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Costanzo Preve

Il popolo al potere
Il problema della democrazia nei suoi aspetti storici e filosofici

Prefazione

Impuginazione Stampa

Jeanne Cogolli Lineagrafica - Città di Castello (PG)

I edizione 2006 ISBN 88-87307-57-1

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L'aggressiva politica di espansione imperialistica scelta dagli Stati Uniti dopo la fine del condominio bipolare con l'Unione Sovietica ha avuto almeno due importanti effetti che potremmo definire rispettivamente di ordine pratico e teorico. I primi hanno riguarda-to le popolazioni irachene, afgane e serbe bombardate con. l'ura-nio impoverito e il fosforo bianco, torturate nelle prigioni di Guantanamo e Abu Graib, sottoposte alle quotidiane vessazioni di un'occupazione militare. I secondi hanno invece visto scendere in campo una schiera di intellettuali e operatori dei mezzi di infor-mazione impegnati a risolvere un dilemma che potremmo sintetizzare nei seguenti termini: come mai gli Usa, considerati l'avan-guardia, il paese guida delle liberaldemocrazie nel mondo, sono anche il paese più bellicoso della terra, una "nazione guerriera", come li ha definiti qualcuno'? Non ci avevano spiegato che le de-mocrazie liberali sono tendenzialmente pacifiche, amano la pace in quanto essa rende possibili i commerci e il tranquillo godimento dei beni? Ed ancora, e soprattutto, può un simile sistema continuare a definirsi democratico o si è metamorfosato in qualcosa d'altro?
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A questi interrogativi è possibile rispondere in molti modi. Trala-sciando, in questa sede, le prese di posizion.e puramente propagandistiche, interessate -unicamente a gettare benzina sul fuoco e non certo a sviscerare i problemi - si pensi, per fare un esempio, ai pamphlet di Oriana Fallaci e di

Magdi Allam - e concentrandoci sulle analisi serie, si può dire che quelle degli studiosi di orien.ta-mento liberale tendono, ovviamente, a riaffermare i punti alti del-la retorica liberaldemocratica e sono ben riassunte nel titolo di un saggio di Dino Cofrancesco: La democrazia liberale (e le altre)2. Per Cofrancesco, il compromesso tra liberalismo e democrazia, pur con tutte le sue precarietà e i suoi difetti, continua a costituire il tipo ideale, il modello cui debbono ispirarsi quanti vogliono muoIl popolo al potere Prefazione

versi sul terreno della democrazia nel nostro tempo senza cadere nella trappola del totalitarismo. Egli ne è talmente convinto da declassare, mettendole fra parentesi, le forme democratiche non riconducibili al liberalismo. 4 5 Il libro di Costanzo Preve che il lettore ha tra le mani si colloca, per contro, in una prospettiva molto diversa, al punto che lo si potrebbe anche intitolare, in parte rovesciando l'ottica di Cofrancesco, La

democrazia (e la democrazia liberale). È

quest'ultima, infatti, a costituire un problema, nel senso che, giudicata secondo i parametri di una democrazia senza aggettivazioni, risulta carente, apparendo molto liberale e molto poco democratica. Ma quali sono questi parametri? La risposta di Preve è che sono eminentemente antropologici e filosofici e non politologici o sociologici. Il politologo non dispone, a suo giudizio, degli strumenti necessari per penetrare fino alla sostanza della

democrazia, ma può solo fermarsi all'analisi delle sue forme e istituzioni, cioè della sua scorza esterna. Il limite dell'approccio politologico alla politica, e quindi alla democrazia, è, sempre secondo Preve, che la politica, come sosteneva già Aristotele, non è una scienza in quanto la sua materia prima sono gli uomini e il modo in cui essi organizzano il loro stare insieme. Orbene, l'uomo non può essere inquadrato, incasellato in schemi scientifici perché è, marxianamente, un "ente naturale generico" (Gattungswesen); in lui c'è una "plasficità" che gli consente di sfuggire a ogni categorizzazione e di essere pertanto un continuo campo di sorprese che mettono in crisi ogni pretesa di scientificità. "La democrazia", scrive Preve, "è una pratica umana comunitaria, non un concetto scientifico". Dovrebbe allora essere chiaro perché, secondo Preve, la democrazia non è tanto il potere del popolo, come siamo abituati a ritenere, quanto il popolo al potere. Il primo tipo di definizione enfatizza, infatti, il dato istituzionale, strutturale della politica, mentre il secondo mette al centro coloro che concretamente la fanno. In altri termini, si dà democrazia non quando si è in presenza di un quadro istituzionale ritenuto democratico, ma in realtà liberale (un parlamento, libe re elezioni, partiti che si contendono il consenso dei cittadini, separazione dei poteri, stato di diritto, prevalenza della sfera privata su quella pubblica), bensì quando il popolo - inteso non come indefinita e romantica unità mistica, ma in senso aristotelico come l'insieme dei più poveri e degli svantaggiati

- può concretamente accedere al potere e far valere il suo peso nelle decisioni. Chi privilegia il primo aspetto (quello della rappresentanza), rischia seriamente di ridurre la democrazia a vuoto rito, a puro orpello, a «gioco politologico interminabile di simulazioni istituzionali». Questa è l'idea-cardine intorno a cui ruota il libro e che consente all'autore di sostenere che oggi, in Occidente, ci illudiamo di vivere in democrazia, mentre in realtà viviamo in regimi oligarchici che «si sono appropriati del concetto di popolo e in suo nome fanno gli interessi del grande capitale finanziario e dell'impero americano». La democrazia, quindi, è un compito, un traguardo che abbiamo davanti a noi, qualcosa da costruire e non di già scontato e acquisito.

Si tratta di una tesi spiazzante e sconcertante per chi è assuefatto al politically correct, che quotidianamente assorbiamo attraverso i mass-media e che tuttavia non sorprende chi ha una certa familiarità con gli scritti di Preve, il quale, nei suoi testi, predilige di solito i contenuti forti, i toni netti, perentori, e uno stile di scrittura che somiglia molto al linguaggio parlato, tipico del docente (di filosofia) quale egli è stato per molti anni. In effetti, leggendo la sua prosa, sembra quasi di vederlo mentre spiega ai suoi discenti Aristotele, Spinoza e Marx. Conoscendo il suo amore per la Grecia, crediamo, dicendo questo, di fargli un complimento, perché gli antichi greci valorizzavano

una parola rivelata. ma che anzi si inseriscono all'interno di un sostanziale apprezzamento del suo sforzo di rivitalizzazione della democrazia. dunque.ma la parola frutto di un dialogo razionale. assume in altri suoi scritti come simboli di questi differenti approcci alla politica". può essere rappresentata. Probabilmente. seguendo una tradizione filoso-fica consolidata. a livello simbolico. pertanto. in tempi a noi più vicini. non.molto la parola pronunciata in pubblico. Una prima osservazione si riferisce alla liquidazione. al dissenso e anche al fallimento. Michels e. non si stupirà se. come nei casi dei processi a Socrate e allo stesso Nazareno. a nostra volta. forse ec-cessivamente drastica e frettolosa. la politologia e la sociologia avrebbero meritato una considerazione maggiore.la parola di cui parla il profeta Isaia' e che. quindi esposta alla critica. delle cui "trame" Preve dichiara senza mezzi termini di "farsi beffe". e di pratiche poIl popolo al potere P re fazione litiche. Questa diversità di parole. cioè la politica. alcuni ri-lievi che non intendono essere necessariamente critici. richiamandoci alla sua concezione "ateniese". gli proponiamo. soprattutto se si pensa che il . dopo aver letto/ ascoltato la sua parola. Pareto. dalle città di Atene e Gerusalemme che Preve. che scende dall'alto . riservata nel saggio a politologi e sociologi (Mosca. in particolare quella detta negli spazi che formavano e delimitavano la vita activa. si incarna in Gesù Cristo . Sartori e Bobbio). Preve. per i cristiani.

par-tecipare ai drogaparty e andarsene in giro con automobili ruba-te? Perché non rapinare vecchie signore.politologo Colin Crouch. almeno su questo tema. e se persino dalle opere di un sociologo molto integrato e à page come Ralf Dahrendorf viene fuori un'immagine della nostra società de-cisamente inquietante: democrazie ridotte a spettacolo e i cittadi-ni a masse di inebetiti couch potatoes. se necessario. come se fosse la cosa più ovvia di questo mondo: «Se sei disoccupato. 6 7 Già. battersi con le bande ri-vali e. piccole enclaves di super-ricchi protette da guardie private e peri-ferie urbane degradate. al pun-to che ci si può chiedere. perché non fumare marijuana. non va molto d'accordo. e cioè che niente ha valore e tutto ha un prezzo? Se con politologi e sociologi Preve. usando gli strumenti della sua vituperata "scien-za". in forme esplicite o subliminali. immense megalopoli fasciate da colossali anelli d'asfalto intervallati da fast food e pornoshop. peraltro positivamente ci-tato da Preve. perché non farlo? In nome di che cosa astenersene quando da ogni parte. ammazzare qualcuno?»5. ci viene trasmesso sempre lo stesso messaggio. si pone interrogativi non troppo dissimili da quelli sollevati da Preve circa la reale democraticità delle nostre democrazie. dove la "colla" che tiene insieme la società si è ormai essiccata e le "legature" sociali non reggono più. riesce comunque a trovare una buona sintonia con storici come Eric Hobsbawm e .

mentre. si richiama a Canfora per quanto riguarda il rifiuto dell'idea formale di democrazia. Pascal scommetteva su Dio. ma che si dipana anche in Cusano e Marx. Preve scommette sull'uomo. nonché con un pensatore come Pietro Barcellona. A questa rete di riferimenti. è poi sottolineata anche da Barcellona in molti suoi saggi. cioè in un contesto dal quale proviene lo stesso Preve. e non come forma di governo. Inutile aggiungere che Preve si è di certo anche nutrito delle pagine dedicate da Hannah Arendt alla democrazia greca. Preve aggiunge inoltre il suo tocco personale. con riferimen-to più diretto alla democrazia. e quindi l'esistenza di un homo democraticus come propedeutico al sorgere di una vera democrazia. la sua nota caratte-ristica: una scommessa sull'uomo. espliciti e impliciti. A suo parere. può irnpostare correttamente il discorso sulla demo-crazia se non ci si sbarazza della negativa antropologia hobbesiana. per aífermare e proporre una concezione del-l'uomo che Preve fa filosoficamente risalire ad Aristotele. cui aderiva un maestro celebrato della democrazia liberale come Norberto Bobbio. vale a dire dei poveri. Di Hobsbawm. intendendo questo termine in tutta la sua - . vista da Canfora come ideologia del demos. Tutti autori non a caso collocabili in un'area di sinistra critica.Luciano Canfora. Preve accetta la periodizzazione secolo breve/secolo lungo. in base alla quale l'uomo è un essere dotato di log os. L'importanza dell'educazione (paideía) alla democra-zia.

che comprende le nozioni di ragione. ossia al contempo un animale politico. sociale e comunitario6. risalente a dodici anni fa. sottraendoli allo scetticismo. Aristotele può definire l'uomo un ente intermedio fra la divinità e l'animalità. e a quello su identità e . in quanto luogo di incontro di quegli Il popolo al potere Prefazione esseri "aporetici' che sono gli uomini. che ci sembra datata. e uno zoon polítilcon. Poteva essere plausibile vent'anni fa. È questa sua natura a fondare la necessità della vita in comune e della democrazia. Basti pensare al lavoro sui diritti umani. ma non adesso. ha infatti rintracciato nella sua opera un itinerario di progressiva apertura all'universale e di superamento dei limiti del relativismo e del differenzialismo assoluto'. dialo-go e calcolo. il saggio più approfondito e serio sul percorso intellettuale di de Benoist. chiuso all'universale e al vero. A partire da questi presupposti.estensione semantica. autore di quello che rimane. a tutt'oggi. la cui "plasticità" li apre alla verità e all'universale. Pierre-André T aguieff. ritenuto uno dei portatori di questo discorso. Qui Preve inserisce una critica ad Alain de Benoist. che una posizione relativista è insostenibile. al relativismo e a un differenzialismo assoluto. dove il pensatore francese scrive. 8 Questa linea di ricerca ci pare ampiamente confermata dai libri pubblicati da de Benoist successivamente al testo di T ag-uieff. senza possibilità di equivoco.

potrebbe offrire un efficace contributo ad una rico struzione. a partire da un terreno in buona misura non coltivato. a sostenere. mostra di conoscere tali testi. di cui si sente la necessità in ambienti solitamente definiti alternativi o antagonisti. nella nota bibliografica finale. La dissipazione di ogni malinteso dovrebbe essere il primo passo da muovere in questa direzione. in cui queste nozioni vengono proposte in un'accezione aperta e dinamica'. di un diverso e inedito panorama culturale e politico. globalizzatore e bombardatore. Casalecchio 2005). contro le evidenze testuali. non abbia colto queste evoluzioni dell'ultimo de Benoist. questa critica è altresì foriera di gravi equivoci che possono nuocere non poco a quel tentativo. . che pure.comunità. nel quale è attivamente e meritoriamente impegnato lo stesso Preve. Continuando. È strano che Preve. infatti. ma che non è ancora riuscito ad assumere una credibile configurazione. si dà oggettivamente man forte a quanti sono interessati alla ghettizzazione di un pensiero che. di decostruzione della destra e della sinistra e di denuncia della loro natura di meri e vuoti simulacri all'ombra dei quali si riproduce il gioco delle parti neoliberale. che vede de Benoist schierarsi per un federalismo inteso nel senso di Althusius e per una democrazia imperniata su una effettiva partecipazione popolare. Oltre ad essere datata. O ancora a Oltre il moderno (Arianna. che de Benoist è un relativista e un differenzialista assoluto. se lasciato libero di circolare e presentato per quello che effettivamente è.

la realtà in cui siamo immersi sta marciando in una direzione esattamente opposta: sia la democrazia che l'uomo sono sempre più sviliti e resi irriconoscibili. non è importante che la gente. senza un homo dernocratícus. È la cosiddetta "globalizzazione". il presupposto stesso della discussione. discuta e decida. a parte la retorica. che è quello di agevolare il flusso mondiale di energia destinata a sostenere la way of lífe occidentale. Cosa ci sia di democratico in tutto questo. ma che lo Stato. Orbene. Alla . produca il risultato che da esso ci si attende. è difficile dirlo. liberato da fardelli sociali e trasformato in azienda. che ci pare importante sottolineare. sia infoimata. per così dire. tanto nelle sedi accademiche quanto sugli organi di informazione di massa. infine. In quest'ottica. ossia senza un tessuto connettivo diffuso fatto di uomini animati da passione civile. un'altra questione che emerge dalle pagine di questo libro. I dissenzienti vengono inseriti nella categoria degli "Stati canaglia". afferma Preve. con le tragiche conseguenze che ben conosciamo'. desiderio di sentirsi coinvolti quali soggetti consapevoli nel destino della propria "circostanza". e poi esportato e imposto ai refrattari. Non esiste democrazia. partecipi. privilegia l'efficacia e la funzionalità agli interessi della superpotenza americana su ogni altra preoccupazione. a tutti i livelli. infatti. il modello che viene teorizzato. voglia di partecipazione. del mondo che li circonda.C'è. a tal punto che rischia di venir meno la materia prima. Per quanto riguarda la democrazia.

che viviamo nel migliore dei mondi possibili e che la storia è perciò finita. sono crollati sotto il peso o della sconfitta militare o di una implosione. ma alla fine nell'animo dell'uomo scatta qualcosa che lo spinge a ribellarsi. Orwell aveva in mente l'URSS.che peraltro conserva aspetti molto attuali: si pensi al tema della neolingua. e quindi alla manipolazione del linguaggio da parte del potere .sembrerebbe avvalorare questa schema antropologico. Le loro pratiche hanno determinato reazioni di vario genere che alla fine li hanno travolti. Il secolo che ci siamo appena lasciati alle spalle — ma il nostro sguardo Il popolo al potere Prefazione potrebbe allargarsi alla storia in generale . rna è chiaro che il suo discorso è applicabile pure ai fascismi. alla lunga non regge. descritto letterariamente in 1984. però. Il Grande Fratello può anche arrivare a farsi "amare" dai suoi sudditi. I totalitarismi. come capita allo sfortunato protagonista al termine del romanzo. Se l'utopia negativa . che si prefiggevano appunto un controllo totale dell'uomo tendente alla creazione di un uomo nuovo.deriva della democrazia. come ci si vuol far credere.non significa. Il falli-mento storico della distopia orwelliarta . Preve oppone la sua scommessa sull'uomo. I fatti hanno dimo-strato che il regime totalitario. a dire basta e a riaffermare la sua dignità umiliata e offesa. la persuasione che nell'uomo ci sia per definizione come una sorta di zona franca che gli consente di soffiarsi ai tentativi dei potenti di turno di inquadrarlo e controllarlo.

è pur vero che. caro a un altro grande visionario. che ci auguria-mo risulti contagiosa. al contrario. con l'inquietudine di un Karnoouh o con l'esaltazione prometeica di Negri e Hardt". Giuseppe Giaccio . perché non ci sarebbe più nessuno disposto a farlo. non siamo ancora pervenuti a questi estremi. dove diventa estremamente difficile di-stinguere fra l'umano e il non umano tema. C'è anco-ra spazio per puntare sull'uomo e questo saggio di Preve è un appello alla resistenza e urta dichiarazione di fiducia. Philip K. Il Brave New World da lui descritto ha tutta l'aria di essere il modello vincente.di Orwell e stata sconfitta. quella di Aldous Huxley appare. il pericolo più grave e insidioso. da cyborg completamente asserviti e lieti di esserlo. se questa è la tendenza che si vorrebbe far trionfare. Dick . ma certo è che in un mondo siffatto non avrebbe molto senso scom-mettere. questo. Di fronte a questa prospettiva. distaccata indifferenza di un Houellebecq. Le biotecnologie appli-cate all'uomo e la forza di penetrazione e seduzione della sfera mediatica conferiscono una sinistra plausibilità allo scenario di un mondo futuro popolato da post-umani. è possibile reagire con la fredda.e in cui l'ultimo esemplare della specie umana non può fare altro che impiccarsi. Tut-tavia.

PIERRE-ANDRE TAGUIEFF. 274.Note 1 Cfr. Roma 2004. di prossima pubblicazione per le edizioni Controcorrente. infine. Quadrare il cerchio. cfr. libertà ». Torino 1998 e LEV SESTOV. in Trasgressiom. 87 [ed. Firenze 2004. Einaudi. Settimo Sigillo. 7 Cfr. di ANTONIO NEGRI e MICHAEL HARDT . 8 Cfr. 40. 2 Rubbettino. 2003. differenza. Colonnese. Lindau. GORDON POOLE. T ecnica e destino". Soveria Mantieni. 1-18. 3 Cfr. pag. RALF DAHRENDORF. entrambi editi da Bompiani. Filosofia del presente. pag. pagg. autore che è tutt'altro che un sovversivo. Atene e Gerusalernme Saggio &filosofia religiosa. novembre 2005. Roma 2004. 98. n. anche LEO STRAUSS. "No future. ad esempio. Au-delà des droits de l'homme. in Diorama letterario. Torino 2005. COSTANZO PREVE. 9Queste cose sono state chiaramente spiegate da Francis Fukuyama. Settimo Sigillo. Milano 2005. 5 Cfr. 95-121. 10 l1 Premessa 13 . hnpero. Is 55. Rizzoli. n. Sulla Nuova destra. ALAIN DE BENOIST. un comunista o un antiamericano. Nazione guerriera. 43. GIANO ACCAME-COSTANZO PREVE. Settimo Sigillo. Paris 2004. Napoli 2002. Dove va la destra? Dove va la sinistra?. Milano 2002. Roma-Bari 2000. Libertà attiva. cfr. Laterza. Il milítarismo nella cultura degli Stati Uniti. 10-11. per quanto riguarda CLAUDE KARNOOUH. nonché il dossier « Identità. it. pagg. Roma-Bari 2003. 4 Si veda. Bompiani. cfr. Laterza. Roma 20041. in Esportare la demo-crazia. Gerusalenznze e Atene. Krisis. 10 Di MICHEL HOUELLEBECQ si vedano Le particelle elementari e il più recente La possibilità di un'isola. anche RALF DAHRENDORF. pag. Vallecchi. 6 Su questo aspetto comunitario Preve si sofferma nel saggio Elogio del comunitari:9mo.

invece. Ho deciso di non farmi atterrire della nevrotica compulsione alla completezza e di non farmi spaventare dal fantasma opportunistico della cosiddetta "complessità". Nello stesso tempo. egaria della natura umana e della fatale costituzione di dites oligarchiche estremamente minoritarie. che praticamente quasi tutto è già stato detto. ma un vero e proprio saggio problematico.l'unico esportatore autorizzato della democrazia nel mondo. Accingendosi a trattare del problema della democrazia. sia pure di modeste pretese. per fortuna. con il pretesto che le cose sono complesse. e cercando di dire qualcosa di sensato. filosofico. Un pamphlet non ha bisogno di argomentare troppo le proprie tesi sul piano storico.I libri consacrati al problema storico della democrazia sono molto numerosi e sotto il loro peso è possibile sfondare molti scaffali. per cui. il povero autore si accorge ben presto. in assenza di una vera e propria investitura papale . in cui ad un polo stanno coloro che considerano la democrazia un semplice mito. e nell'altro invece sono fieramente schierati i sostenitori del primato dell'Occidente greco-romano-statunitense. ci si sente autorizzati a galleggiare in una sorta di "centrismo furbesco". ho deciso di non scrivere un pamphlet. sfogliando l'alluvionale bibliografia. Un saggio problematico.sia pure. economico e sociologico e il suo valore sta proprio nel collocarsi in un estremo. del tutto irraggiung-ibile a causa della debolezza gr. non può soltrarsi del tutto al terreno dell'ar- . proclamato oggi . in una vasta gamma di posizioni.

Per dirla in modo telegrafico. una serie articolata e ben connessa di argomentazioni possa realmente "convincere". ho smesso da tempo di credere che. In proposito. un insieme di esperienze e non certo soltanto una catena ben strutturata di ragionamenti. gli antichi erano più saggi di noi. un'argomentazione o. in quanto tale. filosofici ed infine politici (attuali) del problema della democrazia e. per usare un Il popolo al potere Premessa termine filosofico specifico . per finire. Il saggista deve comunque "scommettere" sulla forza di convincimento dei propri argomenti. deriva da un'improvvisa illuminazione concettuale. che permette di vedere da un altro punto di vista la totalità delle cose . Per trattare il tema della democrazia. come premessa psicologica. ho scelto una forma espositiva in cinque parti. la "retorica" si identifica con la scelta dell'esposizione. mentre le tesi puramente filosofiche possono soltanto essere "mostrate". lo sapeva già bene Platone.e questa illuminazione concettuale possibile ha. dal .gomentazione. perché sapevano bene che la cosiddetta "retorica" non era sinonimo di discorso vuoto ed ampolloso. tre capitoli successivi dedicati rispettivamente agli aspetti storici. Con questo. le tesi scientifiche vere e proprie si "dimostrano". un'introduzione. meglio. una nota bibliografica generale. Portata al livello della composizione di un saggio come questo. L'essere convinti. ma una buona tecnica per la comunicazione convincente delle proprie posizioni.la totalità "olistica".

Si tratta di eventi in genere già largamente noti al lettore acculturato. perché si finisce con lo . da un lato. propongo al lettore un breve excursus storico sulla democrazia. ma su cui è comunque bene tornare e ritornare. espone immediatamente le tesi sulla democrazia. su cui poi ritorno in modo più analitico e problematico nei tre capitoli successivi.momento che il testo vero e proprio è stato lasciato di proposito senza note a piè pagina. dall'altro. dalle sue origini greche fino al suo ripresentarsi in età moderna. 14 15 I tre capitoli successivi sono dedicati a un "ritorno" e a un approfondimento analitico delle tesi già anticipate in forma apodittica nell'introduzione. nel suo complesso intreccio con il liberalismo e con le varie forme di socialismo e di comunismo. ma a mio avviso non sono affatto dannose. ritengo che un buon sostituto di questa inesistente oggettività sia l'immediata e chiara esplicitazione delle tesi portanti del libro. infatti io esplicito subito le tre tesi teoriche portanti del mio saggio. che mi ha suggerito questa scelta. Le ripetizioni sono inevitabili. scritta volutamente senza una scansione in paragrafi. In questa premessa. L'introduzione. Dal momento che non credo nella cosiddetta "oggettività" di un testo di tipo saggistico. che poi discuto liberamente lungo tutta l'introduzione. che può dunque essere letta come un testo autonomo a sé stante. voglio anticipare brevemente al lettore la logica espositiva. Nel primo capitolo.

e questa natura umana è compatibile con la pratica della democrazia come governo delle leggi. per questo. come dirò già nell'introduzione. il cui presupposto sociale è l' uomo dernocratícus. propongo invece al lettore una serie di ragionamenti di tipo filosofico sulla democrazia. a mio avviso. Il lettore scuserà la brevità un po' apodittica di molti di questi giudizi. Dal momento che. considero questo secondo capitolo ancora più importante del primo. Nel secondo capitolo. al massimo. di un civile relativismo differenzialistico ben temperato da un convenzionafismo consensuale? . Ci sono. ma espliciterò sempre in modo chiaro il mio giudizio storico. primari: esiste una natura umana. ma l'alternativa a questa sinteticità apodittica sarebbe stata di fatto composta da un noioso ed interminabile appesantimento storiografico. In proposito. il problema della democrazia non è primariamente istituzionale. autogoverno politico ed autogestione economica? E ancora: la democrazia è un valore universale ed universalistico. centinaia di volumi monografici analitici. di cui due sono. che occorre educare ad essere tale . oppure l'urúversalismo è un mito filosofico occidentale infondato e bisogna accontentarsi.la democrazia è un insieme di pratiche comunitarie. Con tutto il rispetto per la corporazione degli storici. non fingerò un'impossibile oggettività.in questo secondo capitolo discuterò alcuni problemi filosofici.scoprire sempre qualcosa di inedito. ma antropologico .

Analizzerò. come ad esempio la categoria della cosiddetta globalizzazione (che personalmente considero un mito). Sulla questione della democrazia. ed ho anche da tempo abbandonato l'illusione — su cui mi ero formato nei miei anni giovanili — dell'esistenza di un sog-getto sociale collettivo salvifico e/o su di una dottrina scientifica della previsione sociale.Nel terzo capitolo. specie che vive in un incrocio parti-colarissimo di natura e storia. questo saggio vorrebbe sfuggire al-l'alternativa "secca" fra ottimismo e pessimismo. non sono ottimista. alcune fra le interpretazioni più diffuse che si danno della contemIl popolo al potere 16 poraneità. in quanto pienamente coscien-te della forza inaudita delle oligarchie. che in genere sopravvive alle peggiori disillusioni e alle più terribili "bastonate" della storia. per-ché credo nella capacità reattiva e plastica della natura umana. ovviamente. in termini di costruzione di comunità fondate sull'informazione e sul potere di decisione integrale sui parametri complessivi della ripro-duzione della specie umana. tornerò al tema già discusso nell'introduzione. già anticipata nell'introduzione. Nell'intenzione dell'autore. infine. Non mi sottrarrò evidentemente al compito di proporre una mia persona-le concezione di democrazia. Premessa 17 . cioè ad una interpretazione personale del momento storico e politico in cui stiamo vivendo. che attualmente dominano il Pianeta. non sono però neppure pessimista.

Tuttavia. Lo stes-so argomento può non essere trattato in modo unitario. purtroppo. L'irrita-zione produce adrenalina. cosa che ogni saggista ovviamente persegue. Nella realtà. vengono discussi solo nel secondo capitolo. credo sinceramente che il letto-re possa seguire con maggiore facilità le mie argomentazioni sulla base della separazione metodologica fra l'elemento storico e l'elemento filosofico. senatore o consigliere regionale. sono pienamente convinto. Un saggista non deve farsi eleggere deputa-to. e l'adrenalina induce alla risposta e alla reazione. come il pensiero originale di Marx e il marxismo teorico successi-vo. non è senza difetti. ma essere ripreso in tutti e tre i capitoli successivi. tuttavia. Questo capita an-che per altri argomenti. piuttosto che sulla base di una mescolanza inestricabile dei due elementi. e non deve neppure essere scelto per far parte di un ben . virtù amata dalle due categorie complementari dei dittatori autoritari e degli sciocchi conformisti. A fianco dell'approva-zione del lettore.La mia scelta espositiva. nel primo capitolo viene sottoposto a critica il tentativo del comunismo stori-co novecentesco (1917-1991) di perseguire un'emancipazione so-ciale universalistica senza garantire la libertà d'espressione e la democrazia politica. Ad esempio. Non ho mai cercato un'impossibile unanimità. sa-rei anche e forse ancor più soddisfatto. i due elementi sono strettamente intreccia-ti. se la lettura del mio mode-sto libro provocasse talvolta anche la sua "irritazione". mentre alcuni dei suoi presupposti filosofici. ma è l'inevitabile conseguenza di una espo-sizione non cronologica. Di questo.

Se infatti traduco il termine greco demokratza come "potere del popolo" . A prima vista. psicologica e diacronica (come esso si costituisce progressivamente. Personalmente. l'attenzione si sposta inevitabilmente sulla nozione di "popolo". ma non lo è. dunque. vellicare servilmente i pregiudizi di chi gli sta sopra. Introduzione 19 Democrazia significa potere de/popolo. se si segue la mia proposta di traduzione. mentre.che. in un processo di apprendimento individuale e collettivo). Non deve. sia nella sua dimensione storica.e lo . Il saggista vive in una di-mensione orizzontale. sociologica e sincronica (come esso. sempli-cemente perché nessuno gli sta sopra.pagato team manageriale. di fatto. lo ammetto. è la versione filologicamente più corretta. sembrerebbe un sofisma linguistico. e non a caso è quella che si è imposta storicamente . sia nella sua dimensione attuale. sia che democrazia significhi "potere del popolo" sia che significhi "popolo al potere" . presente. • In ogni caso.il concetto centrale diventa quello di "potere". ne propongo subito un significato leggermente diverso: il popolo al potere. esercita il suo potere e come riesce a controllare i suoi eventuali rappresentanti e delegati). che è poi esattamente anche la dimensione della democrazia.

di cui parlò a suo tempo il pacifista italiano Aldo Capitini . dal momento che i parametri concettuali da definire sono soltanto due. quindi esplicitamente "proprietario"). chiamato di tanto in tanto a scegliere un perso. come avveniva al tempo dell'antica Atene (in cui donne. però.almeno .sembrerebbe a prima vista che si tratti di una nozione facilmente definibile.i la "onnicrazia". nale politico specializzato nella disciplina chiamata "decisione po'\ litica". potere ed infine lo spazio problematico dei loro rapporti reciproci. non può sfuggire al lettore attento . proprio [qui nascono le difficoltà. schiavi e stranieri Il popolo al potere Introduzione residenti erano esclusi dalla deliberazione politica) o al tempo del liberalismo ottocentesco pre-democratico (in cui il voto era strettamente censitario. il "popolo" può essere esteso virtualmente a tutti . A sua volta.spostamento semantico dal primo al secondo significato. Il "popolo" può essere definito in termini I di cittadini attivi deliberanti in assemblea. con l'impronta dinamica che inevitabilmente risuona. Inoltre.oppure può essere fortemente limitato. il "potere" può legittimare la limitazione della libertà di opinione e di espressione pubblica delle opinioni (come nella filosofia politica di Hobbes e poi nella pratica costituzionale dei fascismi e dei comunismi novecenteschi) oppure può legittimarsi proprio sulla base della loro tutela (come nella filosofia politica di Spinoza e . Come è largamente noto. o al massimo tre: popolo. oppure in termini di corpo elettorale.

cioè che la versione "il popolo al potere" è preferibile alla versione "potere del popolo". pur essendo a tutti gli effetti un "allievo infedele". Preferisco tuttavia non farlo. Solo in un secondo momento. vengo comunque dalla scuola di Norberto Bobbio). in modo che il lettore possa subito tenerne conto. è bene disaggregare nelle loro differenti (e contrastanti) componenti semantiche le due nozioni di popolo e di potere. perché un saggio politico di tipo critico e problematico come questo non è un saggio di divulgazione scientifica. perché la prima evoca semanticamente un processo dinamico. tradizionale. in piena consapevolezza. in cui vengono esposte in modo comprensibile e in un linguaggio comune le teorie dell'astronomia. Per ora. non intendo affatto contestare la legittimità e l'utilità. Potremmo continuare a lungo. 20 21 A questo punto. ma appesantiremmo inutilmente questa introduzione. della chimica o della biologia. sapendo bene. mentre la seconda. della fisica.nella pratica costituzionale delle moderne liberaldemocrazie). che il solo oggetto realmente esistente è la loro combinazione. dal momento che. per usare un . è sufficiente ricordare il punto di partenza che abbiamo proposto. si presta maggiormente a modelli statici di forme di Stato e di governo (di cui. Nel caso della divulgazione scientifica o delle cosiddette "scienze dure". peraltro.sulla carta . però. potrei immediatamente dare la "mia" definizione di democrazia.

sempre provvisoria e revocabile. che proporrò nel primo e nel secondo capitolo di questo saggio. alle ultime pagine di questo saggio. . appunto. e quindi anche della filosofia politica). credo che il concetto di democrazia possa emergere meglio. ma che viene usato continuamente . Trattandosi di una posta in gioco. la velocità non è l'accelerazione ecc.termine. Se questo è vero. ma da un processo per cui alla pietra si toglieva progressivamente tutto ciò che impediva alla forma ideale di emergere e di diventare visibile. l'equivalente del lavoro dello scalpellino e dello scultore è il lavoro dello storico e del filosofo. che fanno dell'esatta definizione dei concetti (la massa non è il peso. ma dal moderatissimo Immartuel Kant a proposito della filosofia. il concetto di democrazia è la "posta di gioco" di un eterno "campo di battaglia" (l'espressione "campo di battaglia". Michelangelo intuì che una buona scultura non risultava da una aggiunta alla pietra. è bene che io lasci ogni tentativo di definizione. Karnpfflatz. invece. che trovo personalmente ridicolo. dei ricercatori e degli specialisti. Nel nostro caso. non è stata proposta da un fanatico estremista. se si toglierà progressivamente alle due pietre costituite dal "popolo" e dal "potere" tutto ciò che esse hanno di non-democratico.) il terreno comune condiviso e concordato dall'intera comunità degli scienziati. quello. Nello stesso modo.si ha a che fare con discipline.

a posteriori le tre valutazioni seguenti. più general-mente. e facciamolo nel modo più esplicito. Esiste un'etica della comunicazione scritta e parlata. perché è evidente che la corruzione e l'a. non viviamo in urta reale democrazia. Si tratta infatti di ovvietà e di vere e proprie tautologie. Non sto dicendo che è incompleta. in Occidente.patia sono patologie organiche di un corpo politico come la . mez-ze misure. qui ed ora. prima ancora che sulla verità e sulla giustizia. mentre l'esplicitazione vendica delle proprie opinioni è qualcosa del tutto alla nostra portata. ammesso che si tratti di concetti universali realmente esistenti. infatti. sincero e brutale possibile: oggi. inconseguenti sul piano teorico ed opportunistiche sul piano politico. Simili formulazioni sorto. La verità e la giustizia. che ha per le mani. solo l'insieme delle argomentazioni storiche e filosofiche svolte successivamente potrà legittimare o delegittimare . Il lettore deve sapere subito che cosa pensa l'autore del libro. a mio avviso.Se dunque riserverò consapevolmente alle ultime pagine le proposte di definizione della democrazia (il popolo al potere). che cercherò di esporre nel modo più sintetico possibile. Come è evidente. minacciata dall'apatia e dalla corruzione ecc. Il popolo al potere Iniziamo dal primo punto. imperfetta. sono poste in gioco di complessi dibattiti dialogici di fatto irrisolvibili. e questa etica si basa sulla sincerità e sulla veridicità. in Italia e. è invece bene che anticipi subito in queste prime pagine le mie posizioni personali sulla questione.

Questo fantasma di legittimazione ha ovviamente bisogno. il fascismo. am_mata attraverso una pecu-liare tecnica .ma questa operazione polemica è puramente ideologica e la costruzione di un fantasma ideologico non può so-stituire urta vera dottrina politica credibile. il totalitarismo.democrazia. kaittimazOne. i di un nemico contro cui definirsi . deformazioni burocratiche. il populismo. La democrazia oggi e un fantasma ch. Oggi il presunto "cittadino" è suddito di &te onenti fo • es ro riazione: il gigantesco circo mediatico. così come. come del resto tutti i fantasmi di legittimazione esistiti nella storia.il comunismo. apatia. recentemente defunto (1917. informati e soprattutto sovrani del contenuto della propria decisione politica. erano fan-tasmi di legittimazione il carattere cristiano della socklas christzana del Medioevo auropeo o il riferimento al pensiero di Karl Marx del comunismo storico novecentesco.. il cui compito è appunto la disinformazione pianificata e progr. non viviamo per nulla in una democrazia. in quanto tale. domani chissà . che. oggi il terrorismo islamico internazioS nale. a mio avviso. in casi come questi è meglio rischiare l'unilateralità assertiva ed essere radicali: semplicemen-te. manipolazione della classe politica professionale ecc. o meglio il popolo al potere. presuppone un insieme di cittadini consapevoli. no.1991). sarebbe sempre esistente anche in presenza di corruzione. Il potere del popolo.

allora non intendo sottrarmi opportunisticamente alla domanda e risponderò così: viviamo in una oligarchia o. La conoscenza è espropriata dalla sapiente saturazione del "circo mediatico" . apparentemente anonima.e la presenza di mercati finanziari sottratti a qualsiasi sovranità statale e comu22 23 Introduzione nitaria. Ritornerò dettagliatamente su tutti i punti qui frettolosamente evocati e riassunti. centro e destra . mi si chiede subito in che "mondo" viviamo.mentre la decisione lo è dalla macchina. bensì i cittadini come liberi membri volontari di una comudtà sono del tutrdespropriati aéra-cOnoseenza che della decisione. non sono i singoli cittadini intesi come atomi astratti di sovranità.si tratta di un vero e proprio mondo alla rovescia . in un sistema oligarchico controllato congiuntamente da un circo mediatico e da una rete di mercati finanziari. Se. come vedremo ampiamente in seguito. un sistema di .che solo gli illusi e i faziosi ritengono seriamente diviso in sinistra. dal momento che nego che questo mondo sia una de-mocrazia. dei cosiddetti "mercati finanziari" (per cui le nazioni diventano aziende. più esat-tamente. però. e la nazione italiana diventa "Azienda Italia"). fatale e impersonale. Circo mediatico e mercati finanziari contribuiscono a crea-re una sinergia patologica in cui i titolari della democrazia che.di saturazione apparentemente "informativa" .

Locke. che ha incorporato residui costituzionali della tradizio-ne liberale classica. la facoltà di annullare o di limitare in nome della sicurezza).). residuo di una precedente legittimazione democratica ot-tocentesca (legittimazione referendaria di una classe politica omo-genea. usando la categoria di "oligarchia". che il potere ha però sempre. Questo regime di oligarchia pseudodemocratica e pseudoliberale. mi sono rifatto esplicitamente al pensiero politico dei Greci antichi. in Il popolo al potere Introduzione ultima istanza. in quanto chi scri- . consapevole e meditata. della li-bertà di opinione e di organizzazione del cittadino (cittadino.potere periodicamente legittimato da referendum elettorali di facciata. ovviamente. Si hanno così tre elementi connessi. pe-raltro. con la riduzione del popolo sovrano a corpo elettorale privo di sovranità). non è in alcun modo una democrazia. e non a quello dei moderni (Hobbes. che ripeto ancora per chia-rezza: oligarchia (quindi né tirannide. Constant ecc. fondati sulla tutela. inteso come atorno portatore di libertà originaria. Si tratta. né demo-crazia). che si spettacolarizza elettoralmente in un gioco della com-media dell'arte fra destra e sinistra. anche giuridica. non come membro attivo di una comunità in divenire). ovviamente. né aristocrazia. di una scelta volontaria. Il lettore noterà che. residuo di una pre-cedente legittimazione liberale ottocentesca (garanzia delle liber-tà di opinione e di espressione.

facendomi consapevolmente beffe delle raffinate trame politologiche contemporanee. religiose e politiche. ne consegue allora che questa (inesistente) democrazia non fa parte dei cosiddetti "diritti umani" universalistici da esportare militarmente in aree geografiche. che in realtà deriva consequenzialmente dal primo e ne è. ma non credo che Kant e Hegel abbiano realizzato un "progresso" rispetto a Platone e ad Aristotele. per avere appunto il diritto di isolarle prima con embarghi economici e di invaderle militarmente poi. Se infatti non viviamo in una democrazia. ma in una oligarchia munita di apparati secondari e non essenziali di tipo pseudodemocratico e pseudoliberale. Oggi viaggiamo e ci curiamo in modo indubbiamente più "progredito". . non credo. Questa è la ragione per cui utilizzo tranquillamente la categoria classica di "oligarchia".. soprattutto. Passiamo al secondo punto. nella chirurgia. Io riconosco esplicitamente il progresso nella farmacologia. se non crollano da sole. e se questa presunta "democrazia" non è che un fantasma di legittimazione ideologica. dunque. nel progresso come categoria della filosofia della storia e. un suo logico corollario. che vengono dichiarate unilateralmente non-democratiche. invece. derivati da una fase storica precedente ed ormai già quasi del tutto consumata.ve rifiuta esplicitamente il presupposto per cui il pensiero politico moderno abbia realizzato un progresso conoscitivo rispetto al pensiero politico classico. nell'ingegneria aeronautica ecc. della semplice filosofia.

anch'esso esistente). C'è poi il problema specifico della costituzione della teoria dei cosiddetti "diritti umani". comunque. che riassumerò così: se il nostro prodotto politico occidentale di esportazione è una oligarchia. una protesi bellica rivolta a distruggere quello che resta del diritto pubblico internazionale. distinguendo l'universalismo scientifico (veramente esistente). malamente travestita di inesistente democrazia. l'universalismo filosofico (a mio avviso. la cui funzione è limitata alla esplicitazione veridica delle mie premesse di valore. è del tutto . che nasce su base giusnaturalistica ed ha perciò alle spalle una lunga e nobile tradizione. Questa teoria. che sarebbe sciocco irridere o sottovalutare — infatti non ho alcuna intenzione di farlo — è oggi diventata. In questa introduzione. bisogna ovviamente chiarire il problema filosofico del cosiddetto "universalismo". è sufficiente insistere sul punto essenziale della questione.24 25 Per comprendere bene quanto ho appena scritto. insieme con la sua premessa economica. la teoria della (già avvenuta) globalizzazione. diventata oggi una vera e propria religione umanistico-ecumenica dotata di apparati inquisitori e missionari. e infine lo pseudo-universalismo ideologico teso a legittimare comportamenti unilaterali e particolaristici travestiti con un universalismo" inesistente e posticcio (di cui non bisogna stancarsi mai di denunciare la strumentalità).

In proposito. sulla denuncia e sulla demistificazione. si basa su urta possibilità ontologica e sociale allo stesso tempo: la democrazia. Siamo giunti così al terzo ed ultimo punto. tanto meno poi le patologie Il popolo al potere Introduzione storiche e sociali. che intende esercitare il potere sulla riproduzione della propria esistenza. è possibile. piazzisti. in quanto basati sulla critica. preti. come processo di costituzione storica e sociale di comunità. sia pure difficile e non garantita. che. psicologi televisivi. Il pensiero-placebo non cura le patologie. come afferma il noto «pensare positivo» di molti cantautori. ciò avviene perché ritengo legittimo pensare sulla base di una scommessa. politici ed altri bookmakers di vario tipo. ma il popolo inteso come . in quanto apre pur sempre una prospettiva.falso e illegittimo far passare questo prodotto avariato per un diritto umano urtiversalistico primario come la penicillina o le benemerite tecniche di potabilizzazione delle acque. sia ben chiaro che io non credo affatto che in sede storica e filosofica sia necessario essere "positivi" ad ogni costo. In altre parole. da esplicitare immediatamente al lettore. il popolo inteso come corpo elettorale passivizzato e manipolato dalle oligarchie mediatiche e da quelle finanziarie non andrà mai al potere. potrebbero essere definiti puramente "negativi". mentre questo terzo ed ultimo punto può essere definito "positivo". intesa come popolo al potere o. infatti. Se però questo mio ultimo terzo punto può esse-re definito "positivo". a sua volta. scommettitori. I primi due punti. più esattamente.

Non si tratterà. definito in via esclusivamente istituzionale sulla base di sistemi elettorali dati. indipendentemen-te dal modo con cui vengono legittimati . minoritaria e oligarchica dei governanti.elezione esterna o cooptazione interna . perché la presunta ed inesistente definitività è un delirio di onnipotenza patologico imperfettamente mascherato da pesudo-legittimazioni "scientifiche". l'argomento della natura necessariamente elitaria. Questi due partiti si sono affacciati prestissimo sulla scena della storia e si sono riprodotti fino ad oggi attraverso metamorfosi fa-cilmente riconoscibili. Il potere definitivo è un'aberrazione e una contraddi-zione in termini. significa entrare in un agorte filosofi-co interminabile .mai definitivo e sempre revocabile . che per me è sempre e solo un pro-cesso dinamico di accesso del popolo al potere .e l'argomento della complessità specialistica .e non un semplice potere del popolo.con i due convergenti "partiti" di coloro che pensano o che la de-mocrazia è impossibile. ma certamente non auspicabile. ed è anzi bene che non sia così. ovviamente. ma in realtà ideologiche. Sostenere che la democrazia. di un potere definitivo. Coloro che sostengono che la democrazia è impossibile. è qualcosa di possibile. di cui ha parlato il grande Kant .la Kamplatz. oppure che la democrazia è forse possibi-le.insieme plurale di comunità liberamente organizzate può andare al potere. lo fanno generalmente utilizzando due argomenti lar-gamente convergenti.

invece. che ne fa soggetti razionali. per natura.potrebbero scegliere "liberamente" il fascismo. lo fanno basandosi sull'ignoranza del bene politico "vero". che caratterizza le mag-gioranze popolari. del senso comune politico associativo e comunitario minimo. 26 27 Tratterò estesamente queste due grandi obiezioni alla democra-zia: l'obiezione dell'impossibilità e l'obiezione della non auspicabilità. che pure da un punto di vista dottrinale non fu un partigiano della democrazia politica nel senso di . A suo tempo. mentre. mette in guardia dal fatto che. non illuminate dallo pseudo-`. delle maggioranze elettorali non "illuminate" si intende. Anticipo subito che non possono esistere confutazioni "definitive" di queste due classi. il populismo carismatico e auto-ritario e il fondamentalismo islamico. perché tutti gli uomini sono dotati. una volta che si sia abbandonato il terreno "semplice" delle decisioni accessibili a tutti. Aristotele. Coloro. di per sé. che sostengono che la democrazia è (forse possibile. ma non per questo auspicabile. come quelle da prendere nelle piccole comunità nomadi di pastori ed allevatori oppure nelle piccole comunità stanziali di cacciatori.delle decisioni da prendere. ebraico o indù. in linea di principio. Protagora sostenne che la democrazia è un processo educativo. il comunismo. nelle sue forme attuali. argomento che nella sua forma nobile e classica i risale addirittura a Socrate. raccoglitori ed agricoltori. universalismo ideologico occidentale . di cui tutti gli uomini sono capaci.

Ne parlerò successivamente. perché questa concezione è la inia e dunque il lettore ha il diritto di conoscerla subito. che vuole . posso tirare un sospiro di sollievo. invece. comurùtario e sociale (politikòn zoon) e come animale dotato di ragione (zoon logon echon). La democrazia è infatti come la "prosa". ne fu però un sostenitore filosofico. che devono rendere consapevole il lettore della complessità di un concetto apparentemente semplice come quello della "democrazia". comincia il difficile. però.Clistene e di Pericle. che farò a proposito dei libri e degli autori. perché le affermazioni apodittiche devono essere seguite da argomenti in qualche modo convincenti. Ho voluto però anticipare subito questa concezione della democrazia come processo di educazione comunitaria resa possibile da una determinata concezione della natura umana. con la sua doppia definizione antropologica di uomo come animale politico. che segnalerò nella nota bibliografica generale. anticiperò in forma sintetica alcuni problemi. che Il popolo al potere In troduzione potrebbero rendere l'ulteriore lettura faticosa e ambigua. di cui parla il protagonista del Borghese Gentiluomo di Molière. Dopo aver chiarito il mio punto di vista sul problema della de-mocrazia oggi. concepita come un vero e proprio capitolo indipendente. In ciò che resta di questa introduzione. sapendo che in questo modo non mi lascerò alle spalle spiacevoli equivoci. Questo sarà il compito dei tre capitoli tematici del mio saggio e dei commenti. Ora.

Per la "democrazia" avviene esattamente lo stesso. Il dire che «i politici sono tutti quanti eguali» e che . Ora. Michels). anche se quasi sempre in modo più sgradevole e grottesco.con elogi alla democrazia. fra una chiacchiera sportiva e l'altra. che si autoriproducono per cooptazione interna al di fuori di ogni controllo democratico. mentre il circo mediatico omologato e la corporazione universitaria dei politologi e degli opinionisti riempie le prime pagine dei giornali . nelle lezioni lautamente pagate che gli vengono impartite.dedicate alle tribù dei semicolti e alla classe politica mazzettara. laddove la cosiddetta "gente comune" la salta sistematicamente per dedicarsi unicamente alle pagine della cronaca criminale. Per fare un altro esempio. non intendo affatto negare che il qualunquismo esista. di avere sempre parlato "in prosa" senza mai sapere che cosa esattamente significasse questa parola.imparare le buone maniere e la cultura dei salotti e che scopre. cosa perfettamente nota nei più piccoli particolari alle casalinghe e ai perdigiorno dei caffè. della cronaca sportiva e del g-ossip sessuale e pecoreccio . questa sensazione. viene generalmente diffamata con il tei mine spregiativo di qualunquismo. In Italia. vi sono scuole di politologi (Mosca. Pareto. Ad esempio. la gente comune ha spesso l'esattissima percezione che in realtà questa famosa "democrazia" non esista. assolutamente esatta nell'essenziale. che in modo analitico e serioso scoprono l'esistenza di éldesminoritarie ed oligarchiche e di "classi politiche" professionalizzate. e sia negativo.

in cui i due poli sono in realtà diretti dai rispettivi "centri". perché in realtà la politica esprime anche e soprattutto interessi economici. ma 29 / ne sono solo l'opposto complementare. per metterli nelle loro». che lasciano l'avanspettacolo identitario ed irrilevante alle pittoresche ali estreme ideologiche . non sono un'alternativa alla tribù qualunquista dei borbottatori di caffè.28 vogliono soltanto «toglierci i soldi dalle tasche. il "qualunquista". intercetta involontariamente un fatto reale. sociali e culturali differenziati. che manderebbero tutto il ceto politico a lavorare nelle miniere di sale. e dunque anche parzialmente "rappresentabili" (nonostante tutte le critiche che si possono fare alla teoria della rappresentanza in nome della pratica comunitaria diretta della democrazia). La tribù dei tifosi e la tribù dei qualunquisti borbottoni sono l'espressione di una . Nello stesso tempo. l'attuale omologazione del ceto politico professionale bipolare maggioritario . fastidiosa e semplificata. sono in realtà vittime di una serie di illusioni. laddove i tifosi identitari della rispettiva militanza sportiva. è fattualmente falso. ancora più grottesche del qualunquismo sopracitato. apparentemente più colti e consapevoli dei precedenti. sia pure in forma volgare.alla riproduzione sistemica dell'attuale forma di turbocapitalismo globalizzato. I caroselli domenicali di tifosi politici con il clacson schiacciato e lo sventolio di bandiere di partito.

che sono clamorosamente. Fatta questa premessa.patologia della democrazia moderna. nello stesso tempo. perché vi sono decisioni. talvolta addirittura tragicomica. il problema storico e politico della democrazia diventa ipso facto un problema filosofico. intesa come luogo della deci--sione politica effettiva fatta da cittadini informati e consapevoli. anzi grottescamente sbagliate (questo è il lato comico) e. posso ora elencare sommariamente una serie di problemi destinati ad essere ripresi più avanti. comportano terribili conseguenze. il metodo del conteggio della maggioranza dei voti liberamente espressi da un corpo elettorale di cittadini a pieno diritto . Ho definito questa polarità fisiologica e. .in altre parole. . ad una forma sostanziale del perseguimento del bene politico comunque Il popolo al potere inteso. in termini di perdita di vite umane in guerre catastrofiche e sbagliate (questo è il lato tragi-co). come inter-minabile perdita di tempo incapace di giungere a qualcosa di scien-tifico o almeno di certo. più esattamente. e chi disprezza la filosofia. nello stesso tempo. prese con ampia maggioranza democratica. Qui.ad un contenuto vero e proprio. identica Un primo problema è dato dalla fisiologica oscillazione semantica e concettuale del termine "democrazia" da un semplice metodo procedurale rivolto a prendere decisioni politiche legittime .

per potere in futuro diventare maggioranza. per cui la separazione di cosiddette forme "buone" e di conte-nuti "cattivi" (o viceversa) si fonda su un errore prima concettuale e poi anche. La democrazia è indubbiamente anche procedura o. che prescinde dalla forma dispotica e tirannica con cui le decisioni politiche vengono prese (personalmente. resta priva del concetto di tutela costituzio-nale di coloro che sono rimasti in minoranza e intendono organiz-zarsi in modo stabile e permanente. La somma dei principi di maggioranza e di tutela delle minoranze si chiama in genere "liberaldemocrazia" e indica un fatto assai più storico che teorico. è solo l'altra faccia del presunto "corttenutismo". pratico e politico. vedo nel proceduralismo di Norberto Bobbio o nel contenutismo filo-stalirtiarto di Domenico Losurdo due patologie complementari e polari di un'identica ten-denza a separare ontologicamente forma e contenuto). un insieme di procedure. cioè la progressiva fusione del principio liberale e di quello . Identificata con il semplice principio di maggioranza.come già ben sapeva Aristotele un'operazione mentale di astrazione assoluta-mente necessaria per chiarirsi le idee. ma nella realtà non esistono forme e contenuti isolati e completamente indipendenti le une dagli altri. necessariamente. Il proceduralismo. La separazione di forma e di contenuto è infatti . che astrae dal contenuto della decisione presa in modo costituzionalmente legittimo.sega di fatto lo stesso ramo su cui è seduto. più esatta-mente.

sono infatti i poli. Si tratta di un fatto . La for-ma democratica e il contenuto guerresco . mentre le liberaldemocrazie non lo farebbero mai.furono a lungo opposti. in questa introduzione. Lo scoppio della guerra del 1914 ne fu un esempio indimenticabile.una fusione peraltro sempre imperfetta. Esiste un luogo comune apologetico del-le liberaldemocrazie. sia pur sommariamente. principi. che. per cui sarebbero sempre e soltanto i dispotismi autoritari e totalitari a scatenare le guerre.democratico. ancor più. Si tratta del problema della guerra o. prima di fondersi . antagonistici e addirittura talvolta incompatibili. che sarà il secondo problema che segnalerò. che fanno saltare il proceduralismo. rivelandone la miseria. quando le liberaldemo-crazie formalmente costituzionali dichiarano guerre sanguinose e barbariche alle spalle dei loro stessi popoli a suo tempo convocati regolarmente in elezioni liberaldemocratiche formalmente perfet-te. Di liberaldemocrazia però talvolta si muore. del rap-porto fra guerra e democrazia. più esattamente.più esattamente. non definitiva e 30 Introdu7ione 31 piena di crepe . come al tempo della rivoluzione francese del 1789 o. della guerra ingiusta in quanto guerra di aggressione non giustificata dalla legittima difesa contro un'invasione pretestuosa fondata su menzogne . delle rivoluzioni democratiche dell'Ottocento.

una democrazia . in alcun momento. fra l'altro. e non come un . entrambe scatenate in piena violazione del diritto internazionale da stati formalmente liberaldemocratici. contro l'illegittimo invasore). È vero che nel mondo antico la guerra era quasi sempre percepita come una fisiologica normalità sociale.al massimo. la meravigliosa democrazia ateniese di Clistene e di Pericle era anche una spietata macchina da guerra.scandolosamente falso. i populares ecc. per tutti coloro che non ne possedevano ancora. oggi smentito. e non lo era certo meno di quanto non lo fosse l'aristocrazia castale e guerriera di Sparta. per guerra. secondo i termini di Polibio . dal momento che non sono affatto un "pacifista as-soluto". Come ricorderò nel primo capitolo. Questo costringe però a mettere meglio a fuoco il problema del rapporto fra democrazia e guerra (precisando ancora che. e anzi sostengo integralmente il diritto alla guerra di legit-tima difesa e alla successiva resistenza.ma molto spesso fu proprio la sua componente sociale più "democratica" (i comizi centuriati. L'antica Roma non fu mai. in primo luogo.) a spingere per dichiarare guerre di aggressione e di conquista. fu una "costituzione Il popolo al potere Introduzione mista". intendo "guerra ingiusta di aggressione". dalla guerra del Kosovo del 1999 e dalla guerra contro l'Iraq del 2003. anche armata. fonte di terre e di schiavi.

con alcune eccezioni interessanti. allora. quindi spazialmente limitata. addirittura rafforzate dalla maggiore coesione interna che ha un "esercito democratico" rispetto ad uno aristocratico. La "comunità mondiale" è. lo stesso .che la comunità mondiale sia l'esito ineluttabile o di una globalizzazione liberistica economica del Pianeta o . a meno che si pensi . paradossalmente. vi sono molti sciocchi che lo pensano . perché democrazia vuol dire anche e soprattutto partecipazione. oligarchico o tirannico. ma tutto sommato marginali . come vedremo nel terzo ed ultimo capitolo.dell'azione demiurgica di un soggetto sociologico proletario portatore del segreto del destino dell'umanità. può tranquillamente essere un fattore di aggressioni belliche. Occorre riconoscere apertamente che una comunità retta al suo interno da regole democratiche. e la partecipazione fattualmente possibile è sempre e solo comunitaria. Ma la democrazia universalistica è un'astrazione. più esattamente.e. un'idea della ragiort pura pratica. kantianamente parlando.ma è anche vero che la conoscenza della storia antica deve metterci in guardia dall'inesistente coppia democrazia/pace e tirannia/guerra. Qui.problema morale in sé e per sé . dunque qualcosa di astratto. fra . Solo una democrazia filosoficamente universalistica può infatti coniugare metodo democratico e perseguimento della pace. si pone il terzo problema che intendo segnalare in questa introduzione: il rapporto fra democrazia ed u_niversalismo o.ma per me è.

di tipo giusnaturalistico ed è di secondaria importanza. Della figura di Socrate si sono date ovviamente. Per questa ragione. oppure su una teoria filosofica razionalistica con pretese di validità universalistica. . sono fondate su una religione rivelata e interpretata da un clero organizzato. Vorrei insistere molto sulle parolette "secondaria importanza". le costituzioni democratiche sono anche quasi sempre state costituzioni "protette". se le premesse di diritto naturale. a mio avviso. come è noto. Questa cintura protettiva è sempre. difficilmente negabile anche dai relativisti e dai convenzionalisti più radicali. nel senso che si sono variamente dotate di una sorta di "cintura protettiva giusnaturalistica" sottratta in via di principio al gioco mutevole delle maggioranze e delle minoranze spesso casuali e contingenti. moltissime interpretazioni e darò anch'io la mia. nel primo capitolo. all'ateniese Socrate. nel corso della storia. sottratte alla sovranità delle decisioni democratiche a maggioranza. 32 politica e universalismo 33 La denuncia filosofica del carattere potenzialmente nichilistico della decisione democratica risale.democrazia filosofico. È intuitivamente evidente che la semplice applicazione proceduralmente regolata del principio di maggioranza non garantisce né la soluzione più utile. né la soluzione moralmente migliore.

della filosofia indiana. Il nesso fra filosofia e democrazia qui appare in piena luce. a mio avviso. possono leggere in . Siamo invece di fronte ad un apparente paradosso. di Buddha. essendo diventato da tempo un "contenutista" radicale. che ritengo buona in sé sulla base evidentemente di una libera valutazione universalistica. sostenendo appunto che lo stesso diritto naturale è una pura invenzione. è dominante oggi L nella filosofia politica e giuridica occidentale una posizione di tipo ì relativistico. Da un lato. su cui sarà necessario tornar-re con insistenza e pazienza. presta. Per quanto mi riguarda. poco mi importa se una norma politica e morale. che nega ogni validità alle proposizioni universalistiche del diritto naturale. un'attenzione eccessiva alle modalità di legittimazione di una norma. sottoponibile al dialogo razionale di controllo. dominante fra gli intellettuali occidentali.perché il pensiero cosiddetto "laico". inIl popolo al potere deona di fare da base di riferimento al diritto positivo. ma è sempre autofondata ed autoreferenziale (posizioni simili si . infatti. greca o cinese. di Allah. sia legittimata sulla base della rivelazione di Dio. la cui nor-. anziché al suo valore autonomo di verità e di giustizia. scettico e convenzionalistico.

che si maschera ideologicamente da giusnaturalismo à la carte. è .rovesciato in tempi ragionevoli. si tratta di un positivismo giuridi-co fattuale. se si vuole. nessuna democrazia — delegata o diretta. chiarendo che. basato sul prin-cipio «qui lo dico e qui lo nego». da imporre con bombardamenti e corpi di spedizio-ne. questo giusnaturalismo a geometria variabile. in cui il cliente decide sovranamente leggendo il menu che cosa sia diritto naturale e che cosa invece non lo sia. gli stessi propugnatori relativisti e convenzionalisti — che spesso si nascondono ipocritamente sotto l'etichettatura innocente di "pluralisti" — non possono rinunciare alla cintura protettiva del diritto naturale. Questo giusnaturalismo che si vergogna o. Per usare un triste ossimoro. su cui sarà necessario ritornare dettagliatamertte nel terzo ed ultimo capitolo. se questo scenario storico-politico non sarà .Hans Kelsen. --Un quarto problema. Ma questo è il triste scenario del mondo di questo inizio di terzo millennio. si presta splendidamente all'edificazione dello pseudo-universalismo ideologico interventista dei diritti umani. che le ha sistematizzate in modo particolarmente accurato. ma anche in Benedetto Croce e in Norberto Bobbio). cioè alla cintura protet-tiva di norme fondamentali sottratte al puro gioco delle maggio-ranze elettorali. formale o sostanziale. individualistica o comunitaria — sarà possibile per noi e per i nostri discendenti. strettamente connesso a quelli evocati in pre-cedenza. Dall'altro.

rapporto in cui si inserisce ovviamente anche il tema della forma democratica di gover-no. che colui che lascia quello che si fa per quello che si dovrebbe fare. quindi. Urta lunga tradizione occidentale di filosofia politica. che in alcuni casi non è per nulla "morale". né conosciuti essere in vero.. In proposito. di urta democrazia limitata alla classe media e il secondo di una democrazia limitata all'aristocrazia nobiliare. appunto. che com-prende anche avversari filosofici della democrazia egualitaria — da Aristotele a Montesquieu. sostenitori. conviene riuni .. anzi. il primo. mi è parso più conveniente andare dietro alla verità effettuale della cosa. impara più tosto la ruina che la preservazione sua: perché un uomo che voglia fare in tutte le parti professione di buono. se le parole hanno ancora un senso. che richiede una particolare 34 Introduz one 35 "virtù" (areté.dato dal rapporto fra politica e morale. vfrtus) nei cittadini: la virtù politica. di una non-democrazia — è concorde nell'affermare che la democrazia è u_na forma di governo. Niccolò Machiavelli è molto chiaro: «. o qualcosa di specifico. che alla immaginazione di essa. E molti si sono immagina-ti repubbliche e principati che non si sono mai visti. Perché egli è tanto discosto da come si vive e come si dovrebbe vivere. Si tratta allora di capire se questa specifica virtù politica sia solo una sorta di prolungamento comunitario di un insieme di virtù morali propriamente dette.

Il filosofo francofortese Max Horkheimer. l'inglese Thomas Hobbes criticò le il-lusioni democratiche in nome di una sorta di dispotismo securitario. in cui appunto la sicurezza della vita umana era messa come fon-damento della politica. quindi il pensatore fiorentino era perfettamente le-gittimato a dirlo. Il rapporto fra politica e morale può essere graficamente visua-lizzato da una linea. che scrisse note su Machiavelli estremamente acute e intelligenti. che separa nettamente la politica dalla morale. si danno invece 11 popolo al potere Introduzione . Non si potrebbe esprimere meglio e in modo più semplice una con-cezione sostanzialmente pessimistica della natura umana. Sulla base di un'analoga concezione pessimistica della natura umana. laddove il metodo democratico avrebbe potuto suscitare dei "centauri" estremisti e furiosi ispirati da messianesismi religiosi eversivi.inf-ra tanti che non sono buoni». Come accade quasi sempre nella realtà. ha sostenuto in proposito che l'uomo non è affatto cattivo per natura (e neppure buono). da cui de-riva necessariamente -un "realismo politico". in cui ad un estremo si pone la piena identi-ficazione dei due termini e all'estremo opposto la loro totale separazione. ma al tempo di Machiavelli di fatto lo era. programmaticamente e quasi provocatoriamente anti-utopistico.

quindi nasce prima la morale. Questo paradosso innesca molto spesso una dialettica politica particolare. Per ora.varie mescolanze. e poi il simbolismo religioso eternizzante impedisce al gruppo primitivo di autodistruggersi con lo scatenamento di un atomismo aggressivo ed autoreferenziale. persino questi "mostri" scoprono ben presto che il riferimento ai valori "morali" è una risorsa di legittimazione e di consenso per i loro stessi fini politici del tutto amorali ed immorali. infatti. lungi dall'essere un ente ontologicamente immorale. L'uomo non nasce dunque per nulla come . che vi siano storicamente casi di tiranni o di assemblee aristocratiche e/o democratiche completamente e provocatoriamente amorali ed immorali. e questo per una ragione estremamente semplice. che la religione ha il compito di fondare. intesa come etica di conservazione del gruppo primitivo. è al contrario un ente. ma anche del tutto astratta e quindi inverosimile . Anche ammesso. La produzione di norme morali. Ci ritornerò su esplicitamente nel secondo capitolo dedicato al rapporto fra democrazia e filosofia.ma in base a considerazioni di tipo prettamente darwiniano ed evoluzionistico. che inevitabilmente produce rappresentazioni "morali" della società. basti sottolineare che quanto affermo non è per una mia adesione alla dottrina di Kant che considero generosa e civile. infatti. legittimare ed eternizzare . dal momento che l'uomo.

se proprio vogliamo ad ogni costo utilizzare metafore zoomorfe improprie l'uomo è infatti un ente naturale generico. che accusa queste due forme politiche anti-liberali di soffrire di una specifica patologia filosofica deva36 stante: la patologia moralistica coercitiva. che vuole «costringere gli uomini ad essere liberi» (Rousseau) oppure. le "buone intenzioni" non sono un argomento filosoficamente decisivo. sostenendo che è impropria. che tiene insieme tutte le sue pecorelle con un legame sociale simbolico. ma. . mentre l'animale è un ente naturale specifico. ancora peggio. come sostenne a suo tempo Hobbes criticando Artistotele (tanto migliore di lui). Si è spesso negata la legittimità della comparazione fra il nazionalsocialsmo tedesco e lo stalinismo sovietico.nasce come membro di un gregge senza pastore. ma su questo torneremo . anzi. di per sé.lupo per l'altro uomo (uomo homini lupus). che li vuole obbligare con la forza ad «edificare l'uomo nuovo comunista» (Lenin). Non nego la parziale fondatezza di queste critiche liberali al prescrittivismo coercitivo fondato sulle cosiddette "buone intenzioni" ed ammetto apertamente che. Esiste una tradizione secolare di polemica liberale contro la democrazia eg-ualitaria (Rousseau) e poi contro il comunismo politico novecentesco (Lenin).

perché Stalin ha commesso i suoi crimini sulla base di buone intenzioni (l'universalismo egualitario comunista).e non vedo perché devo nasconderlo pudicamente al lettore . ed io sono per la democrazia. La "pietra filosofale". mentre Hitler li ha commessi sulla base di intenzioni pessime (il razzismo ariano genocida verso ebrei. perché considero il comunismo una forma di dispotismo sociale. che non si ricoprono spazialmente e temporalmente. esiste. però non devo neppure difendere il comunismo contro il liberalismo. perché considero il liberalismo una forma di oligarchia economica. slavi ecc. ed io sono per la democrazia.).accetto invece pienamente la legittimità della comparazione e considero il rifiuto di questa comparazione un residuo di bigottismo antifascista. benché personalmente preferisca Stalin a Hitler . zingari. in quanto . per il semplice fatto che si tratta di due principi asimmetrici. Non devo difendere il liberalismo contro il comunismo. la cui fusione integrale è impossibile. Io non devo difendere posizioni politiche e storiografiche precostituite. 37 A mio avviso. "con le mani libere". Del liberalismo apprezzo il principio di libertà. ma solo nella testa dei filosofi. beninteso. ma scrivo questo saggio. per così dire. E la fusione integrale è impossibile. Si tratta di due principi. e del comunismo il principio di eguaglianza. e da lungo tempo ho smesso di credere nel principio alchemico della loro fusione aurea.

lo è sempre in forma instabile.si può essere più liberi di un altro. poniamo mente al fatto che Adarn Smith. I due principi. ad esempio. considerato il fondatore dell'economia politica liberale moderna con il suo libro del 1776 La Ricchezza delle Nazioni. arte di accumulare ricchezze — da avere dimenticato che. Siamo infatti talmente abituati. quando invece sembra possibile. fragile e provvisoria. in quanto si pensava che lo sviluppo degli "interessi" borghesi e capitalistici fosse meno di-struttivo. ma non si può essere più eguali di un altro. nobiliari e feudali. danno luogo ad una dialettica di tipo tragico. solo poco più di due secoli fa. era un professore di filosofia morale. in realtà è solo "crematistica". Un quinto problema è certamente dato dal rapporto fra politica ed economia: a mio avviso. e quindi più morale. dello scatenamento delle "passio-ni" signorili. attualmente. in quan-to ciò che oggi è definito "economia". La storia degli . se. questo quinto problema deriva dal quar-to molto più di quanto generalmente non si creda. dunque. in cui ogni conciliaIl popolo al potere zione finale è impossibile e. non posso negare che anch'io condivido questa valutazione. l'economia nacque concettualmente come particolare estensione della filosofia morale. a considerare il regno dell'economia come qualcosa di intrinsecamente immorale — del resto.

mi riferirò alla classica impostazione di Karl Polanyi. l'economia era "incorporata" (embedded) in un insieme più ampio. mia: dove si inserisce la questione della democrazia? È bene che '. Salsano ecc. n-orniamo ora al problema del rapporto fra politica ed econo-. Latouche. e non solo questa sommaria introduzione. presuppone la sua piena comprensione. questo punto sia ben compreso.ultimi due secoli ha invece dimostrato che così non è e che gli interessi sono altrettanto e più distruttivi delle passioni. a mio avviso. .). in favore della scuola anti-utilitaristica (Mauss. che era nello schiavismo di tipo politico e t\ nel feudalesimo europeo di tipo religioso. difficilmente aggirabile. invece. precapitalistiche. È questo un grande argomento filo-sofico. nelle società 38 Introduzione 39 1. nel senso che la riprochizione eco-nomica complessiva del sistema capitalistico è del tutto autonomizzata e largamente indipendente da qualsivoglia interven-to politico esterno. Caillois. In proposito. ma tuttora. insuperata. perché l' intero mio saggio. La tesi di Polanyi può essere riassunta così: il capitalismo è caratterizzato strutturalmente dalla separazione di principio fra economia e politica. vecchia di almeno mezzo secolo. che è al massimo "correttivo".

al tempo stesso. ha un rag-i ' g. allora il problema principale di ogni filosofia politica de-gna di questo nome è la tematizzazione critica del rapporto fra politica ed economia e una teoria della democrazia. non ci aiuta a capire quasi niente del mondo.io di intervento infinitamente minore. Se infatti Polanyi ha ragione. in modo essenziale e nondeterminandoli solo l sussidiario. .Esiste dunque una diffe-renza qualitativa di principio fra la decisione politica nell'antica . che non ne parli nemmeno. Il grande successo. Dico que-sto perché. proprio perché è costruita sul presupposto metodologico e programmatico della separazione di principio fra politica ed economia. come io ritengo. ma al massimo ne influenza \--aspetti secondari di tipo distributivo. la filosofia politica di Norberto Bobbio è. in ogni caso. a mio avviso. proclamo qui solennemente di condi-viderla praticamente in toto. una delle peg-giori esistenti sul mercato delle idee. Ad esempio. perché non "morde" nella vera e propria riproduzione capitalistica. che essa ha oggi — ma per quanto ancora? — è i . democrazia greca (o nelle società non democratiche dell'antico orien-i te o dell'Africa sub-sahariana) e la decisione politica nel capitali-tri s o. vale a malapena la carta su cui è scritta e. invece. ma ritengo di non averla falsata. il primo tipo di decisione politica "mordeva" direttamente nei i contenuti economici. Ho qui riassunto la tesi di Polanyi in modo indubbiamente tele-grafico e semplificato. il secondo tipo di decisione politica.

che si sono . ma è bene anticipare subito alcuni rilievi di fondo. deve ap-punto richiamarsi come ideologia politologica di legittimazione ad una teoria fondata proprio sulla separazione metodologica del-l'economia dalla politica. che. ci sono due questioni cardinali. 40 41 In primo luogo. sociali. è dato dal problema storico e filosofico del rapporto della democrazia politica con il liberalismo. sindacali e culturali. in quanto la nuova classe politica.proprio dovuto non alle sue qualità. Di questo rapporto si parlerà ovviamente a lungo nel primo e nel secondo capitolo. Non nego certamente l'esistenza storica di innumerevoli forze politiche. io rifiuto radicalmente il posizionamento topologico delle posizioni "ideali" in un segmento delimitato da un polp detto di sinistra e da un polo detto di destra. ma ai suoi difetti. e con il socialismo e il comunismo. che deriva direttamente dal quinto. In proposito. in un contesto storico di primato soverchiante della prima sulla secon-da. giun-ta dopo il 1992 al potere in Italia sulla base del principio del pri-mato assoluto dell'economia neoliberale sulla politica. separazione metodologica. da un lato. ne legittima appunto ex post l'esistenza. Il popolo al potere Introduzione Un sesto problema. dall'altro. che bisogna immediatamente chiarire.

qui ed ora. il cui compito è quello di galvanizzare sostenitori identitari di tipo sportivo.per altre aree del mondo. centro virtuoso/democrazia. andrei ovviamente più cauto questo posizionamento topologico bipolare possa aiutarci a capire qualcosa. destra moderata/liberalismo. eredità storica di un passato ormai trascorso e oggi semplice protesi politologica bipolare maggioritaria imposta ad un sistema elettorale privo di sovranità politica.autorappresentate secondo questa polarizzazione. Dal momento che sono un tollerante. come l'America Latina. Nego invece che oggi. sia pure con i consueti aggiustamenti che . credo che ognuno possa divertirsi anche con un gioco demenziale. potremmo posizionare all'estremissima destra Julius Evola (più a destra del fascismo) e all'estremissima sinistra Amadeo Bordiga (più a sinistra del comunismo). Rifiuto dunque radicalmente di disegnare questo schema semplificato: estrema destra/ fascismo. sinistra moderata/socialdemocrazia o socialismo. in Italia ed anche in Europa . Trasportando questo schema alla cultura. quindi non ho nulla in contrario che si faccia il gioco sinistra/destra e che il vincitore possa scatenarsi per alcune ore in caroselli automobilistici con il clacson premuto dopo .come a suo tempo sostenne il filosofo della scienza Imre Lakatos vengono generalmente giustapposti a paradigmi traballanti. In termini sintetici e inequivocabili: no alla dicotomia sinistra/destra. perché negherei l'evidenza. estrema sinistra/comunismo.

del cosiddetto "fascismo" prescindendo dalle sue numerose e divergenti forme storiche differenziate. laddove fra il tedesco Hitler e il portoghese Salazar passa in realtà un oceano . Non parlo qui. volutamente.perché. il socialismo e il comunismo. . decidano gli stessi identiciprovvedimenti in nome della ceritralità teologica dei Mercati Finanziari divinizzati. e il liberalismo.o viceversa. in attesa che esperti economici bipartisan. nella vigenza storica attuale reale della dicotomia destra/sinistra. ma è assolutamente eguale. sulla cosiddetta "incompatibilità" . Come c'è chi crede nel bambino buddista reincarnato vestito di arancione e nello scioglimento del sangue di san Germaro come succedaneo della mancata soluzione dell'annosa questione meridionale. ritengo che sia un presupposto necessario. pienamente omologati nello spazio centrista del centro-destra e del centro-sinistra.fra la democrazia.lo spoglio elettorale rituale. nel fatto che a buttar giù le Torri Gemelle di New York sia stato Bush in persona per avere il pretesto di dominare il mondo e. rifiuto di farmi invischiare in discussioni astratte sulla cosiddetta "compatibilità" . per poter discutere sensatamente di democrazia oggi. da un lato. dall'altro. infine. Per finire. nello stesso modo si può credere negli UFO. In secondo luogo. svincolare integralmente questa discussione dal fantasma identitario della dicotomia sportiva sinistra/destra.

anzi ad nauseam. al tema della compatibilità o meno. intesa come metodo democratico di presa delle decisioni unito alla cintura protettiva giusnaturalistica di tutela dei diritti naturali di libertà del cittadino. ancor più. formale. dall'altro. la democrazia. T orniamo.come direbbero insieme Machiavelli e Kant. Ad esempio.da un lato.si è ripetutamente e recidivamente dimostrato ad abundantíam. da un punto di vista storico. teorico e modellistico. il comunismo storico novecentesco realmente esistito . con lo .non può che avere la democrazia come sua forma politica essenziale.l'ossimoro è voluto e non casuale . concreto. a mio avviso. ed anzi il suo comunismo utopistico-scientifico . è perfettamente compatibile sia con il liberalismo che con lo stesso comunismo. il suo "essere" e non il suo "dover essere" . fattuale. laddove il pensiero originale di Marx è. come assolutamente incompatibile sia con il metodo democratico che. però. era il fascismo stesso a sostenere di essere ostile e incompatibile con la democrazia e a non rivendicarla e. L'imposta zione migliore è quella che detta il vecchio e spesso trascurato buon senso: da un punto di vista astratto. pienamente compatibile con la democrazia. bisogna verificare caso per caso se Il popolo al potere Introduzione lo sia oppure no. si potrebbe sempre incasellare il fascismo in una sorta di democrazia cesaristica di mobilitazione carismatica.

Ci sarebbero ancora molti altre questioni da richiamare. o possibile ma non auspicabile. neoliberale o tecnocratico. ma nel senso di chiedersi se veramente gli esseri umani oggi organizzati in società e/o in comunità ne abbiano bisogno. È giusto porsi dubbi iperbolici.fra teoria e pratica della democrazia. perché oggi la grande maggioranza delle persone non vuole democrazia . Il grande filosofo francese Cartesio. la disoccupazione e le malattie. dispotico. non importa se oligarchico. deve essere correttamente percepito come qualcosa di tragicamente consustanziale alla dimensione aporetica delle vicende umane. oppure se in realtà si tratti di un bisogno inesistente. ma ci torneremo sopra nella trattazione che seguirà. è bene terminare con la segnalazione di un ultimo problema.ma sicurezza e buona amministrazione. ad esempio. ed è disposta a riconoscere come legittimo ogni governo "performativo" (nel senso di efficiente). definiva dubbio metodico quello rivolto . Questo scollamento per usare un eufemismo . Si tratta della segnalazione di un dubbio iperbolico sulla stessa esistenza della democrazia. garanzia economica contro la povertà. Per ora. non nel senso che la democrazia sia comunque illusoria ed impossibile. rispetto dei parametri ambientali necessari ad una vita sana. che ho inteso lasciare consapevolmente per ultimo.spirito democratico.intesa come somma di autogoverno politico e di autogestione economica .

e il pitagorismo era di fatto l'equivalente greco del modello galileiano del moderno metodo scientifico. 4? 43 Cercherò di rispondere a questo dubbio iperbolico per tutto il corso del saggio. Anche il marxismo di partito del Novecento . rTà democrazia. la democrazia è non solo opportuna. mentre definiva dubbio iperbolico quello che metteva in discussione persino l'esistenza del mondo esterno. Già Platone sognava una scienza politica di tipo pitagorico. nel doppio significato formale di metodo democratico e sostanziale di profilo antropologico democratico diffuso.ma non Marx. ma necessaria. ho seguito in un Paese dell'Est un corso demenziale di "comunismo scientifico". Io stesso. non lo sarebbe. Ebbene sì. è necessaria proprio perché la politica non è . per correttezza. se esistesse una "scienza politica". Nello stesso modo. come vedremo . nei miei verdi anni.ha seguito il mito della cosiddetta (ed inesistente) "direzione scientifica della società". chimiche o biologiche. anticipi subito la mia risposta al lettore in questa introduzione. così come esistono scienze fisiche. intesa sia come metodo per la presa delle decisioni collettive legittime sia come processo culturale e antropologico per la costituzione processuale di individui liberati e di comunità solidali. è giusto porsi il dubbio iperbolico sulla necessità della democrazia stessa.esclusivamente alle modalità della corretta conoscenza del mondo esterno delle cose e del mondo interno delle passioni. però è bene che.

Per questa ragione. perché le istituzioni storiche presuppongono un certo modo preliminare di risolvere il problema simbolico del rapporto fra macrocosmo na-turale e microcosmo sociale. un'esposizione logica avreb-be dovuto prima discutere l'originario pensiero . riflettendo sui loro presup-posti filosofici e religiosi. Democrazia e storia. il resto segue facile facile. e non può diventarlo. che personalmente ho insegnato per trentacirtque anni nei licei italiani — sarà indubbiamente agevolato dal poter avvicinare prima gli eventi storici e dal potere poi ritornarvi sopra. è sempre religioso o filosofico. sarebbe stato forse preferibile inver-tire l'ordine di successione dei miei primi due capitoli. il lettore medio. rapporto che. Una volta capito questo punto essenziale. Da un punto di vista logico. Riflessioni su una vicenda bimillenaria 45 Questo primo capitolo propone al lettore alcune considerazioni di tipo storico sulle vicende dell'idea democratica nei secoli.in alcun modo una scienza. posso chiudere qui questa breve introduzione. Ad esempio. che non pratica professionalmente la storia della filosofia occidentale come disciplina specifica — disciplina. Tuttavia. prima di essere "politico" in senso stretto.

però. questa logica. Dal momento che. volu-tamente. sui rapporti fra storia e democra-zia esistono trattati esaurienti. e a cui il lettore può accedere agevolmente. Una discussione storica sulla democrazia presuppone migliaia di pagine. Se ho scelto di invertire. che si possono trovare segnalati in qualunque bibliografia informatica o cartacea. l'ho fatto perché la maggioranza delle perso-ne entra prima in contatto con i fatti storici novecenteschi ispirati al cosiddetto "marxismo" — che Marx non si sognò mai di edificare e di sistematizzare — e soltanto dopo sente il bisogno di riflettere su questioni teoriche e dottrinali. non mi sono certo lasciato spaventare dal 11 popolo al potere .di Marx sulla de-mocrazia e passare poi all'esame dei rapporti fra la democrazia e il comunismo storico novecentesco. non un modesto capitolo di un saggio relativamente breve.

semmai. non certo qualcosa di già esistente e che Va semplicemente "migliorato". anche se non durò a lungo e venne abolito dopo la conquista macedone (e romana) per essere .fantasma della mancata completezza. "estenso" o "perfezionato" dirò pochissimo qui. Sul problema della democrazia oggi e del perché. infine. la complessa storia dell'intreccio fra democrazia e liberalismo nel mondo moderno e. Mi soffermerò allora su tre argomenti esemplari. la democrazia è un compito da svolgere e un terreno da conquistare. perché intendo sviluppare questo tema nel terzo ed ultimo capitolo. tralasciandone altri forse altrettanto e più degni di essere presi in esame: il modello della democrazia degli antichi Greci. le ragioni del sostanziale fallimento del comunismo storico novecentesco (1917-1991) nella coniugazione della democrazia e del socialismo. Le ragioni della perenne attualità della filosofia politica degli antichi Greci e del fascino evocato dalla loro idea di democrazia Non c'è dubbio che permanga anche oggi un peculiare fascino per il modello democratico dell'antica Atene. a mio avviso. non viviamo affatto in una democrazia .

in cui tutti i cittadini vengono convocati in assemblea per decidere a maggioranza su questioni vitali. ci sono Paesi con milioni di persone. di fronte ad una "democrazia delegata". si archivia la cosa con un sospiro rasse-gnato. ma oggi purtroppo è impossibile. infatti. seguito da discorsi di questo tipo: sarebbe bello che ci potesDemocrazia e storia 46 se essere ancora urta democrazia come quella. Dalla democrazia dell' ag orà alla democrazia del web. oggi. In genere. i problemi da risolvere sono "complessi" e richiedono uno specialismo. mentre gli utenti del web formano soltanto - 47 . necessariamente inquinata e corrotta dallo specialismo politico e dalle burocrazie professionali. C'è però una differenza non da poco: i cittadini delle agorà formavano una comunità reale. come l'esclusione delle donne e degli schiavi. si vedevano.sostituito da una classica oligarchia di ricchi. Il modello ateniese di democrazia diretta è. non si può certo essere convocati tutti in una piazza. le ragioni di questo fascino perdurante sono legate alla preferenza ideale che si ha per una vera e propria "democrazia diretta". si amavano e si odiava-no. l'utopia della consultazione simultanea dei cittadini può essere pensata tecnologicamente attra-verso l'uso della rete informatica. che si acquisisce con studi particolari. così attraente che quasi sempre si tra-scurano i suoi difetti strutturali. al massimo. In genere. si toccavano.

che. La democrazia diretta che decide in tempo reale a maggioranza semplice è. Se infatti Pilato avesse saputo. che ha alle spalle la manipolazione del circo mediatico con le sue tecniche di saturazione e. Non nego che. la stessa democrazia. Kelsen. Non è questo. Chi scrive. In proposito. però. vota per la libera-zione di Barabba e la crocifissione di Gesù. se la democrazia è il me-todo per la presa di decisioni collettive a maggioranza . a mio avviso. una virtualità con urta realtà. il mio caso. il fascino della democrazia antica sia legato all'utopia della democrazia diretta contro il triste realismo procedurale e professionale della demo-crazia delegata.osserva che il ricorso alla scelta del popolo di Gerusalemme presuppone . per una maggioranza di persone.che Ponzio Pilato non sapesse o non volesse rispondere alla do--manda «che cos'è la verità?». confonde. \ che sostiene che il relativismo scettico è il presupposto filosofico 'ynplicito di ogni ricorso alla decisione politica da prendere a mag-gioranza quindi "democraticamente". soprattutto. Chi sostiene che l' agorà di oggi è il web. o creduto di sapere. posta di fronte alla scelta fra Barabba e Gesù. non è un "credente" in que-sta pur generosa utopia tecnologica. come ha a suo tempo rilevato Hans Kelsen.una comunità vir-tuale. la nuova divinità di oggi. la soverchiartte fata-lità dei cosiddetti mercati finanziari. avrebbe assolto Gesù e non ne avrebbe . che cos'era la verità.

sostiene che. In proposito. la radicale inesistenza della verità . e questo non certo perché sostenga la persecuzione ideologica dei dissenzienti. due "buchi". in quanto la democrazia come metodo politico e sociale ha proprio. quindi. nel discorso di Kelsen ci sono. normativa. a mio avviso. programmaticamente privata di ogni pretesa veritativa e. in quanto non ritengo affatto di "possedere" la verità e. il filosofo americano Richard Rorty. la democrazia può finalmente sostituire la filosofia . come presupposto. Il lettore è avvertito: il mio saggio è tutto costruito contro le opinioni di Hans Kelsen e di Richard Rorty. Più di mezzo secolo dopo Kelsen.e la filosofia deve limitarsi ad essere una sorta di "civile conversazione". La sola normatività possibile può e deve scaturire da un gioco regolato di maggioranze e minoranze. anche se la possedessi (in tal caso. tolleranza verso i dissenzienti e fiducia nell'esistenza della verità filosofica. con la fine della credenza nella metafisica. nemico dell'esistenza degli universali.spodestata dal trono illegittimamente occupato della via privilegiata per la conoscenza della verità.certamente delegato la crocifissione alla maggioIl popolo al potere ranza delle mani alzate della plebe gerosolimitana. perché ritengo che si possano tenere insieme metodo democratico. . sarei o una bestia o un dio) non sosterrei egualmente un punto di vista dispotico.

Ponzio Pilato non era un "libero decisore" razionale. se ne parlo subito allontanandomi dal discorso sui Greci. Il lettore mi scuserà. Barabba e Gesù. Pilato. da Kelsen a I3obbio. di Gesù di Nazareth. nella loro realtà storica. che intendeva "purificare il tempio" (traduzione: colpire la loro gestione mafiosa e privatistica delle decime) e "proclamare l'armo di misericordia del Signore" (traduzione: cancellare i debiti pregressi e liberare gli schiavi senza pagare compensazioni). . In primo luogo. ma un funzionario imperiale romano. ma pur sempre messianica. sta sempre alla base delle considerazioni formalistiche del problema. ma è bene non lasciare equivoci. cioè. mentre non avrebbero ovviamente potuto sopportare la predicazione pacifista. che aveva l'ordine esplicito di non creare disordini inutili e di collaborare il più possibile con il sinedrio governativo ebraico. alcuni dei 48 Democrazia e storta 49 quali proteggevano anche i partigiani zeloti fuorilegge. che non dice e che impediscono di comprendere. peraltro. composto da sadducei e farisei moderati. Kelsen può suggerire l'intrigante dilemma su Barabba e Gesù solo sulla base di una radicale destoricizzazione della situazione storica concreta della Palestina di quei tempi. Questa destoricizzazione.due cose.

cioè che sia la maggioranza a votare Barabba contro Gesù. che gli ebrei consideravano un reato punibile con la morte l'autoproclarnazione messianica anche se preferivano una bella lapidazione popolare alla crocefissione romana . non è intervenuto non certo perché non conoscesse la verità. perché un semplice cartello di condanna filosofico avrebbe comportato la punizione di un mero reato di opinione. era giudiziario. laddove invece pugnalare un soldato occupante era un reato penale. Pilato. in quel caso. ma di semplice opportunismo politico. che nel mondo di Pilato non . non filosofico: per Pilato. che non consisteva in una tesi filosofica universalistica. punito con la crocifissione. a lui interessa il formalismo puro. infatti. Bisognava. e che Pilato comunque non intervenga perché non conosce la verità. per ragioni non scetticorelativistiche (come suggerisce erroneamente Kelsen). dal momento. però. partigiano zelota dell' zntOda ebraica.Pilato acconsentì. Il problema. inventarsi un cartello di condanna "zelotico". perché non era neppure di fatto un reato. il "proclamarsi messia" non era un reato penale. però.A Kelsen non interessa affatto il contesto storico e non è per lui di alcun valore il fatto che gli zeloti avessero coinvolto i loro sostenitori per far assolvere Barabba. ma perché aveva ricevuto ordini ferrei da Tiberio di non scontentare gli ebrei e di cercare il consenso della plebaglia egemonizzata dal Sirtedrio. che aveva appena pugnalato un soldato romano. bensì in un semplice accertamento giudiziario.

in cui lo scetticismo era certo presente. In secondo luogo. ovviamente. Il romano Pilato conosceva cer-tamente bene il latino e il greco. in quel contesto storico specifico — per cui Kelsen non ha il minimo interesse — significava capo armato messianico del partito degli zeloti. dal momento che. era proprio il monoteismo stesso in tutte le sue versioni. ma di età ellenistica.). che identificavano l'in-tera realtà con il linguaggio (v. Per l'ellenismo classico. stoici. di negare l'esistenza di posizioni alla Richard Rorty. l'esistenza filosofica della verità faceva parte del tessuto culturale fondativo della sua civiltà.esisteva. Kelsen dimentica che Pilato non è per nulla l'espressione del cosiddetto pensiero greco o della sapienza filoso-fica greca. significava esprimere una motivazione penale e non fi-losofica. ma era un uomo che veniva dopo tre secoli non di ellenismo classico. Scrivere sul cartello della croce "INRI" ("Gesù Nazareno Re dei Il popolo al potere Democrazia e storia Giudeí"). se c'era qualcosa di perfettamente "legale" nel mondo antico. perché "Re dei Giudei". pitagorici ecc. Per i Greci . Gorgia ecc. ma solo come corrente minoritaria e marginale. Gesù di Nazareth fu dunque crocifisso come "terrorista". i "terroristi" dell'epo-ca. non come predicatore di pace o come sostenitore del monoteismo. trattandosi di un mondo politeistico e pluralistico pullulante di epicurei. il diritto romano e la filosofia gre-ca. platonici. anche se non mi sogno.

risie. però mi è anche servita per poter finalmente esplicitare il mio personale punto di vista sulla natura del fascino profondo. sempre disposti a farsi abbindolare da demago-ghi. Questo fascino — lo ripeto — non risiede primariamente nell'immagine di un'assemblea brulicante di citta-dini infervorati. 50 Ho aperto questa parentesi sull'uso improprio che il relativista Kelsen fa a proposito della scelta democratica fra Gesù e Barabba. per me. che spesso prendevano decisio-ni democratiche a maggioranza assolutamente criminali.de nel fatto che i Greci credevano nell'esistenza del bene politico. La combinazione del binomio quantità- . e ciò può essere facil-mente dimostrato esaminando il loro modo di classificare i regimi politici. che il pensiero politico dei Greci ancora ha per noi. Questo fascino. per rilevarne il carattere radicalmente fuorviante. come lo sterminio degli abitanti di Melo. la qualità di chi governava e il modo in cui governava. Come è noto.antichi:Th logos era. linguaggio e ragione e il corretto linguag-. erano "sostanzialisti" e non solo "foinialisti". guerrafondai e furbacchioni. che si erano rifiutati di aderire all'alleanza ateniese contro Sparta. per loro fortuna i Greci non erano ancora impri-aionati dalla dicotomia classificatoria Destra/Sinistra e si orienz7 tavano invece sulla base di due parametri combinati. ad un tempo. gio esprimeva la corretta ragione delle cose.

ricordando soltanto che l'insistenza sul numero tre è forse dovuta all'influsso di Pitagora e della scuola pitagorica. a mio avviso. invece. sottolineare che questa teo-ria presuppone l'esistenza di qualcosa chiamato "bene politico". qualcosa di storico e obsoleto. non è giusto dire. a meno che si voglia addirittura risalire al trifunzionalismo indoeuropeo stu-diato da Dumézil. le possibilità erano tre: uno solo (monarchia). pochi (aristocrazia). certo più attuale di Hobbes e di Locke. l'oligarchia come degenerazione dell'aristocra-í zia. Riguardo a chi governava. molti (politeía. si poteva governare bene in tutti e tre i modi e si poteva. governare male nelle tre distinte degenerazioni di questi modi (la tirannide come degenerazione della monarchia. ad esempio. nel senso di democrazia costituzionalmente garantita da buone leggi e pra-ticata da cittadini forniti di educazione e di virtù politica). ma qualcosa di assolutamente attuale.qualità non è. invece.' ne della politeia). Trascuro qui le modificazioni di questa teoria da Aristotele a Polibio. che Socrate è stato un "nemico della democrazia". Per quanto riguarda il come. interessa. la democrazia corrotta dalla demagogia come degenerazioti. e che il problema della democrazia come metodo di governo è su-bordinato al problema del corretto esercizio del bene politico stes-so. e dunque oggi tramontato ed inapplicabile. anche se questa frase . Come vedremo più avanti.

So bene che l'odierna dittatura del relativismo ha imposto un ridicolo stereotipo diffamatorio. nella migliore delle ipotesi. visto come indispensabile presupposto del liberalismo e della democrazia. ma intesa come educazione libera al bene.viene spesso ripetuta ed io stesso. Socrate poneva il problema del corretto esercizio del bene politico. Questa concezione contenutistica del bene politico non significa. per cui chi difende la tesi filosofica dell'esistenza del bene politico e della sua compatibilità con la democrazia non limitata a metodo nichilistico. questo è l'odierno dogma principale della dittatura della religione del "politicamente corretto". che chi la difende sappia già perfettamente in cosa consiste il bene politico stesso e lo voglia imporre con le buone o con le cattive. per superficialità e fretta. lo ammetto e non lo nascondo: io sono un consapevole avversario della dittatura del . me la sono talvolta lasciata scappare. è visto come un potenziale sostenitore del totalitarismo: come. credi che esista una verità? Ma allora sei come Stalin! Ma allora sei come Hitler! Ma allora sei come Poi Pot! Ma allora. Ebbene sì. e lo poneva come patriota Il popolo al potere ateniese. sei come Ratzinger! Come è noto. la dittatura del relativismo metodologico. ovviamente. non come traditore e collaborazionista con gli Spartani.

Rawls. che la tradizione classica ha consegnato alla cultura .non seguirò questa via. Tre significati possibili del termine "democrazia" ricavati dal patrimonio classico dei Greci antichi Dal momento che sono già molto numerosi gli studi filologici rivolti a chiarire le origini del termine democrazia . e proclamo apertamente il mio ritorno alla concezione contenutistica dei Greci. mi faccio beffe di chi mi vorrebbe incatenare fino alla morte alla sua personale elaborazione del lutto del suo precedente mostruoso comunismo operaistico.relativismo e non credo affatto che questa mia avversione mi porti a Poi Pot (la verità è il comunismo egualitario contadino imposto con i fucili) oppure a Bin Laden (la verità è il califfato universale voluto da Allah). è già presente nelle tavolette micenee sEírfte—in lineare B in epoca_preomerica . ma proporrò quelli che ritengo i tre significati principali. Bobbio o Habermas. Democrazia e Storia inteso come parte del popolo. Per questa ragione. seguita dalla sua riscoperta di Hobbes. Locke.il termine damos.

questo significato che contrappone l'Occidente. si intrecciano e non si trovano mai isolati. I tre significati. anche se. ovviamente. è ben presente oggi nella saturazione mediatica inneggiante a Bush e a Blair nella loro lotta contro Bin Laden e Saddam Hussein. Da allora. la democrazia non come specifica forma dZ governo o di Stato. ovviamente. la democrazia come/ spazio del conflitto sociale addomesticato e reso gestibile senza guerra civile e. è chiaramente sorto come ideologia identitaria greca al tempo delle guerre persiane e lo si trova già presente nelle Storie di Erodoto. questa ideologia occidentalistica identitaria ha avuto una lunga storia. in cui solo la parola del Re è legge: Dal punto di vista storico. sempre identificata con il relativismo etico e . è possibile arricchirla oggi con le polemiche contro il fascismo-comunismo e contro il fondamentalismo religioso ostile alla modernità occidentale. contrapposta ad un dispotism-o. infine. terra della democrazia e della libertà. terra del dispotismo. all'Oriente. ma è possibile distinguerli nettamente per chiarezza. se inizia con Maratona e Salamina. il termine "democrazia" connota una comunità di uomini liberi ed eguali. ma come prevalenza del demos. identificato\ con la parte più povera e più numerosa della comunità politica. che. Nel primo significato. e quindi con Milziade e Temistocle.occidentale posteriore: la democrazia come elemento specifico della tradizione occidentale contrapposta al dispotismo orientale.

in una grande narrazione continua. che represse militarmente in modo sanguinoso sia la Persia di Dario III sia l'Atene di Demostene. però. per gli intellettuali del coro. che cercherò di ricordare subito.filosofico (solo. invece. non solo per l'evidente stra-volgimento ideologico che sta sotto questa operazione di arruolamento occidentale retroattivo.ellenistico. degli Ateniesi del tempo di Pericle e di Socrate? T utto il male possibile. per cui Alessandro può essere legittimamente considerato il seppellitore dell'ellenismo classico. pur essendo ovviamente anche l'iniziatore di quello spirito ellenistico . l'ideologia della guerra dell'Occidente contro l'Oriente non ha mai contraddistinto la cultura politica della pofis di Atene. ma per alcune solide ragioni stori-che. un fondamentalismo cristiano di tipo veterotestamentario). Che cosa pensare. perché per le masse arruolabili si propone. evidentemente. di questo arruolamento simbolico dei Greci o. più esattamente. ma semmai il profilo bellico di Alessandro il Macedone. La democrazia diventa dunque una risorsa simbolica dell'ideologia occidentalistica identitaria. non . quelli appunto che non applicano la "de52 Il popolo al potere 53 mocrazia" intesa come il primo dei diritti umani imprescrittibili. Da un lato. che va da Erodoto alle truppe imperiali mandate a bombardare i cosiddetti stati-canaglia.

.ianykis). In conclusione. il vero ed autentico significato storico . causa . 54 Democrazia e storia 55 realtà. e questo secondo aspetto è più importante ancora del primo.ellenico . il termine "democrazia" indica non solo un metodo. :ne permetta l'esplosione e_la dissolu-zione__ a.. Dall'altro.~/onia). l'ideologia occidentalistica della democrazia come proprietà priva-ta da generalizzare in un mondo caratterizzato da una sorta di "dispotismo orientale" (da Hegel a Wittfogel). Nel secondo significato. da parte di Bush e del suo concerto propagandistico neoconservatore. ma di tipo ebraico-mesopotamico: basti pensare al grande agitare della Bibbia. ma soprattutto una forma razionale del bene politico. non è l'Occidente di Socrate e di Platone.delle cl i scoild i e civili (staseis. Questo e. che viene individuato in unagestionedella_riproduziene della comunità. che ai loro tempi ragionavano sulla base del logos e non della realizzazione del mandato divino. non bi-sog. però. cioè razionalistico e filosofico. che non. preferibilmente veterotestamentaria.. ma certo non democratico.tipico dei grandi imperi orientali dei diadochi successivi.ria dimenticare che le attuali legittimazioni occidentalistiche di tipo imperiale non sono per nulla di tipo "greco". è un idolo pagano da lasciare ai bevitori di sangue umano. Que-sto Occidente di Giuditta e di Davide. il cui potere è oligarchico e/o tirannico.

questo "moscone fastidioso" / del nobile cavallo degli Ateniesi. cioè prima la riforma di Solone e poi quella di Clistene. l ciò avviene perché esiste un allarme ineludibile. accedendo al potere. e che il suo intervento non è sufficiente. che porta alla schiavitù per debiti una parte rilevante di cittadini. che occorre poter correggere anche e soprattutto con la libertà di critica alla Socrate. il popolo commette i abusi e crimini. però. in quanto lascia in piedi una costituzione oligarchica e non interamente democratica. Saranno poi le riforme di Clistene.ed è bene. Certo. poco prima dello scoppio della prima guerra persiana (quella conclusasi a . lettore è invitato ad andare a leggere un buon libro di storia greca. Se solo lo si capisce. E il popolo accede al potere in un solo modo e per una sola ragione: quando la dinamica caotica ed illimitata (apeiron) del potere del denaro lasciato a sé stesso porta alla minaccia attuale e presente della dissoluzione della i comunità stessa. cadono tutte le inutili teorie formalistiche e relativistiche sulla modellizazione politologica interminabile delle forme istituzionali del "potere del popolo". e viene invece in primo piano la visibilità dell'accesso del popolo al potere. Appare però chiaro che Solone deve intervenire contro lo scatenamento del potere delle ricchezze. Non c'è qui lo spazio per descrivere nei dettagli i due principali momenti storici della costituzione della democrazia ateniese. pertanto. chiarirne meglio la natura e le caratteristiche. Se il popolo accede al potere.

e questo avviene attraverso l'applicazione del principio probabilmente pitagorico della "mescolanza" (anamixis). i cittadini della pianura e del nucleo urbano (pedíaci) e i cittadini delle zone povere della montagna e dell'interno dell'Attica (acriti). 2 . Da entrambe le piazze. Questa democrazia antica è certamente inter-classista. vengono pubblicizzati i precedenti culti privati . a rendere possibile il salvataggio della concordia civile (omonoía).Maratona). alzando lo sguardo. Giustamente. è possibile vedere l'Acropoli. ma resta una democrazia. per dirla in linguaggio moderno.dietro ai capolavori artistici dell'Acropoli vi è proprio questa pubblicizzazione della religione olimpica . gli odierni abitanti di Atene hanno battezzato le due principali piazze della loro città "Costituzione" (Syntagrna) e "Concordia" (Omonola).e soprattutto vengono mescolati in strutture politiche artificiali (i demi) i citta-dini della costa (paraliaci). Non si insisterà mai abbastanza Il popolo al potere Democrazia e storia sulla crucialità del principio pitagorico della anamixis. in quanto è proprio la "mescolanza" artificialmente costruita dalla ragione (logos). a portare veramente il popolo ateniese al potere. in cui. dall'eguaglianza di tutti i "mescolati" di fronte alla legge (isonomía) e del loro comune accesso alla parola nelle assemblee pubbliche. in cui si realizza la comune decisione politica (isegoría). in cui vengono sciolte le vecchie tribù religiose identitarie.

Aristotele. non illusorio. poichè è presente «nelle più diverse forme . A rigore. dice apertamente (cito a memoria) che «la democrazia è il potere dei molti. che sono anche i più poveri».nitario. in senso moderno si può tradurre questo termine in tre modi. essendo l'antica polís una comunità e non una semplice "società civile". animale sociale. identificato con la parte più povera e più numerosa della comunità politica. di cui parla Aristotele. --Nel terzo significato. il potere della decisione era ancora reale. ma. è infatti certamente un animale politico. mentre la demokratía propriamente detta dovrebbe essere tradotta come "il potere del popolo politicamente organizzato dalle leggi". del resto. animale comu. Luciano Canfora ha sostenuto proprio questa tesi: la democrazia non è una forma. l'accesso del popolo ad un potere politicamente garantito da leggi comunitarie. il termine "democrazia" non indica una specifica forma di governo o di Stato. il "potere del popolo" puramente inteso si direbbe in greco laokratí a. come preferirei personalmente. In un suo recente libro sulla democrazia. ma lo stato di fatto della prevalenza del den-zos. e questo avviene perché si erano separati prima socialmente. Solo con la filosofia politica di Hobbes i tre termini si separano concettualmente. infatti. Il politíkòn zoon. non è un tipo di costituzione. tutti legittimi: animale politico. oppure.essendo l'economia ancora incorporata (embedded) nella decisione politica.

mentre il terzo significato allude piuttosto a quella che il pensiero comunista rtovecentesco — Lenin. sbilanciato in direzione della «prevalenza del denzos» . il terzo a una prevalenza — ritengo che essi siano molto più complementari di quanto sembri a prima vista. ricchi e classe media.). o da chi afferma che gli USA sono «la più grande democrazia del mondo». sosteneva che la democrazia non è un regime politico. A mio avviso. si dirà che Canfora è un marxista. che allude ad una tecnica di neutralizzazione parziale del conflitto di classe attraverso la mescolanza artificiale (anamaís) di poveri. in primo luogo — connotava come «dittatura democratica del proletariato». La mescolanza promossa dalla riforma di Clistene comporta di fatto una specifica prevalenza numerica del demos. 56 57 Questo terzo significato sembra logicamente incompatibile con il secondo. riesce ad affermare i suoi interessi. per dirla con Aristotele. il gruppo di Pericle ecc. che non era certo un marxista.politico-costituzionali». Non si può essere più lontani dalla tipologia formalistica alla Norberto Bobbio. ma un liberale quasi puro. bensì un modo di essere nei rapporti di classe. dove e quando si fa sentire con più efficacia l'azione della parte popolare. pur appoggiandosi ad élítes di comando (v. La fine . però anche Benedetto Croce. che in una democrazia in qualche modo "diretta". senza negare del tutto la differenza dei due significati — il secondo dà luogo ad una mescolanza.

i "teti" (i cittadini a pieno diritto. in quanto la maggioranza decisionale è una pura \. l'ovvietà deve essere il punto di partenza per un pensiero radicale. che prenda cioè le cose alla radice. Democrazia e storia Il principio democratico e il processo a Socrate Il principio democratico di maggioranza.„ . in seguito alla conquista macedone. prima repubblicane e poi imperiali. come spesso avviene nel dibattito teorico. la tecnica di mescolanza fra i cittadini e la stessa prevalenza del demos non garantiscono di per sé il bene politico.della democrazia ateniese si verificherà quando. Si tratta di una ovvietà assoluta. ma. favorissero sempre sistematicamente la parte oligarchica contro quella democratica non mi soffermo. perché si tratta di cose dettagliatamente spiegate in qualsiasi buon manuale di storia antica. Sul fatto che le conquiste romane. ma economicamente poveri) saranno esclusi dalla stessa costituzione politica. E la radice sta nel fatto che il principio di maggioranza puro è razionalmente infondato. che da democratica diventa oligarchica.

e questa cintura protettiva non può essere giuridica o giudiziaria. che non garantisce il bene politico . prima di scandalizzarsi per questa razionalissima affermazione. relativista e nemico delle filosofie veritative identificate con ideologie di legittimazione del potere. non importa se esplicita o implicita . caro lettore: io voglio proprio una democrazia protetta.mi sembra che le possibilità siano due. mentre una maggioranza di plebei imbestialiti può approvare lo squartamento pubblico del reo . si tratta però di capire quale tipo di "protezione" si concepisce e.e ogni principio di maggioranza deve essere "coperto" da una cintura protettiva.il bene politico non può essere pura forma. Allora. ma una democrazia protetta! Proprio così. ma deve essere religiosa e/o filosofica. liberale.quelle implicite sono le più ipocrite.forma. non un contenuto . Se è vero che il principio di maggioranza puro è una semplice procedura formale. dirà il virtuoso lettore laico. il partito bolscevico del comunismo scientifico di .è infatti possibile immaginare un despota illuminato che abolisca la pena di morte e la tortura. perché negano spesso di essere tali . è bene cercare di pensare radicalmente le cose. Lei non vuole una democrazia pura. il partito giacobino della virtù politica di Robespierre. se non presso i formalisti ipocriti . e solo due: o si sceglie la via del potere assegnato ad una minoranza convinta di sapere che cosa sia il bene politico (i filosofi-re di Platone.

non filosofico. oppure si innesca un processo educativo.o che si autoproclamano tali. 59 Il principio liberale della garanzia della più piena libertà di opinione è in tal senso necessario per praticare questo principio educativo.per cui sarebbe impossibile. la libertà è sempre libertà di chi la pensa diversamente. però deve essere depenalizzata. distinguere fra sciocchezze e verità. .Lenin ecc. l'affermazione dell'esistenza del bene politico non comporta necessariamente il sequestro del potere da parte di minoranze illuminate . La libertà è anche libertà di sbagliare o. il che non esclude che spesso chi la pensa diversamente pensa anche infondate e disinformate sciocchezze. . in nome di una conoscenza privilegiata. delle idee eterne in Platone. Si tratta di un problema giuridico. in grado di portare in tempi ragionevoli la maggioranza dei cittadini a praticare il bene politico. Come si vede. mettendo così il penoso dilettante Wittgenstein al di sopra di Platone . della virtù politica naturale in Robespierre. in via di principio.ma è compatibile con una concezione processuale dell'educazione della maggioranza del popolo. Il fatto è che la sciocchezza resta tale anche se è espressa liberamente.ma esclusivamente attraverso il sistema delle nonne giuridiche di garanzia. come scrisse Rosa Luxemburg. in quanto non c'è nulla al di fuori del linguaggio e dei suoi usi.). La tutela della libera espressione di sciocchezze non può essere raggiunta allraverso vie ontologiche e filosofiche di tipo relativistico . della direzione necessaria della storia in Lenin ecc.

legalmente permesso dire pubblicamente che Hitler aveva ragione e che Bin Laden oggi ha ragione. Personalmente. perché non è.ma credo anche che la punizione giudiziaria di chi lo afferma sia incompatibile con una affermazione radicale della libertà liberale moderna. alla sfera della libertà d'opinione.ripeto. è possibile soltanto in una democrazia "moderna".in ogni caso.ma. per ora. come si vede. neppure lo Stato liberaldemocratico contemporaneo è in grado di permetter-si uno scambio di opinioni a 360 gradi. in cui il principio anomico della società civile astratta ha sostituito il principio comunitario dell'antica Atene.l'essere licenziati per opinioni negazionistiche sui campi di concentramento hitleriani è indubbiamente più "civile" dell'essere scottati con tenaglie roventi . meno di Bush .T utto questo. tutte . ovviamente. l'unico fonda-mento religioso ecumenico è la religione dell'Olocausto e del giudeocentrismo metafisico di espiazione. Va da sé .hanno un implicito fondamento religioso: si tratta di sapere quale esso sia. e questo perché tutte le società . sul piano giuridico e giudiziario. e questo è indubbiamente Il popolo al potere un progresso . quindi è sottratto. Nell'Europa attuale. Questo principio consiste nel "poter dire qualunque cosa" e non è attualmente assolutamente garantito. Il politicamente corretto ha sostituito oggi la Santa Inquisizione di ieri. credo fermamente che Hitler avesse torto e che anche Bui Laden ce l'abbia .

. comparato ecc. Se insisto tanto su questo fatto. è penalmente proibito dire che Allah non esiste e che. per quanto mi riguarda.. scusato..è per sottolineare un concetto assolutamente incomprensibile per il pensiero cosiddetto "laico".ma. è sempre meglio dirlo . e non-possono esistere. in quanto non esistono società politiche sen-za fondamento religioso presupposto sottratto alla punibilità giudiziaria: in Iran. con questi chiari di luna. apparentemente marginale . società senza un implicito fondamento religioso.. giustificato. lo sterminio genocida di Hitler è veramente esistito e non può in alcun modo essere "contestuali7zato". ritengo che do-vrebbe essere consentito legalmente anche dire il contrario. Semplicemente. perciò erano anche più . non esistono liberaldemocrazie pure. Io sarei contrario. a punire penalmente la sciocchezza di chi sostiene che l'im-pero americano è benefico per tutti i popoli del mondo. relativizzato.ma il lettore si sarà già accorto che marginale non lo è per nulla . Maometto non era il suo profeta.che. ma è legalmente proibito dire che l'Olocausto non c'è stato. di Allah e di Maometto. in Europa è legalmente possibile farsi beffe di Dio. Per capire meglio. e_cioè-ehe. Diritto di libertà significa anche diritto alla sciocchezza. visto che le società antiche non erano liberaldemocratiche.nenesi_tono. ad esempio. quindi. Si tratla solo di esaminare quanto e come questo fon amen órefigioso sia stato secolarizzato. ma qui si pone un problema di tipo squisitamente storico.

perché l'intollerabile impostazione destoricizzante di Hans Kelsen ne impedisce la comprensione e. le varie Chiese cristiane . alcune cose si possono sapere in modo relativamente certo: Gesù . converrà ritornare brevemente sul processo a Gesù 60 61 Democrazia e storia di Nazareth. esseni e zeloti). restaurata dopo la parentesi di-spotica dei Trenta Tiranni. settari di ogni genere ecc. ovvia-mente. cioè che sia i Vangeli sia l'Apolog-ia di Socrate siano testi storici (almeno in parte) e non com-posizioni letterarie di fantasia completamente inventate.cattolici. che la democrazia ateniese. fece a Socrate. ciò che non è affatto scontato. . studiandone le analogie e le differenze con il proces-so. ma c'è un punto su cui concor-dano trionfalmente: il silenzio imbarazzato sul cosiddetto "Gesù storico". Presupponiamo. Se utilizziamo i Vang-elí come documenti (almeno parzialmente) storici e li integriamo con la conoscenza storica del significato semantico dei termini nel contesto politico della Palestina e del giudaismo messianico del tempo. ortodossi. protestanti.divergono su tutto. in cui il messianesimo si maniiestava in ahneno tre forme diverse (farisei. che urlava «Liberate Barabba!».sincere e meno ipocrite. del resto. Il lettore paziente mi permetterà di ritornare ancora una volta sul rapporto fra il processo a Gesù di Nazareth e il principio de-mocratico di maggioranza della plebaglia.

per la quale era invece reato penale il "terrorismo" (INRI). ma al fatto che. In ogni caso. dietro la pressione decisiva di quest'ul-timo. in cui si srotolano nelle sinagoghe i papiri arrotolati del profeta Isaia e si legge con aria ispirata una citazione sacra. non erano una .finse demagogicamente di ascoltare i "compagnucci" di Barabba confluiti sulla piazza. bisogna prima essere inserito in una società messianico-religiosa. in "terrorismo". che aveva avuto l'ordine tassativo di non infastidire il Sinedrio ebraico collaborazionista. per potersi proclamare o credere di essere un messia. di trasformare l'accusa di "autoproclamazione messianica". ma ritengo che nep-pure lui pensasse di essere tale). accettò. per nort avere ulteriori Il popolo al potere Democrazia e storia problemi .che comunque vennero. che non era un reato penale per la legge romana. La condanna di Pilato non è dunque dovuta a un suo "scetticismo" (che cos'è la verità ecc. per il semplice fatto che l'autoproclamazione messianica. non era un reato penale per l'autorità romana. che era invece un reato penale punibile con la crocefissione. I Greci.). caro lettore. l'inviato da Dio in grado di proclamare veramente la purificazione del tempio e l'anno di misericordia del Signore. vedi la rivolta ebraica degli anni '67-'70 . Pilato. praticata senza commettere vio-lenze fisiche. cioè in una "Società del Libro". mi spiace.non pote-va essere condannato a morte per "autoproclamazione messianica" (in quanto ad essere "figlio di Dio".

Per ragioni storiche. ma disponevano solo di un ricchissimo patrimonio mitologico da "decostruire" razionalmente (uso qui. ma che in realtà è un processo che la comunità istruisce contro l'individuo. nulla di nuovo cose simili le hanno già dette in molti. ovviamente. e quindi non "religiosi" . e lo capiremo meglio riflettendo sul "democratico" processo a Socrate. volutamente. 62 63 Non affermo. Questo non significa. che può anche essere inteso. che non ho qui il tempo di chiarire. ma la religione se la gestivano da soli in modo direttamente comunitario. Per dirla in modo (solo apparentemente) ovvio e banale. I Greci non erano neppure "liberali".i Greci erano invece religiosissimi. che non cessa comunque mai di sentirsi parte della comunità stessa. che essi fossero "laici" . anche se i loro discendenti lo diventarono. i Greci non avevano libri sacri di riferimento teologico da interpretare. ovviamente. un termine filosofico contemporaneo).o in qualche modo "precursori" del pensiero laico. scettico e relativista di David Hume o di Hans Kelsen. quindi non avevano un clero sacerdotale. ovviamente. non attraverso la mediazione di un clero professionale organizzato. i Greci non erano ebrei e non erano neppure ancora cristiani o musulmani. fra cui . che pretendesse di avere il monopolio della corretta interpretazione della citazione sacra. come un processo in cui il giudice è la religione e l'imputato è la filosofia."Società del Libro". individuo.

si proclamò innocente per la prima e. da una nurnerosissima giuria popolare di cittadini aterúesi (nella democrazia ateniese non esisteva una corporazione professionale di magistrati vincitori di concorsi pubblici. Oltre alla Apologia di Socrate. anziché essere condannato. finì con il provocare i giurati.Socrate alluse ad una "vecchia accusa" (il non credere agli Dei della poils. ma alla fine fu condannato e dovette bere un veleno (la cicuta). sostenendo che. Nella sua difesa . Alla fine.C. testo considerato in genere storicamente attendibile . in quanto alla seconda.il grande Hegel . fu condannato. in base alla seconda accusa. fu quindi una condanna politica. avrebbe dovuto essere mantenuto a vita dallo Stato come pensionato per meriti eccezionali. La condanna finale a morte fu decisa. Il filosofo Socrate fu condannato a morte nel 399 a.ma è sempre importante tornarci sopra. riflettendo in particolare sul vero e proprio abba glio in cui cade lo studioso americano I. perché la corruzione dei giovani.mi rifaccio qui all'Apoloco. in quel particolare contesto storico. il cui fraintendimento ci porterà nel cuore della questione.F. imprigionato e dopo qualche tempo bevve il veleno. come oggi). Socrate respinse entrambe le accuse. era identificata con la propaganda antidemocratica. Stone. come si desume dalla commedia Le Nuvole di Aristofane) e a una "nuova accusa" (la corruzione dei giovani). sostanzialmente.ía di Socrate scritta da Platone. abbiamo anche . Socrate si difese da solo.

Il nesso proprietà/sciocchezza è quindi il pilastro .un dialogo platonico.ni sciocchezza può essere detta (con la sola eccezione della diffamazione ad personanz). maieutica e dialogica rivolta alla discussione del bene politico non ci appare un "reato" e. in cui Socrate rifiuta di fuggire pur potendolo fare (il Crítone). che è peraltro una vera contraddizione in termini. in quanto è evidente che Socrate fu condannato a morte in modo perfettamente legale e in base al principio di maggioranza di una giuria popolare. che possiamo considerare abbastanza "rappresentativa" dell'Atene dell'epoca e. un reato penale meriteIl popolo al potere Democrazia e storta vole della morte. infatti. se acquisita secondo le regole. nello stesso tempo. non ci interessa l'annoso problema del rapporto fra l'autentico Socrate e l'interpretazione posteriore che ne dà Platone. In questa sede. Nella sensibilità liberale moderna. in quanto la sciocchez-za è giuridicamente legittima e giudiziariamente non punibile. ma la questione del rapporto fra democrazia e decisione ingiusta. perché nel costituzionalismo liberale ideale nessuna opinione dovrebbe essere un "reato". si poteva trat-tare al massimo di un leggero "reato d'opinione". Il prin-cipio della libertà liberale potrebbe. og. tanto meno. e un altro consacrato alle ultime ore di Socrate e alla "morte esemplare del filosofo" (il Fedone). essere enunciato in questo duplice modo: ogni proprietà privata è legittima. la sua quarantennale attività critica.

anche se negli Stati Uniti ci sono moltissime cose.F.avrebbe potuto essere assolto. se Socrate. in nome della tradizione libertaria della schiettezza ateniese . si tratta di un tipico errore proiettivo-retroattivo. In breve. 64 65 L'errore di Stone è interessantissimo. anzi-ché provocare i giurati rivendicando la sostanza del suo insegna-mento . Stone ha riscritto l' Apología di Socrate. e lo sarebbe probabilmen-te stato. a mio avviso. mentre la filosofia (sciocchezza) è solo un'opinione. in cui il liberale americano contemporaneo è talmente convinto.il diritto cioè di esprimere liberamente le proprie opinioni. Stone sostiene che Socrate ha sbagliato completamente la strategia difen-siva e che l'ha sbagliata non per stupidità. Secondo Stone. in quanto. . e impregnato del-la propria concezione di libertà di opinione come sovrano arbi-trio illimitato. giuste o sbaglia-te che fossero.filosofico della li-bertà liberale concettualmente ricostruita. dal momento che l'eco-nomia (la proprietà) è un fatto. lo studioso ame-ricano I. di poter dire legalmente qualunque cosa .cioè la critica alla democrazia come metodo inadatto per il conseg-uimento di quella particolare arte specialistica denominata "bene politico" ne avesse rivendicato soltanto laforma . che non si possono legalmente dire. In base a questa concezione liberale della libertà. ma perché probabilmen-te non aveva più voglia di vivere.

Ritornerò su que-sto negli ultimi paragrafi di questo primo capitolo. che solo casualmente parlava greco anziché inglese. la rivendicazione del proprio diritto alla li-bertà non era pensabile nei termini di un diritto astratto. Ai tempi di Socrate. perché in questo modo non può essere fondata la tolleranza. appunto. ma nei termini di "discorso giusto" rispetto a "discorso ingiusto". Si dirà che tutto ciò non va bene. La separazione fra proprietà (da garantire in tutti i modi) e scioc-chezza (da tollerare. non sia più incolporata (embedded) nella sfera della decisione politica. In altre parole. di poter dire qualunque cosa.come ad esempio che Bin Laden ha ragione . ma co-munitaria. se non si concretizza in atti veri e propri) presuppone che il mondo dell'economia sia. in buona fede. . basterà tornare ancora un poco sul caso _Socrate. Sono perfettamente d'accordo. purché non violi fattualmente le leggi con atti criminali. La democrazia antica non era una democrazia liberale. in cui seguirò la triste parabola dell'ascesa e della caduta del comunismo storico novecentesco. che la liberi:à potesse essere difesa sostenendo che ognuno può dire quello che vuole. che il vecchio Socrate fosse un pensatore "eterno". ad un tempo. A Socrate non sarebbe mai venuto in mente.da essere convinto. non es-sendo ancora stati tradotti in greco Spinoza e Locke. per ora. libera-lizzato e sovrano e che l'economia. formalmente garantito. la libertà democratica era pensata insieme alla nozione e alla pratica di bene polllíco.

proprio attraverso l'errore di Stone. nel libero godimento della pro- pria proprietà individuale contrapposto al principio della parteci: pazione pubblica assembleare. E questo ci introduce ad un diverso periodo storico.. Constant parla di «libertà dei moderni». ovviamente. una democrazia — del resto.A mio avviso. perché ha ancora il pudore di non chiamarla democrazia. è possibile com-prendere la differenza fra democrazia degli antichi e democrazia dei moderni. ma per un semplice fatto di possibilismo e di convenzionalismo giuridico e giudiziario. come opirtava erroneamente Benjamin Constant. giuridicamente garantita e giudiziariamente non punibile. la libertà deve comprendere anche la libertà. saggezza e sciocchezza ecc. pudore scomparso nei suoi seguaci attuali ma un semplice liberalismo non democratico.si noti bene . ma questo . Questa differenza non risiede affatto. ma. Una parentesi sul rapporto storico fra religione cristiana e . Il Socrate di Stone è ovviamente un Socrate inesistente ed imíT&Z-sibile. di poter dire terribili sciocchezze.non certo perché non è possibile relativisticamente distinguere fra ve-rità e menzogna. La democrazia di cui parla Constant non è.

chiacchericcio in genere egemonizzato dai cosiddetti laici.). in genere. il diritto naturale cristiano inteso come elaborazione filosofica terrena di questa stessa rivelazione ultraterrena — non può certo "mettere ai voti" valori morali e religiosi non trattabili come la vita (e quindi aborto. Metafisica e democrazia sarebbero. In breve. Ho già ricordato nelle pagine precedenti Hans Kelsen e Richard Rorty. monoteistica) e il principio democratico viene di solito risolto con uno stereotipo negativo. che però mangiano con la forchetta anziché direttamente con le mani. incompatibili. perché imporrebbe una "cintura protettiva" di valori sottratti_alla conta dei voti. mentre la religione cristiana. inutilmente. comportamento in genere attribuito ai "populisti".principio democratico Nel chiacchericcio semicolto che ha sostituito oggi il dibattito culturale. se si vuole. il rapporto fra religione cristiana (e. di conseguenza. questo saggio. condizione per accettare il metodo della decisione a maggioranza. . si sostiene che democrazia e religione sono incompatibili. ritenendo di interpretare la rivelazione divina — o. ma i nomi potrebbero essere molto più numerosi e appesantirebbero. La religione sarebbe perciò incompatibile con la democrazia. eutanasia ecc. perché il presupposto del metodo democratico è il relativismo valoriale. nome con cui oggi vengono quasi sempre indicati semplicemente i sostenitori incondizionati della globalizzazione neoliberale.

i poveri del Cristianesimo (e dell'Islam) sono un demos sui generis. bisogna ricordare il significato del termine democrazia come "prevalenza del demos". essere telegraficamente ricordate: le prime comunità cristiane erano. e il demos non è poi molto lontano da quello che la religione cristiana chiama "i poveri". ma solo un aggregato sociale pre-politico o post-politico. I piccoli africani affamati sono. Certo. e un demos senza diritti politici e affidato alla benevolenza dei benefattori non è più un demos. pur se sommariamente. se interpretiamo la democrazia non solo ma anche come prevalenza degli interessi del demos. un demos senza diritti politici. in questo periodo di smantellamento neoliberale dello stato sociale europeo novecentesco. In ogni caso. È impossibile qui ripercorrere. va molto di moda la beneficienza e la retorica compassionevole per i piccoli africani senza cibo sufficiente.66 Chiediamocelo: è veramente così? Per rispondere a questa domanda cruciale. però. in massima . So anzi molto bene che. duemila anni di religione cristiana e sarebbe ridicolo anche il solo tentarlo. Non ho certo difficoltà ad ammetterlo. ma i politicanti neoliberali ipocriti che se ne riempiono la bocca hanno in testa ben altro. Alcune cose elementari possono. in realtà. anche il problema storico del rapporto fra cristianesimo e democrazia cambia e si può fondare su principi più convincenti. un vero scandalo sociale e morale intollerabile. costituito in Maggioranza dai più poveri.

ma continua ad animare strutture assistenziali per il demos povero (anzi. forma la cui sostanziale insostenibilità teorica e sociale è tale da provocare necessariamente scismi a raffica (ortodossi. gli si dà tanto spazio. il secondo — il cristianesimo è certamente incorporato nella struttura di legittimazione classista tardo-schiavista e proto-feudale della società. sette ecc. il Cristianesimo diventa la base simbolica di una società tripartita gerarchica e non certa- 67 mente democratica (bellatores. oratores e laboratores).).del papato. Si potrebbe. sostie-ne la prevalenza . di fatto. continuare a lungo. in cui. il primo. dalle eresie al francescanesimo. anzi adotta la forma monarchica .parte. Carlo Magno).e spesso inevitabilmente tirannica . riunivano insieme quasi sempre i più poveri e si autoamministravario in modo generalmente hutetno e solidale. ma nello stesso tempo vi sono momenti storici. impositore autoritario di esso come obbligatorio. ma il succo è questo: il cristianesimo non si basa certo su di una forma democratica. ovviamen-te. come per altro avviene anche oggi). è per questo che. protestanti. ma è sempre sul suo terreno che si sviluppano correnti pauperistiche a base democratica. comunità "democratiche". a mio avviso. con il consolidamento istituzionale del feudalesimo (v. con Costantino e T eodosio — legalizzatore del Cristianesimo.

dal momento che sono anch'io un teologo dilettante di scuola spinoziana. . mi zittirebbero immediatamente. furono poste le basi teologi-che della posteriore religione cristiana organizzata contando le teste dei vescovi presenti. A proposito del principio democratico della votazione a mag-gioranza. protestanti ed ortodossi. ma il succo della questione resta chiaro: l'istituzione divina che rifiuta la conta casuale dei voti è sorta sulla base di un conteggio dei voti casuale e. su motivazioni di pura opportunità (un Costantino. ma mi rendo conto che gigantesche schiere di sacerdoti cattolici. per avere brutalmente semplificato. che non si era neppure ancora convertito alla religione cristia-na).il lettore ha letto bene: casualmente . Mi scuso con l'eventuale lettore teologo. anche se sempre in una forma non de-mocratica (nessun principio di maggioranza. che maneggiano l'aramaico. ritengo che un Gesù di Nazareth redívivus si sarebbe fortemente stupito per il risultato finale del Concilio di Nicea. inchiodandomi alla mia ignoranza. sia detto del tutto en passant. e le teste di chi considerava Gesù un vero e proprio Dio in terra furono casualmente . il siriaco e il copto come io posso maneggiare il fran-cese. Nel Concilio di Nicea del 325 d. Personalmente. c'è comunque un fatto grottesco e rivelatore da segnala-re.del demos.più numerose di chi lo riteneva un semplice "uomo". tipo Maometto. per di più. semmai patemalismo sociale). cinicamente manipolato da Costantino.C.

È infatti difficile sfuggire al principio di maggioranza e al fattore di contingenza e di casualità storica.Poco male. sia pure limitato all'oligarchia di cardinali e di vescovi. e in totale assenza di refr-rendum presso il confusionario e contraddittorio popolo dei fedeli. 68 69 Le origini nvoluzionarie della democrazia moderna: la rivolta dei contadini tedeschi del 1525. e parla uno che ha simpatia per la religione cristiana . ma alla verità divina. la rivoluzione francese del 1789 . È infatti sicuro che.si tratta di due innovazioni. che esso porta inevitabilmen-te con sé. se in un prossimo futuro la Chies.a cattolica farà sposare gli svelti pretini e i seriosi pretoni ed am-metterà anche il sesso femminile nel campo dell'ordine sacro . anche quando ufficialmente ci si ispira non alla conta dei voti. la rivoluzione inglese del 1640.ciò avverrà in base al principio democratico di maggioranza. Ciò che conta è che il lettore sia consapevole del fatto che persino le istituzioni programmaticamente meno democrati-che e che si considerano direttamente "ispirate" da Dio devono poi fare i conti con la casualità contingente del principio democra-tico stesso. che mi sentirei sinceramente di consi-gliare all'intelligente teologo tedesco asceso al trono di Pietro.

nato dall'incontro fra l'euforia degli eterni contro-rivolu-zionari e il pentimento vergognoso e imbarazzato degli ex-rivoluzionari in cerca di rilegittimazione culturale e. Mi rendo perfetta-mente conto che oggi lo stesso concetto di rivoluzione gode di cattiva stampa ed è fortemente discreditato. da Talmon (il principio democratico inteso come prevalenza numerica del demos è totalitario per sua stessa natura. solo il principio liberale ci può salvare) ai cosiddetti "nuovi filosofi" francesi. soltanto il frutto di un momento storico limitato e contin-gente. temi a suo tempo trattati molto più nobilmente da Hegel e poi da Merleau-Ponty (il perseguimento della virtù politica astratta. che viola ad un tempo la legge umana e la legge divina). a mio parere. per così dire. nelle sue due punte mas sime di Burke (la rivoluzione è lo stravolgimento astratto e razionalistico di un corso evolutivo naturale della storia) e di de Maistre (la rivoluzione è un atto intimamente ateo e blasfemo. che non fanno peraltro che volgarizzare in modo mediatico. ma questo è. sia del pensiero controrivoluzionario moderno. per una platea di exsessantottini semianalfabeti.La democrazia moderna non ha avuto origini. fisiologiche ed evolutive. di onorato e ben pagato riciclaggio sociale e politico. soprattutto. prima giacobina in Robespierre e poi bolscevica in Lenin e Stalin. Questa tragicomica sinergia ha comportato la rilegittirnazione di fatto sia del pensiero controrivoluzionario classico. ma rivoluzionarie. si rovescia .

ma semplicemente al trend conformistico delle tribù dei professori univer sitari e dei giornalisti (ovviamente. L'opportunismo conformistico del ceto intellettuale. Il fatto che sia di moda la lettura giacobina del 1789 di Albert Socoul oppure la lettura girondina degli stessi eventi di Frarmis Furet. Al confronto. come direbbe don Abbondi°. le ho viste per quarant'anni e so bene che il loro animale totemico è il pesce che si sposta in grandi banchi. per citare un proverbio popolare. quelle facce. chi è causa del suo mal pianga se stesso e il comunismo storico novecentesco recentemente defunto (1917-1991) è stato. perché ogni tanto qualcuna va per conto suo. le pecore sono animali individualisti. Non sono affatto indignato per questo attuale furoreggiare del pensiero controrivoluzionario. dal momento che ritengo giusto che. 70 71 Come direbbe l'immortale Eduardo de Filippo. non è dovuto per nulla ad una maggiore "scientificità" storiografica dell'una rispetto all'altra. o viceversa. so che in entrambe queste categorie vi sono rilevanti eccezioni. causa del suo male. ma le . nell'essenziale. non mi stupisce neppure. «ha da passare la nottata».dialetticamente e inevitabilmente in terrore politico generalizzato e senza legge). prima "rivoluzionario" con rauche grida di palingenesi sociale e di distruzione della tradizione seguite poi da striduli appelli al neoliberismo economico e all'adesione all'impero americano bornbardatore. le ho viste io.

eventi minori di questo tipo in altri Paesi. in parte biblica e in parte giusnaturalistica e contrattualistica (Inghilterra 1640). in un certo momento. che si apre dopo il 1492 e che ha una chiara "accelerazione" dopo il Seicento. ma coesistono con il mantenimento di foune culturali ed economiche signorili e comunitarie). il 1640 (Inghilterra) e infine il 1789 (Francia). In ogni caso. ovviamente. trascurando qui altri. pur interessantissimi. con l'emergere della borghesia come classe sociale dominante e con la progressiva costituzione dei rapporti sociali capitalistici di produzione (segnalando. che questi due fenomeni non avvengono in modo istantaneo e "puntiforme". forse. di perdermi il prossimo trend storico.eccezioni. Per "tempi moderni". appunto. In estrema sintesi. lasciamoci sovranamente alle spalle l'attuale dittatura del politicamente corretto neoliberale e cerchiamo di impostare il problema storico della costituzione della democrazia nei tempi moderni. a causa della mia età già relativamente avanzata. fino ad una leg. ma mi sento pascalianamente di scommettere che un ventenne di oggi ne sarà spettatore e. si può notare che il principio democratico passa da una legittimazione soltanto biblicoreligiosa (Germania 1525) ad una legittimazione mista. anche coautore. cioè il periodo storico. intendo esattamente ciò che si intende nei manuali di storia. confermano la regola). se si mettono in successione il 1525 (Germania). T emo.ittimazione integralmente giusnaturalistica e .

Questo è quello che appunto pensano i cosiddetti "laici". tutte le principali categorie politiche della tradizione occidentale moderna . nell'essenziale. religione e filosofia al 50`)/0 (Inghilterra 1640) e. la tradizione occidentale ha avuto la rottura storica dell'instaurazione del cristianesimo. Mentre la tradizione cinese. per la sua chiarezza e la sua pertinenza.contrattualistica senza più alcun esplicito residuo religioso (Francia 1789). a tale proposito. infine. fra molte altre possibili. è sostanzialmente unitaria da almeno tremila anni. sono prodotti derivati da una secolarizzazione di precedenti categorie religiose. la Cina ecc. sia che la si voglia interpretare come regresso e decadenza (Nietzsche). ritengo che.il discorso chiaramente non vale per il mondo musulmano. che credono di essere senza religione. In accordo con Cari Schmitt. per cui la "modernità" deve essere interpretata Il popolo al potere Democrazia e storia come tramonto della religione. l'India. laddove sono i fedeli quasi sempre acritici di una forma secolarizzata di deismo inglese. almeno. per fare solo questo esempio. che propongo al lettore nel presente saggio e che ho scelto. sia che la si voglia interpretare "dialetticamente" come relativo progresso (Hegel). segnalo al lettore che non intendo affermare che la religione sparisce e la filosofia si impone. Si ha allora la seguente successione: religione al 100% (Germania 1525). è la lettura storica. è comunque indiscutibile che la . Questa. filosofia al 100% (Francia 1789). Nello stesso tempo.

modelli costruiti sulla separazione di principio fra economia e politica. ma un movimento di accesso del popolo al potere e che. Ricordo qui al lettore che. e non solo per la storia nazionale della Germania.rottura c'è stata. contribuendo a creare una mentalità d'ordine. Non lo credo. C'è chi afferma che la sua violenta repressione ha compromesso per tre secoli l'affermazione della democrazia in Ger mania. 72 73 La rivoluzione dei contadini tedeschi del 1525 ha avuto una grande importanza storica. gerarchica e servile nel popolo tedesco. me ne occuperò sempre in questo capitolo. In quanto alla rivoluzione russa del 1917. di conseguenza. T orniamo al nostro problema della genesi della democrazia moderna. Sulla base di queste due cruciali segnalazioni teoriche e metodologiche. ma in un paragrafo successivo. Credo . del 1640 e soprattutto del 1789. discuterò ora. la democrazia non è primariamente uno stato istituzionale di potere del popolo. in accordo con un ampio spettro di pensatori che vanno da Aristotele a Benedetto Croce. in estrema sintesi. che escludono radicalmente i modelli politologici di tipo formale alla Giovanni Sartori e alla Norberto Bobbio. ma una prevalenza economico-sociale del demos (in un ampio spettro di "mescolanze" istituzionali. per me. le rivoluzioni democratiche del 1525. essa non è una forma di governo o di Stato. che ne sono però solo la tecnica e non l'essenza).

Non risalirei dunque tanto lontano.che erano forze cattoliche e luterane alleate.49 e poi l'incapacità del partito liberale tedesco. Egli era in- . cadde vittima della repressione delle forze feudali tedesche .il "teologo della rivoluzione". e questa "alleanza" vorrà pur dire qualcosa . Se proprio mi si chiede qual è stata la data cruciale per la sconfitta della democrazia moderna in Germania. Mi_inzer è del tutto estraneo alla cultura umanistica rinascimentale. sarei portato a dire il 1848. È evidente che Miinzer non fa parte della storia della democrazia moderna come teoria del suffragio universale e come forma di Stato e di governo. Citazioni bibliche opposte. se si intende ovviamente la democrazia come movimento per la prevalenza del demos. ma ne fa parte. definito da Ernst Bloch caposcuola indiscusso del marxismo utopico del Novecento . anche se certamente non della ricchezza volgare dei parvenus. negli anni Sessanta e Settanta. al 1525 di Thomas Miinzer.e lo stesso Martiri Lutero approvò questa sanguinosissima repressione. cultura che aveva finito per fare l'apologia della ricchezza. anche se ricavate ovviamente dallo stesso Libro sacro di legittimazione e riferimento. dell'Ottocento ad opporsi validamente a Bismarck. Miinzer. ovviamente con acconce citazioni bibliche di tipo paolino sulla sacralità del potere. erano state ampiamente usate dal teologo Miinzer per incitare i contadini alla lotta armata contro i signori feudali.ovviamente alla "lunga durata" alla Braudel. ma non a questa specifica "lunga durata".

è sostanzialmente unitaria da almeno tre-mila anni. . che credono di essere senza religione. nell'essenziale. ma era rivolta necessariamente ad come tramonto della relig. la tradizione occidentale ha avuto la rottura storica dell'instaurazione del cristianesimo. .ione. la Cina ecc. ma di contadini ed artigiani poveri. ritengo che. tut-te le principali categorie politiche della tradizione occidentale moder-na . quanto del pauperismo rivoluzionario attivo di Jan Hus e degli hussiti cechi (a loro volta eredi di John Wycliff e dei lollardi inglesi del 1381). In accordo con Carl Schmitt.sono prodotti derivati da una secolarizzazione di precedenti categorie religiose. Questo è quello che appunto pensano i cosiddetti "laici". a tale proposito.il discorso chiaramente non vale per il mondo musulmano. sia che la si voglia interpretare "dialetticamente" come relativo progresso (Hegel). sia che la si voglia interpretare come regresso e decadenza (Nietzsche). è comunque indiscutibile che la rottura c'è stata. Mentre la tradizione cinese. la rivendicazione democratica di Miinzer non poteva certo dirigersi in direzione di uno Stato sociale moderno di tipo socialdemocratico o comunista.vece un erede del pauperismo medioevale. per fare solo questo esempio. l'India. laddove sono i fedeli quasi sempre acritici di una forma secolarizzata di deismo inglese. ideologia non certo di operai e di piccola borghesia industriale moderna. Data la natura comunitaria del pauperismo medioevale. ma non di quello quietistico alla Francesco d'Assisi.

contribuendo a creare una mentalità d'ordine. C'è chi afferma che la sua violenta repressione ha com-promesso per tre secoli l'affermazione della democrazia in Ger. la democrazia non è primariamente uno stato istituzionale di potere del popolo. Credo ovviamente alla "lun-ga durata" alla Braudel. le rivolu-zioni democratiche del 1525. me ne occuperò sempre in questo capitolo. ma in un paragrafo successivo. gerarchica e servile nel popolo tedesco. in estrema sintesi. ma una prevalenza economico-sociale del demos (in un ampio spettro di "mescolanze" istituzionali. Sulla base di queste due cruciali segnalazioni teoriche e metodologiche. che ne sono però solo la tecnica e non l'essenza).mania. di conseguenza. 72 73 La rivoluzione dei contadini tedeschi del 1525 ha avuto una gran-de importanza storica. Ricordo qui al lettore che. . ma un movúnento di accesso del popolo al potere e che. essa non è una forma di governo o di Stato. del 1640 e soprattutto del 1789. Non lo credo. che escludono radicalmente i modelli politologici di tipo formale alla Giovanrú Sartori e alla Norberto Bobbio. in accordo con un ampio spettro di pensatori che vanno da Aristotele a Benedetto Croce.T orrùamo al nostro problema della genesi della democrazia mo-derna. modelli costruiti sulla separazione di principio fra economia e politica. per me. In quanto alla rivoluzione russa del 1917. discuterò ora. e non solo per la storia nazionale della Germania.

Se proprio mi si chiede qual è stata la data cruciale per la sconfitta della democrazia moderna in Germania.e lo stesso Martin Lutero approvò questa sanguinosissima repressione. definito da Ernst Bloch caposcuola indiscusso del marxisrno utopico del Novecento . erano state ampiarnente usate dal teologo Miinzer per inci-tare i contadini alla lotta armata contro i sig-. Citazioni bibliche opposte. cadde vittima della repressione delle forze feudali tedesche . anche se rica-vate ovviamente dallo stesso Libro sacro di legittimazione e riferi-mento. Egli era in- . Non risalirei dunque tanto lontano. ma ne fa parte. e questa "alleanza" vorrà pur dire qualcosa .che erano forze cattoliche e luterane alleate.il "teologo della rivoluzione". Miinzer. dell'Ottocento ad opporsi validamente a Bismarck. negli anni Sessanta e Settanta. della ricchezza volgare dei paroenus. al 1525 di Thomas Múnzer.nori feudali. anche se certamente non. sarei portato a dire il 1848.ma non a questa specifica "lunga durata". ovviamente con acconce citazioni bibliche di tipo paolino sulla sacralità del potere. È evidente che Miinzer non fa parte della storia della democra-zia moderna come teoria del suffragio universale e come forma di Stato e di governo. Mtinzer è del tutto estraneo alla cultura umanistica rinascimentale.49 e poi l'incapacità del partito liberale tedesco. se si intende ovviamente la democrazia come movimento per la prevalenza del demos. cultu-ra che aveva finito per fare l'apologia della ricchezza.

nel quadro di rapporti feudali dati per presupposti. in quanto l'incipiente inflazione dovuta (anche e non solo) all'arrivo dell'oro americano. ma era rivolta necessariamente ad Il popolo al potere Democrazia e storia una concezione e a una pratica della giustizia comunitaria. Questo "feudalesimo senza feudatari" . Data la natura comu-nitaria del pauperismo medioevale.però non guardava avanti. che in questo modo vedevano peggiorare le loro condizioni di vita rispetto ai loro nonni e bisnonni. peggioramento verificato attraverso la tradizione orale della trasmissione della . ma non di quello quietistico alla Francesco d'Assisi. verso un modello di rapporti feudali ideali a basso costo. ma indietro.ni poveri.uso questo ossimoro proprio per sottolinearne la natura impraticabile . costringeva le classi feudali e signorili a "torchiare" maggiormente i loro servi della gleba. Tutto questo era impossibile nel 1525. a bassa repressione e ad alto tasso di umanità paternalistica. ideologia non certo di operai e di piccola borghesia industriale moderna. q-uanto del pauperismo rivolu-zionario attivo di Jan Hus e degli hussiti cechi (a loro volta eredi di John Wycliff e dei lollardi inglesi del 1381). la rivendicazione democratica di Miinzer non pote-va certo dirigersi in direzione di uno Stato sociale moderno di tipo socialdemocratico o comunista.vece un erede del pauperismo medioevale. ma di contadini ed arti-gia. inflazione sommata al prevalere dei redditi mobili dei mercanti rispetto ai redditi fissi dei proprietari terrieri.

Il suo riferimento è integralmente biblicoreligioso. fonte immensamente più "scientifica" dell'odierna produzione alluvionale della corporazione universitaria degli storici contemporaneisti ossessionati dalla propria identità ideologica. . ovviamente. in quanto il "citazionismo selettivo" . che. rappresentano invece il punto di vista dei dominati. che può servire sia . Niente di più facile.si presta letteralmente a qualsiasi cosa (ecco perché metto subito in guardia il lettore da qualsiasi fascinazione verso tale pratica.dalla Bibbia al Corano. dei poveri e degli sfruttati. in cui sia i dominanti che i dominati pos sono trovare le loro citazioni giuste. La Bibbia è un libro. Questo era possibile.memoria familiare e comunitaria. Del resto. strutturalmente non citazionista). ed è pertanto un testo ideologico di legittimazione "misto". la Chiesa medioevale era sempre stata concorde nel definire le Sacre Scritture il lzber aeretincorum (libro degli eretici) per eccellenza. che possano legittimare il suo pauperismo rivoluzionario. sia pure in maniera spesso mediata. alle opere di Marx ed Engels ecc. ed egli allora saccheggia il testo biblico per trovare le citazioni esatte. perché nelle scritture bibliche sono raccolti insieme testi che rappresentano il punto di vista delle caste sacerdotali insieme con testi. 74 75 Miinzer non può far riferimento a teorie politiche moderne non ancora esistenti. che è sempre lo scrigno dell'arbitrio più scandaloso: molto meglio la razionalità dialogica socratica.

In base alla mia personale sensibilità umanitaria e al mio rifiuto della pena di morte. ma certo della democrazia nel senso di Rosenberg o di Canfora. Certo. perché la decapitazione è riservata a coloro che contano qualcosa. non della democrazia secondo Bobbio o Sartori. mentre i re oggi non contano più niente.ils mediatici sorridenti delle grandi liberaldemocrazie europee attuali. sia all'incitamento alla prevalenza del demos. sono ben contento che i re non vengano più decapitati e possano consacrarsi liberamente al golf.alla consacrazione sacrale del potere più oligarchico. alle regate veliche e agli adulteri mediatici reciproci. ma in un saggio storico come questo devo rilevare che essi non vengono più decapitati dal popolo. una democrazia di "accesso" nel senso dinamico del termine. si torna sempre . preludio della ben più famosa decapitazione di Luigi XVI. e non perché li abbiano spodestati le plebi barbariche e scarmigliate. ma perché li hanno spodestati i mercati finanziari e le multinazionali. Oggi i re non si decapiterebbero più e sono diventati i testimonz. la rivoluzione inglese del 1640 sarà certamente legata alla figura di Oliver Cromwell e alla decapitazione di Carlo I Stuart. Nei ricordi scolastici della maggioranza dei lettori. Gira gira. Thomas Miinzer morì fra i più atroci tormenti. credo che lo si possa tranquillamente annoverare fra gli eroi fondatori della democrazia moderna. più di cento anni dopo. Nello stesso tempo. però.

rivoluziorie. ma ha visto uno scenario di confronto diretto fra autocrazia e democra-zia. perché incarnava il centro politico sovrano dell'unità della classe nobiliare e della Chiesa episcopale anglicana. che dovrebbe essere tenuto d'occhio con maggiore attenzione . che ha avuto la curiosa caratteristica di non essere affatto tale. Dal mo-mento che il mito fondatore dell'Inghilterra moderna deve essere a tutti i costi "liberale" . ma di essere consistita in un cambio della guar-dia pilotato all'interno di una ristrettissima oligarchia borghese-nobiliare. Questo "fatterello" biografico di Locke può essere considerato importante oppure . Quando scoppiò la guerra civile fra il Re e il Parlamento. il cui cantore.e vi è qui un curioso totalitarismo ideologico. a mio avviso.si è inventato che la Grande Rivoluzione inglese è stata quella del 1688-89. John Locke. Nell'Inghilterra del 1640 il re contava invece moltissimo. era anche azionista di una compagnia per la tratta degli schiavi negri dall'Africa all'Ameri-ca. i "poveri" stavano da entrambe le parti. Il popolo al potere Democrazza e storia La cultura ufficiale inglese ha largamente rimosso l'intermezzo rivoluzionario del ventenni° 1640-1660 e. che ne sacralizzava-il potere. ma dalla parte del Re stavano soltanto i poveri assistiti e incorporati nelle clientele tribali nobiliari. lo ha fatto perché questo ventenni° non ha avuto nulla di "liberale". in cui il liberalismo brilla per la sua totale assenza. mentre i poveri decisi ad emanciparsi attraverso il commercio e l'artigianato stavano in maggioranza dalla parte del Parlamento.all'economia.

per quanto mi riguarda. Oliver Cromwell. di Heidegger al nazionalsocialismo e di Lukàcs allo stalinismo (il che non chiude. 76 77 La caratteristica ideologica della rivoluzione inglese del 1640 sta allora nel suo carattere "misto". Personalmente. In ogni caso. ovviamente. nel fatto cioè che a un 50°/0 di citazioni bibliche provenienti dalla cultura protestante puritana si unisce un 50°/0 di argomenti derivati dal giusnaturalismo e dal contrattualismo. in quanto l'espressione pubblica delle opinioni messianiche e/o giusnaturalistiche avrebbe portato al sicuro dominio di quelli che chiamava i "centauri". lo consi-dero rilevante. lascio tutta ai miti liberali di fondazione. così come considero rilevanti le adesioni di Gentile al fascismo. a piacere. cioè i mostri sediziosi rivoluzionari metà bestie e metà uomini. e il succo della sua teoria politica consiste nel proporre la messa fuori legge integrale della libertà d'opinione. che. il di-scorso sulla valutazione teorica e critica del loro pensiero). non quella del 1689. ma semmai apre. odiava ovviamente sia la compo-nente biblico-messianica che la componente giusnaturalistico-egualitaria. che nell'essenziale finì per condividere il punto .irrilevante. che provava verso la rivoluzione inglese un odio tanto più profondo quanto più sublimato in filosofia politica apparentemente "scientifica". Il filosofo Hobbes. la rivoluzione inglese è stata quella del 1640. Questa mescolanza è veramente di estremo interes-se. cioè dalle nuove filosofie del diritto naturale e del patto sociale.

Non a caso. Che poi il demos fosse normalizzato dal capo militare puri-tano Cromwell oppure da un Re unto dal Signore. Hobbes. tenuti nel 1647 da delegati dell'esercito di nuovo modello di Cromwell. Hobbes sapeva bene che la democrazia non era una forma di Stato o di governo. poi debitamente impiccato da Carlo II nella restaurazione). fautori di quello che sarebbe stato chiamato qualche . ebbene questo può interes-sare solo a un maniaco delle forme istituzionali. in cui si scontrano in modo palese i "moderati". i giusnaturalisti egualitari (i Li-vellatori di Lilburne. La lettura dei verbali dei dibattiti di Putney. attivi nel periodo "rivoluzionario" pri-ma del riflusso e della normalizzazione). che si trovava in Olanda durante la rivoluzione. non certo ad un uomo pratico che andava al sodo come Thomas Hobbes. i cui quadri militari fece impiccare lui stesso senza aspettare la restaurazione monarchica) e infine i comunisti comunitaristi della proprietà pubblica e del consumo comune (gli Zappatori di Winstanley. tornò in patria dopo normalizzazione di Cromwell.di vista di Hobbes. lasciò "sfogare" ed utiliz-zò per i suoi fini i messianici biblici apocalittici (la setta della Quin-ta Monarchia del colonnello Harrison. Non essendo un seg-uace di Sartori e di Bobbio. resosi conto che il periodo tur-bolento della prevalenza del demos era finito e regnava ormai il binomio di Ordine e Proprietà. ma una situazione di predominio del demos. che pretende di governare in nome di un diritto divino.

però. I radicali . I moderati . in questa sede. I richiami alla Bibbia ci sono ancora.decennio dopo "liberalismo".in massima parte uomini di Cromwell e presbiteriani di vario tipo interpretavano il patto sociale come patto fra proprietari. che i politologi moderni hanno poi battezzato come "individualismo possessivo". resta a tutt'oggi estremamente ri-velatrice. ma sono marginali e sporadici. credo . il lettore sospettasse che ha vinto il liberalismo senza democrazia. e lo rimando alla lettura di un buon manuale di storia. e i "radica-li". dei due. fondata sul suffragio universale (con qualche restrizione). mi chiederà il lettore curioso. Il tessuto del discorso è invece quasi interamente Il popolo al potere Democrazia e storia filosofico e si incentra su due opposte interpretazioni del diritto naturale e del contratto sociale. laddove nei discorsi di Miinzer del 1525 erano addi-rittura ossessivi. da cui discendeva ovviamente il rifiuto netto del principio democratico del suffragio universale. Qualora. mentre davano una interpretazione individualistica alla teoria del diritto naturale.in massima parte membri del partito dei Livellatori sostenevano una interpretazione del contratto sociale di tipo democratico. «Chi. fautori di quello che sarebbe stato chiamato parecchi decerueti dopo "pensiero democratico". Non voglio dirglielo. unita ad una interpretazione del diritto naturale basata sull'intervento politico organizzato contro la povertà. per ragioni di susperise. ha vinto?».

non molti. Discuterò più avanti la plausibilità o meno della teoria neoliberale e postmoderna. in questi tempi di americanolatria . Passiamo ora alla grande Rivoluzione Francese del 1789. perché nella valorizzazione della rivoluzione del 1789 si incontrano l'orgoglio nazionale francese che è grandissimo e che. vedo con grande simpatia ed approvazione. a occhio e croce .e personalmente la considero un ragionevole prezzo "ideologico" da pagare dopo il crollo tragicomico e criminale del comunismo storico novecentesco. in cui si perderebbe anche Teseo munito del filo di Arianna.e l'albero genealogico del comunismo storico novecentesco. che istituisce un simbolico filo diretto di tipo totalitario-dittatoriale fra Platone. Marx e Lenin. personalmente.che non sarebbe poi tutto sommato troppo lontano dal vero. che ha sempre visto. Robespierre. nel doppio aspetto di teoria (istituzionalizzazione del principio di maggioranza a suffragio universale) e di . recentemente defunto. dei precursori dei bolscevichi con la parrucca e il codino invece che con la giacca operaia di pelle. Ciò non è un caso. nei giacobini. Su questo evento storico esiste una bibliografia critica alluvionale. che voglio parlare ora. Si tratta invece di inquadrare il problema del rapporto fra la Rivoluzione Francese del 1789 e la democrazia. però. Hegel. Rousseau. L'egemonia di questa grande narrazione demonizzante nel chiacchericcio semicolto durerà ancora qualche anno . Non è di questo. oggi diffusissima e data quasi per ovvia.

In poche parole. continuerà per altri secoli. l'ha "arruolata" nel suo pedig-reegenealogico. Non intendo entrare in questo nido di vespe. che distrugge ogni tradizione e ogni sensata gerarchia sociale. e ne salva soltanto la presa della Bastiglia in genere. ma semplicemente sintetizzare il mio personale punto di vista. 78 79 La tradizione liberale non vede. Questo "triangolo polemico storiografico" dura da due secoli e. destoricizzata e considerata il simbolo astorico dell'affermazione dei diritti dell'uomo . resa possibile da movimenti sociali.e il periodo girondino. che portano alla prevalenza del demos).pratica (partecipazione popolare. necessariamente "di parte". di buon occhio la Rivoluzione Francese. La tradizione socialista e comunista. ovviamente. Si tratta. Dal punto di vista della storia della democrazia intesa come prevalenza del demos. la Rivoluzione Francese ne fa ovviamente parte. invece. con tutta evidenza. che si "travestono" da punti di vista storiografici del passato. una recita in costume storiografica con evidenti riflessi politici attuali. a causa della sua deriva "terrorista" del triennio 1792-1794. mentre il pensiero conservatore l'ha in genere demonizzata come frutto dello scatenamento del pensiero ateo e materialistico. a mio avviso. di uno scontro fra punti di vista politici attuali. anche se dopo il 1794 il demos sanculotto parigino è del tutto .

È meno noto il fatto che fosse anche un avversario della pena di morte e che votò con-tro la sua approvazione in sede di assemblea legislativa. senza peral-tro dimenticare che. paci e scandali di corte. gli apparati "co-munisti" dopo il crollo del baraccone burocratico si sono riciclati come funzionari locali dell'impero americano. perché contengono capitoli pittoreschi su battaglie.espropriato e si attua una sorta di "restaurazione" borghese. Anche da un punto di vista formale-bobbiano. I manuali di storia sono in proposito sempre reticenti. in gran parte. ne sono un estimatore — ma è storicamente indiscutibile che egli fosse un sostenitore sia del suffragio universale. esattamente come. i ghigliottinatori più feroci e crudeli si riciclarono velocemente poi come termidoriani e bonapartisti. Si può amare oppure odiare Robespierre — personalmente. e questo un secolo e mezzo prima del welfare novecentesco. in gran parte. non c'è dubbio che la costituzione giacobina peraltro rimasta sulla carta e mai entrata in vigore . ma anche la tutela pubblica dei Il popolo al potere Democrazia e storia cosiddetti "diritti sociali". prima con il Direttorio e poi con l'Impero di Napoleone. anche se poi i paradossi della storia "concreta" lo portarono ad avallare l'uso smodato della ghigliottina contro gli oppositori. sia della tutela pubblica dei diritti sociali della popolazione povera. Tutto questo è largamente noto.sancisce per la prima volta non solo il suffragio universale. ma tacciono virtuo-samente sui giganteschi .

Il lettore deve. e quindi al diritto naturale interpretato in senso rivoluzionario. Il riferimento alla "società" e ai suoi diritti era tipico degli ideologi termidoriani e del Direttorio. era tipico della cor-rente giacobina più radicale. ha visto il tramonto pressoché integrale della legittimazione ideologica biblicomessianica e l'avvento ge-neralizzato di una legittimazione integralmente filosofica. a mio avviso. voglio invece far notare solo un fatto poco noto. Chi conosce la filosofia di Rousseau non se ne stupirà. Non scenderò qui nei parti-colari. scandaloso ma inoppugnabile. a quei tempi le cose erano esattamente invertite. dedurre da questi silenzi il fatto.fenomeni di riciclaggio opportunistico di massa. per cui mentre oggi il termine "sociale" appare a prima vista rivolu-zionario e di sinistra. o più esattamente i "partiti" che si sono affrontati al suo interno. nella forma della combinazione fra diritto naturale e patto sociale. quando invece il termine "naturale" sembra legato alle giustificazioni conservatrici e tradizionaliste di un si-stema economicamente disegualitario. cioè fra giusnaturalismo e contrattualismo. mentre il ri-ferimento rigoroso ed esclusivo alla "natura". . recentemen-te messo in luce molto bene dalla storica francese Florence Gauthier. 80 81 La Rivoluzione Francese. che gli storici professionali tacciono in genere proprio le cose più interessanti e che solo le "controstorie" valgono la pena di essere lette.

nel senso che un intero ciclo si sarebbe aperto. democrazia. l'età dell'imperialismo. il grande divulgatore che ha coniato la fortunatissima formula di "secolo breve" per indicare il Novecento ("secolo breve".invece tutti coloro che si riempiono la bocca con l'insulsa paroletta multiuso "sociale" hanno di che riflettere. Liberalismo. quindi mi ispirerò ad essa nel seguente breve paragrafo. economicizzazione del conflitto e nazionalizzazione delle masse Lo storico inglese Eric Hobsbawm. sviluppato e concluso fra il 1914 ed il 1991. Il "secolo lungo". l'età delle nazioni e della borghesia e. Il "secolo lungo" è stato un tale intreccio di eventi complessi da non sopportare evidentemente semplificazioni. infine. Tutte le periodizzazioni devono sempre essere prese con le molle per non diventarne prigionieri. se vogliono farlo. ma questa mi sembra a prima vista sensata. ha invece periodizzato il prece-dente "secolo lungo" (durato cioè ben cento e venticinque anni. Nel contesto del mio discorso è possibile però . dal 1789 al 1914) in tre parti successive: l'età delle rivoluzioni. quindi in settantasette anni e non in cento). Dal 1789 al 1914.

ma non significa neppure che sia bene il tacere virtuosamente anche questo secondo aspetto. a mio avviso. che. proposti rispettivamente da Baurnan e da Mosse: l'economicizzazione del conflitto e la nazionalizzazione delle masse. Li tratterò separatamente per comodità di esposizione. caratterizza in modo strutturale il "secolo lungo". ma deve essere chiaro che . per poterle integrare meglio nella propria logica imperialista. e nel resto del mondo dal fenomeno del colonialismo. da una lunga lotta fra liberalismo e democra-zia. in Il popolo al potere Democrazia e storia modo decisivo . L'intreccio fra le rivendicazioni democratiche rivoluzionarie. e le sapienti concessioni oligarchiche di integrazione. da un lato. bisogna utilizzare due concetti. Per poter capire meglio questo intreccio.all'integrazione "democratica" delle masse nel liberalismo. divenendo poi imperialismo vero e proprio. dall'altro. nei Paesi detti "centra-li" di quei tempi. Questo non significa che la "democrazia" nel "secolo lungo" sia stata "regalata" alle masse dalle oligarchie liberali come dono avvelenato e cavallo di Troia.sostenere ragionevolmente che que-sto "secolo lungo" è stato caratterizzato. in cui il liberalismo e la democrazia furono instabilmente alle-ati solo nel primissimo periodo (1815-1848). contribuì anche potentemente — e. che vede prima il padrone liberale scacciare violentemente di casa la cameriera democratica e lo vede poi riaccoglierla in casa e addirittura sposarla.

Insisto nel ripetere sempre il trinomio "classe operaia. sia pure del tutto fantasmatica. e questa unificazione simbolica e largamente fantasrnatica è stata un prodotto ideologico del movimento politico prima socialista e poi comunista.nella realtà storica essi fanno tutt'uno. a mio avviso. salariata e proletaria" perché. Certo.nello stesso modo ritengo si possa parlare anche di classe operaia. che. salariata e proletaria. che ha sorretto la più grande utopia egualitaria prodotta dalla storia dell'umanità: il comunismo storico novecentesco. così come mi sembra accettabile il parlare di borghesia . in quanto tale. Nello stesso tempo. ha costituito una classe sociale. essa non è mai stato un solo soggetto unico e compatto. nata in Inghilterra e poi diffusasi progressivamente negli altri Paesi europei. salariata e proletaria. non esisteva in precedenza: la classe operaia. una categoria economica (la classe salariata) e una categoria storico-filosofica (la classe proletaria. questo trinomio simbolico unisce una categoria sociologica (la classe operaia). I movimenti di resistenza della classe . 82 83 La rivoluzione industriale.sapendo perfettamente che nella realtà ci sono state molte distinte "borghesie" differenti . frutto dell'espropriazione capitalistica delle precedenti comunità contadine ed artigiane e vista come l'emancipatrice universalistica dell'intera umanità). Il trinomio simbolico effettua in questo modo quella "unificazione ideale".

più propriamente. Niente di più errato. Il lettore noti bene che in queste mie osservazioni non c'è la minima condanna . che trova la sua identità fondamentale nel far sempre "procedere" un'illimitata produzione di sempre nuove merci e di sempre nuovi servizi. Il "progresso della produzione" del lato borghese diventa così il "progresso del consumo" del lato operaio. perché deve anche contestualmente progredire. cioè continuare. il "tempo" progredisce illimitatamente. In altre parole. salariata e proletaria al capitalismo sono quasi sempre stati interpretati dalla pulgata filosofica corrente come una forma di "progressismo". ma le resta estranea solo fino a quando non inizia l'integrazione consumistica. Il "progressismo" è sempre e solo stato un'ideologia o. in quanto tale. o almeno di più contestabile. salariato e proletario. subalterna ma comunitaria di tipo contadino e/o artigiano. ed ha perciò bisogno come il pane di una visione del mondo basata sulla "temporalizzazione" lineare illimitata anche del tempo storico. intensificarsi ed approfondirsi la produzione capitalistica illimitata di sempre nuovi beni e servizi. quando essa ancora "guarda indietro" alla sua precedente condizione comunitaria .più esattamente. L'ideologia del progresso è quindi solo la "faccia colta" dell'ideologia dello sviluppo e. salariata e proletaria nel suo primo periodo costitufivo. resta del tutto estranea alla classe operaia. un insieme di ideologie caratterizzante la borghesia capitalistica.operaia.

e sono dunque favorevole al fatto che in futuro possano consumare più e meglio. in cui certamente Berta filava. Camillo . io. qui. men-tre attraverso l'economicizzazione del conflitto e l'integrazione consumistica diventa "progressista". e per questo innocua. ma c'erano anche i roghi degli eretici e delle streghe. salariata e pro-letaria è originariamente "reazionaria". anzi. e per questo ribelle. le violenze dei padri sulle figlie ecc. mi limito a constatare un fatto. riformista e anti-rivoluzionaria. in genere troppo poco e male.e non c'è neppure l'apologia del "tempo in cui Berta filava". pauperistica ed ascetica del fatto che i dominati comincino a "consumare" consumano.. L'economicizzazione del conflitto di classe accompagna il sem-pre minor timore che le oligarchie capitalistiche liberali hanno delle rivendicazioni democratiche. i macelli delle carestie e delle pestilen-ze. che il politicamente corretto di sinistra tende a negare. le operazioni chirurgiche senza anestesia e con il fazzoletto fra i denti.rnoralistica. roba merceologicamente mediocre con intrattenimenti di pessima qualità. in modo meno inquinante per l'ambiente e meno degradante per l'individuo e le Il popolo al potere Democrazia e storia comunità . e cioè che la cultura della classe operaia.

il conflitto cioè spostato dalla produzione alla distribuzione. La sinerg-ia di economicizzazione redistributiva del conflitto di classe. dallo stile di vita complessivo della comunità alla più equa ripartizione del reddito .Benso di Cavour poteva an-cora temerle. la "nazionalizzazione delle masse". .non sarebbe tuttavia bastata. 84 85 Questa nazionalizzazione delle masse avvenne nell'età detta "dell'imperialismo". ma Giovanni Giolitti già non più. mentre il socialismo organizzato e consolidato è un fattore di integrazione. del servizio militare obbligatorio generalizzato e. della scolarizzazione ele-mentare obbligatoria. Il socialismo na-scente è un fattore di potenziale eversione. e come tale viene correttamente inteso dai cosiddetti "liberali illuminati". Poniamoci alcune domande finali in modo telegrafico e riassunti-vo. e come tale viene trat-tato. di servizio militare maschile obbligatorio e infine di scolarizzazione elementare diffusa. attraverso i tre fenomeni congiunti del progressivo aumento del tenore di vita e di consumi della classe ope-raia. salariata e proletaria (con la connessa apertura di canali con-trollati di promozione sociale individuale). porta a quella che potremo chiamare. per conseguire la piena integrazione delle rivendicazioni "democratiche" nella società li-berale: ci voleva anche una vera e propria "nazionalizzazione delle masse". La semplice economicizzazione del conflitto . seguendo Mosse. Il "secolo lungo". soprattutto.

Il "secolo lungo". in poche parole. licenziamenti. l'affermarsi dell'economicizzazione del conflitto di classe e la pro-gressiva nazionalizzazione delle masse.). La democrazia intesa come somma di suf-fragio universale e di aumento del tenore di vita dei dominati .è stata anche e soprattutto una faticosa conquista costata rivolte. insieme l'aspetto politico e quello economico . sangue. Kautsky ecc. esili ed emarginazioni. hanno portato ad una situazione del tutto imprevista dai teorici ottocenteschi della democrazia (Mazzini) e dai primi teorici del cosiddetto "marxismo" (Engels. che hanno coinvolto milioni di persone.metto qui. ha visto il generoso regalo della democrazia da parte delle oligarchie liberali dominanti? No. istituzionalizzazione della spesa sociale ecc. però. ha visto l'affermarsi della democrazia? Dipende. Della democrazia come prevalenza politica e sociale del demos neppure. avvenuta nell'ultima e decisiva parte del secolo lungo stesso (grosso modo. anche se il suo perfezionamento formale suffragio femminile. 1870-1914). . repressioni.ha dovuto aspettare il successivo "secolo breve". volutamente. Della democrazia come forma istituziona-le in parte sì. in quanto il demos non è composto da masse plebee . Nello stesso tempo. perché le grandi deci-sioni strategiche sulla g-uerra e sulla pace se le sono tenute sempre ben strette le oligarchie liberali dominanti. scioperi. non lo si può dire. Della democrazia come po-tere popolare generalizzato certamente no.durato dal 1789 al 1914.

infine. 86 87 . Ortega y Gassett e Pareto . Si tratta di vedere chi siano stati. dell'adozione di una variante particolarmente impoverita. i responsabili di questo lago di sangue. che non nasce da un placido parto casalingo. ma da un lago di sangue. Il popolo al potere Democrazia e storia Il "secolo breve".ma da una comunità di cittadini consapevoli degli affari nazionali e internazionali. subalterna e penosa dell'ideologia borghese del progresso. "Seco-lo breve". E questo ci porta al prossimo cruciale para-grafo.irredimibili . della nazionalizzazione colonialistica ed imperialistica delle masse e.come sostenevano Nietzsche. La vicenda del comunismo storico novecentesco e la vittoria tennistica finale del capitalismo Abbiamo visto nel paragrafo precedente che il "secolo lungo" 1789-1914 è stato caratterizzato da un certo sviluppo della democrazia. variante impropriamente e grottescamente denominata "socialismo". Dal 1914 al 1991. ma che questo sviluppo si è infine arenato in una integrazione subalterna del demos attraverso la triplice trappola dell'economicizzazione del conflitto di classe. siamo arrivati alle soglie del "secolo breve". E con questo.

che riassumerò sotto l'etichetta semplificatrice di "fascismo" e di "comunismo" sono stati entrambi. a mio avviso. da sola. di conseguenza. a sua volta. è a malapena in grado di gestire una cooperativa di consumo e che la sua cosiddetta "missione universalistica" è una utopica invenzione di intellettuali piccoloborghesi in cerca di assoluto). a mio avviso. laddove invece "spontaneamente" — mi si conceda un termine un po' improprio — la classe operaia. ovviamente. preferisce Locke a Hegel). voluto o potuto impedire il bagno di sangue del 1914 e che perciò. che ha ricevuto dal fascismo e dal comunismo. In questo paragrafo parlerò solo di quest'ultimo. che ovviamente non aveva nulla a che fare con la liberaldemocrazia propriamente detta. sociali e culturali della piccola borghesia. ha ampiamente meritato la bastonata storica. Questo non significa. mentre la vera classe borghese e imprenditoriale è invece "spontaneamente" liberale (perché è interessata alla prevalenza del mercato sullo stato e.I due fenomeni storici novecenteschi. anche se non è un caso che entrambi si siano assestati sulla base di classe e si siano configurati politicamente in uno Stato autoritario a partito unico. che i due fenomeni del fascismo e del comunismo abbiano avuto la stessa base di massa e la stessa base di classe. che. prodotti politici. non certo perché il fascismo non sia . Entrambi si sono basati su di una Medita "democrazia di mobilitazione popolare organizzata". salariata e proletaria è piuttosto socialdemocratica e socialista (perché sa perfettamente che. non ave va saputo.

ma sono appunto i punti di vista anomali i soli che abbiano un minimo di interesse. per ora. La valutazione globale del comunismo storico novecentesco all'interno del quadro generale della storia dell'umanità. La cosiddetta "memoria condivisa" è solo un delirio totalitario politicamente corretto del provvisorio neoliberalismo trionfante. che dovrebbe invece essere concordemente chiusa per poter passare all'esame delle nuove contraddizioni storiche. si sono sempre dichiarate fieramente ed esplicitamente anti-democratiche. Altra cosa è il mantenimento mummificato di una guerra civile fra fascisti e antifascisti. in generale. Più di quarant'anni di esperienza personale mi hanno portato all'irrevocabile persuasione che sia del tutto impossibile. che vorrebbe "succhiare" nel suo modello conformistico tutti i punti di vista anomali. le varie forme di fascismo. ma perché.interessante. pur violandolo ovviamente nei fatti. della storia moderna. pur facendo spesso ricorso alla mobilitazione carismatica delle masse e pur prendendo spesso reali provvedimenti sociali in favore del demos. della storia contemporanea e della storia del Novecento — ho volutamertte . culturali e sociali. finita più di sessant'anni fa. discutere "oggettivamente" del fenomeno storico del comunismo storico novecentesco e tentare di darne un'interpretazione storiografica comune. laddove invece il comunismo ha sempre accettato a parole il principio democratico.

da Platone a Darwin. e ciò che è di fatto metastorico viene prima intuito e solo dopo argomentato (in analogia — mi arrischio a dirlo — con l'esistenza di Dio o con la sua negazione). acquisitiva ed invididualistica e non sop-porterebbe a lungo livellamenti forzati). Il "giudizio" olistico sul comunismo come fenomeno storico non è infatti di ordine sto-rico. di una intuizione olistica sulla totalità del corso temporale della storia umana) e non è mai il risultato di un insieme di argomentazioni. Chi valuta negativamente il comunismo come fenomeno globale.ricordato tutte e quattro queste distinte dimensioni — sia essa positiva o negativa. esso fosse difeso dai più grandi geni dell'umanità. Chi lo rivendica o lo rimanda ad un auspicato futuro. competitiva. alla libertà di opinione (che non può essere conculcata a lungo perché salta sempre fuori come una molla compressa). anche se la sua legittimazione si basasse sulle profezie di Nostradamus o sulla lettura dei fondi di caffè. all'efficienza economica (viva il mer-cato allocatore ideale dei . per ipotesi. lo farebbe anche se. da Hegel Il popolo al potere Democrazia e sto a a Freud. farà sempre riferimento alla natura umana (che sarebbe egoistica. mentre chi lo valuta positivamente non cambierebbe idea. lo fa in nome di una concezione egualitaria della società. Chi invece lo abor-risce. ma metastorico. che nessun battage pubblicitario contro il totalitarismo potrà mai minimamente scalfire. più esattamente. è frutto di una intuizione (o.

di dire il "vero". Non pretendo. quindi. si tratta di qualcosa. Non si tratta di ciò che io voglio o non voglio. che è ricostruibile filologicamente con un altissimo grado di oggettività. 88 89 C'è subito una leggenda metropolitana da sfatare: che Karl Marx sia stato il "teorico". non può essere definito un'applicazione ortodossa delle teorie di Marx e neppure un'eresia rispetto al barbuto padre fondatore. abbasso la pianifica-zione inefficiente ed autoritaria) ecc. Così non è. a snocciolare alcune mie profonde convinzioni in pro-posito. Mi limi-terò. buono o cattivo che lo si voglia giudicare. invece. e quindi il fondatore del comunismo storico novecentesco. che fu poi ribattezzato "comunismo" solo dopo la rivoluzione del 1917. in questo paragrafo.fattori produttivi. in forma necessariamente apodittica. ma prometto di essere veridico. non cercherò minimamente di "convincere" il lettore della natura positiva o negativa del comunismo storico novecentesco. Il bolscevismo di Lenin. Non vorrei ora che il lettore sospettoso pensasse che in questo modo io intenda "innocentizzare" o assolvere Marx da questa re-sponsabilità storica.. ma è inquadrabile come un'eresia rispetto al canone marxista della Se-conda Internazionale (1889-1914). se ovviamente si è ancora sensibili all'argomentazione razionale e non si ha consacrato la propria anima alla guerra di religione. canone fissato . cioè sincero. su un argomento come questo.

già addomesticate dalla economicizzazione del conflitto e dalla nazionalizzazione imperialistica delle masse. diventato poi "comunismo" per antonomasia. per fare la guerra con un certo consenso. ma la "risposta". unita all'incurabile ingenuità dei creduloni di pro-fessione. che erano riuscite a portarsi dietro le rispettive plebi. Il comunismo storico novecentesco. una risorsa ideologica preziosa per costruttori di stadi e di impianti sportivi vari. al massimo. questa eresia politica bolscevica rispetto al canone ortodosso "marxista" — ma Marx non era marxista. per sua stessa esplicita ammissione — elaborato nel ventenni° 1875-1895 sotto l'influenza della grande depressione economica 1873-1896 — si prega il lettore di fare attenzione alla . estivi o invernali che siano. Il bolscevismo di Lenin. scatenato dalle oligarchie nobiliari e borghesi. basta «appoggiarsi allo spirito sportivo delle masse». dirò anch'io che. non certo la "applicazione" della teoria originaria di Marx e di Engels. da parte po-polare.da Karl Kautsky dopo la morte di Marx. al bagno di sangue della guerra del 1914. a mio avviso. In accordo sostanziale con il sociologo Thorstein Veblen. è. Il nesso fra l'agonismo dello spi-rito sportivo e l'agortismo dello spirito bellico è talmente forte che solo l'ipocrisia. può dirnenticare che lo sport moderno è nato in singolare ed inquietante unità di tempo e di luogo con la guerra moderna e che il cosiddetto "spirito olimpico" è.

che si presentava come una vera e propria religione inquisitoria ed intollerante fondata sulla presunta conoscenza delle leggi inesorabili della storia universale e dell'ineluttabile esito finale-comunista. basato su una legittimazione ideologica pseudoscientifica. oppure è stato l'incubo tota-litario e dispotico meno democratico che sia mai esistito nella sto-ria umana dalle caverne e dalle palafitte ad oggi? È evidente che la risposta sarà influenzata dall'intuizione olistica preliminare. al di là delle forme costituzionali ampiamente illusorie ed anzi fastidiosamente ipocrite. il comunismo storico novecentesco è stato un regime non democratico. travestimento della cosiddetta "complessità". dal punto di vista della prevalenza del demos. da un lato. e tuttavia la risposta non è difficile: dal punto di vista della teoria costituzionalistica dello stato liberale. impermeabile ad ogni argomentazione. il comunismo storico ... Sulla base di queste categorie. cioè dei più poveri. a sua volta. verso cui queste leggi portavano. il comunismo storico novecentesco è stato. invece. che potrebbe vederci una forma di ipocrisia. tipica della forma sintattica. Sono perfettamente consapevole che una simile formulazione non può soddisfare il lettore.coincidenza — è stato "democratico". all'altro. intuizione. poi integrata dal principio Il popolo al potere Democrazia e storia democratico del suffragio universale. Passerò allora all'uso delle categorie della filosofia politica greca applicate alla contemporaneità novecentesca. un fenomeno democratico a tutti gli effetti...

non parlo di quello scientifico-utopico di Karl Marx .che utilizza forme democratiche di inquadramento e di mobilitazione del popolo con cui viene realizzata una vera e propria dittatura della politica sull'economia. che voglio netta e decisa. e non certo una malevola opinione.non sia mai riuscito ad "ereditare" quella conquista spirituale universalistica. sarà capita meglio alla luce delle considerazioni storiche. in vista della creazione di una struttura sociale egualitaria fortemente instabile e provvisoria. Allora. I regimi comunisti hanno sempre addotto il pretesto dell'accerchiamento militare capitalistico. pretesto indubbiamente . il comunismo storico novecentesco. al di là dei sofismi nati dal doppio significato del termine? La risposta deve essere chiara: no. Questa affermazione. un fenomeno democratico. dello spionaggio e dell'uso eversivo dei "dissidenti". ogni sua riproposizione (o "rifondazione") appare ambigua e francamente sconsigliabile. Rispondiamo senza ipocrisia: è stato. 90 91 È un fatto.rtovecentesco può essere definito come una forma di dispotismo sociale . che infine crolla proprio sulla base delle dinamiche sociali precedentemente innescate e provocate. non lo è stato. Questa definizione apparirà certamente troppo elaborata. che seguiranno. che nel corso di tutta la sua storia il comunismo storico novecentesco veramente esistito .o di tirannia sociale . che è la garanzia giuridica dell'espressione della libertà d'opinione. se non lo è stato.

perché la sua fragilità gli imponeva non di "collettivizzare" o di "totalistizzare". che nasce dal fatto che l'uomo. ci stanno sotto.. del Partito della Diseguaglianza Competitiva. del Partito Religioso di Dio Padre. Ora. bensì di • . sudare. è storicamente più forte. ma appunto non poteva permettersi tutto questo. soprattutto. del Partito Liberale della Proprietà Privata. essendo un ente naturale gene rico e non specifico come gli altri animali. Se il sistema socialista del comunismo storico novecentesco si fosse permesso la costituzione legale del Partito della Restaurazione Capitalistica. oggi forse esisterebbe ancora. ma che finiva. perché il suo dire "no" anziché "sì" è altrettanto fisiologico del suo mangiare. integrare e metabolizzare il fisiologico dissenso. remergenzialismo permanente" non è una dottrina politica seria. che opprime oppure si spezza e non riesce ad assorbire. bere. inevitabilmente. e quindi strategicamente vincente. è anche un ente antropologicamente dissenziente. di fatto. una carenza strutturale di egemonia culturale. come credono ingenuamente coloro che non hanno mai messo piede nei Paesi comunisti ai tempi del Grande Baraccone.fondato. in grado di tollerare il dissenso. del Partito del Lusso Provocatorio alla Faccia dei Plebei Invidiosi ecc. rispetto ad un sistema rigido. una mancanza di consenso politico e. È evidente che un sistema flessibile. con il trasformare una società civile in un aggregato sottoposto ad emergenza permanente.

della cosiddetta "estinzione dello Stato"). secondo me. Il patto che legava il popolo socialista al partito comunista era un tipico esempio di patto hobbesiano. ma per il fatto che presentava aspetti utopici. a mio avviso totalmente inapplicabili (fino alla teoria. Inoltre. ignoranza o tradimento. Non lo credo. non certo per errore. non certo il controllo occhiuto del Grande Fratello ideologico onnipresente. del tutto irrealistica. la libertà di opinio-ne e di espressione era scartata come fonte . che egli erroneamente riteneva in qualche modo legato a Marx. era privo di una teoria politica. come favoleggia la teoria occidentale del totalitarismo. non era più revocabile. che diventava però immediatamente un patto di soggezione ad una au-torità assoluta e dispotica non revocabile (pactumsubjectionis). Comunque questa teoria non fu mai applicata. una ripresa integrale socialista della teoria seicentesca di Thomas Hobbes. Norberto Bobbio sostenne che il comunismo stori-co novecentesco. il popolo si legava in un patto di unione. Come nel modello di Hobbes. Il popolo al potere D em ocrazia e storia A suo tempo. La teoria politica di Marx c'era. una volta istituito. Il tessuto reale e non ideologico era allora una sorta di "individualismo deresponsabilizzato generale". ed era urta combinazione di suffragio universale e di democrazia diretta di tipo consiliare. M modo che fosse impossibile l'aggregazione di collettività ostili.individualizzare e di atomizzare all'estremo la società. come nel modello di Hobbes. che. La teoria politica del co-munismo storico novecentesco era invece.

da un lato. ancor più erroneamente. ma da una particolare eresia russa del canone marxista elaborato da Kautsky. . Lenin non voleva tutto questo.) e veniva persino impedita la libera discussione sulla corretta interpretazione degli stessi libri di riferimento (la Bibbia in Hobbes. Naturalmente. Nonostante il fatto che il suo pensiero non derivasse direttamente da Marx. donde la sua preferenza per la filosofia del cosiddetto "materialismo dialettico" — Lenin poteva. Ritenen-do (erroneamente) che il mercato potesse essere riassorbito nel pia-no senza particolari traumi e che la classe operaia. i classici del mardsmo nel comunismo). egli era legato all'utopia marxiana (di probabile origine russoviana) della democrazia diretta consiliare rivolta all'autogoverno politico delle masse ed all'autogestione economica dei produttori. assimilava ad un processo naturale. salariata e prole92 93 taria fosse il soggetto storico rivoluzionario egemone nel passaggio dal capitalismo al socialismo — che egli.potenziale perenne di sedizione (i "centauri" di Hobbes. i "controrivoluzionari" di Stalin ecc. È allora possibile dare una risposta relativamente chiara all'interrogativo su quale sia stata la teoria politica del comunismo storico novecentesco: è stata un'ap-plicazione popolare — popolare nel senso di prevalenza degli inte-ressi sociali del dernos — della teoria di Hobbes.

anche ammesso che la democrazia non sia una forma di Stato o di governo. Da un punto di vista dialettico. sostenere un accentramento dispotico del potere del-lo Stato e del partito.scrivere l'utopia consiliare intitolata Stato e Rivoluzione e. anche nel caso del comunismo le cause interne prevalgono sulle cause esterne. mentre il rigido o le spacca o ne viene spac-cato. inevitabilmente. in ogni caso. dall'altro. pressione ideologica consumistica occidentale ecc. Certo. l'estremo anarchismo è segreta-mente solidale con l'estremo dispotismo. La dissoluzione del comunismo storico novecentesco. Questa è la ragione per cui. contro il flessibile. perché il flessibile assorbe ed integra le opposizioni. se la so-cietà interna non fosse stata in . in genere. ma solo una prevalenza di fatto del demos. i "barbari" fuori dei confini contano. anche se ho fatto notare che il rigido perde. non è stata in primo luogo una dissoluzione dovuta al suo sistema politico dispotico. in quanto i due poli si ro-vesciano l'uno nell'altro nel contesto di una crisi sociale strutturale. ma. sarebbe bene che il demos (o la sua dirigenza) capisse che è preferibile un criterio di "mescolanza" (anamixls). Questa dissoluzione non è neppure spiegata adeguatamente da ragioni "esterne" (corsa agli armamenti imposta da Ronald Reagan. Come già avvenne nel caso del crollo del vecchio impero romano. come già Clistene e Pericle avevano capito ai loro tempi. non potevano che identificarsi. che alla fine.).

impone la sua dittatura. Il popolo al potere Democrazia e storia per far funzionare la baracca. Non basta stare "sotto". salariata e proletaria di produrre una sintesi cul-turale e sociale credibile. così come non basta stare "sopra". tragicomica. piuttosto che rifugiarmi misticamente nell'insondabile . In proposito. La ragione interna sta. irredimibile. Questo sbaraccamento avviene peraltro — i fatti del triennio 1989-91 sono inequivocabili — nel quadro di una totale inattività della classe operaia di fabbrica propriamente detta. La classe subalterna massacra la vecchia borghesia. una volta ingegneri e medici. deve mandare i propri figli a scuola. la baracca avreb-be in qualche modo tenuto. nella assoluta. edificato dal nonno contadino povero e dal padre operaio specializzato. ma poi. incurabile incapacità del-la classe operaia. diventano classe media e sbaraccano appena possono il vecchio dispotismo egualitario. e questi figli.via di dissoluzione. a mio avviso. che non muove un dito per impedire la privatizzazione selvaggia (le cose sono andate un po' diversamente in Cina. Questa passività della classe operaia dei Paesi ex-comunisti deve essere spiegata. preferisco azzardare una possibile sciocchezza. per essere universalistici. dove la direzione politica della classe operaia cinese — la cosiddetta "Banda dei Quattio" — è stata invece distrutta militarmente subito dopo la morte di Mao nell'ottobre 1976).

maestra di vita. non è più "storia storica". sulla base non tanto dei cosiddetti "corsi e ricorsi" storici — ciclicità."complessità" degli eventi storici. Al di là di momenti storicamente eccezionali e non ripetibili — come lo stachanovismo staliniano. la storia. Il comunismo resta un'utopia sorta dalla coscienza inquieta della piccola borghesia primo-novecentesca. delle costanti dei suoi . cioè storia del passato. magístra vitae? Lo si ripete spesso. che fu effettivamente un vero movimento di massa interno alla classe operaia — la classe operaia. perché credo nella produzione di soglie irreversibili sia nella natura che nella società — quanto dello studio delle analogie fra passato e presente. meglio. Considerazioni storiche finali 94 95 È. Questa. La vittoria con punteggio tennistico del capitalismo sul comunismo ci introduce al nuovo secolo e al nuovo millennio. Nicolò Machiavelli ha portato lo studio sistematico delle analogie storiche al punto di poter illudersi di aver scoperto una scienza della natura umana o. e questo ne spiega ad un tempo la forza ideologica e la fragilità sociale. per cui sarà l'oggetto del terzo ed ultimo capitolo. salariata e proletaria è una classe sociale spontaneamente socialista e socialdemocratica. cui personalmente non credo. però. non certo "comunista". ma storia del presente.

fino ad ora. anche questa presenta punti deboli. Come tutte le definizioni. ma almeno segnala che una prevalenza non costituzionale del demos. finiamo il nostro discorso con alcune ulteriori considerazioni sul rapporto fra storia e democrazia. Per ora. La storia ci dice che il problema della democrazia è appunto "storico". in cui inspirazione e espirazione si susseguono strutturalmente. Come nella respirazione dei polmoni. Se questo è vero. sia il partito teorico dei formalisti (la democrazia è una forma di governo basata sulla presa delle decisioni pubbliche a maggioranza).comportamenti in situazioni analoghe. si è assistito piuttosto ad una particolare ciclicità. la parte più piccola. sia il partito teorico dei sostanzialisti (la democrazia non è una forma di Stato o di governo. allo stesso modo nella storia. ma è la prevalenza del dernos. e Marsilio da Padova la pars valentrar). anziché un'inesistente linearità prog-ressistica orientata ad un scopo finale. costituito dai più poveri e dominati) non possono pretendere di avere completamente ragione. oppure una costituzione che ne comporti la . Potremmo allora tentare una (provvisoria e revocabile) definizione: la democrazia è la prevalenza costituzionale del demos. nel senso che ritorna sempre nel corso del tempo e non può essere eliminato attraverso utopie tecnocratiche di potere dei cosiddetti "migliori" (che Platone chiamava lo smzkrotaton meros. in cui oligarchia e democrazia si sono succedute con vari gradi di mescolanza.

perché quest'ultimo voleva che Platone gli compendiasse in un libretto tascabile tutta l'arte del buongoverno. una situazione di non democrazia. Poco Il popolo al potere male. in entrambi i casi. però. . che gli presentano la verità bella e confezionata. ma in una pratica educativa comunitaria. il filosofo Platone si indignò contro il tiranno di Siracusa Dionisio.soggezione — anche se questa soggezione fosse legittimata da periodici ricorsi alle elezioni a suffragio universale. è giunto il momento di passare ad un esame dei rapporti fra democrazia e filosofia. - Finiamo dunque questo primo capitolo storico con la segnalazione di un'aporia e non con una cosiddetta "soluzione". L'indignazione di Platone era assolutamente giustificata. nello stesso modo la Democrazia non consiste in una serie di definizioni alla Bobbio o alla Sartori. Con questo. ma in una lunghissima pratica educativa svolta sia da soli sia in comunità. Così come il bene politico non consiste in una formulazione compendiabile in modo sintetico. come negli Stati Uniti di oggi — produce. A suo tempo. Il lettore deve diffidare dai saggi. in cui l'aspetto antropologico prevale necessariamente su quello istituzionale.

cosa sostanzialmente buona. Grazie. piuttosto che nella tratta-zione di argomenti storici. per-ché il tema della democrazia è certamente un tema storico o. ma è anche e soprattutto antropolo-.ico e filosofico.chi scrive si è guadagnato lo stipendio e la pensione insegnando insieme la filosofia e la storia. più esattamente. il lettore troverà un "ritorno" su molti temi già trattati nel primo. Riflessioni su una vicenda bimillenaria 96 In questo secondo capitolo. però. storico-politico.che deve essere valutata. Ciò è stato fatto consapevolmente. alla benemerita e mai abbastanza lodata riforma di Giovanni Gentile del 1923 . chi scrive è un filosofo di formazione e di professione e si trova comprensibilmente molto più a suo agio nella trattazione di argomenti filosofici. perché il filosofo senza storia e lo storico senza filosofia guadagnano forse qualcosa in specialismo da sfruttare. indipendentemente dal contenzioso simbolico ed emozionale fra fascismo e antifascismo .ma perdono indubbiamente molto nell'illusione che la storia consista in tecnica archivistica e la filosofia in analisi .Democrazia e filosofia. Inoltre. molto più a livello di ricerca urúversitaria che di educazione liceale . però. a mio avviso.

In questa ideologia interventista. i tre problemi del rapporto fra democrazia e verità. del rapporto fra democrazia e natura umana e. infine. ovviamente anche la democrazia è coinvolta. con conseguente distruzione di fatto del precedente diritto internazionale fra Stati in nome del preteso "intervento umanitario". nell'ordine. perché passerò dal problema filosofico dell'universalismo al problema politico della cosiddetta "universalità dei diritti umani". Fatta questa autobiografica precisazione. Preavverto subito il lettore che mi . 97 Il popolo al potere Democrazia e filosofia del rapporto fra filosofia e universalismo. Esami-nerò allora. perché si pretende che essa sia il primo e più importante dei diritti umani universalistici da esportare. che è anche un grido di allarme verso l'attuale distruzione della dimensione storica del-l'insegnamento in direzione di un eterno presente computerizza-to e di una formazione orientata unicamente alle cosiddette "richieste del mercato" . ovviamente. A questo punto.del linguaggio. il problema diventerà anche politico. ogni cinque armi e non possono orientare un asse educativo reale in questo secondo capitolo il lettore troverà gli elementi di una vera e pro-pria fondazione filosofica del problema della democrazia.che poi cambiano.

Nella seconda parte del capitolo. ma proprio in nome delle ragioni di una universalità più comprensiva delle differenze fra individui. talmudistica e religiosa — tratterò il rapporto. con cui concluderò il secondo capitolo. si ricava che Socrate non era un traditore e Gesù non era un terrorista. che si stabilisce fra la democrazia.opporrò esplicitamente a questa infondata pretesa. e questo non in nome di un relativismo cinico. dall'altro. che riteneva di svolgere un . Questa trattazione. mentre. in cui prenderò in esame la cosiddetta "attualità". dopo aver aperto un'importante parentesi sul pensiero originale di Marx — da me interpretato come una forma di universalismo. e l'individualismo e il comunitarismo. Socrate era un patriota ateniese. sarà anche l'introduzione al terzo. Il rapporto fra democrazia e verità 98 99 Abbiamo visto che Socrate è stato condannato per tradimento e Gesù di Nazareth per terrorismo. popoli e nazioni. Qui trovo soggettivamente il nucleo teorico e morale di questo mio saggio. sia pure imperfetto e pertanto ampiamente correggibile. per chi non si pone in un'ottica citatologica. da un lato. ad un esame storico più attento.

il bello e il giusto — esista veramente o invece sia solo un'inesistente illusione metafisica. ma ragioni politiche. non si chiude qui. La questione.dovere civico comunitario facendo la parte del "moscone". che infastidiva utilmente il nobile cavallo della poiís degli Ateniesi. che invitava alla conversione per poter effettuare una purificazione del tempio e per poter proclamare un anno di misericordia del Signore. anzi semmai qui si apre. sotto la spinta "democratica" delle urla scomposte della folla gerosolimitana e dei voti maggioritari della giuria dei giudici popolari ateniesi (il cui livello di "competenza" è ben descritto nella commedia di Aristofane Le Vespe). ed ora cercherò di tracciarne alcune coordinate iniziali. secondo la legislazione ben intesa degli Ateniesi e dei Romani. Non posso certo. Da questo doppio esempio storico molti hanno tratto la conclusione che la democrazia. non essendo incorsi in un reato penale. cké il termine "verità" ha assunto nella storia millenaria della filosofia occidentale. però. per . e politiche in quanto extra-filosofiche. In entrambi i casi. ne imposero la condanna a morte per veleno e per crocifissione. Socrate e Gesù avrebbero dovuto essere assolti. fare l'elenco dei significati. però. in questa sede. deve essere neutrale rispetto al tema della verità. in quanto semplice metodo per la presa delle decisioni pubbliche. mentre Gesù era un pacifista messianico. perché non spetta al metodo democratico decidere se la verità — ma anche il bene.

con questo. il veridico. come esatte (del tipo: è esatto che quattro più quattro fa otto) ed infine come certe (del tipo: è certo che il pianeta Mercurio fa parte del sistema solare). esclude esplicitamente molti altri tipi di proposizioni generalmente intese come veritative. in base ad un giudizio di tipo etico e politico. tolgo di mezzo molti equivoci semantici. che io personalmente propongo.. intendo una pretesa universale di validità di una proposizione rivolta alle modalità di esistenza e di riproduzione di una comunità umana. di un teorema di geometria ecc. cioè quelle che io definisco come sincere e veridiche (del tipo: è vero che ti amo). della fusione nu-cleare. perché abbiamo in comune una ling-ua per connotarli e la vista e il fatto per verificarli). non pretendo di aver scoperto nulla di veramente nuovo. Per "verità".chiarezza verso il lettore. Questa definizione. l'esatto e il certo. oltre che quello che potremo definire reale o fattuale in base ai cinque sensi (del tipo: è vero che questo è popolo al potere Democrazia e filosofia un bastone e questa è una bicicletta. volutamente limitata alla sfera dei rapporti sociali. che mettono sullo stesso piano la presunta "verità" dell'esistenza di un bastone. invece. perché si tratta grosso . Distinguendo da un lato il "vero" e dall'altro. devo esplicitare in questo paragrafo il significato.

a mio parere il progetto scientifico in quanto tale è estraneo ad ogni democrazia. non vige nessun principio democratico. Sebbene a suo tempo il filosofo americano Dewey abbia parlato del nesso fra scienza e democra-zia. Non si tratta soltanto del fatto storico inne-gabile. che sopraggiunge il problema della democrazia. intesa come scienza galileiana moderna (astronomia. mentre per le cosiddette verità filosofiche tutto questo non è possibile. fisica. alcun disprezzo implicito verso la cosiddetta "scienza". a mio avviso. in quanto appunto "accertabile" da protocolli unanimente stabiliti dalla comunità degli scienziati specialisti — delle proposizioni scientifiche è possibile applicare metodi epistemologici di verificazione e/o fal-sificazione (Popper. dell'esatto e del certo.). le pozzanghe-re.). È appunto qui. biologia ecc.100 101 Nei campi del veridico. per cui la scienza tedesca fioriva sotto Hitler. Semplicemente. le rocce ed anche il teorema di Pitagora non sono concetti. laddove i bastoni. chimica. allora. intendendo probabilmente il principio del libero scambio di informazioni che deve vigere all'interno delle comunità scientifiche. . secondo cui propria-mente "vero" è solo un concetto. Non c'è. la scienza . al valore di even-tuale verità o falsità — che io preferisco chiamare certezza. in questo.modo della concezione di verità di Hegel. Lakatos ecc.

ma in base ai canoni concordati della verificabilità e/o della falsificabilità epistemologica. ammesso che funzioni secondo le regole degli scacchi. meritevoli della pena di morte e che invece ebbero riconoscimenti ed onori.sovietica fioriva sotto Stalin e l'opinione personale degli scienziati del progetto Manhattan. per aver avuto alle spalle un industria e dei pozzi di petrolio più piccoli. la cosiddetta "verità" non c'entra assolutamente nulla. fine della digressione metodologica. ma in base ai criteri di coerenza dei calcoli. dal momento che i para-metri sono differenti e. non fu tenuta in nessun conto e la decisione di sganciarle su Hiroshima e Nagasaki fu "democraticamente" pre-sa da una piccolissima oligarchia criminale di militari e politici. È assurdo sostene-re che la filosofia. Si tratta del fatto che le verifiche delle proposizioni esatte (o inesatte) vengono fatte non in base al princi-pio di maggioranza. mentre i loro colleghi tedeschi furono impiccati non per aver commesso crimini peggiori. ma unicamente per il fatto contingente di aver perso. Con questo. che ho proposto in . Tornando al significato strettamente filosofico di "verità". e invece le verifiche delle proposizioni certe vengono fatte anch'es-se non certo in base al principio di maggioranza. perda se le si impongono le regole del bridge o del poker. comunque. e in altri consimili. che costruirono le sciagurate e criminali bombe atomiche. non filosofici. In tutti questi casi.

Mentre la risoluzione corretta del teorema di Pitagora non è in alcun modo democratica. interpella direttamente l'uso del metodo democratico. Si . In base a ragionamenti di questo tipo. l'applicazione eventuale del sapere pitagorico alla mescolanza fra le classi sociali di Atene. Attenzione! L'affermazione dell'esistenza della verità è un'affer-mazione di tipo ontologico ed assiologico generale — concernente.precedenza — verità come pretesa universale di validità. tanto meno. appunto. la realtà materiale ed i valori morali connessi — e non comporta affatto né che io possa pretendere di conoscerla in modo assoluto. nel senso di dispotici e coercitivi. né. che sia legittimato ad imporla con meto-di variamente "educativi". mi sento di affermare che il miglior modo di garantire il bene politico è la con-nessione di questo sia con il metodo democratico che con l'affer-mazione dell'esistenza della "verità". ma deriva da una aristocrazia del sapere matemati-co. rivolta esclusivamente ad una riproduzione di tipo umano. per garantire la concordia dei cittadi-ni (oinonoia ton politòn). comunitario e sociale — è proprio il suo significato umano e sociale che ci costringe a far intervenire il concetto di democrazia.

di conseguenza.i quali sostengono che l'affermazione di una posizione filosofica "veritativa" è l'inevitabile anticamera del dispotismo politico. di cui affermo l'assoluta inesistenza. il grande filosofo ebreo olandese Baruch Spinoza era contemporaneamente sostenitore di una teoria integralmente democratica della società (si veda il suo Trattato Teologico politico del 1670) e di una teoria fortemente veritativa della filosofia (si veda la sua Etica). in Spinoza. di cui qui ricorderò solo la ragione storica e la ragione psicologica. alcuna contraddizione. vediamo che. Di questo non sembrano consapevoli i pensatori relativisti come Hans Kelsen e Richard Rorty . perché se io sono certo di possedere la verità vorrò poi imporla. non potendo o non volendo imporre un "bene politico". ad esempio.Il popolo al potere Democrazia e filosofia tratta di questioni in via di principio distinte. Non c'era. ma mi limito a citare solo questi due per brevità . mentre se sono uno scettico relativista assumerò un atteggiamento più tollerante. errata per un insieme di ragioni.sarebbero moltissimi. Egli non condivideva la teoria pessimistica di Hobbes sulla natura umana. La posizione Kelsen-Rorty è. a mio avviso. esprimeva una valutazione cautamente ottimistica anche sulle decisioni politiche effettuate con - . che la sicurezza della vita e dei beni potesse essere conseguita soltanto impedendo giuridicamente e giudiziariamente la libertà d'espressione delle opinioni politiche e religiose. In primo luogo. non riteneva. se vogliamo studiare la storia della filosofia.

sempre revocabile ed aggiornabile in base al progresso conoscitivo delle scienze della natura. ma le universalità esatte e certe. se Spinoza vivesse oggi. simile al vecchio filosofo greco Protagora . largamente preliminare. per cui possiamo supporre che. stabilite in base ai vari metodi delle scienze particolari . che le scienze contemporanee hanno radicalmente modificato. nello stesso tempo.modello.in questo. Il fatto. mentre le "verità scientifiche" . ai fini della nostra discussione. è possibile 102 . lo modificherebbe spontaneamente egli stesso . una volta enunciate.e. Il punto centrale della questione sta nel fatto che. però. tutto ciò non entrava per nulla in conflitto con la sua profonda convinzione dell'esistenza di un' unica e universale struttura veritativa del mondo naturale e sociale. poi. mentre la posizione "filosofica" veritativa ha come parametro non l'accertamento epistemologicamente corretto.con cui intendiamo non le verità vere e proprie.non è per nulla rilevante.metodo democratico . che questa struttura venisse espressa da Spinoza con l'adesione ad un modello deterministico e meccarùcistico del mondo . ma l'idea di esistenza oggettiva del bene pubblico come categoria normativa e universalistica. Quanto detto fin qui è ancora. Il modello "scientifico" adottato ha a che fare con il "certo" proposto in quell'epoca.possono essere enunciate da minoranze illuminate e competenti e.

razionalista. il più radicale teorico della risoluzione integrale della realtà in linguaggio e. chi. il filosofo più stimato dall'attuale comunità nichilista dei filosofi accademici ."gettare via la scala in cui si è saliti" . L'affermazione che lo scettico relativista sarebbe anche libertario e tollerante (non credo in nulla. dunque non posso e non voglio imporre di credere in qualcosa) non corrisponde assolutamente alla stragrande maggioranza dei casi storici concreti. appunto per questo. C'è poi un secondo aspetto psicologico da tenere presente. che si apre fra il campo della verità filosofica dialogica. che si .e la pseudo-verità religiosa ed ideologica. infatti. ma che vengano assimilate perché ritenute convincenti. E il processo dialogico di progressivo convincimento convincimento da non confondere con l'apprendimento scientifico vero e proprio non può che essere definito "democrazia". crede alla cosiddetta "verità" non deve essere assimilato all'inquisitore medioevale armato di tenaglie roventi o al commissario bolscevico armato di pistola: costoro non avevano la minima idea dello spazio conflittuale. e quindi metodologicamente libera per sua natura .utilizzo qui la nota frase del confusionario incorreggibile Wittgenstein. La democrazia è dunque assai più solidale con una teoria veritativa della filosofia che con una concezione relativistica e convenzionalistica di essa.nelle verità umane e sociali ciò che conta non è che vengano "dette".

che non viene decretata sulla base della conoscenza del bene politico. Affermazioni come «la lettura dei fondi di caffè è più scientifica della biologia molecolare» o «la terra è piatta e . nel suo stesso concetto. un processo di innovazioni permanen-ti. ma anche il libero convincimento. Dal momento che il convinci-mento al 100`)/0 è non solo impossibile. in nome del-la distinzione fra sciocchezze innocue e sciocchezze pericolose.urta società "convinta" al 100°/0 marcirebbe nella sua staticità ed impedirebbe ogni innovazione. il quale disse esplicitamente che la verità cristiana. La ve-rità filosofica comprende nel suo concetto non solo l'enunciazione. la concretizzano e la determinano sem-pre meglio. ma anche indesiderabile .103 Il popolo al potere può e si deve "imporre" con il potere. se non peggio. essendo appunto "vera". che la approfondiscono. che può giunge-re anche al diritto alla sciocchezza e all'idiozia sociale.è fondamentale che ad essa si accompagni il diritto all'errore. il diritto alla sciocchezza viene limitato. ma dell'utile profilattico stabilito da competenze mediche specialistiche di tipo non democratico. Una simile verità è la verità dello sciagurato Agostino di Ippona. processo infinito per sua stessa natura . La verità non è l'opportunità della vaccinazione antivaiolosa. In genere. deve essere impo-sta a bastonate. dal momento che la verità impli-ca.

il credere nella verità. invece. un problema giudiziario.bisogna fare at-tenzione a non precipitare fuori». invece. come «i neri africani. a mio avviso. l'eventuale pericolosità sociale della sciocchezza è. che se ne fareb-bero influenzare. in cui la sciocchezza socialmente pericolosa vede progressivamente restringere il proprio campo di intervento e diventa a poco a poco innocua come la credenza nelDemocrazia e filosofia le disgrazie provocate dai gatti neri che ci traversano la strada. da affron-tare in base alla categoria di utilità. Lungi dal provocare comportamenti autoritari e totalitari. non intendo affatto proporre un'impossibile equazione "democrazia = verità". intesa come validità universale comune di pro-posizioni riguardanti la comunità politica e sociale. sono di solito considerate in-nocue. ad un processo asintotico sempre aperto e . penso. Con questo. essendo una razza inferiore. sono giustamente considerate sciocchezze inaccettabili. possono essere linciati per strada». Non lo penso affatto. in quanto pericolo-se. Ln ogni caso. Affermazioni. e non un problema filosofico vero e proprio. Lo spazio della democrazia è allora definibile anche come uno spazio educativo comunitario. è invece uno stimolo permanente per l'approfondimento anche istituzionale della democrazia. perché ci sarebbero sicuramente degli idioti.

Ho scelto volutamente di iniziare con un esempio tratto dalla vita quotidiana anziché dalla storia della filosofia. ma che nello stesso tempo si determina an-che spazialmente e temporalmente (Hegel ed anche il Marx autentico). Tutti noi tolleriamo che i nostri amici mangino il gorgonzola.è evidente che un regime politico di libertà deve fondarsi sulla tolleranza. la libertà di chi la pensa come lui . Un'appendice al problema del rapporto fra democrazia e verità. anche se non ci piace il suo odore.interminabile (Kant). per sottolineare come la "tolleranza" implichi un giudizio negativo. Vi sono. che a volte sono insolubili. o almeno di non condivisione attiva. che non si lava i denti e non si cambia i calzini sporchi per mesi. Che cos'è. iniziano i problemi. tutti credono di sapere cos'è. allora. e . quando si tratta di definirne la natura e i limiti. ma. Il rapporto fra democrazia e tolleranza Dal momento che la libertà è sempre la libertà di chi la pensa diversamente da noi . la tolleranza? Come avviene per il concetto di tempo in Ago-stino di Ippona. dei "limiti" per la tolleranza.anche il despota più tirannico garantisce. di regola. ma è dubbio che una moglie tolleri un marito. però.

il concetto di tolleranza sottintende filosoficamente la consapevolezza dell'incertezza e dell'incompletezza della propria eventuale concezione di -verità . ma c'è qui un'asimmetria.mi riferisco qui al tollerante veritativo. e dunque non potrà mai diventare un buon demo- . il concetto di limiti della tolleranza non è mai filosofico. 106 107 Ancora una volta. voglio far notare che la posizione. infatti. limiti della tolleranza (concetto giuridico e giudiziario). cui generalmente non si presta sufficiente attenzione. i criteri con cui ne vengono stabiliti i limiti.nello stesso legittimità tempo un giudizio di 105 Il popolo al potere 104 Democrazia e filosofia e di legalità di un comportamento e di un sistema di idee filosofiche e religiose. per cui chi crede all'esistenza filosofica o religiosa della verità è potenzialmente un intollerante. L'asimmetria può dunque essere riassunta così: tolleranza (concetto filosofico). ma sempre e solo giuridico e giudiziario ed ha a che fare esclusivamente con la sicurezza pubblica di urta comunità. quale io sono. nella sua stessa formulazione. Mentre. allora. Il concetto di tolleranza contiene.che ha dunque sempre bisogno di essere integrata o confutata da una libera critica dialogica pubblica. e non al tollerante scettico .

i due metodi erano una cosa sola. che pretenda di "descrivere il mondo così com'è".cratico. non sta né in cielo né in terra. Allo stesso tempo. in assenza di qualsivoglia "polizia del pensiero". perché credeva in un'unica "filosofia scientifica" ed era un mondo radicalmente non antropomorfizzato di strutture interamente deterministiche e meccanicistiche. il solo mondo ontologicamente esistente era quello ricostruibile concettualmente sulla base del metodo filosofico e scientifico .hanno un contenuto volto all'orientamento morale della gente.la Bibbia. ma dalla consapevolezza dell'esistenza di questa struttura oggettiva del mondo. eppure è stato il fondatore della teoria politica della democrazia moderna e anche della concezione moderna di tolleranza religiosa. in particolare . perché il buon democratico può soltanto essere uno scettico relativista pragmatico. cioè il commento differenziato su un mondo che non esiste. non un contenuto filosofico o scientifico. Spinoza non rientra nei canoni scettici e relativistici di Hans Kelsen e di Richard Rorty. da ciò deriva la conclusione pratica che non ha senso impedire con la forza la libera espressione di opinioni su un oggetto di fatto inesistente. La libertà derivava proprio non dall'arbitrio di credere nelle più inverosimili sciocchezze. Spinoza affermava la più completa e integrale libertà di esprimere in pubblico qualsiasi sciocchezza. - . Per Spinoza. cristiana o marxista-leninista.per lui. Il nucleo del suo ragionamento (sviluppato nel suo Tractatus theologico politícus) sta nel fatto che tutti i testi religiosi .

Il giorno prima non c'è. poi.e il lettore ha diritto di conoscere i miei riferimenti "nobili" nella tradizione europea. In questa rappresentazione fiabesca. che improvvisamente proclamano: «Basta! Basta con l'oscurantismo! Non siamo d'accordo con quello che tu dici. ad un certo punto dello sviluppo . le conversioni forzate. perché sono personalmente uno spinoziano . la penicillina e la pirateria informatica. l'idea di tolleranza nasce più o meno come nascono i funghi dopo la pioggia. così come vengono scoperte la teoria della relatività. le espulsioni religiose di massa. cioè il modo in cui. Voglio invece far notare un fatto. nascono individui illuminati come l'inglese Locke e il francese Voltaire. un certo giorno. l' Indice dei libri proibiti.integrato dal pensiero di Hegel e di Marx . perché ti si permetta di dirlo liberamente e legalmente!». il liberalismo politico e filosofico viene "scoperto". Eureka! Alleluia! Prima regnavano i roghi per gli eretici. Secondo queste tragicomiche storie. le storie scolastiche della filosofia occidentale segnalano la nascita e lo sviluppo dell'idea di tolleranza.intenzionata ad impedirla giudiziariamente o moralisticamente. e il giorno dopo improvvisamente c'è. La cosiddetta "tolleranza" nasce dal fatto che. che ho sempre trovato di inconsapevole ed irresistibile comicità. La realtà è ben diversa. le devastazioni delle stamperie. ma ci batteremo fino alla morte. Mi sono soffermato un po' a lungo su Spinoza. in genere.

però. La tolleranza. Dante e Petrarca trovavano probabilmente "normali" i processi inquisitori. Viene dunque tollera-to quello che prima non lo era. non certo perché erano meno "intelligenti" o più "incivili" di Locke e di Voltaire. appunto perché è diventato irrile-vante.ma liberale. appunto perché è individualistica ed ha la sua radice nel diritto naturale primario . ma perché avevano una diversa percezione di che cos'era veramente "rilevante" nella loro società. mentre prima non era ammesso proprio per la sua rile-vanza. ed è perciò bene difenderla.in genere. non è di per sé democratica . ha come sua matrice 1' írrilevanza. è bene confermare che essa è buona lo stesso. dunIl popolo al potere Democrazia e filosofia que. L'idea di tolleranza. Il legame sociale invisibile o. che teneva unita la colletti-vità sulla base di una religiosità condivisa. era ormai data dai soldi che uno aveva in tasca. Detto questo. se si vuole. le maggioranze si distinguono per la loro tendenza all'intolleranza più bieca . il dissenso filosofico e soprattutto religioso era divenuto irrilevante per la legittimazione culturale della riproduzione sociale complessiva.storico ed economico dell'Occidente europeo ed americano (e solo di quello). la forza di gravitazione. e non da una rete simbolica "olistica". che regge il compattamento della società. e rivelata l'origine sociale dell'idea e della pratica della tolleranza.

anche una patologica "mercificazione delle opinioni" mercificazione.tà è la merce.'apoti" . Ancora una volta. questo avviene per ragioni strutturali. prima o poi. comunque. erano l'élite di chi non beveva le panzane diffuse dai dominanti e credute dai dominati babbioni . di fatto. Un mercato delle merci veramente efficiente non può. questo comporta. Certo. che sta alla base dell'odierno circo mediatico della manipolazione industrialmente organizzata . se infatti l'unica real. 108 109 Non vedo. nulla di male nel rilevare l'intirna omoge-neità dell'idea di tolleranza con la pratica economica del mercato. però. secondo Papini. infatti. negare a lungo la parallela esistenza di un mercato delle idee e delle opinioni. e il potere d'acquisto di ogni merce è relativo al pro-prio potere d'acquisto.e allora il relativismo fa anch'esso un salto di quali-tà.diventa oggi un vero e proprio relativismo di massa. Il relativismo tipico di alcune minoranze scettiche di cosiddetti . come crede la corporazione dei semicolti lettori delle pagine culturali dei quotidiani "laici" e . ne deriverà.dell'individuo all'espressione incondizionata della propria visione del mondo filosofica e religiosa. una vera e pro-pria "caduta degli assoluti" filosofici e religiosi. Questa "caduta degli assoluti" non avviene.gli apoti. come per il caso della genesi storica reale dell'idea di tolle-ranza. a causa della vittoria filosofica di Kelsen e di Rorty contro Platone e Hegel.

che esiste indi-pendentemente da . ne consegue che né la religione. a monte di queste concezioni. sta l'errata idea della "trasparenza" o. possa giungere al rispecchiamento integrale di un mondo esterno."postmoderni". in Tommaso d'Aquino. basata. Nessuno si sogne-rebbe mai di avere "tolleranza" per una diagnosi clamorosamente sbagliata di un medico o per un calcolo clamorosamente inesatto di un ingegnere edile. della scienza teologica. né la politica sono scienze e/o tecnologie. viene invece impiegato per la reli-gione. onesti sostenitori. in buona fede. più esattamente. inapplicabile nella scienza e nella tecnologia. a sua volta. della scienza filosofica e. differenziato per reddito. e non solo le cosiddette scienze sperimentali. né la filosofia. sulla sua integrale conoscibilità. in Lenin). T orniamo al nostro problema della tolleranza. e devono anche sapere di non esserlo. A rafforzare l'idea del raggiungimento definitivo di questa mitica trasparenza integrale. Se allora il concetto di "tolleranza". so-prattutto. della traspa-renza integrale della realtà. Queste teorie dell'adeguamento (adaequatio) o del rispecchiamento (Wderspieg-elung) si basano sul fatto che si ritiene che anche la filo-sofia. Widerspieg-elungstheorie. in passato. cioè il relativo al potere d'acquisto di beni e di servizi. ma perchè l'unico Assoluto ancora in pie-di è'appunto solo il Relativo. Ci sono stati. della scienza politica. la filosofia e la politica. c'è la teoria della conoscenza di tipo "realistico" (adgequatio rei et intellectus.

Stalin. Per i relativisti. peraltro. Ratzinger ecc. nel senso di riprodurre con sempre maggiore esattezza. Ho sostenuto. però. Non è vero. nel paragrafo precedente che. anch'essa inadatta per l'esattezza matematica e adatta solo in parte per le scienze fisicochimiche — ma con una teoria della costruzione sociale progressiva condivisa. che ci porteranno inevitabilmente al comunismo (Lenin. Si dirà che la teoria della verità come costruzione sociale universalistica condivisa. Mao Tse Tung ecc. di leggi sociali deterministiche e teleologiche. è tipica anche degli scettici e dei relafivisti.il sistema solare sta lì indipendentemente da me.). La verità filosofica è dunque solidale con una teoria della conoscenza basata non sull'adeguamento/rispecchiamento di una realtà esterna — teoria.noi e che si tratta allora di scoprire. mentre l'esattezza e la certezza sono in un certo senso dei processi progressivi di rispecchiamento . ogni costruzione sociale è. indipendente da noi. incommensurabile e . ed io Io conosco Il popolo al potere Democrazia e filosofia sempre meglio con il miglioramento delle osservazioni e delle apparecchiature — la verità non può essere l'adeguamento e/o il rispecchiamento di una realtà indipendente dalla nostra esistenza.) oppure nell'esistenza. a meno che non si creda appunto nell'esistenza indipendente di Dio e delle sue leggi morali (Tommaso d'Aquino. in via di principio.

inconfrontabile con le altre. anche se l'ha espressa con un linguaggio diverso — e non un riflesso/ rispecchiamento "scientifico". ma che. sta sparendo nell'indifferenza più bovina delle plebi televisive manipolate. che personalmente non condivido. significa non solo stabilire la differenza di principio fra scienza e filosofia — con grande vantaggio di entrambe — ma anche legittimare la tolleranza come precondizione trascendentale del dialogo. per contrastare le famose e inesistenti armi di distruzione di massa. A causa della cosiddetta "lotta al terrorismo internazionale" e soprattutto dopo l'illegittima aggressione degli USA all'Iraq — fatta ex ante. e dunque del confronto democratico. che «Bin Laden ha ragione» — opinione. ad esempio. da imporre anche ai recalcitranti — il vecchio principio liberale della tolleranza verso opinioni. ha la stessa consistenza epistemologica e morale della . per me. che personalmente attribuisco a Hegel. Dire infatti. 110 111 Oggi il principio liberale (e universalistico) della tolleranza è il pericolo anche e soprattutto nelle nostre società occidentali. e in questo risiede propriamente lo scetticismo relativistico: dire che la verità è l'oggetto di una costruzione sociale universalistica condivisa — teoria. che pure non si condividono. e legittimata ex post. che è semplicemente il dialogo applicato alla comunità politica. come benefica esportazione della democrazia come diritto umano universale.

Definirò Hologísmo la tendenza . che decide per decreto cosa può essere legalmente detto — detto. cade anche la democrazia. semplicemente. è assolutamente cruciale. Il presupposto della libera espressione delle opinioni è la condizione trascendentale a priori — uso qui l'ottimo linguaggio di Immanuel Kant — per il dibattito pubblico. il principio liberale. insieme con il principio liberale della separazione fra opinioni (condannabili. intendo quella particolare sintesi fra "prima natura" (o natura biologica) e "seconda natura" (o natura sociale). che diventa però in realtà una cosa unica. Tempi duri per la libertà e per la democrazia. Siamo tornati ai "centauri" di Hobbes e allo Stato. ma legittime) e fatti (leciti o illeciti). né la sola natura biologica né la sola natura sociale esistono. non fatto — e cosa no. Se questo è vero. per cui «Bush ha ragione» — è oimai oggetto di discriminazione penale. è morto e. a rigore. Per "natura umana". per risolvere o almeno impostare correttamente il problema della democrazia.legalissima ed approvata opinione. per cui. della conoscibilità di quella particolare entità definibile come "natura umana". che porta alla decisione democratica. Il rapporto fra democrazia e natura umana La questione dell'esistenza e. soprattutto.

e in modo solo apparentemente incompatibile con il primo atteggiamento. Non è così. apparentemente opposti e contraddittori.o pseudoscientifici . laddove la democrazia condurrebbe presto al-l'anarchia e al suo esito complementare. malvagia e per nulla "sociale". ed è dunque possibile una tecnologia sociale artificiale basata sulla manipolazione illi-mitata. cioè a considerare isolatamente. ma è egoista. quindi occorre un potere forte e dispotico per tenerla a freno e mantenere l'ordine. il dispotismo senza legge. che spesso non rendono espliciti.sulla natura umana. possono sostenere che la natura umana esiste. non importa se diretta ad una sorta di zoo umano globalizzato al servizio della mercificazione universale o di una utopia totalitaria di massificazione ideologica e un controllo poli-tico assoluto. Biologismo e storicismo. Il popolo al potere Democrazia e filosofia Tutto questo. le utopie del consumismo capitalistico generalizzato e del comunismo politico da caserma e da convento sono politicamente . Dal mio punto di vista. sono in realtà due aspetti complementari dello stesso errore. non c'entra con la questione po-litica della democrazia. apparentemente.(errata) ad ipostatizzare. i_n secondo luogo. I nemici teorici della democrazia hanno a loro disposizione due presupposti filosofici . la sola natura biologica e storzdsmo la tendenza (errata) a considerare isolatamente la sola natura sociale. possono sostenere che qualcosa chia-mato "natura umana" non esiste affatto. ma che stanno egualmente alle spalle del loro atteggiamento antidemocratico: in primo luogo.

sono per Aristotele la razionalità e la socialità. che costituiscono questo carattere intermedio. linguag-gio e calcolo. l'uomo è perennemente in tensione fra queste due polarità. La concezione del carat-tere "intermedio" della natura umana. ed è invece descrivibile politicamente come educazione (paideza). I due elementi. non cessa di stupirmi per la sua incredibile precisione. oltre che conoscenza possibile della struttura ripro-duttiva del mondo naturale e sociale. è polisemantico.opposte. questo nesso fu impostato in modo veramente geniale da Aristotele. In quanto "intermedio" fra gli ani-mali e le divinità. perché sig. Non a caso. ma plementari. Il termine logos.nifica insieme ragione. Essa può essere chiamata 112 113 . che individuò nella natura umana qualcosa di intermedio fra gli animali e le divinità. dialogico e calcolante. - L'elemento della razionalità è definito da Aristotele in termini di Zoon logon echon. In quanto animale razionale. il cui passaggio dal carattere innato al carattere pienamente acquisito è descrivibile filosoficamente come passaggio dalla po-tenza (dynamis) all'atto (energ heía). per giungere collettivamente ad una società razionale e dialogica. entrambe innate. tuttavia. filosoficamente com- — È dunque cruciale il tema del nesso fra natura umana e demo-crazia. l'uomo non presenta difficoltà insormontabili e derivanti da impedimenti insiti nella sua natura. cioè di "animale dotato di logosl' .

definito da Aristotele «zoon poldikàn». Senza distruggere e deformare questa mirabile concezione an-tropologica di Aristotele. che in questo modo accede al potere. la separazione fra società (Gesellschaft) e comu-nità (Gemeínschaft) e. Per-. ritengo legittime tre diverse traduzioni complementari e convergenti: animale politico. sonalmente. è impossibile fondare filosoficamente l'in-dividualismo politico moderno. di conseguenza. termine in genere tradotto come "animale politico". nello specifico. ma solo della "classe media" in quanto sua parte migliore. per Aristotele. animale sociale e animale comunitario. vivere isolati). Per Aristotele. invece. L'elemento della socialità è. che sta alla base della società ca- . infatti. in quan-to a quei tempi non era ancora pensabile. nella misura in cui l'associazione demo-cratica del popolo. della co-munità politica e sociale (solo gli animali e le divinità potrebbero."democrazia". di conseguenza. Aristotele non era favorevole al potere di "tutto il popolo". per ora. infatti. fra individualismo e comunitarismo. e pertanto neppure concettualizzabile. si fonda su una certa concezione della natura umana (la sua natura razionale intermedia fra animali e divinità) e. può essere definita come demos. e questo anche se. Ritornerò più avanti su questi due punti di vista. la dimensione comunitaria faceva tut-funo con quella che oggi chiameremmo dimensione sociale. basti ricordare che il "politico".

e quindi pericolose . Bisogna colpire al cuore questa concezione. e come mostruosità deve essere trattata. ad una concezione fortemente pessimistica di tipo hobbesiano. mentre da un lato si ostentava teoricamente una concezione ottimistica della natura umana ricavata da Rousseau e da Marx. è cattivo (holm hominí lupus) e. per instaurare una società politica stabile e sicura . Al contrario. per essere stabile e sicura. La schizofrenia di questo modello sta nel fatto che. Ho già rilevato che il modello politico di Hobbes. bisogna aggiungere che questo era dovuto al "difetto di fabbricazione" strutturale della . sotto la maschera ottimistica russoviana. per natura.e. non potrà essere democratica e neppure consentire la libera espressione pubblica di opinioni non• autorizzate. nel concreto. ed è ap-punto quello che farà il filosofo inglese del Seicento Thomas Hobbes. da questa base. secondo la quale. dall'altro ci si ispirava.pitalistica.bisogna partire dal fatto che l'uomo. però. se la gente non veniva tenuta sempre sotto controllo. si sarebbe lasciata andare verso l'anarchismo e/o verso la restaurazione del capitalismo. Per Hobbes. che come vedremo non è quello di Marx. L'homo comunisticus novecentesco nascondeva così. si può poi disegnare una società sicura. la concezione di Aristotele è addirittura un "moIl popolo al potere Democrazia e filosofia stro" (una Empusa metafisica). un volto pessimistico hobbesiano. sarà invece quello del comunismo storico novecentesco realmente esistito (1917-1991). Detto ciò.

pensatore cristiano del Quattrocento. o qualsiasi altra cosa. A questo punto. polest igitur homo esse humanus deus atque deus humaniter. cui a/1nd quodcumque». una bestia umana. tuttavia. cioè all'incurabile incapacità di egemonia culturale del soggetto operaio. un leone o un orso umano. Mi permetto. un angelo umano.. Si tratta di un bel latino medioevale di facile comprensione: «. ed infatti diceva: «. il fatto che l'uomo potesse essere un dio umano o in forma umana..macchina politica del comunismo novecentesco. perché. Cusano aveva infatti un concetto universalistico di "umanità" a fianco di quello di uomo. salariato e proletario. il soggetto meno egemone dal tempo delle piramidi egizie e degli zigg-urat babilonesi. non ergo activae creationts humanitatts alius extatfints quam humanítas». bisogna cercare di impostare la questione della natura umana in modo filosoficamente corretto...potest esse humanus ang-elus. non significa che fosse una sorte di recipiente vuoto che veniva riempito dalle circostanze. di iniziare con una citazione latina di Nicola Cusano. 114 115 Per Cusano. secondo Cusano. allora. humanus leo cui ursus. non esiste nessun altro fine della creazione attiva dell'umanità all'infuori dell'umarùtà . humana bestia. Questo significa avere un concetto ben preciso di umanità.

che collega idealmente Aristotele.stessa. Non si poteva dire meglio. allora. sia la crescita economica illimitata con la diversificazione esportenziale dei consumi. nel processo correlato di alienazione (Entfremdung) e di autocoscienza (Selbstbewusstein). In questa concezione. in quanto specificamente animale razionale e sociale. L'idea. il . L'animale è. un ente naturale specifico. giustamente criticate da JeanFrarmis Lyotard. anziché l'umanità stessa. Cusarto. infatti. L'uomo. gotici e barocchi e la formica non fa formicai schiavistici. capitalistici e comunisti. predeterminata dalla loro specie. rappresenta una forma di idolatria. nei confronti della quale il Baal ed il Moloch degli antichi erano ancora benevole divinità razionali. feudali. l'umanità ha un fine in se stessa e non esistono fini sovrapposti esterni ad essa. che il fine dell'umanità. anche se ovviamente non credo alle cosiddette "grandi narrazioni continue". del tipo regno di Dio o comunismo. sulla scorta dell'idealismo di Hegel. Spinoza. Hegel e Marx? A mio avviso. deriva appunto dalla differenza ontologica fra il generico e lo specifico. poi. un filo. si produce nella sua plastica e creativa genericità. definirà "ente naturale generico" (Gattung-swesen). e in questa genericità si perde e si ritrova. ma sia la termite che la formica producono le loro condizioni di vita secondo l'informazione genetica rigida. Il carattere "plastico" e non predeterminato di quello che in seguito Marx. Inoltre. C'è. invece. sì. in quanto la termite non fa termitai romanici.

una natura umana e la sua esistenza è una ga-ranzia contro ogni utopia regressiva di fine della storia. si vendica sempre di loro. tuttavia. è. il fattore di apertura della storia". per sua natura.metodo democratico resta lo scenario migliore per il processo Il popolo al potere educativo. Un'appendice al problema del rapporto fra democrazia e natura umana. intesa come società universalistica razionale. La critica al mito prometeico del cosiddetto uomo nuovo Esiste una pericolosa deformazione della teoria della natura umana. che storicamente è servita da legittimazione . Questo processo. nello stesso tempo. che progressivamente costituisce l'umanità. Esiste. però. Ogni vol-ta. È la natura umana. interminabile e. dunque. La natura umana. i provvisori vincitori di un set tennistico proclamano finita per sempre la partita e ogni volta trovano intellettuali ambiziosi e gior-nalisti ben pagati. non le classi sociali investite di missioni salvifiche metastoriche. pronti a dar loro ragione. si determina spazialmente e temporalmente di volta in volta.

l'apparente ateismo del-la teoria dell'uomo nuovo (da Ernst Bloch ad Ernesto Che Guevara) non sarebbe che una secolarizzazione imperfetta della teoria ultrareligiosa dell'uomo rimi° dopo la conversione salvifica.filosofica agli esperimenti ingeg-neristici e tecnologici. Ancora una volta. il tragico dalla vita umana. in grado di sostituire Dio. in essa. alcuna vera 116 117 Democrazia e filosofia salvezza definitiva. . cui la democrazia non apportava una "soluzione". che hanno puntato sulla indefinita plasmabilità dell'uomo stesso: si tratta del mito del co-siddetto uomo nuovo. di fatto. il teatro tragico come cerimonia pubblica civica erano strutturalmente democratici. In modo a mio avviso molto convincente. perché il tragico si basa. appunto. Cornelius Castoriadis ha sostenuto che la tragedia greca e. più in crenerale. l'uomo portatore di progetti utopici e prometeici. perché riconfermavano il carattere indefinitamente ed infinitamente aporetico della condizione uma-na. sulla consapevolezza che la vita umana è strutturalmente aporetica e non è possibile. Tutto questo eliminerebbe. ma soltan-to urto scenario concordato. Questa concezione dell'uomo nuovo deriva probabilmente dalla concezione religiosa dell' uomo dilato dopo l'iniziazione misterica ad una gnosi salvifica.

dovrebbe riuscire a costruire il vero mon-do nuovo. è una utopia . Come ho detto. i politologi formalisti alla Sartori e alla Bobbio sono del tutto inuti-li. che. intendo semplicemente ribadire che l'uomo nuovo non esiste. però. siano essi specialisti in filosofia come Ernst Bloch oppu-re uomini pratici e rivoluzionari generosi come Ernesto Che Guevara. sosti-tuendosi all'uomo vecchio. Torniamo. dichiarata dalla corporazione accade-mica dei filosofi in conformistica transumanza da una pratica "continentale" ad una pratica "analitica" — metafora del loro passaggio spirituale dall'Occidente europeo al vero e proprio postOccidente americano — ed intimamente legata anche alla crisi del teatro. molto è stato scritto e vi sono pochi dubbi sul nesso con la filosofia.Sul rapporto molto stretto fra il teatro greco — sia tragico che comico — e la democrazia politica. tipo Ulivo Mondiale o Riformismo Globale. Personalmente. ridotto ormai al dominio delle simulazioni surreali di un Menandro postmoderno. non ce l'ho affatto con gli utopisti confusionari. Per capire la crisi della democrazia. mentre è molto più istruttivo leggere i palinsesti delle reti te-levisive dette "generaliste" e il chiacchericcio scetticheggiante dei paginoni culturali (?) dei quotidiani del "politicamente corretto" laico di centro-sinistra. sono tal-mente convinto di questo nesso che considero l'attuale crisi della democrazia politica intimamente legata alla crisi della pratica "veritativa" della filosofia. alla vuota utopia dell'uomo nuovo.

In proposito. e non ritengo affatto questo particolare "innatismo" in contrasto con la libertà umana.burocratica. ritengo che la teoria di Leibniz delle cosiddette "piccole percezioni" fosse più giusta delle teorie di Cartesio sulle "idee innate" e delle teorie di Locke sulla cosiddetta tabula rasa. ha anche un pedig-ree insospettabile. sono d'accordo con lo scienziato americano Steven Pinker e con il linguista Noam Chomsky sulla struttura innatistica di molte capacità non solo conoscitive. In sede di pura e semplice teoria della conoscenza. dell'uomo nuovo hanno infatti in comune con Locke la teoria della . Non è questo. si nutre piuttosto di autocritica comica e di aporeticità tragica.l'origine della teoria di Locke della tabula rasa. ma anche morali della natura umana. oltre ad avere la sua matrice nella palingenesi religiosa. il tema del presente saggio. su cui il mondo esterno "scrive" la nostra intera costruzione del mondo. come ha rilevato Castoriadis. è invece interessante studiare geneticamente . può essere interessante segnalare che l'utopia dell'uoIl popolo al potere Democrazia e filosofia mo nuovo che riparte da zero. spesso ultracomunisti. che. e le utopie burocratiche non servono alla pratica democratica. Da quello che riesco a capire. Dal momento che parliamo di democrazia.nel senso di genesi storica e sociale temporalmente determinata . cioè la teoria ultraborghese e ultracapitalistica della tabula rasa di John Locke. però. I sostenitori. cioè il fatto che la nostra mente sarebbe un recipiente vuoto.

il dire che la mente umana. ma retta da una rete di rapporti mercantili. dovevano essere sostituite da una nuova società non più sostanziale. qual era la nascente società capitalistica inglese. significava che a scriverci sopra sarebbe stata la nuova società borgheseapitalistica. cioè comunitarie. Dal momento. L'interminabile battaglia fra l'uomo vecchio e l' uomo nuovo è solo un canovaccio di una . anziché poggiare su un fondamento sostanziale come la "natura umana". cioè. Nello stesso tempo. dell'assistere al passaggio di "testimone" dello stesso contenuto simbolico dal capitalismo liberale più radicale all'estremismo utopicomessianico più integrale. era un foglio bianco (tabula rasa). 119 Da come la vedo io. così come le comunità sostanziali erano invitate a sgombrare la scena. la critica di Locke all'idea di sostanza non è che una metafora della sua critica sociale alle società "sostanziali". la metafora filosofica di sostanza era invitata a sgombrare la scena della pura teoria.tabula rasa. quindi comunitarie. c soprattutto nella storia sociale della filosofia e dei suoi pervertimenti ideologici. su cui la storia scriverebbe 118 l'intera vicenda dell'emancipazione umana finale. di tipo feudale e/o popolare. che le società "sostanziali". invasa dalla nuova produzione sociale individualistica delle merci. Dalla tabula rasa all' uonzo nuovo c'è solo un passo. Non c'è nulla di più ridicolo.

per quello che vale bisogna prima ripercorrere brevemente la vecchia questione filosofica dell'esistenza o meno degli "universali". La democrazia non ha bisogno di questo canovaccio. La posizione dei sofisti era che non esiste. alcun "universale" e che ciò che viene frettolosamente battezzato come tale non è che il prodotto di una convenzione sociale relativa al tempo ed allo spazio. Il rapporto fra democrazia ed universalismo È. in proposito. un valore universale? Ecco la tipica domanda da un milione di dollari. Per poter impostare la discussione e dare anche la mia risposta . nessuno è in grado di fissarne temporalmente il punto d'inizio. soprattutto se la Tradizione si dichiara "di destra" e il Progresso si proclama fieramente "di sinistra". in quanto al Progresso. da Platone e da Aristotele. Come è noto. in realtà. In quanto alla Tradizione. nessuno sa dire dove dovrebbe arrivare e soprattutto perché. le alternative fondamentali. furono date nell'antichità greca dal triangolo filosofico costituito dai sofisti. la democrazia. Come .commedia dell'arte. cioè da dove possiamo farla cominciare perché diventi normativa di determinati comportamenti etico-politici. che vede impegnate due "maschere di carattere" (Charaktermasken): la Tradizione e il Progresso.

invece. intermedia fra quella dei sofisti e di Platone. se Dio esi-ste. La posizione di Platone. la mia per-sonale interpretazione di Aristotele è che egli era molto più vicino a Platone che ai sofisti. ovvia-mente. gli indiani Calani usavano mangiare i loro morti per non lasciarli Il popolo al potere Democrazia e filosofia ai vermi. La religione cristiana e poi quella musulrnana favorirono. una volta portata a termine. i Greci facevano il contrario. L'universale. il Bello. ma poi la generazione posteriore smonta questa universalità e ne fa un'altra . il Giusto. La posizione di Aristotele. la posizione universalistica.scrisse Erodoto. che poi questa costruzione astrattiva.oppure no. era che l'universale era una realtà solo virtuale e meri-tale. . le sue "idee" sono necessariamente universali. che desse ragione agli uni e torto agli altri. o vicever-sa.si accerta che cosa sia il Bene Politico in senso universalistico. era che l'Universale esisteva ve-ramente ed era possibile coglierlo con il metodo della dialettica. ognuno considerava il com-portamento dell'altro orribile e non era possibile trovare un crite-rio razionale. è concetto legato all'interpretazione. an-che se non valeva la pena farlo per tutte le cose esistenti (dall'ac-qua marina al bastone). che diamo noi di Aristotele. in quanto frutto di un'operazione di astrazione. non separata dalle realtà particolari. Per farla breve in questa sede. È chiaro irtfatti che. fosse in qualche modo "revocabile" . ma solo per cose come il Vero.

neppure questo nominalismo estremo negava veramente l'universale.anzi. falsamente universalistica. 120 121 Questo nominalismo alla Occam non ha. Kant. nasca e si sviluppi come anti-universalismo filosofico programmatico. . Ho aperto questa parentesi filosofica per far notare al lettore come. Hegel e Marx facciano parte di una minoranza e non del-la corrente principale. e come persino pensatori apertamente universalisti come Spinoza. che criticavano l'idea dell'esistenza degli universali . dunque. perché . Guglielmo da Occam ecc. dal momento che Dio è l'unico ente possibile che coincide con l'Essere. il vero francesca-no spirituale che seg-uiva la paupertas e la sírnplícitas di Cristo ecc. in quanto lo vedeva signatus (cioè incarnato e determinato) nel singolo individuo partecipe del-l'universale stesso: la Chiesa invisibile dei veri cristiani opposta alla Chiesa ufficiale. e l'Essere è l'unica realtà in cui l'opinione coin-cide con la verità. a guardare bene.in quanto pensiero antigreco e anti-cristiano. È vero che nel Medioevo ci furono posizioni filo-sofiche nominalistiche. nulla a che vedere con il nominalismo anti-universalistico alla Kelsen o alla Rorty. Questo non è un caso.francescanesimo spirituale e pauperistico. in un certo senso. tutto il pensiero moderno .da Hobbes in poi . può essere definito come il fatto che le opinioni di Dio coincidono con le sue verità.ma.

che il mondo europeo. più o meno coattiva. e infine fra liberaldemocrazia e comunismo. sappia e debba estendersi all'intero Pianeta.l'avvento del dominio della merce capitalistica generalizzata fa venir meno la necessità di legittimazione sociale ín nome di universalità reli-giose e. relatívizza il rapporto del singolo individuo con la totalità sociale. resta paradossalmente la sola pretesa universalistica che interessi al sistema economico capitali-stico. Tutto è dunque relativo e la sola cosa univer-sale è la prescrizione. e poi europeo-americano. riducendolo al relativo potere di disposi-zione sulle merci prodotte. al-l'India. al Giappone ecc. quando pretendono di estendersi al mondo arabo. cori la globalizzazione. in seguito. hanno ritenuto "universali". la domanda può es-sere posta in questo modo: concetti e realtà. alla globalizzazione. Nello stesso tempo. alla Cina. lo sono veramente. All'inizio. nell'età moderna propriamente detta. si tratta solo di urta sorta di guerra civile ideologica europea fra assolutismo e liberalismo. per ragioni geografiche. il fatto cioè che questo sistema possa. di riflesso. la guerra civile ideologica europea diventa mondiale con l'imperialismo e.? . in questa nuova orgia bacchica di relativismo nichilistico. prima che si ge-neralizzasse l'espansione imperialistica europea nel mondo inter-no. unito al relativo potere di acquisto sulle merci vendute. Le cose cambiano quan-do. poi fra liberalismo e democrazia. Dal punto di vista filosofico.

giungendo alla conclusione che i nomi degli oggetti possono essere tradotti. e così via all'infinito. non potranno mai essere conciliate? Esiste una posizione radicalmente relativista. ma poi. per poter aver successo nel loro proselitismo nell'ambiente politeista circostante. che si siano fatte le traduzioni e le "inculturazioni" necessarie. pertanto. che ha studiato in particolare le lingue degli Indiani d'America. però. che ha studiato i paradigmi scientifici delle scienze naturali. che tutte le culture del mondo siano reciprocamente traducibili e commensurabili. Kuhn è un epistemologo. giungendo alla conclusione che sono tra loro incommensurabili e che. Sono. le varrie culture mondiali. . sanno bene che devono "inculturarsi" . realmente traducibili e commensurabili. per cui. iniziano ad affermare il loro "universalismo" da sempre professato. Whorf è invece un linguista.questa è esattamente la parola che utilizzano . una volta. Il popolo al potere Democrazia e filosofia ovviamente. o sono reciprocamente incommensurabili al punto che le "differenze". dunque. di cui sono portatrici. ad un certo punto. la loro successione non è dovuta ad opere di reciproco convincimento. che sostiene la radicale incommensurabilità fra le culture. ma a vere e proprie "rivoluzioni" scientifiche. una volta "inculturati".Questo presuppone. un modello è abbandonato da una comunità scientifica e si passa poi ad un altro. definita "posizione Kuhn-Whorf". I missionari cristiani e musulmani.in un dato ambiente. ad esempio.

la vuole imporre. porta alla conclusione che i vari modelli religiosi e filosofici sono incommensurabili. di fatto colonialistica e imperialistica? Dirò subito la mia opinione in proposito: personalmente. possiamo considerare la democrazia un'idea universalistica. ma sufficiente. dimostrata per via epistemologica (Kuhn) e linguistica (Whorf). Il problema può allora essere utilmente scomposto in tre parti: . se per caso un esercito o un'alleanza di eserciti. tanto meno poi di universalizzazione coattiva e prescrittiva. in quanto tale. che considero assolutamente inaccettabile e contro cui è legittima addirittura una guerra giusta di difesa. non credo che la specifica forma assunta dalla democrazia greca e poi europea possa. avere la pretesa di universalità. Questa introduzione filosofica mi sembra sommaria. commensurabilità e traducibilità delle culture. nello stesso tempo. credo ai processi progressivi di confrontabilità. per cui questa incommensurabilità. rende improponibile ogni pretesa universalistica. si pone la domanda: alla luce delle considerazioni sopra svolte.ma le concezioni del mondo no: il fatto che queste concezioni siano intraducibili. credo all'esistenza filosofica degli universali veritativi. sulla base dell'esistenza di una generica comune natura umana e. oppure è meglio che abbandoniamo l'infondata pretesa eurocentrica. più o meno "volonterosi". Allora. ovvero universalizzabile.

sperare che il genere umano potesse gradatamente progredire verso il meglio. la domanda: che cosa posso sperare? Ovviamente. Ora. per "sperare". non lo sono. ed è perciò curioso che talvolta i relativisti e gli scettici utilizzino il cosiddetto "criticismo" kantiano contro gli universalisti filosofici dichiarati.1) perché è plausibile sostenere l'esistenza di universali veritativi. comprese le migliori. in filosofia si hanno solo . I nostri "avversari filosofici" . egli intendeva una speranza razionale. Si noterà che Kant presuppone qui almeno due "universali". cioè il "genere umano" e il "meglio". ma le forme politiche occidentali di democrazia. io credo che Kant imposti benissimo la questione: noi non possiamo essere sicuri che un processo virtuoso di universalizzazione mondiale di quanto riteniamo essere razionalmente il "bene politico" possa compiersi. a suo tempo. come Hegel e Marx. Iniziamo dal primo punto. ma possiamo legittimamente sperare che questo avvenga. Ebbene. non certo che i coccodrilli potessero laurearsi in filosofia. 2) perché l'idea di democrazia è un universale veritativo universalizzabile (senza violenza). razionalmente.non nemici. per Kant era possibile. Il grande filosofo tedesco Kant si pose. oppure che il fango potesse diventare oro. 3) perché è necessario opporsi nettamente ad ogni "esportazione" della democrazia in Paesi in vario modo recalcitranti.

si tratta di concetti semplicissimi. Quali sono le basi razionali. che sorreggono questo sperare? Direi le caratteristiche della natura umana razionale e sociale. A differenza dell'ipotesi ultrarelativista di KuhnVVhorf. è possibile sostenere che le diverse culture storiche e geografiche siano reciprocamente traducibili e commensurabili. L'ermeneutica diatopica (l'interpretazione e la traduzione da un luogo all'altro) sigmifica che occorre tradurre non solo le parole (dal kg-os greco - . ha in proposito parlato di enneneutíca día topica e di equivalente omeomorfo. che per conto dell'UNESCO si occupa da decenni della commensurabilità filosofica delle culture mondiali.avversari. Il filosofo india-no Raimundo Panikkar. così come sono state precedentemente ricordate nelle concezioni di Aristotele e di Cusano. mai nemici 123 122 Il popolo al potere sono di due tipi: coloro che sono sicuri che questo non avverrà mai (carattere malvagio della natura umana) e coloro che sono sicuri che ciò infallibilmente avverrà (messianici religiosi di vario tipo. Niente paura.). marxistileninisti sopravvissuti ecc.

che sta sotto (e sopra) le varie culture storiche. ma alla fine sono sicuro che si capirebbero: è solo questione di pazienza e di intelligenza. un ente razionale (zoon log on echon). ciò che c'è di specificamente umano in questa genericità è pro-prio il fatto che la sua natura sociale e razionale ci consente di - Democrazia e filosofia 124 sperare che il genere umano vada verso il meglio (Kant) e possa diventare un angelo umano. pensare che Confucio.al karma indiano al tao cinese ecc. se è vero che l'uomo è un ente sociale (polítzkòn zoon). Platone e Gesù di Nazaret_h potrebbero capirsi im_mediatamente dopo aver indossa-to le rispettive cuffie per la traduzione simultanea (se possibile tra-dotta in un inglese positivistico e operazionistico) è una sciocchez-za.). che fa da presupposto all'esatta comprensio-ne. e l'equivalente omeomorfo è appunto la ricerca dell'equivalente concettuale di idee. proprio il log os greco e il tao cinese). un ente naturale generico (Gattungswesen) e che. infi-ne. se non esistesse un'unità ra-zionale del genere umano. sorte in contesti storici e geografici indipendenti (ad esempio. anziché una bestia umana (Cusano). In sostanza. ma anche il contesto generale di significato. Certo. - Kuhn e Whorf avrebbero ragione. Buddha. allora la tesi filosofica dell'universalismo 125 . Ci vorrebbe il tempo necessario per l'apprendimento di tutte le ling-ue straniere.

nel suo stesso concetto. perchè è un metodo per la risoluzione pacifica e concor-data dei conflitti sociali interni alla comunità politica mediante il metodo della presa delle decisioni a maggioranza. inteso come l'insieme dei più poveri e svantaggiati. Certo. la democrazia ha. Gesù per terrorismo (inesistente).veritativo ha dalla sua un ottimo apparato argomentativo. . famiglie. stirpi. Passiamo al secondo punto. il fatto di giudicare a maggioran-za. la proprie-tà di contenere l'aspetto generico e l'aspetto specifico. i vecchi Esquimesi erano accompagnati. sulla base della "mescolanza" dei cittadini. a morire sulla banchisa polare e a maggioranza sono sempre stati fatti riti di sacrifici umani fra le grida entusiaste dell'eterna irredimibile pleba-glia (il lettore è avvertito. ma una manifestazione pratica e concreta di prevalenza del demos. Questi due aspetti si trovano in forme diverse nella storia di qua-si tutte le culture. Socrate è condannato per tradimento (inesistente). gruppi linguistici e religiosi ecc. dalle isole del Pacifico all'antica Cina. In base alle considerazioni svolte in precedenza. a maggioranza democratica. L'aspetto generico. perchè non è una forma di governo e di Stato. che uso il termine plebe in senso spirituale e morale. dall'anti-ca India all'antica Persia. precedentemente riuniti in aggregati direttamente comunitari (tribù.). una volta per tutte. oppure di far prevalere il demos non comporta assolutamente la prevalenza del Giusto. L'aspetto specifico.

è possibile razionalmente sperare che la plebe possa diventare popolo proprio sulla base dell'educa-zione democratica. sulla base della natura razionale e sociale dell'ente naturale generico. Al termine di questa orgia coreutica. si aprì anche un festíval internazionale di coreutica politica. in cui ci si scatenò in una vasta gamma di danze tribali. Ecco. e il popolo va al potere. l'anno epocale della tragicomica dissoluzione del comunismo storico novecentesco veramente esistito. in quan-to rappresentante del genere umano. che portavano ancora sul sedere la polvere dei banchi delle assemblee sessantottine inneggianti a un comunismo ancora più egualitario di quello di Beria e di Poi Pot. in cui. Nello stesso tempo. dai cori funebri di prefiche piangenti più o meno stalinoformi fino alle danze della pioggia di entusiasti intellettuali neoliberali. -una nuova definizione di demo-crazia: la democrazia è quel processo educativo comunitario. la plebe diventa popolo. I Il mito pseudouniversalista dell'esportazione coloniale e violenta della democrazia Nel 1991. allora. e dopo .e non nel senso dell'anagrafe tributaria).

ovviamente. Il diritto internazionale moderno era nato nel 1648 con le paci di Westfalia. La nascita di un vero e proprio diritto internazionale moderno non portò. smentite dal duro verdetto della Storia e soprattutto dei grandi magazzini gravidi di merci. anche perché al vecchio teatro bellico europeo si aggiunse la competizione coloniale. l'eliminazione almeno di una particolare tipologia di guerre.aver consumato la sbronza per la fine delle fastidiose grandi-narrazioni e per l'avvento di un eterno presente senza storia. subentrò il mondo della fine del diritto internazionale moderno. alla fine delle guerre. quanto sulla base della fine delle guerre di religione o. della fine — almeno auspicata. se non proprio realizzata — della legittimazione della "esportazione armata della religione giusta contro quella sbagliata" come motivazione necessaria e sufficiente per una guerra fra Stati. deve essere considerata come un fatto universalisticamente positivo. che anzi per quasi due secoli sembrarono infittirsi. quelle a legittimazione religiosa. che vide infine l'affermazione dell'Inghilterra come superpotenza marittima mondiale. Al mondo delle utopie. non tanto sulla base della assoluta sovranità territoriale degli Stati con annesso diritto incontrovertibile di eseguire i peggiori genocidi interni. più esattamente. ci si accorse che il mondo era cambiato. Nello stesso tempo. La sola .

Non esiste più il Dictatus papae di Gregorio VII. questa nuova religione? Non certo una variante delle vecchie religioni monoteistiche di origine "abramitica". la restaurazione. e 126 Il 1991 vide. la "unica e vera interpretazione della vera religione". Ma qual era. invece.guerra giusta diventava dunque la guerra di difesa pro aris et focz:s contro un'aggressione ingiustificata e motivata con false accuse. correttamente. per sua natura puramente "scientifica". I contemporanei videro. nella logica dei trattati di Westfalia del 1648. per sua natura. prima furbesca ed implicita e poi sempre più aperta e spudorata. riducendole a grandi agenzie rituali per la gestione organizzata degli inestirpabili bisogni delle masse di dare un senso al mondo — l' homo sapiens è infatti. la vittoria della concezione aiusnaturalistica di Grozio. cioè di produzione di senso a ciò che. non lo avrebbe — oppure a strutture caritative deputate a supplire lo smantellamento neoliberale del vecchio welture assistenziale. mentre cessava di essere "giusta" quella fatta per esportare la "vera religione" o. della dottrina della guerra giusta come guerra della "vera religione" contro gli infedeli. peggio. Il circo mediatico torna sempre su Ratzinger benedicente e sul Dalai Lama orante e sorridente. un portatore di Sinngebung. ma deve anche sempre essere ben chiaro allo spettatore che la sola cosa che conta sono le decisioni anonime dei mercati finanziari internazionali. che la nuova legittimazione "laica" e postmetafisica del potere economico aveva già da tempo spodestato. ma solo il .

più esattamente. deve nascere una nuova religione. Il popolo dei fedeli. che sta sotto questo doppio clero. più esattamente. anche la religione deve cambiare forma o. se possibile ispira-ti ipocritamente a .cioè un aggregato di individui. incaricati di dare ragione al vincitore con acconci argomenti 127 Il popolo al potere di vario tipo). filosofia e scienze politiche e sociali. com-plementari: le elezioni uninominali maggioritarie con classi politiche preventivamente omogeneizzate e i concerti rock. in particolare quelli televisivi) e un clero regolare (gli apparati universitari di storia. resi prima politicamente impotenti e poi artificialmente risocializzati in cerimonie pubbliche di autorappresentazione estatica (sostanzialmente. un clero secolare (gli apparati mediatici.Díctatus FMI e WTO.uso qui la corretta espressione di Colin Crouch . L'uomo non è più religatus da invisibili lacci ultraterreni. che non è più scritto in latino. ma da visibilissimi lacci economici e finanziari. Di fronte a questa realtà innegabile. ha un clero e. non può ovviamente essere un popolo di cittadini democratici. ma è integralmente postdemocratico . ma in inglese. Questa nuova religione (nova religM è la religione dei diritti unzani Come le altre.

il clero e i fedeli devono comunque essere simbolicamente unificati da una sola religione. - Questa apparente "religione umanistica" non è il frutto di un presunto superamento filosofico universalistico della vecchia superstizione. ma la secolarizzazione di un vero e . ma un nemico odioso e pericoloso . 11 sovrano. pur sapendo che non è troppo di buon gusto e sono comunque esclusi dal circo mediatico. anzi.si noti bene: non un avversario filosofico cavalle-resco. se non come periferiche lunatic fring es (frange folli e pittoresche). oggi forse il nemico principale di quello. Gli intel-lettuali. anche se per ora solo presso piccole mino-ranze coraggiose. con il clero debitamente incorporato (embedded) nelle strutture militari.cause filantropiche).ed è. si va facen-do lentamente strada. quella appunto dei Diritti Umani. ed essendo questi univer-sali per definizione che cosa c'è di più universale dell'uomo stes-so? . che mi ostino a pensare si possa con-tinuare a chiamare "genere umano".ricordo qui il francese Alain de Benoist e l'italiano Danilo Zolo. l'idea che questa nuova religione espansionisti-ca è un nemico . Distruzione del diritto internazionale e professione di questa nuo-va religione dei diritti umani.da questa religione deriva necessariamente il diritto di invia-re nella terra degli infedeli dei missionari armati. ma avrò anche la presunzione di autocitarmi. vanno ovviamente insieme. Per fortuna. che hanno rifiutato di far parte di questo nuovo clero seco-lare e regolare sono davvero pochi .

Certo. che borbotta querimoniosamente «com'è umano. un suo abbietto tradimento 128 Denzocrazia e filosofia 129 . di fatto e di diritto. non sia filosoficamente la migliore. Detto questo. con annesso bombardamento a geometria variabile. essa comporterebbe.sia la riproposizione del relativismo. opto per soluzione lo lascio interpretazione del lettore. Se questo poi realizzi un triste "inveramento" del laicismo illuministico oppure. lei!» . che colto e. invece.il che mi ricorda irresistibilmente il personaggio comico del ragionier Fantozzi di Paolo Villaggio.personalmente. il benemerito pensatore "differenzialista" Alain de Benoist). lo fa spinto da sacrosante rag. Credo però che questa via. la seconda alla libera presuppongo giudizi e nei Credo di essermi espresso con sufficiente chiarezza. più che giustificabile se si pensa alla congiuntura storica barbarica in cui ci troviamo. so bene che chi propone di fatto una forma sofisticata di relativismo differenzialistico sul diritto di ogni cultu-ra a non essere forzatamente "omologata" da un'altra con prete-sti pseudo-universalistici.ioni filosofi-che e politiche (ad esempio. non ritengo che il modo migliore di opporsi politicamente alla religione idolatrica dei diritti umani.proprio monoteismo idolatrico. soprat-tutto. libero nei convincimenti personali. l'abbandono di tutte quelle argomentazioni . in cui è il potere a decidere chi è umano e chi non lo è .

Nello stesso tempo. cui ho fatto riferimento nei paragrafi precedenti. Il problema. ma resta u_n bambino. anche culture che annegano le bambine appena nate o negano l'assistenza sanitaria agli anziaIl popolo al potere ni. Come si può sostenere che il diritto assoluto alla differenza rende impossibile affermare l'esistenza di un universale veritativo e normativo? Secondo me. è indubbiamente acqua sporca. Nessun relativista potrà mai convincermi del contrario. Faccio qui il noto esempio della ablazione del clitoride delle fem-mine in certe culture.quindi senza "sciogliere" popoli e nazioni in un unico frullato multiculturale mondiale americanizzato non è acqua sporca. perché dovrebbe convincermi del fatto che . è quello di non buttare via il bambino con l'acqua sporca. mentre la pornografia televisiva intervallata dalla pubblicità lo è. secondo la quale l'assistenza sanitaria pubblica gratuita non è un diritto umano. ma pur sempre un bambino. La religione interventista ed imperialista dei diritti umani a geometria variabile degli USA. Vi sono.universalistiche. però. l'ideale kantiano (e marxiano) dell'unificazione pacifica del genere uma-no sulla base del diritto internazionale . e non potrà farlo. Gra-cile. a mio avviso. è vero che l'infibulazione femminile è cattiva e che la sua cessazione concordata è buona.

della natura umana e dell'universalismo dialogico e pacifico correttamente inteso. sorta in un determinato contesto storico per sancire una determinata inferiorità femminile . Bisogna.non può essere criticata con motivazioni universalistiche. lo scoraggiamento della sua sess ualità . Terminiamo ora la discussione filosofica sulla democrazia con due temi ulteriori: un "ritorno" sull'originale pensiero di Marx e una discussione sul rapporto fra democrazia ed individualismo prima. dal problema filosofico della verità. e comunitarismo poi. come potremmo criticare gli Aztechi. Se così fosse. separare nettamente la critica della religione idolatrica dei diritti umani.in questo caso. se fanno sacrifici umani? Come potremmo criticare gli antichi Romani. se praticavano il rogo delle vedove sulla pira del marito defunto? Come potremmo criticare gli stessi bombardatori odierni. che schiavizzavano intere popolazioni? Come potremmo criticare gli Indù. catafratti nella loro stolida sensazione razzista di superiorità culturale? È evidente che non potremmo. del loro clero corrotto e supponente e del loro popolo cognitivamente ed emozionalmente piallato dalla manipolazione televisiva. allora. Il pensiero originale di .un'abitudine sociale.

che consistono nella chiara separazione metodologica e concettuale fra il paradigma originale di Marx e le vicende politiche del cosiddetto "comunismo storico" novecentesco. C'è. politico e sociale . scusandomi per l'inevitabilità di alcune ripetizioni. In proposito. non un commissario di polizia o un giudice istruttore. una premessa da fare. neppure il suo grande amico e .storico. non si tratta di una operazione ideologica per "innocentizzare" Marx dei crimini commessi a suo nome. Io non prometto al lettore di 'riassumere il vero Marx.Karl Marx e il tema della democrazia politica Il problema del rapporto fra il pensiero originale di Marx ed il tema della democrazia politica è. è per me del tutto irrilevante. cruciale e un continuo "ritorno" su di esso è un dovere etico e intellettuale. Come ho già fatto notare nel primo capitolo. Io sono uno studioso. però. a mio avviso.e da questo utile riassunto risulterà una differenza radicale con il pensiero originale di Marx. 130 131 Democrazia e filosofia Il fatto che trent'anni fa il marxismo fosse di moda e invece oggi provochi smorfie di compatimento neo-liberale nella comunità intellettuale politicamente corretta. Nessuno potrebbe farlo e nessuno lo ha fatto mai. Si tratta di ristabilire i termini minimi del problema. riassumerò le vicende di quest'ultimo in tre punti . Fra mezzo secolo se ne riparlerà.

il bilancio di questo Il popolo al po ere Democrazia e filosofia gigantesco fenomeno è offuscato e. a mio avviso. anche se in questa sede non c'è ovviamente lo spazio per dimostrarlo (ma non è difficile farlo). e pertanto i più inattendibili. dei filosofi Spinoza e Kant e degli economisti Smith e Ricardo .collaboratore Engels. Marx non si autopercepiva come un dottrinario "perfetto" . per esempio. perché Marx . dal fatto che ogni commentatore si muove sulla base di pregiudizi. E nessuno potrebbe farlo.. i più astiosi. derivati dal suo essere preventivamente filocomunista •anticomunista.non ha maisistematizzato il suo pensiero. T orniamo ora al comunismo storico novecentesco. di sinistra o di destra ecc.a differenza. a suo tempo proposta da Louis Althusser).ma come uno dei primi scopritori di un continente scientifico nuovo e non ancora esplorato (uso qui la metafora. Ogni esposizione di Marx è dunque necessariamente una interpretazione. Chi vi promette il vero Marx. reso in concreto impossibile. sono gli ex-comunisti riciclati e pentiti. Da questo cantiere è possibile desumere progetti diversi ed addirittura opposti. deve essere invitato a consacrarsi alle profezie di Nostradamus. di cui mi sono già occupato nel precedente capitolo.malgrado i suoi sciagurati seguaci lo abbiano eretto a sostituto mortale di una divinità salvifica ed infallibile . lasciandolo aperto come un cantiere in costruzione. Oggi. i .

lungi dall'essere qualcosa di scientifico •di "avanzato". un caso che Engels abbia proposto una teoria filosofica unificata della natura e della storia umana.rivelata del tutto errata.almeno per ora . sono in proposito mille volte più credibili. che ipotizzava la forma-zione della nuova società comunista come frutto inevitabile della crescita delle forze produttive sociali. Dal punto di vista storico. però. non è che la grottesca riproduzione della conce-zione dei primitivi. il comunismo novecentesco non deri-va né da Marx né dal canone marxista ortodosso costruito fra il 1875 ed il 1895 da Engels e da Kautsky. a partire dai punti alti della società capitalistica sviluppata. per i quali le leggi del macrocosmo naturale erano le stesse di quelle del microcosmo storico e sociale . la cui fine ha dato luogo al festiva/ coreutico. aggiungo io. Questa ipotesi evoluzionistica si è comunque . basata su categorie concettuali e ontologiche comuni e addirittura su presunte leggi della dialettica unificate (lo sciagurato "materialismo dialettico"). Passiamo ora. non importa se religiosi. allora. di cui ho parlato. perché l'unifica-zione ontologica delle leggi di movimento .ammesso che esistano della natura e della storia. anarchici o liberali. alla sintesi in tre punti della questione del comunismo storico novecentesco.mai-sta-ti-comunisti. Non a caso. Si trattava di una concezione in-dubbiamente influenzata dall'evoluzionismo di Darwin e non è.

nell'epoca dell'imperialismo. ma questo fa parte della storia delle ideologie. ovviamente. laddove nessuno era più "revisionista" di lui.umano. anche se. si tratta di un tipico caso di crisi scientifica. Lenin non era consa-pevole della novità di questo nuovo paradigma e si autopercepiva. 132 133 cioè a un paradigma completamente nuovo. la rivoluzione non sarebbe più iniziata nei punti alti dello sviluppo capitalistico. In og. perché oggi non è di moda nel circo intellettuale politicamente corretto . poi si legittima sulla base di una interpretazione "autentica" e di una canonizzazione expost del suo pensiero sacralizzato. la rivoluzione comunista del 1917 non c'entra nulla con il modello di Marx. anno in cui inizia la guerra civile europea (che non inizia dunque nel 1917. bensì nei punti deboli dell'anello della catena mondiale imperialistica. intese come forme di falsa coscienza individuale e/o organizzata. erroneamente. e non intendo certo nascondere la mia opinione. che dà poi luogo ad una rivoluzione scientifica.al bagno di sangue del 1914.ni caso. . La sua legittimazione sta tut-ta nell'essere stata una risposta storica determinata . come un "ortodosso". la rivoluzione del 1917 ruppe con questo schema evo-luzionistico .a rrùo avviso legittima. Nel linguaggio dell'epistemologo Kuhn.ma anche Darwin ipofizzava le rotture improvvise - •Lenin sostenne che. In ogni caso.

non certo per la malvagità dei burocrati. l'autogestione economica delle unità produttive e l'auto-governo politico delle comunità territoriali. che lo vede come qualcosa di intimamente semplice e trasparente . Il popolo al potere Democrazia e filosofia ma anche alla stessa libera interpretazione del pensiero dello stesso Marx (come. sostanzialmente anarchica. si solliae ad ogni contratto politico revocabile democraticamente con elezio-ni a suffragio universale e nega ogni diritto all'espressione pubblica. già fatto da Hobbes a proposito . che praticano.come sostiene erronea-mente lo storico tedesco Ernest Nolte).o. se si vuole. anche una cuoca sarebbe in grado di dirigere lo Stato . Dal punto di vista politico. concentra in sé il potere economico. il comunismo non fu un fenomeno democratico. come sostenne Lenin. politico ed ideologico. si rovescia dialetticamente . cioè il partito comunista.per cui. non solo alle varie forme di anti-comunismo e di noncomunismo. di Bakunin in Hobbes .fenomeno peraltro ampiamente previsto e tematizzato nella filosofia politica greca classica. ma per la sua totale ed utopica inapplicabilità . peraltro. in cui il nuovo Leviatano.in un dispotismo di tipo hobbesiano. cioè delle forrne politiche di governo e di Stato. insieme e con-giuntamente. Si trattò di un tipico rovesciamento dialettico dell'anarchismo in tirannide . del potere (si legga Stato e Rivoluzione di Lenin).e decentrato al massimo in consigli di lavoratori. Un'ini-ziale concezione.

Dal punto di vista sociale. di fatto. in termini sociali. lo stalinismo fu la presa del potere di una nuova ed inedita classe sfruttatrice.della Bibbia cristiana). fu nell'essenziale una vera forma storica di prevalenza del demos. basta osservare spassionatamente i fenomeni di impoverimento sociale di massa nei Paesi ex-comunisti dopo il triennio 1989-91 e i connessi fenomeni di arricchimento gangsteristico di nuovi robber barons (baroni ladri). almeno quanto il 1917 fu una "rivoluzione attiva". Che cosa fu il triennio 1989-91? Non certo il trionfo metafisico dell'eterna libertà contro lo spettro vampiresco del totalitarismo eterno. lo stalinismo? Qui ci sono. dunque. La clas- . non del popolo virtuoso sognato dagli utopisti. la burocrazia mista dello Stato e del partito (in questa interpretazione. invece. se il termine "democratico" è inteso alla Aristotele. Per la seconda. il comunismo fu invece un fenomeno democratico. Rosenberg e Canfora come prevalenza del dernos. i critici liberali di destra del comunismo e i critici trotzkisti di sinistra). convergono. per rendersene conto. nonostante i suoi errori ed orrori. lo stalinismo. Lasciamo queste mitologie al circo mediatico-universitario. due sole interpretazioni. Il triennio fatale fu una vera e propria "controrivoluzione passiva". cioè del popolo così com'era. Cosa fu. Del resto. La mia personale interpretazione è "mista". Per la prima. a mio avviso. un 70°/0 della seconda ed un 30`)/0 della prima. e non come forma di governo e di Stato.

per questa ragione era storico. ideologie e sistemi ideologici) erano. Le cosiddette "forze materiali" della dinamica storica. E. questa. cosa che generalmente non entra nella zucca dura dei marxisti dogmatici. creata proprio dalla stessa industrializzazione stalinista dei piani quinquennali. che si realizzò ovviamente in forma mafiosa e selvaggia. "Storico". nello stesso tempo. gestito da una alleanza instabile fra burocrati e operai.permetto di dissentire. che fosse poi anche "materialistico". necessaria una ulteriore piccola premessa filosofica. tanto materiali quanto spirituali. Se per materialista si . volutamente ripetitiva. rovesciò il precedente baraccone livellato e "socialmente democratico".se media sovietica. Mi scuso con il lettore per questa parentesi. che realizzarono così l'equivalente socialista della "accumulazione primitiva del capitale". Il pensiero di Marx è generalmente connotato come "materialismo storico": è. ma non storicistico. Personalmente. la formulazione condivisa dalla stragrande maggioranza della comunità dei marxisti. e promosse una restaurazione capitalistica. di cui parla Marx (forze produttive sociali. si basava su premesse naturalistiche (uomo come ente naturale generico). di cui aveva parlato Marx. anche e soprattutto perché era quella "approvata" dai padri fondatori. su questo si possono avere legittimi dubbi. infatti. mi. però. e passo finalmente al rapporto fra Marx e la democrazia. anche se. rapporti sociali di produzione. il pensiero di Marx lo era certamente.

tempo. e per ateo si intende non teista ma antiteista. che era laureato in filosofia e non in chimica. perché lascia pensare che Marx si occupi della stessa "materia". Questa ambiguità sembra fatta apposta per scatenare pittoresche e teologiche dispute fra affermatori e negatori di Dio: dispute. Usato in questi due sensi. allora Marx era certamente materialista. Se per materialista si intende qualcuno per cui il mondo è costituito da spazio. i chimici e i biologi. il termine "materia" è ambiguo e riduzionistico. i fisici. si trattava di una particolare founa di idealismo storico. materia ed energia. la terza dopo quelle di Fichte e di Hegel — l'idealismo di 135 134 . Filosoficamente parlando. non c'entra niente con la "materia". allora Marx era certamente materialista. cioè negatore di una divinità intesa come soggettività progettante secondo un piano finalistico. ma che non c'entrano niente con ciò di cui stiamo trattando.intende ateo. ma lo sono anche tutte le enciclopedie scientifiche divulgative. che rispetto e a cui anzi a volte prendo parte. il pensiero di Marx. di cui si occupano gli astronomi. Nella mia interpretazione.

si accomodi pure. di interpreti pur geniali come Cornelio Fabro o Augusto Del Noce . quindi la prima di una possibile serie successiva. perché non è un idealismo storico . non c'ero e. Se in questa somma di idealismo e di strutturalismo storico qualcuno ci vuole vedere anche la "materia" nel senso di Newton e di Lavoisier. basata su un concetto planetario (il modo di produzione) e su tre concetti satellitari (le forze produttive sociali. del tutto originale e inedita. a mio avviso. a mio parere. le ideologie e i sistemi ideologici). se c'ero.è il caso. Scientificamente parlando.basata sulla nozione di ente naturale generico (Gattungswesen). la cui storicità si definisce e si determina attraverso una serie di alienazioni (Entftemdung-en). dormivo.si finirà con il non riuscire più a determinare con esattezza neppure il suo rapporto con la democrazia.Il popolo al potere Schelling non c'entra. i rapporti sociali di produzione. sia il concetto di democrazia come forma politica basata sulla decisione a . che sono ovviamente sia materiali che spirituali. Ho fatto questa piccola premessa filosofica. ma c'entra indirettamente. si trattava di una particolare forma di strutturalismo storico. Se infatti si "carica" sul pensiero di Marx una sulfurea soma nichilistica . che non ha nulla a che fare direttamente con il problema della democrazia. Il pensiero di Marx comprendeva invece. ma io non c'entro.

non è dunque solo una interpretazione soggettiva. Marx diagnosticava e pronosticava una cosa. formata da operai. e quindi sospetto di scarsa "oggettività". in proposito. che a quei tempi voleva dire che la classe operaia avrebbe fatto molto bene a formare un suo partito politico indipendente.non sarebbe stata la dittatura rninoritaria e dispotica di un gruppo di persone "co136 137 Democrazia e filosofia muniste". presentandosi alle elezioni.maggioranza integrata dal principio liberale della pubblica espressione di libere opinioni dissenzienti con la maggioranza stessa. Quanto dico. Egli . Marx era. pertanto. la sua "dittatura del proletariato" . non solo un accanito propugnatore del suffragio universale. dalla scienza e dalla tecnologia moderne che Marx connotava con il termine inglese generai intellect . ma anche della cosiddetta "capacità politica della classe operaia". si sarebbe armonicamente unita con le forze intellettuali sprigionate dalla stessa produzione capitalistica. è filologicamente e storicamente accertabile. che nei fatti poi non è avvenuta.termine che Marx indiscutibilmente ha usato .e che. ma semplicemente l'espressione della stragrande maggioranza della popolazione attiva dei cittadini. sia il concetto di democrazia come prevalenza del demos. ma perché in Marx c'era il forte convincimento che la maggioranza del demos. non perché io sia un suo simpatizzante. Ritengo che li unisse. salariati e proletari.

il liberalismo era contro la democrazia. divenuto nel frattempo maggioritario nella società (democrazia sostanziale). così sono tutti felici e contenti. dal direttore di fabbrica all'ultimo manovale. In quanto alla . poi si è convinto ad accettare il suffragio universale e da allora c'è la liberaldemocrazia. vinto facilmente le elezioni democratiche (democrazia formale) e assicurato la prevalenza del demos. come ormai sanno anche i bambini.l'ossimoro naturale è volontario .pensava che si sarebbe formato un lavoratore collettivo cooperativo associato. congiuntamente. in genere. il rapporto fra la democrazia politica e l'individualismo liberale è la cosa più semplice di questo mondo e.resta a tutti gli effetti un'utopia democratica nel nostro doppio significato del termine. Il rapporto fra la democrazia politica e l'individualismo liberale Apparentemente. ma questa utopia scientifica . perché non accettava il suffragio universale maschile e femminile e si fondava su elezioni ferocemente ristrette e censitarie. Questo non si è verificato. che avrebbe rappresentato la stragrande maggioranza della popolazione attiva e avrebbe così. viene compendiato in questo modo da tutti coloro che amano le semplificazioni rassicuranti: in principio.

La democrazia greca nacque come democrazia di cittadini (po/ítaz).liberaldemocrazia. il privato che si disinteressava del pubblico era ap-punto etimologicamente un idiota. il termine "individuo". e non una società di individui. Chi invece non si accontenta del rassicurante Inoltra liberale. effettivamente ha sprecato i suoi soldi comprando questo libro. un segno universalistico della modernità. che signi-fica appunto individuo. è invitato a problematizzare maggiormente il proble-ma storico e filosofico del rapporto triangolare fra individualismo. democrazia e individualismo erano dunque. non esiste neppure in greco antico. per i Greci antichi. non ulteriormente divisibile. Questa precisa-zione etimologica non è affatto inutile. dove non basteranno le esortazioni pacifiche. A rigore. arrive-ranno gli embarghi prima e le bombe poi. realtà . esiste invece il termine idiotes per connotare il singolo privato (zdíos. che solo gli "Stati cana-glia" (rog-ue states) si rifiutano di accogliere con gratitudine. non di differenziato ma eguagliato dalla legge). liberalismo e democrazia. Chi la pensa così. Peccato. non di individui adiotal). e che corri-sponde al 100`)/0 al greco a-tomon (non ulteriormente divisibile). Dal momento che la democrazia greca era una democrazia comurùtaria. si tratta del principale Il popolo al potere Democrazia e filosofia prodotto di esportazione dell'Occidente verso il resto del mondo. eguale nel senso di indifferenziato. ma in questo caso. e questo proprio nel senso mo-derno del termine.

L' utile come categoria economica. l'in-dividuo è quella unità psicologica ed esistenziale (Montaigne). quindi. del mondo antico. con un Grande Idiota come fondatore ed eroe eponimo. sarebbe stato impossibile criticare la società degli ordines.incompatibili. L'individuo moderno si forma appunto unificando non solo concettualmente. l'economia e la crematistica. che si svincola progressiva-mente dalla società tripartita degli ordínes medioevali. ovviamente è vecchio come il cucco e non lo scopre certo la borghesia (v. lo scetticismo non basta più e si afferma la visione utilitaristica del mondo. i soldi. cioè la cura dell' ozkos (la casa comprensiva dei suoi abitanti) con la ricerca dei chremata. che il pensiero greco teneva . infatti. cattiva). Nel mondo moderno. La gloriosa storia dell'individualismo inizia. però. 138 139 Tutto questo fa parte. 1' ofehnzon di Aristotele. che però distin-oue fra l'economia. può unificare concettualmente l'economia e la crematistica. e la crematistica. ma anche psicologicamente. però. che comin-cia a riflettere liberamente sul mondo e trova nello scetticismo la sua filosofia naturale. solo la bor-ghesia. Quando però lo scettico diventa imprenditore. Senza un sano e preliminare scetticismo. comunitario e precapitalistico. in primo luogo di se stesso e del suo tempo libero (Robinson Crusoe). di cui l'immortale eco-nomista Vespasiano disse poi che «non puzzano» (pecunía non olet). buona.

che si è sempre preferi-to nascondere. fra l'altro. che. in un primo tempo ascetico e poi. storicamente. la documentazione è innegabile e impres-sionante. Non si tratta di opinioni malevole di marxisti attardati. e non dalla classe operaia. che si origina da un momento della coscienza infelice borghese. darà poi luogo al pensiero di Marx. Su tale punto. colgono molto più nel segno le controstorie critiche del liberalismo alla Domenico Losurdo di quanto lo facciano invece le rassicuranti apologetiche della fine neoliberale della storia. un parziale rimedio contro lo sfruttamento nel luogo di lavoro. ma di realtà documentali e documentabili. Questo individuo moderno liberale è anche ferocemente classista.ancora ben distinte. come si nasconde la polvere sotto il . salariata e proletaria. che non si sente certo "alienata". consumatore vistoso e scialacquatore — ma questo mutamento psicologico dipende solo dalle diverse fasi dell'accumulazione primitiva del capitale — sia la psicologia dell'anima bella e della coscienza infelice. allraverso la società dei consumi. ma solo "sfruttata" e troverà poi nell'integrazio-ne. sulla base di una presa di distanza addirittura "razzista" non solo dai popoli di colore. Su questo. Da questa unificazione psicologica nascono sia la psicologia dell'imprendi-tore creativo e soddisfatto. di cui si legittima in genere la schiavitù — l'esempio di Locke è addirittura scandaloso — ma anche dalle classi popolari dei lavoratori "sociali". inve-ce. Il liberalismo si costituisce. purtroppo.

tappeto. .

d capitalistica. Qui si troverà. quello di far votare la gente. appunto. biso dalla storia politica del liberalismo alla storia filosofi psicologica dell'individualismo. Lungi dal fondarsi sull'egoismo. che non permette culti pubblici diversi d questo punto. allora. Il pensiero di Hobbes è u dell'emergenza. essa si f sulla reciproca simpatia fra venditore e comprat soltanto immedesimandosi "simpateticamente" ne . diventa. però. Il fatto che il pensiero politico borghese moderno Hobbes. Il liberalismo è infatti incompat prevalenza del demos. fors per comprendere il mistero della società degli indiv sostituito la comunità dei cittadini. L'economia politica di Smith basata sulla psicologia associativa e sulla filosofia ut David Hume. forma (il suffragio universale) e non il contenuto ( popolo al potere). e ne è pr ingloriosa del comunismo storico novecentesco morto di emergenzialismo e incapace di approdare comunistica normalità. per poterci capire qualcosa. m decidere delle cose veramente importanti (pac alleanze militari. Il demos deve poter votare. quindi non più emergenzialistico. simboli decisioni che poi prenderà il potere. anzi votare in massa. sulla base anti-aristotelica dell'ipotesi d egoista e malvagio da tenere a bada con un potere dispotico. o non decida che questioni secondarie. non della normalità. ma ne accetta. esprime invece un momento già assestato. e. per legittimare meglio. segreti di stato. La dittatura dell'economia è una forma di idolatrico.il popolo al potere Nel corso soprattutto del "secolo lungo" (17 liberalismo è progressivamente costretto ad metodo democratico.). arcana imperzi ecc. nello stess fare in modo che il voto non decida. ha indotto molti commentatori identificare l'individualismo borghese con l'egoismo Non è esatto.

in cui il termine indíoduo non significa solo "non ulte-riormente divisibile". Dickens e Balzac. Una volta avvia-to. e centinaia di altri Individui con la maiuscola. anche a un radi-cale mutamento nella forma di esistenza dell'individuo stesso. Ln questa fase. E l'individuo esploratore. dell'io minimo e dell'individuo narcisistico (si vedano gli studi di Christopher Lasch).ll popolo al potere Democrazia e filosofia Questo individuo intermedio è dotato di inesausta creatività. della crisi di coscienza dell'imprenditore borghese (esemplari sono i romanzi di Thomas Mann).come direbbe Heidegger e cioè impersonale ed anonimo. ma anche centro motore e demiurgico di ener-gia creativa. anche l'individuo rivoluzionario. che lo spinge a salire in alto e a rifuggere dalla caduta in basso. il capitalismo non può ancora funzionare senza il motorino d'avviamento della classe borghese. 142 143 La borghesia perde la sua natura . La creatività. La logica tecnica e post-metafisica del capitalismo lo porta. però. l'individuo capitano d'industria e. fino alla crisi dell'individuo pubblico prima negli USA e poi anche in Eu-ropa. però. può andare avanti in modo tecnico . produce Hegel e Beethoven. infi-ne. l'individuo romanziere realista e pittore verista ed impressionista. È giunto il momento dell'esplosione dell'unità cartesiana del sog-getto (già segnalata filosoficamente da Nietzsche e da Simmel).

e alla fine sta morendo di indigestione proprio in conseguenza di questo suo pasto smodato.intermedia. tutto ciò non è affat-to visibile.le tre dimensioni. il cui tramonto non è segnalato dalla sua sconfitta .ma proprio dalla sua vittoria. Se ci si ferma a livello della superficie politica. Il liberalismo ha creduto di vincere la democrazia mangiandola. il liberalismo ucci-de se stesso. che non sono però più classi). perché non c'è più liberalismo. della religione e della filosofia . perché la logica ferrea che presiede al suo stesso sviluppo è pro-prio la sua autodissoluzione. e quindi dialettica. in un inedito capitalismo mondiale globalizzato senza classi.iganteschi di sapere. È giunto il momento di riflettere brevemente sul rapporto fra la democrazia e quello che viene spesso confusamente definito "comunitarismo". Se invece si prende in considerazione la crisi dell'arte.come è successo nel caso del comunismo storico novecentesco . di potere e di reddito (differenziali.si comincerà a capire qualcosa di più sulle dinamiche autodistruttive dell'individualismo utilitaristico moderno. Il rapporto fra la democrazia politica . caratterizzato ormai soltanto da diffe-renziali g. se l'individuo che lo sorreggeva deperisce antropologicamente fino ai minimi termini. che Hegel consi-derava giustamente "assolute" . In questo modo.

fondata non sulla democrazia. da queste pretese comunità popo-lari. bisogna essere assolutamente chiari e non lasciare spazio ad equi-voci: Dio ce ne scampi e liberi. una cattiva fama. Ci fu poi chi giunse al potere invocando un mandato della co-munità popolare ( Volksgemeinschaft). Ci fu prima il riflesso ideologico dello scontro imperialistico fra la Germania guglielmina e l'Inghilterra tardovittoriarta.ché da tempo è divenuto ostaggio della guerra tribale fra Destra e Sinistra. fondate su un preteso radicamento territoriale. bancario e fi-nanziario si nascondevano dietro barbuti professori universitari. che contrapponevano la comunità tedesca (Gemeinschaft) alla artificiale e decadente società francese e anglosassone (Gesellschaft). Vi sono ovviamen-te. ma sul sangue ed il suolo (Blut und Boden).e il comurútarismo moderno Il comunitarismo ha. e questo non Il popolo al potere Democrazia e filosofia . ragioni storiche reali. guerra in cui le rispettive tifoserie non sono più da tempo interessate al bel gioco e in cui il solo g-rido che si alza dalle curve degli irriducibili è il vecchio: «De-vi mo-ri-re!». Su questo. in cui giganteschi interessi materiali di tipo industriale. che appartengono però ad un tempo storico integralmente trascorso e mantenuto in vita in una bara refrigerata per esclusive ragioni di manipolazione neoliberale. per-. in Italia e in Europa. per questo.

all'interno del dibattito senza fine e senza esiti possibili fra individualismo e comunitarismo trattandosi di due polarità dialettiche in stretta correlazione essenziale.è oggi rifluito in una posizione. strutturalmente subalterna a quella che è. al comunitarismo. in cui però il comunitarismo conta per l'80°/0 e l'individualismo per il restante 20%. che definirei di "neoliberismo sociale". che mi sembra un fenomeno culturale prevalentemente universitario. in cui l'una non può semplicemente stare senza l'altra . che gli possono essere fatte: l'obiezione . nelle sue varie formulazioni che rende per ora impossibile. in forma volutamente un po' goffa e ridicola. Ho preferito esplicitare subito il mio punto di vista.solo per le loro versioni hard alla Adolf Hitler. propende per una particolare sintesi di comunitarismo e di individualismo. prima. mi limiterò a ricordare in positivo il fondamento razionale del comunitarismo e a discutere in negativo le due grandi obiezioni razionali.la teologia. l'ideologia dominante in una data società . per essere onesto verso il lettore. Senza ripetere ancora argomentazioni già svolte in precedenza. produrre un suo profilo indipendente. che oggi vanno per la maggiore! Il comunitarismo anglosassone odierno. poi il giusnaturalismo e il contrattualismo. di volta in volta. l'utilitarismo e il positivismo ed oggi il neoliberismo. È proprio la sua natura universitaria. ma anche per le versioni più soft. Chi scrive. che comunque lo avrà già certamentecapito leggendo le pagine precedenti.

respinto questa concezione comunitaria greca di virtù politica. In quanto essere finito o. a suo tempo. la posizione di tutte le scuole filosofiche greche (con la sola parziale eccezione del cosmopolitismo stoico. In quanto essere infinito. come è noto. e che dovrebbe essere . perché il suo telos interno immanente era quello di sciogliere le varie comunità precapitalistiche per instaurare una nuova comunità puramente virtuale: la comunità dei portatori astratti di capacità lavorativa "libera". Si tratta di un fatto. trascurando qui le loro soluzioni alternative. che Marx ha saputo. 144 145 L'uomo è un essere ad un tempo finito e infinito. in quanto ente. che però pensava anche la cosrnopolls come comunità. e non come insieme aggregato di atomi individuali irrelati). virtus). La stessa virtù politica può soltanto manifestarsi come virtù comunitaria e questa è. da vendere come merce in un mercato. all'interno della quale si costituisce il concetto e la pratica della virtù (areté. la mia posizione si ispira a Kant e ad Hegel. e diametralmente opposte. più esattamente. sia sul piano storico che su quello logico. inquadrare molto bene. in genere. Il pensiero moderno ha. qual è il concetto di genere umano."relativistica" e l'obiezione "organistica". in cui l'infinito si determina concretamente solo nel finito. di coniugare i due termini. Su questo. l'uomo si determina in rapporto ad una astrazione indeterminata (apeíron). l'uomo è membro di una particolare comunità.

riconosciuto come vero anche da coloro che hanno dato e danno un giudizio politico inesorabilmente negativo del comunismo storico novecentesco, del cui destino dissolutivo Marx è inevitabilmente divenuto ostaggio (come lo era precedentemente, nell'epoca del bovino conformismo pseudomarxista dei cori dei sessantottini urlanti). La comunità virtuale del nuovo individualismo è, a suo modo, una "società", perché l'elemento della societas, cioè della natura sociale dell'uomo, non va del tutto perduta nel mondo della merce. È bene affermare qui solennemente, contro tutti i cantori apocalittici dell'imbestialimento definitivo e irrevocabile dell'uomo, che l'uomo, in quanto ente naturale generico e perciò libero, non può essere addomesticato, se non imperfettamente e per un tempo molto breve. Io non ho paura delle utopie negative tipo Brave New World di Huxley o 1984 di Orwell, che sono altrettanto irrealistiche e inapplicabili delle utopie positive rassicuranti. In entrambi i casi, io do loro un valore letterario e fantastico, ma non filosofico e, tanto meno, scientifico. Non si tratta allora di "ritornare" ai Greci, saltando la parentesi alienante della modernità e della attuale post-modernità. C'è, in questo mito dell'origine incorrotta e posteriormente decaduta, un nucleo religioso rispettabile, ma non è il mio. All'origine non si ritorna, anche perché, sostanzialmente, l'Origine non esiste. Ogni
Il popolo al potere

Denzocrazia e filosofia

presunta "origine" è sempre e solo un

punto nello spazio e nel tempo della vicenda umana, che si decide con un atto volontario di consacrare, sulla base del terrore che si prova nei confronti del carattere nichilista e dissolutore del tempo stesso, chronos, colui che tutto divora. Il nostro congedo dai Greci è irreversibile e irre-vocabile, e mi permetto di ricordare qui la mia personale competenza di neoellenista, per segnalare come questo senso di congedo irrevocabile sia al centro della grande lirica greca moderna (Kavafis, Seferis ecc.). I Greci hanno però saputo porre storicamen-te, quindi in modo necessariamente determinato e limitato, un pro-blema universale, e questo problema è quello della comunità (koinonla), che si definisce in base a ciò che è comune (koinòn) a tutti gli uomini, quegli animali politici e razionali, la cui comunità è proprio l'unione di generico e di specifico. In questa ottica, l'individualismo non appare come una follia "secessionistica", ma come una patologia inerente ad una cattiva comunità. Se infatti si decide di estraniarsi dalla propria comunità e di effettuare un "esodo" verso altri lidi, bisogna chiedersi se e in che misura fosse una cattiva comunità. Il diritto alla protesta in-dividuale contro la cattiva comunità deve essere garantito inte-gralmente, come momento di esistenza fisiologica della comuni-tà stessa. In proposito, è dovere di ogni persona, che si definisca in qualche modo "comunitarista", prendere in considerazione le due principali obiezioni possibili all'idea e alla pratica di comu-nità: l'obiezione relativista e

l'obiezione organicista.
146 147

La prima obiezione si può compendiare così: chi sostiene il pri-mato della comunità sull'idea di società astratta universale, è certa-mente più "radicato" dell'universalista astratto, ma non può sfug-gire al relativismo dei valori, che ne discende necessariamente; in una comunità di tagliatori di teste, infatti, la più grande virtù co-mimitaria etico-politica è quella di appendere il maggior numero di teste tagliate ai nemici fuori della propria capanna; inoltre, al-l'interno della propria comunità, non è possibile neppure criticare i valori comunitari sbagliati, perché manca un punto di vista ester- no, che renderebbe pensabile ed esprimibile linguisticamente que-sta critica; il comunitarismo è dunque una forma di relativismo nichilistico, che non può essere accettato. Si tratta di un'obiezione importante, che merita una presa in esame spregiudicata, ma non, a mio avviso, risolutiva. Il caso della comunità dei tagliatori di teste — o dei seguaci della dea Khalì, che facevano sacrifici umani e che il governo inglese mise fuori legge il nome della superiore civiltà occidentale; superiorità, che a quei tempi era sostenuta sulla base della teoria evoluzionistica — è un caso del tutto astratto, a meno che i tagliatori di teste vivano in un'isola su cui non sbarca mai nessuno. Nella realtà, tutte le civiltà umane si toccano e si intersecano, e fra di esse si stabilisce inevitabilmente un campo di rapporti reciproci, in cui l'universalismo del genere umano non è

un prodotto imperialistico — o almeno, non è inevitabile che lo sia — ma un luogo di scambi simbolici individuali e comunitari. Come essere sociale determinato, il membro della 'tribù dei tagliatori di teste può ritenere socialmente virtuosa la decapitazione, ma, come essere razionale altrettanto determinato, può giungere consensualmente all'abbandono di questa pratica. In quanto pratica rituale, il taglio delle teste può essere sostituito da altre pratiche. Certo, chi nega filosoficamente l'esistenza di un universalismo veritativo non potrà mai concordare sul fatto che il gioco degli scacchi sia meglio del taglio delle teste. Per questa ragione, nel presente saggio si è dedicato tanto spazio ai temi filosofici. Chi invece se la sente di scommettere razionalmente sul successo di un processo progressivo di universalizzazione sorto dall'incontro di comunità diverse in dialogo reciproco — da non confondere con l'esportazione armata di comportamenti prescrittivi da parte di una particolare comunità, che si autoproclama società universale e lo può fare unicamente sulla base prima di cannoniere (Inghilterra vittoriana) e poi di bombardieri strategici (USA) — non nutrirà infondati timori. Certo, non c'è qui alcun determinismo, nè teologia. Non si può essere sicuriche i tagliatori di teste passeranno a riti
Il popolo al potere Democrazia e filosofia

universalisticamente più accettabili. Seguendo Kant, però, possiamo sperare che il genere umano vada verso il meglio;

seguendo Fichte, possiamo sperare che l'Io umano cioè il genere umano concettualmente unificato potrà progressivamente superare il Non-Io, ossia gli ostacoli che egli stesso, inconsapevolmente, pone di fronte a sé. È invece sicuro che l'imposizione imperialista di valori particolari, la cui universalità è un fatto balistico e non filosofico, non può portare ad una universalizzazione del genere umano. La seconda obiezione si può compendiare così: la comunità può essere soffocante verso l'individuo, perché non si limita mai a richiamarlo semplicemente ai suoi doveri solidali verso il gruppo in difficoltà, ma finisce con il ficcare il naso nella sua vita privata, nelle sue opinioni politiche e religiose e nei suoi comportamenti sociali e sessuali; la comunità diventa allora una sorta di iperfamiglia protettiva e censoria, un Superio, che scoraggia la stessa formazione di un Io indipendente ed equilibrato; l'esempio delle comunità contadine tradizionali è, in proposito, allucinante: chi non è conformista, è espulso dal gruppo; bisogna allora dare un giudizio più equilibrato e positivo sui vantaggi dell'individualismo. Si tratta di un'obiezione assolutamente razionale, ma essa, appunto, colpisce soltanto le comunità organicistiche tradizionali, che però, molto spesso, come testimoniano gli antropologi che hanno vissuto a lungo in contatto con esse, sono poi di fatto molto più "libertarie" e meno repressive di quanto si creda, per cui il cosiddetto "non-conformismo" di individui

eccentrici è ampiamente permesso e tollerato. Non sta qui, comunque, il cuore della questione. Il fatto è che la costituzione, per molti aspetti individualistica, del soggetto moderno, in Occidente è ormai un fatto storico irreversibile, e in essa non ci sono soltanto egoismo ed anomia, ma anche indipendenza e creatività. Un nuovo comunitarismo non deve, quindi, tendere a "restaurare" un'impossibile e regressiva totalità organica, in cui l'individuo "sparisce" nel collettivo. Dio ce ne scampi e liberi. Questa utopia collettivistica della trasparenza ha già fatto (cattiva) prova di sé in tempi recenti, è stata sconfitta, e resta nell'insieme senza rimpianti. Il collettivismo è, quindi, una patologia del comunitarismo, non una sua legittima manifestazione. Il collettivismo conformistico e coercitivo è, infatti, solo l'altra faccia dell'individualismo egoistico e anomico. Come sempre avviene per le patologie complementari ed antitetico-polari, esse si rafforzano nel loro interminabile scontro nichilistico. Con una formula filosofica necessariamente imperfetta, possiamo dire che la libera individualità moderna, irreversibilmente costituita sulla base del diritto di un libero rapporto fra il singolo e l'universale, aspira ad una comunità legalmente costituita, non prescrittiva e non coercitiva. Sono arrivato alla fine anche di questo secondo capitolo filosofico. È ora possibile affrontare il terzo ed ultimo, in cui il tema

della democrazia verrà collocato dentro le coordinate storiche e politiche della realtà contemporanea. Si tratta. il "difficile" viene adesso. in un certo senso. Mi spiego meglio. A proposito del tema della democrazia. più o meno. che seguirò. È dunque impossibile "non essere di parte". di affrontare temi "caldi". pensano già di sapere tutto. infatti. su cui non esiste il minimo consenso. né nella comunità degli studiosi e degli intellettuali. il problema non è quello di fornire materiale di chiarimento divulgativo . né. ma. nella comunità politica dei cittadini. Poco male. Non essere di parte è impossibile.come si fa . perché tutti noi siamo "parte" dell'umanità. 149 148 La democrazia nell'epoca della globalizzazione 151 I due capitoli precedenti sono stati scritti per fornire al lettore un ricco materiale di informazione problematica ed aporetica. Esserne consapevoli ed evitare deliri di onnipotenza. in cui tutti. che impedivano la libera comprensione. L'analisi storica e la critica filosofica hanno sgombrato molte macerie. soprattutto. è quindi il primo principio metodologico.

Il problema non è neppure istituzionale o politologico. lo capiranno a bastonate).opportunamente per la deriva dei continenti.e nemmeno quello di scrivere un pamphlet di rapido uso e consumo (del tipo: la democrazia non esiste. che magari sulla carta sembrano quasi perfette e poi crollano come un castello di carta. non appena i pochissimi oligarchi. dell'elencare forme di Stato e di governo. esistono sul mercato opere brevi. Per questo. per le ipotesi cosmologiche o per le frontiere dell'ingeg. ed anche ponderosi tomi di diritto costituzionale. e nello stesso tempo di più inutile. Di questi torrú di diritto costituzionale. titolari degli arcana imperi/ e del diritto unilaterale di de-cidere quale sia lo stato di emergenza. che raramente valgono la carta su cui sono scritti . leggibilissime e spiritosissime. No al ptzmphlet. e se esiste fa schifo. fanno saltare il tavolo delle regole del gioco fra lo stupore impotente degli sciocchi. oppure: la democrazia è la pupilla degli occhi del nostro Occidente e. che vanno dall'equazione fra democrazia e merda e democrazia e oro. in un arco di posizioni. e soprattutto no ai soliti testi politologici ed istituzionali sulla democrazia. che hanno veramente creduto alla favola per bambini. Non c'è nulla di più facile. per cui le regole del gioco sorto più importanti del tessuto umano e sociale dei cittadini che costituiscono una comunità. dunque.ricordo solo che l'Italia nel 1999 ha aggredito un Il popolo al potere L a dem ocraz ia nell'epoca del la global izzaz ione . se gli altri non lo capiscono con le buone.neria genetica .

che vogliono ad ogni costo una soluzione veloce e tascabile. La democrazia. ma credo anche possa piacere a tutti coloro che sono in grado di percepire l'estrema ricchezza delle differenze del mondo storico e sociale. jerome. ma coesistono intimamente insieme. Ora viene il difficile. Il mio testo è invece aporetico e problematico. essendo una pratica politica in corso e non un obiettivo statico e conclusivo da perseguire. è indistinguibile dalle forme della sua messa in atto attiva. e il difficile è l'analisi del presente storico in cui viviamo. e da allora mi sono sentito molto meglio».dirò quello che un personaggio del romanzo umoristico di Jerome K. senza che la supponente casta dei costituzionalisti facesse un doveroso harakiri rituale . ed è quindi fatto apposta per innervosire i temperamenti frettolosi. La democrazia è un tema problematico ed aporetico eccellente. dice della grammatica tedesca: «L'ho studiata da giovane. Ho sempre pensato che la comprensione della storia dell'antico Egitto fosse molto più facile . sulla base di pretesti smentiti dagli osservatori ufficiali dell'OCSE presenti sul posto e in aperta violazione della Costituzione. Tre uomini a zonzo. Tutto questo è però già noto al lettore attento dei miei due primi capitoli. ma da allora non l'ho più toccata. I suoi lati positivi e i suoi lati negativi non possono essere separati con la lama di un coltello. della Carta dell'ONU e della stessa Carta di istituzione della NATO. dogmatici ed autoritari.Paese vicino.

è noto che una persona dalla vista normale non può portare la pagina che legge ad un centimetro dai suoi occhi. quando afferma che tutta la storia è storia contemporanea. Segue l'insieme di argomentazioni. Benedetto Croce ha ragione. per il lettore che si ispira alla vulgata conformistica del politicamente . Ho ritenuto necessario cercare di definire.della comprensione della storia del Novecento. saremmo inevitabilmente di parte».almeno in Italia e in gran parte dell'Europa . e non certo perché. postmodernità e globalizzazione. anche se in modo sommario ed incompleto. ma deve allontanarla maggiormente. i tre concetti di modernità. cioè il fattore interno della dittatura dell'economia finanziaria e il fattore esterno della dittatura imperiale della superpotenza americana. perché persino nel nostro modo di riflettere su Pericle e sui Gracchi ci portiamo inevitabilmente dietro il nostro personale modo di vedere i problemi del presente in cui siamo immersi. perché è al loro interno che si pone il problema della pratica della democrazia oggi.perché vi sono due fattori. che impediscono la vera presa comunitaria di decisioni politiche reali. So bene che questi saranno i paragrafi più odiosi ed irritanti. La vera difficoltà posta dalla comprensione del presente è quella della prospettiva. Del resto. come molti dicono. Il lettore può essere però sicuro che non mi sottrarrò alla difficoltà di valutazione del presente. «non potremmo essere obiettivi. in base alle quali io ritengo che oggi non si possa dire che viviamo veramente in una democrazia .

Nel caso che riuscissi ad irritare questo lettore "positivo". ma quante gliene ho dette!». anche se si tratterebbe di un piacere subalterno. deve far sì che non sia né informato né educato. il popolo deve essere informato ed educato. politicamente corretto. oppo non è al potere: al potere ci sono gli altri. Il sistema mediatico deve allora diventare una gigantesca macchina di disinformazione pianificata ed articolata. È dunque inevitabile che chi lo vuole escludere dalle decisioni che lo concernono. ne avrei veramente piacere. anche se ovviamente ci sono problemi difficili e complessi da affrontare. ma non ci vuole poi molto a capirlo.corretto di oggi. del tipo «me le ha date. in proposito. E gli altri sono tutti coloro che si sono appropriati del concetto di "popolo" e. occidentale e conformista. che quanto dico per ora path. . il sistema scolastico deve diventare una gigantesca macchina limitata alla for152 one 153 La democrazia nell'epoca della globalizzaz Il popolo al potere mazione professionale contingente. fanno gli interessi del grande capitale finanziario e dell'impero americano unilaterale e potentemente armato. la seguente formulazione soporifera e rassicurante: siamo in democrazia e solo un malato di mente estremista potrebbe dubitarne. Per andare al potere. Bisogna infatti sapere. istituzionale. Questa vulgata conformistica preferisce. e tutto deve diventare "for-mazione professionale". in suo nome.

ma limitando-mi a mostrare le logiche immanenti in questi due apparati. Definizioni del Moderno. C'è stata una democrazia dei Greci .dal corso per idraulici ai più prestigiosi master post-universitari. non essendo una scienza. dedicare due paragrafi specifici al sistema mediatico e al sistema scolastico. la democrazia. pur importanti. Dopo aver analizzato anche alcuni altri problemi . derriocrazia e società -116 scelto di concludere il mio saggio con una tesi. comunque. La democrazia nell'epoca della modernità La democrazia è urta pratica umana comunitaria. non può essere delegata ad una corporazione di specialisti. ha necessariamente coordinate spaziali e temporali ed è. essa è però anche necessaria.fra cui quello cruciale del rapporto fra ecologia. che ho voluto la più chia-ra e più esplicita possibile e che qui riassumo: «Gli ostacoli che il tempo presente oppone alla pratica della democrazia sono gigan-teschi. Mi è sembrato giusto. che si autoriproducono per cooptazione interna». ogni affrettata dichiarazione di ottimismo è irresponsabile e da evitare. perché la politica non è una scienza e. Ln quanto pratica umana comunitaria. oppure /à ed allora. senza troppo scendere in dettagli. sempre qua ed ora. non un con-cetto scientifico. resta antropologicamente e socialmente possibile. pertanto. quindi.

ma si tratta chiaramente di una data convenzionale. bisogna soffermarsi un poco sulle due nozioni di mo-dernità e di post-modernità. di fatto e di diritto.se non per l'inizio della tratta degli schiavi . In quanto al cosiddetto "Medio Oriente". ma dall'occupazione ottomana e dalla fissazione della fron-tiera . una democrazia del "secolo lungo" (1789-1914). la stessa nozio-ne di post-rnodernità e si accontentano di dare la loro personale spiegazione della modernità. una democrazia del "secolo bre-ve" (1914-1991) e così via. però. concludendo però og. che sul loro cor-retto uso non c'è affatto accordo fra gli studiosi di storia e di scien-ze sociali. una democrazia dei Comuni medioevali. tenendo conto. perché alcuni usano la nozione di post-modernità per dire che la modernità è finita e che noi siamo ormai al di là di essa.e per la stessa Europa orientale. Il "nuovo mondo" cominciò ad essere veramente "avvertito" da-gli Europei non prima del ventennio 15101530. la periodizzazione moderna non è segnata dalla scoperta dell'Ame-rica. per gran parte del-l'Africa . o meglio l'età moderna. mentre altri studiosi rifiutano. 154 155 Nei libri di storia.antichi. Per definire in qualche modo la demo-crazia oggi. comin-cia nel 1492. Per non fare torto a nessuno. individuandone le principali carat-teristiche. ho deciso di esaminare le due nozioni separatamente. la modernità. e in ogni caso questa periodizzazione non vale per l'Asia.rti paragrafo con l'esplicitazione della mia personale accezione.

ad esempio. anzi di frequente è immensamente più attuale del "recente" .ognuno fa passare per "moderno" la sua personale arbitraria scala di preferenze. in cui ognuno mette ciò che vuole. Nell'uso comune dei giornalisti e dei saggisti. l'antico Platone è. immensamente più attuale del recentissimo Sartre . Il popolo al potere Nell'accezione comune dell'opinione . la cosiddetta "mo-dernità" è una sorta di concetto-ripostiglio. da un lato. poichè si dimentica spesso che 1' antico.fra Turchi ed Arabi. per potersi così autodefinire "moderno" o nuovo. prima nobilmente filosofica e poi popolarmente ideologica. e • Persiani dall'altro.e quella correlata di "democrazia moderna" diventi la posta in gioco di una vera e propria lotta. in quanto tale. In questo carnevale permanente di futuristi confusionari.in filosofia. è inevitabile che la definizione di moderno" . a mio avviso.. ma il punto essenziale della questione sta nel fatto che la periodizzazione stessa della modernità non sfugge all'eurocentrismo e al suo inevitabile imperialismo culturale. Potremmo continuare. Dal momento che nel contrasto simbolico fra "vecchio" e "nuovo" il secondo termine trionfa sul primo. non è per niente vecchio.ancor oggi esistente .

e dunque. coltivando le proprie inclinazioni nella sfera privata. Non sto dicendo che è un male può. In proposito.ma semplicemente che c'è. da Benjamin Constant e da allora non mi sembra che sia stata sostituita da varianti migliori. sia come semplice cittadino (polites) sia come benefattore della comunità (everg-hetes). di conseguenza. Secondo Constant. ma anche la gestione aristocratica ed oligarchica implicava comunque l'attività diretta e collegiale dei governanti. il carattere diretto della democrazia. ci sia in realtà un vero e proprio postulato individualistico e laicistico. Per questa ragione. A proposito della prevalenza del privato sul pubblico . il diritto di godersi pacificamente le ricchezze personali. infatti. il Moderno viene in generale definito attraverso due coordinate: la prevalenza del privato sul pubblico e la prevalenza del politico sul religioso. fondamentalmente. a volte essere un male e a volte un bene . per gli antichi. Da questo carattere pubblico della libertà antica derivava. per sottolineare come. Ho parlato di "prevalenza" anziché di "separazione".la formulazione insuperabile di questa prevalenza è stata data.pubblica occidentale media. definito in genere un classico del . la libertà. che comportava la sua partecipazione attiva all'attività politica. è bene discuterne qui separatamente. La libertà dei moderni è invece. dietro l'espressione neutrale di "separazione". era fondamentalmente una libertà dell'uomo pubblico. quasi due secoli fa. ovviamente. come si fa in genere. sottolineo come Constant. dell'individualismo sul comunitarismo .

possono nascere dei problemi. sulla base comune di una certa concezione di diritto naturale. considerato "neutrale" rispetto ai diversi credo di tipo religioso. che. e solo secondariamente e sussidiariamente . se vogliamo. sulla base di diverse concezioni del diritto naturale presupposto ed implicito che poi i due schieramenti si dividono. infatti. Ciò che conta. la formulazione "laica" di questa supremazia insiste sulla separazione fra peccato e reato. Al di là. A proposito della prevalenza del politico sul religioso. quanto l'individualismo. È. per sua natura. che infatti non ha nulla da dire né pro né contro . ma. se si scava un po' in profondità. in quanto tale.liberalismo non democratico e predemocratico. cioè fra l'eventuale violazione etica sanzionata dalla religione e la violazione della legge civile e penale sanzionata 156 invece dall'apparato giudiziario pubblico. sfugge e deve sfuggire. fra il lecito e l'illecito viene fatta sia dai religiosi sia dai laici. Apparentemente. che è sempre presupposta da entrambi come base implicita o esplicita del diritto positivo. del fatto religioso in sé. in modo da farlo adattare anche alla liberaldemocrazia successiva. abbia invece formulato il principio dell'individualismo privatistico. non è infatti tanto il liberalismo. inteso come fede in una rivelazione data fatto. alla cosiddetta "razionalità".la distinzione fra il male e il bene o. per Constant. infatti. la distinzione è chiarissima.

intendo solo mettere in guardia dall'eccessiva presunzione occidentalistica di credere che il laicismo sia un'invenzione "neutra" rispetto ai valo- 157 . così come noi lo conosciamo. e non dico quali. un argomento in favore del clericalismo. mi riservo il sovrano diritto di giudicarne alcune migliori ed alcune peggiori. io mi ritengo un "laico". quello prodotto dal deismo razionale francese (Voltaire) e inglese (Locke).anche se. tanto meno. è in genere una specifica forma di secolarizzazione di un precedente contenuto semi-religioso. A questo punto. Nell'essenziale. che non siano cioè in qualche misura forme secolarizzate in un precedente contenuto religioso. non esistono e non possono esistere politiche "pure". diversamente destrutturato e decostruito. Quanto ho appena notato non intende essere un argomento contro il laicismo né. In quanto specifica forma di secolarizzazione di un precedente monoteismo europeo. in quanto non aderente ad una specifica religione rivelata . ovviamente. Il "laicismo". perché certamente stupirei il lettore . questo "laicismo" non può pretendere di essere univocamente universalistico. come se si trattasse di un metodo "neutro" rispetto ai valori.la divisione avviene sulla base di richiami letterali ad un testo sacro (si veda l'esempio dell'aborto e dell'eutanasia).

Il popolo al potere La democrazia nell'epoca della globalizzazione

ri, come lo possono essere la penicillina o la vaccinazione antivaiolosa. Tutto questo, però, è ancora largamente secondario, sussidiario e preliminare rispetto al vero problema, che è quello della ridefinizione radicale, che propongo del concetto di "laicismo". Nella mia impostazione teorica, il laicismo moderno non consiste tanto nella separazione e nella conseguente prevalenza della poli-tica sulla religione - derubricata a fatto "privato" di fede, e dunque anche "privata" della sua interpretazione del diritto naturale - quanto nella separazione e nella conseguente prevalenza dell'economia sulla religione. È questo, infatti, il prodotto di un cu-rioso occultamento, su cui si fonda il laicismo non solo italiano (faccio qui solo l'esempio del guru del sistema mediatico Euge-nio Scalfari).

La prevalenza dell'economia sulla religione viene fatta passare per prevalenza della sfera politica pubblica su quella privata re-ligiosa. Mi rendo conto che tutto questo può sembrare strano ed estremistico, ma lo sembrerà molto meno, se si studierà con attenzione la genesi storica e ideologica del laicismo moderno. h) una prima fase, infatti, il contrattualismo politico proclamò la propria superiorità razionale sul tradizionalismo religioso, in base al ragionamento, per cui lo stesso contrattualismo si fondava su un appello alla maggioranza dei potenziali cittadini

chiamati alla stipulazione del contratto sociale,. mentre il tradizionalismo reli-gioso si rivolgeva non ai cittadini, ma solo ai sudditi del monarca investito da uno (pseudo) diritto divino: in questa fase, effettiva-mente, c'era una superiorità della politica sulla religione. In una seconda fase, tuttavia, che inizia verso la metà del Settecento, l'utilitarismo di Hume sostituisce il contrattualismo di Locke nel-la fondazione filosofica della società moderna. Gli uomini non si associano più liberamente in una comunità politica, sulla base di un contratto, ma sulla base di legami reciproci di tipo esclusiva-mente economico. È la "mano invisibile" del mercato, infatti, non la mano visibile del contratto politico, a legare veramente gli uo-mini fra di loro in società. Se questo è vero, ed è storicamente documentabile che lo è, allora è l'economia capitalistica a pretendere di essere la vera "seconda natura" artificiale dell'uomo, e non il contratto politico fra i cittadini. La stessa critica di Hume alla categoria filosofica di causalità, a mio avviso, non è che una meta-fora sofisticata del fatto che non è un contratto politico a causare il legame sociale: questo legame sociale si costituisce da solo, senza alcuna causa esterna, sulla base di una tendenza naturale innata dell'uomo a scambiare, cioè a vendere e a comprare. La preferenza di David Hume per il concetto di natura umana spontaneamente mercantile, anziché per il concetto di patto so-ciale e di contratto politico, dimostra indubbiamente una grande intelligenza e, soprattutto, una magnifica preveggenza. È

noto che tutta l'economia politica - dicendo "tutta", intendo proprio tutta, non solo una sua scuola particolare si basa concettualmente su un unico fondamento filosofico "monoteistico": la società umana in generale, minimo comun denominatore di tutte le varie socie-tà storiche e geografiche particolari, trova il suo legame sociale spontaneo nel mercato, cioè nell'atto di scambiare, comprare e vendere. Il politico esiste, ma esiste solo nella misura in cui "se-gue", quindi viene dopo questa fondazione. Le varie religioni sono, a questo punto, rispettate, ma unicamente se non mettono in discussione questa fondazione sacra della società come mercato. Tutte le religioni storiche vengono perciò svuotate, una ad una, da residue pretese "sostantivistiche" sulla struttura della società; infatti, storicamente, sono stati "secolarizzati" prima il protestantesimo e l'ebraismo, il cattolicesimo e l'ortodossia sono già a buon punto, mentre l'islamismo continua a difendere un certo intreccio fra politica, economia e religione, ed è per questo che il pensiero laico occidentalista lo odia in modo particolare. In tutta questa bella operazione, di cui, appunto perché è sotto gli occhi di tutti, non si accorge nessuno - ma già Hegel diceva che il noto, proprio perché è noto, non per questo è conosciuto - c'è però un difetto di fabbricazione e di struttura. Un solo difetto, ma tale da far cadere l'aereo ed affondare la nave. È infatti vero che
Il popolo al potere La dem ocrazia nell'epoca della globalizzagione

esiste la natura umana, ma non è affatto vero che la natura umana è "naturalmente" mercantile. Lo stesso scambio, ammesso che sia naturale - e posso concedere che lo sia - non è detto debba assumere ad ogni costo una forma mercantile. La forma del "dono" è stata rilevata storicamente ed antropologicamente ancora più di quanto lo sia stata la forma della merce, in particolare la riduzione della forza-lavoro umana a merce. La presente globalizzazione, che dal punto di vista filosofico è una vera e propria anglo-balizzazione, sembra per ora generalizzare la concezione di natura umana di David Hume. Per quanto tempo ancora? Non lo sappiamo; la sola cosa certa è che la teoria della fine della storia è oggi solo una grottesca modalità di riciclaggio dei tifosi di Stalin in nuovi supporter delle multinazionali. Premesso tutto questo, ovviamente, il discorso sulla definizione di Modernità non è affatto chiuso, anzi è appena aperto. Una volta respinto, infatti, il luogo comune, che ci impone il conformismo politicamente corretto dell'occidentalismo trionfante, inizia la riflessione problematica. A tale proposito, visto che lo spazio concessomi mi impedirebbe di discutere analiticamente tutte le proposte di definizione presenti nel mercato librario occidentale, mi limiterò a segnalarne soltanto due, che condivido personalmente in buona parte: quelle di Zygmunt Bauman e di John Gray. Nel linguaggio di Bauman, il "moderno" non è un tempo storico che dura già da

mezzo millennio, ma semplicemente il campo problematico dell'interpretazione del mondo di oggi, cioè della "finestra temporale" contemporanea, e questo mondo di oggi sarebbe caratterizzato da una condizione «liquida» (questa è la sua espressione), cioè dal fatto che «... con il mondo che corre ad alta velocità ed in crescente accelerazione non si può più fare affidamento su schemi di riferimento che si pretendono utili in base alla loro presunta durata nel tempo». Come si vede, un profilo antropologico non incompatibile con quanto afferma Giinther Anders (l'uomo è "antiquato", perché non è più in grado di correre alla velocità impostagli dal cosiddetto "pro160

gresso" economico e soprattutto tecnologico) e con quanto sostiene Christopher Lasch (l'identità dell'Io postborghese tende al rninimalismo, perché ormai la riproduzione sistemica globale non ha più bisogno di identità forti). Questa nuova "liquidità" è, di fatto, incompatibile con le grandi strutture di pensiero religiose e filosofiche, che la Storia ha conosciuto in passato. Bauman non dà soluzioni, ma si accontenta di proporre al suo lettore una diagnosi del presente, che parta dal suo sintomo principale: la "liquidità", appunto.
161

John Gray è un filosofo liberale inglese, che non ha ovviamente alcuna simpatia per Bin Laden e per il fondamentalismo messiarúco dell'Islam politico. Nello stesso tempo, si

rifiuta di definire la cosiddetta "modernità" in base all'addizione proposta in genere dal sistema mediatico-universitario: modernità = tecnologia + laicità. Gray fa opportunamente notare che la cosiddetta "laicità occidentale", sempre incapace di relativizzarsi e di confrontarsi con altre forme di pensiero, invoca in genere la stessa pretesa di assolutezza universalistica - sia pure rovesciata di 180% invocata da Bin Laden, che utilizza la stessa strumentazione (anche se ovviamente rovesciata) ideologica e tecnologica usata dai suoi avversari occidentali. Con questo, Gray non intende assolutamente "dare ragione a Bin Laden", ma semplicemente proporre che il solo modo coerente di definire la modernità presente è l'utilizzo massiccio della tecnologia e dell'ideologia, al di là degli scopi "metafisici", che questo meccanismo sostiene di perseguire. È interessante, ed è probabilmente una conseguenza non voluta, che il filosofo analitico ultra-anglosassone Gray finisca con il convergere, inconsapevolmente, con la diagnosi di Martin Heidegger, per il quale aspetto tipico del tempo presente, o "moderno" che dir si voglia, è la cosiddetta risoluzione finale della lunga storia della metafisica occidentale in "tecnica planetaria". Il termine "tecnica", naturalmente, non significa insieme di macchinari, tecnologie e modalità produttive industriali, ma connota una situazione di generalizzata irresponsabilità e, soprattutLa democrazia nell'epoca della globalizzazione Il popolo al potere

to, di impotenza dei progetti "umanistici" di intervento, a causa del peso soverchiante assunto dai meccanismi riproduttivi di un insieme sociale autonomizzato (cui Heidegger dà il nome tedesco di Gestell, per indicare una sorta di imposizione anonima di un impianto, che si guida ormai da solo). A mio avviso, Bauman, Gray e Heidegger hanno sostanzial-mente ragione, almeno nell'interpretazione che mi permetto di dare. La metafisica laica del progresso, che è per me solo la copertura pseudo-filosofica della produzione illimitata di merci e servizi trasfigurata in progetto prometeico umano, non è piìi universalistica di quanto possano aspirare ad esserlo Finduismo shivaitico o le varie forme di messianesimo settario: ha avuto semplicemente più "successo", almeno per ora, ma, per chi ha una concezione veritativa della filosofia, il successo non è un argomento o, quanto meno, è solo un elemento problematico da discutere e non un argomento definitivo. C'è chi ha interpretato Hegel come un teorico dell'equazione di verità e di successo o, più esattamente, di verità filosofica e di successo storico, ma co-storo sono, a mio avviso, solo dei confusionari, perché confon-dono l'idealismo tedesco con il pragmatismo americano. Il tes-suto filosofico del comunismo storico novecentesco era una for-ma di pragmatismo storicistico travestito da materialismo mes-sianico, e infatti il suo tragicomico fallimento ha comportato automaticamente il pittoresco autoscioglimento sia del clero dei sa-cerdoti

Non intendo qui polemizzare con chi vede . La democrazia nel tempo della post-modernità 162 163 Post-Moderno significa un tempo che viene dopo il Moderno. qual è il raggio temporale. per-ché continuerebbe ad usare un termine. passati in massa al provvisorio vincitore.che del popolo dei fedeli. Per evitare confusioni ulteriori. Se così fosse. Abbiamo visto che sia Bauman che Gray rifiutano sostanzialmente questa formulazione. Definizioni del Post-Moderno. di cui nessuna può dirsi risolutiva. ma. È questa la logica di ogni pragmatismo consequenziale con le sue premesse. appunto post-moderrta. appunto. che permette di dire che funziona veramente? Il Moderno è dunque urta posta in gioco di interpretazioni inter-minabili. Il vero è ciò che sembra funzionare. che non corrisponde a nul-la. Il post-moderno può essere allora definito come una interpretazione della modernità. bisogna cercare di proporre una definizione ragionevole e condivisibile di post-modemo. limitandosi ad una interpretazione "dialetti-ca" della modernità. che ne vede contestualmente anche il tramonto e il pas-saggio ad una nuova fase storica. la cultura contemporanea da quasi trenfarmi sarebbe in balia di una illusione inesistente. però. Così deve essere interpretata anche la forma democratica della modernità.

il piano Sinistra/Destra è appunto un piano orizzontale . Alain de Benoist e Jean-Franois Lyotard. più esat-tamente. in cui la verticalità religio-sa della legittimazione simbolica dell'insieme sociale fu sostituita Il popolo al potere globaltzzazione La democrazia nell'epoca della dalla nuova orizzontalità . che conservano la capa-cità di diagnosticare lo stesso vizio concettuale in teorie apparen-temente opposte. la post-modernità è sostanzialmente l'epo-ca storica del tramonto della dicotomia sinistra/destra o.cui corrispondeva storicamente la società borghese-capitalistica. come ad esempio il marxismo-leninismo. per trattare il "contenzioso" che sorge inevitabil-mente dai contrasti sociali stessi. integrandole con una mia valutazione personale. Mi limiterò allora a ricordare le due accezioni di post-modemità proposte da due pensatori francesi. ma in realtà complementari e antitetico-polari. perché è stato tipico di alcune concezioni messianiche della modernità. del tramonto della pertinenza sociale e politica di questi schieramenti. ma è del tutto privo di interesse per i filosofi. Il fatto che per alcuni la fine della storia umana sia il comunismo mondializzato e per altri sia il capitalismo globalizzato. è certo importante per la classe dei politici e degli operatori mediatici. proporre teorie fondate sulla fine della Storia. Per Alain de Benoist. La dicotomia sinistra/destra nac-que da un processo storico ben preciso. una società di .nel post-modemo la fine della Storia.

che gli si oppongono.la cui legittimazione neoliberale assume di fatto una funzione totalitaria .ia fra nuovo turbocapitalismo totalitario . tutto ciò è diventato obsoleto con la nuova epoca storica. ammesso che ci sia. il partito dell'eguaglianza e il partito della diseguaglianza.mi si permetta un riferimento autobiografico personale . durata più di trent'anni. e le nuove forme differenziate e incomponibili di comunitarismo politico e sociale. in cui l'orizzontalità diventa il piano di scorrimento di due nuovi partiti metafisicosociologici. così che la nuova. da lui definita post-moderna. Secondo de Benoist.eguali formali e di diseguali sostanziali. Questa nuova configurazione. in cui la sinerg. Alain de Benoist è arrivato a questa conclusione attraverso una radicale "decostruzione".e il crollo del comunismo fanno saltare i presupposti ideologici della vecchia dicotomia. che ricicla il vecchio binomio antifascismo/anticomunismo ormai funzionale alla sua dittatura. ha permesso a commentatori come Norberto Bobbio di individuare nell'opposizione eguaglianza /diseguaglianza la linea di separazione metastorica e metapolitica fra Sinistra e Destra. orizzontale e non verticale.sono arrivato anchio a conclusioni simili attraverso una radicale decostruzione . così come . è fra il totalitarismo neoliberale. della tradizione culturale di destra.

dimostra che le rispettive convergenti decostruzioni non sono state in grado di sciogliere il nucleo metafisico originario. Le grandi narrazioni sono quei racconti metastorici di salvezza e di emancipazione umana.della tradizione culturale di sinistra. però. mentre de Benoist non lo è. al mondo delle illusioni grandi-narrative . che di per sé non ce l'avrebbe. che danno un senso al divenire storico. che io resti un difensore dell'universalismo. attraverso il rovesciamento della "negatività" capitalistica stessa. Il fatto. La prima grande narrazione è. ottenuta mediante una sintesi di 164 165 . ovviamente. e questo può essere un interessante argomento di ragionamento e di discussione. la post-modernità è fondamentalmente l'epoca della fine delle grandi narrazioni.tipico della modernità . Una prima secolarizzazione di questa grande narrazione è l'intreccio fra la grande narrazione illuministica di affermazione progressiva della ragione nel mondo e la grande narrazione capitalistica del consumo garantito a tutti. cioè dell'efficienza sistemica. Per Lyotard.succede il mondo della performatività. modello di ogni posteriore promessa soteriologica. Una seconda secolarizzazione è la successione della concezione speculativa hegeliana della realizzazione dell'idea universale attraverso la dialettica storica "negativa". Per Jean-Francois Lyotard. e poi della posteriore concezione marxiana della realizzazione di una società mondiale universale senza classi. quella cristiana.

e che il fatto che il ceto deluso degli intellettuali rifluiti non creda più in esse non significa che la gente comune se ne sia liberata e si accontenti di un consumismo performativo. Il secondo ha invece decostruito il proprio precedente impossibile tentativo di creare un sistema coerente del "mondo visto da destra".ad esempio. sono interessanti e feconde. Soltanto le diagnosi radicali. Con questo. non intendo dire che Lyotard ha ragione. però. la grande narrazione messianica imperiale di Bush è tuttora in corso . Questa onesta radicalità è possibile solo sulle rive della Senna. perché in Italia la lunghissima tradizione dell'ipocrisia e della mediazione "centrista" ha reso e tuttora rende impossibili le diagnosi radicali. è chiaro. peraltro oggi sempre più Il popolo al potere La democrazia nell'epoca della globalizzazione ridotto perchè. laddove il pensiero consociativo ed autocensorio assomiglia ad un motore in folle. Il primo ha decostruito la delusione provata dal personale disincanto verso la propria precedente adesione alla forma più radicale possibile di marxísmo. cioè il consiliarismo del gruppo Socialismo ou Barbarie. per consumare. infatti. in cui non vengono mai innestate le marce. bisogna prima lavorare ed essere pagati . di integrazione sociale Lyotard e de Benoist sono entrambi figli della cultura parigina.tecnologia e consumistic a. che le "grandi narrazioni" sono astrazioni sempre moltiplicabili a piacere .

che sarebbe sciocco non tenere in adeguata considerazione. Per guarito mi riguarda. però.adeguatamente. non sembrano in grado di sorreggere l'edortismo "postmoderno" lyotardiano. Per ora. Una prescrizione che si traveste da descrizione Secondo urta definizione proposta dall'OCSE. mentre i salari. precario. l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. da me definita come il tempo dell'egemonia dell'economia sulla riproduzione globale della società — secondo il modello filosofico di David Hume e il modello economico di Adam Smith — e che la nozione di post-modernità non ne indichi un vero e proprio superamento. la globalizzazione è «quel processo. ma soltanto una fase storica interna ad essa. Il discorso potrebbe continuare a lungo. mediante il quale i mercati e la . ritengo che siamo ancora nella modernità. da un Lyotard. instabile e sempre più decentrato in Cina e in Romania. ma ci farebbe uscire troppo dal tema. Il mito della globalizzazione. da un de Benoist. Si trat-ta. da un Gray. ottenuti con il lavoro fles-sibile. di una fase dai caratteri veramente nuovi e peculiari. e scusandomi per la brutale semplificazione. basterà tenere a mente gli stimoli che ci vengono da un Bauman.

oggi chiamato "globalizzazione". non vi sono dubbi sul fatto che le analogie storiche sono sempre improprie. ci accorgiamo subito che esiste la sostituzione di un indicativo con un imperativo. ma della semplice ripresa di una tendenza secola. come Elvio Dal Bosco.re. che ha avuto soltanto un'interruzione parziale nella parentesi "neo-mercantilistica" del periodo 1914-1950. Come si vede. Possiamo.produzione nei diversi Paesi sono sempre più interdipendenti. cioè di una affermazione descrittiva (del tipo: esiste qualcosa chiamato globalizzazione) con una prescrizione impe-rativa (cioè: globalizzatevil). presenta alcune novità e non è una semplice ripresentazione di fenomeni passati. Il tutto è presentato in forma reli-giosa. partire dal fatto che il processo. allora. la definizione identifica di fatto se stessa con l'interdipendenza economica e tecnolog. di una descrizione con una prescrizione. tuttavia. in corrispondenza della dinamica degli scambi di beni e servizi e dei movimenti di capitali e tecnologie».ica. perché i fenomeni non si ripresentano mai veramente eguali. hanno rilevato che non si tratta affatto di una novità nella storia del capitalismo. Se accettiamo l'equazione "globalizzazione = interdipendenza neoliberale". nella veste di un destino . 166 167 Molti economisti e storici dell'economia. per cui si può parlare di un'equazione di questo tipo: globalizzazione = interdipendenza.

Esattamente come av-veniva nel caso del defunto e non rimpianto materialismo dialettico sovietico. che inseriva il microcosmo umano e sociale in un macrocosmo naturale ineluttabile. però. Evidentemente. le prescrizioni sociali vengono presentate come casi par-ticolari di metafore naturali: si tratta della riproposizione — che sarebbe ridicola. "la corrente della globalizzazione" e così via. alla faccia del razionalismo gre-co posteriore. a tollerarne i culti in cripte e catacombe escluse dall'informazione erogata dal circo . rivolto ad "addomesticare" il conflitto.inevitabile e inesorabile. La democrazia implica un pluralismo di posizioni. la globalizzazione è incompatibile con la democrazia. lad-dove la globalizzazione è solidale con un vero e proprio "pensiero unico". che sia un errore riduzionistico identificare semplicemente il pensiero unico con il neoliberismo economico: nessun "pensiero unico" si è mai limitato al semplice fattore eco-nomico: il pensiero unico segue una logica monoteistica e. Una religione del mer-cato di questo tipo non sopporta la concorrenza di altre religioni Il popolo al potere global izzaz ione La dem ocraz ia nell'epoca del la rivali e si limita. In quanto dittatura neoliberale del mercato. con me-tafore naturalistiche come "il turbine della globalizzazione". questo co-dice paleolitico funziona sempre. se non fosse tragicomica — del vecchio modello del pensiero primitivo. al massimo. per di più. Penso. di un monoteismo rigido e intollerante.

il keynesismo. 168 169 .).mediatico unificato. mafia italiana. purché questo Dio non abbia obiezioni etiche ed economiche verso la globalizzazione e la società mondiale dei consumi) e ad un unico bilancio "condiviso" del passato storico (il Novecento fu orrendo. Il pensiero unico della dittatura neoliberale della globalizzazione presenta un aspetto economico (il neoliberismo. l'utopia è però stata defniltivamente falsificata e si tratta solo di estendere i diritti umani universali a pochi Stati-canaglia recalcitranti). all'ecumenismo religioso unificato (onora il tuo Dio come vuoi. perché funestato dal totalitarismo nazista e comunista. un aspetto culturale (un multiculturalismo alla Benetton. Questo pensiero unico tende al monolirtguismo (unica lingua globale. il protezionismo ecc. grosso e grasso matrimonio greco. con contestuale formazione di due direzioni "centriste responsabili" in entrambi i poli. infine. un aspetto politico (la preferenza per il sistema elettorale bipolare maggioritario. cultura sofisticata francese ecc. birrerie tedesche. caratterizzato da girotondi di bambini bianchi. invitati ad enfatizzare le loro differenze identitarie sulla base di profili culturali estranei alla "polpa" economica) e. in cui l'unica diseguaglianza "razziale" non è più la pelle.). contrapposto ad un ventaglio di figure diaboliche come il comunismo. solo per folklore locale. le altre. la lingua inglese. neri e cinesi. unificati da un comune accesso ad un'unica società dei consumi. corride spagnole. ma la differenza dei redditi). il populismo sociale. appunto.

- . la democrazia. cioè della parte più povera della popolazione. per cui l'unica interconnessione. infine. sia. si pone. nell'epoca della globalizzazione.è incompatibile sia con la democrazia intesa come autogoverno delle piccole comunità. che personalmente vedo nella globalizzazione. noi invece dobbiamo generalizzarne l'apprendimento.Questo pensiero unico idolatrico . sia con la democrazia intesa come forma di governo politica degli Stati nazionali moderni. mentre il partito unico della globalizzazione ne parla una sola: l'inglese operazionale dei mercati finanziari. È pertanto logico e del tutto normale che. è proprio questa. L'avversario dispone già di una lingua veicolare. con la democrazia intesa come prevalenza del demos. quello che è spesso impropriamente chiamato movimento antiglobalizzazione e No Global. chi difende lo Stato nazionale . per ora. come un problema di mediazione linguistica. per far parlare e decidere insieme queste tre componenti distinte. Queste tre componenti parlano tre lingue diverse. non sia un movimento "puro" e unitario. In estrema sintesi.la religione del mercato è infatti una vera e propria idolatria in senso letterale . ma un'alleanza quasi sempre instabile tra chi difende le comunità. Si tratta di tre incompatibilità distinte e nello stesso tempo in correlazione tra loro.inteso come somma di sovranità monetaria e di sistemi di wellizre e infine chi difende gli interessi del demos inteso come aggregato degli economicamente svantaggiati. C'è dunque bisogno di una specie di "servizio di interpretariato".

Chi sostiene oggi che conviene lasciar chiudere il tessile italiano. e rifarsi con una buona tecnologia di esportazione . riuscireb-be ora. ma a medio e a lungo termine sarà benefica. in modo che il reciproco scambio alla fine conviene a tutti e due. agli ingegneri informatici indiani della Silicon Valley locale di Hyderabad. Non c'è dubbio che. che costano meno che in Portogallo. perché costa di più che in Cina e in Romania. che la nuova famelica classe media post-comunista cinese e romena è disposta a comprare ad ogni costo ripropone pari pari la teoria dei costi comparati. già ampiamente usato nel Settecento: al Portogallo conviene produrre vino.o addirittura con la moda di lusso italiana. Si tratta quasi sempre del vecchio argomento dei cosiddetti "costi comparati". la "globalizzazione" . e all'Inghilterra prodotti tessili manufatti.I sostenitori in buona fede dei vantaggi della globalizzazione economica neoliberale. perché incrementerà l'industrializzazione e la specializzazione produttiva in aree fino ad oggi sottosviluppate. che in due secoli non Il popolo al potere globalizzazione La democrazia nell'epoca della ha garantito al mondo una crescita sana ed equilibrata. per miracolo. È però da dimostrare che la teoria dei costi comparati. come l'economista indiano Amartya Sen. perché costa meno che in Inghilterra. a garantirla sotto l'etichetta magica di "globalizzazione". affermano che la globalizzazione all'inizio può effettivamente dare qualche problema.

qualsiasi comunità può essere tacitata e corrotta spostan-do altrove il suo problema (tipo: «Tu non vuoi . ed è difficile trovarne uno più appropriato. in cui verrebbe chiamata "democra-zia" la costrizione ad adeguarsi a scelte presunte "sistemiche" fat-te altrove. per le comunità locali. Il motto proposto per l'autoderminazione democratica delle comunità lo-cali è «agh-e localmente. Si pensa globalmente in termini di ambiente e di sviluppo sostenibile e si agisce localmente in termini di difesa del territorio e del suo ecosistema. ed è allora più opportuno tornare al nostro problema. È vero che. È già più dubbio che convenga ai lavoratori messicani delle maquiladoras. Al di fuori di questo quadro. Il discorso potrebbe continuare. pensare globalmente».conviene. ma questo non è un saggio di tipo economico. se si agisce localmente e non si pensa global-mente. Per quanto riguarda il rapporto fra la globalizzazione e le comu-nità locali. che ricordano l'Inghil-terra dell'inizio della prima rivoluzione industriale. sociali e comunitari prima indicati. modo migliore di concludere consiste nello specificare il (mancato ed impossibile) rapporto fra la democrazia e i tre diversi soggetti storici. significa soprattutto autodeterminazione sui sistemi produttivi e sugli ecosistemi ambientali. Democrazia. è evidente che essa annulla ogni possibile democrazia. sottoposti a condizioni e ad orari di lavoro. in cui queste comunità vivono e si riproducono. si en-tra in un sistema orwelliano.

170 171 Per quanto riguarda il rapporto fra la globalizzazione e la sovra-nità dello Stato nazionale. in cui il deputato locale conta come il due di picche»). Io non condivido affatto questa opinione.getti di ridimensionamento e/o di smantellamento del welfare. siccome hai un deputato locale potente. Il welfarre fu essenzialmente una conquista democratica. La prevalenza del capitale finan-ziario. che . lo spostiamo in un posto. Il welfare non fu principalmente un regalo keynesiano. un'attenuazione virtuosa del "regno della necessità". per-ché pensa che così si possa superare la passività assistenzialistica prodotta dallo statalismo e si possa quindi tornare al cooperativismo volontario ottocentesco delle origini. anche se non trascurerei di esaminare questa eventualità. Non fu neppure una semplice mossa di arginamento del comunismo e delle sue possibili seduzio-ni. porta naturalmente a un impoverimento del welfare e delle sue spese. È questa la ragione. e delle sue esigenze globalizzate di concentrare rapidamente gigantesche somme di denaro per le strategie di tipo bellico. la considero anzi una pericolosa sciocchezza.l'inceneritore e. per cui un agire locale senza un pensiero globale non ri-solve il problema. e neppure urta "toppa" messa ad un abito sdrucito. anzi ne è segretamente contento. C'è chi non teme questi progetti. attuato in deficit del bilancio pubblico. Si vorrebbe allora una democrazia. con-siderate "improduttive". è evidente che esso oggi ruota sui pro.

pagando per questo un prezzo superiore a quello pagato dal turista europeo medio. per cui la globalizzazione. Per quanto riguarda. i cui aderenti si castravano cantando g. che solo chi "pensa globalmente" è in grado di istituire questo scandaloso rapporto. al di là dei buoni propositi. ma è purtroppo un'affermazione fattuale. però. che fa il percorso inverso sul Il popolo al potere global izzaz ione La dem ocraz ia nell'epoca del la Mediterraneo in una confortevole cabina di una nave da crociera. la globalizzazione nel suo rappor-to con la prevalenza del dernos. non è dunque settaria ed estremistica. che spingono gli emigranti poveri ad affollarsi su bar-coni sfondati. Questo mi ricorda irresistibilmente la setta russa dei co-siddetti Skoptsy. ed anzi favorisse fra canti popolari. È anche vero. poichè da esse si evince l'aumento del differenziale dei redditi fra la parte più ricca e la parte più povera della popolazione e il fatto che ormai il bilancio di una multinazionale media è molto più alto di quello di un popoloso Stato asiatico o africano. è negativa. L'affermazione. infine. lo smantellamento del wellare.accettasse. è invitato a riflettere sul-le ragioni. è invitato a dare un occhiata alle statistiche del cosiddetto "sviluppo". A .ioiosi litanie ortodosse da vecchi credenti. C'è chi crede che la globalizzazione faccia bene all'agricoltura: chi lo crede. le statistiche parlano da sole. Chi non si fida delle opinioni e sostiene che invece la matematica non è un'opinione.

multi-culturale e multinazionale. che sia di per sé cattivo. viva la convivenza multi-etnica. se parlare bene o male di qualcosa. che ha prodotto i bagni di sangue del Novecento.questo punto. L'elemento interno dello svuotamento della sovranità democratica: il tramonto della sovranità dello Stato nazionale Lo Stato nazionale non gode oggi di buona stampa. di questo svuotamertto della sovranità delle decisioni democratiche. prendendo separatamente in esame gli aspetti interni. ma soltanto al fatto che il clero mediatico ed universitario decidano o meno. mai dovuto al fatto che una cosa sia buona o cattiva in sé. il che non significa. sempre su mandato di chi sta "più in alto" di loro. bombardiamo i gruppi tribali incapaci di attuarla. la cui inesistente "tradizione" è stata letteralmente inventata da un manipolo fanatico di intellettuali romantici. La nazione è una creazione artificiale. infatti. e gli aspetti esterni. lo Stato nazionale è stato il grande responsabile del nazionalismo imperialistico. Oggi. poi. ovviamente. prima. perchè questo non è. però. la parola d'ordine politicamente corretta è più o meno questa: «Abbasso lo Stato nazionale!». come la civiltà dei . il ragionamento deve articolarsi ulteriormente.

cui seguì una seconda fase liberistico-nazionale. in cui dominò il mito del libero scambio e dell'ideologia economica dei virtuosi costi comparati. viva un mondo globalizzato senza più nazioni. ma non più come centro culturale: esso sostiene e supporta. lo Stato nazionale esiste ancora ed è talvolta addirittura rafforzato. l'attuale sistema economico mondiale. interpreta questo unanime odio verso lo Stato nazionale in termini di diversa fase del processo di accumulazionecapitalistica. in cui tutti abbiano una sola lingua e un solo magnifico e simbolico concerto rock. donne con il velo ecc. è un mito. come me. . in modo concreto e non mitologico. naturalmente dedicato alla pace ed all'invio di cibo e di medicine ai poveri negretti! 172 173 Chi. Ci fu un primo momento mercantilistico. populismi leghisti. e infine si è giunti ora alla terza fase finale di una globalizzazione neoliberista. Al contrario. basata sulla "mano invisibile" di un mercato puro mondiale senza più sopravvivenze fastidiose di Stati nazionali. crede ancora ad una versione migliorata della teoria delle strutture sociali e dei modi di produzione ricavata da Marx. Chi studia. sa bene che la cosiddetta "globalizzazione mercantile superstatuale".diritti umani pretende. dominata da transnazionali meticce non più radicate in territori statualmente determinati.si vedano le guerre navali del Seicento fra la "liberista" Olanda e la "mercantilistica" Inghilterra . in cui si ponevano dazi e dogane terribili per favorire la propria accumulazione .

Non c'è infatti democrazia senza un determinato insediamento storico. sarebbe un grave errore. gettare via affrettatamente la teoria dell'imperialismo di Lenin. Il lettore che cono-sce la storia della filosofia sa che non faccio che applicare la con-cezione di universale . Il concetto universale di "democrazia" dunque esiste. con la scusa della tragicomica dissoluzione delle miserabili e criminali burocrazie del defunto comunismo storico novecentesco. se I l p o p o l o a l p o t e re pensiamo che l'uomo. esercita concretamente tale genericità nella forma ontologica della storicità. c'è un punto da cui partire. lo stato nazionale. questo ente naturale generico caratterizza-to antropologicamente dalla razionalità e dalla socialità. nello stesso modo storicamente la democrazia moderna ha avuto. dovrebbe ottenere il consenso di tutti i lettori: così come storicamente la democrazia antica ebbe come luogo geografico e politico di insediamento la poEs. e questo è naturale.con interventi militari e diplomatici continui. ma delle proprie multinazionali. solo nella sua determinazione storica specifica. è una "predica inutile". anche se so bene che la mia. In proposito. l'azione non di generiche transnazionali meticce. In ogni caso. per usare l'espressione di Luigi Einaudi. di fatto. che. essendo di carattere storico. come luogo geografico e politico di insediamento. ma.

appunto. e in cui gli Stati nazionali piccoli e medi non hanno più alcuna sovranità economica. Il pensiero politico moderno ha infatti elaborato due categorie. da Gorgia a Wittgenstein. fino a Kelsen e a Rorty. Il sociologo inglese Colin Crouch. che avrebbero dovuto funzionare in modo complementare: una te-oria dello Stato nazionale democratico. perché è stata loro tolta da centri oligarchici auto-cooptati. È allora evidente che non esiste più alcuna democrazia. con la sua pletorica e corrotta burocrazia multicolore sotto ricatto e sotto schiaffo da parte dell'impero americano unilaterale. È questa. Iniziamo dall'aspetto interno. la si-tuazione attuale. in cui l'ONU conta come il due di picche. che non . se entrambe le istituzioni .presente in Aristotele e in Hegel. che regolano il commercio e il sistema finanziario mondiale. e una teoria dell'organizzazione internazionale come luogo di mediazione fra conflitti interstatuali (si pensi al-l'utopia della "pace perpetua" di Kant).lo Stato nazionale e l'Organizzazione internazionale vengono svuotate di ogni sovranità (lo Stato nazionale) e di ogni neutralità mediatri-ce (l'Organizzazione internazionale). con sovrana indifferenza nei confronti di tutti i relativismi. in grado di esercitare una sovranità reale sull'organizzazione pubblica della convivenza dei propri cittadini.

ma solo un convinto sostenitore della positività sociale delle politi-che del welfare moderno per impedire la dissoluzione del legame sociale. per ora. oggi. parla della situazione affilale come di una post-democrazia.compromessi che . che hanno caratterizzato il secondo dopoguerra in Europa e negli USA .è affatto un "estremista" anarchico o marxista-leninista. Ora. se le parole hanno ancora un senso. postdenzocrazza significa che la democrazia prima c'era e adesso non c'è più.che lo storico Hobsbawm definisce «i trenta anni gloriosi» 1945-1975 . e di prevalenza del demos economicamente svantaggiato. da un lato. la fase democratica propria-mente detta coincide con i grandi compromessi politici e sociali a sfondo egualitario. Nella ricostruzione storica di Crouch. dall'altro . viviamo in una post-democrazia.il lettore sa che questa è la mia concezione di democrazia bisogna dire che Crouch ha ragione. La democrazia non c'è più e. Intendendo la 174 La democrazia nell'epoca della globalizzazione democrazia come una mescolanza (anamaz:s) di istituzioni politiche basate sul suffragio universale e sulla garanzia giusnaturalistica delle libertà individuali di opinione e di espressione. La democrazia. coincide di fatto con la resistenza popolare alla legittimazione delle istituzioni post-democratiche.

solo il keynesianesimo europeo fu infatti sociale e assistenziale. che tendeva ad abo175 . dal cinismo antipolitico generalizzato e dall'aumento esponenziale delle pratiche di manipolazione mediatica dell'opi-nione pubblica e della costruzione "pubblicitaria" del consenso plebiscitario. che una fantomatica fase keynesiana unifi-cata mondiale non sia mai esistita . dal declino dell'uomo pubblico. per essere poi stroncati e condannati al riflusso dalla crisi petrolifera degli anni Settanta e dal reaganismothatcherismo degli anni Ottanta. tempo caratterizzato dall'apatia del cittadino. Non sono sicuro di condividere interamente la ricostruzione storiografica alla Hobsbawm-Crouch. fu sistemico e non anti-sistemico. sarebbe arrivato il tempo della divinizzazione del dio-azienda e della finanziarizzazione del capitale globale. Dopo la svolta epocale di que-gli anni. a differenza di quanto ritiene Crouch. Per fare solo due esempi. in secondo luogo. che il movimento sessantottino. del 1968 e seguenti. in quanto si trattò di un movimento indivi-dualistico anti-borghese e ultra-capitalistico. in primo luogo. ritengo.e. quello americano fu sempre e solo esclusivamente militare .sarebbero stati portati al loro massimo punto di tensione e di estensione dai movimenti .

posso dire che Crouch ha perfettamente ragione. che impedivano il dominio post-classista della "merce pura". In questa sede.Il popolo al potere global izzaz ione La dem ocraz ia nell'epoca del la lire gli ultimi ostacoli "tradizionali". . questi sono solo dettagli. Nell'essenziale. però.

come suo scopo. Lo farò io. ma solo la libertà. l'esistenza della verità. L'elemento esterno dello svuotamento della democrazia contemporanea: il configurarsi di un impero ideologico svincolato dà diritto internazionale Il diritto internazionale non ha. Il bene politico. In questi casi. così come il diritto interno non ha come scopo la fissazione del confine fra verità e menzogna. non . Crouch analizza solo il lato interno della questione e non quello esterno. Ovviamente. la disputa fra ontologia veritativa universale e relativismo convenzionalistico ecc. cioè l'aspetto imperiale. e non-più-democrazia significa non democrazia. oppure fra opinioni fondate ed intelligenti e opinioni infondate e stupide. che a mio avviso è invece quello dominante.. bisogna dire pane al pane e vino al vino. la sicurezza e le tutele sociali dei cittadini. l'unificazione etica e morale del mondo.Post-democrazia significa non-piùdemocrazia. ma solo la codificazione giuridica di un insieme di regole. atte a favorire la coesistenza pacifica fra gli Stati e la regolazione consensuale dei loro conflitti. nel prossimo paragrafo. senza fare la minima concessione al galateo politologico ipocrita in uso. la corretta interpretazione della natura umana.

a livello esterno. come dice il termine stesso. L'esempio dell'impero sovietico. una vocazione universalistica implicita. con una sua inquisizione armata. l'opposto incompatibile con la nozione di diritto internazionale fra Stati è l'Impero. invece. a livello interno.sono di competenza della sfera giuridica e tanto meno di quella giudiziaria. ma fra i due termini la forza è l'elemento dominante. ed è per carenza di forza che si perdono. alle guerre di religione comunque mascherate (la fede nei cosiddetti "diritti umani" è infatti una religione come le altre. cioè fra (Mter) nazioni distinte (nationes). perché ritiene di avere un mandato per comandare (imperare) sugli altri e. 176 177 Il diritto internazionale. . si comanda sempre con una mescolanza fra forza e consenso. che prima decadde per la perdita di consenso dell'ideologia comunista e poi si disgregò perché questa ideologia sovranazionale era il cemento della sua stessa forza. perché è con essa che gli imperi si acquisiscono e si mantengono. Da un punto di vista concettuale. è indicativo. Ogni altra impostazione porta. che stabilisce quali siano i "veri" diritti umani e quali invece non lo siano). se si comanda. Pluralismo nazionale e diritto internazionale fanno tutt'uno. è un diritto internazionale. allo Stato ideologico e. L'impero (imperium) contiene. né a livello interno né a livello internazionale.

ma.Vi sono stati. L'impero romano si dotò di una ideologia imperialistica espansiva sulla base dei due fondamenti della pace e del diritto. L'impero austriaco e poi austro-ungarico non ebbe mai una logica universalistico-espansionistica.e. in quanto al diritto. i deserti. come l'impero romano. la pax romana e lo jus romanum. In quanto alla pace romana. che si legittimava all'interno e . essa era molto spesso un "deserto" così si esprime Tacito .l'ideologia g-hazi della diffusione mondiale dell'islamismo. si trattava della codificazione di urto schiavismo priva tistico. nella storia imperi a vocazione imperialistica 'espansiva. Nello stesso tempo. e imperi a fondazione universalistica ma non espansiva. come l'impero cinese. però.. Anche l'impero ottomano ebbe una prima fase di espansionismo pseudo-universalistico . e l'universalismo espansionistico dell'impero romano era reso impossibile da ragioni geografiche e tecnologiche. gli oceani ecc. accettò la logica del diritto internazionale di Westfalia. anche se Il popolo al potere globalizzazione La democrazia nell'epoca della o i ente. considerata la "vera" religione . Lo stesso impero brit co. dopo il ciclo di guerre 1683-1699 in cui fu sconfitto per la prima volta in modo strategico e non solo occasionale. autolegittimato a sciogliere con la forza tutte le comunità umane non privatistiche e non schiavistiche. esistevano le foreste germaniche. fece guerre di tipo espansionistico.

infatti.ricostruita artificialmente come civiltà greco-romana-anglosassone del mare libero e del libero comrnercio mondiale mutualmente benefico. esistono ancora potenze atomi-che in grado di scoraggiarne eventuali atti unilaterali di aggressio-ne . per quanto riguarda gli Stati Uniti d'America oggi. Irak. il presupposto materiale del progetto imperia-le di dominio globale del mondo è il possesso di cinque monopoli: il controllo delle tecnologie. ad esempio. la Cina e la stessa Russia post-sovietica ma tutte le potenze militarmente inadeguate vengono ormai rego-larmente attaccate (Iugoslavia. la Russia ecc.all'esterno come portato-re della civiltà occidentale . infine.). il controllo dei flussi finanziari inter-nazionali.come. nel 1999. nel 2003 ecc. non è sufficiente una ideologia di legittimazione unilaterale pseudouniversalistica. la Germania. in piena assenza di legalità internazionale e ridicolizzando urta ONU diretta da una banda corrotta di zio Tom anglofoni. il controllo dell'accesso alle risorse naturali del Pianeta. ma ci vuole anche e soprattut-to la tecnologia necessaria. Per dominare il mondo. il controllo dei mezzi di informazione e. Certo. non è mai potuto diventare un vero impero mondiale per la continua esistenza di rivali paragonabili (la Francia. Le cose sembrano a prima vista diverse.). il controllo dei mez-zi di distruzione di massa. Secondo l'analisi dell'economista egiziano Samir Amin. 178 179 .

non possano o non vogliano esercitare un potere di coalizione in grado di scoraggiare la situazione imperiale. per ora. è un fatto che. ne deduco che la chiave teorica più adatta per interpretare gli eventi della storia contemporanea stia nella dinamica bipolare fra il tentativo degli USA di conservare il dominio su questi cinque monopoli dominio. non vi è nessun antiamericanismo preconcetto. in questa constatazione. alleanze geopolitiche fra Stati ecc.) di contrastare. che ovviamente non può mai essere assoluto. c'è soltanto una diagno-si realistica dell'odierna situazione mondiale nei rapporti fra popoli e Stati. è invece un' opinione. classi. ribaltare questo processo monopolitico imperiale. In breve: è un fatto che il dominio monopolistico degli USA sia soverchiante e sproporzionato rispetto al potere di tutti gli altri. e non un fatto. popoli.Dal momento che condivido nell'essenziale la diagnosi di Samir Amin. se questo dominio imperiale americano e questa correlata incapacità di coalizione mondiale di tutti gli altri sia un bene oppure un male. nazioni. Dal momento che quest'ultima è . se fossero ancora vivi. comunità. tutti gli altri non sappiano. se possibile. Come si può vedere agevolmente. che qualunque Machiavelli o Polibio farebbero.e il tentativo di altri fattori storici (individui. impedire. ma deve essere almeno soverchiante . svuotare e.

ma è un male soprattutto rispetto alla democrazia come bene politico. Leg-go talvolta che. ad Aviano. la libertà a tutti gli altri. non può essere perseguita in assenza di libertà (eleutheria). a sessant'anni dalla fine della seconda guerra mon-diale (1945-2005) e in totale assenza di impero comunista sovieti-co nel frattempo defunto. perché tutti i mali sono relativi agli uomirú c_he li hanno commessi più esattamente. espri-merò.. quando ascolto e leggo le scomposte accuse di anti-ameri-cartismo a tutti coloro che ricordano queste assolute ovvietà. Una buona vita (eu zeín). di conseguen-za. Un impero che si fonda sul possesso di cinque monopoli. all'isola di La Maddalena ecc. Non è un "male assoluto". Hiroshima e Auschwitz) . come è mio diritto. e queste notiziole passano in secondo . ma la sua esistenza empirica determinata è sempre relativa al tempo e allo spazio (vedi. ad esempio. è un nide. il male è assoluto. Tutto questo mi sembra talmente evidente che non cesso di stu-pirmi. i giornali parlano di armi atomiche e chimiche segrete stoccate a Sigonella.un'opinione e non un fatto. l'opinione che ho io in proposito: il dominio imperiale americano sul mondo. scopo della comunità politica. in pieno spregio della sovrarútà territoriale italia-na. toglie. necessariamente basato sullo svuotamento della sovranità sia degli Stati nazionali che dell'organizzazione internazionale di mediazione e di compensazione.

la cui stanza dei bottoni sta in lontani bunker del Montana o dell' Iowa. Questa concezione religiosa. L'attuale impero americano è ideocratico. ovviamente. ma solo linee simboliche di oltrepassamento consentito. Ballarò). ha avuto la sua genesi storica nel puritanesimo protestante inglese del Seicento. in fuga dall'Egitto per . Sembra che i soli pericoli per la "democrazia" vengano dai conflitti di interesse fra capitalisti.piano di fronte al Il popolo al potere L a dem ocraz ia nell'epoca del la global izzaz ione chiacchericcio trash del ceto politico narcisisticamente onnipresente nella simulazione mediatica di destra (v. dalle intercettazioni telefoniche ai banchieri e dall'arrembaggio dei deputati peones passati dalle pezze sul sedere agli strapuntini imbottiti dei salotti romani farciti di attori. guitti e signorine di piccole virtù. portaborse. registi. come è noto. che ha abituato i primi coloni sbarcati sulla costa americana a pensarsi attraverso la mediazione simbolica del popolo ebraico veterotestamentario. dei propri valori nazionali eretti a valori universali da esportare. nel senso che la sua pretesa di potere mondiale (kratos) si fonda ideologicamente su una certa idea del mondo: un mondo senza confini (borders) chiusi. e un mondo in cui le cosiddette "frontiere" (frontiers) non sono limiti alla propria espansione. non credo a una "democrazia". che coesiste con armi atomiche e chimiche stoccate in basi militari straniere supersegrete. Primo Piano) e di sinistra (v. Personalmente. in nome.

l'idea universalistica di Dio è incompatibile con una investitura esclusivistica di un solo popolo. e lo voglio precisare per evitare possibili incresciosi equivoci. fin dall'inizio. prima sumericoaccadica e poi assiro-babilonese. devo dire di avere una certa conoscenza comparativa delle varie culture. ne derivava anche l'unicità di una concezione universalistica ed egualitaria di umanità e di genere umano. Personalmente. Alla luce. presunto "eletto". e di non conoscere nulla di più abbietto e ingiustificato della teoria antropomorfica della "preferenza" della divinità per un popolo. Con questo. che. infatti. partendo dall'unicità della divinità. per cui un Dio esclusivista stringe un patto speciale con il suo popolo. il progetto sionista è. non ha nulla a che fare con la tradizione occidentale greca. non intendo affatto esprimere un giudizio etico e filosofico negativo sull'intera tradizione ebraica.occupare poi militarmente la Terra Promessa. di qualsiasi analisi filosofica razionalistica. e solo con il suo. Questa mediazione simbolica. Non è così. È anzi stato probabilmente lo sradicamento forzato del popolo ebraico dalla sua terra a nutrire per secoli l'idea di una nuova terra ideale. a mio avviso. sterminandone le tribù che vi erano insediate. qualcosa che non ha 180 181 . che fosse patria comune per tutti. ma trova le sue origini nell'area mesopotamica. che si sono sviluppate nel mondo. una dialettica fra una interpretazione esclusivistica e tribale della preferenza divina ed una interpretazione universalistica e messianica. nel monoteismo ebraico si è infatti aperta.

La merce è indubbiamente sensibile. storicamente. la chiave interpretativa del cosiddetto "carattere religioso" della società americana. è mistico-religiosa. che presupponeva l'espulsione massiccia dei suoi abitanti. debba esistere per sempre. genialmente. lo stesso Marx aveva. una logica di appropriazione privata della divinità. La democrazia nell'epoca della globalizzazione Il popolo al potere . multilinguistico e multireligioso — progetto. giungere all'estensione di questo principio proprietario a tutti gli ambiti del mondo ideale. tutti i confini disciplinari. inevitabilmente. Tutto questo non mi stupisce affatto. di conseguenza. perché non è questo l'oggetto del mio saggio. perché il tema della democrazia "sfonda". ma è bene averne parlato. a mio avviso. Non è questo l'oggetto. Qui.nulla a che fare con questo messianesimo universalistico: è solo il triste progetto di colonizzazione di una terra già largamente occupata — in cui gli Ebrei erano il 2°/0 della popolazione totale e in cui vivevano in pacifica coesistenza con gli altri. La logica dell'impero ideocratico americano è. simbolicamente. multietnico. mi fermo. e quindi anche alla proprietà privata della divinità. ma l'idea che essa esista da sempre — il che. però. parlato della merce come di qualcosa di "sensibilmente sovraserisibile". perché una società basata sul fondamento della proprietà privata deve per forza. e quindi sovrasensibile. infatti. non è affatto vero — e che. all'interno del benemerito impero ottomano multinazionale. Qui sta infatti.

ma non posso neppure fare a meno di sognarlo. . economici. secondo lui. un sistema sostanzialmente unificato e solo gli ingenui e i superficiali pensano veramente che esso rifletta un vero pluralismo di punti di vista etici. politici e religiosi. Inol-tre. per essere esercitata. La simulazione di un mondo parallelo virtuale creato dai grandi apparati mediatici Lo scrittore tedesco Martin Walser ha recentemente auspicato che si possa prima o poi produrre. la democrazia presuppone. chi la v-uole rendere im-possibile. più esattamente.Presa in mezzo fra lo svuotamento della sovranità dello Stato na-zionale moderno e l'estensione dell'impero ideocratico americano fondato sui cinque monopoli. può vivere solo come democrazia di resistenza. lavori in modo sistematico per la disinformazione e la diseducazione. infatti. contro il sistema mediatico pre-so nel suo complesso. contro la religione. una sollevazione di massa simile a quella verificatasi a suo tempo. Il sistema mediatico di oggi è. Democrazia e informazione. un cittadino informato ed educato. è allora logico che. la democrazia non può vivere o. Non oso sperare che un avvenimento tanto auspicabile e positivo possa verificarsi presto. Accennerò a questi due fenomeni nei prossimi due paragrafi.

insieme a veri e propri scag..faccio qui solo l'esem-pio dell'italiano Tiziarto T erzani. Bisogna.Una simile affermazione. tuttavia. Come tutte le Chiese. curiosi e intelligenti . di tecniche di esclusione e di silenziamento dei nuovi ereti-ci e dei nuovi apostati ecc. pertanto. parlare male dei Musulmani è consentito). Non si tratta di vedere i singoli alberi. questo sistema dispone di una gerarchia. Non intendo. di un codice punitivo delle infrazioni (il politicamente corretto). Lo zoo mediatico comprende personaggi complessi. di un sistema inquisitorio (l'opinione pubblica). per chi non l'avesse ancora capito). guardarsi anche dal 182 183 . di un sistema simbolico di atti leciti ed illeciti (par-lare male degli Ebrei è proibito. ma di una semplice cautela epistemologica. ma i nomi sarebbero certamente centinaia . Non si tratta di un'esagerazione paranoide. ma di guardare la foresta.nozzi stipendiati da apparati economici e militari. necessario studiarlo par-tendo da un solo principio metodologico: tutto ciò che il sistema mediatico dice di se stesso è falso. negare il fat-to che esistano giornalisti con diverse opinioni politiche e diversi livelli di competenza professionale. ovviamente. è. Il sistema mediatico di oggi è una vera e propria "Chiesa dell'in-formazione". volutamente provocatoria e tranchante. richiede una spiegazione. che ha sostituito il vecchio clero religioso nella funzio-ne di mediazione simbolica fra dominanti e dominati e nella funzio-ne di interpretazione teologica della divinità monoteistica attuale (il mercato.

La sua natura "gratuita" lo porta comunque ad informarsi anche di Il popolo al potere zzazion e L a dem ocrazia nel l'epoca della globa l cose non direttamente legate alla sua sopravvivenza individuale e di gruppo. è solo la forma migliore di socializzazione politica. . La natura umana . razionale e sociale . il ceto dei colti. che reaszkce ad ogni strategia di addomesticamento. Se è informato dell'eventuale arrivo di tempeste. invasioni e pericoli. lungi dall'essere "originaria". dei semicolti e dei similcolti ecc. i partiti comunisti. la tradizione borghese. Coloro che lo dirigono. l'umanesimo occidentale. carestie. e ciò avviene proprio per la sua natura "generica" e proiettiva. tipo il proletariato. in grado di "lavare" il cervello umano. e la stessa democrazia. per-ché gli permettono di situarsi nel mondo naturale e sociale.è il so/o fattore metastorico di resistenza. ma fidarsi solo di una scommessa razionale sulla vecchia e buona natura umana. ma il suo risultato è reso ontologicamente e psicologicamente impossibile dalla natu-ra "generica" e plastica della natura umana. reattiva e generica. e so/o su quella. Non bisogna allora contare su al-cuna presunta potenza sociologicamente e politicamente definita. L'uomo è un ente naturalmente affamato di informazioni. si ripromettono proprio questo scopo orwelliano. Se fosse una formica.catastrofismo apocalittico e dal pensare che il sistema mediatico sia un mostro onnipotente. potrà organizzarsi per tempo per limitarne i danni..plastica.

) hanno utilizzato il sistema della gestione centralizzata e censoria dell'infolmazione. il che implica anche l' immedesimarsi negli altri. fascismo ecc. 184 185 I sistemi detti impropriamente "totalitari" (comunismo. tuttavia. in quanto ente naturale generico. . ma le tecniche per raggiungerlo possono variare. Questo processo di privatizzazione dell'informazione può. a questo proposito. che progetta e cerca di dare un senso al mondo. anche se non ci fosse alcuna possibilità di diffusione di questi eventi nel suo ambiente naturale e sociale più prossimo. concentrandola tutta in un unico centro direzionale fortemente ideologico. Lo scopo manipolativo da raggiungere è il medesimo. apparentemente opposte ma in realtà complementari: la restrizione dell'informazione e la saturazione dell'informazione stessa. di 180 gradi. L'informazione fa dunque parte del corredo biologico e naturale dell'uomo negli stessi termini della teoria dell'evoluzione e dell'adattamento. anche un processo di "privatizzazione" di gruppo dell'informazione stessa. ma. è evidente che una carestia. quando l'informazione diventa un fatto "sociale". un vero parco naturale didattico. un'epidemia o una guerra civile lo impressionano. apparentemente. Questo sistema. ma. La storia del Novecento è. si verifica. assumere due forme fondamentali.potrebbe disinteressarsi di ciò che accade in un formicaio agli antipodi del Pianeta. ovviamente.

necessariamente molto brevi: nella storia evolutiva della manipolazione. come minimo comun denominatore. È evidente che la manipolazione totalitaria funziona solo in momenti di mobilitazione parossistica. Questa emittente vorrebbe che si credesse a tutto ciò che dice e. ovviamente. al di fuori di una percentuale minoritaria di tifosi ideologici e di creduloni professionali. essa assomiglia all'iguanodonte. non all'homo sainens. in ultima istanza. sulla distorsione per selezione — il video fa vedere solo immagini compatibili con la legittimazione ideologica del potere — ma il suo tessuto fondamentale va al di là della pur necessaria distorsione per selezione. neppure in ciò che era accidentalmente vero. di fatto. La manipolazione attuata oggi dal circo mediatico si fonda sempre. ha verificato ampiamente questo assunto. Chi scrive. il risultato è che nessuno crede a niente di ciò che dice. in quanto è fondato sulla delimitazione ferrea di un "campo consentito" di opinioni plurali. Farò qui solo l'esempio della copertura mediatica dell'aggressione militare all'Irak del 2003. viaggiando nei Paesi detti "socialisti" e nella Grecia dei colonnelli fascisti. per evidenziare tre elementi di questa manipolazione: l'oblio . in quanto permette la concentrazione del dissenso nello stesso punto in cui vorrebbe concentrare il consenso. La gente non credeva in nulla di ciò che sentiva. sembra fatto apposta per produrre effetti modestissimi.darwinianamente debolissimo. la compatibilità con la monistica unicità del potere. l'emittente ideologico-politica. la cui pluralità ha.

tuttavia. Come è noto. il circo mediatico ha contato sulla volatilità e sulla memoria corta della plebe televisiva saturata. anziché connotare gli aggressori come criminali contro l'umanità. Entrambe queste motivazioni si sono dimostrate prive di qualsiasi fondamento.scientificamente programmato. infine. nei sei mesi precedenti il mese di guerra vera e propria USA-Irak (dall'ottobre del 2002 al marzo del 2003). ed è passato in blocco alla nuova motivazione: l'esportazione della democrazia e l'instaurazione di un nuovo Medio Oriente "democratico" (traduIl popolo al potere globalizzazione La democraz a nell'epoca della zione: che accetti la colonizzazione di Israele in Cisgiordania e il prezzo del petrolio fissato dagli USA). e l'esistenza di una collusione fra Iraq e Al Qaeda nell'azione dell'Il settembre 2001 a New York. allora ha simulato la credibilità delle due motivazioni addotte per legittimare l'aggressione: l'esistenza delle famose armi di distruzione di massa. ma si tratta di questioni. alla faccia del diritto internazionale. da parte di Saddam Hussein. la distorsione per selezione e.cioè il plebeo . L'homo videns. la pace e le leggi di guerra. che hanno per me un'importanza assolutamente capitale.per dirla con l'ultimo Popper . Il lettore abbia pazienza. la delimitazione del campo consentito di opinioni. il circo mediatico sapeva perfettamente che la guerra era già stata pianificata e decisa. Iniziamo dall'oh/io scientificamente programmato.

tra cui la rete in lingua araba Al lazeera. una si-gnora isterica in carriera gridava. vedevo. e. per ore e ore.rintronato dal piccolo schenno. non ha più la memoria di un elefante. Nel nostro principale canale televisivo. che mi mostrava le luci dei videogiochi rassicu-randomi sul fatto che il dittatore aveva ormai le ore contate. ufficiali che dicevano che avrebbero forse perduto. Passiamo alla distorsione per selezione. corridoi di ospedale pieni di morti e feriti. passando dalla lingua araba alla più familiare lingua italiana. i mesi dell'aggressione. per vedere tutti i no-stri telegiornali e anche alcuni stranieri. soldati iracheni che si battevano come pote-vano. però. Mi rendo conto che questa tecnica della . non è fatto per ricordare. Se passavo. ho approfittato del nuovo tempo libero legato alla condizione di pensionato. ad Al Jazeera. mostrando delle luci e dei fuo-chi in lontananza. se ho scelto male l'esempio). soprattutto. Sembrava un videogioco. Sembrava di osservare due realtà distinte e incommensurabili. Nel marzo e nell'aprile del 2003. bambini senza più gambe ecc. ed era a tutti gli effetti un videogioco. nella notte di Bagdad: «Vedete! Sono i bombar-damenti! Vedete! Hanno colpito i palazzi di Saddam! Vedete! Han-no colpito il covo del dittatore!». ma quella di una farfalla (il lettore etologo ed esperto in comportamento animale mi scuserà. ma poi avrebbero organizzato una resistenza destinata a durare anni. Cambiavo canale e subito. rivedevo la signora isterica in carriera.

allora. la cui moderazione. in realtà. ai cui fian-chi si muovono altri giovani catafratti. intendo tutti e sette i canali televisivi nazionali (i tre statali. in cortei pieni di giovani mascherati e dipinti. i tre privati berlusconiani e La 7). alcuni in trampoli. inopportuna ecc. tutti i giornali e tutti i politici. i "moderati". 186 187 Concludiamo. infine. e indignato. . chissà perché. consiste nel legittimare la guerra. lo strumento tecnico fondamentale del funzionamento del circo mediatico e non c'è bisogno neppure che mi ci fermi sopra troppo. e i "pacifisti". In tutto il circo mediatico italiano . da un lato. dato che mi ha coinvolto direttamente. solo l'esempio della guerra irachena. che rompono vetrine ampia-mente assicurate.e. con la dell/n/fazione del campo consentilo di opinioni dichiarate accettabili. Ci sono dunque. però. perché Noam Chomsky ne ha illustrato dettagliatamente il funzionamento. Farò. il cui pacifi-smo consiste nel salmodiare come pecore in processione. da Alessandra Mussolini a Fausto Bertinotti. allora le cose effettivamente cambiano e la furia lucida contro il circo mediatico aumenta. capita di essere uno spettatore diretto. Se. sbagliata. senza alcuna eccezione . Chi invade il campo perimetrato dell'informa-zione. Questa delimitazione è.la perimetrazione delle posizioni possibili sulla guerra è ferrea: va dalla guerra legittima (che definirò guerra) alla guerra ingiusta. (che definirò pace). dicendo tutto.distorsione attraverso la sapiente selezione di immagini è vecchia come il cucco.

Il sistema mediatico. sta avvenen-do qualcosa del genere. anche armata. in un clima di omertà generale di tutto il ceto politico (e quando dico tutto intendo tutto. non fa parte né del popolo dei moderati né di quello dei pacifisti. degli estremisti e addirittura dei sospetti fiancheggiatori dei terroristi.come chi scrive. e la sostiene non in base ad affabulazioni sociologiche pseudomarxiste. perché sostiene integralmente la legittima resistenza. del popolo iracheno. Nel processo di americanizzazione del circo media fico europeo. era sostenere che i Vietnamiti aveva-no ragione. ma in nome della dottrina giusnaturalistica della guerra giusta. risalente addirittura a Ugo Grozio. Noam Chomsky descrisse qualcosa di simile. un tempo strisciante ed oggi galoppante. e mi dispiace se qualche lettore idenI l po po lo al p o te re La democrazia nell'epoca della globalizzazione titano riterrà questa opinione "qualunquista": meglio qualunquista che connivente). Era consentito dire sia che si era per la guerra sia che si era contro: la sola cosa non consentita. è escluso dalla tribuna mediatica "pluralistica" ed inserito d'ufficio nel sordido mondo dei fanati-ci. sia pure con le tre . da Alessandra Mussolini a Fausto Bertinotti. a proposito del rapporto fra tutto il circo mediatico americano e la guerra del Vietnam 1964-1975. ritenuta riprovevole e folle. A suo tempo.

infatti.il contenuto o anche solo l'argomento del dibattito: l'unica cosa che rammentavano era. Il giorno dopo.caratteristiche strutturali che ho segnalato. In molti casi. Qualche tempo fa. la passivizzazione prevale addirittura sulla disinformazione. ricevetti molte congratulazioni da parte di persone che mi avevano "visto" alla televisione. una sofisticata macchina. di avermi "visto". dalla curiosità (Neugier) e. soprattutto. dall'equivoco (Zwezdeutigkeit). non è e non sarà mai il Grande Fratello. È. una sorta di stato permanente di equivoco. appunto. Del resto. Solo allora mi resi pienamente conto dell'esattezza della diagnosi. deducendo per questo che fossi una persona molto più importante di quanto avessero creduto fino a quel momento. però. fui ospite di un noto talk show televisivo. secondo il quale i tempi moderni erano caratterizzati dalla chiacchiera (Gerede). diretto dal sapiente istrione ex-comunista riciclato in neo-conservatore Giuliano Ferrara. Il risultato della saturazione mediatica è. il filosofo marxista noto quasi esclusivamente per aver ucciso la moglie in - . Dal momento che sono in vena di raccontare episodi autobiografici. mi accorsi che pochissimi ricordavano . cioè un invito permanente a non approfondire. ne ricorderò uno. Chiesta a costoro la loro opinione su quanto avevo sostenuto. programmata per la disinformazione e per la passivizzazione atomizzata dell'individuo isolato e inchiodato davanti allo schermo televisivo. anche Louis Althusser. emessa da Martin Heidegger fin dal 1927 in Essere e Tempo.a distanza di meno di un giorno .

Non lo è. Il suo scopo è la gestione flessibile della disattenzione pubblica e della saturazione dell'attenzione privata. e per "scuola moderna" intendo fondamentalmente il sistema di insegnamento pubblico sottratto al monopolio degli apparati religiosi di vario tipo. In questo corso di lezioni. dicendo in una intervista: «Io sono famoso per la mia notorietà». Non ha senso spostarlo a destra e/o a sinistra. nasce simbolicamente da un corso di lezioni sulla pedagogia tenuto da Immanuel Kant. così com'è. poco prima di morire. . possa essere compatibile con la democrazia. Dal momento che il suo telos immanente è la disinformazione.un momento di follia. e per questo ritenuto poi penalmente non punibile. Democrazia e istruzione. solo un ingenuo può veramente pensare che. La fine dell'idea di scuola e di università sorta nell'epoca dell'Illuminismo e del Romanticismo europei La scuola moderna. che continuo a ritenere possibile e necessaria. "fotografò" la situazione. 188 189 La democrazia. Il sistema mediatico attuale è inguaribile ed incorreggibile. i cui appunti furono raccolti dai suoi studenti. si affermerà senza e contro il sistema mediatico.

infatti. che sorse quasi simultaneamente nella Francia napoleonica e nella Prussia dei riformatori. dove venivano pra-ticate con la stessa serietà le scienze naturali. volle una scuola generalista e il massimo modello dell'antichità era il Liceo di Aristotele. il moderno liceo classico nacque in Prussia e il moderno liceo scientifico nacque in Francia. rilevava Kant. non hanno di mira l'adeguamento (Anpassung-) al mondo così com'è. Nel Liceo di Aristotele.Kant sostenne che un progetto ideale universalistico di insegnamento scolastico non avrebbe dovuto essere realizzato dai Principi o dai genitori degli allievi: i Principi. il problema dell'educazione moderna è posto in modo insuperabile. In estrema sintesi. circa un decennio dopo le lezioni kantiane. furono i Principi ad organizzare il nuovo e inedito sistema scolastico. ma devono avere come proprio scopo (telos) l'idea di un mondo migliore. hanno come criterio di orientamento la forza e gli interessi dello Stato. Il popolo al potere globalizzazione La democrazia nell'epoca della che creò il liceo moderno. La magnifica generazione di pedagogisti e di studiosi. la filosofia e le scien-ze politiche. Queste due magnifiche scuole non sorsero certo sulla base di sterili (e allucinanti) dibattiti sulla superiorità o sull'inferiorità del greco rispetto alla matematica o del latino rispetto alle scienze naturali. Così. però. infatti. mentre i genitori sono inevitabilmente orientati dalla prospettiva del successo economico e di carriera dei figli. L'insegnamento e l'educazione. era inconcepibile l'esi-stenza di un . È vero che.

Da qui. quindi senza tortura. perché la nuova classe borghese. L'abolizione della tortura.chiacchiericcio specialistico sulla "superiorità" dello studio degli animali o dello studio comparativo delle costituzioni politiche. ad esempio. ha certamente avuto una genesi storica particolaristica. dal momento che non dovevano più esserci schiavi e servi della gleba. non era più in-teressata a mantenere l'ordine tagliando a pezzi i corpi dei ribelli. ma solo uomini formalmente eguali. Questo principio lega insieme armonicamente il princi-pio illuministico della razionalità e il principio romantico dell'eman-cipazione. Nello stesso tempo. a differenza della vecchia classe feudale. ma era invece interessata a nuove forme di disciplinamento produttivo. l'aboli-zione della tortura. occorre evitare un tipico errore filosofico. L'unica superiorità concepita era il modello per cui il sapere era fine a se stesso. Si tratta di un liceo "borghese". quindi classista e non universalistico? Su questo bisogna intendersi e. non più inquisitorio. modellate sul nuovo sistema di fabbrica Vizctory system). il conseguente "incivilimento" delle pene ed anche il nuo-vo processo penale. per farlo. pur essendo . in cui cadono tutti gli storicisti: la confusione fra genesi particolare (Genesís) e validità universale (Geltung). Il modello del liceo moderno è dunque questo: l'educazione è fine a se stessa e deve tendere ad un mondo migliore di quello presente. anche se nessuno negava che le ricadute tecniche fautrici dell'innovazione erano gradite ed approvate.

in cui lo studente potrà sovranamente scegliere in base ai propri "interessi". nessun eaballero). distruggiamola e facciamo un'unica rete di scuole professionali calibrate sulle cosiddette "esigenze del mercato". cioè fra genesi particolare e validità universale. in nome di una scuolasupermercato à /a carte. di fatto. aveva però anche una validità univer-sale.nesi e validità. lo spinello facile e l'involgarimento dei costumi. Il liceo umanistico è un liceo bor-ghese? Distruggiamolo."borghese" ed avendo così una genesi storica particolare. io ho . Chi ha distrutto.si riempirà certamente di più dell'aula di fisica o di letteratura. todos caballeros (quindi. La riforma Gentile ha avuto la sua genesi nel primo governo Mussolini? E allora. questo insuperabile e mai tanto stimato modello di scuola? Esiste una corrente polemica. la fine della selezione meritocratica. Io sbeffeggiamento degli insegnanti. con il tempo. 190 191 Non ho mai incontrato uno storicista — e in vita mia ne ho conosciuti molti. anzi ad nauseam — che riuscisse a capire concettualmente questa semplicissima distinzione fra ge. in nome dell'antifascismo. aboliamola. ad abundantíam. Tuttavia. in quanto si avvicinava maggiormente a un ideale di umani-tà civilizzata e pacifica. così l'aula di ascolto di musica rock. che dà la colpa al cosiddetto Sessantotto e all'arrivo di plebi irredimibili. che volevano il voto unico.

fatto l'insegnante liceale per ben trentacinque anni (dal 1967 al 2002). l'aspetto centrale. Essendo la bor-ghesia e il proletariato classi complementari. Non nego che lati plebei di questo tipo ci siano anche stati. Si profila una nuova società. ma non ne hanno costituito. caratterizzata da differenziali di ricchezza. all'interno di un passaggio storico ed epocale fra un tardocapitalismo ancora tar-do-borghese e un vero e proprio nuovo capitalismo senza classi. ho vissuto giorno per giorno lo smantellamento progressivo del vecchio liceo generalista — non importa. ma anche dalla sparizione graduale di identità collettive e culturali di tipo . inevitabilmente post-borghese e post-proletario. se classico o scientifico: per me. a mio avviso. sono sempre stati egualmente educativi — e non condivido questa teoria elitaria alla Julius Evola e alla Tocqueville sul catastrofico avvento delle plebi "democratiche" spinte dal regressivo principio dell'invidia. che procedono sem-pre in coppia come i carabinieri di una volta. di potere e di sapere ancora più feroci dei precedenti. Questa autodistruzione si è invece basata su di un suicidio cultura-le e sociale della stessa classe media borghese. Il vettore dell'autodistruzione del liceo europeo basato su un modello di educazione generalista e non professionale. il tramonto dell'urta Il popolo al potere La democrazia nell'epoca della globalizzazione comporta anche il tramonto dell'altro. non è stato primariamente l'avvento sociale della nuova plebe "democratica".

ovviamente. fare completamente a meno di un'istruzione generalista (leggere. ma fondato su un' idea universale di educazione. quindi non solo contingenti e casuali. Anche qui la barbarie pedagogica cerca. la sintassi ecc.g-oes). Silvio Berlusconi. mostra di non aver capito proprio niente!). la calligrafia.specificatamente "classista". informatica). per sua natura. dà infatti luogo ad una modernità "liquida" . Quando la borghesia c'era ancora (Giovanni Gentile) era possibile riprendere gli ideali umanistici.in cui l'identità non è più definita dal modello di un Io consolidato . Le attuali riforme scolastiche. Tullio De Mauro. l'analisi logica e grammaticale. tutti corrono incontro a chi applica meglio il nuovo "regno delle tre i" (inglese. segnano la fine del sogno kantiano di un sistema scolastico non direttamente basato sulle esigenze dei principi o dei genitori. che non può. far di conto). impresa. integralmente plasmato sulle esigenze esterne del mercato. scrivere. in nome del principio falsamente anti-autoritario del "tutto va bene" (everything.uso qui il termine proposto da Bauman . che un serio esame comparativo constaterebbe essere molto simili in tutto il mondo. ora che non c'è più (Luigi Berlinguer.modello che ha funzionato da Platone a Freud . di distruggere l'ortografia. Letizia Moratti: chi li distingue. Il nuovo lavoro. Le persone di normale . Questo processo distruttivo risparmia parzialmente la scuola elementare..ma sul modello di un "io minimo". flessibile e precario.

lezioni di birmano. sperano ovviamente in una inversione di tendenza. una spiegazione sociologico-storica. cioè al modello di una scuola-azienda. Le classi dirigenti hanno sempre mantenuto il controllo sui grandi processi di riconversione economica e finanziaria. che ha potuto così attuare in corpore vili l'applicazione della propria visione del mondo sociologica e nichilistica.alla plebe sociologica sessantottina "di sinistra". Uno sciame di cavallette scolarizzate ha cercato prima di applicare al sistema scolastico il principio fordista della catena di montaggio ed è passato poi al suo apparente contrario. in cui tutti gli studenti sono pensati come futura forza-lavoro in formazione e del modello della scuola-impresa. ma noto che essa tarda a giungere anche qui. quindi ipso facto irrilevante . . chi si stupisce di questo. in questo. mentre hanno abbandonato la scuola settore che non dava profitti.intelligenza e sensibilità. Il portatore della UOI è un polivalente e manifesta la propria incurabile idiozia in modo "pluralistico". così come è pluralistico un ballo in maschera di pagliacci. non conosce il principio dialettico. sedute di kamasutra per adolescenti disinibiti. Si dirà che non c'è nulla di più contrario e incompatibile del modello di una scuola fordista. C'è. che ignorano la produzione specialistica dei pedagogisti pazzi. che definirò Unità Ontologica della Idiozia (UOI). che invade il mercato di déphants pubblicitari M concorrenza con altre scuole. che compete sul mercato con altre scuole proponendo corsi di astrologia. però.

e il master ognuno se lo paga da sé). quindi nessun dottore. spingendo verso l'alto e soprattutto verso costi sempre più insostenibili i titoli di studio spendibili veramente sul mercato (tutti dottori. si formano gli operatori tecnici e scientifici e si seleziona il personale dirigente. prima erasmiana e poi positivistica. perché in esso si fa anche e soprattutto ricerca ed innovazione. Anche qui. per cui il minimo per beccare un buon stipendio è il master.Il sistema universitario è più importante di quello della scuola secondaria per la riproduzione economica. In queste condizioni. Ad un popolo disinformato dal circo mediatico deve corrispondere un popolo diseducato da un sistema formativo. il crollo della vecchia università. la sola democrazia possibile è una democrazia di resistenza. ma credo che il lettore abbia già colto il centro del problema. ha prodotto una sorta di caos aziendale programmato. Potrei continuare. 193 192 La democrazia nell'epoca della globalizzazione Il popolo al potere La tentazione dell'esodo individuale e della secessione comunitaria . che ha sostituito un modello universalistico di origine borghese con un modello aziendale di origine postborghese e post-proletaria.

che si sanno completamente inutili. Non è infatti vero che il "pubblico" esista sempre e non sia. privata ormai di ogni sovranità politica nella nuova situazione storica prodotta dal sorgere degli imperi ellenistici autocratici. Solo una tribù di masochisti può approvare la messa in atto di sacrifici. In una Atene. Quando il pubblico diventa il luogo di una manipolazione dall'al-to.Il diritto alla secessione. È inve-ce più interessante studiare le ragioni. era legittimo che un gruppo di amici .gli epicurei si chiamavano l'un l'altro "amici" e praticavano una solidarietà reciproca. da una comu-nità. di fatto. che non lascia speranze reali di rovesciamento in un tempo "ge-nerazionale" chiamo "tempo generazionale" la porzione di tem-po storico alla portata di azioni di modificazione di una determinata generazione . per cui secessioni di questo tipo sono già avvenute in passato. in cui per varie ragioni non ci si riconosce più. denominata "il Giardino". alla comunità dei beni potesse pensare ed attua-re un "esodo dal pubblico". è un esempio di secessione post-democratica. individuale e di gruppo. non sia consentito lasciare equivoci. giustificato "secedere" da esso. Credo che. è un diritto democratico altrettanto importante del diritto alla costituzione di una nuova comunità o all'integrazione in una già esistente. quindi. La scuola filosofica di Epicuro.è più che giustificata una secessione. su questo punto. Il principio dell'Utopia alla Ernst Bloch resta valido . che giungeva talvolta.

dunque. Se si vuo-le. alla manipolazione mediatica . sperimentare una forma di vita comunitaria di gruppo prima che giunga la propria morte individuale. certo. il monachesimo occidentale benedettino nacque da una scelta di secessione dalla società tardo-ro-mana dilaniata dalla guerra greco-gotica (535-553). in assenza di ragionevoli speranze di effica-cia trasformativa. Non è. che vi siano possibilità concrete di atti-vità pubblica democratica. oggi. Eh no! Ci sono situazioni storiche bloc-cate. ma. In questi casi.come prospettiva. nei due paragrafi precedenti. Credo. nello stesso tempo. 194 195 Siamo. Per fare un solo esempio storico. non per sempre. infatti. non scriverei un saggio sulla democrazia. e non solo di testimonianza a futura memoria. ma un manuale di sopravvivenza sotto la tirannia. per cui «c'è sempre qualcosa da fare». l'esodo mi sembra consentito. in una situazione di questo tipo? Se pensassi vera-mente di sì e che non ci sia più nulla da fare. individualismo egoistico dire che ogni persona ha il diritto di non impegnare la propria vita in attività pubbliche prive di prospettive. ma non è giusto imporlo come principio operativo. è del tutto giustifi-cata la formazione di comunità protette derivate da una secessione. Ho accennato. ma bloccate almeno per un tempo ge-nerazionale. esprimo il mio fastidio e la mia ripug-nanza per tutte le forme di ottimismo artificiale. di per sé.

onnipervasiva e soffocante e alla distruzione di un si-stema scolastico educa tivo, sostituito da una sorta di "formazione permanente" eterodiretta dal mercato: è un quadro desolato, an-che perché la sproporzione di forze è tale da non lasciare soverchie speranze in una inversione di tendenza storica a breve termine. Allora, che fare? La questione non può essere risolta con prescrizioni apodittiche, in questa sede, ma soltanto impostata. Credo che, nella realtà, non si ponga mai una opposizione "secca" fra secessione e partecipa-zione, ma si diano concretamente varie forme di mescolanza fra i due estremi. Ogni partecipazione democratica comunitaria, infat-ti, presuppone che sia avvenuta in precedenza una secessione da una pseudopartecipazione manipolata. Questa secessione può, a sua volta, dar luogo o ad un isolamento volontario di lungo perio-do in "comunità protette", in cui attuare tranquillamente le forme di vita preferite, o a nuove forme di aggregazione politica, incom-patibili con l'inserimento volontario subalterno nel quadro sociale e politico precedente. In proposito, non si possono e non si devono dare ricette valide per tutto (e dunque per nulla), ma occorre discu-tere, caso per caso, se e fino a che punto un esodo sia giustificato e
Il popolo al potere La democrazia nell'epoca della globalizzazione

una secessione opportuna. Posso, qui, dire soltanto che cosa ho
deciso di fare concretamente io stesso, senza pretendere che abbia un valore

universalistico estendibile a tutti. Personalmente, ho effettuato una secessione personale dalla partecipazione al sistema elettorale italiano, a partire almeno dal 1992, e questo non certo per ragioni di astensionismo anarchico e vetero-comunista - figuriamoci! - in quanto in qualunque momento mi riservo di ritornare a votare, se lo ritenessi utile o opportuno, ma perchè sono arrivato alla conclusione che l'attuale sistema elettorale italiano costituisce in realtà un partito unico filo-americano, in cui le alternative sono in gran parte fasulle. Mi rendo conto che, con questa affermazione, posso irritare una parte dei miei possibili lettori, ma preferisco la sincerità irritante all'ipocrisia soporifera e compromissoria. Ho anche effettuato una secessione, a volte dolorosa, con la comunità informale del cosiddetto "popolo di sinistra", cui avevo appartenuto per decenni, e questo non certo perché nel frattempo io sia divenuto "di destra" - rifiguriamoci! - ma perché sono giunto alla conclusione, che sono peraltro sempre pronto a rimettere in discussione, che la dicotomia fra Destra e Sinistra è obsoleta, non è più in grado di descrivere le nuove contraddizioni storiche e sociali, e dunque di consentire la nostra collocazione in esse, e infine che questa dicotomia è ormai una protesi politologica artificiale, che viene reimposta durante la simulazione elettorale per attivizzare e galvanizzare il popolo dei fedeli identitari. Questa opinione non è accettata ed è considerata sufficiente per emanare decreti

di impurità e di esilio spirituale.
196 197

Potrei continuare, ma non è necessario farlo, in quanto, con l'esplicitazione pubblica di alcune mie secessioni personali, ho voluto ricordare al lettore che certamente anch'egli ha provato l'esperienza di esodi e di secessioni, magari diversi dai miei, ma a volte egualmente traumatici. L'esodo è infatti quasi sempre di due tipi interconnessi: esiste un esodo dalla propria precedente identità', quasi sempre maturata in gioventù e poi mantenuta per anni o per de cenni, e un esodo dalla propria precedente conzunità elettiva, di tipo religioso, ideologico, politico. La capacità di secessione è un segnale di forza, non di debolezza: rivela che la propria identità non è necessariamente rigida e paranoica, ma aperta a nuove esperienze e a nuove rimesse in discussione. Tutto ciò non ha nulla a che fare con il cosiddetto "pentimento", modalità non a caso privilegiata dalla tradizione gesuitica, clericale e controrifoimistica italiana, cui si sono recentemente unite le bande di ex-comunisti in riciclaggio professionale collettivo. L'esodo permette la costituzione di nuove possibili aggregazioni. D'altra parte, la Storia è composta da simili fenomeni ed è intessuta di processi dialettici di secessioni meditate e razionali e di nuove aggregazioni, altrettanto meditate e razionali. Sarebbe strano che la storia della democrazia ignorasse questa dialettica.

Natura e società. La democrazia oggi fra ecologia naturale ed eguaglianza sociale
Il rapporto degli uomini con la natura è strutturalmente ed inevitabilmente mediato dal rapporto sociale e politico, che gruppi di uomini stabiliscono con altri gruppi di uomini, sia all'interno che all'esterno della propria comunità. Non può, dunque, esistere una "democrazia ecologica", che non sia anche congiuntamente una "democrazia sociale". Persino Robinson Crusoe non può sfuggire a un determinato rapporto "sociale" con la natura dell'isola deserta in cui è naufragato, perché la sua "socialità" si manifesta attraverso l'educazione precedentemente ricevuta (si costruisce una capanna ecc.). Egli ha anche modo di rifornirsi di attrezzi e strumenti dalla sua nave, finché questa non resta incagliata e sparisce fra i flutti, e il suo rapporto con la natura circostante è mediato dall'uso di tali attrezzi. Chi immagina una sorta di "robinsonismo originario" di tipo pre-sociale - e tutta l'economia politica si basa
ll popolo al potere globalizwzione La democrazia nell'epoca della

su questo errato presupposto - non sarà filosoficamente in grado di comprendere il rapporto fra natura e società. In questo paragrafo, non considero necessario fare un lungo rias-sunto divulgativo sul problema ecologico, presupponendo nel letto-re una conoscenza delle sue coordinate basilari. Non sono un

esperto dello "sviluppo sostenibile", perciò non sono in grado di stabilire, volta per volta, i limiti del cosiddetto "impatto ambientale" (im-pianti chimici inquinanti, linee ferroviarie ad alta velocità, tralicci elettrici, depositi di rifiuti tossici ecc.). Ritengo che in questo cam-po si abbia a che fare con un sapere inevitabilmente specialistico, che va al di là delle mie competenze esclusivamente storiche e filosofiche; mi considero, però, in grado di impostare in modo raziona-le il problema del rapporto fra ecologia e democrazia. Questo pro-blema presenta vari aspetti, allora la cosa migliore è esaminarli uno per urto, anche se in modo inevitabilmente sommario.

In primo luogo, ritengo legittimo che una comunità, insediata in un determinato territorio, in cui vive e da cui trae anche risorse naturali, non possa essere esautorata da pronunciamenti esterni di carattere "tecnico", che la esproprino dei suoi poteri decisionali di autogoverno. Non nego assolutamente che ci sia anche un aspetto propriamente "tecnico" di competenza di geologi, di agronorni, di medici ecc.; constato soltanto che questa competenza non è mai completamente "neutra" e che gli stessi esperti dicono molto spesso cose opposte. Il giorno in cui scrivo queste righe, leggo sui quotidia-ni pareri diametralmente opposti sulla cosiddetta "influenza aviaria" dei polli: c'è chi tratteggia scenari catastrofici da vera e propria pandemia mortale e chi, invece, sostiene tesi ottimistiche e minimizzatrici. Ebbene, tutti i

pareri che ho letto, dai più pessimisti-ci ai più ottimistici, sono di professori universitari di medicina e di veterinaria, cioè di cosiddetti "competenti" al massimo livello. In questa situazione, è più che normale che le comunità locali si ispi-rino a quel principio di responsabilità e di cautela, che Hans Jonas afferma essere il principale fondamento per la progettazione in-dustriale e sociale.
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In secondo luogo, so bene che l'aureo principio "pensare global-mente, agire localmente" è più facile enunciarlo virtuosamente che praticarlo concretamente. Pensare globalmente è difficilissimo, perché comporta conoscenza, informazione, educazione e sensi-bilità etica. Agire localmente è, invece, molto più facile e, in gene-re, l'agire locale di tipo ecologico si ispira al più terrificante egoismo comunitario (esempio: non vogliamo nel nostro territorio niente di potenzialmente pericoloso, ma, se lo spostate anche solo di die-ci chilometri, non abbiamo più obiezioni, togliamo i blocchi stra-dali e facciamo una bella processione di ringraziamento alla Madonna). Non è un caso che un autore come Wolfgang Harich, al-lievo di Ernst Bloch e a suo tempo perseguitato politico nella Germania Orientale, abbia sostenuto che solo una «dittatura ecologica il-luminata» potrebbe salvare il Pianeta, perché un sistema di demo-crazia locali non avrebbe potuto evitare lo scaricabarile egoistico, tipo: vogliamo l'energia atornica, ma non le centrali atomiche; vo-gliamo l'energia del carbone, ma non le centrali del carbone.

A volte. Si ha allora un paradosso. in direzione di un sempre maggiore sconvolgimento degli equilibri ecologici del Pianeta. previsto in milioni di esemplari. per ora. Il fatto è che a livello mondiale. ma. che cercherò di enunciare così: da un punto di vista razio-nale. una vera confusione. in cui l'uno mette in guardia Il popolo al potere globalizzazione La democrazia nell'epoca della dal deterioramento ecologico di un determinato territorio. mentre l'altro inneggia in modo lirico alla produzione di un nuovo modello di automobile. su questo.Posso capire che uno studioso disincantato come Harich sia giun-to a questa conclusione. Penso che ci sia. stanno facendo passi da gigante in direzione di un modello dei consumi altamente inquinante (ad es.. orientata a cambiare i modelli di vita e di consumo. questa pressio-ne non la si vede. sulla stessa pagina di un quotidiano si leggono arti-coli inconsapevolmente affiancati. ad esempio. da un punto di vista sociale e. le cose stanno andando nel senso opposto. si tratta di una fuga in avanti completamente illusoria. se non ci sarà prima una pressione democratica. una maggioranza di persone è già in grado di capire che sarebbe opportuno modificare radicalmente stile di vita e di consu-mo. politico. Nessun dittatore "illuminato" ci salverà mai da una catastrofe ecologica. l'automobile individuale). nonostante io sia un avversario radicale del circo mediatico. ed è appunto di questa . Non penso si tratti solo di ipocrisia. dovuta all'assenza di una concezione comune dello sviluppo umano. di conseguenza. L'India e la Cina. infatti. Nello stesso tempo.

mentre la parte "riformista" ha finito con il costituire irrilevanti protagonismi politici di fiancheggiamento alle forze cosiddette "normali" (ove normalità è uguale a indifferenza assoluta per le questioni ambientali di fondo e non solo di immagine turistica). in linea di massima. disgustati e delusi. la cui parte "fondamentalista" si è di fatto chiusa in una nicchia testimoniale e catastrofistica. A questo proposito. perché la democrazia è pur sempre un metodo per prendere decisioni politiche condivise da maggioranze informate ed educate. Siamo tutti stanchi. anche e soprattutto in Paesi come la Cina. e questa condivisione "formale" non può avvenire in assenza di una ben più importante condivisione "sostanziale" su che cosa propriamente significhi il termine di "sviluppo umano". se un problema è radicale anche le risposte lo devono essere. mentre il comunismo novecentesco è ormai un dato puramente storico. ma ci rendiamo anche conto che. Siamo tutti delusi dalla modestia dei risultati ottenuti negli ultimi due decenni dal movimento "verde". Siamo tutti stanchi e disgustati del chiacchericcio inconcludente sul periodico aprirsi e chiudersi mediatico del buco dell'ozono. 200 201 . l'insufficienza convergente e complementare dei modelli di crescita del capitalismo reale e del comunismo reale pesa ancora fortemente. pur se è bene ricordare che il capitalismo reale è oggi una realtà attuale.assenza che occorre parlare.

ho passato un periodo di studi universitari in Germania. di convincere la gente con la diffusione di libretti ed opuscoli ispirati allo sviluppo compatibile e alla rinuncia volontaria al modello consumistico di integrazione sociale? Il lettore mi permetterà qui una breve parentesi autobiografica.nel senso che mangia la natura circostante tuttavia non è possibile cambiare una concezione. forse. Pensiamo allora. in base non alla sua presunta "rivoluzionarietà". sta nel mutamento generalizzato nella concezione dominante dello sviluppo umano. Le condizioni sociali strutturali del mondo attuale sono caratterizzate da una logica. ed è stato l'unico della mia vita in cui ho fatto l'operaio. se non si cambiano prima le condizioni sociali strutturali. e l'integrazione consumistica occidentale. questo. che le fanno da supporto e da amplificazione. in cui esiste una sorta di "pendolarismo" fra la miseria. La vera classe operaia . anzi la sola vera radice di fondo. ma è anche un gruppo . che sorregge questo tipo di sviluppo. che dovrebbe essere accettato anche da chi non condivide ed anzi avversa la concezione marxiana del rapporto fra struttura e sovrastruttura (che io invece accetto. È. un principio.da non confondere con il modello idealtipico della ideologia marxista-leninista è uno dei gruppi sociali meno rivoluzionari che esistano. ma alla sua maggiore razionalità rispetto a tutte le altre concezioni a me note). A suo tempo.La radice. che ci fa accettare qualunque tipo di sviluppo pur di uscire da essa. che per sua natura è "fisiofago" .

che cosa può avvenire in quei tre Il popolo al potere globalizzazione La democrazia nell'epoca della quarti del mondo povero.estremamente socializzato e socializzabile. laddove gli intellettuali sono. ma nello stesso tempo lo considerava un prezzo più che ragionevole da pagare. in cui le industrie inquinanti locali e soprattutto estere collocano i loro terribili impianti? La risposta è purtroppo semplice: queste industrie troveranno sempre dei lavoratori. in cui è facile stabilire amicizie. costui lavorava in un impianto chimico bestialmente inquinante. diventai amico di un operaio specializzato turco. competitivi e suscettibili. Egli era perfettamente consapevole di questo pericolo. La sua filosofia era il carpe diem oraziano. che parlava un buon tedesco e leggeva anche la pagina letteraria del maggiore quotidiano di Istambul. pronti a fare qualunque cosa pur di uscire dalla miseria più nera e poter poi accedere ai vari livelli dell'integrazione consumistica proposta "universalmente" dal modello sociale della globalizzazione . complessati. Bene. Riflettiamo un attimo. uomo evoluto. i cui lavoratori si ammalavano regolarmente di tumori vari. Se un simile atteggiamento era riscontrabile in un lavoratore turco evoluto e scolarizzato nella Germania degli anni Sessanta del Novecento. Per farla corta. di regola. per poter spedire nel suo villaggio in Anatolia il denaro sufficiente per mantenere la numerosa famiglia allargata. e raramente ho potuto conoscere una persona tanto serena e socievole.

Basterà solo non farsi spaventare. la "morale provvisoria" che possiamo adottare consiste nell'appoggiare le comunità locali. Bisogna dunque uscire dal pendolarismo maledetto fra miseria e consumismo. in mancanza di un vero e proprio movimento mondiale. che si sappia assumere il compito di un mutamento radicale condiviso dei modi di vivere e di produrre. . Per adesso. che parlerà di posizioni reazionarie. che in varie parti del mondo si oppongono all'espropriazione dei loro territori e all'annullamento delle loro forme di vita comunitaria. in futuro. La democrazia è possibile e necessaria. ma antropologico Avviandomi alla conclusione di questo saggio e praticando quella estrema forma di narcisismo che è l'autorecensione positiva. nemiche del progresso. ispirate ad una critica romantica della scienza e della tecnica ecc. ma nessuno sa esattamente come. una posizione razionale sulle questioni ecologiche e sociali. Il suo enigma non è istituzionale. Sarà ovviamente impossibile evitare il battage mediatico e culturale del circo intellettuale.neoliberista. retrograde. e il non farsi spaventare diventerà sempre di più la premessa psicologica indispensabile per poter mantenere.

e ritengo di essere riuscito a farlo. Volevo aprire un campo di discussione problematica di tipo storico e filosofico. ovviamente. invece. perché. non se ne abbia a male. troverà certamente altri titoli che lo soddisferanno. con una buona ricerca bibliografica su Internet. Posso allora riassumere in due punti le mie conclusioni. ma non era affatto questo che mi proponevo. peraltro già ossessivamente anticipate nel corso della trattazione: non viviamo in una democrazia ed è bene non credere a tutti coloro che vogliono rassicurarci. democrazia migliorabile e così via. "risolto" il problema storico e teorico della democrazia. So perfettamente che il lettore pio e timorato di Dio e/o della nuova divinità idolatrica denominata "Politicamente Corretto Occidentale" avrebbe preferito una formulazione più moderata e possibilistica.devo dire di essere abbastanza soddisfatto del lavoro svolto. oggi entrambe ampiamente . democrazia minacciata. Non viviamo in una democrazia. migliorabile ecc. possibile e addirittura necessario. dicendo che in fondo. la democrazia non è un mito o una semplice ideologia di copertura di contenuti oligarchici insuperabili.. avrebbe deside rato un brillante pamphlet unilaterale. Chi. salmodiando il mantra della rassicurazione dei nuovi benpensanti unificati della ex-destra e della ex-sinistra. 202 203 Non ho. ma è qualcosa di auspicabile. minacciata. imperfetta. sia pure limitata. del tipo appunto democrazia imperfetta. nello stesso tempo. viviamo in una democrazia.

Non conosco. il gossip da bar sugli eventi sportivi e sulle prodezze sessuali dei divi e dei presentatori televisivi. Non siamo in democrazia. il lettore sa che non condivido neppure tali tesi. nessuno peggiore dell'ipocrita. però. se il popolo convocato regolarmente al voto come corpo elettorale decide a maggioranza di rinunciare alla sovranità della decisione partecipata. anche se. Se qualcuno insiste nel definire la democrazia una procedura di assenso elettorale maggioritario all'asservimento e alla rinuncia all'autodeterminazione nazionale. che sostengono che. sappia che fra noi Il popolo al potere Nota bIbliografica generale ci sarà soltanto. nel senso della corrente Rosenberg-Canfora. non ho nulla da dire a tutti quei maestri di tautolog-ia. anche qualora usassimo questo ter-mine nel senso inteso da Colin Crouch o. Di fronte a simili ipocriti. come argomento comune. accettando l'espropriazione della propria natura di demos razionale e sociale attraverso il dominio dei mercati finanziari e l'esistenza. confesso di preferire i sostenitori espliciti delle dittature illuminate. ovviamente. cioè democrazia come prevalenza del dernos. L'attuale dinamica della cosiddetta globalizzazione è infatti il più grande processo . allora il metodo democratico consiste proprio nella rinuncia cortsensuale alla democrazia come contenuto. di basi atomiche imperiali americane sul suo territorio. a sessant'anni dalla fine della seconda guerra mondiale. meglio."frollate". Certo.

posso chiudere. Senza una maggioranza di tipi umani e psicologici "democratici". perché non hanno fondamento. formale. su questo punto. funzionali alle tecnocrazie economiche. resta invece qualcosa di auspicabile. a mio avviso. perché la politica non è una vera e propria "scien-za esatta". E. Ogni altra antropologia sa-rebbe una civilizzazione dell'obbedienza eterodiretta. ma sostanziale. con questo. vi sono statistiche eloquenti per tutti coloro che pensano che la filosofia sia un'opinione. . intesa come ascesa del popolo al potere. L'enigma della demo-crazia non è infatti istituzionale. La democrazia. ma è il luogo del confronto fra gruppi umani caratte-rizzati dalla razionalità e dalla socialità. fra arricchimento di una mi-noranza e impoverimento di una maggioranza — su questo. perché solo la pratica comunitaria della democrazia può influire su quel decisivo livello della identità umana che è la socializzazione pacifica e razionale. le conce-zioni pessimistiche sull'uomo come lupo umano irredimibile. Necessario. la matematica invece una certezza — mettendo pure fra parentesi (ma non ho inteso farlo) la catastrofe ecologica. Ed è tutto. non i_mporta se da tiranni crapuloni o da saggi illuminati.di polarizzazione. la de-mocrazia resta un gioco politologico interminabile di simulazioni istituzionali. Auspicabile. possibile e necessario. che sia mai esistito nella storia mondiale dalle caverne ad oggi. Possibile.

che presuppongono un'equazione fra il sistema democratico e la nostra condizione attuale (cfr. Storta politica degli ultimi cento e cznquant 'anni (1789 1937) (De - . Il tema della democrazia è anche e soprattutto un tema di filosofia politica. De-mocrazzq e socialismo. Venezia 2004). Milano 1998). Elementi di Einaudi Scuola.. Preferisco mille volte Fini alle soporifere elencazioni classificatorie. Resta inteso che il lettore non vi troverà una bibliografia critica esaustiva sul tema della democrazia e degli altri temi collaterali trattati.C115 Plato.Nota bibliografica generale 204 205 Ho volutamente rinunciato ad appesantire il testo con delle note a piè pagina. sed mag is amica veritas. segnalo l'ottima sintesi di Francesco Valentini. - A proposito della concezione della democrazia come prevalenza del demos. Democrazzq e definizioni. Sudditi. Manifesto contro la democrazia (Marsilio. di cui condivido nell'essenziale il lato di "stroncatura". Giovanni Sartori. Ogni separazione dei meccanismi istituzionali dal più generale contesto sociale e comunitario serve solo ad esercitazioni scolastiche e/o ad operazioni di apologetica mediatica. Il Mulino. ma soltanto la segnalazione commentata di alcune delle opere da me effettivamente prese in considerazione. i miei due testi di riferimento fondamentali sono stati Arthur Rosenberg. Bologna 1976 ed anche Norberto Bobbio. Il pensiero poli-tico contemporaneo (Laterza. Una opinione "estrema" e radicalmente critica sulla democrazia. Nessuno se ne abbia a male: 171111. è esposta nel pamphlet di Massimo Fini. In proposito. ma nello stesso tempo ritengo opportuno segnalare i principali testi. cui faccio esplicito riferimento nello svolgimento delle mie argomentazioni. Bari-Roma 1979).

F. The Triti/ of Socrates (LittleBrown. Chi. Bari-Roma 2004). New York 1987). Controstoria del liberalismo (Laterza. democrazia. Stone. che mi ha convinto di più è quella di Alessandro Biral. Storia di un'ideologia (Laterza. evito l'elencazione della sterminata bibliografia e mi limito a tre sole segnalazioni. L'interessante interpretazione neoliberale ed anglosassone di Socrate. crede ad una sorta di armonica complementarietà storica fra il liberalismo e la democrazia. che scoraggiano l'arruolamento involontario di questi nostri lontani progenitori nell'immagine imperiale di un Occidente superiore al resto del mondo. può utilmente leggere Domenico Losurdo. Infine. BariRoma 2005). invece. Chi vuole leggere ulteriori argomenti.Donato. 1' epithymilikòn. Platone e la conoscenza alisé(Laterza. più volte citata. Bari-Roma 1997). L'irritazione del lettore pio e timorato della vulgata neolíbendeè garantita. 1' interpretazione di Platone. Personalmente. Les g-recs et nous (Perrin. Paris 2005). che ha nel profilo antropologico di ognuno il suo centro. ritengo che Biral abbia ragione. è quella di I. Se questo è vero. ma ritengo che vadano integrate con un apprezzamento maggiormente positivo di una forma politica democratica di tipo comunitario. Biral sostiene che in Platone non c'è la prevalenza del momento intellettuale puro e semplice sugli altri — il logistikòn si il desiderativo.ma il libro è de11938) e Luciano Canfora. e su quello del coraggio virile. il thymoezdès — ma un modello di equilibrio armonico dei tre. fra le molte esistenti. della "bobbiofilia" e della "bobbiolatria" politicamente corretta di oggi. può utilmente leggere Marcel Detienne. Bari 1971 . Il popolo al potere Nota biblio grafica generale A proposito dei Greci antichi. Si tratta di posizioni assoluta-mente insopportabili alla lettura per un seguace del "bobbianesimo". ne consegue che una . Io le condivi-do nell'essenziale.

Milano 1985). Capitale sociale ed individualismo (Il Mulino. la bibliografia è sterminata.interpretazione maggiolmente "democratica" di Platone diventa possibile. senza più riti di camerieri in marsina. senza dover effettuare stravolgimenti filologici e interpretativi. Paris 1983). Intervista sull'identità (Laterza. nella segnalazione. L'uomo moderno/post-moderno si serve ormai da solo. ma solo di una maggiore "informalità" pseudodemocratica: il fatto che ci si serva di caviale o di una salsiccia di seconda mano è infatti interamente demandato ai differenziali sempre crescenti di reddito. Roma 2004). Bari Roma 2005) e John Gray. BariRoma 2004). è quella del self service usata da Gilles Lipovetsky (cfr. la metafora che indica meglio la situazione attuale. ho applicato lo stesso "rasoio di Occam". Gallimard. Al Qaeda e il signhTcato della modernità (Fazi. Milano 1982) e Alain de Benoist. si veda Valentina Pazé. a due soli autori: Jean-Francois Lyotard. Il comunitari:~ (Laterza. Sul tema dell'individualismo si veda Robert Putnam. nel senso della ferrea autolimitazione. Per un primo orientamento problematico su questo tema. Fondamentali anche i due studi di Christopher Lasch: La cultura del narcisi:9mo (Bompiani. A mio avviso. A proposito del Post-Moderno. tuttavia questo non comporta affatto l'avvento di un maggiore egualitarismo o di una maggiore giustizia sociale. Milano 1981) e L'io minimo (Feltrinelli. Le sfide della post modernità (Arianna. La condizione post moderna (Feltrinelli. Casalecchio 2003). al di là del fatto se essa sia moderna o post-moderna. L'ere du vide. Bologna 2004). Sulla definizione di Modernità e di Moderno. Il mio saggio insiste molto sul nesso fra democrazia e comunitarismo. io mi sono limitato a segnalare Zygmunt Bauman. - 206 Sul rapporto della democrazia con il cosiddetto 207 .

Oltre i diritti dell'uomo (Edizioni Settimo Sigillo. Engels e l'Europa continentale (Biblioteca. intenzionalmente. Torino 2004). Florence Gauthier. Per la tesi relativistica Kuhn-VVhorf. Marx. Il ritorno dell'etnocentrismo (Bollati Boringhieri. La filosofia dopo la filosofia (Laterza. Triornphe et mort dii drolt nature/ en révolution (PUF. consiglio Jacques Texier. Torino 2000). Non ho. v.fondamenti della democrazia (Il Mulino. v. Colin Crouch. Bari-Roma 2003). Milano 2005). Bari-Roma 2003). Sul tema della natura umana. Rivoluzione e - democrazia. mi sono riferito a Hans Kelsen. Gaeta 1993). Steven Pinker. che sono state alla base del cosiddetto "pensiero debole" italiano dell'ultimo ventennio. Roma 2004) e di Danilo Zolo. la mia posizione è simile a quella di Alain de Benoist. Chi dice umanità (Einaudi. v. Sulla nozione di post-democrazia.. Bologna 1966) e a Richard Rorty. Questi tre riferimenti segnalano anche le mie personali posizioni sui relativi temi. Casalecchio 2003) e Elvio Dal Bosco. Tabula Rasa (Mondadori. Nel bel saggio di Dal Bosco sono anche indicati in dettaglio i cinque monopoli segnalati da Samir Amin. La leggenda dello globalizzazíone (Bollati Boringhieri. lasciato dubbi al lettore sulla mia posizione fortemente critica verso tutte queste forme di relativismo. Per finire. Processo alla globalizzazione (Arianna. A proposito della cosiddetta "globalizzazione". v. Torino 2004). Edward Goldsmith (a cura di). si veda . Sul giusnaturalismo politico."relativismo" dei valori e degli stili di vita.VV. Sul rapporto fra Marx e la democrazia. altrettanto e forse ancor più fanatico. Paris 1992). Sulla questione dell'esportazione militare dei cosiddetti "diritti umani". Post democrazia (Laterza. sul tema dell'universalismo i criteri comparativi proposti da Raimundo Paníkkar sono esposti in AA. segnato dalla riconversione del ceto intellettuale italiano e dall'operaismo fanatico al neoliberalismo.

.....................................................................3 Premessa.......... Riflessioni su una vicenda bimillenaria.................................... Riflessioni su urta vicenda bimillenaria ...................... n.........19 Democrazia e storia..............invece la rivista "Metamorfosi" (Franco Angeli............................13 Introduzione.. 7......... Indice Prefazione................................................ 7 La democrazia nell'epoca della globalizzazione.....................................................................45 Democrazia e filosofia......................................... 9 ..... 151 ............. Milano 1988).............