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L

R. ESPOSITO,

L ibri del mese / segnalazioni

DUE. LA MACCHINA dEllA TEOlOGIA POlITICA E Il POSTO dEl PENSIERO, Einaudi, Torino 2013, pp. 240, 21,00. 9788806211110

l concetto di teologia politica strettamente legato al nome di Carl Schmitt. Anche se non fu il primo a introdurre il termine nella letteratura Schmitt lo riprende dallutilizzo polemico che nellOttocento ne fecero Marx contro Hegel prima e Bakunin contro Mazzini dopo , certamente a lui si deve la diffusione di questo concetto in tutto il mondo, al di l dei confini disciplinari e geografici, al di l delle divisioni politiche e teologiche. Tuttavia, nel corso del Novecento, il discorso avviato da Schmitt ha dato vita a un numero cos cospicuo di analisi, di usi, di appropriazioni, che questa categoria risulta oggi storicamente compromessa, rischia dindicare il nulla e si dimostra sostanzialmente impermeabile allanalisi critica. Secondo Esposito che con questo volume prosegue la riflessione avviata in Categorie dellimpolitico (Il Mulino, Bologna 1988); Communitas. Origine e destino della comunit (Einaudi, Torino 1998); Terza persona. Politica della vita e filosofia dellimpersonale (Einaudi, Torino 2007) la difficolt di fondo che non permette di penetrare lorizzonte della teologia politica sta nel fatto che ci troviamo totalmente al suo interno: da qui limpossibilit dassumere la distanza necessaria a uno sguardo analitico e critico. Il problema, secondo Esposito, che parliamo da almeno due millenni un lessico costitutivamente teologico-politico, e dunque non abbiamo n schemi mentali n modelli linguistici liberi dalla sua sintassi (3). Un primo enigma della teologia politica costituito dal fatto dessere composta da due termini certamente connessi, ma mai del tutto corrispondenti. Teologia politica dunque in primo luogo un concetto di differenza che non si presenta mai neutrale e che presuppone invece un conflitto in cui i due poli si rapportano nel continuo tentativo di superarsi a vicenda (cf. 5). In questo senso la teologia politica funziona come una vera e propria macchina, scrive Esposito, che agisce separando ci che dichiara dunire e unificando ci che divide mediante la sottomissione di una parte al dominio dellaltra.

Si capisce allora come in questa espressione, per lautore, sia in gioco molto di pi che la semplice relazione tra religione e politica. Svelare il movimento degli ingranaggi che ruotano allinterno di questa macchina significa tentare di mettere a nudo il meccanismo stesso che pulsa nel cuore dellOccidente. La teologia politica, infatti, secondo Esposito espressione della forma stessa della storia occidentale, sorta sulle fondamenta del pensiero greco ma definitivamente edificata con la diffusione del cristianesimo. Caratterista di questa storia sarebbe il tentativo di risolvere il due allinterno delluno, tentativo che trova nel dogma sulla doppia natura di Cristo quellunione ipostatica di auctoritas e potestas che sar prerogativa degli imperatori cristiani prima e della forma dello stato poi. Con Hegel, infatti, che anche il primo pensatore teologicopolitico (cf. 30), il compito del cristianesimo quello dincludere ci che esso ha storicamente superato. Da questo punto di vista la fisionomia dellOccidente, e del suo incedere attraverso i meccanismi messi in atto dalla macchina teologico-politica, si profila come il movimento di una parte della comunit mondiale che ha per la prerogativa di credersi un tutto e che deve pertanto includere le differenze al proprio interno sacrificandole alla sua totalit e producendo quindi disuguaglianze. Come disattivare dunque questa macchina? Ogni macchina funziona in forza di un dispositivo. E il filosofo lo individua nella categoria persona, nella quale sincrociano fino a confondersi il cristianesimo e il diritto romano. Solo incarnandosi, infatti, il potere politico pu adempiere alle sue funzioni. Ma ci che forse pu costituire la leva con la quale scalzare questo dispositivo la critica circa il posto che al pensiero affidato nella qualificazione della persona. Nella mentalit moderna, infatti, lindividuo persona solo nel momento in cui possiede il pensiero, ma in questo modo il pensiero trattenuto e definibile solo allinterno della propriet individuale un processo dinteriorizzazione che sarebbe stato iniziato da Agostino e portato a termine da Kant. Riferendosi ad autori come Averro, Bruno e Spinoza, Esposito mostra come essi siano portatori di una filosofia dellimpersonale che mira a esteriorizzare il pensiero rispetto allinteriorit della persona. Il pensiero, cio, si presenta come una realt che non pu essere privatizzata ma che esiste indipendentemente dallindividuo e alla quale egli pu accedere solo per via di partecipazione. Uscire dalla definizione personalistica del pensiero potrebbe condurre allora, secondo lautore, a una nuova definizione dei rapporti tra uomo e uomo, e a una riorga-

nizzazione dellimpianto sociale e delle sue strutture esclusive. Dopo aver messo in evidenza la natura violenta della macchina teologico-politica attraverso una rapida ma densa ispezione dei suoi utilizzi da parte di alcuni influenti pensatori Hegel, Weber, Schmitt, Peterson, Taubes e Assmann Esposito passa dunque alla decostruzione della filosofia personalistica attraverso il pensiero di Averro, Bruno, Nietzsche, Heidegger, Bergson e Deleuze. Il tentativo di Esposito, quindi, non quello di smantellare la macchina teologicapolitica, quanto piuttosto dinvertirne il senso di marcia, attuando una vera e propria conversione; o, per dirla ancor pi esplicitamente, come scrive egli stesso, una parousia senza apocalisse (89), una liberazione degli oppressi non pi limitata, come nel solo anno sabbatico biblico. Ma proprio in questo modo lautore sembra ricadere nello stesso paradigma posto allinizio della sua trattazione: quello in base al quale non possibile uscire dal lessico teologico-politico. Con il rischio di far cos diventare il suo stesso tentativo di liquidazione un atto teologico-politico. Andrea Franzoni
1 Per una ricognizione sul concetto, cf. H. MEIER, Che cos la teologia politica? Note introduttive su un concetto controverso, in R. PANATTONI (a cura di) La comunit. La sua legge, la sua giustizia, il Poligrafo, Padova 2000.

C. MONGe,

STRANIERI CON DIO. Lospitalit nelle tradizioni dei tre monoteismi abramitici, Edizioni Terra Santa, Milano 2013, pp. 304, 23,60. 9788862401661

a civilt ha fatto un passo decisivo, forse il passo decisivo, il giorno in cui lo straniero, da nemico (hostis) divenuto ospite (hospes) () Il giorno in cui nello straniero si riconoscer un ospite, allora qualcosa sar mutato nel mondo: cos scriveva Jean Danilou, e una simile, impegnativa affermazione interpella oggi in modo esigente la cosiddetta civilt occidentale. In questi ultimi anni, in effetti, il tema dellospitalit stato oggetto di numerosi studi, che ne hanno messo in luce il carattere di autentico luogo dincontro (ma anche

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