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E giusto che la donna abbandoni il lavoro per dare uneducazione ai figli

Mamma o donna in carriera?


Conciliare le due vite diventa sempre pi complicato e quindi d'obbligo trovare un equilibrio facendosi aiutare da persone o istituzioni che badino ai figli, senza per questo per trascurarli. Sia che si tratti di un asilo nido o della scuola materna, sia che si tratti della baby-sitter o anche soltanto di altri parenti disponibili, la mamma in carriera deve comunque fare i conti con le esigenze dei bambini, che, a qualsiasi et, possono metterla davanti a scelte obbligate, a ricatti o a sensi di colpa. Sebbene ogni madre che lavora possa avere sensi di colpa, in realt a volte sono 'superflui' perch non c' alcun motivo di averne. Basta sapersi regolare e riconoscere i limiti di ingerenza del lavoro nella vita privata. Queste le situazioni pi comuni che si presentano alle mamme e le riflessioni sui comportamenti che ne conseguono.

A casa con i nonni: i nonni sono un punto di riferimento all'interno di ogni famiglia e sono una grande risorsa quando ambedue i genitori lavorano. E' naturale che i bambini siano molto affezionati ai nonni, anche perch con loro possono fare tutto ci che i genitori gli proibiscono. Non per questo per la mamma deve sentire in pericolo l'affetto del proprio bambino. I bambini sanno bene che l'educazione viene dai genitori e sanno anche molto bene che con i nonni possono 'sbizzarrirsi' senza dover temere rimproveri o punizioni. La baby-sitter, quest'estranea: spesso si pensa che la baby-sitter comunque una persona estranea alla famiglia, quindi si teme che possa accudire male i propri figli. In realt, la mamma, anche se inconsciamente, vede nella baby-sitter una rivale che si contende l'amore dei figli. Invece, dovrebbe andar vista per quello che : una sostituzione temporanea di se stesse, che non va sicuramente rimproverata o giudicata, soprattutto davanti ai bambini. Il nido e la scuola materna: anche se spesso diventa una necessit, la mamma in carriera si sente enormemente in colpa per aver 'abbandonato' il proprio bambino all'asilo nido o alla scuola materna. Soprattutto se il bambino piange e si dispera per il distacco. Sebbene sia naturale che i bambini sentano il distacco, pur vero che all'asilo nido e alla scuola materna i bambini stanno con altri bambini, giocano, imparano a comportarsi e a confrontarsi con i loro simili. Insomma, ricordate che la scuola non un lager, ma un posto dove i bambini crescono e imparano a diventare grandi ed autonomi. L'assenza nelle date importanti: pu capitare che, ad un saggio di danza, alla recita natalizia, all'ultima partita del torneo di calcio, o in qualsiasi altra occasione importante per il proprio figlio siate impegnatissime per una riunione o un pranzo o un viaggio di lavoro. Se capita 'una tantum' pazienza, ci saranno altre occasioni, ma se questo capita molto spesso, conviene fare attenzione. Per i bambini estremamente importante fare 'bella figura' con mamma, dimostrarle quanto sono bravi e come la mamma pu esserne orgogliosa. Se mancate a queste occasioni una volta, sarete perdonate, se lo fate spesso o sempre, potreste ferirlo veramente.

La scala dei valori: la presenza in generale nella vita dei vostri figli senz'altro fondamentale per loro. Se i vostri impegni di lavoro non vi permettono di dedicare loro molto tempo, almeno cercate di sfruttare i momenti di libert per recuperare. I bambini un po' pi grandi spesso rimproverano alle proprie mamme di pensare prima al lavoro. Dimostrate loro che non vero dedicandogli, nel tempo libero, pi attenzione, chiedendogli, ad esempio, di raccontarvi la sua giornata, aiutandolo a fare i compiti o semplicemente giocando con lui anche se siete stanche. Insomma, se non c' la quantit, almeno rifatevi con la qualit del tempo speso con lui.

Pil, madri a casa coi figli e la vera ricchezza


45 commenti LA LETTERA DEL GIORNO Gentile Direttore, sono una donna di 35 anni, laureata, tre figli, a casa dopo il terzo. A casa per scelta, come tante mamme della mia et. Sono stufa di sentire donne (eh s, purtroppo soprattutto loro), recentemente anche sull'Adige, spiegarmi che sono un fallimento per la societ. Io mi ritengo invece un ottimo investimento per la societ: magari non genero un virtuoso giro di soldi economicamente rilevante (donna che lavora, stipendio girato ad asili nido e relative cooperative, donne delle pulizie, baby sitter ecc ecc), per i miei figli sono sereni perch io lo sono, posso seguirli adeguatamente e quotidianamente senza sentirmi in colpa perch sottraggo ore al lavoro. Naturalmente non ho la certezza che questo far di loro persone pi felici o migliori, ma ritengo comunque che l'educazione dei figli sia, oltre che un piacere e dovere personale, anche un dovere sociale, il miglior contributo che possiamo dare al mondo, e sta ad ogni singolo genitore scegliere come dare questa educazione, senza doversi sentire in colpa perch non contribuisce al Pil. Aggiungo che, pi o meno dagli stessi pulpiti, arriva regolarmente la reprimenda alle mamme che lavorano: figli abbandonati a se stessi, i genitori pensano solo a lavorare e li mollano davanti alla TV ecc... insomma, noi mamme sbagliamo sempre. Se lavoriamo siamo assenti, se stiamo a casa siamo fallimenti!!! Ma che volete da noi??? Vea Carpi - S.Orsola, val dei Mocheni RISPOSTA DEL DIRETTORE frutto di una concezione vecchia, ideologica e non corrispondente alla realt, il teorema che la donna realizzata e produce valore solo se va a lavorare fuori di casa, percependo uno stipendio. Si basa sull'idea che vale soltanto ci che monetizzabile, fa crescere numericamente il Pil, incide sulle statistiche dell'occupazione. In realt, il prodotto interno lordo generato da chi sta a casa ad accudire ed educare i figli, uomo o donna che sia, enorme, pur sommerso e non considerato. E non si misura solamente con l'indice di felicit che genera, ma proprio economicamente, visto che l'educazione dei figli il patrimonio pi grande che si possa produrre per le prossime generazioni. Di fronte al disastro antropologico in cui si dimena il Paese, con schiere di orfani di fatto tirati su dalla televisione e dalle scatolette di surgelati, abbandonati alla piet di qualche anziano parente o altrimenti parcheggiati a casa da soli, nella tristezza pi assoluta, decidere di dedicare una parte della propria vita ai figli, alla loro cura e alla loro formazione, la scelta pi responsabile ed intelligente che una famiglia, potendolo fare dal punto di vista economico, riesce ad esprimere. Un vero welfare a favore della donna (e della famiglia) deve mettere nelle condizioni le persone di poter avere figli, e stare a casa se lo vogliono. Cio rinunciare al lavoro esterno, anche per alcuni anni, per dedicarlo ai figli e alla loro crescita. Non serve dover assicurare uno stipendio per forza alle madri che stanno a casa: basta usare la leva fiscale. Chi decide di stare a casa senza stipendio per accudire i figli, deve poter godere di deduzioni fiscali familiari rilevanti. Oltre alla possibilit di assentarsi dal lavoro per periodi prolungati senza venir penalizzati poi, al momento della ritorno sul posto di lavoro. Il vero fallimento per la societ sono i figli cresciuti senza nessuno al fianco, incapaci di affrontare la vita perch non hanno avuto un'educazione, anche severa, e la percezione di crescere con qualcuno al fianco. Non un amico, ch il genitore non deve

essere un amico. Ma un padre o una madre, che gli trasmetta un esempio e dei principi solidi, che lo aiuti ad affrontare le difficolt, ma soprattutto a imparare a camminare con le proprie gambe. Il vuoto di molta parte delle ultime generazioni figlio di padri e madri assenti, dediti a lavorare fuori casa con uno stipendio a fine mese, ma incapaci di fare la scelta - se necessario e possibile - di stare con i propri figli. E tanta infelicit, camuffata dai ritmi frenetici e dal giudizio sociale di realizzazione avvenuta, di molte donne e molti uomini deriva dalla frustrazione di non essere stati capaci di fare il pap o la mamma. Questi sono i veri danni economici che gravano poi sulla societ e la sua tenuta per gli anni a venire. Non il fatto che una madre di 35 anni, laureata, a casa con tre figli, abbia scelto di fare la mamma a tempo pieno. Quello di cui ci si dovrebbe vergognare invece che purtroppo non tutte le donne possono farlo, perch non sono messe nella condizione di farlo. A questo dovrebbe pensare la politica. E a riconoscere il ruolo sociale ed economico di chi fa la mamma, e il suo lavoro lo svolge quotidianamente dalla mattina presto a notte fonda dentro le mura di casa. Penso che moltissime donne sarebbero ben liete di starsene a casa ad occuparsi della famiglia. Purtroppo sono gli stipendi dei loro mariti (ormai miseri in quasi tutti i settori) ad impedirglielo.

Il lavoro della donna coniugata Nell'odierna societ sono cambiati certi criteri del tradizionale ruolo familiare e sociale della donna: essa oggi riceve una preparazione scolastica eguale a quella dell'uomo, e i mutamenti socio-culturali del nostro secolo le hanno aperto tutte le porte delle pi diverse professioni. La stessa mentalit corrente, d'altra parte, induce a prestar maggior considerazione a chi, uomo o donna, esercita una professione ben retribuita e socialmente stimata: per questo molte casalinghe accusano un complesso d'inferiorit, che pi o meno si esprime cos: "Io non lavoro, io sto in casa...". Le cure domestiche, infatti, non sono apparentemente produttive di ricchezza, mentre un'attivit extradomestica consente di contare su un guadagno sicuro, e talvolta consistente. Nell'attivit professionale tutto stipulato per contratto e pianificato; il lavoro domestico non lo si pu pianificare col medesimo rigore, non ha orario, n ferie pagate, n offre possibilit di carriera e qualche volta non molto considerato nemmeno in famiglia. Vi coinvolta l'intera personalit della donna, che deve esprimersi in vari compiti e funzioni: sposa, madre, educatrice, direttrice di casa; nell'attivit professionale, invece, generalmente si svolge un solo ruolo, che per lo pi non coinvolge emotivamente e affettivamente. Oggi sempre pi frequente trovare la donna sposata col "doppio lavoro" lavoro domestico e attivit lavorativa esterna , e a lei tocca congegnare con sacrificio e difficolt casa e lavoro. Ci le pone una serie di problemi che si riflettono sulla famiglia; sempre pi le si richiedono prudenza ed equilibrio, per saper assumere le decisioni personali pi opportune e sagge che influiscano sul destino suo e su quello dei suoi familiari. L'attivit lavorativa extradomestica e la conduzione della casa non vanno visti in termini conflittuali, ma nell'ottica dell'armonizzazione. Le esigenze dell'odierna societ, la congiuntura economica difficile spesso fanno s che la donna sposata debba

lavorare anche fuori casa. Vari sono i motivi che possono indurla a questa decisione; ricordiamone alcuni. 1. Necessit di ordine economico. Tra queste va compreso pi spesso di quanto non si pensi il comportamento di certi mariti che usano il denaro come mezzo per esercitare sulla moglie un indiretto dominio e controllo. Quel lesinare il denaro, o darlo col contagocce, esaspera molte donne, che scelgono allora il lavoro extradomestico per trovare condizioni di indipendenza economica. 2. Autentica "vocazione" professionale, in alcune persone molto marcata e sostenuta da adeguati studi e qualifiche. Penso a molte donne medico, insegnante, manager o conduttrici di imprese artigianali, e via discorrendo, che esplicano con competenza e straordinaria dedizione attivit in cui sviluppano tante attitudini personali, al servizio autentico della societ. 3. Oggi sempre pi numerose, per, sono le donne sposate che, pur non rientrando nelle condizioni sopra citate, cercano un lavoro qualsiasi fuori casa per il desiderio di conseguire le gratificazioni prodotte dal fatto di cambiare ambiente o per bisogno di evasione dal lavoro domestico, cos rutinario. Certo in tale atteggiamento anche compresa la ricerca di soddisfazione per la maggiore disponibilit economica che ne segue. Molte donne preferiscono l'attivit professionale alla maternit, non hanno figli perch non vogliono smettere di lavorare, oppure avvertono il peso delle ingiuste pressioni dei datori di lavoro che non desiderano assenze prolungate per maternit. Quelle donne in tal mondo non solo creano un disordine morale in s stesse, ma si procurano sicura solitudine per il futuro, con la connessa infelicit. Una soluzione, al momento piuttosto utopistica, consisterebbe nel potersi dedicare a un lavoro extradomestico prima di avere figli, e di poterlo poi riprendere quando i figli siano cresciuti. Altra buona soluzione sarebbe anche quella di trovare un'attivit parttime che consenta alla donna maggior respiro, oppure un lavoro da poter svolgere in casa. La donna deve poter compiere scelte libere, senza costrizioni di nessun genere; se sa amare, capisce molto bene di essere pi difficilmente sostituibile in casa che nell'attivit professionale. Certo non vanno ignorate le pressioni dell'ambiente e le manipolazioni dei mass media, che esaltano le "donne in carriera" con le intuibili conseguenze sulle persone pi fragili o meno preparate. La donna pi importante per la famiglia che per l'attivit esterna: ecco il criterio che deve presiedere alle sue decisioni; sapr stare dove pi necessaria, dove la sua assenza causi minori problemi. Va tuttavia sottolineato che compito della donna nella famiglia di "dirigere la casa": le circostanze cambiano col tempo, a mano a mano che i figli crescono, e variano secondo le circostanze personali e del lavoro del marito.

La donna che esercita la professione di casalinga deve sentirsi e, se lo vuole, veramente la direttrice del focolare domestico; la sua funzione si esercita su tre livelli: compiti domestici, convivenza, educazione. L'influenza del suo lavoro direttivo come padrona di casa tale che ne deriva lo stile di vita della famiglia, gradevole e attraente, oppure trascurato e sciatto (e l'ambiente positivo e allegro, ricordiamolo ancora, quello pi propizio a un'efficace educazione). Di solito i compiti domestici sono quelli pi pressanti e assorbenti, ma non sono i pi importanti, malgrado le apparenze. Come vedremo pi oltre, il lavoro della vera conduttrice di casa non tanto importante per il saper fare, quanto per il far fare, per l'insegnare a fare, sapendo ottenere la partecipazione libera e attiva degli altri membri della famiglia.