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Istituto comprensivo

SCUOLA- CITTÀ PESTALOZZI


Scuola sperimentale statale
D.M. 10.03.06 - ex art. 11 D.P.R. n. 275/1999 - Scuola Laboratorio - Centro Risorse per la formazione docenti

LABORATORI , STRUTTURE E DIDATTICA LABORATORIALE


in Quale legame tra discipline, laboratori e progetti?
Da una discussione durante la Sessione Didattica di giugno 2006 a Scuola-Città Pestalozzi
30 giugno 06 – Stefania Cotoneschi

(...)
Con l’ultima riforma della Scuola, si è parlato molto di “laboratori” intendendo con questo termine molte
cose; si è cercato di usare i laboratori per estendere il tempo scuola, si è cercato di individuare nei laboratori
una modalità di insegnamento che continuasse in qualche modo a sviluppare una didattica non trasmissiva
ma di tipo costruttivistico, si è fatto riferimento ai laboratori per cercare di mantenere la consistenza
dell’organico, spesso inventandosi attività a dir poco fantasiose, si sono usati i laboratori per ampliare
l’offerta formativa, per colmare le lacune contenutistiche, per sostenere, per recuperare, per rafforzare, per
potenziare l’apprendimento...

A Scuola-Città Pestalozzi i laboratori hanno sempre fatto parte del curricolo, hanno sempre avuto pari
dignità rispetto a tutte le attività didattiche, non sono mai stati facoltativi. A questo punto ci è venuto
spontaneo interrogarsi su cosa intendiamo noi per laboratori e la discussione è apparsa subito complessa.
Per prima cosa abbiamo dovuto distinguere:
- Laboratori-struttura (quelli tradizionali di falegnameria, teatro, giornale, biblioteca e multimedia),
- Attività laboratoriali (sono “spalmate” in tutte le attività disciplinari e non dei nostri alunni),
- Progetti.
Se per rappresentare il curricolo della scuola usiamo la metafora di una strada, dobbiamo riconoscere che
lungo la strada si incontrano piazze e piazzette: si tratta di momenti di “apertura” verso altre discipline, verso
i saperi informali, verso linguaggi diversi, verso il fare oltre che verso il sapere. Questi momenti possono
essere più o meno prolungati nel tempo, possono coinvolgere più docenti, più insegnamenti, ma sempre
hanno uno stretto legame con la realtà.
Per quanto riguarda le attività laboratoriali concordiamo che necessariamente hanno caratteristiche diverse
a seconda dell'età degli alunni, questo è una delle tante cose che si potrebbero portare ad esempio di
“opportuna discontinuità” in un curricolo che si stende sugli otto anni, ma riteniamo di poter individuare
degli invarianti, ossia delle caratteristiche comuni:
- partecipazione attiva dei bambini,
- cura delle trasversalità all’interno dei curricoli,
- coinvolgimento attraverso problem solving
- sviluppo di competenze di tipo trasversale,
- presenza di obiettivi delle “life skills”
- attinenza prevalente allo stesso ambito disciplinare,
- esperienze spesso a piccoli gruppi che richiedono e stimolano autonomia personale,
- apertura all’imprevisto, alla variabilità, al pensiero divergente;
- ruolo dell'insegnante come coordinatore, facilitatore,
- uso del corpo come strumento cognitivo.
Verso la fine degli otto anni l'attività laboratoriale ha anche obiettivi metodologici oltre che
contenutistici, cioè si affrontano situazioni problematiche con l'ottica del…matematico, dello scienziato,
dello storico…
Tenendo conto che la realtà è complessa e che le discipline offrono strumenti vantaggiosi di classificazione e
comprensione, si cerca, anche attraverso le attività laboratoriali, di portare gli alunni ad avvalersi dei diversi
linguaggi disciplinari per la formazione, anche all’interno delle discipline, di competenze spendibili in ambiti
reali complessi.
Per far questo, è necessario prestare molta attenzione alla costruzione di contesti significativi e sollecitare la
“costruzione sociale delle conoscenze”, afferenti alle diverse discipline in collegamento stretto con la realtà
esperenziale e con le modalità emozionali di percepirla.
Questa attenzione al legame tra realtà, linguaggi disciplinari e interazione tra pari è importante lungo tutto il
percorso, sia a livello personale che di gruppo. Ne trae vantaggio l’alunno nel suo percorso di
apprendimento, perché nel confronto con gli altri ragazzi spesso interagisce in modo da modificare le sue
convinzioni sul piano cognitivo, e l’insegnante perché con questa modalità ha modo di registrare, monitorare,
e tenere in considerazione i diversi modi e stili di apprendimento degli alunni.
Pensiamo che le caratteristiche delle attività laboratoriali dipendano anche dalle discipline, ma
quanto e in che modo si stabilisca questa relazione potrà essere tema di ricerca e approfondimento. Per
l'inglese ad esempio il passaggio da lezione ad attività laboratoriale è continuo, inoltre con l’età, cambia la
percezione del mondo nei ragazzi, non basta più la relazione con le persone del gruppo, la discussione, ma è
necessaria l'introduzione e l’interazione anche con strumenti multimediali diversi; questa potrebbe essere una
modalità adatta anche ad altre discipline introducendo l’uso di laboratori multimediali.

È importante che le attività laboratoriali, svolte in piccoli gruppi, vengano riportate all'interno della classe
per un confronto, per riflessioni collettive, che consentano anche di mettere in luce modalità personali di
apprendimento e partecipazione (autovalutazione, metacognizione).

Una considerazione a parte va fatta sui LABORATORI “tradizionali” di SCP detti anche “strutture-
laboratorio”(giornale, falegnameria, teatro, biblioteca, multimedia).
Si tratta di ambienti funzionali, accessibili ed organizzati per offrire agli alunni opportunità didattiche diverse
e motivanti nelle quali poter utilizzare abilità specifiche e competenze trasversali, oltre alle competenze
disciplinari (con le quali è necessario esplicitare bene i collegamenti). Sono ambienti la cui utilizzazione può
essere flessibile a seconda delle esigenze delle classi. E’ necessario partire dall’analisi dei punti di forza e di
debolezza delle classi per capire quali parti delle programmazioni disciplinari possono essere sviluppate con
la didattica delle strutture-laboratorio e decidere se l’intervento avviene a cura del team di classe nella
struttura o anche con la diretta partecipazione degli insegnanti referenti delle strutture.
Inoltre le strutture-laboratorio richiedono:
• un curricolo con annesso un “pozzo di attività” scandito per età,
• competenze diffuse tra gli insegnanti della scuola perché nei diversi team di classe o di biennio siano
presenti le specificità necessarie per utilizzare gli ambienti relativi,
• docenti referenti che abbiano cura dell’ambiente, raccolgano e aggiornino i curricoli e possano
essere punti di riferimento per i colleghi.

(...)
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