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Le radici filosofico-politiche dellateismo contemporaneo

Lespansione dellateismo il fenomeno nuovo del nostro tempo. In Occidente leclissi dellidea di Dio ha assunto per non la sua forma pi sistematica, ma quella dellindifferenza religiosa. Un compendio del pensiero di Del Noce ci aiuta a individuare le radici dellirreligione contemporanea. [Da Il Nuovo Areopago anno 2 n. 2 (6) estate 1983 pp. 7-28] di Augusto Del Noce

1. Che lespansione dellateismo o, per dirne meglio la forma che essa assume, leclissi dellidea di Dio sia il fenomeno nuovo che caratterizza la nostra epoca non ci sarebbe bisogno di ripeterlo, se non fosse necessario che lattenzione sia concentrata sul suo carattere di novit, rispetto a qualsiasi periodo passato della storia; di pi, di novit non prevista, n negli anni di guerra, n nel primo decennio del dopoguerra. I termini del conflitto spirituale e politico erano allora pensati come quelli di civilt cristiana e di marxismo e si vedevano esaurite nellimpatto col marxismo le forme del cristianesimo laicizzato, cos nel loro aspetto teorico come nella loro capacit di penetrazione etico-politica, in modo che il richiamo toccasse di diritto alla trascendenza religiosa. Nel risveglio religioso confidava Pio XII, in ragione della profonda visione secondo cui la seconda guerra mondiale sarebbe stata la tragedia dellimmanentismo etico, di cui tutte le parti portavano le responsabilit. Vi confidava Maritain secondo quel che aveva scritto nel 1936, che al termine della dialettica dellumanesimo moderno ci si sarebbe trovati in presenza di due posizioni pure, lateistica da lui individuata, come la forma in cui avrebbe raggiunto il maggior vigore, nel marxismo e la cristiana (Humanisme Intgral, p. 42, ed. del 1936). Il primo decennio del dopoguerra appariva confermare la sua tesi degli anni Trenta, ma la storia dellultimo quarto di secolo sembra invece esserne la smentita radicale; la posizione cattolica a cui pensava che trova le sue armi concettuali in S. Tommaso dAquino ha traversato una grave crisi negli ambienti religiosi stessi; quanto al marxismo che allora riappariva come filosofia in Occidente dopo un lungo oblio (se addirittura non meglio dire che appariva, in quanto filosofia, per la prima volta se si lasciano da parte pensatori isolati o il breve successo nella Germania dei primi anni Venti), dove si trovano pi filosofi marxisti? Al pi, si trova qualche filosofo che vuol separare Marx dai marxismi: dobbiamo liberare ha detto recentemente il filosofo aderente al PCI, Luporini Marx dal marxismo e da tutti quegli scenari che si chiamano materialismo dialettico, socialismo scientifico e perfino materialismo storico o concezione materialistica della storia. Comprendere il vero senso di Marx esigerebbe dunque un lavoro che con ogni probabilit non avrebbe termine che fra un secolo. Il che significa per qualcosa di effettualmente ben chiaro in riferimento alla situazione presente, data lautorevolezza di chi ha pronunciato queste parole: il congedo dellappello al marxismo filosofico da parte del partito comunista italiano perch culturalmente e politicamente dinciampo. curioso osservare come leclissi dellidea di Dio abbia coinciso in Occidente ove si trova oggi lepicentro dellindifferenza religiosa con il declino dellinteresse per quella che tra le forme di ateismo la pi sistematica. Trentanni fa le opposizioni di cristianesimo e di marxismo e di democrazia e di totalitarismo tendevano a coincidere in uninterpretazione metafisica ed etica dei sistemi politici. Linizio del processo verso lindifferenza religiosa coincide col momento in cui lanalisi del meccanismi della democrazia e del totalitarismo venne considerata di pura per tinenza dei sociologi e dei politologi, senza intramettenze metafisiche. O con quello della, quanto discutibile si vedr, deideologizzazione della politica.

2. Credo che la via migliore per intendere questo spostamento sia ripensare la frase hegeliana sulla filosofia pensiero del proprio tempo. Ci si pu vedere, o ci si vede di regola, il punto di partenza dello storicismo, ma ci non affatto necessario. La verit che essa enuncia vale per la filosofia in generale; effettivamente una filosofia che non sappia render conto del presente storico si confessa come filosofia legata a un periodo storico passato, e questo vale per qualsiasi filosofia, immanentistica o trascendentistica che sia; pu perci anche darsi che lapprofondimento del mondo contemporaneo riporti a una metafisica della trascendenza, e questa la mia convinzione rispetto alla realt di oggi. Dobbiamo dunque preliminarmente domandarci quale sia limmagine che luomo comune occidentale si fa del nostro tempo, e come essa sia legata alla diffusione dellateismo. Ateismo? poi il termine esatto? Assai spesso si distingue tra ateismo e non credenza. Il primo consisterebbe in una risposta negativa al problema dellesistenza di Dio. La seconda in un allontanamento, teorico e pratico, dalla tradizione religiosa e dal riferimento della vita mondana ai suoi valori: c da pensare questo sarebbe il giudizio del non credente al miglioramento delle condizioni della vita terrestre e per il problema di Dio non c tempo. Non credo che questa distinzione abbia fondamento. Perch il vero ateismo non sta nella risposta negativa al problema di Dio lasciando sussistere per il problema risposta negativa che non mai riuscita a sostenersi, a raggiungere neppure lapparenza della persuasivit; se si accetta che il problema di Dio venga posto, lateo far sempre la figura dellinsipiens ma nella scomparsa del problema di Dio, come gi avevano compreso Comte e Marx. Ora questa scomparsa sembra aver trovato maggior diffusione nellOccidente che nei paesi dellEst; e bisogna andar cauti nel vedere segni di risveglio religioso, p.es. nellinteresse per forme religiose orientali, e naturalmente meno che mai in quello per lastrologia o per loccultismo; e neppure per le icone o per il medioevo cattolic o; si tratta, o almeno pu trattarsi, dellincorporazione delle religioni, in quanto passato dellumanit nel museo delluomo. La non-credenza lestinzione lenta, graduale e senza accento tragico, del problema di Dio. Contrariamente a quel che Marx aveva pensato, la scomparsa del problema di Dio avverrebbe nel mondo borghese; in quello di una non prevista da lui borghesia nuova, che ha rotto il compromesso cristiano-borghese del passato. La formula, talvolta pronunziata, ma pi spesso vissuta senza consapevolezza chiara, dellirreligione contemporanea la seguente: viviamo in un mondo nuovo, separato dal passato da una frattura radicale, in cui il problema di Dio non si incontra pi. Ma quale forza, quale principio ideale ha rinnovato il mondo? La rivoluzione di Ottobre che magari avr perduto la sua spinta propulsiva, cos da render necessario un processo di ringiovanimento, che la liberi da quegli aspetti che hanno portato a quel che comunemente vien detto socialismo reale, o invece il progresso scientifico-tecnico? Siamo qui alla domanda fondamentale: dobbiamo dare la priorit al memento politico (filosofico-politico) o allo scientifico nella spiegazione della genesi dellateismo contemporaneo (o sociologico, in dipendenza dalle nuove condizioni sociali determinate dal progresso scientifico-tecnico)? Nel progressismo laico che oggi tiene legemonia culturale le due interpretazioni si compongono, con la prevalenza della scientifico-tecnica. Ci troviamo oggi nel pieno del processo di modernizzazione (nella svolta storica di una modernit pienamente dispiegata); nei paesi arretrati (in cui ancora domina limpostazione dorigine teocratica) questo processo prende laspetto di teocrazia rovesciata (esempio lURSS); nei paesi avanzati, di passaggio alla societ aperta; ma il soggetto della storia presente sempre segnato dallequivalenza di modernizzazione-industrializzazione-secolarizzazione. Le civilt tradizionali a cui la modernizzazione si opporrebbe vengono definite sul fondamento di una limitazione di beni pensata come non eliminabile; la persuasione della non eliminabilit porterebbe allidea di una immutabilit della condizione umana, quindi di una miseria e di una situazione di dipendenza invincibili; dunque la proiezione in un al di l di una speranza che non pu trovare soddisfazione quaggi; quindi limmutabilit conferita ai valori, il primato del passato (dellautorit, dei doveri, del sacrificio, ecc.). Il progresso scientifico e tecnologico che caratterizza la societ moderna rispetto alle tradizionali sostituisce al pensiero di norme eterne a cui dovuta obbedienza quello di tecniche atte a un dominio sempre maggiore della realt; cos il futuro non sar la ripetizione del passato, e in quanto acquisisce questo carattere di realt altra e affatto nuova

si sostituisce allal di l. visibile, in questa posizione del progressismo laico, il surrogato feuerbachiano alla rivoluzione marxista, surrogato che intende eliminare di questa gli aspetti teologici; risposta di una borghesia nuova ( inutile dire che qui il nuovo non ha, per chi scrive, alcun significato di preminenza di valore); di una borghesia che ha saputo rinnovarsi e acquisire, nella traduzione sociologica, la positivit presente nello stesso marxismo. 3. Ma il fatto curioso che legemonia culturale del progressismo laico si estende a province largamente ampie del pensiero cattolico. Non frequente, e soprattutto lo stato negli anni passati, il dissenso sulla necessit di adeguare il cristianesimo alla modernizzazione., demitizzandolo (liberandolo dalle incarnazioni in forme culturali e pratiche di societ ormai perenti; dai compromessi con la metafisica greca, ecc.)? Lanima del poco ricordato Augusto Comte potrebbe sentirsi soddisfatta (1). In quella cultura cattolica che conosce oggi la maggior diffusione avviene il fenomeno che egli aveva previsto del passaggio dal pensiero metafisico al pensiero sociologico. Di pi, filosoficamente avrebbe ragione; isolata la fede dalla metafisica, parlare di una sua eutanasia diventa infatti necessario, checch certi teologi ne pensino. Nel passaggio allet scientifica, il Dio cristiano destinato a scomparire senza lasciar traccia, al modo delle divinit pagane. Il culto delle scienze umane (sociologia, psicologia), lavversione alla metafisica, lidea del recupero attraverso la separazione dalla metafisica greca (dalla mentalit platonica in genere) del cristianesimo autentico caratterizza quel cattolicesimo che si detto postconciliare ed a fondamento delle varie nuove teologie che qui superfluo nominate. Manifestare la dipendenza di questa posizione da uninterpretazione del tempo presente facile. Il suo punto di partenza, estremamente semplice, questo: la Chiesa Cattolica, dalla Controriforma in poi, stata il punto di riferimento della resistenza al trascendimento storico, come oggi si usa dire, della reazione che deve, per potersi affermare, idealizzare periodi ormai sommersi della storia; questattitudine stata cos prevalente che ancora nel 1922 lallora ancor giovane Maritain dava il titolo di Antimoderno a un suo libro programmatico a cui faceva seguire, lanno successivo, in piena coerenza, laltro sui Tre Riformatori (Lutero Cartesio Rousseau). In ci la Chiesa Cattolica appariva come peccatrice contro il mondo moderno, che aveva avversato in tutte le sue manifestazioni, dal liberalismo al socialismo, da Rousseau a Marx; pronta sempre al richiamo delle forze reazionarie, viste, in una prospettiva di utopia del passato, come vie verso la restaurazione della sacrale civilt cattolica. La reazionaria filosofia della storia cattolica si era organizzata nellOttocento; per coerenza con essa, la Chiesa cattolica poteva restare insensibile al richiamo quando le forze reazionarie si unirono contro il progresso nella democrazia, prendendo occasione dagli eccessi della rivoluzione sovietica? N varrebbe opporre che non si confuse, allora, con la parte irrazionalistica esaltatrice della potenza e della durezza, della negazione della piet, della compassione, perch avrebbe dimostrato di preferire la parte antidemocratica ancora al momento in cui era possibile la resistenza al successo di uno spirito reazionario destinato poi a realizzarsi nella forma pi estrema (anche se imprevista) di barbarie irrazionalistica con il nazismo; epilogo coerente che la Chiesa avrebbe condannano, ma debolmente. Perch? Secondo questi nuovi teologi la ragione non pu essere cercata in contingenti errori o in interessi di questo o quel rappresentante dellalto clero. Ci sarebbe un errore pi profondo che deve essere cercato in una tradizione culturale. I teologi e i moralisti cattolici tradizionali avevano parlato di verit e di valori assoluti, eterni, immutabili, e la scienza delle verit eterne era la metafisica, onde laccordo, intoccabile, tra metafisica greca e cristianesimo. Chi lo metteva in discussione cadeva sotto i fulmini della Pascendi e del giuramento antimodernista. Ora, limmutabilit delle verit eterne serviva bene a coprire limmutabilit dellordine cosmico; secondo una frase che ho sentito molte volte ripetere, le verit eterne offrivano il guanciale per il sonno del cristianesimo. Le nuove correnti del pensiero cattolico non si spiegano se non si pensa al contraccolpo non gi della storia contemporanea, ma di una sua interpretazione; da questo che si deve partire per intenderle, anche se si presentano ammantate di filologia biblica o sotto linsegna del ripensamento heideggeriano dello stesso

tomismo (non si tratta di discutere la grandezza filosofica di Heidegger; resta per il fatto che il suo pensiero viene adoperato per tutti gli usi). 4. Ritorniamo un momento su quel che ho chiamato il feuerbachismo occidentale. Linfluenza di Feuerbach sul nuovo positivismo e sulla psicanalisi, in quanto pretende di essere filosofia, nota. Penso si possa dire: lesito del feuerbachismo in questo secolo stato di dar luogo al dommatismo delle scienze umane, quasi ripetendo le vicende dellaristotelismo nei riguardi delle scienze dell a natura. Rispetto allateismo che si richiama allo sviluppo delle scienze umane sembra che la sua critica sia facile. Nulla aggiunge infatti alla critica feuerbachiana. Il suo argomento si pu riassumere cosi: luomo ha bisogno di Dio, dunque Dio non esiste; lillusione di unaffermazione non verificabile sensibilmente si proverebbe mettendo in luce il bisogno che lha provocata. Ma in realt troppo facile osservare che, se dal desiderio che luomo ha dellesistenza di Dio non si pu ricavare la prova della ma esistenza, almeno altrettanto arbitrario ricavare quella della sua nonesistenza. Pure, se si guarda meglio, questa risposta insufficiente; non basta parlare dello scientismo come dellhybris della scienza; se viene eliminata la dimensione metafisica, lassolutizzazione della scienza, dunque il passaggio allo scientismo, inevitabile logicamente conseguente. In questa prospettiva per la fede non c pi posto; non si vede come i dettati della Rivelazione possano inserirsi in unanima che a essi chiusa. Il processo progressivo di estinzione della religione non reversibile. 5. La connessione dunque tra il positivismo scientistico, nella variet di posizioni in cui si presentato negli ultimi decenni, e linterpretazione democratico-illuministico-progressistico-laica della storia contemporanea necessaria, con le conseguenze nel pensiero religioso che si sono dette, tra cui quella particolarmente curiosa per cui lavversario essenziale, se non unico, dellala progressista dei cattolici diventa lintegrista cattolico, Ma ci si pu domandare se i termini illuministici di progresso e di reazione servano a spiegare la storia di oggi; se al fondo delinterpretazione che si detta non stia una sottovalutazione del marxismo filosofico, nonch della potenza della causalit ideale nella storia. Potrebbe darsi che, curiosamente, siano proprio i democratici laici a dover obbligatoriamente sottovalutare la potenza filosofica del marxismo, e altrettanto curiosamente, sia proprio il pensiero religioso a poter riconoscere la potenza del marxismo teorico e ad assegnargli il giusto posto nella storia della filosofia. La tesi di cui mi propongo di tracciare qui i primi lineamenti la seguente: la rivoluzione mondiale e totale che era nel programma comunista non in corso (come pensano i comunisti) e neanche fallita (come pensano i vari assertori del dio che fallito); si deve dire che riuscita e fallita insieme. Riuscita perch, effettivamente, ha cangiato il mondo, determinando nellOccidente s tesso mutamenti intellettuali e morali di enorme portata; fallita perch ha concluso nella pi gigantesca eterogenesi dei fini che mai si sia avuta nella storia. 6. Secondo un giudizio che oggi prevale in Occidente non si potrebbe neppure parlare di una filosofia di Marx; ed strano che, dope un ciclo, e in tanta dimenticanza dellopera crociana, si ritorni a una tesi che gi Croce, agli inizi del rinnovato interesse per il marxismo teorico, aveva pronunziato nel 37. La pretesa filosofia di Marx, dice oggi Colletti, sarebbe una miscela esplosiva, di straordinaria potenza, di pseudo-religione e. di pseudo-scienza, capace di conquistare, come ha fatto, il terzo del mondo, e che tuttavia si sottrae, per il suo carattere pratico e non teoretico, alla critica filosofica. Il mio parere completamente diverso. Qual il programma, soprattutto dopo la rivoluzione francese, del pensiero razionalistico-laico se non la liberazione delluomo dalla dipendenza, dipendenza anzitutto dal Dio creatore? Ora Marx stato colui che ha pensato sino in fondo, sino alle conseguenze estreme, questa idea. Caratterizzare in questi termini la sua opera pu apparire strano, perch sembra si possa osservare che il rifiuto di ogni dipendenza definisca piuttosto lanarchismo, a cui Marx, idealmente, e poi i comunisti nella realt pratica sono stati costantemente ed estremamente avversi, Non c che da pensare, per Marx, alla polemica contro Stirner che occupa gran parte della pi ampia delle sue opere filosofiche, Lideologia tedesca, poi a

quella contro Proudhon, e soprattutto a quella contro Bakunin. Ma la critica marxista si riassume nellasserzione che gli anarchici ignorino, o anzi vogliano ignorare, il corso storico e le sue leggi; cos che lintransigentismo di cui fanno sfoggio copra in realt lacquiescenza, il servilismo allo stato di fatto. Insomma, nellanarchismo si avrebbe il massimo della dissociazione tra lutopismo e il realismo politico e in ci linverso del marxismo. Il fine del rifiuto della dipendenza, come anima delluno dellaltro pensiero, rimane identica. Vero che la socialdemocrazia, nel periodo in cui si presentava come fedele allortodossia marxista o come revisionista, ma sempre nellorizzonte del marxismo, accentu allestrema lopposizione tra socialismo e anarchismo e interpret il marxismo come consiglio di prudenza ai rivoluzionari, secondo lespressione di Rodolfo Mondolfo. Non per davvero un caso che Lenin nello scritto che precede di un mese la rivoluzione di ottobre e di cui non bisogna perci dimenticare mai non solo il carattere simbolico di preludio, ma anche quello di chiave interpretativa per il fenomeno politico che, del tutto imprevisto dalle democrazie occidentali, avrebbe preso il nome di comunismo, Stato e Rivoluzione, definisce il rapporto tra marxismo e anarchismo nei termini precisi che ha detto, e stabilisce in questo punto la differenza tra il pensiero rivoluzionario marxista e lopportunismo socialdemocratico. Negare il carattere filosofico del marxismo mi pare impossibile, soprattutto qui in Italia. Perch qui che abbiamo avuto il tentativo pi rigoroso di vincere il marxismo, sino a espungerlo dalla storia della filosofia, entro una riforma della dialettica hegeliana, nellopera di Benedetto Croce; ebbene, sul f atto che questo tentativo sia andato fallito laccordo oggi pressoch unanime; anche se la lezione di Croce conservi la sua importanza, proprio perch lindagine mille ragioni del suo fallimento non stata ancora adeguatamente condotta; che dovrebbe portare, a mio credere, al giudizio che una critica rigorosa del marxismo sul piano dellimmanentismo filosofico impossibile. Negare quindi il carattere filosofico del marxismo si potrebbe solo alla condizione di espungere dalla storia della filosofia lhegelismo stesso. Non posso fermarmi su questo punto nella forma che sarebbe necessaria, ma chi vuole intendere lo pu. 7. piuttosto su due altri temi, scarsamente toccati nellordinaria letteratura sul marxismo, che penso di portare ora lattenzione. Il primo, che non si pu parlare della filosofia di Marx indipendentemente dalla rivoluzione a cui ha dato luogo (2). quel che, del resto, lo stesso Marx richiede nella seconda delle Tesi su Feuerbach: La questione se al pensiero umano spetti una verit oggettiva non una questione teoretica, bens una questione pratica. Nella prassi luomo deve trovare la verit, cio la realt, il potere, il carattere immanente del suo pensiero. La disputa sulla realt o non realt del pensiero isolata dalla prassi una questione meramente scolastica. Pure, il suo insegnamento stato a questa riguardo generalmente disatteso; la pi rapida scorsa allenorme bibliografia che si accumulata su Marx negli ultimi decenni mostra che gli studi; ad es., sulla filosofia del giovane Marx, o sui Grundrisse, siano stati staccati dalla realizzazione pratica, quasi rappresentassero un modello, a cui i politici si sarebbero pi o meno adeguati, o che, pi generalmente, avrebbero tradito; e poich ogni ricercatore deve presentarsi come apportatore di qualcosa di nuovo, come scopritore del vero Marx, o qualcosa di simile, avvenuto che il marxismo si trasformato in una specie di fantasma che non si sapr quando avr mai occasione di provarsi con la storia, o che forse avr sempre il destino di essere tradito; e unoperazione simile stata condotta da molti storici, che hanno staccato il pensiero slavo di Lenin da quello delloccidentale Marx. Il rapporto tra il pensiero di Marx e lazione del suoi discepoli fu visto come quello tra un modello, che poteva restare ideale (ed vastissima la letteratura sul modello ideale rispetto al comunismo che si realizzato), e la sua realizzazione. I criteri che valgono per lo studio, per es. di Platone (rispetto al valore delle cui idee politiche, come norme di giudizio per la societ giusta, del tutto indifferente la riuscita pratica) finiscono nelluso accademico per essere usati anche per Marx. Isolato cos il marxismo teorico diventava, e diventa, necessaria la ricerca della sua conciliazione con forme di cultura che si sono formate in completa indipendenza da esso; e cos si ebbero i vari tentativi di accordarlo col giusnaturalismo, col neokantismo, col positivismo, con levoluzionismo e, pi di recente, con lesistenzialismo , con la

psicanalisi e con lo strutturalismo. Tentativi rispetto a cui le reazioni di Lenin e di Gramsci, che vi videro forme di involuzione del marxismo nel pensiero borghese, sono indubbiamente valide. In verit, lultima, notissima, delle Tesi su Feuerbach, secondo cui i filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo, dice gi la diversit, seguendo la quale deve essere studiata e valutata, della filosofia di Marx. La rivoluzione comunista, come fatto pratico, non pu venire interpretata che a partire dalla filosofia di Marx; e, per converso, questa filosofia non pu venire giudicata che a partire dalla realt a cui ha dato origine. Certamente, mi si potrebbe opporre che la rivoluzione di ottobre e quel che lha seguita non corrispondono al pensiero rivoluzionario di Marx, anche se le loro guide si sono servite di una fraseologia marxista; e c una interpretazione che data gi dallinizio del sovietismo, e che periodicamente riaffiora, secondo cui il marxismo e il leninismo dovrebbero venire dissociati, perch le radici della cultura e dellopera pratica di Lenin dovrebbero essere cercate nel populismo rivoluzionario russo, dal cui incontro il marxismo sarebbe uscito completamente trasfigurato. Penso invece si possa provare che la storia contemporanea, vista nella sua totalit, sia, insieme, la realizzazione del marxismo e la sua sconfitta. Con laggiunta che il marxismo non poteva realizzarsi che nel preciso modo in cui si realizzato, cos che si possa dire che la verifica pratica c stata e lha smentito. Siamo qui al problema del rapporto tra Marx e Lenin: se Lenin sia stato il vero marxista ortodosso, perch ha inteso lessenzialit al marxismo della realizzazione, e della realizzazione in forma rivoluzionaria e non evolutiva oppure no. Ricordiamo quanto ha scritto Lukcs nellintroduzione a Storia e coscienza di classe, sul finire del 1922: che il presupposto dellopera politica di Lenin costituito in ultima analisi dalla sua profondit, grand ezza e fecondit in quanto teorico. Questa influenza poggia sul fatto che egli ha portato lessenza pratica del marxismo ad un grado di chiarezza e di concretezza mai raggiunto prima di lui, traendo questo momento dalloblio quasi totale nel quale esso era caduto e rimettendo cos ancora una volta nelle nostre mani, mediante questo atto teorico, la chiave per una giusta comprensione del metodo marxista (e in forma simile si esprime anche Gramsci). Sulla traccia di Lukcs direi che lopera di Lenin serve a mettere in chiaro quellordine di antecedenza ideale del memento filosofico rispetto al rivoluzionario e leconomico (sebbene, naturalmente, i due momenti siano inscindibili). Consideriamo le frasi del Che fare? lo scritto del 1903 da cui si suol datare linizio del leninismo che suscitarono allora maggiore scandalo negli ambienti socialisti e che ancora oggi sono oggetto di controversia: la coscienza politica di classe pu essere portata alloperaio solo dallesterno perch con le sue sole forze la classe operaia in grado di elaborare soltanto una coscienza tradunionista, e dal punto di vista della posizione sociale, i fondatori del socialismo scientifico contemporaneo, Marx ed Engels, erano degli intellettuali borghesi. Nonostante le proteste dallora e il dissidio con Trockij, sono asserzioni che ricalcano un passato del Manifesto a cui non si dedica, normalmente, troppa attenzione: infine, in tempi nei quali la lotta delle classi si avvicina at momento decisivo, il processo di disgregazione allinterno della classe dominante di tutta la vecchia societ assume un carattere cos violento e cos aspro che una piccola parte della classe dominante si distacca da essa e si unisce alla classe rivoluzionaria, alla classe che tiene in mano lavvenire. Quindi, come prima una parte della nobilt era passata alla borghesia, cos ora una parte della borghesia passa al proletariato; e specialmente una parte degli ideologi borghesi che sono riusciti a giungere allintelligenza teorica del movimento storico nel suo insieme. Certo, che la classe che ha avuto dalla storia il compito di attuare la redenzione universale non possa svolgerla che sotto la direzione di una cultura che le viene dallesterno e, di pi, da intellettuali ch e appartengono alla classe che deve evertere, pu apparire singolare; n veramente mi pare che nella storia del marxismo sia mai stata data una risposta esauriente al problema delle eccezioni, per cui alcuni borghesi possono sottrarsi alla falsa coscienza di cui sono prigionieri in ragione della loro classe. Anche se innegabile quel che Lenin sosteneva: la filosofia vera immanente al proletariato soltanto in forma virtuale di conoscenza oscura e confusa, non fossaltro perch non pu subire linquinamento che il pensiero borghese egemone della cultura gli trasmette; occorre, perch questa filosofia possa passare allatto, lazione di intellettuali che non siano per intellettuali comuni il cui

sguardo non va oltre lorizzonte della borghesia e che essa sceglie perci come suoi cani da guardia. Dunque, intellettuali in possesso di una conoscenza superiore, che li rende capaci di intendere il processo della storia nella sua totalit; dunque, i nuovi gnostici, che, nei tempi moderni, hanno assunto la fisionomia dei rivoluzionari di professione (3). Eppure, come si visto, Lenin continua Marx, e inoltre lalternativa che egli pone esatta: o rivoluzione resa possibile soltanto da una coscienza di classe attribuita al proletariato dallesterno, o un riformismo che rinuncia definitivamente alla rivoluzione. Per si apre, con questa tesi leninista, la via verso quello che suol venir detto socialismo reale attraverso una serie di anelli cos saldamente legati che rompere la catena impossibile. Nello sviluppo coerente che il leninismo ha percorso (e ci sarebbe da insistere su questa coerenza) a partire dalle tesi enunciate nel Che fare? si ha linversione del rapporto che il marxismo corrente stabiliva tra classe e partito. La linea intransigente del marxismo conserva lidea della dittatura del proletariato, praticamente dimenticata dal marxismo revisionista, come necessaria per la transizione rivoluzionaria; la raffigurava come il primo esempio storico di una dittatura della maggioranza sulla minoranza, poich la storia sino a oggi sarebbe stata la successione di una serie di dittature di minoranze su maggioranze. In conformit ai principi del leninismo si realizzata invece come dittatura del partito (cio di quella minoranza che costituita dai rivoluzionari di professione) sul proletariato; che diventa cos la materia a cui tale rivoluzionario (rispetto al quale non si insister mai abbastanza sulla dipendenza, come continuazione e trasformazione, del filosofo della storia ottocentesca, trasformato perch fatto interprete e creatore dellavvenire) deve dar forma, o come lo strumento di cui si serve. noto come sulla base del partito, ma in perfetta coerenza col processo di cui si parlato sinora, si sia poi costituita nel tempo successivo alla lotta rivoluzionaria una nuova classe, tecno-burocratica, fondamentalmente diversa da quella dello strato dei burocrati in uno stato non comunista, perch quelli comunisti non hanno nessuno sopra di s; e in ci costituiscono una classe che accentra in s tutto il potere, perch non trova limiti esterni proprio in ragione della collettivizzazione della propriet; e che pi oppressiva di qualsiasi altra si sia affermata nella storia per ci che non fermata da limiti morali in qualsiasi arbitrio nei riguardi dei suoi sudditi; il miraggio della futura societ senza classi servendo praticamente come giustificazione di qualsiasi mezzo, anche di quelli che consistono nella negazione di ogni significato e valore alla persona singola. Siamo ora in grado di intendere quel che sia il socialismo reale: il modo in cui il marxismo che doveva cangiare la storia e creare unumanit nuova, quanto a dire una superumanit (4) o una realt totalmente altra (si sarebbe tentati di usare nel suo riguardo questo linguaggio dei teologi, se non ci fosse forse da domandarsi se nelladozione teologica di questo linguaggio non si debba vedere un riflesso del pensiero rivoluzionario), rientrato nella storia; alla condizione di infrangere lunit tra il motivo utopistico e il realistico-politico, a beneficio del secondo. Il discorso sul comunismo sovietico e sulla presenza in esso di motivi provenienti dal populismo russo riconduce a quello del momento religioso del marxismo. Si deve vedere nel sovietismo la realizzazione del marxismo, o un momento invece della storia russa? Si sa quanto sia vasta la letteratura intesa a sostenere luna o laltra di queste tesi. Penso invece che non vi sia contraddizione nel riconoscere, insieme, che Lenin stato il pi coerente tra gli interpreti di Marx, e che la rivoluzione comunista non poteva riuscire che incontrandosi con la tradizione populistica russa. Lintervento in quella prima guerra mondiale a cui non si poteva in alcun modo assegnare un carattere religioso, almeno da parte di quella che allora veniva detta lIntesa, aveva rappresentato per lo zarismo un giudizio di condanna a morte che pronunziava su se stesso; aveva infatti liquidato il suo sostegno essenziale che poggiava nella fede popolare nel primato russo per unopera di redenzione del mondo. Ora, di questa fede si impadron il leninismo, in termini di una religione rovesciata. per questo tema del primato russo nella causa rivoluzionaria che Stalin si converte a Lenin; e si pu dire contro di lui tutto quel che si vuole, ma non che non abbia operato la giuntura (forse oggi in crisi) tra tradizione russa e marxismo; o negare che senza la sua opera nessuno nel mondo si ricorderebbe pi del marxismo. Se si deve ammettere che ci sono novit di Stalin rispetto a Lenin, questo riconoscimento deve per accompagnarsi con quello che non c nessun principio del leninismo che permetta di condannarlo; se rispetto alla misura degli orrori Stalin ha certo

raggiunto livelli insuperabili, non bisogna dimenticare che il principio della legittimazione degli orrori era gi stato affermato da Lenin. Attraverso dunque la mediazione del populismo russo il marxismo ha raggiunto la storia, ma nel senso della continuazione secolarizzata del zarismo. Tradimento della rivoluzione? S e no; rispetto alle intenzioni di Marx, certo, e questa incarnazione storica delle sue idee era indubbiamente lultima cosa che il suo spirito profetico gli permettesse in certo qual modo di prevedere. Ma pure bisogna riconoscere che questo tradimento, nel senso di rovesciamento delle intenzioni e previsioni originarie, non addebitabile alle responsabilit degli uomini perch era, come si visto, gi contenuto nelle premesse; dalla filosofia di Marx al socialismo reale la continuit rigorosa. Indubbiamente nulla permette di affermare che la rivoluzione marxista dovesse necessariamente avvenire; ma non poteva aver successo, come evento di significato cosmico, condizionante lintera storia del nostro secolo, che nella forma che ha avuto (il Gulag avrebbe potuto essere memo duro che ai tempi di Stalin, ma il principio che intende legittimarlo non sussiste). Si obietter: dire che c un processo necessario dal marxismo teorico al socialismo reale, e che esso si confonde con la continuazione secolarizzata dello zarismo conferma la tesi che il laicismo occidentale ha enunciato, anzich negarla; perch essa distingue con la maggiore nettezza il processo di modernizzazione dalla rivoluzione marxleninista, e il punto su cui verte la critica al marxismo proprio quella di teologia rovesciata. Le stesse critiche a punti parziali si riconducono, a ben guardare, a questa fondamentale. Andiamo adagio. constatazione indiscutibile che i risultati di questa modernizzazione non appaiono affatto confortanti. Mi piace qui ricordare quanto ha scritto di recente in un suo bel libro, Il mondo contemporaneo (5), uno studioso di indirizzo laico, Ernesto Galli della Loggia. Con la diffusione del modello occidentale si avuto il pi massiccio attacco alla tradizione che si sia mai vistodi questa vera e propria morte del passato, di questo inaridimento del lascito vitale della tradizione, hanno fatto nellultimo quarantennio larghissima e crescente prova le societ occidentali... Sulla possibilit, per individui e masse siffatte, di affrontare un futuro carico di tutti gli interrogativi e di problemi che in queste pagine si cercato di illustrare, e di non uscirne stritolati o definitivamente stravolti, probabilmente si gioca la sorte della civilt di una parte del mondo, di quellOccidente cio, destinato in questo caso, come in tanti altri a cimentarsi in una difficile lotta con i frutti avvelenati delle sue stesse seminagioni. Morte del passato, ossia quello che con una parola assunta oggi a gran moda vien detto nichilismo (devalorizzazione dei valori finora considerati come supremi ossia fine del mondo comune dei valori come sistema unitario di riferimento per le coscienze o pluralismo dei criteri morali); le cause primarie della diffusione di questo fenomeno devono essere cercate nella diffusione che il pensiero marxista ha avuto nel secondo dopoguerra. La famosa crisi dei valori occidentale, di cui tanto da tanto tempo si parla, non ci sarebbe stata, o sarebbe stata comunque contenuta, senza la scossa del marxismo. Se esso non alimenta oggi pi una fede rivoluzionaria, le negazioni filosofiche che ha pronunciato sono entrate nei giudizi correnti. Si pensi alla diffusione di parole come alienazione (che per altro designa un fenomeno reale; per diverso nella sua forma attuale da quello descritto dal marxismo), mistificazione, falsa coscienza, smascheramento o la stessa realizzazione o ad altre espressioni che se anche non coniate dal marxismo ortodosso rientrano nella sua scia, come demitizzazione, scuola del sospetto, tecnica della diffidenza. 8. Arriviamo cos al secondo dei temi che mi ero proposto di trattare. Il laicismo occidentale si presenta oggi o come inveramento del marxismo teorico, o, ora pi spesso, come una alternativa conseguente alla sua riduzione a ideologia atta a promuovere il processo di modernizzazione nei paesi sottosviluppati, come si visto. Non cos: un aspetto della sua decomposizione; di una decomposizione del marxismo teorico che necessaria, e che il suo esito storico. Non mi sembra si sia insistito sullaspetto per cui il marxismo , sotto ogni riguardo, la maggiore conciliazione di opposti che si sia avuta nella storia del pensiero. Lutopismo portato al massimo suo grado, si concilia, proprio per questo, con lestremo realismo politico; la forma pi radicale dellateismo con quella che potrebbe venir detta lultima grande religione, non fossaltro per la sua capacit di

diffusione, estesa ormai al dominio del terzo del mondo, paragonabile a quella che in passato ebbero il cristianesimo e lislamismo; lunit di materialismo e di dialettica, spinti anchessi, luno e laltra, a livello estremo. Utopismo portato alle conseguenze ultime; e non un caso che a differenza degli utopisti consueti, Marx non indugi nella descrizione della societ futura e si limiti genericamente a dirne i caratteri per via negativa; ci perch la sua societ futura pensata come talmente altra rispetto allesistente che cercare di descriverne i caratteri sarebbe cadere nella fantasticheria; dunque, non in ragione di un utopismo moderato, ma di un utopismo portato allestremo. Gli utopisti precedenti potevano dilungarsi nella descrizione della societ perfetta perch la raffiguravano come la realt presente liberata dalle contraddizioni; per Marx invece sono le contraddizioni della realt presente a generare la nuova societ i cui caratteri non possono proprio per questo venir dati altrimenti che per via negativa. Transizione dal regno della necessit al regno della libert possibile soltanto attraverso una rivoluzione diversa da ogni altra, perch le rivoluzioni che si sono succedute nella storia intendevano sostituire il predominio di una classe allaltra, la marxista invece vuole labolizione delle classi; e linglobamento dei valori nellunico valore della Rivoluzione non pu non portare alla totale inclusione delletica nella politica; quellinclusione che definisce pure la novit, rispetto a ogni altro precedente ordine politico, di quel che si suol chiamare totalitarismo; che ne anzi la sola definizione precisa, e di cui gi e soltanto nel pensiero di Marx si possono trovare le premesse teoriche obbligate. Trasposizione della fede dallal di l allal di qua, ma pur sempre fede; religione che abbandona e nega lidea di Dio per portare allestremo lidea di liberazione (e probabilmente lidea di secolarizzazione non si intende pienamente se non in riferimento alla trasposizione religiosa marxista); e in relazione a questo la permanenza trasposta di archetipi religiosi (funzione redentrice del proletariato, concepita sul modello religioso della Croce e della Resurrezione, ecc.). Aspetti, questi, delloriginario marxismo, richiamati da qualcuno dei suoi commentatori anche relativamente (molto relativamente) recenti (si pensi a Bloch). Ma che cosa successivamente avvenuto nel processo della realizzazione? Il momento utopistico scomparso, ed rimasto quel realismo politico che si espresso in quella novit che il totalitarismo (altrimenti non definibile che per questa totale risoluzione delletica nella politica). Il momento religioso, che si confondeva con lutopistico, in ragione della trasposizione che si detta parimenti scomparso (o sussiste soltanto nel suo aspetto clericale nel peggiore dei sensi che il termine pu avere; come ritualismo, ormai del tutto dissociato dalla fede). Questo per i paesi comunisti. NellOccidente (e in questo si pu parlare del superiore suo livello culturale) abbiamo la decomposizione del materialismo dialettico, anche se le forme di pensiero che hanno prevalso gli facciano scarso riferimento e preferiscano, in genere, parlarne con sufficienza, quasi fosse lideologia e la manualistica dello statalismo, o una versione deteriore del marxismo (ma il materialismo dialettico non appartiene soltanto ai manuali; e basti pensare a Lukcs per trovarvi una formula non banalizzata). Guardiamo meglio, tuttavia; nel pensiero occidentale avvenuto che il momento dialettico portato alle conseguenze estreme abbia soppresso il momento materialistico; e il momento materialistico, portato anchesso alle conseguenze ultime, condotto alleliminazione del momento dialettico. Abbiamo la forma dellestensione estrema del momento dialettico in una filosofia che domin lItalia tra le due guerre, e di cui si suole oggi parlare con una sufficienza che non giustificata: lattualismo di Gentile. Si confronti infatti il giovanile libro gentiliano sulla filosofia di Marx con la riforma della dialettica hegeliana svolta negli anni successivi; non ci si pu non accorgere che la continuit netta; la riforma dellhegelismo (dialettica del pensiero pensante sostituita alla dialettica del pensiero pensato) la continuazione di quellaspetto di verit che Gentile aveva ravvisato nel marxismo (la filosofia della prassi) e che, a suo giudizio e dal punto di vista della coerenza logica aveva ragione doveva esser separata dal materialismo. Non a caso la sua filosofia accompagn sino alla morte quella che voleva essere la vera rivoluzione del nostro secolo, e che del marxismo negava il materialismo, il fascismo; e che in una visione transpolitica della storia contemporanea non pu altrimenti venire definito che come un tentativo di rivoluzione dopo accolti i risultati di quella controversia italiana sul marxismo teorico (1895-1900) da cui prende inizio nella forma crociana e nella gentiliana, e nellinfluenza di

Sorel sul pensiero politico, il pensiero italiano del 900 (6). Cose lontane, si dir, e quel che prevale oggi nel mondo occidentale lesatto rovescio di quel pensiero e di quella politica. Ma si consideri il materialismo presente delle scienze umane; si pu negare che esso sia quel materialismo, di cui gi parlava Marx, che intende render conto, a differenza dei materialismi antecedenti, o superante quella che veniva addotta come la loro non superabile difficolt, del mondo umano? Lestensione del motivo materialistico del marxismo deve portare a un completo relativismo, che include anche il rifiuto della verit del marxismo. Dal punto di vista, per, di questa estensione completa del materialismo non si pu parlare di una coscienza morale una e medesima per tutti; di valori che non siano modi con cui il soggetto si afferma, e ritorna cos nelle democrazie quella volont di potenza che si intendeva esorcizzare. Il materialismo occidentale coincide moralmente con legocentrismo totale, nel senso che tutto acquisisce significato soltanto per ci che pu diventare strumento per laffermazione del singolo soggetto, nel senso egoistico; e che reciprocamente pu sussistere soltanto in quanto utilizzato da altri. La comunicazione dellunico con gli altri assume valore solo in quanto e nella misura in cui moltiplica le sue forze. In conseguenza della caduta della coscienza morale unica e medesima in tutti i soggetti si stabilisce un legame di forze che viene valutato dallunico a seconda che lo potenzii o meno (7). Nichilismo, egocentrismo e materialismo fanno tuttuno. Quella che si chiama democrazia occidentale tende a identificarsi, insomma, col dominio della forza, o della forma anarchica di questo dominio; n si pu dire che Marx non avesse visto giusto nel caratterizzare lesito della societ borghese, ma si tratta di una societ che il marxismo non in grado di evertere; che ha contribuito, anzi, nella maniera decisiva che si visto, a stabilire le condizioni perch si sviluppasse nel grado pi alto. C percezione diffusa di questo? Era corrente sino a non molto tempo fa il termine di neoilluminismo come linea di pensiero e di pratica che conservasse, oltrepassandola, la positivit del marxismo (8); il suo uso pressoch scomparso, dato che le ragioni di un ottimismo progressista sono oggi venute meno. ***

celebre la frase di Marx nella giovanile Critica della Filosofia del Diritto di Hegel. Introduzione: La filosofia non pu realizzarsi senza leliminazione del proletariato, il proletariato non pu eliminarsi senza la realizzazione della filosofia, in cui la rivoluzione vista come realizzazione della filosofia. Ora, dal discorso che finora si condotto, risulta che questa filosofia si realizzata. Ma che cosa vuol dire questo se non che il nostro tempo non pu venir pensato se non si ammette una priorit della causalit ideale? Normalmente si attribuisce al marxismo il merito di aver riconosciuto limportanza della causalit materiale (9); quel che invece ha agito una filosofia di Marx che non si pu spiegare attraverso il materialismo storico. Applicare il materialismo storico alla spiegazione del marxismo infatti rilevare il parallelismo, ad es., tra lo sviluppo della borghesia e quello dellempirismo inglese; si pu perfino tentare di spiegare la filosofia di Cartesio con Cartesio uomo del terzo stato. Ma non si pu spiegare il pensiero di Marx col proletario Marx anzich, dal punto di vista logico, con Marx filosofo hegeliano che intende spingere alle conseguenze estreme la dottrina del maestro, ed perci costretto a rovesciarla; e se a tutti i costi si vuol passare al punto di vista della storia segreta, con una ripresa del profetismo ebraico interamente laicizzato dopo lhegelismo. E, di fatto, come si visto dallesempio del Che fare?, gli scrittori marxisti ragionano come se la filosofia di Marx e quel che nella filosofia classica tedesca la condiziona fossero esenti dal peccato originale del condizionamento storico; come se quella zona della storia della filosofia formi una specie di storia sacra in cui il pensiero di Hegel l Antico e quello di Marx il Nuovo Testamento. E non certo un caso che in Occidente la rinascita del marxismo abbia avuto costantemente, cos nei ventanni tra le due guerre come nel secondo

dopoguerra, il punto di riferimento nel pensiero filosofico piuttosto che nelleconomico, quasi che obbedisse al celebre articolo di Gramsci, scritto per salutare la rivoluzione di ottobre, in data 24 novembre 1917, La rivoluzione contro il Capitale. Realmente nella storia contemporanea noi troviamo una razionalit senza riscontro; veramente il dispiegarsi e lautoconfutazione di un sistema filosofico diverso in quanto si presenta, caso senza precedenti nella storia del pensiero, come filosofia ante factum. Questo sistema ha il suo principio nellateismo radicale (10) e ne contiene la definizione come rifiuto della dipendenza e nellasserzione che il senso religioso politico e sociale di questa liberazione sono inscindibili: Questo Stato, questa societ producono la religione, una coscienza capovolta del mondo, proprio perche essi sono un mondo capovolto... La lotta contro la religione quindi, indirettamente, la leva contra quel mondo del quale la religione laroma spirituale. innanzitutto compito della filosofia operante al servizio della storia di smascherare lautoalienazione delluomo nelle sue forme profane, dopo che la forma sacra dellautoalienazione umana stata scoperta. La critica del cielo si trasforma cos in una critica della terra, la critica della religione nella critica del diritto, la critica della teologia nella critica della politica (da La Critica della Filosofia del Diritto di Hegel. Introduzione). Ove si pu osservare che, nel caso dellateismo, la tesi che vede nelle filosofie la maschera della volont di potenza trova una conferma impressionante. Aggiungendo che la liberazione dalla dipendenza stata la ricerca, particolarmente sensibile nellOttocento, di ogni forma di immanentismo filosofico, e che contro limmanentismo idealistico (dellimmanenza di Dio nelluomo) Marx ha ragione; e che ad attestarlo non c esempio migliore di quel che avvenuto in Italia, nella forma del cedimento della cultura idealistica alla marxistica. E che, vichianamente, si pu scorgere il manifestarsi della Provvidenza in quella gigantesca eterogenesi dei cui andato incontro il perseguimento della citt senza Dio. Parlare di interpretazione transpolitica, o filosofica, della storia contemporanea, o dire che lepoca contemporanea quella dellespansione dellateismo dunque dire la stessa cosa. Dire che il problema di Dio, anzich volgere alla sua scomparsa, si ripropone oggi a partire dalla politica, prendere atto della sua autoconfutazione.

Note

(1) Per le analogie di pensiero tra Comte e Feuerbach cfr. il saggio dedicato a Comte dal card. Henri de Lubac in Le drame de lhumanisme athe, Paris 1945 (tr. it. Il dramma dellumanesimo ateo, Jaca Book, Milano); nonch, per la scomparsa dellidea di Dio in Comte, la classica opera di Henri Gouhier, La jeunesse de Auguste Comte et la formatione du positivisme, Paris 1933-41. (2) Avevo gi insistito su questa impossibilit nel mio saggio del 46, La non-filosofia di Marx e il comunismo come realt politica (successivamente ripubblicato in Il problema dellateismo, Il Mulino, Bologna 1964) ove col termine di non-filosofia intendevo alludere alla diversit del marxismo dalle altre filosofie. Ma ho dovuto attendere fino ad oggi perch la verit in completa indipendenza da quel mio saggio, ma proprio qui sta il carattere pi positivo della conferma di quel che avevo scritto venisse riconosciuta. Alludo al saggio di Vittorio Strada, Marxismo e postmarxismo, in Storia del marxismo, vol. IV, Einaudi, Torino 1982, ove tra laltro viene detto che gli infiniti esercizi di lettura di Marx continuamente ripetuti dalla cultura accademica occidentale, anche se filologicamente corretti, tolgono a Marx quella che lessenza pi vera e pi viva e non c bisogno di essere leninisti per riconoscere che Lenin, in questo senso, stato pi marxista di qualunque interprete, anche filologicamente corretto, dei testi del Marx giovane e del Marx vecchio: Lenin colui che ha fatto del marxismo un evento cosmico-storico, e Stalin, in questo senso [] stato un suo fedele allievo. (p. 110). E a quello di Lucio Colletti su LEspresso, 27 febbraio 1983, per cui Lenin colui che ha compreso lessenzialit che rivestiva per il marxismo il momento della realizzazione, [...] che ne ha portato a compimento la vocazione essenziale. (p. 69). Per intendere invece quanto sia diffuso il punto di vista opposto, per cui conviene staccare la considerazione del marxismo teorico dalla sua realizzazione comunista, prendo ad esempio quella che probabilmente resta la pi complessiva opera dedicata al pensiero marxista di un autore cattolico, La pense de Karl Marx (Ed. du Seuil, Paris 1956) di P. Jean- ves Calvez S.J., estremamente informato e filosoficamente penetrante. Scrive il Calvez: i critici non marxisti hanno di pi in pi indirizzato esclusivamente i loro attacchi al solo comunismo ortodosso, forma dottrinale evoluta del pensiero di Marx. Ora il comunismo, leninista e staliniano, non pu avere ricevuto, nel corso dei decenni, degli apporti estranei al pensiero di Marx propriamente detto... (dopo la pubblicazione, nel 1931, delle opere giovanili inedite) si assiste a unimportante riconsiderazione del pensiero marxista; la riflessione sul marxismo prende dimensioni nuove e la critica si volge pi esplicitamente di prima allesame del pensiero di Marx quale appare nei suoi propri scritti (p. 562, sottolineatura nel testo). stato il criterio generalmente seguito in anni successivi dagli studiosi, cos cattolici come laici, come marxisti. (3) Effettivamente chi parla di religione rispetto al marxismo deve avvertire che con lopera di Marx si riapre nellOttocento un conflitto tra la religiosit di tipo gnostico e la religiosit cristiana; certamente si tratta di una gnosi del tutto nuova, e sarebbe vano cercare una prefigurazione di tesi premarxiste nei testi gnostici, ed estremamente difficile e problematica la ricerca di un filo rosso della tradizione gnostica che porterebbe a concludere in Marx. Per limitata che sia, lanalogia si rivela per di grande importanza per quel che riguarda lidea gnostica essenziale; dei due mondi, ognuno dei quali ha il suo Dio, e del vero Dio che il Dio del mondo nuovo, di l da venire, del

tutto contrario al mondo presente in cui luomo vive come straniero. innegabile che il futuro, o lavvenire dei rivoluzionari siano la traduzione moderna, postcristiana, d el vero Dio degli gnostici Come documento rigoroso dello gnosticismo soggiacente al marxismo ha grande importanza lopera di Ernest Bloch; il suo libro di sintesi Ateismo nel cristianesimo (1968, trad. it., Feltrinelli, Milano 1971) estremamente interessante per documentare come questo autore, quando parla del cristianesimo, lo faccia costantemente rientrare nello gnosticismo. Nonch per il rapporto strettissimo che egli pone tra Hegel e Marx; effettivamente il tema estremamente importante, e non ancora sufficientemente approfondito, bench fosse gi state segnalato nei primi decenni dellOttocento, come Hegel, nel suo tentativo di risolvere il cristianesimo in filosofia, avesse incontrato la gnosi. A questo punto si possono enunciare due tesi: chi connette strettamente Hegel con Man costretto, lo dichiari o no, a presentare uninterpretazione di tipo gnostico del marxismo; chi, allopposto, intende scindere Marx da Hegel, si trova indotto, se vuole pensare questa separazione sino in fondo, ad abbandonare il marxismo. La ricerca, qui in Italia, della scuola dellavolpiana intesa a differenziare allestremo Marx da Hegel (dominata in ci dalla preoccupazione di sottrarre il marxismo nel riguardo della critica, che insieme continuazione, operata da Gentile) esemplare a questo riguardo per il suo esito, che avviene nel coerente abbandono del marxismo operato da Lucio Colletti. Il carattere gnostico del tipo del rivoluzionario di professione a cui tocca funzione di guida perch ha la conoscenza del processo della storia nella sua totalit indiscutibile. Cfr. al riguardo il libro di L. Pellicani, I rivoluzionari di professione. Teoria e prassi dello gnosticismo moderno, Vallecchi, Firenze 1974. (4) Sulla presenza, non accidentale, ma condizionante, dellidea della superumanit (circolante del resto in tutto lOccidente, e sovente combinantesi col mito di Prometeo) nel marxismo, ha spesso insistito chi sinora andato pi a fondo nel sue carattere gnostico, Eric Voegelin. Per il prometeismo di Marx si ricordi quanto scrive nella sua dissertazione giovanile su Democrito ed Epicuro: Prometeo il pi grande Santo e martire del calendario filosofico. (5) Il Mulino, Bologna 1982, pp. 410-414. (6) questo carattere a render conto dellenorme differenza che intercorre tra il fascismo e il nazismo, anchesso subalterno al marxismo, ma in senso affatto diverso. Il primo aspetto su cui infatti deve rivolgere lattenzione chi voglia intenderne la natura sta nel suo essere lesatto contrario del comunismo; nel senso che ne riproduce rovesciati, con completa simmetria, i caratteri, cosa che non si pu dire di alcun altro movimento anticomunista, e tanto memo del fascismo. Tutto avviene nel nazismo come se criterio di verit fosse la sostituzione di una categoria comunista con lesattamente contraria, tale per sempre nello stesso orizzonte materialistico del marxismo. Cos alla classe viene sostituita la razza; alla dimensione del futuro propria del marxismo si oppone il richiamo nazista alla dimensione del passato; alla laicizzata escatologia marxista che pone la societ perfetta alla fine dei tempi corrisponde il mito nazista che la pone prima della storia; luomo nuovo, la cui formazione il nazismo aveva di mira, avrebbe dovuto corrispondere al tipo arcaico, mai finora realizzato nella sua purezza, dellariano. Allo storicismo marxista si oppone il pi completo naturalismo; e questa antitesi capace di farci intendere nel suo significato pieno la stessa opposizione di classe e di razza. Allidea di rivoluzione si oppone quella di guerra, come guerra assoluta; guerra che risolve in s letica, e che perci non pu presentarsi che come guerra di sterminio, rinunciando a ogni maschera di liberazione. Resta che fascismo e nazismo non si spiegano che in relazione al comunismo, piuttosto che come continuazione di precedenti tradizioni

italiana e tedesca. Per uno svolgimento pi ampio su queste interpretazione del nazismo cfr. il mio art. su Il Sabato, 26 marzo 1983. (7) In questo senso si deve parlare di unattualit di Stirner per definire il presente nichilismo occidentale, soprattutto se di pensa che esso si caratterizza per il rifiuto assoluto del sacrificio; cfr. il mio scritto Linterpretazione transpolitica della storia contemporanea, Guida, Napoli 1982, pp. 2225. Nel saggio Apologia del nichilismo contenuto nel volume Problemi del nichilismo (Shakespeare and Company, 1981) Gianni Vattimo scrive: Per capire adeguatamente la definizione heideggeriana del nichilismo e vederne laffinit con quella di Nietzsche, dobbiamo attribuire al termine valore, che riduce a s lessere, laccezione rigorosa di valore di scambio. Il nichilismo, cos, la riduzione dellessere a valore di scambio. (p. 116). Sulla definizione posso concordare, ma non riesco a intendere come il nichilismo, cos definito, possa esser oggetto di apologia. (8) Per uno sguardo rapido ma preciso sul neoilluminismo italiano cfr. il Profilo ideologico del Novecento di Norberto Bobbio nella Storia della letteratura italiana Garzanti, 1969, soprattutto alle pp. 219 sgg., e, in generale, le opere di questo autore. (9) Cos, ad es,, Maritain in Humanisme integral (tr. it. Umanesimo integrale), p. 52 sgg., e soprattutto, in una formulazione pi rigorosa, La philosophie morale, Gallimard, Paris 1961, pp. 264-65. Non ho nulla da eccepire a quel che Maritain dice, e trovo anzi grandemente stimolante soprattutto quel che scrive nella seconda opera, ma resta che il materialismo marxista e la sua azione storica non si spiegano con la causalit materiale. (10) Anche qui concorde con Vittorio Strada che, parlando nel saggio cit. delle fonti del marxismo, afferma che la prima le cui acque si confondono con le altre tre e anzi le convogliano lungo un alveo da essa tracciato (le altre tre, ricordate da Lenin in un celebre scritto, sono la filosofia classica tedesca, leconomia politica inglese e il socialismo francese) di natura religiosa (nel senso di una contro-religione rispetto al cristianesimo) e costituisce il nucleo esoterico del marxismo di Marx e di quello a lui successivo, un nucleo che si manifesta pio, nella costruzione di Dio di Lunaarsk e Gork o, in diverso modo, in Ernst Bloch, e anche nello stesso ateismo militante (e fanatico di Lenin e dei suoi successori) ma che costituisce sempre lelemento connettivo originale del marxismo (p. 99). Tutto il saggio verte sulla dimostrazione che il comunismo, come si realizzato, obbedisce a questa prima fonte.