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Interpretazioni stoiche ed epicuree in Servio e la tradizione dell'esegesi filosofica del mito e dei poeti a Roma (Comuto, Seneca, Filodemo), I

ALDO SETAIOLI
[Part I] Though the philosophical interpretations contained in the Corpus Servianum mostly reflect the Neoplatonic doctrines prevailing at the time, several instances of Stoic and Epicurean exegesis can also be detected. It remains to be seen to what extent they can be traced to the previous exegetical tradition. According to the Stoic writer Annaeus Cornutus, the original myth, which conveyed profound wisdom, had been defaced and disfigured by poetry, which treated it as fiction and altered it to suit literary purposes. Accordingly, philosophical exegesis must be applied to the original myth reconstructed from various sources - - including poetry - - , not to poetry itself. Opinions differ as to the extent to which this idea of Cornutus's reflects the theories of Old Stoicism. In later Stoicism such exegesis was certainly applied directly to Homer, and there is reason to believe that even in the Old Stoa philosophical interpretations of myth and poetry coexisted. Cornutus's antagonistic attitude to Virgil is consistent with his ideas about poetry: by introducing new inventions into the myth, Virgil m o v e d still farther away from the original w i s d o m contained therein. Seneca's stoicism was m u c h less dogmatic than Cornutus's. Though he recognized philosophical exegesis of both myth and poetry as a current practice in his philosophical school, he rejected both, considering it all but impossible to retrace any fragment of the original wisdom, even in the most ancient poets. Seneca's influence on the Virgilian scholiasts was negligible; and although they were acquainted with Cornutus's comments, they were unable to detect their philosophical foundations. [Part II] In the Corpus Servianum the pervasive idea of poetica Iicentia may be traced back to Old Stoicism, and the two levels of Stoic exegesis - - as applied to myth and to poetry - reappear. With one exception, however, only the most general and elementary tenets of Stoicism are discovered in Virgil. As for Epicureanism, the scholiasts knew about y o u n g Virgil's Epicurean studies. Their Epicurean interpretations, however, are more difficult to trace back to a previous Epicurean exegesis. Contrary to an opinion widely held in antiquity and still accepted by some scholars, Epicurus probably never recognized any link between his philosophy and Homer. Philodemus, however, considers him an ethical and political guide in his work On the Good King according to Homer, though he did not make the poet into an Epicurean philosopher. Only a faint trace of previous Epicurean exegesis can be detected in Servius.

Aldo Setaioli, Universita degli Studi di Perugia, Dipartimento di Filologia e Tradizione Greca e Latina, Via del Verzaro 61, 1-06123 Perugia, Italy.

International Journal of the Classical Tradition, Vol. 10, No. 3, Winter 2004, pp. 335-376.

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He was, however, well aware of Lucretius's profound influence on Virgil. Though only general and elementary Epicurean doctrines are found in Servius, Epicurus's theory of the gods' indifference to our world enables him to grasp the very real, though covert, pessimistic strain underlying Virgil's poem of Providence.

1. Le interpretazioni stoiche ed epicuree nel quadro esegetico del Corpus Servianum


Gia pih volte in passato ho avuto m o d o di accennare ad alcuni fra i principali caratteri del c o m m e n t o di Servio a Virgiliol; m a n o n sara male, p r i m a di iniziare la nostra indagine, richiamare ancora, brevemente, alcune delle peculiarita che lo distinguono. F o n d a n d o s i sul confronto con il p o c o che resta del c o m m e n t o di Elio Donato, Heinrich N a u m a n n 2 conclude che il nostro scoliasta abbrevia, traspone, fraintende e introduce errori nel materiale donatiano. N o n 6 tuttavia negabile che il Corpus Servianum rappresenta il collettore in cui confluisce b u o n a parte della precedente esegesi virgiliana, che senza di esso sarebbe andata irrimediabilmente perduta. Giorgio Brugnoli 3 ritiene g i u s t a m e n t e che Servio e l'altro c o m m e n t a t o r e della silloge, il c o s i d d e t t o Servio Danielino, si siano proposti l'intento di operare una "sistemazione globale" del materiale esegetico pi6 antico; ma occorre specificare che il criterio seguito n o n 6 tanto quello della selezione critica, quanto piuttosto quello dell'accumulo 4 e della stratificazione, tanto che n o n 6 difficile incontrare nella silloge serviana interpretazioni diverse e talora opposte di determinati passi virgiliani, risalenti con ogni probabilita ad e p o c h e e indirizzi esegetici differenti s . L'interesse degli studiosi 6 stato dedicato in gran parte ai difficili p r o b l e m i della tradizione del Corpus Servianum, m e n t r e m i n o r e attenzione 6 stata rivolta a quelli, n o n m e n o interessanti, legati al contenuto; e ci6 6 v e r o in particolare per i n u m e r o s i scoli che trattano questioni di carattere filosofico6 . Servio era si u n grammatico, ma questa professione n o n p u b essere ridotta nei limiti suggeriti dal significato o d i e r n o della parola 7. Attraverso la lettura di Virgilio il grammaticus si p r o p o n e v a d ' i n s e g n a r e ai discepoli tutto lo scibile, o almeno di fornir loro una p r i m a presa di contatto con le principali tematiche dell'intera tradizione culturale. Le traduzioni dei testi greci e latini citati nelle note sono riunite alla fine di ciascuna delle due puntate in cui 6 diviso il lavoro. Per comodita di consultazione l'elenco completo delle opere citate compare in calce alla prima puntata (oltre, pp. 372-376). 1. Cf. Setaioli 1998, 151-179 (= Cap. VIII: "Filoni interpretativi nell'esegesi tardoantica delle Georgiche", lavoro pubblicato per la prima volta nel 1977), con gli aggiornamenti (pp. 209210). In particolare 161-163 (esegesi stoiche ed epicuree delle Georgiche); 159-160 (poetica licentia ed eclettismo virgiliano); 169-171 e 174 (connessione con la scoliastica greca a Omero); 174-175 (interpretazione "fisica" delle divinita); Id. 1995, per le esegesi neoplatoniche e correlate. Naumann 1975. Brugnoli 1988, 811. Cosi giustamente Lazzarini 1989, 58. Cf. Setaioli 1995, passim. Del tutto insufficiente 6 Wallace 1938. Cf. Setaioli 1995, V e passim. Come fa p. es. Kaster 1980. La componente linguistico-grammaticale del commento, certamente essenziale, 6 per6 ben lungi dall'essere (come afferma Kaster 1980, 216), "much

2. 3. 4. 5. 6. 7.

the largest category of comment".

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Accanto alla r e v e r e n z a nei confronti di quello che da secoli era considerato il poeta nazionale e all'impegno degli ultimi rappresentanti dell'agonizzante p a g a n e s i m o di salvare l'eredit~ della cultura classica p o n e n d o l a sotto il patrocinio dell'autorita i n d i s c u s s a di V i r g i l i o s, f u r o n o s e n z a d u b b i o le e s i g e n z e d e l l ' i n s e g n a m e n t o a p r o m u o v e r e decisamente quella trasformazione del p o e t a m a n t o v a n o in u n sapiente universale, che p e r d u r 6 per secoli fino a tutto il M e d i o Evo. Le differenze, peraltro indubitabili, tra il c o m m e n t o di Servio e le t e n d e n z e prevalenti nei circoli degli ultimi intellettuali pagani, quali ci appaiono nelle opere di Macrobio, sono state forse esagerate da certa critica 9 , in q u a n t o sono d e t e r m i n a t e n o n tanto da diverse posizioni ideologiche q u a n t o dalle finalita concrete del lavoro esegetico serviano. I1 Virgilio macrobiano, enciclopedico w e infallibile 11, anzi al di sopra della c o m u n e u m a n i t a 12, 6 quello stesso che incontriamo nella silloge serviana 13 . Ma la necessita di mantenersi in stretto contatto col testo del p o e t a e di servirsene c o n c r e t a m e n t e n e l l ' i n s e g n a m e n t o fa s~ che il c o m m e n t a t o r e appaia pih sobrio e m e n o entusiasta di Macrobio. Da lungo t e m p o 6 stato osservato che m e n t r e Macrobio interpreta c o e r e n t e m e n t e Virgilio secondo le p r o p r i e convinzioni neoplatoniche, Servio ritrova nel poeta dottrine derivanti anche da altri indirizzi filosofici, ivi compresi lo stoicismo e l'epicureismo 14 . Ci6 corrisponde senza dubbio a verita, m a v a aggiunto che anche nel c o m m e n t o serviano le interpretazioni filosofiche di gran lunga pi6 s v i l u p p a t e sono quelle di matrice neoplatonica, o che c o m u n q u e si rifanno alla vulgata filosofica e culturale p r e v a l e n t e ai tempi dell'autore 15 . Le interpretazioni che si richiamano a quelle d u e scuole ben pi6 antiche p o n g o n o u n non facile problema, che ci a p p r e s t i a m o ad affrontare nell'indagine che segue: se cio6 la loro presenza sia d o v u t a esclusivamente alla necessita di istruire i discepoli su indirizzi di pensiero che tanta i m p o r t a n z a a v e v a n o rivestito nella cultura nazionale, o se possano in parte costituire l'eco lontana d'interpretazioni pih antiche di o r i e n t a m e n t o filosofico. Un'esplorazione di q u a n t o ci 6 noto della tradizione esegetica precedente si rende pertanto necessaria prima di affrontare in dettaglio le interpretazioni di carattere stoico ed epicureo che incontriamo nella nostra silloge. Occorre d u n q u e indirizzare p r e l i m i n a r m e n t e l'indagine nel senso di quella prospettiva diacronica che proprio in riferimento all'esegesi virgiliana antica 6 stata a u t o r e v o l m e n t e additata da Mario G e y m o n a t 16 . Prima di p r o c e d e r e occorre per6 dire ancora qualche parola sul carattere del sapere che il c o m m e n t o serviano attribuisce al poeta. Esso p r o p o n e u n Virgilio p a d r o n e 8. Cf. Setaioli 1998, 152. 9. Cf. p. es. Kaster 1980a, 255-258; Id. 1988, 172-176. 10. Cf. Macr. in somn. Scip. 1.6.44; 1.15.12; 1.15.5; Sat. 1.16.12; ecc. 11. Cf. Macr. in somn. Scip. 2.8.1; 2.8.8; ecc. 12. Cf. Macr. Sat. 1.24.13; 5.1.18; ecc. 13. Per l'enciclopedismo virgiliano cf. ad es. Serv. ad Aen. 6 praef, totus quidem Vergilius scientia plenus est, in qua hic liber possidet principatum eqs.; ad Aen. 2.148 variam scientiam suo inserit carmini. All'onniscienza di Virgilio si unisce una natura superiore all'umano: cf. Serv. Dan. ad Aen. 3.463 poeta divinus peritiam suam inventa occasione semper ostendit. 14. Sihler 1910, 10; Jones 1959, 93, rinuncia a sceverare e distinguere i vari apporti filosofici che confluiscono nella silloge serviana. Solo poche pagine (rispettivamente 146-148 e 148-152) sono dedicate all'epicureismo e allo stoicismo in Servio da Pel|izzari 2003. 15. Bastera rinviare a Setaioli 1995, la cui falsariga 6 largamente seguita dal breve aperr di Pellizzari 2003, 155-171. 16. Geymonat 1984, 257. Un importante ausilio 6 oggi rappresentato da Barabino-NazzaroScivoletto 1991-2000 (in seguito indicato con la sigla IVM).

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di tutte le scienze e di tutte le filosofie, ma ovviamente, per evidenti ragioni cronologiche, il M a n t o v a n o n o n p o t e v a essere considerato l'inventore e l'iniziatore di tutte le strade percorse dalla cultura antica, c o m ' e r a a v v e n u t o in Grecia per Omero. La sua scienza 6 limitata all'informazione17; n o n solo: l'enunciazione o i l riferimento ad u n a dottrina n o n c o m p o r t a n o n e c e s s a r i a m e n t e l ' a d e s i o n e del poeta, che c o n s e r v a il diritto di esprimersi altrove in senso diverso, ed anche di scegliere tra la verita scientifica o filosofica e l'opinione popolare, a seconda delle esigenze della poesia 18 . E' questo il principio della poetica licentia, che sebbene v e n g a applicato nel c o m m e n t o in m a n i e r a apparentemente aliena da qualsiasi implicazione filosofica, ha forse per6, come v e d r e m o , una lontana origine proprio nella tradizione esegetica dello stoicismo 19 . In ogni caso, postulare la presenza di contenuti di p r o f o n d a dottrina da riconoscere ed enucleare nel testo virgiliano equivale a p r e s u p p o r r e che il p o e t a possa aver celato in certe parti della sua opera, se n o n in tutta, un significato riposto che 6 compito dell'interprete r e n d e r e manifesto. Chi legge il c o m m e n t o serviano incontra sovente interpretazioni del genere, che riscontrano nel testo poetico questa o quella dottrina filosofica, fino a sfociare pi6 volte nella vera e propria allegoresi. N o n 6 il caso di soffermarci, in questa sede, sui contenuti filosofici, mescolati alla finzione poetica, che Servio crede di scoprire in Virgilio in r a p p o r t o alla vicenda terrena e ultraterrena dell'anima u m a n a 2~ ma proprio nella prefazione al suo cornmento al VI libro dell'Eneide, il pih ricco di dottrina riposta, lo scoliasta distingue tra u n livello i m m e d i a t o , letterale, ed u n o pi6 p r o f o n d o , al quale il poeta affida il p r o p r i o messaggio sapienziale:

dicuntur aliqua simpliciter . . . . multa per altam scientiam philosophorum, theologorum, Aegyptiorum ["alcune affermazioni non h a n n o ulteriori significati . . . . molte si rifanno al profondo sapere dei filosofi, dei teologi, degli Egizi"].
A l m e n o nel VI libro, d u n q u e , le parti che c o n t e n g o n o significati riposti sono per Servio pi6 estese di quelle che c o m p o r t a n o u n unico livello, quello letterale. La Lazzarini 21 osserva giustamente che a queste ultime si riferisce il c o m m e n t a t o r e con l'avverbio simpliciter. Va tuttavia aggiunto c h e l a stessa parola viene impiegata nella silloge anche per indicare la gia accennata liberta del poeta, che non si riconosce vincolato dalle posizioni filosofiche che possono ravvisarsi nella sua opera. I1 Servio Danielino 22 , con una presa di posizione personale molto rara negli scoliasti, ci fa sapere che, secondo lui, Virgilio n o n fa che riportare " s e m p l i c e m e n t e " le opinioni dei filosofi (ego puto simpliciter referri opiniones philosophorum ["io ritengo che le opinioni dei filosofi v e n g a n o s e m p l i c e m e n t e r i p o r t a t e " ] ) , s e n z a cio6 che sia possibile d e d u r n e che le faccia 17. De Trooz 1929, 234. 18. Cf. De Trooz 1929, 236-237. 19. Cf. oltre, nota 66 e ss. 20. Trattatiin Setaioli 1995. 21. Lazzarini 1984, 137-138. L'autrice sottolinea giustamente anche la contrapposizione poetice/ philosophice. 22. Serv. Dan. ad georg. 4.219 Pythagorae sectam versat, quam et Stoici sequuntur, et quidam accusant, quod, cure sit Epicureus, alienam sectam usurpare videtur, sed ego puto simpliciter referri sententias philosophorum: neque enim statim Epicureus debet videri, si libertate poetica ait <georg. 4.562> "illo Vergilium me tempore dulcis alebat Parthenope, studiis .florentem ignobilis oti'. Da notare che secondo Serv. ad georg. 4.563 gli studia cui allude il poeta non sono la filosofia epicurea bens~ la poesia.

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p e r s o n a l m e n t e p r o p r i e 23. I1 principio della poetica licentia n o n 6 o r m a i limitato alla libera scelta tra o p i n i o n e e "verita", m a si e s t e n d e a quella tra dottrine filosofiche diverse. I1 p o e t a 6 d u n q u e libero di seguire ora questa ora quella dottrina. Tale principio viene ribadito p i 6 volte nel c o m m e n t o 24, anzi l ' e s e g e t a riconosce questo diritto n o n solo a Virgilio, m a a tutti i poeti, a m e n o che, c o m e L u c r e z i o , si p r o p o n g a n o e s p r e s s a m e n t e di e s p o r r e in versi u n a d e t e r m i n a t a d o t t r i n a filosofica 2s . I1 r i f e r i m e n t o 6 p r o p r i o all'oscillazione attribuita a Virgilio fra stoicismo ed e p i c u r e i s m o 26, che v i e n e r i p e t u t a m e n t e segnalata dal c o m m e n t a t o r e 27 . L'inidoneitt~ di u n simile m e t o d o esegetico a cogliere la sostanza poetica d e l l ' o p e r a virgiliana 6 evidente, m a a l m e n o in u n caso l'alternarsi dei riferimenti alle d u e scuole filosofiche c o n t r a p p o s t e in r a p p o r t o a d u e versi vicini della celebre invettiva rivolta d a D i d o n e ad Enea nel IV libro dell'Eneide illustra con finezza la passionale i n c o e r e n z a del discorso della regina, che p r i m a deride con sarcastica ironia la fede del T r o i a n o n e l l ' a p p o g g i o degli d6i alla p r o p r i a missione, p e r i n v o c a r e p o c o d o p o a s u a volta gli stessi d6i quali v e n d i c a t o r i dell'offesa subita, p a s s a n d o b r u s c a m e n t e , c o m e n o t a Servio, dalla teologia epicurea a quella stoica 2s . N o n m a n c a n o n e p p u r e , nella silloge serviana, confusioni e s c a m b i terminologici, c o m e q u a n d o il Servio Danielino p r e s e n t a in termini stoici u n a d o t t r i n a e p i c u r e a (lucreziana), c h i a m a n d o l'animus 1' ~lyE~ow~6v d e l l ' a n i m a 29 . Di fronte a simili o n d e g g i a m e n t i 6 legittimo chiedersi q u a n t o c o n o s c e s s e r o delle d u e filosofie i c o m m e n t a t o r i a noi p e r v e n u t i e le loro fonti e, di c o n s e g u e n z a , in che m i s u r a fossero in g r a d o di riconoscerle in Virgilio. A u n p r i m o s g u a r d o s e m b r e r e b b e 23. 24. 25. II poeta non 6 tenuto a prendere posizione. Cf. Serv. ad Aen. 6.264 sciens ergo de deorum imperio varias esse opiniones, prudentissime tenuit generalitatem. P. es. Serv. ad Aen. 4.697 ut saepe diximus, secundum sectas loquitur. Serv. ad Aen. 10.467 sectis philosophorum poetae pro qualitate negotiorum semper utuntur, nec se umquam ad unam alligant nisi quorum hoc propositum est, ut fecit Lucretius, qui Epicureos tantum secutus est. scimus autem inter se sectas esse contrarias: unde fit ut in uno poeta aliqua contraria inveniamus, non ex ipsius vitio, sed ex varietate sectarum. Cf. ad Aen. 5.81 hoc autem de animis etiam Lucretius adserit, sed non tantum veritati studet quam sectae Epicureae. Serv. ad Aen. 10.467 (il seguito del testo citato alla nota precedente) illud namque quod ait in quarto <697> 'sed misera ante diem" Epicureorum est, qui casibus cuncta concedunt: nunc quod dixit 'stat sua cuique dies', Stoicorum est, qui dicunt fatorum statuta servari. P. es. Serv. ad Aen. 1.227 nunc secundum Stoicos loquitur, qui dicunt deos humana curare, interdum secundum Epicureos, poetica utens licentia. Altre volte il commentatore propone un'esegesi epicurea ed una stoica di un m e d e s i m o passo virgiliano. I1 richiamo all'immutabilita del fato pu6 intendersi come un accenno alia dottrina stoica dell' ~'~tRp~t~v'q ["fato"] o a quella epicurea della vanita della preghiera: Serv. ad Aen. 2.689 (il passo virgiliano sara naturalmente da intendersi in senso stoico, come rileva Cova 1988, 1030). Col riferimento alla stessa dottrina Servio (ad Aen. 6.376) pu6 interpretare come epicureo anche un verso fra i pi6 "stoici" dell'Eneide, il celebre desine fata deum flecti sperare precando (cf. Cova 1988, 1030). I1 verso era inteso in senso stoico da Seneca (ep. 77.12, cf. tVM I, p. 183). Cf. Setaioli 1965, 139-140. Serv. ad Aen. 4.379 secundum quos (scil. $toicos) paulo post "si quid pia numina possunt" <382>: ham modo secundum Epicureos air "ea cura quietos'. Serv. Dan. ad Aen. 10.487 quidam secundum Epicureos animam per totum corpus divisam esse volunt, et exinde posse fieri ut quis amputata parte corporis vivat: animum vero esse r6 fl~/E~tOWK6V animae, sine quo vivere non possumus: ergo secundum sectam sibi notam poetam locutum. Per scambi e confusioni esegetiche tra stoicismo ed epicureismo vd. sopra, nota 27.

26.

27.

28. 29.

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di p o t e r a f f e r m a r e che in questa eta di trionfante n e o p l a t o n i s m o 3~ la loro c o n o s c e n z a si limitasse ad alcuni stereotipi scolastici o r m a i privi di vitalith. I1 principale fra questi 6 la c o n t r a p p o s i z i o n e frontale delle d u e dottrine 31 , f o n d a t a sul preconcetto c h e l a verith e la virt6 stiano dalla p a r t e degli Stoici e c h e l a d o t t r i n a epicurea sia s i n o n i m o d'errore. L ' e p i c u r e i s m o , p e r Servio, n o n si s p i n g e m a i oltre la superficie dei p r o b l e m i 32, n o n riesce ad occuparsi di questioni serie s e n z a m e s c o l a r v i la ricerca del piacere 33 , e sostiene dottrine a s t r o n o m i c h e che il c o m m e n t a t o r e n o n esita a definire stolte 34 . N a t u r a l m e n t e la taccia di stoltezza n o n si applica a Virgilio, che p u r e talvolta segue quelle dottrine: gih c o n o s c i a m o il principio della poetica licentia e della liberth di d a r e espressione a posizioni filosofiche diverse e anche di contraddirsi, senza che ci6 d e b b a implicare l ' a d e s i o n e del p o e t a a questa o a quella dottrina. Per contro, gli Stoici v e n g o n o p r e s e n t a t i c o m e c a m p i o n i di v i r t h e pieth religiosa e nello stesso scolio si a f f e r m a che il p o e t a h a indicato la superiorith della loro d o t t r i n a rispetto a quella epicurea in quanto, f o r m u l a n d o le d u e posizioni o p p o s t e sul t e m a del fato, h a assegnato quella stoica al dio s u p r e m o , m e t t e n d o l a in b o c c a a Giove, quella epicurea a u n mortale, ci06 a se stesso, in quanto, c o m e osserva il c o m m e n t a t o r e , viene enunciata ex persona poetae 3s . Si tratta di u n ' o s s e r v a z i o n e m e n o b i z z a r r a di q u a n t o p u 6 a p p a r i r e a p r i m a vista, perch6 s e m b r a la riconversione in senso stoico di u n ' e s e g e s i omerica p r o b a b i l m e n t e anteriore ad Epicuro, m a certo a v a n z a t a a s o s t e g n o dell'ideale edonistico, che c o n o s c i a m o da Ateneo: a s s e g n a n d o vita facile e gioiosa agli d6i, O m e r o h a m o s t r a t o c h i a r a m e n t e quale sia l'ideale di vita p i 6 desiderabile 36 . N o n si p u 6 q u i n d i 30. Non 6 raro, in effetti, che il commentatore proponga una specie di sincretismo fra la dottrina stoica e la vulgata filosofica del suo tempo, o che si riferisca allo stoicismo in funzione di quest'ultima. P. es. Serv. ad Aen. 3.68, cf. SVF II 817 (la posizione stoica sul destino dell'anima 6 detta intermedia frail platonismo e il pitagorismo; cf. Cova 1988, 1030); ad Aen. 3.90, cf. SVF II 938 (sincretismo stoico-accademico, con forzatura di significato del virgiliano visa simile a quella operata da Sen. ep. 104.24-25 [= IVM I, p. 182] per il visu di Aen. 6.277: cf. Cova 1980, 1030; Setaioli 1965, 152-153; i testi oltre, nota 214). Per l'incrocio stoicismopitagorismo cf. sopra, nota 22. Per la scarsa conoscenza di stoicismo ed epicureismo nella tarda antichith occidentale cf. August. ep. 118.2.12; 3.21, citato da Pellizzari 2003, 147 n. 15. Fino al punto di considerare stoica una rappresentazione tanto lontana dallo stoicismo come quella di Giunone adirata contro Enea e i Troiani, per il solo fatto che si contrappone alia concezione epicurea dell'indifferenza degli d6i (Serv. ad Aen. 1.11; 1.227. Cf oltre, note 285 e 455). Serv. ad Aen. 6.264 huius autem sectae (scil. Epicureae) homines novimus superficiem rerum
tractare, numquam altiora disquirere.

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Serv. ad ecl. 6.41 sectam Epicuream, quae rebus seriis semper inserit voluptates; cf. ad ecl. 6.13
quibus ideo coniungit puellam ut ostendat plenam sectam Epicuream, quae nihil sine voluptate vult esse perfectum. Le res seriae si riferiscono naturalmente al canto cosmogonico di Sileno. Serv. ad Aen. 4.584 secundum Epicureos, qui stulte solem de atomis dicunt constare et cum die nasci, cum die perire (cf. Epic. fr. 346 Us.; Lucr. 5.660-668). Altrove Virgilio segue la dottrina stoica: Serv. Dan. ad georg. 1.249 secundum Stoicos, qui dicunt solem vicissim per utrumque hemisphaerium ire et alternis noctem facere (ma lo stesso commentatore non esclude che nello stesso contesto il poeta alluda anche a|la dottrina epicurea: Serv. Dan. ad georg.

34.

35.

36.

1.247). Cf. oltre, nota 464. Serv. ad Aen. 10.467 sane prudenter fecit ut fluxam et vagam opinionem Epicureorum claret homini, id est sibi - - nam illud ex persona poetae dictum est - - hanc autem validam daret Iovi. nam Stoici et nimiae virtutis sunt et cultores deorum. Per ci6 che precede vd. sopra, note 25-26. Athen. 12, 512D "tong 5~ 0eo~g ~ o t ~vccL ~ c ~ ~3vrccg ... r ~vSetKvO~tEvog6"rt ~dy~o~6v ~o~rt ~r KCtK~3v fl ~ep't ~6 ~ v ~Cr KCr 6 ~6vog. Cf. 513DE (helle

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escludere che l ' o s s e r v a z i o n e s e r v i a n a p o s s a rifarsi in qualche m o d o a d u n a reazione stoica all'esegesi omerica accennata. Resta c o m u n q u e assodato che per Servio stoicismo e d e p i c u r e i s m o n o n sono o r m a i c h e d u e s t e r e o t i p i , t e n d e n t i a d e s s e r e r a p p r e s e n t a t i s e c o n d o la s c h e m a t i c a c o n t r a p p o s i z i o n e verita-errore. Si tratta di u n o s c h e m a t i s m o che tocchera il c u l m i n e nel cristiano Fulgenzio, che fara dire al suo Virgilio:
si . . . inter tantas Stoicas veritates aliquid etiam E p i c u r e u m n o n desipissem, p a g a n u s non essem ["se a tanto elevate verith stoiche n o n avessi m e s c o l a t o anche qualche

errore epicureo, n o n sarei p a g a n o " ] 37. L ' e v o l u z i o n e , o meglio l ' i n v o l u z i o n e diacronica da Servio a Fulgenzio 6 in questo caso p e r f e t t a m e n t e chiara. E' o r m a i t e m p o di tentare l ' e s p l o r a z i o n e dello s v i l u p p o diacronico precedente, che ha il suo p u n t o d ' a r r i v o nella silloge serviana. Lo s c a d i m e n t o accennato delle d u e grandi scuole filosofiche a stereotipi c o n t r a p p o s t i n o n p e r m e t t e di nutrire eccessivo ottimismo. Vale tuttavia la p e n a di battere il sentiero indicato, in cerca di possibili vestigia della tradizione esegetica p r e c e d e n t e e della m a n i e r a in cui v e n g o n o inserite e adattate nella silloge che ci 6 p e r v e n u t a 38 .

2. Cornuto esegeta stoico del mito


L ' e p i c u r e i s m o di Virgilio 6 un d a t o biografico che n o n p o t e v a essere ignorato, al p a r i del p r o f o n d o r a p p o r t o letterario che lo u n i v a a l l ' e p i c u r e o Lucrezio. Le fonti, invece, non qualificano m a i esplicitamente Virgilio c o m e stoico 39 (diversamente, c o m e v e d r e m o , da ci6 che a c c a d d e per Omero). Tuttavia, p e r q u a n t o si riferisce alle i n t e r p r e t a z i o n i s t o i c h e c o n s e r v a t e n e l l a s i l l o g e s e r v i a n a , la r i c e r c a di p o s s i b i l i p r e c e d e n t i 6 m a n i f e s t a m e n t e giustificata dalle cure rivolte al p o e t a nazionale d a d u e g r a n d i Stoici romani: Seneca e A n n e o C o m u t o . I1 p r i m o cit6 p i h di cento volte Virgilio e si serv~ della sua p a r o l a p e r conferire espressione p i 6 efficace al p r o p r i o i n s e g n a m e n t o etico. I1 secondo dedic6 d u e o p e r e al p o e t a 4~ di u n a delle quali, che p r o b a b i l m e n t e era u n c o m m e n t o p u n t u a l e a l l ' o p e r a virgiliana, ci resta u n a q u i n d i c i n a di f r a m m e n t i 41 , sette parole del sostenitore del piacere, in una citazione da Eraclide Pontico; vd. oltre, nota 385). Fulg. Verg. cont. p. 103, 7-9 Helm. Come vedremo, in almeno un caso (Serv. Dan. ad Aen. 4.696) 6 afferrabile la traccia di un'esegesi stoica non limitata a generalita elementari, ma fondata su un preciso riferimento alla dottrina crisippea dei confatalia. E' significativo che essa affiori non nella parte serviana, ma nel Servio Danielino, e che con ogni probabilita sia stata pensata in origine da un'esegeta greco per l'Iliade. Trattazione pi6 avanti, w 8. Hardie 1986 ritiene che molti elementi stoici, e specialmente la cosmologia, siano stati accolti da Virgilio. Dopo Leo 1960, 392-393 (il lavoro 6 del 1904), Duret 1986, 3320, 6 uno dei pochi a tornare alla tesi di Ribbeck 1886, 123, secondo la quale Cornuto avrebbe composto un'unica opera su Virgilio. Oggi prevale nettamente la tesi di due lavori distinti: un ~6~v~l~xa ["commento'] e un o41,/f)c~t~c~ ["trattato']: cf. Reppe 1906, 27-30; Nock 1931, 997; Mazzarino 1955, 194195; Zetzel 1981, 38; Geymonat 1984a, 897-898; Timpanaro 1986, 71. Da ultimo Cugusi 2003, 215-216, ritiene il problema "di non facile soluzione". Corn. fir. 20-34 (Mazzarino 1955, 194-204), cui vanno aggiunti il fr. 35 (Mazzarino 1955, 205), citato come proveniente dal decimo libro di un'opera De Vergilio, e il ft. 36 (Mazzarino 1955, 205-207), dal Defiguris sententiarum, ma riguardante un testo di Virgilio.

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39. 40.

41.

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dei quali ci s o n o t r a s m e s s i p r o p r i o d a l l a silloge s e r v i a n a 42. Di C o r n u t o ci r e s t a inoltre u n o p u s c o l o in l i n g u a g r e c a ( E~tbpo~t~ ~c~v ~ct-~& ~c~lv ~KK~v~K~v 0~oKo7 ~cxv ~txpct6e6o~t~vc0v [ " S o m m a r i o della t r a d i z i o n e t e o l o g i c a g r e c a ' ] , o Theologiae Graecae compendium [ " C o m p e n d i o di teologia g r e c a ' ] ) , che p r e s e n t a p e r noi il m a s s i m o int e r e s s e , in q u a n t o p r o p o n e i n t e r p r e t a z i o n i s t o i c h e d e l l a m i t o l o g i a g r e c a , c o n r i c h i a m i n o n rari a testi poetici. Q u e s t o a u t o r e 6 stato fatto oggetto di g r a n d e attenzione d a p a r t e della critica recente, m a p e r lo pi6 chi si 6 o c c u p a t o di C o r n u t o esegeta di Virgilio h a t r a s c u r a t o l ' o p u s c o l o greco superstite, e viceversao L ' o p u s c o l o mitologico, o p i u t t o s t o , nella concezione stoica di Cornuto, teologico, p u 6 invece aiutarci a c o m p r e n d e r e certe linee di t e n d e n z a della sua esegesi virgiliana, che p o s s i a m o afferrare a t t r a v e r s o gli scarsi frammenti. Nel recentissimo v o l u m e c o n t e n e n t e gli Atti del c o n v e g n o di Milano e P a v i a dedicato n e l l ' a n n o 2000 alla famiglia degli Annei, b e n tre lavori r i g u a r d a n o A n n e o Cornuto, e tutti rivestono il m a s s i m o interesse p e r noi 43 . P u r t r o p p o , per6, n e s s u n o dei tre tiene conto di alcune i m p o r t a n t i pubblicazioni, d o v u t e a d u e studiosi anglosassoni, L o n g e D a w s o n , e, p r i m a di loro, a Peter Steinmetz, che qualche a n n o p r i m a a v e v a n o p r o s p e t t a t o u n ' i n t e r p r e t a z i o n e , p r e s e n t a t a d a L o n g c o m e n u o v a e p e r certi versi rivoluzionaria, n o n solo della posizione d a a s s e g n a r e a C o r n u t o n e l l ' a m b i t o dell'esegesi stoica del mito, m a anche dell'intero p r o b l e m a d e l l ' a t t e g g i a m e n t o stoico v e r s o O m e r o e i poeti in genere 44 . Per questo m o t i v o sara necessario fare il p u n t o della situazione, d i s c u t e n d o b r e v e m e n t e a n c h e le a r g o m e n t a z i o n i degli studiosi ora m e n z i o n a t i in r a p p o r t o all'intera questione. L'essenziale s u l l ' a t t e g g i a m e n t o di C o r n u t o nei confronti dei poeti, quale si ricava dall' ' E ~ t 6 p o ~ , b stato additato da Tate in u n articolo del 192945 : la poesia 6 soltanto u n a delle fonti di cui d i s p o n i a m o p e r ricostruire i miti originari, nei quali gli antichi h a n n o racchiuso p r o f o n d e verith 46 . I poeti, c o m e O m e r o ed Esiodo, che r i p r e s e r o i racconti mitologici d a questi antichi saggi, n o n e r a n o pi6 in g r a d o di c o m p r e n d e r n e la sapienza riposta e l i trattarono c o m e finzioni alle quali era lecito a p p o r t a r e m u t a m e n t i ed a g g i u n t e inventate in base aUe esigenze poetiche e letterarie. I1 m i t o originario 42. Si tratta dei frr. 23, 24, 25, 26, 31, 32, 34. Anche altrove Servio e il Servio Danielino mostrano di conoscere il commento virgiliano di Cornuto. Cf. Serv. Dan. ad Aen. 3.691; Serv. ad Aen. 5.517; ad Aen. 3.46 (cf. 9.81), su cui dovremo tornare. Cugusi 2003, 239-240, elenca 51 testimonianze, di cui 26 risalenti alla silloge serviana. Si tratta di Torte 2003; Bellandi 2003; Cugusi 2003. I pih importanti dal nostro punto di vista sono naturalmente il primo e il terzo, ma anche il secondo 6 tutt'altro che privo d'interesse. Di fondamentale importanza rimane Most 1989. Da ultimo si veda Ramelli 2003, utile anche per l'esaustiva bibliografia. Sebbene la Ramelli non prenda direttamente posizione riguardo alla tesi di Long 1992, in tutta la sua trattazione da per scontato che nello stoicismo coesistessero l'interpretazione filosofica del mito (ricostruibile attraverso varie fonti, fra cui quelle poetiche) e quelLa dei poeti - in primo luogo Omero - quali depositari di verith. Tale posizione, a mio parere, uscira rafforzata dall'indagine che ci apprestiamo a complete. Mi riferisco a Long 1992 e a Dawson 1992 (specialm. l'introduzione, pp. 1-21, e il cap. I, pp. 23-72). Assai importante per noi, anche se tratta di Cornuto solo di sfuggita, 6 anche Steinmetz 1986. Tate 1929, 41-42. Nel quadro che segue integro le osservazioni di Tate con alcuni corollari ricavati direttamente dal testo di Cornuto. Per questa idea yd. oltre, nora 92.

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v e n n e cosi d e f o r m a t o e stravolto, tanto che solo pochi f r a m m e n t i c o n s e r v a n o l'autenticith p r i m i g e n i a 47. E' c o m p i t o del filosofo enuclearli e ricavare il m e s s a g g i o sapienziale in essi contenuto. Accanto alla poesia, C o r n u t o si vale anche delle t e s t i m o n i a n z e fornite dal culto, dalle arti figurative, dai n o m i e dagli epiteti divini. Questi ultimi v e n g o n o interpretati ricorrendo all'etimologia, s t r u m e n t o p a r t i c o l a r m e n t e utilizzato dagli Stoici e centrale n e l l ' o p u s c o l o di Cornuto, anche se n o n cosi esclusivo c o m e s e m b r a n o ritenere alcuni studiosi 4s . E' evidente che l'interpretazione filosofica - - che si risolve a g e v o l m e n t e in un'allegoresi di carattere stoico - - p u 6 applicarsi solo al m i t o o ai f r a m m e n t i di m i t o originario cosl ricostruiti, n o n alle o p e r e poetiche in q u a n t o tali 49 . Q u e s t e n o n h a n n o alcuno statuto speciale r i g u a r d o alle altre fonti a t t r a v e r s o le quali il m i t o ci viene trasmesso. Su questa interpretazione d e l l ' a t t e g g i a m e n t o di C o r n u t o c o n c o r d a n o g e n e r a l m e n t e gli studiosi successivi a Tate ~~ I1 p r o b l e m a 6 stabilire se tale a t t e g g i a m e n t o v e r s o la poesia c o m e corruttrice e d e f o r m a t r i c e dell'autenticith del m i t o p r i m i g e n i o rispecchi quello dello stoicismo antico, c o m e v o g l i o n o Steinmetz, L o n g e D a w s o n , o costituisca u n a novith rispetto a quest'ultimo, sia essa u n a peculiarith p e r s o n a l e di C o r n u t o o u n ' e r e d i t a trasmessagli d a m a e s t r i stoici successivi a Zenone, Cleante e Crisippo. E p r i m a di p r o c e d e r e oltre sara b e n e r i c h i a m a r e l ' a t t e n z i o n e su u n dettaglio s o l i t a m e n t e trascurato dagli studiosi: C o r n u t o n o n riteneva che la poesia fosse c o s t i t u z i o n a l m e n t e u n fattore di d e g r a d a z i o n e e s n a t u r a m e n t o del contenuto di verita p r i m i g e n i e racchiuso nel mito. Ci fu un t e m p o in cui poeti e sapienti coincidevano; m a essi c o m p o n e v a n o canti rivolti agli d6i 51, c o m e il celebre inno a Z e u s di Cleante, filosofo p e r a l t r o n o n

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50. 51.

I1 capitolo dove queste idee vengono espresse pih chiaramente ~il 17: Corn. theol. Gr. 17, pp. 27, 19 - 28, 2 Lang 8s~t6~ IX~lc~o7%~v It~0ovg l,tqS' s'~"rL~pooE~kdo0q xct~g~e~pctSsSott~ve~G yevtctkoTi~G ~ 6 ~c~v Ix~ 1 o'uvL~wcov ~ ct~v~'c'rowctt, K~Xp~l[x~v0Jv6' ct@coEg r Kcx't "tong J ~ . d O I . t a O t v , dk62mg ~tetoOat; p. 31, 14-17 ~ Hot68ov) x6 IXlVxtvct... =ctpd "reSvdpxc~to'~pc0v a4150~ JCapEtk13q~6TOg , "rg 8k IA~0tK6"rSpOVg~' ~ O ~ npoo0~vrog, ~ "rp6J~ K~'t J~kfftO~rOt~ g SctkCttdg 0sokoy tctg &sr Per la poesia che trasmette solo "framrnenti" (d~oo~dop.ccra) del mito primigenio ef. 17, p. 26, 16-17. Per altre confusioni e degenerazioni, non espressamente attribuite ai poeti, cf. p. es. 31, p. 63, 8; 34, pp. 72, 19 - 73, 5. Naturalmente non sempre c'era accordo tra gli Stoici su ci6 che nei poeti era aggiunta arbitraria e ci6 che riproduceva frammenti di mito genuino. Cosi, mentre per Crisippo (SVF II 1009, p. 300, 2731) i nomi di Hes. theog. 134 sono pura invenzione esiodea, Cornuto, theol. Gr. 17, p. 30, 8-18, li attribuisce agli antichi e l i ritiene percib autentici, dandone un'interpretazione etimologico-allegorica; ma in cib non fa che riallacciarsi ad una posizione stoica pih antica: quella di Zenone (SVF I 100). Cf. anche SVF II 1086. Cf. Most 1989, 2027-2029 (che peraltro riconosce l'importanza per Cornuto non solo dei nomi ed epiteti divini, ma anche dell'arte figurativa, del culto e della stessa poesia: pp. 2024-2025); Long 1992, 54-55; Dawson 1992, 17; 23-24. Vedrerno pih avanti che, in epoca successiva a quella dei primi saggi che racchiusero contenuti sapienziali nel mito primordiale, ci fu chi vi introdusse aggiunte inventate non a scopo letterario, ma con l'intenzione d'immettervi nuovi simbolismi, che non hanno per6 la stessa dignita e validita di quelli. Cf. oltre, nota 197, e sopra, nota 47, per casi specifici menzionati da Cornuto. Vd. anche Boys-Stones 2003, 199 n. 16. Tra gli altri Nock 1931, 999; Most 1989, 2020-2021; 2024-2025; Long 1992, 54-56; Dawson 1992, 24-25; Torre 2003, 168-170. Corn. theol. Gr. 14, p. 16, 14-15 Xopoa]g'Lo~ctoctv o'~ ~c~Kcao'~~o~g 0so~g, ovw~0~vrc0v ct~xo2g x&~ ~8&g ~o3voo~o~x&o~v.

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p a r t i c o l a r m e n t e stirnato d a C o r n u t o 52 . Tate riteneva c h e l a posizione di C o r n u t o differisse, a l m e n o p a r z i a l m e n t e , d a quella degli Stoici antichi. Questi a v r e b b e r o ritenuto che il p r o c e s s o di d e g e n e r a z i o n e innescato dai poeti n o n fosse ancora tanto a v a n z a t o da i m p e d i r e la possibilita di applicare l'interpretazione filosofica d i r e t t a m e n t e alle loro o p e r e s3, m e n t r e C o r n u t o l ' a p p l i c a v a solamente ai " f r a m m e n t i " del m i t o autentico che c r e d e v a di avere enucleato. La posizione di Tate riflette quella tradizionale, che v e d e negli Stoici i r a p p r e s e n t a n t i pi6 tipici dell'interpretazione allegorica dei poeti, a n c h e se gi~t contiene in s6 il g e r m e d e l l ' i n t e r p r e t a z i o n e che sara di L o n g e di D a w s o n s4 . I1 pi6 a u t o r e v o l e difensore della p o s i z i o n e tradizionale, che v e d e negli Stoici assertori convinti dell'esegesi allegorica applicata ai poeti, 6 R u d o l f Pfeiffer, nel s u o classico History of Classical Scolarship ss . I1 testo d a lui c o n s i d e r a t o decisivo s o n o le parole di Velleio, l'interlocutore e p i c u r e o del De natura deorum di Cicerone, s e c o n d o il quale C r i s i p p o a d a t t a v a n o n solo O m e r o ed Esiodo, m a a d d i r i t t u r a O r f e o e M u s e o alle p r o p r i e dottrine, in m o d o da f a m e dei veri Stoici s6 . Long -57 sostiene che le parole p r e s t a t e d a Cicerone a Velleio sono u n a t e n d e n z i o s a d e f o r m a z i o n e della v e r a posizione crisippea, che risulterebbe chiara dal c o n f r o n t o con u n testo di Filodemo ss, che p e r lui 6 s e n z ' a l t r o la fonte di Cicerone 59 . Q u e s t ' u l t i m o a v r e b b e aggiunto il malizioso c o m m e n t o sulla t r a s f o r m a z i o n e in perfetti Stoici di antichi poeti che m a i a v e v a n o i m m a g i n a t o quella dottrina, nel quale Long vede, in nuce, il fallace f o n d a m e n t o dell'idea m o d e r n a degli Stoici allegorizzatori dei poeti6~ In verita 52. 53. 54. 55. Corn. theol. Gr. 31, p. 64, 16-17 d~g KR't KKrdv0~]~ ~ol,vlorv" o~b 6~v 6~ 5oKfft ~ctv'rRXo~3 e~peo[Xoyov ~psoj3Ea3Etv.Per le interpretazioni di questo passo vd. Ramelli 2003, 396 n. 254. E' quanto afferma Tate 1930, 9-10; diversamente Tate 1929, 42 (gli antichi Stoici ritenevano Omero ed Esiodo veri e propri filosofi, mentre Cornuto getta discredito sui poeti). Almeno in Tate 1930, 9-10. Vd. nota precedente. Pfeiffer 1968, 238-241. Cugusi 2003, 216, non conoscendo Steinmetz, Long e Dawson, da per pacifico che gli Stoici applicassero l'allegoresi ai poeti. Pi6 sfumata Torre 2003, 168 n. 8, in accordo con Most 1989. Cic. nat. deor. 1.41 in secundo (libro de natura deorum Chrysippus) volt Orphei Musaei Hesiodi Homerique fabellas accommodare ad ea quae ipse primo libro de deis immortalibus dixerit, ut etiam veterrimi poetae, qui haec ne suspicati quidem sint, Stoici ~dsse videantur. Long 1992, 49-50. Si tratta di Philod. de pietate VI 16-26 Henrichs (il riferimento 6 a Crisippo): ~v 6~ t ~ 6~v'~p~ "rd "~ ~g 'Opr Kfft Movoc~iov dvet~p6~vc~ Kfft t& ~ap' 'O~t~p~ Kfft 'Hot66~ K&t E~pt01~,Svl. K~t ~otvl'rotug ~tXXOLg~g K~t KK~;dvOqg :~ELpfi'r~t O2)VOtK~tO~' "['(2-Lg 66~aug cta3"rcSv(cf. SVF II 1078). Non ho indicato le integrazioni, che in questo punto sono sicure. I1 De pietate (~rf;t r~3orJSetag) 6 citato secondo l'edizione parziale di Henrichs 1974 per le parti in essa contenute; secondo l'edizione di Gomperz 1866 per il resto. Solo in un caso (cf. oltre, nota 398) ho potuto utilizzare la prima parte della monumentale edizione comrnentata di Obbink 1996, la sola a mia disposizione al momento in cui scrivo. Long 1992, 49. Che Filodemo sia la fonte di Cicerone 6 dato per scontato dai pitt. Diels 1897, 531-550, raise a fronte i testi paralleli del De nat. deor. e del De pietate. Nello stesso senso MCtller 1924, 20; Buffi6re 1956, 90 n. 18; 140; P6pin 1958, 133-134; Steinmetz 1986, 27. Ma Henrichs 1974, 9, mette in dubbio non solo l'utilizzazione diretta del De pietate da parte di Cicerone, ma anche |a sua patemita filodemea. Asmis 1991, 17 n. 81, ritiene solamente possibile la derivazione di Cicerone dal testo filodemeo. Vd. da ultimo Obbink 2001; AuvrayAssayas 2001. Long 6 seguito da Dawson 1992, 54, secondo il quale non c'6 motivo di ritenere che Crisippo si spingesse pitt oltre di quanto pib tardi fece Cornuto.

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anche nel testo filodemeo, d o v e certamente manca la beffarda osservazione ciceroniana, 6 difficile intendere le parole xd xe e[g'Opqb~a KR't M o v a ~ o v &v(xqbep6vtev(z K~'t x& ~t<xp' 'O~t~p(9, ~:~x't ' H o t 6 6 ~ Kct't E~hp~t~6rl, K(x't ~tOt~l'tCt~g (~s ["ci6 che viene attribuito ad Orfeo e Museo e ci6 che si trova in Omero, Esiodo, Euripide e altri poeti"] nella maniera che vorrebbe Long 6a : "the things attributed to Orpheus and Musaeus, and things 62 in Homer, Hesiod, Euripides and other poets". Queste "cose" sarebbero, per 10 studioso, i n o m i divini e i miti trasmessi dagli autori indicati, intesi c o m e distinti d a l l ' o p e r a letteraria di cui fanno parte 63 . A m e sembra c h e l a sola distinzione presente nel testo sia tra le opere attribuite ai poeti leggendari e quelle autentiche dei poeti classici, m a che in entrambi i casi il riferimento sia ai contenuti delle opere degli autori indicati nella loro totalith 64 . N o n pare pertanto che il passo filodemeo, a prescindere dal tono, affermi qualcosa di sostanzialmente diverso da quello di Cicerone: anche per l'Epicureo Crisippo interpret6 in senso stoico i poeti elencati. Ci6 n o n esime, naturalmente, dal sottoporre ad attento esame q u a n t o ci r i m a n e degli Stoici antichi, per verificare se da essi, i n d i p e n d e n t e m e n t e dalle testimonianze di autori estranei alla scuola, si possano ricavare indicazioni in u n senso 0 nell'altro r i g u a r d o alla questione che ci interessa. Lo studioso da cui ha p r e s o le mosse la contestazione dell'opinione corrente, secondo la quale gli Stoici allegorizzavano i poeti, nel senso che li ritenevano n o n il tramite inconsapevole e spesso d e f o r m a n t e di una sapienza pi6 antica, ma depositari essi stessi di p r o f o n d e conoscenze espresse in forma mitica, da decrittare attraverso l'allegoria, 6 stato Peter Steinmetz, che per p r i m o giunse alla conclusione che n o n esiste differenza sostanziale tra la maniera di C o m u t o e quella degli Stoici antichi d'interpretare il mito e le figure divine che vi agiscono: n6 l'uno n6 gli altri applicavano per lui l'allegoresi stoica alle o p e r e poetiche in q u a n t o tali 6s . Steinmetz d i m o s t r a p e r s u a s i v a m e n t e che dalla distinzione, posta da Antistene e ripresa e s v i l u p p a t a dal fondatore dello stoicismo, Z e n o n e di Cizio, tra le affermazioni fatte d a O m e r o " s e c o n d o verith" e quelle " s e c o n d o opinione "66 non si p u 6 ricavare in alcun m o d o che 61. 62. 63. 64. Long 1992, 49. La messa in evidenza 6 di Long. Non riesco a vedere, nel testo filodemeo, l'indicazione che vi scopre Long 1992, 49-50: "the <<things>>in question, as Philodemus indicates, were divine names and myths transmitted by the poets". Td 6 un articolo determinativo, non un pronome indefinito che possa riferirsi a "certe cose" a esclusione di altre. Non 6 lecito tradurre in un caso "the things", in un altro "things". Si confrontino le due esatte traduzioni di Henrichs 1974, 17 ("versucht er... was dem Orpheus und Musaios zugeschrieben wird und was bei Homer, Hesiod, Euripides und anderen Dichtern steht, mit den stoischen Lehrmeinungen zu kombinieren") e di Ramelli 2003, 407 ("cerca di conciliare con |e dottrine stoiche le tradizioni fatte risalire a Museo e a Orfeo e quel|e che si trovano presso Omero, Esiodo, Euripide e presso altri poeti'). Steinmetz 1986, 29. SVF I 274 (= Dio Chr. 53.4) 6 6~ Zv~vo~vo~6~v x~v 'Ovtv~poaJ ap~,/~t, ~i~tct ~t~T/oa3~t~vogKct't 6t6doKt0v 6~1 ~6 Vt~vK(xx666~ctv, x& 6~ ~a~& &~fi0~tctv y~yp(~q~v,6~co~ ~dl ~)ct~w]xct~ct6~6~ O.~1 ' 7C~) ~ [IL(Y.X6~EVO G ~V if;LOt~OKO$OLV~;VC/,%rrI, CO~ELp~(J00.L.6 6E K670~ O~XO~'Avrto0~voa~g kox't ~xp6Tepov, 61:t x& bt~v 66~q,, T& h~ ~t~.vl0t;Lctr x~ xOtrlZ~, &Xk' 6 ~,~v oa)K ~etlTy&octzo c~3~6v, 6 6~ Kct0' ~KCtOXOV r ~dt ~t~pOVg~6~Kt0OeV. Un cliscepolo di Zenone, Perseo, segul il maestro: SVF 1456. Per gli stoici Strabone e Seneca yd. oItre, nota 71.

65. 66.

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l ' u n o 67 o l'altro interpretasse allegoricamente il p o e t a o che Z e n o n e ne facesse u n o Stoico 6s . Long 69 c o n c o r d a su questo p u n t o con Steinmetz, m a , sulle o r m e di u n l a v o r o di Tate d a noi gih citato in n o t a 7~, a g g i u n g e che la distinzione tra 66~a [ " o p i n i o n e ' ] e &Kfl0eLct [ " v e r i t a ' ] in O m e r o v a intesa in m o d o m o l t o simile a quella che gli scoliasti virgiliani c h i a m e r a n n o poetica licentia7~: il p o e t a h a il diritto di e s p r i m e r s i a volte s e c o n d o le c r e d e n z e popolari, e q u i n d i di c o n t r a d d i r e le verita da lui enunciate altrove. N6 Tate n6 Long fanno riferimento ai c o m m e n t a t o r i di Virgilio; m a del principio e s e g e t i c o stabilito d a Z e n o n e d o v r e m o r i c o r d a r c i al m o m e n t o di a n a l i z z a r e le interpretazioni stoiche della silloge serviana. L'intero q u a d r o d e l l ' a t t e g g i a m e n t o dello scoliasta latino v e r s o il testo c o m m e n t a t o , d a noi tracciato al w 1, acquista u n a d i m e n s i o n e diversa, se c o n s i d e r a t o alla luce della p r o s p e t t i v a a p e r t a dal principio zenoniano. C'6 d a d u b i t a r e che Servio fosse cosciente della sanzione filosofica da esso fornita al concetto di poetica licentia, p r e s t o d i v e n u t o p a t r i m o n i o c o m u n e . A l m e n o in origine, c o m u n q u e , n o n si trattava di u n s e m p l i c e e s p e d i e n t e di g r a m m a t i c o o, al m a s s i m o , di u n a trouvaille letteraria p i 6 raffinata v61ta a sanare artificialmente le c o n t r a d d i z i o n i del p o e t a 72. In effetti, il f o n d a t o r e dello stoicismo s t a t u i v a e s p l i c i t a m e n t e , a livello filosofico, che tale era lo s c o p o della distinzione tra 6.~.~0~ta e 66~c~73 . Che p r e c i s a m e n t e questo era l ' a t t e g g i a m e n t o n o n solo di Zenone, m a anche degli altri d u e maestri della Stoa antica, Cleante e Crisippo, c o n f e r m a t o d a u n a testimonianza che n o n m i s e m b r a sia stata p r e s a in c o n s i d e r a z i o n e dagli studiosi. I1 passo del Iltp't E6o~I3r filodemeo, da noi discusso p r e c e d e n t e m e n t e 74 a p r o p o s i t o d e l l ' a t t e g g i a m e n t o v e r s o i poeti di C r i s i p p o (ma viene fatto a n c h e il n o m e 67. 68. Per Antistene vd. Wehrli 1928, 64-65; Tate 1930, 5-8; Id. 1953 (contro H6istad 1951). Da ultimo Ramelli 2003, 441-449. Steinmetz 1986, 20-21. Cf. gih Wehrli 1928, 65; Buffi6re 1956, 146-147. Most 1989, 2026 e n. 80, interpreta SVF ! 274 alla luce di SVF I 166 (= Cic. nat. deor. 2.63) alia quoque ex ratione et quidem physica magna fluxit multitudo deorum, qui induti specie humana fabulas poetis suppeditaverunt, hominum autem vitam superstitione omni referserunt, atque hic locus a Zenone tractatus, post a Cleanthe et Chrysippo pluribus verbis explicatus est. Le affermazioni KRt& 66~ctv e KCtt6 &K~0~UCtVsi riferirebbero alia concezione della divinith e corrisponderebbero rispettivamente a hominum vitam omni superstitione referserunt e alia quoque ratione et quidem physica magna fluxit multitudo deorum. La gtk~0eta risiederebbe nel significato riposto (allegorico), la 66~a helle credenze superstiziose. Anche per Most la confusione tra 66~c~ e &K~0euct aveva gih avuto inizio nei poeti. Contro Steinmetz egli sottolinea che gih per gli Stoici antichi la poesia non aveva uno statuto speciale e che per loro l'allegoria non era un'attivit~ letteraria, ma riguardava la teologia e, in ultima analisi, la fisica. Long 1992, 58-61. Tate 1930, 7-10: cf. sopra, nota 67. Aggiungiamo da parte nostra che anche lo stoico Strabone parla di JZOtl]ttK h E~OVtJ~Otin termini che ricordano SVF 1 274 (1.2.17 ~'~6~ t~vc~ ~tfl ovary(ova.., aLtu6o0c~t 6~... ~oolt~Kflv [~ovo~Rv); ed anche lo stoico Seneca conosce il concetto di poetica licentia (nat. 2.44.1: cf. oltre, nota 229). Quale quella testimoniata da Schol. ad Iliad. 8.428 6Tar ~kg TfIvd~Rv &tev~oB t~Sv0e(~v, t6.r~ a~,tof~ q~notv ~tfi K~vao0m ~Ep'~0~,nt,~v, ,.;,r o~,6~ ~v fi~t~ ~d~ ~tVp~fiKO~v.6 t a r 6fl

69. 70. 71.

72.

~tKoT~oqtat "e~lv~tOtqttK~lv, ~st~'~ixttOig ~@0OtgKdt t~lv h~d0eotv ~KtpaYc9, 6~, o'ulutlutc~X~,ceg Kdt 0eo~taX[ag ~c~pdyo~v (II 374 Erbse). Si noti che qui Omero abbandona la verith per
73. 74. seguire il mito - - ben diverso da quello primigenio degli Stoici - - per considerazioni letterarie: tflv ~rotqttKflv. Vd. sopra, nota 66. Cf. sopra, nota 58.

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di Cleante) 6 i m m e d i a t a m e n t e seguito d a queste parole: tutto 6 etere, che 6 c o n t e m p o r a n e a m e n t e p a d r e e figlio, c o m e p u r e (affermava) nel p r i m o libro che n o n costituisce c o n t r a d d i z i o n e il fatto che Rea sia allo stesso t e m p o m a d r e e figlia di Z e u s 7s . Del secondo m a e s t r o della Stoa, Cleante, s a p p i a m o che c o n s i d e r a v a la p o e s i a p i 6 a d a t t a della p r o s a a c o m u n i c a r e la verit~ 76 e che scrisse anche in versi. S t e i n m e t z 77 ritiene che egli applicasse l ' i n t e r p r e t a z i o n e allegorica in senso stoico soltanto a p a s s i isolati di Omero. L o n g si dichiara d ' a c c o r d o con lui, m a con l'ulteriore limitazione dell'esegesi filosofica cleantea a singole parole 7s . In realt~ u n a delle t e s t i m o n i a n z e che p o s s e d i a m o , p u r f o n d a n d o s i sullo s t r u m e n t o e m i n e n t e m e n t e stoico d e l l ' a n a l i s i etimologica, che p e r forza di cose d o v e v a applicarsi a termini singoli, lascia p e n s a r e che Cleante desse u n ' i n t e r p r e t a z i o n e etica (di chiaro s t a m p o allegorico) di u n intero e p i s o d i o dell'Odissea: quel|o dell'incontro del p r o t a g o n i s t a con Circe, che tanta f o r t u n a c o n o b b e presso gli allegoristi successivi 79 . I1 lessico omerico di Apollonio Sofista attesta, alla voce ~5Kv, che l'erba m a g i c a che p e r m i s e ad Ulisse di resistere alle lusinghe e alle m a g i e di Circe era stata interpretata allegoricamente da Cleante - - il testimone i m p i e g a p r e c i s a m e n t e il termine dKK~lyop,,<~5~ - - c o m e la ragione, per m e z z o della quale si s m o r z a n o (px0K~ov'~c~t) gl'istinti e le passioni s~ N o n 6 difficile capire c o m e questa interpretazione conferisse un significato m o r a l e all'intero e p i s o d i o omerico, che, si b a d i bene, n o n 6 u n f r a m m e n t o di m i t o p r i m i g e n i o s o p r a v v i s s u t o all'interno del p o e m a , m a fa p a r t e integrante d e l l ' i m p i a n t o n a r r a t i v o e letterario dell'Odissea in q u a n t o o p e r a di poesia. Q u a n t o a Crisippo, S t e i n m e t z s~ n o n vi riscontra n6 il ricorso a l l ' e s p r e s s i o n e poetica simbolico-allegorica, c o m e il celebre inno a Z e u s di Cleante 82 n6 ripresa o tanto m e n o s v i l u p p o degli spunti di q u e s t ' u l t i m o in direzione di u n ' e s e g e s i allegorica dei poeti. C r i s i p p o cita spessissimo O m e r o e molti altri poeti, m a n o n ci sono indizi che li abbia interpretati in senso diverso d a quello letterale. A n c h e su q u e s t o p u n t o s3 L o n g si dichiara d ' a c c o r d o con Steinmetz 84 . 75. Philod. de pietate VI 26 - VII 3 Henrichs (~c~v~d T' ~ d t v cd0~p, 6 cc$~6g c~v KR'LJ~c~lp KdL V't6g, ObgK(~V"~ J~p~6T~D-~I~tdXso0at "~b"r~lv'P~av K~t D~IT~pR"ro~3Atbg ~vo~t K~t 0~yot~p~. Si noti anche l'identita del verbo (~tdXso0ott): sopra, nota 66. Cf. adesso anche Ramelli 2003, 462; 524-525 n. 128. Cf. SVF 1 486 (= Philod. de mus. IV, XXVIII 1-4 Neubecker), cui 6 da accostare Sen. ep. 108.10 (SVF 1 487). Cf. Setaioli 1965, 134; Id. 2000, 117 n. 33; 403-404. Steinmetz 1986, 23-25 (p. 24: "nur zur Aufhellung einzelner Stellen"). Long 1992, 63-64 (p. 63: "we have clear evidence of reading isolated words in Homer through Stoic eyes"). Per l'erba ~c~.v intesa come la ragione cf. Heracl. probl. Hom. 73.10-13 Buffi6re (con etimologia diversa da quella di Cleante). Per |e allegorie di Circe cf. Buffi6re 1956, passim. Pi6 avanti ci soffermeremo su Hor. epist. 1.2.23-26. SVF I 526 (= Apollon. soph. lex. Homer., s. v. ~t(~K~, Od. 10.305) K~Edv0,1g 6~ 6 ~tK6oo~og dKK'~IyopLK~g~)qo~ 6qKo~oOct~"~6vK6'/ov, St' o~ ~coK~ovTct~cd 6p~tdL ~dL "~&~dO~l. Steinmetz 1986, 26-28. SVFI 537. In realth 6 possibile rintracciare in Crisippo un procedimento, certo non allegorico, ma che tendeva ad estendere e universalizzare il significato della parola dei poeti (SVF II 100), come Seneca farh poi con Virgilio. Cf. Setaioli 2000, 194-195. Lo stesso in Epict. diss. 4.10.36. Long 1992, 49.

76. 77. 78. 79.

80. 81. 82. 83.

84.

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La conclusione cui a p p r o d a n o Steinmetz e Long, seguito a s u a volta d a D a w s o n 8s cio6 che fin dall'inizio la Stoa h a allegorizzato n o n i poeti, bensi il m i t o p r i m i g e n i o , ricostruibile dalle loro opere, m a anche d a altre fonti - - , 6 forse m e n o n u o v a di q u a n t o p o s s a o voglia s e m b r a r e 86 . La m a g g i o r e n o v i t a consiste n e l l ' a c c e n t u a t a e n f a t i z z a z i o n e che riceve d a L o n g e da D a w s o n , anche p e r q u a n t o r i g u a r d a il suo n a t u r a l e corollario: la p o s i z i o n e che si ricava d a l l ' o p u s c o l o di C o r n u t o p e r questi studiosi rispecchia f e d e l m e n t e quella o r t o d o s s a della Stoa antica 87 . S e m b r e r e b b e a p r i m a vista che questa conclusione differisse radicalmente d a quella di Tate. Ma, c o m e gia a b b i a m o osservato, in u n lavoro successivo a quello su C o m u t o 88 , Tate a m m e t t e v a che gi/! gli antichi Stoici ritenessero iniziato il p r o c e s s o di d e g r a d a z i o n e e a d u l t e r a z i o n e del m i t o p r i m i g e n i o ad o p e r a dei poeti. D ' a l t r o canto a b b i a m o a n c h e visto che Steinmetz e Long a m m e t t o n o che spunti isolati d ' i n t e r p r e t a z i o n e filosoficoallegorica di O m e r o a p p a r i s s e r o gia in Cleante 89 . C i a s c u n a delle d u e posizioni, di Tate d a tEn lato, di Steinmetz, Long e D a w s o n dall'altro, lascia a p e r t o u n o spiraglio che p e r m e t t e loro di n o n escludersi c a t e g o r i c a m e n t e a vicenda. A b b i a m o visto s o p r a che l ' i n t e r p r e t a z i o n e che C l e a n t e d a v a d e l l ' e r b a ~oSK~ p r e s u p p o n e p r o b a b i l m e n t e l'interpretazione in chiave di allegoria etica dell'intero e p i s o d i o di Circe dell'Odissea. A g g i u n g i a m o a d e s s o che, nel corso della s u a indagine, Steinmetz lascia c a d e r e la distinzione, d a iui p o s t a all'inizio 9~ tra esegesi di tipo fisico-cosmologico d a u n lato, etico-psicologico dall'altro. Essa viene r i c h i a m a t a solo alla fine 91 , m a la s u a ricerca dedicata pressoch6 e s c l u s i v a m e n t e a verificare la p r e s e n z a di i n t e r p r e t a z i o n i fisicoc o s m o l o g i c h e negli Stoici antichi. D a p a r t e sua, L o n g p r e n d e in c o n s i d e r a z i o n e s o l a m e n t e esegesi di questo tipo. C o m e s a p p i a m o , e n t r a m b i c o n c l u d o n o che gli Stoici antichi n o n a p p l i c a v a n o interpretazioni filosofico-allegoriche ai poeti. Quella a p p e n a
-

85. 86.

87.

88. 89. 90. 91.

Dawson 1992, 258 n. 1. A p. 33 Dawson osserva che il metodo ermeneutico di Cornuto, fondato sull'etimologia, non differisce da quello degli Stoici antichi. Nock 1931, 999, osserva che l'idea delle adulterazioni poetiche del mito primigenio si trovava, prima di Cornuto, gia neg|i Stoici antichi. Cita SVF II 1009 per l'~6og di figure divine ~3~6 ~cGv~rOt,l'~C~v~ K c ~ o ~ v o v e addita paralleli tra Cornuto e Zenone (Corn. theol. Gr. 17, p. 30, 11-18 N SVF I 100; 17, p. 28, 7-9 N SVF I 103) e tra Cornuto e Crisippo (Corn. theol. Gr. 17, p. 31, 3-8 ~ SVF II 1085: cf. Wehrli 1928, 60). Da ultimo anche Torte 2003, 170 e n. 16, pur non conoscendo Steinmetz, Long e Dawson, si richiama anch'essa a SVF II 1009 per ravvisare in Cornuto l'influenza della ripartizione crisippea delle figure divine contenute in quel frammento. Lo stesso frammento 6 valorizzato da ultimo da Ramelli 2003, 452-455; 477, e da Boys-Stones 2003, 193-195. L'autore di un altro opuscolo pressoch6 contemporaneo, intitolato'Obt~lp~Kh ~poI~K~cc~c~ ["Problemi omerici"], contenente interpretazioni allegoriche applicate direttamente a numerosi passi dei poemi omerici, un Eraclito, al cui nome molti aggiungevano un tempo l'appellativo di "Stoico", per distinguerlo dal pih celebre filosofo presocratico, non viene oggi pih considerato un vero e proprio affiliato allo stoicismo, nonostante i numerosi elementi stoici contenuti nella sua opera. Cf. Buffi6re 1962, XXXII. Steinmetz 1986, 30, ritiene che Eractito intendesse allegorizzare non l'Iliade e l'Odissea in quanto opere poetiche, ma soltanto |e figure divine che vi agiscono. Si tratta di una forzatura per amor di tesi, che sara abbandonata da Long 1992, 46-47, il quale preferisce insistere sul carattere non ortodossamente stoico de|l'opuscolo di Eraclito. Tate 1930, 9-10. Cf. sopra, note 53 e 54. Vd. sopra, note 77-78. Steinmetz 1986, 19. Steinmetz 1986, 30.

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ricordata di Cleante 6 per6, gia lo a b b i a m o rilevato, u n ' e s e g e s i allegorica di tipo etico riferita i n d u b b i a m e n t e n o n a u n m i t o o f r a m m e n t o di m i t o a s6 stante, m a ad u n episodio che n o n p u 6 essere staccato dalla t r a m a n a r r a t i v a dell'Odissea c o m e o p e r a letteraria e poetica. L ' e q u i p a r a z i o n e dell'erba ~(~K~ alla ragione n o n a v r e b b e senso s e p a r a t a dalla v i c e n d a poetica che v e d e Ulisse trionfare grazie a d essa delle pericolose lusinghe di Circe. Si p u 6 p e r t a n t o p r o v v i s i o r i a m e n t e c o n c l u d e r e che con ogni p r o b a b i l i t a gia negli Stoici antichi la distinzione tra m i t o p r i m i g e n i o e fonti poetiche n o n s e m p r e affidabili, che ci a p p a r e cosi netta in Cornuto, se, c o m e v u o l e Long, a p p a r t e n e v a v e r a m e n t e al f o n d o pi6 antico dello stoicismo 92, d o v e v a tendere ad oscurarsi, f a c e n d o si che talora l'interpretazione filosofica venisse ad applicarsi direttamente alla parola poetica, valutata pi6 o m e n o coscientemente n o n c o m e tramite i n c o n s a p e v o l e e spesso d e f o r m a n t e fra l'interprete e la s a p i e n z a antica, m a c o m e d e p o s i t a r i a essa stessa di p r o f o n d e veritY. C e r c h i a m o di verificare questa conclusione sulla b a s e delle t e s t i m o n i a n z e ricavabili d a q u a n t o ci 6 n o t o dello stoicismo successivo.

3. Esegesi filosofica del mito e dei poeti nello Stoicismo


A l c u n i d e g l i a r g o m e n t i p o r t a t i d a L o n g p e r n e g a r e che gli Stoici a p p l i c a s s e r o l ' i n t e r p r e t a z i o n e filosofico-aUegorica d i r e t t a m e n t e al testo dei poeti anzich6 al m i t o p r i m o r d i a l e , ricostruibile in p a r t e a t t r a v e r s o la t e s t i m o n i a n z a di questi ultimi, m a anche p e r m e z z o di varie altre fonti, sono d e c i s a m e n t e deboli. Egli a f f e r m a 93, ad e s e m p i o , che attribuire agli Stoici la c o n v i n z i o n e che p r o f o n d e verita anticipatrici del loro p r o p r i o pensiero fossero v e l a t a m e n t e contenute nei p o e m i omerici a n d r e b b e contro 92. Come accennato sopra (note 46-47), l'atteggiamento e il metodo di Cornuto si fondano sul presupposto che gli antichi fossero depositari di profonda sapienza, che espressero in forma velata nei racconti mitici originari, in parte tramandati, in parte deformati dai poeti (cf. le parole prossime alla conclusione dell'opuscolo: Corn. theol. Gr. 35, pp. 75, 18 - 76, 5: vd. il testo pih oltre, nota 98). Come fanno notare Nock 1931, 1000, e Most 1989, 2021-2022, da Sext. Emp. adv. math. 9.28 si ricava che solo gli Stoici pi6 recenti accolsero l'idea della sapienza dei primi uomini. Si pub pensare a Posidonio (cf. Posid. F 305 Thei|er, e Theiler 1982, II, 182-183): cf. Sen. ep. 90, e vd. Setaioli 1988, 322-336. Cf. adesso anche Ramelli 2003, 490-493, con la bibliografia citata a p. 547 n. 217. Non si pu6 tuttavia ignorare c h e l a progressiva adulterazione dei miti corrisponde alla corruzione del linguaggio gi~ teorizzata dalla Stoa antica, cui il filosofo pone rimedio attraverso la ricerca etimologica: Setaioli 1988, 24-46 (Dawson 1992, 57-58, e Torre 2003, 177 e n. 38, hanno torto nel negare che Seneca fosse sensibile a questa dottrina linguistica dello stoicismo). I1 ricorso di Cornuto all'etimologia - - gi~ praticato dagli Stoici antichi - - sembrerebbe quindi riportarci pih indietro della Stoa di mezzo, anche per quanto riguarda l'elemento teologico: in un caso come nell'altro lo scopo ~ ricuperare un'antica verita. Gia gli antichi si rendevano conto del nesso intercorrente tra le due sfere: cf. Cic. nat. deor. 3.63. Non 6 peraltro possibile arrivare a conclusioni troppo nette, perch6 Cornuto 6 tutt'altro che coerente. Come fa notare Most 1989, 2022, talora presenta gli antichi non come sapienti, ma come primitivi (20, pp. 39, 15 40, 2; 27, p. 50, 16-18); e i nomi pih antichi, lungi dal permettere di risalire meglio al K6~o~ originario, vengono da lui ritenuti difficili da analizzare etimologicamente (20, p. 36, 1-2). Per il rapporto fra etimologia e allegoresi vd. da ultimo Ramelli 2003, 490; e per i tentativi di sanare la contraddizione tra la sapienza degli antichi e le loro caratteristiche primitive, Ramelli 2003, 546-547 n. 213. Cf. anche Boys-Stones 2003, 208-209. Long 1992, 47.

93.

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il razionalismo che li caratterizza. Ci6 equivale a prestare agli Stoic[ la nostra idea di razionalismo. In realta l'allegoria applicata ad O m e r o n o n sarebbe pi6 irrazionale, dal p u n t o di vista stoico, sostenitore della pervasiva presenza del K6yog ["logos", "ragione"] in ogni fenomeno, di quanto 10 sia la fede nella divinazione, tenacemente p r o p u g n a t a dagli Stoici, anche contro la derisione degli e s p o n e n t i di altre scuole filosofiche94 (del resto i filosofi stoici erano ben noti nell'antichith per i loro "paradossi"). E, sinceramente, non mi sembra m e n o irrazionale, se giudicata con m e t r o m o d e r n o , la ricerca di p r o f o n d e verith che antichissimi sapienti a v r e b b e r o celato nei racconti mitici primordiali. L o n g cerca di c o n t r o b a t t e r e l ' o b i e z i o n e ora a c c e n n a t a n e g a n d o c h e l a sua interpretazione sposti semplicemente di u n passo indietro, da O m e r o agli antichi saggi, l'idea di p r o f o n d i contenuti sapienziali espressi sotto il velo del mito. A p p e l l a n d o s i alla concezione m o d e r n a del mito come m o d o dei prirnitivi d ' i n t e r p r e t a r e il m o n d o , egli nega che per gli Stoici gli antichi sapienti si p r o p o n e s s e r o i n t e n z i o n a l m e n t e di nascondere verith "cripto-stoiche" dietro 10 schermo mitologico 95 . M a ci6 n o n si accorda con la concezione degli Stoici, che nel mito p r i m i g e n i o v e d e v a n o n o n idee primitive espresse in forma immaginosa, m a verita universali, valide in ogni tempo, trasmesse da antichi sapienti a tutta la posterith 96 . E queste verita, per gli Stoici, n o n p o t e v a n o che coincidere con le loro dottrine o almeno in qualche misura anticiparle 97 . Q u a n t o alla volonta, negata da Long, da parte degli antichi sapienti, di e s p r i m e r e verit/~ in maniera simbolica e bisognosa di u n a decrittazione, 6 10 stesso C o r n u t o che 1o smentisce, alla fine della propria opera 98 . N o n si p u 6 per6 negare da u n lato che Balbo, l'interlocutore stoico nel De natura deorum di Cicerone, rispecchia una posizione molto vicina a quella di Cornuto; dall'altro che gia Crisippo (come poi Ecatone) praticava u n ' i n t e r p r e t a z i o n e filosofico-allegorica simile a quella di Cornuto, applicata p r i m a r i a m e n t e alle figure divine del mito e solo accessoriamente a testi poetici, in q u a n t o tramite di quello. Balbo 99, come Cornuto, presenta u n ' i n t e r p r e t a z i o n e allegorica delle figure divine

94. 95. 96.

97. 98.

Cf. Setaioli, in corso di stampa. Long 1992, 65. Per Cornuto la stessa esistenza di miti diversi presso i vari popoli si spiega attraverso un parallelo col mito greco, trasmesso frammentariamente da Omero (Corn. theol. Gr. 17, pp. 26, 7 - 27, 2): le diverse tradizioni discendono da un'unica fonte universale. Abbiamo peraltro gih osservato (sopra, nota 92) che da Sext. Emp. adv. math. 9.28 si ricava che probabilmente solo la Stoa di mezzo accolse l'idea della sapienza degli uomini antichi. Su! riferimento a tradizioni di popoli diversi cf. Boys-Stones 2003, 202-204. Si trattava per Cornuto di un "filosofia" per simboli (cf. nota seguente). Corn. theol. Gr. 35, pp. 75, 18 - 76, 5 o~c0 6' &v ~6~1 K~t T~KKcrT~v ~x~0tKc~g~c~pa6~6oOc~t ~Ep'u O~6v i~OKO4VTOYV 6v~y~y~v ~'t ~& ~otp~6E6~Lyp.~VRo~oux~cL, 0~ ~C~, 6~vc~uo, ;r KR't ~p6g r6 6t~ ~vlRfl6Xcov Ka't alw~,ttdcTmv (DtXo(7o(/)q~at ~p'u c r ~opot. Si noti che non solo gli antichi sapienti si esprimevano attraverso simboli ed enigmi, ma ci6 costituiva un "filosofare'. Cf. Strabo 10.3.23. Secondo Boys-Stones 2003, vanno distinti due tipi di allegoresi stoiche: un tipo (pif2 antico) v61to a chiarire i significati, divenuti oscuri, di miti originariamente espressi in termini letterali; e un altro (pit2 recente) che si applica a verita intenzionalmente espresse in forma enigmatica da antichi "filosofi" come quelli di queste righe finali dell'opuscolo di Cornuto. Cic. nat. deor. 2.63-72.

99.

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del mito, s o v e n t e fondata sull'analisi etimologica dei n o m i 1~176 non senza accennare alle d e f o r m a z i o n i a p p o r t a t e dai poeti al m i t o p r i m i g e n i o lm . Q u a n t o a Crisippo, u n celebre p a s s o del De beneficiis di Seneca 1~ sul quale d o v r e m o tornare b r e v e m e n t e pifa avanti, ci t e s t i m o n i a s e n z a o m b r a di d u b b i o che gih il g r a n d e r a p p r e s e n t a n t e dello stoicismo antico (come p i h tardi Ecatone) p r a t i c a v a esegesi filosofiche del m i t o e delle sue figure m o l t o simili a q u e u e di Cornuto. C o n le testimonianze del Balbo ciceroniano e di Seneca s i a m o gia b e n oltre i limiti cronologici della Stoa antica; ed 6 a p p u n t o a t t r a v e r s o gl'indizi forniti sia d a e s p o n e n t i p i h tardi della scuola stoica sia d a t e s t i m o n i n o n stoici, che sara forse possibile a g g i u n g e r e qualche i m p o r t a n t e dettaglio al q u a d r o che s t i a m o t e n t a n d o di tracciare. I1 p r o b l e m a di f o n d o r i g u a r d a 10 status attribuito ad O m e r o , e in genere ai poeti: v e n i v a n o considerati u n semplice tramite, i n c o n s a p e v o l e e infedele, di u n a s a p i e n z a pih a_ntica, 0 si attribuiva loro il ruolo di scopritori e depositari a u t o n o m i di verit/~, alla stregua di veri e p r o p r i filosofi? N o n c'6 d u b b i o che per alcuni, anche aderenti alla scuola stoica, l ' o p e r a di O m e r o a v e v a carattere d e c i s a m e n t e filosofico ~~ e Seneca ci c o n f e r m a e s p l i c i t a m e n t e che c ' e r a chi faceva del poeta u n filosofo 1~ . N o n m a n c a n e p p u r e , nella scoliastica, l ' e q u i p a r a z i o n e p u r a e semplice del p o e t a a u n filosofo stoico 1~ Dal canto suo O r a z i o a f f e r m a che O m e r o 6 u n m a e s t r o di etica migliore dello Stoico Crisippo e d e l l ' A c c a d e m i c o C r a n t o r e - - m a l e categorie etiche che ritrova nei p o e m i omerici sono q u e u e stesse distinte secondo l'etica stoica di Panezio nel De officiis di Cicerone 1~ . In effetti n o n 6 difficile d o c u m e n t a r e l'esistenza di u n ' e s e g e s i filosofica di tipo etico e di colorito d e c i s a m e n t e stoico che v e n i v a applicata d i r e t t a m e n t e all'Iliade e all'Odissea in q u a n t o o p e r e poetiche, s e n z a riferimenti visibili ad u n a s a p i e n z a p i 6

100. Cf- sopra, nota 92, per l'analogia tra la ricostruzione det significato originario delle parole attraverso l'etimologia e quella del mito primigenio attraverso il vaglio, quasi "archeologico", delle fonti che lo trasmettono. 101. Cic. nat. deor. 2.70. Long 1992, 52-53, accosta senz'altro il metodo di Ba|bo a quello di Cornuto. Cf. anche Tate 1930, 9. In seguito lo stesso studioso (Tate 1934, 109 n. 3) pose le fonti stoiche utilizzate da Cicerone a mezza strada tra la Stoa antica e Cornuto riguardo alla consistenza delle adulterazioni poetiche del mito. Cf. anche Dawson 1992, 52-53. 102. Sen. ben. 1.3.2-4.4. 103. Si veda p. es. Strabone, fin dall'inizio della sua opera geografica: 1.1.2, e tutto il I libro, passim; specialmente 1.2.17 -r~lV 3,&p ~K~vo~0 ~o~rlo~v ~Koo6~rl~tCz ~dvTcG vo~t~L~v. Per Tate 1934, 110 n. 4, la testimonianza di Strabone riporta solo una "pia opinione", valida esclusivamente al livello di didattica popolare. Sen. ep. 88.5 conferma per6 che tra coloro che ritenevano Omero un filosofo c'erano anche gli Stoici. Cf. nota seguente. 104. Sen. ep. 88.5 nisi forte tibi Homerum philosophum fuisse persuadent. La scettica aggiunta di Seneca (cum his ipsis, quibus colligunt, negent) colpisce chi, come lo Ps. Plutarco del De Homero, vedeva nel poeta l'iniziatore di tutte le filosofie. Ma ci6 non significa, come crede Long 1992, 47 n. 11, che non esistesse il tentativo da parte delle varie scuole, o almeno di quella stoica, di adoperarsi a fare di Omero uno di loro. Non si fa la satira di un atteggiamento inesistente o scarsamente diffuso. Cf. del resto oltre, nota 121, per alcuni dettagli forniti poche righe dopo da Seneca dell'interpretazione stoica dell'Odissea. 105. Schol. ad Iliad. 1.404 "O~t~lpog 6~ d~ YTe0~K6g1-IooEtb~vog c~@r6v (Briareo) k~yEt ~'[vat (I, p. 115 Erbse). Cf. Eustath. ad I1. 1.404 6 Y'rcq;K6~ "O~trlpOg (I, p. 192, 14 Van der Valk). 106. Hor. epist. 1.2.3-4 qui quid sit pulchrum, quid turpe, quid utile, quid non / plenius ac melius Chrysippo et Crantore dicit. Cf. Kiessling-Heinze 19144, 24; Ronconi 1973, 67.

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antica. U n o dei testi pi6 chiari in tal senso 6 p r o p r i o l'epistola oraziana a Lollio M a s s i m o a p p e n a ricordata. P r i m a di illustrarla b r e v e m e n t e , 6 b e n e s g o m b r a r e subito il terreno d a quello che a m i o parere 6 un m a n i f e s t o f r a i n t e n d i m e n t o del testo oraziano. Secondo Marcello Gigante 1~ la fonte della n o s t r a epistola s a r e b b e l ' o p u s c o l o di Filodemo Del buon re secondo Omero, di cui d o v r e m o anche noi occuparci pi6 a m p i a m e n t e pi6 a v a n t i 1~ . In realth le concezioni alla b a s e dei d u e testi n o n p o t r e b b e r o essere pifi diverse. Filodemo, anche se, c o m e v e d r e m o , gli Epicurei r e a g i v a n o con decisione all'accusa di avere ripreso il loro ideale di vita d a quello dei Feaci descritto nell'Odissea, p r e s e n t a p e r 6 u n ' i n t e r p r e t a z i o n e i n e q u i v o c a m e n t e f a v o r e v o l e di quella p o p o l a z i o n e l e g g e n d a r i a 1~ e, in particolare, li c o n t r a p p o n e forse ai Proci, visti n a t u r a l m e n t e in m a n i e r a n e g a t i v a I~~. In Orazio, invece, i Feaci e i Proci s o n o a c c o m u n a t i in u n u g u a l e giudizio s f a v o r e v o l e 111 e i p r i m i sono valutati s e c o n d o u n a diffusa i n t e r p r e t a z i o n e a n t i e p i c u r e # 12 su cui t o r n e r e m o . M a i l c o n t r a s t o tra F i l o d e m o e d O r a z i o a p p a r e a n c o r p i h e v i d e n t e n e l l a c a r a t t e r i z z a z i o n e che p r e s e n t a n o del p e r s o n a g g i o - s i m b o l o essenziale: Ulisse. P e r F i l o d e m o questi 6 il s o v r a n o ideale 113, u n energico u o m o d ' a z i o n e N4, u n s a g g i o c o n s i g l i e r e libero d a p a s s i o n i 11s, d o t a t o di v i v i d a intelligenza 116, e a d d i r i t t u r a il p o r t a v o c e del p o e t a 117. Q u e s t o ritratto n o n assomiglia p e r nulla all'Ulisse oraziano. I1 p o e t a ce i0 p r o p o n e c o m e l'eroe della virtus e della sapientia lls, m a la r a p p r e s e n t a z i o n e che s e g u e chiarisce che quelle qualit~t s o n o d a i n t e n d e r e nel senso cinico-stoico della resistenza ai mali H9 (l'Ulisse noXO'rXa~ ["che m o l t o ha s o p p o r t a t o ' ] ) e del controllo

107. Gigante 1984, 296-298. 108. Gigante fa leva soprattutto su una innegabile corrispondenza testuale tra Orazio e l'opuscolo filodemeo: Hor. epist. 1.2.11-12 Nestor componere Iitis / inter Peliden festinat et inter Atriden N Philod. de bono rege XXVIII 27-30 Dorandi "r6v N~crropa ~o~p~todytov orc~hov'r ~.lO~tv"r~lv o-rdo~v 'Axtkk~c0g np6g 'Ayot~tfigvovct(non indico le integrazioni, che sono sicure). D'accordo con Gigante si dichiara Asmis 1991, 20-21 n. 95. La corrispondenza era gih stata indicata da Sudhaus 1909, 475-476, che per6 esclude una derivazione diretta. Tanto festinat quanto ogvO6owrc~ derivano per lui da II. 1.248 &vdpovor L'esistenza di una fonte comune 6 molto probabile. Certe interpretazioni di versi omerici avevano corso generale, non legato ad orientamenti filosofici particolari. Una coincidenza tra l'opuscolo filodemeo e un testo sicuramente stoico 6 quella tra Philod. de bono rege XIII 25-32 e Sen. ep. 63.2 (a proposito di II. 19.229; cf. Setaioli 1988, 52 n. 177). 109. Philod. de bono rege XXX 9-14. Un apprezzamento positivo sui Feaci anche in un epigramma di Filodemo, AP 11.44.6 ~c~flKc0v ycdvl~ novXO ~t~XtXp6~pc~. Cf. Sider 1997, 159-160, coi rimandi (specialmente Jufresa 1982) 110. Secondo l'interpretazione della stessa Asmis 1991, 35-36, della malconcia colonna XVII. 111. Hor. epist. 1.2.28-31. Cf. Setaioli 1996, 829. 112. Ma gi~ presente in Plat. resp. 390AB. Cf. anche oltre, nota 384. 113. Philod. de bono rege XXIV 19-24. 114. Philod. de bono rege XXV 32-37. 115. Philod. de bono rege XXIX 21-31; cf. XLI 21-24. 116. Philod. de bono rege XXXII 29-36; XXXIV 16-31; XXXVIII 25-36. 117. Philod. de bono rege XXXVI 16-33 (cf. Asmis 1991, 42-43). 118. Hor. epist. 1.2.17-18 rursus, quid virtus et quid sapientia possit, / utile proposuit nobis exemplar Ulixen. 119. Hor. epist. 1.2.21-22 aspera multa / pertulit, adversis rerum immersabilis undis. Cf. KiesslingHeinze 19144, 27: "er ist auch das Bild des ~vflp KO~fY~EptK6~" ["uomo resistente ai mali, dotato di forza d'artimo"].

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delle passioni12~ Ulisse 6 d u n q u e l'eroe della Kc~p'r~p~ct ["resistenza ai mali", "forza d ' a n i m o ' ] e dell cyKpc~a~R [ " c o n t r o l l o di s6"], s e c o n d o u n ' i n t e r p r e t a z i o n e del personaggio omerico diffusissima in testi stoici o d'ispirazione stoica 121, con addentellati anche nel cinismo e nella diatriba 122 . Per il resto, l'epistola oraziana ~ u n a lettura etica di entrambi i p o e m i omerici. Orazio in parte ricava insegnamenti dal racconto poetico, e s t e n d e n d o n e la portata oltre le circostanze contingenti descritte da Ornero ed elevandoli a precetti universali validi sernpre, s e c o n d o u n principio teorizzato da Crisippo e s v i l u p p a t o poi da Seneca c o n a p p l i c a z i o n e a V i r g i l i o , o r m a i a s s u r t o al r u o l o di O m e r o r o m a n o ~23. L ' i n t e r p r e t a z i o n e oraziana dell'Odissea, che in parte r i m a n e a n c h ' e s s a n e l l ' a m b i t o essenzialmente metaforico cui la riduce Seneca nell'epistola 88124, tocca per6 in u n p u n t o la vera e p r o p r i a allegoria, q u a n d o fa di Circe u n a p u r a e semplice meretrice e nella trasformazione in animale da lei minacciata vede l ' a b b r u t i m e n t o di chi cede a quelle lusinghe 125 . Per sottolineare questa lettura etica Orazio n o n esita ad alterare lo stesso racconto omerico, secondo il quale gli u o m i n i tramutati in porci c o n s e r v a v a n o

120. Hor. epist. 1.2.23-26: Ulisse non cede alle lusinghe delle Sirene e di Circe. In maniera opposta sono giudicati altrove i compagni di Ulisse: epist. 1.6.63-64 remigium vitiosum Ithacensis Ulixei, / cui potior patria fuit interdicta voluptas. 121. Sen. ep. 88.5 rifiuta una lettura stoica di Omero, ma poco dopo (w7) si serve metaforicamente di un'interpretazione etica dell'Odissea che evidentemente aveva corso nello stoicismo ed 6 molto simile a quella dell'epistola oraziana (vd, Setaioli 2000, 194, e cf. anche Heracl. probl. Horn. 70). Anch'essa pone l'accento sulla resistenza ai mali e alle lusinghe (KC~p~Ep[c~ e ~TKpd~t~,o.) dell'eroe. Cf. anche Sen. ep. 31.2; 123.12. La stessa interpretazione 6 presentata come eminentemente stoica da Ps. Plut. de Horn. 2.136, che fa di queste doti dell'Ulisse omerico lo spunto da cui trasse ispirazione lo stoicismo (w 1 ~6vov KaTa~povo13vrc~ r ~6v~W 6~pop~v'~c~ w 5 ~cccp~p6v). La concezione stoica del sapiente come KRp'r~p6~ e [yKIO(Z~ ~ 6 riaffermata da Seneca proprio in rapporto ad Ulisse interpretato dagli Stoici come sapiens: const. 2.1 Catonem autem certius exemplar sapientis viri nobis deos immortales dedisse quam Ulixem et Herculem prioribus saeculis. Hos enim Stoici nostri sapientes pronuntiaverunt, invictos laboribus et contemptores voluptatis et victores omnium terrorum. Lo stesso Orazio concepiva il sapiente come l'eroe della KC~gr~pk~:carm. 3.3.7-8 sifractus inlabatur orbis / indomitum ferient ruinae. 122. Per gli elementi cinico-stoici deU'epistola 1.2 di Orazio cf. Kiessling-Heinze 19144, 24; 27; Ronconi 1973, 66-67; Setaioli 1996, 828-829. Per il cinismo, a parte Antistene (cf. p. es. M611er 1924, 17; Buffi6re 1956, 372-374; ma vd. Tate 1930, 4-6), si noti il singolare parallelismo trail brano citato alia nota precedente e Diogene di Sinope (Sen. ep. 88.7 quaeris ubi Ulixes erraverit potius quam effi'cias ne nos semper erremus? ~ Diog. Sinop. ap. Diog. L. 6.27 [A~oT~vTl~ ] 9o6g ~ 7p~x~t~tct~Ko6g ~0ct6~tct~t"~6 ~t~ ~o6 'O~oo~0s~ KCtK6 &vct~'~o6vzcLg, "~& ~' 'iSlet dyvoo6v'rczg). II riferimento 6 ai grammatici, ma, come si vede da Sen. ep. 88.7, al1'indagine grammaticale era strettamente connessa 1'esegesi di colorito etico. Tanto Seneca quanto Diogene rifiutano l'indagine erudita. Ulisse pub essere al massimo una metafora dei nostri propri mali. 123. Cf. sopra, nota 83. 124. Cf. sopra, nota 121. Le Sirenum voces di Hor. epist. 1.2.23 corrispondono agli insidiosa blandimenta aurium di Sen. ep. 88.7. Ma fin dall'inizio le tempeste dell'Odissea divengono una metafora etica (Hor. epist. 1.2.22 adversis rerum immersabilis undis). Cf. Ronconi 1963, 6970. 125. Hor. epist. 1.2.23-26 Circae pocula nosti; / quae si cum sociis stultus cupidusque bibisset, / sub domina meretrice fuisset turpis et excors, /vixisset canis immundus vel arnica luto sus.

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la ragione u m a n a 126 . C o m e v e d r e m o m e g l i o pifl avanti, Servio coglie e s a t t a m e n t e la v a l e n z a allegorica della r a p p r e s e n t a z i o n e o r a z i a n a ~27, che t r a s p o r t a v a il racconto epico al livello u n p o ' m e s c h i n o d e l l ' i n s e g n a m e n t o m o r a l e spicciolo ~2s . L'Ulisse eroe di virtus et sapientia, da i n t e n d e r e c o m e , : R p ~ p [ a e ~yKpd-ca~R, 6 gih l ' i c o n a e s e m p l a r e del s a p i e n t e stoico. N o n s a p p i a m o q u a n d o a v v e n n e q u e s t a identificazione. Seneca, c o m e si 6 visto in n o t a ~29, ce la p r e s e n t a c o m e a v v e n u t a d a t e m p o , p e r Ulisse c o m e p e r Ercole. La Stoa antica 6 pressoch6 m u t a a p r o p o s i t o di U l i s s e ~3~ m a n e l l o s t o i c i s m o i m p e r i a l e l ' e r o e 6 p r e s e n t a t o c o r r e n t e m e n t e c o m e l ' i n c a r n a z i o n e del sapiente. E' cosi in Epitteto ~3~ e lo stesso p u 6 dirsi d e l l ' U l i s s e dell'epistola 88 di Seneca, n o n d i s p o s t o a rinunciare all'honestum (il Kc~K6v [il "bello" morale]) ~32, n e p p u r e in c a m b i o d e l l ' i m m o r t a l i t h ~33 . N o n p u 6 esserci d u b b i o alcuno che questa i n t e r p r e t a z i o n e si a p p l i c a v a al p r o t a g o n i s t a dell'Odissea, n o n ad u n ' a s t r a t t a figura mitologica s e p a r a t a dalle v i c e n d e n a r r a t e d a O m e r o . Si p u 6 d u n q u e essere a b b a s t a n z a certi che in eta r o m a n a esisteva u n ' e s e g e s i stoica di carattere etico che si a p p l i c a v a d i r e t t a m e n t e ai p o e m i omerici, in p r e v a l e n z a all'Odissea, m a anche all'Iliade, c o m e d i m o s t r a l'epistola oraziana a Lollio M a s s i m o . A b b i a m o voluto p r e s e n t a r e subito la d o c u m e n t a z i o n e cui 6 possibile fare a p p e l l o p e r il p r o b l e m a che s t i a m o discutendo, allo s c o p o di essere in g r a d o di liquidare con p o c h e righe e qualche r i m a n d o il p r o b l e m a p o s t o dalla posizione di Cratete di Mallo. C h e C r a t e t e p e r s o n a l m e n t e a p p l i c 6 l ' a l l e g o r e s i a d O m e r o ~ u n d a t o di f a t t o documentato~34; e, in q u a n t o F i l o d e m o ci fa sapere su di lui nel quinto libro del suo 126. Cf. Kiessling-Heinze 19144, 27; Ronconi 1973, 69-70. 127. Serv. ad Aen. 7.19 aperte Horatius "sub domina meretrice fuisset turpis et excors'. Su questo scolio ci soffermeremo pih avanti (cf. nota 260). 128. Cf. Kiessling-Heinze 19144, 27. 129. Cf. sopra, nota 121 (Sen. const. 2.1). 130. Cosi si esprime Buffi6re 1956, 374. Se non vado errato, a parte SVF 1 526 (cf. sopra, nota 80), Ulisse 6 menzionato solo due volte in tutta la raccolta dello Arnim: SVF I 349 (Aristone di Chio; cf. I 350) e Ill 762 (Crisippo). Anche Eracle del resto compare assai di rado (I 514; III 210; 478; 342: il solo passo in cui si intraveda una possibile identificazione col sapiente). 131. P. es. Epict. diss. 3.26.33-34. Epitteto, a dire il vero, si mostra talora imbarazzato dalle lacrime di Ulisse, che mal si conciliano con la 6~d0ttct ["impassibilitY"] del sapiente (diss. 3.24.18). Cf. Buffi6re 1956, 316-317. 132. I| carattere fflosofico dell'interpretazione testimoniata da Sen. ep. 88.7 risulta evidente dal confronto con gli scol/, dove il termine che si contrappone all'immortalita non 6 il Kc&6v, ma la nostalgia di Penelope (Schol. ad Od. 5.209, I, p. 263 Dindorf: Calipso vuole bilanciare con la promessa d'immortalith ~lv ~Ep't ~flv ,/vVCKKao~ov6~v di Ulisse) o della patria (non senza un accenno alla diffidenza dell'eroe): Schol. ad Od. 9.33, II, p. 408 Dindorf '~or tzkv Kerr' &kkov ~.oT~op.6v o~)K ~n~0~'ro ' O 6 v o o ~ g , Ei~6cbg xol)~ ~pu3vxcr ~dv'rcr l~i~v ~ t o X v o v ~ v o v g , ~6 5k x~g 60avao~c~g ~g d6~vc~ov 6v0p~6~ 5o~3vc~t- ~pbg ~wrot zo~g OcckaKc~gol) X ~g fi~ozov k~7~ , d~k' (bg Kdt d0~vaoto~g KCCrO~r n60~ -r~g ~o~p[,5og. Si noti che lo stesso amore per la patria 6 presentato come una motivazione non reale, ma mirata ad accattivarsi la simpatia dei Feaci. L'Ulisse di questo scolio 6 ben lontano dal sapiente stoico. 133. Sen. ep. 88.5 ham modo Stoicum illum faciunt, virtutem solam probantem et voluptatem refugientem et ab honesto ne immortalitatis quidem pretio recedentem, modo Epicureum, laudantem statum quietae civitatis et inter convivia cantusque vitam exigentis, modo Peripateticum, tria bonorum genera inducentem, modo Academicum, omnia incerta dicentem. 134. Cf. p. es. Mfiller 1924, 18; Buffi6re 1956, 118 n. 78; 134; 164; 205-208; 215-216; Jones 1959, 2526; Pfeiffer 1968, 238-241; Steinmetz 1986, 30.

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Fltp't ~r ["Sulle opere poetiche"], Jensen 135 e De Lacy 136 videro la teorizzazione dell'esegesi allegorica dei poeti nell'ultimo stadio dell'attivith critica ad essi rivolta: l ' i n d i v i d u a z i o n e di quelli che Cratete c h i a m a v a Ko~,tK6 0e(0p~Val:a [ " i n t u i z i o n i razionali"]. La critica c o n t e m p o r a n e a ha respinto questa interpretazione ed h a m e s s o in d u b b i o lo stesso carattere c o e r e n t e m e n t e stoico della dottrina letteraria di Cratete. Per pi6 ampi ragguagli e una discussione della pi6 recente bibliografia, ed anche per le mie riserve sulla negazione dello stoicismo crateteo, mi p e r m e t t o di rinviare ad u n mio studio p r e c e d e n t e 137 . Abbia o no Cratete teorizzato l'esegesi stoica (filosofico-allegorica) dei poeti, n o n p u 6 c o m u n q u e esserci d u b b i o sull'esistenza di una lettura stoicheggiante di O m e r o , che in alcuni casi sfociava nella vera e p r o p r i a allegoria. C o m e a b b i a m o visto, l'interpretazione filosofica stoica applicata al mito e n o n direttamente alla poesia testimoniata a partire da Crisippo 13s fino all'opuscolo conservato di Cornuto, p a s s a n d o attraverso il Balbo del De natura d r 139 . Ma un'esegesi dello stesso tipo applicata direttamente al testo poetico 6 attestata per Cleante 14~ in relazione all'episodio di Circe dell'Odissea, ed ~ poi a m p i a m e n t e d o c u m e n t a t a nello stoicismo d ' e p o c a romana. In vista di questo q u a d r o pifi completo che abbiamo a p p e n a tracciato 6 possibile confermare e rafforzare l'osservazione con cui abbiamo chiuso il p r e c e d e n t e paragrafo: se la distinzione fra l'autentico mito primordiale e le inaffidabili fonti poetiche che ce lo trasmettono, che appare p i e n a m e n t e sviluppata in C o m u t o , risale realmente allo stoicismo antico TM, occorrerh a m m e t t e r e che a l l ' i n t e r p r e t a z i o n e stoica del mito si affianc6 e fino ad u n certo p u n t o si s o v r a p p o s e l'esegesi stoica applicata d i r e t t a m e n t e al testo poetico. Ci6 era del resto quasi inevitabile, in q u a n t o gih secoli p r i m a della nascita dello stoicismo era iniziata l'esegesi allegorica di O m e r o 142, che difficilmente p o t e v a restare senza effetto su un'attivith ermeneutica che d o v e v a fare i conti col poeti, anche se considerati solo u n tramite di veritA pi6 antiche. Se anche, c o m e 6 possibile o addirittura probabile 143, in origine l'interpretazione stoica veniva applicata al mito e non alle fonti che lo t r a m a n d a n o , era assai facile, u n a volta constatatane l'affidabilith, riferire l'esegesi direttamente a queste. Da C o r n u t o - e dalla testimonianza senecana su Crisippo ed Ecatone - - ricaviamo che l'esegeta p r e n d e in considerazione anche fonti diverse da queUe poetiche. Tra esse u n ' i m p o r t a n z a p r e m i n e n t e c o m p e t e alle arti f i g u r a t i v e , e noi c o n o s c i a m o u n ' i n t e r p r e t a z i o n e cosmologica che Crisippo d a v a di u n a pittura d a molti considerata oscena, raffigurante Zeus ed Era, conservata ad Argo o a Samo 144 . I n d u b b i a m e n t e in questo caso l'allegoria 135. 136. 137. 138. 139. 140. 141. 142. Jensen 1923, 165-166. De Lacy 1948, 256 ss.; 264. Setaioli 2000, 184-187; 404-406. Su Cratete vd. adesso Broggiato 2001; Ramelli 2003, 478-488. Come testimonia Sen. ben. 1.3.2-4.4. Cf. sopra, nota 102. Cic. nat. deor. 2.63-72. Cf. sopra, nota 99. SVF 1 526. Cf. sopra, nota 80. Cf. sopra, nota 92. Almeno fin da Teagene di Reggio, contemporaneo di Cambise. Tate 1934, 108, risale ancora pi6 indietro, a Ferecide di Siro, in quanto ritiene che l'allegoresi abbia avuto in origine lo scopo positivo di scoprire profonde verita nel testo poetico, non semplicemente quello di difendere il poeta, come 6 attestato per Teagene. 143. Per l'analogia di procedimento della ricostruzione "archeologica" del mito primigenio e del significato autentico delle parole da scoprire attraverso l'indagine etimologica, a sua volta strumento principe per il ricupero del mito, cf. sopra, nota 92. 144. SVF II 1071-1074.

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6 riferita all'immagine stessa rappresentata dal quadro. In epoca successiva, il distacco definitivo dell'allegoresi stoica applicata ad o p e r e d ' a r t e figurativa dalla ricerca di u n retroterra mitico, ricostruibile attraverso quelle, a p p a r e c o m p i u t o nell'opuscolo n o t o come II~vct~ [ " Q u a d r o " , "Pittura"] di Cebete 145, p o c o i m p o r t a se si riferisca ad u n a pittura reale o immaginaria. Qui n o n p u 6 essere questione di ricupero di verit/a pith antiche affidate al mito primigenio, in q u a n t o il c o n t e n u t o etico del dipinto viene espresso attraverso u n simbolismo che prescinde dalla mitologia tradizionale. Sembra chiaro, d u n q u e , che fin dalla Stoa antica l'interpretazione filosofica del mito sia convissuta con quella rivolta direttamente alle fonti che lo trasmettono, in p r i m o luogo ai poeti e tra essi principalmente a Omero. Q u e s t ' u l t i m a ci a p p a r e in assoluta p r e v a l e n z a di tipo etico, ma l'interpretazione crisippea del q u a d r o di Zeus ed Era mostra che p o t e v a anche assumere carattere fisico-cosmologico. Seneca ci indica con chiarezza il coesistere nella Stoa di questi d u e tipi di esegesi, richiamandosi a quella applicata al mito all'inizio del De beneficiis, con riferimento a Crisippo ed Ecatone; a quella applicata ad O m e r o nell'epistola 88. In q u e s t ' u l t i m o testo accenna forse, con u n lieve sorriso, anche all'altra specie di esegesi, allo stesso t e m p o sottintendendo la difficolth di tener distinti i d u e tipi. D o p o avere accennato a chi ritiene O m e r o u n sapiente e u n filosofo ( m e t t e n d o al p r i m o posto gli Stoici), prosegue: A m m e t t i a m o l o pure; cerchiamo allora d ' i m p a r a r e ci6 che ha fatto di lui u n sapiente p r i m a che u n p o e t a 146 . Sembra indubbia l'allusione alla sapienza anteriore ad O m e r o racchiusa nel mito primigenio, alla cui ricostruzione e interpretazione c o n t i n u a v a f e d e l m e n t e a dedicarsi in quegli stessi anni il suo familiare Cornuto. Questa duplicith di approccio pu6 essere simboleggiata dalle d u e figure che la Stoa pifl recente p r o m o s s e a icone del mitico sapiens: Eracle ed Ulisse 147 . I1 primo, u n semidio, era l'eroe pifl possente e coraggioso del mito greco, ma n o n a v e v a a v u t o u n cantore delia g r a n d e z z a di O m e r o ; il secondo invece fu innalzato a quell'altissimo rango certamente in grazia dell'efficace raffigurazione poetica che ci viene presentata dall'Odissea.

4. Cornuto esegeta di Virgilio


A b b i a m o visto sopra 148 che sette dei quindici f r a m m e n t i del c o m m e n t o virgiliano di C o r n u t o ci v e n g o n o trasmessi dalla silloge serviana. N o n p u 6 q u i n d i esserci d u b b i o 145. Vedilo nell'edizione di C. Praechter, Lipsiae 1893. L'allegoria qui 6 etica e viene presentata in forma immaginosa, anche con riferimenti platonici (33.3, p. 27, 5-7). La dottrina di fondo per6 indubbiamente stoica. Significativamente, tra le principali figure del quadro figurano 'E'gKpd'r~L~ e Kccpxep~c~(16.2, p. 14, 14). Edizioni pifi recenti dell'opuscolo sono quelle di Pesce 1982 e di Fitzgerald-White 1983. Su di esso cf. anche Rarnelli 2003, 56-64; 151-154 n. 194 (con esaustiva bibliografia). 146. Sen. ep. 88.5 demus illis Homerum philosophum fuisse: nernpe sapiensfactus est antequam carmina ulla cognosceret, ergo ilia discamus quae Homerum fecere sapientem. 147. Cf. sopra, nota 121 (Sen. const. 2.1). Oltre cha da Seneca, Eracle e Ulisse sono accostati anche da Epitteto (diss. 3.24.13) e da Massimo di Tiro (15.6; 38.7). Non sarh un caso che di Cleante ci sia nota un'esegesi riferita ad Eracle (SVF I 514, da Cornuto) ed una all'Ulisse dell'Odissea (SVF 1 526: cf. sopra, nota 80). 148. Cf. nota 42.

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che l ' o p e r a , o le o p e r e 149 d e d i c a t e dallo Stoico a Virgilio c o s t i t u i s s e r o u n a delle c o m p o n e n t i del p a t r i m o n i o esegetico della t a r d a antichit/~ latina, del quale Servio 6 p e r noi il principale r a p p r e s e n t a n t e . Nei p a r a g r a f i che p r e c e d o n o a b b i a m o cercato di a s s e g n a r e al C o r n u t o esegeta del mito, che c o n o s c i a m o a t t r a v e r s o l ' o p u s c o l o greco c o n s e r v a t o , la giusta collocazione nel p a n o r a m a d e l l ' e v o l u z i o n e teorica e pratica della ricerca stoica in quel settore. Q u a n d o p e r 6 ci r i v o l g i a m o la naturale d o m a n d a se e in che m i s u r a l ' a u t o r e dell' 'Fat6po~t~ abbia p o r t a t o nella p r o p r i a attivit/~ di esegeta virgiliano la p o s i z i o n e che risulta chiara d a l l ' o p e r a greca, n o n fa pih g r a n d e differenza c h e l a s u a concezione dei poeti tramiti infedeli del mito p r i m o r d i a l e gli p r o v e n g a o no dall'antica Stoa; ci6 che conta 6 stabilire se qualcosa di essa 6 p a s s a t o nel p o c o che si c o n s e r v a delle sue chiose virgiliane e, in caso affermativo, se h a lasciato traccia nel g r a n d e collettore costituito dalla silloge serviana. S f o r t u n a t a m e n t e gli studiosi che si s o n o occupati del C o r n u t o c o m m e n t a t o r e di Virgilio n o n l ' h a n n o quasi m a i m e s s o a raffronto con l'esegeta dei miti greci is~ . U n a n e g l i g e n z a u g u a l e e contraria si riscontra g e n e r a l m e n t e in coloro che si sono dedicati allo studio d e l l ' o p e r e t t a greca lsl . M a q u a n d o u n o studioso che si o c c u p a di C o r n u t o filologo e c o m m e n t a t o r e virgiliano rileva che certe sue o s s e r v a z i o n i d e n o t a n o u n interesse p e r la sfera religiosa 152, ci6 m i s e m b r a costituire u n a c o n f e r m a dell'utilit/t di mettere a confronto le d u e facce a noi note dell'attivit/t dello Stoico. R i b b e c k 153 r i t e n e v a che nel s u o c o m m e n t a r i o C o r n u t o a p p l i c a s s e a Virgilio l'interpretazione allegorica in senso stoico. L'idea 6 stata ripresa anche in t e m p i pi/~ vicini a noi 154. Alcuni interpreti, p u r ritenendola plausibile, fanno notare che i f r a m m e n t i superstiti n o n ne c o n s e r v a n o traccia 155. Essa fu invece r e s p i n t a d a Tate 156. A m i o m o d o di v e d e r e u n ' o p i n i o n e sorretta d a f o n d a m e n t i pi6 solidi p u 6 essere a v a n z a t a s o l a m e n t e sulla base di un confronto con le idee espresse d a C o r n u t o n e l | ' o p u s c o l o greco. O s s e r v i a m o p r i m a di tutto che nei f r a m m e n t i virgiliani superstiti n o n s e m b r a che lo Stoico abbia m a i fatto ricorso all'etimologia, s t r u m e n t o principe dell'allegoresi del m i t o nell' ' EarL6po~t~. U n s e c o n d o e l e m e n t o da tenere p r e l i m i n a r m e n t e p r e s e n t e 6 l ' a t t e g g i a m e n t o m a l e v o l o v e r s o Virgilio che t r a s p a r e d a m o l t e delle chiose s u p e r s t i t i , sul q u a l e c o n c o r d a n o tutti gli studiosi 157 . 149. Sulla questione cf. sopra, nota 40. 150. Cugusi 2003, 226, ha adesso il merito di aver messo in rapporto i due settori dell'attivita cornutea a proposito dell'atteggiamento dello Stoico nei confronti dell'apparato mitologico virgiliano. Giusto il suo rimando a Mazzarino 1955, 201 (su cui vedi oltre), e opportuna l'esplicitazione di Torre 2003, 169 n. 8. I1 felice spunto non mi sembra per6 sviluppato da Cugusi. Vd. oltre. 151. Dawson 1992, 25 e 259 n. 6, mette di sfuggita in parallelo lo sforzo di Cornuto di ricostruire il messaggio trasmesso in maniera distorta e incompleta dai poeti e la sua attivith di critico e commentatore di Virgilio. 152. Mi riferisco a Zetzel 1981, 40-41. 153. Ribbeck 1866, 126-127. 154. Paratore 1968, 59; Rocca 1985, 386. Da ultimo anche Ramelli 2003, 13. 155. Jones 1959, 42; Cugusi 2003, 215, che propende comunque ad ammetterla (p. 215 n. 3). 156. Tate 1929, 45. 157. Cf. ad es. Mazzarino 1955, 201; Rocca Serra 1982, 63; Geymonat 1984a, 898; Timpanaro 1986, 71-72; Duret 1986, 3320-3321.

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Un p a s s o pih avanti ci p o r t a il carattere delle critiche rivolte da C o r n u t o a Virgilio. N o c k ~s8 le distingue in d u e tipi fondamentali: o s s e r v a z i o n i relative ad i m p r o p r i e t ~ linguistiche d a u n lato, ad infelici i n v e n z i o n i m i t o l o g i c h e dall'altro ls9 . In e n t r a m b i i casi, n o t e r e m o d a parte nostra, le m o t i v a z i o n i del b i a s i m o sono p r o f o n d a m e n t e stoiche. Lo stoicismo riteneva che il linguaggio, e s p r e s s i o n e del K6~/o~ u m a n o , fosse lo specchio d e l K6yog d i v i n o , u n i v e r s a l e , e d o g n i i m p r o p r i e t ~ e r a c o n s i d e r a t a p e r t a n t o un'ingiustificabile deviazione. Lo stoico Seneca n o n esita a criticare p e r simili m o t i v i i m a s s i m i esponenti della letteratura nazionale, tra cui, si b a d i bene, 6 lo stesso Virgilio, che p u r e p r o f o n d a m e n t e a m a 16~ Lo scopo della ricerca etimologica 6 p e r gli Stoici p r e c i s a m e n t e il ricupero della proprietas, che il linguaggio, tanto quello corrente q u a n t o quello letterario, ha sovente p e r d u t o . U n ' a n a l o g a o p e r a z i o n e di ricupero, l ' a b b i a m o visto, 6 costituita dallo sforzo di ricostruzione del m i t o p r i m o r d i a l e e delle verit~t in esso contenute, liberandolo dalle arbitrarie i n v e n z i o n i con cui lo h a n n o alterato e sfigurato i poeti. Se p e r C o m u t o questo p r o c e s s o di d e f o r m a z i o n e e s n a t u r a m e n t o era gi~ a v a n z a t o in O m e r o e d Esiodo, q u a n t o pi6 lo sar~ in Virgilio, che rispetto a loro n o n p u 6 essere considerato che c o m e u n t a r d o e p i g o n o ? Solo l'autentico m i t o p r i m i g e n i o contiene verita; le arbitrarie a g g i u n t e dei poeti ne s o n o t o t a l m e n t e prive, e a d esse n o n p u 6 essere applicata l'interpretazione filosofica 161. Se O m e r o ed Esiodo c o n t e n g o n o ancora f r a m m e n t i di veritY, ci6 n o n 6 v e r o p e r i poeti c o n t e m p o r a n e i . E' lo stesso C o r n u t o che, a t t r a v e r s o il suo discepolo Persio, ci fa sapere che la poesia mitologica del suo t e m p o si sforza invano, a t t r a v e r s o i m a g n i l o q u e n t i orpelli della retorica e dello stile, di dar c o r p o al nulla 162 . Alla luce di q u a n t o a f f e r m a 1' 'F~hgo~t ~, s i a m o in g r a d o di renderci conto che p e r C o r n u t o la vacuita di tale poesia d e r i v a dal fatto che le vicende mitologiche in essa n a r r a t e s o n o o r m a i c o m p l e t a m e n t e frutto d ' a r b i t r a r i a invenzione e n o n c o n s e r v a n o pi6 nulla del m e s s a g g i o di verit~ c o n t e n u t o nell'autentico m i t o primigenio. N o n sar~ c e r t a m e n t e u n caso che i d u e poeti allievi di C o r n u t o

158. Nock 1931, 998. 159. Critiche linguistico-stilistiche: frr. 22 e 34 Mazzarino; per invenzioni mitologiche: fr. 29. In quest'ultima categoria possono agevolmente rientrare la critica per contravvenzione al decor del fr. 20 (Enea fa colpire ne|le gare una colomba, uccello sacro a sua madre Venere) e quella del ft. 26 (proveniente da un'opera diversa, il DeJ~'guris sententiarum, che taccia di oscenit~ la descrizione dell'amplesso di Venere e Vulcano nell'VIII libro dell'Eneide: vd. oltre, fine del paragrafo). 160. Cf. Setaioli 1988, 31 e n. 89. Oltre a Ovidio e Livio, Seneca (ep. 59.3) critica Virgilio per essersi espresso diserte.., sed parum proprie. Per la dottrina stoica del linguaggio e le sue implicazioni in rapporto all'espressione letteraria latina vd. Setaioli 1988, 24-33. 161. Corn. theol. Gr. 17, pp. 17, 19 - 28, 2. I1 testo sopra, nota 47. Ramelli 2003, 12-13, 6, a mia conoscenza, la sola che, sia pure senza approfondire, colleghi il frammento trasmesso da Macrobio (cf. oltre, nota 168) con l'idea dell'adulterazione del mito originario da parte dei poeti, quale si ricava dall'opuscolo greco. Si 6 per6 visto (supra, nota 154) che per lei Cornuto applicava a Virgilio l'esegesi allegorica stoica: idea incompatibile con quella di un allontanamento pressoch6 totale di quest'ultimo dal mito primigenio. 162. Pers. 5.7 grande locuturi nebulas Helicone legunto. Cf. 19-20 non equidem hoc studeo, pullatis ut mihi nugis /pagina turgescat dare pondus idonea fumo. In vista di ci6 6 probabilmente nel giusto Bellandi 2003, 200-201, quando afferma c h e l a notizia data dalla Vita Persi di un Cornuto autore tragico, in un punto in cui il testo ~ quasi sicuramente corrotto (tragicusfuit sectae poeticae), 6 assai poco verosimile. Nella sat. 5 di Persio viene messa in burla non solo l'epica, ma anche la tragedia.

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rifiutino entrambi la poesia mitologica: n o n solo il satirico Persio, che, come si fa dire proprio da Cornuto, segue la traccia dei verba togae 163 , m a anche l'epico L u c a n o 164, che os6 eliminare l'apparato mitologico fino allora caratteristico di quel genere letterario e consacrato a Roma dal g r a n d e p r e c e d e n t e virgiliano. C o m i n c i a m o adesso a c o m p r e n d e r e la ragione pi6 p r o f o n d a dell'atteggiamento malevolo di C o r n u t o nei confronti di Virgilio; inoltre - - e soprattutto - - ci spieghiamo perch6 nei f r a m m e n t i superstiti n o n appaia la m i n i m a traccia di esegesi allegorica, o c o m u n q u e stoica, in riferimento all'opera del M a n t o v a n o . In essa n o n c'6 ormai pi6 nulla che risalga alla tradizione mitica originaria, la sola cui si debba e possa applicare quel tipo d'interpretazione. Cugusi, nel suo recente, d o c u m e n t a t i s s i m o studio su Cornuto esegeta di Virgilio 165, ritiene che le critiche rivolte alle innovazioni mitologiche di quest'ultimo abbiano motivazioni e m i n e n t e m e n t e letterarie, si richiamino cio6 al principio callimacheo dell' 6 ~ t d p ~ p o v oh6kv 6~t6~ ["non canto nulla che n o n sia testimoniato"] "usato come m e t r o di p a r a g o n e e di giudizio della validita d e l l ' o p e r a d'arte"; e, in un'ottica m a g g i o r m e n t e rivolta all'ideologia, sostiene che sia "abbastanza agevole concludere che C o r n u t o . . . sottolineava criticamente che n o n solo Virgilio seguiva il mito (fatto gia di per s6 poco apprezzabile agli occhi di u n o stoico), m a addirittura esasperava tale atteggiamento, i n s e r e n d o nel mito stesso n u o v i particolari inventati in p r o p r i o 'q66 . In realta, come si 6 visto, seguire f e d e l m e n t e il mito - - quello primordiale, autentico - - sarebbe stato per lo Stoico il pregio s u p r e m o di qualsiasi poesia; ma Virgilio ha al contrario aggiunto altre finzioni alla tradizione poetica gia a b b o n d a n t e m e n t e adulterata. Q u a n t o alle motivazioni letterarie delle critiche a Virgilio, credo che per C o r n u t o esse abbiano, al massimo, una rilevanza del tutto secondaria, rispetto alle ragioni ideologiche che abbiamo posto in luce. E' per6 interessante che, molti secoli p r i m a degli studiosi m o d e m i , u n ' a n a l o g a trasposizione dal filosofico al letterario, in relazione a l l ' e s e g e s i v i r g i l i a n a di C o r n u t o , sia p e r f e t t a m e n t e r i c o n o s c i b i l e nei critici e c o m m e n t a t o r i antichi che cercarono di r i s p o n d e r e alle censure dello Stoico, senza c o m p r e n d e r n e appieno il f o n d a m e n t o ideologico. La silloge serviana contiene n o n solo il maggior n u m e r o di testimonianze, m a anche le pi6 n u m e r o s e confutazioni delle accuse di C o r n u t o a Virgilio167; m a molto importanti sono per noi anche le difese virgiliane di Gellio e Macrobio. Le pi6 interessanti dal n o s t r o p u n t o di vista sono n a t u r a l m e n t e quelle che r i g u a r d a n o le invenzioni mitologiche di Virgilio.

163. Pers. 5.14 verba togae sequeris, iunctura callidus acri. 164. Secondo Cugusi 2003, 238, Lucano fu influenzato nelle sue scelte antivirgiliane dalle tendenze letterarie manifestate da Cornuto esegeta di Virgilio; pih pertinente mi sembra Torre 2003, 183, che fa risa|ire alle posizioni assunte da Cornuto nell' 'E~L6po~ l'abbandono lucaneo dell'apparato mitologico dell'epica. 165. Cugusi 2003, 228. 166. Cugusi 2003, ibid. A||a fine della sua ricerca Cugusi 2003, 237-238, individua i motivi dell'ostilita di Cornuto verso Virgilio nella mancanza in quest'ultimo dei toni esasperati ("espressionistici") tipici del gusto del I sec. d. C., e nell'insensibilit~t del|o Stoico per il codice epico. Non si pu6 esc|udere che questi motivi letterari abbiano avuto un qualche ruolo; ma i motivi pi6 veri e profondi mi sembrano quelli indicati nella nostra ricostruzione, che si fonda su precise affermazioni del|o stesso Cornuto e sull'espressa testimonianza de| suo discepolo Persio. 167. Cugusi 2003, 240, ne conta cinque di Servio e due del Servio Danielino.

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N e i Saturnalia 16s Macrobio testimonia che C o r n u t o riteneva che Virgilio avesse inventato sia la c r e d e n z a che P r o s e r p i n a staccasse u n capello ai m o r i b o n d i 169 sia il particolare de| r a m o d ' o r o p a s s a p o r t o per l ' o l t r e t o m b a 17~. La f o n d a t e z z a o m e n o di questa opinione di C o m u t o 171 n o n ha in questa sede g r a n d e importanza172; ci6 che conta p e r noi 6 c h e l a sua critica era c e r t a m e n t e b a s a t a sulle m o t i v a z i o n i filosofiche accennate - - l ' a d u l t e r a z i o n e del m i t o p r i m o r d i a l e a t t r a v e r s o le i n v e n z i o n i dei poeti - - , m e n t r e la difesa di Virgilio che t r o v i a m o in M a c r o b i o e in Servio si f o n d a su basi e m i n e n t e m e n t e letterarie. Macrobio difende Virgilio s o s t e n e n d o c h e l a s u p p o s t a " i n v e n z i o n e " h a invece u n p r e c e d e n t e poetico: l'Alcesti di Euripide. E' n o t o che p e r M a c r o b i o n o n esiste quasi p a s s o virgiliano di cui n o n si p o s s a indicare u n m o d e l l o 173 ; questo g r a n d e a m m i r a t o r e di Virgilio si spinge fino ad a f f e r m a r e che la d o v e il m o d e l l o m a n c a il M a n t o v a n o resta distante dall'eccellenza poetica c o n s u e t a 174 . Servio c o n d i v i d e lo stesso principio. A d u n ' a l t r a critica di C o m u t o 17s risponde, senza fare il n o m e dell'accusatore, che il b i a s i m o 6 v a n o , perch6 Virgilio h a seguito il m o d e l l o o m e r i c o 176. L'esistenza di un m o d e l l o 6 sufficiente, p e r q u e s t o a p p r o c c i o critico, a d a s s o l v e r e il p o e t a d a o g n i c e n s u r a d ' i n v e r o s i m i g l i a n z a e di 6 ~ p ~ ["sconvenienza"]. M a t o r n i a m o alla critica t e s t i m o n i a t a da Macrobio. Gli studiosi h a n n o d a l u n g o t e m p o riconosciuto che essa h a lasciato traccia a n c h e nella silloge serviana, nel s e n s o che, se anche gli scoliasti n o n f a n n o il n o m e di C o r n u t o , 6 chiaro p e r 6 che d i f e n d o n o Virgilio dal suo attacco 177. Ci6 risulta e v i d e n t e d a alcune n o t e 178, nelle quali si fa 168. Macr. Sat. 5.19.2 riporta le testuali parole di Cornuto (fr. 29): unde haec historia, ut crinis auferendus sit morientibus, ignoratur, sed adsuevit poetico more aliqua fingere ut de aureo ramo. La difesa di Virgilio occupa i w167 1-5 del capitolo. 169. Nell'episodio della morte di Didone (Verg. Aen. 4.698-705). 170. Verg. Aen. 6.136-148; 187-211; 406-410; 629-636. 171. Macr. Sat. 5.19.3 si meraviglia che Cornuto non conoscesse il parallelo euripideo di una scena dell'Alcesti (vv. 74-76), nella quale Odvcvro~ [la Morte] (Macrobio e gli scoliasti parlano di Orcus) taglia un ricciolo all'eroina. Mazzarino 1955, 201, e Rauk 1995, 351-352, ritengono che non d'ignoranza si tratti, ma d'irrilevanza del passo euripideo dal punto di vista di Cornuto. Cf., da ultimo, anche Cugusi 2003, 228. 172. E' importante, invece, che si riconosca il carattere critico dell'appunto, come fanno p. es. Georgii 1891, 242; Reppe 1906, 44; Mazzarino 1955, 201. Rauk 1995, 352 n. 18, ritiene invece che Cornuto non criticasse le innovazioni mitologiche di Virgilio. Non c'~ bisogno di dire che, alia luce di quanto abbiamo cercato di dimostrare finora, si tratta di un'affermazione insostenibile. 173. Giustamente su questo punto Rauk 1995, 346-347. Non condivisibile invece la sua affermazione che in ci6 Servio differisca radicalmente da Macrobio. 174. Macr. Sat. 5.17.1-4. Cf. Setaioli 1998, 121-149. 175. Corn. fr. 30: adnotat Cornutus, quod indecenter sacram matri suae avem sagittis figendam constituerit. 176. Serv. ad Aen. 5.517 sane sciendum hunc totum locum ab Homero esse sumptum: unde inanis est vituperatio Aeneae, quod suspenderat avem maternam. 177. Georgii 1891, 153-154; 242-243; 394; 501; Reppe 1906, 44-45; Norden 19574, 169; Nock 1931, 1003; Mazzarino 1955, 201. Cugusi 2003, 227-228, ritiene addirittura che Cornuto sia alia base di tutte le osservazioni degli scoliasti in merito all'inaffidabilita di Virgilio riguardo alle tradizioni mitologiche. Dubbi in Rauk 1995, 352 n. 18 (cf. sopra, nota 173). 178. Serv. ad Aen. 3.46 traxit autem hoc (l'albero nato dai dardi che trafissero Polidoro) de historia Romana. nam Romulus, captato augurio, hastam de Aventino monte in Palatinum iecit: quae fixa fronduit et arboreta fecit, vituperabile enim est, poetam aliquid fingere, quod penitus a veritate

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riferimento d a u n lato al canone aristotelico e oraziano del v e r o s i m i l e (che p e r m e t t e la libert~ poetica all'interno di quei timiti) 179, m a dall'altro il verosimile s e m b r a identificato con la fedelta a d u n precedente, p r e f e r i b i l m e n t e letterario, rna all'occorrenza a n c h e attinto alla tradizione nazionale, che b a s t a d a solo a giustificare dettagli in s6 a n c h e p o c o plausibili, c o m e alberi che s p r i z z a n o sangue, n a v i t r a s f o r m a t e in ninfe, ecc. Si tratta d e l l ' e s a s p e r a z i o n e di un precetto pratico o r a z i a n o 18~ v61to ad evitare il rischio di cadere nell'haverosimile e nell' ~ p r n ~ a t t e n e n d o s i a m o d e l l i di p r o v a t a validitY. C o m e si v e d e dai testi citati in nota, Servio unisce ai d u e di M a c r o b i o altri d u e casi di 6n~0ctvov 7tKdo~tcx [ " i n v e n z i o n e i n c r e d i b i l e " ] : l ' a l b e r o di P o l i d o r o e la t r a s f o r m a z i o n e delle navi in ninfe. E' m o l t o p r o b a b i l e che tutti e quattro fossero stati oggetto delle critiche di C o r n u t o 181 . M a si osservi c o m e la difesa di M a c r o b i o e di Servio sposti sul p i a n o letterario la q u e s t i o n e che C o r n u t o a v e v a sollevato quasi certamente al livello filosofico accennato 182 . O g n i f i g m e n t u m ["invenzione"] 6 pericoloso, n o n tanto perch6 inverosimile quanto perch6 n u o v o , e soggetto p e r t a n t o a contravvenire alle leggi del v e r o s i m i l e e del np6nov [ " c o n v e n i e n z a " ] . L ' a d e r e n z a a u n m o d e l l o riconosciuto basta a garantire contro questo rischio. Q u a n d o C o r n u t o a f f e r m a che Virgilio ha introdotto nel suo p o e m a delle invenzioni (fingere) 183 escogitate poetico more 184, le sue parole v a n n o intese alla luce dell' 'E~t6po~t~: la poesia, con le sue invenzioni arbitrarie, d e f o r m a il m i t o e lo allontana s e m p r e di pitt dall'originario c o n t e n u t o di verith. Invece, q u a n d o Servio parla difingere e d i f i g m e n t u m poeticum 185 (o ricorre al f r e q u e n t e a v v e r b i o poetice) 186, h a in m e n t e in p r i m o l u o g o il c o n c e t t o d ' i n v e n z i o n e poetica, a m m i s s i b i l e purch6 verosimile, anche se rischiosa ed e s p o s t a a critiche q u a n d o 6 p r i v a di ogni precedente. I1 p a s s a g g i o dal p i a n o filosofico a quello letterario d i m o s t r a che g r a m m a t i c i c o m e Servio e letterati c o m e Macrobio, n o n d i g i u n o di filosofia, m a d e c i s a m e n t e orientato discedat, denique obicitur Vergilio de mutatione navium in nymphas; et quod dicit per aureum ramum ad inferos esse descensum; tertium, cur Iris Didoni comam secuerit, sed hoc purgatur Euripidis exemplo, qui de Alcesti hoc dixit, cum subiret fatum mariti; ad Aen. 9.81 figmentum hoc (la trasformazione delle navi in ninfe) licet poeticum sit, tamen quia exemplo caret, notatur a criticis: unde longo prooemio excusatur, ham ideo et prisca ratione religionis et Iovis beneficio dicit esse perfectum, ut naves mutarentur in nymphas, quo vel aliqua ex parte possit esse verisimile. Cf. anche Serv. e Serv. Dan. ad Aen. 4.694; Serv. Dan. ad Aen. 4.703 (in queste note torna il richiamo ad Euripide, il cui modello sarebbe stato addirittura Frinico). 179. Hot. ars poet. 9-13. Cf. Brink 1971, 91-93. 180. Hor. ars poet. 128-130 difficile est proprie communia dicere; tuque /rectius Iliacum carmen deducis in actus / quam si proferres ignota indictaque primus. Cf. Brink 1971, 204-208. 181. Come riconoscono pressoch6 tutti, a parte Rauk 1995, 352 n. 18. Cf. sopra, nota 177. 182. Vd. sopra, nota 166, per le motivazioni letterarie che Cugusi 2003, 228, attribuisce a Cornuto. Se esse fossero realmente determinanti per l'atteggiamento dello Stoico, si dovrebbe constatare che Servio e Macrobio, pur restando sul medesimo piano dell'avversario, le avrebberb perb completamente fraintese. 183. II verbo fingere non lascia dubbi in proposito; richiama da vicino la terminologia dell' 'Ent6po~t~: Corn. theol. Gr. 17, p. 27, 20-21 npoornkdoO~; p. 28, 2 nkdo~tctotv (sopra, nota 47); 19, p. 34, 11-12 n~nkczo'~6tt (yd. oltre). 184. Cf. sopra, nota 168. 185. Cf. sopra, nota 178. Si noti che, nell'uso che ne fanno Cornuto e Servio, non solo l'aggettivo poeticum, ma anche il verbo fingere (cf. anche il corradicale figmentum) mostrano la trasposizione dal piano filosofico a quello letterario non solo dei concetti, ma anche della terminologia. 186. Cf. sopra, nota 21.

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v e r s o il n e o p l a t o n i s m o t r i o n f a n t e alla sua e p o c a , n o n r i u s c i v a n o f a c i l m e n t e a c o m p r e n d e r e argomentazioni che, come queue di Cornuto, si f o n d a v a n o su p r e s u p p o s t i filosofici stoici. Alla luce di queste considerazioni a n d r a p r o b a b i l m e n t e rivista la conclusione, che sembra a p r i m a vista scontata e alla quale a p p r o d a anche l'ultimo, d o c u m e n t a f i s s i m o studio su C o r n u t o esegeta virgiliano ~87, cio6 c h e l a sua fu " n o n esegesi globale . . . . m a esegesi minuta, puntuale, di b r e v e respiro". I principi filosofici generali che i n f o r m a n o l'opera greca sembrano infatti indiscutibilmente alla base anche del c o m m e n t o virgiliano. U n ' u l t i m a critica rivolta da C o r n u t o a Virgilio ci resta d a esaminare. Si tratta di u n f r a m m e n t o c o n s e r v a t o da Gellio, che n o n f a c e v a p a r t e delle o p e r e d e d i c a t e espressamente al poeta, bensi del Defiguris sententiarum 188 . Lo Stoico accusava Virgilio di oscenita per avere usato il termine membra nella descrizione dell'amplesso di Venere e Vulcano nell'ottavo libro dell'Eneide 189 . Gellio ci fa sapere che molti a m m i r a v a n o la verecondia della descrizione virgiliana, che in verita n o n sembra prestare il fianco ad un'accusa come quella di Cornuto. Questa tuttavia a p p a r v e tanto temibile da i n d u r r e a d i f e n d e r e il p o e t a alterando il testo virgiliano, come sappiamo p r o p r i o dalla silloge serviana 19~, che peraltro si attiene giustamente alla lezione che aveva dato luogo alla critica di Cornuto. Per q u a n t o riguarda l'aspetto filologico n o n resta che rinviare alla bella trattazione di Sebastiano T i m p a n a r o 191 . Quello che interessa in questa sede 6 ricercare una possibile m o t i v a z i o n e dell'accusa di C o r n u t o , che ai m o d e r n i , c o m e a molti antichi, a p p a r e del t u t t o ingiustificata. Cugusi, d o p o avere sottoposto ad accurata e a p p r o f o n d i t a analisi la testimonianza di Gellio ed i testi paralleli, a v a n z a varie spiegazioni della censura dello Stoico: il "rigorista" C o r n u t o avrebbe trovato disdicevole la descrizione dell'atto sessuale; in altemativa, la sua disapprovazione andrebbe alla rappresentazione degli d6i tradizionale nell'epica; la scena virgiliana contravverrebbe al decor [ " c o n v e n i e n z a ' ] (la moglie chiede al marito le armi per il figlio a v u t o da u n altro; la dea pi6 bella giace con u n dio fisicamente menomato); o, infine, C o r n u t o n o n avrebbe gradito figure retoriche miranti a " m a s c h e r a r e " i concettP 92 . Certo, 6 possibile che in u n ' o p e r a intitolata De figuris sententiarum motivazioni 187. Cugusi 2003, 236. 188. Corn. Jr. 36 (Gell. 9.10.5-6 = IVM I, pp. 211-212) Annaeus Cornutus, homo sane pleraque alia
non indoctus neque imprudens, in secundo tamen librorum, quos de figuris sententiarum composuit, egregiam totius istius verecundiae laudem insulsa nimis et odiosa scrutatione violavit, nam cure genus hoc figurae probasset et satis circumspecte factos esse versus dixisset, "%membra~ tamen" inquit "paulo incautius nominavit'. 189. Verg. Aen. 8.405-406 optatos dedit amplexus placidumque petivit / coniugis infusus gremio per membra soporem. 190. Serv. ad Aen. 8.406 CONIUGIS INFUSUS GREMIO hoc est ante concubuit et sic quievit. Probus vero et Carminius propter sensum cacenphaton 'infusum" legunt, ut sit sensus: dormiit cure coniuge dormiente, id est petiit soporem, infusum etiam coniugis gremio; Serv. Dan. ibid.: alii "infusus" legunt, ut significetur coisse illos et sic sopitos, et volunt esse emphasin coitus: nam "infusum gremio soporem' nihil esse dicunt, multi autem cacenphaton accipiunt, ne duo epitheta videantur, "placidum' et "infusum', alii figurate accipiunt "placidum per membra' pro eo quod est placfdum membris.

191. Timpanaro 1986, 87-89. Cf. anche Geymonat 1984a, 898. Per Probo anche Scivoletto 2000, 29. 192. Cugusi 2003, 229-233. Le quattro "spiegazioni" alle pp. 231-232.

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retoriche abbiano avuto u n ' i m p o r t a n z a n o n trascurabile. A mio parere, per6, anche qui la ragione pi6 p r o f o n d a va ricercata in q u a n t o C o r n u t o ci dice nell'opuscolo greco. Allorch6 presenta u n ' i n t e r p r e t a z i o n e allegorica del m a t r i m o n i o che unisce d u e figure tanto diverse della mitologia greca come Afrodite ed Efesto, lo Stoico vi v e d e in p r i m o luogo il simbolo della bellezza unita agli oggetti p r o d o t t i nelle fucine da abili artigiani, con l'ausilio del fuoco, simboleggiato da Efesto193; a m e n o che, aggiunge, ci6 n o n sia stato inventato per indicare l'ardente passionalit/a dell'unione sessuale TM. Si noti che C o r n u t o impiega u n v e r b o (~Kd~ctv, equivalente a fingere) 19s che altrove 6 s e m p r e usato in senso proprio, con riferimento alle arti plastiche, che qui p u 6 con sicurezza essere escluso. I1 sostantivo che ne deriva, stXdo~a, 6 impiegato u n a volta sicuramente nel significato di " f i n z i o n e ' , a indicare quelle invenzioni poetiche che h a n n o d e f o r m a t o il mito originario ~%, un'altra in questo stesso contesto, in riferimento all'"invenzione" dell'adulterio di Afrodite con Ares, certo n o n r i s p o n d e n t e ad una concezione elevata degli d6i, anche se, nell'intenzione di chi la introdusse nel mito originario, passibile di un'allegoresi in s e n s o fisico 197. Si p u 6 quindi p r e s u m e r e che per lo Stoico, se il simbolismo dell'unione di Efesto e Afrodite si riferisse d a v v e r o n o n alla bellezza dei prodotti delle fucine, bensi alla sfera sessuale, di altro n o n si tratterebbe che di u n ' i n v e n z i o n e (~Xdo~tct, f i g m e n t u m ) a r b i t r a r i a m e n t e i n t r o d o t t a nel m i t o primordiale per f a m e veicolo di u n ' i d e a in origine ad esso estranea. Consideriamo adesso attentamente l'episodio virgiliano. Venere chiede a Vulcano di fabbricare n u o v e armi per Enea, e il fabbro divino ne p r o d u r r h di bellissime, facendo mostra di tutta la sua arte ~98. I1 pensiero corre s p o n t a n e a m e n t e allo s p l e n d o r e associato ai *c~X~,~:& ~p~/a ["opere degli artigiani"] da C o r n u t o 199. M a i l fuoco delle fucine 200, che per lo Stoico ne 6 inseparabile, n o n 6 n6 il solo n6 il p r i m o a d i v a m p a r e in Virgilio. Alle parole di Venere, Vulcano sente destarsi la f i a m m a a m o r o s a - - il poeta insiste a lungo sull'immagine con studiata climax: l'abbraccio della dea "scalda" il marito; egli avverte la nota fiamma, il cui calore gli scioglie le ossa con violenza pari a quella del fulmine 2~ . Cornuto, se possiamo fidarci del suo pensiero espresso nell'opuscolo greco, non poteva non riconoscere in questa descrizione precisamente il simbolismo dell'unione 193. Corn. theol. Gr. 19, p. 33, 11-12 8L6 "r6 ~6g 7tX~c~TR~"reSv"~sXvc~v8L6 ;tvpbg "r& ~ctv'rcSv~pTct &~o6t86vct~. 194. Corn. theol. Gr. 19, p. 34, 6-12 ~/~vct~Kct8' e~xox3 x~lv 'A~poht'r~lv ~cr t~vctc Kct0' o~ov K~/ov Ka't Tt~VXt~p~ToYV~t[ctv"d)g 7hp Xdptv (~a~t~v[XELVT6 XE~VLK6~pTR, O~T(OK~'t (~(~Do6kl]v "~tv~ on~'~o~g~tTp~xEt'v ~.~70~tEv,~ ~ ~p6g ~apdcr~c~otv ~o13~o~.I~"~6 rc1~p036~g~vat ~v ~ct~g ~pog "r F~r 6pFt~g ~Kao'~c~ "co@to. Cf. anche 15, p. 20, 12-14, e Herac]. probL Horn. 69.15 Buffi6re. 195. Cf. sopra, nota 183. 196. Corn. theol. Gr. 17, p. 28, 2 (cf. sopra, nota 47). 197. Corn. theol. Gr. 19, p. 34, 15-16 ~6 6~ ~ ~otxc~ctg xXdo~tct K~X. (in 30, p. 59, 17, il sostantivo 6 riferito all'arte plastica). Per altri casi analoghi, sopra, note 47 e 43, fine. Cf. anche BoysStones 2003, 199 n. 16. 198. Verg. Aen. 8.377 artis; 442 omni nunc arte magistra; 612 coniugis arte. 199. Cf. sopra, nota 194. 200. Vulcano 6 detto ignipotens ["signore del fuoco'] quando si accinge a mettersi all'opera (Aen. 8.422); e il fuoco domina l'intera descrizione della fucina. 201. Verg. Aen. 8.387-392 dixerat et niveis hinc atque hinc diva lacertis / cunctantem amplexu molli fovet, ille repente /accepit solitam flammam, notusque medullas / intravit calor et labefacta per ossa cucurrit, / non secus atque olim tonitru cum rupta corusco / ignea rima micans percurrit
lumine nimbos.

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divina che equivaleva a farne un'illegittima invenzione, e g u a s t a v a in anticipo la descrizione virgiliana successiva, meglio c o r r i s p o n d e n t e al significato da attribuire al connubio divino, se esso va considerato appartenente all'autentico mito originario e non un ~ 6 o ~ c ~ arbitrario introdotto pi6 tardi. Virgilio, tardo epigono della tradizione epica, non solo vi introduce ulteriori arbitrarie invenzioni, ma, di fronte ad un dato mitologico corrente, si fa a sua volta esegeta, presentando entrambe le interpretazioni attestate da Cornuto, ma accordando la priorita a quella che per lo Stoico lo degrada a un'invenzione che immette nel mito un'idea lontana dalla primitiva autenticita del messaggio. Aggiungo, come ultimo rilievo, che questa interpretazione del passo virgiliano, che non p o t e v a n o n incontrare le critiche di Cornuto, n o n 6 postulata per a m o r di tesi, ma 6 attestata proprio da Servio e d o v e v a essere quella corrente. Precisamente in questo m o d o lo scoliasta esplicita la nostra scena poetica:

Vulcanus maritus fingitur Veneris, quod Venerium officium non nisi calore consistit ["Vulcano viene raffigurato c o m e marito di Venere, perch6 l'atto sessuale n o n p u 6 compiersi senza calore"] 2~ .
N o n sfugga n e p p u r e l'uso del verbofingere da parte di Servio. 5. Seneca e l"esegesi filosofica del mito e dei poeti Pi6 breve discorso 6 da farsi sul g r a n d e Stoico dell'eta neroniana, Seneca, sia perch6 gi~ qualcosa ne abbiamo detto nei paragrafi precedenti, sia perch6 h o a v u t o l'occasione di t r a t t a r e r i p e t u t a m e n t e in p a s s a t o della sua p o s i z i o n e t e o r i c a nei c o n f r o n t i dell'interpretazione filosofica (allegorica) dei poeti e della lettura e dell'uso pratico che fa della poesia virgiliana. Ci limiteremo pertanto all'essenziale. Seneca e C o m u t o , entrambi seguaci dello stoicismo, costituiscono la d i m o s t r a z i o n e vivente che l'atteggiamento di quella scuola nei confronti dell'interpretazione dei poeti n o n era monolitico. La diversita fra i d u e 6 stata riconosciuta da t e m p o 2~ . In effetti u n noto b r a n o del De beneficiis, cui gi~ abbiamo fatto cenno 2~ , fa esplicito riferimento a Crisippo (che era stato parzialmente ripreso da Ecatone) quale autore di u n tipo di esegesi allegorica del mito che n o n solo c o r r i s p o n d e a quello applicato da Cornuto, m a che nell'espressione senecana presenta anche rilevanti contatti testuali con la trattazione che leggiamo nell' ' E ~ 6 p o ~ delle figure divine di cui 6 questione nel b r a n o di Seneca: le Grazie 2~ . E' chiara l'ironia con cui il C o r d o v a n o g u a r d a a questo metodo, che il suo c o n t e m p o r a n e o Cornuto faceva invece integralmente p r o p r i o 2~ . E' possibile, anzi probabile, che Seneca e C o r n u t o si conoscessero; il secondo faceva parte dell'entourage della famiglia degli Annei e fu maestro del nipote del primo, il poeta Lucano. N o c k riteneva che Seneca polemizzasse direttamente con C o r n u t o 207, 202. Serv. ad Aen. 8.389. 203. Cf. p. es. Nock 1931, 1004; Most 1989, 2047-2048. 204. Sen. ben. 1.3.2-4.4 Cf. sopra, nota 102. Su questo testo yd. Setaioli 1988, 287-293; Most 1989, 2047; da ultimo Torte 2003, 172-176. Anche Ramelli 2003, 91-92; 310. 205. Corn. theol. Gr. 15-16, pp. 18, 14 - 20, 21. 206. Infatti, come in Cornuto, il brano di Seneca sulle Grazie fa riferimento non solo alla poesia (Esiodo), ma anche alle arti figurative (ben. 1.3.2-5; 7): l'una e le altre strumenti utilizzabili per risalire al mito primigenio per Cornuto, occasione di giochi arbitrari per Seneca. 207. Nock 1931, 1004, ritiene che la polemica di Seneca contro Cornuto sia da vedere nelle affermazioni sull'interpretazione allegorica di Omero dell'epistola 88. Per il brano del De

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e questa posizione 6 stata ripresa r e c e n t e m e n t e con particolare vigore d a C h i a r a Torre, che tuttavia alla fine 6 costretta a d a m m e t t e r e c h e l a p o l e m i c a diretta fra i d u e Stoici n o n p u 6 essere dimostrata 2~ . In realta si tratta di u n p r o b l e m a di b e n scarsa i m p o r t a n z a . Ci6 che p r e m e d a v v e r o rilevare 6 la g r a n d e distanza che s e p a r a Seneca d a C o r n u t o 2~ . M a i d u e Annei erano su posizioni cosi radicalmente o p p o s t e c o m e sostiene qualcuno? 21~ N o n 6 il caso di riaprire il d i s c o r s o sulla p o s i z i o n e di Seneca nei c o n f r o n t i d e l l ' i n t e r p r e t a z i o n e allegorica dei poeti, sia a livello teorico sia nella prassi, in r a p p o r t o alle sue n u m e r o s i s s i m e citazioni virgiliane. Q u a n t o Seneca ci dice nell'epistola 88 m i s e m b r a d i m o s t r a r e al di la di ogni d u b b i o il suo scetticismo su questo tipo di allegoresi, stoica o di qualsiasi altro o r i e n t a m e n t o (diversa d a quella m e s s a alla berlina nel b r a n o del De beneficiis, che r i g u a r d a n o n la poesia, m a i l mito). C o m e a b b i a m o gi~ accennato, egli testimonia con e v i d e n z a che ai suoi t e m p i nello stoicismo simili i n t e r p r e t a z i o n i v e n i v a n o applicate tanto alla tradizione mitologica q u a n t o d i r e t t a m e n t e al testo di O m e r o , m a p e r conto s u o n o n c r e d e v a n6 a l l ' u n o n6 all'altro tipo di esegesi 211 . Q u a n t o alla sua lettura virgiliana, 6 riconoscibile in Seneca, che, c o m e m o s t r a t o a l t r o v e , ritiene la p o e s i a u n utile s t r u m e n t o p e r la p r o p r i a admonitio etica, u n a m p l i a m e n t o e u n ' u n i v e r s a l i z z a z i o n e della p a r o l a del poeta, di a s c e n d e n z a c e r t a m e n t e stoica (crisippea), praticata anche, u n a g e n e r a z i o n e pi~ tardi, d a Epitteto 212 . Ci6 6 o t t e n u t o assai spesso a t t r a v e r s o il distacco della p a r o l a poetica dal contesto originario e l ' i n s e r i m e n t o nella t r a m a del p e n s i e r o di Seneca 213; all'occorrenza a n c h e a t t r a v e r s o la f o r z a t u r a del significato 214. N o n si tratta p e r 6 m a i di v e r a allegoria 215 nel senso di ricerca di un significato riposto che il p o e t a a v r e b b e v o l u t a m e n t e celato sotto quello letterale 216 . Seneca, d u n q u e , n o n o s t a n t e la sua p r o f o n d a a m m i r a z i o n e , n o n r i c o n o s c e v a nella beneficiis sulle Grazie si limita ad osservare che costituisce un interessante contrasto rispetto all'allegoresi cli tipo crisippeo praticata da Cornuto. Most 1989, 2048, respinge l'idea chela polemica dell'episto|a senecana sia rivolta direttamente contro quest'ultimo. Torre 2003, 183. Certamente errata 6 l'opinione di Cizek 1972, 254, secondo cui con 1' 'E~tSpobt~ Cornuto intendeva appoggiare |e posizioni senecane e combattere l'epicureismo. Per Torre 2003, 167, Seneca e Cornuto giungono a risultati tanto opposti che appare difficile postulare che siano maturati indipendentemente. Most 1989, 2046-2048, ha senz'altro ragione su questo punto. Cf. gia Nock 1931, 1004. Di avviso contrario Torre 2003, 167; cf. 180 n. 53. Chrys., SVF II 100; cf. Epict. diss. 4.10.36. Vd. sopra, nota 83. Cf. anche l'esegesi oraziana nell'epistola a Lollio Massimo (sopra, nota 123). E' in buona sostanza la conclusione cui giunge anche Auvray 1987. Come avviene, p. es., in Sen. ep. 104.24 'terribiles visuformae, Letumque Labosque" (Verg. Aen. 6.277); egregie Vergilius noster non re dixit terribiles esse sed visu, id est viderL non esse. Cf. Setaioli 1965, 153. Una forzatura del tutto simile in Serv. ad Aen. 3.90 VISA REPENTE Stoicos et Academicos sequitur, qui dicunt ea quae contra naturam sunt, non fi'eri, sed fieri videri (cf. sopra, nota 30). Tutte le interpretazioni virgiliane di Seneca rientrano nel terzo tipo ("artificial") distinto da Tate 1934, 112: "the fanciful application of the poet's words to any purpose...for which they may be regarded as appropriate". Per l'interpretazione senecana di Virgilio rimando a Setaioli 1965; in seguito, anche per la mia discussione con Mazzoli e la bibliografia successiva, a Setaioli 2000, 192-197, 321-323; 407. D'accordo con Mazzoli 6 Torre 2003, 167 (cf. sopra, nota 211); di opinione vicina alla mia, oltre a Nock 1931, 1004, e Most 1989, 2046-2048 (cf. ibid.), adesso anche Ramelli 2003, 87-95.

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poesia di Virgilio contenuti sapienziali d a ricuperare attraverso u n ' i n t e r p r e t a z i o n e filosofico-allegorica. In ci6, si badi bene, n o n differisce dal C o r n u t o esegeta virgiliano, sebbene questi, da dottrinario di visione ben pih angusta di quella di Seneca, a s s u m a u n atteggiamento malevolo verso il poeta, capace solo d ' i n v e n z i o n i arbitrarie che n o n conservano pih nulla delle p r o f o n d e verita contenute nel mito primigenio. La differenza fra i d u e Stoici sta tutta nella loro posizione nei confronti dei poeti pih antichi. C o r n u t o ritiene che in O m e r o e in Esiodo (cui ricorre pi6 di frequente) s o p r a v v i v a n o ancora f r a m m e n t i autentici, utili, insieme con le altre fonti di cui d i s p o n i a m o , a ricostruire l'integrita primordiale del mito. I1 b r a n o del De beneficiis d i m o s t r a invece che per Seneca Esiodo ed O m e r o non c o n t e n g o n o che invenzioni e in particolare h a n n o foggiato a loro capriccio i nomi delle entita divine 217 . Ma p r o p r i o su questi n o m i si esercitava l'ingegnosita degli Stoici per ricuperare, attraverso t'etimologia, brandelli di verita nascosti sotto il simbolismo mitologico. Sembrerebbe, d u n q u e , che Seneca sottragga a questo tipo d'esegesi la base stessa su cui si fondava. N o n 6 mancato, difatti, chi ha frettolosamente concluso, dall'ultima pointe senecana rivolta all'arbitraria n o m e n c l a t u r a divina inventata dai poeti 21s, che il filosofo rifiutasse in blocco le dottrine etimologiche e linguistiche della sua scuola 219 . Ci6 6 assolutamente falso, e non occorre ripetere qui la d i m o s t r a z i o n e 22~. Seneca riteneva at contrario che in origine il linguaggio c o r r i s p o n d e s s e totalmente al A6yo~ universale, dal quale si era p r o g r e s s i v a m e n t e allontanato, e che fosse c o m p i t o del filosofo ristabilire l'accordo oscurato. La ricostruzione del significato autentico delle parole, ottenibile attraverso l'etimologia e anche a n a l i z z a n d o l'uso linguistico di eta e di scrittori pi6 antichi, contribuisce alia c o m p r e n s i o n e dell'ordine cosmico ed anche alia restaurazione degli autentici valori morali 221 . D'altronde lo stesso passo del De beneficiis p r e s u p p o n e chiaramente che esista u n verum, sebbene i poeti n o n si p r e o c c u p i n o di comunicarlo (non putant ad rem pertinere verum dicere ["non ritengono che dire la verita abbia rilevanza"]). La critica loro rivolta n o n p u 6 quindi essere interpretata come il rifiuto globale della dottrina stoica su questo punto. Essa dimostra soltanto che per Seneca gia i poeti pi6 antichi h a n n o anteposto a questo verum ci6 che serviva le loro preoccupazioni ed esigenze letterarie 222 . N o n desta perci6 meraviglia che anche Seneca mostri di condividere, a l m e n o teoricamente, il corollario c o m p l e m e n t a r e della dottrina linguistica dello stoicismo: 217. Sen. ben. 1.3.6 nemo . . . erit, qui etiam i]lut ad rein iudicet pertinere, quae nomina illis Hesiodus
imposuerit. Aglaien maximam natu appellavit, mediam Euphrosynen, tertiam Thaliam. Horum nominum interpretationem, prout cuique visum est, deflectit et ad rationem aliquam conatur perducere, cum Hesiodus puellis suis, quod voluit, nomen imposuerit. 7. ita Homerus uni mutavit, Pasithean appellavit eqs. 218. Sen. ben. 1.3.10 quemadmodum nomenclatori memoriae loco audacia est et cuicumque nomen non potest reddere imponit, ita poetae non putant ad rein pertinere verum dicere, sed aut necessitate coacti aut decore corrupti id quemque vocari iubent quod belle facit ad versum.

219. Cos~ Dawson 1992, 57-58; Torre 2003, 177 e n. 38. Cf. sopra, nota 92. 220. Cf. Setaioli 1988, 24-46. 221. Cf. Setaioli 1988, 24-33. I1 ricupero de|l'autenticita linguistica 6 cos~ importante per Seneca da fargli superare sul piano filosofico l'avversione nei confronti degli autori arcaici da lui nutrita a livello |etterario: cf. Setaioli 2000, 219-231; 408. 222. Lo conferma il termine preso a confronto: la persona cui il nomenclator smemorato attribuisce un nome a casaccio possiede tuttavia un nome autentico. I vincoli cui 6 soggetta la poesia (p. es. il metro: cf. necessitate coacti) e la ricerca del decor letterario corrispondono nei poeti alla smemoratezza del nomenclator, oscurando il nome reale a favore di quello inventato.

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che sia possibile, cio6, ricostruire in p a r t e i contenuti di verita racchiusi nella tradizione mitologica, cosi c o m e 6 possibile risalire al significato autentico delle p a r o l e 223 . Egli crede che a questo ricupero n e s s u n contributo p o s s a venire dai poeti, n e p p u r e d a quelli p i 6 antichi, nei quali C o r n u t o r i t e n e v a di p o t e r r i t r o v a r e a n c o r a q u a l c h e f r a m m e n t o genuino; tuttavia la c o n v i n z i o n e che l'autentico m i t o p r i m i g e n i o contenesse elementi di verita si affaccia nella sua i n t e r p r e t a z i o n e delle c r e d e n z e etrusche sui f u L r n i n i 224 , dalle quali crede di p o t e r ricavare u n utile i n s e g n a m e n t o m o r a l e 225 . Seneca resta d u n q u e u n o Stoico: accetta l'originaria c o r r i s p o n d e n z a al A&/og sia del linguaggio sia della tradizione mitologica, nel loro stato p r i m i g e n i o , n o n a n c o r a a d u l t e r a t o . E' p e r 6 d o t a t o di sufficiente a p e r t u r a m e n t a l e p e r n o n c a d e r e in u n d o t t r i n a r i s m o i m p e r m e a b i l e ad ogni p a r v e n z a di dubbio. N e l contesto in cui illustra il p r o f o n d o i n s e g n a m e n t o m o r a l e celato nelle c r e d e n z e etrusche sui fulmini insinua il s u g g e r i m e n t o che in realt/t esse siano state i n t r o d o t t e a s c o p o politico dagli antichi sapienti - - n o n c o r r i s p o n d a n o ci06 alla verita, m a rientrino nella theologia civilis ["teologia civile', "politica"], s t r u m e n t a l e al m a n t e n i m e n t o d e l l ' o r d i n e costituito 226 . E gia a b b i a m o v i s t o 227 c o m e egli n o n si astenga d a u n sorriso a p r o p o s i t o dei c o n t e n u t i di verita, precedenti alle deformazioni dei poeti, che anch'egli - - ripetiamo, teoricamente -fa m o s t r a di riconoscere nella tradizione mitologica n o n adulterata. [Continua in IJCT 10.4 ("Spring 2004").]

Traduzioni dei testi antichi citati nelle note (i numeri fanno riferimento alla nota in cui compare la citazione dei testi tradotti) 13. Serv. ad Aen. 6 praef.: "tutto quanto Virgilio 6 pieno di dottrina e in essa il primato spetta a questo libro'. Serv. ad Aen. 2.148: "inserisce nella sua poesia multiforme sapienza'. Serv. Dan. ad Aen. 3.463: "il divino poeta non perde occasione di far mostra del proprio sapere'.
22.

Serv. Dan. ad georg. 4.219: "maneggia la dottrina pitagorica, seguita anche dagli Stoici. E

223.

224. 225.

226. 227.

Cf. anche ben. 1.3.9 tamquam.., poetae vera nomina reddant. I nomi veri, taciuti dai poeti, tuttavia esistono. Sono le due facce di quella che (con riferimento alla sola allegoresi stoica, peraltro inseparabile dalla ricerca linguistica) Torre 2003, 167-168, chiama suggestivamente "archeologia del A6yo~". Sen. nat. 2.32-51. Cf. specialm, i w167 41-45. Cf. Sen. nat. 2.44.2. Lo dimostra brillantemente Torre 2003, 179-181, cui non resta che rinviare, anche per le differenze con Cornuto, che restano c o m u n q u e notevoli. Opportunamente la Torre sottolinea che in questo contesto (nat. 2.44.1-2) Seneca cita un poeta, Ovidio (met. 3.305-307), come esempio di poetica licentia, lontana dalla verita (esempio felice, dato che lo stesso Ovidio 6 convinto fautore della licentia vatum: am. 3.12.41). Cf. sopra, nota 71. Armisen-Marchetti 2000, 206, ritiene che l'interpretazione etica sia personale di Seneca, additando la consonanza con clem. 1.7.1-3 e la formula introduttiva di nat. 2.42.2 si a me quaeris quid sentiam, non existimo eqs. Si noti che anche Cornuto, theol. Gr. 17, p. 26, 911, faceva riferimento a credenze di popoli estranei alla tradizione greca. Sen. nat. 2.42.3 ad coercendos imperitorum animos sapientissimi viri iudicaverunt inevitabilem metum, ut aliquid supra nos timeremus. Cf. da ultimo Marino 1996, 212; Berno 2003, 228. Sopra, w 3, fine e nota 146.

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certuni lo accusano perch6, pur essendo epicureo, sembra appropriarsi di una per6 ritengo che le opinioni dei filosofi vengano semplicemente riportate: apparire immediatamente epicureo, se, con la liberta propria dei poeti, dice quel tempo io, Virgilio, vivevo nella dolce Partenope, felicemente dedito agli appartata'".

dottrina altrui. Io non deve difatti (georg. 4.562): 'in studi di una vita

23. Serv. ad Aen. 6.264: "sapendo che sul potere degli d6i esistono opinioni divergenti, si con grande prudenza tenuto sulle generali". 24. Serv. ad Aen. 4.697: "come abbiamo detto pi6 volte, si esprime seguendo le diverse scuole filosofiche'. 25. Serv. ad Aen. 10.467: "i poeti si servono sempre delle varie dottrine filosofiche a seconda della natura degli oggetti trattati; non si vincolano ad una particolare, tranne quelli che si propongono questo scopo, come ha fatto Lucrezio, che segu~ esc|usivamente gli Epicurei. Sappiamo d'altronde che le varie scuole divergono tra loro: perci6 accade che nello stesso poeta si riscontrino affermazioni contrastanti, non per suo fallo, ma a causa della diversita degli indirizzi filosofici'. Serv. ad Aen. 5.81 "anche Lucrezio sostiene la stessa opinione sulle anime, ma si preoccupa non tanto della verita quanto della dottrina epicurea'. 26. Serv. ad Aen. 10.467: 'Taffermazione fatta da Virgilio nel quarto libro [dell'Eneide: 4.697] "ma infelice, prima del tempo' segue gli Epicurei, che assegnano al caso il potere su tutto; quanto dice adesso: 'per ciascuno c'6 un giorno stabilito' 6 conforme al pensiero degli Stoici, che affermano l'immutabilit~ dei decreti del faro'. 27. Serv. ad Aen. 1.227: "in questo caso si esprime conformemente al pensiero degli Stoici, che affermano che gli d6i si prendono cura delle vicende umane, talvolta secondo gli Epicurei, valendosi della licenza concessa ai poeti". Verg. Aen. 6.376 "cessa di sperare che i fati stabiliti dagli d6i possano alterarsi con la preghiera". 28. Serv. ad Aen. 4.379: "secondo i quali [gli Stoici] dice poco dopo (382): 'se gli d6i pietosi hanno qualche potere': qui si esprime difatti secondo gli Epicurei, con le parole 'proprio questa preoccupazione disturba la loro quiete'" (le ultime parole virgiliane riportate sono ironiche). 29. Serv. Dan. ad Aen. 10.487 "alcuni, seguendo gli Epicurei, ritengono che l'anima (anima) sia distribuita in tutto il corpo e che per questo sia possibile che alcuni continuino a vivere anche dopo l'amputazione di una parte del corpo; e che l'animo (animus) sia la parte predominante (z6 h~ovLK6v) dell'anima, senza la quale non possiamo vivere. I1 poeta si sarebbe dunque espresso conformemente alla dottrina filosofica a lui nota". 32. Serv. ad Aen. 6.264: " sappiamo che gli esponenti di questo indirizzo filosofico [l'epicureismo] affrontano solamente la superficie dei problemi, senza mai indagare in profondita". 33. Serv. ad ecl. 6.41: "la dottrina epicurea, che mescola sempre il piacere alla seriet~ dei problemi". Serv. ad ecl. 6.13: "a loro unisce una ragazza allo scopo di dare un'idea compiuta dell'indirizzo epicureo, secondo il quale nulla 6 perfetto se manca il piacere'. 34. Serv. ad Aen. 4.584: "secondo gli Epicurei, che stoltamente affermano che il sole costituito da atomie nasce e muore col giorno'. Serv. Dan. ad georg. 1.249: "secondo gli Stoici, che affermano che il sole percorre vicendevolmente entrambi gli emisferi e provoca l'alternarsi della notte'. 35. Serv. ad Aen. 10.467: "ben giustamente ha assegnato a un uomo, ciob a se stesso, la debole e malferma opinione degli Epicurei - - quell'affermazione in effetti 6 stata presentata a nome del poeta - - e questa, ben salda, a Giove. Gli Stoici sono infatti sommamente virtuosi e devoti agli d6i".

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36. Athen. 12, 512D: "afferma che gli d6i hanno 'facile v i t a ' . . , quasi a mostrare che il male peggiore 6 una vita di stenti e fatica'. 47. Corn. theol. Gr. 17, pp. 27, 19 - 28, 2 Lang: "non si d e v o n o mischiare i miti, e se qualche particolare inventato 6 stato aggiunto alle genealogie t r a m a n d a t e dalla tradizione ad opera di chi non 6 in grado d ' i n t e n d e r e i loro significati riposti e ha trattato i miti come si fa con le finzioni, non se ne deve dare una valutazione contraria a r a g i o n e ' . Corn. theol. Gr. 17, p. 31, 14-17: " . . . a v e n d o (Esiodo) ripreso alcune cose da chi era venuto prima di lui, e avendone aggiunte altre di testa p r o p r i a in maniera immaginosa, ne! qual m o d o l'antica teologia rest6 in massima parte corrotta". 51. Corn. theol. Gr. 14, p. 16, 14-15: "gli antichi istituirono cori in onore degli d6i e i p i h saggi composero per loro i canti'. 52. Corn. theol. Gr. 31, p. 64, 16-17: "come fece anche Cleante; ma non pare che si d e b b a rendere omaggio in tutto a questo cavillatore". 56. Cic. nat. deor. 1.41: "nel secondo libro (sugli d6i, Crisippo) cerca di adattare le favolette di Orfeo, Museo, Esiodo e Omero alle sue affermazioni sugli d6i del p r i m o libro, in m o d o che sembrino essere stati stoici anche i poeti pi6 antichi, che non ebbero mai la p i 6 pallida idea di quelle d o t t r i n e ' . 58. Philod. de pietate VI 16-26 Henrichs: "nel secondo libro cerca di adattare alle loro dottrine ci6 che viene attribuito ad Orfeo e Museo e ci6 che si trova in Omero, Esiodo, Euripide e altri poeti, come fece anche Cleante'. 66. SVF I 274 (= Dio Chr. 53.4): "Zenone non rivolge alcuna critica ad Omero, riferendo e insegnando al contempo che il poeta ha scritto alcune cose in base all'opinione, altre in base alla veritY, allo scopo di non apparire in contraddizione in certi punti che sembrano opposti fra loro. Questa tesi - - che O m e r o ha fatto alcune affermazioni in base all'opinione, altre secondo verita 6 stata sostenuta p r i m a da Antistene, che per6 non la svilupp6, mentre Zenone la illustr6 in maniera dettagliata e articolata'.
-

68. SVF I 166 (= Cic. nat. deor. 2.63): "da un altro principio, di carattere p r o p r i a m e n t e fisico, discende una gran moltitudine di d6i, che, p r e n d e n d o l'aspetto di uomini, fornirono ai poeti lo spunto p e r le loro favole, m a riempirono di superstizioni la vita umana. Questo tema, trattato in precedenza da Zenone, fu poi svolto pih a m p i a m e n t e da Cleante e Crisippo". 71. Strabo 1.2.17: "se alcuni dettagli non concordano, ci6 va i m p u t a t o alla licenza dei poeti". 72. Schol. ad II. 8.428 (II, p. 374 Erbse): " q u a n d o considera la dignita degli d6i, afferma che non sono toccati dalle vicende umane, come noi da quelle delle formiche; q u a n d o invece ha di mira le esigenze poetiche, segue i miti e conferisce carattere d r a m m a t i c o al p r o p r i o racconto, introducendo combattimenti degli d6i in alleanza con gli uomini e tra loro". 80. SVF 1 526 (= Apollon. soph. lex. Homer., s. v. ~t~k~ ["moly"]): "il filosofo Cleante afferma che (attraverso l'erba moly) viene indicata allegoricamente la ragione, grazie alla quale si smorzano gl'istinti e le p a s s i o n i ' . 86. SVF II 1009: il "tipo" di figure divine "inventato dai p o e t i ' . 98. Corn. theol. Gr. 35, pp. 75, 18 - 76, 5: "in questa maniera ormai sarai in grado, ragazzo, di ricondurre ai principi indicati anche gli altri dati sugfi d6i che sembrano trasmessi da una tradizione mitica, convinto che gli antichi non erano persone ordinarie, ma capaci di penetrare la natura dell'universo e competenti nell'esprimersifilosoficamente su di essa attraverso simboli ed enigmi'. 103. Strabo 1.2.17: "tutti infatti considerano i suoi poemi u n ' o p e r a di filosofia".

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104. Sen. ep. 88.5: "a meno che non riescano a farti credere che O m e r o fosse un filosofo, mentre, proprio con gli argomenti con cui cercano di dimostrarlo, in realta lo n e g a n o ' . 105. Schol. ad Iliad. 1.404 (I, p. 115 Erbse): "Omero, come Stoico, dice che egli (Briareo) era figlio di Posidone". Eustath. ad II. 1.404 (I, p. 192, 14 Van der Valk): "1o Stoico Omero". 106. Hor. epist. 1.2.3-4: "(Omero), che dice meglio e pi6 c o m p i u t a m e n t e di Crisippo e di Crantore che cosa sia bello (moralmente), turpe, utile o il contrario". 108. Hor. epist. 1.2.11-12: " N e s t o r e si affretta a c o m p o r r e le d i s c o r d i e tra Achille e Agamennone'. Philod. de bono rege XXVIII 27-30 Dorandi: "introducendo Nestore che si affretta a calmare la lite di Achille con Agamennone". Hom. II. 1.248:"balz6 s u ' . 109. Philod. AP 11.44.6: "discorsi pi6 dolci di quelli della terra dei Feaci'. 118. Hor. epist. 1.2.17-18: "d'altro canto (Omero) ci ha proposto in Ulisse un utile modello del potere della virth e della s a g g e z z a ' . 119. Hor. epist. 1.2.21-22: "molte traversie sopport6, senza farsi s o m m e r g e r e dalle onde delle avversith'. 120. Hor. epist. 1.6.63-64: "la ciurma traviata di Ulisse itacese, che preferi alla patria un piacere proibito". 121. Ps. Plut. de Hom. 2.136.1: "noncurante della fatica e spregiatore del p i a c e r e ' . Ps. Plut. de Horn. 2.136.5: "forte d'animo". Sen. const. 2.1: " in Catone gli d6i immortali hanno mostrato a noi un m o d e l l o del sapiente pi6 manifesto che Ercole e Ulisse alle generazioni precedenti. Questi due eroi furono difatti dichiarati sapienti dai maestri della nostra scuola stoica perch6 indomabili dalle fatiche, spregiatori del piacere, vincitori di ogni terrore'. Hor. c. 3.3.7-8: " s e i l mondo, infranto, gli piombasse addosso, i m p a v i d o lo colpirebbero le rovine". 122. Sen. ep. 88.7: "indaghi in quali luoghi err6 Ulisse, piuttosto di fare in m o d o che non siamo noi ad errare sempre?" Diog. L. 6.27: "(Diogene) si meravigliava che i grammatici indagassero sui mali di Ulisse, mentre ignoravano i propri". 124. Hor. epist. 1.2.23: "le voci delle Sirene'. Sen. ep. 88.7: "insidiose lusinghe dell'udito". 125. Hor. epist. 1.2.23-26: "conosci le pozioni di Circe; se Ulisse, cedendo alla stoltezza e al desiderio, le avesse bevute come i compagni, sarebbe rimasto abietto e insensato in signoria di una meretrice, sarebbe vissuto da cane i m m o n d o o da maiale amante del f a n g o ' . 127. Serv. ad Aen. 7.19: "palesemente Orazio: 'sarebbe rimasto abietto e insensato in signoria di una meretrice". 132. Schol. ad Od. 5.209 (I, p. 263 Dindorf): "il desiderio della sposa". Schol. ad Od. 9.33 (II, p. 408 Dindorf): "forse Ulisse non si lasci6 convincere in base ad un'altra considerazione, ben sapendo che gli innamorati sono pronti a fare qualsiasi promessa e che non era possibile conferire l'immortalita ad un uomo; ai Feaci perb ne parla non come di cosa non credibile, m a per far credere di avere rifiutato l'immortalit~ per nostalgia della p a t r i a ' . 133. Sen. ep. 88.5: "in effetti ora fanno di Omero uno Stoico, che a p p r o v a solo la virth e fugge il vizio, senza venir meno al bene morale n e p p u r e in cambio dell'immortalitY; ora un Epicureo, che loda la condizione di una citt~ in pace, dove la vita trascorre fra canti e festini; ora un Peripatetico, che distingue tre tipi di beni; ora un Accademico, affermante che tutto 6 incerto".

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146. Sen. ep. 88.5: "concediamo loro che O m e r o era un filosofo: certo divenne sapiente prima di conoscere la poesia. I m p a r i a m o dunque ci6 che ha fatto di tui un s a p i e n t e ' . 160. Sen. ep. 59.3: "con eloquenza, ma contravvenendo alla proprieta del linguaggio". 162. Pers. 5.7: "chi v u o l e e s p r i m e r s i con m a g n i l o q u e n z a v a d a a raccoglier n e b b i a sull'Elicona". Pers. 5.19-20: "non mi a d o p e r o certo perchO mi si gonfi di ciance vestite a lutto una pagina capace di d a r peso al fumo". Vita Persi: "fu un tragico dell'indirizzo poetico" (testo corrotto). 163. Pers. 5.14: " ti attieni alle parole di tutti i giorni, abile nel combinarle efficacemente". 168. Macr. Sat. 5.19.2 (Corn.ft. 29 Mazzarino): "da dove venga questa storia, della necessith di strappare un capello ai moribondi, 6 ignoto; ma, corn'6 costume dei poeti, usa introdurre delle invenzioni, come a proposito del ramo d'oro". 175. Corn. ft. 30: "Cornuto annota che Enea [in realth Virgilio] ha offeso la convenienza p o n e n d o come bersaglio per la gara dell'arco l'uccello sacro a sua madre". 176. Serv. ad Aen. 5.517: "occorre comunque sapere che tutto questo passo 6 stato ripreso da Omero: perci6 6 vano il biasimo rivolto ad Enea per aver posto come bersaglio l'uccello di sua madre". 178. Serv. ad Aen. 3.46: "ha ricavato questo dettaglio dalla storia romana. Difatti Romolo, d o p o aver preso gli auspici, gett6 una lancia dall'Aventino sul Palatino, che, conficcatasi al suolo, gett6 delle fronde e divenne un albero. E' infatti degno di biasimo che un poeta introduca invenzioni totalmente contrarie al vero. Si rimprovera inoltre a Virgilio la trasformazione delle navi in ninfe, la sua affermazione che il ramo d'oro 6 il passaporto per la discesa agl'inferi, e, terza censura, perch6 mai Iris abbia strappato una ciocca di capelli a Didone. Ma quest'ultimo caso viene scagionato col precedente di Euripide, che ha detto la stessa cosa a proposito di Alcesti, quando si addoss6 il destino di morte del marito". Serv. ad Aen. 9.81: "questa invenzione, per quanto poetica, viene tuttavia biasimata dai critici perch6 priva di precedente: per questo viene giustificata con un lungo preambolo. (Virgilio) afferma infatti che la mutazione delle navi in ninfe avvenne sia sulla base di antichissime idee religiose sia per beneficio di Giove: questo, almeno in parte, la fa apparire v e r o s i m i l e ' . 180. Hor. ars poet. 128-130:"6 difficile dare espressione personale ad argomenti che possono essere trattati da tutti, e sara preferibile che tu metta in scena la storia dell'Iliade piuttosto che presentare per p r i m o un soggetto n u o v o e mai trattato'. 188. Corn. fr. 36 (Gell. 9.10.5-6 = IVM I, pp. 211-212): "Anneo C o m u t o , uomo di certo non indotto n6 i m p r e p a r a t o sotto altri rispetti, nel secondo dei libri De figuris sententiarum da lui composti, infang6 con insulsa pedanteria l'esimio pregio di questo p u d o r e tanto lodato. Difatti, d o p o avere espresso approvazione per il tipo di figura (usata dal poeta) ed avere affermato che quei versi erano stati composti con notevole avvedutezza, aggiunse: 'l'accenno esplicito ai membra 6 per6 un po' troppo arrischiato". 189. Verg. Aen. 8.405-406: "porse l'amplesso agognato e cerc6 nelle sue m e m b r a la quiete del sonno, riversato in grembo alia sposa". 190. Serv. ad Aen. 8.406: "RIVERSATO (infusus) IN GREMBO ALLA SPOSA: vale a dire, prima am6 la moglie e poi dormL Probo e Carminio, per6, a causa della sconcezza dell'idea, leggono infusum, in m o d o che il senso sia ' d o r m i con la moglie anch'essa a d d o r m e n t a t a ' , cio6 'cerc6 il sonno versato (infusum) anche nel grembo della s p o s a " . Serv. Dan. ibid.: "altri leggono infusus, in m o d o che il senso sia che si amarono e in seguito si addormentarono, e sostengono che si tratti dell'evidenziazione del coito: affermano infatti che "sopore versato nel grembo' non significa nulla. Sono in molti peraltro ad ammettere il significato sconcio, per evitare il d o p p i o epiteto (riferito a soporem), cio6 placidum e infusum. Altri ancora

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ritengono che placidum per membra ["dolce attraverso le membra"] equivalga figuratamente a placidum membris ["dolce per le m e m b r a ' ] ' . 193. Corn. theol. Gr. 19, p. 33, 11-12: "per il fatto c h e l a maggior parte delle arti (mestieri artigianali) eseguono le proprie opere per mezzo del fuoco'. 194. Corn. theol. Gr. 19, p. 34, 6-12: "affermarono che sua mog|ie era Afrodite (Venere) per 1o stesso motivo per cui dissero che era una delle Grazie: come infatti diciamo che alle opere prodotte dagli artigiani si accompagna la 'grazia', allo stesso m o d o affermiamo che possiedono 'venusta'; a meno che questo dettaglio non sia stato inventato per indicare che n e l l ' i m p u l s o sessuale ha gran parte l'elemento igneo". 197. Corn. theol. Gr. 19, p. 34, 15-16: "l'invenzione dell'adulterio" ecc. 198. Verg. Aen. 8.377: "dell'arte"; 442: "adesso (c'6 bisogno) di tutto il magistero del1'arte'. 612: "dall'arte dello s p o s o ' . 201. Verg. Aen. 8.387-392: "cos~ aveva parlato, e la dea, stringendogli a m b e d u e i fianchi con le candide braccia, lo riscalda ancora esitante in un tenero abbraccio. Subito fu preso dall'usata fiamma, il ben noto calore gli entr6 nelle midolla e al suo passare gli sciolse le ossa, come q u a n d o un igneo solco scintillante fatto sprizzare dal tuono corrusco squarcia i n e m b i con la sua l u c e ' . 214. Sen. ep. 104.24: "'forme terribili alia vista, la Morte e il Travaglio' (Verg. Aen. 6.277); ottimamente il nostro Virgilio le ha dette terribili non in realta ma alla vista, cio6 che a p p a i o n o tali, ma non lo s o n o ' . Serv. ad Aen. 3.90: "PARVERO ALL'IMPROVVISO: segue gli Stoici e gli Accademici, i quail affermano che i fenomeni contro natura non si verificano, ma paiono verificarsi'. 217. Sen. ben. 1.3.6: "non ci sara nessuno che dia importanza ai nomi attribuiti loro (alle Grazie) da Esiodo. Chiam6 la maggiore Aglaia, la mediana Eufrosine, la terza Talia. Ciascuno volge il significato di questi nomi nel senso che preferisce, cercando di ricondurli ad un p r e s u p p o s t o razionale, mentre invece Esiodo ha dato alle sue divine fanciulle il nome che gli 6 piaciuto. 7. Allo stesso m o d o Omero cambi6 nome ad una, la chiam6 Pasitea ecc." 218. Sen. ben. 1.3.10: "come il nomenclatore (lo schiavo incaricato di ricordare al p a d r o n e i nomi di coloro che incontrava) ricorre alla sfrontatezza q u a n d o non gli sovviene la m e m o r i a e a p p i o p p a un nome di fantasia a quelli di cui non lo ricorda, cos~ i poeti pensano che dire la verit~ non abbia rilevanza, ma, costretti dalle necessit~ delle regole o lasciandosi sviare dalla convenienza poetica, assegnano a tutti d ' i m p e r i o un nome che risponde alle esigenze de1 verso". 222. Sen. ben. 1.3.9: "come se i poeti riproducessero i nomi reali". 225. Ov. am. 3.14.41: "la ticenza dei cantori'. Sen. nat. 2.42.2: "se chiedi il mio parere, non credo ecc." 226. Sen. nat. 2.42.3: "per tenere a freno gl'istinti degl'ignoranti quegli uomini sapientissimi giudicarono inevitabile la paura, il timore di qualche entita superiore".

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