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Cosa fa la tua Regione per i Diritti Umani?

L’impegno della Regione Veneto, da sempre sensibile a questi temi, nella promozione dei diritti
umani e della cultura di pace inizia verso la fine degli anni ’80. Va riconosciuto e apprezzato il
primato della Regione Veneto che a livello nazionale è stata la prima a dotarsi di una legge in una
materia che ancora oggi non è percepita in tutte le restanti regioni d’Italia. Con la legge regionale n.
55 del 16.12.1999 («Interventi regionali per la promozione dei diritti umani, la cultura di pace, la
cooperazione allo sviluppo e la solidarietà») la Regione Veneto avvia un percorso di attuazione di
specifiche politiche per la pace, i diritti umani e la cooperazione allo sviluppo. Così la Regione si
impegna e si disciplina sulle attività da realizzare per la promozione della materia dei diritti umani
e, inoltre, promuove e sostiene anche l’impegno degli organismi, sia pubblici che privati, presenti e
attivi nel territorio veneto.
L’attivazione di organi quali il “Comitato per i diritti umani e per la cultura di pace” e il “Comitato
per la cooperazione allo sviluppo” ha contribuito ad approvare un primo Programma triennale e un
Piano annuale, come previsto dalla L.R. 55/1999.
Il Programma triennale definisce obiettivi e priorità da perseguire nel triennio, seguendo di
volta in volta le indicazioni che emergono in sede internazionale (ad esempio l’importante linea
guida rappresentata dalle Nazioni Unite). Definisce, inoltre, i criteri di selezione delle iniziative di
promozione dei diritti umani e di assegnazione di contributo per le attività da realizzare. Il Piano
annuale, di attuazione del Programma triennale, individua le iniziative da realizzare nell’arco di
quell’anno, sia su impegno diretto della Regione Veneto che tramite la concessione di contributi a
soggetti pubblici e privati (ad esempio: Associazioni onlus, Ong, Enti locali, il mondo della scuola,
ecc).
La difesa e la promozione dei diritti umani partono così dal basso, dal territorio locale, rendendosi
più tangibili e più vicini alla popolazione; coinvolgendo e sensibilizzando il più possibile la
cittadinanza e la società civile, cioè TUTTI NOI.
La giunta regionale prevede al suo interno l’Assessorato alle Relazioni internazionali, ai Diritti
Umani, alla Cooperazione allo sviluppo. In particolare le attività di competenza di questo
assessorato sono fortemente gestite dalla Direzione regionale Relazioni Internazionali,
Cooperazione Internazionale, Diritti Umani e Pari Opportunità. In testa a suddetta
Direzione vi è il Dott. Diego Vecchiato, guida di un team di collaboratori efficienti e sensibili alle
tematiche cui sono indirizzati i rispettivi uffici. Lo abbiamo incontrato per Voi e gli abbiamo rivolto
delle domande.
Intervista al Dirigente regionale Dott. Vecchiato

Elisa: Da quanto tempo è alla guida di questa Direzione?


Dott. Vecchiato: Dal Novembre del 2002.
Elisa: E’ quindi riuscito a vedere l’evoluzione di questi 5 anni.
Dott. Vecchiato: Si, anche perché ho fatto il funzionario dal 1990 al 2000, con vari incarichi e
infine il dirigente sempre in questa direzione, occupandomi di Alpe Adria, dell’Assemblea delle
Regioni d’Europa, di rapporti internazionali, poi di diritti umani, per un breve periodo di
immigrazione. Dal 2000 al 2002 sono stato Dirigente in Consiglio regionale. E nel 2002 sono stato
nominato Direttore della Direzione Relazioni internazionali.
Elisa: Tenendo come punto di riferimento la “Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo”, del
1948, la materia dei diritti umani si può considerare molto giovane; si è affermata da 50 anni, che
nel complesso della Storia del mondo non sono tanti. Resta probabilmente una disciplina ancora
un po’ sospesa. Come si stanno sviluppando i diritti umani?
Dott. Vecchiato: Sono parzialmente d’accordo con te, nel senso che ai diritti umani sono dedicati
documenti ufficiali dopo il Secondo Conflitto Mondiale; ma ci sono scuole di pensiero filosofiche e
giuridiche che pongono prima la nascita di un’attenzione a questo tema. Però i diritti umani visti
nella loro logica moderna ed evoluta appaiono dalla Dichiarazione Universale, seguita da un corpus
di norme che si è poi sviluppato. Mi viene anche da dire che, per fortuna, è cresciuta negli ultimi
anni una sensibilità diffusa. Sul piano scientifico-culturale si è visto il fiorire, per qualcuno in modo
eccessivo (io ritengo di no) di corsi di laurea e di specializzazione in tema di diritti umani, ma
anche di cooperazione allo sviluppo, così come delle istituzioni di tutela dei diritti, che credo
vadano non solo a diffondere una crescente sensibilità, ma anche delle competenze che sono
essenziali e che dovrebbero poi tradursi nella pratica. Come accade in Paesi in cui questa sensibilità
è più storicamente consolidata- come nel Nord Europa e in Canada- dove ci sono tante strutture
che richiedono un apporto professionale che deriva proprio da queste Facoltà. Sulla tematica diritti
umani nelle stesse imprese, specie a dimensione internazionale, viste da molti lontane dai diritti
umani (vedi lo sfruttamento del lavoro minorile) si sta diffondendo un’attenzione all’etica
d’impresa, vista non solo come etica del profitto, ma a 360 gradi. Quindi con tutta una serie di
attenzioni che vanno poi a incidere su quella che è la cultura complessiva dei diritti umani. Sono
ottimista circa la crescita di questa sensibilità a queste competenze, nel realismo che tante
violazioni continuano comunque a esserci quotidianamente .
Elisa: Si può parlare quindi di un’evoluzione, in generale, positiva, ma non crede che rimanga
ancora qualcosa, come dire, “d’élite” e cioè fermo nelle alte istituzioni? Questa sensibilità sta
realmente arrivando ai cittadini?
Dott. Vecchiato: Son d’accordo sul fatto che la cultura dei diritti umani rischi di essere una
cultura d’élite se riferita alle capacità professionali, nonché alle conoscenze e alle competenze
approfondite degli studiosi della materia. Ma che ci sia una sensibilità ampia e diffusa è un dato di
fatto. Quando ci occupiamo dei diritti dei bambini, delle problematiche legate agli anziani, di
imprese che devono essere attente al profitto ma anche alle ricadute sull’ambiente delle loro
attività; quando si pensa a come incidere su decisioni importanti; in generale, quando andiamo a
considerare i tanti aspetti della vita comune questi possono sembrare lontani dalla dimensione
colta e alta dei diritti umani, ma in realtà ne sono intrisi. Perché poi i diritti umani, per chi vi parla,
vogliono dire semplicemente affermazione della dignità della persona. Diritti e doveri: diritto di
essere rispettato, dovere da parte dell’altro di rispettare. Quindi a mio avviso la sensibilità ai temi
dei diritti è diffusa più di quanto pensiamo. Probabilmente sui temi dei diritti umani manca una
congiunzione forte tra l’ambito alto, come hai detto tu, più istituzionale, e il vissuto quotidiano,
vissuto in cui siamo volenti o nolenti immersi.
Elisa: Non pensa che si rischi di avere due binari paralleli?
Dott. Vecchiato: Condivido l’immagine. C’è il rischio di percorrere questa tematica avendo due
binari paralleli che non diventano mai una monorotaia. Un binario rappresenta la cultura “alta” dei
diritti umani: con le Università, le istituzioni e la sensibilità diffusa sui diritti. Sensibilità elaborata
da quel mondo di persone impegnate nell’associazionismo e nel volontariato, di tanti insegnanti
che (nonostante spesso, e talvolta forse a ragione, si parli male della scuola e dei suoi operatori)
sono personalmente impegnati nel diffondere, come educatori, una cultura di diritti umani nelle
loro classi, che magari non si nota e non si vede, ma c’è! Ma anche nel mondo delle imprese; basti
pensare anche alla dinamica del commercio equo e solidale che va diffondendosi nella realtà
comune e che è legatissima al tema dei diritti umani. È, senza dubbio,un percorso lungo e
impegnativo e che probabilmente non finirà mai; paradossalmente potremmo dire che si dovrebbe
arrivare a sperare che, chissà quando, non ci sia più bisogno né di studiare i diritti umani né di
istituzioni che li tutelino, perché i diritti umani saranno stati pienamente affermati. Temo che
purtroppo ciò non si realizzerà mai. Perché i diritti umani si legano strettamente alla dimensione
della natura umana, che io credo non sia fatta solo di aspetti positivi.
Elisa: E cioè come la vede?
Dott. Vecchiato: L’essere umano è molto complesso e come abbiamo persone straordinarie che
donano il proprio impegno per gli altri, ce ne sono delle altre che fanno esattamente l’opposto; e li
da subito c’è un problema di tutela dalle violazioni dei Diritti Umani. Credo però che ci siano anche
tante situazioni positive che vanno crescendo, che probabilmente meriterebbero di essere un po’
più diffuse e conosciute, nonché valorizzate. Ma qui apriamo un altro ambito di riflessione su ciò
che fanno i mezzi di comunicazione, che ci inondano di messaggi che sollecitano riflessioni che coi
diritti umani hanno poco a che fare.
Elisa: Infatti anche noi, che iniziamo ad occuparci di “comunicazione” ci rendiamo conto di come
manchi questa importantissima diffusione e divulgazione. Ciò nonostante, nella realtà locale
veneta, avverte un’ avvicinamento da parte del singolo lavoratore, studente, della persona anziana
piuttosto che adolescente, alla cultura di pace e diritti umani?
Dott. Vecchiato: Quasi quotidianamente riceviamo richieste di soggetti tra di loro in
comunicazione (rappresentanti di istituzioni, di associazioni, di scuole, di imprese e del mondo
della sanità) che propongono, e molto spesso realizzano, iniziative sostenute dalla Regione del
Veneto per l’affermazione dei Diritti Umani. In 5 anni che sono direttore di questa struttura è
esponenzialmente cresciuto il numero di progetti e di proposte presentati in riferimento ai bandi di
finanziamento per la diffusione e l’affermazione dei diritti umani. È cresciuto non solo come
numero, ma anche come qualità, come dimensioni progettuali; tant’è che ci confrontiamo con una
crescita incessante di iniziative, molte delle quali interessanti e importanti, non tutte purtroppo
sostenibili nonostante l’impegno crescente dell’Assessore Regionale alla Cooperazione
internazionale e Diritti umani, Isi Coppola, a garantire risorse per sostenere tutte queste attività.
Quindi c’è questa crescita, ma si rischia di celarla. Non so se per semplice disattenzione o per
propensione a dare più valore allo scoop e alla notizia scioccante, ma c’è una poca attenzione ad
approfondire e a dare informazione al cittadino veneto su queste attività. Credo non sarebbe cattiva
cosa se i giornali, tv, radio… i media insomma dedicassero addirittura dei cicli di trasmissione alla
tematica pace, diritti umani, ambiente, sviluppo.
Elisa: Delle rubriche…
Dott. Vecchiato: Si, delle rubriche, esatto; illustrando volta per volta quello che fanno le
associazioni, piuttosto che le scuole e le istituzioni, piuttosto che le imprese. Storie da raccontare ne
avremmo tante, qui ne abbiamo armadi pieni, però se non è il mondo della comunicazione che si fa
avanti noi fino a un certo punto possiamo intervenire, poi non è nostra competenza, non rientra
neanche nel campo delle nostre capacità professionali (sicuramente non di quelle di chi vi parla)
andare a fare il comunicatore professionista dei diritti umani, però ripeto armadi pieni di belle
storie da mettere a disposizione ne abbiamo!
Elisa: A parte quello che si percepisce nel quotidiano della direzione, ci sono anche degli altri
strumenti che vengono utilizzati per riuscire a sondare l’opinione pubblica?
Dott. Vecchiato: No, noi sondaggi organizzati non ne abbiamo mai fatti.
Elisa: C’è qualche associazione che lo fa per voi?
Dott. Vecchiato: No; anche perché confesso che un sondaggio porterebbe all’utilizzo di risorse
che, in una situazione in cui queste sono contenute, sinceramente preferiamo destinare al
finanziamento dei progetti. Però abbiamo comunque delle risposte positive e interessanti rispetto
al gradimento e alla qualità dell’impegno sul territorio per i diritti umani. Numero e qualità dei
progetti che sono cresciuti negli anni, come dicevo prima. Inoltre, l’attività che fa il Centro Diritti
Umani di Padova, da 25 anni; è un affidabile strumento e soggetto di feedback che ci conferma
l’impegno su questo fronte e se questo cresce. È interessante vedere come sul territorio tanti enti
locali, tante scuole aderiscono a campagne del Coordinamento degli enti locali per la pace. Ci sono
una serie di segnali positivi.
Elisa: Parlava di risorse, è ovvio che oltre a un dispendio di energie dei funzionari della Regione
occorrano effettive disponibilità finanziarie. Quale è la loro evoluzione?
Dott. Vecchiato: L’assessorato per i diritti umani, la cooperazione e le pari opportunità ha voluto
negli ultimi cinque anni quasi quadruplicare le risorse destinate a questo settore d’intervento. Sono
centinaia i progetti che abbiamo finanziato, ma sono molti anche quelli non finanziati. Questo
perché c’è una crescita costante di iniziative, di associazioni che si uniscono e di attività realizzate.
Non si riesce comunque a sostenerle tutte.
Elisa: E molte iniziative, come già detto, restano nell’ombra.
Dott. Vecchiato: Si, infatti. Da un soggetto esterno alla Regione potrebbe essere forse effettuata
un’indagine su quanto questi temi siano condivisi e conosciuti nel Veneto. Potrebbe essere
interessante poi confrontarci con questo, anche per migliorare il nostro lavoro. Noi facciamo
monitoraggio, ma per le attività di cooperazione internazionale. Valutiamo anche sul posto gli esiti
delle attività finanziate. Per la parte diritti umani un buon indicatore è, ad esempio, il fatto che il
Ministero della Pubblica Istruzione ci abbia chiesto anche quest’anno di organizzare l’evento che
periodicamente il Ministero dedica ai diritti umani. Si è tenuta un paio di anni fa una Conferenza di
formazione, qui a Venezia, dedicata agli insegnanti e dirigenti scolastici sui temi della cittadinanza
e dei diritti umani.
Elisa: Quella del 2002?
Dott. Vecchiato: Si, una nel 2002 e poi una nel 2005. Per il 2007 teniamo, a fine Ottobre, qui a
Venezia, un Seminario di aggiornamento per insegnanti e dirigenti scolastici sul tema dei valori
della Costituzione e sulla tematica dell’ambiente, sempre nell’ottica dei diritti umani come
paradigma di riferimento. Appuntamento periodico fortemente voluto dal Ministero anche come
riconoscimento di quello che la Regione Veneto storicamente fa in questo ambito e degli esiti che
poi si ottengono nelle attività scolastiche.
Elisa: La Scuola è importante, perché forma gli adulti di domani.
Dott. Vecchiato: Certo. Le scuole si occupano di tante cose, sarebbe bello se si occupassero
ancora di più dei diritti umani. Comunque tra le tante competenze e i tanti doveri degli insegnanti,
degli studenti e dei dirigenti c’è anche questa tematica, su cui la collaborazione tra Regione Veneto
e scuole è molto forte, molto alta. Abbiamo riscontri anche a livello nazionale.
Elisa: Con la riforma del Titolo V della Costituzione italiana c’è stata l’attribuzione alle Regioni
della gestione di attività internazionali, tra cui rientra anche la sfera dei diritti umani. Così un
soggetto “piccolo” quale la Regione può rapportarsi con realtà e istituzioni che hanno dimensione
mondiale, ad es. l’ONU, l’Unicef, l’Unesco, ecc. Come riesce la Regione Veneto a gestire e a
giostrarsi nei rapporti internazionali?
Dott. Vecchiato: Domanda complessa che comporterebbe ore e ore di analisi… hai fatto
riferimento alla legge costituzionale n. 1 del 2001, che ha riformato il titolo V della Costituzione, ma
non meno importante è la Legge 131/2003 (Legge La Loggia) che all’articolo 6 ha precisato,
ampliandole, le competenze internazionali delle regioni. Tant’è che oggi si può tranquillamente
affermare che esista una politica estera regionale. Ovviamente l’azione internazionale delle regioni
deve coordinarsi con l’azione dello Stato. Va detto che questa non è poi una novità per la Regione
Veneto.
Elisa: Perchè?
Dott. Vecchiato: Basti pensare che già nel 1978, a Venezia, veniva istituito uno dei primi modelli
di collaborazione internazionale che fu la comunità di lavoro “Alpe Adria”, anticipando tante altre
esperienze europee, e non solo, di collaborazione internazionale. Da quasi trent’anni il Veneto ha
una proiezione internazionale istituzionale. Vediamo come le norme di cui abbiamo detto, la
Riforma del titolo V della Costituzione e la legge 131/2003 siano andate in qualche modo a sancire
e consolidare delle esperienze che per il Veneto erano già state avviate da tempo e con
soddisfazione. Inoltre, nel 1990 a Venezia si riunì la “Commissione europea per la Democrazia
attraverso il diritto” che è un organismo del Consiglio d’Europa, istituito nel 1990. Commissione
che riunendosi da 17 anni ogni 3 mesi a Venezia è internazionalmente conosciuta come “Venice
Commission”.
Aggiungo che la Regione del Veneto già dal 1988 adottava la legge n. 18 per la promozione degli
interventi regionali in materia diritti umani e di pace, che apriva il solco anche per la cooperazione
internazionale. Veniva successivamente promulgata la legge regionale n. 18 del 1992, legge per gli
interventi di solidarietà internazionale, che ha consentito alla Regione di esser presente in maniera
sistematica e organizzata in interventi di tipo umanitario e di cooperazione decentrata nel mondo.
Fino alla legge regionale n. 55 del 1999, quindi comunque antecedente alle riforme costituzionali,
che ha organizzato l’architettura generale delle iniziative della Regione in materia di aiuto allo
sviluppo, aiuto umanitario, diritti umani; dando coerenza complessiva alle azioni della Regione.
Per quanto riguarda i rapporti con agenzie internazionali la nostra Regione è partner di progetti
cofinanziati dalla FAO (n.d.r. Food and Agriculture Organization), dall’Unicef, dall’Unesco (n.d.r.
United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization), dall’Unhcr (n.d.r. United
Nations High Commissioner for Refugees), dall’Undp (n.d.r. United Nations Development
Programme). C’è veramente un bel complesso di azioni internazionali che la Regione del Veneto
promuove, sostiene e attua, sui temi di cui stiamo parlando, insieme a partner regionali, nazionali e
internazionali che la vedono sempre più attiva. La nostra Regione è fortemente proiettata sullo
scenario internazionale da tanto tempo, adesso lo può fare anche in maniera più organizzata e più
riconosciuta a seguito delle riforme costituzionali intervenute.
Elisa: Potete vantare tantissimi primati, infatti la legge dell’88 è la prima legge sui diritti umani a
livello nazionale. Quando ancora oggi molte regioni italiane non si sono dotate di una legge su
questa importante materia.
Dott. Vecchiato: Ci sono delle regioni che purtroppo al tema dei diritti umani non hanno ritenuto
di riservare specifica attenzione. Mi ricollego un po’ al discorso del binario, forse tali regioni non
hanno una legge specifica, però in realtà questa materia è realizzata nell’ambito di iniziative per il
sociale, la cultura..
Elisa: Nell’altro binario, dove, in teoria, si fa più fatica..
Dott. Vecchiato: Magari i diritti umani sono presenti in tante parti dell’attività regionale (e
quindi un binario) però non c’è quell’altro binario, più istituzionale, che con una legge di pochi
articoli dica che una Regione vuole impegnarsi per promuovere e affermare sul suo territorio
politiche per la promozione di una cultura dei diritti umani. Forse basterebbe anche poco per
istituzionalizzare e per mettere insieme i due binari. Sarebbe bello e sarebbe importante avere una
legge che chiaramente dice “noi vogliamo fare questo per i diritti umani”. Avere norme che in tutte
le regioni affermino tale impegno in maniera chiara e assolutamente evidente forse sarebbe
certamente utile.
Elisa: Rientrando in Veneto, se lo si osserva con occhio esterno si scorgono da un lato una forte
presenza di iscritti a partiti o comunque di simpatizzanti ad essi- da persone comuni sino ad
arrivare a sindaci- che spesso finiscono sui giornali per dichiarazioni ritenute discriminatorie,
razziste o xenofobe. Fenomeno piuttosto evidente. Dall’altro lato, la Regione Veneto- come
istituzione ma anche come insieme di persone- è realmente impegnata nel portare avanti la
promozione e diffusione della cultura della non discriminazione e dei diritti umani. Potremmo
individuare anche qui due binari; come vede questa convivenza?
Dott. Vecchiato: La nostra è una Regione fortemente integrata, allo stesso tempo molto
diversificata; con problematiche diverse, in un territorio che cambia nello spazio di brevi
trasferimenti in autostrada. Fino agli anni ’60 molti veneti sono emigrati per bisogno, per
necessità. Adesso noi siamo una regione che riceve e integra moltissimi immigrati. Ora, rispetto
alle affermazioni di qualche rappresentante di comunità locali, che poco sembra siano attenti ai
temi di integrazione e di diritti, va comunque ricordato l’impegno di molti più numerosi,
rappresentanti di comunità locali o di associazioni che vanno in tutt’altra direzione. Credo che
ognuno sia libero di scegliere a quale scuola di pensiero aderire e di apprezzarne o meno i toni e i
contenuti. Da funzionario pubblico al servizio dell’istituzione e della comunità regionale, io tendo a
impostare la mia azione guardando ai fatti. Da noi i fatti sono che il Veneto è ritenuta una regione
che sul piano dell’immigrazione ha delle politiche che non solo declama nelle proprie leggi, ma che
attua con delle azioni di buona integrazione; con molti cittadini provenienti da paesi terzi che nel
Veneto lavorano, che hanno assistenza sanitaria e mandano i loro figli a scuola. Risulta ormai che il
10% delle imprese venete hanno come titolari cittadini stranieri immigrati e questo è un segno
importante. Al di là delle enunciazioni di qualche amministratore locale credo si debba essere
molto fermi non solo nel declamare, ma nell’impegnarsi affinché siano rispettati e applicati i diritti
internazionalmente riconosciuti; e siano anche rispettati i doveri da parte di ogni cittadino veneto e
di ogni persona che nel Veneto viene ospitata. Questa è una regione che offre servizi a chi
veramente vuole integrarsi e che chiede di seguire norme di convivenza civile. Guardando la
stampa italiana, certe affermazioni hanno per protagonisti sempre gli stessi amministratori di
alcune città venete. Io sto pensando a una città in particolare, che è Treviso dove abbiamo un
amministratore locale che ogni tanto si caratterizza per le proprie affermazioni. Può piacere o
meno, può suscitare disagio, ma personalmente devo dire che quando mi capita di andarci vedo
come Treviso sia amministrata e governata bene; come l’integrazione tra etnie e persone di
provenienza diversa sia affermata, com’è alta la qualità della vita di Treviso. Sinceramente rimango
molto colpito da come quell’amministrazione governi efficacemente la città, anche se talvolta sono
stato non positivamente colpito dalle affermazioni di qualche esponente dell’amministrazione
trevigiana.
Elisa: Si ritorna dunque a un problema di cui parlavamo all’inizio: c’è un problema di
comunicazione e di informazione che si ferma davanti ad alcune frasi piuttosto che divulgarne
anche l’intero operato. Per concludere, domanda secca risposta secca: i diritti umani sono più di
destra o più di sinistra?
Dott. Vecchiato: No, i diritti umani sono assolutamente trasversali. Non esiste un diritto umano
di destra o di sinistra. Chi usa queste categorie, che credo siano superate, è veramente rimasto
molto indietro; i diritti umani sono quanto di più lontano da classificazioni politiche, che
personalmente ritengo molto obsolete. Diritti umani vuol dire dignità della persona, rispetto,
equilibrio tra diritto ad essere rispettati e avere certe condizioni di sviluppo della persona umana e
dovere di rispettare i diritti altrui. Parlando, ad esempio, dei cosiddetti “diritti di ultima
generazione” (legati all’ambiente, alla pace, ecc.) come si può dire che la stragrande maggioranza
delle forze politiche non siano favorevoli a queste tematiche?! Io non so chi oggi non sia, pur con
graduazioni diverse, favorevole ad uno sviluppo equilibrato. Sviluppo, condizioni di pace, un
ambiente tutelato per tutti…credo che la costruzione della citata monorotaia che vede impegnati
anche quanti sono titolari di responsabilità politiche istituzionali o intellettuali o scientifiche
diventi veramente una grande sfida. Impegnarsi tutti a fondo e veramente per i diritti delle
persone, nel quadro dell’osservanza condivisa dei fondamentali principi di libertà e democrazia,
credo abbia poco a che fare con l’appartenere a una parte politica rispetto a un’altra. Ha a che fare
veramente con l’essere trasversalmente consapevoli che su questi diritti e sulla dignità della
persona siamo tutti sfidati a lavorare, affinché siano affermati sia in Veneto, in Italia, che in in ogni
parte del mondo. Cambiano la qualità e l’intensità delle possibili violazioni, ma non possono
cambiare la qualità e l’intensità del nostro impegno per contrastarle.
Elisa: Grazie!

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