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MICHELE TRIZIO DISSENSIO PHILOSOPHORUM. IL DISACCORDO TRA PLATONE E ARISTOTELE NEI COMMENTI FILOSOFICI DI EUSTRAZIO DI NICEA ( CA.

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Tra gli aspetti di maggiore interesse legati ai commenti ad Aristotele di Eustrazio di Nicea (ca. 1050-ca. 1120) vi la risoluta affermazione della dissensio tra Platone e Aristotele. La cosa non affatto irrilevante per due motivi, se si pensa 1) che la concordanza tra Platone e Aristotele, testimoniata finanche da Fozio in rapporto ad Ammonio, si trova affermata decisamente in commentatori tardo-antichi quali Simplicio e Filopono; 2) quello del concordismo tra Platone e Aristotele stato considerato dalla storiografia, in contributi dedicati allo stesso Eustrazio, come un tratto peculiare del pensiero bizantino. In questo senso, stando a questa prospettiva storiografica, sembrerebbe che una vera e propria rottura di questo topos si sia verificata soltanto nel XV secolo bizantino, per poi proseguire fuori Bisanzio grazie alle discussioni suscitate dai dotti greci emigrati in Italia.
Sulla vita e le opere di Eustrazio, si veda M. CACOUROS, Eustrate de Nice, in R. Goulet, Dictionnaire de Philosophes Antiques, III, Paris, CNRS Editions, 2000, 378-388. PHOTIUS, Bibliotheca, ed. R. Henry, III, Paris, Les Belles Lettres, 1962, cod. 214, 172a7-9, 126. Sul tema della concordanza tra Platone e Aristotele in et antica e tardo-antica, si veda G. E. KARAMANOLIS, Plato and Aristotle in Agreement? Platonists on Aristotle from Antiochus to Porphyry, Oxford, Clarendon Press, 2006. Si veda A. C. LLOYD, The Aristotelianism of Eustratios of Nicaea, in J. Wiesner (ed.), Aristoteles. Werk und Wirkung, Bd. 2, Kommentierung, berlieferung, Nachleben, BerlinNew York, de Gruyter, 1987, 341-352: 342. Sulla controversia platonico-aristotelica nel rinascimento italiano si vedano: L. MOHLER, Kardinal Bessarion als Theologe, Humanist und Staatsman, 3. voll., Padernborn, Schningh, 1923, I, 346-398; P. O. KRISTELLER, Platonismo bizantino e fiorentino e la controversia su Platone e Aristotele, in A. Pertusi (ed.), Venezia e lOriente fra tardo medioevo e rinascimento, Firenze, Sansoni, 1966, 103-116 (ristampato in ID., Renaissance Concepts of Man, New York, Harper & Row, 1972, 85-109);

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In effetti il tema della concordanza Platone-Aristotele si ritrova persino in intellettuali dellXI secolo vicini a Eustrazio, quali Michele Psello e Giovanni Italo, che del nostro autore fu anche il maestro, nei quali questo tema sembra risentire dellinfluenza dei commentatori tardo-antichi, in particolare di Giovanni Filopono. Con Eustrazio, invece, assistiamo al processo opposto, ossia la decisa rottura del tema della concordanza tra Platone e Aristotele e la netta affermazione del disaccordo tra i due. Tuttavia, lautore non si limita a segnalare linsanabile divergenza sussistente tra platonismo e aristotelismo in merito a temi quali la natura dei concetti matematici o la definizione di bene; al contrario, nel rimarcare questa divergenza, Eustrazio sembra decisamente prendere posizione a favore di Platone. Lo dimostrano, come avremo modo di vedere, lo spazio preponderante dedicato dal commentatore alle posizioni di Platone o dei Platonici rispetto allopinione di Aristotele, e la corrispondenza tra le diverse posizioni filosofiche attribuite a Platone e ai platonici presenti nelle dossografie elaborate da Eustrazio con quanto lo stesso Eustrazio riporta a titolo personale nei suoi commenti. Tra Platone e Aristotele, per, Eustrazio inserisce una terza fonte, che egli impiega ora per ricostruire la dottrina platonica, ora per contrapporre alle opinioni di Platone e Aristotele una terza posizione, la propria. Si tratta del neoplatonico Proclo, onnipresente nei commenti di Eustrazio al libro II degli Analitici Secondi e ai libri I e VI dellEthica
J. MONFASANI, George of Trebizond: A Biography and a Study of his Rhetoric and Logic, Leiden, Brill, 1976, 201-229; ID., Il Perotti e la controversia tra platonici e aristotelici, Res publica litterarum 4 (1981), 195-231; ID., Marsilio Ficino and the PlatoAristotle Controversy, in M. J. B. AllenV. Rees (ed.), Marsilio Ficino: his Theology, his Philosophy, his Legacy, LeidenBostonKln, Brill, 2002, 179-202; C. BIANCA, Auctoritas et veritas: il Filelfo e le dispute tra platonici e antiplatonici, in Francesco Filelfo nel quinto centenario della morte (Medioevo e umanesimo, 58), Padova, Antenore, 1986, 207-247; J. HANKINS, Plato in the Italian Renaissance, 2 voll., Leiden, Brill, 1990, I, 165-263. Si veda MICHAEL PSELLUS, Opuscula Psychologica, theologica et daemonologica, ed. D. J. OMeara (Michaelis Pselli philosophica minora, 2) Leipzig, Teubner, 1989, 13, 40,3-6, 71,14-16; JOHANNES ITALUS, Quaestiones Quodlibetales ( ), ed. P. Joannou (Studia patristica et Byzantina, 4), Ettal, Buch-Kunstverlag, 1956 q. 42, 51-53. Per questultimo testo si suggerisce un rapporto con SIMPLICIUS, In Aristotelis physicorum libros commentaria, ed. H. Diels (Commentaria in Aristotelem Graeca, 9-10), 2 voll., Berlin, Georg Reimer, 1882-1895, 1165,21-39. Vi sono tuttavia passi in cui Psello sostiene la tesi del dissenso tra Platone e Aristotele. Si veda, ad es., MICHAEL PSELLUS, Epistulae, 180, ed. K. Sathas, , 5, Paris, Maisonneuve et Cie, 1876, 460.

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Nicomachea. Analizzando i principali esempi di dossografie PlatoneAristotele elaborate da Eustrazio, mostreremo come nel presentare la posizione platonica il commentatore utilizzi il vocabolario procliano, quasi considerasse Proclo come unesemplificazione del platonismo autentico.

1. ARISTOTELE E I PLATONICI SULLA DEFINIZIONE DI BENE


In un certo senso, questa decisa affermazione della dissensio tra Platone e Aristotele elaborata da Eustrazio non rappresenta una scoperta realmente nuova. Gi ai lettori medievali dei commenti di questo intellettuale bizantino non era sfuggita la strutturata e decisa replica del commentatore alla critica aristotelica del Bene ideale platonico, che era stata letta da maestri quali Alberto Magno e Bonaventura come una difesa cristiana dellesemplarismo divino. In realt, come evidenziato da Giocarinis gi quasi cinquantanni fa, in un articolo che ancora oggi risulta valido, la risposta di Eustrazio agli argomenti aristotelici contro il Bene ideale appare fortemente contaminata da elementi neoplatonici, tra cui spicca il ruolo giocato dal commento di Proclo al Parmenide.
ARISTOTELES, Ethica Nicomachea, I, 6, 1096a11-1097a14; EUSTRATIUS, In Aristotelis Ethica Nicomachea I commentaria, in Eustratii et Michaelis et anonyma in ethica Nicomachea commentaria, ed. G. Heylbut (Commentaria in Aristotelem Graeca, 20), Berlin, Georg Reimer, 1892 (da ora in avanti solo In I EN), 39,25-58,13. ALBERTUS MAGNUS, Super Ethica commentum et quaestiones, ed. W. Kbel (Alberti Magni Opera omnia. Editio Coloniensis, 14,1), Mnster, Aschendorff, 1968, I, lectio 6, 27,40-47; BONAVENTURA, In Hexaemeron collationes, studio et cura PP. Collegii a S. Bonaventura (Doctoris Seraphici S. Bonaventurae Opera omnia, 5), Ad Claras Aquas (Quaracchi), 1891, VI, 2, 360-361. Su Alberto lettore di Eustrazio si vedano: I. COSTA, Il problema dellomonimia del bene in alcuni commenti scolastici allEthica Nicomachea, Documenti e Studi sulla Tradizione Filosofica Medievale 17 (2006), 157-230; M. TRIZIO, Qui fere in hoc sensu exponunt Aristotelem. Notes on the Byzantine Sources of the Albertinian Notion of intellectus possessus, in L. HonnefelderH. MhleS. Bullido del Barrio (ed.), Via Alberti. TexteQuellenInterpretationen (Subsidia Albertina, 2), Mnster, Aschendorff, 2009, 79-110. K. GIOCARINIS, Eustratios of Nicaeas Defense of the Doctrine of the Ideas, Franciscan Studies 24 (1964), 159-204; C. STEEL, Neoplatonic Sources in the Commentaries on the Nicomachean Ethics by Eustratius and Michael of Ephesus, Bul-

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Se dunque il lettore pu fare riferimento allo studio di Giocarinis per quanto riguarda larticolazione generale della replica di Eustrazio alla critica aristotelica, vi un passo che, pur menzionato dallo stesso Giocarinis, merita particolare attenzione proprio perch direttamente attinente al tema di questo nostro contributo. Qui Eustrazio prende in esame la definizione aristotelica di bene presente nellincipit dellEthica Nicomachea, e attribuita nel X libro della stessa opera a Eudosso, secondo la quale il bene sarebbe ci cui ogni cosa tende ( ). Il commentatore, che di fatto muove dal presupposto, attribuito direttamente a Platone, per cui il bene come oggetto universale di desiderio nel contempo la causa universale trascendente di tutti i beni particolari, da identificare con lUno della tradizione neoplatonica, sembra rimproverare ad Aristotele di aver accettato allinizio dellEthica una definizione di bene corretta, ma di averla poi fraintesa, criticandola in maniera eccessivamente sofistica nellambito, per lappunto, della critica alla concezione platonica di Bene.

In effetti, loccasione per tornare sul problema della definizione di bene era stata fornita al commentatore dallassunto Aristotelico, presente proprio nella sezione del I libro dellEthica dedicata alla critica del Bene platonico, per cui bene si dice nello stesso numero di modi in cui si dice lessere ( ). Di fronte a questo passo, Eustrazio rimanda allesegesi dei platonici del lemma aristotelico presente tanto in questultimo passo dellEthica, quanto nella definizione di bene come ci cui tutto tende presente, come gi ricordato, nellincipit dellopera aristotelica in questione.
lettin de Philosophie Mdivale 44 (2002), 51-57. Sul neoplatonismo di Eustrazio, con particolare riferimento al commento di Eustrazio al VI libro dellEthica Nicomachea, ci permettiamo di rimandare al nostro M. TRIZIO, Neoplatonic Source-Material in Eustratios of Nicaeas Commentary on Book VI of the Nicomachean Ethics, in C. BarberD. Jenkins (ed.), Medieval Greek Commentary on the Nicomachean Ethics, Leiden, Brill, 2009, 71-109. Cfr. GIOCARINIS, Eustratios of Nicaeas Defense, 184. ARISTOTELES, Ethica Nicomachea, I, 1, 1093a3; X, 2, 1172b9-15. La definizione in questione si trova anche in Topica, III, 1, 116a19-20 e in Rhetorica, I, 6, 1362a23. EUSTRATIUS, In I EN, 40,4-5. Cfr. GIOCARINIS, Eustratios of Nicaeas Defense, 168-171, 182-183. EUSTRATIUS, In I EN, 45,32-38. ARISTOTELES, Ethica Nicomachea, I, 6, 1096a23-24. Cfr. supra, nota 11.

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Stando a quanto riportato dal commentatore, i platonici avrebbero interpretato il lemma in questione nel senso del bene primo e universale ( ), e avrebbero letto la restante parte della definizione aristotelica di bene, ossia quel , nel senso del Bene massimamente primo e universale ( ). Che qui si tratti di un principio trascendente, chiaro dalla chiosa conclusiva di Eustrazio, il quale ricorda come se infatti tutto desidera il Bene, esso necessariamente al di sopra di tutte le cose ( , ). Ma chi sono gli esegeti platonici della definizione aristotelica di bene citati da Eustrazio? Si gi detto che questa definizione di bene come ci cui ogni cosa tende attribuita da Aristotele nel X libro a Eudosso, mentre non sembra che il lemma aristotelico oggetto della disamina di Eustrazio compaia alla lettera in Platone. Tuttavia, vi un autore tardo-antico che riprende almeno due volte quasi alla lettera la definizione aristotelica di bene in un modo che non lascia dubbi sullintenzione di questo autore di rileggere in chiave critica la formula aristotelica. Si tratta del neoplatonico Proclo. Nella Elementatio Theologica, infatti, leggiamo che se infatti ogni cosa desidera il bene, chiaro che il Bene primario trascende gli esseri (
, ).

In questo passo, che costituisce di fatto la fonte diretta della chiosa di Eustrazio citata in precedenza, il commentatore poteva rinvenire tanto un chiaro riferimento alla definizione aristotelica di bene dellincipit del testo dellEthica, quanto lidentificazione delloggetto di desiderio cui ogni cosa tenderebbe con un principio trascendente causa del tutto. Non solo: in un altro passo della sua replica alle argomentazioni aristoteliche contro il Bene ideale platonico, Eustrazio torna ad identificare ancora una volta loggetto cui ogni cosa tenderebbe, di cui parla la definizione aristotelica di bene, con il Sommo Bene e la
EUSTRATIUS, In I EN, 45,28-30. EUSTRATIUS, In I EN, 45,30-31. Cfr. supra, nota 11. Per quanto si potrebbe a buon diritto rimandare a PLATO, Philebus, 20d, 54c. PROCLUS, Elementatio theologica, ed. E. R. Dodds, Oxford, Clarendon Press, 1963, prop. 8, 8,31-32.

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Causa Prima, rimandando ad un altro passo procliano in cui evidente appare il richiamo alla suddetta definizione di bene con cui si apre il I libro dellEthica Nicomachea. In effetti, Eustrazio giustifica questa identificazione sulla base del fatto che il bene cui tutto tende il Bene sostanziale ( ). Chiaro il rimando ad un passo del commento di Proclo alla Repubblica, dove lautore commenta lidentificazione operata da Socrate tra il bene e loggetto supremo di tutte le scienze scrivendo che per questa ragione dunque questo oggetto cui tutto tende il Bene ( , ). Alla luce di queste dipendenze testuali, si pu legittimamente sostenere che Eustrazio abbia impiegato la reinterpretazione procliana della definizione aristotelica di bene per formulare la propria critica alle argomentazioni aristoteliche contro la concezione platonica del Bene presente nel I libro dellEthica Nicomachea. Si tratta di una critica, quella di Eustrazio, che come detto muove a priori dallassunto irrinunciabile dellidentificazione tra Bene e Causa Prima, e che si dipana sulla falsa riga di una serie di indicazioni procliane. Tra queste, spicca quella, ancora dallElementatio Theologica, che di fatto introduce lidentificazione operata da Eustrazio proprio a partire da Proclo tra loggetto di desiderio di cui parlava Aristotele e la Causa Prima trascendente. Infatti, il commentatore ricorre ancora al testo della Elementatio allorquando distingue tra beni secondari e Bene comune, cui ogni bene secondario deve essere ricondotto. Non si tratta semplicemente di un concetto universale, ossia del tratto comune di tutti i beni particolari, bens di un principio evidentemente trascendente che, chiosa ancora Eustrazio, partecipato da tutti i beni (secondari).

EUSTRATIUS, In I EN, 40,17-18. Cfr. supra, nota 17. EUSTRATIUS, In I EN, 45,15-16. La fonte di questo passo PROCLUS, Elementatio theologica, prop. 8, 10,2-8.

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2. I PLATONICI DI FRONTE ALLASTRAZIONISMO ARISTOTELICO


Abbiamo visto come nel proporre e difendere la concezione platonica del Bene, Eustrazio si sia di fatto servito di Proclo, al punto che non sarebbe scorretto dire che quella del commentatore a tutti gli effetti una difesa procliana di Platone contro le argomentazioni aristoteliche. Abbiamo anche visto come Eustrazio non si limiti ad esporre la dottrina dei platonici, descritta appunto con la terminologia di Proclo, ma si identifichi con essa. Si tratta di un tratto peculiare delle dossografie Platone (platonici)-Aristotele elaborate dal commentatore. A brevi e concise ricostruzioni della posizione di Aristotele, seguono lunghe e dettagliate esposizioni della posizione di Platone e dei platonici, al punto che a tratti non pi chiaro dove finisca la ricostruzione della posizione platonica e dove inizi la presa di posizione autonoma dello stesso Eustrazio. Un caso esemplare di questa particolare attitudine del commentatore rappresentato dal problema dello statuto dei concetti e la natura del processo di formazione dei concetti stessi. In maniera alquanto estemporanea, nel corso del commento al VI libro dellEthica Nicomachea Eustrazio introduce una dossografia Platone-Aristotele relativamente al problema dello statuto degli oggetti matematici. In questo senso, il commentatore associa diligentemente Aristotele alla tesi secondo cui tali oggetti sarebbero derivati per astrazione ( ). Si tratta in effetti del termine tecnico, distinto dal termine induzione (), riservato da Aristotele alla descrizione dello statuto degli oggetti propri della matematica. A questa posizione, peraltro ben attestata dalla tradizione dei commentatori tardo-antichi, Eustrazio oppone quella dei Platonici: ma la
La cosa non era sfuggita a LLOYD, The Aristotelianism, 345. EUSTRATIUS, In VI EN, 320,21-22. ARISTOTELES, Physica, II, 2, 193b36-194a1; Metaphysica, XIII, 2, 1076a32-36, XIII, 3, 1077b17-20. Sulla dottrina aristotelica dellastrazione in matematica si veda, tra gli altri, J.-J. CLEARY, Aristotle and Mathematics: Aporetic Method in Cosmology and Metaphysics, Leiden, Brill, 1995, 268-342. Su questo si veda I. MUELLER, Aristotles Doctrine of Abstraction in the Commentators, in R. Sorabji (ed.), Aristotle Transformed. The Ancient Commentators and their Influence, Ithaca, NY, Cornell University Press, 1990, 463-480. Sullinfluenza dei commentatori tardo-antichi, in particolare Alessandro di Afrodisia, sulla

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soluzione aristotelica non piacque ai platonici che discussero questo problema, poich [secondo costoro] ci che deriva per astrazione dai sensibili addirittura inferiore rispetto alle realt fisiche, in quanto da esse traggono la loro esistenza e vengono ad essere solo successivamente rispetto a queste (
, , ).

Anche qui ci porremo la stessa domanda gi posta in precedenza: chi sono i Platonici di cui parla Eustrazio? Anche questa volta, come nel caso del problema della definizione aristotelica di bene, la risposta va cercata negli scritti di Proclo. Nel commento al Parmenide, infatti, Proclo elabora un argomento che chiaramente rappresenta la fonte cui Eustrazio fa riferimento allorquando riporta la critica dei platonici allastrazionismo aristotelico. Qui Proclo scrive: infatti, non opereremo una spiegazione dei concetti venuti ad essere successivamente; questi stessi, infatti, sono meno nobili dei sensibili e di quanto a questi simile (
).

Il ricorso da parte di Eustrazio a questo passo procliano dimostra come, a questo punto, la questione non verta pi solo sullo statuto degli oggetti matematici, bens sul valore che in generale assumono i concetti derivati per astrazione dai particolari sensibili. Largomento che il commentatore ricava da Proclo in questo senso chiaro: i concetti derivati per astrazione dai sensibili possiedono una dignit ontologica perfino inferiore rispetto a ci da cui essi sono ricavati, ossia gli enti sensibili. La conoscenza vera non pu per questo affidarsi a concetti che, nella terminologia procliana qui ripresa da Eustrazio, sono venuti ad essere successivamente () rispetto alla stessa materia da cui essi sono ricavati per via astrattiva, ma deve fondarsi

lettura operata da Eustrazio dellastrazionismo aristotelico, si veda TRIZIO, Neoplatonic Source-Material, 73-75. EUSTRATIUS, In VI EN, 320-22-24. PROCLUS, In Platonis Parmenidem, ed. V. Cousin (Procli philosophi Platonici Opera inedita, 3), Paris, 1864 (repr. Hildesheim, Olms, 1961), 617-1244: 980,10-13 = PROCLUS, In Platonis Parmenidem commentaria, ed. C. Steel, II (Oxford Classical Text), Oxford, Oxford University Press, 2008, 979,9-11.

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sui logoi presenti in maniera consustanziale nellanima particolare. N deve destare stupore loccorrenza, nella parte della dossografia di Eustrazio dedicata alla ricostruzione della posizione dei platonici, del termine astrazione () secondo unaccezione generica, e non tecnica, del termine. Infatti, il termine in questione occorre nei peripatetici di et ellenistica, come Alessandro di Afrodisia, gi spogliato della propria valenza univoca riferita da Aristotele agli oggetti della matematica, per essere impiegato in senso generale come riferito a tutti i concetti ricavati per astrazione del carattere o tratto comune ai sensibili particolari. Come abbiamo accennato in precedenza, il rifiuto dei platonici del modello astrattivo aristotelico porta, agli occhi di Eustrazio, alla soluzione opposta, cio il postulare lesistenza di forme sussistenti nellanima particolare. Si tratta di ci che Eustrazio suggerisce subito dopo aver riportato largomento del commento procliano al Parmenide sul carattere meno nobile dei concetti derivati per astrazione. Scrive infatti il commentatore: sarebbe assurdo, dicono [i platonici], che lanima, per natura di gran lunga superiore, possedesse delle ragioni sussistenti in se stessa ricavate dai particolari e dalla realt fisica, ma non avesse prima dei sensibili forme e proprie ragioni esistenti in essa in maniera razionale e psichica che siano superiori e per natura antecedenti rispetto ai sensibili e ai particolari, per quanto allinizio, ignorandone lesistenza a causa del vincolo rappresentato dal processo di generazione, essa si serve della sensazione e delle forme e ragioni ricavate per astrazione dalla materia, in modo da riaccendere in se stessa a partire da queste la scintilla della conoscenza che, trovandosi in essa per natura e grazie al Creatore, si trova ad essere affievolita dalle passioni seguite al processo di generazione e necessita una purificazione per poter tornare a splendere, come cenere ardente che giace nascosta sotto una coltre di fumo, la quale disperso il vapore spesso torna a riaccendersi una volta trovato il materiale per bruciare.
Sui concetti derivati successivamente, , e sul loro valore allinterno dellepistemologia procliana rispetto alle ragioni innate, si veda C. STEEL, Breathing Thought: Proclus on the Innate Knowledge of the Soul, in J.-J. Cleary (ed.), The Perennial Tradition of Neoplatonism, Leuven, Leuven University Press, 1997, 293-310: 300-304. Cfr. MUELLER, Aristotles Doctrine of Abstraction, 467-470. EUSTRATIUS, In VI EN, 320,25-36: ,

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Il modo in cui Eustrazio ricostruisce la posizione dei platonici sulla valenza epistemologica dellastrazionismo aristotelico, con questo dettagliato resoconto che pare ancora una libera rielaborazione di diverse indicazioni procliane, sembra tradire la preferenza dellautore per la soluzione opposta a quella aristotelica. Lo dimostra, se vogliamo, anche la ricerca di una metafora raffinata come quella delle ceneri ardenti dalle quali pu riaccendersi il fuoco della conoscenza, che rimanda proprio allidea della riattivazione dei contenuti conoscitivi insiti nellanima allorquando lanima stessa si sia liberata dai propri vincoli sensibili. Si tratta, non a caso, di unimmagine che rimanda ad un retroterra procliano. Ma lo dimostra ancor pi il fatto che, altrove, al di fuori da una qualsivoglia dossografia, Eustrazio accetta lesistenza di forme innate nellanima particolare. Il commentatore, infatti, propone specialmente nel commento al VI libro dellEthica Nicomachea, uno schema metafisico ispirato a Proclo caratterizzato dalla sussistenza nellanima particolare delle stesse forme, seppur in maniera secondaria, presenti nellIntelligenza in maniera primaria. In maniera coerente rispetto a questo assunto, il commentatore eredita ancora da Proclo la distinzione tra i diversi modi in cui lanima individuale, da una parte, e lIntelligenza, dallaltra, possiederebbero suddette forme: lanima particolare, scrive Eustrazio, pu cogliere ciascuno degli intellegibili in maniera immediata, ma non simulta , , , , , , , .

In particolare si segnalano i seguenti passi procliani a partire dai quali Eustrazio sembra aver assemblato questa argomentazione: PROCLUS, In Platonis Alcibiadem I, ed. L. G. Westerink, Amsterdam, North-Holland, 1954, 7,3-7, 188,11-15; ID., In primum Euclidis elementorum librum commentarii, ed G. Friedlein, Leipzig, Teubner, 1873, 46,1-3, 46,13-47,6. PROCLUS, De malorum subsistentia, in PROCLI DIADOCHI Tria Opuscula (de providentia, libertate, malo), ed. H. Boese (Quellen und Studien zur Geschichte der Philosophie, 1), Berlin, de Gruyter, 1960, capp. 21-22, 200,15-201,8. Questo principio generale pu essere ricondotto a PROCLUS, Elementatio theologica, prop. 194, 168,30-170,3.

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). Si tratta di un princi-

neamente e eternamente al modo in cui lintelletto supremo li coglie, bens uno alla volta, in maniera temporale, passando da uno allaltro ( ,

pio che compare anche nel commento di Eustrazio al I libro dellEthica Nicomachea, dove lautore aveva citato dal commento procliano al Parmenide per descrivere la danza in circolo dellanima particolare attorno allIntelligenza, per cogliere, una dopo laltra, quelle forme che lIntelligenza coglie in maniera simultanea e unitaria.

3. UNA TERZA VIA TRA PLATONE E ARISTOTELE?


Abbiamo visto fino a questo momento come nel rompere il tradizionale topos antico e tardo-antico dellarmonia o concordanza tra Platone e Aristotele, Eustrazio propenda decisamente per il primo e, in generale, per la posizione dei platonici, che egli identifica con Proclo. In fondo, com stato gi fatto notare, la stessa perifrasi i seguaci di Platone e Parmenide presente nel commento di Eustrazio al I libro dellEthica, proprio allinterno della difesa del Bene ideale platonico dagli attacchi di Aristotele, altro non sarebbe se non un rimando al commento procliano al Parmenide. Eppure, vi un passo del commento di Eustrazio al II libro degli Analytica Posteriora in cui al lettore si offre un quadro leggermente pi complesso di quello visto fino a questo momento. Infatti, il commentatore, dopo aver esposto i punti di vista di Platone e Aristotele sul tema della natura della conoscenza, sembra cercare una terza, appa-

EUSTRATIUS, In VI EN, 317,26-28. Questo passo di Eustrazio rimanda a PROCLUS, In Platonis Timaeum commentaria, ed. E. Diehl, vol. I, Leipzig, Teubner, 1903, I, 246,1-9; ID., In Platonis Parmenidem commentaria, 1165,24-25. Su questo e altri passi simili in Eustrazio, si veda TRIZIO, Neoplatonic Source-Material, 90-99. EUSTRATIUS, In I EN, 47,4-11. Su questo passo e le sue fonti procliane, si vedano GIOCARINIS, Eustratios of Nicaeas Defense, 191; STEEL, Neoplatonic Sources, 52-53. Cfr. STEEL, Neoplatonic Sources, 52.

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rentemente autonoma, via, rifiutando entrambe le soluzioni prima menzionate e proponendone una propria. In un primo momento, Eustrazio ricorda in maniera alquanto tradizionale, con un resoconto che mostra similitudini con simili dossografie presenti nella tradizione dei commentatori antichi e tardo-antichi, come la posizione platonica della conoscenza come reminiscenza sia antitetica rispetto a quella aristotelica, per la quale la conoscenza consisterebbe invece nel passaggio dalla potenza allatto in seguito al contatto con i sensibili. Tuttavia, dopo questo breve resoconto, Eustrazio annuncia di non voler pi occuparsi delle altrui opinioni e della loro validit, ed espone la propria posizione su natura e funzionamento del processo conoscitivo. Tale posizione introdotta dal commentatore a partire da un assunto metafisico generale: nella gerarchia delle forme ci che viene subito dopo un termine pi chiaramente partecipa in ci che viene immediatamente prima. Poich dunque lanima viene dopo lIntelligenza, essa partecipa dellIntelligenza pi di quanto si trova ad essere pi lontano rispetto allIntelligenza stessa (

presenti nellElementatio Theologica di Proclo, dove in effetti si legge, alla proposizione 193, che ogni anima deriva la propria esistenza in maniera immediata dallIntelligenza (

. , ). Si tratta di un argomento che non sfigurerebbe tra quelli

EUSTRATIUS, In Aristotelis analyticorum posteriorum librum secundum commentarium, ed. M. Hayduck (Commentaria in Aristotelem Graeca, 21,1), Berlin, Georg Reimer, 1907, 257,27-32 (da ora in avanti solo In II A.Po.):

lica, pu essere confrontato con simili riferimenti quali ALEXANDER APHRODISIENSIS, In Aristotelis Topicorum libros octo commentaria, ed. M. Wallies (Commentaria in Aristotelem Graeca, 2,2), Berlin, Georg Reimer, 1891, 332,21-22; JOHANNES PHILOPONUS, In Aristotelis analytica priora commentaria, ed. M. Wallies (Commentaria in Aristotelem Graeca, 13,2), Berlin, Georg Reimer, 1905, 464,24-25; ID., In Aristotelis libros de anima commentaria, ed. M. Hayduck (Commentaria in Aristotelem Graeca, 15), Berlin, Georg Reimer, 1897, 92,35-93,10, 524,5-15. EUSTRATIUS, In II A.Po., 257,33-35. EUSTRATIUS, In II A.Po., 257,35-37.

, , , , , , , . Questo resoconto delle due posizioni, quella platonica e quella aristote-

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). Sin dallinizio, dunque, quella che Eustrazio aveva presentato come la propria posizione, altra da quella di Platone e Aristotele, si configura a partire da modalit gi viste in precedenza, con Proclo a rappresentare la fonte principale del commentatore.

, , , ).

A questo punto Eustrazio, dopo aver chiarito la cornice metafisica entro la quale intende trattare il problema in questione, passa direttamente a dare conto dellorigine dei concetti e del modo in cui essi si trovano nellanima. Anche in questo caso la terminologia impiegata dal commentatore non lascia dubbi sulla matrice neoplatonica dellintera argomentazione: E le nozioni comuni e autoevidenti, scrive il commentatore, sussistono in essa [scil. nellanima] a titolo di sue [scil. dellIntelligenza] eco, grazie alle quali lanima mantiene un certo rapporto di imitazione nei confronti delle apprensioni immediate proprie dellIntelligenza, le quali di fatto sono presenti sin dallinizio nellanima come cenere ardente nascosta sotto una coltre di fumo, per quanto obnubilate dal dominio delle potenze inferiori, ossia quella vegetativa e quella sensitiva (

Come si pu vedere, nonostante Eustrazio abbia annunciato la propria volont di fornire al lettore una proposta altra rispetto a quella di Platone e Aristotele, in questo passo sono presenti diversi elementi gi visti in precedenza nellambito del resoconto operato dal commentatore del punto di vista dei platonici relativamente al problema degli , di quei concetti cio ricavati per astrazione dai particolari sensibili. Cos, ad esempio, questo passo del commento di Eustrazio al II libro degli Analytica Posteriora finisce per inglobare limmagine procliana, impiegata nel commento al VI libro dellEthica Nicomachea per descrivere la posizione dei platonici sullo statuto dei concetti nellanima, delle ceneri ardenti sepolte sotto una coltre di fumo, a significare la presenza nellanima particolare di un patrimonio conoscitivo innato, di cui tuttavia essa non avrebbe consapevolezza a causa del

PROCLUS, Elementatio Theologica, prop. 193, 168,20. EUSTRATIUS, In II A.Po., 257,37-258,1. Cfr. supra, nota 32.

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suo legame con il corpo. In aggiunta, troviamo in questo passo del commento al II libro degli Analytica un altro elemento riconducibile alla tradizione neoplatonica, e in particolare ancora a Proclo, e cio il riferimento alle facolt vegetativa e sensitiva come quegli elementi che indebolirebbero lanima e offuscherebbero i contenuti conoscitivi innati nellanima stessa. Si tratta di un assunto che altrove Eustrazio sviluppa in una forma che ne rivela ancora di pi lascendenza neoplatonica, allorquando egli parla delle facolt vegetativa e sensitiva come di quelle vite inferiori dellanima che svolgerebbero una funzione di mediazione tra anima e corpo e che sole permetterebbero il legame tra queste due componenti. Ma lelemento che pi di ogni altro avvicina Eustrazio al neoplatonismo il riferimento allo statuto di eco () provenienti dallIntelligenza che il commentatore attribuisce alle nozioni comuni e auto evidenti ( ). Nella tradizione dei commentatori antichi e tardo-antichi, almeno a partire da Alessandro di Afrodisia, le nozioni comuni non sono identificabili tout-court con i concetti in quanto tali, bens in particolare con gli assiomi e i principi primi delle dimostrazioni scientifiche. Si tratta di una significazione che Eustrazio condivide, ma che tuttavia interpreta ancora una volta in chiave neoplatonica, in questo confortato dal fatto che i neoplatonici avevano gi parlato di nozioni comuni nei termini di proiezioni discorsive nellanima particolare, cio secondo una modalit conoscitiva ad essa coordinata, di forme che altrimenti

Cfr. supra, nota 34. Si veda EUSTRATIUS, In VI EN, 276,29-31, 317,32-34. Si confrontino questi passi di Eustrazio con PROCLUS, In Platonis Parmenidem commentaria, 818,33-35; SIMPLICIUS (re vera PRISCIANUS LYDUS), In De anima, ed. M. Hayduck (Commentaria in Aristotelem Graeca, 11), Berlin, Georg Reimer, 1882, 219,32-34, 242,4, 246,37. Sulla presenza in Eustrazio di questa dottrina neoplatonica, si veda TRIZIO, Neoplatonic Source-Material, 92-93. Su questa dottrina in quanto tale, si veda C. STEEL, The Changing Self. A Study on the Soul in Later Neoplatonism: Iamblichus, Damascius and Priscianus, Brussel, Koninklijke academie voor wetenschappen, letteren en schone kunsten van Belgi, 1978, 61-69. Cfr. ALEXANDER APHRODISIENSIS, In Aristotelis Topicorum libros octo commentaria, 18,19-21. Per uno sguardo dassieme sulle molteplici significazioni di questa espressione in uso nellantichit, si vedano le osservazioni di H. D. Saffrey e L. G. Westerink in PROCLUS, Thologie platonicienne. Livre I. Texte tabli et traduit par H. D. SaffreyL. G. Westerink, Paris, Les Belles Lettres, 1968, 155, n. 1. EUSTRATIUS, In VI EN, 319,8-9; ID., In II A.Po., 45,27-33.

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non sarebbero direttamente accessibili in quanto tali. Non un caso che in un altro passo dal commento al libro VI dellEthica Nicomachea, Eustrazio scriva che lanima in quanto tale agirebbe esplicitando () le forme intellegibili allinterno della ragione discorsiva, in questo seguendo ancora Proclo alla lettera. tuttavia il riferimento allo statuto di eco () dellIntelligenza, che spetterebbe secondo Eustrazio alle nozioni comuni, il dato che conferma ladozione da parte del commentatore dellassunto neoplatonico della presenza nellanima particolare di forme innate, per quanto, appunto, solo vagamente somiglianti alle forme sussistenti dellIntelligenza, che delle forme sussistenti nellanima la causa. Si tratta di una posizione della quale, come abbiamo avuto modo di vedere in precedenza, Eustrazio si era gi appropriato quando aveva descritto la posizione dei platonici in merito agli , i concetti derivati per astrazione dai sensibili, e che ora il commentatore ripropone nelle vesti di una dottrina autonoma tanto dallaristotelismo, quanto dal platonismo. Alla luce di quanto visto fino a questo momento ci si potrebbe legittimamente chiedere se davvero la terza via proposta da Eustrazio, che nelle intenzioni dellautore sarebbe dovuta essere altra sia dalla teoria platonica della conoscenza come reminiscenza, che da quella aristotelica della conoscenza come passaggio dalla potenza allatto avente come punto di partenza il contatto con i dati dellesperienza sensibile, rappresenti una soluzione autonoma, per lo meno rispetto a quella platonica, visto che nei fatti essa deriva da una serie di assunti procliani che Eustrazio identifica con gli assi portanti proprio della posizione
Su questo si veda D. J. OMEARA, Le problme de la mtaphysique dans lantiquit tardive, Freiburger Zeitschrift fr Philosophie und Theologie 33 (1986), 3-22: 13-14; ID., Intentional Objects in Later Neoplatonism, in D. Perler (ed.), Ancient and Medieval Theories of Intentionality (Studien und Texte zur Geistesgeschichte des Mittelalters, 76), LeidenBostonKln, Brill, 2001, 115-126: 118-119; TRIZIO, Neoplatonic Source-Material, 91, n. 77; M. MARTIJN, Proclus on Nature: Philosophy of Nature and its Methods in Proclus Commentary on Platos Timaeus, Leiden, Brill, 2010, 112-114. EUSTRATIUS, In VI EN, 303,19-21. Cfr. PROCLUS, In primum Euclidis elementorum librum commentarii, 16,10-16; ID., In Platonis Parmenidem commentaria, 987,37-39. Sulla matrice neoplatonica del termine , si veda K. IERODIAKONOU, Metaphysics in the Byzantine Tradition: Eustratios of Nicaea on Universals, Quaestio 5 (2005), 67-82: 81, n. 30; TRIZIO, Neoplatonic Source-Material, 92. Cfr. supra, nota 32.

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dei platonici su temi quali la definizione del bene e lo statuto dei concetti. In realt basta leggere il seguito di questo passo del commento di Eustrazio al II libro degli Analytica Posteriora per rendersi conto che le cose non stanno cos. Scrive infatti il commentatore a guisa di conclusione: dunque, n le anime pervengono alla reminiscenza dei principi in quanto preesistenti rispetto ai corpi, n in realt esse giungono ad una conoscenza dei termini primi e immediati tramite le sensazioni nel passaggio in maniera sostanziale dalla potenza allatto, ma li possiedono in quanto venute allessere assieme ai corpi ai quali sono legate, senza per questo produrre [questi termini] come se fossero dominate dallirrazionalit delle potenze di ordine inferiore (
, , ).

Da questo passo si evince tutta la particolarit della posizione di Eustrazio: pur adottando interamente una prospettiva che pu essere ricondotta filologicamente a Proclo, allo stesso tempo il commentatore sembra introdurre unipoteca cristiana sulla propria posizione, allorquando nega esplicitamente la preesistenza delle anime rispetto ai corpi, ossia quella dottrina della trasmigrazione delle anime che, tra le altre cose, era stata condannata nel corso del processo per eterodossia che aveva visto il suo maestro, Giovanni Italo, venire condannato a torto o a ragione per aver professato, e non meramente insegnato, una serie di dottrine filosofiche inconciliabili con il cristianesimo. Al contrario, linnatismo di Eustrazio, secondo il quale i principi primi delle dimostrazioni risiederebbero sin da subito nellanima, poggia sullassunto tutto cristiano della creazione simultanea di anima e corpo, senza che da questo consegua necessariamente, sembra precisare il commentatore alla fine di questo passo, ladozione della prospettiva
EUSTRATIUS, In II A.Po., 258,21-25. Synodikon Orthodoxiae, ed. J. Gouillard, in J. GOUILLARD, Le Synodikon de lOrthodoxie. dition et commentaire, Travaux et Mmoires 2 (1967), 1-316: 57,193197. Sul processo ai danni di Italo, si veda L. CLUCAS, The Trial of John Italos and the Crisis of Intellectual Values in Byzantium in Eleventh Century, Mnchen, Institut fr Byzantinistik, Neugriechische Philologhie und Byzantinische Kunstgeschichte der Universitt Mnchen, 1981, e soprattutto J. GOUILLARD, Le procs officiel de Jean lItalien. Les Actes et leurs sous-entendus, Travaux et Memories 9 (1985), 133-174.

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aristotelica della base empirica della conoscenza. Dal legame con il corpo, insomma, che lanima reca con s sin dalla sua creazione, non deriverebbe la necessit di ricavare i principi a partire da facolt di rango inferiore, quale ad esempio la sensazione, n lunico modo per difendere linnatismo, questo laltro aspetto dellargomentazione di Eustrazio, sarebbe quello di postulare la preesistenza delle anime rispetto ai corpi. In questo senso si pu dire che la posizione di Eustrazio resta inevitabilmente platonica, ove il termine in questione viene ad identificarsi per lo stesso Eustrazio con la posizione di Proclo, secondo le modalit viste finora; ma nel contempo acquisisce un suo grado di autonomia rispetto alle posizioni di Aristotele e Platone-Proclo alla luce di questa variante cristiana introdotta dal commentatore.

CONCLUSIONI
A differenza di quanto avvenuto con i commentatori tardo-antichi e i suoi immediati predecessori, Michele Psello e Giovanni Italo, Eustrazio di Nicea rompe inequivocabilmente il topos dellarmonia tra Platone e Aristotele. Lo fa manifestando una chiara preferenza per la posizione dei platonici, che viene ad essere tout-court identificata con quella del neoplatonico Proclo. Anche quando il commentatore promette una posizione indipendente tanto da quella platonica, quanto da quella aristotelica, come nel caso del problema della provenienza dei concetti e del funzionamento generale del processo conoscitivo, Eustrazio finisce per affidarsi ai testi procliani. uno schema, questo, che non risulta inficiato dalladozione di un correttivo di matrice cristiana. Al contrario, questo elemento cristiano contribuisce a rendere lattitudine di Eustrazio interessante e, allo stesso tempo, complessa, difficile da inquadrare. Ci si potrebbe infatti a buon diritto chiedere come mai, se lintento di Eustrazio era quello di proporre una soluzione di matrice cristiana rispetto a quella di Platone e Aristotele, egli abbia di fatto riproposto integralmente un impianto procliano, con addirittura un riferimento allIntelligenza, al Nous della tradizione neoplatonica, evitando di fatto di ricorrere a quelle fonti patristiche e post-patristiche che certamente avrebbero potuto rappresentare un

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terreno pi sicuro per affrontare in chiave cristiana il problema dello statuto epistemico dei concetti. Rispondere a questa questione, che riguarda problematiche ancora poco affrontate dalla storiografia, come quella del diverso contesto sociale e istituzionale entro cui si muovevano i commentatori bizantini, quali Eustrazio, rispetto ai commentatori tardo-antichi, cosa complessa. Tuttavia, non sarebbe azzardato sostenere che nel difendere con forza la tesi dellinconciliabilit tra Platone e Aristotele, Eustrazio sia stato influenzato proprio dalla sua fonte precipua, ossia Proclo e i passi procliani in cui pi marcata era la critica alla dottrina aristotelica della conoscenza, piuttosto che dalla tradizione dei commentatori antichi e tardo-antichi, in cui ben pi evidente era invece laccento sulla concordanza tra i due. In questo, la distanza tra Eustrazio e intellettuali bizantini quali i gi citati Michele Psello e Giovanni Italo, che pure sulla scorta di Simplicio e Filopono avevano riproposto il tema della concordanza tra Platone e Aristotele, si riduce di molto. Psello aveva descritto nella sua Chronographia Proclo come lapice degli studi di filosofia, mentre gi in Giovanni Italo troviamo quella identificazione tra la posizione dei platonici e quella di Proclo che abbiamo visto caratterizzare lermeneutica delle fonti operata da Eustrazio.

Con ogni probabilit lattivit di commentatore di Eustrazio si svolta allinterno di un contesto privato, probabilmente una cerchia ristretta di lettori eruditi attorno ad un membro importante della corte imperiale, probabilmente Anna Comnena. Su questo, si veda R. BROWNING, An Unpublished Funeral Oration on Anna Comnena, Proceedings of the Cambridge Philological Society 188 (1962), 1-12 (rist. in Sorabji [ed.], Aristotle Transformed, 393-406. Sui circoli letterari privati al tempo di Eustrazio, si veda M. MULLET, Aristocracy and Patronage in the Literary Circles of Comnenian Constantinople, in M. Angold (ed.), The Byzantine Aristocracy: IX to XIII Centuries, Oxford, B.A.R., 1984, 173-201. Per uno sguardo generale sulla tradizione dei commenti ad Aristotele a Bisanzio, si vedano L. BENAKIS, Commentaries and Commentators on the Logical Works of Aristotle in Byzantium, in R. ClaussenR. Daube-Schackat (ed.), Gedankenzeichen. Festschrift fr Klaus Oehler, Tbingen, Stauffenburg-Verlag, 1988, 3-12; ID., Commentaries and Commentators on the Works of Aristotle (Except the Logical Ones) in Byzantium, in B. MojsischO. Pluta (ed.), Historiae Philosophiae Medii Aevi: Festschrift fr Kurt Flasch, Amsterdam, Grner, 1991, 45-54. MICHAEL PSELLUS, Chronographia, ed. . Renauld, 2 voll., Paris, Les Belles Lettres, 1926-1928, I, VI, 38,1-5; ID., Theologica, ed. P. Gautier, I, Leipzig, Teubner, 1989, 22,38-39; JOHANNES ITALUS, Quaestiones Quodlibetales, q. 3, 4,3; q. 42, 52,29. Sulla tradizione di Proclo a Bisanzio, si vedano G. PODSKALSKY, Nikolaos von Methone und die Proklosrenaissance in Byzanz (11./12. Jh.), Orientalia Christiana

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Eustrazio, tuttavia, va ben oltre una mera operazione di esegesi delle fonti; egli adotta a tutti gli effetti una prospettiva procliana, che agli occhi di questo commentatore si identifica con il platonismo autentico. A volte, come nel caso del passo del commento al II libro degli Analytica Posteriora, Eustrazio inquadra la propria adesione alle dottrine procliane allinterno di una cornice pi propriamente cristiana. Ma il fuoco prospettico, lirrinunciabile presupposto che anima lesegesi di Eustrazio sui testi di Aristotele resta sempre di matrice neoplatonica, in particolare procliana. Lo dimostrano, tra le altre cose, i frequenti riferimenti operati dal commentatore allIntelligenza separata, il Nous dei neoplatonici, privi di una qualsivoglia caratterizzazione che possa rimandare il lettore ad una chiara prospettiva di tipo cristiano. Si gi ricordato come questa adesione di Eustrazio a Proclo rientrasse in un certo qual modo allinterno dei canoni letterari del tempo, visto che lo abbiamo visto in precedenza intellettuali della generazione immediatamente precedente rispetto a Eustrazio, quali Michele Psello e Giovanni Italo, sembravano considerare Proclo come la vetta pi alta raggiunta dalla tradizione filosofica antica. Una simile predilezione per le fonti neoplatoniche si ritrova anche in Michele di Efeso, laltro commentatore, su cui sappiamo peraltro molto poco, se non che oper alla corte della principessa Anna Comnena tra i secoli XI e XII, autore come Eustrazio di commenti allEthica Nicomachea, in particolare ai libri V, IX e X. Ma si tratta, almeno per quel che riguarda il XII secolo, delle ultime importanti tracce di utilizzo consistente di opere procliane e, in generale, di argomenti tratti dai libri dei neoplatonici. Gi verso la met del XII secolo, infatti, assistiamo al processo inverso: se con Eustrazio avevamo visto lutilizzo di Proclo a scapito di Aristotele, ora gli intellettuali vicini alla corte dellimperatore Manuele I Comneno (1143-1180) porranno in essere una sorta

Periodica 42 (1976), 509-523; L. BENAKIS, Neues zur Proklos-Tradition in Byzanz, in G. BossG. Seel (ed.), Proclus et son influence. Actes du colloque de Neuchtel, juin 1985, Zrich, GMB Editions du Grand Midi, 1987, 179-217; K. PARRY, Reading Proclus Diadochus in Byzantium, in H. TarrantD. Baltzly (ed.), Reading Plato in Antiquity, London, Duckworth, 2006, 223-235. Sulla biografia di Michele, si veda BROWNING, An Unpublished Funeral, 1-5. Sul neoplatonismo di Michele di Efeso, si vedano: C. LUNA, Trois tudes sur la tradition des commentaires anciens la Metaphysique dAristote (Philosophia Antiqua, 88), LeidenBostonKln, Brill, 2001, 2-32; STEEL, Neoplatonic Sources, 54-57.

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di epurazione del platonismo e di parallelo ripristino della filosofia aristotelica. Molto di questo fenomeno, alla cui base vi probabilmente una certa ostilit da parte degli ambienti ecclesiastici pi conservatori, attende ancora di essere studiato a fondo. Se infatti chiaro che il platonismo, e la filosofia di Proclo in particolare vengono visti con sospetto, in quanto inconciliabili con lortodossia, difficile stabilire quanto dellaristotelismo, ad esempio in materia di psicologia, questi intellettuali della met del XII secolo erano disposti a salvare, fatta eccezione probabilmente per le opere di logica. Tuttavia, la pi importante opera rappresentativa di questa tendenza, ossia la confutazione dellElementatio Theologica scritta dal vescovo bizantino Nicola di Metone ( ca. 1166), mostra in diversi punti il tentativo di rigettare Proclo sulla base di Aristotele su diverse questioni, tra cui, ad esempio, quella del concetto di infinito. I toni usati da Nicola nei confronti di Proclo sono a tratti irriverenti, e ricordano da vicino quelli impiegati da Eustrazio nei confronti di Aristotele, accusato di eccessiva sofisticheria. Ma qui, con Nicola, ci troviamo di fronte al processo opposto: Eustrazio usava Proclo contro Aristotele; Nicola, al contrario, ricorre ad Aristotele per rigettare Proclo. Circa quarantanni separano la morte di Eustrazio (ca. 1120) e la redazione della Refutatio Procli di Nicola di Metone, che nellintrodurre la sua opera di fatto si scaglia contro dei lettori contemporanei di Proclo. Cosa sia accaduto in questo lasso di tempo che possa giustificare questo netto ribaltamento di prospettiva e chi siano questi lettori citati da Nicola, non a noi

Su questo fenomeno, si veda P. MAGDALINO, The Empire of Manuel I Komnenos (1143-1180), Cambridge, Cambridge University Press, 1993, 332. Su questo, si veda R. BROWNING, Enlightenment and Repression in Byzantium in the Eleventh and Twelfth Centuries, Past and Present 69 (1975), 3-23; A. KALDELLIS, Hellenism in Byzantium. The Trasformations of Greek Identity and the Reception of the Classical Tradition, Cambridge, Cambridge University Press, 2007, 225-234. Sulla biografia di Nicola, si veda A. D. ANGELOU, Nicholas of Methone. Refutation of Proclus Elements of Theology, AthensLeiden, Academy of AthensBrill, 1984, ix-xxiv. NICOLAUS METHONAEUS, Refutatio Procli, ed. A. D. Angelou (cfr. supra, nota 61), 94,23-24. Si veda anche dalla stessa opera, 19,23-26. NICOLAUS METHONAEUS, Refutatio Procli, 116,12; 145,8-9. NICOLAUS METHONAEUS, Refutatio Procli, 2,6-7.

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noto, almeno sulla base degli studi a nostra disposizione, ed piuttosto parte di una storia ancora tutta da scrivere. Universit degli Studi di Bari