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----------------------------------------------------------------- Corvara 2015 21 Convegno a cura di Raffaele Vistocco ------------------------------------------------------------

Analisi del rischio da atmosfere potenzialmente infiammabili


nelle attivit di pulizia e ripristino viabilit delle sedi stradali
post-incidente con dispersione di sostanze infiammabili e/o
combustibili
P. De Santis*, G. De Renzi**
*INAIL DR LAZIO, CONTARP, Via Diego Fabbri 74, 00137, Roma tel. +393457647055 fax
0636437109 p.desantis@inail.it
** GMT Engineering S.r.l.s., Via dei Sicani, 2, 04100 Latina (LT) - tel. +393384478398 guido.derenzi@gmail.com
RIASSUNTO
Sovente, al verificarsi di incidenti stradali, le condizioni della piattaforma stradale risultano
compromesse sotto il duplice profilo:
a) della sicurezza della circolazione, per quanti percorrono e attraversano il medesimo tratto,
b) della sicurezza ambientale, a causa della presenza di liquidi inquinanti (olio, carburante, liquido
refrigerante, . . .) oppure di detriti solidi (pezzi di paraurti, vetri, plastiche, . . .) ivi dispersi.
Gli Enti proprietari delle reti stradali (Comuni, Province, ...) sono tenuti per legge al corretto ripristino
delle condizioni di sicurezza a seguito di incidenti stradali ma, non disponendo delle strutture e delle
risorse specializzate, possono concedere - senza onere economico alcuno - il servizio ad aziende
specializzate che, attraverso specifici protocolli di intervento, operino per il ripristino dello status quo
ante il verificarsi, ivi compreso il ripristino delle condizioni di sicurezza e fluidit della circolazione,
nonch il reintegro delle matrici ambientali.
Lintervento post incidente, nello specifico, consiste generalmente in:
arrivo nellarea di intervento,
stazionamento del mezzo di opera,
spandimento sulla macchia/pozza di appositi agenti incapsulatori multiscopo liquidi e/o agenti
assorbenti ed inertizzanti solidi in polvere,
aspirazione dei liquidi, degli oli, delle polveri presenti sulla sede stradale;
smaltimento dei reflui.
Per lo svolgimento del servizio di bonifica post incidente viene usato solitamente un mezzo d'opera
variamente allestito secondo la specificit della Ditta.
Il presente lavoro analizza il rischio cui sono esposti i lavoratori impegnati in tali attivit in riferimento
alla potenziale presenza di atmosfere infiammabili.
A tale scopo si :
1) stimato la qualit e quantit dei liquidi infiammabili potenzialmente presenti nella fase di bonifica
2) calcolato la estensione della atmosfera potenzialmente esplosiva formatasi a seguito dell'eventuale
dispersione nelle situazioni worst case ipotizzabili
3) definito le misure di sicurezza da attuare al fine di garantire l'incolumit degli operatori e di terzi
4) definite le caratteristiche delle attrezzature di lavoro per un loro utilizzo in sicurezza nel corso
delle attivit.

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PREMESSA
L'analisi degli interventi in generale effettuati in caso di bonifica e ripristino della piattaforma
stradale, induce alle seguenti riflessioni:
! il personale delle Ditte in questione interviene solo dopo che sono stati rimossi dallarea i veicoli
coinvolti nellincidente e quindi sono state rimosse le potenziali fonti (sorgenti) di emissione
! la Ditta solitamente interviene in un intervallo orario compreso tra i 30 ed i 60 minuti: non
assolutamente prevedibile che gli interventi di soccorso, di rilevamento tecnico del sinistro e di
rimozione dei mezzi incidentati possano concludersi prima dei suddetti 30 minuti mentre, di contro
gli incarichi di affidamento del servizio, non prevedono, solitamente, interventi in tempi superiore
all'ora.
A fronte delle suddette condizioni sorge la necessit di:
! prevedere la quantit di liquidi infiammabili (idrocarburi) potenzialmente presenti nella fase di
bonifica
! calcolare la estensione della atmosfera potenzialmente esplosiva formatasi a seguito
dell'eventuale dispersione
! definire le misure di sicurezza da attuare al fine di garantire l'incolumit degli operatori e di
terzi
PREVISIONE DELLA QUALIT E QUANTIT DI LIQUIDI INFIAMMABILI POTENZIALMENTE
PRESENTI
Per rispondere al quesito, ovvero prevedere la della quantit di liquidi infiammabili (idrocarburi)
potenzialmente presenti nella fase di intervento delle Ditte in questione, occorre tenere in debito
conto di alcuni parametri:
- quantit di sostanze infiammabili disperdibili nel caso dincidente stradale
- volatilit della/e sostanza/e
- tensione di vapore della/e sostanza/e (maggiore il suo valore pi volatile risulta il liquido)
- temperatura di ebollizione della/e sostanza/e
- calore latente di vaporizzazione (energia necessaria a trasformare in vapore la massa unitaria di un
liquido)
- area della superficie esposta del liquido
- temperatura a cui avviene l'evaporazione
- ecc.
Per quanto riguarda le quantit disperdibili in caso dincidente, occorre ricordare che le Ditte suddette
sono incaricate dei ripristini nel caso di incidenti che coinvolgano motoveicoli, autovetture, autocarri ed
autotreni ma solo quando tali incidenti non abbiano pure comportato la dispersione dei carichi
trasportati, in particolare se questi comprendono sostanze pericolose (ADR).
Ragionevolmente quindi, vari liquidi possono essere dispersi nel caso degli incedenti suddetti sia
infiammabili e/o combustibili (carburanti) o non (liquidi refrigeranti, oli, liquidi di lavaggio,
ecc).Ricordiamo le caratteristiche pi note:

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liquido refrigerante, pu essere di diversi colori (verde, azzurro, giallo, rosa-rosso), talvolta pu
essere semplicemente acqua, viscoso al tatto non infiammabile
! olio lubrificante, di colore oro-marrone-nero, denso e viscoso al tatto, infiammabile alle alte
temperature
! benzina, di colore verde quella senza piombo e limpida la super, emana un odore caratteristico
ed facilmente infiammabile
! gasolio, di colore rosso-marrone, emana un odore caratteristico ed meno infiammabile della
benzina
! olio idraulico, pu essere di diversi colori ma sempre viscoso e infiammabile ad alte
temperature
! GPL, acronimo di gas di petrolio liquefatti, miscela infiammabile incolore di propano e butano,
fortemente odorizzata, i cui componenti a temperatura ambiente e a pressione atmosferica
sono allo stato gassoso
Lultimo sicuramente pi innocuo di tutti il liquido dei tergicristalli
Ragionevolmente, le sostanze che possono dar luogo alla formazione di atmosfere esplosive sono il GPL
(worst case 1), la benzina (worst case 2) e gli oli inquinati da benzina (worst case 3).
!

GPL (WORST CASE 1)


Gli incidenti che vedono coinvolte perdite accidentali di gas di petrolio liquefatti possono tradursi in
danni molto gravi alle persone e alle strutture adiacenti alla scena incidentale.
La pericolosit del GPL deriva dalla sua infiammabilit e dalla tendenza a formare una densa nube di
vapore se disperso in atmosfera. Il fatto che sia trasportato in forma liquida sotto una modesta
pressione fa s che, fuoriuscendo da un contenimento fratturato, evapori istantaneamente e si
trasformi in gas. Poich il GPL in stato gassoso pi pesante dellaria, tende a rimanere vicino al suolo,
trasformandosi in una nube infiammabile che, se efficacemente innescata, pu esplodere.
D'altra parte occorre osservare che la sicurezza intrinseca dei veicoli alimentati a GPL ha subito un
sensibile miglioramento con la entrata in vigore dellemendamento 01 al Regolamento ECE/ONU 67,
essendo stati imposti da un lato test molto pi severi, da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti, rispetto al passato per lomologazione dei componenti dellimpianto (cicli di temperatura,
prove di durata, prove di vibrazione, prove fuoco, ecc.) e dallaltro rendendo obbligatori alcuni
importanti dispositivi di sicurezza, illustrati nella figura seguente.
Tali dispositivi, utili per la salvaguardia dellintegrit delle persone coinvolte in incidenti stradali nonch
per la tutela della sicurezza dei soccorritori chiamati ad intervenire in caso di sinistro, consistono
essenzialmente in:
1. elettrovalvola di blocco posta sul serbatoio che, a motore spento, confina il G.P.L. allinterno del
serbatoio, evitando eventuali perdite dalle tubazioni di alimentazione del motore;
2. valvola di sicurezza in caso di sovrapressione PRV (pressure relief valve) che garantisce, anche in
caso di riempimento oltre l80% del volume geometrico del serbatoio, valori di pressione allinterno
dello stesso, compatibili con la resistenza meccanica del materiale. La valvola PRV adottata per
impedire il pieno idraulico serve anche per proteggere lintegrit del serbatoio alle alte temperature
ambientali che possono generare alta pressione interna.

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Sistema di alimentazione a GPL


3. valvola termofusibile, o altro dispositivo analogo, avente lo scopo di far fuoriuscire il G.P.L. in caso di
1

incendio, svuotando il serbatoio ed evitandone lo scoppio . Il GPL, rilasciato dalla valvola


termofusibile aperta, provoca una fiamma che resta confinata nel contorno dellincendio. La valvola
infatti presenta pi ugelli di uscita, conformati in modo tale da suddividere il getto del GPL in pi
fiamme di minore intensit rispetto ad una fiamma sola;
4. valvola di eccesso di flusso ) che blocca il flusso del gas in caso di rottura accidentale dei tubi.
Infine, per quanto attiene l'integrit del serbatoio in caso di incidente stradale, premesso che il
serbatoio GPL in generale installato nella parte posteriore del veicolo per motore anteriore (la legge
vieta linstallazione nel vano motore), negli ultimi anni sono state eseguite presso vari centri di ricerca
simulazioni di crash allurto posteriore secondo la normativa europea ECE ONU R.34 mediante la tecnica
F.E.M. (Finite Element Method), analizzando sia serbatoi di tipo cilindrico che di tipo toroidale installati
su auto di media-piccola cilindrata. Le modellazioni F.E.M. sono concordi nel prevedere una
deformazione della struttura della vettura senza indurre spostamenti superiori alla norma nei sedili
posteriori e apprezzabili deformazioni nelle pareti del serbatoio
A fronte di quanto sopra descritto, l'evenienza di una rottura catastrofica del serbatoio in caso
dincidente, risulta improbabile cos come risulta altamente improbabile la fuoriuscita di gas liquefatto
(senza instaurarsi di flusso bifase) e formazione di pozza evaporante.
In generale gli scenari che potrebbero verificarsi possono essere individuati come segue2:

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
!
1

Questo evidentemente levento pi grave che possa ipotizzarsi e che in passato ha provocato in pi occasioni vittime e/o feriti.
Lanalisi delle probabilit di incidente dovuto a guasti dellimpianto di alimentazione, ha evidenziato come il numero di incidenti
atteso per esplosione a caldo ed a freddo del serbatoio si sia ridotto di un fattore pari a 10-3 negli impianti rispondenti al
Regolamento ECE-ONU 67-01 rispetto a quelli realizzati sulla base della precedente normativa.
FIRE BALL (Palla di fuoco): combustione veloce di una massa di vapori infiammabili rilasciata istantaneamente, in genere
connessa con un BLEVE, senza sviluppo di sovrapressione, ma con irraggiamento intenso e breve.
JET IMPINGEMENT o FLAME ENGULFMENT: situazione in cui la fiamma di un jet fire colpisce ortogonalmente un apparecchio o
una struttura. una delle situazioni in cui risulta pi probabile il BLEVE.
FLASH FIRE: combustione veloce di una nube di gas o vapori infiammabili; non comporta effetti significativi di sovrapressione in
quanto la velocit di fiamma abbastanza bassa (sotto ai valori che configurano la deflagrazione) o perch la massa di
combustibile limitata, o per una non omogenea distribuzione delle concentrazioni, o per la contenuta turbolenza che non favorisce
accelerazione di fiamma.
INCENDIO: comprende tutti i fenomeni di combustione libera, quali il FLASH FIRE, il JET FIRE, il POOL FIRE (incendio di una
pozza di liquido) ed il TANK FIRE (incendio di un serbatoio o recipiente che si verifica in genere dopo una rottura).
JET FIRE: lequivalente del dardo di fuoco e comporta, in genere, irraggiamento non elevato, se non in prossimit della fiamma,
mentre risulta pericoloso il jet o flame-impingement.
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!
!
!
!

rilascio di GPL che vaporizza ma non si innesca e disperde senza conseguenze


BLEVE e Fireball, nel caso di flame-engulfment o jet-impingement del serbaoio a seguito di
innesco immediato della perdita
Flash fire, in caso di innesco immediato o quasi della nube di vapori, senza apprezzabili effetti di
sovrapressione
UVCE, nel caso di innesco ritardato della perdita ( necessario che fuoriesca o si accumuli una
massa di miscela infiammabile tale da fornire energia sufficiente e possibilit di accelerazione
della fiamma, in modo da generare quelli che sono comunemente definiti come "effetti esplosivi")
Jet-fire nel caso di perdita innescata in fase gas

Risultati di sperimentazioni di prove distruttive con simulazione di incendio doloso della sola
autovettura hanno mostrato linsufficienza di tale energia per raggiungere il bleve [3.]. Lincendio
iniziale provoca generalmente la sola formazione di un dardo di fuoco (jet fire) di colore giallo vivo,
dovuto al GPL che fuoriesce ad esempio dalla valvola del serbatoio.
Solo fornendo ulteriore alimentazione alle fiamme si arriva allevento critico. Se una simile eventualit
si realizza, il bleve risultante da 25 kilogrammi di GPL e linnesco della nube combustibile-aria, portano
alla formazione di una palla di fuoco di raggio prossimo a dieci metri con valori di sovrappressioni non
significativi ed una durata di pochi secondi.
Frammenti metallici possono essere lanciati anche a distanze di 50-100 metri. Una semplice barriera
protettiva permette comunque di avvicinarsi con relativa sicurezza ad una distanza di 10-20 metri
dallauto.
Dal protocollo di intervento dei Vigili del Fuoco si legge: La squadra dintervento composta da due
gruppi operativi nei quali due operatori si occupano del naspo con acqua frazionata e altri due della
manichetta con lancia da 45 millimetri. Lavvicinamento avviene cercando di tenersi pi bassi della
sagoma dellauto. A spegnimento avvenuto si opera una sorta di bonifica aprendo il portabagagli ed
agendo con acqua frazionata facendo disperdere eventuali accumuli di gas e chiudendo la valvola del
serbatoio di GPL. Lautovettura viene infine portata in un luogo sicuro tenendo presente il pericolo
potenziale rappresentato dal GPL liquido ancora contenuto allinterno del veicolo.

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!!

RILASCIO: si riferisce ad eventi per i quali, a seguito di una fuoriuscita di sostanze pericolose, non sono stati registrati effetti in
quanto non si verificato un innesco o le concentrazioni erano sotto alla soglia di pericolo.
SCOPPIO/BLEVE: vengono associati due fenomeni che, pur generando effetti similari, derivano da cause e sequenze
completamente differenti; infatti, nella voce SCOPPIO si comprende lesplosione interna ad un recipiente o tubazione determinata
da innesco di miscela infiammabile o da reazione anomala o da sovrappressione statica, mentre il termine BLEVE (Boiling Liquid
Expanding Vapour Explosion) considera specificatamente il collasso termico di un recipiente contenente un gas compresso e
liquefatto a seguito di surriscaldamento dovuto a incendio. Il fenomeno si verifica quando la sostanza contenuta si trova in
condizioni di surriscaldamento ed soggetta ad una rapida depressurizzazione che origina il flash di una frazione del liquido.
UVCE: (Unconfined Vapour Cloud Explosion) esplosione di una nube di vapori o gas infiammabili in luogo aperto o parzialmente
confinato.
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Quanto sopra dimostra che l'eventualit di una dispersione di GPL in caso di incidente automobilistico
risulta improbabile e, comunque, l'emergenza (collisione, incendio doloso, ecc.) limitata alle fasi
temporali precedenti l'intervento delle Ditte in questione che, necessariamente, intervengono a relitti
gi rimossi.
L'ipotesi di permanenza sulla sede stradale di GPL dopo la rimozione dei mezzi da scartare.
Particolare attenzione deve essere posta solo al caso di presenza di caditoie, pozzetti, trincee, fosse
site in prossimit della sede dell'incidente nel caso vi sia stata una dispersione di GPL in fase gassosa
non innescata: infatti, a causa dell'elevata densit relativa del GPL, l'interno di tali spazi confinati
bassi potrebbero essere saturi di vapori.
BENZINA (WORST CASE 2)
Lo sversamento di benzina (worst case 2) pu essere causato dalla rottura dei tubicini in pressione che
collegano il serbatoio al motore o dalla benzina che rimane nel motore subito dopo un impatto (ad
esempio nel caso di rovesciamento di motocicli)
Negli ultimi anni si avuto un incremento degli incendi successivamente ad un incidente stradale. Una
causa sicuramente da attribuire ai nuovi sistemi di alimentazione in uso consistenti negli impianti di
alimentazione a benzina dotati di pompa elettrica che generalmente posta nelle vicinanze del
serbatoio del carburante o, addirittura, all'interno. Lentrata in funzione della pompa elettrica avviene
contemporaneamente all'avviamento del motore; la pompa attivata produce nel circuito di alimentazione
una pressione che varia da 1 a 3 bar. La pressione di un bar pu spingere il carburante fino a 10 metri di
altezza: una rottura in un qualsiasi punto del circuito causa una violenta fuoriuscita di carburante che,
trovando linnesco in una parte calda del motore ovvero in una scintilla prodottasi a seguito
dellincidente, porta sicuramente allinizio dell'incendio dell'automezzo.
Attualmente le autovetture sono dotate di un dispositivo che toglie l'alimentazione alla pompa ma
questo non sempre funziona correttamente pertanto il disinnesto della pompa pu essere tardivo e
rischioso. Esistono gli interruttori inerziali antincendio che escludono, in caso di urto, lalimentazione
elettrica alla pompa ma anche questi non sono sempre efficaci in quanto il liquido rimane in pressione
allinterno del circuito anche a pompa spenta.
La rottura del serbatoio con emissione di un quantitativo elevato di benzina (cos come la perdita del
carico di sostanze pericolose) non un evento prevedibile nel senso che esso dovr essere gestito da
altre figure professionali preventivamente all'intervento delle Ditte in questione.
In aggiunta alle considerazioni sopra esposte, occorre pure considerare l'intervallo di tempo
generalmente trascorso tra l'inizio della dispersione della sostanza e l'inizio della fase di bonifica. In
questo intervallo di tempo una qualsivoglia pozza di sostanza infiammabile subisce un processo naturale
di evaporazione che dipende fortemente dai parametri sopra elencati (volatilit, tensione di vapore,
flash point, temperatura, dimensione della superficie libera, ecc.).
Occorre evidenziare che durante transitorio ed in particolare sino a che sono fisicamente presenti le
sorgenti della dispersione (veicoli), risultano a rischio altri operatori (soccorritori, forze dell'ordine,
ecc.). Tale rischio particolarmente accentuato in caso di emissione continua di sostanza.
Dal momento che le sorgenti sono rimosse, le pozze subiscono una naturale riduzione a causa della
evaporazione.
In generale, levaporazione di un liquido un fenomeno di trasporto sia di massa sia di calore, sebbene
in taluni specifici casi possa essere ricondotto ad un unico meccanismo controllante, per esempio,
nellevaporazione di un liquido criogenico, il trasporto di calore dal substrato al liquido domina sul rateo
evaporativo. Nel caso di un liquido, mentre il passaggio di materia avviene essenzialmente tra la
superficie liquida e latmosfera ipotizzando substrati non porosi e inerti chimicamente rispetto al
liquido rilasciato lo scambio di calore avviene secondo diversi meccanismi: per convezione tra la
superficie del liquido e latmosfera, per conduzione tra il liquido e il substrato, per radiazione, sia
solare sia tra il liquido e latmosfera. Il bilancio di calore per una pozza di liquido di superficie A dato
dallequazione:

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[1]

[2]
[3]
dove, cp il calore specifico del liquido, Ev il rateo di evaporazione, Qcd il flusso di calore per
conduzione dal substrato alla pozza, Qcn il flusso di calore per conduzione dallatmosfera alla pozza,
Qr il flusso di calore per radiazione alla pozza, Qra il flusso di calore per radiazione dallatmosfera
alla pozza, Qrl il flusso di calore per radiazione dalla pozza allatmosfera, Qrs il flusso di calore per
radiazione solare alla pozza, Qv il flusso di calore richiesto per levaporazione, t il tempo e m la
massa del liquido.
Il bilancio di materia espresso dallequazione:
[4]
con
[5]
dove k il coefficiente di scambio di materia, A la superficie della pozza e Ci la concentrazione del
vapore allinterfaccia, nellipotesi che sia trascurabile quella nellaria sovrastante. La concentrazione
della sostanza allinterfaccia Ci pu essere espressa dalla seguente equazione:

[6]

dove pv ed M sono rispettivamente la tensione di vapore alla temperatura T e il peso molecolare del
liquido.
Per levaporazione di un liquido volatile da una pozza circolare, Mackay e Matsugo (1973)3 hanno
proposto un modello che descrive il bilancio di materia e di calore con lequazione [1], nella quale
omesso il termine relativo al calore di conduzione dal substrato, le formule successive sono ricavate dal
seguente modello.
Nella fuoriuscita di liquido che non evapora nellemissione e cade al suolo, si forma una pozza la cui area
definita in modi diversi in relazione alla situazione locale.
Quando il suolo pavimentato con pendenza verso pozzetti o ghiotte di drenaggio in fogna,
ragionevolmente il liquido fuoriuscito viene scaricato in fogna limitando sensibilmente larea A fino a
dimensioni che possono essere anche trascurabili. La pozza dipender dalla distanza tra punto pi
lontano di emissione dal pozzetto o ghiotta di drenaggio in fogna e dalla della portata di emissione.
Quando il liquido non confinato, la pozza si allarga fino a che la sua area S2 determina una portata di
evaporazione uguale alla portata di liquido che la alimenta (condizione di equilibrio).
Inizialmente pu trascurarsi levaporazione che avviene durante lemissione del liquido in quanto
assunto che esso si trovi ad una temperatura vicina a quella ambiente e sufficientemente lontana dalla
sua temperatura di ebollizione4, e ci si riferisce a tempi di emissione brevi: larea della pozza massima
e pu essere calcolata con la formula seguente:

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
!
3
4

Mackay, D and Matsugu, R.S. (1973). Evaporation rates of liquid hydrocarbon spills on land and water, Can. J. Chem. Engng, 51,
434
Temperatura di ebollizione benzina Tb = 107 C
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[f.GB.3.2.2-1]
ove:
Qvl = portata volumetrica di emissione dalla SE, [m3/s]
tp = tempo di alimentazione della pozza o simili5, [s]
hm = profondit della pozza di liquido, [m]
I valori della profondit della pozza hm da considerare dipendono soprattutto dalla porosit e rugosit
del suolo e dalla viscosit della sostanza, valori indicativi possono essere:
! -5x10-3 m, con pavimento non poroso (es. in calcestruzzo)
! -10x10-3 m, con pavimento poroso (es. con ghiaia)
Per liquidi con viscosit molto bassa (es. solventi), la profondit della pozza hm pu essere minore di
5x10-3 m; viceversa, per quelli con viscosit molto alta, la profondit della pozza pu essere maggiore di
10x10-3 m.
In condizioni di equilibrio tra quantit di liquido emesso e quantit di liquido evaporato tal caso, larea
S2 della pozza pu essere definita con la formula [f.GB.3.2.3-1] della guida CEI 31-35.

[f.GB.3.2.3-1]
Dove:
Ql = portata massica di emissione di liquido o della frazione liquida dalla SE, [kg/s];
kA = 0,7 quando Ql / Qgs < 1,0 m2
kA = 1,0 quando 1,0 Ql / Qgs < 4,0 m2
kA = 1,4 quando Ql / Qgs 4,0 m2
Qgs = portata specifica di evaporazione da una pozza (kg/s m2) lambita dallaria di ventilazione
dellambiente di cui non sia nota larea S, definita con la formula seguente

[f.GB.3.2.3-2]

wa = velocit di riferimento dellaria nellambiente considerato, [m/s]


M = massa molare della sostanza infiammabile, [kg/kmol]
pa = pressione atmosferica dellambiente considerato, [Pa]
pv = pressione (tensione) di vapore alla massima temperatura ambiente o alla temperatura di emissione
se maggiore, [Pa]
fSE = fattore di efficacia della ventilazione nellintorno della SE in termini di effettiva capacit di
diluizione dellatmosfera esplosiva, con f che varia da f = 1 (situazione ideale) ad f = 5 (caso di flusso
daria impedito da ostacoli)
R = costante universale dei gas = 8314 J/(kmol/K)
T = temperatura di riferimento, o temperatura assoluta all'interno del contenitore (sistema di
contenimento) nel punto di emissione (sorgente di emissione), o temperatura del liquido, [K]

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
!
5

NOTA Se non sono disponibili risultati di valide determinazioni che consentano di assumere valori inferiori, sia per il tempo te, sia
per il tempo tp possono essere utilizzati i seguenti valori:
10 s per il caso di intercettazione automatica da dispositivi rilevatori;
90 s per il caso di possibili perdite controllate visivamente da persona addestrata allintercettazione delle stesse (es.
carico/scarico presidiato di unautocisterna).
15 min per il caso di intercettazione manuale da un posto costantemente presidiato durante i periodi in cui le SE sono attive;
90 min per il caso di attivit solamente sottoposte a una generica sorveglianza;
8 h per il caso di attivit non presidiate.
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La portata specifica di evaporazione da una pozza Qgs [kg/s m2] legata alla portata massica massima
di emissione di vapore dalla pozza Qg [kg/s] tramite la:
Qgs = Qg * (req)2 * 3,14

[f.GB.3.2.3-2]

ove
req = raggio equivalente della superficie di liquidi di forma circolare o quadrangolare, cos definito:
req = (2 x area) / (perimetro o circonferenza), [m]
La portata massica massima di emissione di vapore dalla pozza Qg pu essere divisa per la densit gas
per ottenere la portata volumetrica di emissione di vapore dalla pozza Qgv [m3/s]).
In base alle predette formule si ricava ad esempio che in caso di fuoriuscita di circa 60 litri di benzina
(a bassa viscosit) da una autovettura, essa tenderebbe a formare una pozza su una superficie piana
mediamente porosa (manto bituminosa) con una superficie S1 max di circa 10 m2 e diametro di 3,6 m.
In realt, dopo un primo transitorio, allorch la pozza tende a formarsi, il bilancio di calore [1] rende il
rateo di evaporazione Ev non pi trascurabile e pu calcolarsi la portata specifica Qgs di evaporazione
dalla pozza:

Si ricava il rapporto Ql/Qgs = 127,8 [m2] ed il fattore kA = 1,4.


La superficie S2 pari a 179 [m2] per cui l'area S da utilizzare nella formula [f.GB.4.4-1] scelta
uguale all'area S1 in quanto questa risultata minore dell'area S2:
[f.GB.4.4-1]

La forma della pozza considerata circolare con raggio equivalente req pari a 3,6 m.
La portata massica massima di emissione di vapore dalla pozza Qg risulta pari a 0,0106 kg/s per cui pu
essere calcolato il tempo necessario alla completa evaporazione del quantitativo di 60 litri di benzina
(circa 47 kg):
t evap = 47/0,0106 = 4409 sec = 73 min
In condizioni lineari, dopo 25 minuti, allorch prevedibile l'intervento delle Ditte in questione, la
pozza si ridurrebbe del 65%, con una superficie residua di circa 3,4 m2 ed un raggio di circa 1 metro.
In realt le esperienze sperimentali condotte in letteratura, mostrano un andamento tipico di una pozza
di una miscela di infiammabili come illustrato nella seguente figura: l'evaporazione si sviluppa
rapidamente all'inizio (circa 510 minuti) e poi pi lentamente, dopo che la emissione dal contenimento
terminata e la pozza stata esposto all'atmosfera.

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Andamento sperimentale del raggio della pozza nel tempo


In particolare le equazioni sino ad ora descritte sono state ricavate per sostanze pure mentre, in
realt, da un punto di vista chimico, la benzina di norma una miscela di idrocarburi paraffinici tra
C6H14 (esano) e C8H18 (ottano) in proporzione variabile a cui vengono aggiunti additivi come l'MTBE
(Metil-t-butil etere) e altri con funzione essenzialmente detergente ed antidetonante.
Le caratteristiche chimico fisico dei componenti la miscela sono diverse, ad esempio considerando la
temperatura di ebollizione, si riassume
Esano
69 C
Ottano
125,52 C
Metil-t-butil etere
55,3 C
Benzene
80,15 C

Schema a blocchi della generazione di un incendio


(TL la temperatura del liquido e Teb la sua temperatura di ebollizione)
Nel caso di miscele di idrocarburi come le benzine si verifica una immediata evaporazione delle frazioni
pi volatili (esano, additivi), successivamente il rateo di evaporazione crolla drammaticamente come i

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componenti pi volatili vengono persi. In tal modo una pozza di benzina esposta all'aria aperta
relativamente pi sicura dopo un intervallo di tempo di circa 1020 minuti in quanto il rateo evaporativo,
in presenza di un sufficiente moto dell'aria, non pi sufficiente alla formazione di una atmosfera
pericolosa (miscela aria vapore nel campo di infiammabilit). A tal proposito si veda ad esempio il lavoro
[5.].
Ad ogni modo la temperatura del liquido generalmente inferiore alla sua temperatura di ebollizione
per cui i possibili scenari prevedibili sono riassunti nella precedente figura, raffigurante lo schema a
blocchi della generazione di un incendio. Come gi detto, in caso di perdita, frequentemente si ha un
innesco immediato con il cosiddetto pool-fire o, in caso di dispersione in atmosfera per innesco
ritardato, il cosiddetto flash-fire.
Risulta altamente improbabile che perduri per lungo tempo una estesa pozza di benzina senza alcun
innesco in quanto la regione infiammabile associata con una fuoriuscita di un liquido combustibile
superiore al suo punto di infiammabilit non , in generale, limitata alle dimensioni fisiche della pozza
formatasi ma si estende sensibilmente oltre e al di sopra della stessa, in tutta l'area in cui la miscela
vapore-aria infiammabile (concentrazione nel campo di infiammabilit): tale regione, nei primi 2030
minuti, generalmente interessata dalle operazioni di soccorso, rilevamento tecnico, rimozione dei
mezzi, ecc. attivit tutte caratterizzate da molteplici sorgenti di ignizione efficaci, senza contare che i
punti caldi delle stesse autovetture coinvolte nel sinistro, possono rappresentare sorgenti di ignizione.
Tali pozze debbono essere trattate nella immediatezza della loro formazione dal personale di soccorso
con opportuni mezzi assorbenti (terra, sabbia o altro mezzo assorbente).
Le Ditte in questione saranno quindi eventualmente impegnate per raccogliere il materiale assorbito in
contenitori impermeabili e resistenti agli idrocarburi e provvedere allo smaltimento secondo quanto
previsto dalla legge.
A fronte di quanto sinora illustrato e riferendoci pure alla esperienza sino ad ora acquisita dagli
operatori del settore, le pozze da bonificare assumono generalmente forme approssimativamente
circolari con diametri che oscillano tra i 10 cm ed i 50 cm; in casi sporadici le macchie/pozze possono
raggiungere anche diametri superiori, ma sempre inferiori a 100 cm (caso peggiore), in casi particolari
(sversamento durante lo spostamento della autovettura nella fase di rimozione) la forma della
macchia/pozza assume una forma rettangolare di dimensioni pari a circa 10 cm per 15 m (lunghezza
massima prevedibile in funzione delle pi comuni tecniche di rimozione con carro attrezzi e/o carro
gru).

OLI INQUINATI DA BENZINA (WORST CASE 3)


Pu accadere che, in caso di incidente vi sia una dispersione di oli minerali (oli lubrificanti, oli idraulici)
o gasoli e che questi vengano inquinati con piccole parti di benzina.
Sebbene gli oli ed il gasolio siano infiammabili solo ad alte temperature, se essi vengono inquinati da
frazioni bassobollenti, cresce il rischio di esplosione.
Infatti se il gasolio, con punto di infiammabilit di circa 75C contaminato con benzina, il punto di
infiammabilit si abbassa al di sotto della temperatura ambiente con una percentuale volumetrica di
benzina di appena il 3% (si veda figura seguente).

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Pure gli oli idraulici e lubrificanti (con punto di infiammabilit in genere >> 150C ca.) se contaminati con
benzina, vedono il proprio punto di infiammabilit scendere al di sotto della temperatura ambiente con
una percentuale in massa di benzina di appena il 5%.
D'altra parte, nel caso di una pozza di olio o gasolio inquinato, si avr una immediata evaporazione delle
frazioni pi volatili (esano, additivi, ottano), successivamente il rateo di evaporazione crolla
drammaticamente come i componenti pi volatili vengono persi.
A tal fine, per meglio studiare il comportamento delle pozze di oli inquinati, stata condotta una
esperienza di laboratorio per verificare l'infiammabilit di n tre pozze di olio lubrificante usato
inquinato con le seguenti percentuali in massa: 10% (A), 15% (B), 50% (C), esposte all'aria per 15 minuti
a temperatura ambiente (~ 20 C, velocit dell'aria 0,25 m/s).

Relazione tra il punto di infiammabilit e la percentuale di benzina presente nel gasolio

I risultati delle prove di ignizione con una sorgente di innesco efficace sono riassumibili come di
seguito:
! campione A al 10% dopo 15 min.: la fiamma alta sui vapori non brucia, la fiamma a contatto con il
liquido non brucia
! campione B al 15% dopo 15 min.: la fiamma alta sui vapori non brucia, la fiamma a contatto con il
liquido brucia ma si mantiene con difficolt
! Campione C al 50% dopo 15 min.: la fiamma alta sui vapori non brucia, la fiamma a contatto con il
liquido brucia e mantiene la fiamma
La suddetta esperienza conferma che, nel caso di una pozza di olio o gasolio inquinato (anche con
percentuali importanti di benzina) esposta ad una debole corrente di aria, le frazioni leggere inquinanti
subiscono una rapida evaporazione e la temperatura di infiammabilit del residuo tende a risalire
rapidamente al di sopra della temperatura ambiente.

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Si conferma che il rischio dello sviluppo di un pool-fire per innesco immediato o di un flash-fire in caso
di dispersione in atmosfera per innesco ritardato, risulta massimo nei primi minuti dopo l'incidente
quando la zona generalmente interessata dalle operazioni di soccorso, rilevamento tecnico, rimozione
dei mezzi, ecc. attivit tutte caratterizzate da molteplici sorgenti di ignizione efficaci, senza contare
che i punti caldi delle stesse autovetture coinvolte nel sinistro e/o di eventuali soccorritori, possono
rappresentare sorgenti di ignizione.
Tali pozze debbono essere trattate nella immediatezza della loro formazione dal personale di soccorso
con opportuni mezzi assorbenti (terra, sabbia o altro mezzo assorbente).
Le Ditte in questione saranno quindi eventualmente impegnate per raccogliere il materiale assorbito in
contenitori impermeabili e resistenti agli idrocarburi e provvedere allo smaltimento secondo quanto
previsto dalla legge.
CARATTERIZZAZIONE DELLE SORGENTI DI EMISSIONE AI FINI DELLA CLASSIFICAZIONE
DELLAREA
A fronte delle condizioni illustrate nel paragrafo precedente, la pozza da bonificare assume
convenzionalmente una forma circolare con diametri che oscillano tra i 10 cm ed i 50 cm; in casi
sporadici le macchie/pozze possono raggiungere anche diametri superiori, ma sempre inferiori a 100 cm
(caso peggiore); in casi particolari (sversamento dovuto allo spostamento del mezzo per la sua
rimozione) la forma della macchia/pozza assume una forma rettangolare di dimensioni pari a circa 10 cm
per 15 m con andamento rettilineo o di arco di cerchio.
Tra i vari liquidi che costituiscono la macchia/pozza, la benzina rappresenta il cosiddetto worst case
potendo dar luogo alla formazione di atmosfere esplosive secondo le modalit illustrate nel paragrafo
precedente.
Non sono in generale prevedibili zone identificate a rischio di esplosione per la presenza di polveri
combustibili: in ogni caso le modalit operative derivanti dalla presenza di una area classificata per
gas/vapori sono sicuramente congruenti con una eventuale presenza di una area classificata per polveri.
Per la caratterizzazione delle aree di indagine, la definizione delle aree e la definizione delle misure di
prevenzione e protezione, sono state considerati quindi i seguenti scenari worst case, altamente
cautelativi per le ragioni sinora esposte:
Ipotesi n 1 Pozza di Benzina Diametro Max. 30 cm
Ipotesi n 2 Pozza di Benzina Diametro Max. 50 cm
Ipotesi n 3 Pozza di Benzina Diametro Max. 100 cm
Ipotesi n 4 Pozza di Benzina Rettangolare 10 cm x 15 m (perdita da un relitto durante la fase di
rimozione)
Si omette qui per brevit il dettaglio del calcolo dell'estensione della eventuale zona pericolosa (cio il
volume in cui prevedibile una atmosfera potenzialmente esplosiva), riassumendo nella seguente
tabella i risultati di output del software di calcolo:

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Sorgente di Emissione (SE)

Posizione

Strada

Strada

Strada

Strada

Sostanza Infiammabile
Nome
Sostanza

Descrizione

Nome SE

Pozza di benzina
diametro 30 cm
Pozza di benzina
diametro 50 cm
Pozza di benzina
diametro 100 cm
Pozza di benzina
rettangolare 10 cm x 15
m

Pozza di benzina
diametro 30 cm
Pozza di benzina
diametro 50 cm
Pozza di benzina
diametro 100 cm
Pozza di benzina
rettangolare 10 cm
x 15 m

Benzine e
nafte leggere
Benzine e
nafte leggere
Benzine e
nafte leggere
Benzine e
nafte leggere

Stato fisico

Temperatura
[C]

Pressione
[Pa]

Liquido

25

101325

Liquido

25

101325

Liquido

25

101325

Liquido

25

101325

Luogo Pericoloso
SE

Ventilazione
Tipo di Zona

Grado

Tipo

Grado Disponibilit

Estensione Zona [m]

Indice di Rischio

Seconda
Zona
c a b c

Prima Zona

Prima Seconda
Zona
Zona

Prima
Zona

Seconda
Zona

Secondo Naturale medio

Buona

Zona
2

Non
presente

0,56 0,226 0

Rischio
Basso

---

Secondo Naturale medio

Buona

Zona
2

Non
presente

1,15 0,461 0

Rischio
Basso

---

Secondo Naturale medio

Buona

Zona
2

Non
presente

3,12 1,218 0

Rischio
Basso

---

Secondo Naturale medio

Buona

Zona
2

Non
presente

4,91 1,916 0

Rischio
Basso

---

Priorit dintervento delle


azioni migliorative
Prima Zona
Da valutare in
fase di
programmazione
Da valutare in
fase di
programmazione
Da valutare in
fase di
programmazione
Da valutare in
fase di
programmazione

La tabella mostra chiaramente che la situazione di worst case ipotizzabile e' una zona pericolosa
schematizzabile come un parallelepipedo di larghezza di circa 10 m, altezza di circa 2 m e lunghezza di
circa 25 m, nel caso dell'ipotesi n 4.
Ben consci, per le considerazioni sino ad ora esposte, che trattasi di una situazione limite e poco
probabile, ci si pone quindi il problema di individuare e definire le misure di prevenzione e protezione da
attuare a fine di poter lavorare in sicurezza anche in presenza di una atmosfera potenzialmente
esplosiva estesa.
MISURE DI SICUREZZA NECESSARIE
Nei paragrafi precedenti si visto che, in generale l'intervento condotto dagli operatori delle Ditte
incaricate delle attivit di ripristino della sede stradale a seguito di incidenti stradali effettuato in
aree sicure relativamente al rischio da atmosfere esplosive a cui, invece, risulta maggiormente esposto
il personale soccorritore o il personale delle forze di polizia.
Ci nonostante, sono state indagate anche alcune situazioni, pi rare in cui, a seguito della dispersione
di liquidi infiammabili e/o liquidi combustibili inquinati da benzina, permangono pozze oltre la prima
mezzora dall'incidente.
In tal caso presente una zona pi o meno ampia in cui presente una atmosfera esplosiva pericolosa
tipo Zona 26.
La zona lo spazio di estensione determinata entro il quale devono essere adottati provvedimenti
contro lesplosione. In tal caso l'intervento in sicurezza possibile a patto di utilizzare attrezzature
idonee, indossare idonei DPI e seguire un ben preciso protocollo di lavoro al fine di evitare possibili
fonti di ignizione efficaci.

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
!
6

Luogo in cui unatmosfera esplosiva per la presenza di gas non probabile sia presente durante il funzionamento normale ma, se
ci avviene, possibile persista solo per brevi periodi. [CEI EN 60079-10-1, definizione 3.8].
121

Seconda
Zona
Nessuna
azione
Nessuna
azione
Nessuna
azione
Nessuna
azione

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Le fonti di innesco riportate nellelenco della norma italiana UNI EN 1127-1 sono le seguenti:
Superfici calde
Fiamme e gas caldi (incluse le particelle calde)
Scintille di origine meccanica
Materiale elettrico
Correnti elettriche vaganti, protezione contro la corrosione catodica
Elettricit statica
Fulmini
Onde elettromagnetiche a radiofrequenza (RF) da 104 Hz a 3*1012 Hz
Onde elettromagnetiche a radiofrequenza (RF) da 3*1011 Hz a 3*1015 Hz
Radiazioni ionizzanti
Ultrasuoni
Compressione adiabatiche e onde d'urto
Reazioni esotermiche, inclusa lautoaccensione delle polveri
Non tutte le suddette fonti, ovviamente, sono presenti e/o prevedibili nel corso degli interventi di
ripristino. Sono assenti e/o non prevedibili le radiazioni ionizzanti, gli ultrasuoni, le compressione
adiabatiche ed onde d'urto, le reazioni esotermiche, inclusa lautoaccensione delle polveri, i fulmini.
Relativamente alle rimanenti fonti di innesco, di seguito sono individuate le misure per eliminarle o
ridurle a condizioni di accettabilit.
Relativamente alle attrezzature di lavoro, in ZONA 2 possibile utilizzare solo utensili di acciaio che
possono causare scintille singole quando sono utilizzati (per esempio cacciavite, chiavi, cacciavite a
percussione) e non possono utilizzare utensili o elettro-utensili che producono scintille multiple durante
il funzionamento. Possono utilizzarsi esclusivamente apparecchiature, attrezzature, componenti del tipo
3G Ex n, ic, s T4 (135C) per Zona 2.

Nelle zone 1, 2, 21, 22 sono ammessi soltanto utensili di acciaio che possono causare scintille singole
quando sono utilizzati (per esempio cacciavite, chiavi, cacciavite a percussione)

Nell'interno della zona pericolosa non possono circolari automezzi a CI (Combustione Interna) in quanto
essi rappresentano (per la presenza di fiamme e funi calde, punti caldi, impianto elettrico, campi
elettromagnetici, ecc) sorgenti di innesco efficaci.
Si ricorda che le superfici calde non debbono superare una temperatura almeno pari all'80% della MIT
(minimum ignition temperature) pi bassa delle varie frazioni di idrocarburi o additivi presenti (ad
esempio MIT esano 240 x 0,8 = 190 C).
Le problematiche relative ai motori diesel inseriti in atmosfere potenzialmente esplosive, sono
descritte nella Appendice A della norma UNI EN 1834-1:2001. Qui ci si limita a ricordare le
problematiche in funzionamento normale (condizioni di carico massimo ammissibile e di velocit massima
previste per l'applicazione del motore, temperatura ambiente compresa tra -20C e 40C) tralasciando
le disfunzioni ragionevolmente prevedibili e quelle rare:
! emissione di fiamme dal condotto di scarico, con aumento di lunghezza della fiamma in caso di
ingestione di gas pericolosi all'aspirazione
! emissione di scintille dallo scarico (per esempio a causa di variazioni di carico)
! emissione di fiamme dall'aspirazione in caso di ingestione di gas pericolosi;

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! sviluppo di potenziali statici


! scintille ed archi elettrici provenienti da qualsiasi fonte
! potenziale innesco di fiamma dovuto alla temperatura di compressione delle componenti ausiliarie
! velocit di fuga (con rottura catastrofica) dovuta ad ingestione di gas pericolosi.
La stessa norma UNI EN 1834-1:2001 prescrive le caratteristiche del motore a CI per poter lavorare
in una atmosfera potenzialmente esplosiva:
Legenda
1 e 3 Zona non pericolosa
2 Zona pericolosa
4 Entrata aspirazione
5 Uscita scarico
M = Motore
FLP = A prova di fiamma
SA = Parascintille
6 Parafiamma
V = V = valvola di chiusura della aspirazione ed
arresto dell'erogazione di carburante in
caso di velocit di fuga
Tali caratteristiche non sono certamente soddisfatte dai furgoni commerciali in uso dalle ditte in
questione per il trasporto delle attrezzature di intervento per cui gli stessi dovranno stazionare ad
idonee distanze di sicurezza.

Le apparecchiature che possano essere fonte di innesco efficaci (pompa alta pressione, centralina
idraulica, soffiante, ecc.) debbono permanere all'interno del furgone: in campo (in zona pericolosa 2)
vanno utilizzate solo ed esclusivamente attrezzature che, al pi possono dare una sola scintilla per urto,
ad esempio sul terreno, ecc.
Non consigliabile portare in campo attrezzature alimentate attraverso cavi elettrici bench le
attrezzature siano in esecuzione Ex per Zona 2 e quindi adeguate alla zona di utilizzazione: infatti non
pu essere esclusa la fortuita rottura meccanica del cavo elettrico o il suo attacco chimico sfregando
in terra su pavimentazioni stradali sporche.

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Legenda
1 Zona non pericolosa
2 Zona pericolosa

S = serbatoio di raccolta
FP = Filtro polveri - particolato
FC = Filtro a Carboni Attivi

V = ventola di aspirazione
C = camino di espulsione
M = Motore Furgone
MI = Motore idraulico

In particolare, in campo andranno utilizzate:


! una lancia per la dispersione a bassa pressione di prodotti incapsulanti e per il lavaggio ad alta
pressione della sede stradale (idro-pulitrice)
! un tubo, in acciaio inox, con relativi accessori (bocchette coniche, ventose inox, ecc), per
l'aspirazione dei residui presenti (kit di aspirazione).
Sia la lancia che il kit di aspirazione debbono essere collegati, rispettivamente alla pompa alta
pressione ed al gruppo di filtrazione e separazione (si veda schema precedente), tramite tubazioni
flessibili di idoneo diametro e lunghezza (> 10 m) con caratteristiche antistatiche.
Si evidenzia che eventuali pozze di sostanze infiammabili vanno prima neutralizzate con specifici
prodotti incapsulanti, agenti estinguenti (in generale miscele specifiche di tensioattivi), dispersi sulla
superficie della pozza a bassa pressione.
E' sconsigliato utilizzare l'idro-pulitrice ad alta pressione su una pozza di sostanze infiammabili poich
il getto facilmente porta alla nebulizzazione ed alla carica elettrostatica del liquido infiammabile con la
formazione di una pericolosa nebbia esplosiva. Infatti le gocce di acqua che attraversano un
idrocarburo possono caricarsi per attrito, sviluppando alte differenze di potenziale all'interfaccia
acqua-idrocarburo: questo fenomeno deve essere adeguatamente considerato nel programmare gli
interventi di lavaggio del manto stradale se presenti pozze di idrocarburi.
Relativamente al sistema di aspirazione e filtrazione, qualora questo abbia la conformazione
rappresentata nella figura precedente, non si prevede la classificazione della zona interna al furgone.
Infatti. secondo lo schema descritto. il predetto sistema esercito in depressione con scarico
all'esterno del furgone (attraverso il camino C) per cui non sono ipotizzabili perdite di vapori dal
contenimento nel funzionamento normale.
Certamente l'interno del serbatoio di separazione e raccolta S sar classificato zona 1, cio luogo
dove possibile sia presente durante il funzionamento normale unatmosfera esplosiva per la presenza
di gas.
Perdite possono essere ipotizzate nel momento che l'impianto non in funzione a causa della pressione
positiva che si instaura all'interno del serbatoio di separazione e raccolta S per la tensione di vapore
degli idrocarburi presenti e che si pu approssimare da pv ~ 50 kPa = 0,5 bar a 20 C. a pv ~ 67 kPa =
0,7 bar a 37 C.
A tal fine si dovr confinare il contenuto del serbatoio (con idoneo contenimento) ad aspiratore fermo,
durante le fasi di trasferimento del furgone dalla zona di intervento alla sede della Societ.
Le operazioni di rimozione del serbatoio contenitore S rappresentano necessariamente una rottura del
contenimento con dispersione di vapori infiammabili all'interno del vano del furgone: qualora

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l'operazione sia eseguita con una buona ventilazione (portellone posteriore e laterale aperti) ed abbia
breve durata (pochi secondi), si pu ipotizzare una permanenza della eventuale, limitata, atmosfera
esplosiva con probabilit < 10-3 su 365 d (un anno) cos che in base alla Tabella 5.10.1-1 della guida CEI
31-35:2012-02, l'ambiente pu considerarsi sicuro.
L'interno del filtro a carboni attivo FC pu considerasi privo di atmosfera esplosiva in quanto il carbone
attivo uno scheletro di natura carboniosa con una vastissima e ramificata struttura porosa in grado di
intrappolare al suo interno le molecole di composti organici. Un filtro a carboni attivi agisce come una
spugna all'interno della quale i vapori di SOV aspirati vengono condensati. Per la filtrazione di vapori
infiammabili con questa tecnologia, necessario che la loro concentrazione in ingresso e dentro il filtro
non superi mai il LEL.
Il carbone non rilascia i solventi che contiene a meno che non venga raggiunta una certa temperatura
(funzione del tipo di SOV trattati ma solitamente > 6070 C) o che il filtro raggiunga il suo livello
massimo di adsorbimento. Ci rende di fatto non possibile il raggiungimento del LEL a condizione che
venga effettuata la periodica sostituzione della carica. La saturazione di questi filtri pu essere
rilevata con un dispositivo foto-ionizzante o un dispositivo equivalente. Abbigliamento corretto ed
dispositivi di protezione per la respirazione si richiedono alla sostituzione del filtro a carboni attivi.
L'interno delle tubazioni e della girante a valle del filtro a carbone attivo pu considerarsi zona sicura.
E importante notare che al termine dell'intervento di aspirazione di una pozza, potrebbe permanere
del liquido allinterno del tubo di aspirazione: va favorita l'evaporazione ed il drenaggio di tale liquido
lasciando per qualche minuto in funzione l'impianto e tenendo sollevata la estremit libera del tubo.
Quando non sia possibile effettuare l'operazione innanzi descritta, il liquido eventualmente presente
nel tubo flessibile va svuotato e raccolto in un apposito contenitore: per far ci, occorre fare
attenzione a tenere sollevate entrambe le estremit del tubo per prevenire ogni fuoriuscita di liquido.
Nelle operazioni di bonifica occorre inoltre fare attenzione a non immergere completamente il
terminale del tubo di aspirazione (o laccessorio in uso) nel liquido da aspirare. Laspiratore richiede una
miscela di aria/liquido per funzionare in maniera appropriata. Immergere completamente il terminale
aspirante creerebbe un effetto sifone che pu portare laspiratore a continuare laspirazione dei liquidi
nonostante lintervento del galleggiante. Questo malfunzionamento potrebbe causare la tracimazione
dei liquidi provocando una fuoriuscita del liquido attraverso il tubo di aspirazione.
Per garantire lefficiente dissipazione dellelettricit statica il funzionamento senza scintille, tutte le
attrezzature e le apparecchiature fisse, i serbatoi, le tubazioni, debbono essere collegate
elettricamente tra loro tramite un conduttore (bonded) e tutte collegate ad una terra (grounded)
tramite un dispersore.
I conduttori e le connessioni debbono avere una adeguata resistenza metallica e la resistenza elettrica
verso terra misurata < 10 collegando laspiratore a terra durante luso.
Prima di ogni uso occorre verificare periodicamente la continuit dellaspiratore. Ci permetter di
scaricare a terra lelettricit statica durante il funzionamento dellapparecchio. Per eseguire la verifica
della continuit elettrica occorre utilizzare un ohmmetro seguendo la seguente procedura:
! assicurarsi che tutti i ganci e dispositivi di serraggio presenti sullaspiratore siano ben chiusi e che il
contenitore asportabile sia correttamente installato sullaspiratore.
! scollegare il tubo flessibile dallaspiratore.
! utilizzando lohmmetro verificare la continuit elettrica dellaspiratore dal perno di terra presente
sul corpo macchina al bocchettone di aspirazione dellapparecchio. Un valore uguale o inferiore a 10
ohm sufficiente a garantire un adeguato collegamento a terra ed unefficace dissipazione
dellelettricit statica.
! utilizzando lohmmetro verificare la continuit elettrica del bocchettone di aspirazione da
unestremit metallica allaltra. Per tubi flessibili da 1,5' x 50' (38 mm x 15 m) in Kanaflex, EPDM o
nitrile, un valore prossimo a 10 ohm sufficiente a garantire un adeguato collegamento a terra ed
unefficace dissipazione dellelettricit statica.
Al fine di minimizzare il rischio di scintille elettrostatiche occorre pure selezionare le attrezzature da
lavoro (abiti, DPI, etc.) e gli strumenti (attrezzi di varia natura sia per la manutenzione che per la

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operativit) privilegiando quelli con caratteristiche dissipative in modo da ridurre accumuli di cariche
elettrostatiche sul personale operativo: per le caratteristiche di tali indumenti si veda la seguente
tabella.
DPI

CATATTERISTICA

VALORI DI RIFERIMENTI

Calzatura dissipativa

Resistenza verso terra R

105 R 108

Abbigliamento dissipativo

Resistivit superficiale Rs
Decadimento della carica

Rs < 5 x 1010 (EN 1149-1)


Buone caratteristiche (Pr EN 1149-3)

Guanti

Resistivit superficiale Rs

Rs < 1010

!
!
!
!
!

Resistivit di volume: resistenza di un corpo di lunghezza e di sezione trasversale unitarie


Resistivit superficiale: resistenza tra lati opposti della superficie di lunghezza e larghezza unitaria comunemente
espressa in ohm
Resistenza verso terra:. resistenza, espressa in ohm ,tra un elettrodo in contatto con la superficie da misurare e
la terra
Resistenza superficiale : resistenza, espressa in ohm , tra due elettrodi di lunghezza di 100 mm in contatto con la
superficie da misurare e distanziati di 10 mm.
Antistatico (termine deprecato): Aggettivo, comunemente usato come sinonimo di conduttivo o dissipativo, che
definisce un materiale che non in grado di trattenere una significativa carica elettrostatica quando in contatto
con la terra (CEI CLC/TR 50404:2003-10)

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CONFIGURAZIONE TIPO
A completamento della ricerca, sono state studiate ed implementate insieme al costruttore, delle
idonee soluzioni per l'allestimento di un furgone tipo per interventi in accordo alle regole di sicurezza
descritte al paragrafo precedente.
Il furgone stato allestito con le seguenti attrezzature:
! Aspira liquidi con serbatoio di raccolta
! Avvolgi-cavo per aspirazione
! Tubo aspirazione con spirale conduttiva ed accessorio
! Avvolgitore e tubo per idro-pulitrice
! Idro-pulitrice idraulica
! Gruppo idraulico di comando
! Serbatoio acqua
! Scaffalatura in alluminio anodizzato
! Impianto elettrico e illuminazione interna ed esterna.
!

Si evidenzia che:
! laspiratore, utilizzato per laspirazione e la raccolta della macchia/pozza, idoneo per laspirazione
di idrocarburi limitatamente alla capacit volumetrica della stessa e lattrezzatura certificata,
secondo la direttiva Atex, per l'uso in Zona 2 anche se l'interno del vano del furgone Zona sicura
(allestimento cautelativo)
! sono attuate le procedure operative come descritto nel paragrafo precedente
! dopo laspirazione, il fusto dellaspiratore chiuso ermeticamente tramite un tappo, appositamente
disegnato per avere emissioni non significative durante le fasi ad aspiratore spento. L'operazione

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realizzabile in alcuni secondi grazie al disegno ergonomico del dispositivo cos che risulta non
significativa l'emissione durante l'operazione svolta con portelloni aperti
! il serbatoio di raccolta, il galleggiante interno, la struttura di collegamento del serbatoio, il tappo, il
case del filtro a carboni attivi, sono realizzati in acciaio inox al fine di evitare scintille meccaniche
! le attrezzature utilizzate sono idoneamente messe a terra essendo realizzata una idonea continuit
di massa tra le stesse e la terra
! le tubazioni flessibili e le manichette sono in materiale dissipativo (materiale che non in grado di
trattenere una quantit significativa della carica elettrostatica quando in contatto con la terra).

Il veicolo dotato di estintore portatile a polvere da 6 Kg, mod. 34 A 233 BC.


BIBLIOGRAFIA
1. Ing. Aldo Bassi: GPL e sicurezza, il contributo dellinnovazione tecnologica parte 1, 2, 3
2. Matthew E. Benfer: Spill and burning behavior of flammable liquids
3. Ministero dellInterno, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Servizio Tecnico Centrale: GPL http://www.vigilidelfuoco.pisa.it/area_r/formazione/altro/GPL.PDF
4. GUIDA CEI 31-35:2012-02 Atmosfere esplosive Guida alla classificazione dei luoghi con pericolo di
esplosione per la presenza di gas in applicazione della Norma CEI EN 60079-10-1 (CEI 31-87)
5. Arthur Gauss: Fuel and Hydrocarbon Vaporization - Ballistic Research Laboratories Report AD-769
http://www.dtic.mil/cgi709;
National
Technical
Information
Service
1973
bin/GetTRDoc?AD=AD0769709

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