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La situazione religiosa della Romania post comunista

di p. Giacomo Gubert ocd

Introduzione
Caduto in desuetudine luso barocco di confezionare dei titoli lunghi, diventato fatale doverne scegliere di pretenziosi quanto brevi. In questo articolo non faremo altro che presentare alcuni aspetti generali della situazione religiosa romena. Non bastano certo alcuni dati globali sulla pratica religiosa e su altri aspetti della esperienza di fede per descrivere la fede di un popolo, e tanto meno per comprenderne la sua evoluzione. Soprattutto quando questo popolo ha vissuto in prima persona i grandi drammi del terribile ventesimo secolo. Alla Romania infatti non stata risparmiata lesperienza, in tutte le sue varianti, del terrore della Storia, secondo lespressione di Mircea Eliade. Lo spazio romeno ha subito ed accolto prima la democrazia impossibile di inizio secolo, accompagnata da una modesta modernizzazione economica e sociale, poi un falso fascismo danteguerra trasformatosi negli anni del secondo conflitto mondiale in un autoritarismo militare sanguinario. Venne quindi, quando gli occidentali abbandonarono la Romania nelle mani dei sovietici, tanto invisi, il lungo totalitarismo comunista che condusse la Romania, attraverso crimini immensi, al disastro e alla desolazione. Da ben 17 anni infine, liberata dal pesante giogo, la Romania, si aperta, con grandi difficolt e lentezze alle democrazie occidentali liberali, esse stesse cos ricche di contraddizioni interne; una transizione verso la democrazia che fa fatica a liberarsi, per molti aspetti, delleredit politica e sociale comunista. Che ne stato dunque della religione, delle chiese e del sentimento religioso romeni, attraverso tante vicende che hanno sconvolto la vita di diverse generazioni di uomini e donne della Romania? Quali effetti della secolarizzazione forzata comunista, accompagnata da una pi generale tentativo di distruzione dellumano, possiamo oggi ancora riscontrare nella societ romena? Quali conseguenze hanno avuto la nuova libert acquisita, la recente apertura ai mercati mondiali, le molteplici riforme volte ad adeguare il Paese agli ambigui standard europei? Come collocare i mutamenti in atto in Romania rispetto alla crisi, in occidente, dellideologia della modernit e, con essa, alla fine della pronosticata progressiva residualit del fenomeno religioso nelle societ contemporanee?

Langelo della Romania


Per poter rispondere in modo soddisfacente agli interrogativi suscitati da questo primo sguardo sulla situazione sociale e religiosa romena, avremmo avuto bisogno di intervistare langelo protettore della Romania. Egli solo avrebbe potuto informarci sulla situazione della fede in Romania con scienza certa ed esatta. In quanto sociologi della religione, ci siamo invece dovuti accontentare delle risposte di circa mille trecento romeni in rappresentanza di un popolo di pi di venti milioni di persone. Un campione sufficiente, dicono gli esperti di 1

statistica. La nostra conoscenza resta comunque, per definizione, incerta ed inesatta. Possiamo solamente cercare di precisare, anche in termini quantitativi, con una grande probabilit di non sbagliarci, salvo imprevisti (ma la vita fatta dimprevisti e la grazia gratuita!), i giudizi di un osservatore attento della situazione romena. Se ad esempio pi della met degli intervistati afferma che la religione molto importante nella sua vita, ci significa che molto probabile che la religione sia importante per tutta la popolazione romena, come ogni persona che trascorre anche solo pochi giorni in questo Paese potrebbe facilmente notare senza tuttavia poter n quantificare n generalizzare il suo giudizio n determinarne, a certe condizioni, il margine derrore. Sembra dunque che questa nostra disciplina scientifica, la sociologia della religione, fornisca degli strumenti utili per recepire criticamente, e talvolta correggere, la conoscenza comune della realt sociale, senza peraltro pretendere di fornire una conoscenza completa, certa ed esatta del passato e tanto meno del futuro, che nelle mani di Dio ed in quelle delluomo. In questo contributo percorreremo dunque luniverso religioso rumeno partendo dai suoi confini esterni, visiteremo poi alcune zone periferiche per procedere infine verso quelli che consideriamo essere i luoghi centrali dellesperienza di Dio in Romania.

Andate, evangelizzate, battezzate


I sociologi della religione cercano in primo luogo di individuare quale sia la parte della popolazione che si sente del tutto al di fuori di unesperienza religiosa collettiva. Tra le molte misure possibili, ne proponiamo due: une dappartenenza ad una organizzazione religiosa qualsiasi (cfr. Tab. 1) ed una, propria ad uno studioso statunitense e specifica alle fede cristiana, di evangelizzazione (cfr. Tab 2). Per il fenomeno della dichiarazione di non appartenenza ad alcun gruppo religioso disponiamo di nove misure piuttosto differenti. I dati delle prime due colonne risalgono luno risalente allepoca comunista (1975), laltro allinizio della transizione democratica (1990). Essi provengono da fonti ufficiali e sono dunque poco ufficiali, in un periodo in cui lo Stato utilizzava sistematicamente la menzogna nel vano tentativo di raggiungere i suoi fini. Tuttavia le basse percentuali di non appartenenti svelano quanto il legame con le chiese (e soprattutto con la Chiesa ortodossa romena) fosse forte, almeno a questo primo livello dellesperienza.
Tab. 1 Non appartenenti in Romania 1975-2000 (%)

1975 16,0

1990 18,0

EVS90 (1993) 5,9

NEEV93-4

AUFBRUCH98

EVS99

2,0

3,0

2,5

2001 (WCD) 5,2

2002
CENSIMENTO

0,1

Fonti: WCD (banca dati mondiale sul cristianesimo); EVS90, EVS99 (indagine europea sui valori, anno 1993 e 1999), AUFBRUCH98 ( un indagine di un gruppo di studiosi sociali coordinati da P. Zulehner e M. Tomka), NEEV93-4 (indagine est europea di un gruppo di studiosi britannici negli anni 1993-1994).

Negli anni successivi, nelle indagini sociologiche pi serie, la minoranza di non appartenenti si riduce notevolmente: nei sei anni che trascorrono tra le due indagini successive sui valori assistiamo a pi di un dimezzamento: da 5,9% a solo 2,5%. A titolo comparativo, nella vicina Ungheria i non appartenenti sono il 42% e in Estonia sfiorano il 76%. Concludiamo con dei dati molto differenti che mostrano come le risposte possano variare di molto in funzione del tipo di domanda e dindagine. In occasione dellultimo censimento romeno, per esempio, soltanto lo 0,1% della popolazione ha detto di non appartenere ad alcun gruppo religioso. Il contesto ufficiale della rilevazione a spinto evidentemente delle persone molte lontane dallesperienza religiosa a dichiarare almeno la chiesa in cui sono stati battezzati o accolti. Uno studioso americano protestante si esercitato a stimare, a livello mondiale, le percentuali di evangelizzati in ogni nazione. Egli considera tali tutti coloro che, in un modo o nellaltro, sono stati raggiunti dallannuncio del Vangelo. Sanno che esiste il Dio di Ges Cristo e che possibile diventare cristiani. La Romania non evidentemente un Paese di prima evangelizzazione. Da questo punto di vista anche lazione del regime comunista si dimostrata inefficace.
Tab. 2 Evangelizzati in Romania 1900-2000 e proiezione 2025 (%)

1900 99,0

1970 95,0

1990 99,1

2000 98,8

2025 98,8

Fonte: World Christian Database, Center for the Study of Global Christianity, Gordon-Conwell Theological Seminary (WCD).

Per quanto riguarda le percentuali dappartenenza alle diverse organizzazioni religiose, la fonte migliore sono i due ultimi censimenti del 1992 e del 2002. La situazione caratterizzata da una grande stabilit dappartenenza religiosa: il fattore che pi incide sulle piccole variazioni globali (che regionalmente sono talvolta pi significative) lemigrazione.
Tab. 3 Le confessioni cristiane e le religioni nei due ultimi censimenti romeni (%)
CONFESSIONE RELIGIONE ORTODOSSA CATTOLICA a EVANGELICA MUSULMANA SENZA ALTRA RELIGIONE NON NOTA

92 % 86,8
ROMANIA

02 86,8 18.818 79,8

92 5,1 1.162

02 4,73 1.026

92 3,52 802

02 3,21 701

92 ,25 56

02 ,31 67

92 02 ,15 ,10 35 21

92 4,14 944

02 4,8 1.035

92 ,04 8

02 ,05 11

Fonte : Censimento 1992 e 2002. a Sono esclusi i cattolici di rito greco (dati incerti), inclusi in altra religione. Sembra che gli intervistatori abbiano fatto pressione sui greco-cattolici, soprattutto nel 1992, affinch si dichiarassero ortodossi in tanto che romeni. Per lAnnuario Pontificio 1999, i cattolici sono il doppio rispetto al dato del 1992, divisi a met tra i due riti. Tab. 4 Importanza della celebrazione religiosa di nascita, matrimonio e morte (%)
EVS90 NASCITA EVS99 MORTE NASCITA

19.802

95,4
MORTE

MATRIMONIO

MATRIMONIO

84,7
Fonte: EVS90 EVS99.

90,5

87,2

96,2

97,4

96,6

Concludiamo con una misura un po pi complessa, che concerne limportanza accordata 3

alla celebrazione religiosa della nascita, del matrimonio e della morte. La variazione significativa: in pochi anni queste tre celebrazioni religiose hanno acquistato importanza, anche per colore che, come vedremo, si sentono debolmente legati allesperienza religiosa. Tra coloro che hanno meno di ventisette anni si nota la variazione maggiore. Questo aspetto rituale dellesperienza religiosa continua ad essere presente tra i romeni in parte, pensiamo, grazie ai notevoli sforzi di riorganizzazione messi in atto dalle chiese nel primo decennio post comunista. Ricordiamo che la Chiesa ortodossa romena scelse ben presto la via della collaborazione forzosa con il regime comunista anticristiano anche in ragione della relativa libert accordatale nellamministrazione dei sacramenti. Roman Braga, che esternamente pu essere considerato una delle numerose vittime di questa politica compromissoria, avendo egli trascorso undici anni in prigione e diversi altri desilio, in una lunga intervista rilasciata nel 1998, formul un giudizio molto lucido e sereno sulla risposta del popolo a questa politica ecclesiastica. Alla domanda se durante il regime comunista non vi fosse stata alcuna separazione tra la gerarchia e i fedeli, rispose: Nessuna. I nostri fedeli sono stati cos saggi da non abbandonare la Chiesa. Le chiese durante il comunismo non sono state mai vuote; per quanto compromessi fossero i gerarchi, la gente riempiva le chiese; le chiese sotto il comunismo erano pi affollate che nel periodo interbellico, quando regnavano la libert, la democrazie ed i nostri immacolati vescovi. Quando eravamo in prigione, noi pregavamo per la gerarchia, affinch mantenesse le chiese aperte. [] Io credo che, se durante il comunismo la gerarchia ha salvato la vita sacramentale della Chiesa, lo Spirito di Dio ha accompagnato questa gerarchia. Cosa vi poteva essere di pi importante, se non salvaguardare la vita sacramentale che costituisce la salvezza del popolo1. I dati presentati in queste prime quattro tabelle potrebbero dunque essere utilizzati per dimostrare il successo della strategia di compromesso della Chiesa ortodossa romena durante il regime, scelta di fondo che ha preservato i fedeli romeni da crisi di appartenenza ben maggiori, che si riscontrano facilmente in molti altri Paesi dellarea, come anche il successo della svolta nazionale-identitaria del primo decennio post comunista, che spiegherebbe, assieme alla situazione economica ancora difficile, laumento del sentimento di appartenenza religiosa in Romania . In realt disponiamo solo di indizi per nulla univoci di una simile tesi, alquanto diffusa tra gli studiosi sociali. Indizi comunque di una forte diminuzione, in Romania, della consistenza delle minoranze areligiose. Altri dati confermano lattuale stato di buona salute della Chiesa ortodossa romena. In meno di venti anni, dal 1987 al 2003, il numero di religiosi (3368 monaci e 4551 monache) pi che raddoppiato, attestandosi attualmente al di sopra del livello del 1952. E la crescita continua: attualmente i religiosi hanno superato il numero di ottomila e le case monastiche sono pi di seicento. Le vocazioni sacerdotali non mancano: i formandi a livello liceale sono pi di seimila a livello universitario pi di undicimila. Limmagine pubblica della Chiesa positiva: il livello di fiducia di cui essa gode in
1

R. Braga, Ogni monaco ha il suo segreto con Dio. Roma: Lipa, p. 93.

costante crescita a partire dallinizio degli anni novanta: attualmente quasi la met dei romeni dice di nutrire molta fiducia in essa ed solo un sesto poca o nessuna.

Pregate !?
In queste prime quattro pagine abbiamo preso in considerazione alcuni aspetti basilari della presenza religiosa in una societ. Tuttavia il sentimento dappartenenza alla Chiesa nazionale, il Patriarcato di Romania; lapprovazione globale del suo ruolo pubblico; il riconoscimento del ruolo storico svolto in favore conservazione e dello sviluppo della romenit possono essere aspetti secondari, e talvolta periferici, dellesperienza religiosa personale. Dobbiamo dunque procedere oltre nella nostra indagine. Tra i sociologi della religione, come pure tra i giornalisti ed i lettori di giornali, le statistiche che riscuotono pi di successo sono, in ordine decrescente, quelle che riguardano il dissenso verso le posizioni morali di una chiesa, poi la pratica religiosa (domenicale, in particolare) ed infine le statistiche concernenti i contenuti di fede. Sembra quasi che questi tre indicatori siano sufficienti per conoscere lesperienza religiosa dei singoli intervistati e dunque, anche la situazione religiosa generale del popolo a cui essi appartengono. Non manca in questa moda sociologica una parte di verit: un buon parroco si preoccupa che i suoi fedeli siano buoni e giusti, vengano a messa la domenica e che credano secondo la fede della Chiesa. Tuttavia in un contesto in cui norma statistica e normalit morale tendono a identificarsi; in cui il legame con le istituzioni di ogni genere e la partecipazione attiva in esse ovunque debole (ed il costo del tempo molto alto); in cui laspetto intellettuale e veritativo delle questioni ultime largamente ignorato; le misure di consenso morale, di pratica e di credenza entrano a loro volta in crisi perch presuppongono una norma (una certa frequenza percepita come dovuta, unattenzione alla verit di ci a cui si crede) che non pi normale e che dovrebbe dunque essere a sua volta e prioritariamente rilevata dal sociologo in quanto espressione di una patologia sociale. Per questi motivi ci siamo interessati alla preghiera personale. Non nascondiamo che in questa scelta siamo stati ispirati dal ricordo di Edith Stein che, persa la fede dellinfanzia, decise consapevolmente di disabituarsi alla preghiera o di Madeleine Delbrl che, non potendo pi escludere razionalmente lesistenza del Dio a cui alcuni dei suoi amici credevano, decise che era necessario ed onesto pregare e imparare a pregare. Abbiamo costruito quindi, sulla base di diverse domande che esprimevano unapertura o una chiusura alla trascendenza, una misura che potesse distinguere tra coloro che pregano (c una certa corrente che passa tra loro e Dio perch hanno chiuso il circuito) e coloro che invece sono staccati da qualsiasi rapporto con unentit trascendente. Abbiamo chiamato questa misura interruttore relazionale (cfr. Tab 5) . Si tratta di una misura globale che il risultato della somma di tutti i circuiti aperti e di tutti quelli chiusi nei due campioni romeni. Si pu essere in effetti in comunicazione con Dio in molti modi. In un secondo tempo abbiamo cercato di stimare,

grazie alle risposte sullimportanza di Dio e della religione nella propria esistenza, lintensit relazionale dei circuiti chiusi. Riportiamo una parte dei risultati nelle parte inferiore della stessa tab. 5.
Tab. 5 Apertura/chiusura dellinterruttore relazionale globale EVS90 EVS99
INTREL n EVS90 CIRCUITO APERTO 17859 CIRCUITO CHIUSO 22349 TOTALE 40208 di cui CIRCUITO AL MINIMO (1) 4191 CIRCUITO AL MASSIMO (8-10) 5220 INTENSIT MEDIA DELLA RELAZIONE E DEV. STD. 2,7

% 44,4 55,6 100 10,4 13 3,7

n 12923 26997 39920 3869 6721 3,4

EVS99

% 32,4 67.6 100 9,7 16,9 3,5

Fonte: EVS90 EVS99.

Stando ai dati della tab. 5, si pu affermare che in Romania gli anni novanta hanno visto un aumento significativo delle relazioni positive con la trascendenza: nel 1999 pi di due terzi dei circuiti esistenti risultavano chiusi. Daltra parte diventa chiaro che un buon numero di coloro che si dichiarano credenti ed appartenenti ad una chiesa, dicono di non trattenere alcuna relazione personale con Dio. A costoro, si pu aggiungere un altro dieci per cento degli intervistati che hanno una relazione a bassa intensit. Ne risulta una media globale dintensit di relazione di 3,4 (rispetto ad una scala da 0 a 10): laumento significativo ma il voto ancora basso. Anche lo studio della preghiera dei romeni conferma levoluzione positiva dellesperienza religiosa, in controtendenza a ci che accede in molte nazioni europee. Daltro canto abbiamo rintracciato dei confini interni al gruppo di tutti coloro che dichiarano di appartenere ad una chiesa: lintensit della relazione con Dio sembra essere un buon criterio di distinzione. Il sociologo si ferma a queste constatazione (e pu difenderla con le deboli armi della probabilit); qui volesse andare oltre per sapere se a questo maggiore disponibilit al colloquio con Dio sia corrisposto un reale dialogo, una vera comunicazione, un aumento della comunione tra il cielo e la terra romena, dovrebbe chiedere udienza, per una seconda volta, allangelo della Romania.

Fiducia
Uno dei giudizi sugli effetti dellesperienza comunista che pi frequentemente si sentono ripetere quello che pu essere indicato dallespressione distruzione dellumano2. Questa distruzione sarebbe stata causata da uno stravolgimento politico del rapporto di alterit, che coessenziale allumano. Secondo Augusto Del Noce, sarebbe questa lalienazione specifica
2

Cfr. naturalmente il pensiero di H. Arendt. Cfr anche lanalisi delle distruzioni multiple (fisico, morale, del politico), limitata al caso sovietico, di A. Besanon. 2000. Novecento il secolo del male. Roma: Ideazione Editrice. Cfr. il celebre discorso di Harvard di A. Solenicyn (sostenitore di una convergenza tra i due mondi verso il peggio). A. Solenicyn. 1978. Un mondo in frantumi. Milano: la Casa di Matriona. Baster ricordare in questa sede i titoli delle sezioni in cui si articola la pubblicazione integrale del discorso. Essi sono: un mondo in frantumi, i mondi contemporanei, la convergenza, il declino del coraggio, il benessere, la vita garantita della legge, libert dellirresponsabilit, libert e responsabilit dei mezzi di informazione, le idee alla moda, il socialismo, non un modello, la miopia degli esperti, la perdita della volont, lumanesimo e le sue conseguenze, le parentele inaspettate, alla vigilia di una svolta. Abbiamo evidenziato gli aspetti che pi direttamente riguardano quella distruzione di cui stiamo considerando un solo aspetto.

prodotta dai totalitarismi contemporanei. Lespressione molto vaga ma non per questo necessariamente falsa. In quanto sociologi, abbiamo tentato, studiando la fiducia nella societ romena attuale, di precisare che cosa possa corrispondere socialmente a questa distruzione dellumano. Cercheremo poi di scorprire la relazione che esiste tra i vari tipi di fiducia e la fede. Tra le molte testimonianze raccolte, ascoltiamone due sole. Grigore Negrescu dichiarava nel 1987 a Radio Free Europe: Il disastro, che ogni giorno diviene pi vasto e pi profondo, sotto gli occhi di tutti. Nessuno lo ignora, nessuno lo potr ignorare. Ma questo disastro non si trova solo attorno a noi, non esiste solo allesterno, anche in noi. [] Possiamo credere che un giorno potremo ricostruirci interiormente, possiamo ancora sperare di ricostruire noi stessi, cellula per cellula, fibra per fibra. [] Oh no, non si tratta di una distruzione fisica, non si cerca di sopprimerci, niente paura, non saremo sterminati. Noi saremo terminati. Niente di pi. tutto ci che loro desiderano: schiacciarci, trasformarci in ombre sottomesse; prive didentit. Un paese spettrale abitato da spettri. [] Noi siamo divenuti un esercito di sotto-uomini, assomigliamo ai superstiti di un popolo e di una societ devastati da un fuoco implacabile. [] I viaggiatori che arrivano in Romania sono colpiti dallevidenza di un degrado umano generale, ancor prima di rendersi conto di trovarsi in un campo di concentramento immenso, in una prigione con pi di venti milioni di detenuti. Prigionieri o guardiani, noi siamo diventati tutti uguali, abbiamo tutti lo stesso atteggiamento, pensiamo allo stesso modo. Questa uniformit nella decadenza oggi forse il fenomeno pi grave in Romania. [] Ci che accade oggi in Romania avvenuto e avviene con la nostra complicit. Noi non siamo le vittime, ma i complici. Il potere non si cura di sapere se nella nostra anima e nella nostra coscienza approviamo, o no, ci che sta avvenendo, limportante per la realizzazione del nostro annientamento il nostro silenzio. E noi tacciamo, chiamiamo a nostra complicit rassegnazione, e le cerchiamo delle giustificazioni storiche aberranti, cercando addirittura di nobilitarci con la virt rumena del fatalismo 3. Tiberiu Hulpe4, un medico romeno emigrato in Italia, scriveva: "D'altronde questo era lo scopo: smantellare tutto ci che era nobile nei rapporti umani e familiari: fiducia amicizia, principi religiosi e morali. Esaltando e sfruttando i pi bassi istinti come la paura, il sospetto, la vendetta e l'arrivismo professionale, facevano di tutto per demolire la vecchia filosofia della vita civile, le sue tradizioni, al fine di sostituirla con la terrificante e diabolica nuova religione, il comunismo". Ma come misurare questa distruzione dellumano? Ispirati da un libretto, di non grande qualit intellettuale invero, dal titolo: La fiducia nelle societ post-comuniste: una risorsa scomparsa5, abbiamo cominciato a farlo provando a misurare i diversi tipi di fiducia (la fiducia nellAltro, negli altri, in s stessi, nellorganizzazione sociale), la loro evoluzione e le loro relazioni reciproche.
3

Si tratta dello pseudonimo. Non conosciamo il vero nome dellautore dellarticolo in questione. Cfr. G. Negrescu.1989. La rassegnazione, forma di suicidio della societ rumena". LAltra Europa, XIV(223): 127-133. 4 T. Hulpe: Un medico fuggito..., cit. p. 27. 5 P. Sztompka. 1996. La fiducia nelle societ post-comuniste: una risorsa scomparsa. Messina: Rubettino .

Per rilevare la fiducia negli altri, i sociologi utilizzano normalmente le semplici domande riportate nella tabella 6, che sembrano loro esprimere unattitudine umana fondamentale di apertura o di chiusura allaltro, fiducia che effettivamente si specificher poi caso per caso.
TAB. 6 FIDUCIA NEGLI ALTRI IN ROMANIA 1993-1999
EVS90 CI SI PU FIDARE DELLA GENTE NON SI MAI ABBASTANZA PRUDENTI TOTALE EVS99

N 174 909 1083

% 16,1 83,9 100,0

N 113 1002 1115

% 10,1 89,9 100,0

Fonte: EVS90 EVS99.

I risultati sono abbastanza netti, anche tenendo conto dellimprecisione del quesito: una strangrande maggioranza dei romeni, in misura crescente, non afferma di essere disposta a fidarsi degli altri e condivide invece un atteggiamento che i redattori del questionario hanno voluto esprimere, con il termine certo inesatto ma proprio del linguaggio corrente di prudenza. Sembrerebbe che questo atteggiamento sia in buona parte uneredit del passato comunista, particolarmente forte in Romania, rispetto alle altre nazioni dellarea. In questultimi anni di transizione sembra inoltre che questo lascito negativo si sia ulteriormente aggravato. Per quanto riguarda la fiducia in s stessi, di cui si occupa pi la psicologia sociale che la sociologia, disponiamo di una sola domanda generale sulla percezione soggettiva di poter controllare la propria vita (cfr. Tab. 7). In questo caso stata offerta agli intervistati la possibilit di graduale la propria risposta, come un voto scolastico: dallo zero, corrispondente allassenza di controllo, al dieci che si sono attribuiti, presumibilmente, coloro che pensano di poter controllare in larga misura la propria esistenza. Si noter subito il rapporto complesso che potrebbe esistere tra questa e le altre fiducie, in particolare quella nellAltro.
TAB. 7 PERCEZIONE DI CONTROLLO SULLA PROPRIA VITA IN ROMANIA 1993 - 1999 (%)
NESSUN CONTROLLO EVS90 EVS99 CONTROLLO INSUFFICIENTE

MOLTO CONTROLLO

MEDIA

DEV. STD.

2,6 5,4

37,3 27,2

12,7 15,7 16,8 7,8 9,8 10,4 16,9 8,9

9,1 21,4

1084 1034

6,3 6,7

2,3 2,7

Fonte: EVS90 EVS99.

I risultati sono molto interessanti. Nel decennio preso in considerazione vi una certa crescita della percezione di controllo media che il risultato di risposte pi polarizzate: aumentano infatti fortemente coloro che pensano di avere sotto controllo la propria esistenza come aumentano anche, in misura minore, coloro che si sentono in balia di forze estranee. La transizione economico-sociale sembra aver permesso solo limitatamente la crescita della fiducia in s stessi, in confronto alla situazione precedente dove, teoricamente, non era lindividuo ma la collettivit rappresentata dal partito divenuto Stato, a decidere del destino personale. Evidentemente i dati sono troppo generici per permettere uno studi pi

approfondito dei molteplici aspetti di questa percezione di controllo. Abbiamo considerato infine quella che i sociologi chiamano fiducia sistemica (cfr. Tab. 8), la fiducia cio che gli intervistati nutrono nelle differenti istituzioni che compongono, come sistemi, la societ. Per semplificare i dati, abbiamo scelto solo sei esempi di sotto-sistemi sociali significativi di cui abbiamo riportato solo le risposte estreme: la parte dintervistati che dice di avere molta fiducia o di non averne alcuna verso queste sei istituzioni sociali. Si noter facilmente la fiducia crescente di cui godono le chiese di riferimento degli intervistati (quindi maggioritariamente, la Chiesa ortodossa) ed altre istituzioni chiamate a garantire o restaurare un certo ordine sociale. La differenza netta rispetto ad altre istituzioni cruciali per lo sviluppo della persone e della comunit nazionale come lindustria, la scuola e linsieme di organizzazioni preposte alla sicurezza sociale.
TAB. 8 FIDUCIA SISTEMICA IN ROMANIA 1993 - 1999 (%)
CHIESA MOLTA NESSUNA ESERCITO GIUSTIZIA INDUSTRIA EVS90 EVS99
SICUREZZA SOCIALE

SCUOLA EVS90 EVS99

EVS90 EVS99 EVS90 EVS99

38 5

48 3

37 3

36 3

EVS90 EVS99 35 30 3 3

EVS90

EVS99

6 22

9 13

6 18

6 14

8 19

6 24

Fonte: EVS90 EVS99.

La tabella 8 sembrerebbe fornire alcuni indizi vaghi, che in questo contributo non approfondiremo, a sostegno di una risposta corrente alla domanda sulle ragioni della crescita del fenomeno religioso romeno. La religione, la fede, la preghiera, le chiese sarebbero altrettanti luoghi di rifugio in un tempo di grandi trasformazioni e grandi insicurezze sociali. Coloro che non hanno n fiducia in s stessi n nella capacit delluomo e della societ, che egli progetta e costruisce, di rispondere ai propri bisogni fondamentali, concederebbero il proprio credito ad altri soggetti ad ad altre potenze, di questo e dellaltro mondo. Il sociologo pu dare due tipi di risposta a queste affermazioni: in primo luogo, verificando statisticamente le relazioni esistenti tra i vari tipi di fiducia e la fede. Nel nostro caso esse sono positive: alla crescita della fede corrisponde in generale una crescita della fiducia negli altri e nelle istituzioni sociali, e viceversa. Si tratta evidentemente pi di una constatazione che di una spiegazione, che la statistica sola non pu fornire. In secondo luogo il sociologo pu fornire una risposta aperta ad altre risposte che esulano dalla sua disciplina. Per esempio egli pu riconoscere nel bisogno sociale di nutrire fiducia in Qualcuno o Qualcosa che oltrepassa il piano puramente umano, il segno di una socit aperta allesperienza umana di Dio, di una societ che non si organizza per negare questa dimensione fondamentale della persona umana, di una societ che, almeno sotto questo aspetto, risponde positivamente allesperimento totalitario, passato, presente e futuro.

Aborto
Nella stessa duplice ottica abbiamo preso in considerazione il fenomeno dellaborto in Romania. Come in molti paesi comunisti e postcomunisti, linterruzione volontaria di 9

gravidanza molto praticata in Romania, tanto che gli studiosi sociali lequiparano cinicamente ad un comune mezzo di contraccezione. Ma in Romania la situazione ancora pi grave a causa della folle politica natalista inaugurata da Ceauescu nel 1966 dopo quattro anni di ampia liberalizzazione. Essa ha lasciato delle pesanti tracce nel vissuto del popolo romeno, come tra laltro testimonia il recente film vincitore a Cannes della Palma doro. Basti ricordare un solo fatto ed un solo dato. Il secondo atto legislativo del governo provvisorio romeno seguito alla dittatura comunista fu proprio labolizione dellodiato decreto 770 del 1966 che limitava fortemente il diritto di aborto. Il diritto di aborto stato guadagnato al prezzo di migliaia di vite di donne che morirono sotto il regime di Ceauescu, 6 cos come con il sangue di coloro che sono morti durante le rivoluzione del dicembre 1989, dichiara alla sociologa Adriana Baban uningegnere romeno di trentasette anni, madre di un figlio. In effetti, di questo diritto i romeni si avvalsero, durante il primo anno di libert (1990) quasi un milione di volte tanto che, in quellanno, per ogni nato ci furono tre aborti. Da un punto di vista pi fondamentale, quello che interessa un sociologo della religione, si pu osservare questo abberrante fenomeno sociale come uno dei sintomi pi forti di un smarrimento del reale, proprio alle societ in cui viviamo. Non infatti ci che statisticamente normale che costruisce e conserva una societ ma ci che normale per la persona, cos come la conosciamo. Questa la nostra convinzione e anche, lo crediamo assieme ad altri sociologi, una profonda intuizione sociale. Per questa ragione linteresse dello studio della relazione tra religiosit e aborto non tanto quello di conoscere il grado di supposta obbedienza (teorica e pratica) degli autodichiarantesi credenti con la dottrina ufficiale della chiesa dappartenenza ma piuttosto di vedere dove si colloca il senso religioso di una societ (conosciuto molto imperfettamente grazie agli intervistati): interviene esso appunto in quanto norma esteriore del gruppo di appartenenza, in quanto fonte di misericordia, in quanto intelligenza della realt, in quanto demistificatore del discorso sociale dominante, ecc. ?
Tab. 9 Giudizio morale sullaborto in Romania 1993-1999
LABORTO VOLONTARIO LECITO

...
22,8 12,8 6,1 22,0 6,7 7,2 12,5 9,9

EVS90 28,6 34,8 29,6


100.0 (1086) 4.9 (3.0)

(1) 2-3 4 5 6 7 8-9 SEMPRE (10) TOTALE (N) MEDIA (DEVIAZIONE STD.)
MAI

EVS99 51,8 25,9 22,3


100,0 (1095) 3,9(3,0)

39,9 11,9 6,7 12,4 6,8 5,4 9,9 7,0

Fonte: EVS90 EVS99.

Naturalmente la qualit e la quantit delle domande incommensurabile rispetto alla


6

Baban, 1999, parla di 10.000 donne morte per complicazioni a seguito di aborti clandestini. Bisogna tenere conto tuttavia che si tratta di stime su fenomeni per loro natura poco quantificabili.

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quantit e alla qualit delle risposte. In questo contributo ci accontenteremo quindi di presentare un solo segnale positivo concernente il giudizio morale sullaborto in Romania (cfr. Tab. 9). Questo forte indizio di un cambiamento in atto sembra essere in relazione con la crescita dellattivit religiosa nella Romania postcomunista come pure con il nuovo atteggiamento sociale assunto dalla Chiesa ortodossa romena a proposito del dramma dellaborto. Ad una sua iniziale timidit pubblica seguita una testimonianza della verit molto pi netta ed un impegno sociale molto pi vasto. Lo spostamento dellopinione pubblica verso un giudizio morale pi severo e pi giusto stato forte: la parte degli intervistati che si dichiarata contraria allaborto quasi raddoppiata in sei anni: nello stesso periodo dimezzava il numero assoluto degli interruzioni di gravidanza dichiarate.

Pratica religiosa
Ritorniamo ad un indicatore di religiosit pi comune e pi amato dai giornalisti e da altri commentatori dellattualit sociale: la pratica religiosa. Esso riveste certamente una grande importanza nei paesi di tradizione cattolica, dove esiste un chiaro precetto ecclesiastico sulla pratica della celebrazione eucaristica. Ma nelle altre nazioni, ove unaltra confessione cristiana maggioritaria, la domanda sulla pratica della messa ha un significato parzialmente diverso, mancando questo precetto. Ogni fedele partecipa in modo molto diverso alla celebrazione della divina liturgia, senza manifestare con questo un distacco o una distanza formale dalla comunit dappartenenza. Non ci si deve quindi stupire eccessivamente della bassa partecipazione alla liturgia divina registrata in un paese di tradizione ortodossa come la Romania. La pratica liturgica comunque in sensibile aumento, come anche testimoniano dati pi recenti ma meno affidabili perch frutto di sondaggi estemporanei.
TAB. 10 LA PRATICA RELIGIOSA ROMENA 1990-1999 (%)
EVS90 EVS99

prega spesso ( E V S 90 ) quot i di anam ent e ( E V S 99 ) prat i ca al m eno set ti m anal e passa il suo t em po i n chi esa/ parro cchi a at ti vo i n associ azi oni rel i gi ose
Fonte: EVS90 EVS99.

40 19 --4

55 25 13 4

Accanto alla pratica liturgica abbiamo riportato, nella tabella 10, altri dati concernenti in un modo o nellaltro, la stessa realt. Abbiamo voluto mostrare come quattro livelli differenti di pratica religiosa: la preghiera individuale, la pratica liturgica, la presenza in parrocchia e limpegno attivo in unassociazione religiosa: passando da un livello allaltro si assiste in modo quasi regolare ad un dimezzamento tra chi prega e chi frequenta, tra chi frequenta e chi presente in parrocchia, tra costoro e coloro che si danno da fare attivamente per qualche causa religiosa. Questi quattro livelli potrebbero corrispondere ad una certa strutturazione interna dellinsieme dei credenti, dove appare con evidenza la debolezza dellimpegno attivo 11

nella compagine ecclesiastica, stabile su un minimo 4%. Questa debolezza certamente connessa con il confinamento liturgico della confessione ortodossa., in parte forzato dalla autorit statali ed in parte caratteristico di queste chiese. Le basse percentuali possono essere interpretate anche come il segno di una debolezza organizzativa, in via di parziale superamento, anche ai grossi investimenti nella costruzione di nuove chiese e nella formazione sacerdotale, della Chiesa ortodossa romena.

Credenza religiosa
Concludiamo con un ultima serie di domande, concernenti pi precisamente i contenuti di fede. Queste domande sono, per dure ragioni principali, le pi difficili a porre ma al contempo le pi importani per conoscere la fede, la speranza e la carit di un popolo. Purtoppo coloro che preparano questi questionari hanno sovente un interesse troppo esterno, quasi puramente informativo, per la materia. Queste domande sono difficile perch, in primo luogo, il contenuto della fede laspetto certamente pi negletto dellesperienza religiosa, tanto da rendere ambiguo nel linguaggio corrente il significato del verbo credere. In un contesto fortemente relativistico, non possiamo essere certi di sapere che cosa significhi domandare ad una persona se crede in questo o in quello. Il rischio di rilevare solamente delle opinioni, come lo si fa in qualunque sondaggio a proposito di qualsiasi argomento, dalla qualit del formaggio alla simpatia di un attore, molto forte. La seconda ragione di difficolt il dato di fatto che, in un tale contesto, una breve domanda raramente atta ad indicare univocamente un articolo di fede. Il caso pi noto la domanda sulla reincarnazione e sulla resurrezione, dove lintervistatore non per nulla certo che lintervistato conosca sufficientemente le differenti dottrine e reagisca in modo quasi istintivo, senza alcuna relazione con la speranza che, pi o meno chiaramente, lo anima.
TAB. 11 LA CREDENZA ROMENA 1990-1999 (%)
EVS90 EVS99

credo che Di o esi st a credo ad un Di o personal e credo ad una forza di vi na credo al l a vit a dopo l a m ort e credo al l esi st enza del l i nferno credo al l esi st enza del paradi so credo al l esi st enza del peccat o credo al l esi st enza del l ani m a credo nel l a resurrezi on e credo nel l a rei ncarna zi one credo al l a t el epat i a credo nei t ali sm ani (m ol t o, da 8 a 10) ORTOCREDO ( =,87) i ndi ce di creden za ort odosse (da- 10 a +10) ETEROCREDO ( =,51) et erodossa (da- 10 a +10)
Fonte: EVS90 EVS99.

93,7 36,4 42,6 57,7 42,6 57,5 76,7 76,1 49,5 24,1 --2,9 ---

96,3 37,3 45,6 67,8 71,4 75,1 90,6 --28,0 66,5 61,2 5,4 0,9

La domanda fondamentale sulla fede in Dio un altro esempio: Chi infatti questo Dio in

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cui si crede ? La risposta non scontata, anche tra coloro che si dichiarano cristiani, soprattutto quando la domanda formulata male (cfr. Tab. 11). In linea con quanto visto sino ad ora, si pu constatare un aumento generalizzato della credenza: i romeni credono di pi. Il mutamento, per alcune verit di fede (inferno, paradiso peccato), molto significativo tanto che, se si disponesse di dati pi approfonditi e precisi, si potrebbe parlare di una riscoperta inattesa di aspetti imprtanti dellesperienza religiosa. I dati rivestono comunque un grande interesse, richiedono ulteriori indagini e spingono a rivedere molti pregiudizi sul processo di mutamento religioso contemporaneo. La fede in Dio quella che riscuote il pi alto numero di consensi. Se si domanda tuttavia, in seguito, a quale Dio si creda, si scopre che la maggioranza relativa creda in un dio che solamente una forza e non creda in un Dio personale. Queste risposte un po sorprendenti, dovute certo in parte alla difficolt della formulazione, in parte astratta ed in parte ambigua di Dio personale, devono essere tuttavia prese sul serio: il mistero del Dio di Ges Cristo, Padre, Figlio e Spirito Santo resta un terreno inesplorato per gran parte dei nostri contemporanei. A scopi comparativi, nella convinzione che dietro allassenzo ai singoli articoli di fede, vi sia un apertura fondamentale alla realt della fede, abbiamo infine calcolato un indice sintetico di credenza ortodossa e uno di credenze eterodosse: i valori alti ed il forte aumento nel decennio preso in esame sono notevoli: lateismo di Stato appartiene veramente al passato.

Conclusione: quale mutamento religioso in Romania?


I sociologi traggono dalla comparazione tra casi buona parte delle loro certezze scientifiche: supponendo che due nazioni siano in tutto simili tranne in un fattore, sperano di poter misurare gli effetti di questa differenza. Se ad esempio, la Romania ortodossa e la Polonia cattolica, allora una certa quantit di differenze potranno essere spiegate grazie a questa diversit confessionale. In questa presentazione del nostro lavoro di dottorato, abbiamo rinuciato a questesercizio di comparazione, per poterci dedicare allanalisi interna del caso romeno. Abbiamo dunque fornito una quantit limitata di informazioni cercando di associarle sempre con qualche nota di metodo: viviamo infatti, come profetizzava Rilke, in unepoca priva dimmagine che produce, come sottoprodotto, valanghe di informazioni senza metodo. Il dibattito teorico, che un tempo fu anche teologico, lasciato nel sottofondo, quello riguardante la secolarizzazione. Noi abbiamo preferito parlare pi neutralmente di mutamento religioso: permane infatti nel termine di secolarizzazione , nonostante tutti i tentativi di addolcire una pillola amara, unidea di fine ineluttabile della religione o di ineluttabile processo verso linsignificanza del fenomeno religioso. Coloro che nella storia hanno imposto con la forza, e spesso con la violenza, dei processi di secolarizzazione tendono ad interpretare, vittoriosamente, il successo dei loro sforzi come segno della spontaneit, della naturalit del processo da loro inaugurato di eliminazione della dimensione religiosa della societ. Ora la realt religiosa generale, come anche localmente, come in Romania, quella della fede

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cristiana, sembra evolversi invece in senso contrario da una quarantina danni, ed anche i sociologi, ed anche i teologi della secolarizzazione, se ne sono accorti. Non si tratta di nessuno ritorno: semplicemnte unipotesi potente sullunidirezionalit del mutamento religioso si dimostrata sbagliata e fuorviante per tanta ricerca sociologica ed anche per tanta pratica sociale. Date queste premesse, affidiamo la conclusione ad un sociologo della religione statunitense Jerry G. Pankhurst, che ha individuato sette processi base che governano lo sviluppo dei sottosistemi religiosi nellarea post sovietica ed est europea. Chiudiamo dunque con questo elenco di processi che ci permettiamo di commentare alla luce del nostro studio del caso romeno. 1. Desovietizzazione e deateizzazione. Forse il principale effetto della secolarizzazione forzata comunista unignoranza religiosa diffusa ed un basso livello di esperienza religiosa. Alle corporazioni religiose infatti erano stati tolti tutti i mezzi, diretti e indiretti, di comunicazione religiosa e la stessa testimonianza personale dei credenti era ostacolata, pur non estendendosi mai il potere totalitario sino a riuscire ad impedirla. 7 Questo oscurantismo ateo intervenuto in una situazione religiosa precedente in cui gli aspetti cognitivi erano largamente trascurati, come tipicamente accade in societ premoderne largamente agrarie o in fase di prima industrializzazione e sembra sia accaduto in misura ancora maggiore nelle societ delloriente europeo, non riformate. Nella fase postcomunista, sia la nuova condizione di libert che la modernizzazione indotta dallesperienza totalitaria favoriscono la ricerca di una formazione religiosa meno rudimentale. Mancando tuttavia in larga misura i criteri tradizionali di distinzione razionale nel sovrarazionale, comprensibile che questa ricerca possa essere disordinata e indifferenziata: ci di cui si dovuto fare a meno nellepoca sovietica non tanto la dottrina ecclesiastica ma soprattutto ampi settori di sovrastrutturalit, per ricordare una distinzione marxiana. Questo disordine culturale non contrasta con unanaloga evoluzione dei sottosistemi religiosi occidentali, che dal punto di vista cognitivo tendono marcatamente alla confusione, pur in presenza di unelaborazione teologica considerevole, almeno quantitativamente. Nella situazione romena abbiamo visto allopera questo processo, attenuato grazie alla politica intrapresa dalla Chiesa ortodossa romena solo sul lato interno ma quasi per nulla su quello esterno. Una prima ondata di fenomeni che sono stati interpretati come un ritorno in forze della religione riconducibile direttamente a questo processo. Lo abbiamo constatato sia a livello individuale (attraverso vari indicatori quantitativi, tutti in aumento in Romania) che a livello organizzativo, dove tuttavia a grandi vittorie (la BOR stata vista dai romeni come la Chiesa dei martiri pi che quella dei sicofanti) si sono alternate sconfitte parziali (la presenza della religione
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Nota la funzione sociale svolta dalla generazione delle nonne nella residuale trasmissione della fede. Curiosamente si potrebbe spiegare questo fatto in termini di scelta razionale (le nonne testimoniando la propria fede contro la volont del regime si assumono costi esigui e possono sperare guadagni consistenti), dimostrando solo, ancora una volta, il noto dilemma proprio di questo tipo di spiegazioni.

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nelleducazione) o totali (larticolo 200 del Codice Penale sullomossessualit, la situazione dellaborto volontario). 2. Rinnovamento e rivitalizzazione. Aumenta la quantit di produzione religiosa: numero di chiese, di attivit religiose, di fedeli. Pankhurst opta per la nota spiegazione della crescita attraverso il ricorso al concetto di vuoto spirituale e cita la crescita quantitativa impressionante delle parrocchie ortodosse russe.8 In Romania, essendosi preservata la struttura parrocchiale anche durante il regime comunista, le crescite sono pi contenute: esse riguardano soprattutto i nuovi centri urbani (nelle zone di insediamento popolare raramente era autorizzata la costruzione di nuovi edifici di culto), la ristrutturazione e lampliamento di chiese preesistenti e lespansione in zone ad insediamento ungherese. A livello organizzativo si attende nel giro di pochi anni un consistente ricambio del personale interno della BOR (a partire dal Patriarca, sino ai numerosi sacerdoti novelli e monaci) che recher certamente delle novit. Prevediamo che certamente esse riguarderanno il rapporto con il passato (chi non ha vissuto il dramma della compromissione difficilmente lo capisce) ma non scontatamente la relazione con il razionalismo occidentale, che sembra piuttosto perdente. 3. Pluralizzazione, liberalizzazione, differenziazione istituzionale. La presenza dello Stato totalitario ha avuto leffetto di ingessare il mercato religioso, agendo indirettamente a favore corporazioni predominanti o monopoliste. Non a caso, come gi visto, dopo pochi anni di liberalizzazione del mercato queste stesse corporazioni hanno spinto, in Russia, in Romania, in Polonia, per il ritorno ad una regolamentazione, anche piuttosto rigida, che pure deve essere inquadrata in una tendenza molto pi generale. A ci si aggiunge nei rapporti tra chiese cristiane il tentativo di recuperare il concetto tradizionale di territorio canonico del tutto superato in seguito alle divisioni ecclesiastiche e difficilmente sostenibile, in linea di principio, senza urtare contro la libert di coscienza. In ci vi certamente un effetto peculiare della secolarizzazione forzata, che ha spinto la Chiesa ortodossa romena a diventare fortezza, baluardo inespugnabile.9 4. Nazionalizzazione, ristabilimento del monopolio, ricongiunzione con lestablishment. Si tratta, come visto, della reazione al processo precedente. Esso significa la netta opzione a favore dellalleanza con il potere costituito. Lalternativa dellorganizzazione della base laicale, dellassunzione di un comportamento pubblico sullo stile delle chiese statunitensi (attori di un mercato religioso aperto detto denominazionale) o completamente esclusa o rimane minoritaria, appannaggio dellopposizione interna. Su questo fronte lattuale dirigenza della Chiesa ortodossa romena piuttosto compatta: la squadra vincente nello scontro con i comunisti non stata ancora cambiata. Abbiamo argomentato che questo
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La spiegazione piuttosto carente: le parrocchie crescono perch possono ricostituirsi l dove da tempo erano state distrutte. Un indicatore ipotetico migliore sarebbe piuttosto lampliamento degli edifici di culto parrocchiali a causa dellaumento del numero dei fedeli. Pankhurst sottolinea inoltre il grande dispendio di risorse che il rinnovamento degli edifici di culto, spesso mal ridotti e utilizzanti per molti decenni ad altri scopi, ha comportato per la Chiesa ortodossa russa. 9 Il fatto che ospitasse il nemico con tutti gli onori in tutte le sue strutture, pi che una confutazione di questo rinserramento, fu un motivo di maggiore tenacia nel condurre questazione e nel continuarla.

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in Romania il peggiore effetto negativo che ha sortito la secolarizzazione forzata. 5. Secolarizzazione, razionalizzazione. Lesperienza comunista, impedendo la normale trasmissione della fede, ha distrutto la religione di popolo (caratterizzata da comportamenti uniformi e controllo sociale intenso, che si manifesta ad esempio nelle percentuali molto alte di pratica, soprattutto nelle societ cattoliche) e ha deecclesializzato lespressione religiosa (in modo meno virulento di quello occidentale ma comunque notevole, sia per i danni materiali personali e morali causati alle corporazioni religiose sia per la distanza sociale creata tra di esse e il popolo). Lespressione ideale di questa distanza il disincantamento del mondo10 prodotto da diversi decenni di propaganda materialista. Questo quinto processo non ha avuto luogo in Romania in larghe fasce della popolazione. 6. Globalizzazione, fondamentalismo, settarizzazione. Negli spazi lasciati liberi necessariamente dal monopolio religioso, che non pu essere totale, hanno modo di svilupparsi fenomeni religiosi di minoranza dalle caratteristiche estreme proprio a causa di quel disorientamento (di quella distruzione dellumano e delle categorie dellumano su cui ci siamo gi soffermati) e di quel bisogno religioso non bene identificato prodotto dalla secolarizzazione forzata. 7. Privatizzazione, individualizzazione. Si tratta di un processo risultante dalla combinazione di altre tendenze sopra dette (secolarizzazione e globalizzazione, vuoto spirituale).

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Gi negli anni 70 Lane aveva notato la secolarizzazione della piet russa, del tutto simile a quella dellappartenenza senza credenza svedese o britannica, dopo pi di mezzo secolo di socialismo reale.

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