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GENIO

Enciclopedia dell' Arte Antica (1960)

di W. Fuchs
GENIO. - Il G. una figura centrale e peculiare della religione romana,
Certamente non derivata dall'ambiente greco. Si possono forse rintracciare
determinati lineamenti sino allo stato etrusco (F. Altheim). Dall'etimologia
della parola, che si trasformata dalla radice dell'aoristo gen in gignere, si
rileva come significato vero e proprio del termine "generatore" (dell'uomo).
Come nomen agentis il G. non ha significato iterativo, ma effettivo. Perci gli
consacrato soprattutto il giorno di nascita dell'uomo; il G. presente, per,
non soltanto in quell'unico momento, bens per tutta la durata della vita. Il G.
il dio della natura umana, che per ciascuno anche apportatore di morte
(Hor., Epist., ii, 2, 188). Oltre alla genesi e alla discendenza dell'uomo, di cui il
G. prende cura, la sua influenza si estende anche alla procreazione, dato che ci
si pu rivolgere a lui come alla "personificazione divina della forza generativa
che agisce nell'uomo e provvede alla perpetuazione della famiglia" (G.
Wissowa). Il G. soprattutto spirito tutelare e vitale dell'uomo romano e
l'accompagna dal giorno della nascita fino all'ora della morte. La donna
romana per lo pi possiede, invece, una Giunone particolare, soltanto ad essa
associata. Il G. un dio, e precisamente un dio tutelare dell'uomo romano. Da
ci deriva l'importanza del G. del pater familias per tutta la famiglia, dove egli
riceve il suo culto particolare come genius familiaris accanto ai Lari (v.). Da
questo culto familiare del G. si sviluppa di conseguenza il culto del G.
dell'imperatore (Genius Augusti), che ebbe particolare venerazione. Non
soltanto nell'ambito dell'unione familiare il G. ebbe valore come influente
nume tutelare; ma egli sorveglia e accompagna la vita di tutto il popolo
romano come Genius Populi Romani. Inoltre pu divenire nume tutelare di
organizzazioni di diverso genere come singole legioni, una colonia, un
municipio ecc., poich egli infatti viene rappresentato come dio della vitale
evoluzione personale nel tempo.
Non solo le istituzioni, ma anche le opere edilizie e le localit hanno una loro
vita nel tempo e debbono consolidare e custodire il loro successo o la loro
tranquillit, la loro solennit e purezza. In tal modo nella religione romana si
giunge a dare non minore rilievo al genius loci con tutte le sue variet come
il genius theatri, il genius scholae, il genius macelli, ecc. Di conseguenza per il

G. della citt di Roma non viene determinato il sesso, come si poteva leggere
sullo scudo capitolino: genio urbis Romae sive mas sive femina (Serv., ad
Aen., ii, 351). Inoltre, in una visione generale della situazione non bisogna
dimenticare che gli stessi di hanno un Genio. Non si pu dire quanto sia
antica questa idea. La forte umanizzazione degli di, che si palesa nel G. quale
accompagnatore del dio, risale per in ogni caso ancora ad et repubblicana:
iscrizione dedicatoria a Giove Libero ed al suo G., a Furfo, del 58 a. C. (C. I.
L., ix, 3513). Anche le divinit femminili potevano di conseguenza avere un G.,
come ad esempio il G. della Vittoria, il G. di Giunone Sospita, ecc. Da ci
diviene chiaro che la mascolinit del G. non necessariamente originaria.

Genius Populi Romani. L'esistenza del G. del Popolo Romano gi sicura alla
line del III sec. a. C. da una notizia in Livio (xxi, 62, 9). Possiede un santuario,
confermato sicuramente da Dione Cassio (xlvii, 2, 3 e l 8, 2), al Foro Romano
in vicinanza del tempio della Concordia, almeno sin dal periodo tardo
repubblicano. Il Rink ha riconosciuto come pi antica rappresentazione
del Genius Populi Romaniuna figura di giovanetto assai danneggiata, che
porta un mantello nella parte inferiore del corpo e tiene nella sinistra la
cornucopia e si trova nel gruppo di terracotta del frontone di Luni a Firenze
(Museo Archeologico). La comune interpretazione di questa figura di
giovanetto come G. di Luni o di Giove, confutata con buoni argomenti dal
Rink (op. cit., p. 52). La costruzione del frontone, che si attiene
completamente alla tradizione ellenistica, sembra risalire al II sec. a. C. Nello
stesso tipo il Genius Populi Romani appare su denar di P. Cornelio Lentulo,
figlio di Marcello, anteriori al 91 a. C., sui quali egli incorona la dea Roma che
sta in piedi. Questa pi antica forma di rappresentazione non rinnega la sua
origine dall'arte ellenistica.
Accertato dalla scritta G. P. R. appare il busto del barbuto Genius Populi
Romani, incoronato con diadema dinanzi ad uno scettro nel fondo
dell'immagine su monete di Cn. Cornelio Lentulo Marcellino, tra l'81 e il 72 a.
C. Egualmente verso il 72 a. C. il Genius Populi Romani, viene rappresentato
come dio barbuto in trono sulla sedia curule con lo scettro e la cornucopia,
incoronato da una Vittoria. L'oscillazione delle rappresentazioni del G. nel

periodo pi antico tra il tipo barbuto e quello giovanile mostra che l'idea
dell'immagine del Genius Populi Romani non ancora fissata definitivamente.
Nell'epoca imperiale il tipo del G. barbuto riservato soprattutto al G. del
Senato. Sotto Augusto il Genius Populi Romani rappresentato con la toga e
con la patera nella destra; tale immagine completamente sotto l'influsso
del genius Augusti ed dominata da esso. Sull'Ara Pacis di Augusto da
notarsi il frammento di una testa giovanile, accanto alla quale si trova la fine
di una cornucopia. Sin dal Sieveking questo frammento viene attribuito
all'accompagnatore di Enea ed in esso riconosciuta la testa di Acate. Il Rink
vuole per riconoscervi la testa del Genius Populi Romani, il che assai
probabile, dato che la cornucopia soprattutto attributo del G. e
l'appartenenza della testa alla lastra di Enea non sicura. Si potrebbe pensare
che anche qui il G. fosse rappresentato con la toga. Oltre a questa probabile
raffigurazione, particolarmente importante la rappresentazione del Genius
Populi Romani sul rilievo interno sinistro dell'arco di Tito, dove fu gi
riconosciuto dal Petersen nella figura di un giovanetto con mantello, posto
dinanzi al carro. Sui rilievi flav della Cancelleria esso appare due volte in
punti importanti. Nel fregio A rappresentato come giovanetto, con il
mantello nella parte inferiore del corpo e con la cornucopia nella sinistra; la
destra era certamente sollevata per il saluto. Sul fregio B egualmente
raffigurato come giovanetto con mantello e cornucopia. Qui per appoggia il
piede sinistro su un basamento a forma di altare e tiene lo scettro nella destra
alzata. Egualmente come giovinetto con mantello il Genius Populi Romani
rappresentato sull'arco di Traiano a Benevento. Nelle monete dell'epoca
imperiale la rappresentazione del Genius Populi Romani soppiantata, sotto
Augusto, dalla forma togata del G. Augusti. Ma dal 68 d. C. compare di nuovo
come tipo dominante il G. giovanile con il mantello. Nel successivo III sec.
documentata la fusione della persona dell' imperatore con il G. del Popolo
Romano mediante la testa dell' imperatore nimbata e accompagnata da
iscrizioni che definiscono lui stesso quale Genius Populi Romani.
e) Il G. del Senato. Il G. del Senato viene rappresentato, senza eccezioni,
barbuto. Le rappresentazioni pi antiche del busto barbuto del G. del Senato si
trovano su monete delle province senatorie che ultimamente sono state
raccolte dal Forni. Su importanti rilievi storici appare barbuto, vestito come i
senatori con scettro, sempre senza la cornucopia. F. Magi lo ha riconosciuto

sui rilievi flav della Cancelleria e compare inoltre, sin dall'epoca flaviotraianea sui seguenti monumenti importanti: sull'arco di Tito, sull'arco di
Traiano a Benevento, sulla base Antonino Pio nella Villa Doria-Pamphili, sul
rilievo con l'adventus di Adriano nel Palazzo dei Conservatori, sui rilievi
antoniniani dell'arco di Costantino e sul sarcofago di Acilia nel Museo delle
Terme. La sua importanza molto inferiore a quella del Genius Populi
Romani; si ha l'impressione che sia una voluta creazione del Senato da
contrapporre al Genius Augusti e degli imperatori e al Genius Populi Romani.
La figurazione del G. nelle sue diverse espressioni dal II sec. a. C. compito
dell'arte figurativa romana. Non esiste un tipo creato ex novo. Nelle diverse
forme in cui compare si rispecchiano tanto i modelli ellenistici quanto il tipo
delle statue romane togate, e nella figura del serpente si manifesta la sua
originaria essenza ammistica che non pu essere ricondotta senza sforzo ad un
tipo determinato. Effettivamente, essa caratterizzata solo dagli attributi, al
cui primo posto sta la cornucopia nella sinistra e la patera da libazioni nella
destra. Senza di esse non pu essere riconosciuto. Nell'antichit la sua figura
non appare mai alata, come avviene nelle rappresentazioni moderne di genii
(v. nike).
Monumenti considerati. - Genius loci e Genius familiaris in aspetto di
serpenti; G.loci in dipinti su pareti da Ercolano, Napoli Museo Naz., Inv.
8848: S. Reinach,Rp. Peint., p. 68, 8; E. Rink, Die bildlichen Darstellungen
des rmischen Genius, Giessen 1933, p. 9; G. Q. Giglioli, in Enc. It., xvi, ill. p.
527, s. v. - Il G. theatri in un rilievo di Capua come serpente e come
giovanetto: H. Gummerus, in Jahrbuch,xxviii, 1913, p. 97, fig. 17; E. Rink, op.
cit., p. 12. - G. familiaris fra i Lari come serpente su dipinti pompeiani: E.
Rink, op. cit., p. 10 e ss.; G. Boyce, Corpus of the Lararia in Pompei, in Mem.
Am. Acad., xiv, 1937, n. 174, tav. 21, 2, n. 335, tav. 23, 2; id., in Am. Journ.
Arch., 46, 1942, p. 13 ss.; M. Della Corte, Pompei, I nuovi scavi
dell'Anfiteatro, fig. 17; V. Spinazzola, Pompei alla luce degli scavi nuovi di Via
dell'Abbondanza, Roma 1953, vol. i, p. 169, fig. 210. Il G. di Augusto e Livia
come G. familiaris nei serpenti dell'ara della Gens Augusta a Cartagine: M.
Rostovzeff, in Rm. Mitt., xxxviii-xxxix, 1923-24, p. 290, tav. 2 in alto. Genius
familiaris; Augusti; loci in figura umana togata con la patera nella destra e la
cornucopia nella sinistra: il G. familiaris insieme ai Lari riprodotto su

immagini parietali di Pompei: G. Boyce, op. cit., nn. 1, 31, 45, 68, 79, 99, 119,
167, 211, 217, 219, 224, 247, 253, 261, 267, 310, 313, 321, 357, 385; V.
Spinazzola, op. cit., vol. i, p. 364, fig. 412. Il G. familiaris con altre figure come
camilli, il suonatore di flauto e Giunone: G. Boyce, op. cit., nn. 271, 362, 438,
454. Il G. familiaris con attributi diversi come un'acerra, nel larario della Casa
dei Vettii: G. Boyce, op. cit., n. 211, tav. 30, 2; in un rilievo sepolcrale di
Ostia: Not. Scavi 1913, p. 81, fig. 9. Il G.familiaris in aspetto giovanile e come
ritratto: G. Boyce, op. cit., nn. 211, 219, 271, 309, 310. Erma di L. Cecilio
Giocondo, Napoli, Museo Naz.: A. Hekler, Bildnisk. der Griech. und Rm.,
Stoccarda 1912, tav. 200. G. Augusti, raccolta completa dei monumenti di I.
Scott Ryberg, in Mem. Am. Acad., xxii, 1950; altare di Augusto, Musei
Vaticani: I. Scott Ryberg, op. cit., p. 57, tav. 15, fig. 28 b. Rilievo della
Cancelleria con i vicomagistri: I. Scott Ryberg, op. cit., p. 57, tav. 24, fig.
37 c.Altare del 7 a. C. Musei Vaticani, Sala delle Muse, n. 516 a: G.
Lippold, Vat. Kat., iii, p. 63 ss., tav. 31. - G. Caesaris su un altare a Napoli: I.
Scott Ryberg, op. cit., p. 62 ss., fig. 33 d. Rilievi con rappresentazioni di culto
del G. Augusti: ara del Palazzo dei Conservatori: H. S. Jones, Cat.
Conservatori, Oxford 1926, tav. 26; I. Scott Ryberg, op. cit., p. 59, tav. 16, fig.
30; altare del tempio di Vespasiano a Pompei: I. Scott Ryberg, op. cit., p. 84
ss., tavv. 25-26, fig. 38; altare di Manlio al Laterano: I. Scott Ryberg, op. cit., p.
84 ss., tavv. 25-26, fig. 39; rilievo di et claudia a Ravenna: I. Scott Ryberg, op.
cit., p. 90 ss., tav. 27, fig. 41; G. Hafner, in Rm. Mitt., lxii, 1955, p. 160 ss.;
colonna di Giove a Magonza: E. Rink, op. cit., p. 19 e ss. Monete con i G. di
Augusto, di Cesare e dell'imperatore raccolte in E. Rink, op. cit., p. 27. Dipinti
pompeiani: V. Spinazzola, op. cit., vol. i, p. 174, fig. 214. Rappresentazioni
plastiche del G. Augusti: statua dei Musei Vaticani: G. Lippold, Vat. Kat., iii, 1,
p. 146, n. 555, tavv. 40, 42, 45; statua da Pozzuoli, Napoli, Museo Naz.: V.
Spinazzola,op. cit., vol. i, p. 184, figg. 219-220. G. loci: rilievo con G.
barbato Caeli Montis: H. S. Jones, Cat. Conservatori, scala sup. ii 2, tav. 112;
come togato, statuetta di bronzo del G. loci ficariensis: S. Reinach, Rp.
Stat., ii, p. 504, 5; E. Rink, op. cit., p. 23. G. coloniae su dipinto di Pompei: V.
Spinazzola, op. cit., p. 195 e ss., fig. 228. Statuetta del G. della centuria nel
museo di Saalburg, come togato: C. I. L., xiii, 7448; E. Esprandieu, Germanie
Romaine, n. 160; E. Rink, op. cit., p. 33, n. 1.Genius Augusti, loci e di
associazioni, rappresentato come giovinetto con mantello: G. Augusti come
giovinetto identificato come Genius Populi Romani: statua del G. di un

imperatore a Berlino: E. Rink, op. cit., p. 26, n. 1; G. di Tito sulla chiave


dell'arco di Tito: E. Strong, Scultura romana, Firenze 1926, p. 106, tav. 20; E.
Rink, op. cit., p. 26, n. 3; statua del G. di un imperatore a Napoli: Guida
Ruesch, p. 244, n. 1004; E. Rink, op. cit., p. 26, n. 4; il G. theatri del rilievo di
Capua (v. sopra); G. Domus su un altare di Thibilis: R. Cagnat, in Mlanges
Nicole, 1905, p. 43 ss., tavv. 1-2; come G. loci da interpretare la statua di
Firenze, Museo Arch.: L. A. Milani, Il Museo Arch. di Firenze, p. 328, n. 179,
tav. 159; E. Rink:, op. cit., p. 12, n. 6, 51; statuetta marmorea a Londra con
collari e braccialetto: S. Reinach, Rp. Stat., v, p. 20, 4; E. Rink, op. cit., p. 51,
n. 3. Rappresentazioni provinciali di G. di singole citt: E. Rink:, op. cit., p. 28
ss., tav. 2, 1. Rappresentazioni provinciali del G. di associazioni militari e
G. exercitus: E. Rink:, op. cit., p. 37 e ss. Genius Populi Romani: monete, in
generale: A. Blanchet, in Comptes Rendus Ac. Inscr. Bell.-Lettres, 1943, p. 333
ss. Figura di giovinetto nel frontone di terracotta da Luni, Firenze, Museo
Arch.: L. A. Milani, op. cit., p. 249, tav. 100; L. Banti, Luni, p. 46, tav. 24; E.
Rink, op. cit., p. 52, n. 1. Denari di P. Cornelio Lentulo Marcello: E. A.
Sydenham, The Coinage of the Roman Republic, Londra 1955, p. 86, nn. 6046o6, tav. 19. Denar di Cn. Lentulo Marcellino con G. Populi Romani barbuto:
E. A. Sydenham, op. cit., p. 130, n. 791, tav. 22; E. Rink:, op. cit., p. 44. Aurei
dello stesso con G. Populi Romani barbuto e in trono incoronato dalla
Vittoria: E. A. Sydenham, op. cit., p. 122, n. 252, tav. 21; E. Rink:, op. cit., p. 43
ss. (gli altri pezzi citati dal Sydenham non sono rappresentazioni del Genio).
Rappresentazioni augustee del G. Populi Romani come togato, influenzate
dalle rappresentazioni delG. Augusti: H. Cohen, Monn. Emp., i, p. 345, n. 384;
E. Rink, op. cit., pp. 44, 46, n. 8. Rilievo della Ara Pacis con testa giovanile e
cornucopia, frammentario: J. Sieveking, in Rm. Mitt., xxxii, 1917, p. 93, nota
10; E. Rink, op. cit., p. 53, n. 3; G. Moretti, Ara Pacis Augustae, Roma 1948,
tavv. 15 e 20. Rappresentazione del G. Populi Romani come giovinetto con
mantello nel rilievo dell'arco di Tito: Brunn-Bruckmann, Denkmler, tav. 497;
E. Strong, op. cit., p. 106, ill. 72; E. Rink, op. cit., p. 53, n. 4; F. Magi, I rilievi
Flavi del Palazzo della Cancelleria, Roma 1945, p. 77 ss., fig. 75 (M. Bieber,
in Am. Journ. Arch., 49, 1945, p. 25 ss., pensa che la figura
rappresenti Honos); il G. Ropuli Romani rappresentato due volte come
giovanetto con mantello e cornucopia nei rilievi della Cancelleria: F. Magi, op.
cit.,p. 76 ss., tavv. 1, 3, 5, 8, 15-2, 16-2, 22; il G. Populi Romani rappresentato
dal III sec. d. C. con la testa nimbata dell'imperatore: E. Rink, op. cit., pp. 44-

47. Rappresentazioni del Genius Senatus: il Genius Senatus insieme al Genius


Populi Romani sull'arco di Tito v. sopra; sull'arco di Traiano a Benevento: E.
Petersen, inRm. Mitt., vii, 1892, p. 255 ss.; E. Rink, op. cit., p, 53, n. 6; F.
Magi, op. cit., p. 79; C. Pietrangeli, L'arco di Traiano a Benevento, s. d., tavv.
16, 24. Il Genius Senatusrappresentato sulla base antonina della Villa DoriaPamphili: F. Magi, op. cit., p. 80, fig. 62; nel rilievo antonino del Museo dei
Conservatori con adventus di Adriano: H. S. Jones, op. cit., p. 29 ss., n. 12, tav.
12; e sui rilievi antonini dell'arco di Costantino: S. Jones, in Ann. Brit. Sch. at
Rome, iii, 1906, p. 265, tav. 24, 4; F. Magi, op. cit., p. 80; sul sarcofago di
Acilia, Roma, Museo Naz.: R. Bianchi Bandinelli, in Boll. d'Arte, xxxix, 1954,
p. 203 ss., figg. 1, 4, 5, 7.
Bibl.: W. F. Otto, in Pauly-Wissowa, VII, 1912, c. 1155 ss., s. v. Genius; Birt, in
Roscher, I, c. 1613 ss.; G. Wissowa, Religion und Kult der Rmer, Monaco
1912, p. 175; F. Altheim, Griechische Gtter im alten Rom, Giessen 1930, p. 47
ss.; E. Rink,Die bildlichen Darstellungen des rmischen Genius, Dissert.,
Giessen 1933; G. Boyce, Corpus of the Lararia in Pompeii, in Memoires Am.
Acad., XIV, 1937; F. Magi, I rilievi flavi del Palazzo della Cancelleria, Roma
1945, p. 76 ss.; K. Kernyi,Die antike Religion2, 1952, soprattutto p. 195 ss.; G.
Forni, in Mem. Ac. Lincei, V, 1953, pp. i; I. Scott Ryberg, Rites of the State
Religion in Roman Art, in Mem. Am. Acad., XXII, 1955.
(W. Fuchs)

Samuel Ball Platner (as completed and revised by Thomas Ashby):


A Topographical Dictionary of Ancient Rome,
London: Oxford University Press, 1929.

GENIUS POPULI
Cass. Dio):

ROMANI (aedicula? ,

1. a shrine dedicated to the Genius of the Roman people, near the temple
of Concord in the forum, mentioned twice in connection with prodigies

in the years 43 and 32 B.C. (Cass. Dio XLVII.2.3; L.8.2), and on an


inscription
(CIL VI.248)
found
between
the clivus
Capitolinus and p247the basilica Iulia. Aurelian 'genium populi Romani
aureum in rostris posuit' (Chron. 148; cf. Becker, Top. 320), which
probably means that the shrine was close to the rostra, and this agrees
with
the
order
in
Not.
(Reg. VIII;
see
Jord. I.2.377; DE III.467-468; RE VII.1166).
2. According to the calendars (Fast. Amit. Arval. ad VII Id. Oct., CIL I2 p245,
214, 331) sacrifices were offered on 9th October to the Genius populi
Romani, Felicitas and Venus Victrix in Capitolio, and therefore there
was probably a shrine or altar of this Genius on the Capitol also.
Whether it was dedicated to the Genius alone, or to the triad, is
uncertain (Jord. I.2.46; DE, RE locc. citt.; WR 179, 266; DR 142-145).

Specific genii[edit]

Bronze genius depicted aspater familias (1st century CE)

Although the term genius might apply to any divinity whatsoever, most of the higher-level and
state genii had their own well-established names. Genius applied most often to individual places or
people not generally known; that is, to the smallest units of society and settlements, families and
their homes. Houses, doors, gates, streets, districts, tribes, each one had its own genius.[3]The

supreme hierarchy of the Roman gods, like that of the Greeks, was modelled after a human family. It
featured a father, Jupiter("father god"), who was also the supreme divine unity, and a mother, Juno,
queen of the gods. These supreme unities were subdivided into genii for each individual family;
hence, the genius of each female, representing the female domestic reproductive power, was a
Juno. The male function was a Jupiter.[4]
The juno was worshipped under many titles:

Iugalis, "of marriage"

Matronalis, "of married women"

Pronuba, "of brides"

Virginalis, "of virginity"

Genii were often viewed as protective spirits, as one would propitiate them for protection. For
example, to protect infants one propitiated a number of deities concerned with birth and
childrearing: Cuba ("lying down to sleep"), Cunina ("of the cradle") andRumina ("of breast-feeding").
[5]
Certainly, if those genii did not perform their proper function well, the infant would be in danger.
Hundreds of lararia, or family shrines, have been discovered at Pompeii, typically off the atrium,
kitchen or garden, where the smoke of burnt offerings could vent through the opening in the roof.
A lararium was distinct from the penus ("within"), another shrine where the penates, gods associated
with the storerooms, was located. Each lararium features a panel fresco containing the same theme:
two peripheral figures (Lares) attend on a central figure (family genius) or two figures
(genius and Juno) who may or may not be at an altar. In the foreground is one or two serpents
crawling toward the genius through a meadow motif. Campania and Calabria preserved an ancient
practice of keeping a propitious house snake, here linked with thegenius.[6] In another, unrelated
fresco (House of the Centenary) the snake-in-meadow appears below a depiction of Mount
Vesuvius and is labelled Agathodaimon, "good daimon", where daimon must be regarded as the
Greek equivalent of genius.

History of the concept[edit]


Origin[edit]

Head of a genius worshipped by Roman soldiers (found at Vindobona, 2nd century CE)

Etymologically genius (household guardian spirit) has the same derivation


as nature from gns (tribe, people) from the Indo-European root *gen-, "produce."[7] It is the
indwelling nature of an object or class of objects or events that act with a perceived or hypothesized
unity.[8] Philosophically the Romans did not find the paradox of the one being many confusing; like all
other prodigies they attributed it to the inexplicable mystery of divinity. Multiple events could
therefore be attributed to the same and different divinities and a person could be the same as and
different from his genius. They were not distinct, as the later guardian angels, and yet the Genius
Augusti was not exactly the same as Augustus either. As a natural outcome of these beliefs, the
pleasantness of a place, the strength of an oath, an ability of a person, were regarded as intrinsic to
the object, and yet were all attributable to genius; hence all of the modern meanings of the word.
This point of view is not attributable to any one civilization; its roots are lost in prehistory. The
Etruscans had such beliefs at the beginning of history, but then so did the Greeks, the native Italics
and many other peoples in the near and middle east.

Genii under the monarchy[edit]


No literature of the monarchy has survived, but later authors in recounting its legends mention
the genius. For example, underServius Tullius the triplets Horatii of Rome fought the triplets Curiatii
of Alba Longa for the decision of the war that had arisen between the two communities.In the battle,
the three Curiatii were wounded, but two of the Horatii were killed. The last of the Horatii, Publius,
turned as if to flee. The Curiatii chased him but, as a result of their wounds, became separated. This
enabled Publius to slay them one by one. When the victorious Publius returned carrying the spoils of
victory, his sister, who had been betrothed to one of the Curiatii, began to keen, breast-beat and
berate Publius. He executed her, was tried for murder, was acquitted by the Roman people but the
king made him expiate the Juno of his sister and the Genius Curiatii, a familygenius.[9](see Horatii)

Republican genii[edit]
The genius appears explicitly in Roman literature relatively late as early as Plautus, where one
character in the play, Captivi, jests that the father of another is so avaricious that he uses cheap
Samian ware in sacrifices to his own genius, so as not to tempt the genius to steal it.[10] In this
passage, the genius is not identical to the person, as to propitiate oneself would be absurd, and yet
the genius also has the avarice of the person; that is, the same character, the implication being, like
person, like genius.
Implied geniuses date to much earlier; for example, when Horatius Cocles defends the Pons
Sublicius against an Etruscan crossing at the beginning of the Roman Republic, after the bridge is
cut down he prays to the Tiber to bear him up as he swims across: Tiberine pater te, sancte,
precor ..., "Holy father Tiber, I pray to you ...." The Tiber so addressed is a genius. Although the word
is not used here, in later literature it is identified as one. [11]
Horace describes the genius as "the companion which controls the natal star; the god of human
nature, in that he is mortal for each person, with a changing expression, white or black". [12]

Imperial genii[edit]

Genius of Domitian

Octavius Caesar on return to Rome after the final victory of the Roman Civil War at the Battle of
Actium appeared to the Senate to be a man of great power and success, clearly a mark of divinity. In
recognition of the prodigy they voted that all banquets should include a libation to his genius. In
concession to this sentiment he chose the name Augustus, capturing the numinous meaning of
English "august." This line of thought was probably behind the later vote in 30 BC that he was divine,

as the household cult of theGenius Augusti dates from that time. It was propitiated at every meal
along with the other household numina.[13] The vote began the tradition of the divine emperors;
however, the divinity went with the office and not the man. The Roman emperors gave ample
evidence that they personally were neither immortal nor divine.

Inscription on votive altar to thegenius of Legio VII Gemina by L. Attius Macro (CIL II 5083)

If the genius of the imperator, or commander of all troops, was to be propitiated, so was that of all
the units under his command. The provincial troops expanded the idea of the genii of state; for
example, from Roman Britain have been found altars to the genii of Roma, Roman
aeterna, Britannia, and to every legion, cohors, ala and centuria in Britain, as well as to
thepraetorium of every castra and even to the vexillae.[14] Inscriptional dedications to geniuswere not
confined to the military. From Gallia Cisalpina under the empire are numerous dedications to
the genii of persons of authority and respect; in addition to the emperor'sgenius principis, were the
geniuses of patrons of freedmen, owners of slaves, patrons of guilds, philanthropists, officials,
villages, other divinities, relatives and friends. Sometimes the dedication is combined with other
words, such as "to the genius and honor" or in the case of couples, "to the genius and Juno." [15]
Surviving from the time of the empire hundreds of dedicatory, votive and sepulchral inscriptions
ranging over the entire territory testify to a floruit of genius worship as an official cult. Stock phrases
were abbreviated: GPR, genio populi Romani("to the genius of the Roman people"); GHL, genio
huius loci ("to the genius of this place"); GDN, genio domini nostri ("to the genius of our master"),
and so on. In 392 AD with the final victory of Christianity Theodosius I declared the worship of the
Genii, Lares and Penates to be treason, ending their official terms.[16] The concept, however,
continued in representation and speech under different names or with accepted modifications.

Roman iconography[edit]
Coins[edit]
The genius of a corporate social body is often a cameo theme on ancient coins: a denarius from
Spain, 7675 BC, featuring a bust of the GPR (Genius Populi Romani, "Genius of the Roman
People") on the obverse;[17] an aureus of Siscia in Croatia, 270275 AD, featuring a standing image
of the GENIUS ILLVR (Genius Exercitus Illyriciani,[18] "Genius of the Illyrian Army") on the reverse;
[19]
an aureus of Rome, 134138 AD, with an image of a youth holding a cornucopia and patera
(sacrificial dish) and the inscription GENIOPR, genio populi Romani, "to the genius of the Roman
people," on the reverse.[20]

Scene from Lararium,


House of Iulius Polybius,
Pompeii

Scene from Lararium,


Pompeii

Scene from
Lararium,House of the
VettiiPompeii

Modern-era representations[edit]

Genius of love, Meister


des Rosenromans, 14201430

Genius of
victory,Michelangelo (14
75-1564

Genius of Palermo,
Ignazio Marabitti, c.
1778

See also[edit]

Daemon (classical mythology)

Di Penates

Genius loci

Imperial cult

Imperial cult (ancient Rome)

Jinn

Kami

Lares

Religion in ancient Rome

Tutelary deity

References[edit]
1.

Jump up^ Lewis, Charlton T.; Short, Charles (2009). "genius". A Latin Dictionary. Meford, MA:
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p. 284. ISBN 0-14-044894-2. Varro says that a 'genius' is the rational soul of each man ... and that the
soul of the world itself is a universal 'genius', and that this is what they call Jupiter.

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8.

Jump up^ *gen- assumed many related meanings. A (g)natura was the thing with which one
was "produced" or "born"; i.e., something innate. The writers of the late Republic and empire viewed it
in that way (see introduction). An alternative view is repeated by De Grummond, Nancy Thomson
(2006). Etruscan myth, sacred history, and legend. Philadelphia, PA: University of Pennsylvania
Museum of Archaeology and Anthropology. p. 143. The name Genius belongs to a fertility spirit and
means literally 'the begetter'.... De Grummond draws some parallels to Etruscan geniuses (so labelled
by the Roman writers), such as Tages and his father Mari. Presumably, the meaning of family
protective spirit would have been the original; however, without definitive connecting evidence the
origin of the Roman geniusremains speculative. It was either male or female, performed any function,
and was associated with anything, not just people.

9.

Jump up^ Dionysius of Halicarnassus. "III.22". Roman Antiquities. ISBN 0-674-99352-7.

10.

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11.

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cite Codex Theodosianus XVI.x.xii.

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20.

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Additional reading[edit]

Dwight, Mary Ann (1860). "Genii and Inferior Deities". Grecian and Roman mythology. New
York: A.S. Barnes & Burr. ISBN 0-524-02016-7.

Fowler, W. Warde (2007). "Lecture I: Sketch of the Course: Domestic Deities". Roman Ideas
of Deity in the Last Century before the Christian Era - Lectures Delivered in Oxford for the
Common University Fund. Holyoake Press. ISBN 978-1-4067-6774-2.

External links[edit]

Schmitz, Leonhard (1867, 2005). "Genius". In Smith, William. Dictionary of Greek and
Roman Biography and Mythology 2. Little, Brown & Company, The Ancient Library. pp. 241
242. Check date values in: |date= (help)

Brewer, E. Cobham, ed. (1894, 2009). "Genius, Genii (Roman mythology)". Dictionary of
Phrase and Fable. fromoldbooks.org. Retrieved 3 July 2009. Check date values in: |
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"Genius". mythindex.com. 20072008. Retrieved 3 July 2009.