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Tesi di laurea triennale

La questione della reificazione nel giovane Lukács
di Giacomo Villa La reificazione è un concetto che deriva dalla teoria del feticismo delle merci di Karl Marx che descrive un fenomeno che avviene tutti i giorni nella società capitalista: nello scambio delle merci le cose si animano nella loro “oggettualità spettrale”, mentre le persone sono trasformate in cose. György Lukács in Storia e coscienza di classe è il pensatore che più ha sviluppato questa teoria di Marx costruendo un concetto di reificazione come categoria, o una vera e propria filosofia, totale e totalizzante della moderna società capitalista. Pubblicata nel 1923, Storia e coscienza di classe è, insieme a Marxismo e filosofia di Karl Korsch, alla base di tutte le successive elaborazioni del marxismo critico o marxismo occidentale. È un’opera nella sua stessa struttura, il saggio, aperta alla discussione e alla rielaborazione continua, eppure nel 1924 fu duramente condannata dal marxismo ufficiale della III Internazionale e successivamente ripudiata dal suo stesso autore. Questa tesi mette parzialmente in discussione la rottura, caratterizzata dalla completa estraneità, che per Lukács, avrebbe avuto luogo nel suo pensiero tra la sua adesione al marxismo e tutta la sua vasta produzione precedente. Operando un confronto costante con la vita e la biografia di Lukács, nel ricostruire il pensiero dell’autore ungherese viene dato risalto all’esperienza della Grande Guerra del 1915-1918 come importante svolta nel suo pensiero. Il convinto antibellicismo espresso sin dall’inizio della guerra conduce Lukács ad un profondo distacco da quella ambito intellettuale cui era stato sino ad allora intellettualmente solidale (che comprendeva tra gli altri M. Weber, G. Simmel e E. Lask) e all’adesione al partito comunista ungherese. La riflessione etica che Lukács compie durante la guerra approda ad una “filosofia povera” (Catucci) che non ha aspirazioni utopiche e pretese totalizzanti e risponde ad una assoluta libertà critica propria del soggetto etico. Negli scritti qui denominati di transizione, Lukács cerca, e non trova, una congiunzione possibile tra assoluta libertà critica dell’etica e azione concreta rivoluzionaria; una mediazione che in Storia e coscienza di classe è realizzata nella presa di coscienza del proletariato rivoluzionario. La coscienza di classe del proletariato è la conoscenza dialettica della totalità della società che nella sua azione realizza il superamento del capitalismo. La dialettica è il punto di vista sulla totalità concreta della società ed è un interrogativo permanente sulla realtà presente che non consente di attestarsi a verità ultime o dogmatiche perché è in sé storica e deve essere applicata anche a sé stessa. Lukács elabora nel concetto di Verdinglichung (reificazione o cosificazione) una teoria dell’estraneazione totale. Nello sviluppo capitalista, oltre agli oggetti, ai rapporti sociali e all’attività dell’uomo, la stessa coscienza individuale appare reificata, smembrata e ridotta nelle sue funzioni parziali. Il razionalismo astratto e formale si presenta come l’effetto e al tempo stesso il presupposto della reificazione capitalista che nel suo calcolo prevedente e rassicurante non afferra mai l’intero e la totalità. Questa perdita della totalità si manifesta anche nella scienza e nella filosofia moderna, specialmente nel pensiero di Kant e di Hegel, che è incapace di superare il problema della cosa in sé e cade in antinomie insolubili. Nell’identità di soggetto-oggetto della storia costituito dal proletariato è possibile, per Lukács, superare le antinomie della filosofia classica e realizzare il rovesciamento della società. Questa assunzione dell’identità di soggetto-oggetto della storia rimane, nonostante le sue intenzioni, profondamente hegeliana. È tuttavia l’espressione di quel bisogno di convertire la filosofia nella praticità dell’azione rivoluzionaria, in un periodo in cui, in seguito all’evento dell’ottobre russo del 1917, la rivoluzione mondiale si credeva imminente e all’ordine del giorno.