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LA TEORIA DEI COLORI DI GOETHE

Studio di Goethe sull'effetto dell'atmosfera sulla visione Wolfgang Goethe diede inizio ai suoi esperimenti sulla luce adoperando in modo erroneo il prisma. Prov a guardare una parete bianca attraverso un prisma e dato che nonostante il prisma la continuava a vedere bianca, concluse che Newton aveva commesso un errore e che la luce del sole non era una miscela dei colori dello spettro. Goethe non aveva ripetuto correttamente l'esperimento di Newton che consisteva nel far passare del prisma un fascio di luce stretto e si limit ad osservare delle vaste superfici ignorando che la luce riflessa in ogni punto della parete veniva scomposta ma che i colori scomposti su una superficie vasta venivano a miscelarsi di nuovo riproducendo il bianco, difatti solo ai bordi di vaste superfici possibile vedere lo spettro luminoso.

! ! Uno dei cartoncini ideati da Goethe, con i quali egli realizz i suoi esperimenti sulla scomposizione. Goethe continu a fare degli esperimenti e scopr che osservando superfici di colore uniforme si vedevano apparire i colori dello spettro ai margini delle figure. Disegn allora una striscia nera su uno sfondo bianco e si accorse che nel confine tra lo sfondo bianco e la striscia nere guardando con il prisma si vedeva apparire lo spettro. Concluse che il colore si produceva dall'incontro del nero e il bianco attraverso un processo di contaminazione del bianco da parte del nero e che quindi i colori venivano generati dal nero. I presupposti da cui Goethe part lo condussero a delle conclusioni errate sul fenomeno della generazione dei colori, da questo punto di vista la teoria di Newton risult inattaccabile, per quanto Goethe pens di averla confutata definitivamente.

A Goethe va dato comunque il merito di essere stato tra primi ad indagare sul modo in cui i contesti modificano le sensazioni dei colori. Mostr in modo evidente come la visione dei colori sia un modo dell'organismo, in particolare dell'apparato visivo, di reagire agli stimoli luminosi provenineti dall'esterno.

Studio di Goethe sulla colorazione del sole in rapporto alla sua posizione

Goethe realizz una serie di esperimenti sulle ombre colorate e sull'influenza reciproca dei colori che mostravano come l'occhio partecipi tutt'altro che passivamente alla ricostruzione delle sensazioni di colore. Goethe si accorse come un dato colore veniva percepito in modo diverso a seconda dello sfondo su cui era posto. Nella figura riportata al lato, si possono osservare tre coppie di rombi dello stesso colore, la prima verde, la seconda magenta, la terza grigia. Ogni elemento della coppia posto su uno sfondo diverso (blu e arancio), si nota come nonstante i colori siano a coppie uguali, vengono percepiti come differenti in relazione allo sfondo su cui sono posti (il rombo grigio appare grigio sullo sfondo blu, e tendente al verde-blu sullo sfondo arancio).

Studiando le ombre prodotte da luci fortemente colorate Goethe si rese conto di come l'occhio tendesse a vedere le ombre, per esempio, proiettate da un luce verde come fortemente colorate di rosso, scopr insomma che alla visione di un colore l'occhio reagisce tingendo i colori adiacenti con il suo complementare individuabile nel cerchio di Newton come il suo opposto. Anche Goethe realizz un cerchio dei colori analogo a quello di Newton (vedi immagine al lato).

! ! ! ! ! ! RIFLESSIONI ! ! ! ! !

Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) stato giustamente definito come lultimo genio rinascimentale: non solo grande poeta, ma pittore, scienziato, pensatore. Un lato dei suoi interessi culturali e scientifici, che gli illuministi, i positivisti e i loro attuali eredi non gli hanno mai potuto perdonare, quello rivolto al mistero e al soprannaturale; fra le altre cose, egli si accost con sincero interesse alle dottrine mistiche di Emanuel Swedenborg, dileggiato invece - da filosofi come Kant: segno di una indipendenza di giudizio e di una apertura sul reale a trecentosessanta gradi, insofferente di ogni moda e di ogni pregiudizio. Goethe fu anche autore di opere scientifiche, che gi ai suoi tempi incontrarono perplessit e incomprensioni e che, a tuttoggi, rimangono pressoch ignorate dal grande pubblico, se non come documenti di una personalit indubbiamente ricchissima, ma in certo qual modo anacronistica; solo i suoi biografi si sono presi la briga di studiarle, a parte dagli antroposofi che, sulle orme di Rudolf Steiner, ne hanno fatto una componente essenziale delle loro concezioni cosmologiche, psicologiche e pedagogiche.

Gli interessi scientifici di Goethe andavano dalla botanica, alla mineralogia, alla fisica; ma nel campo dellottica che egli diede il meglio di s, scrivendo, in polemica contro Newton, quella Teoria dei colori (Zur Farbenleher), che, pubblicata a Tubinga nel 1810, avrebbe dovuto consacrare, nelle sue intenzioni, un nuovo modo di intendere non solo lottica e la fisica, ma la

scienza in generale; e che, invece, non scosse affatto lestablishment scientifico del tempo, n, tanto meno, come si detto, quello a noi contemporaneo.

In che cosa consiste la novit della concezione scientifica di Goethe? Nel fatto che, in opposizione al modello dominante della cosiddetta Rivoluzione scientifica del XVII secolo, per essa il compito della conoscenza non quello di conquistare e soggiogare la natura ai voleri delluomo (secondo la famigerata formula baconiana sapere potere), bens di ascoltarla amorevolmente, di porsi in sintonia con essa e di ritrovare, attraverso la meditazione su di essa, la via perduta dellunit con tutte le cose (e qui traspare un certo influsso non solo delle teorie di Swedenborg, ma anche del panteismo di Spinoza).

La polemica antinewtoniana sulla natura della luce e dei colori non che un caso esemplare di questa nuova concezione goethiana delle finalit e della stessa essenza del sapere scientifico: perch, per Goethe, il colore non semplicemente una manifestazione della luce, che losservatore riceva passivamente, ma anche una elaborazione dellocchio e, quindi, della mente. Fenomeno attivo e non solo passivo, di cui entrano a far parte la psicologia, la simbologia, la spiritualit; ed quasi inutile evidenziare come in tale concezione vi sia, in nuce, anche lapproccio cromoterapico alla malattia, non a caso esso pure bandito dal filone principale della scienza accademica contemporanea).

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Per Goethe, ogni cosa tende alla totalit, alla reintegrazione nellEssere; ogni cosa tende allarmonia e alla completezza: mentre la scienza newtoniana oppositiva, aggressiva, utilitarista e riduzionista; non cura la ricerca olistica, ma persegue piuttosto il dominio sulle cose. Goethe ricorda una espressione del filosofo Plotino: Un occhio non avrebbe mai visto il sole se non fosse simile al sole; ugualmente, lanima non potrebbe vedere il bello, senza divenire essa stessa bella. Questa, probabilmente, la chiave di lettura per comprendere e valutare tutta la portata della concezione scientifica di Goethe: per lui, locchio che osserva e studia la natura non pu prescindere dallo spettacolo della bellezza e non pu porsi davanti ad essa che in atteggiamento nobilmente pensoso e conscio del mistero che in essa si cela. Per la scienza moderna, invece, da Francesco Bacone a Newton, e passando per Galilei, non vi alcun mistero, ma ci sono soltanto dei problemi in attesa di essere risolti; e lammirazione per la bellezza, se pure ha parte nella ricerca, non mai scevra da intenti utilitaristici, perch non si spoglia mai dai panni del Logos strumentale e calcolante, che non vede nelle cose se non il proprio utile ed il proprio tornaconto.

Per quanto riguarda i colori, Goethe ritiene inammissibile ridurne la fenomenologia ad una pura e semplice manifestazione ottica; nella percezione dei colori vi una componente soggettiva e il riduzionismo newtoniano, contro il quale si scaglia nella seconda parte dellopera, a suo dire ha sepolto un lavoro di secoli, cio ha cancellato la visione antica, secondo la quale i fenomeni fisici sono sempre, anche, dei fenomeni spirituali.

Quella di Goethe una vera e propria rivolta contro la matematica, o meglio, contro la pretesa della matematica di porsi come supremo o magari come unico criterio di verit nella conoscenza della natura; pretesa, possiamo osservare, che da un lato risale alla nuova scienza del secolo XVII,

dallaltro al razionalismo cartesiano, dal quale - peraltro - lo stesso Spinoza non era certo rimasto immune, se vero che questultimo aveva preteso di spiegare perfino letica con i procedimenti logici che sono propri della geometria.

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Scrive, dunque, Goethe a proposito delleffetto sensibile e morale del colore (in: J. W. Goethe, Dalla Teoria dei colori, traduzione di Giuseppina Quattrocchi, Demetra Editrice, 1995, pp. 136-140): 758. Dato che il colore occupa un posto tanto elevato nella serie delle manifestazioni naturali originarie, in quanti riempie con decisa molteplicit il semplice cerchio assegnatogli, non ci stupiremmo di venire a sapere che esercita unazione sul senso degli occhi. Ad esso il colore specificamente legato e ,tramite la sua mediazione, legato allanimo in tutte le sue manifestazioni elementari pi generali, senza riferimento alle caratteristiche o alla forma di un materiale, sulla cui superficie viene recepito. Unazione specifica, se considerata nella sua singolarit, in parte armonica in parte caratteristica, e spesso anche disarmonica, se combinata ad altre, ma sempre decisa e significativa, che si collega direttamente allelemento morale. Per questo quindi il colore, considerato come elemento dellarte, pu venire considerato come elemento che coopera ai sommi scopi estetici.

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759. In generale gli esseri umani trovano grande piacere nel colore. Locchio ne ha bisogno, come ha bisogno della luce. Ci si ricordi il sollievo che d il sole in una giornata cupa quando illumina uno squarcio di paesaggio dando risalto ai colori. [] 835. Selvaggi, popoli primitivi e fanciulli hanno grande predilezione per i colori particolarmente vivaci e quindi soprattutto per il rosso-giallo. Hanno anche una propensione per il variopinto, che ha origine quando vengono affiancati colori vivaci senza squilibrio armonico. Quando c questo equilibrio, per istinto o per caso, il risultato gradevole. Ricordo di un ufficiale dellAssia, che veniva dallAmerica. Si dipinse il volto come i selvaggi e il risultato finale era di un insieme piacevole.

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836. I popoli dellEuropa del sud indossano abiti dai clori molto vivaci. I tessuti di seta, che essi hanno la possibilit di acquistare a buon mercato, favoriscono tale propensione. Soprattutto le donne con i loro corpetti e nastri vivaci, nellimpossibilit di superare lo splendore del cielo e della terra, sono almeno sempre in armonia con lambiente. 838. I colori, cos come influiscono sugli stati danimo,cos si adattano a stati danimo e circostanze. Popoli vivaci come i francesi, ad esempio, amano particolarmente i colori intensi del lato attivo. Genti pi misurate come gli inglesi e i tedeschi preferiscono il giallo-cuoio o giallo.paglia che accostano al blu. Le genti che tengono in considerazione la dignit, come gli italiani e gli spagnoli, scelgono per il mantello un rosso che tende al lato passivo.

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839. Il vestito riferisce il carattere del colore al carattere della persona. Si pu quindi osservare il rapporto tra i singoli colori e la loro composizione con il colore del volto, let e la condizione sociale. [...] 848. Dallazione sensibile ed estetica dei colori, presi singolarmente o in composizione,quale abbiamo sin qui descritta, si dedurr ora leffetto estetico che essi hanno sullartista. Anche in questo caso diamo le notizie pi indispensabili dopo avere trattato la luce e lombra. []

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915. Si dimostrato per esteso che ogni colore produce sullessere umano una particolare impressione manifestando a quella stregua la sua natura allocchio e allanimo. Ne consegue direttamente che il colore pu venire usato per determinati scopi sensibili, morali ed estetici. 916. Si potrebbe definire simbolico un impiego pienamente in accordo con la natura, in cui il colore viene usato in relazione al suo effetto e un autentico rapporto esprime direttamente il significato. Se per esempio si stabilisce che il porpora rappresenta la maest, non ci saranno dubbi che sia stata trovata la corretta espressione, come si gi detto esaurientemente e particolareggiatamente prima. 917. Strettamente affine a questo un altro uso del colore, che potrebbe venire definito allegorico. In esso vi una componente pi occasionale e arbitraria, si pu addirittura dire convenzionale, in quanto prima di capire cosa significa, come si comporta, come nel caso del verde che assegnato alla speranza, deve prima venirci dato il significato del simbolo. 918. facile supporre da ultimo che il colore consenta pure uninterpretazione mistica. Dato infatti che lo schema in cui pu venire rappresentata la molteplicit del colore accenna a simili rapporti originari che fanno parte sia della visione umana sia della natura, non vi alcun dubbio che, volendo esprimere i rapporti originari che non cadono in modo tanto deciso e vario sotto i sensi, , ci si possa servire anche delle loro relazioni come di un linguaggio. Il matematico apprezza il valore e luso del triangolo; i mistici ne hanno unalta considerazione; alcuni suoi aspetti , tra cui le manifestazioni di colore, possono venire schematizzati in modo tale da ottenere, per raddoppiamento e incrociamento, lantico e misterioso esagono.

919. Se si coglie in modo corretto la divergenza tra giallo e azzurro, ma si notato soprattutto il suo intensificarsi nel rosso che consente agli opposti di tendere luno verso laltro e di riunificarsi dando vita a un terzo, si avr senza dubbio una segreta intuizione,. Si potrebbe cio supporre alla base di queste due entit separate e opposte tra loro un significato spirituale e vedendo sorgere in basso il verde e in alto il rosso ci si tratterr a stento dal pensare l alle creazioni terrestri degli Elohim e qui a quelle terrestri.

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920. In sede conclusiva comunque meglio non esporsi al sospettosi essere inclini alle fantasticherie, tanto pi che, se la nostra teoria dei colori incontrer consensi, non le mancheranno certo, nello spiriti del tempo, applicazioni e interpretazioni allegoriche simboliche e mistiche. Una scienza olistica, a misura duomo e capace di riconoscere lo splendore del mondo; una visione organica, nella quale ogni elemento tende allarmonia e alla reintegrazione nella totalit; una spiritualit che non scorda mai le ragioni ultime del sapere e del nostro stesso essere nel mondo: questi i capisaldi del pensiero scientifico di Goethe, dal quale ci giunge una ricchissima lezione di umilt e, al tempo stesso, di audacia speculativa.

La scienza cui tende Goethe non meramente quantitativa e non vede nelle cose della semplice materia bruta, la res extensa cartesiana; non neppure una scienza brutalmente pragmatica e utilitaristica, che mira allo sfruttamento e alla sottomissione del mondo naturale, declassato al rango di deposito di risorse ad uso esclusivo delluomo: ma una scienza rischiarata da una vivida luce interiore, che volge i suoi passi sulla via del ritorno allEssere e che ovunque scorge i segni della presenza del divino.

Sorge perci spontanea la domanda se la scienza moderna oggi dominante - quantitativa, riduzionista, meccanicista - costituisca davvero un progresso o non rappresenti, invece, un regresso ed una involuzione, che ci stanno allontanando sempre di pi dalla verit delle cose e da noi stessi.