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Valorizzazione Risorse Agricole

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Antiche variet frutticole lecchesi
Conoscere e valorizzare lagro-biodiversit

Progetto dIntegrazione e Modernizzazione dellAgricoltura per la Valorizzazione Equilibrata delle Risorse Agroambientali

Valorizzazione Risorse Agricole

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Antiche variet frutticole lecchesi
Conoscere e valorizzare lagro-biodiversit

a cura di Francesco Mazzeo

Realizzato con il contributo congiunto di Comunit Europea, Stato Italiano e Regione Lombardia nellambito del Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006

Progetto dIntegrazione e Modernizzazione dellAgricoltura per la Valorizzazione Equilibrata delle Risorse Agroambientali

Provincia di Lecco
Presidente

Virginio Brivio
Assessore Attivit Produttive

Italo Bruseghini
Dirigente Settore Attivit Economiche

Bruno Rigoldi

Le variet tradizionali sono eredit, patrimonio e memoria, cos come lo sono le fotografie dei propri vecchi, i saperi di famiglia e la terra di casa: se qualcuno ha bisogno di un compenso per conservare le fotografie dei propri vecchi e per tenere in vita i documenti della propria cultura meglio che li perda.
Massimo Angelini, in Variet tradizionali, prodotti locali: parole ed esperienze Ecologist Italiano, 2005, 3, pp. 230-275.

Sommario
Presentazione Introduzione I valori della biodiversit Le antiche variet locali di alberi da frutto Schede varietali Albicocco Ciliegio Ciliegio Amaro Fico Melo Pero Pesco Susino Vite Tecnica colturale Schede tecniche delle specie Melo Pero Susino Albicocco Ciliegio Percorsi di valorizzazione dellagro-biodiversit Indirizzi utili Autori Volumi pubblicati nella collana Pr.I.M.V.A.V.E.R.A. 8 10 12 18 22 24 26 28 30 44 68 94 98 102 105 117 118 123 127 131 134 137 141 142 143

Riferimenti normativi in materia di attivit vivaistica 140

Presentazione
Questa pubblicazione arricchisce la collana Pr.I.M.A.V.E.R.A., nata nel 1998 come strumento editoriale del Servizio Agricoltura e Foreste della Provincia di Lecco per contribuire a divulgare lagricoltura lecchese, a farla conoscere e apprezzare dallopinione pubblica e per offrire contributi e stimoli innovativi agli operatori del settore. Quello delle antiche variet di alberi da frutto certamente un tema non privo di nostalgia per quelli di una certa et, mentre in altri pu facilmente indurre accattivanti suggestioni. Nulla di male in tutto ci purch non si trascuri che la ricerca continua di un equilibrio stabile e duraturo dei sistemi biologici e socio-culturali si basa proprio sulla capacit evolutiva, sul dinamismo e sulladattamento che essi esprimono. Non vi dubbio che la salvaguardia delle antiche variet di frutta diffuse localmente connessa ad una molteplicit di aspetti, fra cui quelli ecologici e storico-culturali; tuttavia, linteresse con cui lAssessorato alle Attivit Produttive (entro cui collocata lagricoltura) affronta questo tema ha un particolare riguardo per le implicazioni economiche e produttive. Queste e numerose altre implicazioni (scientifiche, educative, culturali, ricreative ed estetiche), danno conto della dimensione globale del tema, sebbene di volta in volta gli operatori privilegeranno luna o laltra. Con il progetto Agritur, gi dal 2001 la Provincia di Lecco si assunta il compito di porre attenzione al tema dellagro-biodiversit allinterno di una logica economica, considerandola cio una risorsa utile alle prospettive di sviluppo dellagricoltura loca-

le e alcune aziende agricole, raccogliendo lo stimolo fornito, si sono mosse per costruire giardini della biodiversit. Oggi, con questa pubblicazione, consegniamo agli agricoltori lecchesi uno strumento pi ricco, nel quale auspichiamo possano trovare conoscenze e stimoli utili per collocare allinterno dei loro programmi aziendali anche la coltivazione delle antiche variet locali. Con esse possono realizzare prodotti alimentari, sviluppare progetti didattici, culturali, ricreativi e di riqualificazione del paesaggio agrario e contribuire anche alla conservazione di un patrimonio genetico e culturale che altrimenti si rischia di perdere. Questo lavoro crediamo possa essere di stimolo anche ai consumatori, auspicando che induca loro ad una maggiore consapevolezza nei comportamenti e nelle scelte di consumo alimentare, per valorizzare i prodotti del territorio e mantenere vitale lagricoltura locale. Infine rivolgiamo un invito a tutti, affinch contribuiscano con segnalazioni, informazioni e conoscenze, ad arricchire questa ricerca. Dicembre 2006 Italo Bruseghini Vice Presidente e Assessore alle Attivit Produttive della Provincia di Lecco

Introduzione
La stabilit della natura si fonda sulla diversit. Negli agro-ecosistemi l'erosione della biodiversit molto accentuata, tanto che la coltivazione si ridotta a un numero esiguo di specie con una base genetica molto ristretta. Il 95% del fabbisogno alimentare complessivo assicurato da circa trenta specie vegetali, delle quali poche (grano, riso, mais, miglio, patata, soia) costituiscono la maggior parte della dieta della popolazione umana e solo tre (riso, mais e frumento) forniscono quasi il 60% delle calorie ricavate dalle piante. In questi semplici numeri risiede non solo la semplificazione degli ambienti di coltivazione, ma anche una certa precariet della base su cui poggia lagricoltura, che deve essere sostenuta dallesterno con concimi e prodotti chimici per la difesa delle piante. noto, infatti, che i sistemi territoriali agricoli diventano tanto pi instabili e insostenibili quanto pi si riduce la loro complessit. La semplificazione biologica dei sistemi produttivi deriva perlopi da un approccio culturale allo sviluppo, che si muove nella stessa direzione, come evidenzia la scienziata indiana Vandana Shiva, nel suo libro Monocolture delle mente (Bollati Boringhieri, Torino 1995): La principale minaccia alla diversit deriva dall'abitudine a pensare in termini di monocolture, quelle che io chiamo monocolture della mente. Le monocolture della mente cancellano la percezione della diversit e insieme la diversit stessa. Per assicurare una pi ampia base di diversit biologica degli agro-ecosistemi sono utili tanto la policoltura quanto la coltiva-

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zione di numerose variet, fra cui anche quelle di importanza locale di cui quasi sempre se ne ignora lesistenza, bench a dispetto dellabbandono resistano in recessi dimenticati. Questa pubblicazione vuole proprio rompere il muro dellindifferenza su queste risorse, che al tempo stesso sono culturali, economiche e biologiche per provare a costruire, anche con esse, nuovi percorsi di sviluppo dellagricoltura locale. Questo contributo si colloca in questa prospettiva e tuttavia non da meno lintento di dare allagricoltura, nella sua evoluzione, anche il compito di mantenere viva la memoria della comunit, nel suo continuo mutare e divenire. Con questo lavoro si intende mettere a disposizione di tutti una prima base di conoscenza delle vecchie variet frutticole un tempo coltivate e ancora presenti nel territorio lecchese. Essa frutto di anni di ricerca appassionata, tuttavia non priva di lacune che potranno essere colmate con il contributo di quanti hanno a cuore il mantenimento di questo importante patrimonio, del vivaista e giardiniere Leopoldo Tommasi. Il libro presenta le schede delle vecchie variet appartenenti a diverse specie frutticole che sono state scoperte nel territorio lecchese, in varie situazioni; fornisce inoltre elementi di tecnica della coltivazione, principalmente con il metodo dellagricoltura biologica, per dare modo a chi interessato di adoperarsi concretamente per la loro conservazione e, infine, suggerisce brevemente alcuni modi per avviare con queste risorse attivit di valorizzazione economica e produttiva.

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I valori della biodiversit


In milioni di anni dalla comparsa della vita sulla terra le specie animali e vegetali hanno subito modifiche, adattamenti ed estinzioni. Questi fenomeni, legati ai grandi mutamenti ambientali succedutisi durante la lunga storia geologica del pianeta, hanno portato alla formazione di un ricchissimo patrimonio genetico, vegetale e animale, che noi chiamiamo biodiversit. Larticolo 2 della Convenzione sulla diversit biologica di Rio de Janeiro (1992) definisce la biodiversit come la variabilit degli organismi viventi di qualsiasi fonte, inclusi, tra l'altro, gli ecosistemi terrestri, marini e gli altri ecosistemi acquatici e i complessi ecologici dei quali fanno parte; essa comprende la diversit all'interno di ogni specie, tra le specie e degli ecosistemi. Il tema trattato in questo volume quindi particolarmente complesso, sia sotto il profilo scientifico, sia per le molteplici implicazioni che esso pu avere, come si evidenzier in seguito. La complessit scientifica, qui solo ricordata, deriva dal fatto che i fattori che influenzano la diversit biologica di una popolazione1, di una comunit2 o di unarea geografica vasta sono numerosi e possono incidere in diversa misura, come ad esempio il clima, il caso, il grado di isolamento, le attivit umane, il disturbo, la predazione, e numerosi altri che implicano ladozione di modelli di studio complessi. In questa sede, invece, preme occuparsi pi direttamente delle possibili ricadute della diversit biologica sullo sviluppo e, in particolare, su quello dellagricoltura del territorio lecchese, prospettiva entro la quale presentata la risorsa biodiversit. Per essere considerata una risorsa necessario che la biodiversit sia percepita come un elemento appartenente al patrimonio naturale e culturale del territorio. In altre parole necessario che il sistema locale intraveda utilit nellimpiego della biodiversit e la consideri una risorsa, potenziale o attuale. Il concetto di risorsa, infatti, non assoluto; esso relativo allimpie1. Insieme di organismi di una determinata specie che vivono in un determinato territorio. 2. Insieme di specie (biocenosi) che vivono in un determinato territorio (biotopo).

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go, in un determinato momento storico, di un elemento da parte di un sistema per trarne vantaggi. Questo si pu facilmente intuire osservando alcuni fenomeni di vasta portata che si sono verificati in recenti periodi storici, nei quali levoluzione dello sviluppo ha diversamente considerato alcuni insiemi di elementi. questo, ad esempio, il caso dellabbandono dellutilizzazione dei boschi, dei castagneti da frutto e di numerosi alpeggi; dellabbandono della coltivazione di aree montane e marginali e, per stare di pi dentro il tema del volume, dellabbandono della coltivazione delle vecchie variet di frutta locali, soppiantate da quelle moderne. Non vi dubbio che in un tempo anche recente le comunit locali abbiano considerato e usato questi elementi come fondamentali risorse, legate non poco alla loro stessa possibilit di sopravvivenza, ma di essi oggi la popolazione ha una diversa percezione. Lidea che un insieme di elementi rappresenti una risorsa, quindi, varia nel tempo e nello spazio e questa variabilit connessa tanto ai modelli sociali e culturali che presiedono allo sviluppo, quanto alla capacit tecnologica della societ di utilizzare la risorsa stessa. La biodiversit in quanto risorsa ha pi dimensioni, che sono bene evidenziate nel preambolo alla Convenzione di Rio de Janeiro, nel quale le parti contraenti si dicono consapevoli del valore intrinseco della diversit biologica e dei valori ecologici, genetici, sociali, economici, scientifici, educativi, culturali, ricreativi ed estetici della diversit biologica e delle sue componenti. Per metterne in evidenza i contenuti opportuno, pertanto, richiamare alcuni di tali valori, che si ritengono prestarsi utilmente a collocare la biodiversit nella prospettiva di sviluppo locale prima richiamata.

Il valore culturale
Un aspetto particolarmente importante del rapporto dello sviluppo con la biodiversit/agro-biodiversit quello legato alla dimensione culturale. Si cita
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volutamente al primo posto, contrariamente a quanto spesso accade, per marcare la valenza identitaria delle variet locali, che non sono solo un supporto per i geni che prima o poi potranno tornare utili nel lavoro di selezione (valore scientifico), ma rappresentano un luogo, un tempo e una comunit, che li ha costruiti in un rapporto dinamico di scambio. La cultura materiale delluomo infatti strettamente connessa agli usi delle risorse naturali locali ed alle funzioni a cui esse assolvono, con riferimento ai valori etici, simbolici, sociali e religiosi. Questa connessione genera una relazione a doppio senso: da un lato la comunit definisce il proprio orizzonte culturale in rapporto alle risorse naturali disponibili, ma dallaltro opera su di esse profonde modificazioni per soddisfare i bisogni avvertiti allinterno del proprio universo di riferimento. Attraverso la selezione, ad esempio, la comunit diversifica il patrimonio varietale delle piante coltivate3, alterando direttamente e indirettamente gli equilibri naturali originari, che si ripercuotono a loro volta sullassetto ecologico, economico e sociale di un territorio. Fino alla met del secolo scorso il rapporto della comunit con le risorse locali stato molto stretto, tanto che possiamo pensare lagricoltura come un processo storico dinamico allinterno del quale si determinata una coevoluzione delluomo con le piante coltivate e gli animali allevati, che crea valori materiali e di scambio (valori economici), valori socio-culturali (di conoscenza, di tipo simbolico, linguistico, di organizzazione sociale, ecc) e anche valori ecologici, strettamente connessi alle risorse locali. Oggi il distacco sempre pi marcato dalle risorse locali, per effetto della globalizzazione, non pu che avere conseguenze anche sul piano culturale. Per rendere pi immediato il senso di questo fenomeno si consideri quante delle
3. Con la selezione si cerca di ottenere variet con caratteri funzionali ai bisogni del tempo, come ad esempio la diversa epoca di maturazione per avere frutta fresca per pi lunghi periodi dellanno, ladattamento a diversi siti di coltivazione per sfruttare al meglio gli spazi come giardini, fasce di divisione fra i campi, oppure il diverso portamento per assolvere ad altre funzioni quali il tutoraggio delle viti, ecc.

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parole popolari, che i vecchi agricoltori utilizzavano per identificare le piante, sono ancora note anche fra gli attuali agricoltori. Dal momento che un nome non solo un codice per indicare qualcosa, ma esprime una relazione intima e diretta con essa, unidentit, e contiene uno specifico sapere, la minore conoscenza derivante dal minore uso della cosa stessa determina anche una perdita culturale che si esprime in una minore capacit linguistica (Le monocolture della mente cancellano la percezione della diversit e insieme la diversit stessa). Con il tempo anche i prodotti alimentari, le modalit di preparazione e di consumo sono cambiati; la disponibilit di frutta in qualunque stagione proveniente dai paesi dellaltro emisfero, ad esempio, oltre che rappresentare un fattore di concorrenza sul piano economico con i prodotti locali, ha modificato il rapporto di consumo, con perdita anche in questo caso di valori culturali legati ad elementi simbolici e rituali, scardinati dalla destagionalizzazione del consumo.

Il valore economico
Unaltra dimensione fondamentale della biodiversit quella economica, legata cio ai benefici derivanti dal valore del capitale naturale insito in essa. Alla biodiversit connessa sia la produzione di beni materiali, il cui godimento ne determina il consumo (prodotti alimentari, prodotti di uso terapeutico, legname, fibre, fiori, ecc), ai quali associato un valore duso e di mercato, sia la produzione di beni immateriali che pur godendoli non si consumano, quali ad esempio il paesaggio agrario e lattrattivit turistico-ricreativa del territorio. Anche il potenziale uso futuro di una risorsa, cio il valore dopzione, costituisce un elemento di rilevanza economica, che nel caso delle risorse genetiche assume particolare importanza poich con lo sviluppo delle biotecnologie luso dei geni pu essere realizzato in tempi anche abbastanza ristretti.
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La piena comprensione e lefficace valorizzazione della dimensione economica della biodiversit pu costituire la chiave di volta per avviare concrete azioni di salvaguardia del patrimonio genetico di interesse agrario. In questa prospettiva necessario, quindi, avere percezione dellagro-biodiversit come risorsa. cio necessario riconoscere il suo valore complesso collegato ai beni alimentari, ai servizi ambientali e culturali e che pu intrecciare i temi dei prodotti tipici e di qualit, del paesaggio agrario, del turismo e dellagriturismo, della formazione e delleducazione alimentare e ambientale, dellartigianato agro-alimentare e dei prodotti non alimentari.

Il valore etico
Altri valori associabili alla biodiversit, di difficile quantificazione in quanto meno tangibili di quelli materiali e perci riferibili pi ad un sistema di valori etici, morali e politici, sono i cosiddetti valori di non uso, nei quali rientrano il valore di esistenza e il valore di eredit. Il valore di esistenza connesso al riconoscimento di un valore in s delle specie viventi, indipendentemente dal fatto che siano o meno utili a soddisfare bisogni della specie umana, mentre il valore di eredit connesso al lascito, alle future generazioni, di risorse genetiche di cui potere disporre per soddisfare i propri bisogni. A questi due valori legato il principio di equit intergenerazionale che presuppone, nellottica della sostenibilit dello sviluppo, di lasciare alle generazioni future un capitale naturale non inferiore a quello attuale. Nellintroduzione al Piano nazionale sulla biodiversit il Comitato di Consulenza per la Biodiversit e la Bioetica scrive, infatti, che La conservazione della biodiversit un imperativo etico perch rappresenta non solo un bene da difendere e da trasmettere alle generazioni future per il miglioramento della qualit della vita, ma anche un bene in s stesso, che ha il diritto alla propria esistenza

Il valore ecologico
Per completare il quadro dei valori connessi alla biodiversit occorre accennare, sia pure sommariamente, alla sua dimensione ecologica, mettendo in evidenza la sua importanza in relazione al funzionamento dei cicli vitali che si
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esprimono ai diversi livelli in cui sono organizzati gli esseri viventi, dalla specie allecosistema. noto che la presenza di variabilit genetica allinterno di una specie favorisce il suo adattamento allambiente, perch nei diversi genotipi presenti risiede una maggiore possibilit di combinazioni genetiche favorevoli. Una popolazione geneticamente uniforme sottoposta a maggiori rischi di unaltra nella quale sono presenti diversi genotipi, cos come un ecosistema biologicamente semplificato meno capace di fare fronte a fattori di disturbo esterni; ne deriva, perci, che la conservazione della diversit biologica, a fronte delle variazioni ambientali, assicura agli ecosistemi unalta capacit di superare eventi negativi (resilienza). In altre parole la conservazione della biodiversit una sorta di assicurazione sulla vita! In via schematica e conclusiva si pu dunque affermare che la biodiversit: portatrice di valori e benefici di natura eterogenea, cio ecologici, economici e socioculturali intrecciati fra di loro e non sempre facilmente separabili; pu essere funzionale allo sviluppo locale se riconosciuta come risorsa e se inserita in una strategia di salvaguardia e di uso sostenibile dellambiente e del territorio; il risultato, nellaccezione specifica dellagro-biodiversit, di un processo di co-evoluzione tra luomo e lambiente rurale, dalla cui relazione (economica e culturale) si produce una gamma di prodotti locali diversi che costituiscono un patrimonio biologico, culturale sociale ed economico e che incorporano saperi, abilit artigianali, mestieri e tutto ci che costituisce una trama viva di relazioni nel territorio rurale; pu rientrare in un percorso di sviluppo locale nel quale lagricoltura pu assumere un ruolo centrale, sia attraverso i prodotti agroalimentari locali, sia mediante lattivazione di servizi connessi alla fruizione del territorio di cui la biodiversit costituisce un patrimonio.

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Le antiche variet locali di alberi da frutto4


Nei primi decenni del 900 laffermarsi della frutticoltura moderna e intensiva ha portato al progressivo impoverimento del ricchissimo patrimonio varietale frutticolo del nostro paese. Per condizioni geografiche e culturali lItalia era infatti molto ricca di variet e razze locali, drasticamente ridottesi sotto la spinta di un modello di sviluppo agricolo e sociale che ha privilegiato le cultivar delle specie arboree fruttifere selezionate in base alla facilit di applicazione delle tecniche di coltivazione meccanizzata, alla produzione su larga scala, alla resistenza alla manipolazione, alla compatibilit con i sistemi e i tempi di conservazione e di stoccaggio, alla preminenza attribuita ai criteri estetici e dimensionali del frutto. Questo lavoro costituisce un primo risultato di una ricerca che continua nel tempo e che intende affrontare quel particolare aspetto della biodiversit che si occupa delle antiche variet di alberi da frutto di importanza locale. Si tratta di quelle variet frutticole selezionate perlopi nei secoli passati, soprattutto nelle zone collinari e montane, o che sono arrivate nel territorio per ragioni diverse e si sono adattate al clima ed al terreno. Con il tempo esse sono entrate a fare parte del contesto economico e sociale di cui sono un risultato, che nello stesso tempo hanno contribuito a determinare. Queste piante erano generalmente coltivate in vari luoghi, fra un campo e laltro, nei pressi delle abitazioni, nei giardini, ecc., dove cio risultavano funzionali e adattabili. Esse sono caratterizzate da rusticit, resistenza alle avversit e in alcuni casi da buona conservabilit durante il periodo invernale; erano impiegate per la vendita e il consumo fresco dei prodotti, per la produzione di marmellate, composte, mostarde, aceto, sidro, ecc., ottenuti con ricette di pre4. Queste variet, che non sono pi sottoposte a coltivazione con finalit economica e di cui spesso si ignora la stessa esistenza, frequentemente sono indicate anche come tradizionali o tipiche. Abbiamo scelto di qualificarle come antiche perch spesso non corrispondono al concetto di tradizionale, essendo uscite dalluso quotidiano o frequente e quindi, di fatto, uscite dalla tradizione, intendendo con questo termine una pratica, un prodotto, un comportamento che origina da lontano ma ancora vivo e vitale in una comunit; allo stesso modo non riteniamo appropriato qualificarle come tipiche, cio rispondenti ad un modello, a un tipo determinato, perch sebbene presentino molti caratteri che li accomunino, di fatto una delle loro caratteristiche lesistenza di numerose varianti che si esprimono da un luogo allaltro.

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parazione locali, mentre lo scarto trovava impiego nellalimentazione del bestiame, soprattutto dei maiali. Nei luoghi in cui vegetavano erano conosciute con un nome, che non di rado variava da luogo a luogo, a testimonianza che ciascuna comunit, ampia o ristretta, le riconosceva come appartenenti al proprio contesto di riferimento e le tramandava da una generazione allaltra considerandole un proprio patrimonio.
Melo Gnocca di Milano (Montevecchia - Lc)

La ricerca dei dati


I problemi che si pongono nellindividuazione delle antiche variet sono numerosi e complessi, dovuti sia alla mancanza di un registro ufficiale dal quale ricavare le necessarie informazioni (botaniche e pomologiche), sia alla carenza di informazioni assumibili presso istituzioni di ricerca. La ricerca e la raccolta dei dati , pertanto, un lavoro piuttosto complesso, che dura nel tempo ed avviene nei luoghi pi disparati; un processo che spesso continua negli anni e che si arricchisce e si aggiorna continuamente. Esso sostanzialmente suddiviso nelle seguenti fasi:

Individuazione degli esemplari, che avviene con sopralluoghi in un determinata zona, possibilmente accompagnati da persone che conoscono i luoghi, su invito del proprietario della pianta o su segnalazione di qualche appassionato. Sebbene si sia prodotta con il tempo una generale perdita di interesse per le piante da frutto nel territorio lecchese, non mancano estimatori delle antiche variet che hanno conservato in vari luoghi esemplari delle stesse. Quasi sempre si tratta di piante molto vecchie, alcune anche di oltre un secolo. A volte capita di imbattersi in esemplari ormai unici e in cattive condizioni, per cui si rende urgente la riproduzione in tempi brevi, pena la perdita definitiva della variet.
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Valutazioni sommarie iniziali, che consistono: in una prima valutazione della pianta, per stabilire in via provvisoria se si tratta effettivamente di una vecchia variet e non di un semenzale selvatico; in una verifica delle sue condizioni generali ( condizioni di salute, et approssimativa, volume, portamento, ecc); in una prima valutazione del frutto, riprendendolo fotograficamente ed esaminandone forma, colore, volume e, se in stagione, le qualit organolettiche; nellacquisizione dal proprietario, o da familiari, conoscenti e vicini, di notizie sul nome (anche dialettale), sullepoca in cui stata piantata, sullutilizzo dei frutti e altri dettagli. nellidentificazione in mappa della pianta;

Identificazione, effettuata attraverso lo studio delle informazioni raccolte e dal confronto con fonti bibliografiche, foto e tavole antiche. Occorre rammentare che nel passato le variet pi meritevoli o adattabili hanno viaggiato e si sono diffuse in altri luoghi, assumendo spesso nomi diversi; inoltre, di moltissime variet locali, solitamente conosciute in aree molto ristrette, spesso si persa ogni memoria. questa la fase pi delicata del lavoro, poich in alcuni casi levidenza di una o pi caratteristiche rendono sicuro il riconoscimento di una variet. In altri casi ci si imbatte in variet di cui non si dispone di informazioni e lidentificazione risulta particolarmente complessa e laboriosa, richiedendo lunghi studi soprattutto dei vecchi testi per raccogliere tanti frammenti di informazioni che insieme possono portare allidentificazione. Come fanno notare anche molti autori del passato, i casi di somiglianza, omonimia5, sinonimia6 ed errori, ripetuti nel susseguirsi delle pubblicazioni, Melo Gnocca (Oggiono - Lc)

5. Variet diverse indicate con lo stesso nome. 6. La stessa variet indicata con nomi diversi.

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sono numerosi e possono portare ad errate identificazioni. Nei casi in cui le informazioni raccolte sullidentit di una variet sono parziali o non completamente esaurienti, nelle schede si scelto di riportare le notizie presunte, sempre in forma dubitativa. Una delle principali fonti storiche a cui si fa riferimento Giorgio Gallesio, diplomatico e cultore della materia che tra il 1810 e il 1839 svilupp una accurata ricerca sulle variet di piante da frutto diffuse in buona parte dellItalia, riportata ne I Giornali dei Pero Curato (Rovagnate - Lc) Viaggi e nel trattato Pomona Italiana. Lautore intraprese una lunga serie di viaggi scientifici acquisendo una straordinaria competenza pomologica e descrivendo i fruttiferi, gli olivi, le viti e gli agrumi di un territorio esteso da Napoli a tutta lItalia centrale e settentrionale. La stampa della Pomona italiana inizi a partire dal 1817 e con questopera lautore intendeva eguagliare il Trait des arbres fruitiers del francese Henry Louis Duhamel du Monceau, che aveva riscosso uno straordinario successo. Nel diario del Gallesio ricorrono continui riferimenti a possibili casi di omonimia e sinonimia, per dirimere i quali egli si affidava oltre che alla sua competenza tassonomica7, al parere degli intelligenti e alle poche collezioni varietali allora disponibili, fra le quali quella di Boboli e soprattutto di quella personale. Ci nonostante, risultano frequenti i casi di dubbia individuazione varietale, conseguente anche alle diverse caratteristiche che spesso presentano piante della stessa variet coltivate in ambienti differenti. La sua opera rappresenta perci unirrinunciabile fonte di informazione sul patrimonio frutticolo dellItalia del primo Ottocento e un punto di riferimento anche per le attuali ricerche.

7. Si riferisce alla classificazione, in questo caso delle piante.

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Schede varietali

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ALBICOCCO
(Prunus armeniaca L.) Variet: ALBICOCCO TENTORIO

Variet: RENETTA CHAMPAGNE Variet: SAN GIOVANNI (Melo nano) Variet: VIOLA DI MONTEVECCHIA

CILIEGIO
(Prunus avium) Variet: MAGGENGA

PERO
(Pyrus communis L.) Variet: BTER Variet: CAMPANA DI VALGREGHENTINO Variet: CATILLAC Variet: CURATO Variet: GENTILE DI PASSONINO Variet: GNOCCA Variet: GNOCCA DI MILANO Variet: LIMONA ESTIVA Variet: LIMUNZET Variet: MOSCATELLO DI VALGREGHENTINO Variet: PER NESPOL Variet: PER RUGEN Variet: RUGEN PRECOCE

CILIEGIO AMARO
(Prunus cerasus) Variet: MARENUN

FICO
(Ficus carica L) Variet: BRIANZOLO Variet: LUNGHET Variet: MADNA Variet: MUREL Variet: RIMES Variet: ROSSO LOMBARDO Variet: VERDESE

MELO
(Malus domestica Borkh.) Variet: CALVILLA DI MONTEVECCHIA Variet: CHAMPAGNIN Variet: COLOMBINA DI PASSONINO Variet: FRASCONA BRIANZOLA Variet: POM ZUCHERET Variet: POMELLA DI MONTEVECCHIA Variet: POMELLA DI MONTEVECCHIA ROSSA Variet: POMELLA STRIATA Variet: RAMBOUR MONTEVECCHIA 23

PESCO
(Prunus persica Batsch.) Variet: COSTONE Variet: SAN LORENZO ROSSO

SUSINO
(Prunus domestica) Variet: PRUGNINO GIALLO DELLA BRIANZA Variet: VIOLETTA DI LECCO

VITE
(Vitis vinifera L.)

Albicocco
Prunus armeniaca L.
Variet:

Albicocco Tentorio

Origine
Sconosciuta. Variet proveniente da un vecchio albicocco di circa 80-100 anni, ormai quasi morente, individuato nel comune di Valgreghentino (Lecco). La variet stata identificata con il nome del proprietario, prof. Tentorio, essendo sconosciuto il suo nome originale. La pianta, che fu probabilmente piantata dal nonno dellattuale proprietario, cresce insieme a molte altre sul ciglio di un ronco di una piccola collinetta, nella propriet della famiglia Tentorio. Lalbero maestoso ed imponente. Contrariamente a molte piante di melo e pero, lalbicocco non una specie longeva e particolarmente vigorosa, tuttavia lesemplare individuato quello pi grande e pi vecchio fra le piante di albicocco mai viste dallautore.

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Frutto
Di pezzatura media, talvolta medio-grossa, tondeggiante, leggermente allungato. Buccia poco pelosa, color giallo-paglierino, sfumata di rosso-carmino dal lato del sole. Polpa abbastanza soda, dolce, gustosa, intensamente profumata di pesca, con nocciolo anch'esso simile a quello di una pesca.

Albero
Vigoroso.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Maturazione
20-30 giugno.

Utilizzazione
Per consumo fresco.

Commenti
Il proprietario ha provveduto a riprodurla. La variet conservata e in via di valutazione.

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Ciliegio
Prunus avium
Variet:

Maggenga

Origine
Sconosciuta. Eccellente variet di ciliegia tenerina un tempo diffusa in quasi tutte le province pedemontane delle Alpi lombarde centro-orientali. molto apprezzata per la sua estrema precocit ( infatti una delle pi precoci che si conosca) ed ancora sporadicamente presente nel territorio in vecchi e maestosi esemplari.

Sinonimi
Primaticcia.

Frutto
Medio, generalmente tondo. Buccia di un bel color rosso vivo prima, via via pi scuro, quasi nero, verso la completa maturazione. Polpa rosso-scura, tenera, dolce, sugosa, eccellente.

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Albero
Maestoso, molto vigoroso e produttivo. La sua estrema precocit permette di evitare l'attacco della mosca delle ciliegie.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Maturazione
Scalare, dal 15-20 maggio circa.

Utilizzazione
Per consumo fresco e per succhi.

Commenti
Di questa eccellente variet, un tempo molto conosciuta, se ne quasi persa la memoria, rimangono solo i vecchi esemplari che, mano a mano che muoiono non vengono pi sostituiti. La variet conservata e in via di valutazione.

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Ciliegio Amaro
Prunus cerasus
Variet:

Marenun

Origine
Sconosciuta, probabilmente della Brianza. Probabile ibrido tra ciliegio dolce e ciliegio acido. Un tempo piuttosto comune in tutta la zona pedemontana, dal comasco fino alla bergamasca e oltre. In uno dei suoi viaggi nell'allora Lombardo-Veneto, Giorgio Gallesio lasci il comasco la mattina del 2 ottobre 1821 diretto a Milano; nel breve tragitto non aveva per mancato di annotare le variet di frutti che si coltivavano nel territorio che attraversava: "Ho veduto nel comasco dei ciliegi Graffioni (Duroni), delle Amarene e degli Amarenoni, che sono mezze visciole... essi per gli hanno i rami dritti, mentre le amarene gli hanno pendoli e pare che vi sia una specie di catena di gradazioni che legano queste due variet estreme".

Sinonimi
Amarenone.

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Frutto
Abbastanza grosso, tondo, leggermente appiattito. Buccia rosso-scura, quasi nera, di media consistenza. Polpa dello stesso colore della buccia, mediamente carnosa, succosa, gustosa, con un gradevolissimo equilibrio tra dolce e acidulo.

Albero
Molto vigoroso, abbastanza rustico, con portamento simile al ciliegio dolce.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Maturazione
Luglio.

Utilizzazione
conosciuta come una delle migliori amarene per la conservazione sottospirito, ma ottima anche per il consumo fresco.

Commenti
Fa parte di quel particolare tipo di amarene che sono consumabili anche fresche, poich, contrariamente alla maggior parte delle ciliegie acide adatte solo per sciroppati o sotto spirito, hanno un rapporto tra dolce e acidulo che le rende piacevoli e gustose anche fresche. Come scriveva il Gallesio, ne esistono diverse varianti, a volte molto simili fra loro. La variet conservata e in via di valutazione.
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Fico
Ficus carica L
Variet:

Brianzolo

Origine
Brianza. La prima citazione di questa variet si deve a Giorgio Gallesio, che la descrive e la rappresenta su tavola nel I volume della Pomona Italiana (1817): "Il Fico Brianzolo il fico privilegiato del Milanese, ed uno dei migliori fra i fichi Lombardi. piccolo, cucurbiforme, ha buccia verde e polpa del color del vino: matura nel mese di settembre e appassisce sulla pianta". Successivamente ne accenna pi volte sugli appunti presi durante i quattro viaggi che fece in Lombardia e pubblicati postumi (Firenze 1995) ne I giornali dei viaggi: "Milano, 15 settembre 1821 - Il fico Verdolino un fico molto stimato e mi dicono si conosca nella Brianza sotto il nome di Passetto, ossia vizzo"; "Milano 30 settembre 1831 - Il Sig. Luigi Bisi si pure incarricato di farmi il disegno del Fico Verdin di Brianza detto pure Passin o Briansol. Circa un secolo dopo riportato nella lista delle variet italiane descritte da Domenico Tamaro su Trattato di frutticoltura (1925).

Sinonimi
Passet, Passin, Passo, Sciatel, Verdin, Verdolino.

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Frutto
Piccolo, di forma simile ad una cipolla, un poco compresso. Buccia verde-scuro, sottile ma tenace, consistente, gi semi-secca alla maturazione perfetta. Polpa rossa, consistente, delicata, color del vino a piena maturazione, dolce, mielosa, molto gustosa, eccellente.

Albero
Di media vigoria, a portamento aperto. Le foglie sono generalmente trilobate, a volte pentalobate.

Fruttificazione
Produce solo forniti.

Maturazione
Inizio settembre.

Utilizzazione
Uno dei migliori per consumo fresco e, sempre citando il Gallesio, in Brianza era principalmente destinato all'essiccazione.

Commenti
La tendenza ad appassire sulla pianta, caratteristica rara nei fichi del nord Italia, lo rende particolarmente adatto allessiccazione. Da memorie orali raccolte, un tempo si usava infilzare i frutti in un giovane ramo di salice che, chiuso ad anello, veniva poi appeso ad essiccare ad una trave. Un altro metodo consisteva nellinfilzare i frutti su rami di biancospino o di prugnolo, lasciandoli essiccare nel sotto-tetto delle case. Con questi sistemi i fichi si conservano fino a Natale e oltre. A causa della facilit di propagazione del fico, questa eccellente variet ancora abbastanza presente sul territorio, purtroppo si persa la memoria della sua attitudine allessiccazione.
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Fico
Ficus carica L
Variet:

Lunghet

Origine
Antica variet lombarda diffusa soprattutto nel comasco, nella Brianza lecchese e nella bergamasca. Una delle fonti storiche pi preziose per conoscere questa pregevole vecchia variet I giornali dei viaggi di G. Gallesio. Nei quattro viaggi che egli fece nel Lombardo-Veneto (1821 e 1824) il fico Longhetto una delle variet pi citate: "Bellagio 28 settembre 1821 - Fichi Longhetti, detti a Como fichi della Gotta: frutto sottile, a buccia verde, a polpa rosiccio-chiara; sono comuni in Brianza"; "Griante 29 settembre 1821 - Il fico Longhetto un fico verde, longo, sottile, conosciuto a Mandello sotto il nome di San Peder perch fa fioroni molto primaticci"; "Bergamo 7 ottobre 1821 - Fico Longhet, detto ancora fico della Gotta: questo lo stesso che con questi nomi ho trovato nel Milanese e nel Lago di Como: esso provvede i pi abbondanti fioroni e in autunno la gran quantit di fichi che non sono senza prezzo quando si trovano nel loro punto di maturit... epoca in cui sono cercatissimi e mandati a Milano."

Sinonimi
Della gotta, Longhet, Longhetto, Lunghin, San Peder, San Pietro.
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Fiorone
Di piccola pezzatura, allungato, terminante in un collo lungo e sottile. Buccia verde; polpa rosso-rosata, delicata, dolce, piacevolmente aromatica, eccellente.

Fornito
Simile al fiorone ma pi piccolo. Polpa rossastra, molto dolce, pi mielosa del fornito, altrettanto gustosa, aromatica ed eccellente.

Albero
Mediamente vigoroso.

Maturazione
Fiorone: dai primi di luglio. Fornito: verso la fine di agosto.

Utilizzazione
Per consumo fresco e da essiccare.

Commenti
Nonostante le sue piccole dimensioni, questo fico era, un tempo, molto apprezzato e coltivato anche per il commercio, poich relativamente precoce, ma soprattutto produce anche fioroni. Nel clima del nord Italia, infatti, la produzione di fioroni (luglio) era quella privilegiata, perch quella di forniti (settembre), a causa di eventuali piogge, era pi a rischio. Altro pregio di questa variet che si presta allessiccazione; va raccolto prima delle piogge e lasciato appassire su un ripiano di legno, in un locale ben areato.

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Fico
Ficus carica L
Variet:

Madna

Origine
Antica variet lombarda, un tempo comune soprattutto nella fascia pedemontana, comprendente le province di Como, Lecco e Bergamo, ma presente anche nella zona di pianura sottostante, fino al milanese. pi volte citata nella pubblicazione I giornali dei viaggi, di Giorgio Gallesio: Como, 20 settembre 1821 - Il fico Madonna, che a Griante chiamano ancora Fico della Resta, migliore di tutti questi (fichi) e vi coltivato anche in quantit, specialmente vicino a Como: questo il Fico Madonna di Milano, di cui abbiamo gi parlato, e che ho trovato pure nel Lago Maggiore e a Varese.

Sinonimi
Della resta, Fig dla Madna, Madonna.

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Fornito
Grosso, leggermente allungato, un p panciuto. Buccia verde-chiaro, tendente al giallo a maturit. Polpa rossa, dolce, delicata, mielosa, aromatica, eccellente. Talvolta produce anche fioroni

Albero
Poco vigoroso, a portamento cespuglioso. Foglie in genere pentalobate, con lobi molto pronunciati.

Maturazione
Fine agosto - inizio settembre.

Utilizzazione
Per consumo fresco e per marmellate.

Commenti
Questa eccellente variet, fortunatamente ancora presente sul territorio, senzaltro consigliabile per la coltivazione nei piccoli giardini o orti, ma anche per la produzione commerciale. Ha infatti due caratteristiche che rendono agevole la sua coltivazione anche in zone scomode come i terrazzamenti: produce frutti di qualit e di taglia apprezzabile e la pianta ha una vigoria molto bassa, tanto che pi che a un fico, assomiglia ad un grosso cespuglio.

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Fico
Ficus carica L
Variet:

Murel

Origine
Variet locale della Brianza lecchese. Letteralmente Morello. Tra le variet tradizionali della zona forse la pi rara. Ancora presente, in rari esemplari, nel territorio del Parco di Montevecchia e della Valle del Curone (Lecco). Produce anche qualche fiorone che raramente riesce a maturare.

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Fornito
Da medio a medio-piccolo, a forma di goccia, con picciolo abbastanza lungo. Buccia nero-violacea, abbastanza spessa, liscia, lucida, punteggiata di lenticelle chiare ed evidenti. Polpa rossa, mediamente mielosa, interamente dolce, lievemente aromatica. Produce anche fioroni, ma non si potuto ancora valutare se vengono prodotti ogni anno e se sono qualitativamente accettabili.

Albero
A una prima valutazione sembrerebbe essere di media vigoria. , in ogni caso, in via di valutazione.

Maturazione
Settembre.

Utilizzazione
Per consumo fresco.

Commenti
Il Murel una variet lecchese di cui si conosce pochissimo ed ancora in via di valutazione. Rispetto ad altre variet, ancora presenti nella memoria popolare, il nome Murel praticamente scomparso o quasi, tanto che, tutti i proprietari delle poche piante individuate, non lo conoscevano o addirittura lo consideravano un fico selvatico.

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Fico
Ficus carica L
Variet:

Rimes

Origine
Vecchia variet locale tipica della Brianza lecchese e un tempo anche del milanese. forse il pi grosso tra i fichi-forniti lombardi e, ancora oggi, una delle variet pi diffuse nel territorio. Le prime notizie su questa variet ci provengono dal Gallesio che, passando da Milano nel 1824, cita un fico Rimes nella lista delle variet di fico allora coltivate nel milanese: "Il fico Rimes un fico nero che si confonde facilmente col fico propriamente detto Nero. La prima differenza che lo distingue il fiorone: quello del Nero di grossezza mediocre ma sempre buono, quello del Rimes, invece, molto pi grosso, pi compresso alla corona, ma sempre annebbiato, con una buccia rossiccia, livida, rigata e sensa polpa". Come accennava il Gallesio produce sporadicamente pochi fioroni, che tuttavia non maturano mai.

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Frutto
Di pezzatura grossa (soprattutto nelle estati pi calde), schiacciato, panciuto. Buccia di colore nero-violaceo, con aree rosso-brune e lievi screpolature chiare longitudinali. Polpa rosso-rosea, dolce, carnosa, abbondante, eccellente (se non piove). Produce anche qualche fiorone che per fatica a maturare ed quasi sempre immangiabile.

Albero
Molto vigoroso e produttivo.

Maturazione
Verso fine agosto-settembre.

Utilizzazione
Per consumo fresco e per marmellate.

Commenti
Variet di primo merito sia per pezzatura che per qualit organolettiche (se non prende la pioggia). Ancora oggi, qualche orticultore della collina di Montevecchia che possiede qualche pianta ne fa oggetto di commercio allortomercato di Milano.

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Fico
Ficus carica L
Variet:

Rosso Lombardo

Origine
Vecchia variet lombarda, bifera, diffusa un tempo nella fascia pedemontana che va da Como a Brescia. Giorgio Gallesio, passando per la bergamasca il 7 ottobre 1821 nei suoi appunti annota: Fico Rosso: questo un fico piccolo come un piccolo Batestasso, tondeggiante, compresso alla corona,di buccia rossiccia che qualche volta si tinge di scuro da un lato e di polpa rossa come quella del Brogiotto nero fiorentino. Esso si trova in abbondanza negli orti di Bergamo e vi conosciuto dapertutto sotto il nome del Fico Rosso; io lho trovato saporito ma caustico".

Sinonimi
Fico rosso.

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Fornito.
Frutto di media pezzatura, un poco compresso, a forma di cipolla. Buccia liscia, un poco lucida, di color rossastro-marrone. Polpa rossa, dolce, mielosa, saporita, lievemente caustica.

Fiorone
Molto simile al fornito, solo leggermente pi grande.

Albero
Di buona vigoria, a portamento aperto.

Maturazione
Fiorone: luglio Fornito: dallultima decade di agosto.

Utilizzazione
Per consumo fresco. Nelle annate migliori utilizzabile anche per lessiccazione.

Commenti
Con il Rimes probabilmente, ancora oggi, una delle vecchie variet pi diffuse sul territorio.

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Fico
Ficus carica L
Variet:

Verdese

Origine
Lombardia. Le prime notizie su questa vecchia variet, ancora una volta, si traggono dalle note di viaggio di Giorgio Gallesio I giornali dei viaggi: Milano, 3 ottobre 1821 I fichi della piazza di Milano sono sempre i Verds e i neri: i primi vi vengono dal comasco e dalla Brianza, i secondi dai giardini di Milano che ne sono pieni; Bergamo, 7 ottobre 1821 - Fico Verds: questo il Verds dei milanesi e il Sanguinello di Varese: il pi abbondante dei fichi autunnali ma non fa fioroni.

Sinonimi
Sanguinello, Verdes.

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Frutto
Medio-piccolo, fatto a cipolla. Buccia verde. Polpa rosso-rosa, dolce mielosa, gustosa.

Albero
Mediamente vigoroso.

Maturazione
Settembre.

Utilizzazione
Per consumo fresco.

Commenti
Questa variet, ancora in via di valutazione, non va confusa con il Brianzolo, a cui somiglia molto.

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Melo
Malus domestica Borkh.
Variet:

Calvilla di Montevecchia

Origine
Sconosciuta. Un solo esemplare stato individuato sulla collina di Montevecchia. La pianta, insieme ad altre, cresce su un ronco di un appezzamento molto ripido, contribuendo, con lapparato radicale, a contenere il terreno terrazzato. Il giovane proprietario non ricorda da dove venga e chi lavesse piantata e utilizza le mele per lalimentazione dei maiali. Non conoscendo il suo vero nome stata indicata provvisoriamente come Calvilla di Montevecchia, per la sua vaga somiglianza con le mele Calville.

Frutto
Di bellaspetto, medio-piccolo, tondeggiante, depresso ai poli, leggermente costoluto, irregolare. Buccia liscia, verde-chiaro di fondo, quasi interamente di un bel rosso profondo, striata qua e l, rugginosa nellincavo del picciolo. Polpa: in via di valutazione.

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Albero
In via di valutazione.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Raccolta
In via di valutazione.

Maturazione
In via di valutazione. Probabilmente autunnale.

Conservazione
In via di valutazione.

Utilizzazione
Da coltello.

Commenti
Lalbero, visto la posizione in cui cresce, poco sviluppato, per cui le caratteristiche non possono essere valutate. Gli unici esemplari di frutto che si potuto esaminare (vedi foto), erano gli scarti caduti per terra e quindi anchessi non ben valutabili.

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Melo
Malus domestica Borkh.
Variet:

Champagnin

Origine
Sconosciuta. Rinvenuta in un solo esemplare nel comune di Montevecchia (Lecco). Champagnin un nome di fantasia, non conoscendosi il suo vero nome. Dalla somiglianza si potrebbe ipotizzare che sia stata originata da un seme di Renetta Champagne, variet diffusa fin dal 800 in tutto il nord Italia. Unaltra ipostesi, visto che spesso presenta cinque coste arrotondate che la fanno somigliare ad una stella, che potrebbe corrispondere o essere stata generata da un seme dellantica variet francese Api stellata, a cui somiglia molto e che si sa essere stata sporadicamente presente nel 800 anche in Italia.

Frutto
Di piccola pezzatura, appiattito alle estremit ma non piatto, spesso con cinque caratteristiche costole pi o meno pronunciate. Buccia liscia, un p coriacea ma abbastanza sottile, di colore giallo-chiaro, macchiata di rosso-rosa-carico dal lato del sole, appena rugginosa nell'incavo del picciolo. Polpa biancastra, soda, croccante, di tessitura grossolana, poco dolce, leggermente acidula, lievemente aromatica.
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Albero
Rustico, di media vigoria, produttivo.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Raccolta
Ottobre.

Maturazione
Fine dicembre.

Conservazione
Probabilmente fino a febbraio-marzo

Utilizzazione
Da coltello e probabilmente per torte e dolci.

Variet simili
Api stellata, Renetta Champagne.

Commenti
La pianta giovane (15 anni circa). Resta da indagare, con lanziano proprietario (che ne possiede diverse altre), sulla sua provenienza od origine. Nonostante le poche cure, lalbero sembra abbastanza rustico e, nei due anni dalla scoperta, produttivo.

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Melo
Malus domestica Borkh.
Variet:

Colombina di Passonino

Origine
Sconosciuta. Rinvenuta nellestate del 2006, in un solo e vecchio esemplare in localit Passonino, comune di Montevecchia (Lecco).

Frutto
Da medio a medio-grosso, quasi sempre conico-allungato, a forma di cuore, con picciolo corto e di medio spessore. Buccia verde-biancastra, appena sfumata di rosso dal lato del sole, punteggiata di rade lenticelle rugginose nella parte chiara e da altre lenticelle, chiare e pi numerose nella parte arrossata, rugginosa nellincavo del picciolo. Polpa biancastra, croccante, dolce, mediamente succosa, poco acidula, aromatica, di sapore delicato.

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Albero
Di buona vigoria, a portamento espanso.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Raccolta
Ottobre.

Maturazione
A partire dalla seconda met di settembre.

Conservazione
Da verificare.

Utilizzazione
Da coltello.

Commenti
Essendo stato rinvenuto nel 2006, ancora in via di valutazione. Lalbero abbandonato e invaso dai rovi, ma in buone condizioni e produttivo; cresce sul ciglio di un ronco, in un appezzamento con terrazze abbastanza larghe e comode. Il frutto molto bello, di buona pezzatura, e soprattutto di ottime qualit organolettiche.

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Melo
Malus domestica Borkh.
Variet:

Frascona Brianzola

Origine
Sconosciuta, probabilmente locale del lecchese. Rinvenuta, nel 2006, sulla collina di Montevecchia. Il nome Frascona, dalla parola dialettale frasca, cio ramaglia, dovuto allampia chioma che sviluppa la pianta adulta. Da non confondere con lomonima Frascona, variet tipica dellOltre P pavese.

Frutto
Di media pezzatura, a volte tondeggiante-conico, altre pi appiattito, lievemente costoluto intorno al calice, con picciolo lungo 1,5-2 cm circa e mediamente spesso. Buccia liscia, lucida, giallo-verdastra di fondo, pi o meno ricoperta di rosso soprattutto sulla parte superiore, punteggiata di lenticelle chiare e lievemente rugginosa nellincavo del picciolo.

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Albero
Di vigoria medio-alta, a portamento aperto, di media produttivit.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Raccolta
Inizio settembre.

Maturazione
A partire dalla seconda decade di settembre.

Conservazione
Fino a dicembre.

Utilizzazione
Da coltello.

Commenti
Circa dieci anni fa, chi scrive raccolse da un anziano signore che vive in una casa in mezzo al bosco, nel comune di Valgreghentino, notizie sullesistenza di una variet locale di mela chiamata Frascona, ma senza poterla individuare. Dieci anni dopo, con il ritrovamento della variet in un'altra localit, induce a ipotizzare che si tratti di una variet diffusa nella Brianza lecchese.

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Melo
Malus domestica Borkh.
Variet:

Pom Zucheret

Origine
Sconosciuta. Vecchia e pregevole variet proveniente dal comune di Valgreghentino (Lecco). La pianta madre, ancora sana e produttiva, un vecchio e maestoso albero di circa 100 anni, che cresce sul ciglio di un vecchio ronco. Oltre alla pianta madre, nel territorio di Valgreghentino ne esistono diversi esemplari, poich, fortunatamente, la gente del posto ancora la riproduce per i propri orti, giardini e frutteti familiari.

Frutto
Di pezzatura media o medio-grossa, tondeggiante-conico o cilindrico, irregolare, a volte lievemente costoluto, con caratteristica cavit calicina molto aperta e pronunciata, che la fa somigliare a un piccolo cratere. Buccia verde-giallastra di fondo, striata e/o marezzata di rosso dal lato del sole, con numerose ed evidenti lenticelle chiare e rugginosit nell'incavo del picciolo. Polpa biancastra, compatta all'inizio, morbida poi, dolce, lievemente acidula, aromatica, con retrogusto di lampone.
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Albero
Rustico, piuttosto vigoroso, produttivo. Resistente alla ticchiolatura.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Raccolta
In via di valutazione.

Maturazione
A partire da met ottobre.

Conservazione
Fino a febbraio - marzo.

Utilizzazione
Eccellente da coltello.

Commenti
Questa variet, se innestata su portainnesto vigoroso, produce piante importanti e molto decorative. Il frutto bello, di buona pezzatura e di ottime qualit organolettiche.

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Melo
Malus domestica Borkh.
Variet:

Pomella di Montevecchia

Origine
Sconosciuta. Variet locale, un tempo diffusa e ancora presente in alcuni rari esemplari nel territorio di Montevecchia (Lecco). La pianta madre potrebbe avere dai 40-60 anni ed , nonostante le poche cure, ancora produttiva e in buone condizioni.

Sinonimi
Pumela.

Frutto
Di pezzatura media o medio-piccola, di forma variabile, generalmente tondeggiante, a volte conico, altre appiattito. Buccia abbastanza liscia, spessa, consistente, di un bel colore giallo-paglierino, talvolta leggermente macchiata di rosso-tenue allinsolazione, punteggiata da numerose ed evidenti lenticelle, lievemente rugginosa nell'incavo del picciolo. Polpa giallastra, soda, compatta, quasi interamente dolce, lievemente acidula, aromatica, molto gustosa e profumata.

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Albero
Di vigoria medio-alta, mediamente produttivo.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Raccolta
Ottobre.

Maturazione
Da novembre.

Conservazione
In via di valutazione.

Utilizzazione
Da coltello e, probabilmente, da forno e per torte.

Commenti
Era probabilmente la variet principale della zona di Montevecchia.

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Melo
Malus domestica Borkh.
Variet:

Pomella di Montevecchia Rossa


Origine
Sconosciuta. Vecchia variet un tempo abbastanza comune sulla collina di Montevecchia (Lecco). Per distinguerla dalla Pomella di Montevecchia, anchessa chiamata solo Pumela ma di colore prevalentemente giallo, stato aggiunto laggettivo rossa.

Frutto
Piccolo, generalmente tondeggiante, spesso leggermente conico, lievemente irregolare. Buccia liscia verdastra di fondo, sfumata e rigata di rosso sul 70% della superficie, cosparsa di lenticelle chiare, mediamente numerose, rugginosa nellincavo del picciolo. Polpa bianco-giallastra, soda, croccante, di tessitura grossolana, dolce-acidula, abbastanza succosa, lievemente aromatica.

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Albero
Di media vigoria.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Raccolta
Ottobre.

Maturazione
Novembre.

Conservazione
Probabilmente fino a gennaio-febbraio.

Utilizzazione
Da coltello.

Commenti
Anche questa variet era, un tempo, piuttosto nota nella zona di Montevecchia. Pur avendo avuto modo di fotografarne i frutti e raccolto qualche informazione sulla variet, non si ancora riusciti ad individuare alcuna pianta.

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Melo
Malus domestica Borkh.
Variet:

Pomella striata

Origine
Sconosciuta. Rinvenuta, nel 2004, in un solo esemplare sulla collina di Montevecchia (Lecco). Lanziano proprietario non ha saputo dirci nulla sulla sua provenienza o chi laveva innestata. Lalbero piuttosto vecchio e non getta quasi pi, ma fortunatamente, nonostante le cattive condizioni, la pianta ancora abbastanza produttiva e, fino a oggi, costante nella produzione. Pomella striata un nome di fantasia poich nessuno pi ricorda il suo vero nome.

Frutto
Molto bello, di pezzatura piccola, probabilmente anche media in condizioni favorevoli, tondeggiante, un po cilindrico, depresso ai poli, lievemente costoluto. Buccia liscia, un po untuosa, verde-giallastro-chiaro di fondo, variamente rigata di rosso in diverse tonalit, punteggiata di lenticelle chiare e poco evidenti. Polpa bianco-giallastra, mediamente consistente, dolce, lievemente aromatica.
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Albero
In via di valutazione, ma probabilmente vigoroso e abbastanza produttivo.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Raccolta
In via di valutazione.

Maturazione
Probabilmente verso settembre.

Conservazione
Fino a novembre-dicembre.

Utilizzazione
Da tavola.

Variet simili
Calvilla panach, Calvilla tulip, Rossa di Bordeaux

Commenti
Lesemplare individuato cresce in un appezzamento molto scosceso e terrazzato, condotto a orto-frutteto e coltivazione di rosmarino. Ha un aspetto imponente e il vecchio tronco completamente circondato da una folta siepe di lauroceraso da cui sbuca solo la chioma.

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Melo
Malus domestica Borkh.
Variet:

Rambour Montevecchia

Origine
Variet rinvenuta nel 2004 in due esemplari distanti fra loro nel comune di Montevecchia (Lecco). Ci sono molte probabilit che corrisponda alla antica variet Rambour frank, la cui origine non ben accertata ma antica, molto probabilmente francese. Infatti il nome Rambour in Francia comprende un gruppo di variet e deriverebbe da rambor, che in antico gallico significa melo. La Rambour Frank la pi vecchia e conosciuta del gruppo; si crede originaria del villaggio di Rambure, nei pressi di Abbeville, Picardia. Il botanico Jean de la Ruelle la descrive, nel 1635, col nome di De Rambure. In Inghilterra conosciuta gi nel 1665. Successivamente citata dallo Switzer nel 1725. Nel tempo si diffusa in molti paesi dellEuropa, Italia compresa, dove ha assunto vari sinonimi.

Sinonimi
Cambour des Lorraines, Charmant, De Notre-Dame, Lothringer rambur, Rambour blanc, Rambour dt, Summer Rambo, Summer Rambour.

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Frutto
Di pezzatura media o medio-piccola, tondeggiante, un p appiattito, regolare. Buccia liscia, piuttosto spessa, bianco-verdastra, diffusamente coperta di rosso variamente striato e marezzato in diverse tonalit, rugginoso nellincavo del picciolo, punteggiata di numerose lenticelle chiare abbastanza evidenti. Polpa bianca, abbastanza succosa, mediamente zuccherina, non acidula, aromatica.

Albero
Mediamente vigoroso, soggetto all'alternanza. Sensibile alla ticchiolatura.

Epoca di fioritura
Precoce.

Raccolta
Fine agosto.

Maturazione
Settembre.

Conservazione
Fino a ottobre

Utilizzazione
Da coltello e da cuocere.

Variet simili
Jacques Lebel, Lyon dt, Reinette de Bailleul.

Commenti
La variet in via di valutazione. Una dei due esemplari individuati cresce, insieme alla precedente Calvilla di Montevecchia, su un ronco di un appezzamento molto ripido e i suoi frutti sono utilizzati per lalimentazione dei maiali, mentre laltro esemplare cresce nel terreno intorno a Ca Soldato nel parco di Montevecchia (Lecco).
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Melo
Malus domestica Borkh.
Variet:

Renetta Champagne

Origine
Probabilmente originaria dellomonima regione francese di Champagne. Un vecchio esemplare cresce e fruttifica ancora sul bordo della strada dingresso del vecchio borgo di Campsirago (Colle Brianza - Lecco). Gi conosciuta nella seconda met del 1700 col nome di Loskrieger, fu descritta per la prima volta nel 1799 dal pomologo tedesco August Friedrich Diel. Per la sua rusticit e adattabilit dalla fine del 800 si diffusa in tutta Europa, nord Italia compreso. In alcune zone, per esempio nella provincia di Trento e nel Piemonte, fu coltivata come mela da commercio.

Sinonimi
Champagner Renette, Glasrenette, GlattapfelKapuziner, Ksapfel, Loskrieger, Reinette de Versailles, Reinette blanche de Champagne, Renet Sampankii, Reneta de Champaa, Weisser Zweibelapfel, Zweijhrling.

Frutto
Di pezzatura media, appiattito, con cinque lievi coste che a volte la fanno somigliare ad una piccola stella. Buccia liscia, leggermente cerosa, un p coriacea, ma abbastanza sottile, giallo-chiaro, con rugginosit pi o meno evi-

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dente nell'incavo del picciolo, a volte leggermente macchiata di rosa dal lato del sole. Polpa biancastra, molto succosa e croccante alla raccolta, morbida e fondente in seguito, non molto dolce, piuttosto acidula, quasi frizzante se raccolta in anticipo, lievemente profumata.

Albero
Di media vigoria, a portamento aperto ma raccolto, poco esigente per clima e terreno, di produttivit elevata e costante, soggetto a cascola pre-raccolta. Resistente ai freddi invernali, alla ticchiolatura e alloidio. Nelle annate di carica necessita lo sfoltimento.

Epoca di fioritura
Tardiva.

Impollinatori
Abbondanza, Belfiore giallo, Bella di Boskoop, Calvilla bianca invernale, Glockenapfel, Morgenduft, Odenburg, Ontario, Parmena dorata, Regina delle renette, Renetta del Canad, Renetta grigia di Torriana, Rosa di Berna, Trasparente di Croncels.

Raccolta Va lasciata maturare sulla pianta il pi a lungo possibile. Maturazione Da met settembre a ottobre. Conservazione Fino a febbraio-marzo. Utilizzazione
Da coltello, da cuocere e per succhi.

Variet simili
Nel tempo ha prodotto diverse varianti, tutte pi o meno simili alla variet originale.

Commenti
Essendo poco resistente alle manipolazioni, questa bella mela veniva raccolta con i guanti e trasportata in cesti o casse foderati di paglia. Questa sua caratteristica, insieme alla sua pezzatura, forse la causa del suo abbandono.
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Melo
Malus domestica Borkh.
Variet:

San Giovanni
(Melo nano)

Origine
Antica e curiosa variet di melo nano. Un tempo abbastanza comune in Lombardia, dove veniva piantata nelle siepi sulle quali pu appoggiare i rami piegati dal peso dei frutti. Nel tempo, si riuscito ad individuarne due esemplari: uno nella campagna del milanese, intorno a Cernusco sul Naviglio e laltro in localit Lorentino, comune di Calolziocorte, nel lecchese. Gi verso la seconda met del '500 Agostino Gallo, descrivendo tra laltro i frutti della campagna bresciana, cita una variet di mele con caratteristiche simili alla nostra variet: "La prima sorte che comparisce tra noi quella de pomi Dolciani nani e mezzani, i quali sono in perfezione al tempo de peri Moscatelli. Sempre a quellepoca, mele nane a maturazione precocissima sono citate dal Del Riccio e dal Soderini (1580): "e mele nane che maturano le prime". Una mela San Giovanni raffigurata e contrassegnata col n. 1 nei quadri di Bartolomeo Bimbi, il quale intorno al 1713-14 dipinse i frutti che allora si servivano alla corte di Cosimo III de Medici. Su Pomologia (1901), Girolamo Molon parla di un melo San Giovanni nel capitolo introduttivo al melo, dedicato alle specie spontanee o semi-spontanee, antenate del melo moderno. Un tempo diffusa in diverse parti dellItalia e dellEuropa , probabilmente, unantenata dei moderni portainnesti nanizzanti del melo.
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Sinonimi
Heckapfel, Joannisapfel, Paradisapfel, Pomme de Saint Jean, Pumei d'San Peder, Splitapfel, Sssapfel, Yorkapfel.

Frutto
Piccolo (4-6 cm di diametro), tondeggiante, spesso pi largo che alto, leggermente costoluto e irregolare. Buccia interamente verde-chiaro, tendente al giallastro verso la maturazione. Polpa bianca, compatta, mediamente dolce, lievemente acidula, abbastanza succosa.

Albero
Di vigoria molto debole, raggiunge l'altezza di 2 m circa; non forma mai un vero e proprio tronco principale, bens tante branche che si originano dal piede e che non evolvono mai a tronco, facendolo somigliare pi ad un cespuglio basso che ad un albero.

Epoca di fioritura Precoce. Maturazione Fine giugno-inizio luglio. Conservazione


Come quasi tutte le variet estive, ammezzisce rapidamente e perci adatta per il consumo fresco o per trasformati.

Utilizzazione Da coltello Variet simili


Nel tempo ha dato origine a varianti, diverse fra loro nel frutto, ma tutte pi o meno nane e a portamento cespuglioso.

Commenti
Oltre al citato nanismo d continue gettate dalle radici, dalle quali possibile moltiplicare la pianta senza innestarla. Le branche vecchie, inoltre, allungandosi e piegandosi per il carico dei frutti, nel tempo tendono a toccare il terreno e a emettere radici nel punto dappoggio, andando cos a formare nuove piante.

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Melo
Malus domestica Borkh.
Variet:

Viola di Montevecchia

Origine
Sconosciuta. Rinvenuta, nel 2004, in un solo esemplare sulla collina di Montevecchia (Lecco). Questa bella mela potrebbe corrispondere, vista la somiglianza, le caratteristiche e il periodo di maturazione, alla vecchia variet tedesca Purpurroter Cousinot (1776). Non essendo certa la corrispondenza con la variet nota, stata provvisoriamente chiamata Viola di Montevecchia.

Frutto
Da piccolo a medio piccolo, di forma non sempre costante, a volte ovaleallungato, altre tondeggiante. Buccia liscia, lucida, untuosa verde-giallastra di fondo, quasi sempre interamente ricoperta di un bellissimo rosso-viola-scuro che ricorda il colore di alcune prugne; punteggiata da numerose e piccolissime lenticelle poco evidenti, rugginosa nellincavo del picciolo. Polpa di un bel bianco candido, mediamente consistente e dolce, poco acida, molto profumata, lievemente aromatica.
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Albero
Lunico esemplare individuato allapparenza poco vigoroso; viste le sue cattive condizioni questa valutazione, insieme alla pezzatura dei frutti, potrebbe cambiare.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Raccolta
Da met settembre.

Maturazione
Da fine settembre.

Conservazione
Fino a novembre-dicembre.

Utilizzazione
Da coltello e da cuocere.

Variet simili
Purpurroter cousinot.

Commenti
La variet stata riprodotta ed in via di valutazione.

67

Pero
Pyrus communis L.
Variet:

Bter

Origine
Vecchia variet estiva originaria della Brianza lecchese Appartiene a quel gruppo di variet estive che nel nord Italia vengono genericamente chiamate Bter (burro). Gli anziani raccontano che fino a 50 anni fa era ancora molto comune e se ne produceva "a carrettate". ancora presente in vecchi esemplari sparsi nella Brianza orientale e nella bergamasca occidentale. Da notare che esistono, nella stessa provincia di Lecco, ecotipi locali diversi fra loro, ma anchessi chiamati Bter. In comune hanno la polpa burrosa (da cui il nome) e pi o meno lo stesso periodo di maturazione. La variet descritta la pi largamente diffusa e per chi scrive la pi rappresentativa tra i vari Per Bter.

Sinonimi
Per Bter.

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Frutto
Di pezzatura medio piccola, spesso piccola, piriforme, di forma non costante, a volte allungato, altre pi corto e panciuto, con picciolo generalmente inserito obliquamente. Buccia giallo-verdastra, fittamente punteggiata da numerose lenticelle scure. Polpa burrosa, sugosa, dolce.

Albero
Vigoroso, rustico e produttivo.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori In via di valutazione. Raccolta Dallultima decade di luglio. Maturazione Dalla raccolta. Conservazione
Per consumo fresco. Va consumata subito poich molto sensibile allammezzimento.

Utilizzazione
Da tavola e probabilmente da succo.

Commenti
una delle variet estive un tempo pi diffuse e popolari del lecchese; il suo nome ancora ben presente nella memoria popolare, anche nelle persone meno anziane.
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Pero
Pyrus communis L.
Variet:

Campana di Valgreghentino

Origine
Sconosciuta. Ancora presente in 3 o 4 esemplari nel territorio del comune di Valgreghentino. Il nome Campana stato genericamente molto utilizzato in passato per variet diverse fra loro, per cui i casi di omonimia sono numerosi anche in uno stesso territorio. infatti curioso notare che, nello stesso comune di Valgreghentino, esiste anche unaltra variet di pera diversa da quella in questione, ma con lo stesso nome. L'unica caratteristica che accomuna tutte queste variet la forma pi o meno campaniforme.

Frutto
Grosso, a volte molto grosso, conico-troncato, pi o meno tondeggiante alle estremit, irregolare, pi o meno campaniforme (da cui nome). Buccia ruvida, verdastra, quasi sempre interamente ricoperta di un color rugginoso-bronzeo. Polpa biancastra, semi-burrosa, un po grossolana, mediamente succosa e zuccherina.
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Albero
Abbastanza curioso, i getti sono particolarmente vigorosi ma sfogano la vigoria oltre che in lunghezza anche in grossezza e volume, raggiungendo un notevole diametro gi il primo anno, mentre le gemme apicali possono arrivare alla grossezza di un pollice.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Raccolta
Da met settembre.

Maturazione
Da fine settembre.

Conservazione
Per consumo fresco.

Utilizzazione
Da tavola.

Variet simili
Butirra Diel, Butirra Hardy, Butirra Le Brun.

Commenti
La variet conservata e in via di valutazione.

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Pero
Pyrus communis L.
Variet:

Catillac

Origine
Incerta ma sicuramente antica. Un solo e maestoso esemplare stato individuato in localit Bagaggera, nel Parco di Montevecchia e della Valle del Curone. Secondo Andr Leroy e J. Decaisne sarebbe originaria di un omonimo paese della Gironda (Francia) perch i primi autori che scrissero di questa variet furono i francesi Nicole de Bennefond (1665) e Jean Merlet (1675). Secondo W. Lauche, Deutsche pomologie (1882), sarebbe invece di origine tedesca e gi nota nei vivai di Bamberg, in Baviera fin dal 1590. Successivamente, insieme ad altre variet, fu spedita in Sassonia, in Turingia, nellHannover e in Olanda e, da questi siti, sarebbe stata portata anche a Cadillac, piccolo paese nei pressi di Parempugre, assumendo il nome attuale. In Italia Girolamo Molon, sulla sua opera Pomologia (1901), scrive: "Non v dubbio: questa pera una delle pi diffuse nei pomar dEuropa. comunissima nei cantoni di San Gallo, Turgau, e Zurigo, nel Piemonte, nella Lombardia, nel Veneto, nella contea di Gorizia ed in altri siti Vedemmo pi volte nelle nostre esposizioni regionali dei campioni di questa variet di volume enorme, dal peso fra i 700 e i 900 grammi, e di forma e colorito cos belli da riuscire magnifico ornamento per le tavole della gente ricca".
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Sinonimi
Admirable de Chartreux, Angoisse blanche, Belle pear, Besi des Marais, Bon Chrtien dAmiens, Brassicana, Cadillac, Chartreuse, Citruille, Cotillard, De Bell, De Citruille, De Pequigny, De tout temps, Endegeester-pear, Faustbirne, Forty ounce, Franzsischer Katzenkopf, Glanzbirne, Graciole ronde, Grand Mogol, Grand Mogul, Grand monarque, Grand Tamerlan, Gratiole ronde, Gros Catillac, Gros Gilot, Grosser Katzenkopf, Grosser mogul, Gros Thomas des Landes, Hotzelbirne, Ingentia, Katharinenbirne, Katzenkopf, Klotzbirne, Monstre, Monstrueuse de Landes, Ochsenknppel, Pfundbirne, Poire monstre, Pugillaria, Quenillac, Schelgelbirne, Severiana, Testa di gatto, Tte de chat, Tton de Venus, Turriana, Ys-Buot-pear, Zellensia.

Frutto
Notevole, molto grosso, a volte enorme, a forma di trottola, panciuto, con picciolo bruno, legnoso, diritto o un po curvo, di grossezza e lunghezza medie. Buccia grossolana, dura, di colore verde-carico, cosparsa di lenticelle castane e macchie rugginose, a volte arrossata dal lato del sole, rugginosa intorno al picciolo ed al calice. Polpa bianca, opaca, grossolana, dura, croccante, succosa, abbastanza zuccherina, un poco astringente.

Albero
Vigoroso, molto fertile, rustico, molto produttivo e, nelle piante adulte, costante nella produzione.

Epoca di fioritura In via di valutazione. Impollinatori In via di valutazione. Maturazione Da dicembre. Conservazione Fino ad aprile. Utilizzazione
Ottima da cuocere al forno, nel vino o sotto la cenere, per composte e da sidro.

Variet simili Esiste anche una Catillac piccola (Kleiner Katzencopf).


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Pero
Pyrus communis L.
Variet:

Curato

Origine
Francia. Conosciuta nel lecchese col nome di Pera dinverno, ancor oggi piuttosto comune su tutto il territorio. Girolamo Molon in Pomologia (1901) riporta: "Lorigine di questa variet si pu trarre da un articolo che il Sig. De la Tramblais scrisse, nel 1863, sul Journal de la Socit dHorticulture de Paris: Nel 1760 il curato Leroy, di Villiers-en-Brenne, un paesino distante 8 Km. da Clion, nell'Indre, trov, nel bosco del castello di Frommenteau, un pero selvatico che gli parve meritevole di attenzione. Egli ne fece degli innesti nella sua vigna e lo diffuse nei dintorni, dove pigli il nome che porta tuttora." Diffusa nei principali paesi frutticoli europei.

Sinonimi
Andreine, Belle Adrienne, Belle du Berry, Belle Eloise, Bon-papa, Campana, Casslerbirne, Cueillette dhiver, Coscia di Donna, Cur, Curette, Duchesse de Berry, Flaschenbirne, Frauenschenkel, Glockenbirne, Grosse alonge, Grosse Verlngerte birne, Jouffroy, Messir dhiver, Monsieur Dumas, Pastorenbirne, Pera d'inverno, Pera Spada, Poire de Clion, Poire de France, Poire de Pradel, Pradello de Catalogne, Schne Andreine, Spada, Spadona d'Inverno, Tarquin, Vicar, Vicaire de Winkfield, Vitry, Zapfenbirne.
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Frutto
Da medio-grosso a grosso, talvolta molto grosso, allungato, fatto a campana, quasi sempre un poco irregolare, mammellonato o pieghettato all'attaccatura del picciolo, che in genere inserito obliquamente. Buccia verde-giallastra o giallo-verdastra chiara, cosparsa da piccole lenticelle, spesso attraversata da una caratteristica linea rugginosa dal calice al peduncolo. Polpa bianco-giallastra, semifondente, leggermente croccante, zuccherina, poco profumata, moscata, pi o meno saporita.

Albero
Rustico, molto vigoroso, produttivo, con portamento confuso e disordinato. Resistente alla ticchiolatura.

Epoca di fioritura Intermedia. Impollinatori


Andrea Desportes, Bergamotta Esprn, Buona Luisa dAvranche, Decana del Comizio, Decana dinverno, Favorita di Clapp, Le Lectier, Precoce di Trevoux, William.

Raccolta Ottobre Maturazione Novembre Conservazione Fino a dicembre. Utilizzazione Da coltello, nelle zone favorevoli, altrimenti da cuocere. Variet simili
Comtesse de Paris, San Germano dinverno. Nel tempo ha dato origine a numerose varianti locali.

Commenti
Oggi, tra le vecchie variet abbandonate, forse quella ancora pi diffusa in tutto il Nord-Italia. Come riportano molte fonti del passato, le sue qualit gustative dipendono molto dall'ambiente di coltivazione; in alcune zone una buona pera da coltello, ma pi spesso non altro che una pera da cuocere.
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Pero
Pyrus communis L.
Variet:

Gentile di Passonino

Origine
Sconosciuta. Due vecchi esemplari sono stati individuati, nel 2006, in localit Passonino, sulla collina di Montevecchia. Potrebbe corrispondere alla vecchia variet toscana Gentile, a cui somiglia molto, sia nella forma, che nel periodo di maturazione.

Frutto
Piccolo, piriforme, regolare, con picciolo mediamente spesso e lungo. Buccia liscia, verde-chiaro-giallastra, tendente al giallo pieno a maturit, punteggiata da piccole lenticelle. Polpa bianco-crema, fine, liquescente, zuccherina, leggermente aromatica.

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Albero
Gli esemplari sono molto vecchi e malandati, ma non imponenti. tuttavia in via di valutazione.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Raccolta
In via di valutazione.

Maturazione
Seconda met di luglio.

Conservazione
Poich ammezzisce rapidamente, adatta solo al consumo fresco o per preparati.

Utilizzazione
Da coltello.

Variet simili
Gentile.

Commenti
La variet in via di valutazione. Come in altri casi le due piante individuate crescono sul ciglio di un ronco, in un appezzamento ora a prato ma un tempo probabilmente coltivato.
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Pero
Pyrus communis L.
Variet:

Gnocca

Origine
Sconosciuta. Gnocca, dal dialetto Bella. Di questa variet ne sono stati individuati due vecchi esemplari in localit distanti fra loro, uno a Valgreghentino (Lecco) e laltro a Oggiono (Lecco). A Valgreghentino la pianta individuata chiamata Per pom, a causa della sua vaga somiglianza ad una mela. Gnocca, invece, il suo probabile vero nome e si deve al proprietario della seconda pianta, sita nella sua abitazione di Oggiono. Egli racconta che da giovane la sua anziana madre viveva in localit Pianezzo, nel territorio del Parco di Montevecchia e della Valle del Curone, dove questa variet veniva appunto chiamata Gnocca.

Sinonimi
Per pom.

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Frutto
Grosso, generalmente tondeggiante, a volte quasi tondo o leggermente ovale, altre un po pi piriforme. Buccia gialla, abbastanza spessa, punteggiata da numerose lenticelle evidenti e brune. Polpa biancastra, semi-fine, succosa, dolce, lievemente acidula e aromatica.

Albero: Vigoroso. Epoca di fioritura In via di valutazione. Impollinatori In via di valutazione. Raccolta Scalare da inizio agosto. Maturazione
Dalla raccolta.

Conservazione
Uno dei difetti di questa bella pera che va consumata entro pochi giorni dalla raccolta, poich ammezzisce subito diventando pastosa.

Utilizzazione
Da coltello e per marmellate.

Variet simili
Bter dellOltre P.

Commenti
La variet conservata e in via di valutazione.
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Pero
Pyrus communis L.
Variet:

Gnocca di Milano

Origine
Sconosciuta, forse lombarda o francese visti i numerosi sinonimi. Un solo esemplare stato individuato in localit C Soldato, Parco di Montevecchia e della Valle del Curone. Col nome di Bergamotte dt riportata, nel 1854, nel catalogo della ditta torinese Burdin Maggiore e C.; successivamente come Bergamotta destate compare nella collezione di copie di frutti Pomona artificiale, ovvero catalogo dei frutti antichi e moderni (1875), di Francesco Garnier- Valletti che oper anche a Milano, per circa 40 anni, dalla met dell800. Col nome di Milano bianco, Girolamo Molon la descrive nella sua opera Pomologia (1901): "Note pratiche. Veduto pi volte sul mercato di Milano, ed il 7 settembre 1894 a Varallo Sesia". frutto da mercato ben noto in Francia col nome di Mouille-buoche d't, Milan blanc, Bergamotte d't e in Germania con quello di Mundnetzbirne. Detto anche da alcuni pepinieristi Gnocca di Milano. Alla fine del 800 era ancora diffusa e oggetto di commercio in Lombardia e nella Gironde (Francia).

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Sinonimi
Bergamotta d'estate, Bergamotta d'estate bianca, Bergamotta rotonda d'estate, Bergamotte daut, Bergamotte de la Beuvvrire, Bergamotte dt, Bergamotte prcoce, Beurr blanc dt, Beurr dt, Beurr rond, Coule soif dt, Franc real dt, Gros Meisset dt, Gros Milan blanc, Grosse Mouille bouche dt, Hativeau blanc, Milan de la Bevrire, Milan de la Beuveriere, Milan dt, Milan verte, Milano bianco, Mouille-bouche d't, Runde Mundnetzbirne, Sommer bergamotte, Sommer Dechantbirne.

Frutto
Di pezzatura piccola o medio-piccola, pi o meno tondeggiante, a volte appena ovale, con picciolo di lunghezza e spessore medi. Buccia verdastra, tendente al giallo a maturit, rugginosa attorno al calice, fittamente punteggiata di lenticelle altrettanto rugginose. Polpa biancastra, fondente, succosa, leggermente granulosa, dolce, lievemente acidula, aromatica, molto gustosa.

Albero
Mediamente vigoroso, fertile, a portamento globoso.

Raccolta Da met agosto. Maturazione Dalla raccolta. Conservazione


Per consumo fresco e per succhi.

Utilizzazione
Da coltello.

Variet simili
Moscatello di Valgreghentino.

Commenti
Pregevole variet estiva consigliabile in ogni frutteto o giardino. Da non confondere con la variet Gnocco di Lombardia, che matura nello stesso periodo, ma pi piccola.
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Pero
Pyrus communis L.
Variet:

Limona estiva

Origine
Sconosciuta. Due vecchi esemplari sono stati individuati, nel 2006, in localit Passonino, comune di Montevecchia. Poich lattuale proprietario non ne ricorda il nome, per il sapore dolce-acidulo che ricorda il limone, stata provvisoriamente chiamata Limona estiva.

Frutto
Medio-piccolo, piriforme-panciuto, con picciolo di lunghezza e spessore medio. Buccia liscia, inizialmente verdastra, gialla a maturazione, raramente sfumata di rosso allinsolazione, punteggiata di numerose lenticelle areolate. Polpa bianca, fine, burrosa, succosa, dolce, gustosa, piacevolmente acidula.

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Albero
Nonostante let e le condizioni dabbandono, i due esemplari individuati apparivano di media vigoria e abbastanza produttivi.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Raccolta
In via di valutazione.

Maturazione
Fine luglio-inizio agosto.

Conservazione
Ammezzisce velocemente, per cui adatta solo al consumo fresco.

Utilizzazione
Da coltello, per succhi e per marmellate.

Commenti
La variet conservata e in via di valutazione.

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Pero
Pyrus communis L.
Variet:

Limunzet

Origine
Sconosciuta. Rinvenuta in pochi esemplari, nel comune di Valgreghentino. Il nome Limunzet, dal dialetto Limoncino, probabilmente dovuto alla forma e al piacevole sapore acidulo che ricordano il limone. Risalendo al periodo in cui visse il nonno del proprietario della pianta madre, che gi la conosceva da ragazzo, si stima che essa abbia pi di 100 anni. Da informazioni orali raccolte risulta che un tempo era probabilmente diffusa anche in altre localit della Brianza lecchese.

Frutto
Di pezzatura medio-piccola, conico-ovale, con caratteristica attaccatura del picciolo inclinata e leggermente mammellonata. Buccia verde-giallastra, fittamente ricoperta di numerose ed evidenti lenticelle. Polpa bianca, di media consistenza, dolce, mediamente succosa, lievemente e piacevolmente acidula.

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Albero
In via di valutazione.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Raccolta
Alla maturazione.

Maturazione
Dalla terza decade di luglio.

Conservazione
Per consumo fresco.

Utilizzazione
Da coltello e per marmellate.

Commenti
La variet conservata e in via di valutazione.

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Pero
Pyrus communis L.
Variet:

Moscatello di Valgreghentino

Origine
Sconosciuta. La pianta madre stata rinvenuta, insieme ad altre, in un vecchio frutteto nel comune di Valgreghentino (Lecco). Come la variet precedente, secondo lattuale proprietario ha senzaltro pi di 100 anni, poich suo nonno raccontava di ricordarla esistente fin da quando era bambino.

Frutto
Di pezzatura medio-piccola, di forma variabile, generalmente tondo, talvolta ovale, altre conico, con picciolo quasi sempre diritto. Buccia liscia, verdastra di fondo, lievemente arrossata dal lato del sole, fittamente punteggiata di numerose lenticelle chiare, con picciolo mediamente corto (2-3 cm) e spesso. Polpa bianca, mediamente consistente, dolce, succosa, gustosa, con aroma e profumo di moscato (da cui il nome).

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Albero
Mediamente vigoroso e produttivo. Resistente alla ticchiolatura.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Raccolta
Alla maturazione.

Maturazione
Verso inizio agosto.

Conservazione
Per essere una variet estiva, ha una conservazione relativamente buona; tuttavia adatta per il consumo fresco e per marmellate.

Utilizzazione
Da coltello.

Variet simili
Decana di luglio, Gnocca di Milano.

Commenti
Buona variet estiva senzaltro consigliabile in ogni frutteto e giardino. La variet conservata.

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Pero
Pyrus communis L.
Variet:

Per nespol

Origine
Sconosciuta. Variet rinvenuta nella frazione Castelet, comune di Valgreghentino, ove fortunatamente ancora presente in alcuni esemplari. Il nome deriva dalla vaga somiglianza del frutto con le nespole, mentre il sinonimo Burlit, viene dal dialetto "burlare", cio cascare e allude allattitudine dei frutti a cadere quando maturi.

Sinonimi
Burlit.

Frutto
Piccolo, tondo, tendente a presentarsi riunito a grappoli. Buccia ruvida, interamente ricoperta di color rugginoso-marrone. Polpa biancastra, dolcissima, mediamente succosa, aromatica, gustosa, eccellente.

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Albero
Rustico, di buona vigoria, abbastanza produttivo. Resistente alla ticchiolatura.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Raccolta
Dal 10 al 20 agosto.

Maturazione
Dalla raccolta.

Conservazione
Per consumo fresco.

Utilizzazione
Da coltello.

Variet simili
Brutto e buono di Giaveno.

Commenti
Il frutto piccolo, ma grazioso, caratteristico, di buone caratteristiche organolettiche. La variet conservata e in via di valutazione.

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Pero
Pyrus communis L.
Variet:

Per rugen

Origine
Sconosciuta. La pianta madre stata rinvenuta in un vecchio frutteto, nel comune di Valgreghentino. Risulta abbastanza evidente che il generico nome Per Rugen non il suo nome originale, ma una semplificazione semantica dovuta al colore della buccia. infatti da notare che sul territorio lecchese e in particolare nel comune di Montevecchia sono presenti diverse altre variet con lo stesso nome.

Frutto
Di pezzatura media, piriforme, regolare, tondeggiante alla corona, degradante verso un collo non molto pronunciato, con picciolo ricurvo, abbastanza lungo e sottile. Buccia un po ruvida, interamente rugginosa, punteggiata da numerose ed evidenti lenticelle chiare. Polpa biancastra, un po granulosa, dolce, lievemente acidula, abbastanza succosa.

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Albero
In via di valutazione.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Raccolta
In via di valutazione.

Maturazione
Fine settembre-ottobre

Conservazione
Fino a novembre.

Utilizzazione
Da tavola.

Commenti
La variet conservata e in via di valutazione.

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Pero
Pyrus communis L.
Variet:

Rugen precoce

Origine
Sconosciuta. Variet rinvenuta, nel 2004, nel territorio del comune di Montevecchia (Lecco). Come gi accennato nella precedente variet, il generico nome Rugen precoce quello usato dal proprietario della pianta, che ne possiede anche unaltra simile, ma pi tardiva, chiamata Rugen tardivo.

Frutto
Medio-grosso, piriforme, di forma non costante, irregolare, con picciolo lungo, legnoso e di medio spessore Buccia ruvida, interamente rugginosa, fittamente punteggiata da numerose, grosse lenticelle pi chiare e areolate. Polpa biancastra, di tessitura grossolana, di media consistenza, abbastanza dolce.

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Albero
Mediamente vigoroso, a chioma tondeggiante.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione.

Raccolta
In via di valutazione.

Maturazione
Dallultima decade di agosto.

Utilizzazione
Da tavola.

Commenti
La variet conservata e in via di valutazione.

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Pesco
Prunus persica Batsch.
Variet:

Costone

Origine
Alta Brianza. Questa variet stata individuata nella bergamasca, poich nellalta Brianza, sua antica zona di diffusione, praticamente scomparsa anche dalla memoria popolare. Girolamo Molon in Pomologia (1901) descrive sommariamente questa variet in poche righe: "Variet posta in commercio dalla casa Burdin-Maggiore di Milano nel 1875. una pesca vellutata, spiccagnola, ben colorita, che matura in agosto, e che molto probabilmente nata nell'Alta Brianza, dove ancor oggi comunissima". Il nome probabilmente dovuto alla particolare forma del frutto, che ha le due met opposte leggermente sfasate fra loro rispetto all'asse mediano e che formano come una "costa" prominente lungo il solco di sutura.

Sinonimi
Cust, Custun.

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Frutto
Di pezzatura media, leggermente allungato, con caratteristica prominenza lungo tutto il taglio di sutura. Buccia fine, verde chiaro sfumata di rosso, che si stacca facilmente dalla polpa. Polpa biancastra, di media consistenza, dolce-acidula, succosa, gustosa.

Albero
Vigoroso, a portamento aperto, produttivo.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Maturazione
Dalla seconda decade di agosto

Utilizzazione
Soprattutto da tavola, ma ottima anche da sciroppare.

Commenti
Eccellente variet locale consigliabile per frutteti e giardini, ma anche per piccole produzioni di nicchia. Da non confondere con il Costone di Seregno. La variet conservata e in via di valutazione.

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Pesco
Prunus persica Batsch.
Variet:

San Lorenzo Rosso

Origine
Sconosciuta, ma sicuramente antica. Variet locale di pesca sanguigna rinvenuta nella frazione Foppa Luera in comune di Brivio (Lecco). Nel passato le pesche sanguigne, seppur non comuni, erano diffuse in quasi tutta lItalia e in Francia. Gi nel 500 il medico-botanico senese Pier Andrea Mattioli scrive nei Discorsi sopra Dioscoride di una Pesca-carota. Nella prima met del 700 anche Pier Antonio Micheli nei suoi manoscritti parla di una Pesca-carota. Nel 1768 Henry Louis Duhamel du Monceau su Trait des arbres fruitiers descrive tre variet con la polpa rossa chiamate Sanguignoles, Cardinale e Druselles. In Italia Giorgio Gallesio, nel II volume della Pomona Italiana (1839), riporta una Pesca-carota molto simile alla variet in questione: "Il Pesco Carota la variet la pi singolare della specie Pesco. La pianta nulla ha che la distingua dalle altre variet, sia nelle foglie, sia nei fiori; ma il suo frutto ha un colore cos diverso da quello delle altre pesche, che fissa lattenzione anche dei pi indifferenti". Girolamo Molon su Pomologia (1901) cita cinque tipi di pesche sanguigne: Ammirabile sanguigna, Cardinale, Sanguigna di Jouy, Sanguigna di Monosque, Sanguignola. Dalle sue descrizioni, tuttavia, si pu dedurre che
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solo la Cardinale ha buone caratteristiche gustative, mentre le altre sono di qualit mediocre.

Frutto
Di pezzatura media o medio grossa, tondeggiante, leggermente allungato. Buccia vellutata da una peluria fitta e biancastra, che attenua il rosso sanguigno conferitole dalla polpa e che la rende grigiastra. Polpa quasi interamente color rosso-vino, talvolta con lievi sfumature rosa, dolce, piacevolmente acidula, molto succosa, gustosa.

Albero
Rustico, mediamente vigoroso.

Epoca di fioritura In via di valutazione. Maturazione Fine agosto-inizio settembre. Utilizzazione Da tavola e per marmellate. Variet simili Sanguigna dellOltre P Particolarit La polpa rossa. Commenti
Questa antica e particolare variet di pesca sanguigna, oltre ad avere buone caratteristiche organolettiche, pu avere anche una funzione decorativa. senzaltro consigliabile per giardini e piccoli frutteti, ma anche per piccole produzioni di nicchia destinate sia al consumo fresco che alla produzione di preparati. La variet conservata e in via di valutazione.

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Susino
Prunus domestica
Variet:

Prugnino giallo della Brianza

Origine
Sconosciuta. Eccellente variet, probabilmente un tempo comune nella Brianza Lecchese e in altre zone della Lombardia. Diversi esemplari sono presenti nel territorio del Parco di Montevecchia e della Valle del Curone, soprattutto localizzati intorno alla cascina Galbusera bianca, comune di Rovagnate, e intorno alla cascina Butto, attuale sede del Parco. Quasi sicuramente un tempo era comune anche in altre zone della Lombardia, poich un signore anziano, che da bambino abitava nella zona sud del milanese, ci ha raccontato che questa pianta era coltivata nellorto della sua famiglia. Prugnino giallo un nome di fantasia, poich non si conosce il suo vero nome.

Frutto
Di piccola pezzatura, ovale, grosso pi o meno come una noce. Buccia molto pruinosa, di un bellissimo color giallo oro. Polpa altrettanto gialla, carnosa, consistente, non molto succosa, dolce, spicca, di ottimo e particolare sapore, diverso da quello delle altre susine. Se lasciata appena appassire sulla pianta acquisisce un gradevolissimo gusto che ricorda i canditi.
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Albero
Rustico, di media vigoria, a portamento aperto, molto produttivo. Molto adatto alla coltivazione nelle siepi e nei giardini.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione, ma ha probabilmente un buon grado di autofertilit.

Raccolta
Il pi vicino alla maturazione possibile.

Maturazione
Scalare, dalla terza decade di luglio.

Utilizzazione
Eccellente da tavola, ma adatta anche per marmellate e soprattutto per sciroppi.

Variet simili
Damaschina estiva, Maraschina, Mirabelle de Nancy, San Giovanni e molte altre.

Commenti
Fa parte di quel tipo di susini, molto comuni un tempo, chiamati Damaschini o Siriaci, riproducibili non per innesto bens da pollone radicale. Oltre che al frutto con ottime qualit organolettiche, la pianta molto rustica e in genere non richiede molte cure. La variet conservata e in via di valutazione.
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Susino
Prunus domestica
Variet:

Violetta di Lecco

Origine
Sconosciuta. da considerarsi, senza dubbio, una variet locale del lecchese, poich stata individuata sia in localit Campelli (800 m s.l.m.), sia sul lago in localit Lorenzino, comune di Calolziocorte, sia sulla collina di Montevecchia (Lecco). Il nome Violetta di Lecco provvisorio, essendo dimenticato il suo vero nome.

Frutto
Da medio a medio piccolo, di forma ovale-allungata e regolare. Buccia viola scuro, pruinosa. Polpa verdastra, tenera, abbastanza succosa, dolce, delicata, aromatica, particolarmente profumata, ottima.

100

Albero
Susino damaschino di vigoria medio-bassa, tendente a pollonare. Lasciata a se stessa, nella zona di Campelli si praticamente rinselvatichita, diventando quasi infestante.

Epoca di fioritura
In via di valutazione.

Impollinatori
In via di valutazione, ma ha probabilmente un buon grado di autofertilit.

Raccolta
Il pi vicino alla maturazione possibile.

Maturazione
Da fine luglio nelle localit pi basse ed esposte, 3-4 settimane dopo, in altitudine.

Utilizzazione
Per consumo fresco, per confetture e per succhi.

Commenti
In Italia esistono molte variet uguali daspetto alla prugna in questione, ma ci che senzaltro la distingue dalle altre soprattutto il profumo e il sapore. Come la precedente variet, fa parte di quel tipo di susini, molto comuni un tempo, chiamati Damaschini o Siriaci. Sempre come la precedente, produce un ottimo frutto e la pianta rustica e non richiede molte cure.

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Vite
Vitis vinifera L.

I vitigni di Montevecchia
Attualmente in corso una ricerca per cercare di recuperare i vecchi vitigni coltivati nella zona di Montevecchia che stata per secoli, fino alla fine del 1800, uno dei principali bacini di produzione vinicola per il grosso mercato di Milano. Fin dal Medioevo, attorno a Milano e in Brianza, fino a Lecco e Como, si era sviluppata una tipica viticoltura urbana e suburbana. Di tutto questo ampio territorio una delle zone pi intensamente coltivate era quella del distretto di Missaglia e, in particolare, la zona di Montevecchia, sia per quantit che per qualit della produzione. Pur facendo parte della provincia di Lecco (un tempo di Como), questa zona della Brianza pi affine al territorio dellalto milanese sia culturalmente che per tipo di agricoltura, patti colonici e relazioni commerciali. Dalle informazioni che si possono trarre dal Bollettino del 1884 redatto dalla Commissione Ampelografica di Milano, si evidenzia lesperienza secolare e lalto livello raggiunto dai viticultori di Montevecchia per il cospicuo numero di vitigni coltivati e per la perfezione raggiunta nella sapiente calibratura nella mescolanza delle uve per la vinificazione. La vite era coltivata in consociazione con frumento, granoturco, ortaggi e alberi da frutto.
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Boutascera (Montevecchia - Lc)

La piantagione era a filari allevati sul ciglio dei ronchi e a spalliera, con tralci molto lunghi. La potatura era a ceppo basso, in dialetto "tros", e la vendemmia veniva fatta solitamente nella prima decade di ottobre. A partire dalla seconda met del 1800, con il potenziamento dei mezzi di trasporto e linsorgenza di oidio, peronospora e fillossera (segnalata per la prima volta in Italia nel 1879, a Valmadrera), questa antica viticoltura and mano a mano in decadenza, fino a scomparire del tutto verso la fine del secolo. Il declino della viticoltura fu inoltre accelerato dalla crescente industrializzazione del territorio (settore siderurgico e filiera produttiva della seta), che ha attratto manodopera distogliendola dalla pi faticosa e meno redditizia agricoltura. Come gi accennato, il vino era destinato per la maggior parte al mercato di Milano e venduto prima di essere cavato dai tini, poich bevibile molto presto. Serviva anche per tagliare i grossolani e insipidi vini emiliani e dellalto pavese. Le uve nere costituivano gli otto decimi della produzione, perch il commercio di allora richiedeva pi il rosso del bianco. Il vino, un po chiaretto, era di gradevole bouquet, con piccola prevalenza di acido tartarico. Il bianco era migliore del rosso, pi alcolico, molto chiaro, secco, di bouquet gradevole.
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Spagna (Montevecchia - Lc)

Lelenco delle uve coltivate in zona, riportate nel Bollettino Ampelografico del 1884, sono elencate in ordine di importanza:

Uve nere
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. Boutascera Inzaga Corbera Lambrusca Cassia Guernazza detta anche Bergamasca Barbera Rosa Aleatico Moscato nero Grugnolo Bourgogne nero Cagna Pignuela nera Piona Spagna
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Uve bianche
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. Guernazza bianca Trebbiano Verdam o Verdan Rosa Barbasina Malvasia Moscato bianco Bourgogne bianco Pignuela bianca Ugon (da tavola)

Tecnica colturale
Clima Terreno Impianto del frutteto Sistemi e distanze di piantagione Piantagione Inerbimento permanente del frutteto Principali sistemi di allevamento Potatura Potatura di produzione Difesa fitosanitaria in frutticoltura biologica

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Lo scopo di questo capitolo di fornire agli interessati schematici elementi conoscitivi di base per limpianto e la cura del frutteto, ipotizzando che questi impianti non siano concepiti per contesti produttivi intensivi e di ampia scala. Sono descritti, quindi, i fattori pedoclimatici, limpianto, la potatura e la difesa fitosanitaria con i prodotti consentiti dal metodo di agricoltura biologica.

Clima
I principali fattori climatici di cui tenere conto per il successo di un arboreto sono rappresentati dal regime termico e luminoso, da quello pluviometrico, dalla intensit dei venti, dallumidit dellaria, dalla ricorrenza di grandinate e dalla presenza di fattori di inquinamento. Le diverse specie richiedono una determinata quantit di calore, o fabbisogno termico per compiere il proprio ciclo vegetativo annuale; inoltre, la produzione delle piante arboree da frutto pu essere ridotta per il mancato soddisfacimento del loro fabbisogno in freddo; nel periodo invernale possono subire danni da temperature eccessivamente basse, capaci di danneggiare i vari organi (gemme, rami, branche, tronco). Nella collina lecchese labbassamento della temperatura a livelli tali da causare danni alle piante da frutto costituisce un evento eccezionale, mentre pi frequenti sono i casi di gelate primaverili a danno delle gemme in fase di schiusura, degli organi fiorali o dei giovani frutti. Fra i diversi metodi di difesa raccomandabili, oltre ad escludere limpianto dalle zone pi esposte, vi lirrigazione antigelo, i cui impianti possono essere utilizzati anche per lirrigazione o la fertirrigazione in periodo estivo.
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La quantit di luce allinterno dellarboreto pu essere regolata attraverso la scelta del sesto dimpianto e della forma di allevamento, cos come gli effetti di eventuali ristagni idrici in conseguenza di piogge persistenti possono essere fronteggiati con unopportuna sistemazione del terreno. Analogamente si pu agire sugli effetti dannosi del vento scegliendo zone dimpianto riparate, considerando tuttavia che una moderata ventosit pu favorire limpollinazione e soprattutto evitare ristagni eccessivi di umidit atmosferica, causa di sviluppo di crittogame e di marcescenza dei frutti.

Terreno
Gli appezzamenti destinati allimpianto arboreo dovrebbero essere preferibilmente orientati da nord a sud e il terreno dovrebbe essere livellato per facilitare il deflusso delle acque piovane, anche realizzando un adeguato sistema di affossatura che rappresenta una tecnica economica nellambito di piccoli impianti.

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La pendenza accentuata superabile con il sistema del terrazzamento, che consente di effettuare le diverse operazioni colturali e di trattenere lacqua. Il terreno ideale per un frutteto di medio impasto, fresco, con pH 6-6,5. Un terreno sano un terreno vivo e fertile, cio ricco di microrganismi (funghi, alghe, batteri, virus, insetti terricoli ecc.), che traggono nutrimento ed energia dalla disgregazione della sostanza organica, decomposta prima in humus e quindi in elementi nutritivi assimilabili dalle piante. Nei terreni argillosi la sostanza organica migliora la struttura del suolo, favorisce lossigenazione e rende pi efficiente il drenaggio dellacqua, mentre in quelli sabbiosi attenua la porosit del terreno e aumenta la capacit idrica. In un terreno con tessitura equilibrata e ben strutturato, con un buon sistema di regimazione idraulica, lacqua trattenuta quella capillare, utile alle piante. Diversamente possono verificarsi, in occasione di piogge intense e persistenti, ristagni dacqua e asfissia radicale. La resistenza allasfissia radicale varia in ordine crescente dal pesco, allalbicocco, al ciliegio franco, al melo ed al pero franco, al mirabolano, al cotogno, alla vite, tenendo tuttavia presente che vi possono essere sensibili differenze anche in funzione del portainnesto utilizzato. Dal punto di vista nutritivo opportuno che il terreno dove si effettua limpianto risulti adeguatamente dotato di elementi in forma assimilabile, rilevabili mediante lanalisi chimica. Fra i macroelementi lazoto il pi importante ai fini della produttivit, avendo tuttavia riguardo che eccessi di azoto determinano in generale una minore serbevolezza dei frutti e una minore resistenza delle piante ad alcune malattie. Il fosforo nei nostri terreni generalmente raro che presenti sia i problemi di carenza che di eccesso; il potassio interviene in numerosi processi fisiologici e le specie pi esigenti sono le drupacee (pesco, albicocco) e la vite. La carenza di potassio determina la formazione di frutti pi piccoli, meno coloriti e meno serbevoli. Altri elementi della nutrizione (magnesio, calcio, manganese, zolfo, ferro, zinco) nei nostri terreni non presentano di norma particolari problemi di carenza. Nei terreni con limitata disponibilit di elementi nutritivi possibile effettuare integrazioni con concimi minerali e organici, mentre pi problematica la correzione di difetti di struttura o di pH (eccessiva acidit o alcalinit).
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Impianto del frutteto


Limpianto del frutteto fatto per durare molti anni e quindi occorre unattenta valutazione preliminare delle esigenze, che possono variare da unazienda allaltra, fra cui la finalit produttiva per il mercato, la diversificazione della produzione, la distribuzione delle produzione nel tempo, gli aspetti estetici e paesaggistici, la finalit didattica, ecc. Ciascuna di queste esigenze condiziona, anche in modo determinate la scelta del sito dimpianto, delle specie da piantare, del sesto dimpianto, della forme di allevamento, cio dei fattori da considerare per la realizzazione di un impianto rispondente alle esigenze espresse. Limpianto del frutteto viene di norma preceduto da uno scasso per conferire sofficit al terreno e interrare i concimi di base. Lepoca migliore per effettuare lo scasso lestate. Nella preparazione del terreno consigliabile evitare lavorazioni su terreno bagnato e con mezzi pesanti e si pu procedere con 2 sistemi: Scasso a trincea, provvedendo a separare la terra di coltura dagli strati profondi (i primi 20-25 cm. di terreno pi fertile, cio la terra di coltura, si asporta e si colloca da un lato della trincea, mentre lo strato profondo di terra si colloca sul lato opposto al primo) e, al momento di eseguire la piantagione, ricollocando la terra secondo la sua originaria posizione. Scasso a buche, scavando buche di m 1,20 x m 1,20 di ampiezza e di m 0,60 di profondit (circa la profondit di 2 vangate), tenendo separata la terra di coltura da quella profonda. bene sempre separare dal terreno di riporto eventuali zolle erbose o pietrame e rompere il fondo della trincea o della buca con una punta.

Sistemi e distanze di piantagione


Negli arboreti di tipo intensivo gli alberi vengono normalmente distribuiti secondo una disposizione lineare, cio ordinati a filare, con la distanza fra i
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filari e nel filare (sesto dimpianto) che dipende principalmente dalla specie, dalla variet e dal portainnesto adottato (che pu essere pi o meno vigoroso), nonch dalla fertilit del terreno, dal sistema di allevamento scelto, dalle esigenze di meccanizzazione, ecc. Nel piccolo frutteto aziendale, invece, possono essere espresse esigenze che non impongono una regolarit di impianto di tipo geometrico e possono, pertanto, assumere maggiore importanza i limitati spazi disponibili e le molteplici funzioni a cui pu essere chiamato ad assolvere limpianto.

Piantagione
La posa a dimora delle piante a radice nuda pu essere fatta da dicembre a fine inverno, escluso i periodi di gelo, ed buona norma, soprattutto nei terreni argillosi e compatti, preparare le fosse o le buche in estate o in autunno. Al momento di eseguire la piantagione occorre: pulire lapparato radicale se troppo aggrovigliato (le radici pi spesse di una matita vengono leggermente accorciate); usare, se possibile, la tecnica dellinzaffardatura (immergere le radici in un impasto semiliquido di terra, letame fresco e acqua in parti uguali); mettere un palo (tutore) al centro della buca in direzione del vento dominante prima di collocare la pianta e, in terreni compatti, collocare sul fondo dei sassi per il drenaggio; riempire la buca nellordine inverso allo scavo ( deponendo prima il secondo strato pi profondo di terreno misto a letame e/o compost, poi li primo strato di terreno superficiale anchesso misto a letame e/o compost).
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Inerbimento permanente del frutteto


la pratica migliore per conservare ed anche aumentare il tenore di sostanza organica nel suolo, e consente, inoltre, di avere: maggiore portanza nei confronti delle macchine agricole, consentendone il passaggio anche dopo le piogge; aumento della biodiversit, per la presenza di insetti utili che trovano nel prato un importante ricovero (per non vanificare questo importante aspetto fondamentale lo sfalcio dellerba a file alterne al fine di disturbare il meno possibile gli insetti utili); riduzione di manutenzione, in quanto lo sfalcio dellerba meno impegnativo della lavorazione; aumento di sostanza organica dovuto ai residui delle erbe tagliate lasciati sul suolo; contenimento dello sviluppo nelle piante vigorose; pi facile raggiungimento dellequilibrio vegeto-produttivo delle piante, condizione indispensabile per la formazione di meccanismi di autodifesa nei confronti degli insetti antagonisti.

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Principali sistemi di allevamento


Forme in volume
Vaso. Le branche primarie sono inserite alla sommit del tronco con ununica impalcatura in modo che la chioma assuma la forma di un cono rovesciato. Laltezza del tronco pu variare da meno di 50 cm ad oltre 1 metro. Una razionale forma a vaso prevede un tronco alto 60 cm sul quale si inseriscono tre branche principali poste in modo da formare angoli di 120 con uninclinazione di 30-45 sulla verticale. Le branche secondarie, inserite sulle primarie, sono distanziate di 60-100 cm luna dallaltra, sono pi inclinate e dirette obliquamente in modo da occupare lo spazio libero fra le branche primarie. Le branche secondarie portano eventuali branche terziarie, branche da sfruttamento e produzioni fruttifere. Piramide. In questa forma di allevamento si ha un fusto verticale la cui freccia sovrasta la chioma. Le branche principali sono inserite sul fusto in posizione inclinata di circa 45, mentre la loro lunghezza pari a circa 1/3 della distanza esistente fra la loro inserzione e la sommit della freccia. La disposizione delle branche pu essere a palchi distanti 60-110 cm luno dallaltro o a spirale.

Forme appiattite Palmetta. Le branche primarie, inserite direttamente sul fusto, vengono indirizzate lungo un unico piano verticale. Lallevamento a palmetta prevede numerose varianti, da quelle pi o meno rigidamente geometriche (palmetta ad U, palmetta a candelabro, palmetta Terrier, palmetta a V, palmetta ad Y, palmetta a ventaglio, palmetta a branche orizzontali, palmetta regolare a branche oblique) a forme pi irregolari (palmetta libera, palmetta anticipata).
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Altre forme di allevamento, quali ad esempio i cordoni o i pergolati, bench teoricamente possibili da attuare sono poco consigliabili nel contesto dei piccoli impianti.

Potatura
La potatura comprende quelle operazioni che, applicate alla parte aerea della pianta, ne controlla il naturale modo di vegetare e di produrre. La potatura di allevamento si applica ai giovani alberi allo scopo di determinarne la forma o di accorciarne la fase improduttiva. La potatura di produzione si applica invece agli alberi adulti. Nella fase di allevamento gli interventi cesori devono essere limitati in quanto deleteri sotto molti aspetti. I criteri di ordine generale ai quali attenersi al fine di conferire alle piante una adeguata conformazione ed anticipare quanto pi possibile lentrata in produzione sono i seguenti: lo scheletro dellalbero deve essere formato quanto prima possibile e deve essere quanto pi possibile ridotto; la prima impalcatura deve essere quanto pi possibile vicina al suolo; in tal modo si favorisce al massimo lo sviluppo iniziale degli alberi; nei primi anni sono tollerabili eventuali branche in eccesso che possono alterare la regolarit geometrica delle piante; queste potranno essere soppresse anche successivamente; i rami che derivano dai germogli prescelti devono essere conservati in condizioni vegetative di privilegio, ovvero verticali o poco inclinati. Col passare degli anni i rami che insorgono in posizione dorsale sulle branche o che comunque possono esercitare una eccessiva concorrenza vanno asportati; le branche eccessivamente sviluppate rispetto a quelle vicine vanno piegate, mentre vanno portate in posizione pi verticali quelle pi deboli; la vegetazione deve risultare armonicamente distribuita dallapice alla base delle singole branche; i rami di prolungamento delle branche possono essere annualmente raccorciati in corrispondenza del punto in cui si vuole ottenere un nuovo palco (potatura con spuntatura); al contrario, la potatura a tutta cima, che consiste nel non raccorciare mai i rami di prolungamento delle branche primarie o la freccia, si applica solo ad alberi particolarmente vigorosi allevati in terreni fertili;
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le branche fruttifere devono essere allevate in modo da riempire gli spazi esistenti fra le branche portanti di diverso ordine. Tali branche andranno raccorciate in rapporto alle caratteristiche delle fruttificazione delle diverse specie; i rami non destinati alla formazione dello scheletro devono essere possibilmente non raccorciati, ma solo diradati, piegati o curvati, in modo da frenarne lo sviluppo e favorire la loro messa in produzione.

Potatura di produzione
Scopo principale della potatura quello di indurre un giusto equilibrio tra lattivit vegetativa e la capacit produttiva degli alberi, in modo da assicurare una fruttificazione quanto pi possibile costante, quantitativamente e qualitativamente adeguata. Contrariamente a quanto in generale si ritiene, infatti, le piante non potate producono, per un certo periodo, pi di quelle potate, dando per origine a frutti pi piccoli e scadenti. Altro importante scopo
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quello di conservare nel tempo la forma raggiunta con la potatura di allevamento. Come criterio generale, la potatura di produzione dovr risultare tanto pi energica quanto pi lattivit produttiva tende a prevalere su quella vegetativa. Nella prima fase di inizio fruttificazione la potatura di produzione serve ad integrare quella di allevamento, correggendo eventuali errori di impostazione dello scheletro, alleggerendo il tratto terminale delle branche, eliminando i succhioni inseriti sul lato superiore delle branche primarie, eliminando inoltre le eventuali biforcazioni, i rami mal disposti o deperiti. Durante la fase di piena fruttificazione la potatura verr ad intensificarsi allo scopo di garantire un proporzionato rinnovamento delle branche fruttifere che vanno esaurendosi. Nella fase di decadimento vegetativo e produttivo la potatura dovr stimolare lattivit vegetativa e tendere a correggere la struttura degli alberi. In rapporto alle esigenze di ciascuna fase, la potatura di produzione deve tener conto di due elementi fondamentali, cio del numero di gemme a frutto presenti nel complesso della chioma e del numero e lunghezza dei nuovi rami, ossia del presumibile potenziale produttivo e di quello vegetativo dellalbero.

Difesa fitosanitaria in frutticoltura biologica


Anticrittogamici
Rame. Nelle sue varie forme (poltiglia bordolese, ossicloruro, idrossido) copre una vasta gamma di malattie fungine (ticchiolatura, monilia, bolla, corineo, ecc.). Leffetto pi blando dei prodotti chimici convenzionali, ma il raggio dazione molto ampio. Ha un tempo di carenza di 20 giorni. Zolfo. Combatte prevalentemente il malbianco (oidio). Va distribuito nei momenti pi freschi della giornata per non causare scottature. Gli interventi vanno fatti preventivamente, particolarmente a maggio e agli inizi di agosto, quando c molta umidit nellaria e le temperature oscillano tra i 20-25. Il tempo di carenza di 7 giorni. Polisolfuro di calcio. un prodotto a base di zolfo, caratterizzato da una spiccata attivit insetticida, specialmente nei confronti delle cocciniglie e ha unazione antifungina, soprattutto nei confronti delloidio.
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Insetticidi
Piretro. Si estrae dai fiori di alcune specie appartenenti al genere Chrisantemum; agisce per contatto provocando la paralisi totale di numerosi tipi di insetti, sia dannosi che utili. I prodotti a base di piretrine naturali sono poco tossici per luomo e per gli animali a sangue caldo e la loro notevole degradabilit ha fatto s che si siano diffusi notevolmente nellimpiego domestico. A causa della sua non selettivit consigliabile distribuirlo durante le ore tarde. Bacillus thuringiensis. un batterio che blocca lapparato digerente dei lepidotteri (farfalle, falene) e dei coleotteri crisomelidi (dorifora della patata) e nelle dosi consigliate innocuo per luomo. Esistono tipi diversi per diversi impieghi. Olio bianco. un derivato dalla distillazione del petrolio ed impiegato soprattutto contro le cocciniglie e gli acari. Agisce per asfissia attraverso la formazione, sopra il parassita, di una pellicola impermeabile che ne impedisce la respirazione. utilizzabile in associazione con il piretro, mentre non miscelabile con lo zolfo. Rotenone. Si estrae dalle radici di alcune piante erbacee leguminose appartenenti al genere Derris. Agisce per asfissia e secondariamente per contatto ed ingestione su molte specie di insetti (afidi, tripidi, dorifota, zanzare, mosche. Neem. Si estrae dalla pianta Azadirachta indica. Agisce su numerosi tipi di insetti inducendo repellenza sulle piante trattate e linibizione della muta delle larve fino ad alterare il processo riproduttivo negli adulti. Aglio. Lallicina contenuta nella pianta induce una forte azione repellente sulle piante trattate e ha spiccate propriet antisettiche. Spremere 7 g per litro e lasciare in infusione per 3-4 giorni, poi spruzzare sugli afidi. Sapone di Marsiglia. Liquido o in scaglie e diluito allontana gli afidi (anche se dopo 2-3 giorni ritornano) e dilava la melata che lasciano, causa di successive fumaggini.

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Schede tecniche delle specie


Melo Pero Susino Albicocco Ciliegio

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Il melo
Il melo moderno deriva da antiche e continue ibridazioni tra specie diverse del genere Malus (Malus sieversii, Malus orientalis, Malus sylvestris, Malus baccata, Malus mandshirica ecc.). Il melo non ha particolari problemi di adattamento a diversi climi e terreni, tanto che a livello mondiale il terzo frutto pi coltivato. Si pu adattare dai terreni molto pesanti a quelli ghiaiosi e sabbiosi, grazie al numero elevato di portinnesti utilizzabili, mentre lambiente di coltivazione condiziona le problematiche fitosanitarie delle variet pi o meno sensibili e, di conseguenza, la possibilit di coltivazione biologica. In ambienti umidi, piovosi e freddi (es. Trentino AltoAdige) prevalgono le problematiche legate alle malattie fungine ed in particolare alla ticchiolatura, mentre insetti temibili, come la carpocapsa (verme della mela), risultano di controllo pi agevole.
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Al contrario, in ambienti pi caldi e meno piovosi (es. Pianura Padana), le malattie fungine si controllano relativamente bene, mentre la carpocapsa rimane lunico vero problema della coltivazione biologica. La maggior parte delle variet sono autosterili e necessitano di variet impollinanti; consigliabile perci coltivare piante di variet diverse, luna vicina allaltra.

I portinnesti
Portinnesto
Franco

Caratteristiche
Apparato radicale profondo ed espanso che garantisce eccellente ancoraggio. Adatto per impianti in terreni di montagna o poco fertili (oggi praticamente abbandonato). Adatto per terreni fertili e freschi (sabbiosi). Esigente in fatto di irrigazione e concimazione. Apparato radicale ridotto e superficiale (necessario tutore).

Effetti indotti
Vigoria elevata. Fruttificazione pi tarda ma abbondante e di qualit migliore. Longevit elevata. Ridotta vigoria. Precoce entrata in produzione. Elevata produttivit ed efficienza produttiva. Lieve anticipo di maturazione. Pezzatura leggermente maggiore e colorazione pi intensa. Ridotta vigoria (un po pi vigoroso del M9). Precoce entrata in produzione. Buona efficienza produttiva. Leggero anticipo di maturazione. Media vigoria. Precoce entrata in produzione. Elevata produttivit e buona efficienza produttiva. Ottima qualit dei frutti anche se di pezzatura inferiore.

M9

M26

Apparato radicale pi sviluppato in profondit e con migliore ancoraggio rispetto a M9. Ritarda il germogliamento evitando danni da gelo. Pi sensibile al freddo rispetto a M9. Sensibile all'afide lanigero. Forte attivit pollonifera. Apparato radicale espanso e profondo. Predilige terreni profondi e fertili non soggetti a ristagni idrici e a siccit. Sensibile al freddo e alla "stanchezza del terreno.

MM106

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Portinnesto
MM111

Caratteristiche
Apparato radicale espanso e profondo. Si adatta a vari tipi di terreno compresi quelli siccitosi e calcarei. Resistente all'afide lanigero ma suscettibile a virosi. Di vigoria paragonabile al franco, con grande sviluppo dellapparato radicale che offre un superbo ancoraggio al terreno. Adatto a terreni poveri e siccitosi.

Effetti indotti
Vigoria medio elevata (un po meno del franco). Fruttificazione relativamente precoce. Produttivit elevata e costante. Fruttificazione relativamente precoce. Produttivit abbondante.

M25

Alcune considerazioni da tener presente sui portainnesti sono: Lutilizzo di portinnesti deboli (M9 - M26 - M7) consente una maggior densit dimpianto e una precoce messa a frutto ma, daltro canto, sono consigliabili solo con la presenza di impianti micro-irrigui; necessitano di tutore, producono piante poco longeve e meno rustiche dei portainnesti vigorosi. Lutilizzo di portinnesti vigorosi (Franco da seme - M11 - M111 - M25) rende necessario impiegare un ampio sesto dimpianto; le piante, in genere, fruttificano qualche anno pi tardi rispetto ai portainnesti deboli, ma producono piante pi rustiche e resistenti, molto longeve (100-150 anni), con apparati radicali molto estesi, consentendo dopo i primi 78 anni di vita, di diradare negli anni la concimazione sotto-chioma, fino a smettere.

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Avversit
Ticchiolatura
Questo fungo presenta problematiche diverse a seconda delle zone di coltivazione e dalla sensibilit varietale. Nelle zone pi umide e piovose pu essere temibile per le variet sensibili, mentre nelle zone pi ventilate e meno soggette a ristagni di umidit raramente rappresenta un pericolo. La difesa si basa su prodotti a base di rame oppure a base di zolfo (es. polisolfuro di calcio, proteinato di zolfo), anche se questi ultimi risultano poco persistenti. Questi prodotti hanno tutti unattivit di copertura (rimangono sulla superficie e non vengono assorbiti dalla pianta), quindi fondamentale la tempestivit degli interventi e la copertura costante della vegetazione.

Oidio
Non rappresenta un problema particolarmente grave, a parte qualche variet sensibile, ed contenuto dallo zolfo o dagli eventuali trattamenti per la ticchiolatura.

Carpocapsa
Le strategie di difesa si basano su due alternative che possono essere integrate fra loro. Confusione sessuale. La sua efficacia variabile a seconda del livello di popolazione dellinsetto e della dimensione e regolarit del frutteto. ottimale nelle zone con climi freddi in cui la carpocapsa svolge una o, al massimo, due generazioni lanno (es. Val di Non, Valtellina, Val Venosta); ove le condizioni del clima non fossero ottimali bisogner integrarla con trattamenti insetticidi tipo. Virus della granulosi della carpocapsa. Ha una buona efficacia, ma presenta qualche inconveniente. molto fotolabile per cui, nei prodotti in cui presente solo il principio attivo (es. Madex), occorre aggiungere prodotti che proteggano dai raggi ultra-violetti (Pinolene, melasso ecc.). Lazione sulle larve neonate non istantanea, poich queste riescono a nutrirsi ancora per qualche giorno prima di morire.

Afide grigio
Costituisce un grave problema, poich i danni non sono solo a carico della vegetazione, come in altre specie, ma pu provocare anche una deformazione dei frutticini allegati; inoltre attacchi gravi possono compromettere la differenziazione delle gemme a fiore per lanno successivo. A causa della difficolt di previsione dellattacco e della potenziale dannosit verso i frutti, la difesa deve essere attenta e si basa normalmente su interventi, in pre e/o post fioritura, con piretro addizionato a olio minerale; spesso, tuttavia, questi trattamenti sono di scarsa efficacia.

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Pi efficace risulta invece lolio di "Neem" applicato in prefioritura. Gli altri afidi che possono colpire il melo (afide verde, lanigero, dalle galle rosse) causano danni molto inferiori.

Cocciniglia di San Jos


considerato un problema minore non perch non possa provocare danni consistenti (se non controllata pu causare la perdita pressoch totale della produzione e anche il disseccamento di parti della pianta), ma perch si controlla agevolmente con trattamenti al bruno, a base di olio minerale o di polisolfuro di calcio.

Rodilegno rosso
Per il controllo buoni risultati si ottengono con la strategia della cattura massale, installando circa 10 trappole per ettaro.

Rodilegno giallo
Si controlla con trattamenti di Bacillus thuringiensis e con posizionamento di trappole a cattura massale. Linstallazione di trappole di monitoraggio al di sopra della chioma delle piante consente di individuare con precisione il momento migliore per intervenire.

Tortrici e ricamatori
Comprendono diversi tipi di lepidotteri con diverse caratteristiche e problematiche. Si pu intervenire con Bacillus thuringiensis, ma pi spesso non sono necessari interventi perch la gestione biologica del frutteto riduce fortemente la presenza di questi insetti.

Tingide
un insetto che pu comparire in campi semi abbandonati o dove la difesa ridotta al minimo. Succhia la linfa dalla pagina inferiore delle foglie provocandone la decolorazione. Il controllo relativamente agevole se si interviene con lutilizzo di piretro o con prodotti detergenti a base di potassio (sapone di Marsiglia). Questo insetto un esempio di come, a volte, in biologico possano comparire elementi inattesi che, saltuariamente, possono causare diversi problemi.

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Il pero
Come il melo, anche il pero moderno ha avuto origine da antiche e continue ibridazioni tra specie diverse di Pyrus. Anche il pero, come il melo, non ha particolari problemi di adattamento a diversi ambienti pedoclimatici, tanto che storicamente presente in numerose variet locali dal sud al nord Italia. Ama i terreni di buona fertilit, profondi e non troppo pesanti. una specie che si avvantaggia della presenza di irrigazione, soprattutto nei primi anni, anche se lutilizzo di portinnesti franchi garantisce radici profonde ed espanse che riescono a sfruttare le riserve idriche del terreno. Il pero si presta bene alla coltivazione biologica, soprattutto le variet a maturazione precoce e intermedia, mentre per le variet tardive il problema principale il controllo della carpocapsa. La maggior parte delle variet di pero sono autosterili, in maggior misura del melo, e perci consigliabile coltivare piante di variet diverse, luna vicina allaltra
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I portinnesti
Portinnesto
Franco Quasi completamente abbandonato per la scarsa uniformit e l'elevata vigoria Cotogno BA29 uno dei portainnesti pi diffusi del pero Cotogno Ct.S. 212

Caratteristiche
Molto longevo, con apparato radicale espanso e profondo. Discreta resistenza a freddo, siccit e calcare. Scarsa uniformit genetica. Sensibile all'afide lanigero.

Effetti indotti
Ottima affinit d'innesto. Buona produttivit ed efficienza produttiva. Scarsa uniformit. Elevata vigoria e lenta entrata in produzione.

Elevata uniformit. Adatto a terreni siccitosi. Meno sensibile di altri cotogni alla clorosi ferrica. Non affine ad alcune variet (consigliato l'intermedio). Buona resistenza al calcare. Adatto a vari tipi di terreno purch non siccitosi. Scarsa suscettibilit alle virosi. Media o buona affinit di innesto. Adatto a terreni pesanti. Resistente all'afide lanigero. Sensibile al calcare. Non adatto ai terreni siccitosi.

Vigoria del 20-30% inferiore rispetto al franco. Elevata produttivit e pezzatura dei frutti. Entrata in produzione lenta. Scarsa vigoria. Elevata produttivit ed efficienza produttiva. Precoce messa a frutto. Buona qualit e pezzatura dei frutti. Vigoria media o medio bassa. Elevata produttivit e buona efficienza produttiva. Rapida messa a frutto e buone caratteristiche gustative dei frutti. Disaffine ad Abate Fetel, William e Kaiser (necessario intermedio). Entrata in produzione leggermente ritardata rispetto al cotogno. Buona produttivit e qualit dei frutti. Vigoria simile al BA29, (20-30% inferiore rispetto al franco).

MA (cotogno)

FAROLD 69

Adatto alla maggioranza dei suoli italiani salvo quelli asfittici o acidi. Resistente al colpo di fuoco batterico (Erwinia amylovora). Abbastanza tollerante alla clorosi ferrica e al Pear Decline. Affine a tutte le cultivar di pero.

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Portinnesto
FAROLD 40

Caratteristiche
Adatto a terreni fertili, permeabili, neutri o basici. Resistente al colpo di fuoco batterico (Erwinia amylovora). Tollerante al Pear Decline e al freddo. Buona compatibilit con le cultivar di pero europeo.

Effetti indotti
Vigoria leggermente inferiore al BA29.

Avversit
Ticchiolatura
Vedi Melo

Carpocapsa
Vedi Melo

Afide grigio
Vedi Melo

Cocciniglia di San Jos


Vedi Melo

Psilla
In coltura biologica non rappresenta un problema grave, in quanto la bassa pressione dei trattamenti consente agli antocoridi linsediamento stabile nel pereto, con conseguente controllo biologico. Nel caso compaia, i lavaggi con sapone naturale consentono un buon controllo.

Rodilegno rosso
Vedi Melo

Rodilegno giallo
Vedi Melo

125

Ricamatori / Tentredini
Vedi Melo

Eriofide vescicoloso
La sua comparsa in continuo aumento con danni che da trascurabili stanno diventando gravi. Oltre al pero, a volte, pu colpire anche il cotogno. Si deve intervenire tempestivamente con olio minerale oppure con polisolfuro di calcio (efficace anche contro la cocciniglia) nella fase di rottura gemme.

Tingide
Vedi Melo

Colpo di fuoco batterico


Temibile batteriosi comparsa nei frutteti da reddito negli ultimi anni. Alla ripresa vegetativa si presenta con lannerimento e avvizzimento dei mazzetti fiorali; pi avanti, dopo lallegagione, pu manifestarsi anche sui frutticini, che imbruniscono e seccano; le infezioni fogliari si manifestano con linbrunimento della foglia, che si arrotola verso lalto e in seguito avvizzisce. Fiori, frutticini e foglie rimangono tenacemente attaccati ai rami. Con minore intensit, pu colpire anche il melo e altre rosacee. Non esiste difesa realmente efficace. Distruggere subito le piante che presentano i sintomi della malattia.

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Il susino
Il nome deriva dallantica citt persiana di Susa dalla quale i romani la importarono. Le susine oggi coltivate si dividono principalmente in due specie molto diverse fra di loro: i susini europei o eurasiatici (Prunus domestica), a cui appartengono numerose forme e che, secondo alcuni sistematici botanici, pare derivino da antiche ibridazioni tra prugnolo (Prunus spinosa) e mirabolano (Prunus cerasifera), entrambi spontanei in Europa; i susini cino-giapponesi , di origine orientale (Prunus salicina, Prunus trifora, Prunus simonii); importante menzionare anche un terzo tipo di susine di valenza storica, chiamate damaschine o susine siriache (Prunus domestica ssp. insititia) considerate come una sotto-specie del susino europeo. Queste variet, molto rustiche, un tempo erano molto diffuse sia al nord che al sud; oggi, a causa
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della piccola dimensione dei frutti, sono ormai dimenticate e cadute in disuso, ma ancora molto valide nei piccoli frutteti o giardini. Rispetto al susino cino-giapponese, il susino europeo ha fioritura pi tardiva e resiste bene alle basse temperature invernali. Il numero delle gemme a fiore dei susini europei molto inferiore a quella dei susini cinogiapponesi, ma la produttivit generalmente abbondante, anche perch le api sono molto attratte dal fiore del prugno e lo visitano con buona costanza. Inoltre non presentano disaffinit dinnesto e risultano molto rustiche, per cui si prestano bene alla coltivazione biologica. Il susino cino-giapponese ha invece una fioritura precoce e quindi richiede ambienti di coltivazione caldi e ventilati. Sono totalmente autosterili, per cui si raccomanda la consociazione con variet intercompatibili, a cui vanno aggiunte piante che producano molto polline quali "Sorriso di primavera" e "Mirabolano" (Prunus cerasifera). Laffinit dinnesto non sempre ottima e, a volte, le piante sono soggette a batteriosi, deperimenti dovuti a virus e a micoplasmi o altri agenti che spesso portano alla morte numerosi individui. Indubbiamente la rusticit delle prugne europee (anche pi resistenti alla cidia) le rende pi adatte alla coltivazione biologica.

I portinnesti
Portinnesto
Mirabolano da seme

Caratteristiche
ancora il portainnesto pi utilizzato nel nord Italia. Leterogeneit dei semenzali porta a frequenti fenomeni di disaffinit con conseguente rottura nel punto dinnesto. Si adatta bene ai terreni argillosi, calcarei e siccitosi.

Effetti indotti
Elevata vigoria. Lenta entrata in produzione e qualit dei frutti media.

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Portinnesto
Mirabolano B

Caratteristiche
Elevata vigoria. Apparato radicale esteso e profondo con ottimo ancoraggio. Si adatta bene ai vari tipi di terreno (calcarei, argillosi, siccitosi). Per le sue caratteristiche, questa selezione di mirabolano la pi consigliabile. Tollera i terreni compatti e asfittici. Resistente al calcare attivo e alla siccit. Scarso ancoraggio nei primi anni dell'impianto.

Effetti indotti
Buona affinit d'innesto. Precoce messa a frutto, buona pezzatura dei frutti ed elevata efficienza produttiva. da consigliarsi per le cultivar poco vigorose. Vigoria medio-alta e adattabilit a diversi ambienti. Ottima e precoce produttivit ed eccellente pezzatura dei frutti. Affinit d'innesto con tutte le maggiori cultivar. Lento ritmo di crescita nei primi anni.

Mirabolano 29C

Avversit
Monilia
Questo fungo lavversit pi importante per il susino e pu portare alla compromissione della produzione, ma anche gravi danni (disseccamento dei rami) per la pianta. La virulenza della malattia influenzata da piovosit, umidit e ventilazione durante la fase fiorale. In questo periodo i prodotti a base di rame non sono utilizzabili; in coltura biologica i prodotti utilizzabili (zolfo, polisolfuro, propoli, silicato di sodio) non forniscono risultati del tutto soddisfacenti, particolarmente nelle annate pi piovose. In fase pre-raccolta ed in periodi molto piovosi, occorre avere le piante molto ben arieggiate e frutti singoli ben diradati, soprattutto per le variet tardive e sensibili. Alcune operazioni, come lasportazione delle mummie dei frutti colpiti lanno precedente o la tempestiva asportazione delle parti vegetative che iniziano a seccare durante il periodo intorno alla fioritura, sono importanti per prevenire la malattia.

Corineo
In genere non crea grossi problemi e i trattamenti invernali con poltiglia bordolese ne contengono bene la virulenza.

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Batteriosi
Grave problema (abbastanza recente) emergente soprattutto nelle susine cino-giapponesi. Il contenimento avviene con ripetuti trattamenti a base di rame (a dosi molto basse) nei periodi pi umidi e piovosi della stagione ed in particolare nei primi anni della coltura. Accertarsi della certificazione sanitaria delle piante da vivaio.

Cidia
Simile ad una falena, linsetto pi dannoso per la coltivazione del susino in biologico. Nelle localit pi a rischio (zone collinari) e nelle variet tardive, pu provocare danni anche sul 100% dei frutti. I danni diventano importanti da met luglio in avanti per arrivare a livelli altissimi dopo ferragosto. Sulle variet cino-giapponesi i danni sono molto pi elevati che sulle variet europee. Linsetto svolge tre generazioni allanno ed possibile monitorarlo con trappole sessuali. La difesa, in biologico, molto problematica in quanto il Bacillus thuringiensis ha un efficacia insufficiente. Alternative possono essere lutilizzo del rotenone, che ha una discreta efficacia, e lapplicazione delle trappole a confusione sessuale per la cidia del pesco, che pu ridurre la presenza dellinsetto.

Cocciniglia
Vedi Melo

Tentredini
Vedi Melo

Tripidi
Vedi Melo

Afidi
Nei susini non danno problemi gravissimi; vengono contenuti dai trattamenti, a base di piretro o rotenone, effettuati contro tentredini e tripidi.

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Lalbicocco
Lalbicocco (Prunus armeniaca) una specie originaria della Cina, dove conosciuto fin dal 2000 a.c. I greci e i romani lo chiamavano armeniaca poich lo importarono dallArmenia, regione dove a quei tempi era coltivato. Sostanzialmente le variet italiane si dividono in 2 gruppi separati: le popolazioni del sud (zona vesuviana), che sono generalmente autosterili e meno vigorose, e le popolazioni del nord, che sono generalmente autofertili e pi vigorose. Questo fruttifero presenta una duttilit di adattamento larghissima: lo si pu trovare coltivato dalle oasi del deserto africano fino allEuropa centrale. Tuttavia le innumerevoli variet di questa specie, che presentano unelevata sensibilit ai diversi microclimi, le rendono molto difficilmente trasferibili da una zona allaltra. Per questa ragione la scelta delle variet una decisione fondamentale poich, non gradendo quasi mai spostarsi dal loro luogo dorigine, in ambienti differenti esse danno molto spesso risultati contrastanti.
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La scelta degli ambienti vocati allalbicocco, come le zone collinari con esposizione protetta, unaltra condizione fondamentale per la buona riuscita della coltivazione biologica. Come il pesco, lalbicocco predilige le zone calde, come quelle meridionali, o ambienti collinari ove siano bassi i rischi di gelate tardive (fioritura molto precoce); inoltre una buona ventilazione dellambiente favorisce lallegagione e il controllo della monilia, che costituisce il principale problema fitosanitario di questa specie.

I portinnesti
Portinnesto
Franco da seme

Caratteristiche
I semenzali risultano molto eterogenei per vigore e portamento. Apparato radicale esteso e con buon ancoraggio. Si adatta bene a terreni poveri, ciotolosi, calcarei e siccitosi. Teme i terreni pesanti. ancora il portainnesto pi utilizzato nel nord Italia. Leterogeneit dei semenzali porta a frequenti fenomeni di disaffinit con conseguente rottura nel punto dinnesto. Si adatta bene ai terreni argillosi, calcarei e siccitosi. Per le sue caratteristiche, questa selezione di mirabolano la pi consigliabile. Tollera i terreni compatti e asfittici. Resistente al calcare attivo e alla siccit. Scarso ancoraggio nei primi anni dell'impianto.

Effetti indotti
Ottima affinit d'innesto. Elevata longevit. Elevata produttivit e ottima qualit dei frutti. Lenta entrata in produzione.

Mirabolano da seme

Elevata vigoria. Lenta entrata in produzione e qualit dei frutti media.

Mirabolano 29C

Vigoria medio-alta e adattabilit a diversi ambienti. Ottima e precoce produttivit ed eccellente pezzatura dei frutti. Affinit d'innesto con tutte le maggiori cultivar. Lento ritmo di crescita nei primi anni.

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Avversit
Monilia
Vedi Susuino

Anarsia (verme dellalbicocca)


il principale fitofago dellalbicocco. un lepidottero (tipo falena) diffuso in tutta la penisola, ma con distribuzione non omogenea; varia da zone dove inesistente o sporadico a zone dove pu provocare gravi danni ai frutti. La strategia di difesa si basa sullutilizzo di Bacillus tuhringiensis, dopo aver monitorato la presenza dellinsetto con le apposite trappole sessuali.

Altri insetti
Occasionalmente, in alcune annate, lalbicocco pu venir attaccato da altri vari insetti, quasi tutti appartenenti alla famiglia dei lepidotteri (Eulia, Operoptera recurvaria, Archis rosana ecc.) Di solito questi insetti non fanno danni gravissimi e, qualora fosse necessario, si possono controllare con trattamenti a base di Bacillus thuringiensis.

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Il ciliegio
Originario dellAsia occidentale, pare che il ciliegio non esistesse in Italia prima della vittoria di Lucullo contro Mitridiate. Il nome del ciliegio selvatico, che i romani chiamarono Cerasus, deriva dalla citt di Kerasund nellAsia occidentale, da dove Lucullo nel I secolo a.c. fece venire le prime piante di ciliegio. Un secolo pi tardi era gi diffuso fino alla Gran Bretagna. Il ciliegio ha trovato dimora ottimale nei boschi europei, dove estremamente diffuso. Amante soprattutto delle zone collinari e montane, il ciliegio che noi oggi conosciamo il frutto di secolari e ripetuti incroci di piante selvatiche di diverse caratteristiche. Sostanzialmente il ciliegio si divide in due differenti tipologie: il ciliegio dolce (Prunus avium) e il ciliegio acido (Prunus cerasus) amarene, marasche, visciole. Il ciliegio dolce raggiunge i 10-15 m daltezza e general134

mente non autofertile per cui necessita la presenza di almeno due variet diverse e compatibili per limpollinazione, mentre quello acido arriva a 4-6 m ed autofertile. Esistono diverse variet ibride tra le due specie, le cui caratteristiche variano, in gradazioni diverse, da una specie allaltra.

I portinnesti
Portinnesto
Franco

Caratteristiche
Da origine ad alberi longevi e di notevole mole. Adatto a terreni profondi, freschi, ma anche pesanti. Mediamente sensibile all'asfissia radicale. Sensibile alla siccit, alla stanchezza del terreno e all'Armillaria mellea (chiodino). Selezione clonale di Prunus mahaleb (Ciliegio di Santa Lucia). Si adatta bene a terreni sciolti, calcarei, siccitosi ed affetti da stanchezza. Sensibile a terreni asfittici e pesanti.

Effetti indotti
Ottima affinit d'innesto. Elevata vigoria. Lenta entrata in produzione. Irregolarit di sviluppo in relazione all'origine da seme.

Megaleppo SL64

Vigoria inferiore del 20% rispetto al franco. Buona affinit d'innesto con tutte le principali cultivar. Precoce entrata in produzione. Buona qualit dei frutti. Riduzione di vigoria del 1520% rispetto al franco. Precoce messa a frutto e buona efficienza produttiva. Anticipo della maturazione e miglioramento della pezzatura dei frutti.

Colt

Selezione clonale di Prunus avium. Dotato di un buon ancoraggio nonostante l'apparato radicale superficiale. Predilige terreni freschi, profondi e fertili. Resistente al calcare, all'asfissia radicale e alla stanchezza del terreno. Sensibile agli stress idrici e al freddo.

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Avversit
Monilia
Colpisce le piante gi cariche di frutti. La malattia si trasmette rapidamente, provoca danni gravi facendo marcire i frutti. Evitare di concimare eccessivamente e intervenire con poltiglia bordolese, a caduta foglie e a fine inverno, e con prodotti a base di zolfo in pre-fioritura.

Corineo
Si manifesta con la formazione di fori sulle foglie (impallinatura), i frutti si macchiano di nero e cadono prematuramente. Il patogeno pu essere controllato con i trattamenti di poltiglia bordolese.

Cilindrosporiosi
Colpisce prevalentemente le foglie a stagione avanzata; si manifesta con la formazione di macchie violacee sulle fogli, che successivamente seccano e cadono prematuramente.

Afide nero del ciliegio


Attacca soprattutto in primavera; le foglie si accartocciano e una muffa nerastra si diffonde lungo la pianta. Il processo di crescita delle gemme viene rallentato e lo sviluppo dei frutti compromesso.

Mosca delle ciliegie


In primavera depone le uova allinterno delle ciliegie gi in fase di maturazione, conseguentemente il frutto si rovina spesso, per solo nellaspetto. I danni possono essere anche notevoli a causa di un alto grado di infestazione. Si interviene, a seconda della densit di infestazione, con la collocazione di 4 fino a 10 trappole cromotropiche per pianta. Si spalmano i piatti di plastica gialla con colla per insetti e si appendono tra i rami degli alberi, verso la fine di aprile

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Percorsi di valorizzazione dellagro-biodiversit


Il contenuto di questo capitolo fornisce alcune indicazioni utili per incorporare lagro-biodiversit frutticola allinterno di percorsi di sviluppo aziendale, che ciascun imprenditore agricolo potr assumere come spunti per elaborare un proprio progetto. In via preliminare bene considerare che qualunque progetto o percorso di sviluppo si articola in diverse fasi: dallidentificazione e dallanalisi delle risorse disponibili si passa allidentificazione dei beni e servizi realizzabili; si definiscono le modalit di realizzazione/utilizzazione dei beni e dei servizi stessi e, infine, si affrontano le problematicit da risolvere. Limpiego delle antiche variet fruttifere pu avere come finalit diretta la conservazione del germoplasma, la produzione di frutta, larredo paesaggistico dellazienda agricola, di uno spazio pubblico o di un ambito territoriale pi o meno ampio e, infine, lo sviluppo di servizi didattici agro-ambientali. La distinzione delle finalit richiamate, in questa sede assume rilevanza soprattutto ai fini dellevidenziazione della molteplicit di obiettivi che ciascun agricoltore pu perseguire; in realt esse possono in varia misura coesistere nellimpianto di un arboreto costituito da antiche variet frutticole. Nel seguito vengono indicate sinteticamente alcune azioni che possono dare corpo, nelle adeguate condizioni esistenti o da costruire, a percorsi di sviluppo mediante la valorizzazione dellagro-biodiversit.

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Siti di conservazione aziendali Le aziende agricole, ma non solo, possono costituire giardini della biodiversit per conservare e riprodurre le antiche variet frutticole locali, attraverso spazi dedicati che possono prestarsi sia a scopi aziendali (produzione di prodotti alimentari, attivit didattica e di divulgazione, ecc), sia a scopi scientifici (collezioni da mettere a disposizione delle istituzioni di ricerca per la loro attivit scientifica). Lorganizzazione di una rete territoriale locale di siti di conservazione potrebbe rappresentare uno sviluppo interessante delle strategie di conservazione e una misura efficace al fine di diffondere la cultura del mantenimento delle risorse genetiche. Produzione di frutta Tra le molteplici prospettive dimpiego delle antiche variet di fruttiferi quelle per lottenimento di prodotti alimentari freschi e trasformati pu essere particolarmente attinente alle aziende agricole in generale e a quelle agrituristiche in particolare. Queste ultime potrebbero trarre benefici proponendo ai propri ospiti prodotti di nicchia dai sapori antichi. A questa azione potrebbero collegarsi anche iniziative di promozione di eventi e manifestazioni finalizzati a diffondere la conoscenza di queste risorse.

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Arredo paesaggistico Limpiego paesaggistico delle antiche variet pu essere preso in considerazione per ambiti territoriali pi o meno vasti, ma presenta una particolare indicazione per le aziende agrituristiche, che generalmente presentano maggiori necessit di cura e mantenimento degli spazi aziendali. I giardini didattici Questo impiego pu essere indicato per costruire percorsi didattici in diversi contesti, sia scolastici, sia di tipo urbano (parchi pubblici), sia aziendali. In questultimo contesto limpiego delle antiche variet fruttifere pu assumere un rilievo particolare se si tratta di "fattorie didattiche", allinterno delle quali potrebbero essere utilizzate per sviluppare prodotti didattici specifici.

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Riferimenti normativi in materia di attivit vivaistica


La normativa fitosanitaria vigente che disciplina la produzione, la circolazione, limportazione e lesportazione di piante, parti di piante e semi fa riferimento a numerose disposizioni ( Legge 18/6/31n. 987; R.D. 30/12/33, n. 1700 e s.m.i.; D.L.vo 30/12/92, n. 536; D.M. 31/1/96; D.P.R. 21/12/96 n. 697;D.P.R. 21/12/96 n. 698; D.M. 14/04/97; D.L.vo 19/05/2000 n. 151; D.M. 09/08/2000). Scopo principale di queste norme lattuazione di misure fitosanitarie idonee a ridurre il rischio di diffusione di organismi nocivi alle piante mediante:

controlli fitosanitari sul materiale di propagazione e di moltiplicazione; controlli durante la fase di "produzione" e/o di importazione dei vegetali e prodotti vegetali; responsabilizzazione dei produttori e dei commercianti, che devono assicurarsi che i vegetali o i prodotti vegetali coltivati e/o commercializzati siano esenti da attacchi parassitari; registrazioni e documentazioni (Registro ufficiale dei produttori, Passaporto delle piante, Accreditamento dei fornitori e Documento di commercializzazione) attraverso le quali sia possibile risalire al produttore o al commerciante che potrebbe aver posto in circolazione vegetali o prodotti vegetali infestati o infetti.

Tali regole si rivolgono a vari soggetti quali i costitutori, i produttori, i commercianti, gli importatori, ma anche ai Servizi fitosanitari regionali ai quali spettano compiti di controllo tecnico e amministrativo, nonch quelli connessi allapplicazione del sistema sanzionatorio. Per limpianto di un vivaio per la produzione di piante e per il commercio di piante, parti di piante, e semi prevista una specifica autorizzazione rilasciata dal Servizio fitosanitario regionale al soggetto richiedente, ai sensi della Legge 18 giugno 1931, n. 987 e relativo regolamento (R.D. 12 ottobre 1933 n. 1700).

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Indirizzi utili
Di seguito si riportano alcuni indirizzi dove possibile reperire antiche variet fruttifere. Lelenco sicuramente incompleto e con una mirata navigazione nel web possibile individuarne numerosi altri. In questa sede si sono voluti privilegiare gli operatori che agiscono localmente e che presumibilmente possono essere maggiormente interessanti per le imprese agricole lecchesi. Az. Agr. Pomarium Sede operativa: Via Galbusera Bianca 2 - 23888 Loc. Monte, Rovagnate (LC) Tel: 02 2825860 Fruttantica di Luigi Rosignoli Via A. Volta 26 - 23883 Brivio (LC) - Tel: 039 5320312 Galbusera Bianca Oasi di conservazione di biodiversit frutticola e orticola affiliata al WWF Via Galbusera Bianca 2 23888 Loc. Monte, Rovagnate (LC) - Tel: 039 570351 www.galbuserabianca.it Centro Lombardo per l'incremento della Floro - Orto - Frutticoltura. Scuola di Minoprio. Viale Raimondi, 54 - 22070 Vertemate con Minoprio (Co) - Tel. 031.900224 www.fondazioneminoprio.it

Segnalazioni notizie e informazioni


Chiunque avesse notizie e informazioni, anche di carattere storico, inerenti le variet frutticole riportate nel volume, o riguardanti altre antiche variet, pu segnalarle al seguente recapito: Provincia di Lecco - Servizio Agricoltura e Foreste Corso Matteotti, 3 - Lecco - Tel. 0341.295520 - fax 0341.295501 e-mail: agricoltura@provincia.lecco.it

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Autori

Leopoldo Tommasi Vivaista e giardiniere, da circa 10 anni si occupa della ricerca, salvaguardia e riproduzione di antiche variet di alberi da frutto e di ortaggi. Ha curato la redazione delle schede varietali, delle schede tecniche e della tecnica colturale e fornito gran parte delle immagini pubblicate. Francesco Mazzeo Funzionario responsabile del Servizio Agricoltura e Foreste della Provincia di Lecco Ha ideato e predisposto il progetto, coordinato i lavori, curato la revisione dei testi e redatto i capitoli "Introduzione", "I valori della biodiversit", "Percorsi di valorizzazione dellagro-biodiversit". Nota degli autori I contenuti del volume sono condivisi dagli autori anche per le parti non direttamente redatte da ciascuno, avendo espresso suggerimenti, osservazioni e indicazioni riguardanti lintero lavoro.

Ringraziamenti
Si ringraziano: per avere collaborato alla realizzazione del lavoro, Dario Gerosa del Servizio Agricoltura e Foreste della Provincia di Lecco; per avere messo a disposizione unimmagine di copertina, lIng. Giancarlo Vassena di Valmadrera; per la preziosa opera realizzata, da cui sono state le immagini raffiguranti le tavole grafiche, i curatori del sito www.pomonaitaliana.it Le immagini fotografiche delle schede varietali e delle schede tecniche sono state fornite da Leopoldo Tommasi; le rimanenti sono state tratte dallarchivio fotografico della Provincia di Lecco.

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Volumi pubblicati nella collana Pr.I.M.A.V.E.R.A.


(Progetto dIntegrazione e Modernizzazione dellAgricoltura per la Valorizzazione Equilibrata delle Risorse Agroambientali")

SEZIONE GESTIONE INNOVAZIONE E SVILUPPO AGRICOLO 1. Agriturismo in provincia di Lecco Idee per lo sviluppo e la valorizzazione 2. Sicurezza e salute in agricoltura Informare, prevenire, proteggere SEZIONE VALORIZZAZIONE RISORSE AGRICOLE 1. La gestione dei reflui dallevamento per la valorizzazione delle risorse aziendali 2. Il florovivaismo lecchese Prodotti e servizi del comparto 6. I funghi in provincia di Lecco Conoscenza e valorizzazione delle risorse 9. Antiche variet frutticole lecchesi - Conoscere e valorizzare lagro-biodiversit SEZIONE AGRICOLTURA, TERRITORIO AMBIENTE 5. I suoli della Brianza lecchese Caratteri agronomici * 7. Gli alberi monumentali della provincia di Lecco SEZIONE ECONOMIA E POLITICA AGRARIA 8. Multifunzionalit in agricoltura: dai concetti alle opportunit

* A partire da 5 volume la numerazione della collana prosegue in ordine progressivo e non per singola sezione.

I volumi sono reperibili sul sito www.provincia.lecco.it

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Progetto grafico, impaginazione e stampa:

Grafiche Cola s.r.l. - Lecco


www.grafichecola.it

Finito di stampare nel mese di febbraio 2007