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IL DIVINO SOCRATE DI PLATONE

SINTESI E COMMENTO DEL "FEDONE" DI PLATONE


La cornice narrativa del "Fedone", la seguente: Socrate in prigione,e in attesa della propria condanna
a morte,si ritrova,nell'ultimo giorno della sua esistenza terrena,a conversare con amici e seguaci.

"Noi uomini,siamo in una sorta di residenza obbligata,dalla quale non concesso


liberare s stessi,n evadere; noi siamo un possesso degli di."
Dopoci,Socrate inizia ad enumerare ipotesi razionali a valore dell'esistenza dell'anima:
" La morte la separazione dell'anima dal corpo. "

"Finch possediamo un corpo, esso ci impedisce la ricerca dell'essere."


"Per conoscere con chiarezza,dobbiamo imparare abbandonare il corpo e contemplare
con la sola anima le cose in s stesse.
"La purificazione consiste nel separare il pi che si pu l'anima dal corpo,e nell'abituarla
a riconvertirsi dagl'influssi corporei,educandola a concentrarsi da sola in s
stessa,liberata dal corpo come se fosse sciolta dalle catene.
E'questo il compito dei filosofi:lo scioglimento e la separazione dell'anima dal corpo.

Vi poi un passo ove vi citazione riguardo i "riti misterici"antichi:

"Non rischiano certo di passare per ingenui quelli che istituirono i riti misterici;essi dicono,in forma di enigma,che chiunque vada nell'Ade senza aver intrapreso e compiuto
la sua iniziazione giacer nella melma,mentre chi vi giunge dopo la purificazione ed
iniziazione,avr dimora fra gli dei.
Come dicono gli iniziati ai misteri: "sono

molti quelli che portano la ferula,(il tirso,bastone


decorato d'edera,vite e pigne)ma pochi i bacchi".
Socrate poi,nell'annoverarsi fra le schiere di "quegli" iniziati,dice:

"E anch'io per essere uno di loro,mi sono impegnato in ogni modo."
A tal punto interviene uno degli ascoltatori,Cebete,il quale asserisce:

"Riguardo a ci che si detto sull'anima,c' molta incredulit fra gli uomini;questi


temono che essa,una volta abbandonato il corpo,si disperda come soffio o fumo,tenda a dissolversi e non esita pi in nessun altro posto." "L'uomo che crede a queste
cose,si auguri che nel giorno della sua morte non vi sia bufera o forte vento,affinch la
sua anima,trovandovisi in mezzo, non ne venga da essi dispersa!"

"C' un'antica dottrina secondo la quale nell'Ade si trovano le anime giunte da


quass,e che poi fanno ritorno ancora una volta in questo mondo,generandosi dai
morti.
Dai vivi si generano i morti;dai morti si generano i vivi.
Ma per sostenere tale tesi,occorre indagare non solo ci che riguarda l'uomo,ma tutti
gli animali e le piante,ossia tutti gli esseri che sono soggetti a generazione.
Quando qualcosa si accresce, necessario che diventi pi grande da pi piccola che
era prima;potr diventare pi forte da pi debole,pi veloce da pi lenta,peggiore da
migliore,pi giusta da pi ingiusta.

Ci dimostra che tutti gli esseri,gli enti,si generano in questo modo:i contrari dai loro
contrari.
Di conseguenza le nostre anime esistono nell'Ade."
Socrate diceva che che l'intelletto umano riconosce agli esseri o alle cose sempre un opposto, un
antitetico ma che solo riguardo alla morte, non trova il suo contrario.

Ogni cosa ha il suo contrario, il suo opposto. Perci il raffredarsi e il riscaldarsi,il


decomporsi e il ricomporsi si generano l'uno dall'altro in un movimento generativo che
va da un contrario all'altro e viceversa. L'esser morto il contrario dell'esser vivo.
Eppure mai si dice che dal morto si genera il vivo. La morte non ha quindi il suo opposto?
Se cos facessimo la natura risulterebbe zoppa! Se dal morto c' il tornare in vita,
cos'altro sarebbe questo tornare in vita se non un processo di generazione che va dai
morti ai vivi?
I vivi si generano dai morti,non meno che i morti dai vivi. Le anime dei morti quindi
esistono in qualche luogo,poi rinascono."

Per convalidare la tesi della"reminescenza"ossia della preesistenza dell'anima,afferma poi quanto


segue:

"L'apprendere non altro che una specie di ricordare; infatti necessario che noi
abbiamo,in qualche modo,appreso prima,ci che ora ricordiamo.
Se qualcuno dopo aver visto,udito o provato una particolare sensazione su un
soggetto,non si limita al solo conoscerlo,ma gliene viene in mente subito un altro,il
quale non dipende dalla sua conoscenza,ma da un'altra,sconosciuta,allora non giusto
dire che egli l'abbia gi conosciuta in passato,pur non conoscendola?"
"E' necessario che noi si sia entrati in possesso delle conoscenze di
(in senso assoluto)in qualche modo,quindi ci da intendersi avvenuto

tutti gli "enti" in s


prima di nascere."
Avendo acquisito quelle nozioni prima di nascere,le perdiamo una volta venuti al mondo,e poi,mediante l'uso dei sensi,possiamo riacquisirle." "Quando si dice che gli esseri
apprendono,in realt si deve intendere che non fanno altro che ricordare in un secondo
momento ci che gi sapevano: l'apprendimento
quindi una specie di ricordo."
Vi poi a questo punto un accenno evidentissimo riguardo la trasmigrazione delle anime e il
karma:

"Al momento del suo congedo dal corpo,qualora l'anima abbia condotto una vita in
condizioni di purezza,ossia senza portare con s nulla di ci che fisico e corruttibile,
allora si sentir attratta da ci a cui pi affine,ovvero andr alle cose divine. E come
dicono gli "iniziati ai misteri :sar in compagnia degli dei.
Inveramente,un'anima intrisa di corporeit,ne sar appesantita,e avendo paura dell'
invisibile,perch in vita non lo ha conosciuto,n cercato,n creduto,finir per essere
attratta nuovamente verso il mondo visibile. Esse si muoveranno ancora errabonde,
con il loro corpo invisibile,nel mondo visibile e si aggireranno finch,per il desiderio della
corporeit, dato che null'altro di alternativo suppongono che esista,-on finiranno di
nuovo per legarsi con un corpo. E si legheranno a corpi il cui comportamento affine o
simile alla condotta,allo stile di vita che esse tennero,a loro volta nella passata vita."

Socrate poi inizia a discorrere circa gli influssi malevoli del corpo sull'anima:

"I veri filosofi si tengono in disparte da tutti i desideri del corpo;resistono a questi
desideri e rifiutano di abbandonarvisi. Si tengono lontani dai piaceri,dai dolori, e da ci
che causa angoscia.
Tali mali,quasi fossero chiodi,affiggono l'anima al corpo,facendole passare per vero ci
che il corpo dice; viene indotta a credere che l'oggetto delle sue passioni sia la cosa pi
evidente e reale,anche se non cos. In tal modo essa non arriver mai pura nell'Ade.
Essa uscir dal corpo contaminata,ben presto ricadr in un'altro corpo,e come un
seme,vi germoglier.
L'anima prigioniera delle passioni:il filosofo dichiara ingannevole l'indagine condotta
a mezzo dei sensi,l'anima deve convincersi a raccogliersi e a concentrarsi in s
stessa,verso le cosi immutabili e divine."
In tal merito,sorridendo,egli per dimostrare la sua piena serenit afferma:

"Ai vostri occhi io valgo meno dei cigni,che,quando si accorgono di dover morire,pur
sapendo cantare gi prima,levano un canto pi forte e pi bello, lieti perch sono sul
punto di raggiungere la divinit di cui sono servitori."
Segue poi un'enunciazione sempre da Socrate tratta dalla sua "antica dottrina"Orfica:

" Al momento della morte il demone (ossia angelo) protettore che l'ha avuto in sorte da
vivo si affretta a condurlo in quel luogo dove l'anima verr sottoposta a giudizio:quan-do
essa ha ottenuto la sorte che gli spetta,ed rimasta nell'Ade per la durata necessaria,al compiersi di molti e lunghi cicli di tempo,un altro "demone guida" la riconduce
su questo mondo.
Durante questo viaggio,l'anima regolata e saggia si lascia guidare dalla sua guida,e
non ignora il significato di ci che le sta accadendo;mentre quella che serba in s il
desiderio del corpo resta ancora per molto tempo attratta dal mondo visibile.
Ma tale anima impura una volta giunta anch'essa nell'Ade,essa fuggita ed evitata da
tutti e nessuno disposto a diventare suo compagno di viaggio,n a farle da guida.
Quest'anima si trova sola,in uno stato di totale incertezza,finch non sia trascorso il
lasso di tempo necessario affinch essa venga condotta dalla necessit stessa alla
dimora che le si addice."
Socrate illustra poi con una similitudine,la condizione dell'uomo rispetto le sue idee concernenti
la verit delle cose:

"Noi ci troviamo nella medesima condizione di un essere che,abitante degli abissi


marini,"credesse" che il fondo del mare,fosse la superficie del mare,e che vedendo la
luce del sole e degli astri attraverso le acque,scambiasse la superficie del mare per il
cielo. Supponiamo poi che a causa della sua pigrizia o debolezza,esso non si sia mai
spinto fino alla superficie del mare,e mai sia riuscito a vedere,emergendo dalle onde e
solle-vando il capo,quanto pi nitida sia la visione rispetto cio che lui immagina o vede
laggi. Noi siamo proprio nella stessa condizione!
Allo stesso modo se qualcuno di noi potesse raggiungere l'estrema superficie dell'-aria
sollevando il capo fuori dall'aria,potrebbe vedere le cose del mondo celeste.
Quest'uomo allo stesso modo,riuscirebbe a scorgere come quaggi,i pesci,sollevando la testa fuori del mare riescono a vedere gli oggetti di questo mondo."
Bevve in un sol sorso ,il veleno mortale;le sue ultime parole saranno:

"Critone,dobbiamo un gallo ad Asclepio,fatelo e non dimenticatevene."


Asclepio era il dio guaritore,della medicina:si suppone che lo aveva,in quel momento,guarito dalla
"malattia" del vivere.

"SINTESI E COMMENTO DI REPUBBLICA DI PLATONE"


Tutti i discorsi,contenuti in Repubblica,(il cui testo uno dei pi voluminosi,suddiviso in 10 libri) mirano
all'enunciazione,su piano teorico,di come ordinare,costituire,reggere la citt,ossia la "nazione" perfetta.
Ci,viene illustrato riguardo a come devono essere educati i bambini,gli uomini,con conseguenti citazioni
inerenti a quali leggi,quali principi occorre fondare per istituire la "patria" ideale.
Per quanto concerne l'educazione dei fanciulli:
Occorre insegnare alle madri,alle balie,a raccontare ai bambini solo
quelle favole raccomandate da noi; tali racconti,plasmano gli animi molto di pi che le
mani sui corpi.
"Le favole da respingere sono quelle cantate da Esiodo,Eschilo e Omero;essi sono autori di racconti falsi
e per nulla verosimili.(pure forme allegoriche,non utili all'educazione)
Tutti i poeti,e Omero per primo,essi sono imitatori di immagini,e non raggiungono la verit. Colorano in
parole e frasi ogni arte senza saper far altro che imitare.
Affermare che gli di si combattono,s'ingannano e lottano fra loro(mossi quindi da una logica umana,non
divina) sbagliato;e se anche ci fosse fatto in veste allegorica,un giovane non sa distinguerlo,intenderlo.
Occorre sempre e comunque rappresentare la divinit solo qual veramente.

Socrate parla poi delle affinit fra musica,(armonia) e anima:


"L'educazione decisiva,da impartire, quella musicale perch il ritmo e l'armonia penetrano fino in fondo all'animo,e lo toccano nel modo pi vigoroso infondendogli eleganza; chi possiede una
sufficiente educazione musicale pu accorgersi con grande acutezza di ci che brutto o imperfetto nelle
opere d'arte o in natura.
Segue poi,un'enunciazione dottrinale ritrovatosi anche presso le usanze spartane,secondo la
quale Socrate asserisce che al fine di ottenere un giusto equilibrio in una "perfetta
comunit",occorre istituire:
-la comunione dei beni materiali,delle donne e dei figli;
-l'eliminazione del concetto di famiglia,ma non del matrimonio,affinch tutti si sentano una sola famiglia;
-conseguente distruzione della gelosia,o senso di possesso;
-il tendere tutti al medesimo fine,ossia al medesimo interesse comune,essendo tutti,una sola cosa,
-il divieto di usare denaro;
-i pasti in comune;
-l'accampamento nel cuore della citt;
-l'eliminazione dei neonati fisicamente deboli o minorati;
-la pratica assoluta delle 4 virt cardinali:la sapienza,il coraggio,la temperanza e la giustizia.

Vi poi un'esortazione a convincersi che colui o coloro che guideranno la "citta ideale" dovranno,per
forza, essere uomini dediti,"iniziati" alla filosofia,quindi saggi ed equilibrati.
" Lo stato non potr prosperare se non verr disegnato da "pittori" che si servano di un
modello divino.
Coloro che sono privi di conoscenza,non avendo nell ' anima nessun modello chiaro,sono come i ciechi; il
filosofo colui che ama sempre apprendere ci che pu chiarire a lui quell'essenza eterna che non pu
essere alterata dalla generazione e dalla corruzione. Il filosofo dotato della grandezza e della visione
d'insieme dei tempi e degli esseri; egli non considera la vita umana in un modo troppo importante,e non
ritiene neppure la morte come un male.
Si accende poi un discorso concernente il "mondo delle idee":
"Le cose sono molteplici,ma l'idea una sola;ossia,ognuna delle qualit facenti parte
di cose molteplici,corrisponde ad una sola idea."

All'inizio del libro VII vi la celebre narrazione del "mito della caverna":
"Immagina alcuni uomini,i quali vivono,rinchiusi sin dall'infanzia,in una caverna sotterranea,i quali sono
obbligati,da pesanti catene,a rivolgere lo sguardo verso una lunga parete,di fronte a loro.
Dall'apertura della caverna,dietro le loro spalle,la quale non possono assolutamente
vedere,filtra un raggio di luce la quale si proietta,riflettendosi su quella parete che essi
ogni giorno vedono.
Ecco che fuori della caverna,innanzi all'apertura,passano,avanti e indietro uomini che
portano oggetti di ogni sorta;alcuni parlano,altri stanno zitti.
I prigioneri,nella caverna,possono vedere le sagome riflesse,tutte dissimili,proietatte
dalla luce sulla loro parete;essi considerano reali quelle immagini che vedono.
La realt,per essi,consiste soltanto nelle ombre degli oggetti che passano davanti all'
apertura della grotta; essi si possono considerare simili a noi,ossia posti in un luogo
ove il vedere dalla loro prospettiva li rende ignoranti,ripetto la verit dei fatti.
Ipotizziamo ora che uno di essi,si liberasse dalle catene e alzatosi,volgesse il collo;
camminando e vedendo la luce,soffrirebbe molto facendo tutto ci,rimarrebbe abba-gliato e sarebbe
dapprima incapace di vedere ci di cui prima vedeva solo le ombre.
Vedendo le cose,da quella nuova prospettiva,egli rimarrebbe molto imbarazzato e
stupito nell'accorgersi che prima vedeva solo apparenze vane e che ora invece,pu
intendere la vera realt perch il suo sguardo pi vicino alle cose reali.
Nel vedere la luce del sole,uscendo,rimarrebbe accecato da tale luminosit,tanto da
abbisognare di doversi pian piano abituare;contemplando la nuova realt capirebbe
che sino ad allora egli viveva nell'errore,insieme ai suoi compagni,che anzi era lo stesso Sole la causa di
ci che sino ad poco prima,nella caverna,essi vedevano.
Ricordandosi della sua vecchia dimora e della sapienza errata di laggi, ritenendosi fortunato del
mutamento della sua sorte,proverebbe per coloro sicuramente piet.
Quando viveva nella caverna,fra i suoi compagni vigeva una conoscenza,una tradizione che si fondava su considerazioni e interpretazioni ricavate da quella prospettiva
e condizione sbagliata; essi si attribuivano onori,elogi e premi a vicenda per chi vedesse meglio il passaggio delle ombre,e chi si ricordasse o indovinasse quali passano per prime e quali per ultime,generando una sorta di arte divinatoria,quali noi attribuiamo all'astrologia o alla profezia o all'oracolo.
Egli di certo non proverebbe ora,certo invidia per la loro condizione e per la loro antica arte? No di certo.
Ma se egli scendesse di nuovo al suo posto,non sentirebbe male agli occhi per l'oscurit,venendo dalla
luce?
E non verrebbe egli deriso,dapprima,vedendolo confuso per non aver ancora riac-quistato l'abitudine del
buio,e si direbbe di lui che l'ascesa gli ha rovinato la vista e
che non vale neppure la pena di affrontare la scalata?
E non verrebbe ucciso colui che tentasse di liberare gli altri,ottusi dalle loro convinzioni,per farli salire?"

"Nell'anima di ognuno c' tale facolt,insieme ad un organo che rende possibile la conoscenza; a tal merito,riguardo la verit,occorre assolutamente dire che la "cultura", non tale quale
alcuni proclamano che sia.
Vi dunque un'arte per far "voltare" nel modo pi facile ed efficace quell'organo della comprensione:
occorre,presupponendolo gi presente,distorglielo dalla sua abitudine scorretta e volgerla verso dove
deve guardare.
Le facolt cosidette "psichiche",sono affini a quelle del corpo,si possono creare con l'abitudine e
l'esercizio;se tale attivit fosse esercitata sin dall'infanzia,l'essere, adulto, vedrebbe con la stessa
acutezza con cui vede le cose sensibili,le cose divine."

Riguardo il punto di riferimento umano che certo relativo,rispetto all'assoluto ordinamento, egli
dice:

"Gli uomini,ignorando la verit si formano idee errate su moltissime cose:se egli,vivesse all'interno di un
cerchio,e si muovesse dal basso verso il centro,guardando il punto da cui partito,crederebbe di trovarsi
in alto. E se si muovesse all'indietro,crederebbe di scendere; ma non si troverebbe egli un questa
situazione perch ignora che cosa sia davvero in alto,al centro e in basso."
Socrate passa poi ad un'enunciazione riguardo la triplice manifestazione dell"essere" divino,
del Dio,nella sua creazione,paragonandolo ai diversi gradi di purezza dell'essere:
"Il dio,cre l'oggetto,realizzandolo nell'idea dell'essenza, poi un dio artigiano,ne modell le
forme,rendendolo tangibile e visibile; un dio pittore,ne imit la forma,facendolo ammirare a tutti,proprio
come fanno i poeti."
Riguardo il bene e il male:
"E' male tutto ci che porta alla rovina e alla distruzione, bene tutto ci che conserva e giova."
A tal punto avviene una narrazione circa uno sconosciuto personaggio,di nome "Er",il quale,etimologicamente,appare come di derivazione ebraica; fra gli antenati di Giuseppe,sposo di Maria, compare infatti lo
stesso nome. Addirittura,Clemente Alessandrino,propose l'identificazione di Er con il persiano Zoroastro.
In tal passo evidente la dichiarazione circa la trasmigrazione delle anime:
"Er,mor in battaglia;ricondotto a casa,il dodicesimo giorno,mentre si trovava disteso di gi sul rogo,per il
suo funerale,ritorn in vita e prese a raccontare ci che aveva visto laggi nell'Ade.
Disse che la sua anima,dopo essere uscita dal corpo,err insieme a molte altre,e
giunse in un luogo meraviglioso,dove c'erano due aperture comunicanti col terreno e
due altre simili nel cielo in corrispondenza delle prime.
In mezzo ad esse erano sedute dei giudici.
Essi emanavano le sentenze,poi imponevano ai giusti di avviarsi a destra,in alto e agli ingiusti di andare
invece a sinistra,in basso.
Giunto il suo turno,i giudici ordinarono a Er di riferire agli uomini tutto ci che egli
avrebbe visto e osservato.
Er apprese che ogni anima scontava dieci volte tanto ogni colpa commessa e ogni persona offesa,e ogni
castigo durava cento anni:in media essa permane quindi,in quella condizione,per un periodo di mille anni.
Ad un certo punto un araldo comparse e disse:
-anime effimere,ecco l'inizio di un altro ciclo di nascite apportatrici di morte; non un demone sceglier
voi,ma voi sceglierete il vostro demone!
Scegliete quindi la vita che sar necessariamente legata a lui!
La virt non ha padroni; ognuno la possieder di pi o di meno a seconda che l'abbia onorata o
trascurata; la responsabilit di chi fa la scelta: la divinit innocente. Un sacerdote gett in aria le sorti,ed ognuno scelse quella che gli era caduta vicino;
e di nuovo furono posti per terra davanti a loro i modelli di vita:quelli di tutti gli animali
e degli uomini.
Tali elementi erano mischiati insieme alla ricchezza,alla povert,alla malattia,alla salu-te; quel
momento, il massimo cimento per ogni uomo,nella speranza di riuscire a riconoscere e a trovare chi lo
renda capace ed esperto di distinguere la vita buona da
quella cattiva,di sciegliere sempre la migliore possibile a vantaggio della propria ricerca verso il bene o nella caduta verso il male.
Occorre scendere nell'Ade,avendo il potere di saper scegliere la vita migliore che ci
potr condurre verso il bello e il buono,sfuggendo i piaceri,le ricchezze,che inveramen-te,ci
condurrano,appesantendoci,verso il cattivo.
L'araldo aggiunse: -anche l'ultimo arrivato,se compir la sua scelta giudiziosamente e
vivr con seriet,ha davanti a s un'esistenza accetabile,per nulla indecorosa.Er diceva che lo spettacolo di ciascun anima intenta a scegliere la propria esistenza era
compassionevole,ridicolo,assurdo.
Infatti le anime in genere sceglievano in base alle abitudini acquisite nella vita anteriore.

Egli vide uomini mutarsi in animali,animali che si mutavano in uomini.


Le anime,una volta fatta la loro scelta,venivano condotte innanzi al fiume Amelete,e
ciascuna venne costretta a berne una certa quantit,ma quelle che non erano protette dalla prudenza ne
bevevano pi del necessario: chi beveva quell'acqua,si dimenticava
tutto."
Se qualcuno si applicasse alla filosofia,potrebbe essere felice non solo in questa vita,
ma anche il suo viaggio da qui a laggi e il suo ritorno qui non avverebbero nella soffe-rerenza,ma nella
tranquillit.

"COMMENTO E SINTESI DEL TIMEO DI PLATONE"


Nel Timeo,la struttura ricca di contenuti di dottrine metafisiche,cosmologiche,matematiche,scienze
naturali e medicina.
"L'ATLANTIDE"

Ci sono stati tanti diluvi.


Voi Greci,novemila anni fa,eravate uomini generati ed educati dagli Di; le nostre
scritture dicono che la vostra citt fece finire una grande potenza,la quale aveva invaso
e voleva soggiogare tutta l'Europa e l'Asia: essa proveniva dal mare Atlantico.
Infatti a quel tempo era possibile attraversare quel mare,perch alla foce delle colon-ne
d'Ercole vi era un'isola; essa era pi grande della Libia e dell'Asia Minore messe
insieme. Tale terra,si poteva chiamare continente.
In quest'isola "Atlantide",si era formata una grande e mirabile potenza di re,che
dominava tutta quanta l'isola e molte altre isole e parti del continente;avevano
soggiogato anche tutte le terre sino alla Libia e l'Europa sino all'Italia occidentale.
Tale potenza,all'improvviso,tent di di sottomettere la vostra regione e la nostra; in
quel momento la potenza della vostra citt vinse gli invasori e cos imped che venissimo sottomessi noi stessi,e liber tutti gli altri che invece erano stati soggiogati.
In tempi sucessivi,nel corso di un brutto giorno e di una brutta notte,essendosi verificati
terribili terremoti e diluvi,tutti i vostri guerrieri e anche l'isola Atlantide,sprofondarono
nel mare,ed essa,per sempre.
*
*
*
"LA TRINITA' DIVINA"
A titolo di chiarezza,onde far sussistere un'analogia con il simbolismo Cristiano,e il "concetto cosmologico e metafisico" di Platone,si pu sinonimamente intendere che la divinit platonica,appare anch'essa
costituita da una Triade:
1 -l'Elemento Preesistente,o "mondo delle idee",
2 -Il Demiurgo, l'Architetto della Creazione,il quale a guisa di un disegnatore tecnico,imposta,ordina e
stilizza,stende la squadra e il compasso onde rendere oggettiva,su un foglio celeste,il progetto nei suoi
particolari. Egli pu essere inteso quale Figlio;\
3- l'Anima del mondo, la sostanza o meglio il supporto energetico

"Bisogna considerare tre generi: ci che Generato conviene paragonarlo al Padre,


ci in cui Generato al Figlio,e ci da cui ricevendo somiglianza si genera ci che
Generato,verr assimilato alla Madre.
"IL PERCHE' DELLA CREAZIONE"
L'atavica domanda che risiede nell'uomo riguardo la ragione del perch Dio cre l'universo,viene enunciata da Platone nel modo seguente:

"Come se Uno,dopo aver osservato dei begli animali,sia rappresentati da una pittura,
sia anche veramente vivi,ma in stato di quiete,sentisse anche il desiderio di vederli in

movimento,mentre si cimentano in una gara,in qualcuna di quelle prove che si ritiene


convenire ai loro corpi."
"Dio,per necessit,per bisogno di Amore,ha generato le condizioni affinch tale Amore,offerto
da Lui alla Creazione,formando un circolo che da Egli va ad Essa,volle che tale Bene
ritornasse a Lui dopo aver percorso un cammino di evoluzione naturale e spirituale,onde essa
ne prendesse coscienza, necessit,bisogno e affinch quale ultimo fine,a mezzo degli Esseri
pervenuti a tale comprensione del Suo Disegno,tramite il libero arbitrio e il discernimento,quindi
"razionali",tale Amore,in modo cos reciproco,ritornasse a Lui.

*
*
"LA SEPARAZIONE DALL'UNO IN DUE"
Platone,enuncia la necessit che dall'Unit,cio dall'Essere Uno,Dio Padre,venga tratta una Dualit,
affinch fosse resa possibile la manifestazione sui due piani fisico e metafisico.
Dapprima il Tutto era Uno; avvenendo una sorta di "clonazione"o separazione, tale Tutto divenne intriso
di Dualit,quindi automaticamente molteplice: il positivo e il negativo,il maschio e la femmina,cio tutti
i principi dei contrari o opposti,dell'eccesso e del difetto,del positivo e negativo fecero la loro comparsa.
Prima non vi era un plurale: esse erano "Uno".
Tale dualit rese possibile l'attuazione dei processi di scambio ciclici,che anche la scienza umana e
moderna riconosce.
Dalla scienza dello Spirito,tale separazione riconosciuta come "il dividere il cielo dalle acque",il
"separare la luce dalle tenebre". (vedi analogia con il 1 giorno della creazione biblica)
"LA GENERAZIONE DELL'ANIMA DEL MONDO"
Avviene dunque,la generazione dell'Anima del Mondo,composta ad immagine ed ispirazione delle idee
intellegibili, quale sostanza sovrasensibile,nella quale verr incorporato sia l'insieme delle Gerarchie
Celesti Intelligenti,che avranno funzioni motrici di attuazione e reggenza del cosmo,sia,sotto forma di
"embrione,seme,o idea",l'essenza umana,animale, vegetale,minerale.

"Questo mondo un unico essere vivente,dotato di corpo e di anima,di intelligenza,


contenente in s,quale anima, tutti gli esseri viventi e intellegibili; esso fu generato ad
opera della provvidenza del Dio Demiurgo.
Come secondo il detto:"In origine,eravamo pensieri, nell'immensit" (nella mente di Dio)

"Il Dio cre prima l'Anima,facendola per virt,pi giovane del corpo e pi antica di
esso,perch essa doveva essere signora e dominatrice di esso."
L'asse portante principale su cui si fonda la Creazione,consiste in una mediazione,"manipolazione",
un operazione effettuata dal "Demiurgo" creatore,(l'Intelligenza Cosmica),quale Verbo,sinonimo di
"azione", che a mezzo della matematica, dei rapporti numerici e della geometria.

"Quando Dio intraprese a ordinare l'universo,modell le forme con i numeri."


Si deve dire che Dio,abbia armonizzato le potenze per attivit spontanea e con attivit
di persuasione,portandole a compimento in ogni parte con esattezza e secondo rapporti
numerici."
Il cosmo sovrasensibile,quindi,risulta essere derivante da un'immagine di una Realt Intelligibile Eterna,
metasensibile, dalla quale il Demiurgo ha tratto il pensiero e l'idea per intraprendere l'attivit del "creare",
animare,costruire prima le gerarchie intelleggibili",(le entit,o Di ordinatori,"i ministri") per poter far poi a
loro stessi plasmare, modellandolo in funzione,il mondo sensibile, come egli stesso fece,a immagine e
somiglianza dell'intelligibile.(analogia Biblica,vedi Genesi)
L'Anima del Mondo appare composta di tre parti,collegate da un flusso ciclico:
- la natura dell'Identico (Anima razionale o Spirito)
-"
"
dell'Essere o Simile (Anima Emotiva o passionale)
- " " del Diverso (Anima concupiscibile o istintiva)

Tuttavia,vi una sottile e acuta differenza fra il concetto creazionistico biblico e quello platonico; Mos
intende la creazione con il produrre l'essere dal non-essere,mentre invece per Platone il non-essere non
affatto il "nulla",ma coincide con la nascita del principio o mondo materiale,ossia il passare da una
realt informe ad una strutturazione logica sensibile,"formata".
"LA CREAZIONE DEGLI ELEMENTI SENSIBILI"
Demiurgo,costruisce,mediante una strutturazione atomica,usufruendo di rapporti numerici,una figura
geometrica,che risulta essere la base di sviluppo e nascita di tutte le forme fisiche: il " triangolo".

"L'Acqua quando si condensa,la vediamo diventare Terra o pietra,e quando di fonde o


discioglie la vediamo mutare in vento o Aria;e l'aria quando si infiamma la vediamo
divenire Fuoco. Ci avviene anche nel senso contrario.
In questo modo si trasmettono a vicenda in cerchio,come risulta,la generazione."
"IL SENSIBILE E' COPIA DELL'INTELLIGIBILE, quindi non conoscibile in tutto"
Le cose sensibili risultano quindi come copie o immagine riflesse,imperfette,delle idee intelligibili.
Riguardo il concetto di possibile "conoscibilit" circa tali cose materiali ,Platone afferma che esse
possono essere conosciute solo in modo imperfetto,essendo per loro stessa natura,imitazioni,quindi
imperfette. L'umano non pu penetrarle,intenderle con l'intelligenza; essendo il cosmo "immagine "del
Puro Essere Modello,esso non conoscibile quanto il Modello,ma conoscibile solo nella misura in cui
imitazione del modello,quindi parziale,per quanto n appunto parziale l'impronta intelligibile del Modello.
Conseguentemente,viene prodotta la vera e propria creazione del Corpo del mondo,ossia la sostanza
fisica. Che risulta composto di quattro qualit essenziali:
1- Una quella di "casualit",o necessit,che significa un'essenza qualitativa,(come si gi detto) priva di ordine,senza finalit,irrazionale,quindi non sospinta verso il Bene; essa,pur essendo in stato di
caos,viene convinta dall'Intelligenza a collaborare con la formazione del cosmo,accogliendo in s,nella
misura possibile,il razionale. Ad essa Platone attribuisce il nome di "causa errante",ossia irregolare.
2- la seconda qualit detta:"Ricettacolo",ossia la facolt di lasciarsi plasmare in molti modi; una realt,quella materiale,in cui si realizza l'immagine delle cose,che sono imitazioni delle Idee Intellegibili,come se essa fosse ci che in genere si intende con il termine"specchio".
Tale supporto fatto di sostanza amorfa;le immagini della realt eterna si "riflettono" sulle pareti dello
Spazio e nel Tempo come impronte che si realizzano e poi scompaiono,come il suono che dapprima si
manifesta, poi vi perdura come "eco",rimbalzando sulle pareti,sino a sfumare e a spegnersi.
E'da intendersi anche,come Platone stesso lo chiama," una Nutrice",
3- Come terzo elemento,grazie alla facolt di Ricettacolo che accoglie in s l'immagine che rispecchia il
modello,il principio materiale realizza la caratteristica della "Spazialit",ossia dello Spazio;la manifestazione,su piano sensibile abbisogna infatti di un sostrato o base su cui appoggiare,nella quale si possa o
la si possa identificare,nelle tre dimensioni.
Si noti che ci,determinando per necessit di supporto ove oggettivare tali forme la nascita del termine
"Spazio" come si vedr in seguito,far entrare in scena anche l'elemento "Tempo".
4- la quarta caratterizzazione,consiste nel segnalare una "presenza",in forme rudimentali,di acqua,aria,
terra e fuoco.

"La Generazione di questo cosmo si prodotta come una mescolanza costituita da


una combinazione di necessit (casualit,disordine) e di intelligenza.
L'intelligenza prese dominio sulla necessit,persuadendola a condurre verso l'ottimo.
Tale "persuasione",port il principio materiale dal disordine all'ordine."
"CREAZIONE DEL TEMPO"
Avviene poi,a tal punto,la comparsa dell'elemento "tempo",il quale risulta essere un'immagine che

imita anch'essa,come tutto del resto,il concetto di unit dell'eterno,scorrendo secondo una scansione
numerica,muovendosi ciclicamente appunto anch'esso,secondo il numero,con una logica quindi, numerica.
L' dell'eterno, (il presente assoluto),viene imitato dal tempo,con ritmi numerici dai quali nascono l'era,
(il passato) e il sar;(il futuro) essi divengono una copia mobile numerata,del verbo "essere" eterno.
"GLI ANGELI"
Dopo la costituzione dei 4 elementi e del tempo,il Demiurgo crea le gerarchie Angeliche quali "astri"
fatti prevalemente di fuoco,dotati di anime intelligenti,esseri divini strettamente connessi con l'intelligenza
dell'Anima del Mondo,che hanno come ruolo il "reggere" in concreto,l'ordinamento universale e come
poi vedremo,il compito di "creare" le anime umane.
Occorre notare che dal Demiurgo dipendono tutti questi Di e Dmoni creati,per sua volont e scelta.
"LA CREAZIONE DELLE ANIME UMANE"
Si noti che gli Angeli,e in un primo tempo anche "i figli degli Di",ossia le anime umane,vengono
destinati entrambi ad una esistenza immortale,eterna,incoruttibile:

"O Di,figli di Di,Io sono Artefice e Padre di opere che,generate per mezzo mio,non
sono dissolubili,se io non voglio. Non sarete disciolti e non vi toccher un destino di
morte,poich avrete a vostro vantaggio la mia volont,che un legame ancora pi forte
di quello dal quale siete stati legati allorch siete nati.
Restano ancora da generare tre generi di mortali,(i vegetali,gli animali e gli uomini) affinch
l'opera sia completa e perfetta,ma se questi si generassero e avessero vita per opera
mia,diventerebbero uguali agli Di.
Io vi fornir il seme e il principio,ma perch dunque siano mortali,occupatevi voi,(Di
creati)secondo natura,della costituzione dei viventi,imitando la potenza che attuai nella
vostra generazione.
Intessendo il mortale all'immortale,producete animali e generateli,e fornendo loro il
nutrimento (i vegetali) allevateli,e quando periscono riceveteli nuovamente; fra questi,
genererete il pi religioso degli animali".(l'uomo)
" I DESTINI UMANI"
Vengono poi assegnati i destini degli uomini,e qui,a differenza di ci che inversamente affermato nel
"Fedone",non vi n caduta,n trasgressione peccaminosa biblica,ma gli eventi sono determinati da
un'inevitabile logica evoluzionistica ,prestabilita dallo stesso Creatore,la quale rientra,concettualmente,quale base d'impostazione per molte tradizioni esoteriche antiche e moderne.
Viene,a tal punto,dichiarato il destino escatologico dell'uomo: "una volta entrata nel corpo,l'anima
sar coinvolta nelle passioni; il suo compito o scopo sar quello di dominarle,di non esserne
schiava e di vivere secondo giustizia,allontanandosi dall'ingiustizia."

"COMPOSIZIONE DELL'ANIMA UMANA"

"Per quanto riguarda la forma di anima che in noi pi importante,il Dio l'ha data a
ciascuno come un "dmone"; tale forma abita la parte superiore del capo,e dalla terra ci
innalza verso la realt che ci congenere nel cielo,in quanto noi siano piante non
terrestri,ma celesti."

"COMMENTO AL FEDRO DI PLATONE"

BISOGNA CONSIDERARE CHE ESISTONO IN OGNUNO DI NOI DUE TIPI DI


PRINCIPI,CHE CI GOVERNANO E CI GUIDANO:
-UNO E' L'INNATO DESIDERIO DEI PIACERI, (L'ISTINTO CONCUPISCENTE)
-L'ALTRO E' L'OPINIONE ACQUISITA CHE ASPIRA ALL'OTTIMO. (LA RAGIONE)
L'UOMO INNAMORATO NON E' UTILE COME GUIDA,NE' COME AMICO.
DIFATTI,L'AMICIZIA O L'INTENZIONE DI UN INNAMORATO NON NASCE DA
AFFETTO,MA E' COME FAME CHE CERCA DI SAZIARSI,E CHE "COME I LUPI AMAN
GLI AGNELLI" COSI' GLI AMANTI ADORANO LE CREATURE.
IN REALTA' L'AMORE E' UN DONO DIVINO,E NON PUO' ESSERE UN MALE;I PIU'
GRANDI DONI,CI PROVENGONO PROPRIO DA QUELLO STATO DI DELIRIO.
Si arriva qui ad una trattazione circa l'immortalit dell'anima:
L'ANIMA E' IMMORTALE; PERCHE' CIO' CHE SEMPRE SI MUOVE DA SE' E'
IMMORTALE.
ORA,CIO' CHE PROVOCA MOTO,SE SUBISCE UN ARRESTO O SI ARRESTA,
FA SI CHE L'OGGETTO SUL QUALE AGISCE CESSI DI MUOVERSI,QUINDI DI VIVERE.
CIO' CHE MUOVE LE COSE,(i corpi) E' SCATURIGINE E PRINCIPIO DI MOTO DI TUTTE
LE COSE CHE SONO MOSSE.
CODESTA FORZA,CHE SI PUO' CHIAMARE PRINCIPIO,NON E' GENERATO, PERCHE'
ESSENDO ESSA STESSA IL PRINCIPIO,NON PUO' AVERE UN PRINCIPIO DI
ESISTENZA;INVERAMENTE,DIFATTI TUTTE LE COSE GENERATE
HANNO DIVERSA NATURA,PERCHE' AVENDO INIZIO E FINE HANNO QUINDI AVUTO
UN PRINCIPIO.
NE CONSEGUE QUINDI CHE ESSENDO L'ANIMA PER SUA PROPRIA NATURA
UN "PRINCIPIO",NON E' DERIVATA DA GENERAZIONE,E QUINDI IMMORTALE.
Platone enuncia il perche' della manifestazione dell'anima nella materia sensibile:
ESSA, lanima, E' TALE PERCHE' ESSA ORIGINARIAMENTE DIMORAVA IN UN SITO ED
UNA DIMORA CELESTI,INCOLORE,INFORME E INTANGIBILE; IVI HA POTUTO
CONTEMPLARE LA VERITA',LA GIUSTIZIA,IL BELLO,IL BENE SUPREMO.
LA BELLEZZA BRILLAVA ALLORA IN TUTTA LA LUCE,E GODEVAMO DELLA
BEATIFICA VISIONE,ED ERAVAMO INIZIATI A QUELLA INIZIAZIONE CHE SI PUO' BEN
DIRE LA PIU' BEATIFICA DI TUTTE.
SI ERA IN MISTERICA CONTEMPLAZIONE DI INTEGRE E SEMPLICI,IMMOBILI E
VENERABILI FORME,IMMERSI IN UNA LUCE PURA,PRIVI DI QUESTA TOMBA CHE
ORA CI PORTIAMO IN GIRO COL NOME DI CORPO,IMPRIGIONATI IN ESSO COME
UN'OSTRICA.

Si giunge quindi alla tesi della "reminescenza" o "anamnesis":


IL LAVORO DELL'ANIMA E' PROPRIO QUESTO: BISOGNA CHE L'UOMO
COMPRENDA CIO' CHE SI CHIAMA "IDEA"(Dio) PASSANDO DA UNA MOLTE-PLICITA'
DI SENSAZIONI AD UNA UNITA' ORGANIZZATA DI RAGIONAMENTO.
QUESTA COMPRENSIONE E' REMINESCENZA DELLE VERITA' CHE UNA VOLTA
L'ANIMA NOSTRA HA VEDUTO,QUANDO TRASVOLAVA AL SEGUITO DI UN DIO,E
DALL'ALTO PIEGAVA GLI OCCHI VERSO QUELLE COSE CHE ORA CHIAMIAMO
ESISTENTI,E LEVAVA IL CAPO VERSO CIO' CHE VERAMENTE E'.

QUANDO UNO,ALLA VISTA DELLE BELLEZZE TEERENE,RIANDANDO COL RICORDO


ALLA BELLEZZA VERA CHE UN TEMPO
EBBE CONTEMPLATO,METTE LE ALI,DIVENENDO UN GOFFO PENNUTO AGOGNANTE
DI VOLARE,MA CHE NON SA PRENDERE IL VOLO,NE' CONOSCE VERSO DOVE SI
DEVE INVOLARE.
OGNI ANIMA UMANA HA,PER SUA NATURA,CONTEMPLATO IL VERO ESSERE,
ALTRIMENTI NON SAREBBE PENETRATA IN QUESTA CREATURA CHE E' L'UOMO.
MA NON PER TUTTE E' COSI';DIFATTI,VI FURONO ANIME CHE EBBERO SOLO UNA
VISIONE RAPIDISSIMA DI QUELLE REALTA',O QUELLE ,UNA VOLTE CROLLATE A
TERRA,EBBERO MALASORTE TRAVOLTE DA CATTIVE CONDIZIONI O COMPAGNIE,DIMENTICANDO QUANTO VIDERO DI SANTO.
CHI HA PERTANTO RICEVUTO,nel mondo celeste,UNA LONTANA INIZIAZIONE,
O E' STATO FORTEMENTE QUAGGIU' CORROTTO,NON PUO' RAPIDAMENTE
ELEVARSI DA QUESTO MONDO A CONTEMPLARE LA BELLEZZA DI LASSU';
CHI INVECE SIA STATO INIZIATO DI FRESCO,E ABBIA GODUTO DI LUNGA VISIONE
LASSU',QUANDO QUANDO SORGE UN VOLTO D'APPARENZA DIVINA,O UNA
QUALCHE FORMA CORPOREA CHE BEN RIPRODUCA LA BELLEZZA,SUBITO
RABBRIVIDISCE E LO COLGONO QUEGLI SMARRIMENTI DI
ALLORA. EGLI LA RIMIRA VENERANDOLA COME DIVINA,E SE NON TEMESSE DI
ESSERE GIUDICATO IMPAZZITO,SACRIFICHEREBBE AL SUO AMORE COME AD UN
IMMAGINE DI UN DIO.
MAN MANO CHE EGLI GUARDA,S'ACCENDE,E COL CALORE SI NUTRE LA NATURA
DELLE SUE ALI. AFFLUENDO IL NUTRIMENTO,ESSA DIVIENE TURGI-DA E RICEVE
IMPULSO A CRESCERE,SU' DALLA RADICE INVESTENDO LA SOSTANZA
DELL'ANIMA,PERCHE' UN TEMPO ERA TUTTA ALATA.
POSSIAMO QUINDI DIRE CHE L'AMORE PURO E' UN DONO DI DIO,un mezzo
tramite il quale abbiamo reminiscenza di ci che il vero Bene,che un tempo provam-mo;
ESSO NON HA IL POTERE DI FAR SPUNTAR LE ALI ALL'ANIMA,MA FA SENTIRE IN LEI
IL DESIDERIO DI COSA GRANDE SI PROVA AD AVERLE.
Anche Plotino,diceva che "l'uomo,soffre i dolori del parto di fronte alla bellezza".
L'Amore desiderio del bello,del vero, dell'immortalit, dell'assoluto.
Tale forza dell' amore,risulta essere quindi paragonabile alla potenza di un magnete che
attira a s il ferro,la quale si identifica nel magnete quale Amato(Dio) e nel ferro come
Amante.(l'uomo)
Platone prosegue quindi con l'enunciazione del "mito dell'auriga":
CI SI RAFFIGURI L'ANIMA COME LA POTENZA D'INSIEME DI DUE CAVALLI ALATI E UN
AURIGA (lio delluomo) CHE CONDUCE I DESTRIERI.
DEI DUE CAVALLI,UNO E' BIANCO,PURO,BUONO E DOCILE (lanima purificata);
L'ALTRO,NERO,E' INVECE L'OPPOSTO,SELVAGGIO,IMPURO E PREPOTENTE (lanima
animalizzata).
IL COMPITO DI TAL GUIDA E' QUINDI DIFFICILE E PENOSO.
Vi poi una citazione riguardo il cammino della coppia di veri amanti/amici terreni,
LA LEGGE PRESCRIVE,CHE DUE COMPAGNI TERRENI,CHE HANNO GIA' INIZIATO
INSIEME IL VIAGGIO SUPER-CELESTE, NON TORNERANNO ANCORA NELLE
TENEBRE E AL CAMMINO SOTTERRANEO,(nell'Ade)MA SI RIACCOMPAGNERANNO
INSIEME FELICI IN UNA VITA LUMINOSA E INSIEME SARANNO PROVVISTI DI
ALI,QUANDO SARA' IL TEMPO,IN GRAZIA DELL'AMORE.

Vi poi una narrazione in merito al mito delle "cicale":


LE CICALE SOPRA LA NOSTRA TESTA,SULL'ALBERO,SONO INCARICATE DAGLI DEI
DI OSSERVARCI E DI ASCOLTARE I NOSTRI DISCORSI,AFFINCHE' POSSANO
RIFERIRE I NOSTRI PENSIERI AI LORO DIVINI.
UNA VOLTA LE CICALE ERANO UOMINI VIVENTI PRIMA DELLA NASCITA DELLE
MUSE; QUANDO NACQUERO LE MUSE ED APPARVE IL BEL CANTO,ALCUNI DI
QUESTI A TAL SEGNO FURONO STORDITI DAL PIACERE CHE,PUR DI CANTARE,SCORDAVANO CIBO E BEVANDA E NON SI ACCORGEVANO NEPPURE DI
MORIRE.
DA TALI UOMINI SALTO' FUORI LA FAMIGLIA DELLE CICALE;LE MUSE CONCESSERO LORO DI NON AVER AFFATTO BISOGNO DA CHE SON NATE,DI
ALIMENTI,MA DI POTER CANTARE SUBITO,SENZA MANGIARE O BERE,SINO ALLA
MORTE,E DOPO,DI RITORNARE PRESSO LE MUSE A RIFERIRE CHI, SULLA TERRA,LE
ONORI E LE ONORI.

"COMMENTO AL SIMPOSIO ( o Convivio) di PLATONE"


Socrate va a cena da Agatone; prima di entrare per,egli viene colto da una strana
"ispirazione",la quale lo fa porre in uno stato di meditazione,in piedi,nel vestibolo.
Socrate entra quindi a met cena.
Tutti si propongono di passare la serata discutendo;il tema : "elogio ad Amore".
"AMORE E' IL PIU' ANTICO FRA GLI DEI; EGLI E' UN DIO POTENTE.
VI SONO DUE TIPI DI AMORE: QUELLO "VOLGARE" E' QUELLO TRAMITE CUI
SI AMA SOLO IL CORPO DELLE DONNE, QUELLO "CELESTE" E' CIO' CON
CUI SI AMA INVECE SOLO IL MASCHIO."
In ci si sottintende che l'aspetto duale dell'amore non per vero,perch egli in
realt uno solo; viene inteso in due modi perch male interpretato.
"LA MUSICA E' LA DOTTRINA DELLE INCLINAZIONI AMOROSE; DIFATTI IL
TENDERE A FORMARE ARMONIA SIGNIFICA PROTENDERE AL BELLO."
Platone,tende a vedere nell'Amore la legge universale che anima e muove tutto il
reale,fa vivere la natura,muovendo cos l'anima del mondo,sotto il suo triplice
aspetto della Proporzione,della Bellezza e della Verit.

A tal punto si parla dell'Androgino:


"L'ANTICHISSIMA NOSTRA NATURA UMANA NON ERA COME L'ATTUALE,MA
DIVERSA.
L'UMANITA' COMPRENDEVA 3 SESSI: IL MASCHIO,LA FEMMINA E L'ANDROGINO.
LA FORMA DELL'ANDROGINO ERA COME DI UN MASCHIO E UNA FEMMINA
ATTACCATI INSIEME." IL GENERE MASCHILE DISCENDEVA IN ORIGINE DAL
SOLE,IL FEMMINILE DALLA TERRA E L'ANDROGINO DALLA LUNA.
ERANO MOLTO POTENTI; ESSI TENTARONO LA SCALATA AL CIELO PER
ATTACCARE GLI DEI. ERANO MOLTO SUPERBI.
GIOVE PREOCCUPATO,ONDE FARLI DIMINUIRE DI POTENZA,PERCHE' LI
TEMEVA,DECISE DI SPACCARLI IN DUE,DIVIDENDOLI."

"QUANDO LA NATURA UMANA FU TAGLIATA IN DUE,OGNI PARTE,VOGLIOSA


DELLA PROPRIA META' PERDUTA,LE SI ATTACCAVA E GETTANDOSI LE
BRACCIA ATTORNO,NELLA BRAMA DI FONDERSI INSIEME MORIVANO DI
FAME E DI INAZIONE,PERCHE' NULLA VOLEVANO FARE L'UNA STACCATA
DALL'ALTRA.
PER OVVIARE A CIO',GIOVE POSE INNANZI I GENITALI,CHE PRIMA INVECE
SI TROVAVANO DIETRO;DIFATTI PRIMA ESSI NON SI RIPRODUCEVANO FRA
DI LORO,MA IN TERRA COME LE CICALE. IN TAL MODO,SE
NELL'AVVINGHIARSI SI INCONTRAVANO MASCHIO E FEMMINA,SAREBBE
AVVENUTA LA FECONDAZIONE; SE INVECE SI FOSSERO
IMBATTUTI IN UN MEDESIMO SESSO,PROVAVANO SAZIETA'
NELL'ACCOPPIAMENTO, ALLONTANANDOSI.
ECCO DUNQUE DA QUANTO TEMPO L'AMORE RECIPROCO E'
CONNATURATO NEGLI UOMINI; ESSO CI RESTAURA L'ANTICO NOSTRO
ESSERE PERCHE' TENTA DI DI FARE DI DUE UNA CREATURA SOLA E DI
RISANARE LA NATURA UMANA.
OGNUNO DI NOI E' DUNQUE UNA META';E' QUINDI SEMPRE IN CERCA
DELLA SUA PROPRIA META'.
QUESTA BRAMA DI INTIEREZZA,AL PROSEGUIRLA,DIAMO IL NOME DI
AMORE."

Diotima,un commensale,rispondendo alla domanda di Socrate che gli aveva


chiesto
chi fosse per lui Amore dice:
"E' UN DEMONE GRANDE,O SOCRATE.
DIFATTI OGNI ESSERE DEMONICO STA IN MEZZO FRA IL DIO E IL MORTALE.
GLI DEI NON SI MISCHIANO CON L'UOMO,MA PER MEZZO DI AMORE E'
LORO POSSIBILE UNA COMUNIONE E COLLOQUIO CON GLI UOMINI,IN
VEGLIA O IN SONNO.

Socrate: "CHI AMA DESIDERA CHE IL BELLO DIVENGA SUO; L'AMORE E'
DESIDERIO DI POSSEDERE IL BENE PER SEMPRE.
"L'AMORE E'ANCHE AMORE DELL'IMMORTALITA'"
"LA NATURA MORTALE CERCA,CON OGNI MEZZO,DI PERPETUARSI E DI
ESSERE IMMORTALE.
E PUO' RIUSCIRVI SOLO PER QUESTA VIA,MEDIANTE LA
RIPRODUZIONE,LASCIANDO SEMPRE UN GIOVANE AL POSTO DEL
VECCHIO.
Continua Diotima: "CHI SIA EDUCATO ALLA QUESTIONI D'AMORE,GIUNTO
ORMAI AL GRADO SUPREMO DELL'INIZIAZIONE AMOROSA ALL'IMPROVVISO
GLI SI RIVELERA' UNA BELLEZZA MERAVIGLIOSA PER SUA NATURA,CHE
NON NASCE E NON MUORE; SI ACCORGERA' CHE TUTTE LE BELLEZZE
PARTECIPANO A LEI IN MODO CHE ESSA NON SI ARRICCHISCA NE' SCEMI,
RIMANENDONE INTOCCATA."
Qui si allude alla "contemplazione" mistica che si attua nella preghiera e nella

meditazione.

In tutto il testo del Simposio ricorre l'affermare che "AMORE E' UN'ESSENZA INTERMEDIA TRA IL MORTALE E L'IMMORTALE;POICHE' L'ANIMA HA VISSUTO
IN MEZZO ALLE IDEE,(Dio) ESSO E' LO SFORZO CONTINUO DELL'ANIMA PER
RITROVARE CIO' CHE UN TEMPO HA AMATO."

LETTERE

(Platone)

Nella 2 LETTERA (360 a.c.) Platone discorrendo con il discepolo Dionisio II, accenna
ad una misteriosa dottrina incomunicabile scritturalmente;
Tu sostieni, che non ti e stata sufficientemente rivelata la natura di ci che primo.
Bisogna dunque che te ne parli, ma per enigmi, in modo che, se a questa lettera dovesse
capitare un caso avverso nei recessi del mare o della terra, chi la legga non capisca.
Tutti gli esseri stanno intorno al Re del tutto e tutti sono in grazia sua ed esso la causa di
tutto ci che bello; le cose (gerarchie) che sono seconde stanno intorno al secondo, le
terze intorno al terzo.
Lanima umana aspira a conoscere quali qualit abbiano le cose (gerarchie), e guarda a
quelle (enti materiali) che le sono affini, ma nessuna di queste cose la soddisfa.
Riguardo al re ed alle cose di cui ho detto, non vi niente di affine.
Allora lanima si chiede: Ma qual la loro natura?
Ed questa la domanda che la causa di tutti i mali, e nessuno mai potr raggiungere
realmente la verit, se non riuscir a liberarsene. Nessuno di quelli che mi hanno ascoltato,
allinizio, se ne sono liberati con poca difficolt.

Bada per che questa lettera non cade nelle mani di uomini ignoranti, perch per la
moltitudine non vi sono dottrine pi ridicole di queste. Di tali cose occorre parlarne spesso e

continuamente, per molti anni, a prezzo di molta fatica, e solo allora esse si purificano come
si purifica loro.
Vi sono uomini che dopo aver sentito parlare per oltre trentanni di tali cose, i quali
dichiarano che ci che sembrava prima assolutamente incredibile ora credibilissimo e
chiarissimo, mentre ci che era prima credibilissimo sembra ora contrario.
Rifletti dunque a questo e bada di non dover un giorno pentirti di aver lasciato che queste
dottrine si diffondessero in modo non degno. Il miglior modo di custodirle sar di non
scriverle, ,a di apprenderle a memoria: perch impossibile evitare che le cose scritte cadano
in mano altrui.
Per questa ragione io non ho mai scritto niente su queste cose e non c, n
mai ci sar un trattato di Platone, e ci che ora va sotto il suo nome la
dottrina di Socrate, bello e giovane. Stammi bene e dammi ascolto: dopo aver letto
parecchie volte questa lettera, bruciala.

Dalla VII Lettera: So che altri hanno scritto ispirandosi a miei insegnamenti, ma chi
essi siano, neppure essi lo sanno. Questo solo posso dire sul conto di quelli che hanno scritto
o che scriveranno affermando di conoscere ci che loggetto del mio studio, sia per averlo
appreso da me o da altri, sia per averlo scoperto da s stessi; non possibile, almeno
secondo la mia opinione, che abbiano capito alcunch in questa materia. Su ci non
esiste, n mai ci sar, alcun mio trattato; perch questa disciplina non
assolutamente , come le altre, comunicabile, ma solo dopo molte discussioni su questi
problemi e dopo una lunga convivenza, improvvisamente, come luce che si accende da una
scintilla, essa nasce nellanima e nutre ormai se stessa. Tuttavia io so che se queste cose pur
dovessero essere scritte o dette, lo sarebbero nel modo migliore da me e so anche che mi
farebbe molto soffrire il constatare che sono state scritte male. Se ritenessi che fosse
opportuno metterle per iscritto e comunicarle a tutti in modo adeguato, che cosa avrei
potuto fare di pi bello nella mia vita se non mettere per iscritto una dottrina salutare agli
uomini e portare alla luce per tutti la natura delle cose?
Ma io non ritengo che una disquisizione, come si dice, su questi argomenti, possa essere un
bene per gli uomini, se non per quei pochi che sono capaci, dopo poche indicazioni, di
trovare da soli la verit; degli altri, alcuni si gonfierebbero di un ingiustificato disprezzo per
ci che non bene, altri di una superba e vuota fiducia, come se avessero appreso qualcosa
di sublime.
Su questo punto io intendo parlare ancora pi a lungo; cos forse, quando avr parlato,
qualcuna delle cose che dico diverr pi chiara.