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Pastori, non funzionari

Vita Pastorale n.10 novembre 2013 Gi nellomelia dello scorso Gioved santo Papa Francesco aveva sottolineato che lunzione sacerdotale per i poveri, per i malati e per quelli che sono tristi e soli. Proverbiale anche limmagine dei pastori con lodore delle pecore. Quando si discute su come Papa Francesco intenda il prete, risalta subito un punto fermo. Per esempio, nel dialogo con il direttore di La Civilt Cattolica, il gesuita Antonio Spadaro, il Papa ha detto che il popolo di Dio vuole pastori e non funzionari o chierici di Stato. Come si vedr, per Papa Francesco, la figura del pastore si chiarisce nel collegamento con altre immagini e con altre riflessioni e, insieme a queste, chiede di essere compresa dentro un orizzonte ampio, formato da una duplice e intima relazione costitutiva della vita e del ministero del presbitero, con Ges Cristo e con la gente. Unto per... Il filo conduttore dellomelia della messa crismale di Gioved santo (28 marzo) stato il tema dellunzione che, ad esempio del servo di YHWH o di Ges di Nazaret, non era destinata a fermarsi sullUnto, ma a passare, per mezzo di lui, ai membri del popolo. A proposito, riferendosi al salmo 133, ha spiegato lessere per dellolio della consacrazione sacerdotale: Limmagine dellolio che si sparge, che scende dalla barba di Aronne fino allorlo delle sue vesti sacre, immagine dellunzione sacerdotale che per mezzo dellUnto giunge fino ai confini delluniverso rappresentato nelle vesti. In queste, infatti, sulle pietre decorative poste sulla spalla destra e sinistra, erano scritti i nomi dei figli di Israele. Con termini chiari Papa Francesco ha poi ribadito i risvolti che lunzione sacerdotale ha per il prete e per il suo popolo. Anzitutto, toccando le vesti sacerdotali, essa comporta che il sacerdote celebra caricandosi sulle spalle il popolo a lui affidato e portando i suoi nomi incisi nel cuore , con la conseguenza che quando ci rivestiamo con la nostra umile casula pu farci bene sentire sopra le spalle e nel cuore il peso e il volto del nostro popolo fedele, dei nostri santi e dei nostri martiri . In secondo luogo, lunzione ricorda al prete di aver chiaro che lolio prezioso che unge il capo di Aronne [...] si sparge e raggiunge le periferie. Il Signore lo dir chiaramente: la sua unzione per i poveri, per i prigionieri, per i malati e per quelli che sono tristi e soli. Tale progressivo cammino dellunzione, dallUnto verso il popolo, non pu non interpellare la responsabilit del prete: Il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo [...]. Quando la nostra gente viene unta con olio di gioia lo si nota: per esempio, quando esce dalla messa con il volto di chi ha ricevuto una buona notizia. La nostra gente gradisce il Vangelo predicato con lunzione, gradisce quando il Vangelo che predichiamo giunge alla sua vita quotidiana, quando scende come lolio di Aronne fino ai bordi della realt, quando illumina le situazioni limite, le periferie. Il servizio autentico allunzione che vuole espandersi, ossia al profumo di Ges Cristo che intende raggiungere le periferie, implica una profonda relazione personale tra il prete e la gente, nel mistero di Dio. Tale relazione accade nella misura in cui il prete esce da s, perch chi non esce da s, invece di essere mediatore, diventa poco a poco un intermediario, un gestore, uno che ha smesso di fidarsi dellunzione e di

trasmetterla, per mettere la propria fiducia nella funzione. Per il Papa, limmagine dei pastori con lodore delle pecore, utilizzata nella suddetta omelia, rende bene la verit della relazione in questione. Annunziare il Vangelo con lautenticit e la coerenza di vita. Camminare con la gente Lodore delle pecore non si ottiene azionando uno spruzzatore, come si fa per una gradevole miscela di essenze odorose artificialmente preparata, e non ha la durata limitata alleffetto della nebulizzazione di tali essenze. Esso conseguenza di una prolungata, assidua frequentazione delle pecore e del loro ambiente vitale. Di solito, inoltre, non apprezzato: nel vissuto quotidiano, non fa molto piacere stare vicino a una persona o soffermarsi nei pressi di un luogo intorno a cui si diffonde quellodore. Il pastore, diversamente da altri, non si lascia condizionare dal possibile ribrezzo per lodore delle pecore. Anzi, diventa per lui abituale che persino i suoi abiti ne siano impregnati, dal momento che egli custodisce, cura, guida e, in una parola, sta con le proprie pecore. Fuori dal linguaggio figurato, la riflessione sullodore delle pecore, quale frutto dello stare con la gente, si pu approfondire mediante un richiamo alle parole che il Papa ha rivolto al clero, ai religiosi e ai membri dei consigli pastorali, nella cattedrale di San Rufino, durante la recente visita ad Assisi (4 ottobre). Papa Francesco ha evidenziato un aspetto di tale odore: Quando io penso a questi parroci che conoscevano il nome delle persone della parrocchia, che andavano a trovarli; anche come uno mi diceva: Io conosco il nome del cane di ogni famiglia, anche il nome del cane, conoscevano! Che bello che era! Che cosa c di pi bello?. Perch il pastore assuma lodore delle pecore ha proseguito il Papa deve camminare con la gente: Lo ripeto spesso: camminare con il nostro popolo, a volte davanti, a volte in mezzo e a volte dietro: davanti, per guidare la comunit; in mezzo, per incoraggiarla e sostenerla; dietro, per tenerla unita perch nessuno rimanga troppo, troppo indietro, per tenerla unita. Come si detto, poi, lodore delle pecore, lungi dallattrarre, spesso determina ripugnanza. Ci, per, non vale per il pastore. Le parole del Papa fanno cogliere meglio anche questo punto nodale. Nel sopraindicato discorso di Assisi, ha detto: Annunciare fino alle periferie [...] un elemento che ho vissuto molto quando ero a Buenos Aires: limportanza di uscire per andare incontro allaltro, nelle periferie, che sono luoghi, ma sono soprattutto persone in situazioni di vita speciale [...]. Sono anche persone, realt umane di fatto emarginate, disprezzate. Sono persone che magari si trovano fisicamente vicine al centro, ma spiritualmente sono lontane. Non abbiate paura di uscire e andare incontro a queste persone, a queste situazioni. Non lasciatevi bloccare da pregiudizi, da abitudini, rigidit mentali o pastorali, dal famoso si sempre fatto cos! . Luscire per raggiungere le periferie e l potervi stare, fino a impregnarsi dellodore delle pecore, fa s che il prete consenta il cammino dellunzione e accennando a unaltra immagine, usata da Francesco realizzi la semina, per la quale sa di essere stato chiamato. Non smemorato Nellomelia della messa, con i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i seminaristi, celebrata nella cattedrale di Rio de Janeiro (27 luglio), il Papa ha sottolineato che un vescovo, un sacerdote, un consacrato [...] non pu essere smemorato perch, se ci accadesse, perderebbe il riferimento essenziale al momento iniziale del suo cammino. Nel proseguire, il Papa ha insistito sullessere attenti a non smarrire

linequivocabile ricordo di un evento che sta allinizio cronologico e che, al tempo stesso, costituisce unorigine permanente: Siamo stati chiamati da Dio e chiamati per rimanere con Ges (cf Mc 3,14), uniti a lui. In realt, questo vivere, questo permanere in Cristo segna tutto ci che siamo e facciamo. precisamente questa vita in Cristo ci che garantisce la nostra efficacia apostolica, la fecondit del nostro servizio [...]. Non la creativit, per quanto pastorale sia, non sono gli incontri o le pianificazioni che assicurano i frutti, anche se aiutano e molto, ma quello che assicura il frutto lessere fedeli a Ges, che ci dice con insistenza: Rimanete in me e io in voi(Gv 15,4). La chiamata di cui il prete non deve perdere la memoria, ha continuato il Papa, stata rivolta a lui per stare con Ges e, congiuntamente, per il servizio al Vangelo. Un servizio che peculiare nei confronti dei giovani: Aiutiamo i giovani. Abbiamo lorecchio attento per ascoltare le loro illusioni [...], per ascoltare i loro successi, per ascoltare le loro difficolt [...]. La pazienza di ascoltare! Questo ve lo chiedo con tutto il cuore! Nel confessionale, nella direzione spirituale, nellaccompagnamento. Sappiamo perdere tempo con loro. Seminare, costa e affatica, affatica moltissimo! Ed molto pi gratificante godere del raccolto! Che furbizia! Tutti godiamo di pi con il raccolto! Per Ges ci chiede che seminiamo con seriet [...]. Aiutare i nostri giovani a riscoprire il coraggio e la gioia della fede, la gioia di essere amati personalmente da Dio, questo molto difficile, ma quando un giovane lo comprende, quando un giovane lo sente con lunzione che gli dona lo Spirito Santo, questo essere amato personalmente da Dio lo accompagna poi per tutta la vita. Riguardo al servizio che il prete chiamato a rendere al cammino del Vangelo, nellincontro con i seminaristi e le novizie (6 luglio), il Papa ha significativamente posto laccento sulla modalit, sullo stile. Richiamata limportanza decisiva della coerenza, dellautenticit della vita e della fuga dallipocrisia, ha affermato: Io dico sempre quello che affermava san Francesco dAssisi: Cristo ci ha inviato ad annunciare il Vangelo anche con la parola. La frase cos: Annunciate il Vangelo sempre. E, se fosse necessario, con le parole. Cosa vuol dire questo? Annunziare il Vangelo con lautenticit di vita, con la coerenza di vita. Ma in questo mondo a cui le ricchezze fanno tanto male, necessario che noi preti, che noi suore, che tutti noi, siamo coerenti con la nostra povert! Ma quando tu trovi che il primo interesse di una istituzione educativa o parrocchiale o qualsiasi il denaro, questo non fa bene [...]. Prima di tutto nella nostra vita che gli altri devono poter leggere il Vangelo. Nunzio Capizzi