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2marzo2008

[TEMPOTRAFISICAEFILOSOFIA]

AlcuniAspettidelTempotraFisicaeFilosofia
ovvero alcune riflessioni di un fisico su un problema antico comeiltempo.
GiuseppeLongo(longo@na.infn.it)
OrdinariodiAstrofisicaUniversitFedericoIIdiNapoli AssociatodiricercaIstitutoNazionalediAstrofisica AssociatodiricercaIstitutoNazionalediFisicaNucleare 1. Introduzione

Ci vediamo alle otto, oggi sembra che il tempo non passi mai, luniverso ha unet di circa quindici miliardi di anni, il tempo dei sogni... sono solo alcune delle frasi a cui si fa ricorso ogni giorno per riferirsi a questo o a quello degli infiniti aspetti di uno dei concetti pi pervasivi e contemporaneamente elusivi dellesperienza umana: il tempo. Eppure, malgrado secoli di speculazione filosofica, la natura fisica del tempo, la sua intima essenza, lo stesso significato di parole come lintima essenza del tempo, continuano a rappresentare un problema sostanzialmente irrisolto, soprattutto per il perpetuarsi di una frattura concettuale almeno quanto reale tra il tempo vissuto, il concetto di tempo e la misura di intervalli temporali. Che cos,allora,iltempo?Senessunomelochiede,loso.Sedovessispiegarloachimenechiede,non lo so scriveva SantAgostino nelle sue Confessioni. Ognuno di noi, ha una percezione fisiologica, immediataedintuitivadeltempovissuto,unapercezionechederivadafenomenielementariquali il succedersi dei giorni e delle stagioni, il processo dellinvecchiamento, il progressivo ma inesorabile deteriorarsi dei manufatti. Eppure, quando si cerca di capire che cosa realmente il tempo,comeessoentranellanostradescrizionedelmondo,qualisonolesueradiciprofonde,cisi imbatte in ostacoli formidabili e, almeno fino a qualche anno fa, allapparenza insormontabili. Questa frattura tra la percezione e la descrizione razionale del tempo un fenomeno relativamenterecentechesiaggravatonelXVIIsecoloinseguitoaquellachesemplicisticamente viene spesso chiamata rivoluzione scientifica. Volendo semplificare al massimo il problema, e senza affrontare il dettaglio delle varie posizioni che le diverse scuole di pensiero hanno assunto sul problema della natura del tempo1, si pu affermare che il mondo delluomo, della sua creativit e delle sue credenze, sempre stato un mondo temporale, un mondo che non pu neppure essere concepito se non in chiave temporale, cio come una successione di eventi non riproducibili. Il mondo descritto dalla scienza classica galileiana e newtoniana , invece, sostanzialmente atemporale e reversibile: la scienza classica imperniata su leggi dipendenti dal tempoche,unavoltaassegnatelecondizioniinizialieleforzeingioco,determinanopersempreil futuro, cos come avevano determinato il passato. In altre parole, nel cosmo newtoniano, se si conoscessero le posizioni e le velocit di tutti gli atomi presenti nelluniverso e tutte le forze in gioco,sarebbeinlineadiprincipiopossibilepredireconqualsivogliaprecisionelevoluzionefutura

Al riguardo si veda, ad esempio, il libro [Fraser 1987] citato in bibliografia.

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delluniverso e ricostruirne con altrettanta precisione la storia passata. Si tratta, quindi, di una visione determinista in cui la temporalit relegata a semplice illusione ed in cui non c spazio per luomo, n per la sua apparente libert di pensiero e di azione, n per levidente casualit di molti fenomeni naturali. Luniverso della fisica classica , quindi, un enorme e complicatissimo robot,rassicuranteinquantoprevedibile,maalieno.Moltihannoidentificatoinquestaapparente inconciliabilit tra esperienza e descrizione scientifica del mondo, una delle principali cause di quellacheLenoblehachiamatolansietdelluomomoderno.Luomo,imprevedibileesoggetto alle mutevolezze del destino, diviene una creatura difforme, aliena al prevedibile Universo in cui vive: ...eppure occorre che luomo si svegli dal suo millenario sogno per scoprire la sua solitudine completa,lasuaestraneitradicale.Egliorasache,comeunozingaroaimarginidellUniversoin cui deve vivere. Un Universo sordo alla sua musica, indifferente alle sue speranze, alle sue sofferenze,aisuoicrimini...scrisseilpremioNobelJacquesMonodinunodeilibripiaffascinanti dello scorso secolo [Monod, 1976]. Quella di Monod solo una tra le tante voci di un coro di pensatori illustri che seppure in modi diversi hanno percepito questa frattura tra uomo e natura, tra mondo degli uomini e mondo esterno, tra creativit e creato. Basti, ad esempio, pensare a Giovan Battista Vico che nella sua Scienza Nuova, ebbe modo di scrivere: ma in tal densanotteditenebraondcovertalaprimadinoilontanissimaantiquit,appariscequestolume eterno,chenontramonta,diquestaverit,laqualenonsipuapattoalcunochiamareindubbio: che questo mondo civile egli certamente stato fatto dagli uomini, onde se ne possono, perch se ne debbono, ritrovare i princip dentro le modificazioni della nostra medesima mente umana. Lo che, a chiunque vi rifletta, dee recar meraviglia come tutti i filosofi seriosamente si studiarono di conseguire la scienza di questo mondo naturale, del quale, perch Iddio il fece, esso solo ne ha la scienza; e trascurarono di meditare su questo mondo delle nazioni, o sia civile, del quale, perch lavevanofattogliuomini,nepotevanoconseguirelascienzadegliuomini. Che si riconduca tale frattura a Dio o alla natura, poco importa. Il fatto realmente rilevante che, ovunque si guardi, si trova una distinzione netta tra una natura comprensibile e razionale ed unaltra, incomprensibile, imprevedibile e, almeno allapparenza, irrazionale. Potrebbe sembrare una questione accademica, ma basta poco per convincersi che, la risoluzione di questa frattura avrebbeconseguenzedifficilmenteimmaginabiliperisettoripidisparatidellattivitumana:dalla religione (problema del libero arbitrio e dellanima come distinzione tra Uomo e Natura), alla sociologia (prevedibilit o imprevedibilit dei comportamenti umani), alla filosofia (uomo come osservatoreesternoouomocomeparteintegrantedicicheosserva);pernonparlare,poi,dici che una tale risoluzione potrebbe significare per la scienza stessa. Ecco perch vale la pena che ognuno di noi investa un podel suo tempo per comprendere come la scienza moderna stia oggi iniziando a risolvere il problema e, soprattutto, per comprendere quali vincoli essa stia ponendo allanostrainterpretazionedeltempo. Quella in corso una vera e propria rivoluzione del pensiero umano, le cui conseguenze sono oggi difficilmente immaginabili anche se si cominciano gi ad intuire quali sono alcuni dei prezzi chelascienzadovrpagareperricostituirequellasostanzialeunittrauomoenaturachesembr essere definitivamente persa al termine del rinascimento nello scisma intellettuale causato

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dallavventodellaculturascientifica.IsaiahBerlin2,scrisse:lospecificoelunicocontroilripetitivo e luniversale, il concreto contro lastratto, il moto perpetuo contro il riposo, linterno contro lesterno, la qualit contro la quantit, princip delimitati culturalmente contro princip eterni, conflitti mentali ed autotrasformazione come permanente condizione delluomo contro la possibilit (e la desiderabilit) della pace, dellordine, dellarmonia finale e della soddisfazione di tutti i desideri umani ragionevoli quesati sono solo alcuni degli aspetti del contrasto. Chiave di voltadiquestoprocessodiriunificazionefularinunciadefinitivaaldeterminismoedallapretesadi descrivere in modo univoco ed omogeneo linterezza dei fenomeni naturali: dallinfinitamente piccolo della fisica delle particelle allinfinitamente grande della cosmologia, dalla semplicit astrattadellemolecoleallacomplessitdeisistemimacroscopici. Il primo, fondamentale passo in questa direzione si ebbe quando ci si liber dallillusione che il mondo microscopico fosse semplice e governato da leggi matematiche e che queste stesse leggi fisiche potessero essere estrapolate senza sostanziali modifiche alla descrizione del mondo macroscopico.Cisiriferisce,inparticolare,aglisviluppidellascienzadelcalorechesiebberonella prima met del secolo decimonono. Nel 1811, il barone e grande matematico francese Jean Joseph Fourier formul una trattazione rigorosa della propagazione del calore nei solidi, una formulazione che esulava completamente dai principi della dinamica newtoniana e che non si potevainalcunmodoricondurreadinterazionidinamichetracorpiomasseadistanzaravvicinata. Lateoriadelcalorenonnacquepercaso.Essafustimolataedivennestrumentoindispensabileai suoi ulteriori sviluppi dalla rivoluzione industriale che imponeva la costruzione di macchine a vapore (o comunque termiche) sempre pi potenti ed efficienti. Macchine rumorose, maleodoranti, poco efficienti, ma che contenevano in s il germe che avrebbe finito per distruggere non solo la societ rurale, ma anche la concezione classica di un mondo atemporale: nessuna macchina, infatti, potr mai restituire al mondo il carbone che utilizza per funzionare; la produzione di energia avviene in una sola direzione, dal carbone al vapore e non in quella opposta. Questo tipo di studi port Clausius ad introdurre, nel 1865, il concetto rivoluzionario di variazione di entropia, cio di aumento o diminuzione del grado di disordine di un sistema complesso. Lapplicazione del concetto di entropia a quello che gi allepoca era noto come secondo principio della termodinamica, permise a Clausius di concludere che qualunque fenomeno naturale, qualunque trasformazione di un sistema, comporta un aumento dellentropia (cio del disordine) del sistema stesso. Per esprimere lo stesso concetto con altre parole, si potrebbe dire che luniverso fatto in modo tale che ogni sistema al suo interno evolve inesorabilmente da stati ordinati a stati via via pi disordinati. Che poi lo stesso universo, nel suo complesso,obbediscaaquestostessoprincipiounaquestioneancoraapertalacuitrattazioneci porterebbe troppo lontano. Per quel che ci occorre, basti sapere che Clausius introdusse per la prima volta nelledificio rigidamente atemporale della fisica classica un elemento di temporalit, una direzione privilegiata, una descrizione quantitativa di quellirreversibilit che caratterizza il tempovissuto.Fuallora,chenacquequelproblemanotoipicomefrecciadeltempo.

I. Berlin, Against the Current, New York, 1980.

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Lentropia, per, non risolse il problema della natura del tempo, ma segn solo la sua trasformazionedaproblemaunicamentefilosoficoaproblemaanchescientifico.Ilperchpresto detto: non ha senso parlare di entropia di una particella o di un atomo; lentropia , infatti, un concetto statistico che pu essere applicato solo a sistemi complessi, formati da un numero enorme di particelle. La cesura tra mondo temporale e mondo atemporale si ripropone quindi ad un diverso livello semantico: il mondo delle particelle o dei sistemi semplici formati da poche particelle, atemporale, mentre quello dei sistemi complessi temporale, dominato dallirreversibileecaratterizzatodaunafrecciaevolutivabendefinita.Achelivellodicomplessit, comeeperchavvengaquestatransizione,entrocertilimiti,ancoradeltuttosconosciuto. Ilconcettodientropiasegnanchelafinedellanticaideaatomistachelanaturapotesseessere ricondotta ad un semplice reticolo di illusioni. Con essa, infatti, la materia mostrava di possedere propriet proprie che non le derivavano dalla somma di quelle dei suoi costituenti. Dal punto di vista della filosofia della scienza, la concezione dellentropia deve, secondo il mio parere, considerarsi come il pi grande contributo del secolo decimonono al pensiero scientifico. Ha segnato una reazione allidea che ogni cosa di cui la scienza dovesse occuparsi potesse scoprirsi soltanto per mezzo di una dissezione microscopica degli oggetti, scrisse il fisico inglese Arthur Eddington nel 1958, riassumendo quella che per secoli e per molti versi ancora oggi era stata una delle tendenze pi radicate del metodo scientifico: per studiare il comportamento di un sistemacomplesso,losidivideincomponentielementaripisemplicidatrattarechepoivengono ricomposteperstudiareilcomportamentodelsistemainiziale.Tale,adesempio,lapproccioche si segue in biochimica, quando per capire alcuni aspetti della fisiologia, si cerca di identificare le componenti elementari (proteine, macromolecole, ecc.) responsabili di un certo fenomeno. Si tratta di un metodo diffuso che in molti casi ha condotto a risultati formidabili. La scoperta dellentropia implicava lesistenza di una differenza qualitativa e non pi solo quantitativa tra microscopico e macroscopico, tra semplice e complesso e, quindi, anche limpossibilit di ricomporreilmondoapartiredallesuecomponenti. Un secondo, altrettanto fondamentale (e come si vedr altrettanto apparente) passo verso la riunificazione di tempo vissuto e tempo della materia, si ebbe nel primo ventennio di questo secolo con la formulazione da parte del fisico tedesco Werner Heisenberg di un principio di indeterminazionechecomportlarinunciadefinitivaaldeterminismodicerteleggifisiche.Questo principio,chegovernaassiemeadaltriilcomportamentodegliatomiedelleparticelleelementari, afferma che non possibile misurare simultaneamente e con precisione arbitrariamente elevata, grandezzeaffiniquali,adesempio,lavelocitelaposizionediunaparticella.Inaltreparole:sead esempio si riuscisse a misurare con precisione elevatissima la velocit di una particella, ci si troverebbe nellimpossibilit di determinarne la posizione e questa non un limite dei nostri apparecchi di misura o della nostra capacit di osservatori, ma una propriet intrinseca della natura che nessuno strumento o nessuna civilt potranno mai violare. Labolizione del determinismo a livello microscopico, cio il passaggio da una descrizione causale ad una probabilistica del mondo, fu una rivoluzione concettuale senza precedenti che colse impreparati anche alcuni dei massimi intelletti del secolo scorso. Dio non gioca a dadi ebbe modo di dire Einstein a chi gli chiedeva la sua opinione su questa strana ambiguit della natura. E fino alla

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morte, avvenuta oltre trentanni dopo, Einstein si rifiut di accettare il crollo del determinismo, finendo con il rinchiudersi dorato isolamento rispetto a quella che, ormai, si rivelava essere un mondoregolatodalcaso. 2.Relativit,tempoedappuntamentiinunmondoapidimensioni Tutti abbiamo pi volte sentito ripetereche quello in cuiviviamo un mondo a tre dimensioni, ma basta poco per accorgersi che non vero. Il numero di dimensioni, in fondo, altro non che il numero di parametri che bisogna specificare per identificare in modo univoco un evento. Per identificare un punto su un piano basta specificare le sue due coordinate cartesiane (ascissa ed ordinata), per identificare un punto nello spazio ce ne vogliono tre (ascissa, ordinata ed altezza), ma per specificare un evento fisico, ad esempio per dare un appuntamento ad un amico, occorre specificare quattro numeri. Ci si incontra domani alle 16:30 (epoca) al terzo piano (altezza) del palazzochesitrovaallincrociotralaviataldei talielaviatalaltra(ascissaedordinata).Daresolo tre dei quattro numeri necessari significherebbe condannare un amico ad un attesa inutile, nel luogoonelmomentosbagliati.Ilmondodeglieventi,quindi,nonquelloastrattodellageometria dei solidi, in cui tre dimensioni sarebbero sufficienti, ma un mondo a quattro dimensioni: tre spazialiedunaquartatemporale.Finquituttosempliceecredochenessunoavrebbedifficolta convenire che questo in cui viviamo un mondo a quattro dimensioni. In tutti, per, radicata la convinzione che, in realt, spazio e tempo siano due entit profondamente diverse. Una convinzione profonda, basata sullesperienza pi diretta e continuamente confermata da fenomeni macroscopici quali linvecchiamento cellulare, la morte, la progressiva corruzione ed il degrado degli organismi viventi e dei manufatti. Eppure, nel 1916, utilizzando la geometria non euclidea messa a punto da Riemann ed una nuova notazione matematica introdotta dal matematico italiano Tullio LeviCivita, Einstein sconvolse questa percezione rassicurante del tempo, dimostrando che il mondo fisico appariva molto pi semplice, e formalmente molto pi elegante, se si introduceva il concetto di spaziotempo. Uno spazio a quattro dimensioni, le deformazionigeometrichediquestospaziotempo, NelsuolibroIperspazio,ilFisicoTeoricoMikioKaku,faunesempiochevalelapenadiriportare per intero: Il pensiero di Einstein si basata tutto su un principio fondamentale, e cio che una forza potesse essere compresa usando la geometria pura. Per esempio, immaginiamo di trovarsi su una giostra. Tutti sanno che, se si prova a cambiare cavallo mentre si gira sulla giostra, si sperimenta una forza capace di far perdere lequilibrio. Dal momento che lanello esterno della giostra si muove pi rapidamente del centro, secondo la relativit speciale, quella stessa porzione dovrebbe restringersi. Ma a quel punto, se la piattaforma della giostra dovesse davvero avere un anelloesternorimpicciolito,sarebbeanchecomplessivamentecurva.Perchiunquedovessetrovarsi sullapiattaforma,lalucenonviaggerebbepiinlinearetta,quasicheunaforzalacostringessea piegarsi verso il bordo. Nessuno dei comuni teoremi di geometria avrebbe pi alcun valore. la forza che sperimentiamo spostandoci da un cavallo allaltro potrebbe essere spiegata in termini di curvaturadellospazio In altre parole, facendo inconsapevolmente sua unidea che aveva ossessionato il grande geometra tedesco Riemann negli ultimi anni della sua breve vita, Einstein dimostr che la forza di

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gravit altro non era che la manifestazione di una deformazione dello spazio tempo indotta dalla presenzadimaggioriominoriquantitdimateriaedenergia.Nelprossimoparagrafospiegheremo

Figura 1. Un semplice fenomeno fisico su Flatland. La regione tratteggiata inaccessibile allosservazione da parte del guerrierotriangolo che osserva il fenomeno. Si noti lapertura che consentealguerrierotriangolodialimentarsi.

conalcuniesempicomecisiapossibile. Lo spaziotempo di Einstein, pur essendo divenuto abbastanza popolare, nel senso che facile trovarne menzione anche in campi molto lontani dalla Fisica quali, ad esempio, la pubblicit o la satira, risulta ai pi oscuro anche nelle sue implicazioni pi semplici. Ad esempio, quasi a nessuno chiaro che esso implica la sostanziale identit (a meno di un segno negativo) tra le tre coordinatespazialiequellatemporale.Cheiltempomisuratodagliorologielospaziomisurato,ad esempio, da un doppio decimetro, possano essere la stessa cosa, appare infatti non solo contro intuitivo, ma addirittura errato alla maggior parte delle persone e la difficolt di comprendere la natura della loro identit induce lamaggior parte delle persone a rinunciare alla comprensione ed arelegareilconcettonellimbodelleideechesolopochispecialistipossonocomprendere.Lecose stanno per diversamente e, sebbene sia vero che la comprensione e la dimostrazione di tale identitnonpossonoprescinderedaunarigorosatrattazionematematica(comunque,allaportata di una qualsiasi studente dei primi anni della laurea in Fisica), anche vero che, con un po di sforzo, si pu giungere a formulare un modello mentale abbastanza accurato di ci che accade o, per essere pi precisi, si pu capire perch la comprensione dello spaziotempo cos ostica. Come si cercher di mostrare, tale problema , soprattutto, un problema di percezione, legato al modoincuifunzionanoilcervelloedisensidellUomo.

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Iniziamo quindi con il precisare che cosa si intende dire quando si afferma che luomo ha una percezione integrale dello spazio ed una percezione differenziale del tempo. Quando osserviamo un oggetto lontano, il nostro occhio afferra in una sola immagine sia tutto ci che si trova in prossimit delloggetto, sia tutto ci che si trova lungo la linea di vista, sia tra il nostro occhio e loggetto, che dietro di esso. Se io penso ad un amico la mia immagine mentale del suo aspetto completa nelle sue due dimensioni (come una fotografia) e conserva in s anche unidea ben precisa della terza (se ad esempio, ha una testa molto allungata, anche immaginandolo di faccia, nonperdolapercezionedelfattochelasatestaaformadipera).Questotipodipercezione(e diricordo),puesseredefinitointegrale.Seinvececonsiderouneventotemporale,diessonon potr mai avere una percezione completa. Lesperienza (e se per questo anche buona parte della filosofia) ci insegna, infatti, che del tempo percepiamo una sequenza di attimi: lattimo in cui abbiamo spento la candelina del mio ventesimo compleanno, quello in cui abbiamo dato il primo bacio, quello in cui ci si feriti ad una mano, ecc. Nel ricordare un dato evento, non ci si ricorda mai di tutto ci che accaduto tra quel momento e lattimo presente. Del tempo, in altri termini, sihaunapercezione(edunricordo)istantaneaodifferenziale. Per capire come questa distinzione possa aiutare a meglio comprendere il legame tra spazio e tempo, opportuno rifarsi ad unopera pubblicata nel 1884 (?) dal teologo inglese Edwin A. Abbott (18381926): Flatland: A Romance of Many Dimensions. Uno straordinario libro che si apriva con la seguente dedica: Questo lavoro dedicato da un umile nativo di Flatlandia agli abitanti dello spazio in genere e ad H.C. in particolare, nella speranza che anche se egli stesso stato iniziato ai misteri delle TRE dimensioni avendo in precedenza confidenza solo con DUE. In modocheicittadinidiquellaregionecelestepossanoaspirareadandaresemprepiinaltoversoi segreti delle QUATTRO, CINQUE o anche SEI dimensioni, e cos contribuire alla crescita dellIMMAGINAZIONE ed al possibile sviluppo di quel rarissimo ed eccellente dono che la MODESTIA tra razze superiori allUOMO tridimensionale. Il libro di Abbott offre una chiave di lettura che aiuta a convincersi, sebbene in modo indiretto del fatto che le tre coordinate spaziali non sono, almeno concettualmente, diverse da quella temporale. In esso si narrano le vicende di un popolo di figure geometriche che abita un mondo rigorosamente a due dimensioni, cio un piano.Neldescriverequestastranasociet,Abbottneapprofittaperfareunpodisatirapoliticae divide le diverse figure geometriche in classi sociali: i triangoli, ad esempio, erano i guerrieri, mentre il capo era rappresentato dalla perfezione della circonferenza. Ci che per conta in questo contesto, il modo in cui gli abitanti di Flatlandia percepiscono il loro mondo. Gli abitanti di Flatlandia hanno una percezione integrale delle due dimensioni (larghezza e lunghezza) del piano ed una percezione differenziale della terza (lo spessore infinitamente sottile del piano). In altri termini, nel guardare una figura anche lontana, ma posta sul piano, loro potevano vedere tutti i punti posti lungo la linea di vista, ma non potevano, nel modo pi assoluto vedere qualunque cosa che si trovasse al di fuori del piano.
Figura2:ilpianosimuoveattraversandouna sfera.

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Per loro, un punto, un segmento di retta, unaltra figura geometrica, erano interruzioni del piano, che impedivano di vedere ci che si celava dallaltra parte. Una circonferenza, ad esempio, rendeva del tutto inaccessibile la porzione di piano compresa al suo interno (per accedervi, occorrerebbe scavalcare la linea che ne delimita il contorno: unoperazione del tutto impossibile per gli abitanti di flatlandia, che non possono uscire dal piano). Per questo motivo, gli abitanti di flatlandia erano necessariamente figure incomplete, con una piccola apertura, altrimenti il cibo non avrebbe mai potuto penetrare al loro interno e sarebbero stati tutti condannatiamoriredifame. Dal nostro punto di vista privilegiato di osservatori tridimensionali, la distinzione tra le due dimensioni integralidiFlatlandiaelaterza,differenziale,appareper quello che realmente : un semplice problema di percezione dovuto al modo in cui costruito luniverso diFlatlandiaenonunadifferenzarealetratregrandezze (lunghezzalarghezzaprofondit) peraltro assolutamente identiche. E inutile dire che il modo diverso di percepire le tre dimensioni complica enormemente la vita di un abitante di Flatlandia. Supponiamo, ad esempio che, ad un certo punto, si verifichi la situazione mostrata in Figura 1: nel piano Figura3 appare un punto (fotogramma n.1) che poi si trasforma in un cerchio il cui diametro aumenta fino a raggiungere un valore massimo (23) per poi iniziare a diminuire (4) e quindi ridiventare un punto (5) che poi sparisce di nuovo (6). Il guerriero (triangolo) che appare in basso a sinistra nei vari fotogrammi incontrerebbe non poche difficolt nel cercare di costruire un modello ragionevole del fenomeno fisicoacuihaappenaassistito.Tralaltro,dalsuopuntodivista,lecoseapparirebberoveramente enigmatiche. Non potendo uscire dal piano, vedrebbe una porzione del suo universo divenire improvvisamente inaccessibile allosservazione diretta; poi vedrebbe le dimensioni di questa regionedapprimaaumentare(sefossesufficientementebravodamisurareilraggiodicurvaturadi questasortadiparete,potrebbeaccorgersichesitrattadiuncerchio)equindidiminuiredinuovo perpoisparire. Osservando il fenomeno dal punto di vista di un osservatore tridimensionale, il fenomeno si rivela nella sua semplicit: il piano stato attraversato da una sfera e le diverse configurazioni disegnate in Fig. 1 corrispondono ai diversi stadi dellattraversamento. Gli abitanti del piano, non avendo alcuna familiarit con la terza dimensione, percepirebbero la sfera, oggetto tridimensionale,soloattraversolasuaintersezioneconilpiano.Percomodit(lasceltaseporrein movimento il piano o la sfera del tutto arbitraria), supporremo la sfera ferma ed il piano in movimento. Se il moto del piano regolare (il discorso non si applicherebbe ad esempio, ad un piano che oscillasse avanti ed indietro o che si muovesse in modo caotico) la posizione del piano nei vari istanti identifica in modo univoco il tempo. Si pu stabilire, cio, una corrispondenza biunivoca tra spazio e tempo. In altri termini, dal punto di vista di un qualsiasi abitante di

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Flatlandia, per dare un appuntamento ad un amico, basterebbe specificare tre numeri: le due coordinate nel piano e la posizione del piano lungo il suo moto. Questo semplice esempio, pu servire a spiegare (per analogia) in qual senso si pu considerare il tempo come una dimensione analoga a quelle spaziali. Il nostro universo altro non che una struttura tridimensionale in moto in una quarta dimensione analoga alle precedenti ed il tempo misurato altro non che la posizioneoccupatadalluniversotridimensionalenellaquartadimensione. Ritorniamo ora al concetto introdotto da Einstein di forze come conseguenza di deformazioni dello spaziotempo. Per un abitante di Flatlandia la distanza tra due punti A e B sarebbe rappresentata da una linea retta ed il principio di inerzia un moto a velocit costante tra A e B, lungo la retta, implicherebbe lassenzadiforze.

Figura4:esemplificazioneintredimensionidellospazio tempocurvodiEinstein.

Supponiamo ora che il foglio bidimensionale che costituisce luniverso di Flatlandia venga stropicciato e poi raddrizzato senza spianarlo del tutto. Per andare da un punto ad un qualsiasi altro, il nostro abitanteseguirebbe lo stesso percorso di prima, solo che questa volta, dal punto di vista della terza dimensione, il percorso sarebbe tuttaltro che una linea retta in quanto seguirebbe le irregolarit del foglio. Il viaggiatore bidimensionale, quindi, avvertirebbe lazione di forzefittiziechelotirerebberoinunadirezionepiuttostocheinunaltra.Questosempliceesempio puaiutareacapirecicheaccadenelluniversoquadrimensionalediEinstein. Con riferimento alla Figura 4, si supponga di avere un universo bidimensionale deformato al centro dalla presenza di un oggetto massiccio (ad esempio un lenzuolo ben teso con al centro un sasso. Loggetto lontano emette un raggio di luce che spostandosi lungo il piano risente della sua deformazione e viene deviato (linea tratteggiata) fino a raggiungere losservatore. La deviazione del raggio, che un osservatore bidimensionale interpreterebbe come leffetto di una forza esercitata dal corpo centrale, in realt indotta dal fatto che il raggio si sposta su una superficiecurva.Dalpuntodivistadellosservatore,tutto avviene come se il raggio luminoso si fosse propagato in linea retta provenendo da una sorgente luminosa spostata rispetto a quella vera (immagine in Fig. 4). Per Einstein, quindi, la forza di gravit altro non che la manifestazione della deformazione di uno spazio tempo Figura 5: La croce di Einstein: quattro immagini di un quasar distante quadrimensionaleindottadaunoggettomassiccio.
formate dal lensing prodotto da una galassiagigante(immaginecentrale).

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Il fenomeno, noto anche come lensing gravitazionale osservabile e, anzi, nellultimo decennio,essosirivelatounodeiprincipalistrumentiadisposizionedegliastronomiperstudiare le propriet degli oggetti pi remoti delluniverso. Le lenti gravitazionali, infatti, si manifestano come immagini multiple di uno stesso oggetto prodotte dalla deviazione dei raggi luminosi che passanoinprossimitdiunoggettomassiccio(Figura5). Primadiconcludere,valelapenadiricordarechenellapriledel1919Einsteinricevettelabozza di un articolo che gli era stata inviata da un giovane ed allora sconosciuto matematico tedesco delluniversit di Konigsberg, Theodr Kaluza. In poche e concise pagine, Kaluza proponeva di riunificare la teoria della gravit di Einstein con le equazioni di Maxwell che descrivono il campo elettromagnetico attraverso lintroduzione di una quinta dimensione. Nella teoria proposta da Kaluza, la luce diveniva una sorta di interferenza causata nel nostro universo da increspature prodotte nelluniverso di ordine superiore. Lintuizione, certamente geniale non poteva per essereaccettatafacilmentedatochelesueimplicazionieranodiquellecheavrebberofattorizzare i capelli a chiunque. Da sempre, infatti, i fisici erano abituati a considerare i fenomeni gravitazionaliequellielettromagneticicomeduemondidiversiedinconciliabili.Allepoca,Einstein era tra i pochi ad essere infastidito da questa cesura, che mal si accordava con la sua convinzione di una sostanziale unitariet della natura, e gi da qualche anno, stava cercando di formulare una teoria unitaria in grado di descrivere simultaneamente i due mondi. Incapace di comprendereselateoriadiKaluzafossequalcosadi pi di un semplice espediente matematico, formalmente elegante ed efficace, ma senza alcun riscontro nella realt del mondo fisico, Einstein trattenne il manoscritto per circa due anni fino a quando si convinse che esso conteneva qualcosa di potenzialmente interessante e lo invi per la pubblicazione sulla rivista Sitzungberichte PreussischeAkademiederWissenshaften. La quinta dimensione ipotizzata da Kaluza aveva Kaluzasisviluppaperpendicolarmenteallato per caratteristiche affatto peculiari. Essa, infatti, lungo era per cos dire collassata fino a divenire praticamente non misurabile. Per capire di che si tratta opportuno ricorrere di nuovo allanalogia di Flatlandia. Questa volta per immaginiamodi avereachefarenonconunpianoinfinitomaconunrettangolo,ecurviamolofinoafarlodivenire un cilindro. La sezione di questo cilindro sar un cerchio. Secondo Kaluza, la quinta dimensione, che si svilupperebbe lungo il cerchio, era talmente piccola da far s che il cerchio avesse un raggio praticamente nullo (minore di 1033 cm, detta anche lunghezza di Planck). Ci, mentre da un lato giustificava perch essa non era mai stata osservata, dallaltro la rendeva a tutti gli effetti non misurabile e, quindi, in un certo senso, la poneva al di fuori della Fisica, tra quelle teorie che il grande fisico tedesco Wolfgang Pauli, con un certo sarcasmo, descriveva con la frase Non neppuresbagliata!.
Figura 5: la quinta dimensione collassata di

2marzo2008

[TEMPOTRAFISICAEFILOSOFIA]

Bibliografia Il tempo uno degli argomenti pi dibattuti dallUomo ed esistono molte migliaia di trattati sullargomento.Inquantoseguecisilimiteradelencarealcunilibricheappaionoparticolarmente adattiperulterioriapprofondimenti.Percompletezzaeperstimolareillettoreadulterioriletture, sonoinclusianchealcunivolumisuargomentichenonsonostatiaffrontatinepresentesaggio. La misurazione del tempo un aspetto particolarmente interessante della storia della tecnologia.Siconsigliadileggere:D.S.Landers,2000,RevolutioninTime,Viking. Esistonomoltilibriincuisiaffrontailtempodandoneunaletturascientificasenzaperaltro rinunciare a trattare il problema nella sua complessit. Tra questi vanno ricordati: P. Davies, 1996, I Misteri del Tempo: luniverso dopo Einstein, Mondadori:Milano; J.T. Fraser, 1987, Il Tempo: una presenza sconosciuta, Feltrinelli:Milano. Un approccio pi umanistico pu invece essere trovato in: K. Pomian, 1981, Tempo/Temporalit, Enciclopedia tematica Einaudi:Torino; C.A. Pickover, 1999, Tempo: Guida per Viaggiatori, Cortina Editore; R. Erlich, 2002, Il Viaggio nel Tempo ed altre pazzie: nove strane idee al vaglio della Scienza, Einaudi:Torino. Una succinta e divulgativa esposizione del lavoro di Einstein pu essere trovata in: A. Einstein,1967,Relativit:esposizionedivulgativa,Boringhieri:Torino.Unlibrostraordinario in cui il padre della relativit, usando le sole quattro operazioni, guida il lettore attraverso gliaspettipiintrigantidellaRelativitRistrettaedellaRelativitGenerale.Perlarelativit generalesiconsiglia,invece,A.Eddington,SpazioTempoeGravitazione,Boringhieri:Torino, 1971. Sui problemi dei viaggi nel tempo, vale la pena di leggere: C.A. Pickover, 1999, Tempo: Guida per i Viaggiatori, Cortina:Milano; J. Richard Gott, 2002, Viaggiare nel Tempo, Mondadori:Milano. Perapprofondireilproblemadellapercezionedeltempo,valelapenadileggere:P.Fraisse, 1957, Psychologie du Temps, Presses Universitaires de France, Parigi, 1957; AA.VV., Tempo e Inconscio, Guida Editori, 1984; J.W. Dunne, 1927, An Experiment with Time, Humanities Press; R. De Ritis, 1991, Il Tempo in Freud, Bibliopolis: Napoli; Il Tempo in Psicoanalisi, a curadiA.Sabbadini,1979,Feltrinelli:Milano. Gli aspetti principali dei problemi connessi con la freccia del tempo sono riassunti in: J. Monod, 1976, Il Caso e la Necessit, Mondadori:Milano; Prigogine & I. Stengers, 1981, La Nuova Alleanza, Einaudi:Torino; Prigogine & I. Stengers, 1989, Tra il tempo e lEternit, BollatiBoringhieri. Iproblemiconnessiconilsignificatoeconlapercezionedelledimensionisonoaffrontatiin molti libri. Tra questi non possono non essere letti: Mikio Kaku, Iperspazio, 2002, Macro Edizioni: Diegaro di Cesena. Un libro in cui vengono esposti con insolita chiarezza alcuni concetti fondamentali della fisica teorica moderna legati alla possibile esistenza di un numero molto elevato di dimensioni. Un libro da non perdere, anche se difficilmente reperibile:H.Reichenbach,1958,ThePhilosophyofSpace&Time,Dover:N.Y.