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ENRICO BERTI

La filosofia a Padova

1. La fine del positivismo Allinizio del secolo luniversit di Padova poteva essere considerata, dal punto di vista filosofico, una roccaforte del positivismo. Roberto Ardig, infatti, vi insegn Storia della filosofia sino al 1909, avendo come assistente Rodolfo Mondolfo, che rimase a Padova sino al 1910, e come continuatore il suo allievo Giovanni Marchesini, professore di filosofia morale dal 1902 e di pedagogia dal 1922. A Padova Marchesini fond nel 1900 la Rivista di filosofia, pedagogia e scienze affini, organo del positivismo filosofico ardigoiano, divenuta poi Rivista di filosofia e scienze affini (1902-1908) e infine Rivista di filosofia, la pi antica rivista filosofica italiana ancor oggi esistente1. A Padova, con Ardig prima e con Marchesini poi, studi filosofia Ludovico Limentani, che fu professore di Filosofia morale a Firenze. Ma gi al tempo di Ardig si era affermata a Padova una tendenza antipositivistica, rappresentata dallo spiritualista Francesco Bonatelli, che vi insegn Filosofia teoretica, e poi dallo sperimentalista Antonio Aliotta, che vi insegn ugualmente Filosofia teoretica dal 1913 al 1919, avendo come allievo Luigi Stefanini, destinato a diventare una delle figure pi rappresentative della filosofia padovana del secondo dopoguerra. La fama di Padova roccaforte del positivismo tuttavia era ancora viva
1 Il nipote di Marchesini, suo omonimo, professore di Teoria dei sistemi nella Facolt di Ingegneria, oggi rettore magnifico dellUniversit.

RIVISTA DI FILOSOFIA / vol. XCI, n. 2, agosto 2000

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negli anni 50, tant vero che quando, nel 1953, decisi di iscrivermi a Filosofia in questa universit, fui vivacemente rimproverato dal mio vescovo (allora vivevo a Chioggia ed ero vicino allambiente dellAzione Cattolica), il quale considerava Padova molto pericolosa dal punto di vista filosofico e avrebbe preferito che mi iscrivessi alla Cattolica di Milano. In realt a met del secolo il positivismo a Padova era scomparso da molti anni. Gi a met degli anni 30 le tre cattedre padovane di filosofia, due nella Facolt di Lettere e una nella Facolt di Giurisprudenza, erano occupate da professori non pi positivisti, cio rispettivamente da Emilio Bodrero, che insegnava Storia della filosofia, Erminio Troilo, che insegnava Filosofia teoretica, e Adolfo Rav, che insegnava Filosofia del diritto. Il primo, che tenne la cattedra sino al 1940, era una figura di filosofo-letterato, di formazione nazionalistica e fede fascista (ebbe varie cariche dal regime, per cui aveva diritto al titolo di Eccellenza), dedito soprattutto allo studio dei presocratici, di cui fece anche una traduzione in versi, ma senza lasciare in tale campo alcuna traccia del suo contributo. Troilo era invece una figura pi importante, anche se Eugenio Garin nelle Cronache di filosofia italiana ne parla con qualche ironia2. Era stato discepolo di Ardig e quindi positivista, ma a partire dal 1920 aveva elaborato una sua filosofia chiamata realismo assoluto, che intendeva contrapporsi allidealismo di Gentile e di Croce, rifacendosi a Bruno, a Spinoza e in genere al naturalismo rinascimentale. Ci che del suo insegnamento, includente anche la Filosofia morale e durato sino al 1947, si rivelato pi vitale stato un certo interesse per laverroismo e per la tradizione aristotelica in generale, col quale egli intendeva riallacciarsi alla gloriosa Scuola di Padova del Rinascimento, ufficialmente riconosciuta nel libro di Ernest Renan su Averros et laver2 E. Garin, Cronache di filosofia italiana 1900/1943, Roma-Bari, Laterza, 1966, pp. 11-12 e 95-96.

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rosme (1852) e che era stata oggetto alla fine dellOttocento di un insegnamento ufficiale di Storia della Scuola di Padova dal Petrarca al Cremonino, tenuto a Padova da Pietro Ragnisco. Nel 1939 Troilo concep lidea di realizzare a Padova un centro internazionale di studi sulla tradizione aristotelica, che poi fu ripresa come vedremo nel 1956 da Carlo Diano, e lo stesso Troilo nel 1953 avvi in tal senso una collaborazione con la Columbia University di New York3. Infine Adolfo Rav era un filosofo del diritto di orientamento neokantiano, nel senso della Scuola sud-occidentale o dei valori (Windelband, Rickert). Dalla collaborazione tra lIstituto di Filosofia del diritto, diretto da Rav, e il Seminario di filosofia, diretto da Troilo, nacque nel 1936 la Sezione veneta della Societ Filosofica Italiana (poi sostitutita dallIstituto di Studi Filosofici), di cui fece parte sin dallinizio anche il conte Novello Papafava, discendente dai Carraresi, antichi signori di Padova. La Societ Filosofica Italiana aveva organizzato a Padova, nel 1934, il IX Congresso nazionale di filosofia, presieduto da Bodrero, con relazioni di Olgiati, Gemelli, Troilo, Orestano, Del Vecchio e Rav, figure tutte accomunate dallavversione allidealismo. Ma nel 1936 arriv a Padova, o meglio vi ritorn dopo un anno di straordinariato a Messina, il trevigiano Luigi Stefanini, che assunse la cattedra di Pedagogia, da lui precedentemente tenuta per incarico, e nel 1940 pass poi a quella di Storia della filosofia, lasciata da Bodrero, unendovi lincarico di Estetica. Stefanini era, in un certo senso, il primo idealista che metteva piede a Padova, anche se si definiva un idealista cristiano perch rifiutava lesito immanentistico dellattualismo gentiliano, richiamandosi alla tradizione dellagostinismo e in genere dello spiritualismo cristiano. Egli fu anche, a quanto mi risulta, il primo cattolico che vinse una cattedra universitaria di filosofia in Italia pur essen3 Ricordo di avere ascoltato nel 1954, da matricola di Filosofia, una conferenza di Troilo su questo tema.

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dosi dichiarato tale. Negli anni 30, tuttavia, Stefanini si era dedicato soprattutto alla sua monumentale monografia in due volumi su Platone (1932-35)4, allelaborazione di una prospettiva filosofica denominata imaginismo (che sulla scia di Platone, Filone, Plotino, Agostino e Bonaventura concepiva il mondo sensibile come immagine di un mondo ideale e luomo come immagine di Dio) e infine alla scoperta dellesistenzialismo, soprattutto di Heidegger, da lui illustrato e criticato nel volume Il momento delleducazione. Giudizio sullesistenzialismo (1938)5. Nel 1940, poi, arriv a Padova, sulla cattedra di Filosofia del diritto, come successore di Rav, il giovane Norberto Bobbio, che da poco aveva aderito al liberalsocialismo di Guido Calogero e Aldo Capitini, e a Padova manifest chiaramente il suo antifascismo, venendo perfino arrestato (1943). A Padova Bobbio frequent la casa del conte Novello Papafava, filosofo dilettante, cattolico, liberale e antifascista, dove conobbe Concetto Marchesi, col quale organizz un vero e proprio movimento di resistenza al fascismo6. Tornato a Padova nel 1945, Bobbio vi tenne nel 1946 la prolusione per linaugurazione dellanno accademico sul tema La persona e lo Stato, dove us espressioni di tipo quasi personalistico, che poi non sarebbero pi ritornate nei suoi scritti7. Qui egli ebbe come assistente Enrico Opocher, seguace per di Giuseppe Capograssi e quindi anchegli personalista. Lintera universit di Padova si distinse per la sua partecipazione alla Resistenza e per questo ottenne alla
4 L. Stefanini, Platone, Padova, Cedam, 1932-35; lopera ha avuto una seconda edizione nel 1949 e una ristampa di questa, a cura degli Istituti di Filosofia e di Storia della filosofia, nel 1991. 5 Padova, Cedam, 1938; anche questopera ha avuto una seconda edizione, col titolo Il dramma filosofico della Germania, nel 1948. 6 Cfr. N. Bobbio, Autobiografia, a cura di A. Papuzzi, Roma-Bari, Laterza, 1997, pp. 47-58 e 74-81. 7 Cfr. Annuario dellUniversit di Padova, anno accademico 19461947.

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fine della guerra la medaglia doro. I centri principali del movimento furono lIstituto di Farmacologia, diretto da Egidio Meneghetti, partigiano e rettore dopo la fine del fascismo, lIstituto di Filosofia del diritto, diretto da Bobbio, dove crebbero partigiani come Luigi Cosattini e Antonio Giuriolo, entrambi uccisi dai tedeschi, e il cosiddetto Liviano, cio la nuova sede della Facolt di Lettere e filosofia, realizzata nel 1938 da Gi Ponti per incarico del rettore archeologo Carlo Anti. Al Liviano insegnavano, oltre ai filosofi sopra ricordati, il latinista Concetto Marchesi, di ispirazione forse gentiliana, ma antifascista e comunista, rettore nel 1943, che nellinaugurazione dellanno accademico lanci un famoso appello alla lotta armata contro fascisti e nazisti; il grecista Manara Valgimigli, di ispirazione crociana, e lo storico dellantichit Aldo Ferrabino, dotato di forti interessi filosofici, divenuto anchegli rettore e convertitosi poi al cattolicesimo. Anche il Liviano fu un centro di resistenza, dove operarono il filosofo Agostino Faggiotto, il docente e partigiano Lanfranco Zancan, lo studente cattolico Luigi Pierobon, ucciso dai nazisti, e altri studenti di lettere e filosofia andati a combattere sullaltipiano di Asiago, i piccoli maestri descritti da Luigi Meneghello nel suo romanzo e ricordati oggi nel film di Luchetti. Ma a Padova ci fu anche, dal 1943 al 1945, la sede del Ministero dellEducazione Nazionale della Repubblica di Sal, col quale collaborarono alcuni filosofi padovani, allora professori di liceo o presidi, come Marino Gentile e Carlo Diano, che per questo dopo la guerra subirono un breve periodo di epurazione. Marino Gentile si era formato alla Normale di Pisa con Armando Carlini, aveva tenuto corsi come libero docente di Storia della filosofia antica alla Cattolica di Milano e aveva, dal 1940, lincarico di Storia delle dottrine politiche nella nuova Facolt di Scienze politiche a Padova. Alla fine degli anni 30 aveva gi elaborato una ripresa della metafisica classica (espressione da lui coniata nel 1935) in chiave problematica e critica, incentrata soprattutto sullo

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studio di Aristotele8. Carlo Diano si era formato a Roma con Giovanni Gentile, collaborando al Giornale critico della filosofia italiana, e si era specializzato in letteratura greca e filosofia antica. E a Padova negli anni 30 operava, sia pure nel Collegio universitario Antonianum, il gesuita Carlo Giacon, docente di filosofia nellAloysianum di Gallarate (la Facolt filosofica della Compagnia di Ges per lItalia settentrionale), che poi sarebbe diventato uno dei professori pi noti delluniversit. 2. La cosiddetta egemonia cattolica Nel 1945 Padova fu praticamente la sede in cui nacque il cosiddetto movimento di Gallarate, la pi importante iniziativa filosofica cattolica del dopoguerra. Esso fu concepito, infatti, dintesa tra Giacon, Stefanini e Umberto Padovani, allora professore alla Cattolica di Milano e perci rappresentante di padre Gemelli. Il Centro di Studi filosofici cristiani di Gallarate (cos fu ufficialmente denominato allinizio, mentre dopo il Concilio si lasci cadere laggettivo cristiani) nacque come organizzazione di convegni annuali su temi filosofici (dal 1945 a oggi se ne sono tenuti pi di cinquanta), ai quali parteciparono tutti i maggiori filosofi cattolici italiani: oltre ai gi citati, Felice Battaglia, Gustavo Bontadini, Giovanni Cal, Giuseppe Flores dArcais, Augusto Guzzo, Renato Lazzarini, Luigi Pareyson, Michele Federico Sciacca e altri ancora9. Lo stesso Centro avvi varie importanti pubblicazioni, quali la Bibliografia Filosofica Italiana, lEnciclopedia Filosofica (la redazione di questa era a Padova allAnto8 Cfr. E. Berti, Ricordo di Marino Gentile, Atti e Memorie dellAccademia Patavina di Scienze, Lettere ed Arti, 104, 1991-1992, parte I, pp. 103-09. 9 Cfr. V. Bortolin, Tra ricerca filosofica e fede cristiana: il movimento di Gallarate, Padova, Gregoriana, 1991.

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nianum), le collane di Filosofi antichi (editore Loffredo), Filosofi moderni (editore Zanichelli), Filosofi contemporanei (editori i Fratelli Fabbri). Dal 1956 il Centro di Gallarate ha cominciato anche a organizzare convegni annuali per assistenti, divenuti oggi per ricercatori e dottorandi di ricerca. Di tutti i convegni sono sempre stati pubblicati gli atti. Limportanza che nel dopoguerra ha avuto il Centro di Gallarate si misura dal fatto che lo storico sovietico S.A. Efirov nel volume su La filosofia borghese italiana del XX secolo10 lo defin una delle pi pericolose iniziative messe in atto dal Vaticano per combattere il comunismo. in virt della sua notoriet che nel 1958 il padre Giacon fu incaricato dalla Fdration Internationale des Socits de Philosophie (FISP) di organizzare a Venezia e Padova il XII Congresso mondiale di Filosofia. Nel 1947, andato fuori ruolo Troilo, la Facolt di Lettere chiam a ricoprire la cattedra di Filosofia morale Antonio L. Padovani, dandogli anche lincarico di Filosofia teoretica. Padovani era un tomista di stretta osservanza, ma sensibile alle tematiche del pensiero moderno: scolaro di Martinetti a Milano, aveva studiato infatti Schopenhauer e alla Cattolica aveva insegnato Filosofia della religione, approfondendo soprattutto il problema del male. Sempre alla Cattolica aveva fatto parte del gruppo dei professorini (Dossetti, Fanfani, La Pira, Lazzati), che avevano preparato dal punto di vista culturale lingresso dei cattolici nella vita politica dellItalia democratica. A Padova egli teneva corsi sugli Elementi di filosofia di Sofia Vanni Rovighi, sulla filosofia della storia di Agostino, sul problema religioso nel pensiero occidentale. Si dichiarava seguace della metafisica classica, che chiamava anche aristotelico-tomistica, e polemizzava amichevolmente contro le posizioni di Stefanini, che riteneva insufficientemente fondate dal punto di vista razionale.
10 S.A. Efirov, La filosofia borghese italiana del XX secolo, Firenze, Sansoni, 1970.

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Stefanini, invece, si dichiarava spiritualista cristiano e personalista e teneva corsi soprattutto sullesistenzialismo, sia francese (Sartre, Marcel) che tedesco (Heidegger, Jaspers, Barth), che contribu notevolmente a far conoscere in Italia col suo libro Esistenzialismo ateo ed esistenzialismo teistico11. Dellesistenzialismo egli accoglieva le istanze anti-intellettualistiche, denunciandone per gli esiti ateistici e in qualche caso irrazionalistici. Nel 1949-50 organizz la serie di conferenze su La mia prospettiva filosofica, al quale parteciparono tutti i maggiori filosofi italiani (Nicola Abbagnano, Antonio Banfi, Felice Battaglia, Gustavo Bontadini, Paolo E. Lamanna, Enrico Opocher, Antonio Padovani, Michele Federico Sciacca, Erminio Troilo e altri)12. Ma il successo maggiore lo avevano i suoi corsi di Estetica, ai quali accorrevano studenti di tutte le facolt e molte persone non iscritte alluniversit. Nel 1954 Stefanini fu infatti relatore nel Congresso nazionale di Filosofia di Napoli sul tema Arte e linguaggio, nel 1955 pubblic il Trattato di estetica13 e fond la Rivista di estetica (il cui frontespizio attribuisce oggi erroneamente la fondazione a Luigi Pareyson). Mor di cancro nel gennaio 1956, avendo fatto lezione, con dedizione commovente, sino al Natale precedente14. Se Stefanini e Padovani erano certamente le due figure di maggiore rilievo nella filosofia padovana degli anni 50, essi non erano per i soli da cui si poteva imparare. Accanto a essi, nella Facolt di Lettere, cera il gi citato Carlo Diano, grecista fortemente interessato alla filosofia, che fu chiamato nel 1949 alla cattedra di Letteratura greca, succedendo a Valgimigli, ed ebbe anche lincarico di Storia della filosofia antica. Diano era noto,
11 L. Stefanini, Esistenzialismo ateo ed esistenzialismo teistico, Padova, Cedam, 1952. 12 Esse sono state pubblicate con questo titolo dalla Cedam, di Padova, nel 1950. 13 L. Stefanini, Trattato di estetica, Brescia, Morcelliana, 1955. 14 Cfr. E. Berti, Dallimaginismo al personalismo: una testimonianza, in AA.VV., Dialettica dellimmagine. Studi su limaginismo di Luigi Stefanini, Genova, Marietti, 1991, pp. 215-24.

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oltre che per varie traduzioni, per lopuscolo Forma ed evento15, che presentava uninterpretazione del mondo greco simile per certi aspetti a quella di Nietzsche (lapollineo e il dionisiaco)16. Egli costituiva unalternativa a Stefanini e Padovani, perch si definiva non cattolico e nemico della metafisica classica, in particolare di Aristotele, che tuttavia era lautore che attirava maggiormente la sua attenzione17. Unaltra alternativa alla metafisica classica era costituita da Enrico Opocher, dal 1948 successore di Bobbio nella cattedra di Filosofia del diritto, ai cui corsi accorrevano anche molti studenti di filosofia. Egli ha avuto una scuola ricchissima e varia, avendo messo in cattedra allievi dagli orientamenti pi diversi, che vanno dal cattolicesimo conservatore di Francesco Cavalla e Francesco Gentile allestremismo di sinistra di Toni Negri, passando attraverso tutta una gamma di sfumature intermedie. Unaltra alternativa ancora era costituita da Umberto Campagnolo, incaricato di Storia delle dottrine politiche, gi allievo di Kelsen e di Guglielmo Ferrero a Ginevra, dove era emigrato perch antifascista. Nel 1950 Campagnolo fond a Venezia la Socit Europenne de Culture, che in piena guerra fredda difendeva unidea di Europa dallAtlantico agli Urali. Della S.E.C. Campagnolo fu sempre segretario, mentre presidente fu per molto tempo Bobbio. Pi vicini a Stefanini e Padovani erano invece il gi citato Agostino Faggiotto, incaricato di Storia delle religioni, e il rosminiano Guido Rossi, incaricato di Storia della filosofia medievale. Nel 1950 venne fondata a Padova la Facolt di Magistero, prima con un consorzio di enti e poi (1952) col
Venezia, Neri Pozza, 1952. Di questopera sono state fatte una seconda edizione, con introduzione di R. Bodei, Venezia, Marsilio, 1993, e una traduzione francese, Combas, Editions de lclat, 1994. 17 Molte di queste notizie si trovano anche in F. Volpi, La filosofia nel Veneto dal 1945 a oggi, in A. Arslan e F. Volpi, La memoria e lintelligenza. Letteratura e filosofia nel Veneto che cambia, Padova, Il Poligrafo, 1989, pp. 83-157.
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riconoscimento dello Stato. In essa vennero chiamati sulla cattedra di Storia della filosofia Marino Gentile, che nel 1951 aveva vinto il concorso a Trieste, sulla cattedra di Pedagogia Giuseppe Flores dArcais, personalista come Stefanini, e sulla cattedra di Psicologia il triestino Fabio Metelli, allievo di Vittorio Benussi e di Cesare Musatti, sostenitore della Gestaltpsychologie, che per i suoi corsi sulla psicologia della percezione attirava anche molti studenti di filosofia. Anche Metelli, in un certo senso, costituiva quindi unalternativa a Stefanini e Padovani, anche se limportanza di queste due figure poteva giustificare limpressione che la filosofia padovana fosse egemonizzata dai cattolici. A consolidare questa impressione contribu, inoltre, la fondazione nel 1954 della rivista Studia Patavina, in collaborazione tra i filosofi dellUniversit e i teologi del Seminario vescovile (i due Studia di Padova). Tuttavia, malgrado la quantit e la qualit dei suoi docenti, la filosofia padovana degli anni 50 ebbe uneco molto tenue nel panorama della cultura filosofica italiana, fatta eccezione per il movimento di Gallarate, che poteva considerarsi, come abbiamo visto, una sua filiazione. Forse per questo Vittorio Mathieu pot scrivere, nella sua Filosofia italiana contemporanea, ultimo volume della Storia della filosofia del Lamanna: uno dei centri universitari pi importanti di diffusione della cultura cattolica divenne, nel dopoguerra, Padova: pi per concentrazione, tuttavia, che per irraggiamento, sicch di scuola padovana si pu parlare come del risultato di una convergenza, pi che in virt di una unit delle origini18. Credo che la ragione di questo fatto sia la stessa che costituisce un handicap per tutta la cultura veneta, cio la mancanza, nel Veneto, di una grande citt, paragonabile a Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, e quindi la mancanza di grandi quotidiani e di grandi case editrici. Tutti i filosofi padovani ne18 V. Mathieu, Storia della filosofia. La filosofia italiana del Novecento, Firenze, Le Monnier, 1978, p. 117.

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gli anni 50 pubblicavano o con case editrici cattoliche, quindi a circuito limitato (La Scuola, Marzorati, Morcelliana, S.E.I.), o con case editrici locali (Cedam, Liviana), a scarsissima diffusione. 3. La rinascita dello studio di Aristotele Dopo la morte di Stefanini, il 19 giugno 1956 un gruppo di professori della Facolt di Lettere scrisse una lettera al preside a proposito della cattedra di filosofia resasi vacante, chiedendogli di assicurare alla Facolt una voce che nellindirizzo e nel metodo si presentasse diversa da quelle a tuttoggi udite19, il che significava un filosofo non cattolico. Di aspiranti dotati di tale caratteristica ce nerano almeno due, Galvano della Volpe e Giovanni Emanuele Bari, per non parlare degli aspiranti cattolici, quali Marino Gentile, ordinario al Magistero, e Renato Lazzarini, ma essi non vennero presi in considerazione. Si volle invece chiamare Lorenzo Minio Paluello, allievo di Troilo, che si era formato come filologo alla scuola di Concetto Marchesi ed Ezio Franceschini (il filologo medievale della Cattolica), noto soprattutto come editore dellAristotele greco (Categorie e De interpretatione) e latino, allora praelector a Oxford, vincitore di un recente concorso universitario in Italia per Filologia medievale e umanistica. Poich non si poteva chiamarlo sulla cattedra di Storia della filosofia, la Facolt decise, malgrado il voto contrario di Padovani, la soppressione di essa e la sua sostituzione con una cattedra di Filologia medievale e umanistica. In tal modo Padova venne a trovarsi, unica universit in Italia, priva della cattedra di Storia della filosofia, e
19 Cfr. E. Riondato, Soppressione della cattedra di professore ordinario per la Storia della filosofia nella Facolt di lettere e filosofia dellUniversit di Padova, Atti e memorie dellAccademia Patavina di Scienze Lettere ed Arti, 105, 1992-1993, Memorie della classe di scienze morali, pp. 79-99, in particolare p. 92.

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poich nello stesso anno laltro filosofo cattedratico, cio Padovani, si ammal e sospese linsegnamento, vennero meno contemporaneamente tutti gli insegnamenti filosofici fondamentali del corso di laurea in filosofia, al punto che non si sapeva pi a chi affidare la direzione del Seminario filosofico (cos si chiamava allora quello che poi divenne lIstituto di filosofia). La cosa, naturalmente, fece un certo rumore, anzitutto tra gli studenti, che protestarono vivacemente con una lettera al preside (firmata da me, che allora ero rappresentante eletto, ma scritta da Toni Negri, di un anno pi anziano), e poi anche nel resto dItalia, come dimostra una lettera di Ugo Spirito a Diano, in cui tra ex-gentiliani si osserva che Padovani non pu da solo rappresentare ufficialmente la filosofia di Padova20. In realt, come si evince chiaramente dalla risposta di Diano a Spirito, non si voleva solo una seconda voce, ma si voleva uno studioso capace di collaborare allallora neonato Centro per la Storia della tradizione aristotelica nel Veneto, fondato dallo stesso Diano. Questi aveva ripreso lidea di Troilo, di tornare allo studio della tradizione aristotelica padovana, ma intendeva realizzarla con i criteri della pi avanzata e aggiornata filologia. A tal fine aveva invitato a Padova Bruno Nardi, il quale vi tenne per alcuni anni alcuni seminari poi pubblicati nel volume Saggi sullaristotelismo padovano dal secolo XIV al secolo XVI21, e aveva stipulato un accordo con la Columbia University, cio con John H. Randall jr., che di l a poco avrebbe pubblicato il volume The School of Padua and the Emergence of Modern Science22, e con Paul Oskar Kristeller e la sua numerosa scuola di studiosi dellUmanesimo e del Rinascimento. La convinzione non nascosta di questi studiosi era che,
20 E. Riondato, Soppressione della cattedra di professore ordinario per la Storia della filosofia nella Facolt di lettere e filosofia dellUniversit di Padova, cit., p. 94. 21 B. Nardi, Saggi sullaristotelismo padovano dal secolo XIV al secolo XVI, Firenze, Sansoni, 1958. 22 John H. Randall jr., The School of Padua and the Emergence of Modern Science, Padova, Antenore, 1961.

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grazie allaristotelismo di filosofi come Pietro dAbano, Paolo Veneto, Pietro Pomponazzi, Giacomo Zabarella e numerosi altri fino a Cesare Cremonini, Padova avesse costituito tra il Medioevo e il Rinascimento non solo lalternativa aristotelica al platonismo e al neoplatonismo di Firenze, ma anche luniversit italiana di maggiore respiro internazionale, dove non a caso si erano formati o avevano insegnato i maggiori artefici della rivoluzione scientifica moderna, da Copernico a Galilei e a William Harvey23. Il Centro nacque con un programma estremamente ambizioso: anzitutto fare una nuova edizione critica, con traduzione e commento, di tutto il Corpus Aristotelicum (essa fu realizzata per il De caelo ad opera di Oddone Longo e, limitatamente alla traduzione e al commento, per il De interpretatione da Ezio Riondato); poi promuovere una serie di studi, con edizioni critiche, delle traduzioni medievali, arabe e latine, di Aristotele; infine pubblicare una serie di monografie sullaristotelismo rinascimentale24. Soltanto una parte di tale programma stata realizzata; tuttavia sono state pubblicate una quarantina di monografie (dalleditrice Antenore di Padova), sono stati organizzati alcuni convegni e il Centro stato recentemente trasformato, secondo la nuova legge, in un Centro Interuniversitario di ricerca. Nella stessa politica rientra listituzione di un insegnamento, unico in Italia, di Storia della scuola padovana di filosofia nel Medioevo e nel Rinascimento, tenuto per incarico dallo specialista padre Antonino Poppi.
23 Del resto anche H. Butterfield, The Origins of Modern Science, London, Bell & Hyman, 1957, trad. it. col titolo Le origini della scienza moderna, Bologna, Il Mulino, 1962, scrisse: ammesso che lonore di essere stata la sede della rivoluzione scientifica possa appartenere di diritto a un singolo luogo, tale onore dovrebbe essere riconosciuto a Padova (p. 59). 24 Unillustrazione di tale programma si pu trovare nei due articoli di A. Poppi, Lo studio di Aristotele nella Scuola di Padova, e A. Zadro, Il Centro per la Storia della tradizione aristotelica nel Veneto e la ricerca sullAristotele greco nellUniversit di Padova, pubblicati nella rivista Scienza e cultura. Informazione dellUniversit di Padova, 2, 1980, pp. 137-76 e 177-214.

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Sennonch Minio Paluello, dopo avere insegnato un anno a Padova, assicurando in tal modo una validit definitiva allidoneit conseguita nel concorso, se ne torn a Oxford, adducendo quale motivo linadeguatezza degli strumenti di ricerca in Italia, e la Facolt di Lettere fu costretta, nel 1958, a ripristinare la cattedra di Storia della filosofia e a chiamarvi Marino Gentile, vincendo le resistenze degli altri settori, che in qualche caso si erano servite di vere e proprie intromissioni dallesterno25. Questo fatto, che poteva sembrare infausto per quellincremento degli studi aristotelici che si era voluto promuovere in modo cos discutibile, si rivel invece, per una strana eterogenesi dei fini, quanto di pi opportuno potesse accadere proprio in vista del suddetto scopo. Gentile era non solo uno studioso provetto di Aristotele il suo volume su La dottrina platonica delle ideenumeri e Aristotele26, era stato infatti il primo libro italiano sullargomento e aveva richiamato lattenzione internazionale , ma professava una filosofia, la metafisica classica, che era incentrata su Aristotele molto di pi di quanto lo fosse quella di Padovani, sostanzialmente tomista. Il suo passaggio da Magistero a Lettere rese inoltre possibile la chiamata al Magistero del padre Giacon, da sette anni in cattedra a Messina, egli pure studioso di Aristotele. Inoltre la successiva chiamata di Ezio Riondato alla cattedra di Storia della filosofia antica, in seguito al concorso da lui vinto nel 1961 con titoli quasi esclusivamente dedicati ad Aristotele, e la mia affermazione nel concorso immediatamente successivo, svoltosi nel 1963, ugualmente con titoli quasi esclusivamente dedicati ad Aristotele, fece di Padova la sede universitaria con la pi alta concentrazione di studiosi di
25 Giuseppe Emanuele Bari, dellUniversit di Milano, in una lettera al preside Giuseppe Morandini, geografo, giunse a dire che bisognava evitare il pericolo che dal Magistero si passi alla Facolt (cfr. Riondato, Soppressione della cattedra di professore ordinario per la Storia della filosofia nella Facolt di lettere e filosofia dellUniversit di Padova, cit., p. 93). 26 M. Gentile, La dottrina platonica delle idee-numeri e Aristotele, Pisa, Pacini-Mariotti, 1930.

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Aristotele. Negli anni successivi vinsero concorsi di filosofia antica Attilio Zadro, allievo di Diano, e Mario Mignucci, allievo di Giacon, studiosi entrambi di Aristotele, che gi operavano a Padova negli anni 60. Il problema della seconda voce fu risolto mediante laffidamento di un incarico di Filosofia al Magistero a Ferruccio Rossi Landi, neopositivista e militante in partiti di sinistra, a cui si affianc come cultore della filosofia analitica Renzo Piovesan, che aveva studiato a Oxford. Lo stesso Zadro, studioso di Platone e di Aristotele, era di orientamento analitico in filosofia, seguendo soprattutto Quine, e comunista in politica. In quel periodo si organizzarono a Padova importanti convegni, quali quello su Fenomenologia ed esistenzialismo, che vide come relatori Eugenio Garin, Enzo Paci e Pietro Prini, e quello su Sapere filosofico e sapere scientifico, che vide come relatori Paolo Filiasi Carcano, Ludovico Geymonat e Augusto Guzzo. Restava, tuttavia, langustia sopra ricordata nella diffusione dei risultati delle ricerche fatte a Padova: le pubblicazioni del Centro Aristotelico erano infatti affidate a una casa editrice locale, lo Studio Bibliografico Antenore, di Guido Billanovich, di altissima qualit editoriale, ma di scarsissima diffusione commerciale. Maggiore diffusione ebbero altre iniziative editoriali, che in qualche modo facevano capo a Padova, quali la collana Filosofi antichi del Centro di Studi Filosofici di Gallarate, fondata e diretta dal padre Giacon, che nella sua prima fase fu interamente dedicata alla traduzione e al commento di opere di Aristotele: la Metafisica a cura di Giovanni Reale, gli Analitici primi a cura di Mario Mignucci, i Topici a cura di Attilio Zadro, il De generatione et corruptione a cura di Maurizio Migliori, il De anima a cura di Giancarlo Movia, i Frammenti dei dialoghi a cura di Renato Laurenti e, ultimo, il recentissimo De interpretatione a cura di Attilio Zadro27.
27 Tutti i volumi sono stati pubblicati dalleditore Loffredo di Napoli; lultimo del 1999. Oggi Padova diventata praticamente la sede del Centro di Gallarate, perch vi si trasferita la Facolt di filosofia dei Gesuiti,

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4. Il pluralismo tra contestazione, guerriglia e dibattito A partire dal 1965 ebbe inizio sia nella facolt di Lettere che in quella di Magistero una fase nuova. Forse fu linfluenza del Concilio Vaticano II, appena concluso, o del centro-sinistra, ormai avviato, ma a Padova si determin una situazione che mi sembra giusto definire di pluralismo ideologico. Nella facolt di Lettere Marino Gentile assunse anche linsegnamento di Filosofia teoretica, mentre a Filosofia morale, dopo landata fuori ruolo di Padovani, pass Riondato. Gentile cre la Scuola di perfezionamento in Filosofia, in cui vennero chiamati ad insegnare Giuseppe Faggin, libero docente e professore di liceo a Vicenza, Toni Negri, libero docente di Filosofia del diritto, Armando Vedaldi, libero docente di Filosofia della scienza, e poi Giorgio Facchi, anchegli libero docente. La collana di pubblicazioni della suddetta Scuola contiene le prime opere di quasi tutti gli attuali docenti. Nel corso di laurea in Filosofia linsegnamento di Storia delle dottrine politiche, collocato fuori ruolo Campagnolo, venne affidato a Dino Fiorot, allievo di Opocher, mentre una seconda Storia della filosofia fu affidata a Pietro Faggiotto, allievo di Padovani. Vennero introdotti nuovi insegnamenti, quali Filosofia della religione, assegnato a Franco Chiereghin, giovane allievo di Marino Gentile, specialista di Hegel, e qualche anno pi tardi Filosofia della scienza, su cui venne chiamato Giorgio Facchi, e Storia della filosofia moderna e contemporanea, assegnato a Umberto Curi, allievo anchegli di Gentile. Al Magistero furono chiamati per la cattedra di Filosofia il milanese Dino Formaggio, allievo di Banfi, quindi laico, cultore soprattutto di estetica, e il padovano Andrea Moschetti, cattolico. Il primo, insegnando Estetica anche per il corso di laurea in filosofia, form un importante gruppo di allievi, tra cui si segnalarono Masin cui insegna il segretario generale del Centro (padre Gianluigi Brena), mentre la collana Filosofi antichi diretta da me.

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simo Cacciari, Stefano Zecchi, Gabriele Scaramuzza e Giangiorgio Pasqualotto. Il secondo ebbe anche lincarico di Filosofia della storia nella Facolt di Lettere. Per Storia della filosofia il padre Giacon, che insegnava anche Storia della filosofia medievale a Lettere, fu affiancato da Giovanni Santinello, allievo di Stefanini e creatore a sua volta di unimportante scuola di storia della storiografia filosofica, mentre la Filosofia della religione fu affidata a Pietro Nonis, sacerdote formatosi nella Cattolica di Milano, e la Storia della filosofia antica ad Attilio Zadro. Importante, per gli studenti di filosofia, fu anche linsegnamento di Psicologia, affidato, dopo il collocamento fuori ruolo di Metelli, a Paolo Bozzi. I rapporti tra Gentile e Giacon non furono sempre idilliaci, tant vero che entrambi decisero di scindere lIstituto di Filosofia in due Istituti, rispettivamente di Filosofia nella Facolt di Lettere e di Storia della filosofia nella Facolt di Magistero. Nella Facolt di Giurisprudenza continuava il suo insegnamento di Filosofia del diritto Opocher, mentre a Scienze politiche la cattedra di Dottrina dello Stato fu vinta per concorso da Toni Negri (1967). Questi, membro da studente della Giovent Italiana di Azione Cattolica, si era laureato in filosofia con Padovani, ma era subito passato a Filosofia del diritto con Opocher, conseguendo la libera docenza in questa disciplina. Sul piano politico, dopo una breve esperienza nel Partito Socialista, durante la quale fu consigliere comunale a Padova, Negri si avvicin al movimento operaista di Mario Tronti e Raniero Panzieri, che faceva capo alla rivista Quaderni rossi, e nel 1973 fond Potere Operaio. Il 1968 fu anche a Padova, come in molte universit italiane, lanno della contestazione. Il bersaglio a Filosofia fu Marino Gentile, allora direttore dellIstituto e personalit indubbiamente la pi significativa della filosofia padovana. I suoi contestatori pi vivaci furono i suoi stessi allievi, alcuni dei quali fecero poi carriera nelluniversit, mentre altri la lasciarono. Ma il 68 non degener a Padova in alcuna violenza. Solo durante il Congres-

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so nazionale di Filosofia, che si svolse nellaprile del 1969 con relazioni di Pietro Calogero e Ugo Spirito, e fu organizzato da Marino Gentile, si ebbero contestazioni verbali allindirizzo dello stesso Gentile e del sistema universitario nel suo complesso. Quando, nel 1971, rientrai a Padova per insegnarvi Storia della filosofia accanto a Gentile, la situazione di marcato pluralismo era relativamente tranquilla. Con i Provvedimenti urgenti del ministro Malfatti (1973) si ebbero nuove cattedre (Franco Chiereghin per Storia della filosofia), entrarono nuovi assistenti e si crearono nuovi incarichi di insegnamento: Gianni Maria Pozzo (allievo di Stefanini) aveva assunto da qualche anno la Filosofia della storia, Antonino Poppi (allievo di Riondato) assunse la Storia della filosofia medievale, Giangiorgio Pasqualotto ebbe la Storia della filosofia, Giuseppe Duso (allievo di Gentile) la Storia della logica, Gabriele Scaramuzza lEstetica, Luigi Olivieri (allievo di Riondato) la Storia della scuola padovana. Dal Magistero vennero Faggiotto per Filosofia teoretica e Zadro per Storia della filosofia antica. Al Magistero arrivarono Dario Antiseri per Filosofia del linguaggio e Mario Mignucci per Storia della filosofia antica. Nei corsi dei professori di sinistra (Curi, Duso, Pasqualotto, Scaramuzza) si insegnava soprattutto Marx, la Scuola di Francoforte, il marxismo contemporaneo in tutte le sue forme. Negli altri corsi si insegnava di tutto, da Aristotele a Hegel, dalla metafisica moderna allepistemologia contemporanea. Lanno nero di Padova fu il 1977. In esso si svilupp infatti il movimento di Autonomia Operaia, derivazione di Potere Operaio, che prese piede soprattutto nellUniversit: a Scienze politiche, intorno al corso e ai seminari organizzati da Negri e dai suoi collaboratori, a Psicologia, sfruttando il disagio dovuto alla sovrabbondanza di iscritti e alla carenza di attrezzature, e a Filosofia, per contestare gli insegnamenti pi tradizionali. Ricordo un manifesto comparso nel dicembre 1977 nellatrio del Liviano, in cui si attaccavano duramente Gen-

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tile (ormai fuori ruolo dal 1976), Riondato, il sottoscritto, si prendevano in giro i professori di sinistra (allora vicini al PCI) perch troppo moderati, e si esortavano gli studenti a frequentare i corsi di Dottrina dello Stato, Storia del movimento operaio e simili, a Scienze politiche. Nellinverno 1977-1978 gruppi di autonomi interruppero spesso le lezioni di filosofia, insultando i professori e minacciando gli studenti. Indi ebbero inizio i veri e propri attentati: Riondato fu ferito alle gambe, al Liviano, a colpi di pistola; Angelo Ventura, professore di Storia contemporanea, ebbe lo stesso trattamento per strada; Oddone Longo, allora preside, fu aggredito a colpi di spranga sulla testa; la stessa cosa accadde a Guido Petter, professore di Psicologia. Parecchi ebbero bruciata la macchina, alcuni come il sottoscritto la porta del proprio appartamento. La mia colpa, come si evinceva dalla rivendicazione fatta dalle Ronde armate proletarie, era di essermi opposto allaccettazione di un ciclostilato su Universit e mercato del lavoro come programma desame dei corsi di Storia della filosofia, Storia della filosofia moderna e contemporanea, Storia della logica ed Estetica. Larresto, eseguito il 7 aprile 1978, di Negri e dei suoi collaboratori, per ordine del pubblico ministero Pietro Calogero, pose fine a questa situazione. Dopo di allora nellambiente filosofico padovano si sviluppato un sereno dibattito, molte posizioni si sono ammorbidite, molte asprezze sono scomparse, molte amicizie si sono ricomposte, molti hanno cambiato idea, nessuno si dichiara pi comunista, nessuno, tranne il sottoscritto, tiene pi corsi su Marx (il che un peccato, perch si tratta pur sempre di un filosofo importante). Soprattutto, Padova si aperta al dialogo col resto dItalia e dEuropa, con frequenti scambi di conferenze con tutte le altre universit e, soprattutto, con nuovi sbocchi editoriali. Oggi si riesce a pubblicare con Laterza, col Mulino, con Feltrinelli, con la Utet, senza restare pi chiusi nel ghetto delle piccole case editrici locali. Naturalmente si continua a studiare Aristotele, il cui ri-

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tratto stato scelto a logo del neo-costituito Dipartimento di Filosofia, che riunisce tutti i filosofi di Lettere e dellex-Magistero, ma si fanno anche molte altre cose. Insomma, per parafrasare alla rovescia quanto Tucidide faceva dire a Pericle degli Ateniesi, filosofiamo, ma con dolcezza. Tuttavia, senza togliere nulla al suddetto pluralismo, innegabile che lorientamento filosofico grazie al quale Padova pi conosciuta sul piano nazionale e, in qualche misura, anche internazionale, la metafisica classica, di cui si riconosce lispirazione pi aristotelica che neoscolastica28. Per questa ragione si parlato di una nuova scuola padovana di metafisica, alternativa a quella milanese dellUniversit cattolica, sia da parte dei rappresentanti di questultima29, sia pi in generale da parte degli storici della filosofia contemporanea30. Ma la metafisica classica, oltre che un orientamento filosofico analogo, e tuttavia diverso, rispetto alle nuove metafisiche sia di ispirazione cristiana che di ispirazione laica, cio analitica31, ha promosso anche una produzione sto28 Si veda la valutazione datane da C.A. Viano nel 1980 (Padova come sede di un recupero della metafisica classica [...] senza passare attraverso la mediazione neotomistica, in La cultura filosofica italiana dal 1945 al 1980, Napoli, Guida, 1981, p. 39-40). 29 Cfr. A. Bausola, Neoscolastica e spiritualismo, in La filosofia italiana dal dopoguerra ad oggi, Roma-Bari, Laterza, 1985, pp. 325-31; M. Mangiagalli, La scuola di Padova e i problemi dellontologia italiana contemporanea, Aquinas, XXXIII, 1990, pp. 639-68. 30 Cfr. F. Restaino, Il dibattito filosofico in Italia (1925-1990), in N. Abbagnano, Storia della filosofia, vol. IV, a cura di G. Fornero, Torino, Utet, 1994, pp. 645-46; M. Ferrari, Lorizzonte della filosofia italiana postbellica, in Storia della filosofia diretta da M. Dal Pra, vol. 11, 2a ed., a cura di G. Paganini, tomo I, pp. 104-05. Minor valore probativo, anche se con maggiore ricchezza di informazioni, hanno invece i contributi provenienti dallinterno della scuola, cio quelli di C. Rossitto, Riflessioni sulla struttura logica della filosofia. A proposito dellodierna metafisica di tradizione aristotelica, Padova, Gregoriana, 1982, e F. Volpi, La filosofia nel Veneto dal 1945 a oggi, in A. Arslan e F. Volpi, La memoria e lintelligenza, cit. 31 Cfr. le varie antologie dedicate alla metafisica di ispirazione analitica, uscite in questi ultimi anni: Contemporary Readings in the Foundations of Metaphysics, a cura di S. Laurence e C. Macdonald, Oxford, Blackwell, 1998; Metaphysics: the Big Questions, a cura di P. van Inwagen e D.W.

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riografica caratterizzata da uno stile particolare, che cerca di conciliare la pi attenta acriba filologica con linteresse per il valore argomentativo, e quindi anche filosofico, delle dottrine esaminate, in analogia anche sotto questo aspetto con altri filoni della filosofia contemporanea, che fanno capo da un lato alla scuola analitica oxoniense di J.L. Austin, G.E.L. Owen e J.L. Ackrill, e dallaltro alla scuola ermeneutica parigina di Pierre Aubenque32.
Summary. During the period from 1945 to 1960, the Faculty of Philosophy of Padua could have given the impression, not completely justified, of a catholic hegemony. This impression was basically related to the teaching of L. Stefanini (personalist) and V.A. Padovani (thomist), and to the promotion of the Centro di studi filosofici cristiani di Gallarate, which was conceived in Padua and became famous all around Europe. In 1956 C. Diano founded the Centro per la storia della tradizione aristotelica nel Veneto, which in fact determined the renaissance of the study of Aristotle. In the following years M. Gentile and C. Giacon reprposed a form of classical metaphysics inspired by Aristotelianism. This tendency was the target of some attacks in the 70s, but it is, still today, a well known tradition in Italy and in Europe. This tendency coexists in Padua with many other philosophical issues, so that the new philosophical department is characterised by a widespread pluralism.

Zimmerman, Oxford, Blackwell, 1998; Metaphysics. An Anthology, a cura di J. Kim e E. Sosa, Oxford, Blackwell, 1999. 32 A questo proposito mi permetto di rinviare al mio studio su Aristotele nel Novecento, Roma-Bari, Laterza, 1992.