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Il cammino delluomo: il progresso e sue interpretazioni

Da sempre luomo nel suo cammino ha sentito il bisogno di fermarsi a riflettere sulla strada percorsa e su quella che lo attender: ogni societ umana, in epoche storiche e in luoghi diversi ha sentito la necessit di conservare memoria del passato, trasmettendone il racconto di generazione in generazione, e di interrogarsi sul futuro, cercando in qualche modo di riconoscere il senso della propria storia. Alcune si sono nutrite dellaspettativa rassicurante di un futuro, certo o probabile, migliore del passato, come altre hanno concepito lidea opposta di unet delloro, irrimediabilmente consegnata a un mitico e mai abbastanza rimpianto passato. A partire dal XVI secolo, lidea ottimistica del progresso ha pervaso largamente la civilt dellEuropa occidentale moderna: partita dopo le scoperte geografiche alla conquista del mondo, ha alimentato il dinamismo economico della sua borghesia, si esaltata nelle sue rivoluzioni politiche, dirette ad affermare i diritti di libert, uguaglianza e fratellanza tra gli uomini, e ha celebrato i suoi maggiori trionfi con la rivoluzione industriale che ha accresciuto a dismisura il potenziale di beni e risorse disponibili per lumanit. Testimoni e beneficiari di passi da gigante ininterrotti della tecnica, gli uomini del XIX secolo sono stati indotti a battezzarlo il secolo del progresso. La nozione di progresso, allude a una particolare concezione della storia, secondo la quale implicita al divenire storico vi una nota specifica di perfezionamento, di avanzamento verso gradi o stadi superiori, di trasformazione graduale e continua dal bene al meglio. Contiene quindi, ineliminabile, un elemento di speranza o di fede nel futuro: perci anche un modo positivo di intendere il tempo, che viene vissuto come dimensione necessaria ai fini della realizzazione del mondo e dell'uomo. Verso la fine del Novecento, invece, malgrado conquiste tecniche ed economiche inconfrontabilmente superiori, lumanit sembrata guardare con pi angoscia che fiducia al proprio futuro: lidea di progresso pare irrimediabilmente in crisi. una ragione in pi per riflettere su quali ne siano state le radici, su quali fondamenti razionali questa idea si sia costituita e quali ne siano state le diverse formulazioni nella storia del pensiero.

Il Mondo Antico
Prima dellet moderna la nozione di progresso, intesa come espressione del senso in cui muove la storia complessiva degli uomini, fu pressoch assente nella riflessione filosofica, nella cultura e nel pensiero religioso. Solo linteresse degli umanisti per un passato da riscoprire criticamente nei suoi caratteri pi autentici e la nuova visione del valore della vita terrena delluomo espressa dal Rinascimento aprirono la via a considerazioni pi ottimistiche sul futuro dellumanit.

Prevaleva, nel mondo classico, piuttosto lidea opposta a quella di progresso, termine che deriva s dal latino, ma con un significato diverso da quelli di progredior e progressus, che non avevano alcun riferimento al tempo e alla storia. (E bene comunque precisare che, mentre per let moderna disponiamo di veri e propri testi filosofici inscritti in un dibattito fra le varie posizioni, per la concezione del tempo nellantichit possiamo riferirci prevalentemente allinterpretazione di testi poetici, differenti da saggi filosofici sia per impostazione che per finalit, e a quella dei miti, principali veicoli di domande e risposte essenziali sulluomo.) Anche solo la formulazione di teorie progressiste era preclusa da tradizioni e convinzioni profondamente diffuse e radicate quali: La tradizione di una primitiva et delloro, ritenuta nelle diverse narrazioni mitologiche e religiose let pi felice per il benessere umano. Si tratta di unet di lontanissimi progenitori cui gli dei stessi avevano parlato e cui la natura era amica, e a paragone della quale tutta la storia successiva si configura piuttosto come processo di decadenza. La prima attestazione del mito nel mondo greco la troviamo, sulla scorta della letteratura sapienziale orientale, in Esiodo. Un giudizio sul tempo generalmente negativo. Secondo gli antichi il bene, il giusto, il vero stanno nell'immutabilit: solo ci che ha forma stabile e permanente compiutamente realizzato; il tempo disturba e corrompe; ci che vive nel tempo destinato a perire. Il divenire, nella filosofia classica, pensato secondo l'immagine del ciclo: tutto ritorna, niente di veramente nuovo si produce. Un esempio (certo non il pi significativo, in quanto derivato da teorie di altri e applicato solamente al campo delle istituzioni, ma comunque a mio parere il pi calzante allinterno del programma svolto questanno) di questa concezione ciclica del divenire pu essere considerata la teoria dell dello storico Polibio (II sec. a.C.) La convinzione di una necessit dellaccadere determinata da volont e leggi superiori. Ecco che allora anche formulazioni che esaltino le capacit e i progressi delle delluomo si trovano a tener conto di un necessario destino che trascende le possibilit e la comprensione delluomo ( il caso del Prometeo Incatenato di Eschilo) o di leggi morali superiori che ne limitino lagire ( il caso del 1 stasimo dellAntigone di Sofocle)

Eschilo, Prometeo Incatenato (456 a.C.?)

Nella tragedia il Titano ribelle appare come protagonista positivo della vicenda, in quanto assurge al ruolo di eroico difensore del genere umano di fronte allonnipotente dominio di Zeus (presentato come un despota assoluto e malvagio, ragione che fa sospettare la paternit eschilea della tragedia), che rifiuta di concedere allumanit la via del progresso. Il coro delle Oceanine e il Titano Oceano richiamano inutilmente Prometeo a un comportamento rispettoso degli dei. Allinterno del coro c una contrapposizione tra ossequio alle leggi di Zeus e partecipazione alla sofferenza del Titano: spia preziosissima per individuare il messaggio che Eschilo intendeva proporre al suo pubblico. Egli convoglia tutta la simpatia dello spettatore su Prometeo sofferente, ma attraverso la pietas del coro insinua il richiamo a una condizione umana che comunque non pi quella delloro e che richiede, sulla linea di Esiodo, laccettazione del mondo cos com, con i condizionamenti naturali e i limiti oggettivi che si pongono quotidianamente al vivere delluomo e che fanno parte dellordine stabilito da Zeus. Nel periodo tra 700 e 800 la figura di Prometeo diventer il simbolo della lotta delluomo per la sua dignit (si veda ad esempio il Prometeus Unbound di P.B.Shelley , che si conclude con la disfatta di Zeus e lesaltazione del Titano). Eschilo invece brucia in partenza quella che sar la visione libertaria del mito cara ai romantici: in tutto il suo teatro, muovendo dal riconoscimento della realt, egli cerca di fondare un ordine di giustizia entro il quale le antiche forze primordiali e i loro rappresentanti, dalle Erinni al benefattore Prometeo, restino operanti ma subordinate, presenti e tuttavia marginali rispetto a un perno che abbia il suo punto di riferimento in Zeus tutore di . E attraverso il dolore che luomo impara ( ) a operare le sue scelte con saggezza e apprende i limiti entro i quali definire s stesso:

te/xnh d/ a)na/gxhj a)sqeneste/ra

(v.514)

"la conoscenza tecnica di molto pi debole del destino"

Sofocle, Antigone (442 a.C.) - Il 1 stasimo

I vv. 436-506 del Prometeo Incatenato contenevano una concezione di progresso umano come crescere delle competenze tecniche. Un passo analogo il primo stasimo dellAntigone di Sofocle. Uno dei significati sottesi allAntigone la condanna del senso di orgogliosa certezza e onnipotenza che pervade i pensieri e le azioni degli uomini, quando si ritengono potenti, offuscando in loro la consapevolezza del destino effimero e del limite imposto dagli dei come invalicabile (cfr. anche l a)gw/n tra Antigone e Creonte sul umano/divino). Lesplicitazione di questo motivo tematico affidata al celebre 1 stasimo: una guardia ha riferito che qualcuno ha disubbedito allordine di Creonte coprendo di polvere il cadavere di Polinice. Il coro degli anziani, sbigottito dallardire del fatto, tesse lelogio appassionato dellintelligenza e della capacit inventiva delluomo, esprimendone lambigua valenza con laggettivo (meraviglioso e terribile): polla\ ta\ deina\ kou)de\n a)nqro/pou deino/teron pe/lei "Molte sono le realt eccezionali, ma nulla pi eccezinale dell'uomo"

Con la sua intelligenza luomo ha escogitato il modo di solcare il mare e di coltivare la terra; con inventiva ( 9/) ha appreso a cacciare gli animali terrestri e marini e ha posto al suo servizio il bestiame domestico, cavalli e tori; ha sviluppato la parola, il pensiero, la capacit di difendersi dalle insidie della natura, provvisto di espedienti per ogni evenienza (); mai sprovveduto ( ) va incontro al futuro. Soltanto alla morte non riesce a sfuggire, ma alle malattie sa opporre rimedi. Lesaltazione dellintelligenza delluomo si chiude con una valutazione sul piano etico: questa genialit inventiva, che si esprime in trovate tecniche sempre nuove e inattese, non unicamente e indistintamente positiva, perch si volge ora al male ora al bene. Chi rispetta le leggi della terra e la giustizia inviolabile degli dei molto onorato nella sua citt (), indegno nella citt () chi a causa dellorgoglio non segue il bene. Il richiamo alla moralit sociale del progresso umano va letto come risposta a una concreta esigenza dellAtene del tempo, in cui gli sviluppi intellettuali e le trasformazioni culturali in atto preannunziavano la messa in discussione dei valori e la crisi dei criteri etici tradizionali. Una interpretazione umanistica del progresso doveva essere diffusa ad Atene nella seconda met del V secolo, frutto dellaffermazione del relativismo dei valori etici propugnato dai sofisti. Sofocle, facendo propria una tale prospettiva razionalistica, ne vuole indubbiamente mostrare i limiti: il poeta non nega la positivit del progresso, ma vuole insegnare che esso non deve essere indifferente ai valori etici e religiosi. Luomo pu scegliere il bene o il male, la pietas o lempiet, e la sua scelta condiziona la sorte della citt.

La svolta dellEt Moderna e Contemporanea


Una novit rispetto al pensiero classico viene dal cristianesimo, per il quale l'avvento del Cristo rompe la circolarit del tempo e distende su di una retta il destino dell'uomo, con un finale di redenzione (concezione questa ereditata dall'ebraismo). La visione del cristianesimo medioevale sui destini ultimi delluomo comunque escluse generalmente lidea di un mondo terreno in corsa verso la perfezione; questa apparteneva al mondo ultraterreno cui avrebbero avuto accesso, anima e corpo, gli uomini in grazia di Dio, dopo la catastrofe della fine dei tempi. E per vero che tale nuova concezione racchiude in nuce un aspetto fondamentale della concezione moderna del progresso: la nozione teleologica di futuro come "orizzonte

temporale di un fine determinato". Il senso del necessario progresso intrinseco alla storia si fa invece decisamente strada nel Rinascimento. Gi Giordano Bruno (Cena delle Ceneri) riconobbe nell'astronomia copernicana il segno della maturit raggiunta dai moderni rispetto agli antichi. Ma si deve a Francis Bacon la prima formulazione di unidea di progresso, concepita come risultato di un sapere che cresce nel tempo (veritas filia temporis), in virt fondamentalmente dellaccumulazione delle conoscenze scientifiche che accrescono il potere delluomo sul mondo. di Bacone (Novum Organum Scientiarum) laffermazione famosa che la vecchiezza del mondo va attribuita ai nostri tempi e non a quella giovinezza del mondo che fu presso gli antichi [] come da un uomo anziano possiamo aspettarci una conoscenza molto maggiore delle cose umane e un pi maturo giudizio che non da un giovane. Il concetto fu ripreso pressoch negli stessi termini da Pascal, per il quale quelli che noi chiamiamo antichi... formavano l'infanzia degli uomini. Tra 500 e 600 il concetto del progresso comunque per lo pi attribuito al piano teoretico: crescono le nozioni delluomo, ma non detto che si perfezioni il suo animo. La decisa estensione del concetto di progresso anche alla sfera etica invece opera precipua dellilluminismo settecentesco, convinto che la liberazione delluomo dai suoi errori teorici e dalle sue superstizioni dogmatiche sia di necessit anche un affrancamento dalle cause della sua inferiorit morale (giusto=razionale e connubio etico-teoretico Audes scire): il progresso si afferma come criterio di interpretazione globale della storia dellumanit. Da allora la maggior parte degli indirizzi culturali e filosofici di rilievo presentano un'impronta storicista e coltivano l'idea della progressivit sia del sapere che delle condizioni umane. Il concetto di progresso poi si differenzier in due varianti antitetiche, illuministica e romantica, cui possono essere ricondotte tutte le moderne filosofie della storia. (1) La concezione illuministica intende il progresso come perfettibilit indefinita, dipendente dall'uomo. Essa riconosce il carattere problematico delle conquiste realizzate dall'umanit, e vede nel progresso una possibilit che richiede di essere attuata mediante l'opera degli uomini. Da questo punto di vista il processo storico comprende anche periodi di regresso e di decadenza. Sta all'uomo liberare la ragione dalle tenebre e dai condizionamenti che la limitano, affinch essa possa rischiarare il suo cammino. Il progresso, quindi, secondo l'illuminismo, qualcosa di soltanto possibile. (2) Per la concezione idealistico-romantica invece il progresso necessario, iscritto nella vicenda delle cose, e la conservazione del patrimonio acquisito dallumanit automatico. La serie cronologica degli eventi quindi contraddistinta da un incremento costante di valore: ogni periodo di apparente regresso rappresenta la condizione indispensabile di un ulteriore progresso. In tale maniera la successione degli avvenimenti, e di conseguenza anche il progresso, opera non pi degli uomini, ma di un principio assoluto che governa dall'interno la storia (e comunque accertabile dal pensiero umano). Non indispensabile che il concetto della storia come ordine provvidenziale si fondi sulla credenza in una provvidenza, immanente o trascendente, di natura divina. "Ordine provvidenziale" significa "ordine necessario e perfetto" e un ordine siffatto riconosciuto proprio della storia anche da dottrine che negano il concetto religioso della provvidenza, come il positivismo e il marxismo. chiaro che da queste due concezioni del progresso discende un diverso atteggiamento nei confronti della storia. Il riconoscimento del carattere problematico del progresso esige una valutazione del processo storico e delle sue varie direzioni e fasi; l'affermazione della necessit del progresso implica invece una giustificazione integrale della storia.

Ottocento: lottimismo metafisico Delle idee e dellimpegno degli illuministi sul fronte del progresso, lOttocento accoglie e accentua il fondamentale ottimismo, ma ne lascia generalmente cadere i motivi di maggior problematicit, come quelli pi legati alla consapevolezza della necessit dellimpegno umano per la sua realizzazione. In questo senso, nel clima di tensione intellettuale ed emotiva verso valori e certezze assolute del romanticismo, la filosofia della storia dellepoca assume un carattere di certezza metafisica che conferisce alla nozione di progresso i requisiti della necessit e della prevedibilit. Su questo comune connotato si sviluppano peraltro almeno tre fondamentali indirizzi divergenti: lidealismo, il positivismo, e il materialismo storico.

Lidealismo romantico

Rispetto a un piano provvidenziale, pur infallibile e necessario, di per s imperscrutabile dal punto di vista religioso, lidealismo tedesco costituisce al tempo stesso un superamento e un ritorno a una concezione della ragione come principio fondamentale di conoscenza e verit, in particolare in Hegel (1770-1831), dove non c differenza tra realt e ragione (tutto ci che reale razionale, e viceversa). Su questo principio Hegel costru il pi sistematico ed esaustivo sforzo di interpretazione della Storia, in termini di progresso assoluto e necessario, che sia mai stato realizzato. Alla ragione umana e problematica degli illuministi egli sostituisce lidea di una Ragione assoluta e universale, di cui tutta la Storia autorealizzazione e automanifestazione, attraverso un progresso che si realizza per successivi stadi secondo il meccanismo dialettico tesi-antitesisintesi. Di questa Ragione, motore e realt della Storia, sono di conseguenza compartecipi la ragione umana individuale e la ragione collettiva (lethos) dei popoli, in misura via via pi consapevole, fino ad identificarsi completamente al culmine del progresso storico, necessariamente coincidente con legemonia dello Stato (che Hegel identific con la nazione tedesca), in cui si realizza lespressione compiuta della Ragione nello stadio supremo della filosofia.

Il materialismo storico Karl H.Marx (1818-1883) condivide sostanzialmente lottimismo metafisico di Hegel e lidea di una storia necessariamente diretta al progresso e razionalmente (o, meglio, scientificamente) prevedibile, ma ne rovescia la premessa fondamentale: la realt materiale per Hegel soltanto il riflesso opaco della ragione, per Marx il pensiero, le ideologie, sono il riflesso delle condizioni materiali. Di conseguenza non nella ragione astratta, ma nei concreti rapporti di produzione, che determinano le condizioni materiali di vita e lavoro degli uomini, sta il motore della storia. Il materialismo storico di Marx si contrappone altrettanto nettamente al materialismo giudicato dogmatico del positivismo: per il positivismo infatti il progresso frutto della progressiva evoluzione tecnico-scientifica, Marx invece interpreta la storia come una sequenza di stadi successivi determinata dalla dialettica della lotta di classe che raggiunge necessariamente uno sbocco rivoluzionario. Durante la storia si troverebbero a confronto classi e strati sociali che, in quanto portatori di interessi determinati, avrebbero un ruolo storico, politico e civile o "progressivo" o "conservatore". Il conflitto politico e sociale si insedierebbe, quindi, tra classi che tenderebbero irrimediabilmente e univocamente verso il "progresso" e altre che tenderebbero verso la "conservazione". Determinante dunque la lotta di classe, in quanto non solo rende manifesti gli effettivi meccanismi della storia, ma svela la natura mistificatoria delle ideologie con cui le classi dominanti giustificano il loro potere e rende consapevoli gli oppressi del proprio ruolo rivoluzionario. In questa chiave Marx ne Il Capitale interpret la societ industriale capitalista (storicamente destinata alla crisi) in termini di conflitto tra capitale e lavoro, contrapponendo il capitalista, detentore dei mezzi di produzione (capitali, macchine e officine), al proletario (padrone cio soltanto della propria prole), costretto a vendere la forza delle proprie braccia per sopravvivere, e privato di una quota crescente del valore del suo lavoro: il profitto o plus-valore. Perci Marx ritenne inevitabile la rivoluzione proletaria diretta ad abolire la propriet privata e a socializzare i mezzi di produzione fino alla instaurazione, attraverso la fase intermedia della dittatura del proletariato, della societ comunista, nella quale il libero sviluppo di ciascuno sar condizione del libero sviluppo di tutti: stadio finale della dialettica storica (Manifesto del Partito Comunista).

Il positivismo Il pensiero positivista, che riflette e accompagna laffermazione dellorganizzazione tecnico-produttiva della societ industriale, caratterizzato da un ottimismo metafisico di tuttaltro tipo. Esso eredita il motivo pi schiettamente baconiano e illuministico della liberazione dell'umanit per virt del progresso scientifico, esaltandone romanticamente la funzione messianica di guida unica e certa in ogni campo del pensiero e della vita individuale e sociale. La scienza, per i maggiori esponenti del positivismo una garanzia infallibile per la fondazione di un nuovo ordine sociale, morale e religioso. Comte (1798-1857), il padre della sociologia, nel suo Corso di Filosofia Positiva elabora una filosofia della storia fondata sulla famosa legge dei tre stati - teologico, metafisico e scientifico attraverso cui passa la storia delluomo e in cui prima o poi qualunque branca della conoscenza umana destinata a entrare, e preconizza la necessaria realizzazione di una societ perfetta integralmente basata sui principi della scienza (tecnocrazia).

Il Verismo di Giovanni Verga Il Ciclo dei Vinti


C una stretta dipendenza tra la letteratura verista, il Naturalismo francese e il Positivismo: il Naturalismo francese (diffuso dal 1870 circa) eredita dal Positivismo la convinzione del primato delle scienze e il concettocardine che ogni disciplina dunque anche larte- sia un organismo regolato da leggi socio-ambientali. Se ne desume un tipo di narrativa incentrata sul romanzo-documento-inchiesta, in cui il narratore assimilato allo scienziato, impegnato in una fredda e obiettiva descrizione del reale e del meccanismo che governa fatti, comportamenti e relazioni umane. Emile Zola (1840-1902), il maggior naturalista francese, autore in particolare del vasto ciclo dei Rougon Macquart (minuziosa indagine, in una ventina di romanzi, di unepoca e di una societ: la Parigi del secondo impero), viene reso noto in Italia tempestivamente determinando la nascita di quello che sar il Verismo italiano. Giovanni Verga (1840-1922), il capofila del Verismo, laudace elaboratore (dopo una serie di romanzi borghesi e sentimentali) del canone dellimpersonalit: cio la fedelt al documento umano e al precetto che la mano dellartista sembri assolutamente invisibile, tanto che lopera darte risulti quasi essersi fatta da s. Il decennio pi fecondo del lavoro di Verga si colloca tra 1879 (le novelle Vita dei Campi) e 1889 (Mastro-don Gesualdo), con la tappa saliente dei Malavoglia (1881), il testo stilisticamente pi rivoluzionario, che dalla scelta-chiave dellimpersonalit fa derivare una serie di sapienti tecniche formali tra loro correlate. Ad esempio lartificio della regressione, con ladozione del narratore popolare, posto allo stesso livello culturale dei pescatori siciliani rappresentati, che filtra lintera vicenda; lutilizzo del discorso indiretto libero (erlebte Rede); labilissima dialettalit raggiunta dallinterno, escludendo cio linserzione meccanica, superficiale, folkloristica di termini e locuzioni direttamente dialettali. I Malavoglia, storia di una sfortunata famiglia di poveri pescatori di Aci Trezza, doveva essere il primo quadro di un ciclo di romanzi intitolato I vinti (i successivi avrebbero dovuto essere Mastro-don Gesualdo, La duchessa di Leyra, L'onorevole Scipioni, L'uomo di lusso), destinato a tracciare, secondo il modello offerto dai naturalisti francesi, un vasto affresco della societ contemporanea. Il programma (che si arrest in realt al secondo romanzo, il pi tradizionale Mastro-don Gesualdo) rispondeva a una precisa concezione, secondo la quale non era messo in discussione il mito ottocentesco del progresso, ma l'interesse si volgeva ai deboli che restano per via, ai fiacchi che si lasciano sorpassare dall'onda per finire pi presto. Gi il terzo romanzo tuttavia rimase allo stadio di tentativo. Affrontando di nuovo la societ aristocratica e borghese il romanziere avrebbe in effetti rimesso in discussione non solo la sua poetica ma i risultati pi sicuri della sua stessa poesia, e persino quello strumento geniale della sua arte che consiste nella lingua, ormai decisamente lontana dai moduli fiorentini e manzoniani, e ricalcata sulla parlata siciliana non tanto per certo colorito lessicale quanto per la sintassi snodata e franta che, senza indulgere al gusto del folkloristico e del dialettale, riproduce il modo d'interpretare la realt proprio dell'animo popolare.

Contro lIdea di Progresso

Lidea di progresso ebbe i suoi oppositori anche nei momenti storici in cui maggiore era il suo peso in ambito filosofico. La cultura romantica si divise tra lottimismo metafisico degli idealisti e un radicale pessimismo: contro lidentit hegeliana di ragione e realt, Schopenhauer (1788-1860) nella sua opera Il Mondo come Volont e Rappresentazione sostenne che i fenomeni sensibili sono soltanto una rappresentazione illusoria della realt (il velo di maya), diretti a nasconderne la vera natura intimamente irrazionale che egli identifica in una volont vitale quanto cieca, che condanna la vita umana a oscillare tra noia e dolore, ed indica nella compassione e nellascesi la sola via di salvazione. Il pessimismo anche motivo ispiratore fondamentale della visione del mondo e dellespressione poetica di Leopardi, per il quale i progressi della ragione e lo spegnimento delle illusioni producono la barbarie.

Il pessimismo leopardiano Le magnifiche sorti e progressive de La Ginestra Nella sua ultima stagione poetica Giacomo Leopardi (1798-1837), dopo il nuovo abbandono di Recanati e il ritorno a Firenze, avverte presto la distanza che lo separa da uomini e idee a suo giudizio ingenuamente ottimistiche e fiduciose, trincerandosi dietro una barriera invalicabile e maturando il proprio risentito distacco

dalle parole dordine risorgimentali. Il suo atteggiamento distaccato, le sue stesse convinzioni ideali che ormai le Operette morali in particolare avevano reso di pubblico dominio trovano riscontro nella Palinodia al marchese Gino Capponi (1835), che testimonia linsofferenza, sempre pi acuta, per le nuove utopie coltivate con cieca convinzione, del tutto incompatibili con la sua concezione del mondo, di segno diametralmente opposto. Leopardi mantiene un costante riferimento a una tradizione di pensiero laica, materialista, settecentesca; il suo pessimismo (che nasce dalla constatazione della vanit di ogni illusione e di ogni valore, e dalla tragicit della condizione delluomo) lo porta alle soglie del pi radicale nichilismo, trovando uno sbocco positivo solo nella Ginestra e nella suapoetica eroica: la consapevole, solitaria contrapposizione del poeta alle idee dominanti del suo tempo. La severa coscienza del proprio rifiuto di ogni compromesso vilmente ottimistico si allarga in uninvocazione filantropica percorsa dall'esigenza di solidariet umana: nel titanico confronto tra gli uomini cha ardiscano a levare gli occhi alla verit e la Natura il vincitore luomo, poich solo lui capace di vero amor. Il poeta riscopre e si rivolge a quellumanit viva, presente e sofferente che solo in questultima stagione sembra affacciarsi allorizzonte della sua poesia. Dal mondo dei chiusi affetti e illusioni giovanili Leopardi definitivamente uscito, e mostra di dividere con i suoi simili il peso delle contraddizioni umane, che vede incarnate nei miti del suo secolo, negli eventi della storia contemporanea.

La Ginestra viene composta a Torre del Greco nella primavera del 1836 e pubblicata postuma nell'edizione dei Canti del 1845 quale ultimo componimento, probabilmente secondo la volont del poeta. Il fervore polemico leopardiano, rifiutante ogni ideale di progresso e ogni compromesso vilmente ottimistico, si allarga qui in una meditazione percorsa da accenti di solidariet umana: nella lotta contro la Natura e il Fato l'odorata ginestra, contenta dei deserti assurge a simbolo dell'accettazione consapevole e coraggiosa, priva di ogni superbia e vano orgoglio, della dolorosa condizione del vivere.
Il tema delle rovine, della catastrofe tellurica o vulcanica (frequente nella poesia settecentesca), assume la funzione di mettere in crisi la concezione ottimistica nei lumi e la fiducia nel progresso, rivelando le insidie temibilissime e incontrollabili della natura. Un motivo centrale del canto la polemica contro le utopie progressiste del secolo: [vv.111-116] si tratta di una rivelazione(limpotenza, linfelicit e la nullit delluomo nelluniverso) totalmente negativa, e che viene a colpire non solo lo spiritualismo ottocentesco, ma (lo testimoniano del resto infiniti altri luoghi dellopera leopardiana) qualsiasi forma di vana e folle superbia antropocentrica, laica o religiosa, umanistica o teologica o metafisica, insomma qualsiasi verit positiva. Il canto orchestra e fonde due registri in apparenza divergenti: quello satirico e quello lirico, linvettiva contro gli uomini che hanno preferito le tenebre alla luce e la poesia del fiore che nasce sopra il vulcano: la verit, il coraggio, la piet che levano la loro voce sopra il deserto delle miserie umane.

La crisi novecentesca dellidea di progresso

Nel 900 le argomentazioni contrarie poggiano generalmente sulla negazione dellidentit tra progresso e ragione e del legame necessario fra progresso della conoscenza e progresso reale dell'umanit. Le confutazioni sono state sia pratiche e quindi sotto gli occhi di tutti (specialmente gli orrori delle due Guerre Mondiali: il Lager, il Gulag, Hiroshima) che teoriche. Si pensi alle filosofie esistenzialiste dellantiscientifico Heidegger (1889-1976) o dellantiscientista Jaspers (1883-1969), o alla critica popperiana del neopositivismo. Popper (1902-1994), il pi importante epistemologo del secolo XX, nella sua opera La Ricerca non ha Fine mette in evidenza lunione di forza e debolezza che costituisce il pensiero filosofico: una teoria scientifica vera quando falsificabile (non quando verificabile come pensavano i neo-positivisti!), la forza della scienza sta nella sua debolezza, che le permette di progredire allinfinito con sempre nuove teorie. Ma nonostante questo la fede nel mito del progresso e latteggiamento positivista e scientista sono arrivati fino ai giorni nostri, diffondendosi talora palesemente talora nascostamente a livello sia di massa che non. Un esempio attuale pu essere il dibattito riguardo la globalizzazione, processo che postulando lidea di progresso si propone come indispensabile al suo perseguimento, e che vede in sostenitori e oppositori la ripresa di alcune delle posizioni sul progresso elaborate dalluomo nel corso della storia.

La Globalizzazione: il prossimo passo?


La globalizzazione lespansione su scala mondiale dei meccanismi di libero scambio tipici delle societ capitalistiche : secondo i suoi sostenitori, portatrice di maggior ricchezza alle nazioni industrializzate e di sviluppo ai Paesi arretrati. Secondo i detrattori porta invece a eccessivi profitti per le grandi aziende e allo sfruttamento dei lavoratori nei paesi poveri. Ma tale processo di integrazione interessa s le economie, ma anche lambiente, le culture, il costume e la vita sull'intero pianeta Tra i maggiori teorici della necessit di ampliare a tutto il pianeta il sistema di libero scambio e leconomia di mercato furono tra la fine degli anni 70 e linizio degli anni 80 gli economisti della scuola di Chicago, i cosiddetti Chicago Boys seguaci del professor Milton Friedman, premio Nobel per leconomia e ispiratore delle politiche economiche di Ronald Reagan (presidente degli USA dal 1981 al 1989). La loro ricetta economica consiste in tagli alle tasse e alla spesa pubblica e nella liberalizzazione dei commerci. La caduta del Muro di Berlino nell89 segna la fine del mondo bipolare e quindi laffermazione delleconomia di mercato, che diventa il fattore unificante tra Paesi che fino ad allora avevano sistemi economici radicalmente diversi. Anche la Cina, dove ancora al potere il Partito Comunista, ha scelto una storica apertura alleconomia di mercato. Il vertice di Singapore del 1996 segna una tappa importante nel rafforzamento dellOrganizzazione mondiale del commercio: il primo summit ministeriale. I titolari del Commercio, degli Esteri, delle Finanze e dellAgricoltura degli oltre 120 paesi dellorganizzazione fanno il punto sui primi due anni della Wto, stabilendo di tornare a incontrarsi con cadenza biennale. Un capitolo straordinario dei colloqui riguarda la liberalizzazione dei prodotti informatici e le telecomunicazioni. In occasione della conferenza ministeriale dellOmc (Organizzazione mondiale del commercio) del novembre 1999 decine di migliaia di manifestanti invadono Seattle costringendo le autorit cittadine a dichiarare il coprifuoco e determinando il fallimento del vertice. Da quellesperienza nasce il cosiddetto popolo di Seattle. Nel gennaio 2000 a Davos (Svizzera) il Wef (World economic forum) viene contestato da migliaia di manifestanti. Fra loro anche Jos Bov, il contadino francese diventato uno dei leader della protesta. In alcuni punti della cittadina elvetica vengono presi di mira i fast food della catena McDonalds e si verificano incidenti tra le forze dellordine e i manifestanti. E il debutto europeo della variegato movimento nato un paio di mesi prima durante la contestazione di Seattle. Altre manifestazioni si sono verificate poi a Praga, Nizza, Quebec City, Goteborg.

La protesta: il Popolo di Seattle


Ci sono gli anarchici dellOregon che vivono come i primitivi, e gli intellettuali francesi di Le monde diplomatique. In mezzo ambientalisti, zapatisti, sindacalisti, anarchici, ragazzi dei centri sociali, giovani cattolici impegnati per la cancellazione del debito dei Paesi poveri. E il popolo di Seattle, composto anche da chi nella citt americana non c mai stato, e che magari non si riconosce in questa definizione. Tutto cominciato da l, dai quattro giorni di barricate, fumogeni e assalti intorno alla terza conferenza ministeriale dellOmc. Ma adesso gli avversari della globalizzazione hanno volti sempre pi diversi tra loro: un movimento che non tende allunit, ma converge verso un unico nemico, la globalizzazione. Il terreno della protesta va dallannullamento del debito dei Paesi poveri, alla lotta contro il Wto, alla lotta contro la speculazione, al movimento a favore della tassazione sulle transazioni finanziarie (la cosiddetta Tobin tax, dal nome delleconomista americano che per primo lha proposta), alla salvaguardia dellambiente.

Interpretazioni della Globalizzazione


"Nel bene e nel male, siamo catapultati in un ordine globale che nessuno comprende del tutto, ma che sta estendendo i suoi effetti su tutti noi". Cos il sociologo inglese Giddens parlando della globalizzazione, processo di vastissima portata caratterizzato da tensioni, contraddizioni e ambivalenze che genera effetti rilevanti sia positivi che negativi in ogni ambito della vita quotidiana. Le innovazioni tecnico-produttive e le attivit economiche non si sviluppano nel vuoto, ma nel pieno della

vita, allinterno di culture, societ e tradizioni, in sostanza nella storia. Per comprendere la globalizzazione dunque bisogna tener conto delle complicazioni sociali, culturali ed ecologiche che a unanalisi meramente economica apparirebbero semplici. Proprio per questa sua caratteristica di universalit il dibattito riguardo la globalizzazione cos vivace e controverso e vede tra oppositori e sostenitori un fronte amplissimo di posizioni, da quelle pi intellettualmente ingenue (che cadono nella prima trappola della globalizzazione, il riduzionismo semplificatore) a quelle che pi sottilmente cercano di esaminare questo processo valutandolo in modo critico. Un chiaro esempio di fondamentalismo il punto di vista dei liberisti estremi (posizione molto vicina a positivismo e neo-positivismo sia per tesi che per diffusione nella cultura di massa contemporanea) che, riducendo la globalizzazione a un processo puramente tecnologico in linea con la logica del progresso tecnico-scientifico, considerano le sue ulteriori dimensioni (ecologiche, sociali, politiche, culturali,) come semplici conseguenze di questo progresso necessario e totale. Secondo questo punto di vista unilateralmente affermativo opporsi al processo di globalizzazione sarebbe non solo impossibile, ma addirittura ridicolo o patetico. La posizione opposta quella dei globalofobi (secondo una definizione del presidente messicano Zedillo), che Beck definisce un protezionismo verde, nero o rosso: si tratta di tesi fondamentalmente riduzioniste a livello intellettuale e tradizionaliste sul piano affettivo. Con protezionismo verde si vuole indicare quella posizione che individua nella tecnoscienza la responsabile ultima delloblio dellessere e che teme la sottomissione e la distruzione della natura e dellambiente. Secondo il protezionismo nero e rosso (varianti pi rudi) invece sarebbero in atto un complotto internazionale finalizzato allo sradicamento del rude popolo padano, carinziano o francese che sia o un piano capitalistico per abbattere in tutti i Paesi le conquiste della classe operaia. Tra i globalofobi possiamo inserire comunque anche le interessanti tesi sulla McDonalisation du monde dellantropologo francese Aris. Superficiali o semplicistiche sono a mio parere altre tesi quali quella secondo la quale non successo e non sta succedendo niente o quella che afferma che la globalizzazione non sia altro che il capitalismo. Due punti di vista alternativi che per, rifiutando fondamentalismo e protezionismo, si collocano entrambi allinterno del campo delle argomentazioni che comprendono la globalizzazione in modo critico, senza demonizzarla n esaltarla ma cercando di dare ragione delle controverse implicazioni di questo processo sono quelle di T.L.Friedman, giornalista americano fautore moderato del globalismo liberista, e U.Beck, sociologo tedesco sostenitore della necessit imprescindibile di distinguere gli ambiti. Per Friedman (a dir la verit abbastanza ambiguo) globalizzazione coincide con modernizzazione e con americanizzazione, lesportazione del modello liberista e della cultura di massa americani: Friedman d per scontato che la propria forma di cultura (quella statunitense) sia la tappa suprema della modernizzazione. In Europa invece si percepisce anche il valore culturale, cos il francese Beck, evitando sia il rifiuto della modernit sia una adesione acritica, sostiene la necessit di una distinzione tra globalizzazione e modernizzazione. Ormai la vita quotidiana si trova a confronto con la dimensione della mondialit, non si pi cittadini di un solo Paese [ricordiamo comunque che uno dei principali contraccolpi della globalizzazione il localismo]: il mondo interrelato e interdipendente, ma non bisogna confondere questa dimensione planetaria con lassunzione di modelli che privilegino solo il profitto come unica variabile del processo (esemplare la vicenda del protocollo di Kyoto). Compito della societ e della sociologia sar quello di trovare un equilibrio di forze per evitare catastrofi ambientali e sociali; necessario assumere consapevolmente il pericolo esistenziale insito nei nuovi orizzonti (secondo Beck la categoria fondamentale della seconda modernit non il progresso, ma il rischio): il pensiero non deve coincidere con il calcolo della propria utilit individuale. Anche leconomista Rifkin sostanzialmente daccordo: tutto dipende da come sapremo bilanciare la commercializzazione della cultura e quindi della vita e il mantenimento di tradizioni, di relazioni, di spazi culturali non mercificati: dobbiamo difendere le nostre storie. Non bisogna partire dalleconomia per arrivare alla cultura, bisogna fare il contrario.

Indicazioni bibliografiche M.Citroni - F.E.Consolino - M.Labate - E.Narducci, Letteratura di Roma antica, Editori Laterza

F.Ferrari, Lalfabeto delle Muse (vol. II), Cappelli Editore Marchese Mancini Greco Assini, Stato e societ, La Nuova Italia F.Michelazzo A.Pieri P.Carrara, I classici greci (vol. I-II-III), Le Monnier W.Minella, Interpretazioni della globalizzazione F.Montanari, Storia della letteratura greca, Editori Laterza L.E.Rossi, Letteratura greca, Le Monnier C.Segre - C.Martignoni, Testi nella Storia (vol. 3-4), Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori

Il futuro gi qui (articolo a cura di Anais Ginori tratto da La Repubblica del 7-6-2001)
Dizionario Enciclopedico Italiano, Istituto della Enciclopedia Italiana Enciclopedia Italiana Grolier Enciclopedia Multimediale Rizzoli-Larousse 2001