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Alcune precisazioni sulla fisica di Aristotele

1. Il finalismo Luso di spiegazioni finalistiche una delle componenti caratterizzanti della fisica di Aristotele. Esso era applicato soprattutto alla spiegazione dei fenomeni biologici. Come vedremo, per, importante sottolineare che non solo la biologia, ma tutta la fisica aristotelica applica spiegazioni finalistiche. Prendiamo la seguente breve esposizione da un manuale !La fisica aristotelica finalistica "#$, poich% tutto, nella natura, agisce in vista di un fine che il bene e il bene di ogni essere naturale consiste nel suo buon funzionamento e nel suo pieno sviluppo, dun&ue un fine immanente ' non trascen' dente ' rispetto alle realt( naturali. Aristotele giustifica &uesta sua tesi osservando che i fenomeni naturali si verificano in modo regolare, costante e secondo un ordine. Lo stesso comportamento di animali &uali i ragni e le formiche, che paiono agire come fossero dotati di intelligenza, conduce a pensare i processi naturali come orientati a uno scopo, secondo un progetto) "*e +artolomeo , -agni$. .ellesposizione del -assaro c ugualmente un richiamo a &ueste tesi !/econdo Aristotele 0#1 bisogna ammettere un ordine finalistico in tutti i processi naturali e biologici. *alla ghianda si svilupper( sempre una &uercia, dal seme delluomo nascer( sempre e necessariamente un altro uomo). .ella loro brevit(, &ueste affermazioni sono, naturalmente, tutte valide. /i deve per ricordare che Aristotele non applica la spiegazione finalistica soltanto allambito degli esseri viventi, degli organismi ecc. "gli esempi riportati sono tratti dal mondo animale, e le nozione di !buon funzionamento) e di !sviluppo) sono applicabili essenzialmente ad esseri complessi come gli organismi$. 2l finalismo, nella fisica aristotelica, un modello di spiegazione diffuso a tutto campo. Esso si applica non solo al mondo del vivente e dellorganismo, ma anche alla spiegazione dei fenomeni elementari del moto3. Aristotele, infatti, spiega finalisticamente anche il moto degli elementi . /piega, in particolare, come dovuti al moto naturale degli elementi i fenomeni della !pesantezza) e della !leggerezza) "si tratta della sua !teoria della gravit()$. La caduta "moto verso il basso$ di un grave, o lascesa verso lalto di un corpo !leggero) "per esempio le fiamme$ spiegata da lui come un moto spontaneo "non causato da un impulso esterno$, col &uale il corpo in &uestione si dirige verso il proprio !luogo naturale). 2l luogo naturale la meta del moto naturale4 in altre parole il moto naturale di un corpo "sublunare$ si verifica con lo scopo di raggiungere il proprio luogo naturale. La nozione di luogo naturale perci parte essenziale di una fisica integralmente finalistica 5. 2. I luoghi naturali Per una definizione semplice della nozione di luogo naturale vedi anche linizio del testo su Due diverse spiegazioni della pesantezza e della leggerezza in Aristotele e in Archimede. Ci limitiamo a facilitarne la visualizzazione con un semplice diagramma della sfera sublunare, che appare cos6 suddivisa schematicamente in &uattro sfere concentriche, ciascuna delle &uali il luogo naturale di uno dei &uattro elementi. /e gli elementi potessero raggiungere tutti definitivamente il loro luogo naturale, la sfera terrestre avrebbe, secondo Aristotele, laspetto "in effetti desolante$ di una serie di sfere omogenee incluse una nellaltra la sfera centrale di terra sarebbe circondata da un involucro sferico dac&ua, e &uesto a sua volta da aria e da fuoco. 2n realt(, sostiene Aristotele, intervengono continuamente cause di altro tipo a imporre agli elementi la mescolanza e a spostare parte della materia elementare fuori dal proprio luogo naturale. 7na parte della terra, dellac&ua, dellaria e del fuoco sono mantenute fuori dai rispettivi luoghi naturali.
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Con fenomeni elementari intendiamo "limitandoci alla !fisica terrestre), ossia ai corpi !sublunari)$ &uelli del moto locale applicati ai !&uattro elementi), che sono le sostanze elementari delle &uali sono costituiti tutti i corpi terrestri "terra, ac&ua, aria, fuoco$. Poich% tutti i corpi terrestri sono costituiti dalla materia dei &uattro elementi sopraelencati, essi sono 8 secondo Aristotele 8 partecipi di &uegli elementari moti naturali che sono propri di tali materiali. 5 Nota sul finalismo nel moto dei corpi celesti. Perch% e come il movimento circolare dei corpi celesti sia considerato da Aristotele come causato da un fine "legato allazione motrice del !motore immobile)$ un discorso non facile che non possiamo esporre ampiamente. Possiamo solo dire, approssimativamente, che la regolarit( e permanenza del moto circolare "che si ripete indefinitamente sempre nello stesso modo$ era, dal punto di vista di Aristotele, il contrassegno di un divenire spontaneo "non perturbato da interferenze accidentali$. La stabilit( del divenire ciclico del cielo era vista come ci che del mondo fisico si assomiglia maggiormente alleternit( della sostanza soprasensibile "*io, motore immobile, atto puro$. 9ale stabilit nel divenire portava ad escludere che la causa ne fosse esterna "causa efficiente$ perci, come moto naturale "conforme alla natura delloggetto mosso$, esso poteva essere inteso solo come dotato di causa finale e non come prodotto da una causa efficiente e accidentale.

9ali porzioni degli elementi spostate "temporaneamente$ fuori dai propri luoghi naturali, sono per sempre portate a raggiungerli. La direzione di tale moto spontaneo sar( !verso il basso) "ossia in direzione del centro della terra$ per gli elementi pesanti "terra, ac&ua$, oppure !verso lalto) "verso il confine esterno della sfera sublunare$ per gli elementi leggeri "fuoco, aria$. : &uesto &uel moto !rettilineo) in su o in gi; che Aristotele definisce !naturale) per i corpi sublunari. Esso si realizza ogni volta che lelemento sottratto al proprio luogo naturale viene liberato dagli ostacoli che gli impediscono di raggiungerlo. 3. Moto naturale e moto violento <inora abbiamo parlato del moto naturale e della sua spiegazione finalistica. 2l moto naturale per solo uno dei due tipi di mutamento che la fisica di Aristotele prevede. Accanto ad esso si trova anche il moto violento. Con moto violento Aristotele e i suoi seguaci intendevano &uel movimento che non procede dalla natura interna della sostanza mossa, ma da un intervento esterno ad essa, dallazione di unaltra sostanza. : facile il collegamento con la classificazione aristotelica delle !&uattro cause), e in particolare con le due !cause dinamiche) efficiente e finale il moto naturale provocato da una causa finale il moto violento provocato da una causa efficiente. Esempio tipico di moto naturale &uello di un grave in caduta per provocare la caduta di un oggetto pesante che tieni sollevato non devi dargli una spinta verso il basso, ma solo !lasciarlo andare), togliere il vincolo che gli impediva di cadere. 7n aristotelico avrebbe detto che gli stai !permettendo) di realizzare il suo moto naturale, senza che ci sia una tua azione che causa tale moto. *iverso il caso nel &uale imprimi un movimento in direzione diversa da &uella del moto naturale per esempio sollevando un oggetto pesante4 in tal caso produci nelloggetto un movimento che spontaneamente "a partire dalle sole tendenze naturali delloggetto mosso$ non si sarebbe realizzato. =uestultimo caso vale sia per movimenti !contrari) alla tendenza naturale delloggetto "per es. &uando un oggetto pesante viene spinto verso lalto$, sia per movimenti !indifferenti) a tale tendenza, come &uando trascini un oggetto o fai rotolare una palla su un pavimento orizzontale. 2n tutti &uesti casi il movimento viene prodotto da una causa efficiente. Moto naturale Moto violento
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9utto ci appare abbastanza conforme al !senso comune) "ossia alle nostre !credenze spontanee)$ e, almeno fino a un certo punto, capace di render conto delle pi; fre&uenti fra le nostre esperienze &uotidiane. La distinzione in &uestione era, inoltre, profondamente radicata nei concetti fondamentali che animavano la filosofia di Aristotele. /i consideri che la nozione di moto locale degli elementi "vedi pi; avanti > ?$ , in tale sistema, solo uno dei &uattro tipi di mutamento negli altri tipi rientrano fenomeni complessi come ad esempio lo sviluppo degli esseri viventi oppure le loro attivit( vitali. 2n tutti &uesti ambiti appariva necessario e plausibile distinguere la spontaneit( della natura propria di ogni ente dallaccidentalit( delle cause che agiscono esternamente@. 4. Cessante causa cessat effectus /econdo la fisica aristotelica, i moti naturali degli oggetti terrestri terminano col raggiungimento del luogo naturale, ed hanno, perci, i caratteri della temporaneit(, della provvisoriet(. 2l loro fine &uello di raggiungere lo stato di &uiete, corrispondente allo scopo realizzato. .ei concetti base della filosofia aristotelica la nozione di ci che !per natura) si contrappone a ci che !accidentale) "ossia a ci che non si realizza in conseguenza dellessenza della cosa coinvolta$ e a ci che !artificiale). !/ono per natura 8 scrive Aristotele 8 gli animali e le loro parti, le piante e i corpi semplici, come terra, fuoco, aria e ac&ua, # tutte cose che appaiono diverse da &uelle che non esistono per natura. 2nfatti tutte le cose che sono per natura mostrano di avere in se stesse il principio del movimento e della &uiete, alcune rispetto al luogo, altre rispetto allaccrescimento e alla diminuzione, altre rispetto allalterazione), cosa che non accade per es. ai prodotti dellartificio umano, nei &uali il mutamento avviene solo !per accidente) !non hanno nessuna innata tendenza al cangiamento) "Fisica, 22, 3$.

Anche i moti violenti, sia pure per motivi diversi, hanno i caratteri della temporaneit(. Lassioma che nella teoria aristotelica definisce tale temporaneit( e provvisoriet( enunciato di solito con la formula !cessante causa cessat effectus) "col cessare della causa cessa leffetto$. 2l moto del corpo mosso dura fin tanto che dura lazione del motore. *al punto di vista concettuale ci appariva come la conseguenza logica dellattribuzione del moto violento alla causa esterna. /e &uesta viene meno, viene meno anche il moto da essa prodotto. 7naltra tesi implicita era &uella secondo la &uale il moto necessita sempre di una spiegazione causale, mentre la &uiete no. /ul piano empirico, &uesta tesi portava alla scelta, come tipi esemplari di moto violento, dei casi nei &uali sembra necessario uno sforzo continuo del !motore) per mantenere il movimento delloggetto mosso. /i pensi, ad esempio, allo sforzo di trascinare un mobile sul pavimento, o al carretto trainato da un cavallo. Aggi sappiamo tutti che tali casi non sono dei buoni esempi delle caratteristiche elementari del movimento. 7n fenomeno come &uello del carro trainato dal cavallo un fenomeno complesso, a causa della forza di attrito che deve essere superata per mantenere il veicolo a velocit( costante. /appiamo che lapplicazione di una forza ad un corpo produce unaccelerazione, e che perci, eliminando il pi; possibile i fenomeni di attrito e di resistenza del mezzo, lapplicazione continuata nel tempo di una forza produce un moto uniformemente accelerato "!secondo principio della dinamica)$. La tesi aristotelica &ui enunciata , infatti, una di &uelle nelle &uali pi; vistoso il contrasto con i principi elementari della fisica moderna. =uando Balileo porr( alla base della sua fisica il principio di inerzia, tale nozione risulter( inassimilabile alla concezione aristotelica del moto non al moto naturale, perch% al moto inerziale non si assegna alcuna causa finale4 non al moto violento, perch% non gli si assegna nessuna causa efficiente C. . Il moto locale e gli altri tipi di mutamento Diprendiamo la tabella dei tipi di mutamento presi in considerazione nella fisica di Aristotele CA9EBAD2A sostanza &ualit( &uantit( luogo 92PA *2 -79A-E.9A generazione e corruzione alterazione accrescimento e diminuzione moto locale

/i tratta di tutti i modi nei &uali un &ualcosa pu mutare. 2l pi; radicale di &uesti modi il primo, perch% considera lac&uisizione o la perdita della !sostanzialit() stessa della cosa. /i tratta della nascita e della morte la !generazione) di una sostanza lunione della sua forma sostanziale con la materia, la !corruzione) la loro separazione. /eguono i mutamenti che riguardano la &ualit( "alterazione$ per es. lingiallire in autunno della chioma di un albero "lalbero non muore, cambia solo una sua &ualit($4 la &uantit( "accrescimento e diminuzione$ per es. la piena di un fiume, la crescita di un bambino "che non ne fa perdere lidentit(4 diviene pi; grande, ma ! sempre lui)$ ecc. 2nfine abbiamo il moto locale lo spostamento di &ualcosa da un luogo ad un altro. =ui si tratta di fissare bene &uesta inclusione4 come gi( accennato, il moto locale inteso da Aristotele come un tipo particolare di un pi; generale concetto del mutamento?. Esso, perci, viene definito allinterno della la nozione generale del mutamento. 9ale definizione era basata sulla distinzione di essere potenziale e di essere attuale. 2l mutamento passaggio dalla potenza allatto. -a la testuale definizione di mutamento data da Aristotele, dice &ualcosa di pi; rispetto alla sola nozione di !passaggio dalla potenza allatto). Essa infatti formulata cos6 il mutamento !latto di ci che in potenza in &uanto in potenza). 2n tale formulazione inclusa non solo la nozione di un atto "compimento$ che, al termine del processo realizza la potenzialit( che era nella condizione iniziale, ma anche la nozione di un !atto del mutare) il passare stesso dalla potenza allatto , a sua volta, un atto. Evidentemente solo in &uesto modo che Aristotele riteneva che si potesse rendere conto della concretezza e della realt( del divenire "fondamentale preoccupazione della sua filosofia dellesperienza$. 2n &uesto modo, per, il movimento "moto locale$ veniva assimilato ad una caratteristica intrinseca della cosa una !condizione) temporanea, ma tale da modificare "temporaneamente$ la natura interna della cosa mossa. 2n altre parole lessere in moto, non era, per Aristotele una propriet( relazionale delloggetto mosso "ossia una modificazione delle sue relazioni con gli oggetti circostanti avvicinarsi a#, allontanarsi da#$ o almeno, non era solo una propriet( relazionale. Era il trovarsi mutato intrinsecamente, proprio come accade per es. ad una foglia che diventa gialla "non chiedi !Bialla rispetto a che cosaE)$.

*etto ancora pi; semplicemente lenunciato del principio di inerzia in contrasto con le tesi di Aristotele nelle&uiparare &uiete e moto rettilineo uniforme come !stati) entrambi privi di causa. ? Linclusione ci pu lasciare un po perplessi. Lo spostamento di un oggetto ci pare incidere sul suo essere in modo meno significativo degli altri tipi di mutamento dellelenco, al punto che a stento lo diremmo mutamento. *altro canto, gi( prima di Aristotele ci furono filosofie "i fisici pluralisti in generale e *emocrito con pi; chiarezza di tutti$ che avevano ridotto ogni mutamento al movimento spaziale di parti immutabili$.