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Roma, Sabato 1 Dicembre

Seppure oggi dovesse essere il giorno di una partenza che non c' stata, io sono felice. Nell'aria fresca dell'inverno romano ho sentito vibrare il mio cuore. E' stata una notte perfetta. Un saluto impacciato, al mattino. Mano sul cuore. Io sono stato, io sono stata. Bene. Forse parto domani, forse no. Ancora e sempre, mi sento solo come un eroe di romanzo.
Milano, Luned 3 Dicembre

Ma tutto nisce, per lasciare posto al nuovo. I cicli del mondo si susseguono. Qualcuno si allontana, probabilmente non vibra con me. O forse, ancora, la fretta mi ha costretto a forzare. Pagare lo scotto, poco profondo, il minimo che posso fare. Ho scritto una lettera, stanotte, e stamane son partito. Sveglio in ritardo, chiudo lo zaino e mi tuo sulla Salaria. La giornata bella e non posso non partire - mi dico. Alzo il pollice, emozionato. Eppure, sento che quello il mio posto, in quel momento. Il freddo sulle mani, gli sguardi sorpresi, beardi o inteneriti dei passanti. Un vecchietto corregge il mio tiro, mi conduce all'imbocco dell'autostrada. L, un simpa1

tico signore sinistroide mi carica sorridendo, e commentando le primarie del centrosinistra. A me sciare nun me piace, fa freddo e se paga pure 'n botto... Si convince che io sia di Enna, si diverte ad imitare uno stereotipato accento siciliano, e cos mi scorta ad un'area di servizio vicino Fiano. Ai primi Francesi che vedi, sputaglie 'n bocca!  - mi grida mentre scendo. Lo saluto e vado ad indovinare il passaggio che mi porta direttamente a Lodi. Due uomini d'aari, dipendenti di una multinazionale che vende macchine usate ai concessionari. C' la neve, sull'Appennino Tosco-Emiliano. Un'atmosfera incantata. Vengo scaricato sulla tangenziale che va a Milano. Un miracoloso rumeno del Soccorso Stradale mi salva da un'attesa che gi era stata di un'ora, nel freddo umido della Pianura Padana. Sono le quattro del pomeriggio ed il vento prepotente. A Melegnano compro un biglietto per il bus che mi porterebbe ad una stazione della Metro, ma proprio di fronte all'edicola c' un semaforo. Alzo il pollice - la tentazione troppo forte. Un giovane ragazzo su una panda rossa, tutta scassata e carica di scatoloni di dubbia pro2

venienza, mi conduce a Corso Lodi. Fa il rappresentante di disinfestanti ed ha un'ammirazione profonda e sincera per Borsellino e Falcone, mi racconta della sua impressione sulla maa inltrata nelle imprese del Nord Italia. Ma ecco Milano. Poche centinaia di metri e mi trovo di fronte Porta Romana. Chiamo Simone, incontro mia sorella. Porta Romana bella, Porta Romana - canto. Un vecchio Napoletano, accompagnato dal badante, si gira e commenta: bella quella - sorride. Porta Romana bella, Porta Romana - canto. Ancora.
Milano, Marted 4 Dicembre

Sveglia faticosa nel freddo del mattino, Milano grigia e umida. Esco senza colazione, verso le dieci. Ho voglia di disperdermi da solo per la citt. Spedisco un disco, che in una stazione di servizio vicino Firenze ha attirato la mia attenzione, mi ha fatto pensare ad un'amica. Non posso non spedirglielo subito - penso sorridendo come un pirla, su via Sabotino. Adoro la frizzante sensazione che mi prende quando penso ad una persona cos a caso, perch un suono o un'immagine l'hanno riportata alla mia mente. Voglio che 3

rimanga nel gesto, che non si perda nel sorriso infreddolito di una mattinata Lombarda. Mi dirigo a piedi verso il Duomo, lungo il Corso di Porta Romana. Questo viaggiare sincero e selvaggio - penso - gi mi restituisce a me stesso. Quando sulla mia destra appare la chiesa, sono incantato. Meraviglia assoluta. Le guglie, nel sole appena scoperto, si ergono con capricciosa solennit. Fa freddo, ancora non ho giubbotto. Decido di entrare in Chiesa, dove un qualche cardinale sta dicendo messa. L'odore di incenso mi riporta indietro nel tempo, mi purica in qualche modo. Il marmo, i simboli delle vetrate, colorati, che raccontano una storia vecchia e mai dimenticata. Ecco cos' una chiesa - mi dico. Un posto caldo, un luogo al caldo. Questo soltanto forse rimane di una chiesa, e questo basta. Nessuna illuminazione vera avviene qui, dove si consuma il rito principe di una religione cos boicottata e celebre, colpevole soprattuto di aver deturpato un'alta tradizione mistica come quella cristiana. Niente illuminazioni, per i suoi fedeli. Soltanto un posto caldo. Inizio d'ogni accesso alla propria identit spirituale, proprio questo posto al caldo. Dentro di noi, da qualche parte. 4

Nella sera, dopo un rituale litigio al telefono con mia madre, compro un giubotto pesante. Domani sar protetto dal freddo, sulla strada. Sole, viaggio breve - 160 km - e due persone che mi aspettano. Il mio host ha lasciato le chiavi ad una ragazza incinta che abita nello stesso palazzo. Il mondo pieno di brava gente, direbbe qualcuno banalmente. Ma invece il mondo pieno, pieno e basta. E vivo.
Torino, Mercoled 5 Dicembre

Arrivato in Spider rossa, con uno studente di Ingegneria Biomedica, entro a Torino con animo curioso e felice. Non conosco per niente questa citt, che da lontano, circondata dalle Alpi e dalle risaie del Vercellese, comunica una bellezza molto contadina. Casa di Lorenzo, che non conosco ma ha lasciato le chiavi a Michela, una bella futura mamma con un aggressivo ed enorme cane lupo. Osservo in giro, appena entrato. Una chitarra, diversi libri: Jodorowsky, Terzani, Baricco, una guida per l'Australia. Qualcuno vol sul nido del cuculo, Valzer con Bashir, un cd di Chet Baker. Abbiamo qualcosa in comune - penso. Un taccuino che sembra rilegato a mano, sulla scrivania. Con religiosa cura osservo senza tocca5

re, senza lasciare traccia. Il mondo va annusato, - dice un mio amico allevatore di cani. Un curriculum sul tavolo, un frigo con delle foto di bellissimi bambini, probabilmente dei nipoti, ed una casa calda e vissuta, con quell'accogliente disordine di chi vive da solo.
non morso

Rubo una merendina, verr perdonato. E penso. L'inverno s'inoltra nelle nostre vite, ed io sto ricominciando. Questa la vita che voglio. Ora, Torino.
Torino, Mercoled 5 Dicembre, Sera

Fa freddo, nell'atrio aperto della facolt di Biotecnologie di Torino. Aspetto Serena. Bella Torino, molto bella. Le sue strade pulite e larghe, i suoi palazzi eleganti e luminosi. La bellezza nemente acerba delle sue ragazze bionde, snelle ed eleganti. La mole, il palazzo reale, inne il Po. Stupefacente. Vago per ore a piedi, scoraggiato dai passanti ai quali chiedo informazioni sulla distanza di alcuni luoghi a me sconosciuti. E' troppo lontano a piedi - mi dice chiunque. Chiedo comunque la direzione, so bene che questo paese non brilla per voglia di camminare sulle lunghe distanze. E' stata una giornata assolata, ma adesso freddo. Quasi freddissimo. 6

Inne, incontro Serena, poi anche, a sorpresa, Marilena. Ricordo i tempi in cui abitavamo uno di fronte all'altro, nella spensierata e calda infanzia. Si chiacchiera: del futuro, del cercare e del cambiare, di alimentazione. Con una distanza rispettosa e sincera, con la curiosit e la voglia di entrare nell'esperienza dell'altro. Ricevo una buonissima arancia, qualche merendina, che l'indomani mi salveranno dalla fame del mezzogiorno. Sono grato e felice, mi rimane in petto una grande voglia ti tornare qui. Mi metto la mano sul cuore, di nuovo saluto. Di nuovo parto. Inne, cena con Lorenzo. Una lunga, bella chiacchierata. Cena piacevole e buonissima, Chartreuse. Surreali storie d'amore, un viaggio in Birmania. Immagini da un mondo aascinante, sono profondamente assorbito e ancora grato. Delle storie. Vorrei vederle e tenerle con me per sempre, queste storie. Per i momenti bui, o quelli in cui piove, fa buio presto e sei da solo. Sono stupito dalla dolce distanza con cui Lorenzo parla di un'esperienza che immagino profondamente dolorosa, sono sospeso nel cercare di captare qual il segreto di questo rimarginare velocemente le ferite. 7

Dormo su un materasso ad aria, nel mio caldo sacco a pelo, mi faccio spiegare come arrivare a Rivoli, domani, da dove cercher la via verso Ovest.
Torino, Gioved 6 Dicembre

Uscendo verso Ovest da Torino, in direzione Rivoli, le Alpi alla mia sinistra: commozione. Bellezza ineguagliabile. Nulla pu descrivere degnamente questo paesaggio. Quando l'orizzonte coperto dalle fronde secche ed i cavalcavia, una riessione sull'invecchiare mi coglie. L dov' la mia prima casa, io tengo nell'anta d'un armadio scolpito nell'ulivo, uno specchio spirituale. Ad ogni ciclo de tempo, con animo candidamente interrogativo, torno a specchiarmi. E mi rattristo lievemente nell'accorgermi che lui s, lo specchio, invecchiato.
Susa - Lyon, Gioved 7 Dicembre

In una stazione di servizio, al calduccio. Una ragazza castana, dal viso e le movenze dolci. Stressata, mi guarda. Ho trovato un passaggio da un simpaticissimo camionista francese, Fabrice, di Orlans, 8

con una glia nel cuore della Francia ed una compagna Ecuadorena a Milano. Il camion va piano, forse troppo. Ma mi porta miracolosamente a Lione, entro oggi. Tutto d'un ato. Canto Aznavour, lungo il tragitto, a squarciagola. Ascolto la telefonata in un italiano ridicolo ma allegro, tra il mio conducente e la sua compagna. Rimango ammutolito nell'attraversare il Frejus, e vedere il miracolo estremo delle Alpi oltre il tunnel, a Modane. L'Arc gelato. Entro a Lione intronato dalle canzoni urlate in camion. Scendo a Gerland. La citt, o almeno questa parte, mi mette grande tristezza. Ripenso alle passeggiate fatte con Ambra, alle lunghe telefonate. Queste strade portano ancora, sulla pelle d'asfalto e foglie secche, le macchie di sangue di un amore stirato no all'estremo della sua forza. Intanto, nessuno rintracciabile, nell'arrivare vedo Francesco, fuori dal suo laboratorio a fumare. Non mi riconosce, pi tardi dir che gli sembravo un montanaro, da lontano, con il mio pesante sac dos. Spedisco una cartolina, due. Gi sento la limitazione prepotente del dover rientrare in Sicilia prima di Natale. Vorrei che questo vagare durasse in eterno. 9

Vorrei che non arrivasse mai il momento in cui, tornando a Tiburtina, disfar lo zaino e penser a quanto si somigliano tutti, i ritorni, ed avr voglia di condividere quest'impressione con l'unica persona che pu capirla davvero. Poi, vorrei anche farmi una doccia. Ma questa non una necessit da bums. Andrea non in casa. Mentre siedo sulle scale, una ragazza bruna, dagli occhi incredibilmente belli, mi chiede di aspettare dentro da lei, che fa freddo. Dico di no, timidamente. Voglio essere solo, sentirmi un pochino come un vagabondo. Stay tramp, Dario - mi dico. Stay bum. Torna, lei. Con i panni lavati prima. Stavolta non mi guarda, passa oltre sorridendo. Sono solo, nalmente. Bum on the stairs. Quando Andrea torna a casa, sono innitamente contento di vederlo. Forse lui non lo sa, e forse nemmeno io lo sapevo prima di rivederlo, ma mi mancato come manca un fratello. Dopotutto vivere assieme crea un legame fortissimo, per un semi-nomade come me. Ceniamo insieme, pastina e cereali, nella miglior tradizione eco-pover-solidare. Andiamo in citt, inizia oggi la fete des lumires. Incontro di nuovo Natalia. Ed un abbraccio di una forza indelebile, quello che ci scambiamo. Anche 10

lei mi mancata fottutamente. Sempre bella, malinconica ma positiva, energica ma riessiva. La cattedrale di Saint Jean ci regala uno spettacolo di luci strabiliante. Incantati, torniamo a casa nel gelo, in metro. A Descartes c' una soire, incontro tante persone che conobbi nello scorso anno, tutti mi salutano come se fossi Lucio Dalla dopo il suo periodo buio, un star decaduta. Mi vogliono trattenere con loro, ma vado a dormire. Per terra, nel mio sacco a pelo. Non sapendo che al risveglio, accanto al mio orecchio, non pi conigli n ratti, ma ci sar la neve.
Lyon, Sabato 8 Dicembre

E' il caso di fermarsi, alle volte, nel raccontare. Fare un bilancio, anche se questa espressione non mi mai piaciuta. Tutto questo forse soltanto uno scappare. Lo mascher un po' di cercare, ma in buona parte scappare. Me ne accorgo quando mi sorprendo infastidito dal dover organizzare il mio tempo qui. se uscire con qualcuno, o qualcun'altro. Forse quello che sto facendo scappare da uno stile di vita fatto di pianicazione, di doveri e organizzazione, di responsabilit. E' vero che allo stesso tempo cerco. cerco ci che voglio, 11

ci che davvero oggi mi fa stare bene. Cerco di capire cos'. Ieri stata una serata tranquilla: vecchi amici, riso e alcool, a casa di Julien. Ho rivisto Massi dopo tanti mesi, ed anche l, ho realizzato quanto mi fosse mancato in tutto questo tempo. Quell'intesa unica degli italiani che fanno amicizia all'estero, le battute, le risate, la botta. Oggi una giornata grigia. Mi fa piacere che tutti, qui, siano entustiasti della mia avventura. Si riconoscono nel desiderio di una vita pi selvaggia, pi a contatto con i problemi veri, con la natura e la strada. Dopo un po' tendono a trasformarmi in una macchietta, vero, ma cosa importa. Cos divento lo stoppeur, con un termine che mi piace molto. Mi disegnano addosso un'immagine da avventuriero, ch' un po' falsa, ma mi piacerebbe fosse vera.
Lyon, Domenica 9 Dicembre

Ieri ho deciso che questo il mio ultimo giorno a Lione, almeno per questo giro. Ho rivisto Alex, dopo i divertenti mesi di San Diego, e mi ha proposto di alloggiare da lui a Parigi, per realizzare l'impresa Capitale-Capitale in 12

autostop. Dico s, senza esitazioni. Domani vado verso Nord. Quindi, preparativi: un cartello, una mappa, lo zaino. Cartoline da spedire, francobolli. Quello che non ho. Quel che non mi manca.
Lyon, Luned 10 Dicembre

Tra pochi minuti sar sulla strada per Parigi. Emozione, di nuovo. Mi son svegliato tardi, fa freddo. Stanotte ho sognato mio padre. Ho sognato Nico e Giansanti. Ero andato a letto contento, perch ieri sera qualcuno mi ha scritto, traducendo da un incerto francese: ti aspetto, quando vorrai tornare. Ed quello che ogni buon bum vorrebbe sentirsi dire. La sensazione di un abbraccio caldo che ti catapulta con dolcezza nella notte.
Paris, Luned 10 Dicembre

Entro a Parigi a bordo di una Twingo, in compagnia di una coppia sposata di mezza et, francese. Lei timidissima, lui serioso, ma mi d dei consigli da padre, sul mondo della ricerca, sulle scelte da fare nella vita. Lavora nell'aministrazione pubblica, ed ha amici inuenti. 13

Mi chiede come si vive a Roma, hanno una glia che vorrebbe studiare l'Italiano, dopo aver nito la Prpa a Nantes. Mi orono il pranzo a Ikea, una quarantina di chilometri fuori Parigi, e mi portano no a Porte d'Orlans. Con tutto il peso sulle spalle, vado subito a Notre-Dame. La citt , ancora una volta, bella e fredda. Bella, ma bella. Nella notte esco da solo, cammino lungo tutto il quartiere latino. Notre Dame oscura ed imponente, brilla di un'aura misteriosa. Undress like a princess - dice un manifesto pubblicitario. Head North, again - mi grida un vecchio di colore per dirmi addio. Ho un koala appeso allo zaino, e un cartello sulla mia schiena che porta ancora la scritta Paris. Al buio, questa citt si mostra senza veli. Di un romanticismo scolpito nella pietra, nel marmo, nell'oro. Siedo per terra, sull'umido scalino che d le spalle alla Porte du Louvre, e guardo verso le piramidi di vetro. La piazza buia, dal vetro s'intravede anche da qui una cerimonia di donne arabe e uomini inglesi in smoking. All'orizzionte, la Tour Eiel brilla d'arancione e spara i suoi raggi nel buio. La stanchezza mi china il capo. Il mio riesso, nell'acqua bassa che circonda la piramide pi grande, biondo pi dell'oro. Pi dell'oro. 14

Paris, Marted 11 Dicembre

Poggio il mio zaino per terra, sullo scalino umido della Madeleine. Ne ascolto il tonfo. L, lei. D'oro e capelli, ombra e mistero. Uno zaino pi piccolo del mio, occhi pi piccoli e pi chiari dei miei. D'un tratto si volta, e senza sorridere mi chiede: t'es franais? Ch'ui Italien, - rispondo - un petit Italien qui roule et roule - sorrido. Ora, anche lei sorride, senza mostrare i denti. Qui roule comme une voiture, ou qui roule comme la vie qui roule? La bellezza della sua domanda mi irrigidisce. Qui roule tout seul, comme la Seine ou le Rhone, pas plus que a. Tira fuori dalla tasca del giubotto un pacchetto di Lucky Strike. Tu fumes? - domanda senza guardarmi. Parfois - dico - je change toujours ma reponse cette question. Rivelando tutte le dicolt di chi ha imparato una lingua imitandone i suoi e gli umori, senza curarsi della grammatica. Mi porge la sigaretta. Per la prima volta ride. Bref, racontes-moi ton histoire. Torna seria. E la racconto, la mia storia. La mia storia di camicie 15

mai usate e fratelli dimenticati sul calendario, di rondini che sorano il pelo dell'acqua e formiche che passeggiano in riva al mare. Ma lei gi la conosce, questa storia. Attetamente ascolta, e i suoi occhi, che ssano l'angolo tra la piazza e l'Avenue Gabriel, sanno gi tutto. E questo tutto nisce con stop, emblematicamente. Et me voil, je fais que le stop. Pas mal - sempre guardando altrove, sentenzia, nell'ultimo sbuo di sigaretta. Alors que toi... - riprendo in tono curioso e divertito. E lei racconta la sua, di storia. Mentre tortura i resti della sigaretta sul marmo, mi parla di una nonna con il fucile in mano, di Gabriel Peri e del teatro di Bretagna. Ma io la conosco gi, quella storia. Fino a negli angoli in cui si incrocia con quella di Clment, di uno scodinzolante Freak e precipita sulla route. E cos nisce, come ogni buona storia dovrebbe nire. Et l ch'ui sur la route. Rimaniamo per qualche istante a ssare nel vuoto, ciascuno dal suo lato, sospeso nei propri pensieri. Bon, bah moi je vais Montmartre. 16

Voglio vedere il tramonto dal Sacre-Coeur. E so ch' venuto il momento di andare, come sempre viene per me. Moi je vais Evry, je prends le RER Chatelet. Bon, bonne route alors. La guardo imboccare l'Avenue de l'Opra, senza voltarsi. E penso che non so nemmeno come si chiama. Questo mi diverte, tipicamente da stoppeur - mi dico. Penso che bello che sia io a restare qui fermo, in piedi di fronte alla Madeleine, mentre lei va a Sud, probabilmente su quella strada che dovr fare io stesso domani. Penso ai gabbiani che volano sui fori, a Roma, ai pappagalli che schiamazzano a San Paolo. Penso al ratto di Anne Lise, o come si chiama. Al coniglio di Mary, o chiss come si chiamava anche lei. Penso a me. Penso alla strada. Che sempre ti fa incontrare i fratelli da cui la vita ti ha separato. Ad un incrocio, e poi di nuovo via. Per sempre. Gambe in spalla. Stay bum - dico, a m di saluto. E so gi che questo rester il mio saluto di stoppeur per molto tempo. Stay bum. Seduto, nalmente al caldo, nella Basilica del Sacro Cuore. Immenso, splendente, sul fondo 17

dell'abside, il Santissimo Sacramento. Pi in alto, Ges apre le braccia come se facesse per abbracciare qualcuno che si trova al centro della chiesa. Una lunghissima camminata, dalla rive gaulungo Rivoli, attraverso il Louvre e no a Montmartre, mi ha portato qui. Nel punto pi alto di Parigi.
che

Il freddo del nord, la solitudine, tutto questo mi rende fragile e felice. Tremo di una gratitudine inspiegata, ancora, senza possibilit di equivoco. La chiesa si rivela ai miei occhi e alle mie mani spezzate come il luogo caldo per eccellenza. Qui, in un modo o in un altro, il viaggiatore infreddolito trova il silenzio caldo di ogni casa accogliente. Fuori, tutto un brulicare di uomini. Ovunque, da ogni direzione, l'uomo. Ai piedi della scalinata, i bambini dell'asilo, in ricreazione, fanno lo stesso rumore delle scimmie in uno zoo. Il cielo azzurro e terso, oggi su Parigi. I passanti insolitamente gentili e chiacchieroni. Qualcuno mi racconta dei famosi lilla di Aznavour, della vera Bohme. Una signora mi spiega che Parigi una scommessa su s stessi.

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Con gli ultimi cinque euro in tasca, quando attraverso Place de Clichy, una ragazza coreana mi chiede qualche soldo per mangiare. Pi rocambolescamente di me, arrivata tra treni e passaggi senza nulla, dice. Sembra sincera, non insiste e non parla se non per rispondere alle mie domande da stoppeur curioso. Il suo inglese metallico ma preciso, le guardo le mani , rosse per il freddo. Met e met - le dico. I gotta eat with these too - sorrido. Giunge le mani, sorride e se ne va. Pi in basso, verso Saint Lazare, prender una baguette tradition, che costa poco e non tradisce mai. Il sole quasi si eclissa, capisco che ora di andare. Passando di fronte al Moulin Rouge, m'incammino di nuovo verso Sud. E' questo il punto pi a Nord su cui abbia messo piede nella mia vita. Il punto pi alto di questo viaggio - il Sacro Cuore. Ed forse davvero questo il punto pi alto di ogni vero viaggio - il Sacro Cuore. Nella sera rivedo Alix e Baydir, in dierita. Domani sar sulla strada, verso Lione. Per seguire la mia stella. Buona o cattiva che sia.

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Beaune, Mercoled 12 Dicembre

Sull'autostrada, con Pierre, un signore di mezza et di Nizza, che ho acciuato ad Evry Courcouronnes, ad un'area di servizio Total. Oggi stata dura. Alle dieci ero sulla strada, ma a Porte d'Orlans nessuno si fermava; dopo un'ora e mezza cambio posto, incontro due ragazzi italiani, lei di Roma, lui di Sanremo. Per un po' li seguo, ci parlo, dopo capisco che non a Porte d'Orlans che trover il mio passaggio, oggi. Decido di abbandonarli, e di prendere l'RER no a Evry, in banlieu, e buttarmi sulla A6 vicino all'immenso IKEA. E' l che trovo Pierre, con la sua Citron Xsara, che mi sta conducendo a Lione nel crepuscolo. Arrivato a Parigi in aereo per ritirarla, lui la denisce una buona occase, mentre la porta a casa, in un paesino vicino Monaco. Dormir in albergo a Lione, contento che io conosca bene la citt. L'indomani partiamo assieme - mi propone - verso le dieci, verso Nizza. Lo ringrazio, ci chiacchiero a lungo, tagliando la Francia a met, tra l'Auvergne e la Bourgogne, tra le pianure innevate e i umi in piena. Lavora nel giardinaggio, Pierre, ma per tanti anni ha fatto il Professore di Geograa e Storia al liceo 20

ed alle scuole medie. Una vita impossibile, in continuo conitto con la burocrazia e gli altri colleghi. Adesso si sente pi libero, in campagna con sua moglie ed una vita a misura dei suoi desideri. Ha delle idee abbastanza elaborate, sulla politica in Francia e la decadenza della democrazia in Europa. Mi parla a lungo della rivoluzione francese e di quella russa. Mi chiede di Berlusconi. Mi racconta dei rave parties degli anni novanta, degli acidi e di quelli che abusavano di ecstasy. A tratti rimaniamo in silenzio, a tratti accende la radio, ed un pezzo di Yves Montand si dissolve nella nostalgia dell'inverno transalpino.
Nice, Gioved 13 Dicembre

Il tempo corre, ed i diari si intrecciano. Per strada scrivo su un taccuino di viaggio. Quando posso fermarmi con calma scrivo su un quadernino rosso. Cos, ho due diari di bordo paralleli ed incrociati. Sono stati giorni densi e stancanti. Parigi Lione stato un viaggio veloce e non faticosissimo, tra Pierre ed il suo socialisme bourgeois. Ma le lunghe camminate parigine mi hanno sancato. Lione - Nizza altrettanto veloce, e Pierre 21

mi delizia con le sue conoscenze di geograa e gastronomia del sud della Francia. Fa freddo, sotto la pioggia, a Nizza. Scrivo ed invio delle cartoline, spendendo gli ultimi spiccioli che mi erano rimasti nelle tasche. Con grande stupore, mi accorgo di aver lasciato un euro e cinquanta nel marsupio. Potrei compraci la mia classica tradition, ma preferisco rimandare, ho ancora delle gallette di riso che mi ha dato Andrea, nello zaino. Sono sotto un portico, accanto all'Hotel de Ville. Alla mia sinistra un barbone biondo, dietro di me quella che sembra una gang di teppisti di colore, che battibeccano tra loro. Io sono seduto ad un tavolo ricavato dalla sezione lucidata di un grande albero. Decido di spostarmi, fa troppo freddo e c' tanta umidit. Una chiesa quello che ci vuole. Ed eccomi, in questo territorio casalingo. Caldo, come sempre. Seppure una fastidiosa registrazione danneggiata di cori gregoriani rovini l'atmosfera creata dalle luci gialle ed i dipinti sacri. Ancora, rietto sul signicato che le chiese hanno avuto in questo mio piccolo viaggio. Forse proprio questo che vuol dire: essere accolti nella casa del Signore. 22

Qualcuno dir che un centro sociale la stessa cosa, se non meglio. Ma a me la parola sociale non piace molto, e poi il profumo, l'atmosfera triste della chiesa mi fa tornare bambino. Penso alla lettera che ho inviato qualche giorno fa, alle cartoline ed ai messaggi. Penso al ruolo fondamentale delle relazioni umane in una vita come la mia, in momenti in cui perdo la strada. Penso alla strada tutta. Per un attimo, sono contento di essere davvero solo, in un certo senso. Sento la leggerezza che mi d sapere che nessuno, in questo momento, sta pensando a me. So che domani sar dura, trovare un buon passaggio, ma soprattutto un posto dove dormire. Nonostante qualche risposta, qualche messaggio, cordiali e sinceri, sono solo sulla strada. E questo, di nuovo inne, vuol dire: sono lasciato alla parte sincera di me stesso. Sono grato.
Nizza - Sanremo - Genova - Massa, Venerd 14 Dicembre

Costretto ad andare a Nord, prima di beccare un passaggio che mi porti a Est verso l'Italia. In una Nizza piovosa ma bella, molto italiana per forma e costituzione di abitanti 23

Oggi non ho un programma preciso. Il mio reale obiettivo Firenze, in verit. L avrei almeno due posti dove poter dormire. La mancanza della pelle, per un attimo sento, ma non ne soro. Ieri ho conosciuto Clementina, che di Aosta e studia le onde giganti, e Laura, che suona il violonecllo ed ha gli occhi azzurri azzurri, un leggero accento milanese. Mi chedo quale sia la mia distanza reale dalle relazioni sociali, dal meccaniscmo in cui queste crescono, si raorzano, si spezzano. Penso alle domande senza risposta, alle cose scritte di corsa sul muro, o su un fazzoletto, o sulla mano. Al possesso, penso, alla meccanicit del sesso fatto e di quello immaginato. All'essere soddisfatti, o insoddisfatti. Contenti Leggo Simenon, e sono sulla strada. Ancora. Sul treno Ventimiglia - San Michele, preso a Sanremo, dicile scrivre. La carrozza traballa, fa rumore. alla stazione il ritardo era di mezz'ora. Sono circondato da gente che avrebbe dovuto prendere un intercity per Milano. Stamane sono partito da Nizza verso le dieci, due cileni mi hanno accompagnato a Ventimiglia, l un francese con la madre mi hanno lasciato 24

a Sanremo. E' stato un grave errore non farmi lasciare a Bordighera, dove c'era una stazione di servizio. Al casello di Sanremo non passa nessuno. Inne un ragazzo di colore, che era andato a Torino ma aveva dimenticato le chiavi di casa a Bordighera, mi porta alla stazione in compagnia dei suoi teneri e vivaci cagnolini neri. Mio padre mi chiama, per trovare un treno che mi porti in serata a Roma, visto che a detta sua tutte le autostrade sono bloccate dal maltempo. Non ci credo, ma inspiegabilmente, impigrito e stanco, cedo. Alla mia destra c' il mare, un Tirreno azzurro chiaro, sovrastato da un cielo grigio e piovoso. I treni regionali - penso. Quanti ricordi mi portano alla mente. Questo ballonzolare, questi sedili... penso al Messina, a Tipi. Sembrano passati tanti anni, ed in eeti ne sono passati almeno cinque. Inne, nisco cos. Io su un treno che va veloce nella sera, assopito, ad ascoltare Chopin. Finale di un vecchio lm. A Genova c'era la neve, tutto era bloccato e tutti correvano. 25

porto scritto da una parte. E' forse questo un miracolo? O piuttosto una misera serie televisiva in cui tutti ridono alla stesse battute?
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I want my life to be a fucking miracle to share

Deluso, con lo sguardo contro il senso di marcia del treno, fatico a tenere la penna in mano. Ancora una volta ho perso, mi dico. Anche se non del tutto, ma me ne vergogno un po'. Vince mio padre, che stasera dormir tranquillo sapendomi a Roma e non sulla strada sotto la neve, a rischiare un gelone. Vincono tutti quelli che credono che la vita vada protetta e congelata, ibernata, curata, difesa e non invece rischiata, gettata contro vento, tuata nei laghi infuocati delle circostanze, lanciata attraverso la amma, gridata in faccia alla paura. Ch la vita si difende da sola, loro, quelli che cercano la tranquillit che gi hanno, evidentemente non l'hanno capito. Si illudono di poter curare qualcosa che talmente grande che si prende cura di loro stessi in ogni momento. Ma oggi, loro vincono. Nella mia resa, dovuta alla stanchezza del mio spirito. Dovuta ad un cedimento della voglia di andare. Oggi io perdo, e non ci sono scuse. Perdo. E non ci sono scuse. Cos nisce il mio viaggio. 26

Tra qualche tempo, ricomincer. Lo specchio nell'ulivo dar la sua sentenza.

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