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SCHEDE KURDISTAN (TURCHIA)

Indice

  • 1. Popolazione e collocazione geografica

  • 2. La lingua kurda e le sue origini

  • 3. Religione

  • 4. Breve storia del Kurdistan

  • 5. Partiti politici kurdi

  • 6. Associazioni della società civile kurda

  • 7. Partiti politici turchi

  • 8. Il potere militare in Turchia

  • 9. Gruppi paramilitari turchi

    • 10. Rete italiana di solidarietà con il popolo kurdo

KURDISTAN

Popolazione e collocazione geografica

Il Kurdistan è una regione oggi divisa fra quattro Stati - Turchia, Iran, Iraq e Siria –

e si estende nei territori che vanno dal Mar Nero alla Mesopotamia proseguendo per l’Alto-Tauro e l’altopiano dell’Iran; come si può dedurre fa da ponte tra l’Europa ed il Medio- Vicino Oriente. L’estensione del Kurdistan è stimata in circa 500.000 kmq. La popolazione si aggira intorno ai 40 milioni d individui. Probabilmente oggi sono la comunità più numerosa a non vedere ancora riconosciuti i propri diritti elementari, come i diritti civili, sociali e politici a carattere individuale, oltre che il diritto all’autodeterminazione. All’interno del territorio turco sono presenti circa 15 milioni di kurdi che occupano una superficie di 250.000 kmq, nell'Anatolia sudorientale, ripartita amministrativamente in 18 provincie. E’ questo un territorio morfologicamente montuoso, ricco di corsi d’acqua e di risorse naturali che permetterebbero alla popolazione un ottimo sviluppo economico.

La regione del Kurdistan in Turchia.

KURDISTAN Popolazione e collocazione geografica Il Kurdistan è una regione oggi divisa fra quattro Stati -

La regione del Kurdistan in Siria

La regione del Kurdistan in Iran

KURDISTAN Popolazione e collocazione geografica Il Kurdistan è una regione oggi divisa fra quattro Stati -

La regione del Kurdistan in Iraq

KURDISTAN Popolazione e collocazione geografica Il Kurdistan è una regione oggi divisa fra quattro Stati -

LA LINGUA KURDA E LE SUE ORIGINI

L’idioma kurdo è da tempo ormai riconosciuto come lingua appartenente al ceppo indoeuropeo del ramo arianico ed al gruppo nord-occidentale della famiglia delle lingue iraniche. Questo riconoscimento è avvenuto solo da due secoli in quanto prima era considerato soltanto un dialetto di carattere spurio del persiano. Data la divisione della lingua in più dialetti e la mancanza di una comune letteratura scritta, durante gli anni questo idioma ha subìto modificazioni solo dal punto di vista della forma orale, ovvero concernente la pronuncia. Molto importante è sottolineare che la lingua kurda non possiede nessun tratto in comune con la lingua turca e nemmeno con l’arabo parlato e scritto in Siria. Secondo le classificazioni dei linguisti moderni la lingua kurda è suddivisa in due dialetti fondamentali:

1. il Kurmanci, diffuso in Turchia, Siria ed alcune regioni del nord iracheno e iraniano, rappresenta la lingua dei territori del nord del Kurdistan, (ha la struttura fonetica e morfologica più arcaica rispetto agli altri dialetti). Circa due terzi dei kurdi parlano questo dialetto da cui è derivata una lingua letteraria. Per questo dialetto sono stati adottati caratteri latini o cirillici. 2. Il Sorani, parlato soprattutto in Iran e Iraq, sviluppatosi molto durante il nostro secolo. Anche questo dialetto è riuscito a dar vita ad una lingua letteraria. Per questo dialetto è stato adattato e perfezionato il sistema di scrittura arabo. Altri dialetti vengono parlati nella parte meridionale, ma sono troppo eterogenei per essere riconosciuti come lingua al pari dei due precedenti, questa eterogeneità non è riuscita a creare una lingua letteraria. Ovviamente la diffusione e lo sviluppo della lingua kurda ha sofferto direttamente della divisione geografica della regione e delle discriminazioni attuate dai governi centrali. Basti pensare che, a livello territoriale, i diversi tipi di alfabeti adottati in Turchia (alfabeto latino); Iran , Iraq e Siria (alfabeto arabo) e nell’Ex Unione Sovietica (alfabeto cirillico) hanno fatto in modo di rendere inaccessibile la letteratura kurda alla maggioranza dei kurdi stessi. Dall’altro lato, le politiche attuate dai singoli Stati hanno sicuramente facilitato la dispersione ed aumentato le difficoltà per gli stessi kurdi nell’apprendere la loro madre lingua. La politica di negazione riguardante l’idioma da parte degli Stati in questione ha lo scopo di negare anche l’esistenza dello stesso popolo kurdo in quanto diverso dall’etnia dominante nei vari paesi. In pratica è risultato molto semplice per questi stati rifiutare l’esistenza della lingua kurda, è stato sufficiente proibirne l’insegnamento nelle scuole, in modo da evitarne la diffusione tra le generazioni. Le rivendicazioni di autonomia del popolo del Kurdistan hanno quindi unito rivendicazioni di carattere puramente politico ad altre di carattere squisitamente culturale. Infatti i kurdi hanno sempre richiesto la possibilità di studiare nella loro lingua madre sia nelle scuole elementari che in quelle secondarie; inoltre hanno sollecitato la creazione di università, giornali, televisioni e stazioni radio in lingua kurda. Da questa situazione si deduce che la lingua kurda subisce un tentativo di estinzione, il suo dramma “è il suo mancato insegnamento nella maggior parte del Kurdistan. Il più grande ostacolo per alfabetizzare la popolazione kurda è l’imposizione della lingua “straniera” e la conseguente discrepanza tra la lingua

materna e la lingua dell’istruzione”. Da notare che nonostante l’Iraq si sia prestato ad una parziale accoglienza di tali elementari diritti, gli altri Stati continuano a negare l’esistenza della lingua kurda, consapevoli del fatto che in questo modo indeboliranno il senso di identità delle future generazioni. Nonostante le indicazioni fin qui date non siano approfondite, si può cominciare a comprendere come la politica attuata possa essere interpretata quale strumento di una politica di genocidio a più lungo respiro.

RELIGIONE

Dal punto di vista religioso i kurdi rappresentano un’anomalia di questa regione poiché l’aspetto caratteristico della società kurda è la diffusa tolleranza, che ha evitato l’attecchimento di sentimenti di fanatismo religioso ed ha reso difficile all’Islam modificare in profondità la cultura e le abitudini sociali del popolo kurdo che ha conservato un atteggiamento tollerante verso gli altri popoli e le altre

religioni. I kurdi sono perlopiù musulmani sunniti (l’islamizzazione di questo popolo è iniziata intorno al 637 d.c. per completarsi definitivamente intorno all’XI - la scelta dell’Islam e l’obiettivo di una nazione universale islamica sacrificò le aspirazioni nazionaliste di questo popolo rendendo fin da tempi remoti difficile la costituzione dello Stato-nazione del Kurdistan), molti sono seguaci delle confraternite mistiche sufi, altri celebrano l’antico “culto degli angeli” oggi rappresentato da: yarsanismo, alevismo, yezidismo; ci sono anche minoranze kurde di zoroastriani.

BREVE STORIA DEL KURDISTAN TURCO

Nel 1909 prese corpo nei ranghi dell’esercito imperiale ottomano il movimento dei Giovani Turchi, artefici della Repubblica Turca moderna che nacque nel 1923. Il condottiero Atatűrk si servì anche dei Kurdi nella sua lotta, ben consapevole del loro valore come combattenti. Nata la Repubblica, però, ai kurdi fu tolto spazio per esprimersi, come alle altre etnie non turche del Paese. Ben presto essi iniziarono a ribellarsi: Sheykh Said guidò la prima rivolta del ’25, ve ne furono altre fra il ’27 e il ’30, poi quella di Dersim del ’38, repressa in maniera particolarmente cruenta. La controversa storia recente mina le aspirazioni europeiste (i negoziati per l’ingresso della Turchia nell’UE sono iniziati a ottobre 2005, ma da allora vanno avanti faticosamente): fino al ’50 si tennero nel Paese elezioni monopartitiche. Solo dopo quell’anno al CHP, il Partito Repubblicano del Popolo di Atatűrk, cominciarono ad affiancarsene altri. Ma a ciò seguirono poi anche golpe militari: il primo nel ’61, con destituzione e impiccagione del Premier, Adnan Menderes, il secondo nel marzo ’71, il terzo il 12 settembre 1980, a seguito del quale s’insediò una giunta militare, guidata dal Generale Evren. Nel 1974, inoltre, truppe turche invasero Cipro in risposta a un tentativo di militari greci di assumerne il controllo; l’isola fu di fatto divisa in due. Nel 1982 entrò in vigore una Costituzione elaborata dai militari, che ha tuttora come principio-base il secolarismo, oltre all’integrità territoriale dello stato e alla strenua difesa dell’identità turca. Vi sono comunità kurde non solo in Turchia, ma anche in Paesi ex-sovietici

(Armenia, Kazakistan,…) e negli stati sorti dopo lo smembramento dell’Impero Ottomano, alla fine della I Guerra Mondiale: Siria, Iran, Irak, Inoltre, vi sono i kurdi della diaspora. Il popolo kurdo include circa 40 milioni di persone; se il Kurdistan esistesse, come stato riconosciuto e unitario, sarebbe grande pressappoco come la Spagna. Nell’Impero Ottomano non si poneva una Questione Kurda; esso era suddiviso in vilayet, uno dei quali comprendeva i territori kurdo e armeno; gli Ottomani non negavano l’esistenza geografica del Kurdistan, né proibivano l’utilizzo della lingua kurda. Vi furono, tuttavia, anche nel 19esimo secolo rivolte kurde, domate con ferocia e rapidità dai Sultani. Il Trattato di Sèvres (1920) sancì il riassetto territoriale dell’Impero Ottomano:

riconosceva al popolo kurdo il diritto a uno stato indipendente, ma non fu mai ratificato! Istituita poi la Repubblica Turca, i vincitori della I Guerra Mondiale dovettero rinegoziare il riassetto: non fu mantenuta la promessa fatta in precedenza ai kurdi e l’area geografica kurda fu ripartita, con il Trattato di Losanna (1923), tra quattro stati: Turchia; Iran, Irak e Siria. Le prime rivolte kurde erano scaturite da iniziative elitarie; la svolta significativa si ebbe nel novembre ’78, con la fondazione del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), promossa in precedenza dall’attivismo di Abdullah Őcalan e di altri studenti universitari. Alcuni fondatori furono presto arrestati o uccisi; uno di essi, Mazlum Dogan, assurse a simbolo, essendosi dato fuoco in carcere il 21 marzo ’82. Per portare avanti l’attività, Őcalan si recò in esilio nel ’79; visse fra Siria e Libano (Valle della Beka’a) fino al ’98. Il PKK rivendicava l’identità etnica dei kurdi; dopo il golpe dell’80 le condizioni di vita dei kurdi divennero ancor più dure: subivano massacri e soprusi nei villaggi e nelle città, torture feroci erano inflitte a coloro che si trovavano in carcere. La situazione intollerabile spinse il PKK ad addestrare i primi nuclei di guerriglieri. Il 15 agosto ’84 furono compiuti i primi attacchi armati, a postazioni militari di Eruh e Şemdinli. Le autorità turche, inizialmente colte di sorpresa dagli attacchi, si riorganizzarono poi e reagirono con operazioni militari. Fu anche istituito nel marzo ’85 il corpo dei guardiani di villaggio: i primi furono insediati a Beytüssebap; attualmente ve ne sono circa 60000, con paga mensile misera, dispiegati nelle province kurde. Sono reclutati solitamente in clan kurdi, spesso forzosamente, poi dotati di armi e incaricati di vigilare affinché la popolazione scacciata dai villaggi non vi rientri e di far da guida alle truppe turche nel corso di azioni militari. Il loro operato li rende ben presto invisi al resto della popolazione kurda. La Legge 2935 (ottobre 1983) disponeva lo stato d’emergenza (noto con l’acronimo OHAL). Un decreto (luglio ’87) lo introdusse in numerose province sud- orientali abitate da kurdi: comportava il coprifuoco (talvolta anche diurno) e l’autorizzazione a militari e poliziotti a compiere, senza mandato giudiziale, incursioni in abitazioni e sedi di associazioni, operando arresti. Ogni quattro mesi il Consiglio per la Sicurezza Nazionale si riuniva per stabilire se procrastinare l’OHAL; ininterrotto per anni, fu abrogato nelle province ‘kurde’ e a Istanbul solo agli inizi del 2003. Nel 1986 il PKK si preoccupò di dotare il movimento guerrigliero di comandanti abili e adeguate strategie. Fu fondata in Siria un’Accademia, per la formazione politico-militare di combattenti e quadri di partito. Fu anche curata la diffusione

nelle città abitate da kurdi delle idee dibattute all’interno del PKK, per rendere la popolazione consapevole della propria identità. In tal modo la resistenza kurda si espanse: non era più condotta solo da sparuti nuclei di guerriglieri; la popolazione delle città si sollevò compatta contro le autorità e dal ’90 a ciò seguì una repressione statale ancor più violenta e brutale. Le autorità accusavano il PKK di separatismo e intendevano distruggerlo, La propaganda turca addossava al PKK responsabilità persino per attacchi compiuti contro civili kurdi; ciò contribuì ad alimentare un’immagine dei kurdi come ‘terroristi’: nella primavera 2002 il KADEK succedette al PKK, elaborando un articolato progetto di pace; nel novembre 2003 il Kongra-Gel succedette al KADEK. Tuttora il Kongra-Gel è inserito nelle liste dei gruppi terroristici stilate da USA e UE.

Nel marzo ’90 il Consiglio per la Sicurezza Nazionale decise una grande offensiva militare anti-separatista. Nell’aprile ’90 fu varato il decreto 413, severissimo verso i giornali filo-kurdi. Il frequente sequestro di pubblicazioni costrinse molte testate alla chiusura. Aumentarono esecuzioni extragiudiziali d’intellettuali e giornalisti, ad opera d’un reparto militare ‘segreto’, il JITEM. Nella primavera 1990 nacque un partito, HEP, che non ebe vita facile nel presentare in ambito istituzionale le istanze ella popolazione kurda: a luglio 1991 scomparve Vedat Aydin, che ne presiedeva la sezione di Diyarbakır. Fu soppresso dal JITEM, che eliminò nel settembre ’92 anche il celebre intellettuale kurdo Musa Anter. 21 marzo 1992: le autorità spingono la repressione fino a colpire la festività kurda più sentita, il Newroz, che rammenta la vittoria dell’umile fabbro Kawa sul tiranno Dehaq di 26 secoli fa. Fu aperto il fuoco contro persone inermi, riunite per danzare attorno ai fuochi del Newroz; il bilancio fu di molte persone crudelmente uccise in varie città: Cizre, Şırnak, Nusaybin. In seguito più volte le autorità prefettizie non hanno autorizzato la celebrazione del Newroz: il pretesto addotto più frequentemente è che le richieste di autorizzazione contengono la lettera ‘W’, inesistente nell’alfabeto turco. Nel ’93 la Corte Costituzionale decretò la chiusura dell’HEP. Fu fondato il DEP, subito preso di mira: il parlamentare Mehmet Sincar fu assassinato il 4 settembre ’93 a Batman. Nonostante le persecuzioni, la volontà kurda di agire in ambito istituzionale è inesausta. L’HADEP, succeduto al DEP, prese parte alle elezioni legislative in novembre 2002: fu impossibilitato a inviare propri rappresentanti alla Grande Assemblea Nazionale, poiché una clausola di sbarramento imponeva il conseguimento di almeno il 10% dei voti su scala nazionale. L’HADEP ottenne un buon risultato nelle province “kurde”, ma meno del 7% dei voti complessivi. Nel 2003 ne fu ordinata la chiusura; ma il partito successore, DEHAP ottenne un rilevante successo nelle elezioni municipali (28 marzo 2004): fu conseguita la carica di Sindaco in ben 56 comuni. Nel 2005 il DEHAP si sciolse e gli affiliati confluirono nel Partito della Società Democratica (DTP), presieduto da Ahmet Tűrk. Sfruttando una clausola legislativa che consente candidature indipendenti, gli aderenti al DTP si sono candidati singolarmente alle elezioni legislative di luglio 2007. Ciò ha consentito di aggirare la soglia di sbarramento del 10% e il DTP ha disposto di un suo gruppo parlamentare, composto da 21 deputati. Anche il DTP è stato sciolto nel dicembre 2010 e al suo posto si trova oggi il BDP, Partito della

Pace e della Democrazia.

PARTITI POLITICI KURDI

BDP Partito della Pace e della Democratica (Partito filo kurdo)

Fondato nel dicembre 2009 ha sostituito il partito DTP, chiuso nel dicembre 2010 e a sua volta successore di una serie di partiti filo-kurdi chiusi per espresso volere delle autorità turche – DEP, HEP, HADEP, DEHAP, DTP - con la motivazione di essere una minaccia per l’unita nazionale secondo l’articolo 101 e 102 del codice penale.

Alle ultime elezioni politiche del 12 giugno 2011, il partito BDP si è presentato insieme al Blocco “Lavoro, Democrazia e Libertà”, un gruppo di 66 candidati indipendenti che riunisce diverse voci della società civile kurda e turca. Il Blocco ha raggiunto un traguardo di storica importanza ottenendo 36 seggi in Parlamento

nonostante le difficoltà imposte dalla vigente legge elettorale che pone uno sbarramento del 10% come soglia nazionale per far entrare in Parlamento i propri candidati. Nel 2007 il DTP aveva ottenuto 20 seggi in parlamento e alle elezioni amministrative del marzo 2009 si era affermato come primo partito del Sud-Est della Turchia e quarto a livello nazionale. Sindaci e consiglieri municipali eletti nei ranghi del DTP hanno avviato un processo di sviluppo delle aree kurde, sforzandosi con i mezzi a disposizione di migliorarne le condizioni. Il DTP in questi anni aveva partecipato attivamente alle attività legislative e alla battaglia per la democratizzazione del paese. Il DTP aveva altresì stimolato e veicolato lo sviluppo di un dibattito sulla soluzione della questione kurda attraverso un percorso democratico, pacifico e conciliatorio presentando alla Grande assemblea nazionale turca progetti organici in vista di una risoluzione pacifica. La decisione della chiusura del DTP ha comportato anche il divieto, per 37 dirigenti del partito, di svolgere qualsiasi attività politica per cinque anni e l’annullamento del mandato parlamentare del presidente Ahmet Turk e della deputata Aysel Tugluk, ai quali è stata tolta anche l’immunità parlamentare. I beni del partito sono stati confiscati. Il DTP, in ordine di rappresentanza in Parlamento, era il quarto partito politico dopo l’AKP, il CHP ed il MHP. Da ottobre 2010 è in corso una nuova ondata di repressione da parte del governo centrale che ha portato a migliaia di arresti di sindaci, amministratori e militanti del nuovo partito BDP. Ad oggi sono ormai circa 10 000 gli uomini e le donne kurde privati della libertà in questa operazione di repressione senza precedenti che è ancora in atto.

PKK Partito dei Lavoratori del Kurdistan

Fondato ufficialmente nel novembre 1978, il PKK scaturì da un movimento di contestazione, avviato da parte di alcuni studenti in Turchia a metà degli anni ’70. Il colpo di Stato del 1980, la brutale repressione dei militari turchi e la

conseguente negazione di ogni richiesta politica formulata dal PKK portarono all’esilio dei principali esponenti in Libano e Siria e poi alla nascita del movimento di resistenza armata. Esso compì le sue prime azioni contro obiettivi militari turchi a Eruh e a Semdinli, nell’agosto 1984. Dal 1997 il PKK è inserito nella lista statunitense delle organizzazioni “terroristiche”; analoga classificazione è stata decisa dall’UE nel 2002.

Fin dagli anni ‘90 la linea seguita dalle azioni di guerriglie del PKK non prevede di colpire obiettivi civili, ma solo militari. Attentati dinamitardi in fiorenti e rinomate città turche, attribuiti dallo Stato al PKK, sono stati rivendicati da un gruppo composto da esigue persone che avevano dichiarato il proprio distacco dalla linea del movimento del PKK. Questo gruppo non trova alcun appoggio da parte della popolazione kurda.

Abdullah Ocalan Abdullah Ocalan è il fondatore del partito PKK (1978). Dal 1999 è detenuto in un carcere di massima sicurezza nell’isola di Imrali, nel Mar di Marmara in Turchia ed è sottoposto a notevoli deprivazioni e a strettissima sorveglianza. Da 10 anni vive in totale isolamento all’interno di una cella di piccole dimensioni, sorvegliato 24 ore su 24. Numerose leggi sono state appositamente cambiate per Ocalan e sono state introdotte norme speciali che limitano il suo diritto di difesa e l’esercizio della professione legale di quegli avvocati che hanno accettato di patrocinarlo. Le visite dei legali, dei familiari e dei medici sono ostacolate di frequente con ogni mezzo. Obiezioni contro queste violazioni del diritto rimangono inascoltate. Il carcere di Imrali è uno spazio extralegale, sottoposto unicamente al controllo del potere militare in Turchia. Durante questi 10 anni Ocalan ha continuato a pronunciarsi e battersi per una soluzione politica e pacifica del conflitto. Seguendo le sue parole il movimento della guerriglia ha proclamato diversi cessate il fuoco unilaterali per favorire l’apertura di un dialogo. Ocalan dall’inizio degli anni ‘90 rifiuta il separatismo e ha proposto diverse soluzioni non solo per la questione kurda ma per un Medio Oriente democratico con popoli parimenti riconosciuti. Per il popolo kurdo in Turchia Ocalan rappresenta il simbolo della propria condizione e della libertà. Circa 4 milioni di kurdi hanno sottoscritto nel 2006 una petizione per la sua liberazione. Attualmente è in corso un’altra campagna di raccolta firme, aperta a chiunque: www.freeocalan.org .

ASSOCIAZIONI DELLA SOCIETA’ CIVILE KURDA

IHD Associazione per i Diritti Umani

Fondata da intellettuali kurdi e militanti della

sinistra turca

nel 1986,

l’IHD

annovera oltre 20mila membri (avvocati, psicologi e volontari). Pur avendo un

ufficio centrale ad Ankara lavora in maniera abbastanza indipendente in ognuna delle 33 città dove è presente. I membri sono sottoposti a continue denunce; ripetutamente le sedi dell’Associazione sono state chiuse o devastate. L’Associazione svolge un lavoro di denuncia delle violazioni dei diritti umani, offre servizi legali per i detenuti e le loro famiglie, si batte per l’affermazione della libertà d’opinione e dei diritti delle donne e per l’abolizione della tortura e da supporto agli obiettori di coscienza.

Selis ONG

Nel Kurdistan turco sono molte le donne con problemi legali, psicologici, economici e sociali. Qui il tasso di suicidi legati alla violenza subita, quasi sempre esercitata dal marito o dalla famiglia della donna, è superiore di 11 volte al resto del Paese e alle medie internazionali. L’esodo forzato dai villaggi distrutti alle città ha reso la vita di migliaia di donne molto difficile. Selis è una organizzazione non governativa tutta al femminile che lavora per le donne prevalentemente sole, vedove, povere, vittime di violenza e ogni sei mesi elabora un rapporto sullo stato dell'infelicità delle donne in Kurdistan. Ne fanno parte 40 donne che lavorano in rete con le municipalità kurde. Selis ha due sedi, a Diyarbakir e a Batman. Organizza corsi di informatica e alfabetizzazione; offre servizi di sostegno psicologico e legale; sostiene la nascita di cooperative di donne; gestisce 2 sartorie che producono abiti e sciarpe, laboratori di bigiotteria, ceramica e fabbricazione di tappeti. Il servizio di assistenza psicologica si rivolge prevalentemente alle donne profughe, con congiunti in carcere e alle donne che hanno subito violenze domestiche e non. Selis è in rete con il Comune di Firenze (progetto di formazione-lavoro per donne profughe o con parenti in carcere, al fine di costituire cooperative di lavoro) e ha contatti di collaborazione avviati in Germania, Olanda e Gran Bretagna. Fa anche parte di una rete internazionale di organizzazioni per le donne.

Baris Anneleri - Madri della pace

La prima sede dell’associazione fu aperta nel 1990 ad Istanbul; nel 2000 fu inaugurata quella di Diyarbakir. Fu fondata da un gruppo di madri per richiedere lo stop del conflitto turco-kurdo e fare pressioni sul governo turco affinché accettasse le dichiarazioni sul cessate-il-fuoco formulate a più riprese dal PKK (1993, 1995, 1998, 1999, 2005). In questi anni le autorità turche hanno represso in modo violento le manifestazioni pacifiche delle madri; molte fra loro sono state incarcerate. Le donne dell’associazione hanno tutte storie tragiche: congiunti

uccisi, scomparsi o incarcerati.

Il

fazzoletto bianco

è

il simbolo

della loro

associazione e del loro lutto; agiscono del resto in maniera analoga a Madri e Nonne di Plaza de Mayo (Argentina). L’associazione si auto-finanzia e pubblica la rivista Baris.

GŐC-DER Associazione per l’Assistenza ai Migranti, la Cooperazione Sociale e la Cultura

I 25 anni di guerra condotta dall’esercito turco contro il PKK hanno determinato un periodo di intensificazione della migrazione interna kurda dalle terre d’origine verso le periferie delle grandi città. In special modo nel periodo 1989-‘99 furono bruciati ed evacuati almeno 3400 villaggi; la popolazione, vittima del trasferimento forzato ammonta a quasi 4,5 milioni di persone. In quegli anni, nei sobborghi periferici cittadini di Izmir, Istanbul, Diyarbakir, Batman, si sono venuti a creare campi profughi privi di ogni servizio.

Nel 1997 fu fondata a Istanbul l’associazione Gőc-Der, presieduta attualmente da Sefika Gurbuz, che si occupa del problema degli sfollati sotto ogni aspetto. L’associazione ha sedi a Van, Diyarbakir, Hakkari e rappresentanze a Siirt, Batman e Icel

THAY- DER Associazione familiari di detenuti ed ex detenuti

Fondata nel 1996, l’associazione offre assistenza e sostegno ai detenuti, sia politici che comuni, e ai loro familiari. Conta sull’autofinanziamento. Le sedi sono state chiuse decine di volte e i membri hanno subito arresti e persecuzioni. Essa realizza corsi di reinserimento lavorativo di ex detenuti e dà voce alle richieste dei detenuti organizzando sit–in e conferenze stampa.

YAKAY-DER Associazione degli scomparsi

Yakay-Der porta avanti la battaglia per la memoria degli scomparsi kurdi e le vittime di esecuzioni extragiudiziali in Turchia. Le esecuzioni sono proseguite ininterrottamente dal 1990. Fondata nel 1994, l'associazione vede uniti nella lotta di denuncia sia turchi che kurdi. Il suo obiettivo è di indagare sul destino di 5mila persone scomparse nell’ultimo ventennio. L’associazione indaga anche sulle morti sospette registrate all’interno dell’esercito, ad esempio di soldati kurdi contrari alla guerra, la cui morte è stata etichettata come suicidio. In opposizione alla guerra condotta dall’esercito turco, le famiglie degli scomparsi si sono organizzate con le Madri del Sabato dando vita dapprima all’associazione MAG- DER - immediatamente chiusa dalle autorità – e in seguito a YAKAY-DER, la cui presidente Pervin Buldan, vedova di un imprenditore kurdo, rapito ed ucciso negli anni Novanta, ha conseguito un seggio parlamentare nel 2007.

EGITIM-SEN (Sindacato dell’Educazione)

Annovera circa 170.000 iscritti; è collegato al KESK, Confederazione dei Sindacati degli Impiegati Pubblici. In maggioranza i membri di Egitim-Sen sono insegnanti (75%), vi sono poi anche lavoratori che prestano servizio presso il Ministero dell’Educazione, nonché docenti, ricercatori e impiegati delle Università.

Le norme di principio fondamentali alla base dell’attività del sindacato sono:

difesa del diritto di ogni persona a un’educazione gratuita, impostata su base scientifica e laica; difesa del diritto di tutte le persone all’insegnamento nella lingua madre. A causa della norma statutaria sull’insegnamento in lingua madre molti membri dell’Egitim-Sen sono stati licenziati dal lavoro, inquisiti, sottoposti a processo, oppure trasferiti - ciò ha riguardato soprattutto membri operanti in città dell’Est e del Sudest della Turchia. Egitim-Sen ha 91 sedi nell’intera Turchia.

DFKSM – Dicle Firat Kultur ve Sanat Merkesi - Centro Culturale Tigri ed Eufrate

I centri culturali per la promozione e la diffusione della cultura kurda sono diffusi a livello nazionale. In tutto sono 17 i centri attivi. A Diyarbakir (Amed in kurdo), il centro fu aperto nel 2003 ed è attivo in campo letterario, teatrale, musicale, cinematografico, storico, linguistico, e di recupero della memoria orale. Il centro realizza corsi gratuiti di lingua e cultura kurda, laboratori artistici, eventi culturali. Produce e vende cd musicali di artisti kurdi. In questi anni nel centro si sono costituiti più di dieci gruppi musicali e due gruppi teatrali. Il centro non riceve finanziamenti governativi e si autofinanzia grazie a eventi culturali e alla vendita di cd. La diffusione della cultura kurda e la conservazione delle opere è stata possibile grazie soprattutto alla stampa di libri in Paesi europei (Svezia, Francia, Germania, Svizzera) dove vivono comunità kurde numericamente cospicue. Il governo turco per anni ha negato l’esistenza di altre culture presenti sul suo territorio, diverse da quella turca ufficiale, tanto da annullare ogni riferimento a parole di origine diversa da quella turca. Nel corso della sua esistenza il centro è stato più volte oggetto di repressione da parte della polizia che ha sequestrato libri, cd, strumenti musicali e ha arrestato alcuni dei responsabili.

Cooperatıva delle donne di Bağlar – Diyarbakır

La cooperativa delle donne di Bağlar (Bağlar Kadın Kooperatifi) è una cooperativa al femminile, fondata nel dicembre 2005 da sette donne e tutt’ora amministrata da sole donne. L’obiettivo primo della cooperativa è sostenere le donne nel raggiungimento di un’indipendenza economica, primo passo verso un’indipendenza e libertà più ampie nelle altre sfera della vita sociale e privata. La missione della cooperativa è la ri-costruzione di una società che veda una partecipazione più attiva ed efficace della donna nella vita economica, sociale e

culturale. La cooperativa è locata a Bağlar, uno dei quartieri poveri di Diyarbakır,

la città capoluogo del Kurdistan turco che conta circa un milione di abitanti. Le ragazze che vi lavorano sono tutte volontarie. Le attività principali della cooperativa sono: 1. aiutare le donne a trovare lavoro soprattutto attraverso la creazione di nuove attività (per esempio la cooperativa ha sostenuto l’apertura di una locanda in cui sono le donne che fanno da cuoche, cameriere, che amministrano il locale [solitamente mansioni maschili]; uno dei progetti in corso è l’apertura e gestione di un atelier tessile); 2. fornire una educazione. All’interno della cooperativa ci sono due/tre aule adibite a classi dove vengono insegnate materie base come matematica, storia, geografia, corsi di lingua kurda, corsi di informatica. Educazione intesa anche come presa di coscienza del valore di essere donna, dei propri diritti, della possibilità di essere attore partecipativo e anche motore nella società; 3. dare aiuto legale e psicologico. Sono ancora molte le situazioni di sottomissione alla volontà maschile (donne costrette a sposare chi

viene loro indicato dal padre, impossibilità di divorziare, etc

)

e di violenza

... famigliare. La cooperativa fornisce aiuto alle donne che subiscono queste violenze, fisiche e non. La cooperativa è diventata un punto di incontro per le donne del quartiere che si trovano qui anche solo per bere un çay (tè), chiacchierare, confrontarsi. Ora le ragazze sono in fase di progettazione di un atelier tessile per la riproduzione di abiti tradizionali dell’area mesopotamica e per la creazione di vestiti (foulard, pantaloni, cinture, giacchine) della cultura curda rivisitati in chiave moderna. Le donne si faranno stiliste e sarte con l’obiettivo di far conoscere i loro abiti tradizionali e allo stesso tempo di auto-finanziarsi.

PARTITI POLITICI TURCHI E SISTEMA ELETTORALE IN TURCHIA

AKP (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo)

E’ il partito di governo attuale, guidato dal Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan.

Fondato nel 2001

l’AKP si definisce

come un partito

liberale in economia e

conservatore sul piano culturale. Si identifica nello slogan “democrazia conservatrice”.

CHP (Partito Repubblicano del Popolo)

E’ il partito-stato fondato nel 1923 da Atatürk, strumento per eccellenza del

progetto di modernizzazione della rivoluzione kemalista. Le sei frecce che compongono il suo simbolo rappresentano i sei principi cardine del partito:

repubblicanesimo, nazionalismo, populismo, statalismo, laicità e riformismo.

MHP (Movimento di Azione Nazionalista)

Partito di estrema destra, di ispirazione pan-turchista, fondato negli anni sessanta dal colonnello Alparslan Türkeş. I suoi militanti sono noti come Ulkücü e, soprattutto all’estero, come Lupi Grigi. Soprattutto negli anni settanta il partito, anche con nomi diversi, ha partecipato a numerosi governi di coalizione ed i suoi

militanti si sono spesso distinti per l’uso della violenza nei confronti degli avversari politici, spesso in collaborazione con gli apparati di sicurezza.

Il sistema elettorale in Turchia

Per ottenere rappresentanti parlamentari, un partito politico deve conseguire almeno il 10% dei voti su scala nazionale. L’ostacolo è superabile, per i partiti minori, solo sostenendo candidature elettorali indipendenti. Tale percentuale è stata considerata troppo alta e non democraticamente corretta da parte dell’Unione Europea.

IL POTERE MILITARE IN TURCHIA

Da più di 40 anni il vero potere in Turchia è rappresentato dall’Esercito. Un dominio sovrano ed assoluto, sancito dalla Costituzione. Un potere che si è manifestato in modo violento e repressivo in ben tre sanguinosi colpi di stato:

1960, ’71 e ’80. Poi nel ’97 un golpe bianco fu attuato contro il governo guidato allora dal Premier Erbakan, del partito di orientamento islamico Refah. Nell’aprile 2007 con una dichiarazione su Internet, lo stato maggiore ha provato a impedire l’elezione di Abdullah Gűl (membro di spicco dell’AKP) alla Presidenza della Repubblica, poi comunque verificatasi nell’agosto dello stesso anno. Organo importante è il Consiglio Nazionale di Sicurezza, composto da esponenti del governo e vertici delle forze armate (Capo di Stato Maggiore e altri 4 Generali) e agente per garantire la laicità della Repubblica Turca; tuttora prova a indirizzare altresì, inflessibilmente, la linea politica ed economica dello stato. L’esercito è esso stesso una vera potenza politica ed economica. Assorbe un quarto del bilancio annuo dello Stato; è il secondo esercito della NATO per consistenza numerica, con oltre un milione di effettivi in servizio; esso possiede il terzo gruppo imprenditoriale nazionale, Oyak, costituito da aziende bancarie, agro-alimentari, meccaniche ed elettroniche, totalmente esentasse, la cui attività produttiva serve a garantire la sicurezza sociale (pensioni) dell’apparato militare. Esso collabora in varie joint-venture con imprese europee. L’Italia è presente in Turchia con ben 650 imprese; un terzo dell’export italiano verso il Mediterraneo è indirizzato alla Turchia e proviene soprattutto da Lombardia e Piemonte.

GRUPPI PARAMILITARI TURCHI

Hizbi-Contra

Le esecuzioni extra-giudiziali, eseguite come politica di guerra non convenzionale sin dagli anni ’90, hanno portato alla ribalta un’organizzazione paramilitare creata dallo Stato turco e nota come Hizbi-Contra, che ha agito come forza di contrapposizione al PKK. La pratica delle esecuzioni extra-giudiziali, partita dai centri di Diyarbakir, Batman e Silvan, si è diffusa in tutte le regioni del Kurdistan turco: sia ad opera di bande di guardiani di villaggio che di squadre paramilitari come Hizbi-Contra. L’Hizbi-Contra ha annichilito, represso e disperso la popolazione kurda senza fare distinzione fra bambini, anziani, uomini e donne. Circa l’80% di questi crimini sono stati commessi nelle città kurde dove vigeva lo

stato d’emergenza (OHAL).

Jitem

Ultimo gruppo paramilitare venuto allo scoperto e legato ai servizi segreti è Jitem, autore di un attentato a una libreria e dell’uccisione di due persone, a Semdinli nel novembre 2005. Gli assalitori furono bloccati dalla popolazione locale e nella loro auto furono rinvenuti tre fucili AK-47, documenti e piani di altri attentati da eseguire nella zona, quindi prove inconfutabili dell’esistenza di un’organizzazione segreta paramilitare atta a creare tensioni nell’area. L’indagine portò all’arresto di tre membri dell’organizzazione e a quello del proprietario della libreria, vittima dell’attentato, che scontò vari mesi di carcere. Il Tribunale ordinario ha condannato gli imputati a 39 anni di carcere ma nel 2008 c’è stata la sentenza del Tribunale militare, che li ha assolti. I mandanti dell’attentato non sono mai stati individuati.

Guardiani di villaggio

Forze paramilitari irregolari, costituite in forma provvisoria a seconda delle esigenze, nel corso della guerra civile, allo scopo di combattere la guerriglia del Pkk. Il numero complessivo si aggira oggi presumibilmente intorno ai 60 000 individui, ampiamente dislocati sul territorio, nei villaggi rurali. Durante gli anni più aspri del conflitto si è arrivati fino a 150000 guardie di villaggio in servizio. La base legale di questa formazione sta nella legge del villaggio rurale del 1924, modificata nel 1985. Tramite intermediari locali lo Stato distribuisce armi, eroga uno stipendio e concede vari poteri e compiti alle guardie. I guardiani di villaggio dipendono dal comando generale della gendarmeria turca. Nei momenti più aspri del conflitto gli abitanti dei villaggi subivano pressioni fortissime perché aderissero al sistema delle guardie rurali. Chi si rifiutava di entrare a farne parte o di sostenerle subiva ritorsioni (uccisioni, violenze, incendio della casa) e spesso era costretto ad abbandonare i propri beni e a trasferirsi altrove. I guardiani di villaggio sono accusati di aver attuato sparizioni, esecuzioni sommarie, torture, rapimenti a scopo di estorsione, commercio di droga. Tuttora è aperto il problema dell’identificazione di coloro che si sono macchiati di crimini nei confronti della popolazione kurda e di come fare per risarcire le vittime.

Ergenekon

L'inchiesta Ergenekon è stata avviata nel 2007 con la scoperta di armi nascoste in un appartamento in un quartiere popolare di Istanbul. A ottobre è cominciato il processo a 86 indagati, 46 dei quali sono in prigione, tra gli arrestati vi sono militari in pensione, discussi uomini d’affari, avvocati ed ambigui rappresentanti della società civile. Nel corso delle perquisizioni la polizia ha rinvenuto una lista delle persone nel mirino dell´organizzazione: esponenti politici curdi, un giornalista dell’area islamica e il premio Nobel Orhan Pamuk, per il quale era già stata scelta l’arma del delitto. L´obbiettivo, quello di trascinare il paese nel caos e spianare la strada ad un colpo di stato. Molti indizi permetterebbero poi di collegare Ergenekon a numerosi omicidi eccellenti della storia recente, a cominciare da quello del giudice Özbilgin e del giornalista armeno Hrant Dink.

RETE ITALIANA DI SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO KURDO

ll 2 e il 3 dicembre 2006, a Milano presso la Casa della Pace della Provincia, si sono riuniti collettivi, associazioni, centri sociali, comitati e singole persone provenienti da diverse città d'Italia, insieme a sindaci kurdi e organizzazioni di solidarietà tedesche e francesi. In un clima costruttivo e propositivo, gli esponenti kurdi presenti hanno sottolineato la situazione in cui versano i kurdi, soprattutto in Turchia, caratterizzata da grande incertezza e instabilità. Le opportunità offerte dal quinto cessate-il-fuoco unilaterale proclamato da parte dei guerriglieri kurdi, che avrebbero potuto dare il via a un importante processo di pace e di democrazia, non sono state accolte appieno anzi le operazioni militari turche sono aumentate. Questa situazione si è protratta nel tempo, finendo nel 2008 in una recrudescenza dello scontro armato, che ha causato molte perdite di vite umane. Dalle due giornate di discussione del dicembre 2006 è risultata la costituzione di una Rete di solidarietà con il popolo kurdo, di carattere nazionale, con l’obiettivo di lanciare e portare a compimento campagne, progetti e iniziative a favore del popolo kurdo, prima fra tutte quella contro la costruzione della Diga di Ilisu e la conseguente scomparsa dell’antichissimo sito di Hasankeyf.

La Rete persegue i suoi obiettivi attraverso iniziative locali di controinformazione, denuncia e sensibilizzazione, avvio di campagne, delegazioni, costruzione di progetti di solidarietà e cooperazione, quali fili conduttori del lavoro di tutte le organizzazioni che fanno parte della Rete, qui di seguito elencate:

· UFFICIO INFORMAZIONE KURDISTAN IN ITALIA UIKI ONLUS ASSOCIAZIONE CULTURALE UNIVERSITARIA PANGEA-NAPOLI ASSOCIAZIONE EUROPA LEVANTE ASSOCIAZIONE
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UFFICIO INFORMAZIONE KURDISTAN IN ITALIA UIKI ONLUS
ASSOCIAZIONE CULTURALE UNIVERSITARIA PANGEA-NAPOLI
ASSOCIAZIONE EUROPA LEVANTE
ASSOCIAZIONE FONTI DI PACE-MILANO
ASSOCIAZIONE NAZIONALE AZAD
ASSOCIAZIONE VERSO IL KURDISTAN -ALESSANDRIA
ARCI-NAZIONALE
DONNE IN NERO-NAZIONALE
UN PONTE PER… -NAZIONALE
· ASCE ONLUS-ASSOCIAZIONE SARDA CONTRO L'EMARGINAZIONE
· ASSOPACE-NAZIONALE
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CENTRO SOCIO CULTURALE ARARAT-ROMA
CECINA SOCIAL FORUM
CISCASE-COMITATO ITALIANO DI SOLIDARIETA' E COOPERAZIONE
CON L'ANATOLIA DEL SUD EST

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ATTAC CATANIA

·

CENTRO SOCIALE ZONA BANDITA

·

COMITATO KURDISTAN SARDEGNA

·

ASSOCIAZIONE PUNTO CRITICO

·

CAMPAGNA PER LA RIFORMA DELLA BANCA MONDIALE

·

CENTRO DI CULTURA CURDA VIA VALTORTA-MILANO

·

CENTRO CULTURALE KURDISTAN PONTEDERA

·

CENTRO CULTURALE KURDO VENEZIA

ALCUNI SITI E BLOG D’INFORMAZIONE SUL KURDISTAN (ITALIANO E INGLESE)