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Annalisa Arci

ARISTOTELE E IL DERIVATUS PARADOXUS Propriet, generi naturali, oggetti (im)possibili

INDICE

PROLOGO p. 3 1- Greta e la tartaruga. La tartaruga c!; 1.1-La tartaruga ieri era sana oggi malata; 1.2Dipingere ci che c con un pennello dalla punta grossa; 1.2.1- La tartaruga come intero di parti; 1.2.2- Aristotele risponde ad Achiropita ; 1.3- Non Aristotele! Lapproccio estensionale; 2Avvertenza sul metodo e sui contenuti PROPRIET p. 16 1-Ci che : le propriet, una sopra laltra; 1.1- Ritagliare il mondo: il soggetto; 1.2- Individualit e priorit naturale; 1.3- Individualit e indivisibilit; 1.4- Contrari e propriet: lincursione di Achiropita; 1.5- Larticolazione del corpo percettivo sullontologia categoriale; 1.6- Ruga verde, ruvida, una tartaruga, un animale; 2- Individui e propriet; 2.1- Il bianco della barba non il bianco della parete; 2.2- Sfumature tra barbe e pareti; 2.3- Barbe, pareti, il bianco e il genere del portatore; 2.4- Il bianco come individuo ricorrente; 3- Corsi e ricorsi storici: i vincoli dellontologia categoriale; 3.1- La tartaruga: eppur si muove!; 3.2- Il movimento di ci che natura: un Giano bifronte; 3.4- La tartaruga resta se stessa come soggetto di contrari; 3.5Permanenza, identit e contrari GENERI NATURALI p. 47 1-Il nome della sostanza; 1.1- Ruga come composto di materia e forma; 1.2- La struttura interna di Ruga: uno spogliarello ontologico; 2- Dividere e definire: una mereologia delle forme viventi; 2.1- In margine alla dialettica di Platone; 2.2- Individui e differenze tra le parti: PA I.2-4; 2.3- La logica della definizione; 2.4- La scomparsa del genere; 3- Lessenza. Perch una tartaruga una tartaruga; 3.1- Al cuore della tartaruga. Condizioni metafisiche di definibilit; 3.2- Al cuore della definizione; 3.3- La definizione dellindividuale in universale; 3.4- Lunit della definizione; 3.4.1Assetti mereologici secondo lordine modale imposto dalla forma; 3.5- Lunit secondo la potenza e latto; 3.6- Uneuristica senza metafisica: la differenza sul piano logico e zoologico; 3.7Essenza, forma, specie: la differenza sul piano biologico e metafisico; 3.8- Riepilogo: non un ammasso, non un tutto, un intero; 4- Allora, la sostanza universale o non universale? Lanima OGGETTI (IM)POSSIBILI p. 100 1- Greta, la tartaruga, la statua e lircocervo; 1.1- Il paradigma del corpo biologico: lesempio della polis; 1.2- Parti strutturali e caratteri; 1.3- Tartarughe senza testa, senza zampe: identit e persistenza; 1.4- Lanimale attuale; 1.5- Lanimale possibile, lanimale che non c; 2- Lanimale (im)possibile: una battaglia tra Aristotele e Kripke; 2.1- Il paradigma dellornitorinco: la battaglia tra Aristotele e Kant; 2.2- Il denaro e gli oggetti sociali; 2.3- I derivati: allucinazione ontologica?; 2.3.1- Talete: una posizione lunga sulle olive; 2.4- Categorie biologiche e taxa. Aristotele; 3Epilogo. Lanalisi mereologico-strutturale e gli ornitorinchi finanziari

PROLOGO

1- Greta e la tartaruga. La tartaruga c! Greta una giovane curiosa. A volte rompiscatole. Trascorre delle mezzore ad osservare i movimenti di Ruga, la sua tartaruga. Ruga se ne sta nellacquario: la temperatura dellacqua di circa 30 gradi, ci sono piccole palme, sassi di medie dimensioni alcuni dei quali formano promontori. La luce che filtra dalla finestra accentua i chiaro-scuri dellacqua, le sfumature di verde del carapace le cui tessere, i cosiddetti scuti, disegnano sottili lamine gialle che ne percorrono la superficie laterale da entrambi i lati. Di fronte a questo spettacolo Greta sa che Ruga esiste. La vede, la pu toccare. Vede anche il verde del carapace, ne avverte sfiorandolo la ruvidezza; sente il calore dellacqua. Vede sfumature, ombre, colori. Tutto esiste. Tutto esiste. Nulla esiste. Qualcosa esiste. Ma cosa esiste? Greta troppo giovane; non corrotta dal germe del dubbio scettico. Per sua fortuna non sa chi sia Cartesio. Non ha motivi di dubitare di quanto sta percependo, n della corrispondenza tra ci che vede e ci che c. Il mondo della tartaruga c! Greta fa affidamento allesperienza ed guidata dal senso comune. Entrambe ci pongono di fronte ad una ricchezza e complessit virtualmente infinita: come facciamo ad organizzarla, a mettere un po di ordine? Greta pu isolare uno o pi soggetti poniamo Ruga, un sasso, una palma comporli e scomporli elencando le loro propriet, le loro qualit, le loro parti. Con questi concetti, solo con questi, diamo ordine allesperienza? Ruga, un sasso, una palma. Cosa ne direbbe un filosofo? Ruga, un sasso, una palma: sono anzitutto degli interi. Ogni intero qualcosa di concreto, occupa uno spazio circoscritto e non condiviso con altri interi, ha una durata temporale. scomponibile in insiemi di propriet e di parti (pu eventualmente perdere e/o acquisire una o pi parti senza che questo ne comprometta lidentit), ed portatore di unidentit vincolata ad una appartenenza sortale. In generale, un sortale un termine generico che accoglie modificatori di quantit poich pu dividere il proprio riferimento. In Metaph. X.6,1056b15-22 si sostiene chiaramente che la misura corrisponde ad un predicato-concetto sortale che si pone come condizione della molteplicit e numerabilit di un insieme di enti di una certa sorta. Poniamo di avere a che fare con tartarughe, alberi, tavoli, mele: in tutti questi casi possiamo contare ci sono uno, due, tre, n tartarughe e possiamo chiederci quante tartarughe ci sono qui ed ora. Ai sortali si oppongono i termini di massa come neve, dal momento che possiamo al massimo dire che c della neve e determinare quanta neve c. Per quanto queste intuizioni basate sul senso comune possano sembrare robuste, non sono sufficienti per fornire quella caratterizzazione metafisica volta a definirne il ruolo allinterno di unontologia determinata necessaria allelaborazione di una teoria delle statue e delle betulle. Poniamo che questa ontologia sia a paradigma tridimensionalista, la pi affine ad Aristotele tra le proposte contemporanee: in questo quadro concettuale possiamo sostenere che statue e betulle sono tipi ontologici comunemente chiamati enti continuanti (continuants) di per s rilevanti e dotati di capacit causali proprie. Nellambito della filosofia analitica con tridimensionalismo si intende quella dottrina degli oggetti ordinari spesso difesa come la posizione non solo pi vicina ad Aristotele ma anche al senso 3

comune, intesa come modello che ricalca quasi fedelmente la nostra concezione ingenua del modo, in cui gli oggetti continuano ad esistere a tempi diversi. La tesi centrale pu essere formulata come segue: gli oggetti ordinari posseggono tre dimensioni spaziali e perdurano nel tempo in quanto sono interamente presenti in ogni istante della loro esistenza. Sedie e individui hanno parti (anomeomere nel lessico aristotelico) localizzate ad un certo livello dellorganizzazione corporea (dove presente la mia testa, ad esempio, non presente il mio braccio) che, per, non sono segmentate o segmentabili in parti lungo la dimensione temporale. Per questo motivo anche le parti del mio corpo sono interamente presenti (a se stesse) a tempi diversi. Dire che interi differenti e parti differenti perdurano significa introdurre una relazione di identit molto stretta, in quanto io sono in ogni momento identica a me stessa lungo lintero arco della mia life history. Non esiste una parte di me che potremmo chiamare io-ieri-sera e che stava vedendo un film ed unaltra parte di me, che potremmo chiamare io-oggi-pomeriggio che sta scrivendo al computer. Ci sono sempre e solo io che persisto attraverso la dimensione temporale pur restando in ogni istante interamente presente a me stessa. Accanto a questa prima modalit di persistenza - si badi, per come stata impostata la questione, non si ancora detto perch io persisto cos-e-cos il tridimensionalismo riconosce unaltra modalit di persistenza propria degli eventi. Gli eventi, infatti, a differenza degli interi tridimensionali, hanno parti temporali e persistono nel tempo in virt del susseguirsi in successione delle loro parti temporali. Una partita di calcio, ad esempio, persiste per novanta minuti con lavere un primo tempo seguito da un secondo tempo, e senza mai essere interamente presente in nessun momento della sua esistenza. Una prima complicazione per chi tenta di definire i caratteri dellontologia popolata da statue, betulle e tartarughe data dal fatto che Aristotele non elabora una teoria esplicita per gli artefatti, per quanto sia le scienze speciali, soprattutto la Fisica, sia la filosofia prima offrano suggerimenti sul loro statuto ontologico. Non viene coniato un termine che sia traducibile con artefatto in assenza di esempi specifici si parla di enti conformi ad una tecnica o che ne sono lesito ma si utilizzano esemplificazioni individuali (il letto, la casa) in contesti in cui si tratta di spiegare il venire ad essere dei composti. Prendere atto dellesistenza di un tavolo ed utilizzarla quale modello di esemplificazione e comprensione delle realt naturali non significa affatto formulare unontologia degli artefatti. Significa dotare di una pregnanza teoretica non certo trascurabile lassenza di una formulazione teorica esplicita, se vero che il problema dei criteri in grado di individuare le differenze rilevanti tra viventi e non viventi si intreccia con la questione dei criteri di sostanzialit, essendo la sostanzialit riservata primariamente ai viventi. Se Aristotele non si chiede mai cos un artefatto si chiede certamente cos una sostanza, e cosa fa di una sostanza una sostanza. In questi ultimi due casi si tratta di identificare la grammatica concettuale in grado di rispondere a domande del tipo cos una tartaruga e cosa fa di una tartaruga una tartaruga senza che questo riduca lindagine ontologica allestensione dei concetti in gioco. Come sarebbe se ci stessimo chiedendo quali sostanze esistono e stessimo compilando un catalogo universale di ci che c. La grammatica concettuale di cui parliamo in prima battuta introdotta nei termini della griglia categoriale. In questo modo possibile compiere una ricognizione e differenziazione dei portatori distinguendo lambito del sostanziale dallambito di ci che non lo intendendo come rilevante la valenza intensionale della procedura. Tenendo fermo questo principio metodologico, una seconda complicazione data dal fatto che non tutti gli individui sono sostanze. Una tazza e una tartaruga sono individui complessi: hanno parti, forme, colori, dimensioni. Perch una zampa dovrebbe essere sostanza e il verde invece no? O, meglio: quali individui sono sostanze e perch? E degli individui non sostanziali che ne facciamo? Se si presta maggiore attenzione al problema semplice rendersi conto che questa domanda riposa sulla questione, enunciata allinizio, ancora pi basilare: che cosa esiste? Cosa significa per 4

qualcosa esistere? La tartaruga nellacquario alla mia sinistra, i tasti del computer su cui sto scrivendo, i pensieri che ripeto a me stessa in silenzio, la promessa di portare oggi pomeriggio mia nipote al parco, esistono allo stesso modo? Evidentemente no. Aristotele suggerirebbe che esistere significa essere qualcosa di un certo tipo. Ma per essere di un certo tipo una cosa deve appartenere a un genere o, in modo pi immediato, a una specie. Deve avere delle caratteristiche essenziali che la definiscono come tale. Se Aristotele ha ragione, non c esistenza senza essenza. Ma la questione non cos lineare. I tasti del mio computer esistono. Esiste Ruga. Si tratta di enunciati equivalenti, per lo meno nella misura in cui esprimono un sense-datum o un fatto? Come dimostrare che esistere non significa la stessa cosa in tutti i casi? Seguendo Aristotele (Metafisica IV.2), se accettiamo che lessere (ci che ) si dice in molti modi (o sensi), intendiamo linsieme delle cose che esistono come irriducibilmente molteplice. Pi tecnicamente, lessere non un genere la Platone. Ruga, i tasti del computer, i pensieri, le promesse, i contratti, etc. esistono in modi diversi in quanto in ciascun caso esistere si predica del soggetto in modo diverso al contrario se esistere fosse un genere si predicherebbe allo stesso modo di tutte le cose che sotto di esso ricadono. Ora, per evitare una frammentazione dellesistente in ultima analisi ingovernabile, e per garantire la possibilit stessa della costruzione di una scienza che dellessere faccia il suo oggetto privilegiato, Aristotele disciplina il molteplice. Concede allessere di dirsi in molti sensi ma pone che tutti questi sensi devono essere in relazione, in modo non equivoco, con un unico principio o natura nello stesso modo in cui diciamo salubre in relazione alla salute. Una cosa salubre perch conserva la salute, unaltra perch la produce, unaltra perch ne segno, unaltra ancora perch la riceve (Metafisica IV.2, 1003a30-b5). Allo stesso modo, di ci che c si dice che c in quanto sostanza, in quanto propriet della sostanza, in quanto privazione, quantit, relazione, etc.. Insomma, ci che c si dice secondo la sostanza e secondo le altre nove categorie che Aristotele introduce nei Topici e nelle Categorie. Il modo fondamentale di esistere esemplificato dalla sostanza e dalla scienza dellessere in quanto essere che la pone come oggetto e ne studia le propriet che le appartengono: i contrari, anteriore e posteriore, genere e specie, tutto e parte. Le altre nove categorie esprimono modi derivati di ci che c che sar compito delle singole scienze studiare. Ora, la sostanza esiste in modo fondamentale e irriducibile. Se non c esistenza senza essenza, sar nellanalisi dellessenza che scopriremo le cause e i principi secondo cui ciascuna sostanza esiste. Non siamo nella giungla dellessenzialismo. Stiamo cercando di mantenere ferma lesistenza come concetto relativo senza per questo ridurla ad una propriet. Se si accetta di interpretare in questi termini la tesi non c esistenza senza essenza, e riconoscere allessenza un valore esplicativo nella scienza della sostanza, possibile argomentare in modo sensato nella direzione di un concetto biologico di essenza che poco ha a che fare con le descrizioni di Quine. Dobbiamo chiarire cos unessenza. Per Aristotele unessenza , in prima approssimazione, una specie naturale, un insieme di propriet fondamentali che definiscono una specie o un genere naturale. Dire che Ruga esiste significa dire che Ruga appartiene a un genere o specie naturale, significa riconoscere che possiede un assetto di propriet fondamentali che ne fanno un membro di quella specie o genere. Con ci non si sta dicendo che Ruga esiste necessariamente. Lesistenza non inclusa nellessenza: Ruga un animale contingente in quanto avrebbe potuto non nascere e certamente morir. Si sta dicendo che ora Ruga esiste; Ruga un animale attuale e, sotto questo profilo, la sua esistenza sul piano esplicativo si riduce al fatto che c quellindividuo della specie anfibia che ha un certo comportamento. Allora si potrebbe pensare che sto dicendo che sono i rettili ad esistere necessariamente. Qui i problemi non sono pochi. J. Lennox, a cui si deve una trattazione del concetto di eternit in connessione ai criteri con cui viene determinata e fissata una specie, ha mostrato come la durata nel tempo della specie poggi sul principio di continuit riproduttiva, continuit propria 5

di tutti gli organismi di un medesimo tipo e dotati di una specifica forma sostanziale (J. Lennox, Aristotles philosophy of biology. Studies in the origins of life science, Cambridge University Press). Rispetto ai modi di vita e alla struttura esibita da un individuo con una certa forma, la specie ha uno statuto derivativo, connesso con lanalisi dei rapporti che gli individui intrattengono con lambiente in cui vivono. Alla valorizzazione del ruolo della riproduzione segue una implicazione necessaria: la forma trasmessa dal generante deve preesistere dato che, se ora esiste un individuo di una certa specie, allora necessario che in passato vi sia stato almeno un portatore individuale di quella forma, pena la perdita della continuit nella riproduzione. Se queste considerazioni gettano luce sul passato, Lennox non manca di proporre una soluzione anche per quanto concerne il futuro: la riproduzione sessuata, infatti, governata da un istinto naturale che si identifica con la vita stessa degli organismi. Leternit delle specie, poggiando sullistinto alla riproduzione, garantisce la necessit dellesistenza delle specie e, dunque, leternit di quella che, de facto, esistono; con ci si ha lapplicazione del cosiddetto principio di pienezza di cui parla Hintikka, in base al quale se qualcosa sempre, allora necessariamente. Poggiando sullinterazione individuo-ambiente e sullistinto riproduttivo proprio della struttura stessa degli animali, leternit della specie verrebbe intesa continua Lennox in senso formale pi che numerico. on ci si intende svincolare la necessit della specie da quella dei caratteri esibiti dai singoli individui che vi appartengono per ancorarla alla tesi secondo cui in ogni momento deve esistere almeno un rappresentante della specie che esibisca la forma di quella specie. Ma leternit formale delle specie non coincide affatto, secondo lo studioso, con leternit della forma uno in forma solamente un individuo composto e perituro, non certo un termine generico; lunit in forma della specie non implica affatto lidentit tra eternit della specie ed eternit della forma. Non dobbiamo per illuderci che si possa fare lo stesso discorso per soggetti differenti, quali Ruga, i rettili e i tasti del mio computer. Aristotele ritiene che solo i generi naturali possiedono in senso proprio e primario unessenza. Ruga ha unessenza non solo perch, a differenza del suo peso, colore e durezza esiste in senso primario. Ma perch viva, ha una forma che lanima, e questo la differenzia dal mio computer e da qualunque altro artefatto la cui forma non , come vedremo, un principio interno di mutamento n unanima. La tesi secondo cui i viventi sono esempi paradigmatici di sostanze il fulcro della metafisica di Aristotele. Nel dominio dei corpi sensibili e corruttibili, gli animali, le piante e le loro parti, inclusi i quattro elementi che li compongono, sono tutti annoverati nel catalogo delle sostanze (Metaph. VII.2). In questa prospettiva la mia tartaruga Ruga una sostanza, ed per questo un soggetto rilevante nella nostra ontologia. Ma prima di proporre una giustificazione per questa dottrina, e di vagliare la cogenza delle argomentazioni che la sostengono, necessario comprendere che cosa sono e quali determinazioni (essenziali ed accidentali) possiedono i candidati al ruolo di sostanza. Ruga verde, ruvida, ha gli occhi piccoli e incavati, ha quattro zampe. Quando guardiamo Ruga ne percepiamo linsieme delle sue caratteristiche: il colore, le qualit, le dimensioni. Significa percepire i molti di un uno. Per spiegare cos Ruga anzitutto ritagliamo tutte le determinazioni che le appartengono e siamo portati a ricercare un criterio che permetta di ordinarle: ad esempio, da quelle pi necessarie allessere una tartaruga a quelle pi contingenti. In che modo? 1.1-La tartaruga ieri era sana oggi malata Lappartenenza sortale e lidentit numerica sono due componenti essenziali nelle nostre descrizioni del mondo. In questo modo abbiamo la certezza che ci che esperiamo uno? La risposta affermativa. Ogni unit numerica grezzamente un intero e, come tale, riveste unefficacia causale sulle determinazioni delle sue parti. Tuttavia ogni soggetto ha condizioni di identit e di permanenza che sono relative ai contesti linguistici (e teorici) di volta in volta adottati. 6

Ad esempio, possiamo far notare che le parti di un intero non sono, di per s, le parti di una sostanza. Inoltre, Ruga pu essere in movimento e in quiete, sdraiata oppure no, sana e malata; resta sempre lo stesso individuo concreto ma Ruga F e non-F: per evitare il paradosso di attribuire in modo inconsistente propriet opposte allo stesso soggetto, non basta articolarlo internamente in una molteplicit di determinazioni indipendenti le une dalle altre. Si devono tenere distinte quelle propriet che dipendono dal soggetto ma ne esprimono la natura da quelle che, pur dipendendo da esso, ne esprimono solo delle caratteristiche o configurazioni. Dato che ci sono delle propriet che il soggetto non pu mai perdere, pena la perdita della sua stessa identit, sensato dire che Ruga ieri era F, mentre oggi non-F; ci significa che si pu salvare il rapporto tra uno e molti pensando che luno abbia in momenti diversi alcune propriet opposte. Evitando dunque la soluzione del Parmenide: lo stesso individuo concreto partecipa di propriet opposte non consistenti: Socrate uno, ma anche molti, poich ha parti a destra, a sinistra, davanti, dietro (125c5-d2). Per disinnescare questo paradosso occorre articolare lindividuo di partenza in pi determinazioni disgiunte, frutto di partecipazione a idee distinte: Socrate F e non-F, ma la coesistenza degli opposti non crea problema. Come mai? Non si tratta di una coesistenza degli opposti in se stessi (come in ci che uno per se), ma una coesistenza di partecipazioni in ununit relativamente spuria, lindividuo concreto. Postulare questo principio significa anche ritenere Ruga un ente unitario in certa misura stabile, che soggiace ai mutamenti (come perdita ed acquisizione di propriet) rimanendo se stesso. Se intervengono criteri di unit (e di identit) adatti a connotare metafisicamente le parti dellintero cos inteso, alle intuizioni pre-teoriche mediante le quali assumiamo che il concetto di unit numerica sia una parafrasi opportuna della mia tartaruga dobbiamo sostituire le conoscenze dellontologia scientifica di matrice ilemorfica. Connotando lo studio di materia e forma, come delle parti e del tutto, in termini di identit e dipendenza possiamo decidere su quale orizzonte scientifico proiettare il nostro soggetto: biologico, metafisico, etc.. E siamo autorizzati a farlo perch abbiamo diverse teorie che non sono in competizione tra loro ma che concorrono a spiegare la natura e la struttura del nostro soggetto. evidente che per ora sto impostando la questione con un pennello dalla punta grossa per usare limmagine che Putnam riprende da Quine. E che sto esprimendo una preferenza categoriale nei confronti delle griglie concettuali introdotte da Aristotele per spiegare lo statuto ontologico degli oggetti naturali e non naturali (dove con naturale intendo un corpo nellaccezione aristotelica del temine, come avente un principio interno di mutamento o stasi). 1.2- Dipingere ci che c con un pennello dalla punta grossa Qual il metodo migliore per analizzare i soggetti che abbiamo menzionato? Si tratta di interi di parti. Prima di percorrere con una breve ricognizione i significati di intero, tutto e parte, contestualizziamo in modo pi ampio il significato del percorso che stiamo intraprendendo. Nella Critica della Ragion Pura Kant si chiede come sia possibile la metafisica. Ma cos la metafisica? Kant si pone la domanda intendendola come costituita da verit sintetiche a priori. Non si deve attendere Kripke per sollevare il dubbio che questo sia il modo corretto di intenderla; noto che da Kripke in poi la distinzione a priori/a posteriori stata messa in discussione. Le verit necessarie non devono essere per forza a priori; giocoforza, quelle contingenti non sono per forza a posteriori. Come vedremo, il motivo per cui ho detto che non si deve attendere Kripke per mettere in crisi questa idea che in Aristotele troviamo una distinzione tra essenziale e necessario che, insieme alluso delle griglie concettuali enunciate in Metafisica IV, ci aiuter a chiarire la portata e la forza del discorso metafisico. A ci si aggiunga la decostruzione operata da Quine nei confronti della coppia analitico-sintetico. 7

Potremmo essere indotti a considerare lo statuto epistemologico della metafisica sia simile a quello della scienza. Se diciamo che la tartaruga Ruga esibisce una propriet metafisica, ad esempio che esistono tartarughe verdi, stiamo dicendo una verit a posteriori, almeno nella misura in cui questa affermazione deve essere confermata dallesperienza. Ci nonostante il contenuto del giudizio esistono tartarughe verdi non potr non contenere un carattere modale. Non nel senso kripkiano secondo cui lenunciato esprimerebbe una possibilit, anche quando non venga realizzata (idea ripresa da J. Lowe La possibilit della metafisica. Sostanza identit tempo, Rubbettino, 2009). Ma nel senso aristotelico secondo cui, pur essendo conoscibile a posteriori, esprime una caratteristica necessaria del mondo, non essenziale. Se pensiamo come Aristotele, si pu dire che necessario che il mondo dei generi naturali per come lo esperiamo sia popolato da tartarughe cos-e-cos, ma questa esistenza non affatto essenziale al mondo? Ci torneremo. Ora, la metafisica deve dirci come mai abbiamo generi esistenti in modo necessario ma non essenziale e in quanti e quali modi questa attualit (non possibilit) sia empiricamente realizzata. Questa lopzione che credo essere aristotelica rispetto alla recente, e brillante, proposta di Lowe. Contro il veto kantiano, prendiamo per mano Aristotele: esiste ed possibile una scienza dellessere in quanto essere, esiste ed possibile una metafisica in quanto ontologia (ad esempio, sezioni del libro Zeta della Metafisica, i libri Gamma e Iota sono libri di ontologia. Altre sezioni del libro Zeta, i libri Eta e Theta sono, a mio avviso, libri di metafisica in cui si sfrutta quella ontologia formale). Nelle scienza speciali di Aristotele , invece, allopera unontologia che, pur impropriamente, possiamo chiamare materiale. Vedremo perch impropriamente. Vorrei parlare di ontologia e di metafisica al modo di chi non conosceva questi termini e non ne poteva parlare esplicitamente. I rapporti tra ontologia e metafisica in Aristotele sono stati tracciati da Berti (E. Berti, Ontologia o Metafisica? Un punto di vista aristotelico, in Bianchi-Bottani (a cura di), Significato e Ontologia, Franco Angeli, Milano, 2003, pp. 25-38). Bench in generale sia daccordo con Berti, non intendo tracciare a priori delle linee di confine: il significato dei concetti in uso verr esplicitato nel corso di questo viaggio. Intendo invece proporre un metodo e mostrare il modo in cui la filosofia aiuta ad affrontare alcuni problemi degli uomini sfidando il pregiudizio secondo cui lontologia e la metafisica siano discipline fumose, senza alcun piglio sulle cose reali e quotidiane. Ritengo che questa attitudine possa essere in perfetto accordo con un certo modo di fare ontologia e di fare metafisica. Soprattutto in Italia, il termine ontologia ancora troppo spesso connesso con lontologia fondamentale di Heidegger. Anche se questa tendenza si sta negli ultimi anni indebolendo, solo in seconda battuta lontologia vincolata alle ricerche condotte nella Metafisica di Aristotele, o allaccezione del termine diffusasi a seguito della pubblicazione del pionieristico saggio di Quine intitolato Che cosa c (1948). A differenza di Heidegger non assumo una posizione cos critica nei confronti dellontologia classica (a patto di una corretta contestualizzazione degli argomenti dellonto-teologia); ci nonostante seguo Heidegger in una convinzione di fondo. Lontologia deve occuparsi seriamente dei fatti della vita quotidiana. Paradossalmente negli ultimi decenni stata proprio la tradizione analitica, considerata di poco interesse da Heidegger, a prendere sul serio questo compito. Putnam rende con efficacia il punto: Heidegger non stato solo il grande filosofo del mondo della vita. Anche Wittgenstein fece lo stesso, in analogia ad alcuni pragmatisti americani come Dewey. Come Putnam ritengo che lapproccio corretto sia quello fallibilista la Dewey ma, diversamente dai pragmatisti americani, credo con Wittgenstein che il compito della filosofia consista nel trovare un modo per sostenere una verit restando nei limiti del fallibilismo ma senza ricadere nello scetticismo. Latteggiamento pragmatista mi porta a rifiutare lesistenza di verit infallibili, sostanziali e necessarie al di l delle cose o, per dirla con Aristotele, al di l della costrizione dei fenomeni.

Vorrei parlare di ontologia non al modo di Heidegger. Non al modo di Putnam. Per dirla con Dewey, la filosofia ritrova se stessa quando smette di essere uno strumento per discutere problemi con dei filosofi e diventa un metodo, praticato dai filosofi, per affrontare i problemi degli uomini, (J. Dewey, The Need for a Reform of Philosophy, in J. Dewey et al., Creative Intelligence. Essays in The Pragmatic Attitude, Octagon Books, New York, 1970). A Greta piacerebbe. 1.2.1- La tartaruga come intero di parti Tra gli attributi dellessere in quanto essere, assieme a contrari, genere e specie, anteriore e posteriore, Aristotele menziona la parte e il tutto (Metaph. IV.2, 1005a13-18). Come si detto, i concetti di parte e tutto sono i pi immediati ed intuitivi per ordinare lesperienza. Vorremmo ora capire se Aristotele dice qualcosa delle parti e del tutto. Ci interrompe il filosofo Achiropita, che capita qui proprio per caso Ci ammonisce immediatamente. Gi in Platone si trova una definizione minimale dei concetti di parte e tutto in quanto la totalit intesa come ci da cui nessuna parte assente (Parm. 137c4-d3)! Ma non avete letto il Teeteto? E il Parmenide e il Sofista? Achiropita incalza. Ha ragione Achiropita. Un primo esempio del rapporto parte-tutto si trova nel Teeteto, nel passo sulle sillabe e le lettere. Nellambito della terza definizione di conoscenza come giudizio vero accompagnato da logos, Platone avanza questa tesi: c unasimmetria tra sillabe e lettere. Le sillabe sono elementi complessi e conoscibili, le lettere no. Detta cos non ha molto senso: Achiropita ritiene che Platone prenda in esame questo problema nel momento in cui si domanda se la sillaba non sia altro che le lettere o se sia una forma unitaria prodotta dalla loro combinazione (203c4-6). Abbiamo due corni del problema. Il primo (la sillaba consiste in nientaltro che nelle lettere) porta a dire che, se si conosce la sillaba so si conoscono le lettere s e o. Il secondo (la sillaba una forma unitaria) di nuovo giunge alla simmetria cognitiva sulla base del fatto che, se la sillaba differente dalle lettere, allora non le possiede come parti, non ne la totalit. Achiropita sostiene che entrambi i corni del problema suppongono che il tutto, in quanto tutto, si identifichi con le sue parti, ma questa supposizione non avviene allo stesso modo nei due casi. Nel primo ci si muove in un contesto opaco: si deduce la conoscenza delle lettere dalla conoscenza della sillaba, supposto che siano identici. Se si accetta questa ammissione, la tesi che la composizione sia innocente ci che salva largomentazione da una fallacia di sostituzione e una fallacia di divisione dato che la propriet di conoscibilit della coppia di lettere attribuita immediatamente anche alle singole lettere. Invece, nel secondo corno questo immediato. Un secondo esempio si trova nel Sofista. Nellambito della risposta alle difficolt sollevate dagli imparatardi (251d5-a3), si pone il problema se tutto si combini con tutto, niente con niente o alcune cose con alcune cose (251d5-252e8). Viene cos motivata lintroduzione, entro il cosmo noetico, di rapporti di combinazione tra le idee non uniformi ma variabili: alcune cose si combinano con alcune cose e non con altre. Lanalogia tra i generi (identico, diverso, essere) e le vocali (259e9-253b7), spinge a intendere i generi stessi come condizione di possibilit della combinazione, piuttosto che come connessioni o legami che ne sarebbero essi stessi parte. Mettiamo un attimo a tacere Achiropita, troppo platonico per i nostri gusti, miei e di Greta almeno. Non so i vostri. Ha per mostrato un elemento importante che comincia ad affacciarsi anche nel discorso di Platone: innegabile che a monte del problema delle parti e del tutto si nasconda un elemento strutturale. Cosa vuol dire? In questo caso si tratta di qualcosa di molto simile allargomento aristotelico di Metafisica VII.17: lidentit di qualcosa non si riduce alla sua composizione, ovvero a rapporti o somme tra le sue parti. Emerge cos uninterpretazione della struttura come componente sintattica presente gi nelle parti e questo spiega perch alcune si combinino e altre no, struttura che emerge dallinterazione diretta di queste, non essendo

aggiunta dallesterno. Per Aristotele questo elemento la forma, e per Platone che cosa disconnette lidentit di X dalla sua composizione? 1.2.2- Aristotele risponde ad Achiropita Achiropita ci fa subito notare che soprattutto nel Parmenide e nel Sofista Platone contesta i fautori della tesi secondo cui lidentit di qualcosa data dalla sua composizione. Va bene, accettiamo con Achiropita che lidentit di un ente non data dal novero delle sue parti. Dal discorso di Platone si desume che gli esempi naturali di parti sono dati dalle parti spaziali, parti-occorrenza (i tokens di un dato type) e dalle parti-propriet (ad esempio, il verde e il ruvido che ineriscono a Ruga, allo stesso soggetto). Soprattutto queste ultime sembrano incorporare il livello minimo di rilevanza per le strutture: si chiamano in causa, infatti, i rapporti di composizione che si prestano a ridurre i nessi mereologici a rapporti di identit e differenza. Su questo terreno Platone confuta la tesi secondo cui lidentit la composizione. Platone, infatti, ci dice Achiropita, sembra ritenere incompatibile questa tesi con la preservazione di un rapporto tra uno e molti che non si riduca a quella tutto-parti. Tra i vari argomenti proposti da Platone, Achiropita ci fa questo esempio: la partecipazione potrebbe essere intesa in due modi. Come uninerenza della Forma, si badi, la Forma tutta intera, in ciascun individuo; oppure come una distribuzione della Forma in tante parti quanti sono gli individui che ne partecipano (Parm. 131a4-7). Nel primo modo il concetto in gioco quello di parte-occorrenza, nel secondo caso quello di parte-propriet; in entrambi i casi allopera un argomento mereologico: le parti pluralizzano lintero di cui sono parti. semplice capire come questo principio conduca ad introdurre la molteplicit entro la Forma stessa (anche in Parm. 137c4-d3). Allora, per garantire la distinzione uno-molti non resta che volgersi alle forme, al piano della semplicit dellUno. Se cos non fosse, lontologia di sfondo sarebbe limitata a due categorie di enti, gli atomi mereologici e le molteplicit numeriche; al contrario, quelle unit che sono anche molteplici nella loro composizione sono ritenute spurie. Tra laltro, la metafisica monista stessa sembra talvolta intesa da Platone come derivante da assunti di ordine mereologico; ad esempio, una metafisica monista coerente deve essere associata al rifiuto delle totalit, poich essa stessa accetta il principio secondo il quale non si danno totalit prive di parti, principio connesso con lidea che le parti sono sorgenti di pluralit (questa la confutazione dei monisti del Sofista (244b6-245e2)). Il sostenitore del principio dellidentit come composizione potrebbe infatti confidare che la distinzione tra il piano ontologico delle Forme e quello degli individui, come la costruzione dei loro rapporti, siano sufficienti a garantire verticalmente il rapporto tra uno e molteplice che la sua posizione pare mettere in crisi, negando la consistenza ontologica delle totalit concrete (e dei rapporti uno-molti orizzontali). Achiropita conclude dicendo che Platone disconnette il rapporto parte-tutto da quello diverso-identico nel Parmenide. Come? Nel momento in cui intende i concetti di identico, diverso, tutto e parte come relazioni ontologiche irriducibili, primitive ed esclusive (146b2-5). Di conseguenza, una parte non pu essere parte di una pura molteplicit (come un ulteriore uno giustapposto ai molti), ma solo di qualcosa di unitario; la molteplicit delle parti non una molteplicit numerica e una parte non pu essere parte come uno-dei-molti di una simile molteplicit. Di che cosa parte, dunque, una parte? Possiamo rispondere solo riconoscendo alla totalit unidentit indipendente e diversa dalla composizione, non specificabile enumerandone i costituenti: la totalit deve la propria natura e identit a qualcosa che la rende esistente come tale: la composizione non , nei termini di Quine, ontologicamente innocente. Sarebbe per errato pensare che questo qualcosa possa essere ritenuto a sua volta esistente e posto allo stesso livello delle parti, come unulteriore costituente, non previsto nella collezione di partenza: se cos fosse 10

questo costituente, aggiungendosi a questa (e aumentandone la cardinalit di uno), distinguerebbe in modo univoco la totalit da una mera somma o collezione. Platone, infatti, rifiuta questa ipotesi sfruttando una linea argomentativa che sar adottata anche da Aristotele, come si accennato, nellultimo capitolo del settimo libro della Metafisica. Ad Achiropita ora dobbiamo rispondere almeno questo. Platone non un buon esempio per rendere conto di ci che Greta vede: la sua tartaruga, lacquario, il verde, il sasso. Occorre scegliere il piano ontologico di riferimento. In Platone gli individui concreti non costituiscono un buon candidato al titolo metafisico di individuo: lo sguardo prevalente al piano delle unit formali potrebbe nascondere incertezze nel governare lontologia dei sensibili. Potremmo anche dire che Platone non sia in grado (o non voglia, seguendo Achiropita) di produrre una visione coerente dei cluster di propriet che percepiamo restando allinterno dellontologia dei sensibili. A questo scopo si rivolge alle Forme capaci, indirettamente, di rendere accessibile e coerente il discorso sulle tartarughe a partire dallanalisi dei rapporti di concomitanza delle propriet nella partecipazione di molteplici Forme da parte dello stesso soggetto. Non a caso, largomento basato sulla compresenza degli opposti una chiave di volta ricorrente per lintroduzione delle Forme (Phaed. 74b7-c3; Resp. V, 479a5-b8; VII, 525a-e). Dove troviamo gli enti unitari? Dove troviamo le strutture? Solo a livello noetico, e sar compito della dialettica articolarle e ripercorrerne larticolazione. Non saranno dunque i sensibili ad esemplificare unit coerenti, strutturali e sottoponibili ad analisi mereologica: solo nei complessi noetici i rapporti tra le determinazioni che li compongono non supervengono accidentalmente ai rapporti dei semplici, ma entrano nella definizione stessa delle parti come rapporti strutturali. Quelli che nellesperienza incontriamo sotto forma di individui sono conglomerati delle determinazioni pi varie, stabili o meno, significative o meno da un punto di vista esplicativo; il ritaglio di questo complesso deve rispondere a esigenze di coerentizzazione solo se supponiamo che lindividuo concreto costituisca ununit reale. Se abbandoniamo questa istanza, allora possiamo ritenere il cluster predicativo dellindividuo derivativo rispetto a unit anteriori da un punto di vista metafisico. Alla luce di ci, le impressioni sulla tartaruga spingono Greta a fidarsi di Aristotele, piuttosto che del platonismo di Achiropita. Vediamo perch. Una parte, come in alcuni casi suggerisce Platone, detta tale solo se intrattiene delle relazioni con una totalit, ed esiste in quanto parte appunto perch esiste qualcosa in cui rientra. La parte e il tutto sono uno o pi di uno? E se sono uno, o pi di uno, in che modo lo sono (Phys. I.2, 185b11-14)? La composizione delle parti in tutti i casi manifesta nel tutto oppure no? Date le parti di qualcosa come una casa, il tutto dato immediatamente con esse oppure il tutto qualcosa di diverso dalla somma delle parti (Top. VI.13, 150a15-21)? Il tenore di questi interrogativi mette in evidenza due dati: (i) la validit ristretta delle soluzioni mereologiche moderne ed estensionali che non distinguono costituzione ed identit, e fanno della fusione la relazione dordine per antonomasia nel descrivere le somme tra le parti. Distanziarsi da questo punto di vista significa, nella prospettiva aristotelica, avviare una disamina sistematica dei significati di parte e tutto, disamina che conduce allindividuazione di un significato, presupposto dagli altri, che per questo pu dirsi focale. (ii) I tentativi di studiare i rapporti tra le parti e il tutto come se fossero rapporti tra classi (inclusione, fusione, esclusione, etc.) si rivelano incapaci di cogliere le differenze o, meglio, gli aspetti formali nelle rispettive materie tra enti quali il mio gatto, luomo-bianco, la virt, i derivati. Ci implica che linclusione logica e la concomitanza relazionale tra predicati danno luogo ad una mereologia che non riconosce il pluralismo delle sostanze n distingue tra viventi e non viventi. Un ordinamento interno ai significati di meros, pan e holon si trova nel lessico filosofico di Metaph. V.25-26. I risultati di questa normalizzazione linguistica sono i seguenti: con parte (meros) 11

si intende (i) la parte secondo la quantit, che pu essere oggetto di frazionamenti, somme, divisioni. Si tratta del significato originario di parte, poich connesso con la concezione grezza di corpo come quantit (continua o discontinua) estesa nello spazio (o nel tempo: cfr., Cat. 6). (ii) La parte di un genere o di una specie, ovvero la parte logica, in linea con quanto si dice in Fisica IV.3, 210a18-20: lessere di x in y si dice anche come si dice la parte della specie nella sua definizione. (iii) La parte del concreto sia che venga inteso come forma sia che venga inteso come materia e forma. (iv) La parte della formula (o definizione): quando definiamo una specie, il genere e la differenza vi rientrano come parti. Invece, (I) con totale, totalit (pan) abbiamo un riferimento ad un uso speciale di holon che ci che pi si avvicina alle fusioni mereologiche di cui si detto. (II) con tutto o intero (holon) si indicano (IIa) le strutture, intese come ci a cui non manca alcuna parte di cui sono dotate per natura, e (IIb) ci che comprende in s i molti come (IIb1) luniversale (senso distributivo) e come (IIb2) gli interi continui (senso strutturale-formale). Sempre con il nostro pennello dalla punta grossa, scegliamo due soggetti: la giustizia e un gatto. Entrambi hanno parti. evidente che se paragoniamo due interi di specie diversa, come la virt e il mio gatto, possiamo ben dire che entrambi sono interi, tuttavia nel primo caso saremo di fronte ad un holon esemplificato in (IIb), mentre nel secondo caso avremmo un holon esemplificato in (IIb2). Questo comporta riforme considerevoli nelle rispettive relazioni di parte. Non si pu dire nulla in pi sulla base del lessico filosofico del libro Delta (=V): sar compito delle diverse ontologie scientifiche scegliere i significati pi adatti allo studio dei rispettivi oggetti. Tuttavia le parti della mia tartaruga non sono assimilabili alle parti di un computer. Nei viventi le modalit di composizione sono rilevanti e lidentit non pu essere una forma di composizione in quanto molte delle loro parti corrispondono a strutture che possono ripresentarsi in differenti forme di composizione (non solo le tartarughe possiedono le zampe). Dobbiamo chiederci se esiste una teoria delle parti e del tutto in grado di rendere conto di queste differenze e di spiegare lo statuto ontologico della popolazione che essa include. 1.3- Non Aristotele! Lapproccio estensionale Da un lato abbiamo il Platone di Achiropita, dallaltro per abbiamo le teorie contemporanee. Per contestualizzare la posizione di Greta e di Aristotele in modo coerente, dobbiamo aprire una parentesi proprio sugli approcci odierni al problema. Prendiamo come punto di riferimento la relazione tra la composizione di Ruga e lidentit di Ruga. Vale lo stesso per i tasti del mio computer? No. Nelle odierne teorie formali, la relazione di composizione (che equivale a quella essere parte di) espressa da una costante predicativa binaria ed assunta nella produzione di teorie determinate da un insieme di assiomi. Le operazioni consentite allinterno di un linguaggio plurale, linguaggio che ammette riferimenti e quantificazioni plurali arricchendo quello della logica del primo ordine, ci permettono di ottenere un vocabolario sufficientemente ampio da supportare un insieme di assiomi capaci di definire le rispettive teorie. I primi sistemi di questo genere sono stati introdotti da Lesniewski, ma solo con lintervento di Leonard e Goodman, come di Lewis, che la mereologia diventata un punto di riferimento costante negli argomenti di metafisica e ontologia (S. Lesniewski, Podstawy oglnej teoryi mnogosci I [Fondamenti di un calcolo generale delle molteplicit], Prace Polskiego Kola Naukowe w Moskowie, Sekcya matematycznoprzyrodnicza, 2, Moscow, 1916. D. Lewis, Parts of Classes , Blackwell, Oxford, 1991. H. S. LeonardN. Goodman, The Calculus of Individuals and Its Uses, Journal of Symbolic Logic, 5, pp.45-55). Nella formulazione di Lesniewski la mereologia doveva decretare la fine della teoria degli insiemi: if class is understood in the mereological sense as a sum, then, since every sum is a part of itself or, in Lesniewskis terms, an element of itself, there is no class which is not an element of itself, 12

and hence no class of classes which are not elements of themselves. Hence Russells paradox cannot arise in Mereology, (P. Simons, Parts: a study in ontology, Oxford, Clarendon Press, 1987: p.102). In linea generale, se adottiamo una teoria di questo tipo, la relazione essere parte di si qualifica come ci che in logica viene detto ordine parziale, in cui valgono i seguenti assiomi: (a) riflessivit: ogni entit parte di se stessa; (b) transitivit: se x parte di y e y parte di z, allora x parte di z (due entit distinte non possono essere reciprocamente parte luna dellaltra); (c) antisimmetria: se x parte di y e y parte di x, allora x uguale a y. Questa solo la teoria minima e pu essere implementata in modi divergenti. Una implementazione sufficientemente forte da non cedere a compromessi con le ontologie particolari stata elaborata da Lewis (1991). Nel sistema di Lewis il predicato non logico essere parte di definisce tutte le relazioni di sovrapposizione e di fusione (o somma) possibili per gli enti secondo il seguente schema: (1) x si sovrappone ad y se e solo se esiste uno z che parte di x e di y. (2) y fusione degli X se e solo se ognuno degli X una parte di y e ogni parte di y si sovrappone ad almeno uno degli X. (3) Tutti gli X compongono y se e solo se y la fusione degli X. (4) Due enti x e y sono separati se e solo se non si sovrappongono. In aggiunta delle tre condizioni di cui sopra riflessivit, transitivit, antisimmetria la mereologia data dalle conseguenze logiche di altri due assiomi: (d) composizione non ristretta: dati qualunque degli X, esiste una loro fusione; (e) unicit della composizione. Se x e z sono fusioni degli stessi X, allora y=z. Dalla (d) segue che solo se si danno sue fusioni assolutamente identiche possibile riscontrare in esse le stesse parti. Le parti, dunque, determinano univocamente lidentit della fusione e non si danno casi in cui alcune parti abbiano un ruolo ontologicamente pi rilevante delle altre allinterno della stessa fusione. Dalla (d) segue anche che, a prescindere dalla categoria di enti con cui abbiamo a che fare, esiste una fusione. Facciamo un esempio: (d1) esiste il gatto Robespierre che sta correndo; (d2) esiste il gatto Byron che sta miagolando. Se valida la (d), e se con entrambi gli enunciati ci stiamo impegnando a sostenere lesistenza di questi due gatti, possibile asserire anche (d3) esiste una fusione del gatto Robespierre e del gatto Byron. Se le fusioni solo valori delle variabili vincolate la Quine, allora ci si impegna alla fusione di qualsiasi gruppo di entit, senza che questo comporti lassunzione di un nuovo impegno ontologico rispetto a quelli implicati in (d1) e (d2): dato un precedente impegno alle gatte, un impegno alle fusioni di gatte non un ulteriore impegno. La fusione non altro che le gatte che la compongono. Essa non che quelle. Quelle non sono che essa. Prese insieme o separatamente le gatte sono, in ogni modo, la stessa porzione di realt. Impegnarsi alla loro esistenza tutte insieme o una alla volta in ogni caso sempre lo stesso impegno. Dico che la composizione [] come lidentit. Il sono della composizione , per cos dire, la forma plurale dell dellidentit. Questa la tesi della composizione come identit. in virt di questa che la mereologia ontologicamente innocente: ci impegna soltanto a cose che sono identiche, per cos dire, a ci a cui ci eravamo precedentemente impegnati (M. Carrara, E. Martino, Fusioni. Sulla presunta innocenza della mereologia in A. Bottani- R. Davies (a cura di), Ontologie regionali, Mimesis, 2007: p. 37). La relazione molti-uno (o tutto-parti) per Lewis una forma di identit. Per lo studioso abbiamo molte cose e ne menzioniamo una la fusione o somma che i molti presi insieme; la fusione coincide con i molti. Per questo motivo non siamo affatto costretti a ritenere che esista un terzo ente corrispondente a (d3), ma siamo indotti in via stipulativa ad accettare che sia impossibile paragonare due fusioni arbitrariamente scelte se le si considera dal punto di vista delle loro parti: non si danno caratteristiche intensionali o strutturali che possano fungere da differenze tra una fusione e laltra. agevole comprendere lutilit di una lettura deflazionistica del concetto di fusione. Se la intendiamo come una semplice somma mereologica, la somma che otteniamo 13

qualcosa di uno, un tutto (pan nel linguaggio di Aristotele), ma non affatto detto che sia un intero (holon). La conseguenza pi macroscopica la seguente: per Aristotele la composizione di x non immediatamente lidentit di x; o, meglio, lidentit di x non data insieme alla composizione di x. Per chiarire meglio questo aspetto riepiloghiamo i punti essenziali allargomento di Lewis: (i) tutte le fusioni sono possibili; (ii) le stesse parti-costituenti non possono dare origine a pi totalit; (iii) ogni fusione scevra da impegni ontologici se cos non fosse largomento sarebbe circolare e darebbe luogo ad una moltiplicazione non controllabile degli enti. Forzando un po potremmo dire che il reale impegno ontologico di Lewis coinvolga le parti-costituenti e non le totalit singolarmente prese. Come vedremo, i presupposti metafisici compatibili con queste tesi di Lewis vanno nella direzione opposta rispetto a quelli che reggono le prese di posizione di Aristotele. Non solo. Un problema che mi pare davvero significativo concerne la comprensione della forza che possiamo ascrivere alla mereologia. una chiave metodologica puramente descrittiva, prescrittiva o compatibile con una metafisica costruttiva? Il quesito non nuovo. Simons si pone il problema dellefficacia descrittiva della mereologia estensionale soprattutto in relazione ai singoli ambiti nei quali pu essere applicata come strumento epistemico. Riconoscere che in alcuni ambiti si limita a mettere in fila uno stato di cose non implica necessariamente labbandono della dimensione estensionale della ricerca. Pur tuttavia lo studioso apre un significativo spiraglio per una ricerca differente. La mereologia di Aristotele ci consente di mettere in campo un approccio costruttivo e strutturale in cui sia rilevante lassetto concettuale implicato nei vari significati di parte e tutto che le singole scienze adottano. Di nuovo, ci non implica che una mereologia strutturale si risolva in unanalisi regionale per alcune delle teorie che anche la ricerca formale affronta, come le relazioni di identit e di costituzione da cui siamo partiti. Con questo sto dicendo che nellapproccio costruttivo e strutturale che si evince maggiormente quellinterscambio tra approcci formali e sostantivi su cui torneremo. Significativamente, porsi il problema dellidentit e della composizione di un intero spinge anzitutto a capire in che relazione sta il suo principio strutturale ed organizzativo la forma appunto con i piani in cui si scandisce la componente prettamente materiale del composto stesso la materia, sia essa prossima o remota. Ora, il primo punto rilevante il seguente: dato che possibile distinguere tra un principio formale ed una organizzazione materiale sia nel tutto che nelle parti, esistono delle parti che hanno un ruolo rilevante nelleconomia del tutto proprio in virt della loro struttura. Porre al centro della ricerca queste parti (chiamate parti integrali nella scolastica: cfr., D. P. Henry, Medieval mereology, Amsterdam, Philadelphia, Gruner, 1991) significa muoversi allinterno di una corrente metafisica differente rispetto a quella della mereologia estensionale corrente che, oltre alle parti in senso logico, intende come rilevanti i concetti di parte strutturale (o anomeomera), parte formale e parte materiale. Parliamo di mereologia aristotelico-scolastica. 2- Avvertenza sul metodo e sui contenuti Alcune premesse. Alcuni tra i contenuti delle prime due sezioni ripercorrono temi che ho gi trattato altrove. Qui sono esposti in forma meno tecnica, spero accessibile anche ai non esperti di storia della filosofia antica. Con questa breve introduzione ho poi cercato di tracciare, pur sommariamente, le coordinate di riferimento per la presente indagine. E ho cercato di prendere sul serio le domande di Greta. A seguire ci interrogheremo sullo statuto ontologico delle propriet, parleremo di soggetti a diverso titolo, concentrandoci per un tratto sui viventi. Chiederemo a Greta se le nostre risposte, basate sulla filosofia di Aristotele, sono convincenti. Prenderemo il soggetto logico inteso come soggetto-di-propriet e lo articoleremo internamente cercando di rendere conto di tutte le sue determinazioni, restando allinterno di una ontologia il pi possibile parsimoniosa. Dato che per Aristotele i viventi sono massimamente e 14

soprattutto sostanze, una constatazione prettamente empirica, prima ancora che scientifica, porta a considerare inefficaci le descrizioni in termini di soggetti categoriali. Articolare i soggetti (categoriali) in termini di materia-forma, parte-tutto, potenza-atto consente di tracciare la continuit e compatibilit tra le due piattaforme ontologiche che Aristotele elabora quella categoriale appunto, e quella dei libri centrali della Metafisica. Mostrando che il vivente un soggetto di soggetti. Mediante questo percorso emergeranno a poco a poco gli attrezzi con cui lavora lo scienziato della natura o (il che per Aristotele lo stesso) lontologo. Cosa si ottiene? Unontologia del vivente coerente con i requisiti posti dalla grammatica concettuale della Metafisica (come si detto, materia-forma, parte-tutto, potenza-atto, ma anche possesso-privazione di contrari, generi, specie, differenze). Questa ontologia del vivente verr assunta come modello per vagliare i requisiti di identit e persistenza di altri oggetti. Gli artefatti e le poleis (le citt), ad esempio, problemi gi aristotelici. Infine questo bagaglio concettuale a matrice mereologia verr spinto un po oltre per affrontare un problema contemporaneo. Di fronte ad una ontologia cos diversamente popolata - tartarughe, betulle, sedie, anche denaro, promesse, contratti come trovare criteri di ordinamento che abbiano un senso? E questi criteri sono efficaci per rendere conto di quelli che sono stati indicati come lOrnitorinco della finanza, ovvero i derivati finanziari?

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PROPRIET

1- Ci che : le propriet, una sopra laltra Nel caso degli oggetti concreti, una delle strategie maggiormente percorse in epoca contemporanea quella di prendere in esame solo il significato logico delle relazioni essere parte di, come dei termini parte e tutto. In questo senso dire che x parte di y significa dire che x un sottoinsieme dellinsieme pi ampio degli y. Aristotele vaglia la possibilit di ridurre i rapporti tra gli elementi o costituenti di qualcosa a rapporti tra classi di generalit variabile cui quel qualcosa si sussume ma la ritiene inefficace. Come mai? Non rende conto della distinzione tra ci che funge da soggetto e ci che funge da predicato. Chi considera utile il significato insiemistico e logico della mereologia non pu che far collassare lordine interno ai predicati (ovvero i livelli di accidentalit che consentono di introdurre gerarchie tra le determinazioni di un soggetto) sul soggetto, rendendo in questo modo indistinguibile cosa accidentale da cosa non lo . Questo problema il precipitato teorico interno alla critica che Aristotele mosse alla dottrina platonica delle idee, principalmente nelle versioni accademiche di Senocrate e Speusippo. (Una completa ricostruzione delle tappe di questo percorso si trova negli studi di E. Berti). Il percorso che conduce dalle idee alle categorie, nella misura in cui un percorso che deve rendere conto della presenza di un uno dei molti (e dei molti di un uno), rischia una riduzione logica (come quella sempre possibile per le idee-numeri, ad esempio). Infatti, la riduzione alla logica delle classi , in generale, sempre possibile nelle dottrine metafisiche che studiano il rapporto uno-molti al modo della partecipazione. Ma ogni riduzione logica tanto impossibile quanto inefficace nei processi di articolazione che, come diremo, caratterizzano per Aristotele il rapporto molti ad uno e uno a molti nelle sostanze (viventi mobili e corruttibili). Concentriamoci sulla coppia soggetto-predicato. Dobbiamo capire se esiste lo spazio logico per distinguere criteri di predicazione per i composti accidentali e criteri di predicazione per i composti sostanziali. Dare una risposta negativa al problema implica due ordini di conseguenze: da un lato limpossibilit di distinguere le differenze (che si riscontrano comparando le parti come gli interi) dallampio alveo di ci che predicato (o accidente). Come conseguenza di ha la riduzione dei predicati ad una classe di accidenti in cui si possono distinguere solo livelli di generalit logica il bianco dal colore e non gradi di primariet ontologica come sarebbe se potessimo distinguere tra determinazioni essenziali per un certo soggetto e determinazioni pi o meno accidentali. Dallaltro lindecidibilit di fronte al quesito sullo statuto ontologico delle parti delle sostanze. Queste o risultano indistinguibili dagli interi (se la parte e il tutto sono omonimi non possono che essere posti sullo stesso piano), oppure vengono relegate alla generica tipologia degli enti che non sono sostanze qualora si ammetta che sono negli interi come in soggetti (Cat. 5, 3a28-30) in questo secondo caso, se la parte e il tutto sono sinonimi, la composizione non aggiunge nulla alla caratterizzazione delle parti. Che dire dei generi e delle specie, gli universali delle Categorie? Ruga la tartaruga appartiene a un genre e a una specie: per questo composta di un 16

genere e di una specie? E il genere composto dalle sue specie? Alla luce di questi quesiti Aristotele condotto a pensare una distinzione tra elementi e costituenti da un lato e parti e strutture anomeomere dallaltro. Infatti, per preservare limpianto della propria ontologia Aristotele necessita di una modalit di composizione non mereologica valida per le sostanze soltanto; ci significa che nella fallacia logica in cui ricade chi intende i rapporti di inclusione logica tra classi di universali strutturati come se fossero criteri di composizione per interi sostanziali riposa il limite dellapproccio logico alla mereologia. Infine, prima di giungere allesame di questa modalit ontologica di composizione, sar proprio il problema di giustificare il cambiamento primariamente quello che oggi diremmo intrinseco a guidarci verso un tipo particolare di sostanza. Il superamento dellapproccio logico alla mereologia non avviene immediatamente in ambito metafisico. Avviene allinterno di quella che Aristotele chiama Fisica ossia la scienza del mobile in quanto mobile. Labbandono delle modalit di composizione genere-specie avviene grazie alla scoperta del sostrato e alla distinzione tra mutamenti che ledono lidentit (e lassetto composizionale) del tutto e mutamenti che non la ledono. E la scoperta del sostrato lanticamera che conduce alla nozione di unit. 1.1- Ritagliare il mondo: il soggetto Facciamo un po di storia. Le Categorie sono un trattato di ontologia elementare. Con kategoria e kategorein non si indicano solo le categorie genericamente intese: in accordo con gli studi di M. Frede (Individuals in Aristotle, in Frede M., Essays in Ancient Philosophy, University of Minnesota Press, Minneapolis, 1987), possiamo sostenere che la trattazione corrispondente ad un uso ristretto dei termini si trova nei Topici, mentre una trattazione ontologica dei termini precedentemente introdotti si trova proprio nelle Categorie - non a caso nellantichit esso era anche noto con il titolo di Ci che viene prima dei Topici. Pi in dettaglio, nelle Categorie troviamo anche uno studio dei predicabili (genere, definizione, proprio ed accidente, introdotte nei Topici) ma che qui sono introdotti in quanto il loro uso risulta dallarticolazione della struttura predicativa minimale soggetto-predicato. Per questo motivo pi che unanalisi delle pi generali relazioni di predicabilit abbiamo a che fare con tipi di predicazione, tipi in cui latto prioritario rispetto al contenuto e tipi abbastanza ampi da includere non solo i predicati della sostanza ma anche quelli che competono alle categorie non sostanziali. Da ci risulta che le Categorie non sono un trattato di logica nel senso moderno del termine. Non contengono una teoria dellinferenza n principi di carattere epistemologico che potrebbero essere utili nelle singole scienze (psicologia, zoologia, biologia, etc.). Contengono invece una griglia mediante la quale si ottengono partizioni dellessere cui corrispondono forme (o tipi) di predicazione esprimibili nel nostro linguaggio naturale. Abbiamo dunque a che fare con una forma elementare di ontologia costruita mediante progressive articolazioni della struttura predicativa minimale soggetto-predicato. Al centro del pensiero di Aristotele vi un problema che ne guida lintera impresa metafisica: che cos il soggetto in se stesso? Quando una propriet dipende da un soggetto, la propriet una caratteristica del soggetto oppure essa ne determina la natura? Il primo tentativo di dare una soluzione al problema consiste nellintrodurre nelle Categorie due forme di dipendenza dal soggetto, essere detto di un soggetto ed essere in un soggetto, e tra due tipi di sostanze sostanze prime e seconde. Le sostanze prime sono individui che rappresentano il livello base dellontologia, il livello in cui terminano le procedure logiche di raggruppamento in classi di generi e specie. Ma le due serie, quella di inerenza e quella di predicazione, non evitano alla catena dei generi e delle specie di far ricadere un ampio gruppo di propriet e di parti delle sostanze prime nellambito del non sostanziale. Ora, lefficacia di questa analisi andr misurata nel 17

modo in cui la coppia soggetto-propriet riuscir ad articolare la distinzione, di ascendenza platonica, tra ci che generale e ci che particolare. La chiave di volta per questa distinzione sar data dallintroduzione di criteri per i soggetti di predicazione, criteri che ci permetteranno di valutare non solo i confini di ordine ontologico propri della piattaforma categoriale, ma soprattutto il tipo di soggetti qui in gioco. Nel secondo capitolo delle Categorie Aristotele distingue due strutture della predicazione: il dirsi di un soggetto e lessere in un soggetto (1a20-b6) introducendo, sulla base di queste, quattro generi di enti: 1) le sostanze individuali, che non si dicono di un soggetto e non sono in un soggetto; 2) le sostanze universali, che si dicono di un soggetto e non sono in un soggetto; 3) gli accidenti individuali, che non si dicono di un soggetto e sono in un soggetto; 4) gli accidenti universali, che si dicono di un soggetto e sono in un soggetto. Nellalveo di tutto ci che non si dice di un soggetto si isolano due tipi di individui: quelli che non ineriscono a un soggetto (ad esempio, questo F dove F denota il sortale (bue, cavallo, etc.) in cui ricade il deittico) e quelli che, invece, ineriscono a un soggetto (ad esempio, il bianco, il caldo, etc.). Il dirsi di un soggetto mette capo allopposizione individuale-universale e denota relazioni di dipendenza tra classi di diversa estensione (o generalit) esibendo il carattere modale della necessit. Trattandosi di un rapporto predicativo essenziale o analitico - che si ha quando ad esempio la specie si predica di un individuo in essa contenuto e in cui, attraverso un processo di regressione analitica, si giunge al genere in cui entrambe convergono una forma di predicazione transitiva, sinonimica e intra-categoriale. Al contrario, lessere in un soggetto esibisce il carattere modale della contingenza e contribuisce a definire i rapporti ontologici tra soggetti e propriet, nel senso che denota quella classe di possibilit realizzate la classe degli S che hanno come propriet essere f e che sono f. Si tratta di una forma di predicazione non transitiva (se il tavolo marrone e marrone un colore da questo non segue affatto che il tavolo un colore), non sinonimica (non mantiene lidentit di definizione in quanto concerne enti che sono equivocamente i medesimi) e inter-categoriale (per quanto siano propriamente le categorie non sostanziali ad essere individuate grazie allinerenza alla sostanza). Ci posto, non si deve credere che lopposizione individuale-universale sia peculiare al dirsi di un soggetto. Se diciamo il verde in questa tartaruga non facciamo altro che attribuire un accidente individuale a un soggetto individuale: qual allora la differenza tra queste due forme di individualit? Detto altrimenti, per quale motivo lo schema concettuale delle Categorie non ci consente di fondare una nozione forte di individuo? Considerazioni meramente empiriche, basare sulla percezione, garantiscono che gli individui sono il livello base dellontologia. Considerazioni logico-linguistiche dicono anche che gli individui sono il livello in cui terminano le procedure logiche di raggruppamento in classi di generi e specie. Ecco il punto: le due serie, quella di inerenza e quella di predicazione, non evitano alla catena dei generi e delle specie di far ricadere un ampio gruppo di propriet e di parti delle sostanze nellambito del non sostanziale. 1.2- Individualit e priorit naturale Ci che percepiamo ci permette di circoscrivere la sostanza individuale. Ne siamo certi? Se lidentit della sostanza relativa al sortale di specie che la esemplifica allora il ritaglio che lo sguardo della conoscenza opera un ritaglio in uno sfondo apparentemente continuo di determinazioni. Con questo ritaglio la percezione individua un questo. Si procede, poi, abbandonando il sentiero della percezione; si pone questo qualcosa come un questo di un certo tipo sulla base della funzione che svolge nella sintassi dellessere-predicativo - le sostanze prime sono dunque la conditio sine qua non per lesistenza degli altri enti, lelemento primo della catena di enti che popolano lontologia categoriale.

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Il compito che Aristotele si assume nelle Categorie appunto quello di differenziare gli oggetti ontologici sulla base del loro essere soggetti o predicati nelle formule del tipo questo F. Si tratta solo apparentemente di un compito semplice; non solo questa differenziazione non segue un sistema di regole o di principi esplicitamente enunciati. Ma solleva una serie di problemi connessi con il modo stesso in cui viene stipulato lessere-predicativo. Non si intende definire, nel senso tecnico del termine, la relazione predicativa dellinerenza. Si intende invece introdurla con lobiettivo di circoscrivere la classe di enti che la soddisfa. Non assolutizzare la relazione di inerenza significa anche limitarne la validit al dominio di appartenenza, considerarla come relativa ai caratteri propri di questo dominio, in modo che anche il requisito di separabilit divenga proprio del tipo di enti che godono del requisito di sussistenza. Non sorprende, dunque, che la sostanza prima sia intesa come soggetto ultimo di predicazione e di inerenza, e sia introdotta mediante una caratterizzazione negativa, come ci che non si dice in altro e non in altro: sostanza quella detta nel senso pi proprio e in senso primario e principalmente, la quale n si dice di qualche soggetto n in qualche soggetto: ad esempio, questo uomo o questo cavallo, (Cat. 5,2a11-13). In questo modo si denota, attraverso luso di tre diversi avverbi, una medesima determinazione concettuale: entit esemplificate dalluomo individuale e dal cavallo individuale possiedono al massimo grado lessere sostanza, e si costituiscono come soglia minimale di sostanzialit. La partizione del dominio ontologico di base implica quindi una cesura tra una classe di enti che sono individuali (ogni questo F un indivisibile) e una classe di enti che non lo sono (generi e specie). Posto che, come ha messo in evidenza Frede (1987), nelle Categorie assente una nozione tecnica di universale, la sostanzialit comunque attribuita a classi logiche di generalit crescente (specie e generi). Vi si enuncia infatti la distinzione tra enti esemplificati da questo uomo e questo cavallo ed enti esemplificati dalle specie e dai generi in cui ricadono come la distinzione tra sostanze prime e sostanze seconde (2a11-19). Seguendo M. Wedin (Aristotle's Theory of Substance, the Categories and Metaphysics Zeta, Oxford University Press, Oxford, 2000), il soggetto categoriale pu essere delineato come segue: (1) questo F una sostanza individuale se e solo se questo F indivisibile; (2) questo F una sostanza individuale se e solo se esiste una Specie di cui questo F membro; (3) questo F una sostanza individuale se e solo se questo F parte soggettiva di qualcosa e non ha in s parti soggettive la Frede. In senso assoluto ci che indivisibile e numericamente uno non si dice di alcun soggetto (Cat. 2,1b7): ci che indivisibile e numericamente uno un questo (Cat. 3, b10). Ad esempio, il gatto Robespierre una sostanza individuale se e solo se indivisibile ed parte soggettiva di qualcosa (la Specie-Felino), e nessuna sua parte in se stessa una parte soggettiva. Ci conferma linesistenza di parti attuali in Robespierre (non in senso materiale, ma nel senso che il soggetto non pu essere diviso in parti soggettive). Da una parte abbiamo lindividuo in quanto tale, in termini assoluti, come mera unit numerica, introdotto a prescindere dalla distinzione tra sostanza ed accidente. Lindividuo cos inteso comunque un ente determinato ed individuale, anche se questa determinatezza non qui fatta oggetto di studio e lindividualit non qualcosa di indipendente dalla primariet naturale di cui esso gode. 1.3- Individualit e indivisibilit Le sostanze prime sono enti indivisibili ed unitari quanto al numero (3b10-13). Senza individui non vi sarebbe nulla: if Aristotle, then, is the first writer to call individuals individuals, the question arises what is it had in mind when he calls them indivisible; for that is just what individuum, rather, atomon means. And given that atomon and atomos had already been used in two different philosophical contexts atomists of all sorts had used the term for

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indivisible magnitudes, e.g., atoms, and Platonists had used it for infimae species this question becomes all the more pressing (Frede 1987: p.51). Ecco il ragionamento: individuo ci che uno in numero; e ci che uno in numero anche indivisibile. Da ci segue che lindividuo indivisibile. Tuttavia, being one is not proprium of individuals: species and genera, i.e., the kinds into which objects fall, also have a kind of unity. One can, for example, count the species of a given genus, (Frede 1987: p. 51). Per questi motivi sembra che il tipo di indivisibilit che caratterizza gli individui debba essere correlato ad un tipo qualificato di unit. Il punto qui interessante concerne le differenze tra unit generica e specifica da un lato, e unit individuale dallaltro. Prendiamo Socrate, Callia, il gatto Robespierre e la tartaruga Ruga: se li confrontiamo sotto il profilo dellunit generica sono individui indistinguibili in quanto sono lo stesso F sono tutti animali. Sotto il profilo dellunit specifica, invece, possiamo produrre una divisione in umano, felino, equino. Otteniamo cos raggruppamenti specifici che non permettono di distinguere Socrate da Callia. Alcune indicazioni sui concetti di divisione e parte qui in gioco si trovano in 3b16-18, passo in cui si afferma che la specie uomo e il genere animale non sono individui perch hanno una pluralit di soggetti. In accordo con Frede possiamo definire lindividuo in questi termini: x un individuo se (i) una parte soggettiva di qualcosa e (ii) in se stesso non ha parti soggettive. Quello appena enunciato non certamente un criterio per giustificarne la sostanzialit. Eppure una stipulazione di questo tipo sembra qui sufficiente per porre i soggetti esemplificati da questo F come principio e limite verso il basso delle scale logiche scandite dalle due serie (di inerenza e predicazione). Anche per questo motivo la priorit di cui godono le sostanze prime di tipo naturale: si stipula unontologia popolata da individui quali questo gatto e si mostra, mediante questa stipulazione, la connessione con le propriet che lesperienza ci dice appartenere ai gatti. Ma questo non significa spiegare come questa connessione sia stata istituita. Sul piano ontologico ci implica che ogni unit numerica di questo tipo sia unentit atomica, la cui struttura rimane opaca, ed sia in s e non in altro, essendo ci che soggiace alle propriet. In questo senso questo gatto pu considerarsi come logicamente ultimo e in s sussistente in quanto non pu ricoprire il ruolo di predicato e, dunque, non pu essere utilizzato per generare classi logiche di appartenenza. Ma con questo non si detto molto dei soggetti categoriali. Che questa individuazione descrittiva sia sufficiente per lontologia categoriale lo dimostra il fine che Aristotele persegue. Bench si distingua lunit specifica da quella numerica, lindividualit delle sostanze oggetto di discernimento in base a due considerazioni: solo le sostanze prime sono separate e solo le sostanze prime assumono il ruolo di portatori di propriet. Si tratta primariamente di mostrare che le sostanze prime sono in grado di incorporare quella semplicit ed universalit che per Platone qualificavano soltanto lesistenza separata delle Forme (e non i termini ultimi delle procedure dicotomiche). Ad Aristotele preme mostrare qui che la separatezza sul piano ontologico non compete strutturalmente alluniversale, ma ad un tipo di individualit su cui poggia luniversale. Pi in dettaglio, sul piano ontologico la non-inerenza viene radicalizzata e tradotta in un modo dellesistenza (linseparabilit), modo che qualifica solo le sostanze prime e che si pone come misura per i ruoli giocati dagli altri enti. Ora, in un contesto di analisi non strutturale luniversale poggia sullindividuale; di seguito, in contesti differenti, vedremo come luniversale sar allinterno dellindividuale poich inscritto in una sua parte pi rilevante delle altre. Accentuare linseparabilit della sostanza prima significa fissare univocamente il livello della scala logica di generalit sulla base della quale gli enti vengono via via introdotti, livello utilizzato come misura per determinare le posizioni di ciascuno nella tassonomia categoriale. Ogni questo F conosciuto in quanto gli accade di essere portatore di clusters indifferenziati di propriet. Con questo si esclude che le sostanze prime siano predicati di un soggetto meno generale 20

ed attributi accidentali di un soggetto non appartenente alla medesima categoria. Di conseguenza, ogni questo F un soggetto nella misura in cui pu essere descritto univocamente come la somma o linsieme dei caratteri che esibisce; questo insieme di elementi giustapposti contiene determinazioni dello stesso tipo, in quanto non esiste un criterio per stabilire quali propriet sono essenziali alla persistenza del soggetto e quali invece godono di differenti livelli di accidentalit (il criterio di non inerenza non aiuta nellanalisi interna al soggetto ma esclude che una sostanza prima esista a causa di altro). Un certo soggetto pu essere introdotto in riferimento ad un predicato inteso come determinazione atomica e non accidentale. Un soggetto sostanziale pu quindi essere introdotto insieme alla determinazione F. Se il soggetto un questo F, allora esso rimarr se stesso nella misura in cui esibisce la determinazione F: tutto quello che si pu dire del soggetto che esso F, e viene a essere e a mancare insieme ad essa (ad esempio essere dotato di quattro zampe). Poniamo infatti che la sostanza che gioca il ruolo del soggetto sia anche G (ad esempio essere verde): non potremo determinare se quella cosa che F e quella cosa che G siano il medesimo. Anche se potessimo, inoltre, con ci non costituirebbe un progresso per le nostre conoscenze, dato che la perdita della determinazione G non pi o meno decisiva (rispetto a F) per la conservazione dellidentit del soggetto il criterio di non inerenza permette solo di escludere che una sostanza venga a essere e a mancare a causa di altro, ma non ci dice nulla quanto alle condizioni di permanenza interne al soggetto. In conclusione, ci che viene introdotto con il criterio secondo cui la sostanza un soggetto ultimo una struttura minimale, la struttura oggetto-propriet, ed lasciato del tutto libero il suo utilizzo a ogni livello tra le determinazioni proprie di una cosa. Insomma, lidentit di una sostanza, in assenza di modi di composizione differenti, risulta relativa al sortale di specie prescelto come rilevante quando la indichiamo come questo F e sembra determinata solo nella misura in cui il sortale prescelto determinato. Pertanto dicendo questo F, dove F una sostanza seconda, tematizziamo ciascun particolare sia F, e non questo particolare in quanto F. Ci significa che con lausilio della nozione di soggetto ultimo riusciamo a ritagliare un complesso di enti che non sono attributi di altro, ma la struttura di tali enti resta una scatola nera e conseguentemente viene mancato il bersaglio dei rapporti di dipendenza tra le parti e tra le parti e il tutto. Le parti metafisicamente necessarie allessere una certa cosa, quelle necessarie sotto certe condizioni, quelle contingenti e gli interi stessi sono posti tutti sul medesimo piano, e su questo dominio spazia loperatore soggetto primo. Ci che viene messo a tema una struttura minimale, quella di oggetto-propriet, lasciando del tutto libero il suo utilizzo ad ogni livello di scala nelle determinazioni proprie di un soggetto. Il criterio di non inerenza per le sostanze prime, infatti, grazie alla clausola per cui ci che inerisce non in qualcosa al modo di parte (Cat. 2, 1a25-26), lascia esplicitamente aperta la possibilit di intendere le parti delle sostanze come sostanze esse stesse (come si afferma in Cat. 5, 3a29-32), alla stessa stregua dellintero. A ci si aggiunge unulteriore complicazione: possiamo ritenere che sia una descrizione di questa tartaruga il possesso della propriet verde, e connettere al verde lidentit e la continuit del soggetto nel tempo. Ma questa descrizione si rivelerebbe del tutto arbitraria in quanto potremmo dire che anche quadrupede e rettile intervengono in qualche modo nel definirne lidentit, fino al punto di ammettere che lintera gamma delle propriet esibite dal soggetto possano essere intese come essenziali. Inoltre, come stabilire se il soggetto che quadrupede lo stesso soggetto che rettile? La natura e struttura delle sostanze prime lasciata sullo sfondo: in ogni questo F tutte le parti sono poste sul medesimo piano delle propriet, e non possibile introdurre alcun gradiente di necessit o accidentalit tra di esse. I portatori possono solo essere

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raggruppati in classi coestensionali e non possibile nessuna analisi diacronica, ovvero nel tempo, delle sue determinazioni. 1.4- Contrari e propriet: lincursione di Achiropita Agli storici della filosofia noto che la griglia categoriale di Aristotele si costruisce in opposizione alla dottrina Accademica delle Idee. Achiropita non avrebbe condiviso questo ritaglio della realt. Achiropita ha uno sguardo differente, ritiene che non tutte le cose sia di egual valore. In Parm. 132a1-b2 si introduce il concetto di realt in s: dire che qualcosa X in s, grande in s, significa dire che possiamo riconoscere ed identificare le cose grandi sulla base del possesso della determinazione in gioco. Porre un uno sopra i molti in questo modo comporta il noto problema del regresso, conosciuto come Terzo Uomo. Quando una molteplicit di cose sono grandi, ad essere portatori della propriet grande saranno sia le cose che lidea. Procedendo per somiglianza, dovremmo porre una terza cosa che ne spiega la grandezza, e cos via. Per inciso, va ricordato che il ragionamento fila solo se il bello in s e la cosa bella sono intese come entit ontologicamente equipollenti; per quanto ad Aristotele facesse buon gioco una ricostruzione simile, Achiropita ribatterebbe che non del tutto ovvio che Platone volesse dire qualcosa di simile. Le cose grandi e lidea del grande non vanno tutte trattate come aventi la qualit grandezza: non sono tutti portatori allo stesso modo. A prescindere da chi abbia ragione, per Achiropita la corrispondenza tra idea e cosa non vale per tutto ci che c. Greta sa cosa sono capelli, fango e sporco: esistono come Ruga? Per Greta s. Ma Achiropita ritiene che, come mostra Parm. 130c1-d9, Socrate ammette lesistenza delle idee di uomo, fuoco e acqua, ma non del capello, del fango e dello sporco, in quanto spregevoli e prove di valore. Che senso ha? Al platonico Achiropita non interessa stilare un catalogo di ci che c, n seguire il modo di approcciarsi alla realt di Aristotele, ovvero partendo da ci che lesperienza attesta come esistente e ricercando allinterno delle cose stesse i loro principi esplicativi. Invece, per lAristotele delle Categorie, affezioni, qualit e propriet sono intese come caratteri appartenenti al dominio comune delle determinazioni che ineriscono ai singoli portatori. Si pu in questo modo dire qualcosa di positivo della sostanza pur non avendo ancora intrapreso lanalisi strutturale, ma vincolandola al dominio ontologico che occupa: ogni questo F (i) non ha contrario, (ii) non ammette il pi e il meno e, (iii) pur preservando la sua identit numerica accoglie i contrari. (i)Dato che la contrariet esprime unopposizione massimale allinterno di un genere, costituendosi tra due determinazioni che occupano gli estremi opposti del genere stesso, nel caso delle sostanze prime non possibile determinare se e quando si verifichi unopposizione di questo tipo. Il fatto di essere sostanze, ovvero di essere qualcosa di separato e di determinato, non una buona ragione per collocarle agli estremi del genere di appartenenza. Se consideriamo il genere elemento, difficile dimostrare perch la terra in quanto sostanza sia contraria al fuoco in quanto sostanza. Difficile dal momento che non la sostanzialit ad essere rilevante nel discernere i caratteri dal possesso dei quali dipende il posizionamento di qualcosa agli estremi del genere. Piuttosto, la propriet della terra di tendere verso il basso ad essere contraria alla propriet del fuoco di tendere verso lalto; ed entrambi sono caratteri esclusi dallalveo della sostanzialit. Non sono dunque terra e fuoco in quanto portatori ad opporsi, bens le propriet che in qualche modo li qualificano (allo stesso modo va inteso il passo in Top. V.8,138a1-3. Il punto espresso anche in Phys. I.6,189a29; V.2,225b10). Gi da queste riflessioni si desume che le propriet qui intese nellaccezione pi ampia, che include abiti, disposizioni, qualit affettive, figure e forme ammettono i contrari. (ii)Le sostanze non ammettono variazioni intensive sul piano quantitativo (Cat.3b33-4a9). Il rilievo non si limita al caso in cui genere e specie appartengono alla medesima colonna; si estende 22

a tutte le specie sostanziali che nella regressione analitica occupano la stessa posizione e rispondono al che cos di quella cosa. Si considerino i generi felino ed uccello: le specie puma e giaguaro e le specie verzellino e usignolo sono sostanze a pari titolo. Anche puma e verzellino sono sostanze a pari titolo, pur appartenendo a generi diversi in quanto occupano la medesima posizione nelle rispettive colonne. Invece, verzellino pi sostanza di felino, e puma pi sostanza di uccello: lo stesso vale per tutti gli incroci e comparazioni effettuabili tra termini che non occupano la medesima posizione. Ci comporta che la posizione occupata, ad esempio, da verzellino si pone come garante del grado di determinatezza e di primariet che possiede rispetto alle altre determinazioni che fanno capo allo stesso genere. Di conseguenza, lanteriorit logica della classe-verzellino, come la sua primariet ontologica, sono calibrate sul grado di sostanzialit di cui portatore. Il pi e il meno attribuibili alle sostanze non qualificano, dunque, variazioni quantitative nel portatore; tanto pi che non avrebbe senso chiedersi se verzellino sia ora pi o meno sostanza di quanto lo fosse ieri (domanda sensata se posta in relazione alle propriet, che invece ammettono il pi e il meno). Semmai con il pi e il meno si introduce la possibilit di intendere la classe-verzellino come anteriore e, per questo, come sostanza a maggior grado di uccello. (iii)Lultima caratteristica della sostanza la capacit di accogliere i contrari preservando la sua unit ed identit numerica. Il problema principale concerne lestensione di questa caratteristica: propria della sostanza prima soltanto, oppure vale anche per i generi e le specie? Lidentit numerica vale solo per gli individui: felino e uccello indicano un uno di molti, ununit che universale nella misura in cui si dice dei molti dai quali distinta numericamente. Felino non , infatti, in senso proprio un soggetto numericamente uno. Affermazioni di questo tenore tendono a specificare una condizione di massimalit, da non confondersi con lesclusivit. Con questo non si intende mettere in dubbio che la sostanza prima sia ci che al massimo grado ricettacolo di contrari; in quanto soggiacente al mutamento, condizione del loro alternarsi nel tempo che scandisce le fasi del mutamento. Si intende sostenere che le specie e i generi, bench non possano essere considerati come sostrati al mutamento tra contrari, possono essere pensati come condizione del limite iniziale e finale del loro alternarsi. I contrari, infatti, sono principi del mutamento in quanto si configurano come termini estremi del processo stesso (Phys. I.5,188a34-b10). Se non ha senso dire che le specie puma e verzellino sono bianche ora e nere tra un anno, ha invece senso pensare che si pongano come limite al range di variazioni ammesse per gli individui (punto dimostrato in Metaph. X.4). In questo modo le sostanze seconde accolgono i contrari solo accidentalmente, non come soggiacenti che mantengono lunit numerica di partenza, ma come barriere universali che, in quanto limiti, rendono possibile linerenza delle propriet negli individui. Tra laltro, come dimostra lesempio delle figure e forme, tale inerenza esplicitamente descritta in termini mereologici, pur essendo intese le parti e il tutto allo stesso livello ontologico: anche secondo la forma ogni cosa detta alcunch di qualificato. Il rado e il denso, il ruvido e il levigato sembrerebbero significare qualit, ma tali cose sembrano essere diverse dalla divisione concernente la qualit. Infatti piuttosto una certa posizione delle parti che ciascuna in tutta evidenza manifesta. Sicch una cosa densa per il fatto che le sue parti sono vicine luna allaltra, ed rada per il fatto che sono distanti luna dallaltra. Ed levigata per il fatto che in un certo modo le sue parti giacciono su di una retta, ruvida per il fatto che una superiore e laltra inferiore (Cat. 8, 10a15-25: enfasi mia). 1.5- Larticolazione del corpo percettivo sullontologia categoriale Ricapitoliamo lo zoccolo duro delle Categorie. Vi si enuncia la distinzione tra enti esemplificati da questo uomo e questo cavallo ed enti esemplificati dalle specie e dai generi in cui ricadono come la distinzione tra sostanze prime e sostanze seconde (2a11-19). La partizione del dominio 23

ontologico di base implica una cesura tra una classe di enti che sono individuali (ogni questo F un indivisibile: atomon) e una classe di enti che non lo sono (generi e specie). Questo schema categoriale , a ben vedere, lo stesso della percezione. Per Aristotele la percezione un essere mossi (o cambiati), un subire unazione causale da parte di un corpo esterno, azione paragonabile a unalterazione di un certo tipo (DA II.5, 416b32-34). La sua prima descrizione volta ad evidenziare gli aspetti comuni a tutte e cinque le modalit sensitive. Ogni sensorio una parte strutturale dellanimale, parte che causalmente e definizionalmente relata ad un asse di contrariet: i colori sono i sensibili per s della vista, i suoni delludito, etc. (DA II.6). Ma tutti i contrari e gli intermedi a cui possono essere ricondotte le propriet che percepiamo sono causalmente efficaci in quanto ogni sensorio capace di ricevere le forme sensibili senza la materia (DA II.12). Sulla distinzione tra soggetti individuali e propriet universali si costruisce il cosmo percettivo di Aristotele: abbiamo una prima distinzione tra sensibili per s e per accidente, ossia percepibili che sono avvertiti dal soggetto insieme ad un sensibile per s il dolce con la vista, ad esempio. Abbiamo poi, tra i sensibili per s, quelli propri e comuni (movimento, quiete, numero, figura, grandezza). Da questa descrizione si pu desumere che la percezione ci consegni una serie di contenuti non concettuali che rispetta una grezza distinzione tra ci che particolare e ci che universale: da un lato i sensibili per s ed accidente, dallaltro i sensibili comuni, le strutture geometricospaziali con cui lesperienza stessa ci si consegna. Cos descritta la percezione ce li consegna tutti insieme; la griglia categoriale ci aiuta a distinguere il campo delle determinazioni almeno dai soggetti cui appartengono. Sebbene la percezione sia dellindividuale e delluniversale insieme (An. Post. II.19), la distinzione di livello tra individuale e universale non ancora giustificata. 1.6- Ruga verde, ruvida, una tartaruga, un animale Posto che, come ha messo in evidenza Frede (1987), nelle Categorie assente una nozione tecnica di universale (katholou), si danno due tipi di universali: accidentali (colori, suoni) e sostanziali (specie e generi). Perch necessario porre luniversale? Facciamo un passo indietro: cosa rispondereste se qualcuno vi chiedesse: il ruvido esiste? Esiste il genere animale? Sarebbe sensato rispondere che entrambi questi universali esistono perch sono in relazione con la tartaruga, un soggetto cui appartengono. Allora sia la percezione che lesistenza stessa dei soggetti categoriali impongono un discorso sulluniversale. Gli elementi che si possono far valere in difesa degli universali sono sia epistemologici che ontologici: per costruire un discorso scientifico intorno alla tartaruga Ruga non si pu prescindere dai vincoli semantici imposti dal linguaggio. Se negassimo gli universali la struttura predicativa soggetto-propriet collasserebbe; ergo, luniversale esiste solo se istanziato nelle entit che abitano le nostre pratiche linguistiche. Non meno stringenti i vincoli ontologici. Dire che esistono tartaruga e animale significa immediatamente dire che esiste una pluralit di individui che esibisce caratteristiche o predicati comuni. E non ovvio quello che stiamo dicendo. Lesistenza del molteplice stata messa in discussione in varie occasioni e ha creato i problemi che chi conosce il Parmenide e il Sofista di Platone non pu non ricordare. Daccordo: luniversale esiste. Non c un ritaglio iniziale delluniversale ma, posti gli individui, luniversale viene con lindividuale. Possiamo dire che Ruga sia composta da verde, ruvida, tartaruga e rettile? Accidenti individuali e universali (sostanziali e universali) sono i costituenti ontologici del soggetto categoriale? La domanda lecita. Peraltro noto che il paradigma della scienza aristotelica di tipo ilemorfico: ci significa che tutti gli enti sensibili sono composti di materia e forma: unanalisi in termini di costituenti ontologici dovrebbe essere condotta su questo piano. altrettanto noto che lontologia categoriale

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costruita a meno dellilemorfismo. E questo spiega lequivoco: perch non intendere i termini generici e specifici tartaruga e animale come componenti del soggetto? Quando diciamo questa tartaruga stiamo considerando come oggetto ontologico questo individuo, in quanto una tartaruga, a prescindere dallestensione e dalla cardinalit della classetartaruga. Ma questa tartaruga introdotta insieme alla classe- tartaruga. Che funzione ha la classetartaruga e perch detta sostanza? I termini generici e specifici sono detti sostanze seconde in quanto definiscono le classi logiche di appartenenza delle sostanze prime, e questo a prescindere dalla loro natura e struttura. Il rapporto tra sostanza prima e seconda appare come una forma di reciproca dipendenza ed costruito a scopo individuativo: dire che questa tartaruga una tartaruga significa individuare la classe pi prossima, o, meglio, il termine specifico o sortale pi prossimo in grado di includere il questo uomo e di dire qualcosa di esso. La predicazione animale detto di tartaruga concerne relazioni di dipendenza (logica) tra classi di diversa estensione (generalit) ed esibisce il carattere modale della necessit. un rapporto predicativo essenziale o analitico di natura transitiva: se Ruga una tartaruga e la tartaruga un animale, allora Ruga un animale lo stesso non si pu dire degli accidenti individuali: se Ruga verde e il verde un colore non segue che Ruga sia un colore. Tra questa tartaruga e animale vi un legame sortale in quanto parafrasando Individuals di Strawson - un universale sortale fornisce un principio per distinguere e contare i particolari che riunisce. Esso non presuppone alcun principio o metodo antecedente per individuare i particolari che unisce. Si pu raffinare ulteriormente la posizione aristotelica evidenziando come i sortali di genere e/o specie posti allo stesso livello di generalit occupano tutti lo stesso ruolo nel dire qualcosa degli individui che raggruppano. Possiamo ad esempio dire che generi differenti animale e vegetale occupano lo stesso ruolo e sono sostanza al medesimo grado. Si consideri lenunciato (i) A lo stesso P (=occupa lo stesso ruolo) di B. Una parafrasi opportuna la seguente: (i*) animale lo stesso P (=occupa lo stesso ruolo) di vegetale, mentre sarebbe errato sostenere che (ii) tartaruga lo stesso P (=occupa lo stesso ruolo) di animale. Questo modello cattura abbastanza bene i livelli di generalit di generi e specie anche in virt del fatto che queste ultime sono introdotte come restrizioni progressive del termine generico e, per questo motivo, sono pi sostanze del genere: delle sostanze seconde pi sostanza la specie del genere, infatti pi vicina alla sostanza prima. Se, infatti, uno rende che cos una sostanza prima lo far in modo pi preciso e pi proprio dicendo la specie piuttosto che il genere. Ad esempio, si darebbe la nozione di un certo uomo dicendo che uomo piuttosto che animale il primo infatti proprio del certo uomo in misura maggiore e si darebbe la nozione di un certo albero dicendo che albero piuttosto che pianta. Ma come le sostanze prime si rapportano alle altre cose, cos anche la specie si rapporta al genere: infatti la specie soggiace al genere; infatti i generi sono predicati delle specie, mentre le specie non sono contropredicate dei generi: di conseguenza, anche da queste considerazioni la specie sostanza pi del genere (Cat. 5, 2b8-22). La specie dunque ad un grado maggiore sostanza del genere. Quando diciamo che Ruga una tartaruga diamo una descrizione migliore del soggetto rispetto a quando diciamo che un rettile. Generi e specie danno luogo ad una sequenza che, se viene ripercorsa dallalto verso il basso, alla decrescente comprensione o ampiezza dei generi fa corrispondere una crescente intensione dellindividuo. La specie, dunque, pur non essendo anchessa alcunch di determinato, dice pi determinatamente il che cos dellindividuo in quanto non ha la stessa estensione del genere. La maggiore sostanzialit della specie riposa tutta qui: essa pu dare una caratterizzazione intensionale il pi ristretta possibile del questa tartaruga. Ora, torniamo ai criteri di composizione. Anzitutto animale e vegetale sono intese come classi distributive - la classe degli animali non essa stessa un animale ma ognuna di esse formata da 25

sotto-classi a loro volta composte da unit. Se le sotto-classi equino e felino sono nella classe animale, luniversale generico la somma mereologica delle rispettive classi-unit? In un saggio dal titolo programmatico, Is a Whole Identical to its Parts?, Scaltsas si pone la stessa domanda. Vediamo di sviluppare un punto: the universal brain is defined (at least in part) in terms of the substantial form human being; similarly with the universals heart, liver, etc. Their definitional interdependence is what makes the universal human being a single universal. It is also the reason why the universal brain cannot be instantiated independently of the instantiation of the universal human being. Thus, the instantiation of human being is the instantiation of brain, heart, liver, etc., because that is what the universal human being is; these are not independently instantiatable universals, but definitionally dependent on, as well as definitionally constitutive of, the universal human being (Scaltsas 1990, pp.589-590). Aristotele necessita di modalit di composizione mereologiche sfruttando linclusione logica delle specie nei generi sovraordinati - proprio nella descrizione dei rapporti tra universali sostanziali. Luniversale specifico uomo un termine generale la cui istanziazione implica, in modo necessario, listanziazione degli universali testa, mani, fegato. Ma testa, mani e fegato possono essere intesi, strictu sensu, come parti la cui somma d come risultato la specie uomo? Si potrebbe pensare che sia accidentale loccorrere congiuntamente di una mano e una testa in un oggetto identificato dal linguaggio naturale come unitario. Ma il problema posto da Aristotele pi radicale: ogni volta che data la nozione di una specie, necessariamente data la nozione del suo costituente, il genere. Per evitare di rendere accidentale il rapporto di subordinazione per definizione essenziale tra genere e specie, Aristotele deve ridimensionare i casi di composizione non mereologica, escludendoli dalla categoria di sostanza e rendendoli propri dei rapporti tra universali accidentali. I rapporti che specie e genere intrattengono con lindividuo sono tali per cui entrambi si dicono di un questo ma non sono in un questo (3a7-21). In 2a12-25 il carattere sinonimico della predicazione delle sostanze seconde rispetto alle sostanze prime permette di introdurre una modalit precisa della relazione x in y che esclude che animale e uomo siano in questo uomo: le sostanze seconde non sono in un soggetto. Questo significa che per lontologia categoriale luniversale non pu essere in un individuale tra di essi, infatti, non si realizza il requisito di separabilit che risulta indispensabile per lattuarsi della relazione essere in e che solo luniversale ad essere inteso come un tutto strutturato. Ed per questo motivo che lontologia categoriale incapace di dimostrare che un costituente non coincide con una parte n con un elemento. Tuttavia generi e specie hanno immediatamente elementi e/o parti intesi come costituenti, se sensato ritenere che luniversale uomo non differisce da una somma mereologica di testa, mani, fegato, etc.. Con questo si ha una prima caratterizzazione strutturale delluniversale. La nozione di struttura che nella filosofia prima e nelle scienze legata allanalisi ilemorfica del vivente sembra dunque qui riservata alle sostanze seconde soltanto, visto che la sostanza prima descritta come unit numerica, atomica ed unidimensionale. Se non si introducessero rapporti mereologici di costituzione sarebbe arduo spiegare il carattere necessario della catena di istanziazioni che luniversale specifico postula. Ma altrettanto vero che, se da un lato sarebbe inammissibile pensare che un semplice nesso di giustapposizione tra termini possa fondare i rapporti di inclusione tra le classi di generi e specie, dallaltro le Categorie non offrono criteri di composizione ma affermano che ogni volta che data la nozione di una specie necessariamente data la nozione del genere che ne un costituente. Se invece ci si pone il problema di rendere conto di questa relazione modale, allora plausibile una sua traduzione in termini di un ordinamento mereologico delle componenti che rendono possibile listanziazione a catena delle classi logiche. In conclusione Aristotele introduce un universale strutturato in cui sussistono individui di una certa sorta senza 26

spiegare perch luniversale abbia questa struttura e, dunque, senza spiegare che tipo di intero sia. Dato che generi e specie non godono dellunit tipica dei sinoli, possono essere intesi come entit astratte, interi relati ( la Scaltsas), in cui lidentit dei costituenti rimane invariata e non dipende dal ruolo che intrattiene con il tutto. Tuttavia, per preservare limpianto generale della propria ontologia, Aristotele necessita di una modalit di composizione non mereologica per le sostanze: non infatti possibile ricondurre la totalit delle determinazioni definizionali di un individuo sostanziale alla sua specie di appartenenza, e alle componenti mereologiche di questa. In tal caso avremmo infatti unontologia caratterizzata da un principio di relativit sortale dellidentit ( la Wiggins). 2- Individui e propriet Pu la categoria di sostanza, pur non accogliendo i contrari, porre limiti al range di variazione delle parti e delle propriet (generiche e non) che le ineriscono? Per rispondere a questa domanda necessario analizzare lo statuto ontologico degli accidenti individuali, un locus classicus nellesegesi aristotelica. Le principali difficolt interpretative dipendono dal fatto che pensiamo agli individui come a numerabili, ai molti che sottendono luno. Per questo motivo, quando riflettiamo sui property-terms, nei nostri usi linguistici la forma plurale diventa un requisito imprescindibile, bench i nomina abstracta difficilmente la accettino. Come se non bastasse, di fronte a un accidente individuale si pone il problema di spiegare in che modo una propriet possa individualizzarsi, evitando di far apparire lespressione stessa propriet individuale contraddittoria la parete e la barba di Socrate sono bianche. Come pu il bianco essere qualcosa di individuale se lo si considera a meno della relazione di inerenza? Per quanto alcuni studiosi non abbiano ritenuto le Categorie un luogo da cui trarre evidenze conclusive fino al punto di negare lesistenza di una ontologia degli accidenti individuali, due scuole di pensiero hanno dominato la discussione. La prima, diventata la lettura tradizionale, fa capo ad Ackrill (Aristotles Categories and De Interpretatione, translated with notes by J.L. Ackrill, Oxford University Press, Oxford, 1963) mentre la seconda, la nuova ortodossia, fa capo a G.E.L. Owen (Inherence Phronesis 10, (1965) pp. 97-105.1965). 2.1- Il bianco della barba non il bianco della parete La percezione ci dice che il bianco un sensibile per s della vista. Nei termini di Aristotele questo significa che agisce direttamente esercitando le sue capacit causali sulla parte strutturale di riferimento, consegnando al soggetto la forma-bianco. Secondo la lettura di Ackrill il bianco una propriet non-ricorrente e dipendente dal soggetto cui inerisce. Per Ackrill il bianco della barba non il bianco della parete; il bianco in linea di principio numericamente distinguibile da tutti gli altri bianchi ma specificamente identico a tutti gli altri. La differenza nellidentit delle cose bianche o dei bianchi tracciabile solo sulla base dei portatori. Insomma il bianco della barba non il bianco della parete perch la barba non la parete. Entriamo in qualche dettaglio tecnico: questa lettura dipende da un modo, non lunico, di interpretare linerenza. Leggendo Aristotele, lo studioso distingue due linee di dipendenza: gli accidenti individuali dipendono dalle sostanze prime e gli accidenti universali dalle sostanze seconde, e si esclude con questo che un accidente universale possa inerire ad una sostanza prima, fondandone altres la non-ripetibilit. Lessere in un soggetto implica uninseparabilit in senso forte e una dipendenza non solo dalla sostanza genericamente intesa, ma proprio da quella sostanza individuale a cui quellaccidente individuale appartiene: the inseparability requirement has the consequence that only individuals in non-substance categories can be in individual substances (1963: p-64). Lattributo sar dunque peculiare alla sostanza (a sostanze individuali corrisponderanno attributi individuali, a sostanze universali attributi universali), e nessun attributo generale potr essere in un individuo. Da ci si ricava la non ripetibilit degli accidenti: Aristotle could not say that 27

generosity is in Callias as subject, since there could be generosity without any Callias. Only this individual generosity Callias generosity is in Callias (1963: p-64). Potremmo anche dire che non vi una dipendenza diretta tra enti universali (siano essi sostanziali o accidentali) e individuali (anchessi tanto sostanziali che accidentali); questa dipendenza mediata, associata alla dipendenza degli accidenti rispetto alle sostanze, proprio ci che determina la priorit delle sostanze prime. Ma dal momento che non si tratta di una dipendenza diretta, il cui criterio Ackrill non precisa ulteriormente, viene ritenuta per certi aspetti disgiunta dalla definizione aristotelica di individuo. Infine, punto centrale della lettura tradizionale, la priorit delle sostanze individuali semplicemente assunta (come un dato) e non sembra essere considerata un problema da affrontare; essa semplicemente risulta o, meglio, data insieme ai nessi istituibili tra (non)inerenza e (non)predicazione.

2.2- Sfumature tra barbe e pareti Dire che il bianco della barba non il bianco della parete perch la barba non la parete una bambinata. Greta confusa. Secondo una linea interpretativa che si rif al classico studio del 1965 di Owen, il colore dipende dal bianco, la specie dal genere. Dato che il colore dipende dal bianco, il bianco occorre in pi sostanze prime; essendo svincolato dallalveo sostanziale. Il bianco non poter essere individuato solo se la barba e la parete lo sono e, correlativamente, non si vieta lequivoco di ritenere gli accidenti universali inerenti a un portatore individuale. Se ci chiediamo cos il bianco della parete possiamo descrivere e spiegare il bianco senza fare alcun riferimento alle barbe e alle pareti. In questo modo non corriamo il rischio di relativizzare il bianco al soggetto cui appartiene; tuttavia, pur evitando questa conseguenza, resta oscuro che particolare bianco sia quello della barba di Socrate rispetto a quello della parete. Ora, da cosa ricevono la loro individualit gli accidenti individuali? Secondo questa lettura la ricevono dal fatto si essere la specificazione ultima della determinazione che inerisce a un soggetto. Con specificazione ultima si intende qualcosa di comune, in linea di principio presenti in molte occorrenze e chiamati da Aristotele individuali poich, analogamente agli individui, soddisfano la seguente relazione: per ogni x individuale non esiste un y tale che il nome e la definizione di x siano predicabili di y (2a19-27). Trattandosi di specie atomiche, gli accidenti individuali sono propriet ricorrenti in pi di un individuo, ma il modello che di essi viene offerto quello di una gradazione cromatica, o sfumatura di colore come una sfumatura di rosa, chiamata vink che linerenza caratterizzerebbe come appartenenti a qualche soggetto, qualunque esso sia. Rispetto allinterpretazione tradizionale fondamentale rilevare che si ha qui una prima problematizzazione del rapporto tra inerenza e predicazione, per come questo confluisce nella determinazione delle sostanze prime. 2.3- Barbe, pareti, il bianco e il genere del portatore Esiste una terza via tra lappiattimento della propriet al soggetto e il mistero delle sfumature. Le sfumature hanno una certa vaghezza: Greta vede le sfumature dei colori. Empiricamente ne sa descrivere le differenze: ma lessenza del colore nella differenza di sfumatura che ha rispetto ad un altro? Se cos fosse lessenza sarebbe qualcosa di relativo: solo paragonando i colori, determinando analogie e differenze sarebbe possibile determinare lessenza di un colore. Frede noto per due tesi: gli accidenti universali hanno come portatori anche le sostanze individuali punto lasciato oscuro nella lettura tradizionale - e gli accidenti individuali possono essere anche negli universali. Le propriet non sono ricorrenti. Accanto al passo sul colore (2b3-5 e 2b37-3a6) in cui si afferma che tutto il resto ha come soggetto di inerenza o di predicazione individui 28

sostanziali (sostanze prime) e che come le sostanze prime stanno a ta alla panta, cos genere e specie stanno a ogni altra cosa (3a1-3) e sono quindi sostanze in quanto soggetti ultimi di inerenza, anche se non di predicazione. Tutto ha come soggetto le sostanze prime. Se a questo si aggiunge ci che diceva 2b2-4 sul colore (ogni colore in un corpo inteso in generale) si avr per ogni cosa che occorre in un soggetto una pluralit di soggetti, ovvero almeno un soggetto individuale e la sua specie e il suo genere, sostanze seconde che fissano il determinato dominio di possibili soggetti di tale attributo. Il bianco ricorrente perch appartiene a pi di un soggetto. Si esclude, dunque, che siano peculiari agli individui cui ineriscono. La tesi ha una certa coerenza se si evita di assumere i termini che indicano gli attributi come mere nominalizzazioni di proposizioni in cui il soggetto funge da portatore. Ad esempio, quando diciamo che la barba bianca non stiamo dicendo che la bianchezza peculiare della barba nella barba: se ci esprimessimo in questa seconda modalit diremmo qualcosa di poco informativo. Stiamo invece dicendo che il bianco appartiene alla barba nella misura in cui appartiene al suo genere e alla sua specie. Ci comporta che il genere possa fissare lambito di occorrenze possibili per ciascuna propriet e che ogni propriet potr sempre occorrere nelle specie e negli individui ma occorrer in modo determinato e regolato dal genere. Ed in questa direzione che viene problematizzata (in modo pi esplicito rispetto ad Owen) la relazione tra inerenza e predicazione. Se il genere funge da soggetto, per ogni determinazione che inerisce ad un soggetto possiamo asserire con verit che essa non pu esistere senza quel soggetto (il genere). Gli individuali non sostanziali rivelano una dipendenza ontologica forte nei riguardi del genere sia per la loro individuazione che per la loro esistenza; se invece prendiamo il caso di ci che viene detto di un soggetto, questo non accade. La convinzione di Frede, che luniversale possa essere per questa via nellindividuale, introduce un forte indebolimento della regola dellinseparabilit. E questo indebolimento spiega le oscillazioni teoriche sul concetto di individuo: la possibilit di essere in un soggetto costituisce primariamente lambito della non-sostanzialit - soggetto in senso preponderante quello di natura cos universale da includere tutti i portatori concreti di tale propriet. Come si detto, Frede sostiene che ogni accidente individuale per inerire al soggetto categoriale deve passare dal genere sostanziale: sulla necessit di questo passaggio vanno spese alcune considerazioni. tramite questo passaggio che il genere fissa lambito di occorrenze possibili di una propriet delimitando il range dei predicabili, delimitazione che individua gli estremi di un asse di contrariet (bianco-nero, ad esempio). Dato che questa necessit nelle Categorie non dimostrata, Frede conclude attribuendo alla sostanza prima unindividualit debole (weak notion of individual), affidando alla Metafisica il compito di fondare un concetto forte di individualit. Lindividualit della sostanza prima dunque diversa dallindividualit simpliciter come risulta dalla sola serie della predicazione: se gli attributi individuali dipendono dalle sostanze seconde e queste dalla sostanza prima, la sua individualit in certo modo sar spiegabile sulla base del nesso istituito tra le due serie ma non sar in alcun modo riducibile allindividualit delle propriet. Contrariamente ad Ackrill, Frede non riduce per la loro individuazione le propriet ai singoli portatori (individui atomici), ponendosi il problema, lasciato irrisolto da Owen, di cosa sia primo nellontologia categoriale: lindividuo a prescindere dalle sue propriet oppure la specie? Articolare il rapporto tra le due serie significa, per Frede, porsi il problema dellindividualit dei soggetti e delle propriet. 2.4- Il bianco come individuo ricorrente Come possibile articolare il rapporto tra la serie della (non)inerenza e quella della (non)predicazione in modo da rendere conto, nella loro interazione, dellindividualit della sostanza? 29

Va immediatamente rilevato che ci impossibile se ci si limita agli strumenti categoriali soltanto. tuttavia possibile mostrare il modo in cui il problema viene posto nelle Categorie e quali acquisizioni teoriche il testo ci consegna. Iniziamo dalla definizione di inerenza: con in un soggetto intendo ci che sussiste, non al modo di parte, in qualcosa che non pu esistere separatamente da ci in cui . [] Come una dottrina grammaticale di un certo tipo in un soggetto, lanima, ma non si dice di nessun soggetto, e un bianco di un certo tipo in un soggetto, il corpo infatti tutti i colori sono nel corpo - ma non si dice di nessun soggetto (Cat.1a24-29: enfasi mia). Un accidente in un soggetto se: (i) non parte del soggetto e (ii) la sua esistenza dipende dal soggetto (regola dellinseparabilit tra accidenti individuali e sostanze individuali secondo cui laccidente cessa di esistere se cessa di esistere il soggetto cui inerisce). (i) La prima met della definizione suppone che vi sia una differenza tra accidenti individuali, esemplificati dal caso delle grandezze intensive, e le parti delle sostanze. Cosa si pu dire in merito? Possiamo distinguere in modo coerente tra parti delle sostanze seconde e parti delle sostanze prime? Le parti della nozione della specie-felino hanno indubbiamente un nesso con le nozioni, ovvero le specie, delle parti del soggetto categoriale. Tuttavia questo nesso non indagato nelle Categorie, e quindi non si esclude che la specie felina sia connessa in modo accidentale con il possesso di zampe e coda da parte di ogni individuo appartenente alla classe dei felini (questo il senso degli esempi che si leggono in Cat. 7 e 8). Daltro canto, nella piattaforma categoriale zampe e coda non possono che essere ridotte a parti logiche (differenze specifiche) della definizione che in contesti teorici pi avanzati dovrebbe esprimere la presenza e la morfologia di una parte. Zampe e coda sono considerate solo sotto il profilo per cui rientrano, come universali, nelle definizioni delle specie e dei generi; questo accade poich, come si vedr a breve, le sostanze prime sono considerate come soggetti privi di qualunque articolazione interna. Ed impossibile su queste basi fondare unontologia che renda conto di queste zampe e di questa coda proprie del gatto Robespierre. Di conseguenza, in linea generale lesistenza di una parte lessere della zampa e lessere della coda indipendente dalla relazione di inerenza, e questo vero nella misura in cui non vengono indagati i diversi sensi in cui si dice che una parte nel tutto. Ammettere una relativa indipendenza epistemologica per le parti (in linea di principio possono essere conosciute indipendentemente dai portatori) non significa affatto risolvere il problema dello statuto ontologico delle parti delle sostanze: non ci disturbi che le parti delle sostanze sono negli interi delle sostanze come in soggetti, allora saremmo necessitati a sostenere che esse non sono sostanze. Infatti, non cos che si dicevano le cose che sono in un soggetto, come quelle che sono in qualcosa di uno come parti, (Cat. 3a2932). E, ancora: invero, nel caso della testa, della mano e di ciascuna di queste cose, le quali sono sostanze, possibile conoscere in modo determinato quello che propriamente sono, ma non necessario conoscere ci in relazione a cui sono dette. Infatti non possibile conoscere in modo determinato di che cosa la testa o di che cosa la mano; di conseguenza, queste cose non possono far parte delle cose relative. Ma se non fanno parte delle cose relative sarebbe vero dire che nessuna sostanza si annovera tra le colse relative, (Cat. 7, 8b15-21). Per quanto concerne le parti delle sostanze, non possiamo sapere a quale individuo appartengono. Possiamo solo sapere che esiste un dotato di testa e un dotato di mano senza sapere quale questo F sia. Senza lintroduzione di criteri in grado di distinguere i modi in cui una zampa nel gatto Robespierre dal modo in cui il rosso nel gatto Robespierre, non si pu comprendere la differenza tra accidenti individuali e parti (delle sostanze seconde). Infine, se una zampa considerata come universale, dunque solo come parte delle sostanze seconde, sar ben difficile trovare lintersezione tra la serie dei generi e quella degli accidenti che rende gli accidenti delle 30

differenze, in quanto il rapporto stesso tra le due accidentale. Detto altrimenti, un soggetto sostanziale sar indiscernibile da un composto accidentale fin quando il questo gatto sar inteso solo come soggetto-di-rosso e non in quanto rosso. (i) La seconda met della definizione vincola lesistenza dellaccidente a quella del soggetto. Riguardo al modo in cui avviene questa inerenza, gli esempi aristotelici concernono la dottrina grammaticale nellanima e il bianco nel corpo. Gli esempi paradigmatici di accidenti individuali ricorrenti sono dati, infatti, dalle grandezze intensive come lo spettro cromatico e la scala termica; in tutti questi casi abbiamo variazioni intensive che sembrano occorrere in differenti portatori restando numericamente le stesse. Il linguaggio qui utilizzato omogeneo a quello di Cat. 5, 2a27b4: degli enti che sono in un soggetto per la massima parte n il nome n la definizione si predicano del soggetto; per alcuni nulla vieta che il nome si predica del soggetto, la definizione impossibile. Ad esempio, il bianco che in un soggetto, nel corpo, si predica del soggetto infatti il corpo si dice bianco invece la definizione di bianco non si predicher mai del corpo. Tutte le altre o si dicono delle sostanze prime come soggetti o sono in esse come soggetti. [] Ad esempio, animale si predica di uomo, dunque anche di un certo uomo se infatti non si predicasse di nessuno di questi uomini, non si predicherebbe nemmeno di uomo in generale; ancora, il colore nel corpo e quindi anche in un corpo di un certo tipo: se infatti non fosse in alcuno di questi corpi particolari, non sarebbe neppure nel corpo in generale. Sicch tutte le altre o sono dette delle sostanze prime come soggetti o sono in esse come soggetti (Cat. 5, 2a27-b4: enfasi mia). Aristotele distingue tra un corpo particolare (kathekaston) e un corpo inteso in generale (holos), il corpo (soma) come genere. Sembra confermata la soluzione di Frede secondo cui gli accidenti, per inerire al particolare (logico), passano dalle determinazioni generiche; queste provvedono ad una delimitazione del range degli accidenti predicabili per un soggetto (in perfetto accordo con quanto richiesto dalla teoria della composizione degli intermedi da contrari esposta in Metaph. X.7). Ci posto, non immediato capire come avvenga questo passaggio. Intendo dire che la mediazione del genere sostanziale nei meccanismi di individuazione degli accidenti avviene grazie al passaggio attraverso le determinazioni quantitative della sostanza. E questo permette di accettare lo schema esegetico di Frede senza impegnarsi a condividerne appieno gli esiti: it is clear that individual properties also are not peculiar to the individuals whose properties they are; they are shared, at least, by the genera and species of individuals, (Frede 1987: p. 62). Significativamente il parallelismo istituito tra il termine generico e il corpo (soma), non tra il termine generico e la sostanza prima (tode ti). In Cat. 6 ci che detto corpo relegato nellambito del non sostanziale. Il corpo considerato una quantit per s solo perch la quantit inclusa nella nozione che esprime lessenza stessa delle tre dimensioni che lo determinano. Le specie di quantit, siano esse discrete o continue, paiono essere pi che altro entit quantificate (o quantificabili) piuttosto che quantit in se stesse. Invero, una quantit , primariamente, ci che divisibile in parti che appartengono al tutto, delle quali ciascuna per propria natura un alcunch di uno e di determinato (Metaph. V.13,1020a6-7). Quantit il genere delle determinazioni che indicano la divisibilit di una cosa. Non una divisibilit qualsiasi bens una divisibilit da cui risultino parti interne alla cosa, ciascuna delle quali numericamente una e determinata. In questo modo le parti delle quantit continue vengono nettamente distinte dalla classe pi ampia degli accidenti che comprende le qualit. Queste, pur potendosi dividere da ci cui ineriscono, in nessun caso sono qualcosa di uno e determinato. Il corpo geometricamente inteso annoverato tra le specie di quantit continue, le cui parti hanno una posizione le une rispetto alle altre, e che si connettono in relazione ad un certo limite comune, occupando un certo luogo (Cat. 6, 5a9-10). Loccupare una posizione definisce la 31

condizione di continuit nello spazio propria delle parti di una quantit continua ed estesa tridimensionalmente. Gli esempi aristotelici concernono punti, linee, superfici: la linea una quantit continua poich possibile concepire un limite comune in relazione al quale le sue parti si connettono, il punto. E il limite comune della superficie la linea: infatti le parti del piano si connettono in relazione ad un certo limite comune. Parimenti, anche per il corpo si pu concepire un limite comune: la linea o la superficie in relazione a cui le parti del corpo si connettono; per la stessa ragione anche il luogo una quantit continua. Infatti, le parti del corpo, le quali si connettono in relazione ad un certo limite comune, occupano un certo luogo (Cat. 6.5a1-10). Il luogo occupato da una betulla e da un gatto , dunque, la determinazione geometrica, la scansione metrica della cosa soggetta al mutamento (perdita ed acquisizione di accidenti). La quantit non sostanza pur condividendo con la sostanza (a) limpossibilit di accogliere i contrari e (b) le variazioni intensive. (a) Aristotele nega che una quantit possa essere detta contraria a unaltra (Cat. 6, 5b11-14) o che una quantit possa essere se stessa pi o meno di unaltra (6a19-25). Gli esempi concernono quantit determinate: niente contrario a due cubiti (5b13), n qualcosa pu essere due cubiti pi o meno di unaltra (6a20). Il fatto poi che soprattutto le quantit si dicano grandi e piccole non deve fuorviare. La predicazione del grande e del piccolo non pu che essere parassitaria, afferendo alla categoria dei relativi (5b14-20). (b) Che la quantit non possa ammettere le variazioni di grado unistanza dimostrata in Metaph. X.1, in cui si dice che la misura ci mediante cui si conosce la quantit e che dalla misura visibilmente impossibile togliere o aggiungere alcunch (1052b20-35). La quantit dunque qualcosa di essenzialmente misurabile ed costituita da parti quantitative indivisibili che fungono esse stesse da misure di un certo genere di quantit. Insomma, se le quantit che fungono da misura ammettessero variazioni di grado si avrebbe lassurdo che due grandezze omogenee costituite dallo stesso numero di unit ovvero della stessa misura potrebbero essere una maggiore o minore dellaltra (ad esempio, se i minuti unit che compongono due estensioni temporali di trenta minuti potessero accogliere il pi e il meno le due estensioni temporali potrebbero essere diverse, il che assurdo). Fatte queste considerazioni sembrerebbe che la quantit sia una categoria, de facto, vuota. Banalmente, un corpo sensibile qualcosa che ha quantit (un bianco di due cubiti) non che quantit simpliciter. Certo, il gatto Robespierre pesa 7Kg, e tutti i gatti necessariamente sono pi o meno pesanti. Restringere le quantit per s a ci che ha intrinsecamente propriet quantitative (la lunghezza, ad esempio) significa escludere ci che possiede accidentalmente questa propriet? Premetto che il testo non permette di distinguere propriet necessarie da propriet intrinseche. Tuttavia, se prendiamo le variazioni di grandezza e peso nel mio gatto, non ha senso dire che Robespierre pesa necessariamente 7Kg. Sappiamo che, se un gatto, non potr eccedere un determinato limite: infatti, proprio in merito alla contrariet nella quantit, stato dimostrata la presenza di una teoria delle grandezze complete o massimali. La determinazione di tali grandezze dovuta al genere e alla specie di appartenenza: il fatto che un gatto non possa eccedere una certa grandezza dipende da un limite che, in realt, non risponde a requisiti quantitativi, ma a requisiti imposti dal genere e dalla specie: allo stesso modo i contrari sono gli estremi di aumento e diminuzione. Il limite dellaumento, infatti, il limite che corrisponde alla grandezza completa secondo la natura propria del soggetto, quello della diminuzione la perdita completa di questa (Phys. VI.10, 241a32-b2). Sebbene la categoria di sostanza non accolga i contrari pu porre limiti al range di variazione degli accidenti che le ineriscono: infatti, la quantificazione entra nella scansione metrica dei generi anche qualora siano non quantitativi. Ci implica che la scansione quantitativa di un corpo, per essere intesa in riferimento al singolo individuo, deve essere innestata allinterno del range di variazione del genere. Ma fino a quando non 32

si riportano le propriet massimali che fanno capo alla quantit allinterno di uno dei livelli strutturali della sostanza, il corpo (soma) rimarr al di fuori della sostanza. Se dunque vero che il corpo geometrico ha necessariamente le propriet che esibisce, non vero per il corpo fisico (o naturale): se Robespierre pesasse necessariamente 7kg non potrebbe essere soggetto ad accrescimento e diminuzione, il che sarebbe semplicemente assurdo. Ci suggerisce anche che pesa 7Kg non equivale a rosso. Possiamo ora far corrispondere agli accidenti strutturali ci che proprio di questo gatto, un carattere necessario ma non essenziale (il grado di durezza della carne) distinguendoli rispettivamente dalle determinazioni necessarie che invece veicolano lessenza (essere un animale), e da quelle accidentali e non strutturali (essere rosso). Di conseguenza, pesa 7Kg un carattere proprio di Robespierre, intrinseco al soggetto (Top. V.1,128b34-36) bench non essenziale, facente capo al genere e non alla differenza, altrimenti non sarebbe distinto dallessenza (131b37-132a21). Abbiamo da un lato propriet intrinseche al soggetto, dei possessi naturali espressi nella categoria della quantit, dallaltro un alveo molto ampio di propriet accidentali. Si pu concludere che, pena il collasso della categoria della sostanza in quella della quantit, linerenza del rosso al corpo di questo gatto mediata dal possesso di determinazioni quantitative per s del soggetto, non essenziali ma riportabili al genere nella misura in cui sono comuni al corpo in generale. In questo senso, la quantit conserva una sorta di designazione rigida per la sostanza che non accessibile alle altre categorie. Esistono allora delle determinazioni accidentali (come il rosso) che ineriscono al soggetto ma fanno capo a strutture quantitative in grado di connotare spazialmente il soggetto. In questo senso con corpo si pu intendere lestensione che ricade in un genere determinato; di conseguenza, il corpo coincide con il genere animale sotto il profilo delle descrizioni prodotte in termini quantitativi. Per questo motivo non inteso come sostanza, ma come ci in cui possibile segnare le tre dimensioni - ipse enim tres dimensiones designate sunt corpus quod est in genere quantitatis. Date queste premesse, possiamo istituire una duplice connessione tra il genere e la sostanza prima da un lato, e tra il genere e il corpo a tre dimensioni dallaltro. Posto che le sostanze prime sono enti dello stesso tipo almeno nel loro aspetto deittico questo gatto e questo cavallo non possono occupare nello stesso momento la medesima regione dello spazio. Si tratta di due diverse estensioni che ricadono nel medesimo genere. Le estensioni sono strutture a tre dimensioni e per questo sono relegate allambito del non sostanziale: la sostanza prima, infatti, ha una struttura interna che nelle Categorie non oggetto di ricerca. Dunque, solo soggetti di tipo diverso, come questo gatto e questo rosso, possono occupare le stesse coordinate spaziali. E che si tratti di individui non un problema. La radicale differenza tra i due data dal fatto che solo il rosso deve attraversare le coordinate quantitative del corpo geometrico ovvero inerire ad una superficie estesa - per inerire ad esso; il rosso infatti una quantit per accidente, solo al rosso per questa via assegnata unidentit dipendente rafforzando maggiormente la posizione di Frede: temperature or warmth is a universal; in any individual instance, however, warmth always appears with a particular intensity. And it is the degree of intensity [] which makes any given warmth it is. [] My concern here is only to show [] that if there are to be individual properties these must be individuated by their bearers, is by no means as natural and obvious as our recent Aristotle interpreters would have us believe (Frede 1987: p.58). Assumere una determinazione come un possesso rispetto a un soggetto significa ritagliare un genere per il soggetto, un genere per il quale quella determinazione naturale, ovvero definitoria. Privazione e possesso esprimono il modo in cui le differenze specifiche opposte determinano e ritagliano un genere a partire dalla definizione dei suoi estremi contrari. Lo spettro di variazione che in questo modo si apre (scandito dal pi e dal meno) poggia come prerequisito 33

sullindividuazione del genere del soggetto attraverso una struttura formale, espressa dalla differenza estrema, posta come possesso, ovvero come naturale, per quel soggetto. La primariet di privazione e possesso tra i rapporti di contrariet potr essere dimostrata solo allinterno di una piattaforma ontologica pi complessa (quella operante in Metaph. X.4, 1055a33-35): listituzione di una contrariet poggia infatti sul possesso di una certa configurazione formale. In questa piattaforma trova conferma e spiegazione il meccanismo di individuazione postulato da Frede per gli accidenti individuali in particolare intensivi (ovvero variabili secondo il pi e il meno) la cui variazione racchiusa entro un range determinato dal genere. E che queste coordinate poggino sulla quantit e siano inscritte nellasse strutturale ed anomeomero della sostanza saranno le ricerche fisiche e biologiche a dimostrarlo. Pi radicalmente, riportare il corpo allinterno della sostanza e incardinare le determinazioni quantitative alla sostanza, facendone determinazioni strutturali vincolate al suo asse formale, significa compiere un passo avanti nella disgiunzione dellindividualit degli accidenti dallindividualit della sostanza (composta) Ma per fare questo bisogna altres disconnettere il concetto logico di soggetto inteso come portatore di clusters di propriet dal concetto metafisico di sostanza (che pu anche fungere da soggetto ma che non si esaurisce in esso). Riepiloghiamo. I colori non esistono al di fuori delle cose, non perch siano costrutti della nostra mente, ma perch fanno parte di quel pacchetto di propriet che si d al soggetto conoscente insieme alla cosa. Propriet non istanziate sono propriet che non esistono. In termini moderni, potremmo dire che si tratta di tropi, propriet primitivamente particolari, la cui particolarit non dipende dalla particolarit logica dei soggetti cui ineriscono. Luniversale verde non altro che la classe di tutti i tropi verdi. I generi e le specie sostanziali offrono i limiti estremi alla variazione quantitativa che di per s non ammette contrariet; le determinazioni qualitative, invece, accogliendo i contrari, incorporano limiti di variazione senza passare dal genere sostanziale (contravvenendo allo schema dei rapporti di inerenza tracciato da Frede). Solo le quantit lo soddisfano pienamente in quanto sono implicite nella struttura spaziale stessa che il genere assume. In questo senso lindividualit degli accidenti incorpora un requisito di dipendenza dalle determinazioni quantitative della sostanza prima intesa come corpo le quali si pongono come garanzia di dipendenza anche rispetto alle specie e ai generi (ovvero alle propriet essenziali) - in modo che questa individualit venga, de facto, distinta da quella assoluta delle sostanze individuali. Sembra dunque che linerenza non definisca affatto una relazione tra due termini, ma determini lestensione di una classe di portatori rispetto ai quali distinguere almeno due scale di determinazioni. (i) La prima che accoglie anche determinazioni non strutturali pi o meno accidentali come le qualit. (ii) La seconda che accoglie solo le determinazioni strutturali che conservano un grado di accidentalit diverso rispetto alle qualit, rientrando direttamente nellassetto tridimensionale del corpo: ad esempio, il grado di durezza della carne necessario affinch la carne svolga le funzioni che le sono proprie. 3- Corsi e ricorsi storici: i vincoli dellontologia categoriale Uno spinoso problema esegetico nella filosofia di Aristotele concerne la coerenza delle due piattaforme ontologiche che il filosofo elabora: quella categoriale in cui ci stiamo muovendo, a paradigma soggetto-propriet, e quella della metafisica, a paradigma ilemorfico. Non faccio la storia di questa querelle. Sono stati scritti fiumi di parole. Mi limito a dare la mia soluzione teoretica: uninterpretazione mereologica della sostanza vivente, in grado di incorporare la coppia soggetto-propriet vincolandola ad un modo particolare di averne scienza, mostrer la compatibilit tra le due piattaforme. Questa compatibilit possibile grazie alla mediazione della teoria dei principi del movimento. Vediamo nellordine questi punti.

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Lanalisi fin qui condotta ci consente di dire che ad una definizione negativa di sostanza prima, come ci che non si dice n inerisce ad altro, si correla una opacizzazione del pluralismo semantico che leidos incorpora, pluralismo che sar il cuore della riforma teorica condotta nellontologia della sostanza di Metafisica VII. Nelle Categorie si pu parlare solo di una determinatezza relativa, che sembra garantita dallessere per ogni questo F uno tra gli elementi ultimi che appartiene ad una classe; la mancanza di un vero e proprio criterio di determinatezza e, in generale, di criteri di sostanzialit implica linarticolazione dei soggetti in esame e limpossibilit di distinguere concetti quali intero, concreto, individuo, sostanza. Lindividualit e la sostanzialit sono commisurate al raffronto con gli universali specifici e generici. Ci si pu spingere oltre accennando al fatto che questo uso allargato di sostanza verr meno con lintroduzione in Metafisica Zeta dellessenza della sostanza, livello danalisi in cui possibile disgiungere la specie dalla forma (della specie) e raffinare una nozione di universalit che lessenza e la definizione incorporano. A fronte di questo pluralismo le Categorie oppongono unontologia che non ritiene rilevante la distinzione tra vivente e non vivente, n quella tra materia e forma. Non distinguono n oppongono una nozione di eidos inteso come forma dellindividuo da un eidos nel significato di specie di conseguenza, del tutto assente una differenziazione tra la specie e la forma della specie. Per questi motivi gli strumenti categoriali non sono sufficienti per configurare i nessi strutturali interni al soggetto: ogni questo F conosciuto in quanto gli accade di essere portatore di clusters indifferenziati di propriet e i criteri di predicazione utilizzati in nessun caso hanno una validit circoscritta agli enti naturali soltanto. Le catene di inerenza e di predicazione possono, in linea di principio, trovare riscontro in diverse costruzioni teoriche alla sola condizione che come soggetto si ponga qualcosa che risponda ai requisiti posti per il questo F. Che poi questo sia un gatto, un composto accidentale o un soggetto di conglomerati di propriet poco importa. Ci che ha dato luogo al lopacizzazione delle differenze tra i due tipi di individui proprio la mancata tematizzazione del nesso tra la nozione di mano (fisica) e la nozione di bianco (logica), ovvero tra i costituenti concreti di una sostanza e gli accidenti. Se questo vero, allora nelle Categorie il solo modo di composizione per questo cavallo in termini di genere-specie, ovvero nei termini dei suoi costituenti logici e non fisici, e che lidentit di ogni questo cavallo posta solo in termini del sortale di specie in cui ricade. Lidentit di una sostanza, in assenza di modi di composizione differenti, risulta relativa al sortale di specie prescelto come rilevante quando la indichiamo come questo F e sembra determinata solo nella misura in cui il sortale prescelto determinato. Pertanto dicendo questo F - dove F una sostanza seconda - tematizziamo ciascun particolare come F, e non questo particolare in quanto F. a cosa ci garantisce che il sortale di specie prescelto sia a sua volta qualcosa di determinato? Nulla. Manca un criterio per i soggetti naturali. Siamo di fronte alla scelta delineata in base ai due tipi di predicazione: o intendere lindividuo come la base, latomon eidos in cui terminano le procedure di divisione in generi e specie oppure come sortale sostanziale. In entrambi i casi siamo forzati a fare a meno di strutture complesse tutto-parti: il problema che escludiamo per le parti si ripresenta per lintero, perch la sua origine a monte rispetto al livello di analisi delle Categorie, nella mancanza di un criterio per i soggetti naturali: si tratta infatti di un criterio che pu essere introdotto solo in sede metafisica. Tuttavia, nel momento in cui Aristotele richiede una distinzione tra i composti accidentali e le sostanze, assume che non sia possibile che la classificazione in genere e specie dipenda dalla stipulazione arbitraria di che cosa funge da soggetto, ma che occorrano dei soggetti naturali e primi. Ci significa che alcuni aspetti centrali dellimpostazione ontologica di Aristotele (la dottrina del tode ti, la distinzione tra essenziale e accidentale, la sostanzialit delle parti) possono essere preservati solo ammettendo per le sostanze 35

individuali una forma di composizione non logica. Occorrer introdurre e giustificare metafisicamente una distinzione tra costituenti concreti e costituenti logici della sostanza mediante unanalisi della sua struttura interna, analisi in grado di giustificare perch le parti, pur non potendo essere ritenute sostanze allo stesso modo degli interi, giochino un ruolo determinante per la sostanzialit dei composti. Si pu dire che laddove nelle Categorie lindividuo concreto viene posto come sostanza prima, ovvero come ci che massimamente reale, nel libro VII della Metafisica esplicitamente in almeno tre luoghi (VII.7, 1032b1-6; VII.11, 1037a5-10, 1037a21-b7), ed implicitamente nel corso del ragionamento, leidos ad essere detto sostanza prima. agevole comprendere come mai, se lobiettivo nella Metafisica diviene quello di analizzare la struttura ilemorfica delle sostanze, lintroduzione di queste distinzioni concettuali ha come immediata conseguenza la netta separazione della nozione di sostanza da quella di soggetto. Invero, il passaggio dallontologia categoriale e a quella a paradigma ilemorfico ha un duplice effetto. Da un lato il criterio del soggetto non pu pi essere lunico criterio per reperire ci che sostanza, pena la riduzione della sostanzialit alla materia soltanto: sar infatti compito di VII.3 affiancargli il criterio di determinatezza e quello di separabilit, di modo che solo alcune entit che hanno materia possano soddisfare tutti i requisiti imposti dalla sostanzialit. Dallaltro ad una modificazione della piattaforma ontologica segue lindebolimento del criterio logico-categoriale secondo cui solo ci che costituisce il soggetto ultimo di ogni predicazione sostanza in senso primario. Avendo a disposizione gli strumenti categoriali soltanto Aristotele non in grado di distinguere criteri di predicazione la cui validit sia circoscritta ai soli enti naturali. Le catene di inerenza e di predicazione possono, in linea di principio, trovare riscontro in diverse costruzioni teoriche alla sola condizione che come soggetto si ponga qualcosa che risponda ai requisiti posti per il questo F. Che poi questo sia un gatto, un composto accidentale o un soggetto di conglomerati di propriet poco importa. Dal punto di vista mereologico simile posizione ha una significativa conseguenza: la mancata demarcazione tra parti, differenze e propriet induce allinserzione di accidenti che, in quanto tali, sono i molti che ineriscono a un soggetto allinterno della categoria stessa di sostanza (si detto che le parti possono essere sia sostanze sia non sostanze). Ma ammettere ci significa far collassare lintera griglia categoriale. Se ci soffermiamo sui soggetti categoriali agevole comprendere come la modalit con la quale vengono introdotti, ovvero il criterio di non inerenza, ci suggerisce solo lesclusione di cause estrinseche al venire ad essere e mancare della sostanza. Pur non pronunciandosi positivamente sulle condizioni di identit e permanenza proprie e peculiari a quel soggetto, mette in luce solo la struttura minimale che la regge: soggetto-propriet. Un uno di molti. Come comprendere quali enti tra i molti sono parti e quali no? Ora, mancando completamente il bersaglio nel distinguere i rapporti di dipendenza tra le parti e il tutto, come quelli che sussistono tra le parti, con soggetto (ultimo) possiamo indicare tutti gli enti che non sono attributi di altro E lo stesso discorso vale per le parti: nulla vieta di considerare anchesse soggetti ultimi come si gi fatto notare, che le parti possano essere intese alla stregua di interi e di sostanze un requisito implicito nella condizione di non inerenza per le sostanze prime (ci che inerisce non in qualcosa al modo di parte: Cat. 2, 1a25-26): la volont di escludere qualunque tipologia o modalit di composizione che esuli dai rapporti di inclusione tra i generi e le specie allinterno della categoria di sostanza rende non solo lidentit di una sostanza del tutto relativa al sortale di specie che la esemplifica, ma rende indistinguibili sostanze come il mio gatto dai composti accidentali quali luomo-bianco. Pi determinatamente, salvare la pluralit degli enti facendo della distinzione tra vivente e non vivente un momento centrale dellindagine metafisica significa abbandonare la sinonimia tra il 36

tutto e le parti adottata sul versante logico e dimostrare che la composizione aggiunge sempre qualcosa alle parti. La successione dei generi e delle specie di cui Aristotele parla nelle Categorie ha senso perch riposa su una stipulazione arbitraria: si pone che qualcosa come questo F debba fungere da soggetto. Che ogni questo F sia poi un soggetto naturale e primo una qualificazione ulteriore che non possiamo dare sulla base di questa ontologia minima. Ne possiamo inferire che le ontologie delle altre scienze recuperano e conservano alcuni aspetti centrali delle Categorie per raffinarli e portare a compimento le questioni lasciate irrisolte la veste sortale della sostanza prima, la distinzione tra differenze e accidenti (essenziali e non), lo statuto degli interi e delle parti in termini sincronici e diacronici - ammettendo per i viventi modalit di composizione non logiche bens strutturali. La mossa principale che Aristotele far in questa direzione produrre argomentazioni metafisiche in grado di giustificare un ordinamento interno tra le parti tale per cui solo alcune potranno essere ritenute sostanze nel modo in cui lo sono gli interi e, grazie a questo, giunger a mostrare che una totalit pu differire dalla somma delle sue parti proprio per le sue caratteristiche strutturali, ovvero per il modo di composizione che le proprio. 3.1- La tartaruga: eppur si muove! Alla griglia categoriale che distingue il mutamento in specie e allopposizione tra contrari e contraddittori fa capo lintelaiatura logica necessaria per introdurre un soggetto che muta. Ogni mutamento fa capo ad uno schema comune: il soggiacente al movimento, ci da cui il movimento ha inizio e ci verso cui il movimento tende. Dato che (contra Platone: cfr., Parm. 138b, 162e; Soph. 248e) non vi movimento al di fuori delle cose (Phys. III.1,200b32), ogni questo F dunque il luogo delle determinazioni categoriali che pu processualmente perdere o acquisire. La normalizzazione del movimento avviene attraverso la griglia categoriale: perch ci che muta muta sempre o secondo la sostanza, o secondo il quanto, o secondo il quale, o secondo il luogo []; cosicch non ci sar n movimento n mutamento di nulla oltre i tipi gi detti []. Di conseguenza, del movimento e del mutamento ci sono tante forme quante ce ne sono dellessere (Phys. III.1, 200b32-201a). Il movimento lattualizzazione (entelecheia) del mobile in quanto mobile (Phys. III.2 III.2.202a7-8) mediante lacquisizione di una forma. Ogni sortale di specie deve essere qualcosa di determinato, dotato di propriet o caratteri che ne definiscano, pur in senso minimale, lidentit e la persistenza. Queste propriet non devono poter essere perse e acquisite durante i mutamenti cui sottoposto quel soggetto. In altri termini, ogni sortale di specie pu essere sottoposto ad un range di mutamenti interni al genere di appartenenza: questo ci permette di individuare la sua natura essenziale e di porla come ci che permane durante il processo. Ci non toglie che sono sempre possibili mutamenti accidentali, in cui il soggetto non muta in quanto F bens in quanto dotato di un pacchetto definito di accidenti. La struttura astratta del mutamento un carattere costante a tutte le sue specie: abbiamo sempre un soggetto sottoposto al processo, che rappresenta il ci da cui il mutamento ha origine. Se il ci verso cui un altro soggetto siamo di fronte ad un caso di movimento (kinesis). Se, invece, si tratta di qualcosa che non un soggetto, come accade nelle generazioni e nelle corruzioni, allora siamo nellambito del cambiamento o mutamento (metabol). Quando un soggetto soggiace ad un movimento, vi soggiace in quanto portatore di un pacchetto di determinazioni privative; ma insieme con il soggetto deve essere dato anche un pacchetto di determinazioni essenziali che ne definiscono lidentit e la natura attraverso il movimento. Queste determinazioni stabiliscono il range di variazione generico o, meglio, il limite entro cui si situano i mutamenti che non compromettono la natura e lesistenza di questo F. Proprio in termini mereologici viene introdotto il mutamento in Fisica V.1. Tanto per il motore che per il mosso si danno tre casi: (i) o ci che muove o mosso) muove per accidente, 37

come quando diciamo che il musico passeggia; (ii) o ci che muove ( mosso) muove semplicemente per il fatto che una delle sue parti che compie o subisce lazione. Ad esempio, diciamo a volte che lintero corpo guarisce perch guariscono locchio e il petto che, appunto, sono parti del corpo. Infine (iii) ci che muove (o mosso) agisce e patisce intrinsecamente, come il medico guarisce e la mano percuote (224a1-35). Il punto (ii) quello per noi pi interessante, in quanto evidenzia la presenza di movimenti delle parti dellintero che si attuano senza precludere lidentit e la persistenza dello stesso e ci permette di contrapporre a questi i movimenti che sono privi di unarticolazione in parti (ad esempio il congelamento). Se i movimenti secondo la sostanza, il luogo e la quantit chiamano in causa dei processi in cui ogni sortale di specie muta in quanto se stesso, lo stesso sortale pu essere soggetto di mutamenti in quanto portatore di una classe pi o meno ristretta di qualit: caldo-freddo, bianco-nero, etc.: diciamo infatti bianco o non bianco qualcosa non perch tale tutto quanto, ma perch lo sono il numero maggiore o le pi importanti delle sue parti: non la stessa cosa non essere in un certo stato e non essere tutto in un determinato stato (Phys. VI. 9, 240a23-26). I contrari e gli intermedi si succedono in modo continuo come determinazioni di un soggetto: lunico modo in cui i termini contrari o contraddittori possono predicarsi insieme di un soggetto che si predichino non dellintero ma delle sue parti. Questi movimenti sono interni allo spazio di variazione concesso alle propriet che ineriscono ad un soggetto e che sono delimitate dal genere di appartenenza si tratta di un mutamento accidentale in cui questo F inteso come un composto dato da ci che soggiace e dalla determinazione che muta (determinazione che pu essere predicata del soggetto solo alla fine del processo). I movimenti accidentali di questo tipo sono movimenti tra contrari. Detti movimenti ci permettono di focalizzare mutamenti che interessano solo (o in prevalenza) le parti di un soggetto e che sono relativi agli stati in cui queste si trovano: se avvicino la mano ad una fonte di calore la mia mano che si riscalda e solo in seguito (a livello temporale) e in modo derivato (a livello strutturale) io mi riscaldo. Degli stati in cui si trovano le parti bianco o non bianco, caldo o non caldo si predica il venire ad essere e mancare; certamente il soggetto nel suo insieme che sta cambiando, tuttavia i soggetti che intervengono in questo processo sono le parti e le determinazioni interne ad un asse di contrariet (bianco-nero). In questa prospettiva le parti sono elementi indivisibili, sostrati che acquisiscono o perdono una forma specifica che solo derivativamente si predica dellintero. Ma per parlare coerentemente di un soggetto che muta, ogni questo F necessita di criteri di composizione e di identit diversi da quelli che sussistono tra un portatore e le sue propriet: infatti, ci che privo di parti non pu muoversi se non per accidente, come quando si muovano lintero corpo e lintera grandezza, proprio come ci che in una nave e si muoverebbe per lo spostamento di questa (Phys. VI.10, 240b5-10). Con i movimenti accidentali definiamo i modi in cui un soggetto resta se stesso pur acquisendo, mediante le sue parti, una molteplicit di stati. Questi stati possono essere contrari (bianco e nero), intermedi (come il grigio) oppure, ma ad un livello pi generale, contraddittori (bianco e non-bianco). Tutti questi casi rispondono al principio generale dellinfinita divisibilit del mobile. Ci che privo di parti lindivisibile secondo la quantit: tutto ci che esteso secondo la quantit, ed continuo (Cat. 6) sar dotato di parti ed essendo divisibile secondo la quantit, avr una struttura declinabile in parti: ogni cosa che muta deve essere divisibile. Poich, infatti, ogni mutamento da qualcosa in qualcosa e quando il soggetto in ci verso cui mutava, e non muta pi, mentre quando in ci da cui mutava, esso stesso e tutte le sue parti, non muta ancora (infatti, ci che nello stesso stato non muta, sia esso stesso sia le sue parti), necessario, che qualcosa del mobile sia nello stato iniziale, qualcosa nello stato terminale; infatti impossibile sia insieme in entrambi, n in nessuno (Phys. VI.4, 234b10-17).

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Poich il mutamento un mutamento da qualcosa in qualcosa, quando muta lintero deve essere sotto un certo profilo divisibile e sotto un altro profilo no: deve dunque essere divisibile in parti, di modo che gli stadi intermedi del mutamento corrispondano a stadi in cui si trovano le singole parti del mobile. Aristotele rende esplicito questo punto affermando lidentit funzionale tra intermedi e contrari nel corso del mutamento: ciascun intermedio funge da contrario rispetto ad uno dei due estremi che compongono il processo, essendo il ci da cui ha origine il mutamento - ad esempio, la nota di mezzo rispetto alla acuta bassa, mentre alta rispetto alla grave e il grigio bianco rispetto al nero e nero rispetto al bianco (Phys. VI.3, 224b30-35). A questo schema in cui la nota acuta e il grigio si configurano come parti in cui possiamo scomporre il movimento, parti che corrispondono a stati assunti, pur in modo derivativo, dalla totalit, si contrappongono due casi: (A) i movimenti tra contrari privi di intermedi, e (B) i movimenti in cui il tutto ad acquisire tutti gli stati rilevanti nel processo. (A) Che dire del caso dei contrari senza intermedi? A differenza dellesempio precedente, i movimenti tra contrari senza intermedi salute e malattia interessano lintero come se prescindessimo dalle sue parti. Se ho la bronchite non diciamo che il mio apparato bronco-respiratorio ad essere malato ma che io sono malata. Resto comunque un intero strutturato in parti, pena limpossibilit di fungere da termine iniziale, intermedio e finale del processo di guarigione, tuttavia in questo caso sar io stessa in quanto intero a fungere da sostrato del movimento. In questo secondo caso, solo quando tutte le parti hanno acquisito lo stato finale (la salute), allora la salute potr predicarsi dellintero. (B) Lo schema esplicativo delle kineseis prive di uno sviluppo per parti in cui un soggetto passa nello stesso arco temporale dallo stato iniziale a quello terminale del mutamento si pensi al congelamento di uno stagno. Se i movimenti di traslazione logicamente raggiungono prima il punto medio e poi il punto finale del percorso, per ci che si altera non lo stesso. Pu infatti alterarsi nella sua totalit e non prima la met, come ad esempio il congelamento simultaneo di tutta lacqua (DS 6, 447a2-3). Nondimeno, quando ci che si riscalda o si congela una grande quantit, ogni parte risente della parte contigua, mentre la prima muta sotto leffetto dello stesso agente e necessariamente si altera tutta insieme simultaneamente. 3.2- Il movimento di ci che natura: un Giano bifronte Abbiamo distinto mutamenti accidentali da mutamenti sostanziali o intrinseci. Il problema semantico del mutamento in certo modo implicito nellimpostazione stessa dellargomento aristotelico. Siamo partiti dai sortali di sostanza nellontologia categoriale. Una prima articolazione del soggetto categoriale viene effettuata specificando la forma logica di enunciati che attribuiscono propriet (non importa se intrinseche, spaziali, temporali) a questi soggetti. Otteniamo cos i tre modi del venire ad essere. Implicito in questa distinzione di modi linguistici lappaiamento non la riduzione dei soggetti categoriali ai composti accidentali (in termini moderni, i kooky objects: luomo-colto). Dovremmo attendere i capitoli 3 e 4-6 del libro Zeta della Metafisica per avere da un lato una ripresa e conseguente articolazione in chiave ilemorfica del soggetto categoriale. Dallaltro una ripresa e un posizionamento dei composti accidentali nellontologia ousiologica. Ora, il punto per noi stabilire un ordine e una gerarchia interna alle propriet che si dicono con verit del soggetto inteso come soggiacente alla kinesis. La semantica ci aiuta? Lowe (2009) suggerisce che lanalisi logica di un enunciato quale luomo colto in t1 pu essere svolta in tre modi. (i) Possiamo tradurre luomo colto in t1 in luomo colto-in-t in modo che, ci che realmente viene predicato di uomo una forma-in-un-tempo, ovvero una propriet relazionale. (ii) Oppure come luomo in-t-colto. Qualifichiamo cos il soggetto temporalmente e la relazione di esemplificazione della determinazione colto viene relativizzata ad un certo tempo. (iii) Infine 39

possiamo leggerla come luomo in-t--colto: questa soluzione, suggerita da Lewis, ci dice che colto il predicato di una parte temporale del soggetto. La soluzione pi affine alla posizione di Aristotele quella espressa in (ii), soluzione che ci permette di mostrare come preoccupazioni semantiche possano in questo contesto dirsi subordinate al versante metafisico del problema. Vediamo come. Il caso del venire ad essere della sostanza presenta gli stessi problemi dei mutamenti che chiamano in causa lidentit del diveniente. il problema di come possano esserci soggetti la cui descrizione porta con s il problema semantico in grado di fungere da sostrati del mutamento pur continuando a restare se stessi. Lidentit attraverso il tempo di un soggetto che muta differente a seconda dei soggetti in esame. Per un gatto lidentit nel tempo consiste nella conservazione di certe funzioni biologiche fondamentali al suo essere un gatto. Ma riconoscere queste funzioni significa avere chiara la struttura del gatto. O, il che lo stesso, la faccia metafisica del problema della possibilit e natura del mutamento nasconde una questione ontologica davvero fondamentale: lidentit della sostanza. Lidentit poggia sulla naturalit della sostanza. La sostanza sensibile corruttibile un ente naturale in cui laspetto materiale di una sua parte permane durante i mutamenti. Un ente naturale una cosa che ha in se stesso un principio di mutamento e di stasi, alcune rispetto al luogo, altre rispetto alla crescita e alla decrescita, altre rispetto allalterazione (Phys. II.1, 192b10-13). Tutto ci che ha un principio interno di mutamento e stasi per s ha una natura, e tutto ci che ha una natura sostanza (Phys. II.1,192b31-193a1). E questo principio interno di mutamento e stasi qualifica lassetto mereologico della tartaruga in quanto mobile poich localizzato nella sua parte centrale e, individuando quei movimenti per s della sostanza, li vincola allidentit e permanenza dellassetto strutturale che connesso necessariamente a quella parte. In questo modo, le nozioni di intero dotato di principio interno di mutamento e stasi e, come ora si dir, di intero dotato di quattro punti di locomozione sono poste al centro della ricerca come modi tramite cui possibile articolare la suchness del questo in esame. La natura un costituente? Un po allo stesso modo in cui ci siamo chiesti se accidenti individuali e universali fossero costituenti del soggetto categoriale? Di natura non si pu parlare come se parlassimo del legno e del letto (Phys. II.1, 193a11-18). Se si seppellisse un letto a seguito della sua putrefazione non si genererebbe certamente un letto. Il caso della tartaruga ben diverso: la natura come principio interno (teleonomicamente orientato) a guidare e dirigere il processo di sviluppo di Ruga verso la realizzazione della propria forma, la forma dellindividuo adulto. Se la natura di un letto fosse legno perch dal legno nasce legno, nel caso di Ruga non potremmo sostenere che la sua natura materia, piuttosto che una forma che organizza e regola una determinata (quantit di) materia. Lessere il legno materia e parte del letto un fatto del tutto accidentale, dato che il letto ci che solo in quanto un prodotto di un certo tipo di tecnica dellartigiano, e questa materia che pu essere un letto in potenza - va a costituire il suo sostrato naturale. Se poi ciascun costituente dovesse risultare esso stesso una modificazione del medesimo tipo di quella del letto in legno, ovvero se ciascun costituente dovesse rivelarsi in certo modo secondario rispetto ad un costituente basilare e primario il bronzo e loro sono modificazioni dellacqua, le ossa ed i legni lo sono rispetto alla terra sarebbe sostanza come principio a maggior titolo ci che permane durante il cambiamento. Data la presenza di due soli livelli di variazione, negli artefatti questa distinzione tra materia e forma maggiormente intelligibile: possiamo sempre distinguere una materia di un certo tipo prima dellintervento dellartigiano ed una materia di un certo tipo dopo lazione causale dellartigiano, quando lartefatto ha assunto la sua configurazione definitiva. In questo contesto la natura-sostanza il sostrato materiale che permane nonostante le continue modificazioni cui sottoposto nel divenire. Ma la natura del letto, come quella di Ruga, pi la forma che la materia. 40

Lidentificazione natura-sostanza diventa lo spazio concettuale allinterno del quale si pone il problema della sostanzialit (o naturalit) della forma piuttosto che del composto. In che senso la natura la forma e la specie data secondo la definizione? Non possibile definire un letto, una tartaruga, carni ed ossa se questi non hanno ancora assunto la forma specifica che compare nella formula definitoria (dellintero) che ne esprime il che cos, dal momento che non possibile definire enti che non siano unitari ed in atto. Se abbiamo un letto in potenza o carni ed ossa in potenza non abbiamo ovviamente a che fare n con un artefatto n con una tartaruga, bens con una totalit (mucchio) potenziale e con delle parti potenziali; sul piano della potenza e dellatto si pu dunque concludere che esiste un altro modo di dire la natura oltre a quello della materia e del soggiacente. La natura di ci che ha in se stesso lorigine del movimento la forma e la specie. Le differenze riscontrabili sul piano del venire ad essere marcano pi determinatamente le differenze tra artefatti e sostanze: diciamo che da un uomo viene ad essere un uomo, non che da un letto viene ad essere un letto, per cui la natura di un letto non potr essere la sua configurazione ma la sua materia. Gli artefatti sono, dunque, degli interi statici la cui intelaiatura ilemorfica il compimento di un processo ad essi esterno, regolato da un agente intenzionale che produce qualcosa di diverso da s e che non a sua volta dotato di alcuna capacit produttiva. Al contrario, Ruga, oltre ad essere una unit numerica in grado di essere causa della propria conservazione diacronica, naturalmente dotata della capacit specie-specifica di produrre un altro individuo della stessa specie. Visto che le sostanze sono dotate di una forma sostanziale proprio in quanto possiedono una natura, la questione ontologica relativa a che cosa in esse svolga il ruolo di sostanza la materia, la forma o il composto rimane nella Fisica in sospeso, in modo del tutto conforme alle conclusioni raggiunte nel primo libro. Resta altrettanto aperta la questione concernente la definizione dessenza dei corpi: si tratta della forma o del sostrato (191a19-25)? Lidentit o sinonimia nella pluralit dei piani di variazione possibili per gli enti naturali coincide con in problema della sostanzialit dei composti, se vero che la sostanzialit determinata e determinabile sulla base di precisi criteri di composizione che restringono il campo delle variazioni possibili fermo restando lidentit generica. La domanda sulla sostanzialit di una certa popolazione di interi viene a coincidere con la domanda relativa alla localizzazione topologica di questo principio di mutamento e stasi che gli appartiene per s, domanda che non ha alcun senso se rivolta agli artefatti. Questa domanda trover risposta in Metaph. VII.17 in cui si attribuisce in modo prioritario la sostanzialit agli enti secondo natura: tutte le cose che sono sostanze sono costituite secondo natura e per natura (1041b31). 3.4- La tartaruga resta se stessa come soggetto di contrari Prima di giungere a questo punto necessario un passo ulteriore. La nostra tartaruga in quanto ente naturale, ununit che si estende nello spazio (e nel tempo). Aristotele tiene distinti i problemi di unit da quelli relativi allindividualit. Lindividualit e connessa ad uno studio diacronico dellindividuo: la tartaruga cresce, invecchia ma rimane irrimediabilmente se stessa. Invece, lunit entra in gioco mediante considerazioni sincroniche che, in certo modo, presuppongono sia data gi una certa considerazione dellidentit dellindividuo. Intendo questo. possibile riassumere i sensi fondamentali in cui per Aristotele si dice uno e mostrare come questi si intreccino con i limiti o confini dellidentit di ci che uno, identit che si ritaglia allinterno dello spazio di variazione di un genere. Vediamo le principali tappe del ragionamento in Metaph. X.1-2 tenendo fermo questo punto di vista. Aristotele distingue quattro significati di uno: continuo, intero, indivisibile per specie e indivisibile per numero. Da un lato abbiamo due caratteri che ne esprimono lindivisibilit 41

secondo la nozione, dallaltro due caratteri che ne esprimono lindivisibilit sul piano della persistenza del soggetto nel mutamento (Metaph. X.1, 1052a15-34). M.F. Burnyeat inquadra molto bene il livello concettuale in cui si situa il libro: Iota is an attempt to provide a principled, systematic treatment for a group of notions which in the Platonists metaphysical schemes are treated both too grandly and too simply. Change is otherness, inequality, nonbeing, they say (according to Phys., III.2, 201b20-22, partly verified at Timaeus, 57d-58a). In response, Aristotle will display the ramifying complexities of those high-level, topic-neutral attributes in their relation to each other and to being and unity, (A map of Metaphysics Zeta, Mathesis Pubbl., Pittsburgh, 2001: p. 138). Che rapporto c tra luno come indivisibile e uno come misura? Lindivisibilit laspetto comune a questi significati, mentre lintellezione e il mutamento fissano il ritaglio, lin quanto (ossia la misura) rispetto a cui tali significati possono essere intesi come qualcosa di unitario. Luno misura e luno indivisibile rappresentano due modi di considerare una medesima operazione concettuale e un medesimo livello di unitariet nelle cose. Dato che di ciascuna cosa possiamo grezzamente dire che identica a se stessa (Metaph. VII.17, 1041a14-20), a ciascun intero corrispondono criteri differenti di unit; ci che dobbiamo fare fissare qual il livello concettuale allinterno del quale ha senso parlare di unit ed identit: il possesso di un cuore per un gatto, una data organizzazione mereologica per la statua, etc.. Quello delle sostanze prime il senso primario di unit. Ci non toglie che lecito parlare di unit anche negli altri casi (una sedia, una ciabatta) in cui lunit e lindivisibilit si danno nella misura in cui possibile fissare una misura e circoscrivere epistemicamente un genere. Affermare che lindivisibile assume un significato diverso in ogni predicazione di unitariet non corrisponde ad affermare che lindivisibile il minimo comune denominatore univoco al di sotto di questa pluralit di significati e di qualificazioni. Questo passaggio, che ci porterebbe a ricondurre luno alla monade, indivisibile in modo non qualificato (1052a22-23), costituirebbe infatti una violazione della regola fondamentale data da Aristotele (1052b1-3): non bisogna confondere il livello ontologico-formale con quello ontologico-materiale. La domanda qual lessere delluno con la domanda quali sono le cose unitarie. Lindivisibile un ruolo che pu essere occupato da tutte le determinazioni, ma non tutte fungono da misura in modo ottimale; fungono da misura solo quelle che permettono di circoscrivere e conoscere un genere. Di fronte ad un qualunque oggetto possiamo procedere in due modi: declinare i modi di unit allinterno della griglia categoriale; otteniamo cos dei generi cui corrispondono pacchetti di determinazioni ontologiche fondamentali. Cos facendo ci arresteremo solo al cospetto di unit qualificate. Possiamo anche cominciare da unit qualificate ritagliando in un genere determinato che gi possiede una natura determinata (1053b26) le sue specie, come il diesis per i suoni, il bianco per i colori (X.1, 1053a12-20; X.2, 1053b28-35). Otteniamo delle misure determinate in grado di circoscrivere il genere in cui ci muoviamo (soprattutto nella misura consiste infatti lessere delluno (1052b1819)). Infatti, luno-misura appartiene al medesimo genere F e lo misura come un F (X.2, 1054a913). Da una parte, infatti, luno per Aristotele sempre un predicato, ed convertibile con lessere (X.2, 1053b16-21), dato che lente e luno si dicono negli stessi modi (X.2, 1053b25; 1054a13 ss): ci che comporta un declassamento della portata ontologica delluno, quando questo predicato non sia qualificato. Daltro canto, proprio in ragione della convertibilit con lessere, non ci si pu arrestare alla predicazione di ununit non qualificata, ma occorre ricercare luno (X.2, 1053b27-28) in ciascun genere (X.2, 1054a9-13), poich ci significa ricercare una natura determinata il bianco nei colori, il diesis nei suoni e cos via che abbia il ruolo di misura in rapporto a quel genere. Soprattutto nella misura consiste infatti lessere delluno (1052b18-19). 42

Un estremo di un genere pu essere misura se abbiamo modo di distinguere le altre specie/stadi intermedi del genere in base alla lontananza o alla vicinanza da questo e se questa stessa valutazione pu essere effettuata in base allestremo che, appunto, abbiamo assunto come misura. Perch il bianco costituisca una misura non infatti sufficiente che rispetto a esso si stabiliscano approssimativi confronti di distanza entro lo spettro dei colori (stabilendo quali colori siano pi o meno privi di luce): i colori stessi devono infatti risultare da una segmentazione dello spettro che deve poggiare sul bianco. Il bianco deve essere ununit ripetibile e presente anche negli stati intermedi (gli altri colori), sebbene questi debbano differenziarsi dallestremo (con questa esemplificazione Aristotele risponde in X.1-2 allundicesima aporia del libro III). Il concetto di misura estrapolato a partire dalla categoria della quantit (cfr., X.1, 1052b1920, 1053b5), ed il passaggio attraverso la quantit che consente la conversione delle variazioni che vediamo nelle altre categorie in variazioni numeriche (si pu parlare di unit solo se ci muoviamo allinterno di un genere determinato). Il fatto che si possa trasporre in altri contesti questo ragionamento prettamente formale conferma un dato di carattere generale: la misura corrisponde sempre ad un estremo di un genere e questo vale a prescindere del fatto che si parli di quantit o qualit: in ogni ambito, infatti, si ricerca la misura come qualcosa che uno e indivisibile; e questo semplice o rispetto alla qualit o rispetto alla quantit. Ci da cui dunque non paia possibile sottrarre o aggiungere alcunch, questo la misura esatta (perci la misura del numero la pi esatta; la monade viene infatti posta come indivisibile senza alcuna qualificazione); negli altri ambiti invece si imita tale misura (Metaph. X.1, 1052b32-1053a3). Per inciso, la qualit la categoria per la quale strutture di contrariet possono essere introdotte pi semplicemente, mentre per la quantit e la sostanza (che di per s non accolgono i contrari) sono necessari raffinamenti ulteriori. Nella quantit non possiamo introdurre limiti di variazione, n minimi n massimi; essa infatti non ammette contrari: la griglia categoriale dunque richiamata soltanto in funzione della necessit che misurato e misurante che si pone come estremo del genere - appartengano al medesimo genere (un colore, del colore). Determinare una misura significa individuare un ordine entro uno spettro di mutamento possibile per un gruppo di soggetti (o, meglio, entro un genere). Un ente di un certo genere uno, secondo un significato tra quelli delineati, se occupa il ruolo delluno, ovvero se entra nel rapporto, specificato dallessenza delluno, con i molti e questo rapporto quello della misura rispetto al misurato. Ruga la tartaruga , in questo senso, misura- essendo appartenente a un genos delle variazioni possibili per essa. Stipulare che una certa determinazione abbia il ruolo di misura significa stabilire che il soggetto, la tartaruga-verde, non possa essere suddiviso oltre una certa soglia, ovvero che eventuali variazioni dovute alla distribuzione differenziale di componenti ancora pi piccole del soggetto non siano rilevanti a distinguere sotto-unit differenti (diverse specie di colore). La misura una struttura dordine proprio in quanto si pone come invarianza rispetto alla molteplicit delle variazioni rese possibili dal genere (e per questo interne ad esso). Ruga la tartaruga di colore scuro in tutte le sue parti, per quanto ciascuna possa essere considerata di per se stessa e come minima; assumere il colore verde scuro della tartaruga come rilevante significa porlo allinterno di un asse di contrariet (bianco-nero), di un genere, e riconoscere che occupa un ruolo allinterno del genere/spazio di variazione possibile per il soggetto. In questo modo riconosciamo anche che la variazione interna al genere in termini di contrariet. 3.5- Permanenza, identit e contrari Il concetto di contrariet ha originariamente un significato locale (Cat. 6, 6a11-18); il che induce a pensare che i contrari sono spazialmente relati, nel senso che, come si detto, necessariamente nello stesso soggetto qualcosa deve permanere pur in tempi diversi. Insomma, individuare i 43

contrari significa individuare immediatamente anche il soggetto portatore di questi contrari. Invece fissare il genere significa circoscrivere lo spazio ontologico allinterno del quale per possesso e privazione si collocano i termini intermedi rispetto ai due estremi: poich possibile che le cose che sono differenti luna dallaltra lo siano per il pi e il meno, c anche una certa differenza che quella massima, e questa la chiamo contrariet. Che si tratti della differenza massima risulta dallinduzione. Infatti, le cose differenti per genere non hanno un passaggio che porti dalluna allaltra, ma sono troppo lontane e non sono comparabili, mentre per le cose che sono differenti per specie la generazione avviene dai contrari, i quali fungono da termini estremi. Ora, la distanza tra i termini estremi quella massima, cosicch massima anche quella tra i contrari. [] Stando cos le cose evidente che un termine non pu avere pi di un contrario, perch non ci pu essere qualcosa di pi ultimo del termine ultimo, n ci possono essere pi di due estremi di ununica distanza e, in generale, se la contrariet una differenza, la differenza tra due termini in modo che anche la differenza perfetta tra due termini (Metaph. X.4, 1055a3-30). La differenza perfetta dunque quella massima. In nessun caso infatti possibile riscontrare una differenza che sia esterna, ovvero che vada al di l della differenza che intercorre tra le cose che differiscono per specie e per genere. La differenza si d solo tra cose omogenee, ed massima tra cose che differiscono per specie: contrarie sono inoltre le cose che differiscono di pi tra quelle che sono nello stesso ricettacolo, e infatti la materia identica per i contrari. Sono infine contrarie le cose che differiscono di pi pur essendo sotto la stessa potenza, e infatti unica la scienza che ha come oggetto un unico genere, e anche in queste cose la differenza perfetta la pi grande (Metaph. X.4, 1055a28-34). La prima contrariet quella costituita dal possesso e dalla privazione. Dato che la privazione si dice in molti modi, non tutti i rapporti di possesso-privazione sono rapporti di contrariet. (larco temporale che scandisce) il mutamento da un contrario (o intermedio) allaltro a determinare la presenza di un asse di contrariet, soprattutto perch uno dei due contrari pu dirsi secondo la privazione anche in riferimento a rapporti in cui non si d alcun mutamento. Ci implica che in presenza di contrariet determinate si abbia una struttura formale meno astratta di quella cui d luogo la coppia possesso-privazione e la privazione una sorta di contraddizione. Diciamo che una cosa privata di qualche altra cosa o in generale o sotto un certo rispetto, o perch impossibile che ce labbia o perch effettivamente non ce lha pur dovendo possederla per natura. Dunque, ogni privazione contrariet ma non ogni contrariet privazione - infatti solo i termini ultimi dai quali derivano i mutamenti sono contrari (Metaph. X.4, 1055b28-34: enfasi mia). Infatti possibile che vi sia un qualche intermedio tra contrari, e poich tra alcuni contrari c, necessario che gli intermedi siano costituiti da contrari (Metaph. X.7,1057a18-19). Le due tesi principali sono: (a) gli intermedi sono solo tra contrari (appartengono allo stesso genere al quale appartengono ovviamente i contrari); (b) gli intermedi sono necessariamente composti da contrari (Metaph. X.7, 1057a20-b6). Come ha sottolineato R. Chiaradonna, gli intermedi sono tappe intermedie nel processo per cui un soggetto passa da un estremo allaltro del cambiamento (Chiaradonna, I contrari e i termini intermedi (Metaphysica Iota 7) in Centrone, B. (a cura di), Il Libro Iota (X) della Metafisica di Aristotele, Accademia Verlag, Sankt Augustin, 2005: pp.157-169). Ogni intermedio una specie contenuta nel genere di cui i contrari sono estremi. Con rapporto di composizione si denota il rapporto del genere e della differenza nella formula definitoria. I contrari sono o incomposti o composti di elementi incomposti rispetto al genere: il genere deve comparire nella formula, direttamente o indirettamente, una volta sola, mentre le differenze non devono implicare il genere, devono essere esterne ed esprimere il pi e il meno rispetto agli estremi. La prima contrariet data dalle differenze prime; queste non implicano, considerate per s, il genere del soggetto (ne stanno fuori: 1057b19-20), ma, se considerate assieme a un certo soggetto 44

determinato, ne ritagliano il genere, circoscrivendolo a partire dagli estremi. Se invece consideriamo le determinazioni prime senza riferimento al soggetto, queste non si qualificano pi neppure come differenze (non avendo un genere in comune: X.3, 1054b25-30), ma stanno in un rapporto di contraddizione. Ora, lopposizione delle differenze unopposizione di possesso e privazione. il senso determinato, ovvero relativo al soggetto, di privazione e possesso che pi ci interessa, poich porta allindividuazione del genere a partire dal suo estremo assunto come misura. Il soggetto detto possedere o essere privo in questo senso relativo di privazione e possesso di quei supporti formali che rendono poi possibile listituzione di contrari e di variazioni secondo il pi e il meno. Lultimo passaggio (1057b31) dellargomentazione di X.7 indicava una reiterabilit della procedura di composizione degli intermedi al fine di stabilire tutta una gerarchia di eide subordinati, luno incluso logicamente nellaltro. Questa procedura circoscrive le determinazioni di volta in volta assunte come dei possessi il possesso della temperanza, ad esempio possessi che sono definitori di un genere per il soggetto. Se dunque ci che specie pu essere considerato genere rispetto a partizioni ulteriori per via della assunzione di una determinazione (differenza specifica) intermedia intesa come possesso. La natura del soggetto di partenza, ricca di determinazioni ma inanalizzata, viene cos articolata su pi livelli corrispondenti a possessi o meno dei soggetti. Gi da questo punto di vista, insomma, si comprende come la variazione degli eide entro un genos secondo il pi e il meno corrisponda e sia basata sullarticolazione strutturale del soggetto in determinazioni formali successive, luna dipendente dallaltra unarticolazione che pu anche essere riscontrata al di fuori della categoria di sostanza. Concludiamo. Per composizione si intende il rapporto tra genere e differenza nella formula definitoria e per intermedio una specie contenuta nel genere di cui i contrari sono estremi. I contrari sono, per ragioni di non circolarit, o incomposti o composti di elementi incomposti rispetto al genere (il genere deve essere infatti presente nella formula, implicitamente o esplicitamente, una volta sola): di conseguenza, le differenze specifiche dei contrari non devono implicare il genere, devono essere fuori da esso. La differenziazione degli intermedi si riporta alle differenze specifiche presenti nella loro definizione, dato che il genere comune ai contrari. Tali differenze devono esprimere lessere pi e meno rispetto agli estremi ci che si ricava gi dalla definizione cinematica degli intermedi ovvero, per ciascun intermedio, il rapporto di composizione delle differenze primarie presenti nella definizione dei contrari. Il sistema delle opposizioni aristotelico fa capo alla contrariet, e questa dipende dalla posizione di un estremo posto allinizio e alla fine dellasse di contrariet, estremo che funge da uno-misura e che determina immediatamente il genere. La segmentazione del genere in specie intermedie di tipo metrico; anche gli intermedi dipendono infatti dallindividuazione di una determinazione posta come indivisibile (incomposta con il genere) e massimale (come primaria, come presupposto di differenziazione ulteriore per via di altre differenze). Abbiamo la prima differenza che definisce i termini estremi (i contrari). Stabilire una contrariet significa stabilire una misura di scansione di qualcosa in intermedi; questi possono essere definiti o meno ma risultano dalla composizione delle prime differenze dei due contrari. La prima contrariet data dalle differenze prime. Queste non implicano, considerate per s, il genere del soggetto (ne stanno fuori: 1057b19-20), ma, se considerate insieme a un soggetto determinato, ne ritagliano il genere, circoscrivendolo a partire dagli estremi. Se invece consideriamo le determinazioni prime senza riferimento al soggetto, queste non si qualificano pi neppure come differenze (non avendo un genere in comune: Metaph. X.3, 1054b25 ss), ma stanno in un rapporto di contraddizione. Ora, lopposizione delle differenze unopposizione di possesso e privazione. Differenze, possesso, privazione, contrari, parti: cosa rende unitario questo insieme di determinazioni? Prima di passare al ruolo della differenza nelle definizioni, un ultimo punto 45

sembra emergere da queste tesi. Fissare unancora allinterno della sostanza, una misura delle variazioni, pavimenta la strada allindagine metafisica e alla distinzione tra tipi di cose, cui corrispondono differenti principi di identit. Lidentit nel cambiamento un problema metafisico noto attraverso il paradosso della nave di Teseo. Come spiegare lidentit di qualcosa le cui parti cambiano nel tempo? Posso smantellare la nave, cambiare travi, legno, tutti i pezzi componenti: la nave rimarr se stessa oppure muter al mutare delle sue parti? La nave in legno sulla quale Teseo viaggia adesso la stessa di quando il viaggio iniziato, pur essendo state via via sostituite le sue parti? Esiste infatti un momento in cui tutte le parti usate in origine sono state sostituite: la nave stata completamente sostituita, ma allo stesso tempo la nave rimasta la nave di Teseo), ovvero, l'entit (la nave), modificata nella sostanza ma senza variazioni nella forma, ancora proprio la stessa entit? Questo puzzle evidenzia la necessit di superare la piattaforma ontologica delle categorie e di articolare la coppia concettuale ereditata da questa, la coppia soggettopropriet, con altre coppie concettuali: materia, forma, potenza, atto, parte e tutto.

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GENERI NATURALI

1- Il nome della sostanza Greta si trova di fronte ad un apparato concettuale certamente complesso: per studiare lessere in quanto essere nel significato fondamentale di sostanza, ha a disposizione un pacchetto nutrito. Si parla di genere, specie, di contrari, di possesso, privazione; tuttavia la parte e il tutto sono pi immediati. Ruga una sostanza, ricorda Aristotele. Ma perch? Lesperienza e il senso comune suggeriscono a Greta che possiamo partire da questi. Abbiamo visto che lessere soggetto ultimo di inerenza e predicazione un criterio insufficiente di sostanzialit. Infatti, non poteva garantire che il soggetto cos individuato non fosse una unione di sinolo e accidenti ma fosse ununione di forma e materia. Il motivo la mancanza di un criterio per disgiungere le predicazioni naturali da quelle non naturali, e dunque separare nettamente i composti accidentali dalle sostanze prime. Ora, in che modo far corrispondere le determinazioni naturali e proprie della cosa alla determinazione sortale con la quale questa sostanza introdotta? La naturalit di una determinazione sortale non desumibile dalle Categorie, poich non pu corrispondere allestensione di una sua propriet. La determinazione sortale gatto che articola il questo posto come sostanza prima oggetto di unanalisi logica e linguistica soltanto, non essendo ancora intesa a guisa di principio causale e naturale della cosa. Laddove nelle Categorie lindividuo concreto viene posto come sostanza prima, ovvero come ci che massimamente reale, nel libro Zeta della Metafisica esplicitamente in almeno tre luoghi (VII.7, 1032b1-6; VII.11, 1037a5-10, 1037a21-b7), ed implicitamente nel corso del ragionamento, leidos ad essere detto sostanza prima. agevole comprendere come mai, se lobiettivo nella Metafisica diviene quello di analizzare la struttura ilemorfica delle sostanze, lintroduzione di queste distinzioni concettuali ha come immediata conseguenza la netta separazione della nozione di sostanza da quella di soggetto. Invero, il passaggio dallontologia categoriale e a quella a paradigma ilemorfico, per come questo stato introdotto e raffinato nella Fisica, ha un duplice effetto. Da un lato il criterio del soggetto non pu pi essere lunico criterio per reperire ci che sostanza, pena la riduzione della sostanzialit alla materia soltanto: sar infatti compito di VII.3 affiancargli il criterio di determinatezza e quello di separabilit, di modo che solo alcune entit che hanno materia possano soddisfare tutti i requisiti imposti dalla sostanzialit. Dallaltro ad una modificazione della piattaforma ontologica segue lindebolimento del criterio logico-categoriale secondo cui solo ci che costituisce il soggetto ultimo di ogni predicazione sostanza in senso primario. Accanto a questo va nondimeno aggiunto il criterio dellessenza in grado di spiegare tutte le determinazioni che a vario titolo appartengono alla sostanza. Lontologia categoriale non fornisce criteri per distinguere i composti accidentali (luomo-bianco, il naso-camuso) dalle sostanze. Per questo motivo risolvere il problema della forma significa introdurre criteri di identit per un soggetto naturale dotato di unarticolazione interna, criteri in grado di armonizzare la tesi secondo cui lessenza sostanza con la tesi secondo cui nessun universale sostanza. Per comprendere questo passaggio concettuale opportuno enunciare il programma di riforma della piattaforma ontologica ereditata dalle Categorie. Quelle che qui sono dette sostanze prime vengono articolate internamente mediante le coppie concettuali materia-forma, parte-tutto, potenza-atto e sono esemplificate dai viventi. Ecco le prime acquisizioni teoriche di questa procedura: il 47

riconoscimento di strutture anomeomere multilivellari. Lintroduzione di criteri di sostanzialit sconosciuti alle Categorie, accanto ad una nozione forte di individualit (disgiunta dal soggetto logico e dal sostrato dei mutamenti), non solo determinano il restringimento del dominio della sostanzialit a suddette strutture soltanto, ma spingono Aristotele a distinguere leidos nel significato di forma dellindividuo dalleidos nel significato di specie, disconnettendo la specie dalla forma della specie. Di conseguenza, le sostanze seconde subiscono una scissione: (a) da un lato vengono a coincidere con le forme cui fa capo la causa e il principio dellidentit e dellunit naturale ascrivibili ad ogni gatto, e, in quanto tale, non si predica dellintero di cui parte (relazione soddisfatta se fosse un universale). La forma del gatto Robespierre il complesso delle sue attivit vitali: nutrizione/riproduzione, movimento, percezione - la forma , in questo senso, condizione di possibilit per la realizzazione delle capacit riconducibili al genere e alla materia (remota) di ogni gatto. Intendere la forma (anima) come un designatore rigido di sostanzialit la Kripke significa intenderla come insieme di capacit invarianti in ogni mondo possibile, capacit che determinano il mantenimento in vita del gatto in ogni situazione controfattuale sia immaginabile per esso. Detto in termini pi affini ad Aristotele, a qualunque assetto di mutamenti accidentali possibili andr incontro Robespierre, la sua forma sar un designatore costante di una matrice biologica di base per lanimalit (data dal movimento e dalla percezione). Il gatto Robespierre dunque un animale attuale, ha necessariamente la forma che esibisce forma che ne determina univocamente lessenza e la definizione. In quanto designatore rigido, la forma sostanziale non potr essere qualcosa di universale: nessun universale, infatti, pu essere qua talis causa e principio di questo gatto, non del gatto in generale (Metaph. III.6, XII.10). (b) Dallaltro le sostanze seconde vengono a coincidere con gli universali specifici (o sinoli in universale: cfr. Metaph. VII.10) ai quali viene estesa la stessa analisi ilemorfica dei concreti e che rappresentano ci che pi si avvicina, nella filosofia, ad un universale strutturato. In questo modo lessenza viene dissociata dalla forma che , in senso proprio, sostanza prima del gatto e che svolge un ruolo primario nella definizione del gatto intesa come continuum di differenze (Metaph. VII.12). Ora, leidos che nel significato di specie sostanza seconda nelle Categorie e per questo non qualcosa di concreto n di massimamente reale ma qualcosa di generale e di comune ai molti diventa, nel significato di forma, sostanza prima nellousiologia. Risulta evidente che leidos nel significato di forma non pu essere inteso come un sortale di specie, idea sovente allorigine della confusione tra forma e specie, n con un universale strutturato esemplificato dalla classe-gatto. 1.1- Ruga come composto di materia e forma Seguendo la Mappa di Burnyeat (2001), landamento argomentativo del libro settimo trova il suo momento dorigine nellincipit del capitolo terzo. Aristotele imposta il problema della sostanza lasciando sullo sfondo le questioni che aveva sollevato nel capitolo precedente, questioni che ruotavano attorno al problema popolazionale (quali sostanze esistono?) in favore del problema criterio logico. Lobiettivo focalizzare lattenzione sui criteri mediante i quali qualcosa detto essere sostanza. Metaph. VII.3 i cui contenuti sono riassunti in VIII.1, 1042a25-30 riafferma il criterio del soggetto cercando un ulteriore candidato che lo soddisfi; singolare, infatti, che solo in questi due luoghi le forme siano pensate come possibili candidati. La forte continuit con il dettato categoriale espressa nellincipit del capitolo: tra i molti modi in cui si dice la sostanza, i principali sono almeno quattro. Per ogni cosa sembra che siano lessenza sostanziale, luniversale e il genere, infine il sostrato-soggetto. Accanto al soggetto, che viene richiamato separatamente poich porta con s un rinvio alle indagini svolte nelle Categorie, gli altri candidati rappresentano un elenco esaustivo delle varie possibilit ammesse dal discorso filosofico sulla sostanza (principalmente 48

platonico, data lincorporazione del genere nelluniversale, incorporazione presupposta nellintero svolgimento del capitolo). Il soggetto anche per questo il punto di partenza: il soggetto ci di cui si predicano le altre cose, ma che non si predica di nessunaltra cosa. Pertanto bisogna iniziare a determinarlo, perch sembra che il sostrato primo sia sostanza pi di ogni altra cosa. Ma si dice che soggetto in un modo la materia, in un altro la forma e in un terzo modo ci che composto da queste. Intendo per materia qualcosa come il bronzo, per forma lo schema della sua configurazione, e per ci che composto dalluna e dallaltra qualcosa come la statua, il sinolo; cosicch se la forma viene prima della materia, e pi di essa , allora, per la stessa ragione, essa verr prima anche di ci che composto di entrambi (Metaph. VII.3, 1028b36-1029a6). Il sostrato primo sostanza pi di ogni altra cosa. Per stabilire ci che primo si pu procedere in due modi: (a) declinando il rapporto tra generalit e priorit nei termini del rapporto tra universalit e individualit (distinguendo lordine degli individui dallordine dei particolari). Questa procedura consente di formulare la questione in questi termini: a quali condizioni il soggetto sostanza prima? E a quali condizioni la forma sostanza? Al modo delluniversale o al modo dellindividuale? (b) Oppure declinando il rapporto tra semplicit e composizione, in modo da ottenere una gerarchia di strutture (dai generi alle infimae species), la cui base occupata da ogni questo di una certa sorta. La proiezione del composto in universale o, altrimenti, sul piano logico della specie ci autorizza a compiere una procedura astrattiva mediante la quale potremmo isolare strutture logiche semplici (ad esempio, la specie verzellino parte del genere uccello). Da questo punto di vista si tratta di capire in che modo il soggetto (al contrario della forma) pu essere sia qualcosa di semplice che di composto. E sostenere che la forma qualcosa di semplice significa necessariamente farne qualcosa di universale per allontanarla il pi possibile dalla composizione, tipica del particolare, oppure no? Pi radicalmente: come pu una forma semplice essere individuale? Nel passo citato si intende sottoporre a critica il criterio del soggetto nella misura in cui, di per s, implicherebbe la sostanzialit della materia e solo della materia. Lesclusione della materia, daltra parte, non dovr essere considerata troppo rigidamente. Come rilevano Frede-Patzig (2001) errato vedere in questa sezione di Zeta una definitiva presa di commiato dalle Categorie e interpretare tale criterio come se fosse vincolato a quella trattazione esclusivamente, perch tale criterio viene soddisfatto non solo dalla materia ma anche dalla forma e dal composto - per quanto proprio tale aleatoriet rappresenti la sua insufficienza come criterio metafisico (Frede, M.-Patzig, G., Aristoteles Metaphysik Z, C.H. Becksche Verlags buchhandlung (Oskar Beck), Mnchen 1988; trad. di N. Scotti Muth, Il libro Z della Metafisica di Aristotele, Vita e Pensiero, Milano, 2001). Sullargomento Frede si esprime molto chiaramente: Aristotle now clearly thinks that the assumption that substances are the ultimate subjects does not settle the question of what is going to count as a substance. For he now lists as candidates for substancehood that could play the role of ultimate subjects matter, form and the composite of both (1987: p.74). Il criterio del soggetto, secondo questa interpretazione, non sarebbe attaccato di per s. Lidea di Frede-Patzig sembra essere che il criterio del soggetto da un lato completi la trattazione delle Categorie, perch si tratta pur sempre del soggetto di accidenti, daltra parte la superi (e la completi), perch si tratta di un soggetto primo, e perci implica il passaggio dalloggetto concreto alloggetto stesso analizzabile come forma, materia o composto. Da questa prospettiva possibile allontanarsi dalle interpretazioni eccessivamente univoche in merito alla materia, interpretazioni che la vedrebbero esclusa dallalveo della sostanzialit proprio dalle argomentazioni di VII.3, 1029a10-25 che sembrano in contraddizione con VIII.1 e XII.3, che ne affermano la sostanzialit (anche VII.10, 1035 a 1-2). E riconoscere che la forma , alla pari del sinolo, sostrato primo di propriet quali forme, colori, temperature, e che non potrebbe essere 49

sostanza senza essere soggetto, principio di spiegazione e causa formale del sinolo: thus, ultimate subjecthood is particularity, and whatever entities the theory of substance determines to be the ultimate subjects, they will also be the particulars (T. Scaltsas, Substances and universals in Aristotles Metaphysics, Ithaca, London, Cornell University Press, (1994: p. 143). Prima di capire se Frede-Patzig hanno ragione c unaltra domanda urgente. Come pu essere soggetto la forma? Bonitz ritiene che laffermazione sia addirittura una svista di Aristotele (cfr., Frede-Patzig ad loc.). Ross rinvia correttamente a VIII.1,1042a28-29 in cui Aristotele ripete laffermazione: lobiettivo sarebbe unificare i due significati di Metaph. V. 8, sostanza come sostrato e sostanza come causa e principio proprio in quanto forma di entrambi. Lesempio artefattuale suggerisce che tanto il bronzo quanto la statua potrebbero fungere da soggetto per la forma; tuttavia, il soggetto primo - ci che metafisicamente primo nellordine lineare cos introdotto non pu che essere la materia, ma la materia non sostanza. Non tanto la materia come semplice e inconoscibile logico, quanto la materia come elemento (o parte) quantitativa della sostanza. Essa, infatti, posteriore alla forma, nel senso che qualcosa di reale in minor grado rispetto alla forma. Aristotele scrive in 1029 a 5-7 che, se la forma viene prima della materia ed pi reale (pi essere) della materia, allora per la stessa ragione viene prima del sinolo che risulta dalla composizione con la materia (questo argomento verr messo in gioco come una premessa indipendente in relazione alla quale verr condotta la reductio ad falsum a seguire). Questultima affermazione problematica: lordine lineare materia-sinolo-forma suggerisce che la forma sia pi reale del composto contrariamente a quanto sembra dire Metaph. VIII, in cui il sinolo ad essere massimamente reale. Inoltre, vero che se la sostanza in prima istanza soggetto ultimo, soggetto sia la forma, sia la materia, sia il composto, e che lapparente linearit di cui si detto sembrerebbe discendere dallordine di predicazione (ereditato dalle Categorie) che si d tra di essi. Ma lessere soggetto della forma e l'essere soggetto del sinolo presuppongono listituzione di un principio di determinatezza per cui prima la forma si predica della materia (e indirettamente la materia della forma) poi - costituito il sinolo - questo si predica delle determinazioni categoriali: si deve sempre partire da una qualche determinazione che sia attuale. In che modo? Disgiungendo il soggetto dalla sostanza e considerando la sostanza, ossia il composto di materia e forma, secondo la nozione pi grezza di corpo desumibile dalle Categorie: come grandezza secondo la quantit. In questo modo la forma pu essere soggetto primo non tanto come vogliono Frede-Patzig, ovvero nella misura in cui essa coincide con il composto, ma nella misura in cui indirizza e determina il composto dotato di una certa estensione quantitativa, essendo causa e principio di esso (punto dimostrato solo in VII.17). Lessere soggetto della forma e lessere soggetto del sinolo presuppongono lintroduzione di un gradiente di determinatezza; prima la forma si predica della materia (ed indirettamente la materia della forma) poi, costituito il sinolo, questo si predica delle determinazioni categoriali. Occorre, dunque, almeno sul piano della composizione delle strutture quantitative, pensare al sinolo come a qualcosa di anteriore e, forse per questo, di pi concreto e reale della forma stessa. Intendo dire che possibile percorrere in due modi questo ordine lineare: dal complesso al semplice (in cui il sinolo anteriore e per questo pi reale) e dal semplice al complesso (in cui la forma anteriore e per questo pi reale). E questi due modi coincidono con i due punti di vista espressi rispettivamente nel libro VII (in cui la forma lelemento massimamente semplice e per questo primo) e nel libro VIII (in cui il sinolo lelemento composto e per questo primo) che, ora, non sembrano porsi in contraddizione. Fino a questo punto si detto sommariamente che pu essere sostanza ci che non si predica di un altro soggetto, ma di cui tutto il resto si predica. Ma questo criterio categoriale non sufficiente, non solo perch non del tutto chiaro (come dimostra la mancata esplicitazione dei 50

modi in cui intendere lordine lineare materia-sinolo-forma), ma perch renderebbe sostanza la materia. Implicitamente si sta dicendo questo: se non si chiarisce come mai la forma pu essere sostrato primo, non dicendo, ad esempio, a quale livello del composto dobbiamo farla corrispondere affinch si possa dimostrare la piena indistinguibilit tra forma e sinolo, largomento non tiene. O, almeno, presta il fianco ai sostenitori della sostanzialit della materia. Vi deve essere allora un altro criterio che renda conto di un ordine non lineare, che va dalla forma al sinolo passando per la materia (e non quindi dalla materia al sinolo alla forma) e che ponga lesser soggetto del sinolo rispetto alle determinazioni categoriali su di un altro piano, che sia capace di render conto del suo essere separato semplicemente. La forma sarebbe pertanto, come interpreta Wedin (2000), pi reale della materia e, per questa ragione, solo indirettamente, prima rispetto al composto. La clausola esprime un condizionale che assume una funzione preparatoria per largomento di 1029a30-32 in cui Aristotele si pronuncia sui motivi di questa priorit. Se, come sostengono Frede e Patzig, Aristotele non sostiene tanto la priorit della forma sulla materia, ma solo a partire da questa, la priorit della forma sul composto, la funzione della sezione a5-7 nel contesto del capitolo preparatoria. Di conseguenza non si tratterebbe ancora di provare che la forma , per gli stessi motivi, prioritaria alla materia e, insieme, al composto. Questa duplice priorit pu essere tradotta in questi termini: la forma prioritaria sulla materia perch pi reale in quanto esplicativamente pi fondamentale della materia e, dunque, anche del composto. Inoltre, trattandosi di una priorit di ordine epistemologico (la forma causa e principio) e non ontologico (la forma non esiste separatamente dal composto di cui forma). 1.2- La struttura interna di Ruga: uno spogliarello ontologico Siamo giunti al luogo in cui tradizionalmente si riconosce il superamento dellontologia categoriale: si tratta di Metaph. VII.3, 1029a6-25: ora si detto sommariamente che pu essere inteso come sostanza ci che non si predica di un altro soggetto, ma di cui tutte le altre sono predicate. Ma non bisogna definirla solo cos: infatti non sarebbe appropriata. Invero, essa stessa oscura e poi, in base ad essa, la materia diventa sostanza; se la materia non sostanza non si vede quale altra cosa potrebbe esserlo. Se si tolgono tuttintorno tutte le altre cose, non risulta pi nulla che rimanga: tutte le altre cose sono le une affezioni, le altre produzioni, le altre potenze dei corpi, e la lunghezza, la larghezza, la profondit sono quantit, ma non sono sostanze (invero la quantit non sostanza), ma piuttosto ci a cui queste come termine primo ineriscono, quello sostanza. Ma, tolte lunghezza, larghezza e profondit, non vediamo nulla che rimanga, a meno che sia qualcosa ci che definito da queste cose. Perci, se si adotta questo procedimento, risulter necessariamente che la materia lunica sostanza. Intendo per materia quella della quale, la materia presa di per s, non si dice n che una cosa determinata, n una quantit, n nessuna delle altre cose con le quali si definisce lessere. C qualcosa di cui si predica ciascuna di queste cose, e il cui essere diverso da quello di ciascuna delle categorie: e infatti tutte le altre cose si predicano della sostanza, e questa si predica della materia. Perci il termine ultimo di per s non qualche cosa, n ha quantit, n nessuna altra cosa; non neppure le negazioni, perch queste ineriscono in modo accidentale. C un modo scorretto ed uno corretto di fare rientrare la materia nellambito della sostanzialit. Quello scorretto qui indicato chiaramente. Il modo corretto il seguente: la materia non lunica sostanza (VIII.1,1042a27) n sostanza in senso primario. sostanza in quanto potenza e nella misura in cui, allinterno del sinolo, le compete un aspetto formale. Facciamo un esempio: al genere animale sono essenziali e definitorie alcune capacit vitali, quali movimento e percezione. Movimento e percezione necessitano di apparati, organi e parti per potersi esercitare, in termini tecnici di un asse anomeomero e formale vincolato alla parte pi 51

necessaria della sostanza, alla sede delle capacit vitali (il cuore negli animali sanguigni o il suo analogo). Apparati, organi e parti sono composti di materia e forma. Alla materia, dunque, spetta un aspetto formale nella misura in cui una parte necessaria nellesercizio di queste capacit; questo aspetto formale la fa rientrare a pieno diritto nella sostanzialit del composto (e nella definizione). Da 1029a2-5 sappiamo che il ruolo di soggetto primo spetta alla materia, alla forma e al composto. Sappiamo anche in che modo la materia pu essere sostanza ammettendo che il soggetto primo sia il sostanza. Largomento ha dunque valenza controfattuale. Coloro che non ammettono la valenza controfattuale del ragionamento non possono che finire col dire che la materia sostanza. Come mai? Attraverso un procedimento di progressiva spoliazione delle determinazioni che compongono la sostanza, se resta la materia e se questa funge da soggetto primo allora essa sar sostanza. Qui la sostanza intesa come intero tridimensionale: chi volesse procedere ad una spoliazione massiva delle determinazioni quantitative, delle affezioni, delle azioni e potenze, rimarrebbe solo con unestensione spaziale. Una quantit: porla immediatamente come vivente avrebbe posto un insieme di restizioni tali da non consentire lintroduzione dello spogliarello ontologico, valido in primis per gli artefatti. Infatti, sarebbe agevole fare di questa quantit la materia che soggetto primo, ci a cui ineriscono le tre dimensioni. La netta distinzione tra caratteri dimensionali del soggetto, rientranti nella categoria di quantit, e tutte le altre determinazioni non sembra affatto estranea al pensiero di Aristotele (contra Frede-Patzig). Se la quantit ci che resta una volta spogliato il soggetto di tutte le determinazioni, la quantit pu fungere da intermedio tra gli accidenti e il soggetto riconoscendo, allinterno della sostanza, un asse interno e strutturale che poggia su un ordine quantitativo a tre dimensioni sul quale si agganciano le propriet. Se il criterio dellessere-soggetto sembra alludere esclusivamente al soggetto delle determinazioni accidentali, per evitare che esso venga usato impropriamente fino ad ammettere una sostanza estremamente indeterminata (la materia considerata di per s), occorre che esso sia qualificato per via di altri criteri, criteri che rendano conto anche delle determinazioni essenziali, individuando il modo pi appropriato per riferirsi al soggetto. Non si tratta pi del soggetto in assoluto, ma dellesser soggetto di questo o quello. In altri termini, la materia sostanza in senso assoluto solo se il criterio del soggetto viene assunto di per se stesso: quelli dunque che partono di qui finiscono con il dire che sostanza la materia. Ma ci impossibile perch sembra che alla sostanza soprattutto appartenga lessere qualcosa di separato e di determinato. Perci sembra che la forma e ci che costituito di materia e forma sia sostanza a maggior titolo della materia. Lasciamo stare ora la sostanza costituita da entrambi, cio dalla materia e dalla forma, perch viene per ultima e poi chiara. anche evidente in un certo senso la materia (Metaph. VII.3, 1029a26-33). Un aspetto di questa tesi evidente alle linee 1029a20-26. Vi si chiarisce lordine di predicazione ontologica implicito nellargomento: tutte le altre cose si predicano della sostanza, e questa si predica della materia: sembra che la continuit della predicazione venga spostata un gradino pi in basso, fino alla forma-del-sinolo o, meglio, su un piano in cui la transitivit solo apparente. In un certo senso transitivit si pu dare solo in rapporti intracategoriali, o comunque dove presente un principio di sinonimia, mentre qui soggetto e sostanza sono detti, se non omonimamente, almeno in modo focale. La difficolt, in altri termini, nellessere soggetto della forma o, il che lo stesso, nellidentificare la parte del composto in cui la forma risiede. Forma e sinolo sembrano infatti i due candidati favoriti al ruolo di sostanza, come dimostrano i due criteri di sostanzialit richiamati: separatezza e determinatezza, criteri in grado di escludere che la materia possa essere sostanza. Infatti, con il criterio di determinatezza, certamente il pi rilevante in questo contesto, portato a termine 52

un primo passo argomentativo fondamentale: al fine di introdurre soggetti primi e naturali di predicazione necessario che questi abbiamo unidentit sortale determinata. La sostanzialit della forma piuttosto che del composto si gioca dunque internamente allo spazio concettuale aperto dall'esclusione della materia a prescindere dalla forma: il problema che cosa porti preferenzialmente il titolo di sostanza in questo dominio, ovvero che cosa veicoli l'identit dei soggetti di base. L'identit data da una dualit di principi (materiale e formale) o da un principio unico (che a questo punto non pu che essere formale)? La domanda si configura immediatamente, d'altra parte, nei termini del problema dell'unit della definizione: nonostante l'articolazione interna dei soggetti di base (articolazione che deve essere tematizzata, pena la totale indeterminatezza della nostra ontologia), come pu essere qualcosa di uno l'oggetto della definizione? Apparentemente lopzione a favore del composto sembra permetterci di salvare questa articolazione interna. Tuttavia parrebbe preferibile l'opzione a favore della forma poich, data la sua unitariet, essa fornisce un principio di identit che pu essere fatto oggetto di definizione: si tratter dunque o di trovare una modalit della composizione di forma e materia che garantisca l'unit della cosa e della definizione o (correlativamente) di introdurre entro l'unit formale e definizionale un ordine mereologico in grado di garantire l'articolazione dei soggetti di base (punti dimostrabili mediante lanalisi congiunta di VII.10-11 e VIII.6). prima di affrontare questi punti necessaria una precisazione sul metodo. 2- Dividere e definire: una mereologia delle forme viventi Nel primo libro del De partibus animalium (PA) Aristotele sviluppa una serrata critica alla divisione platonico-accademica. Nella seconda met del IV secolo la diairesis non era solo intesa come lultima eredit di Platone e della sua scuola per quanto concerne i metodi scientifici da adottare nelle ricerche, ma era anche intesa come la vetta pi raffinata che la dialettica potesse concettualmente raggiungere. Non difficile comprendere come potesse diventare il pi potente strumento conoscitivo fino ad allora elaborato, un methodos universale in grado di abbracciare ogni campo dello scibile (Su questi punti si vedano M. Vegetti, Origini e metodi della zoologia aristotelica nella Historia animalium, in Vegetti-Lanza (a cura di), Aristotele, Opere biologiche, Utet, Torino, 1971: pp. 77-128 e Id., Dialoghi con gli antichi, a cura di Gastaldi, Calabi, Campese, Ferrari, Academia Verlag, Sankt Augustin, 2007). Nella sua modalit pi grezza, il dicotomista (non il dialettico) procede in questo modo: alla ricerca di un genos ideale abbastanza ampio (poniamo sia animale) di cui possibile dare una spiegazione o, pi tecnicamente, una definizione. Di esso parte la nozione cercata: poniamo la specie-idea felino. Questo genos viene via via diviso in due segmenti equiestesi mediante lindividuazione di una differenza: ad esempio, terrestre e volatile, e cos si continuer fino alla specie cercata. Al termine della divisione solo lungo uno dei due segmenti avremmo il definiendum: lasciato cadere laltro segmento mediante progressive differenziazioni, lultima differenza ci consegner la specie cercata in quanto questultima inclusa in essa felino incluso nella differenza quadrupede. In generale la definizione ottenuta dal dicotomista non ha necessariamente un corrispettivo empirico, n lo individua; non dice nulla sullesistenza della specie-felino n si propone come una sistematica naturale in grado di consegnarci una mappa di tutto ci che c. Senza contare che in Platone il metodo dicotomico un aspetto del metodo dialettico. Apriamo una breve parentesi. La relazione tra dicotomia e dialettica un argomento controverso nellesegesi platonica. Per ragioni di focalizzazione tematica, nonch di spazio, posso dare qui solo le coordinate di riferimento utili per capire il quadro problematico. A questo scopo utile lo schema che F. Fronterotta fa seguire al riepilogo delle interpretazioni tradizionali di J. Stenzel e F. M. Cornford: della metodologia dialettica, intesa in senso ampio, emerge dunque il 53

seguente quadro schematico: (A) il dialeghesthai socratico e (B) la dialettica zenoniana del Parmenide, entrambi finalizzati a una preparazione e un esercizio preliminari della ricerca della verit; (C) il metodo ipotetico-dialettico della Repubblica, che deve essere esaminato in rapporto con (D) il metodo ipotetico-geometrico del Menone e del Fedone; infine (E) il metodo dialettico-diairetico del Fedro, del Sofista e del Politico, in Platone, Sofista, a cura di F. Fronterotta, BUR, 2007: p.62. Dire che in Platone il metodo dicotomico un aspetto del metodo dialettico significa in primo luogo distinguere la dialettica diairetica per lo meno nelle forme che assume nel Fedro, nel Sofista e nel Politico da quello che ragionevolmente gli interpreti hanno indicato come lobiettivo polemico di Aristotele: gli Homoia di Speusippo. Invero, la metafisica dicotomica di Seusippo, proprio nella misura in cui si opponeva allontologia noetico-ideale di Platone, poteva poi servirsi della dicotomia come chiave per ottenere un ordinamento sistematico e comprensivo di tutto ci che c in natura. In secondo luogo, proprio grazie alla circoscrizione degli obiettivi polemici del PA, gettare nuova luce sul significato epistemologico che la divisione assume in Aristotele, nonch sullontologia sulla quale lo scienziato aristotelico lavora. Grazie a queste brevi considerazioni introduttive si comprende la ricchezza di temi e problemi che uno studio sistematico della divisione pone. Il punto di partenza sar lanalisi dellargomentazione svolta in PA I.2-4: si mostrer anzitutto come lattribuzione di una funzione classificatoria e tassonomica agli scritti biologici di Aristotele sia un luogo comune conservato anche in alcuni studi recenti. Soprattutto grazie a P. Pellegrin sappiamo che linterpretazione standard era viziata dal riferimento ad istanze proprie della moderna zoologia (si veda, ad esempio, G.E.R. Lloyd, The Development of Aristotles Theory of the Classification of Animals, in Phronesis, 6, (1961), pp.59-81). Operare comparazioni anacronistiche con la sistematica post-linneana significa discutere, di fatto, intorno a qualcosa che in Aristotele non c: la tassonomia intesa come sistema (esaustivo e, in alcuni casi, predittivo) di classi (P. Pellegrin, La classification des animaux chez Aristote, statut de la biologie et unit de laristotlisme, Les Belles Lettres, Paris, 1982). Trattandosi di una retroazione concettuale poco informativa in termini di esegesi aristotelica, concentreremo la nostra attenzione sulle ragioni propriamente aristoteliche che spingono al rifiuto della dicotomia. Lobiettivo polemico di Aristotele la dicotomia, non la diairesi; la diairesi che non vincolata a tagli monodimensionali - resta un metodo non dimostrativo bens euristico, metodo che non viene mai abbandonato nelle ricerche biologiche. Come ha per certi aspetti rilevato P. Pellegrin, in PA Aristotele rigetta, da una prospettiva zoologica, il tentativo di isolare lindividuale attraverso determinazioni opposte, ovvero il presupposto metafisico che fonda la possibilit stessa di produrre una definizione dicotomica. A questa definizione Aristotele risponde con un metodo causale e strutturale: la chiave di volta di questo metodo da rintracciarsi nella nozione di parte. La biologia cos intesa una mereologia delle forme viventi in quanto non si propone di studiare le specie bens le parti degli animali (in Aristotles biological treatises, then, whether in passages which present facts or in passages which try to explain them, we are dealing with parts: Aristotle divides into eide, according to contrary determinations, the gene of blood, stomach, uterus, organs of local movementAnd we see just from the vocabulary used that the division of the moria appeals to all the logical content of the conceptual schema genos-eidos, P. Pellegrin, Logical difference and biological difference: the unity of Aristotles thought, in GotthelfLennox, Philosophical issues in Aristotles biology, Cambridge University Press, 1987, p.335. La lettura di Pellegrin sembra indirizzarsi allaffermazione della priorit della analisi mereologica sugli aspetti classificatori della biologia aristotelica. Tuttavia, nel motivare questa tesi, Pellegrin sottolinea con incisivit laspetto teleologico insito nellorganizzazione della natura finendo con il supporre pi che dimostrare la priorit dellanalisi mereologica stessa). Ora, lindividuazione di gruppi intende 54

infatti riportare lattenzione sulle differenze basate sulle parti degli animali e, in ultima analisi, sulla loro struttura. Se questo implica che la dicotomia sia rigettata in quanto incapace di supportare una metafisica di stampo mereologico diviene urgente risolvere un problema. La classificazione evidenzia la rilevanza epistemologica delle differenze basate sulle parti degli animali e il ruolo che la differenza specifica assume nella definizione dellindividuo. Una definizione per genus et differentiam non sembra in grado di cogliere lindividuo, lessenza del particolare. Cos intesa questa definizione non in grado di rendere conto di quella molteplicit di differenze, ad esempio relative al sesso e al colore (dei capelli, degli occhi...), che vengono ascritte al dominio delle differenze materiali: con quale strategia Aristotele giustifica la presenza di attributi (e parti) materiali nella definizione? qui che interviene, come vedremo, la mereologia della definizione. 2.1- In margine alla dialettica di Platone Porsi il problema di validare epistemicamente una definizione per genus et differentiam significa al tempo stesso chiedersi quale sia la presa delle procedure di divisione (diairesis) sulla struttura del regno animale. In un saggio del 1987 intitolato Aristotles use of division and differentiae (in GotthelfLennox, Philosophical issues in Aristotles biology, Cambridge University Press, 1987: pp. 69-79), D. M. Balme ravvisa unanalogia di fondo nelle procedure diairetiche di Platone e Aristotele: in entrambi i casi lobiettivo definire non classificare. Ma le analogie si fermano qui: in Platone non si rintraccia una procedura di progressiva e continua differenziazione dato un genos, qualunque esso sia, ma una successione di collezioni e divisioni indipendenti. Each form is added arbitrarily by intuition, and there is no order of priority nor hierarchy among them. Obviously it is important that the list should be complete, as he says at Plt. 267c; but there is no way of guaranteeing this except by inspection (as exemplified at Sph. 231c ff.). This method was to be criticized by Aristotle as accidental or false division. For Platos purposes, however, it is adequate, since he regards each form as independent, not as a class enclosing other forms: if man is animal-biped-wingless, this means for Plato that form of man combines (sumploke, koinonia) with the forms animal, biped and wingless. Platos dialogues indicate no firm technical terminology for diairesis. He calls each class indifferently a kind, a form, a part (genos, eidos, meros). This indifference confirms that he was not distinguishing the status of different forms, not asserting any relationship or hierarchy among them. For his purpose it was important to assign an object correctly to its kind; so he is parodied by the comic poet Epicrates as exercising himself over the assignment of a gourd (Epicr. Fr. 11, II. P. 287 K). The combining of forms was a serious problem for him (Prm. 129e; Sph. 251d), but it did not lead him to the grand classifications of reality that were later proposed by the neoplatonists. Although the Divided Line in Republic VI suggests a hierarchy of orders of intelligibility, it does not produce either a class-inclusion analysis or the categorical distinctions that Aristotle made between genus, differentia, species and attribute (Balme 1987: pp. 70-71). Le posizioni di Aristotele sulla divisione logica sono volte alla costruzione di un metodo in grado di fare della divisione (non dicotomica) uno strumento di enucleazione degli elementi che rientrano nelle definizioni. Questo metodo is very different from that set out from Plato, and the difference is exactly what we should expert after the change in philosophical viewpoint from Platos theory of forms to Aristotles theory of the substantial tode ti, (D.M. Balme 1987: p.69). Seguendo D. M. Balme, le innovazioni aristoteliche sono essenzialmente tre: (i) la distinzione ontologica tra propriet essenziali e non essenziali, e la distinzione tecnica tra genos, eidos e diaphora (Topici IV.6, VI, e Categorie). Dai Topici Aristotele pone leidos come una sotto-classe del genos, ed essenzialmente in base alla loro estensione relativa che i termini genos, eidos e diaphora sono definiti: Aristotele presenta un ordine intensionale in cui genos e eidos non qualificano in modo assoluto una 55

classe di oggetti poich non indicano un livello univoco di generalit. (ii) Per preservare lunit della definizione, linsistenza su una differenziazione continua e successiva (An. Post. I.5, I.13-14 e Metaph. VII.12, VIII.6). (iii) Linsistenza su una divisione non dicotomica, una divisione che procede per una pluralit di differenze simultaneamente (PA I.2-4). Come si detto, Aristotele critica non necessariamente la divisione (in due classi) ma un uso particolare di essa che chiama dicotomia, la divisione che procede per una differenza alla volta (che sia in due classi o pi), un metodo incompatibile con le procedure per molteplici differenze e che smembra i generi naturali. Dal momento che la logica della divisione per contrari, tali differenze dovranno essere incluse in modo disgiuntivo nella definizione dessenza dellindividuo. Ma lindividuo non la semplice unit numerica, il soggetto atomico che detto essere sostanza prima nelle Categorie. Lindividuo biologico una struttura vivente. Come catturare questa struttura? Come catturare ogni membro individuale dei generi naturali? Labbandono della teoria delle Forme correlativo alla scoperta di una valenza propriamente ontologica per i concetti menzionati da Balme: genere, differenza, specie e attributi. Nello spostamento dalla dimensione eidetica agli oggetti comunemente esperiti semplice notare come le nostre spiegazioni richiedano, per essere coerenti, una distinzione tra attributi essenziali ed accidentali delle cose, nonch lattribuzione di una natura determinata alle cose stesse, natura che ne riveli gli attributi ad esse peculiari. Per quanto la messa in scacco della combinatoria di forme platonico-accademica sia rintracciabile gi nei libri pi antichi dei Topici (ad esempio, il sesto), in un contesto strettamente biologico che portata a compimento: si tratta della celebre critica alla diairesi di PA I.2-4. Per comprendere il senso di questa critica utile tenere ferme alcune acquisizioni teoriche in merito alla dialetticadicotomica in Platone. Lenunciazione del metodo dialettico-diairetico si trova, come si accennato, nel Fedro (265d277c). Qui si procede secondo lo schema a seguire: per ogni insieme di specie indivisibili K = {k1kn} sussunte a una specie divisibile e sovraordinata F, la Collezione (sunagein) definisce ciascuna specie subordinata k1 inclusa in K come un individuo che esemplifica F, mentre la Divisione (diairein) identifica le differenze (le specie subordinate e divisibili) entro F, F1Fn, svolgendo ulteriori classificazioni a partire dalla differenza F n, Fm1Fmn, e pi precise definizioni delle specie subordinate (dove k1=def Fm1). Questo vero seguendo un modello semplificato in grado comunque di porre laccento sulla pluralit di differenze in modo da superare la corrispondenza uno-ad-uno tra termini generali e forme astratte della Repubblica (X 596a) secondo cui quando si pone porre una singola forma questa corrisponde ad una classe di particolari che hanno lo stesso nome. Nel Fedro Platone aggiunge che la divisione deve smembrare loggetto seguendo le sue nervature naturali, guardandosi dal lacerarne alcuna parte come potrebbe fare un cattivo macellaio. Esempi di divisioni da cattivo macellaio compaiono in Pol. 262c-263a: il genere umano suddiviso in greci e barbari e non in maschio e femmina, il numero in uno e diecimila piuttosto che in pari e dispari: non dobbiamo ritagliare una singola piccola parte (smikron morion) a fronte di grandi e numerose, n separarla dalleidos; ma la parte deve essere insieme eidos, Pol. 262a8-9. E, ancora: quando vi sia un eidos di qualcosa necessario che essa sia anche parte della cosa di cui si dice eidos; ma non vi nessuna necessit che la parte sia eidos, (Pol. 263b5-7). Premesso che in Platone non si ha una tecnicizzazione univoca negli usi di genos ed eidos, sono due i punti che bene sottolineare: (i) il riferimento alle nervature naturali e alla divisione in parti secondo leidos della cosa e non in parti qualsiasi saranno un significativo spunto per Aristotele nellelaborazione del concetto di struttura del tutto e nellintroduzione di una gerarchia regolata delle parti della cosa. (ii) La problematizzazione del nesso eidos-meros, non compiutamente sviluppata in Platone, sar al centro dellindagine biologia di Aristotele. Lo studio delle parti e 56

delle differenze basate sulle parti degli animali condurr alla formulazione di una mereologia biologica a cui lo scienziato dovr attingere nellintento di spiegare e definire i generi naturali. Un ultimo punto. Se la divisione platonica procede distinguendo le varie parti di cui il tutto posto inizialmente si compone, per terminare solo quando viene scoperta quella parte che racchiude il definiendum, allora essa rivela larticolazione estensionale (in classi) della relazione parte-tutto. Alcuni hanno ritenuto che loggetto su cui si attua la divisione sia unastratta unit monadica, una Forma, sul modello del metodo descritto nella Repubblica (F. Solmsen Dialectic without the Forms, in G. E. L. Owen (ed. by), Aristotle on Dialectic, the Topics: Proceedings of the third Symposium Aristotelicum, Oxford: Clarendon Press, 1968: pp. 49-68; G. Vlastos, An Ambiguity in the Sophist, in Platonic Studies, Princeton University Press, 1973: pp.270-322; J.M.E. Moravcsik, The Anatomy of Platos Divisions, in Vlastos, Lee, Mourelatos (eds. by), Exegesis and Argument: Studies in Greek philosophy presented to Gregory Vlastos, Van Gorcum, 1973: pp. 324- 348). Se Platone stesse dividendo entit intensionali come le Forme, lobiettivo sarebbe stabilire la trama di relazioni tra le Forme, ma in questo caso la relazione parte-tutto ottenuta mediante lapplicazione della divisione sarebbe inversa a quella che ci aspetteremo. Se, ad esempio, la tecnica politica fosse un eidos/forma di conoscenza, la Forma-Conoscenza dovrebbe essere parte della Forma-Tecnica Politica, per cui eidos/forma di conoscenza sarebbe inclusa nella definizione di tecnica politica, esito non necessario. Tuttavia, in accordo con la definizione formulata a partire dalla divisione, la tecnica politica una parte della conoscenza. Se Platone stesse dividendo eide/forme intensionali la relazione parte-tutto sarebbe altamente contro intuitiva. Si potrebbe a questo punto pensare che la relazione parte-tutto possa essere interpretata nei termini di rapporti inclusione di classi. La tecnica politica sarebbe una parte della conoscenza in virt del fatto che la classe tecnica politica (o le singole istanze di essa) una sottoclasse della classe-conoscenza. In questo secondo caso la divisione divide le estensioni di una Forma e non la Forma in s (S. M. Cohen, Platos Method of Division, in Moravcsik (ed. by), Patterns in Platos thought: Papers arising out of the 1971 West Coast Greek Philosophy Conference, Dordrecht/Boston: Reidel, 1973, pp. 181191; M. V. Wedin, Collection and Division in the Phaedrus and Statesman, Philosophical Inquiry 12, (1990), pp. 1-21; W. Cavini, Naming and Argument: Diaeretic Logic in Platos Statesman, in Rowe (ed. by), Reading the Statesman: Proceedings of the III Symposium Platonicum, Sankt Augustin: Academia Verlag, 1995: pp.12338). Bench la soluzione estensionale renda conto dellesigenza di mantenere un modello intuitivo per la relazione parte-tutto, resta oscuro il modo in cui la divisione possa fornire il logos di una qualche classe o genos. Infatti, se Platone divide classi di particolari allora a forme coestensive si dovr assegnare lo stesso logos: if dividing a form A is just dividing its extension into subclasses, it would seem to follow that if two Forms are extensionally equivalent, to divide one is to divide the other (Cohen 1973: p. 184; anche Moravcsik 1973: p.338). Entrambi i modelli lascino irrisolti alcuni problemi. Per salvare la possibilit stessa di fornire una definizione o spiegazione della forma cercata si paga il prezzo di adottare un modello contro intuitivo del nesso parte-tutto; invece, se si mette al sicuro questo nesso si dovr rinunciare a fornire una definizione dellindividuo, e accontentarsi di una definizione valida per classi di forme coestensive. Cercheremo di superare questo impasse non adottando una interpretazione del definiendum in termini puramente intensionali o estensionali ma intendendolo come un termine in grado di designare una specie naturale. Con specie naturale si pu intendere (sul versante logico) una classe che comprende particolari che esibiscono una somiglianza e (sul versante ontologico ed epistemologico) una Forma astratta che esemplifica questa somiglianza. La divisione deve allora realizzare una piena correlazione tra classi e Forme fornendo una mappatura progressiva delle relazioni tra specie naturali. Un luogo che potrebbe essere letto in questa direzione quello di 57

Parmenide 131a-c in cui il discorso platonico spinge nella direzione dellintroduzione di due tipi di parti nel Dilemma of Partecipation: Socrates Zenonian puzzle had used the core spatial notion of parthood. Socrates was many, because Socrates has many different spatial parts: his left side, his right side, etc. And spatial parthood if not the only kind of parthood is clearly the central case. But a form, one might then suppose, simply cannot have parts, since a form is not the kind of spatio-temporal individual that might have spatial parts. The Dilemma of Partecipation threatens the atomicity of forms. n doing so, it prompts the question of what kind of parts a form might have, and the varieties of parthood in general, V. Harte, Plato on Parts and Wholes: the Metaphysics of Structure, Clarendon Press, Oxford, 2002: p. 64. 2.2- Individui e differenze tra le parti: PA I.2-4 Qual il metodo corretto per determinare i termini rilevanti nelle spiegazioni e definizioni - il genere, la specie e la differenza? Contra G. E.R. Lloyd, The Development of Aristotles Theory of the Classification of Animals, in Phronesis, 6, (1961), pp. 59-81 mi sembra pi plausibile la lettura di D. M. Balme, Aristotles De Partibus animalium I and De generatione Animalium I (with passages from II.1-3), Translated with Notes by D.M. Balme, Clarendon Aristotle series, Clarendon Press, Oxford (1972: p. 105): Aristotles normal use of division is not dichotomous. His arguments against dichotomy only hold if one accepts the positive rules of division that he quotes, and these rules are all given elsewhere (except for the rule about psychosomatic differentiae at 643a35, which is applicable only to zoology and is of minor importance). The method that he proposes instead is itself another form of division. It seems more likely therefore that his purpose here is to apply the logical technique of division to zoology, and to show that it must be conducted by multiple differentiae if it is to work. Aristotles claim in using division, again, does not to seem to be classification, but definition. Classificare per successive divisioni a partire da un genere o classe un metodo euristico soltanto e per questo motivo classificare non significa affatto spiegare. Aristotele ritiene che la spiegazione di qualcosa sia la sua definizione dessenza. Posto che c definizione delle sostanze e che le sostanze sono i viventi che esibiscono unorganizzazione strutturale articolata su pi livelli (omeomeri e anomeomeri), definire lindividuo significa ottenere una spiegazione che renda conto di questa struttura. La scansione in parti di questa struttura e la connessione tra una parte e lessenza dellindividuo consentir di istituire una proporzionalit qualificata tra le parti della cosa e le parti della definizione (Metaph. Z.10-11). A questo livello di indagine ci si pu chiedere questo: la classificazione rende conto della struttura in parti degli individui? Il problema centrale agli occhi di Aristotele il seguente: la specie (ultima) e lindividuo divengono per i dicotomisti termini coestensionali. Ma ci impossibile. In PA I.2 il problema proprio come cogliere la specie, non lindividuo: Aristotles problem is to mark off each animal species: (i) so as to show its specific attributes; (ii) so as to distinguish it from every other species. The method discussed is division per genus et differentiam. He criticizes a particular use of it which he calls dichotomy, through it will be seen that his criticism holds not necessarily against division into two classes as such, but against division by one differentia at a time whether into two classes or more. Instead he recommends dividing at the outset by many differentiae simultaneously, then further differentiating all these differentiae as required. His method is to be contrasted with any kind of division made by single differentiae, whether dichotomous or polytomous (D. M. Balme, Aristotles De partibus animalium I and De generatione animalium I (with passages from II.1-3), translated with notes, Oxford, Clarendon Press, 1972: p. 101). Invero, in PA I.2 Aristotele fissa il bersaglio polemico nella tesi di coloro che cercano di cogliere la singola specie dividendo il genere in due differenze (642b5-9): in certi casi vi sar 58

ununica differenza, e le altre saranno superflue, come nel caso di animale provvisto di piedi, bipede, con piedi divisi: solo questultima la differenza importante. Altrimenti, diventa necessario ripetere spesso la stessa cosa (PA I.2, 642b5-9). Non qui in questione la possibilit o meno di procedere per successive divisioni. in questione il risultato della divisione. La fallacia metodologica rilevata data dal fatto che ai fini del discorso definitorio solo lultima differenza ad essere significante. Le altre sono semplicemente ridondanti e per nulla informative, dato che non sono presupposte dalla differenza ultima. Sar compito di Metaph. VII.12 mostrare che solo nelle divisioni condotte con continuit secondo ununica linea di differenziazione la molteplicit delle differenze interamente presupposta dalla differenza ultima: ciascuna differenza, infatti, denota il soggetto sotto un certo rispetto e concorre, insieme alle altre, a definirne la natura. Ma non questo il caso della procedura sopra descritta. Questultima finisce per smembrare ciascun genere poich non riesce ad evitare di ricondurre la stessa specie a generi diversi: cos accade per gli uccelli che sono acquatici e volatili. Per evitare lo smembramento del genere che si ha nel momento in cui la stessa differenza essere dotato di molti piedi diviene propria di generi diversi, necessario che la differenza rilevante appartenga a due gene contenuti nello stesso gene sovraordinato. Insomma, dotato di molti piedi pu essere la differenza di volatile e acquatico se questi due sono entrambi compresi nel genere animale. Il senso di questi rilievi potrebbe essere il seguente: la divisione coerente qualora venga riportata allinterno di una colonna sinonimica di predicazione che, nelle Categorie, ha lindividuo come base. Ma nella sequenza argomentativa di PA I.3 che si fissano i termini della questione. Tutte le procedure esposte prestano il fianco a pi di unobiezione qualora non soddisfino il requisito categoriale di dividere allinterno della medesima colonna di predicazione. Apro una parentesi su questo requisito. Esso pu costituire tanto la forza di una diairesi ideale per le scienze un po come lo sono le procedure sillogistiche degli An. Post. quanto la sua debolezza se applicata ai casi empirici. Lo stesso problema esegetico si incontra, infatti, in quei contesti degli An. Post. in cui a tema lutilit delle divisioni in base alle differenze nelle definizioni (cfr., anche An. Post. II.5). In An. Post. II.13 si ammette che la divisione cos intesa conduce al che cos della cosa, ma il metodo descritto appare appunto abbracciare casi ideali e non problematici che addirittura si discostano da alcuni esempi che Aristotele stesso fa nel passo (animale bipede terrestre, la diade e la triade, e gli angoli interni di un triangolo non seguono il medesimo schema). Lutilit delle divisioni sembra derivare da un assunto pi che da un dato: linsieme delle differenze (o predicati) deve seguire un ordine capace di preservare lunit che caratterizza il definito. Lunit del definito, su cui poggia lunit stessa della definizione, sembra dunque preservata solo se lordine delle differenze si sussegue allinterno dello stesso albero diairetico e rispetta lordine di generalit decrescente a partire dalla differenza massima che tutte le include. Il motivo per cui Aristotele insiste su questo punto soltanto forse comprensibile ad una lettura congiunta e coerente di PA I.3-4 e Metaph. VII.12. Il continuum delle differenze in cui si risolver, in ultima analisi, la definizione della sostanza deve essere interno allo stesso genos, esaustivo e deve sfociare in una differenza la differenza ultima che dice lindividuo e che si pone al suo stesso livello. Inoltre, per soddisfare i tre requisiti enunciati in An. Post. II.13 i termini della definizione devono essere essenziali; lordine dei termini deve procedere dal pi generale al pi peculiare; nessun termine deve essere omesso n aggiunto in modo esteriore la strategia adottata non sembra mancare di efficacia. Torniamo a PA I.3. I procedimenti analizzati a questo scopo sono i seguenti: (i) dividere secondo la privazione (642b21-643a27); (ii) dividere secondo caratteristiche essenziali piuttosto che secondo gli accidenti per s e dividere per opposti (643a28-643b8); (iii) occorre prendere gli animali secondo i generi e dividere lunit secondo molte differenze (643b9-644a11). Vediamoli con un po di attenzione. (i) Coloro che seguono il procedimento dicotomico dividono secondo 59

la privazione: inoltre, secondo la privazione che necessario dividere: cos fanno coloro che seguono il procedimento dicotomico. Ma non vi infatti differenza della privazione in quanto privazione: impossibile infatti che ci siano specie di ci che non , come ad esempio del privo di ali o del privo di piedi, come ve ne sono del dotato di ali e del dotato di piedi. Occorre tuttavia che della differenza generale vi siano specie; se infatti non ve ne saranno, perch sarebbe una differenza generale e non individuale? Tra le differenze, alcune sono generali e hanno specie, per esempio il dotato di ali: lala infatti talvolta indivisa talaltra divisa. E similmente per il dotato di piedi: talvolta ha pi divisioni, talvolta in due (come gli artiodoattili), altri in nessuno e [scil. il dotato di piedi] indiviso (come i perissodattili). Dunque, difficile dividere anche in differenze di cui vi sono specie, differenze di questo tipo, disponendo qualsiasi animale in modo che sia incluso in esse e che lo stesso non sia in pi di una. Si prenda ad esempio dotato di ali e il privo dali (infatti possibile che lo stesso animale sia entrambe le cose, come la formica, la lucciola e qualche altro animale). Ma la cosa pi difficile di tutte, se non impossibile, dividere nei contrari. necessario infatti che ciascuna delle differenze appartenga a qualcuno degli individui, facendo in modo che ci valga anche per quella contraria. Se non possibile che a cose che differiscono per specie spetti una specie indivisibile e unitaria della sostanza, e se ogni volta questa dovr avere una differenza (si consideri ad esempio luccello rispetto alluomo: lavere due piedi infatti altro e differente e, anche se sono entrambi sanguigni, il sangue differente, altrimenti si dovrebbe dire che il sangue non nulla della loro sostanza, ma se invece ne parte, una sola differenza apparterr a due); ma se le cose stanno cos, certamente impossibile che una privazione sia una differenza (PA I.3, 642b24-643a7). In questo contesto con privazione non si intende denotare un carattere proprio o naturale del soggetto (come nel significato esposto in Cat. 10, 12a29-35). In Metaph. V.22 troviamo una nozione di privazione meno carica sul piano teoretico: privazione si ha quando qualcosa non possiede uno degli attributi che per loro natura si potrebbero avere, anche se la cosa per sua natura non li possiede: lo stesso si dice nel caso di una pianta priva di occhi (1022b19-24). La privazione cos intesa denota un attributo che non incluso nellessenza della cosa e rappresenta una determinazione accidentale che essa pu anche non avere. Ed oltremodo chiaro che questa privazione non genera differenze: per dirla con Aristotele, della privazione in quanto privazione non vi differenza, giacch non vi sono specie di ci che non non essere dotato di piedi o non essere dotato di ali. Occorre invece che ad ogni differenza corrisponda una specie, ammesso che la differenza debba essere generica e non specifica. Questo pu avvenire se la privazione intesa in connessione allassetto naturale della cosa e non intesa per s: invero, si ha privazione anche quando una cosa non possiede qualche attributo che essa stessa o il suo genere potrebbe avere luomo cieco e la talpa sono entrambi privi di vista ma lo sono in modo diverso. Se non si procede assumendo questo significato di privazione e dividendo per differenze che si oppongono per contrariet si incappa in difficolt sempre maggiori, come dimostra lesempio aristotelico a seguire. Essere dotato di ali esemplifica una differenza generica rispetto alla quale dotato di ala divisa e dotato di ala indivisa sono differenze specifiche. Se gi difficile in questi casi che un animale non compaia in divisioni diverse due o pi volte, essendo incluso in pi differenze, ancora pi difficile evitare questo inconveniente se si procede per differenze contrarie. Agli occhi di Aristotele con queste divisioni si incappa in un assurdo di carattere metafisico: o si fa della privazione lanticamera del non essere ammettendo speciefantasma per ci che non , o la stessa forma essenziale, una ed indivisibile, verr ad appartenere ad animali di specie diversa. Sar dunque smembrata come il genere (e questa accadr sia che si ammettano tante differenze quante sono le specie sia che si ammetta una differenza in qualche misura comune). Un primo risultato viene acquisito: se le differenze sotto le quali ricadono tutte 60

le specie indivisibili devono essere proprie a ciascuna specie, nessuna differenza pu essere comune e ogni specie identica ed indivisibile deve ricadere sotto la stessa differenza in modo che tutte le specie siano comprese nelle differenze. chiaro pertanto che non possibile giungere alle specie indivisibili dividendo come coloro che applicano la dicotomia agli animali o a qualsiasi altro genos. Anche secondo loro, infatti, necessario che le differenze ultime siano uguali in numero a tutti i gruppi di animali indivisibili quanto alla specie. Sia ora un determinato genos le cui prime differenze siano bianchi e non bianchi; di ognuna di queste ve ne saranno altre, e cos via fino alle specie indivisibili. Le ultime differenze saranno quattro o qualsiasi altro numero che sia multiplo di due; altrettante dovranno essere anche le specie. La differenza invece la forma nella materia. Non vi , infatti, alcuna parte di animale senza materia ma neppure materia soltanto giacch, quale che sia la sua condizione, un corpo non sar mai un animale, n alcuna delle sue parti, come spesso si detto (PA I.3, 643a18-27: enfasi mia). Bianco e non bianco sono accidenti, non modificazioni di un genos in grado di produrre delle specie. Lesempio non casuale. La riconduzione della differenza e del genere alla forma e alla materia, accanto alla menzione della costituzione naturale delle parti dei definienda, si accompagna alla distinzione tra propriet essenziali ed accidentali della cosa. (ii) Per mostrare che la divisione deve considerare gli attributi essenziali Aristotele usa lesempio del triangolo (643a30-31): come pu essere qualcosa di accidentale per il triangolo avere gli angoli uguali a due retti? La tensione teorica simile a quella del terzo significato di per s indicato in An. Post. I.4. Significato che fa riferimento anche alla naturalit del soggetto in esame. Possiamo dire questo: sotto certi rispetti corretto affermare che avere gli angoli interni uguali a due retti essenziale al triangolo e non si distingue da esso. In questo senso non scindiamo il soggetto della predicazione dalla sua propriet, ma indichiamo e descriviamo il soggetto insieme a questa. Allo stesso tempo vero dire che sotto certi rispetti avere gli angoli interni uguali a due retti non coincide con il soggetto, ovvero con il triangolo, dal momento che possiamo sempre isolare il soggetto dallinsieme delle sue propriet, ed operare partizioni interne a queste ultime dividendo inizialmente ci che essenziale da ci che accidentale. E su questo piano possiamo distinguere lessenza dagli accidenti per s (sumbebekota hathauta): solo lessenza ha un ruolo nel ritagliare il gruppo cui il soggetto appartiene per definizione. Gli accidenti per s svolgono certamente un ruolo importante nella spiegazione del soggetto, sono utili ma non necessari nel mostrarne lessenza (lesempio di DA I. 1, 402b16-30 chiaro su questo punto). In pratica non tutti gli universali commisurati contemplati in An. Post. I.4 sono coestensionali alle propriet che sono in grado di spiegare; anche se fosse rimarrebbe comunque un dato. La coestensivit tra predicati differenziali in nessun caso sufficiente per spiegare perch un determinato gruppo un genos. Ci conferma che la spiegazione non conseguente n imparentata con la classificazione dei predicati che si dicono del soggetto: i gruppi non sono in alcun modo definiti dallestensione dei predicati per s (ed anche su questa base si comprende come mai la mancanza di un genos o di un eidos non distrugga le dimostrazioni: cfr., An. Post. I.5). Ora, lanteriorit del gruppo, del type sulle sue possibili descrizioni, confermata. La necessit di dividere secondo lessenza e non secondo gli accidenti per s si rende maggiormente evidente nel caso del vivente. Lessenza di un triangolo si distingue dalla propriet dei suoi angoli se si introduce, accanto ad avere gli angoli uguali a due retti una qualunque propriet accidentale ad esempio, lessere di legno o di bronzo del triangolo (concreto). Nel vivente la distinzione tra essenza e attributo essenziale tende a ridursi nella misura in cui alle propriet essenziali e strutturali si oppongono quelle accidentali. (iii) Occorre invece procedere fissando un genos di riferimento e dividendo, in modo non dicotomico, secondo molteplici differenze dalle quali si dipartono altrettante linee di divisione (lo 61

stesso metodo operante in An. Post. II.14-15). Detto pi semplicemente, se vogliamo definire un certo uccello dovremmo necessariamente assumere alcune tutte le determinazioni che differenziano gli uccelli dagli altri animali e poi procedere, dal generale al particolare, con lobiettivo di catturare i tratti distintivi (e definitori) della specie alla quale appartiene lindividuo da definire. Le differenze devono essere sempre interne al campo delimitato dalla differenza maggiore in modo da non rischiare di interrompere la continuit che caratterizza la successione delle differenze (desunte, per questa via, anche da privazioni): impossibile infatti che vi sia una sola differenza individuante le specie singole da ottenere per divisione, sia che si prenda una differenza semplice sia che se ne prenda una complessa. Definisco semplice la differenza quando non presenta ulteriori differenziazioni (ad esempio, la divisione dei piedi), complessa quando ne comporta (ad esempio, la divisione multipla rispetto a quella semplice). Questo infatti richiede la continuit delle differenze provenienti per divisione dal genos, perch il tutto qualcosa di unitario; ma, contrariamente a quanto si dice, accade che lultima differenza sembri lunica, come lessere dotato di piedi nelle divisioni multiple o essere dotato di due piedi; mentre lessere dotato di piedi e lessere dotato di molti piedi sono differenze superflue (PA I.3, 643b25-644a2: enfasi mia). Con questo non abbiamo ancora il fondamento dellunit della definizione, per cui dobbiamo attendere Metaph. VII.12, ma abbiamo solo enunciato lunit come requisito imprescindibile lunit della definizione infatti inscritta nellunit della sostanza e solo luoisiologia mostra quali sono i criteri che rendono questa unit attuale e non solo possibile. Un ultimo punto prima di concludere sullargomento: in PA I.4 si esplicitano i modi con cui dividere allinterno di uno stesso genos. (a) In questo modo, le differenze saranno declinate secondo il pi e il meno mentre le differenze tra i gene saranno secondo analogia. (b) La divisione deve procedere partendo dalle differenze comuni a tutte le specie di un genere giungendo via via a quelle proprie che ne definiscono le singole specie (anche An. Post. II.13). Dato che le specie ultime sono essenze e non sono ulteriormente divisibili secondo la specie, per definire Socrate e Corisco necessario prima cominciare dagli attributi che possiedono in comune in una accezione grezza luniversale ci che comune ai molti e poi giungere a quelli maggiormente peculiari. Si pu allora iniziare da un raggruppamento animale ragionevolmente noto uccelli o pesci, ad esempio esporre gli attributi comuni ad ogni tipo cos individuato in modo da mantenere lunit di genere. Si comprende come mai (c) le differenze rilevanti nelle definizioni dei generi sono quelle che riguardano la conformazione delle singole parti e del corpo intero. Le parti, infatti, non stanno in un rapporto di similarit analogica come losso nelluomo sta alla spina del pesce ma differiscono per caratteristiche corporee quali la grandezza e la piccolezza, la mollezza e la durezza, la levigatezza e la rugosit: insomma, per il pi e il meno. I caratteri variano secondo il pi e il meno su due possibili scale di variazione, luna intensiva (il colore) laltra estensiva (la grandezza); ci che va sempre stabilito, pena limpossibilit della spiegazione stessa, un range di variazione che sia esplicativamente rilevante di modo che al di sotto di una certa soglia una variazione di un carattere potr essere ritenuta peculiare allindividuo particolare. Per questo motivo gli esemplari di un tipo condividono un gruppo di differenze poste allo stesso livello di generalit, al di sotto delle quali si possono riscontrare variazioni che sono scandite appunto secondo il pi e il meno). Questa rapida rassegna su PA I.2-4 suggerisce che colui che procede per successive divisioni ottiene un sistema esaustivo di classi di generalit differente, che vanno dalla specie ultima al genere primo (come si accennato, sarebbe errato ritenere questa procedura identica a ci che noi moderni intendiamo con tassonomia, unistanza assente nelle pagine di Aristotele). Le classificazioni per divisione hanno una portata esplicativa limitata al momento euristico della ricerca. Se cos non fosse i viventi, che sono i soggetti su cui la divisione opera, sarebbero ridotti 62

a stati cose risultanti dalla giustapposizione disordinata delle loro componenti, siano esse morfologiche, funzionali o biologiche in senso lato. Lutilizzo di descrizioni di questo tipo si avvicina alle modalit con cui S. Kripke (Naming and Necessity, Oxford, 1980) sostiene di poter fissare il riferimento: la divisione ci permette di visualizzare gruppi di individui che sono sempre ulteriormente analizzabili man mano che si procede di classe in classe. Con dotato di molti piedi fissiamo il riferimento a prescindere da ogni considerazione sugli individui che effettivamente fanno parte di quel gruppo. Se un gruppo pu fungere da genere sovraordinato, sembrerebbe che genos e eidos non siano associati a rapporti rigidi di inclusione logica n a livelli di generalit logica. Abbiamo a che fare con concetti analitici distinguibili su base strutturale: se vero genos e eidos scandiscono lordine di variazione dei caratteri pi o meno necessari allessere animale. 2.3- La logica della definizione Cosa significa definire un animale dotato di molti piedi? E risolvere il problema dellunit della definizione? La definizione un discorso e ogni discorso ha parti (Metaph. VII.10, 1034b20). Laspetto grammaticale della questione investe i modi di unit del nome e del verbo nel discorso, mentre laspetto metafisico investe il modo di unit del genere e della differenza nella definizione per come questa comincia a configurarsi sul piano logico. Soffermiamoci sullunit del discorso definitorio. Capire perch unitario significa spiegare perch in esso genere e differenza sono ununit allo stesso modo in cui ununit la natura o lessenza di ci che essi definiscono. Se ci soffermassimo unicamente sulla forma logica della definizione non riusciremmo a capire come mai genere e differenza possono essere uno. Infatti, sostenere che il genere non ha esistenza propria ma esiste solo nelle forme in cui inscritto nelle differenze significa fare considerazioni che esulano dallo schema categoriale che abbiamo visto alla base di ci che si pu chiamare logica in Aristotele. Il motivo ancora pi evidente se si riflette su quanto segue. Queste considerazioni ci spingono ad assimilare il genere alla materia, ma la materia non un concetto che appartiene allapproccio di analisi categoriale bens allontologia fisica che confluisce in larga misura in quella del discorso metafisico. Di conseguenza, sostenere che il genere ha unesistenza meramente potenziale e che esiste solo nelle singole specificazioni che le differenze assumono significa muoversi allinterno di una precisa ontologia. Ci posto, veniamo ai modi in cui il discorso prettamente logico ha saputo affrontare il problema. Tradizionalmente si ritiene che le opere logiche di Aristotele presentino al loro interno due approcci al problema concernente lo statuto del genere e della differenza nei loro reciproci rapporti: (1) Top. (IV-VI) e Cat. (1-9): genere e differenza non solo sono intesi come elementi distinti ed irriducibili luno allaltra, ma come distinti per funzione logica. Nel metodo di divisione del genere per opposte differenze, la stessa differenza (bipede) pu essere derivata da due generi non subalterni (animale terrestre e animale volatile). Schematizzando la questione, vi si sosterrebbe che: (i) solo il genere si predica hen to ti esti (Top. I.5,102a31-35, VI.5,142b22-29). Solo il genere sarebbe incorporato nellessenza della cosa poich esprime il che cos della specie in cui la cosa ricade. Al contrario, la differenza non vanta questo modo di predicazione ed esprime piuttosto una qualit (Top.IV.2,122b16-17, VI.6,144a17-19, 144a20-23). (ii) Visto che la differenza non pu appartenere alla specie si esclude il caso di una sua identificazione con laccidente rimarcandone la natura di determinazione qualitativa del genere, utile a restringere la classe di entit significate dal genere stesso. Questa differenza della differenza utile per non farne qualcosa di simile ai generi intermedi: la differenza, infatti, ci grazie a cui il genere pu essere diviso, ma in nessun caso si identifica con il risultato della divisione (bipede ci in cui animale si divide ma non il risultato della divisione, altrimenti lestensione della classe bipede verrebbe del tutto 63

impropriamente a coincidere con lestensione della classe uomo. E, ancora in questa direzione, la differenza non partecipa del genere e il genere non si predica della differenza). Questa fase corrisponderebbe ad una parziale accettazione dei metodi diairetici accademici, rispetto alla quale il metodo dellHA presenta complicazioni notevoli in quanto non sembra usare in modo tecnico i metodi dicotomici, n perseguire un ideale di classificazione. (2) Top. VII.3-5 e An. Post. I.22: si accetta ci che in (1) si era negato, ovvero genere e differenza, pur rimanendo elementi distinti, possono essere omogenei per comportamento logico. Tra i predicati essenziali che dicono il che cos di qualcosa, la differenza viene maggiormente parificata al genere in modo da stemperare la natura qualitativa della differenza. In An. Post. I.22, 83a39-b3 si sostiene che il genere (animale) si predica della differenza (bipede) e, dato il contesto vertente sulle predicazioni essenziali, si pu interpretare il passo come laffermazione del modo (essenziale) in cui il genere si predica ed entra nella definizione dellindividuo. Ovviamente, qui la differenza partecipa del genere: se consideriamo lespressione bipede come equivalente, sul piano semantico, dellespressione animale bipede la differenza partecipa del genere in quanto bipede (la differenza) essenzialmente - significa, potremmo dire in termini moderni - animale (il genere). Va notato che questa fase corrisponde ad una critica serrata nei confronti della dicotomia platonica, principalmente in merito al fatto che essa si fonda su una petizione di principio. Essa infatti cerca di fondare lelemento dimostrativo della catena dicotomica sul suo stesso ordine (An. Post. II.5,91b28-32). La divisione, se intesa al modo degli accademici, non giungerebbe mai allessenza, accontentandosi soltanto di una proposizione disgiuntiva che riassume le differenza (An. Pr. I.31,46b10-15) e, punto ancora peggiore, assume ci che in ultima analisi si propone di provare (An. Pr. I.31,46a33; An. Post. II.15,91b14-20). Il primo approccio rischiava di parificare fin troppo le nozioni di accidente e di differenza specifica: a titolo di suggerimento se ne potrebbe circoscrivere la validit a quei contesti in cui la distinzione assume una minima rilevanza o, per lo meno, rilevanza inferiore rispetto ad altri criteri. Intendo dire questo: se la differenza bipede viene ridotta ad un mero aspetto qualitativo del genere, la relazione tra genere e differenza diviene assimilabile a quella, di natura logica (ed accidentale) tra soggetto e propriet. Considerazioni circoscritte a quello che si qui inteso come piano logico delle indagini aristoteliche sarebbero ambiti in cui le posizioni al punto (1) potrebbero essere valide. Nel momento in cui, invece, la specie diviene un oggetto ontologico rilevante (a guisa di un individuo di secondo ordine rispetto ai particolari, ovvero gli individui di primo ordine e pi basilari), allora la specie non pu essere intesa n come determinazione accidentale men che meno come unit accidentale. Insomma, ancora una volta il passaggio dal piano logico ad uno sostantivo, incorporando una riqualificazione metafisica di alcuni termini chiave in Aristotele, rende necessaria una riqualificazione semantica, funzionale allindagine da svolgere, cui segue lintroduzione di principi e criteri distinti nella ricerca. Il punto nevralgico della questione potrebbe essere il seguente: neppure il secondo approccio, da solo, offre una sicura soluzione al problema dellunit della definizione. A meno di non giocare la carta di qualche necessit a priori, anche se il genere e la differenza sono intesi come predicati essenziali nella definizione della specie non vi alcuna garanzia che da questa somma (logica) si formi una unit che rispecchi quella esibita dalla specie. Spetta a Metaph. Zeta spiegare come e a quali condizioni il genere potr essere ridotto sul piano ontologico e riassorbito sul piano logico nella differenza. 2.4- La scomparsa del genere Diamo anzitutto uno schema di Metaph. VII.12: (a) in una prima sezione (1037b8-27) dopo una breve presentazione del problema, si criticano e rifiutano alcune soluzioni ed alcune possibili 64

spiegazioni dellunit della definizione dati dal modello della sostanza e delle sue affezioni da cui si deriverebbe ununit accidentale da un lato (valgono i requisiti logici posti in VII.4-5), e dal modello dellunit per partecipazione del genere alle sue differenze dallaltro. (b) In una sezione successiva (1037b27-1038a9) si enuncia la soluzione al problema, ottenuta in due momenti successivi nello sviluppo dellargomentazione: (1) in ogni definizione, la serie di differenze che ai aggiunge al genere pu essere ridotta ad una differenza soltanto. (2) Si pu eliminare il genere in modo da ottenere una definizione che si esaurisca nella differenza ultima. Su questo punto, si pu dare la seguente parafrasi del ragionamento aristotelico: o il genere semplicemente non esiste al di l delle sue determinazioni e, in questo modo, il problema stesso dellunit della definizione cadrebbe oppure il genere esiste meramente come materia. Ci comporta che ad esso sia assegnata unesistenza potenziale ed indeterminata, attualizzabile sono attraverso la determinazione conferita dalla differenza. Si suppone, dunque, che genere e differenza siano in qualche modo assimilabili a materia e forma, non se ne fonda rigorosamente la coincidenza. (c) Nella sezione finale (1038a9-35) si mostra come la validit della soluzione proposta dipenda, in larga misura, dalla correttezza del procedimento di divisione adottato. Accanto a questo, si intende fondare lunit della definizione sul fatto che essa si risolve nella differenza ultima, che non altro se non la sostanza e leidos della cosa che si deve definire. Lincipit del capitolo ne circoscrive gli intenti. Aristotele intende far passare di livello le conclusioni raggiunte negli An. Post. in merito al problema di cui si detto nel paragrafo precedente: perch ununit ci che viene formulato in un discorso che chiamiamo definizione? Quando diciamo che la definizione di uomo animale-bipede, perch animale-bipede ununit? Dopo un esame critico del metodo partecipativo se assunto come strumento per la comprensione dellunit del definito (1037b8-27), Aristotele si serve del metodo diairetico per rispondere ai problemi in precedenza sollevati (1037b27-1038a5). Allesigenza di criticare il meccanismo partecipativo come soluzione valida ed efficace al problema dellunit del definito si accompagna un tentativo di rispondere alla questione dellunit, questione mediata dallesigenza di sfruttare in ogni modo il metodo diairetico, pur lasciando aperta la possibilit di utilizzare altre soluzioni. Credo che nelle intenzioni di Aristotele il punto fosse il seguente: la diairesi o almeno la dicotomia non deve mai appoggiarsi ad una metafisica sottostante che si ponga come ultimativa nella resa della realt (per questo motivo il metodo diaretico non pu mai essere un metodo di scoperta e di dimostrazione). Il che coerente con il tema fondamentale in VII.12, ossia lanalisi del meccanismo metafisico di base che consenta allo scienziato di risalire al primo principio, quel principio che spiega la costituzione delle cose e che al tempo stesso il principio delle dimostrazioni. Non sembra qui in questione la possibilit di usare o meno la diairesi per giungere a questo principio; invece in questione il rigetto di quelle posizioni che giustificano luso di questa procedura appellandosi a ragioni attinenti ad una fondazione metafisica interna alla procedura stessa. Tutta la sezione iniziale pu essere interpretata alla luce di quanto si ora detto. Vale la pena di soffermarsi su un punto. La mossa iniziale di Aristotele porsi il problema dellunit di animale-bipede confrontando animale e bipede con i due termini che formano il composto accidentale uomo bianco. A questo punto non ci si deve far fuorviare. Aristotele sembra voler percorrere la via delle Categorie per giungere ad una soluzione del problema: dice infatti che, se lesempio fosse assimilabile al caso di uomo e di bianco, essi sarebbero molti e non uno in quanto solo linerenza del bianco alluomo e la correlativa posizione di uomo come soggetto, giustificano lunit della coppia di termini. Ma non sta dicendo questo per mostrare che in qualche modo esiste una soluzione al problema dellunit della definizione nellontologia categoriale e che da questa bene cominciare. noto che la differenza sfugge alle catene di inerenza e di 65

predicazione: correlare la differenza di un soggetto alla qualit di un soggetto una mossa non molto astuta se lontologia di riferimento resta quella delle Categorie. Il richiamo alla differenza non pu che avere un significato metafisico: invero, poco dopo si introduce il concetto di partecipazione il genere non sembra partecipare delle differenze (1037b18) che indubbiamente il retaggio platonico su cui viene operato quel rovesciamento che genera il concetto stesso di inerenza. Linerenza linverso della partecipazione. Affiancare il caso delluomo bianco a quello dellanimale bipede significa aprire uno spazio logico per far confluire implicitamente i risultati degli An. Post. nel dettato metafisico, in perfetto accordo con la dichiarazione iniziale. Una definizione per molte differenze dotato di piedi, bipede, implume, etc. uno dei risultati di cui si deve vagliare la coerenza sul piano metafisico proprio in termini di unit. Detto ci, la sezione centrale quella per noi costruttiva. Avere piedi indubbiamente una differenza di animale; nel procedimento di divisione la differenza successiva deve essere una differenza dellanimale che ha piedi in quanto ha piedi e per questo qualunque affermazione sugli animali di questo tipo deve necessariamente essere riferita ed implicare il possesso dei piedi (dire che alcuni sono piumati mentre altri sono implumi non sarebbe per nulla informativo). Si dovr opportunamente dividere la classe dei dotati di piedi in animali con le dita separate e animali con le dita unite perch queste sono differenze del piede. Questa procedura andr ripetuta fino a quando non si incorrer nella differenza ultima: cosa avremmo ottenuto? Un numero di specie di piede proporzionale alle differenze riscontrabili in natura, e tante specie di animali forniti di piede quanti saranno le differenze. Lultima differenza proprio la sostanza della cosa e ne costituisce la definizione, a meno di non incappare in inutili e ridondanti ripetizioni. La definizione cos intesa formata da un genere e da una differenza, ma il genere non pu essere inteso come elemento indipendente - essendo in certa misura la materia che, proprio ad opera della differenza, individua la specie. Sostenere che il genere non un elemento eterogeneo rispetto alle differenze implica che la differenza atta a dividere il genere sia una specificazione di quella differenza che costitutiva del genere stesso. Come si detto, nel genere dei viventi dotati di piedi, lessere bipede si pone come differenza proprio perch contiene gi in s lelemento identificante del genere: avere i piedi. La differenza ultima, racchiudendo il continuum delle differenze che si diparte dal genere (che in questa implicato), sar la sostanza della cosa in quanto ne costituisce la definizione. Sul piano teorico, solo considerando le molteplici differenze in potenza nel genere primo sar possibile ottenere una definizione per singola differenza. Anche in questo contesto si rende evidente lesistenza di una definizione delluniversale senza per questo dover concludere che anche loggetto della definizione sia universale (il genere (animale) pu infatti corrispondere alla considerazione in universale del sortale di base). Abbiamo una nozione non pi primitiva di universale, in modo da articolare quella stipulazione di partenza che viene enunciata in An. Post. I.4, 73b26-27: con universale si intende quel predicato che appartiene ad un soggetto in ogni caso, in se stesso ed in quanto tale. Identificare le relazioni coestensive tra differenze che scaturiscono dalle divisioni significa identificare immediatamente gruppi di soggetti che esibiscono quelle differenze: questo stesso processo non altro che una progressiva restrizione operata allinterno di classi di predicati universali, restrizione che pu essere come un progressivo avvicinamento alle determinazioni essenziali che dicono la sostanza nella sua determinatezza questo tipo di procedura primariamente allopera nellHA. Poniamo di dover analizzare il genere naturale degli uccelli: piume, becco, ali piumate sono tutti caratteri propri (PA IV.12, 692b10-693a26) che possono essere intesi come universali commisurati del genere rispetto ai quali lessere sanguigni, alati e capaci di volare sono tutte determinazioni di pi ampia estensione che rientrano parimenti nellessenza di uccello sottoforma di una particolare combinazione (An. post. II.13, 96a24-b14). 66

Invero, proprio questa combinazione di determinazioni nellessenza delluccello in quanto uccello che ne necessita la peculiare forma dellessere-bipede. Tra universali commisurati vi una priorit esplicativa di modo che alcune determinazioni debbano ritenersi basilari sul piano scientifico, nel senso che sono cause delle altre. A partire da queste, infatti, prende il via quellarticolazione continua che esprime lessenza degli organismi e che trova pieno riscontro nel discorso definitorio. Alcune caratteristiche, modi di vita, attivit possono pienamente identificarsi con lessenza degli uccelli in generale: altre caratteristiche universali invece, come essere-bipede, possono essere spiegate come conseguenze di una combinazione ponderata di caratteristiche essenziali: la coordinazione di strutture che possono essere spiegate sulla base di una variet di funzioni richieste dal modo di vita ad essi proprio conduce alla scoperta di vari livelli di universalit, abitati da altrettante determinazioni, che sono comuni ad ogni membro della specie. Lidea di fondo sembra essere la seguente: la definizione data dal modello genere + differenza. Poniamo di avere un genere G e una serie di differenze D1, D2 Dn: anche questa definizione riducibile alla forma un genere e una differenza. In generale, aggiungendo via via differenze al genere di partenza possibile ottenere generi subordinati: nel nostro caso saranno generi subordinati di G sia (G + D1) che (G + D1 + D2), etc.. Sar allora possibile considerare come un unico genere lespressione ottenuta aggiungendo al genere G iniziale tutte le differenze meno lultima, considerando cio (G + D1, D2 , Dn - 1) come un genere unico e la differenza Dn come lunica differenza incorporabile dalla definizione. Il fatto che questa differenza ultima sia la forma riposa su una considerazione di ordine pi generale, che si connette con il secondo obiettivo di questa sezione: mostrare leliminabilit del genere. Solo in questo modo le essenze particolari possono essere colte da una definizione per genere e differenza: deve procedere in modo non-dicotomico, nel senso che deve applicare una molteplicit di tagli da cui ottenere molte differenze, e queste differenze saranno comprese in modo disgiuntivo nella formula definitoria dellessenza. Nella differenza incorporata nelle definizioni si pu leggere la forma o essenza in universale della cosa (la connessione con la nota dottrina del sinolo in universale sembra evidente). E nel genere la materia che, in senso assoluto, non gode di esistenza separata al di l delle specie ma, semmai, il sostrato delle differenze. VII.12 offre dunque un modello semplificato di definizione in cui la differenza ultima corrisponde alla fissazione della specie: aggiungo che esso presentato come tale anche in virt dellintenzione confutatoria in cui inserito. Nella definizione non ci pu essere ununica differenza. Le differenze rilevanti per la definizione saranno determinate dallappartenenza pi o meno necessaria ad un genere e dalle variazioni accidentali permesse dalla materia dellindividuo bisogna infatti fissare i generi delle differenze che saranno i principi dellessere (Metaph. VIII.2,1042b30-31). Riassumiamo i termini concettuali della questione. Un gatto e unaquila sono diversi per specie. Dunque di essi vi unidentit di genere ma presentano una contrariet e sono indivisibili (Metaph. X.8, 1057b35-36). Il genere (che lingrediente materiale della specie, il sostrato in cui le differenze si realizzano) rende possibile la differenza per specie di modo che il gatto sia di per s un animale di un tipo differente dal modo in cui laquila di per s un animale. Ci che diverso per specie pu esserlo se e solo se fa capo ad una modificazione intrinseca del genere (in termini di grado ed intensione) esprimentesi in termini di contrariet (o differenza perfetta), ponendosi altres alla base delle procedure di divisione del genere: la contrariet pedestre-alato tale da dividere il genere animale in specie distinte. Ma solo le contrariet contenute nella forma sono in grado di operare questa divisione (Metaph. X.9,1058a37-b3): la bianchezza e la nerezza, ad esempio, sono propriet della materia e non vanno incluse nelle differenze di specie. Non tutte le contrariet, dunque, sono differenze specifiche, poich in molti casi sussistono contrariet anche tra gli 67

intermedi, mentre a noi interessa focalizzare la prima contrariet che si ha tra termini incomposti; occorre pertanto giungere a determinazioni contrarie indivisibili e la forma costituisce lultimo indivisibile. alla luce della forma, infatti, che possiamo sciogliere laporia data dal fatto che alcuni contrari costituiscono una differenza specifica (come il pedestre e lalato), altri no (come la bianchezza e la nerezza (1058a35-36). Pedestre e alato sono contrariet contenute nella forma in quanto gatto e uccello sono i risultati ultimi della differenziazione non accidentale del genere. La differenza quindi posta in una serie predicativa diversa dai generi e dalle specie ma, se intersecata con questa, fornisce un ulteriore criterio per distinguere le specie dai generi. Lordine delle differenze corrisponde allordine delle parti strutturali del soggetto che si riportano alla forma. Esiste un altro metodo per fissare la specie? PA I.3,642b24-643a7 offre un metodo che tende ad incorporare i risultati logici di VII.12 allinterno di unanalisi di strutture viventi dotate di unessenza. Lesempio aristotelico questo: la divisione alato/non alato d origine a molte specie in ognuno dei due rami della definizione e individua lo stesso animale in entrambe le colonne la formica e la lucciola. Tra gli alati, infatti, abbiamo differenze connesse al possesso o alla mancanza delle ali, dunque di una parte. Dallaltro, invece, abbiamo una pluralit di specie individuate solo mediante una generica determinazione privativa (non alato pu includere un soggetto qualsiasi). Visto che una privazione in nessun caso pu fungere da differenza, rispetto a VII.12, qui non sar una differenza a connotare una specie in quanto pi ampia della specie stessa (An. Post. II.3, 96a20-b14). Come si accennato, in PA I.3, 642b24-643a7 la differenza viene pensata come coestensiva al genere primo e, per questo, pu includere determinazioni appartenenti anche ad altri generi (lucciole e formiche, ad esempio). Questo modello a differenza multipla ci dice soltanto che nella procedura dicotomica che termina nella lucciola non ci debba mai essere il genere formica come classe sovraordinata in grado di includere non alato come differenza. Questa procedura riceve una qualificazione metafisica immediata. Le differenze specifiche sono basate sulla forma in quanto sono strutture definizionali che esprimono la presenza (o la conformazione) di strutture anomeomere dellanimale: la differenza, invece, la forma nella materia. Non vi infatti senza materia alcuna parte di animale, ma neppure materia soltanto: infatti, quale che sia la sua condizione, un corpo non sar mai animale n alcuna delle sue parti, come spesso si detto (PA I.3, 643a24-27). Le differenze basate sulle parti non sono solo un tipo di differenze: il PA mostra come mostra solo alcune determinazioni (esemplificate dal camuso) possono essere confuse con una differenza specifica. E questo avviene perch le differenze specifiche sono per lo pi differenze delle parti anomeomere. Concludendo. Le maggiori differenze tra lapproccio di VII.12 e quello di PA I sembrano riguardare il tema della classificazione piuttosto che quello della definizione: in VII.12 si considera gi istituita la colonna di predicazione genere-specie; al suo interno si opera in vista di una semplificazione utile a mettere in luce nella formula lunit che propria della sostanza che si deve definire. Invece PA I sensibile alle esigenze di costituzione della colonna di predicazione genere-specie per un soggetto; resta il fatto che anche in VII.12 la differenza ultima deve esprimere la forma e la sostanza essendo unica:1038a25-26). Anche in questo caso, tuttavia, VII.12 pare rappresentare un modello semplificato, in cui sono mescolati, in modo difficilmente governabile, il discorso sulle parti della formula (la mereologia logica) e il discorso sulle parti dellessenza (la mereologia metafisica). Lindivisibilit della forma viene immediatamente trasposta nellunicit anche linguistica della differenza ultima oscurando le distinzioni tra esigenze logiche e metafisiche nella definizione stessa Ci che posto in una reale alternativa da una parte lontologia ricca di strutture mereologiche e daltro canto unontologia di specie atomiche completamente determinate: la prima corrisponde alla teoria della definizione a molteplici 68

differenze (entro la quale la definizione a differenza singola pu ancora essere espressa, sebbene venga ridotta a definizione terminologica), la seconda corrisponde allassunzione come ultimativa della dottrina della definizione a differenza singola. Resta naturalmente la possibilit che, nel periodo della composizione di Metaph., VII.12, questultima fosse lopzione aristotelica e che la dottrina della definizione a differenza singola fosse intesa, in un certo momento del pensiero di Aristotele, come una dottrina indipendente e autonomamente valida 3- Lessenza. Perch una tartaruga una tartaruga Metaph. VII.4-6 si occupano della definizione dessenza. Lobiettivo esplicitare i requisiti logici necessari per condurre uno studio propriamente metafisico della definizione, studio a cui sono dedicati i capitoli 10 e 11. Il significato di questa sezione va interpretato valutando la cogenza della risposta che offre ad uno dei problemi sollevati in precedenza: la distinzione tra composti sostanziali ed accidentali. Abbiamo visto che Phys. I.7 e II.1 hanno offerto un primo criterio di differenziazione basato sul venire ad essere delle sostanze e sul principio di movimento e stasi interno allordinamento mereologico del corpo naturale. E questo principio localizzato nella parte centrale che prima in base a considerazioni di ordine biologico e psicologico. A questo primo criterio vanno ora affiancati altri criteri logici (nel senso che abbiamo visto indicato da Burnyeat) che, per quanto siano validi solo per i composti sostanziali, non saranno ancora sufficienti per distinguere metafisicamente il gatto Robespierre dalluomo-bianco, obiettivo che si raggiunger solo in VII.10-11. Veniamo allargomento principale di VII.4-6. Lessenza sostanziale di ciascuna cosa ci che di quella cosa si dice di per s. Infatti, lessere di un uomo e lessere del musico non coincidono. Un uomo non musico in quanto uomo come la Fisica insegna. Dunque, non di tutto ci che di per s c essenza. Abbiamo dunque due oggetti di cui si pu cercare la definizione: luomo e luomo-musico. Ad unit numeriche in senso forte possiamo affiancare unit numeriche in senso debole (luomo-bianco, corrispondente agli enti epi merous che An. Post. II.10 sono esclusi dalle definizioni) che, pur avendo un nome e pur potendo essere descritte mediante un lungo discorso, non sono definibili: lessenza non apparterr a nulla che non rientri tra le specie di un tipo, apparterr anzi a queste soltanto []. Daltronde, per ogni cosa, anche per le altre, ci sar un discorso che dice che cosa ciascuna significa: un discorso che, se si tratta di un nome, dice che questo appartiene a quello oppure che, pi precisamente, si sostituisce ad uno pi semplice; non ci sar per una definizione n lessenza (Metaph. VII.4,1030a11-17). Di quali realt si ha essenza? Solo di quelle la cui formula esplicativa una definizione, e definizione si pu dare solo di quelle realt che sono prime, che non sono dette attraverso il dirsi di qualcosa a qualcosa daltro. Essenza e definizione si danno solo di quegli interi che sono specie di un genere VII.4,1030a6-13 mentre degli altri interi composti, qualora abbiano un nome, ci sar senzaltro una formula ma questa formula avr una struttura predicativa in cui qualcosa si dice di qualcosa daltro che non render in alcun modo la definizione dessenza, configurandosi come una mera esplicazione del nome (1030a12-17). In altre parole, di fronte ai composti accidentali non siamo in grado di individuare con certezza il nesso di unit tra le determinazioni che appartengono essenzialmente al composto e quelle invece che gli appartengono accidentalmente. Possiamo dunque dare descrizioni definite di tutto ci che esperiamo e di tutto ci a cui attribuiamo un nome, ma questa procedura non fornisce alcuna garanzia in merito ai modi di unit propri della cosa. La differenza tra discorsi e definizioni non interna ala forma logica che ciascuno di essi assume. , piuttosto, una differenza che si misura sulla base degli oggetti di cui si pu dare discorso e definizione: la natura e i modi di composizione e di unit del gatto Robespierre saranno nettamente diversi da quelli validi per i composti accidentali e questo 69

sufficiente per garantire al gatto quel modo particolare di unit necessario alle definizioni. Lungi dallessere confinata alla determinazione del significato dei termini in essa usati, la definizione si riferisce ad enti reali e ne afferra le propriet essenziali: non necessario, se poniamo questo, che ci sia definizione di tutto ci che abbia lo stesso significato di un discorso, ma di un determinato discorso; ma questo si ha nel caso del discorso riguardante qualcosa di unitario, non per continuit come lIliade o le cose che sono legate insieme, ma in tutti i sensi delluno. E luno si dice in tanti sensi quanti sono quelli in cui si dice lessere, e lessere significa o un certo questo, o un quanto o un quale. Perci anche di uomo bianco ci sar discorso e definizione, ma non allo stesso modo in cui c di bianco e di sostanza (Metaph. VII.4,1030b7-13). Visto che non qui chiamata in causa la distinzione tra definizioni reali e nominali, si mostrano i motivi per cui i criteri categoriali non sono in grado di distinguere n di introdurre criteri per i soggetti sostanziali soltanto. Le colonne di generi e specie di ogni categoria rendono possibili predicazioni intra-categoriali che, obbedendo ad un principio di sinonimia, possono essere intese a guisa di predicazioni essenziali. A differenza degli altri casi, la definizione dessenza valida per la categoria di sostanza tale non in virt di rapporti negativi, come la non-inerenza (o, potremmo dire, lindipendenza logica), ma poich i termini delle altre categorie si riferiscono a questa in modo focale. La possibilit stessa del darsi di definizioni dessenza qui vincolata ad una forma di ordinamento focale o priorit pros hen che deve essere introdotta a completamento degli strumenti dellanalisi categoriale che da soli non sono in grado di fondare in alcun modo un ordinamento che converge nella sostanza prima. In che modo si ottiene tutto ci? La difficolt questa: se non si ammette che sia definizione il discorso che indica una cosa mettendola in relazione a unaltra cosa che viene aggiunta a ci che si deve definire, di quali, tra le cose che sono costituite dal legame di due termini, e non sono semplici, ci sar definizione? (VII.5, 1030b10-15). Il primo caso riportato il camuso. Il problema era gi emerso in SE: invece, riguardo a quelle cose che sono predicate di cose mediante le quali vengono rese manifeste, bisogna dire questo: ci che viene significato non lo stesso separatamente e allinterno della formula definitoria. Concavo, infatti, detto in comune del camuso e dello storto, significa lo stesso, ma nulla impedisce che accanto a naso e a gamba significhi cose diverse: qui significa camuso, l significa storta. E non fa differenza dire naso camuso e naso concavo (SE 31, 181b36182a2). Se camuso corrisponde a naso concavo, allora naso camuso corrisponder a naso naso concavo. Per evitare questa circolarit definitoria in SE 13, 173b5-8 si esclude la scappatoia offerta dal genere. Se di ammettesse una affinit con i relativi secondo il genere, in cui il genere ha significati diversi a seconda che sia separato o incluso nella definizione della specie (181b37), concavo dovrebbe avere un significato differente da solo. Ma non si eviterebbe il regresso. In verit utilizziamo il termine concavo principalmente come specificazione di qualcosa: ad esempio, un naso o una gamba. E questo riferimento evita la fallacia. Se lo associamo a naso, usiamo camuso e non naso camuso come significante: dunque naso camuso corrisponder a naso concavo ne abbiamo, di fatto, trasferito il significato su un altro termine. Ora, degli enti di questo tipo c definizione? C il naso e la concavit e lessere camuso costituito dai due precedenti, visto che luno nellaltro. Inoltre, camusit e concavit sono propriet per s del naso, e questo introduce una prima differenza tra lesempio canonico dei composti accidentali: luomo bianco. Lascio qui sullo sfondo un punto ben accentuato da Burnyeat (2001). Ossia il carattere antiplatonico delle sezioni logiche del libro Zeta. Come se Aristotele cercasse di trarre tutte le conseguenze metafisiche possibili dal dettato platonico mostrando in che modo le assunzioni logiche di Platone e dei Platonici spingano a conclusioni metafisiche incoerenti. Punto comunque importante per ricordare al lettore il continuo movimento ed interscambio tra sezioni logiche e 70

sostantive presenti in ogni capitolo. Mi soffermo invece sul problema con cui abbiamo aperto il capitolo. Lanalisi che ne propongo dipende in larga misura da Frede-Patzig. Bianco si predica tanto dellindividuo (Callia) che della specie (uomo): la definizione di uomo bianco non la definizione di bianco e di uomo. Non si d infatti qualcosa come la bianchezza specifica di un uomo. E bianco pu essere una propriet accidentale di uomo solo se esiste un uomo particolare, poniamo Callia, che qualcosa di bianco e di cui si pu dire che un uomo. Per quanto anche il bianco, in linea di principio potrebbe come il camuso essere in qualcosa daltro, Aristotele ritiene che sia pi affine al caso del maschio. Il concetto di maschio, infatti, pu essere chiarito solo mediante il concetto di animale-maschio. La definizione delluomo bianco non mai la definizione del bianco di un uomo, mentre la definizione di numero dispari e naso camuso , in certo modo, la definizione di una propriet differenziale di un numero o di un naso. Ancora una volta, le propriet che in qualche modo si riportano alle variazioni quantitative o dimensionali di qualcosa sono considerate come la cosa stessa, mentre le propriet qualitative questo ruolo non lo giocano mai (e lesempio dellanimale maschio contiene un esplicito riferimento alla quantit). Per quanto siano interessanti le differenze che sussistono tra i tipi di composti accidentali, il punto della questione questo: una definizione deve evitare formulazioni ridondanti in cui il soggetto viene ripetuto nella definizione del predicato. Dunque, poich ai composti accidentali non appartiene lessenza sostanziale, di essi potremmo avere solo delle nominalizzazioni di descrizioni definite, ma mai una definizione: chiaro pertanto che soltanto della sostanza c' definizione, perch, se ci fosse anche delle altre categorie, necessariamente essa sarebbe una definizione per aggiunta, come lo sarebbe ad esempio del dispari, dal momento che senza il numero non c' il dispari, come senza animale non c la femmina (chiamo definizioni per aggiunta quelle nelle quali accade di dire due volte il medesimo termine, proprio come in questi casi) (Metaph. VII.5, 1030b27-1031a5). Lidentit tra cosa ed essenza che si realizza in primo luogo nelle sostanze si pone a garanzia del fatto che di queste soltanto, o soprattutto, si d definizione. Ci che mi preme mostrare qui che Aristotele deve mantenere ferma lidentit tra uomo e uomo bianco senza con questo ricadere nellammissione assurda di una identit tra lessere delluomo e lessere del bianco (VII.6,1031a22-23). Di conseguenza, va fissata la permanenza di qualcosa nel momento in cui si hanno variazioni accidentali nella sostanza con lobiettivo di negare che uomo e uomo-bianco siano due entit distinte, la cui definizione potrebbe coincidere con il nome o con il discorso (come accade con lIliade). Al criterio del sostrato individuato in precedenza si aggiunge ora la necessit di scorgere ununit reale per il definito. Quale sia questa unit, e quali siano i rapporti tra le determinazioni essenziali ed accidentali nellunit naturale qui considerata, non ancora stato detto. Pur non sapendo ancora qual il principio della definizione della sostanza in quanto essenza, un passo avanti stato fatto: sappiamo che questa unit deve esserci, pena lindeterminatezza nelle descrizioni e nelle definizioni di composti sostanziali ed accidentali. 3.1- Al cuore della tartaruga. Condizioni metafisiche di definibilit Seguendo Burnyeat, dal punto di vista pi generale la collocazione dei capitoli 10-11 nella linea argomentativa di Zeta rappresenta una ripresa, ad un livello dindagine sostantivo, del problema logico dellessenza trattato in VII.4-6: si tratta di esaminare la struttura intrinseca dellessenza per come essa riflessa a livello conoscitivo nella forma acquisita dalla definizione. A ci si pu aggiungere che VII.4-6 ha dimostrato lesclusione dei composti accidentali e solo la concettualit di VII.7-9 consentir di dimostrare perch c definizione dessenza primariamente dei composti naturali e viventi. VII.10 si apre con due questioni fondamentali: [a] se vero che la definizione si d primariamente della sostanza e solo derivativamente degli enti che non sono sostanze (VII.4, 71

1030b4-7; VII.5, 1031a5-14) la sostanza intesa come materia, come forma o come composto (VII.3, 1029a1-3; VII.10,1035a1-2; VIII.1, 1042a26-31) ad essere strictu sensu definibile? [b] Le definizioni devono menzionare anche le parti materiali o solo quelle formali? Se deve menzionare anche le parti materiali, di quali parti stiamo parlando? Con lincipit di VII.10 possiamo da un lato rispondere al quesito lasciato aperto dalle Categorie in virt di che cosa una parte una sostanza? e articolare i nessi di unit tra le determinazioni della sostanza solo enunciati in VII.6 mediante lo studio dei rapporti tra le parti della cosa e le parti della sua definizione: dato che la definizione un discorso e ogni discorso ha parti, e il discorso sta rispetto alla cosa come la parte del discorso sta alle parti della cosa, sorge ora questa difficolt: se il discorso delle parti debba stare nel discorso della totalit oppure no. evidente che in certi casi i discorsi delle parti stanno in quelli della totalit, in altri casi no. Infatti la definizione del cerchio non contiene quella dei segmenti, mentre quella della sillaba contiene quella degli elementi; daltra parte anche il cerchio si divide nei segmenti cos come la sillaba si divide negli elementi (Metaph. VII.10, 1034b20-27). Allinizio di VII.10 (1034b20-32) vengono posti in primo piano due problemi: il primo (1034b20-28), intimamente connesso alla definizione impone di comprendere, in generale, se le parti di qualcosa debbano entrare nella sua definizione. La risposta incerta. Occorre una teoria che renda conto di tutti quei casi in cui le parti vi rientrano le lettere entrano nella definizione delle sillabe - e dei casi in cui non vi rientrano i semicerchi non entrano nella definizione dei cerchi. Il secondo (1034b28-32) concerne i rapporti di priorit tra parte e tutto. valido il principio secondo cui le parti precedono in ogni caso il tutto? Anche qui dobbiamo motivare sia i casi in cui vero che lo precedono sia dal punto di vista della definizione che dellesistenza: lanimale deve essere menzionato nella definizione del dito e non viceversa e, correlativamente, lesistenza diacronica dellanimale non viene meno se ad esso manca un dito. Nel corso del capitolo vengono proposte due diverse soluzioni ad entrambi i problemi: una provvisoria (1034b32-1035b3) ed una pi articolata (1035b31-1036a12). Lattribuzione di un nome ad una parte del tutto correlativa al ruolo che assume nel tutto: alcuni tipi di parti le chiamiamo in questo modo appunto per la funzione che svolgono nellespletamento delle capacit che appartengono alla sostanza. Il punto sembra corroborato dal passo successivo del ragionamento: inoltre, se le parti precedono il tutto e langolo acuto parte dellangolo retto, e il dito parte dellanimale, langolo acuto sarebbe anteriore allangolo retto e il dito allanimale. Sembra, invece, che langolo retto e lanimale siano anteriori, perch dal punto di vista della definizione langolo acuto e il dito dipendono da quelli; ma anche dal punto di vista dellessere angolo retto e animale vengono prima perch possono sussistere senza langolo acuto e il dito (Metaph. VII.10, 1034b28-32). Nella selva oscura: cosa anteriore a cosa? In generale si pu dire che solo nella misura in cui alcune parti presuppongono lintero potremmo sostenere che lintero anteriore alle parti. Ma ci ancora non basta perch il termine parte si dice in molti modi, uno dei quali di essere unit di misura secondo la quantit; ma [scil. questo significato] mettiamolo da parte: dobbiamo invece occuparci di quelle che sono le parti della sostanza (Metaph. VII.10, 1034b32-34). Lanalisi ilemorfica ci permette sempre di stabilire ci che materiale e ci che formale, in modo da ottenere una combinatoria dei casi possibili che si differenziano a seconda dei supporti ontologici considerati e delle conseguenti restrizioni di campo operate (Metaph. VII.10, 1035b12-22). Dal passo possiamo trarre i seguenti rapporti: (a) le parti della formula sono anteriori al composto di materia e forma; (b) le parti della formula sono anteriori al composto privo di materia sensibile (si intende il composto universale, il cerchio geometrico); (c) le parti della forma tutte o alcune sono anteriori rispetto allanimale come sinolo; (d) le parti materiali (della struttura anomeomera) sono tutte posteriori al sinolo. I rapporti tra materia e forma vengono declinati per usare un 72

linguaggio statistico potremmo dire che vengono correlati nei termini di varianze e covarianze ai rapporti di anteriorit e posteriorit. Il che sembra confermato dalla valenza attribuita agli enti matematici. Qui sono intesi come composti di materia e forma qualsiasi, in cui al misurato si possa attribuire il ruolo di materia. Lo scopo di questa procedura il seguente: capire se la stessa forma possa appartenere anche ad una parte oltre che al tutto. E a quali condizioni questa parte possa essere intesa come un tutto. La risposa affermativa: evidente che il dito e luomo hanno la stessa forma. Anche stabilire quale dei sue sia anteriore abbastanza agevole se si considera che lordine di anteriorit e posteriorit dettato dalla forma e corrisponde al peso che giocano nella parte i processi di generazione e corruzione in rapporto a quelli del tutto. Lordine di questi processi, qui implicitamente parificati, giustifica la conclusione che si legge alle linee 1035b11-14: tutte quelle che sono parti in quanto materia, e nelle quali le cose si dividono in quanto materia, sono posteriori, e tutte quelle che sono parte della definizione e della sostanza, quale si determina attraverso la definizione, o alcune di esse, sono anteriori. Vengono comunque esclusi due casi: (i) dal momento che la loro connessione (per via composizionale) con il tutto data da una relazione accidentale, non viene preso in esame il caso delle parti materiali a prescindere dalla forma (di cui sono parti). Va peraltro notato a questo proposito che sempre impossibile stabilire in assoluto cosa sia materiale e cosa sia formale; si ha una parte o totalit materiale o formale solo in relazione ad una parte o totalit presa in esame. (ii) Poich gli ordini di priorit sono qui fissati in riferimento alla forma e alla materia, viene escluso il caso di parti formali di totalit formali. Lassunto presenterebbe significative implicazioni nellambito dello studio dellanima e della percezione in quanto andrebbe introdotto un criterio su base strutturale o funzionale, ad esempio per istituire un ordine di priorit tra parti esclusivamente formali. Ma il punto qui in questione, e che giustifica lesclusione di (i) e (ii), concerne le condizioni che le parti devono soddisfare per rientrare nelle definizioni. Come si accennato, il criterio dato dalla condivisione di un aspetto formale con il tutto di cui sono parti, punto testimoniato dallesempio artefattuale di 1035a2-9: della statua intesa secondo la forma il bronzo non fa parte mentre della statua intesa come composto di materia e forma in un certo senso fa parte. Se la forma della parte centrale la medesima del tutto allora dobbiamo chiederci in che modo la coppia anteriore-posteriore pu aiutare a risolvere il problema di partenza, relativo alle parti che debbono entrare nella definizione del tutto? Risolve dunque il problema dei modi di unit e permanenza della sostanza? Il dato rilevante offertoci dallesempio aristotelico consiste nel fatto che il dito in quanto tale ha un aspetto formale: invero, al venir meno della sua relazione di composizione con il corpo esso cessa di essere dito (in questo caso luso dellin quanto filtra le stesse determinazioni sia nel caso della parte che nel caso del tutto e, per questo, lavere un certo dito non compare nella definizione di uomo). Questo significa che laspetto formale della sostanza intesa come totalit riassorbe laspetto formale della parte. Se mutiliamo Socrate di un dito Socrate rimane se stesso in quanto conserva le funzioni psichiche connesse al suo essere un animale (in senso lato, rimane in vita). Ma se anteriore e posteriore corrispondono grossomodo a formale e materiale allora i rapporti di anteriorit e posteriorit non saranno cos efficaci nel risolvere il problema, in quanto confermerebbero quanto lanalisi ilemorfica ci dice includendo anche gli artefatti. Aristotele deve ora far valere questo principio anche per quelle strutture i cui livelli ilemorfici non sono soltanto due. Infatti, cosa accadrebbe se i livelli ilemorfici degli interi dotati di vita fossero solo due? Riusciremmo a capire in che modo le parti possano rientrare nella definizione del tutto? Probabilmente no: su questi due soli livelli lunico ordine in grado di relativizzare ci che chiamiamo tutto e ci che chiamiamo parte dato dallordine scandito dalla priorit della 73

forma rispetto alla materia. Pi determinatamente, siamo autorizzati a chiamare posteriori le parti materiali ed anteriori le parti formali senza che questo costituisca un effettivo progresso delle nostre conoscenze, essendo uno dei molti modi in cui la relazione tra materia e forma pu essere descritta. E questo vale anche per un artefatto. Se manteniamo rigida questa scansione a due livelli non si riuscir mai a capire in che modo le parti possano essere implicate, oppure possano rientrare in qualche modo (essere menzionate) nella definizione del tutto. Per quanto a fini esplicativi risulti di indubbia utilit dare allanalisi ilemorfica una scansione su pi livelli intermedi rispetto alla forma ultima (anima) e alla materia prima (indeterminata ed inintelligibile), ci non sufficiente per cogliere pienamente la natura dei rapporti tra le parti . Se consideriamo non solo la forma e la materia del tutto e delle sue parti, ma anche la forma e la materia delle parti considerate come delle totalit da analizzare, allora potremo riscontrare casi in cui la forma della parte non coincide con quella del tutto - come nel caso del dito - ma conserva una propria parziale autonomia per cui in qualche senso determinante per la permanenza della totalit. In altri termini, ci di cui abbiamo bisogno un criterio che permetta di operare una restrizione nel dominio di enti presi in esame. Devono essere esclusi tanto gli enti matematici quanto gli artefatti. Se Aristotele si fermasse a quel livello di analisi sarebbe del tutto superfluo parlare di rapporti di anteriorit e di posteriorit: gli esempi presenti potrebbero agevolmente essere sostituiti con quelli di artefatti, dal momento che sono considerati come rilevanti i due livelli di analisi corrispondenti allanima (forma) ed al corpo (materia). Lunica imposizione teorica che in un intero si dia una materia e sia dia una forma, di modo che i due piani si possano distinguere nettamente. Come formulare dunque il criterio per operare una restrizione di campo tendente ad includere solo le sostanze? 3.2- Al cuore della definizione Abbiamo detto che lordine delle differenze corrisponde allordine delle parti strutturali del soggetto che si riportano alla forma. Resta da chiarire in base a quali criteri questi ordini coincidano. Tali criteri sono di due ordini: biologici e metafisici. Vediamoli nellordine. (I) La descrizione della formazione delle parti dellanimale nellembriogenesi sessuata e vivipara contenuta principalmente nel capitolo quarto del secondo libro del GA dimostra che il cuore la prima parte che si forma in ordine di tempo per quanto nellembriogenesi lordine temporale non coincida con quello teleologico/strutturale: essa si pone come principio dal quale progressivamente si sviluppano le altre parti, tanto quelle omogenee che disomogenee (GA II.4, 740a7-19). Inizialmente un mero coagulo sanguigno e fa da chiave di volta tra la riproduzione e la nutrizione dellembrione, dato che la materia sanguigna sulla quale agisce il seme la stessa da cui si forma il cuore (GA II.4, 740b6-741a2). In quanto principio di movimento il cuore si forma per primo, mentre in quanto parte dellorganismo compiuto si forma insieme con esso (dunque insieme allintero) spesso, infatti, il cuore viene definito come un vivente nel vivente (PA III.4, 666a15-b17; MA 11, 703b20-26) ed al cuore che, in quanto parte principale, fa capo lordinamento anomeomero e strutturale del vivente. Una fondazione metafisica dellevidenza embriogenetica si trova nel celebre passo di Metaph. VII.10, 1035b25-31 (II): esistono alcune parti che sono insieme [scil. al composto di materia e forma], e sono quelle principali e in cui primariamente la definizione e la sostanza sono: ad esempio, pu trattarsi del cuore o del cervello: non fa infatti alcuna differenza che si tratti dell'uno piuttosto che dell'altro. Luomo, il cavallo e le altre cose che in questo modo si riferiscono a individui, ma sono universali, non sono sostanze, ma composti determinati di questa definizione e di questa materia, prese in universale: lindividuo, per esempio Socrate, costituito ormai dalla materia ultima, e 74

analogamente si pu dire delle altre cose (Metaph. VII.10, 1035b25-31). Ciascuna parte pu essere considerata a ciascun livello in cui si struttura il composto (sia esso omeomero che anomeomero): ci che essenziale fare focalizzare quel livello per cui una parte rientra nell'identit del tutto. Per giungere a questo punto in VII.10 Aristotele compie un percorso abbastanza tortuoso in cui uno dei punti nevralgici dato dallapplicazione del noto principio di omonimia. Tale principio viene espresso mediante esemplificazioni geometriche e biologiche: il fatto che la linea, divisa nelle semirette, perisca e che luomo, diviso in ossa, carni e nervi, perisca, non comporta che la linea e luomo siano composti da queste cose, in quanto parti della sostanza, ma come da materia, ed esse sono parti del sinolo, non sono parti della forma e di ci di cui c definizione: perci non figurano nelle definizioni (VII.10, 1035a17-22). Nel momento in cui sono staccate dal tutto, alcune parti sono tali solo per omonimia un occhio di vetro o dipinto sono tali sono per omonimia (DA II.1, 20-22). Se teniamo fermo il soggetto come sinolo di materia e forma le sue parti non potranno che rientrare nella definizione: ciascuna di esse, infatti, presenta una componente formale che perderebbe solo alle condizioni espresse dal principio di omonimia. Finch le parti restano nel tutto il loro aspetto formale inscindibile rispetto a quello del tutto: un dito amputato tale solo per omonimia mentre luomo resta sempre un uomo, ovvero un vivente dotato delle facolt psichiche che lo definiscono come tale. Si spiega come mai la componente formale del dito coincida con quella del tutto: essa non subordinata agli stessi processi di generazione e corruzione cui subordinato luomo. In questo caso ovvio che la forma delluomo coincida con la forma del tutto; ci non toglie che la stessa forma pu appartenere tanto alla parte che al tutto e la parte stessa pu essere intesa come una totalit qualora venga meno il suo legame con essa. Bench siamo di fronte a due soggetti, non dobbiamo credere che qui il problema sia stabilire quale dei due sia anteriore. Piuttosto dobbiamo stabilire a quale dei due spetta primariamente la forma. Solo in questo modo potremmo dire, a ragione, quale dei due davvero anteriore. Insomma, lordine di anteriorit e posteriorit tra le parti regolato dalla forma e non pu che corrispondere allordine dei processi di generazione e di corruzione cui sottoposto il tutto, e al ruolo che le singole parti assumono in essi. Su basi ilemorfiche sarebbe lecito pensare che tanto la forma del dito che del cuore possano, al medesimo titolo, rientrare nella definizione del tutto. E questo vero nella misura in cui lanalisi ilemorfica delle parti porta sempre alla stessa forma che quella del tutto. Se invece consideriamo il tutto a differenti livelli ponendolo o come composto di materia e forma o come forma soltanto possiamo studiare i rapporti di anteriorit e posteriorit tra le parti (e il tutto) in modo da integrare lanalisi ilemorfica e completarla con gli strumenti della mereologia. Solo selezionando lordine di anteriorit e posteriorit proprio del tutto potremmo giungere a menzionare nella definizione solo quelle parti che sono insieme al tutto e che, per questo, sono prime rispetto a tutte le altre che da queste dipendono. La conclusione dellanalisi di questi rapporti la seguente: tutte quelle che sono parti in quanto materia, e nelle quali le cose si dividono in quanto materia, sono posteriori, e quelle che sono parte della definizione e della sostanza secondo la definizione, sono o tutte o alcune, anteriori (VII.10, 1035b11-14). Esistono parti del tutto in quanto composto di materia e forma e parti del tutto in quanto forma: ciascuna parte, sia essa zampa o cuore, pu essere intesa come formale o materiale; ci nonostante, le parti possono rientrare nella definizione se e solo se condividono con il tutto un aspetto formale, che ci che deve rientrare nella definizione (seguendo lesemplificazione artefattuale, della statua intesa secondo la forma il bronzo non fa parte, della statua intesa come composto di materia e forma in un certo senso fa parte: VII.10, 1035a2-9). Ma isolare una parte che insieme al tutto significa superare i limiti dellanalisi ilemorfica. In 75

generale se consideriamo il gatto Robespierre lanalisi ilemorfica ci dice che, in quanto sinolo, le sue parti rientrano nella definizione se esibiscono un aspetto formale. Una zampa ha una funzione, un aspetto formale, dunque perch non dovrebbe essere inclusa nella definizione? La componente formale della zampa sembra infatti indistinguibile da quella della totalit: la zampa amputata resta tale solo per omonimia mentre il gatto resta in vita. La forma della zampa viene ad essere difficilmente distinguibile dalla forma del tutto. Come distinguerle? Dato che le parti del gatto condividono la stessa forma solo con lintroduzione di una parte principale e pi necessaria delle altre potremmo subordinare le forme delle altre parti a questa. Aristotele sembra optare proprio per questa strategia. Lordine di anteriorit e posteriorit governato ed indirizzato teleologicamente dalla forma del tutto che non si distingue dalla forma della parte che per prima viene ad essere: il cuore. Non sorprende, dunque, che la definizione del gatto Robespierre possa essere la definizione della sua parte principale, dato che essa insieme al tutto, ed su di essa che si stabilisce una gerarchia di essenzialit e di accidentalit per le altre parti. Definire una sostanza significa dunque dischiudere il soggetto a partire da una parte centrale facendo emergere quellordine di anteriorit e posteriorit tra le sue parti che corrisponde allordine che si d nei processi embriogenetici. La parte centrale ci in cui per primo o primariamente la definizione . Significa che la stessa definizione si articola internamente in ciascuna delle parti che costituiscono assetti complessivi della sostanza e articolazioni interne della parte centrale. I generi e le specie del soggetto sono dunque dati da propriet strutturali dellindividuo e sono situabili a diversi livelli della sua architettura complessiva, ciascuno dei quali corrisponde ad un livello logico di generalit: fermarsi a una certa organizzazione strutturale (o formale) significa considerare lindividuo di partenza in universale fino a quel punto preciso della sua architettura interna. Le condizioni di persistenza delle sostanze possono essere fatte dipendere da quella parte che pu essere posta sullo stesso livello del tutto, in quanto sede dellidentit e dellessenza. Detto altrimenti, deve esserci una matrice della sostanzialit e dellidentit nei viventi, matrice legata a quella parte in cui risiede la definizione dellanimale e che si mantiene in tutti i livelli in cui si struttura lindividuo, da quelli relativamente materiali a quelli formali. Questa matrice data dal cuore. Esso fa parte del bagaglio formale che ogni forma vivente possiede: nutrizione/generazione, percezione e movimento, ed in essa la forma diviene la regola del sistema dei rapporti tra di esse. Ora, come definire il gatto Robespierre? La prima parte della definizione corrisponder alla prima parte dellanimale, il cuore. Le altre parti rientreranno nella definizione come articolazioni formali (su differenti livelli) della parte centrale. Nella definizione compariranno solo le parti subordinate al cuore considerate per s. Il fatto dunque che la forma del tutto effettivamente coincide con la forma di una parte implica che la menzione delle (forme delle) parti nella definizione necessaria, pena la mancata focalizzazione del soggetto che si tratta di definire. La prima parte della definizione corrisponder alla prima parte (centrale) della cosa. Tutte le altre parti non sono assieme al tutto, dunque i loro processi di generazione e corruzione sono disgiunti da quelli del tutto (e tanto pi disgiunti quanto pi subordinata la parte). Lamputazione di una zampa indubbiamente un processo di corruzione per un gatto, tuttavia non ne compromette lidentit: la forma della zampa non corrisponde immediatamente a una propriet strutturale presente nella definizione del tutto (come invece accade per la parte centrale), ma richiede una mediazione data dal vincolo posto dalle parti preordinate. La zampa ha una forma ed una materia propria, in quanto zampa, ma rientrer nella definizione del gatto solo subordinatamente alle altre sue parti, con la qualificazione che ne discende: come zampa-del-gatto. La prima differenza data dalla parte centrale che una propriet strutturale del tutto, mentre le parti successive sono forme 76

che esemplificano le differenze individuali interne a ciascuna specie. Le (forme delle) parti sono ovviamente connesse tra loro dallordine di anteriorit e posteriorit di cui si detto e che conduce ad una parte centrale. Possiamo definire il gatto in riferimento al suo livello di strutturazione di base della parte centrale; in questo caso diremmo che individuo dotato di cuore. Con questo attribuiamo al gatto il possesso di un principio dellattivit treptica e di una sede della facolt sensitiva. A ciascun grado di articolazione abbiamo una specificazione della variet delle determinazioni governate dal cuore, determinazioni semplici, la cui invarianza garantisce la permanenza dellindividuo al mutamento. Appare chiaro che la nozione di dotato di cuore qui in gioco viene a corrispondere alla considerazione in universale del livello di strutturazione base della parte principale, una volta che in essa si sia isolata la determinazione essenziale rilevante essere vivente. Del gatto ci sar dunque una definizione in quanto animale, in quanto mammifero viviparo, in quanto felino (e potremmo proseguire). In tutti questi casi la definizione sar sempre di un individuo seppure in universale. Possiamo articolare ulteriormente i caratteri che attribuiamo al nostro sortale rilevante salendo nella scala di generalit e tenendo fisse le parti dellanima come punto di riferimento: il nostro gatto diviene un individuo dotato della capacit nutritiva che fa capo alla capacit treptica e si svolge attraverso un medium (un liquido di trasporto come il sangue o un suo analogo); un individuo dotato della capacit locomotiva, che si attua attraverso i movimenti di un sistema di parti regolato da unarchitettura proto-strutturale (il sistema scheletrico); un individuo dotato di cinque sensi, etc.. La definizione dessenza del gatto sempre definizione della natura e della forma del gatto individuale considerato in universale (Metaph. VII.10, 1035b27-31). 3.3- La definizione dellindividuale in universale Del gatto ci sar dunque una definizione in quanto animale, in quanto mammifero viviparo, in quanto felino (e potremmo proseguire). In tutti questi casi la definizione sar sempre di un individuo seppure in universale. Possiamo articolare ulteriormente i caratteri che attribuiamo al nostro sortale rilevante salendo nella scala di generalit e tenendo fisse le parti dellanima come punto di riferimento: il nostro gatto diviene un individuo dotato della capacit nutritiva che fa capo alla capacit treptica e si svolge attraverso un medium (un liquido di trasporto come il sangue o un suo analogo); un individuo dotato della capacit locomotiva, che si attua attraverso i movimenti di un sistema di parti regolato da unarchitettura proto-strutturale (il sistema scheletrico); un individuo dotato di cinque sensi, etc.. cos dimostrato il punto con cui abbiamo concluso il paragrafo precedente: la definizione dessenza del gatto sempre definizione della natura e della forma del gatto individuale considerato in universale (Metaph. VII.10, 1035b27-31): chiaro anche che lanima sostanza prima, il corpo materia, luomo o lanimale ci che costituito da entrambi, considerato in universale. Prendiamo Socrate e Corisco: se Socrate pu essere anche lanima, allora hanno due sensi, perch in uno significano lanima, nellaltro il composto; ma, se indicano semplicemente questa particolare anima e questo particolare corpo, lindividuale come l'universale (Metaph. VII.11,1037a5-10). La menzione di una generica comparazione come luniversale e non, seguendo Wedin (2000), composto come luniversale mostra come solo in VII.10 la particolarit non venga posta nella composizione ma nei costituenti. Lassunto coerente con quanto si ricava da VII.11: qui la composizione appartiene primariamente alluniversale e solo in modo proporzionale al particolare. Si pone il problema di capire in che modo si possa ascrivere al particolare una nozione di composizione analoga ma non identica a quella delluniversale. Socrate detto essere sia un composto ilemorfico sia sostanza prima. Considerare Socrate in quanto composto (particolare) vuol dire non considerare Socrate in quanto anima (individuale) o 77

sostanza prima; dunque il particolare inteso come modo della totalit primo nellordine della sostanzialit e secondo nellordine della composizione, mentre primario riguardo alla composizione un universale (in Metaph. VII.3 si diceva, infatti, che il sinolo posteriore e pi chiaro). Linterpretazione individualistica di questi passi abbastanza plausibile. Non si sta qui difendendo la particolarit ristretta o logica delle forme. In senso pi debole, Aristotele sta intendendo la sostanza come individuale e la sua forma come un elemento semplice ed essenziale per come pu essere espresso da un termine sortale (dunque un tipo di universale diverso dalluniversale caratterizzante introdotto da Strawson). La semplicit quella di una totalit generica come lanima che sempre propria di un individuo e ne connota gli aspetti formali (e relativamente materiali) che si pongono ad un certo livello della sua strutturazione mereologica. I passi non sembrano comportare in maniera inequivocabile una particolarit assoluta delle forme, bens una distinzione tra particolarit del composto ed individualit delle forme che, dunque, non sono intese a guisa di elementi semplici ma come elementi qualificati della composizione e tra particolarit del composto ed universalit dei termini generici che da essi si estrapolano sul piano dellessenza. La definizione dei composti sar della forma e della materia nella misura in cui questultima rientra nella definizione della totalit in esame ovvero nella misura in cui certe parti acquistano una componente formale conservandosi su un piano (anomeomero) di strutturazione che quello proprio del soggetto (piano in cui esso considerato in quanto composto). Il carattere universale della definizione desunto dal fatto che essa deve essere valida per lintera popolazione animale: la determinazione formale che definisce lanimale, il suo criterio di determinatezza, sar parte dellanimale pur essendo, al contempo, lanimalit stessa; sar infatti quella parte che sede della percezione e che si costituisce come principio funzionale dellanimale nel suo insieme. Pi radicalmente, la definizione deve essere insieme delluniversale e dellindividuale. Ragioni di carattere logico impongono di assumere che essa sia universale: senza la fissazione dei termini generici in grado di condurci a descrizioni differenzianti di animali e piante sarebbe impossibile qualunque discorso sugli animali e sulle piante. Detto altrimenti, se con animale si intendesse solo un individuo la cui particolarit assoluta, di animale non potremmo dire alcunch. Se lindividuo fosse fatto coincidere con il portatore di una propriet logica particolare avremmo a che fare con un ente accidentale un kooky object dal quale non potremmo ricavare alcun principio di permanenza nei mutamenti. La necessaria presenza di termini generici imposta da motivazioni metafisiche ancora prima che logiche, che si fondano sul riconoscimento della presenza di una pluralit di individui che sono dotati di vita. La forma allora individua il portatore nella misura in cui rende possibile riconoscere il continuum delle articolazioni allinterno del suo assetto composizionale essa dunque su di un piano di identificazione dei corpi pi articolato rispetto a quello del composto: la forma per questo motivo pi particolare, poich isola pi individui (Robespierre, Byron, etc.), ma anche pi universale perch li individua non in base agli accidenti ma alle differenze specifiche. La forma dunque principio sia della particolarit sia della comunanza. Nel primo caso correlativa ad una materia e propria di una struttura che originariamente e costitutivamente diversa dalle altre: ma le cose non stanno nello stesso modo poich lanimale un qualcosa dotato di percezione, e non pu essere definito senza il movimento, perci neppure senza una particolare disposizione delle parti. Infatti, nemmeno la mano parte delluomo in modo incondizionato, ma in quanto capace di svolgere una funzione, sicch animata: se non lo fosse, non sarebbe una parte (Metaph. VII.11, 1036b26-31). Ci implica che nella definizione di un animale debba essere almeno menzionata la 78

materia che rientra nellasse anomeomero-formale del composto, materia che rende possibili le funzioni psichiche di cui essenzialmente dotato. Se in base a VII.10 si dunque focalizzato, su un piano ontologicamente neutro, quel criterio di identit e di permanenza della sostanza che riposa sui nessi strutturali che fanno capo alla parte principale, in VII.11 questa neutralit sembra quasi messa in discussione, visto che lesempio del mutamento costituisce un viatico per un superamento di questa neutralit. In ultima analisi il parallelismo strutturale tra definizione ed oggetto della definizione si fonda sullidea generale che vi sia una corrispondenza univoca tra le parti della definizione e le parti della cosa definita. Lintuizione minimale alla base del ragionamento la seguente: se alcune cose hanno essenza e lessenza un certo tipo di parte della cosa, allora la definizione deve esemplificare pienamente lessenza e le relazioni tra le parti della cosa (la linea di continuit con Metaph. VII.4-6 evidente). Ci implica la necessit di dimostrare in che modo la definizione possa, nella sua forma logica, non essere intesa come un contenitore sconnesso di una pluralit di parti, compito che sembra affidato anche a Metaph. VII.12. 3.4- Lunit della definizione Se vale il principio generale secondo cui delle sostanze soggette a generazione e corruzione non c definizione sotto il profilo per cui sono dotate di materia (Metaph. VII.15,1039b20-31), altrettanto vero che, come afferma Balme (1987), ogni attributo materiale pu essere formalizzato sottoforma di differenza (Metaph. VII.12). Allora esiste un modo per dimostrare che genere e differenza sono ununit allo stesso modo in cui lo sono forma e materia e in cui lo la natura di ci che essi contribuiscono a definire. A differenza di quanto avveniva nelle opere logiche in VII.12 il genere non pi inteso come elemento autonomo; se sul piano ontologico vi sono buone ragioni per assimilarlo alle differenze, il suo riconoscimento solo nelle specificazioni (o differenze) in cui si pu dire che esiste. Pi marcatamente: la definizione ununit al modo della cosa perch contiene solo un termine reale e determinato: la differenza. Il principale risultato di Metaph. VII.12 proprio quello di offrire un necessario complemento alla mereologia della definizione

3.4.1- Assetti mereologici secondo lordine modale imposto dalla forma Per quale motivo deve esserci una sede primaria della definizione e una sede centrale nella struttura spaziale della sostanza? In mancanza di unancora a cui agganciare la scansione continua in parti sarebbe impossibile individuare quel principio di organizzazione in grado di distinguere tra (i) mutamenti genetici (venire ad essere delle sostanze); (ii) mutamenti di crescita e di articolazione della forma sullasse anomeomero della sostanza; (iii) mutamenti accidentali che non inficiano lidentit della sostanza; (iv) mutamenti che costituiscono un progresso verso la sostanza e il proprio compimento (la percezione, ad esempio); (v) mutamenti che comportano corruzione e dissoluzione dei nessi sostanziali facenti capo alla parte centrale (venire a mancare delle sostanze). La pluralit di processi corrisponde ad una pluralit di strutture e di parti in cui il soggetto ereditato dalle Categorie pu essere internamente articolato. Un modo per correlare lidentit strutturale della sostanza con la vasta gamma di processi cui pu essere sottoposta suggerito in Metaph. VII.11. Vi si dimostra, infatti, che accettare in ogni caso la realizzabilit multipla della forma significa spezzare questa identit strutturale e, contestualmente, non riconoscere le difficolt insite nel tentativo di discernere nettamente le parti della forma da quelle del composto: ci si pu ragionevolmente interrogare su quali parti siano parti della forma e quali no, ma siano parti dell'insieme di forma e materia? Invero, fino a quando questo non chiaro, non possibile definire nulla, dal momento che la definizione dell'universale e della forma: perci, se non 79

evidente quali parti appartengano alla materia e quali no, non risulter neppure evidente quale sia il discorso della cosa. Quando si tratta di cose che in modo manifesto nascono su cose diverse secondo la forma, come, per esempio, il circolo nel bronzo, nella pietra e nel legno, sembra chiaro che in questo caso il bronzo e la pietra non sono alcunch della sostanza del circolo, poich essa pu stare separata dal bronzo e dalla pietra. Nulla impedisce che stiano a questo modo anche le cose che non si vedono separate, come nellipotesi che tutti i cerchi fossero visti realizzati nel bronzo: nondimeno, il bronzo non sarebbe alcunch della forma, sebbene risulterebbe difficile separare con il pensiero il bronzo. Ad esempio la forma delluomo appare sempre nella carne, nelle ossa e in parti di questo tipo: non saranno allora anche queste parti della forma e della definizione? Oppure no, sono materia, ma non si pu separare la forma da questa, perch quella forma non pu realizzarsi in altre materie? (Metaph. VII.11,1036a25-b7). Rispetto alla prima sezione di VII.10 viene fatto un passo avanti. A meno di non lasciarsi fuorviare dalla menzione del circolo di bronzo, qui meramente esemplificativa, lattenzione focalizzata sulle parti e sui viventi. E i rapporti di anteriorit e posteriorit introdotti in precedenza andranno ora applicati su questo campo pi ristretto di esemplificazione che esclude artefatti ed enti matematici. Se parliamo del vivente soltanto, questi rapporti andranno calibrati sui sistemi di parti che ne determinano la struttura: in altri termini, i movimenti in (i)-(v) potranno essere coerentemente predicati della sostanza solo se esiste una parte pi fondamentale delle altre in grado di definire la sostanza e fornire un principio della sua organizzazione. Ci significa che esiste una correlazione tra la pluralit di parti e la pluralit di mutamenti cui queste sono sottoposte, e che solo alcune parti vengono chiamate in causa se si tratta di fissare lidentit della sostanza rispetto alla scala dei mutamenti intermedi cui sottoposta. VII.11 pu dunque essere letto sullo sfondo del problema del novero delle sostanze, ereditato da VII.10, cui si aggiunge lesigenza di trovare un criterio per lidentit strutturale di ci che detto essere sostanza. In merito al primo punto, VII.11 ripercorre tutti i domini esemplificativi che erano stati enunciati nella prima parte di VII.10: artefatti (1036a31-b7), enti matematici (1036b32-a5) e viventi (1037a5-10). Ora, la disamina dei candidati al ruolo di sostanza viene condotta introducendo un nuovo criterio. I movimenti in (i)-(v), per essere accessibili alle nostre analisi ed essere riferiti alla sostanza, devono essere riportati al suo asse di determinazioni necessarie. Quando una o pi determinazioni sono necessarie? Quando si tratta di determinazioni che vengono articolate nei processi di formazione della sostanza e che non possono in alcun modo essere scisse da ci che ne determina lidentit. Ci implica che lo schema ilemorfico della sostanza deve essere, da questo punto di vista, massimamente differenziato pur mantenendo unintima continuit. Dal principio di continuit si pu desumere che, se ci soffermiamo sul gatto Robespierre, in nessun caso possibile distinguere una forma realizzabile su una materia diversa rispetto a quella in cui, di fatto, si realizza. Se si ammettesse la realizzabilit multipla della forma non solo si potrebbero avere differenti processi di formazione (e differenti parti centrali) per il gatto Robespierre, ma sarebbe impossibile vincolare lidentit della sostanza ad una sua parte centrale. E, dunque, sarebbe impossibile qualsiasi discernimento per i mutamenti in (i)-(v). Lesempio del circolo di bronzo intende proprio negare, nel caso dei viventi, un nesso contingente tra materia e forma. Il fatto che il circolo sia realizzato nel bronzo puramente accidentale. Proprio in virt di questa contingenza relativa un esempio che indica con chiarezza la presenza delle due componenti che rendono possibile linerenza (questo in questo) e la predicazione (questo di questo). Aristotele fa qui riferimento sia a corpi naturali non viventi che agli artefatti, ovvero alla forma del circolo impressa su una materia di bronzo per lazione di un artigiano. Una completa realizzabilit multipla della forma si ha solo in questi casi. Un problema, che qui resta sullo sfondo, dato dal sostrato sensibile da cui 80

il matematico trae la forma del cerchio matematico. Qui non solo la definizione del cerchio ottenuta senza un riferimento alla materia, ma pu darsi il caso in cui il cerchio, pur essendo separato dalla materia in cui attualmente si presenta sia, comunque dotato di una differente materia (il successivo rinvio alla materia intelligibile e al dettato dei libri XIII e XIV sembra suggerire unimpostazione del problema degli enti matematici sullo sfondo della trattazione presente): poich dunque sembra possibile separare materia e forma, ma oscuro quando possibile, ecco che alcuni sollevano difficolt anche a proposito del cerchio e del triangolo, come se non fosse conveniente definirli con le linee e con il continuo, e come se tutte queste cose fossero analoghe alla carne e alle ossa nella definizione di uomo, e al bronzo e alla pietra nella definizione della statua: sicch riducono tutte le cose ai numeri, e dicono che la definizione della linea la definizione del sue (Metaph. VII.11,1036b7-15). Ma il problema della realizzabilit multipla della forma non risolto se inteso solo nei termini delle modalit di scomposizione e dissoluzione di qualcosa nei suoi costituenti. Gi in VII.10,1035a21-31 si ammettevano casi in cui una cosa poteva dissolversi nei suoi costituenti materiali: ci che causa questa dissoluzione non sufficiente per ammettere o escludere tale realizzabilit. Ad esempio, se diciamo il nome della cosa definita, ad esempio Robespierre, ci riferiamo al mio gatto sia sotto il profilo della sua forma anima, sia sotto il profilo del composto (1035a6-9). Ad ognuno di questi due casi corrispondono condizioni di permanenza e di distruzione differenti. La forma viene ad essere e a mancare insieme al composto e, dunque, soggetta ai mutamenti non per s ma per accidente: VII.8, 1033a28-31; 1033b5-8; VII.15,1039b22-26; XII.3,1070a21-28. Al contrario, il composto viene ad essere e a mancare per s; solo in questo caso possibile misurare il gradiente di essenzialit di ciascuna parte rispetto al composto. O, pi semplicemente, decidere al distacco di quali parti il composto venga meno o permanga. Lo stesso discorso vale per i processi inversi. In 1036a31-b7 si fa infatti riferimento alla generazione (che sia reale o concettuale non rilevante per la validit dellargomento) di un soggetto. Su questa base possiamo distinguere tre casi: 1) corpi realizzati in molteplici materie; 2) corpi realmente realizzati in una sola materia ma concettualmente realizzabili in almeno unaltra materia; 3) corpi che si possono immaginare realizzati solo in una materia, pur rimanendo distinguibili concettualmente da essa. Con questi tre casi non si intende affatto agganciare il problema della definibilit degli enti in 1)-3) alla contingenza pi o meno relativa che le rispettive materie e forme esibiscono. Il problema della definizione sembra porsi solo nel momento in cui, nellente da definire, sia possibile distinguere univocamente ci che forma da ci che materia. Se invece si ammettesse che qui Aristotele stia escludendo che ci che oggetto di definizione possa realizzarsi in molti modi non solo avremmo un criterio debole e non molto utile di definibilit. Ma si finirebbe per ricadere nellinterpretazione di Frede-Patzig secondo cui, in linea di principio, oggetto della definizione la forma soltanto, mentre le parti materiali al massimo possono essere implicate dalla forma e, per questa via, rientrare nella definizione. Invece, se si accentua laspetto modale della formulazione aristotelica, limpossibilit di percorrere col pensiero soluzioni in cui si diano realizzazioni alternative della forma si pone come conferma del modo in cui effettivamente si d, per un certo tipo di composti, il rapporto tra materia e forma, e come la definibilit di questi composti non dipenda, ma semmai derivi dal nesso ilemorfico. Aristotele sta dicendo che nel caso di questo gatto sappiamo che possiamo prescindere anche concettualmente da alcuni processi, e questa stessa procedura ci garantisce che cosa effettivamente questo gatto e perch non pu essere diversamente da com. Limpossibilit di una realizzazione multipla ci garantisce altres che quando parliamo di questo gatto possiamo parlarne anche dando una definizione della specie. La definizione del gatto ha per oggetto ci da 81

cui in esso non possibile prescindere: la forma. Se non rifiutassimo la realizzazione multipla della forma, la forma stessa che ricerchiamo nelle definizioni diverrebbe qualcosa di inafferrabile. Ed proprio perch sappiamo che alcune parti formali si danno insieme al tutto che possiamo ritenere la forma del tutto come indiscernibile rispetto a queste parti. Diversamente dal venire a mancare delle sostanze, proprio nei processi di formazione che possiamo distinguere un ordine secondo il prima e il poi tra le parti capace di giustificare i tipi di mutamento riportati nella griglia (i)-(v), e capace di individuare tutto ci che essenziale alla sostanza. In altri termini, deve esserci una continuit ed una unit tra materia e forma, e deve darsi lo spazio per tutti quei mutamenti in cui il soggetto assume determinazioni categoriali in modo relativamente accidentale (avere occhi blu o marroni, ad esempio) senza che la sua natura ne sia coinvolta. Questa stessa intelaiatura ilemorfica consente anche di distinguere individuare (a) un campo di processi in cui la parte principale si preserva mentre alcune parti sono soggette a mutamenti, processi che concorrono al compimento ed alla realizzazione di queste sostanze, essendo un progresso verso se stesse e la propria entelechia: la ricezione di forme senza la materia. (b) E di svincolare dalla parte principale unaltra specie di mutamenti, quelli accidentali, che non inficiano in alcun modo il livello definitorio della sostanza, che per questo si pone anche qui come condizione di invarianza. Questi mutamenti, al di sotto della soglia formale del composto, sono qualificabili come flussi materiali quali, ad esempio, la continua rigenerazione della materia a seguito dellalimentazione. Questo non significa escludere le componenti materiali dalla definizione. certamente vero che in VII.10-11 Aristotele si focalizza sul criterio metafisico di definizione con lobiettivo di fare della forma il principio di determinatezza degli enti. Ci non toglie che, pur essendo sempre la forma anteriore nelle parti e nel tutto, vi siano alcune parti che sono anteriori alle altre e siano insieme al tutto. Lordine tra le determinazioni che si riportano alla forma delle parti del gatto lordine stesso della forma dellintero. E questo non solo esclude la realizzabilit multipla, ma spiega quali parti del composto di materia e forma possano essere incluse nella definizione. Aristotele applica questo principio ai tre casi sopra menzionati: artefatti, viventi, enti matematici. Lattenzione sar focalizzata sui primi due, essendo il terzo campo esemplificativo marginale per il nostro argomento. Nel caso dei viventi non possibile che la stessa forma si realizzi su materie differenti nella struttura di base. Non possibile distinguere il modo particolare in cui la forma si realizza in una materia dai requisiti posti dalla forma per la sua stessa realizzazione. Lidentit tipologica condivisa dal sortale gatto , per molti aspetti, una nozione di identit sincronica che comporta un riferimento immediato al principio dellIdentit degli Indiscernibili. Se il gatto Byron possiede la propriet P nel tempo t1 e continua ad esistere fino a t2, ma in t2 non possiede pi la propriet P, lapplicazione dellIdentit degli Indiscernibili ci costringe ad ammettere che nel lasso temporale che separa t1 da t2 il gatto Byron lo stesso gatto solo per ipotesi. Da una prospettiva tridimensionalista si deve dunque fare in modo di salvare lidentit di Byron trovando un modo per fondarne il mantenimento durante il cambiamento. In ogni questo F esiste un ambito non temporalizzato allinterno di tutte le determinazioni che possiede in cui, accanto alla presenza di propriet che possono essere istanziate nel tempo, esiste un ordine di propriet permanenti la presenza di un cuore o parte centrale che ammettono certamente delle variazioni temporali ma che, fino a quando non ne compromettono lesistenza, sono relativamente accidentali. Sono necessari dei principi di identit nel mutamento sia esso strutturale che nel tempo che coinvolgono tanto la natura delle parti quanto la natura degli interi. Nelle piante e negli animali tali principi sono vincolati alla presenza di strutture complesse (il sistema linfatico nei vegetali cui fa capo la capacit vegetativa) o parti (il cuore nei viventi 82

sanguigni) in cui la forma localizzata nella sua funzione (dinamica) di principio interno. Lessere dotati di un principio interno di mutamento o stasi una determinazione essenziale al sortale sostanziale e non temporalizzata a meno di modificazioni notevoli sul piano strutturale. Rispetto a questo livello formale di base che ci d la natura, lidentit necessaria e, potremmo dire, lorientamento teleologico implicato nel suo compimento, vi sono flussi di determinazioni che appartengono ad essa in modo accidentale, che vengono persi ed acquisiti, che ne specificano il ruolo senza che il soggetto muti nella sua essenza. Il principio interno di mutamento e stasi nel lessico di Wiggins (2001) il principio di attivit qualcosa che concorre a determinare la persistenza dei continuants individuali: let us say instead that a particular continuant x belong to a natural kind, or is a natural thing, if and only if x has a principle of activity founded in law like dispositions and propensities that form the basis for extension-involving sortal identification(s) which will answer truly the question what is x. [] Summing up the argument so far in the general (if qualified) claim that natural things are individuated by reference to a principle of activity naturally embodied, but ordinary artefacts are individuated by reference to a parcel of matter so organized as to subserve a certain function (Wiggins 2001: p.89, 91). C un senso in cui possiamo dire che la materia di un composto solo contingentemente relata alla forma (qui intendiamo la materia intelligibile, la materia che sottoforma di potenza propria del genere animale), senza con questo indebolire gli argomenti a sostegno della presenza di una materia essenzialmente relata alla forma, dunque essenzialmente animata. Si tratta della materia prossima del gatto, del suo assetto per come viene indirizzato dalla forma. Si pu dunque ritenere che non la materia in modo non qualificato ad essere essenzialmente vivente. Quando Aristotele caratterizza la materia prossima di un animale come essenzialmente strutturata in modo da garantire la sopravvivenza del composto, e il tipo di vita della specie animale cui il composto appartiene, non sta dicendo che la materia , tout court, essenzialmente vivente. La materia essenzialmente animata e necessariamente relata alla forma quella che rientra nellasse di determinazioni appartenenti allarticolazione anomeomero-formale della parte centrale. In questo senso si pu intendere la nota affermazione aristotelica secondo cui Callia perisce in carni ed ossa (Metaph. VII.10, 1035a30-b3). Viene posta una distinzione tra due tipi di composti: (i) quelli che si risolvono in parti che sono anche principi e che, per questo, rientrano nella formula dellintero, e (ii) quelli che si risolvono in parti che non sono principi e che, dunque, non rientrano nella formula dellintero. Tra i composti del primo tipo troviamo le sostanze dotate di percezione: Callia perisce in carni ed ossa, perisce in un composto le cui parti omeomere conservano per un certo periodo quella continuit necessaria a mantenere in essere i legami tra gli elementi. Le parti in cui questo tipo di totalit si risolve sono, al tempo stesso, anche principi della totalit, proprio in quanto figurano nella sua formula contrariamente alle totalit esemplificate dal cerchio in relazione ai segmenti intesi come parti. Gli esempi aristotelici sono molto informativi: si citano carni ed ossa, parti essenziali allespletamento di funzioni quali percezione e movimento. La carne considerata in relazione alle attivit regolate dalla parte principale (quella porzione di carne che rientra nella soglia formale del composto) e la carne-massa, ovvero la carne intesa sotto il profilo per cui rientra nella composizione delle parti come costituente (la carne al di sotto della soglia formale del composto) sono omonime: hanno lo stesso nome ma la loro definizione dessenza diversa. A sua volta ci sono due modi di distinguere la carne-massa: quantitativamente (lesatta proporzione di elementi) e causalmente (lesatta proporzione che ipoteticamente necessaria alla carne che compone le parti). Nel cadavere di Socrate carni e sangue, come i quattro elementi, sono presenti nelle proporzioni che sono causalmente necessarie ma non sufficienti per rientrare come componenti 83

della carne e del sangue presenti nellasse di determinazioni vincolate alla parte principale. Alla morte di un composto, il suo corpo ancora costituito da carni e sangue nella misura in cui le misture ed i contrari sono ancora presenti nelle stesse proporzioni, proporzioni causalmente necessarie ma non sufficienti allesistenza di carni e sangue sotto il profilo per cui sono parti di quellasse di determinazioni che fa capo alla parte principale. In sintesi, allo stesso modo in cui distinguiamo il bronzo come un certo tipo di massa bronzea da una particolare sezione o pezzo di bronzo, si pu distinguere la carne come un certo tipo di massa di carne, organizzata secondo una specifica proporzione di elementi, e la carne come parte degli apparati funzionali del composto, in cui la carne-massa rientra come componente. Quando si avvia il processo di decomposizione, invece, le proporzioni di questi contrari vengono meno e questo principio gradualmente cessa di essere vero c infatti una differenza tra la materia del cadavere di Socrate e quella del cadavere in decomposizione, in quanto le proporzioni tra gli elementi vengono progressivamente meno causando la disgregazione delle misture. A questo livello danalisi, infatti, una spiegazione from the bottom up che accentui il ruolo esplicativo della necessit materiale sufficiente a spiegare gran parte dei comportamenti degli elementi che la compongono. Daltra parte una spiegazione in termini composizionali in questi casi qualcosa di pi di una semplice descrizione degli aspetti materiali, in quanto descrive in qualche modo ( from the bottom up ) il composto stesso. Invero, il rapporto tra i due sensi distinti di materia non altro che il rapporto tra la materia che entra nella definizione generica della sostanza e la materia che non rimane vincolata ad essa, e per questo pu dirsi del tutto relativa al mucchio non sostanziale. 3.5- Lunit secondo la potenza e latto Metaph. VIII.6 riprende gli esempi e le principali rubriche di Zeta (tenendo sullo sfondo la componente mereologica). Dopo aver connesso lunit della definizione al modello di unit offerto dai numeri (punto su cui Aristotele non torna pi nel capitolo) vengono poste le condizioni soddisfatte le quali possibile, in generale, impostare il problema dellunit della definizione: il genere e la differenza non possono essere intesi al modo di Platone, come se esistesse un Animale In S e un Bipede In S (1045a7-20): torniamo alla difficolt che abbiamo gi menzionato sulle definizioni e sui numeri: qual la causa della loro unit? In tutte le cose che hanno pi parti e che non sono un totale nello stesso modo in cui lo un mucchio, ma nelle quali c un intero che sta al di l delle parti, c qualcosa che la causa di questa unit: per esempio nei corpi in alcuni casi la causa della loro unit il contatto, in altri la viscosit, in altri ancora una propriet di questo genere. La definizione un discorso unitario, non per il legame che c tra le sue parti, come nel caso dellIliade, ma perch un discorso che si riferisce ad ununica cosa. Che cos dunque che fa s che luomo sia qualcosa di unitario, e perch esso uno e non molti, cio non , per esempio, animale e bipede, specialmente se, come alcuni dicono, esistono lanimale in s e il bipede in s? (Metaph. VIII.6, 1045a8-15). Va rilevato che la soluzione propugnata da Aristotele nella seconda parte di VIII.6 contiene dei limiti evidenti, in quanto lintento fondamentale non quello di proporre una alternativa che si ponga come una risposta ultimativa alla questione, ma di mostrare quale sia linterpretazione migliore del genere e della differenza in modo da evitare le assurdit attribuite ai platonici. La carta vincente in questo senso non tanto quella ilemorfica su cui peraltro si basa lesempio fittizio di 1045a25-28 quanto quella della potenza e dellatto. Genere e differenza rappresentano modi di esistenza potenziale ed attuale (1045a23-25), non sono in nessun caso termini distinti problema che rimarrebbe aperto se fossero semplicemente appaiati luno alla materia e laltro alla forma. Lesempio chiarisce il punto: la difficolt in esame (quella platonica) identica a quella che 84

si presenterebbe se bronzo circolare fosse la definizione di mantello. Il nome mantello sarebbe infatti il segno della definizione e si dovrebbe allora ricercare la causa dellunit di bronzo e circolarit. La difficolt scompare se uno materia e laltro forma. Scompare del tutto? La risposta negativa: anche se intesi come materia e forma, non in qualunque caso la correlazione epistemicamente efficace. Non qualunque materia ricettiva di qualunque forma. Si intende dire con questo che nellunione ilemorfica, qualunque essa sia, lunit non va affatto ricercata tentando di spiegare il primo termine tramite il secondo. Pi radicalmente, senza lintervento della coppia potenza-atto anche lilemorfismo risulta impotente nei confronti del problema dellunit. Detto questo, in VIII.6 su quali basi si rigettano i tipi di unit derivanti dal legame di partecipazione, comunione, composizione o connessione? Il punto la correttezza stessa della domanda sullunit della cosa. Sulla base del dettato di Metaph. VII.17 si pu tradurre la domanda sullunit di qualcosa nella domanda sulla causa della sua unit ilemorfica. Lordine in cui si scandisce lo schema ilemorfico declinabile secondo la potenza e latto. La ricerca del modo di unit proprio delle sostanze parte da due presupposti: tutto ci che unitario in un qualche senso, e dunque deve svolgersi in modo qualificato e non in assoluto (1045b20); la forma e lessenza sostanziale considerate per s non hanno materia, e dunque sono immediatamente unitarie senza che per questo occorra una causa unificante (1045b4-7; 1045b23). La domanda relativa alla causa di ci che unitario, per essere sensata, una domanda relativa alla forma della materia della cosa, alla sua unit ilemorfica (cos come stato dimostrato in VII.17). Ci posto, dal momento che materia ultima e forma sono una medesima cosa (rispettivamente secondo potenza e atto), tale domanda pu essere trasformata in quella che si chiede la ragione dell'unit di potenza e atto cos almeno in coloro che parlano di partecipazione o di altri tipi di nesso accidentale (1045b7 ss.) ma questa domanda viene a coincidere con quella di partenza (alla lettera priva di senso) che si chiede perch questa data cosa unitaria. Il modo in cui viene posta la questione rende impercorribili le soluzioni sopra richiamate che tendono a considerare lunit come un dato da cui partire per analizzare la cosa. Qual dunque questo modo di unit qualificato e interno alla natura della cosa? Come abbiamo detto, la materia ultima e la forma sono ununica e medesima cosa, ma luna in potenza, laltra in atto, sicch porsi quel problema equivale a cercare la causa di un uno e del suo essere uno: ogni cosa ununit, e ci che in potenza e ci che in atto in un certo senso sono la medesima cosa, sicch non c nessunaltra causa al di fuori del termine che ha prodotto il movimento dalla potenza allatto. Ma tutte le cose che non hanno materia sono, in assoluto, qualcosa di essenzialmente unitario (Metaph. VIII.6,1045b17-22). Il modo di unit qui richiamato (individuato nel termine che ha prodotto il movimento dalla potenza allatto e che ha il compito di rendere coerenti i risultati ottenuti sul piano ilemorfico raggiunti nelle sezioni di cui ci siamo occupati) un modo di unit qualificato, non univoco ma declinato sulla base dei rapporti mereologici che si danno in essa. Se si inseriscono i rapporti di anteriorit e posteriorit in precedenza indagati nellordine secondo la potenza e latto che lo schema ilemorfico assume Metaph. VIII.6, 1045a30-b17 possibile tradurre il problema della causa di ci che unitario nel problema della causa dellunit di materia e forma. Il modo di unit proprio delle sostanze che hanno una natura determinata (un principio interno di mutamento e stasi) e sono definite dal possesso della percezione ununit che sussiste tra un livello della materia prossima e la forma. Rispetto al dettato di Zeta il libro Eta chiarisce proprio questo punto. La forma come atto la realizzazione di una potenzialit che sempre rinchiusa in un tipo particolare di materia si pone la base di quella concezione dinamica della sostanza su cui poggia la mereologia del mobile. Dunque vi un modo di unit secondo la potenza e latto che fonda la continuit di tutti i processi cui la sostanza va incontro. Forma e materia sono unitarie al modo della potenza e 85

dellatto in virt della causa che ha prodotto il mutamento (dellattualit della potenza). Se questo vero, anche il problema dellunit della definizione pu dirsi risolto individuando il principio di continuit nei processi, principio che riposa su un piano strutturale della sostanza. Nella sostanza percipiente lunit propria della forma prima e dellatto presente, in termini di atto primo, ad ogni livello ilemorfico e si pone su un piano ulteriore rispetto alle varianti mereologiche che stiamo incontrando. Invero, nei viventi affinch sia data una forma una totalit essenziale deve essere presente una specifica organizzazione che riposa su un ordine di priorit e posteriorit delle parti univoco, che pu essere dato solo se tra forma e materia esiste una unit di ordine superiore, presente in atto ad ogni livello di complessit e presente in potenza nella parte principale. La qualificazione dellelemento formale della parte centrale nei termini dellatto elemento che si mantiene in ogni grado di formazione e che nella crescita reso manifesto e articolato (motivo per cui il principio di sinonimia dei processi formativi e lunit della forma prima siano mantenuti) pu dunque fondare, grazie al nuovo livello ontologico in cui si colloca, la continuit di forma e materia nellarchitettura anomeomera del composto che fa capo alla parte centrale. 3.6- Uneuristica senza metafisica: la differenza sul piano logico e zoologico In che modo le differenze basate sulle parti rendono conto di questa architettura? Ma cos la differenza? Come il soggetto categoriale, la differenza si predica solo in modo sinonimico: ci implica che la differenza dice qualcosa di essenziale del soggetto dato che concorre, assieme al genere prossimo, a dire lessenza del soggetto (Cat. 5, 3a21-28). La differenza non sostanza ma non neppure accidente. Se la piattaforma categoriale ammette questo gatto, ammette il rosso come suo accidente individuale e felino e animale come sue determinazioni essenziali, che ruolo ha la differenza e in che modo si interseca con le serie che fanno capo alle sostanze e agli accidenti? La differenza una sorta di quid medium per dirla la Boezio tra sostanza e accidente, la differenza in quanto parte dellessenza della specie concorre a circoscrivere la diversit tra individui di una stessa specie. La possiamo collocare dopo il genere e prima della specie (Top. VI. 6, 144a6-15), dato che nessuna differenza si riscontra tra le cose che appartengono ad altre cose per accidente (Top. VI. 6, 144a24-30). Ci posto, se ancoriamo la differenza alle parti, una volta risolto il problema del loro statuto ontologico, potremmo intersecare il continuum delle differenze riscontrabili nelle (parti delle) sostanze con le serie dei generi e delle specie. In Cat.5, 3a29-32 si mostra che le parti sono dei soggetti autonomi di predicazione e, in quanto tali, possono ricadere in colonne di predicazione che si sovrappongono parzialmente con quelle degli interi. Ad esempio, ci sono lucciole e formiche sia dotate di ali sia prive di ali (PA I.3,642b30-34). Se restiamo sul piano logico il punto resta oscuro. Solo in contesti biologici e psicologici potremmo dire che le differenze appartengono a serie predicative diverse rispetto a quelle dei generi ma che si possono congiungere a queste. Per non ammettere una sovrapposizione tra i generi dobbiamo ammettere una sovrapposizione tra le differenze che esprimono forme delle parti (come vedremo, lesigenza di porre una definizione che includa il continuum di differenze sottoforma di termini disgiuntivi risponde, in parte, a questa esigenza). Dobbiamo spiegare il ruolo che giocano nelle definizioni delle specie le differenze che si riscontrano nelle parti degli animali. Una strategia possibile di introdurre una mereologia per le strutture anomeomere che enfatizzi il modo in cui le differenze nelle (forme delle) parti rientrano nelle definizioni. In altri termini, assegnare un significato biologico o psicologico ad ogni differenza (avere occhi per il gatto/non avere occhi per la talpa) significa chiedersi a quale livello della strutturazione del tutto la rispettiva parte si trova. Invero, listituzione dei rapporti di proporzionalit tra parti ed interi passa attraverso una disamina di quali parti possano dirsi 86

strutturali e quali no. Occorre mettere in luce la presenza di un modello di differenziazione specifica secondo il quale le specie degli animali sono date fissando entro il range di variazione del genere alcune parti o conformazioni strutturali rilevanti, in quanto dipendenti dalla forma dellindividuo. Gli studi empirici dellHistoria animalium (HA) possono essere intese come il punto dinizio del percorso che condurr a dimostrare quanto esposto sopra: delle parti degli animali, le une non sono composte quelle cio che si dividono in parti omogenee, ad esempio le carni che si dividono in carni le altre invece sono composte quelle che si dividono in parti non omogenee: per esempio la mano non divisibile in mani n il viso in visi. Alcune di queste ultime non sono chiamate solo parti ma anche membra. Sono tali tutte quelle parti che, costituendo una totalit, contengono in s altre parti: cos, ad esempio, la testa, la gamba, la mano, il braccio nel suo insieme, il tronco. Da un lato queste totalit sono in s stesse delle parti, dallaltro vi sono altre parti che appartengono ad esse. Tutte le parti non omogenee sono composte da quelle omogenee: la mano ad esempio composta di carne, tendini, ossa (HA I.1, 486a1-15). In alcuni passi dellHA- 1, 486a16-b 21; I.2, 488b30-32, I.6, 491a14-19 - la ricerca sembra proprio impostata nei termini delle relazioni parte-tutto. necessaria una breve parentesi. Questi passi sono oggetto di un saggio di D. M. Balme del 1962 intitolato and in Aristotles biology, in The Classical Quarterly, 12, pp. 81-98 in cui si esaminano gli usi di genos ed eidos nel corpus biologico alla luce di una iniziale interpretazione tassonomica della logica e della metafisica aristoteliche. Dato che, come si detto, il presupposto implicito di simili indagini non sembra condivisibile ritengo superfluo riassumerne qui i contenuti. Lunico punto da tenere presente che, secondo Balme, luso tecnico di genos ed eidos compare solo in questi tre passi ed connesso con la tesi delle differenze di grado e secondo analogia che si riscontrano tra le parti degli animali. In merito ai passi si esprime anche M. Furth, Substance, form and psyche: an Aristotelian metaphysics, Cambridge University Press (1988: p. 100): Balme and Pellegrin have also made a convincing case that genos and eidos in Aristotles biological treatises really do not fit the pigeonholes of the modern genus and species; rather, genos is used for any kind that is subject to further division, and the eide are the kinds into which it divides, which may themselves be subject to further division, and thus themselves be gene []. The lower limit to this is of course the atoma eide, which cannot be further divided. Secondo il primo Balme (le sue posizioni di fine anni ottanta sono pi affini a quelle qui adottate), solo in tre passi vi sarebbe una distinzione tecnica tra genos e eidos. Distinzione che non avrebbe nemmeno origine biologica ma logica, per quanto secondo lo studioso Aristotele abbia tentato senza successo di applicarla alla biologia. Il risultato non condivisibile dellarticolo del 1962 dunque allinsegna di una contraddizione interna al corpus biologico evidente confrontando le sezioni programmatiche e metodologiche del primo libro con la pratica effettiva del biologo aristotelico, pratica che permea il resto del corpus. Torniamo ai passi richiamati in precedenza (HA 1, 486a16-b 21; I.2, 488b30-32, I.6, 491a14-19). Lo schema dei rapporti di identit e differenza tra le parti desumibile dai passi citati il seguente: (1) vi sono parti identiche secondo leidos (il naso, locchio, la carne, losso di Socrate rispetto a quello di Callia); (2) vi sono parti identiche secondo il genos ma che variano per: opposizione nelle affezioni (colore e morfologia); in presenza degli stessi caratteri, per eccedenza e difetto (abbondanza e scarsit, piccolezza e grandezza, mollezza e durezza, lunghezza e brevit, etc..). Per presenza o assenza di alcune parti; in merito alle parti da cui composto il corpo nel suo insieme, le differenze sono generalmente secondo eccedenza difetto e non secondo presenza e assenza; (3) vi sono poi le parti identiche secondo analogia (losso e la spina, lunghia e lo zoccolo, etc.); (4) vi sono infine differenze secondo posizione delle medesime parti. Le differenze riscontrabili nelle specie e negli individui sono qualificabili come variazioni di grado, e questo spiega primariamente le differenze tra gli occhi di un gatto e quelli di un 87

uccello. Invece, essendoci unidentit di eidos tra Socrate e Callia, le differenze morfologiche sono qualificabili, anche se non totalmente, secondo il numero poniamo una medesima morfologia e dimensione per una medesima funzione. Al punto (1) troviamo elencate le parti identiche secondo leidos: le parti sono unit di comparazione, elementi analoghi in generi differenti, componenti dipendenti dalla struttura del portatore che possiamo isolare via abstractionis grazie al ruolo da esse giocato nelle attivit essenziali alleidos ovvero allappartenenza alle specie degli individui. Al di sotto dei modi dellidentit e delle differenze tra le parti possibile scorgere una priorit nella determinazione dellordine delle parti individuando, nello stesso tempo, la contrapposizione tra un gruppo di parti che possono presentarsi o meno, senza che lidentit tipologica dellorganismo venga disattesa, ed un gruppo di parti necessarie alla fissazione ed al mantenimento di questa identit. Ci sono dunque delle parti pi importanti e necessarie che si rintracciano in tutti gli esemplari del medesimo tipo ed il cui modo di variazione , nella caratterizzazione pi generale, secondo eccesso e difetto. Questa variazione non per univoca: si declina in modi differenti corrispondenti a diverse scale di variazione intensiva: alle parti preposte a funzioni pi necessarie (PA II.10,655b30), come la nutrizione e la percezione, corrispondono quei caratteri pi generali e diffusi, mentre a quelle relativamente contingenti corrispondano caratteri pi particolari e localizzati (si pensi alle differenze che empiricamente si riscontrano nella conformazione e nel colore degli occhi: GA 1,778a17). Ad un simile campo di differenze subspecifiche corrispondenti a divisioni poligonali, tagli che non hanno tutti la medesima rilevanza nelle divisioni - possono essere ascritte quelle secondo il colore e la morfologia, che costituiscono un significativo esempio di spostamento della considerazione delle basi topologiche invarianti per la specie: locchio in vista di qualcosa, mentre il fatto che sia azzurro non lo , a meno che questa affezione non sia propria di un genos. La conclusione che si pu trarre riguardo al termine genos dunque la seguente: genos is far the commoner word for a kind of animal; il termine viene usato indifferently for the type that is visible in nature and for all groupings of such types. Bonitz is mistaken in applying the usage of the Topics (123a30) to the biology, and inferring that genos is never used of the infima species. For not only is every visible type called genos, but if it has sub-types these are gene too. Thus dog is a genos (658a29) and so are the breeds of dog (574a16). Balme (1962: pag 85). (1) In biologia la classificazione condotta sulla base di considerazioni intensionali. In linea con i risultati degli studi pi recenti di Balme, Lennox e Pellegrin, genere (genos) e specie (eidos), innanzitutto, non paiono associati n a livelli di generalit logica (estensione) ben precisi n a rapporti fissi di inclusione logica: se c una logica cui i concetti rispondono si tratta di una logica che necessita di operatori intensionali o modali, tali da rendere conto del rapporto sussistente tra le parti della definizione del genere sulle parti della definizione della specie. Un genos un tipo che raccoglie differenti forme, mentre un eidos una delle forme di un tipo; un grappolo i cui membri esibiscono le stesse caratteristiche essenziali. Il genos in se stesso pu essere membro di un genos pi ampio che raccoglie gene analoghi: similmente, un eidos pu essere divisibile in eide, in qual caso deve essere inteso come un genos rispetto ad essi. Genos e eidos possono essere coestensivi poich si tratta di concetti analitici corrispondenti a ranghi definiti su base strutturale, non logica. (2) Si detto che il corpus biologico non studia le specie ma le parti (moria) e le funzioni di queste parti: la corretta divisione di un genos nelle sue eide pu solo essere applicata alle parti - ad esempio Aristotele divide in eide, in accordo con il metodo che procede per determinazioni contrarie, il genos dei sanguigni (sangue puro, sangue fibroso, sangue caldo, etc: PA IV.12, 693b13-15), e il vocabolario usato per la divisione delle parti ricorre a tutti i contenuti logici dello schema concettuale genos-eidos. Di conseguenza, con il genos e leidos diamo un ordine alla variazione 88

dei caratteri esibita nel regno animale, ponendo dei limiti (ranges) alla loro variazione, dati dal fatto che una certa variazione deve essere compatibile con la preservazione di una struttura, una parte. I limiti sono posti tenendo via via fisse delle determinazioni, secondo un ordine di dipendenza strutturale da una parte pi necessaria delle altre: queste determinazioni corrispondono alle differenze specifiche presenti nella definizione della specie ed esprimono la presenza o la conformazione di una parte, a partire dalla parte centrale e necessaria fino alle parti dipendenti pi contingenti. Primaria dunque la forma del soggetto totale e delle sue parti, da questa dipende la differenza specifica; questo permette di definire le specie, entro la definizione delle quali il genere rappresenta il range di variazione compatibile con la preservazione delle strutture preordinate, la differenza rappresenta la conformazione di queste strutture che si prescelta come individuante una struttura dipendente. (3) Si detto altres che genere e specie scandiscono lordine di variazione dei caratteri pi o meno necessari allessere animale. Queste determinazioni corrispondono alle differenze specifiche presenti nella definizione della specie; esprimono inoltre la presenza o la conformazione di una parte, a partire dalla parte centrale e necessaria fino a giungere alle parti contingenti e meno necessarie. Primaria dunque la forma della parte centrale. Da questa dipende la differenza specifica. Ci consente di definire le specie, ed entro queste definizioni che il genere rappresenta il range di variazione compatibile con la preservazione delle strutture preordinate allessere animale, mentre la differenza rappresenta la conformazione di queste strutture. Lordine delle strutture o parti dellindividuo di partenza ci da cui dipende la possibilit stessa di istituire la colonna di predicazioni essenziali nella categoria di sostanza. In conclusione, la fissazione della specie si ha con lindividuazione della differenza che esprime la parte formale della parte centrale. Questa determinazione essenziale, quando intesa come differenza, restringe lo spazio delle conformazioni possibili data una certa base strutturale necessaria: il genos rappresenta questo spazio di variazione di sfondo rispetto alla differenza. Individuare le differenze esibite dalle parti significa individuare gli elementi che rientrano nelle definizioni. Dato che la parte che insieme al tutto ci in cui primariamente la definizione , il primariamente suggerisce che esista una continuit qualificata di elementi che rientrano nelle definizioni, elementi che possono essere intesi a guisa di parti intese come articolazioni interne di ci che insieme al tutto la psicologia del De anima e le indagini dei Parva Naturalia corroborano in toto questa teoria metafisica, se si tiene presente che lanimale proprio definito mediante il possesso di una capacit vitale: la percezione (De som. 1, 454b23-24). In conclusione, con genos e eidos collochiamo lindividuo in un preciso livello rispetto ai raggruppamenti naturali, mentre con lordine di anteriorit e posteriorit delle parti (intese come composte di materia e forma) possiamo analizzare quello stesso individuo nel suo assetto strutturale e anomeomero. E tutto questo essenziale per salvaguardare lanteriorit metafisica dellindividuo rispetto a qualunque operazione epistemica si possa condurre su di esso. In nessun caso lidentit dellindividuo coincide con le chiavi diairetiche che ci permettono di giungere ad esso: lontologia degli individui non si risolve nellestensione degli insiemi che li raccoglie ma anteriore a questa. Lanteriorit metafisica dellindividuo consente altres di dire che le relative spiegazioni vadano condotte su livelli epistemici differenti quanto a generalit: ed qui, come si detto, che interviene la mereologia della definizione. Un ultimo aspetto resta allora da dimostrare: per affermare che il pi e il meno entrano nella definizione delle forme di un tipo dal momento che il tipo ricavato dalla considerazione in universale di un sinolo di materia e forma dovremmo approfondire lunit di forma e materia in virt dellattualit della forma di cui si tratta principalmente in Metaph. VIII.6. Ora, cosa ci garantisce che le forme di un medesimo tipo (gli eide di un genos) siano varianti 89

non riducibili a differenze meramente accidentali? Forse la convinzione che la forma sia la differenza nella materia (PA I.3,643a24)? I saggi di D.M. Balme, Aristotles biology was not essentialist (in Gotthelf -Lennox (eds.), Philosophical issues in Aristotles biology, Cambridge University Press, 1987: pp.291-312) e di J. G. Lennox, Kinds, forms of kinds, and the more and the less in Aristotles biology (in Gotthelf -Lennox (eds.), Philosophical issues in Aristotles biology, Cambridge University Press, 1987: pp.339-359) offrono la linea concettuale che seguiremo. 3.7- Essenza, forma, specie: la differenza sul piano biologico e metafisico Balme si occupa dei concetti di forma, essenza e specie ponendosi un obiettivo teoretico di pi ampio respiro concernente la negazione del carattere essenzialistico della biologia aristotelica. Il tipo di essenzialismo che stato attribuito ad Aristotele (lessenzialismo tipologico di quanti fanno collassare il concetto di specie su quello di essenza e considerano la forma individuale come lunica causa dei processi di funzionamento e di formazione degli organismi), o identifica la forma con la specie attribuendo allessenza il ruolo metafisicamente ultimativo che invece proprio della forma sostanziale, o riconosce le forme individuali come mere variazioni di una forma specifica che, in questo senso, pu essere considerata come basilare. Il ruolo fondazionale che la ricognizione delle specie ultime assume essenziale per lessenzialista tipologico: simile essenzialismo richiede, in particolare, che la crescita di ciascun animale sia finalizzata primariamente alla forma della specie, che dunque lessenza prescriva la forma, e che dalla forma siano esclusi gli accidenti materiali come il colore degli occhi. Innanzitutto lessenza di una specie non qualcosa di fondamentale e gi dato, ma qualcosa di derivato dal fine verso cui tendono le attivit degli individui che la compongono. Lessenza di un vivente richiede la presenza di una morfologia specifica ma non la prescrive completamente - come dimostra il fatto che gli occhi sono inclusi nel logos tes ousias dellanimale mentre il loro colore non lo . Lindividuo esiste solo come esemplificazione delle propriet riconducibili ad una stessa specie. Con lobiettivo di dimostrare che a definition of Socrates includes a complete account of all his matter at a given moment, (1987: p.295). Balme schematizza in questo modo i rapporti tra specie, essenza e forma: (i) la specie intesa come concetto logico nella misura in cui deriva dalla considerazione in universale del composto di materia e forma (Metaph. VII.10-11). Occupando un livello di generalizzazione maggiore di quello in cui si collocano gli individui, essa indica il cluster naturale che sussume gli individui la cui forma sostanziale comune. Consideriamo il caso di un uomo: adottando la prospettiva di Balme si pu sostenere che il processo che porter alla estrapolazione del sortale di specie inizier considerando il soggetto in esame a prescindere da alcuni attributi relativamente accidentali (ad esempio avere il naso camuso). Questa procedura non intende escluderli completamente dalla definizione ma si limita a definire luomo senza che questa definizione includa un riferimento ad una certa forma del naso (e dunque alla sua materia), ovvero come dotato di un naso di una qualche forma. Si tratta di una focalizzazione del livello proprio dei caratteri implicati nella specie, entro il quale la struttura del soggetto pu essere considerata anche a prescindere da quelli accidentali. (ii) Lessenza racchiude linsieme dei caratteri che consentono di formulare una spiegazione teleologica dellanimale. Anzitutto Balme ritiene che lindividuazione dellessenza possa avvenire anche in categorie diverse da quella di sostanza (ci si pu chiedere qual lessenza del musico, ad esempio) e su ogni livello di generalit logica. Invece, se ci chiediamo qual lessenza delluomo dobbiamo isolare quel livello strutturale necessario allessere delluomo (sul quale si situa la definizione del termine specifico) e considerarlo come se fosse un piano separato dagli altri. In questo modo vengono separati nettamente gli attributi che sono necessari a quel livello di strutturazione (per lanimale avere un cuore o un suo analogo) da quelli che invece non lo sono 90

(avere il naso camuso). Il significato di eidos come essenza allopera nel noto passo di Metaph VII.8, 1034a5-7 in cui si dice che leidos identico in quanto indivisibile in Socrate e Callia ma sono diversi a causa della materia. (iii) La forma (attuale nei termini di Metaph.VIII.6,1045b19-23) di ogni composto particolare lorganizzazione su pi livelli (omeomeri ed anomeomeri) delle determinazioni del soggetto che consente di individuare gli attributi ad esso essenziali di cui si d una spiegazione teleologica. Significativamente Balme sottolinea che nei contesti in cui Aristotele afferma che per forma si intende lessenza (ad esempio Metaph. VII.7,1032b1; VII.10, 1035b32) si deve cogliere una sfumatura concettuale non sempre evidente. Non sempre vero che quando si parla della forma di qualcosa si intende anche la sua essenza; ci avviene in modo esplicito solo quando ci si propone di parlare della forma in quanto essenza. Si spiega in questo modo la nota affermazione di Balme secondo cui lessenza funzionale mentre la forma strutturale. Lessenza fa da tramite tra una forma che individuale e propria di un composto particolare ed una specie che, di per s, non n universale n particolare. In questo modo si giustifica lidea che lessenza sia data da una definizione disgiuntiva che ammette ulteriori specificazioni ma che risulta comunque determinata in virt dellefficacia esplicativa di quei tratti propri della natura dellindividuo. Luniversalit della specie poggia dunque sul suo essere comune a quella popolazione di individui che racchiude. Si affaccia a questo punto un problema metafisico che va ben oltre le preferenze e i gusti metodologici che nella ricerca scientifica ci conducono ai problemata: infatti, se ha ragione Balme, la specie intesa da Aristotele come concetto logico nella misura in cui deriva dalla considerazione in universale del composto di materia e forma (Metaph. VII.10-11). chiaro che occupa un livello di generalizzazione maggiore di quello in cui si collocano gli individui, e che indica il cluster naturale che sussume gli individui la cui forma sostanziale comune. Consideriamo il caso di un uomo: adottando la prospettiva di Balme si pu sostenere che il processo che porter alla estrapolazione del sortale di specie inizier considerando il soggetto in esame a prescindere da alcuni attributi relativamente accidentali (ad esempio avere il naso camuso). Questa procedura non intende escluderli completamente dalla definizione ma si limita a definire luomo senza che questa definizione includa un riferimento ad una certa forma del naso (e dunque alla sua materia), ovvero come dotato di un naso di una qualche forma. Si tratta di una focalizzazione del livello proprio dei caratteri implicati nella specie, entro il quale la struttura del soggetto pu essere considerata anche a prescindere da quelli accidentali. Se proiettiamo Socrate e Callia sul piano della specie la dottrina del sinolo in universale ne fa due individui indistinguibili, elementi di una stessa classe che condivide tratti definitori comuni e criteri di composizione ilemorfici. Ma per definire Socrate e Callia questa procedura poco informativa: insomma, dobbiamo muoverci sul versante metafisico e non su quello logico. Questo slittamento deve essere compiuto anche nello studio delle differenze. La differenza data da un carattere rilevante sul piano teleologico. Un attributo che appartiene allessenza del definiendum. Le varianti secondo eccesso e difetto descritte nellHA si prestano ad essere interpretate come variazioni accidentali. Come evitare il collasso delle differenze specifiche negli accidenti? Secondo Lennox possibile solo cercando il luogo di raccordo tra due componenti teoriche di per s indipendenti: la multipla realizzabilit del genos e la differenziazione delle parti secondo il pi e il meno: Aristotle offers two different, and not obviously related, accounts of what it is for different sorts of organism to be one in kind. In the Metaphysics the genos is often described as the matter or substratum for differentiation into sub-kinds, eide. In the PA and HA on the other hand, eide are said to be one in kind provided their parts for the most part only differ in degree, that is, by the more and the less. If their differences are predominantly greater than 91

this, they may be described as one only by analogy. It is only in the biological work that Aristotle uses the concepts of the more and the less or excess and deficiency to express the nature of the relationship between biological (i.e., substantial) gene and eide, though the basis for this application is established in the Metaphysics (Lennox 1987: p. 341). Questo luogo biologico sarebbe proprio il PA con la conseguente valorizzazione della dottrina della definizione per applicazione simultanea di molteplici differenze ivi esposta. Infatti, solo a partire dal PA le differenze nelle forme (delle parti) vengono qualificate secondo la scansione delleccesso e del difetto secondo il pi e il meno offrendosi come completamente naturale alla dottrina esposta in Metaph. VIII.2-3: Metaph. H indicates a willingness to speak of features which make something what it is differentiae as differing in degree from those which make something else what it is, (1987: p.347). Il libro VIII ha inoltre il merito di introdurre il concetto di organo inteso come an organized complex of all sort of such differences (1987: p.347) e ci apre la strada alla qualificazione metafisica della differenza. La differenza secondo il pi e il meno riguarda infatti le qualit della materia che costituisce le parti. Si tratta della materia su cui si basa lindividuazione del genos che in questo modo viene a corrispondere a uno spazio di variazione intensiva. A questo proposito Lennox cita Metaph. VIII.3, 1044a9-1: come il numero non ammette il pi e il meno, cos neppure la sostanza secondo la forma; se lo ammette, lo ammette quando considerata con la materia. Lennox offre una soluzione interpretativa in linea con quella di Balme: lo studioso fa infatti leva sulla dottrina dell'estrapolazione dei termini generici a partire dal sinolo in universale (di Metaph. VII.8, 1033b24-6; VII.10, 1035b28-32; VII.11, 1037a510): the picture of natural substances as unities with material and formal aspects, the achievement of Metaph. H, suggests that the Cat. statements needs qualification: Socrates cannot be more or less a human than Callias kata to eidos. That is, the account which refers to them in abstraction from the different ways in which they actually embody human characteristics will not mention the more/less variation between them. But Socrates and Callias are this matter and this form here, and humans are such taken generally []; and as such as substances with matter (ousia meta tes hules) they can differ by the more and the less (Lennox, 1987: p.345). 3.8- Riepilogo: non un ammasso, non un tutto, un intero La sostanza deve essere determinata. Se cos non fosse il suo essere un soggetto primo naturale sarebbe messo in questione (VII.3); la determinazione espressa dal sortale F nel nesso questo F deve cio essere tale che dicendo questo F non mettiamo a tema qualsiasi soggetto, totale o parziale, sia F, ma questo individuo in quanto F. Lindividuo deve dunque essere F in modo naturale e proprio. Fondando lesser soggetto della sostanza attraverso un criterio di determinatezza garantiamo anche la possibilit di distinguere composti accidentali da composti sostanziali; dal momento che ai primi dovuta leventualit di una frammentazione o una circolarit della definizione, garantiamo cos anche lunit della definizione dessenza (VII.4-6). Dalla Fisica sappiamo che la determinatezza di un soggetto garantita dalla presenza di un sostrato che permette il suo restare se stesso nel corso dei processi cui sottoposto. Il mutamento ci consente altres di individuare quegli attributi essenziali alla sua natura, e quelli invece via via sempre pi accidentali, che competono ad esso mediatamente, ovvero che si predicano per s solo delle sue parti. Solo in un certo senso la mereologia del mobile rafforza il criterio di determinatezza di VII.3. Esso infatti non fa altro che stipulare la presenza di una o pi caratteristiche costitutive della sua identit, e dunque attinenti alla sua forma, distinguendole da quelle proprie della materia. Con VII.10 e VII.11 abbiamo la certezza di quali siano le determinazioni proprie di ciascun soggetto: sappiamo esiste una determinazione prima e formale che racchiude il soggetto e questo a prescindere dalle due serie di predicazione introdotte nelle 92

Categorie. Questa determinazione la forma che assieme al tutto ed assieme alla parte centrale o principale del tutto. Con la parte principale data la forma prima del soggetto, che ne garantisce la determinatezza; essa principio e causa (VII.17), e si conserva a ogni livello di strutturazione ulteriore, perch questo che garantisce lidentit, prima ancora della permanenza, del soggetto sostanziale. Questi i risultati di Zeta. Dove ci conducono? Nella direzione di una continuit di tipo modalizzato tra le determinazioni del mobile corruttibile. A partire dalla prima, corrispondente alla parte principale, ciascuna di esse regola e vincola le successive qualificandole come determinazioni di un soggetto individuale. Vediamo finalmente allopera lintersecazione tra determinazioni che (di per s) appartengono a individui differenti e determinazioni proprie del genere di questo particolare individuo, in modo tale che si possa stabilire quali attributi fungano da differenza specifica, e dunque individuino la specie in cui lindividuo ricade. Ci posto, possiamo anche inferirne che la forma data con il soggetto stesso: lo sguardo epistemico con cui ci volgiamo ad esso, i suoi accadimenti, la sua stessa storia nel tempo presuppongono lesistenza di questa forma-principio (Metaph. VII.17). E presuppongono che essa sia anteriore essendo in atto. Si detto che il genere fissa i parametri ed i confini del range di variazioni ammesse per lappartenenza ad esso. Inteso come spazio di virtualit della forma, fissa in modo determinato ed univoco, su base teleologica, la distribuzione delle parti e delle capacit. Mentre le caratteristiche necessarie (avere organi preposti alla vista, ad esempio) sono fissate a causa della continuit tra genere e forma propria delle sostanze, quelle via via pi accidentali (avere occhi azzurri o marroni) non sono regolate da questa continuit. Anche per questo motivo possibile distinguere una materia come base strutturale necessaria allemergenza dei tratti formali (come la capacit di percepire), una materia necessitata condizionalmente da questi tratti, da una materia come qualifica degli accidenti e delle determinazioni contingenti (un aspetto del problema analizzato anche in Metaph. VII.5). Nelle sostanze sensibili si pone il problema della relazione tra la materia e i contrari: la materia potenza del contrario positivo secondo il possesso e la forma mentre potenza del contrario negativo secondo la privazione della forma. Perch lanimale non in potenza cadavere? (Perch ci che vive non morto in potenza?) Analogamente per quanto accade allaceto rispetto al vino, il cadavere deriva dallanimale non per via di generazione ma indirettamente, per via di corruzione per cui corretto dire che il cadavere deriva dalla corruzione della materia dellanimale (e laceto deriva dalla corruzione della materia del vino). Il processo non pu essere reversibile: il contrario negativo deve risolversi nella materia prima(intelligibile della specie) perch si possa riformare il contrario positivo. La materia di un gatto non identificabile n definibile a prescindere dal composto di cui materia. Istituendo una correlazione proporzionale tra genere e materia, mediata dagli aspetti materiali e formali delle sostanze, rispetto al livello formale assunto come definitorio della specie e alla fissazione dellessenza ottenuta tramite la dottrina del sinolo in universale, si pu dire che larticolazione della suchness del composto mediata dalle determinazioni relativamente materiali del questo. Dunque, se il genere si identifica con una materia non sar con la materia sensibile del corpo percipiente ma con la materia intelligibile della definizione della specie. Questultima, infatti, relata alle capacit proprie di quella ed data dalle e nelle determinazioni che sono presupposte ed implicate dalle determinazioni logiche della specie, ovvero che in queste ultime si articolano. Questa materia intelligibile in questo modo definita per via funzionale ed incorpora le differenze formali che il singolo individuo condivide con la specie. Imposti dal livello funzionale proprio del genere, con la fissazione della specie possiamo distinguere tra materia remota (in un certo senso connessa alla materia intelligibile del genere) e materia prossima, intesa come luogo in cui si 93

attuano le variazioni possibili dei caratteri propri dellindividuo ma sempre entro un range determinato. Le determinazioni dipendenti dalla materia prossima (si pensi al colore degli occhi) per quanto debbano essere ricondotte allaspetto necessario imposto dalla materia intelligibile, sono comunque connesse con gli aspetti maggiormente contingenti (rispetto al genere) ma propri dellindividuo. Attributo essenziale della tartaruga Ruga lavere un cuore ed una organizzazione corporea che gli garantisca almeno il possesso del tatto. Sar poi del tutto accidentale che abbia occhi azzurri e palpebre pi o meno strette poich lunico modo per formalizzare gli attributi materiali di considerarli come differenze; vengono in questo modo separati nettamente gli attributi che sono necessari al livello di strutturazione per cui Ruga un certo questo dotato di cinque sensi da quelli che sono contingenti, ovvero le determinazioni accidentali a quel livello di strutturazione. Nel momento in cui, tuttavia, stabiliamo di considerare la differenza tra questo animale e un altro come rilevante per listituzione di una specie, non enucleiamo semplicemente un set di caratteri che identico nei due esemplari, contrapponendolo a quei caratteri che variano: tra i caratteri variabili possono essere raccolte anche determinazioni accidentali non rilevanti per listituzione della specie (un esemplare pu avere pelo scuro, laltro pi chiaro, ad esempio), cos come nei caratteri costanti possono essere presenti delle propriet o degli accidenti per se del genos animale, a questo coestensivi ma non per questo rilevanti (entrambi gli esemplari possono essere maschi, ad esempio). Listituzione di una differenza specifica consiste proprio nellindividuazione di una determinazione essenziale; ora, Aristotele si preoccuper in Metafisica Iota 8 e 9 di mostrare quali siano i requisiti metafisici sulla differenza specifica. Infatti, gli intermedi logici (gli eide intermedi) sono definiti da una composizione delle differenze massime con il genere in rapporti variabili secondo il pi e il meno. Dunque alla base della differenziazione specifica stanno le parti della definizione. Assumere una determinazione come contrariet massima significa assumere una parte della definizione come indivisibile. In questo senso Aristotele sostiene che occorra giungere a differenze estreme, che definiscono le specie contrarie, e che tali differenze esprimano degli indivisibili. Ciascuna differenza, infatti, incomposta con il genere e dunque esce in parte dai limiti del genere con il quale entra in composizione. La differenza, per ragioni logiche, non pu implicare il genere, poich ci comporterebbe una circolarit nella definizione. La differenza dunque posta in una diversa serie predicativa che tuttavia, unita a quella del genere, permette, incrociando i requisiti provenienti dalle due serie, di avere un criterio indipendente per discernere entro al genere una specie: lordine delle differenze dunque indipendente e incrociato, ovvero trasversale allordine dei generi e delle specie che esse costituiscono. Consideriamo ora la successione delle differenze: ciascuna di esse entra nella definizione della specie, e dunque le differenze successive la presuppongono. Quello che si istituisce tra le differenze, in tal modo, un ordine di presupposizione; ciascuna di esse, tuttavia, non posta nella stessa serie predicativa che viene a costituire, ma in una serie indipendente, dacch dalla congiunzione di pi requisiti provenienti da pi serie che si ottiene lindividuazione delle specie. Dunque la teoria di Iota della composizione degli eide intermedi a partire dagli estremi corrisponde a una mereologia della definizione, secondo la quale la definizione delle specie data da ununione di una molteplicit di termini appartenenti a serie differenti. Le molteplici differenze, appunto. Le differenze sono predicate come possessi del soggetto, e dunque attengono al pacchetto dei suoi attributi naturali, che si rifanno alla sua forma (e, ci vale a dire, alle sue strutture). Le differenze specifiche sono dunque basate sulla forma in quanto sono strutture definizionali che esprimono la presenza o la conformazione di strutture della cosa, ovvero delle sue parti (anomeomere).

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Lessenzialit e laccidentalit sono stabilite in relazione alle determinazioni che definiscono lessenza di Ruga: possiamo lasciare sullo sfondo alcuni attributi relativamente accidentali e pi particolari limitandoci a definire il nostro gatto a prescindere da un certo colore e forma degli occhi e, tuttavia, come dotato di occhi di una qualche forma e colore. Abbiamo il seguente campo di detrminazioni: (i) gli attributi formali che sono necessari ed attuali ad ogni livello dello studio dellarticolazione formale dellanimale: percezione, movimento. (ii) Gli attributi formali che sono necessari a quel livello di studio, ma contingenti rispetto alla forma: se si considera Ruga in quanto dotata di occhi grigi e palpebre sottili. (iii) Attributi materiali relativamente contingenti inclusi in maniera disgiuntiva: forma delle palpebre, occhi di colore x, y o z. Questa polarizzazione degli aspetti essenziali ed accidentali corrisponde allindividuazione dei tratti teleologici ad alla loro netta separazione da quelli non teleologici dettati dalla necessit materiale dei costituenti elementari o perch dovuti al caso. Si pu distinguere tra la materia come qualifica degli accidenti (lavere occhi azzurri) e delle contingenze di un certo soggetto dalla materia come base strutturale necessaria al possesso di alcune capacit proprie dellanimale e, anche, dalla materia come supporto su cui si ha lemergenza di alcuni tratti formali (la materia che rientra nella costituzione della parte principale), che necessitata condizionalmente da questi tratti. Essendo ad ogni livello ilemorfico della tartaruga la medesima forma individuale ad articolare il composto in modo continuo (nellattualit della forma), le determinazioni materiali saranno presenti in ognuno di questi livelli e saranno individuabili come differenze: in base alla dottrina dellunit di forma e materia nella cosa in atto, espressa in Metaph. VIII.6, si pu dire che la considerazione formale della cosa nella sua attualit non possa distinguere forma e materia e conseguentemente non possa assegnare alcuna priorit o posteriorit alle relative determinazioni. La materia rientra dunque nella definizione sotto il profilo per cui materia di un certo livello di differenziazione della forma che dipende da quella parte in cui sono localizzate le capacit proprie del composto. Limplicazione che ne deriva ci porta a considerare lessenza come ci che fa da tramite tra una forma che individuale ed essenzialmente propria di un composto particolare ed una specie comune (che di per s non tuttavia universale). La specie data da una definizione disgiuntiva che, pur ammettendo particolarizzazioni ulteriori, determinata in virt dellefficacia esplicativa di quei tratti in riferimento alla natura dellindividuo. Lessenza pu essere estrapolata da una parte della forma sede delle funzioni nutritive e percettive e, rispetto alla specie, la tartaruga sar immediatamente particolare, in quanto sar una unit numerica nel gruppo. Non affatto necessario supporre che la forma sia particolare in senso logico: lunica garanzia metafisica della particolarit logica del composto data dallattualit della sua forma psichicamente orientata e dal fatto che questa si mantiene identica ad ogni livello di strutturazione. Possiamo dunque articolare il passaggio dalla individualit della forma alla particolarit del composto grazie alla continuit che ogni livello formale di organizzazione mantiene rispetto agli altri piani e sulla base dellemergenza di caratteri corrispondenti ad una complessificazione nellarticolazione della parte centrale (nellembrione con il cuore immediatamente data la capacit tattile). Nellordine di sviluppo di un soggetto questa continuit di piani articola la medesima parte principale e in questo modo lindividualit della forma, che metafisicamente anteriore (lembriogenesi caratterizzata da una continuit e sinonimia rese possibili dallattualit della forma sostanziale) determina la particolarit del composto rispetto alla specie in cui ricade. Questa forma individuale (che, considerata di per s condivisibile) essenzialmente costitutiva di un composto particolare, ed forma prima ed attuale ad ogni livello mereologico di articolazione della parte principale e come tale anteriore (nel tempo, nella conoscenza e nellessere), rispetto ai sortali di specie, la cui generalit dipende dal livello di

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organizzazione e formazione considerato, e rispetto allessenza che significata dalla definizione, perch questa pu essere data e colta solo sulla base della parte principale. 4- Allora, la sostanza universale o non universale? Lanima Sembra impossibile sia sostanza una qualsiasi delle cose dette universalmente (Metaph. VII.13, 1038b11-12). Uomo e cavallo, se intesi come sinoli in universale, non sono sostanze (Z.10,1035b2729) e nulla, se inteso come universale, sostanza (VII.16,1040b23). Che questa sia una tesi metafisica positiva e che, dunque, non si riduca ad una critica alle Forme platoniche, incapaci di spiegare la struttura metafisica dei sensibili, testimoniato dal riepilogo di VIII.1: dunque n luniversale n il genere sono sostanza (1042a21-22). Ma una tesi metafisica positiva non una verit analitica. Riconoscere questa differenza significa ritagliare lo spazio logico per non leggere nel dettato categoriale secondo cui i generi e le specie sarebbero almeno ousiai secondarie (Frede-Patzig 2001, p.392) unevidente distonia concettuale con lousiologia, e per non attribuire ad Aristotele posizioni radicali o univoche in merito allo statuto ontologico degli universali. Significa anche non accettare come conclusiva la distinzione tra analisi logica e metafisica. Ovvero tra unanalisi della specie, propria dellontologia pre-scientifica a paradigma soggetto-propriet, ed una della forma, propria dellontologia scientifica a paradigma ilemorfico. La distinzione specie-forma, se proiettata su un piano metodologico, mette certamente in luce due significati complementari di sostanza prima, ma non si costituisce come elemento chiave nella risoluzione del problema della forma. Molto semplicemente, in unontologia in cui i soggetti sono atomici ed unidimensionali, mantenendo dunque opaca la loro struttura interna, luniversale deve essere relegato al di fuori dei soggetti primi. Invece, se pensiamo come Aristotele ai soggetti primi come viventi, allora avranno parti, un assetto di potenzialit, saranno alcune determinazioni in atto altre in potenza, avranno parti materiali, parti composte e parti solo formali come lanima. Lanima il il principio vitale degli organismi. Un assetto di capacit funzionali nutrizione, digestione, percezione, memoria, etc. che definisce la forma di vita cui appartengono come atto primo di un corpo organico avente vita in potenza. Semplificando al massimo, con atto primo si intende il possesso di una capacit senza il suo uso: ora non sto parlando francese ma sono una parlante francese in potenza. Con atto secondo si intende lesercizio di questa capacit: adesso parlo francese. Il concetto di capacit/funzione dellanima pi ampio di quello di parte dellanima (i problemi sollevati in DA II.2, 413b11-16 e III.10, 433b1-4 trovano soluzione solo in questo quadro teorico). Infatti, non tutte le capacit sono parti. Abbiamo tre parti della forma cui corrispondono otto capacit o potenze: generazione e nutrizione fanno capo alla facolt treptica; movimento, percezione, memoria, phantasia e desiderio fanno capo allaisthetikon in quanto phantastikon; il pensiero al noetikon. Ed significativo notare che proprio quelle capacit che non corrispondono a parti dellanima movimento, desiderio, pensiero siano dette dipendere dallanima come intero, dal momento che non tutte queste capacit hanno uno o pi organi di riferimento (DA I.5,411a27-b9). Lassenza di una teoria esplicita o di criteri univoci in grado di articolare questa distinzione non deve indurre a credere che sia triviale o, peggio, arbitraria. Non lo almeno per un motivo. Aristotele tematizza un ordine metafisico di anteriorit e posteriorit di tipo modale tra le parti dellanima che non corrisponde allordine di sussunzione logica istituibile tra le parti/capacit. Allo stesso modo in cui una la definizione di figura, possiamo dire che sar una la definizione di anima. Infatti, come nel caso delle figure non esiste una figura oltre il triangolo e le figure che ne conseguono, cos per le anime non esiste unanima al di l delle tre individuate (vegetativa, sensitiva, intellettiva). Su queste premesse vagliata un'ipotesi: si potrebbe certamente formulare per le figure una definizione comune la quale, per, pur essendo applicabile a tutte, non 96

sar propria di nessuna, e lo stesso si potrebbe fare per le anime (DA II.3, 414b20-28). La serializzabilit delle parti dellanima fa riferimento alla medesima tematica sviluppata in Metaph. VIII.3 attraverso la delineazione dellanalogia tra la sostanza e il numero: entrambi non ammettono il pi e il meno perch queste operazioni le muterebbero essenzialmente. La sostanza non pu infatti essere principio di identit delle cose ed essere allo stesso tempo partecipabile pi o meno da esse, ma come il numero pu essere messa in serie ravvisando al suo interno un ordine di priorit. Ogni mossa che aggiunga o tolga un elemento dalla serie tematizza una diversa forma o sostanza appunto perch ogni (parte della) forma come una invariante definita (funzionalmente) a partire da un dato assetto ordinato. Lanalogia con il numero ha unestensione ristretta rispetto allanalogia con le figure geometriche in quanto solo la prima chiama in causa le parti soltanto. Cosa sappiamo dallanalogia tra anima e figure geometriche? A differenza del numero che messo in relazione con la sostanza e che, per questa via, esclude il riferimento alle capacit ma include solo le parti della forma lanalogia pu essere applicata alle parti ed alle capacit. Come nel pentagono contenuto in potenza il quadrato e in questultimo il triangolo, cos nella parte intellettiva contenuta in potenza quella sensitiva e, in questa, quella vegetativa; in generale le parti superiori presuppongono quelle inferiori. Lo stesso vale per le capacit. Una definizione comune dei tre tipi di anima non sarebbe appropriata a nessuna delle tre per il fatto che esse sono specie indivisibili disposte secondo un ordine di successione (414b22). La ragione di tale inappropriatezza, ossia il fatto che ciascuna di esse potenzialmente contenuta in quella successiva, finalizzata primariamente a escludere che vi sia un genere comune immanente. infatti proprio del genere immanente di essere contenuto potenzialmente nelle sue specie, divenendo in tal modo il tessuto comune a tutte; tuttavia, nel caso delle parti dellanima ci che contenuto in ciascuna specie, a garanzia della sua continuit, sempre una specie anteriore, dunque indivisibile, non un genere comune. In linea di principio, lincompatibilit tra lordine di priorit esistente tra i diversi tipi di anima e lanteriorit logica del genere immanente, non altro che lincompatibilit tra quellordine e lanteriorit ontologica di un genere trascendente. Di conseguenza, lanima esemplifica una serie ordinata la cui nozione universale designa soltanto un aspetto comune a tutte le specie di anime: quello di essere forme (delle parti) di un corpo a loro appropriato, esattamente come la nozione universale di figura rettilinea (figura delimitata da pi linee) denota unicamente lelemento comune a tutte le figure. Si deve tuttavia osservare che non ogni ordine di priorit esclude lesistenza di un genere comune: affinch ci accada, necessario che la priorit sia secondo la specie, ovvero che una specie sia contenuta in un'altra contribuendo a determinarne la nozione, svolgendo dunque una funzione analoga a quella normalmente svolta dal genere. E questo non accade nel caso delle capacit, il cui ordine di priorit non nei termini del genere alle specie poich membri di una serie cumulativa non possono formare un genere. Ci significa anche che, mentre tra le capacit vige un rapporto di anteriorit e posteriorit, e dunque di successione che, se inteso come un caso particolare di omonimia pros hen, implica anche una priorit logica del primo termine sugli altri - le funzioni anteriori non possono esistere senza quelle superiori, ma non viceversa per le parti il discorso pi complesso e non si esaurisce a considerazioni meramente logiche o funzionali. Ad una serie di sussunzione logica va aggiunta una serie in cui vi un ordine metafisico di priorit e posteriorit tra i termini che la compongono, serie chiamata da Lloyd (A. C. Lloyd, Genus, species and ordered series in Aristotle, Phronesis, 7/1, 1962, pp. 67-90) P-serie. Una P-serie pu essere certamente fatta corrispondere ad una serie di sussunzione logica e, dunque, ad una catena di inclusione delle classi; ma proprio con questa trasposizione che la ratio della serie 97

viene adombrata. Infatti, in ogni divisione ad albero e non diretta di un genere nelle sue specie, entra in gioco una P-serie dal momento che le differenze introdotte in rami differenti dellalbero sono differenze che incorporano quelle precedenti, ciascuna delle quali corrisponde ad una specie ultima. Qui lordine delle differenze corrisponde ad una specie ultima e il principio della serie di ordine metafisico e fa capo alla materia propria del genere; ci significa che la serie poggia sulla struttura ilemorfica del soggetto, dato che il genere viene a corrispondere alla materia. A differenza che nella logica delle classi, il concetto corrispondente alla classe pi ampia predicabile dalle sottoclassi come parte della definizione (dunque non in modo essenziale). Diverso il caso delle serie di sussunzione logica. Qui vige un principio: negli enti tra cui luno anteriore e laltro posteriore secondo la specie o la forma, non esiste un genere comune che sia trascendente ad essi (cfr., Metaph. III.3, 999a6-13; EN I.6,1096a17-23). Qualora si sia in presenza di enti tra i quali possibile istituire un ordine di priorit, il loro predicato comune o universale non sia qualcosa che esista separatamente da essi. Per le parti dellanima ci che primo in modo focale ordina la serie di ci che ne dipende per la propria definizione e che si comprende solo entro di esso, ma al tempo stesso un elemento di questa serie (proprio il primo). Si tratta dellelemento attuale o finale della serie stessa in cui essa acquisisce senso e che in essa si articola. Facciamo un esempio. Lanima razionale tale in quanto contiene ed ordina ad un nuovo principio le funzioni delle anime meno complesse; la serie delle anime non un dato di fatto perch le specie sono differenti e gli animali non esistono in funzione delluomo. Tuttavia, entro lanima razionale stessa, per quanto sia un tipo di anima accanto alle altre, si possono leggere le ragioni per cui essa prima rispetto alle altre. Riusciamo per questa via a conseguire senza alcun riduzionismo un principio di ordinamento pi forte dellanalogia? Certamente s. La parte intellettiva, essendo in se stessa e per definizione un dato assetto di funzioni, viene immersa nella trama del vivente in generale (diverse forme di vita possono condividere o meno le medesime funzioni) e pu essere al tempo stesso un tipo di anima accanto alle altre e lanima prima in senso focale, alla luce della quale, ed in certo modo entro la quale, si organizza il campo dellanimato. Nel caso delle parti dellanima significativo notare che solo allinterno dellelemento primo in senso logico della serie (essere razionale) che la serie stessa si svolge. Non solo. proprio questo elemento ad esprimerla e a conferirle senso: lanima razionale raccoglie in s tutte le funzioni delle anime meno complesse allo stesso modo in cui la parte centrale dellesemplare di una specie raccoglie in potenza tutte le configurazioni possibili che possono prendere forma in un nuovo nato. Un ultimo punto pu essere affrontato. La priorit di tipo logico non esclude a priori la presenza di un attributo comune ai membri di una serie ordinata; invero, tale attributo relato in maniera debole ai termini che compongono la serie, non essendo riconducibile al rapporto che le specie intrattengono con il genere (considerato estensionalmente, come divisibile in specie). I motivi per cui Aristotele fallisce nel tentativo di dare una definizione comune di anima, che sia allo stesso tempo un idios logos di almeno una di esse riposano sullo statuto logico della definizione in questione. E sul fatto che lanima individuale, non universale. Sebbene non sia possibile stabilire a livello logico quale sia il nesso tra le determinazioni dellanima risulta logicamente paradossale negare che questo nesso non possa trovarsi qualora ci si muova su un piano di analisi differente. Lanima non esprimibile attraverso un concetto generico: dunque impossibile produrre qualunque tipo di definizione iniziale da cui dedurre, quasi con metodo assiomatico- deduttivo, facolt e funzioni. Piuttosto, essa pu essere intesa come un concetto analogo, nel senso che la nozione di anima come forma del corpo si applica propriamente solo all'anima vegetativa. Le definizioni di anima, pur conservando la loro validit epistemica, avranno uno statuto logico 98

particolare e dovranno essere integrate dallo studio delle diverse facolt condotto su un piano di analisi non pi soltanto logico. Solo il piano di indagine ontologico consente di focalizzare la relazione che lanima intrattiene con lorganizzazione mereologica del vivente. Ci che infatti accomuna i differenti tipi di anima non un generico concetto logico di anima (esprimibile mediante la famigerata definizione comune di anima), bens la presenza in tutte e quante le anime delleidos della funzione vegetativa. Questa infatti comune a tutte le configurazioni che chiamiamo viventi, dai composti pi semplici ai pi complessi (aspetto che peraltro caratterizza ogni genos in quanto concetto intensionale). A Greta rimasto impresso il puzzle della nave di Teseo. Una risposta al rompicapo pu essere data nei termini del possesso dellanima, e della distinzione tra atto primo e secondo. Lidentit, se vincolata al possesso delle capacit essenziali per essere un individuo di un certo tipo, e non di un altro, va a specificare singole occorrenze numeriche dello stesso tipo. Poniamo gli individui della classe tartaruga. Che dire dellindividualit di Ruga, questa tartaruga? Se, invece, ancoriamo lindividualit di Ruga allatto secondo di una facolt per lei definitoria, la percezione, ad esempio, la questione si fa pi complessa. Lesercizio delle capacit vitali implica da un lato lesistenza di una materia di un certo tipo, ed include dunque un riferimento a questa. Dallaltro individua la peculiarit che ciascun individuo ha nello svolgere la stessa attivit: le tartarughe pur non possedendo corde vocali sono in grado di emettere delle vocalizzazioni mediante lespulsione dellaria, pur solamente in speciali occasioni. Non si pu certo dire che tutte le vocalizzazioni siano identiche. Un esempio migliore la capacit della specie umana di parlare una lingua: a meno di menomazioni, tutti possediamo in egual misura la capacit di parlare italiano; le differenze si riscontrano laddove si vadano a confrontare i modi in cui ciascuno di noi parla.

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OGGETTI (IM)POSSIBILI

1- Greta, la tartaruga, la statua e lircocervo Greta ha ricevuto una spiegazione sulla natura di ci che c. Ci piace pensare sia quella di Aristotele. Lamico Achiropita storcerebbe il naso; avrebbe dato una spiegazione ben diversa. In questo caso, per, Greta avrebbe scalpitato non poco: lespierienza e il senso comune, laderenza ai phainomena che caratterizzano il suo sano interesse per il mondo non ne avrebbero tratto soddisfazione. Forse non vi interessa, ma Greta stanotte ha fatto un sogno: Freud sorriderebbe, ma cera un enorme ircocervo che la inseguiva, e lei per sfuggirgli finiva in un labirinto. Da una trappola allaltra, insomma. Al suo risveglio Greta era convinta lircocervo esistesse davvero; ovvio, non laveva mai visto, ma chiss, prima o poi quellessere lavrebbe scovata. Per tutta la mattina ha vagato per le stanze della casa con il timore di imbattersi in lui: a cosa potrebbe somigliare, in concreto? Allenorme statua di marmo allingresso? Forse a Ruga? Dove si nasconde? Greta non vede lircocervo: esiste lircocervo? Diamo di nuovo la parola al filosofo. Aristotele nel De Interpretatione chiama in causa lircocervo per rafforzare la tesi, gi espressa da Platone nel Sofista, che un nome di per s non ha valore di verit o falsit. Negli Analitici Secondi l'immagine serve per sostenere che possibile sapere cosa si intende con l'espressione ircocervo ma non risalire all'essenza dell'ircocervo, ovvero sapere cosa realmente sia. Dobbiamo capire in che misura e con quale significato possiamo parlare di esistenza nel caso di Ruga, della statua di marmo e dellircocervo; in generale si tratta di comprendere, avendo come modello i generi naturali, lo statuto ontologico di oggetti possibili (in quanto pensabili ma non esistenti) e di oggetti che esistono ma non allo stesso modo dei generi naturali: il caso dei contratti, ad esempio. Per risolvere la questione accanto al paradigma del vivente, utile prendere in esame quello che in Aristotele considerato come il paradigma ilemorfico semplificato su cui condurre la ricerca: si tratta degli artefatti. Riprendiamo il ragionamento. Abbiamo detto che deve esserci una sede primaria della definizione e una sede centrale nella struttura spaziale della sostanza. Questo perch in mancanza di unancora a cui agganciare la scansione continua in parti sarebbe impossibile individuare quel principio di vita e di organizzazione in grado di distinguere tra (i) mutamenti genetici (venire ad essere delle sostanze); (ii) mutamenti di crescita e di articolazione della forma sullasse anomeomero della sostanza; (iii) mutamenti accidentali che non inficiano lidentit della sostanza; (iv) mutamenti che costituiscono un progresso verso la sostanza e il proprio compimento (la percezione, ad esempio); (v) mutamenti che comportano corruzione e dissoluzione dei nessi sostanziali facenti capo alla parte centrale (venire a mancare delle sostanze). Si gi accennato al fatto che un ordine di processi simile a questo pu essere rintracciato negli artefatti ma solo in maniera derivata, per via della mediazione offertaci dal progetto e dai movimenti dellartigiano su un materiale scelto in base alla presenza di alcune caratteristiche (disposizionali) non necessariamente implicate nel progetto finale. Lartigiano lagente della causa motrice, colui che controlla e dirige la produzione tecnica, ed il trasmettitore di una forma che preesiste nella sua anima. Infatti, la finalit presente nei movimenti eseguiti e lordine sequenziale che assumono analogo a quanto accade negli enti naturali. La differenza che si riscontra tra questo modello ed il caso del venire ad essere delle sostanze consiste nel fatto che in 100

questo secondo caso la forma parte della costituzione stessa del padre, mentre nella produzione tecnica essa nellanima dellartigiano: ci implica che siano differenti i modi di trasmissione, non il fatto che a trasmettersi sia una forma che preesiste e che dirige il processo. Allinterno di questi movimenti ordinati e sequenziali, negli artefatti si pu anzitutto parlare di materia in modo non qualificato, come materia che si pone complessivamente collocata al di sotto della forma, di modo che la sua struttura (ed eventuale frazionamento in parti) sia appiattita su due soli piani, essendo presente un solo livello formale di organizzazione che viene conseguito a seguito di una successione lineare di movimenti impressi da un agente esterno. Distinguiamo tra condizioni materiali e requisiti formali alla realizzazione di una sedia. Nella struttura di base di una sedia, ad esempio, certamente possibile che materie differenti legno, bronzo, metallo realizzino la medesima forma e, dunque, sempre possibile distinguere i requisiti richiesti dalla forma per la propria realizzazione nella materia dal modo in cui una certa materia il supporto che assolve quei requisiti. Per ogni sedia abbiamo a che fare con due livelli materiali logicamente distinguibili: se ci riferiamo alla sedia in questa stanza che fatta di legno, abbiamo di fronte un esemplare attuale tra le configurazioni ed i supporti possibili per lartefatto sedia. Empiricamente esperiamo sedie di bronzo, metallo, etc., ma in ogni caso ci che funge da materia legno, bronzo metallo e simili deve rispondere ad una serie di requisiti minimi per essere materia di una sedia e non materia di un vestito o di una bandiera. Sarebbe impossibile costruire una sedia di stoffa e per questo il materiale usato deve avere un certo grado di duttilit, resistenza, temperatura, etc.. La scelta dellartigiano della materia adatta pu dunque spaziare lungo un arco di possibilit determinate dal possesso di un pacchetto di propriet disposizionali. A queste stesse propriet fanno capo le condizioni di permanenza e le restrizioni riguardanti i tipi di sostrato materiale utilizzabili nelle produzioni: si tratta di propriet che sono proprie dellartefatto in quanto totalit artificiale per il fatto che esibisce una certa configurazione adatta allesercizio di una o pi funzioni, non essendo il prodotto finale arbitrariamente imposto ad una materia qualsiasi. Se ne inferisce che in ogni artefatto si d una ratio ed una unit (accidentale) tra forma e materia: la materia sensibile ci che nelle mani dellartigiano diventa quella sedia ma pu diventare anche un tavolo e una statua trattandosi dellinsieme di attributi che le appartengono per s a prescindere dalla configurazione assunta e si distingue concettualmente dalla materia/sostrato intesa come insieme di propriet disposizionali che necessariamente deve possedere per essere materia di una sedia. Vi , per cos dire, ununica regola di composizione delle parti (eterogenee) materiali e nella misura in cui i rapporti tra forma e materia sono instaurati in un intero non vivente il nesso (relativamente) accidentale. Gli artefatti sono entit statiche, di cui non c definizione, in cui la forma si genera e corrompe insieme al composto e non in alcun modo responsabile delle vicende che lo interessano ed separata solo in quanto esiste nellanima dellagente. Lidentit sortale degli artefatti sembra dunque alquanto ristretta e in prima battuta dipendente dallunit funzionale e dal mantenimento dellorganizzazione mereologica che ne rende possibile luso. Se il principio di identit della sedia non fosse assoluto ma relativo al sortale sedia allora nulla vieterebbe lesistenza di molteplici unit di misura per le sedie, indebolendo radicalmente il criterio con cui inizialmente si erano circoscritte ed identificate le unit numeriche. Di conseguenza, potremmo presupporre che la stessa sedia consti di una molteplicit di interi individuati da diversi sortali. Lunit stessa della sedia sarebbe in questo modo messa in discussione, in quanto essa non sarebbe pi un intero tra gli altri; potrebbero darsi sovrapposizioni tra lintero sedia e lintero blocco di legno, tra lintero sedia e quello ripiano su cui sedersi. Ammettere tale significherebbe lasciare aperta la possibilit che esistano interi differenti, che occupano il medesimo spazio e la medesima fase temporale, per i quali valgono principi di identit differenti, ricadendo essi in differenti concetti 101

sortali. Poniamo che la sedia rotta ed arrugginita che oggi in cantina sia la stessa sedia sulla quale lestate scorsa ero seduta. Apparentemente a (la sedia rotta ed arrugginita) e b (la sedia che usavo lestate scorsa) possono essere lo stesso F (lo stesso tipo di artefatto) senza essere lo stesso G (la stessa sedia rotta ed arrugginita) perch la propriet F appartiene ad a e b in virt di una continuit naturale che esibiscono, mentre la propriet G stata acquisita con il tempo. In apparenza si ha a che fare con due sedie differenti la cui condizione di permanenza nel mutamento non data dallo stesso sortale. Tuttavia, se ci si affida allindiscernibilit degli identici di Leibniz come principio regolante le asserzioni di identit (nella forma a e b sono lo stesso F) necessario enucleare un livello base di predicati sia nei sortali di sostanza che nei sortali di artefatti a cui vengono riportati tutti i predicati temporalizzati che fanno riferimento a propriet, stati, ruoli acquisiti o persi nel tempo intendendoli come restrizioni del sortale di base (in questo modo si evita, in quanto risulta non necessaria, la traduzione temporale di tutti gli enunciati di identit, al modo dellontologia quadrimensionalista). In maniera complementare, i predicati di ruolo o titolo si collocano al di qua del livello ontologico in cui in gioco lidentit del gatto e della sedia, nel quale lo stesso ruolo pu essere occupato da individui differenti. Da un lato secondo Wiggins solo ai sortali di sostanza sono associati dei criteri di identit tali da non poter dare origine a fenomeni di doppia identificazione: if f is a substance-concept for a, then coincidence under f is fully determinate enough to exclude this situation: a is traced under f and counts as coinciding under f with b, a is traced under f and counts as coinciding under f with c, b do not coincide under f with c, (2001: p.72). Dallaltro accettabile anche la tesi secondo cui non esisterebbero per gli artefatti dei principi di identit e di persistenza che siano teoricamente del tutto soddisfacenti. Continuit mereologica e continuit funzionale, per quanto siano posti solo su base convenzionale, sembrerebbero fornire dei criteri abbastanza plausibili se vi fosse la possibilit di distinguere in Aristotele tra artefatti artistici, quali il Discobolo di Mirone, ed artefatti ordinari quali case e sedie - criteri plausibili solo per il Discobolo, ovviamente. Ma il concetto greco antico di arte livella ci che per noi moderni unopera darte in senso proprio una scultura o un quadro ai prodotti artigianali in genere (il termine techne copre lo spazio semantico occupato da artefatti artistici ed ordinari). Per qualunque teoria contemporanea si proponga di accettare la sostanzialit prima dei viventi, il Discobolo di Mirone rappresenta un caso limite, data levidente individualit che lo caratterizza: in nessun caso il Discobolo avrebbe potuto essere realizzato in materie differenti restando se stesso. Nel senso moderno del termine, in merito alle opere darte si registra una forma di iperessenzialismo se ci si propone di indagarne la struttura mereologica. In certa misura su questa linea di pensiero si pone la soluzione di Wiggins al problema dellidentit degli artefatti artistici: per le opere darte, secondo lo studioso, sembrerebbe essere in gioco una teoria scotista dellindividuazione, come se vi fosse una hecceitas insita in ogni opera darte responsabile proprio della sua individuazione. Non va comunque sottovalutato il peso dellintenzionalit dellautore delle opere e, dunque, il carattere intenzionale incorporato nelle opere stesse, per quanto questo aspetto sia per Wiggins del tutto subordinato al primo. La continuit strutturale o mereologica determina i limiti di persistenza dellartefatto segnando anche il punto critico al di sotto del quale non potr pi esistere ed al di l del quale esister soltanto il Blocco di legno o laggregato da cui costituita la sedia. Ci implica che la continuit mereologico-strutturale debba essere messa in relazione a vincoli di luogo e di tempo e valga solo per quel prodotto particolare della tecnica e non sia, dunque, un criterio sortale. La continuit funzionale garantisce che una sedia possa subire modificazioni e sostituzioni delle sue parti rimanendo se stessa in quanto intero funzionale, ma non tutti gli interi che svolgono la medesima funzione sono portatori di una struttura isomorfa. Si pu quindi concludere che la domanda 102

attorno alla sostanzialit di una certa popolazione di enti venga essenzialmente a coincidere con la domanda relativa alla presenza o meno di una parte centrale concepita come un principio. 1.1- Il paradigma del corpo biologico: lesempio della polis Nel capitolo precedente abbiamo visto che nel corpo vivente possibile distinguere un ordine omeomero da un ordine anomeomero e strutturale. Entrambi questi ordini hanno parti quantitative ed estese nello spazio. Alcune di queste parti non si risolvono semplicemente nella funzione che svolgono. Se vero dire che un occhio di pietra o di vetro non pi un occhio se non per omonimia, altrettanto vero dire che locchio, oltre alla sua definizione funzionale, ha una sua valenza o definizione strutturale nelleconomia del tutto. Ma per locchio struttura e funzione coincidono, se ad essere rilevante lidentit del vivente, identit che, a seconda delle specie, vincolata al possesso della capacit vitale di base per esso (nelle piante sar quella vegetativa, negli animali quella percettiva, negli uomini quella intellettiva). Nel caso delle sostanze mobili e corruttibili esiste una dualit e una correlazione continua tra assetto funzionale e strutturale che fa capo alla parte centrale o principale. Non tutti gli interi esibiscono tale articolazione. Questo ci permette di distinguere nettamente tra caratteri o parti funzionali da un lato, e parti strutturali o anomeomere dallaltro. Questa differenza visibile nellanalisi aristotelica della polis. La polis annoverata tra i prodotti naturali e come tale viene studiata. Iniziamo da alcune considerazioni generali. Analogamente a quanto accade per i viventi, per la polis possibile rintracciare un ordine (apparente) di sviluppo (da famiglia a villaggio e poi a polis: Politica I.2) che ha un orientamento lineare in cui la regola dellordinamento data dal conseguimento della piena autosufficienza (I.2, 1252b28-30). Per una data polis si pone il problema e la possibilit di stabilire un criterio per il venire ad essere e a mancare (Pol. II.3, 1276a16-18; 1276b14-16). Per la polis si pu formulare una fisiologia (libri VII-VIII) ed una patologia (in particolare il V); inoltre sono contemplati rivolgimenti costituzionali, cambiamenti di forma data la medesima materia della polis (seconda parte del capitolo V). I principi guida di questa analisi sono evidenti in affermazioni di questo tenore: nellordine naturale la citt precede la famiglia e ciascuno di noi. Infatti il tutto precede necessariamente la parte, perch, tolto il tutto, non ci sar pi n piede n mano, se non per omonimia, che si ha, per esempio, quando si parla di una mano di pietra, ma questa in realt una mano morta. Infatti tutte le cose sono definite dalla funzione che compiono e dalla loro potenza sicch non possedendo pi n luna n laltra, non potranno pi essere dette le stesse di prima se non per omonimia. dunque chiaro che la citt per natura e che anteriore allindividuo perch, se lindividuo, preso da s, non autosufficiente, sar rispetto al tutto nella stessa relazione in cui lo sono le altre parti (Pol. I.2, 1253a18-29: enfasi mia). La propriet si definisce come la parte: infatti la parte non solo parte di qualcosaltro, ma appartiene del tutto a questo altro di cui parte: altrettanto dicasi per la propriet (Pol. I. 4, 1254a13-17). Quando si costituisce un composto unitario di pi parti, continue o discrete, in ogni caso si individua qualcosa che comanda e qualcosa che obbedisce. E questa condizione, poich propria di tutta la natura, riscontrabile anche negli esseri animati: ma perfino nelle cose che non partecipano della vita c un certo principio come nel caso dellarmonia (Pol. I. 6, 1252a29-35). Lo studio della polis immediatamente impostato in termini mereologici. Rispetto a quanto si detto fin qui ci costituisce un problema. Anzitutto, qual il significato di parte coinvolto in questi ragionamenti? Il concetto focalizzabile proprio mediante la differenza che sussiste tra parti strutturali e caratteri (o parti funzionali) degli interi: sar chiaro ci che si dice a chi considera la questione con il solito metodo. Come nelle altre indagini, anche qui necessario analizzare il composto fino alle parti semplici (che sono le parti pi piccole del tutto) e cos esaminando 103

per la citt le parti dalle quali costituita, vedremo meglio in che cosa esse differiscano luna dallaltra e se possibile ottenere qualcosa di valido di ciascuna di quelle che si sono menzionate (Pol. I. 1, 1252a17-24: enfasi mia). Emerge una esplicita convergenza concettuale tra lanalisi strutturale dei viventi e lanalisi funzionale degli elementi della citt. Tale convergenza si attua a meno della distinzione concettuale tra le diverse valenze della nozione di parte rispettivamente coinvolte. Il solito metodo lanalisi e la sintesi per via combinatoria; tale metodo inscritto nellapproccio naturalistico delle indagini aristoteliche e ci permette di distinguere grezzamente due modi dellanalisi in parti: quello in base a cui si distinguono parti anomeomere (la cui suddivisione e ricomposizione non indifferente per il mantenimento dellidentit delle forme di vita) e quello in base al quale vengono distinte parti meramente funzionali, tra le quali pu essere istituita una gerarchia lineare sulla base di un gradiente di esplicitazione delle medesime funzioni. Cosa significa? Aristotele istituisce un isomorfismo tra soggetti naturalmente e metafisicamente differenti. Su questo isomorfismo introduce un metodo di ricerca valido sia per le componenti strutturali che per le componenti funzionali degli interi. Si tratta ovviamente di un modus operandi molto duttile: dato che le parti considerate haplos sono dei soggetti del tutto indeterminati nella ricerca, siamo autorizzati a creare una rete tra i significati focali che il concetto di parte assume quello funzionale della citt, quello strutturale del vivente di modo che le parti stesse diventino dei soggetti determinati nella ricerca e siano per questo in grado di circoscrivere classi differenti di interi. In altri termini, se consideriamo una parte (come una zampa) in modo determinato, ovvero nelle sue relazioni di dipendenza e vincolo con le altre parti, possiamo circoscrivere una classe di soggetti i dotati di (una o pi) zampe mediante successioni di conformazioni mereologiche basate sulle differenze. La correlativit tra i due piani evidente, in forma semplificata, nella caratterizzazione della polis. Scrive Aristotele: che vi siano pi tipi di costituzione e perch si dunque stabilito; perch esse siano pi numerose di quelle ora menzionate, quali e perch siano differenti, resta da dire assumendo il principio gi posto. Ammettiamo che ogni polis possiede non una sola ma pi parti. Ora, se volessimo cogliere le forme animali, prima di tutto dovremmo definire ci che ogni animale deve necessariamente avere (per esempio, alcuni organi di senso, quelli adatti a ricevere e digerire il cibo, quali la bocca e lo stomaco, e oltre a ci quelle parti con cui ciascuno di essi si muove). Se le parti fossero queste soltanto e ce ne fossero capaci di accogliere variet differenti (per esempio, che ci fossero pi tipi di bocca, di stomaco di organi di senso e inoltre di parti motorie), allora il numero delle diverse combinazioni di queste necessariamente moltiplicher i tipi degli animali (perch lo stesso animale non pu avere pi tipi di bocca e cos di orecchie) sicch, quando tutte le possibili combinazioni saranno state ottenute, daranno luogo a tutte le forme dellanimale, e saranno tante le forme dellanimale quante le combinazioni delle parti necessarie. Allo stesso modo accade per le costituzioni menzionate, dato che anche le poleis non risulteranno di una sola, ma di molte parti, come spesso stato detto (Pol. IV. 4, 1290b20-39). Detto ci, la polis non una sostanza. La polis detta essere un intero (1253a20) ma nella sua analisi i concetti che articolano basilarmente un intero sostanziale forma e materia non sono definiti in modo univoco n rigoroso. In VII.3, 1325b40 si parla di materia della citt. Difficile dire che valore abbia questo uso linguistico; esso sembra solo accidentalmente riferito alla polis e direttamente ai modi dellazione politica delluomo la materia corrisponderebbe ai prerequisiti dellazione politica. Sulla traccia delle argomentazioni dello studioso si pu avvicinare lo statuto ontologico della polis a quello degli artefatti considerandolo intermedio tra questi ed i viventi. La polis gode allora di uno statuto intermedio tra viventi ed artefatti. Anche Katayama ha affrontato il problema dello statuto ontologico, ovvero della nonsostanzialit, di organismi a generazione spontanea (ad esempio, gli insetti), di organismi sterili 104

(muli) e degli artefatti: are not substance because their existence depends on heavenly sphere, horses, and artisans, respectively. There will be no artifacts without artisans, no mules without horses, and no spontaneously generated organisms without heavenly sphere. In contrast to these nonsubstantial beings, substance are prior in logos (formula or definition), in knowledge, in time, (E. Katayama, Aristotle on artifacts. A metaphysical puzzle, Albany: New York, 1999: p. 2). Nella scala dei composti ilemorfici che conduce alle sostanze abbiamo diversi gradini: artefatti, poleis, organismi a generazione spontanea, muli, piante (primo livello di sostanzialit), animali non umani, animali umani, forme pure (o scevre di materia). La polis un intero (Pol. I.2,1253a20) ma non un intero sostanziale. Il motivo semplice: la polis dotata di parti funzionali, caratteri funzionalmente ripetibili realizzabili su differenti supporti materiali ovvero in citt o costituzioni differenti. Al contrario, nel caso di un gatto le differenze e i caratteri che permettono lidentificazione di un questo F e ne circoscrivono lappartenenza ad un gruppo (il mio gatto un questo F) non sono assimilabili a tratti atomici ripetibili negli interi. Le differenze e i caratteri esprimono invece le relazioni di identit e di differenza tra (le variet possibili delle) parti del gatto in quanto essere vivente. Pena la riduzione ad un blando parallelismo possiamo chiederci le ragioni delle analogie tra polis e vivente. Abbiamo componenti e parti reciprocamente vincolate solo in virt della loro appartenenza ad un portatore: qualunque sia il portatore il rapporto tra le parti ha una natura modale. Solo alcune sono parti necessarie; solo alcune originano assetti rilevanti per leidos (1290b34-37). Chiariamo subito che abbiamo sempre a che fare con individui e con determinazioni proprie di individui. Prendiamo la polis e il gatto. In entrambi i casi si danno parti corrispondenti a determinazioni pi o meno grezze che fissano livelli differenti di strutturazione formale. Inizialmente ciascuna di esse una determinazione qualsiasi, di sorta Q, dove Q denota un livello di organizzazione formale minimale. Introducendo una griglia crescente di determinazioni, ossia insiemi di ampiezza crescente di determinazioni, possiamo via via dettagliare maggiormente il nostro individuo di partenza. Il livello formale minimo dato dalle parti necessarie o comuni (1290b25-26). Ci implica che rintracciabile una variet di differenti parti necessarie e comuni a ogni animale, quindi si pone gi su due livelli (minimi) di determinazione: una base necessaria e variazioni (relativamente) accidentali. Ad ogni insieme di determinazioni corrispondono livelli di parti pi o meno necessarie. A ciascuna di queste poi corrispondono assetti sempre pi specifici nei viventi, anche se contingenti, dato il vincolo posto dalle parti di ordine superiore (1290b25-30). Le determinazioni relativamente contingenti a raggruppamenti pi ristretti mentre le determinazioni pi necessarie a raggruppamenti pi ampi. Il possesso di un cuore o di un suo analogo una determinazione necessaria per definire lanimale: questa determinazione che esclude per i vegetali e non genera assetti differenziali tra le stesse parti in individui differenti come invece accade per parti come gli occhi, ad esempio. In questultimo caso abbiamo una determinazione relativamente contingente che funge da differenza rispetto alle determinazione di base e alle altre specie: ad esempio, gli occhi fungono da differenza poich, rispetto ai felini, mediante la loro presenza o assenza possiamo circoscrivere anche le talpe, dei mammiferi soricomorfi della famiglia dei talpidi. Il numero della combinazione numero che dipende dallindividuo assunto in partenza permette di ottenere tutte le specie animali possibili, e tutte le costituzioni possibili, senza per incorrere in una indebita moltiplicazione dei tipi. Concludiamo su questo punto ricordando i tratti essenziali del ragionamento. La menzione delle parti dei viventi, che veicola un riferimento alle parti strutturali, va considerata cum grano salis. Laccostamento delle forme costituzionali alle forme dei viventi permesso dallintroduzione di un concetto, quello di parte, dotato di una multivocit di fondo e capace di declinarsi diversamente nei differenti contesti. Vi , infatti, una significativa differenza tra una combinatoria 105

di parti anomeomere e strutturali (concetto che comporta vincoli irriducibili allidentit e natura del tutto) ed una combinatoria di caratteri o parti funzionali tra le quali possibile istituire una gerarchia lineare in base ad un gradiente di esplicitazione delle medesime funzioni come si detto la polis non una sostanza e in essa gli stessi individui (caratteri) possono espletare pi funzioni. Si tratta di problematizzare la possibile emergenza, a partire dalle naturali tendenze aggregative umane, di una individualit ulteriore corrispondente alla polis, includendo tra i requisiti di questa emergenza non la semplice coesione e autonomia della polis come corpo organico, ma anche la presenza in essa di un analogo di ci che lanima per i viventi ovvero, molto grezzamente, un gruppo di funzioni e capacit alcune delle quali fungano da principio di mantenimento dellidentit nel mutamento (la costituzione). Bench la coppia materia-forma sia presente attraverso il suo analogo corpo-anima, la polis rientra nel catalogo degli enti definiti dalla loro funzione e capacit, includendovi dunque anche gli artefatti, nella misura in cui la considerazione esclusiva dei rapporti qui istituiti tra anima e corpo a prescindere dalla struttura organica sottostante lascia aperta la possibilit di una interpretazione funzionalista di questo nesso. Ci posto, il brano introduce una distinzione tra caratteri funzionali e parti strutturali, bench sarebbe una forzatura intenderlo come una testimonianza delle differenze tra le due. Pur tuttavia in esso si palesa un metodo di tipo mereologico: una volta individuate le parti e il loro ordine di priorit, lindividuazione dei tipi segue dalla combinatoria delle conformazioni variabili di queste parti. Tali conformazioni potranno essere proprie di pi generi ma veicoleranno differenze trasversali al singolo individuo. Abbiamo dunque desunto, su base mereologica, lesistenza di una successione di differenze entro i sortali gatto e talpa, differenze che fanno capo alla sua parte centrale e si succedono sulla base di un ordine modale di tipo fisico. Definire il gatto e la talpa vuol dire racchiudere in ununica matrice la pluralit di matrici differenziali che rispettivamente esibiscono e che sono incluse nellessenza della specie. 1.2- Parti strutturali e caratteri Ma quale matrice la pi fondamentale? La Metafisica non ci ha suggerito quale sia; ha solo mostrato la necessit che ci sia. Solo le indagini fisiche e biologiche confermeranno il paradigma cardiocentrico di Aristotele anche sul piano dei quesiti in merito lidentit e la persistenza dellanimale. Rispetto al quadro ontologico a paradigma categoriale in cui condotta lanalisi del venire ad essere in Fisica I, il principio di naturalit di Fisica II.1 connesso con largomento metafisico della strutturazione (o della suchness) di ogni questo F dotato di principio interno di mutamento e stasi: alcune cose non sono sostanze ma, tutte quelle che lo sono, sono costituite secondo natura e per natura: sembrerebbe perci che questa natura, che non un elemento ma un principio, sia sostanza (Metaph. VII.17, 1041b28-31). Gli artefatti sono privi di una forma che abbia una qualche funzione motrice e che avvii processi di mantenimento e continuit metabolica che reiterano ricorsivamente la medesima dinamica in modo da poter essere descritte come future oriented routines (M. Furth, Substance, form and psyche: an Aristotelian metaphysics, Cambridge University Press, 1988). Lontologia scientifica della Fisica dunque costruita tenendo conto della rilevanza metodologica che ha la distinzione tra vivente e non vivente, iniziando ad articolare internamente i soggetti atomici ed unidimensionali dellontologia logica, dandone una qualificazione scientifica maggiormente pregnante. Il soggetto ereditato dalle Categorie diventa un intero dotato di materia e forma i cui principi esplicativi sono sostrato, privazione e forma e come un (certo questo) dotato di principio interno di mutamento e stasi. Qual la differenza tra parti strutturali e caratteri (o parti funzionali) degli interi? 106

Al contrario delle sostanze naturali, gli artefatti sono degli interi statici, la cui intelaiatura ilemorfica il compimento di un processo ad essi esterno e regolato da un agente intenzionale che produce qualcosa di diverso da s (lartigiano fabbrica il letto). Il letto a sua volta non dotato di alcuna capacit produttiva. Agli artefatti il principio o natura deriva dallesterno ed presente negli aspetti relativamente materiali delle loro parti: un letto in quanto letto non possiede alcuna origine interna del mutamento o della stasi, ma solo in quanto legno ha una tendenza determinata. Ma lanalogia tra le parti di un gatto e quelle di un letto o di una citt va intesa come vedremo cum grano salis. Vi una significativa differenza tra una composizione di parti anomeomere (concetto che comporta vincoli irriducibili alla struttura del tutto per come regolato da una forma cognitivamente orientata) ed una composizione di caratteri o parti funzionali tra le quali possibile istituire una gerarchia lineare in base ad un gradiente di esplicitazione di funzioni analoghe. Se teniamo ferma larticolazione su molteplici livelli dei soggetti percipienti, in cui le parti esibiscono un ordinamento modale (non tutte sono ugualmente necessarie al mantenimento dellessenza della sostanza percipiente), possiamo ben dire che lanimale fatto di X, Y, Z, ma non identico a X, Y, Z. Possiamo dunque distinguere tra un uso predicativo da un uso costitutivo della copula: si pu leggere a (un) F come a (costituito da) qualcosa che (un) F, ovvero il Discobolo di Mirone costituito da un blocco di marmo, riconducendo a questo uso costitutivo della copula lessere cos-e-cos di una certa materia (si tenga presente la forma paronimica attribuita da Aristotele ad enunciati di questo tipo, un tavolo non legno ma di legno). Possiamo sostenere che Blocco e Discobolo differiscono modalmente in virt della differenza esista dalle loro propriet essenziali: per il Blocco metafisicamente possibile esistere in un mondo possibile in cui Mirone non mai esistito o non ha mai scolpito il Discobolo. Supponiamo che un certo gatto G occupi un certo spazio s1 in un tempo t1; questo stesso spazio occupato esattamente anche dallinsieme delle parti P che lo compongono. Anzi, proprio il fatto che queste ultime occupino lo spazio s1 che determina con precisione che G un composto che occupa una porzione di spazio tridimensionale. Il gatto e le sue parti sono identiche? Ebbene, G = P se e solo se ci che vero di G vero anche di P (in virt della Legge di Leibniz); ne segue che luguaglianza sar vera solo se il gatto e le sue parti avranno esattamente le stesse condizioni di persistenza e di mantenimento attraverso il cambiamento. Condizione necessaria per conciliare la concezione aristotelica dellidentit dellessere o della sostanza con la Legge di Leibniz intendo qui il converso dellidentit degli indiscernibili, ovvero lindiscernibilit degli identici che si troverebbe in Top. VII.1, 152b27-29 (come in SE I.24, 179a37) estenderla anche agli individui (punto non banale, visto che, a differenza di Leibniz, Aristotele non sembra ammettere esplicitamente questa possibilit). Invero, nella terminologia aristotelica lidentit numerica si ha quando i nomi sono parecchi, ma la cosa una sola, quella specifica quando gli oggetti, pur essendo parecchi, non rivelano differenze quanto alla specie, mentre lidentit tra individui rientra nellidentit dellessere o della sostanza solo nel caso in cui questa consista non solo nellidentit della definizione [], cio di quello che Frege chiamerebbe il senso, ma anche nellidentit della denotazione (nel senso che i due sinonimi si riferiscano ad un medesimo oggetto), cio di quello che Frege chiamerebbe il significato. Ma evidentemente ci che vero di G non vero di P: solo il distaccamento di alcune parti compromette lesistenza degli animali. Pena la riduzione dellanalisi ad un contesto preferenzialmente opaco, la relazione di costituzione (grezzamente intesa nel senso di coincidenza spaziale tra le parti ed il tutto, o unit non-sostanziale) non va interpretata come se fosse una relazione di identit. Lidentit delle parti, necessarie o meno, dipendente dallidentit del soggetto di base poich in ragione delle regole di organizzazione di questo si determina la trama di rapporti tra determinazioni essenziali ed accidentali sui quali le parti 107

vengono distinte. La questione del possesso di propriet essenziali o, meglio, dellavere una propriet in modo essenziale pu essere espressa in questi termini: x ha F in modo essenziale se e solo se in un qualsiasi mondo possibile ed in qualunque istante temporale in cui x esiste, x ha F in quel mondo e in quellistante. Si fatto cenno alla distinzione kripkiana tra i concetti di necessario e di a priori. Se si accetta la Legge di Leibniz sullindiscernibilit degli identici come fa Kripke e da questa si deduce che, la proposizione a = b vera quando con a e con b si indicano dei designatori rigidi, cio tali da designare lo stesso oggetto (o da avere lo stesso riferimento) in tutti i mondi possibili, essa esprimer una verit necessaria. Se le forme possono essere intese a guisa di designatori rigidi, a maggior ragione anche le parti connesse a propriet essenziali potranno essere intese come tali. Se prendiamo il caso di una talpa e diciamo che dotata della capacit tattile e che dotata della capacit olfattiva abbiamo due designatori rigidi che denotano lo stesso referente la talpa, appunto tali da formare un asserto di identit che necessario ma non analitico, non a priori. Si intende dire che le proposizioni che useremo per descrivere questi interi godono indubbiamente di una necessit metafisica, ma il fatto che essa valga pu essere conosciuto dallo scienziato aristotelico solo a posteriori. Possedere il tatto e lolfatto sono due verit necessarie, vere in ogni mondo possibile per la talpa poich, in termini pi affini ad Aristotele, denotano propriet essenziali e non accidentali per quel soggetto. Se la necessit implicata nel fatto che una talpa abbia occhi duri (sia scleroftalmica) e, correlativamente, abbia un determinato assetto di parti che ne rende possibile la sopravvivenza espressa da una necessit de re allora risulta valida uninterpretazione pluriplanare della necessit delle parti. Se una talpa si pu scomporre e, dunque, pu cessare di esistere non semplicemente al modo di cessare di essere un determinato G (un percipiente o un camminante), allora ci sono delle condizioni sotto le quali potrebbe andare incontro ad una completa dissoluzione e condizioni sotto le quali, pur sottoposta a continui flussi, essa persiste. Questa lettura, che sfrutta una distinzione ancora in via di tecnicizzazione in Aristotele, tra lettura de re e de dicto sembra confermata dal fatto che le condizioni di persistenza sono connesse al mantenimento della sede fisiologica della capacit che la definisce come tale questo tipo di necessit quello valido nelle definizioni (ad esempio, la definizione di tuono o di eclisse di cui si parla in An. Post). Le condizioni di persistenza de re sono del tutto correlative al possesso di un pacchetto di propriet essenziali bench queste ultime occupino lo spazio logico pi generale proprio delle condizioni di esistenza di G. In questo senso, la modalit in gioco per le propriet essenziali prevede che le determinazioni relativamente contingenti divengono necessarie se e dove sono date (talpa vs ameba), ovvero al proprio livello formale nellorganizzazione del soggetto e che non possono darsi propriet necessarie che non siano date immediatamente con la forma psichicamente strutturata. Questo tipo relativo di modalit pu essere espresso come un ordine gerarchico: la qualifica modale desunta dal fatto che le determinazioni che il possesso della percezione indica come rilevanti sono proprie delle parti effettive (attuali) dellanimale, parti svincolabili dal soggetto di partenza soltanto in modo relativo - in dipendenza dal ruolo pi o meno necessario che ogni parte svolge nei modi di vita e nelle attivit dellindividuo di volta in volta esaminato (sia esso una talpa o un gatto). Tra le parti necessarie e comuni vi sono i cinque sensi la cui rilevanza determinabile in base al grado di necessit che ciascuno di essi manifesta in rapporto alla vita dellanimale. Se lipotesi corretta, un gatto ed una talpa sono il risultato di una articolazione progressiva delle determinazioni di base si situa al livello della loro identit genericofunzionale e segue lordine imposto alle parti dai processi di formazione: risulta per questo possibile subordinare alcuni tratti ad altri (il possesso di un naso al possesso del cuore) a

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prescindere dal singolo portatore. Dunque, allinterno del genere animale non vale il principio di estensionalit mereologica secondo cui individui che hanno lo stesso tipo di parti sono identici. Rinunciare allestensionalit mereologica conservando una nozione assoluta di identit una scelta motivata da una concezione in base alla quale un corpo percipiente non si d come oggetto di conoscenza attraverso altre entit (siano sostanze, parti, qualit), ma inteso come intero che persiste nel tempo mutando in modo relativo composizione e, in generale, propriet. Ai generi sortali si devono assegnare criteri di identit non riduzionistici.

1.3- Tartarughe senza testa, senza zampe: identit e persistenza Schematizziamo sulla base della distinzione materia-forma la struttura multilivellare degli individui che ricadono nel sortale tartaruga: (I) livello I: materia {4 elementi} + forma {ratio dei 4 elementi}. (II) Livello II: materia {carni, ossa, omeomeri} + forma {ratio dei 4 elementi, indirizzamento funzionale}. (III) Livello III (soglia formale): materia {parti omeomere, parti anomeomero-potenziali, parti proto-strutturali (sistema scheletrico e vascolare)} + forma {ratio dei 4 elementi, indirizzamento funzionale}. (IV) Livello IV: materia {corpo} + forma {anima}. Linserzione dello schema mereologico nella scansione ilemorfica delle quantit continue consente di di produrre una prima distinzione empirica tra le parti sulla base dei differenti gradi di libert che esse godono rispetto al tutto. In altri termini, sulla base del grado di dipendenza, pi o meno stretta, che esibiscono rispetto allasse formale governato dalla parte principale. Come di proporre una distinzione tra scomposizioni massive (per artefatti), frazionamenti (per i numeri) e mutilazioni (Metaph. IV.27, 1024a11-28). A quali condizioni si pu dire che qualcosa mutilo? Ci che viene sottoposto a mutilazione non deve essere una quantit qualsiasi, ma deve esserlo in modo qualificato. I numeri sono quantit discrete: delle parti del numero non vi nessun limite comune in relazione al quale esse si connettono (Cat. 6, 4b25-30). Ad esempio, se il tre e il sette sono parti del dieci, in relazione a nessun limite comune il tre e il sette si connettono. Restano in ogni caso parti separate, che non hanno posizione nel tutto (il dieci). Per questo motivo ai numeri si applicano processi di frazionamento e non mutilazioni: alla fine del processo ci che rimane qualcosa di essenzialmente diverso dallente di partenza. Facciamo un altro esempio: sia che al numero tre si sottragga il numero due, sia che si sottragga il numero uno, il risultato della divisione sar un numero sempre diverso dal tre. I motivi sono due: (a) non ha senso dire che il tre tocca o, in un senso teorico pi pregnante, si unisce al due in un limite comune (a differenza del punto, le unit numeriche non sono contigue: la consecuzione o successione numerica non implica affatto il contatto). (b) Il numero inteso come un aggregato di punti materiali per cui nessuna delle unit in cui lo si voglia dividere ha un confine coincidente con qualche altra e, per questo, ogni numero inteso a guisa di parte sconnessa dalla serie in cui inserito (1, 3, 5, 7, ad esempio). Agli artefatti, invece, si applicano sia processi di scomposizione massiva che mutilazioni. Una coppa un intero connesso composto da un insieme di parti. Possiamo dire di una coppa che mutila poich se togliamo una parte allintero, lintero sar sempre una coppa e preserver la sua sostanza: ci che permane deve essere la stessa sostanza che si aveva allinizio. Ma affinch una cosa sia mutila non sufficiente che sia un intero anomeomero, o composto da parti dissimili, altrimenti anche il numero potrebbe essere detto mutilo (il cinque, infatti, esemplifica un intero anomeomero visto che pu essere dato dalla somma del tre e del due). Il caso dei corpi viventi differente. Non avrebbe senso procedere pensando che sia sufficiente sottrarre, fisicamente o concettualmente, alcune parti di questa tartaruga per verificare 109

se esse siano essenziali o meno alla sua natura. Un esempio dei nostri giorni pu chiarire il punto. Si consideri un computer: se a questa macchina togliamo il microprocessore e lhard disk, essa non sar pi in grado di svolgere la sua funzione come totalit, venendo meno la sua identit specifica. Quando sottoponiamo la morfologia di un artefatto ad un processo di scomposizione massiva, e restiamo soltanto con dei pezzi tra le mani, ed eventualmente quando con questi pezzi costruiamo un altro artefatto, lintero di partenza cessa di esistere se e nella misura in cui questo percorso implica una perdita dellorganizzazione mereologica essenziale allessere artefatto, e dunque al mantenimento della propria identit in modo continuativo. Poich lesempio in gioco relativo al non-vivente, la considerazione del limite oltre il quale la scomposizione materiale sfocia nella distruzione delloggetto soggetta ad una considerazione pragmatica di matrice funzionale: non si tratta del venire meno di una sostanza, ma dellesercizio di una funzione. Il computer potr svolgere altre funzioni e realizzarle su questo supporto materiale modificato: potr essere per esempio un masterizzatore, un insieme di pezzi di ricambio, etc.. Detto questo, non significa affatto che quel particolare microprocessore e quel particolare hard disk siano parti necessarie al mantenimento dellidentit del computer come computer, dal momento che esistono computer che al loro posto hanno una memoria senza parti mobili connessa con un insieme di cavi. Nel caso degli artefatti il processo di distacco delle parti e la disposizione delle parti nel tutto non implicano una differenza quanto alla loro esistenza: possibile estrarre le parti, riorganizzarle, senza che il tutto cessi di esistere in quanto tale. Nel caso degli artefatti (che non sono sostanze a pieno titolo) le parti che risulterebbero proprie della definizione potrebbero essere solo le parti del progetto nella mente dellartigiano. Per ognuna di esse sarebbero disponibili supporti materiali multipli vincolati soltanto dal presentare o meno certe propriet disposizionali in ambito artefattuale rimane aperta la possibilit logica di una lettura funzionalista del nesso materia/forma. Invece, nel caso del mio gatto non possibile un processo di scomposizione e ricomposizione massiva ferma restando lidentit del soggetto. La tartaruga mutila di zampe comunque una sostanza fintanto che il processo di mutilazione non incontra un limite oltre il quale non pu esercitarsi: quel limite dato dal cuore, dalla sede delle propriet essenziali allessere sostanza di quel tipo. La mutilazione, intesa come limite della sostanzialit, implica la conservazione delle parti la cui presenza necessaria, essendo dettata dal genere e dalla materia, parti senza le quali la tartaruga non sarebbe un esemplare del sortale di riferimento. 1.4- Lanimale attuale Essere dotati di un principio interno di mutamento e stasi, di un luogo per la capacit nutritiva e di un fulcro per le percezioni corrisponde ad una idea semplificata di animale. Larticolazione di questo quadro semplificato passa attraverso il tatto: introducendo il tatto come indicatore o, meglio, matrice di quel livello di complessit organica che costituisce lanimale. Come garantire che questa determinazione non sia assunta in modo arbitrario ma sia connessa allidentit del soggetto? Un unico e medesimo particolare pu essere connesso in modo sortale o esemplificativo con un numero variegato di universali sortali differenti: Ruga (che rientra tra gli interi dotati di capacit tattile) un animale, una tartaruga, un dotato di quattro zampe. Questi universali, connessi in modo sortale con un unico particolare, intrattengono una relazione caratteristica. Possono essere ordinati a seconda della maggiore o minore estensione del concetto che incorporano. Ma Robespierre solo un esemplare (poniamo sia il sortale T) di una popolazione molto ampia: la connessione tra gli individui appartenenti a questa popolazione si attua tramite un legame esemplificativo e caratterizzante di matrice distributiva: lessere dotati di percezione.

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I livelli di costituzione formali degli animali sono caratterizzati da un rapporto di stretta continuit e di dipendenza reciproca da un asse di determinazioni preciso, governato dal cuore, la cui regola la necessit ipotetica ed il cui modo di articolazione dato dai processi di crescita. La regola in cui si attua la formazione ed in cui si struttura il soggetto corrisponde ad un esaurimento progressivo dello spazio di possibilit lasciato aperto dalle determinazioni di base (date dal genere e dalla materia adatte alla percezione), e questo esaurimento si attua per imposizione progressiva di relazioni di dipendenza ontologica tra le parti. Se essenziale allanimale il possesso di un cuore e se al cuore viene immediatamente connessa la capacit percettiva di base, il tatto (e ci che a questa pi si avvicina: il gusto) lassunzione di un gruppo di variazioni consentite ferma restando lidentit (stabilita dal sortale adottato) della cosa su cui lindagine si focalizza equivale ad introdurre una preferenza categoriale da cui partire, non certo scevra da impegni ontologici: se dotato di percezione, necessario che il corpo animale sia composto e possegga il tatto (DA III.12, 434b9-25). Le propriet essenziali dellanimale sono ordinabili secondo un ordine che va dalle propriet necessarie allessere un animale di tipo T (dove T il sortale pi grezzo, che esprime la propriet minimale del soggetto: dotato di capacit tattile) alle propriet relativamente contingenti per il tipo T, ma necessarie per tipi pi determinati. A ciascun livello si ha a che fare con determinazioni necessarie dellanimale, essendo ora considerato nella sua determinazione sortale ultima. Posto che nessun corpo non stazionario possiede lanima senza la capacit percettiva, (a) lanimale un corpo animato, (b) e ogni corpo (animato e inanimato) tangibile, e tangibile ci che percepibile per contatto, allora (c) necessariamente il corpo animale deve avere la capacit tattile. Vale dunque il bicondizionale lanimale A un corpo animato sse A T (dove T sta per essere dotati di capacit tattile: come dire che il corpo animale nella sua forma pi semplice deve essere dotato delle stesse capacit di spugne e amebe). Non vale ovviamente linverso. Siano {G, O, U, V} rispettivamente gusto, olfatto, udito e vista: otteniamo il seguente schema: (a) AT = un intero dotato di capacit tattile (spugne, amebe). (b) A1 {T,G} = un intero dotato di capacit tattile e gustativa. (c) A2 {T,G,O} = un intero dotato di capacit tattile, gustativa e olfattiva. (d) A3 {T,G, O,U} = un intero dotato di capacit tattile, gustativa, olfattiva ed uditiva. (e) A4 {T,G,O,U,V} = un intero dotato di capacit tattile, gustativa, olfattiva, uditiva e visiva (gatti, uomini). Il bicondizionale lanimale A un corpo animato sse A T/G/O/U/V palesemente falso. Sulla base dellenucleazione di una capacit essenziale al soggetto, qui data dal possesso del tatto, possibile ritagliare su uno sfondo apparentemente continuo di determinazioni - dato dai dotati di un principio interno - un tipo di intero e qualificarlo come composto (= intero dotato minimalmente di capacit tattile). Esso abita la nostra ontologia e pu essere incluso, a precise condizioni, nel sortale di dotato di capacit tattile: se assumiamo una ontologia di enti determinati e determinabili a partire da questo sortale, ammetteremo che i corpi del nostro dominio possano essere gatti, cavalli, talpe, elefanti e cos via. Va aggiunto che astrattamente ogni sortale pu intendersi come barriera di migrazione: esso fissa univocamente la materia per quella forma di modo che gli individui che vi ricadono necessariamente abbiano quella forma e quella materia. Ci posto, importante accentuare la nozione di determinabilit a partire dal sortale qui inteso come pi grezzo: la possibilit di dimostrare che stiamo lavorando allinterno di una ontologia in cui le stipulazioni adottate sono esplicativamente efficaci deve basarsi sulla corrispondenza tra lo schema sopra prodotto e la struttura tatto-dipendente che ogni dotato di percezione da noi individuato esibisce. Ad esempio, se la nostra ontologia fosse circoscritta ai dotati di un principio interno di mutamento e stasi non sarebbe 111

rilevante la griglia di cui sopra. E, ancora, se la nostra ontologia si focalizzasse sugli interi che sono riconducibili alla categoria dei composti in modo non qualificato, potrebbe ammettere al suo interno, ad esempio, solo individui definiti dal sortale in A2: ci comporterebbe lassunzione di uno o pi predicati come necessari: lavere orecchie, nasi, zampe. Questo implicherebbe limpossibilit di generalizzare ulteriormente il nostro studio e, come se non bastasse, richiederebbe una serie di restrizioni ulteriori (come lassegnazione delle talpe ad una ontologia differente) che renderebbero inefficaci le nostre spiegazioni. Potremmo calibrare meglio la nostra stipulazione iniziale qualificandola di modo che comprenda tutti gli interi che sono dotati minimamente di capacit tattile (e quindi anche le talpe) intendendo questo come un parametro di base che si mantiene e determina restrizioni ed ampliamenti delle nostre stipulazioni. Se questo sortale rappresenta il requisito fondamentale che gli individui devono soddisfare per far parte della nostra ontologia del vivente, allora saremo disposti ad ammettere qualsiasi variazione lasci sussistere tale requisito: un gatto potr perdere gli occhi e le zampe senza per questo cessare di essere un dotato di capacit tattile. Se questa determinazione viene intesa a guisa di principio necessario nella nostra spiegazione, questa procedura mette in rilievo quali sono le determinazioni essenziali e quali quelle relativamente accidentali per i corpi esaminati. Infatti, poich i rapporti di essenzialit ed accidentalit sono anteriori secondo lessere, solo la scelta di una opzione ontologica piuttosto che unaltra, di un quadro esplicativo piuttosto che un altro, ha il potere di metterli in risalto come tali. Se il nostro ritaglio iniziale un buon ritaglio, ovvero se tale da circoscrivere in senso pieno uno e molti dotati di capacit tattile, allora deve essere possibile attribuire al soggetto di conoscenza che si posto una natura propria, ponendolo come un certo questo (nella sua componente deittica oltre che sortale). Con questo stiamo esprimendo una preferenza categoriale stipulando che gli abitanti della nostra ontologia siano depositari di una condizione pi severa (il possesso di una capacit) di quella di essere dei semplici occupatori di uno spazio tridimensionale. Come mostra lo schema che abbiamo prodotto, nel corso della ricerca, man mano che la nostra idea di un dotato di capacit tattile sar articolata, potremmo modificare la nostra preferenza categoriale di partenza. Che sia una stipulazione efficace (ovvero una buona scelta di predicati specifici) trova riscontro su base empirica: ponendo come sortale rilevante lessere dotato di capacit tattile il nostro dominio indubbiamente ricco, e pone come indifferenziati molti particolari percipienti: gatti, talpe, elefanti, uomini. Trattandosi di un dominio chiuso verso il basso possiamo certamente articolarlo, introducendo una serie di parametri volti ad ottenere una costruzione teorica con un numero minimo di restrizioni: visto che la chiusura verso lalto data dallimpossibilit per un corpo di essere dotato di un senso ulteriore oltre ai cinque, non si tratterebbe di una modifica del quadro ontologico di partenza ma di un progressivo arricchimento rispetto al quadro iniziale. Adottare il sortale dotato di capacit tattile come fulcro dello spazio di variazione della forma (e di progressive complessificazioni del suo essere una forma psichicamente orientata, utili per mostrare come la nostra ontologia sia in grado di abbracciare tutti i rappresentanti del sortale dotato di cinque sensi), significa poter estendere e restringere la nostra stipulazione di partenza. Ad un dotato di capacit tattile possiamo affiancare un dotato di capacit tattile e gustativa senza che si abbia una sovrapposizione indebita in merito allidentit dei rispettivi sortali in cui per il primo sortale AT (ameba e spugna) possa essere interpretato come caso limite (matrice del sortale in A4). Se il tatto non fosse inteso come matrice dello schema governato da AT si potrebbe avere un completo riassorbimento di AT-A4 nel pi ampio dominio dei dotati di un principio interno di mutamento e stasi per cui lunica descrizione individuante che potremmo produrre per i percipienti si risolverebbe nelletichetta ente per/secondo natura (valida tanto per le piante che per gli animali), senza nessuna qualificazione ulteriore. 112

Cosa garantisce la legittimit della procedura attraverso cui possiamo operare restrizioni ed estensioni allinterno della nostra ontologia? In altri termini: esiste una certa continuit tra le preferenze categoriali di volta in volta assunte come rilevanti nella nostra spiegazione? La risposta affermativa. Si pu tracciare una continuit allinterno della griglia di sortali di cui sopra in riferimento al possesso del tatto proprio degli interi che esemplificano la stuttura formale richiesta dallessere un composto. In ultima analisi, talpe e gatti devono esibire una sintassi corporea comune e le nostre preferenze categoriali non potranno che conformarsi ad essa: se infatti un dotato di cinque sensi che ricade nel sortale gatto fosse semplicemente circoscritto dalla fissazione di una o pi propriet, cosa potremmo dire di esso? Certamente che esibisce quei caratteri necessari alla sua attribuzione al sortale qui rilevante ed al genere animale (sarebbe dunque un elemento inserito in una classe logica di progressiva generalit). Ma se questo fosse il punto rilevante la nostra descrizione si risolverebbe in un mero elenco di predicati che coincidono con quelli messi a tema inizialmente. La procedura diverrebbe circolare e non ci direbbe nulla sulla natura dei gatti: tra raggruppamenti di caratteri non sussisterebbe per alcun nesso tale da legittimarci ad utilizzare lo stesso nome ad esempio, per il gatto in quanto intero dotato di carne ed il gatto in quanto intero dotato di capacit tattile si tratterebbe di oggetti differenti, gruppi di caratteri contingentemente esibiti dai soggetti che abitualmente chiamiamo gatti. Se, invece, ammettiamo che i corpi percipienti possiedono un campo di determinazioni che si articola su pi livelli attorno ad una matrice sostanziale lessere dotati di (una parte principale o di) capacit tattile - potremmo dire che questi soggetti hanno diversi ordini di propriet essenziali costitutive della propria natura. Mentre alcune propriet sono tali per cui la loro perdita causa la cessazione dellesistenza di quel soggetto (la parte principale e la capacit tattile), vi sono altre propriet che godono di gradi decrescenti di necessit, in quanto possono essere attualmente presenti nel composto solo a condizione siano presenti altre parti o propriet da cui dipendono. Dunque esistono parti corrispondenti a livelli diversi di strutturazione formale e a determinazioni pi o meno grezze, ma sempre proprie di individui, inizialmente qualsiasi (di sorta AT, livello di organizzazione formale minimale: un dotato di capacit tattile), poi di natura progressivamente pi dettagliata. Lapparato percettivo di questi animali risponde infatti a requisiti ulteriori (un certo tipo di percezione visiva pi o meno definito sulla base di un certo modo di vita (ovvero a differenze secondo i modi di vita HA), dati i quali necessario che, se parliamo di talpe, tali animali abbiano occhi duri, per quanto, dati soltanto i requisiti di base dellanimalit, tale conformazione risulti contingente se intesa come differenza della determinazione di base (si testano in questo modo i gradi di indipendenza relativa delle singole parti, svincolandole luna dallaltra fatta salva lidentit del composto). Cosa dimostra questa costruzione esplicativa apparentemente condotta astrattamente rispetto ai testi aristotelici? Tra i cinque sensi esiste un ordine di priorit ed una dipendenza ontologicostrutturale che fa capo al tatto, ordine del tutto correlativo ad un principio di priorit formativa che fa capo alla parte principale. Lordine di priorit formativa tra il tatto e gli altri sensi non reversibile, come non reversibile lordine di priorit tra la parte principale e le altre parti. La nostra descrizione semplificata di animale (un dotato di capacit tattile) una stipulazione che possiamo giudicare esplicativamente efficace non solo perch si riferisce a particolari la cui identit attuale, il cui nome e il cui tipo biologico rimangono invarianti in ogni situazione controfattuale possibile. Ma soprattutto perch ci consente di porre allinterno della stessa ontologia gatti, talpe, cavalli, uomini sulla base del criterio della condivisione della medesima matrice che alla base dellidentit analogico-funzionale del genere. 1.5- Lanimale possibile, lanimale che non c 113

Come si detto, in pi di unoccasione Aristotele ricorda che lanimale si definisce a causa di propriet essenziali quali il movimento e la percezione. Facciamo un esperimento. Chiediamoci per quale motivo non si danno nella nostra ontologia interi dotati di pi di cinque sensi. La domanda posta esplicitamente da Aristotele nella famosa aporia sul sesto senso: se, infatti, di tutto ci di cui il tatto senso e realmente ne abbiamo percezione (infatti di tutto ci che tangibile in quanto tale ci sono percepibili per il tatto), necessario che, se pure in mancanza di un qualche senso ci mancher anche il sensorio, e tutto ci che percepiamo per contatto percepibile con il tatto, un senso che possediamo, mentre tutto ci che percepiamo attraverso intermediari e non per contatto immediato lo percepiamo mediante i corpi semplici, intendo dire come laria e lacqua. In questo caso accade che, se con un unico intermediario si possono percepire pi sensibili che sono differenti tra loro per tipo, chi possiede quel sensorio necessario li percepisca entrambi (ad esempio se il sensorio composto di aria e laria il mezzo del suono e del colore). Se invece ci sono pi intermediari per lo stesso sensibile, come ad esempio lacqua e laria sono intermediarie del colore (sono infatti entrambe trasparenti), anche chi possiede il sensorio costituito di uno solo di questi due mezzi, percepir ci che mediato da entrambi. Tra i corpi semplici, di due soltanto sono costituiti i sensori: daria e dacqua [] Pertanto tutti i sensi sono posseduti dagli animali non imperfetti n menomati ( manifesto, infatti, che anche la talpa ha gli occhi sotto la pelle). Di conseguenza, a meno che non esista un altro corpo e una affezione che non sia di alcuno dei corpi di quaggi, non ci pu mancare nessun senso (DA III.1, 424b24425a13). La stessa aporia compare altre due volte in un contesto affine. In De Sensu 5 il problema il seguente: come possono gli animali che non respirano avere le percezioni olfattive? Alcune specie di pesci e gli insetti possiedono percezioni a distanza sufficientemente precise, e questo accade a causa dellaspetto nutritivo dellodore sfruttato in modo particolare dalle api, da quella specie di piccole formiche che alcuni chiamano cnipe, dalle porpore e da vari animali marini. Dato che non respirano, la parte con la quale avvertono gli odori non cos evidente allosservazione: se ci chiedessimo con quale altra parte sentono gli odori, dobbiamo supporre che questo avvenga in modo diverso, giacch impossibile che vi sia unaltra forma di percezione oltre alle cinque (5, 444b5-20). In DA II. 9 laporia svolta in modo altrattanto diffuso (421b13-27). Si pu supporre che il ragionamento aristotelico di DA III.1, 424b24-425a13 presupponga come esemplificativo il seguente sortale, assumo come limite verso lalto per lidentit delle sostanze percipienti: A4 {T,G,O,U,V} = un intero dotato di capacit tattile, gustativa, olfattiva, uditiva e visiva (tartarughe, uomini). Gli argomenti addotti per mostrare che non vi sia un altro senso oltre i cinque a noi noti sono tratti dallevidenza empirica: ogni vivente dotato della capacit tattile che rientra nei vivipari terrestri e nei sanguigni ovipari viene assunto come paradigma al fine di mostrare il grado di necessit che ne governa la costituzione. Mediante il tatto percepiamo tutte le caratteristiche dei tangibili e mediante gli altri sensi percepiamo a distanza. Sappiamo che lorgano della vista formato dacqua, quello delludito di aria, quello dellolfatto di entrambi e quelli del tatto e del gusto prevalentemente di terra posto che in tutti e cinque presente il fuoco sotto forma di calore vitale. Ogni animale dotato di un senso ricettivo di tutto ci che tangibile, cui connaturato il mezzo, e di pi sensi la cui ricettivit legata alla presenza di intermediari (aria e acqua). Di conseguenza, tutto ci che percepibile per contatto lo percepiamo con il tatto. Si esclude che, per il fatto che pi sensibili sono percepibili attraverso lo stesso mezzo, un senso possa essere ricettivo anche dei sensibili propri di un altro senso. Sullisomorfismo strutturale che lega le parti agli elementi (che fungono da mezzo) e ai corpi esterni si ricava limpossibilit di un sesto senso.

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A meno che non si tratti di un animale imperfetto o menomato, tutti i corpi che esperiamo in natura e che percepiscano non possono avere un senso ulteriore rispetto a quelli elencati. evidente che anche le talpe hanno gli occhi sotto uno strato cutaneo piuttosto spesso (ci peraltro implica una subordinazione teleologica della natura materiale del vivente rispetto a quella formale). Si dice chiaramente che in natura non si d un tipo di corpo animale diverso da quelli comunemente esperiti. Le differenze tra individui del sortale A4 e le talpe sono presto tracciabili: lesigenza o meno di protezione degli occhi, il tipo di vita acquatica o terrestre, e la presenza di una materia terrosa che gode di propriet disposizionali opportune per essere utilizzata a scopo difensivo o per la formazione delle palpebre (ovviamente la terra presente in una quantit specifica che deve essere redistribuita adeguatamente a seconda della grandezza dellanimale), costituiscono dei dati empirici che la nostra ricerca non pu che assumere come punto di partenza. Lesempio della talpa mostra come lindirizzamento della materia terrosa in eccesso ponga in un ordine di priorit due funzioni di per s indipendenti: le parti preposte alla protezione sono prime rispetto a quelle eventualmente preposte alla vista (PA III.2, 663b21-664a12). Quella dellindirizzamento della materia alle sedi opportune e nei tempi debiti unimmagine frequente in Aristotele e pu essere espressa nei termini del principio di Priorit Funzionale enunciato da Lennox: given the presence of a certain material, it will be directed to location L for the sake of natural function F, unless function F is subordinate to function F*, in which case i twill be re-directed to L*, the location of F*, (Lennox 2001). Esistono vari modi in cui si pu intendere la materia del nostro sortale: si pu parlare della materia anche in modo non qualificato, come se essa fosse in toto collocata al di sotto della soglia formale del composto qui determinata sulla base del possesso della capacit tattile; nellarticolazione dei viventi sussumibili a questo sortale, lindirizzamento della materia esprime il modo in cui le loro parti rispettivamente si formano. Ma appunto perch si pu parlare della materia anche in modo qualificato, se intesa in relazione alla forma, la struttura della sostanza non risulta appiattita su un solo piano. Ovviamente, i modi in cui si declina questa relazione vanno a complessificare il nostro schema (AT-A4) al punto di comprendere tutte le differenze che riportano i singoli individui che ricadono in essi. A seconda del sortale adottato, possiamo coerentemente attribuirgli diversi tipi di materia focalizzandoci su quel particolare tipo di materia che rientra nella spiegazione di funzioni psichiche quali il tatto, lolfatto, ludito, etc.: esiste infatti una continuit specifica nellordine di sviluppo che correlativa ad un nesso internamente articolato su pi livelli mereologici tra materia e forma e che fa capo alla facolt percettiva. Ora, posto come dato il tipo di attivit, ne segue un apparato percettivo adatto che comporta ripercussioni sulla distribuzione della materia terrosa in eccesso che passa a funzione di difesa se utile la talpa vive sotto terra e necessita di una protezione per gli occhi. Sulla base del tipo di attivit che si ritiene rilevante nella spiegazione dei modi di vita dellanimale ne risulta un ordine determinato di priorit nella fissazioni delle relazioni di dipendenza tra le sue parti. Sebbene la quantit di materia a disposizione nel nostro esemplare di gatto sia un fatto del tutto indipendente ed empirico, la materia rappresenta lo spazio comune allinterno del quale la forma impone un ordine conforme al genere in modo da ottenere una gerarchia di relazioni tra le determinazioni dellanimale: 1) tipo di funzione; 2) tipo di parti; 3) interazione con lambiente, modi di vita e percezione; 4) presenza di parti anomeomere come occhi. La dipendenza del tipo di apparato fisiologico dal tipo di funzione un fatto che dobbiamo mantenere stipulativamente prefissato allinterno della nostra spiegazione. In un assetto determinato che consideriamo proprio dellanimale, stiamo considerando il modo in cui procede la configurazione dei parametri che lo definiscono come tale: al variare dei rapporti di dipendenza tra 1), 2), 3) e 4) si presenteranno delle condizioni per cui un animale potr ricadere sotto i vari 115

sortali distinti in precedenza. Detto questo, dobbiamo comprendere che senso abbia cercare di dimostrare che non esiste un sesto senso se lo scienziato aristotelico vede che in natura non esistono animali dotati di sei sensi (non esiste un sortale A5). Non si intende affatto vagliare la possibilit di una variazione possibile dellapparato percettivo. Laporia aristotelica apre ad un percorso euristico in cui un qualunque dotato di cinque sensi (nella sua determinazione sortale posta al livello A4) pu essere potenzialmente de-costruito fino al livello AT con lobiettivo di dimostrare la necessit che esso sia, anche nella sua forma pi complessa, fatto in un certo modo (dotato di cinque sensi al massimo) proprio a partire da una sua descrizione minimale (si tenga presente che in questa spiegazione lanimale in quanto intero anteriore sul piano ontologico ma posteriore su quello della conoscenza). Detto altrimenti: proprio sulla descrizione minimale, ovvero sulla nozione di intero dotato di un principio interno e della capacit tattile che sono contenute in potenza tutte le variazioni possibili che in natura si danno esemplificate dai sortali AT-A4. Lanimale si d empiricamente come un continuant spazio-temporalmente collocato e strutturato in parti: a partire dalle differenze giudicate rilevanti per via comparativa e desunte dal possesso della capacit percettiva, in ogni animale attuale dotato di cinque sensi riposano le ragioni per cui non pu darsi un sesto senso. Questo accade perch ogni animale pu essere decostruito e pu essere racchiuso (non ridotto) nel sortale in AT (allo stesso modo in cui lanimale intero racchiuso (in potenza) nel cuore, prima parte che si forma nellembriogenesi). Questa procedura isola uno tra i sortali pi complessi e, considerando il sortale pi grezzo come limite oltre il quale il processo non pu spingersi, pena la perdita dellidentit del soggetto, decostruisce il sortale dotato di cinque sensi mostrando che, ad un esaurimento progressivo degli assi di contrariet corrisponde un esaurimento delle parti. Se esistesse un sesto senso il sortale AT non dovrebbe incorporare i dotati di capacit tattile ma unaltra descrizione definita di animale. Con questo si intende far dipendere lessenza del percipiente non solo ad un livello minimo di determinazioni, ma qualificarla attraverso il limite di variazioni possibili in cui si declina empiricamente la virtualit della forma dellintero percipiente. Pi in dettaglio: la chiusura verso il basso della nostra ontologia vincola il modo in cui deve darsi la chiusura verso lalto, essendo entrambe determinate da una qualificazione modale della forma in accordo con il genere e la materia adatte allanimale. Lassunzione del tatto come matrice categoriale dellanimalit in atto vieta la presenza di un sesto senso: banalmente, se vi fosse un sesto senso la matrice potrebbe non essere il tatto e la nozione di struttura quantitativa potrebbe essere diversamente qualificata. Lapparato sensoriale degli animali deve necessariamente variare entro un range specie-specifico dato dallorganizzazione mereologica di base per le sostanze: se cos non fosse lesito sarebbe indubbiamente paradossale in quanto non avremmo pi a che fare con un animale. Se si ammettesse un sesto senso, si dovrebbe quanto meno modificare lordine di priorit formativa e funzionale tra i cinque sensi, disconnettendolo dalla regola da cui dipende. Le determinazioni materiali sarebbero disconnesse dalla forma, collasserebbe la distinzione tra propriet essenziali ed accidentali, verrebbe meno limplicazione necessaria tra possesso di una forma mereologicamente strutturata e fissazione topologica della capacit percettiva nelle parti dellanimale; in questo modo non vi sarebbero pi ragioni metafisiche per giustificare lattribuzione del nome gatto ad un intero dotato di cinque sensi. Radicalizzando il punto alle sue estreme conseguenze ontologiche si potrebbe addirittura dire che variando senza una regola precisa lordine dei cinque sensi anche in presenza di un intero siffatto non vi sarebbe alcuna ragione metafisica per considerarlo tale. Lesito visibilmente paradossale. Lo scienziato aristotelico non si imbatter mai in un vivente che non sia un animale e che, al contempo, esibisca capacit percettive analoghe a quelle di un animale. Nel mondo attuale se cambiassimo le 116

proporzioni negli elementi allinterno della carne-massa non avremmo pi parti in grado di percepire, n avremmo pi di fronte un intero dotato minimamente di capacit tattile, ma qualcosa daltro in cui la disposizione delle parti dallassetto proprio della soglia formale del composto non sarebbe pi in grado di svolgere funzioni teleonomiche. Data la possibilit di una frattura tra assetto proporzionale degli elementi e potenzialit nelle parti si avrebbe un disallineamento tra le caratteristiche materiali implicate nellarchitettura mereologica ed i requisiti posti dalla capacit percettiva, di modo che nella definizione a priori di percipiente potrebbe addirittura essere implicata la necessit di un altro tipo di materia, il che impossibile. In questo modo abbiamo indubbiamente compiuto qualche passo avanti nella determinazione dellidentit di ogni dotato di cinque sensi. Nel mondo attuale e nel linguaggio dello scienziato aristotelico lordine strutturale e funzionale delle parti garantisce lidentit degli interi e, al tempo stesso, permette di articolarla lungo gli assi dati dai sortali AT-A4. Non si possono immaginare situazioni in cui il medesimo soggetto muti nella sua natura e cambi identit in modo da ridurre sia la natura che lidentit ad attributi possibili di un nudo sostrato (bare particular). impossibile che il tipo di attivit rimanga costante al variare delle coppie di qualit elementari ed al variare della costituzione delle parti e degli apparati - a meno che questa variazione non rappresenti uno dei modi possibili in cui un apparato percettivo pu attualmente presentarsi. Tenendo ferma lidentit analogico-funzionale dei dotati di cinque sensi, ci che chiamiamo tartaruga pu darsi solo nel modo in cui attualmente lo esperiamo, in quanto questa tartaruga una delle configurazioni morfologiche possibili che un assetto strutturale (condiviso da ogni animale che non sia imperfetto n menomato) assume. Certamente, la decostruzione di Ruga la tartaruga ci consegner un gruppo di parti e determinazioni (essenziali e via via sempre pi accidentali) mentre la decostruzione della tartaruga Nike ci consegner un altro gruppo di parti e di determinazioni, ma tutte ammesse e compatibili dallidentit analogico-funzionale in cui ci muoviamo: quella del sortale A4. Gli asserti di identit (individuale) per le sostanze del tipo A4 sono necessari, come necessario il modo in cui poniamo lidentit analogico-funzionale del gatto sul nostro assetto di differenze e determinazioni ottenute su base percettiva. In questo modo lidentit del sortale in A2 sia definita da un processo di configurazione che in parte lo stesso che si riscontra nel sortale in A4, ma si differenzia progressivamente fino a specificarsi in ogni individuo compreso in A2. Lattualit della natura della cosa che si tratta di spiegare e, sul piano metafisico, la sua identit non relativa e, dunque in alcun modo fissata per convenzione, n indessicale. Essendo minimamente data con i deittici che spaziano su tutte le situazioni controfattuali possibili in cui quel medesimo soggetto pu trovarsi, lidentit esclusivamente attuale e ci implica che gli attributi essenziali corrispondenti alla fissazione della capacit percettiva rientrano nella natura di una classe ristretta dei dotati di un principio interno di mutamento e stasi. 2- Lanimale (im)possibile: una battaglia tra Aristotele e Kripke La nozione di animale possibile introdurrebbe ad una prospettiva chiamata possibilistica secondo cui, poich si danno enti meramente possibili, si pu sostenere che gli enti attuali sono un sottoinsieme di questi, identificabili dal linguaggio naturale grazie a nessi di somiglianza calibrata sulla base dei criteri utilizzati. In questo senso si potrebbe pensare alle situazioni controfattuali come situazioni in cui lidentit del soggetto viene sostituita e muta, dato che si hanno diversi soggetti in relazione alle diverse componenti che ci permettono di farne variare la caratterizzazione. Tuttavia la prospettiva attualista qui adottata non va confusa con quella di Kripke.

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Per quanto spesso lessenzialismo di Kripke sia etichettato come aristotelico, non mancano le differenze. Per Kripke possedere una propriet essenziale significa mantenerla in ogni mondo possibile (non qui importante chiarirne la semantica). importante chiedersi di quali propriet stiamo parlando. Semplificando, solo su una delle propriet analizzate da Kripke c accordo tra i due filosofi: lessenzialit dellappartenenza ai generi naturali (per quelli artificiali si sono gi viste le restrizioni implicate nella teoria aristotelica). Invece, sia sulle due varianti della necessit delle origini ((a) lessenzialit della costituzione materiale dellindividuo, e (a1) lessenzialit della generazione), sia (b) sullessenzialit/necessit, per ogni individuo, di essere identico a se stesso, Aristotele dissentirebbe. Al cuore di tutte queste divergenze, che a seguire ripercorreremo in modo schematico, c il rifiuto dellidentit tra propriet necessarie e propriet essenziali. Per Ruga la tartaruga certamente necessario essere dotata di quattro zampe, ma il possesso di quattro zampe non rientra nella sua essenza, non , quindi, un carattere definizionale per Ruga. Una propriet essenziale invece quella dalla cui perdita segue la dissoluzione dellindividuo. E una tartaruga senza zampe comunque in vita limportante che sia un dotato di quattro zampe in potenza. La nozione di spiegazione degli An. Post. ne vieta lidentificazione, imponendo un ordine tra le propriet essenziali. In An. Post. I.4, 73b38-74a3 il famoso esempio del triangolo ci aiuta a capire: tutti i triangoli hanno la propriet di avere la somma degli angoli interni uguale a due retti. Ma i triangoli non sono triangoli perch hanno questa propriet. Al contrario, essi hanno questa propriet perch sono triangoli. La propriet essere un triangolo spiega la propriet avere la somma degli angoli interni uguale a due retti. Questultima necessaria, mentre solo la prima in quanto principio esplicativo essenziale. Veniamo alle propriet essenziali. (a) Per gli artefatti si gi detto. Nel caso di Ruga la tartaruga possiamo dire che il tipo di materia (non necessariamente la particolare porzione di materia) di cui costituita essenziale, non necessaria. Il tipo di materia esprime solo una necessit fisica e condizionale per gli assetti costitutivi possibili della tartaruga, non certo come principio essenziale. Lessenzialit riservata allazione che la forma-anima svolta sul tipo di materia; in ultima analisi il tipo di materia di una tartaruga dipende dal tipo di forma che la tartaruga necessariamente avr. (a1) Lessenzialit della generazione confutabile solo sulla base del buon senso. Ruga non un ente necessario: avrebbe potuto non nascere e certamente morir. Bench sia necessario per Ruga avere quei due genitori e non altri, lavere il genitore X e Y non affatto essenziale. (b) Infine, lidentit di cui parla Kripke per Aristotele puramente accidentale. Non si d mai il caso che due individui siano identici: Socrate e Socrate-musico sono identici solo accidentalmente, mai essenzialmente. Peraltro, in Top. I.9, Aristotele suggerisce che lindiscernibilit degli identici vale solo per lidentit tra propriet universali, non individuali: relegandola ad una forma di identit definizionale, non si pu che concludere che dicendo Ruga identica a se stessa non stiamo dicendo nulla (Metaph. VII.17, 1041a15-20). 2.1- Il paradigma dellornitorinco: la battaglia tra Aristotele e Kant Ora, a quali conseguenze ci porta la domanda sugli oggetti (im)possibili a prima vista, come lOrnitorinco, se contestualizzata tenendo presente la forma di attualismo propugnata da Aristotele? Lornitorinco esiste, ma Aristotele e Kant non lavevano mai visto. Velenoso, semiacquatico, palmato ma ricoperto di peli. Coda da castoro, becco danatra, viviparo ma dotato di ghiandole mammarie per lallattamento, bassa temperatura corporea. Non un rettile. un mammifero. Dato che il problema dellornitorinco un problema filosofico (A. C. Varzi, il nome della cosa, in La Rivista dei Libri, 8:2 (1998), pp.10-13), possiamo chiederci come si volgono ad esso il biologo e il filosofo della biologia?

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Nella Critica della ragion pura Kant aveva inaugurato un approccio alle categorie che si contrapponeva alla tradizione del realismo categoriale aristotelico, secondo cui le categorie rispecchierebbero oggettive divisioni tra le cose e sarebbero, dunque, parte integrante della struttura del mondo. Con la fondazione trascendentale dei giudizi sintetici a priori la conoscenza delle leggi della natura doveva essere garantita. O, almeno, doveva esserlo per Kant. Per Kant le categorie sono nellintelletto e, applicandosi alle percezioni per mezzo degli schemi, ci restituiscono gli oggetti, i fenomeni. Dal 1994 in poi ci siamo abituati a pensare a Kant che vede un ornitorinco: U. Eco li mette luno di fronte allaltro. Lornitorinco quella dannatissima bestia che [] si poneva di traverso sul sentiero del metodo tassonomico per provarne la fallacia, (U. Eco, Kant e lOrinitorinco, Bompiani, p.82). Se non si danno oggetti senza categorie, dal momento che Kant non poteva possedere la categoria ornitorinco, non avrebbe neppure potuto vederlo. Eppure lornitorinco era l, offerto dallintuizione sensibile, e dunque Kant lo avrebbe visto, ma lo avrebbe visto, come dire, senza forma, non possedendone la categoria n, tantomeno, lo schema corrispondente. A questo punto non resta altra possibilit: se poniamo Kant di fronte allornitorinco dobbiamo credere che percepisca qualcosa, non necessariamente un animale ma certamente non un ornitorinco. Kant aveva torto. M. Ferraris ha affrancato lornitorinco. Kant stesso il responsabile del fallimento dellimpianto del trascendentale. In questo modo affranca lornitorinco: la colpa di Kant, ossia dellimpianto del trascendentale che non ha cessato di inflazionarsi (M. Ferraris, Il mondo esterno, Milano, Bompiani, 2001, p. 23). Dopo laffrancamento delle chimere, cui assistiamo nel brillante libro di E. Casetta (La sfida delle Chimere. Realismo, Pluralismo e Convenzionalismo in filosofia della biologia, Mimesis, 2009), vorrei affrancare i derivati finanziari. Forse la difficolt di inserire i derivati in una delle tassonomie vigenti non dipende da loro. N dipende dagli approcci ontologici sottostanti al lavoro del tassonomista. In fondo non difficile pensare che la natura sia indifferente ai molti modi in cui noi la diciamo, la classifichiamo (e la pensiamo). Se il concettualismo e il realismo sono criticabili dal punto di vista teoretico, ed entrano in crisi alla prova dei fatti, si tratta di proporre soluzioni alternative. E credo che il caso storico dellornitorinco possa fornire un suggerimento: come giustamente nota Casetta, e se non solo i Monotremi bens tutti i taxa, e il loro ordinamento, fossero non delle scoperte bens delle costruzioni? La coerenza e la funzionalit teorica di un approccio costruttivista in biologia, quale quello proposto dalla Casetta, pu essere valutato anche in una prospettiva neo-aristotelica: questo faremo nelle pagine a seguire. Se i confini dei taxa sono convenzionali ci rende possibile linserimento di nuove caselle, il conio di nuovi nomi. Come abbiamo visto, lattualismo metafisico la Aristotele riabilita una certa forma di realismo forse ingenuo, compatibile con lordine strutturale del vivente che proprio Aristotele descrive se inteso come realismo costruttivista dove con costruttivismo si intendono sia le procedure comparative della zoologia, sia le procedure esplicative messe in campo nel caso degli individui dotati di cinque sensi. 2.2- Il denaro e gli oggetti sociali Da quanto abbiamo detto chiaro che Aristotele ci aiuta a stipulare la trasversalit della mereologia rispetto alle diverse ontologie in cui ricadono gli enti. Accanto a gatti, sedie e statue esistono valori, promesse, virt, cose meno visibili e concrete. Se esiste, che cos limmensa ontologia invisibile, lontologia che, parafrasando lesempio di Searle (La costruzione della realt sociale, Einaudi, 1995), si cela nellatto di sedersi al tavolo di un bar, ordinare una birra e pagarla? Quando entro in un bar vedo tavoli e sedie, oggetti di taglia media che appartengono a ci che le credenze comuni indicano come oggetti della fisica. Accanto a questi oggetti vi sono ricordi, emozioni, immagini legate a quel particolare giorno in cui ero seduta in quel bar a bere quella 119

birra. Costrutti psicologici e formali legati alla mia esperienza individuale, alla mia storia; ma la mia storia fatta di relazioni, ed in larga misura scandita da regole e contratti che, ad esempio, impongono che io paghi la birra prima di uscire dal bar. Sono seduta e ho in mano una banconota da 10 euro: la differenza tra loggetto-sedia e loggetto-banconota intuitiva. La natura e il valore del denaro sono determinati da convenzioni ed atti sociali che interessano la collettivit e che sono vincolate allaccettazione di norme e leggi. Pi in dettaglio, la natura e il valore (o il contenuto) di 10 euro sono fissati per convenzione e, dunque, sono relativamente indipendenti dal supporto materiale in cui si realizzano il pezzo di carta che ho in mano. Possiamo allora dire che come la sedia ha una materia (ferro, legno, certamente mai sabbia) che in parte fissata dalla sua destinazione duso o forma, cos accade anche per il denaro e oggetti dello stesso genere? Le riflessioni sul denaro e sugli oggetti sociali, tra cui quelli economici, hanno condotto ad un rompicapo moderno che potrebbe trovare nella mereologia una soluzione possibile. Cosa implica fare i conti con la dimensione metafisica della domanda cos il denaro? Implica soprattutto riflettere sulle varie forme in cui il denaro viene oggi scambiato. Anche in questo caso possiamo dire, per inciso, che il problema non era estraneo ad Aristotele. Al denaro, infatti, viene dedicato il quinto paragrafo del quinto libro dellEtica Nicomachea, capitolo in cui si discute della giustizia come reciprocit e si introduce la moneta come unit o misura convenzionale negli scambi tra le parti che compongono la comunit. Un esempio di Aristotele pu essere utile. Sia A un architetto, B un calzolaio, C una casa e D una scarpa. Posto questo, bisogna che larchitetto riceva dal calzolaio il prodotto del suo lavoro e che dia a lui in cambio il prodotto del proprio. In che modo? necessario come prima cosa determinare luguaglianza proporzionale: poi, realizzandosi la reciprocit negli scambi, si verificher la restituzione di un bene in modo conforme alla proporzione. Come garantire che il prodotto delluno valga quello dellaltro? Ecco lintroduzione del tutto convenzionale della moneta. Essa funge da termine medio capace di rendere commensurabili grandezze che, di per s, non lo sarebbero. Prendiamo una casa: che cosa fa di un ammasso di travi, legno, marmi, pietre, etc. qualcosa che abbia un certo valore? La risposta meno intuitiva di quanto possa sembrare. Un lingotto doro ha un certo valore sulla base della sua natura fisica: si tratta di un metallo prezioso. Per una casa, invece, entrano in gioco considerazioni soggettive, basate sui gusti e necessit individuali, e oggettive, basate su analisi comparative su larga scala del valore di un immobile allinterno del mercato di riferimento. Per quanto non siano due esempi del tutto sovrapponibili, loro e le case sono preziosi per convenzione, perch siamo noi a ritenerli tali. Cosa vuol dire? Varzi distingue tra caratteristiche intrinseche ed estrinseche di un oggetto. A questa proposta ne affiancherei unaltra: la distinzione aristotelica tra due tipi di accidenti. C una nozione pi stretta secondo cui un accidente una propriet contingente di una cosa, una propriet che pu acquisire o perdere durante la sua esistenza pur restando sempre se stesso (Top. I.102b4-7, An. Post. I.4,73b4-5). La tartaruga pu essere in movimento o in quiete, pu dormire o essere sveglia. Nel significato pi ampio, invece, un accidente denota tutto ci che non rientra nellessenza (Top. I.102a18-20, An. Post. I.6,75a18-22). Evidentemente, in questa seconda accezione troviamo anche quelle propriet non contingenti ma necessarie al tipo di appartenenza: i propri. noto lesempio medievale del sorriso. Solo la specie umana sorride, per quanto sorridere non sia affatto una determinazione essenziale di uomo. Non dobbiamo commettere lerrore di assimilare i concetti di necessario e di essenziale. Se consideriamo Ruga, ci che le essenziale per essere una tartaruga va ben oltre lassetto delle propriet necessarie che esibisce o, meglio, va ben oltre il concetto aristotelico di necessit. Il denaro, le case e oggetti del genere possiedono delle propriet necessarie ma non essenziali, necessarie una volta calate in un contesto sociale. Il vantaggio di assumere questa prospettiva al posto di quella di Varzi che prevede 120

lesistenza di propriet estrinseche il seguente. Le propriet estrinseche sono esemplificate dalle qualit secondarie della tradizione, qualit che appartengono e dipendono dalle condizioni soggettive del nostro sguardo sulle cose. Ritagliare un alveo del necessario allinterno del mare degli accidenti consente di restare sul piano oggettivo e di rispettare la costrizione dei phainomena che sovente Aristotele richiama. Scrive Varzi: il valore di un oggetto , infatti, un caso speciale della sua funzione allinterno di una certa comunit, e nel momento in cui consideriamo un oggetto sotto il profilo della sua funzione allinterno di una comunit non lo stiamo considerando semplicemente come un oggetto materiale. Lo stiamo trattando come un oggetto sociale. Il denaro-merce un oggetto sociale perch deriva le sue caratteristiche funzionali dal valore che attribuiamo alloro (A.Varzi, Il denaro unopera darte (o quasi) in Quaderni dellAssociazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa, 24 (2007), p.8). Gli oggetti sociali sono definiti da Searle sulla base di regole costitutive della forma X conta come Y nel contesto C. Questo disco di metallo (X) conta come un euro (Y) nellattuale contesto economico (C). Varzi ridisegna questa locuzione utilizzando loperatore in quanto: dire che questo pezzo di metallo conta come un euro nellattuale contesto economico equivale a dire che questo pezzo di metallo un euro in quanto lo stabilisce lattuale contesto economico. In altri termini, nella formulazione di Searle la locuzione conta come che si fa carico di rinviare alla caratteristica funzione di status derivante dallintenzionalit collettiva della comunit di riferimento. Ed evidente che questa locuzione, come la locuzione in quanto, ci porta lontani dalla relazione di semplice identit, dal momento che la funzione in questione, cio la funzione di status specificata dal termine Y, non pu essere soddisfatta solamente in virt delle caratteristiche intrinseche delloggetto X: essa richiede, appunto, il contributo dellintenzionalit collettiva. Per Searle, quindi, gli oggetti sociali non vanno confusi con gli oggetti materiali su cui si fondano. Sono oggetti di ordine superiore. In particolare, il denaro non unentit meramente materiale, come pu essere un pezzo di metallo o di carta stampata, bens unentit distinta che obbedisce a leggi sue proprie. Il denaro richiede un supporto materiale ma richiede anche un contributo intenzionale, e come tale non appartiene interamente alla sfera del mondo fisico, (Varzi, 2007: p.11). Questo foglio di carta una banconota da 20 euro in quanto assolve a una certa funzione di status conferitole dalla comunit in cui viviamo. Con questo (pace Searle) non stiamo affatto generando enti che prima non esistevano. Possiamo sostenere la stessa tesi di Varzi riferendoci per alluso che abbiamo gi incontrato delloperatore in quanto. In Aristotele lin quanto filtra una caratteristica delloggetto rilevante in un certo contesto (meglio se per una certa scienza). Lin quanto allo stesso modo di conta come non indica una relazione di identit. Quando diciamo che questo foglio di carta una banconota da 20 euro in quanto assolve a una certa funzione di status conferitole dalla comunit in cui viviamo, stiamo parlando un certo oggetto particolare, questo foglio di carta. E, allo stesso tempo, stiamo dicendo che un oggetto particolare di un certo tipo, una banconota da 20 euro, perch gode di propriet accidentali ma proprie, dunque necessarie allessere un oggetto di quel tipo. Con questa procedura non abbiamo fatto altro che parafrasare in termini aristotelici le brillanti analisi di Varzi, sperando di aver fornito un ulteriore appiglio per evitare il dualismo, la moltiplicazione degli enti e dei domini ontologici cui presta il fianco la tesi di Searle. Ma veniamo ai derivati. 2.3- I derivati: allucinazione ontologica? Il problema dello statuto ontologico degli strumenti finanziari derivati ha destato interesse soprattutto negli ultimi tempi. Se ci soffermiamo sulla letteratura economico-finanziaria notiamo che i prodotti finanziari sono intesi alla stregua di qualunque altra merce: si scambiano come 121

caff, tabacco. Lunica differenza che non hanno un valore in se stessi ma lo traggono da un altro prodotto ad essi indipendente. La semantica ci aiuta a capire cos un derivato: si tratta di strumenti finanziari (contratti a termine) il cui valore (o prezzo) deriva dal valore di mercato di unaltra attivit. Questa seconda attivit il riferimento a cui volgersi per definire il derivato stesso e prende il nome di sottostante (underlying). In linea di principio questo sottostante non pu essere unentit qualsiasi, bench possa appartenere a varie tipologie: dai titoli di stato agli indici di borsa, dalle azioni alle valute e alle merci. Prendiamo il caso pi semplice: i derivati sulle merci (tecnicamente chiamati commodity derivatives) sono legati a beni quali il petrolio, il grano, il caff, loro, e nascono con la primaria funzione di copertura del rischio dei deprezzamenti come delle oscillazioni repentine dei prezzi delle merci stesse. I principali tipi di derivati sono i futures e le options. I primi sono contratti a termine in cui le controparti si impegnano a scambiarsi una certa attivit finanziaria (il sottostante) ad un prezzo determinato al momento del contratto. Hanno la caratteristica di essere uno strumento finanziario simmetrico, nel senso che al variare del valore del sottostante il guadagno registrato da un contraente corrisponde esattamente alla perdita che subisce la controparte. Poich il valore del sottostante determinato dal mercato, il prezzo che pagher la controparte che si impegnata allacquisto fissato ex ante, in base a valutazioni e previsioni congiunte degli operatori. Facciamo un esempio. Loperatore F acquista un future su un bene reale. Apre in questo modo una posizione lunga sul mercato a termine, nel senso che si impegna ad acquistare in un tempo futuro alla scadenza il sottostante ad un prezzo prefissato. Invece, loperatore G che vende il future apre una posizione corta sul mercato. Vender a termine il sottostante ad un prezzo prefissato allinizio della contrattazione. Loperatore F realizzer un profitto solo se la quotazione migliora, mentre loperatore G percepir un guadagno se il valore dello strumento sul mercato peggiora. Le opzioni, invece, sono contratti che garantiscono al compratore a fronte del pagamento di un importo iniziale chiamato premio la facolt (e non lobbligo) di acquistare o vendere una determinata attivit sottostante ad un prezzo di esercizio (strike price) prefissato alla scadenza o entro la scadenza dellopzione. Questa facolt ne spiega la natura asimmetrica: gli utili e le perdite a scadenza sono oscillazioni non lineari al variare del sottostante. 2.3.1- Talete: una posizione lunga sulle olive Gi con questa caratterizzazione sommaria si comprende che, se cerchiamo di capire qual la natura e lessenza di un derivato, dobbiamo trovare la categoria ontologica alla quale appartiene. Lintervento di Varzi sul tema testimonia che il compito tuttaltro che semplice (A. Varzi, Che cos un derivato? Appunti per una ricerca tutta da fare, in Le crisi finanziarie e il Derivatus paradoxus, a cura di A. Berrini, Editrice Monti, 2008: pp.143-172). Lo studioso fa risalire lidea di derivato addirittura a Talete di Mileto. Ricordiamo la testimonianza di Aristotele: si dice che Talete, mosso dal rimprovero della sua povert come prova dellinutilit della filosofia, avendo previsto, in base ai suoi studi sugli astri, che vi sarebbe stata grande abbondanza di olive, ancora durante linverno impegnasse le sue poche ricchezze per versare caparre su tutti i frantoi di Mileto e di Chio, fissandoli a poco prezzo, perch non ostacolato dalla concorrenza. Ma quando giunse il tempo previsto, poich molti si misero a cercare i frantoi tutti insieme e tutto dun tratto, egli pot imporre il nolo che volle e, raccogliendo molte ricchezze, mostrare che ai filosofi sia facile arricchire solo che lo vogliano, ma che questo non lo scopo per cui si affaticano (Pol. I.11, 1259a10-24). Forzando lesempio, se stessimo parlando di un futures sulle olive, in termini tecnici potremmo dire che labilit di Talete consiste nel fissare anticipatamente il prezzo a cui vendere in futuro le 122

olive, ovvero nellassumere una posizione corta (short) sul mercato, posizione di vendita a termine della merce sottostante al prezzo pattuito nel contratto. Ora, un commodity futures su un bene reale come le olive formato da due componenti, le olive e il futures vero e proprio, ovvero la promessa (sottoforma di contratto) di vendere o acquistare una determinata quantit di olive ad una data prefissata. Le olive sono qualcosa di tangibile, il contratto o promessa no. E la somma dei due? chiaro che un future un ente mereologicamente complesso; pi difficile comprendere se sia qualcosa di concreto o astratto, e quali siano le sue condizioni di esistenza e persistenza nel tempo. A maggior ragione se si presta attenzione al fatto che in virt delle propriet intrinseche del sottostante che un derivato di un tipo piuttosto che di un altro, ed proprio in riferimento al sottostante che il derivato pu essere definito. Di fronte allimbarazzo che la categoria ontologica dei derivati suscita, Varzi ha ipotizzato due vie percorribili: (i) come per lornitorinco, quellanimale che per lungo tempo ha messo a dura prova la nostre risorse nella tassonomia e nella sistematica non un rettile per il sangue caldo, non un mammifero per le uova, non un uccello perch ha quattro zampe possiamo forzare le categorie in nostro possesso. Come fece W. A. Caldwell con lornitorinco, facendolo rientrare nei mammiferi, potremmo pensare ai derivati caso per caso e ricondurli, a seconda dellattivit sottostante, alla categoria di riferimento. Optare per questa via ha per due conseguenze. Da un lato significherebbe optare per una forma di massimalismo mereologico in grado di giustificare la riduzione dellintero ad una sua parte, dato che si impegna a sostenere lesistenza di qualsiasi fusione (o somma tra enti: P. Simons, Parts: a study in ontology, Oxford, Clarendon Press, 1987) e non vieta che la fusione tra il tabacco e il futures sia ancora tabacco. Dallaltro non cos ovvio che i derivati appartengano alla categoria delle entit sociali di cui parla Searle: come nota Varzi, sarebbe come dire che lornitorinco una specie animale e non un vegetale. Oppure (ii) possiamo pensare che il nostro ornitorinco finanziario sia qualcosa di nuovo, in cui non ci siamo mai imbattuti. Sarebbe allora il caso di introdurre una nuova categoria, questa volta sulla scia di E. Geoffroy de Saint-Hilaire, il teratologo che cre la categoria dei monotremi. Se ci muoviamo in questa direzione, misurando progressivamente gli aspetti differenziali che i derivati hanno se confrontati con gli strumenti finanziari e i valori mobiliari, la categoria di riferimento e la teoria che la regge devono ancora essere pensate. Ne siamo certi? 2.4- Categorie biologiche e taxa. Aristotele e non solo Fissare le somiglianze, fissare le dimensioni delle somiglianze, quantificare le differenze. Facciamo solo questo di fronte a un oggetto nuovo? Ci pone profondi quesiti sul senso e sulla portata delle metodologie tassonomiche e sistematiche nello studio di ci che c. Pensiamo alla nostra tartaruga. La sua descrizione viene formulata su una matrice che fissa a priori le strutture da confrontare (unghie, zampe, occhi, corazza) e le valenze differenziali che queste possono assumere (forma, quantit, grandezza e distribuzione degli elementi). Un progetto, dunque, che consisterebbe nella formulazione di un sistema del conoscibile, non del conosciuto. Dal punto di vista storico, laspetto pi interessante della tassonomia concerne gli impegni ontologici che implica: si pensi alle essenze della Scolastica e a ci in cui vengono scomposte dallanalisi critica di Locke, le essenze reali e nominali. Come rendere attingibili le essenze sul piano gnoseologico? Per rispondere a questa domanda dobbiamo (1) capire cosa si intenda oggi per categoria biologica distinguendola dai taxa. E, (2) come insegna Aristotele, dobbiamo evitare la confusione tra categorie (e realismo categoriale), e uso dei termini generici e specifici. (1)Rispondiamo a questa domanda seguendo lanalisi di Casetta (2009). Anzitutto chiariamo che la tassonomia biologica si compone di tre elementi: (a) una serie di categorie assolute, corrispondenti ai diversi ranghi (specie, genere, famiglia, etc.); (b) una nozione allargata di gruppo che 123

non vieta lesistenza di gruppi coestensionali che, ci nonostante, hanno diversi significati zoologici (chiamati taxa monotipici); (c) una gerarchia costruita sulla base di una piena inclusione o esclusione tra taxa: non possibile avere una sovrapposizione neppure parziale tra gruppi (V. Pratt, Biological Classification, in The British Journal for the Philosophy of Science, 23, (1972), pp. 305-27; V.Pratt, The Essence of Aristotles Zoology, in Phronesis, 29, (1985), 267-78). I taxa sono gruppi di organismi mentre le categorie tassonomiche sono gruppi di taxa. Questi ultimi sono al medesimo livello della gerarchia tassonomica. Vediamo un esempio (ripreso letteralmente da Casetta): Categoria Taxon, Regno Animalia, Classe Mammalia, Ordine Primates, Genere Homo, Specie Homo sapiens. A sinistra troviamo le categorie tassonomiche: la categoria specie comprender tutti i taxa di specie, da Homo sapiens in poi. In modo analogo, la categoria regno comprender i sei taxa di regno. Mentre le categorie tassonomiche sono insiemi di taxa, i taxa sono insiemi di organismi. Per esempio, scrive Casetta, il taxon della specie Canis lupus comprende tutti i lupi, mentre il taxon del genere Canis comprende lupi, sciacalli, coyote. Ora, nella pratica una classificazione biologica procede secondo due operazioni successive: gli organismi vengono raggruppati in taxa, poi si procede con la loro disposizione in una gerarchia, assegnando un livello definito (una categoria) a ogni taxon, e subordinando le categorie pi basse a quelle pi alte (E. Mayr, Evolution and the Diversity of Life. Selected Essays, Cambridge (Mass.), Harvard University Press, 1997). Non necessariamente se un taxon ha dei sub-taxa ne ha pi di uno: la famiglia degli Ornitorinchidi ha ad esempio solo il genere dellOrnithorynchus. Il fenomeno non sporadico: esiste una distribuzione tassonomica che segue la nota hollow curve in cui i generi ricchi di specie sono pochi, ovviamente se paragonati ai generi che raccolgono due o, addirittura, ununica specie. nota la presenza di ranghi categoriali superiori cui non corrisponde alcun nome i gruppi anonimi che menziona nellHistoria Animalium Aristotele. Una struttura linneana aperta nelle sue scansioni una struttura in cui la classe al pi alto rango contiene almeno un termine che non incluso in nessun gruppo al rango pi basso: in modo correlativo, ci significa ammettere che la monotipicit dei taxa sia dovuta allo stadio della nostra ricerca, e che nel momento in cui il tassonomista distingue gli Ornitorinchidi dal genere Ornithorynchus si sta impegnando a favore dellesistenza di membri della prima classe che non sono parte della seconda. Su quali basi, vincoli e restrizioni ontologiche lavora il tassonomista? Chiariamo subito che la tassonomia non necessariamente un sistema esaustivo di classi. Non considero qui i tentativi di formalizzare il linguaggio tassonomico o, peggio, di farne unassiomatica del vivente. Nessuno di essi in grado di rendere conto di (a), (b) e (c) in modo coerente, senza contare le gravose restrizioni ontologiche che implicano. La riduzione in classi potrebbe infatti essere difesa adottando un impegno ontologico volto a ridurre i viventi a stati di cose. Se Ruga fosse uno stato di cose si annienterebbe la distinzione tra propriet accidentali, necessarie ed essenziali, in quanto Ruga sarebbe la mera giustapposizione di quelle componenti (funzionali, morfologiche, etc.) che costituiscono la base delle nostre descrizioni, di quelle stesse descrizioni che ci consentono di attribuire Ruga a un rango. Se lintero fosse una giustapposizione non potremmo evitare lanteriorit dellidentit dei singoli caratteri rispetto a quella del vivente. Di conseguenza, una combinatoria di caratteri propria di un rango non solo determinerebbe la generazione di tutti gli individui possibili sotto il profilo logico, ma sarebbero attuali solo le combinazioni di caratteri che i viventi esibiscono ora. Questa non lontologia del vivente che abbiamo costruito. Lapproccio intensionale propugnato da D. Hull sembra dunque preferibile (D. L. Hull, Central Subjects and Historical Narratives, in History and Theory, 14 (1975), pp. 25374).

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In secondo luogo, (2) opacizzare la differenza tra categorie, e uso dei termini generici e specifici significa fare un uso errato del termine realismo categoriale. Potrebbe infatti sembrare che un realista intenda le specie in corrispondenza esatta a quelle articolazioni naturali che il tassonomo proprio come il buon macellaio platonico, che seziona lanimale secondo le sue nervature naturali (Fedro 265e) dovrebbe scoprire e secondo le quali il mondo sarebbe di per s strutturato. Le specie sarebbero dunque entit che realmente abitano il mondo, a pari titolo delle tartarughe e delle sedie. E una classificazione biologica altro non sarebbe che il rispecchiamento di tale struttura. Conseguentemente, una sola sar la classificazione del mondo naturale, perch una sola la struttura di questultimo. In altre parole, il realista forte quasi inevitabilmente costretto a sposare una posizione monista: se il mondo di per s strutturato, sar necessariamente strutturato in un certo modo e non in un altro, o in molti modi diversi (per i significati di forma, genere e specie si veda il Capitolo Secondo). Come ha mostrato Balme, la biologia in Aristotele caratterizzata da un linguaggio che assume i viventi e le specie naturali in cui ricadono come soggetti centrali. In questo quadro manca una terminologia codificata in modo rigoroso: genos, eidos e diaphora sono in connessione con le specie naturali, ma questa connessione non ha valenza tassonomica, in quanto sono assenti i ranghi intermedi. Latteggiamento conservativo nei confronti del linguaggio comune impedisce lo sviluppo di una tassonomia propriamente detta. Come mai? Da un lato manca lessenzialismo tipologico che funzion da motore per Linneo, dallaltro le descrizioni di Aristotele hanno valenza analogico-funzionale soltanto, non certo evoluzionistica. Lattualismo metafisico ha comunque il vantaggio di salvare lontologia del vivente da altre metafisiche quale quella platonico-accademica, ad esempio, e di salvaguardare la possibilit di introdurre, in uno schema esplicativo a maglie larghe, nuovi esemplari. 3- Epilogo. Lanalisi mereologico-strutturale e gli ornitorinchi finanziari Passiamo a ci che Aristotele fa. Lanalisi strutturale del vivente. Secondo questo approccio i caratteri sono relativi al portatore mentre le strutture no; sono relative alla specie di appartenenza pur non essendo assolute. Da quanto detto nel Capitolo Secondo risulta chiaro che i caratteri variano secondo il pi e il meno, a seconda del carattere su una scala di variazione intensiva (ad es. per il colore) o estensiva (ad es. per il peso); ci che in ogni caso va stabilito un range di variazione che sia esplicativamente rilevante. Avere occhi azzurri o marroni una variazione del tutto individuale, non rilevante per ritagliare lindividuo come appartenente alla specie X piuttosto che Y. Occorre ununit di misura delle variazioni dei caratteri che ci offra unontologia tassonomica significativa che non sia in bala di variazioni troppo ristrette e, per questo irrilevanti, o variazioni troppo grossolane, al punto di essere insignificanti. La procedura di costruzione dellanimale dotato di cinque sensi ha mostrato che esistono diversi livelli di variazione dei caratteri e delle parti. A questi si associano diversi livelli gerarchici di classificazione. Ci impone di rispettare un banale requisito di coerenza: lontologia data per il sortale dotato di ali non deve porsi in contraddizione con le ontologie che ne ospitano variazioni e raffinamenti: dotato di ali piumate. Di conseguenza, le variazioni andranno considerate sia in relazione alla struttura di partenza (poniamo, per gli animali, dotato di tatto) sia con le variazioni degli altri caratteri: lassegnazione di un valore su un livello dovr vincolare lassegnazione di altri valori possibili nei livelli pi determinati. Riportiamo lesempio di Aristotele: avere ali una propriet che appartiene a diversi animali. non soggetta ad alcun tipo di restrizione n in relazione al portatore n in relazione alla presenza-assenza di altre propriet. Lavere ali si predica con verit degli insetti in generale, delle api pi in particolare e di questa ape determinata. Ma il genere degli insetti ha unestensione minore dellavere ali: vi sono infatti 125

animali alati che non sono insetti. Ci significa che lavere ali compare in due colonne di predicazione (quella degli uccelli e quella degli insetti) al di sotto del nodo in corrispondenza del quale queste due colonne possono essere riunite (gli insetti senza ali esistono). Pi tecnicamente, lestensione di predicati per s di un soggetto non ritaglia il gruppo cui il soggetto appartiene per definizione. E nei casi in cui questi si predichino del soggetto proprio perch esso appartiene a quel gruppo e anche se essi possono essere utili a mostrarne lessenza (DA, I.1, 402b16-30)? Anche in questi casi. Per dirla in termini tassonomici, si d unanteriorit del type sulla sua descrizione proprio perch lestensione dei predicati che esprimono le propriet diagnostiche di un certo gruppo non ci che definisce la natura del gruppo stesso. Dai passi citati da Balme dellHistoria Animalium di cui si detto in precedenza, sappiamo che il genos pu non esserci e le differenze possono mancare, intendendo questa assenza, nei termini di An. post. I.5, come la mancanza di eide differenziali da un punto di vista estensionale: esemplificato un solo eidos (coestensionale al genos indicato). Normalmente in questi casi il genos anonimo, ma ci non significa che unarticolazione di quelleidos che isoli le componenti generiche dalle ulteriori determinazioni sia possibile e anche rilevante sul piano zoologico, tanto che comunque pu talvolta essere utile indicare certi livelli di raggruppamento come presenti bench ancora anonimi. Ecco lo spazio per nominare e includere nella nostra ontologia soggetti nuovi, ovvero anonimi fino ad ora. Questa possibilit garantita dallanteriorit dellidentit dellanimale rispetto al sistema di identificazione linguistica con cui lo designiamo. Da una parte, infatti, i gruppi naturali dei soggetti sono anteriori agli attributi per s con cui li individuiamo, ai loro caratteri e alle loro propriet (An. post., I.4), daltra parte i gruppi stessi sono validati da una differenziazione che talvolta non ha riscontro estensionale, ma si attua internamente, a livello della forma degli individui. Tutto ci implica che attributi per s, caratteri, propriet abbiano un peso differente nelle spiegazioni. E questo spiega la procedure con cui abbiamo costruito lanimale, articolando lindividuo di partenza a partire da propriet pi essenziali: allo stesso modo si introduce una nuova specie a partire dallanalisi di alcuni esemplari di cui uno assunto come il type, come lesemplare cui inizialmente attribuito il nome della specie. Nella ricostruzione dellanimale mettiamo a tema la relazione tra conformazioni variabili e strutture costanti del tipo. La modalit di analisi compatibile con quella illustrata in An. Post. II.14. Per i problemi scientifici necessario fare scelte ben ponderate sulle partizioni e divisioni. Assumendo il genere comune a tutti, nel caso in cui le cose indagate siano animali, bisogna scegliere quali cose convengono ad ogni animale. Una volta assunte queste, quali cose seguano ad ogni esemplificazione del primo dei termini rimanenti (98a1-12). Ad esempio, se animale uccello, bisogna scegliere quali cose seguano a ciascun uccello; il metodo qui descritto prevede che si debba procedere via via in successione scegliendo ci che segue al termine pi vicino. Ora, nel determinare quale sia il soggetto pi generale cui compete il predicato avere ali, non bisogna limitarsi a generi per cui si danno nomi. Bisogna tenere conto anche di quelli che non lo hanno ma che possono essere identificati mediante un termie appropriato. Di conseguenza, nei casi in cui il linguaggio ordinario non sia sufficiente, per avere una spiegazione coerente con i vincoli imposti dalla colonna predicativa in cui si situa necessario prendere in considerazione o lidentit funzionale di parti che in tipi animali differenti hanno nomi differenti (ad es. quando si riscontra unanalogia tra le ossa, la lisca e losso di seppia: 98a20-23), oppure lordine tra le (conformazioni delle) parti (98a16-19). A fronte di tutto ci, cosa avrebbe fatto Aristotele di fronte ad un ornitorinco? Nemmeno lui laveva mai visto. Avrebbe certamente affinato gli strumenti del biologo, interrogato coloro che allunanimit erano considerati esperti in materia di scienza naturale, e sarebbe partito dal linguaggio comune. Avrebbe poi riorganizzato questo sapere in modo sinottico e lavrebbe 126

sottoposto alla prova della concettualit propria della sua scienza del vivente. Decostruito, confutato e respinto tutto ci di errato, superfluo e incongruente, Aristotele avrebbe mantenuto quel (poco) che poteva essere utile, compatibilmente al suo schema concettuale. Ecco, abbiamo linizio della ricerca. Ora, posizionatosi in modo coerente allinterno della storia della filosofia a lui contemporanea, avrebbe sottoposto lornitorinco alla stessa indagine cui sono stati sottoposti tutti i viventi nel De partibus animalium, ad esempio. A partire dalle loro parti cerchiamo analogie e differenze inaugurando un approccio comparativo e costruttivista alla biologia. Dunque, c spazio per lornitorinco. Adesso possiamo riavvolgere il nastro tenendo alcuni punti fermi. An. Post. II.14. e An. Post. I.5, permettono di ammettere nella nostra ontologia nuovi esemplari, se li intendiamo in accordo con la descrizione del caso dellelefante o del cammello di PA III.2 (ad esempio, il cammello ha un terzo stomaco ma non ha incisivi superiori; lavere incisivi superiori una propriet che dobbiamo attribuire a tutti gli animali con le corna, anche al bue). Si tratta di ricostruire lanimale a partire dalle sue determinazioni basilari, essenziali, che ne definiscono lappartenenza ad una specie. Dobbiamo porci il problema degli oggetti (im)possibili contestualmente a quelle procedure di ritaglio dellesperienza che ci permettono di isolare soggetti di una certa sorta e, in modo correlativo, al realismo costruttivista che interviene quando si tratta di trovare un posto a ciascun esemplare nellalbero della vita. Quando diciamo questa tartaruga isoliamo come rilevante una regione di mondo in cui la determinazione sortale tartaruga non fagocita lidentit del questo riducendola a mera identit sortale. Dobbiamo allora poter isolare questa tartaruga in quanto tartaruga riconoscendo che si tratta di una determinazione naturale del soggetto. Lessenzialismo aristotelico consente di evitare la confusione tra naturalezza del linguaggio sortale e riduzione dellidentit ad una questione interna a questo stesso linguaggio, suggerendo, altres, che la soluzione al problema dellidentit vada invece ricercata nellanalisi mereologica. Propriet qualitative, quantitative, relazionali, propriet cinematiche hanno tutte una diversa storia e durata e, tra quelle che si mantengono, si trovano quelle che denotano lindividuo al quale diamo un nome. Il valore esplicativo di queste propriet si fonda, dunque, su considerazioni concernenti la sua persistenza nello spazio e nel tempo. Su criteri percettivi possiamo stabilire quali propriet variano maggiormente e quali invece no; ci nonostante la percezione, da sola, si rivela insufficiente quando si tratta di spiegare quali determinazioni sono naturali ed essenziali per la tartaruga e quali invece non lo sono. Sulla base di criteri epistemologici siamo condotti a dire che allontologia categoriale vanno affiancate le ontologie delle scienze speciali che, studiando il gatto da prospettive differenti ma complementari, ci forniscono una pluralit di mappe la cui coerenza dovr necessariamente essere riportata al modo di intendere la struttura del soggetto. Ogni volta che ritagliamo nellesperienza un questo F ci accorgiamo subito che varie ontologie sono in grado di pronunciarsi su di esso. Tutte fanno affermazioni consistenti con la sua identit. Tutte concorrono a svelarne aspetti complementari e pi o meno essenziali. Tutte procedono nel rispetto e nella coerenza con lontologia di partenza che ci consegna gli individui concreti che esperiamo e di cui parliamo nel nostro linguaggio ordinario. Restando sulla nostra tartaruga possiamo dire che studiata dalla fisica in quanto mobile, dalla biologia in quanto dotata di cuore, dalla psicologia in quanto dotata di anima e cos via. Tutte le ontologie alternative sono coerenti poich in esse loperatore in quanto spazia su differenti livelli ed isola alcune determinazioni come rilevanti rispetto ad altre; la coerenza poi desumibile anche a livello meta-teorico. Se proiettiamo queste determinazioni sullasse delle variazioni possibili per questa tartaruga scopriamo che tutte queste ontologie richiedono la presenza di una parte pi fondamentale delle altre. Scopriamo anche un asse anomeomero di invarianza facente capo alla sua parte centrale o principale dellanimale. E riscontriamo che la 127

mereologia del vivente si pone come comune denominatore di queste ontologie. Se il questo il deittico su cui riposa lidentit - dato con la percezione, lintera struttura della tartaruga viene riassunta, sul piano logico, nella propriet massimamente determinata del sortale tartaruga: lessere dotata di cuore. Se vero che nessuna delle scienze speciali dimostra lassetto di principi di cui si dota ma procede senza problematizzarne la natura, altrettanto vero che questa procedura non va intesa come arbitraria nella misura in cui esiste una scienza (o filosofia) che ha proprio il compito di argomentare sulla verit di quelle premesse che le scienze speciali semplicemente assumono. Questa scienza la Metafisica. In quale direzione ci spinge la Metafisica? Abbiamo visto che il significato fondamentale dellessere in quanto essere quello di sostanza. La dottrina della sostanza che essa delinea ha una veste mereologica evidente. Come abbiamo visto, le sostanze sensibili corruttibili sono articolate attorno ad una parte centrale che in esse funge da causa e principio, intesa come principio di non contraddizione nello spettro dei mutamenti consentito dal suo genere di appartenenza. In esse la forma sostanziale la forma della parte centrale, data insieme a questa, ed quel principio di essere e di conoscenza di quella continuit di piani ilemorfici che ne costituisce la struttura. Sembra che un tipo di metafisica siffatto abbia una presa sulla realt davvero forte. Se gli enunciati della Metafisica sono modali e a posteriori allora alcuni enunciati di identit e di costituzione delle sostanze espressi nelle scienze speciali sono veri e, nella misura in cui si correlano al dettato metafisico, divengono metafisicamente necessari e conoscibili a posteriori. Ora, la Metafisica dice qualcosa sulla realt. Come lo dice? La mereologia interviene a chiarire questo aspetto. Siamo partiti dal soggetto categoriale e dai problemi lasciati aperti da questa piattaforma ontologica. Il percorso che abbiamo compiuto ci ha permesso di dischiudere quella scatola nera per dirla la Furth del soggetto categoriale scoprendone, via via, i livelli di composizione e le parti. Con questa procedura abbiamo costruito gli interi sulla base del modello semplificato consegnatoci dagli artefatti. Ritenendo come soglia discriminante (tra le scienze) il possesso della vita (in tutte le sue forme) e come soglia di sostanzialit lemergenza di assetti di composizione anomeomera. Sembrerebbe, allora, che la Metafisica di Aristotele non si limiti affatto a descrivere la realt come vuole Strawson. Piuttosto essa produce dei modelli mereologici differenti con cui costruisce i soggetti delle singole scienze lasciando aperto un significativo spazio logico per non intendere contraddittori a priori animali solo apparentemente (im)possibili quali lOrnitorinco. Studiando gli artefatti, la polis, gli animali, abbiamo scoperto vari livelli in cui si gioca lilemorfismo; esiste una continuit tra gli enti composti da materia e forma che conduce progressivamente dalle non sostanze alle sostanze, di cui le prime sono il criterio esplicativo semplificato. Che dire, infine, dei derivati finanziari? Lontologia a paradigma mereologico che abbiamo delineato ci consente di fare alcune considerazioni. Futures e options possono essere intesi come composti di forma e materia. Laspetto formale non va confuso con laspetto immateriale rintracciabile in essi. Laspetto formale ci che definisce, che veicola lidentit del derivato: se usiamo lesemplificazione pi semplice, nel commodity future possiamo pensare sia il contratto da cui dipende lesistenza stessa dello strumento. Un supporto formale che gira su una molteplicit di supporti materiali; non difficile scorgere la possibilit di applicare un moderato funzionalismo, quello valido come principio esplicativo degli artefatti in Aristotele, anche al caso dei derivati. Insomma. Basta forzare le categorie tassonomiche, basta pensare che il nostro realismo pragmatico sia una posizione ingenua e filosoficamente poco informativa. I derivati sono ornitorinchi finanziari perch sfuggono a un certo modo di intendere lo schema categoriale, quel modo che abbiamo imparato a conoscere da Kant e dal realismo figlio dellempirismo. Alla mereologia biologica di Aristotele non sfuggono affatto. Greta ha avuto le sue risposte? Achiropita sta gi pensando ad una nutrita serie di obiezioni. 128

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