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In un convegno a Roma la storia degli scambi degli di

IL MERCATO COMUNE DELLE DIVINIT


MAURIZIO BETTINI
l viaggiatore che nei primi secoli della nostra era si fosse recato nel santuario di Augusta Treverorum, lantica Treviri, avrebbe incontrato una divinit dal nome curioso: Vertumnus sive Pisintus, Vertumno ossia Pisinto. Chi era costui? Vertumnus era una divinit venerata nel cuore pi antico di Roma, un dio specialista nella metamorfosi. La mia natura si adatta a qualsiasi sembianza, gli faceva dire il poeta Properzio, mutami in ci che vuoi, sar elegante! Ma che ci faceva un dio cos romano nellodierno Land della Renania-Palatinato? E chi era questo Pisintus che costituiva adesso laltra faccia della sua identit? Un dio gallico, con cui il romano Vertumnus era stato identificato per significare la fusione fra popolazione locale e coloni romani, come ci ha efficacemente spiegato John Scheid: quasi che oltre alla lingua e ai IL CULTO costumi, le due popolazioni La Magna avessero miscelato fra loro anMater, come che le proprie divinit. la definivano Nellantichit, infatti, il fenoi Romani meno di identificare o far corriIl suo culto spondere fra loro un dio noera officiato stro e un dio altrui era comualla maniera nissimo. Questa costituisce anfrigia zi una delle maggiori differenze che intercorrono fra le religioni vinit greche come Apollo o Heclassiche, che erano politeisti- rakles, che i Romani chiamaroche, e quelle monoteistiche. no Hercules. Nel mondo ebraico, cristiano o Il fatto che il mondo antico islamico non possibile identi- ha sempre realizzato il mercaficare il proprio dio con quello to comune del divino, una pradegli altri. Il dio altrui pu solo tica capace di rafforzare i legami essere o un falso dio o un demo- fra le popolazioni mettendo in ne solo il mio dio quello relazione costumi e linguaggi vero. Non avrai altro dio allin- differenti. Anzi, piuttosto che a fuori di me, recitavano del re- un mercato, metafora oggi abusto le tavole della legge, il dio dei sata, il rapporto che i politeisti monoteismi un dio esclusivo. avevano con le proprie divinit Da qui le tante persecuzioni e potremmo paragonarlo a un guerre di religione che hanno dialogo. Gli di degli antichi insanguinato non solo i paesi dialogavano fra loro non solo da del Mediterraneo, ma anche una sponda allaltra del Mediterre assai pi lontane e inno- terraneo, ma anche pi in l, nel centi. Ora, anche gli antichi si cuore dellEuropa, in Britannia, in Asia. E come in ogni dialogo, quando si vuole capirsi pur se si parlano lingue diverse, gli di La traduzione antichi potevano anche trada Zeus a Giove, dursi luno nellaltro. un tempo normale, Dunque il dio cittadino, il impensabile Vertumnus celebrato da Properzio e Ovidio, dalle parti di per i monoteismi Treviri era stato tradotto nel locale Pisintus. Questa stessa uccidevano fra loro, come sap- metafora, la traduzione degli piamo, per non per affermare di, potremmo per impiegarla che solo il mio dio quello anche per descrivere casi assai giusto. Ciascuna popolazione pi noti di identificazione fra era pronta a riconoscere lesi- divinit. Il romano Giove non stenza e la dignit degli di al- forse una traduzione del gretrui, e anzi, era pronta a fare an- co Zeus, Giunone non lo forse che di pi. Di questo si parler al di Hera, e cos via? Certo, come convegno Dieux des Grecs sempre accade con la traduzioDieux des Romains. Panthons ne, nel passaggio da una lingua en dialogue travers lhistoire allaltra qualcosa si perde e et lhistoriographie, organiz- qualcosa si aggiunge, per cui il zato da un gruppo di universit risultato finale non potr essere ed enti di ricerca francesi, belgi uguale a quello di partenza. e italiani, allAccademia Belgi- Giunone dunque non affatto la stessa cosa di Hera, ma ne ca, a Roma da domani. In primo luogo, dunque, Gre- costituisce la traduzione in un ci e Romani potevano importa- nuovo contesto culturale: dire divinit di altri popoli, e dedi- verso era il modo di onorare la care loro culti importanti. Du- dea in Grecia e a Roma, diverse rante la seconda guerra Punica, ne erano le prerogative. Ci non quando le cose andavano assai toglie per che alla sposa di male per i Romani, i Libri Sibil- Zeus i poeti romani davano il lini consigliarono di far venire nome di Giunone, mentre gli da Pessinunte, in Frigia, una di- storici greci non esitarono a vinit chiamata la Madre degli chiamare Hera la divinit che i di. Il misterioso simulacro era Romani onoravano sullAvencostituito da una pietra nera, di tino. Per comprendere ci che ci forma conica, e fu installato in un tempio sul Palatino. Il culto separa dal mondo antico, se della Magna Mater, come i Ro- non ci che abbiamo perduto mani la chiamarono, era offi- con la sua fine, per sufficienciato alla maniera frigia da sa- te evocare ancora una volta il cerdoti non solo variopinti, ma nostro duplice dio di Treviri. anche evirati, i Galli: il cui com- Quando i Romani giunsero in portamento sguaiato doveva quelle terre per fondare la loro certo contrastare con i costumi colonia, qualcuno, di fronte a tradizionali della citt. A suo una divinit locale chiamata Pitempo, per, anche ad Atene sintus, pens semplicemente erano giunti dallAsia minore di farla corrispondere a una deldivinit come Bendis e Sabazio. le sue, Vertumnus. Al contrario Si trattava forse di un fenomeno il missionario cristiano, giunto diciamo recente, quando ormai nello stesso luogo, di fronte a Pile citt antiche stavano abban- sintus o a Vertumnus che fosse, donando la (presunta) purezza non avrebbe esitato a decretare delle origini? Niente affatto. Ro- la sua appartenenza al novero ma era ancora ai suoi inizi degli di falsi e bugiardi. quando aveva fatto proprie di RIPRODUZIONE RISERVATA

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