ruolo delle emozioni nei processi di decisione di tre gruppi differenti di attori. 431 Abbiamo controllato la relazione emozioni - azione per lintenzione e la correlazione intenzione emozione con disposizione. In entrambi i casi il coefficiente sceso notevolmente. Calcolando una analisi di varianza, prendendo come variabile dipendente DI dicotomizzata, il contributo di emozioni non mai significativo, n lo in interazione con altre covariate. 432 Diekman era a Lipsia per un seminario nei giorni della stesura definitiva del questionario. I suoi suggerimenti corrispondono del resto ad alcuni items della domanda F13 della Schweizer Umweltsurvey 1994. Cfr. A. Diekman e A. Franzen, 1995. 117

430

lautoselezione intervenuta nel campione non permette di indagare adeguatamente le opinioni di chi si dimostra scettico o rassegnato verso il problema ambientale. Escludendo per varie ragioni gli ultimi sei fattori, ne rimangono due dei quali osserviamo le correlazioni con le variabili esplicative del nostro modello, con lo scopo di provare ad individuare il significato che esse hanno al suo interno. Le relazioni tra le variabili considerate sono tutte di media entit e positive. Il fattore separare un impegno personale, che si correla in modo significativo con tutte le variabili della TOPB, non ha tuttavia grande forza esplicativa: una opinione sulla separazione dei rifiuti in questione che si associa in modo particolare ad habitus, intenzione ed azione. Le correlazioni relativamente pi basse si notano con laspetto sociale (NORM e DNS) del modello: il fattore infatti esprime latteggiamento di coloro che valutano molto positivamente lazione che gi compiono e non ritengono che essa sia determinata da eventi esterni come la pressione sociale percepita. Controllando la relazione tra DNS e IP (impegno personale) per DI la relazione scende notevolmente (sino a .18), in misura maggiore di altre relazioni di IP con le altre variabili della TOPB.

Tabella 3.39 Correlazioni tra due altre variabili e variabili endogene (LAS)

DD DNS DCC UN OS NORM

Separare un dovere Attribuzione interna Separare un dovere Attribuzione interna Separare un dovere Attribuzione interna Separare un dovere Attribuzione interna Separare un dovere Attribuzione interna Separare un dovere Attribuzione interna

personale personale personale personale personale personale

r ,61 ,44 ,39 ,27 ,58 ,38 ,44 ,44 ,53 ,35 ,37 ,29

Note: N=554; r il coefficiente di correlazione lineare di Pearson.

Un modo simultaneo per controllare le numerose relazioni, dirette, indirette, spurie, che si celano dietro queste correlazioni quello di calcolare un modello causale non inferenziale. Rispetto allultimo modello presentato sono state introdotte due modifiche che contribuiscono ad una migliore spiegazione di DI mentre peggiora la percentuale di varianza spiegata di DA e di DH, anche se non in modo eccessivo. In complessivo si tratta quindi di un modello meno parsimonioso e solo lievemente pi esplicativo. Il suo interesse risiede nel fatto che fornisce una idea su dove si possano collocare due delle variabili esterne alla TOPB. Il fattore
118

attribuzione interna (AI) conformemente alle ipotesi, anche se in entit ridotta, interviene nelleffetto della disposizione sullintenzione. DD, a differenza della versione originale della teoria di Ajzen, agisce quindi solo indirettamente ed in due modi su DI: attraverso il grado di routinizzazione dellazione ed attraverso quello di internalit dellattribuzione. Inoltre AI non ha un effetto diretto sul comportamento, come invece ipotizzava Grob. Il fattore IP viene spiegato abbastanza bene da DI ma non apporta alcun contributo proprio alla comprensione. Esso semplicemente una opinione associata alla volont di separare i propri rifiuti, senza altro valore che quello di descrivere ci che si pensa su quello che si sta facendo. La componente di motivazione interiore era del resto gi inclusa nel modello tra le conseguenze dellazione, in maniera molto pi coerente.

Figura 3.7 Modello TOPB con due altre variabili (LAS)

,17
e1

AI

,42

e2

,62

DD

,41
,19

DH
e4

,61
,42

,47

,79

DCC
DI
,31
,14

,86
,71

,51 DA

,73

DNS

e3

,53 IP
e5

Legenda
DA DI DNS DD Differenziale Differenziale Differenziale Differenziale dazione dintenzione di norma soggettiva di disposizione DCC DH AI IP Differenziale di controllo del comportamento Differenziale di habitus Attribuzione interna Impegno personale

Le modifiche che lintroduzione di queste variabili comportano non sono quindi tali da stravolgere il significato teorico del modello di comprensione dellazione utilizzato. A ci si

119

aggiunge losservazione, tratta dallo stesso Ajzen,

433

che il numero e leffetto di queste

variabili moderanti non n delimitabile n costante. Si potrebbero trovare, infatti, moltissime caratteristiche personali di questo tipo che aiutano a chiarire i processi psicologici che intercorrono tra disposizione ed azione. Nulla garantisce per che queste peculiarit degli intervistati siano un numero finito, cos che possano essere considerate in un quadro teorico semplice ed unitario. Parimenti niente assicura che queste caratteristiche personali abbiano effetti costanti e pertanto estendibili al di fuori del ristretto campione dindagine. Non sembra quindi conveniente scambiare la parsimonia della TOPB con tali modesti ed instabili guadagni nelle comprensione del comportamento indagato. Da un impegno nellaffinamento della definizione operativa di questo modello, in special modo per quanto riguarda laspetto utilitaristico, ci si pu aspettare maggiori successi che dalla ricerca di altre pi o meno esotiche variabili, che riferendosi a caratteristiche non universali dei soggetti agenti, come lo stile attributivo, mettono in dubbio il carattere di teoria generale dellazione umana della TOPB.

433

Cfr. I. Ajzen, 1988, pp. 89-91.

120

9. Orientamenti valoriali a Lipsia ed a Trento


Concludiamo lanalisi dei dati con una descrizione del campione in termini di stili di vita, in base a tre batterie di domande (valori, attivit nel tempo libero, orientamenti di vita) rilevate in modo completo in LAS e sol parzialmente in RAT. Questa definizione del costrutto stili di vita corrisponde a quella tendenza alla soggettivizzazione delle strutture di distinzione sociale che abbiamo brevemente criticato nel capitolo precedente. Lanalisi ci permetter inoltre di formulare una critica metodologica nei confronti degli strumenti di misurazione utilizzati. Consideriamo i valori, ed in misura minore, per la loro caratterizzazione meno fondamentale, gli stili di vita, del tutto indipendenti dallazione assai specifica oggetto di questa ricerca. Ci accade non tanto perch si intenda smentire uno delle poche caratteristiche definitorie di questo costrutto abbastanza universalmente accettate434 (cio la direzione dellazione umana), ma per impedire alla radice la perversa semplificazione moralistica del discorso ambientale, pi volte evidenziata. Costituendo secondo questo diffuso giudizio, in analisi intermedia, gli atteggiamenti e gli stili di vita ed, in ultima analisi, i valori o le visioni generali del mondo435 i criteri guida dellazione umana, la via maestra nella risoluzione del problema ambientale sarebbe quella di produrre nuovi valori e nuovi stili di vita, quasi che la frequenza nella separazione dei rifiuti domestici, o nelluso dei mezzi pubblici, o di qualunque altro comportamento si consideri, fosse legittimata ad esprimere un giudizio esiziale sui valori di una persona o, come di frequente accade, di un intero gruppo sociale.436 Affermare questa indipendenza significa in primo luogo garantire agli orientamenti valoriali uno spazio impregiudicato di esistenza ed al tempo stesso spostare lattenzione sui determinanti meno fondamentali dellazione, come lutilit e le opportunit, sui quali linvestimento sociale, ed in particolar modo pubblico, non altrettanto forte, pur potendosi aspettare in questa direzione maggiori rese. Si comprende sotto questa luce il significato applicativo, oltre che metodologico, della specificazione dei costrutti, secondo il principio di compatibilit di Ajzen, che alla base della buona prova della TOPB. Se rientra nellinteresse sociale che porzioni sempre maggiori di cittadini scelgano una modalit di azione, per esempio separare le immondizie, e non invece che la popolazione comunichi in modo moralizzato sul proprio ambiente, allora anche le misure da adottarsi dovranno conformarsi a questo interesse. Ci non accade quando, ad esempio, si finanziano campagne di sensibilizzazione, rivolte generalmente agli strati psicologicamente pi indifesi della popolazione, allo scopo di mutare gli atteggiamenti, se non i valori, dei destinatari, quasi fosse questo uno dei compiti propri dello Stato o degli enti pubblici

Cfr. e. g. I. Vaccarini, 1987 e L. Halman, 1995, pp. 64-66. Cfr. G. de Haan e U. Kuckartz, 1997, pp. 264-270. Questi Autori citano il lavoro di M. Thompson et al., 1990, che individuano quattro diverse visioni fondamentali della natura che fonderebbero lo stile di vita nei confronti dellambiente degli attori. 436 Il dibattito sul rapporto tra cristianesimo e ambiente naturale stato di sovente ridotto stoltamente ad un giudizio sui valori dei cristiani, genericamente osservati, e le condizioni ecologiche dei Paesi dove il cristianesimo religione prevalente. 121
435

434

intermedi. Il successo della specificazione dello schema di comprensione dovrebbe quindi far riflettere sulla necessit di compiere la stessa operazione anche per quanto concerne gli interventi sociali e statali in particolare. In questo senso affermiamo lindipendenza tra gli orientamenti di valore e la raccolta differenziata dei rifiuti domestici.

9.1 Risultati della misurazione


Per la misurazione degli orientamenti di valore ci siamo avvalsi di uno strumento sintetico multidimensionale, sviluppato inizialmente da Gisela Maag, nellambito di un progetto di ricerca tedesco denominato A-7.437 Esso consiste in una batteria di 9 coppie di items riferite ad altrettanti ambiti di discussione teorica sul mutamento dei valori: tra questi solo alcuni sono nettamente contrapposti come materialismo (MAT) e postmaterialismo (POS), edonismo (HED) e prestazione (LEI), realizzazione di s (SEL) e sentimento del dovere (P-A), al contrario di altri, come tolleranza (TOL), giustizia (GERL) ed uguaglianza (GLE), generalmente pi condivisi.

Tabella 3.40 MTOMM (RAT)


r Tol2 Mat1 Mat2 Sel1 Sel2 Lei1 Lei2 P/A1 P/A2 Gle1 Gle2 Pos1 Pos2
Hed1 Hed2 HedL
TOL1 MAT1 SEL1 TOL1 MAT2 SEL2 LEI1 HED1 POS1

Tol1 Tol2 Mat1 Mat2 Sel1 Sel2 Lei1 Lei2 P/A1 P/A2 Gle1 Gle2 Pos1 Pos2 Hed1 Hed2
,34 1,00 ,36 ,20 1,00 ,21 ,04 ,38 1,00 ,31 ,08 ,08 ,33 ,35 ,29 ,33 ,17 ,34 ,21 ,02 ,00 ,12 ,30 ,22 ,04 ,24 ,30 ,51 ,38 ,35 ,37 ,06 -,03 -,03 ,07 ,44 ,25 ,44 ,28 ,19 ,22 ,03 -,03 ,17 ,13 ,18 ,18 ,23 ,25 1,00 ,39 ,44 ,12 ,04 ,07 ,06 ,00 ,06 ,05 ,42 ,23 ,53 ,29 1,00 ,10 ,14 ,19 ,32 ,14 ,14 ,33 ,27 ,27 ,02 ,31 ,32 1,00 ,22 ,15 ,20 ,11 ,13 ,18 ,09 ,26 ,34 ,24 ,12 1,00 ,04 ,06 -,03 ,01 ,08 -,05 ,38 ,41 ,35 ,17 1,00 ,25 ,47 1,00 ,23 ,11 ,05 ,07 -,19 ,06 -,01 ,21 ,24 ,41 ,05 ,12 ,02 ,20 ,30 1,00 ,29 ,50 1,00 ,52 ,16 ,10 ,12 ,17 ,29 ,04 -,06 ,05 ,10 ,30 1,00 ,10 ,04 ,01 ,10 ,20 1,00 ,30 ,08 ,29 ,13 1,00 ,08 ,00 ,30 1,00 ,60 ,26

Legenda
In caso di liti scendere a patti Preoccuparsi della propria posizione Realizzare se stessi nella vita Essere tollerante Al primo posto il proprio benessere Essere indipendente dagli altri Affermarsi sugli altri Godersi la vita Ridare valore ai sentimenti HEDL P-A2 GLE2 GLE 1 P-A1 LEI2 HED2 GERL POS2 Quello che si guadagnato goderselo Essere consci dei propri doveri Eliminare le differenze sociali Trattare ognuno allo stesso modo Essere puntuali Fare, lavorare, faticare Lasciar fare e fare quello che si vuole Per il bene di tutti rinunciare a qualcosa Aumentare la partecipazione alle decisioni politiche

Indagine rappresentativa della popolazione votante della Germania federale, condotta tra il novembre 1995 ed il febbraio 1996. 122

437

Tabella 3.41 MTOMM (LAS)


r Tol1 Tol2 Mat1 Mat2 Sel1 Sel2 Lei1 Lei2 P/A1 P/A2 Gle1 Gle2 Pos1 Pos2 Hed2 Hed1
1 0,1 1 1 0,2 0,3 0,2 0,3 0,2 0 0 0,1 0,2 -0,2 0,4 0,4 1 1 0,2 1 1 0,4 1 0,6 0,58 0,2 0,3 0,3 0,3 0 0,1 0,2 0,3 0,2 0,1 0,1 -0,1 0 0,2 0,2 0,46 0,2 0,3 0,2 0,4 0,2 0,2 0,2 0,2 -0,2 0,3 0,3 0,2 0,1 0,2 0,2 0 0,2 0,2 0,5 0,3 0,1 0,2 0,1 0,1 0,3 0,2 -0,1 0,3 0,1 0,1 0,23 0,2 0,2 0,4 0,2 0,2 0,1 0,3 0,4 0,3 0,4 0,2 0 0,2 0,1 0,2 0,3 0,2 0,4 0,5 0,2 0,3 0,2 0,1 0 0,1 0,2

Tol2 0,24 Mat1 0,3 Mat2 0,1 0,2 Sel1 0,1 Sel2 0,2 Lei1 0,3 Lei2 P/A1 0,2 P/A2 0,3 0,2 Gle1 0,2 Gle2 Pos1 0,2 Pos2 0,2
Hed2 Hed1 HedL 0,1 0,1 0,1

0,2 0,27

1 0,3 0,2 0,3 0 0 0,2 1 1 0,2 0 0 0,1 1 1 0 0,1 1 1 -0,2 0,41 0,2 -0,3 -0,1 0,3 0,2 0,3 0,26 0,2 0,1 0,1 0 0,1 0,3 0,39

Legenda: le due matrici contengono le correlazioni lineari (r di Pearson) tra le diverse misurazioni (in realt indicatori) degli otto tratti (valori) misurati. In grassetto sono riportate le correlazioni tra le due misure dello stesso tratto (validit convergente), le correlazioni esterne superiore a quelle interne sono bordate in blu, (validit discriminante lesa) nei lati (orizzontali o verticali) che indicano le variabili colpevoli della lesione. I blocchi di caselle bordati di rosso, secondo lo stesso criterio, ledono lassunzione della intercambiabilit tra indicatori che assicurata dalla compresenza di validit discriminante e convergente. Cfr. R. Schnell et al., 1995, pp. 147-152. Utilizzando la matrice MTMM ideata da D. T. Campbell e D. W. Fiske abbiamo controllato la validit di questa misurazione. Per maggiore precisione, tuttavia, le due matrici sono state denominate MTOM (Multi Trait One Method) in quanto luso di indicatori multipli non propriamente assimilabile a quello di diversi metodi per rilevare lo stesso tratto. Le modalit di verifica della validit (convergente e discriminante), sono tuttavia le stesse. E sufficiente un primo colpo docchi per notare che la misurazione non pu considerarsi valida: le correlazioni tra indicatori non sono in nessun caso sufficientemente elevate e di conseguenza non mancano relazioni pi forti con indicatori esterni, anche con quelli che dovrebbero misurare valori opposti. La situazione per i dati di LAS migliore di quella in RAT, senza per che si possa affermare che la misurazione sia valida. Questo risultato negativo non metodologicamente inatteso, pur se non auspicato, in quanto molto difficile misurare con esattezza in ununica batteria ben otto orientamenti valoriali diversi. Il metodo usato non del resto dei pi precisi: invece di domandare, come spesso accade, lopinione dellintervistato rispetto a specifiche azioni o questioni di pubblica rilevanza (aborto, droga, immigrazione, occupazione) e da queste 123

dedurre lorientamento valoriale, gli autori dello strumento hanno ritenuto di aver individuato degli items difficili
438

con funzione caratteristica monotonamente crescente, capaci quindi di

misurare validamente il rispettivo costrutto latente. Riteniamo quindi che lerrore risieda non nel metodo utilizzato, di per s migliore di quello consueto (la mia posizione riguardo alla illiceit delluso di droghe non determinata unicamente dai miei valori) ma nellassumere, senza debite verifiche, certe propriet della funzione caratteristica degli items. Non a caso la traduzione in italiano ha ulteriormente peggiorato la qualit della misurazione. Dal punto di vista sostanziale questo successo non pregiudica del tutto lutilizzazione dello stesso strumento per misurare i valori: infatti ben comprensibile che alcuni orientamenti valoriali considerati siano in forte relazione tra loro. Nellanalisi fattoriale di carattere esplorativo che seguir verificheremo quindi se sia possibile individuare un numero minore di dimensioni forti, che raggruppino in modo tra loro coerente i diversi valori considerati.

Tabelle 3.42-43 Valori a Lipsia ed a Trento: statistiche descrittive

TOL2 P-A1 P-A2 GLE1 GLE2 LEI2 MAT1 SEL2 TOL1 LEI1 HEDL POS2 SEL1 POS1 HED1 GERL MAT2 HED2

Media 5.4 5.4 5.4 5.3 5.2 5.1 5.1 5.1 5.0 5.0 5.0 4.7 4.7 4.6 4.3 3.8 3.6 2.5

Deviazione standard 1.0 1.1 1.0 1.1 1.2 1.1 1.2 1.2 1.3 1.1 1.2 1.4 1.3 1.3 1.4 1.5 1.5 1.9

N 675 681 682 681 678 675 681 679 679 675 679 674 672 673 676 672 674 677

Media P-A1 P-A2 POS1 TOL2 SEL1 GLE1 SEL2 GLE2 TOL1 GERL HEDL LEI2 HED1 MAT1 POS2 MAT2 HED2 LEI1 5,5 5,5 5,4 5,2 5,1 5,1 5,0 4,8 4,8 4,7 4,0 3,9 3,9 3,8 3,7 3,1 2,7 2,1

Deviazione standard 1,0 ,9 1,0 1,1 1,3 1,5 1,6 1,5 1,4 1,6 1,7 1,6 1,9 1,7 2,0 1,8 2,1 1,8

N 167 170 162 172 164 169 168 159 164 169 164 159 157 160 159 160 161 157

438

Per il concetto di difficolt di un item cfr. R. Schnell et al., 1995, pp. 171-176. 124

La domanda che introduce lintera batteria richiama la definizione classica di valore fornita da Clyde Kluckhohn,
439

quale concezioni del desiderabile. In tabella 3.42 e 3.43 sono riportate

le medie di risposta ai singoli items, denominati con una sigla sintetica, spiegata nella legenda posta accanto; le variabili di LAS sono evidenziate dallo sfondo grigio. Il valore massimo di risposta, corrispondente a molto desiderabile di sei punti, quello minimo di zero (per nulla desiderabile). Assumiamo un livello di misurazione ad intervalli, pur essendo il riferimento ad una unit di misura costante puramente grafico. In ragione di ci privilegeremo dove possibile, uninterpretazione ordinale dei dati, anche l dove la statistica usata sarebbe appropriata per dati metrici. Accanto alla tabella riportiamo lespressione verbale italiana degli items, traduzione non sempre fedele di quella tedesca, che comunque si potr consultare nel questionario in Appendice 1. Nel passaggio dalle due lingue si cercato, oltre che espressioni coincise, per esigenze di brevit, anche di aumentare la difficolt di alcuni items, senza tuttavia riuscire a migliorare la qualit della misurazione, anzi peggiorandola, come lanalisi mostra. Le medie sono generalmente alte: per pi della met degli items esse sono superiori ed uguali a cinque, solo tre hanno ricevuto punteggi inferiori alla met della scala di risposta. Il punteggio medio della batteria di risposta in LAS lievemente superiore a quello di RAT, che tuttavia piazza ai primi tre posti tre delle sue variabili. La correlazione tra i ranghi di LAS e RAT di .57 ( di Spearman), segno di una non perfetta corrispondenza nella gerarchia dei valori nei due campioni. La stessa statistica di .91, a titolo di confronto, tra lordinamento degli items in LAS ed in A-7, quindi tra la scala dei valori in un campione della Germania occidentale e di quella orientale, ad un decennio dallunificazione tedesca.
440

Due soli items hanno, in

entrambi i campioni, lo stesso rango, cio TOL1 e HEDL, mentre in tre casi le differenze sono rilevanti: POS1 in RAT undici gradini pi avanti che il LAS come SEL1 ma in misura minore (otto posti). La differenza, sempre di otto posizioni, tra LEI1 in LAS e RAT invece dovuta alla formulazione alquanto diversa dei due items: in LAS ci si riferisce neutralmente al valore di fornire prestazioni, che nel contesto tedesco veniva associato facilmente allimmagine della Leistungsgesellschaft (societ delle prestazioni contrapposta alla societ opulenta) al contrario di RAT dove, mancando lespressione corrispondente italiana di un chiaro significato, si escogitato di caricare litems di una valenza negativa, (prestazione personale come affermazione di s sugli altri) che rappresenta per un altro aspetto del concetto rappresentato. In LAS si collocano alcune posizioni pi elevato nella gerarchia, gli items emancipatori (GLE1, GLE2 ed POS2): quasi cinquanta anni di retorica comunista possono avere una qualche responsabilit a proposito.
441

C. Kluckhohn, 1951. Cfr. lanalisi corposa di H. Meulemann, 1996, in particolare il capitolo quinto e sesto che trattano la differenza valoriale tra est ed ovest. 441 Cfr. H. Meulemann, 1996, pp. 187-89. Luguaglianza era nella RDT il valore fondativo dello Stato comunista. Tanto doveva essere condiviso, tanto non poteva essere oggetto di discussione. 125
440

439

Le medie evidenziano che nella risposta a queste domande ha prevalso una organizzazione orizzontale dei valori su di una strettamente verticale, di per s pi interessante, soprattutto in relazione ai risvolti pratici di queste scelte valoriali. Lo strumento di misurazione del resto permetteva entrambe senza alcuna limitazione: chiedere agli intervistati di stabilire una gerarchia o compiere una selezione parsa, in una indagine postale, una soluzione impraticabile.
442

Proviamo ora ad indagare pi da vicino, aggregando i dati in modo diverso,

questa diversit nellordinamento individuale dei valori.

9.2 Organizzazione individuale dei valori.


La distribuzione percentuale, aggregata in quattro classi, della frequenza con cui i 5 diversi punteggi della scala di risposta in LAS ed i 7 di quella in RAT sono stati utilizzati, fornisce unidea del tipo di gerarchia che individualmente stata stabilita fra gli items e di conseguenza fra i valori proposti. In LAS almeno quattro quinti degli intervistati ha utilizzato una gerarchia a soli quattro posti mentre in RAT la percentuale scende ad almeno il 54% circa.

Tabella 3.44 Distribuzione in classi di frequenza dei punteggi LAS-(%)

mai 0 (per nulla desiderabile) 1 2 3 4 5 6 (molto desiderabile) (N=140) 54,3 59,3 42,9 20,0 16,4 18,6 8,6 ---

1 -5 42,9 39,3 57,1 72,1 70,1 62,2 32,8

6 - 10 2,1 1,4 ,0 7,9 12,1 17,1 40,0 --

11 - 18 ,7 ,0 ,0 ,0 1,4 2,1 18,6 --

In circa quaranta casi gli intervistati, rispondendo solo ad alcuni items, hanno forse compiuto una selezione di tal genere. Purtroppo non abbiamo elementi per interpretare in questo senso gli item missing. Forse inserire una modalit di risposta esterna alla scala (non lo so, non mi importa) avrebbe permesso di recuperare questi rispondenti selettivi. 126

442

Tabella 3.45 Distribuzione in classi di frequenza dei punteggi RAT- (%)

mai 0 (per nulla desiderabile) 1 2 3 4 5 6 (molto desiderabile) (N=140) 54,3 59,3 42,9 20,0 16,4 18,6 8,6 ---

1 -5 42,9 39,3 57,1 72,1 70,1 62,2 32,8

6 - 10 2,1 1,4 ,0 7,9 12,1 17,1 40,0 --

11 - 18 ,7 ,0 ,0 ,0 1,4 2,1 18,6 --

Negli ultimi posti della scala dei valori si trovano al massimo 5 items per meno di un quinto dei rispondenti di LAS contro il 43% in RAT. Nellindagine di Lipsia pi di un terzo degli intervistati valuta la maggior parte degli items molto desiderabile, contro una percentuale di quasi la met in RAT. Porzioni abbastanza elevate (ma maggiori in RAT) utilizzano, in entrambe le inchieste, il punteggio centrale ed i due adiacenti al massimo cinque volte. Nonostante le medie alte si intravede pertanto una organizzazione individuale in senso verticale dei valori, oltre che orizzontale, in misura maggiore in RAT che in LAS, anche a ragione della scala di risposta pi lunga, che appare anche per questa ragione preferibile. La tabella 3.46 illustra lampiezza delle scale di valori degli intervistati: in entrambi i campioni la gerarchizzazione massima e minima un fatto di minoranza (o, per il secondo caso, di response set) mentre le classifiche a 3 e 5 posti, rispettivamente il LAS e RAT, sono le pi frequenti.

Tabella 3.46 Distribuzione dellampiezza della gerarchia dei valori (%)

LAS 1 2 3 4 5 6 7 Totale N ,2 11,6 51,0 30,9 6,3 \ \ 100,0 648

RAT 1,4 3,6 9,3 20,7 34,3 25,7 5,0 100,0 140

127

Ci fornisce anche una prima idea sul numero di fattori significativi presenti. Si conferma, dal punto di vista comparativo, la maggior lunghezza della struttura dei valori nel campione di Trento. La presenza di 18 indicatori, riferiti a nove diversi costrutti, non permette strutturalmente una gerarchia perfetta: per questa ragione lo stesso calcolo stato rifatto prendendo in considerazione solo lindicatore considerato migliore per ogni ambito valoriale,
443

in modo da avvicinarci alla situazione in cui possibile un ordinamento completo. Il 2% dei rispondenti trentini, ossia coloro che hanno utilizzato tutta la scala di variazione offerta, rappresenta anche lesigua porzione di intervistati che hanno percepito le differenze tra i valori implicati dagli items e risposto di conseguenza. In LAS si conferma il dato gi osservato: per quasi met degli intervistati vi una gerarchia a soli tre posti tra gli ambiti valoriali considerati, per un altro terzo invece sono state considerate solo due posizioni. In RAT la situazione meno omogenea: la scala pi frequente ha cinque scalini, seguita da quella a tre e quella a quattro con percentuali oscillanti tra un quarto ed un quinto degli intervistati.

Tabella 3.47 Distribuzione dellampiezza della gerarchia dei valori su nove indicatori (%)

LAS 1 2 3 4 5 6 7 Totale N 4,2 33,2 49,3 12,4 ,9 \ \ 100,0 659

RAT 8,9 3,4 23,1 21,8 25,9 15,0 2,0 100,0 147

Nella tabelle 3.48 e 3.49 sono riportate le distribuzioni delle differenze di punteggio tra gli indicatori dello stesso costrutto nei due campioni. Questa elaborazione serve a due scopi: fornisce unulteriore verifica, conforme al livello ordinale di misurazione, che sicuramente i dati possiedono, della qualit della rilevazione dei valori e d unidea su quali costrutti occupano le posizioni della struttura gerarchica che con le precedenti analisi abbiamo dimostrato esservi nelle risposte degli intervistati. Considerando che in LAS una differenza di due punti corrisponde a met dellampiezza della scala di risposta, si nota che solo per i costrutti tolleranza, prestazione, dovere ed uguaglianza vi una certa coerenza nelle risposte degli

443

Esattamente P-A1, MAT1, LEI2, TOL2, HED1, SEL2, GERL, POS1 e GLEI1. 128

intervistati. I due costrutti materialismo ed edonismo sono quelli pi eterogenei tra loro. In RAT la situazione non migliore: accettabile sono le differenze nel punteggio solo per il costrutto dovere, tolleranza e autorealizzazione. Nella struttura gerarchica dei valori in entrambi i campioni posizioni diverse sono pertanto non infrequentemente occupate da indicatori dello stesso costrutto. Ci si rifletter anche nellindividuazione dei fattori, sui quali satureranno probabilmente in modo diverso items che si riferiscono allo stesso orientamento valoriale. Procediamo quindi ora in questo tipo di analisi con lobiettivo di individuare alcune dimensioni valoriali esplicative della presenza contemporanea di struttura verticale ed orizzontale nei valori misurati.

Tabella 3.48 Distribuzione delle differenze nel punteggio degli indicatori dello stesso costrutto (%)

LAS Tolleranza Materialismo Auotrealizzazione Prestazione Dovere Uguaglianza Postmaterialismo Edonismo (N=659) 0 59,9 28,3 46,6 62,7 71,7 66,3 49,8 24,3 ----1 27,9 39,3 39,5 31,9 24,4 24,3 36,1 32,6 ---2 9,5 24,1 12,1 4,6 3,5 8,0 11,2 26,1 ---3-4 2,7 8,2 1,8 ,7 ,3 1,5 3,0 17,0 ------

a. Per il costrutto "edonismo" si sono considerati solo gli indicatori HED2 ed HED2.

Tabella 3.49 Distribuzione delle differenze nel punteggio degli indicatori dello stesso costrutto (%)

RAT 0 Tolleranza Materialismo Auotrealizzazione Prestazione Dovere Uguaglianza Postmaterialismo Edonismo (N=155) 47,9 28,3 52,5 16,1 67,9 61,0 23,9 40,1 -----a 1 27,6 28,9 23,5 25,2 21,2 19,5 22,6 29,9 ---2-3 21,4 32,7 16,6 36,8 10,3 15,1 34,2 25,5 ---4-6 3,1 10,1 7,4 21,9 ,6 4,4 19,3 4,5 ------

a. Per il costrutto "edonismo" si sono considerati solo gli indicatori HED1 e HEDL.

129

9.3 La struttura degli orientamenti di valore


Attraverso analisi fattoriale esplorativa abbiamo cercato di individuare delle eventuali dimensioni fattoriali sottostanti ai 18 items che compongono il nostro strumento di misurazione dei valori. Mentre in LAS possono essere individuate tre fattori abbastanza distinti e soprattutto molto simili a quelli che Maag calcola sui dati di A-7, in RAT la situazione pi confusa: le dimensioni sono quattro, su una delle quali satura solo la variabile LEI2 che, per la sua forte caratterizzazione (fare, lavorare, faticare), mal si combina con gli altri items. Dei rimanenti tre fattori ve ne uno che si correla sia con valori tradizionali che liberali, un secondo di valori moderni molto simile a quello di LAS ed un terzo che pu essere interpretato in senso postmaterialista. I tre fattori individuati in LAS corrispondono a quelli che Maag denomina valori liberali, valori moderni e valori tradizionali. I risultati dellanalisi fattoriale non sono comunque particolarmente soddisfacenti.

Tabella 3.50 Analisi fattoriale: autovalori e varianza spiegata

LAS
Fattori valori

Valori tradizionali Valori moderni Valori liberali

Autovalori 3,0 2,5 2,4

% di varianza 16,8 14,0 13,4

% cumulata 16,8 30,8 44,2

Metodo di estrazione: componenti principali.

Le comunalit delle variabili sono al pari piuttosto basse, come gi dallosservazione della matrice di correlazione si poteva prevedere. I tre fattori estratti sono abbastanza facilmente interpretabili. Il primo fattore, detto appunto valori tradizionali, si correla particolarmente con le variabili dovere, prestazione, un indicatore di materialismo (riferito alla preoccupazione per la propria posizione sociale) ed uno di tolleranza (intesa come disponibilit al compromesso). I primi due ambiti valoriali fanno riferimento alle teorie del mutamento dei valori di Klages e Noelle-Neumann allinterno dei quali rappresentavano i valori del passato: per questa ragione Maag li qualifica come tradizionali. Sul secondo fattore, detto dei valori moderni, saturano tutti e tre gli items edonisti, le due variabili che misurano lautorealizzazione ed un indicatore di materialismo, inteso come preoccupazione preminente per il proprio benessere. Questa dimensione rappresenterebbe teoricamente il polo opposto della precedente, sia secondo la teoria di Noelle-Neumann che secondo quella di Klages.

130

Tabella 3.51 Analisi fattoriale: saturazioni e comunalit (LAS)

Fattori valori Valori tradizionali ,780 ,778 ,643 ,599 ,588 ,407 ,314 ,417 Valori moderni Valori liberali Comunalit ,609 ,688 ,430 ,476 ,449 ,229 ,645 ,433 ,536 ,394 ,309 ,328 ,565 ,463 ,428 ,295 ,418 ,254

P-A1 P-A2 MAT1 LEI2 LEI1 TOL1 HED1 HEDL MAT2 SEL2 HED2 SEL1 TOL2 GLE1 GLE2 GERL POS1 POS2

,323

,799 ,573 ,564 ,547 ,535 ,476 ,698 ,633 ,621 ,513 ,498 ,383

,409

Metodo di estrazione: componenti principali; rotazione quartimax. I valori di saturazione inferiori a .3 non sono riportati.

Essa tuttavia indipendente

444

dal primo fattore, segnalando che i due orientamenti

valoriali non possono essere posti ai due estremi di un unico continuum. Il terzo fattore, detto valori liberali, si correla con entrambi gli items postmaterialisti, come tutti e due quelli riferiti al valore delluguaglianza. A ci si aggiunge la variabile essere tolleranti, tra gli items pi facili della batteria. Questo fattore si contrappone quindi ad entrambi quelli precedenti per la sua connotazione non materialista ed emancipatoria. Le saturazioni esterne riportate evidenziano le mancanze, nella misurazione, degli ambiti valoriali: un item postmaterialista come gefuehlsbetont sein si correla in modo significativo con il secondo fattore, proprio quello che dovrebbe rappresentare lorientamento maggiormente in contrapposizione alla terza dimensione. Lanalisi fattoriale sui dati del campione di Trento non del resto approdata a risultati migliori. La varianza complessiva spiegata maggiore, ma comunque non elevata: un item (LEI2) forma un fattore a s, sul quale saturano in modo negativo due variabili edoniste.

131

Rispetto a LAS vi una scissione nella dimensione dei valori liberali: quelli emancipatori si sono uniti a quelli tradizionali mentre la componente postmaterialista forma un fattore indipendente. Abbastanza invariato resta invece il raggruppamento dei valori moderni. Per alcune variabili le comunalit sono piuttosto basse: il caso di SEL2, HED2 ed P-A1, che i fattori individuati rappresentano in maniera marginale.

Tabella 3.52 Analisi fattoriale: autovalori e varianza spiegata

RAT
Fattore valori

Valori moderni Valori tradizionali - liberali Valori postmaterialisti Valore del lavoro
Metodo di estrazione: componenti principali.

Autovalori 3,3 3,1 1,8 1,6

%di varianza 18,1 17,2 10,2 8,8

% cumulata 18,1 35,3 45,5 54,4

Solo alcune saturazioni sono considerevoli, ragione per la quale nella formazione dei rispettivi indici di orientamento valoriale includeremo solo quelle variabili che si correlano maggiormente con il proprio fattore. Esso del resto interpretato in base agli items pi importanti e non a quelli che saturano in modo equivoco o non vengono rappresentati dalla struttura fattoriale. In LAS lindice dei valori tradizionali stato calcolato facendo la media aritmetica delle variabili P-A1, P-A2, MAT1 e LEI1, quello dei valori moderni di HED1, HED2, HEDL e SEL2, quello dei valori liberali di GLE1, GLE2, GERL e TOL2. Lunidimensionalit di questi costrutti, come la struttura fattoriale delle variabili implicate, stata verificata in modo non approfondito con apposite analisi fattoriali.
445

Permettendo successivamente fattori dipendenti, attraverso rotazione obliqua, ladattamento ai dati migliora, come naturale. Ci non toglie la constatazione della bidimensionalit dei due orientamenti valoriali. 445 Per la verifica veloce dellunidimensionalit sono state condotte tre separate analisi fattoriali per ciascun indice. Per verificare se le tre dimensioni identificate rappresentassero le variabili implicate negli indici stata condotta una quarta analisi fattoriale dei 12 items utilizzati. I risultati sono in tutti i casi soddisfacenti, sia in LAS che in RAT. Il metodo pi appropriato, ma costosa sarebbe stato quello di calcolare, per tutte le modalit di formazione degli indici plausibili, una matrice MTOM. 132

444

Tabella 3.53 Analisi fattoriale: saturazioni e comunalit (RAT)

Fattori valori Valori moderni ,760 ,751 ,662 ,627 ,604 ,578 ,503 Valori tradizionaliliberali Valori post materialisti Valore del lavoro

MAT2 LEI1 HEDL HED1 MAT1 SEL2 HED2 GLE2 P-A2 TOL2 GLE1 POS1 P-A1 POS2 GERL SEL1 TOL1 LEI2

,320

-,390 -,596 ,375

,689 ,680 ,677 ,675 ,645 ,612

,325 ,832 ,614 ,471 ,452

,389 ,382

,371 ,737

Comunalit ,578 ,594 ,647 ,769 ,608 ,392 ,259 ,480 ,552 ,545 ,497 ,622 ,396 ,700 ,559 ,439 ,518 ,629

-. Metodo di estrazione: componenti principali; rotazione quartimax. I valori di saturazione inferiori a .3 non sono riportati.

In RAT lindice dei valori moderni stato calcolato allo stesso modo con le variabili MAT2, LEI1, HEDL e HED1; quello dei valori tradizionali - liberali (in breve trad-lib) con GLE1, GLE2, P-A1, P-A2 e TOL2, quello dei valori postmaterialisti (in breve postmat) con GERL e POS2. La variabile LEI2 forma da sola lindice valore del lavoro (in breve stakanov). Utilizzeremo questi indici, insieme a quelli ricavati con analoga procedura dalla batteria di domande sugli orientamenti di vita (o autodescrizione del proprio modo di vivere), per formare dei gruppi omogenei di intervistati. Questi saranno, secondo la nostra misurazione, gli stili di vita presenti nei nostri due campioni e, in proporzioni non conoscibili sulla base di questi, anche nei rispettivi universi. Dal punto di vista metodologico i risultati comunque smentiscono ampiamente la bont della misurazione effettuata. Ci dovrebbe far riflettere sulla possibilit stessa di trovare affermazioni generali e dirette, come gli items dello strumento considerato, capaci da sole di misurare validamente i valori. Tali strumenti si rivelano troppo sbrigativi: se da un lato presentano quindi il vantaggio dellestrema economicit, dallaltro la scarsa resa induce a 133

concordare con il proverbio tedesco, di origine ebraica, che afferma: Non posso permettermi di comprare cose a cos buon prezzo!
446

Anche nellindagine empirica pu essere quindi fatto


447

valere il principio regolativo della riduzione dei rifiuti: acquistare rottami di fabbrica pienamente.

lo viola

In lingua originale: Ich kann es mir nicht leisten, so billig zu kaufen. Lespressione tedesca Fabrikschrott si riferisce allacquisto di merci nuove a buon prezzo che si rivelano in breve tempo rottami.
447

446

134

10. Gli stili di vita a Lipsia ed a Trento


Gli stessi problemi che abbiamo mostrato affliggere lo strumento di misurazione dei valori, si ripresentano per la batteria di domande sullorientamento di vita e, in misura minore, su quella sulle attivit del tempo libero. I risultati della prima di queste due, che doveva misurare il giudizio che gli intervistati davano complessivamente sul loro modo di vivere, sono riportati nel grafico sottostante. Il punteggio varia da 1 (totale accordo) a 5 (totale disaccordo).

Figura 3.8 La mia vita ... (LAS)


sobria ecologica familiare religiosa piena di attivit altruista piena di lavoro godereccia lussuosa autocentrata Per il lavoro ordinata autonoma 1,0 1,5 2,0 2,5 2,1 3,3 3,0 3,5 4,0 4,5 5,0 2,5 2,8 2,9 3,5 3,7 2,8 3,5 2,0 4,4 2,3 2,4

N.b.: a valori bassi corrisponde accordo maggiore.

Pochissimi nel campione di Lipsia si orientano nella propria vita a principi religiosi; molti invece trascorrono la propria esistenza in maniera ordinata, sobria, allinterno della famiglia, comportandosi in modo ambientalmente coscienzioso. Pochi valutano di avere un livello di vita elevato (vita lussuosa) e di godersi la vita pienamente come anche di essere disponibili allaiuto verso i bisognosi. Questi risultati sono probabilmente effetto dellautoselezione del campione: chi non considera di vivere abbastanza ecologicamente difficilmente risponde ad un questionario postale come quello di LAS. Bench vi sia una certa variabilit nelle medie degli items, a ci non corrisponde, come vedremo quando cercheremo di formare dei gruppi internamente omogenei ed esternamente differenziati, una divisione chiara tra modi diversi di vita. In RAT, dove la scala di risposta varia da 0 (per niente daccordo) a 6 (totalmente daccordo) la situazione non molto diversa: le definizioni del proprio modo di vivere sui quali vi maggiore accordo sono sobria, familiare, ecologica e ordinata, le stesse di LAS, pur essendo lordine gerarchico parzialmente diverso.

135

Figura 3.9 La mia vita ... (RAT)


sobria ecologica familiare religiosa piena di attivit altruista piena di lavoro godereccia lussuosa autocentrata per il lavoro ordinata autonoma 0,0 ,5 1,0 1,5 2,0 2,6 2,5 3,0 3,5 4,0 4,5 5,0 5,5 6,0 1,9 2,1 2,8 4,4 2,7 3,6 4,0 3,6 4,0 4,7 4,5 4,7

N.b.: ad alti valori corrisponde maggiore accordo.

Peggio piazzata la descrizione della propria esistenza come lussuosa, autocentrata (cio orientata solo ai propri bisogni e desideri) ed autonoma. La visione religiosa della propria esistenza riscuote maggior accordo in RAT che in LAS, al pari dellaltruismo: entrambi questi due items sono infatti teoricamente opposti a quello di vita autocentrata: nel confronto tra i due campioni sembra che questa contraddittoriet sia stata recepita. La batteria di domande sulle attivit del tempo libero ha dato risultati un poco pi differenziati. La scala di risposta, anche per questa variabile, prevede un massimo di 1 (spesso) e un minimo di 5 (mai). Andare a trovare amici e parenti , non inaspettatamente, lattivit pi frequente, insieme a quella di guardare la televisione o videocassette, giocare al computer e passeggiare. Dipingere, suonare, ed altre espressioni artistiche, andare al bar come i consumi culturali e le attivit formative non sono invece modi di occupare il proprio tempo libero molto frequenti. Le risposte ai quattro items a cui stata ridotta la batteria sul tempo libero in RAT forniscono risultati non comparabili, essendo molto diversa la scelta, tra le possibili attivit, sottoposta allintervistato. Non inattesa lalta media dello stare in famiglia mentre le altre tre alternative sono in generale poco praticate.

136

Figura 3.10 Frequenza attivit del tempo libero (LAS)


Stare con amici Concerti-teatro A. di formazione Shopping Stare con bambini TV, PC, VHS Leggere libri A. manuali in casa Non far niente Fare sport Passeggiare Al ristorante Giardinaggio A. artistiche Lavorare al PC Andare al bar A. lavorative 1,0 1,5 2,2 3,8 3,9 2,6 2,8 2,5 2,7 3,2 3,6 3,7 2,5 3,4 3,0 4,3 3,9 4,3 3,7 2,0 2,5 3,0 3,5 4,0 4,5 5,0

N.b.: valori bassi corrispondono ad alta frequenza.

Figura 3.11 Frequenza attivit del tempo libero (RAT)

Shopping

2,2

Stare in famiglia

4,8

Oziare

2,0

A. lavorative

1,8

1,0

1,5

2,0

2,5

3,0

3,5

4,0

4,5

5,0

5,5

6,0

N.b.:valori alti corrispondono ad alta frequenza.

E evidente che queste risposte rivelano poco sullorganizzazione del tempo libero del campione trentino ma le esigenze di ridurre la lunghezza del questionario erano prioritarie: una maggiore quota di risposte da preferire ad un maggiore numero di informazioni. In entrambi i campioni le due batterie sulla autodescrizione del proprio modo di vita sono state sottoposta ad analisi fattoriale esplorativa. Lo scopo di questa operazione, i cui dettagli sono riportati in Appendice 3, di individuare alcune dimensioni riassuntive, sulla base delle quali formare degli indici additivi di orientamento di vita. La struttura fattoriale in LAS risultata abbastanza semplice: si individuano cinque fattori ben interpretabili, di autovalore molto simile e compreso tra 1,3 ed 1,8 che spiegano il 62% della varianza. Sul primo, 137

denominato vita ordinata, saturano appunto gli items ordinata e familiare; sul secondo, vita lussuosa, lomonimo item positivamente e sobria negativamente; sul terzo, detto vita di lavoro, la variabile piena di lavoro e per il lavoro; sul quarto, detto vita prosociale, gli items piena di attivit, altruista e religiosa; sul quinto, infine, detto vita autocentrata lomonima variabile ed autonoma. In RAT i fattori sono ugualmente cinque, con autovalori simili a quelli dei rispettivi lipsiensi: essi spiegano il 67% della varianza. La struttura fattoriale abbastanza semplice, con leccezione delle variabili sobria e piena di attivit che si correlano con quasi tutte le dimensioni e non concorrono quindi alla formazione dei relativi indici. Tre fattori in RAT sono perfettamente uguali a quelli in LAS (vita ordinata, vita di lavoro, vita autocentrata), i restanti due si distinguono solo marginalmente: nel fattore vita prosociale in RAT satura anche litem vita ecologica; in quello vita lussuosa al posto della variabile sobria si inserisce la variabile godereccia. Sulla base di questi cinque fattori sono stati calcolati, come media aritmetica degli items coinvolti, altrettanti indici sia in LAS che in RAT. Mentre in RAT non si ritenuto necessario, vista lesiguit della stessa, di riassumere in alcuni fattori la batteria di domande sulle attivit del tempo libero, in LAS stata compiuta questa operazione. Sono stati ottenuti 5 fattori, ben interpretabili, che spiegano il 51% della varianza. Essi sono: attivit lavorative (lavoro al PC, lavoro a casa), attivit culturali (leggere libri, andare a concerti e teatro, attivit artistiche), attivit familiari (stare con bambini, hobby, giardinaggio), uscire (shopping, ristorante e passeggiare) ed oziare, (non fare niente, guardare TV, stare assieme a parenti ed amici), denominato in breve pigri. I rispettivi indici sono stati calcolati con la stesa procedura precedentemente adottata.

10.1 Componenti degli stili di vita e azione di separazione

Come gi premesso non intendiamo studiare la relazione tra valori, modi di vita, attivit del tempo libero e comportamento perch vogliamo, per quanto ci compete, indirizzare linteresse sui determinanti meno fondamentali dellazione studiata. Ci nonostante vogliamo smentire, con la forza limitata che i nostri dati possiedono, almeno la relazione pi semplice che si postula tra questi costrutti. Se infatti valori, modi di vita, attivit del tempo libero e comportamento non covariano, si pu affermare che tra essi non vi alcuna relazione di tipo diretto ed incondizionato. Le correlazioni lineari modeste escludono quindi solo la modalit pi banale, tra le tante possibili, con cui questi costrutti orientano lazione. Covariazioni molto basse sono compatibili con effetti mediati notevoli, che con buona probabilit esistono ma che non intendiamo ulteriormente indagare, consci della scarsa precisione con cui abbiamo misurato le grandezze in questione. Del resto nel discorso ambientale moralizzato si postula stoltamente proprio questo tipo di relazione: si predica infatti che devono essere mutati i valori dei cittadini e non di alcuni sottogruppi che presentano altre caratteristiche rilevanti o sotto condizione di altre circostanze. Queste specificazioni toglierebbero, in misura crescente con il 138

loro numero, fondamento al convincimento comune e pubblicamente comunicato che la soluzione della questione ecologica sia una urgenza morale. Listituto di demoscopia di Allensbach,448 nellindagine gi citata, ipotizzava e sosteneva con i dati raccolti, che i seguenti orientamenti valoriali ed esistenziali, avessero un effetto positivo sulla frequenza di separazione: conservatori dei valori,449 carrieristi,450 tolleranti. Influirebbero invece negativamente sullazione di raccolta differenziata gli orientamenti di valore edonisti e, riprendendo la nostra definizione, quelli autocentrati.451 David G. Karp,452 sulla base della teoria bidimensionale dei valori (autotrascendenzaautorealizzazione; apertura verso il mutamento-conservatorismo453) di Shalom H. Schwartz,454 gi testata, non senza successo, da Joseph R. Hopper e Joyce M. Nielsen455 ed Joanne Vining e Angelo Ebreo456 proprio sullo specifico comportamento di separazione dei rifiuti, indaga il rapporto tra valori e azione proambientale. Laspetto interessante di questo contributo, al di l dei risultati empirici solo parzialmente positivi, rappresentato dalla specificazione degli effetti: mentre laltruismo innovatore ed il conservatorismo egoista influiscono rispettivamente positivamente e negativamente sul comportamento in questione, i tipi intermedi, cio il conservatorismo altruista ed il progressismo egoista, hanno effetti mediati. Nel primo caso dallesistenza di norme sociali, nel secondo dallutilit personale. E quindi un approccio che inserisce in un quadro valoriale anche i determinanti meno fondamentali dellazione proambientale. I dati dei due campioni esaminati mostrano un legame scarso se non nullo tra azione, intenzione e valori, modi di vita, attivit. La direzione delle relazioni quella teoricamente prevista: nellambito valoriale si correlano negativamente solo i valori moderni (edonistici), in quello dei modi di vita il lavoro, legocentrismo ed il lusso, tra le attivit del tempo libero ancora le attivit lavorative. Lipotesi della relazione diretta e non condizionata pu essere quindi respinta.

Institut fuer Demoskopie Allensbach, 1996, pp. 14-15. Il concetto di wert-konservativ ha una lunga tradizione in ambiente tedesco: esso non in ultima analisi disgiunto dallelaborazione teorica e filosofica dei rivoluzionari conservatori, studiata in modo splendido da A. Mohler, 1990. Nel dibattito politico odierno, in modo pi superficiale, si associa il concetto di wert-konservativ alle ipotesi di alleanza, ideale ed operativa, dei partiti cristiano democratici, una volta distanziati dalla componete liberale e liberista, con quelli verdi, separatisi a loro volta dal progressismo socialdemocratico e moderno in generale. 450 Con questo termine ci si riferisce ad orientamenti valoriali in cui la prestazione personale ed il successo hanno particolare importanza. 451 Nellindagine citata il costrutto edonismo e vita autocentrata sono stati misurati in modo molto simile a quello utilizzato in LAS e RAT. 452 D. G. Karp, 1996. 453 Per la caratterizzazione di questi due fattori cfr. D. G. Karp, 1996, pp. 122-126. La traduzione solo indicativa. La prima dimensione corrisponde alla coppia altruismo-egoismo. 454 Cfr. S. H. Schwartz, 1977, 1992. Questo Autore sostiene una interessante teoria dei valori di carattere psicologico. Laspetto motivazionale ha in essa un particolare importanza. 455 J. R. Hopper e J. M. Nielsen, 1991. 456 J. Vining e A. Ebreo, 1990, 1992. Cfr. anche J. Vining et al., 1992. 139
449

448

Tabella 3.54 Correlazioni tra componenti degli stili di vita ed intenzione azione (Pearson r)

RAT/LAS DA (r) Val. lib-trad Vita prosociale Vita autocentrata Val. postmat Val. moderni Vita lussuosa Lavoro Famiglia Vita ordinata Vita di lavoro Shopping Ozio Stakanov Val. liberali Vita ordinata A. casalinghe Vita prosociale A. lavorative Vita di lavoro Val. tradizionali Uscire A. culturali Vita lussuosa Val. moderni Pigri Vita autocentrata ,27 ,23 -,23 ,22 -,21 -,14 -,11 ,10 ,08 -,03 ,02 ,01 -,01 ,18 ,16 ,15 ,14 -,12 -,12 ,12 ,11 ,08 -,06 ,03 -,03 -,02 DI (r) ,13 ,15 -,27 ,15 -,27 -,15 -,19 ,14 ,11 -,11 ,06 -,02 ,00 ,20 ,15 ,14 ,16 -,11 -,11 ,13 ,12 ,07 -,04 ,01 ,01 -,06

R A T

L A S

140

10.2 La descrizione dei campioni secondo gli stili di vita


Utilizzando le risposte alla batteria di domande sui valori e sui modi di vita abbiamo cercato di formare alcuni gruppi omogenei di intervistati che si distinguessero tra loro per diverso stile di vita. Gli indici sulle attivit del tempo libero serviranno invece alla descrizione dei gruppi. Consideriamo infatti luso di questa risorsa pi una conseguenza che una componente dellambigua autocostruzione del proprio modo di vivere che questo approccio allo studio della struttura sociale postula, come sopra brevemente discusso. I valori rappresentano tra i tre il lato pi fondamentale; a livello intermedio si colloca lorientamento di vita, che dovrebbe essere una traduzione della propria visione valoriale nella concretezza dellesistenza ed infine, in ultima posizione, si situa laspetto pi specifico, quello delluso del proprio tempo libero. Non ostante che questa parte della ricerca abbia occupato quasi un quinto dello spazio del questionario di Lipsia, ridotto ad un settimo a Trento, gli strumenti utilizzati sono da ritenersi del tutto insufficienti per la misurazione degli stili di vita: Spellerberg inserisce nel suo progetto di ricerca ben nove batterie di domande, a cui se ne aggiungono diverse altre sulla struttura sociale in senso classico. Anche questo aspetto stato trascurato sia in LAS che particolarmente in RAT, dove stato rilevato solo il minimo necessario per la descrizione del campione. La scarsa rappresentativit dellindagine, inoltre, sortisce in questo ambito di ricerca effetti decisamente negativi: se infatti esistono e sono attivi negli universi delle nostre due indagini degli stili di vita molto probabile che essi determinino anche un comportamento differenziato di risposta ai questionari postali sulla differenziazione dei rifiuti. Non possibile quindi stimare sulla base dei nostri dati n il numero n la consistenza reale dei gruppi di stili di vita presenti nelle due citt. Consci di queste limitazioni, dellampio spazio di arbitrio che questa analisi permette e soprattutto della scarsa validit della misurazione dei valori, abbiamo proceduto ad una analisi di cluster gerarchica, non senza alcuni previ accorgimenti al fine di assicurare il rispetto di alcune condizioni di questa procedura e di migliorare i risultati finali. In primo luogo le 48 variabili implicate (35 in RAT), sono state raggruppate attraverso analisi fattoriale
457

in 13

indici, internamente coerenti. Questa operazione ha il vantaggio di fornire un numero minore di variabili tra loro debolmente correlate, ( maggiore di .4 in soli due casi per campione) sulla cui base aggregare con minore difficolt di calcolo gli intervistati. Caratteristiche tra loro in relazione stretta implicano una ponderazione delle variabili non controllata n teoricamente giustificata. Luso dei punteggi fattoriali, che avrebbero il vantaggio di essere perfettamente incorrelati, sconsigliabile per almeno tre ragioni. Queste variabili sono standardizzate, quindi hanno media uguale a zero e varianza unitaria: di conseguenza i valori dei punteggi fattoriali non sono interpretabili e la quantit di informazioni che la variabilit del fenomeno

457

Cfr. K. Backhaus, 1994, pp. 312-313. L. Ricolfi, 1992 e 1995, pp. 35-47 qualifica invece questa riduzione di dimensionalit come un espediente un poco furbo per migliorare i risultati di una cluster analysis. I nostri risultati sono comunque poco soddisfacenti. 141

rappresentato comunica va in buona parte perduta. Inoltre i punteggi fattoriali rappresentano tutte le variabili della batteria, anche quelle che saturano debolmente od in modo equivoco mentre gli indici solo quegli items che permettono di interpretare in modo chiaro il fattore. In secondo luogo stata condotta una prima analisi di cluster con il metodo di aggregazione single linkage che, per le sue caratteristiche, adatto allindividuazione di casi estremi. Venti di questi (in RAT 14) sono stati identificati ed esclusi dalla successiva analisi: intervistati con valori delle variabili molto diversi condizionano in maniera eccessiva il processo di formazione dei gruppi. Lalgoritmo di aggregazione scelto il Ward: questo metodo unisce i casi secondo il criterio della minima varianza interna: tende in ragione di ci a formare gruppi di grandezza tra loro abbastanza simile. Sono stati formati sette gruppi (5 in RAT), di cui di seguito illustreremo le caratteristiche in termini di differenza tra le medie del gruppo e quelle del campione. Lomogeneit allinterno dei gruppi non sempre ottimale in LAS (il rapporto tra varianza interna e complessiva dei fattori considerati non mai inferiore a .3 e non di rado superiore ad 1), mentre migliore in RAT, anche per lesiguit numerica dei componenti dei clusters. Le differenze tra gruppi sono generalmente esigue, anche se non del tutto insoddisfacenti. Nemmeno per i due universi sembra del resto che sia possibile affermare lesistenza di gruppi sociali nettamente distinti, se si escludono piccole minoranze.

10.2.1 Il campione di Lipsia


Nei due grafici seguenti sono riportate le medie, nel campione di Lipsia, degli indici e delle variabili esterne considerate nella descrizione dei gruppi.

Figura 3.12 Medie degli indici nel campione (LAS)


Vita ord inata Vita luss uosa Vita di la voro Vita proso ciale V ita autoce n trata Att. lavorative Att. cul turali Att. casali nghe U scire Pigri Val. tradizi o nali Val. m o de rni Val. li be ra l 1,0 1,7 2,0 3,0 4,0 5,0 1,6 2,2 2,7 2,8 3,1 3,6 2,9 3,9 3,1 3,6 2,1 3,8

N=599

142

Come gi pi volte ricordato la scala di risposta in LAS per ragioni culturali inversa: 1 significa, per i valori: totale desiderabilit, per i modi di vita: totale accordo, per le attivit: massima frequenza mentre 5 rispettivamente per niente desiderabile, per niente daccordo e mai. Laspetto pi evidente il consenso maggiore su tutti gli indici di valore rispetto alle altre variabili. Sono riportate inoltre le medie nel campione di quattro caratteristiche strutturali del campione: esse sono state prescelte perch mostravano una certa varianza tra gli stili di vita individuati. Si tratta della scala di prestigio sociale di Bernd Wegener,
458

della superficie in

metri quadri dellabitazione, del numero di appartamenti nelledificio di residenza, delle ore di lavoro settimanali e dellanno di nascita. Esse si riferiscono, esclusa let anagrafica, al livello di risorse (sociali, economiche, di tempo) che caratterizza gli intervistati del gruppo. Vedremo se possibile, sulla base di questi criteri esterni, ordinare gerarchicamente i sette stili di vita individuati.

Figura 3.13 Alcune caratteristiche strutturali del campione (LAS)

W e g e ne r

67,4

Mq. a bita z io ne

69,1

N. a bita zio ni

17,6

O re /s e ttim a na la vo ro

42,0

Anno di na scita

47,8

0,0

20,0

40,0

60,0

80,0

1 00,0

Primo gruppo
Il primo gruppo, composto da 52 intervistati, si caratterizza per lelevato accordo con lindice vita ordinata e con i valori tradizionali e liberali. Le attivit lavorative, come il corrispondente modo di vita, nonch laltruismo e ledonismo, sono sotto la media del campione. Si tratta di un gruppo di intervistati piuttosto anziani, che probabilmente cominciano a non avere pi le risorse fisiche per particolari attivit nel tempo libero, con basso prestigio sociale, meno spazio in casa rispetto alla media ed anche in assoluto, se si considera che lunit domestica composta mediamente da due persone, molte abitazioni per edificio e poche ore di lavoro. Queste caratteristiche strutturali spiegano lesigua importanza del lavoro,

458

cfr. B. Wegenere, 1985, 1988.


143

del lusso, di attivit culturali. La maggior presenza di valori emancipatori e tradizionali in intervistati che hanno vissuto sulle loro spalle tutta la fase di costruzione della Repubblica democratica tedesca conferma, anche se solo come tendenza essendo le differenze valoriali ovunque ridotte, le ipotesi sul mutamento dei valori di Klages e Noelle-Neumann. Dal punto di vista della separazione dei rifiuti, sia per quanto riguarda la produzione fisica di rifiuti (13 litri) che lindice di intensit di separazione (DA), questo gruppo il pi ecologicamente corretto. Ci conferma limpressione gi comunicata che se si riponesse la soluzione del problema ambientale nel mutamento degli stili di vita, lideale regolativo dovrebbero essere gli anziani, con pensione minima e basso consumo di risorse.

Figura 3.14 Medie degli indici nel primo gruppo


Vita ordinata Vita lussuosa Vita di lavoro Vita prosociale Vita autocentrata Att. lavorative Att. culturali Att. casalinghe Uscire Pigri Val. tradizionali Val. moderni Val. liberal 1,0 1,5 2,0 3,0 4,0 5,0 1,4 2,2 2,7 2,8 3,2 3,9 2,7 4,7 4,3 1,3 4,3 4,7

N=52

Figura 3.15 Alcune caratteristiche strutturali del primo gruppo

Wegener

63,6

Mq. abitazione

65,0

N. abitazioni

20,3

Ore/settimana lavoro

34,0

Anno di nascita

35,5

0,0

20,0

40,0

60,0

80,0

100,0

144

Secondo gruppo
Il secondo gruppo il pi numeroso con ben 142 intervistati in esso inclusi. Da un punto di vista valoriale presenta la pi alta desiderabilit di valori tradizionali (media 1,2) mentre quelli moderni sono nella media del campione. Conseguentemente il modo di vita ordinato e di lavoro riscuotono molto consenso. Tra le attivit quelle casalinghe, lavorative e culturali sono sotto la media del campione ed abbastanza frequenti.

Figura 3.16 Medie degli indici nel secondo gruppo


Vita ordinata Vita lussuosa Vita di lavoro Vita prosociale Vita autocentrata Att. lavorative Att. culturali Att. casalinghe Uscire Pigri Val. tradizionali Val. moderni Val. liberal 1,0
1,5 2,2 2,5 2,4 2,8 2,0 3,1 3,0 3,6 3,5 1,5 4,0

2,0

3,0

4,0

5,0

N=142

Figura 3.17 Alcune caratteristiche strutturali del secondo gruppo

Wegener

71,0

Mq. abitazione

69,7

N. abitazioni

19,1

Ore/settimana lavoro

46,1

Anno di nascita

47,3

0,0

20,0

40,0

60,0

80,0

100,0

145

Let del gruppo nella media del campione, cio sui cinquanta anni, mentre invece sopra il livello degli altri intervistati sono le ore di lavoro settimanali. Questo dato, che comprende anche eventuali straordinari, da considerare con cautela per la presenza di circa un quinto degli intervistati (in maggioranza artigiani) che lavorano sino a 70 ore alla settimana. Il prestigio sociale, secondo Wegener, elevato mentre la superficie dellabitazione ed il numero di appartamenti per edificio, non si discostano molto dalla media. Dal punto di vista degli indicatori ambientali questo gruppo solo leggermente peggiore di quello precedente.

Terzo gruppo
Il terzo gruppo, mediamente numeroso, mostra accordo comunque alto, ma sopra o uguale alla media, in tutti e tre gli ambiti valoriali. Il consenso maggiore comunque per i valori liberali: a ci corrisponde un modo di vita autocentrato.

Figura 3.18 Medie degli indici nel terzo gruppo

Vita ordinata Vita lussuosa Vita di lavoro Vita prosociale Vita autocentrata Att. lavorative Att. culturali Att. casalinghe Uscire Pigri Val. tradizionali Val. moderni Val. liberal 1,0 1,7 2,0 1,9 2,4

3,0 3,9 4,4 3,4 2,8 4,3 3,4 3,4 2,9 2,8

3,0

4,0

5,0

N=54

Tra le attivit del tempo libero le pi frequenti in assoluto sono quelle che richiedono poco sforzo, mentre, relativamente ai valori del campione, quelle culturali occupano pi frequentemente il tempo dei membri del gruppo. Il modo di vita lavorativo, come le conseguenti attivit, riceve in questo gruppo rispettivamente scarso consenso e rara pratica. Il prestigio sociale di questo gruppo intermedio, come let. Le ore di lavoro settimanali non sono molte (poco pi di 35 ore), mentre gli edifici di residenza sono mediamente pi grandi con superfici degli appartamenti pi ridotte. La produzione di immondizie pro capite di questo gruppo pi elevata, raggiungendo i 16 litri abbondanti alla settimana.

146

Figura 3.19 Alcune caratteristiche strutturali del terzo gruppo


Vita ord inata Vita luss uosa Vita di la voro Vita proso ciale V ita autoce n trata Att. lavorative Att. cul turali Att. casali nghe U scire Pigri Val. tradizi o nali Val. m o de rni Val. li be ra l 1,0 1,6 2,0 3,0 4,0 5,0 1,3 2,3 2,3 2,8 2,6 3,6 3,0 3,4 4,4 3,7 1,5 4,1

N=61

Quarto gruppo

Questo gruppo, molto simile dal punto di vista valoriale al secondo, con grande consenso sui valori tradizionali, liberali e su un modo di vita ordinato, si distingue da questo per la diversa posizione a riguardo del lavoro, come vita ed attivit, combinato ad una maggiore propensione ad impiegare il proprio tempo libero in attivit esterne alle mura domestiche. I membri sono abbastanza vecchi, ma dichiarano di lavorare ancora ben 40 ore settimanali: il prestigio intermedio come le risorse di spazio. La quantit di rifiuti prodotti cresce ulteriormente sfiorando i 17 litri settimanali.

Figura 3.20 Medie degli indici nel quarto gruppo

Wegener

60,0

Mq. abitazione

65,2

N. abitazioni

21,0

Ore/settimana lavoro

36,5

Anno di nascita

47,4

0,0

20,0

40,0

60,0

80,0

100,0

147

Figura 3.21 Alcune caratteristiche strutturali del quarto gruppo


Vita ord inata Vita luss uosa Vita di la voro Vita proso ciale V ita autoce n trata Att. lavorative Att. cul turali Att. casali nghe U scire Pigri Val. tradizi o nali Val. m o de rni Val. li be ra l 1,0 1,8 2,0 3,0 4,0 5,0 1,6 2,2 2,8 2,9 3,3 2,8 3,8 3,7 2,6 3,9 2,5 4,6

N=74

Quinto gruppo

Questo gruppo, un poco pi giovane, dal punto di vista valoriale molto vicino alla media del campione, si distingue invece per una vita di lavoro, ordinata, non lussuosa ed autocentrata. Il prestigio nella media del campione, mentre le ore di lavoro sono leggermente superiori. I metri quadri a disposizione sono intermedi mentre gli edifici di residenza pi piccoli. E questo il gruppo ecologicamente pi scorretto, sia per quantit di rifiuti prodotti (17,3 litri) che per intensit di separazione.

Figura 3.22 Medie degli indici nel quinto gruppo

W e g e ne r

60,5

Mq. a bita z io ne

67,6

N. a bita zio ni

19,1

O re /s e ttim a na la vo ro

40,6

Anno di na scita

39,7

0,0

20,0

40,0

60,0

80,0

1 00,0

148

Figura 3.23 Alcune caratteristica strutturali del quinto gruppo

Vita ord inata Vita luss uosa Vita di la voro Vita proso ciale V ita autoce n trata Att. lavorative Att. cul turali Att. casali nghe U scire Pigri Val. tradizi o nali Val. m o de rni Val. li be ra l 1,0 1,7 2,1 2,0 2,0 2,5 1,7

2,8 2,6

3,9

2,8 3,6 3,5 3,1 2,9

3,0

4,0

5,0

N=80

Sesto gruppo

Il sesto gruppo il pi giovane, quello con pi alto prestigio sociale, maggiore spazio a disposizione e pi tempo dedicato alla propria professione. Ambientalmente esso tra i pi scorretti. Dal punto di vista valoriale, accanto al solito consenso per i valori liberali e tradizionali, aumenta leggermente quello per i valori moderni: laspetto pi caratterizzante dellesistenza di costoro comunque il lavoro, seguito da vita autocentrata. Laltruismo conseguentemente poco praticato. Non questo uno stile di vita che gli ideologi dellambientalmente corretto consiglierebbero.

Figura 3.24 Medie degli indici nel sesto gruppo

W e g e ne r

67,4

Mq a bita z io ne

64,7

N. a bita zio ni

15,7

O re /s e ttim a na la vo ro

43,2

Anno di na scita

54,7

0,0

20,0

40,0

60,0

80,0

1 00,0

149

Figura 3.25 Alcune caratteristiche strutturali del sesto gruppo


Vita ord inata Vita luss uosa Vita di la voro Vita proso ciale Vi ta a utoce n trata Att. lavorative Att. cul turali Att. casali nghe U scire Pigri Val. tradizi onali Val. m o de rni Val. li be ral 1,0
1,9 1,7 2,3 2,6 2,7 2,9 2,8 3,7 3,5 2,2 3,2 3,0 3,7

2,0

3,0

4,0

5,0

N=136

Settimo gruppo
Lultimo gruppo, secondo per numerosit, disponibilit di spazio e produzione di rifiuti, terzo per et media, non si distingue molto nella media degli indici dal campione. Il consenso in tutti e tre gli ambiti valoriali alto, anche se di poco inferiore alla media. La vita ordinata, autocentrata e di lavoro, come le 41 ore settimanali indicano. Le abitazioni sono le pi piccole del campione, senza che per questa ragione via sia maggiore intensit di separazione. Il prestigio sociale medio dei membri inferiore a quello del campione.

Figura 3.26 Medie degli indici nel settimo gruppo

W e g e ne r

85,0

Mq. a bita z io ne

76,0

N. a bita zio ni

15,9

O re /s e ttim a na la vo ro

52,5

Anno di na scita

57,9

0,0

20,0

40,0

60,0

80,0

1 00,0

150

Figura 3.27 Alcune caratteristiche strutturali del settimo gruppo


Val. m od Val. lib -trad Stak anov Val.post m at. Vita proso ciale Vita di la voro Vita luss uosa Vita fam iliare V ita e goce n tra ta Shop ping S tare in fa m iglia O zio Att. lavorative 0,0 1,0 2,0 1,7 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 2,1 2,2 4,8 2,2 4,6 3,3 3,5 4,2 4,0 4,1 5,1

N=127

10.2.2 Il campione di Trento


Nella descrizione del campione di Trento prescindiamo dalle altre caratteristiche strutturali, non essendovene di significative tra le poche rilevate nel questionario di RAT.

Figura 3.28 Medie degli indici nel campione (RAT)

W e g e ne r

64,2

Mq. a bita z io ne

75,7

N. a bita zio ni

11,7

O re /s e ttim a na la vo ro

41,4

Anno di na scita

51,8

0,0

20,0

40,0

60,0

80,0

1 00,0

Le medie degli indici, da interpretare inversamente che in LAS, corrispondendo 0 a: non desiderabile, nessun accordo e mai; 6 invece rispettivamente a: molto desiderabile, totale
151

accordo e spesso, sono piuttosto alte per i valori tradizionali-liberali, postmoderni e moderni come per la vita familiare e alla corrispondente occupazione del tempo libero. Esigui invece quelli di tutte e tre le altre attivit indagate, come anche della vita lussuosa ed autocentrata. Sotto questultimo aspetto la differenza con il campione di Lipsia non del tutto trascurabile. Proviamo ora a caratterizzare i cinque diversi gruppi individuati nel campione.

Primo gruppo
Il primo gruppo si caratterizza per un alto accordo con tutti e quattro gli ambiti valoriali, in particolare per i valori lib-trad in assoluto, per quelli moderni relativamente alla media del campione. In tutti gli indici le medie sono pi elevate; in particolare risalta la differenza del gruppo riguardo alla vita autocentrata e lussuosa. Questo il gruppo pi giovane (circa 50 anni di et media) e quello che produce in assoluto pi rifiuti (29 litri) e separa di meno. Si conferma la debole relazione negativa tra et, livello di vita materiale e comportamento studiato.

Figura 3.29 Medie degli indici nel primo gruppo

Val. mod Val. lib -trad Stak anov Val.postmat. Vita proso ciale Vita di la voro Vita luss uosa Vita fam iliare V ita egocentrata Shop ping S tare in fam iglia Ozio Att. lavor ative 0,0 1,0
1,1 1,9 ,9 2,5 1,5

3,3 5,3 3,7 4,5 4,9 3,3

5,8

5,4

2,0

3,0

4,0

5,0

6,0

N=21

Secondo gruppo
Dal punto di vista del comportamento di separazione questo secondo gruppo, poco numeroso e anziano (pi di 58 anni di et media) invece quello che si definirebbe il pi virtuoso se si considerasse questa azione segno di una qualche virt. I valori moderni trovano infatti meno consenso contro il maggiore di quelli lib-trad, postmat e stakanov.

152

Molto esigua anche la media di modi di vita lussuosa e autocentrata, in accordo con le ipotesi di mutamento dei valori di Noelle-Neumann e Klages. Le attivit familiari, come la corrispondente descrizione della propria esistenza, sono molto frequenti. I membri del gruppo si distinguono infine per una vita prosociale e per il poco tempo libero dedicato allozio.

Figura 3.30 Medie degli indici nel secondo gruppo

Val. m od Val. lib -trad Stak anov Val.post m at. Vita proso ciale Vita di la voro Vita luss uosa Vita fam iliare V ita e goce n tra ta Shop ping S tare in fa m iglia O zio Att. lavorative 0,0 1,0 2,2 2,2 2,0 3,0 4,0 2,8 2,6 4,0

4,6 5,0

4,3 4,1 3,9 3,7 4,7

4,7

5,0

6,0

N=33

153

Terzo gruppo
Questo gruppo, un poco pi numeroso, mediamente di 50 anni, secondo per produzione di rifiuti (23 litri). Dal punto di vista valoriale si distingue poco allinterno del campione: i valori moderni hanno media lievemente pi elevata come pure stakanov. Le autodescrizioni della vita sono considerate tutte poco appropriate, tranne quella della propria esistenza come familiare. Analogamente accade tra le quattro attivit considerate.

Figura 3.31 Medie degli indici nel terzo gruppo

Va l. m od Va l. lib -tra d Sta k a nov Va l.post m a t. Vita proso cia le Vita di la voro Vita luss uosa Vita fa m ilia re V ita e goce n tra ta Shop ping S ta re in fa m iglia O zio Att. la vora tive 0,0
1,7 1,5 2,2 2,1 2,1 3,6 2,5 2,5 3,8

4,3 4,9

4,1

4,2

1,0

2,0

3,0

4,0

5,0

6,0

N=31

154

Quarto gruppo
Tra i valori le medie pi alte nel quarto gruppo sono quelle per stakanov e lib-trad, a cui corrisponde un elevato valore per vita di lavoro e prosociale. Oltre al lavoro anche la famiglia ha grande importanza, mentre il lusso e lo shopping non hanno grande rilevanza. Let media la stessa del gruppo precedente mentre scende di ben 10 litri alla settimana la quantit di rifiuti prodotta.

Figura 3.32 Medie degli indici nel quarto gruppo

Val. m od Val. lib -trad Stak anov Val.post m at. Vita proso ciale Vita di la voro Vita luss uosa Vita fam iliare V ita e goce n tra ta Shop ping S tare in fa m iglia O zio Att. lavorative 0,0 1,0
2,1 2,0 1,8 3,1 1,8 3,8

4,5 5,2 5,1

4,3 4,4

5,5

5,2

2,0

3,0

4,0

5,0

6,0

N=30

155

Quinto gruppo
Questultimo gruppo, di 52 anni di et media, ecologicamente corretto (alta intensit di separazione e bassa produzione di rifiuti), si caratterizza per la media molto bassa dellindice stakanov ed intermedia dei valori moderni. La vita descritta come prosociale, poco egocentrata, lussuosa e di lavoro. Coerentemente il tempo libero occupato non del tutto infrequentemente dallozio e abbastanza di sovente dallo stare in famiglia.

Figura 3.33 Medie degli indici nel quinto gruppo


Val. m od Val. lib -trad Stak anov Val.post m at. Vita proso ciale Vita di la voro Vita luss uosa Vita fam iliare V ita e goce n tra ta Shop ping S tare in fa m iglia O zio Att. lavorative 0,0
1,2 2,8 1,5 1,9 4,3 2,2 1,9 3,3 ,8 4,2 4,2 3,8 5,1

1,0

2,0

3,0

4,0

5,0

6,0

N=12

156

10.3 Conclusione
Lanalisi dei dati derivanti dal nostro tentativo di costruire dei stili di vita tra gli intervistati del campione di Lipsia e di Trento, mostra, al di l dellaspetto grafico, linsuccesso della rilevazione. Non si riescono ad individuare nel campione dei gruppi omogenei al loro interno ed differenziati tra loro. Ci corrisponde con buona probabilit sia ad un dato di fatto che ad un artificio statistico: tra coloro che hanno deciso di rispondere al questionario lomogeneit sicuramente maggiore che nelluniverso di riferimento; luso di strumenti di misurazione poco validi, in particolari contenenti items troppo facili e quindi non discriminanti, ha accentuato questa uniformit presente nel campione. Le nostre critiche allapproccio degli stili di vita, sollevate nel capitolo precedente, non ricevono alcun sostegno dai dati raccolti. La loro forza o debolezza dipende solo dai cenni di argomentazione teorica addotti nel capitolo precedente. Le differenze strutturali tra i gruppi di LAS forniscono tuttavia unidea del peso che possono avere anche differenze pi oggettive, contro la soggettivizzazione del costrutto stili di vita. Ci nonostante riteniamo utile questa presentazione in quanto contribuisce alla critica degli strumenti di misurazione e di analisi dei dati, utilizzati nei due questionari, al fine di una problematizzazione delle modalit di rilevazione consuete delluniverso ideologico - culturale degli individui.

157

CONCLUSIONE
Dal tentativo di spiegazione di unazione ambientalmente corretta intrapreso nella presente tesi emergono alcune impressioni, senza che tuttavia si possa conferire ad alcuna di esse valore dimostrativo. Si pu affermare che sono state raccolte alcune prove indiziali a proposito due questioni principali sollevate nel primo capitolo. I due problemi centrali di questa tesi sono, in ordine decrescente di generalit ed importanza, la domanda fondamentale se le societ altamente differenziate siano in grado di rispondere alla minaccia ecologica e linterrogativo se sia possibile fornire una spiegazione in termini di scelta razionale di unazione proambientale tra le pi semplici, come la separazione dei rifiuti domestici. La relazione tra questi due problemi centrali si chiarisce considerando come il moderno affronti questa domanda fondamentale. La risposta prevalente, non solo a questo ma pressoch ad ogni problema, di tipo moralistico normativo: la societ sostenibile si costruisce sulla base di nuovi valori, stili di vita, disposizioni e norme sociali inventati e legittimati da considerazioni, di sovente ideologiche, sugli effetti ambientali che tali nuovi elementi ideali, pi o meno fondamentali, producono, in prima od ultima analisi. Se invece possibile spiegare un caso semplice di azione proambientale escludendo, del tutto od in parte, questi elementi o, pi modestamente, se possibile mostrare che si ottengono migliori risultati, in relazione alla risposta alla domanda fondamentale, investendo in determinanti meno fondamentali dellazione, come sono le circostanze e le utilit, allora si ottiene un indizio contro il modo moralistico normativo con cui il moderno risponde alla minaccia ecologica. La verifica empirica della Theory of Planned Behavior di Ajzen, interpretata come uno schema di spiegazione razionale dellazione, ha fornito indizi in entrambe le direzioni. La relazione disposizioni comportamento stata integrata da altri costrutti (norma sociale, controllo del comportamento ed habitus), ottenendo un miglioramento nella comprensione dellazione presa in considerazione. In particolare si dimostrato fecondo il principio metodologico di compatibilit: servono disposizioni ( o in generale costrutti) molto particolari per spiegare comportamenti specifici. Da questo buon principio pare inoltre sia possibile derivare altre affermazioni che valgano anche al di fuori dellambito strettamente metodologico: una comunicazione ambientale pi compatibile potrebbe essere un buon consiglio per uscire dalle secche dellideologia de lambientalmente corretto in cui si arenato il discorso ecologico. Sarebbe questa una via per rispondere con maggiore complessit alla sfida ambientale. Particolarmente interessante il ruolo delle abitudini ed il ruolo della possibilit di controllare lazione; questultimo in particolare non potr che crescere nel caso di comportamenti pi complessi. Entrambi gli aspetti (controllo ed habitus) giocano al momento a favore del mantenimento di modalit indifferenziate nello smaltimento dei rifiuti domestici, essendo la scelta del bidone unico di frequente lalternativa dazione pi facile e 159

consueta. Non pare tuttavia impossibile uninversione di tendenza se i costi della scelta di separare verranno ridotti e saranno migliorate le condizioni esterne dell'azione. A ci si aggiungono indizi in negativo sullo scarsa rilevanza che rivestono costrutti, piuttosto vaghi, come coscienza ambientale, nuovi stili di vita e nuovi valori, sui quali non di meno si comunica con intensit. Non pare quindi infondata lipotesi che questi investimenti sociali servano ad altri scopi che a quello di incrementare la separazione dei rifiuti domestici o, pi generalmente, di migliorare il rapporto delluomo con il proprio ambiente di vita. I dati supportano quindi laffermazione, espressa nel primo capitolo, che la risposta moralistica alla crisi ecologica insufficiente. La stessa inoltre pericolosa in ragione di alcune considerazioni derivate: se nemmeno a livello della separazione dei rifiuti domestici sufficiente invocare la morale degli agenti, facile immaginare cosa possa succedere a proposito di altri comportamenti pi costosi per lattore, qualora non si provvedesse almeno con identico investimento al miglioramento delle condizioni generali dazione. Difficilmente lefficacia di questi appelli alla buona volont potr aumentare. Per questo motivo consideriamo questo tipo di risposta pericoloso, in quanto indirizza gli sforzi sociali in una direzione molto probabilmente fallimentare. Naturalmente ci che i dati raccolti non possono comunicarci in alcun modo una risposta alternativa alla domanda fondamentale; pretendere diversamente sarebbe del resto un modo per non fare i conti seriamente con le caratteristiche delle societ altamente differenziate. Anche in ragione di ci si ritiene che gli indizi in negativo raccolti siano un risultato apprezzabile. Non sar pertanto un esercizio inutile mostrare, con ulteriori indagini ed approfondimenti, gli scarsi risultati che concretamente la moralizzazione del discorso ambientale raggiunge. Prendere sul serio la complessit significa anche questo: non credere che si possa dare risposte ai problemi per il solo fatto che essi si presentano o che si reputino urgenti. Significa inoltre valutare i risultati non solo per quello che affermano ma anche e soprattutto per ci che riescono, pur in negativo, ad escludere. Lultima osservazione di tipo teorico e metodologico. Si ritiene che questo lavoro mostri con una certa chiarezza la necessit di unintegrazione tra approcci teorici diversi, basata sul principio di parsimonia, come pure la possibilit, esplorata invero solo marginalmente, di riconciliare la teoria logica dell'azione con la spiegazione statistica della stessa secondo i metodi quantitativi correnti. Il principio di parsimonia, in particolare, pu essere fatto valere come criterio di giudizio sia allinterno dei singoli approcci, come nel paragrafo Habitus e razionalit si mostrato, che nei rapporti tra approcci diversi. Spiegare il funzionamento delle societ altamente differenziate secondo i presupposti di una teoria individualista sovente inutilmente meno parsimonioso che spiegare lo stesso stato di cose con un approccio sistemico. Converr quindi giudicare un approccio secondo ci che contingentemente si intende spiegare piuttosto che sulla capacit, presupposta o gi mostrata, del programma di conoscenza in questione di spiegare molteplici e spesso generici fenomeni sociali. In questo senso il presente lavoro contribuisce ad evidenziare lutilit dellapproccio individualistico nelle 160

scienze sociali. Esso ha il merito di aver riportato allattenzione degli scienziati sociali il problema della semplicit delle spiegazioni e dellintegrazione di approcci teorici diversi.

161

BIBLIOGRAFIA459
AA. VV., 1992: Valori e stili di vita: i metodi di analisi, Messina, Armando Siciliano Editore. Abbruzzese, Salvatore, Renzo, Gubert e Pollini, Gabriele, 1995: Italiani atto secondo, Rimini, Guaraldi. Abel, Bodo, 1983: Grundlagen der Erklrung menschlichen Handelns, Tbingen, J.C.B. Mohr. Ainslie, G., 1986: Beyond Microeconomics: Conflict among Interests in a Multiple Self as a Determinant of Values, in J. Elster (a cura di): The Multiple Self, Cambridge, Cambridge University Press, pp.133-176. Ajzen, Icek, 1985: From intentions to actions: A theory of planned behavior, in J. Kuhl e J. Beckmann (a cura di): Action control: From cognition to behavior, Berlin, Springer Verlag, pp. 11-39. 1988: Attitudes, Personality and Behavior, Bristol, Milton University Press. 1991: The Theory of Planned Behavior, in Organizational Behavior and Human Decisions Processes, pp. 179-211. Ajzen, Icek e Martin Fishbein, 1977: Attitude-Behavior Relaltions: A theoretical Analysis and review of Empirical Research, in Psychological Bulletin, pp. 888-918. 1980: Understanding Attitudes and Predicting Social Behavior, New York, Englewood Cliffs. Albert, Hans, 1965: Zur Theorie der Konsum- Nachfrage, in Jahrbuch fr Sozialwissenschaft, vol. 16. pp. 139-198. 1976: Wissenschaftstheorie; in E. Grochla & W. Wittmann (a cura di), Handwrterbuch der Betriebwissenschaft, vol 3, Stuttgart. 1987: Kritik der reinen Erkenntnislehre, Tbingen, J.C.B. Mohr. 1993: Die Einheit der Sozialwissenschaften, in Ernst Topitsch (a cura di), op. cit.. 1993: Das Modell Platonismus, in Ernst Topitsch (a cura di), op. cit.. Amaturo, Enrica e Palumbo, Mauro, 1990: Classi sociali: stili di vita, coscienza e conflitto di classe, Genova, ECIG. Arbuckle, James L., 1997: Amos Users` Guide Version 3.6, SmallWaters Corporations. Altenburg Ursula e Ingo Balderjahn, 1993: Bestimmungsgrnde des Abfallverhaltens privater Haushalte: Ein Vergleich zwischen den Stdten Hannover und Leipzig, in Jahrbuch der Absatz- und Verbrauchsforschung, pp. 61-85 Antiseri, Dario, 1991: Che cosa vuol dire essere razionali, Roma, L. U. I. S. S.. Apel, Karl-Otto, Manninen, Juha e Tuomela, Raimo (a cura di), 1978: Neue Versuche ber Erklren und Verstehen, Frankfurt a. M., Suhrkamp. Backhaus, Klaus, Erichson, Plinke, Wulff e Weiber, Rolf, 1994: Multivariate Analysemethoden, Berlin, Springer-Verlag. Balderjahn, Ingo, 1986: Das umweltbewusste Konsumentenverhalten. Eine empirische Studie, Berlin, Duncker und Humblot. Bagozzi, Richard P., 1981: Attitudes, Intentions and Behavior. A Test of Some Key Hypothesis, in Journal of Personality and Social Psychology, vol. 41, pp. 607-627. 1992: The Self-Regulation of Attitude, Intentions and Behavior, in Social Psychological Quarterly vol. 55, pp. 178-204. Bagozzi, Richard P. e Warshaw, Paul R., 1990: Trying to consume, in Journal of Consumer Research, pp. 127-140. Bandura, Albert, 1977: Self-efficacy: Toward a unifying theory of behavioral change, in Psychological Review n. 84, pp. 191-215. Beck, Ulrich, 1986: Die Risikogesellschaft, Frankfurt a. M., Suhrkamp. Becker, Gary Stanley, 1981: A Treatise on the Family, Cambridge; Harvard University Press. 1983: Das konomische Ansatz zur Erklrung menschlichen Verhaltens, Tbingen, J.C.B. Mohr. Belardinelli, Sergio, 1993: Una sociologia senza qualit. Saggi su Luhmann, Milano, FrancoAngeli. 1996: Il progetto incompiuto. Agire comunicativo e complessit sociale, Milano, FrancoAngeli. Bentler, Peter M. e Speckart, George, 1979: Models of Attitude-Behavior Relations, in Psychological Review, vol. 86 5, pp. 452-464. 1981, Attitudes Cause Behaviors: A Structural Equations Analysis, in Journal of Personality and Social Psychology, pp. 226-238. Beretta, Roberto, 1997: Il lungo autunno, Milano, Rizzoli. Berger, Peter A., 1995: Mobilitt, Verlaufsvielfalt und Individualisierung, in Berger, Peter A. e Sopp, Peter (a cura di), Sozialstruktur und Lebenslauf, Opladen, Westdeutscher Verlag. Bickman, Leonard, 1972: Environmental Attitude and Actions, in Journal of Social Psychology, vol. 87, pp. 323-324.

Delle opere presenti in bibliografia si riportano solo i dati relativi alledizione e traduzione utilizzata dallAutore della presente tesi. 163

459

Bogun Roland, 1997: Lebenstilforschung und Umweltverhalten. Anmerkungen und Fragen zu einem komplexen Verhltnis, in K. W. Brand (a cura di), op. cit.. Bohnen, Alfred, 1975: Individualismus und Gesellschaftstheorie, Tbingen, J.C.B. Mohr. Bollen, Kenneth A., 1989: Structural Equations with Latent Variables, New York, Wiley. Boudon Raymon, 1980: Die Logik des gesellschaftlichen Handelns. Eine Einfhrung in die soziologische Denk- und Arbeitsweise, Darmstadt, Neuwied. 1985: Il posto del disordine, Bologna, il Mulino. Boudon, Raymond; Francois, Bourricaud, 1982: Soziologische Stichworte, Opladen, Westdeutscher Verlag. Brand, Karl Werner, 1997: Nachhaltige Entwicklung. Eine Herausforderung an die Soziologie, Opladen , Leske + Budrich. Bramwell, Anna, 1988: Ecologia e societ nella Germania nazista, Trento, Reverdito Editore. Camic, Charles, 1986: The Matter of Habit, in American Journal of Sociology, Vol. 91, pp. 1039-87. Cascioli, Riccardo, 1987: Il complotto demografico, Casale Monferrato, Piemme. Cardano, Mario e Miceli, Renato (a cura di), 1991: Il linguaggio delle variabili, Torino, Rosenberg e Sellier. Cattarinussi, Bernardo, 1987: Ideologia, in F. Demarchi, A. Ellena e B. Catterinussi (a cura di), op. cit.. Chesterton, Gilbert, Keith, 1998a: San Tommaso dAquino, Casale Monferrato, Piemme. 1998b: Eretici, Casale Monferrato, Piemme. Cipolla, Costantino, 1990: Oltre il soggetto, per il soggetto, Milano, FrancoAngeli. Coleman, James Samuel, 1964: Introduction to Mathematical Sociology, Glencoe, Free Press. 1986: Individual Interest and Collective Action, in Selected Essays, Cambridge, Cambridge University Press. 1995: Grundlagen der Sozialtheorie, Mnchen - Wien, R. Oldenburg Verlag. Collins, Randall, 1992: Teorie sociologiche, Bologna, il Mulino. Commoner, Barry, 1990: Fare pace con il pianeta, Milano, Garzanti Editore. Corbetta, Piergiorgio, 1992: Metodi di analisi multivariata per le scienze sociali, Bologna, il Mulino. Corradini, Antonella, 1989: Semantica della preferenza e decisione etica, FrancoAngeli, Milano. Dahrendorf, Ralph, 1958: Homo Sociologicus, in Klner Zeitschrift fr Soziologie und Sozialpsychologie vol. 10, pp. 178-208. Davico, Luca, 1994: Sociologia ambientale, Torino, Celid. Del Noce Augusto, 1990: Il problema dellateismo, Bologna, il Mulino. Demarchi, Franco, Ellena, Aldo e Cattarinussi, Bernardo (a cura di), 1987 Nuovo Dizionario di Sociologia, Cinisello Balsamo, Edizioni Paoline. Derksen, Linda e Gartrell, John, 1993: The Social Context of Recycling, in American Sociological Review, Vol. 58, pp. 434-442. De Young, Raymond, 1986a: Encouraging environmentally appropriate behavior: The role of intrinsic motivation, in Journal of Environmental Systems, vol. 15, pp. 281-292. 1986b: Some psychological aspects of recycling, in Environment and Behavior, vol. 19, pp. 35-44. De Vita, Roberto, 1993: Razionalit ed Etica, Milano, FrancoAngeli. Diekmann, Andreas, 1994: Umweltbewusstsein oder Anreizstrukturen?, in A. Diekmann e A. Franzen (a cura di), op. cit.. 1995: Empirische Sozialforschung: Grundlagen, Methoden, Anwendungen, Hamburg, Reinbeck. Diekmann, Andreas e Franzen, Axel (a cura di), 1994: Kooperatives Umwelthandeln, Chur, Verlag Ruegger AG. 1995: Der Schweizer Umweltsurvey 1994. Codebuch, Bern, SIDOS. Diekmann, Andreas e Preisendrfer, Peter, 1991: Umweltbewusstsein, konomische Anreize und Umweltverhalten, in Schweizerische Zeitschrift fr Soziologie, pp. 207-231. 1992: Persnliches Umweltverhalten. Diskrepanzen zwischen Anspruch und Wirklichkeit, in Klner Zeitschrift fr Soziologie und Sozialpsychologie, vol. 44, pp. 226-251. 1993: Zur Anwendung der Theorie rationalen Handelns in der Umweltforschung, in Klner Zeitschrift fr Soziologie und Sozialpsychologie, vol. 45, pp.125-134. Diewald Martin, 1990: Von Klassen und Schichten zu Lebensstilen: ein neues Paradigma fr die empirische Sozialforschung, Berlin, Paper P90-105 des Wissenschaftszentrums Berlin. Dillman, Don A., 1978: Mail and Telephone Surveys. The Total Method Design, New York, Wiley. Dohmen, P., Doll, J. e Orth, B., 1986: Modifizierte Produktsumme Modelle und ihre empirische berprfung in der Einstellungsforschung, in Zeitschrift fr Sozilapsychologie, pp. 109-118. Donati, Pierpaolo, 1991: Teoria relazionale della societ, Milano, FrancoAngeli. 1993: La cittadinanza societaria, Bari, Laterza. 1997a: Pensiero sociale cristiano e societ post-moderna, Roma, A. V. E. - An Veritas Editrice. 1997b (a cura di): Letica civile alla fine del XX secolo, Milano, Leonardo Mondadori. Durkheim, Emile, 1976: Die Regel der soziologischen Methode, Frankfurt a. M., Suhrkamp. Dziuban, C. D., e Shirkey, E. C., 1974: When is a Correlation Matrix Appropriate for Factor Analysis?, in Psychological Bulletin, vol. 81, pp. 358-369.

164

Eckes, Thomas e Six Bernd, 1994: Fakten und Fiktionen in der Eintellung-Verhaltens-Forschung: eine Meta Analyse, in Zeitschrift fr Sozialpsychologie, pp. 253-271, Bern, Hans Huber Verlag. 1996: Meta Analysen in der Einstellungs-Verhaltens-Forschung, in Zeitschrift fr Sozialpsychologie, pp. 7-17, Bern, Hans Huber Verlag. Eder, Klaus, 1988: Die Vergesellschaftung der Natur: Studien zur sozialen Evolution der praktischen Vernunft, Frankfurt a. M., Suhrkamp. 1996: The Social Construction of Nature, London, Sage. Elster Jon, 1990: Ulysses and the Sirens, Cambridge, Cambridge University Press. Esser, Hartmut, 1990, Habits, Frames und Rational Choice. Die Reichweite von Theorien der rationalen Wahl, in Zeitschrifit fr Soziologie, pp. 231-247. 1991a: Alltagshandeln und Verstehen, Tbingen, J. C. B. Mohr. 1991b: Die Rationalitt des Alltagshandelns. Eine rekonstruktion der Handlungstheorie von Alfred Schtz, in Zeitschrift fr Soziologie, pp. 430-445. Fabro, Cornelio, 1997: Introduzione a san Tommaso, Milano, Ares. Fazio, Russel H., J. M. Chen, E. C. McDonel e S. J. Sherman, 1982: Attitude accesibility, attitudebehavior consistency, and the strenght of the object evaluation association, in Journal of Experimental Social Psychology, vol. 18, pp.339-357. Finnis, John, 1993: Gli assoluti morali, Milano, Ares. Fishbein, Martin, Icek Ajzen, 1975: Belief, attitude, intention and behavior, Reading, Addison Wesley. Foellesdal, Dagfinn; Walloee, Lars; Elster, Jon, 1988: Rationale Argumentation, Berlin, Walter de Gruyter. Freund, Julien, 1976: Pareto, Bari, Laterza. Frey, Bruno, 1990: konomie ist Sozialwissenschaft, Mnchen, Verlag Franz Vahlen. Frey, Ren L., 1992: Strategien und Instrumente des Umweltschutzes, Chur, Verlag Ruegger AG. Friedman, Milton, 1953: The Methodology of Positive Economics, in M. Friedman (a cura di), Essays in Positive Economics , Chicago, pp. 3-43. Friedrich, Jrgen, Stolle, Martin, Engelbrecht, Gudrun, 1993: Rational Choice - Theorie: Problemen der Operationalisierung, in Zeitschrift fr Soziologie, vol. 22, pp. 2-15. Gallino, Luciano, 1979: Dizionario di Sociologia, Torino, Utet. Galvan, Sergio, 1989: Forme di giustificazione e di spiegazione nella scienza e nella filosofia, in Per la filosofia, vol. 16. Geiger, Theodor, 1949: Die Klassengesellschaft in Schmelztiegel, Kln/Hagen. 1987: Vorstudien zu einer Soziologie des Rechts, Berlin, Duncker & Humblot. Geiler, Rainer, 1990: Schichten in der postindustriellen Gesellschaft, in Berger, Peter A. e Hradil Stefan (a cura di): Lebenslagen, Lebenslufe, Lebensstile, (Sonderband 7 der Sozialen Welt), Schwartz, Gttingen. 1991: Sozialstruktur der Bundesrepublik Deutschland, Opladen, Westdeutscher Verlag. 1996: Kein Abschied von Klassen und Schicht, in Klner Zeitschrift fr Soziologie und Sozialpsychologie, vol. 18, pp. 319-338. Giddens, Antony, 1987: Modernit, ecologia e trasformazione sociale, in P. Ceri (a cura di) Ecologia Politica, Milano Feltrinelli, pp.17-38. 1990: The Consequences of Modernity, Cambridge, Cambridge Univerity Press. 1994: Living in a Post- traditional Society, in U. Beck, A. Giddens e S. Lash: Reflexive Modernization. Politics, Tradition and Aesthetics in the Modern Social Order, Cambridge, Polity Press. Gillwald, Katrin, 1995: kologisierung von Lebensstilen, Berlin, Paper des Wissenschaftszentrums Berlin. Granovetter, Marc, 1978: Threshold Models of Collective Behavior, in American Journal of Sociology, vol. 83, pp. 1420-1443. Grob, Andreas, 1991: Meinung, Verhalten, Umwelt: ein psiychologisches Ursachennetz-Modell umweltgerecheten Verhaltens, Bern, Uni-Bern Verlag. Grundmann, Leonard, 1997: Leipzig, ein geographischer Fhrer durch Stadt und Land, Leipzig, Thom. Gubert, Renzo, 1972: La situazione confinaria, Trieste, Edizioni Lint. 1987: Analisi fattoriale, Metodologia, Misurazione, in F. Demarchi, A. Ellena e B. Cattarinussi (a cura di), op. cit.. 1992a (a cura di): Persistenza e mutamento dei valori degli italiani nel contesto europeo, Trento, Reverdito. 1992b (a cura di): Lappartenenza territoriale tra ecologia e cultura, Trento, Reverdito. 1995 (a cura di): Cultura e sviluppo, Milano, FrancoAngeli. 1997 (a cura di): Specificit culturale di una regione alpina nel contesto europeo, Milano, FrancoAngeli. Guidorossi, Giovanna, 1998: Nuovi attori per un pianeta verde, FrancoAngeli, Milano. Haan, Gerhard de e Kuckartz, Udo, 1996: Umweltbewusstsein, Opladen, Westdeutscher Verlag. Halman, Loek, 1995: La misurazione dei valori e il problema della comparabilit, in G. Capraro (a cura di): I valori degli europei e degli italiani negli anni novanta, Trento, Servizio Studi PAT.

165

Harsanyi, John Charles, 1977: Rational Behavior and Bargaining Equilibrium in Games and Social Situations, Cambridge, Cambridge University Press Hempel, Carl Gustav, 1977: Aspekte wissenschaftlicher Erklrung, Berlin, Walter de Gruyter Hempel, C. G. e Oppenheim, Paul, 1948: Studies in the Logic of Explanation, in Philosophy of Science vol. 15, pp. 135-175. Herkner, Werner 1991: Lehrbuch Sozialpsychologie, Bern, Verlag Hans Huber. Hettlage, Robert (a cura di), 1990: Die Bundesrepublik. Eine historische Bilanz, Mnchen, Verlag C. H. Beck Hines, J. M. H. R. Hungerford, A. N. Tomera, 1987: An Analysis and Synthesis of Research on Responsible Environmental Behavior: A Meta-Analysis, in The Journal of Environmental Education, pp. 1-8. Hopper, Joseph R., e Nielsen, Joyce McCarl, 1991: Recycling as altruistic behavior: Normative and behavioral strategies to expand partecipation in a community recycling program, in Environment and Behavior, vol. 23, pp. 195-220. Hradil Stefan, 1987: Sozialstrukturanalyse in einer fortgeschrittenen Gesellschaft. Von Klassen und Schichten zu Lagen und Milieus, Opladen, Leske+ Budrich. Institut fr Demoskopie Allensbach, 1996: Typologie des Abfallsortierer, Allensabach. Inglehart, Ronald, 1971: The Silent Revolution in Europe; Intergenerational Change in Post-Industrial Societies, in American Political Science Review, vol. 65, pp. 991-1017. 1977: The Silent Revolution. Change and Political Styles in Western Publics, Princeton, Princeton University Press 1997: Modernization and Postmodernization, Princeton, Princeton University Press Izzo,lberto, 1991: Storia del pensiero sociologico, Bologna, il Mulino. Jonas, Hans, 1990: Il principio di responsabilit. Un etica per la societ tecnologica, Torino, Einaudi. Kahneman, Daniel e Tversky, Amos, 1984: Choices, Values and Frames, in American Psychologist, p. 341-350. Karp, David Gutierrez, 1996: Values and their Effect on Pro-Environmental Behavior, in Environment and Behavior, vol. 28, pp. 111-133. Katz, D. e Stotland, E., 1959: A preliminary statement of a thery of attitude structure and change, in S. Koch (a cura di): Psychology: A study of a science, New York, McGraw-Hill, pp. 432-75. Kirchgssner, Gebhard, 1988: konomie als imperial(istisch)e Wissenschaft, in Jahrbuch fr Neue Politische konomie, pp. 126-145. 1991: Homo Oeconomicus, Tbingen, J.C.B. Mohr. Klages, Helmut, 1981: Wertewandel und Werteverlust in der Gegenwartsgesellschaft, in Baier, Horst, Kepplinger, Hans Mathias e Reumann, Kurt (a cura di): ffentliche Meinung und sozialer Wandel, Opladen, Westdeutscher Verlag, pp. 358-380. 1985: Werteorientierungen im Wandel, Frankfurt a. M., Campus Verlag. Klein, Thomas, 1996: Der Alterunterschied zwischen Ehepartnern. Eine kritische Diskussion familiensoziologischer Theorieansaetze, in Zeitschrift fr Bevoelkerungswissenschaft, Vol. 21, pp. 281-302. Klimt, H. e Zimmerling Ruth, 1993: Quo vadis homo oeconomicus?; in Homo Oeconomicus, vol. 10, pp. 1-200. Kluckhohn, Clyde, 1951: Values and Value-Orientation in the Theory of Action: An Exploration in Definition and Classification, in T. Parsons e E. Shils, (a cura di): Toward a General Theory of Action, Cambridge, Harvard University Press. Konietzka, Dirk, 1995: Lebensstile im sozialstrukturellen Kontext, Opladen, Westdeutscher Verlag. Koslowski, Peter, 1997: La societ civile nellepoca postmoderna, in P. Donati, 1997b, (a cura di), op. cit.. Kruse, L., Graumann, C. F. e Lantermann, E. D. (a cura di), 1990: kologische Psychologie. Ein Handbuch in Schlsselbegriffen, Mnchen. Kuhl, Julius, 1983: Motivation, Konflikt und Handlungskontrolle, Berlin, Springer Verlag. Kutschera, Franz von, 1973: Einfhrung in die Logik der Normen, Werte und Entscheidungen, Freiburg/Mnchen, Karl Alber Verlag. 1981: Grundfragen der Erkenntnistheorie, Berlin, Walter de Gruyter. 1982 : Grundlagen der Ethik, Berlin, Walter de Gruyter. 1991: Fondamenti dellEtica, Milano, FrancoAngeli. 1993: Die falsche Objektivitt, Berlin, Walter de Gruyter. Lakatos, Imre 1974: Falsifikation und die Methodologie wissenschaftlicher Forschungsprogramme, in I. Lakatos und A. Musgrave (Hg.), Kritik und Erkenntnisfortschritt, Braunschweig/Wiesbaden, Vieweg & Sohn. Landenna, Giampiero, 1984: Fondamenti di statistica descrittiva, Bologna, il Mulino. Langenheine, R. e Lehmann, J., 1986: Die Bedeutung der Erziehung fur das Umweltbewusstsein, Kiel, IPN. Lanzetti, Clemente, 1996: Elaborazione di dati qualitativi, Milano, FrancoAngeli.

166

Latouche, Serge, 1989: LOccidentalisation du monde. Essai sur la signification, la porte et les limites de luniformisation plantaire, Paris, La Dcouverte. La Valle, Davide: 1991, La societ della scelta, Trento, Dipartimento di Politica Sociale Universit di Trento. Lewis, David, 1975: Konventionen, Berlin, Walter de Gruyter Lindenberg, Siegwart, 1985: An Assessment of the New Political Economy: Its Potential for the Social Sciences and for Sociology in Particular, in Sociological Theory, pp. 99-114. 1989: Social Production Functions, Deficits and Social Revolutions. Prerevolutionary France and Russia, in Rationality and Society, pp. 51-77. 1990: Rationalitt und Kultur. Die verhaltenstheoretische Basis des Einflusses von Kultur auf Transaktionen, in H. Haferkamp (a cura di): Sozialstruktur und Kultur, Frankfurt a. M., pp. 249-287. 1991: Die Methoder der abnehmenden Abstraktion: Theoriegesteurete Analyse und empirischer Gehalt, in H. Esser e K. Troitzsch (a cura di), Modellierung sozialer Prozesse, Bonn. 1993: Framing, empirical evidence, and applications, in Jahrbuch fr Neue Politische konomie, vol. 12, pp. 11-38 1996: Die Relevanz Theoriereicher Brckenannahmen, in Klner Zeitschrift fr Soziologie und Sozialpsychologie, Vol. 48 - 1, pp. 126-140. Liska, Allen E., 1984: A Critical Examination of the Causal Structure of the Fishbein/Ajzen AttitudeBehavior Model, in Social Psychology Quarterly, vol. 47, pp. 61-74. Liska, Allen E., Felson, Richard B., Chamlin, Mitchell e Baccaglino William, 1984: Estimating AttitudeBehavior Reciprocal Effects Within A Theoretical Specifications, in Social Psychology Quarterly, vol. 47, pp. 15-24. Livi, Antonio, 1990: Filosofia del senso comune, Milano, Edizioni Ares. Lorenz, Konrad, 1974: Gli otto peccati mortali della nostra civilt, Milano, Adelphi. Ldemann, Christian, 1995: kologisches Handeln und Schwellenwerte: Ergebnisse einer Studie zum Recycling-Verhalten, in ZUMA-Nachrichten, vol. 19, pp. 63-75. 1997: Rationalitt und Umweltverhalten, Wiesbaden, DeutscherUniversittsVerlag. Ldtke, Hartmut, 1990: Lebensstile als Dimension handlungsproduzierter Ungleichheit, in Berger, Peter A., Hradil Stefan (a cura di), op. cit.. Luhmann, Niklas, 1984: I fondamenti sociali della morale, in Fenomenologia e Societ, vol. 7. 1988: Die Wirtschaft der Gesellschaft, Frankfurt a. M., Suhrkamp. 1989: Comunicazione ecologica, Milano, FrancoAngeli. 1991: La funzione della religione, Brescia, Morcelliana. 1992: Gibt es in unserer Gesellschaft noch unverzichtbare Normen?, Heidelberg, C. F. Mueller Jurisitscher Verlag. 1995: Osservazioni sul moderno, Roma, Armando. 1996: Sociologia del rischio, Milano, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori. Maag, Gisela, 1989: Gesellschaftliche Werte, Opladen , Westdeutscher Verlag. Maccarini, Andrea. M., 1997: La cultura ambientalista: verso una nuova societ civile?, Milano, FrancoAngeli. MacIntyre, Alasdair, 1988: Dopo la virt. Saggio di filosofia morale, Milano, Feltrinelli. 1995: Giustizia e Razionalit, Milano, Edizioni Anabasi. Margolis, H, 1982: Selfishness, Altruism and Rationality: A Theory of Social Choice, Cambridge, Cambridge Univeristy Press. Marradi, Alberto, 1991: Concetti e metodi per la ricerca sociale, in M. Cardano e R. Miceli (a cura di), op. cit.. Mayininger, Franz, 1994: Risiko und Akzeptanz, technische Hybris gegen menschliche Ratio?, Mnchen, Technische Universitt Mnchen. Mazzette, Antonietta, 1994: Lesile ambiente, Milano, FrancoAngeli. Mau Steffen, 1994: Der Demographische Wandel in den neuen Bundeslndern, in Zeitschrift fr Familienforschung, vol. 5, pp.197-220. Merlo, Valerio, 1997: La foresta come chiostro. Influsso delle idee cristiane sullambiente vegetale, Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo. Merton, Robert K., 1959: Teoria e struttura sociale, Bologna, il Mulino. Meulemann, Heiner, 1996: Werte und Wertewandel, Weinheim und Mnchen, Juventa Verlag. Meyer, Willi, 1987: Was leistet die konmische Theorie der Familie?; in Todt Horst (a cura di.): Die Familie als Gegenstand sozialwissenschaflicher Forschung, Berlin, Duncker und Humblot. Mielke, Rosemarie, 1985: Eine Untersuchung zum Unweltschutz-Verhalten (Wegwerf-Verhalten): Einstellung, Einstellungs-Verfuegbarkeit und soziale Norm als Verhaltenspraediktoren, in Zeitschrift fuer Sozialpsychologie, vol. 16, pp. 196-205. Mises, Ludwig von, 1949: Human Actions. A Treatise on Economics, New Haven, Yale University Press. Mohler, Armin, 1990: La rivoluzione conservatrice in Germania 1918-1932, Firenze, La roccia di Erec.

167

Mohr, Ernst, 1994: Umweltnormen in der Gesellschaft und Wirtschaftswissenschaften, in Josef Schmidt (a cura di), Bevoelkerung, Umwelt, Entwicklung: eine humankologische Perspektive, Opladen, Westdeutscher Verlag. Mller, Hans-Peter, 1989: Lebensstile. Ein neues Paradigma der Differenzierungs- und Ungleichheitsforschung?, in Klner Zeitschrift fr Soziologie und Sozialpsychologie, Vol. 41, pp. 53-71. Mueller, Ulrich, 1993: Bevlkerungsstatistik und Bevlkerungsdynamik, Berlin, Walther de Gruyter. Nagel, Ernest, 1963: Assumptions in Economic Theory, in American Economic Review, pp. 211-219. 1993: Das Ganze ist mehr als die Summe seiner Teile, in Ernst Topitsch (a cura di), op. cit.. Nauck Bernhard, 1995: Sozialrumliche Differenzierung der Lebensverhltnissen von Kindern in Deutschland, in Glazer W., Noll H. N.(a cura di): Getrennt vereint, Frankfurt a. M., Campus Verlag. Noelle-Neumann, Elisabeth, 1978: Werden wir alle Proletarier? Wertewandel in unserer Gesellschaft, Zrich, Edition Interform. Opp, Karl Dietrich, 1983: Die Entstehung sozialer Normen. Ein Integrationsversuch soziologischer, sozialpsychologischer und konomischer Erklaerung, Tbingen, J. C. B. Mohr. 1993: Politischer Protest als rationales Handeln, in Ramb, B. T. e Tietzel, M. (a cura di), op. cit., pp. 207-246. Opp, Karl Dietrich e Friedrichs Jrgen, 1996: Brckenannahmen, Produktionsfunktionen und die Messung von Prferenzen, in Klner Zeitschrift fr Soziologie und Sozialpsychologie, Vol. 48, pp. 546-559. Opp, Karl Dietrich e Schmidt, Peter, 1976: Einfhrung in die Mehrvariablenanalyse, Hamburg. Orth, B., 1987: Formale Untersuchungen des Modells von Fishbein und Ajzen zur EinstellungVerhaltensbeziehung: I Bedeutsamkeit und erfordliches Skalenniveau, in Zeitschrift fr Sozialpsychologie, Vol. 18, pp. 152-159. Orth, B., 1988: Formale Untersuchungen des Modells von Fishbein und Ajzen zur EinstellungVerhaltensbeziehung: II Modellmodifikationen fr intervallskalierte Variablen, in Zeitschrift fr Sozialpsychologie, Vol. 19, pp. 31-40. Pauli, Gunter, 1997: Il Businnes per un futuro migliore, Milano, Baldini e Castoldi. Pardi, Francesco, 1989: La regola e levento. Alla ricerca dei presupposti dellazione sociale, in Nicol Addario (a cura di): Teorie dei sistemi e teorie dellazione, Milano, FrancoAngeli 1991: Ambiente e Sistema, in A. Palazzo (a cura di): Le scienze delluomo e la questione ambientale, Pisa, Giardini. 1996: Lindifferenza dellEtica, Milano, FrancoAngeli. Pareto, Vilfredo, 1964: Trattato di sociologia generale, Milano, Edizioni di Comunit. Park, Robert E., 1936: Human Ecology, in American Journal of Sociology n. 42. Parsons, Talcott, 1968: La struttura dellazione sociale, Bologna, il Mulino. 1975: Social Structure and symbolic media of interchange, in: P. M. Blau (a cura di): Approaches to the study of Social Structure, New York, The Free Press. Pollini, Gabriele, 1995: Religione, orientamenti di valore e mutamento sociale, in R. Gubert (a cura di), op. cit.. Popitz, Heinrich, 1967: Der Begriff der sozialen Rolle als Element der soziologischen Theorie, Tbingen, J. C. B. Mohr. 1968: ber die Prventivwirkung des Nichtwissens, Tbingen, J. C. B. Mohr. 1980: Die normative Konstruktion von Gesellschaft, Tbingen, J. C. B. Mohr. 1996: Verso una societ artificiale, Roma, Editori Riuniti. Priddat, Birger, P., 1995, Rational Choice, Hermeneutik und Systemtheorie, in Sociologia Internationalis, pp. 127-146. Prosch, Bernd e Abraham, Martin, 1991: Die Revolution in der DDR. Eine strukturelle-individualistische Erklrungsskizze, in Klner Zeitschrift fr Soziologie und Sozialpsychologie, pp. 291-301. Prose, F. e Wortman, K., 1991: Energiesparen: Verbraucheranalyse und Marktsegmentierung der Kunfden der Stadtwerke Kiel, Kiel, Institut fr Psychologie an der Uni-Kiel. Ramb, Bernd-Thomas e Tietzel, Manfred (a cura di), 1993: konomische Verhaltenstheorie, Mnchen, Verlag Franz Vahlen. Reams, Margaret A., Geaghan, James P. e Gendron, Raye C., 1996: The Link between Recycling and Litter, in Environment and Behavior, vol. 28, pp. 92-110. Reuband, Karl-Heinz e Blasius, Jrg, 1996: Face-to-Face, telephonisce und postalische Befragungen, in Klner Zeitschrift fr Soziologie und Sozialpsychologie, Vol. 48, pp. 296-318. Reusswig, Fritz, 1994: Lebensstile und kologie, Frankfurt a. M., IKO Verlag. Ricolfi, Luca, 1991: Operazioni di ricerca e scale, in M. Cardano e R. Miceli (a cura di), op. cit.. 1992a: Aliquid ex Nihilo, in AA. VV., 1992, op. cit.. 1992b: Helga. Nuovi principi di analisi dei gruppi, Milano, FrancoAngeli. Riker, William H. e Ordeshook, Peter C., 1950: An Introduction to Positive Political Theory, Englewood Cliffs. Rotter, Julian B., 1954: Social learning and clinical psychology, Prentice Hall, Englewood Cliffs.

168

1966: Generalized expectancies for inernal versus external control of reinforcement in Psychol. Monogr., vol. 80. Schlich, Max, 1993: ber den Begriff der Ganzheit, in Ernst Topitsch (a cura di) op. cit.. Schnell, Rainer, Hill Paul B. e Esser, Elke, 1993: Methoden der empirischen Sozialforschung, Mnchen, R. Oldenbourg Verlag. Scholz Carola e Werner Heinz, 1995: Stadtentwicklung in den neuen Bundeslndern: der Sonderfall Leipzig, Bonn, Beilage zur Wochenzeitung Das Parlament. Schroeder, Torsten, 1996: Der Umgang mit Mll, Leipzig, Uni-Leipzig. Schtz, Alfred, 1971: Wissenschaftliche Interpretation und Alltagverstndnis menschlichen Handelns, in A. Schtz: Gesammelte Aufstze, Band 1, Den Haag, pp. 3-54. 1972a: Die soziale Welt und die Theorie der sozialen Handlung, in A. Schtz: Gesammelte Aufstze, Band 2, Den Haag, pp. 3-21. 1972b: Das Problem der Rationalitt in der sozialen Welt, in A. Schtz: Gesammelte Aufstze, Band 2, Den Haag, pp. 22-50. 1972c: Choice and the Social Sciences, in Lester E. Embree (a cura di): Life-World and Cosciousness, Evantson, pp. 565-590. Schtz, Holger, 1995: Umweltbewusstsein und Umweltverhalten, das Beispiel Abfall, in Wolfgan Joussen (a cura di): Umwelt und Gesellschaft, Berlin, Akademie Verlag. Schwart, Shalom H., 1977: Normative influences on altruism, in Advances in Experimental Social Psychology, vol. 10, pp.221-279. 1992: Universals in the content and structure of values: Theoretical advances and empirical tests in 20 countries", in Advances in Experimental Social Psychology, vol. 25, pp.1-65. Sen, Amartya Kumar, 1979: Rational fools: A critique of the behavioral fundations of Economic Theory, in F. Hahn, M. Hollis (a cura di): Philosophy and Econmics Theory, Oxford, p. 87-109. 1995: Limbroglio demografico, in La rivista dei libri, pp. I-VIII Sheppard, Blair, Jon Hartwick e Paul R. Warshaw, 1988: The Theory of Reasoned Action: A MetaAnalysis of Past Research with Recommendation for Modification and Future Research, in Journal of Consumer Research, vol. 15, pp. 325-343. Simmel, Georg, 1982: La differenziazione sociale, Bari, Laterza. 1994: Die Philosophie des Geldes, Frankfurt a. M., Suhrkamp. Simon, Herbert A., 1957: Models of Man, New York and London. 1972: Theories of Bounded Rationality, in C. B. McGuire e R. Radner (a cura di): Decision and Organization. A Volume in Honor of Jacob Marschak, Amsterdam. 1982: Models of Bounded Rationality, Vol. 1, in Economic Analysis and Public Policy, Cambridge, Cambridge University Press. Singer, Peter, 1976: Animal Liberation. A New Ethics for our Traetment of Animals, Cambridge, Cambridge University Press. 1979: Pratical Ethics, Cambridge, Cambridgr University Press. Six, Bernd, 1992: Neuere Entwicklungen und Trends in der Einstellung-Verhaltens-Forschung, in E. H. Witte (a cura di): Einstellung und Verhalten, Braunschweig. Smith, Adam, 1910: The Wealth of Nation, London, Ausgabe E. R. A. Seligman. Spada, H., 1990: Umweltbewusstsein, in Kruse, L., Graumann, C. F. e Lantermann, E. D. (a cura di), op. cit.. Spellerberg, Annette, 1993: Lebensstile im Wohlfahrtssurvey 1993, Dokumentation zum Konzept und zur Entwicklung des Fragebogens, Berlin, Arbeitsgruppe Sozialberichterstattung Wissenschaftszentrum Berlin fr Soziaforschung. 1994: Lebensstile in West- und Ostdeutschland, Berlin, Arbeitsgruppe Sozialberichterstattung Wissenschaftszentrum Berlin fr Soziaforschung. 1996: Lebensstile, soziale Lagen und Wohlbefinden, in Zapf Wolfgan und Habich Roland (a cura di): Wohlfahrtsentwicklung im vereinten Deutschland, Berlin, Arbeitgruppe Sozialberichterstattung Wissenschaftszentrum Berlin fr Soziaforschung. Stegmller, Wolfgan, 1969: Probleme und Resultate der Wissenschaftstheorie und Analytischen Philosophie, Band I, Berlin, Springer-Verlag. Stigler, George, J, 1961: The Economic of Informations, in The Journal of Political Economy, Vol. 69, pp. 213-225. Stigler, George J., Becker Gary S., 1977: De gustibus non est disputandum, in American Economics Review, Vol. 67, pp. 76-90. Strtzbach Bernd, 1993: Deutschland nach der Vereinigung, Meinungen und Einstellung zu Familie, Kinder und zur Familienpolitik in Ost und West, in Zeitschrift fr Bevlkerungswissenschaft, Vol. 19 2, pp.151-167. Stoutland, Frederik, 1978: Die kausale Theorie der Handlung, in K. O. Apel et al. (a cura di), op. cit. Strotz, R. H., 1955: Myopia and Inconsistency in Dynamic Utility Maximization, in Review of Economic Studies, vol. 23, pp, 165.180. Struffi, Lauro, 1992: Il valore dellambiente, in R. Gubert (a cura di), 1992a, op. cit.. 1997: I trentini e lambiente, in R. Gubert (a cura di), op. cit..

169

Summerer, Stephan, 1990: Umweltethik, in in Kruse, L., Graumann, C. F. e Lantermann, E. D. (a cura di), op. cit.. Tacchi, Enrico Maria, 1996: Ambiente e opinione pubblica, Milano, FrancoAngeli. Taylor Charles, 1966: The Explanation of Behavior; London. 1991: The Ethics of Authenticity, Cambridge, Harvard University Press. Thompson, M., Ellis, R. e Wiladavsky, A., 1990: Cultural Theory, Colorado-Oxford. Tietzel, Manfred, 1988: Zur Theorie der Prferenzen, in Jahrbuch fr Neue Politische konomie, pp. 28-71. Topitsch Ernst (a cura di), 1993: Logik der Sozialwissenschaften, Frankfurt am Main, Athenum-HainHanstein. Triandis, Harry C., 1977: Interpersonal Behavior, Monterey, Brooks/Cole. 1979: Values, Attitudes and Interpersonal Behavior, in H. E. Howe e M. M. Page (a cura di): Nebraska Symposium on Motivation, vol. 27, Lincoln, pp. 195-259. Tuomela, Raimo, 1978: Erklren und Verstehen menschlichen Verhaltens, in K. O. Apel et al. (a cura di), op. cit.. Turner, Johnatan H.,1991: The Structure of Sociological Theory, Belmont, California, Wadsworth Publishing Company, S. 352-366. Tversky, Amos e Kahneman, Daniel, 1981: The Framing of Decisions and the Psychology of Choice, in Science Vol. 211, pp. 453-458. 1988: Rational Choice and the framing of Decisions, in D. E. Bell, H. Raiffa e A. Tversky (a cura di): Decision Making. Descriptive, normative and prescriptive interactions, Cambridge, pp. 167-192 Urban, Dieter, 1986: Was ist Umweltbewusstsein? Exploration eines mehrdimensionalen Einstellungskonstruktes, in Zeitschrift fr Sozialpsychologie, n. 5, pp. 363-377. 1991: Die kognitive Struktur des Umweltbewusstseins. Ein kausalanalytischer Modelltest, in Zeitschrift fr Sozialpsychologie, n. 22, pp. 166-180. Vaccarini, Italo, 1987: Valori, in F. Demarchi, A. Ellena e B. Cattarinussi (a cura di), op. cit.. Vanberg, Viktor,1975: Die Zwei Soziologien, Tbingen, J. C. B. Mohr. Van der Putte, B, 1993: On the Theory of Reasoned Action, Dissertation, Amsterdam. Van Liere, Kent D. e Dunlap, Riley D., 1980: The Social Bases of Environmental Concern: A Review of the Hypothesis, Explanations and Empirical Evidence, in Public Opinion Quarterly, vol. 44, pp. 181-197. 1981: Environmental Concern. Does It Make a Difference How Its Measured?, in Environment and Behavior, vol. 13 6, pp. 651-676. Vergati, Stefania, 1996: Stili di vita e gruppi sociali, Roma, Euroma. Viale, Guido, 1994: Un mondo usa e getta, Milano, Giangiacomo Feltrinelli Editore. Viale, Riccardo, 1991: Cognizione e razionalit delle credenze nelle scienze sociali, Roma, L. U. I. S. S.. Vining, Joanne, 1992: Emotions and Decisions, in Environment and Behavior, vol. 24, pp. 3-34. Vining, Joanne e Ebreo, Angelo, 1990: What Makes a Recycler? A Comparison of Recyclers and NonRecyclers, in Environment and Behavior, vol. 22, pp. 55-73. 1992: Predicting recycling behavior from global and specific environmental attitudes and change in recycling opportunities, in Journal of Applied Social Psychology, vol. 22, pp. 1580-1607. Vining, Joanne, Linn, N. e Burdge, R., 1992: Why recycling? A comparison of recycling motivations in four communities, in Environmental Management, vol. 16, pp. 785-797. Voegelin, Eric, 1968: La nuova scienza politica, Torino, Borla Editore. 1978: Erich Voegelin, un interprete del totalitarismo, Roma, Casa editrice ASTRA 1979: Caratteri gnostici della moderna politica economica e sociale, Roma, Casa editrice ASTRA Wallace, Ruth A. e Wolf Alison, 1985: La teoria sociologica contemporanea, Bologna, Il Mulino. Warsewa, Guenther, 1997: Moderne Lebensweise und oekologische Korrektheit. Zum Zusammenhnag von sozialen und oekologischem Wandel, in K. W. Brand (a cura di), op. cit.. Weber, Max, 1958: Il metodo nelle scienze storico sociali, Torino, Einaudi. 1980a: Wirtschaft und Gesellschaft, Tbingen, J. C. B. Mohr. 1980b: Gesammelten politischen Schriften, Tbingen, J. C. B. Mohr. 1982: Letica protestante e lo spirito del capitalismo, in Sociologia della religione, Milano, Ed di Comunit, vol. I, pp. 17-194. Weede, Erich, 1992: Mensch und Gesellschaft, Tbingen, J. C. B. Mohr. Wegener, Bernd, 1985: Gibt es Sozialprestige? in Zeitschrift fr Soziologie, vol. 14, pp. 209-235. 1988: Kritik des Prestiges, Opladen, Westdeutscher Verlag. Wendt Hartmut, 1991: Geburtenhufigkeit in beiden deutschen Staaten zwischen Konvergenz und Divergenz, in Zeitschrift fr Bevlkerungswissenschaft, Vol.17 -3, pp. 251-280. West, Jonathan P., Lee, Stephanie J. e Feiock, Richard C., 1992: Managing Municipal Waste, in Environment and Behavior, vol. 24, pp. 111-133. Wiese, Leopold von, 1950: Soziologie: Geschichte und Hauptproblemen, Berlin, Walter de Gruyter. Walletschek, Hartwig e Graw, Jochen, 1994: ko Lexikon, Mnchen, Verlag C. H. Beck. Wiswede, Gnter, 1987: ber die Entstehung von Prferenzen, in Soziologie wirtschaftlichen Handelns, Sonderheft 28 der Klner Zeitschrift fr Soziologie und Sozialpsychologie.

170

Wittenberg, Reinhard, 1991: Computer-untersttzte Datenanalyse, Stuttgart, Gustav Fischer Verlag. Wright, G. H. von, 1974: Causality and Determinism, New York. Zirnstein, Gottfried, 1994: kologie und Umwelt in der Geschichte, Marburg, Metropolis Verlag.

171

APPENDICI Indice

Appendice 1460
1. Traduzione italiana del questionario dellindagine postale di Lipsia 2. Questionario dellindagine postale di Trento (RAT) 3. Risultati dellindagine postale effettuata a Trento

Appendice 2461
1. Statistiche descrittive dei risultati dellindagine di Lipsia 2. Statistiche descrittive dei risultati dellindagine di Trento

Appendice 3
1. La variabile dipendente 2. Le verifiche empiriche della teoria del comportamento pianificato 3. Alcune altre variabili 4. Gli stili di vita

I questionari riportati sono identici a quelli inviati ai rispettivi campioni di intervistati: in particolare non si inteso n migliorare la qualit della stampa, n eliminare gli errori ortografici. I numeri di pagina indicati sono quelli del questionario, pur continuando implicitamente la numerazione normale. 461 Si riportano per ogni variabile metrica, la media (m), la deviazione standard (s), il numero di casi validi (N), lo curtosi e la scistosi. Per le variabili non metriche e non considerate nellanalisi dati del terzo capitolo si riportano le tabelle di frequenza.

460

173

Prof. Dr. Johannes Huinink Istituto di Sociologia Universit di Lipsia

Dipl. soz. Torsten Schroeder Istituto di Sociologia Universit di Lipsia

Indagine postale:

Studio dei rifiuti a Lipsia

Febbraio 1997

175

Informazioni per la compilazione del questionario


Per favore compilate il questionario voi stessi Rispondete alla domande nell'ordine in cui sono proposte ed in modo completo Leggete tutte le domande preventivamente, in particolare i consigli scritti in corsivo Le domande si riferiscono alle vostre azioni e alle vostre personali opinioni. Per rispondere alle domande non ha alcuna importanza se voi separate o meno i vostri rifiuti In molte domande si deve segnare un valore su di una scala, che va da 1 a 5 Per esempio
molto bene molto male

1------------2---------- 3-----------4 ------------5

Per favore per ogni scala segnate solo un valore! Una freccia () dietro una categoria di risposta significa che devono essere saltate alcune delle seguenti domande, se la risposta alla domanda quella. Il numero che segue la freccia indica quale sia la domanda alla quale dovete andare. Rispediteci per favore il questionario compilato nella busta allegata; le spese di spedizione le paghiamo naturalmente noi

Mille grazie!
176

Al momento ci sono molti importanti problemi allordine del giorno in Germania, come per esempio la disoccupazione, il mantenimento dello stato sociale, il miglioramento della lotta alla criminalit o la competitivit del Sistema Germania. 1 Quanto ritenete importante il miglioramento della tutela dellambiente in confronto a questi problemi?
Per rispondere segnate un valore (quadratino)!

In confronto importante

In confronto non importante


2 3 4

Ci sono diverse misure che possono essere intraprese per il miglioramento dellambiente, come per esempio la protezione dello strato atmosferico di ozono, la lotta allinquinamento delle acque e dellaria.

2 Quanto ritenete importante il miglioramento del sistema di raccolta differenziata dei rifiuti in confronto ad altre misure di tutela ambientale?
Per rispondere segnate un valore (quadratino)!

In confronto importante

In confronto non importante


2 3 4

3 Che cosa pensate di queste affermazioni?


Per rispondere segnate un valore (quadratino)!
Enunciato
Totalmente daccordo Per niente daccordo

Se andiamo aventi cos, ci destiniamo ad 1 2 3 una catastrofe naturale I politici fanno troppo poco per lambiente

4 5

1 2 3 4 5

Dovremmo essere tutti disponibili a vivere 1 2 3 pi modestamente per tutelare lambiente La maggior parte della popolazione si 1 2 3

4 5 4 5

comporta in modo ecologicamente poco consapevole

177

4 Per favore, provate a stimare, quante immondizie produce la vostra famiglia ogni settimana.
Circa____ Litri alla settimana | non lo so 8

Dichiarate per favore, quanto spesso li separate dalla immondizie normali. Per rispondere segnate un valore (quadratino)!
Sempre Mai

5 Di seguito vi una lista di diverse cose, che in una casa diventano rifiuti.
non li ho

a)Carta e giornali b)Vetro c)Plastica d)Scatolame e)Alluminio f)Batterie g)Rifiuti organici h)Stoffe i)Medicinali j)Tetra-Pack

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1

2 2 2 2 2 2 2 2 2 2

3 3 3 3 3 3 3 3 3 3

4 4 4 4 4 4 4 4 4 4

5 5 5 5 5 5 5 5 5 5

7 7 7 7 7 7 7 7 7 7

6 Indipendentemente dal tipo di immondizia: con quanta coerenza dividete i


rifiuti? Per rispondere segnate un valore (quadratino)!
molto coerentemente molto incoerentemente

1 2 3 4 5
7 La separazione dei rifiuti spesso faticosa, per esempio quando le scatolette sono molo sporche o quando i bidoni sono molto lontani. Con quale frequenza succede che buttiate nellimmondizia comune cose che potreste separare? Per rispondere segnate un valore (quadratino)!
sempre

1 2 3 4 5

mai

8 Spesso si dice che un comportamento ecologicamente consapevole ha solo allora un effetto, quando molti lo praticano. Quale percentuale degli abitanti di Lipsia dovrebbero separare i propri rifiuti, perch voi lo facciate ( o continuiate a farlo)?

Circa _________%

In questo caso non mi interesse il comportamento degli altri Non lo so 8

178

9 Indipendentemente dal fatto, che lei divida le proprie immondizie: quale parere avete a riguardo dei seguenti enunciati? Per rispondere segnate un valore (quadratino)!

Enunciato
Io divider nel futuro le mie immondizie

Totalmente daccordo

Per niente daccordo

1 2 3 4 5

La maggioranza di coloro che per me sono 1 2 3 4 5 importanti, non hanno niente in contrario, se io butto tutto senza differenze nellimmondizia Per me molto facile, dividere le mie 1 2 3 4 5 immondizie Per me bene dividere le proprie immondizie Raccogliere in modo differenziato le

1 2 3 4 5

mie 1 2 3 4 5

immondizie per me molto difficile La maggior parte delle persone, che sono 1 2 3 4 5 importanti per me, mi incoraggia a dividere le immondizie Non c niente di male nel buttare tutto nelle 1 2 3 4 5 immondizie. Non ho nessuna intenzione di raccogliere 1 2 3 4 5 separatamente le mie immondizie nel futuro.

10 Scrivete per favore quanto distano dalla vostra abitazione i rispettivi punti di raccolta In casa Carta e giornali Vetro Rifiuti organici Plastica Stoffe Luogo di raccolta rifiuti pericolosi Circa ___metri Circa ___metri Circa ___metri Circa ___metri Circa ___metri Circa ___metri Non c Non so

1 1 1 1 1 1

2 2 2 2 2 2

8 8 8 8 8 8

11 Al massimo quanto possono essere distanti i punti di raccolta, perch voi separiate i vostri rifiuti? Massimo______ metri Non ha alcuna importanza per la mia decisione

179

12 Quanto probabile che succedano queste cose se voi separate i vostri rifiuti ( o se li separereste)? Per rispondere segnate un valore (quadratino)!
Enunciato
Molto probabile Molto improbabile

Io contribuirei alla dellambiente Io avr la coscienza pulita Io sar un esempio per altri

protezione 1 2 3

4 5

1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5

Io sar riconosciuto e lodato da altri Io diminuir le tasse sulle immondizie Io perder altro tempo Io dovr lavare altre immondizie

Io dovr trasportare con fatica le mie 1 2 3 4 5 immondizie Io avr problemi a trovare un posto in 1 2 3 4 5 casa per il deposito momentaneo di immondizie 13 Quanto ritenete vantaggiosi e svantaggiosi rispettivamente le seguenti cose Per rispondere segnate un valore (quadratino)!
Enunciato
Molto(s)vantaggioso Indifferente

Contribuire alla protezione dellambiente Avere la coscienza pulita Essere riconosciuto e lodato da altri Essere un esempio per altri Diminuire le tasse sulle immondizie Perdere altro tempo Dover lavare altre immondizie

1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5

Dover trasportare con fatica le mie 1 2 3 immondizie Trovare un posto in casa per il deposito 1 2 3 momentaneo di immondizie

4 5 4 5

Anche a proposito della separazione dei rifiuti ci sono Persone, alla cui opinione si d molto valore. Pensate per favore a due persone, che per le sono importanti
15 Che ne pensano queste persone, se voi dividete i vostri rifiuti?
Per rispondere segnate un valore (quadratino)!

molto bene

molto male

non so |8 |8

Persona 1 Persona2

1 2 3 4 5 1 2 3 4 5

180

16 Quanto forte laspettativa di queste persone che lei separi i propri rifiuti?
Per rispondere segnate un valore (quadratino)!

molto forte

non c

non so |8 |8

Persona 1 Persona2

1 2 3 4 5 1 2 3 4 5

17 Quanto probabile, che lei separi i propri rifiuti come gli altri da lei si aspettano?
Per rispondere segnate un valore (quadratino)!
molto probabile molto improbabile non so |8 |8

Persona 1 Persona2

1 2 3 4 5 1 2 3 4 5

18 Nel passato avete raccolto i vostri rifiuti separatamente (Pensate alla SERO) [il servizio raccolta rifiuti
della Repubblica democratica tedesca N.d.T]

Sino ad adesso no Si, sino ad oggi

S, ma adesso non pi 2
3

E precisamente da _____anni
19 Con quale coerenza avete separato i vostri rifiuti nel passato?
Per rispondere segnate un valore (quadratino)!

molto coerentemente

molto incoerentemente

1 2 3 4 5

20 Ripensate un momento alla SERO. Vi sentivate allora od adesso pi motivati a dividere i vostri rifiuti?
Per rispondere segnate un valore (quadratino)!
Allora pi motivato oggi pi motivato non lo so |

1 2 3 4 5

181

La decisione di separare o meno le proprie immondizie dipende spesso da diverse circostanze: a questo proposito le seguenti domande.
21 Indipendentemente dal fatto, che lei divida o meno i propri rifiuti; in che misura i seguenti aspetti la riguardano? Per rispondere segnate un valore (quadratino)!
Enunciato
Mi riguardano completamente Non mi riguardano

aSo con precisione, dove sono i punti di 1 2 3 raccolta bSo con precisione come devono essere 1 2 3 separate le immondizie cHo tempo sufficiente a mia disposizione dPosso trasportare i miei rifiuti

4 5 4 5

1 2 3 4 5

senza 1 2 3

4 5 4 5

problemi eLa mia costituzione fisica non mi impedisce 1 2 3 di dividere e trasportare i rifiuti

22 Indipendentemente dal fatto, che lei divida o meno i propri rifiuti; in che misura i seguenti aspetti facilitano o rendono difficile la separazione dei rifiuti? Per rispondere segnate un valore (quadratino)!
Enunciato
Molto facilitante Molto impedente

Il mio sapere sui punti di raccolta Il mio sapere sulla separazione Il tempo a disposizione Il trasporto dei rifiuti La mia costituzione fisica

1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5

23 Che cosa ne pensate? Per rispondere segnate un valore (quadratino)!


Enunciato
Totalmente daccordo Per niente daccordo

Separare in modo corretto i miei rifiuti 1 2 3 appartiene al mio quotidiano Se non separo correttamente i miei rifiuti, 1 2 3 rischio di avere problemi con il competente ufficio comunale Ai miei vicini non importa, se io separo o 1 2 3 no i miei rifiuti 182

4 5 4 5

4 5

d e f g h i

Non sono abituato a separare i miei rifiuti

1 2 3 4 5

Sarei pronto a raccogliere separatamente 1 2 3 anche altri tipi di rifiuti Se non separo i miei rifiuti il mio vicino fa 1 2 3 problemi Separare i miei rifiuti mi entrato nel 1 2 3 sangue Sino ad ora, non mi entrato in testa di 1 2 3 separare i miei rifiuti Sarei pronto a pagare maggiori tasse se 1 2 3 servisse ecologico a smaltire i rifiuti in modo

4 5 4 5 4 5 4 5 4 5

24 Quanti minuti dovete o dovreste impiegare alla settimana per separare, pulire e portare a destinazione i vostri rifiuti?

circa_______ Minuti in pi alla settimana

25 Quanti minuti sarebbe disposto ad impiegare al massimo a questo scopo?

al massimo circa ______ Minuti alla settimana

26 Avete
un bidone per il compost? 1s 2no una cucina economica? 1s 2no

Se avete una cucina economica: con quale frequenza bruciate i vostri rifiuti? Per rispondere segnate un valore (quadratino)!

sempre1 2 3 4 5Mai

183

27 Che cosa ne pensate? Per rispondere segnate un valore (quadratino)!


Enunciato
Totalmente daccordo Per niente daccordo

Tutte queste storie sulla separazione dei rifiuti non sono poi tanto ecologiche Penso che alla fine anche le immondizie separate inquinano Tutto finisce in un unico bidone e questo basta Io mi senso personalmente obbligato a separare i miei rifiuti Indipendentemente da che cosa fanno gli altri, io separer sempre i miei rifiuti Ognuno deve contribuire a miglioramento dellambiente, anche fosse in misura minima Io penso che ci dovremo abituare ad avere problemi con la massa di rifiuti Io penso che il problema dei rifiuti viene esagerato Io penso che dobbiamo imparare a convivere con i danni provocati dalla massa di rifiuti

1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5

28 Se prendete in considerazione tutti i vari tipi di impegni che avete, quanto tempo libero vi rimane ancora? Per rispondere segnate un valore (quadratino)!

A sufficienza1 2 3 4 5Non a sufficienza


29 Dei seguenti tipi di immondizie, quali sono da separare e quali no? Classificate correttamente gli oggetti
Separ abile Borse della spesa Spazzolini da denti Capelli e piume Piatti di porcellana Cartoni delle bibite Giornali Olio di frittura Pannolini Insepar abile No n so

184

30 Conoscete?
No, Il sistema duale Il prossimo termine di consegna dei rifiuti tossici Il numero verde sui rifiuti Il libretto informativo del servizio rifiuti del comune La possibilit di consegnare rifiuti ingombranti LHans-Ambiente interessa per mi No e nemmeno mi interessa

31 Che cosa ne pensate? Per rispondere segnate un valore (quadratino)!


Enunciato Attraverso il progresso tecnico possono essere risolti i problemi dei rifiuti La scienza e la tecnica svilupperanno nei prossimi anni soluzioni per i nostri problemi con i rifiuti Con il mio comportamento personale posso contribuire alla soluzione di questi problemi Il comune deve trovare dei modi per far s che la gente separi i propri rifiuti Per la soluzione di questo problema il mio comportamento non ha importanza Io penso che separare i propri rifiuti sia uno dei doveri di ogni cittadino Io penso che alle industrie ed al commercio spetti la separazione dei rifiuti Io penso che sia dovere della politica quello di pensare alla separazione dei rifiuti
Totalmente daccordo Per niente daccordo

1 2 3 4 5 1 2 3 4 5

1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5

32 Quanti lipsiensi crede separino i propri rifiuti? circa ____ % | non lo so 8


185

33 Che cosa ne pensate? Per rispondere segnate un valore (quadratino)!


Enunciato
Totalmente daccordo Per niente daccordo

Divento furente, quando vedo che altre 1 2 3 persone buttano tutto in un unico bidone della spazzatura Se penso alle crescenti discariche, temo 1 2 3 per me e per il futuro dei miei bambini Temo che presto soffocheremo tra le 1 2 3 immondizie da noi stessi prodotte Non mi importa niente se gli altri buttano 1 2 3 via senza alcun riguardo le proprie immondizie Vedere sporcizie in strada e sui cigli mi fa 1 2 3 arrabbiare Mi vergogno a pensare quali montagne di 1 2 3 rifiuti lasceremo a chi verr dopo di noi

4 5

4 5 4 5 4 5

4 5 4 5

34 Come vi sentite informati a proposito delle possibilit di separazione dei rifiuti?


molto bene molto male

1 2 3 4 5

Nelle situazioni di ogni giorno accade spesso di dover scegliere tra azioni con diverse conseguenze.
35 Quanto sono per lei importanti nella vita di ogni giorno i seguenti aspetti? Per rispondere segnate un valore (quadratino)!
Enunciato
Molto importante Totalmente non importante

Evitare perdite finanziarie Guadagnare qualcosa Essere riconosciuto e stimato dagli altri Avere molto tempo libero Agire secondo i propri valori e opinioni Evitare possibilmente ogni rischio

1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5
186

36 Come vengono calcolate le tasse sui rifiuti?

Tra i costi di condominio: per metro quadrato per numero di persone Con abbonamento (carte pre pagate) In modo individuale, per numero di bidoni svuotati Non lo so

1 2 3 4 8

37 Quanto pagate all'anno per le immondizie?

circa _________ DM all'anno

| non lo so 8

38 Quanto pensate potreste risparmiare all'anno dividendo correttamente i vostri rifiuti?

circa _________ DM all'anno

| non lo so 8

39 Quanto ben descrivono la vostra vita le seguenti affermazioni? Per rispondere segnate un valore (quadratino)!
Enunciato
Totalmente Per niente

Conduco una vita semplice e modesta Mi comporto considerando particolarmente la tutela dell'ambiente Vivo tutto per la mia famiglia Vivo secondo principi religiosi Nel mio tempo libero sono particolarmente attivo Mi impegno personalmente nell'aiutare chi ha bisogno Lavoro moltissimo Mi godo la vita a pieni polmoni Curo un livello di vita elevato Organizzo la mia vita secondo i mie desideri e bisogni Sono tutto dedicato al mio lavoro Conduco una vita che procede su di una strada regolare e ordinata Non mi preoccupo di norme sociali e costrizioni

1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 1 1 1 2 2 2 2 3 3 3 3

4 4 4 4

5 5 5 5

1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5
187

40 Ognuno ha delle idea su quali siano in una societ i comportamenti desiderabili e quali invece no. Segnate per favore per ognuna di queste idee, quanto la ritenete desiderabile? Per rispondere segnate un valore (quadratino)!
Enunciato
Molto desiderabile Per niente desiderabile

Cercare compromessi in caso di litigi Preoccuparsi della propria sicurezza Realizzare se stessi Affermarsi con grandi prestazioni Dare valore al proprio benessere Essere indipendente Essere tollerante Godersi la vita Badare ai sentimenti propri ed altrui

1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5

Aumentare la partecipazione alle decisioni 1 2 3 politiche Essere consci dei propri doveri Essere puntuali Trattare ogni uomo allo stesso modo Eliminare le differenze sociali Fare fatica Lasciare fare e fare quello che si vuole Rinunciare a qualcosa per il bene di tutti Godersi quello che si guadagnato

4 5

1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5

41 Molte persone adoperano i termini "sinistra" e "destra", quando sono da classificare le idee politiche. Se pensate alle vostre opinioni politiche, dove vi mettereste?
Per rispondere segnate un valore (quadratino)!

sinistra

destra

1 2

6
188

10

42 Di seguito sono elencate alcune attivit che possono essere svolte nel proprio tempo libero. Per ogni attivit dite quanto spesso la praticate attualmente. Per rispondere segnate un valore (quadratino)!
Enunciato
Molto desiderabile Per niente desiderabile

Trovarsi privatamente con amici e parenti Andare a teatro e a concerti Frequentare corsi, specializzarsi Fare compere Occuparsi dei bambini Guardare computer Leggere libri Dedicarsi al proprio hobby Riposare semplicemente Praticare sport Passeggiare, fare gite Andare a mangiare al ristorante Lavorare in giardino Attivit artistiche (dipingere, suonare..) Lavorare al computer Andare al bar Portarsi a casa lavoro da fare la televisione, giocare

1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5

al 1 2 3

4 5

1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5

43 Quanto siete soddisfatti dell'attuale sistema di tassazione delle immondizie?

molto soddisfatti

molto insoddisfatti

1 2 3 4 5
44 Avete la possibilit di trasportare i vostri rifiuti con la macchina?

s no

1 2

189

Per finire
45 Quando siete nato?

_______ 19_____ (anno, mese)

46 Siete?

maschio femmina

1 2

47 Dove abitavate nel 1989?

A Lipsia Nella RDT Nella RFT Non in Germania


2 3 4 1 2 3 4 5 6

48 Quale il vostro titolo di studio generale pi elevato?

nessuno (per ora) POS, 8 o 9 Classe POS, 10 Classe; Maturit intermedia Diploma di scuola tecnica Maturit altro
(specificare)________________

48 Quale il vostro titolo di studio professionale pi elevato?

nessuno (per ora) praticantato Diploma di lavoratore specializzato Diploma di scuola professionale Maestro d'arte Diploma di laurea o equiparato altro
9 6

1 2

Diploma intermedio di lavoratore specializzato 3


4 5

Diploma di scuola professionale superiore 7


8

190

50 Al momento siete

occupato disoccupato \ in cerca di lavoro in formazione casalingo\a pensionato\a altro (specificare)_____________


ATTENZIONE

1 2 3 4 5 6

Tutti gli intervistati che non sono occupati, vadano direttamente a domanda 54!
51 Che professione praticate? (specificare)

_____________________
Professione \Attivit

52 In che posizione professionale siete?

Lavoratori Lavoratore non formato Lavoratore con poca formazione Lavoratore diplomato Conduttore di colonna Maestro d'arte
01 02 03 04 05

Impiegati Impiegato in attivit semplice ( per esempio: commessa) Impiegato ad attivit qualificata qualificata Impiegato con compiti direttivi
11 13 10

Impiegato ad attivit altamente 12

Liberi professionisti Agricoltore indipendente Libero professionista, accademico indipendente (con o senza collaboratori) Altri liberi professionisti (con o senza collaboratori) Collaboratore in azienda familiare
(segnare con una crocetta sola!)

Pubblico impiego
06

Servizio semplice Servizio intermedio Servizio elevato

14 15 16 17

07 08 09

Supremo servizio

191

53 Quante ore, compresi straordinari, lavorate in media alla settimana?

________ ore alla settimana


54 Quale il vostro stato di famiglia

Siete.
56

sposato e convivente sposato ma separato vedovo divorziato celibe\nubile


3 4

1 2

55 Avete un compagno di vita fisso, con il quale condividete l'abitazione

s no

1 2

56 Avete bambini, se s, quanti?

s no 57 Abitate

1 _______ Bambini 2

con i vostri genitori in casa propria in una WG in altra casa


2 3 4

58 Quante persone vivono con voi (compreso)?

_________ Persone
59 Quante di queste hanno meno di 14 anni?

________ Persone

192

60 A quanto ammonta il reddito annuale annuo della vostra famiglia?

meno di 500 DM da 500 a 999 DM da 1000 a 1499 DM da 1500 a 1999 DM da 2000 a 2499 DM da 2500 a 2999 DM da 3000 a 3499 DM da 3500 a 3999 DM da 4000 a 4499 DM
61 Siete cresciuti in una

1 2 3 4 5 6 7 8 9

da 4500 a 4499 DM da 4500 a 4999 DM da 5000 a 5499 DM da 5500 a 5999 DM da 6000 a 6999 DM da 7000 a 7999 DM da 8000 a 8999 DM da 9000 a 9999 DM pi di 10000 DM

10 11 12 13 14 15 16 17 18

grande citt (> 300.000 ab.) in una citt (tra 100.000 e 300.000 ab.)

1 2

in una citt di media grandezza (tra 20.000 e 100.000 ab.) 3 in una piccola citt (tra 5.000 e 20.000 ab.) in un paese, in case sparse (<5.000 ab.)
62 In quale quartiere di Lipsia abitate

4 5

___________ (Quartiere) 63 Abitate in affitto in appartamento proprio in casa affittata in casa propria in una casa-alloggio altro
7 4 5 6

in casa subaffittata
2 3

193

64 Quale la superficie utile del vostro appartamento?

_________ metri quadrati


65Quante abitazioni vi sono nella casa in cui abitate, la vostra inclusa

_________ abitazioni 66 Che tipo di edificio la casa in cui vivete?


1

Vecchio

Rinnovato 2 Nuovo
Vogliamo chiedervi ancora
67 Sareste disposti a partecipare ad un'altra inchiesta?

(potete revocare in ogni momento la vostra disponibilit)

S, sarei disponibile No, non sarei disponibile

1 2

Mille grazie per la collaborazione

194

Giacomo Gubert Laureando in Sociologia Universit degli Studi di Trento.

Con la collaborazione del Comune di Trento Assessorato allAmbiente

DOVE METTIAMO LE IMMONDIZIE?


Indagine postale sulla separazione dei rifiuti domestici a Trento

Maggio 1998
195

Egregio intervistato/a, Le chiediamo di collaborare gentilmente a questa indagine a carattere scientifico: i dati rilevati serviranno per migliorare il servizio di raccolta dei rifiuti a Trento. E quindi molto importante che Lei risponda, dedicandoci parte del suo tempo. Le garantiamo che i dati raccolti rimarranno anonimi e verranno utilizzati solo in forma aggregata. Il questionario identificato da un numero solo allo scopo di evitare linvio di solleciti a coloro che gi hanno risposto. E importante che il questionario sia compilato da una sola persona. Risponda alla domande nell'ordine in cui sono proposte ed in modo completo. Legga tutte le domande preventivamente, in particolare i consigli scritti in corsivo Le domande si riferiscono alle sue azioni e alle sue personali opinioni. Per rispondere alle domande non ha importanza se Lei separi o meno i rifiuti. In molte domande si risponde segnando un valore su di una scala. Per esempio:

molto bene
6 5

(bene)

(abbastanza bene)
4 3

(poco bene)
2

per niente bene


1 0

Scelga la casella che pi si avvicina alla sua risposta. Per favore per ogni scala segnate solo un valore! Rispedisca per favore il questionario compilato nella busta allegata pre-affrancata. Mille grazie per la collaborazione! Giacomo Gubert Direttore della ricerca

Per eventuali chiarimenti telefoni al 0461/911189

196

Tra le molte questioni aperte di cui si sente parlare c la tutela dellambiente.

1 Che importanza ha per Lei il miglioramento della tutela dellambiente?


Per rispondere segni un valore (quadratino)!
Molto importante importante
10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0

Non

Molto pu essere fatto per migliorare la tutela dellambiente: ad esempio la protezione dello strato atmosferico di ozono, la lotta allinquinamento delle acque e dellaria, la riduzione dei consumi energetici.

2 Che importanza ha per Lei il miglioramento del sistema di raccolta differenziata dei rifiuti?
Per rispondere segni un valore (quadratino)!
Molto importante
10 9 8 7 6 5 4 3

Non importante
2 1 0

197

Di seguito vi una lista di diverse tipi di possibili rifiuti.

3 Su dieci volte che le capitano tra le mani per buttarli via, quante volte li separa dal resto delle immondizie?
Per rispondere segni un valore (quadratino)!
Sempre Mai
7 7 7 7 7 7 7 7 7 7 6 6 6 6 6 6 6 6 6 6 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 4 4 4 4 4 4 4 4 4 4 3 3 3 3 3 3 3 3 3 3 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

non mi capita
13 13 13 13 13 13 13 13 13 13

Carta, giornali Vetro Plastica Scatolame Alluminio Pile scariche Rifiuti organici Vestiti vecchi Medicinali Tetra-Pack

10 10 10 10 10 10 10 10 10 10

9 9 9 9 9 9 9 9 9 9

8 8 8 8 8 8 8 8 8 8

Indipendentemente dal tipo di rifiuto.

4 Per favore provi a stimare quante immondizie produce la sua famiglia ogni settimana.
Pensi a quanti litri contiene il suo bidone dei rifiuti!

Circa |__|__|__| Litri alla settimana

non lo so

5 Con quanta coerenza nel tempo raccoglie separatamente i rifiuti domestici?


Per rispondere segnate un valore (quadratino)!
Molto coerentemente
10 9 8 7 6

Incoerentemente
5 4 3 2 1 0

198

La separazione dei rifiuti pu essere fastidiosa, per esempio quando le scatolette puzzano o i bidoni sono lontani.

6 Con quale frequenza succede che butti nellimmondizia comune cose che potrebbe raccogliere in modo differenziato?
Per rispondere segni un valore (quadratino)!
Sempre
10 9 8 7 6 5 4 3 2 1

Mai
0

7 Quanto metri disposta al massimo a trasportare le immondizie per poterle raccogliere in modo differenziato? Massimo|__|__|__|__| metri
7

Non ha alcuna importanza per la mia decisione

8 Scriva per favore quanto distano all'incirca dalla sua abitazione i seguenti punti di raccolta.
In casa Non c Non so
8 8 2 1 2 2 8 8 8 8

Carta e giornali Vetro e plastica Sfalci e potature Scarti di cucina Vestiti vecchi Luogo di raccolta rifiuti pericolosi

Circa _____metri Circa _____metri Circa _____metri Circa _____metri Circa _____metri Circa _____metri

9 Nella sua famiglia c' un "esperto" della raccolta dei rifiuti domestici?
1

s, chi ? (io, relazione di parentela, altro)______________________ no


199

L'azione di raccogliere separatamente i rifiuti ha per Lei varie conseguenze.

10 Quale la probabilit che d alle seguenti possibili conseguenze?


Per rispondere segni un valore (quadratino)!
Molto probabile Non probabile
4 4 4 4 4 4 4 4 3 3 3 3 3 3 3 3 2 2 2 2 2 2 2 2 1 1 1 1 1 1 1 1 0

Avr la coscienza a posto. I bidoni ingombreranno e sporcheranno. Sar riconosciuto e lodato da altri. Diminuir la tassa sui rifiuti solidi urbani. Il deposito dei vari rifiuti occuper spazio Perder tempo. Dovr trasportare le mie immondizie. Vi saranno meno rifiuti in discarica.

6 6 6 6 6 6 6 6

5 5 5 5 5 5 5 5

11 Quanto peso hanno per Lei le seguenti possibili conseguenze?


Per rispondere segni un valore (quadratino)!
Molto Nessuno
5 5 5 5 5 5 5 5 4 4 4 4 4 4 4 4 3 3 3 3 3 3 3 3 2 2 2 2 2 2 2 2 1 1 1 1 1 1 1 1 0

Avere la coscienza pulita. Posto e pulizia in cucina. Essere riconosciuto e lodato da altri. Diminuire la tassa per i rifiuti solidi urbani. Trovare posto per i vari bidoni dei rifiuti. Perdere altro tempo. Dover trasportare le mie immondizie. Evitare nuove discariche.
200

6 6 6 6 6 6 6 6

Pensi a quando prende e butta nel bidone i rifiuti.

12 Quanto di frequente Le succede di?


Per rispondere segni un valore (quadratino)!
Sempre 6 5
6 6 6 6 6 6 6 5 5 5 5 5 5 5

Voler separare i suoi rifiuti. Trovare facile separare le immondizie. Pensare che va bene anche non separare. Avere difficolt a separare i rifiuti. Voler buttare tutto nellunico bidone. Essere consigliato di non separare i rifiuti. Ritenere giusto separare i rifiuti. Essere incoraggiato a separare i rifiuti.

Mai 4 3 2
4 4 4 4 4 4 4 3 3 3 3 3 3 3 2 2 2 2 2 2 2

1 1 1 1 1 1 1 1

13 Se raccoglie separatamente i rifiuti, da quanti anni lo fa? Da |__|__|anni


E' chiaro che un determinato comportamento ecologicamente consapevole aiuta a risolvere i problemi di tutti solo quando molti lo praticano.

14 Quale percentuale degli abitanti di Trento dovrebbero separare i rifiuti, perch anche Lei lo faccia (o continui a farlo)? Circa |__|__|__|%

In questo caso non bado affatto al comportamento degli altri


8

Non lo so

201

La decisione di separare o meno le proprie immondizie dipende spesso da diverse circostanze: a questo proposito Le poniamo le seguenti domande.

15 Quanto di frequente Le accade di


Per rispondere segni un valore (quadratino)!
Sempre Mai
4 4 4 4 4 4 3 3 3 3 3 3 2 2 2 2 2 2 1 1 1 1 1 1 0

Sapere dove sono i punti di raccolta. Sapere come si separano i rifiuti. Non avere posto in casa per le immondizie. Trovare la campana dei rifiuti piena. Non avere tempo a disposizione. Potere trasportare i rifiuti senza problemi.

6 6 6 6 6 6

5 5 5 5 5 5

Indipendentemente dal fatto, che lei divida o meno i propri rifiuti.

16 In che misura i seguenti aspetti Le facilitano, o Le rendono difficile, la separazione dei rifiuti?
Per rispondere segni un valore (quadratino)!
Molto facilitante (impedente) Per niente
5 5 5 5 5 5 4 4 4 4 4 4 3 3 3 3 3 3 2 2 2 2 2 2 1 1 1 1 1 1 0

La conoscenza dei punti di raccolta. La conoscenza di come si separa. Il posto in casa per i bidoni. La campana dei rifiuti piena. Il tempo a disposizione. Il trasporto dei rifiuti.

6 6 6 6 6 6

202

17 Ritiene di essere informato a proposito di raccolta differenziata dei rifiuti domestici...


Molto bene niente bene
10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0

Per

18 Quanto di frequente Le accade di


Per rispondere segni un valore (quadratino)!
Spesso Mai
6 5 4 3 2 1 0

Mettere tutto in un bidone per abitudine. Evitare prodotti con troppi imballaggi. Separare i rifiuti quasi senza pensarci. Pensare di separare altri tipi di rifiuti. Dover pensarci su per di separare i rifiuti. Riutilizzare oggetti che tutti buttano via.

19 Quanto paga all'anno di tassa rifiuti solidi urbani? circa |__|__|__|__|__|__| Lire all'anno | non lo so

203

20 Quanto dovrebbe risparmiare all'anno per separare correttamente i suoi rifiuti? (o continuare a farlo) circa |__|__|__|__|__|__| Lire all'anno | il risparmio non mi importa

21 Dei seguenti tipi di immondizie, quali sono da separare e quali no? Classifichi correttamente gli oggetti Raccolta differenziata Cartoni del latte Spazzolini da denti Cassette di plastica Piatti di porcellana Plastica "PE" Riviste patinate Olio di frittura Barattolo dello yogurt 22 Conosce?
S, lo conosco No, per mi interessa
2 2 1 1 1 1 1 1 1 1

Immondizie comuni
2 2 2 2 2 2 2 2

Non so
9 9 9 9 9 9 9 9

No e nemmeno mi interessa
9 9

I tipi di plastica riciclabili Il prossimo termine di consegna dei rifiuti tossici Che cosa si pu compostare L'opuscolo informativo sui rifiuti del Comune di Trento Le modalit di consegna dei rifiuti ingombranti

1 1

1 1

2 2

9 9

23 Ha la possibilit di trasportare i rifiuti con la macchina?


1 2

s no
204

24 Se prende in considerazione tutti i vari tipi di impegni che ha, quanto tempo libero le rimane ancora?
Per rispondere segni un valore (quadratino)! A sufficienza
6 5 4 3 2 1

Nessuno
0

La grande massa di rifiuti prodotti un problema della nostra societ.

25 Quanto pu contribuire a risolvere il problema dei rifiuti...?


Per rispondere segni un valore (quadratino)!
Molto In niente
5 4 3 2 1 0

Il progresso tecnologico. Il comportamento di ognuno. Lente pubblico. L'industria ed il commercio.

26 Quanto soddisfatto dell'attuale sistema di tassazione delle immondizie?


Molto soddisfatto soddisfatto
10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0

Per niente

205

Vi sono persone che scaricano abusivamente i propri rifiuti (inerti, mobili, elettrodomestici)

27 Considera questa azione moralmente


molto grave
10 9 8 7 6 5 4 3 2

lecita
1 0

28 Ha un bidone per il compost? una cucina economica? 2no 1s 2no


1s

Se ha una cucina economica: con quale frequenza brucia i rifiuti?


Per rispondere segni un valore (quadratino)!
Sempre
10 9 8 7 6 5 4 3 2 1

Mai
0

Nelle situazioni di ogni giorno accade spesso di dover scegliere tra azioni con diverse conseguenze.

29 Quanto sono importanti per Lei nella vita di ogni giorno i seguenti aspetti?
Per rispondere segnate un valore (quadratino)!
Molto importante Per nulla
3 3 3 3 3 3 2 2 2 2 2 2 1 1 1 1 1 1 0

Evitare perdite finanziarie. Guadagnare qualcosa. Essere riconosciuto e stimato dagli altri. Avere molto tempo libero. Agire secondo i propri valori e opinioni. Evitare possibilmente ogni rischio.

6 6 6 6 6 6

5 5 5 5 5 5

4 4 4 4 4 4

206

Ora alcune domande in generale sulla vostra vita 30 Se descrivessero con le seguenti frasi la sua vita, direbbero il vero?
Per rispondere segni un valore (quadratino)!
Totalmente Per niente
6 5 4 3 2 1 0

Conduco una vita semplice e sobria. Mi preoccupo della tutela dell'ambiente. Vivo tutto per la mia famiglia. Vivo secondo principi religiosi. Nel mio tempo libero sono molto attivo. Mi impegno nell'aiutare chi nel bisogno. Lavoro moltissimo. Mi godo la vita. Curo un livello di vita elevato. Seguo solo i miei desideri e bisogni. Il mio lavoro la cosa pi importante. La mia vita trascorre ordinatamente. Non mi preoccupo di norme sociali e costrizioni.

207

Seguono ora alcune attivit che possono essere svolte nel proprio tempo libero.

31 Per ogni attivit dica quanto di frequente la praticate attualmente.


Per rispondere segni un valore (quadratino)!
Spesso Mai
6 6 6 6 5 5 5 5 4 4 4 4 3 3 3 3 2 2 2 2 1 1 1 1 0

Fare shopping. Stare in famiglia. Riposare nulla facendo. Portarsi a casa lavoro da fare.

Ognuno ha delle idea su quali siano in una societ i comportamenti desiderabili e quali invece no.

32 Segni per favore per ognuna di queste idee, quanto la ritiene desiderabile?
Per rispondere segni un valore (quadratino)!
Molto desiderabile Per nulla desiderabile 6 5 4 3 2 1 0
6 6 6 6 6 6 6 6 6 6 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 4 4 4 4 4 4 4 4 4 4 3 3 3 3 3 3 3 3 3 3 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 0

In caso di litigi, scendere a patti. Preoccuparsi della propria posizione. Realizzare se stessi nella vita. Essere tollerante. Mettere al primo posto il proprio benessere Essere indipendente dagli altri. Affermarsi sugli altri. Godersi la vita. Ridare valore ai sentimenti. Quello che ci si guadagnati goderselo. Essere consci dei propri doveri.
208

Eliminare le differenze sociali. Trattare ogni persona allo stesso modo. Essere puntuali. Fare, lavorare, faticare. Lasciar fare e fare quello che si vuole. Per il bene di tutti rinunciare a qualcosa. Aumentare la partecipazione alle decisioni politiche.
Per finire alcuni dati demografici

6 6 6 6 6 6 6

5 5 5 5 5 5 5

4 4 4 4 4 4 4

3 3 3 3 3 3 3

2 2 2 2 2 2 2

1 1 1 1 1 1 1

33 Quando nato?

_______ 19_____ (anno, mese)

34 Lei ?
1 2

maschio femmina

35 Quale il suo titolo di studio pi elevato? Elementari non terminate Licenza elementare Licenza media Qualifica professionale Diploma di scuola media superiore Specializzazione post diploma Laurea

0 1 2 3 4 5 6

209

36 Quale il suo stato civile


Lei ...
1 2 3 4 5

coniugato/a separato/a vedovo/a divorziato/a celibe/nubile

37 Ha bambini, se s, quanti?
1 2

s no

_______bambini

38 Al momento Lei
1 2 3 4 5 6

occupato/a disoccupato \ in cerca di lavoro in formazione \ studente casalingo\a pensionato\a altro


(specificare)_____________
41 41 41

39 Che tipo di lavoro svolge? (specificare)


_____________________
Professione \Attivit

210

40 Esercita tale attivit


alle dipendenze come
01 02 03 04 05 06 07 08 09

Dirigente Direttivo, quadro Impiegato Appartenente alle categorie speciali (intermedio) Capo operaio, operaio (specializzato, qualificato, comune) Altro lavoratore dipendente Apprendista Lavoratore a domicilio per conto di imprese Graduato o militare di carriera delle FF. AA. o similari. in modo autonomo come con dipendenti s s s

10 11 12

Libero professionista Imprenditore Lavoratore in proprio

13 14

Socio di cooperativa di produzione beni e/o prestazioni servizi Coadiuvante

(segnare con una crocetta sola!)

41 Abita
1 2 3 4

in affitto in casa/appartamento proprio in una casa-alloggio altro

42 Quante abitazioni vi sono nella casa in cui abita, la sua inclusa


_________ abitazioni

211

43 E' cresciuto in una


1 2 3 4 5

grande citt (> 300.000 ab.) in una citt (tra 100.000 e 300.000 ab.) in una citt di media grandezza (tra 20.000 e 100.000 ab.) in una piccola citt (tra 5.000 e 20.000 ab.) in un paese, in case sparse (<5.000 ab.)

44 In quale quartiere di Trento abita?


___________ (Quartiere)

Grazie mille per la collaborazione.

Abbiamo apprezzato moltissimo il suo impegno e siamo convinti che non stato inutile.

Se desidera ricevere una sintesi dei risultati, scriva il suo indirizzo sulla busta di ritorno. (NON sul questionario!) Provvederemo a fargliela avere.

212

1.3. Risultati indagine postale Rifiuti a Trento.


462

Universo di riferimento: 34.500

abbonati al telefono nel comune di Trento

Campione lordo: 345 abbonati al telefono del comune di Trento. 13 estratti esclusi in quanto non erano unit domestiche. Questionari inviati: 332 di cui sono risultati 2 deceduti. 2 incapaci (raggiunti limiti di et).
463 464

18 sconosciuti (errori nellelenco telefonico).

tot 20 non risposte neutrali per la stocasticit del campione. Campione di riferimento netto: 312 Risposte pervenute: 193 Risposte vuote: 2 Risposte valide: 191 Percentuale di risposta: 61%

465

Per risparmiare in spese postali e non importunare coloro che avessero gi risposto i questionari sono state identificati con un numero. Per un errore questo sistema di identificazione non ha funzionato per un sottocampione di 89 questionari. A costoro stato inviato solamente un richiamo: per questa ragione la quota di risposte pi bassa di ben 20 punti percentuali dalla media. I BLOCCO [solo un invio di richiamo] 89 questionari 4 sconosciuti 85 validi 24 risposte senza rinnovo (28%) 11 risposte dopo cartolina (13%) 35 risposte totali (41%) di cui 1 risposta vuota
462 463

La cifra arrotondata al centinaio. Comunicazione telefonica allAutore di parenti dei prescelti. 464 Comunicazione allAutore del servizio postale. 213

II BLOCCO [tre invii di richiamo] 243 questionari 16 sconosciuti 227 validi 46 risposte senza rinnovo (20%) 55 risposte dopo cartolina (24%) 43 risposte dopo secondo avviso (18%) 14 risposte dopo terzo avviso (5%) [7 con prioritario, 7 con normale] 158 risposte totali (69%) di cui 1 risposta vuota Tempi Linvio dei questionari avvenuto il giorno gioved 4 giugno 1998. La prima cartolina di richiamo stata spedita il giorno 11 giugno 1998. Il secondo avviso, con allegato questionario, stato inviato il giorno gioved 2 giugno 1998. Per la pausa estiva si atteso sino al giorno gioved 3 settembre per inviare il terzo avviso, con questionario allegato. Su richiesta telefonica sono stati inviati 34 questionari smarriti. Particolari difficolt riscontrate dagli intervistati La differenza probabilit/valore per le conseguenze e circostanze da alcuni poco percepita o ritenuta difficile. Alcuni si sono lamentati per leccessiva lunghezza Il filtro sulle professioni non chiaro, i pensionati non dichiaravano la professione precedente. Gli item-missing sono pertanto elevati. Aspetti impedenti/facilitanti andavano separati in due diverse batterie. Anche sfalci e potature possono essere lasciati in casa (giardino): questa categoria di risposte non stata invece riportata.
466

Cfr. R. Schnell et al., 1995, pp. 288-294. D. Dillman consiglia di inviare il terzo richiamo con speciale affrancatura. Per ragioni economiche abbiamo scelto la modalit della posta prioritaria per met dei prescelti rimanenti e la normale affrancatura per laltra met. Le risposte sono state tuttavia in pari numero. 214
466

465

La dicitura bidone del compost troppo specifica: si pu buttare lorganico anche in mucchio apposito tipo letamaio. Le classi di grandezza della citt di origine collocano Trento al limite di entrambe. Non tutti sanno infatti che Trento ha pi di 100.000 abitanti. Item missing La mancanza di controllo sul comportamento di risposta ha prodotto una quota di itemmissing media del 14% circa, con punte su alcune domande particolari come la professione ed attivit svolta o le batterie sui valori e modi di vita. Gli items sulla variabile dipendente, posti allinizio, hanno quote di non risposta minori (da meno di 20 missing a 0).

215

Appendice 2.1
Statistiche descrittive delle variabili metriche del questionario di Lipsia467
N Relative Wichtigkeit U-schutz Relative Wichtigkeit Abfall Umweltkatastrophe Politik tut zu wenig Einschraenkung zugunsten Umwelt Zu wenig Umweltbewusstsein Abfallmenge (Liter/Woche) Papier Glas Kunststoffe Konserven Aluminium Batterien Biomll Textilien Medikamente Tetra-Pack Abfalltrennung konsequent? Wertstoffe doch in Restmuell Schwellenwert fuer Recycling Zukuenftig konsequent trennen Freunden ist es egal Trennung faellt mir leicht A-trennung finde ich gut A-trennung ist schwierig Freunde unterstuetzen A-trennung Abfall in Restmuell ist mir egal Zukuenftig keine A-trennung Papier (Entf.) Glas(Entf.) Bioabfaelle(Entf.) Wertstoffe(Entf.) Textilien(Entf.) Schadstoffmobil(Entf.) tolerierbare Entfernung Sammelstelle Beitrag zum Umweltschutz gutes Gewissen werde anerkannt Vorbildwirkung Muellgebuehr verringern zusaetzlicher Zeitaufwand zusaetzlich Abfaelle saeubern muesameren Abfalltransport Lagerprobleme Beitrag zum Umweltschutz gutes Gewissen werde anerkannt Vorbildwirkung Muellgebuehr verringern mehr Zeitaufwand 689 692 691 692 691 689 674 694 691 690 686 673 678 684 683 684 692 692 693 687 689 669 691 688 685 675 684 680 640 650 361 542 448 199 684 689 690 667 675 682 675 670 676 684 684 684 675 678 674 679 m 2,2 2,1 1,8 1,8 2,3 2,1 202,4 1,3 1,4 1,9 2,2 3,7 3,0 2,5 2,1 2,9 2,3 2,0 3,5 527,9 1,6 3,8 1,9 1,5 4,0 2,4 4,5 4,5 198,5 200,3 94,6 181,3 530,5 647,7 4447,0 1,5 1,6 3,8 2,9 3,0 2,4 2,9 3,2 3,1 1,9 2,2 3,7 3,0 2,5 3,6 s 1,0 ,9 1,0 ,9 1,2 1,0 338,6 ,8 ,9 1,4 1,6 2,5 2,2 1,7 1,6 2,3 1,9 1,0 1,1 362,3 ,8 1,3 1,1 ,8 1,3 1,3 1,0 1,0 290,5 281,6 504,4 296,1 893,5 731,4 3737,3 ,9 1,0 1,2 1,4 1,7 1,4 1,5 1,5 1,6 1,2 1,4 1,4 1,5 1,6 1,4 Skewness ,5 ,5 1,1 1,0 ,7 ,7 1,5 4,0 2,7 1,6 1,2 ,2 ,7 ,8 1,6 ,8 1,3 1,1 -,4 -,4 1,5 -,7 1,1 2,0 -1,0 ,6 -1,9 -2,2 6,6 6,8 13,4 7,1 4,3 2,6 -,2 2,1 1,7 -,8 ,1 ,0 ,6 ,1 -,2 -,1 1,4 ,9 -,7 ,0 ,5 -,5 Kurtosis -,5 -,3 ,5 ,6 -,4 -,3 ,3 18,4 7,8 1,8 ,2 -1,6 -1,0 -,7 1,8 -1,0 ,4 1,1 -,8 -1,7 2,6 -,7 ,4 4,0 -,3 -,7 2,9 4,1 65,7 70,9 192,7 71,6 24,2 8,9 -1,9 4,3 2,5 -,3 -1,3 -1,7 -,9 -1,3 -1,4 -1,6 1,1 -,4 -,8 -1,4 -1,4 -,9

467

I labels sono in tedesco: la traduzione pu del resto essere consultata in Appendice 1.2. 217

zusaetzlich Abfaelle saeubern muesameren Abfalltransport Lagerprobleme Urteil Person1 Urteil Person2 Erwartung Person1 Erwartung Person2 Wahrsch. Einfl. Person1 Wahrsch. Einfl. Person2 A-trennung seit X Jahren Konsequenz bei A-trennung frueher Motivation damals/heute Wissen um Sammelplaetze Wissen um Wertstoffe genug Zeit keine Transportprobleme keine koerperlichen Probleme Wissen um Sammelplaetze Wissen um Wertstoffe vorhandene Zeit Transportmoeglichkeiten koerperliche Verfassung A-trennen ist Alltag Schwierigkeiten mit der Stadt Nachbarn ist A-trennung egal A-trennen ist ungewohnt Bereit, noch mehr zu Trennen Probleme mit Nachbarn bei NICHTtrennung Trennen ist mir in Fleisch und Blut A-trennen nicht im Sinn gehabt hoehere A-Gebuehren fuer mehr Uschutz Zeit fuer Trennung (Min/Woche) Wieviel Zeit maximal (Min/Woche)? Ofen fuer Abfall? A-trennung nicht u-freundlich Getrennter Muell u-schaedlich Nicht-Trennung ist ausreichend Pers. Verpflichtung zu A-trennung A-trennung, egal was andere tun Jeder muss Beitrag leisten Gewoehnung an Muellprobleme Abfallproblem uebertrieben Muessen mit A-belastung leben Wieviel Freizeit? Techn. Fortschr. loest A-probleme W. und T. werden A-probleme loesen eigenes Verhalten loest A-probleme Stadt muss Buerger zur Trennung anhalten Eigene A-trennung ist unerheblich A-trennung ist Aufgabe fuer jeden I. und H. fuer A-trennung verantwortlich Politik fuer A-trennung verantwortlich Wieviele Leipziger trennen?

N 676 676 679 682 667 680 662 676 656 420 657 643 689 689 685 687 687 686 688 686 686 685 692 680 669 684 683 673 691 683 685 621 591 189 688 687 689 692 694 691 690 692 689 678 687 684 688 689 686 692 684 681 685 218

m 3,1 3,4 3,1 2,9 3,4 3,4 3,9 3,4 3,9 17,3 2,2 2,9 1,4 1,5 2,5 1,9 1,7 1,5 1,6 2,4 2,2 1,9 1,7 4,1 3,0 4,4 2,5 4,3 2,1 4,7 4,0 35,9 45,6 4,2 4,2 2,8 4,5 1,8 1,6 1,4 3,2 4,1 3,7 2,6 2,3 2,5 1,8 1,5 3,9 2,0 2,8 2,7 288,6

s 1,4 1,4 1,6 2,7 2,8 2,6 2,7 2,7 2,8 10,5 ,9 2,0 ,9 ,9 1,4 1,2 1,2 ,8 ,9 1,3 1,2 1,1 1,1 1,2 1,5 1,1 1,4 1,1 1,3 ,8 1,3 33,5 41,4 1,0 1,1 1,3 ,9 1,1 1,0 ,8 1,6 1,1 1,3 1,4 1,1 1,2 1,0 ,8 1,3 1,2 1,3 1,3 382,8

Skewness ,0 -,4 -,1 1,3 ,9 ,9 ,6 ,8 ,5 ,6 ,5 ,9 2,4 2,1 ,4 1,1 1,7 1,8 1,5 ,5 ,7 1,2 1,5 -1,3 ,0 -1,8 ,5 -1,5 1,1 -2,5 -,9 4,0 4,2 -1,3 -1,3 ,1 -2,1 1,3 1,7 2,5 -,3 -1,2 -,6 ,3 ,6 ,4 1,2 1,8 -1,0 1,1 ,2 ,2 ,9

Kurtosis -1,2 -1,1 -1,5 -,1 -,9 -,7 -1,3 -,9 -1,3 ,2 ,3 ,1 5,5 4,3 -1,1 ,2 1,8 3,3 2,1 -,7 -,5 ,5 1,6 ,5 -1,4 2,2 -,9 1,2 ,1 5,6 -,3 29,0 29,4 1,1 ,7 -1,1 4,0 ,8 2,2 7,2 -1,5 ,7 -,6 -1,2 -,4 -,6 1,1 3,2 -,3 ,2 -1,1 -1,0 -1,1

Wut, wenn Wertstoffe im Restmuell Angst um Zukunft wg. A-problem Befuerchte im A. zu ersticken Gleichgueltig wenn andere nicht trennen Herumliegernder A. regt mich auf Muellberge beschaemen mich Informiert ueber Muelltrennung? finanzielle Verluste vermeiden finanzielle Gewinne erzielen Anerkennung durch andere Viel Freizeit Handeln nach eigenen Werten Risikovermeidung Muellgebuehr (DM/Jahr) Einsparung durch A-trennung (DM/Jahr)? fuehre ein einfaches Leben verhalte mich sehr umweltbewusst lebe fuer meine Familie lebe nach religioesen Prinzipien Bin in der Freizeit aktiv Aktiv fuer Hilfsbeduerftige Arbeite sehr viel Geniesse das Leben Pflege gehobenen Lebensstandard Gestalte mein Leben selbst Gehe in meiner Arbeit auf Lebe in geordneten Bahnen Kuemmere mich nicht um Normen Kompromisse im Streitfall Auf Sicherheit bedacht sein Sich selbst verwirklichen Etwas leisten Auf Wohlstand Wert legen Puenktlich sein Gleichberechtigung Unabhaengig sein Tolerant sein Das Leben geniessen Gefuehlsbetont sein Mitbestimmung vergroessern Pflichtbewusst sein Soziale Unterschiede abbauen Sich anstrengen Tun was man will Zugunsten d. Allg. weniger Erarbeitetes geniessen Politische Selbsteinstufung Freunde/Verwandte treffen Theater/Konzerte private Weiterbildungskurse Einkaufsbummel mit Kindern beschaeftigen Fernsehen/Computerspiele Buecher lesen Basteln/Heimwerkeln

N 692 687 688 690 693 688 690 687 682 683 684 683 686 654 663 689 688 678 677 681 679 675 681 675 683 649 687 681 679 681 672 675 674 681 681 679 675 676 673 674 682 678 675 677 672 679 619 683 681 678 680 669 680 682 676 219

m 2,1 1,9 2,3 4,4 1,6 2,1 2,5 1,4 2,1 2,4 2,1 1,5 2,0 5138,6 6468,8 2,2 2,3 2,0 4,4 2,8 3,5 3,0 3,5 3,7 2,5 2,8 2,0 3,2 1,6 1,6 1,9 1,7 2,6 1,4 1,4 1,6 1,4 2,1 2,0 1,8 1,4 1,5 1,6 3,3 2,5 1,7 4,2 2,2 3,8 3,9 2,6 2,8 2,5 2,6 3,2

s 1,2 1,1 1,2 1,0 1,2 1,2 1,0 ,7 1,1 1,2 1,0 ,7 1,0 4313,6 3936,7 1,1 ,9 1,1 1,2 1,1 1,1 1,3 1,1 1,1 1,2 1,3 1,1 1,2 ,9 ,8 ,9 ,8 1,0 ,7 ,7 ,8 ,7 ,9 ,9 ,9 ,7 ,8 ,7 1,3 1,0 ,8 1,6 ,9 1,1 1,2 1,1 1,4 1,1 1,2 1,3

Skewness ,8 1,0 ,6 -1,6 1,9 ,9 ,5 2,2 ,8 ,7 ,7 1,8 ,9 -,3 -1,0 ,4 ,3 1,0 -1,7 ,1 -,4 ,0 -,3 -,3 ,4 ,3 ,9 -,1 1,5 1,2 ,8 1,1 ,3 2,1 1,9 1,3 1,9 ,4 ,6 1,1 1,6 1,6 1,3 -,2 ,4 1,0 ,3 ,2 -,7 -,8 ,2 ,2 ,3 ,1 -,1

Kurtosis -,3 ,3 -,5 1,8 2,4 -,2 ,0 6,1 ,0 -,3 ,1 4,4 ,1 -1,9 -1,0 -,7 -,1 ,3 1,8 -,4 -,5 -1,0 -,7 -,8 -,6 -1,0 ,2 -,8 2,3 1,0 ,5 1,1 -,1 5,4 3,9 1,3 4,6 -,2 ,0 1,2 3,1 2,4 2,2 -1,0 ,0 ,9 ,7 -,8 -,2 -,4 -,7 -1,2 -,7 -,9 -1,1

Faulenzen Aktiv Sport treiben Wandern/Spazierengehen Ins Restaurant gehen Gartenarbeit Kuenstlerische Taetigkeiten Computerarbeit In die Kneipe gehen zu Hause berufliches nacharbeiten Zufriedenheit mit Gebuehrenmodell? Grnde fuer die Meinung Moeglichkeit Abfalltransport im Auto Wochenarbeitszeit (Std/Woche) Kinderzahl Personen im Haushalt Personen <14 im HH Nettoeinkommen Wohnflaeche (qm) Haushalte im Haus Treiman Prestige-Score Wegener Prestige-Score

N 677 673 686 681 678 678 678 680 669 599 321 687 353 670 675 591 608 674 669 330 334

m 3,6 3,7 2,5 3,4 3,0 4,3 3,9 4,3 3,7 3,4 7,8 1,3 44,9 1,4 2,5 ,4 7,3 69,5 17,4 44,6 70,6

s 1,1 1,3 1,1 1,0 1,7 1,2 1,4 1,0 1,5 1,0 18,0 ,5 11,4 1,1 1,1 ,7 3,0 22,8 34,3 13,4 31,6

Skewness -,4 -,7 ,3 -,4 ,0 -1,7 -1,0 -1,6 -,6 ,0 4,1 ,7 ,2 ,7 ,8 2,0 ,4 1,1 6,0 ,3 1,2

Kurtosis -,5 -,5 -,7 -,3 -1,7 1,9 -,5 1,9 -1,1 -,2 15,7 -1,5 3,3 ,8 ,7 3,6 -,1 2,1 50,6 -,6 1,9

Frequenze di alcune variabili non considerate nellanalisi


44 Moeglichkeit Abfalltransport im Auto Valid Percent 66,8 33,2 100,0 26a Habe Komposthaufen Valid Percent 36,7 63,3 100,0

ja nein Totale

Frequency 459 228 687

ja nein Totale

Frequency 252 434 686

26b Habe Ofen Valid Percent 19,6 80,4 100,0

57 Wohnform Valid Percent 10,7 83,5 4,5 1,3 100,0

ja nein Totale

Frequency 131 539 670 63 Wohnen Sie?

Frequency bei Eltern 72 eigener Haushalt 561 WG 30 anderer Haushalt 9 Totale 672

Frequency Untermiete 10 Mietwohnung 586 Eigentumswohnung 8 gemieteten Haus 7 eigenem Haus 63 Wohnheim 1 sonstiges 3 Totale 682

Valid Percent 1,5 86,4 1,2 1,0 9,4 ,1 ,4 100,0

18 A-trennung frueher? Valid Percent 3,6 10,1 86,4 100,0

Frequency nein 23 ja, aber jetzt nicht meh 65 ja 558 Totale 646

220

Appendice 2.2
Statistiche descrittive variabili metriche del questionario
IMP.AMB IMP.RIF FR.CARTA FR.VETRO FR.PVC FR.SCATO FR.ALU FR.BATT FR.ORGAN FR.VESTI FR.MEDI FR.PACK Q.LITRI P.COEREN N.COEREN MAX.METR MET.CART MET.VETR MET.POTA MET.ORGA MET.VEST MET.DANG EXPERT P.COSCIE P.SPAZZO P.LODE P.SOLDI P.SPAZI P.TEMPO P.TRANSP P.DIMINU F.COSCIE F.SPAZZO F.LODE F.SOLDI F.SPAZI F.TEMPO F.TRANSP F.DIMINU P.INTENT P.FACIL N.GIUSTO N.FACILE N.INTENT N.ALTRI P.GIUSTO P.ALTRI Q.ANNI PERCENT CF.DOVE CF.COME CF.POSTO CF.PIENA CF.TEMPI N 191 191 186 190 181 178 167 186 163 173 184 192 183 184 185 179 180 182 147 166 151 160 181 165 155 152 163 159 161 157 175 162 159 150 165 155 155 155 166 171 170 164 168 167 158 179 164 160 186 172 172 161 170 162 m 9,4 9,2 8,3 8,1 6,4 4,4 3,8 8,1 4,3 6,9 7,7 2,5 28,3 7,3 4,1 110,3 297,1 299,3 254,1 50,1 181,8 277,2 1,7 4,2 2,0 ,8 2,4 2,8 1,7 3,3 5,1 4,1 4,6 1,0 3,7 3,8 1,8 2,2 5,1 4,7 4,1 1,3 2,5 1,6 ,7 5,6 3,5 6,8 18,8 4,5 4,4 2,6 3,1 2,0 221 s 1,1 1,6 2,8 3,3 4,0 4,2 4,3 3,3 4,4 4,1 3,8 3,6 41,9 2,9 3,1 235,8 542,9 544,5 976,7 314,1 554,0 705,9 ,5 2,0 2,2 1,7 2,4 2,3 2,1 2,4 1,6 2,2 1,9 1,7 2,2 2,2 2,0 2,2 1,7 1,5 1,8 1,7 2,0 1,9 1,5 1,0 2,4 5,4 27,7 1,8 1,7 2,3 1,7 2,0 Skewness -2,0 -2,5 -1,8 -1,6 -,6 ,2 ,5 -1,6 ,3 -,9 -1,3 1,1 4,8 -1,1 ,3 4,4 4,9 4,8 5,9 12,2 4,6 6,8 -,6 -1,0 ,7 2,2 ,4 ,1 1,0 -,2 -1,9 -,9 -1,2 1,9 -,5 -,6 ,8 ,5 -1,9 -1,2 -,6 1,2 ,2 1,0 2,2 -3,3 -,3 1,9 2,2 -1,1 -,9 ,2 -,2 ,7 Kurtosis 3,8 6,6 2,4 1,2 -1,2 -1,7 -1,5 1,0 -1,7 -1,0 ,0 -,3 35,3 ,4 -1,1 26,4 27,8 27,2 38,3 154,2 23,9 56,5 -1,6 -,2 -,9 3,8 -1,5 -1,4 -,4 -1,5 2,9 -,8 ,2 2,6 -1,1 -1,0 -,4 -1,0 2,7 ,9 -,5 ,6 -1,2 -,3 4,1 13,2 -1,5 5,1 3,3 ,1 ,0 -1,5 -,7 -,7

CF.TRASP CP.DOVE CP.COME CP.POSTO CP.PIENO CP.TEMPI CP.TRASP Q.INFOS N.HABIT P.EVITO P.HABIT P.ULTERI P.REFLEX P.RIUTIL PAGO RISPARMI TEMP.LIB TECNO OGNUNO PUBLIC INDUSTR SODDISFA MORALE IMP.SOLD IMP.PROF IMP.LODE IMP.LIBE IMP.VALO IMP.RISC V.SOBRIA V.AMBIE V.FAMIG V.RELIG V.ATTIV V.AIUTO V.LAVOR V.EDON V.AGII V.DESID V.ARBEIT V.ORDINE V.ANARC SHOPPING FAMIGLIA OZIO LAVORO W.PACE W.STATUS W.SESTES W.TOLER W.EDON W.INDIP W.IMPOR W.GAUDE W.SENTIM W.UNICUI W.DOVER

N 172 163 157 149 153 153 154 179 175 167 177 161 161 168 91 36 179 177 185 174 174 176 186 170 169 163 165 177 169 174 168 164 165 165 164 164 153 151 155 154 167 157 162 168 166 157 164 160 164 172 160 168 158 157 162 164 170

m 4,2 4,8 4,6 3,8 3,1 2,9 2,9 6,5 2,0 2,8 3,7 2,7 2,0 2,4 173319,2 80111,1 3,6 4,9 5,7 5,1 5,1 4,4 9,2 5,1 4,3 3,3 3,9 5,6 4,8 4,8 4,6 4,8 3,9 4,1 3,7 4,0 2,8 1,8 2,0 2,9 4,5 2,6 2,1 4,9 2,0 1,8 4,8 3,8 5,1 5,2 3,1 5,0 2,2 3,9 5,4 4,0 5,5 222

s 1,9 1,8 1,8 2,3 2,1 2,2 2,1 2,8 2,1 2,0 2,1 2,1 2,0 2,2 192351,5 47920,6 2,1 1,5 ,8 1,4 1,4 2,5 1,5 1,3 1,9 2,2 1,9 ,9 1,6 1,4 1,3 1,5 2,1 1,7 1,6 1,6 1,7 1,5 1,7 1,9 1,3 2,0 1,7 1,3 1,7 2,1 1,4 1,7 1,3 1,1 1,8 1,6 1,9 1,9 1,0 1,7 ,9

Skewness -,8 -1,5 -1,2 -,6 ,0 ,1 ,0 -,7 ,7 ,1 -,5 ,2 ,6 ,2 6,9 1,1 -,3 -1,4 -3,3 -1,6 -1,8 -,2 -2,5 -1,4 -,9 -,2 -,5 -3,6 -1,3 -1,4 -,9 -1,3 -,6 -,7 -,4 -,8 ,0 ,4 ,7 ,1 -,8 ,1 ,7 -1,3 ,7 ,8 -1,4 -,5 -1,6 -1,6 ,0 -1,8 ,5 -,5 -2,3 -,5 -2,6

Kurtosis -,5 1,3 ,5 -1,2 -1,2 -1,3 -1,3 -,3 -,9 -1,1 -1,1 -1,2 -,9 -1,4 57,8 1,3 -1,3 1,5 11,2 2,2 2,6 -,2 7,9 1,6 -,2 -1,4 -,7 17,3 1,3 1,9 ,8 1,2 -,9 -,2 -,3 ,2 -,8 -,5 -,1 -,9 ,8 -1,2 ,0 1,5 -,2 -,8 1,8 -,4 2,3 2,9 -,8 2,7 -,6 -,8 7,3 -,6 9,5

W.EMANZ W.EGAL W.PUNTUA W.FATICA W.LIBERT W.RINUNC W.PARTEC

N 159 169 167 159 161 169 159

m 4,8 5,1 5,5 3,9 2,7 4,7 3,7

s 1,5 1,5 1,0 1,6 2,1 1,6 2,0

Skewness -1,5 -2,0 -2,9 -,7 ,1 -1,3 -,5

Kurtosis 2,1 3,7 10,4 ,2 -1,2 1,1 -,8

Frequenze di altre variabili non analizzate.

quartiere condizioni di alloggio Valid Percent 23,6 75,3 ,5 ,5 100,0 Frequency S. Bartolomeo 3 Cristo Re 13 Clarina 8 Bolghera 17 Centro 16 S. Giuseppe, Pio X 23 Madonna Bianca 8 Collina est 24 Nord 22 Ravina Romagnano 8 Mattarello 9 Meano. Vigo Meano 5 Sopramonte, Sardagna 4 Altri sparsi 6 Totale 166
COMPOST Valid Percent 23,4 76,6 100,0

affitto casa, appartamento di propriet casa alloggio altro Totale

Frequency 43 137 1 1 182

chi l'esperto Valid Percent 55,4 1,8 3,6 1,8 8,9 7,1 1,8 5,4 1,8 8,9 1,8 1,8 100,0

io padre figlia figlio marito moglie nipote sorella io e madre io e moglie nipote e sorella io sorella e madre Totale

Frequency 31 1 2 1 5 4 1 3 1 5 1 1 56

Valid Percent 1,8 7,8 4,8 10,2 9,6 13,9 4,8 14,5 13,3 4,8 5,4 3,0 2,4 3,6 100,0

s no Totale

Frequency 41 134 175

CUCINA ECONOMICA Valid Percent 45,0 55,0 100,0

s no Totale

Frequency 81 99 180

223

posizione lavorativa Valid Percent 4,5 11,2 37,1 6,7 10,1 5,6 1,1 1,1 10,1 3,4 6,7 2,2 100,0

AUTO Valid Percent 61,5 38,5 100,0

s no Totale

Frequency 115 72 187

dirigente direttivo, quadro impiegato intermedio capo operaio, operaio altro lavoratore dipendente apprendista graduato libero professionista imprenditore lavoratore in proprio coadiuvante Totale

Frequency 4 10 33 6 9 5 1 1 9 3 6 2 89

224

Appendice 3 1. La variabile dipendente


Lo strumento della variabile dipendente, a cui fanno riferimento i risultati presentati, corrisponde alle domanda 4. 5 . 6 e 7 del questionario di LAS riportato in Appendice 1.1 (versione originale tedesca) ed 1.2 (traduzione in italiano) ed alle domande 3, 4, 5 e 6 del questionario di RAT riportato in Appendice 1.3. Nella valutazione dei dati la categoria di risposta 7 (habe ich
nicht) in LAS e 13 (non mi capita) in RAT sono state poste uguali

rispettivamente a 5 e 0 (mai). Tali valori sono stati inseriti infatti per non indurre alla non risposta coloro che non conoscono alcuni dei materiali proposti ma non vogliono apparire come ecologicamente scorretti. Questa ignoranza deriva probabilmente pi da un fatto soggettivo (non ci si mai posti il problema di separare quel tipo di rifiuto) che da uno stato di cose oggettivo (effettivamente in quella unit domestica non vi alcuna produzione di immondizie in alluminio), che pure non pu essere in assoluto escluso. Per questa ragione vi con buona probabilit, una equivalenza tra la decisione di non separare (corrispondente a mai) ed il non accadere delloccasione di azione relativa al materiale.
Tab. A 3.1.2 Distribuzione univariata della variabile dipendente (LAS) 1 85,4% 77,9% 59,3% 55,2% 35,5% 45,0% 46,1% 57,2% 48,5% 60,3% 2 8,9% 10,9% 15,2% 11,7% 8,2% 7,7% 11,8% 14,1% 9,5% 8,1% 3 2,7% 6,5% 12,5% 10,9% 8,5% 11,9% 14,3% 12,6% 7,6% 9,0% 4 1,3% 1,9% 4,1% 6,3% 5,5% 6,9% 6,1% 4,7% 5,0% 3,5% 5 1,3% 2,6% 7,7% 13% 15% 13% 19% 6,4% 11% 11% 7 ,3% ,3% 1,3% 2,6% 27% 16% 2,5% 5,0% 18% 7,9% Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%

Carta Vetro Plastica Scatolame Alluminio Pile Organico Vestiti Medicinali Tetra-pack

In Tabella A 3.1.1 e A3.1.2 si presentano le distribuzioni complete delle risposte alla domanda in oggetto, gi sintetizzate nel testo. Come si pu facilmente notare tutte le distribuzioni sono unimodali, nessuna per simmetrica: essendo per il nostro campionamento viziato in origine ed
225

Tab. A 3.1.1 Distribuzione univariata della variabile dipendente (RAT) 0 5,4% 8,9% 20,4% 38,8% 49,1% 8,6% 44,8% 21,4% 15,8% 57,1% 1 1,1% 1,6% 2,2% 2,8% 2,4% ,5% ,6% ,6% ,0% 1,3% 2 ,0% 1,6% 1,7% 1,7% 1,8% 3,2% 2,5% 2,9% 2,2% 3,2% 3 1,6% 1,1% 1,7% 4,5% 3,6% 1,6% 3,7% ,6% ,5% 1,3% 4 1,1% 1,6% 3,3% 2,8% 1,8% 2,2% 1,8% 1,7% 1,1% 3,2% 5 5,9% 4,2% 7,7% 7,9% 4,8% 3,2% 6,7% 3,5% 2,2% 5,1% 6 4,3% 2,6% 3,9% 5,1% 4,2% 3,2% 3,1% 1,2% 4,3% 4,5% 7 8,1% 2,1% 4,4% 4,5% 3,6% 2,7% 1,2% 4,6% 2,7% 5,1% 8 7,5% 6,3% 7,2% 2,2% 3,0% 2,2% 3,7% 5,8% 3,3% 3,8% 9 7,0% 8,4% 6,6% 2,8% 1,8% 4,3% 2,5% 1,7% 4,9% 1,9% 10 58,1% 61,6% 40,9% 27,0% 24,0% 68,3% 29,4% 56,1% 63,0% 13,5% Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%

Carta Vetro Plastica Scatolame Alluminio Pile Organico Vestiti Medicinali Tetra-pack

astenendoci da inferenze sulla popolazione, non ha molto senso verificare, attraverso opportuni tests468, lipotesi che esse provengano da popolazioni distribuite normalmente.
Tab. A 3.1.3 Distribuzione univariata della variabile dipendente globale (LAS) 1 37,0% 4,2% 2 38,9% 19,6% 3 17% 20% 4 3,6% 36% 5 3,5% 20,9% Totale 100,0% 100,0%

Coerenza Non corerenza

Ripetiamo la stessa operazione per la seconda misura, detta globale, della variabile dipendente, nelle due versioni di coerenza e non coerenza. Si nota la non perfetta corrispondenza tra due variabili che misurano lo stato di
Tab. A 3.1.4 Distribuzione univariata della variabile dipendente globale (RAT) 0 4,9% 15,7% 1 2,2% 8,6% 2 2,2% 13,0% 3 2,2% 11,9% 4 4,3% 7,0% 5 7,1% 11,4% 6 7,1% 7,0% 7 11% 5,9% 8 15% 9,2% 9 13% 5,4% 10 31,0% 4,9% Totale 100,0% 100,0%

Coerenza Non coerenza

cose opposto. La terza variabile dipendente, riferita ai risultati dellazione, per brevit non viene presentata nel dettaglio. Il relativo indice di produzione pro capite stato ottenuto dividendo la produzione complessiva per il numero di componenti dellunit domestica. In RAT non essendo presente, per errore dellAutore, questa variabile, la si calcolata ex post. La variabile stato civile stata ricodificata (coniugati=2, altri=1) e sommata al numero di figli, solo se lintervistato aveva et minore di 55 anni. Il risultato stato verificato alla ricerca di incongruenze con la variabile esperto (domanda 9) e condizione
professionale (domanda 38). Il calcolo certamente impreciso: per questa
468

Usando il test permissivo di kurtosis e skewness, risulterebbe in LAS che solo per carta e vetro la probabilit di provenire da popolazioni non normali superiore al 5%. Con un test pi conservativo, come il Kolmogorov-Smirnov, 226

ragione si sono controllati ulteriormente i casi in cui let elevata rendeva dubbia la presenza dei figli in casa. Grazie ad un errore di traduzione nella domanda sul numero di figli (denominati bambini secondo luso tedesco) stato possibile correggere in alcuni casi la stima. Alcuni coniugati che non avevano pi i figli in casa avevano infatti espresso commenti negativi e di precisazione su questa scelta lessicale, essendo evidentemente i loro figli da tempo non pi bambini. A proposito delle due analisi fattoriali condotte non vi molto da aggiungere; per entrambe le matrici di correlazioni sono stati calcolati gli indici di adeguatezza generali e particolari MSA (measure of sample adequancy), che sono risultati tutti superiori al .75 cio pi che mediamente buoni.469 Il metodo di estrazione usato, le componenti principali, che talvolta considerata procedura a s, non consente una interpretazione causale del rapporto tra fattore e variabili coinvolte, assumendo una comunalit iniziale pari ad uno. Il nostro obiettivo era quindi coerentemente quello individuare delle dimensioni riassuntive delle 10 variabili dipendenti specifiche.470 Nonostante lassunzione di indipendenza dei due fattori sia irrealistica (significa infatti postulare che tra la dimensione che rappresenta la frequenza di separazione dei rifiuti normali e quella dei rifiuti speciali non vi alcuna relazione) stata scelta una rotazione ortogonale (quartimax) anzich obliqua (oblimin) in considerazione delluso che stato fatto dei punteggi fattoriali. Con questi abbiamo calcolato una cluster analysis che richiede preferibilmente variabili incorrelate. Essi sono stati ottenuti per regressione multipla. La classificazione degli intervistati secondo le due variabili punteggio
fattoriale avvenuta con metodo di aggregazione Ward, e distanze euclidee

quadrate tra gli elementi, determinando a priori in tre il numero dei gruppi. Controllando i risultati con analisi della discriminanza risultato che in LAS il 93,3% dei casi, in RAT il 91,7%, stata classificata correttamente secondo le differenze tra i valori delle 10 (in RAT 9) variabili specifiche di separazione. I gruppi si differenziano quindi esternamente in modo soddisfacente. In quanto
sono tutte, con quasi certezza, provenienti da popolazioni distribuite non normalmente, rispetto a quelle variabili. Data la nostra scala di risposta sono comunque tests poco utilizzabili. 469 Cfr. C. D. Dziuban e E. C. Shirkey, 1974. 227

allomogeneit interna, valutata sul rapporto tra varianza interna al gruppo e varianza del campione, sia in LAS che in RAT essa buona (per molte variabili inferiore al .02) per i primi due gruppi mentre scarsa per il terzo, che di fatto una aggregazione di casi residuali poco omogenei tra loro. Tra chi separa con poca coerenza vi possono essere infatti grandi differenze, anche considerata lalta intensit di raccolta differenziata degli altri due gruppi. Gli indici finali di azione, detti LASazione e RATazione, sono stati calcolati secondo la seguente equazione, per le ragioni gi illustrate. LASazion=(carta+vetro+plastica+scatolame+tetra-pack+coerenza)/6 RATazion=(carta+vetro+plastica+alluminio+pile+coerenza)/6

470

Su questo metodo di estrazione cfr. K. Backhaus, 1994, pp.218-224.

228

2.Verifiche empiriche della teoria del comportamento pianificato


Gli indici differenziali usati nella verifica delle ipotesi della TOPB sono ottenuti, come il nome scelto, con una certa ambiguit comunica (pi proprio ma meno economico sarebbe stato parlare di indici - differenza) dalla sottrazione di due valori, riferiti alle due modalit dazione opposta. In LAS analiticamente si proceduto secondo queste equazioni. Le variabili vengono denominate per brevit con il numero della domanda a cui si riferiscono, preceduto dalla lettera v e seguito, nel caso di batterie di items, dalla lettera dellalfabeto corrispondente alla loro posizione allinterno della domanda. DI=v9a-v9h DD=v9d-v9g DNS=v9f-v9b DCC=v9c-v9e DH=(v23a+v23g)/2-(v23h+v23d)/2 Valori positivi del differenziale, a ragione della scala di risposta da 1 a 5, corrispondono alla modalit di scelta di non separare mentre valori negativi testimoniano la volont opposta. La parte utilitarista del modello stata invece calcolata secondo lo schema SEU, gi citato. A questo scopo le variabili indicanti probabilit (cio v12 v17 e v21) sono state ricodificate da 1 a 0 cio (1=1) (2=0.75) (3=0.50) (4=0.25) (5=0), quelle indicante il valore (v14 e v22) invertite (1=4) (2=3) (3=2) (4=1 (5=0) La risposta alla domanda 15 sono state utilizzate per determinare il segno e la forza relativa della aspettativa, quindi (1=2) (2=1) (3=0) (4=-1) (5=-2), presupponendo che ci rispondeva al valore intermedio tra molto bene e molto male volesse significare con questa scelta che la persona rilevante indicata nutre aspettative verso lintervistato allinterno delle quali la scelta in questione non ha alcuna importanza. Le risposte alla domanda 22 sono state codificate bipolarmente allo stesso modo, cio (1=2) (2=1) (3=0) (4=-1) (5=-2). Le tre variabili utilitaristiche sono state quindi calcolate
229

seguendo le seguenti espressioni. Le nuove variabili ricodificate aggiungono alla loro sigla la lettera r. UN=posit-negat Posit=v12ar*v14ar+v12br*v14br+v12cr*v14cr+v12dr*v14dr+v12er*v14er Negat= v12fr*v14fr+v12gr*v14gr+v12hr*v14hr+v12ir*v14ir NORM=Person1+Person2 Person1=v15ar*v16ar*v17ar Person2=v15br*v16b2r*v17b2r OS=v21ar*v22ar+ v21br*v22br+ v21cr*v22cr+ v21dr*v22dr+ v21er*v22er Siccome nel modello LAS tutte le altre variabili sono inverse (valori positivi corrispondono allazione di non separazione) anche UN, OS e NORM sono state successivamente invertite: alti valori di utile sono diventati negativi. La correlazione tra DD e UN, NORM e DNS, DCC e OS quindi positiva. In RAT la costruzione degli indici del tutto simile, ragione per la quale non ripetiamo la stessa illustrazione. Unica differenza quella che essi sono orientati nel senso contrario che in LAS: valori alti si riferiscono alla modalit di azione separazione. Per quanto riguarda i modelli di regressione non aggiungiamo nulla oltre che una citazione di Giampiero Landenna. Scrive questo statistico, parlando delle funzioni di regressione: Cos stando le cose si pongono due problemi: il primo, quello della scelta della funzione analitica che nella descrizione del comportamento di Y al variare delle modalit di X deve surrogare la funzione di regressione; il secondo quello di misurare la capacit con cui tale funzione realizza la descrizione medesima.471 Il primo problema stato risolto scegliendo il modello lineare. Il tentativo compiuto con i valori soglia non ha dato buon esito. Il secondo problema lo risolviamo con la misura 2 che pu

471

G. Landenna, 1894, p. 195. 230

assumersi anche come misura delladattamento del modello lineare.472 Per valutare le nostre regressioni non serve quindi altro: i singoli coefficienti di regressione vengono valutati in relazione alla loro entit assoluta piuttosto che al loro livello di significativit. I due criteri di scelta del resto portano a risultati analoghi. Per quanto riguarda i modelli Lisrel presentati, che sono stati calcolati grazie al supporto grafico del programma Amos, in discorso un poco pi complesso ma non diverso in linea di principio. Essi consistono infatti in alcune analisi di regressione stimate contemporaneamente sulla base della relativa matrice di correlazione, che di seguito viene riportata. La percentuale di varianza spiegata, riportata nel testo, pertanto un criterio di bont del modello sufficiente, in assenza di una sua interpretazione probabilista. A questa si pu aggiungere lanalisi dei residui, singolarmente o complessivamente, che fornisce una idea su che cosa succeda nellaltra parte di varianza, quella non spiegata. La misura riassuntiva dei residui (RMR root
mean-square residuals) presenta, nei tre modelli illustrati nel testo, i seguenti

valori. II modello con habitus (LAS) RMR=.238 II modello con habitus (RAT) RMR=.265 Modello TOPB con variabili esterne (LAS) RMR=.587 I valori non sono eccezionali, soprattutto per quanto riguarda il terzo modello. Linserimento delle due variabili esterne non ha quindi migliorato la spiegazione. Per altre misure della bont del modello si pu consultare lopera di Kenneth A. Bollen.473 Se i dati di cui disponiamo provenissero da un campione casuale, tutti e tre i modelli sarebbero comunque da rigettare. La differenza tra la matrice campionaria e quella implicata troppo elevata per essere frutto solo di oscillazioni casuali. A fortiori, mancando il nostro campione di questa importante caratteristica, si dovrebbero rigettare i modelli presentati.
472

Ibid., p. 209. 231

Tuttavia se la teoria dellazione che sottoponiamo a verifica ha carattere di legge generale, allora possiamo considerare la matrice di correlazione campionaria (S) alla stregua di una matrice di correlazione delluniverso (). Perde quindi senso linterpretazione probabilistica dei residui, in base alla quale i modelli avrebbero dovuto essere rigettati.
Matrice di correlazione delle variabili del modello (RAT, N=124) DI DA DCC DD DH DNS UN OS

1.000 .777 1.000 .407 .482 1.000 .645 .484 .350 1.000 .643 .738 .442 .435 1.000 .340 .267 .345 .209 .291 1.000 .369 .267 .305 .341 .332 .228 1.000 .341 .275 .354 .405 .291 .238 .326 1.000

Matrice di correlazione delle variabili del modello (LAS, N=614) DA DH DI AI IP DNS DD DCC

1.000 .725 1.000 .606 .684 1.000 .315 .434 .438 1.000 561 .720 .638 .515 1.000 .408 .445 .401 .275 .386 1.000 .541 .639 .673 .427 .598 .428 1.000 .625 .693 .656 .355 .573 .361 .629 1.000

(Non sono riportate le variabili UN, OS e NORM in quanto esse sono state prese in considerazione solo nel primo test della TOPB)

473

K. A. Bollen, 1989, pp. 256-289. 232

Nellanalisi delleffetto moderante della variabile habitus abbiamo formato due gruppi distinti, caratterizzati dallabitudine rispettivamente nel separare (campana) e nel non separare (bidone). Il criterio utilizzato molto semplice: la distribuzione della frequenza di DH, sia in LAS che in RAT, stata divisa in tre classi inuguali: alle due estremit si collocano coloro per i quali la differenza tra il grado di routinizzazione delle due opposte modalit di azione alta. Ci significa che una delle due abitualizzata mentre lopposta non lo . Nella parte intermedia della distribuzione di DH si collocano invece coloro che non eseguono alcuna delle due modalit in modo quasi automatico o che presentano lo stesso grado di routinizzazione per entrambe le alternative dazione. In LAS appartengono al gruppo campana coloro che hanno un valore di DHr [DHr=(v23a+v23g)/2+5-(v23h+v23d)/2] uguale ad 1 mentre con valori di DHr maggiori od uguali a 3.5 si appartiene a bidone. Essendovi nel campione alto grado di routinizzazione nella scelta di separazione il criterio di appartenenza al gruppo bidone , come si nota, meno selettivo. In RAT stato possibile invece scegliere due valori soglia simmetrici: si appartiene al gruppo bidone coloro che hanno un valore di DH minore od uguale a 1.67 mentre con un DH maggiore od uguale a 1.67 si appartiene al gruppo campana. Gli stessi criteri sono stati utilizzati nel calcolo delle regressioni per sottogruppi, di cui si rende conto nel testo.

233

3. Altre variabili
Sulle batterie di domande 3, 27, 31 e 33 del questionario di LAS sono state condotte quattro separate analisi fattoriali di cui riportiamo brevemente i risultati. Il metodo di estrazione in tutti e quattro le analisi quello delle componenti principali, la rotazione quartimax, le saturazioni minori di .3 non sono riportate. Domanda 3, fattore coscienza ecologica.
Comunalit

Saturazioni F1 ,770 ,748 ,695 ,554

Umweltkatastrophe Politik tut zu wenig Einschraenkung zugunsten Umwelt Zu wenig Umweltbewusstsein

Umweltkatastrophe Politik tut zu wenig Einschraenkung zugunsten Umwelt Zu wenig Umweltbewusstsein

,593 ,560 ,483 ,307

Varianza spiegata Fattore: coscienza ecologica F1 LAS Autovalore 1,943


Comunalit

Domanda 27, fattori:


impegno personale rassegnazione scetticismo

% di varianza 48,564

A-trennung nicht u-freundlich Getrennter Muell u-schaedlich Nicht-Trennung ist ausreichend Pers. Verpflichtung zu A-trennung A-trennung, egal was andere tun Jeder muss Beitrag leisten Gewoehnung an Muellprobleme Abfallproblem uebertrieben Muessen mit A-belastung leben

,579 ,796 ,467 ,810 ,800 ,552 ,625 ,435 ,639

Varianza spiegata LAS % di varianza 29,407 19,964 13,995

Fattori 1 2 3

Autovalore 2,647 1,797 1,260

% cumulata 29,407 49,371 63,367

234

Saturazioni F1 ,895 ,893 ,742 -,565 F2 F3

Pers. Verpflichtung zu A-trennung A-trennung, egal was andere tun Jeder muss Beitrag leisten Nicht-Trennung ist ausreichend Gewoehnung an Muellprobleme Muessen mit A-belastung leben Abfallproblem uebertrieben Getrennter Muell u-schaedlich A-trennung nicht u-freundlich

,379 ,790 ,789 ,602 ,891 ,657

-,323

Domanda 31, fattori:


attribuzione interna attribuzione alla politica e allindustria attribuzione alla tecnica
Varianza spiegata LAS % di varianza 23,483 20,791 18,610

Fattori 1 2 3

Autovalore 1,879 1,663 1,489

% cumulata 23,483 44,274 62,884

Comunalit

Techn. Fortschr. loest A-probleme W. und T. werden A-probleme loesen eigenes Verhalten loest A-probleme Stadt muss Buerger zur Trennung anhalten Eigene A-trennung ist unerheblich A-trennung ist Aufgabe fuer jeden I. und H. fuer A-trennung verantwortlich Politik fuer A-trennung verantwortlich

,823 ,818 ,680 ,536 ,389 ,294 ,728 ,764

Saturazioni F1 ,808 ,729 -,599 ,530 F2 F3

eigenes Verhalten loest A-probleme Stadt muss Buerger zur Trennung anhalten Eigene A-trennung ist unerheblich A-trennung ist Aufgabe fuer jeden Techn. Fortschr. loest A-probleme W. und T. werden A-probleme loesen Politik fuer A-trennung verantwortlich I. und H. fuer A-trennung verantwortlich

,903 ,892 ,871 ,838

235

Domanda 33, fattore emozioni.


Comunalit

Angst um Zukunft wg. A-problem Befuerchte im A. zu ersticken Muellberge beschaemen mich Gleichgueltig wenn andere nicht trennen Wut, wenn Wertstoffe im Restmuell

,738 ,615 ,583 ,298 ,461

Varianza spiegata LAS % di varianza 53,904

Fattore emozioni 1

Autovalor e 2,695

% cumulata 53,904

Saturazioni F1 ,859 ,784 ,764 ,679 -,546

Angst um Zukunft wg. A-problem Befuerchte im A. zu ersticken Muellberge beschaemen mich Wut, wenn Wertstoffe im Restmuell Gleichgueltig wenn andere nicht trennen

236

4. Stili di vita
La costruzione degli indici sulla cui base sono stati aggregati gli intervistati sia in LAS che RAT avvenuta sottoponendo ad analisi fattoriale (estrazione: componenti principali, rotazione varimax, saturazioni minori di .3 non riportate) le batterie sui valori, modi di vita e tempo libero. Solo nel caso dello strumento di misurazione dei valori abbiamo riferito i risultati nel testo. Recuperiamo in questa appendice le informazioni non comunicate sulle altre due batterie. Domanda 30 (RAT) (Le variabili possono essere identificate, oltre che dal breve nome, anche dallordine di comparsa nella tabella delle comunalit.)

Comunalit Varianza spiegata V.SOBRIA V.AMBIE V.FAMIG V.RELIG V.ATTIV V.AIUTO V.LAVOR V.EDON V.AGII V.DESID V.ARBEIT V.ORDINE V.ANARC ,647 ,530 ,812 ,674 ,658 ,731 ,726 ,757 ,687 ,713 ,681 ,570 ,570 V.AIUTO V.RELIG V.AMBIE V.SOBRIA V.LAVOR V.ARBEIT V.ATTIV V.EDON V.AGII V.FAMIG V.ORDINE V.DESID V.ANARC RAT % di varianza 18,738 13,630 12,039 11,920 11,020

Fattori 1 2 3 4 5

Autovalore 2,436 1,772 1,565 1,550 1,433

% cumulata 18,738 32,368 44,407 56,327 67,347

Saturazioni F1 ,817 ,786 ,721 ,631 F2 F3 F4 F5

,452 ,844 ,716 ,619 ,869 ,806 ,335 ,370

,345

,885 ,516

,391 ,787 ,690

237

Domanda 39 (LAS)
Comunalit Varianza spiegata LAS % di varianza 14,272 13,062 12,415 12,269 10,160 fuehre ein einfaches Leben verhalte mich sehr umweltbewusst lebe fuer meine Familie lebe nach religioesen Prinzipien Bin in der Freizeit aktiv Aktiv fuer Hilfsbeduerfitige Arbeite sehr viel Geniesse das Leben Pflege gehobenen Lebensstandard Gestalte mein Leben selbst Gehe in meiner Arbeit auf Lebe in geordneten Bahnen Kuemmere mich nicht um Normen
F4 F5

Fattori 1 2 3 4 5

Autovalore 1,855 1,698 1,614 1,595 1,321

% cumulata 14,272 27,333 39,748 52,017 62,177

Saturazioni F1 ,788 ,704 ,555 ,374 F2 F3

,703 ,519 ,560 ,375 ,549 ,638 ,787 ,626 ,684 ,680 ,735 ,657 ,570

Lebe in geordneten Bahnen lebe fuer meine Familie verhalte mich sehr umweltbewusst Geniesse das Leben fuehre ein einfaches Leben Arbeite sehr viel Gehe in meiner Arbeit auf Aktiv fuer Hilfsbeduerfitige Bin in der Freizeit aktiv lebe nach religioesen Prinzipien Gestalte mein Leben selbst Kuemmere mich nicht um Normen Pflege gehobenen Lebensstandard

,380 ,800 -,71 ,868 ,827 ,763 ,684 ,542

,339 -,32 ,511

,728 ,613 ,532

Comunalit

Domanda 42 (LAS)

Varianza spiegata LAS % di varianza 13,074 11,039 9,652 9,200 8,719

Fattori 1 2 3 4 5

Autovalor e 2,223 1,877 1,641 1,564 1,482

% cumulata 13,074 24,113 33,764 42,964 51,684

238

Freunde/Verwandte treffen Theater/Konzerte private Weiterbildungskurse Einkaufsbummel mit Kindern beschaeftigen Fernsehen/Computerspiele Buecher lesen Basteln/Heimwerkeln Faulenzen Aktiv Sport treiben Wandern/Spazierengehen Ins Restaurant gehen Gartenarbeit Kuenstlerische Taetigkeiten Computerarbeit In die Kneipe gehen zu Hause berufliches nacharbeiten

,509 ,605 ,470 ,562 ,539 ,479 ,449 ,451 ,561 ,351 ,472 ,608 ,543 ,581 ,533 ,507 ,566

Saturazioni F1 ,711 ,708 ,532 ,522 ,498 F2 F3 F4 F5

zu Hause berufliches nacharbeiten Computerarbeit In die Kneipe gehen Aktiv Sport treiben private Weiterbildungskurse Theater/Konzerte Buecher lesen Kuenstlerische Taetigkeiten mit Kindern beschaeftigen Basteln/Heimwerkeln Gartenarbeit Einkaufsbummel Ins Restaurant gehen Wandern/Spazierengehen Faulenzen Freunde/Verwandte treffen Fernsehen/Computerspiele

,422 ,466 ,731 ,636 ,569 ,697 ,620 ,606

-,343

-,306 ,625 ,573 ,565

,481

,389 ,341

,714 ,537 ,430

Per quanto riguarda le due cluster analysis condotte, avendo conferito loro un significato meramente descrittivo non si ritiene necessario riportare altre statistiche ed informazioni rispetto a quelle gi fornite nel testo.

239