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Vespa riesuma B e r l u s co n i :“Voglio la grazia e la

Vespa riesuma B e r l u s co n i :“Voglio la grazia e la riforma della giustizia”. Poi ripete la solfa del “colpo di Stato”. Ma l’unica novità è un’altra: “Dudù è come un bimbo”

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Vespa riesuma B e r l u s co n i :“Voglio la grazia e la

Giovedì 5 dicembre 2 01 3 – Anno 5 – n° 334

Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

Vespa riesuma B e r l u s co n i :“Voglio la grazia e la
Vespa riesuma B e r l u s co n i :“Voglio la grazia e la

1,20 – Arretrati: 2 ,0 0

Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

PORCELLUM, PARLAMENTO, COLLE, GOVERNO

È TUTTO INCOSTITUZIONALE

Devastante sentenza della Consulta: cancella il premio di maggioranza e le liste

bloccate, ripristina (salvo nuova legge) il proporzionale puro e delegittima l’intero sistema. Primo effetto collaterale: potrebbero decadere i deputati di Pd e Sel eletti

in più grazie al bonus abrogato. B. e Grillo: “Elezioni subito”

Marra, Mascali, Nicoli e Vecchi » pag. 2 - 4

LE “N U OV E ” CAMERE

Senza “aiuto” Pd dimezzato, boom di 5Stelle FI giù al Senato

Come sarebbero Palazzo

Madama e Montecitorio “ripuliti” dai due pilastri della Porcata. Poche settimane per intervenire:

dal modello francese al tedesco,

ecco le ipotesi

Cannavò » pag. 4

ORA CHE SUCCEDE?

Renzi furioso, Letta e Alfano sorr idono:

inciucio eterno

Il premier e il suo vice provano a ingabbiare le mosse del sindaco

di Firenze, che dice: “Co s ì torniamo indietro di 20 anni” Il Colle non vuole le urne

nei prossimi 12 mesi

Tecce » pag. 3

Vespa riesuma B e r l u s co n i :“Voglio la grazia e la
  • » DE GIROLAMO » Confindustria furibonda: la titolare dell’Agricoltura sta con chi ferma i tir

Coldiretti blocca il Brennero con la ministra sulle barricate

“VIVA IL RE!”

Vespa riesuma B e r l u s co n i :“Voglio la grazia e la

Napolitano, Prodi e Padoa-Schioppa

Ansa

“Così Napolitano boicottò Prodi”:

l’amaro racconto di Padoa-Schioppa

Nel nuovo libro del vicedirettore del Fatto,

le confidenze e i diari dell’ex ministro dell’Economia: pressioni e interferenze del capo dello Stato, definito “p o m p i e re

i n ce n d i a r i o”

Travaglio

»

pag. 6 - 7

Il settore ha perso 36 mila addetti solo quest’anno, la protesta trasforma i contadini in controllori autorizzati a ispezionare i carichi sugli automezzi che entrano in Italia

S tamattina, davanti a Mon- tecitorio, sosteranno alcu-

ni maiali grufolanti. Non è un tributo al decotto Porcellum, ma la calata su Roma di Col- diretti, l’associazione degli agricoltori che ieri ha bloccato

il Brennero. Paolin » pag. 8

ROMA, IL SUK DELL’OSPEDALE SAN CAMILLO

Vespa riesuma B e r l u s co n i :“Voglio la grazia e la

Rodano » pag. 9

MARIA DE FILIPPI
MARIA DE FILIPPI

“Vivo da 20 anni dentro la scatola della tv: e non mi ha fatto bene ...”

  • C inquantadue anni oggi. Ventuno in televisione: “Se

devo dire che mi ha fatto uma- namente bene non lo so. Tra- scorri il tempo in una scatola e la tua vita è esattamente ciò che

fai.

Pagani »

14 - 15

Vespa riesuma B e r l u s co n i :“Voglio la grazia e la
  • » MULTE DA 1.500 EURO

Francia, primo voto contro i clienti delle prostitute » pag. 13 LA CATTIVERIA
Francia, primo voto
contro i clienti
delle prostitute
»
pag. 13
LA CATTIVERIA

Per la Consulta il Porcellum è incostituzionale. Ora la palla torna al porcile

  • » w w w.fo r u m . s p i n oza . i t

I Fuorilegge

di Marco Travaglio

  • V olete prima la notizia buona o quella cat- tiva? Ma sì, dài, cominciamo con quella

buona: nell’ottavo compleanno del Porcellum, voluto nel dicembre 2005 dall’Udc di Casini, scritto da Calderoli, approvato da tutto il cen- trodestra e poi conservato anche dal centrosi- nistra, la Corte costituzionale ha finalmente sta- bilito che quella legge non è soltanto una por- cata: è anche incostituzionale in almeno due punti, il premio di maggioranza del 55% dei seg- gi alla Camera per la coalizione più votata (sen- z’alcun tetto) e le liste bloccate con i candidati nominati dai partiti. Ne discende che sono, se non giuridicamente, almeno moralmente inco- stituzionali tutti i parlamenti eletti con quel si- stema: quello del 2006 (maggioranza Unione), quello del 2008 (maggioranza Pdl-Lega) e so- prattutto quello attuale, uscito dalle elezioni del 24-25 febbraio. Dunque sono incostituzionali anche il presidente della Repubblica Giorgio Na- politano, rieletto dai parlamentari incostituzio- nali, e con molti più voti del dovuto (quelli dei deputati Pd-Sel eletti dal premio di maggioranza ora cassato). E lo è anche il governo di Letta jr., che a Montecitorio gode di una vasta maggio- ranza dopata da quel premio ora caduto: decenza vorrebbe che i deputati in sovrappiù decadessero e andassero a casa. Insomma, tutto il sistema è fuorilegge. E, se avesse un minimo di dignità, procederebbe a una rapida eutanasia per ripor- tarci al più presto alle urne con una legge elet- torale finalmente legittima: una nuova, se mai riusciranno a trovare uno straccio di accordo (che sarebbe comunque frutto di un Parlamento illegittimo); o quella disegnata ieri dalla Corte con una sentenza formalmente “caducatoria” (cancella premio e liste bloccate), ma sostanzial- mente “additiva” e “paralegislativa” (disegna un sistema elettorale alternativo al Porcellum, che sarà valido al deposito delle motivazioni, visto che il Paese non può restare senza legge elettorale neppure un istante). Naturalmente lo sapevano tutti che il Porcellum era incostituzionale. Ma si comportavano come se fosse legittimo. Fino alla suprema protervia di pretendere, dal Colle in giù, che un Parlamento e un governo porcelliz- zati riscrivessero la Costituzione. Con la com- plicità di decine di presunti “saggi”, anch’essi in- costituzionali per contagio, che hanno scredi- tato se stessi e l’intera categoria prestandosi alla controriforma. Ora almeno quella minaccia pare sventata. Ma sia chiaro che qualunque altra “ri- forma” (tipo quella della giustizia) sarebbe vi- ziata dallo stesso peccato originale: quindi si spe- ra che lorsignori ci risparmino altre porcate. La cattiva notizia è che, a causa dell’insipienza dei partiti e del loro Lord Protettore e Imbal- samatore, la Consulta riporta le lancette dell’o- rologio indietro di vent’anni, riesumando l’ul- tima legge elettorale della Prima Repubblica:

quella con cui si votò nel 1992, il proporzionale puro con preferenza unica (a parte lo sbarra- mento al 4% per l’accesso alla Camera e all’8 per l’accesso al Senato dei partiti non coalizzati). Quella sonoramente bocciata dall’82,7% degli italiani il 18-19 aprile '93 nel referendum di Se- gni&C. che introdusse il maggioritario (poi in parte recepito e in parte no dal “Mattarellum”).

Le forbici della Consulta proprio questo fanno:

trasformano il Porcellum da legge maggioritaria in legge proporzionale spianando la strada ai ne- mici del bipolarismo. Napolitano, Letta, Alfano e Casini in testa: i nostalgici dei governi che non nascevano delle urne, ma dagli accordi aumma aumma nelle segrete stanze dei partiti e del Qui-

rinale. Se, come dicono, Renzi e i 5Stelle voglio-

no difendere il bipolarismo (“Morto il nano, ce la

giocheremo noi e il Pd, e ne resterà solo uno”, tuonava Grillo), possono rendere un grande ser- vigio al Paese: scrivendo insieme una nuova leg- ge elettorale, col ritorno al Mattarellum o col doppio turo alla francese, che salvi il bipolari- smo. Se invece ci faranno votare con la legge della Consulta, ci condanneranno a un futuro terri-

ficante: quello dell’Inciucio Eterno.

  • 2 GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013

2 GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013 CROLLA TUTTO il Fatto Quotidiano C osa cambia, LISTE BLOCCATE PREMIO

CROLLA TUTTO

il Fatto Quotidiano

Cosa cambia,

LISTE BLOCCATE

PREMIO DI MAGGIORANZA

CITTADINI NON SCELGONO

SENZA SOGLIA VIOLA LA CARTA

cosa resta di un pasticcio

Il Porcellum prevede liste bloccate: l’elet - tore non può esprimere preferenze. I can- didati vengono eletti in base all’ordine di presentazione all’interno della lista stabi- lito dai partiti. La Consulta chiede il ripri- stino della possibilità di scelta.

Il sistema elettorale in vigore assegna un premio di maggioranza, alla Camera e al Senato, alla lista o alla coalizione che ottiene più voti. Per la Corte costi- tuzionale è necessaria una soglia mini- ma per accedere al bonus.

PORCELLUM ARROSTO

CI HA PENSATO LA CONSULTA

LA CORTE COSTITUZIONALE ACCOGLIE IL RICORSO: BASTA CON I NOMINATI E CON I PREMI DI MAGGIORANZA A CHI NON SUPERA UNA DETERMINATA SOGLIA

di Antonella Mascali

  • L a Corte costituzio- nale ha bocciato il “Porcellum”, la leg- ge elettorale defini-

ta così dal suo stesso padre, il

leghista Roberto Calderoli. I giudici hanno detto no al premio di maggioranza senza soglia e alle liste bloccate che non permettono agli elettori di esprimere le preferenze e quindi di scegliere i parlamen- tari. La decisione di ieri rappresen- ta uno spintone alla politica perché finalmente passi dalle parole ai fatti su una riforma che non ha mai voluto varare. Formalmente, infatti, quanto stabilito ieri dalla Corte, al momento, non avrà alcuna conseguenza: il Porcellum re- sta in vigore fino a quando sentenza e motivazioni non saranno depositate. Si parla di diverse settimane. In questo modo la Consulta

salva il suo onore istituzionale nel respingere quella che fino a ieri, a larga maggioranza, vo- leva accogliere: la richiesta della politica di rinviare la pro- nuncia al nuovo anno. Allo stesso tempo, però, non depo- sitando il dispositivo della sentenza, la Corte dà modo al Parlamento di poter ancora ri- formare il “Porcellum”, nel solco delle sue indicazioni for- nite ieri con un comunicato, oppure di fare una nuova legge elettorale.

S ECO N D O il presidente eme- rito della Corte costituzionale Valerio Onida, uno dei saggi del presidente della Repubbli- ca Giorgio Napolitano, se il verdetto di ieri dovesse essere applicato “non si torna alla leg- ge precedente”, ossia il Matta- rellum. “Si ha non tanto un ri- torno, ma una conferma del proporzionale senza premio di maggioranza”. Proprio rispetto al premio di

Eletti mai convalidati Parlamento di abusivi

I L L EG I T T I M I anzi no. Del tutto abusivi. Se non fosse che per le questioni elettorali ci si basa sul principio di non retroattività (ma deve comunque essere un giudice a farlo valere) alla luce della sentenza della Consulta sul Porcellum, ora alla Camera ci sarebbero 148 deputati decaduti da un lato ma, di fatto, mai convalidati dall’altro. La storia affonda le sue radici nel rego- lamento di Montecitorio, in particolare in quello della Giunta per le elezioni. Che ha 18 mesi di tempo, dal momento delle elezioni stesse, per con- validare ciascuno dei 630 deputati eletti. Solo che fino ad oggi, si diceva, nessuno è stato convalidato perché la Regione Friuli Venezia Giulia ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale sui risultati delle ultime politiche e così il lavoro dell’organismo si è bloccato in attesa del “ve rd e t to” che do- vrebbe arrivare a febbraio prossimo. Un dettaglio procedurale che non ha minimamente preoccupato né i deputati, né la Giunta, visto il precedente – clamoroso – della legislazione 2006-2008, quando nessuno (nessuno!) dei de- putati e dei senatori fu convalidato fino alla scadenza della le- gislatura. Ora, però, alla luce della sonora bocciatura del Por- cellum, la questione cambia. Cancellando il premio di maggio- ranza con cui sono entrati alla Camera 148 deputati, la Corte gli ha – di fatto – dichiarati illegittimi. Anche se, come si diceva, è probabile che in questo caso venga fatto valere il principio di non retroattività per non far implodere l’intero sistema. Solo che, al momento, questi non risultano neppure convalidati. E allora? La questione andrà comunque risolta, anzi dovrà essere risolto il paradosso di chi potrebbe essere dichiarato illegittimo pur non essendo mai di fatto entrato nel pieno del suo mandato per mancanza di convalida. Un pasticcio, insomma, tutto italiano, dove la cancellazione, seppur parziale, di una legge, provoca conseguenze inattese. Per non dire grottesche. Perché tutti gli atti fin qui svolti dalle due Camere, nomine comprese, dovreb- bero essere bollati come illegittimi perché emanati da “illegit - timi”. A partire dall’elezione del capo dello Stato. Uno scenario che nessun costituzionalista commenta perché “impossibile da ve r i f i c a rs i ”. Il Porcellum, infatti non è “mor to”, è solo ferito “gra - ve m e n te ” sul premio di maggioranza, dunque la legge “c’è”, an- che se “monca”, ma non risolve la questione più delicata dei 148 possibili “abusivi”. Che lo sono, ma anche no ...

Eletti mai convalidati Parlamento di abusivi I L L EG I T T I M I

Sara Nicoli

maggioranza senza soglia mi- nima di voti, la Consulta ha di- chiarato incostituzionali “le norme che prevedono l’asse - gnazione di un premio sia per la Camera sia per il Senato – alla lista o alla coalizione di li- ste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito, al- meno, alla Camera, 340 seggi e, al Senato, il 55% dei seggi as- segnati a ciascuna Regione”. Quanto alle liste bloccate, che per tre elezioni politiche, nel

2006, nel 2008 e nel 2013, han- no prodotto un Parlamento di nominati, la Consulta “ha di- chiarato l’illegittimità costitu-

zionale ...

nella parte in cui non

consentono all’elettore di esprimere una preferenza”. Quindi si torna all’ordine di elezione secondo le preferenze e non secondo la lista? Dal comunicato non è chiaro e anche il presidente Onida non si sbilancia: “Su questo punto, credo dovremo attendere le motivazioni per capire bene la portata della sentenza. Ma se i partiti faranno la riforma, quanto deciso dalla Corte sarà superato”. Ed è la stessa Corte, nella parte conclusiva del co- municato, che fa sapere alla politica di poter ancora agire:

specifica che “gli effetti giuri- dici” della bocciatura scatte- ranno con la pubblicazione della sentenza e delle motiva- zioni “nelle prossime settima- ne” e che “il Parlamento può

sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali”.

IL

CAMBIO

DI

PASSO

della

Consulta, che fino a ieri voleva far slittare, a maggioranza, la decisione almeno a gennaio, si deve soprattutto al presidente Gaetano Silvestri a cui non so- no andati giù i pressing, le voci fatte filtrare ad arte dai Palazzi della politica. Inoltre, non è un mistero, che all’interno della

 
 

LA SENTENZA

I giudici la pubblicheranno entro qualche settimana dando modo al Parlamento

di fare una nuova legge

di fare una nuova legge

Corte sia stato tra i più critici sulla legge elettorale” tanto che nell’infuocata camera di con- siglio che bloccò il referendum anti “Porcellum”, si era battuto perché fosse dichiarato am- missibile. La sentenza di ieri è il frutto della determinazione di 27 cit- tadini rappresentati dagli av- vocati Aldo e Giuseppe Bozzi, Claudio Tanti e Felice Besostri,

2 GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013 CROLLA TUTTO il Fatto Quotidiano C osa cambia, LISTE BLOCCATE PREMIO

loro stessi ricorrenti, che al fo- tofinish, in Cassazione, a mag- gio, hanno vinto. La Suprema Corte, infatti, ha deciso che potevano ricorrere davanti alla Consulta. E lune- dì, nell’udienza pubblica, in maniera sintetica ed estrema- mente efficace hanno illustrato alla Corte i punti incostituzio- nali del “Porcellum”: premio di maggioranza senza soglia e

2 GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013 CROLLA TUTTO il Fatto Quotidiano C osa cambia, LISTE BLOCCATE PREMIO

liste bloccate. Gli stessi che ieri la Consulta ha bocciato. L’avvocato Tani aveva detto che la legge Calderoli ha tra- sformato gli elettori “in man- drie da voto” e i candidati al Parlamento delle “curie di par- titi”. L’avvocato Aldo Bozzi, il primo che si è mosso per ar- rivare alla Consulta, aveva vo- luto rispondere agli “illustri” giuristi che avevano sollevato

Aldo Bozzi

Il legale vincitore

 
Aldo Bozzi Il legale vincitore
 

Ero sicuro di avere ragione,

la Costituzione parla chiaro

A ldo Bozzi è un avvocato di 80 anni. A vederlo ne dimostra molti meno.

Quanto a lucidità batte tanti giovani. Si è visto come davanti alla Corte costituzio- nale, lunedì, in poche parole ha demolito il cosiddetto Porcellum: “Ha tolto la li- bertà di voto agli elettori”. È lui il pro- tagonista della battaglia che ha portato alla bocciatura della legge Calderoli da- vanti alla Consulta. Come Davide contro Golia, ha vinto contro ogni previsione, insieme ad altri avvocati, professionisti, semplici cittadini. Ventisette in tutto. “Non ho ancora potuto brindare”, ci dice quando lo chiamiamo al telefono. “Ho la mano stanca a furia di rispondere al te- lefono. Ho ricevuto decine e decine di chiamate non solo di amici e conoscenti ma anche di gente che non ho mai in- contrato”.

Cosa le hanno detto?

Siamo con lei, lei è tutti noi. Congratu- lazioni.

Che cosa l’ha mossa in questa impresa?

Come cittadino, come elettore deluso ho sentito che dovevo fare qualcosa. Ne ho parlato con amici e tutti ci siamo convinti che avremmo dovuto agire perché questa

politica non avrebbe mai fatto nulla. Do- vevamo rompere il cerchio. D’altronde, quando ho votato per la prima volta con il Porcellum, nel 2006, ho fatto mettere una nota a verbale in cui dicevo che facevo il mio dovere civico ma che questo non mi impediva di essere in disaccordo total- mente con la nuova legge elettorale. Nel 2008, in vista delle nuove elezioni mi sen- tivo sempre più disturbato e mi sono det- to: ‘Quasi quasi ci provo a fare ricorso’. Ho avuto torto in primo grado e in se- condo grado. A quel punto ho avuto la tentazione di mollare, di non ricorrere in Cassaizone. Poi con i colleghi Claudio Ta- ni, Felice Besostri, con mio cugino, l’av- vocato Giuseppe Bozzi, ab- biamo deciso di tentare l’ul- tima spiaggia, non mi andava di lasciare le cose a metà. L’u- dienza davanti alla Suprema Corte è stata entusiasmante, il procuratore generale Liberti- ni Russo era più accalorato di noi. E a maggio i giudici ci hanno dato ragione.

Come avete reagito?

Non ci credevamo quasi. Ar-

rivare davanti alla Corte costituzionale ci è sembrata una cosa grandiosa.

Se la politica restasse immobile e la sen- tenza della Consulta diventasse “esecuti- va ”, cosa accadrebbe?

Difficile rispondere senza aver letto le motivazioni. Sicuramente non si crea nessun vuoto normativo. Potrebbe tor- nare il Mattarellum, ma potrebbe tornare anche il proporzionale senza premio di maggioranza.

Sull’ammissibilità del ricorso mai un dub- b i o?

Come avvocato parto sempre dalla Co- stituzione e quindi ero sicuro che aves- simo ragione.

Lei è il nipote di uno dei padri del Partito liberale, Aldo Boz- zi e suo cugino Giuseppe è il figlio. Quanto conta nella sua vita quell’e s e m p i o?

Mio zio ha fatto la Resistenza! Per me è un esempio.

Cosa ha detto appena ha sa- puto che i giudici avevano bocciato il Porcellum?

Evviva!

a. masc.

2 GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013 CROLLA TUTTO il Fatto Quotidiano C osa cambia, LISTE BLOCCATE PREMIO

il Fatto Quotidiano

il Fatto Quotidiano CROLLA TUTTO GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 3 ADDIO AL TESTO DEI

CROLLA TUTTO

GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3

3

ADDIO AL TESTO DEI LEGHISTI

TORNA IL PROPORZIONALE

La decisione della Consulta cancella dalla legge elettorale il premio di mag- gioranza senza soglia minima e le liste bloccate. Dunque resta in piedi l’i m- pianto di un sistema proporzionale “p u- ro ”. Il premio è abolito e non potrà es-

sere la Corte a stabilire come costruirlo e con quale soglia: è compito del legi- slatore. Rimane in vigore lo sbarramen- to previsto all’ingresso: le liste che non raggiungono il 4 per cento alla Camera e l’8 per cento al Senato non entrano in Parlamento. Le percentuali salgono al 10 e 20 per cento per le coalizioni. In

merito alle liste bloccate, ora sarà ne- cessario individuare dei meccanismi per reintrodurle, un passaggio che potrebbe richiedere un intervento normativo. L’e f- ficacia delle novità decise dalla Corte si avrà con la pubblicazione delle motiva- zioni della sentenza, ovvero nelle pros- sime settimane.

Festeggiano gli inciucisti Renzi teme la fregatura

LETTA E ALFANO PROVANO A INTRAPPOLARE IL SINDACO DI FIRENZE CHE VOLEVA COMANDARE LA PARTITA. E LUI: “SI TORNA INDIETRO, ALLA PRIMA REPUBBLICA”

di Carlo Tecce

I pezzi di Porcellum roto-

lano in Parlamento, fra i

piedi di Enrico Letta,

Angelino Alfano e, so-

prattutto, di Matteo Renzi: il governo può inciampare e neanche il Partito democratico, prevedibile, pare stabile. Con l’intervento dei giudici, però, il Sindaco (non di ottimo umore) ha ricevuto una brutta notizia perché non può dettare i tempi dei giochi. Conseguenze: Palaz- zo Chigi non conferma “patti”, anzi smentisce perché non vuo- le infastidire Alfano che col drappello di diversamente ber- lusconiani sostiene il respirato- re all’esecutivo. I rapporti di forza sono capovolti: Enri- co&Angelino, felici per la ven- tata di proporzionale da “gran - de inciucio”, rivendicano il co- mando. E il Quirinale non vuo- le urne nei prossimi dodici me- si. Renzi intravede il pericoloso:

“Torniamo indietro di vent’an - ni: ecco la Prima Repubblica. La scelta è discutibile”.

BEPPE GRILLO s’è liberato di quel fascino autoritario che da- va la legge di Roberto Calderoli con l’insaccato di nominati messi lista. E così, risoluto, il Movimento Cinque Stelle vuole che le Camere, “stracolme di parlamentari illegittimi”, siano sciolte: “Voto subito con il Mat- tarellum”. E Forza Italia, com-

pianta la defunta porcata, osser-

va, attende, perché vuole evitare

  • di cadere in trappole: rischiano

  • di rafforzare lo scissionista Al-

fano. Correre in campagna elet- torale, presto. La Consulta ha tagliato le zampe e la testa al Porcellum e l’ha tra- sformato in un sistema propor- zionale: ora sembra appetitoso soltanto a quei raminghi di cen- tristi che vogliono le larghe in- tese a vita. Il promesso segretario Renzi ha comunicato la sua proposta e vuole garanzie da Letta: non pri-

 
 

ST R AT EG I E

Protetto dal Quirinale,

l’esecutivo frena e cerca

  • di congelare le larghe

intese con l’ex discepolo

  • di B. Grillo: “Al voto:

Camere illegittime”

Camere illegittime”

vate al telefono, ma pubbliche durante il voto di fiducia di mer- coledì in Parlamento. Al sinda-

co di Firenze vanno bene le pre- ferenze, ma insiste con un Mat- tarellum corretto: collegi uni- nominali e premio di maggio- ranza, non eccessivo, a portata

  • di Pd, per governare senza Sci-

lipoti di turno. E per blindare

l’accordo, Renzi vuole imporre un disegno di revisione costitu-

fatto

il Fatto Quotidiano CROLLA TUTTO GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 3 ADDIO AL TESTO DEI

a mano

il Fatto Quotidiano CROLLA TUTTO GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 3 ADDIO AL TESTO DEI

zionale per abolire il Senato. De- sideri che si scontrano con le esigenze di Letta e di Alfano. L’ex discepolo del Cavaliere vuole (almeno) un anno di tem- po per completare la crescita lontana da palazzo Grazioli, per creare una struttura di partito e

scongiurare un ritorno dal Capo per un’alleanza umiliante. Alfa- no, non competente in materia, s’affida al ministro Gaetano

Quagliariello, irritato per i mo- vimenti dei renziani in Com- missione Affari Costituzionali di palazzo Madama. Da troppi mesi, il Senato ha preso in ostag- gio la legge elettorale, e non fa mai un passo in avanti: ora c’è l’obbligo dei giudici costituzio- nali e, superata la tesissima se- duta di ieri, sono costretti a dare un segnale di vivacità. I demo- cratici di Renzi non abboccano e chiedono ai senatori di “revoca - re” l’impegno e riprendere da Montecitorio, dove il Partito democratico rappresenta il 55 per cento dell’emiciclo. Lo stes- so Roberto Giachetti, che non interrompe lo sciopero della fa- me contro la porcata di Calde- roli - va avanti da oltre 60 giorni con 3 cappuccini al dì – s’aspetta che dal 9 dicembre, incoronato Renzi, si riparta da Montecito- rio. La Commissione, ancora una volta, ha rinviato con una- nime imbarazzo, ignorando gli ordini del giorno di Lega e M5S (ritorno al Mattarellum). Qua- gliariello non consegna il fragile Ncd al sindaco fiorentino: “Il caso scoppiato in Commissio- ne, per il dissenso dei renziani rispetto al comitato ristretto sulla legge elettorale, è una di- scussione senza senso. Non pos- siamo procedere con maggio- ranze variabili”. Traduzione:

noi governiamo insieme ancor più di prima senza il Cavaliere, insieme scriviamo il successore del Porcellum. Alfano vuole un patto con Letta che vuole un patto con Renzi, e viceversa. Il presidente del Consiglio non abbraccia Matteo e coccola An- gelino, e poi trasmette un paio di righe pilatesche e timorose:

“Ora non ci sono alibi, il Parla- mento agisca”. E lui, che fa?

il Fatto Quotidiano CROLLA TUTTO GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 3 ADDIO AL TESTO DEI

dubbi sull’ammissibilità del ri- corso: “Sarebbe infondato e pretestuoso qualsiasi dubbio sull’ammissibilità. Questa – aveva concluso – era l’unica

azione proponibile a tutela del

diritto al voto libero

è stato

... reciso il rapporto diretto tra elettori ed eletti perché i par- lamentari sono scelti dai par- titi”. E la Corte costituzionale gli ha dato ragione.

il Fatto Quotidiano CROLLA TUTTO GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 3 ADDIO AL TESTO DEI
il Fatto Quotidiano CROLLA TUTTO GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 3 ADDIO AL TESTO DEI

PA L L A AL CENTRO

La decisione della Consulta rende nuovamente pressante per il Parlamento la discussione su una nuova legge elettorale. Ritornano gli amanti del proporzionale, Renzi guida chi vuole il

bipolarismo A n s a / La Pre ss e

Roberto Calderoli

Il padre della porcata

 
Roberto Calderoli Il padre della porcata
 

di Davide Vecchi

E meno male che la porcata l’avevamo fatta noi, la decisione della Consulta come vogliamo

chiamarla? La porcata della porcata o cosa?”. Ro- berto Calderoli, l’ex ministro oggi vicepresidente del Senato, ci ride su. Fu lui a partorire il Porcellum e a battezzarlo una porcata. Ora che la Corte ha deciso che quel sistema è illegittimo in entrambi i punti sottoposti al vaglio della Consulta (il premio di mag- gioranza e la mancanza delle preferenze) l’esponen- te leghista ha “la conferma che avevamo fatto be- ne”.

Ma è illegittima ...

Figurarsi. Allora siamo tutti illegittimi. La scelta è chiaramente politica, la decisione della Consulta crea uno stallo mai visto prima e garantisce lunga vita al governo di Enrico Letta.

Sta pensando a Renzi?

Ma certo, hanno anticipato il risultato delle pri- marie. Renzi vince e dice ‘andiamo a votare’, gli dicono di sì ma tanto non si può, perché non ab- biamo una legge elettorale e va rifatta. Ma possiamo farla noi in questa legislatura? O siamo illegittimi, eletti con un sistema ritenuto illegittimo?

Quindi?

Leggeremo le motivazioni quando ce le consegne- ranno; la Consulta dovrà spiegarci e soprattutto do-

Sono anni che dico di correggerla

Così questo governo sarà infinito

vrà riuscire a convincerci che i parlamentari ille- gittimi eletti con una legge illegittima potevano a loro volta nominare sia i giudici della Consulta sia il capo dello Stato, o sono illegittimi anche loro?

Pure Napolitano ...

Vediamo quando ci illuminerà la Consulta. Vi ri- cordo che Giorgio Napolitano è stato mandato al Quirinale per ben due volte da parlamentari eletti con una legge oggi divenuta illegittima. Che fanno:

condonano? E poi: sono illegittimi anche i Comuni con meno di 15 mila residenti dove si viene eletti con

TUTTI FUORILEGGE?
TUTTI
FUORILEGGE?

premio di maggio- ranza e senza so-

glia di sbarramen-

il Fatto Quotidiano CROLLA TUTTO GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 3 ADDIO AL TESTO DEI

Voglio capire adesso se anche il Colle è contro la norma Il presidente

è stato eletto due volte, infatti,

da parlamentari illegittimi

il Fatto Quotidiano CROLLA TUTTO GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 3 ADDIO AL TESTO DEI

to? Sono i due terzi delle amministrazioni italiane,

eh

...

E vogliamo parlare delle Regioni? Se ne sono

accorti dopo otto anni che il sistema non andava

bene

...

siamo seri per favore, ci spieghino, possi-

bilmente in maniera chiara e magari non tra altri

otto anni, chi e cosa è illegittimo.

Una nuova legge elettorale è ormai obbligatoria.

E possiamo farla noi? Guardi che io da anni pro- pongo di correggere il Porcellum e nessuno ha mai voluto seguirmi, strano. Io sono pronto da sempre e la farei arrivare direttamente in aula al Senato, a prescindere dai lavori della commissione: andare subito in aula a discuterne.

Quanto tempo servirebbe?

Non vogliono cambiarla, lo ripeto, è evidente. Ci

teniamo Letta a vita, secondo loro. Fino a oggi un

governo può durare in vita al massimo cinque anni e oltre questo termine può andare solo in caso di guerra. Ebbene, oggi ci troviamo con una legge che supera anche un evento bellico: l’esecutivo di Letta, al momento, potrebbe essere destinato a durare per sempre non essendoci una legge elettorale.

Renzi come evento bellico ...

A quanto pare di paura ne hanno parecchia, per arrivare a batterlo sul tempo. Io non so dove ar- riveranno, la situazione è imprevedibile; l’unica cosa che posso dire è che la Consulta ha fatto un in-

tervento di salvataggio di Letta. Più chiaro di così.

 
 

4

GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013

CROLLA TUTTO
CROLLA TUTTO

CROLLA TUTTO

 

il Fatto Quotidiano

 

L’ironia di Twitter

Twitter, come sempre, è la grancassa del

DEL #PORCELLUM, si sa non si but-

@ n a zza

ra

ra

stata eletta da un Parlamento

pensiero breve sul web: l’argomento del

B O CC I AT U R A #Porcellum ristabili-

C A L D E RO L I : “Era ora, io l’ave -

eletto col #porcellum

”Del maiale non si butta via niente”

giorno è la sentenza della Consulta sulla legge porcata.

ta via niente.

sce la democrazia elettiva. Se tutto va bene, i segretari di partito smette- ranno di essere dei dell'Olimpo ..

@ M a t te o I n za g h i

UNO NON PUÒ andare a fare run-

vo detto subito che il #porcel- lum era una porcata”. Quest'uomo è sia il danno che la bef- fa .

@ A n t Fu n i c i e l l o

IL #PORCELLUM è anticostituziona- le, quindi finora non siamo stati in democrazia. Un po’ lo sospettavo.

@claudio_ruvido

ning, che ti portano indietro di 10 an- ni!!! #porcellum #evvai

@Iddio FACCIO NOTARE che mezza Corte è

@ Tr i s te M i e t i to re

LARGHE INTESE PER SEMPRE

di Salvatore Cannavò

S enza il Porcellum la

geografia del Parla-

mento sarebbe stata

molto diversa. Il Mo-

vimento 5 Stelle avrebbe avuto un ex p l o i t molto superiore a quello, già storico, ottenuto lo scorso febbraio. Il Pd avrebbe quasi dimezzato i seggi e sa- rebbe stato costretto alle lar- ghe intese per i prossimi venti anni.

NELLA

SIMULAZIONE

che

presentiamo in questa pagina, formulata eliminando il pre- mio di maggioranza, naziona- le, alla Camera, e quelli, regio- nali, al Senato, il Pd sarebbe an- cora il primo partito con 177 seggi a Montecitorio e 110 al Palazzo Madama. Grazie ai seggi guadagnati nelle circo- scrizioni estere e a un vantag- gioso calcolo sui resti, scaval- cherebbe il Movimento 5 Stelle che pure, alla Camera, ha avuto 45 mila voti in più. Grillo però avrebbe potuto intestarsi 170 deputati e 85 senatori. Si tratta di un’ipotesi del tutto accade- mica, senza l’attuale legge ce ne sarebbe stata un’altra, forse il vecchio “mattarellum”. Ma il gioco delle torte aiuta a capire quanto ghiotta sia stata la ren- dita di posizione che il Porcel- lum ha garantito al vincitore di turno. La legge “porcata” è sta- ta pensata per due scopi: im- pedire, nel 2006, che l’allora

 
 

L’EXPLOIT M5S

Con circa nove milioni

di voti il Movimento dell’ex comico genovese avrebbe quasi gli stessi

deputati del Pd

deputati del Pd

Unione di Prodi facesse il pie- no al Senato, ma anche garan- tire al vincitore di prendersi tutto con un premio di mag- gioranza esorbitante. Proprio quello che la Consulta ha san- zionato. Logico, quindi, che i suoi effetti siano stati vertigi- nosi per chi ha vinto le elezioni – stavolta il Pd, ma la volta pre- cedente il vantaggio è toccato a Berlusconi – e frustranti per le opposizioni. Il Pdl, considera- to nel suo insieme, prima della scissione di Alfano, avendo perso le elezioni a febbraio, ha ottenuto solo 98 seggi. Senza il premio di maggioranza del Porcellum ne avrebbe avuti 135. Al Senato, invece, dove il premio si calcola su base regio- nale, sarebbe stato penalizzato. Svantaggio da “porcellum” an - che per Scelta civica o per la Lega nord che però, sempre per il gioco dei premi regionali, ha avuto dei benefici al Sena- to. La rendita ideata nel 2005 da Roberto Calderoli ora è desti-

SENZA I PREMI DEL PORCELLUM I DUE GRANDI PARTITI SAREBBERO CONDANNATI A GOVERNARE INSIEME PER I PROSSIMI DECENNI. COSTRETTI DAI TANTI CONSENSI CONQUISTATI DAI CINQUE STELLE DI GRILLO

Gianluigi Pellegrino Una questione di legittimità “Il Parlamento va sciolto ora”
Gianluigi Pellegrino
Una questione di legittimità
“Il Parlamento va sciolto ora”
  • di Wanda Marra

G li effetti della sentenza della Corte costituzionale peraltro ineccepibile è quello di certificare l’illegittimità isti- tuzionale dell’attuale Parlamento”. Gia- nluigi Pellegrino, giurista, non ha dubbi nel dare il suo giudizio.

Avvocato, con quale motivazione è così p e re n to r i o?

Ma allora non sono illegittimi anche il governo, espressione di questa maggio- ranza, e il Presidente della Repubblica, eletto da queste Camere?

L’illegittimità non è retroattiva e non si ripercuote sugli atti passati.

Ma da ora in avanti il Parlamento non può fare leggi?

Ha perso la legittimazione sia politica che istituzionale e l’unica cosa che può

Basti pensare che la giunta delle elezioni della Camera, di fronte alla quale pen- dono una serie di ricorsi, deve ancora convalidare le elezioni di cen-

tinaia di parlamentari. Ora non potrà più farlo, e dovrà sostituire gli eletti col premio

  • di maggioranza con onorevoli

  • di Cinque Stelle, Scelta Civica

e Pdl.

E ora?

È un dovere civico scioglierlo, salvo non voler compiere un atto eversivo.

provare a fare e solo se c’è un’ampia con- divisione è la nuova legge elettorale. Co- me peraltro chiede la Consulta. Ma la legge dev’essere fatta da tutte

le forze politiche: non si può usare quel premio di maggio- ranza illegittimo contro le mi-

noranze.

E se le Giunte correggono il ri- sultato, non convalidando gli eletti?

Si può andare avanti. Ma a tut- to questo si aggiunge un ele- mento: la delegittimazione

Pellegrino Ansa

4 GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013 CROLLA TUTTO il Fatto Quotidiano L’ ironia di Twitter Twitter, come

politica di questo Parlamento è indiscu- tibile e il dovere civico del presidente della Repubblica è prenderne atto.

C’è chi dice che questa sentenza ci ripor- ta indietro di vent’anni.

È colpevole chi ha fatto la piaga, non il medico che ha dovuto amputare la gam- ba. La Corte era ben disposta a rinviare se ci fosse stato un embrione di rifor- ma.

Qual è lo scenario più probabile?

Il voto in primavera con una legge elet- torale approvata. E sappiamo di quale il paese ha bisogno.

Q u a l e?

Elezione diretta degli onorevoli nei col- legi e premio di maggioranza su base nazionale. Il Governo deve fare un de- creto con questo contenuto: o viene con- vertito, oppure si vota con la legge uscita dalla sentenza della Consulta.

Adesso, non si rischia la rivolta popola- r e?

Se non siamo conseguenti certamente.

nata a polverizzarsi. La Corte costituzionale ha garantito che l’attuale Parlamento potrà mo- dificare la legge elettorale. Il problema è capire in quale di- rezione si andrà. Le ipotesi, al lordo delle manovre politiche e delle tattiche che i vari gruppi metteranno in campo, sono sostanzialmente quattro. Rimanere nel solco dell’attuale legge – una legge, di fatto, pro- porzionale con un assurdo pre- mio di maggioranza – aggiu - stando il premio e vincolando- lo al raggiungimento di una determinata soglia. La propo- sta di Luciano Violante, che ha diversi estimatori sia nel Pd che nella stessa Forza Italia, è quella di fissare la soglia al 45%. Solo il partito o la coalizione che la raggiunge potrebbe be- neficiare del premio di gover- nabilità. Altrimenti si resta in un proporzionale rafforzato con effetti analoghi a quelli si- mulati nel nostro grafico.

UN’ALTRA SOLUZIONE è il ri-

torno al Mattarellum, quella più semplice dal punto di vista legislativo perché basta un trat- to di penna per abolire l’attuale legge. In tal caso si tornerebbe a un sistema misto in cui il 75% dei seggi viene assegnato su ba- se uninominale in 475 diversi collegi e il 25% determinato con sistema proporzionale e soglia di sbarramento al 4%. È l’ipotesi preferita dal Movi- mento 5 Stelle.

 
 

TOCCA SCEGLIERE

Dalla proposta di Violante di stampo p ro p o r z i o n a l e al doppio turno che piace a Renzi

Le ipotesi in campo

Le ipotesi in campo

Le ultime due soluzioni rap- presentano due varianti di un sistema unico, il doppio turno. Il Pd lo propone da tempo, ma con scarsa convinzione. A ri- lanciarlo con forza è stato Ren- zi quando ha detto di volere una legge analoga a quella con cui si eleggono i sindaci – dop - pio turno con ballottaggio dei primi due candidati che non raggiungono il 50% –. Il Pdl ha sempre sostenuto di poter di- scutere di questa ipotesi, ma solo se agganciata a un sistema semi-presidenziale alla france- se con elezione diretta del pre- sidente della Repubblica. Ci sono voluti otto anni per de- finire incostituzionale “la por- cata”. Ora il Parlamento po- trebbe avere solo poche setti- mane a disposizione per varare un nuovo testo prima di essere accusato di illegittimità inco- stituzionale. Il sistema politico italiano ieri è stato sanzionato nel peggiore dei modi. E ora, come la maionese, rischia di impazzire.

 

il Fatto Quotidiano

il Fatto Quotidiano CROLLA TUTTO GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 5
CROLLA TUTTO

CROLLA TUTTO

GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3

5

 
 

Napolitano:

ANCORA UN MONITO al Parla- mento per sollecitare l’indulto. Lo ha pronunciato ieri il presidente della

mento di indulto” oppure si esprima per dire “che non è necessario”. A quasi due mesi dal suo messaggio

s c i a re ”: “Il Parlamento è assoluta- mente libero di fare le sue scelte”. Una sponda al Quirinale la offre il

Consiglio dei ministri. Puntuale il so- stegno del presidente del Senato: “Al più presto andrà in aula un disegno

“Il Parlamento lavori all’i n d u l to”

Repubblica, Giorgio Napolitano, du- rante un convegno al Senato: “Il Par- lamento deve avere il senso di re- sponsabilità necessario per dire che vuol fare innanzitutto un provvedi-

alle Camere sulla situazione delle carceri, Napolitano torna sull’a rgo - mento sottolineando, però, che il suo messaggio non può essere in- terpretato come “un prendere o la-

ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, annunciando “un pac- chetto di misure su carceri, processo penale e civile” che sarà presentato in una delle prossime sedute del

di legge sulle pene alternative” ha detto Pietro Grasso, assicurando il suo impegno per avviare presto una riforma complessiva del “pianeta giustizia”.

Il redivivo Berlusconi vuole la grazia “motu proprio”

VA A PRESENTARE IL LIBRO DI VESPA MA IN PLATEA NON CI SONO POTENTI. GRIDA AL GOLPE, TRATTA MEGLIO RENZI DI ALFANO E RIVELA: “DUDÙ HA APERTO UN PROFILO SU FACEBOOK”

di Fabrizio d’E s p o s i to

  • L a platea non è più quella di una volta. Il Condannato Deca- duto misura la sua

espulsione dal Sistema alla pre- sentazione del centesimo, o millesimo, ma poco importa, tomo vespiano, nel senso di Bruno. Solita location, il tempio di Adriano a Roma, solito po- meriggio buio di dicembre. Le prime file sono sufficienti a concentrare un po’ di fedelissi- mi, falchi e Forza Gnocca. Poi nulla più. Manca l’onnipresente Gianni Letta (e chissà perché), mancano ovviamente ministri e scissionisti del Nuovo Centro- destra. Manca il Potere, insom- ma. Anzi l’unico potente, so- spettato dallo stesso B. di essere un alfaniano in sonno, è lo stes- so Vespa che rischia di addor- mentarsi sul serio, piegando il capo sulle mani giunte, quando il Cavaliere ripete per la sette- centesima volta che in Italia il premier “può stendere solo l’or - dine del giorno del consiglio dei ministri” e che la Consulta è “un organismo della sinistra” e che “l’architettura istituzionale è fatta per vietare non per deci- dere”. Nulla di nuovo dall’ex Re Sole della destra. Il Condannato torna in pubblico una settimana dopo la sua decadenza dal Se- nato. La pronuncia è sempre trascinata, da ubriaco che ma- stica l’immancabile caramelli- na, ma i riflessi sono più veloci rispetto all’ultima conferenza stampa, quella delle fatidiche carte americane sul processo Mediaset.

CON VESPA, ci sono Virman Cusenza, direttore del Messag - g e ro , e Antonio Polito, editoria-

lista del Corriere della Sera. Polito

confonde Kant con Hegel, cui attribuisce la preghiera mattuti- na del laico eccetera eccetera, ma nessuno se ne accorge. Gli occhi della platea, che applaude come a un comizio, sono tutti per il quasi ottantenne che de- finisce la sua decadenza “un col- po di Stato” e pretende la “grazia motu proprio”da Napolitano per- ché per lui, “imprenditore, uo- mo di sport e uomo di Stato” sa - rebbe “ridicolo fare i servizi so- ciali per riabilitarsi”. La notizia che fa eccitare i cronisti politici è che per la prima volta Berlusco- ni apre alle primarie per il cen- trodestra, propedeutiche a un accordo con gli alfaniani. Ma B. si pronuncia pochi minuti pri- ma della sentenza della Consul- ta. Per il resto si districa tra rab- bia, dolore e rassegnazione. Il Condannato è all’opposizione perché “la democrazia è stata violata” e adesso il pallino è nelle mani di Matteo Renzi: “La du- rata del governo Letta sarà de- cisa da Renzi, non posso fare previsioni”. Il Cavaliere impo- tente va a rimorchio del sindaco

il Fatto Quotidiano CROLLA TUTTO GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 5 N apolitano: ANCORA UN

LA VERA CONDANNA

Per Berlusconi le

presentazioni di Vespa sono come una condanna:

non se ne perde una dal 1994. Una pena infinita

di Firenze, di cui “non ho mai parlato male”. Vespa fa il pro- vocatore compiaciuto: “Renzi è un piccolo Berlusconi?”. Rispo- sta: “Non posso fare questa af- fermazione, non vorrei offen- derlo”. Il dolore arriva con Al- fano: “Ho provato un vero do- lore, ho sofferto molto per quel- lo che è successo. Anche perché adesso collaborano con un par- tito che ha fatto l’omicidio po-

U na giornata dai toni accesi ieri alla Camera dei deputati: i parlamentari del M5S hanno

occupato i banchi del governo e costretto la pre- sidente di turno, Marina Sereni, a sospendere la seduta. Le proteste sono state scatenate dalla de- cisione di invertire l’ordine dei lavori per passare subito all’esame del ddl di ratifica dell’accordo fra Albania, Grecia e Italia sul “Trans adriatic pipe- line”, il progetto di un gasdotto approvato ad Ate- ne il 13 febbraio scorso. Dopo uno scambio po- lemico di battute con la presidenza, i deputati M5S Alessandro Di Battista, Carlo Sibilia, Massimo Ar- tini e Filippo Gallinella si sono diretti verso i ban- chi dell’esecutivo, occupando le poltrone dei mi- nistri. I colleghi del Partito democratico hanno esortato i grillini a uscire dall’Aula al grido “Fuori, fuori”. “Non si può votare questo provvedimento in sessione di bilancio”, ha detto il capogruppo M5S Alessio Villarosa, appellandosi al regolamen- to di Montecitorio. La protesta del M5S è stata definita “un atto molto grave” dal presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha chiesto ai questori un’istruttoria sulla vicenda per eventuali nuove sanzioni. Dopo la bagarre scoppiata in Aula in serata i deputati M5S, in segno di protesta, hanno deciso di abbandonare la conferenza dei capigrup- po. Il provvedimento al centro delle polemiche di ieri è stato già approvato al Senato. Il nuovo ga- sdotto, di proprietà di tre società (svizzere, te- desche e norvegesi), si svilupperà per 800 chilo- metri dalla Grecia all’Italia, passando per l’Adria- tico.

CAMERA M5S occupa i banchi del governo

il Fatto Quotidiano CROLLA TUTTO GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 5 N apolitano: ANCORA UN

WE LOVE ANGELINO

Vespa con la moglie

Augusta Iannini, potente magistrato al ministero della Giustizia. Sono sospettati da B. di alfanismo

il Fatto Quotidiano CROLLA TUTTO GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 5 N apolitano: ANCORA UN

PANCIA AZZURRA

Con B. sono rimasti in

pochi: Franco Carraro, in piedi, poi Antonio Martu-

sciello e Riccardo Villari, dalla prominente panza

il Fatto Quotidiano CROLLA TUTTO GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 5 N apolitano: ANCORA UN

SENZA

Il futuro

Daniela San-

litico del

capo del centrode-

zia”. Si autoinveste come “ade -

PA R O L E

stra”.

guatissimo”. “Nessuno ha più esperienza di me”. Il finale è tut-

b e rlu s c o n i a -

IL

CONDANNATO

è

prolisso,

to per Dudù, il barboncino bian-

no sono loro:

tanchè e An- tonio Razzi

non smette mai parlare e di ri- petere le stesse cose su magistra- ti e Pd. Annuncia che rimane “dentro la politica” e lotterà “per

co della fidanzata Francesca Pa- scale: “È come un bambino, gli manca solo parola”. Vespa è in- formatissimo. Chiede: “Dudù

Foto di

la libertà che non c’è più”. Le ri- forme del Napolitanistan le vo-

ha aperto un profilo su Face- book?”. B. conferma: “Sì e ha già

Umber to Pi zz i

terebbe a patto di avere in cam- bio quella “totale della giusti-

più di 600 amici”. Il berlusconi- smo invecchia con malinconia.

Soldi, ma come sono opache le primarie

SPOSETTI: “CIVATI E RENZI SPENDONO TROPPO”. LA REPLICA: “NON È VERO”. PER ORA NESSUNA RENDICONTAZIONE

P ippo Civati? Non mi piace, è il tap- petino di Renzi e dice solo cose che

portano acqua al sindaco di Firenze. E poi ha speso troppo in questa campagna per le primarie. Come Renzi, peraltro, che solo per mettere un annuncio su Re - p u b b l i ca , ieri, per far sapere che era al Teatro Olimpico a Roma, ha speso 7.000 eu- ro”. Ugo Sposetti, l’ex teso- riere dei Ds, uno dei grandi elettori di Gianni Cuperlo, va giù duro. E accusa: “C’è un’informazione di regime. Possibile che nessuno si chieda quanto spende Civa- ti, il web costa, e quanto spende Renzi?”. La questio- ne delle spese per le prima- rie è spinosa, ed è di quelle destinate a rimanere in una zona di parziale opacità. Il tetto è di 200 mila euro, ma per ora è praticamente im- possibile capire quanto ab- biano effettivamente speso i vari concorrenti. Le prima- rie non sono ancora chiuse e quindi ognuno di loro è legittimato a fornire cifre a spanne, pronto a giurare di essere pienamente nei limiti richiesti. Dice Al- berto Bianchi, presidente della Fonda- zione Big Bang, da sempre delegato a far quadrare i conti del Sindaco di Firenze:

“Abbiamo speso circa 85 mila euro, prevediamo di spenderne circa altri 25. Il Teatro Olimpico a Roma è costato 5 mila euro. A mia conoscenza su Repub -

b l i ca

non è apparsa nessuna propaganda

elettorale. È apparsa la notizia di un in-

il Fatto Quotidiano CROLLA TUTTO GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 5 N apolitano: ANCORA UN

contro con Renzi, che è cosa ben diversa da un annuncio di sostegno o di pro- paganda”. E le iniziative in giro per l’I- talia, a partire da Bari? I renziani garan- tiscono che tutto questo è pagato dai co- mitati locali e che comunque non si su- pererà il tetto di spesa. Duri anche i ci-

vatiani: “Non accettiamo lezioni di tra- sparenza da chi sostiene un candidato che non sta rendicontando agli elettori quanto raccoglie e come lo spende. Gianni Cuperlo è l'unico dei tre candi- dati a non aver reso queste informazio-

Matteo Renzi durante l’ultima Leopolda

La Presse

 
 

ENDORSEMENT

Intanto il sindaco di Firenze incassa appoggi variegati Per lui Baudo e Belén, che dice

: “È il più bello”

: “È il più bello”

ni disponibili on line”, dice Paolo Cos- seddu, campaign manager per Civati. “La cifra raccolta da noi è pubblicata online sul sito c i va t i . i t e attualmente si aggira attorno ai 90.000 euro”. In campo scen- de anche la tesoriera del comitato Cu- perlo, Donata Lenzi: “Non so quanto

abbiamo speso, alla fine tireremo le somme”. La polemica è di quelle desti- nate a tornare. Nel degttaglio chi ha fi- nanziato le primarie dell’anno scorso di Renzi? Nel dettaglio non si sa. E la ren- dicontazione delle spese sostenute da Bersani per la sua corsa contro Renzi? Gli ultimi capitoli di spesa non sono mai stati resi noti. Cosa ne è stato del “tesoretto”, i 6 milioni ricavati dalle consultazioni dall’anno scorso? Uffi- cialmente non si sa come siano stati uti-

lizzati. C’è poi il tallone d’Achille del

Rottamatore, dal punto di vista dei sol- di: la Leopolda. Dice Bianchi che coste- rà intorno agli 85mila euro, ma che non fa parte della campagna congressuale, e quindi non fa cifra per il tetto. Motiva- zione discutibile. E comunque, chi la fi- nanzia? Lo scopriremo solo nella pros- sima primavera. Sono gli ultimi fuochi polemici di una campagna che si avvia alla conclusione. E intanto Matteo Ren- zi continua a ricevere endorsement dei

più variegati. Da Pippo Baudo a Max Giusti, arrivando a Belen Rodriguez, che la mette così: “È il più bello tra i tre candidati alle primarie del Pd. Il suo ac- cento fiorentino mi diverte molto, mi piace fisicamente, ha dei begli occhi chiari". E dunque, per chi voterà alle primarie? “Non saprei, mi devo infor- mare”. Rischi che si corrono.

wa . m a .

6

6 IN LIBRERIA Domani esce il libro di Marco Travaglio: “Viva il Re!”, dedicato a “
6 IN LIBRERIA Domani esce il libro di Marco Travaglio: “Viva il Re!”, dedicato a “

IN LIBRERIA

Domani esce il libro di Marco Travaglio:

“Viva il Re!”, dedicato a “ Giorgio

Napolitano, il presidente che trovò

una Repubblica e ne fece una Monarchia”

7 72 GIORNI
7 72
GIORNI

IL CALVARIO DEL PRODI II

Dal 2006 al 2008 anche Napolitano

remò contro

“COSÌ NAPOLITANO

Domani esce il nuovo libro di Marco Travaglio: “Vi va il Re!”, dedicato a “Giorgio Napolitano, il presidente che trovò una Repubblica e ne fece una Monarchia” (ed. Chiarelettere). Anticipiamo il capitolo sul secondo governo Prodi (2006-2008), dal titolo “Padoa-Schioppa, Prodi e il ‘pompiere incendiario’”.

Stato, Napolitano parla della legge finanziaria – ricorda Padoa-Schioppa – in chiave quasi esclu- sivamente critica su due punti: la dimensione “ab - norme” del testo della manovra e del maxiemen- damento e l’uso della fiducia. Segue il solito mo- nito per “soluzioni condivise con l’opposizione”.

di Marco Travaglio

Il Quirinale al lavoro contro il centrosinistra

  • L a storia del secondo governo Prodi ha un doppiofondo segre- to. In quei 722 giorni di calvario, il ministro dell’Economia Tom- maso Padoa-Schioppa – di gran lunga il miglior elemento della

Il 21 febbraio 2007, dopo meno di un anno di vita, il governo Prodi è già in crisi. La maggioranza, divisa sulle coppie di fatto, sul rifinanziamento della missione militare in Afghanistan, sul rad- doppio della base americana di Vicenza, “va sot- to” al Senato sulla risoluzione che deve approvare

compagine – matura la convinzione che Napo- litano abbia fatto di tutto per indebolire, logorare, talora boicottare l’esecutivo dell’Unione. E lo scrive in alcune pagine del suo diario che l’autore di questo libro – in alcuni colloqui avuti con lui

nella sua casa romana fra il 2009 e il 2010 fino a poche settimane prima della sua improvvisa scomparsa (il 18 dicembre 2010) – ha avuto il pri- vilegio di poter leggere, discu- tere e annotare nelle parti più si- gnificative e attuali. Ma ha de- ciso di non riportarle testual- mente per rispetto della volontà dei familiari, che decideranno liberamente se e quando rende-

6 IN LIBRERIA Domani esce il libro di Marco Travaglio: “Viva il Re!”, dedicato a “

re pubblici quegli scritti. Siamo nell’autunno del 2006. Dopo la turbolenta estate del- l’indulto, a fine agosto il gover- no ha inviato truppe italiane in Libano per la missione Unifil, mentre è iniziato il ritiro dei mi- litari dall’Iraq. Il 7 settembre il dipietrista Sergio De Gregorio (corrotto – come confesserà lui stesso nel 2012 – da Berlusconi)

la politica estera del ministro D’Alema: soltanto 158 Sì (su un quorum di 160) contro 136 No e 24 astenuti (decisivi i neocomunisti Fernando Rossi e Franco Turigliatto). Prodi sale subito al Qui- rinale per rimettere il mandato nelle mani di Na- politano. L’indomani – annota Padoa-Schioppa nel suo diario – Prodi torna al Quirinale e lì Na- politano chiede garanzie preventive sui “numeri al Senato” in vista della fiducia e del voto sull’Afghanistan. Pare che il capo dello Stato non gra-

disca una maggioranza che si regga sui senatori a vita, come se

questi fossero figli di un dio mi-

nore. Il ministro dell’Economia è sconcertato: il voto si fa in Par- lamento, non al Quirinale, e sa- rebbe ora di finirla con il mal- vezzo delle “crisi extraparla- mentari” da Prima Repubblica.

Il 24 febbraio, previe consulta- zioni informali con i partiti, Na- politano respinge le dimissioni di Prodi e lo rinvia alle Camere per il voto di fiducia. Nessuno –

a parte chi gli parla in privato – sa che il presidente sta segreta- mente lavorando con personali

POMPIERE

PIROMANE

 

Il 18 ottobre 2006 il pranzo con Prodi

e Letta dal presidente,

i

m p e g n a to

nel fare lo ‘s t a b i l i zza to re

d e s t a b i l i zza n te ’

d

e s t a b i l i zza n te ’

è passato al centrodestra, pri- vando l’Unione del suo unico voto di scarto al Senato e rendendo decisivi i se-

“esplorazioni” a un’altra maggioranza, al mo-

natori a vita (

).

In questo clima – annota il mi-

mento però invano. Quale maggioranza? Il solito inciucio di larghe – o almeno più larghe – intese. Una posizione che Padoa-Schioppa definisce “in - quietante”. Così come il comunicato del Colle, che pretende una maggioranza “politica”: un al- tro cedimento alla tesi del centrodestra, che vor- rebbe escludere i senatori a vita dal voto. Il che, ricorda l’ex ministro, induce il povero Ciampi a disertare le sedute del Senato ogni volta che è in gioco la sopravvivenza del governo (invece Rita Levi-Montalcini, spesso volgarmente insultata dai banchi della destra, è quasi sempre presente, e votante). Il 28 febbraio il governo ottiene la fiducia a Pa- lazzo Madama (162 Sì, 157 No), anche grazie al passaggio di Marco Follini dall’Udc al centrosinistra. Il 3 marzo si replica a Montecito-

rio (342 Sì, 253 No e 2 astenuti). La crisi è rientrata. Almeno per ora. Qualche mese di relativa calma. Poi il 12 luglio Napolitano torna a polemizzare con Prodi e Pa- doa-Schioppa a proposito di un emendamento inserito dal gover- no in un decreto già approvato e in fase di conversione in legge in Par- lamento. Il presidente rivendica per sé un diritto di veto sul potere legislativo molto discutibile, al- meno per il ministro dell’Econo - mia. Che non riesce a compren- dere come possa il capo dello Stato pretendere di sindacare sull’ur - genza dei provvedimenti del go- verno, visto che questa è una va- lutazione squisitamente “politi - ca”, che spetta al Consiglio dei mi- nistri e al Parlamento, non al capo dello Stato. Il che vale, a maggior ragione, per il giudizio sugli emendamenti, governativi e par- lamentari: di che si impiccia Na- politano? Il braccio di ferro fra Pa- lazzo Chigi e ministero dell’Eco - nomia da una parte e Quirinale

... nistro – il 18 ottobre Napolitano invita a pranzo Prodi, lo stesso Padoa-Schioppa ed Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. E lì fa il “pompiere incendiario”, lo “stabilizzatore de- stabilizzante”, come lo definisce il titolare dell’E- conomia. Paventa il “rischio” che Prodi ponga la fiducia. Si fa portavoce di tutte le critiche al go- verno. Insomma – ricorda Padoa-Schioppa – “soffia sul fuoco anziché spegnerlo”. L’indomani i giornali, opportunamente sensibilizzati, scrivo- no che Napolitano ha “bacchettato” Prodi e il suo ministro. Il 20 dicembre, nella cerimonia al Qui- rinale per gli auguri natalizi alle alte cariche dello

“Dopo vedremo il sondaggio che vede il centro- destra in vantaggio”. E Alfano, recitando alla per- fezione, fa pure finta di essere stupito. Come quan- do l’hanno mandato al Viminale. Avesse detto “lei non sa chi sono io!”, forse avrebbero esitato.

stidioso “lei non sa chi sono io!” per - ché lo sa benissimo. Sa che Angelino Alfano è ministro degli Interni e vice di Enrico Letta a Palazzo Chigi. Così a Ballarò, martedì, il conduttore ha prelevato Alfano dalla tradizionale platea di ospiti in poltrona e gli ha dedicato uno spazio tutto suo, con una seggiola tutta sua e un paio di telecamere tutte sue. È stato gentile e ospi- tale, come sempre. Entusiasta, come non mai:

“Ballarò”, Alfano è l’ospite più gradito

G iovanni Floris non ha bisogno di sentirsi dire il famoso e fa-

POLTRONA SPECIALE

“Dopo vedremo il sondaggio che vede il centro- destra in vantaggio”. E Alfano, recitando alla per-

Tommaso Padoa-Schioppa nelle pagine del suo diario scrisse che il presidente della Repubblica fece di tutto per indebolire, logorare, talora boicottare l’esecutivo dell’Unione guidato dal Professore, di cui lui era ministro dell’Eco n o m i a :

il Colle si fece portavoce di tutte le critiche al governo

6 IN LIBRERIA Domani esce il libro di Marco Travaglio: “Viva il Re!”, dedicato a “
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VIVA IL RE! ©©© Marco Travaglio

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dall’altra, pur non trapelando quasi mai sulla stampa, prosegue sotterraneamente su altre que- stioni di fondo. Padoa-Schioppa continua a pensare che Napo- litano si assuma compiti non suoi, debordando dai suoi poteri costituzionali. Come quando con- sidera antidemocratico qualsiasi atto e riforma del governo che non sia stato preventivamente “concordato” con l’opposizione. Cioè con Berlu- sconi. È una malintesa forma di garanzia presi- denziale all’opposizione con l’ossessiva ricerca di una “pacificazione”. Che però – osserva l’ex mi- nistro – “porta il presidente a chiedere molto di più alla maggioranza che all’opposizione”, visto che “le prevaricazioni vengono dall’opposizione, non dalla maggioranza”. Padoa-Schioppa si do- manda perché Napolitano faccia così. E si rispon- de che forse è perché è stato eletto solo dal cen- trosinistra. O forse perché è divorato da un’ansia di “popolarità”: insomma vorrebbe essere come Pertini, o almeno come Ciampi. Ma Pertini e Ciampi erano popolari fra la gente, mentre l’at - tuale presidente cerca consensi soprattutto nel Palazzo, tra i partiti, da vero “professionista della politica”. Inoltre, la lunga appartenenza a un par- tito di opposizione, il Pci, lo porta a pensare che le opposizioni abbiano sempre una sorta di “diritto di veto” sulle scelte della maggioranza.

“Un disegno politico da Prima Repubblica anti-bipolarismo”

Ma soprattutto – ripete spesso Padoa-Schioppa nei nostri colloqui – “Napolitano detesta il bipo- larismo e persegue un suo disegno politico”, quel- lo svelato nella breve crisi del febbraio 2007: quel- lo di un governo di larghe intese che eliminerebbe l’alternanza fra destra e sinistra e scipperebbe agli elettori il diritto di scegliere da chi essere gover- nati, per rimetterlo nelle mani delle segreterie dei partiti. Come nella Prima Repubblica, che rimane l’unico orizzonte di Napolitano. Ma anche – os - serva malizioso l’ex ministro – “come in Unione Sovietica”: “il governo lo sceglie il partito (o i par- titi) e non il popolo”. Peccato che la Costituzione dica tutt’altro. E che ciò metta in pericolo la de- mocrazia italiana, specie se all’opposizione c’è Berlusconi. Che, come spesso è accaduto nella

storia della conquista del potere dei partiti comu- nisti nel XX secolo, punta a entrare in larghe coa- lizioni da posizioni di minoranza, per poi pren- dersi la maggioranza. Il 16 luglio dal ministero dell’Economia parte per il Quirinale una nota critica sulla posizione di Na- politano in materia di decreti urgenti e di emen-

damenti durante l’iter parlamentare (

...

)

“perché

introduce di fatto un filtro più fine di quello fis-

sato dalla Corte costituzionale”, cioè si attribuisce “una valutazione e una responsabilità squisita- mente politiche, che invece dovrebbero restare prerogative del governo e del Parlamento”. Il 7 ottobre Padoa-Schioppa, in un’intervista al Tg1, difende il ricorso alla fiducia da parte del governo Prodi. Due giorni dopo Napolitano gli scrive una lettera “privata” per esprimere un dis-

senso politico e istituzionale: quasi che l’uso della fiducia vada contro la Costituzione. Il ministro rimane di sasso, anche perché la fiducia è prevista dalla prassi parlamentare e costituzionale, specie quando un governo si regge su una maggioranza così risicata. È l’ennesimo bastone fra le ruote di un governo che, già di suo, barcolla. Ripensando a quei fatti nel 2009-2010, l’ex ministro commen- terà con amarezza il fatto che il Quirinale abbia poi concesso a Berlusconi ciò che aveva negato a Prodi: il via libera ai continui ricorsi alla fiducia, nonostante l’amplissima maggioranza di cui nel 2008-2010 gode il centrodestra in entrambi i rami del Parlamento (contrariamente all’Unione nel 2006-2008). L’abuso della fiducia parlamentare, come vedremo, proseguirà nel silenzio-assenso del Quirinale anche sotto i governissimi di Monti e di Letta jr. Intanto, nell’estate del 2007, è esploso il caso del generale Roberto Speciale, dal 2003 comandante generale della Guardia di finanza, nominato dal governo Berlusconi. Nel luglio del 2006 il vice- ministro dell’Economia, Vincenzo Visco, gli or- dina di avvicendare quattro ufficiali del corpo, praticamente l’intera catena di comando a Mi- lano. Ma lui rifiuta. Il centrodestra lo spalleggia e insinua che Visco voglia trasferire i quattro finan- zieri perché stanno indagando anche sullo scan- dalo Unipol-Bnl. In ogni caso la Guardia di fi- nanza è alle dipendenze del ministero dell’Eco - nomia, dunque l’alto ufficiale si rende responsa- bile di una grave insubordinazione dinanzi all’au - torità politica. Siccome Speciale è stato pure coin- volto nello scandalo delle “spigole d’oro” a spese dei contribuenti (se le faceva recapitare con voli militari per le sue vacanze in altura), il governo gli chiede di dimettersi, in cambio della promozione a giudice della Corte dei conti. Ma lui rifiuta. A quel punto il ministro Padoa-Schioppa, dopo aver illustrato al Parlamento le ragioni che fanno ritenere Speciale un ufficiale infedele, lo destitui- sce. Il generale però – con tanti saluti al dovere

il Fatto Quotidiano GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 7 LA SECONDA esperienza di Romano Pro-

il Fatto Quotidiano

GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3

7

 

LA SECONDA esperienza di Romano Pro- di al governo comincia il 7 maggio 2006, dopo la vittoria alle elezioni politiche di aprile in cui l’Unione di centrosinistra su- pera il centrodestra per soli 24 mila voti.

L’esecutivo è il 59esimo della storia della Repubblica. Il 16 gennaio 2008 il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, dopo una serie di provvedimenti giudiziari nei confronti suoi, della moglie e di altri diri-

genti dell’Udeur, rassegna le dimissioni ed esce dalla maggioranza. Il 24 gennaio l’e- secutivo – che si reggeva su numeri risicati al Senato – viene sfiduciato a Palazzo Ma- dama: 161 voti contrari e 156 favorevoli.

HA SABOTATO PRODI”

Re Giorgio nel febbraio 2007 stava segretamente lavorando, con personali “e s p l o ra z i o n i ”, a un’altra maggioranza:

auspicava il solito inciucio di larghe intese. Una posizione che il titolare di Via XX Settembre, nei suoi appunti, definisce inquietante e lontano dalle regole della democrazia

il Fatto Quotidiano GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 7 LA SECONDA esperienza di Romano Pro-

2008. Il premier Romano Prodi, il presidente Giorgio Napolitano e il ministro Tommaso Padoa-Schioppa La Pre ss e

militare dell’obbedienza – si ri- bella, fa ricorso al Tar, mobilita le truppe del centrodestra, que- rela Padoa-Schioppa, lancia oscuri messaggi al presunto “nemico”. E, quando il Tar del Lazio il 15 dicembre lo reinte- gra, scrive una lettera di dimis- sioni (da un incarico che non ha più), continuando a rivendicare un’assurda autonomia dal go- verno. Poi ordina – senza aver- ne alcun titolo – al capo di Stato maggiore della Guardia di fi- nanza di diffondere la sua mis- siva a tutto il corpo delle Fiam- me gialle. Insomma si sente al di

DE M O C RA Z I A I M M AT U RA

DE M O C RA Z I A I M M AT U RA

Tutto questo

t ra m e s t i o

è frutto di una cultura

d

e m o distor

c ra t i c a ta

delle alte cariche

dello Stato

preme per la prima soluzione, per non scontentare Berlusconi. Alla fine, con la minaccia di non

firmare il decreto, Napolitano la

spunta. E così il provvedimento del governo diventa palesemen- te contraddittorio, al limite del ridicolo: premette che Speciale rinuncia “a essere reintegrato”, dunque non è più in carica; ma poi aggiunge che può tranquil-

lamente dimettersi, non si sa da quale carica. Un mese dopo Mastella e tutta l’Udeur annunciano l’uscita

dalla maggioranza. Il 23 gen-

naio 2008 Prodi e Pa- doa-Schioppa vogliono “parla - mentarizzare” la crisi: cioè af- frontare subito a viso aperto il voto sulla fiducia in Senato, per verificare nella sede centrale della de- mocrazia parlamentare se la coalizione che meno di due anni prima ha vinto, sia pure di poco, le elezioni abbia ancora i numeri non solo a Mon- tecitorio (dove la fiducia è scontata), ma anche a Palazzo Madama. Napolitano invece vorrebbe una crisi extraparlamentare, senza voto in aula. Forse – si interroga l’ex ministro – per evitare l’imbarazzo di un governo appoggiato dalla Ca- mera e bocciato dal Senato. O forse perché, senza una sfiducia esplicita di Palazzo Madama, Prodi sarebbe ancora “spendibile” in seguito, per un suo rinvio alle Camere o per un reincarico, che con- sentano al Colle di evitare le elezioni anticipate con la “nuova maggioranza” che ha in mente. Padoa-Schioppa però è convinto che il Colle pre- ferisca gestire la crisi nelle segrete stanze, come se il governo rispondesse a lui e ai partiti, non al Par- lamento. Che ai suoi occhi conta meno delle se- greterie dei partiti. Tant’è che, in un faccia a faccia con Prodi al Quirinale, Napolitano insiste perché si dimetta prima del voto in aula. Il ministro del-

sopra di tutto e di tutti. Per Pa- doa-Schioppa, le sue sono mos- se da golpista. Ma Napolitano, anziché respingere l’irricevibile lettera al mittente, la accoglie ed elo- gia addirittura Speciale per il suo presunto “spi - rito di servizio verso le istituzioni”. Giuseppe

D’Avanzo, su Re p u b b l i ca , critica duramente il

comportamento remissivo del presidente (

...

).

Un generale molto Speciale e le interferenze del Colle

Tutta l’ambiguità del Quirinale sul caso Speciale si palesa nella riunione del Consiglio dei ministri del 19 dicembre, convocata per varare il decreto che accetta le dimissioni di Speciale e nomina il suo successore, il generale Cosimo D’Arrigo. Una riunione drammatica, condizionata dalle solite ingerenze di Napolitano. Si confrontano due tesi:

“Accettare le dimissioni e dunque riconoscere che Speciale è ancora in carica, oppure prendere soltanto atto che vuole andarsene, e quindi negare che sia in carica?”. Il ministro dell’Economia è per la seconda tesi. Ma il Quirinale, ancora una volta, si intromette e

l’Economia si dice convinto che il Quirinale “orienti anche la stampa” nella stessa direzione. Ma il premier, seppure molto preoccupato all’i-

dea di scontentare il capo dello Stato, non si piega:

andrà trasparentemente alla conta in Senato. E il ministro dell’Economia è d’accordo con lui. “Ero convinto – dirà due anni dopo – che si do- vesse andare al voto in Senato per una questione

mentre per cambiare la legge elettorale occorre una maggioranza più ampia, ma soprattutto di- versa da quella necessaria per governare. Un con- to è l’amministrazione, un altro le regole del voto che investono una “questione di fatto costituzio- nale” (anche se regolata da una legge ordinaria) e dunque richiedono un accordo tra i due schie- ramenti contrapposti alle elezioni e in Parlamen-

  • di chiarezza e nella speranza che un voto esplicito

resuscitasse un briciolo di “disciplina di coalizio- ne”tra le forze della maggioranza. Invece evitare il voto era una prova di ambiguità, ma anche un modo per conservarsi in tasca una prossima ‘chance’ che gli italiani non avrebbero né capito né apprezzato”.

Il capo dello Stato vuole la solita crisi extraparlamentare

A Montecitorio Prodi chiede ai deputati un voto esplicito di fiducia, rivendicando quella che Pa- doa-Schioppa chiama “una linea di piena ‘par -

lamentarizzazione’ della crisi”. Poi – è il 24 gen- naio – sale al Quirinale, anche perché Napolitano, ma non solo lui, preme perché non vada al voto in Senato. Op- pure – come vorrebbe Letta jr. –

  • ci resti soltanto per il dibattito,

fino alle dichiarazioni di voto. E a quel punto, se apparirà chiaro che la maggioranza non c’è più, chieda una pausa, rinunci al vo- to e vada a dimettersi al Colle. Ma il Professore tiene duro:

quell’escamotage – ricorda Pa- doa-Schioppa – “gli appare una fuga, un espediente furbesco che gli italiani non capirebbero”. Lo chiama anche il segretario del Pd Piero Fassino, per sponsoriz- zare il “lodo Letta”, che ormai è la linea di tutto il Pd dettata da

to. Perché mai Napolitano mette insieme le due cose, legando il governo alla legge elettorale? Evi- dentemente, per lui, “governare non è importan- te”. “In molti paesi – ricorda Padoa-Schioppa – governare è considerato talmente importante che si accetta di farlo, anche per lungo tempo, anche con un governo di minoranza”, com’è avvenuto in Danimarca e come presto accadrà in Belgio. In Italia invece molto meno: “Da noi conta la po- litics, non la policy”. Insomma, le condizioni po- ste dal Quirinale a Marini sono “quasi impossi- bili”, ma soprattutto regalano a Berlusconi il di- ritto di veto e dunque “il controllo del risultato”.

E pazienza se – com’è scontato – l’Italia non sarà più governata per un po’. Un’alternativa per sal- vare la legislatura ci sarebbe, osserva l’ex mini- stro: tentare ancora di compat- tare la maggioranza uscita dalle urne del 2006, dunque senza

Berlusconi, che vuole una cosa soltanto: le elezioni. Una mag-

gioranza magari striminzita,

ma “certamente antiberlusco- niana e inadatta a fare –da sola – una nuova legge elettorale”. Ma Napolitano vuole esatta- mente il contrario: per lui, ap- punto, “un cammello è un ca- vallo disegnato da un comita- to”. La metafora racchiude, più efficace e micidiale di qualun- que saggio o editoriale, la quin- tessenza della cultura politica

togliattiana e giacobina, cioè

CA M M E L L O E CAVALLO
CA M M E L L O
E CAVALLO
il Fatto Quotidiano GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 7 LA SECONDA esperienza di Romano Pro-

Il mandato esplorativo a Marini: “un cammello è un cavallo disegnato da un comitato”, quella soluzione è un cammello che spiana la strada

al ritorno di Berlusconi

Napolitano. Il premier potrebbe considerare le dimissioni prima del voto in Senato soltanto se il Quirinale gli of- frisse un ruolo nel dopo-crisi, con un reincarico o almeno con la permanenza a Palazzo Chigi fino

alle elezioni. Ma né il presidente né il Pd gli pro- spettano nulla di simile. Tutto questo tramestio, per Padoa-Schioppa, è frutto dell’immaturità de- mocratica (lui parla di “cultura distorta della de- mocrazia”) non solo dell’Italia, ma anche delle al- te cariche dello Stato. Napolitano, Marini e Ber- tinotti non hanno mai assimilato le due regole basilari della democrazia dell’alternanza: la mag- gioranza governa; la minoranza si oppone con tutte le garanzie. O, meglio, conoscono soltanto la seconda. Il 30 gennaio Napolitano dà un mandato esplo- rativo e condizionato a Franco Marini, per mettere insieme una maggioranza provvisoria

che riformi la legge elettorale e consenta al governo di assume- re le decisioni più urgenti. Un’altra clamorosa forzatura costituzionale, osserva Pa- doa-Schioppa nel suo diario:

non è un vero “incarico”, ma una mossa del presidente per un governo che, prima ancora di nascere, dovrebbe già avere il “consenso su un preciso proget- to”. È improbabile – riflette l’ex ministro – che questa astruseria sia la soluzione suggerita dai partiti durante le consultazioni. Più verosimile che l’abbia par- torita personalmente il presi- dente. Padoa-Schioppa la ful- mina con un aforisma folgoran- te: “Un cammello è un cavallo disegnato da un comitato”. E spiega: “A me quella soluzione sembra un cammello, poco coe- rente con la Costituzione e tale da spianare la strada al risultato che Berlusconi cerca, elezioni al più presto”. Il motivo è sempli- ce: per fare un governo basta il 50% più uno del Parlamento,

ben poco democratica nel senso classico del termine, del presi- dente Giorgio Napolitano. Visto poi quello che il presidente sarà capace di fare e di dire per puntellare il terzo governo Ber- lusconi e soprattutto quelli dei “suoi” Monti e Let- ta, non c’è dubbio che Prodi non è caduto solo per i numeri risicati al Senato, per le campagne ac- quisti del Caimano e per i logoramenti del nuovo Pd di Veltroni. Ma anche per il mancato appoggio (per non dire di peggio) del Quirinale. Pa- doa-Schioppa lo scrive nel suo diario già il 14 feb- braio 2008, senza neppure il senno di poi: Na- politano ha un “giudizio negativo” su Prodi. E non solo non l’ha mai aiutato. Ma ha spesso con- tribuito a “logorarlo” e ad “accelerarne la cadu- ta”.

CO M P L I M E N T I

Cinesi schiavi in Italia, ma nessuno sapeva niente

di Gianni Boncompagni

CO M P L I M E N T I Cinesi schiavi in Italia, ma nessuno

M O LT I si domandano, dopo avere ap- preso i tragici fatti di Prato, se prima nessuno sapesse niente. I cinesi che ci sono ma non ci sono, se muoiono nessuno sa niente e vengono subito sostituiti da ci- nesini più freschi, se c’è qualcuno che indaga e va a controllare di persona quello che si dice in giro, i cinesi si nascondono in doppie pareti, dormono in piccoli cas- setti, lavorano con trattamenti da schiavi e nessuno sa niente di niente. È mai possibile, si domanda ingenuamente il cittadino ignaro, è mai possibile che nessuno sapesse niente? La morte di sette poveri cinesi ha smosso le acque. Scoperti i misfatti, qualcuno farà qualcosa oppure dopo un po’ di fragore i cinesi torneranno a dormire nei loro cassetti, a morire senza che nessuno lo sappia, a essere trattati come schiavi , a non essere neppure esseri umani? Tutto può succedere in Italia. Puntiamo tutto sul nostro uomo della Bulgaria.

 
 

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GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013

8 GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013 I TA L I E il Fatto Quotidiano
8 GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013 I TA L I E il Fatto Quotidiano

I

TA L I E

il Fatto Quotidiano

 

Stipendi Rai, adesso Brunetta attacca Floris

QUELLA DI RENATO BRUNETTA contro gli sti- pendi Rai è ormai una crociata. Dopo le polemiche sul contratto e il compenso di Fabio Fazio, Maurizio Crozza e Roberto Benigni, il capogruppo di Forza Ita- lia alla Camera se la prende con Giovanni Floris, det- tando alle agenzie righe al veleno contro il condut- tore di Ballarò. L'accusa è di aver imposto a Viale Mazzini un contratto a condizioni molto sfavorevoli.

“Floris - spiega l'ex ministro della Funzione pubblica - sarebbe stato per molti anni legato alla Rai da un contratto di lavoro a tempo indeterminato. A partire dal 2007, su suo personale impulso, avrebbe richie- sto e ottenuto la stipula di un nuovo contratto da libero professionista, ricevendo un compenso quat- tro volte superiore, con un evidente aggravio di costi per l'azienda”. Per di più, secondo Brunetta, il nuovo

contratto “conterrebbe al suo interno una piccola, ma interessante clausola secondo cui, alla scadenza del contratto, la Rai sarebbe obbligata alla riassun- zione". Di qui la decisione di depositare in Commis- sione di Vigilanza un'interrogazione per chiedere gli opportuni chiarimenti: "Se fosse confermato, ci tro- veremmo di fronte a un contratto di lavoro mai visto nel panorama giuslavorista”.

COLDIRETTI BLOCCA I TIR DE GIROLAMO BARRICADERA

AL BRENNERO GLI AGRICOLTORI FERMANO GLI AUTOMEZZI CERCANDO PRODOTTI CHE RISCHIANO DI SEMBRARE MADE IN ITALY. NUNZIA SUL PALCO: “SONO CON VOI”

  • di Chiara Paolin

S tamattina, davanti a

Montecitorio, soste-

ranno alcuni maiali

grufolanti. Non è un

tributo al decotto Porcellum, ma la calata su Roma di Col- diretti, l’associazione degli agricoltori che ieri ha bloccato il Brennero. I tir, soprattutto quelli con le celle frigorifere, sono stati incanalati nella pri- ma piazzola utile dopo il con- fine. “Fateci vedere cosa porta- te” intimavano i contadini cor- si a migliaia per raccontare la loro crisi: 140mila chiusure tra stalle e aziende agricole negli ultimi 5 anni, nel 2013 la per- dita di 36mila lavoratori per un’Italia che importa il 40 per cento di latte e carne consuma- ti, il 50 per cento del grano te- nero destinato al pane, il 40 per cento del grano duro destinato alla pasta, il 20 del mais e l’80 della soia.

UNA SITUAZIONE che, secon-

do Coldiretti, autorizza i con- tadini italiani a ispezionare i mezzi in transito per mostrare a fotografi e telecamere cosa c’è dentro: mozzarelle tedesche di- rette in Sicilia, latte polacco da consegnare a Brescia, cagliate industriali per fare il formaggio in arrivo dal Belgio e destinate a Verona, cosce di maiale pronte a diventare prosciutto, patate con su il cartellino “made in Ita- ly”. La novità, ieri, è stato l’ar - rivo del ministro competente, Nunzia De Girolamo: “Abbia - mo il dovere di difendere la produzione italiana, garanten- do anche i consumatori” ha detto il ministro indossando la

8 GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013 I TA L I E il Fatto Quotidiano S tipendi Rai,
8 GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013 I TA L I E il Fatto Quotidiano S tipendi Rai,

Roberto Moncalvo, Enzo Gesmundo e Nunzia De Girolamo Ansa

giacca giallo fluo di Coldiretti. Nessun dubbio, da parte sua, sulla legittimità di una perqui- sizione on the road realizzata non dai Nas o dal Corpo Fore- stale ma da semplici cittadini. Gli unici a storcere il naso sono stati gli industriali: “Siamo sconcertati, il ministro ha di- mostrato di non tenere in de- bita considerazione tutte le di- sposizioni Ue che regolano l’o- riginalità dei prodotti agroali- mentari - ha dettato in una nota Confindustria -. Utilizzare i mezzi di informazione per tra- visare le indicazioni espresse dalla legge europea in materia di Made in Italy significa ingan- nare i cittadini, perché al mo- mento vi è una distanza incol- mabile (e tra l’altro incompren- sibile) tra quanto espresso e sot- toscritto dal nostro Paese a Bru- xelles e quanto il ministro De Girolamo intende far percepire con la sua azione. Per regola co- munitaria e accordi internazio- nali, non sono accettabili solu- zioni protezionistiche”.

 
 

BOTTA E RISPOSTA

Confindustria si dice sconcertata: “Non conosce le norme sul commercio Ue” Lei: “Siamo all’i n s u l to

p e rs o n a l e ”

p e rs o n a l e ”

Come dire: un ministro non si sveglia in una mattina di sole per inventarsi doganiera. La De Girolamo, schermata dai suoi occhialoni, ha fatto spallucce rientrando a Roma per un in- contro con l’omologo cinese, Zhang Yong . “Anche la Cina sta avviando meccanismi di controllo, possiamo essere buoni partner sfruttando l’E- xpo 2015” ha detto il ministro italiano incassando solidarietà multipartisan. Entusiasta Ric- cardo Fraccaro (M5S): “Il bloc- co dei tir è un momento di sto-

rica resistenza civile delle forze sane del paese”. Lealissimi i de- putati Pd, che in coro rintuz- zano: “Confindustria abbassi i toni. Siamo tutti uniti e dobbia- mo continuare ad esserlo per contrastare questo male del se- colo che è la contraffazione”.

A CHIUDERE, la badilata del ministro: “L’unica cosa scon-

certante sono i toni usati da un’organizzazione come Con- findustria che invece di schie- rarsi a difesa degli interessi na- zionali lancia accuse al limite dell’insulto personale a chi, co- me Ministro, svolge il suo do- vere di tutela della produzione agricola nazionale - ha reagito la De Girolamo -. Sono andata al Brennero per manifestare so- lidarietà a migliaia di agricolto- ri messi in ginocchio dalla crisi e da coloro che chiudono gli oc- chi e si voltano dall’altra parte quando le produzioni italiane vengono massacrate da gente senza scrupoli”.

tw i t te r @ c h i a ra p a o l i n

Conti all’estero di An: altre indagini

PER IL GIP L’INCHIESTA SUL PATRIMONIO DELL’EX PARTITO DI FINI NON PUÒ ESSERE ARCHIVIATA

  • di Valeria Pacelli

    • C ontinuare a indagare su co- me è stato gestito il patri-

monio – fatto di immobili e contributi elettorali – di quella che fu Alleanza Nazionale. Lo ha deciso il gip di Roma, Anna Maria Fattori, che ha rigettato la richiesta di archiviazione del-

l’inchiesta di cui era titolare il pm Attilio Pisani. E sarà stata la presunta disponibilità di conti all’estero “del disciolto partito

  • di An anche per interposta per-

sona” e una serie di bonifici de-

finiti sospetti che hanno indot- to il giudice a disporre indagini più approfondite. L’inchiesta nasce da una denuncia dell’ex segretaria di Gianfranco Fini, Rita Marino, la quale sostiene come, allo scioglimento di An, il comitato di gestione invece di

conservare il patrimonio, lo avesse “depauperato”. Tanto che confrontando l’entità del patrimonio a due anni di di- stanza, e precisamente dal 22 marzo 2009 all’8 novembre 2011, risultava un “ammanco di

26 milioni di euro”. Le fiamme

gialle così hanno passato al se- taccio i conti e in due informa- tive depositate in procura han- no scoperto una serie di movi- mentazioni sospette, con cifre a molti zeri. Risultano infatti

“numerosi bonifici non solo a favore della omonima fonda- zione – è scritto nel decreto del gip che riprende le informati- ve– ma anche a favore del Pdl per un importo complessivo di 8.537.374 euro.” Alla società “relativa al quotidiano S e co l o

D’I ta l i a arrivano 435.374 euro”;

E ancora. Ci sono bonifici “a fa-

vore di privati e imprese dei quali gli istituti bancari non avevano indicato il nominativo per 9.162.158 euro; bonifici a fa- vore di soggetti per i quali gli istituti di credito non avevano indicato il nominativo per

4.460.153 euro”; Nonché “ri -

chieste di emissione di assegni circolari per un importo com-

 
 

PARADISI FISCALI

In due anni risultano 26 milioni di euro di ammanchi nella fondazione La Gdf ha scoperto

diversi bonifici sospetti

diversi bonifici sospetti

plessivo di 3 . 897.1 2 8 ; di ricevu- ti bonifici dalla Camera dei de- putati per rimborsi elettorali pari a 16. 364.736 e dal partito Pdl (quattro bonifici di cui due con causale “bonifico dall’este - ro”) per un importo comples- sivo di 28.568. 247 euro”. Sono queste le cifre che insospetti- scono il gip, che non vuole chiu- dere con un’archiviazione l’in -

dagine in cui risultava indagato

Franco Mugnai, presidente del comitato di gestione, insieme ad altri. Il pm ne aveva chiesto l’archiviazione perchè “non so- no emersi elementi per ritenere singole ipotesi di appropriazio- ne indebita di somme di denaro da parte del comitato dei garan- ti”. Ma per il gip le indagini so- no “incomplete”: bisogna fare maggiore chiarezza sulla ge-

stione di quei soldi pubblici.

8 GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013 I TA L I E il Fatto Quotidiano S tipendi Rai,

I senatori a vita Piano, Cattaneo e Rubbia con Piero Grasso Ansa

OPPOSIZIONE HARD

Senatori a vita “l avat iv i ” e “abu s iv i ”

FORZA ITALIA, M5S E LEGA NORD CONTRO I SENIOR ABBADO: IL MIO STIPENDIO PER LE BORSE DI STUDIO

di Sara Nicoli

N el mirino. I senatori a vita sono entrati di diritto tra i ber- sagli preferiti delle opposizioni in Parlamento. Che fanno sul serio. E puntano alla loro “scomparsa”, un po’ per prendere di mira l’istituto, un po’ perché i neoeletti non meriterebbero il laticlavio. Il primo attacco, molto duro, era partito il giorno della decadenza di Berlusconi da senatore, quando dai banchi di For- za Italia si era stigmatizzata la presenza dei senatori a vita (as- senti nella quotidianità dei lavori di palazzo Madama) “solo per votare contro Berlusconi”. Ieri, la bordata più pesante, stavolta proveniente da un organismo del Senato, la Giunta delle ele- zioni. Dove Elisabetta Casellati e Lucio Malan di Forza Italia hanno posto la questione sulla sussistenza dei requisiti previsti per la convalida dei senatori a vita, chiedendo un rinvio per l’acquisizione della “documentazione necessaria”. “Pur rispet- tando il Capo dello Stato e i quattro nominati - hanno affermato - dalle carte trasmesse alla Giunta non sono emersi elementi sufficienti ad identificare gli ‘altissimi’ meriti scientifici della prof. Cattaneo né gli ‘altissimi meriti sociali’ attribuiti a tutti e quattro (Renzo Piano, Carlo Rubbia e Claudio Abbado, ndr)”. “Abbiamo chiesto un rinvio - ha spiegato Casellati - e si sono associati anche la Lega con la senatrice Erika Stefani, e Vito Cri- mi del Movimento 5 Stelle”. Difficile che finisca in una bolla di sapone. I 5 stelle vogliono la verifica, la Lega anche, ma non tanto perchè “non hanno i requisiti” quanto perchè “non lavorano”.

I N TA N TO Maurizio Gasparri, già responsabile del primo attacco a Renzo Piano, ieri è tornato a puntare sull’archistar: “É venuto in Aula solo per il voto sulla decadenza di Berlusconi, con una con- dotta che non esito a definire spregevole. Né prima, né dopo si è più visto”. In difesa dei quattro senatori a vita solo il Pd e Scelta civica. “I senatori – ha sottolineato Luigi Zanda, capogruppo democratico - sono motivo di grande orgoglio per l'Italia”. Non finisce qui. Intanto, Claudio Abbado ha deciso di devolvere il suo emolumento alla Scuola di Musica di Fiesole, per l’istituzione di borse di studio. Una risposta di classe.

P edagogia su Twitter in dialetto barese. Miche- le Emiliano, sindaco Pd a Bari, cinguetta mol-

“Trmon è un atto di autoerotismo barese”, ha cin- guettato il sindaco. Stavolta in italiano.

VA F FA N T W I T T E R

to – ha superato abbondantemente i 22 mila tweet. E ogni tanto becca, tirando fuori il barese verace che è in lui, nascosto dietro la fascia tricolore. Ne sa qualcosa lo scolaro che su Twitter lo ha accusato di non aver chiuso le scuole per la pioggia, dandogli del “trimone”, tipico epiteto barese. Il primo cit- tadino ha risposto in vernacolo: “U’ chiú trimon di tutt sì tu, vid ce va alla scol sfalzin! E mittet u cappid che sta u sol!”. Traduzione letterale: “Il più trimone di tutti sei tu, vedi di andare a scuola, sfaticato. E mettiti un cappello in testa, che c’è il sole”. Qual- cuno si è scandalizzato. Altri, specie i concittadini, hanno fatto i complimenti a Emiliano. Qualcun al- tro ha anche chiesto cosa voglia dire “trimone”.

Emiliano a insulto risponde. In barese

 

il Fatto Quotidiano

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TA L I E

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Stamina, il Tar del Lazio sospende la bocciatura

LA COMMISSIONE del ministero della Salute che ha bocciato il “metodo Stamina” non è im- parziale. Di conseguenza, il parere contrario alla sperimentazione è sospeso. Il Tar del Lazio ha detto stop al decreto di nomina del comitato tec- nico-scientifico, accogliendo il ricorso presentato da Davide Vannoni, ideatore del metodo per l’e- strazione di cellule staminali dal midollo osseo

che – secondo i sostenitori - potrebbe favorire la cura di gravi malattie neuro-degenerative. Per i giudici “non è stata garantita l’obiettività e l’im- parzialità del giudizio” ed è mancata “l’indipen- denza ideologica”. Il ministro della Salute, Bea- trice Lorenzin, ha annunciato che attiverà imme- diatamente le procedure per la nomina di una nuova commissione perché “non si possono la-

sciare i malati e le famiglie nel dubbio”. Dura la replica di Vannoni: “Non se la può cavare così, in un Paese civile dovrebbe dimettersi, la Lorenzin è un’i n co m p e te n te ” ha detto intervistato da La Za n za ra su Radio 24. Soddisfazione per la scelta del Tar è stata espressa dalle associazione per i diritti degli ammalati e dai movimenti a favore della sperimentazione.

RO M A
RO M A

San Camillo, viaggio nelle corsie della vergogna

PAZIENTI SULLE BARELLE PER GIORNI, FLEBO DAI SOFFITTI, PUZZA E MEDICI ESASPERATI. L’EMERGENZA DURA DA ANNI

di Tommaso Rodano

Q uello che colpisce di più è l’odore. Un fetore penetrante, a cui non ci si abi- tua . Le corsie del pronto soccorso del San Camillo sono un dormitorio di

barelle. I fili delle flebo scendono dalle pareti, dietro le porte. Siamo nel reparto d’urgenza di uno dei più grandi ospedali di Roma. Il corridoio che porta all’accesso dei “codici verdi”, i malati meno gravi, è occupato sui due lati dalle lettighe dei pazienti. Rimane una striscia di pavimento nel mezzo, dove passano medici e infermieri. Corpi sdraiati e sguardi cupi, assenti. Sulla si- nistra c’è un anziano con una camicia a quadri grigia, i pantaloni abbassati mostrano il panno- lone e scoprono parte delle natiche. Un uomo più giovane è in piedi, con la flebo attaccata al braccio, non sa dove appoggiarsi. All’esterno, di fronte all’ingresso del pronto soccorso, ci sono quattro ambulanze ferme. Le barelle sono rima- ste dentro, insieme ai pazienti. Le auto non pos- sono ripartire. Non è un’emergenza, è la quo- tidianità. Il grido di dolore dei medici è lo stesso, da più di due anni, quando la sofferenza è au- mentata e hanno cominciato a circolare le foto dello scandalo, con i pazienti curati per terra, ste- si su un materasso. Ogni tanto si fa “pulizia”, ma dura poco. Il tempo di una vistita ufficiale o di far calare l’attenzione dei giornali. Ma dentro lo sce- nario, con rare eccezioni, è sempre lo stesso.

AL FATTO QUOTIDIANO è arrivata la lettera struggente di un medico del pronto soccorso del San Camillo, che chiede di rimanere anonimo:

“Abbiamo gridato il nostro inferno in tutti i mo- di, chiedendo aiuto a tutti, dalla magistratura, alla regione ai nostri vertici aziendali. Nulla!”. Nel reparto si va avanti così: “Il 3 dicembre erano ancora da ricoverare pazienti del giorno 25 no- vembre. Si può avere anche solo un’idea di cosa significhi restare su una barella per 9 giorni con- secutivi?”. Il medico racconta episodi raccapric- cianti: “Arrivano degli anziani che alla prima vi- sita sono ancora capaci di esercitare la loro di- gnità e si spogliano con pudore; dopo 2 giorni nei

Milano, muore dopo il borseggio

UN UOMO DI 65 ANNI è morto dopo es- ser stato vittima di un presunto tentativo di borseggio in metropolitana a Milano. È accaduto ieri, poco prima delle 18, nel mezzanino della fermata De Angeli. I primi ad accorrere sono stati alcuni agenti della Polmetro, che hanno sentito le grida d’aiu - to. Hanno visto allontanarsi due o tre gio- vani che si sono dileguati subito. La vittima era già a terra priva di sensi. Gli agenti han- no chiamato gli operatori del 118. Il 65enne è stato trasportato all’ospedale San Carlo, ma è morto durante il tragitto in ambulan- za. Pare che il decesso sia da imputare a un attacco cardiaco. La polizia ha visionato il filmato delle telecamere della metro: si ve- de un giovane che, sulle scale mobili, si av- vicina al 65enne e prova a borseggiarlo. La vittima se ne accorge, urla e comincia ad agitarsi, ma si accascia subito dopo.

nostri stanzoni hanno perso qualsiasi rispetto della persona, si lasciano pulire e visitare davanti al vicino, magari di sesso opposto, negli occhi rassegnazione e disperazione. L’altro giorno in sala emergenza ho visto un’infermiera passare direttamente dal massaggio cardiaco su un pa- ziente, a imboccare un altro paziente anziano che era lì da tre giorni”. Lo stesso medico, in- contrato fuori dal reparto, continua il suo sfogo:

“Siamo sotto organico. Abbiamo turni massa- cranti. Dobbiamo sbrigare, allo stesso tempo, il nostro lavoro di pronto soccorso e anche quello dell’ospedale, dove non possiamo far ricoverare i pazienti perché non ci sono posti letto. In un am- biente terrificante, soprattutto a livello emotivo. A fianco a me, per forutna, ci sono colleghi con professionalità straordinarie, che tengono in piedi un sistema sul punto di crollare”.

il Fatto Quotidiano I TA L I E GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 9 S
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Le foto esclusive delle corsie del Pronto soccorso dell’Ospedale San Camillo, a Roma. Le barelle dei pazienti sono s i s t e m at e ov u n q u e

Sandro Petrolati è un cardiologo del San Camillo e un dirigente dell’Anaoo, sindacato dei medici dirigenti. “A partire dal 2008 – spiega – in questo ospedale c’è stato un crollo dei posti letto. Se ne sono persi circa 400. La conseguenza è questo so- vraffollamento selvaggio. È lo stesso in tutti i grandi nosocomi pubblici di Roma: non possia- mo trovare ospitalità ai pazienti al Pertini o al San Giovanni, perché i loro pronto soccorso sono nelle nostre stesse condizioni”. La sanità laziale continua a essere commissariata, la spesa è abnorme e i tagli una minaccia inces- sante. Com’è possibile che le strutture versino in queste condizioni? “Il denaro pubblico finisce al- trove, si nasconde in mille rivoli. In questo ospe- dale, per esempio, nonostante i tagli sul personale e sui posti letto, si spende la stessa cifra di prima, se non di più. Evidentemente qualcosa non va”.

Caso Girasole

 

Antimafia e ‘ndrine

Ora non dite che sono tutti uguali

di Enrico Fierro

OGNUNO SI FA o sponso-

L’ arresto di Carolina Girasole, sindaco e donna antimafia di Isola Caporizzuto, sta

già ingrassando il mostro che da sempre divora la Calabria e il Sud, la sfiducia. Lo vedi? Sono tutti uguali, è tutto inutile, qui da noi le cose non cambieranno mai, anche quelli che par- lano di lotta alla mafia lo fanno solo per in- teresse. Con l’aggiunta di una particolarità tut- ta calabrese, la lotta a chi è più antimafioso e quindi il fiorire, basta dare una occhiata ai vari siti locali e ai “profili Facebook”, di “lo avevo detto io” e varie. Perché nella regione dove la ‘ndrangheta non condiziona la politica per il semplice fatto che “è” la politica (il Comune di Reggio sciolto per mafia, tre consiglieri regionali in galera, la ri- chiesta di arresto di un Se- natore della Repubblica, giusto per fare qualche esempio), anche buona parte delle associazioni che si intestano il grave fardello della lotta alle cosche e al- l’illegalità, sono cadute nel- la rete avvolgente dei ca- pataz di partito.

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Girasole Ansa

rizza la sua, di antimafia, manovrando la leva di finanziamenti e attenzioni pubbliche. Per tutte queste ragioni l’arresto della Girasole è un brut- to colpo per quella minoranza di calabresi che lottano e aspirano ad un cambiamento vero. Sono quelli che non trovi sulle pagine dei gior- nali, non aspirano ad essere icone e che non vogliono essere risucchiati nella spirale mortale di cui parlava Corrado Alvaro. “La disperazione più grande che possa impadronirsi di una so- cietà è il dubbio che essere onesti sia dannoso”, e si può aggiungere anche che sia inutile, perché sono tutti uguali, e che gli onesti non esistono. L’arresto di Carolina Girasole è un danno enor- me alla credibilità dell’antimafia senza etichette e protezioni politiche, forse difficilmente ripa- rabile. Tocca ad associazioni come Libera scen- dere in campo, sconfiggere la sfiducia e chi la alimenta ad arte per raggranellare quote di po- tere e visibilità, con parole e gesti forti. Nel nome di chi in Calabria è morto per combattere boss e malapolitica.

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GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013

10 GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013 E C ONO M I A il Fatto Quotidiano
10 GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013 E C ONO M I A il Fatto Quotidiano

E C ONO M I A

il Fatto Quotidiano

 

Crisi, milioni

NEL 2012 oltre 3,9 milioni di persone

Dal 2008 quando le persone beneficiate

3 ,9 M L N

TRA CASSA

 

D

RA M M A

sono state protette da ammortizzatori

erano 2,1 milioni si registra un aumento

L

AVO R O

  • di persone vivono

  • di ammortizzatori

sociali (cig, mobilità e indennità di di- soccupazione) con un aumento del 20,5% sul 2011. Ammortizzatori che so- no costati 22,8 miliardi con un aumento del 19,4% sul 2011. Lo si legge in un rap- porto Uil sugli ammortizzatori sociali.

dell’83%. Le persone protette dalla cas- sa integrazione passano dalle 608 mila unità nel 2008, agli oltre 1,6 milioni nel 2012. I percettori dell’indennità di mo- bilità passano dalle 96 mila unità nel 2008 alle oltre 177 mila unità nel 2012.

E MOBILITÀ

Quanti nel 2012 hanno vissuto tramite gli a m m o r t i z z at o r i

 

Libor: pugno duro, Ue contro 7 banche

LA COMMISSIONE DI BRUXELLES HA MULTATO PER 1,7 MILIARDI ALCUNI TRA I MAGGIORI ISTITUTI MONDIALI. SONO ACCUSATI DI AVER FATTO CARTELLO PER MANIPOLARE A LORO VANTAGGIO I TASSI D’I N T E R E SS E

di Camilla Conti

Milano

A lla City di Londra lo

hanno già ribattez-

zato il Watergate

della finanza. Di

certo l’Unione europea ha de- ciso di usare il pugno di ferro e ha multato per complessivi 1,7 miliardi di euro alcune delle maggiori banche mondiali. L’accusa è quella di avere fatto cartello per manipolare i tassi di interesse sui derivati attra- verso accordi illegali che ave- vano un impatto rispettiva- mente sull'indice Euribor in euro, e sul Libor in yen e il Ti- bor in yen. In sostanza, fra il 2005 e il 2009, alcuni istituti hanno determinato a piaci- mento il valore dei tassi di ri- ferimento che regolavano i prestiti interbancari e i mutui, lucrando tramite i derivati su- gli stessi tassi.

I “FURBETTI” sanzionati sono Hsbc, Deutsche Bank (che do- vrà pagare la multa più salata da 700 milioni), Société générale, Rbs, JP Morgan, Citigroup e Rp Martin. Graziate, invece, Bar- clays e Ubs per aver avvisato i funzionari comunitari delle pratiche illegali, riuscendo a godere quindi dell'immunità concessa in questi casi. Solo la britannica Hsbc ha annunciato che non intende pagare la mul- ta e ricorrere in appello, mentre le altre banche internazionali sembra che abbiano deciso di non andare allo scontro, anche perché in caso di nuova con- danna rischierebbero d'incap- pare in sanzioni più elevate. Si tratta della maggior sanzione per violazione di norme anti- trust mai imposta dalla Com- missione, organo di vigilanza della concorrenza di Bruxelles. “Quel che è scioccante degli scandali Euribor e Libor non è solo la manipolazione degli in- dici, ma anche la collusione tra

banche che si suppone siano

concorrenti tra di loro”, ha di-

chiarato il commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia nell'annunciare la decisione che “manda un chiaro segnale sul fatto che la Commissione è determinata a combattere e sanzionare questi cartelli nel settore finanziario”. Ma le in- dagini non sono ancora finite:

ci sono tre banche più un bro- ker sotto inchiesta da parte del- l'Antitrust Ue. Lo stesso Almu- nia ha infatti spiegato che “l'in - dagine è ancora in corso” e che gli istituti finora non erano “pronti per risolvere” la situa- zione con Bruxelles. Le tre ban-

Joaquin Almunia La Pre ss e
Joaquin Almunia
La Pre ss e

Ma i terremoti non sono finiti.

Secondo la Süddeutsche Zeitung,

le autorità di vigilanza finan- ziaria di diversi Paesi europei,

asiatici e degli Usa stanno in- dagando su istituti di credito sospettati di aver manipolato il corso valutario. Le banche avrebbero portato a termine, in determinati orari concordati, grandi operazioni in valuta straniera con l'obiettivo di in- fluenzarne il corso. “La presun- ta manipolazione delle valute avrebbe danneggiato chiunque abbia cambiato moneta, dalle grandi multinazionali al cliente privato” degli istituti di credito,

scrive

la

Süddeutsche

Zeitung,

 

CATTIVO CREDITO

Indagano anche 8 organi di vigilanza. Dal 2008 i grandi gruppi hanno

pagato 150 miliardi tra sanzioni e spese legali

per i disastri finanziari

per i disastri finanziari

che sono coinvolte sul fronte Euribor, il broker su quello Ti- bor. Di certo lo scandalo, che ri- guarda un mercato di scambi da 5.300 miliardi di dollari al giorno, è di portata internazio- nale: otto organismi di vigilan- za stanno indagando, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, dalla Svizzera a Hong Kong. E finora sono state inflitte multe per 3,7 miliardi di dollari. Dal- l'avvio della crisi del 2008, gli scandali sono costati carissimi alle banche nel mondo: tra Eu- ropa e Usa gli istituti hanno sborsato quasi 150 miliardi di dollari tra multe e costi legali per provare a uscire dalle disav- venture sui mutui subprime, derivati o tassi alterati.

aggiungendo che già da aprile l’autorità di vigilanza britanni- ca Fca sta verificando le accuse, mentre l’omologa tedesca Ba- fin è al lavoro dall’estate. “Finora non ci sono indicazio- ni che agenti di banche tede- sche siano coinvolti nelle ma- nipolazioni”, ha riferito il capo di Bafin, Raimund Roeseler, al quotidiano. Le indagini, però, non sono ancora concluse. Se- condo la testata di Monaco, Deutsche Bank – che con il 15% degli scambi è il primo opera- tore sul mercato delle divise – sta portando avanti da tempo un’indagine interna. Coinvolte nell’inchiesta sarebbero anche Barclays e Citigroup, che avrebbero già allontanato alcu- ni operatori.

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Ieri il titolo Telecom Italia era piatto: +0,07%

Ansa

Su Telecom Italia le larghe intese sono contro Letta

PATTO TRA MUCCHETTI (PD) E GASPARRI (FI) PER CHIEDERE AL GOVERNO NORME ANTI-FURBETTI

di Giorgio Meletti

I l momento chiave è quando Franco Lombardi, presiden-

te dell'Asati (piccoli azionisti Telecom Italia) strilla al senato- re Massimo Mucchetti del Pd:

“Il governo dov'è?”. Il presiden- te della commissione Industria

del Senato non si scompone:

“Non lo chieda a me, che in que- sta vicenda sono uno dei pochi ad averci messo la faccia”. A quel punto Maurizio Gasparri di Forza Italia soccorre Muc- chetti e si dichiara d'accordo su un'azione comune per stanare il governo Letta sulla riforma del- l'Opa (offerta pubblica d'acqui- sto) necessaria a fermare la sca-

lata spagnola a Telecom Italia. Mucchetti ringrazia: “Do atto a Gasparri di non aver fatto il fur- bo dopo l'uscita dalla maggio- ranza”. Insomma, nel caotico quadro politico resiste una lar- ga intesa per tentare di fermare la mega-lobby Medioban- ca-Generali-Intesa Sanpaolo intenta a regalare a Telefónica España la rete internet italiana.

TUTTO QUESTO avviene in un insolito convegno organizzato ieri pomeriggio a Roma dall'A- sati, in un clima da Comitato di liberazione nazionale: si sono scoperti alleati l'azionista di mi- noranza Marco Fossati, Michele Azzola della Cgil di settore, un ex eccellente come Vito Gambe- rale (il padre di Tim), e l'ex pre- sidente Franco Bernabè. Tutti uniti contro gli spagnoli che “di - struggeranno Telecom” in un

convegno chissà perché sponso- rizzato da Telecom Italia. Il tema è bollente. Il governo si occupa quotidianamente del salvataggio della privatissima Alitalia ma non si cura di Tele- com Italia perché è privata. An-

 
 

POLLICE VERSO

La società americana

  • di consulenza Iss

consiglia ai fondi comuni

  • di votare la revoca cda nell’a ss e m b l e a

del

del 20 dicembre

del 20 dicembre

che ieri il sottosegretario alle Comunicazioni Antonio Catri- calà, ha insistito: “Coinvolgere Palazzo Chigi nella vicenda Te- lecom mi sembra eccessivo, an- che perché non c'è tavolo di cri- si”. La ragione che ha spinto Fossati a chiedere per il 20 di- cembre l'assemblea con la revo- ca del consiglio d'amministra- zione all'ordine del giorno è proprio che il combinato dispo- sto degli interessi di Telefónica España e di quelli di Medioban- ca, Generali e Intesa rischia di danneggiare l'azienda, cioè l'in- frastruttura decisiva per l'eco- nomia italiana. I tre colossi fi- nanziari italiani, che deteneva- no in tutto il 54 per cento di Tel- co, a sua volta azionista di con- trollo di Telecom con il 22,4 per

cento, hanno dato a Telefónica España di salire al 100 per cento entro il 2015. Proprio ieri ha da- to ragione a Fossati l’Iss, società di consulenza americana per i fondi d’investimento, consi- gliando loro di appoggiare l’ex proprietario del Brodo Star per- ché “la revoca del board attuale avrà molto probabilmente un effetto positivo sul valore di lun- go termine per gli azionisti”.

BERNABÈ, rompendo il silenzio dopo due mesi dalle sue dimis- sioni, spiega ciò che disse al cda Telecom al momento dell'ad- dio: la società ha bisogno di un aumento di capitale per investi- re sulle rete, ma il capo di Te- lefónica, Cesar Alierta, ha bloc- cato tutto perché non ha soldi da mettere e non vuole che ce li mettano altri sennò perderebbe il controllo. La frettolosa vendi- ta di Telecom Argentina e l'e- missione di un bond converten- do in azioni (su cui è aperta un'inchiesta assai insidiosa della Consob) sono i primi effetti per- niciosi della febbre spagnola. Da qui la contromossa targata Mucchetti-Gasparri: una rifor- ma della legge sull'Opa (Offerta pubblica di acquisto). Attual-

mente la cosiddetta legge Dra-

ghi obbliga chi acquisisca il pac- chetto di controllo di una socie- tà quotata a offrire lo stesso prezzo a tutti gli azionisti, ma

solo per pacchetti di controllo superiori al 30 per cento del ca- pitale (il pacchetto Telco è il 22,4 per cento). La proposta Muc- chetti, presentata senza succes- so come emendamento alla leg- ge di stabilità, prevede che l'ob-

bligo di Opa scatti comunque se passa di mano il “controllo di fatto”, inteso come la capacità di imporre all'assemblea degli azionisti l'elezione di propri uo- mini nel cda. Con questa norma, Telefónica dovrebbe spendere qualche mi- liardo di euro per acquisire il controllo di Telecom. Adesso ce la sta facendo con qualche cen- tinaio di milioni, il che lascia so- spettare che non si preoccupe- rebbe poi tanto se andasse in malora un concorrente insidio- so, soprattutto in Brasile. L'e- mendamento Mucchetti è in at- tesa di un nuovo provvedimen- to a cui agganciarsi, “ma il go- verno sembra volersi chiamare fuori dalla partita”, nota il sena- tore Pd. Per cui si giocherà in Parlamento la sfida alle potenti lobby finanziarie in campo.

Twitter@giorgiomeletti

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il Fatto Quotidiano

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E C ONO M I A

E C ONO M I A

GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3

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Processo Fonsai,

"I MIEI TITOLI hanno perso valore

oltre mille piccoli azionisti di Fondia-

sono mille, ma diventeranno di più:

in teoria, come si ricava dal capo

feriore a 11.910, superiore allo 0,1 per

mille azionisti chiedono risarcimenti

alla velocità della luce, scendendo praticamente a zero. Ci ho rimesso 2.500 euro”. Sono tanti nelle con- dizioni di questo signore che ha se- guito ieri, nella maxi aula 3 del Pa- lazzo di Giustizia di Torino, l’aper- tura del processo Fonsai: uno degli

ria, Milano Assicurazioni e Premafin che hanno chiesto di costituirsi par- te civile contro Salvatore Ligresti e tre ex manager della compagnia. È un assalto, quello dei piccoli azio- nisti, che viene portato avanti da una cinquantina di avvocati. Per adesso

d’accusa preparato dai pm Marco Gianoglio e Vittorio Nessi, i trucchi al bilancio Fonsai, oltre ad assegnare alla famiglia Ligresti 200 milioni di dividendi illeciti, hanno danneggiato "un numero di risparmiatori non in-

mille della popolazione risultante dall’ultimo censimento Istat". Ri- chieste di costituzione a parte civile sono arrivate anche da Mediobanca, Consob, Unicredit e dalla stessa Fonsai, cosa che potrebbe creare un ingorgo giuridico.

TAGLI, COTTARELLI CHIEDERÀ SACRIFICI ANCHE A CNEL E CONSULTA

IL COMMISSARIO ALLA SPENDING REVIEW SPIEGA LA STRATEGIA PER I PROSSIMI MESI

  • di Stefano Feltri

T ranquilli, Cottarelli

non è disperso”.

Sorride, Carlo Cot-

tarelli, in un lumi-

noso ufficio al primo piano del ministero del Tesoro, ha due segretarie (sicuramente a co- sto zero, erano già in organi- co), accoglie i giornalisti con l'aria di uno che preferirebbe lavorare ma si è rassegnato al- l'idea che metà del suo lavoro è comunicazione.

IL COMMISSARIO per la revi-

sione della spesa pubblica, il gran tagliatore dal rassicurante sorriso cremonese, tiene una lavagnetta per spiegare anche al giornalista meno preparato cosa sta facendo: 60 milioni di risparmi di spesa previsti nel 2014 e poi molto, molto di più nel triennio, da qui al 2016 32 miliardi, c'è scritto sulla lava- gnetta, “è la differenza tra un

mondo con la spending review e

un mondo senza spending re-

  • v i ew ”, spiega al Fa t to l'ex capo del dipartimento fiscale del Fondo monetario internazio- nale. “Ogni cosa è pronta, se anche i nostri cuori lo sono”, diceva Shakespeare. E Cottarelli lo ha capito: la sua revisione della spesa, cioè i tagli che proporrà, si materializzeranno nel Docu- mento di economia e finanza che il governo presenterà in primavera, “anche se qualcosa si otterrà già prima della sca- denza di fine febbraio”. Ma la battaglia si vince molto prima,

creando il consenso: Cottarelli finora è riuscito nel miracolo di presentare tagli di spesa pubblica come un balsamo, un evento atteso come una libera- zione (quando tagliava Mario Monti, o Enrico Bondi, erano raffigurati come aguzzini, altro che eroici combattenti di spre- chi). “Le resistenze per ora so- no limitate perché siamo all'i- nizio”, dice Cottarelli, sapendo che non durerà. E allora serve una costante, du- ratura, offensiva di comunica- zione: finora si è limitato a fis- sare le linee guida della sua azione, ma da quando si è in- sediato Cottarelli ha tenuto una conferenza stampa infor- male, è andato in tv, da Otto e

M e zzo a Unomattina, per parlare

a tutti, ha dato un primo giro di cinque interviste contempora- nee a tutti i grandi giornali due settimane fa, e ieri il secondo, altre cinque interviste con altri cinque quotidiani, Fa t to inclu - so, mezz'ora a colloquio. Matteo Renzi lo attacca dal confronto tra i candidati delle primarie Pd? E lui lo neutra- lizza: “Sono d'accordo con lui, la trasparenza è un primo pas- so essenziale, bisogna mettere in relazione le banche dati e creare indici di efficienza per misurare la qualità degli enti di spesa, per vedere chi spende bene e chi male”. Pronte le po- lemiche sui voli per gli Stati Uniti (torna dalla famiglia, ma a spese sue) e sulle auto blu che vuole tagliare: “Quando posso

vado a piedi dal ministero del Tesoro a Palazzo Chigi”. Rischi

  • di essere fagocitato dalla palu-

de romana di salotti e favori? “Ricevo molti inviti, ma alla se- ra sono stanco, di solito sto a casa”, il sabato mattina va a correre al parco di Villa Bor- ghese dove, racconta, si stanca prima di un insospettabile Fa- brizio Cicchitto, che ha la stes- sa abitudine.

SÌ, MA I TAGLI? Con calma:

per ora si riuniscono i gruppi di lavoro, che saranno affiancati da alcuni esperti (“solo uno ha detto che non era disposto a la- vorare gratis e lo abbiamo con- gedato, gli altri sono consape- voli dell'importanza del com- pito”). Entro febbraio ogni

il Fatto Quotidiano E C ONO M I A GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 11

Carlo Cottarelli, 59 anni, ha un contratto di tre anni

La Pre ss e

 
 

VERSO IL 2014

L’ex dirigente del Fmi prepara il terreno per gli interventi con interviste e gruppi di lavoro La Camera: i risparmi

vanno a ridurre le tasse

vanno a ridurre le tasse

gruppo proporrà la sua ricetta, Cottarelli la integrerà con un suo parere e il tutto verrà por- tato al governo che poi dovrà tradurre i suggerimenti in provvedimenti di legge: “È molto importante che venga presentato un pacchetto di in-

D iego Della Valle l’avrebbe definito un raduno di arzilli vecchietti. Di certo ieri mattina al

sfida internazionale della Comit” edito dal Mulino e scritto dall’ex premier insieme a Carlo Azeglio Ciampi e a Andrea Manzella. Peccato che Prodi si sia concentrato proprio sul declino di quel sistema bancario italiano di cui molti in platea hanno fatto (e continuano a fare) parte. “Se si vuole imma- ginare il rilancio del Paese – ha detto il professore bolognese - e se si vuole tornare a essere com- petitivi è necessario sostenere il sistema delle ban- che. Viceversa, se si facesse come in passato, la crescita sarebbe compromessa”. Prodi ha poi ri- cordato ricorda come un tempo “Mediobanca ha difeso il sistema mettendo le cose in freezer, ma le cose in freezer non si possono cucinare subito”. E ancora: “la sparizione delle grandi industrie ita- liane deve molto a questo congelamento. Ne sono convinto”. Applausi dall’arzilla platea.

PRODI “Con Mediobanca Italia è stata in freezer”

Circolo della stampa di Milano si sono riuniti molti dei grandi vecchi della finanza, dal presidente del- l’Acri Giuseppe Guzzetti al numero uno di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli. Tutti assieme per ascoltare l’intervento di Romano Prodi. L’occa- sione, infatti, è stata la presentazione del libro “La

terventi, deve essere chiaro che tutti sono coinvolti”. Il com- missario chiamerà anche i ver- tici di quegli organi che lui non può toccare, cioè quelli “di ri- levanza costituzionale”, fuori dal suo mandato: dal Cnel alla Corte costituzionale, “chiede - rò anche a loro di partecipare allo sforzo”. E vediamo se avranno la faccia di conferma-

re tutti i propri privilegi men- tre Cottarelli chiede sacrifici al resto della Pubblica ammini- strazione. Il commissario ha una garanzia politica che do- vrebbe evitargli di diventare l'uomo più odiato d'Italia: i ri- sparmi di spesa andranno a ri- durre le tasse, soprattutto quel- le sul lavoro, e in parte minore per investimenti produttivi e

ridurre deficit e debito. E non a riempire i vuoti lasciati nella legge di Stabilità da coperture un po' troppo creative della coppia Letta-Saccomanni.

MA IL MINISTRO del Tesoro

già invita alla prudenza, con una dichiarazione che è sem- brata una sconfessione della li- nea Cottarelli (impressione er- rata, assicura il Tesoro): “È troppo presto per dire se le ri- sorse individuate dalla spending rev i ew possano essere usate per ridurre il cuneo fiscale”. Ma la Camera ha votato proprio ieri una risoluzione per impegnare l'esecutivo a usare i proventi dei tagli per ridurre le tasse. Per ora la linea Cottarelli regge.

Twitter @stefanofeltri

Il miracoloso stipendio dei preti in divisa

  • I CAPPELLANI MILITARI PERCEPISCONO FINO A 4 MILA EURO E PENSIONI VANTAGGIOSE, MOLTO PIÙ DEI COLLEGHI “CIVILI”. E PAGHIAMO NOI

    • di Daniele Martini

      • D on Renato Sacco, coordinatore del mo- vimento Pax Christi e parroco di Ver-

bania nella diocesi di Novara, riceve grazie all'8

per mille uno stipendio mensile di 1.200 euro netti per 12 mensilità. Il nuovo ordinario mi- litare, monsignor Santo Marcianò, riscuote in- vece dallo Stato-ministero della Difesa un as- segno cinque volte più sostanzioso per 13 mesi

  • di fila, equivalente a quello di un generale di

brigata. Più l'auto blu. Monsignor Marcianò è stato nominato ordinario poche settimane fa, il 10 ottobre, da papa Francesco. Il quale in que-

sto caso evidentemente non se l'è sentita di mettere in discussione una pratica assai amata

dalla Chiesa tradizionalista, ma che da più di mezzo secolo provoca lacerazioni nel popolo di Dio. Per esempio l'ultimo numero di Mosaico

  • di pace, la rivista diretta da padre Alex Za-

notelli, ha pubblicato un dossier di venti pagine

molto critico sull'argomento.

AL DI LÀ degli aspetti dottrinali, l'organizza- zione di un corpo di cappellani militari assai ben pagati ed omaggiati mette in evidenza l'e- sistenza all'interno del clero di una specie di casta con le stellette, strutturata come una vera diocesi, addirittura con un proprio seminario piazzato nel bel mezzo delle caserme della città

militare di Roma alla Cecchignola. L'Ordina-

riato militare ha uno suo arcivescovo-generale assistito da un vicario e 5 vicari episcopali più altri 176 religiosi con 3 auto blu a disposizione. Il loro status è regolato dal Concordato Sta- to-Chiesa del 1929 rinnovato nel 1984 ai tempi

  • di Craxi presidente del Consiglio, e infine ri-

toccato da una legge di tre anni fa che ha pre-

cisato le condizioni giuridiche e l'avanzamento

  • di carriera dei preti in uniforme. Tutti quanti,

dall'ordinario militare al cappellano sono equi- parati ad ufficiali delle Forze armate italiane e trattati come tali, con relativi vantaggi e pri- vilegi, sia dal punto di vista della remunerazione sia della pensione. A un cappellano militare alle prime armi (è proprio il caso di dirlo) viene riconosciuto il grado di tenen- te con uno stipendio di 1.700 euro netti al mese. Dopo 15 an-

ni, grazie all'avanzamento au- tomatico della carriera e al ruolo più alto raggiunto, può contare su una paga tra i 3.500 e i 4.000 euro netti. I pensio- nati sono circa 160, tra cui 4 ordinari militari e 4 vicari. Gli ordinari riscuotono un asse- gno di oltre 4.500 euro netti, la maggioranza degli altri pen- sionati ha un trattamento da

colonnello e quindi percepiscono circa 3.800 euro. Per il mantenimento dell’Ordinariato mi- litare il Ministero della Difesa spende 17 milioni

  • di euro ogni anno: 10 milioni per gli stipendi dei

cappellani in servizio e 7 milioni per le pensioni

dei preti soldato.

IN FUTURO quest'ultima cifra è destinata a cre- scere parecchio perché anche ai cappellani mi-

litari potrebbe essere riconosciuto quel vantag- giosissimo “scivolo d'oro” che il ministro ciel- lino della Difesa, Mario Mauro, sta regalando ai dipendenti delle Forze armate nonostante le terribili ristrettezze del bilancio statale. Il con- tingente militare dovrà scendere da un totale di 190 mila soldati a 150 mila nel giro di pochi anni

Un cappellano militare

Ansa

e di conseguenza anche il numero dei cappel- lani militari dovrebbe essere ridotto di conse- guenza. A quel punto si porrà la questione del-

l'esubero dei preti soldato ai quali è del tutto probabile che il ministro della Difesa voglia as- sicurare lo scivolo d'oro. In base a questo prov- vedimento i militari possono ritirarsi a 50 anni d'età con uno stipendio pari all'85 per cento di quello pieno più i contributi versati e calcolati sulla retribuzione di quando erano in attività. E se vorranno, potranno pure trovarsi un altro lavoro. Dopo 10 anni di questa pacchia po- tranno andarsene comodamente in pensione di

vecchiaia a 60 anni (per i militari la legge For- nero non vale). E non è finita perché per i quat- tro anni successivi avranno diritto all'”ausilia - ria”, cioè al recupero fino al 75

per cento dei benefici econo-

mici concessi ai colleghi in at-

tività.

DIVENTATI UNA CASTA nella

casta, i preti soldato dovranno allora fare i conti con un pro- blema di coscienza in più. Non solo come conciliare le stellette con il messaggio evangelico di pace, ma con quale faccia pre- sentarsi all'altare davanti alla

comunità dei fedeli.

il Fatto Quotidiano E C ONO M I A GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 11
 
 

LA SANTA CASTA

Sono equiparati agli ufficiali: possono lasciare il lavoro prima con lauti assegni e spesso hanno

anche l’auto blu

anche l’auto blu

 

il Fatto Quotidiano

il Fatto Quotidiano ALTRI MONDI GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 13
il Fatto Quotidiano ALTRI MONDI GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 13

ALTRI MONDI

GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3

13

 
 

Pianeta terra

 
FRANCIA MORTO IL BOIA D’A LG E R I A

FRANCIA MORTO IL BOIA D’A LG E R I A

Pianeta terra FRANCIA MORTO IL BOIA D’A LG E R I A

LIBANO LEADER HEZBOLLAH UCCISO. “COLPA DI ISRAELE” Un omicidio eccellente fa salire la tensione nel Libano diviso tra sostenitori e oppositori del regime siriano. Il leader di Hezbollah Hassan al Lakiss è stato ucciso da un commando sotto casa, a Bei- rut. Il movimento sciita libanese accusa Israele, che nega. La Pre ss e

LIBANO LEADER HEZBOLLAH UCCISO. “COLPA DI ISRAELE” Un omicidio eccellente fa salire la tensione nel Libano

”La tortura diventa legittima quando l’urgenza la impone”. Resterà famoso per queste parole il ge- nerale Paul Aussaresses, capo del controspionag- gio francese durante la Guerra d’Algeria, morto a 95 anni senza mai essersi pentito delle torture agli indipendentisti per ottenere informazioni. La Pre ss e

L’IMAM HARD ROCK FA SBALLARE LA TURCHIA ISLAMICA

IL 40ENNE RELIGIOSO “SOTTO INCHIESTA” PER AVER SUONATO IN DIVERSI CONCERTI. “SE MI CACCIANO FARÒ RICORSO. LA MUSICA AVVICINA LA GENTE A DIO”

  • di Roberta Zunini

    • L a Dyanet, la Direzione Af- fari Religiosi turca è preoc-

cupata. Ha scoperto che il 42en-

ne Ahmet Muhsin Tuzer, imam della moschea di Pinarbasi, suona il rock. E, spesso, anche l'heavy metal. Una passione che

potrebbe non essere compatibi- le con la sua “professione spi- rituale”. Come se frequentare questo genere musicale com- promettesse la qualità della fede

  • di Tuzer e la sua capacità di dif-

fonderla. Per scoprirlo, gli in- terpreti massimi della dottrina islamica, riuniti permanente- mente nel Dyanet - una sorta di

ministero degli affari religiosi che gestisce le 90mila moschee del paese - hanno lanciato un'inchiesta. Che, secondo gli analisti della progressiva isla-

 
 

DOPPIA VITA

Di giorno canta il richiamo alla preghiera come muezzin, la sera guida la sua band tra

Pink Floyd e Metallica

Pink Floyd e Metallica

mizzazione della Turchia, si concluderà quasi sicuramente con il licenziamento del capel- luto Tuzer, dipendente stipen- diato della Direzione. Il muez- zin rockettaro, di giorno canta

dal minareto della moschea per

ricordare ai fedeli di inginoc- chiarsi verso la Mecca e pregare, ma di sera si scatena con la sua band, la Fi Ro c k , suonando e can- tando i pezzi dei suoi gruppi preferiti: Pink Floyd, Iron Mai- den e Metallica. Pur non disde- gnando di salire un giorno sul palco con Madonna. È davvero difficile tuttavia che Tuzer pos- sa duettare in futuro con la can-

tante dal nome blasfemo. Men-

tre è quasi certo che farà un altro concerto, molto più affollato di quello dello scorso agosto nella città di Kas, davanti a un mi- gliaio di spettatori. È sempre più famoso, e la sua storia è fi- nita su notiziari e giornali del- l'opposizione.

I PARTITI KEMALISTI criticano

questa “inchiesta” e la spiegano come l'ennesima prova della ca- valcata verso l'Islamizzazione forzata del Paese da parte del partito di governo, l'islamico, un tempo moderato, Akp del premier Tayyip Erdogan. Tu- zer, che è sunnita, come la mag- gioranza dei turchi, ma si ispira

il Fatto Quotidiano ALTRI MONDI GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 13 Pianeta terra FRANCIA MORTO

Ahmet Muhsin Tuzer, primo a destra, con la sua band

al sufismo, cioè alla interpreta- zione mistica, liberale e tolle- rante, dell'Islam, si difende so- stenendo che con il rock avvi- cina la gente a Dio. “L'immagine dell'Islam nel mondo soffre. Dobbiamo dire che uno dei no- stri grandi valori è la tolleranza, che bisogna accettare ogni esse- re umano come è. Sono sicuro che se il profeta Maometto fosse vivo approverebbe quello che

sto facendo”, ha spiegato ai mi- crofoni di Al Jazeera. Il musicista aveva già infastidito i suoi col- leghi– gli imam sono dipenden- ti pubblici - sposandosi con Ma- ra, una ragazza turca di religione cristiana, convertitasi poi al su- fismo. Dopo il single M ev l aya Gel' (Vieni con Dio), ora Tuzer sta lavorando al suo primo al- bum. E se lo licenzieranno, farà ricorso in tribunale.

N igella Lawson ha te- stimoniato nel pro-

dea che io sia una drogata è ridicola. Il mio ex ma- rito ha detto a tutti che mi stava pulendo il naso dal-

Londra

Caterina Soffici

che l’hanno fotografato

la cocaina, quel giorno

cesso contro le due sorelle italiane Elisabetta e Fran- cesca Grillo, accusate di frode per aver usato la car- ta di credito sua e dell’ex marito Charles Saatchi. La difesa delle due sostiene che era stata Nigella ad au- torizzare le spese, in cambio del loro si- lenzio sul fatto che lei era una cocainome da 10 anni. La difesa della donna è che Saatchi ha montato il caso per riabilitare l’immagine distrutta dalla foto dove ap- pare con le mani al collo della ex moglie. Vestita di nero, tesa, determinata, ha rac- contato: “Ho preso cocaina in due occa- sioni. La prima quando il mio primo ma- rito John Diamond ha scoperto che il suo cancro era in fase terminale e sniffare gli dava un certo sollievo. La seconda nel lu- glio del 2010, periodo molto difficile. (Mio marito) mi bullizzava e sottoponeva ad atti intimidatori. Un amico mi ha of- ferto un po’ di cocaina e io l’ho presa. L’i-

al ristorante con le mani intorno al mio collo. In realtà io gli avevo detto che ero impaziente di avere nipoti. Lui mi ha afferrato per la gola e ha detto che l’unica persona di cui dovevo preoccupa- re era di lui. Nell’ultimo anno ho anche fumato cannabis. Mi rendeva tollerabile una situazione intollerabile. Non che ne vada fiera, ma da quando mi sono li- berata da questo uomo brillante ma brutale, non ho più toccato droghe. Saatchi sapeva che ho fumato cannabis, ma non della co- caina. Elisabetta sapeva della cocaina, ma è falso che in giro per casa c’erano carte di cre- dito e pacchettini di polvere bianca. Come arrivava la droga? Chiedete alle due sorelle Grillo e al mio ex marito, che non sono pro- prio testimoni attendibili. Saatchi mi vuole rovinare a ogni costo, è il tipo che vuole che tutti facciano quello che lui vuole. Le sue ac- cuse fanno parte del piano per distrugger- mi”. Oggi nuovo episodio del processo.

LONDRA Nigella e la coca “Colpa di Saatchi il bruto”

N igella Lawson ha te- stimoniato nel pro- dea che io sia una drogata è ridicola.

considerate colpevoli, ma vittime. Il governo è pronto a mettere sul ta- volo 20 milioni di euro ogni anno per aiutare le prostitute che decidono di abbandonare il mar- ciapiede e rifarsi una vi- ta. Previsto anche un permesso di soggiorno di 6 mesi rinnovabile per le straniere in con- dizione irregolare. Le prostitute per voce del loro sindacato, lo Strass, hanno espresso le loro preoccupazio- ni. Temono che, perdendo i clienti, perde- ranno anche l’indipendenza, perché molte cederanno alle pressioni dei protettori. Te- mono ulteriori violenze e sfruttamenti, le contaminazioni delle malattie e il precariato. Sono certe che la legge non permetterà di smantellare le reti mafiose, ma anzi le ren- derà ancor più forti. Con loro si sono schie- rate diverse associazioni, come “Medecins du

vicina un pò di più da og- gi al modello proibizio- nista dei Paesi scandina- vi. L’Assemblea naziona- le ha adottato il progetto di legge che prevede di sanzionare i clienti delle lucciole, una misura contro la quale le dirette interessate si sono oppo- ste con forza negli ultimi mesi. Il testo ha ottenuto 268 voti favorevoli (la grande maggioranza dei socialisti e alcuni centristi) e 138 contrari (gran parte della destra Ump e di ecologisti): per entrare in vigore dovrà passare al vaglio del Senato, che esaminerà il testo entro giugno.

I n materia di prostitu- zione la Francia si av-

mento passivo”, intro- dotto nel 2003 da Sarko- zy, perché le “lavoratrici del sesso” non siano più

considerate colpevoli, ma vittime. Il governo è pronto a mettere sul ta- volo 20 milioni di

monde”, ma anche numerose personalità. Le statistiche contano tra 20mila e 40mila per- sone che si prostituiscono in Francia, la mag- gior parte arrivano dai paesi d’Europa del- l’Est e dall’Africa.

PARIGI Primo sì alle multe ai clienti delle prostitute

UN SUCCESSO per la giovane ministra delle Pari Opportunità, Najat Val- laud-Belkacem, che ha portato avanti per mesi la battaglia per “sradicare” la prosti- tuzione. La norma introduce una multa di 1.500 euro per i clienti (il doppio in caso di recidiva) o uno stage di “rieducazione ci- vica”. Abrogato inoltre il reato di “adesca -

SCHERMAGLIE ELETTORALI

  • di Andrea Valdambrini

Bruxelles

N ei giorni scorsi l’eurodeputata di For- za Italia Susy De Martini ha diffuso la notizia di un possibile interesse del Movimento 5 stelle, molto critico con

l’Europa, per la famiglia dei saldamente europei- sti Ue. Dopo le smentite di Beppe Grillo e del-

l’Alde (Alliance of Liberal and Democrats for Europe) il

caso non è però chiuso. L’informazione sarebbe stata fornita all’eurodeputata De Martini dalla se- natrice ligure Caterina De Pietro. Da Washington De Martini ha confermato al Fa t to la veridicità dell’informazione spiegando che, in incontro ca- suale avvenuto alcune settimane fa all’aeroporto

  • di Fiumicino, “la senatrice De Pietro mi parlato

dell’affiliazione europea ed internazionale dei se- natori M5S”. Il Parlamento italiano invia delega- zioni parlamentari ai lavori di 3 organismi inter-

Tra Nato e Osce, i 5Stelle d’Europa

in cerca di una “casa comune”

il Fatto Quotidiano ALTRI MONDI GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 13 Pianeta terra FRANCIA MORTO

E U R O PA R L A M E N T O

Beppe Grillo

all’Europarlamento di Strasburgo Ansa

nazionali: la Nato, l’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) il Consi- glio d’Europa. In ques’utltimo che ha sede a Stra- sburgo ed è un organo consultivo e non va con- fuso con il Consiglio europeo di Bruxelles (isti- tuzione con poteri decisionali) i delegati scelgono in quale gruppo politico collocarsi.

IN OCCASIONE dell’incontro, continua l’eurode - putata, la senatrice M5S “ha rivelato che l’M5S si è affiliato al gruppo dei Liberali e Democratici eu- ropei. Ho chiesto conto della scelta, facendo no- tare come l’europeismo dei Liberali sembra con- trastare con le posizioni di Grillo sull’Europa. Mi è stato risposto che il gruppo liberale poteva andare bene sia per il suo essere né di destra né di sinistra,

sia perché poteva dare ai 5 Stelle una visibilità maggiore rispetto a un’affiliazione, per esempio, ai Conservatori e Riformisti (di cui De Martini fa parte ndr) o agli euroscettici”. Sul sito del Consiglio d’Europa i 5 senatori grillini, De Pietro inclusa, sono catalogati tra i non iscritti. La senatrice De Pietro ha preferito affidare a Fa- cebook la risposta: “Dall'estero vengo a conoscen- za di mie presunte affermazioni a proposito della iscrizione del M5S a un gruppo parlamentare al Parlamento europeo. Non ho mai fatto tali affer- mazioni, anzi, nel corso della presentazione delle elezioni europee a Roma a Spazio Europa, dove erano presenti numerosi parlamentari europei fra cui la De Martini, ho dichiarato che ancora non è stato deciso a quale gruppo iscriversi”. L’eurode - putata contrattaccava via Facebook: “La senatrice De Pietro ha partecipato con Alde, dal’11 al 14 ottobre, all’assemblea parlamentare Nato tenutasi a Dubrovnik, come comunicatomi dalla stessa”.

  • 14 GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3

SECONDO

14 GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 SECONDO TEMPO S P E T TAC O L

TEMPO

S P E T TAC O L I . S P O RT. I DE E

IL FILM SUI NARCOS TORNANO I METALLICA DI OSORNO A ROMA BRANI “A RICHIESTA” CAOS MILAN,
IL FILM SUI NARCOS
TORNANO I METALLICA
DI OSORNO A ROMA
BRANI “A RICHIESTA”
CAOS MILAN, BRAIDA
SI DIMETTE. ANZI NO
Il docufilm “El Alcalde”
I Metallica tornano in Italia,
di Diego Osorno, l’autore
messicano di “Z, la
guerra dei narcos”, sarà
proiettato stasera alle 21
al Nuovo cinema Aquila
il 1° luglio 2014 al “Postepay
Rock in Roma 2014”
La band si presenterà con
il progetto “Metallica By
Request”: per la prima volta
di Roma. Seguirà
dibattito con l’autore
saranno i fan a scegliere i
brani che vorranno ascoltare
Dopo Galliani, Braida. Ieri
mattina l’uomo mercato
rossonero ha presentato le
dimissioni, per poi congelarle
due ore dopo. Il suo contratto
scade il 30 giugno. Al suo
posto dovrebbe arrivare
dal Verona Sean Sogliano

“Vivo in una scatola da 20 anni e forse non mi ha fatto tanto bene”

SUCCESSI, FALLIMENTI, DUBBI E PASSATO DI MARIA DE FILIPPI REGINA DEL PICCOLO SCHERMO: “L’INTELLIGHENZIA FINGE CHE IL MIO MONDO NON ESISTA, MA SONO STATA SOLO CURIOSA”

  • di Malcom Pagani

battiti, scrivendo per nutrire o estirpare la mala pianta, comunque deforestando per arrivare al-
C la radice del fenomeno. L’indagine su una con- duttrice sfiorata da qualche sospetto ha riem- pito faldoni, creato partiti, crocifisso tronisti e restituito lezioni più tenaci dei rimpianti: “Gli errori che ho fatto mi sono serviti tutti. Nel ’98 ero in un momento di presunzione assoluta. Venivo dai successi di Amici e Amici di sera. Volevo fare qualcosa da sola e convinta fosse la migliore trasmissione che avessi mai ideato, inventai Missione impossibile”. Tredici per cento:

inquantadue anni oggi. Ventuno in televisione:

“Se devo dire che mi ha fatto umanamente bene non lo so. Trascorri il tempo in una scatola, in una dimensione alterata che ti chiude tra quat-

tro mura e la tua vita è esattamente ciò che fai. Tutto quello che non è tv per me ha a che fare con la casa. Se mi togli dal guscio soffro, fatico e non vedo l’ora di tornare”. L’avvocato Maria De Filippi da Pavia entrò nel tubo in data 1992. Leggere attentamente le avvertenze non le è servito a guarire, crearsi antidoti, trovare vie di uscita. Tra l’appartamento romano e l’ufficio che della legge Sirchia si è burlato a tempo debito, poco meno di 200 metri. Oltre la porta, su un divano circondato da manifesti di cani, vecchie insegne postali, sigarette e foto in cui Dodone, suo padre Giovanni, missino convin- to “rappresentante di medicinali, proprietario

  • di un’azienda agricola e devoto almirantiano”

guida macchine sportive e sorride in un in- definito Oltrepo, parla una ragazza bionda. Non ha ombre di trucco e indossa un paio di jeans. Si tende in avanti, ride, incrocia le brac- cia. È diretta, assertiva, dubbiosa, contraddit- toria. È rimasta la stessa che titubava nel suo primo studio tv a due passi dal Colosseo, men- tre intorno a lei, insieme a lei, è cambiato tutto. Ora la trattano da monumento. All’epoca di

Amici, la trasmissione immaginata ai margini di un “addestramento” tenuto dal marito Mau- rizio Costanzo a qualche dirigente Fiat: “Cer- cavano di lanciare un modello d’auto per i gio- vani e mi venne in mente che un programma che ne descrivesse i turbamenti non esisteva”, Maria non era ancora l’impressionante por- taerei dell’ascolto su cui critici, esegeti e per- digiorno si sarebbero esercitati animando di-

“La mattina successiva alla messa in onda, con- trollando lo share, non ci volevo credere. Un dato inconcepibile. Un fallimento. Mi sentivo bravissima, avevo la scienza infusa e rifiutando la presenza di altri autori e quindi della di- scussione, toppai. Per capire che mi ero com- portata da pirla ci vollero giorni”. Svanita la rabbia: “Quando sbaglio – ed è capitato – me la prendo molto e sempre con me stessa per non aver saputo prevenire l’errore” Maria De Fi- lippi andò a parlarne ad Alberto Silvestri, padre del cantautore Daniele, dello Yuppi Du di Ce- lentano e del Costanzo Show. Un uomo altissimo e canuto: “Feci il mio bel bagno di umiltà e ripartii”. Con l’atavica paura del volo: “Credo appartenga al timore di tornare e trovare le cose irrimediabilmente cambiate, all’angoscia della perdita, al bisogno di trovarmi comunque a tre

ore dal mio centro” e la pacificata consape- volezza dei confini: “Con gli anni invece di diminuire questo sgomento cresce e non si contiene. Dovrei andare in analisi, ma prefe- risco rinunciare al lettino, rimandare la gita a New York a un’altra esistenza e accontentarmi

  • di due settimane invernali in montagna. Per

come sono fatta il Trentino equivale all’Hi-

malaya”. Maria ha intrapreso viaggi di altro

tipo e tirato il sipario sul presente. Incontri ravvicinati tra parenti perduti, conquiste amo- rose, scuole di talenti, palchi sanremesi, politici in territorio alieno, premi Oscar e piazzate na- poletane che hanno consumato il telecomando

  • di decine di milioni di persone, fatto esultare

Carlo Freccero: “È il mio Censis. Se la vedo

capisco cos’è l’Italia. E del paese arretrato e disperato, lontanissimo dalla Bocconi, De Fi- lippi radiografa le miserie con rara perizia” e

 
Scampare

Scampare

all’attentato

 
  • di via Fauro è stato il colpo

  • di culo della mia vita,

da allora e non solo per

quello, esco pochissimo

Il mondo dello spettacolo

  • mi annoia, sono felice solo

a casa mia, forse dovrei

andare in analisi

andare in analisi

spinto su terreni al limite della satira involon- taria docenti come Alessandro Panarari che al- la Bocconi sono benvenuti: “Un’alchimia so- ciale in grado di prevedere un po' meno ‘Maria’ e un po’ più Mario (Monti) darebbe agli italiani parecchio giovamento”.

De Filippi, lei ha diviso.

Ma ho anche unito e realizzato il sogno di dare voce a chi non l’aveva. Dirlo fa un po’ im- pressione, ma con me è cresciuta più di una generazione. Poi c’è la cosiddetta intellighenzia che finge che il mondo che racconto non esiste

e magari si stupisce di non avere nessun con- tatto con la realtà e il suo linguaggio. Nei miei anni di tv non c’è stato niente di scientifico. Mi attribuiscono calcoli e intenzioni, ma la verità è che ho fatto vedere solo quello che mi incu- riosiva. Anche se a dirlo in questo modo rischio di sembrare molto poco intelligente, che poi può darsi pure che sia vero, è andata proprio

così.

Sua madre sosteneva una tesi simile: “Non è totalmente deficiente, ma nemmeno troppo in- te l l i ge n te”.

Insegnava Latino, Greco e Italiano, molto se-

vera, con due figli. Mio fratello corrispondeva esattamente al suo ideale di erede. Un coscien- zioso studente del Classico che non avrebbe

mai copiato in vita sua. Poi c’ero io. Un mondo

a parte. Una che Platone, secondo lei, non po- teva affrontarlo: “Non hai il carattere”. Ci era- vamo trasferiti da poco a Pavia e mia madre mi

iscrisse di forza al Torquato Taramelli, lo Scientifico. Alla vigilia scoprì con orrore che mi avevano messo nella famigerata “I”. Una se- zione praticamente autogestita. Ribaltò il ta- volo. Finii al Classico anch’io e a copiare, tema della Maturità compreso, imparai in fretta.

All’Università scelse Giurisprudenza.

Volevo fare Medicina. Mi spaventai per il nu- mero degli esami e ripiegai. Ma all’Università,

forse perché finalmente era una scelta mia e non di mia madre, sono stata una secchiona.

110 e lode. Un primo lavoro legale all’U n i v i d e o. Un convegno al Festival di Venezia. L’i n co n t ro con Costanzo.

Non ricordo se a casa avessi il Brionvega aran- cione, ma col mezzo il rapporto era serio, di- staccato, meno intenso che con la radio. Non ho mai pensato che avrei lavorato in tv neanche quando conobbi Maurizio. Al princìpio di Ami- ci stavo dietro le quinte e non mi sarei mai sognata di condurlo. Poi Lella Costa andò in maternità, organizzammo dei provini per so- stituirla e ci accorgemmo che nessuno si re- lazionava ai ragazzi come individui. Li trat- tavano come un gruppone indistinto. La ca- tegoria dei giovani. A quel punto decisero di mandarmi in onda, ma rappresentavo un’a- nomalia e non corrispondevo in alcun modo all’immagine di Canale 5. Secondo i dirigenti non avevo la fisionomia adatta e ci fu un po’ di burrasca. Maurizio venne dissuaso: “Sei im- pazzito? Non porta neanche gli orecchini”. Tenne duro.

E allora si alzò il coro: “È solo una raccoman- data, non durerà”.

Ma io sono testarda e costante. Poi certo, le cattiverie si sprecavano. Dovevo dimostrare di meritare l’occasione due volte. Sabelli Fioretti fece un’intervista doppia a me e a Simonetta Martone, all’epoca compagna di Santoro. Mi presentai con spirito ingenuo. “L’ha raccoman- data Costanzo?”. Ammisi senza opporre resi-

il Fatto Quotidiano

15 GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3
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GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3

STAR DEL BISCIONE

La conduttrice

milanese è un volto di punta delle televisioni di Silvio Berlusconi, ininterrottamente dal 1992

LA COPPIA DELLA TV ITALIANA Maria De Filippi è nata a Milano il 5 dicembre 1961.

LA COPPIA DELLA TV ITALIANA

Maria De Filippi è nata a Milano il 5

dicembre 1961. Il suo esordio televisivo, nel la trasmissione Amici, è del settembre 1992. Da allora, tra polemiche sui contenuti dei suoi programmi, premi, saggi, film in cui interpretava se stessa e matrimoni (le nozze con Maurizio Costanzo sono del 1995) De Filippi ha occupato senza soluzioni di continuità il video (e l’immaginario) degli italiani. In ventuno anni di tv ha ospitato gente comune, stelle e politici. Da Fassino:

“Per quella scelta venne distrutto” a Renzi:

“Mi piace molto, è rapido, sveglio, non soffre di snobismi. Quando gli ho proposto di venire ad Amici non ha dubitato un solo s e co n d o”

LA COPPIA

Maria De Filippi (52 anni oggi)

e il marito Maurizio Costanzo (75) il giorno del loro matrimonio, il 28 agosto 1995 Ansa

Pacino cosa devi aggiungere? Un inutile pip- pone celebrativo? Un sermoncino? La tv ne è colma. Evito.

Le critiche. I soprannomi. Roberto D’A go st i n o :

“Maria la sanguinaria”.

Le pare che mi arrabbio per una battuta?

Oltre D’Agostino si colloca Sabina Guzzanti. La dipinge come fustigatrice di Dante annoiata dalla Divina Commedia e divertita dal solo Conte Ugolino: “Il cannibalismo è una cosa in cui cre- do, ho comprato anche un format, ci punto”.

La Guzzanti non mi ha mai disturbato. Mau- rizio mi ha sempre parlato di lei come una specie di figlia e in ogni caso, se è quel che pensa, fa bene a dirlo. Mi offendo per altro.

E per cosa si offende?

Per gli attacchi gratuiti. Una certa Nathalie, vincitrice dello scorso X Factor, ha detto che sono un cancro. Non capisci mai se si tratti di forzatura giornalistica o di marchetta della casa discografica mascherata da intervista. Ma in- somma, porca miseria, se dici certe cose sei messa proprio male. Monica Maggioni comun- que ha fatto peggio.

Maggioni: “Detesto Maria De Filippi, quel tra- sh, quelle quattro povere casalinghe acchitate come strappone portate lì a urlare ‘Aho, aho’. Te r r i f i c a n te”.

Sa cosa mi fa arrabbiare? La gratuità. La vio- lenza senza senso. Il livore. Succede di incon- trarlo anche su Internet che è uno strumento strepitoso, ma purtroppo accentua alcune for-

perficialmente e non so come lavori. Il figlio è sicuramente un ragazzo molto prudente e ri- flessivo nel muoversi. Lui fa il suo lavoro e io faccio il mio. Fino a quando sono convinta del mio vado avanti. Se non lo fossi più, ci se- pareremmo. Senza dubbi. Quando dico che re- sterò fino a quando ci sarà un rapporto di fi- ducia è vero. Se Pier Silvio prende delle de- cisioni che con me non c’entrano nulla, non si può pretendere che io viva bene la cosa.

È accaduto? Lei è appena approdata a Real Ti- me con Amici. Prodromi di una separazione?

Ho due anni di contratto e spero di continuare a fare le trasmissioni che mi interessano. Da altri prodotti vorrei rimanere alla larga. Fa-

scino, la mia società, non è Endemol che fattura programmi a Mediaset e vive di conseguenza. Fascino sono io in prima persona. Metto la mia faccia sui programmi che mi piacciono. Se non

  • mi piacciono, non la metto. Se diventassi solo

un volto che Pier Silvio sovrappone a un pro-

gramma qualunque, con una stretta di mano, il rapporto terminerebbe.

Altra voce. I suoi programmi costano molto.

Falso. I soldi servono per pagare gli stipendi dei dipendenti e gli ospiti internazionali. Certo po- trei spendere poco e al posto di Charlize The- ron o Michael Douglas, invitare un ospite qual- siasi. Preferisco chiamare un grande attore per- ché sono sicura che il pubblico avverta la dif- ferenza. Se avessi declassato il livello del pro- gramma per spartirmi l’utile avrei fatto una

 
A Mediaset rimarrò

A Mediaset rimarrò

se sentirò fiducia. Non

 

sono disposta a mettere la mia

faccia su un programma

che non mi piace: in quel caso,

meglio andare altrove. Mi ha

chiamato Cairo, voleva incon-

trarmi, forse a La7 non hanno

più la puzza sotto il naso

più la puzza sotto il naso

stenza. Sabelli pose la medesima domanda a Simonetta e lei negò sdegnosamente. Con il giornale aperto mi ripetevo: “Ma vuoi vedere che ho fatto una grossa cazzata?”.

Era ancora una ragazza di provincia?

In provincia non avere niente di prestabilito è complicato. Esisti e sei qualcuno in virtù del lavoro di tuo padre, del 740, della zona in cui vivi. Ti sposi, fai dei figli, ti metti la pelliccia e il sabato fai lo struscio sul corso. Io non c’entravo niente, del denaro allora come oggi mi im- portava zero, ma provai comunque invano ad adeguarmi. Tentai, ma proprio non riuscii.

Si allontanò da Pavia trovando una sua autono- mia. Le è poi accaduto anche con Costanzo. Per affrancarsi c’è voluto tempo?

Non ho mai voluto. Non avrebbe avuto senso. Sarebbe suonato come l’annuncio di una ri- dicola competizione. Da Maurizio ho preso tantissime cose, ma rimane un miraggio. Non farò trasmissioni importanti come le sue, anche se è chiaro che le passioni in comune ci hanno aiutati a rimanere insieme. Se avessi fatto un altro mestiere ci saremmo separati dopo 20 giorni. Se lo avessi trovato torvo per una critica,

gli avrei dato del pazzo sbattendo la porta. In- vece condividiamo una sfera in cui le dome- niche sono un’astrazione e l’autoreferenzialità un obbligo. Ci siamo trovati. Capiti. Abbiamo sviluppato gli anticorpi.

gli avrei dato del pazzo sbattendo la porta. In- vece condividiamo una sfera in cui le
gli avrei dato del pazzo sbattendo la porta. In- vece condividiamo una sfera in cui le

Ha smesso di pensare all’attentato del ’93 in via Fauro?

Sì, da una decina d’anni. Una paura così non l’ho mai provata. Maurizio era pazzo di gioia perché era sopravvissuto e io lo guardavo ba- sita: “Ma tu hai capito che può riaccadere?”. Lui ringraziava il cielo di essere vivo e invece io pensavo “possiamo morire domani”. Per eli-

minare il terrore c’è voluto tempo.

Uomini e donne in onda dal 1996

Ansa

Maria De Filippi negli anni 90

Ansa

Dal tritolo vi salvaste per miracolo.

Con il suo autista, Luciano, Maurizio covava uno strano rapporto sadomasochistico. Non si rivolgevano quasi mai la parola, si davano del lei e tutte le volte che Maurizio saliva in mac-

china, Luciano partiva con i peana a Giuliano Ferrara e a L’i s t r u t to r i a , il programma che gli faceva concorrenza. Nonostante le provocazio- ni, Maurizio lo rispettava e lo teneva con sé da anni. Quella sera Luciano si dette malato e al teatro Parioli venne un’altra macchina. L’at- tentato era stato organizzato in modo perfetto, ma il diversivo dell’auto confuse chi doveva premere il pulsante. Quattro secondi di ritardo.

Con il suo autista, Luciano, Maurizio covava uno strano rapporto sadomasochistico. Non si rivolgevano quasi mai
Con il suo autista, Luciano, Maurizio covava uno strano rapporto sadomasochistico. Non si rivolgevano quasi mai

Il colpo di culo della nostra vita.

Amici, il talent in onda dal 2001

Ansa

Italia’s Got Talent, altro talent dal 2009

Ansa

Da quel giorno conducete esistenze estrema- mente appartate.

me di delirio. Le persone si nascondono dietro

Risponde mai?

cretinata.

Via Fauro non c’entra. Nonostante mi attri- buiscano gli stili di vita più diversi, sono de- putata al tran tran più banale e abitudinario che

un nick e galvanizzate dal bianco e nero si ec- citano con follie e sfoghi denigratori. Io leggo e rimango scioccata.

Sky e Rai l’avrebbero voluta a più riprese. “A La7 non andrei” disse. “Hanno troppa puzza sotto il naso”.

si possa immaginare. Io non esco di sera perché

Due settimane fa mi ha telefonato Cairo: “È

sto fuori tutto il giorno. Quando torno a casa

Mai. Se reagisci alimenti il nulla.

vero quel che si dice in giro su di lei? Perché se

non ho nessuna voglia di veder gente, l’am- biente dello spettacolo non mi è mai interessato e mi è capitato di dover stare in situazioni uf-

Quale settantaseienne?

È il prezzo della fama?

Se essere famosi significa scontare le Maggioni e le Nathalie preferisco l’anonimato.

è vero, io sarei molto interessato a incontrarla”. È stato gentile, l’avevo visto una sola volta 30 anni fa. Non ho niente contro La7, ma lavorare

ficiali in cui mi sono sentita molto a disagio.

Aldo Grasso con lei è stato duro.

a Mediaset non significa essere deficienti. Se 7

Certe sere ai Telegatti, con il tappeto rosso, le colleghe eccitate che ti dicono: “Mi raccoman- do, quando mi chiamano sul palco dammi il

Un tempo ci parlavamo anche per telefono. So che mi stimava e su di me aveva scritto anche cose più che onorevoli.

milioni di persone vedono un programma non si può pensare siano tutti idioti e a Canale 5, fino ad ora, io mi sono sempre sentita più che

cinque a favore di telecamera” e la sfilata di

Poi cosa è accaduto?

libera.

vanità sono ad anni luce da me. Meglio parlare

Devo aver perso ogni sua benevolenza dopo

Preoccupata dalla tempesta che investendo

Nella misura in cui la generale difficoltà eco-

Quindi niente La7?

con il 76enne di oggi che andare al Telegatto.

Uomini e Donne. Peccato. Sarei felice di piacergli perché spesso condivido quel che scrive e – va

Mesi fa mi aveva invitato Gad Lerner come ospite. A L’i n fe d e l e sarei andata, ma Mediaset

Se la chiamasse un broadcaster straniero?

Un signore che cerca due figli. Abitano a Bri- stol, hanno 46 e 47 anni, non li vede da 30. In

La accusano di non mettere un limite alla bru-

Ma io il limite lo metto. Lo metto eccome. Se

detto – Grasso scrive molto bene. Altre volte invece mi sembra spudoratamente di parte e mi

non concesse la liberatoria.

questi casi, prima di disturbare i diretti inte- ressati, rifletto a lungo. Ascolto, domando e cerco di capire chi ho davanti.

talità del reale.

passassero un po’ di tempo insieme a me, nelle

chiedo perché mi ritrovi a cercare la sua ru- brica. Però accade. Ogni giorno.

Berlusconi lambisce anche Mediaset?

nomica tocca anche l’azienda per cui lavoro. Il calo di pubblicità di Mediaset è un dato reale. I

Avrei molta curiosità, ma con l’estero il canale è aperto. C’è posta per te lo abbiamo venduto in 23 paesi, Amici è sbarcato negli Usa, Messico e Spagna. Lavoro sulla web tv e sull’innovazione. Le generaliste non dureranno per sempre, solo in Italia ottengono ancora quei numeri.

Lei li ottiene.

riunioni piene di dubbi, se ne accorgerebbero. I

conti devono farli. È inevitabile.

  • Mi sono sempre fidata dell’istinto. Della prima

miei detrattori vedono una parte di realtà che li

Lei ha sempre detto che sarebbe rimasta in

impressione.

fa vergognare e amerebbero nascondere sotto il

azienda se il rapporto di fiducia con Pier Silvio

È spesso quella giusta?

tappeto. La vedono e insorgono. Ma non è che

Berlusconi fosse rimasto solido. È ancora tale?

Neanche un po’.

censurandola cambi qualcosa. È un’illusione.

Cosa succederà a Mediaset dopo la decadenza

Non si sentirà precaria, De Filippi?

Dicono anche che sia brusca e non sorrida mai.

del fondatore?

Prima ti cacciavano se non funzionavi. Oggi

Anche se non ci crede nessuno, sono timida.

Pier Silvio e

suo padre sono due film com-

può accaderti anche se funzioni. Ecco cosa è

Non sono portata a blandìre. Quando ospiti Al

pletamente diversi. Silvio l’ho conosciuto su-

cambiato. Ecco come mi sento.

16 SECONDO TEMPO GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013 il Fatto Quotidiano CENSURA GAY Sesso, showbiz e candelabri
16
SECONDO TEMPO
GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013
il Fatto Quotidiano
CENSURA GAY
Sesso, showbiz
e candelabri
SODERBERGH RACCONTA LA RELAZIONE SEGRETA
TRA IL PIANISTA LIBERACE E IL SUO AMANTE
di Federico Pontiggia
L
iberace, chi era co-
stui? Pianista talen-
tuoso, strapagato e
idolatrato fra gli an-
Lowe e Dan Aykroyd, Behind the
C a n d e l a b ra è soprattutto il passo
a due del mesmerizzante Mi-
chael Douglas nelle vestaglie
rococò di Liberace e del paggio
Matt Damon nei costumini di
duce, che ha finanziato il pro-
getto, concedendo libertà crea-
tiva e non lesinando sul budget:
DIETRO I CANDELABRI ©
Usa, 2013
è cinema, e già Cannes se n’era
accorta, accogliendo il biopic in
Concorso senza colpo ferire.
regia: Steven Soderbergh;
con: Michael Douglas,
Matt Damon

ni 50 e 70, Liberace non rivelò mai pubblicamente la propria omosessualità: troppe fan avrebbero avuto un colpo al cuore, e il cachet pure. Un bac- kstage identitario “svelato” da

Dietro i candelabri (Behind the

C a n d e l a b ra ) di Steven Soder- bergh, che ripercorre la relazio- ne tra il musicista e il suo gio- vane amante Scott Thorson (Matt Damon), a partire dal li-

bro Behind the Candelabra: My Li-

fe

with

Liberace

Thorson.

dello

stesso

IMMERSA nel lusso, annegata nel kitsch, contrappuntata da diamanti, abiti e macchine da

mille e una notte (nulla cambia nel mondo dello spettacolo, ve-

  • di le odierne star hip-hop), la lo-

ro relazione durò cinque anni, pericolosamente vissuti tra ses- so compulsivo, droga e chirur-

gia plastica, per poi finire in una causa legale e la successiva riap- pacificazione sul letto di morte

  • di Liberace, stroncato dall’Aids

nel 1987. Nel cast anche Rob

 
 

MONDO AL CONTRARIO

Hollywood l’ha rifiutato. In soccorso del regista è arrivata l’emittente tv HBO, già famosa per i serial che produce,

che ha finanziato il progetto, concedendo libertà creativa

che ha finanziato il progetto, concedendo libertà creativa

Scott: due attori favolosi, “due pesi massimi di Hollywood che – ha puntualmente osservato

sul Chicago Sun-Times Lori Rackl

– affrontano agevolmente dei ruoli che sino a poco tempo fa ne avrebbero troncato le carrie- re”. Già, “il film è stato rifiutato da Hollywood, per le difficoltà che sarebbero insorte con il

marketing: all’epoca era impos- sibile, ma parlare di omosessua- lità – dice Soderbergh – è dif- ficile ancora oggi, e gli studios pensavano che potesse interes- sare solo un pubblico gay”. In suo soccorso è arrivata l’e-

mittente televisiva HBO, già world famous per i serial che pro-

Paradossale, anzi, solo triste, negli Usa c’è una televisione che sembra cinema, da noi l’esatto contrario: una Meglio gioventù non fa primavera, e da molto tempo ormai. Dunque, bravi tutti: Douglas, al rientro dopo il cancro alla gola; Damon, che più queer non si può; HBO, per coraggio e lungimiranza. E So- derbergh? Sulla Croisette, dove solo 26enne vinse la Palma d’O-

ro con lesordio Sesso, bugie e vi-

d e o ta p e nel 1989, l’ha presenta- to come il suo ultimo film, cosa che recentemente gli capita ab- bastanza spesso: vedremo, non ha progetti in cantiere, a parte la serie The Knick. Fosse il suo film

testamento, Dietro i candelabri ce

lo riconsegnerebbe fedelmente:

non un Autore, ammesso a Hollywood sia (ancora) possi- bile, ma un ottimo professioni- sta, un abile regista, impeccabi- le dietro la macchina da presa, stilisticamente ineccepibile, ma poeticamente ondivago – ac - canto all’esordio, i suoi picchi

sono Bubble e The Informant!, so-

pravvalutato il dittico sul Che – e carente in sensibilità.

COME DA titolo, avrebbe volu- to/dovuto sondare il dark side of Liberace, ovvero, il narcisismo divorante dietro i lustrini, la dissolutezza egotistica dietro le piume di struzzo, la co-dipen- denza – tema clou di Hol- lywood oggi, da The Master a Th e I m m i g ra n t – con Scott Thorson e la crudeltà dello showbiz, che ti riempie di denaro, ma ti chiude la bocca (l’impossibile coming out). Dietro i candelabri, vice- versa, che troviamo?

Lo sguardo di Soderbergh è coinvolto, bonario e pure con- discendente, ma l’approccio non è antropologico, bensì “zoologico”: sì, un safari colo- rato, esotico, ultrapop (non camp), dove appunto l’impor -

tante è fotografare bene. La vio- lenza, la sofferenza, la catena alimentare (showbiz mangia Liberace, Liberace mangia Scott) non sono qui: elogio della superficialità o, le tante critiche positive, elogi superficiali?

HORROR C ou rm aye u r si tinge di nero

N el segno di Venerdì 13. Così il Courmayeur Noir in Festival declina la sua 23ma edizione dal 10 al 15 dicembre nella

cornice dalla cittadina valdostana. Il programma evidenzia la Scandinavia come Paese principe d’annata che vede assegnare il Raymond Chandler Award allo scrittore svedese Henning Man- kell. Tra le anteprime nazionali si segnalano The Counselor Il p ro c u ra to re di Ridley Scott, E n e my di Denis Villeneuve, Dom He- n i n g way di Richard Shepard e D ev i l ’s Knot di Atom Egoyan. Tra gli italiani concorrono N eve di Stefano Incerti e Vi n o d e n t ro di Fer- dinando Vicentini Orgnani. Interessante sarà seguire le tracce delle nuove tendenze dell’horror italiano ne I cantieri della Paura.

AM Pas

RECENSIONI
RECENSIONI

La tragedia moderna di Wo o d y tornato (finalmente) in patria

© Stop the Pounding Heart regia: Roberto Minervini; con le famiglie Carlson e Trichell

TEXAS rurale ai nostri giorni. La fa- miglia Carlson si mantiene allevan- do capre e radicando la quotidianità nei principi della Bibbia. Nutrita di fede e prole vitale, aderisce a suo modo alla comunità di appartenen-

za, di cui anche la monta dei tori è parte integrante. In tale contesto si distingue Sara, una delle figlie ado- lescenti dei Carlson. Il suo incontro con il giovane Colby Tricell – co - wboy da rodeo e allevatore di tori – le causa profondi turbamenti. È il primo sussulto amoroso, che la ra- gazza non è in grado di compren- dere e che dunque affida alle pre-

ghiere e ai consigli materni. Terzo capitolo della Trilogia del Texas, l’o- pera di questo giovane autore ita- liano residente da anni negli Usa contiene eccezionalità di sguardo e capacità di narrazione a partire dal materiale documentaristico. I pro- tagonisti sono loro stessi, “ra cco l t i ” dentro la vita reale e restituiti in montaggio come fossero raccontati

in un film di finzione. Spaccato di un mondo Americano & universale in cui culture di appartenenza e inti- mità individuali dialogano magi- stralmente. Selezionato a Cannes 2013, da non perdere.

Anna Maria Pasetti

© Blue Jasmine regia: Woody Allen;

CIAK SI GIRA

 

“S u b u r ra ”, Romanzo Criminale avrà il sequel

“S u b u r ra ”, Romanzo Criminale avrà il sequel

G. De Cataldo

Ansa

IL ROMANZO noir “S u b u r ra ” di Giancarlo De Cataldo e Car- lo Bonini verrà adattato per il cinema in primavera da Stefa- no Sollima, regista delle fiction “Romanzo criminale” e dell’an - cora inedita “G o m o r ra ”, che sta ultimando con Stefano Rulli e Sandro Petraglia la sceneg- giatura di un nuovo film pro- dotto da Cattleya. Ideale se-

AL TERMINE delle repliche teatrali del suo “R i cc a rd o III” a teatro e dopo l’uscita prevista a febbraio del film “I nostri ragazzi” di Ivano De Matteo, Alessandro Gas- sman tornerà sul set in pri- mavera per interpretare il nuovo film di Francesca Ar- chibugi ”Il nome del figlio” Nel cast, insieme ad Ales-

IL BEST SELLER di Jess Wal- ter “Beautiful Ruins” d i ve n t a un film diretto dall’americano Todd Field (“In the Bedroom” e “Little Children”) ambientato in parte in Italia. La vicenda inizia nel 1962 sulla costa li- gure e viene messa in moto da un incidente che coinvolge il jet set internazionale presente a Roma all’epoca delle riprese

quel di “Romanzo criminale”

sandro Gassman, anche Va-

  • di “Cl e p o a t ra ” per proseguire

ambientato però nell’Italia di oggi racconta lo scontro tra il Samurai, ultimo erede della

leria Golino, Valerio Ma- standrea e Rocco Papaleo. Ma non è tutto: all’inizio

negli Stati Uniti per diversi de- cenni. Tra i protagonisti l’a s t ro nascente di Hollywood Imo-

Banda della Magliana, e l’one - sto colonnello Malatesta sullo sfondo del Grande Progetto, un enorme affare destinato a tra-

dell’estate l’attore romano sarà il protagonista insieme a Micaela Ramazzotti de “La corsa” diretto da Franco

gen Poots, la 24enne interpre- te di ''Una fragile armonia”, “28 settimane dopo” e del- l’imminente “Knight of Cups”

sformare le periferie romane.

Bernini.

  • di Terrence Malick .

 
16 SECONDO TEMPO GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2013 il Fatto Quotidiano CENSURA GAY Sesso, showbiz e candelabri

con: Cate Blanchett, Sally Hawkins

ALTOLOCATA socialite newyor- kese, Jasmine (Blanchett) perde tutto: il marito (Alec Baldwin, per- fetto) truffatore à la Bernie Madoff viene smascherato, lei deve rag- giungere esaurita e disoccupata la sorella povera (Hawkins, ottima) a San Francisco. Risollevarsi non è fa-

cile, Jasmine si divide tra vodka e Xanax, pose snob e pianto, finché

non incrocia un bel diplomatico (Peter Sarsgaard): è la salvezza? Dopo Midnight in Paris e To Rome with Love, Woody Allen torna in pa- tria e non racconta più favole: Blue Jasmine è una tragedia moderna, appena camuffata dalle buone ma- niere della strepitosa Blanchett. Un tram chiamato desiderio per retag- gio, l’età che avanza quale viatico al pessimismo, lo humour – e il ro- manticismo – a scomparsa, il regi- sta stigmatizza furbetti del quartie-

rino e mantenute al seguito, ma lo speculare elogio del “p ro l e t a r i a to” non è proprio nelle sue corde: sulle note di Blue Moon, rimane uno dei migliori Allen da Pallottole su Broadway. Ma… quanta tristezza.

Federico Pontiggia

© O l d b oy regia: Spike Lee; con: Josh Brolin, Elizabeth Olsen

DIRIGENTE pubblicitario e padre allo sbando, Joe Ducett (Brolin) alza il gomito, viene rapito e passa 20 anni in un motel-prigione, finché al- trettanto inspiegabilmente viene li- berato: impara a usare l’iPhone, vie- ne aiutato da una dolce assistente sociale (Olsen) e incrocia un “cat - t i vo” (Sharlto Copley), che forse sa qualcosa del suo infausto destino. Non tutte le copie vengono per nuo- cere: il merito principale di Oldboy diretto da Spike Lee, speriamo, sarà quello di garantire nuovi spettatori all’originale cult di Park Chan-wook, già Grand Prix a Cannes nel 2004. Perché tra i due non c’è storia: sulle

orme del graphic novel omonimo, il film coreano era furore stilistico e delirio poetico, il remake di Lee è un ripasso for dummies, alias, il pub- blico americano. Se Brolin gioca con la bilancia e non si risparmia, Spike professa il “vorrei ma non posso”: la Olsen pallida, Samuel L. Jackson a mezzo servizio, la violenza calmie- rata e la noia a supplire, stavolta la vendetta è dimezzata. Come le idee a Hollywood.

Fed. Pon.

© Il sud è niente regia: Fabio Mollo; con: Vinicio Marchioni, Miriam Ka r l kv i s t

GRAZIA ha 17 anni e vive a Reggio Calabria con il padre Cristiano (Marchioni). Quando aveva 12 anni suo fratello Pietro partì per la Ger- mania senza più fare ritorno. Ben- ché il padre le abbia comunicato la morte del ragazzo, Grazia ha ragioni di credere che ciò non sia vero e in compagnia del nuovo amico Car- melo inizia una forsennata ricerca di Pietro, ed inevitabilmente della pro- pria identità. Opera prima selezio- nata al Toronto Film Festival e ad Alice nella Città del Festival di Ro- ma, Il sud è niente mostra la dispe- razione sociale ed umana di un Me- ridione assoluto, vertice di quel Nul- la a cui l’efficienza odierna pretende di relegarlo. Personaggi-atomi, in- comunicabilità, sparizioni. Film ar- tefatto e pretenzioso, fatica a resti- tuire ciò che intuisce.

AM Pas

17 SECONDO TEMPO il Fatto Quotidiano GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 LUCIGNOLO ha mostrato il
17 SECONDO TEMPO il Fatto Quotidiano GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3 LUCIGNOLO ha mostrato il
17
SECONDO TEMPO
il Fatto Quotidiano
GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2 01 3
LUCIGNOLO
ha mostrato
il travestimento di un uomo nel latex
SU FOX CRIME
SU FOX CRIME

Arriva Blacklist, l’ultimo fenomeno made in Usa

di Patrizia Simonetti

U n uomo entra nel quartier ge- nerale dell’FBI, si qualifica e

porta tutto sul piccolo schermo ed ecco The blacklist, la nuova serie NBC seguita in patria da 13 milioni di spettatori, da venerdì in prima se- rata su Fox Crime.

IL PEGGIO DELLA DIRETTA

L’ultima di Lucignolo:

il voyeurismo nel l a tex

zo di plastica, il protagonista fu indotto a compiere scelte estreme che lo avrebbero condotto al suicidio; qui invece un altro

quel privato, intimo piacere. Sospenden- do la natura umana nella nuova mem- brana che la riveste. E ricercando nel con- tatto con quest’ultima, che viene spalma- ta di un olio che la rende più levigata e scivolosa, ciò che la pelle – la vera – gli nega. La protagonista della serata in cui il dirigente d’azienda e altri sono invitati si chiama Greta. Nel suo racconto si dà am- pio rilievo al contatto con quel rivesti- mento di cui ognuno è coperto, quasi che gli ospiti nella loro alterità siano inessen- ziali. L’erotismo diviene autoerotismo, perché la pelle artificiale rimanda l’im - magine di se stessi e livella ogni identità. Perché infine, in quel modo, si è tutti uguali, indifferenziati nel genere e nell’a- spetto. Godendo all’esterno della sempli- ce vista dei corpi e dei volti, dallo sguardo fisso e impenetrabile, e all’interno del contatto con la seconda pelle, che preme sulla prima. Si profila un orizzonte nuovo, un’inedita specie di uomo? Non proprio, forse, ciò che fantasticava Nietzsche – che non po- teva apprezzare le virtù del lattice – nel - l’ancor troppo umana figura dell’“ol - treuomo”.

di Luigi Galella

A i tempi del marchese De Sade la pla-

chiede di parlare con il vicedirettore. Poi posa a terra la borsa, si toglie giacca e
chiede di parlare con il vicedirettore.
Poi posa a terra la borsa, si toglie
giacca e cappello, si inginocchia con
le mani sulla testa al centro dello
stemma sul pavimento e in pochi se-
condi è circondato da agenti a pisto-
le spianate. Si chiama Raymond
Reddington ma è conosciuto come il
“concierge del crimine”. Ex ufficiale
di marina ricercato da vent'anni in
tutto il mondo, rivela che dietro a tre
attacchi sferrati anni addietro con-
tro l’ambasciata americana di Da-
masco, il consolato francese di Al-
geri e una banca di Bankok c’è un
solo uomo, Ranko Zamani, terrori-
sta serbo creduto morto, in realtà vi-
vo e vegeto e appena entrato in suolo
americano. Come trovarlo lo dirà
però solo alla giovane profiler Eli-
zabeth Keen, che nel frattempo sta
facendo tardi al suo primo giorno di
lavoro e che meriterebbe un premio
solo per essere pronta in 7 minuti.
Raccogli atmosfere, idee e persino
qualche scena da capolavori del ci-
ANCHE REDDINGTON, come i suoi
stica non c’era. Così come non esi-
stevano gli elaborati trucchi prostetici
del cinema odierno, con le maschere che
riproducono i volti a base di stampi in
alginato o in gomma siliconica. Il risul-
tato è la possibilità di realizzare un volto
finto che si sovrappone al vero con ap-
prossimata perfezione, trasfigurandone
miracolosamente i caratteri, come già
immaginavano per il loro protagonista le
visionarie autrici di Diabolik.
Nel vedere nell’ultima puntata di “Luci -
gnolo” (lunedì, Italia1, 21.30) un servizio
dedicato alla recente moda del “latex”, da
un lato vengono in mente il divino mar-
chese e le sue smanie libertine, dall’altro
riemerge alla memoria l’immagine di un
film del 1974: “Life Size”, dimenticato
dai più, con il grande attore francese Mi-
chel Piccoli. Raccontava della rovinosa
passione di un uomo per un simulacro di
donna. Un amore che poteva facilmente
esser declinato, nella narrazione, in for-
ma grottesca o comica, ma che nel film
assumeva invece un carattere teso,
drammatico. Infatuandosi di un pupaz-
uomo, la cui identità è celata e di cui sap-
piamo che svolge un’attività dirigenziale
in un’azienda, si trasforma lui, la sera, in
una bambola di lattice. Così come già
nell’arte, anche nelle zone erotiche di
confine si è verificato quindi uno spo-
stamento del soggetto all’oggetto. L’altro
non c’è più – nemmeno nella forma esa-
sperata di una donna di plastica a gran-
dezza naturale – perché si è fuso nel pro-
prio stesso corpo. Uomo e bambola
coincidono.
SI PUÒ SORRIDERE di fronte alla visione
del corpo fasciato nel latex, del volto che
scompare dietro la maschera femminile,
delle rughe e delle chiazze della pelle che
spariscono e delle imperfezioni che si
spianano, mentre l’espressione del volto
nell’irreale rigidità si fa spettrale; si può
sorridere, o al contrario si può diventare
molto seri, quasi intristirsi. Non perché
un uomo si travesta, traendo nel contatto
con il latex un piacere sensuale, ma per-
ché a sua volta è lui stesso che prende
dannatamente sul serio la particolarità di
l u i g a l e l @ g m a i l .co m
nema noir come S eve n , I soliti sospetti
e Il silenzio degli Innocenti, scegli un
protagonista carismatico e inquie-
tante come James Spader (C ra s h , Se -
c re ta r y , Boston Legal) che possa reg-
gere il confronto con i premi Oscar
Kevin Spacey e Anthony Hopkins,
illustri predecessori cinematografici
John Doe, Keyser Soze e Hannibal
Lecter è un manipolatore e sa quali
corde toccare con Elisabeth quando
la informa che Zamani ha intenzione
di far esplodere la figlioletta di un ge-
nerale nello zoo di Washington per
vendicare lo sterminio della sua fa-
miglia in un attacco americano in
Bosnia, costringendola allo stesso
patto stipulato dal dottor Lecter con
l’agente Starling: lui l’aiuterà a cat-
turarlo se lei gli racconterà del suo
passato, a cominciare dalla strana ci-
catrice sulla mano. Ma nulla è come
sembra e la vita della neo profiler ne
viene sconvolta: non solo Zamani le
entra in casa e quasi le ammazza il
marito, ma scopre anche qualcosa di
strano sull’uomo che ha sposato. So-
lo alla fine Reddington rivela che
quello di Zamani non era che il pri-
mo nome di una lista che lui stesso ha
compilato in vent'anni di onorato la-
voro al servizio del crimine chia-
mandola blacklist perché “suona ec-
citante”, ma ne parlerà, ancora una
volta, solo con Elisabeth Keen; “Io
sono Achab e se volete le mie balene,
dovrete stare alle mie regole”.
Gli ascolti
di martedì
ANNA KARENINA
Spettatori 5,3 mln Share 19,9 %
BA L L A R Ò
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prima parte”
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Visioni di futuro
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TG3 Informazione
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TG Regione - Meteo
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Le regole dell’ amore
Biografico (Usa 1996).
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Avanti un altro Gioco
“In amore vince chi ...
Di Richard
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“Occhio per occhio”
“Un testimone
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Sandra Bullock
scomodo” Telefilm
18.50
L’ eredità Gioco
a
...
“Terza puntata:
personale ricerca della
Meteo Previsioni del
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Attualità
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18.55
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20.00
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felicità Rubrica
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Meteo.it Informazione
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famiglia - seconda serie
“Ottava e ultima
puntata” Fiction con
Stefania Sandrelli
Battista
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Commedia (Ita 2011).
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Il Grande Cocomero
di Nobel - Drammatico
tempo
Di Alessandro
“Consegna speciale”
“Terreno di caccia” Tf
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Quinta Colonna il
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