Vous êtes sur la page 1sur 3

Il futuro?

Lutopia delle piccole cose


MARC AUG

il grande paradosso della nostra epoca: non osiamo pi immaginare il futuro, proprio mentre i progressi della scienza ci offrono laccesso alla scoperta dellinfinitamente grande e dellinfinitamente piccolo. La scienza avanza con una tale rapidit che oggi saremmo incapaci di descrivere quale sar lo stato delle nostre conoscenze fra una cinquantina danni, che pure rappresentano, su scala storica, soltanto uninfima particella di tempo. Questo paradosso tanto pi stupefacente in quanto i progressi scientifici si accompagnano a invenzioni e innovazioni tecnologiche che non sono prive di effetti sulla vita sociale degli uomini.
CONTINUA A PAGINA 30

Oggi linaugurazione con Laura Boldrini


La terza edizione di Biennale Democrazia, dedicata al tema Utopico. Possibile?, si apre oggi a Torino, per proseguire fino a domenica, con la lezione inaugurale che la presidente della Camera Laura Boldrini terr alle 18 al Teatro Regio. Alle 21,30, sempre al Regio, in programma Lillogica utopia, un omaggio a Giorgio Gaber nel decennale della scomparsa, con Luca Barbarossa, Bruno Maria Ferraro, Dalia Gaberscik, Enzo Iacchetti, Andrea Mir, Michele Serra, Paola Turci e Sandro Luporini; conduce la serata Giovanna Zucconi.

MARC AUG
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

e tecnologie della comunicazione in teoria aprono a tutti possibilit multiple di relazioni. I mezzi di circolazione in teoria permettono a chiunque di percorrere il mondo. Le reti di distribuzione ampliano le possibilit di consumo. Da un altro punto di vista, possiamo constatare che la collaborazione dei saggi e dei ricercatori di tutto il mondo sempre pi necessaria al progredire della scienza: si comunicano i risultati o lavorano direttamente insieme, come al Cern che, a Ginevra, mostra come potrebbe essere lutopia realizzata di una vita sociale internazionale votata alla conoscenza e alla ricerca fondamentale. [...] Quello che inquieta, in fondo, che non sappiamo pi dove andiamo. Le utopie del XIX secolo descrivevano il mondo al quale aspiravano. Le grandi religioni sono state, e a volte restano, animate da un proselitismo che trova la sua origine nel mito fondativo. Il passato, da questo punto di vista, fornisce contemporaneamente un modello, un punto di riferimento e un modo di agire. Oggi il mondo che si richiude su ciascuno di noi il mondo della tecnologia che andato pi veloce delle societ. Noi ci sfiniamo a consumare gli strumenti che quello ci impone. Globalmente abbiamo limpressione di essere determinati non dal passato ma da un futuro al quale non abbiamo pensato e che vertiginosamente ci aspira. C qualcosa dellapprendista stregone nelle attuali tecnologie della comunicazione. Questo aspetto delle cose, combinato con le crescenti diseguaglianze economiche, spiega perch, per certi aspetti, lavvenire ci faccia paura. Se
DOVE ANDIAMO?

Domani al Carignano
Marc Aug, 77 anni, uno dei pi noti antropologi contemporanei, con esperienze etnologiche in Africa e America Latina. Gi direttore della prestigiosa Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, il teorico nonluoghi. Domani (ore 16, Teatro Carignano, introdotto da Cesare Martinetti) terr una lezione sul tema Dal futuro utopico al futuro possibile. Ne anticipiamo uno stralcio.

La scienza avanza con tale rapidit che non sappiamo quale sar lo stato delle nostre conoscenze tra 50 anni
noi non aspiriamo pi al futuro, lui che aspira noi. Come riprendere piede in ci che, per certi aspetti, assomiglia a una fuga in avanti? Mi sembra che solo partendo da constatazioni semplici e chiare potremmo immaginare una risposta a questa domanda. [...] Si tratta di erigere il metodo scientifico a principio generale di azione sulla societ. A volte si parla di scientismo per condannare le forme di sicurezza e certezza eccessive. Ma la scienza non ha nulla a che vedere con lo scientismo. La ricerca scientifica passa per lipotesi che non si pu convalidare se non dopo la veri-

Se non aspiriamo pi al futuro, il futuro che aspira noi


In anteprima la lezione per Biennale Democrazia: tramontate le utopie dell800, come tornare a immaginare lavvenire

MARC AUG

fica. Non parte da una verit preconcetta, ma si sforza di spostare un pochino pi in l le frontiere dellignoto. La scienza nel suo insieme il solo ambito dellattivit umana a proposito del quale si pu parlare a colpo sicuro di progresso cumulativo. precisamente la pratica dellipotesi che ha permesso lavanzata del sapere, nella misura in cui essa costituisce una scommessa sul futuro sempre rivedibile. Si ritorna sulle ipotesi, se lesperimento fallisce la verifica. Nei Paesi comunisti, laccusa di revisionismo era insultante e grave. Al contrario, lidea che il modello scientifico possa ispirare la politica umana passa per la promozione dellipotesi, della verifica e della revisione. A questo proposito ci si pu giustamente chiedere se la conoscenza non sia la finalit ultima dellesistenza umana e, in modo pi generale, se la questione dei fini non debba ordinare linsieme dei dibattiti politici, economici e sociali. Se il peccato originale ha potuto essere definito come il peccato della conoscenza, del desiderio di conoscere, la convergenza con il mito pagano di Prometeo disegna al contrario un ideale per lumanit.

Lideale della conoscenza come finalit ultima della condizione umana si situa, certo, al di l dei limiti spaziali e temporali della vita individuale, ma suggerisce che la vera uguaglianza degli individui umani passa per laccesso alla conoscenza, allistruzione. Dando alla conoscenza il compito di oggetto e fine ultimo dellumanit, si ricorda semplicemente luguale dignit di tutti gli individui. Ciascun uomo, tutto luomo, secondo la formula di Sartre. Si tratta di rispondere alla domanda fondamentale: per che cosa viviamo? Nel senso di: in vista di che cosa? La finalit della conoscenza con contraddittoria con quella della felicit ed allepoca dei Lumi che il diritto alla felicit stato formulato con chiarezza. Ora la felicit non pu definirsi per ogni individuo se non con la coscienza simultanea di s e degli altri. Lamore individuale una forma esacerbata e pi o meno duratura di questa coscienza, di cui si trova unespressione pi collettiva nella parola Fraternit che la Repubblica francese ha aggiunto alle prime due parole del suo motto: Libert e Uguaglianza. Lindividuo, chiunque sia, non pu pretendere a una felicit totale pi di quanto non possa pretendere alla conoscenza totale. [....] Non tutto dunque negativo nella constatazione, che siamo obbligati a fare, di un indebolimento o anche di una scomparsa delle proiezioni politiche del XIX secolo perch, in fin dei conti, questa assenza di rappresentazioni costruite del futuro ci d forse uneffettiva opportunit di concepire cambiamenti nutriti dellesperienza storica concreta e della pratica della ricerca fondamentale.
LA RICERCA SCIENTIFICA

Non parte da verit preconcette ma dallipotesi che non pu essere convalidata se non dopo verifica
LA SOLUZIONE

Si tratta di erigere il metodo scientifico a principio generale di azione sulla societ


Forse stiamo imparando a cambiare il mondo prima di immaginarlo, a volgerci al futuro senza proiettarvi le nostre illusioni. Formulare delle ipotesi per testare la loro validit, spostare progressivamente e prudentemente le frontiere dellignoto, ecco ci che la scienza ci insegna, ci che qualunque programma educativo dovrebbe promuovere e ci a cui qualunque riflessione politica dovrebbe ispirarsi. Ed ecco che contemporaneamente si disegna la sola utopia che valga per i secoli a venire, le cui fondamenta dovrebbero essere gettate o rinforzate con grande urgenza: lutopia dellistruzione per tutti, la cui realizzazione la sola in grado di frenare, poi di invertire, quella dellutopia nera che oggi si sta realizzando: una societ mondiale diseguale, in maggioranza incolta, illetterata o analfabeta, condannata al consumismo o allesclusione, esposta a tutte le forme di violenza e al rischio di un suicidio planetario.
[Traduzione di Marina Verna]