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FABBRICATI PODERALI NELLARGENTANO

Una ricerca a futura memoria


Francesco Pertegato e Daniele Alberti
(con la collaborazione di Giovanni Geminiani, Daniele Turrini e Riccardo Cesari)

Stop al consumo di territorio - Argenta

2 CONTENUTO Le case di campagna: testimonianze materiali di una storia prossima alla fine Studio dei fabbricati poderali: obiettivi e metodologia Classificazione e tipologia Organizzazione agraria e paesaggio rurale: dalla centuriazione romana al sistema poderale La pianura ferrarese: insediamenti delle terre vecchie abitazione stalla-fienile casella e pro-servizi La pianura ferrarese: insediamenti delle aree bonificate bonifiche e appoderamenti morfologia degli edifici a blocco Edifici poderali nellArgentano: individuazione di una tipologia A. insediamenti a corte aperta B. edifici a blocco del tipo Rodi C. edifici a blocco di forma compatta (tipo bolognese) D. edifici a blocco, di forma allungata o lineare E. edifici a blocco lineare, con portico laterale F. edifici a blocco lineare, con pro-servizi su uno o entrambi i lati G. edifici a blocco lineare, con porta morta H. boarie I. case di operai agricoli L. insediamenti della riforma agraria M. stalle-fienili: prospetti monumentali Restauro e riuso: quali prospettive? Appendice 1. Materiali e tecniche edilizie strutture murarie coperture Appendice 2. Prosciugamenti, bonifiche, messa a regime delle acque bonifiche nel ferrarese prosciugamento delle valli di Comacchio risanamento delle terre paludose comprensorio della Bonifica Renana bonifica e organizzazione poderale situazione attuale p. 3 p. 5 p. 6

p. 7 p. 10 p. 11 p. 12 p. 12 p. 14 p. 15 p. 19 p. 21 p. 21 p. 27 p. 31 p. 35 p. 37 p. 40 p. 43 p. 47 p. 49 p. 50 p. 57 p. 72 p. 75 p. 75 p. 77 p. 83 p. 83 p. 84 p. 86 p. 89 p. 95 p. 96

FABBRICATI PODERALI NELLARGENTANO Una ricerca a futura memoria


Le case di campagna: testimonianze materiali di una storia prossima alla fine Da quando lagricoltura soggetta a forme di tipo industriale che hanno sovvertito completamente il rapporto uomo territorio, gli insediamenti rurali della regione Emilia Romagna hanno perso in gran parte il loro significato originario1. Questo scrive Alessandro Gaiani, in unopera a pi mani curata da Mario Zaffagnini e pubblicata nel 1997, che si rif agli studi di Lucio Gambi e di Mario Ortolani sulla casa rurale della Romagna e su quella della pianura emiliana, pubblicati dal CNR rispettivamente nel 1950 e nel 19532. Il tempo che ci separa da quellimpresa editoriale ha visto apparire sul mercato, nonch allorizzonte, nuove trasformazioni che hanno accelerato il processo di industrializzazione dellagricoltura.Tra gli interventi dellultimo quinquennio particolarmente massiccio stato limpatto dovuto agli impianti per la produzione di energia da biogas: nel solo territorio argentano oltre 2.000 ettari di terreno fertile sono stati destinati alle colture (principalmente triticale3 e mais) che servono ad alimentare tali impianti. Ci ha provocato un vero e proprio accaparramento di territorio (in media tra 350 e 400 ettari per ogni impianto da 1 MWe). Non solo, quindi, la coltivazione della canapa, lallevamento del bestiame nelle boarie e nelle stalle poderali e quello del baco da seta, sono ormai un vago ricordo di pochissimi anziani, ma risultano fortemente ridimensionati anche i frutteti, i vigneti e lorto-coltura, fiorenti fino ad un passato non lontano. Lagricoltura muove rapidamente verso la monocoltura: il paesaggio agrario ne risulta appiattito, uniforme, cos diverso dalla forte caratterizzazione dovuta in passato alla variet delle coltivazioni in poderi anche di piccola estensione. Anche le modalit della gestione agraria sono cambiate, con un lento ma sempre pi accelerato ampliamento delle dimensioni aziendali, che tuttavia non perviene, nellarea ferrarese, al vero e proprio latifondo, anche grazie alla riforma agraria degli anni 50 che ha favorito la nascita, e per circa un ventennio la sopravvivenza, della piccola propriet contadina, ora sostanzialmente in crisi. Aziende di grandi dimensioni derivano invece o dal consolidamento delle cooperative bracciantili, oppure limitatamente allarea del Mezzano dove lassegnazione delle terre bonificate non ha operato sulla base di un frazionamento spinto. Tra i pochi elementi persistenti a parte limponente impianto idrografico - anche se in larghissima parte prossimi alla scomparsa, sono gli edifici poderali, che hanno punteggiato il nostro paesaggio negli ultimi due secoli, testimoni muti di quella che stata definita la
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A. Gaiani, I tipi dellabitazione rurale nella pianura emiliano-romagnola, in M. Zaffagnini (a cura di), Le case della grande pianura, Firenze, Alinea editore, 1997, pp. 169-233, p. 171. 2 L. Gambi, La casa rurale nella Romagna, Firenze, CNR, 1950; M. Ortolani, La casa rurale nella pianura emiliana, Firenze, CNR, 1953. Va segnalato anche il lavoro effettuato negli anni 50 e 60 dal Centro Studi per la geografia etnologica di Firenze, diretto da F. Biasutti, che in collaborazione con il CNR della citt ha pubblicato la collana Ricerca sulle dimore rurali in Italia. Negli anni 70, poi, L. Gambi e G. Barbieri hanno dato alle stampe un testo a pi mani, La casa rurale in Italia, anchesso per il CNR di Firenze. Del 1977 un ulteriore contributo di Gambi, La casa dei contadini, in Cultura popolare nellEmilia Romagna, Milano 1977, pp. 162-88. Per la bibliografia antecedente vd. Ortolani, op. cit., pp. 22-7. 3 Un ibrido di frumento e segale.

4 Pompei della civilt contadina4. Perlopi abbandonati, sia le abitazioni che gli edifici rustici (stalle, fienili, caselle, pro-servizi, etc.), sono ormai adibiti in prevalenza a magazzini di attrezzi; ma anche a ricovero dei materiali che oggi definiamo rifiuti speciali: dai resti di fertilizzanti e pesticidi, ai nuovi prodotti di sintesi (cemento-amianto, vetroresina, polietilene e polipropilene nelle pi diverse forme), agli attrezzi e alle apparecchiature in disuso, a pneumatici e batterie eliminati e molto altro. In assenza delle pi elementari misure di manutenzione questi edifici sono a rischio di collasso oppure sono gi crollati, del tutto o in parte, seppellendo sotto le macerie rifiuti dogni tipo, alcuni dei quali, come i prodotti chimici solubili in acqua (la maggior parte di quelli usati in agricoltura), sul punto di venir trascinati in falda dalle piogge. Quasi mai bonificati, i siti rurali costituiscono pertanto, in molti casi, una vera emergenza ambientale, in balia delle inesorabili leggi della statica degli edifici e degli eventi meteorologici. Ci che sopravvive ancora sufficiente, tuttavia, a rappresentare quei caratteri che differenziano la nostra da altre aree territoriali. Argenta costituisce, sotto questo profilo, un caso di particolare interesse: per lampiezza del suo territorio, alla confluenza tra le province di Bologna, Ferrara e Ravenna, un po una terra di frontiera e in quanto tale ha assimilato, adattandole, tipologie che sono proprie della aree contigue; ma anche una sorta di istmo tra lAppennino e il mare. Per questa sua posizione pu riferirsi anche al suo territorio la tradizionale classificazione utilizzata per quello ferrarese in terre vecchie e terre nuove, le une separate dalle altre dalla strada che congiunge Ro con Copparo, Formignana, Migliarino, Ostellato e prosegue, tenendosi a ovest delle valli di Comacchio, proprio fino ad Argenta (fig. 1). Il comune include infatti, nella direzione del mare, tutta la valle prosciugata del Mantello e una parte di quella del Mezzano.

Fig. 1 - Carta altimetrica della provincia di Ferrara Lespressione usata dal giornalista Giuseppe Muroni, nellarticolo: Agonia dellarchitettura rurale. Benvenuti nella Pompei della civilt contadina (la Nuova Ferrara, 21.08.2013, p. 27): si riferisce al territorio fra Tresigallo e Jolanda di Savoia, descritto da Gianni Celati nellopera Verso la foce (Milano, Feltrinelli, 1989).
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Nel resto del territorio, che si protende verso ovest tuttavia necessario introdurre unaltra distinzione, quella tra terre alte e terre basse. Ne fanno parte vaste zone di bonifica anche recente, legate ad una situazione idrografica in perenne mutamento e alla naturale difficolt di scolo in pianura (vd. Appendice 2). Qui infatti si scaricano da secoli le acque di provenienza appenninica, dopo aver percorso la pianura bolognese, attraverso numerosissimi corsi dacqua che o venivano immessi in quelli maggiori o spagliavano direttamente nelle campagne.

Studio dei fabbricati poderali: obiettivi e metodologia Questo studio, condotto in senso stretto sul campo, non ha lobiettivo di censire il patrimonio edilizio rurale, compito proprio degli istituti e delle amministrazioni preposte alla tutela5. Vuole, pi modestamente, fornire elementi utili alla conoscenza di tipologia, forma e articolazione interna degli spazi, per edifici poderali ancora presenti sul territorio comunale, ma prossimi alla scomparsa. In tale contesto destinato a diventare presto unattestazione a futura memoria. Anche il rapporto con lambiente circostante, pur se non oggetto di una trattazione specifica, viene indagato soprattutto in relazione alla continua trasformazione del territorio dovuto alloperare umano per favorire il deflusso delle acque dei fiumi al mare. Non sempre facile, poi, risalire alluso e alla divisione dei suoli che hanno dato origine agli insediamenti; nellinsieme questi costituiscono per lelemento intorno al quale si venuto organizzando lintero paesaggio agrario, fino alla seconda met del secolo scorso, e che si perpetua ancora in parte, grazie alla loro persistenza. Gli edifici, la forma, le dimensioni e i loro orientamenti rappresentano pertanto parametri utili ad un primo livello di conoscenza anche per quanto riguarda lorganizzazione agraria che li sottende6. La ricerca si basa essenzialmente sul rilievo planimetrico e la documentazione fotografica, in generale di tutti i corpi di fabbrica che costituiscono ledificato poderale, anche minore purch in laterizio. Strumenti basilari per impostare il lavoro sono stati lo studio condotto dallAmministrazione Provinciale di Ferrara e pubblicato a cura di Walter Baricchi e Pier Giorgio Massaretti, Insediamento storico e beni culturali. Basso Ferrarese7, nonch lutilissimo Quadro conoscitivo del PSC per il Comune di Argenta8. Una prima analisi comparata delle informazioni raccolte ha consentito di rilevare la grande variet di soluzioni presenti che sono state classificate sulla base di quanto gi noto in letteratura per la pianura emiliana e delle aree omogenee gi individuate da Gambi e Ortolani, tra le quali figura quella ferrarese9. Rispetto a questi fondamentali primi studi il citato saggio di Gaiani, oltre a fornire un abbondante corredo di fotografie e rilievi, introduce qualche mutamento di percorso e alcune precisazioni. Lautore, infatti, da un lato articola lindagine suddividendo la pianura emiliano romagnola in dieci aree omogenee; dallaltro individua per ogni area un tipo
Vd. Ledilizia rurale ferrarese, Ferrara, a cura del Centro di Cultura di Maiero-Sandolo,1980. Unesauriente scheda per il censimento viene proposta a p. 8. 6 Vd. in proposito Gambi, La casa dei contadini, cit., p. 162. 7 Bologna, Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna, 1990. 8 Si tratta dellallegato C: Schede del patrimonio edilizio rurale nei territori comunali, Ferrara, 2007 (a cura di L. Monticelli); dora in avanti: Quadro conoscitivo del PSC (Argenta). 9 A. Gaiani, op. cit., p. 174.
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6 prevalente il quale per coesiste con altri, talvolta numerosi e assai diversi tra loro vuoi perch partiti dallo stesso hanno subito nel tempo modifiche tali da non renderne pi leggibile lorigine, vuoi perch pensati fino dallinizio con altri criteri, vuoi ancora perch realizzati in momenti storici successivi a quelli in cui lorganizzazione poderale, il tipo di gestione del fondo, le colture, le consuetudini locali avevano portato a maturazione il tipo cos come viene oggi riconosciuto e codificato10. Nel lavoro di comparazione si spesso rivelato difficile distinguere e incrociare le varianti intervenute nel tempo (diacroniche) da quelle inserite allatto della progettazione (sincroniche) e che costituiscono una sorta di coniugazione pratica della tipologia di base11. Le modifiche, soprattutto se hanno investito la struttura delledificato, rendono talvolta impossibile individuarne lassetto originario e lappartenenza ad uno o ad un altro tipo. Proprio il rilievo metrico delle piante - che per la complessit del lavoro si dovuto limitare alle dimensioni generali e a quelle dei singoli vani, alle aperture interne (non sempre rilevabili in edifici non abitati) e verso lesterno, e alle funzioni ancora riconoscibili ha costretto a fare i conti con il percorso storico di ogni insediamento, non sempre facile da delineare. Minori difficolt si sono incontrate con gli edifici di servizio o destinati allallevamento degli animali. Incertezze permangono invece, in molti casi, per quanto concerne le funzioni dellabitazione, spesso complicate dalla presenza di pi nuclei famigliari nel medesimo edificio o dal sopravvenire di un nuovo nucleo, nella continua azione di adattamento dellesistente alle mutate esigenze della vita. Quando assetto strutturale e funzioni manifestavano elementi e aspetti non univoci, la regola adottata stata quella di rilevare lo stato attuale, lasciando allaccurata documentazione fotografica e alla persistenza del manufatto la possibilit di una futura verifica.

Classificazione e tipologia Di Gaiani abbiamo inoltre utilizzato la classificazione, semplificata rispetto alla letteratura precedente, in quanto sostanzialmente ponderata sulla struttura degli edifici, oltre alla nomenclatura che definisce la funzione dei vani. Quanto alla tipologia lo studioso riprende quella proposta dallOrtolani, aggiungendovi per un ulteriore tipo. La classificazione che ne risulta pertanto: 1. aggregazione a corte aperta; 2. aggregazione a corte chiusa; 3. case a blocco a elementi trasversali o semplicemente case a blocco; 4. case con torre e casa e torre. Poich nellargentano laggregazione a corte chiusa assente e le case con torre sono pochissime12, la classificazione si riduce praticamente a due tipi, uno dei quali, la corte aperta, prevalente. Vediamo come li definisce Gaiani. Nelle aggregazioni a corte aperta gli elementi costitutivi classici dellinsediamento rurale (e cio labitazione, la stalla-fienile, i pro-servizi ed eventuali altri contenitori per i prodotti o per gli attrezzi dellazienda) sono separati gli uni dagli altri e sorgono in mezzo ad un

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Ivi, p. 233. Ibidem. 12 Si veda, ad esempio, la corte Muratori ad Ospital Monacale: Vincolo PSC; bibliografia: scheda IBC, n. 157, Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), p. 336.

7 ampio cortile13. Nelle case a blocco gli stessi elementi costitutivi subiscono una aggregazione parziale e cio labitazione, la stalla-fienile e il portico vengono riuniti in vario modo in un unico edificio che pu contenere o meno anche i pro-servizi, o alcuni di questi; la posizione del portico connota in maniera diversa le case di questa classe tipologica nelle varie aree geografiche in cui si articola la regione: ad esempio, nel bolognese il portico adiacente al rustico sul fianco destro; nel reggiano inserito fra abitazione e rustico; nel parmense antistante al rustico e nel cesenate circonda ledificio principale su tre lati14. Nel presente studio la rappresentazione delle aggregazioni stata condotta a diversi livelli: talvolta, la disposizione topografica della corte aperta e lingombro di tutti i fabbricati che la compongono; sempre, il rilievo in pianta che attesta loriginaria organizzazione interna degli spazi, sia dellabitazione che della stalla-fienile; spesso, il rilievo in pianta e larticolazione interna degli edifici di servizio (porcile, pollaio, forno, lavanderia); sempre unampia documentazione fotografica, sia esterna che interna, con particolare attenzione allorditura lignea dei tetti nelle stalle-fienili.

Organizzazione agraria e paesaggio rurale: dalla centuriazione romana al sistema poderale Lunit agraria tipica della pianura ferrarese ma prevalente in tutta lItalia del nord - il podere, cio ununit affidata alla conduzione di una famiglia pi o meno numerosa, che ha braccia sufficienti a lavorarlo e dal quale pu ricavare il necessario al suo proprio sostentamento. Le premesse storiche che hanno condotto allo stato attuale vanno individuate in prima istanza nella centuriazione romana, che determina lappoderamento medioevale e, successivamente, nellorganizzazione fondiaria estense tra XV e XVI secolo15. Utilizzata come sistema di remunerazione delle prestazioni belliche, la centuriazione consiste nella suddivisione del territorio in unit su base ortogonale chiamate centurie, ciascuna di circa 50 ettari, assegnandone ad ogni colono la porzione pari ad , corredata degli edifici per s e per gli animali. Questi, insieme alle coltivazioni prevalenti (frumento, cereali e vite) formavano il paesaggio rurale romano. Nel periodo rinascimentale il sistema organizzativo della campagna conserva la suddivisione precedente, ma la sua organizzazione fa capo allazienda signorile, con un nuovo rapporto di produzione: la mezzadria. La propriet viene suddivisa in poderi; nellarea del podere pi facilmente raggiungibile dalla viabilit campestre vengono costruiti i fabbricati per labitazione, lallevamento e i servizi. Il paesaggio tuttavia dominato dalla villa, edificio in cui si concentrano le funzioni base della conduzione agraria: labitazione del signore, lorganizzazione delle lavorazioni agricole, i compiti amministrativi e di rappresentanza.

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A. Gaiani, op. cit., p. 173. Ibidem. 15 Per quanto concerne il percorso storico vd.: C. Cesari, Ledilizia rurale ferrarese: analisi storica ed ipotesi di evoluzione tipologica, in Ledilizia rurale ferrarese, cit., pp. 5-6.

8 Il tracciato dei campi resta sostanzialmente quello della centuriazione romana, che consente una suddivisione geometrica del territorio, collocando la villa al centro delle principali direttrici viarie che lo attraversano (fig. 2). Questa relazione tra edificio e territorio viene ripresa allinterno, nella pianta della villa: normalmente al piano terra ledificio attraversato dalla loggia passante posta sullasse principale, che consente di connettere tutti i vani16. Un vano analogo (andito) spesso situato, in corrispondenza, al piano superiore17.

Fig. 2 - Villa Ghedini (Filo, localit Chiavica di Legno).

Larticolazione poderale precede lorganizzazione agraria della corte estense: fin dal medioevo, infatti, e soprattutto dal XIV secolo erano stati introdotti nuovi patti colonici che prefiguravano il contratto mezzadrile, il quale avr pieno sviluppo solo in et moderna. Si basa su aziende agricole autosufficienti ed correlato ad insediamenti sparsi. Ci provoca una forte antropizzazione del territorio. Scrive Gaiani: Il nucleo poderale rimase in questo modo la vera e propria cellula di base della grande patrimonialit, la quale a sua volta veniva garantita nei suoi diritti da una normativa contrattuale assai stringente, che indirizzava la forza lavoro del mezzadro e della sua famiglia allo sfruttamento estremo dellarea appoderata. Ci accade soprattutto a partire del Trecento, quando la riconversione mezzadrile si caratterizza come linea di tendenza delle classi cittadine nel loro complesso, nobili e borghesi, laiche ed ecclesiastiche, le quali tutte concorrevano nel fissare in precise norme statutarie le clausole portanti della nuova contrattualistica basata non solo sulla mezzadria, ma anche sulla sccida e gli affidamenti di animali da lavoro18. In epoca moderna questa organizzazione risponde adeguatamente allesigenza degli Stati di introdurre imposte sottoforma di dazi commisurati allampiezza dei terreni e degli edifici. A questo scopo, a Bologna nel 1789, Giuseppe Cantoni elabora per il catasto Boncompagni alcuni modelli di podere ai quali corrispondono altrettanti tipi degli edifici; gli uni e gli altri saranno di riferimento fino agli inizi del XX secolo19. Risale tuttavia a mezzo secolo prima il modello del fabbricato che maggiormente caratterizzer linsediamento mezzadrile nella pianura bolognese: la grande stalla-fienile, disegnata da Carlo Francesco

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A. Gaiani, op. cit., 178. Vd. lo studio Villa Ghedini a Chiavica di Legno (Filo RA), gi pubblicato su questo sito. 18 A. Gaiani, op. cit., p. 183. 19 Ivi, pp. 186-7.

9 Dotti nel 1734 (BCAB) e riprodotta nel 1881 nella Monografia del podere bolognese (fig. 3)20.

Fig. 3 Modello della stalla-fienile di C. F. Dotti (1734).

Questo impianto architettonico costituir lo schema progettuale di base per oltre un secolo; sar utilizzato nei territori vicini, in particolare il ferrarese21, mostrandosi cos flessibile da prestarsi ad ogni sorta di variante e adattamento (fig. 83). Il patrimonio edilizio arrivato fino a noi non risale se non in minima parte a prima della met del XIX secolo. Ma solo con lopera di bonifica che precede la seconda guerra mondiale, quella successiva e la riforma fondiaria della met del secolo scorso, che limportanza di questi modelli tramonta definitivamente e laspetto delle campagne comincia a mutare radicalmente, anche a causa della morfologia degli edifici che obbedisce ad una nuova concezione.

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Ivi, p. 177. Ibidem.

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La pianura ferrarese: insediamenti delle terre vecchie Per quanto concerne la tipologia degli edifici rurali il territorio della provincia di Ferrara diviso praticamente in due dalla strada, gi segnalata, che da Ro arriva ad Argenta, tenendosi a ovest della valli di Comacchio. A oriente di tale linea, fin verso il mare si incontrano tipi diversi di costruzioni rurali, dovute a bonifiche pi o meno recenti. A occidente predomina invece il tipo delle cosiddette terre vecchie ferraresi22; allevoluzione storica dellorganizzazione agraria di queste terre corrispondono insediamenti fondiari caratterizzati dalla separazione di tre fabbricati principali: la casa dabitazione, la stallafienile e i pro-servizi23. Preziosa fonte dinformazioni sulle unit poderali condotte a mezzadria, per oltre due secoli (tra 1563 e 1796), larchivio dei Periti Agrimensori Ferraresi, conservato in quello di Stato della citt. Il contratto mezzadrile nei secoli XIV e XV prevedeva possessioni intorno ai 27-30 ettari (versuro); attestato inoltre che il mezzadro aveva la disponibilit degli attrezzi e dei bovini da tiro per le lavorazioni agrarie. Dal secolo successivo compaiono anche i contratti di boaria che si perfezioneranno tra XVII e XVIII. Le boarie avevano normalmente unestensione almeno doppia di quelle delle normali possessioni; il boaro era per, a differenza del mezzadro, un salariato24. Dai disegni pervenutici del Tommasi e di Giovan Battista Bonaccioli (1706) sappiamo che, a partire dal 700, gli edifici di pertinenza erano a corte aperta, distinti tra quelli adibiti ad abitazione e quelli destinati alla produzione25. Le aziende agricole prevedevano: labitazione per il conduttore (affittuario o mezzadro) e per il boaro; le stalle-fienili e un piccolo edificio dedicato ai pro-servizi (perlopi forno e porcile). Tra tutti il rilievo maggiore era assunto dalle stalle fienili, grandi come cattedrali, rese necessarie dal grande numero di bovini impiegati al tiro degli attrezzi, soprattutto laratura26. La separazione degli edifici aveva essenzialmente lo scopo di evitare il propagarsi degli incendi. La distanza trai due edifici principali, che raggiungeva talvolta i 50 metri, era motivata dalluso dei bovini nel lavoro: nel ferrarese il tiro era formato da almeno cinque paia di capi, tale da richiedere un ampio spazio di manovra intorno alla stalla-fienile27. Negli insediamenti di cui ci resta testimonianza materiale la casa dabitazione e la stallafienile sono molto spesso allineati e quasi sempre orientati a sud. Ci determina una suddivisione funzionale del cortile in due zone: quella antistante, dove normalmente si trova laia in terra battuta o in mattoni (in epoca recente in mattoni catramati). A nord trovano invece collocazione le concimaie e le vasche per i liquami in corrispondenza della stalla, porcili, pollai e cataste di legna da ardere vicini alla casa. A ovest/sud-ovest della citt invece pi frequente la soluzione dei due edifici principali disposti perpendicolarmente tra di loro (a scacchiera), articolazione che rende pi facile il controllo del rustico e dellaia dalle finestre dangolo della casa28.
Ortolani, op. cit., pp. 27-58. Ivi, p. 41. 24 Ivi, pp. 36-7. 25 Biasutti, nella cartina Forme dellabitazione rurale inserita nella tavola 28 dellAtlante fisico-economico dItalia la chiama casa complessa ad elementi sparsi; ivi, p. 41. 26 Ivi, p. 42. 27 Ibidem. 28 Ivi, p. 41.
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ABITAZIONE29 Ha pianta rettangolare e, come visto, normalmente rivolta a mezzogiorno. Il tetto presenta due spioventi (a capanna), con moderata inclinazione verso i lati lunghi del fabbricato; la sua sporgenza contenuta dovuta alla necessit di non togliere luce e aria alle finestre del piano superiore30. Si entra in casa dalla porta dingresso che immette nella loggia, impropriamente chiamata portico, che spesso ha unapertura anche sul retro; non ci sono invece porte che mettano la cucina direttamente in contatto con lesterno. Nella cucina il camino tra le due finestre della parete a mezzogiorno. Il focolare di mattoni (m 0,80x 1,50), con il piano (arla) alto non pi di 20 cm (in Veneto pi alto). La cappa sporge di 60-70 cm e scende fino a 1,5 m da terra. La canna fumaria penetra nel muro per circa 15 cm e non sporge allesterno come in Veneto. Un angolo della cucina viene chiuso da un muretto, alto circa metro che contiene la legna da ardere e i canapuli usati per accendere il fuoco. Verso il fondo della loggia ci sono due altre porte che permettono di accedere a due stanze pi piccole e pi buie, con una finestra rivolta a tramontana. Uno dei due vani adibito a cantina e laltro a deposito per gli attrezzi oppure, quando necessario, a stanza per il telaio. La cantina, destinata quasi sempre solo ai consumi famigliari, non assume mai unimportanza considerevole; essendo la parte pi fresca della casa (talvolta si trova anche ad un livello pi basso ed priva di pavimento, per mantenere pi bassa la temperatura) spesso utilizzata anche come dispensa, per conservare i salumi ed eventuali formaggi di produzione propria. Cucina e cantina sono talvolta comunicanti. Pi spesso tra cucina e cantina si trova un vano con una scala a doppia rampa che porta alla sala situata sopra la loggia (andito) oppure al pianerottolo che d accesso alle stanze. Il sottoscala serve da ripostiglio. Mentre le stanze al piano terra normalmente hanno soffitti con travi in vista, le camere al primo piano sono talvolta soffittate, per cui la casa manca di soffitta. Quando c, la sala superiore pu essere utilizzata come granaio e/o dispensa. Se le camere non erano sufficienti per le esigenze della famiglia una parte della sala veniva adibita a camera. Nei comuni di Argenta, Copparo, Formignana, Migliarino, Portomaggiore, alla casa annesso un magazzino per i prodotti (detto cameraza) cui si accede direttamente dal cortile e presenta, al piano superiore, altre camere da letto31. In prossimit dei piccoli borghi e in ogni caso vicino ad una strada si trovano le modestissime case degli operai agricoli; raramente sono isolate nella campagna. Sono composte di due soli vani, a volte sullo stesso piano, altre volte la cucina al piano terra e una o due camere al primo piano. STALLA-FIENILE32 E solitamente il fabbricato di dimensioni maggiori, a pianta pressoch quadrata, normalmente diviso in tre aree: al centro, sullasse di simmetria principale la stalla; ai lati i portici (porticaglie), utilizzati per ricoverare la paglia, i carri etc. E costituita da un tettoia piuttosto elevata, con uno (normalmente il retro della stalla) o pi lati chiusi da muratura. Le porticaglie presentano aperture ad arco o ad architrave; per garantire una buona aerazione il fienile chiuso da pareti-diaframma (figg. 89-91). Ledificio sostenuto da pilastri e pu avere copertura a due spioventi, pi frequentemente a quattro (a padiglione), oppure due grandi e due pi piccoli. Poich nellarea impegnata dalla stalla non ci sono pilastri, lorditura lignea del tetto ha dimensioni talvolta
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Ivi, pp. 43-7. Ivi, p. 44. 31 Ivi, p. 54. 32 Ivi, p. 47.

12 monumentali, includendo una o pi capriate in corrispondenza dei pilastri mancanti, per una larghezza che pu arrivare ai nove metri. Le soluzioni adottate, che hanno il loro prototipo nel modello del Dotti (fig. 3), presentano spesso varianti legate alla disponibilit di legname idoneo in loco. Nei comuni di Argenta, Copparo, Formignana, Migliarino, Portomaggiore la stalla-fienile talvolta asimmetrica in quanto la porticaglia si trova su un lato solo oppure le due porticaglie sono disposte ad angolo retto, con una delle due antistante la stalla di cui funge da atrio33. Frequente anche la presenza di tre porticaglie, due ai lati e una antistante la stalla (vd. scheda M.1). Nella stalla il corsello centrale, con pavimentazione a schiena dasino per favorire la raccolta e lo smaltimento dei liquami, sempre delimitato da due porte, una a sud, spesso sotto il portico, e una nord, affiancate entrambe da due piccole finestre, a lunetta o rettangolari, in corrispondenza delle due file delle poste. Uno spazio leggermente pi piccolo di una posta viene utilizzato per contenere il fieno lasciato cadere attraverso una botola dal fienile soprastante. Il soffitto della corsia centrale della stalla e quello delle due file di poste costituito da una volta a botte, perlopi di mattoni (fig. 4); oppure, in quelle pi recenti, voltini sempre in mattoni ma sorretti da travature di ferro su pilastri (fig. 5).

Fig. 4 - Stalla con volte su archi di mattoni.

Fig. 5 Stalla con voltini su travi di ferro.

CASELLA E PRO-SERVIZI Meno diffusa che nel bolognese, la casella per la canapa costruita come un semplice portico a tuttaltezza con due prospetti consecutivi chiusi da muri o da pareti diaframma. La pianta marcatamente rettangolare il tetto a due spioventi e lorditura lignea del tetto simile a quella della stalla. Non mancano esempi articolati in due livelli34 ( il caso della casella di cui alla scheda A.4).
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A. Gaiani, op. cit., p. 193. Ortolani, op. cit., p. 79.

13 I pro-servizi contengono normalmente il forno, il porcile e il pollaio; hanno pianta quadrata o rettangolare, tetto spesso a quattro spioventi, con una piccola area coperta o un portico antistanti il forno (fig. 6).

Fig. 6 - Fabbricato di pro-servizi in via Piangipane 7.

Particolare interesse presentano alcuni forni rivolti non verso la casa ma verso la strada, evidentemente adibiti a cottura del pane anche per terzi (fig. 7). Ortolani segnala lesistenza di un forno isolato, ad uso collettivo, presso ogni casale in zona marittima mesolana35. Uno simile documentato a Codigoro36.

Fig. 7 Forno rivolto alla strada; Argenta poss. C di mezzo.

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Ivi, p. 71. Ivi, p. 73, fig. 24.

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La pianura ferrarese: insediamenti delle aree bonificate Ad est delle terre vecchie e fino alla costa il paesaggio riceve la sua impronta dalle aree vallive prosciugate; ad ovest dalla forte presenza di terre acquitrinose bonificate37. Nellargentano e nei territori direttamente confinanti sono quattro le principali aree bonificate e prosciugate, collocate come segue, da oriente ad occidente. Cassa di Consandolo Deriva dalla realizzazione, nel 1824, del drizzagno del Reno da Traghetto ad Argenta, detto cavo Spina dal nome del cardinal Legato. Il territorio compreso tra il drizzagno e largine destro del Primaro abbandonato (fig. 8) costituisce il comprensorio della cassa, che ha una superficie di 12.190 chilometri quadrati. E attestato che sessantanni pi tardi (1882) tutta larea era ormai stata messa a coltura38.

Fig. 8 Il territorio corrispondente alla cassa di Consandolo carta napoleonica del 1814).

Bonifica di Galavronara el Forcello Inizia nel 1882 e interessa larea tra Bando e Portomaggiore; le acque vengono raccolte dallidrovora di Galavronara. Bonifica di Filo e Longastrino Nel 1896 si costituisce il Consorzio idraulico di Filo e Longastrino (Alfonsine), di 2.543 ettari per 1/3 quasi costantemente allagati. Il territorio compreso tra il drizzagno del Reno e il Po di Primaro abbandonato, dal ponte Bastia e quello della Madonna Boschi (fig. 9). Bonifiche Argentane Vengono condotte dal Consorzio omonimo, costituitosi nel 1867. Il comprensorio ha una superficie complessiva di 14.515 ettari ed suddiviso nei seguenti bacini: Bonifica di Argenta; Bonifica di Longastrino; Bonifica Madonna Boschi; Bonifica Mantello. Questultima ha inizio dagli anni 20 del 900, dalla zona Testa; segue lUmana-Montecatina, attraverso limpianto idrovoro di Umana, completato nel 1930; si arriva infine alla Gramigne mediante lidrovora Gramigne, finita nel 1933. Gli appoderamenti avvengono a breve distanza di tempo e nel 1939 si pone la prima pietra del borgo di Anita.

Ivi, pp. 59-81. I. Tornani, Notizie e dati statistici sul Reno e i suoi influenti, Milano, Premiata Tipo-Litografia degli Ingegneri, 1882, pp. 62-3 (estratto dal Politecnico, vol. XXX).
38

37

15

Fig. 9 - Il territorio di Filo e Longastrino nella carta napoleonica del 1814.

BONIFICHE E APPODERAMENTI Nelle quattro aree appena delineate gli insediamenti presentano tipologia diversa a seconda che si tratti di terreni ex vallivi o acquitrinosi redenti. Nel caso delle terre di origine valliva nellargentano sostanzialmente il Mantello appoderamenti e insediamenti anche di dimensioni molto diverse tra loro vengono realizzati ex novo. Nei terreni bonificati dagli acquitrini invece, insediamenti pi antichi, tipici delle terre vecchie, anche a corte aperta - evidentemente costruiti su dossi e talora assai vicini tra loro convivono con quelli nuovi, prevalentemente a blocco, dovuti allopera di bonifica. A questi si aggiungono gli edifici realizzati successivamente per iniziativa della riforma fondiaria. Nei territori vallivi prosciugati vengono di solito create aziende di due tipi. Da un lato ci sono quelle di vaste dimensioni, gestite dalle societ che hanno realizzato le bonifiche, le quali utilizzano le terre prosciugate a fini agricoli, con criteri industriali. Sono le cosiddette corti di bonifica (figg. 10,11), agglomerati di edifici che comprendono uffici, residenze per il personale agricolo, tecnico e amministrativo, stalle, granai, tettoie per la conservazione e

Fig. 10 Corte della tenuta Cavallino, sullArgine circondario Pioppa.

16

la lavorazione dei prodotti, estese aie per essicare e provvedere alla prima lavorazione degli stessi (soprattutto canapa e tabacco). Rari sono gli insediamenti destinati a famiglie di piccoli proprietari o di partecipanti a terzeria39.

Fig. 11 - Sede della tenuta Pioppa, sullArgine Circondario omonimo.

Quando si perviene allappoderamento, con un insediamento per ogni podere, il criterio adottato quello di tenere abitazione e rustico uniti (fig. 12): la separazione infatti conveniente in presenza di grandi aziende, ma aumenta i costi di costruzione e la dispersione del calore. In ogni caso i fabbricati a blocco risultano correlati ad una minore dimensione poderale. Scrive Ortolani: Luso di addossare il rustico allabitazione sotto il medesimo tetto intervenuto solo negli ultimi decenni, e si deve considerare come un fatto conseguente allappoderamento e al frazionamento delle grandi aziende40.

Fig. 12 Edificio poderale a blocco nella cassa di Consandolo.

La classica situazione che segue il prosciugamento delle valli si riscontra nellarea del Mantello, in particolare nella frazione di Anita dove permangono: una grande azienda, ora dedita principalmente allallevamento suino; diversi edifici a blocco, una boaria e alcune
39 40

Ortolani, op. cit., pp. 60-1. Ivi, pp. 38, 80.

17 abitazioni di salariati. Di grande interesse inoltre il centro della frazione, borgo di fondazione fascista41. Larea di pertinenza della Bonifica di Filo e Longastrino (divisa amministrativamente tra i comuni di Argenta e Alfonsine) presenta anchessa in prevalenza edifici a blocco. Carattere omogeneo hanno quelli che sorgono nei poderi un tempo di propriet Ghedini e connessi alla villa di Chiavica di Legno (Filo RA; fig. 2); sono di tipo lineare, con la stalla poco pi profonda dellabitazione, frequentemente allineata a questa sul fronte (fig. 13).

Fig. 13 Casa poderale a blocco; Filo (RA) ex propriet Ghedini.

Non mancano tuttavia insediamenti a corte aperta, talvolta con stalla di grandi dimensioni ma con sviluppo marcatamente rettangolare (fig. 14).

Fig. 14 Stalla-fienile in un insediamento a corte aperta; Filo (RA), via Tre Pertiche.
41

Vd. il saggio La chiesa di Anita (FE) a 73 anni dalla fondazione del villaggio rurale, in questo stesso sito.

18

Ci sono infine complessi costituiti da due corpi di fabbrica giustapposti, del tipo Rodi42 (fig. 15).

Fig. 15 Insediamento di tipo Rodi; Filo (RA), via Tre Pertiche.

Omogenea si presenta larea del comprensorio del Forcello, tra Bando e Portomaggiore (anchessa suddivisa tra i due comuni) con insediamenti molto simili tra loro, realizzati dalla Societ Fondiaria Ravennate. Sono di tipo a blocco, con pro-servizi su entrambi i lati, che mostrano, nella struttura e in alcuni dettagli significativi (cornicione, cornici marcapiano, pareti diaframma), una stretta somiglianza con altri, realizzati in quello stesso torno danni, nella cassa di Consandolo (fig. 16). Anche qui non mancano tuttavia, disseminati nelle terre circostanti, sia insediamenti del tipo Rodi che a corte aperta, preesistenti in quanto realizzati sui dossi.

Fig. 16 Insediamento a blocco, con pro-servizi ai lati, nella cassa di Consandolo.

Larea che presenta la maggior variet al punto di vista insediativo tuttavia la cassa di Consandolo, al confine tra i territori di Argenta e Molinella. Ben quattro tipi di edifici
42

Ortolani, op. cit., pp. 66-7.

19 restano a testimonianza di altrettante epoche di appoderamento: a) insediamenti a corte aperta, identici a quelli che si trovano a nord dellargine del Primaro abbandonato, probabilmente risalenti allo scorcio del XIX secolo43; b) edifici a blocco, non complanari, con porta morta, realizzati nel 1934 in prossimit del Reno; c) di pochi anni pi tardi sono alcuni fabbricati, con pro-servizi ai lati, estremamente simili a quelli pi sopra segnalati nellarea della bonifica del Forcello; d) ancora pi recenti sono altri edifici sempre a blocco, lineari, con portico su una delle estremit. Nellarea sono inoltre presenti vasti fabbricati di pertinenza di grandi aziende (fig. 17), precedenti o coevi dellappoderamento, utilizzati per la lavorazione o il magazzinaggio di prodotti agricoli (tabacco?).

Fig. 17 Edificio per la lavorazione di prodotti agricoli, nella cassa di Consandolo.

MORFOLOGIA DEGLI EDIFICI A BLOCCO Negli edifici a blocco sono assemblati i tre elementi costitutivi degli insediamenti agrari di pianura: labitazione, la stalla-fienile e il portico; la stalla risulta spesso protetta da un portico daccesso dove solitamente si trova labbeveratoio44. Per quanto riguarda la forma possono essere di tipo compatto (con tetto a quattro spioventi o a padiglione) oppure allungato o lineare (con tetto a due spioventi). Per ragioni di sicurezza in entrambi i casi labitazione si trova ad unestremit e il fienile allaltra. Il tipo compatto diffuso particolarmente nella pianura bolognese: labitazione si trova di solito sul lato est (ma anche ovest o sud); la loggia non pi passante; labitazione termina con la cantina, solitamente a nord; ad una delle estremit possono essere collocati i pro-servizi, in particolare il forno. Al piano superiore, oltre alle camere da letto si trova il granaio, normalmente esposto a levante. La stalla si trova al centro del corpo di fabbrica; larea sopra la stalla costituisce il fienile mentre il grande portico utilizzato per ricoverare carri e attrezzi e talvolta anche come fienile supplementare45. Per quanto riguarda i fabbricati lineari, il criterio di costruzione pi razionale, anche se non esclusivo, ad elementi distinti, affiancati; allabitazione viene normalmente destinata una minore porzione di spazio.Talvolta si tratta di due edifici (abitazione e stalla) semplicemente giustapposti, con un muro in comune. Una soluzione, questa, che non sembra costituire uninnovazione recente della tecnica edilizia, quanto invece uninfluenza
Sono ancora in larga parte di propriet dei fratelli Argazzi, acquistati agli inizi degli anni 20 del 900 dalla societ straniera che aveva bonificato i terreni. 44 A. Gaiani, op. cit., p. 194. 45 Ivi, p. 200.
43

20 della contigua pianura romagnola46. Tutto lestremo lembo sud-orientale della pianura emiliana propriamente detta, a sud e a sud-est di una linea che congiunge Argenta con Filo e con le valli di Comacchio, fino allalveo del fiume Reno, infatti caratterizzato da antiche forme romagnole a blocco (fig. 18).

Fig. 18 Edificio a blocco, in territorio romagnolo; Filo (RA), via Fiume vecchio.

Diverso il caso di un unico corpo di fabbrica sotto un solo tetto, che si presta a pi di una soluzione; quella pi comune presenta abitazione e stalla fianco a fianco; a volte ai due lati delledificio sono addossati, simmetricamente, la stalletta per i maiali e i pro-servizi, composti di forno e lavanderia (fig. 16). Il muro maestro in comune tra abitazione e rustico sale a volte sopra il tetto per circa 30 cm, come una cresta trasversale detta tagliafuoco (figg. 40, 41, 49), che interrompe la continuit della struttura lignea del coperto (talvolta spunta anche al di sotto dello sporto di gronda dando origine ad una sorta di mensola); in caso di autocombustione del foraggio evita che lincendio si propaghi alla casa47. Quando invece si tratta di due edifici accorpati, con altezze differenziate (non complanari), la differenza di livello tra le due porzioni di tetto rende superfluo il muro tagliafuoco; questo viene per talvolta costruito per una maggior sicurezza. Rustico e abitazione possono anche essere compenetrati, in modo che le camere non sono solo sopra labitazione ma anche sopra una parte della stalla; questa rimane di fianco alla cucina, anche se tra i due ambienti non esiste comunicazione. E il caso in particolare delle boarie, sorte numerose nelle zone bonificate nei primi decenni del secolo. In territorio ferrarese, per quanto non frequente, si trova anche un tipo diffuso nel reggiano e, in misura minore, nel modenese nel quale abitazione e stalla sono separate tra loro da un portico trasversale che va da terra al tetto, denominato porta morta48. Casa e stalla presentano spesso entrambe un ingresso sulla porta morta, fatto che evidenzia la possibilit di utilizzarla per funzioni diverse. Inizialmente passante, la porta morta risulta a volte chiusa sul lato nord. Lasse principale delledificio sempre diretto nel senso estovest, con labitazione frequentemente posizionata a levante e il rustico a ponente49. ll portico pu essere tagliato in altezza (fig. 19) per ricavare al di sopra un altro vano utilizzato come granaio, camera dei bachi da seta o un prolungamento del fienile detto fieniletto; in questultimo caso chiuso da una tramezza a griglia di laterizi.
46 47

Ortolani, op. cit., p. 68. Ivi, pp. 41-2. 48 A. Gaiani, op. cit., pp. 201-6; Gambi, La casa dei contadini, cit., pp. 182-4. 49 Ivi, pp. 207-9.

21

Fig. 19 Fabbricato a blocco, con porta morta, a Boccaleone.

Edifici poderali dellargentano: individuazione di una tipologia La considerazione generale secondo cui le aggregazioni a corte aperta (gruppo A nelle schede che seguono) costituiscono il tipo pi diffuso nelle terre vecchie del ferrarese va coniugata, nellargentano, con la grande quantit e variet di fabbricati rurali del tipo detto a blocco, dovuti in larga parte, ma non esclusivamente, agli appoderamenti di bonifica. Per comodit desposizione questo secondo gruppo stato ulteriormente suddiviso, in base alla morfologia e alla distribuzione delle funzioni, in: B) edifici a blocco del tipo detto Rodi; C) a blocco di forma compatta; D) a blocco di forma lineare o allungata; E) a blocco lineare, con portico laterale; F) a blocco lineare, con pro-servizi su entrambi i lati; G) a blocco lineare, con porta morta. Completano la tipologia: H) boarie; I) case di salariati; L) insediamenti della riforma fondiaria. La scheda elaborata per ognuno degli edifici studiati consta di una sintetica descrizione, di una o pi immagini fotografiche e di una o pi planimetrie. Per alcune stalle-fienili sono stati rilevati anche i prospetti (gruppo M) in quanto mostrano palesi intenzioni di tipo estetico, inserendo nella progettazione elementi tratti dallarchitettura dambito civile: grandi archi, pilastri corredati di zoccolo e imposta, talvolta eretti su plinti, cornicioni modanati, spesso intonacati e imbiancati. Per questo particolare aspetto lindagine stata allargata ai comuni limitrofi allo scopo di fornire una piccola panoramica delle soluzioni pi frequentemente adottate (vd. sezione M. e figg. 81-82).

A. INSEDIAMENTI A CORTE APERTA

Estremamente diffusi (da Longastrino, a S. Nicol, a S. Maria Codifiume e nelle frazioni incluse) sono gli insediamenti nei quali labitazione separata dal rustico, questultimo molto spesso realizzato sul modello del XVIII secolo dovuto al Dotti (fig. 3) o su una delle sue varianti (fig. 83). Alcuni sono ottocenteschi ma ci sono esempi pi recenti,

22 probabilmente anche del secondo dopoguerra. Spesso sono completati da pro-servizi a s stanti e, con minor frequenza, dalla casella.

A.1 Boccaleone, via Pozze Androna, 54 (fig. 20)

Dimensioni: abitazione, fronte (dora in avanti f.) m 15, profondit (dora in avanti p.) m 12,40; rustico f. m 18,14, p. m 17,24. Osservazioni: abitazione e rustico sono intonacati e imbiancati; fa parte di un gruppo di insediamenti quasi identici tra loro (vd. scheda A2), collocati sia a sinistra che a destra dellargine del Po di Primaro abbandonato, risalenti al XIX secolo (propriet Argazzi); uno simile si trova al numero civico 2350. Vincolo PSC. Stato di conservazione: discreto, non ci sono crolli in corso.

Fig. 20

50

Bibliografia: scheda IBC, n. 42; Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), pp. 547-8.

23
A.2 Boccaleone, via Spiga, 4 (fig. 21)

Dimensioni: abitazione f. m 15, p. m 10,25; rustico f. m 18,80, p. m 14.25 (non stato possibile rilevare quelle dei pro-servizi, gi crollati). Osservazione: fa parte della stessa propriet dellinsediamento precedente. Stato di conservazione: met dellabitazione crollata e si manifestano i primi cedimenti nel tetto del rustico.

Fig, 21

24
A.3 Consandolo, SP68, 94 (Mezzevie vecchie) (fig. 22)

Dimensioni: abitazione f. m 13,50, p. m 13,20; rustico f. m 20; p. m 18,40. Osservazioni: il tetto del rustico presenta lo spiovente a est di minore ampiezza, nella tipica conformazione ferrarese detta a smusso (fig. 101.4); il prospetto ovest della stallafienile, che d sulla strada provinciale, ha una decorazione particolarmente raffinata, con pilastri binati, intonacati, ed un elaborato cornicione modanato, anchesso intonacato. I pilastri in facciata non corrispondono a quelli corrispondenti interni (fig. 75b, sezione alla base). Stato di conservazione: casa e rustico mostrano i primi segni di cedimento; in particolare il rustico interessato da danni al tetto in cemento-amianto. Quasi completamente perduto lintonaco. Bibliografia: Scheda IBC n. 124; W. Baricchi, P.G. Massaretti, Insediamento storico e beni culturali. Basso Ferrarese, Bologna 1990, pp. 69-70 (124); Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), cit., pp. 108-10.

Fig. 22

25

A.4 Ospital Monacale, via Zenzalino, 136 (figg. 23a, 23b)

Dimensioni: abitazione f. m 29,50, p. m 13; rustico f. m 26,50, p. m 19,50; casella f. m 19,50, p. m 8,70. Osservazioni: certamente linsediamento a corte aperta pi vasto del territorio argentano, sia per lo spazio complessivamente occupato, sia per la dimensione dei singoli edifici, disposti a scacchiera; fa parte di un complesso pi ampio in cui figurano anche una villa padronale e vari edifici di servizio che circondano unestesissima aia. Stato di conservazione: i primi interventi di un progetto di riuso come struttura agroturistica, non andato in porto, ha lasciato la stalla-fienile e la casella in condizioni discrete, mentre labitazione comincia e presentare danni al tetto e i pro-servizi sono crollati in un passato non recente.

Fig. 23a

Fig. 23b

26

A.5 Consandolo, via Gresolo, 41 (fig. 24)

Dimensioni: abitazione f. m 13,80, p. m 5,85; rustico f. m 8,66, p. m 15,80. Osservazioni: linsediamento a corte aperta che presenta la stalla-fienile di dimensioni pi contenute e di forma pi semplice: un portico antistante la sola stalla, sopra la quale il fienile. Vincolo PSC. Stato di conservazione: il rustico, ancora solido allepoca del rilievo (29.05.2011), stato deliberatamente abbattuto e il tetto dellabitazione danneggiato, dopo lestensione dellIMU ai fabbricati rurali. Bibliografia: Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), pp. 762-3.

27

Fig. 24

B. EDIFICI A BLOCCO DEL TIPO DETTO RODI

Sono insediamenti che risultano dalla giustapposizione del corpo di fabbrica rettangolare, labitazione, e dal rustico, costituito da una porzione della stalla-fienile su modello del Dotti. I tetti dei due fabbricati non sono complanari e la profondit dellabitazione solitamente molto minore di quello del rustico il quale sporge sul fronte anteriore; la pianta che ne risulta pertanto poligonale. E un tipo diffuso in tutto il territorio comunale, ad eccezione delle aree vallive prosciugate, e si presenta pi spesso con la stalla-fienile a est, in modo di favorire linsolazione durante le ore pomeridiane; ma le eccezioni non sono rare.
B.1 - Argenta, via Alberelli, 1 (fig. 25a)

Dimensioni: f. m 25,80; p. max m 17,10. Osservazioni: ha la caratteristica porta dellabitazione ad arco, vicinissima al portico; sul piano strutturale simile alledificio di via Oca Campazzo, 15, a Bando (fig. 26)51. Vincolo PSC. Stato di conservazione: gi pessimo allepoca dei rilievi (24.05.2011); ledificio stato recentemente (primavera 2013) oggetto di un abbattimento deliberato (fig. 25b). Bibliografia: scheda IBC, n. 68; Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), pp. 455-6.
51

Bibliografia: Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), pp. 273-4.

28

Fig. 25a

Fig. 25b

29

Fig. 26 Bando, via Oca Campazzo, 15.

B.2 - Boccaleone, via Alberone, 3 (fig. 27)

Dimensioni: f. m 27,35; p. max m 17,60. Osservazioni: vincolo PSC. Stato di conservazione: discreto, anche se la vegetazione intorno sta infestando il cortile. Bibliografia: Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), pp. 541-2.

Fig. 27

30

B.3 - Bando, via Piangipane 7 (fig. 28)

Dimensioni: f. m 21,42; p. max m 17,60. Osservazioni: la corte pi completa tra quelle rilevate, comprensiva di una grande aia in laterizio catramato. Vincolo PSC. Stato di conservazione: discreto; il rustico ancora utilizzato per ricoverare mezzi meccanici. Bibliografia: scheda IBC n. 167; Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), pp. 430-1.

Fig. 28

31
C. EDIFICI A BLOCCO, DI FORMA COMPATTA (TIPO BOLOGNESE)

Inesistenti nellargentano, sono di pianta pressoch quadrata e hanno tetto a quattro spioventi. La stalla normalmente collocata al centro, labitazione e il portico alle estremit. Labitazione si trova di solito sul lato sud (fig. 29) ma non mancano le eccezioni.

.
Fig. 29 Edificio a blocco di tipo bolognese; Marmorta, via Maria Margotti.

Dei quattro edifici che qui presentiamo, due si trovano poco oltre i confini del territorio comunale: il C.2 a sud, nel comune di Molinella, il C.3 a nord, nel comune di Portomaggiore. Ledificio di Anita (C.1) e quello di Portomaggiore (C.3), sembrano risultare da modifiche di fabbricati con una diversa struttura originaria: il primo, pi antico, una residenza di tipo signorile, il secondo una stalla-fienile. Estremamente interessante laltro insediamento di Anita (C.4) successivo alle bonifiche degli anni 30 del 900; pi recenti sono due fabbricati simili, uno a Longastrino (fig. 30)52, e uno ad Anita, in via Casso Madonna.

Fig.30 - Insediamento a blocco con tetto a padiglione; Longastrino, via Viola.

52

Bibliografia: Quadro Conoscitivo del PSC (Argenta), pp. 60-1.

32

C.1 - Anita, via Rotta Martinella, 26 (142) (fig. 31)

Dimensioni: f. m 13,70; p. max m 15,80. Osservazioni: la presenza di elementi marmorei e la loro forma suggeriscono una realizzazione tra XVIII e XIX secolo; quasi certamente ricollocato il piccolo balcone soprastante il portale centrale (invade la ghiera esterna dellarco). Non del tutto chiaro se la porzione di sinistra sia stata trasformata in stalla per bovini in un secondo tempo. Stato di conservazione: mediocre, ci sono gi crolli estesi che non compromettono la statica delledificio ma la situazione potrebbe aggravarsi velocemente. Bibliografia: Giglioli53, vol. I, pp. 162-3; Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), p. 39.

Fig. 31

53

D.Giglioli, Argenta e i suoi dintorni, Ferrara, Editrice Belriguardo, 1984.

33

C.2 - Molinella, via Argentana 6 (fig. 32)

Dimensioni: f. m 18,28 (lato abitazione); p. m 16,56. Osservazioni: fa parte di un gruppo di tre insediamenti molto simili tra loro, situati rispettivamente ai numeri 5, 6 e 8 della via Argentana; due hanno la facciata rivolta a sud, uno a ovest. La conformazione inusuale della porzione destinata ad abitazione ha indotto a tre diversi modi di suddividere lo spazio interno, rappresentati nelle tre planimetrie che seguono. Stato di conservazione: ledificio attualmente oggetto di una ristrutturazione piuttosto rispettosa della struttura originaria.

Fig. 32

Via Argentana, 5

34

Via Argentana, 6

Via Argentana, 8

C.3 - Portomaggiore, via Linaroli, 13 (fig. 33)

Dimensioni: f. m 14; p. m 14,10. Osservazioni: la presenza di un grande arco tamponato sul lato sinistro dellabitazione lascia presumere che in origine ci fosse un portico, forse su tutto il lato nord. Non si pu escludere, pertanto che si trattasse di un rustico, poi adattato in parte ad abitazione (non stato possibile visionare linterno). Stato di conservazione: discreto in quanto ancora utilizzato come deposito.

Fig. 33

35

C.4 - Anita, via Valle Umana 34 (fig. 34)

Dimensioni: f. m 17,40; p. m 11,80. Elementi identificativi: sulla facciata figura, a caratteri cubitali e in rilievo, la denominazione del podere (PUNTA ALBERANA). Osservazioni: E certamente il pi monumentale edificio nella bonifica della valle del Mantello; il granaio-fienile, con le 6 aperture ad arco su pilastri con imposte richiama la loggia di un grande edificio civile. Stato di conservazione: mediocre; vari danni e crepe lasciano temere crolli parziali in un futuro non lontano, anche a causa del terreno cedevole. Bibliografia: Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), p. 19.

Fig. 34

D. EDIFICI A BLOCCO DI FORMA ALLUNGATA O LINEARE

Sono edifici costituiti da un solo corpo di fabbrica sotto un unico tetto, oppure da due o pi edifici giustapposti, che ospitano tutte le funzioni richieste dalla gestione del podere: labitazione, la stalla e la conservazione del fieno. Possono essere, come i due esempi che mostriamo, di dimensioni molto diverse tra loro, in funzione dellampiezza di quelle dei poderi sui quali sorgono.

36
D.1 Filo, via Recalci, 1 (fig. 35)

Dimensioni: f. m 21,14; p. m 9. Osservazioni: lungo la stessa via sorgono due altri edifici pressoch identici; un quarto si trova sulla via Oca Pisana (ha la stalla sul lato ovest). Evidentemente si tratta di poderi che facevano parte della medesima propriet. Vincolo PSC. Stato di conservazione: piuttosto buono, anche perch tuttora utilizzato come edificio di servizio dallazienda agricola. Bibliografia: Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), p. 124.

Fig. 35

D.2 - Bando, via Piangipane 8 (fig. 36)

Dimensioni: f. m 15,70; p. m 5,50. Elementi identificativi: uno dei pi piccoli edifici a blocco della Beneficenza Manica la quale, per i poderi di maggiori dimensioni, aveva realizzato numerosi insediamenti a corte aperta54. Vincolo PSC.
54

Vedi, ad esempio, linsediamento di via Cassiano Corticelli, 2, ad Argenta; Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), pp. 486-7.

37 Stato di conservazione: buono in quanto utilizzato dallagricoltore del fondo vicino come deposito per attrezzi e altro. Bibliografia: Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), pp. 432-3.

Fig. 36

E. EDIFICI A BLOCCO LINEARE, CON PORTICO LATERALE

Ci che li differenzia dal tipo precedente la presenza del portico su uno dei lati corti. Anche in questo caso pu trattarsi di un solo corpo di fabbrica o di due giustapposti. E uno dei tipi edilizi tradizionali ripresi negli appoderamenti delle aree bonificate.
E.1 S. Maria Codifiume, strada della Stanga, 5 (27) (fig. 37)

Dimensioni: f. m 20,30; p. m 13,70. Osservazioni: in una delle camere al primo piano si conserva ancora un deposito di canapa (fig. 38) da filare (la lavorazione della canapa attestata anche dalla presenza della casella, in posizione a scacchiera rispetto alledificio principale). Vincolo PSC. Stato di conservazione: ancora relativamente solido allepoca dei rilievi (12.04.2011), attualmente (luglio 2013) mostra un crollo che interessa la parte anteriore del tetto della stalla-fienile. Bibliografia: scheda IBC, n. 24; Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), pp. 651-2.

Fig. 37

38

Fig. 38

39

E.2 Ospital Monacale, via Canova/via Cavalle (fig. 39)

Dimensioni: f. m 23,40; p. max m 11,10. Osservazioni: si tratta di due fabbricati giustapposti, non complanari. Stato di conservazione: gi interessato da crolli localizzati mentre il terreno circostante invaso da vegetazione infestante. Bibliografia: Baricchi, Massaretti, op. cit., p. 61 (105).

Fig. 39

E.3 Molinella, via Cavo Spina 16 (fig. 40)

Dimensioni: f. m 28,80; p. max m 13,88. Osservazioni: altri due edifici simili nellarea denunciano trattarsi dellappoderamento di una parte della cassa di Consandolo (prima met del XX secolo). Il muro tagliafuoco completato da mensole sottostanti gli sporti di gronda. Un edificio simile si trova a S. Maria Codifiume, in strada della valle vecchia55. Stato di conservazione: discreta labitazione a destra ( tuttora abitata) mentre il tetto della stalla-fienile presenta seri danni nellorditura lignea primaria.
55

Vincolo PSC; bibliografia: scheda IBC, n. 99; Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), pp. 648-9.

40

Fig. 40

F. EDIFICI A BLOCCO LINEARE, CON PRO-SERVIZI SU UNO O ENTRAMBI I LATI

Sono caratterizzati dai due piccoli corpi di fabbrica giustapposti ai quali si accede da altrettante porte poste sul prospetto anteriore. Il fabbricato centrale ha tetto a quattro spioventi, quelli laterali a tre.

F.1 Portomaggiore, via Rangona 31 (fig. 41)

Dimensioni: f. m 26,84; p. max m 10,30. Elementi identificativi: le lettere RFE sulla facciata sono ci che resta del nome del proprietario, Orfeo Busi56; sopra la porta dingresso collocato uno stemma in pietra serena (fig. 42), sormontato da una corona cimata di sette raggi perlati; nel campo un leone rampante rivolto verso un obelisco. Osservazioni: fa parte, insieme a quello successivo (scheda F.2), degli insediamenti che sono seguiti alla bonifica del Forcello, realizzati tra la fine degli anni 20 e la prima met dei 30 ai lati e nei pressi della via Rangona (conduce da Bando a Portoverrara). Stato di conservazione: tetto e soffitti sono in larga parte crollati e la stabilit complessiva compromessa.
56

Testimonianza di Giovanni Geminiani.

41

Fig. 41

Fig. 42

F.2 Portomaggiore, via Rangona, 21 (fig. 43)

Dimensioni: f. m 28; p. max m 10,30. Elementi identificativi: sul fianco destro sono riportati, a caratteri cubitali e in rilievo, il nome del fondo (PIOPPELLE) e lanno (1929); la sigla SFR sulla banderuola del silos si riferisce alla Societ Fondiaria Romagnola, una delle imprese impegnate nella bonifica; nella stessa riportata la data 1930, presumibile anno della costruzione del silos. Stato di conservazione: discreto, anche perch ancora parzialmente utilizzato.

42

Fig. 43

F.3 Consandolo, strada Sorbaro, 3 (fig. 44)

Dimensioni: f. m 28; p. max m 10,15. Osservazioni: numerosi altri edifici con lo stesso impianto architettonico si trovano nella fascia attigua allargine del Po di Primaro abbandonato: stretta anche la somiglianza con quelli dovuti alla bonifica ai lati della via Rangona a Portomaggiore (schede F1 e F2). Vincolo PSC. Stato di conservazione: mediocre, soprattutto per la condizione precaria del tetto. Bibliografia: Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), p. 739.

fig. 44

43

G. EDIFICI A BLOCCO LINEARE, CON PORTA MORTA

In questi insediamenti labitazione e la stalla sono separate da un portico trasversale che pu andare da terra al tetto, denominato porta morta; frequentemente tuttavia questa limitata al piano terra.
G.1 Molinella, via Cavo Spina, 1 (fig. 45)

Dimensioni: f. m 28,80; p. max m 13,88. Osservazioni: da testimonianza orale del proprietario, sig. Argazzi, si sa che la casa, insieme ad una gemella sita sulla stessa strada, stata costruita nel 1934, al costo di 570.000 lire57. Stato di conservazione: mediocre; non ci sono crolli importanti ma una lunga crepa sul lato est denuncia un serio dissesto del terreno.

Fig. 45 Il prototipo individuabile nella pubblicazione: Consorzio Idraulico di Argenta, Argenta e le sue bonifiche (Societ Anonima Tipografica Emiliana), 1934, XII, p. 46.
57

44

G.2 Anita, via Fossa dei Socialisti, 14 (fig. 46)

Dimensioni: f. m 31; p. max m 10. Elementi identificativi: una scritta a caratteri cubitali e in rilievo sul fronte dellabitazione fornisce il nome del fondo (SOTTOTRAGHITETTI); la data figura invece sul lato destro (ANNO 1940 XVIII). Osservazioni: molto simile alledificio sito in Longastrino, via collettore 19, il quale riporta la data di costruzione (1939) in una targa il terracotta murata sopra la porta di ingresso (fig. 47)58. La struttura in cemento armato alluscita della stalla recente. Vincolo PSC. Stato di conservazione: ancora relativamente solido ma in via di ammaloramento per la grande umidit che interessa il piano terra dellabitazione. Bibliografia: Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), pp. 47-8.

Fig. 46

Fig. 47
58

Vincolo PSC; bibliografia: Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), pp. 88-9.

45

G.3 Filo, via Bindella (fig. 48) Dimensioni: f. m 24,20; p. m 14,20. Osservazioni: la porta morta stata tamponata per intero sul lato nord; su quello sud solo la parte sopra la cornice marcapiano. Labitazione potrebbe essere stata ristrutturata in epoca relativamente recente. Esiste un altro edificio identico, con la stalla sul lato est, nei pressi di via Trotta (Filo RA). Stato di conservazione: ottimo, sia ledificio principale, che i pro-servizi, tuttora utilizzati.

Fig. 48

46

G.4 S. Biagio, via Cascine, 27 (fig. 49)

Dimensioni: f. m 24; p. m 12,5. Osservazioni: certamente uno degli insediamenti con porta morta pi recenti, insieme ad altro dislocato nella frazione di Boccaleone (fig. 19)59 entrambi probabilmente costruiti nel secondo dopoguerra. Stato di conservazione: buono; tuttora utilizzato, anche se diviso tra due proprietari.

Fig. 49

59

Via Nazionale sud, 83; bibliografia: Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), pp. 801-2.

47
H. BOARIE

Si caratterizzano per il grande spazio destinato alle stalle bovine. Le abitazioni, nello stesso corpo di fabbrica, rendevano la cura dei bovini pi comoda per gli operatori e il loro controllo pi efficace. I due edifici qui presentati sono rispettivamente il pi antico e il pi recente tra i fabbricati dellargentano destinati a tale funzione.
H.1 S. Biagio, via Cascine 23 (cascinone) (fig. 50)

Dimensioni: f. m 43; p. m 22,35. Osservazioni: tra gli edifici studiati , oltre che uno dei pi antichi, certamente il pi vasto e poderoso; i due grandi pozzi in laterizio, posizionati per comodit uno per lato a fronte delle abitazioni, assumono anche una precisa valenza estetica rispetto al prospetto principale, per gli archi monumentali che li sovrastano. Vincolo PSC. Stato di conservazione: buono; pi degradate risultano le due porzioni abitative alle estremit, non pi utilizzate; non si notano problemi di stabilit. Bibliografia: Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), pp. 178-81.

Fig. 50

48

H.2 Anita, via Montecatina, 8 (fig. 51)

Dimensioni: f. m 26,85; p. max m 10,90. Elementi identificativi: sul fronte riporta la scritta a caratteri cubitali a rilievo (BOARIA MONTECATINA). Osservazioni: E stata evidentemente costruita dopo il prosciugamento della valle Montecatina (prima del 1930). Vincolo PSC. Stato di conservazione: discreto; tuttavia un insediamento non custodito che manifesta i primi segni di cedimento, in particolare nei pro-servizi. Bibliografia: Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), p. 27.

Fig. 51

49
I. CASE DI OPERAI AGRICOLI60

Sono edifici di dimensioni minime, normalmente composti da una cucina e da una camera da letto; a queste si aggiunge talvolta un locale utilizzato come deposito.

I.1 Anita, via Pagana, 3 (fig. 52)

Dimensioni: f. m 10,70; p. m 9,80. Osservazioni: fa parte di un gruppo di insediamenti, su entrambi i lati della via, realizzati dalla stessa propriet, che comprende due insediamenti a blocco di medie dimensioni e uno a corte aperta, probabilmente il centro aziendale. Ci sono elementi che lasciano supporre che ledificio sia stato ampliato o leggermente soprelevato. Stato di conservazione: pessimo, non solo per i crolli che interessano anche i pro-servizi, ma per linstabilit del terreno, per cui minaccia di aprirsi in due.

Fig. 52

I.2 Anita, via Valle Umana, 36 (fig. 53)

Dimensioni: f. m 9,30; p. max m 9. Osservazioni: il corpo di fabbrica a nord forse leggermente pi recente e ospita due porcili e, sul lato prospiciente la strada, un deposito che contiene un tavolo da falegname. Stato di conservazione: mediocre, anche se non ci sono crolli in corso. Bibliografia: Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), p. 21.

Fig. 53
60

Ortolani, op. cit., pp. 57-8.

50
L. INSEDIAMENTI DELLA RIFORMA FONDIARIA

Il panorama si conclude prendendo in esame gli insediamenti rurali creati ex novo dagli Enti della riforma fondiaria tra gli anni 50 e 70 del 900. DallEnte Delta padano, in due fasi: una prima sulle terre di vecchia bonifica (met anni 50); successivamente sui terreni prosciugati della valle del Mantello (inizi anni 60). DallEnte Regionale di Sviluppo Agricolo nelle valli bonificate Pega, Rillo e Zavelea (seconda met degli anni 60 inizi anni 70); pur facendo parte del territorio di Comacchio vengono qui inseriti perch mostrano levoluzione della nuova edilizia rurale, conseguente sia alle maggiori dimensioni dei poderi sia alle mutate condizioni dellorganizzazione agricola.
L.1 Insediamenti dellEnte Delta Padano (prima fase)61

La distribuzione territoriale delle unit poderali pu essere definita a pelle di leopardo (fig. 54)62. Come si pu vedere dalla dislocazione delle aree coinvolte (in giallo) non risponde ad un organico progetto territoriale quanto allintento di favorire la diffusione della piccola propriet contadina, sia frazionando latifondi63, sia appoderando terreni di recente bonifica64.

Fig. 54 Tre anni di attivit, Ente per la colonizzazione del Delta Padano, Bologna (a cura dellUfficio Documentazione e Propaganda), febbraio 1954, pp. 14-8. P.G. Massaretti, Insediamento rurale e ambiente della pianura deltizia, in C. Bassi (a cura di), Il parco del delta del Po, cat. della Mostra (Ferrara 1990), Ferrara, Spazio Libri Editori, 1990, Terza sezione (a cura di C. Bassi, C. Di Francesco, P.G. Massaretti), pp. 173-99. 62 Ivi, p. 191. 63 Nel comune di Argenta prima della riforma le propriet superiori ai 100 ettari, che impiegavano forza lavoro salariata, toccavano l80%; Terre nuove. Immagini dellarchivio fotografico dellEnte Delta Padano, Bologna, Istituto Beni Culturali, 2012. 64 Massaretti, op. cit., p. 180.
61

51 I 382 poderi dellargentano avevano in origine unampiezza media di 12,67 ettari (nel ferrarese solo il 33% dei poderi aveva ampiezza inferiore agli 8 ettari mentre oltre il 50% era tra gli 8 e i 20). Leggermente mutata era la situazione nellottobre del 1978: 21 unit poderali risultavano ampliate da unintegrazione su terreni di nuova bonifica (una media di 9,74 ettari)65. Naturalmente la media nasconde una grande varianza, che si ripercuote sulle dimensioni dei fabbricati poderali: I tipi di abitazioni sono diversi a seconda della composizione famigliare e si possono riunire in quattro gruppi principali: minimi, piccoli, medi e grandi, che possono ospitare famiglie che vanno da un minimo di quattro persone ad un massimo di diciotto66. Si tratta di insediamenti a blocco, ottenuti dalla giustapposizione di abitazione e rustico (stalla con portico antistante), entrambi con tetto a due spioventi, solitamente non allineati (fig. 55)67. Oltre alla stalla, che non si trover negli insediamenti successivi, nel corpo dellabitazione presente la cantina, concessioni entrambe ad uneconomia di sussistenza destinata a sparire in pochi lustri.

Fig. 55

Laspetto dei fabbricati caratterizzato dalle pareti esterne, differenziate due a due tra mattoni faccia a vista e intonaco (fig. 56). Laddove i terreni, per lo strato torboso sottostante non davano garanzie di stabilit, i due corpi di fabbrica sono stati edificati separatamente (fig. 57); allo stesso modo si proceduto dove una nuova abitazione veniva affiancata ad un vecchio rustico, riattato. Unimportante innovazione rispetto al passato la soppressione del fienile, sostituito dai pagliai.
65

C. Gaiani (a cura di), Le assegnazioni della riforma fondiaria nel comprensorio emiliano del Delta Padano, Bologna, Ente Regionale di Sviluppo Agricolo per lEmilia-Romagna, pp. 4-5, 9-21. 66 Tre anni di attivit, cit., p. 16. 67 Massaretti, op. cit., p. 199.

52

Fig. 56

Fig. 57

L.2 Insediamenti dellEnte Delta Padano (seconda fase)

Si tratta degli interventi nellultima porzione prosciugata della valle del Mantello (fig. 58). Com ovvio lappoderamento stato organizzato sulla base di una griglia ortogonale che va dallargine circondario fino allargine del Mezzano, con vie ad orientamento sudest/nord-ovest, tagliate perpendicolarmente dalla via Val Gramigne.

Fig. 58

Lassegnazione avviene nella prima met degli anni 60. A differenza di quanto successo nel precedente appoderamento quasi 1/5 dei poderi privo di edifici poich dati gli specifici indirizzi ed ordinamenti produttivi e le correlative esigenze tecniche di gestione aziendale, non fattore condizionante la stabile residenza sul fondo68. Il 15% circa degli edifici inoltre costituito da fabbricati gi esistenti, restaurati e riadattati dallEnte69. Quelli di nuova costruzione sono dislocati ai lati delle vie parallele che squadrano la zona bonificata. A poderi pi ampi (tra 20 e oltre 30 ettari) corrispondono case pi grandi (fig. 59). Sono a blocco ma di forma compatta, di cubatura pressoch perfetta e col tetto a padiglione come nella tradizione bolognese; poggiano su un basamento di calcestruzzo.
68 69

C. Gaiani, op. cit., pp. 84, 86. Ivi, p. 86.

53 Anche sul piano formale e di tecnica costruttiva si manifesta un nuovo orientamento: spariti i mattoni faccia a vista, le superfici sono intonacate, con finestre e porte profilate da pesanti cornici, anchesse in calcestruzzo.

Fig. 59

Inoltre non c pi la stalla: evidentemente nel frattempo si era appurato che il suo rendimento non giustificava il lavoro e il terreno richiesti, mentre i fertilizzanti di sintesi stavano soppiantando il letame bovino e la meccanizzazione dellagricoltura si affermava. I poderi sono infatti dotati di ampi depositi prefabbricati per le macchine e i prodotti (fig. 60), con piccole prese daria e di luce oltre alle grandi porte per il passaggio di carri e trattori.

Fig. 60

Come gi nella prima fase, una scritta sul prospetto principale identificava il podere (fig. 61): nellItalia dominata dalla Democrazia Cristiana il suggerimento, quasi obbligatorio era costituito dal nome del santo del figlio pi piccolo (nel caso in fotografia S. Valeriano). Sulla stessa facciata era la targa a rilievo in terracotta col simbolo dellEnte Delta padano (fig. 62); qui come in altri edifici dello stesso appoderamento risulta in parte scalpellata la data (54); evidentemente le targhe erano gi state predisposte e sono state utilizzate eliminando la data incongrua per un ritardo nella realizzazione.

54

Fig. 61

Fig. 62

L.3 Insediamenti dellEnte Regionale di Sviluppo Agricolo (terza fase)

Si tratta del comprensorio Pega, Rillo e Zavelea, le valli prosciugate tra il 1952 e il 1956 (fig. 63)70. Gli interventi di trasformazione fondiaria sono stati condotti tra il 1956 e il 1959. Il terreno stato suddiviso in moduli elementari di 15 ettari, sui quali successivamente stata impostata la maglia di appoderamento che ha portato alla realizzazione di 70 poderi della superficie di ettari 3071. Le corti poderali vengono insediate tra la seconda met degli anni 60 e il 197272. Gli edifici sono dislocati anche in questo caso ai lati delle strade.

Fig. 63 Bonifica, trasformazione fondiaria e colonizzazione nei territori vallivi del Delta Padano, Bologna, Ente Delta Padano, 1969, pp. 19-26. 71 Ivi, p. 20. 72 Bonifica e programmazione in Emilia-Romagna, Bologna, Associazione Nazionale delle Bonifiche, Circoscrizione Emilia-Romagna, 1969, pp. 363-4.
70

55 Le unit abitative ricalcano nella forma quelle gi viste per il comprensorio del Mantello, anche se sono di dimensioni maggiori. Rispetto al precedente appoderamento per ci sono tre varianti di forma e di materiali di rivestimento. La prima un cubo intonacato, con tetto a padiglione, cornici alle finestre e alle porte che richiamano quelle della fase precedente, semplificate (fig. 64).

Fig. 64

La seconda, pi elaborata, presenta alcuni elementi interessanti, quali un balconcino e il vano scale parzialmente aggettanti, per spezzare la volumetria sostanzialmente parallelepipeda degli edifici precedenti (fig. 65). Anche qui il tetto a quattro spioventi. Invece dellintonaco, per, le pareti presentano una copertura di piastrelle quadrate di colori diversi; i pi comuni sono il giallo e il rosso.

Fig. 65

56

Una terza variante e costituita da due corpi di fabbrica accostati, con una leggera differenza di profondit in corrispondenza del quale collocato il terrazzino; il tetto a due spioventi (fig. 66).

Fig. 66

Anche nel comprensorio delle tre valli non ci sono stalle ma solo grandi edifici per ricoverare attrezzi e materiali. Poich anche qui non tutti gli assegnatari vivono sul podere alcune delle strade non hanno ai lati i fabbricati abitativi, ma solo quelli di servizio (fig. 67).

Fig. 67

57
M. STALLE-FIENILI: PROSPETTI MONUMENTALI

E gi stato rilevato il caso ricorrente [...] dellesportazione nel rurale di modelli formali e/o decorativi dellarchitettura urbana73. Per Lucio Gambi ci dovuto al fatto che le case della pianura rispondono ai modi con cui le classi dirigenti della citt [...] vedono i problemi agronomici e interpretano le richieste operative [...] e i bisogni materiali dei contadini74. E commissionano le importanti costruzioni rurali a progettisti operanti in citt; come Carlo Francesco dotti (1670-1759) e Camillo Morigia (1743-1795). Al primo, che elabora il fortunato modello di stalla-fienile (fig. 3), si devono anche la Chiesa di S. Luca e numerose residenze signorili in citt a Bologna; dal canto suo Morigia non solo progetta il sepolcro di Dante, la facciata di S. Maria in Porto e lorfanotrofio maschile a Ravenna, ma anche autore della Casa delle aje a Cervia (1790) - un piccolo capolavoro per la perfetta articolazione delle funzioni (fig. 68) - nonch dei disegni per gli edifici rurali costruiti sui fondi della famiglia Calcagnini, nei dintorni di Alfonsine75.

Fig. 68

A questo proposito una sorta di corto circuito si verifica in territorio quasi argentano: il prospetto della cappella di villa Ghedini a Filo (RA) in localit Chiavica di Legno (fig. 2) in realt un edificio adibito per tre quarti a funzioni aziendali - ricalca fedelmente quello della tomba del nostro massimo poeta. La disegna lIng. Lodovico Nabruzzi, che del Morigia era stato lallievo migliore76. Vengono riuniti, in questa sezione, fotografie e rilievi dei prospetti di alcuni dei rustici pi interessanti dal punto di vista estetico, perch testimoniano non solo il costo economico che questi comportavano ma anche limpegno progettuale che investiva quello, tra gli edifici a corte aperta, al quale si affidava anche un compito di rappresentanza. A nessuna della abitazioni, anche delle corti pi importanti tra quelle studiate, stata infatti dedicata
Massaretti, op. cit., p. 183. Gambi, La casa dei contadini, cit., pp. 180-1. 75 N. Pirazzoli, P. Fabbri, Camillo Morigia 1743-1795. Architettura e riformismo nelle legazioni, Ravenna 1976, pp. 130-3 e fig. 125. 76 Vd. lo studio Villa Ghedini a Chiavica di Legno (Filo RA), gi pubblicato in questo sito.
74 73

58 unattenzione simile. Il ruolo di primo piano del rustico risulta, in questi casi, non solo dalle dimensioni e dalla complessit dellorditura lignea del tetto, ma anche dalla presenza di aperture arcuate tipiche dellarea ferrarese, dalle decorazioni dei pilastri, dai cornicioni modanati77, dalluso dellintonaco anche imbiancato rinvenuto in molti casi, che contraddicono la convinzione secondo cui gli edifici di campagna erano tutti faccia a vista. Lintonaco infatti sempre stato apprezzato sia per la sua bellezza sia perch proteggeva meglio gli edifici dagli agenti atmosferici78, sia perch consentiva di mascherare trasformazioni e integrazioni. Una particolarit va notata: nei fabbricati con tetto a padiglione i quattro prospetti hanno cornicione orizzontale; in quelli con tetto a smusso almeno uno presenta il cornicione con andamento a trapezio (figg. 81-82). La situazione si complica ulteriormente nei casi delle numerosissime varianti strutturali che si rifanno, in un qualche nodo, al modello del Dotti (fig. 83). Degli otto rustici che presentiamo solo quattro si trovano nel comune di Argenta, tre sono dislocati nel territorio limitrofo e uno, un tempo nei pressi di Ferrara, stato demolito una ventina danni fa.

M.1 S. Maria Codifiume, via Biavati, 4 (figg. 69a, 69 b)

Dimensioni: f. m 18,16; h (fino al cornicione incluso) m 6,90. Osservazioni: costituisce lesempio pi vicino al modello del Dotti tra quelli conosciuti, con gli architravi su pilastri tipici dellarea bolognese. Vincolo PSC. Stato di conservazione: buono; in condizioni peggiori labitazione, probabilmente pi antica. Bibliografia: Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), p. 688.

Fig. 69a

Vd. sul tema: A. Acocella, Larchitettura del mattone faccia a vista, Roma, Edizione Laterconsult, pp. 32540. 78 Gambi, La casa dei contadini, cit., p. 185

77

59

Fig. 69b Prospetto est.

M.2 Boccaleone, via Doccia, 6 (figg. 70a, 70b)

Dimensioni: f. m 17; h (fino al cornicione incluso) m 6,20. Osservazioni: fa parte del gruppo di insediamenti simili, di propriet Argazzi, collocati sia a sinistra che a destra dellargine del Po di Primaro abbandonato. Si trova praticamente dirimpetto a quello della scheda A.1. Stato di conservazione: preoccupante, per gli evidenti segni di dissesto del tetto.

Fig. 70a

60

Fig. 70 b Prospetto sud.

M.3 - S. Nicol, SP65, 117/2 (figg. 71a, 71b)

Dimensioni: f. m 19,48; h (al cornicione compreso) m 6,80. Osservazioni: risultano tamponanti, in due fasi successive, sia i tre archi del fronte sud, che d sulla provinciale, sia i due laterali contigui (in fig. 70 b, larco a destra rappresenta la situazione originaria); tracce di intonaco su pilastri e cornicione. Vincolo PSC. Stato di conservazione: buono. Bibliografia: Quadro conoscitivo del PSC (Argenta), p. 831.

Fig. 71a

61

Fig. 71b Prospetto sud

M.4 Ferrara, un tempo nei presi di via della Berta (figg. 72a, 72b)

Gi gravemente danneggiata e pericolante, la stalla- fienile stata demolita nei primi anni 90 del secolo scorso, insieme allabitazione e agli annessi. La toponomastica rende difficile segnalare con precisione il luogo dove sorgeva. Dimensioni (stimate dalla documentazione fotografica): f. m 18,64; h (al cornicione compreso) m 7. Osservazioni: particolarmente raffinati erano il cornicione, le ghiere esterne degli archi e le pareti diaframma in laterizio, cos come la stuccatura dei mattoni faccia a vista. E lunico caso tra quelli presi in esame dove non si sono riscontrate tracce di intonaco.

Fig. 72a

62

Fig. 72b Prospetto sud.

M.5 Runco, via Gambulaga, 2 (figg. 73a, 73b, 73c)

Dimensioni: prospetto est, f. m 20, h (al cornicione compreso) m 7.40; prospetto sud, f. m 25,76. Osservazioni: certamente ledificio che presenta il maggior numero di archi aperti (tre sul fronte principale, orientato verso la via Gambulaga, ben cinque sul fronte sud, orientato verso labitato e due sul fronte nord). Unulteriore particolarit costituita dal fatto che gli archi del prospetto principale e quelli angolari degli altri due hanno unampiezza maggiore di 1 metro ca., pur avendo la stessa altezza. Poich anche le imposte sono tutte alla stessa altezza, il problema stato risolto prolungando oltre limposta i pilastri di sostegno degli archi di ampiezza minore. Stato di conservazione: pessimo; il tetto in buona misura crollato e una vistosa crepa nellangolo sud-est segnala un grave dissesto delle fondazioni.

Fig. 73a

63

Fig. 73b Prospetto sud.

Fig. 73c Prospetto est.

M.6 Monestirolo, via Pastorella, 2 (figg. 74a, 74b, 74c)

Dimensioni: prospetto nord, f. m 21,32, h (al cornicione compreso) m 7,20; prospetto est, f. m 20,32, h (al cornicione compreso) m 9,80. Osservazioni: il prospetto sul lato nord certamente il pi monumentale di un edificio in contesto agricolo tra quelli presi in esame; le nicchie, dove solitamente erano collocati i santi protettori, hanno dimensioni in grado di contenere bassorilievi a grandezza naturale; il cornicione ha una fascia a mensole; estremamente raffinata, quanto insolita, limposta dei pilastri, nella forma di una grande mensola rivolta verso il basso (figg. 75a, 75b). Nel prospetto contiguo, sul lato est visibile dalla via Pastorella (fig. 74c), i pilastri non sono aggettanti. Stato di conservazione: drammatico, larga parte del tetto crollato, linterno ingombro di macerie, rifiuti, attrezzi in disuso.

64

Fig. 74a

Fig. 74b Prospetto nord

65

Fig. 74c Prospetto est.

Fig. 75a

Fig. 75b

M.7 Consandolo, SP68, 94 (Mezzevie vecchie) (vd. scheda A.3) (figg. 76a, 76b, 76c)

Dimensioni: prospetto ovest, f. m 20, h (al cornicione compreso) m 5,33; prospetto est, f. m 19,92, h (al cornicione compreso) m 7,43. Osservazioni: presenta tracce di un sottile intonaco imbiancato nei pilastri e nel cornicione; sul fronte est i pilastri ai lati della porta aggettano solo allesterno (vd. sezione in calce alla restituzione grafica 76b), come nelledificio di Rovereto (vd. scheda M.8). I pilastri binati su plinti richiamano il motivo delledificio in via Baccarini a Ravenna, ora parte della Biblioteca Classense (fig. 77). Stato di conservazione: discreto, la copertura originaria stata sostituita da lastre di cemento-amianto, alcune delle quali sono state spostate dal vento.

66

Fig. 76a

Fig. 76b Prospetto ovest.

Fig. 77

67

Fig. 76c Prospetto est.

M.8 Rovereto, via Manzolli, 71 (figg. 78a, 78b, 78c)

Dimensioni: prospetto sud (rivolto allabitazione), f. m 19,56, h (al cornicione incluso) m 6; prospetto est (lato strada), f. m 21,62, h (cornicione compreso) m 8,50. Osservazioni: presenta due prospetti piuttosto insoliti e di grande interesse; quello rivolto allabitazione mostra quattro archi tra pilastri, i due centrali aperti e i due laterali tamponati fino allimposta di attacco; il prospetto sulla via Manzolli, che ha cornicione trapezoidale, ha sei pilastri in vista come nel caso precedente (scheda M.7), ma questi hanno, curiosamente i capitelli a mezzaltezza, la stessa di quelli della facciata sud; come nelledificio di Consandolo (scheda precedente) i due pilastri ai lati delle porte della stalla sono delle nervature esterne di consolidamento. Le imposte dei pilastri hanno poi una conformazione diversa da tutti gli altri presi in esame (fig. 79): sono composti di un listello, di un ovulo sovrastante e di un listello pi sottile alla sommit; richiamano quelli superiori nelle paraste della facciata di S. Domenico ad Argenta (fig. 80), ma anche i davanzali di alcune della finestre della castalderia di Ospital Monacale, riferibile allet di Alfonso I79. Stato di conservazione: discreto.

Fig. 78a
79

F. Pertegato, D. Alberti, Scoperta la granata svampante di Alfonso I in una residenza estense finora ignorata, in Kermes, la rivista del restauro, anno XXVI, N. 89, Firenze 2013, pp. 47-55.

68

Fig. 78b Prospetto sud.

Fig. 78c Prospetto est.

Fig. 79

Fig. 80

69

Fig. 81 Prospetti delle stalle-fienili, tavola riassuntiva 1.

70

Fig. 82 Prospetti delle stalle-fienili, tavola riassuntiva 2.

71

Fig. 83 Varianti strutturali di stalle-fienili, dal Modello del Dotti (1734).

72 Restauro e riuso: quali prospettive? Nel suo saggio Alessandro Gaiani affronta anche il problema del riuso e del restauro degli edifici rurali: La salvaguardia dellidentit del tipo, in altre parole la sua riconoscibilit, uno, anche se ovviamente non il solo, degli obiettivi da perseguire per ottenere la salvaguardia dellambiente agricolo di pianura in Emilia-Romagna 80. Si accenna qui, di passaggio, al problema, materia assai complessa sia per le competenze che chiama in causa (lAssessorato allUrbanistica e allAmbiente da un lato, la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici, almeno in alcuni casi, dallaltro), sia per gli aspetti collaterali coinvolti quali la viabilit, la sicurezza percepita dagli abitanti, la distanza da servizi come scuole e strutture sanitarie. Una prima considerazione da fare riguarda il numero, modesto, delle case che vengono sottoposte ad intervento di salvaguardia finalizzata al riutilizzo (ad una prima valutazione non pi del 15-20% - fig. 84), complice anche una normativa comunale che non ha mai incoraggiato il riuso, rispetto alle nuove costruzioni, pi redditizie per le casse comunali.

Fig. 84

Per quanto riguarda la qualit degli interventi poi, nonostante vada facendosi strada un maggiore rispetto per gli edifici originari, questi subiscono normalmente manomissioni sostanziali delle volumetrie interne, oltre alla sostituzione degli elementi accessori (infissi, pavimenti, intonaci etc.) che contribuiscono a determinarne il carattere. Per ragioni strutturali i risultati pi discutibili riguardano le stalle-fienili, davanti alle quali si ha spesso limpressione che, fatti salvi i pilastri aggettanti, tutto il resto sia stato sacrificato, talvolta procedendo ad inserire nelle pareti esterne inspiegabili posticci in cotto (voltini, finestre ovoidali, ghiere, cornicioni etc.) o a rimuovere le leggere stuccature delle pareti per una voglia irrefrenabile di murature faccia a vista. Non mancano fortunatamente gli esempi accettabili o addirittura lodevoli, in particolare negli insediamenti del tipo detto Rodi, dove la porticaglia pu facilmente integrare gli spazi dellabitazione, ricavando nel rustico alcuni grandi ambienti da adibire a soggiorno o altro. Sulla scorta delle osservazioni del Gaiani un altro aspetto che non pu essere taciuto: la frequente trasformazione di queste semplici case di campagna in ville-fortilizio (fig. 85),
80

A. Gaiani, op. cit., p. 233.

73 protette alla vista, dotate di imponenti sistemi di sicurezza e assordate, ad ogni passaggio di estranei, da un furioso latrare di cani (fig. 86).

Fig. 85

Fig. 86

Non va dimenticato infatti, che ci che caratterizzava la corte aperta ferrarese rispetto a quella chiusa lombarda era proprio il suo essere appunto aperta: le separazioni dallintorno erano costituite perlopi da fossi, siepi dal profilo irregolare, alberatura varia, semplice rete metallica intorno allorto.Tutto questo fa ovviamente parte del passato e non si pu riproporre oggi; ma certe esagerazioni sembrano aver trasformato alcune strade di campagna dellargentano in surrogati di Sunset Boulevard. Ad onore dei concittadini che hanno fatto scelte diverse si deve per riconoscere che ci sono agricoltori che continuano a risiedere nella casa poderale, mentre altri hanno acquistato una casa in campagna per la propria famiglia, spesso ristrutturandola direttamente, un po alla volta. Gli uni e gli altri svolgono un compito non solo apprezzabile per la salvaguardia delledificio, ma anche socialmente lodevole perch mostrano che si pu vivere in sicurezza senza ergere mura alte tre metri, non lontani dal paese, conservando insieme alledificio, il contesto creatogli intorno dal tempo (fig. 87)81.

Fig. 87

81

Si tratta della Possessione Prato del Fagiano; Bibliografia: Baricchi, Massaretti, op. cit., p. 71 (130).

74

Come esempio di totale straniamento di un manufatto per alterazione del quadro circostante va, invece, proposta una villa, poco distante dallargentano. Il suo accesso dalla strada ha un tale dispiegamento di colonne, imposte, cancellate in ferro battuto da far presagire un palazzo reale. Introduce invece ad un viale in fondo al quale appare, inconfondibile anche se nascosta sotto un trucco pesante, una stalla-fienile (fig. 88).

Fig. 88

Ma almeno non stata abbattuta! In conclusione, per compromessa che appaia la situazione non possiamo che fare nostre le parole di Lucio Gambi il quale, alla fine degli anni 70, scriveva: La casa agricola un bene culturale [...] un oggetto che non d solo gradevoli impressioni o suggestioni estetiche, e non va inteso come un unicum che non si pu ripetere [...] E unopera darte, ma un tipo diverso da quelle studiate per lo pi dagli storici darte: cio un oggetto che si esprime in una forma funzionale nel tempo alla societ a cui deve servire e nello spazio al quadro ambientale che lo accoglie. Quel tipo di oggetti che le comunit umane si creano per vivere82. E Francesco Guaraldi aggiunge: In ogni caso, indipendentemente dal loro stato di conservazione, questi edifici sono ancora in piedi e ci forniscono la loro muta testimonianza di una realt cos vicina e insieme cos lontana e attendono solo di essere presi in considerazione83.
82 83

Gambi, La casa dei contadini, cit., p. 187. F. Guaraldi, Fienili, in Bollettino della Ferrariae Decus, n. 31, maggio 1998, pp. 59-61, p. 61.

75 Appendice 1 Materiali e tecniche edilizie

Fig. 89

La morfologia degli edifici rurali tende ad essere pi stabile nel tempo di quella dellarchitettura urbana, perch non soggetta alla spinta innovativa che coinvolge questultima, con relativa continuit. Daltra parte letecniche costruttive, che utilizzano prevalentemente le risorse locali primarie laterizi e legno hanno dato origine col tempo a modelli capaci di adattarsi alle trasformazioni dellorganizzazione agraria84. Vediamole. STRUTTURE MURARIE - La muratura pu essere ad una testa, a due teste e ad una testa con nervature dove appoggiano le travi (frequenti al primo piano). I muri impiegati come tramezzi di divisione interna o di tamponamento del portico sono realizzati con mattoni posati in costa, secondo una disposizione orizzontale e, allesterno, diagonale o a lisca di pesce in quanto pi stabili85. Nelle stalle, particolarmente nel bolognese, i muri sono spesso collegati ai pilastri a filo esterno, in modo da garantire il controventamento86. Ci che differenzia le grandi stalle-fienili del ferrarese da quelle della pianura bolognese, del parmense e del piacentino , come gi osservato, la presenza nei portici di grandi
84 85

T. Zaffagnini: I materiali e le tecniche costruttive, in M. Zaffagnini, op. cit., pp. 236-82, p. 238. Ivi, p. 248. 86 Ivi, p. 240.

76 archi al posto degli architravi87. Scrive Theo Zaffagnini: particolarmente imponenti quelli che, nel ferrarese, caratterizzano le porticaglie delle stalle realizzate alla fine del XIX secolo e allinizio di questo88; lo stesso avviene frequentemente per le porte di accesso alle abitazioni. Gli archi sono comuni anche nel territorio reggiano e modenese, ma senza raggiungere le dimensioni di quelli ferraresi; di misure ancora pi ridotte sono quelli bolognesi e limitati ai portici centrali di alcune case a blocco89. I muri traforati dagli archi sono spesso arricchiti da paraste esterne, semplici o binate, simili ai pilastri delle stalle bolognesi, e da cornici orizzontali in mattoni pietra a vista o intonacati, che conferiscono talvolta agli edifici una singolare eleganza (figg. 69-82), a dispetto della loro funzione eminentemente pratica. Le pareti-diaframma90 che costituiscono le chiusure aeranti dei fienili, sono realizzate con normali mattoni da costruzione posti per coltello (fig. 89) o per piano (fig. 90), orizzontali, verticali o inclinati; frequente diventato, in epoca recente, il ricorso ad elementi laterizi di forma speciale, stampati allo scopo (fig. 91). Ne risultano composizioni semplici, a scacchiera, o elaborate, a disegni vari.

Fig. 90

Fig. 91

Anche le volte sono realizzate con laterizio; quelle pi usate hanno lo spessore di un mattone in foglio o di una testa e il riempimento con frammenti di mattone. Su locali stretti e lunghi, quali la corsia centrale e le sequenze delle poste nelle stalle, la volta pi usata quella a botte, di esecuzione pi facile, spesso ad arco ribassato, poggiante sui pilastrini centrali, solitamente in mattoni intonacati e solo negli edifici pi antichi in legno (figg. 9293). I mattoni delle volte a botte possono essere disposti in filari paralleli alle imposte, a spina di pesce o perpendicolari alle linee dimposta. Le malte sono di calce e sabbia. Negli archi e nelle volte invece utilizzata una malta di calce e gesso perch, durante la presa, il ritiro della calce viene compensato dalla dilatazione del gesso.

87 88

Ivi, p. 249. Ivi, p. 249. 89 Ivi, pp. 249-50. 90 A. Acocella, op. cit., pp. 307-24.

77

Fig. 92 Monestirolo (vd scheda M.6)

Fig. 93 Rovereto (vd. scheda M.8)

COPERTURE Sono solitamente a due falde (a capanna) per le abitazioni e gli insediamenti a blocco, a quattro falde (a padiglione) per i rustici (stalle-fienili). La scelta dipende anche dalla configurazione planimetrica delledificio: normalmente a padiglione per gli edifici a pianta quadrata. Nel ferrarese, oltre alle due falde maggiori, talvolta ce ne sono due pi piccole, triangolari, che danno origine ad una forma irregolare di padiglione detto a smusso. Coperture a tre falde o pi complesse risultano normalmente dalla giustapposizione dellabitazione con porzioni di stalla-fienile, oppure da ampliamenti o alterazioni dei complessi originari, o giustapponendo un corpo minore ad uno maggiore a quattro falde. Il materiale usato per il sostegno del coperto normalmente il legno, sia per lorditura maggiore (travi di colmo, capriate, catene, puntoni, cantonali, colonnelli, arcarecci, terzere, corone), sia per quella secondaria (correnti, travetti o biscantieri) e per il tavolato (lambrecchie) su cui appoggiano i coppi. Le essenze usate sono prima di tutto il pioppo, molto diffuso nellarea, poi labete e il rovere, pi rari e costosi. Particolarmente impegnativa e complessa era la copertura delle grandi stalle-fienili strutturate a pilastri. Scrive in proposito Theo Zaffagnini: Una considerazione particolare va fatta per gli organismi architettonici costituiti da stalla e fienile nel caso della corte aperta, secondo quella tipologia cosiddetta del Dotti, per averne progettato un esemplare nel 1734, codificazione di un tipo largamente diffuso nel XVIII secolo e che rimasto inalterato nel suo impianto base per tutto il secolo successivo. Lorganismo appare sempre simmetrico secondo un asse longitudinale (asse della stalla); attorno ad un nucleo centrale, la stalla appunto, appoggiato al lato nord delledificio, si sviluppa sui rimanenti lati un portico con pilastri alti circa 6 metri[91]. I pilastri laterali, di solito cinque, possono avere distanza uguale (nel caso del progetto del Dotti questo non avviene); sul fronte sud diventano sei e mentre quelli esterni ripetono linterasse laterale, i quattro centrali sono raggruppati a due a due in modo da presentare nel mezzo un vano utile di passaggio di ampiezza analoga a quella delle luci laterali.
91

In realt, nei casi esaminati dagli autori, questa altezza varia da poco pi di 5 metri a 7 e oltre.

78 I due portici sui fianchi fungono da fienile; quello centrale, posto davanti alla stalla sul lato sud, protegge questa dal calore estivo e serve da ricovero per i carri. Per questultima ragione la dimensione del vano centrale portata alla pari di quelle laterali. I muri che delimitato la stalla si sviluppano fino allaltezza del solaio che la chiude superiormente, inizialmente in legno, con i pilastrini pure in legno che limitano la luce delle travi e definiscono le dimensioni planimetriche delle poste per la stabulazione in coppia dei bovini. In epoca successiva [...] ma non sempre, i pilastri interni vengono costruiti in muratura e possono reggere solai in legno o volte a botte o a crociera in laterizio, pi sicure in caso di incendio92.

Fig. 94

Nel caso del tetto a quattro spioventi lorditura lignea pu essere sinteticamente descritta nel modo che segue, con riferimento ai rilievi grafici di fig. 94 (pianta secondo livello). Dalla capriata centrale, triangolare (figg. 95, 101.2), si dipartono quattro travi diagonali (detti di controventamento) che poggiano, allestremit opposta, sui quattro pilastri angolari e intersecano, collegandoli, quelli della linea dimposta perimetrale (corona).

Fig. 95 - S.Maria Codifiume, via Biavati (scheda M.1).


92

T. Zaffagnini, op. cit., pp. 257-9.

79 Questa costituita da una serie di travi (arcarecci), che poggiano sui pilastri esterni, talvolta aiutati da rinforzi a doppia mensola; serve a collegare la sommit dei pilastri e a sostenere i travetti (biscantieri) che costituiscono lorditura secondaria del coperto (a volte la corona manca in parte o del tutto, sostituita dai muri perimetrali - vd. fig. 101). Altri arcarecci paralleli ai primi, posizionati tra una fila di pilastri e laltra formano una seconda corona, talvolta sostenuta ai quattro angoli da altrettanti cantonali, che poggiano ciascuno sui due pilastri attigui a quelli dangolo (fig. 96). Le corone possono essere pi di due (fino a dieci), riducendo in tal modo il carico che grava sui travetti.

Fig. 96 - Molinella, via Argentana (scheda C2).

Nel portico antistante la stalla due ulteriori travi collegano i pilastri che affiancano la porta con i due corrispondenti esterni, che sono per pi distanti tra loro in modo da garantire un vano di passaggio di ampiezza analoga a quella dei portici laterali93; per questa ragione i due travi risultano di solito divaricati (fig. 97).

Fig. 97 - Molinella, via Argentana (scheda C2).

93

Ivi, pp. 260-1.

80

Una possibile variante dorditura costituita dalla presenza di due ulteriori capriate, in questo caso trapezoidali, che affiancano quella centrale lungo lasse longitudinale della stalla (figg. 98, 101.1).

Fig. 98 - S.M. Codifiume, via Biavati (scheda M.1).

Diversa ancora la situazione del tetto a smusso: in questo caso il trave di colmo sostenuto da tre o quattro capriate triangolari (figg. 99, 101.3) mentre le sezioni minori del coperto sono sostenute ciascuna da tre arcarecci che vanno da una delle due capriate laterali ai pilastri esterni in posizione centrale.

Fig. 99 Rovereto Ferrarese (scheda M.8).

81

Combinazioni diverse sono richieste dalle stalle-fienili che risultano da una combinazione dei due tipi, come ad esempio quella dellinsediamento detto delle Mezzevie Vecchie a Consandolo (figg. 99, 101.4), che presenta un tetto a smusso dal centro verso est, e a quattro spioventi nella porzione rivolta ad ovest. In questo caso ci sono due capriate triangolari nella parte che termina con lo smusso. mentre la sezione opposta rispecchia la situazione a quattro spioventi.

Fig. 100 Consandolo, Mezzevie Vecchie (schede A.3, M.7).

In fig. 101 sono rappresentate, schematicamente, le soluzioni pi comuni tra quelle prospettate. Grande attenzione riservata agli sporti del tetto, normalmente realizzati con un semplice prolungamento dei travetti. Sono tuttavia frequenti i cornicioni, anche molto elaborati, ottenuti componendo elementi di laterizio a T o a denti di sega, oppure con profili dove si alternano modanature diverse, realizzate componendo elementi laterizi modellati appositamente, oppure ottenuti scalpellando elementi parallepipedi, successivamente intonacati. Nonostante allo stato attuale le costruzioni mostrino frequentemente i mattoni faccia a vista gli intonaci erano frequenti e riguardavano non solo i cornicioni e i capitelli dei pilastri esterni ma i pilastri stessi; le pareti esterne erano invece solo stuccate e dipinte, oppure finite con un intonaco (di calce e sabbia) molto sottile94. Anche il colore spesso utilizzato, prevalentemente il bianco della calce e le terre rosse, ora sbiadite ad un rosa grigiastro.

Camillo Morigia, a proposito della Casa delle aje di Cervia suggerisce: Si stabiliranno esternamente li muri con stuccare soltanto le congiunture de mattoni, come pure di pulire tutte le fasce e zoccoli con uno strato di stabilitura sottilissima; Pirazzoli e Fabbri, op. cit., p. 132.

94

82

Fig. 101 - Orditure lignee primarie dei tetti di alcune stalle-fienili.

83

Appendice 2 Prosciugamenti, bonifiche, messa a regime delle acque

Fig. 102 - Idrovora di Saiarino.

BONIFICHE NEL FERRARESE95 Dopo la grande stagione delle bonifiche estensi, una ripresa dellattivit si realizza solo nella seconda met del secolo XIX (1872), per iniziativa privata96, grazie alla comparsa sulla scena delle macchine idrovore. Ci che sembrava ormai impossibile, dopo che la palude e la valle avevano ripreso il sopravvento sulle terre di quasi tutte le principali bonifiche del Rinascimento, la forza del vapore applicato alla ruota a pale o alla turbina rendeva di nuovo a portata di mano97. Nel 1882, con la Legge voluta da Alfredo Baccarini, ravennate, iniziano i primi interventi ad opera dellAmministrazione Pubblica, proprio nelle terre paludose del ferrarese, tanto che agli inizi del 900 il territorio bonificato diventa una delle aree cerealicole pi produttive del paese.

Vd. in particolare G. Porisini, Bonifiche e Agricoltura nella bassa Valle Padana (1860-1915), Milano 1978. Aggiornato agli inizi degli anni 20 del secolo scorso lesauriente articolo di A.R. Toniolo, Le grandi bonifiche del ravennate e del ferrarese, in LUniverso, Anno VIII, Num. 2, Firenze, Istituto Geografico Militare, febbraio 1927, pp. 144-93. 96 Nel 1971 si costituisce a Londra la societ Ferrarese Land Reclamation Company Limited, che si fonde lanno successivo con la Societ Italiana di Lavori Pubblici di Torino, prendendo il nome di Societ Italiana per la Bonificazione dei Terreni Ferraresi, la quale comincia ad operare nel 1878; ivi, op. cit., p. 171. 97 F. Cazzola: La terra costruita: Ferrara e la bonifica, in A.M. Visser travagli, G. Vighi (a cura di): Terre ed acqua. Le bonifiche ferraresi nel delta del Po, cat. della mostra (Ferrara 1989-1990), Ferrara, Gabriele Corbo Editore, 1989, pp. 35-50; p. 42.

95

84

Sulla spinta del continuo aumento dei prezzi dei prodotti agricoli, il recupero di terre per lagricoltura riprende nei primi anni 20 del Novecento col fascismo e il suo programma della bonifica integrale, cio loperazione simultanea di sistemazione idraulica, risanamento igienico e trasformazione agraria, che determina un radicale riassetto del territorio98. Per dare unidea dellampiezza dellarea coinvolta basti dire che dal 1915 al 1940 nella nostra provincia vengono bonificati 68.000 ettari di terre tra acquitrinose e vallive; 20.000 ettari nei cinque anni successivi. Dal 1946 le bonifiche riprendono con i fondi forniti dagli alleati; nel 1949 si d avvio ad un programma organico per iniziativa del Ministero dellAgricoltura e Foreste; fino al 1970 vengono cos prosciugati altri 27.000 ettari. Da questa enunciazione risulta evidente che le bonifiche nel ferrarese hanno interessato aree con problemi diversi di controllo delle acque: nellalto e nel basso ferrarese si trattava di redimere zone acquitrinose per deficienze di scolo; diverso il caso delle vere e proprie valli, depresse rispetto al livello del mare, situate nella parte orientale della provincia. PROSCIUGAMENTO DELLE VALLI DI COMACCHIO E avvenuto in varie fasi nellarco di un secolo esatto, tra il 1870 e il 1969. Le acque del vasto comprensorio vallivo, ora tutte salse, erano un tempo divise tra acque dolci del Polesine S. Giorgio a nord-ovest e acque salse della laguna a sud-est, prima dallargine detto di S. Longino, poi da quello del Mantello, costruito allinizio del XVI secolo da Ercole I dEste su un cordone deltizio99, probabilmente demolito dal suo successore Ercole II100, i cui resti erano visibili fino ai recenti livellamenti101. Esaminiamo gli interventi in ordine cronologico. Dal 1870 al 1890 vengono prosciugate le valli salse di Ambrogio e di Mezzogoro, oltre ad alcune valli dolci periferiche alla laguna di Comacchio (valli di Argenta, Filo, Volta e Gallare). Nel 1867 si costituisce il Consorzio delle Bonifiche Argentane. Il suo comprensorio ha una superficie complessiva di 14.515 ettari ed suddiviso nei seguenti bacini: Bonifica di Argenta (6.917 ha); Bonifica di Longastrino (581 ha); Bonifica Madonna Boschi (341 ha); Bonifica Mantello (6.750 ha). Il territorio ricade nelle province di Ferrara (comuni di Argenta, Portomaggiore e Comacchio) per 14.188 ettari, e Ravenna (comune di Alfonsine) per 327 ettari. La bonifica del Mantello ha inizio negli anni 20 del 900 con la zona Testa (750 ha); segue lUmana-Montecatina (3.250 ha) attraverso limpianto idrovoro di Umana,completato nel 1930 (fig. 103) 102.

P. Bevilacqua, M. Rossi-Doria (a cura di), Le bonifiche in Italia dal 700 a oggi, Roma-Bari, Laterza, 1984, p. 60. 99 G.A. Carli, La laguna di Comacchio e la Bonifica Argentana, Bologna, Societ Tipografica dei Compositori, 1877, p. 6; S. Cernuschi Salkoff, La citt senza tempo, Bologna, Societ editrice il Mulino, 1981, pp. 62-4. 100 Carli, op. cit., pp. 6-7; Cernuschi Salkoff, op. cit. p. 64. Toniolo (op. cit., pp. 180-1) ritiene invece che la comunicazione tra i due bacini sia avvenuta in seguito allimmissione del Reno nellantico alveo del Po di Primaro o di Ferrara, sotto Alfonso I (1522). 101 Testimonianza di Giovanni Geminiani. 102 Foto di Daniele Ballotta, tratta da D. Barbieri (a cura di), Architettura del Lavoro nel Ferrarese, Ferrara, Casa Editrice Liberty house, 1996, p. 79. Vd. anche Argenta e le sue bonifiche, cit., pp. 30-2.

98

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Fig. 103 - Idrovora di Umana, Anita.

Si arriva infine alla Gramigne (2.750 ha) prosciugata mediante lidrovora Gramigne103, completata nel 1933 (fig. 104).

Fig. 104- Idrovora di Gramigne, Longastrino.

Tra 1919 e 1935 vengono prosciugate le valli Trebba, Ponti e Isola; dopo il 1930 inizia il prosciugamento della valle Vallona e di parte delle valli Giralda e Bertuzzi, le cosiddette valli esterne. Lopera prosegue dopo la pausa forzata della guerra. Nel 1952/56 vengono prosciugate le tre valli basse, Pega, Rillo e Zavelea104. Nel 1956 viene costruito largine Agosta in preparazione alla bonifica del Mezzano, la quale, ad occidente dellargine, viene condotta tra 1965 e 1967 e interessa oltre 20.000 ettari nei comuni di Comacchio, Ostellato, Portomaggiore e Argenta. Nel 1964 completamente prosciugata la valle Giralda. Nel 1969 si bonifica infine la valle Falce105.
103

Argenta e le sue bonifiche, cit., pp. 33-40; M. Aragrande, Le bonifiche ferraresi fra le due guerre (19151945), in Visser travagli, Vighi, op. cit., pp. 161-86; p. 167. 104 Bonifica, trasformazione fondiaria e colonizzazione..., cit., pp. 19-26. 105 C.A. Campi: La bonifica del primo dopoguerra ad oggi, in Visser Travagli, Vighi, op. cit., pp. 123-30; p. 123.

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RISANAMENTO DELLE TERRE PALUDOSE Imponente lattivit di questo tipo nellargentano doverano estesi acquitrini, alternati a boschi igrofili e a terreni asciutti ma occasionalmente o periodicamente invasi dallacqua, a causa della tormentata idrografia che caratterizza il territorio. Ne accenniamo brevemente, almeno per segnalare i fondamentali interventi delluomo in epoca moderna. Nel 1767/70, dopo una serie di piene rovinose e a seguito di un lungo periodo di studi e progettazioni che vedevano gli interessi di Bologna contrapposti a quelli di Ferrara106, il Reno viene immesso (nei pressi di Traghetto) nellabbandonato ramo del Po di Primaro, gi in precedenza rettificato ed accorciato (Cavo Benedettino), per consentire al fiume bolognese di giungere al mare per la via pi breve. Nel 1782, per facilitarne lo scorrimento delle acque, si realizza il drizzagno dalla Bastia a Longastrino. Negli anni seguenti il Santerno, che in passato sboccava nel Po di Primaro, dopo essere stato fatto deviare in localit Passo del Gatto viene fatto sfociare nel drizzagno del Reno, poco a valle della chiave emissaria del canale Buonacquisto (nei pressi della localit Chiavica di Legno). Nel 1813, dopo le rotte dei torrenti Idice e Quaderna si decide di raccogliere le loro acque in una cassa di colmata (6406 ha) che prende il loro nome107 (fig. 113). Nel 1824 si procede alla costruzione del drizzagno da Traghetto ad Argenta (detto cavo Spina dal nome del cardinal Legato) che d origine alla cassa di Consandolo, il cui perimetro compreso tra il drizzagno stesso e largine destro del Primaro abbandonato (fig. 8). Sessantanni pi tardi (1882) la cassa viene cos descritta: Questa zona di terreno occupa una superficie di chil. quad. 12.190, tutta investita a coltivazione asciutta ed ha uno scolo consorziale che partendo dallestremo superiore del territorio, con una linea spezzata, corre in direzione quasi parallela allandamento del Reno, per gittarsi collultimo suo tronco nellalveo del Primaro abbandonato per mezzo del quale e di una chiavica emissaria armata di paratoja, si scarica in Reno dirimpetto alla Beccara vecchia108 (non pi attiva in quanto sostituita nella funzione dallomonima nuova109, due chilometri a valle, in prossimit dellabitato di S. Biagio - fig. 105).

Fig. 105 Beccara Nuova U. Romano, Il problema del Reno, in Ricostruzione agricola e forestale, Atti del Primo Convegno Emiliano Romagnolo (Bologna 13-15 dicembre 1946), Bologna, Tipografia Luigi Parma, 1947, pp. 353-78. Vd. anche L. Pepe, Il Reno e i suoi percorsi. Il contributo dei matematici, in la Nuova Ferrara, 18.11.2012, p. 38. 107 E. Manara, Relazione sulla Cassa di Colmata dei torrrenti Idice e Quaderna, in Annali della Societ Agraria Provinciale di Bologna, Anno XX, Bologna, Tipi G. Generelli, 1880, pp. 110-47, pp. 112-4. 108 Tornani,op. cit., pp. 62-3. 109 I settantanni del Consorzio della Bonifica Renana, Sala Bolognese, Arnaldo Forni Editore, 1980, p. 172.
106

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Uneco del pericolo rappresentato dalla violenza delle piene del Reno ci giunge dal cippo marmoreo che ricorda la morte del matematico e idraulico Venturoli (fig. 106) avvenuta il 5 dicembre 1830110, collocato allesterno dellargine destro, a fianco della strada Beccara Nuova, sulla riva del canale della Botte (Zena). La descrizione delle circostanze riportata in epigrafe Qui il 5 dicembre 1830 / Giovanni Battista Venturoli / matematico, idraulico, membro recente / della corporazione dei provveditori / alla manutenzione degli alvei e delle vie / vinse con straordinario coraggio / la forza del Reno ma mor / travolto dal franare dellargine / i colleghi piangendo la tragica perdita / posero questa lapide111. Lepigrafe completata da una decorazione di tipo simbolico, comprendente il compasso e due aste di livello, allacciati da un nastro e sostenuti da una borchia (fig. 107).

Fig. 106

Fig. 107

Uno dei primi interventi per il risanamento dei terreni paludosi che circondavano Argenta si deve alliniziativa di Giuseppe Vandini. Nel 1868 viene costituito il Consorzio di Argenta e Filo112, per distacco dellomonima assunteria dal II circondario. Tra 1875 e 1878 il
I fatti che portarono alla morte e il ritrovamento del cadavere un mese pi tardi sono narrati da L. Magrini, in Argenta nelle memorie storico-cronologiche raccolte da dott. Luigi Magrini, Milano 1988, pp. 91-3. 111 Il testo una traduzione riportata in una targa bronzea realizzata ad opera dellAmministrazione Comunale nel 1995 delloriginale latino: HEIC.V.EID.DEC.A.MDCCCXXX / JOAN BAPT. VENTUROLIUS /
MATH. HYDRAUL. COOPTATUS / IN CORPUS CURATORUM / ALVEIS ET VIIS CURANDIS / VIM RHENI. AUSU. IMPROBO. ELUCTATUS EST / AGGERE DEFICIENTE PROCUBUIT / COLLEGAE. IACTURAM. IRREPARABILEM / CONLACRIMANTES. D.P.P. POSUERUNT". Da una lettera ora nella collezione Crestani di Argenta si apprende
110

che allatto della morte Venturoli aveva 42 anni (informazione fornitami da Giovanni Geminiani). Si sa inoltre che aveva diretto i lavori per la realizzazione della botte di S. Nicol (attiva dal 1817) con la quale le acque tra il Reno e il Primaro venivano passate al di sotto di questultimo; Decreti Pontifici ed atti relativi il nuovo scolo del Terzo Circondario costruito nel Polesine di S. Giorgio, Ferrara, per Gaetano Bresciani, 1882, p.36. Pio VI, recatosi a visitare il cantiere, pur mostrandosi soddisfatto dellopera avrebbe esclamato: Ma con quei denari potevate farla doro!; Giglioli, op. cit., p. 241. 112 G. Biondini, Rapporto sul progetto di prosciugamento artificiale col mezzo di macchina a vapore, della maggior parte del consorzio di Argenta e Filo, Ferrara, 1871; P. Argazzi, Cenni storici della bonifica del

88 Consorzio bonifica ben 6.500 ettari; le acque, raccolte dallimpianto idrovoro di Bando113 (Fiorana), vengono immesse nella valle del Mantello. Nel 1882 il Consorzio della bonifica del Forcello inizia a prosciugare il comprensorio a nord est di Bando, fino a Portomaggiore, mediante lidrovora di Galavronara114. Nel 1896 comincia ad essere bonificato il territorio del Consorzio idraulico di Filo e Longastrino (Alfonsine), di 2.543 ettari per 1/3 quasi costantemente allagati, limitato a nord e a est dal confine tra la provincia di Ravenna e di Ferrara, a sud dal fiume Reno e a ovest dalla congiunzione dellargine sinistro del fiume Reno con la strada provinciale presso il ponte Bastia. Lintervento avviene ad opera della Associazione per lo scolo dei terreni in sinistra di Reno mediante la costruzione di un primo impianto idrovoro a vapore della potenza di 40 HP, che scarica le acque raccolte dagli scoli Menate e Savanuzza nelle valli di Comacchio, attraverso la Fossa Menate; nel 1934 viene sostituito con uno (fig. 108)115, Diesel, di portata maggiore116.

Fig. 108 - Idrovora di Menate.

Nel 1926 viene realizzata la bonifica di Celese, a nord di Argenta. Nel 1928, portata a termine la bonifica del Mantello117, lidrovora di Bando viene sostituita da una nuova (figg. 109-110)118 e, per convogliare alla valle del Mezzano le acque che non potevano pi trovare recapito nel Mantello, viene costruita la canaletta di Bando (detta becco dellanitra). Appartengono a questo periodo due tipi diversi di insediamento a blocco, uno del tipo con porta morta (fig. 111)119, simile allesemplare di cui alla scheda G.1, fig. 45, ed uno pi

consorzio idraulico di Argenta e Filo, in Settimo Congresso Internazionale dAgricoltura, La provincia di Ferrara e le sue bonifiche, Ferrara 1903, pp. 83-4. Bonifiche e Agricoltura...cit., pp. 31-2. 113 Argenta e le sue bonifiche, cit., p. 9 114 Bonifiche e Agricoltura...cit., pp. 32-4; Bonifica di Galavronara e Forcello, in Settimo Congresso Internazionale dAgricoltura...cit., pp. 91-2. 115 Foto di Daniele Ballotta, tratta da Barbieri, op. cit., p. 81. 116 Bonifica e programmazione in Emilia-Romagna, cit., p. 371. 117 Argenta e le sue bonifiche, cit., pp. 17-9. 118 Foto di Daniele Ballotta, tratta da Barbieri, op. cit., pp. 75, 78. Vd. anche Argenta e le sue bonifiche, cit., pp. 11-4. 119 Ivi, p. 46.

89 innovativo, realizzato dalla societ Lodigiana, che presenta la stalla collocata sul retro dellabitazione e orientata perpendicolarmente a questa (fig. 112)120.

Fig. 109 - Idrovora di Bando (localit Fiorana) con il simbolo della fertilit del regime (fig. 110).

Fig. 111 Edificio a blocco nella cassa di Consandolo

Fig. 112 - Edificio a blocco della societ Lodigiana

Ma il Reno, fiume a regime torrentizio e con acque molto torbide, interriva rapidamente il nuovo alveo al punto da renderlo pensile e costringere a successivi sopralzi delle arginature, fino a quattordici metri sul piano di campagna (dal 1928 al 1934, ad esempio, gli argini vengono rialzati di circa 3 metri, col duro lavoro degli scariolanti, ultimo intervento fatto a mano in zona). Questo aggravava la situazione idraulica della bassa bolognese in quanto gli scoli delle acque pluviali non potevano pi essere immessi nel nuovo corso del fiume121. COMPRENSORIO DELLA BONIFICA RENANA - Certamente limpresa di maggior impegno nel risanamento delle terre paludose dellargentano si deve al Consorzio della Bonifica Renana, ragguardevole anche per la tecnologia davanguardia degli impianti idrovori realizzati. Il territorio sottoposto al suo intervento presenta la direttrice principale di inclinazione orientata da sud a nord, ossia dalla Via Emilia verso il Reno; le terre alte, costituite dai terreni della fascia pi vicina alla via Emilia, hanno unaltimetria che varia da quota 45 a quota 12 circa, mentre le terre basse hanno quote che vanno diminuendo da 12 a 3 metri e anche meno in prossimit del Reno (ad Argenta e Campotto varia tra i 3 e i 4 metri). Il
120 121

Ibidem. Bonifica e programmazione in Emilia-Romagna, cit., pp. 246-7.

90 territorio poi attraversato e diviso diagonalmente in due dal fiume Idice; lungo il suo corso inferiore, nel quale sfocia il torrente Quaderna, si sviluppa la colmata di Idice e Quaderna (fig. 113)122.

Fig. 113 A Tomaselli, corografia dellinalveazione dellIdice in Reno.

Agli inizi dellottocento, le acque delle terre alte dilagavano verso la valle, ristagnando su oltre 40.000 ettari di terre pi basse. La situazione del territorio in sinistra dellIdice era aggravata dal fatto che, durante la stagione piovosa, le insufficienti arginature del Reno non consentivano di contenere le acque torrentizie del Savena abbandonato e del canale Navile. Il Consorzio della Bonifica Renana viene costituito nel 1909 per risolvere questa complessa situazione; nel 1913 viene chiamato a dirigerlo ling. Pietro Pasini, gi Direttore della Grande Bonificazione Ferrarese, il quale introduce una fondamentale innovazione nella tecnica idraulica: la separazione delle acque alte da quelle basse. Da un lato cio le acque provenienti dalle terre alte vengono convogliate direttamente in Reno, con appositi canali; dallaltro le acque provenienti dai terreni altimetricamente pi depressi vengono sollevate a quote adeguate e fatte confluire anchesse in Reno, oppure accumulate temporaneamente in casse di espansione (fig. 114) 123. Queste svolgono unazione moderatrice subendo, con le immissioni, lente variazioni di quota, e riducono le prevalenze, immagazzinando le acque in attesa del raggiungimento dei livelli normali124. La movimentazione delle acque viene realizzata dai due stabilimenti idrovori di Saiarino (fig. 102) e Vallesanta, il primo per i territori a sinistra dellIdice e il secondo per quelli a destra.

I settantanni del Consorzio della Bonifica Renana, cit., p. 137. Consorzio della Bonifica Renana. Progetto generale esecutivo della Bonifica. Relazione, Bologna, Stabilimento Poligrafico Emiliano, 1914, tav. IV. 124 A. Capelli et. al., La storia della Renana, in I settantanni del Consorzio della Bonifica Renana, cit., pp. 112-59; pp. 120-1.
123

122

91

Fig. 114

Le acque dei terreni bassi possono venire sollevate fino a quota 9,20; quando le piene di Reno raggiungono livelli ancora superiori le acque sollevate vengono immagazzinate provvisoriamente nella cassa di Campotto o di Saiarino (tra Reno e Idice). Per la destra Idice si utilizza invece lesistente cassa di Vallesanta (375 ha) tra largine dellIdice stesso e quello del torrente Sillaro. Le due casse possono anche accogliere le acque dei terreni alti nei momenti in cui i relativi canali, esaurita la loro capacit dinvaso, non riescono a sfociare in Reno. Le acque del Reno non possono invece mai trovare recapito nei terreni della Bonifica Renana. I lavori alle due idrovore incominciano nel 1923; gli impianti vengono inaugurati da Vittorio Emanuele III il 13 giugno del 1925, a Saiarino. Nel 1926 la rete scolante, costituita da 148 km di collettori principali e 710 km di canali secondari, viene messa alla prova da una lunga ed elevata piena: lintervento delle idrovore assicura efficacemente lo scarico delle acque. La bonifica idraulica pu pertanto considerarsi un fatto compiuto su circa 100.000 ettari della pianura bolognese. Di essi 40.000 (3000 dei quali erano nel comune di Argenta) ormai riscattati dalla palude, potevano finalmente venire inseriti in unagricoltura attiva125.

125

Ivi, p. 131.

92 Nel 1929 iniziano i lavori per la definitiva immissione dellIdice, che prima spagliava nelle campagne, in Reno (fig. 114); nel 1932 comincia la costruzione del cosiddetto chiavicone, di accesso. Verso la met degli anni 30, compiuta lopera di bonifica intesa come riscatto dei terreni dal disordine idraulico e come esecuzione delle principali opere complementari, una volta che le zone acquitrinose od in permanente difficolt di scolo erano state trasformate in vaste plaghe agricole fra le pi ubertose del territorio nazionale, il Consorzio della Bonifica Renana entra in una fase di stasi operativa che si protrarr fino al 1945. Attualmente la gestione del regime delle acque del comune di Argenta rientra nelle competenze del Consorzio Secondo Circondario (fig. 115: in rosso sono rappresentate le idrovore di scolo in azzurro gli impianti irrigui). Fanno eccezione le idrovore (di scolo) che si trovano nel comprensorio del Consorzio della Bonifica Renana: Saiarino, Bassarone e della Botte in destra di Reno, Vallesanta e Due Luci in destra di Idice.

Fig. 115 Idrovore presenti nel territorio del comune di Argenta.

Il quadro della trasformazione subita dal territorio in seguito alle bonifiche fornito dalle restituzioni grafiche realizzate dagli studiosi della materia. Particolarmente interessante quella fornita, nel 1927, da Antonio Renato Toniolo per le Bonifiche Ravennati e Ferraresi (fig. 116)126.

126

Toniolo, op. cit., tav. f.t.

93

Fig. 116

La progressione temporale bene messa in luce da quelle che compaiono nel catalogo della mostra Terre ed acqua. Le bonifiche ferraresi nel delta del Po, (Ferrara 1989-1990), che mostrano la successione cronologica degli interventi nella provincia di Ferrara, dal 1860 ai giorni nostri (figg. 117-120)127.

Fig. 117 - 1860

Fig. 118 1860/1914

127

Visser Travagli, Vighi, op. cit, pp. 220-1.

94

Fig. 119 1914/1945

Fig. 120 1915/1989

Gli impianti operativi a met del secolo scorso si possono dedurre, infine, dai numerosissimi consorzi che figurano nella Cartella dei pagamenti delle imposte consorziali per i comuni di Argenta, Berra, Comacchio, Copparo, Formignana, Iolanda di Savoia, Lagosanto, Massafiscaglia, Mesola, Migliarino, Ostellato, Portomaggiore e Ro Ferrarese, agli inizi degli anni 40 (fig. 121)128: Consorzio per la Bonifica della Valle Isola e minori; Consorzio Cavo Tassone nel 4 Circondario, Consorzio Manutenzione del 4 Circondario; Consorzio 2 Circondario Polesine S. Giorgio (Terre Alte, Celese, Scazerna, S. Antonio, Montesanto, Denore, Campocieco, Benvignante, Sabbiosola, Tersallo, Bevilacqua, Martinella, Brello, Trebba e Ponti, Gallare, S.A. Le Gallare, Cavo Spina); Consorzio Bonifiche Argentane (Bonifica di Argenta, Bonifica di Longastrino); Consorzio Bonifica Forcello; Consorzio della Grande Bonificazione Ferrarese; Consorzio 1 Circondario Terre Vecchie e Canal Bianco; Consorzio del 3 Circondario Idraulico.

Fig. 121 - Cartella delle imposte per opere di bonifica nei comuni del ferrarese (anni 40).
128

Il documento proviene dallarchivio di Giovanni Geminiani.

95 BONIFICA E ORGANIZZAZIONE PODERALE Le unit agronomiche delle terre vecchie avevano tradizionalmente unestensione variabile intorno al versuro ferrarese (27-30 ha), commisurata al rapporto ottimale tra dimensioni del podere e forza animale necessaria, e alla necessit di garantire lavoro e sostentamento alle famiglie dei coloni e dei boari. Completamente diversa lorganizzazione poderale che si stabilisce nelle aree di bonifica dove si agisce in totale assenza dei vincoli giuridici costituiti dalla propriet dei terreni; ma anche perch questi presentano discontinuit e disomogeneit di resa tali da non garantire un reddito stabile e sufficiente; a questo si aggiungono la difficolt e il costo di provvedere alle strutture insediative e alla fornitura dacqua, sia per gli usi domestici che per lirrigazione. Per queste ragioni solitamente il latifondo la prima divisione della propriet di queste terre, un tempo senza valore in quanto non produttive sul piano agricolo129. In generale la prima fase nella quale le rese sono basse e la cerealicoltura lunica possibile, pu essere affrontata con pochi edifici centrali indispensabili, oltre alle opere di provvista dacqua. Solo in un momento successivo si pu provvedere allimpianto di piccoli poderi familiari, sia in ragione dellalto costo di questi insediamenti, sia per la loro scarsa adattabilit ai processi di trasformazione in atto130. Verso questa seconda fase spinge unaltra motivazione, di tipo sociologico: le questioni sociali che erano state alla base del programma di bonifiche, soprattutto quelle vallive, non potevano risolversi con il ricorso a lavoratori avventizi, spesso venuti da fuori, magari attratti da un cottimo parziale. Lobiettivo poteva essere raggiunto, almeno parzialmente, creando un rapporto stabile tra la mano dopera e la terra. Questo richiedeva da un lato che la resa colturale raggiungesse nei terreni difficili valori stabili e paragonabili a quella delle terre vecchie, in primo luogo attraverso lirrigazione; dallaltro che il territorio venisse appoderato, portando a compimento il ciclo della cosiddetta bonifica integrale, elaborato e messo in pratica dal fascismo ma seguito dai piani successivi e accelerato con la Riforma fondiaria131. Alla vigilia della seconda guerra mondiale erano tuttavia ancora notevoli le differenze tra le terre alte di vecchia coltura e quelle provenienti da bonifiche pi o meno recenti, sia nellinsediamento umano che nella resa economica; ma la colonizzazione aveva fatto notevoli progressi. E i risultati si possono cogliere attraverso il progressivo frazionamento aziendale. Nella bonifica del Mantello si verifica, a questo proposito, un ritardo rispetto alla Grande Bonificazione Ferrarese: qui, nel 1934, lappoderamento era mediamente intorno ai 100 ettari per unit e solo nel 1939 viene avviata lopera di trasformazione fondiaria e di pi intenso insediamento umano, con la costruzione del primo nucleo del villaggio di Anita. Agli inizi degli anni 50 interviene la Legge Stralcio di Riforma Fondiaria. Coinvolge sia alcuni comprensori di bonifica sia territori in mano alla grande propriet, e finisce per modificare sostanzialmente la struttura socio-economica e gli ordinamenti produttivi. Introduce cio la piccola propriet contadina dove prima vigeva il latifondo (335.000 ettari tra Ferrara e il mare, da Cervia a Chioggia), attraverso listituzione dellEnte per la colonizzazione del Delta Padano (7.2.1951)132 e successivamente dellEnte Regionale di Sviluppo Agricolo. Oltre al frazionamento della propriet, la riforma provvede a realizzare case stalle e pro-servizi (una sorta di corte poderale) lapprovvigionamento dacqua e le sistemazioni idraulico-agrarie che consentivano lirrigazione dei campi. 177 sono i poderi assegnati nel comune di Argenta, per 1.105 ettari133. A questa organizzazione si
129

M. Aragrande, Problematiche ed effetti degli interventi di bonifica, in La grande bonificazione ferrarese, Ferrara, Consorzio della grande bonificazione ferrarese, 1987, pp. 173-232, p. 204. 130 Aragrande: Le bonifiche ferraresi fra le due guerre (1915-1945), cit., pp. 161-86; p. 162. 131 Id., Problematiche ed effetti degli interventi di bonifica, cit., p. 207. 132 Tre anni di attivit, op. cit. 133 Ivi, p.12.

96 contrapponeva quella delle zone appoderate dalle vecchie societ bonificatrici con la tradizionale corte di bonifica134 (figg. 10-11), un appoderamento a maglie molto pi larghe. Diversa anche la distribuzione della propriet nelle bonifiche pi antiche. Nel comprensorio delle Bonifiche Argentane, ad esempio, ad un secolo esatto dalla loro costituzione (1867), la situazione degli appoderamenti era la seguente: su 2.480 ditte consorziate solo 1 disponeva di pi di 200 ettari, 16 da 100 a 200, 33 da 50 a 100, 53 da 25 a 50, 83 da 15 a 25, 424 da 5 a 15 e ben 538 da 1 a 5. Per complessivi 13793 ettari; 721,33 erano invece quelli occupati da edifici e opere pubbliche di bonifica135. Pi uniformi sono le dimensioni delle unit agronomiche nella zona periferica del comprensorio di Filo e Longastrino (nel comune di Alfonsine): la sua zona alta, appoderata dal 1880, ripartita in unit di superficie variabile dai 5 ai 20 ettari; la zona a larga, un tempo propriet di poche grandi aziende, ora quasi tutta suddivisa in piccoli appezzamenti; larea denominata Valle Amara (350 ha) stata appoderata dellEnte Delta Padano136. Anche nella Grande Bonifica Ferrarese, nel 1971 lampiezza media aziendale era pari a soli 12,60 ettari per scendere a 10,9 nel 1981137. SITUAZIONE ATTUALE - Negli anni si assistito al progressivo abbandono dei fondi assegnati dallEnte Delta Padano nella prima fase di appoderamento: la risposta inadeguata alla richiesta di occupazione ha indotto molti, soprattutto i giovani, a prendere la via dellemigrazione. Negli anni 80, allo scadere del vincolo trentennale che impediva agli assegnatari dellEnte di vendere la propriet, il mercato fondiario si rianimato, rivelando un dato fondamentale: la dimensione poderale, che si mostrata fin dagli inizi insufficiente rispetto alle esigenze della famiglia colonica, e che era stata la causa prima di molti abbandoni, d origine a processi di ricomposizione che sollevano pi di una perplessit138. Soprattutto perch sono accompagnati dallabbandono dei fondi da parte degli anziani139, i quali affittano o vendono i terreni in larga misura ad aziende che praticano la cosiddetta agricoltura industriale. E questo il fenomeno che accelera la tendenza alla monocoltura, determinando il drastico mutamento del paesaggio. In questo quadro le case che alla fine degli anni 50 avevano garantito un salto di qualit nello standard abitativo140, sono state spesso migliorate e ampliate per far fronte alla nuove esigenze legate al benessere; molte vengono per utilizzate come seconde case da gente che vive altrove; altre sono abbandonate al degrado anche se ancora contenuto. Percorso analogo stato seguito dagli insediamenti dovuti al frazionamento delle terre bonificate nella valle del Mantello, assegnate nei primi anni 60, sempre dallEnte Delta Padano; almeno per quelli pi lontani dai centri abitati. Di poco diversa la situazione delle abitazioni costruite in seguito alla terza ondata di appoderamenti, condotta dallEnte Regionale di Sviluppo Agricolo, che ha fatto seguito al prosciugamento delle valli Pega, Rillo e Zavelea. Mostrano gi anchesse, infatti, i segni di destini separati, tra quelle che restano sede di aziende economicamente redditizie, quelle divenute seconde case con limpronta del lusso, e i fabbricati in progressivo degrado per la perdita di ogni funzione. Prospettano lavanzare di un ciclo nascita, uso, abbandono sempre pi rapido, a causa della scarsa continuit intergenerazionale.
134 135

Vd. la planimetria della corte Cesta, in Gambi, La casa dei contadini, cit., p. 188. Bonifica e programmazione in Emilia-Romagna, cit., pp. 351-2. 136 Ivi, p. 371. 137 Aragrande, Problematiche ed effetti degli interventi di bonifica, cit., p. 214. 138 Campi, op. cit., pp. 123-30, pp. 124-5. 139 Vd. lapprofondita analisi statistica del volume Le assegnazioni della riforma fondiaria..., cit. 140 Tre anni di attivit, cit., pp. 14-8.