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INDICE

INTRODUZIONE

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1. Biografia giovanile di György Lukács: la Grande Guerra 2. In cammino verso la svolta del destino 3. Il metodo dialettico e la coscienza di classe 4. Il dibattito intorno a Storia e coscienza di classe nel 1924 5. La reificazione 6. Le antinomie del pensiero borghese e il soggetto-oggetto identico BIBLIOGRAFIA

p.9 p.16 p.23 p.37 p.51 p.66 p.77

INTRODUZIONE La reificazione (dal latino res,rei) è un concetto che deriva dalla teoria del feticismo delle merci di Karl Marx. Descrive un fenomeno specifico della nostra società capitalista che nel suo sviluppo non ha conosciuto alcuna diminuzione, anzi è oggi in continuo incremento: nello scambio delle merci gli uomini sono trasformati in cose, mentre le cose si animano nella loro “oggettualità spettrale”. È uno scambio, un quid pro quo, ma non è un errore. Il feticismo delle merci è una «religione della vita quotidiana»1, è una apparenza necessaria che nasconde il rapporto di sfruttamento da cui ha tratto origine, ed è funzionale alla produzione e riproduzione della società capitalista. György Lukács è il pensatore che partendo da questa intuizione di Marx ha elaborato il concetto di Verdinglichung (reificazione o cosificazione) come una categoria o filosofia totale, ossia una concezione, ad un tempo, della conoscenza, della politica e della storia. Come egli stesso riconosce nella Prefazione a Storia e coscienza di classe del 19672, per la prima volta dopo Marx l’estraneazione o l’alienazione umana all’interno della società capitalista viene posta al centro della riflessione in ambito marxista. Nell'insieme Lukács opera una attualizzazione e un dialogo costante con la filosofia di Marx, frutto di uno studio sistematico e intenso della totalità aperta costituita dalle opere del pensatore di Treviri, in un’epoca in cui non erano state ancora pubblicate le opere giovanili considerate oggi prettamente filosofiche, quali L’Ideologia tedesca e i Manoscritti economico-filosofici del 1844. La questione della reificazione è oggetto del saggio La reificazione e la coscienza del proletariato, pubblicato da Lukacs nel 1923 in Storia e coscienza di classe3. Questa raccolta di saggi che non hanno alcuna pretesa sistematica o dogmatica ed è costitutivamente aperta alla discussione e alla rielaborazione, è l’espressione di un marxismo critico, frutto di quella stagione rivoluzionaria mondiale che seguì la Rivoluzione d’Ottobre del 1917. Storia e coscienza di classe ha subìto nel 1924 la dura condanna del marxismo ufficiale della III Internazionale che iniziava a conoscere quei fenomeni di dogmatizzazione dei principi della Rivoluzione d’Ottobre, di repressione di ogni dissenso critico e burocratizzazione delle strutture organizzative che saranno fondativi dello stalinismo e porteranno alla sclerotizzazione del pensiero nella forma dal materialismo dialettico o marxismo-leninismo. Lukacs accetta la condanna e ritira il libro dalla circolazione e cercherà per tutta la sua lunga vita una difficile convivenza con lo stalinismo. Questo libro che si guadagnò «il

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K. Marx, Das Kapital, Kritik der politischen Ökonomie, 1867, trad. it. di Ruth Meyer, Il capitale, critica dell’economia politica, Newton Compton, Roma 1970 2 G. Lukács, Vorwort (1967), Geschichte und Klassenbewußtsein, Berlin, Der-Malik Verlag, 1923, trad. it. G. Piana, Prefazione (1967), Storia e coscienza di classe, SugarCo Edizioni, Milano 1967 (1991) 3 G. Lukács, Geschichte und Klassenbewußtsein. Studienüber marxistische Dialektik, Berlin, Der-Malik Verlag, 1923, trad. it. G. Piana, Storia e coscienza di classe, SugarCo Edizioni, Milano 1967 (1991)

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culto di un libro mitico e quasi dimenticato», «che circolava in edizioni pirata presso gli studenti tedeschi nei primi anni Sessanta»4 ed era disponibile in rare traduzioni fino alla ristampa ufficiale del 1967 preceduta da un’ampia Prefazione autocritica dell’autore, ha esercitato una influenza considerevole e “sotterranea” sulla filosofia del XX secolo. Alcuni dei suoi temi (come la reificazione, la critica della razionalità moderna, e la critica della scienza) sono all’origine delle riflessioni di Adorno, Horkheimer, Habermas e hanno influenzato anche l’esistenzialismo di Sartre e Merleau-Ponty; ma anche in Essere e tempo di Martin Heidegger, come sostiene Lucien Goldmann in un corso di lezioni pubblicate dopo la sua morte5, sono presenti dei riferimenti polemici impliciti a Storia e coscienza di classe. Insieme a Marxismo e filosofia di Karl Korsch con il quale condivide anche la condanna dell’Internazionale comunista nel 1924, Storia e coscienza di classe è alla origine di tutta quella tradizione del marxismo critico contemporaneo o «marxismo occidentale», come è stato definito da Merleau-Ponty6. Lukács prende aspramente le distanze dalla sua opera del 1923 e, nella già citata Prefazione del 1967, ne ricorda le motivazioni politiche e propriamente teoriche. Nella propria produzione intellettuale per Lukács sono avvenute numerose rotture caratterizzate dalla completa estraneità verso quanto aveva precedentemente sostenuto. Già un anno dopo la pubblicazione de L’anima e le forme considerava il libro nella forma e nei contenuti completamente estraneo, come estranei gli diverranno tutti i suoi scrittiprecedenti all’adesione al partito comunista nel 1918, e infine prende le distanze anche da Storia e coscienza di classe. Queste rotture non appaiono in realtà così totali come Lukács le caratterizza e in Storia e coscienza di classe, che pure si situa nel periodo della adesione di Lukács al comunismo e nel rifiuto pieno di odio per tutta la sua precedente vita borghese nel capitalismo, sono rintracciabili alcune tracce delle sue opere precedenti. Nelle pagine di Storia e coscienza di classe numerose sono anche i riferimenti agli autori con cui Lukács aveva ultimato la propria formazione intellettuale a Heidelberg, fra gli altri Max Weber, Georg Simmel e Ernst Bloch. Pur riconoscendone i debiti specifici verso questo ambito intellettuale tedesco in alcune elaborazioni concettuali di Lukács, numerosi interpreti contemporanei accolgono troppo acriticamente le definizioni che l’autore ungherese nel 1967 dà del proprio libro come contraddistinto da un «utopismo messianico», da un «anticapitalismo romantico» e da «un idealismo etico»7. Soltanto l’ultima di queste definizioni, la riflessione etica e il suo carattere ideale,
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S. !i"ek, Georg Lukács filosofo del leninismo, in Coscienza di classe e storia, codismo e dialettica, Edizioni Alegre, Roma 2007, pp. 121-122 5 L. Goldmann, Lukács et Heidegger, Editions Denoël, Paris 1973, trad. it. di E. D. Volpi, Lukács e Heidegger, Bertani Editore, Verona 1976 6 M. Merleau-Ponty, Les aventures de la dialectique, Éditions Gallimard, Paris 1955, trad. it. di D. Scarso, Le avventure della dialettica, Mimesis edizioni, Milano-Udine 2008 7 Cfr. G. Lukács, Vorwort (1967), Geschichte und Klassenbewußtsein, Berlin, Der-Malik Verlag, 1923, trad. it. G. Piana, Prefazione (1967), Storia e coscienza di classe, SugarCo Edizioni, Milano 1967 (1991)

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Editori Riuniti..Eine Autobiographie im Dialog. Eörsi. In fondo. Lukács sin dall’inizio del conflitto era profondamente antibellicista. La linea di collegamento che si cerca in questa tesi fra Storia e coscienza di classe e le opere precedenti non arriverà ad una definizione ultima. Per 8 G. cit. La filosofia di Lukács è. al contrario di molti altri intellettuali come anche Weber. né prospetta una soluzione definitiva riguardo la suddivisione e la definizione della vasta produzione di Lukács. it. Roma 1983 9 S. intervista a cura di I. Un’autobiografia in forma di dialogo. trad. un pensiero vissuto dal titolo che egli ha scelto nell’abbozzo della propria autobiografia. In Gli intellettuali tedeschi e la guerra descrive l’entusiasmo bellico che coinvolgeva ogni ambito della società tedesca perché vi si vedeva una possibilità di rigenerazione morale e. così come gli articoli e scritti coevi in esso non inclusi. ossia non vuole stabilire un netto rapporto di continuità o rottura fra il pensiero del “primo” e del “secondo” Lukács. Scarponi. con cui era stato fino ad allora intellettualmente solidale. di A. Affrontando il pensiero di un filosofo si è spesso tentati dal ridurre la sua esperienza biografica a nacque. Catucci. La Grande Guerra produce un profonda crisi spirituale. Frankfurt a. I saggi di questo libro. come una scienza di quel che non vale la pena sapere.appare una costante nel pensiero di Lukács che però ha un senso specifico che va inquadrato di volta in volta nei singoli testi. redatto in vecchiaia e rimasto incompiuto a causa della sua morte8. forse. Per una filosofia povera. 1981. Sendler. ideale e politica in Lukács che lo porta a prendere le distanze da quella cerchia di Heidelberg. allora. questa tesi prende in considerazione la stessa biografia di Lukács in un confronto costante con la sua produzione intellettuale e vede nella riflessione etica scaturita dall’esperienza della Grande Guerra del 1915-18 il vero punto di svolta del suo pensiero. lavorò e morì. Gelebtes Denken. traggono origine dalla specifica congiuntura reale e politica e dialogano costantemente con i problemi della propria attualità.43 4 . che dovrebbe essere analizzata nella sua totalità e non nei pochi testi qui presi in esame. Lukács. come fece Heidegger in un corso di lezioni su Aristotele. più in generale. Sulle orme del libro di Stefano Catucci Per una filosofia povera9. quale fu il commento di Lukács sulla discussione accademica cui aveva assistito all’università di Berlino fra storici della letteratura sul reale colore degli occhi di Lotte nel Werther di Goethe10. Simmel e Lask cui era molto vicino. Lukács. p. Per la filosofia di Lukács questa riduzione sembra davvero impossibile in quanto appare sempre collegata alle proprie esperienze di vita e vissuti personali che in Storia e coscienza di classe riguardano l’attiva militanza politica in un periodo in cui la rivoluzione si credeva imminente. Torino 2003 10 G. e sfocia nell’adesione al partito comunista ungherese. la questione della continuità o rottura fra i periodi della sua produzione e la sua sistematizzazione in una stringata definizione può apparire come die Wissenschaft des Nichtwissenwerten. Pensiero vissuto. Bollati Boringhieri. Pensiero vissuto. M. la possibilità di una nuova società.

Berlin. che ha ampio spazio in Storia e coscienza di classe non conduce ad una sua piena svalutazione ma vuole mostrare la dipendenza dalla struttura economico-sociale di ogni conoscenza e quindi l’impossibilità di verità ultime o dogmatiche. è la riflessione sul metodo di Marx. sia a specificarne il carattere di teoria rivoluzionaria della società. contro l’esistente in quanto tale… che non raggiunge mai un punto di equilibrio»12 e la storia reale. S. che non ha aspirazioni utopiche e non postula soluzioni totalizzanti. non riproduce però l’opposizione tra Erklaren e Verstehen. Questa insistenza sul metodo dialettico. Lukács da Storia e coscienza di classe al giudizio sulla cultura borghese. Lukács giunge a una «filosofia povera»11. Lukács. Firenze 1968. il metodo dialettico. La dialettica è in sé rivoluzionaria perché consente la 11 12 Cfr. Einführung (1922). La critica alla scienza. 1923. diviene possibile pensare l’azione rivoluzionaria senza che questa sia un atto di fede o un’assunzione di responsabilità tragica. che ha portato alcuni interpreti a parlare di un carattere pandialettico dell’esposizione e dell’impianto di Storia e coscienza di classe14. della Zivilisation capitalistica. A dispetto della scomunica ufficiale dell’Internazionale e delle pesanti critiche che riceverà a partire dal 1924. Nei saggi iniziali opera una divisione che è una chiara eredità della sua formazione ad Heidelberg: distingue tra metodo analitico delle scienze della natura e metodo dialettico della scienza storico-sociale. Der-Malik Verlag. le critiche e il cambiamento nella riflessione di Lukács dettata dagli eventi storici che ha vissuto in prima persona. Questa mediazione è realizzata in Storia e coscienza di classe nella formulazione della teoria della coscienza di classe del proletariato rivoluzionario. G. l’intenzione di Storia e coscienza di classe è quella di essere «una ortodossia». Ciò che accomuna i diversi saggi e filo conduttore della raccolta.6 5 . Piana. Questa distinzione. G. Lukács. it. attraverso una riflessione etica. Per una filosofia povera. Discussione sull’idealismo conservatore e progressista 13 G. Geschichte und Klassenbewußtsein. SugarCo Edizioni. invece la guerra è l’esito più conseguente dello sviluppo della modernità. cit.Lukács. La Nuova Italia. per Lukács diviene possibile una mediazione tra l’etica come «rivoluzione permanente. Storia e coscienza di classe. Introduzione (1922). Catucci. riferimento polemico costante di Lukács. o allo scientismo. infatti. e fa parte più in generale di una critica alla scienza assunta come ideale dai marxisti “revisionisti” o “volgari”. Da questo deciso rifiuto della guerra. Milano 1967 (1991) 14 M. trad. Questi scritti di transizione ben documentano i dubbi. se riprende la terminologia dello Historismus tedesco. «una interpretazione della teoria di Marx nel senso di Marx»13. L’etica è concepita negli scritti qui denominati di transizione (Il bolscevismo come problema morale e Tattica e etica) come una determinazione essenziale della rivoluzione ed è caratterizzata da un’assoluta libertà critica propria del soggetto etico. p. e produce una spersonalizzazione totalizzante. è volta sia a sottolineare il carattere organico del marxismo contro tutte le sue interpretazioni banalizzanti. Vacatello. Con la partecipazione alla Rivoluzione dei consigli ungherese nel 1919 e la successiva militanza nel partito comunista.

In corrispondenza alla scomunica ufficiale del V congresso dell’Internazionale nel 1924 vengono scritte dai marxisti “ufficiali” una serie di pesanti recensioni critiche a Storia e coscienza di classe e più in generale sono la figura e la posizione politica di Lukács ad essere messe sotto accusa per il suo essere un esponente di una frazione politica del partito comunista ungherese sciolta d’autorità e per la sua espressione di un dissenso critico che. La dialettica è un «interrogativo permanente»15 sulla realtà presente che ci mostra come. Questa risposta è una sintesi e un approfondimento dal punto di vista delle critiche di Storia e coscienza di classe. Dire che la conoscenza della verità e della totalità della società è possibile soltanto ad una classe.conoscenza della totalità. cit. sempre ferma in un atteggiamento contemplativo e tranquillizzante. e non un astratto universale. che consente il superamento di una concezione genericamente relativista o oggettivista. La coscienza di classe è la possibilità di raggiungere questa conoscenza della totalità nella prassi rivoluzionaria del proletariato. dal titolo Codismo e dialettica16. ad un soggetto collettivo e transindividuale. Per Lukács il materialismo storico va applicato anche a se stesso. ossia negazione del capitalismo e la sua correlativa autonegazione. codismo e dialettica. Il marxismo così elaborato da Lukács è una concezione antidogmatica che non si fissa mai in verità ultime. ed è strettamente legata all’attività rivoluzionaria del proletariato. Lukács. invece. è critica e sempre autocritica di sé. p. un soggetto collettivo che non è nella società capitalista e la sua affermazione non può che condurre alla sua autonegazione. non si era più disposti a tollerare. M. Chvostimus und Dialektik. La conoscenza scientifica razionalistica e formale propria delle scienze della natura è. non esistono verità ultime essendo la verità più che altro un processo di falsificazione o di verificazione senza fine. it.68 G. che è possibile al proletariato nell’acquisizione della sua coscienza di classe per realizzare un rovesciamento della società capitalista. significa che il sapere è radicato nella realtà e si sviluppa nella storia. Maurizi. di pensiero ed essere. quando il sapere assume come riferimento essenziale il proletariato. e allora la filosofia si compie annullandosi. ed occorre sostanzialmente fare una “relativizzazione del relativismo”. totalità concreta o totalità dell’empiria. Questa operazione è possibile soltanto se nella conoscenza viene compreso un elemento pratico e quindi la dialettica è unità di teoria e prassi. Lukács probabilmente tra la fine del 1925 e l’inizio del 1926. Merleau-Ponty.. effetto dello sviluppo e della struttura economica della società capitalista. Roma 2007 6 . Edizioni Alegre. nel nascente stalinismo. trad. Le avventure della dialettica. che aveva attirato le più numerose polemiche perché 15 16 M. approfondisce il domandare umano anziché farlo cessare. Lukács chiarisce il senso della sua critica alla dialettica della natura di Engels. Coscienza di classe e storia. non ancora ridotto al completo silenzio e all’abiura affida la sua risposta ad un manoscritto che non venne mai pubblicato. Aron Verlag. Budapest 1996.

smembrata nelle sue funzioni parziali. La coscienza di classe del proletariato dovrebbe giungere ad annullare se stessa una volta raggiunta la propria consapevolezza. Essere e tempo. autori che sono stati profondamente influenzati dalla filosofia di Lukács. inoltre. Dialettica dell’illuminismo. Heidegger. cioè dovrebbe sopprimere il capitalismo e la società articolata in classi. Max Niemeyer Verlag. Einaudi. Dialektik der Aufklärung. Social Studies Ass. Questa si può incontrare anche nella scienza e nella filosofia. cit. Sein und Zeit. Milano 1976 18 M. Gli oggetti atti a soddisfare i bisogni degli uomini appaiono a loro completamente estranei nella loro “oggettualità spettrale”. La reificazione descrive un fenomeno inquietante che si realizza compiutamente in una società a capitalismo avanzato. il loro stesso lavoro assume questa carattere di “cosalità” nel trasformarsi in una semplice attività meccanica. ma anche profondamente differente. di Pietro Chiodi. confrontata con una descrizione affine. 7 . il continuo rimettere in discussione i propri principi e presupposti. Questa riflessione sulle forme organizzative va sempre tenuta presente in Storia e coscienza di classe e Lukács non può essere visto come un raffinato critico depoliticizzato della reificazione capitalista così come è stato letto da molti autori successivi. W.responsabile di sostenere un marxismo ortodosso contro uno dei due autori principali del marxismo. Tübingen 1927. La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe. it. è possibile acquisire la coscienza di classe per i militanti e da questi al resto del proletariato. e la stessa coscienza degli uomini diviene reificata. trad. che è sempre calcolato razionalmente e non si espone mai al rischio: è una vita assicurata.T. New York 1944. Lukács interpreta la 17 M. Philosophische Fragmente. Un altro confronto si stabilisce con La dialettica dell’Illuminismo di Horkheimer e Adorno18. Lukács. Torino 1997 19 Cfr. e il senso prettamente politico della coscienza di classe. Lukács nel suo marxismo rivoluzionario è al tempo stesso rigoroso: si pone concretamente il problema delle forme organizzative e delle loro pratiche necessarie affinché sia possibile un’azione rivoluzionaria. it. inc. La militanza all’interno del partito comunista non è chiusa in se stessa richiede uno scambio e una comunicazione costante con il resto del proletariato e il senso ultimo della prassi per Lukács è proprio quello del confronto e del relazionarsi all’altro. di Renato Solmi. Horkheimer . che Martin Heidegger fa in Essere e tempo17 riguardo all’esistenza inautentica quotidiana e alla dittatura del Si (Mann) impersonale. Lukács è stato un attivo militante del partito comunista e per lui la Rivoluzione russa è quell’evento che ristruttura interamente il proprio pensiero e la propria vita. Nell’attività pratico-critica all’interno di una organizzazione rivoluzionaria in cui fondamentale importanza ha l’autocritica. G. È possibile però che la coscienza di classe esista prima della sua concreta realizzazione: questa è la militanza nel partito comunista. Nelle Antinomie del pensiero borghese19. Longanesi & Co. Questa “seconda natura” totalizzante e totalitaria si manifesta anche nel comportamento degli individui. o una perdita della totalità. La reificazione è una estraneazione totale. L’analisi di Lukács della reificazione capitalista viene. Adorno. (trad.

però. non sono utopiche. Prefazione (1967). principalmente la filosofia di Kant. Se le sue conclusioni sono per certi aspetti messianiche. in quella stagione rivoluzionaria europea del 1917-1923 che segue l’evento della Rivoluzione d’Ottobre. Con Hegel diviene possibile superare la reificazione capitalista con il porre l’accento sulla storia dell’uomo e con la formulazione di una soggettività come produttrice della totalità dei contenuti. ad una soluzione idealistica postulando come soggetto della storia l’astratto Spirito del Mondo. in cui Lukács non opera una distinzione tra oggettivazione e alienazione. La reificazione. 20 Cfr. come espressione sul piano del pensiero della reificazione capitalista nella sua elaborazione di una soggettività che costituisce il mondo ma cade costantemente nel problema della cosa in sé e del nuomeno. però. che porta Lukács alla ricerca di una solida base ontologica che lo porta ad operare una falsa totalizzazione dell’identità di soggetto e oggetto della storia nel partito comunista e nella rivoluzione russa. che è esterno alla storia. Lukács crede invece di trovare nel proletariato il soggetto-oggetto identico della storia che nella sua autoconoscenza rappresenta la verità di tutta la realtà e dovrebbe arrivare a sopprimere se stesso in questa unità. arriva in ultima analisi a coincidere con lo scandalo che ci sia un mondo. Lukács.. La reificazione è propria del capitalismo europeo degli anni ’20 e ne esprime il dominio oppressivo in tutti gli ambiti della società.filosofia moderna. Hegel si arresta. ma allora non può che significare soltanto il suo vicino superamento: il capitale produce i suoi stessi affossatori in quel periodo in cui la rivoluzione si credeva imminente. nella dialettica del proletariato rivoluzionario il suo carattere di assoluta libertà critica e il marxismo di Lukács è in sé contrario a prese di posizione dogmatiche. Lukács arriva a conclusioni profondamente hegeliane in Storia e coscienza di classe come egli stesso ha riconosciuto nella Prefazione del 196720. Lukács si sforza attivamente di pensare una soggettività rivoluzionaria totalmente emancipativa per corrispondere a quella rivoluzione che credeva fosse all’ordine del giorno. la realizzazione del soggetto-oggetto della storia non può che significarne la fine. L’etica da cui era partito nella sua riflessione sulla guerra mantiene. G. È questo evento. p. o l’identificazione con una determinata e storica rivoluzione. Storia e coscienza de classe.XXIV e seguenti 8 . infatti. cit. ossia il riconoscimento di sé nel suo essere altro. ma il suo senso è eminentemente politico.

Questo studio mi convinse dell’esattezza di alcuni punti centrali del marxismo»1. conosce anche Ernst Bloch che ebbe su di lui un’enorme influenza in direzione della filosofia: «incontravo in Bloch il fenomeno che qualcuno filosofava come se l’intera 1 G. e da studente universitario ho letto parecchi degli scritti di Marx e di Engels (come Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte. Nei tè domenicali in casa Weber. n. frequentato. contro la vita nel capitalismo»2. da Georg Simmel e Emil Lask.. Prefazione a Storia e coscienza di classe (1967). benché importante per la propria conoscenza della tecnica e della forma drammatica. György Lukács non ha un ricordo pienamente felice. che non ero un regista»4. György Lukács è nato il 13 Aprile 1885 a Budapest da una ricca famiglia di origine ebraica. XL 6 G. ad una compagnia teatrale. p.. cit. Biografia giovanile di György Lukács: la Grande Guerra «La mia prima conoscenza con Marx (con il Manifesto dei comunisti) la feci sul finire dei miei studi liceali. L’origine della famiglia) e in particolare ho studiato a fondo il primo volume del Capitale. fra gli altri. 1958 (Marxismo e politica culturale. Einaudi. Mein Weig zu Marx. Prefazione a Storia e coscienza di classe (1967). p. L’impressione fu straordinaria. in secondo luogo. Si laurea nel 1906 a Budapest e approfondisce gli studi a Berlino e ad Heidelberg.37 5 G. che si propone di presentare a Budapest il teatro contemporaneo da Ibsen a Maeterlink. cit. Lukács. cit. direttore della filiale a Budapest della Banca anglo-austriaca. anzi scriverà che è stata una fonte di un «odio pieno di disprezzo. fatta di educazione e buone maniere della ricca borghesia. Lukács. cioè reputando il pensatore di Treviri solo come «l’economista e il sociologo più competente6». Qui i suoi interessi mutano in direzione della filosofia sotto l’influsso del predominante neocriticismo e storicismo tedesco.1. frequentando quella cerchia intellettuale che si radunava in casa di Max e Marianne Weber..33.2. la Thalia. Marcell Benedek e Sándor Hevesi. Lukács realizzò due delusioni personali: «capii che non ero uno scrittore e. Questa prima lettura di Marx. quello che è stato definito il “circolo di Heidelberg”.IX 3 «Ringraziando il cielo non è rimasto nulla.. insieme a László Bánóczi. 1933. Lukács Pensiero vissuto: un’autobiografia in forma di dialogo. Inizia giovanissimo e scrivere alcuni drammi teatrali ispirati a Ibsen e Hauptmann3 e ottiene un incarico di critico teatrale su alcune riviste ungheresi. Erano di sicuro orribilmente brutti. G.34 4 G. cit. Dal 1904 al 1908 dà vita. Della sua infanzia. Pensiero vissuto. nel 1890 aveva cambiato il proprio nome in Lukács e ricevuto dagli Asburgo un titolo nobiliare. p. negli anni del liceo e dell’università. Torino 1968) 2 G.13 9 . in «Internationale Literatur» (Mosca). è accompagnata dalla sua vera passione giovanile: il teatro. In questa breve esperienza. A diciotto anni bruciai tutti i miei manoscritti». p. Lukács. n. La mia via al marxismo. Lukács. La mia via al marxismo Traduzione di Ugo Gimmelli. Lukács continua ad approfondire lo studio delle opere di Marx. Pubblicato in «Nuovi argomenti». Lukács. che però ad Heidelberg legge con «le lenti metodologiche ampiamente condizionate da Georg Simmel e Max Weber»5. p. cit. Il padre Jozsef Löwinger. .

e non partecipa per nulla all’entusiasmo dell’ambiente intellettuale tedesco. nell’adesione al movimento rivoluzionario e nell’iscrizione al Partito comunista. a sua volta. è la valanga che forma nature. p. si cominciava già a delineare il filosofo dal largo pensiero. o meglio con una morte che. in La teoria del Romanzo.13 9 G.58 10 G. come “economista e sociologo”. Max Weber. Pensiero vissuto. nel 1915. fedi singole in una sola grande realizzazione … Il tedesco (e ogni altra persona razionale) lotta per la realizzazione delle possibilità di dedizione dell’anima del suo popolo. Pensiero vissuto. per il massimo potenziamento della più forte espressione di esso. Editori Riuniti. ideale e politica che sfocia. insieme a non molti altri intellettuali nella Germania di inizio Novecento. p. Roma 1984 – Le circa1600 lettere che compongono l’epistolario giovanile di Lukács. in un atto di eroismo. Simmel e Lask (che vi trovò la morte). Scarponi. Nella guerra Weber vede crescere uno spontaneo senso di comunità. idee. Lukács György ifjukori levelezése. proprio anche del “circolo di Heidelberg” che portò ad arruolarsi volontari alle prime avvisaglie del conflitto Weber. La Grande Guerra produce in Lukács una profonda crisi spirituale. Corvina Kiadó. cit. Lukács. Cultura estetica (1911). Si aggiungono a questo periodo alcuni libri incompiuti: l’Estetica di Heidelberg. quel periodo come «epoca della compiuta peccaminosità»9. Lukács. riceve senso proprio dalla guerra. 10 . Nella morte sul campo l’individuo crede di morire per qualcosa.. cit. Lukács. Esaltazione bellica che è ben espressa da una lettera inviata a Lukács il 22 Ottobre 1914 dal suo conoscente e futuro docente di economia Hans von Eckardt. Epistolario 1902-1917. scritta per ricevere l’abilitazione all’insegnamento universitario. per il quale la natura della guerra «è l’unico. . in cui il proprio io viene sacrificato 7 8 G. che era possibile filosofare ai modi di Aristotele o di Hegel»7. e in tedesco L’anima e le forme (1911). Storia dell’evoluzione del dramma moderno (1912). dirige ad Heidelberg l’organizzazione degli ospedali militari. insieme a quaderni di appunti. La teoria del romanzo. per l’attivo conseguimento della vittoria!»10. di A. che si rammarica di non poter essere impiegato sul campo di battaglia per motivi di salute. Budapest 1984. il grande dialettico»8. coincidente con un secondo intenso studio di Marx: «Questa volta però si trattava di un Marx non più guardato attraverso la lente di Simmel ma attraverso quella hegeliana. Molti hanno congetturato sulla rimozione di questo insieme di ricordi coincidente con la svolta marxista di Lukács. Metodologia della storia letteraria (1910). it. La filosofia dell’arte e il Dostoevskij. che riconduce alla improvvisa pienezza di senso che la vita acquista quando è in contatto con la morte.. Lukács. Con le parole di Fichte definisce. sono state trovate in una valigia depositata nella cassaforte della Deutsche Bank a Heidelberg nel 1917 e mai più richieste indietro dal suo proprietario. trad. un diario e alcuni manoscritti. Non più Marx come “eminente specialista”. p. unificante destino di infinite persone. verso la fine del 1918. cit. Sin dal 1914 Lukács è stato profondamente contrario alla guerra. I suoi primi scritti trattano esclusivamente di critica letteraria ed estetica: pubblica in ungherese La forma drammatica (1909).44 G. La mia via al marxismo.filosofia odierna non esistesse. scrive inoltre durante la guerra.

17 20 Ibidem 11 . ma dalla stessa base gnoseologica del neokantismo e dello storicismo.30-33 Marianne Weber. l'Occidente. Epistolario 1902-1917. Lukács. rispondendo ad una lettera di Marianne Weber riguardo la contrarietà di Lukács.32 13 per il rapporto degli intellettuali con la guerra vedi D. In Gli intellettuali tedeschi e la guerra14. è pur sempre grande e meravigliosa»12. Franco.. Pacini Fazzi editore. La comunità. ma semplicemente «il suo esserci. semmai. in cui «è presente un senso d’intensità: l’esperienza profonda di un respiro di sollievo. p. non è immediatamente identificabile con il patriottismo. Lettera di Lukács a Paul Ernst del 2 agosto 1915. È questa trasformazione dell’intera realtà che viene salutata con giubilo. buttarsi nel nuovo.. Lukács. non fu ancora determinata dalla militanza nel Partito comunista. S. Catucci Per una filosofia povera. scrive che 11 12 Cfr. in Germania. alla vita di ogni giorno un senso autentico11. p. trad. Gli intellettuali tedeschi e la guerra. G. in La responsabilità sociale del filosofo. da quella stessa contrapposizione della Kultur alla Zivilisation nel destino dell’Occidente propria della Kriegsideologie. così. Gli intellettuali tedeschi e la guerra. it. Lucca 1989 15 Cfr. proprio perché chiamato a prestare il grande «Moloch15» del servizio militare.16 18 Ibidem 19 Ivi. in La responsabilità sociale del filosofo.. p. «Quale che sia il risultato». citazione in S. il suo essere altro rispetto alla latenza fino a quel momento»17. ma anche separa e isola così nettamente ogni singola. Lukács esprime il suo acceso antibellicismo. scritto del 1915. p. la cui comprensione deve restare preclusa per sempre a chi è ad essa estraneo»20. trattandosi. di liberazione da uno stato avvertito come – ormai – insostenibile»16. Inizia con il considerare l’entusiasmo per la guerra. cit. che generò un profondo distacco e isolamento da quell’ambito intellettuale cui era stato fino ad allora profondamente legato. «il superamento di tutte le differenziazioni disgreganti». Die deutsche Intellektuellen und der Krieg (1915). Losurdo.ai valori della comunità restituendo. cit. verso cui è necessario un coinvolgimento e una preparazione di tutti i singoli individui: «ci si deve liberare da tutti i vecchi pregiudizi. Per una filosofia povera. di V.366 16 G. Catucci. Torino 2003. Unica determinazione di questo mondo che sorgerà dalle macerie della guerra è l’unità. Questa esaltazione della guerra e dei suoi effetti. Bollati Boringhieri. in cui avrà termine «l’individualismo esasperato che non solo separa gli intellettuali come ceto dagli altri gruppi. partecipare»18. «questa guerra con tutte le sue atrocità. scrive Weber il 28 Agosto 1914. Georg Simmel. La scelta antibellicista di Lukács. Nel cameratismo di guerra viene visto dagli intellettuali tedeschi il segno di una nuova comunità umana solidale. Max Weber. cit. Della guerra non si approvano soltanto gli obiettivi e la necessità storica cui si crede costretta la Germania. 1991 14 G. incompiuto. p. vera personalità da tutte le altre»19. indeterminabile a priori nella forma e nei contenuti. in “Text und Critik”. Bolatti Boringhieri. p. Lukács.16 17 Ivi. Questa novità assoluta che avrà origine al termine del conflitto è qualcosa di inconcepibile. quasi religiosa. dell’ideologia della guerra13. «di un’esperienza inesprimibile. la morte. Una autobiografia. Per l’appunto.

18 23 Si pensi alla guerra aerea: in ogni Paese belligerante erano fatte delle classifiche che ordinavano gli aviatori in base al numero dei nemici abbattuti e dei duelli vittoriosi. il suo innalzamento all’essenza dell’esperienza è l’esito proprio della forma della tragedia. p. e rinasce così. Lukács. 1910. «Da quando esiste una vita e degli uomini che vogliono capirla e ordinarla è esistito sempre questo dualismo nelle loro esperienze»26.von Richthofen). le virtù delle guerre indiane»22. La purificazione della vita. Lukács. Il nemico. Per Lukács quindi la guerra non può assolutamente creare un nuovo tipo di eroe e restituire un senso autentico all’esperienza. è il senso e l’autenticità dell’esperienza. che è necessaria e non contingente. p. completa subordinazione della personalità»24 sono fenomeni presenti da tempo nella nostra storia. in cui le qualità eroiche sono presupposti ordinari del soldato di massa impersonale: l’essere eroe stesso non è considerato più come uno stato eccezionale ma rientra nella calcolabilità della guerra moderna. p. ma non è vita vissuta.54 G. altrimenti l’esperienza risulterebbe impoverita. Se srl. di un uomo completamente disciplinato dalle moderne tecniche di guerra e dal razionalismo bellico. Gli intellettuali tedeschi e la guerra. ma non può essere quello della vita reale e concreta.. invece. e «il vivere». esprimendosi anche in un «cameratismo sportivo»23. L’anima e le forme. «il vivere» è. Gli intellettuali tedeschi e la guerra. nel programma scientifico di annientamento del nemico. inoltre.19 12 . it. anche dalla testate sportive. Lukács. determinata dal carattere di massa dell’esercito e dalla moderna tecnica militare. «Mediocrità. «la cavalleria»: chiaro simbolo di un eroismo e di una guerra che non hanno nulla di nuovo. non è visto in modo «visceralmente ostile». trad. Si produce nella guerra una «spersonalizzazione». Milano 2002 26 Ivi. cit. ma sono resi ancora più evidenti dalla comparsa dell’«eroe anonimo». Le virtù decisive dell’eroismo. essendo anch’egli un semplice «eroe anonimo».. in quanto ne è il «significato» più pieno e profondo. molto poco europee. ma «quelle più primitive. in una guerra in cui si realizza l’idea che «tutti sono soldati». Lukács. di S. una realtà impossibile da stilizzare e da ridurre in forme. cit. cit. argomento principale della retorica bellicista. Nessuno può vivere all’altezza dell’essenza. perché questa si può cogliere solo intuitivamente21. nella lettera a Leo Popper che apre la raccolta di saggi. Die Seele und die Formen.è inutile discutere della grandiosità della guerra. infine. distingueva due tipi di «realtà dell’anima»: «la vita». potendosi più che altro rappresentare in forma drammatica o in poesia. 24 G. Pensiero vissuto. M. è ridotto da Lukács ad un’anonima disciplina militare totalizzante. Bologna. all’altezza «dell’essere- 21 22 G. Ferenc Jánossy. Già nell’Anima e le forme25 rivendicava un’esigenza di autenticità contro la perdita di senso subita dall’esperienza nella modernità e. Queste erano riportate dalla stampa di tutti i Paesi. impersonalità. non sono assolutamente qualcosa di nuovo. p. Il tanto decantato eroismo dei soldati. e molta fortuna ebbero le memorie degli eroi dell’aria pubblicate subito dopo il conflitto (come quelle del celebre e temibile Barone Rosso tedesco. È un dualismo fra essenza e empiria dell’esperienza: «la vita»..19 25 G.

Ogni esperienza. per cui anche l’opera del 1923 conserverebbe proprio questo carattere utopico.82 29 G. giustificando anche l’uso della violenza se fosse stato necessario. che lo avvicina alla successiva riflessione di Martin Heidegger.237 S. Lukács. Per una filosofia povera. proprio per questa sua elaborazione della irraggiungibile autenticità della «vita». ottiene il congedo militare dopo un breve periodo nei servizi ausiliari e nella censura postale31. Catucci. e sfrutta i lati deboli del sistema: tramite l’influenza del padre e la corruzione delle gerarchie militari. cit. La sua “conversione”. Anzi è l’esito più coerente ed estremo dello sviluppo tecnico e razionale della Zivilisation capitalista. Richiede un certificato medico per una grave malattia nervosa che lo esuli dalla coscrizione. è stata spesso giudicata come guidata dalle istanze di un aristocratico “anticapitalismo romantico”. Ma numerose testimonianze nei suoi testi indicano 27 28 Ivi. da un’apertura che è la condizione di possibilità dell’esistenza. non può compiersi che partendo da una pregiudiziale mancanza di senso. cit. cit. La rivoluzione russa dell’Ottobre del 1917 fece uscire Lukács da un periodo di «disperazione»: «solo con la rivoluzione russa si è aperta anche per me. p. favorita dallo stesso Lukács. e da un messianismo che vedeva nella rivoluzione la redenzione dell’umanità. .perfetto» che è «l’esserci dell’uomo della tragedia»27. Lukács. p. l’utopia sarebbe quindi il principio-guida costante che muove l’autore ungherese dal romanticismo escatologico giovanile al marxismo. il suo processo di avvicinamento al marxismo. La guerra non può assolutamente rappresentare per Lukács la via di accesso privilegiata al senso dell’esperienza. criminali. questa posizione «si oppone più in generale a tutte le varianti del volontarismo etico e a tutti i tentativi di ricondurre il senso di un’esistenza nel quadro di una escatologia o di un compimento. né contrastare la spersonalizzazione del razionalismo positivista proprio della società capitalista. Neanche può fondare una nuova comunità umana. l’avvento concreto dell’utopia. accordatogli dal pur favorevole alla guerra Karl Jaspers30. vittime» affinché quanto vi fosse di «antiumano» nel sistema continuasse a vivere. p. Per questa lettura. cit. Lukács.X 13 . fosse pure quello utopico di una realizzazione a venire»28. cit. compresa quella estetica. La guerra è «l’universale» in cui la vita dei singoli è totalmente «assorbita». Al di là del “proto esistenzialismo” del giovane Lukács. Pensiero vissuto. Lettera di György Lukács a Karl Jaspers 9 settembre 1915 31 G...208 30 G. p. in special modo a Max Weber. Prefazione a Storia e coscienza di classe (1967). nella realtà stessa. Lukács.29 Di fronte a questo coinvolgimento totale. Epistolario 1902-1917. e nella disciplina di guerra totalizzante richiede la complicità di tutti: «bisognava mettere in gioco la propria vita e… diventare individualmente omicidi. Pensiero vissuto. una prospettiva per il futuro … si era aperta per l’umanità una via che conduceva al di là della guerra e del capitalismo»32.55-56 32 G. p. Lukács rifiutava con veemenza la guerra e cercava ogni mezzo per evitare il servizio militare. comune a quella cerchia intellettuale di Heidelberg.

perché mostra agli individui che è possibile pensarsi in modo diverso e non conciliarsi con l’ordine esistente.come in Lukács operano sin dall’inizio preoccupazioni molto diverse da quelle di un utopismo: innanzitutto è la riflessione etica. Epistolario 1902-1917. La «seconda etica» consiste invece in un atteggiamento critico irrinunciabile. per esempio. Lukács. L’errore dell’ideologia della guerra e il «peccato» della filosofia di Hegel consiste nell’innalzare il soggetto storico-politico all’altezza dell’etica. Così accadde con la Teoria del romanzo.360 36 G. cit. cit. Lettera di György Lukács a Paul Ernst 14 Aprile1915.356 37 G. 358 38 G.303 34 G. in cui il totalizzante «potere delle strutture» statali considera obbligatorie le relazioni tra «l’anima» dei singoli individui e lo spirito oggettivo dello Stato. Possiamo ritrovare questa riflessione etica in uno scambio epistolare tra Lukács e Paul Ernst dell’aprile e maggio del 1915. Lukács risponde facendo una separazione tra «sé» e «l’anima».. un considerare le istituzioni politiche come valori in sé. lettera di Paul Ernst a György Lukács 28 Aprile 1915. cit. Lukacs. Epistolario 1902-1917. in questo quadro. Lukács. scrive Lukács in un intervento ad una discussione della 33 G. ha in Lukács un significato essenzialmente critico: l’utopia si declina al presente. Questa lettura del pensiero di Lukács sull’etica e sull’azione politica. e così con Storia e coscienza di classe»34. immutabili e conservative. Il potere reale dello Stato non si può negare. è condotta secondo un principio di diffidenza verso le ricostruzioni autobiografiche dell’autore ungherese. Epistolario 1902-1917. p. per il quale sarebbero avvenute nella sua lunga attività numerose rotture caratterizzate dalla completa estraneità verso quanto ha precedentemente sostenuto. che ci sia in esso «una parte del mio sé»37.. XLII 35 G. Alla risposta di Ernst che crede che lo Stato sia «più di un potere» e appartenga in qualche modo all’essenza dell’uomo. p. Epistolario 1902-1917. Lukács. al servizio militare. cit. Lukács. a dominare questo suo processo di avvicinamento al marxismo. L’etica. p. È una distinzione tra soggetto politico e soggetto etico. p. Prefazione a Storia e coscienza di classe. Nella Prefazione a Storia e coscienza di classe ne ricorda alcune: «un anno dopo la comparsa dell’L’anima e le forme ho scritto in una lettera di ringraziamento a Margarethe Susmann per la sua recensione del libro che “esso mi è diventato nella sua totalità e nella sua forma del tutto estraneo”33. Nella sua prima lettera Lukács riflette sull’esperienza e il clima della guerra. Il riferimento all’utopia quindi. cui corrispondono anche due diversi tipi di etica: «una vecchia etica (doveri nei confronti delle strutture) e una seconda etica (imperativi dell’anima)»38.. e la sua distinzione dalla dimensione della storia e della politica.. ma questa ideologia dell’adeguamento dell’etica individuale allo spirito oggettivo dello Stato. «schiavitù più abietta che si sia mai data»35. costringendo. Epistolario 1902-1917. Lukács. è il «peccato mortale» del pensiero a partire da Hegel: quello di «fornire di una consacrazione metafisica ogni potere»36. Lettera di György Lukacs a Paul Ernst 4 Maggio 1915. in un’esigenza di libertà assoluta cui nessuna istituzione politica può fornire una risposta adeguata. cosa che implica «un divenir sostanziale dell’oggetto corrispondente». cit. p. Lettera di György Lukács a Margarete von Bendemann 25 Settembre 1912..360 14 . Lettera di György Lukács a Paul Ernst 4 maggio 1915.

Cappelli. ma una riflessione etica. riflessione filosofica e militanza comunista. è in grado di definire e di correggere l’orientamento e il cammino del vero progresso. ma perché rappresenta la realizzazione sul piano della prassi e dell’azione della critica alla «spersonalizzazione» moderna. in quanto qualcosa che non raggiunge il suo ideale etico. Krahl. p.16 15 . Milano 1977. non aver alcuna pretesa alla totalizzazione e non costruire sistemi compiuti. è la possibilità di riuscire a pensare l’azione nel presente in modo adeguato a quella libertà critica del soggetto etico. pochi mesi prima dell’adesione al partito comunista. che diviene sempre più critica con l’esperienza della guerra e il suo potere totalizzante. ma vi partecipa attivamente. senza mai porsi all’esterno della storia ma partecipando attivamente. seguendo quella «seconda etica» per giungere alla rivoluzione assoluta reale. una rivoluzione assoluta. in atteggiamento meramente contemplativo. e che riesce ad uscire dalla disperazione in cui versava. e non fa una riflessione astratta e “romantica” sulla «povertà» e mancanza di senso della vita nella moderna società capitalista ma. Scritti (1907-1918). Lukács. p. non sono due sfere interamente sovrapponibili nel cammino intellettuale e biografico di Lukács. edizioni Aut Aut. quello che non raggiunge mai un punto di equilibrio»39. Per una filosofia povera. è la filosofia stessa che di fronte all’emergenza del presente «deve farsi “povera”»: non deve unilateralmente «pretendere di dirigere i movimenti storici in atto». è «una rivoluzione permanente contro l’esistente in quanto tale. secondo l’interpretazione di Stefano Catucci del testo Sulla povertà di spirito40. ma deve restituire alla prassi. György Lukács Sulla povertà di spirito. Se la rivoluzione possiede un carattere etico essenziale non è perché possa restituire all’esperienza un senso autentico o una realizzazione ideale. alla sociologia e all’economia «il ruolo e l’incidenza che spettano loro»41. Discussione sull’idealismo conservatore e progressista in Cerrutti. alla politica. Non l’utopia e la prospettiva di una redenzione futura sono i motivi dell’avvicinamento di Lukács al marxismo. che ha visto nella guerra raggiungere il suo apice. 39 G. Schmidt Storia e coscienza di classe oggi con scritti inediti di Lukács (1918-1920). cit. e dal momento che è una rivoluzione permanente.. Negt. A konservativ és progressziv idealismus vitaja. Lukács si differenzia nel delineare il problema dell’autenticità dell’esperienza da Weber e Simmel e quanti altri condividevano la Kriegideologie. perché pensarsi in modo diverso è direttamente legato ad una diversa possibilità di agire. La filosofia deve farsi in qualche modo da parte. Claussen.109 40 Cfr. Questa riflessione non rimane all’esterno della realtà presente. però quello su cui s’interroga Lukács. Catucci.Libera Scuola di scienze dello spirito di Budapest. Quindi etica e politica. Bologna 1981 41 S. con l’evento storico della rivoluzione russa.

appare a Lukács come un problema morale che investe l’agire di ogni singolo individuo. di natura etica».208 2 alle volte espresso in toni fin troppo acritici come: «un comunista convinto poteva dire soltanto: “right or wrong. Cerrutti. Lukács. ed è priva di connotati valutativi. la libertà per la via dell’oppressione?»4.cit. Timar. descrive il profondo dubbio morale che accompagna la sua adesione al partito comunista. sintetizzabile nel dilemma: «si può ottenere qualcosa di buono con mezzi cattivi. p. 3 G. Il bolscevismo come problema morale. Con scritti inediti di Lukács (1918-1921). dunque.2. Pensiero vissuto. la rende classe messianica della 1 così Lukács definisce nell’abbozzo autobiografico il periodo che va dalla fine della guerra alla Repubblica dei Consigli ungherese – G. di volta in volta. La rivoluzione è essenzialmente una questione di volontà degli individui. p.. dall’altro il regime socialista chiamato ad abolire «ogni differenza di classe e ogni oppressione» è un «programma morale per costruire un sistema mondiale dell’avvenire»6. mentre l’argomento che prende in considerazione soltanto la «maturità» della situazione economica-politica «è a priori insolubile»5. autobiografia in forma di dialogo. A bolsevizmus minterkölcsi problema (1918). e questa volontà rende «la classe proletaria portatrice della liberazione sociale dell’umanità. Budapest 1977. fino alla sua partecipazione alla Rivoluzione dei Consigli ungherese nel Marzo 1919. mostra lo sviluppo di questa decisione personale. in id. a cura di A. p. Magvetö Kiadó. alla sua iscrizione al partito comunista alla fine del 1918. Il bolscevismo come problema morale3. Questo postulato utopistico del marxismo. it. p. di F. 1902-1918. 118 5 Ivi. 111 6 Ivi.. Lukács fece allora una scelta che lo ha accompagnato per tutta la vita: una scelta di adesione assoluta alla rivoluzione comunista2. Milano 1977 4 Ivi. in Ifjùkori Müvek. Storia e coscienza di classe oggi. «Perché si realizzi quest’epoca di libertà» bisogna «volere il nuovo sistema democratico del mondo». i «cardini del sistema» appartengono a due campi concettuali ben distinti: da un lato la dottrina della lotta di classe come motrice della storia riguarda la sociologia. e.19). dovendosi basare. La mia via al marxismo. Quello che Lukács scrive nel periodo che va dalla fine della guerra. Nella teoria marxista Lukács distingue la sociologia dalla filosofia della storia. In cammino verso la svolta del destino1 La rivoluzione russa è stata l’evento che ha consentito a Lukács di uscire dalla «disperazione» senza precedenti in cui la Grande guerra lo aveva gettato insieme a tutta la sua epoca contemporanea. Lukács. p. su interpretazioni soggettive dei passi intermedi necessari alla realizzazione della meta ideale di conciliazione e liberazione. Edizioni aut aut. (a cura di). trad. e altrove rispondendo ad una domanda sulle distorsioni dei sistemi dell’est durante lo stalinismo risponde che preferiva vivere nel peggior paese comunista che in uno capitalista. cit. tenta di pensare l’azione rivoluzionaria come assoluta liberazione degli individui e dell’umanità. my party”» (G. In essi Lukács ricerca una unità possibile tra quell’assoluta libertà critica dell’etica e l’azione concreta liberatrice che ha visto la luce con la rivoluzione russa del 1917. del dicembre 1918. Per Lukács la questione della rivoluzione bolscevica è «come in ogni questione di rilievo. Lukács.113 16 .

e una messa in guardia dell’ambiguità dell’etica. la tattica si regolerà in base all’«ordine legale esistente» nella forma della «Realpolitik legale». nel primo scritto della raccolta Tattica ed etica10. scritto sempre nel Dicembre 1919 e pubblicato il mese successivo. un adeguamento totale alla politica della fazione bolscevica. tuttavia.117 10 G. Engels ha considerato il proletariato erede della filosofia classica tedesca «poiché in questo modo finalmente si è trasformato in azione l’idealismo etico di Kant e di Fichte»8: ciò che era solo un’idea è divenuta un atto capace di realizzare una concreta trasformazione della realtà. come una decisione assoluta e «senza compromessi». quindi. però. immanenti ad ogni forma di decisione.. La tattica non è semplicemente «la convenienza» di un mezzo rispetto ad uno scopo. che crede nella possibilità di raggiungere la piena libertà con la dittatura del proletariato. Questa è la natura specifica dell’obiettivo finale del comunismo che è utopico e non utopico: utopico perché «esula dai limiti economici. Merker. come un atto di «fede». Se in questo primo articolo la scelta di Lukács si orienta verso un accordo di «compromesso» con le altre forze politiche democratiche e non verso la rivoluzione bolscevica. Frühschriften II. di P. p. cioè della battaglia politica che non mette in discussione i fondamenti giuridici. Scritti politici giovanili 1919-1928. su un fondamento filosoficamente inconsistente. A buon diritto. pp. basata sulla sola volontà soggettiva. allora. p. corre il rischio. trad. se non proprio della sua mancanza. Il problema morale nasce. Budapest 1919. Taktika és ethika. Lo scritto non esprime. Neuwied und Berlin 1968. ma di cui chi vuole decidere deve assumersi consapevolmente la responsabilità». e politici del sistema esistente. La tattica dei partiti rivoluzionari. economici. Questa trasformazione. bensì una critica agli eccessi del tatticismo in politica. Il bolscevismo come problema morale. Lukács. in modo che «gli oppressi di prima diventano oppressori». cit. 5 17 . Hermann Luchterhand Verlag GmbH. invece. pur riconoscendone la potente fascinazione.113-114 Ibidem 9 G. Laterza. quindi. Manganaro e N. che Lukács cita. Se l’obiettivo finale è immanente alla realtà presente ed è già realizzato. in quegli aspetti della filosofia di Hegel di cui Marx si è appropriato. di trasformarsi in un semplice rovesciamento di potere fra le forze antagoniste. Lukács. in G. «giungere alla verità per una via piena di menzogne»9 con le parole di Rasumihin nel romanzo Delitto e Castigo di Dostoevskij. si regola in vista di un obiettivo finale che è trascendente rispetto alla realtà e «non è determinato come un’utopia ma come una realtà che si deve attuare»11. giuridici e sociali della società odierna e può pertanto essere realizzato soltanto con 7 8 Ivi. Lukács. it. Bari 1972 11 Ivi. ha ormai compiuto la sua “tragica” decisione. dalla «possibilità di grossi delitti e aberrazioni terribili. un semplice procedimento operativo della politica: vi è una differenza di valore in base alla natura specifica dell’obiettivo che si propone una certa tattica. Il bolscevismo si configura.storia mondiale»7.

Riprende la distinzione tra sociologia e filosofia della storia in Marx. p. che medita sul suo proposito di uccidere Oloferne nella tragedia di Christian Friedric Hebbel. La tragicità di questa assunzione di responsabilità è accresciuta dal fatto che «l’autoriflessione etica» mostra che in alcune situazioni «è impossibile agire senza attirare su di sé una colpa»15. «come se tutte quelle vite le avesse soppresse lui stesso». il problema dell’azione rimane irrisolto e irrisolvibile in questo scritto perché «nessuna etica può avere come compito di escogitare ricette per un agire corretto». una mediazione possibile nella coscienza di classe. 14 15 Ibidem 18 . Il marxismo ha pienamente ereditato questa impostazione indicando semplicemente altri valori oggettivi da quelli di Hegel. per sottolineare come la lotta di classe sia un semplice «fatto» della «normatività della realtà sociale». non utopico perché non è estraneo allo sviluppo della società capitalista e «rappresenta un avvicinamento dell’obiettivo al suo autoinveramento». non è. ed è qui che emerge la pericolosa eredità hegeliana del marxismo. assumersi la responsabilità morale nei confronti di quanti moriranno nel corso della lotta rivoluzionaria. anche. p. essa sarebbe solo regolata esclusivamente sui vantaggi della Realpolitik). Unico criterio superiore di giustizia. Pur ricercando una superiore unità. sarebbe il sacrificio: sacrificio di sé e della propria anima «sull’altare dell’idea superiore». Nel sistema di Hegel non vi è alcuna etica. pp. prescindendo «dalle forze istintuali interne». Per di più. La lotta di classe «non è pura e semplice lotta di classe (se fosse solo questo. seguire la giusta tattica verso l’obiettivo finale del comunismo.6-11 14 Ivi. di per sé. per considerazioni tattiche contingenti. per un eccesso di tatticismo. e non si è interrogato sulle motivazioni e la coscienza personale. etico. L’etica può soltanto estremizzare la responsabilità morale del singolo individuo. La mancanza di questa interrogazione provoca il problema dell’azione e della sua possibilità nell’accordo di valori oggettivi e etica personale. prescrivendogli di «agire come se dalla sua azione o inazione dipendesse il mutamento del destino del mondo»14. sono alquanto significative: «E se Iddio avesse 12 13 Ivi. sull’etica degli individui. Chiunque aderisca al comunismo deve. che sono «la coscienza morale» e «la coscienza della responsabilità». dal compimento dello spirito assoluto.6 Ivi. offusca «proprio questo aspetto della lotta». Le parole di Giuditta. della conciliazione tra filosofia della storia marxista e azione politica concreta. ma al contrario un mezzo per la liberazione dell’umanità»: ogni deviazione dall’obiettivo finale. quindi.l’annientamento di questa società»12. in quanto questa è sostituita da valori materiali e spirituali indicati dallo sviluppo della filosofia. in questi tragici casi. ma il suo significato «va ben al di là di questo fatto»: è rivolto ad un nuovo ordine del mondo in cui «il potere cieco delle forze economiche venga spezzato» e subentri un potere etico «rispondente alla dignità dell’uomo»13.

posto il peccato tra me e l’azione che mi è stata imposta.. In Dostoevskij. Ma in Dostoevskij quest’uomo nuovo rimane una realtà utopica perché non è capace di raggiungere la realtà e dar vita anche ad un mondo nuovo19. Lukacs. cit. a Tiszafüred. p. György Lukács Epistolario 1902-1917. cit. è l’evento.14.237 19 . Catucci. l’azione che investe 16 17 Ibidem G. Lettera di György Lukács a Paul Ernst 4 maggio 1915. Il mondo nuovo diviene reale e possibile. . le lettere a Paul Ernst e Tattica e etica citano il romanzo di Ropshin (Boris Sakinov). Il che fece nell’insieme ritornare l’ordine»17. stupisce la sua convinta legittimazione di questa esecuzione e la freddezza con cui viene raccontata: «convocai un tribunale di guerra straordinario e lì. chi sono io per sottrarmi ad esso?»16. Lukács durante la guerra legge la mancanza di senso. Pensiero vissuto. per Lukács. cit. pp. cit. solo con la Rivoluzione russa dell’Ottobre del 1917 e costringe ogni individuo che vuole essere rivoluzionario a corrispondere ad essa. Oltre alla Judith di Hebbel. che prendono le mosse dallo stesso individualismo occidentale.81 18 Cfr. Per una filosofia povera. Tra gli avvenimenti che più direttamente hanno riguardato la responsabilità morale di Lukács c’è sicuramente l’esecuzione di alcuni soldati che avevano disertato durante un assalto delle truppe ceco-rumene. e Cfr. e immersi nel proprio individualismo. e in seguito di commissario politico nella quinta divisione dell’armata rossa della Repubblica guidata da Bela Kun. e in generale nei romanzieri russi. come ineliminabile condizione della modernità e dell’esperienza degli uomini. in qualche modo l’opposto dell’«eroe anonimo» della Grande Guerra.. L’anima e le forme.199-200 20 G. p. rimane sul piano della sola raffigurazione estetica. legge la rivoluzione e il superamento dall’interno di questa privazione: i personaggi dei romanzi di Dostoevskij. Avendo conosciuto le profonde ragioni dell’antimilitarismo di Lukács durante la Grande Guerra. capo dei gruppi terroristi durante la rivoluzione russa del 1904-1906. sintomo oramai di una scelta rivoluzionaria che si è posta come assoluta. nell’aprile del 1919.360 19 S. che aveva profondamente impressionato Lukács riguardo il tema del sacrificio per un ideale superiore e il conflitto tra etica individuale e azione: «uccidere non è permesso … ma tuttavia deve essere fatto»18. quasi che sia possibile ricostruire le letture che fanno da sfondo ai suoi testi e influenzarono profondamente le sue scelte. resta sul piano di una perfezione irraggiungibile che è «l’esserci dell’uomo della tragedia»20. p. sulla piazza del mercato.. Nei pochi mesi della Repubblica dei Consigli Lukács aveva ricoperto il ruolo di commissario del popolo all’istruzione. vi è una continuità letterale fra le citazioni di Lukács nella sua riflessione etica scaturita dalla contrarietà alla guerra e questi primi scritti marxisti. Lukács Tattica e etica in Scritti politici giovanili 1919-1928. Lukács. p. dominati dal potere totale «delle strutture» dello Stato. feci fucilare otto uomini del battaglione che era scappato. G. Nonostante i diversi atteggiamenti presi nei confronti della guerra. prefigurano la possibilità di un uomo nuovo. o la «povertà» secondo l’interpretazione di Catucci.

Lukács definisce questi scritti del suo periodo di transizione al comunismo. Lukács. Schmidt Storia e coscienza di classe oggi con scritti inediti di Lukács (1918-1920). p. viene arrestato dalle autorità austriache. come «una malriuscita cosmesi spirituale adorna di argomenti di compiaciuta astrattezza»23. grazie anche alle pressioni di alcuni intellettuali (Thomas Mann e Ernst Bloch fra gli altri). e del soggetto storico-filosofico. Il problema della guida intellettuale e i lavoratori intellettuali in Scritti politici giovanili 1919-1928. ma complessivamente giudica i suoi scritti dal 1918 al 1928 come un proprio «apprendistato del marxismo». p. e scrive Storia e coscienza di classe. Studia le opere di Lenin. e «ad esprimerci nel linguaggio della filosofia hegeliana. Sono saggi «nati in 21 G. l’individuo morale. distinguendo nella sua produzione marxista tra un periodo giovanile e uno maturo. Il bolscevismo come problema morale e Tattica e etica. cit. Nell’esilio viennese Lukács fa parte della fazione di sinistra del partito comunista ungherese. ed è «la conclusione e la sintesi del mio periodo di sviluppo a partire dagli ultimi anni di guerra»24. capeggiata da Jenö Landler. Questo libro è una raccolta di saggi pubblicata nel 1923 che consiste in parte di una rielaborazione di scritti precedenti. p. allora.XVI 20 . Lukács.. Discussione sull’idealismo conservatore e progressista in Cerrutti. Negt.. (1967). sarà ricercata da Lukács. è una critica immanente volta a far emergere gli elementi più proficui dei suoi scritti giovanili per una nuova possibilità di elaborazione del marxismo in seguito alla fine dello stalinismo. è il divenir cosciente di sé della società. il proletariato rivoluzionario. quello di una conciliazione possibile tra etica individuale e storia reale. (1967). Lukács.ogni aspetto del pensiero se si vuole che questa sia totale e assoluta. sempre e ovunque riproducibile. Prefazione a Storia e coscienza di classe. ma liberato poco dopo. L’etica stessa ha questo carattere di «rivoluzione permanente» che nella sua assoluta libertà critica «non raggiunge mai un punto di equilibrio»21 con la realtà storica. che esprime le sue posizioni politiche nella rivista Kommunismus.X 24 G. È una dichiarazione che attenua le condanne espresse dalle precedenti autocritiche e. entrambe concepite in questa loro totalità.24 23 G.. Prefazione a Storia e coscienza di classe.. il ritrovarsi dello spirito che cerca se stesso nell’evoluzione»22.109 22 G. oppure era ineliminabilmente tragica in Tattica ed etica. cit. che si traduce nella ricerca di un criterio comune dell’agire del soggetto etico. Se questa mediazione era vista come filosoficamente infondata perché basata sulla sola volontà dei singoli in Il bolscevismo come problema morale. p. in parte in saggi redatti appositamente come La reificazione e la coscienza del proletariato e il saggio Considerazioni metodologiche sulla questione dell’organizzazione. Nella Prefazione a Storia e coscienza di classe del 1967. Lukács nell’agosto del 1919 fugge a Vienna in seguito alla capitolazione della Repubblica dei consigli e la presa del potere da parte del “Terrore Bianco” di Miklos Horthy. Il problema diviene. cit. cit. nella coscienza di classe del proletariato rivoluzionario che riconosce la sua «vocazione storico-universale della lotta di classe». Lukacs. Claussen. in Storia e coscienza di classe e negli scritti coevi. Krahl.

25 26 G. Introduzione a Storia e coscienza di classe. p. p. di una Ontologia dell'essere sociale e di un'Etica (incompiuta). Lukács. che non ha uno specifico valore in sé. Il saggio rappresenta la particolare forma di riflessione filosofica di Lukács. che danno nuovo ordine alla cose già esistite cioè collegano fra loro una gran quantità di citazioni soprattutto di Marx ed Engels e altri autori.cit.. per questa interpretazione in tutte le opere della sua produzione giovanile fino a Storia e coscienza di classe. è problematica. una rivitalizzazione nell’esperienza reale di vita»30. Accostare la riflessione sulla forma del saggio che il giovane Lukács fa nell’Anima e le forme con i saggi di Storia e coscienza di classe è un’interpretazione. p. cosa che è maggiormente visibile negli scritti non inclusi in Storia e coscienza di classe26. SugarCo Edizioni. specialmente quella della maturità. Catucci Per una filosofia povera. p. L’estensione del giudizio di «saggista nato» a tutta la produzione successiva di Lukács. essenzialmente un «saggista nato» poco incline al lavoro sistematico. p. alla fine della sua vita. ma è una struttura funzionale adattabile a vari temi e «parla sempre di qualcosa che già è formato o almeno di qualcosa che è già esistito una volta. vede una continuità sia negli strumenti.mezzo al lavoro di partito» legati alla specifica congiuntura reale e politica da cui hanno tratto origine. (1922). Lukács sarebbe. op. «i saggi non sarebbero mai un’applicazione dello stesso. fanno di Lukács uno degli ultimi grandi pensatori sistematici del nostro tempo. ugualmente distante dal pensiero dell'Essere a-categoriale di Heidegger. bensì una creazione nuova. allora. la vita»29. e forse anche in gran parte della sua vasta produzione32. Nicholas Tertullian sostiene: «L'elaborazione. perché ci dà una forte sensazione che la vita di quell’uomo «sia stata realmente come ce la dicono le linee e i colori del quadro»28. Lukács. è proprio della sua essenza non “ricavare novità dal nulla” ma “dare nuovo ordine alle cose già esistite”»27. per il quale «citare significa al tempo stesso interpretare»31. sia nella specifica forma di riflessione filosofica impiegata dall’autore ungherese. cit.5 e p. Introduzione a Storia e coscienza di classe.29 29 Ivi. cit.120 in cui si trova una interessante descrizione di una foto di Lukács che lo ritrae insieme ad alcuni foglietti annotati di citazioni e pensieri che teneva insieme con dei fermacarte: è un’utile raffigurazione del suo modo di scrivere e dello sviluppo della sua riflessione. Il saggio aspira alla verità. Il saggio mantiene. che non pretendono di avere una «completezza scientifico-sistematica»25 ma vogliono suscitare la discussione e il confronto. dai 21 .cit.9 n. Milano 1991. Il saggio è analogo alla situazione paradossale di un «ritratto di Velazquez» di cui avvertiamo una somiglianza con una persona reale pur senza conoscerla. G.X 32 Vedi S. quale era l’opinione di Emil Lask sui suoi lavori33. ma come il personaggio biblico Saul che «era partito per cercare le asine di suo padre e trovò un regno». quindi. L’anima e le forme.27 28 Ivi.VII Cfr.. che pur nella differenza sostanziale dei contenuti fra le due opere.37 30 Ibidem 31 G. di una grande Estetica sistematica. ed anche se il sistema fosse interamente realizzato. Lukacs.. p. 27 G. così il saggista «raggiungerà alla fine del suo cammino la meta non ricercata. Tattica e etica e Scritti giovanili 1919-1922 in Scritti politici giovanili 1919-1928. è un parergon «che anticipa sempre il sistema». un’apertura costitutiva verso l’esperienza reale. Lukács.

cit.«giochi linguistici» di Wittgenstein. p. Epistolario 1902-1917. da un mondo «senza sostanze e senza essenze» di Rorty e dal «messianismo senza messia» di Derrida» (L’etica di Lukács di fronte al tuono di Nicholas Tertullian. Lettera di Max Weber a György Lukacs 14 Agosto 1916..380 22 . Il Manifesto 28/5/2003). 33 G. Lukacs.

andrà incontro ad una dogmatizzazione e a una sclerotizzazione del pensiero nella forma del materialismo dialettico o marxismo-leninismo.. quali L’ideologia tedesca e I manoscritti economicofilosofici del 1844. Questo «marxismo volgare» o «revisionista» è il confronto polemico costante di tutti i suoi saggi perché attraverso considerazioni «opportuniste» ha una funzione meramente apologetica della realtà economico-sociale del capitalismo. senza pensare per questo che esso debba essere migliorato in un senso qualsiasi»3. Filo conduttore di Storia e coscienza di classe è la riflessione sul metodo di Marx. nel 1887 da Joseph Dietzgen. p. Storia e coscienza di classe. Che cos’è il marxismo ortodosso? In Storia e coscienza di classe.8) 23 . Lenin in Materialismo ed empiriocriticismo lo elabora intorno a tre direttrici di fondo: il «rovesciamento materialistico» della dialettica hegeliana. Questa ortodossia non comprende quell’atto di fede che in Il bolscevismo come problema morale si vedeva come necessario per la scelta rivoluzionaria. Il dibattito è troncato in modo autoritario dal Segretario generale. In realtà Lukács propone una riscoperta del metodo marxiano al di là degli equivoci e dei fraintendimenti del marxismo “revisionista” della Seconda Internazionale.IX G.3. È la convinzione che Marx abbia trovato il giusto metodo della ricerca. Roma 1994. che nel 1931 identifica con un decreto il materialismo dialettico con il marxismo-leninsmo e nel 1938 pubblica Materialismo dialettico e materialismo storico che codifica le leggi della dialettica a fondamento delle discipline particolari. Manifestolibri. è in gran parte all’origine della profonda influenza “sotterranea” che il libro ha svolto sulla filosofia contemporanea. Lukács. né è «una accettazione acritica dei risultati della ricerca marxiana» e neppure è «l’esegesi di un libro “sacro”»: «per ciò che concerne il marxismo l’ortodossia si riferisce esclusivamente al metodo»2. Questa concezione denominata in forma abbreviata diamat (dal russo: DIAlekticeskij MATerialzm) si imporrà in tutta la vita intellettuale dei paesi socialisti per cementare l’ideologia del partito-Stato e controllare l’attività degli scienziati. Introduzione. e che quindi compito di ogni marxista ortodosso consista nel «comprendere e applicare correttamente il metodo marxiano nella sua essenza. è preso nel suo significato letterale di antifilosofia. (Etienne Balibar La filosofia di Marx. Il metodo dialettico e la coscienza di classe In Storia e coscienza di classe Lukács discute e attualizza la filosofia di Marx.. Questo libro «non ha altra pretesa che essere un’interpretazione della teoria di Marx nel senso di Marx». e perché è responsabile di aver offuscato molti aspetti essenziali «al punto che è 1 2 G.2 3 Ibidem 4 Il materialismo dialettico è espressione che non è impiegata né da Marx né da Engels. p. «una ortodossia»1. Lukacs. a quanto pare. come garanzia a priori della loro conformità alla «concezione del mondo proletaria». troppo spesso. espresso da Bernstein e Kautsky. e la convergenza delle «leggi dell’evoluzione» in fisica (Helmholtz). specialmente della scienza della storia. dopo la morte di Lenin nel 1924. cit. cit. ma anche di quello “ufficiale” di Bucharin e Deborin che. Stalin. la storicità dei principi etici subordinati alla lotta di classe. p. per opera del partito guidato da Stalin4. ma inventata. Questa lettura filosofica dell’opera di Marx. in biologia (Darwin) e in economia politica (Marx). Dopo la rivoluzione russa la filosofia sovietica si divide tra «dialettici» (Deborin) e «meccanicisti» (Bucharin). il cui pensiero ancora oggi. operaio socialista corrispondente di Marx. in un epoca in cui non si conoscevano ancora le opere giovanili considerate oggi prettamente filosofiche. il metodo dialettico.

Al di là di questo troppo speranzoso «mutamento di funzione».. o. Introduzione a Storia e coscienza di classe. tra il metodo analitico delle scienze della natura e il metodo dialettico delle scienze storico-sociali. e il materialismo storico che indaga la società. p.IX 7 G. mentre sono in realtà prodotti dello sviluppo storico e «proprio nella struttura della loro oggettualità (Gegenstandsstruktur).X Ivi. Qui Lukács opera una distinzione. potrebbe analizzare senza pregiudizi e recuperare gli aspetti positivi dei saperi delle epoche precedenti.. distingue nei fenomeni tra loro 5 6 G.VII 9 G. ha iniziato la pianificazione cosciente della economia della società e «l’uomo come uomo è socialmente nato». p. cit. anzi pressoché impossibile. Lukács. che non possono essere comprese dalle rozze.315 8 G. astratte. p. “I fatti” sono considerati nella loro “purezza” dalle scienze naturali. non più costretto nell’aspra polemica della lotta contro la borghesia. cioè una «presa di posizione concernente i contenuti concreti rispetto ai problemi attuali del presente»6. Cosicché nel momento in cui il proletariato ha preso il potere. cit. Che cos’è il marxismo ortodosso? in Storia e coscienza di classe. cit.284 10 Ibidem 11 G. prodotti di un’epoca storica determinata: quella del capitalismo»11.divenuto difficile. Lukács. «sono verità all’interno di un determinato ordinamento sociale e della produzione». Il Mutamento di funzione del materialismo storico in Storia e coscienza di classe.10 24 .. astoriche ed esterne categorie della scienza della classe borghese»10. Introduzione a Storia e coscienza di classe (1922) p. come quelle dell’economia politica. Il materialismo storico è quindi «anzitutto una teoria della società borghese e della sua struttura». Lukacs. oggettualità strutturale. Lukács. p. Questa concezione in cui «si risentono quelle speranze eccessivamente ottimistiche sulla durata e il ritmo della rivoluzione»8 che Lukács aveva. Il metodo delle scienze della natura fondamentalmente «trascura il carattere storico dei fatti che si trovano alla sua base». invertendo. esprime la possibilità di un cambiamento sostanziale che si verificherebbe con la rivoluzione: insieme alla liberazione degli uomini si realizzerebbe anche la liberazione del sapere che. ma che è ben presente e operante: la distinzione tra scienze borghesi che hanno per oggetto le eterne leggi di natura. Il metodo di Marx è «nella sua intima natura» storico e deve perciò «essere applicato di continuo a se stesso» perché il suo obiettivo preminente è la conoscenza del presente. che utilizza la terminologia dell’Historismus tedesco. chiara eredità della sua formazione intellettuale di Heidelberg. che non viene tematizzata in modo del tutto esplicito nel corso del libro. è «l’autoconoscenza della società capitalistica»9 il cui risultato decisivo è quello di «aver portato al loro proprio concetto la totalità e le forze motrici del capitalismo. p. il materialismo storico cambia di funzione: da «arma del proletariato in lotta» diviene «metodo d’indagine della “preistoria dell’umanità”»7. Lukacs. Questa struttura di oggettualità. comprendere ciò che costituisce il nervo vitale di questo metodo: la dialettica»5. in ogni caso l’applicazione a se stesso del materialismo storico non conduce ad un pieno relativismo in quanto le sue verità. Il Mutamento di funzione del materialismo storico in Storia e coscienza di classe.

p. è sempre determinato dalla struttura economica della società e dal principio della socializzazione.291 25 . che si manifesta nella separazione fra produttori e mezzi di produzione. Il mutamento di funzione del materialismo storico in Storia e coscienza di classe. p. pp. del divenire-società della società. Queste «leggi naturali» come eterne e immutabili cui approda la scienza borghese. alla sua estensione e alla sua oggettualità. La natura è «una categoria sociale» e perciò il «senso che la natura deve avere in rapporto alla sua forma e al suo contenuto. p. trasforma i fenomeni della società e influenza profondamente e costitutivamente la scienza e il pensiero. è sempre socialmente condizionato»16. e se è vero che «ogni conoscenza della realtà prende le mosse dai fatti». Solo una considerazione storico-dialettica è in grado di cogliere l’apparire dei “fatti puri” come «necessaria forma fenomenica» della storica società capitalista. nella scomposizione astrattamente razionale del processo produttivo. 289-290 16 Ivi. mentre le scienze naturali considerano questi fatti e le loro leggi «come categorie atemporali. anche la «struttura di oggettualità» è determinata dalla società e perciò “i fatti puri” sono produzioni del capitalismo. tra loro semplice «datità» o manifestazione e loro essenza o «necessaria forma fenomenica».10 Ivi. secondo un metodo. anche «la più semplice catalogazione di fatti» è un’interpretazione: «i fatti sono appresi a partire da una teoria.esistenza reale e «il loro nucleo strutturale interno». eterne. p. sono stati strappati al contesto di una 12 13 G. comuni a tutte le forme sociali»14. nella crescente divisione del lavoro e nella reificazione di tutti i rapporti umani. cit. Lukacs. Che cos’è il marxismo ortodosso? in Storia e coscienza di classe. Lukács. Il metodo delle scienze della natura isola nella realtà il «puro fenomeno». Così se i “fatti puri” sono proprio nella loro struttura di oggettualità. contro «l’empirismo più ottuso».13 15 G. traspone «un certo fenomeno della vita in circostanze nelle quali i suoi caratteri conformi a legge possono essere indagati a fondo senza l’intervento perturbatore di altri fenomeni» e ciò è ancora più evidente quando i fenomeni «vengono ridotti nella loro essenza puramente quantitativa. allora vuol dire che le scienze naturali si pongono dogmaticamente e acriticamente sul terreno della società capitalista accettandone «la legalità come base immodificabile della “scienza”»12. cosa che è ancora più visibile nel funzionamento del loro metodo sperimentale. Come si è visto.8 14 Ivi. Nel capitalismo il processo di astrazione dalla vita.. nella loro essenza. prodotti del capitalismo. Questo procedimento analitico di astrazione e isolamento del metodo delle scienze della natura è sostenuto dagli «opportunisti più raffinati» senza rendersi conto che «è proprio dell’essenza del capitalismo produrre i fenomeni di questa forma». espressa in numeri e rapporti numerici»13. sono allora «forze cieche» che dominano l’esistenza degli uomini e per di più sono anche una mistificazione di quella che era la loro missione storica in quanto «debbono svolgere la funzione – che di fatto hanno svolto nel corso della storia – di sottomettere la natura alle categorie della socializzazione»15.

Che cos’è il marxismo ortodosso? In Storia e coscienza di classe. Per la critica dell’economia politica. secondo l’interpretazione di Maurice Merleau-Ponty20. Lukacs. «seguendo il falso esempio di Hegel». Merleau-Ponty Le avventure della dialettica. ma nonostante ciò. unione di filosofia della storia e storia reale. p.7 26 . negli scritti di transizione.7 K.teoria»17. Che cos’è il marxismo ortodosso? In Storia e coscienza di classe. p. per la ricostruzione del suo pensiero che si sta facendo. La natura non può costituire un criterio di validità superiore per le scienze storico-sociali. considera solo la «maturità» della situazione economico-politica che sin dall’inizio del suo avvicinamento al marxismo è considerata come a priori indecidibile. nel ricambio organico sociale tra la natura e l’uomo: l’uomo con il suo lavoro modifica la natura e entra in rapporto con gli altri uomini. Con il metodo dialettico è possibile.scrive in una nota polemica contro Engels. p. Se “i fatti” prodotti dalla società capitalista sono gli «idoli ai quali l’intera letteratura revisionista offre sacrifici»21. in quanto è sempre costituita dalla mediazione con l’uomo. rintracciare un senso nello sviluppo della storia. p. queste sono indissolubilmente legate nel metodo dialettico così elaborato in Storia e coscienza di classe per il suo carattere di totalità aperta e problematica. Roma 1957. Editori Riuniti. Lukacs. volendo basare il marxismo sul metodo delle 17 18 G. Il problema principale di Lukács. p. che nelle sue analisi spregiudicate dei “fatti” elimina la dialettica come «una costruzione vuota» e arriva a sostenere una teoria dello «”sviluppo” senza rivoluzione». Lukács. Per questo motivo Lukács critica Engels.68 21 G. la dialettica anche «alla conoscenza della natura».. Nella natura e nella sua conoscenza non sono possibili né rintracciabili «le determinazioni decisive della dialettica: interazione tra soggetto e oggetto. di «interrogativo permanente» sulla realtà storica. Storia e coscienza di classe. nell’ordinare le categorie economiche si deve sempre tener fermo che … le categorie esprimono forme e condizioni di esistenza»18. l’unità di teoria e praxis. cit. la liberazione degli individui e se.6 n.. cioè di una conciliazione possibile tra assoluta libertà critica dell’etica e rivoluzione storico-politica. cit. distingueva filosofia della storia e sociologia nel marxismo.»19 . p. appare essere quello della legittimazione dell’azione rivoluzionaria. Marx. questa critica sarà al centro delle pesanti polemiche contro il “dualismo” e “soggettivismo” di Lukács da parte di Rudas e Deborin nel 1924. Il voler distinguere la sociologia e la filosofia della storia nel marxismo è lo sviluppo più conseguente dell’opportunismo. per Lukács. responsabile di aver esteso. la modificazione del sostrato delle categorie come base della loro modificazione nel sostrato del pensiero.6 19 G.7 20 M.. il principio della socializzazione e la sua meta finale. cit.. ecc. cit. filosofico e pratico allo stesso tempo. che è piuttosto marginale rispetto alla sua più generale problematica filosofica.193 citato in G. Lukács. Che cos’è il marxismo ortodosso?in Storia e coscienza di classe. Questa teoreticità dei fatti propria di ogni interpretazione che deve essere situata nella storia non può rivendicare una scientificità astratta di legge naturale e citando Marx «come in generale in ogni scienza storico-sociale.

In questo senso specifico di totalità reale e concreta.. di forze produttive e di rapporti di produzione che è possibile conoscere dall’interno di una determinata società storica. cioè l’insieme di fatti. citando Fichte allora Lukács. cit. Che cos’è il marxismo ortodosso? in Storia e coscienza di classe.. «Il metodo dialettico in Marx tende alla conoscenza della società come totalità.11 27 . il materialismo storico è «l’autoconoscenza della società capitalista». 1919. pone l’accento sulla concreta unità dell’intero. p. cit. termine che Lukács non usa ma ironizza sugli ideali scientifici del revisionismo mediante l’uso delle virgolette.37 G. ma in quanto contraddizioni appartenenti «all’essenza della realtà stessa. p. La critica alla scienza borghese o più in generale allo scientismo. Questa non è un’unità immediata.14 25 Ivi. La dialettica. quindi. la «totalità concreta»24o totalità dell’empiria. in … un contemporaneo riconoscimento e superamento dell’essere immediato»25 e perciò il senso di questa unità di teoria e prassi è quello di una doppia mediazione o quello di una mediazione che deve mediare se stessa: la teoria si fa prassi e la prassi si fa teoria. è inoltre condotta per una svalutazione di un atteggiamento meramente contemplativo della conoscenza scientifica. è un rapporto dialettico che «consiste in una doppia determinazione. Per cui la teoria interviene concretamente nel processo storico rendendo possibile una 22 23 G. come è stato prima affermato. non è però una riproposizione dell’opposizione ermeneutica fra Erklären (la spiegazione delle scienze naturali) e Verstehen (la comprensione delle scienze storiche) in quanto la dialettica è la conoscenza della totalità concreta all’interno di essa: la conoscenza stessa è parte della realtà. oppure in modo “critico” un’autonomia a quelle astrazioni … il marxismo sopprime e supera queste delimitazioni. Mentre la scienza borghese attribuisce con ingenuo realismo una “realtà effettiva”. afferma: «Tanto peggio per i fatti!»22. oltre all’unità di soggetto e oggetto. mentre la dialettica ha una componente attiva e reale: la prassi. Rosa Luxembourg marxista in Storia e coscienza di classe. contro tutti i sistemi scientifici parziali e i “fatti” prodotti dal capitalismo. alla essenza della società capitalista».. e riesce a tenere insieme le contraddizioni. Lukacs. La totalità di cui parla Lukács non è una categoria universale che raccoglie tutti gli esseri possibili e attuabili. p. era l’unità di teoria e praxis. ma è la categoria autentica della realtà. Lukács. ed è «un metodo rivoluzionario». non in quanto «segni di una comprensione scientifica della realtà ancora imperfetta».scienze della natura e rimuovere da esso la dialettica. in Scritti politici giovanili 1919-1928. ai «puri fenomeni» e ai «fatti» isolati e astorici delle scienze della natura. Lukacs. Che cos’è il marxismo ortodosso?.36 24 G. p. ma perché domina la categoria della totalità. nella prima redazione dell’omonimo saggio.cit. Il metodo dialettico si oppone al factum brutum. se riprende la terminologia dello storicismo tedesco. non tanto perché oppone contenuti rivoluzionari alla società borghese. in quanto le eleva e le riduce a momenti dialettici»23. Pertanto questa distinzione tra metodo delle scienze della natura e metodo dialettico. Nella nota polemica contro Engels una delle determinazioni decisive della dialettica.

ma non sempre in forma razionale»29. vengono a coincidere la conoscenza di sé e la conoscenza della totalità. Marx. se la funzione storica della teoria consiste nel rendere praticamente possibile questo passo … in questo modo la teoria interviene immediatamente ed adeguatamente nel processo di rivolgimento della società: solo allora diviene possibile l’unità di teoria e praxis. «che è sempre esistita. p. ha scoperto il nucleo dell’essere come accadere sociale. Questa unità del soggetto e dell’oggetto della storia 26 27 Ivi. Lukács. p. ha raggiunto con il materialismo storico la conoscenza del vero sostrato della vita materiale. Nel momento in cui la ragione. p. p. cit.26 31 Ibidem 32 Ivi. Per la critica dell’economia politica citato in Lukács Storia e coscienza di classe. soggetto e oggetto della propria conoscenza»33. Che cos’è il marxismo ortodosso?in Storia e coscienza di classe. finora rimasto certamente inconsapevole. dall’altro si realizza proprio il programma della sua filosofia della storia»30. allora l’«essere può apparire come prodotto. La mediazione della prassi è data invece dall’apparire del proletariato nella storia perché «giunge a compimento la conoscenza della realtà sociale» e «la società diventa visibile come intero». Per il proletariato questa sua visione della totalità non è contemplativa ma «un bisogno di vita.svolta: «solo se la presa di coscienza rappresenta il passo decisivo che il processo storico deve fare verso il proprio fine – un fine che è fatto di volontà umana. Marx. p. «la presa di coscienza dell’uomo su se stesso come essere sociale. vol III. Quindi in ultima analisi l’unità di teoria e prassi. cit. settembre 1843. Engels Opere. «da un lato la teoria hegeliana viene soppressa. citato in Lukács 30 G.28 28 . ma la presa di coscienza di un soggetto collettivo e transindividuale. p. o di pensiero e essere e. La storia con la comparsa del proletariato è la filosofia che si realizza. sull’uomo in quanto è soggetto ed oggetto dell’accadere storicosociale»32.3 Ivi. si fonda su quella unità di soggetto e oggetto della storia perché «l’unità di teoria e prassi è quindi soltanto l’altro lato della situazione storico sociale del proletariato: dal punto di vista del proletariato. ed esso è.27 33 Ivi. Marx – F. e quest’attività può a sua volta apparire come l’elemento determinante della trasformazione dell’essere»31. cui si è arrestato Feuerbach nel suo tentativo di superare Hegel. una questione di esistenza»27.28 28 K.26 29 K. della attività umana. il proletariato è l’erede della filosofia classica tedesca. dovuta alla condizione disperata che vive nella società capitalista.155.. Engels. Quest’attività non è l’etica individuale dell’individuo borghese. Lettera ad Arnold Ruge. Inoltre se si deve intendere la sensibilità e la realtà come attività umana sensibile. in K. p. ma all’inverso è il suo essere sociale che determina la coscienza»28. leggendo nella produzione e nella riproduzione della vita reale il momento determinante della storia e partendo dal fatto che «non è la coscienza che determina il suo essere. al tempo stesso. presupposto della funzione rivoluzionaria della teoria»26. Marxe F. ma che non dipende dall’arbitrio dell’uomo e non è inventato dallo spirito umano.

Catone. und des deutschen Sozialismus in seinem verschiendenen Propheten. Occorre determinare. filosofia. cit. di F. una storia che è una totalità concreta aperta a diverse possibili realizzazioni e una coscienza di classe che è attività cosciente di un soggetto rivoluzionario transindividuale . Coscienza di classe in Storia e coscienza di classe. Roma 1958.Kritik der neusten deutschen Philosophie in ihren Repräsentanten Feuerbach. concepire realmente qualcosa senza concepire alcunché di reale: da questo momento la coscienza è in grado di emanciparsi dal mondo e di passare a formare la “pura” teoria. p. p. teologia. cioè dei limiti del suo orizzonte intellettuale che riflettono o riproducono i limiti della comunicazione imposti dalla divisione della società in classi»36. Editori Riuniti. che non è data immediatamente. ecc. è la classe del proletariato che giunge alla propria coscienza34. o coscienza zugerechnete. L’ideologia tedesca. La filosofia di Marx. ma piuttosto «una teoria del carattere di classe della coscienza. «una storia unica. it. Il soggetto reale di questa azione storica “da fare” è un soggetto plurale che è allo stesso tempo oggetto perché comprende e agisce nella società di cui fa parte.»37. trad. Codino. it. p. La philosophie de Marx.59-106 36 E. Manifesto libri. Così la mediazione tra libertà etica e azione concreta degli scritti di transizione riceve una sua possibile attuazione nell’unità dei termini così concepiti che fanno da titolo all’opera: la storia e la coscienza di classe. morale. Edition La Découverte. Balibar. Marx non ci ha dato. trad. Goldmann.sarà analizzata dopo aver descritto il fenomeno della reificazione che ne è un momento necessario. Lukács. Lukács e Heidegger. il concetto di questa coscienza di classe che è «la presa di coscienza» della propria situazione da parte del proletariato. B. “imputata” o attribuita di diritto. e che è “da fare” nella scienza e nella prassi». Questo carattere di classe della coscienza diviene illusoria ideologia a causa della divisione sociale del lavoro: «la divisione del lavoro diventa reale solo dal momento in cui interviene una divisione tra lavoro manuale e il lavoro mentale. Qui quello che ci interessa sottolineare è come l’unità di teoria e prassi si realizzi solo con l’apparire del proletariato e lo sviluppo della sua coscienza rende possibile la conoscenza integrale della società e si realizza così anche la filosofia della storia. 1993. per cui scienza e filosofia sono inseparabili nella spiegazione della storia reale. di A. Marx – F. Oltre alla considerazione dell’incompiutezza dell’opera di Marx e della necessità di una sua integrazione è notevole l’impostazione di questo problema da parte di Lukács 34 35 L. p. una teoria né compiuta né sistematica della coscienza di classe. l’avvento del regno della libertà. 61 37 K. Una filosofia della storia indissolubilmente legata alla scienza e una coscienza di classe che è conoscenza della totalità della società attuale. Engels. K. Il saggio Coscienza di classe35 si apre con la considerazione che il terzo libro de Il Capitale di Marx s’interrompe in modo gravido di conseguenze per il futuro del marxismo proprio nella determinazione delle classi. la coscienza possibile.87 G.28 29 . Bertani Editore. Si tratta della «totalità concreta» del presente della storia.. Verona 1976.Bauer und Stirner. Roma 1994. Da questo momento in poi la coscienza può realmente figurarsi di essere qualcosa di diverso dalla coscienza della prassi esistente. infatti. a questo punto. Die Deutsche Ideologie.

. Questa «falsa coscienza» è dovuta alle caratteristiche proprie dell’intero pensiero borghese che procede sempre post festum. superando così qualsiasi banale contrapposizione di idealismo e materialismo.64 30 . non era stata ancora pubblicata (lo sarà solo nel 1930) e Marx nelle sue opere successive non tratterà più del problema dell’ideologia. p. Lukács Coscienza di classe in Storia e coscienza di classe. cioè è il misconoscimento dei presupposti materiali alla base di questo dominio. 3 nota 4. p. quali siano i suoi limiti. e non è neanche sostenere il falso nei confronti della propria coscienza. Una considerazione dialettica ci impedisce di fermarci «ad una rigida contrapposizione di falso e vero»43. perciò è di fondamentale importanza elaborare come sia possibile una giusta coscienza di classe. Miseria della filosofia citato in György Lukacs Storia e coscienza di classe. «Il materialismo dialettico38 … non nega affatto che gli uomini producano i loro atti storici e li compiano con coscienza».22 39 G. cit. «così vi è stata una storia. p. bisogna indagare la «falsa coscienza» come momento di quella totalità storica a 38 L’espressione materialismo dialettico in Lukács è analoga a materialismo storico o metodo dialettico. da cui è tratta la precedente citazione. Ancora non è avvenuta quella dogmatizzazione delle forme espressive che avrà piena espressione nel diamat.. Lukács rimanda al passo de Il capitale in cui Marx discute dell’impossibilità da parte di Aristotele di concepire il fondamento del valore delle cose nell’essere tutte prodotti di un uguale lavoro umano a causa della struttura economica schiavistica della società antica e chiarisce quindi che «la falsa coscienza» non ha alcuna implicazione morale. Vedi cap. cit. quale sia la sua funzione nella lotta di classe e nel processo storico. Oltre all’incapacità di comprendere il processo storico e la società che ne è il risultato come un intero o una «totalità concreta».quando L’ideologia tedesca. p. nel materialismo dialettico o marxismo-leninismo per opera di Stalin..62 41 G. Quindi generalizzando l’affermazione di Marx sull’economia politica. Per Lukács ideologica è «la falsa coscienza». cit. la «falsa coscienza» è determinata anche «dal punto di vista di una determinata posizione nel processo di produzione»42. nel senso che è l’illusione che consiste nel credere che il dominio di una classe determinata è unicamente il dominio di certe idee. per una strada opposta allo sviluppo reale delle forme della vita sociale e nei suoi tentativi di dominare il processo storico considera queste forme come naturali e immutabili oppure come risultato dell’operare di forze cieche.62 42 Ibidem 43 Ivi. ma ora non c’è più»40 per il pensiero borghese la «storia stessa si presenta come un compito che esso tuttavia non è in grado di assolvere»41.62 40 K. o semplicemente dialettica. Lukács Coscienza di classe in Storia e coscienza di classe. ma si tratta il più delle volte di una «falsa coscienza»39. incarnate dallo “spirtito del popolo” e dai “grandi uomini”. da quella specifica funzione propria di ogni individuo nella divisione sociale del lavoro. p. cioè dalla possibilità di riconoscere e prendere coscienza della totalità della struttura economica della società. Marx. Ma il materialismo storico ci impedisce di fermarci a questa semplice costatazione e anzi deve tenere insieme i due rapporti secondo cui la coscienza è prodotto della storia e la storia è prodotto della coscienza.

sentito e voluto. sentimenti. non è ciò che gli uomini hanno concretamente «pensato. Coscienza di classe in Storia e coscienza di classe. cit. Quindi l’utilizzo della categoria della «possibilità oggettiva» ci pone di fronte tre momenti necessari e inseparabili per la determinazione della coscienza di classe: la struttura oggettiva della società. all’interno di una determinata società.28-29 48 G.. p..67 Ivi. La coscienza di classe. l’insieme dei limiti e dei pregiudizi che derivano per ogni singolo individuo dalla sua situazione di vita46. p. e quindi «la falsa coscienza» si mostra essere un’apparenza necessaria perché «espressione della struttura economico-oggettiva sul piano del pensiero»44. M. cit. La coscienza di classe non è relativa e se la «falsa coscienza» è un’apparenza necessaria. La «falsa coscienza» è quindi il limite della coscienza di classe. p. Prefazione a Storia e coscienza di classe.IX e Lukács Pensiero vissuto. il massimo di coscienza possibile da una determinata posizione di classe.. Perciò «la coscienza di classe è la reazione razionalmente adeguata che viene in questo modo attribuita di diritto (zugerechnete) ad una determinata situazione tipica nel processo di produzione»45. Se la coscienza è riferita alla totalità della società. Questa impostazione dei momenti necessari alla determinazione della coscienza di classe (conoscenza oggettiva. in determinate situazioni di classe». che gli uomini avrebbero avuto in una determinata situazione di vita». dei sentimenti e delle volontà degli individui appartenenti ad una classe. non conduce però ad alcun relativismo: «nel caso della coscienza di classe. Lukács. G.65-66 46 Cfr.12 47 Cfr. sentito e voluto. idee e sentimenti adeguati alla loro situazione oggettiva all’interno della società. p. allora. invece. non si tratta del pensiero di alcuni individui. come pregiudizio personale nella determinazione della propria coscienza di classe e scelta rivoluzionaria. cit. Lukács. fra loro inscindibili. pp. p. compito di una analisi 44 45 Ivi. «si riconoscono quelle idee. per quanto progressisti. La coscienza di classe è ciò per cui è possibile comprendere l’azione concreta di una classe sociale ed è il massimo di coscienza che è possibile raggiungere per un individuo posto in un determinato punto di vista. Lukács: da Storia e coscienza di classe al giudizio sulla cultura borghese. Vacatello. ecc. e neppure di conoscenza scientifica»48. Si pensi per quest’ultima determinazione all’«odio» verso la vita borghese che Lukács racconta di aver provato sin da bambino o alla sua opposizione a tutte le pratiche della buona educazione borghese47.69 31 . Firenze 1968. va al di là di questa semplice descrizione e dà luogo «alla categoria della possibilità oggettiva». limiti personali). perché come Aristotele non coglieva il lavoro astratto in una società retta dal lavoro servile. posizione di classe. La nuova Italia. così non è possibile cogliere quei fatti che la struttura oggettiva della società e la specifica posizione all’interno di essa non permettono di scorgere. Né è la coscienza di massa statistica basata sulla somma o la media dei pensieri. categoria che Lukács riprende da Max Weber..cui appartiene. La coscienza di classe non è quindi la coscienza psicologica individuale che riguarda ciò che gli individui hanno concretamente pensato.

«la stratificazione della società tende a trasformarsi in pura ed esclusiva stratificazione di classi» e diviene allora possibile il formarsi di una «posizione dalla quale possa essere resa cosciente la base economica di tutti i rapporti sociali»53.67 32 . né di influire coscientemente sugli eventi storici»50. Vi è allora una differenza fondamentale tra le epoche precapitalistiche e il capitalismo: nelle prime gli «elementi economici sono inestricabilmente unificati con elementi politici. Ogni società pre-capitalista è un insieme molto poco organico e coerente di diversi ordini o ceti sociali tale che «in essa l’indipendenza delle parti è molto maggiore che nel capitalismo. p. La posizione sociale della borghesia è. Lukács. Con il capitalismo.72 53 Ivi. mentre molto minori e più unilaterali sono le loro interrelazioni economiche»52. La solidarietà che era stata predicata dai grandi pensatori della borghesia come un irraggiungibile ideale sociale. non è possibile alla piccola borghesia e alla classe dei contadini per via dei loro particolari interessi e della loro posizione marginale nel processo produttivo. Il ruolo della morale nella produzione comunista in Scritti politici giovanili 1919-1928. cit. prima di tutte la contraddizione fra il carattere sociale della produzione e il carattere privato dell’appropriazione.77 52 Ivi. p. fondata su una serie di contraddizioni. p. però. In questo passo di uno scritto coevo.68 Ivi. mentre nel capitalismo con la soppressione degli ordini o stati «e con la costruzione di una società articolata in senso puramente economico. ecc.storico-sociale è «chiarire per mezzo della categoria della possibilità oggettiva. per la divisione del lavoro e la subordinazione economica di ogni attività. religiosi. p. La posizione di classe del proletariato è diametralmente opposta: «l’interesse rettamente inteso del singolo proletario può acquistare valore non come astratta possibilità. Questa posizione.75-77 54 G. questa prospettiva sulla totalità della società. esiste come viva realtà nella coscienza di classe e negli interessi di classe del proletariato»54. non incluso in Storia e coscienza di classe.» e quindi la coscienza di classe non è in grado «né di ricevere forma del tutto chiara.71 51 ivi. così che non è possibile agli interessi di classe emergere in primo piano. con la vittoria degli interessi di classe. p. che non le rendono possibile di acquisire piena coscienza della società nella sua totalità e la rigettano nella «falsa coscienza». invece. pp.. entro quali condizioni sia in generale possibile penetrare effettivamente nell’apparenza e spingersi sino al punto di cogliere la connessione reale con la totalità»49. ma solo nella realtà stessa. la coscienza di classe è entrata in una fase in cui può divenir cosciente»51. cioè cogliere la totalità dell’economia di una società dall’interno di essa. è ben espresso il potere della posizione di classe del proletariato che trasforma l’ideologia borghese astratta in forza reale e 49 50 Ivi. e quindi è realizzabile soltanto dalle due «classi pure» per il posto che occupano nella produzione capitalistica: la borghesia e il proletariato.

cit. Il mutamento di funzione del materialismo storico in Storia e coscienza di classe.. deve. p. Il problema della guida intellettuale e i lavoratori intellettuali in Scritti politici giovanile 1919-1928. coincidere con il disvelamento dell’essenza della società.. L’acquisizione della coscienza di classe da parte del proletariato rimane un processo lento e faticoso «perché grandi sono gli impedimenti che si frappongono a questa coscienza nella realtà»59. perché si considerano «i proletari come degli dei.4 57 G. oppure lo sviluppo delle forze produttive proprie del capitalismo nella sua funzione di «sottomettere la natura alle categorie della socializzazione»55. cit. è l’unica classe che può sviluppare una chiara coscienza di sé: afferma e al contempo nega se stessa. che incarna il proletariato.107 citato in G. «La sua coscienza.91 58 Ivi. e rigetta ogni concezione che vede la realizzazione del comunismo in uno «“sviluppo” senza rivoluzione». Roma 1954. Storia e coscienza di classe. o l’uguaglianza degli individui. nella loro forma più inumana. è realizzata la «maturità ideologica del proletariato» può avvenire il «passo decisivo» verso l’obiettivo finale che rimane «una realtà che si deve attuare»60. Marx. 92 59 Ibidem 60 G. ma 55 56 G.. Come nel primo scritto marxista. dominata dalla povertà dell’esperienza e della reificazione capitalista con effetti anche sulla coscienza e la sua unità. Lukács considera essenziale il momento soggettivo per il compimento della rivoluzione. il ritrovarsi dello spirito che cerca se stesso nell’evoluzione»61. la distruzione dell’ordinamento sociale esistente. l’ultima coscienza di classe della storia dell’umanità.istanza politica. Lukács. cit. cit. perfino dalla parvenza di umanità. Coscienza di classe in Storia e coscienza di classe. non è. Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. p. dalla sua coscienza di classe»58. sia esso la volontà degli individui de Il bolscevismo come problema morale o la «presa di coscienza» di Storia e coscienza di classe. Lukács. esso esprime soltanto il segreto della sua propria esistenza. Lukacs. sia questa la solidarietà umana..5 61 G.24 33 . p. ma al contrario perché nel proletariato è fatta astrazione da ogni umanità. è la fine della società articolata in classi. Questa conclusione è accompagnata da considerazioni ottimistiche frutto del periodo rivoluzionario dei primi anni ‘20: «se è iniziata la crisi economica finale del capitalismo. 289-291 K. espresso nel linguaggio hegeliano è «il divenir cosciente di sé della società. p. p. Editori Rinascita. Lukács. allora il destino della rivoluzione (e con essa quello dell’umanità) dipende dalla maturità ideologica del proletariato. Tattica e etica in Scritti politici giovanili 1919-1928. perché l’uomo nel proletariato ha perduto se stesso. Il proletariato è la classe universale che incarnando «il limite oggettivo dell’ordinamento capitalistico della produzione». perché nelle condizioni di vita del proletariato sono riassunte tutte le condizioni di vita dell’odierna società. Se.. la realizzazione della filosofia della storia. Il significato storico universale. condurre ad una sempre più stretta unità di teoria e prassi»57. p. cit. Lukács. da un lato. poiché esso è la dissoluzione effettiva di questo ordinamento nel mondo»56. dall’altro. con le parole di Marx. citando Marx: «Se il proletariato annunzia la dissoluzione dell’ordinamento tradizionale del mondo. però. p.

. p. non ha lo stesso statuto di quella delle scienze naturali. ossia la conversione della filosofia nella praticità. allora questa è relativa e quindi Lukács sarebbe un propugnatore del relativismo. assolutamente imperiosa alla ribellione contro questa inumanità»62. quello che Lukács vuole elaborare come possibile soluzione di questa posizione relativista. il ristabilimento dei rapporti tormentati. Lukács. allora la questione della riflessività immaginativa del pensiero appare completamente priva di significato»65. concepita come unità di teoria e prassi.cit. tra teoria e prassi: «la dialettica materialistica come conoscenza della realtà.contemporaneamente non solo ha acquisito coscienza teorica di questa perdita. Storia e coscienza di classe. La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe. Questo è il significato profondo della connessione tra metodo dialettico e coscienza di classe. Lukács. non ha nulla a che fare con un dogmatismo o con un idealismo. Edizioni rinascita. La dialettica si può definire così con Merleau-Ponty: «un’ intuizione continuata.. Che cos’è il marxismo ortodosso? in Storia e coscienza di classe. Lukács. verità dell’essenza della società che è in sé rivoluzionaria ed è «l’arma in ultima analisi decisiva»64 nell’autoaffermazione del proletariato nella lotta di classe. degli scambi incessanti che esistono 62 K. perché è conoscenza del presente storico che si attua solo nell’azione rivoluzionaria del proletariato. nel suo atto pratico di intervento nella realtà. Coscienza di classe in Storia e coscienza di classe. pp.269 34 . Questa significa per il proletariato che la posizione e l’interesse di classe consentono la conoscenza della verità. diviene . cit. p. «ma questa non è. Questa alienazione e perdita di umanità del proletariato è la condizione oggettiva del proletariato nella moderna società capitalista.89 65 G. Roma 1954. dal punto di vista del proletariato in lotta»63. per cui «non bisogna separare l’essenza metodica del marxismo dalla attività pratico critica del proletariato». una lettura coerente della storia effettiva. In questo passo che accenna al mito della caverna di Platone. si produce soltanto dal punto di vista di classe. Se la verità è possibile solo da un punto di vista di classe. p. Lukács sottolinea come la verità. bensì è stato spinto dalla necessità ormai incombente. è piuttosto una non-falsità. «Se la verità del divenire è rappresentata dal futuro non ancora sorto. La sacra famiglia.267-268 66 Ivi. che deve essere reso prossimo. «sono momenti di uno e uno stesso processo dialettico storico-reale»66. È ciò che Marx indica nelle tesi su Feuerbach. dal nuovo che emerge nelle tendenze che si realizzano (con il nostro ausilio cosciente).. Ma l’operazione che egli tenta di fare è quella di superare e portare a compimento il relativismo in quanto il soggetto conoscente è esso stesso all’interno della realtà storica ma possiede la verità della totalità concreta del processo nella sua azione rivoluzionaria. Marx.92 citato in G. cit. La verità del marxismo. né «si riflettono l’uno nell’altro». cit.. p.non senza l’intervento del pensiero».28 63 G. ineluttabile. perché il pensiero e l’essere non si «corrispondono reciprocamente». Lukács. un processo di verificazione senza fine.29 64 G. p. Il criterio di correttezza del pensiero è appunto la realtà. che sia anche di segno rovesciato. perciò.

la società borghese. del relazionarsi»71. Lukacs. però.. che propone a questa classe un’immagine del mondo e dei suoi compiti in questo mondo. e non è neanche una costruzione concettuale elaborata dall’esterno per conglobarli tutti».43-44 71 Ivi. così come è elaborato da Lukács. Merleau-Ponty sostiene che Lukács sulle orme delle ricerche di Weber sui tipi ideali nella storia. «La presa di coscienza del proletariato. necessaria al realizzarsi della storia. La totalità della storia è essa stessa una forza storica reale che «non è la somma degli avvenimenti storici. Goldmann Lukács e Heidegger. Lukács. Introduzione a Storia e coscienza di classe (1922) p. p. Infine per Merleau-Ponty il senso profondo del concetto di prassi. come è stato affermato all’inizio del paragrafo. è «presa di posizione concernente i contenuti concreti rispetto ai problemi attuali del presente»68. e che tenuto conto delle condizioni esterne. ma anche il riesame critico tendente ad accertare in che misura la propria natura pratica sia realmente arrivata a manifestarsi. Le avventure della dialettica. un sapere assoluto avendo più che altro la forma di uno schema o di un progetto: «un progetto globale che sostiene e anima le produzioni e le azioni di una classe. in questa unità di teoria e prassi. in cui elaborazione teorica e attività rivoluzionaria sono momenti di un unico processo.31-32 70 M. La conoscenza della storia. al contrario non fa che chiamare alla vita ciò che la dialettica storica spinge verso la decisione»69. non costituisce però un ideale. Lukács. operi una «relativizzazione del relativismo»: rimproveri a Weber di non essere arrivato «fino a relativizzare le nozioni di soggetto e oggetto» perché «facendolo si ritrova una sorta di totalità»70. Si può affermare quindi che la scienza insieme alla filosofia. Le avventure della dialettica. non rende impossibile la scienza e ritenga vere solo quelle conoscenze che siano a partire dal punto di vista del proletariato. cit. richiede elaborazione critica e correzioni in un processo dialettico in cui «l’autocritica non è soltanto autocritica del suo oggetto. cit. proprio perché nella prassi è possibile superare l’alternativa tra una concezione relativistica e oggettivistica. p.270 35 . p. p. Prefazione a L. la storia è una totalità concreta aperta a diverse interpretazioni possibili e all’azione degli individui. cit. le assegna una storia»67.62 72 G.. quale grado di vera praticità sia oggettivamente possibile e quanto sia stato praticamente realizzato di ciò che era oggettivamente possibile»72. Merleau-Ponty.tra il soggetto e l’oggetto: c’è un solo sapere ed è il sapere del nostro mondo in divenire e questo divenire ingloba il sapere stesso». Merleau-Ponty. Questa prassi non è chiusa in sé.44 G. è quello «d’immetterci in un ordine che non è quello della conoscenza... al tempo stesso si può dire che la storia è essa stessa filosofica. La coscienza di classe non è. La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe. Ishaghpour. inoltre. il materialismo storico nella sua totalità. cit. ma dello scambio. di soggetto e oggetto della storia. si fa coscienza di classe del proletariato e compie la realizzazione pratica che le scienze della natura non riuscivano a realizzare: diviene una scienza che ha in sé il momento pratico. p.IX-X 69 Y. In 67 68 M. La storia con l’apparire del proletariato è la realizzazione della filosofia.

Merleau-Ponty.questo senso la filosofia della storia e la dialettica nella loro indissolubile unità nel marxismo non ci forniscono un risposta dogmatica sul presente.68 36 . Le avventure della dialettica. non ci descrive il futuro. cit. non mette fine alla nostra interrogazione ma anzi la approfondisce». «da un potere di negazione e superamento cui il proletariato ha la delega storica»73. mostrandoci il presente come travagliato da una autocritica. 73 M. ma piuttosto ci mostrano la storia come un «interrogativo permanente»: «ci rende corresponsabili del nostro tempo e delle sue parzialità.. p.

Torino 1964 specialmente il cap. La rivista e la frazione di Landler si opponevano al settarismo burocratico. Milano 1977 37 .XXX Ritirata nel Comintern (p. E. decretando il partito comunista ungherese clandestino. godeva dell’appoggio dell’Esecutivo dell’Internazionale e occupava un ruolo egemone all’interno del partito comunista ungherese.166-174 3 Cfr. trad it. il fallimento della Rivoluzione dei Consigli in Ungheria cui si era sostituito il “terrore bianco” di Miklós Horthy dall’agosto del 1919. Deborin – J. quindi. Bloch – A. H. Carr. «all’avventuristica politica delle illusioni»2 e alla corruzione di Bela Kun che.. Rudas. Lukács. soprattutto dopo il fallimento dell’Azione di Marzo in Germania in cui aveva avuto un ruolo preminente. Il dibattito intorno a Storia e coscienza di classe nel 1924 La storia della ricezione di Storia e coscienza di classe è strettamente intrecciata con la fine di quella stagione rivoluzionaria mondiale propagatasi dalla Rivoluzione russa a partire dal 1917 fino ai primi anni Venti. faceva parte di una frazione e di un partito ormai del tutto disciolti e si trovava in una profondo isolamento politico che lo portò nuovamente ad emigrare dal 1925 fino alla presa del potere da parte del Nazismo a Berlino e alla militanza nel partito comunista tedesco3. rappresentarono la fine di un periodo in cui la rivoluzione mondiale si credeva imminente. Lukács. capeggiata da Jenö Landler che esprimeva tendenze di un comunismo di sinistra. il suo prestigio e ruolo politico non fu ridimensionato.XXV La rivoluzione in Europa (p.952-1011) e il cap. Nel 1923. di L. scioglieva di fatto la frazione ungherese di Vienna: Kommunismus cessò le pubblicazioni nel Settembre del 1921.3. il successivo fallimento dell’Azione di Marzo in Germania nel 1921. Boella Reificazione e rivoluzione: la Lukács-Debatte dal 1923 al 1933 in E. Marxismus-Kollektiv. Revai – L. Dopo le prime recensioni favorevoli di 1 Cfr. Lukács faceva parte della frazione viennese del Partito comunista ungherese. In Russia questi eventi si ripercuotevano nel rafforzamento della rivoluzione in un solo paese sostenuta da Josef Stalin e l’Internazionale comunista decretava la fine di una fase offensiva per la ritirata e il rafforzamento interno. antiburocratiche e libertarie nella rivista Kommunismus. Einaudi. La repressione brutale dell’insurrezione spartachista di Berlino nel gennaio del 1919 guidata da Rosa Luxembourg e Karl Liebknecht.1157-1196) 2 G.cit. dogmatizzazione dei principi della rivoluzione. il dibattito su Lukács 1923-24. emigrato a Mosca. Boella. In seguito alla capitolazione della Repubblica dei Consigli. mentre intanto avvenivano quei fenomeni che avrebbero caratterizzato il nascente stalinismo: burocratizzazione delle strutture politiche. Lukács-Debatte. Ancora una politica delle illusioni in Scritti politici giovanili 1919-1928.p. Feltrinelli. L. Intellettuali e coscienza di classe. Se le proposte politiche di Kun furono rigettate. anno della pubblicazione di Storia e coscienza di classe. Storia della rivoluzione bolscevica 1917-1923. repressione e controllo di ogni dissenso e opinione critica1. Con una svolta decisionista che inaugurava la bolscevizzazione dei partiti comunisti sul piano internazionale l’Esecutivo dell’Internazionale. la fine del Biennio Rosso in Italia e l’insediamento del fascismo dal 1922.

Korsch è un professore. ma pensano come dei cani incolti. Milano 1966.150 «Non possiamo lasciar passare impunemente il revisionismo teorico. Il compagno Graziani è un professore. 1923. Tesi di Blum in Scritti politici giovanili 1919-1928. considerava il marxismo critico e filosofico caratteristico dei periodi in cui la rivoluzione appare vicina. Più in generale Korsch nella sua storicizzazione del marxismo in diverse fasi di sviluppo. notava come la caratteristica principale delle critiche dei rappresentanti ufficiali dell’Internazionale comunista alla sua «concezione adogmatica e antidogmatica. cit. da Kautsky nel suo caso specifico. Lukács. cit. nel 1924 iniziano una serie di pesanti critiche intorno all’opera e più in generale alla figura di Lukács. in Introduzione di Marco Maurizi a Coscienza di classe e storia. p. Rudas! Abbiamo una tendenza simile nel partito tedesco. Karl Korsch e di Ernst Bloch. Immensamente diversi dai revisionisti. come estremista di sinistra e espressione di un dissenso critico che non si era più disposti a tollerare. Bloch. Né tollereremo che il nostro compagno ungherese Lukács faccia lo stesso nel campo della filosofia e della sociologia. In rapida successione giungono le feroci recensioni da parte di Abraham Deborin e di László Rudas e quindi la scomunica ufficiale al V Congresso del Comintern sancita dal sarcasmo anti-intellettuale di Zinov’ev contro «il revisionismo teorico» dei «professori»5. in cui proponeva una “via democratica al comunismo” come l’unica possibile per il Partito comunista ungherese8.36 8 G. it. Korsch. Karl Korsch. di G. Lukács tentò. pp. Attualità e utopia.“Storia e coscienza di classe” di Lukács in Intellettuali e coscienza di classe. Roma 2007 6 K. edizioni Alegre. Se qualcun altro di questi professori comincia a far circolare le sue teorie marxiste saremo perduti. Marxismus und Philosophie.. mentre il socialismo scientifico tipico dei momenti di riflusso della lotta di classe o della stabilizzazione politica.8-10 7 Ivi. Bloch nella sua recensione giustamente notava: «Non sarà facile trovare dei buoni lettori per questo libro.Jozsef Revai.313-327 38 . subodoreranno l’eresia. Sugar editore. Marxismo e filosofia. p. codismo e dialettica. ovvero che un espulsione dal partito avrebbe significato 4 5 E. trad. Ben fatto. sono però ugualmente privi di eredità filosofica e molti di loro diranno che Marx non ha certo rimesso in piedi Hegel perché Lukács rovesciasse di nuovo Marx dalla parte della testa»4. accettò l’espulsione dal partito comunista e successivamente emigrò negli Stati Uniti. dopo la sua definitiva sconfitta nelle questioni politiche ungheresi per il rifiuto delle sue Tesi di Blum. Successivamente scrisse una pesante autocritica del suo libro e. Non possiamo tollerare tale revisionismo teorico nella nostra Internazionale comunista» Discorso di Zinoviev al V Congresso del Comintern. p. e perché rifiutava espressamente il marxismo dogmatico che in Russia si stava esprimendo come un «sistema di oppressione spirituale»7. (Interruzione dalla platea: anche Lukács è un professore!). storica e critica e quindi materialistica nel pieno senso del termine» e a quella di Lukács fosse la «totale concordanza nel contenuto»6 con le critiche che provenivano dall’opposta e revisionista parte socialdemocratica.. un difficile compromesso con l’ortodossia comunista ufficiale e per evitare l’espulsione dal partito accettò le critiche e ritirò il libro dalla circolazione. invece. perciò ha lasciato la frazione perché non sopportava di veder annacquato il marxismo. Ho ricevuto una lettera dal compagno Rudas […] dice che intendeva opporsi a Lukács ma la frazione gli ha impedito di farlo. I russi che agiscono filosoficamente. nel momento più acceso di questi dibattiti. perché cosciente del destino di Korsch. Backhaus.

Prefazione a Storia e coscienza di classe. che Storia e coscienza di classe fosse un libro pensato «per la discussione» e ne esplicita quale fosse l’obiettivo politico: «mostrare metodologicamente come l’organizzazione e la tattica del bolscevismo costituiscano l’unica possibile conseguenza del marxismo. non fu mai pubblicata. ma teoreticamente non ancora ridotto al silenzio e all’abiura. Rudas Intellettuali e coscienza di classe.73-74 10 39 . trad. cit... Chvostimus und Dialektik. ma al rivoluzionario che di fronte alla rivolta ungherese del 1956 si schiererà ancora una volta dalla parte del soggetto rivoluzionario che sceglie di fare la propria storia. M. Marxismo ortodosso? e La teoria della coscienza di classe di Lukács in Bloch. a partire dal metodo della dialettica materialista – così come è stata usata dai suoi fondatori – i problemi del bolscevismo seguano in modo logicamente necessario». che gli biasimavano di voler contrapporre Engels a Marx. Deborin. consideriamo prima la critica alla dialettica della natura. Lukács si impegnò a rispondere alle critiche di Rudas10 e Deborin11. mancante di alcune pagine. codismo e dialettica. p. Lukács. si ritirò dalla vita politica per dedicarsi esclusivamente alla attività teorica e alla critica letteraria9. Révai. G. Invertendo l’ordine dell’esposizione del manoscritto. che non potevano essere compresi da chi ha una concezione oggettivistico-naturalistica della storia e un’idea astratta del ruolo del partito nella rivoluzione. È una sintesi e un approfondimento dal punto di vista delle critiche di Storia e coscienza di classe che chiarisce il senso della sua critica alla dialettica della natura e la funzione politica della coscienza di classe. Aron Verlag. Edizioni Alegre. Politicamente sconfitto.. cit. di dualismo. ci restituisce la figura di un Lukács che non assomiglia al passivo burocrate di Stato sostenitore dello stalinismo.53-124 11 Abraham Deborin. Maurizi. All’inizio della sua replica polemica Lukács sottolinea. Questa risposta. di idealismo e di agnosticismo. né egli vi fece mai riferimento negli anni successivi. redatto probabilmente tra la fine del 1925 e il 1926 intitolato Codismo e dialettica12. La replica di Lukács. in cui Lukács individua il «nocciolo materiale» della controversia con Deborin e Rudas nel modo di intendere il rapporto tra gli uomini e la natura: se questo sia un rapporto «immediato» oppure «storicamente mediato»13. provare che.«l’impossibilità di partecipare attivamente alla lotta contro il fascismo che si avvicinava». pp. Lukács e la sua critica del marxismo in Intellettuali e coscienza di classe. p. affidata ad un manoscritto. Coscienza di classe e storia. come è stato già visto in quella che abbiamo definito la forma filosofica di riflessione costituita dal saggio. negli archivi di Mosca del Partito comunista russo nel 1996. Marx ne Il Capitale si è espresso chiaramente affermando che l’unità dell’uomo con la natura è sorta nell’attività produttiva 9 Cfr. Lukács. 125-147 12 G. che può essere rivolta anche alla dogmatizzazione del “materialismo dialettico”. it. cit. Budapest 1996.XXXIII-XXXIV László Rudas. Roma 2007 13 Ivi. del diamat e in qualche modo anche alla sua ampia Prefazione autocritica scritta per la seconda edizione di Storia e coscienza di classe ne 1967. di negare la dialettica della natura e si esprimevano nelle più svariate accuse di soggettivismo. come è stato giudicato da molti in passato. ed è stata trovata.

L’astrazione determinata è per Lukács «sensata» perché consente di generalizzare i casi singoli in un significato unico. tutti i singoli lavori in un concetto generale di lavoro umano. per giungere alla fine al concreto del pensiero. nel ricambio organico con la natura «perenne condizione dell’umano esistere»: «il processo lavorativo. Marx Il Capitale. pp. cioè quella di ignorare le categorie semplici in favore di quelle superiori e ideali16. una totalità organica. abbiamo bisogno di una determinata elaborazione concettuale (un astratto)..umana. quale l’abbiamo analizzato nei suoi semplici ed astratti movimenti. codismo e dialettica. Ed è anche un’astrazione sensata perché il lavoro è visto solo come attività per la produzione di valori d’uso mentre questo è sempre in «interazione dialettica» con il valore di scambio15. perciò non dipende da una particolare forma di vita.151 citato in Lukács Coscienza di classe e storia. la categoria del lavoro che è sempre presente nel rapporto tra l’uomo e la natura.cit. il più astratto) possa essere conosciuto solo a partire da ciò che si trova ad un livello superiore (più complesso. Marx sostiene che «l’anatomia dell’uomo è una chiave per l’anatomia della scimmia … l’economia borghese fornisce la chiave per l’economia antica» e che «il metodo di salire dall’astratto al concreto è il solo modo in 14 15 K. Lukács Coscienza di classe e storia. puro dispendio di energia lavorativa uguale per tutti i singoli lavori concreti. più concreto)». Più avanti nel considerare «la più seria obiezione» contro la sua dialettica mossa da Deborin.. ad esempio. perché si tengono rigidamente separati l’uomo e la natura come soggetto e oggetto. perché rimane una generalizzazione e una apparenza. preliminarmente è necessario sottolineare quale procedimento fondamentale utilizzi Marx: «l’astrazione sensata» o astrazione determinata. Lukács risponde che è proprio del marxismo «che ciò che si trova ad un livello inferiore (il più semplice. cit. Deborin Lukács e la sua critica del marxismo in Intellettuali e coscienza di classe. il ricambio organico sociale così definito è una un’apparenza. p. Un’apparenza non è un errore. e nella società capitalistica è presente nella sua massima forma di astrazione: nel lavoro astratto. per Marx.. Con astrazione determinata si intende. Nel passo di Marx sopra citato. ma il manifestarsi di qualcosa che nel suo risultato nasconde il processo che l’ha prodotta. L’astrazione determinata si può definire un momento del ciclo materialistico concreto-astratto-concreto che vuol dire che dovendo conoscere una realtà determinata (un concreto). per Lukács. perché presente nella realtà storica. Questa astrazione è però determinata nel senso che è realizzata compiutamente all’interno di una specifica società storica. nella mediazione dialettica del ricambio organico tra la società e la natura. è un’apparenza necessaria. p. ma al contrario è comune a tutte le forme di società dell’umano esistere»14. mentre sono sempre uniti in una mediazione dialettica: l’uomo nel suo lavoro modifica la natura e entra in contatto con altri uomini. adattamento degli elementi della natura ai bisogni dell’uomo. codismo e dialettica. e. cit.. Per comprendere correttamente questo passo. p. ma non bisogna prendere questa astrazione per realtà. è l’attività che ha per fine il valore d’uso.75-76 16 A. a dei risultati complessi che sono. cit.75 G.143 40 .

come se la natura procedesse secondo leggi che nulla hanno a che fare con la storia umana. la trasformazione delle categorie come effetto della trasformazione della materia18. del tutto marginale nell’impianto complessivo e nel discorso di Storia e coscienza di classe. poiché il cominciamento dialettico non deve considerarsi come estraneo allo sviluppo concettuale: è il circolo del presupposto posto. p. Criticando il gergo incomprensibile di Lukács. Possiamo ritrovare questo circolo del presupposto posto anche nella struttura di Storia e coscienza di classe che. Deborin. Marx Per la critica dell’economia politica. Rudas. nonostante sia composta di saggi autonomi e contrari ad ogni pretesa sistematica. era «la modificazione storica del sostrato delle categorie come base della loro modificazione nel pensiero»21.. per ritornare alla concretezza. p. Il rapporto tra categorie semplici e superiori appare allora chiaro nel ciclo concreto-astratto-concreto: dai concetti concreti empirici. Una delle determinazioni essenziali che non erano presenti nella conoscenza della natura.6 n. Revai. si deve passare a concetti più semplici e astratti. cit. la dialettica è un prodotto dell’uomo. Società: dialettica). giunge nelle considerazioni sull’organizzazione alla piena concretezza della forma di mediazione reale del Partito comunista che conserva tutti i momenti precedenti.. lo produce come un che di spiritualmente concreto»17.6 n.127 20 L. come una negazione della dialettica nella natura. p. un circolo riflessivo che non nasconde il proprio procedimento ed è un metodo progressivo e regressivo alla stesso tempo. Per questo la categoria semplice della merce con cui inizia Il Capitale è al contempo «il punto di approdo». di cui egli è «il cervello»19. cit.193-189 citato in Lukács Coscienza di classe e storia.61-63 21 G. Marxismo ortodosso?. Lukács e la sua critica del marxismo. Che cosa è il marxismo ortodosso? in Storia e coscienza di classe. pp. mostrano una accurata selezione e riflessione sulla loro sistemazione: dal semplice metodo dialettico e la coscienza di classe. l’unità di teoria e prassi. Lukács. Rudas delinea le proprie critiche in tre punti: negando la dialettica nella natura sorge un dualismo (Natura: adialettica. p. Deborin e Rudas la interpretano insieme ad altre analoghe affermazioni critiche verso Engels. benché Lukács parlasse di una differenza fondamentale nella conoscenza e non nell’oggetto della conoscenza. Che cosa è il marxismo ortodosso? in Storia e coscienza di classe.7 41 . è presa dai suoi critici come esempio costante della volontà di Lukács di voler «difendere il marxismo ortodosso contro Engels» oppure dell’idealismo o del soggettivismo di questa «nuova corrente nel marxismo» che comprende anche Korsch. Questa nota. Rudas è interessato a questa determinazione solo in quanto evidente simbolo di 17 K. indipendente dall’uomo.. la dialettica non è «una legge oggettiva.7 19 A. la categoria più generale. bensì una sua legge soggettiva»20. Lukács. cit. passando per l’astrazione sensata della reificazione..cui il pensiero si appropria del concreto. cit. codismo e dialettica. nella polemica con Engels.. Fogarasi. p. cit. Il fatto che le categorie superiori spieghino le inferiori è anche il senso delle categorie decisive della dialettica delineate nella polemica contro Engels: interazione di soggetto e oggetto.88-89 18 G.

solo la parte cosciente (vera o falsa che sia). che vede cambiata da una conoscenza più ampia e più giusta che la “tolga e conservi” (aufheben). Quindi afferma che è esistita ed esiste «una dialettica oggettiva nella realtà indipendente dall’uomo» ma affinché questa sia una conoscenza. un principio di verificazione. di quell’ininterrotta trasformazione dell’essere sociale che si completa a sua volta in un’ininterrotta azione reciproca con la natura (ricambio organico sociale della società con la natura)»22. di quel processo di sviluppo sociale. pp. Ogni conoscenza è perciò falsificabile e la verità è piuttosto una non-falsità. sono necessari degli uomini pensanti.idealismo perché si tratta soltanto «di una modificazione nel pensiero». etc. non è intaccato da queste verità piuttosto ovvie. codismo e dialettica. Per questa concezione è soggettivo tutto ciò che è opera dell’uomo e anche la storia stessa non avrebbe alcuna possibilità di essere compresa nella sua oggettività reale così come è analizzata dal marxismo. che sono 22 G. Per Lukács è Rudas a concepire così un «soggettivismo molto pericoloso»: concepisce «rigidamente e non dialetticamente l’opposizione di Soggetto/Oggetto» e rimane fondamentalmente in una concezione di tipo kantiano in cui è possibile attribuire un’oggettività reale solo a quelle cose che esistono indipendentemente dal soggetto della conoscenza. rendita fondiaria. Ma Lukács risponde alla «nobile indignazione» di Rudas che il significato di questa determinazione è che «debba aver luogo una trasformazione nella materia (il sostrato del pensiero) perché possa conseguirne una nel pensiero». Lukács Coscienza di classe e storia. solo la propria collocazione e spiegazione teorica». profitto. ma quando corrisponde alla realtà dell’essere sociale e della natura da esso mediata è «verità oggettiva.78-81 42 . Il processo conoscitivo concepito dialetticamente è al tempo stesso «parte del processo di sviluppo sociale oggettivo» e comprensibile al tempo stesso «come processo storico»: «in quanto processo storico. assoluta. tuttavia. per poter «pensare la dialettica». cosa che metterà in dubbio soltanto «il kantiano Rudas». cit.. La dialettica non è semplicemente il risultato dello sviluppo economico e sociale dell’umanità e anche se lo fosse. il principio che il metodo dialettico si applica anche a se stesso. non avrebbe niente di soggettivo come tutti gli altri prodotti dello sviluppo storicosociale: capitale. Ogni conoscenza è quindi relativa «nella misura in cui può essere modificata o falsificata da uno sviluppo maggiore della struttura economica della società». la conoscenza è solo una parte. Il materialismo storico è relativo sola nella misura in cui «le categorie attraverso cui comprende la realtà oggettiva (società e natura) sono determinate dall’essere sociale del suo presente. Ma il senso storico della dialettica. la dialettica non potrebbe essere «un principio di sviluppo oggettivo della società se essa non funzionasse già come principio dello sviluppo della natura prima della società e non esistesse già oggettivamente». «Le vexatae quaestiones poste dal compagno Rudas sono in realtà molto facili da risolvere» e sono delle ovvietà: la società è sorta dalla natura. le leggi della natura sono esistite prima della società. alla inconoscibile cosa in sé.

G. Natura e società sono sempre in interazione reciproca nel ricambio organico sociale nella sua «doppia determinazione dialettica»: un’ereditarietà naturale. senza dover ricorrere alle assolutizzazioni di un sapere assoluto o della propria contemporaneità storica come Hegel. La dialettica hegeliana così rovesciata da Marx scopre il suo fondamento e i suoi presupposti reali nella storia degli uomini e il materialismo storico è un metodo oggettivamente valido perché comprende l’intera realtà come un processo storico e la conoscenza stessa come prodotto dello sviluppo oggettivo. Il dualismo tra natura e società nella dialettica è del tutto assente perché ha una fonte unitaria: «lo sviluppo della società e il ricambio organico con la natura che si sviluppa in esso»25.83 Cfr. p. altrimenti bisognerebbe ammettere che lo scienziato quando esercita la “pura” scienza della natura «stia al di fuori della società» e le categorie sociali. Coscienza di classe e storia. È questa la difficoltà della dialettica da cui Lukács invitava a tenere conto nella Introduzione a Storia e coscienza di classe: la dialettica inevitabilmente utilizza categorie storiche.94-95 43 .. che è al tempo stesso determinato dalla struttura economica della società. p. codismo e dialettica.XII-XIV 25 G. Lukács Coscienza di classe e storia. non influenzino il procedimento conoscitivo che avviene nella sua testa. cioè un rapporto di interazione con la natura indipendente dagli esseri umani. cit. sia da quella dell’oggetto (condizioni sociali del ricambio organico della società con la natura)»26. Le scienze della natura in Storia e coscienza di classe sono risultate essere un prodotto dello sviluppo capitalista. «forme e condizioni di esistenza». Lukács. cit. p. in quanto questo è sempre socialmente mediato dal ricambio organico tra natura e società o. Se con Marx si concepisce l’economia politica come «anatomia della società borghese» si deve dire che non c’è fenomeno della vita che non sia in rapporto ad essa «sia dal lato del soggetto (categorie come forme di esistenza in ogni manifestazione di vita).. «forme mentali» e concetti del presente che devono sempre essere considerate nella loro essenza prettamente storica e nel loro “togliersi e conservarsi”. oggettivo e sistematico».soltanto forme mentali di questa realtà oggettiva»23. del fondamento materiale e dei presupposti del metodo dialettico. dal principio di socializzazione della società. ma ciò non toglie nulla alla loro oggettività né alla loro utilità perché producono «un sapere sulla natura adeguato.85 26 Ivi. Finché non saremo in grado di mostrare in modo storico-genetico «l’origine delle nostre conoscenze a partire dalla loro base materiale concreta … la nostra visuale sarà manchevole di un importante e 23 24 G. Quello che Rudas e Deborin chiamano “agnosticismo” e “relativismo” è soltanto la chiarezza «delle concrete determinazioni della conoscenza». codismo e dialettica. pp. nel loro costante superamento dialettico24. L’essere sociale determina la scienza. cit. cosa difficilmente immaginabile e possibile prima del capitalismo. Introduzione a Storia e coscienza di classe. in altri termini. Lukács.. Ossia Lukács nega che nella società attuale sia possibile avere un rapporto immediato con la natura.

Quindi Lukács analizza le obiezioni più importanti poste da Deborin e Rudas verso la teoria della coscienza di classe. una conoscenza che «può essere modificata o falsificata da uno sviluppo maggiore della struttura economica della società». nel suo divenire storico e nel suo essere-divenuto». La verità. Quello che è. per cui non rifiuta tutte le conoscenze che non siano dialettiche e a partire dal punto di vista del proletariato. pp. poiché questo oggetto non esisteva ancora nella realtà concreta: questo oggetto è il proletariato rivoluzionario30. 98-99 44 . il limite di Hegel.oggettivo momento della dialettica: la storia». Lukács. impossibile alle scienze della natura è ordinare i propri risultati sia storicamente che teoreticamente in un contesto complessivo. nonché «chiarire le contraddizioni che sorgono dal materiale concreto e mostrarle come contraddizioni dialettiche»27.. Inoltre Lukács non svaluta neanche le conoscenze non dialettiche e astoriche o in opposizione allo sviluppo storico oggettivo: «dal fatto che il processo oggettivamente reale è esso stesso dialettico e che l’origine reale e l’intreccio della conoscenza che gli corrisponde adeguatamente siano essi stessi dialettici. Lukács vuole dimostrare come Rudas e Deborin «immaginano di combattere il mio “soggettivismo”. cit. Il pensiero può anticipare un processo storico-sociale solo se esiste già nella realtà «come una reale tendenza di sviluppo». cit. è che «non si curò di dimostrare questo per-sé.. La conoscenza dialettica stessa è un tentativo sempre falsificabile di raggiungere questa completezza. Coscienza di classe e storia. p. Nonostante il suo «realismo grandioso». codismo e dialettica. Lukács accenna all’arte e ad altri esempi di conoscenza. che lo spinse verso un «idealismo mitologico». inoltre. pp. Kautsky contro Lenin)». Merleau-Ponty. Le contraddizioni dialettiche di una teoria possono essere concretamente risolte solo nel processo storico reale e una conoscenza più giusta che così si produrrebbe non può che “togliere e conservare” la conoscenza precedente. altrimenti rimane in forma astratta e nella «mitologia del concetto» di Hegel.96-97 M. è un «interrogativo permanente»28 sulla realtà storica attuale. e sebbene non vi siano più ottimistiche considerazioni sul mutamento di funzione del materialismo storico. 87 30 Ivi. 68 29 G. come momenti singoli del processo storico unitario. rimane l’incentivo alla ricerca delle epoche e dei saperi pre-capitalisti. non segue affatto che ogni conoscenza debba apparire nella forma di conoscenza del metodo dialettico»29. è per Lukács più che altro un continuo processo di verificazione. Ciò non vuol dire che le scienze della natura siano del tutto prive di elementi storici e non possano giungere a verità obbiettivamente valide. però. Sottolineando come ogni volta che si faccia un attacco opportunistico contro la dialettica rivoluzionaria questo avvenga in nome dello slogan «contro il soggettivismo (Bernstein contro Marx. Le avventure della dialettica. questo oggetto che si riconosce nella sua concretezza materiale. in realtà stanno combattendo contro il 27 28 ivi.

se Lukács volesse essere «cattivo». 75-124 33 M. pp. agli inizi di agosto del 1919 l’Armata Rossa ungherese si trovava in una situazione promettente (con la riconquista di Szolnok) mentre a Budapest la Repubblica dei Consigli crollava. Rudas. codismo e dialettica. né per il tradimento degli ufficiali militari e né per l’embargo delle altre nazioni europee. ma dal punto di vista metodologico. Rudas. Genosse Trotsky über die ungariche Proletarierrevolution (Il compagno Trotsky sulla rivoluzione proletaria ungherese). Con un argomentazione che ricorda Heidegger nella Lettera sull’Umanismo33.20 35 L.. e arriva addirittura a negare la lotta di classe: «la società lotta con la natura e basta!»31. Coscienza di classe e storia. Inprekorr IV 45 . p. Questi tre sono dei fatti che sicuramente hanno avuto un ruolo nell’affossamento della rivoluzione. Lukács. per Lukács. La teoria della coscienza di classe di Lukács in Intellettuali e coscienza di classe. Milano 1987 34 G. aveva partecipato alla Rivoluzione dei Consigli. perciò è al suo ampio articolo critico della teoria della coscienza di classe32 che sono rivolte le risposte polemiche di Lukács.. per cui la rivoluzione non è «una questione puramente militare» e. dal fatto dell’estensione 31 32 G. codismo e dialettica. Heidegger.. concepisce in modo rigidamente separato il soggetto (la società) e l’oggetto (la natura). che non ci interessiamo “della” Storia ma dell’epoca della rivoluzione proletaria»34. p.19-20 L. la questione dell’organizzazione. Coscienza di classe e storia. Rudas non si spinge fino a questo punto. Adelphi. per l’estensione limitata del territorio che non dava alcuna possibilità di ritirata militare. faceva parte della frazione viennese insieme a Lukács. cit. che è un buon esempio di un’analisi storicodialettica che non può rimanere ferma ai fatti oggettivi ma deve considerare il processo storico e la società come una totalità: è un interrogativo permanente sulla realtà storico-sociale. cit. per cui l’embargo è stato fatale in realtà più per la demagogia socialdemocratica. ma al suo scioglimento si schiera con Bela Kun e l’Esecutivo centrale. cit. «se vogliamo rimanere dei dialettici rivoluzionari».bolscevismo». Lukács afferma inizialmente che Rudas parla continuamente “della” Storia e “dell’uomo” e dimentica che nel suo libro «non ci occupiamo “dell’uomo” ma del proletariato e del partito che lo guida. che nel ritorno alla democrazia sperava in un miglioramento delle condizioni del proletariato. La rivoluzione in Ungheria non è fallita. Lettera sull’umanismo in Segnavia. centrale è andare al di là dei fatti nella loro semplice fatticità e considerare il momento soggettivo del processo storico: «la questione dell’esistenza o meno di un Partito Comunista». Lukács non può perciò esimersi nell’affrontare la sua critica alla coscienza di classe dal far riferimento a questo retroterra di esperienze comuni e ad un suo recente articolo politico35. come sostiene Rudas. Deborin. Rudas era un militante nel partito comunista ungherese. I fatti delineati presi per se stessi non offrono la possibilità di trarre delle conclusioni univoche dagli eventi: il tenore di vita del proletariato ungherese non è sceso drasticamente nel periodo dell’offensiva controrivoluzionaria. perciò fa una analisi critica della Rivoluzione Ungherese. Lukács. ponendosi dal punto di vista volgare della vita quotidiana borghese e della scienza della natura.

codismo e dialettica. p.113 40 G. ma Lukács si oppone ancora una volta alla concezione di una semplice evoluzione economica verso il comunismo. Egli si pone sullo stesso piano delle scienze borghesi naturali e negando «il ruolo concreto che spetta al proletariato in quanto fattore soggettivo della storia e la funzione che la sua (e solo la sua) coscienza di classe occupa nel processo storico»38. In questa situazione tutto dipende dalla volontà cosciente del proletariato. ma non va astrattamente separato dal processo storico in quanto si trovano in interazione dialettica: «si tratta di comprendere che questa autonomia del momento soggettivo nello stadio attuale del processo storico … è un segno decisivo della situazione generale nel periodo della rivoluzione proletaria». dalla sua coscienza di classe. ad uno ”sviluppo” senza rivoluzione. «teoria del momento (Augenblicktheorie)» di Lukács39.26-27 46 . La teoria della coscienza di classe di Lukács in Intellettuali e coscienza di classe. p. p. Coscienza di classe e storia. pp. È la carenza organizzativa. pp. che imponga una direzione diversa al processo storico oggettivo ed è proprio questo il senso profondo dell’insurrezione come arte che Lenin sosteneva. Questi «momenti soggettivi» si lasciano così poco isolare nel corso del processo storico oggettivo. e superato questo punto il processo prende un’altra direzione: è un salto.. è il momento della decisione e dell’azione rivoluzionaria. Rudas «lo separa sempre accuratamente da quello “oggettivo” e si guarda bene dal cogliere la loro interazione dialettica»37. da lui definita. la mancanza di un partito comunista cosciente e organizzato la causa principale della fine della rivoluzione in Ungheria36.limitata del territorio bisognerebbe inferire che una rivoluzione non è possibile in tutti quei paesi che non abbiano l’estensione territoriale della Russia e siano circondati da Paesi imperialisti: «ma questo vale allora per ogni paese europeo». Lukács. L’utilizzo del termine momento vuole sottolineare che in determinate situazioni storiche si danno delle condizioni per cui è possibile un’azione pratica nel presente. Questa svalutazione del ruolo soggettivo conduce per di più Rudas al fatalismo storico nella considerazione della. essendo sempre in profonda interazione dialettica. che è proprio di una concezione rivoluzionaria bolscevica concepire che mai possa mancare in ogni situazione «il germe. La coscienza di classe non è l’unica forza trainante della rivoluzione e dipende dallo sviluppo storico...cit. rimane «un fedele kantiano». Coscienza di classe e storia. cit. la possibilità di un’influenza attiva del 36 37 G. Nel sottovalutare o sopravvalutare l’elemento soggettivo nel processo storico.21 38 Ivi. Lo sviluppo storico «non segue pedissequamente una linea retta ascendente»40.24 39 L. Il momento è per Lukács quella situazione in cui si concentrano «le tendenze essenziali» del processo storico e in cui «deve essere presa una decisione sulla direzione futura» da imprimere al corso della storia. Rudas.21-23 Ivi. codismo e dialettica. Lukács. in esso vi sono dei momenti in cui «le tendenze essenziali» si concentrano fino a raggiungere un punto di massima concentrazione. cit.

Per Lukács è possibile che la coscienza rimanga indietro rispetto 41 42 G. I.36 44 Ivi. 38 45 Cfr.momento soggettivo»41 e citando Lenin: «Forse non aveva ragione il ministro prussiano degli affari interni. espressione coniata da Lenin per coloro che non riconoscono il ruolo dell’avanguardia cosciente e del partito rivoluzionario. Non vede come necessario nessun altro tipo di azione del partito e per questo. Rudas concepisce questo compito del partito come un semplice prevedere lo sviluppo oggettivo delle forze produttive e dei rapporti di produzione. Allora Lukács affronta le critiche di Rudas al termine che ha utilizzato per definire la coscienza di classe possibile: zugerechnete.. Il proletariato in base alla sua posizione di classe può «avere una coscienza giusta del processo storico e delle sue singole tappe»44. superare: è uno scarto tra essere e coscienza. ma questo non vuol dire che la possieda in ogni caso. pp. Quando ci si riferisce alle classi.86-87 47 . ad un soggetto collettivo e transindividuale. Coscienza di classe e storia. codismo e dialettica. ma «se egli avrebbe potuto e dovuto sapere che la sua azione o la sua omissione doveva portare in condizioni normali a queste conseguenze»43. Negli studi storici si usa questa categoria per lasciar cadere i dettagli inessenziali e riconoscere cosa gli uomini fossero in grado di fare o tralasciare in base alla corretta conoscenza della loro situazione oggettiva. Rudas è politicamente un sostenitore del “codismo”. Ma i pensieri effettivi su tale situazione economica oggettiva non sempre sono giusti e la falsa coscienza è un’apparenza necessaria della realtà storica. codismo e dialettica. La responsabilità e la colpevolezza dell’imputato. quando pronunciò il detto memorabile: “in ogni sciopero è nascosta l’Idra della rivoluzione?”»42.in base alla loro posizione di classe – potrebbero avere». Editori Riuniti. cit. Roma 1969. p.. non riguarda che cosa egli abbia realmente pensato. p.. preferendo collocarsi “in coda” ai movimenti di massa spontanei45. Rapporto sulla rivoluzione 1905 citato in G. dell’organizzazione rivoluzionaria cosciente. p.34 V.cit. in ultima analisi. Lukács. cit. Lenin. del proprietario della casa. Vi è appunto uno scarto che è compito del Partito comunista. Lukács. codismo e dialettica. p.34 43 G. V. Lukács non dà al termine di “imputazione” alcun peso particolare e non segue Rudas nella sua ricostruzione del significato del termine che lo faceva discendere da quello teorizzato nell’ambito del neokantismo da Rickert e Max Weber. Lenin. basterebbe contrapporre la «falsa coscienza alla realtà oggettiva della vita economica per comprendere correttamente la situazione storica». Per Lukács è un vecchio termine giuridico che si trova già in Aristotele e fa l’esempio di un oggetto che cade da una finestra di una casa e uccide un passante. I. per cui si produce uno scarto tra la coscienza effettiva degli individui e la coscienza «che essi . il signor Von Puttkamer. Coscienza di classe e storia. Che fare?. Lukács Coscienza di classe e storia. cioè coscienza di classe attribuita di diritto o imputata. tra una coscienza che corrisponde oggettivamente alla struttura del processo e una coscienza in cui questo carattere di classe è occultato dagli interessi particolari e temporanei.

sentimenti.allo sviluppo economico oggettivo. Questa è la funzione prettamente politica della categoria dell’imputazione: la coscienza di classe possibile si sviluppa all’interno di un’organizzazione rivoluzionaria cosciente per elaborare le linee guida per l’azione. le parole che siano politicamente produttive per ottenere il coinvolgimento del proletariato e realizzare l’azione rivoluzionaria. ma sono al tempo stesso fluide e questi due aspetti sono strettamente legati nel processo dialettico. sia in rapporto alla struttura dell’intera società»47. pp. cioè i suoi slogan devono essere «quelle idee. non sono concetti formali e rigidi. perché «esprimono rapporti concreti in concrete situazioni storiche». se fossero stati in grado di cogliere pienamente questa situazione e gli interessi da essa emergenti. etc. Lukács si pone seriamente il problema di una organizzazione politica che vuole essere rivoluzionaria. p. È a Lenin che va riconosciuta «la scoperta dei passaggi reali di mediazione tra la posizione di classe e la prassi correttamente cosciente»50.45 Ivi. per cui il Partito deve «intervenire attivamente in questo processo di sviluppo della coscienza di classe proletaria»: cioè deve da una parte incentivare la comprensione corretta della condizione di classe oggettiva. questa analisi puramente teorica non è sufficiente.cit. La teoria della coscienza di classe in Intellettuali e coscienza di classe. sia una media statistica dei pensieri delle masse.65-66 48 L.86 49 Ivi. cit. come tutte le determinazioni dialettiche.. criticando lo spontaneismo di Rosa Luxembourg. e anche per modificare questa stessa coscienza di classe. Rudas. p. codismo e dialettica. sia in rapporto all’agire immediato. si può affermare con ragione che queste forme di organizzazione siano conservative e rigide nei confronti del processo storico. Lukács risponde: «questo “terzo luogo” è per ogni comunista qualcosa di abbastanza facile da trovare: è il Partito Comunista»49.48 50 Ivi. dall’altra.. Lenin esorta ad afferrare «con tutte le proprie forze “l’anello più vicino” della catena dello sviluppo dal quale dipende. che negli anni precedenti aveva egli stesso sostenuto. e i suoi programmi accettati in una discussione con il proletariato. «forse la testa di un dio o di molti dei. Rudas rimane fermo in una contrapposizione kantiana di forma e contenuto. p. il destino della totalità» e quindi 46 47 G. per cui i suoi discorsi stessi devono essere comprensibili. i modelli da seguire. che gli uomini avrebbero avuto in una determinata situazione di vita. per cui deve sviluppare «le giuste linee guida per l’azione»46.55 48 . mentre la coscienza di classe è un concetto dialettico per cui le sue determinazioni come “livello della coscienza di classe” e il “senso della posizione di classe”. All’affermazione di Rudas per cui negando che la coscienza di classe sia la coscienza psicologica individuale. Le forme organizzative sorgono in parte in modo spontaneo e in parte vengono create in modo cosciente per cui. sarebbe necessario trovare allora un «terzo luogo» in cui sia possibile la coscienza di classe. Coscienza di classe e storia. in un dato momento. Lukács. perché devono costantemente sopprimersi e conservarsi. p. forse la testa della signora storia o qualcosa di simile»48.

ciò vuol dire che esiste una prassi. unità e coerenza del suo pensiero. Lukács. «Le forme organizzative del proletariato. Come quella “filosofia povera” scaturita dalla riflessione etica dopo la Grande Guerra. codismo e dialettica. Lukács. Questa autocritica è essenzialmente pratica. Einaudi. Torino 1976. Una verità che è sempre autocritica perché deve corrispondere alle aspirazioni e alla situazione reale del proletariato e con esso comunicare.52-53 53 G. Lukács.92 49 . che accade indipendente da noi.61 vedi anche il più ampio confronto di Lukács riguardo il significato e l’importanza storica di Lenin nell’opuscolo scritto subito dopo la sua morte: G. scambio e comunicazione con il resto del proletariato. che fa si che la coscienza di classe esista anche prima della sua totale realizzazione concreta.. ossia ambiva a elaborare la formulazione filosoficamente coerente della prassi rivoluzionaria del leninismo. Una verità che è sempre da correggere. è che Lukács nel suo libro aspirava a dimostrare come «l’organizzazione e la tattica del bolscevismo costituiscano l’unica possibile conseguenza del marxismo».rifiutando ogni istanza utopica «il suo “relativismo”. per trascinarlo verso la propria coscienza di classe e farsi riconoscere espressione del proletariato rivoluzionario. p. L’ironia tragica della scomunica da parte dell’Internazionale comunista e ciò che Deborin e Rudas non avevano assolutamente compreso. pp. sono le forme di mediazione reale in cui e attraverso cui la coscienza di classe che corrisponde ad un dato essere sociale del proletariato si sviluppa e viene sviluppata»52. in primo luogo il partito. l’errore stesso di cui si sia acquisita consapevolezza. se vuole realizzare il regno della libertà come utopia reale. La coscienza di classe non è un sapere assoluto di cui il Partito sarebbe depositario. Per Lukács non è il la rivoluzione russa ad aver bisogno della filosofia ma è la filosofia stessa che “deve farsi leninista”. che è da inventare all’interno di una realtà storica. ma deve fondamentalmente imparare dalla lezione leninista per 51 G. cit. Lukács. ma è al tempo stesso “da fare”. cit. richiede elaborazione critica e comunicazione con il proletariato per creare slogan. il principio di continua verificazione delle proprie convinzioni e azioni.. p. Coscienza di classe e storia. La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe. immagini e progetti politici che siano realmente rivoluzionari e raggiungere così la sua verità. da riprendere e mantenere viva.15 52 G. Coscienza di classe in Storia e coscienza di classe. Lenin. e allo stesso tempo è l’arma di una politica rivoluzionaria che non può esimersi dall’andare verso l’ignoto se vuole rovesciare il sistema capitalistico e la società divisa in classi. che in quanto «ultima coscienza di classe»53 dovrebbe sopprimere se stessa nel momento in cui raggiunge la propria affermazione.260-261 n. cit. la sua Realpolitik rappresentano appunto l’attualizzazione e la traduzione pratica delle tesi su Feuerbach del giovane Marx»51. Ma la prassi e la vita all’interno di una organizzazione rivoluzionaria non è chiusa in se stessa richiede elaborazione critica.. pp. la filosofia non deve aver alcuna pretesa a guidare i momenti storici in atto. Nell’organizzazione rivoluzionaria fondamentale importanza ha l’autocritica.

era sempre un «pensiero vissuto»55. Il suo pensiero. Quindi tutto il discorso di Lukács sul metodo dialettico e sulla coscienza di classe va sempre riferito alla questione dell’organizzazione e dell’attività rivoluzionaria: Storia e coscienza di classe termina con il saggio sull’organizzazione del partito. Lukács. Il fascino di Storia e coscienza di classe sta proprio nell’essere un libro di filosofia che dialoga con gran parte della sua storia e con i filosofi a lui contemporanei. cit. 55 G. Coscienza di classe e storia. 54 Cfr. !i"ek. Lukács. 50 . codismo e dialettica. S. Pensiero vissuto. cit. un’autobiografia in forma di dialogo.comprendere a pieno la possibilità e la riproducibilità della azione rivoluzionaria54. Georg Lukács filosofo del leninismo in G. cioè di quella epoca della rivoluzione mondiale in cui Lukács pensava di vivere. e nel contempo è un libro fortemente impegnato nei problemi del suo tempo. Questo aspetto va sempre tenuto presente nel discorso elaborato da Lukács e egli non può mai essere visto come un raffinato critico depoliticizzato della reificazione capitalista: in Lukács la filosofia stessa era sempre legata all’azione concreta. come il titolo dell’abbozzo autobiografico scritto in vecchiaia.

p.. all’evocazione di Dio»3. un’anticipazione che. Marxismo ortodosso? in Intellettuali e coscienza di classe.. Critica però in Storia e coscienza di classe «una certa inclinazione semplicistica all’omogeneizzazione quasi esclusivamente sociologica del processo»5. il quale sostiene che in alcuni luoghi di Essere e tempo vi sia una replica polemica al suo libro. Le recensioni polemiche del 1924.74 Ibidem 3 E. che viene tradotta reificazione o cosificazione. della teoria del “feticcio” della merce»1 che. «dà al pensiero umano la suprema forza costitutiva e al tempo stesso la massima responsabilità del mondo. cit. Ernst Bloch è uno dei pochi recensori dell’epoca che coglie l’importanza dell’analisi di Lukács sulla reificazione incentrando tutto il suo articolo su questo concetto e le sue implicazioni filosofiche. Rudas. Attualità e utopia. spoglia ogni nostra conoscenza di qualsiasi «strumento per constatare l’oggettività di una verità»2.164 6 G.5. benché marginale. Lukács sottolinea l’importanza della 1 2 L. Lukács. “Storia e coscienza di classe” di Lukács in Intellettuali e coscienza di classe. nel suo carattere totalizzante. cit. Nell'insieme Bloch legge nell’opera di Lukács un’attualizzazione dell’utopia. p. Lukács si limita ad asserire che il tema della reificazione «era nell’aria»6: fa riferimento a Heidegger e all’interpretazione di Lucien Goldmann.166167 4 Ivi. La parola Verdinglichung. p. la critica ad Engels e alla dialettica della natura e la teoria della coscienza di classe. Tutta la discussione precedente riguardo al metodo dialettico e alla coscienza di classe rimane in qualche modo astratta e formale se non prende in considerazione l’essere reale. Rudas si limita a osservare che con il nome di reificazione Lukács opera una «deformazione. ma il suo contenuto è del tutto conforme al suo Spirito dell’utopia. cit. La reificazione Il saggio La reificazione e la coscienza del proletariato è il più lungo e importante di Storia e coscienza di classe ed è la formulazione più originale del «marxismo ortodosso» di Lukács. non si concentrano su questo aspetto dell’opera considerando ben più importante. Prefazione a Storia e coscienza di classe. Per Bloch «il tema metafisico complessivo della storia è pertanto disvelato nel libro di Lukács per altra via»4. Benché l’intera prefazione sia nel segno di una aspra autocritica di Storia e coscienza di classe. il compito del settimo giorno della creazione.XXIII 51 . Bloch. pp.. Nella Prefazione del 1967. come abbiamo visto.166 5 Ivi. negatrice di ogni verità oggettiva. la forma concreta di esistenza all’interno della società capitalista: la reificazione. p. si trova anche in altri pensatori (Nietzsche ad esempio) ma è stato Lukács a delinearne un concetto preciso. collega Lukács e la metafisica alla interpretazione cosmica dei sogni. nel ricondurre il dinamismo dialettico di Hegel e di Marx al momento finale della decisione e della nascita del nuovo.

p. unica possibilità di rifugio per la soggettività autentica è il mondo purificato dei sentimenti e dell’etica. Simmel era a favore della Grande Guerra in cui vedeva una grande assoluta educatrice: “dare forma” alla propria vita era possibile nell’esperienza bellica perché «gli atti di eroismo individuale promuovono l’assunzione di responsabilità personale nei confronti della comunità intera. ma sono anche propedeutiche e propriamente etiche: essenziale per l’individuo per contrastare la reificazione capitalista è «“dare forma” alla sua esistenza rendendosi continuamente responsabile dei gesti e delle decisioni con i quali. all’intera esperienza dell’uomo. In questo mondo reificato. Simmel si è ispirato a Marx ma in polemica con lui: parte da una considerazione soggettiva del valore e lo considera sempre come stima personale. cit. p. p. descrive soltanto questo «mondo stregato. Y. cit. che viene trattato per la prima volta dopo Marx come questione centrale della critica rivoluzionaria del capitalismo»7. cit.sua analisi «del problema dell’estraneazione. giorno per giorno. In effetti.. Opponendosi. allo schema marxiano che vede i fenomeni sociali e culturali come sovrastruttura della base economica-materiale.XXII-XXIII cfr. Lukács.123 52 . riscattano dal rischio della riduzione a “cosa”»10.. Queste categorie estetiche non hanno soltanto valore epistemologico. quindi. prima fra tutte quella di forma. dominato dall’opposizione necessaria dell’oggetto e dell’intelletto riflessivo.61 10 Ivi. ma finisce per imporsi come scopo e produce un mondo oggettivo che solo l’intelletto può comprendere8. La reificazione e la coscienza di classe del proletariato in Storia e coscienza di classe.62 11 G. Goldmann Lukács e Heidegger. analizzando solo le componenti ideali e simboliche dello scambio si pone sul piano della semplice circolazione delle merci e non della loro produzione e. Simmel. Ishaghpour. Per una filosofia povera. attribuendoli allo scambio sociale e al denaro come espressione generale di scambiabilità delle cose. di conseguenza. pp. Prefazione a L. All’inizio del secolo Georg Simmel nella Filosofia del denaro aveva utilizzato il termine di reificazione per descrivere alcuni fenomeni apparenti della società capitalistica.. Come Max Weber riguardo la razionalizzazione dell’impresa capitalista. Il denaro nato nel rapporto di scambio è privo di valore in sé. Simmel estende le categorie della comprensione estetica. Lukács nota come Simmel si arresti alla «immediatezza della reificazione». egli supera la chiusura del proprio io e ridefinisce la sua appartenenza al vincolo comunitario»9. deformato e capovolto in cui si aggirano i fantasmi di Monsieur le Capital e Madame la 7 8 Ivi. Catucci. Nello scambio delle merci questa stima personale si oggettivizza e produce una distanza tra l’io che stima e la cosa. perché separa il fenomeno dalla sua esistenza economica che permetterebbe di comprenderlo nella sua «vera intelligibilità»11. pp. Per questa elaborazione dell’etica della forma e della decisione.16-17 9 S.

della conoscenza. Il dominio assoluto della forma di merce e la conseguente reificazione totale sono quindi qualcosa che si realizza compiutamente solo nel capitalismo avanzato moderno. cit. Al contrario. in quanto si sviluppa soltanto ai confini della comunità naturale. Simmel non coglie neanche l’essenza dello scambio tra equivalenti e la trasformazione del denaro in equivalente generale perché rifiuta il concetto di valore-lavoro e il lavoro astratto come «utopia scientifica» che non si incontra da nessuna parte13. Storia e coscienza di classe. Per Lukács il rapporto di merce è una struttura totale e totalizzante: è un «modello di tutte le forme di oggettualità e di tutte le forme ad essa corrispondenti di soggettività nella società borghese»16. Lipsia 1900 (trad it. apparentemente conclusa e razionale.. op. è “l’oggettualità spettrale” della forma di merce.224 16 Ivi. ai bisogni della comunità.17 14 E. come si può sostenere con una certa legittimità che il capitolo della logica hegeliana sull’essere. L’essenza di questa struttura consiste nel fatto che «una relazione tra persone riceve il carattere della cosalità e quindi una “oggettualità spettrale” che occulta nella sua legalità autonoma.82 15 G. riplasmandole seconda la propria immagine»18. Filosofia del denaro) citato in Y. p. ad un tempo. 7. Ishaghpour. Marx. la produzione è indirizzata esclusivamente al profitto.Terre come caratteri sociali e insieme direttamente come pure e semplici cose»12. il non essere e il divenire contiene l’intera filosofia di Hegel.107 17 Ivi. Lukács legge nel feticismo delle merci una «una filosofia totale (una concezione.. Secondo Lukács con il passaggio al capitalismo non aumenta semplicemente il numero degli scambi di merci all’interno di una società. 48.. nella società capitalista. Il Capitale. nonché a ricorrere al mercato per soddisfare i loro bisogni. p. III. p. si produce una differenza qualitativa.110 53 . Goldmann Lukács e Heidegger. p. La reificazione e la coscienza di classe del proletariato in Storia e coscienza di classe. Philosophie des Geldes. La filosofia di Marx. della politica e della storia)»14. La merce in quanto categoria o «forma universale della strutturazione (Gestaltung) sociale» è caratterizzata dal fatto di «permeare le manifestazioni di vita della società nella loro totalità. Questa “seconda natura” che ha così origine è il divenir “cosale” delle relazioni tra uomini. Lukács. così «il capitolo sul carattere di feticcio della merce cela in sé tutto il materialismo storico. un salto fondamentale: è l’epoca del dominio della merce e della mercificazione di tutte le espressioni di vita.. p. p. Balibar.108 18 Ivi. p. gli individui spossessati dei loro mezzi di produzione sono costretti a vendere la propria forza lavorativa. In una società pre-capitalista o primitiva la produzione è indirizzata esclusivamente al valore d’uso. l’intera autoconoscenza del proletariato come conoscenza della società capitalistica»15.123 13 G.1106 citato in G. e lo scambio di merci è episodico o marginale. Newton Compton 1979. Simmel. vale a dire in una società in cui 12 K. p. cit. rigorosa. Prefazione a L. è il fenomeno della reificazione. cit. cit. ogni traccia della propria essenza fondamentale: il rapporto tra uomini»17. alla continua riproduzione del capitale. Lukacs.

112 Ivi. I. sia delle relazioni degli uomini fra di loro. Nella società capitalista il lavoro sociale complessivo. Il lavoro astratto umano realizza la merce come «forma universale della strutturazione sociale» e la conseguente reificazione capitalista soltanto quando.113 21 K. la sua forza-lavoro viene considerata alla pari di ogni altra merce. è rilevare che l’universalità della forma di merce ha delle conseguenze e. «L’attività umana si oggettiva di fronte all’uomo stesso trasformandosi in merce»19. in seguito ad un lungo sviluppo storico. Il Capitale.71 54 . Questi produttori privati devono. che è possibile solo per il carattere sociale dei loro lavori. allora. dei presupposti soggettivi ed oggettivi. quindi. cit. ossia l’astrazione dal lavoro e l’equiparazione fra lavori disuguali diviene misura e legge del valore socialmente necessario alla produzione delle merci. Mediante questo quid pro quo i prodotti del lavoro divengono merci. ricorrere allo scambio delle merci per soddisfare la totalità concreta dei loro bisogni. Lukács nel delineare il suo concetto di reificazione parte da quanto Marx scrive nel I libro de Il Capitale riguardo il feticismo delle merci sviluppandone le implicazioni filosofiche. Nello scambio di merci il lavoro si oggettiva per mezzo del valore di scambio. «All’uomo viene contrapposta la sua attività come qualcosa di oggettivo e di indipendente che lo domina mediante leggi autonome che gli sono estranee». Solo nel processo storico il lavoro astratto diviene caratteristica determinante sia dell’esistenza reale dei lavoratori. Importante preliminarmente. sia del riferirsi della società alla natura. […] Quel che qui assume per gli uomini la forma fantasmagorica di un rapporto tra cose è soltanto il rapporto sociale determinato fra gli uomini stessi»21. i prodotti del lavoro “sfavillano” di valore. 1. in proprietà sociali naturali di quelle cose.. p. diviene astratto lavoro umano che misura il lavoro socialmente necessario alla produzione delle merci. e la produzione e la circolazione delle merci siano sviluppate a livello mondiale. per Lukács. cap. «L’arcano» della forma di merce consiste per Marx nel fatto che questa «rimanda agli uomini come uno specchio i caratteri sociali del loro proprio lavoro trasformati in caratteri oggettivi dei prodotti di quel lavoro. I 19 20 Ivi. al tempo stesso. e quindi rispecchia anche il rapporto sociale fra produttori e lavoro complessivo come un rapporto sociale di oggetti che esiste al di fuori di essi. Lukács. si incarna nel lavoratore libero e salariato che è costretto a vendere la propria forza-lavoro. Il lavoro astratto quindi «sorge contemporaneamente come risultato e presupposto della produzione capitalista soltanto nel corso del suo sviluppo»20. Ma nello scambio delle merci. nella sua elaborazione del concetto di reificazione parte proprio da ciò che Simmel rifiutava: il lavoro astratto. p. cioè cose sociali. cioè la sua attività. p. cose sensibilmente sovrasensibili. Marx. 1. è frantumato in una molteplicità di produttori privati indipendenti. necessario all’appagamento dei bisogni degli individui. per l’essere tutti dispendio di astratto lavoro umano.l’economia sia completamente mercificata.

segue la personificazione o animazione delle cose nella loro “oggettualità spettrale”. una mistificazione che è stata possibile per la sussunzione da parte del capitale di tutto l’essere sociale e anche perché «questa formula corrisponde all’interesse delle classi dominanti»27 che basano il proprio dominio sull’estrazione del plusvalore dal lavoro salariato. cap.1. cap. 48. Questa apparenza non è. Il feticismo delle merci rende naturale. III. Questa definizione classica. Questa definizione classica è. p. cap. Per questo la merce è una realtà «sensibilmente sovrasensibile» piena «di sottigliezze teologiche»24.1086-1087 26 Ibidem 27 Ivi. però. o formula trinitaria. dell’economia borghese mette in rapporto la ricchezza economica della società alle sue tre presunte origini: il capitale.73 Ivi. 1. 7. una «religione della vita quotidiana». cap. Il fenomeno della reificazione.48. 7. e nasconde.1. l’esistenza di una merce speciale. la forza lavoro. p. il separarsi del valore di scambio nella sua «oggettività spettrale» dal valore d’uso. In realtà fra queste tre dimensioni non vi è la benché minima analogia. 1. Il valore di scambio delle merci appare ai loro produttori.69-70 25 Ivi. Marx nell’ultima sezione del III libro de Il Capitale riconsidera il fenomeno del feticismo della merce in rapporto non più alla semplice circolazione. Siamo di fronte ad un’apparenza che è il manifestarsi separato di qualcosa di inseparabile.1107 55 . in questo mondo invertito. p. Questo oggetto mistico deve la sua origine a ragioni essenzialmente storiche: la produzione della società capitalista è diretta essenzialmente al mercato e i suoi prodotti sono consumati soltanto attraverso la compravendita. il rapporto di classe e di sfruttamento dovuto alla comparsa di questa merce speciale. I.rapporti sociali fra i diversi produttori appaiono a loro estranei e indipendenti come rapporti fra cose: «il valore trasforma ogni prodotto del lavoro in un geroglifico sociale»22. bensì un certo rapporto di produzione sociale che rientra in una determinata formazione storica della società»25 e la terra e il lavoro «rappresentano gli elementi materiali di ciascun processo produttivo e sono del tutto estranei alla forma sociale di esso»26. ossia del lavoratore libero e salariato. Lo scambio delle merci produce. 7. un’illusione e descrive come la realtà appare ogni giorno nel mercato della società capitalista. allo staccarsi dagli individui che ne sono i soggetti e al divenir “cosale” delle relazioni sociali. in quanto il capitale «non è una cosa. la terra e il lavoro. nelle leggi dello scambio di cose equivalenti. 48. cap. sullo sfruttamento del proletariato.1106 24 Ivi. pp. vale a dire un duplice e contraddittorio movimento di «personificazione delle cose e oggettivazione dei rapporti di produzione»23: alla reificazione dei rapporti tra persone. III. III. nato 22 23 Ivi. I. pp. quindi. ma all’insieme del processo di produzione e alla definizione classica della ricchezza. quindi. come una proprietà delle cose e il loro lavoro come direttamente socializzato nella forma di valore. allora.

E. pp. Lukacs. completo nella teoria del feticismo delle merci: i soggetti sono nell’oggettività stessa. L’importanza filosofica della teoria del feticismo delle merci propria della critica all’economia politica di Marx. gli scambi o. Ishaghpour. Balibar. Goldmann Lukács e Heidegger. cit. strutturato dai rapporti di scambio. mentre vengono messe da parte le 28 29 Y. che rappresenta chiaramente l’essenziale della “natura” in cui vivono.. quindi. consiste nel fatto che essa è al tempo stesso una teoria della soggettività e dei modi di assoggettamento e soggettivazione. cit.80 31 K. li riproducono»28.. p. 75 30 Ivi. p. producendo. Nello sviluppo del processo lavorativo dall’artigianato fino alla grande industria del moderno taylorismo «si può vedere una crescente razionalizzazione. Marx rovescia la concezione idealistica della soggettività propria di Kant perché non postula un soggetto che costituisce il mondo. Per la critica dell’economia politica. cit. sono dati nell’esperienza a fianco delle cose e in rapporto con esse. p. Per questo le categorie dell’economia borghese sono oggettivamente valide.. e allora la costituzione del mondo è la genesi di una determinata soggettività storica come parte del mondo sociale dell’oggettività.69-82 56 .6 32 cfr..19 E. le relazioni intersoggettive fra gli uomini.193 citato in G. più in generale. Prefazione a L. Editori Riuniti. Storia e coscienza di classe. Balibar. sono «forme e condizioni di esistenza degli individui»31 secondo una affermazione di Marx che Lukács spesso cita. In conclusione la critica di Marx all’economia classica di Smith e Ricardo si sviluppa in due momenti: al «dissolvere l’apparenza di oggettività del valore di scambio» deve aggiungersi un altro momento determinante cioè «mostrare la costituzione dell’apparenza nell’oggettività»29. «si generalizza diventando costitutivo della produzione e realizza il capovolgimento del mondo in un mondo di relazioni tra cose per mezzo delle quali i rapporti sociali di produzione dominano coloro che. La filosofia di Marx.nell’apparenza feticistica della circolazione delle merci. In questa percezione distorta del feticismo si combinano il reale e l’immaginario e questa dualità è anche ben visibile nel calcolo economico individuale poiché si basa allo stesso tempo sul fatto che gli oggetti sono già sempre quantificabili e sull’imperativo sociale di sottometterli ad una quantificazione e razionalizzazione senza fine. Roma 1957. È più che altro il feticismo delle merci una costituzione del mondo: «il mondo sociale. cit. Il rovesciamento della concezione idealistica della soggettività è. p. pensano e agiscono oggi gli individui umani»30. La filosofia di Marx. p. Marx.32 Lukács sviluppa e radicalizza queste implicazioni filosofiche del discorso di Marx sul feticismo delle merci e delinea un concetto di reificazione che investe nel suo carattere totalizzante gli oggetti necessari all’appagamento dei bisogni dell’uomo. la stessa coscienza individuale e la prassi umana. ed esprimono una percezione dei fenomeni del mondo sociale da parte degli individui che non è possibile cambiare volontariamente.

la specializzazione del lavoro «giunge al punto di penetrare all’interno della stessa “anima” del lavoratore»39 causando una scissione interna della sua personalità complessiva. viene a mancare «il riferimento del lavoratore al processo in quanto intero ed il suo lavoro si riduce ad una funzione specialistica che si ripete meccanicamente»34. Questo atteggiamento contemplativo della prassi nella società capitalista modifica le categorie fondamentali del rapporto immediato dell’uomo con il mondo. da una parte. umano-individuali. «Il tempo perde il suo carattere qualitativo. del lavoratore»33. passiva e distaccata che non implica alcun coinvolgimento emotivo. Lukács.116 57 .114 Ibidem 35 Ibidem 36 Ivi. p. Nella divisione del lavoro capitalista e nella suddivisione del processo lavorativo fordista «in operazioni parziali astrattamente razionali». Ciò equivale. per cui il lavoro stesso «perde sempre più il suo carattere di attività. «l’oggetto del processo lavorativo si dissolve» e anche «l’unità del prodotto come merce non coincide più con la sua unità come valore d’uso»36. p. fluido: esso si irrigidisce in un continuum esattamente delimitato. trasformandosi in un comportamento contemplativo»41. in proprietà. funzioni. La reificazione non può quindi semplicemente «limitarsi alla mercificazione di tutti gli oggetti del soddisfacimento dei bisogni». p. ma «imprime la sua struttura all’intera coscienza dell’uomo: le sue qualità e capacità non si connettono più all’unità organica della persona. o coscienza individuale. Questa meccanizzazione e specializzazione del lavoro è realizzata e accompagnata da un principio di fondamentale importanza: «il principio della razionalizzazione fondata sul calcolo. dall’altra.130 41 Ivi. Il lavoratore nella produzione capitalistica è solo una parte meccanica in un sistema meccanico il cui funzionamento è dettato da leggi autonome e indipendenti dalla volontà umana. La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe. A questa calcolabilità e razionalizzazione del lavoro in operazioni parziali e meccaniche corrisponde una scomposizione del prodotto stesso. p.115 37 Ibidem 38 Ivi. questo scindersi dell’oggetto della produzione significa necessariamente anche scissione del suo soggetto»37. quantitativamente misurabile riempito “da cose” quantitativamente misurabili (le 33 34 G.proprietà qualitative.114 40 Ivi. p. p.. alla stregua dei vari oggetti del mondo esterno»40. ma appaiono come “cose” che l’uomo “possiede” ed “esteriorizza”. sulla calcolabilità»35. cit.115 39 Ivi. «In secondo luogo. mutevole. ad una disumanizzazione del lavoro in quanto «le qualità e le peculiarità umane del lavoratore appaiono sempre di più come mere fonti di errore di fronte al funzionamento calcolato in anticipo di quelle leggi parziali esatte»38. La contemplazione per Lukács non indica un atteggiamento di immersione teorica o concentrazione. quanto piuttosto una disposizione all’osservazione indifferente. sistemi parziali disorganici.

Il tempo astratto come misura del valore del lavoro muta il modo stesso di percepire i fenomeni da parte degli individui e. del comprendere e del discorso ma nelle loro deformazioni quotidiane della chiacchiera. creano un’indifferenza verso la comprensione emotiva autentica»48.operazioni reificate del lavoratore. Longanesi & Co.127 45 M. di un ente che è sempre le sue possibilità. così descritto. Questo caratterizzazione dell’esperienza quotidiana nella società capitalista e del comportamento contemplativo ha molte affinità con il discorso di Heidegger in Essere e tempo sull’esistenza quotidiana dell’esserci nel Si (Man). Max Niemeyer Verlag. p. Tübingen 1927. «esercita la sua tipica dittatura»: «leggiamo.117 44 Ivi. unito alla mercificazione della propria attività. è un moto costante. Fra le caratteristiche di questa motilità della caduta vi sono la tranquillità e l’estraneazione. «La sicurezza di sé e la disinvoltura del Si. trasforma in realtà quotidiana e permanente la contemplazione capitalistica del processo produttivo. La sua apertura alla comprensione dell’essere non è nelle strutture esistenziali della situazione emotiva (Befindlicheit). come una particella isolata e inserita in un sistema estraneo»43. Il Si è l’impersonale del mondo ambiente pubblico che nell’uso dei mezzi pubblici di trasporto.223 58 . realizzano una tranquillità che è un’assicurazione del mondo dal rischio del suo coinvolgimento emotivo e che porta al tempo stesso gli individui non ad una statica quiete ma ad «una attività sfrenata». nella fruizione dei mezzi di comunicazione di massa. giudichiamo di letteratura e di arte come si vede e si giudica»45.164 47 Ivi.165 48 Ivi. della curiosità e dell’equivoco che determinano il modo d’essere specifico della quotidianità: il decadere. p. p. o nella opinione pubblica in generale. p. La persona diviene «uno spettatore incapace di influire in ciò che accade nella sua esistenza. trad.163 46 Ivi. Milano 1976. Sein und Zeit. p. it. È la completa spersonalizzazione in cui «ognuno è gli altri e nessuno è se stesso»46 ma non è una semplicepresenza o un’illusione in quanto è il «soggetto realissimo della quotidianità»47. di Pietro Chiodi. il suo progetto. «In questo auto livellamento tranquillizzante e tutto 42 43 Ivi. Essere e tempo. pp. analoga alla contemplazione propria del lavoro nella fabbrica capitalista descritta da Lukács. e non è un cadere da uno stato paradisiaco originario. Il comportamento degli uomini. p. Heidegger. oggettivate meccanicamente ed esattamente separate dalla sua personalità umana complessiva) in uno spazio»42. Questa caduta è propria dell’essere-gettato in un mondo dell’Esserci. vediamo. benché si muova su tutt’altro livello. si riduce ad un corretto calcolo probabilistico dei possibili effetti degli eventi in base a leggi necessarie e indipendenti dall’arbitrio individuale: è una modalità di esistenza anonima che consiste «nell’evitare abilmente gli “elementi accidentali” di disturbo mediante l’uso di appositi strumenti difensivi e protettivi»44.116-117 Ivi.

l’Esserci è spinto in un’estraneazione». di prassi in luogo di Zuhandenheit (utilizzabilità). in quanto appare preoccupato principalmente a mostrare il carattere totalitario e 49 50 Ivi. Lukács e Heidegger. I due esprimono idee poco differenti. questo veniva da lui assegnato ai problemi immediati»51.70-71 59 . o del Si della quotidianità 50. soltanto come una tendenza costante alla riduzione a “cosa”. anche in un aspetto essenziale della reificazione di Lukács che non è stato finora abbastanza sottolineato. tra i problemi immediati e la filosofia. Al di là della terminologia.224 cfr. lo imprigiona. cit. La reificazione non ha alcun implicazione morale. L. è l’esistenza reale costitutivamente estraniata nella società capitalista. e di reificazione anziché inautenticità della semplice-presenza (Vorhandenheit). e «chiude all’Esserci la sua autenticità e la sua possibilità»49. come la «falsa coscienza» prima descritta. e non è un errore conoscitivo: è la dimensione in cui la realtà e gli uomini si manifestano “innanzi tutto e per lo più”. le due caratterizzazioni ci appaiono piuttosto vicine nel vedere la spersonalizzazione e l’anonimato come un modo proprio di essere totalizzante della contemporaneità. in realtà. si realizza quella spersonalizzazione totale che. era vista come caratteristica più propria della Grande Guerra nell’esaltazione dell’eroe anonimo. e nel vedere nell’estraneazione (che sia reificazione o decadimento) un modo costitutivo e necessario dell’esistenza. pp. Nella reificazione. Questa affinità di pensiero che parte da una comune rottura radicale verso la metafisica e la scienza tradizionale è anche una profonda differenza: «l’Essere e la storia di Heidegger si situano a livello ontologico. inoltre. che non vuol dire che si separa da sé stesso ma realizza un modo d’essere «caratterizzato da un’introspezione compositiva incessante» che produce una caratterizzazione e delle «tipologie» delle proprie qualità personali senza fine. di uomo là dove Heidegger crea la parola Esserci. La vita nel capitalismo moderno appare completamente assicurata in una contemplazione distaccata e l’esperienza impoverita. Ciò è espresso da Lukács in modo non del tutto chiaro. secondo una costante della riflessione di Lukács come abbiamo visto svilupparsi prima e dopo l’esperienza della guerra mondiale del 1914-1918.comprendente. qualche volta quasi identiche: Lukács parla di totalità mentre Heidegger utilizza Essere. pp. tutt’al più il filosofo ci dirà a più riprese che la partecipazione a questa ontologia è indispensabile per orientarsi teoricamente e praticamente nella vita quotidiana» mentre Lukács «non accetta alcuna separazione radicale tra l’ontico e l’ontologico. e tenendo presente che Heidegger ripeta continuamente di non voler fare una indagine sociologica e storica. p.. Goldmann. in Gli intellettuali tedeschi e la guerra. Per Lucien Goldmann la parentela e la vicinanza tra il pensiero di Lukács e Heidegger non è stata notata dagli storici della filosofia per svariati anni a causa della profonda differenza terminologica e per il problema che assume il linguaggio nei due pensatori. L’analogia con Heidegger è. e se poteva esserci un primato.64-65 51 Ivi.

ma sono una apparenza necessaria perché esprimono bene come le “leggi di natura” della produzione capitalista abbiano afferrato ogni manifestazione di vita della società: «per la prima volta nella storia l’intera società. per cui il loro destino «non poteva apparire ai loro contemporanei. titolari di diritti giuridici: non avviene una completa spersonalizzazione anche se con la vendita della propria forza lavoro questa tendenziale riduzione a cosa diviene manifesta e reale.119 54 Ivi. non è un semplice errore epistemico o cognitivo. come il destino dell’uomo»54. Il lavoratore. come un destino umano. (c) a considerare le loro capacità come nient’altro che “risorse” supplementari nel calcolo delle opportunità di profitto»52. è frazionata in funzioni parziali senza considerare l’organicità della persona. p. è una prassi sempre unita ad una teoria.120 60 . di Carlo Sandrelli. Riprendendo e sintetizzando l’argomentazione di Lukács. Frankfurt am Main. L’atomizzazione e l’isolamento degli individui sono soltanto un’apparenza feticistica. 2005. in quanto possessore della propria forza lavoro come merce. p. che è in qualche modo costituzionalmente sbagliata. Honneth. ma questo era eseguito da schiavi che si trovavano al di là della comunità umana. contro la condizione disperante che il proletariato soffre nella società capitalista. Suhrkamp Verlag. La reificazione e la coscienza del proletariato. La coscienza individuale della moderna società capitalista è essenzialmente contemplativa e passiva. è in una parola reificata: è questa la soluzione disperata e disperante dell’esistenza quotidiana da cui bisogna partire per realizzare la coscienza di classe.18 53 G. Questa insistenza sul destino dell’uomo non deve far pensare che Lukács. p. né ha alcuna implicazione morale. nello scambio delle merci «i soggetti sono reciprocamente indotti (a) a percepire gli oggetti dati soltanto come “cose” da cui è potenzialmente ricavabile un profitto. neppure ai più grandi e nobili pensatori. Anche le società antiche hanno conosciuto un lavoro di massa disumano e brutale. Reificazione.118 55 Ivi. La reificazione. Lukács. (b) a considerarsi reciprocamente soltanto come “oggetti” di una transazione vantaggiosa e. Verdinglichung. 2007. è isolata come un atomo in un mondo a lei estraneo. in Storia e coscienza di classe. Roma.inquietante della reificazione. ma basti osservare che nello scambio di merci i due partecipanti si riconoscono sempre come compratore e venditore. Più avanti chiarisce che con il sorgere del proletariato diviene possibile una 52 A. almeno tendenzialmente. il proletariato in quanto classe universale. p. it. Solo il libero venditore della propria forza lavorativa. infine. voglia proporre una essenza autentica dell’uomo in una promessa antropologica o umanistica. ha un destino che è tipico ed universale dell’intera struttura della società. Meltemi. incarna il destino dell’intera società perché in lui il «trasformarsi in merce di una funzione umana rivela con la massima pregnanza il carattere disumanizzato e disumanizzante del rapporto di merce»55. è sottoposta ad un processo economico unitario ed il destino di tutti i membri della società viene mosso da leggi unitarie»53. trad. tuttavia. uno studio in chiave di teoria del riconoscimento.

«la struttura della reificazione si insinua sempre più a fondo. e allora l’umanesimo proprio del materialismo storico e della filosofia di Marx si mostra in una luce totalmente diversa da formulazioni a prima vista anologhe. rifiutando qualsiasi alternativa «tra empirismo ed utopismo. ma la sua vera natura non gli è contrapposta come un dover essere o come una realtà metafisica. il processo storico diviene soltanto allora «storia dell’uomo»59. che sono sempre subordinate all’estorsione del plusvalore e sono comprensibili a partire dalla produzione capitalistica industriale. il suo non essere e il suo divenire pienamente uomo sono due momenti che vanno compresi nel loro inscindibile legame dialettico e nel loro concreto manifestarsi nel processo di sviluppo storico. p.nel migliore dei casi . Riprendendo l’affermazione protagorea «l’uomo si è trasformato così in misura di tutte le cose (sociali)»58. altrimenti si finisce in una assolutizzazione dell’uomo che semplicemente si sostituisce a quelle forze e a quei poteri astratti e trascendenti che dominano il pensiero borghese e la società capitalista: «alla metafisica dogmatica subentra .245 Ibidem 58 Ivi. p. divengono per la coscienza reificata gli «autentici rappresentanti della vita 56 57 Ivi. L’uomo non è nella società capitalista. in modo denso di conseguenze. p.. Honneth.»61.conoscenza della storia che «non si presenta più come un’accadere enigmatico.73 61 . bisogna operare “una relativizzazione del relativismo”. il prestito…. pur sopprimendo ogni trascendenza. Se anche le specifiche qualità e capacità umane sono esteriorizzate come semplici “cose” che l’individuo semplicemente possiede. con gli altri uomini e con la natura. il capitale commerciale.un relativismo altrettanto dogmatico»60. uno studio in chiave di teoria del riconoscimento. che si compie accanto all’uomo e alle cose»56 e ricorre a giustificazioni trascendenti delle sue cause reali.121 63 A. finisce per irrigidire «l’uomo in una fissa oggettualità» e arriva così ad eliminare la dialettica e la storia. Lukács mette però in guardia dal pericolo di una concezione antropologica o umanistica come quella di Feuerbach che.244 59 Ivi. ossia si realizza il fenomeno che Axel Honneth definisce «autoreificazione personale»63. p. p. Il materialismo storico condivide quindi con il relativismo l’affermazione protagorea. p. Reificazione.251 62 Ivi. la misura deve essere applicata anche a se stessa. Le forme del capitale come il denaro. cit. nella coscienza degli uomini fino a diventare suo elemento costitutivo»62. volontarismo e fatalismo.246 60 Ibidem 61 Ivi. perché è del tutto ridotto a una “cosa” per opera della reificazione totale del capitalismo avanzato. ma questo stesso uomomisura deve essere relativizzato. ecc. L’uomo stesso deve essere reso dialettico. ma la storia stessa è «il prodotto dell’attività dell’uomo»57 che nel suo operare entra in rapporto con se stesso.

La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe. infatti. Lukács afferma che la tecnica più che determinare l’evoluzione della società ne dipende. il temperamento. Munchen. il diritto capitalista ha una «struttura rigida. Questo potenziamento estremo della autoreificazione mostra gli aspetti ancora più grotteschi nel giornalismo.130 67 M.cit. vi è una radicalizzazione ancora maggiore della coscienza reificata in quanto «la piena subordinazione del singolo burocrate al sistema dei rapporti di fatto. 1921 citato in G. richiedono una simile totale subordinazione. La reificazione investe la burocrazia e il giornalismo in modo del tutto estremo e si estende. pp. Lukács. Lukács.cit. mostrano che la divisione del lavoro penetra qui fino alla “sfera etica”»65. più in generale. N. Weber. la prostituzione delle loro esperienze vissute e delle loro convinzioni» o più in generale nel giornalismo «la soggettività stessa. p. un momento senza dubbio molto importante delle forze produttive della società» ma non è «il momento assolutamente decisivo della trasformazione di queste forze»68.. il sapere. il suo senso di “responsabilità”. Storia e coscienza di classe..129 66 Ivi. della separazione fra mezzi di produzione e forze produttive. mentre il diritto medievale è rimasto immutato da secoli. Per Lukács i giornalisti mostrano l’assenza «di “autonomia di giudizio”.sociale»64 proprio perché sono occultate le relazioni degli uomini tra loro e anche il rapporto con gli oggetti atti a soddisfare i propri bisogni. a tutti gli ambiti della società in cui Lukács ritrova il principio che l’accompagna. come un sistema di leggi astratte e formali.124125 68 G. Paradossalmente. il giudice stesso è niente meno che «una macchina automatica divisa in paragrafi … il cui funzionamento è comunque almeno approssimativamente calcolabile»67. Gesammelte politische Schriften. In una recensione di un libro di Bucharin del 1925. in Scritti politici giovanili 1919-1928. p. Lukács. che a partire dall’analisi economica del processo lavorativo si estende dal diritto alla politica e più in generale all’intera scienza borghese. come qualcosa che è riferibile a tutti i casi possibili e immaginabili al di là delle loro singole specificità. la capacità di espressione diventa un meccanismo astratto. Bucharin: Theorie des historischen Materialismus. ossia la razionalizzazione basata sul calcolo. l’idea che il suo “onore”. Nella burocrazia degli Stati moderni.121 Ivi. p. dello sviluppo tecnologico. Infatti se la tecnica non è considerata nell’insieme delle forze produttive della società diviene «un principio feticistico che si contrappone agli uomini come la “natura”. p. op. ha una struttura fluida e irrazionale ed è legato al condizionamento dell’empiria nonché all’interpretazione dei giudici. messo in moto da leggi proprie e autonome e che è indipendente sia dalla personalità del “possessore” come dell’essenza concreta degli oggetti trattati»66. statica e ben definita»: è un sistema razionale astratto e formale in cui.192 62 . inoltre. Il razionalismo formale è al tempo stesso l’effetto e la causa più conseguente dell’iper-specializzazione capitalistica. il clima. citando Max Weber. 64 65 G. Il diritto nella società capitalista si presenta. della divisione del lavoro. «La tecnica è una componente.

che si spinge fino nell’essere psichico e fisico più profondo dell’uomo. «Per effetto della specializzazione delle operazioni va perduta ogni immagine dell’intero»72 e la scienza man mano che si evolve in un sistema formale di leggi generali e parziali non riesce più a cogliere «la materia che essa ha il compito di conoscere.. Nel razionalismo formale della scienza vi è un «reciproco rapporto di legalità del caso particolare e l’accidentalità dell’intero»75. La scienza per il suo proprio astratto formalismo non lascia la materia nella sua “datità”. il suo autentico.157 75 Ivi. Marx.16 citato in G.». quindi. la rende compatibile alle proprie forme di conoscenza. né di trovare a partire da esso la via verso la conoscenza della totalità della società e che comprende perciò questa materia come una “datità” immodificabile ed eterna»77. anche la perdita dell’intero e della totalità..l’ambiente.193 G. frutto di una analisi naturalistica e «antimarxista»69. concreto sostrato di realtà diventa inafferrabile»73. p.. cit. pp. inconoscibile e al di fuori del suo 69 70 Ivi. p. inoltre ogni sistema di leggi ha il proprio specifico e ristretto campo di applicazione e non riguarda mai la totalità o l’intero. Spesso sorgono delle incoerenze fra le astratte leggi che costituiscono un sistema scientifico.135136 77 G. trova tuttavia i suoi limiti nel carattere formale della sua razionalità»70. per principio. p. Lukács interpreta in questa chiave l’affermazione di Marx «che il valore d’uso come valore d’uso esula dal campo di osservazione dell’economia politica»76 perché l’economia si trasforma sempre più in un sistema parziale chiuso «che non è in grado né di penetrare il proprio sostrato materiale. Storia e coscienza di classe. il cui carattere principale è l’astrattezza o la generalità per riunire più casi specifici. p. p. p. Il razionalismo formale dà vita a scienze particolari che costruiscono sistemi unitari di leggi generali. La reificazione è. cit. Lukács La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe.135 74 Ivi. L’incapacità di cogliere la materia concreta dei fenomeni economici porta la scienza economica a caratterizzare come cosa in sé. ma ciò significa anche un «disprezzo verso l’aspetto concreto della materia delle leggi»71. Il problema della razionalità dei fenomeni parziali e dell’irrazionalità della totalità è in Kant è il problema del noumeno che nelle sue idee incarna la totalità di tutte le possibili apparenze fenomeniche ma è.131 72 Ivi.131 71 Ivi. p. Lukács La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe. Lukács. p. al di là di una conoscenza scientifica. «così da poter operare senza impedimenti in un mondo in se stesso concluso e reso intellegibile»74.136 63 . Per la critica dell’economia politica. e la trasforma «in una materia “intellegibile”».132 76 K. Nella filosofia di Kant questo è il problema della cosa in sé che è conoscibile solo nelle sue apparenze fenomeniche e non nella sua propria datità. le relazioni fra sistemi scientifici diversi sono accidentali per via della loro autonomia e indipendenza. p. La «razionalizzazione del mondo apparentemente esaustiva.135 73 Ivi.

il cui risultato si sottrae per gli uomini ad ogni calcolo»81. Adorno.36 80 Ivi. hanno perso le loro qualità economiche ad eccezione del carattere di feticcio. Dialettica dell’illuminismo. in qualche modo. che diviene decisivo nelle crisi economiche. it. si mostra essere condizionato da una paura mitica ed irrazionale verso tutto ciò che circonda l’io e dal 78 79 Ivi. Max Horkheimer e Theodor Adorno in Dialettica dell’illuminismo riprendono e radicalizzano fortemente questa critica al razionalismo e alla reificazione capitalista di Lukács. chiarisce il suo referente polemico: una concezione positivista della scienza risultato e presupposto della specializzazione e tecnicizzazione capitalista. come una maschera immobile sulla vita della società in tutti i suoi aspetti»79. quest’ultimo si diffonde. L’illuminismo è propriamente un’autoaffermazione egoistica. p. pp. delle possibili prese di posizione rispetto ad essa e del proprio sistema formale»78. Social Studies Ass. New York 1944. Horkheimer . per i due autori di Francoforte. funesto come l’operare esattamente calcolato nella produzione materiale. un criticismo che nell’inafferrabile cosa in sé e nel noumeno cela i reali rapporti fra gli uomini e il dominio di una determinata classe sociale. p.136 M. o ratio o pensiero razionalistico della moderna società capitalista. di Renato Solmi. Dialektik der Aufklärung. pp. con la fine del libero scambio. Questa critica al razionalismo scientifico si integra a quella al metodo delle scienze della natura elaborata nei saggi precedenti e. il pensiero «si reifica in un processo automatico» e in «questa riduzione è implicita la consacrazione del mondo a misura di se medesimo»80.T. Questa logica universale del dominio si identifica sostanzialmente con la logica dell’illuminismo. Nella reificazione della moderna società capitalista inoltre «la ragione stessa è divenuta un semplice accessorio dell’apparato economico onnicomprensivo» e funziona da «utensile universale per la fabbricazione di tutti gli altri. trad. ha una autonomia e universalità logica di una sovrastruttura o tipo ideale che si riproduce in ogni tempo e in ogni società. e sebbene si proponga di combattere il mito. rigidamente funzionale allo scopo.campo. una concezione della ragione o del pensiero reificato essenzialmente strumentale in sé alienante e mistificante. «Da quando le merci. Horkheimer e Adorno pongono però l’accento non sulla mercificazione totale della società e la tendenziale riduzione a cosa di tutte le sue manifestazioni vitali. che non va concepito nella sua determinazione storica. il valore d’uso delle merci. Einaudi. è il conatus sese conservandi di Spinoza. Torino 1997. il carattere sociale della propria materia. ma sul dominio e sui rapporti di potere. Con la «matematizzazione del pensiero galileiano della natura». W. Philosophische Fragmente. Più in generale è l’intera scienza che «diviene incapace di intendere il sorgere e il passare. La reificazione si identifica. ma più che altro come logos. oltre a questa base materiale.33-34 81 Ivi. con il pensiero matematico astratto e formale incapace di andare al di là del suo proprio formalismo. inc.37-38 64 . Il dominio è un qualcosa di più originario perché riconducibile al rapporto dell’uomo con la natura e.

desiderio di rendersi signore del mondo: «l’illuminismo è totalitario più di qualunque altro sistema»82. La logica dominatrice dell’illuminismo risulta internamente minata da un dialettica autodistruttiva: l’uomo nel tentativo di rendersi padrone della realtà asservisce se medesimo, tanto che il progetto illuministico di conquista dell’ambiente postula un’etica del sacrificio, della fatica e della rinuncia che è già espressa nell’Odissea nell’incontro del “borghese” Odisseo con le sirene. Odisseo per ascoltare il canto ammaliatore delle sirene si fece legare all’albero maestro della nave dopo aver tappato con la cera le orecchie dei suoi uomini, per poter udire il soave canto senza cedere agli inviti al piacere e alla felicità. L’astuto Odisseo è il signore che fa lavorare gli altri per sé e i suoi uomini sono i lavoratori ignari che non possono udire la felicità del canto né le richieste di Odisseo di essere liberato una volta che è ammaliato dalle sirene, ma devono disciplinatamente continuare a remare. Essi «riproducono, con la propria, la vita dell’oppressore, che non può più uscire dal suo ruolo sociale. Gli stessi vincoli con cui si è legato alla prassi, tengono le Sirene lontane dalla prassi: la loro tentazione è neutralizzata a puro oggetto di contemplazione, ad arte. L’incatenato assiste ad un concerto, immobile come i futuri ascoltatori, e il suo grido appassionato, la sua richiesta di liberazione, muore già in un applauso»83. Horkheimer e Adorno operano quindi uno spostamento teorico rispetto all’analisi della reificazione di Lukács. La loro critica alla ragione strumentale partendo dall’analisi socio-politica compie una generalizzazione filosofica e antropologica dell’estraneazione umana che non è più fondata in rapporti di sfruttamento capitalistici ma diviene un principio sovrastorico tale che è possibile rintracciare l’etica del sacrificio capitalista già nel borghese Odisseo. Per Lukács non si può fare del razionalismo «un principio sovrastorico dell’essenza del pensiero umano»84, si deve operare una “relativizzazione del relativismo” che non prescinda dai rapporti economici di sfruttamento, e sopratutto la teoria critica della società così elaborata non vedrebbe la sua realizzazione nella rivoluzione della società. Horkheimer e Adorno troverebbero una stanza «nel Grand Hotel Abisso»85, rifugio della ideologia borghese in crisi nel capitalismo avanzato, che, anche quando mira ad approfondire l’analisi della crisi culturale contemporanea, elimina lo sfruttamento economico come determinazione essenziale della società, non trae le conseguenze pratiche dalla sua posizione critica e sprofonda nell’abisso della insolubilità dei problemi del capitalismo.

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Ivi, p.33 Ivi, p.42 84 G. Lukács, La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe, cit., p.148 85 G. Lukács, Grand Hotel Abgrund, in La responsabilità sociale del filosofo, cit., pp.23-39

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6. Le antinomie del pensiero borghese e il soggetto-oggetto identico della storia L’analisi di Lukács della reificazione capitalista raggiunge l'apice nel capitolo del saggio La reificazione e la coscienza del proletariato intitolato le Antinomie del pensiero borghese. Nella scienza la conoscenza dell’intero o della totalità è apparsa come costituzionalmente impossibile: bisogna allora indagare se questa conoscenza della totalità sia possibile per la filosofia. La filosofia si trova perennemente nella situazione descritta da quella «leggendaria “critica” indiana che, di fronte all’antica idea che il mondo poggiava su un elefante, sollevava la domanda “critica”: su che cosa poggia l’elefante?»1. La filosofia, come la leggenda indiana, si accontenta di trovare soltanto risposte diverse (ad esempio che l’elefante poggia su una tartaruga) ma non risolve il problema effettivo e queste risposte divengono delle antinomie insolubili. Il mondo reificato appare alla filosofia come «l’unico mondo possibile, l’unico mondo concettuale afferrabile e comprensibile che sia dato a noi uomini»2. La filosofia moderna si dimostra incapace di raggiungere la conoscenza della totalità e superare così la reificazione capitalista e, quando con Hegel ne acquisisce consapevolezza, vive una situazione paradossale e un autentico dramma. «Essa prende le mosse dal tentativo di superare sul piano del pensiero la società borghese, di suscitare speculativamente in vita l’uomo in essa e da essa annientato», ma giunge soltanto «alla completa riproduzione intellettuale della società borghese, alla sua deduzione aprioristica»3. Mentre il pensiero antico non ha conosciuto gli effetti del fenomeno della reificazione nella sua forma totalizzante e totalitaria, il pensiero moderno riflette la perdita della totalità propria della reificazione capitalista. In questa chiave di perdita della totalità Lukács interpreta e critica la filosofia moderna e vede nel pensiero di Kant l’espressione intellettuale più coerente della reificazione capitalista, mentre Hegel rappresenta il limite della consapevolezza del pensiero reificato da parte di sé4. Con la rivoluzione copernicana di Kant «la filosofia moderna si pone il problema di comprendere il mondo come proprio prodotto, senza assumerlo più come qualcosa che è sorto in modo indipendente dal soggetto conoscente (ad esempio, per opera della creazione divina)»5. Per il fatto che l’oggetto può essere conosciuto solo nel modo in cui è stato prodotto da noi stessi, il metodo della matematica e il metodo della costruzione formale, per la loro apparenza di esattezza scientifica, divengono «pietre di paragone, momenti che indicano la strada da percorrere alla filosofia, alla conoscenza del mondo come
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Ivi, p.143 Ibidem 3 Ivi, p.196 4 In realtà nella sua critica filosofica Lukács fa riferimento e utilizza numerosi altri pensatori (Cartesio, Hobbes, Locke, Leibniz, Spinoza, Schiller ecc.) e si confronta con gran parte dei suoi contemporanei appartenenti a quell’ambito neokantiano che aveva conosciuto ad Heidelberg (Windelband, Rickert, Lask); purtroppo non è possibile qui approfondire l’ampiezza di questi riferimenti polemici. 5 G. Lukács, La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe, op.cit., p.145

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totalità»6. Per Lukács questo carattere esemplare della conoscenza matematica conduce ad una «identificazione ingenua e dogmatica»7 della conoscenza razionale matematico-formale con la conoscenza in generale e a ben guardare «è una tesi dogmatica ritenere che l’unico modo possibile (a “noi” possibile, a voler essere ipercritici) di apprendere la realtà, in contrasto con la datità a “noi” estranea dei fatti, sia quello di una conoscenza razional-formalistica»8. Il razionalismo moderno ha «la pretesa di rappresentare il metodo universale per la conoscenza dell’essere nella sua interezza»9 che deve essere però un prodotto adeguato alle strutture formali del soggetto conoscente, e, quindi, «nello sforzo di dominare la totalità del mondo come risultato di una autoproduzione, urta contro l’insuperabile barriera della datità, della cosa in sé»10. La cosa in sé è intesa da Lukács nel doppio senso di limite della conoscenza umana sensibile e di noumeno, perciò dà origine a due complessi di problemi: da una parte è la questione della materia e dei contenuti concreti delle forme della conoscenza dell’intelletto umano; dall’altra è quella degli oggetti ultimi della conoscenza, il problema dell’intero e «della totalità pensata come compiuta», che Kant nella Dialettica trascendentale chiama anima, Dio e Mondo e tenta di allontanare «dalla scienza in generale come questioni mal poste»11. Il noumeno e la cosa in sé, «l’inafferrabilità della totalità da parte delle costruzioni concettuali dei sistemi parziali e l’irrazionalità dei contenuti particolari del concetto»12, sono in realtà due lati dello stesso problema: l’aspirazione alla realizzazione di un sistema totalmente compiuto della conoscenza e l’irrealizzabilità di principio di questa istanza. La datità per il razionalismo proprio di Kant «non deve essere lasciata a se stessa, nel suo esserci (Dasein) e nel suo essere così (Sosein), perché in tal caso la sua “accidentalità” continuerebbe ad essere insopprimibile», deve essere resa intellegibile. Sembrerebbe verificarsi allora un dilemma insolubile, un’antinomia tra forma e contenuto della conoscenza: o la datità, il contenuto irrazionale nel senso del suo essere altro dal pensiero, diviene completamente intellegibile e in tal caso il pensiero ricadrebbe in un ingenuo dogmatismo; oppure il pensiero è costretto a riconoscere che la datità, il contenuto e la materia dei concetti «interviene in maniera decisiva nella donazione di forma… quindi nella struttura del sistema stesso» e deve allora rinunciare «al sistema come sistema»13, limitandosi ad una pura descrizione dei fenomeni quale è il metodo fenomenologico di Husserl. «La grandiosità, la paradossalità e la tragicità della filosofia classica tedesca consiste nel fatto che essa anziché far sparire ogni datità come non essente, dietro la monumentale architettura
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Ivi, p.146 Ibidem 8 Ivi, p.159 9 Ivi, p.149 10 Ivi, p.159 11 Ivi, p.150 12 Ivi, p.152 13 Ivi, p.154

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storico-naturale. indipendenti dalla volontà del singolo la cui libertà e autonomia a ben guardare è solo «un punto di vista per la valutazione dei fatti interiori»17 condizionati in tutto dalla necessità del mondo esterno. 2) il mondo esterno. queste antinomie devono la propria origine alla generalizzazione della produzione di merci. ma per 14 15 Ivi. p. p. Questo perché l’essere sociale determina la coscienza e il pensiero. e la determinazione formale. Per Lukács.163 18 Ibidem 19 Ivi. alla reificazione dei rapporti sociali e alla contraddizione nella merce tra contenuto concreto. p. il valore di scambio. per il dogmatismo proprio dell’identificare la conoscenza in generale con la conoscenza razionalistica formale. ma al contrario le rende eterne»16: 1) Poiché Kant nell’etica si riferisce alla sola coscienza individuale. il ruolo del soggetto si riduce ad un apprezzamento contemplativo dei fatti interiori nella loro conformità alle massime universali e formali della legge morale. La filosofia classica non si arresta all’antinomia tra la forma e il contenuto e non rinuncia alle questioni di genesi e della totalità ma.delle forme razionali generate dall’intelletto. il valore d’uso. non riesce a superare la «mera contemplazione» e scoprire il «principio della praticità» antitetico di questa: «proprio per questo motivo in questo modo di porre il problema la datità riemerge di continuo nella sua insuperata irrazionalità»15. questo orientarsi di Kant verso la praticità non fa che acuire il problema.175 17 Ivi. Nell’etica Kant intravede la possibilità del superamento del problema della cosa in sé nato nella teoria contemplativa. si attiene ad esso. rimane sottoposto a leggi necessarie e immutabili. Nella ricostruzione genetica di quello che Lukács definisce il pensiero borghese. parte-tutto ecc. p. del contenuto del concetto. comprende il carattere irrazionale della datità.176 68 .160 16 Ivi.) hanno origine e stempera così il proprio giudizio su Kant: «egli ha messo nettamente in evidenza. l’insolubilità del problema. sforzandosi tuttavia di andare al di là di questo accertamento e di superarlo verso la costruzione del sistema»14. Per la filosofia classica tedesca la relazione tra la forma e il contenuto e l’opposizione tra il soggetto e l’oggetto della conoscenza costituiscono il problema fondamentale da cui tutte le altre antinomie (come libertà-necessità. essere-ideale. 153-154 Ivi. pp. priva di contenuti»18 ossia in rapporto alla forma universale delle massime ogni contenuto è gravato dalla contingenza. «non risolve le antinomie incontrate sul piano teoretico. 4) «l’etica così fondata diventa puramente formale. senza attenuazioni. invece di occultarla in un senso qualsiasi mediante soluzioni arbitrarie e dogmatiche»19. ha una interno contrasto tra la sua assoluta libertà etica e la sua necessaria esistenza empirica. 3) il soggetto stesso si scinde in fenomeno e noumeno.

libertà e necessità. ecc. Il principio estetico ben presto supera i limiti dell’arte e riconoscendo la povertà dell’esperienza umana diviene promessa di «ricreare con il pensiero l’uomo socialmente annientato. la dissoluzione dell’irrazionalità della cosa in sé. trova dunque il suo centro nella questione del metodo dialettico»23.183 23 Ivi. Storia e coscienza di classe. la produzione del produttore della conoscenza. Nel senso della consapevolezza e volontà di superare la reificazione capitalista. p. La problematicità dell’esistenza nel capitalismo emerge in tutta la sua forza. Nella Critica del giudizio Kant elabora il principio dell’arte che è «la creazione di una totalità concreta attraverso una concezione della forma che è diretta proprio al carattere contenutistico concreto del suo sostrato materiale»20. p. Differenz des Fichteshen und Schellingschen Systems citato in Lukács. quindi esprime la funzione di portare a compimento il sistema. In questo modo Hegel secondo Lukács supera la filosofia del cogito e delle sue antinomie insolubili. anche i due lati del problema della cosa in sé «si presentano ormai positivamente orientati nella loro unità. Lukács interpreta allora il celebre passo sull’origine della filosofia di Hegel: «il bisogno della filosofia sorge quando dalla vita degli uomini scompare il potere dell’unificazione e gli opposti hanno perduto la loro interazione e relazione vivente. quindi.»24. Nella filosofia moderna a partire da Kant è apparso il luogo in cui l’antinomia tra forma e contenuto può essere superata: è il terreno dell’arte e della teoria estetica. frantumato. p. cit.183 22 G. Il soggetto e l’oggetto perdono la loro determinazione rigida e si relativizzano nell’identità del processo storico.. Hegel tematizza in modo nuovo il problema della filosofia classica: non si tratta più dell’origine dell’oggetto a partire dal produttore. «La genesi. Il divenire storico sopprime l’autonomia dei momenti parziali e.187 24 Ivi. e sono diventati autonomi»22. Soltanto quando vi è la trasformazione della sostanza in soggetto. p.180 Ivi. lacerato tra sistemi parziali»21. il pensiero) è ad un tempo produttore e prodotto del processo dialettico. pensiero ed essere. Così con Hegel la filosofia classica ha fatto emergere la nuova sostanza che si trova alla sua base: la storia. Hegel.188 69 . p. il risveglio dell’uomo sepolto. Esso rappresenta la funzione della mediazione tra opposti altrimenti inconciliabili.Lukács anche la coscienza determina l’essere sociale e il razionalismo formale è in qualche modo un presupposto del capitalismo: i due rapporti sono in una costante relazione dialettica. ma dell’origine del produttore stesso. quando di conseguenza esso si muove in un mondo che si autocrea e di cui esso è figura cosciente… solo allora si può considerare superato il problema della dialettica e soppressa la contrapposizione tra soggetto ed oggetto. «quando il soggetto (la coscienza. e si trasforma al tempo stesso il 20 21 Ivi.

p.rapporto tra teoria e praxis»25. p. Per Colletti il problema di questa unione è che l’unità di soggetto e oggetto. 192 31 G. sarebbe del tutto lontano dal nucleo centrale del pensiero di Marx.192 27 Hegel Prefazione alla Fenomenologia dello spirito. p.44 28 L. Si ripresenta però ancora una volta la questione decisiva del pensiero: «la questione del soggetto dell’atto. nella 25 26 Ivi. Il noi che Hegel ha trovato è lo spirito del mondo. Lukács.352 30 G. perché è proprio dell’intelletto «tener fermo il mortum». Lucio Colletti sostiene che l’originalità e al tempo stesso limite problematico di Storia e coscienza di classe è nell’unire due linee di pensiero rimaste prima di allora prive di qualsiasi collegamento e in qualche modo antitetiche fra loro: la critica dell’intelletto e del materialismo sviluppata da Hegel. determinare e tener ferme queste determinazioni. che la ragione postula. Questo problema emerge perché l’unità di essere e pensiero. Qui è evidente come Lukács faccia propria la critica dell’intelletto propria di Hegel. Lukács sarebbe responsabile nel non considerare questo ineliminabile lato spirituale del pensiero di Hegel di un «epigonismo troppo disinvolto»29 e. Firenze 1963 p. È un soggetto che ha un carattere prettamente mitologico e astratto: lo spirito del mondo fa la storia ma le resta esteriore come principio sovrastorico. nell’arte.334 29 Ivi. Lukács. quindi è possibile solo se il soggetto della storia è «quel noi la cui azione è la storia stessa»32. p.191 Ivi. Colletti. Hegel non chiarisce neanche il rapporto tra spirito assoluto e storia: «essa diventa una parte. Secondo il detto di Vico noi abbiamo fatto la nostra storia e perciò perde di senso il dilemma della filosofia materialista: concepire il mondo «come una realtà che influisce su di noi con le sue leggi estranee appare il frutto di un angusto razionalismo. e inoltre «l’intelletto trascura sempre l’intiero e si colloca al di sopra del singolo essere determinato di cui discorre: il che vuol dire non lo vede»27. con le sue figure concrete gli spiriti dei popoli. di soggetto e oggetto ha «il suo luogo di realizzazione ed il suo sostrato di unità tra la genesi delle determinazioni del pensiero e la storia del divenire della realtà». cit. come dogmatismo dell’intelletto formale»26. siamo giunti finalmente ad una nuova conoscenza che ci consenta di superare le antinomie insolubili del pensiero borghese. viene considerata da Lukács come se fosse un qualcosa di neutro. mentre in Hegel quest’unità può riassumere in sé pensiero ed essere. della genesi»31. e l’analisi della reificazione o estraneazione o feticismo propria di Marx28. p. Hegel.192 32 Ibidem 70 . un momento del sistema totale che culmina nello spirito assoluto. Storia e coscienza di classe. p. solo in quanto è spirito o pensiero essa stessa. “astuzia della ragione”. Il Marxismo e Hegel. rintracciabile in tutte le precedenti polemiche verso Kant e il razionalismo. citando la Fenomenologia dello Spirito: «il vero si trasforma in quel delirio bacchico in cui ciascun membro è ebbro»30. inoltre.. Riprendendo l’argomentazione di Lukács. Fenomenologia dello spirito citato in G. La Nuova Italia.

e cioè la realizzazione della filosofia che porta alla sua stessa soppressione. un soggetto collettivo e transindividuale.. ha scoperto nella storia il terreno di questa possibile realizzazione.197 71 . Marx. Lukács. sono uniti nella totalità concreta del processo storico. La reificazione. il punto di vista del proletariato fa parte di questo mondo reificato e costituisce il mondo in quanto produttore della totalità dei contenuti. con il suo metodo dialettico. però. La soluzione che Lukács prospetta è che una classe. altrimenti «la funzione demiurgica dello “spirito”. la conoscenza obiettiva della società si identifica con la conoscenza che il proletariato ha di sé. poscritto alla seconda edizione. L’introduzione di questo punto di vista non riproduce il dualismo tra soggetto conoscente e cosa in sé proprio della filosofia classica.religione. allora la storia ricade nell’irrazionalità e fatticità della concezione kantiana.196 38 Ivi. il soggetto dell’atto (Tathandlung). a 33 34 Ivi. il “noi della genesi»37: questa è il proletariato rivoluzionario. che è superabile solo nell’azione del proletariato rivoluzionario.195 35 Ibidem 36 K. La storicità di tutte le forme categoriali permea il metodo dialettico. La storia è. se il rapporto che intrattiene con la ragione è accidentale. seguendo l’ammonimento di Marx a non trattare Hegel «come un cane morto»36. il programma dell’undicesima Tesi su Feuerbach. La reificazione e la coscienza del proletariato in Storia e coscienza di classe.. ricade però in una «dualità contemplativa di soggetto e oggetto»35. La reificazione arriva. sia nella realtà che nella conoscenza. essi sono destinati a rimanere possibilità astratte. Hegel. p.194 Ivi. si trasforma in una mitologia del concetto»34. limiti oggettivi»38. e «il perseguimento dei fini di classe del proletariato significa anche cosciente realizzazione dei fini dello sviluppo oggettivo della società: senza il suo intervento cosciente. mentre il sistema è invece reazionario in quanto animato dall’intento di giustificare l’esistente Stato prussiano. allora. consiste nell’opposizione di soggetto e oggetto. cit. La fine della storia hegeliana come compimento e verità di tutti i sistemi filosofici anteriori esprime proprio questo mancata elaborazione del rapporto tra spirito assoluto e storia. “dell’idea”. p. nella filosofia»33. Solo a partire dal punto di vista del proletariato. La soluzione di cui si dimostra incapace la filosofia classica è la conversione nella praticità. p. avendo portato tutte le antinomie del pensiero borghese all’ultimo limite intellettuale per esso disponibile.cit. e Lukács. perché pensiero ed essere.19 37 G. scopra in se stessa «il soggetto-oggetto identico. ossia il metodo dialettico va applicato anche a se stesso. occorre operare una “relativizzazione del relativismo”. p. Hegel. soggetto e oggetto. Il Capitale. L’oggettività stessa del presente è apparsa determinata dalla reificazione capitalista totalizzante. momento essenziale della dialettica che non può essere ridotto ad una parte di un sistema e. interpreta la dialettica hegeliana come rivoluzionaria perché rimanda oltre la società capitalista. p. pensiero e essere. nonché una consacrazione metafisica dell’esistente Stato prussiano.

è la semplice presenza di qualcosa di separato. Lukács. p. come egli stesso riconosce nella Prefazione a Storia e coscienza di classe del 1967. il soggetto-oggetto della storia si presenta come niente altro che una costruzione metafisica. un senso che non è mai nullo ma sempre da correggere. deve. Marx. cit. e la cui capacità di essere esauriente è in effetti da provare con i fatti […] questi rapporti reversibili provano che. quindi. infatti. da riprendere.identificarsi con tutta l’oggettività storico-sociale. vuol dire che essa è l’alienazione del soggetto-oggetto identico. cit. «Il soggetto-oggetto identico.. si tratta però di trasformarlo»39.68 41 Ibidem 42 G. Lukács è convinto di vivere un momento storico privilegiato. Il sapere per Lukács è radicato nell’esistenza ove trova anche i suoi limiti e «la dialettica è la vita profonda di questa contraddizione». perché. Ma se la reificazione è superabile solo nel punto di vista del proletariato così concepito. p. per cui crede sia necessario restituire al pensiero la sua importanza. Le avventure della dialettica. non distinguendo tra alienazione e oggettivazione. L’intera storia della filosofia costituisce il proletariato rivoluzionario che è in sé la realizzazione della filosofia della storia. assume come riferimento un principio di negazione universale e approfondisce l’interrogativo umano invece di farlo cessare»41. ma che tuttavia non contiene attualmente la totalità del reale compiuto e da compiere. nella misura in cui supera l’estraneazione. un sapere che non è mai limitato da alcun irrazionale positivo. perché come scrive Marx «i filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi. e quindi il punto di vista del proletariato non fa tabula rasa nei confronti del pensiero borghese ma lo deve assumere in tutti i suoi momenti essenziali perché sono costitutivi del suo stesso essere sociale. è lo scandalo che ci sia un mondo esterno. quando il marxismo assume come riferimento essenziale il proletariato. Merleau-Ponty. ossia la storia è filosofia e la filosofia è storia. o estrinsecazione. l’epoca della rivoluzione mondiale imminente. Non è neanche possibile. Lukács giunge così a conclusioni che sono molto vicine ad Hegel. Prefazione a Storia e coscienza di classe. inoltre. è un «interrogativo permanente»40 che fugge qualsiasi interpretazione dogmatica della realtà. liberandolo dalla riproduzione e interpretazione di ciò che è dato.XXV 72 . Tesi su Feuerbach M.. superare al tempo stesso l’oggettività» e la cosa esiste solo come alienazione dell’autocoscienza. quindi «la sua riassunzione nel soggetto 39 40 K. da mantenere vivo contro il caso. La conoscenza storica del presente raggiunta nella presa di coscienza del proletariato è una totalità concreta aperta a diverse possibili realizzazioni. il problema dell’estraneazione «appare per la prima volta come problema fondamentale della posizione dell’uomo rispetto al mondo». respingere le teorie del passato come false valutazioni soggettive in quanto esprimono l’essere sociale immediato. In Hegel. ed è da lui espresso con il termine di alienazione (Entäusserung) che coincide con il «porre l’oggettività»42 stessa. «Una storia che si fa e tuttavia è da fare.

non è quindi una semplice alienazione di sé ma «il soddisfacimento di un bisogno»48. L’alienazione ha nei Manoscritti anche un senso giuridico e politico: i rapporti tra schiavo e padrone. Nel suo lavoro l’uomo. p. l’alienazione si impadronisce dell’essere sociale. I presupposti di questa concezione del soggetto-oggetto identico crollarono definitivamente per Lukács in seguito alla lettura dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 di Marx che egli lesse nel 1930.XL 46 Ibidem 47 K.71 73 . Lukács non potendo conoscere i Manoscritti del 1844 ha cercato di sviluppare le implicazioni filosofiche del Capitale e ha dato vita al concetto 43 44 Ibidem Ibidem 45 Ivi.68 48 Ivi. Marx. l’attività più propria dell’uomo riceve una realizzazione concreta in un oggetto esterno. del suo lavoro. Il lavoro è un incontro dell’uomo con l’oggetto. e la tesi che «l’oggettivazione è un modo naturale di dominio del mondo». p. sono rapporti di alienazione che esprimono rapporti di dominazione e dipendenza reciproca. che per Lukács ha contribuito al successo del libro avvicinando la reificazione a quelle critiche della cultura borghese che denunciavano la condizione umana nel capitalismo come eternamente estraniata senza prendere in considerazione lo sfruttamento economico proprio del capitalismo.rappresenterebbe la fine della realtà oggettiva e quindi della realtà in generale»43. Quindi non ogni oggettivazione è alienazione della coscienza di sé e non è vero che ogni alienazione è la posizione e la produzione di una cosa. modificando l’ambiente e entrando in contatto con altri uomini. né del ritorno della coscienza a se stessa con la soppressione di questa “coseità”. degli oggetti e dunque «la realizzazione del lavoro è la sua oggettivazione»47. Nel capitalismo dove i rapporti di produzione prendono la forma di un mondo di cose governato da leggi oggettive. nel suo lavoro di collaboratore scientifico all’Istituto Marx-Engels di Mosca. in anteprima rispetto a molti altri. mentre «l’estraneazione è un tipo particolare di oggettivazione che si realizza in determinate circostanze sociali»45 fecero su di Lukács una «impressione sconvolgente»46. Manoscritti. p. e la stessa concezione del decadimento di Heidegger. Questa identificazione dell’oggettivazione con l’alienazione è «il fondamentale e grossolano errore»44 di Storia e coscienza di classe. La distinzione che fa Marx nei Manoscritti economicofilosofici 1844 tra oggettivazione e alienazione ha come scopo quello di pensare la relazione tra uomo e oggetto al di fuori della relazione di alienazione che esisteva nella filosofia tedesca di Feuerbach e di Hegel. l’oggettivazione diviene perdita dell’uomo. e del suo prodotto: è la loro alienazione. o tra servo e feudatario. Per Marx non si tratta più dell’alienazione della coscienza di sé che pone l’oggetto. produce delle cose. come in parte la teoria critica elaborata da Horkheimer e Adorno. Le parole di Marx «sull’oggettività come proprietà materiale di tutte le cose e di tutte le relazioni.

in quanto essa è immanente al processo storico e il senso del presente diviene manifesto solo in seguito all’autocritica del passato. op. p. Lukács si mostra consapevole di questa difficoltà quando sottolinea la necessità di applicare con cautela il materialismo storico alle epoche del passato in cui l’economia non aveva il ruolo totalizzante 49 Cfr.“Geschichte und Klassbenwusstsein” [Recensione di “Storia e coscienza di classe” di G. Morazzoni. cioè nella prassi del soggetto-oggetto identico. Il riconoscimento nel proletariato del soggettooggetto identico che rende possibile una concezione autenticamente dialettica della storia. Revai. Nel mondo reificato del capitalismo Lukács ha creduto di svelare l’origine delle antinomie della filosofia moderna. Lukács. il cui senso è già divenuto visibile»53. p. Revai ne esplicita le problematiche interne: l’interpretazione di Lukács «secondo la quale la dialettica di Marx rappresenta la realtà e la verità della dialettica hegeliana. «come il primo tentativo sistematico di rendere cosciente l’elemento hegeliano nel marxismo. e. Agnes Heller. riguarda in misura minore anche quest’ultima autocritica. La teoria dei bisogni in Marx. La diffidenza verso le autocritiche del periodo della maturità di Lukács in questa tesi si è mostrata come principio guida nella ricostruzione del pensiero dell’autore ungherese. Operando una radicalizzazione del pensiero di Lukács. ma rimane il fatto che il rapporto della coscienza con la realtà passata assume la forma dello Spirito del Mondo hegeliano. senza distinguere tra alienazione e oggettivazione. A. quindi. può essere considerato per numerosi aspetti un tentativo di rispondere a questa mancanza dell’interrogazione sui bisogni umani e sull’antropologia in Storia e coscienza di classe. p. A. l’ineliminabile trascendenza del senso del processo storico rispetto alla coscienza degli individui. Lukács e Marx rimproverano ad Hegel l’idea che il pensiero si «atteggi verso la storia in maniera meramente contemplativa» ma questa accusa è per Revai ingiustificata «poiché a Hegel viene imputata un’accezione kantiana di contemplazione» mentre in Hegel si tratta «della contemplazione di un processo conchiuso.cit. Milano 1974.di reificazione per chiarire la forma di merce dominante nel modo di produzione capitalistico. Rezesion von G. ossia di problemi che non possono che essere superati se non attraverso le contraddizioni sociali. 50 J. la dialettica»51. Heller. riproduce tuttavia ad un livello superiore le antinomie di quest’ultima»52. senza riflettere adeguatamente sui bisogni reali umani49. Feltrinelli. Nel 1924 l’unica recensione che aveva criticato Storia e coscienza di classe per non essere abbastanza radicale è quella di József Revai50. 171 52 Ivi.. Il libro dell’allieva di Lukács. ossia la necessità di una conoscenza che proceda post festum. Non si tratta di una trascendenza kantiana. Riappare così la cosa in sé. implica che per il passato rimanga valida la situazione simboleggiata dal concetto hegeliano “dell’astuzia della ragione”. Bedeutung und Funktion des Begriffs Bedürfinis im Denken von Karl Marx. 175 53 Ivi. del proletariato rivoluzionario.176 74 . trad it. 51 Ivi. Revai saluta Storia e coscienza di classe come un evento nella storia del marxismo. Lukács] in Intellettuali e coscienza di classe.

op. Lukács. e nella Russia una realizzazione concreta della società futura. ossia che la categoria di totalità è esterna alla storia. una rinnovata mitologia concettuale. op.. Discussione in Storia e coscienza di classe oggi. Ernst Bloch nella sua recensione vede nella elaborazione della storia da parte di Lukács una riduzione quasi esclusivamente sociologica che non tiene conto degli aspetti metafisici propri dell’essenza del processo storico..assunto nel capitalismo54.164 61 cfr. o addirittura della vecchia teoria dianoetica»60. p.178 60 E. come storia. che il capitalismo mondiale stesse attraversando la sua crisi finale. l’ammissione del permanere nelle epoche passate di un residuo di cosa in sé. 65 58 Ibidem 59 Ivi. è. cit. infatti. Se. che però è inevitabile in quanto «il proletariato si trova alla soglia del futuro e alla conclusione del passato. Bloch attribuisce questa mancanza in Storia e coscienza di classe all’aspirazione del suo autore ad essere esclusivamente «un capo comunista. Revai radicalizzando il pensiero di Lukács arrivava a concepire un «irrazionalismo marxista»57 che risulta essere distruttivo per l’intera elaborazione filosofica di Storia e coscienza di classe. Attualità e utopia. o. È proprio questo «forzato meccanismo di identificazione»61 o la generalizzazione di una specifica rivoluzione.28 57 M. In questa critica Bloch coglie la stretta connessione di filosofia e attività pratica in Lukács. Questo per Revai significa. che porta Lukács all’identità di soggetto-oggetto della storia. la verità dell’essere come divenire. e allora vedeva nel partito comunista un’anticipazione del regno della libertà. p. per quanto ben fondato. pp. intervento di H.. p. in Storia e coscienza di classe.. p. op. op. Le avventure della dialettica. non conduce ad essa.. 177 56 L.cit. p. Il proletariato come soggetto e oggetto della storia diviene una ipostatizzazione della soggettività rivoluzionaria 54 55 vedi G. Revai. Se la totalità è esterna alla storia. è un momento ad essa esterno e la categoria di realtà (di totalità. il proletariato non è altro che il portatore di un mito. Boella Reificazione e rivoluzione: la Lukács-Debatte dal 1923 al 1933 in Intellettuali e coscienza di classe. cit. ma questa rimane una pretesa irrealizzabile perché la «dialettica non traduceva l’opacità o almeno lo spessore della storia reale»59. Recensione di “Storia e coscienza di classe” di G. una riflessione profonda sulla prassi e sull’organizzazione politica. J. ossia quel movimento storico-filosofico di realizzazione della verità e della società futura. facendola invece deviare da essa»55. vuol dire che non incarna più «il lavoro della negatività»58. cioè quella che è stata definita una pensiero vissuto. op. Krahl. un uomo pratico della teoria» e non «un teorico della pratica.296 J. Storia e coscienza di classe.45-50 75 . cit. di storia) non è la mediazione con l’esistenza. p. la Rivoluzione russa. Merleau-Ponty. «Il divenire non è qui la verità dell’essere.. allora. vede il primo ancora vuoto e il secondo ancora irrazionale»56. cit. Il mutamento di funzione del materialismo storico. Lukács. La radicalizzazione di Revai mostra però il duplice significato della finale unità di soggetto e oggetto della storia cui approda Lukács: con l’acquisizione della coscienza di classe del proletariato è possibile una conoscenza del processo storico come totalità.cit. Lukács era convinto che la rivoluzione fosse all’ordine del giorno. allora. più esattamente. Bloch.

cioè di rimettere agli individui la possibilità della completa libertà di tutti e di ciascuno63. Mancava a Lukács e al marxismo occidentale del 1923 il «mezzo per esprimere l’inerzia delle infrastrutture. è ciò che gli consente di pensare la completa emancipazione umana nel comunismo. che esprimevano sostanzialmente la burocratizzazione dell’Internazionale comunista e l’industrializzazione forzata nella Russia rivoluzionaria. Le avventure della dialettica. anno II. Vinci. quando il capitalismo anziché attraversare la sua crisi decisiva si stabilizza. 62 63 G. in Polemos.. e in qualche modo anche catastrofica. p. Questa eredità hegeliana. lasciava troppo presto trasparire il suo senso. dovevano imparare la lentezza delle mediazioni»64. Quando la stagione rivoluzionaria mondiale del 1917-1923 cessa. cit. Roma 2008 64 M. lo sprofondamento dei “rapporti personali” nelle “cose”. cioè del Partito comunista bolscevico e della rivoluzione mondiale.76 76 . Lukács. La storia come essi la descrivevano mancava di spessore. Aprile 2008. Merleau-Ponty.. soggetto e oggetto della storia si dividono inesorabilmente. materiali di filosofia e critica sociale. I rapporti economici sono ridotti del tutto a cosa senza possibilità di scorgere i rapporti umani al di sotto di essi. “La filosofia povera” scaturita dall’esperienza della guerra. oppure degenera nella dittatura fascista. ma nel voler ricondurre questa soggettività ad una determinata prassi storico-sociale esistente. Prefazione a Storia e coscienza di classe. compie una forzata identità di soggetto e oggetto della storia. La forma di denaro. Stamen. e le infrastrutture economiche e politiche. non per via di astratti principi utopici. che Lukács stesso definisce «un hegelismo più hegeliano di Hegel»62. nomos capitalistico e critica dell’economia politica. Lukács pone al centro della sua riflessione e adesione al marxismo la questione della soggettività rivoluzionaria che realizzi la propria emancipazione e quella dell’umanità. Questa enunciazione «messianica».che eppure Lukács aveva tentato di sostenere nel pieno delle sue pretese emancipative contro il revisionismo della marxismo volgare. fanno sentire il loro peso e la loro logica immanente. Marx o dell’ordine sparso. p. compito che è nel suo nucleo più profondo è già di Hegel. è profondamente hegeliana e idealista. ma per via della storia reale della rivoluzione diviene l’assunzione ontologica dell’unità di soggetto e oggetto della totalità della storia. quando la pianificazione economica della Russia comunista mostra tutta la sua crudezza della repressione staliniana.cit. numero 1. ma in un senso diverso rispetto alle accuse analoghe di Deborin e Rudas nel 1924. la resistenza delle condizioni economiche e anche naturali.XXIV Cfr. le istituzioni. P.

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