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PROPERZIO, ELEGIA I 1
Fabio Macci
Cynthia prima suis miserum me cepit ocellis,
contactum nullis ante Cupidinibus.
Tum mihi constantis deiecit lumina fastus
et caput impositis pressit Amor pedibus,
donec me docuit castas odisse puellas 5
improbus, et nullo vivere consilio.
Et mihi iam toto furor hic non deficit anno,
cum tamen adversos cogor habere deos.
Milanion nullos fugiendo, Tulle, labores
saevitiam durae contudit Iasidos. 10
Nam modo Partheniis amens errabat in antris,
ibat et hirsutas ille videre feras;
ille etiam Hylaei percussus vulnere rami
saucius Arcadiis rupibus ingemuit.
Ergo velocem potuit domuisse puellam: 15
tantum in amore preces et bene facta valent.
In me tardus Amor non ullas cogitat artis,
nec meminit notas, ut prius, ire vias.
At vos, deductae quibus est fallacia lunae
et labor in magicis sacra piare focis, 20
en agedum dominae mentem convertite nostrae,
et facite illa meo palleat ore magis!
Tunc ego crediderim vobis et sidera et amnis
posse Cythalinis ducere carminibus.
Aut vos, qui sero lapsum revocatis, amici, 25
quaerite non sani pectoris auxilia.
Fortiter et ferrum saevum patiemur et ignis,
sit modo libertas quae velit ira loqui.
Ferte per extremas gentes et ferte per undas,
qua non ulla meum femina norit iter: 30
vos remanete, quibus facili deus annuit aure,
sitis et in tuto semper amore pares.
In me nostra Venus noctes exercet amaras,
et nullo vacuus tempore defit Amor.
Hoc, moneo, vitate malum: sua quemque moretur 35
cura, neque assueto mutet amore locum.
Quod si quis monitis tardas adverterit auris,
heu referet quanto verba dolore mea!
Parte I: Presentazione
Un anno passato da quando Cinzia ha conquistato il giovane poeta con la bellezza dei suoi occhi, ma lui
non felice (miserum me, v. 1), perch avverte opprimente sul suo collo il giogo dAmore, senza peraltro
riuscire a soddisfare la sua passione, dato che la sua donna lo rifiuta. Questa situazione senza sbocchi lo sta
logorando al punto di fargli perdere la razionalit e lequilibrio interiore. La sua vicenda sembra proprio
quella dei mitici Milanione e Atalanta, solo che Milanione alla lunga, con preghiere e con servigi, era
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riuscito a piegare la dura scorza della vergine cacciatrice, mentre nessuna tecnica di conquista risulta utile al
poeta. Che fare allora? Affidarsi, come tanti, alle maghe e ai loro riti magici per tentare di far cambiare
opinione allamata? Sarebbe la volta che finirebbe per credere ai loro millantati poteri. Meglio forse ricorrere
a quegli amici gi da tempo preoccupati per il suo stato e affrontare con il loro aiuto ogni cura medica che
possa riuscire a farlo tornare in s; oppure, se necessario, partire con loro per un lungo viaggio allo scopo di
dimenticare Cinzia. Non tutti, per, lo devono seguire; c chi si deve ben guardare dallallontanarsi da
Roma, lasciando sola la persona che ama: sono gli innamorati felici, quelli cui il dio Amore ha concesso una
relazione gioiosa e concorde. A loro il poeta rivolge nel finale un accorato appello: apprezzate la vostra
fortuna, rimanete fedeli alla vostra passione, senza andare in cerca di altre avventure, che potrebbero
riservarvi delusioni e sofferenze, proprio come ora sta capitando a me.
Questo, in sintesi, il contenuto dellelegia incipitaria del cosiddetto Monobiblos (= Libro
unico), primo libro della raccolta properziana, che giunger a comprenderne quattro, pubblicato
dal poeta separatamente rispetto ai restanti tre in giovane et
1
. il libro che pi degli altri ha al suo
centro la figura di Cinzia.
Come si pu vedere, lelegia si presenta come un bilancio dellesperienza amorosa del poeta a un
anno dal suo inizio. Questa caratteristica particolare, piuttosto sorprendente in un componimento
che apre una raccolta damore, offre il destro ad alcune riflessioni.
1) Lelegia non stata probabilmente composta per prima, ma segue altri componimenti del
Monobiblos.
2) La raccolta properziana non ha evidentemente la struttura di un canzoniere, in cui le singole
tappe della vicenda amorosa sono disposte in ordine cronologico in modo da formare una
storia; altrimenti, pi logicamente, Properzio sarebbe potuto partire con una descrizione del
primo incontro con Cinzia o con la presentazione della donna amata. Si dir: il momento del
primo innamoramento viene comunque ricordato allinizio dellelegia. vero: ma esso viene
rievocato al passato (cepit, v. 1; deiecit, v. 3; pressit, v. 4; docuit, v. 5), come atto iniziale di
un travagliato percorso di cui interessa analizzare le ripercussioni sul presente. Negare la
struttura a canzoniere della raccolta non significa peraltro non riconoscerne gli indubbi legami
interni
2
; basti pensare allo strettissimo rapporto che intercorre tra la nostra elegia e la III 24,
che avremo modo di analizzare (cfr. Parte III, p. 18).
3) La natura di riepilogo dellelegia iniziale giustifica, a livello tematico, la presenza di elementi
che, dal punto di vista logico, sembrerebbero fuori posto al principio della raccolta, come
lelenco dei remedia amoris (vv. 19-30) o la stessa parenesi agli innamorati, fatta dal poeta
ricco di esperienza (vv. 31-38); e, al tempo stesso, lassenza di altri che maggiormente ci
aspetteremmo, come lelogio delle qualit della donna amata.
4) Lelegia I 1 non nasce da uno spunto occasionale, ma ha una finalit programmatica: finalit
che poteva essere perseguita soltanto d o p o che il poeta aveva fatto sufficiente chiarezza sia
sulla natura del proprio rapporto, sia sui temi e le tecniche della propria poesia.
Cerchiamo ora di mettere in luce questa funzione programmatica dellelegia (peraltro non
esplicitamente dichiarata dal poeta) e di capire perch possibile sostenere, con Fedeli p. 59, che
essa anticipa e riecheggia deliberatamente alcuni motivi fondamentali del libro e, aggiungerei,
dellintera raccolta.
Innanzitutto, lelegia chiarisce come meglio non si potrebbe un tema costitutivo non solo della
silloge properziana ma di tutta la poesia elegiaca romana: quello del cosiddetto servitium amoris (=
schiavit damore), lo stato di assoggettamento del poeta-innamorato alla sua donna, per la quale
disposto, anche masochisticamente, a soffrire ogni pena. I verbi della prima parte del
componimento (capio, catturare, v. 1; contingo, colpire, v. 2; deicio, far abbassare, spingere
verso il basso, v. 3; premo, schiacciare, v. 4; doceo, indurre, v. 5; cogo, costringere, v. 8)
danno lidea di una passione che colpisce e costringe allobbedienza, senza lasciare spazio a nessun
intervento attivo di colui che ne soggetto. E la donna? La donna domina (v. 21), padrona e le
sue caratteristiche, ben tratteggiate nella figura di Atalanta allinterno dellexcursus mitologico (vv.
9-16), sono la saevitia (v. 10) e la duritia (durae, v. 10), ossia la crudelt, linsensibilit,

1
Properzio era poco pi che ventenne allatto di pubblicazione del suo primo libro di elegie, presumibilmente nel 28
a.C.
2
In riferimento al Monobiblos, moltissimi studiosi si sono impegnati nel tentativo di decifrarne la struttura compositiva,
giungendo a conclusioni molto diverse. Pare comunque provata lesistenza di cicli di elegie allinterno del primo libro
della raccolta (cfr. Fedeli p. 16).
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ovviamente nei confronti dellamante. Ne derivano due caratteristiche fondamentali dellamore
elegiaco:
1) un amore infelice, non corrisposto (non a caso fin dal primo verso Properzio si dichiara
miser, termine chiave della condizione elegiaca, come a chiarire il clima psicologico in cui
prende forma lopera);
2) un amore che conduce allirrazionalit, alla perdita di equilibrio (nullo consilio, v. 6;
furor, v. 7) e di conseguenza alla nequitia, ossia a quella sorta di inettitudine che rende
inadatti alla vita sociale.
Qualche osservazione su questultimo punto. Per la sua stessa natura, questo tipo di amore doveva
rappresentare un ribaltamento dei valori sociali allinterno di una Roma ancora fortemente
maschilista, le cui convinzioni non potevano essere state intaccate che superficialmente
dallesperienza neoterica, che riguardava pur sempre le lites e comunque era stata avversata dalle
classi dirigenti (si pensi ai giudizi fortemente negativi di Cicerone). Inoltre, essendo esclusivo,
infelice e folle, comportava per lo Stato, se il suo messaggio fosse passato, la perdita di elementi
giovani e validi per la vita militare, o per quella politica, o ancora, per la vita dei campi. Possiamo
ricordare, a questo proposito, lelegia I 6, in cui Properzio rifiuta cortesemente linvito dellamico
Tullo (stesso dedicatario della nostra elegia) a seguirlo in una campagna orientale preferendo stare
vicino a Cinzia e dichiarando esplicitamente (v. 29): Non ego sum laudi, non natus idoneus armis =
Non sono fatto per la gloria, io, non sono adatto allarmi (trad. R. Gazich, in Roncoroni-Gazich-
Marinoni-Sada, p. 295).
Infine, un ultimo particolare, tuttaltro che trascurabile: lamore elegiaco rimane, come quello
neoterico, un amore illecito, extra-coniugale, sia che noi vogliamo considerare Cinzia una volgare
etera o, come sembra ben pi probabile, una donna che viveva liberamente senza scendere in
atteggiamenti di impudicizia
3
. Si trattava dunque di un amore totalmente inaccettabile in tempi di
leggi augustee per la tutela della famiglia e lincremento delle nascite. Tutti questi elementi
facevano s che questa forma di poesia potesse essere considerata potenzialmente pericolosa e
dunque dovesse essere in qualche modo imbrigliata. Da qui il tentativo, in un primo tempo fallito,
poi riuscito, da parte di Augusto di guadagnare alla sua causa anche il genio libero di Properzio.
Quanto abbiamo detto non dovrebbe, tuttavia, essere sufficiente per fare di Properzio un
rivoluzionario che parte allarma bianca contro i valori tradizionali. Innanzitutto, se rivoluzione c,
essa assolutamente passiva; ma ci pu essere anche qualche dubbio che di rivoluzione vera e
propria si tratti. I versi finali della nostra elegia, in cui egli invita alla fides, alla concordia, gli
innamorati felici dimostrano come, attraverso lesperienza di Catullo, i valori tradizionali possano
essere rivissuti e reinterpretati allinterno di una nuova cornice del rapporto amoroso.
Il motivo del servitium amoris comporta la presenza di una serie di ooi per cos dire accessori,
derivati dalla tradizione ellenistica, molti dei quali sono gi presenti nel nostro testo: quello
dellinnamoramento attraverso gli occhi (v. 1); quello di Eros/Amore lottatore (vv. 3-4); quello
della caccia e dellinnamorato che segue ovunque la donna amata (vv. 11-12); quello dei remedia
amoris, come laiuto delle maghe (vv. 19-24) o il viaggio intrapreso insieme agli amici per
dimenticare (vv. 29-30); quello dellira dellinnamorato (v. 28); quello del poeta che si fa
praeceptor amoris (vv. 31-38), tanto caro poi a Ovidio.
Fin qui laspetto tematico. Ma anche sul piano della tecnica compositiva il primo componimento
del Monobiblos fornisce indicazioni importanti circa il modo di organizzare le sue elegie da parte
del poeta.
Innanzitutto, molto significativo linserimento del mito allinterno del tessuto dellelegia. In
Properzio il mito non mai sfoggio di erudizione fine a se stesso, come poteva accadere presso i
poeti alessandrini, a cui egli si ispirava, ma svolge solitamente la duplice funzione di fornire la
chiave interpretativa della situazione descritta e insieme di nobilitarla, attraverso il sintetico
racconto di unanaloga situazione di cui sono stati protagonisti personaggi mitologici consegnati
allimmortalit. Nel caso del mito di Milanione e Atalanta, che occupa i versi 9-16 della prima
elegia, la sua rievocazione vuol servire a precisare bene quale sia la disgraziata condizione del
poeta: Milanione, dandosi da fare in mille modi e patendo dolorose sofferenze, riuscito a
conquistare lamata Atalanta che lo respingeva, gelosa della propria castit; egli, invece, ha esaurito
tutti i suoi sforzi di conquista senza ottenere alcun successo. Come si pu vedere, luso del mito
funzionale alla vicenda: si crea un parallelo Milanione = Properzio e Atalanta = Cinzia; quindi si
mette in rilievo il contrasto.

3
Cfr. F. Della Corte, Le leges Iuliae e lelegia romana, ANRW II 30 (1) (1982), pp. 535 sgg.
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Occorre altres dire che la presenza di exempla mitologici richiede lettori colti, che conoscano le
vicende rievocate, che siano in grado di colmare gli spazi vuoti lasciati volontariamente dal poeta,
che riescano a cogliere le lievi modifiche apportate per adattare meglio il mito alle proprie esigenze.
In queste parti solitamente il tono si eleva, la poesia diventa docta, raffinata, veramente capita solo
da una ristretta cerchia di addetti ai lavori. Tanto pi, possiamo aggiungere, che Properzio porta
nuovamente in auge la sottile tecnica alessandrina di andare a pescare tra i miti pi peregrini,
oppure di fare riferimento a versioni meno conosciute di un mito famoso.
Lesempio lo possiamo ricavare proprio dalla nostra elegia. Se cera un particolare del mito di
Atalanta noto a tutti era la gara di corsa che vide impegnata la veloce eroina e i suoi pretendenti: a
chi lavesse battuta, ella sarebbe andata in sposa. La gara fu vinta da Milanione, il quale dissemin
il percorso di mele dorate donategli da Afrodite, che la fanciulla si ferm a raccogliere, perdendo
tempo prezioso. Ora, di tutto questo in Properzio non troviamo alcun accenno se non forse
attraverso laggettivo velocem riferito ad Atalanta al v. 15. Per quale ragione? Perch a Properzio
non interessava narrare una parte del mito, per quanto conosciuta, che non faceva gioco al suo
discorso, dato che egli intendeva dimostrare che non lastuzia, ma la perseveranza degli amanti
viene premiata. Allora preferisce riferire altri particolari, certo molto meno noti, come quello di
Milanione che segue le battute di caccia dellamata; o come quello, che si trova in questa elegia per
la prima volta, della lotta tra Milanione e il centauro Ileo.
Qualcuno storce il naso di fronte al frequente ricorso al mito della poesia properziana (qui e
altrove peraltro piuttosto discreto), ritenendo che esso finisca col soffocare la spontaneit
dellispirazione. Lobiezione ha certamente un suo fondamento, ma occorre tenere in conto quali
fossero i referenti di questa poesia e quali i modelli sulla cui scia Properzio si poneva: Callimachi
Manes et Coi sacra Philitae [] (III 1, 1).
Secondo aspetto compositivo che si manifesta fin dalla prima elegia la complessit
dellarchitettura narrativa: chiara fin da subito lintenzione del poeta di dar vita a componimenti
dalla struttura ben congegnata, divisa in sezioni distinte, che scaturiscono luna dallaltra secondo
un filo logico (o, per meglio dire, psicologico) profondo quanto sottile e non immediato. In questo
modo, ogni elegia finisce per rappresentare una sorta di opera darte autonoma, mai banale o
ripetitiva. Il tentativo di dividere in strofe le elegie properziane, per quanto probabilmente destinato
al fallimento, per abbastanza naturale e indicativo di come il lettore avverta la presenza di diversi
nuclei di contenuto allinterno dellinsieme.
Tutto ci vale in primis per la nostra elegia, di cui potremmo sintetizzare in questo modo la
struttura (rimando alle note di commento per un maggiore approfondimento):
Come si pu notare, si tratta di una architettura piuttosto complessa e meditata, la cui
individuazione necessita di una attenta lettura. Anche per lelegia I 1 lo diciamo per completezza
sono stati fatti tentativi di suddivisione in strofe, dei quali il pi verisimile forse quello di Enk
4
,
che individuava sei strofe di 8 6 6 6 6 8 versi con struttura ciclica, ma era costretto a
presupporre una lacuna di due versi dopo il v. 11 per rendere verosimile la sua ipotesi.

4
Cfr. P. Enk, Mnemosyne III 3 (1936), pp. 149-150.
1. la condizione di servus amoris e linsoddisfazione del poeta ad un anno dal primo innamoramento
(vv. 1-8)
2. exemplum mitico di Milanione ed Atalanta (vv. 9-16)
3. confronto per contrasto tra linsegnamento del mito e la condizione del poeta (vv. 17-18)
invocazione alle maghe (vv. 19-24)
4. remedia amoris
(vv. 19-30) con le cure mediche (vv. 25-28)
invocazione agli amici perch lo
liberino dallamore (vv. 25-30)
con i viaggi (vv. 29-30)
5. parenesi conclusiva del poeta-precettore agli innamorati felici
5
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La prima elegia ci fornisce indicazioni interessanti anche riguardo alle scelte linguistiche e
stilistiche di Properzio, in particolare in relazione a quella varietas considerata una delle peculiarit
dello stile del poeta umbro. Questa oi|iii o, che comporta frequenti passaggi dalla lingua
colloquiale a quella dotta, da espressioni tipiche del linguaggio erotico dotate spesso di un
background ellenistico a vocaboli e stilemi caratteristici di uno stile solenne, elevato, quasi epico,
contraddistinto dalluso di arcaismi ed espressioni ardite, stata talvolta oggetto di critica da parte
dei commentatori, che vi hanno colto non senza ragioni una rottura dellunit di tono. Ma pur
vero che essa non si riduce mai a semplice artificio virtuosistico, perch si adatta ai contenuti delle
diverse sezioni, risultando dunque funzionale alla trasmissione del messaggio. La nostra elegia ne
la dimostrazione. Tra i versi 1-8 e i versi 9-16, per esempio, c indubbiamente un cambiamento
piuttosto netto di stile e di tono: da termini e locuzioni del linguaggio amoroso come miser, cepit,
ocellis (v. 1), Cupidinibus (v. 2), fastus (v. 3), pressit pedibus (v. 4), castas puellas (v. 5), improbus
(v. 6), furor (v. 7), si passa bruscamente a una lingua fatta di patronimici (Iasidos, v. 10), di
aggettivi dotti (Partheniis, v. 11), di arcaismi (uso strumentale del gerundio in fugiendo, v. 9;
infinito di scopo dopo il verbo eo in ibat videre, v. 12; contundere in senso traslato), di vocaboli
tipici della poesia solenne (vulnus nel senso di colpo, v. 13; saucius, v. 14). Tuttavia, questo
cambiamento non fine a se stesso, perch avviene in concomitanza di due ben distinti nuclei di
contenuto, la cui distanza lo stile viene ulteriormente a marcare: i vv. 1-8 sono dedicati allanalisi
della condizione di amante infelice di Properzio; i vv. 9-16, invece, alla rievocazione di un mito
che, in quanto tale, necessita di un innalzamento del tono.
Un altro elemento linguistico che traspare fin dallelegia iniziale luso piuttosto libero della
grammatica da parte di Properzio: costrutti irregolari, ripresi a volte dalla lingua arcaica, a volte
da quella poetica, a volte da quella colloquiale, e motivati spesso da esigenze metriche, si
incontrano abbastanza frequentemente nella poesia properziana. Dallelegia I 1 segnaliamo qui mihi
non deficit (v. 7); domuisse (v. 15); meo ore magis (v. 22) e assueto amore (v. 36),
rimandando alle note di commento per lesame dei singoli casi.
Variet e imprevedibilit linguistico-stilistica e libert grammaticale, unite talora a una scarsa
perspicuit del dettato, dovuta alluso di espressioni estremamente concentrate (ad esempio, dalla
nostra elegia, v. 20: deductae quibus est fallacia lunae e vv. 35-36: sua quemque moretur / cura,
neque assueto mutet amore loco), fanno s che la poesia properziana costituisca un banco di prova
non da poco per lettori e interpreti. E le difficolt aumentano se consideriamo la ricercatezza
mitologica e la complessit dellimpianto strutturale cui abbiamo avuto occasione di accennare in
precedenza. Donde laccusa di oscurit che spesso stata mossa al poeta, e di cui lelegia
incipitaria, potrebbe, se vogliamo, rappresentare una dimostrazione, considerate le diverse
interpretazioni che sono state fornite dai commentatori relativamente al significato dellinsieme e
delle singole parti
5
.
Pi facilmente identificabile nella sua costanza invece il ritmo del componimento. Anzi, per
quel che concerne luso del distico e il rapporto tra metro e disposizione delle parole, lelegia
iniziale del Monobiblos potrebbe costituire una sorta di testo-esempio per lintera poesia elegiaca
latina.
Il metro tipico dellelegia il cosiddetto distico elegiaco, costituito da un esametro e da un
pentametro
6
, secondo lo schema (comprendente le cesure):

5
La successiva dettagliata analisi dovrebbe peraltro evidenziare che, nel caso del nostro componimento, il senso
generale risulta chiaro, come chiara, per quanto complessa, la sua struttura. Loscurit, se di oscurit dobbiamo
parlare, tuttal pi limitata a singole parole o locuzioni.
6
La dicitura pentametro in realt inesatta: si tratta infatti di un verso costituito da due hemiepes catalettici in
syllabam (ossia due mezzi esametri in ciascuno dei quali dellultimo piede rimasta una sola sillaba)
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Come afferma giustamente R. Gazich (Roncoroni-Gazich-Marinoni-Sada, pp. 279-280): Negli
elegiaci il distico scorre regolare e levigato e punta a una autosufficienza sintattica e semantica, per
diventare lunit regolare della scansione del pensiero: avviene, infatti, spesso che lesametro, per
cos dire, intoni lidea, e il pentametro la ribadisca e la vari, con un effetto di clausola musicale, che
riprende, contrappone o corregge il senso dellesametro. Queste parole trovano la migliore
conferma proprio nella nostra elegia, dove, su un totale di 19 distici, in ben 17 casi abbiamo segno
di interpunzione forte (punto fermo, punto e virgola, due punti, punto esclamativo) dopo il
pentametro, mentre nei rimanenti due casi (v. 4 e v. 20) presente la virgola, ma lidea espressa
risulta comunque conclusa nellambito del verso. Se a ci aggiungiamo che in sole tre occasioni fra
esametro e pentametro presente un enjambement (vv. 5/6, 23/24 e 35/36) e che presente una sola
pausa grammaticale interna allesametro (v. 35), risulta ancor pi evidente sia la coincidenza tra
distico e sintassi, sia la tendenza a esprimere un concetto compiuto allinterno dellesametro per poi
ampliarlo, correggerlo o precisarlo nel successivo pentametro.
Questo modo di concepire il metro gi di per s conferisce un ritmo ben preciso al componimento.
La disposizione delle parole allinterno del verso, anche al fine di creare effetti fonici, fa il resto.
Nellelegia I 1 si osserva la classica tendenza a disporre i vocaboli nei versi in modo che termini
grammaticalmente o anche solo logicamente connessi si trovino collocati alla fine di ciascuna delle
due parti in cui idealmente esso viene diviso dalla cesura (nel caso del pentametro la cesura
mediana che separa i due hemiepes; nel caso dellesametro solitamente la cesura pentemimere o
semiquinaria, ma anche quella eftemimere o semisettenaria). Su un totale di 38 versi, possiamo
registrare questa separazione di elementi concordati, che in termini retorici si dice iperbato, in 22
circostanze, nelle quali riguarda sempre un aggettivo e il sostantivo a cui si riferisce: addirittura in
20 casi abbiamo la disposizione aggettivo-sostantivo, nei restanti due (v. 21 v. 33) quella
sostantivo-aggettivo. Dei primi 15 versi soltanto due sono esenti da questo schema compositivo.
Inoltre: per 8 volte i due termini si trovano allestremit dei due hemiepes che compongono il
pentametro; negli altri 14 casi, liperbato avviene allinterno degli esametri (11 volte il primo dei
due termini anticipa la cesura pentemimere; 3 volte la cesura eftemimere). Infine, un ultimo
elemento, tuttaltro che indifferente in vista della creazione di un ritmo interno allelegia: in 11 dei
22 casi di cui sopra, liperbato d origine a una sorta di rima interna (vv. 1, 5, 6, 8, 11, 12, 18, 19,
20, 21, 29).
Parte II: Note di commento
Vv. 1-8: nella sezione introduttiva dellelegia, Properzio, ricordando a un anno di distanza il suo primo
innamoramento, delinea il concetto di servitium amoris e denuncia la propria condizione di insoddisfazione e
infelicit.
1. Cynthia: lo pseudonimo tutto un programma: esso deriva dal Monte Cinto, che domina lisola
di Delo, sacra ad Apollo, ossia il dio della poesia. Designare la donna amata come originaria
del Cinto o abitante del Cinto significa di per s darle una dimensione letteraria, considerarla
una sorta di Musa ispiratrice della poesia damore. Stessa logica segue Tibullo quando chiama
Delia la protagonista del suo primo libro di elegie. prima: per prima, compl. predic. del
sogg. Il poeta sembra dimenticarsi di Licinna, la donna che, come lui stesso ricorda nellelegia
III 15, 5-6, laveva iniziato allamore. Dimenticanza voluta, perch solo con Cinzia ha inizio
quella storia damore che lo coinvolge con tutto se stesso e che sola, in quanto tale, pu
diventare oggetto di una raccolta poetica. In tal modo questo prima, posto in posizione di forte
rilievo subito dopo il nome dellamata, serve a sottolineare anche lunicit della sua esperienza
(cfr. I 12, 20: Cynthia prima fuit, Cynthia finis erit). miserum me cepit: cepit (= cattur)
verbo che lelegia prende in prestito dal linguaggio militare ed il primo segnale linguistico che
denuncia linevitabile sottomissione dellamante alla donna amata. Miser lattributo che
meglio di ogni altro caratterizza lamante elegiaco, infelice, disgraziato, in quanto non
corrisposto eppure avvinto dalle reti dellamore. paradigmatico che il poeta lo collochi al
centro del primo verso (tra la cesura pentemimere e quella eftemimere) e lo leghi al pron. pers.
me con un nesso allitterante. suis ocellis: luso del diminutivo (ocellus per oculus) con
sfumatura affettiva un retaggio di Catullo e dei poetae novi, fatto proprio da Properzio
specialmente nei primi due libri della sua raccolta. Gi in Catullo doveva aver perso il valore di
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vero e proprio diminutivo: si pu dunque tradurre con i suoi dolci/ cari/ begli occhi, ma non
con i suoi occhietti. Piuttosto, il possessivo suis qui pleonastico e tipico della lingua
colloquiale. Tra suis e ocellis notiamo liperbato e la rima interna secondo il procedimento
esaminato nella Parte I, p. 6).
2. contactum nullis ante Cupidinibus: il senso chiaro: il poeta prima dora non aveva mai
conosciuto la vera passione. ante: ha valore avverbiale ed da riferire a contactum.
Cupidinibus: se accettiamo di scriverlo con la maiuscola secondo i codici, dobbiamo tradurlo
con Amorini: cos Fedeli, che si basa sul confronto con Meleagro (vd. Parte III, ad loc.). La
maggior parte degli editori, tuttavia, lo scrive con la minuscola e lo intende come sostantivo
astratto (passione, passioni). Il complemento di agente qui espresso con labl. sempl.
anzich con a/ab e labl. con licenza poetica, presente anche altrove in Properzio (I 13, 13; II 6,
6; II 22, 39; II 33, 29). contactum: da contingo, vale colpito e suggerisce limmagine della
freccia scoccata dagli Amorini per ferire il cuore del poeta.
3. mihi constantis deiecit lumina fastus: (Amore) mi fece abbassare gli occhi sempre superbi.
Lambiguit del verso risiede in gran parte nella difficolt di rinvenire il soggetto, che Amor,
ricavabile dal verso successivo, mentre il lettore si aspetterebbe lo stesso soggetto dei due vv.
precedenti, ossia Cinzia. Ma lambiguit pu essere voluta dal poeta per favorire
lidentificazione di Cinzia e Amore; la sottomissione esito di ouvt pytio tra lamata e il dio
(Lucifora, p. 382). deiecit: da deicio, causativo. lumina: la menzione degli occhi del poeta,
attraverso la voce metaforica lumina, cara anche alla nostra lingua poetica (cfr. lumi, luci),
non casuale e marca la sua dipendenza dalla donna: alla vista degli occhi di lei, i suoi, prima
alteri, si abbassano inesorabilmente. constantis fastus: lett. pieni di/ caratterizzati da
costante superbia: un gen. di qualit dipendente da lumina.
4. et caput impositis pressit Amor pedibus: il pentametro completa il concetto espresso
nellesametro precedente con unimmagine molto concreta e vigorosa, che rende esplicito il
motivo del servitium amoris, per cui lamante costretto a piegare il capo sotto il piede di
Cinzia-Amore. Al di l dellevidente memoria del oooi oo di Meleagro (vd. Parte III, ad
loc.) e del o o, alessandrino di Eros lottatore, limmagine acquista forza dalla scelta dei
termini e dallinsistita allitterazione della p, della t e della s: caPuT imPoSiTiS PreSSiT []
PedibuS. impositis pedibus: abl. strumentale (lett. con i piedi posti sopra) non abl.
assoluto.
5. me docuit: mi indusse meglio che mi insegn dato il contesto coercitivo in cui ci troviamo.
castas odisse puellas: a provare disgusto per le fanciulle che si negano. Espressione
controversa, di cui i critici hanno fornito diverse interpretazioni: chi sono le castae puellae che
il poeta dice di disprezzare a causa di Amore? Di primacchito si potrebbe pensare alle fanciulle
morigerate dellalta societ romana, che il poeta metterebbe da parte per dedicarsi anima e
corpo allamore illecito di Cinzia, la quale, per converso, sarebbe una donna tuttaltro che
casta. Pare tuttavia piuttosto improbabile che Properzio volesse far apparire Cinzia come una
donna di facili costumi proprio in apertura della silloge e per di pi in una elegia che non
contiene alcun riferimento alla licenziosit dellamata. Volendo dunque escludere Cinzia dal
novero delle ragazze leggere, lespressione acquisterebbe un altro significato: il poeta, deluso
per i rifiuti di Cinzia, si dedicherebbe ad avventure con donne facili a scopo terapeutico. Ma
possibile anche unaltra interpretazione (da noi seguita nella traduzione): le castae puellae
sarebbero le fanciulle che, indipendentemente dalle loro origini, non concedono facilmente le
proprie grazie, come fa per lappunto la stessa Cinzia, che di esse farebbe parte e per questa
ragione sarebbe presa a disgusto, insieme a tutta la categoria, dal poeta pazzo damore.
Questultima interpretazione, non immune da critiche, avrebbe per il vantaggio di una
maggiore consonanza con lexemplum mitico, in cui Milanione deve faticare a lungo prima di
piegare la duritia di Atalanta (vd. pi sotto). odisse: da odi, perfetto resultativo con valore di
presente, vale qui disprezzare, provare disgusto, avere a noia, piuttosto che odiare.
6. improbus: lattributo, che indica la persona che palesemente opera in modo ingiusto,
calpestando i diritti degli altri, messo in risalto dallenjambement (espediente utilizzato con
estrema parsimonia da Properzio). In riferimento alla potenza tremenda di Amore, esso si trova
gi in Verg. ecl. 8, 49 e Aen. 4, 412 (vd. Parte III, ad loc.). nullo vivere consilio: la schiavit
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damore non solo gli ha fatto perdere lostentata sicurezza che mostrava in precedenza (vedi v.
3), ma anche la razionalit e lequilibrio (cfr. Meleagro, AP XII 3-4), beni preziosissimi nella
rigidamente regolata societ augustea.
7. Et mihi iam toto furor hic non deficit anno: E ormai da un anno intero questa follia non mi
abbandona. furor hic: la parola chiave, con il suo aggettivo, occupa il posto centrale del
verso, chiusa tra la cesura pentemimere e la cesura eftemimere (cfr. miserum, v. 1); essa
ribadisce il concetto gi espresso da nullo vivere consilio. Anche Virgilio la impiega nellecloga
X per indicare la follia damore (vd. Parte III, ad loc.). mihi non deficit: normalmente il
verbo deficio nel senso di venir meno, mancare, regge laccusativo della persona (es. vires me
deficiunt). Properzio lo costruisce qui con il dativo (mihi), secondo un costrutto molto raro e
usato prima di lui solo in prosa. toto anno: compl. di tempo continuato espresso con labl.
semplice anzich con per + acc. (raro in quel periodo, usuale a partire proprio da Properzio e da
Ovidio). Con questa notazione cronologica il poeta vuol dare lidea (alimentata anche
dalliperbato) dellarco di tempo entro il quale va collocata per ora la sua esperienza amorosa, di
cui lelegia rappresenta una sorta di bilancio.
8. cum tamen adversos cogor habere deos: il perdurare di questo stato di follia amorosa non
determina peraltro alcun passo avanti del poeta nei confronti di Cinzia, segno evidente che gli
dei sono ostili al loro amore. cum tamen: ha valore tra temporale e avversativo: mentre
intanto, e intanto. adversos deos: alcuni pensano a Venere (citata a v. 33) e Amore, ma
lespressione, confrontabile con il dis invitis di Catull. 76, 12 o il mutatos deos di Hor. carm.
1, 5, 6, sembra avere valore generale. cogor: dal destino. lultimo dei verbi indicanti
costrizione e sottomissione (cepit, v. 1; deiecit, v. 3; pressit, v. 4; docuit, v. 5) di questa prima
sezione dellelegia (vv. 1-8).
Vv. 9-16: senza apparente legame logico con i versi precedenti, il poeta introduce lexemplum mitico,
lamore di Milanione e Atalanta, allo scopo da un lato di chiarire, attraverso il parallelismo, la sua situazione,
dallaltro di nobilitarla. Di conseguenza, la lingua e lo stile si fanno pi alti, solenni e ricercati. La struttura
dei versi pu essere schematizzata nel modo seguente:
- vv. 9-10: introduzione e chiave di lettura del mito: grazie alla sua indefessa attivit e ai suoi sacrifici
Milanione ha conquistato Atalanta;
- vv. 11-14: episodi tratti dal mito a dimostrazione della tesi esposta ai vv. 9-10;
- vv. 15-16: conclusione della vicenda (15) che si ricollega ai vv. 9-10, e precetto universale: in amore
preghiere e meriti rivestono straordinaria importanza.
9-10. Milanion Iasidos: Milanione, mio caro Tullo, non fugg nessun travaglio pur di addolcire
la crudelt della dura figlia di Iaso. Sembra davvero, come osservano Hodge-Buttimore p.
65, che Properzio stia rispondendo a una domanda implicita dellamico Tullo, del tipo:
Perch non ti allontani da lei, non te ne vai ad Atene o in qualche piacevole ritiro in
campagna?. Domanda che in fondo ci aspetteremmo da uno come Tullo, pronto a chiedere al
poeta di seguirlo in Asia (I 6) o a invitarlo nella sua tenuta tiberina (I 14), ricevendone peraltro
altrettanti rifiuti. Egli un uomo politico (nipote di Lucio Volcacio Tullo, console con
Ottaviano nel 33 a.C.), molto pi attento alla sua carriera che allamore e quindi non un caso
che il poeta dedichi a lui, forse allo scopo di convincerlo, il proprio primo libro di elegie, in
cui si celebra senza troppe polemiche un ideale di vita del tutto opposto. Lapostrofe
ritardata fino al v. 9 perch allinterno della parte mitologica essa assume ben altra solennit.
nullos fugiendo labores: abl. del gerundio con valore strumentale come gi in Ennio, Lucrezio
e Virgilio e scelto appositamente per la sua patina arcaica. contudit: perfetto di contundo,
usato in senso metaforico, come nella poesia arcaica. durae Iasidos: Atalanta
designata, in maniera raffinata, con un patronimico (Iasis, idos) che, a quanto ne sappiamo,
uninvenzione properziana. Secondo la leggenda arcadica, Atalanta era figlia di Iaso e della
ninfa Climene e abitava i monti dellArcadia, dedicandosi alla caccia e conservando
gelosamente la propria castit (una sorta di Ippolito al femminile: vd. Parte III, ad loc.).
Ragion per cui il poeta la definisce dura, ossia crudele, insensibile, nei confronti
dellinnamorato Milanione. Esattamente come dura e saeva (ossia casta, v. 5) Cinzia nei
confronti del poeta.
11. Nam: dopo i due versi precedenti, che fungono da introduzione del mito e ne forniscono la
chiave di lettura, la particella dichiarativa nam ci conduce allinterno del mito, che assume
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chiaramente la funzione di una dimostrazione. modo etiam (v. 13): talora inoltre. La
correlazione, che scandisce due momenti del sofferto percorso di Milanione, ha lasciato
perplessi molti critici, tanto che alcuni (Housman ed Enk, per esempio) hanno supposto una
lacuna dopo il verso 11 in cui trovasse spazio un secondo modo e si accennasse a un pi
concreto servizio di Milanione ad Atalanta, come il trasporto delle reti da caccia di cui parla
Ovidio (ars 2, 189) in un passo chiaramente ispirato al nostro (vd. Parte III, ad loc.). Il
passaggio dallimperfetto che caratterizza il primo momento (errabat ibat et: vv. 11-12) al
perfetto del secondo (ingemuit: v. 13) dovrebbe spiegarsi col fatto che prima si descrive una
azione abituale, duratura nel tempo, quella di girovagare senza meta come il tipico amante
elegiaco; poi, in aggiunta, un fatto specifico, in s concluso, come lo scontro con Ileo.
amens: fuori di s (a privativo + mens), esattamente come Properzio in preda al furor che
lo rende folle. Partheniis in antris = in Partheniis antris (anastrofe): antrum non vale qui
grotta, spelonca, ma, pi realisticamente, gola, anfratto. Il Partenio il monte al confine
tra lArcadia e lArgolide dove Atalanta era stata esposta secondo il mito.
12. ibat et videre: ibat et = et ibat (traiectio). La costruzione verbo di movimento + infinito si
trova gi in Plauto ed confrontabile con lomerico q itvoi. Il significato di videre
tuttaltro che chiaro: secondo alcuni vale avvicinarsi, sperimentare (p.e. Lachmann), per
altri affrontare, scontrarsi (p.e. Camps). Questultima interpretazione pare doversi scartare
in quanto farebbe di Milanione quelleroe che non ; infatti, come sostiene Fedeli p. 76, egli
rappresenta il tipo dellinnamorato sofferente e delicato, proprio come ama raffigurarsi
Properzio nel primo libro delle sue elegie. Potremmo rendere lintera espressione: e veniva
a trovarsi di fronte a irsute fiere. ille: soggetto sia di errabat (v. 11) che di ibat, collocato
in posizione ritardata probabilmente per dare maggior risalto alla seconda parte del verso. Non
occorre tradurlo, tanto pi che ille presso gli elegiaci perde quasi totalmente il suo valore di
pronome dimostrativo (Enk p. 9).
13. ille: ripetuto in posizione enfatica a inizio del distico. Hylaei percussus vulnere rami:
colpito dal fendente della clava di Ileo. Percussus part. perf. di percutio (composto di
quatio) e regge labl. di causa efficiente vulnere, qui nel senso non di ferita, ma di colpo
che genera la ferita (causa per leffetto: metonimia). Hylaei dovrebbe essere aggettivo (da
Hylaeus, a, um) piuttosto che gen. di specificazione (da Hylaeus, i) secondo un uso frequente
in Properzio. Rami, lett. ramo, dovrebbe indicare qui, per sineddoche (materiale per
loggetto), la clava, come anche a IV 9, 15. Tuttavia, va segnalata lipotesi di Hodge-
Buttimore p. 67, secondo i quali Properzio indicherebbe con il termine ramus non la clava, ma
larco, che Apollodoro, una delle possibili fonti del poeta, attribuisce al centauro Ileo (una
conferma parrebbe venire da Ou. ars 2, 191: [] sensit et Hylaei contentum saucius arcum =
e prov, ferito, larco proteso di Ileo). Secondo il mito greco, nelle versioni di Apollodoro
ed Eliano, Atalanta ad affrontare e uccidere il centauro Ileo che laveva insidiata. Solo
Properzio e, sulla sua scia, Ovidio, parlano di un tentativo di difesa da parte di Milanione e del
conseguente ferimento.
14. saucius: vocabolo poetico per eccellenza, usato in prosa solo in et postaugustea. Arcadiis
rupibus ingemuit: tutto fa pensare a un abl. di luogo senza in, ricavabile peraltro da in-gemuit:
pianse tra le rupi dArcadia. Qualcuno (Fedeli p. 77) pensa alla possibilit di un dativo,
come se Milanione si rivolgesse direttamente alla natura: ipotesi suggestiva. La notazione
geografica richiama Partheniis in antris di v. 11, ribadendo lambientazione del mito e
chiudendo a cerchio il racconto dei vv. 11-14. Limmagine dellinnamorato che piange,
comune alla poesia elegiaca, prova una volta di pi come Milanione sia percepito come un
anti-eroe e il mito sia rielaborato in funzione dei valori elegiaci.
15. Ergo: cos come il Nam di v. 11 apriva la parte dedicata alle prove portate a conferma
dellassunto dei vv. 9-10, Ergo introduce la conclusione, dedotta logicamente dalle premesse.
potuit domuisse: riusc a domare. Domuisse = domare con un uso dellinfinito perf. in
luogo dellinfinito pres. che si ritrova nelle antiche formule di proibizione in dipendenza dal
verbo volo e che, col tempo, fu utilizzato come arcaismo da Catullo e Lucrezio e, attraverso di
loro, dai poeti augustei. possibile anche uninfluenza dellinfinito aoristo greco. Sulla scelta
di questa forma hanno indubbiamente influito ragioni di convenienza metrica. velocem
puellam: lattributo velocem lunico accenno alla caratteristica principale della Atalanta del
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mito greco: labilit nella corsa. Secondo il mito, Atalanta sarebbe stata conquistata da
Milanione proprio a conclusione di una gara di corsa, vinta dal giovane amante in seguito ad
una astuzia (vd. Parte I, p. 4).
16. tantum in amore preces et bene facta valent: ecco la conclusione finale, il precetto generale,
valido in ogni epoca, che si ricava dallesempio mitico. Una yvo q che ha destato peraltro
perplessit, riguardanti lindividuazione di preces e bene facta nel racconto properziano.
Preces (= preghiere) possono essere considerate quelle invocazioni allamata che Milanione
avr certamente fatto nel corso delle sue peregrinazioni solitarie tra i monti dellArcadia; bene
facta (= meriti) potrebbero essere la costanza dellinnamorato nel seguire fedelmente
lamata, il suo tentativo di difenderla dal centauro e soprattutto il suo pianto finale (ma forse
anche i suoi servigi durante la caccia, cui Properzio non allude direttamente ma potrebbe dare
per conosciuti dal dotto lettore).
Vv. 17-18: confronto tra il destino (felice) di Milanione e quello (doloroso) del poeta.
17. In me: in + abl. = nel mio caso. Ultimata la parentesi mitologica, ecco il confronto con la
propria condizione, segnato dal ritorno al pronome personale di prima persona in posizione di
forte rilievo (cfr. me, v. 1; mihi, v. 3; me, v. 5; mihi, v. 7). Dal momento che il confronto
induce a scoprire che, nonostante la somiglianza dei due casi (Milanione = Properzio; Atalanta
= Cinzia), lesito della vicenda opposto, si potrebbe aggiungere in traduzione una
avversativa (ma, invece). tardus: lento, pigro, indolente. non ullas = nullas, come
spesso avviene, soprattutto per esigenze metriche, in poesia. cogitat = excogitat. artis =
artes: sono le astuzie, i trucchi per mezzo dei quali Amore conduce a buon fine i tentativi
di conquista degli innamorati.
18. nec meminit: e non si ricorda, o meglio, si dimentica (litote); perfetto resultativo con
valore di presente (cfr. odisse, v. 5). notas ire vias: di percorrere le vie ben note,
quelle, appunto, che consentono di far propria la donna amata; fuor di metafora, sono le stesse
artes del verso precedente. Ire vias = ire per vias con una sorta di accusativo interno in
dipendenza da verbo di moto. ut prius: con questo inciso Properzio non vuole probabilmente
alludere a un precedente comportamento favorevole di Amore nei suoi confronti (come
sembra presupporre Lucifora, p. 383), ma piuttosto alle infinite volte in cui nel passato, anche
mitologico (il caso di Milanione emblematico) il dio stato benevolo nei confronti degli
amanti. Meglio dunque tradurre come nel passato piuttosto che come prima.
Vv. 19-30: una nuova sezione del componimento. Il poeta, dopo aver constatato, anche grazie al confronto
con il mito, la situazione di stallo in cui giace la sua storia damore, destinata a condurlo alla pazzia, decide
di cercare un aiuto esterno: quello, piuttosto inaffidabile, fornito dalle maghe (vv. 19-24) come estremo
tentativo di venire in possesso di Cinzia; oppure, in alternativa, quello, certo pi sincero, rappresentato dagli
amici, che egli sembra disposto a seguire ovunque se riusciranno a stornarlo dal pensiero assillante
dellamata (vv. 25-30). A questa sezione fa esplicito riferimento il carme III 24, 9-11 (per il quale, vd. Parte
III, ad loc.).
19-24: la parte dedicata allinvocazione delle maghe stata argutamente suddivisa dal Cairns (CPh 68
[1974], pp. 99-100) in tre segmenti di un distico ciascuno, corrispondenti ai tre momenti della preghiera
tradizionale:
- vv. 19-20: rievocazione dei poteri di chi viene invocato;
- vv. 21-22: richiesta di aiuto;
- vv. 23-24: premessa di ricompensa a intervento avvenuto.
19. At: la particella non ha qui valore avversativo ma enfatico. Cfr., per un analogo uso, il greco
o iio . deductae quibus est fallacia lunae: costruisci quibus fallacia est lunae deductae:
(voi) che avete la pretesa di aver tirato gi la luna (dal cielo) (lett. (voi) alle quali
linganno della luna tirata gi). Lespressione, caratterizzata dal forte iperbato deductae
lunae, che inquadra il dativo di possesso quibus est fallacia, risulta piuttosto macchinosa ed
stata oggetto di varie interpretazioni, anche se il senso generale risulta piuttosto chiaro: le
maghe non ingannano la luna, piegandola ai loro voleri, come vogliono alcuni, ma ingannano
gli uomini a proposito della luna. Per quanto possa forse apparire singolare a noi, la capacit
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da parte delle maghe di tirar gi dal cielo la luna provocando una sorta di eclissi artificiale
spesso evocata dai poeti latini come dimostrazione del loro straordinario potere.
20. labor sacra piare: a labor si deve sottintendere quibus est con una costruzione analoga a
quibus est fallacia del verso precedente. Labor non un semplice equivalente di munus, ma
indica un impegno faticoso, penoso, un travaglio (cfr. labores, v. 9), dovuto
probabilmente alle modalit dei riti magici da celebrare. Sacra piare espressione
controversa, di cui sono state date diverse interpretazioni, a partire dai due significati
fondamentali del verbo piare di purificare e espiare: far sacrifici graditi alle divinit
Ctonie (Butler-Barber); espiare offese religiose (Sandbach); fare sacrifici allo scopo di
riappacificarsi con gli dei (Hodge-Buttimore); celebrare cerimonie purificatorie (Cairns
seguito da Fedeli). Convincente la spiegazione del sintagma di Enk p. 13: piandi causa sacra
facere, che evidenzia il valore di accusativo interno del neutro plur. sacra.
21. en agedum: su, avanti. Siamo di fronte a un esempio di mistilinguismo properziano: en,
infatti, interiezione che troviamo quasi esclusivamente in poesia, mentre agedum fa parte del
sermo cotidianus e le due particelle non si trovano mai insieme (mentre abbiamo esempi di en
age). Probabilmente il poeta fa qui un uso ironico della lingua: introduce la sua richiesta in
maniera solenne (en), come si fa per le preghiere agli dei, ma poi immediatamente la
ridimensiona (agedum), consapevole di rivolgersi non a dei, ma a umanissime maghe, cui tra
laltro dimostra di non credere molto (cfr. Fedeli pp. 80-81). dominae mentem convertite
nostrae: ecco il nucleo dellinvocazione: fate cambiare idea alla mia domina. Questultima
una parola chiave nelluniverso poetico elegiaco e con essa il poeta intende richiamarsi ai
primi versi nei quali presentava se stesso come servus di Cinzia e di Amore. La donna
signora, padrona, tiranna, e nei suoi confronti lamante si trova in una posizione di
adorante inferiorit. Da notare liperbato dominae nostrae, accompagnato dalla rima
interna, e il plurale maiestatis (nostrae = meae).
22. et facite illa meo palleat ore magis: costruisci et facite (ut) illa palleat magis meo ore: fate in
modo che ella impallidisca pi del mio volto. facite: fac, facite con il congiuntivo senza ut
costrutto tipico del linguaggio colloquiale. meo ore magis (anastrofe): caso rarissimo di
complemento di paragone espresso con magis + abl., mentre normalmente troviamo magis +
caso del primo termine o abl. semplice; ne abbiamo tre esempi: in Catull. 64, 10, Verg. Aen. 1,
15 e Ou. trist. 3, 2, 6. Ci conferma luso piuttosto libero della lingua da parte di Properzio.
palleat: limpallidimento come sintomo evidente dellinnamoramento caratteristico della
poesia amorosa greca e latina.
23-24. Il ragionamento del poeta il seguente: se voi, maghe, farete in modo che Cinzia, mutando
opinione, si innamori di me pi di quanto io sia innamorato di lei (ma non ci credo e, del
resto, impossibile), allora io creder ai vostri poteri sovrumani di condizionamento della
natura. Insomma, una sorta di ipotesi irrealizzabile.
crediderim vobis posse = crediderim vobis vos posse: potrei credere a voi, (potrei
credere) che voi possiate. Crediderim cong. perf. indipendente con valore potenziale e
regge prima il dativo della persona a cui si crede (vobis), poi una proposizione infinitiva con
soggetto sottinteso ricavabile dallo stesso vobis ([vos] posse), indicante la cosa in cui si
crede. et sidera et amnis (= es) ducere: guidare il corso delle stelle e dei fiumi.
Linfinito ducere dipende da posse. Sulla credenza nella capacit delle maghe di influenzare
i moti dei corpi celesti gi in parte abbiamo detto a proposito dellespressione deductae
fallacia lunae (v. 19), cui sidera qui si richiama; ma questa attivit magica si rivolgeva
anche ai corsi dacqua, come dimostrano vari esempi, tra cui scegliamo quello virgiliano
(Aen. 4, 489): haec se carminibus promittit sistere aquam fluviis = costei promette con
formule magiche di far fermare il corso dei fiumi, detto della maga a cui intende rivolgersi
Didone. Cythalinis carminibus: compl. di mezzo. La forma Cythalinis conservata
dalla tradizione manoscritta non d senso, ma nonostante le numerose proposte di
correzione, la questione rimane irrisolta: ecco il motivo delle cruces desperationis ().
La forma corretta potrebbe forse essere una di queste tre: Cytinaeis / Cytaeines /
Cythaeiadis. Nel primo caso si farebbe riferimento alla citt di Citina, in Tessaglia, regione
nota come la patria delle maghe (e tra laltro Prop. III 24, 10 [vd. Parte III, ad loc.] parrebbe
confermarlo), ma si tratterebbe di un oo. Negli altri due casi il riferimento sarebbe alla
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citt di Cite o Citea, nella Colchide, dove gli alessandrini fanno nascere Medea, la maga per
eccellenza (si tratta in entrambi i casi di genitivi, il primo ricalcato sul greco Kuoi vq,, il
secondo su Kuoii o, attestato in Apollonio Rodio). Lespressione andrebbe dunque
tradotta: 1) con le formule magiche tessaliche (di Citina); 2) con le formule magiche di
Medea (della Citeide).
Vv. 25-30. Qualora le maghe non riescano a mutare la disposizione di Cinzia nei suoi confronti, Properzio si
dice pronto a mettersi nelle mani degli amici, i quali dovranno cercare cure per la sua malattia damore. In
altre parole, il poeta sembra sopraffatto dal desiderio di porre fine a quello stato di dolorosa schiavit a cui
ridotto: si tratta della renuntiatio amoris, atteggiamento caratteristico del poeta elegiaco.
25. Aut: esprime chiaramente una alternativa rispetto allintervento delle maghe ed dunque
preferibile rispetto allet conservato da alcuni editori. qui lapsum revocatis: che troppo
tardi richiamate chi caduto. La relativa prolettica rispetto ad amici, cui il qui si riferisce.
Lapsum, cui sottinteso me, part. perf. di labor (vacillare, scivolare, cadere) e d
perfettamente lidea del baratro in cui il poeta finito col precipitare. sero: troppo tardi.
Cos come non crede nel successo delle maghe, con questo avverbio Properzio d
limpressione di non essere troppo convinto neanche del buon esito del prodigarsi degli amici:
troppo in basso egli caduto nel precipizio damore per poter riuscire a risalire la china. Le
infauste previsioni troveranno conferma a distanza in III 24, 9-10 (vd. Parte III, ad loc.).
amici: in posizione di rilievo a fine verso, possono identificarsi con quei patrii amici di cui
parla il poeta a III 24, 9 (vd. Parte III, ad loc.).
26. non sani pectoris auxilia: auxilia vale qui remedia ed termine del linguaggio medico. Non
sani pectoris gen. oggettivo: rimedi per un cuore malato; non sani: litote.
27. Fortiter et ferrum saevum patiemur et ignes: Sopporter con coraggio i ferri crudeli e il
fuoco. Il tono si innalza nuovamente in un verso cui conferiscono solennit, nella prima
parte, lallitterazione delle consonanti f , t e r (FoRTiTeR eT FeRRum), e nella seconda
lomoteleuto (ferrUM saevUM), il plurale maiestatis (patiemur = patiar), e lo stesso aggettivo
saevum, tipico della poesia elevata. Il significato del verso pu apparire ambiguo: a che cosa si
riferisce Properzio parlando di ferrum e ignes? Forse sta pensando di arruolarsi nellesercito
affrontando i pericoli della guerra come tanti giovani suoi coetanei? O forse ferrum e ignes
hanno valore metonimico e rappresentano tutti i mali che il poeta disposto a sopportare pur
di liberarsi del pensiero di Cinzia (Enk p. 16)? In realt, si tratta di due termini medici,
indicanti le operazioni di chirurgia e cauterizzazione, che si ritrovano in questo stesso ordine
in Ovidio (rem. 220: ut corpus redimas, ferrum patieris et ignes; ep. 20, 183: ut valeant aliae,
ferrum patiuntur et ignes). In altre parole, il poeta intende dire che disposto a qualunque
operazione (metaforica) per risanare il suo cuore malato (v. 26). Il motivo gi ellenistico.
28. sit modo libertas quae velit ira loqui: costruisci modo sit [traiectio] (mihi) libertas loqui quae
ira velit: Purch io abbia la libert di dire ci che lira vuole. Il poeta disposto a sottoporsi
alle cure pi invasive, a condizione di poter dare libero sfogo alla sua opyq, alla sua ira (qui
significativamente personificata) nei confronti della donna da cui rifiutato. modo:
congiunzione subordinante con valore restrittivo: purch (= dummodo). libertas:
termine importante, perch rappresenta la condizione perduta dal poeta-innamorato,
impegnato nel servitium della sua domina; riacquistarla significa da una parte rinsavire,
reintegrarsi nella societ, dallaltra perdere lamore e, insieme a esso, la possibilit di fare
poesia. Ecco perch solitamente lo sfogo del poeta elegiaco dura lo spazio di un mattino.
quae velit: quae acc. plur. neutro sostantivato di qui, quae, quod dipendente da loqui. Il
cong. pres. velit si giustifica con la sfumatura eventuale della frase relativa.
29. ferte per extremas gentes et ferte per undas: sott. me: portatemi tra le genti pi remote,
portatemi per i mari pi lontani. Ecco il secondo remedium per liberarsi dallamore: il
viaggio in luoghi inaccessibili scortato dagli amici. A parte il clich letterario (per il quale vd.
Parte III, ad loc.), altre elegie della raccolta testimoniano della volont di Properzio di
allontanarsi da Roma per sfuggire allamore: Enk p. 17 cita lincipit di III 21: Magnum iter ad
doctas proficisci cogor Athenas, / ut me longa gravi solvat amore via (= Sono costretto a
partire per un grande viaggio verso la dotta Atene, affinch la lunga strada mi liberi
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dallopprimente amore). Per linfluenza di Catull. 101, 1, vd. Parte III, ad loc. extremas:
oo |oivou con gentes e undas. Laggettivo usato da Catullo in un altro carme, l11, che
pu essere messo in qualche relazione con il motivo qui espresso (v. 2: sive in extremos
penetrabit Indos).
30. qua non ulla meum femina norit iter: e dove nessuna donna conosca il mio cammino; che
come dire: dove nessuna donna mi possa trovare. Ma la frase lascia comunque interdetti: in
realt il poeta vorrebbe allontanarsi non certo perch inseguito da un nugolo di ammiratrici;
anzi, egli molto umanamente rifugge il consesso femminile perch non corrisposto dallunica
donna che a lui interessa. dunque egli stesso a non voler incontrare donne, senza che queste
si curino di lui: avviene quindi, a livello espressivo, un raffinato scambio tra soggetto e
oggetto (cfr. Fedeli, p. 84). qua: avverbio relativo di moto per luogo. non ulla femina:
per non ulla = nulla cfr. nota 17 non ullas. Femina termine usuale per indicare la donna
nella poesia augustea, in luogo di mulier utilizzato quasi sempre in et repubblicana e nella
prosa di et post-repubblicana. norit = noverit: cong. del perfetto resultativo novi (ho
appreso dunque so, conosco: cfr. odisse, v. 5 e meminit, v. 18). Luso del congiuntivo
dovuto alla sfumatura consecutiva dellavverbio relativo qua.
Vv. 31-38. Nellultima sezione del componimento il poeta si rivolge agli innamorati felici (v. 31), verso i
quali egli si atteggia a praeceptor amoris (v. 32 e 35-38), non senza aver nuovamente fatto cenno alla sua
opposta condizione (vv. 33-34). Il nucleo dei suoi consigli consiste nellinvito alla fides, con cui in un certo
senso Properzio ritorna, alla fine dellelegia, nellalveo dei valori tradizionali, socialmente riconosciuti.
31. vos remanete: questo vos non si riferisce pi agli amici invocati al verso 25 e invitati ad
accompagnarlo lontano da Roma (non avrebbe senso dire ora a quelle stesse persone di
restare), che saranno stati amici seriamente preoccupati per il suo modus vivendi; si riferisce a
un altro gruppo di persone (gli amanti felici), cui si rivolge non per chiedere aiuto, ma per dare
consigli utili alla loro relazione: questo lo scopo dellultima parte del componimento. utile
notare come le tre sezioni che compongono la seconda parte dellelegia (vv. 19-24 / 25-30 /
31-38) siano tutte introdotte da un vos, che evidentemente delinea tre categorie diverse.
quibus facili deus annuit ore: lett. ai quali il dio fa cenno di s con orecchio favorevole.
Lespressione molto pregnante, perch riunisce due azioni che si verificano quasi
contemporaneamente: latto di ascoltare le preghiere degli innamorati da parte del dio Amore
e il conseguente cenno favorevole del capo. Limmagine, poi, bellissima e ci fa sentire viva,
consistente, la presenza del dio, molto di pi di quanto non faccia la pur efficace traduzione di
Fedeli p. 85: le cui preghiere il dio con orecchio benevolo ascolta ed esaudisce. facili =
benigno, propitio. annuit: da adnuo: faccio cenno di s (da cui litaliano annuire) +
dativo (quibus); il contrario abnuo, mentre il verbo semplice nuo non mai usato.
32. sitis et = et sitis (traiectio). Sitis cong. esortativo. in tuto amore pares: concordi in un
amore sicuro. La paritas nel linguaggio amoroso indica la concordia, la fedelt,
leguaglianza di diritti e doveri: un valore equivalente alla fides, esaltato da Catullo e ripreso
qui da Properzio, il quale, dal canto suo, fedele allamata anche se questa lo rifiuta. Pi nella
coppia c paritas, pi lamore tutus, ossia sicuro, saldo.
33. In me nostra Venus noctes exercet amaras: il verso stato generalmente interpretato in due
modi diversi: 1) Nel mio caso la nostra Venere (la Venere che noi serviamo) agita le mie
notti riempiendole di amarezza; 2) Contro di me la nostra Venere incita (scatena, impiega)
notti piene di amarezza. Il punto chiave linterpretazione di In me, da cui dipende anche il
significato da attribuire a exercet. I pi ritengono che si tratti di in + abl. esattamente come al
v. 17: come in quel caso si troverebbe a inizio di verso e come in quel caso segnerebbe un
contrasto tra la felicit degli innamorati corrisposti e la disperazione del poeta (tanto che in
traduzione si potrebbe aggiungere una avversativa). Il parallelo sembrerebbe essere molto
stretto. Daltro canto, ritenendo In me un in + acc. retto da exercet limmagine risulterebbe pi
vigorosa. noctes amaras: con la prima interpretazione, laggettivo amaras assume valore
passivo di rese amare, mentre con la seconda vale piene di amarezza. Lamarezza
consiste ovviamente nellassenza della donna amata. nostra Venus: anche qui le
interpretazioni non sono univoche: a coloro che ritengono nostra = mea, si pu rispondere,
14
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con Fedeli p. 86, che la precedente invocazione agli innamorati felici [] fa supporre che
anchessi siano compresi in nostra.
34. nullo tempore = numquam. vacuus defit Amor: lett. (mai) Amore vien meno, restando
inattivo, ossia: Amore non mai inattivo e non mi lascia mai. Laggettivo vacuus (=
inattivo, inoperoso) risulta pleonastico rispetto a defit e rende lidea dellinsistenza del
tormento. Defit viene da defieri, passivo raro e arcaico di deficio (mancare, venir meno)
usato per lo pi alla terza pers. sing.
35. hoc, moneo, vitate malum: inizia qui la parte pi propriamente precettistica, sottolineata dalla
presenza del verbo moneo e dalluso dellimperativo (vitate). La forza e la solennit
dellesortazione sono accresciute dalla presenza di una frattura grammaticale allinterno del
verso (lunica in tutta lelegia), rappresentata dai due punti in coincidenza della cesura
eftemimere: come se il poeta volesse invitare il lettore a soppesare attentamente le sue
parole, quelle che ha appena detto e quelle che dir. hoc malum: il poeta si riferisce a
quanto detto nei due versi precedenti (33-34) in cui ha riepilogato la drammaticit della sua
situazione: Amore continua a perseguitarlo e intanto la sua donna non lo corrisponde. questo
il malanno, questa la rovina che gli innamorati devono evitare, rimanendo saldi nel loro
amore, senza andare in cerca di nuove avventure che potrebbero portarli a soffrire, come
spiegano i versi successivi. Properzio vive questa condizione e dunque a buon diritto pu
rivestire il ruolo di maestro per gli amanti.
35-36. sua quemque moretur / cura: sua cura soggetto e moror vale qui trattenere: lett. la
propria passione trattenga ciascuno, ossia: ciascuno si tenga stretto alla propria passione,
con significativo scambio tra soggetto e oggetto, che abbiamo gi notato al v. 30 (vd. nota
ad loc.). la presenza dellenjambement, che isola il termine cura allinizio del verso 36,
induce a riflettere sulluso di un vocabolo che, in ambito erotico, si identifica spesso con la
stessa persona amata, fonte insieme di tormento e di amore (cfr. Verg. ecl. 10, 22: tua cura,
Lycoris; o Tib. 2, 3, 31: cui sua cura puella est).
36. neque assueto mutet amore locum: e non muti luogo (allontanandosi) dallamore cui
avvezzo. La frase ha destato perplessit in alcuni studiosi, legate soprattutto
allinterpretazione dellabl. assueto amore, che dovrebbe essere abl. di allontanamento
senza preposizione (ab) retto da mutet locum, che acquisterebbe il senso di discedat.
Soggetto sempre sua cura, ma per lo scambio di soggetto e oggetto di cui sopra (vd. nota
prec.), in traduzione conveniente ricavare il soggetto da quemque del v. 35. In mutet
locum non ci dovrebbe essere dunque alcun accenno ad un cambiamento di luogo da evitare
per gli innamorati (se anche avessero intenzione di piantare il proprio partner, perch
cambiare luogo?). Il senso dellammonimento pu essere cos sintetizzato: se siete felici, non
andate in cerca di altre avventure, che potrebbero farvi cadere nelle braccia di persone che non
ne vogliono sapere di voi, facendovi soffrire (come capita a me).
37. Quod si quis monitis tardas adverterit aures: Che se qualcuno prester orecchie pigre ai
(miei) consigli, ossia: Che se qualcuno sottovaluter i (miei) consigli. la protasi di un
periodo ipotetico della realt in cui i verbi, al futuro, seguono la legge dellanteriorit: si
adverterit (fut. anteriore, azione precedente) referet (fut. semplice, azione successiva).
Segno che il poeta non lascia il posto al dubbio, rendendo il suo invito ancor pi pressante e
ineludibile. Quod si: il distico conclusivo si apre con un andamento prosastico, anche se ben
noto alla poesia (cfr. Hor. carm. 1, 1, 35: Quod si me lyricis vatibus inseres). quis = aliquis
davanti a si. monitis: dativo, richiama moneo di v. 35.
38. heu referet quanto verba dolore mea!: costruisci heu quanto dolore referet mea verba! Heu:
interiezione spesso usata in poesia. referet: refero dovrebbe avere qui il senso di
ricordare; ma anche il valore di riferire, ripetere potrebbe adattarsi bene al contesto,
creando unimmagine forse pi viva e realistica. quanto dolore: abl. di modo.
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Parte III: Riferimenti e confronti
1-4. I primi due distici sono chiaramente ispirati a un epigramma (AP XII 101) di Meleagro di
Gadara, poeta ellenistico vissuto tra la fine del II e linizio del I secolo a.C.:
ov t Hooi, opoov uo otpvoioi Muio|o,
oooi otuoo, ou toqotv to,
1ov poouv tiiov tyo o t opuoi |tivo puoyo
o|qoopou ooio, qvit oooi oo .
1o ooov ovtuoo,, o tqv iit |oupt, i oti,;
|ouov o Ouiuou Zqvo |otiitv Epo, .
Ero illeso da strali dAmore, nel petto Topino
mi dardeggi con gli occhi e proclam:
Chi conquist lo spavaldo son io: quelle arie superbe
per unarte regina io le calpesto.
Io con un filo di fiato risposi: Che strano, ragazzo?
Anche lOlimpio Zeus lo vinse Amore
7
.
Le corrispondenze lessicali non lasciano dubbi sulla ripresa properziana:
a) ov t Hooi, opoov ispira contactum nullis ante Cupidinibus (v. 2); anzi, pu essere
anche usato come elemento di conferma della lezione Cupidinibus (anzich cupidinibus:
vd. Parte II, ad loc.), data la perfetta corrispondenza tra Hooi e Cupidines;
b) oooi (otuoo,) complemento di mezzo corrispondente a ocellis (v. 1);
c) tiiov lesatto corrispettivo di cepit (v. 1);
d) puoyo influenza fastus (v. 3);
e) oooi oo viene ripreso quasi letteralmente in pressit pedibus (v. 4).
Ma il contenuto generale a rendere importante e consistente linfluenza di Meleagro.
Nellepigramma del poeta di Gadara sono infatti presenti diversi temi fatti propri da
Properzio: quello del primo innamoramento attraverso gli occhi (oo, della fascinatio per
oculos); quello della cattura; quello della perdita dellalterigia e della conseguente dura
sottomissione; e, soprattutto, quello della perdita della saggezza e delluso della ragione, che
costituisce il nucleo non solo della prima elegia properziana, ma di tutta lelegia romana. Il
sentimento damore, se vissuto davvero in maniera totale, non pu che comportare
lirrazionalit e quindi una vita al di fuori delle norme sociali.
Peraltro, non possiamo certo parlare di una parafrasi del testo greco da parte di Properzio (cfr.
Fedeli p. 62 e Lucifora p. 387), che sviluppa il motivo, soprattutto nei versi successivi, in
maniera del tutto personale, secondo una tecnica ereditata da Catullo e Orazio. Anche
limpostazione generale, se vogliamo, diversa: Meleagro, infatti, si serve di una sorta di
dialogo diretto tra Muisco, ossia il giovane che fa innamorare il poeta (corrispettivo di Cinzia)
e lo stesso poeta innamorato, che si dimostra rassegnato al suo destino; Properzio usa invece
la forma indiretta e conserva sempre un unico punto di vista, il proprio.
Sembra poi che in Meleagro il fanciullo Muisco sia lindiscusso protagonista
dellinnamoramento, mentre in Properzio Amore a trionfare, identificandosi con Cinzia.
Tanto che alcuni hanno pensato alla contaminatio con un verso di un altro epigramma di
Meleagro (AP XII 48, 1): |tioi io tioivt |o ou_tvo,, oypit oiov (= Sono a
terra, selvaggio demonio, calpestami il collo
8
), in cui Eros in prima persona a dominare
sullinnamorato. In realt, per, a ben guardare, anche nellepigramma greco una grossa fetta
di responsabilit viene attribuita a Eros (si veda la risposta a Muisco del poeta o chi per lui nei
vv. 5-6), per cui non forse lecito pensare a una contaminazione (Lucifora pp. 386-387).
Ma perch Properzio ha deciso di inaugurare la propria raccolta nel segno di Meleagro?
Probabilmente per la combinazione di pi fattori: innanzitutto, questo poeta, che appartiene
allellenismo pi recente, era molto conosciuto a Roma, come dimostrano le numerose riprese

7
Traduz. di F.M. Pontani in Antologia Palatina, a cura di F.M.P., vol. IV (libri XII-XVI), Torino 1981.
8
Traduz. Pontani, op. cit..
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da parte di Orazio; Catullo, poi, aveva aperto il carme dedicatorio della sua silloge proprio
imitando lincipit del primo componimento della cosiddetta Corona di Meleagro (c. 1, 1:
Cui dono lepidum novum libellum []? ! AP IV 1, 1: Mouoo iio, ivi ovt tpti,
o y|poov o oio v;); da ultimo, ma forse soprattutto, perch Meleagro aveva descritto
lamore come esperienza seria, totalizzante, senza quel distacco ironico dei Callimaco, degli
Asclepiade, dei Posidippo (cfr. Fedeli p. 63) e dunque meglio di ogni altro poteva ricoprire il
ruolo di ispiratore di una raccolta di elegie latine.
6. improbus: cos definisce Amore Virgilio in due occasioni: ecl. 8, 49: puer improbus ille; e,
soprattutto, nel famoso Aen. 4, 412: improbe Amor, quid non mortalia pectora cogis? (=
Amore spietato, a che cosa non costringi i cuori umani?) con cui il poeta commenta lillusoria
speranza di Didone, la quale, scorgendo i preparativi per la partenza di Enea, vorrebbe ancora
pregarlo e supplicarlo e decide di servirsi della sorella Anna per un estremo tentativo di
trattenerlo. Da notare anche la presenza del verbo cogo, che si trova a poca distanza (v. 8)
nellelegia properziana.
7. furor: questo termine ricorre, a indicare la pazzia damore, in un altro famoso testo virgiliano,
che potrebbe essere stato presente a Properzio (cfr. nota successiva), lecloga X, dedicata
allinfelice amore per Licoride di Cornelio Gallo, considerato il primo poeta elegiaco e amico
personale del poeta mantovano. Due sono le ricorrenze: vv. 37-38: Certe sive mihi Phillis sive
esset Amyntas / seu quicumque furor [] (= Certo, sia che avessi Fillide o Aminta o
qualunque passione []) e v. 60: tamquam haec sit nostri medicina furoris (= come se questo
potesse essere un rimedio alla mia follia), in un contesto in cui Virgilio parla anche di insanus
amor (v. 44). evidente che ci troviamo allinterno di unidentica concezione dellamore,
ribadita peraltro nel gi citato libro IV dellEneide, dove, se vero che non compare mai il
termine furor, tuttavia Didone viene definita via via male sana (v. 8), furens (v. 298), effera (=
fuori di s, v. 642), furibunda (v. 646), e descritta in preda a una sorta di impulso bacchico
(vv. 300 sgg.).
9-16. Non conosciamo la fonte da cui attinse Properzio per la ricostruzione di alcuni episodi del
mito di Milanione e Atalanta, che contiene particolari innovativi, come la lotta di Milanione
con il centauro Ileo (mentre secondo la tradizione fu Atalanta ad affrontare non uno, ma due
centauri, Ileo e Reco, finendo per ucciderli entrambi: cfr. Apollodoro, Bibliotheca III 9, 3 ed
Eliano, Varia Historia XIII 1) e ne omette altri ben conosciuti (come la gara di corsa vinta con
linganno delle mele dorate da Milanione: cfr. Apoll. Bibl. III 9, 5). Il modo di procedere
comunque quello tipico della poesia ellenistica e forse proprio a essa poteva appartenere la
fonte properziana.
Per quanto riguarda in particolare i versi 9-12, che vedono Milanione inserito nellambiente
montano e selvaggio caro ad Atalanta, alle prese con la caccia, viene spontaneo ricordare
lanalogo desiderio di Fedra, nellIppolito euripideo: la donna, in preda anchessa alla follia
amorosa, vorrebbe essere portata sui monti per dedicarsi alla caccia pur di stare vicino
allamato Ippolito (vv. 215-222):
Portatemi sul monte! Al bosco
Voglio andare, fra i pini,
dove le cagne da caccia muovono
ad assalire le cerve screziate.
Per gli dei, voglio incitare la muta
e scagliare una picca
tessalica, alta la mano presso la bionda chioma,
impugnando il dardo acuto!
9
Per quanto Milanione non dimostri affatto la stessa (seppur immaginata) aggressivit di Fedra,
restando fedele al suo ruolo di delicato amante elegiaco, tuttavia innegabile un riferimento al
famosissimo mito, che il poeta riprende, per cos dire, a rovescio: in Properzio il

9
Traduz. di R. Cantarella in Euripide, Medea Ippolito, trad. di R.C., introd., note e comm. di M. Cavalli, a cura di D.
Del Corno, Milano (Oscar Classici Mondadori) 1990.
17
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personaggio maschile (Milanione), come si conviene alla poesia elegiaca, a inseguire quello
femminile (Atalanta), devoto alla castit e dedito alla caccia (proprio come Ippolito).
Ma accanto alle memorie ellenistiche ed euripidee, sembra che agisca su Properzio anche il
ricordo dellecloga X di Virgilio, che gi sopra ricordavamo (vd. nota precedente). Nel suo
monologo, il poeta Gallo dice, a un certo punto (vv. 52-59):
Certum est in silvis, inter spelea ferarum
malle pati tenerisque meos incidere amores
arboribus; crescent illae, crescetis, amores.
Interea mixtis lustrabo Maenala nymphis 55
aut acris venabor apris; non me ulla vetabunt
frigora Parthenios canibus circumdare saltus.
Iam mihi per rupes videor lucusque sonantis
ire []
Ho stabilito: meglio nelle selve, tra grotte di fiere soffrire e incidere i miei amori su
cortecce di alberi: crescerete con la loro crescita, i miei amori. Intanto percorrer fra i
cori delle ninfe il Menalo, o a caccia degli aspri cinghiali; mai mimpedir il gelo del
Partenio di accerchiare le sue balze coi cani. Gi mi vedo vagabondo fra rupi e boschi
sonori.
10
Come si vede, lambientazione la stessa del passo properziano: i monti dellArcadia fanno
da sfondo al dolore di Gallo come a quello di Milanione. Si riscontrano anche riprese lessicali:
inter spelea (v. 52) ricorda in antris (Prop. I 1, v. 11), ferarum (v. 52) rimanda a feras (Prop. I
1, v. 12), Parthenios (v. 57) a Partheniis (Prop. I 1, v. 11), rupes (v. 58) a rupibus (Prop. I 1,
v. 14). Occorre peraltro precisare che le avventure di caccia di Gallo e di Milanione sono
sorrette da motivazioni opposte: il primo vuole in questo modo dimenticare Licoride (nostri
medicina furoris, v. 60), mentre il secondo vuole stare il pi possibile vicino ad Atalanta per
conquistarla.
Lintero passo properziano stato imitato, con la consueta grazia e dottrina, da Ovidio (ars 2,
185-191), che segue la versione del poeta umbro sulla lotta tra Milanione e Ileo:
Quid fuit asperius Nonacrina Atalanta? 185
Succubuit meritis trux tamen illa viri.
Saepe suos casus nec mitia facta puellae
flesse sub arboribus Milaniona ferunt,
saepe tulit iusso fallacia retia collo,
saepe fera torvos cuspide fixit apros 190
sensit et Hylaei contentum saucius arcum.
Che cosa cera di pi ribelle di Atalanta Nonacris? Tuttavia, quella donna fiera
cedette ai meriti di un uomo. Narrano che spesso Milanione piangeva, allombra
degli alberi le sue sventure e le azioni ostili della giovane donna, spesso port sulle
spalle sottomesse le reti ingannevoli, spesso trafisse i torvi cinghiali con lasta
spietata. Avvert anche, essendo stato ferito, leffetto dellarco teso di Ileo.
11
I versi ovidiani, con la loro chiarezza, potrebbero costituire una specie di commento al passo
properziano (e di fatto in questo modo sono stati letti da molti interpreti). Se sui bene facta di
cui parla Properzio (v. 16) possiamo avere qualche dubbio (vd. Parte II, ad loc.), Ovidio
contribuisce a dissiparli: i merita (v. 186) di Milanione sono la sua sopportazione,
accompagnata dal pianto, delle angherie di Atalanta (vv. 187-188), i suoi servigi come portare
le reti da caccia (v. 189) o uccidere cinghiali (v. 190) e infine il ferimento nello scontro con il
centauro (v. 191, dove possiamo notare in saucius una indicativa consonanza verbale con
Properzio). Alla luce di Ovidio, anche il passo dellelegia inaugurale del Monobiblos diventa
pi chiaramente comprensibile.

10
Traduz. di C. Carena, in Publio Virgilio Marone, Opere, a cura di C.C.,Torino (UTET) 1971.
11
Traduz. di A. Della Casa, in Publio Ovidio Nasone, Opere, volume primo, a cura di A.D.C., Torino (UTET) 1991.
18
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19-30. In questi versi il poeta si rivolge alle maghe e agli amici nel tentativo (non troppo convinto,
per la verit, come abbiamo avuto gi modo di dire), di sbloccare la situazione di stallo in
cui versa la sua relazione a un anno dal suo inizio. Delleffettivo fallimento di quel tentativo
sono testimonianza i versi 9-10 dellelegia III 24
12
, che si colloca alla fine della storia
damore con Cinzia e che con la prima della raccolta va strettamente legata. Non solo per i
tre versi sopra citati, ma anche perch di quella folle passione annunciata nel prologo della
silloge rappresenta nellinsieme il superamento e, per certi versi, la presa di coscienza.
Quella passione paragonata ora a una tempesta, alla quale il poeta, seppur ferito, riuscito
a resistere guadagnando la quiete del porto, metafora di una recuperata razionalit. Un bene,
questultimo, fondamentale per luomo, perch capace di garantirgli serenit e obiettivit di
giudizio, ma di cui linnamorato riesce spesso a fare a meno. Leggiamo la seconda parte
dellelegia III 24 (vv. 9-20):
Quod mihi non patrii poterant avertere amici,
eluere aut vasto Thessala saga mari; 10
haec ego non ferro, non igne coactus, et ipsa
naufragus Aegea vera fatebor aqua.
Correptus saevo Veneris torrebar ano,
vinctus eram versas in mea terga manus.
Ecce coronatae portum tetigere carinae, 15
traiectae Syrtes, ancora iacta mihi est!
Nunc demum vasto fessi resipiscimus aestu,
vulneraque ad sanum nunc coiere mea.
Mens Bona, si qua dea es, tua me in sacraria dono,
exciderant surdo tot mea vota Iovi. 20
Da questo male non avrebbero potuto distogliermi gli amici paterni, n una maga
tessala purificarmi con il vasto mare. Ma queste mie lodi io, neppure costretto dal
ferro o dal fuoco e persino naufrago nelle acque dellEgeo, dichiarer che sono vere.
Prigioniero, ero arso dal crudele fuoco di Venere, ero stato incatenato con le mani
dietro la schiena. Ecco che la mia nave inghirlandata ha toccato il porto, ho traversato
le Sirti e ho gettato lancora. Ora finalmente, stanco per lagitazione dei vasti flutti,
ritorno in me, e le mie ferite si sono chiuse e risanate. O Ragione, se tu sei una dea,
mi consacro al tuo culto: sono sfuggiti i miei voti a Giove che rimasto sordo.
13
29. ferte per extremas gentes et ferte per undas: il verso risente del catulliano Multas per gentes et
multa per aequora vectus, che apre il carme 101 dedicato al fratello morto nella Troade, alla
cui tomba il poeta, approfittando del viaggio in Bitinia al seguito del propretore Caio
Memmio, si reca a far visita (il carme non ha dunque a che fare con il motivo del viaggio
terapeutico, per quanto Catullo possa aver deciso si accompagnare Memmio in Bitinia anche
per dimenticare Lesbia): lanalogo uso dellanafora (ferte et ferte / multas et multa), le
scelte terminologiche (gentes) e grammaticali (per + acc. di moto per luogo) non sembrano
lasciare spazio a dubbi. Properzio ha poi probabilmente contaminato lincipit del carme 101
con un altro verso catulliano, tratto dal carme 11: in extremos penetrabit Indos (v. 2), dove si
registra lo stesso uso dellaggettivo extremus.
Lo stesso carme 11 di Catullo svolge il motivo dellamico che dimostra la sua fedelt
accompagnando il poeta in terre inaccessibili, presente nella nostra elegia come anche nellode
II 6 di Orazio (i due paralleli sono segnalati da R. Gazich, p. 289, nota ai vv. 29-30). Tuttavia,
le somiglianze con lelegia properziana si fermano allimpiego di un oo, comune: infatti, il
carme di Catullo ha impostazione ironica nella prima parte e i due amici, Furio e Aurelio, che
dovrebbero essere disposti a seguire ovunque il poeta, in realt sono falsi amici, pi volte

12
Il verso 11 contiene una chiara ripresa lessicale di I 1, 27 ( et ferrum saevum patiemur et ignes), ma il senso
dellespressione diverso: in questo caso ferrum e ignis non rappresentano cure mediche utili a liberarsi dellamore, ma
specie di strumenti di tortura che dovrebbero indurre il poeta ad ammettere la veridicit delle lodi un tempo attribuite a
Cinzia.
13
Traduz. di E.V. DArbela, in Properzio, Elegie, vol. terzo, ed. crit. con trad. e note a cura di E.V. DA., Milano 1966.
19
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oggetto di invettive da parte del poeta, e vengono alla fine da lui incaricati di portare a Lesbia
un offensivo messaggio; lode oraziana, invece, una sorta di omaggio allamico Settimio,
che il poeta vorrebbe con s in un viaggio rischioso (forse la campagna cantabrica voluta da
Augusto), ma anche, e soprattutto, nel momento del riposo dalle fatiche della vita. Come si
vede, in entrambi i casi, non si tratta di viaggi intrapresi per dimenticare la donna amata.
Bibliografia essenziale
- Sex. Propertii elegiarum liber I (Monobiblos) ed. P.J. Enk, pars altera (commentarius
continens), Leiden 1946.
- The Elegies of Propertius, ed. with an introduction and commentary by H.E. Butler and E.A.
Barber, Hildesheim 1964 (= Oxford 1933).
- The Monobiblos: Propertius bk. 1, text and translation with a critical analysis of each poem
by R.I.V. Hodge and R.A. Buttimore, D.S. Brewer 1977.
- Sesto Properzio. Il primo libro delle elegie, introd., testo critico e comm. a cura di P. Fedeli,
Firenze 1980.
- Rosa Maria Lucifora, Due postille allelegia 1, 1 di Properzio, Orpheus, n.s. 16 (2) (1995),
pp. 382-396.
- A. Roncoroni - R. Gazich - E. Marinoni - E. Sada, Studia humanitatis, volume terzo, Milano
(Signorelli) 2002, pp. 269-322.