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Biografia[modifica | modifica sorgente] La vita di Heidegger si svolse pressoch interamente in Germania; egli infatti via ggi pochissimo, quasi

esclusivamente per alcune conferenze (come a Roma, Zurigo e cc.), o seminari.[1] In sostanza, egli si dedic per l'intera durata della sua esi stenza all'insegnamento accademico e all'elaborazione delle sue opere filosofich e, alcune delle quali strettamente legate ai corsi universitari.

La casa natale di Heidegger a Mekirch Nato nel 1889 a Mekirch, nel Baden, in una famiglia cattolica, compie i primi stu di a Costanza e Friburgo presso i gesuiti, frequentando corsi di teologia.[2] Do po una convinta adesione al sistema di valori del cattolicesimo,[3] a poco a poc o tuttavia se ne discosta per preferire un orientamento religioso ispirato al pr otestantesimo luterano,[4] finch nel 1919 dichiarer: convinzioni gnoseologiche coin volgenti la teoria del conoscere storico hanno reso per me problematico ed inacc ettabile il sistema del cattolicesimo, non per il Cristianesimo[5]. Dopo essere in tanto divenuto allievo del neokantiano Heinrich Rickert,[6] conclude i suoi stud i conseguendo nel 1913 il dottorato presso l'universit di Friburgo con una tesi s u La dottrina del giudizio nello psicologismo, di impostazione kantiana;[7] due anni dopo vi ottiene la libera docenza con una dissertazione sul pensiero di Dun s Scoto.[8] Divenuto nel 1919 assistente di Husserl,[6] inizia con lui un periodo di intensa collaborazione e di ricerca, in particolare riguardante Aristotele, Kant e Fich te; nello stesso tempo, svolge esercitazioni accademiche sulla fenomenologia seg uendo l'indirizzo tracciato da Husserl. Fra il 1923 ed il 1927, divenuto profess ore presso l'universit di Marburgo, svolge corsi su diversi temi filosofici, in p articolare sull'ontologia medievale; in questo periodo comincia il distacco da H usserl, che si concretizzer poi nella pubblicazione, nel 1927, di Essere e tempo, la sua opera principale, dedicata al suo maestro e tuttavia segnata da un'appli cazione molto originale dei suoi insegnamenti circa la fenomenologia, dalla qual e di fatto si allontana. L'opera sar interpretata infatti come un approdo all'esi stenzialismo, in quanto sono presenti profonde implicazioni con le tematiche esi stenziali affermatesi in quegli stessi anni, anche in Francia, sulla scia di pen satori come Kierkegaard, Nietzsche, Dilthey, Bergson, Scheler e altri (si ricord i in particolare l'opera capitale di Sartre, Essere e nulla, di poco successiva) . Sono altres presenti considerazioni sull'"esperienza del tempo" vissuta dalle o riginarie comunit cristiane e sul significato del momento escatologico della paru sia.[9] Nel 1928 sar quindi Heidegger a succedere, a Friburgo, alla cattedra che era stat a di Husserl. A questi anni risalgono altre opere come Che cos' la metafisica?, K ant e il problema della metafisica, L'essenza del fondamento (1929), e la confer enza Dell'essenza della verit (1930). Il coinvolgimento col nazismo[modifica | modifica sorgente] Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Heidegger e il Nazionalsocialismo . L'Universit di Friburgo in Brisgovia Il 21 aprile 1933 Heidegger nominato rettore dell'Universit di Friburgo, proprio mentre Husserl viene allontanato, a causa delle sue origini ebraiche, dall'inseg namento; allora che aderisce, seppur brevemente, al partito nazionalsocialista. In quest'occasione egli pronuncia un discorso dal titolo L'autoaffermazione dell 'universit tedesca, nel quale difende l'autonomia dell'istituzione universitaria rispetto alla cosiddetta "scienza politicizzata", ma senza alcun riferimento al Partito nazista.[10]

Nello stesso anno, tuttavia, il 3 novembre pronuncia un altro discorso, dal tito lo Appello agli studenti tedeschi, in cui si esprime in questi termini: Non teore mi e idee siano le regole del vostro vivere. Il Fhrer stesso e solo lui la realt t edesca dell'oggi e del domani e la sua legge. A ogni modo si dimette dall'incaric o di rettore nel 1934, pur continuando ad insegnare; da quel momento in poi Heid egger non parteciper pi direttamente all'azione politica del nazismo. Intanto, parallelamente alla vita matrimoniale con la moglie Elfride, aveva intr apreso sin dagli anni di Marburgo una relazione sentimentale con la filosofa ebr ea Hannah Arendt, al tempo sua giovane allieva, caratterizzata dal forte ascende nte del pensatore su di lei; la giovane studentessa riuscir a riconoscere solo mo lto pi tardi il coinvolgimento di Heidegger col nazismo, e in ogni caso rester int eriormente sempre devota al suo maestro, pur dissociandosi dalle sue idee politi che. Nel 1987 un libro di Victor Farias ha sollevato nuovamente la polemica,[11] del resto mai sopita, sulla compromissione biografica e filosofica di Heidegger con l'ideologia e la vicenda storica del nazismo. Le tesi di Farias, tuttavia, sono state criticate a fondo da Franois Fdier, pensatore francese, allievo di Jean Beau fret, che ne ha denunciato la mancanza di basi documentali e l'intento esclusiva mente diffamatorio.[12] In ogni caso, ancora oggi molti ritengono che Heidegger non abbia mai pronunciato un'abiura esplicita riguardo al nazismo,[13] sebbene e gli in realt abbia fornito varie spiegazioni del suo coinvolgimento politico, com e, ad esempio, in un'intervista al periodico tedesco Der Spiegel,[14] pubblicata , per suo stesso volere, dopo la sua morte.[15] Molte sono state le reazioni e le interpretazioni, in particolare di condanna, s eguite al coinvolgimento politico del pensatore tedesco. Alcuni suoi allievi o d iscepoli, come Karl Lwith o Emmanuel Levinas,[16] hanno preso le distanze sin dag li anni Trenta e Quaranta, sottolineando anche quanto l'esplicito anti-umanismo dell'opera heideggeriana abbia contribuito, in un certo senso, all'elaborazione di un'ideologia totalitaria negatrice dei diritti umani, quale quella nazista.[1 7] Altri, come Hans-Georg Gadamer, hanno preso le difese del maestro,[18] sottol ineando la superficialit di molte accuse, spesso scarsamente documentate e tenden ziose,[19] che non tengono conto di come Heidegger, nei suoi corsi degli anni '3 0, abbia anzi cercato di mostrare il fondamento nichilistico del nazismo, soprat tutto in relazione al biologismo razziale.[20][21] Altri ancora, come Jrgen Habermas, hanno preso una posizione per certi versi neut rale e maggiormente filosofica;[22] secondo Derrida il cosiddetto silenzio di Hei degger sul nazismo sarebbe scaturito dalla consapevolezza, da parte del filosofo, della propria inadeguatezza nel misurarsi criticamente con lo spirito di questa ideologia.[23] Recentemente, l'intervista di Heidegger allo Spiegel stata anali zzata dal punto di vista filosofico e psicoanalitico, sulla base dei principi de lla decostruzione: in particolare, l'intervista caratterizzata da una serie di l apsus che tradirebbero la "cattiva coscienza" del filosofo di fronte alla "quest ione ebraica".[24] La posizione di Heidegger nei confronti del nazismo rimane un argomento controve rso, la cui discussione tra gli studiosi ancora aperta.[25] La "svolta" e gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente] Dimessosi dal rettorato, ed evitando ogni coinvolgimento politico diretto, Heide gger aveva continuato a tenere i suoi corsi accademici, ma senza pubblicare pi al cuna opera fino al 1942. Fra i corsi di questo periodo troviamo soprattutto quel li su Nietzsche, poi editi nel 1961, mentre del 1935 la conferenza su L'origine dell'opera d'arte,[26] e dell'anno seguente quella tenuta a Roma dedicata a Hlder lin e l'essenza della poesia.

La tomba Alla caduta del regime nazista, per un'interdizione accademica predisposta dalle potenze occupanti nel periodo post-bellico, per alcuni anni fu allontanato dall 'insegnamento, al quale verr riammesso nel 1949 su sollecitazione di Jaspers, il quale era al corrente della compromissione di Heidegger col nazismo, ma ritenne ugualmente di prendere le sue difese.[27] Cessata l'interdizione, nel 1947 Heide gger pubblica La dottrina platonica della verit, con una lettera sull'umanismo, i n cui prende le distanze dall'esistenzialismo umanistico in primo luogo di Sartr e, allora molto diffuso in Francia, rilevando come, a differenza di quest'ultimo , la propria filosofia sia volta principalmente alla riflessione sull'essere. Del resto proprio in questo periodo che egli comincia a tracciare, attraverso un a serie di saggi e conferenze come Sentieri interrotti, La questione della tecni ca, L'abbandono, poi riuniti in varie raccolte, i temi di una svolta intellettuale (Kehre) che sposter la sua ricerca dai temi pi prettamente esistenzialistici a qu elli riguardanti la verit dell'essere; per adeguarsi a questa svolta, anche il li nguaggio delle sue opere diverr sempre pi vicino a quello della poesia e dunque pi oscuro e ambiguo. D'altra parte proprio il tema del linguaggio e della poesia sa r messa in risalto in quest'ultima fase, come testimonia lo scritto In cammino ve rso il linguaggio del 1959, nonch gli incontri con poeti come Ren Char e Paul Cela n. Nel 1969 Heidegger, a 80 anni, accetta un'intervista televisiva, svolta da Ri chard Wisser per la Zdf; in questa come in altre conferenze ed interviste giorna listiche degli ultimi anni, centrale la questione della tecnica, assurta ad even to dell'essere che scuote l'uomo nel profondo, minacciandolo nel suo stesso fond amento.[28] A ottantasette anni morir a Friburgo, nel 1976. Heidegger e la Foresta Nera[modifica | modifica sorgente] Il legame particolarmente forte, quasi atavico, di Heidegger con la Foresta Nera stato messo in luce da un testo, Il messaggero della Foresta Nera, pubblicato d a Frderic de Towarnicki, un giovane francese che nel 1945 aveva raggiunto e conos ciuto il pensatore proprio nella sua baita montana, restandone vivamente impress ionato. In seguito alla pubblicazione di numerose fotografie di Heidegger, che l o ritraevano in atteggiamenti di vita quotidiana nella sua baita di Todtnauberg, sempre nella Foresta Nera, lo scrittore austriaco Thomas Bernhard sembra invece stigmatizzare causticamente la figura del pensatore.[29] Un segnale del legame di Heidegger con la Foresta Nera si trova anche nel suo sc ritto Warum bleiben wir in der Provinz (Perch restiamo in provincia), nel quale i l filosofo considera il rapporto dell'uomo con la propria terra alla stregua di un legame ontologico.[30] L'ontologia esistenzialista di Essere e tempo[modifica | modifica sorgente]

Todtnauberg, nella Foresta Nera, il luogo dove fu scritto Essere e tempo L'intento di Heidegger quello di costruire un'ontologia fondamentale che, sulle orme dell'ultimo Husserl, ricerchi la natura costitutiva degli oggetti del mondo a partire dal soggetto e dalla coscienza trascendentale[31] che in qualche modo li rende possibili.[32] Husserl aveva bens evidenziato l'esigenza di indagare la soggettivit in maniera non astratta e generica, ma in relazione agli oggetti del mondo e della storia: in tal senso egli aveva dato avvio all'esplorazione delle cosiddette "ontologie regionali", ossia di quelle scienze rivolte allo studio d i particolari aspetti o regioni della realt, come la logica o la matematica, da u n punto di vista a priori, cio sulla base delle loro essenze ideali. Il tentativo di Husserl di dare concretezza al soggetto trascendentale, per, secondo Heidegge r non bastato, poich occorre tener conto anche della sua finitezza e della dramma ticit della sua esistenza storica.[33]

Nel costruire la sua ontologia, ossia la scienza che descrive l'essere e le sue strutture fondamentali, Heidegger ritiene si debba partire dal soggetto che pone la domanda su che cosa sia l'essere, cio l'uomo. L'uomo ha avuto un rapporto pro blematico con la definizione di essere, finendo per concepirlo come "oggettivit", come semplice presenza, come la qualit per cui diversi oggetti o entit sono posti davanti a me (ob-jecta in latino). Questa definizione non tiene conto dell'uomo stesso, al quale gli oggetti sono bens presenti, ma che non una semplice-presenz a nel mondo, bens un prendersi cura di esso, un agire rivolto al futuro continuamen te operando in vista di uno scopo. Recependo infatti l'insegnamento fenomenologi co, secondo Heidegger l'esistenza umana significa essenzialmente trascendenza, p rotesa per allo stesso tempo verso il mondo, al fine di modellarlo e progettarlo. L'uomo quindi non presenza ma progetto, o alternativamente esser-ci (Dasein),[3 4] essere nel mondo, in quanto nodo inestricabile di situazioni nel quale si tro va calato.[35] L'uomo come progetto[modifica | modifica sorgente] Se si intende l'essere come progettare, si modifica anche la concezione dell'ess ere degli oggetti, o degli enti intramondani: questi non sono pi presenze che sussi stono in maniera indipendente da noi, come induce a credere il metodo scientific o, ma vengono visti come strumenti in funzione del nostro progetto. Un progetto che consiste appunto nel preoccuparsi di tali strumenti, averne cura nel senso lat ino del termine, un compito che l'uomo, per sua natura, ha nei confronti di essi . Del resto, anche la presunta oggettivit con cui la tecnica dice di guardare lor o, in realt in funzione della loro strumentalit o utilizzabilit.[36] Poich ogni strumento coopera con altri strumenti in vista di un orizzonte pi vasto che il fine ultimo a cui devono servire, essi vanno compresi entro una totalit, alla luce del mondo complessivo creato e unificato dall'uomo che persegue i suoi progetti. Ci significa che l'essere di questi enti intramondani dato dal fatto c he c' l'uomo: l'uomo che li fa venire all'essere. Tale risultato, che per certi aspetti avvicina Heidegger all'idealismo trascende ntale e alla coscienza fenomenologica,[37] per i quali appunto era il soggetto a creare l'oggetto, viene a questo punto ricondotto da Heidegger all'esigenza sua propria di connetterlo alla concretezza dell'esistenza. L'esserci, infatti, che progettando il mondo lo fa venire all'essere in quanto coscienza trascendentale , si trova ad essere a sua volta "progettato": egli stesso progetto gettato (Gew orfenheit);[38] nasce e muore senza averlo deciso, e si ritrova limitato dalla s ua finitezza. Il Dasein, pertanto, da un lato denota libert (in quanto trascenden za), dall'altro per questa stessa libert comporta di accettare le condizioni in cu i essa si va ad esplicare (immanenza).