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Alle origini di Rimini moderna (7).

Venezia concede privilegi per il commercio, tutte le cause civili o criminali debbono essere discusse in citt, i ribelli e i fuorusciti sono perdonati

Mare, monti e agricoltura


Passata sotto il dominio veneto nel 1503, Rimini ottiene condizioni di favore per la sua vita economica nei patti (detti Capitoli) approvati dal Doge. Ce li ha tramandati integralmente Cesare Clementini. Via i dazi Sono tolti i dazi sul commercio dei grani, e sul metter nei magazzini grano, biade e vino. Il vino esportato a Venezia dai cittadini, abitanti di Rimini e del contado, e dai proprietari stessi, paga il dazio secondo le regole della terre soggette alla Repubblica nella Dalmazia. Delle somme riscosse per condanne e pene, fanno a met il Comune di Rimini e la Camera ducale veneta. Si riconoscono a Rimini questi privilegi, consuetudini ed immunit: libera navigazione da e per il nostro porto con qualsiasi tipo di mercanzia, senzobbligo di andare a Venezia. Le esenzioni per il commercio, sia via terra sia via mare, previste soltanto per i periodi di fiera, sono estese a tutto lanno. Il transito verso Bologna libero con il consueto pagamento dei dazi, senza lobbligo di condurre le merci a Venezia, eccetto i minerali, e altre mercantanzie espressamente dal Senato proibite. I riminesi possono richiedere dallIstria tutto il legname di cui abbiano bisogno. Giustizia sommaria Un punto particolare dei Capitoli quello che prevede laffidamento degli Uffici in citt e in tutti i luoghi ad essa sottomessi, soltanto a Cittadini, e ad altre persone idonee dei medesimi luoghi. Le ricompense agli incaricati non debbono aumentare. Tutte le spese per lorganizzazione della vita pubblica (ovvero le paghe a Rettori della citt, giudici, custodi delle porte, e cos via elencando), non debbono essere sostenute dalla Repubblica veneta ma dalla citt di Rimini. Altrettanto interessante il patto che impone di gravare su cittadini o contadini per le spese pubbliche soltanto in tempo di necessit o di sospetto di guerra. Lobbligo di alloggiare le truppe, dando loro paglia e legna, spetta soltanto agli uomini del Contado e non ai cittadini, come stato solito. I cittadini e gli abitanti di Rimini che siano proprietari di terre nel Contado, possono liberamente portare in citt tutte le frutta che vi raccolgono senza pagare dazio, bolletta o colletta. Tutte le cause, civili o criminali che siano, debbono essere discusse in citt per minore spesa dei sudditi. A cittadini ed abitanti garantito un prezzo di favore per lacquisto del sale. Chi nei fatti recenti di rivolte e

saccheggiamento abbia subto un danno, faccia conoscere la verit in modo che i Rettori possano procedere a sommaria giustizia senza strepito di lite. Per il dazio pagato da chi non riminese, prevista la misura della met da versare alla comunit locale e dellaltra met per la Camera ducale di Venezia. Per cinque anni non sono ammesse denunce di forestieri a carico di riminesi, relative a fatti antecedenti al dominio veneziano. Infine al Comune di Rimini concesso di tenere una casa a Venezia per ospitarvi i suoi cittadini, con privilegi ed immunit goduti dalle altre citt suddite della repubblica. Ribelli perdonati Clementini ricorda poi che al Senato di Venezia piacque concedere, senza esserne stato richiesto, che tutti i fuorusciti, e Ribelli potessero liberamente rimpatriare, e che gli fossero restituiti i beni gi confiscati. Era una misura di pacificazione, come suol dirsi, per chiudere una pagina scottante del passato. Ma il Provveditore di Rimini Domenico Malipiero volle proseguire con le condanne e le confische, per cui gli interessati (particolarmente i Belmonti, e gli Adimari) si rivolsero al Senato. Che cos stabil: le delibere gi prese per confische, vendite ed alienazioni sono sospese e non vanno eseguite. Intanto a Roma il cavalier Carlo de Maschi, Legista celeberrimo Riminese, fatto senatore dal papa e poco prima levato dalla devozione de Malatesti, cerca di convincerlo a recuperare Rimini alla Chiesa. Il che avviene il 26 maggio 1509, dopo la sconfitta di Venezia, il 14 maggio da parte della lega di Cambrai. (Nel 1503 dal 2 ottobre al 24 novembre Pandolfo IV di nuovo signore di Rimini, ma sotto il governo veneziano.) La nostra geografia Nei Capitoli veneziani, ci sono alcuni aspetti da considerare. Quando si dichiarano non ammissibili per cinque anni le denunce di forestieri a carico di riminesi, per fatti antecedenti al dominio veneziano, si consapevoli che nei momenti pi inquieti possono agire dei provocatori che manovrano la cosiddetta plebe. Come dimostra Francesco Guicciardini per anni successivi, c chi agisce localmente ma ha legami con le altre realt italiane. Abbiamo incontrato Francesco Biancuto: a Rimini fa il capo dei ribelli sostenitori dei Malatesti, a Milano ed a Ferrara invece lavora come spia al servizio di Roma. Il perdono concesso a fuorusciti e ribelli una conseguenza di questa decisione puramente politica, di calmare le acque. Infine ci sono i provvedimenti economici che alleggeriscono i costi dei prodotti e favoriscono le esportazioni ed i commerci in entrata. Questo aspetto legato alla condizione geografica di Rimini. Con il porto pu guardare ad Oriente, tenendo docchio proprio Venezia i cui mercanti, come insegna Carlo M. Cipolla, gi dal Duecento sviluppano tecniche daffari superiori a quelle tradizionali di Bisanzio. La

campagna riminese produce in quantit che variano secondo gli anni: ci sono i periodi di maltempo e di passaggio di truppe, spiega Carla Penuti, che rovinano campi e raccolti. Ne deriva quel flagello della fame che un canonico bolognese, Gian Battista Segni, nel 1602 definisce pi crudele della peste. Le carestie, spiega Penuti, caricano le amministrazioni cittadine di spese e blocca il capitale privato per trovare cibo. Ne patisce anche il settore manifatturiero, lasciato senza investimenti. La via dei monti Oltre alle campagne ed al mare, ci sono infine pure le montagne. LAppennino non ci separa dalla Toscana, ma ci unisce ad essa. Lo dimostrano la vicenda di Dante esule a Ravenna e quella delle origini dei Malatesti, per le quali esiste un preciso itinerario tra Romagna, Marche e Toscana. Nel 1121 c un atto relativo ad Ugo detto Malatesta e ad un monastero della Toscana, San Lorenzo di Coltibuono. Nel 1129 lo stesso Malatesta si avvicina alla Romagna, figurando proprietario di un terreno sulla costa marchigiana a Casteldimezzo, fra Cattolica e Pesaro. Infine il 18 aprile 1131 il nome di Ugo appare in un atto relativo alla localit riminese di San Lorenzo in Monte. Un Istrumento del 1132 (sempre per San Lorenzo in Monte) reca fra i testimoni un Ugo Malatesta, come scrive L. Tonini. Nel 1184 una Berta degli Onesti di Ravenna moglie di tal Malatesta, che lo storico ravennate Vincenzo Carrari battezza Minore. Questo viaggio nel passato della nostra storia, ci offre loccasione di due brevi annotazioni, giostrate su autorevoli opinioni di illustri studiosi. La prima di un grande storico della Letteratura, Ezio Raimondi, che, a proposito del Rinascimento, ha spiegato la necessit di ridisegnare una sua geografia nuova, con il canone della complessit irriducibile a tradizionali formule di comodo. Trasferendoci in campo storico, piuttosto che seguire la catena dei fatti, dovremmo seguire il modello di una maglia o rete di Carlo Emilio Gadda, con fatti e figure che sintersecano fra loro. Gadda sostiene poi che occorre avere coscienza di questa complessit, sulla quale torna Raimondi. Laltra annotazione di Cipolla: la storia economica per riuscire comprensibile deve essere anche storia sociale. N la prima n la seconda tipologia di indagine sul passato, sono state sviluppate a Rimini, per cui i provvedimenti veneziani appaiono semplici elenchi che riguardano lalta politica e non tutta la vita di un territorio. (7. Continua) Antonio Montanari