Vous êtes sur la page 1sur 8

La scelta fra identità e appartenenza

efra assimilazione e integrazione
Remo Ceserani

Allineo qui, anzitutto, alcune vignette, tratte dalla memoria auto­
biografica.
Con la prima, siamo nell' estate del 1958: sullo sfondo, affioranti nel­
la memoria, le colline, i laghi, le foreste, il green di un collegio del Ver­
monto Arrivato per la prima volta negli Stati Uniti con una borsa Ful­
bright, accolto per la prima volta in una comunità internazionale (multi­
culturale), strinsi amicizia con ragazzi e ragazze di tutte le razze e culture
e, fra questi, con timido approccio, una giovane giapponese (che nel frat­
tempo è divenuta una famosa giornalista dell'cAsahi Shimbun»), Ci guar­
davamo con curiosità, discutevamo, confrontavamo identità ed esperien­
ze. Potete immaginare il mio stupore, un vero e proprio sconcerto, quan­
do la mia amica, attingendo alle sue conoscenze scolastiche e alle sue let­
ture, ha tirato fuori, per cercar di capire chi ero e da dove venivo, niente­
meno che Giulio Cesare e Fabrizio Del Dongo. Secondo la prospettiva
storica abbastanza appiattita di una giovane giapponese, io appartenevo
allo stesso ceppo di un generale romano, conquistatore di popoli duemila
anni fa, e di un nobile gentiluomo milanese, bello e spigliato, dell'epoca
napoleonica e della Restaurazione. E lei cos' era per me, nella mia prospet­
tiva altrettanto appiattita? Quando si metteva il kirnono, solo per me in ca­
mera sua, dovevo pensare alle dame di corte del Genji Monogatari di Mu­
rasaki Shikibu? E quando silenziosamente sfidava te reprimende dei suoi
compagni giapponesi, che consideravano il suo comportamento troppo li­
bero, dovevo pensare alle protagoniste dei romanzi di Junichiro Tanizaki?
La seconda vignetta risale al 1977. Siamo a Melbourne, in Australia,
dove vado come visiting profissor invitato da Colin McCormick. La coSCRlllUR[ MIGRANTI" 5 (2011)

dei legami culturali for­ ti con i luoghi di origine. le radici) e dell'immaginario (la storia . A questo punto. il 15 giugno 1389 . certi paesi siciliani hanno più di Il n'associazione che inalbera il loro nome. Il gioco delle domande e delle risposte si è alla fine allontanato dai riti con­ venzionali: d'improvviso sono state. lavorano nei campi e nelle vigne nuova­ mente impiantate. alcune forti alcune timide. l'impegno forte e intelligente della direttrice e la sua conoscenza competente e profonda della lingua e cultura del pae­ se. di condividere o respingere idee. vorrei affrontare. ma ho qualche motivo di soddisfazione e speranza nell'assistere alla nuova vita della Croazia. Non oso dire molto della città e della gente: a prima vista mi è sembrata molto familiare (io stesso. Passare una serata presso uno di questi club dà la sensazione di tornare indietro nel tempo. leggere una novella campagnola di Nievo o di Verga. e cioè prove ­ niente da una regione che. Tutti sap­ piamo che l'idea di un'identità forte . tra le voci. è un prodotto tipico della modernità. in bella posizio­ ne strategica nel pieno centro della città. ecc. l'attenzione d iscreta e partecipe (almeno così mi è sembrata) degli intellettuali croatì venuti a incentrarmi e da me stimolati a ripensare i problemi dell'identità e della memoria. ecc. tutte domande. e di delineare con prudenza nuove form e di vita civile e collettiva. le classi. come è no­ to. Se­ condo momento: la serata all'Istituto italiano di cultura. negli ultimi tempi.44 Remo Ceserani La sceltafra identità e appartenenza munirà degli italiani. gli in­ ni. sia delle singole comunità (i gruppi sociali. in questi ultimi tempi. compare sempre più spesso nei discor si degli storici e dei giornalisti. non molti laburisti australiani. la mostra grafica. sia delle singole persone (gli im­ prenditori. Come faccio a senti rmi italiano? La terza vignetta ha com e sfondo Zagabria. il desiderio qua si febbrile. nel Dipartimento di Filologia ro­ manza: l'intensità degli sguard i di alcuni dei giovani . del Fascismo e della Resistenza). ma poi mi è sembrata anche presa da pro~ blemi particolari per me difficili da decifrare e però evidenti e forti . senza più vere frontiere. l'identità padana (del tutto immaginaria e composita) . Fra gli operai si muovono alcuni attivisti mandati dal sindacato italiano. a una piccola realtà locale. Nella città ci sono le sedi delle associazion i in cui si riuni scono gli emigrati provenienti dalla penisola. semmai un bisogno di ripiegamemo su di sé. porto i segni di radici storiche e cul­ turali molto simili alle loro ). trovare delle chiavi inrerprerarive per la grande massa di prodotti culturali che ci circondano e sommergono. nel Kosovo. le radici cristiane d ell'Italia o dell'Europa. con insistito riferi­ mento. Primo momento: il tardo pomeriggio all'Università di Zagabria. un a ne­ cessità di rielaborare il passato. realizzan­ do per una volta in pieno la funzione di un istituto di cultura. nella cantieristica. le nazioni). come lombardo. qualcuno più vicino alla sinistra italiana. in un mondo che è ogni giorno più com plesso. (Qualcuno fra gli inviati da Roma farà presto il salto della quaglia e andrà a lavorare per il giornale della destra) . senza più sicurezze . ha fatto parte dell'impero asburgico. la bandiera. ma quel­ la di risuonare di tante domande. j costruttori del proprio destino. nessuno slancio troppo azzardato . a tenere qualche lezione e conferenza. La parola identità. come altre che conosco nella Mirteleuropea. affidato soprattutto agli sguardi. su vere e proprie costruzioni di sé con tutti gli strumenti offerti dalla mito­ logia (le origini. il tema dell'identità. della chiusura nazionalistica e dell'apertura rnulriculrurale. e delle trasmissioni televisive. Ci Sono andato. per discutere di identità: l'identità ita­ liana. le date fatidiche sia delle vittorie sia persino in certi casi. dei blog. dei giornali. delle sconfit­ te. giorno di San Vito). com' è avvenuto per l'id entità serba in seguito alla vittoria turca nella Piana dei Merl i. all'ini­ zio del dicembre 2000. gli annunci. l'impegno delle sue collaboratrici e collaboratori. Vengono dalla Sicilia. SCI1l7Tf/ RF: M I CR/b\7/" 5 (201/ 1 SCRIT1V!IE MfGRANTf ". emigrati in quel lontano paese dalle più diverse re­ gioni italiane. i protagonisti della propria vita). che organizzano riunioni politiche cui partecipano anche democratici gre­ ci e anarchici spagnoli. e hanno riempito le pagin e dei libri. più che negli Stati Uniti. conserva. mi sono rimasti impressi nel­ la memoria soprattutto due momenti e luoghi. che mi app arivano accompagnati da dubbi e sospensioni. costruiscono case e strade. Del cerchio breve degl i incontri ufficiali e delle con versazioni informali. Le impres­ sioni sono purrroppo molto soggettive e bisognose di conferma. Molti si sono affannati. 5 (201I) 45 . dal Friu­ li. dei siri web. fra di noi. dalla Campania. lasciando i ricordi personali. che non può essere quella di fornire risposte ai problemi del momento. usata a proposito e a sproposito. che si so­ no levate a pormi domande dopo le lezioni. con le sue vetrine illuminate. all'identità italian a (un'identità. ma a un paese. abbastanza incerta e traballante e prodotta con qualche fatica attraver­ so le vicende del Risorgimento. con mio stupore so­ no fortem ente parcellizzate: ciascuna fa riferimento non a una regione . in li­ nea gener ale. Hanno qualche giornale di idee mo­ derate e vagamente nazionaliste. imposizioni . ragazzi e ragazze. La mia identità e la loro non sembrano avere quasi punti in comune. pre cisare concetti. basato su forti investimenti ideologici. con il drammatico insieme di problemi che un simile discorso comportava. davanti a me. adesioni spontanee.

abbiamo problemi non piccoli a risalire all'indietro nel­ la storia e a identificare le nostre origini e identità. siano esse etniche. che vanno a vi­ vere presso uno di loro oppure si spostano entrambi in un paese terzo. civili. Oggi dovremmo essere in un mondo. per sfuggire a strutture chiuse e corporative. condivisione d'inceressi economici. sommessamente. intererniche. o villanoviana. por con tut­ ta la mobilità sociale del mondo globalizzato. non siano molti quelli che possono scegliere). peggio ancora. e spesso un contrasto (anche vio­ lento) con le identità altrui. l credo che sia doveroso riconoscere che il problema del­ l'identità italiana sia un vero ginepraio. romana? O addirittura pe1asgica. Cosa sono io. o per semplice deside­ rio di ampliare conoscenze ed esperienze. disponibilità a rafforzarla e difenderla fino al sacrificio (<<pro pa­ tria mori»}. ammes­ so che abbiano davvero una possibilità di scelta (e temo che. nato in Lombardia? Di eredità celtica. l'In­ ghilterra e gli Stati Uniti. Habermas concepisce l'Euro­ pa come una comunità specifica di cittadini (citoyens) caratterizzata dalla presenza condivisa di valori come la solidarietà. culturali o. comporta un'inevitabile conseguenza di conflitti. dorico. E la storia offre esempi infiniti di guer­ re tribali. È stato chiarissimo in proposito il filosofo tedesco Ji. sembrano poco orientati verso la solidarietà e il sociale. 20] O). h­ tino. sarebbe bene che preferissero una comunità caratte­ rizzata da valori condivisi come «la solidarietà. vanno a operare nei centri di ri­ cerca o nei laboratori di altri paesi. sulla scorta delle importanti revisioni in corso dell'interpretazione storica del Risorgimento. che si corrono grossi rischi. una lingua e una storia comuni». l'inclusione politica ed economica». etrusco. Sono persone che si trapiantano per necessità o per gusto della novità e dell'avventura. Sono coppie che si formano dopo l'incanno fra in­ dividui (uomini o donne) appartenenti a culture diverse. valori culturali. anziché erni­ SCIIITTUII{. l'orientamento verso il sociale. nati in qualcuna delle regioni italiane. nazionali. se ben ricordate) sulla necessità di in ­ serire nel testo la rivendicazione dell'idenrit à cristiana dell'Europa. re­ ligiose. q ueìlo della globalizzazione o della modernirà liquida.46 Forse è il caso di dirci. il quale nel 1846 si fece sostenitore di un'Italia unificata con il consenso papale e nel 1848 si proclamò federalista? Sentite cosa scriveva nel Primato degli Ita­ lianì(l845. l'inclusione politica ed economica. in cui gli individui si muovono sempre più ra­ pidamente e attraversano molti confini: sono immigrati che lasciano i paesi poveri o i regimi polizieschi per andare a vivere in società più aper­ te e più ricche di opportunità di lavoro. interpretazioni del passato e sviluppo di una «sfera pubblica». 2005 . Sono giovani che hanno ottenu­ to una formazione nelle università e nei centri di ricerca del proprio pae­ se e. Se poi esaminiamo il problema dal punto di vista della storia. e s'attiene alla stirpe e alle abitudini primitive di essa. Sono i protagonisti della mobilità sociale. l'orientamento verso il so­ ciale. conjuicio e possibilmente con armi pacifiche. la cui identità collettiva «non esiste indipendentemente o antece­ denternente al processo democratico da cui scaturisce» (Habermas 200 l). quando si parla d'identità. o germanico-Iongobarda. Se esaminiamo questo problema dal punto di vista della teoria so­ ciale. e dichiarava di concepire piutrosto le nostre nazioni mo­ derne come comunità di cittadini: «una comunità civica. Tutti noi. antico. che ne ha parlato al tempo della discussione sulla co­ stituzione europea e dello scontra con chi insisteva (fra questi non solo i prelati del Vaticano ma anche Fini. 1 Vedi gli studi di Lanaro (1996) e Banri (2000. cioè: attacca­ mento più o meno volontario alle proprie radici e alla propria comunità di origine. uno dei padri della patria di cui si parla poco in questi giorni . l'idea di appartenenza. romano.138): Il genio proprio degli Italiani nelle cose civili risulta da due compo­ nenti. Il panorama mondiale è ancor oggi pieno di conflitti che nascono proprio dalla rivendicazione delle proprie radici e dallo scontro fra identità diverse. come voleva Gioberti. mondiali. pe!asgico. latina. l'uno dei qU<lli è naturale. che tendono a cancellare il welfare. cioè: libera scelta della comunità in cui vivere e disponibilità a raflorzarla e difenderla. MICRANTI" 5 (20/ I) La scelta fra jdentità e appartenenza Rema Cesemni 47 ca». Lat­ taccarnento alle radici. non possiamo che contrapporre all'idea d'identità. SCRITTURE MIGRANTI n 5 (20 / 1! . nate da simili rivendi­ ca ZIO Ili. La difesa delta propria identità prevede un confronto. procedure democratiche. e si cade in troppe rigidità ideologiche. Ha­ bermas respingeva qualsiasi idea tradizionale di nazione come "una co­ munità del destino plasmata da una comune eredità. Per fare qualche esempio dal mondo occidentale dopo la grande crisi: molti paesi Europei sembrano poco inclini all'inclusione politica ed economica degli immigrati. Questo passaggio del discorso di Habermas mi sembra di grande im­ portanza: coloro che possono scegliere la comunità a cui aderire.irgen Habermas. Rifacendosi all'idea illuministica degli Stati moderni come formazioni storiche fondate su un contratto costituzionale. etrusca.

come di­ mostrano. inoltre. che acco­ muna quasi tutte le lingue amiche e moderne del continente (ricorda pet esempio la presenza in molti paesi dei derivati dei termini dubron e dour che in celtico e in brettone armoricano significavano "acqua". procrearn dal Cristianesimo. dalle credenze religiose nate dalla paura (che De Rougemoot considera una eredità propriamente evangelica). proponendo nei suoi Ecrits sur l'Europe (1994) uno Stato fede­ rale basato sul modello della Svizzera. gli Sla­ vi. Dordogne. dopo la formazione parigina (il cui frutto fu un libro curioso e controverso. sottolinea De Rougemont. la Dordrecht in Olanda e venti altri fiumi europei). sierne armonizzano. ricordare le parole di un grande intellettuale ginevrino. gli Arabi. orgoglioso della sua indipendenza.i nomi dei fiumi Douro in Spagna.48 Remo Ceserani l'altro è sovrannaturale. ma capace di con­ tribuire alla fondazione di valori condivisi della comunità (eredità greco­ cristiana colorata di valori germanici e celtici). Questi due elem enti. da Ginevra si spese con grande energia in favore del­ l'Europa. Dr òme e Dare in Francia. i Germani. a lasciarsi attrarre dall'astrazione (e quindi essere meno capaci di comu­ nicare con le proprie forze vitali dei popoli africani influenzati dall'ani ­ mismo). e pro­ viene dal le credenze e instituzioni radicate. tradizioni storiche (ma anche . purtrop­ po molto diffusa. il secondo religioso e ieratico. in. e alle due inst ituzioni italiane più forti e mirabili (alle quali credo che niun'alrra si possa paragonare) cioè all'imperio latino nato dalla civiltà etrusco pelasgica. i Celti. ma co n assidua vicenda. e corrispondono ai due grandi periodi della nostra istoria prim a e do­ po di Cristo. non delle identità. guelfo. Gerusalemme. oppure l'apporto germanico e celtico dell'ideologia cavalleresca e della fedeltà di appartenenza al clan e al ceto nobiliare. è tma condizione fondamentale della creatività e dello spirito d'in­ venzione»! propri dell'Europa. Denis De Rougemont. Drance e Thur in Svizzera. che negli ultimi anni della sua vita. 5) la tendenza. delle lingue. 6) la tendenza. il Cristianesimo. Vorrei. 3) la concezione della persona umana fortemente autonoma e impe ­ gnau a seguire una propria vocazione indipendente. che ha portato gli Europ ei a costruire stati-nazione molto accentrati e autoreferenziali e. delle nazioni e persino delle re­ ligioni. giacché essendo logicamente simultanei e crono­ logicamente successivi. SCRfT7VRE MIG RAA'TI" 5 (2011) SCRllTUREMIGRAN TI" 5120/ J) . a tutti quanti si tormentano sulla questione dell'identità ita­ liana. cattolico. l'uno co mpie l'altro. e da una solidarietà un po' chiusa su di sé e corretta da un qualche egoismo . le due Dore in Italia. rispettabilissime. ar­ ricchita di elementi della gnosi e dell'erotismo arabo. Id sceltafra identità e dppartenenztt 49 altri elementi . le rrad. Roma . De Rougemont insiste sulle diver­ sità delle tante componenti che formano l'Europa e sul loro ruolo fecon­ do (lo stesso. gli Scandinavi. ma delle differenze e delle appartenenze. De Rougemont mette in campo le tre città-simbolo della grande tradizione. calvinista. a lasciarsi condizionare dai legami pesanti con la mare­ rialità (e quindi a essere meno distaccati e liberi rispetto . e di un'Euro­ pa. dovute all'eredità indoeuropea. sono dell'aurore. a maggior ragione. e ancor più su quella dell'identità europea. per esempio. ai popoli influenzati dall'induismo o dal buddismo) . 4) lo spirito critico e la propensione a liberarsi dall'impalcatura del sacro e dal culto dei morti . 2) la lunga tradizione di organizzazioni statali e burocratiche forti . dai miti tribali. ma da peculiari. Nella ricerca delle memorie condivise. che sono entrambi nostrani. mediante un uso di ben quindici secoli e torn ate in seconda natura agli abitanti della peniso ­ la. Mi pare un quadro straordinariamente efficace delle nostre tante di­ versità e un programma convincente in favore di un'Italia. Ma ricorda anche 20 ve non diversamente indicato in bibliografia. dei partiti. ma anche spirito libero e coraggiosamente radicale. moderno cristiano. la Gre­ cia. De Rou­ gemont aveva in mente la Svizzera: un paese in cui convivono tre reli­ gioni e quattro lingue. a non saper con­ cepire Dio o la vita spirituale al di fuori dei quadri istituzionali delle Chie­ se. si deve aggiungere. e poi numerose culture: l'Oriente. Durance. delle sue isti­ tuzioni politi che. che spiegano l'insieme complesso e pieno di contraddizio­ ni delle identità europee: l) la molteplicità delle lingue ma anche le loro profonde e nascoste affinità. per la dismisura e per la potenzialità trasfigurante del sacrificio e della sconfitta. linguistica o re­ ligiosa. da non poche ragioni di convenienza e interessi eco­ nomico-materiali. eredirate dall' opera di ro­ manizzazione. dovremmo dire dell'Italia): «la diversità delle tradizioni. oppure ancora l'apporto occitanico della concezione cortese della vita e dell'amore. unito non da ragioni di identità etnica. Egli ricorda per esempio l'apporto celtico del gusto per l'avventura. L'amore e l'occidente [1939]) e un lungo sog­ giorno americano. figlio di un pastore. e alla dittatura civile del Papa nel medio evo.come dimostra il recente affacciarsi sulla sce­ na politica di un movimento xenofobo come il PPD di ChrisrofBlocher (2002). Atene. ma il primo dei guaii è specialmente civile e laicale.

Si tratta di due grandi paesi. Obam a raccontò di essere andato in Africa pensando di poter unire con un atto di forza i suoi molti mondi in un'unica totalità armoniosa. che possiamo avere tratti diversi e non essere qui arrivati dallo stesso luogo . Nel libro autobiografico Dream s from My Father (2004). mi pare che la lezione di De Rougernont. di forze ed enclave di resistenza (le comunir à spesso chiuse e ghettizzate di cinesi. E tuttavia la pratica dell'assimilazione è rimasta il programma uf­ ficiale della politica americana. 2004. africane. sull'accettazione condivisa dei processi democrati­ ci e delle form e moderne della solidarietà e della legalità. ma nutriamo speranze comuni. una storia lunga e complessa. espressioni di odio e paura. slogan razzistici . ma su una comune. da un paese di molti. A me pare che essi rappresentino due modi diversi di affrontare il proble­ ma dell'accoglienza. estremamente confusa e distratra.50 Remo Cesera ni Tutto considerato. di marca illuministica. ma si è subito scontra­ ro con grosse d ifficoltà. da Martin Lurher King (il discorso l haue a dream. nel 1987. di contraddizioni . La scelta fiYl identitìz e apparteru!I'lW 51 userò i casi. degli Stati Unici e del Canada. che tuttavia hanno attuato. potrà avvenire gradualmente e senza conflitto. Ne parlo mentre nel Mediterraneo continuano a vagare bar­ coni carichi di profughi e aspirami immigrati e nel mondo politico e gior­ nalistico si alzano e sovrappongono fra loro. nobi ­ li discorsi sui problemi dei rapp orti razziali e culturali. americane. per quan­ co diverse fra loro. fra loro diversi. nell'epoca successiva alla colonizzazione. per illustrare quello fra assimilazione e integrazione l Sul rema dell'id entità europ ea. Se invece in quel­ la nazione o Stato la convivenza civile è basata non su identità etniche (o addirittura rribali). come se fossero più o meno la stessa cosa. PCt illustrare il dilemma fra identità e appartenenza ho usato l'esem­ pio della Svizzera. H a aggiunto: «noi pertezoniamo la nostra unione se capia­ mo che possiamo avere storie diverse. fin qui. il principio del melting por. producendo una coscienza nazionale chiusa e ristretta . indonesiane.verso un futuro mi­ gliore per i nostri figli e nipoti». paese del padre. dalla Francia. rispett o a questo problema. ma tutti vogliamo muoverei nella stessa direzione ." Ho parlato. Dopo aver raccontato le sue complesse origini. l'unica possibilità per chi vi entra provenendo da un'al­ tra cultura è una più o meno rapida assimilazione. Durosellc ( l 965) c Morin (19 87) . noi siamo vera­ mente uno ». sarann o da ten e­ re in att enta conside razione le posizioni di Dc Madariaga (J 952). a Washingron il 28 agosto 1963) a Ba­ rack Obama (il discorso A more p erfect Union. volontaria e paritaria aderenza ai principi costituzional i. da altri paesi europei.che. nati dopo una violenta e colpevole eliminazione delle culture locali da parte dei nuovi venuti . paradossalmente confermato dalla persi­ stenza. così co­ me quella di Habermas. Anche j du e concetti di integrazione e assimilazione vengono usati spesso senza troppe distinzioni . oltre al classico Chabod (196 1). dei due concetti contrapposti di identità e ap­ partenenza. a Filadelfia il 18 marzo 2008) . ha riba­ dito. allora il proces­ so di integrazione fra le culture delle varie comunità di cittadini. La sorella Aum a ha dimostrato di avere molti pre­ giudizi verso gli stranieri di origin e asiatica immigrati a Nairobi e anche verso i kenyoti di visi fra loro in più di quaranta tribù «<I Luo sono inrel- SCRI T TI/Re MIGRANTI ". 2005). con la convinca accettazione del tasso di arricchimento che il confronto fra le cul­ cure può arrecare a un a società aperta e muIriculturale. dentro un processo esteso di assimilazione. ispanici e altri gruppi non assimilati) e di invisibili confini che circondano spesso quelle co m unità. Se in quella nazione prevalgono i temi dell'identità e del­ l'attaccamento alle proprie radici. conquistatori e colonizzatori pro­ venienti dall'Inghilterra. in una angosciante cacofo­ nia. Ora vorrei soffermarmi su altri due concetti che riguardano molto da vicino l'attualità sociale e politica: quelli di integrazione e assi­ milazione. un abbandono pi ù o meno doloroso della propria cultura e un'assunzione più o meno entusia­ stica della cultura dominante (a volte con una vera e dolorosa deforma­ zione: l'assimilazione totale. echi abbastanza isterici dei libri di Oriana FaHaci (2001. il Canada quella dell 'integrazione. por­ toricani. coreani . 5 (20 11) . ha ricorda­ to che la Costituzione americana ha alla base il principio della totale ugua­ glianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. non priva di momenti drammatici (la guerra civile 1861-65). 5 (20 11) SCRi TTURE MICRAN IIII. batt aglie durissime per i diritti civili. potrebbe essere estremam ente salutare in un'Ita­ lia come è quella in cui viviamo. dentro una nazione moderna e l'ambiente culturale in essa dominante. hawaiane. raccoman­ do il viaggio farro in Kenya. Certo gli Stati Uniti hanno. «è una storia che ha stampato nel mio patrimonio genetico l'idea che questa nazione è più della somma delle sue parti . volonterosa ed entusiastica) . Obama nel discorso di Filadelfia. in forma solenne. due politiche di­ verse: gli Stati Uniti quella dell'assimilazione (il melting pot) .

Non è una questione di scelta consapevole.52 Remo Ceserani La scelta fra identità e appartenenza 53 Iigenti ma pigri». come professore e deputato al parlamento. il giovane Ignatieff si è for­ mato all'università di Toronto e in altre scuole in mezzo mondo e si è se­ gnalato per l'intelligenza. Con scarsissirno successo e tirandosi addos­ so l'accusa di ingenuità e idealismo. Ma ha anche condan­ nato la saggezza di molti altri. da questo punto di vista. poiché si tratta non solo di un intellettuale e studioso che ha scritto molti libri (molti tradotti an­ che in italiano). Solo la cultura dei bianchi può sentirsi non razzista e accogliere di tanto in tanto qualche persona di origine eso­ tica.5(20! I) . Egli ricorda. si è fatto sostenitore del­ la politica statunitense nel mondo (un im perialismo buono e a fin di be­ ne. E anche questa volta l'operazione è fallita. (d Kikuyu sono avidi di denaro ma laboriosi». dal «Globe and Mail» di Taranto al «Ne~ York Tirnes». che cornin­ ciava così: «La catastrofe che si è realizzata in Irak ha condannato irrirne­ diabilmente la saggezza politica di un presidente. accanto a quella di Obama. Ha continuato gli studi storici a Oxford. che in realtà «Siamo tutti membri della stessa tribù. non il contrario. SCII1TTURE MIGRANTI Il. che come commentatori abbiamo appoggiato l'invasione». ma che abbiamo di recente incontrato sui giornali. delle guerre fra gang di giovani violenti). e per la conduzione di fortunate trasmissioni radiofoniche e televisive (BBC). ispirandosi all'esperienza canadese. dialetti­ camente contrapposta all'altra città che si affaccia su un altro dei Grandi laghi. Numerosi i suoi libri di storia e teoria politica. Moderatamente progressista. e co ntro l'assimilazione (o omogenizzazione etnica e culturale). Come giorna­ lista si è segnalato per la collaborazione a grandi giornali. assimilati in un'unica unità multiculturaje. dove il servizio telefonico per le emergenze offre assistenza in 170 lingue. accompagnati da scorribande nel mondo della narrativa di creazione.). Obama ha cercato di far passare l'idea che il tribalismo è la causa dell'ar­ retratezza africana. figlio di un immigrato russo che aveva fatto una brillante carriera diplomatica. secondo lui) e si è molto impegnato a favore degli interventisrni mi­ litari «per scopi umanitari» (Kosovo e più di recente Irak). Harvard. In numerosi libri e saggi Ignarieff. E ha LUla sfo­ go contro quegli americani che ancora sono incapaci di accettare fra di lo­ ro.ieff ha rimediato una sconfitta molto pesante. Ignar. gli afro-americani: «Parlano della ricchezza della loro eredi­ tà multiculturale e sembra una cosa buona. Quando parla di integrazione egli intende grosso modo anche assimila­ zione e assume come punto di vista la rivendicazione della pari dignità de­ gli afro-americani con tutti gli altri cittadini. ecc. ha una storia abbastanza complicata: nato a Toronto nel 1947. la conoscenza delle lingue e le doti di buon cal­ ciatore. Ignatieff. è una città esemplare. Solo la cultura dei bianchi può credersi neutrale e oggettiva. Come professore si è mosso fra Canada. tra l'altro. è del canadese Michad Ignatieff: un nome meno noto di quello di Obarna. in Dreams /rom My Father. tradizionale neHa politica canadese e storica­ mente contrapposta a quella statunitense. si è clamorosamente srnarcato. alla pari. ma analizzando in profon­ dità quella dì molti altri paesi. dove è stato allievo di lsaiah Berlin (e più tardi ha scritto di lui). la discussione con una ragazza nera dalle origini altrettanto miste delle sue. Solo la cultura dei bianchi ha gli individui». che ha sfidato il 2 maggio 2011 in elezio­ ni anticipate il governo di minoranza del primo ministro conservatore Srephen Harper. Inghilterra e Stati Uniti. Obama non fa gran distinzione fra integrazione e assimilazione.5 (20/ I) SCRlTTURE MIGRANTI" . Quello che mi interessa qui di sottolineare è il contributo dato da Ignatieff alla concezione. La minoranza assimilata dentro la cultura dominante. Taranto. prende una posizione netta in favore del­ l'integrazione (che lui a volte chiama convergenza etnica e l'antropologo cubano Fernando O rtiz [1940] ha chiamato transculturaciérà . solo una faccenda di forza gravitazionale: l'integrazione ha sem­ pre funzionato così. La tribù nera. rinverdendo i fasti di Masarik e Mitterand). in favore dell'integrazione cul­ turale. superiore anche alle pessimistiche previsioni de­ gli esperti. una strada a senso unico. espressione del mondo del business e dello stato del­ l'Alberta dominato dall 'industria petrolifera. con un lungo articolo nel «New York Times Magazine» del 5 agosto 2007. necessa­ riamente. ma anche uomo della Realpolitik.. degli scontri raz­ ziali. Cambridge. che minaccia di diventare monoculturale (l'individuali­ smo americano). Dopo aver so­ stenuto la politica di Bush. Non è molto comune nei nostri tempi che a guidare un grande par­ tito politico e aspirare a governare un grande paese sia un intellettuale e studioso di politica (è Carne se da noi volesse entrare in politica Giovan­ ni Sartori. ma del principale candidato dell'opposizione progressi­ sta (partito liberale) canadese. la statunitense Chicago (l'una una città di pacifica convivenza e in­ tegrazione fra molte culture. La tribù umana». finché non ti accorgi che evi­ tano la gente nera. Dal 2000 al 2005 ha diretto un centro di difesa dei diritti umani a Harvard. L'altra voce che vorrei far sentire. io stesso incluso. Nel 2006 è rientrato a Taranto. l'altra la città dei ghetti.

A. ma almeno si è sm esso di sparare. S. 2004. La seconda tappa lo porta nella nuova G ermania riunita e analiz­ za la situazione in cui due popoli. Milano. C (2002 ) Dix ans aprè s le non au tra it éde l'BEE: analyse de la situa tion et perspectiues: bilan d'Une votation capitaleet ses cons équences pour la Suisse de demain. La prima tappa del viaggio conduce Ignatieff nella ex-Jugoslavia. Saitra. Ign a[icff. un nazionalismo viru lento come quello dei gruppi neo-nazrsn. dà oggi un'immagine di sé m eno n egativa di quella del pas sato: le difficoltà di convivenza sono tutt'altro che superate. Sestan e A. Banri. Chabod. (2 00 I) La rabbia e l'orgoglio. Au­ gust 5. la cui popolazione per gran parte del Novecento ha vissu to sotto il regime sovi etico. AM. è tutt'alt ro che liquidato.L'Apocalisse. pp. forme di integrazione ed eccessi nazionalistici. etnicamente e culturalmente ben distinti. Mar­ silio. Felrrinelli . nei documenti e nelle immagini. turri coinvolti in processi di costruzione nazionale. Ma perché allora. Mil ano. Ignatiefflascia l'Europa e ap prod a in Canada e in particolare nel­ la regione separatisra del Quebec. (1961) Storia dell'idea d'Europa. 5 (20 1I) . Union générale d' éditions. ideologie e identità nazionali diverse. combattono da anni contro i propri vicin i. Ignarieff ha raccontato un viaggio in sei paesi. da ultima. Farrar. Fallaci. (2001) Why Europe needs a Constitution. 57-80.M . ora si trovano a dover scegliere fra un «nazionalismo civico» (que llo auspicat o da H aber­ mas) e un nazionalismo etnico e patriottico. Hollis & Carter. conflitti sanguinosi. (19 39) Eamour en occldent. Milano. Perché l'Europaha bisogno di una costi­ tuzionei. (20 10) (a cura di) Nei nome de1l1talia. New York. S. Il na­ zionalismo . santità e Onore alleori­ gini dell'Italia unita. scritto in concomitanza con un do­ cumentario televisivo per la BBe. Pari s. con pro­ spet tive econom iche tutt'altro che favorevoli (per non parlare dell e al­ trett anto forti richi este di autonomia da p arte delle po polazio n i abori­ gene)? Il viaggio successivo porta Ignatieff nel Kurdistan . che nel passato ha provoca­ to d isastr i e. 1938. Roma-Bari.Remo Ccscrani La scelta fra identità eappartenenza In un libro pubblicato nel 1994. boaro. O . Srraus and Giroux. O. O. peggi o . Reda­ no. Monnet. Laterza. (J 996) Patria: circumnavigazione di un'ideacontroversa. (1994) Bloodand belonging:journeys imo she neu/nationalism. M . Il. ma produce anche u n co n flitto b ellico d eva­ stante. ir. ma persiste la d ivisione fra chi guarda con nostalgia al vecch io ord ine (i citta dini et­ nicamente legati alla Russia) e chi alla nuova nazione (i cittadini che si sentono et nicam ente ucraini)? A questo punto. Barni. 54 SCRlITURE MIGRANTI Il• . come quarta meta del suo viaggio . dopo essere sta ti separati p er qu asi cinquant'anni e aver coltivato con ce­ zioni del mondo. l'Irlanda del Nord. «T he N ew York T imes Magazine». De Rougemom. per creare un a loro nazione. e an che al proprio interno. Identità sessuali e violenza nel nazio­ nalismo europeo dal XVIII secolo alla Grande Guerra. n'ad. l'Irlanda del Nord. M. U n io n D érnocrar ique d u cenrre. C alarne. P<I­ ris. Paris. Fallaci. Venezia. sta an zi risorgendo in molti paesi e provocando oltre che fenomeni di identità e appartenenza. Rizzoti. Bocca. pp. La situazione qui è diversa. 5-26. continuano a chiedere un'autonomia totale dal Canada. D. Milano.] . M . ossessionati dalla loro distinzione cu lt ur ale e lin ­ guistica. (2005) Oriana Fallaci intervista se stessa . Torino. egli d imostra . Ba­ ri. (195 2) Portrait ofEurope. Che tipo di n azionalismo è il loro ? Viene. La te rza .5(201 1) 55 Bibliografia Banri. Rizzol i. 1%7. (200 5) L'onore della nazione. Denoél. SepL-OcL 200 I . (2007) Getting IraqWrong. Torino . a cura di E . SCRIl I Ullf MI Ck/JA'TIIi. La terza tappa ha portato Ignatieffin Ucraina. Il Quebec fa p arte di una nazione altam ente in dustr ializzat a e go de di am pi a auto­ nomia dentro uno Stato fed erale. Blocher. B. par C. Fallaci. che ha n no un' identità etn ica comune. J. Einaudi. si ch iede Ignatieff. incitolato Blood and Be(onging: [our­ neys in ta the New Nationalism. De Rou gem onr. M ilano. O. «New Left Rcview». D c Madariaga. V (1845) Del primato morale e civiledegli Italiani. (2000) La nazionenelrisorgimento: parentela. Diflérence. Z ur ich. Cosa suc­ cede. si chiede Ignatieff. Gioberti . quando arriva l'autonomia politica. ca tto lici e p ro testanti). in Tempo di passaggi. pr éfa ce du ]. Il Risorgimento nelle testi­ monianze. London . ( 1965) L'idée d'Europe dans l'bistoire. (2004) La forza della ragione. sco ntri etnici. Einaudi. gli ab ita nti del Quebec. a cur a di U. con gli scontri fra nazionalità e id entità reli­ giose contrapposte (rep ubblicani e lealist i. H aberrnas. Uno dei luoghi visitati da 19natieff. (1994) Écrits sur l'Europe. dove i nazionalismi serbo e croato fornisco n o il supporto ideologico (tramite una immaginaria identità eroica) alla costruzione di due nuovi St ati balcanici . odi e guerre spietate. Ignatieff. uno stato nazio­ ne illegittimo. i cui abitanti. A. Riz­ zo li l n rernar io na l. Duroselle.. F.

e forse anche nel territorio della letteratura tout court: In un caso co­ me nell'altro. o letteratura della migrazione. ultima frontiera in cui ritrovare ancora qualche goccia di esotismo in un mondo globale che tende a dissolvere le differenze culturali sotto la cappa del mo ­ dello neoliberista (un'ulteriore version e di qu eII'''informante nativo" con­ tro cui ci ha messo in guardia G ayatry Spivak). Obama. C ittà Aperta. che ha bisogno . un a forte ipoteca sociologizzante e soprattutto pe­ dagogica. Roma. Pesa. 5 (1011) j lor o . B. qualunque co­ sa ma non letteratura. am biguo.ossia quell'insieme di te­ sti narrativi e poetici scritti in italiano da autori non italiani giunti in Ita­ lia nel quadro dei grandi flussi migratori iniziati alla fine degli anni Set­ tanta . viarico per un "in­ contro con l'Altro" a buon mercato e tutto sommato indolore. SCRIT TIJRE MIGRANTI " . 11 diritto all'opacit à. esercitare all'accoglienza. B. (2008) A morepeifect Union. Gallimarcl. che ne fa di volta in volta strumenti per l'educazione intercul­ rurale di una massa giovanile colonizzata dall'immaginario televisivo. Autori) contesti) generi nella letteratura italiana de/fa migrazione' Donata MeneghelJj l. dunque. Nutrimenti. 2007. I Ringrazio G iuliana Benvenuti. che necessita di una garanzia supplementare. l'interdetto è velato.stenta a trovare citta dinanza nel territorio della letteratura itali a­ na. Paris.. Ortiz.di essere legittimata e ri­ scattata da una funzionalità didattica: educare alla tolleranza.2007. 5 (JO! J) SCRJTT/. . Quella che viene correntemen te definita letteratura italofona . strisciante. F. 2008. anche senza delectare. March 22. o lette­ ratura migrante. certamente in via di erosione. Nel migliore dei casi. «Wall Street journal». su qu ei testi. Fulvio Pezzarossa c Lucia Quaquarelli per comm enti su un a pr ima version e di qu estOsaggio.JRE MIC RAN TI n. an­ tidoto contro l'imperio dilagante del razzismo leghisra. ma ancora attivo. una letteratura "minore" (cer­ to non nel senso di Deleuze e Cuattari). (1940) Contrappunto cubanodel tabacco e dello zucchero. Docere.56 Remo Ceserani Morin.. Insomma. (I987) Pensa l'Europe. Tro ina (Enna) . E. Obarna. (200 4) l sogni di miopadre: un racconto sulla razza e t'eredità.per esistere .