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Platone e Aristotele nella filosofia analitica

Enrico Berti

Per filosofia analitica si intende la concezione della filosofia come analisi del linguaggio ord i n a ri o , s v i l u p p atasi anzitutto in Inghilterra (Oxfo rd e Cambridge) negli anni 50 e 60 di questo secolo, sulla scia dellinsegnamento dellultimo Wittgenstein, ad opera di filosofi come Austin, Ryle e Strawson, e proseguita poi negli Stati Uniti nei decenni successivi, con Quine, Kripke e Putnam, e nella stessa Inghilterra con Wiggins, Williams e Dummett. Bench qualcuno oggi parli di crisi della filosofia analitica, non c dubbio che questo orientamento continua a coinvolgere la maggioranza dei filosofi di lingua inglese, perci costituisce, rispetto alla filosofia europea continentale, quella che si potrebbe chiamare laltra met del cielo della filosofia contemporanea. Per la filosofia analitica anglo-americana i filosofi antichi pi interessanti sono essenzialmente Platone e Aristotele (bench un certo interesse si stia sviluppando oggi anche verso lo scetticismo), i quali sono oggetto di attenzione non solo filologica e storica, ma anche filosofica, cio sono considerati interlocutori importanti per il dibattito attuale e in alcuni casi sono visti addirittura come gli iniziatori della stessa fi l o s o fia analitica e i primi che lhanno prat i c ata sistemat i c a m e n t e. Questultimo tipo di approccio, come vedremo, comporta a volte alcuni inconvenienti, cio rischi di interpretazioni arbitrarie e anacronistiche, o pi in generale caratterizzate da mancanza di senso storico; ma indubbiamente conferisce ai filosofi antichi unattualit e una vitalit sconosciute alla tradizione storicistica italiana e suscettibili di efficaci applicazioni dal punto di vista didattico. 1. Lantefatto a Oxford e Cambridge Per comprendere lo straordinario interesse suscitato da Platone e da Aristotele nella filosofia analitica inglese, necessario ricordare la situazione che precedette la diffusione di questultima nei due maggiori centri universitari dellInghilterra, cio a Oxford e a Cambridge. Gi alla fine dellOttocento aveva insegnato a Oxford Benjamin Jowett (1817-1893), editore di Platone e traduttore di Platone e di Aristotele, il quale aveva studiato in Germania e aveva importato nella sua patria i metodi della grande filologia classica tedesca. Nella stessa sede aveva operato George Grote, autore di famose monografie su Platone e su Aristotele. Ma il pi illustre studioso di Platone dellepoca fu John Burnet, autore di una famosa storia della filosofia greca (Greek Philosophy, 1892), delledizione critica oxoniense di tutto Platone (5 volumi, 1900-1907) e di una famosa monografia sullo stesso filo -

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sofo ( Platonism, 1928). Altri studiosi di Platone che operarono a Oxford furono F. M. Corn fo rd, autore di poderosi commenti a Teeteto, Parmenide, Timeo, e R. Robinson, autore di un bellissimo libro sulla prima dialettica di Platone (1953). Per quanto riguarda Aristotele insegnarono a Oxford Ingram Bywater, leditore dell Etica Nicomachea (1894) e della Poetica (1897), fondatore e primo presidente della A ristotelian Society di Londra , la pre s t i giosa istituzione nei cui Proceedings hanno poi pubblicato i propri saggi tutti i maggiori filosofi analitici; W. L. Newman, autore di un ricchissimo commento alla Politica (4 voll., 18871902); John Cook Wilson, studioso di logica e di filosofia antica, secondo presidente della Aristotelian Society e definito da Bywater aristotelikotatos, cio aristotelicissimo. Ma il pi grande studioso di Aristotele fu William David Ross (1877-1971), che insegn a Oxford, dove fu anche prevosto dellOriel College, organizz la traduzione oxoniense di tutto Aristotele (12 volumi, 1908-1951), e fu editore e commentatore di molte opere dello Stagirita (Analitici primi e secondi, Topici ed Elenchi sofistici, Fisica, De anima, Metafisica, Politica, Retorica, Frammenti). Ross dedic poi unimportante monografia anche a Platone (Platos Th e o ry of Ideas , 1951). A Oxfo rd esisteva dunque, nella prima met del Novecento, una scuola storico-filologica di studi su Platone e su Aristotele che si collocava al pi alto livello nel mondo. Un antefatto di tipo diverso si produsse nello stesso periodo a Cambridge, dove George Edward Moore sin dallinizio del secolo aveva applicato alletica i metodi dellanalisi linguistica iniziati in Germania da Franz Brentano, pubblicando i famosi Principia ethica (1903), che facevano da pendant ai Principia mathemati ca di Russell e Whitehead. Lo stesso Moore chiam Wittgenstein a insegnare a Cambridge allinizio degli anni Trenta e qui il filosofo austriaco svilupp la seconda fase della sua filosofia, caratterizzata dallanalisi del linguaggio ordinario e dalla teoria dei giochi linguistici. A Cambridge Wittgenstein ebbe come allievi J. Wisdom, G. M. E. Anscombe, G. H. von Wright, G. Ryle, alcuni dei quali erano anche dei provetti g recisti. Si prepar cos lincontro tra la filosofia analitica e lo studio di Platone e di Aristotele. 2. Austin e Ryle Questo incontro avvenne alla fine degli anni Trenta e si espresse anzitutto in alcuni articoli, opera rispettivamente di John Austin e Gilbert Ryle. Austin (19111960), famoso grecista, scrisse nel 1937-38, in polemica con Prichard, un saggio sul significato di agathon in Aristotele, in cui sostenne che questo termine non indica solo il piacere, come pretendeva il suo antagonista, ma ha molti significati, tutti riconducibili ad uno, chiamato nuclear meaning. Lo stesso tipo di analisi Austin applic poi, nel saggio The meaning of a word (1940), ad altri termini, tra cui essere, elaborando unintera teoria sulle diverse relazioni tra i significati delle parole (sinonimia, omonimia, paronimia, analogia, riferimento a un significato primario), tutta ricavata da Aristotele, ma utilizzabile anche nellanalisi linguistica odierna.

Contemporaneamente, cio nel 1938, Ryle, che aveva studiato a Cambridge con Wittgenstein, scrisse un famoso articolo, Categories, in cui denunci lesistenza dei cosiddetti errori categoriali, cio degli errori in cui si incorre quando si usa il linguaggio ordinario senza tenere conto delle regole della sintassi logica, le quali indicano quando i termini possono combinarsi con altri e quando invece non possono. Un esempio di errore categoriale costituito, secondo Ryle, da frasi come Sabato a letto, le quali, pur essendo formate da termini dotati di senso, producono un non senso perch violano la sintassi logica. E evidente lispirazione aristotelica di questo scritto, che riprende anche nel titolo quello di un famoso trattato di Aristotele, le Categorie. Lo stesso Ryle pubblic nel 1939 nella rivista Mind, destinata a diventare uno dei maggiori organi della filosofia analitica, un articolo sul Parmenide di Platone, in polemica con A. E. Taylor e J. Burnet, che avevano visto in questo dialogo un semplice gioco. Per Ryle il Parmenide rappresenta da un lato labbandono, da parte di Platone, di una dottrina troppo metafisica come la teoria delle idee, e dallaltro linizio di un nuovo tipo di filosofia, le cosiddette ricerche logiche, consistente nellanalisi logica di concetti transdipartimentali, che cio fuoriescono dalla competenza di scienze particolari, come uno, molti, essere, identico, diverso, ecc. Si tratta, insomma, dellinizio della filosofia analitica. Lo stesso Ryle nel 1945 fu chiamato a insegnare a Oxford e inaugur i suoi corsi con una prolusione dal titolo Philosophical Arguments, in cui sostenne che il modo di argomentare della filosofia non n quello deduttivo n quello induttivo, bens quello dialettico, cio la riduzione allassurdo, o meglio la confutazione, teorizzata da Aristotele nei Topici e negli Elenchi sofistici. In questultimo trattato Aristotele avrebbe insegnato anche il modo per smascherare le false argomentazioni basate su inganni linguistici, quali ad esempio luso di un termine avente molti significati come se ne avesse uno solo Ad Aristotele Ryle si richiam anche nel libro The Concept of Mind (1949), dove critic il dualismo cartesiano tra anima e corpo (il fantasma nella macchina) in nome di un comportamentismo molto vicino alla psicologia unitaristica di Aristotele; e vi si richiam anche nellarticolo Dilemmas (1954), dove indic nello Stagirita linventore della logica non solo formale, ma anche informale, cio propria del linguaggio ordinario. Intanto, nel 1952, era stato chiamato a insegnare a Oxford anche Austin, il quale inaugur in quella citt la serie dei Saturday Mornings, riunioni semina riali in cui si leggeva Aristotele, traducendolo e commentandolo parola per parola, ma anche discutendo le sue tesi da un punto di vista filosofico, secondo un metodo che da allora divenuto consueto nei seminari delle universit inglesi e americane, ed stato imitato anche in altri paesi. Nel breve periodo del suo insegnamento oxoniense, interrotto dalla morte prematura (1960), Austin elabor la sua famosa teoria degli atti linguistici, con la distinzione tra enunciati informativi, o descrittivi (la regina battezza il Queen Elizabeth ), ed enunciati performativi, o pragmatici (io ti bat t e z zo ) , per la quale egli si ri chiam alla distinzione fatta da Aristotele nel De intepretatione tra il logos apophantikos, che pu essere vero o

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falso, e il logos semantikos, che non n vero n falso (per esempio la preghiera o, secondo Austin, una richiesta di scuse). Sempre a Oxford Austin avvi la serie dei commenti ad Aristotele noti come Clarendon Aristotle Series, proseguiti dopo la sua morte sotto la direzione di John Ackrill. E a Oxford Austin ebbe come suo continuatore G.E.L. Owen, professore di filosofia antica e iniziatore, con Ingemar Dring dei famosi Symposia Aristotelica, che dal 1957 si tengono ogni tre anni. Ad uno di questi simposii, concernente la dialettica (1963), partecip anche Ryle, che vi tenne una comunicazione dal titolo Dialectic in the Academy, dove si mostra come le indagini dialettiche, cio logiche, svolte nellAccademia dal vecchio Platone e dal giovane Aristotele, avessero per oggetto i concetti transdipartimentali e costituissero lo stesso tipo di analisi che viene praticato oggi dalla filosofia analitica. Qualche anno pi tardi Ryle pubblic il suo libro su Platone, Platos Progress (1966), dove, per difendere la sua interpretazione di Platone come filosofo analitico, introdusse non poche forzature della realt storica, come lipotesi che i dialoghi platonici venissero recitati in pubblico allo stesso modo delle opere teatrali, o la tesi che nei dialoghi della vecchiaia ( Parmenide, Teeteto, Sofista), i soli a suo avviso che contengono lautentica filosofia di Platone, questi avesse completamente abbandonato la dottrina delle idee, la quale invece ancora attestata dal pur tardo Filebo e dal Timeo. Per difendere questa tesi anche Owen non esit a sostenere che il Timeo non un dialogo tardo, come risulterebbe dal suo stile, ma appartiene allo stesso periodo della Repubblica, cio rappresenta una fase della dottrina platonica che sarebbe stata poi abbandonata dal suo autore. Tuttavia il metodo inaugurato da Ryle nella lettura di Platone ha dato ulteriori frutti, per esempio suscitando un famoso dibattito sul significato dellargomento del terzo uomo, menzionato da Aristotele nella Metafisica come una delle obiezioni alla dottrina platonica delle idee, ma introdotto gi da Platone nella prima parte del Parmenide, dove tale dottrina sottoposta appunto ad una serrata critica. Un platonista come G. Vlastos ha scritto infatti nel 1954 un articolo sul terzo uomo, sostenendo che esso denuncia laporia dellautopredicazione, in cui incorrerebbe la dottrina delle idee. Tale articolo ha provocato lintervento di filosofi analitici, quali W. Sellars (1955) e P. T. Geach (1956) e numerosi altri, innescando una discussione estremamente interessante, nel corso della quale emersa anche la tesi secondo cui le idee sarebbero soggetti di un tipo speciale di predicazione, detta predicazione paolina perch simile a quella impiegata in una lettera di San Paolo a proposito della carit (la carit paziente, ecc.). 3. Strawson e il problema dellidentit Un altro esponente della fi l o s o fia analitica che si ri chiama alle tesi di Aristotele, soprattutto allAristotele delle prime opere logiche ( Categorie), Peter F. Strawson (nato nel 1919). Questi, nel suo libro pi famoso, intitolato Individuals (1959), propone addirittura una metafisica descrittiva, cio una metafisica capace di descrivere come fatto il mondo a cui si riferisce il nostro linguaggio, della

quale egli indica i due maggiori rappresentanti in Aristotele e in Kant. Il riferimento dei termini che usiamo nel linguaggio quotidiano, secondo Strawson, sono sempre realt particolari, cio situate nello spazio e nel tempo; ma tra queste alcune risultano essere pi fondamentali di altre, e perci sono dette particolari di base, o individui, perch sono riferimenti diretti delle parole, mentre gli altri particolari sono identificabili solo in quanto stanno in relazione con i primi. Gli individui, secondo Strawson, sono i corpi naturali, a cui sono riferibili tutti i fatti di tipo fisico, e le persone, cio i soggetti a cui sono riferibili tanto i fatti di tipo fisico quanto quelli di tipo psichico. Per poter fare riferimento agli individui nel linguaggio quotidiano, necessario non solo poterli identificare, al che sufficiente la loro collocazione nello spazio e nel tempo, ma anche poterli reidentificare in condizioni spazio-temporali mutate. Per fare questo bisogna ricorrere ai cosiddetti sortali (parola desunta da Locke), cio a termini che indicano di quale sorta un determinato individuo. Gli individui cos identificati fungono sempre da soggetti logici degli enunciati, mentre gli altri particolari e i rispettivi sortali fungono da predicati. E evidente la corrispondenza fra le distinzioni introdotte da Strawson e quelle inaugurate da Aristotele fra sostanze e accidenti e fra particolari e universali. Alla concezione aristotelica della sostanza si infatti richiamato un allievo di Strawson, anchegli attualmente professore a Oxford, cio David Wiggins, nel suo intervento al dibattito sviluppatosi intorno al problema dellidentit. Questo ha avuto inizio nel seminario tenutosi a New York nel 1969-1970 sul tema Identity and Individuation , dove si discusse se lidentit che caratterizza il riferimento di termini aventi sensi diversi (per esempio la stella del mattino e la stella della sera, secondo la distinzione fatta da G. Frege tra senso e significato) sia unidentit assoluta, come quella tra gli indiscernibili, teorizzata da Leibniz, o sia unidentit relativa. Il concetto di identit assoluta, che corrisponde a quello aristotelico di identit nella ousia, sta alla base della filosofia dellamericano S. Kripke, il quale nel libro Naming and Necessity (1980) ha sostenuto che noi possimo identificare i riferimenti del nostro linguaggio solo facendo uso dei cosidetti designatori rigidi, per esempio i nomi propri o i termini che designano propriet essenziali, i quali hanno lo stesso riferimento in qualsiasi mondo possibile. Oggetto dei designatori rigidi, secondo Kripke, sono anzitutto le specie natu rali, ma in qualche misura anche gli oggetti artificiali, i quali hanno ricevuto una specie di battesimo originario attraverso luso che dei loro nomi viene fatto da una determinata comunit linguistica. Le definizioni che si riferiscono alle specie naturali, secondo Kripke, sono enunciati necessari, ma non analitici, cio non a priori, il che conferma la critica allempirismo gi mossa da Quine, per cui la distinzione tra giudizi analitici e giudizi sintetici non corrisponde a quella tra verit necessarie e verit contingenti. Per questa dottrina, che suppone chiaramente il concetto aristotelico di essenza, Kripke stato accusato di essenzialismo. Wiggins, in Sameness and Substance (1980), ha ripreso il problema dellidentificazione degli oggetti che permangono in situazioni spazio-temporali mutate, i cosiddetti continuants, sostenendo che essi possiedono una identit di sostanza

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(sameness). Per esempio, si pu dire ci che si muove lo stesso x che bianco, solo se si sa che cos x. Lo stesso Wiggins ha definito neoaristotelica questa teoria dellidentit, che suppone chiaramente la concezione aristotelica della sostanza come individuo dotato di unessenza. Un altro tratto aristotelico della sua filosofia la tesi secondo cui sono sostanze anzitutto le specie naturali, caratterizzate da unattivit, e secondariamente gli oggetti artificiali, caratterizzati dal funzionamento. Per questa ragione, secondo Wiggins, ci che garantisce lidentit delle persone non la conservazione della coscienza, cio la memoria (come sosteneva Locke e sostengono oggi empiristi di ascendenza humiana, per esempio D. Parfit in Later Selves, 1973), bens la continuit della vita, intesa nel senso biologico. Questultima tesi stata sostenuta anche da un altro filosofo oxoniense, Bernard Williams, il quale ha confutato la tesi di Parfit secondo cui le persone possiedono unidentit soltanto collettiva, del tipo di quella posseduta dalle nazioni, e quindi si risolvono in una serie di io successivi (ripresa da D. Parfit, Reasons and Persons, 1984) osservando che, se per accidente qualcuno muore durante la sua infanzia, la fine del suo primo io determina la scomparsa di tutti gli io successivi, il che dimostra che fra essi esiste un collegamento ben pi stretto del fascio collettivo di cui parlano Hume e Parfit (Moral Luck, 1981). Sempre secondo Williams, lunica definizione di persona accettabile dal punto di vista della filosofia analitica corporeit materiale pensante (Problems of the Self, 1973), definizione di sapore chiaramente aristotelico. Ho citato queste discussioni sullidentit e sullidentit personale, oggi attualissime nellambito della filosofia analitica, per mostrare il ruolo fondamentale svolto in esse da categorie e distinzioni di origine aristotelica. 4. Putnam e il Mind-Body Problem Infine merita di essere ricordato, quale testimone dellattualit di Aristotele nella filosofia analitica, lamericano Hilary Putnam, che nel suo ultimo libro Words and Life (1994) intitola il primo capitolo The Return of Aristotle, ed a proposito del famoso Mind-Body Problem (problema dei rapporti tra mente e corpo) ha ripudiato il suo precedente funzionalismo secondo il quale la mente sarebbe come un s o f t wa re che funziona indipendentemente dal supporto mat e ri a l e (hardware) in cui si trova, cio indipendentemente dal fatto che esso sia un corpo umano o un computer , aderendo ad una posizione di tipo aristotelico che egli chiama esplicitamente ilomorfismo, cio teoria della materia e della forma. In base a questultima concezione la mente funziona solo se strettamente unita ad un corpo vivente, grazie al quale essa capace di subire lazione causale della forma degli oggetti (una causalit di tipo, appunto, formale), in cui consiste il rapporto di intenzionalit. Il suddetto primo capitolo del libro di Putnam stato scritto in collaborazione con Martha C. Nussbaum, unallieva di Owen impegnata soprattutto nello studio della filosofia antica, ma oggi nota anche come pensatrice politica femminista, che

nel suo noto libro su La fragilit del bene (1986) ha difeso le ragioni delletica aristotelica contro quelle delletica platonica, stoica e kantiana, e in un efficace articolo pubblicato nel supplemento letterario del Times (Virtue revived. Habit, Passion, Reflection in the Aristotelian Tradition, July 3, 1992) ne ha proposto, contro i filosofi comunitaristi, uninterpretazione non conservatrice, capace di accogliere i contributi pi validi della modernit. Nel complesso dunque, come si pu vedere, la filosofia analitica anglo-americana stabilisce con Platone ed Aristotele un rapporto che non solo di indagine storica, ma anche e soprattutto di confronto teoretico e, qualora questo si riveli positivo, di utilizzazione filosofica per la soluzione di problemi che interessano il dibattito filosofico contemporaneo. Naturalmente ci avviene a volte a prezzo di forzature storiche, che peraltro trovano in generale unimmediata denuncia allinterno di quello stesso ambito culturale, a cui non fanno certo difetto i pi raffinati strumenti della filologia (specialmente tra gli allievi di G. E. L. Owen, che costituiscono oggi una delle pi avanzate scuole storico-filologiche del mondo). Ma questo tipo di approccio ha il vantaggio, reso per lo pi impossibile nellEuropa continentale dalla perdurante influenza dello storicismo, di non presentare i filosofi antichi come altrettante mummie degne solo di un interesse di tipo antiquario, bens come interlocutori sempre vitali ed attuali, anzi dotati di quella particolare freschezza che propria della filosofia delle origini, non ancora logorata dalle interminabili dispute che si sono susseguite nel corso dei secoli. Esso permette, sul piano didattico, di offrire ai giovani delle motivazioni forti allo studio della filosofia, offrendo esempi affascinanti di coinvolgimento in essa ed evitando di ridurre la storia della filosofia alla filastrocca di opinioni condannata gi da Hegel, che in genere produce solo scetticismo.

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