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Reportage 2 SUMANAHALLI COL CUORE BUONO

Un giorno diverso a Sumanahalli, presso il Leprosy Rehabilitation and Training Center. Mai avrei pensato di mangiare in un lebbrosario, insieme ad un centinaio di malati del morbo di Hansen, ormai guariti, ma colpiti da uno stigma sempre visibile. Eppure ora ringrazio il Signore per avermi dato nella Sua infinita misericordia questa grande opportunit. Un pieno di Umanit, pi volte richiesto allora dei pasti, al fine di ottenere il cibo essenziale dello Spirito. La timidezza superata distinto da un solo sorriso, quello di una bambina che chiamer Without, che allimprovviso mi offre tra mille la sua mano senza dita e della quale non conosco il nome. Che stringo forte mentre lei ritrosa si gira da una parte, lasciando in me un indescrivibile senso di dolcezza infinita. Un giro veloce tra le stradine del campo con la dottoressa Ana e linfermiera Elizabeth, entrambe giovanissime ma gi esperte, semplici e dignitose nel loro sari color arancio. Poche sussurrate parole, perch gli sguardi spiegano ed il loro sorriso pieno di luce ti penetra dentro e sembra lenire ogni cosa. Un sorriso per tutti che accetta ed accoglie, spandendosi intorno come un unguento miracoloso. Padre Gorge ci fa accomodare nellampia segreteria e ci fa la storia di questo posto, di cui responsabile da oltre 10 anni e presso il quale AIFO interviene da tempo. Ci d i numeri precisi ed inesorabili di ci che stato fatto e di quel che ancora resta da fare. Partendo dal significato della parola Sumanahalli, che vuol dire col cuore buono, con animo leggero perch altrimenti penso che non sarebbe possibile restare qui. Pacato e dai modi gentili, dispensa senza lena consigli a tutti quelli che incontra e che necessariamente hanno in lui un valido punto di riferimento. E con ferme disposizioni ha realizzato e guida una struttura dotata di una organizzazione davvero mirabile. Intorno gran pullulare di scuole di ogni ordine e grado, tutte strettamente connesse, compresa una piccola camiceria dove un centinaio di dipendenti tra i quali ex lebbrosi, sieropositivi ed altri disabili lavorano alacremente. Naturalmente sempre sorridendo. Il coro della scuola elementare che abbiamo gi ascoltato in occasione del Giubileo ci accoglie ancora festoso, eppure questa volta senza un rigido cerimoniale ci sommerge completamente. Mangala guarda il maestro. Poi mi invita ad osservare da vicino i fiori del giardino che lei stessa ha curato con le compagne. Sono semplicemente stupendi. Me ne offre uno, che ora accuratamente conservo nel libro di Arundhati Ray Il Dio delle piccole cose che gli amici di Milano (con i quali sono stato a Sarajevo e Mostar durante la guerra in missione di pace) hanno voluto regalarmi prima della partenza. Ma le giornate sono tutte piene e del romanzo riuscir a leggere solo qualche pagina. Bellary, ore 16.50 locali dell8 novembre 2011