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DONATIA PROF. ION NESTOR

Î/ORDINAMENTO DELLA CONQUISTA DÏ TRAIANO·)
La seconda guerra dacica donava all'impero la sicurezza di un confine, l'annullamento di un aspro e possente nemico. Un largo campo oltre Danubio si apriva alla civiltà latina ; libère d'ogni preoccupazione, coscienti dei loro nuovi doveri le province a sud del grande f'iume entravano a grandi passi nell'intimo spirito di Roma. Al popolino romano e purtroppo anche ai vacui scrittori di storia traianea solo appariva un risultato più imrnediatamente tangibile. Lo imperatore tornava al Campidoglio, portando seco dal paese dell'oro una immensa preda. Le notizie che abbiamo in proposito, sono certamente esageratc, ma rispecchiano la impressione colossale che del trionfo celebrato dall iin|Miaimr >i «MM- in Roma «· in iiiih» L'impero. Dice Giovanni Lido, «' cita il medico Critone che segui la campagna, che Traiano riporto cinque milioni di libbre d'oro e il doppio d'argento, senza contarc la suppellettile, gli utensili e le armi e mezzo milione di prigionieri atti a combattere 1 ). L'autorità di Critone, anche che sia da Giovanni Lido rettamente invocata, non è d a w e r o sufficiente a provare la esattezza dicifre cosi fantastiche. In ogni modo la ricchissima prcda 2) non solo bastô a offrire al popolo ro­ mane giuochi e spettacoli di non mai vista magnificenza e durata, ma rinsaldô l'erario e il fiseo, e constituai il fondo di riserva per le grandiose e molteplici opère pubbliche, che l'imperatore inizio in Roma e in t u t t a l'estensione delPimpero. Aulo Ccllio infatti ci conserva il ricordo che sui fastigi del Foro Traiano le statue di bronzo dorate portavano l'iscrizione: Ex Manubiis, ossia attestavano d'essere state fuse con la preda dacica 3 ). I giuochi offerti al popolo durarono, con splendore non mai altre volte raggiunto, ben centoventitrè giorni; diecimila gladiatori e undicimila belve scesero nell'arena 4 ). Mostruosa ricreazione dovuta in parte all'iperbolico carattere soldatesco e spagnolo dell'imperatore, in parte alla morbosa psicologia della popolazione urbana, cui la prodigalità di ogni sorta di feste strepitose e fantasmagoriche, e l'avidità insaziabile di esse avevano fatto perdere ogni senso di misura. Apparve perô anche una nuova e più nobile forma di festa e di gioia. Nei gabinetti numismatici di Londra, di Vienna e di Parigi esistono tre esemplari, uno in argento ) Notre ami, M. Roberto Paribeni, nous a fait le grand plaisir de nous offrir pour la Dacia un des chapitres encore inédits de son important ou­ vrage manuscrit sur l'empereur Trajan, ayant
pour titre: «Optimus Princeps. Saggio sulla storia c sui tempi deliimperatore Traiano», couronné en 1921 par l'Académie Nationale Italienne dei Lincei du grand prix royal d'Archéologie. Il nous est agréable de l'en remercier ici aussi au nom de la direction de cette revue [V. P.]. J ) De Magislratibus II, 28.
2 ) Veggasi adesso l'articolo di J . Carcopino, nella Dacia I , 1924, p . 34 sqq. Les richesses des Daces. 3 ) Noctes Atticae X I I I , 24. 4 ) Cas. Dio. 68,15. I giuochi fastosissimi dati da Tito per inaugurare il Colosseo d u r a r o n o 100 giorni.

1 Dacia II 1925.

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ROBERTO PARIBEN1 e due in bronzo di un medaglione r e c a n t e da un lato la testa di T r a i a n o , e dall'altro l'imperatore a cavallo p r e c e d u t o da u n a figura fenmiinile di Abbondanza o <|j Félicita col cornucopia c il caduceo, e seguito da tre soldai i, cou la leggenda nell'alto del c a m p o : Adventus Augusti. Le sue dimensioni maggiori di quelle delPordinaria m o n e t a in a r . gento o in bronzo, il fatto che i due esemplari in bronzo sono e e r r h i a t i e la stessa rarità loro n o n lasciano alcun d u b b i o , che si t r a t t i di u n a coniazione s t r a o r d i n a r i a ernessa al di fuori dell'ordinaria monetazione. A b b i a m o d u n q u e il vero c proprio caso délia medaglia c o m m é m o r a i i v a . ed è proprio con questi pezzi del nostro i m p e r a t o r e che si inizia la série indubbia délie medaglie c o m m e m o r a t i v e r o m a n e 1 ) . I pezzi non sono d a t a t i , m a solo circoscritti Ira il 103 e il 111 dal titolo di Consul Quintum. Ora t r a il 103 e il 111 nessuna migliore occasione puô essersi d a t a di celebrare la v e n u t a in R o m a di T r a i a n o , che quella del ritorno trionfale dalla seconda guerra dacica. Sicchè io credo per la m e n o probabile che questo m o n u m e n t o cosi bello e ad u n t e m p o cosi n o b i l m e n t e contegnoso debba rieordarci a p p u n t o q u e s t o lieto a v v e n i m e n t o . Ai l e t t e r a t i a p p a r v e r o le guerre daciche degno soggctlo di poema epico (Plin. E p i s t . V I I I - 4), m o n u m e n t i c o m m e m o r a t i v i , talora solenni e grandiosi, si dedicarono a n c h e in l o n t a n e province 2 ) e perfino a l l ' a r t e popolare e alla piccola i n d u s t r i e a r r i v a r o n o i riflessi del g r a n d e trionfo. Un f r a m m e n t o di coppa di t e r r a sigillata, t r o v a t o a Blain in F r a n c i a reca in rilievo T r a i a n o sul carro trionfale e l'iscrizione incompleta Decibale*). A m b a s c i a t o r i di popoli lontani v e n n e r o a p r e s e n l a r e congratulazioni e omaggi al vittorioso i m p e r a t o r e ; t r a gli altri si p r e s e n t a r o n o persino a m b a s c i a l o r i indiani, già da R o m a v e d u t i s o t t o A u g u s t o 4 ) , ma che a T r a i a n o d o v e t t e r o riuscire parlieolarm e n t e graditi. Già infatti n e i r a n i m o di lui esaltato dalla v i t t o r i a v e n i v a n o a colorirsi cari sogni giovanili di m a r c e trionfanti l o n t a n o , l o n t a n o , verso gli arcani, affascinanti paesi corsi da Alessandro Magno, e quasi i n t r a v e d u t i d u r a n t e i bivacchi di Siria nel tremolio dell'aria, oltre le gialle arène del deserto, oltre le cime dell'Antilibano, ncvrxu* s o t t o il torrido sole. Brève s o g n o ; p r i m a di pensare ad altro occorreva organizzare la c o m p i u t a conq u i s t a di D a c i a , sicchè n o n solo s a l d a m e n t e stabile n e fosse il possesso, m a a p p a r e c c h i a t a la regione a ricevere i benefici délia civiltà, ed a p o t e r al più presto, poste in valore t u t t e le sue risorse, ridursi a forma di v i t a r o m a n a 6 ) . Il p r i m o espediente fu quello di p r o v v e d e r e per la iiuova terra l'elemcnto u o m o , é n o r m e essendo s t a t o per le uccisioni, la riduzione in servitù, l'esilio, la emigrazione,
*) Il célèbre medaglione d'oro di Augusto, trov a t o a Pompei non pare che abbia nessun intendimento storico; se mai puô averlo qualcuno dei pezzi d'argento di Domiziano (Gnecchi: I medaglioni Romani I t a v . 21, n. 1 — 5 ) sulla questione délia essenza e délia definizione del medaglione, cfr. K e n n e r : II medaglione Romano in Riv. Ital. di numism. 1889, p. 83,243; Gnecchi: op. cit. I, p. X X V e segg. 2 ) Cfr. C. I. L. X I I , 105, 106, e specialmente le grandi porte scolpite deU'Artemision di Efeso coi ricordi allegorici délia vittoria, portate poi da Cottantïno a Bisanzio per ornare il palazzo del senato (Legrand in Revue des éludes grecques I X , p. 89). 3 ) Bull, de la Soc. des Antiquaires de France 1870, p. 1 1 3 ; 1872, p. 8 4 ; Froehner: La colonne Traiane, p. X I V ; Déchelette: Les vases cêramiques ornés, I, p. 214. 4 ) Res gestae Divi Augusti; C. I. L., III, |>- 796 lin. 50, cfr. Gardthausen: Augustus. 6 ) Cfr. P â r v a n : Câteva cuvinte eu privire la organizatia provinciei Dada Traiana, Biicuresti, 1906.

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I.'ORDINAMENTO DELLA CONQLISTA DI TRAIAXO lo s p o p o l a m e n t o délia regione, n e , d a t a l'asprezza délia l o t t a c o m b a t t u t a , p o t e n d o s i c o n t a r e sul lealismo e sulla b u o n a v o l o n t à dei Daci r i m a s t i . T r a i a n o seguendo sistemi già s p e r i m e n t a t i nella politica r o m a n a , diede i m m e d i a t o inizio ad operazioni censuarie, e fatte eseguire misurazioni di t e r r e d e m a n i a l i , n e fece concessioni ai v e t e r a n i ] ) e condusse poi n u o v e g e n t i di sicura fedeltà a d a b i t a r e sul n u o v o paese r o m a n o . L ' i n v i t o impériale ad i m m i g r a r e in D a c i a d o v e t t e essere accolto con favore, s p e c i a l m e n t e per la ricca fama di aurifera délia n u o v a provincia. Dice E u t r o p i o , che l ' I m p e r a t o r e t r a s s e a p o p o l a r e la Dacia g r a n d i masse di u o m i n i ex toto orbe romano 3 ) . V e r a m e n t e i d o c u m e n t i epigrafici r i n v e n u t i si riferiscono per lo più a d O r i e n t a l i , o perche costoro a b b i a n o lasciato più n u m e r o s e m e m o r i e p e r essere p i ù abit u a t i a scrivere, o p e r c h e v e r a m e n t e da essi fosse s t a t o t r a t t o il c o n t i n g e n t e maggiore dei n u o v i coloni. Si h a n n o iscrizioni p o s t e c o l l e t t i v a m e n t e da G a l a t i , Asiani, P a l m i r e n i , Siriani, B i t i n i 3 ) e di q u e s t i g r u p p i ciascuno d o v e v a essere a b b a s t a n z a n u m e r o s o . Vi sono poi n u m e r o s e dediche a divinità orientali, intesa q u e s t a parola nel senso più a m p i o , ossia c o m p r e n d e n d o v i a n c h e P E g i l t o 4) Si h a n n o pero a n c h e ricordi di P a n n o n i e D a l m a t i 5 ) e forse di Africani G ), e iscri­ zioni v o t i v e alla Dea Caelestis di Cartagine 7 ) , alla D e a N e h a l e m n i a , a E p o n a di Gallia 8 ) . Di dediche a divinità daciche solo d u e d u b b i e 9 ) e poche a l t r e di formula generica evid e n t e m e n t e p o s t e da n o n Daci 1 0 ). D o c u m e n t i n e g a t i v i di c r u d a efficacia p e r p r o v a r e ') Lactant: De mort, persec. 23; cfr. Mommsen
Masquardt: Manuel des antiq. rom. X , p. 268; Lachmann: Die rômische Feïdmesser, II, p. 96; C. I. L. I I I , 1004. 2 ) V I I I , 6. cfr. Cas. Dio. 6 8 , 1 4 ; Aurel. Victor Caes. 15. 3 ) Galati, C. I. L. I I I , 860, 1394; Asiatici, C. I. L. I I I , 870, cfr. Bull. Ist. 1848, p . 1 3 5 ; Palmi­ reni, C. I. L. III, 7728: Sacerdos Creatus a Palmyrenis ; (sono perô forse i soldati dei numerus omonimo?); Siriani, C. I. L., I I I , 7761, 7 9 1 5 ; Bitini, C. L L., I I I , 1324. 4 ) Abbiamo m o n u m e n t i e dediche a Divinità Egizie: Iside e Serapide (C. L L., I I I , 881, 882: 973, 1341, 1342, 1428, 7768 — 7771, 8029). Asiatiche: Iupiter Tavianus (C. I. L., I I I , 860, 1088); luppiter Erusenus (C. I. L., III, 859); Sardendis (C. 7. L., I I I , 7762); Dolichenus (C. I. L., I I I , 1302, 7630, 7645, 7659, 7660, 7760, 7761, 7834, 7835, 7997,14490) ; Mater Deum (C. I. L., I I I , 110, 1102); Mater Troclimene (C. I. L., I I I , 7766). Siriache: luppiter Heliopolitanus (C. I. L., III, 1353, 1354, 7728) Azizus o Bonus Puer Phosphorus (C. I. L. I I I , 875, 1 1 3 0 - 1 1 3 8 ) ; Balmarcodes (C. I. L., I I I , 7680) ; Nabarzes (C. I. L., I I I , 7938); Malagbel, Bellahamon, Manavat, Benefal, Dea Syria

Palmirene: Iaribolos (C. I. L., III, 1108). Persiane: Mitra (C. /. L., III, 968, 899 — 901, 1013,1109-113, 1119-1123, 1357, 1436, 1437, 7662, 7685, 7729, 7730, 7776-7782, 7922-7950, 8083, 8041, 12581, 14466. Sul Mitreo di Sar­ mizegetusa, cfr. Studniczka in Arch. Epigr. Mitt. aus Oest., VII, p. 200); Coûtes (C. I. L., III, 994. 7922). Traci: Dio Cavalière (Teglas in Arch. Ertesito, 1908, p. 82. 5 ) C. I. L., III, 864, 942, 1323. e ) Da loro potrebbero esser tratti i soldati dei
numéro dei Mauretani Tibiscenses, C. I. L., III, 1 3 4 3 ; V I I I , 9368. 7 ) C. I. L., I I I , 993. 8 ) C. I. L., I I I , 788, 7750, 7904. E ' forse gallico anche luppiter Bussumarius dell'iscrizione 12415? ' ) L'una è u n a menzione di luppiter Cernenius che si voile considerare corne u n a romanizzazione di una divinità indigena Dierna (C. I. L., III, Tabulae ceratae 1, cfr. De la Berge, op. cit., p . 59, n. 3). L ' a l t r a è l'iscrizione a Sarmandus che si crede divinità Dace, solo perche ricordata da un'unica iscrizione di Dacia (C. / . L., I I I , 964.) 10 ) Sono le iscrizioni C. I. L., I I I , 996, 1063, 1351, 7853 che invocano i DU Deaeque Daciarum et Terra ; / . O. M. et Terra Dacia ; DU Deaeque et Dacia.

(CL vedi

L., III, 7864,7954 — 7956,12578, 12580; sul Santuario Siriaco di Sarmizegetusa ;

Arch. Epigr. Mitt. aus Oest., VI, p. 109 ;VIII, p. 45.

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KOBEKTO P A B Î B E M

il vuoto fatto dai Romani nella regione. Abbondano anche le iscrizioni a Nemesis e à Mars Ultor *), che attestano corne il sentimento roniano fosse che i Daci avevano gravemente offeso l'impero, più che altro forse con la crndele sorte fatta soffrire al prigionire Longino, e ne avevano essi chiamato su di se la vendetta. A segnare in modo certo i confini délia nnova provincia si dovette provvedere non con un trattato, chè il Regno Dace fu considerato come del tutto cessato, ne il Senato ehbe questa volta, come alla fine délia prima guerra, visita di ambasciatori Daci che chiedessero pace, ma con la opportunité di una stabile occnpazione e di una facile difesa. Ne si dava il caso di un confine naturale netto e chiaramente segnato, cosi come era stato il Danubio tra la Mesia e la Dacia. Questa determinazione di frontière do­ vette farsi perlanto lentamente, man mano che la provincia si organizzava, e si aprivano vie, e si costruivano fortezzc. Sicchè la questione dei confini che è stata molto discussa, specialmente per la difficoltà di porre d'accordo un passo di Tolemeo con uno di Eutropio, mi pare che esca dai limiti cronologici che mi sono imposti 2 ). Capoluogo délia provincia rimase l'antica capitale del regno Sarmizegetnsa (mod. Grâdiste-Varhely) che fu ordinata a forma romana di vivere civile, ricevette sin dallo inizio i diritti di colonia, come ci è attestato dai prezioso documento autentico di fondazione fortunataraente conservatosi 8 ). EX AVCTORITATE IMP. CAE SARIS. DIVI. NERVAE. F. TRAIANI. AVGVSTI CONDITA COLONIA DACICA PER TERENTIVM SCAVRIANVM LEG. EIVS. PR. PR.
») Cfr. C. 1. L., I I I , 1124, 1358, 1547, 1492, 12467, 14214, 14357, 14358 e Cagnat: Année Epigraphique, 1914, n. 122; P â r v a n in Analelc Acad. Romane, X X X V I , 1913, p. 61 etc. 2 ) Tolemeo dà con sufficiente minuzia i con­ fini délia Dacia ( I I I , 8, cfr. Forbiger: Handbuch der allen Geogr., I I I , 1101). Eutropio invece ( V I I I , 2) assegna alla provincia di Dacia un perimetro di mille miglia romane, che scmbra essere molto minore di quello dato da Tolemeo. E ' probabile perô, che vcro contraste tra i due non vi sia, e che il primo intenda parlare del paese abitato dai Daci, l'altro del t r a t t o di esso ridotto a provincia (cfr. De La Berge, op. cit., p. 5 5 ; Brandis in Pauly-Wissowa: Real Enc. s. v. Dacia, Col. 1951 ; Feliciani in De Ruggiero: Diz. Epigr. s. v. Dacia, p. 1442). S'intende pure, che la cifra rifcrita da Eutropio c una di quelle cifre rotonde, che non hanno se non un valore approssimativo. Ad ogni modo la provincia ro­ mana venne ad occupare i paesi correspondent] alla Transilvania e al Banato di TemifOara, a parte deU'Unghcria a levante délia Theiss, a parte délia Calizia Méridionale, délia Bucovina, délia Moldavie a ovcst del Pruth, e délia Va? lacchia (cfr. Kiepert: Formae Orbis antiqui, tav. X X X I I I ; Forbiger: Handbuch, I I I , p. 1102; De l.a Berge, op. cit., p. 57). 3 ) C. / . L., I I I , 1443. Una lettura interpunt a t a délie silabe VM al principio delTultima linea aveva fatto pensarc alla legione V Maeedonica chc avrebbe dovuto dare il suo dirello concorso alla fondazione délia colonia. Si t r a t t a invece délia desinenza del nome del governattore SceurianOf

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LORDINAMENTO DELLA CONQUISTA DI TRAIANO

Il governatore ricordato è quel Decimo Terenzio Scauriano clie figura corne legato délia nuova provincia in un diploma militare del 15 Febbraio 110 l ) . La fondazione délia colonia pertanto segui subito dopo le campagne. La città, anche quando altre la superarono in ampiezza e numéro di popolazione, e quando forse il governatore stesso délia provincia trasferl altrove la sua sede 2 ), rimase sempre la più illustre e la più venerata délie città romane di Dacia, corne prova il nome di Metropolis ripetutamente datole nelle iscrizioni 3 ). Anche Tierna (mod. Orsova) al passaggio del Danubio, poco a monte di Drobeta, pare abbia avuto da Traiano il titolo di colonia juris italici. Lo afferma Ulpiano, ne v'è ragione di non crederlo, per quanto manchi sino ad ora una conferma epigrafica 4 ). Infatti dovcndosi popolare il nuovo territorio con cittadini o sudditi di altre provincie, era necessario offrire a costoro al più presto tute le migliori condizioni di vita sociale, e quanto più fosse possibile di città regolarmente costituite. Altri centri abitati che da Traiano cbbero la prima forma di costituzione romana furono: Napoca (mod. Cluj) che Tolemeo chiama già colonia, ma che viceversa sembra essere divenuta municipio soltanto con Adriano 5 ). Anche prima di lui perô vi fu da Traiano condotta una via, e le furono attribuiti altri centri abitati. Potaissa (mod. Turda) per la quale il diritto di colonia venne solo con Settimio Severo 6 ), ma che già sin dal 109 ebbe la sua via costruita e misurata dai Romani, che la collegava con Napoca. L'iscrizione che ad essa si riferisce 7 ), chiama la città Potaissa Napocae, facendo intendere che Potaissa era allora un vicus aile dipendenze amministrative délia respublica di Napoca. La strada era stata costruita dalla cohors I Flavia Ulpia Hispanorum Milliaria Civium Romanorum Equilata. Apulum (mod. Alba-Iulia). Presso il campo délia legione X I I Gemina cola stabilito si agglomerarono ben tosto abitanti civili. Non pochi documenti parlano di canabae délia legione, e taie denominazione continua ancora nell'anno 160 8 ). Che perô all'ordinamento civile si sia provveduto già vivcnte Traiano, lo lascia desumere la tribu,
- x) C. I. L., I I i , Dipl. X X V . Anche l'iscrizione di Marcus Opellius Adiutor duumviro di Sarmi­ zegetusa, che è semplicemente chiamata colonia Dacica, si riferisce evidentemente a un tempo, in cui non vi erano altre colonie in Dacia, ossia ad età Traianea (cfr. C. I. L., I I I , p. 228 e 942). E ' forse anche Traianeo il frammento C. I. L., I I I , 7968. Il nome più récente è Colonia Ulpia Traiana Augusta Dacica Sarmizegetusa (Rev. Archm 1913, I , p . 462). *) Ad Apulum C. I. L·., I I I , p. 182. , C. / . L., I I I , 1175, 1456, 1428, 1440, 1441, e t c . ; cfr. Kiraly: Colonia Dacica Sarmizegetusa, Budapest, 1891 ; Antonescu, Cetatea Sarmizegetusa reconstituitâ, Jassy, 1906. *)De Censibus, I, p. 169; Dig. L. 15, I, 8—9; cfr. P â r v a n : Stiri noua din Dacia Malvensis in Analele Academiei Romane, X X X V I , p. 42.
3 5 ) Ptol. I I I , 8, 7 ; cfr. invece C. I. L., I I I , 14465, Municipium Arlium Iladrianum Napoca. I più antichi documenti che diano a Napoca il titolo di Colonia sono degli anni 185—192 (C. I. L., I I I , 865, 1141). L'iscrizione C . / . L., I I I , 963 la chiama Colonia Aurélia Napoca, facendo suppore, che sia stato Marco Aurelio a concederle il titolo. e ) Dig. L, 15, I, 8—9. ') C. I. L., I I I , 1627. 8 ) La tabella cerata contenente u n a t t o di garanzia di una donna venduta d a t a t a al 4 Ottobre 160 (C. I. L., I I I , p. 959) è segnata kanabis legionis X I I I Geminae. Napoca era allora già Municipio cfr. C. I. L., I I I , 1100 Decurio Colo· niae Dacicae, Decurio Municipii Napocae, De­ curio Kanabarum legionis XIII Geminae,

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ROBERTO PARIBEN1 cui sono ascritti gli Apulensi, cioè la Papiria che la tribu degli Ulpii e délie foudazioni di Traiano ] ) . Costruzioni e lavori si compiono in età traianea a Drobeta per opéra délia cohors 1 Cretum 2 ), corne aU'altra testata del grande ponte sul Danubio si costrui il castello di Pontes 3 ). Per i provvedimenti militari abbiamo pure qualehe notizia. Terminale le operazioni militari, le truppe furono per gran parte ritirate; rimase délie legioni la X I I I Gemina che fu quella che presidiô poi costantemente la Dacia. Forse per qualehe tempo si fermo anche la legione V Macedonica 4 ). Una congrua forza militare era necessaria non solo per impedire ritorni offensivi, per quanto poco probabili, dei Daci, ma anche per ricevere, indirizzare, tutelare le masse degli immigrati che la politica impériale destinava alla riuova provincia, corne finalmente per tutti i lavori di assicurazione del paese con strade e forti, opère aile quali attendevano i soldati. Al tempo di Adriano la legione X I I I Gemina compi dei lavori presso Heviz 6 ), ma non sappiamo, se avesse cola il campo, che poi vediamo definitivamente stabilito ad Apulum almeno fino dal 142 6 ), probabilmente pero anche prima. Per quanto riguarda le truppe ausiliarie, la sorte ci ha conservato un diploma del 17 Febbraio dell'anno 110, col quale si dà il congedo ai vecchi soldati di due aie e di dieci coorti poste agli ordini del legato di Dacia Decimo Terenzio Scauriano. Le aie sono la I Civium Rnmanorum e la / Augusta Ituraeorum; le coorti sono la I Augusta Ituraeorum Sagittariorum, la I Britannica Milliaria Civium Romanorum, la I Hispanorum Pia Fidelis, la I Thracurn Civium Romanorum, la I Ituraeorum, la / Flavia Ulpia Hispanorum Milliaria Civium Romanorum, la 77 Gallorum Macedonica, la / / / Campestris Civium Romanorum, la IV Cypria Civium Romanorum, la VIII Raetorum Civium Ro­ manorum. Sono pure ricordati nello stesso diploma un corpo irregolare di pedites sinRisiedono anche in Dacia dal tempo délia conquista la ala II gulares Britannici7). Pannoniorum, la cohors II Hispanorum, la cohors V Gallorum, la cohors II Flavia Cornmagenorum, che sono ricordate da vari documenti epigrafici 8 ). Molto probabilmente oltre a queste, anche altre aie e coorti ausiliarie presidiavano la Dacia, nei primi tempi per assicurare la conquista, e nei succesivi per coprire la frontiera che raggiunse man mano estensioni maggiori, e non fu mai protetta da ostacoli nalurali. Per questo la Dacia ebbe forlificazioni più numerose forsc che le altre provincie, lo Ackner nella sola Transilvania ha risconlrato ventitre fortezze romane,
' ) Cfr. contro C. I. L., I I I , p. 182 Kubitschok: Impcrium Romanum tributim description, p.229. Più tardi Apulum fu municipio e colonia; cfr. C. I. L., I I I , p. 183. 2 ) Arch. Epigr. Mitt. aus Oest., X I X , p. 219, 3 ) Procop. : De aedif., IV, 6 ; K a n i t z : Hômische Studien in Serbien, p . 44. 4 ) La legione V Macedonica è probabilmente ricordata dal nome Macedonica (castra Macedo­ nica?) che il Geografo R a v e n n a t e dà ad una stazione tra O p t a t i a n a (moderno Magyar Korbo) e Napoca. L'indicazione puô convenire aile rovine di un campo romano presso Szuczag (C. / . L., I I I , p. 168). Tegole con le sigle di questa legione si rinvennero presso Salinae (mod. Vârfalvai G". / . L., p. 935) per esse dimostrandosi, che i Romani avevano subito presidiato i distretti mi· nerari ; cfr. Teglas: Zur Frage nach der ersten Besetzung Daciens in Hermès, 1909, p . 618. 5 ) C. I. L., I I I , 9 5 3 ; questa iscrizione e l'ultra di C. I. L., I I I , p. 941 dell'anno 131 contengono le più antiche menzioni délia legione in Dacia. e ) Cfr. C. / . L., I I I , p. 182. 7 ) C. / . L., I I I , Dipl. X X V . 8 ) Cfr. Bull. Corr. Hell. IV, p. 507 ; C. L L., I I I , 1371, 6273, 12632, 14216.

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LORDINAMENTO DELLA CONQUISTA DI TRAIANO

il Tocilesco ha riconosciuto dodici castelli lungo il fiume Aluta, e altri ne ha identificati il Martian l). Non tutti questi campi e castelli saranno stati costruiti, o anche solo progettati da Traiano, ne i document! epigrafici o i dati degli scavi ci consentono sicure deduzioni. Per molti dei castelli dell'Aluta sono attestati dalle iscrizioni lavori di Adriano 2 ). E ' pertanto évidente, che il fiume Aluta fu nel concetto di Traiano. e nella attuazione che se ne fece da lui e dal successore, preso come prima linea di confine orientale délia nuova provincia. Anche per questo oltre che per moite altre ragioni non si puo credere, che ahbia nulla a che fare con la conquista e con le fortificazioni Traianee il grande Vallo che per la lunghezza di circa 700 km. taglia in due nel senso délia latitudine la Romania attuale, partendo da Hinova a Sud di Turn-Severin fino quasi a Brâila, sebbene il nome popolare datogli sia Colea lui Troian, cioè la via di Traiano. E Topera fortificatoria, che il Tocilesco preferirebbe credere anteriore a Traiano, fondandosi sulTunico argomento délia costituzione in municipio di Drobeta per opéra dei Flavi, argomento che vedemmo errato (v. Paribeni, Optimus Princeps, I, p. 205) è forse piuttosto una più tarda difesa contro invasori settentrionali, ai quali si erano dovuti già abbandonare i monli di Tran-

eilvania.
Anche le linee di fortificazione più a Levante delTAluta che giungono da Rusi de Vede sino quasi a Brasov (Kronstadt) 3 ), non pare possano attribuirsi alla Dacia Traianea, ma bensi a periodo più tardo, quando la occupazione si estese, e la provincia fu divisa in due 4 ). A ponente doveva pure essere protetta la provincia, visto che il paese degli Iazyges separandola dalla Pannonia Inferiore, interrompeva Tunità dei territorio Roniano. Stazioni militari sono note cola a Tierna e presse ad Mediam δ ). Era inoltre pro­ tetta la regione montuosa délia provincia, la Transilvania propriamente detta, specialmente con forti di sbarramento che dominano i corsi d'acqua e le valu d'accesso alTaltipiano, circondando a distanza il campo legionario di Apulum e la colonia di Sarmizegetusa 6 ). Le fortificazioni più settentrionali lungo il fiume Somes (Szamos) e il vallo turrito riconosciuto dal Torma come limes dacicus settentrionale tra Kis Sebes presso il Cris (Koros) e Tiho sullo Somes 7 ), possono probabilmente esser dovute a un alteriore stadio délia occupazione romana.
') Ackner in Jahrbuch der central Commission zur Erforschung der Baudenkmale, I, p. 65,100; Tocilescu: Fouilles et recherches archéologiques en Roumanie, Paris, 1900, p. 120. Dieci campi sono ricordati dalla Tabula Peutingeriana, dall'Itinerarium Antonini e dal Geografo Ravcnate, e di questi si hanno i nomi antichi cioè: Romula (niod. Reçca), Acidava (Enusesti), Rusidava (Drâgâsani), Pons Aluti (Ionesti-Govori), Buridava (Slavitesti-Eoroneasa), Castra Traiani (Gura Vàii), Arutella (Rivolari), Praetorium (Racovi^aCopâceni), Pons Vctus (Câineni), Caput Stenarum (Roija). Altri due sono a Slâveni e a Islaz (To­ cilesco, l. c, cfr. Arch. Epigr. Mitt. aus Oest., XV, p. 1 2 ; X V I I , p. 82 e 225; X I X , p. 81); cfr. C. / . L., I I I , p. 161, 165, 166, 167, 168, 215, 220, 1375, 1377, 1379, 1386, 1387, 1423; e finalmente M a r s a n : Urme din râsboaiele Romanilor eu Dacii, Cluj, 1921. 2 ) Arch. Epigr. Mitt. aus Oest., X V I I , p. 225. J ) Tocilesco, op. cit., p. 123. 4 ) Taie divisione sembra già compiuta da Adriano secondo il diploma militare dei 129 (C. I. L., I I I , p. 876). 5 ) Cl. h., I I I , 8010; 8 0 7 4 , - 1 0 . 6 ) J u n g : Fasten, p. 137. 7 ) Ungarische Revue, 1882, p. 278; la carta redatta dal Torma è in Értekezêsek a torténelmi Tudomanyok korébol, I X , 1882; cfr. perô C. I. L., I I I , 7633 e Rhein. Mus. X L V I I I , p. 240.

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ROBERTO PARIBENJ A l t r a c u r a p r e c i p u a d c l H m p c r a t o r e d o v e t t e essere la i m m é d i a t e a p e r t u r a ai vie, p r i m o s t r u m e n t o di sicura d o m i n a z i o n e . e fonte p r i m a di c o m m c r c i o e di v i t a . La g r a u diosa opéra del p o n t e s t a b i l e sul D a n u b i o m o s t r a v a di p e r se la c h i a r a visionc che T r a iano e b b e del p r o b l e m a . E quelle che poi furono le t r e principal» a r t e r i e délia n u o v a j>rovincia, si p u o m o s t r a r e con c e r t e z z a , che furono già t r a c c i a t e d a l c o n q u i s t a t o r e di essa. L a T a b u l a P e u t i n g e r i a n a ce le indica con le sue s t a z i o n i , u u a è la via che d a Vim i n a c i u m , a t t r a v e r s a n d o il D a n u b i o presso L e d e r a t a , v a a T i b i s c u r n ; p a s s a essa p e r Aizis e B e r z o v i a , fu percio la s t r a d a p e r c o r s a da T r a i a n o nella p r i m a g u e r r a e s i s t e m a t a , corne m o s t r a n o i rilievi délia c o l o n n a , m e n t r e si p r o c e d e v a nella a v a n z a t a ' ) . L a seconda via era quella che p a r t i v a dal g r a n d e p o n t e , r a g g i u n g e v a la vallc dello A l u t a , e a t t r a v e r s o il p a s s o di T u r n u R o ç u r a g g i u n g e v a A p u l u m . DeU'origiue t r a i a u c a di q u e s t a via ci f a n n o certi n o n solo il p u n t o di p a r t e n z a , m a a n c h e il n o m e di u u a délie sue s t a z i o n i : C a s t r a T r a i a n a 2 ) . L ' a l t r a , la più l u n g a e la p r i n c i p a l e via che u n i v a i c c u t r i più g r a n d i : Tibiscurn, S a r m i z e g c t i i s a , A p u l u m , P o t a i s s a , N a p o c a , P o r o l i s s u m fu p u r e a p e r t a da T r a i a n o , n o n solo p e r c h e e r a l ' u n i c a via che c o n d u c e v a a S a r m i z e g e l u s a , o c c u p a t a fin dalla p r i m a g u e r r a , m a a n c h e p e r c h e v ' è c e r t a d o c u m e n t a z i o n c epigrafica délia c o s t r u z i o n e del t r a t t o più a v a n z a t o t r a P o t a i s s a c N a p o c a d e l l ' a n n o 109 : '). L ' a p e r t u r a di q u e s t e t r e v i e in cosi b r è v e t e m p o in u n p a e s e in p a r t e m o n t u o s o e boscoso, in p a r t e p i a n o e p a l u d o s o è u n a p r o v a di più délia g r a n d e euergia esplicala d a U ' i m p e r a t o r e p e r p o r r e p r e s t o in v a l o r e il p a e s e , e p o r t a r l o a l l ' a l t c z z a délie al tre p r o vincie r o m a n e . F u r o n o a n c h e l a r g a m e n t e s f r u t t a t e le vie f l u v i a l i ; la Marisia, l ' A l u t a . corne il D a ­ n u b i o e la S a v a , si affollarono di navicellai, che si raccolsero a n c h e in collegi l ) . Con s o m m a r a p i d i t à fu o r g a n i z z a t o lo s f r u t t a m e n t o délie m i n i è r e , le q u a l i secondo il c o n c e t t o r o m a n o sono corne i boschi e i pascoli p r o p r i e t à dello S t a t o : Ager Publicus. I n r e p u b b l i c a p e r o lo S t a t o a mezzo dei censori n e a v e v a v e n d u t a o a f f i t t a t a n o n p o c a p a r t e . I n q u e s t o n o s t r o t e m p o i n v e c e le m i n i è r e e r a n o q u a s i t u t t e , p e r a c q u i s t o , p e r confisca o p e r a l t r a v i a , v e n u t e in p o t e r e d i r e t t o del fisco i m p é r i a l e , o del p a t r i m o n i o p r i v a t o del p r i n c i p e 5 ) . Nella n u o v a p r o v i n c i a le m i n i è r e v e n n e r o p u r e a d i p e n d e r c dir e t t a m e n t e d a U ' i m p e r a t o r e , corne quelle che e r a n o s t a t e p r o b a b i l m e n t e p r o p r i e t à del sovrano dace.

*) Le stazioni di q u e s t a s t r a d a , secondo la Tabula P e u t i n g e r i a n a , di oui seguo anche la grafia, sono Viminacio, L e d e r a t a , Λρο FI., Arcid a v a , Centum P u t e a , Bersovia, Ahihis, Caput Bubali, Tivisco. - ) L e stazioni secondo il docuincuto citato nella n o t a précédente sono: D r u b e t i s , A m u t r i a , Pelendova, Castris Novis, R o m u l a , Acidava, Kusid a v a , P o n t e Aluti, B u r r i d a v a , Castra T r a i a n a , Arutela, Praetorio, P o n t e Vetere, S t e n a r u m , Cedonia, Acidava, Apula. 3 ) C. / . L., I I I , 1627. Le stazioni, secondo la T a b u l a Peutingeriana, sono: Tierna, Ad Mediain, P r a e t o r i o , Ad Pannonios, Gaganis, Masclianie,

Tivisco, ^gnavie, P o n t e AugUSti, Sarinizegetusa, Ad Aipiiis. IN·..., Gcrinizara. B l a n d i a n a , Apula,

Brncla, Salinis, Pataviesa, Napoca, Optatiana,
Lnngiana, Cersic, PorolÎSSO. Si è pensato, che la via fosse ricordala anche nelle iscrizioni: ('.. ï. />.. X , 2600 (via Traiana Pata&ino) v in Eph. Epigr. I V , 2 0 0 ; ma forse a t o r t o . *) Ackner, Millier: liomischc înschriften in Da· cien, 54, 523, 793 = C. I. L., I I I , 1209; 7 4 8 5 ;

Patsch in Jahreshefte, 1905, p. 139.
) Mommsen, M a r q u a r d t : Manuel, X. p . 3 1 7 ; Hirschfeld: Vcrwaltungsgeschichte, p. 188; cfr. Dubois: triministratioii tlvs carrières dans le monde romain, Paris, 1908.
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LORDINAMENTO DELLA CONQUISTA DI TRAIANO Sin dal primo momento, durante ancora la vita di Traiano, troviamo in Dacia documento délia presenza di un procuratore délie Fodinae Aurariae che è un liberto, probabilmcnte greco asiatico dell'imperatore : Marcus Ulpius Hermias a ). L'organizzazicne cosi pronta del lavoro potè esser fatta, perche appena occupati i luoghi di estrazione, si p r o w i d e a portare dalle provincie vicine e specialmente dalla Dalmazia, forse anche con una specie di coscrizione, persone già esperte e adatte allô scopo 2 ). Traiano del resto sembra essersi occupato assai attivamente di minière, e precisamente nelle provincie finitime alla Dacia troviamo ricordo di Metalla Ulpiana, in Dalmazia, in Pannonia e in Mesia (Dardania), sia che la cstrazione dei minerali sia in quei luoghi cominciata sotto Traiano, sia che Traiano abbia in qualche modo riordinalo i lavori 3 ). I distretti auriferi di Dacia erano intorno ad Ampelum (mod. Zlatna) dove pare risiedesse il procuratore 4 ), presso Brucla (mod. Aiud), dove è memoria di un collegium aururiurum δ ), presso Alburnus Maior (mod. Rosia) dove si rinvennero le famose barre d'oro bollate ϋ ), e finalmente presso Apulum 7 ). Del personale inferiore addetto aile aurariae di Dacia sono ricordate il Subprorurator. il tabularius, Yadiutor tabnîariorum, il dispensator, un subsequens librariorum, un ab instrumentis tabnîariorum, i leguli o raccoglitori di sabbie aurifère e poi la familia, ossia gli schiavi 8 ). Non facendosi ricordo nella série abbastanza numerosa délie iscrizioni riferentisi aile minière d'oro daciche di appaltatori, o conductores, sembrerebbe da ritenere, che esse fossero esercitate direttamente dai funzionari imperiali, a meno che a qualche cosa di lavoro privato non dovesse alludere un collegium aurariarum ricordato in un'iscrizione (C.I.L. I I I - 941). Al pari délie minière d'oro che diedero ricco prodotto, e che alimentarono nei temp susseguenti le zecche di Sirmium, di Siscia, di Thessalonica, ecc. dovette essere regolata la estrazione dei minerali di ferro e del sale. Probabilmente queste secondarie imprese furono date in appalto. Di ferro nell'antica provincia fanno ricordo solo due iscrizioni, l'una frammentata e diincerto senso, Paîtra menzionante due conductores ferrariarum i quali sono quasi certamente Dalmati 9 ). Si hanno pero testimonianze di antichi strumenti da lavoro estrattivo trovati presso Also Telek, ossia nel centro dei distretti minerari ora esercitati, presentemente conservât! nel museo di Deva.
) C. / . L., 111, 1312. H e r m i a s d o v e t t e essere investito délie sue funzioni, subito dopo la conq u i s t a , perche ebbe t e m p o di esercitare il suo ufficio, e mori p r i m a del suo impériale p a t r o n o . 2 ) Questo mi p a r e d e b b a intendersi d a un'is­ crizione t r o v a t a ad A m p e l u m , nella quale u n D a l m a t a si dice adsignatus ex municipio Splono ; se si riflette che A m p e l u m è il centro dei distretti auriferi di Dacia, e che la Dalmazia aveva anch'essa le sue aurariae (C. I. L., I I I , 1322, altri d a l m a t i ibid., 132, 1997 ; Plin. Nat. HisL, X X X I I I , 67). Anche il Vicus Pirustarum, che sorgeva presso Alburnus Maior ricorda i Pirusti, popolazione D a l m a t a n o t a per abilità nei lavori di minière ( J u n g : Rumer und Romanen, p . 107).
3 x

singolari série di m o n e t e che cominciano a p p u n t o da T r a i a n o , e che s e m b r a n o b a t t u t e precisam e n t e per gli usi délie singole minière: con le leggende: Metalla Ulpiana Delmatica, Metallum Ulpianum Pannonicum, (Metalli) Dardanici (cfr. E c k h e l : Doctrina Numorum, V I , p . 4 4 5 ; Mowat in Revue de Numismatique, 1894, p . 412). *) C.I.L., I I I , 1311, 1312. ■>) C. I. L., I I I , 941. °) C. 7. L., I I I , p . 213 e 1443. 7 ) C. L L., I I I , 1088. e ) Feliciani in De R u g g i e r o : Diz. Epigr. s. v, Dacia, p . 1447. », C. / . L., I I I , 1128; per l'altra Teglas in Klio, 1909, p . 375.

) Sono

da

confrontarsi

specialmente

quelle

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ROBERTO PARIBEN1 Per le saline centro principale délia produzionc d o v e v a essere il Iuogo d e t t o a p p u n t o Salinae presso la nioderna T a r d a . Anche altri béni demaniali corne i pascoli furoiio d a t i in a f f i t t o ' ) , e fu pure s f r u n t t a t a u n ' a l l r a richczza délia D a c i a : le a c q u e medicali e le sorgenti calde, corne p r o v a n o il n o m e di Ad Aquas, e la figura di g r a n d e edificio t e r m a l e che l'accompagna nella T a b u l a P e u t i n g e r i a n a , presso le sorgenti calde délia odicrna Câlan, e il gran n u m é r o di iscrizioni votive a Esculapio e Igea t r o v a t c presso

Apulum 2 ).
Quasi nulla si sa d e l l ' o r d i n a m e n t o civile d a t o alla nuovo p r o v i n c i a ; il governatore fu un legatus Augusti scelto da principio t r a gli ex pretori, per q u a n t o nei primissimi anni dopo la conquista l'esercito o c c u p a n t e sia s t a t o p r o b a b i l m e n t e superiore aile forze o r d i n a r i a m e n t e c o m a n d a t e da u n pretorio. E fino a Marco Aurelio non p a r e vi siano s t a t i m u t a m e n t i nella dignità e nella classe dei g o v e r n a t o r i . Unico fu anche p r o b a b i l m e n t e da principio il procuralor, incaricato d e l l ' a m m i nistrazione finanziaria délia provincia, più t a r d i c'è memoria di t r e procuratores, ai quali sono aile volte a t t r i b u i t e a n c h e funzioni più ampie p u r a m e n t e finanziarie 3 ) . E ' n o t o , che i R o m a n i lasciarono aile provincie u n a certa forma di a u t o n o m i e e di partecipazione al governo con l'assemblea provinciale. 11 modello e l'idea délia istituzione erano v e n u t i dai κυινά délie regioni greche c greco-orientali, m a n o n credo, che unico m o t i v o ad a d o t t a r l e fosse la subdola e ipocrita v o l o n t à di i m p o r r e il proprio dominio, senza che gli assoggettati se ne accorgessero t r o p p o . Noi critici m o d e r n i aile volte crediamo di n o n essere a b b a s t a n z a intelligenti e a b b a s t a n z a furbi, se n o n v e d i a m o in ogni cosa u n secondo fine, u n o scopo recondito, u n o scaltro espediente. Ora a m e p a r e , che d o v r e m m o r i s p e t t a r e molto di più il populo che h a p a r l a t o la più alta parola di giustizia e di d i r i t t o sinura rivelatasi al inondo. A un taie pupolo si deve riconoscere più che ad ogni altro u n senso di r e t t i t u d i n e morale intimo e profondo, e t u t t e le illum i n a t e , nubili liberalità di che essu diede p r u v a nel guvernu del m u n d u , n o n possono essere t u t t e abilità politiche ed espedienti di governo, m a p a r t o n o da ben più alti e imm u t a b i l i principi. E solo nell'altezza délie concezioni, nel sacro r i s p e t t o del giusto, n o n nell'espediente si p u o t r o v a r e la ragione délia lunga e gloriosa v i t a l i t à dell'impero. Non si £a, se nella libéra Dacia esisteva u n a qualche istituzione analoga aile dicte o κοινά, n e si p u o dire, che, se fosse esistita, a v r e b b e resistito alla profonda crisi del paese, e alla quasi c o m p l é t a dispersione délia sua popolazione. I n ogni m o d o a n c h e là dove n o n fossero m a i s t a t e tali assemblée, il costituirle era n o n solo u n postulai o di giustizia d i s t r i b u t i v a , m a a n c h e u n elemento di alto valore per la pacificazione de paese. I n f a t t i l'assemblea o concilium provinciae composto di delegati délie città provinciali si o c c u p a v a p r i n c i p a l m e n t e del culto di R o m a e di A u g u s t o , a v e v a in cura il t e m p i o o l'ara relativa, ed era presieduta dal sacerdos provinciae eletto a p p u n t o per la esplicazione di taie culto. Ma p o t e v a a n c h e discutere la c o n d o t t a del g o v e r n a l o r e , e anche accusarlo al S e n a t o o a l l ' i m p e r a t o r e 4 ) .
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*) Cfr. conductorcs pascui et salinarum, C. I. L., I I I , 1363. 2 ) C.I.L., I I I , 9 7 2 - 9 8 7 , 1079, 12558, 14468. 10

) Feliciani, /. c , p. 1446. ) Cfr. in proposito il buon lihro del Guiraiid: Les assemblées provinciales, Paris, 1887.
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I.ORDINAMENTO DELLA CONQUISTA DI TRAIANO O r a e n t r a v a nelle d i r e t t i v e deU'impero nel p r i m o secolo avère in ogni provincia il COnciHum x). e p e r la Dacia p o s s i a m o esser sicuri, che n o n a p p e n a le eondizioni di rip o p o l a m e n t o lo resero possibile, forse v i v e n t e a n c o r a T r a i a n o , il concilium si costitui, t a n t o più che m u t a t o p r o f o n d a m e n t e il c a r a t t e r e délia popolazione délia n u o v a provincia con la dispersione dei D a c i , e con l'immigrazione di n u o v i elementi, non era affatto a t e m e r s i , che il concilium avesse a divenire u n focolare di i r r e d e n t i s m o . L e m e m o r i e epigrafiche che n e a b b i a m o , sono n a t u r a l m e n t e t u t t e più t a r d e 2 ) . Le b a r r i è r e doganali si v e n n e r o c o n s t i t u e n d o u n poco alla v o l t a , e i t e n t a t i v i fattj per r i n t r a c c i a r n e e d e t e r m i n a r n e il percorso, h a n n o p e r l'oscurità g r a n d e délia m a t e r i a r a g g i u n t o scarsi r i s u l t a t i , e tali che forse n o n possono riferirsi alla età che noi s t u d i a m o 3 ) . S u b i t o d o p o la c o n q u i s t a invece si l e v a n o t r u p p e dalla n u o v a provincia. V e d e m m o , che d u r a n t e la g u e r r a alcune t r i b u daciche si a r r e s e r o ; fu giudicato o p p o r t u n o d a r loro subito u n a p r o v a di fiducia, d i m o s t r a r e , che il loro t r a t t a m e n t o n o n d o v e v a esser diverso d a quello degli altri provinciali, e ad u n t e m p o creare dei legami di a t t a c c a m e n t o col n u o v o S t a t o , c o n c e d e n d o loro di p r e n d e r e le a r m i e c o n t r i b u i r e alla difesa di esso. F u r o n o cosi c o n s t i t u i t e u n a ala I Ulpia Dacorum, e u n a cohors I Ulpia Dacorum. L ' u n a e P a î t r a p e r o n o n e b b e r o s t a n z a in D a c i a , m a in Oriente 4 ) . Che q u e s t i d u e corpi siano s t a t i c o n s t i t u i t i da T r a i a n o , n o n v ' h a alcun d u b b i o , sono n o t e p e r o a n c h e a l t r e cohortes Dacorum, e se si deve riferire aile guerre partielle di T r a i a n o l'iscrizione C. I . L. I I I , 600 che ricorda u n a cohors III Dacorum equitata, a n c h e q u e s t a s a r e b b e di costituzione t r a i a n e a , e d o v r e b b e anzi r i c h i a m a r e la istituzione a n c h e di u n a cohors II. A d o t t e n e r e la sicurezza c o m p l é t a délia n u o v a provincia fu pero necessaria a n c o r a u n a g u e r r a . Gli J a g i z i che si e r a n o t e n u t i in b u o n e relazioni con R o m a , m a che n o n p a r e avessero preso p a r t e alla guerra c o n t r o i Daci, n o n o t t e n n e r o la restituzione di quella p a r t e dei loro territorio che Decebalo ave va loro preso. Videro percio m a l volentieri l'estendersi dei dominio R o m a n o a n c h e sulle loro a n t i c h e t e r r e , e siccome forse t e n t a r o n o di esplicare in q u a l c h e m o d o il loro m a l c o n t e n t o , ebbero a p r o v a r e la forza délia a r m i r o m a n e . A d r i a n o , promosso d o p o la g u e r r a a g o v e r n a t o r e délia P a n n o n i a Inferiore, e b b e l'incarico di m u o v e r e c o n t r o di loro, e senza m o l t a difficoltà li v i n s e 5 ) . L a c a m p a g n a d o v e t t e esser b r è v e e facile, p e r c h e A d r i a n o n o n n e ricavo speciali o n o r a n z e , n e T r a i a n o assunse n u o v e salutazioni imperiali. Il territorio degli J a z i g i n o n fu s t a b i l m e n t e occup a t o ; essi r i m a s e r o in u n o s t a t o di clientela verso l'impero r o m a n o . Ma p o r t a t a la p r o p r i a a t t e n z i o n e ai paesi D a n u b i a n i e Balcanici, T r a i a n o n o n si c o n t e n t é di o r d i n a r e la n u o v a c o n q u i s t a di D a c i a . A l t r i v a s t i territori t r a il corso infe­ riore dei D a n u b i o , l'Egeo S e t t e n t r i o n a l e e il Mar N e r o , n o m i n a l m e n t e già s o t t o p o s t i a l l ' i m p e r o , e r a n o pero di f a t t o a n c o r a assai poco fusi nella m a s s a di esso, e poco risent i v a n o la c u l t u r a e la v i t a r o m a n a . *) I. Krascheninnikoff ha mostrato, come a diffondere l'uso dei concilia nelle provincie occi­ dental! abbia provveduto in spécial modo Vespasiano (Lber die Einfiihrung des provincialen Kaiserkultus in Rôm. Westen, in Philologus, 1897, p. 147. II -) C. I. L., III, 1209, 1412, 1433, 1454, 1513.
3 ) Cfr. Domaszewski in Arch. Epigr. Mitt. aus Oest., X I I I , p . 142. 4 ) De Rnggiero: Diz. Epigr. s. v. Dacorum (alae, cohortes).

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) Vita Hadriani,

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ROBERTO PARIBEN1 L ' i m p e r a t o r e era s t a t o t r a t t o verso le foei del D a n u b i o dalle vieende délia guerra. E s p o n e m m o nel n a r r a r e délia p r i m a e a m p a g n a , corne ad un certo m o m e n t » T r a i a n o d o v e t t e accorrere a rcspingere u n a l t a c c o di Daei e di S a r m a t i i quali a v e v a n o valieato il D a n u b i o e invasa la Mesia Inferiore. Dai rilievi délia colonna non possiamo ded u r r e , dove l'impresa t e r m i n a t a felicemenle per l î o m a ebbe luogo, ma per buotia sorte un altro m o n u m e n t o ei p e r m e t t e di c o n g e t t u r a r l o . JNella regione méridionale délia Dobrugia non lungi d a l l ' u l t i m o gomilo del Da­ n u b i o verso S e t t e n t r i o n e , circa v e n t i chilometri a sud di R a s o v a tra i piecoli villaggi di Adamclissi e Enigea è il nucleo interno di un grandioso m o n u m e n t o di forma torreg g i a n t e . Nella alta p i a n u r a desolata il r u d e r c a p p a r e i m m e n s o , e domina t u t t o il paese, o m n i p r é s e n t e corne la cupola di S. Pietro in C a m p a g n a K o m a n a . A v e v a quel povero m o n u m e n t o fornito già ai villaggi e ai cimiteri vicini gran copia di piètre e di materiale da costruzione, q u a n d o per primo richiamô l'attenzione dei d o t t i su di esso nel 1837 u n giovane ufficiale prussiano che era s t a t o c b i a m a t o quale i s t r u t t o r e délia artiglieria t u r c a : il futuro maresciallo dell'impero germanico Alfred von Moltke. Il quale con notevole a c u m e coinprcse la n a t u r a del m o n u m e n t o e la gente e il t e m p o , cui d o v e v a essere a t t r i b u i t o 1 ) . Dopo di lui altri ne p a r l a r o n o , e in spécial modo l'ingegnere francese Micbel incaricato di u n a missione in Dobrugia nel 1856*). Ma il merito di avère a c c u r a t a m e n t e esplorato e posto in luce il m o n u m e n t o s p e t t a al d o t t o r u m e n o Gregorio Tocilesco il quale t r a il 1882 e il 1890 vi esegui scavi, e con gran cura si diede a rintracciare e a recuperare i f r a m m e n t i dispersi per ogni dove nei vil­ laggi e nei cimiteri m u s s u l m a n i dei dintorni, e sino nei magazzini di Cinili-Kiosk a Const a n t i n o p o l i . E t a n t e furono le p a r t i r e c u p e r a t e , cbe con l'aiuto del Benndorf e specialniente d e l l ' a r c h i t e t t o N i e m a n n se n e p o t è dare la descrizionc, la illustrazione e la ricostruzione più compléta e quasi s i c u r a 3 ) . L'altezza t o t a l e del m o n u m e n t o si calcola fosse di circa m e t r i 32, il d i a m e t r o alla base di m. 38,62. Nello s t a t o a t t u a l e la rovina forma u n nucleo cilindrico in m u r a t u r a , massiccio, costruito a piccole p i è t r e 4 ) . Il corpo cilindrico si solieva da un b a s a m e n t o circolare a sette gradini periferici. Sopra q u e s t a specie di zoccolo comincia il r i v c s t i m e n t o del cilindro con sei filari di grandi parallelepipedi lisci di calcare. Il s e t t i m o filare forma fregio, o r n a t o com'è di foglie d ' a c a n t o a spirale e di teste di lupo a bocca a p e r t a , simili al draco délie insegne m i l i t a r i Daciclie. Sopra questo fregio si a l t e r n a n o , a guisa di una trabeazione dorica a m é t o p e e triglifi, pilastri scanalati e lastre con figure in rilievO riferibili a scène militari di m a r c e e di c o m b a t t i m e n t i . Le lastre d o v e v a n o essere c i n q u a n t a q u a t t r o , di cui c i n q u a n t a più o m e n o c o n s e r v a t e sono s t a t e r e c u p e r a t e . Segue u n a seconda fascia di fregio con semplice decorazione végétale, u n a cornice semplicc e u n p a r a p e t t o fornito di mcrli ancb'essi decorati con figure di prigioneri dalle m a n i a v v i n t e dietro il tergo.
*) Briefe iiber Zustànde in der Tiirkei in dvn Jahren 1835-1839, lettera del 2 Novembre 1837. 2 ) Les travaux de défense des Romains dans la Dobroudcha in Mémoires de la Soc. des Antiquaires de France, vol. 2 5 ; cfr. Revue Arch., 1857, X X V I , p. 755. 3 ) Benndorf, Niemann, Tocilesco: Das Monu­ ment von Adam-Klissi, Wien, 1895. Qualche correzione al restanro deU'insienic in Stndnicka: Tropaeum Traiani, p. 6, fig. 1. 4 ) Délia eccellenza délia nialta fanno fcde i nnmerosi e tnti vani tentativi di penelrare nel-

l'internoi ecavando cunicolî o pozzi, <· adoperando anche persino le polverï «la mina.

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LORDINAMENTO DELLA CONQUISTA DI TRAÎANÔ

Su tutto questo corpo cilindriro si éleva un tetto a tronco di cono coperto di lastrè di calcare intagliate e disposte a guisa di embrici, sul vertice una base a doppio anello sosteneva un grande podio esagonale, sul quale troneggiava un trofeo, di cui pure moite parti furono rinvenute. Aveva esso la forma consueta di un grande ceppo d'albero, cui si figurava imposto un elmo, una corazza, due scudi, due gambiere. Ai piedi erano statue colossali di prigionieri ritti o giacenti. Il concetto, il disegno d'insieme, la linea, la proporzione délia mole rivelano la mente ideatrice di un architetto valoroso, ma l'esecuzione délie sculture e degli ornati è oltre ogni dire rozza e puérile. E di una strana e singolare rozzezza e puerilità, che rivelano non solo compléta inesperienza, ma assenza di elementi vitali, impotenza di evolversi in meglio. Nei rilievi romanici ad esempio che tanto richiamano il nostro mo­ numento, non mancano figure altrettanto goffe e ridicole, ma si sente, che se ne potrà trarre qualche cosa, che quell'arte non sarà stérile, e che avrà un seguito. L'apparizione di questi strani rilievi pose in non poco imbarazzo gli studiosi di storia dell'arte. Il Tocilesco e il Benndorf. fondandosi sui resti d'iscrizione del basamento del trofeo con dedica di Traiano a Marte Ultore, non esitarono a dichiarare Traianeo il monumento 1 ). Il Furtwàngler osservo giustamente, che un altro monumento romano presentava decorazioni scultorie di analoga rozzezza: l'arco di Augusto a Susa, ma invece di trarre da questa osservazione la conseguenza, che in tutti i tempi vive più o meno coperta accanto alla grande arte un'arte idiota, si persuase, che anche il monu­ mento di Adam-Clissi dovesse attribuirsi alla stessa età. E affatico Tingegno a cercar prove per rafforzare una tesi cosi debolmente fondata. Délia iscrizione, data la sua incompletezza, si sbarazzo presto, proponendo di leggervi, che Traiano avesse restaurato, non eretto il monumento. E riferi il trofeo alla vittoria di Marco Licinîo Crasso sui Geti e sui Bastarni dell'anno 28 a Cr. 2 ). A conclusioni assai diverse giunse il Riegl che, seguito dal Domaszewski, attribui il monumento al tempo di Constantino 3 ). E siccome quando di un problema semplice si vuol fare un enigma, tutti si credono un pochino in dovere di trovare una soluzione nuova, il Cichorius pensô, che il monumento dovesse -cssere stato eretto da Domiziano in memoria di Cornelio Fusco vinto e tagliato a pezzi col suo esercito da Decebalo, che Traiano vendicata la sconfitta, e recuperata l'aquila délia legione X X I Rapax, vi avrebbe aggiunta l'iscrizione Marti Ultori e che finalmente Costantino avrebbe restaurato il monumento, aggiungendovi quelle brutte figure che tanto avevano sconcertato gli storici dell'arte 4 ). Ora tanto svariate ipotesi, mosse almeno da principio da quell'incerto e delicato mezzo di investigare la verità, che è il criterio stilistico, non solo dovettero sbarazzarsi dell'iscrizione, o torcerne il significato, ma si trovarono a urtare contro nuove scoperte. Alcune iscrizioni mostrarono, che una città romana, le cui rovine appaiono a poca
) L. c. cfr. in seguito Tocilesco: Fouilles et recherches en Roumanie, p . 5 ; Benndorf in Jahres· hefte, I , 1898, p . 122. -) FurtMiingler, Intermezzi, Leipzig, 1896, p. 51 seg. 3 ) Riegl in Λίίίί. des ost. Muséums fiir Kunst uml Industrie, 1896, p . 1; Domaszewski in Rhein.
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Muséum, 1905, p. 158 e in Pauly-Wisowa: Real Enc, I I I , I, col. 378. *) Cichorius: Rômische Denkmàler in der Do~ brugia, 1904; id.: Die Reliefs des Denkmals von Adam-Klissi in Beitrâge Curt W'achsmuth dar~ gebracht, 1892, p. 1.

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HOBERTO PARIBENI

distança dal monumento, aveva portato il nome di Tropaeum Traiani ] ) . Non cra anche questo un argomento senz'altro decisivo, ma certo grandemente favorevole alla primitiva ipotesi del Tocilesco e del Benndorf. Ancora nelle vicinanze del trofeo frammenti di un edifizio di pianta quadrata e di un'altra grande iscrizione che ne ricopriva i lati, ricordano i nomi di coloro che combattendo con Traiano, caddero per la Patria 2 ). Sono ricordati in quel frammento d'iscrizione soldat i délie coorti pretorie, legionari di incerta legione, e ausiliari délia courte I I dei Batavi e di altre coorti ignote. Aile obiezioni del resto avevano sempre vigorosamente risposto il Tocilesco e il Benndorf 3 ). Non solo, ma finalmente anche il criterio stesso stilistico, causa prima dell'errore, applicato non tanto in seguito ad impressione generica, quanto a minuziosa analisi del monumento, e specialmente dei motivi architettonici, condusse un valente studioso a ritenere traianea l'opéra 4 ) . Sicchè ora non vi è seconde me ragione ulteriore di esitazioni, ne mi pare che mai avrebbe dovuto porsi in dubbio, che alcuna volta è sulle métope riprodotto il ritratto di Traiano. Conquistato perô questo punto fermo, alcuni ne trassero conseguenze troppo vaste. Gli a w e n i m e n t i che avrebbero dato origine al monumento, si sarebbero secondo al­ cuni verificati all'inizio délia seconda guerra, anzi di là, dopo aver percorso mezzo il Méditerranée, avrebbe preso le mosse Traiano per conquistare definitivamente la Dacia ft). Dicemmo già, quanto inverosimile sia questa ipotesi e questo itinerario ; è molto più opportuno ammettere, che il monumento si riferisca non a t u t t a la guerra dacica, ma all'episodio délia invasione in Mesia, quando durante la prima campagna alcune tribu daciche e altri germano-sarmatiche, scosse dal rumori délia grande guerra in Dacia, e per essa t r a t t e a sperare in facili prede irruppero nella parte meno guardata e più lont a n a délia provincia. Ne si oppone a questa ipotesi il fatto che l'iscrizione del trofeo porti la data del 109, quando cioè la prima campagna dacica era finita da un pezzo. Anche il principio délia seconda sarebbe lontano da quelFanno, e d'altra parte anche l'altro insigne mo­ numento délia guerra, la colonna traiana, reca la data del 113. Sono pure, come già dicemmo, da correggersi le opinioni del Benndorf e del To­ cilesco in un altro punto, nell'attribuzione cioè a Traiano del vallo che dal gomito del Danubio, a Nord di Adam-Klissi va verso Costanza 6 ). Ogni paesano rumeno ripete, che quella grandiosa fortificazione è opéra di Traiano, ma le ragioni portate dal Petersen e dallo Schuchardt fanno ritenere quasi certo, che essa sia opéra posteriore, in parte almeno attribuibile a un cornes Traiano, générale di Valente contro i Visigoti 7 ). Chiamato adunque laggiù dalle nécessita di guerra, Traiano s'interesso vivamente aile condizioni délia romanità in quelle regioni, vide, quanto dcbole e malsicura fosse
) C. I. L., I I I , 12470. ) C. I.L., I I I , 14214; p . 2316 4 ». 3 ) Benndorf in Arch. Epigr. Mitt. aus Oesterreich, X V I I , p . 1 0 5 ; X I X , p . 1 8 1 ; Jahreshefte, I, p . 132. Tocilesco: Fouilles et recherches, p . et seg. Nella polemica e n t r ô a n c h e il P c t e r s e n in Rom. Mitt., 1896, p . 3 0 2 ; 1903, p . 68. *) S t u d n i c z k a : Tropaeum Traiani, Leipzig, 1904. Le obbiezioni del Furtwiingler in Jlerl. Philologische Wochenschrift, 1904, p . 1000 sono
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piîi acri che suasive. 6 ) Benndorf, Tocilesco: Das Monument von Adam-Klissi, p . 15. e ) Essi propongono anche di riconoscere quel vallo nelle scène 95 e 96 délia Colonna T r a i a n a ; cfr. Das Monument von Adam-Klissi, p . 124. 7 ) Cfr. D e L a B e r g e : Trajan, p . 6 3 , n. 7 ; P e t e r s e n in Rom. Mitt., 1896, p . 1 0 7 ; S c h u c h a r d t in Jahrbuch des Inst., 1901, p . 116.

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LORDINAMENTO DELLA CONQUISTA DI TRAIANO

spesso Tazione di governo che si esercitava, e si propose di rafforzarla vigorosamente. Null'altro purtroppo che un mutamento nel titolo del governatore, e pochi muni geografici ci lasciano indovinare qualche cosa dell'opera veramente vasta ed energica spiegata da Traiano. A dir vero la regione pianeggiante délia Mesia Inferiore più vicina al Ponto Eusino, quella che si chiamô anche Scythia Minor, aperta già aile correnti commercial! per la navigazione del Mar Nero e del Danubio, ha rivelato aile esplora­ zioni e agli studi più recenti anche per età antèriori ai provvedimenti traianei, tracce di civiltà cosi schiettamente latine e cosl larghe e vivaci, che dobbiamo ritenere abbia in esse la romanità trovato un terreno straordinariamente favorevole '). Più chiusa era rimasta invece tra gli aspri suoi monti la regione del Mons Haemus e la Tracia. Ed appunto la più appariscente e la più comprensiva délie riforme fu la riorganizzazione délia provincia di Tracia. Dal litorale Egeo di questa regione che solo era posseduto dai Romani al finire délia repubblica, la occupazione e la espansione erano procedute lentamente verso il settentrione e verso il Mar Nero. Per un certo tempo la Tracia romana era stata una proprietà privata di Agrippa, dal quale l'aveva ereditata la casa impériale. Qualche città greca délia costa aveva conservato i suoi ordinamenti e i suoi privilegi, ma nel resto del paese ogni forma civile di aggruppamento mancava ancora. Traiano si préoccupé con singolare energia di creare corne prime basi di civiltà romana i comuni. Non meno di undici cita furono fondate o aumentate, o dotate di privilegi. E per ottenere una più rapida penetrazione di civiltà, si pensô di valersi délie forme greche di costituzione, le quali erano più note e meglio adatte al paese, e meglio assimilabili per la maggiore diffusione in esso di elementi greci e grecizzati. Pur di ottenere rapidamente, che la barbarica κώμη divenisse πόλις fu pertanto sacrificato un po' lo schietto amor proprio latino. Anche Augusto del resto a ricordo délia sua più grande vittoria aveva fondato in Epiro una città greca: Nicopolis. La condizione giuridica di tali città non è pero del tutto ben chiara, esse non sono colonie romane, e non sono città autonome. Battono moneta con leggenda greca, perche greca è la loro lingua ufficiale, le monete non hanno ne i titoli ne i simboli délie colonie romane, ma non hanno il carattere di coniazioni autonome, perche ammettono il nome del governatore délia provincia. E ' dunque una categoria nuova di città, cui imprime carattere la fondazione da parte dell'imperatore 2 ). Da non pochi segni appare, come a favorire queste fondazioni di città si ebbe ricorso, non meno che per la Dacia, a una notevole immigrazione specialmente di ele­ menti orientali 3 ). Come si rileva da uno sguardo all'atlante, le nuove città furono dis­ poste con la più felice intuizione in luoghi strategicamente e commercialmente impor­ tant!, sicchè assicurato ne fosse il fiorire, e rafforzato per esse il dominio.
*) La ricerca e la illustrazione di tali memorie si deve in particolar modo a Vasile P â r v a n che ha compiuto ampie esplorazioni a Histria, a U l m e t u m , a Tomi, e ne ha reso conto in numerose memorie délia Accademia R o m a n a di Buca­ rest (Analele, vol. dal X X X I V al X X X I X , 1 9 1 2 - 1 9 2 0 ; Memoriile série I I I , vol. I I , 1923) riassumendo poi hrillantemente i risultati storici dei suoi scavi in un volume: Inceputurile vietii Romane la gurile Dunârii, Bucarest, e in un articolo: / primordii délia civiltà romana aile foci del Danubio in Ausonia, X , p. 187 seg. 2 ) Cfr. Pick: Miïnzen von Dacien und Moesien, I, p . 184. 3 ) Vedinele prove nella Ucrizioni délie singole città in C. I. L., I I I .

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ROBERTO PARIBEN1 Le città di Tracia che Traiano fondô o favori, sono: Nicopolis ad Mestum — Per lungo tempo non c stato possibile dislricare la questione délie città dal nome Nicopolis che Traiano ha fondato. Ora grazie aile éeplorazioni compiute d'ordine dello Zar Ferdinando di Bulgaria, e agli studi del Seure e del Perdrizet si puo stabilire, che le Nicopoli traianee, sorte a ricordo délia guerra dacica, furono due: l'una ai confini délia Mesia inferiore: Nicopolis ad Istrum, l'altra nella Tracia méridionale: Nicopolis ad Mestum, e che una terza Nicopolis di Mesia sul Danubio, quella che corrisponde alla modcrna Nikopol è invcce di fondazione molto più tarda '). La Nicopoli di Tracia reca nelle sue monete, la cui série comincia da Commodo, l'iscrizione Ονλπ[ίας] Νικοπόλεως πρός Μέστω. La sua posizione è stata dal Mendel e dal Perdrizet stabilita in un'angusta valleta tra il Pr;m-Dag e il Dospad-Dag, propaggini dei monti di Rodope, sulle rive del fiume Mesta, di fronte alla moderna Nevrokop 2 ). La nuova città sorgeva sullo via che dall'importante centro romano di Philippi muoveva verso nord 3 ), e corne poteva essere agevolata nei suoi commerci da questa via, cosi poteva offrire ai viaggiatori un luogo di riposo, prima di lasciarli inoltrare nell'aspra regione dei monti di Rodope, ed anche costituire un freno a un eventuale ridestarsi di abitudini brigantesche tra gli abitanti di quei monti. Nicopolis ad Istrum — Il nome che essa ha preso non solo presso alcuni scrittori, ma anche nelle monete e nelle iscrizioni Ονλπία Νεικόπολις πρός "Ιοτρον aveva condotto gli studiosi a identificarla con la odierna Nikopol sul Danubio. E ' ora invece sicuro, che Nikopol occupa il luogo di una Nicopolis fondata da Eraclio dopo la vittoria sul re persiano Cosroe nel 629, e che la Ulpia Nicopolis ad Istrum corrisponde alla odierna StariNikup ai piedi dei Balcani nella vallata dello J a n t r a 4 ). Il nome completo con l'appellativo Ulpia è dato in quattro iscrizioni greche e in un diploma militare 5 ). La sua posi­ zione era strategicamente e commercialmente importantissima, presso i più célébrât! valichi dei Balcani verso la pianura danubiana (passo di Ternova, e colle di Scipka), sicchè poteva far sentire la sua influenza sui Traci délia montagna e sui Mesi délia pianura, ed eventualmente opporsi ad invasori trans-danubiani. La città appartenne da principio alla provincia di Tracia, poi fu ascritta alla Mesia Inferiore tt). La sua costituzione é greca, come greca è la sua lingua ufficiale. La popolazione è mista di Traci, di veterani romani, di provinciali chiamati da altre regioni deU'impero. Abbondano tra questi ultimi i Bitini 7 ). La tribu cui essa è ascritta, non è la Papiria, come le altre fondazioni
' ) Gli editori del Corpus Inscr. Latinarum non p.257. ·) Arch. Epigr. Mitl. aus Oest., X , p . 243. c X V I I , p . 1 8 0 ; Revue Arch., 1907, I I , p . 414 e 4 1 5 ; il diploma L X X X V I rilasciato al pretoriano M. Aurelius M. f. Ulpia.... Nicopoli fu pure trov a t a a N i k u p , pereiô è probabile, che la Nico­ polis sia questa ad Istrum, e non quella ad Mestum. e ) Come c i t t à di Tracia la ricorda Tolemeo ( I I I , 1, 7) e confermano m o n e t e e iscrizioni (cfr. Seure in Rev. Arch., 1907, I I , p . 264, m . 4). P a s s o ' alla Mesia Inferiore neH'età dei Severi. I confini tra Mesia e Tracia furono segnati da Adriano.
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erano riusciti a trarsi d'impaccio. E' ora da
vedersi: S e u r e : Nicopolis ad Istrum in Revue Arch., 1907, I I , p . 257 e P e r d r i z e t in Corolla Numismatica in honour of Barclay Head, Oxford, 1906, p . 217. 2 ) L. c. nella n o t a précédente. 3 ) U n milliario di q u e s t a via d'epoca perô più t a r d a fu pubblicato dal Perdrizet in Bull. Corr. Ilell., 1900, p . 547. 4 ) L'identificazione è d o v u t a al K a n i t z : Donau, Bulgarien und der Balkan, I 2 , p . 1 8 5 ; cfr. Pick: Afiïnzen von Dacien und Moesien, p . 3 2 8 ; S e u r e : Nicopolis ad Istrum in Rev. Arch., 1907, I I ,

) Seure, 7. c , p . 275.

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LORDINÀMENTO DELLA CQNQ1 ISI V M TRAIANO

di Traiano, ma la Sergia, la tribu di Adriano. quasi che Traiano non sia giunto a terni inare il suo assetto di questa città. Serdica — Moderna Sofia, in Bulgaro Sredetz fu rtô/u; greca col nome di Ulpia Serdica, corne appare da monete e da iscrizioni '). Pautalia — Mod. Kiistendil nella vallata dello Struma. aneh'essa ebbe eostituzione greca, e porto il nome di Ulpia Pautalia, ricordato da monete e da iscrizioni 2 ). Anchialos — Mod. Ancbialo sulla costa del Mar Nero presso Apollonia all'ingresso del Golfo di Burgas, porta in un'iscrizione e nelle monete il nome ΛιΟνλα,ιανιην'Λγχιαλέοη' aveva importanza commerciale notevole, sia corne sbocco di vie dall'Egeo e dalla pianura danubiana al Mar Nero, sia per la sua ricca produzione di sale. Per questo, da piccolo luogo 3) dipendente dalla maggiore Apollonia, Traiano ne fece una città indipendente e con propri magistrati 4 ). Le figure di Cibele, di Iside e Serapide, e il tempio di quest'ultima divinità, rappresentato sulle monete, fanno pensare anche qui a una forte immigrazione orientale 5 ). Bizye — Mod. Λ iza presso Astai, in iscrizioni militari porta il nome di Ulpia Bizye. e le monete invece hanno semplicemente ΒΙΖΥΗΝΩΝ ). Augusta Traiana — Ritennero alcuni fosse il nome che prese l'antica Beroe, quando Timperatore l'arricchi di abitanti e diprivilegi 7 ). Beroe corrisponde al luogo délia odierna Stara Zagora, ed anche essa era in posizione strategicamente notevole allô sbocco di importanti passi dei Balcani e aU'incrocio di grandi vie. Vi ebbe luogo infatti la grande battaglia cosi infelice di Decio contro i Goti nel 251. Il Kalopothakes fa rilevare perô che in document! contemporanei si trovano ricordati sia Ulpia Beroe, sia Augusta Traiana, e sarebbe perciô d'awiso che le due città siano state distinte, e che ambedue abbiano provato i benefici di Traiano. Le monete hanno la leggenda Ανγονοτη Τραιανη. e recano tra le altre divinità anche Cibele e Nemesis 8 ). Topiros— Sulle monete che cominciano da Antonino Pio è detta Ulpia Topiros 9 ). Memorie epigrafiche non se ne hanno.
) Cfr. le m o n e t e a cominciare da Marco Anrelio: E c k h e l : Doctrina Numorum, II, p. 46; Catalogue of Coins of the Mus., Thracia, p . 171 ; cfr. iscrizioni di militari: C. I. L., V I , 3 3 1 4 ; Eph. Epigr., I V , 894, 2 2 ; 895, 1 6 ; Jahreshefte, 1911, p . 130. '-) Monete in E c k h e l : Doctrina Numorum, II, p. 38 ; Catalogue of Coins of the Brit. Mus., Thracia, p . 141 ; iscrizioni di soldati in C. I. L., V I , 2397, 2616, 2761, 2 7 7 2 ; Notizie Scavi, 1909, p . 8 1 . Per la identificazione del luogo cfr. Jirecek in Arch. Epigr. Mitt. aus Oest., X , p . 88. *) L'iscrizione è d a t a dallo Jirecek in Arch. Epigr. Mitt. aus Oest. 1886, p . 171, insieme anche alla descrizionc migliore del luogo. P e r le m o n e t e , la cui série v a da A n t o n i n o Pio a Gordiano ; cfr. Miinzer e S t r a c k : Antike Miinzen von Thrakien, I , p . 208. 4 ) Cfr. nell'iscrizione c i t a t a ή βον?.ή xai ô δήμοζ Ούλπιανών Άγχιαλέων.
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) Cfr. Miinzer e S t r a c k : Antike Miinzen von Trakien, p . 207, 211, n. 418, p . 238 n. 482. 6 ) P e r l'iscrizioni cfr. Ephem. Epigr., I V , 895, lin. 20, 25, 31 ; per le m o n e t e : Catalogue of Coins of Brit. Mus., Thracia. p . 88 ; Svoronos: Έψ. Άρχ. 1889, p . 102. 7 ) Per la i d e n t i t à di Augusta Traiana o Τρακινεων πόλις con Beroe, cfr. D u m o n t in B. C. H. 1878, p . 487. K i e p e r t : Formae Orbis antiqui, testo a tavola X V I I I . Per le ohiezioni del Kalo­ p o t h a k e s cfr. De Thracia provincia romana. Berlin, 1890, p . 28. 8 ) F o u c a r t in Bull. Corr. Hell., V I , p . 179. I n Catalogue of Coins of British Mus., Thracia, p . 177 sono confuse insieme le m o n e t e di A u g u s t a T r a i a n a con quelle di Traianopolis. Notevole sulle m o n e t e di Caracalla la bella figurazione délia p o r t a délia città (Catalogue cit., p . 178, n. 11). 8 ) Catal. of Coins of Brit. Mus., Thracia, p. 1 7 5 ; K a l o p o t h a k e s , /. c , p . 46.

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2 Dacin II I9i5.

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KOBERTO PARÏBENl

Hadrianopolis — In mirabile posizione allô sbocco del Tonzos (mod. Tundscha) nello Hebros (mod. Maritza) in luogo fertile, a cavallo délie vie che dall'Egeo e dal Bosforo salgono verso i Balcani. In alcune iscrizioni militari reca il nome di Ulpia Hadria­ nopolis, ed è percio probabilissimo, che se ne debba la prima costituzione a Traiano, a simiglianza délie altre città Traianopolis, Plolinopolie, Marcianopolis ' ) . Plotinopolis — Ventun miglio a sud di Hadrianopolis, secondo le indicazioni del YItinerarium Antonini (pag. 175, 322) forse presso il luogo délia odierna Uziim-Koprii sulla via che fiancheggia lo Hebrus (Maritza) a ) . Traianopolis — Alla foce dello Hebrus presso la moderna Enos. La posizione fu riconosciuta dal D u m o n t 3 ) . Oltre queste nuove fondazioni sembra risorgessero vecchie città abbandonate. Taie ad esempo Lysimachia nel Chersoneso presso la moderna Burnar che quando Plinio scriveva la sua Historia Naturalis era distrutta e abbandonata (4. 11, 47) mentre dal tempo di Traiano vi si trovano important] iscrizioni che fanno pensare fosse stata ripopolata (C.I.L. I I I , 726). Con la fondazione o ampliamento di tante città dovette andare di pari passo la apertura di strade. Non si rinvennero sinora cippi stradali col nome di Traiano, e non è improbabile, che durante la vita deU'imperatore solo poche délie designate vie fossero terminate e provviste délie numerazioni milliarie. In ogni modo è certo, che la gran­ diose arteria dal Reno e dal Danubio all'Egeo e al Mar Nero ebbe attuazione anche in quest'ultima sua parte, e che parecchic délie città traianee: Traiana Augusta, Traia­ nopolis, Plotinopolis, Hadrianopolis seguivano e proteggevano questo sistema stradale 4 ). Rinsanguata cosi vigorosamente la provincia di Tracia di uomini e dotata di civili istituzioni, Traiano provvide a costituirne una provincia affatto indipendente dalla Mesia Inferiore, e a darle più nobile decoro di reggimento. Il governo, sino allora affidato a un procurator, fu attribuito a un legatus Augusli scelto tra gli ex pretori 5 ). Il mutamento sembra avvenuto circa il 115; infatti nel 112 la città di Bizanzio manda ancora un messo a riverire ogni anno il legato di Mesia Inferiore ; e un diploma militare degli anni 113 —114 considéra ancora la Tracia aile dipendenze del legato di Mesia e ). Viceversa si conoscono due legati di Tracia dell'età traianea Publius Iuventius Celsus, che nel 116 pare abbia già lasciato la provincia e Aldus Platorius Nepos 7 ). Col legato dovette venirne anche un aumento nelle milizie di occupazione, per quanto pero non sembri, che vi sia mai stato in Tracia il presidio di una intera legione.
' ) Ephem. Epigr., I V , n. 894, c. 13, 1 4 ; 894 d. 1 1 ; 895, 17, 2 1 ; V, p. 186 cfr. P i c k : Antike Mûnzen von Dacien und Moesien, I, p. 183, n. 4. 2 ) D u m o n t in Bull. Corr. Hell. 1878, pag. 4 3 8 ; K a l o p o t h a k e s De Thracia provincia romana, pag. 43. s ) D u m o n t - H o m o l l e : Voyage Arch. en Thrace in Archives des Missions scientifiques, 1876, p . 174, 2 2 4 ; cfr. Bull. Corr. Hell., 190.0, p . 1 4 7 ; 1913, p . 147. *) Sulle s t r a d e r o m a n e nei B a l c a n i ; cfr. J u n g : Romer und Romanen, I n n s b r u c k , 1877, p . 1 2 1 ; K a n i t z : Serbien, p . 2 8 9 ; J i r e c e k : Ileerstrasse von Belgrad nach Konstantinopel, p. 5 e 1 5 9 ; idem in Monatsberichte der Berl. Akad., 1881, p . 447. 6 ) L ' a v v e n i m e n t o fu rilevato per la prima v o l t a dal Borghesi: Oeuvres I I I , p . 2 7 8 ; cfr. M o m m s e n - M a r q u a r d t : Organisation de VEmpire, in Manuel des antiq. rom., p . 199. e ) Cfr. Plin. Epist. ad Traianum, 43, 4 4 ; per la d a t a cfr. Mommsen, Morel: Etude sur Pline, p . 30. Il diploma p o r t a il n u m . X X X V I I I nella série del Corpus. ' ) Il primo è ricordato in m o n c t e di P e r i n t o : M i o n e t : Supplément, I I , 4 0 1 , 1187, 1188; Liebe11.11■ i : Verivallungsgesch., p. 390 n. 3 ; l'altro in C. / . L . , V, 877.

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L'ORDINAMENTO DKLLA CONQUISTA DI TRAIANO

Ma se la Tracia attrasse in modo specialissimo l'attenzione deU'imperatore, anche le altre regioni vicine, le quali per la distanza da Roma avevano meno sentito l'opéra del governo romano, ebbero prowedimenti analoghi, e più intenso fervore di opère. Svolgendosi perô taie attività a nord del monte Haemus (Balcani), dove assai scarsamente erano giunte le influenze greche, le nuove città ebbero forma e costituzione più schiettamente latine. Nella Mesia Inferiore Ratiaria ed Oescus, che erano già stati campi militari, e sedi di legione, divengono colonie. Che Ratiaria (mod. Arcer in Bulgaria) sulla sponda destra del Danubio preesistente forse all'occupazione romana del paese, e poi sede di legione, o per lo meno di forte distaccamento di truppe sia divenuta colonia per concessione di Traiano, lo mostrano il nome Ulpia e la tribu Papiria, esemplificate in parecchie iscrizioni *). Oescus (mod. Gigen) pure sul Danubio, quasi alla confluenza con l'Aluta, è anch'essa ricordata corne Colonia Ulpia Oescus in molti document! 3 ). La parte più orientale délia provincia verso la foce del Danubio e verso il Mar Nero non aveva avuto finora forte occupazione militare. Certo non v'era mai stata una le­ gione. Traiano stabili i due campi legionari di Durostorum e di Troesmis, e nuovi castelli di truppe ausiliarie, due dei quali Ulmetum e Carsium sono stati di récente riconosciuti e ampiamente studiati dal Pârvan 3 ). Solo nel golfo di Burgas uno dei Flavi, probabilmente Vespasiano, aveva fondato la Colonia Flavia Pacis Deultensium4). A Traiano si debbono due nuove città: Tropaeum Traiani e Marcianopolis. La prima sorse presso il grande monumento di Adam-Klissi, nella Dobrugia, e fu municipio romano. Il merito di averla ritrovata spetta agli scavi del Tocilescu 5 ). Marcianopolis (mod. Pravadi) a diciotto miglia a ponente di Odessus (mod. Varna), fu cosi nominata dalla sorella deU'imperatore. Dovette essere città forte e ben situata, perche, ad essa appoggiandosi Claudio II, riusci ad infliggere una clamorosa sconfitta ai Goti. Le sue proprie monete ce la figurano infatti irta di alte torri, e gli itinerari la mostrano appoggiata a un fiume (figurato anche nelle sue monete) e a cavallo di due vie importanti, quella da Anchialos verso Durostorum e verso il Danubio e Paîtra verso Odessos e le altre città délie coste del Mar Nero 6 ). Per la sua vicinanza aile città délia Pentapoli Pontica ebbe, a differenza délie altre tre ora ricordate, costituzione greca. Le città greche délia costa del Mar Nero, le cinque che formavano il κοινόν délia Pentapoli Pontica : Histria, Tomis, Kallatis, Dionysopolis, Odessos ebbero anch'esse
1 ) Cfr. Premerstein in Jahreshefte, I, Beiblatt, 1 4 9 ; Domaszewski in Neue Heidelb. Jahrbucher, I, p. 198; cfr. perô Jahreshefte, IV, Beiblatt, 104, C. I. L. I I I , 753 = 7429, 6294, 6295, 8089, p. 2 6 3 ; per la tribu Papiria, Kubitschek: Imperium Romanum tributim descriptum, p . 238. 2 ) C. / . L., I I I , 753, 7426, 7430, 7431, p. 141 e 9 2 2 ; Rev. Arch. 1896, X X I X , p. 259; Domaszewski in Neue Heidelberg. Jahrbucher, 1891, I, p . 198; Not. Scavi, 1924, p . 46. 3 ; Per Ulmetum, cfr. P â r v a n : Analele Academiei Romane, X X X I V , X X X V I , X X X V I I (a. 1912 —1915), nel 140 il campo era già divenuto un vicus con cives Romani et Bessi consistentes

(C. I. L., I I I , 14214, 26). Carsium fu fondato nel 103 e destinato ad alloggiamento delVala II Hispanorum et Aravacorum: P â r v a n : Descoperiri noua în Scythia Minor in Analele, vol. X X X V (1913), p. 541. 4 ) Cfr. C. I. L., V I , 3828 dell'anno 82 e le monete, cfr. Tomaschek: Die alten Thraker, I I , 2,71. 6 ) Arch. Epigr. Mitt. aus Oest., X V I I , p. 160, 108; X I X , p. 184; C. I. L., I I I . p. 2110; P â r v a n : Cetatea Tropaeum, Bucarest, 1912. e ) Sulla località cfr. Jirecek in Arch. Epigr. Mitt. aus Oest., X , p. 1 9 1 ; cfr. la moneta con la veduta délia città in Pick, l. c, I, p. 194, n. 1167, tav. I I I , n. 17.

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kOBERÏO l'MU Ml.M favori d a T r a i a n o , p a r c a n z i l u t l o chc al t e m p o di T r a i a n o , la P c n t a p o l i P o n t i c a , sia d i v e n u t a E s a p o l i , forse pcr avcrvi a c e e d u t o a n c h e Mescmbria ' ) . Il n o m e 7 : £ ώ κ Λ ς a p p a r e d a p p r i m a su u n a iscrizione del t e m p o di A d r i a n o '-). Odessos comincia con T r a i a n o la p r o p r i a coniazione m o n e t a r i a , T o m i sceglie p c r t i p o dei rovesci délie sue m o n e t e il trofeo di A d a m - K l i s s i 8 ) , c h i a r a m e n t e e n c t t a m c n t c significato, e l ' u n a e l ' a l t r a p o n g o n o in d a t i v o i n v e c e che s e c o n d o il solito in n o m i n a t i v o il n o m e d e U ' i m p e r a t o r e , q u a s i in u n a forma di d e d i c a 4 ) . E T o m i stessa e a l t r e c i t t à di Mesia p o n g o n o s t a t u e e iscrizioni o n o r a r i e a T r a i a n o e ai suoi legati in riconoscenza di o t t e n u t i v a n t a g g i 5 ) . O l t r e a q u e s t e c i t t à f o n d a t e o n u o v a m e n t e c o s t i t u i t e , o l t r c alla o r g a n i z z a z i o n c q u a s i m u n i c i p a l e di t e r r i t o r i i con a c a p o u n vicus o u n COSteUum, a l t r e m e m o r i e si h a n n o di lavori e di benefici concessi d a U ' i m p e r a t o r e in Mesia Inferiore. S t r a d e i m p o r t a n t ! p a s s a n o pel n u o v o Castro di U l m e t u m , p r o b a b i l m e n t e d i r e t t e d a M a r c i a n o p o l i s p e r T r o p a e u m a N o v i o d u n u m , da T o m i a C a r s i u m , d a H i s t r i a a C a p i d a v a 6 ) . D u e milliari di d u e vie che escono dalla r e m o t a T o m i , p o r t a n o il n o m e di A d r i a n o "), sicchè p r o ­ b a b i l m e n t e le s t r a d e furono s t u d i a t e e p r o g e t t a t e s o t t o il p r e d e c e s s o r e . .1 confini t r a la p r o v i n c i a di T r a c i a e quella di Mesia Inferiore furono e s a t t a m e n t e s e g n a t i solo nel 136 dal successore di T r a i a n o , il cui n o m e a p p a r e su q u a t t r o cippi ter­ minai!, r i n v e n u t i p r e s o Nicopolis a d I s t r u m s ) . A n c h e nella Mesia S u p e r i o r e , e p r e c i s a m e n t e nella regione di essa più a p p a r t a t a e fuori di m a n o , t r o v i a m o t r a c c i e di fondazioni t r a i a n e e : la c i t t à di U l p i a n a , e la c i t t à di Ulpia S c u p i . U l p i a n a r i c o r d a t a d a T o l e m e o (111, 9) e d a I o r d a n e s ( G e t i c a 56) a p p a r e nella T a b u l a P e u t i n g e r i a n a e nel Geografo R a v e n n a t e col n o m e s t o r p i a t o in Viciano o B e c l a n o . Ma iscrizioni n u o v a m e n t e t r o v a t e h a n n o r e s t i t u i t o la v e r a grafia, e permesso di identificarne il luogo presso la m o d e r n a Lipljan nella regione m e n o p o p o l o s a e più selvaggia délia p r o v i n c i a . A n c h e q u i p o t e n t i r a g i o n i concorsero a d e c i d e r e la fondazione t r a i a n e a : il d o m i n i o cioè d a U ' a l t u r a di Lipljan délia p i a n u r a di K o s s o v o e délie vie che da Naissus ( m o d . Nisch) d a l c u o r e cioè d e l l ' a t t u a l e S e r b i a , p o s s o n o p o r t a r e al m a r e A d r i a t i c o . N o n solo m a a n c h e u n ' a l t r a r a g i o n e v ' e r a di p o r t a r l ' a t t e n z i o n e su q u e s t o luogo, la esistenza cioè di g i a c i m e n t i auriferi nelle v i c i n a n z c <J). Scupi (la m o ­ d e r n a U s k u b ) è d e t t a Ulpia S c u p i , a q u a n t o io so, in u n a sola iscrizione m i l i t a r e 1 0 ) . D a t a p e r o la sua g r a n d e i m p o r t a n z a s t r a t e g i c a p e r a v è r e il d o m i n i o délia valle *) Pick, l. c , I, p. 71 e p. 593, n. 3. ) Perrot: Mémoires, p. 447. cfr. Pick. /. c, I, p. 71, n. 3.
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3 ) P â r v a n : Histria, in Analele Academiei Ro­ mane, X X X V I I I , 1916, p . 556 seg. 4 ) Pick in Arch. Epigr. Mitt. aus Oest., X V , p . 3 2 ; P i c k : Miinzen, I, p. 521, 616, 635. °) C. I. L., I I I , 7537, 7538, 777, 14451 (le prime due e l'ultima di Tomi, Paîtra di Gherghitza presso Troesmis). e ) Una carta di queste strade è delineata da V. P â r v a n in Ulmetum, I, Analele Academiei Ro­ mane, X X X I V (1912), t a v . X X V I ; cfr. Ausonia X , p . 206, n. 4. 7

) C. L L., I I I , 7613, 7615. ) C. / . L., 111,749, 7434, 7435, 12345, 12407; Seure in Rev. Arch., 1907, I I , p . 2 6 8 ; cfr. Jahreshefte, I, Beiblatt, col. 187. 9 , Cfr. C. L L., I I I , 1685, 1686, 8169, pag. 1457; E v a n s în Archaeologia, X L I X , pag. 5 8 ; Domaszevsky în Arch. Epigr. Mit. aus Oest. X I I I , pag. 1 5 0 ; Gjorgjevic in Jahreshefte, I V , Beiblatt, col. 95 e 167; S t u a r t J o n e s in Papers of the
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Brit. School at Rome, V, p. 452; Mowat in Rev, Num., 1894, p. 408; Jahreshefte. VI, Beiblatt, col. 28. 10 ) Ghislanzoni in Notizie Scavi, 1909, p. 81.

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L'ORDINAMENTO DELLA CONQUISTA DI TKAIANO

dell'Axius e lo sbocco daU'Illiria nella Macedonia, il favorirla e l'arricchirla puô bene essere rientrato nel concetto traianeo. L'Illirico, già più romano, non ebbe nuove città, ma nuove vie, e sviluppo di opère pubbliche, délie quali già facemmo menzione più addietro. La ripercussione di tanti avveninienti dovette giungere anche sulle sponde settentrionali del Mar Nero, dove il regno del Bosforo, e la città greca di Chersonesos avevano già, per lo meno a cominciare dalla definitiva annessione délia Tracia nell'anno 46, una dipendenza reale per quanto dissimulata dall'impero, e la missione di coprire la provincia roinana e di proteggere la libéra navigazione nel Mar Nero. Talora guarnigioni romane tratte dall'esercito di Mesia ebbero residenza in quei remoti luoghi 1 ). Re Bosporano era allora Tiberio Giulio Sauromata, che pare abbia governato dal 92 al 124, e che è ricordato come amico dell'Imperatore e del Popolo Romano in parecchie iscrizioni, mentre invece tre lettere di Plinio fanno intravedere che qualche piccolo dissenso abbia potuto scoppiare tra il re e un liberto impériale Lycornas probabilmente investito di funzioni finanziarie 2 ). Analoga concessione di clientela dovette esser fatta ai Sarmati Rossolani. Conosciamo un loro re che pare abbia avuto la cittadinanza romana da Adriano, a giudicare dal suo nome: P. Aelius Rasparaganus. Egli pero al principio dell'impero di questo principe si lamenta de imminutis stipendiis ( Vita Hadriani, 6), sicchè è probabile che un assegno in danaro per determinati servizi gli fosse stato attribuito dal précédente imperatore. Ed è perfettamente normale che Adriano abbia voluto modificare quello che Traiano aveva fatto. Ne il re Rasparagano riusci ad entrare nelle buone grazie di Adriano, perche lo vediamo poi esule coi suoi a Pola 3 ). La coniazione di monete con la leggenda Dacia Provincia nell'anno 112 ci fa ritenere, che in quell'epoca il vasto programma fosse in gran parte esaurito 4 ). Per esso Traiano riusciva a fondare nell'Europa Orientale una civiltà latina, cosi corne Giulio Cesare e Auguste l'avevano fondata nella Occidentale. E si vivace e pro­ fonda fu la impronta di romanità, che corso di secoli e mutar di vicende non valsero a cancellarla. Poco più di un secolo durô l'occupazione romana délia Dacia, ne molto di più la cultura intensive di romanità nella Mesia Inferiore, tre o quattro generazioni adunque in t u t t o ; eppure un intero popolo, attraverso secoli di miserie inaudite, di servitù obbrobriose, di abbrutimento, di rilorno alla barbarie, vedendo inaridire e spegnersi ogni sua fonte di vita e di ricchezza, distruggersi ogni cultura e ogni intellettualità, perdersi qualunque contatto, anche quello religioso, con la madré antica, ha serbato illesa e vivida la nobile fiamma délia sua romanità, e in essa ha trovato la sua estrema difesa per non perire. Il vago ricordo di essere stati Romani ha infranto, la violenza slava, la tartara, l'ungherese e la turca, ha ricomposto a dignità di nazione un disperso popolo di agricoltori e pastori crudelmente sfruttati dai signori stranieri, e nelle pianure danubiane e sui monti di Transilvania Roma eterna ancor oggi è con trépida passione acclamata madré grande, possente e benefica.
ROBERTO ) Cfr. Latyschew: Inscriptiones Ponti, IV, 118, 129. Rostowzew: liumische Besatzungen in der Krim und das Kastvll Charax, in Klio, I I , p. 80; ") C. I. G. 2123, 2124, 2130; C. 7. L., I I I , 783. cfr. Plin.: Epist., X , 63, 64, 6 7 ; cfr. Rostowzew: 21
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PARIBENI

Pontus, Bithynia and the Bosphorus in Animal of the Brit. School at Athens, X X I I , p. 1. 3 ) C. I. L., V, 32, 33. 4 ) Eckhel: Doctrina Numorum, VI, 428; Cohen, Traianus.

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LA CAMPAGNE DE PHILIPPE EN 339
Après Téchec subi devant Périnthe et Byzance, Philippe se décide au printemps de 339 à renoncer provisoirement à cette entreprise pour partir subitement dans une expédition vers le Danube. Cette expédition nous est assez peu connue et jusqu'à présent elle n'a pas été suffisament discutée 1 ). Examinons les faits. Presque tout ce que nous connaissons sur cette entreprise de Philippe, nous est fourni par un seul chapitre de Justin: I X , 2. Mais, les renseignements que nous donne Justin, ne sont pas en concordance tout à fait logique avec l'ensemble de la situation, ainsi que nous la connaissons par les autres sources 2 ). En effet, tout d'abord les motifs de l'expédition, donnés par Justin à la fin du chapitre précédent, que «m Scythiam quoque praedandi causa profectus e\si, more negotiantium, impensas belli alio bello refecturus», ne sont pas sérieux. Deux autres raisons semblent plus satisfaisantes. La première: après ses différentes expéditions en Thrace, Philippe se considérait comme le maître des territoires qui s'étendaient vers le N jusqu'au Danube et jusqu'à l'embouchure de ce fleuve. Mais justement à cette époque-là, les tribus guerrières des Triballes, qui depuis quelque temps se déplaçaient le long du Danube de ΓΟ vers ΓΕ, avaient une attitude menaçante. C'était sans doute sous la pression croissante des peuplades gauloises, qu'elles entreprenaient des incursions au delà des nouvelles frontières macédoniennes, en quête de nouveaux territoires 3 ).
*) Voir à ce sujet: Niebuhr, Kleine Schriftcn I, p'. 378; v. Gutschmidt, Kleine Schriften, III, p. 441 ; A. Schaefer, Demosthenes und seine Zeit, II 2 , (1886), p. 517 sqq; J. Kaerst dans Pauly-Wissowa, Real-Encyclopcdie, s. v. Άτέας et J. Beloch, Griechische Geschichte, IIP, 1, p. 557 et surtout V. Pârvan, Getica, Bucarest 1926, pp. 51 — 54. 2 ) l'Histoire de Justin étant un double résumé, d'abord d'une oeuvre si vaste comme était l'histoire de Théopompe, par Trogus, et, ensuite de celui-ci par Justin, il est bien naturel que l'explication de maint fait ne soit point du tout suffisante, ou que la marche des événements ne soit pas toujours parfaitement cohérente. C'est pour cette raison que si nous sommes obligé de nous fonder seulement sur un passage de Justin, nous le devons faire cum grano salis, en examinant continuellement ses affirmations et en les contrôlant à la lumière des événements contemporaine, ainsi que nous les connaissons par d'autres sources. 3 ) Selon Hérodote (IV, 59) les Triballes vivaient dans la région de la moyenne Morawa ; Thucydide (II, 96, 4) les mentionne dans la même contrée, leur donnant l'Oskios (Jsker) comme frontière vers ΓΕ; chez Beloch (Griechische Geschichtv, 111-, 2, p. 354) il est dit par erreur «Westgrenze» au lieu de «Ostgrenze». Niebuhr (op. cit.), Zippel (Die rom. Herrschaft in IUyrien, p. 31) et Mullenhoff (Deutsche Altertumskunde, III), supposent que les Triballes ont été disloqués vers ΓΕ par les Autariates (Strabon VII, 318), qui à leur tour étaient poussés par les Celtes. Mais nous croyons que les Celtes aux-mêmes s'étaient approchés déjà et que la pression sur les Triballes était exercée par eux. Alors plusieurs tribus des Triballes se sont «lé-

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La seconde: un danger plus imminent pour la frontière N c'était l'apparition des Scythes au Sud du Danube. Vers le milieu du IV-e siècle av. J. Chr. les peuplades iraniennes des Sarmates, passent le Don et commencent à exercer une pression puissante sur les tribus des Scythes qui sont poussées vers la Crimée et surtout vers les pays danubiens habités par les Gètes *). Un groupe de ces Scythes disloqués ayant comme chef le vieux, mais énergique Atéas, passa le Danube. Comme Justin nous dit que Philippe avait demandé à Atéas le libre passage vers l'embouchure du Danube, on en conclura que l'action décrite par lui s'est passée dans la Dobrogea. Mais nous croyons que le passage du Danube par les Scythes, ne s'est pas opéré par le S de la Bessarabie, comme on l'a admis jusqu'à présent, mais par ΓΟ, en venant de la grande plaine de la Valachie 2 ). C'est seulement ainsi que s'explique leur conflit avec les Triballes. Les Scythes ne pouvaient pas passer le Danube vers le S., à cause de l'opposition des Triballes et c'est pour cela qu'ils l'ont passé vers ΓΕ., vers la Dobrogea. Mais les Triballes appelés par les Histriens — accourrurent aussi dans cette contrée pour leur disputer l'établissement sur la rive droite du fleuve. Le passage du Danube par les Scythes s'est effectué sans doute pendant l'hiver lorsque le fleuve et les marais gelés n'offrent aucun obstacle, et précisément pendant l'hiver qui suivit le retour de Philippe, après son expédition en Thrace, c'est à dire pendant l'hiver de 341/340. Pour Philippe ces Scythes se présentaient comme des intrus dans son territoire, mais il n'était pas en état de réagir immédiatement, parce que la nouvelle lui arrivait trop tard, à un moment où il avait déjà commencé le siège de Périnthe. Les Scythes, aussitôt le Danube passé, ont à lutter contre les Histriens. Quels sont ces Histriens, qui selon Justin, ont un roi à leur t ê t e ? Cette question a suscité une discussion des plus vives. J. Kleinsorge 3) et Minns 4 ) croient que ce sont les Grecs de la ville d'Histria ; Pick 5) sans préciser, émet l'opinion que ce sont des barbares ; Schaefer 6) (d'après Droysen et Thirlwall) et tout récemment M. J. Beloch 7) se proplacées vers ΓΕ mais la pins grande partie est à ΓUniversité nationale de Grèce, Athènes, 1912, p.
restée sur place; de cette manière la question compliquée de leur migration s'explique simplement et toutes les théories qu'on a faites à ce propos deviennent inutiles. D'après Strabon (VII, 301) le roi des Triballes, Sirme, reculant devant Alexandre se réfugie dans l'île Peuke; mais celle-ci étant entre les bouches du Danube est trop loin même de ces Triballes qui s'étaient établis dans la Bulgarie estique. Nous croyons qu'ils ont passé tout simplement le Danube dans la grande île marecageuse qui se trouve entre les deux bras du fleuve à sa première bifurcation, en aval de Câlârasi. Beloch (loc. cit.) croit qu'ils s'agit d'une des petites îles entre Roustchuk et Silistra, mais ces îles sont trop petites pour permettre à des dizaines de milliers d'hommes d'y prendre place avec leurs familles et leurs troupeaux. Sur les Triballes voir S. M. Columba, Le sedi dei Triballi (Studi Storici per l'antichità classica), 1910; le même / Triballi delVctà romana (ibid) 1911; N. Vulid, Alexandre le Grand sur le Danube, dans Hommage international 181 sqq; Beloch, /. c. et Pârvan, Getica, l. c. ) E. H. Minns, Scythians and Greeks, Cambridge, 1913, pp. 118 et 123; M. Rostowzew dans le Journal des Savants, 1920, p. 111 et le même dans son livre: The Iranians and the Greeks in South Russia, Oxford, 1922, pp. 85 et 115. 2 ) On a trouvé des traces qui marquent la présence des Scythes dans la plaine valaque. Ainsi un chaudron scythe, qui se trouve au Musée National d'Antiquités de Bucarest, a été découvert à Scortzaru, à une vingtaine de km. vers SO. de la ville de Braila (voir V. Pârvan, La pénétration hellénique et hellénistique dans la vallée du Danube, dans le Bulletin de l'Acad. Roumaine, 1923, p. 41). 3 ) De civitatium Graecarum in Ponti Euxini ora occidentali sitarum rébus, Halle, 1888, p. 9. 1 ) Op. cit., pp. 118 et 123. 6 ) Die antiken Miinzen von Dacien u. Moesien, I, 1898, p. 143, note 3. 6 ) Op. cit., II 2 , p. 521. 7 ) Op. cit., III 2 , 2, p. 354.
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noncent pour leur identité avec les Triballes. j n f i n M. V. Pârvan *) suppose que ce sont des Gèles hellénisés, des «Μιξελληνες».- Nous nous rallions à cette dernière interprétation, parce qu'il est tout à fait naturel que les Gètes, qui vivaient dans une étroite liaison avec les Grecs d'Histrie, aient combattu cette tentative d'invasion 2 ). Mais sans doute ces Gètes locaux étaient-ils soutenus dans leur lutte par les Grecs d'Histrie, avec toutes leurs forces. Pour une colonie grecque c'était une question vitale que celle d'avoir comme voisine une population agricole, dont on pouvait obtenir avant tout, en échange des produits de l'industrie grecque, le blé, qui était si nécessaire en Grèce et en seconde ligne du b é t a i l 3 ) . C'étaient justement les Gètes indigènes qui repondaient parfaitement à ces conditions. De Scythes nomades qui vivaient de leurs troupeaux, les Histriens ne pouvaient avoir que du bétail, ce qui était absolument insuffisant pour un commerce prospère. Que les Scythes se trouvassent en lutte avec les Grecs, cela résulte du fait qu'il est dit que leur roi Aléas avait dans son camp un prisonnier grec Isménias 4 ). Dans leur lutte contre les Scythes, les Histriens ont été sans doute aidés par les B y z a n t i n s 5 ) , car nous savons qu'Atéas leur avait envoyé un message menaçant. Ce fait se passait probablement avant que Byzance ait été assiégée par Philippe. Pressés parles envahisseurs, les Histriens — grecs et indigènes — ont probablement fait appel aux Triballes, qui avaient été en conflit avec les Scythes, encore auparavant sur le Danube. Dans l'espoir d'un butin facile et pour leur disputer l'établissement sur la rive droite du fleuve, accourt un corps de Triballes plus fort que les Scythes 6 ). Atéas use d'un stratagème pour remédier à son infériorité numérique. Il opère une démonstration sur les derrières du corps ennemi, avec une grande bande formée d'enfants, de femmes et de tous ceux qui étaient incapables de porter les armes, tenant tous les lances en haut et ayant de troupeaux au milieu. En même temps il fait parvenir aux ennemis le bruit qu'il avait reçu des renforts de la part des Scythes d'au delà du Danube. Les Triballes croyant alors que les Scythes sont trop nombreux ne risquent pas une lutte et se retirent 7 ).
*) Op. cit., p. 10. 2 ) Il serait aussi possible (pie dans le manuscrit original de Justin il y ait eu «dux» au lieu de <<re.v». L'erreur pouvait être d'autant plus explicable, (pie les copistes qui ont multiplié l'original, ont pu avoir au moment où ils devaient écrire le mot «dux», présent à leurs oreilles et à leur mémoire, le mot dicté «rex», qui se trouve quelques lignes plus haut, au commencement du chapitre. Dans ce cas il serait très possible qu'Histrie ait, elle seule, engagé la lutte contre Atéas. Cela est d'autant plus possible qu'Histrie était au V-e et au IV-e siècle av. J. Chr. une ville florissante. Ammien Marcellin en parlant d'elle dit: «llistrus quondam potentissima civitas». Sur Histric voir surtout les résultats des grandes fouilles entreprises par M. V. Pârvan, publiés dans les Mém. de VAcad. Roumaine, Histria IV (1916) et VII (1923). ) Quoique Histrie fît un intens commerce de poisson salé l'exportation du blé y était très importante. La tête de Démétcr se trouve sur un
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certain nombre de monnaies de la ville et *»>ιι attribut, L'épi, apparaît parfois à côté de l'aigle qui est sur un dauphin. V. Pick, op. cit., un. 473 — 476. 4 ) Plutarque, if>opht. 174 E. ; De ilex. M. fort. II, I ; Non suave, 13. 5 ) Voir un passage d'Arietocrite chex Clément d'Alexandrie, Stromata V, 31, 3 (cd. O. Stablin dans la collection: Die grieehisehen clirisllichcn Schriftsteller der ersten drei Jahrhunderte, éditée par PAcad. de Prusse. Leipzig, 1906, vol. 15). ') Frontin, Strate^. II, 4, 20. Voir aussi Polyacn, Strate» VII, 44 où le nom d'Atéas n'est pas mentionné. Justin ne dit rien des luttes des Triballes avec Atéas. C'est pour cela^gu'on a tâclié_— mais sans raison suffisante — de voir dans les idlistrinnt» de Justin, des Triballes, dont le roi aurait opéré la retraite devant les Scythes («dccessit>>). 7 ) Columba, oft. cil., p. 207. n'attribué aucune valeur à l'expression ampliorem Triballorum exercitum de Frontin et doute que les Triballes aient

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En même temps le chef des ϊΜΐξέλληνες* histriens étant mort, — peut-être au cours de ces luttes — leur résistance fléchit et Atéas reste maître de la situation. D'après Justin, pendant la guerre entre les Scythes et les Histriens, Atéas se serait adressé à Philippe pour être aidé et celui-ci lui aurait envoyé un corps de Macédoniens. Comment serait-il possible que Philippe ait aidé un chef barbare qui avait franchi ses frontières et s'était établi dans ses territoires? Ce n'est point du tout vraisemblable et nous croyons que le texte est corrompu ou qu'il y a là une erreur de Justin ou de Trogus. Il est bien plus probable que les choses se sont passées d'une manière tout à fait différente. Philippe avait reçu pendant le siège de Périnthe et de Byzance la nouvelle que les Scythes avaient passé le Danube, qu'ils avaient brisé la résistance des Histriens et qu'ils s'étaient établis dans les environs d'Histrie. N'ayant pas, pour le moment, la possibilité d'entreprendre une expédition pour les repousser au delà *du Danube, Philippe se décida d'entamer avec Atéas des pourparlers pour gagner provisoirement quelque chose par ce moyen ou au moins se préparer le terrain pour un avenir prochain. Comme intermédiaires dans ces pourparlers il se servit des offices des Apolloniates qui se trouvaient sous son protectorat 1 ) et qui, par leurs relations commerciales étendues étaient depuis longtemps en contact avec les Scythes. Feignant d'ignorer qu'Atéas avait terminé la guerre avec les Histriens et les Triballes, il lui proposa son aide à condition qu'il l'acceptât comme héritier de son royaume. Atéas était âgé d'à peu près 90 ans 2 ), c'était donc une occasion pour Philippe de se proposer comme héritier et d'affirmer ainsi une fois de plus ses prétentions sur les territoires de l'embouchure du Danube et du littoral gauche du Pont Euxin. E t comme si sa proposition était déjà acceptée, n'attendant plus la réponse, Philippe se hâte d'envoyer sous le prétexte «d'aider» Atéas un petit détachement en reconnaissance. C'est à juste titre que le roi barbare indigné d'un tel procédé renvoie les Macédoniens, leur ordonnant de dire à Philippe «qu'il n'avait ni offert de l'adopter ni demandé son aide, parce que les Scythes n'avaient pas besoin d'être secourus par les Macédoniens, étant eux-mêmes plus vaillants» et, «qu'il ne manquait pas d'héritier, son fils étant sain et sauf». Malgré ce refus si catégorique Philippe ne désarme pas et il continue à épuiser tous les moyens diplomatiques pour obtenir provisoirement, au moins quelque chose. Comme il avait un grand besoin d'argent, il envoie une nouvelle délégation, demandant «une contribution pour les dépenses du siège de Byzance», sans doute parce qu'il considérait les Byzantins aussi comme des ennemis du roi scythe. Mais ce motif n'étant pas suffisant et Philippe ne pouvant pas affirmer que l'aide lui avait été demandée, il ajoute qu'Atéas doit cette contribution, d'autant plus que les soldats à lui envoyés n'avaient pas reçu de frais de route et que lui, Atéas, ne s'était pas acquitté du service qui lui avait été rendu». Le roi scythe lui répond alors promptement que: «le climat de son pays est rude ; que le sol improductif de la Scythie peut nourrir à peine les Scythes et d'autant moins les enrichir»; il ajoute «qu'il ne dispose d'aucune richesse qui puisse suffire à un roi si grand et qu'il juge plus honteux pour lui de donner peu, que de refuser

été plus nombreux. Nous ne voyons pas de motifs suffisants pour soupçonner ce récit; cfr. Vulic, op. cit., p. 193.

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*) V. Sehaefer, op. cit., p. 449. ) Lucian, Macrob. 10.

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P. NIC0RES4 l complètement» (ici Atéas faisant allusion à la rapacité insatiable de Philippe, devient ironique, et, enfin exaltant les vertus de 80D peuple il conclut: «que le roi ferail mieux d'estimer les Scythes pour les vertus de leur âme et pour leur résistance physique, que pour leurs richesses (ici l'ironie du Scythe devient caustique et même menaçante). Certes, toute cette réponse d'Athéas a une allure anecdotique, mais elle nous montre d'une manière assez caractéristique que toutes les finesses diplomatiques de Philippe n'avaient abouti à rien. Le roi Scythe avait très vite acquis la réputation d'un chef vaillant et irréductible. On le dépeint comme un guerrier dur et insensible à la musique: comme le prisonnier grec Isménias avait pendant un repas joué de la flûte, il aurait dit: «qu'il préférait le hennissement des chevaux à la musique» *). Bien que très vieux il était encore fort actif: on lui atribuait l'expression «qu'il se sent comme un valet, quand il ne fait rien». Un tel homme installé au S du Danube et ayant la possibilité d'attirer encore d'autres masses de barbares d'au delà du fleuve, pouvait à tout moment entreprend rr une grande action contre la Macédoine et compromettre totalement l'oeuvre de la conquête de la Thrace, pour laquelle Philippe avait employé tant de temps et fait de si grands sacrifices. Ainsi se présentait, croyons nous, la situation pour Philippe au printemps 339. Après qu'il eut renoncé au siège de Périnthe et de Byzance, il arrêta la guerre avec Athènes et partit vers le N pour détruire ce nouveau concurrent à la domination de la Thrace et pour soumettre ensuite les turbulents Triballes, le dernier peuple de la Thrace qui n'était pas encore définitivement soumis 2 ). Philippe ne pouvait partir qu'au printemps, parce qu'une telle campagne nécessitait environ 3—4 mois et ne pouvait pas être entreprise en hiver dans ces parages. La route choisie par lui était la plus courte, c'est-à-dire celle du littoral du Pont E u x i n . Il n'est guerre probable que dans cette marche le roi macédonien se soit retardé en faisant le siège des villes grecques situées vers N d'Odessus 3 ). Nous ne sommes pas d'accord avec Kromayer 4 ) quand celui-ci suppose que pour parcourir la distance de 1100-1200 k m , Philippe aurait eu besoin y compris les journées de repos — d'environ 75 journées, en comptant la moyenne de 15 km. par jour. Une telle expédition avec un corps peu nombreux, sans gros bagage et sans machines de guerre, allait sans doute beaucoup plus vite. E n s'approchant, le roi macédonien s'avisa d'un stratagème pour endormir la vigilance d'Atéas. Il envoya au roi scythe un message en lui annonçant que «pendant le siège de Byzance il avait fait le voeu de dédier une statue à Hercule; qu'il venait en ami des Scythes pour l'ériger aux bouches du Danube et que dans ce dessein, il demandait le libre passage au nom du dieu». Mais Atéas connaissant fort bien la politique de Philippe, repondit que «s'il désirait accomplir son voeu il devait lui envoyer la statue ; il promettait non seulement de l'ériger mais aussi de la garder intacte» ; mais, ajoutait-il «il ne pouvait pas permettre l'entrée d'une armée dans ses frontières et si Philippe érigeait la statue sans la volonté des Scythes, elle serait enlevée et
î ) Plutarque, loc. cit., v. plus haut à la p. 7, note 2. 2 ) L'explication de la campagne de Philippe donné par Schaefer (op. cit.), p. 521): «Philipps Zug gegen Ateas erklàrt sich aus dem Wankelmul

und dem Hohne des Skythenfursten hinlânglich* non \ paraît tout simplement grotesque. 3 ) Cfr. Schaefer, op. cit., p. 519,0 4 ) Antike Schlachtfvldvr in Griechenland, I, Berlin, 1903, pp. 176—177.

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de l'airain fondu on ferait des pointes de flèches». Sur ces entrefaits, Philippe arrive et on livre bataille. Dans la lutte qui s'engage, les Scythes nous sont montrés comme supérieurs par leur nombre et par leur élan, mais Philippe est vainqueur par la «ruse». Les Scythes étant presque tous à cheval, leur choc devait être formidable. Philippe ne pouvait donc pas engager le combat avec sa cavalerie qui était d'ailleurs trop peu nombreuse. C'était la phalange avec ses longues sarisses de plusieurs rangs sur un même front, qui devait briser par sa ténacité la force de l'attaque furieuse. Frontin *) nous apprend que, pour que la ligne de bataille ne fléchît point, Philippe avait placé derrière elle ses meilleurs cavaliers avec l'ordre exprès de retenir sur les rangs les soldats chancelants et de tuer les fuyards ; de cette manière même les plus timides aimaient mieux lutter qu'être tués par leurs camarades. Les ailes de l'armée étaient probablement protégées plutôt par le terrain que par des détachements de cavalerie, le théâtre de l'action ayant été choisi dans un fond de vallée entre deux collines, car autrement, elles auraient été en danger d'être tournées, même si elles avaient été disposée en crochet. On ne saurait préciser l'endroit de la bataille ; peut-être eut elle lieu dans la région où se trouvent aujourd'hui les villages de Casapchioi et de Caranasuf, dans les environs de la ville Histria. Après une lutte acharnée la victoire de Philippe était complète. Les Scythes, quoique plus nombreux, luttant à la manière barbare sans aucune cohésion, comme dans des combats singuliers, furent vaincus après une lutte prolongée, par les Macédoniens disciplinés, qui combattèrent en masse comme une unité tactique manœuvrable, et obéissant à la seule volonté du commandant. Les Scythes furent mis en pièces, Atéas t o m b a 2 ) et tout le camp ennemi avec environ 20.000 femmes et enfants et de grands troupeaux resta comme butin dans les mains de Philippe; environ 20.000 juments de bonne race furent expédiées pour la reproduction en Macédoine. Justin nous rapporte qu'on n'avait trouvé ni or ni argent dans le camp scythe. Cela ne peut être rigoureusement exact parce que nous savons que les rois Scythes avaient des bijoux assez riches en or, mais sans doute la quantité qu'on avait trouvée ne correspondait-elle guère à celle qu'on espérait. D'après le chiffre d'environ 20.000 vieillards, femmes et enfants et si l'on admet la proportion de 1 / 5 pour les hommes capables à porter les armes, il résulte que le nombre des guerriers scythes ne dépassait pas 4 — 5000. Les Macédoniens étant montrés comme inférieurs en nombre, nous devons conclure que le corps expéditionnaire de Philippe ne dépassait pas de beaucoup 3000 hommes. A y a n t accompli cette partie de son programme, Philippe se dirige en amont du Danube contre les Triballes dans la région de Silistra et Turtucaïa. Ceux-ci, loin de se montrer impressionés par la nouvelle de la victoire du roi contre les Scythes, refusent de se soumettre et par surcroît lui réclament une partie du butin fait sur les Scythes. Cette étrange demande s'expliquerait par le fait que les Triballes considéraient probablement, que ce butin provenant des ennemis, avec lesquels ils étaient en guerre, ne leur aurait pas échappé. Mais le roi macédonien les avait devancés en arrivant,
*) Strateg., II, 8, 11,
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) V. p. 25, note 2.

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avant que leur guerre avec les Scythes l'ûl terminée, et les ayant battu il avait enlevé seul le b u t i n ; mais à présent comme il passait par le territoire des Triballes, ceux-ci profitaient de cette occasion, pour lui en réclamer une partie. Ainsi seulement on pourrait expliquer la courte relation de Justin sur cette question, qui dans Theopompe était sans doute amplement exposée. Dans les escarmouches qui suivent, Philippe a la malchance d'être attaqué par surprise dans quelque défilé, où il ne pouvait pas développer son armée. Lui même fut grièvement blessé; une lance1 transperçant sa jambe tua son cheval. Comme il tomba avec son cheval, ses soldats le crurent tué et dans la panique, les Triballes s'emparèrent du gros butin. Mais sans doute ses bons officiers rétablirent-ils Tordre: on le releva et la petite armée réussit à forcer le passage; elle rentra probablement par Serdica en Macédoine. Tel était donc le bilan de la campagne: Philippe avait réussi à détruire un concurrent dangereux qui aspirait à le supplanter dans la domination de la Thrace du N E ; mais dans la Thrace du N il avait subi un grave échec, car il n'avait pas réussi à dompter les Triballes. Arrivé à Pella vers le commencement d'août, Philippe dût rester au moins un ou deux mois en convalescence. Il ne pouvait plus songer à recommencer le printemps suivant la campagne contre les Triballes pour les soumettre définitivement, parce que, pendant son absence, l'état des choses en Grèce s'était tellement aggravé qu'un dénoué· ment par les armes était devenu inévitable. Les Thébains attirés dans l'entente organisée par Démosthènes contre Philippe, avaient occupé en chassant la garnison macédonienne, Nikaia *), qui commandait l'entrée des Thermopyles. Les Thébains et les Athéniens se croyaient dorénavant en sûreté contre les coups de Philippe. Le roi macédonien ne pouvait pas rester indifférent à ce tour qu'on lui avait joué. Il devait contrecarrer les préparatifs de ses ennemis. Son armée restée en Macédoine pour être réorganisée après les efforts faits devant Périnthe et Byzance, était prête et l'attendait. Déjà probablement en octobre, Philippe s'empare par une opération hardie d'Elatée, en tournant les Thermopyles et en évitant Nikaia. Dorénavant il n'avait plus de temps libre pour s'occuper des Triballes, car la grande lutte décisive pour la soumission de la Grèce avait commencé.

Ce n'est que plus tard, que son fils Alexandre entreprit l'expédition de 335 afin
de châtier et de soumettre les Triballes. C'est ainsi, croyons nous que nous devons reconstituer les événements de la campagne de 339, racontés d'une manière si confuse chez Justin 2 ).
P. NICORESCU *) Philochorus ap. Didym., ml. XI, I, 37 — 49. Voir G. Glotz, Philippe et la surprise d'Elutcc. dans Bull. Corr. Hell. X X X I I I (1909), p. 526 *qq. 2 ) Orosius tantôt résumant, tantôt copiant Justin, a commis en ce que concerne ces événements deux grosses fautes: ]) En résumant les deux phrases de Justin: . . . filiumque Alexandrum% dccem et octo annos nul us. ut sub militia patris tirocinii rudimenta deponeret, ad se arcessit. In Scy· thiam quoque praedandi causa profectus est ». . . il en fait une seule: <<Ad Scylhiam quoque ruiu Alexandro filio praedandi intentiune pertransit». chose inexacte, ear il ne résulte pas de Justin qu'Alexandre ait accompagné Philippe dans cette expédition. 2) Nus loin il résume: tPhilippus dimissa obsidione Bizantii Scythicum bellum totis viribus adgreditur, . .», chose fausse, car il n'est pas dit chez Justin que Philippe était parti dans cette entreprise avec toutes ses forces.

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FOUILLES DE GUMELNITA
Parmi les stations préhistoriques, assez nombreuses, connues jusqu'à présent sur la rive roumaine du Danube, Gumelnita est sans doute une des plus importantes. L'année dernière de nombreux objets et des vases intéressants y furent trouvés par M. B. Ionescu, ce qui nous a permis de constater le caractère assurément énéolithique de la station 1 ). Cette découverte a fait que la station de Gumelnita fût classée entre les sites préhistoriques et protohistoriques qui devaient être fouillés pendant la campagne de 1925. Le massif de Gumelnita (fig. 1) est situé à 5 km environ à l'Est d'Oltenita sur l'ancienne rive du Danube. Il a une forme oblongue et une superficie totale d'environ 15.000 m 2 ; son point le plus élevé se trouve à 39 m au-dessus du niveau de la mer; c'est donc presque la hauteur de la terrasse balcanique qui constitue la rive opposée du Danube. Le point le plus élevé ainsi que la partie la plus escarpée se trouvent au Sud-Ouest. Au 2 / 3 environ de la hauteur totale le massif est entouré d'une terrasse large de 2 à 4 mètres, qui ne subsiste plus actuellement qu'à l'Ouest et au Sud, car le reste a été rongé par les pluies 2 ). Gumelnita n'est donc à proprement parler une sta­ tion tumulaire, mais sa situation est quand même plus proche de ce type que de ceux qui sont établis sur les m flancs des collines. +t·J'ai été chargé par M. Pârvan, directeur du Musée National d'Anti­ quités, de faire pendant Fig. 1. [quelques semaines des Mouilles systématiques à cet endroit. Pendant presque toute la durée des fouilles j ' a i II été aidé par M. I. Nestor, assistant-adjoint du Musée, qui a été un précieux auxiliaire. TTâurait fallu sans doute que les portions fouillées ne fussent pas toutes du même côté du massif, mais de nombreuses et riches vignes couvrent la superficie presque en­ tière du massif, exception faite de deux petites bandes de terrain inculte. Par bon­ heur le hasard a voulu que ces deux bandes de terrain fussent situées justement sur la partie la plus haute et par conséquent la plus caractéristique du massif; il n'y a pas de doute que nos fouilles ont été faites dans la région la plus intensivement habitée de la station préhistorique de Gumelnita.
*) V. Dacia, I, 1924, m o n article: Découvertes de Gumclnifa ( p p . 325 — 342). 2 ) P o u r la description plus détaillée de la posi­ tion de Gumelnija (p. 341 sq.). voir l'article cité, Dacia, I

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Nous avons fouillé les portions d > terrain notées ci-deeeoue: X <

(20 X 5 m ) ; V

dre la profondeur maxima de couches de culture. — La superficie totale des fouilles est donc de 247 m 2 . LES FOUILLES Les fouilles X (E N.-Est—O.S.-Ouest). Le terrain est ici un peu incliné vers l'Est. A l'Ouest les fouilles comprennent quatre fosses dont le diamètre ainsi que la pro­ fondeur maxima ne dépassent 1 m. ; elles ont été creusées avant nos fouilles par M. B. Ionescu. E n commençant du bord de ces fouilles vers l'Ouest, le terrain s'incline de plus en plus jusqu'à devenir une pente abrupte interrompue un moment par la terrasse et continuant ensuite d'une manière encore plus abrupte (inclination de 65° — 80°) jusqu'au bas du massif. La largeur de la bande de terrain inculte nous aurait permis de fouiller une superficie d'une largeur double, mais en ce cas nous n'aurions plus eu où rejetter la terre. Nous avons été donc forcé de procéder ainsi pour le moment. La couche de humus a une profondeur de 35 cm. Même dans cette couche les restes préhistoriques sont extrêmement nombreux, représentés presque exclusivement par la céramique. Les quelques silex (30 à 40 pièces au plus) ne sont pour la plupart que de simples arrêtes. Quelques poinçons en os poli se détachent de la masse d'ossements d'animaux et de coquillage. Le métal est représenté par un clou en cuivre. La céra­ mique est toute travaillée à la main ; on peut la diviser en deux catégories bien dis­ tinctes: L'une préparée d'une pâte fine parfaitement brûlée jusq'à ce qu'elle soit devennue rouge; l'autre plus primitive, le grain gros et noirâtre, mal brûlée; de nom­ breux exemplaires à proéminences et à bourrelet. L'ornement incisé prédomine, les lignes en relief sont plus rares. E n échange les fragments à cannellures horizontalles, verticales, obliques et même en cercles concentriques, sont extrêmement nombreux. Parmi les ornements linéaires incisés, il faut mentionner tout spécialement un orne­ ment provenu petit-être par l'arrondissement des angles du zigzag vertical biitmirien, ») Voir le plan, fig. 2.

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F O U I L L E S DE

GUMELMfA

ou bien par la superposition de plusieures suites horizontales de parenthèses établies en sens inverse pour chaque ligne consécutive. Cet ornement nous suivra jusqu'à la plus profonde couche de culture et c'est à cause de cela que j ' a i cru devoir en faire mention ici. A la base de la couche de humus on trouve de grands fragments de boussillage qui proviennent des parois des anciennes habitations. Entre 35 — 60 cm de profondeur on se trouve certainement dans l'intérieur des anciennes habitations. Pourtant on ne peut déduire aucune forme de maison ou d'âtre des masses de bousillage et de terre brûlée. Ce qui s'impose pourtant d'une manière précise est le fait que les maisons avaient les parois faites de verges entrelacées avec de la paille et calées avec de la terre ') ; elles étaient construites tout à fait à la surface du sol et pas dans des fosses 2 ). Un autre fait important constaté, c'est que l'in­ clination du terrain était à cette époque plus accentuée vers l'Est et le Sud, car une section des parois des fouilles nous montre une légère mais constante inclination en cette direction des restes du bousillage brûlé. Les fragments de céramique, formant une masse compacte, ont le même aspect technique et ornemental, avec une accen­ tuation des cannelures de toute espèce. Les instruments en silex sont ici beaucoup plus nombreux et plus caractéristiques: couteaux, grattoirs, haches, etc. Les objects en os et en terre cuite sont aussi très nombreux 3 ). Entre 60 et 100 cm de profondeur, les restes de céramique, ainsi que les autres, deviennent de plus en plus rares avec la profondeur. A l'Est seulement ils se main­ tiennent un peu plus nombreux à cause de l'inclination de la couche de culture, ce dont nous avons fait mention plus haut. Parmi les différents instruments en silex et en os, on trouva une petite hache en pierre polie, la première de ce genre à cet en­ droit. A côté du talus Est, on trouva plus de dix percuteurs en silex à 1*Ϊ8ρβ£Ί: d'un vrai dépot. Nous nous trouvons ici certainement sous le niveau des habitations et tout ce qui s'y trouve provient des différentes fosses faites par les habitants autour de leur maison. Ce qui est curieux c'est le fait qu'on n'a plus retrouvé, dans cette couche de culture, des trous avec des restes de pieux carbonisés. L'explication doit être cherchée dans la violence de l'écroulement qui a détruit les traces qui nous auraient permis d'établir la forme et les dimensions des habitations. Les fosses ménagères nous expliquent aussi l'existence des fragments de céramique à incrustations rouges___et_blanches et à dessins incisés, dont la place était dans une couche inférieure 4)^_— De 1(10 à 120 cm les fragments et les ustensiles de toutes sorte deviennent sensible­ ment rares et la terre est par endroits dure et jaune, prenant l'aspect d'une terre qui n'a pas été remuée. C'est pourquoi nous transformâmes cette fouille en une tranchée de même longueur mais seulement d'une largeur de 2 m., ce qui nous a permis en même temps de jetter la terre de côté.
') Sur c e t t e question n o u s r e v i e n d r o n s avec plus de détails (v. plus b a s , p . 40). 2 ) Idem, v. plus b a s , p . 4 1 . 3 ) J e ne crois p a s nécessaire d'insister sur les différents objets m é n a g e r s ou rituels, car n o u s les décrirons avec détails d a n s les c h a p i t r e s destinées à la classification et à la description de ces objets. C'est p o u r le m ê m e motif q u e j e n'insisterai ici ni sur les formes entières ou reconstruisibles des v a s e s . *) Une idole féminine fragmentaire, qui fut t r o u v é e à 40 cm de profondeur, a de la couleur rouge d a n s les incisions qui représentent, d ' u n e m a n i è r e stylisée les v ê t e m e n t s : c'est u n e rémi­ niscence d ' u n e t e c h n i q u e a n t é r i e u r e , car les élé­ m e n t s rituels c o n s e r v e n t toujours u n t r a d i t i o n a ­ lisme prononcé.

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VI.ADIMIIÎ DUMITRESi I De 120 à 160 cm la t e r r e p r e n d un aspecl j a u n â t r e el d e v i e n t p a r e n d r o i t s t o u ­

j o u r s j)lus d u r e . Les f r a g m e n t s d e c é r a m i q u e sont e x t r ê m e m e n t rares cl point c a r a c t é ­ r i s t i q u e s . P o u r t a n t , t a n d i s (pie j u s q u ' à p r é s e n t les f r a g m e n t s p a t i n e s é t a i e n t fort r a r e s , la p a t i n e d e v i e n t m a i n t e n a n t p r e s q u e g é n é r a l e . Les i n s t r u m e n t s en silex et en os re­ Λ 13 — 14 m l a t i v e m e n t n o m b r e u x . E n c o r e a n clou en c u i v r e . De 160'à 180 cm l a q u e s t i o n q u i n o u e p r é o c c u p e t e n d e à se clarifier. e n v i r o n (de l ' E s t v e r s l ' O u e s t ) o n t r o u v e d e la t e r r e b r û l é e q u i ne p e u t en a u c u n c a s ê t r e m i s e e n r e l a t i o n a v e c les h a b i t a t i o n s de la c o u c h e s u p é r i e u r e d e c i v i l i s a t i o n . Si ces t r a c e s se m a i n t i e n n e n t elles i n d i q u e n t s û r e m e n t des h a b i t a t i o n s b r i d é e s , d o n c u n e a u t r e c o u c h e d e c u l t u r e . Les f r a g m e n t s d e v a s e s sont, p r e s q u e t o u s p a t i n e s , en b r u n ou s u r ­ t o u t en n o i r . L ' o r n e m e n t <<en p a r e n t h è s e s » incisées, m e n t i o n n é p l u s h a u t (v. la p . 3 1 ) , q u e n o u s a v o n s r e t r o u v é c o n s t a m m e n t , se r e t r o u v e s u r q u e l q u e s f r a g m e n t s , d e b e a u c o u p p l u s précis et p l u s a r t i s t i q u e m e n t e x é c u t é . Les i n s t r u m e n t s en silex s o n t d e p l u s en p l u s n o m b r e u x , s u r t o u t si on t i e n t c o m p t e q u e la superficie des fouilles n ' e s t ici q u e la m o i t i é d e ce q u ' e l l e é t a i t a u c o m m e n c e m e n t . Q u a n t à l ' e x é c u t i o n on n e p e u t p a r l e r e n a u c u n cas d ' i n f é r i o r i t é . O n t r o u v e a u s s i q u e l q u e s p o i n ç o n s en os poli. De 180 à 220 cm les t r a c e s d ' u n e h a b i t a t i o n b r û l é e se m a i n t i e n n e n t et se p r é c i s e n t s u r u n e l o n g u e u r d e 3 — 4 m . A l ' O u e s t d e ces t r a c e s u n g r a n d d é p ô t d ' o s , fragments d e c é r a m i q u e , c o q u i l l a g e s , c e n d r e s , e t c . , ce q u i d o n n e l ' i m p r e s s i o n d ' u n e p l a c e d e s t i ­ n é e à d é p o s e r les d é c h e t s m é n a g e r s . 11 y a c e r t a i n e m e n t u n e r e l a t i o n e n t r e ces r e s t e s et l ' h a b i t a t i o n v o i s i n e . Les f r a g m e n t s d e c é r a m i q u e en m ê m e q u a n t i t é , p r e s q u e p a t i n e s ; b e a u c o u p d e silex, s u r t o u t v e r s l ' E s t , où on r e t r o u v a e n t r e a u t r e s c o u t e a u x r e c o u r b é s , l ' u n p r è s d e l ' a u t r e . E x c e p t é la p o r t i o n q u i c o m p r e n d rieurs. De 220 à 270 cm la s i t u a t i o n d e la s e c o n d e c o u c h e d ' h a b i t a t i o n s (la p r e m i è r e c o u c h e d u p o i n t d e v u e c h r o n o l o g i q u e ) se précise c o m p l è t e m e n t . D a n s la c o u c h e supérieure le b o u s i l l a g e b r û l é se t r o u v a i t en m a s s e p r e s q u e c o m p a c t e s u r t o u t e la superficie des fouilles, ce q u i i n d i q u a i t u n e d e n s i t é r e m a r q u a b l e des h a b i t a t i o n s ; p a r c o n t r e d a n s la c o u c h e i n f é r i e u r e les h a b i t a t i o n s é t a i e n t r a r e s e t isolées. A l ' e n d r o i t ou n o u s avons r e t r o u v é d e la t e r r e b r û l é e e t d u b o u s i l l a g e calciné se p r é c i s e n t m a i n t e n a n t p a r la dis­ p o s i t i o n d u b o u s i l l a g e , d u c h a r b o n et d e la t e r r e b r û l é e , les t r a c e s d e d e u x h a b i t a t i o n s : la p r e m i è r e v e r s l ' O u e s t e t la d e u x i è m e v e r s l ' E s t . L e s fouilles n e p a r a i s s e n t a t t e i n t q u e l ' e x t r é m i t é d e la deuxième habitation qui reste ainsi dans le avoir terrain tous quatre

l'habitation

e t le d é p ô t d e d é c h e t s , la t e r r e d e v i e n t d u r e et n e p a r a î t p a s p r o v e n i r de d é p ô t s u l t é ­

n o n fouillé. A 2 m 50 à l ' O u e s t d e la p r e m i è r e h a b i t a t i o n il y a v a i t un t r o u v e r t i c a l , a y a n t 25 c m d e d i a m è t r e et p l u s d e 1 m 50 d e p r o f o n d e u r , s a n s t r a c e s des c e n d r e s e t
e d

de charbons. Les fragments de cérami(lue et les mst ru men t s en silex el rctroui d e v i e n n e n t p l u s r a r e s et n e se

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.. v e n t plus que dans les ruines de d e u x habitations. Un clou en cuivre employé nous de­ p r o u v e q u e le m é t a l était

p u i s les p r e m i è r e s h a b i t a t i o n s d u d i v e r s r e s t e s n e se r e t r o u v e n t

massif. que dans la p r e m i è r e habitation. L e profil de

De 270 à 300 cm ( p r o f o n d e u r m a x i m a d e la c o u c h e d e c u l t u r e e n c e t e n d r o i t ) les plus

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FOUILLES DE GUMELNIJA

celle-ci se voit sur les deux parois de la tranchée, ayant une longueur de 4 à 4 m 50. Quelques fragments de céramique et de petits poinçons en os, ainsi que les quelques lames en silex font partie de l'inventaire ménager de cette habitation. Parmi les silex on a trouvé la plus grande hache en silex, presque intacte et très bien exécutée (v. plus bas, fig. 12, no. 1 et pp. 46 — 47). A 310 cm les fouilles s'arrêtent dans la terre jaune, dure et non remuée, sous le niveau de base de l'habitation. Sur le reste de la tranchée on n'a pu fouiller au delà de 270 cm à cause de la terre extrêmement dure. Autour de l'habitation la terre est non remuée à une profondeur de 240 à 250 cm, ce qui prouve sans doute que cette habita­ tion a été creusée dans la terre 1 ). Ce n'est qu'ainsi qu'on peut s'expliquer la différence respectable de niveau entre les deux couches de civilisation. Le long de la tranchée les ruines de cette habitation (No. 1) s'étendent de 4 à 4 m 50. En creusant à gauche et à droite le talus de la tranchée nous avons constaté que les restes s'étendent presque à 1 m de chaque côté, ce qui donne un diamètre d'environ 4 m à l'habitation. Dans la paroi Nord au coin Est de l'habitation

n'insisterons pas plus longuement rj 4 ici sur ce point, car nous revi­ endrons plus bas sur la technique et sur la forme des habitations (v. p. 39 et suiv.).

Les fouilles Y (N-Est — S-Ouest) 2 ), situées au Nord des fouilles X sur le bord du massif, à son point le plus élevé (voir le plan, fig. 2). La couche de humus va ici aussi jusqu'à 35 cm, mais la terre a été creusée pour diverses cultures (haricots, maïs) ce qui fait que jusqu'à 20 cm les fragments de céra­ mique et les autre restes soient très petits. Depuis 20 cm seulement ils deviennent plus grands. La céramique est des mêmes deux catégories: la pâte bien cuite et rouge pour la plupart des fragments, mal cuite pour les autres. La même ornementation incisée et en relief que nous avons trouvé dans les fouilles X. Les silex sont rares et fragmentaires.
; *) Ce fait a été constaté exactement de la manière dans les autres fouilles: il ressort fait clairement de la tranchée I I . 2 ) Du point de vue stratigraphique les les X et la tranchée I I é t a n t les plus même tout à fouilclaires et les plus caractéristiques, nous passerons plus brièvement sur les autres fouilles, car l'exposé des fouilles X et I I est suffisant pour les conclusions d'ordre stratigraphique dont nous donnerons un résumé après avoir exposé toutes les fouilles.

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3 Dacia II 1925.

VI.ADIMIK DUMITRESCU De 35 à 60 cm. La couche de bousillage calciné, en grande quantité mais non massée indique le niveau de base des habitations à 60 cm. La céramique est en grande quan t i t é ; quelques petites haches en pierre polie; des silex en plus grand nombre et plu. complets, un clou en cuivre, etc. De 60 à 100 cm la terre durcit et les restes deviennent plus rares, mais sont encore en nombre suffisant. Ye_rs 100_cm les_cannelures et la pâte cuite à rouge disparaissent presque complètement, ce qui prouve que nous sommes a la^ base de la couche supérieure de culture. Les silex plus nombreux et plus complets. Un fragment d'une hache-marteau en pierre polie, percée d'un trou et un clou en cuivre ont été trouvés aussi. De 100 à 140 cm la terre n'est plus dure et contient de faibles traces de terre brûlée. Les fragments de céramique sont presque tous patines et jamais la pâte n'est cuite jusqu'à devenir rouge. Leur quantité a diminué. La couleur rouge-ocre et la couleur blanche sont trouvées sur la surface des vases ou seulement dans les ornements incisés. Les silex extrêmement nombreux ; un clou en cuivre. La différence de ni­ veau entre les deux couches de culture ne paraît pas être ici aussi grande qu'aux fouilles X. De 160 à 210 cm, de rares fragments de céramique, éparpillés dans la terre jaune qui contient aussi vers les deux bouts de ces fouilles des traces de terre brûlée. La pa­ tine des fragments de céramique est presque générale. Beaucoup de silex, une petite hache en pierre polie, un clou en cuivre fixé dans un manche en os, coquillages et ossements. De 210 à 260 cm la terre jaune est par endroits tout à fait dure. Les traces d'ha­ bitations sont plus accentuées vers le Sud, mais les habitations restent toutes dans les parois des fouilles, ce qui signifie qu'à cet endroit les habitations de la couche infé­ rieure n'ont pas été poussées jusqu'au bord du massif. Les fragments de céramique sont rares, presque tous patines ou à dessins en graphite. Les silex sont nombreux ; on trouve aussi quelques instruments en os poli. De 260 à 340 cm la terre devient toujours plus dure, jusqu'à 340 cm, d'où on ne peut plus creuser que fort difficilement. De très rares fragments de céramique se re­ trouvent jusqu'à 300 cm, et disparaissent tout à fait plus bas. Les uns sont peints, les autres ont des dessins graphités, et enfin d'autres ont une couleur blanche dans les cannelures parallèles à la marge du vase 1 ). Les silex devenus aussi plus rares, dis­ paraissent complètement vers 300 cm. L'habitation du Sud est demeurée dans le talus Est et n'atteint le talus que par un coin, ce qui fait que son profil ne soit pas très clair. Nous avons quité ces fouilles à cette profondeur maxima de 340 cm, dans la terre dure, non remuée, évidemment sous le niveau de base de la couche inférieure de culture.

d&

La tranchée I (Est-Ouest), située à l'Ouest des fouilles X, se termine à 3 m seulement de la pente abrupte du massif.
/ / *) Ces cannelures parallèles a la marge du vase, / se trouvant immédiatement sous elles, sont caI /ractéristiques pour la couche inférieure et ne se retrouvent jamais dans la couche supérieure. Noue reviendrons a temps sur ce fait.

1/
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FOUILLES DE GUMELNIfA La couche de humus va jusqu'à 35 à 40 cm et contient, surtout entre 20 — 40 cm, des fragments de céramique extrêmement nombreux, mais qui n'appor­ tent aucun élément nouveau, exceptée une spirale incisée; les mêmes deux genres de pâtes. De 40 à 60 cm, par endroits même jusqu'à 75 cm de profondeur, on trouve des fragments de bousillage brûlé, pas trop massés, qui sont les restes des habitations de la première couche de culture. A cette profondeur les fragments de céramique ainsi que les instruments en silex et en os sont extrêmement nombreux, mais diminuent jusqu'à 75 cm, où ils deviennent rares. Les fragments de céramique patinée sont en­ core très rares et proviennent probablement de la couche inférieure. A 55 cm on trouve une pendeloque en or en forme de cornes sacrées, constituant un élément nou­ veau; presque à côté un petit hameçon en cuivre. Jusqu'à 95 cm les fragments de céramique et les autres restes se maintiennent assez nombreux ; les cannelures ont disparu presque tout à fait. Le bousillage calciné de même, ce qui signifie que nous sommes sous le niveau de base de la couche su­ périeure de culture. De 95 cm à 180 cm la terre devient par endroits très dure. Dans les endroits qui se laissent creuser plus facilement on distingue de la terre brûlée et même des cendres et du charbon. Les fragments de céramique deviennent toujours plus rares, ainsi que les instruments en silex et en os. De 180 à 255 cm la terre dure se généralise, excepté une portion de 3 m vers le bout Ouest de la tranchée, qui contient beaucoup de traces des charbons et de terre brûlée ; à côté un dépôt d'ossements, coquillages, cendres et charbons: c'est certainement l'emplacement d'une habitation (fig. 5). Les fragments de céramique, surtout pa­ tines, et instruments ménagers ne se retrouvent plus que parmi les restes de l'ha­ bitation ; parmi les derniers on a trouvé une petite hache en pierre polie.

et les autres restes sont fort rares. Nous avons trouvé dans un vase calciné quelques grains de blé, carbonisés. Près de l'ha­ bitation, vers l'Ouest, un trou profond de plus de 50 cm, d'un diamètre de 20 — 30 cm, rappelle le trou que nous avions déjà remarqué à l'habitation no. 1 dans les fouilles X. Sous l'habitation, comme partout autour, de la terre dure et jaune, ce qui prouve que cette habitation a été aussi en grande partie creusée dans la terre. Les fouilles s'arrêtent ici à 295 cm de profondeur (v. fig. 5). * La tranchée II (N-Est — S-Ouest), située à l'Ouest des fouilles X et au Sud-Est de la tranchée I. Le bord de la tranchée du côté du Nord-Est commence sur la crête www.cimec.ro 35

VLADIMIH DUMITRESCU même du massif (voir le plan, fig. 2). 11 n'est pas donc étonnant qtie la couche de humus ait ici seulement que 20 cm d'épaisseur, car les eaux de pluie l'ont rongée. Au bord Nord-Est se trouve du bousillage dur et calciné, à l'aspect de scorie, massé à 20 — 30 cm, ce qui prouve qu'à cette extrémité les eaux de pluie ont rongé la couche plus profondément que dans le reste de la tranchée, où la couche de humus a de 30 à 35 cm d'épaisseur (tout comme dans les autres fouilles) et où le bousillage brûlé se retrouve à une profondeur de 40 à 60 cm. Jusqu'à 35 cm les fragments de céramique sont en très grande quantité surtout dans les trois quarts du côté Nord-Est de la tranchée. Beaucoup sont calcinés et dé­ formés, ce qui prouve que la violence de l'incendie qui détruisit, la site préhistorique de Gumclnita fut ici plus grande qu'ailleurs. La plupart de ces fragments sont préparés d'une pâte fine, bien cuite. A la surface elles ont une grosse couche de calcaire, dé­ posée par le temps. L'ornementation linéaire, en relief et incrustée, prédomine. Beau­ coup de cannelures, mais fort peu de fragments à proéminences. Les fragments à pa­ tine ne représentent même pas l ° / 0 du total, ce qui prouve leur caractère tout à fait incidental. Les silex et les instruments en os pas très nombreux, la plupart fragmen­ taires. De 35 à 80 cm la terre mole contient du bousillage brûlé seulement vers le SudOuest. Les fragments de céramique sont rares, mais du même caractère. L'ornement à parenthèses se retrouve continuellement. Les silex sont plus nombreux ; quelques instruments en os. De 80 à 135 cm la terre devient plus dure et les fragments de céramique plus rares, mais proportionnellement le nombre des fragments patines et à couleur blanche in­ crustée augmente. Nous nous trouvons dans la couche intermédiaire où se retrouvent les restes des deux couches de culture. On retrouve des silex, une petite hache en pierre polie, quelques instruments en os, etc. De 135 à 180 cm la terre est dure partout, exception faite des deux portions à l'Est, où se font voir des traces de cendre et de terre brûlée. Les fragments de céramique sont plus rares, tous patines ou à incrustations blanches et rouges. Les silex toujours plus nombreux. On trouve une autre petite hache en pierre polie et quelques instruments en os. De 180 à 275 cm la terre devient extrêmement dure, exception faite des deux por­ tions mentionnées, où se maintiennent les fragments de bousillage brûlé et les cendres. P a r endroits se retrouvent des trous verticaux, quelques uns trop grands pour être les trous des pieux des habitations. Sur une distance de 3 — 4 m en p a r t a n t du côté Est, des cendres, charbons et ossements en grande quantité. Les fragments de céramique et autres restes ne se retrouvent plus que sur les deux portions mentionnées plus h a u t . Presque tous les fragments de céramique sont patines ou à incrustations de couleur blanche et rouge-ocre, les deux couleurs se retrouvant parfois sur le même fragment. Les instruments en silex sont extrêmement nombreux, ce qui paraît prouver que la couche inférieure de culture utilisait ce matériel en plus grande quantité. On retrouve aussi quatre petites haches en pierre polie, des poinçons en os et des harpons. De 275 à 335 cm la terre est devenue tout à fait dure aux deux extrémités de la tranchée. Au milieu nous trouvons les restes de deux habitations brûlées. Les frag­ ments de céramique et les silex ne se retrouvent que parmi ces restes. Un petit clou

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FOUILLES DE GUMELNIJA

en cuivre prouve que le métal fut culture.

connu et utilisé dès la première couche

de

F, dont le diamètre est 8· 6 · d'environ 3,50 m ; elles sont distancées de 1 m 50. Les deux se prolongent dans l'in­ térieur des talus. Quelques fragments de céramique à trace de peinture. Dans l'in­ térieur des deux habitations on trouve plusieurs vases brisés mais reconstruisibles,

base de ont été fondeur creuser

Les silex sont très ' rares. Le niveau de l'une des habitations est à 335 cm, celui de l'autre à 355 cm, mais les deux creusées en partie dans la terre. Les fouilles, continuées jusqu'à 375 cm de pro­ ne vont plus à cause de la terre dure, non remuée, presque impossible à (v. fig. 6 — 7).
Ig

Les fouilles Z (E N-Est — O S-Ouest) ont été faites en automne sur le terrain libre à côté des fouilles X , après que la terre qui résulta de ces derniers fût rejétée en place. Ces fouilles ont dû être abandonnées à une profondeur de 140 cm, à cause de la pluie et du froid qui ont fait impossibles les travaux. La couche de humus a ici aussi une profondeur de 35 cm. Les fragments de céra­ mique sont au commencement plus rares, mais vers 35 — 40 cm ils se retrouvent en masse compacte. La céramique à pâte bien préparée et bien cuite prédomine. Beau­ coup de cannelures et des fragments à proéminences. Les silex ne sont pas trop nom­ breux et pour la plupart des fragments ; une petite hache-marteau, quelques poinçons en os poli, etc. De 35 à 65 cm beaucoup de bousillage brûlé qui va par endroits jusqu'à la profondeur de 75 cm. En général le niveau de base des habitations de la couche supé­ rieure de culture est à 6ST cm. On retrouve une quantité énorme de fragments de cé­ ramique du même aspect que dans les autres portions fouillées, ainsi que des silex, des instruments en os, de coquillages, etc. De 65 à 100 cm on est presque partout sous le niveau de base des habitations. Pourtant, tout ce qui se retrouve jusqu'à cette profondeur fait partie de la couche supérieure de culture. Les fragments de céramique deviennent de plus en plus rares. 37 www.cimec.ro

νΐ,ΛΙΜΜΙΗ DUMITRESCU

On trouve des silex, des objets en os, un fragment de hache-marteau en pierre polie. Parmi les restes d'habitations un squelette entier, la face en h a u t , un peu couché sur le côté, les os brisés. Ce n'est pas une tombe, nous sommes en présence d'un habitant surpris par l'incendie et écrasé sous les débris. De 100 à 140 cm les fragments de céramique sont toujours plus rares, ainsi que les instruments en silex et en os. On trouve quelques exemplaires de céramique patinée. Nous pouvons considérer comme fini la première couche de culture (les fouilles durent être interrompues à cette profondeur pour les motifs exposés plus haut).

*
La tranchée III (Nord-Sud). Le b u t de cette tranchée fût de constater si la por­ tion mieux conservée de la terrasse, la quelle a été certainement plus large auparavant, fût jamais habitée. Les fouilles ont été interrompues ici aussi à 140 cm de profondeur pour les mêmes motifs qui firent arrêter les fouilles Z 1 ) . La couche de humus va jusqu'à 35 cm et contienne très peu de restes. De 35 à 60 cm les résultats sont les mêmes que dans les autres fouilles, sans aucun élément nouveau. De 60 à 80 cm beaucoup de bousillage brûlé. Les fragments de céramique sont nom­ breux et se ressemblent à tous ceux qui furent retrouvés dans la première couche des autres points fouillées. On peut dire la même chose pour les instruments en silex et en os (on a retrouvé ausi des outils en pierre: des pierres à broyer les grains, des poussoirs, etc.). T o u t ceci prouve que les habitants de la couche supérieure de culture ont bâti leurs habitations aussi sur cette étroite terrasse, une preuve en plus de l'in­ tensité de vie du second site préhistorique de Gumelnija. De 80 à 140 cm les restes de céramique sont plus rares, ainsi que les autres restes. Nous nous trouvons sous le niveau de base des habitations de la couche supérieure de culture. Les fouilles s'arrêtent à une profondeur maxima de 140 cm. P a r t o u t où nous avons trouvé des habitations dans la couche supérieure on a constaté aussi leur existence dans la première couche de culture -). Ce fait nous mène à conclure qu'ici aussi, sur cette terrasse, on devrait retrouver les traces de la première couche de culture. P o u r t a n t , le fait que dans la couche inférieure les habitations étaient plutôt rares serait un argument contre l'existence de cette première couche sur la ter­ rasse; en tout cas cette question ne présente pas une trop grande importance.

*
On peut donc établir de la manière suivante, à quelques exceptions près, la strati­ graphie des deux couches successives de civilisation de Gumelnita:
') On a creusé en même temps ces deux endroits. 2 ) Les deux couches de culture, constatées à l'aide de deux séries de bousillage brûlé provenant des habitations, ont pu être identifiées à Gumelni^a dans d'autres endroits aussi que ceux des fouilles. On a creusé sur un certain point une fosse profonde pour une cave à conserver la glace, et on retrouva sur les talus de la fosse les traces des deux couches de bousillage, ce qui nous indique que la première station de Gumelnita s'étendait elle-aussi sur tout le massif. 35!

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FOUILLES DE ΟΙΜΕΙΛΤΓΛ

COUCHE B

0 — 35 cm : la couche de humus qui contient suffisamment de restes de toutes sortes. 35— 50 cm: céramique, instruments, restes de toute espèce, massés en énorme quantité. 50 — 65 cm: bousillage brûlé, provenu de l'incendie et de l'écroulement des parois des habitations de la seconde site préhistorique de Gumelnita. ,<- 65 — 70 cm. Niveau de base__jle&-4MtbTtatton8^ — — 70 —120 cm. Restes de céramique et autres, en plus petit nombre, pro­ venant en grande partie de la couche supérieure, tombés dans diffé­ rentes fosses, ou se trouvant ici par l'élévation lente du terrain pendant les siècles que dura la première site. Couche 120—180 cm terre jaune, contenant très peu d'éléments de culture tombés intermédiaire d'en haut, ou au contraire provenant des couches plus profondes, par les fosses que firent les habitants de la couche supérieure. On ne peut creuser facilement que sur les portions où nous retrouverons plus bas les habitations de la couche inférieure. COUCHE A 180 à 200 cm. Le niveau de la chute des toits des habitations de la couche inférieure. 200 — 355 cm. On n'arrive pas partout à ce dernier niveau. Parfois on s'arrête à 290 cm, d'autre fois à 320 et même à 355 cm, ce qui montre fort bien le caractère troglodyte de ces habitations de la couche in­ férieure : quelques unes des habitations ont été creusées plus profondé­ ment, d'autres moins profondément. La seconde couche d'habitations est donc en grande partie creusée dans la terre. Parmi les débris qui se retrouvent surtout à l'intérieur des habitations on trouve diffé­ rents instruments ménagers, des vases entiers ou reconstruisibles. 355 — 375 cm très peu de restes de céramique. 375 cm terre vive, sans aucun reste.

LES HABITATIONS Le problème des habitations doit être traité en rapport avec la stratigraphie fixée plus haut. Dans la couche A nous avons trois habitations qui peuvent nous servir de crité­ rium pour déterminer la forme générale des habitations. L'habitation que nous appelerons No. 1 se trouve dans les fouilles X ; deux autres, No. 2 et 3 No. se trouvent dans la tran­ chée II ; l'habitation No. 4, de la tranchée I, ne peut nous ser vir que pour les dimensions. L'habitation No. 1 se profile sur les talus des fouilles sur une longueur de 4 m. Avec les précautions nécessaires nous avons creusé les deux talus opposées pour voir jusqu'où s'étendent les restes de l'habitation et quelle serait sa forme. Dans le talus-nord des deux côtés de l'habitation, les débris avaient la forme d'un arc et s'étendaient au moins à 1 m de profondeur. Par contre dans le talus sud surtout vers l'Ouest de l'habi­ tation, les débris parraissent aller en ligne presque droite vers le Sud; au milieu la ligne extrême des débris est presque parallèle au talus de la tranchée sur une distance d'un mètre ; du côté Est la ligne des débris reprend la forme d'un arc de cercle. Les di­ mensions de l'habitation sont donc d'environ 4 m X 4 m 50. 39 www.cimec.ro

VLADIMIR DUMITHKSCU

Puisque les habitations de cette couche étaient creusées dans la terre pour '/ 3 en­ viron de leur hauteur, il résulte que les débris de riiabitation détruite sont tombés surtout à l'intérieur de la fosse. Ils prennent ainsi à la base la forme de l'habitation et nous en indiquent les dimensions. Quant à la hauteur, toute précision serait ris­ quée. Dans le talus-nord, au coin Est, se trouve l'âtre de l'habitation, fait de 3 ou 4 couches minces de pierre calcaire, séparées entre elles par une couche extrêmement mince (2 cm) de terre brûlée. L'âtre avait ainsi une hauteur de 60 cm, ce qui indique plusieurs r é p a r a t i o n s 1 ) ; il se trouvait près d'une des parois ou éventuellement près de l'unique paroi circulaire (v. fig. 4). Les parois de l'habitation étaient faites en verges en­ trelacées, ou bien surtout en paille calée avec de la terreglaise dans le squelette prin­ cipal de l'habitation, consti­ tué par des pieux en bois 2 ). Les traces de ces pieux se voyaient assez bien sur quel­ ques fragments de bousillage calciné 3 ) (fig. 8). Du toit en chaume ou en roseaux il n'est plus resté que des char­ bons et des cendres profilés sur les talus comme un cou­ vercle sur les débris. Fîg. 8. No. 1 — 3 fragments de bousillage. No. 1 fragment Revenons maintenant à la de charbon trouvé dans le» fouilles. forme de l'habitation, ques­ tion extrêmement intéressante et peu claire. Nous avons dit qu'aux deux bords du talus Nord, et au bord E s t du talus Sud de la tranchée, les débris de l'habitation ont une forme d'arc. Au bord Ouest et au milieu, dans le talus Sud, les débris paraissent suivre une ligne qui ne correspond en aucun cas au cercle qui unit les trois points mentionés plus h a u t . Il serait donc très hasardé d'affirmer que l'habitation était ronde. L'habitation No. 2 (dans la tranchée II) se profile sur la paroi Nord sur une lon­ gueur de 4J/2 m et sur la paroi Sud sur une longueur de 4 m. La largeur de la tranchée étant de 2 m et l'habitation continuant dans les deux parois, elle devait avoir dans ce sens aussi au moins 4 m. Contrairement à l'habitation No. 1 qui avait la base plate, la base de l'habitation No. 2 avait une forme concave, ce qui démontre encore mieux son caractère troglodyte (v. fig. 6). L'habitation a été creusée dans une fosse
*) E n ce qui concerne les autres largeur et longueur, on ne p e u t pas car l'âtre est resté à l'intérieur du fosse. 2 ) On a trouvé des traces de pieux dimensions, les mesurer, t a l u s de la et des trous pour les pieux d a n s toutes les portions fouillées, Ces traces toujours isolées ne p e u v e n t indiquer aucune forme d ' h a b i t a t i o n , 3 ) A u c u n e des d e u x faces du bousillage n ' a été polie.

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FOUILLES DE GUMELNIJA

d'environ 1 m de profondeur, et le niveau de sa base est situé à la profondeur de 3,55 m. Au-dessus des débris, ausi qu'à l'autre habitation, les restes du toit se profilent sur les talus: des charbons et de la cendre, inclinés un peu vers l'Est en dehors des débris, ce qui prouve que le toit est tombé un peu d'un côté (v. fig. 6—7). La portion de cette habi­ tation comprise dans la tranchée ne contient point l'âtre et on n'a plus retrouvé le dépôt de déchets ménagers de l'habitation No. 1. Ils doivent se trouver dans l'une des deux parois de la tranchée. En échange nous avons la preuve que l'entrée de l'habita­ tion se trouve au Sud, car au Nord, en voisinage immédiat se trouve une autre habi­ tation. La technique des parois, d'après les fragments de bousillage calciné, est la même que pour la précédente habitation. L'habitation No. 3 est séparée de l'habitation No. 2 par un espace de 1,50 m seule­ ment. Elle paraît avoir été un peu plus petite, car les débris n'ont qu'une longueur de 3 à 3,50 m environ, tant sur le talus Sud que sur le talus Nord de la tranchée (v. fig. 6—7). Le niveau de base de cette habitation, creusée elle aussi dans la terre pour une bonne part de sa hauteur, est à une profondeur de 3,30 m. La différence du niveau de base de ces deux habitations, si rapprochées, nous montre leur caractère troglodyte: l'une a été creusée plus profondément, l'autre moins. On peut distinguer ici aussi les restes du toit profilés sur les talus de la tranchée: le charbon et les cendres forment un arc qui couvre les débris de l'habitation. La technique de construction est la même que celle des deux habitations précédentes. Lliabitation No. 4 (dans la tranchée I) ; son profil apparaît seulement sur le talus Nord de la tranchée, sur une longueur de 3 à 3,50 m. Elle aussi a été creusée dans la terre ; son niveau de base était à 2,95 m de profondeur. A l'Ouest des débris de l'ha­ bitation se trouve, un peu plus haut que son niveau de base, une fosse d'un diamètre de 40 à 50 cm environ et d'une profondeur d'environ 1 m. A côté, vers les Nord, un dépôt de coquillages, ossements, charbons, etc. (v. fig. 5). Dans toutes ces habitations on a retrouvé des objets ménagers, entiers ou brisés: vases, instruments en silex, en pierre et en os, ainsi que des pierres à broyer les grains. Dans les habitations No. 2 et 4, on a trouvé dans chacune un vase brisé contenant du blé carbonisé mêlé de cendres, ce qui constitue une preuve évidente que les habitants ne s'occupaient pas seulement avec la pêche et la chasse, mais avec l'agriculture aussi. * Dans la couche B les débris des habitations étant éparpillés sans aucune forme sur toute l'étendue des fouilles et les trous de pieux ne se retrouvant que par endroits d'une manière isolée, ils nous aurait été imposible de reconstituer la forme des habitations. La seule conclusion qui ressort de ces fouilles est que les habitations de la couche B étaient bâties exclusivement à la surface de la terre et non pas dans des fosses, comme celles de la couche A. Heureusement les habitants de Gumelnita se sont chargés euxmêmes de nous fournir la forme de leurs habitations et le hasard nous a conservé ce «témoignage contemporain»: On a retrouvé dans cette couche deux urnes entières fi­ gurant des maisons en miniature, en terre glaise, et deux autres fragmentaires. Dans la même couche B on a trouvé l'anse d'un petit couvercle, en forme d'urne-habi­ tation, ouverte d'un seul côté. tl www.cimec.ro

ΥΙ.ΛΜΜΙΚ

DUMITRESCU

Avant tout il faut observer que la base des habitations de la couche B était quadrangulaire. Les deux urnes en­ tières et un des frag­ ments ont la même for­ me (v. fig. 9, no. 1, 2 ; et fig. 10, no. 1, 2) x ), la base presque car­ rée, les parois droites, renferment l'habitation seulement de trois cô­ tés, et s'unissent en an­ gle obtus avec la pointe en haut pour former le toit 2 ). Le seuil est in­ diqué par une raie en Fig. 9. relief en travers de l'en­ trée. La seconde forme d'urne représentée par un seul fragment diffère de l'autre par je fait qu'elle n'a que deux parois latérales ; ce serait donc une habitation à deux entrées, tandis que la première n'en aurait qu'une seule. Toute la paroi extérieure est peinte en rouge-ocre, ce qui peut être un simple ornement de cette urne, mais aussi le reflet de la réalité. Mais le toit, qui en aucun cas ne pouvait, être en terreglaise peinte, étant peint de la même couleur, j'incline à croire que nous avons à faire à un simple décor de l'urne, sans correspondent dans la réalité (v. fig. 21). Des urnes-habitations semblables aux premières ont été trouvées jusqu'à présent: en Bulgarie, dans la station néolithique de Salmanovo 3) ; à Câscioarele (dans notre pays) 4) quelques fragments d'urnes absolument identiques aux nôtres quant à la forme 5 ). Il reste donc établi que la forme des habitations de la couche B de Gumelnita était quadrangulaire. En afirmant ceci, nous nous basons sur la forme des urnes en terre-glaise trouvées dans cette couche, car les trous des pieux étaient isolés et n'ont pu donner aucun indice. Le matériel de construction était le même comme pour les habitations de la couche A : sur un squelette de pieux on calait de la terre-glaise molle
*) Le petit couvercle mentionné plus haut a l'anse modelée de la même manière. 2 ) Le fragment d'urne qui rentre dans cette ca­ tégorie représente le toit, étant beaucoup plus précis et mieux modelé. Sur les deux pentes du toit on distingue cinq raies parallèles incisées, qui vont de la crête jusqu'au bord du toit, sépa­ rant ses moitiés en six rectangles parfaitement égaux (fig. 10, No. 2). Ces raies représentant certaine­ ment les poutres en bois déposées sur le toit pour retenir le chanvre et les roseaux et les faire tenir contre le vent. ) Dr. Moritz Hoernes, Kultur der Urzeil (Sarnmlung Gôschen), I, p. 101, fig. 2 de la première
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rangée; la fig. 3 de la même rangée est un peu plus longue, mais la parente des formes est cer­ taine. *) Gh. Stefan, Fouilles de Câscioarele, «Dacia» I L δ ) Un jour en rentrant de fouilles je fis une observation extrêmement intéressante: le garde d'une vigne s'était construit une cabane en verges et en pailles qui avait absolument la forme de nos urnes, peut-être un peu plus allongée. C'est certainement un exemple extraordinaire de la puissance de la tradition, à laquelle il faut ajouter les nécessités imposées par des matériaux iden­ tiques.

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FOUILLES DE GIMKLMTA

et de la paille: sur presque aucun des fragments de bousillage trouvés dans la couche B on n'a pu reconnaître des traces des verges. Les pieux devraient être plus rapprochés

Fig. 10.

pour encadrer et soutenir le mur fragile de terre-glaise et de paille. On n'a pu constater ni dans cette couche du bousillage poli, qui nous indiquerait quelque soin pour l'aspect esthétique des habitations. Les ménages des habitants ne se composaient pas sans doute seulement de la maison à une chambre, comme celles qui sont représentées par les urnes: elles ont du avoir assurément quelques dépendances 1 ).
*) D a n s toutes les portions fouillées à Gumelni$a on n'a trouvé aucune t o m b e . C'est pour cela q u e n o u s ne pourrons rien dire de la manière d'enterrer les m o r t s . P o u r t a n t , quelques ossements humaines trouvés p a r m i autres débris nous font conclure pour l ' e n t e r r e m e n t à côté des habitations,

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VLAIMMIK DUMITRESCTJ

ARMES E T INSTRUMENTS EN S I L E X E T EN P I E R R E P O L I E Les populations préhistoriques de Gumelnita connaissaient le métal ; mais il était encore trop rare et probablement trop précieux pour qu'il fût utilisé à l'aire tous les instruments ou toutes les armes. L'abondance des instruments et des armes en silex est chose commune pour toutes les stations néolithiques et énéolithiques d'Europe. Notre pays n'en fait nullement ex­ ception sur ce point. Dans toutes les stations de ces époques, connues en Roumanie ] ) on a constaté une abondance générale du silex et de la pierre employés comme maté­ riaux pour différents instruments et armes. Gumelnita a été un atelier à tailler les silex. Dans les deux couches de culture se trouvent des éléments qui nous permettent de l'affirmer: les nucleïs, tantôt informes, tantôt conservant les traces visibles des lames détachées; les percuteurs en grande quantité, les arêtes informes et très nombreuses et le grand nombre d'instruments et outils entiers et fragmentaires, nous portent à cette conclusion 2 ). Mais je crois qu'on ne peut parler d'un atelier qui travaillerait pour d'autres emplacements, étant donné que toutes les autres stations environnantes (Sultana, Fundeanca, Câscioarele) sont elles-aussi des ateliers à tailler les silex. Quant à la différence entre les couches A et B, on ne peut faire qu'une seule re­ marque: le nombre des instruments trouvés dans la couche inférieure est plus grand que celui des instruments de la couche B. Comme travail — nous le verons immédiate­ ment par la description des types — on ne peut constater aucune différence, exception faite d'une hache en silex retrouvée dans la couche B, qui est polie sur une de ses faces. Mais ce cas est isolé, car tous les autres instruments en silex de la couche supérieure sont taillés de la même manière que ceux de la couche A. En ce qui concerne les instruments en pierre polie, leur nombre est beaucoup plus réduit et ne comprend que des haches, des tranchets et des marteaux. Ils se retrou­ vent en nombre presque égal dans les deux couches de culture, et sont taillés de la même manière pour les deux couches.
ARMES ET INSTRUMENTS EN SILEX

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a) Armes. Il n'est pas impossible que les différentes haches avec leur manche en corne de cerf ou en bois fussent employées au besoin comme armes. Mais les armes préhistoriques en silex bien caractérisées trouvées à Gumelnita, sont les pointes de lances et les pointes de flèches. Tous les exemplaires retrouvées à Gumel­ nita sont de la couche B, _ce qui ne signifie point qu'elles ne furent pas utilisées à l'éj)oque de la première couche, La technique de ces armes, exception faite d'une seule pointe de lance, est beau­ coup plus soignée que celle des autres instruments en silex: On a obtenu une surface presque tout à fait nette en détachant avec soin les petits arêtes en silex. Quant à leur forme toutes sont plus ou moins traingulaires, n'ayant point de barbelures ou de dents à accrocher. Ce fait paraît être d'ailleurs caractéristique non
x ) I. Andrieçescu: Contributiuni la Dacia înainte de Romani, Iassy, 1912, p p . 27 — 42. 2 ) D'ailleurs on n ' a point t r o u v é au cours des

fouilles de G u m e l n i t a a u c u n e portion de t e r r a i n laquelle puisse ê t r e considérée, p a r l ' a b o n d a n c e des silex, c o m m e l ' e m p l a c e m e n t d ' u n atelier.

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FOUILLES DE GUMELNIJA seulement pour Gumelnita, mais aussi pour toutes les pointes de flèches et de lances trouvées dans la région du Danube inférieur: toutes ces armes retrouvées à Sultana l), a Câscioarele 2) et en d'autres endroits 3) ont exactement la même forme triangulaire et sont exécutées d'après la même technique que celles qui furent trouvées à Gumel­ nita. La seule différence qu'on pourrait constater est un changement dans le rapport de la base et de la hauteur: Il y en a de plus étroites et plus longues, d'autres plus larges et plus courtes. Les pointes de lance sont au nombre de trois (fig. 11, no. 11, 12, 13), toutes longues de 9 cm. Leur largeur varie entre 1,50 cm et 4 cm. Deux d'entre elles sont taillées par

Fig. 11.

Fig. 12.

retouche sur les deux faces (fig. 11, no. 12, 13). Une de celles-ci (l'exemplaire de la fig. 11, no. 13) représente la plus belle pointe de lance trouvée dans notre pays. La troisième pointe de lance est cassée à la base. Elle a été taillée d'après le système des lames en silex, c'est-à-dire avec deux nervures longitudinales sur le dos (fig. 11, no. 11) 4 ). Les pointes de flèches retrouvées sont au nombre de quatre ; une d'elles peut être considérée comme pigmée. Toutes sont triangulaires, les côtes un peu bombées vers
*) I . Andriesescu Fouilles de Sultana, «Dacia» I, 1924, p . 67. 2 ) Gh. Çtefan, op. cit. Dacia I I . s ) V. Christescu, Fouilles de Boïan, «Dacia» I I ; Hortensia Dumitrcscu, Fouilles de Chiselet, «Dacia» I I I (1926). *) C'est d'ailleurs une forme c o m m u n e ; nous la retrouvons aussi en F r a n c e : cf. Déchelette, op. cit., I , p . 494. fig. 175, no. 4.

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Vï.AnîMIH DUMITRESCU

la p o i n t e . Trois de ces p o i n t e s sont t r è s bien r e t o u c h é e s (fig. 1 1 , n o . 14, 15, 19) sur les d e u x f a c e s ; la q u a t r i è m e (fig. 1 1 , n o . 20) n ' e s t p a s p a r f a i t e m e n t r e t o u c h é e , a y a n t encore b e a u c o u p d ' a s p é r i t é s et u n profil i n é g a l ; p e u t - ê t r e elle n ' a été p o i n t ter­ m i n é e . Les dimensions des pointes de flèches v a r i e n t e n t r e 2 1/i cm et 4 ] / 2 cm d e lon­ g u e u r sur 1 Y 2 à 2 Y 2 c m de l a r g e u r à la b a s e . Des flèches i d e n t i q u e s q u a n t à la forme o n t été r e t r o u v é e s en R o u m a n i e à Sult a n a 1 ) , Câscioarele 2 ) et en d ' a u t r e s e n d r o i t s e n c o r e 3 ) . E n Occident on r e t r o u v e de t y p e s semblables d a n s les palafites néolithiques de Suisse 4 ) et d a n s divers a u t r e s en­ droits ( F r a n c e 5 ) e t c . b) Instruments. Le n o m b r e des i n s t r u m e n t s en silex, entiers et f r a g m e n t s , q u ' o n a t r o u v é d a n s les fouilles de Gurnelnija d e passe 1900 e x e m p l a i r e s . L e s i n s t r u m e n t s en silex t r o u v é s à G u ­ m e l n i t a , s o n t des h a c h e s , des g r a t t o i r s , des p o i n ç o n s , des l a m e s e t des p e r c u t e u r s . Les haches en silex t r o u v é e s d a n s les cou­ ches A et B s o n t a u n o m b r e d e 21 e x e m ­ plaires, entiers ou f r a g m e n t s e ) . Elles o n t été taillées d ' a p r è s le m ê m e p r o c é d é p o u r les d e u x couches, q u o i q u e la p l u s g r a n d e et la plus belle h a c h e t r o u v é e à G u m e l n i t a (qui est | en m ê m e t e m p s la p l u s belle h a c h e en silex t r o u v é e d a n s l ' a n c i e n r o y a u m e de R o u m a ­ nie) a été t r o u v é e d a n s les débris de l ' h a b i ­ t a t i o n n o . 1 de la couche A. U n e seule h a c h e de la couche B a u n e des faces polie (fig. 13, n o . 1), fait e x t r ê m e m e n t i m p o r t a n t , car les i n s t r u m e n t s en silex du b a s i n c e n t r a l et in­ férieur d u D a n u b e de la P é n i n s u l e b a l c a n i q u e et de l ' I t a l i e n e s o n t p o i n t polis. A u c o n t r a i r e , d a n s t o u t l ' O c c i d e n t et le N o r d de l ' E u r o p e (y compris l'Allemagne) on r e t r o u v e t o u j o u r s des i n s t r u m e n t s en silex poli 7 ) . Fig. 13. D e t o u s les t y p e s de h a c h e s en silex nous ne r e t r o u v e r o n s à G u m e l n i t a q u e le t y p e — I — à t ê t e d e u x côtés (V **\ L/<\ft^~~**- u n a u î i e _ r r I I — à t ê t e large et à d e u x côtés. D a n s la c o u c h e A on a r e t r o u v é 7 h a c h e s (entiers et f r a g m e n t s ) , t o u t e s d u t y p e I I (fig. 12, n o . 1 — 5 e t 7 — 8) ; d a n s la couche B on a t r o u v é 14 h a c h e s , d o n t u n e seule du t y p e I (fig. 13, n o . 5) et les a u t r e s d u t y p e I I (v. fig. 13, n o . 1 — 4 , 6 — 8 ; fig. 14, n o .
1 ) I. Andriesescu, Fouilles de Sultana, «Dacia» I p . 67. 2 ) Gh. Çtcfan, op. cit., «Dacia» I I . 3 ) I . Andriesescu, Contribuai, p . 36 — 37. *) F o r r e r , Heallexikon, pi. 146 no. 6 et 7. 5 ) Déchelette, op. cit., I, p . 496 no. 4.

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") Quelques exemplaires paraissent avoir été p l u t ô t employés comme m a r t e a u x ; en t o u t cas il y en a qui ont l'aspect de m a r t e a u x peut-être parce qu'ils n ' o n t été terminés. ' ) V. J . de Morgan, L'humanité préhistorique (ΙΙ-e édition), Paris 1924, p p . 89 — 9(1.

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FOUILLES DE GUMELNITA 1 — 7). Ce qui est caractéristique pour presque toutes les haches en silex de Gumel­ nita, c'est le fait que l'une des faces est un peu plus plate, l'autre plus bombée et en arc horizontal. La partie supérieure des haches (exception faite de l'exemplaire du type I) est coupée en ligne droite. La base est quelquefois droite, d'autre fois arquée en dehors. Les haches en silex de Gumelnita ont été taillées d'après deux procédés techniques (exception faite de l'exemplaire en silex poli): Une première technique est la taille, par retouchement (c'est le cas de l'exemplaire le plus grand et d'autres encore; fig. 12, no. 1); l'autre est la taille des lames en silex le long de la hache, ce qui donne aux

Fig. 14.

Fig. 15.

haches de cette catégorie un aspect de nucleïs l) (fig. 12 no. 4 — 5). Le silex est brun, quelquefois vitreux, ou bien mat à nuances vertes et rougeâtres; une seule hache est proprement dit en silex rouge. Les dimensions des haches en silex de Gumelnita va­ rient entre 20,5 cm longueur sur 8 cm largeur de la base et 3,1 cm largeur à la partie supérieure (fig. 12 no. 1), dimensions du plus grand exemplaire, et 7,2 cm lon­ gueur X 5,5 cm largeur de la base et 4 cm largeur de la partie supérieure (fig. 12 no. 5), dimensions de l'exemplaire le plus petit.
*) Une des haches entières (fig. 14 no. 1) a la bosse grosse et plate, non aiguisée, ce qui prouve qu'elle fût utilisée comme marteau et non comme hache.

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VLADIMIR niMlTRKSCU

Beaucoup des haches de Gumelnita ressemblent à celles de Butmir ou de Bul­ garie, ce qui est fort explicable, et il n'est point nécessaire d'insister sur chaque res­ semblance en particulier.

Les autres instruments en silex sont au nombre de plus de 1800, la plus grande partie étant des fragments. Pourtant le nombre de exemplaires entiers ou presque en­ tiers est encore assez grand. Comme je n'ai pu constater aucune différence de tech­ nique et de forme entre les exemplaires retrouvés dans la couche A et ceux de la couche /?, je me suis borné à parler de tous les exemplaires ensemble. Divisée par catégories, la collection d'instruments entiers et presque entiers se com­ pose de 105 lames, 284 grattoirs-poinçons et 56 percuteurs. Sous le nom de lames nous avons compris toutes les lames entiers et les fragments à profil parfaitement horizon­ tal ou incurvé qui en aucun cas n'ont pu servir comme râcloirs mais comme des couteaux: Leurs deux côtés bien aigui­ sées pour la plupart, nous permettent de l'affirmer. Quelques-unes de ces la­ mes — un très petit nombre — ont quel­ ques dents de scie. La technique des lames en silex est celle généralement connue à Butmir et partout ailleurs: le dos a quelques fois une nervure médiane (fig. 15 et 16), ou plus souvent deux nervures paral­ lèles (fig. 15 et 16) tandis que la face inférieure est toujours plate et sans nervures. La plus grande lame en silex trou­ vée à Gumelnita est longue de 27,5 cm, d'un profil longitudinal très peu incur­ v é ; elle est un peu brisée à la pointe (fig. 15, no. 1). Exceptée cette lame Fig. 16. nous en avons encore deux d'un profil longitudinal presque parfaitement horizontal (fig. 15, no. 2 et 3) — longues de 19,5 cm et de 19 cm ; tout les deux ont la pointe cassée. Il faut aussi mentionner spécialement quelques lames incurvées trouvées à Gumelnita, longues de 16 —17 cm ' ) . Les grattoirs sont de deux espèces: 1. ceux de petites dimensions, d'une forme connue dans tous les centres préhistoriques de l'époque néolithique et énéolithique ; 2. ceux de dimensions plus grandes, qui nous rappelent — bien entendu sans intention
) On avait déjà trouvé en 1924 à Gumelnita des lames incurvées de mêmes dimensions (v.
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Découvertes

de Giimelnifa,

Dacia I, p. 327).

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FOUILLES DE GUMELNITA d'établir a u c u n e filiation,—les grat­ toirs paléolithiques (fig. 17, n o . 20 — 22). Les premiers sont aussi de d e u x s o r t e s : les g r a t t o i r s simples et ceux à p o i n t e (grattoirs - poinçons). Les grattoirs simples sont courts et lar­ ges, p a r f a i t e m e n t nets sur u n e face, avec des n e r v u r e s sur le dos (fig. 17, n o . 1, 2, 6, e t c . ) ; les grattoirs-poiçons o n t u n e forme plus longue et plus étroite é t a n t taillés à la m a n i è r e de l a m e s , à u n e ou d e u x n e r v u r e s longitudinales sur le dos (fig. 18) ; leur p o i n t e est presque toujours cassée. Q u a n t a u x grattoirs à formes r a r e s , ils o n t h a b i t u e l l e m e n t u n b u l b e de percussion qui sert c o m m e p o i n t . d e soutien p o u r la m a i n du celui qui s'en sert. Quelques exemplaires de ce genre a v a i e n t déjà été t r o u v é s précédem­ m e n t à G u m e l n i t a l ) . Ceux q u i fu­ r e n t t r o u v é s d a n s nos fouilles n ' o n t besoin d ' a u c u n e description, car les p h o t o s sont suffisamment claires (fig. 16, n o . 20—[22). Il est p o u r t a n t né­ cessaire de r e m a r q u e r q u e leurs di­ mensions sont presque toujours très grandes (quelques fois 1 5 X 1 0 cm). U n fragment à d e u x dents fait p r o ­ b a b l e m e n t aussi p a r t i e d ' u n g r a t t o i r d ' u n e forme spéciale (fig. 18, n o . 21). L ' a b o n d a n c e et la v a r i é t é des ces grat­ toirs d é n o t e u n e industrie très déve­ loppée des p e a u x de bêtes, car c'est d a n s ce d o m a i n e q u e les grattoirs é t a i e n t s u r t o u t employés. D'ailleurs nous avons à G u m e l n i t a u n a u t r e t é ­ moignage de cette i n d u s t r i e : u n e ad­ mirable collection de poinçons en os qui servaient c e r t a i n e m e n t à coudre et à percer diverses p e a u x . Les percuteurs au n o m b r e de 56 exemplaires ont p o u r la p l u p a r t u n e ») Dacia I (1924) p. 327 — 328. 49

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k Dncia II 1925.

VLADIMIR DUMITRESCU forme presque parfaitement sphérique (fig. 12, n o . 6) et de dimensions variables. Le plus grand a un diamètre de 7,5 cm, mais il y en a d o n t le d i a m è t r e ne dépasse pas 3,5 cm. P e u t - ê t r e quelques-uns des percuteurs é t a i e n t employés comme des «grenades»; mais sans d o u t e les plus grands é t a i e n t employés pour détacher les lames et a u t r e s i n s t r u m e n t s en silex. A v a n t d'en finir avec les i n s t r u m e n t s en silex il faut m e n t i o n n e r d ' u n e manière spéciale trois exemplaires: I) Une lame à n e r v u r e médiane sur le dos, a y a n t près de la pointe, d'un côté et de l ' a u t r e , u n e p e t i t e entaille p o u r pouvoir l ' a t t a c h e r à u n m a n c h e (fig. 1 1 , no. 16); ce procédé d ' e m m a n c h e m e n t des i n s t r u m e n t s en silex est générale­ m e n t connu l). I I ) U n fragment à l'aspect de p o i n t e de flèche avec d e n t ; j e ne l'ap­ pelle ainsi q u ' a v e c t o u t e la réserve possible car il est fort p r o b a b l e que cette forme soit d u e à u n e brisure 2 ) (fig. 1 1 , no. 17). 111) Pointe de poinçon ou de flèche, plus p r o b a b l e m e n t pointe de poinçon, car elle n'est pas taillée avec t r o p de soin (fig. 1 1 , n o . 18). * Instruments en pierre polie et non polie. A côté du silex les h a b i t a n t s préhistoriques de G u m e l n i t a utilisaient aussi — c o m m e p a r t o u t ailleurs à cette époque — d ' a u t r e s roches p o u r tailler les différents i n s t r u m e n t s d o n t ils a v a i e n t besoin. La p l u p a r t de ces i n s t r u m e n t s sont en pierre polie, ce qui r e n d a i t leur exécution b e a u c o u p plus diffi­ cile; c'est p o u r cela q u e les i n s t r u m e n t s en pierre polie sont b e a u c o u p moins n o m ­ b r e u x . Moins résistents que les i n s t r u m e n t s en silex, les i n s t r u m e n t s en pierre polie se cassaient facilement et étaient plus r a p i d e m e n t hors d'usage. Il n e faut donc pas s'étonner q u ' a u c u n e des grandes h a c h e s - m a r t e a u x en pierre polie trouvées à Gumel­ n i t a ne soit conservée entière. a) Instruments en pierre non polie. Ces i n s t r u m e n t s sont en p e t i t n o m b r e et se divisent comme s u i t : moulins à broyer le grain, pierres à broyer le grain, polissoirs et «percuteurs». Les moulins et les pierres à broyer le grain. On en a t r o u v é à G u m e l n i t a quelques exemplaires entiers mais s u r t o u t des fragments d a n s la couche B et à l'intérieur des h a b i t a t i o n s de la couche A. D a n s ces h a b i t a t i o n s on a m ê m e t r o u v é s p a r d e u x ou plus de fragments de moulins p a r h a b i t a t i o n , fait qui p r o u v e le bien-être de leurs h a b i t a n t s . La forme habituelle de ces moulins à b r o y e r le grain, dans les d e u x couches de G u m e l n i t a , est oblongue et plus ou moins creusée c o m m e u n e auge, d'après la durée et l'intensité de l'usage. Cette forme est assez c o m m u n e dans n o t r e p a y s 3 ) et dans les régions voisines 4 ). Les seuls exemplaires q u e n o u s avons cru devoir relever sur le terrain sont d e u x moulins à broyer, presque inutilisés (le profil supé­ rieur est presque t o u t à fait horizontal, v . fig. 21), l'un plus g r a n d , a u x dimensions de
*) Cf. J . de Morgan, o. c , p. 158, fig. 75. L'exem­ plaire est de Mésopotamie, mais le système était le même partout. V. d'ailleurs Hoernes-Fiala, Die neolitische Station von Butmir, I I , pi. X V I I I , 1 — 11. 2 ) Une flèche d'une forme semblable à Butmir: Radimsky-Hoernes, Die neolitische Station von Butmir, I, pi. X X I X p. 58. 3 ) A Sultana (Dacia, I ) ; à Câscioarele (Dacia, I I ) , etc. *) A Chumen en Bulgarie, (v. Izvestia, 1916 — 1918, p. 76. fig. 56); à Butmir (Hadimsky-Hoernes o. c , pi. X X X I I , plus spécialement les nos. 65,66 et 7 4 ; pi. I I I , fig. 75, 79, 80).

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FOUILLES DE ΟΙΓΜΕΙΛΓΓΛ

28 cm longueur, 16,5 cm largeur et 6 cm épaisseur. Un autre a servi pour broyer des couleurs, car le centre de la face supérieure a un renforcement tout à fait circulaire d'un diamètre de 4 cm 5, et d'une profondeur de 0,6 cm. On a trouvé des exemplaires pareils à Sultana *) et à Câscioarele 2 ). Les pierres à broyer le grain ont été retrouvées souvent à côté des moulins. Ils ont une forme oblongue et quelque peu hémisphérique (v. fig. 21). Quelquefois une des faces, ou bien les deux faces se sont usées et sont devenues parfaitement plates, ce qui dénote un usage prolongé. La plus grande pierre à broyer le grain trouvée à Gumelnita a 12 cm longueur, 11 cm largeur et 4,5 cm épaisseur. Quelques percuteurs méritent une simple mention. Ils ont servi certainement seulement comme armes (grenades) car les matériaux dans lesquels ils sont taillés sont si fria­ bles qu'ils n'auraient en aucun cas pu servir à tailler d'autres instruments. Les polissoirs en pier­ re ont été retrouvés en grand nombre, mais je n'en ai retenu que 7 beaux exemplaires mieux con­ servés. Leur forme devait être celle d'une large dalle en pierre, pas trop épais­ se, à dimensions variable. Deux ou trois lignes creu­ sées parallèlement ou mê­ me au hasard, coupent une des faces du poussoir (fig. 19). Un seul des po­ ussoirs trouvés à Gumelnita a sur les deux faces ces lignes profondes; on y polissait par friction les Fig. 19. os et de petites haches en pierre polie 3 ). b) Instruments en pierre polie. Ces instruments peuvent être divisés en trois caté­ gories: 1. haches et petites haches; 2. petits tranchets; 3. haches-marteaux. Comme technique et comme forme il n'y a pas de différence entre les instruments de la première et ceux de la deuxième couche. Seulement, le nombre de ces instruments est plus grand dans la couche A que dans la couche B. 1. Parmi les 15 haches en pierre polie, entiers ou fragments, qu'on a trouvé à Gumeln i t a 4 ) , u n seul exemplaire entier et 3 fragments sont des grandes haches (la plus grande a 7 c m X 5 c m ) ; les autres sont de petites haches qui varient entre 5,5 cm X 3,5 cm et 3 x 2 , 5 cm). Le fait qu'elles sont si petites nous fait croire qu'elles n'étaient peut-être pas destinées à un but utilitaire ; on pourrait les mettre en relation avec le culte des
*) I. Andriesescu, Fouilles de Sultana, «Dacia» I. 2 ) Gh. Çtefan, op. cit. «Dacia» I I . a ) Déchclette, op. cit., I, pp. 523 — 4. ) Un des fragments nous a été donne par M. B. Ionescu ; les autres ont été trouvés dans les fouilles.
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VLADIMIR DUMITRESCU

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bipennes venu du Sud égéen. Pourtant, leur nombre qui est beaucoup plus grand que celui des grandes haches, et aussi le fait que les tranchets à couper sont extrêmement aiguisées, nous font incliner à y voir des instruments ménagers. D'ailleurs la même pro­ portion entre les petites et les grandes haches a été observée à Kodjadermen en Bul­ garie *), à Sultana 2 ), à Câscioarele3), à Boian*) et autres stations préhistoriques de notre pays. Ces petites haches étaient utilisées par une combinaison de deux manches, dont l'un était le fourreau et l'autre le manche proprement dit 5 ). Si on leur avait mis des manches ordinaires, elles auraient été inutilisables à cause de leurs dimensions réduites 6 ). Quant à l'usage, * ^ f il est évident qu'elles ne pouvaient être

employées que pour les matériaux peu résistants. Déchelette affirme que les erminettcs ne servaient qu'à planer le bois 7 ). Les haches de Gumelnija sont du type quadrangulaire 8 ) ; une seule, la plus petite (fig. 11, no. 6) a la partie supérieure (c'est-à-dire celé qui est op­ 10 ^ " posée au couperet) extrêmement mince et le couperet très large, ce qui fait que sa forme quadrangulaire se rapproche beaucoup d'un triangle avec la base en • 16 u 19 bas. Toutes les autres ont une forme 13 trapézoïdale plus ou moins accentuée Fig. 20. (fig. 10, no. 3, 6; fig. 11, no. 1 — 5, 7—10 et fig. 20, no. 10), sauf une qui est tout à fait rectangulaire (fig. 20, no. 9). Parmi ces petites haches cinq sont taillées en herminettes (fig. 11, no. 1, 2, 4 ; fig. 10, no. 3, 4) ; les marges latérales sont quelquefois très aiguisées d'autres, fois très effacées. Une autre hache est taillée en rhombe (fig. 20), la partie supérieure plus longue, les marges imprécises et les bouts non aiguisées. 2. Exception faite les haches et les haches-marteaux on a trouvé à Gumelnita encore trois tranchets en pierre polie et deux instruments polis qui servirent peut-être comme pierres à aiguiser. Les petits tranchets, quoique très minces, étaient certaine­ ment utilisées dans le ménage, car ils sont trcs bien aiguisés (fig. 20, no. 14—16, et S \

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>) Izvestia, 1916 — 18, p. 86 — 88. 2 ) I. Andriesescu, Fouilles de S. «Daoia» I. 3 ) Gh. Çtefan, op. cit., «Dacia» I I . p. *) V. Christescu, op. cit., «Dacia» I I . p. *) Déchelette (o. cit., I, p. 515), affirme que seules les herminetes étaient fixées de cette ma­ nière. Pourtant il existe aussi de petites haches polies d'un autre profil que les herminettes, dont

les dimensions réduites demandaient le même systhème pour les fixer. °) Déchelette, o. cit., I, p . 532, fig. 191, no. 2 et 4 ; J . de Morgan, op. cit., p. 104, fig. 40, no. 1, 4 et 5. ') Op. cit., I, p. 515. 8 ) Déchelette, op. cit., p. 513 — 1 6 .

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FOUILLES DE GUMELNITA

fig. 10, no. 6) ; les deux pierres à aiguiser ont l'une une forme ellipsoïdale (v. fig. 20, no. 8) et l'autre la forme d'une prisme rectangulaire (fig. 20, no. 17). 3. Parmi les sept marteaux qui furent retrouvés dans les fouilles de Gumelnita, le hasard a voulu qu'il n'y en ait aucun d'entier, mais seulement des moitiés ou de petits fragments. Une seule de ces haches-marteaux est aiguisée (v. fig. 20, no. T). Quant à leur forme, il serait difficile d'établir des types précis ; nous nous bornerons de renvoyer aux photos respectives (fig. 20, no. 1 — 7). Un des fragments a été troué dans deux endroits, ce qui prouve qu'après qu'il fût cassé une fois, on l'a troué une seconde fois (fig. 20, no. 4). Il faut mentionner une huitième hache-marteau ayant sur une de faces un ébauche de trou (fig. 20, no. 12). Sa forme rectangulaire diffère des autres qui étaient généralement à peu près en forme de rhombe. LA CÉRAMIQUE A Gumelnita, ainsi que dans n'importe quelle station préhistori­ que des premiers temps des métaux, la cérami­ que tient la première place dans l'inventaire des objets trouvés dans les fouilles. La diffé­ rence entre les cérami­ ques des deux couches de Gumelnita est assez accentuée en ce qui concerne la technique, Fig. 21. moins accentuée dans [l'ornementation et presque imperceptible, sauf certains détails, quant aux formes. Donc, pour une plus grande clarté dans l'exposition, nous allons examiner la tech­ nique de la céramique trouvée dans la couche A séparément de celle de la céramique appartenant à la couche B; quant aux formes et à l'ornementation, nous essayerons toujours de commencer par ce qui appartient seulement à la couche A, afin d'en venir, par les éléments communs, aux éléments propres à la couche B. 1. La technique. Indifféremment de la profondeur à laquelle elle a été trouvée, et constituant par cela même un élément d'unité, toute la poterie de Gumelnita — ap­ partenant aux deux couches — a été façonnée à la main. Pas un seul fragment de céramique ne décèle l'emploi du tour. Le fait est d'ailleurs parfaitement explicable, le tour n'apparaissant dans nos régions qu'à l'époque La Tène, et alors même ne s'imposant que partiellement. Ayant fait cette remarque qui concerne les deux couches 53 www.cimec.ro

VLADIMIR DUMITHESCU

de Gumelnita, nous allons examiner, comme nous l'avons déjà dit, chaque couche sé­ parément. LA COUCHE A. La céramique de cette couche est le plus souvent travaillée dans une pâte grossière, mal pétrie et contenant quelquefois des cailloux assez gros par rapport aux parois du vase x ). Les jarres surtout, comme il apparaît des différents fragments, ont été faites dans une pâte excessivement mal soignée. Au contraire, les vases plus petits, ou même certains vases plus grands qui — par leur facture soignée n'ont pas l'air d'avoir été d'un emploi journalier — sont travaillés dans une pâte de beaucoup plus fine 2) à peu près ou même complètement dépourvue des différents corps étrangers (cailloux, etc.). Pourtant il y aussi des petits vases qui font exception à fi cette règle, étant travaillés dans une pâte mal soignée. Cependant, indifféremment de 1v^ *, fyVTW^. la qualité de la pâte, toute cette poterie a été cuite le plus souvent incomplète] / ment ; pas un seul vase de cette couche n'a été cuit au rouge. Quelques vases ' bien cuits et d'autres qui ne l'ont point été, font les habituelles exception qui confiret m e n t l a loi Α^/λΛ^ / i ' · Presque toute la céramique de cette couche a une patine brillante, obtenue par le polissage en noir et brun-rouge (et les nuances qui en dérivent) de la surface extérieure et aussi de la surface intérieure du vase. Quelquefois ce polissage est très bien exé­ cuté; en général il est également appliqué aux petits et aux grands vases de n'importe quelle forme. D'autres vases, très peu nombreux par rapport à ceux à patine, ont une peinture matte ou brillante, soigneusement exécutée 3 ). La céramique à patine (comme la céramique peinte) exclue généralement l'ornement en relief, tout en acceptant celui ob­ tenu à l'aide du graphite ou le décor peint. Tl y a toutefois maint fragment de pote­ rie à patine, ayant aussi des ornements en relief (v. plus bas. — En proportion de l/5, ou à peu près, on trouve aussi dans cette couche une céramique sans patine et sans peinture (monochrome). Il est intéressant de noter ici-même que cette poterie monochrome a presque toujours des ornements en relief. Quant au polissage des vases, ce procédé technique a été relevé dans toutes nos stations préhistoriques de la même époque que Gumelnita 4 ). Nous sommes d'avis qu'il doit être regardé comme une in­ fluence de la technique des vases en métal ( = bronze) sur la technique de la poterie, car on ne la rencontre jamais dans les stations néolithiques et, de la sorte, la patine constitue un élément de chronologie post-néolithique. La peinture des vases, représentée à Gumelnita par un très restreint nombre de fragments de poterie, sort du cadre de la céramique peinte transilvano-moldavo-ucraïnienne. Il y a aussi des exemplaires qui, sans être peints, présentent des dessins incisés enduits de couleur blanche ou rouge-ocre; nous reviendrons là-dessus au paragraphe des ornements. & LA COUCHE B. La pâte dans laquelle est travaillée la céramique de cette couche est le )J ^ plus souvent supérieure — quant à la qualité — à celle de la couche A. Les exemplaires

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*) Le même fait a été observé ailleurs aussi, à Cucuteni par exemple (cf. I. Andricgescu, ('-ontribufiuni, p . 48). 2 ) Ibidem. 3 ) L'ornementation à graphite é t a n t seulement un élément ornemental sans j a m a i s couvrir le

vas t o u t entier, nous In rangeons parmi les procédés ornementaux, sans plus insister ici-même. *) A Sultans (Dacia, I ) ; à Cascioarele (Dacia, I I ) ; à Boïan (Dacia, I I ) ; à Chiselet (Dacia, I I I ) , etc.

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FOUILLES ΌΕ GUMELNITA

faits en pâte insuffisamment moulue et contenant des impuretés — des cailloux sur­ tout — sont rares par rapport aux autres travaillés dans une pâte bien pétrie et suffissament fine. De nombreux petits vases sont travaillés, de même que dans la couche A. d'ailleurs, dans une pâte extrêmement fine, et comme tels ils ont les parois très minces. Il n'y a que les jarres qui sont, sans exception, modelées dans une pâte mal moulue et pas soignée. La céramique de la couche B a été en grande partie bien cuite au rouge, fait qu'on ne pourrait que rarement relever dans la couche A. Par conséquent, les parois des vases ont une grande résonance et sont de beaucoup plus résistants. La patine, si commune à

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la couche A est presque entièrement disparue. Parmi les fragments de poterie décou­ verts dans la couche B de Gumelnita, le nombre des fragments à patine — noire ou brune sur l'une ou les deux faces des parois — ne représente pas même la propor­ tion de l/iooo, ce qui nous fait supposer qu'ils sont arrivés là par hasard de la couche A (v. aussi plus haut, p . 54), à la suite d'un bouleversement des couches primitives. Quand même cette explication ne serait pas la vraie, leur petit nombre prouve qu'en tout cas la patine n'était plus qu'une bien faible réminiscence du temps de la couche A. Certainement le fait est singulier, puisque la couche B est de l'époque même du bronze, lorsque la patine est un des éléments caractéristiques de la céramique. Néanmoins la réalité des faits l'emporte sur nos théories — et les fouilles de Gumelnita vérifient l'as­ sertion faite plus haut sur le rôle insignifiant de la patine dans la couche B. En échange la nature a eu le soin de pourvoir la céramique de Gumelnita d'une couche de calcaire, disposée sur les parois de tous les vases et fragments de poterie de cette couche. 55 www.cimec.ro

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VLADIMIR ltl MITRESCU 2. Les formes. Une forme de va.se, à laquelle on pourrait difficilement donner un n o m c a r a c t é r i s t i q u e , est représentée d a n s la couche A p a r quelques fragments de vases b a s , au fond très large et à l ' o u v e r t u r e très large (fig. 10, n o . 8, 10, 14 et fig. 2% n o . 3). Le plus h a u t vase de cette catégorie a 9,5 cm de h a u t e u r . Quelquefois le fond a u n d i a m è t r e plus g r a n d que celui de l ' o u v e r t u r e (fig. 22, n o . 3), d ' a u t r e s fois c'est le con­ traire qui arrive (fig. 10, n o . 8). Les parois sont parfois arquées vers l'extérieur j u s q u ' à u n certain p o i n t , d'où elles c o m m e n c e n t à r e n t r e r en elles-mêmes vers l ' o u v e r t u r e p o u r la rétrécir un peu (v. fig. 22, n o . 3) ; d ' a u t r e s fois enfin elles sont un peu penchées vers l'extérieur. D a n s la m ê m e couche on a aussi t r o u v é un fragment a y a n t a p p a r t e n u à u n g r a n d bol, ressemblant à un a u t r e t r o u v é d a n s la couche inférieure de C â s c i o a r e l e ' ) . Cela d i t , nous allons passer a u x formes c o m m u n e s a u x d e u x couches. Les vases piriformes sont sans d o u t e ceux q u ' o n r e n c o n t r e le plus s o u v e n t d a n s la c u l t u r e néolithique cl post-énéolithique sud-est euro­ p é e n n e 2 ) . De l'Ucraïne j u s q u ' e n Thessalie, en p a s s a n t p a r la Molda­ vie, la T r a n s y l v a n i e , la Valachic, la Bulgarie et la Serbie, cette forme se r e t r o u v e partout, d a n s t o u t e s les s t a t i o n s néolithiques et plus ré­ centes encore. Du reste, la v a r i é t é des vases pi­ Fig. 23. riformes est assez gran­ de. Cette forme est bien représentée à Guniclnita, par quelques vases entiers et p a r d'in­ nombrables fragments. Les seuls vases piriformes doul la pointe est en bas ont été trouvés à G u m e l n i t a d a n s la couche A : Ils o n t u n pied h a u t de 3 — 5 cm, et un b o r d très p e t i t (v. îgTZZ, nflj-2).; la p a n s e du vase est u n i f o r m é m e n t b o m b é e et pas t r o p gonflée, sans a u c u n e a c c e n t u a t i o n des épaules. Le pied a u n d i a m è t r e de base de b e a u c o u p plus p e t i t q u e celui de l ' o u v e r t u r e du v a s e . E n général ces vases sont semblables à ceux de B u t m i r 3 ) . Mais le plus c o m m u n des vases piriformes est le v a s e a p l a t i , a y a n t la p o i n t e en haut. ; très v e n t r u , il se rétrécit vers le cou et le fond, d o n t les d i a m è t r e s sont de b e a u c o u p inférieures a u d i a m è t r e central du v a s e . Du reste le col de ces vases est à peine per­ ceptible, é t a n t r é d u i t à u n simple b o r d de 1 — 2 cm h a u t e u r ; quelquefois p a r f a i t e m e n t vertical, d ' a u t r e s fois a y a n t u n e légère t e n d a n c e à l ' é v a s c m e n t , le col du vase est telle­ m e n t p e t i t et le v e n t r e très élargi (v. le vase à l ' o r n e m e n t a t i o n en p a r e n t h è s e , fig. 23 no. 3 et n o . 4 et fig. 24).
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) Dacia, II. ) I. Andricçescu, Conlribufiuni, p. 51 et suiv.

*) Fiala-Hoernes, op. cit., Tafel VI.

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FOUILLES DE GUMULNIJA

Cependant le col du vase n'est pas invariablement petit: quelque fois il atteint une hauteur qui représente un tiers de l'hauteur totale du vase, ce qui lui donne un certain air de sveltesse. Dans ce cas le col a un profil arqué, finissant par un léger retroussement vers l'extérieur, retroussement qui ne va jamais jusqu'à l'exagération (v. fig. 10, no.· 12 et 13) ; ; d'autres fois il a un profil presque droit et penché vers l'in­ térieur, démontrant une tendance à l'étranglement du vase vers le haut (v. fig. 22, no. 1 et fig. 10, no. 9). On observe — d'après certains fragments (v. fig. 10, no. 9) que 1 évolution du col est la même pour quelques gran­ des jarres. D'autres fois, dans la couche B, le col droit et haut finit en s'évasant horizontalement vers l'extérieur (fig. 10, no. 11) et alors, le vase hypothétiquement refait doit avoir eu une forme très souvent rencontrée en Dacie à l'époque du bronze *) : haut col posé sur un corps ventru et mo­ delé à cannelures verticales ou obliques. La tendance à l'étranglement du vase peut être aperçue non seulement chez les vases à haut col, mais aussi chez certains vases, ayant un col très bas et cependant quelque peu penché vers l'intérieur, comme une continuation de l'épaule du — \ vase qui a naturellement cette tendance. Lorsque É le col est haut et les proportions des diverses parties du vase varient, le vase tout entier change aussi d'aspect. L'enflure du ventre n'est plus tel­ lement accentuée et l'épaule du vase—laquelle chez les vases très ventrus avait un plan presque horizontal (v. fig. 23, no. 3) — se courbe un peu plus. La partie Fig. 24. inférieure s'allonge quelquefois elle aussi, transfor­ mant tout le profil du vase en une simple courbe (v. fig. 10, no. 12 et 13). Dans ce cas l'épaule du vase est réduite à un simple pli extérieur du profil ou bien elle dispa­ raît. Bien au contraire, lorsque le col et le vase tout entier sont bas, l'épaule et le ventre prennent un développement peu usité (v. surtout fig. 23, no. 3 et fig. 24). D'autres vases piriformes n'ont point de col, ayant la partie supérieure enflée et percée, le bord étant indiqué par un relief à peine perceptible; celle-ci est toujours une forme habituelle du sud-est européen, particulièrement bien représentée à Butmir 2 ). Le plus grand diamètre du vase est situé quelquefois à mi-hauteur (v. fig. 22, no. 2). Ailleurs cependant il se trouve plus haut, vers le col, ce qui accentue l'épaule du vase (fig. 22 no. 6 — 7). Très rarement ce diamètre maximum se trouve en bas, mais alors l'épaule disparaît presque complètement et en échange le vase prend un air très accentué de sveltesse (v. fig. 10, no. 12 —13) 3 ). Quelques petits vases propres seulement à la couche B sont certainement dérivés desvàsèg~~piriformo6 ;—hr~plus
1 ) Archeologiai Ertesilo, X I I , p . 221 ; ibid., V I I I , p . 356, n o . 2. 2 ) F i a l a - H o e r n e s , op. cit. Tafel V I . 3 ) Voir certains vases de Gumelni^a, découverts a u p a r a v a n t , qui ont cette caractéristique (Dacia, I , pag. 233 et suiv.

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\Ί. \m Mιι; m \imu;s<:r grand diamètre de cee vases se trouve exactement à ini-hauteur (fig. 22, no. 8; fig. 8, no. 5 et fig. 2w, no. 3) ; ces vases ont l'aspect des deux cônes tronqués, forme souvent rencontrée dans les stations énéolithiques à céramique peinte '). Mais les va­ ses en question de Gumelnita ressemblent à certains vases (assez nombreux d'ailleurs) de ce genre trouvés dans des stations datant de l'époque du bronze 2 ), -lesquels nous mènent à dater ceux de Gumelnita à l'époque du bronze. Quelques-uns de ces vases de Gumelnita présentent, au lieu de la crête médiane une sorte de bande large de 1 — 2 cm qui contourne le vase juste à mi-bauteur (v. fig. 22, no. 8). D'autres vases, qui ont pu être toujours dérivés des vases piriformes sans aucun particularité quant au profil extérieur, ont cependant à l'intérieur, à quelques centi­ mètres au-dessous du bord, une espèce d'arête bien reliéfée horizontalement (2 — 3 cm), ( q u i doit avoir servi sans doute de support à un couvercle (fig. 22 no. 4 — 5). Des exemplaires pareils ont été aussi trouvé à Sultana 3 ), Boïan 4 ) et Câscioarele 5 ) (dans cette dernière station, mêmes, aux vases qui n'ont pas été piriformes). Toujours dérivé des vases en poire, un vase trouvé dans la coucbe B a l'aspect d'une citrouille ou d'un melon (v. fig. 25, no. 2), sans col et à bord extrêmement petit; cet exem­ plaire a par exception le dia­ mètre de la base égal à celui de l'ouverture. Les dimensions des vases piriformes trouvés à Gumelnita, varient extrêmement: il y en a des grandes jarres qui pouraient avoir eu plus d'un mètre d'hauteur et un diatrème maxima de 70 — 80 cm à peu-près, jusqu'à des petits vases hauts à peine de 6— 7cm et ayant un diamètre identique. Une autre forme très fréquente, peut-être plus fréquente même que celle «en poire», est la forme de F26 l'écuelle ou de l'assiette comme type unitaire, et d'autres formes très apparentées à celle-ci. Cette forme a été con­ statée tout autant à Cucuteni qu'ailleurs en Bulgarie e) et partout dans le sud-est eu­ ropéen. Lors des fouilles plus récentes on a trouvé plusieurs vases de cette forme à Sultana 7 ), à Câscioarele 8 ), à Boian ") et à Fundeanca l 0 ). Λ Gumelnita, dès 1924, on avait déjà trouvé des vases pareils n ) .
*) Francise Lâszlo, Les formes des vases d'Ariusd, Dacia» I. 2 ) Niedcrlausitscr Mittheilungen, VII, p. 11; X I V , p . 215. 3 ) I. Andrieçescu, Fouilles de S.— «Dacia» 1. 4 ) V. Christescu, op. cit. 5 ) Gh. Çtefan, op. cit. ") Izvestia, 1916 — 18, p . 119 et suiv. à Kodjadermen. 7 ) I. Andrieijescn, op. cit. Dacia I. 8 ) Gh. Çtefan, op. cit. e ) V. Christescu, op. cil. 10 ) Hortensia Dumitrescu, op. c., «Dacia» I I I . u ) V. mon article, Dacia, I, p p . 3 3 1 — 3 3 2 .

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FOUILLES DE GUMELNIJA Ces v a s e s , a y a n t le d i a m è t r e de l ' o u v e r t u r e 6 ou 7 fois plus g r a n d que celui de la b a s e , v a r i e n t eux-aussi q u a n t a u x d i m e n s i o n s : Le plus g r a n d vase-écuelle de Gumeln i t a a le d i a m è t r e de l ' o u v e r t u r e de 51 cm et celui de la base de 9 cm, la h a u t e u r é t a n t /■ de 12 c m (fig. 26). Les plus p e t i t s o n t des dimensions très r é d u i t e s . N a t u r e l l e m e n t les vases-écuelles n ' o n t p o i n t de col. E n échange elles ont u n b o r d de 1 — 3 cm h a u t e u r , qui est quelquefois (dans très p e u de cas) p a r f a i t e m e n t vertical (fig. 10, n o . 18) ; mais le plus s o u v e n t il est u n peu recourbé et retroussé vers l'extérieur (fig. 10, n o . 15 et 18) ou bien p e n c h é vers l'intérieur d u vase (v. fig. 2 7 , n o . 1 et fig. 10, n o . 19). Parfois, a u lieu du b o r d les parois finissent à l ' o u v e r t u r e d u vase en se

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b o m b a n t u n p e u (fig. 10, n o . 16). Ailleurs, m ê m e ce faible grossissement ne s'observe p l u s , le b o r d du vase disparaissant presque entier et finissant p a r u n e sorte de crête (fig. 27, n o . 2, 3, 4). D e ces écuelles à b o r d pareil (qui sont t o u s bas p a r r a p p o r t à l ' h a u t e u r t o t a l e des vases) on est arrivé, en é v o l u a n t , à des écuelles d o n t les b o r d s rehaussés d o n n e n t au v a s e u n e espèce de goulot (fig. 2 7 , n o . 7. 10, 12 et fig. 28), lequel — lorsque le vase est assez g r a n d — s'élève j u s q u ' à 5 cm d ' h a u t e u r (fig. 27, n o . 10 et 12). Le plus sou­ v e n t ce goulot est p e n c h é vers l'intérieur d u v a s e , avec la t e n d a n c e de fermer le v a s e (fig. 27, n o . 7 et 10) ; il est r a r e m e n t vertical ou u n peu p e n c h é vers l'extérieur (fig. 27, n o . 12). A cause d u b o r d et d u goulot l'écuelle reçoit parfois, t o u t au-dessous d u b o r d , u n e a r r ê t e a u b a s d u bord. Q u a n d le b o r d est u n peu plus h a u t et lorsqu'il est retroussé

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soit vers l'intérieur, soit vers l'extérieur, l'arrête est très accentuée (fig. 27, no. 9). Lorsque le bord est allongé en forme de goulot l'arrête prend l'aspect d'épaule (fig. 27, no. 7) comme chez certains vases piriformes. Cette épaule peut être d'ailleurs observée chez certains vases qui n'ont point de goulot, mais seulement un b o r d ; chez les vases à goulot elle forme quelquefois une bande en relief, d'environ 1,5 cm hauteur, qui con­ tourne horizontalement le vase, au bas du goulot (fig. 27, no. 7). Une seule fois le bord d'un vase dérivé de l'écuelle est évasé en dehors (v. fig. 27, no. 5). Le corps des vases-écuelles se rétrécit graduelle­ ment au fur et à mesure qu'il approche le fond. Par­ fois les parois sont un peu recourbées vers l'extérieur (fig. 27, no. 12), mais assez souvent elles sont parfaite­ ment droites. Un fragment d'écuelle, à ouverture très large, présente une particularité : on peut observer à l'intérieur, à 1,5 cm au-dessous du bord, une bande à relief, qui doit avoir fait — à l'intérieur — le tour du Fig. 28. vase (fig. 10, no. 17). Les voses percés sont eux aussi fréquemment trouvés dans les stations préhistori­ ques. Le seul fragment de la couche A de Gumelnita, dont on puisse déduire la forme, ressemble (par la forme) aux vases des fig. 10, no. 8, 10 et 14; il est percé au fond et sur la partie inférieure du parois, par de trous pas trop gros percés du dehors au dédans (v. fig. 27, no. 13). Il s'agit sans doute d'une passoire *). Dans la couche B, les vases percés ont l'aspect d'un tronc de cône avec la plus petite base en bas, ouvert aux deux extrémités et avec des parois percés. C'est une forme absolument commune 2) (v. fig. 27, no. 11) que Déchelette appelle faisselle 3 ). Vases angulaires. On n'a trouvé à Gumelnita que deux fragments. Celui trouvé dans la couche A (v. fig. 27, no. 6) est rectangulaire ; il devait avoir quatre pieds, com­ me les tables de culte (v. plus bas, p . 91). Les vases angulaires se retrouvent souvent dans la céramique peinte transylvaine, à Ariusd 4 ). Cependant ils n'ont pas de pieds, comme l'exemplaire de la couche A de Gumelnija, mais ils ont l'aspect que devait avoir le vase, impossible toutefois à reconstituer, de la couche D (fig. 27, no. 8). On a trouvé aussi des couvercles dans nos stations préhistoriques : '). Ceux de Gu­ melnita sont convexes et parfaitement circulaires (fig. 29, no. 1, 2 et 3) ; trois seulement des couvercles trouvés à Gumelnita sont concaves (v. fig. 29, no. 4, 5, et 1 1 ; deux autres sont plats (fig. 29, no. 9 et 12). Deux petits couvercles très convexes (pres­ que pointus), ont l'ouverture ménagée de manière à s'emboîter parfaitement dans l'ouverture des vases (v. fig. 29, no. 10). Le plus grand diamètre central des couver­ cles de Gumelnita est de 15 cm. Quant aux anses de ces couvercles nous allons nous occuper plus loin, en arrivant à la description des anses de la céramique de Gu­ melnita.
*) Pour les vases percés, voir I. Andrieijescu, Contributiuni, p. 63 — 64. 2 ) Voir Sultana (Dacia, I, 1924); Cascionrele, Boïan, Lechinta de Mures (Dacia, II, 1925); Lengycl (cf. Wosinsky, Das Pràh. Schanzuerk v. h. II Tafcl XXVI, fig. 192 — 193. 3 ) Op. cit., I, p. 556, fig. 203. *) Francise Laszlo, art. cit. «Dacia» 1. 6 ) I. Andricscscu, Contribujiuni, pp. 64 et suiv.

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FOUILLES DE GUMELNIfA

des fois 29, (fig

En dehors de ces grands vases, d'une utilité indubitable, on a partout trouvé aussi petits vases-pigmés a ). Parfois ils sont piriformes (v. fig. 29, no. 14 et 22 ; et d'autres ils ont des formes différentes, écuelles ou bien dérivées peut-être des écuelles (fig. no. 6, 8 et 20) ; on a trouvé aussi quelques petits couvercles, avec ou sans anses 29, no. 7, 24 et 27). On doit mentionner d'une manière toute spéciale deux petits

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vases : l'un, en forme d'écuelle a le bord profondément creusé en quatre endroits, ce qui donne au vase la forme d'une croix (fig. 29, no. 17) ; l'autre, en forme de fusaîole un peu aplatie, diffère des fusaïoles parce qu'il ne présente qu'un petit trou, d'un seul côté (fig. 29, no. 23). Deux exemplaires pareils ont été trouvés en 1924 à Gumelnita 2 ), à Câscioarele 3) et en Bulgarie 4) ; mais nous ne croyons qu'ils puissent être des lampes, comme les considère M. K. Skorpil. Un autre vase-pygmé est quadrangulaire (fig. 29 no. 16). Avant d'en venir aux anses, quelques mots sur les vases trouvés seulement dans la couche B.
*) Francise Lâszlo était d'avis que c'est des formes des ces petits vases, qu'on déposait dans les tombeaux, que se seraient développées les formes de la céramique d'utilité ménagère (cf. Dacia. I, op. cit.); tout en étant du même avis en ce qui concerne leur rôle lié au culte, nous prenons la liberté de croire qu'au contraire, les petits vases sont dérivés des formes analogues des grandes vases, 2 ) Dacia, I, p. 338. *) Gh. Stefan, op. cit. 4 ) K. Skorpil, Opisâ na starinitâ po teceniete na Râca, etc. Sofia 1914, p. 62, fig. 62.

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VLADIMIR DUMITRESCU Deux petits vases en forme de coupe, presque entiers (fig. 29, no. 13 et 28) et quelques autres fragments de coupes. Un autre vase, presque parfaitement sphérique, a un petit trou en haut (fig. 29, no. 26) ; il n'était, sans doute, d'aucun emploi utilitaire. Un vase ressemblant à un «haut de forme», ayant le fond pour base (fig. 25 no. 4), à bord horizontal bien évasé vers l'extérieur, constitue un élé­ ment rare dans notre milieu ] ) . On a éga­ lement trouvé un fragment de bord évasé appartenant sans doute à un vase pareil. - - A Un vase'Support, à quatre pieds (fig. 31 no. 3) et percé par en haut, pour main­ tenir l'équilibre des vases à fond trop petit ou recourbé. Un col de cruche, au bord lobé et suffisamment haut (fig. Rg. 30. 31 no. 10), conserve encore les traces

Fig. 31. ) Des vases pareils sont caractéristiques pour la céramiques jutlandaise dite «Obergrabkernmik»
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(Hoernes-Mcnghin, Urgeichichte dir bildvnden Kurist, Wien, 1925, p. 741).

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FOUILLES DE GUMELNrTA vases à profil en losange, l'un ayant un petit bouton sur la partie supérieure (fig. 31, no^2), l'autre un trou; deux petits vases à base elliptique et percés en hautT^TigT 31, no. 1), quelques cuillers en argile (fig. 29, no. 15 et 18), toujours des éléments connus, et un fragment ayant probablement appartenu à un baquet en argile (fig. 30). Les anses sont elles aussi en relation avec les formes des vases. La plus simple forme d'anse est représentée par les différentes proéminences, lesquelles, lorsqu'elles étaient isolées et non groupées par deux ou trois, ont joué le rôle d'anses. Les proéminencesboutons se retrouvent souvent dans les deux couches de civilisation (fig. 31, no. 4, 5, 6, 7 et 13) le plus souvent très bombées. Presque toujours les proéminences-boutons étaient des anses de couvercles. Il n'y a qu'un seul cas, où le bouton se trouve au bout d'une anse à deux pieds larges et un peu aplatis, dont l'un est cannelé dans le sens de la largeur, constituant un élément datable à l'époque du bronze, très couramment retrou­ vé dans la céramique du type Lausitz de l'époque du bronze et même plus tard (fig. 31, no. 8). Les proéminences allongées, les unes très grandes, lorsqu'elles sont des anses,

du vase, rarement horizontalement percées (fig. 31, no. 14), mais presque toujours ver­ ticalement (fig. 28, no. 9) constituent la plus simple évolution de l'anse-proéminence. On a trouvé aussi une proéminence-anse en forme de corne (fig. 31, no. 11), dans la couche B. De ces formes sont sorties les anses rondes et arquées, de plus grandes dimensions, disposées quelquefois horizontalement (fig. 32, no. 4), mais le plus souvent verticalement (fig. 32, no. 1, et 2). Ces anses cylindriques et arquées doivent avoir été deux ou plusieurs au même vase, mais dans ce cas isolement disposées; il y a un seul cas où ces anses verticales sont groupées deux-à-deux (fig. 32 no. 3),

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) E n ce qui concerne les anses plastiques, nous allons nous en occuper au chapitre destiné à la
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plastique (v. p. 80).

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Au fait, presque seulement les couvercles des deux couches ont des anses bien développées, soit larges et applaties (fig. 32, no. 10), soit au contraire rondes et très recourbées (fig. 32 no. 5). Les anses larges atteignent parfois des dimensions exagé­ rées par rapport aux dimensions du couvercle tout entier (fig. 32, no. 10). Ailleurs, dans les deux couches, les anses prennent une forme plus intéressante, étant modelées en angles, aussi bien petites que grandes (fig. 32 no. 6). En général, les anses librement

Fig. 33.

développées sont rares dans les deux couches, fait qui correspond parfaitement à la rareté de cet élément dans tout le Nord du cercle carpatho-balcanique néo et énéolithique *). Il n'y a que les anses proéminences et les anses dérivées des proéminen­ ces qui soient plus nombreuses (v. fig. 33, no. 1, 2, 3, 5 et 6). Les anses de Gumelnita ne présentent rien de particulier. Elles sont les mêmes qu'à Sultana, Câscioarele, Boïan et les autres stations de la même époque du sud-est européen. Certaines proéminences, sans avoir été des anses, avaient pourtant un rôle utili­ taire: elles étaient percées de l'intérieur du vase jusqu'à leur pointe, servant de tuyau par où devait couler le liquide (fig. 32, no. 7, 8 et 9). A l'intérieur de certains vases, au-dessus de ce tuyau, il y avait une petite arête qui empêchait l'écoulement du liquide par-dessus le bord, l'obligeant à couler exclusivement par ce trou (v. fig.
') I. Andricçescu: Contribufiuni, p. 67.

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32, no. 7). A Sultana ') et à Câscioarele 2) on a trouvé aussi beaucoup de ces tuyaux. 3. Vornementation. Les formes de la céramique de Gumelnita rentrent presque en­ tièrement dans le cadre des formes énéolithiques de la Dacie en particulier et du sudest européen en général; à son tour l'ornementation de la céramique correspond presque totalement à tout ce que nous connaissons en fait d'ornementation de la cé­ ramique énéolithique du sud-est. Ainsi donc il n'y a que très peu d'éléments décora­ tifs qui doivent être cherchés ailleurs que dans le cadre de cette époque, c'est-à-dire dans l'époque qui lui fait tout naturellement suite, l'époque du bronze. L'ornementation de la céramique de Gumelnita est parfois assez primitive. Ce­ pendant, souvent — surtout dans la couche inférieure — elle parvient jusqu'aux véri­ tables réalisations d'art, qui font honneur à l'habileté et au goût sûr des potiers pré­ historiques. Des simples ornements on vient aux ornements compliqués et recherchés: des petites raies et incisions jusqu'aux spirales en bandes et jusqu'aux ornements en «parenthèse» — même si on les retrouve tous ensemble — il y a une bien longue évo­ lution artistique. Quant au fait qu'on les retrouve ensemble, il s'explique par l'ha­ bituel traditionalisme qui fait qu'on maintienne certains éléments primitifs même après la découverte des éléments artistiques incontestablement supérieurs. L'ornementation de la céramique peut être clasifiée également suivant la tech­ nique dont on s'est servi: On distingue donc: 1) une céramique à ornements plastiques; 2) une céramique à ornements incisés et creusés ; 3) une céramique à ornements peints <-?) _ t^^AX. ^ soit à l'aide des différentes couleurs, soit plutôt par le graphita^». Ç^ dernier gn^p*"j\ d'ornements appartient exclusivement à la couche inférieure. Parfois — plusieurs fois dans la couche A et une seule fois (peut-être provenant de la couche A) dans la couche ( / ^ ^ ^ i'ï-cL Λ*· B — on a enduit les incisions du blanc et de l'ocre-rouge, procédé généralement connu ^ cjil" r , n ^ dans le sud-est énéolithique.—Mais nous allons examiner l'ornementation de la céramique de Gumelnita selon un critérium tout différent. M. le professeur I. Andriesescu classifie, Λ en résumé, la céramique de Sultana, qui est en général identique quant aux ornements à celle de Gumelnita, en trois groupes, que voici 3) : I) Une céramique commune, mono­ chrome, à ornements linéaires et à proéminences, céramique qui s'étend dans toute la couche ; II) une céramique spiralo-méandrique, de beaucoup moins étendue, in­ cisée et peinte; III) la céramique à ornements «en parenthèse». Cette division peut être également appliquée à l'ornementation de la céramique de Gumelnita, avec toutefois les indications suivantes: a) Le premier groupe se re­ trouve à Gumelnita également dans les deux couches, il est seulement moins bien repré­ senté dans la couche A que dans la couche B, ce qui est d'ailleurs parfaitement expli­ cable: dans la couche A c'est la céramique à patine qui prédomine et qui, tout comme la peinture, exclue presque complètement l'ornementation à relief, admettant seule­ ment l'ornementation incisée. Voilà donc pourquoi, dans la couche A, le premier groupe est représenté surtout par la céramique incisée, b) Le second groupe rentre lui-aussi à Gumelnita dans le cadre des deux couches ; seulement la céramique à méandres est moins fréquente que celle à spirales. Dans la couche A il y a l'ornementation à spirales et
' ) I. Andrieçescu, Fouilles 2 ) Gh. Çtefan, op. cit. de Sultana.
3 ) I. Andriesescu: Fouilles de Sultana, p . 99.

«Dacia» I,

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à méandres, t a n t incisée que peinte; dans la couche B la peinture disparaît complètement et c'est seulement le décor spiralo-méandrique à incisions qui persiste, de même que l'ornementation spiralique en bandes à reliefs, c) E n ce qui concerne le troisième groupe on perçoit toujours une différence entre Sultana et Gumelnita. L'ornement «en parenthèse» est également représenté, à Gumelnita, dans les deux couches (et même plus encore dans la couche B), tandis qu'à Sultana il ne se retrouve qu'exclusivement au bas de la stratification ' ) . On peut donc, de la sorte, disposer de nouveau à Gumelnita le classement de l'or­ nementation de la céramique de Sultana, selon la manière suivante: I. Une céramique commune, monochrome, à décors linéaires et en bandes, incisés, et en relief, à proéminences aussi, qui se trouve dans les deux couches, bien que ce genre d'ornementation soit mieux représenté (comparativement parlant), dans la couche B que dans la couche A. I I . Une céramique spiralo-méandri­ que (comparativement de beaucoup plus rare), incisée dans les deux couches, peinte exclusivement dans la couche A, à reliefs surtout dans la couche JB, existant toutefois dans la couche A I I I . La céramique à ornements «en parenthèse», représentée dans les deux couches par d'assez nombreux exem­ plaires. Donc, bien qu'assez variés, les di­ vers ornements qu'employaient dans la céramique les potiers préhistoriques, se réduisent en fait à quelques types très peu nombreux. Mais c'est précisément par là qu'ils font ressortir leur habileté: les diverses variétés sont parfois mulFig. 34. Céramique de lu couche A. . ,., ,, ... ... . , ,v

tiphees a 1 infini et souvent ce n est qu a grande peine qu'on réussit à les fixer d'une manière précise dans le cadre des modèles primitifs. Le même décor, disposé de différentes manières, prend un aspect toujours n o u v e a u ; voilà pourquoi nous allons essayer de restreindre la description des divers ornements aux indications absolument indispensables. G R O U P E I. a) La céramique à ornements plastiques. Le plus fréquent des or­ nements plastiques est le bourrelet, soit alvéolaire (v. fig. 33, no. 4, 8, 9 et 1 1 , fig. 34 et fig. 35), soit obtenu par une file de petites ou grandes proéminences, qui forment de la sorte un ornement uni (v. fig. 35), soit enfin obtenu à l'aide des entailles
') I. Andrieçescu: Fouilles de Sultana.

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FOUILLES DE GUMELNIfA parallèles (v. fig. 29, no. 2). Cet ornement se retrouve dans les deux couches de cul­ ture. Des simples bourrelets tracés au hasard (v. fig. 33, no. 4 et fig. 34) l'ouvrier préhistorique en est venu aux bourrelets qui ceignent le vase horizontalement audessous du bord (v. fig. 33, no. 12 et fig. 34 et 35), pour arriver ensuite au bour­ relet en spirale, disposé de différentes manières sur les couvercles (v. fig. 29 no. 2 et fig. 34). Parfois le même vase (ou bien le même fragment) est décoré de toute une série de bourrelets, soit parallèles soit traçant des dessins variés (fig. 35). La ligne en relief, plus ou moins accentuée, est elle aussi un ornement commun aux deux couches. On ne la rencontre jamais isolée, mais en groupes de lignes à peu près parallèles soit obli­ ques (fig. 33, et fig. 34 soit par­ faitement verticales (fig. 36, no. 4 et fig. 37, no. 9) divisant le vase en registres ; rarement sont elles dispo­ sées au hasard. Quelquefois elles vont jusqu'à tracer des dessins indéfinis, dont l'un a une certaine ressemblance avec une svastique (fig. 37). Souvent aussi elles constituent le seul orne­ ment des vases, mais parfois elles ap­ paraissent à côtés des autres ornements (fig. 34, no. 4 et 8). Les proéminences, lorsqu'elles ne sont pas des anses (voir plus haut, p . 63), constituent des éléments décora­ tifs. Petites ou plus grandes, elles sont allongées (fig. 38) ou bien rondes, et Fig. 35. Céramique de la couche B. sous cette dernière forme elles se retrou­ vent très souvent à Gumelnita (fig. 33, no, 10 et 11). Quant aux proéminences en forme de cornes, remplissant la fonction d'anses, nous en avons parlé déjà (v. plus haut, p . 63). Parfois les proéminences sont isolées (fig. 33, no. 10 et fig. 36, no. 4) ; ailleurs doubles (fig. 39 no. 3 et fig. 40, no. 5) et triples (fig. 39. no. 8) et quelquefois il y en a même plu­ sieurs en file (fig. 4 1 , no. 14). Cependant elles sont toujours placées soit près du bord (fig. 4 1 , no. 14; fig. 36, no. 1) soit au milieu du vase. Rarement la surface toute entière est recouverte de petites proéminences entassées l'une à côté de l'autre et assez négligem­ ment exécutées (v. fig. 36, no. 5 et 7 ; fig. 39, no. 5 et 7). Le plus souvent les proé­ minences constituent le décor du vase en s'unissant à d'autres éléments, notamment aux bourrelets, car elles sont souvent les points de contact de deux ou plusieurs bourrelets sur le même vase (fig. 33, no. 4). Toutes les proéminences, dont on vient de parler ont été obtenus par la soudure, procédé d'ancienne tradition néolithique. Mais à côté de ces proéminences on observe, sur un fragment de la couche B de Gumelnita, aussi une proéminence organique, très peu saillante Or, étant donné que les proéminences

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\ LADIMIB DUMITRESCTJ organiques apparaissent dans la céra­ mique seulement à l'époque du bronze, comme une influence de la technique des m é t a u x , la proéminence organique de Gumelnija constitue un des éléments de l'époque du bronze trouvés là-bas e1 pouvant être indubitablement datés comme tels. Une autre espèce de proé­ minences, qu'on pourrait placer, quant à l'évolution, parmi celles d'ancienne tradition néolithique et les proéminences organiques, sont celles en formes de côtes obliques qu'on voit sur la panse d'un vase de la couche A (fig. 24). E n par­ t a n t de certaines proéminences, on voit souvent u n ornement obtenu en pas­ sant un ou plusieurs doigts sur la pâte a v a n t la cuisson du vase (fig. 39, n o . 10) et formant ainsi une espèce de can­ nelures.
Fig. 36

Fig. 37. Céramique de la couche B.

Les cannelures, dans l'exacte ac­ ception du terme, se retrouvent exclu­ sivement dans la couche B ; elles sont parfois horizontales (fig. 37. n o . 6 ; fig. 40, no. 1—2), ailleurs obliques de droite à gauche (fig. 33, n o . 1 3 ; fig. 39, n o . 9) et d'autres fois elles tendent vers la spirale (fig. 37, no. 4—5), t r a ç a n t même des ornements en cercles concentriques (fig. 40, n o . 6), toujours dérivés de l'or­ nement en spirale. 11 y a aussi des can­ nelures verticales (fig. 33, n o . 7). Elles ne se rencontrent jamais isolées, mais bien au contraire plusieurs ensemble, recouvrant quelquefois la surface t o u t e entière du vase (fig. 39, n o . 9). On pourrait cependant mentionner aussi des

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FOUILLES DE GUMEI.M'fW

cannelures dans la couche A, mais celles-ci sont obtenues en creusant des petites or­ nières plus ou moins larges, deux ou trois à la fois, disposées presque toujours hori­ zontalement sur le rebord du vase, et enduites les plus souvent de blanc (fig. 42, no. 2 et fig. 43, no. 2). Une seule fois, dans la couche A, elles ont une direction spiraliqïîe~ (fig. 42, no. 1). En échange ce sont les cannelures qui forment l'ornement le plus fréquent de la couche B. Quelques-unes sont peu reliefées, d'autres sont plus profondes, constituant comme telles un ornement d'un plus haut relief; souvent elles sont à peine séparées par une ligne faiblement reliefée, obtenue en passant les doigts sur la pâte encore molle, mais ailleurs elles sont divisées par une crête très en relief, pointue ou bien quelque peu aplatie. La céramique en bandes reliefées rentrant parfaitement dans le cadre de la

Fig. 39. Céramique de la couche B.

Fig. 40. Céramique de la couche B.

céramique à ornements en spirale, nous allons en parler plus bas (v. plus loin, p. 76). 2. Les ornements incisés sont également assez nombreux. Néanmoins nous allons décrire ici seulement ceux qui ne constituent pas réellement un système plus complexe d'ornementation, réservant les autres au second groupe. Les simples incisions sur le rebord du vase, parfois quelque peu lobé (fig. 43, no. 3, 4 et fig. 44, no. 3) ou bien formant des files horizontales qui ceignent le vase à une certaine distance du rebord (fig. 43, no. 6 et fig. 44, no. 5) constituent un orwww.cimec.ro

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\ I M ) IMIM DTJMITRES( I

nemcnt assez commun '). Quelquefoi sces incisions se retrouvent sur la partie reliefée de certains fragments de vases, divisées horizontalement par des cannelures parallèles, (fig. 4 1 , no. 5) ou bien par des lignes profondément incisées, également horizontales et parallèles (fig. 4 1 , no. 11). Sur certains de ces exemplaires les incisions couvrent les vases tous entiers (fig. 4 1 , no. 11); sur d'autres elles les couvrent en partie seule­ ment (fig. 4 1 , no. 7). Toujours en rapport avec elles et dérivant, à ce qu'il paraît, de ces incisions, quelques vases ont été ornés sur toute leur surface extérieure en a p p u y a n t

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Fig. 41. Céramique de la couche B.

Fig. 42. Céramique <lc la couche .1.

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sur la pâte à l'aide d'un objet dur, et produisant de la sorte u n ornement à peu près alvéolaire (fig. 4 1 , no. 1 — 4 , 10 et 12). De ces simples incisions l'ouvrier préhistorique en est venu à la ligne incisée verticale ou horizontale, ou bien oblique. J a m a i s cependant cette ligne ne reste pas isolée: des fois, des groupes de deux ou trois lignes incisées (fig. 42, no. 7 et fig. 4 3 , no. 5) résument l'ornement. D'autres fois au contraire la surface extérieure des vases est entièrement recouverte de ces incisions (fig. 42, no. 12, fig. 44, no. 4, 8 et fig. 45), régulières ou irrégulières. Parfois sur le même vase des incisions irrégulières s'entrecoupent, verticales, horizontales et obliques (fig. 44, no. 11) 2 ). Ailleurs les lignes
') Les dans la sont très 2 ) Les incisions sont très rarement retrouvées couche A, tandis qu'au contraire, elles nombreuses dans la couche B. lignes incisées sont — hormis la pein­ ture — les seuls ornements qu'on a trouvé aussi à l'intérieur des vases, lors des fouilles de Gumel-

nija.

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FOUILLES DE GUMELNIJA

incisées tracent u n dessin triangulaire (fig. 46, no. 3)*), ou bien la surface du vase est divisée en carreaux par des rangs d'incisions verticales et d'autres rangs d'incisions horizontales. C'est de là qu'on en est arrivé a u x ornements incisés en bandes (nous allons, pour le m o m e n t , laisser de côté les bandes en spirales). P o u r t a n t il y a aussi des b a n d e s composées de lignes incisées horizontalement (fig. 46. n o . 5)

Fig. 43.

ou bien verticalement (fig· 44, n o . 2), souvent même combinées avec l'ornement en spirale (fig. 46, n o . 6) ; parfois les lignes marginales des ces bandes sont plus accentuées que les incisions de l'intérieur tracées souvent au hasard. Ailleurs la b a n d e se com­ pose de deux lignes marginales parallèlement incisées, entre lesquelles il y a d'autres lignes obliques (fig. 46, n o . 6). A v a n t d'en venir au ΙΙ-e groupe de l'ornementation, on doit mentionner un frag­ m e n t qui, a p p a r t e n a n t à u n vase à ornements creusés, p e u t trouver une place icim ê m e ; ce fragment, de la couche A, présente u n ornement creusé en dents et petits carreaux reliefés, faisant le t o u r du vase au-desous du bord (fig. 42, n o . 5). Ce genre
*) Cet ornement doit être probablement daté comme post-énéolithique, car il est extrêmement abondant à l'époque du bronze (v. Mittheil. a. Bosn. u. Herzeg., V B, pi. X X X I V — X X X V et Dacia, I I : Dorin Popescu, Fouilles de Lcchinta de Murcf,

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VLADIMIR DUMITRESCU d'ornement à été découvert à Câscioarele ') et surtout à Boïan 2 ), d a t a n t de la fin de l'énéolithique et du commencement de l'époque du bronze. On doit de même mentionIner deux ornements incisés, dont l'un en forme d'étoile (fig. 3 1 , n o . 2) et l'autre à combinaison des points et des lignes (fig. 33 no. 14); ils n ' a p p a r t i e n n e n t à vrai dire à aucun système bien défini. G R O U P E I I . — A Gumelnija l'ornement en spirale est quelquefois seulement tout à fait réalisé (fig. 55, no. 3). Le plus souvent on ne rencontre que des ornements déri-

Fig. 11. Céramique de la couche B,

lig. 15. Céramique <■ la touche <· ! <

vés de celui en spirale, et bien de fois stylisés à l'extrême. A ceux-là se r a t t a c h e n t aussi les ornements en cercles concentriques et ceux en boucles. L'ornementation à mé­ andres est elle aussi t o u t a u t a n t stylisée. 1. La céramique spiralo-méandrique peinte. Différente en cela de la céramique incisée et reliefée (v. plus loin, p . 76 sqq.), qui se retrouve dans les deux couches de civilisation, la céramique spiralo-méandrique peinte se rencontre exclusivement dans la couche A, et plutôt en grande q u a n t i t é . A v a n t de passer a u x détails des différentes variétés de cette ornementation, nous croyons qu'il est nécessaire d'ajouter quelques mots sur la peinture. Quoique bien com­ mune à l'époque énéolithique du sud-est européen t o u t entier, la céramique peinte de Gumelnita ne peut être comparée, q u a n t à la technique, à la céramique peinte du cercle ') Gh. Çtefan, op. cit. Ί2
2

) V. Christescu, op. cit.

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FOUILLES DK GUMELNIJA

moldavo-ucraïuien, pas plus qu'à la céramique peinte de Tkessalie. La région valaque du Danube paraît former, avec la Bulgarie nord-balcanique, un sous-groupe différent de la céramique ucraïnienne, car elle est surtout graphitée. Aussi ne retrouvet-on que rarement — à Gumelnita tout aussi bien qu'à Sultana et à Câscioarele — des fragments de céramique réellement peinte, parfois en brun-mat (fig. 47), ailleurs en vermillon (fig. 48). 11 n'y a que les vases ainsi peints qui aient leur surface entièrement peinte. L'ornementation à graphite est au contraire seulement partielle, se bornant

Fig. 46. Céramique Je lu couche H.

~~ Fig. 48.

à vrai dire au simple graphitage des motifs ornementaux. Quant au reste, le vase re­ çoit toujours une patine, parfois en iMwi^rrnîgeT'Trims le plus souvent en noir brillant. La majeure partie des vases graphités est formée des écuelles et des couvercles; rare­ ment trouve-t-on des vases d'une autre forme ornés au graphite (fig. 24) et alors le plus souvent seulement sur le bord. La peinture et le graphitage sont quelquefois appliqués à l'intérieur des vases (des écuelles surtout), mais le plus souvent à l'extérieur. Au fait, l'ornement en spirale peinte ne se retrouve jamais en forme de véritable spirale; tous n'en sont que dérivés: cercles, bandes, boucles ménagées entre les des­ sins graphités (v. fig. 43, no. 10, 14, et fig. 47 — 50), fragments de volutes en spirale (fig. 51), etc. Cette ornementation se présente le plus souvent en combinaisons, soit avec des lignes tangentes aux cercles *) (fig. 48 et 49), soit avec des boucles ou cercles
' ) Le système décoratif des cercles réunis par des tangentes n'est pas exclusivement méditerranéen, comme l'on a cru assez souvent, mais il est familier à la Dacie aussi: à Cucuteni, comme

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VLADIMIR DUMITRESCU

concentriques à l'intérieur des bandes peintes à méandres et divisées en losanges (fig. 47). Bien rarement les boucles sont graphitées, comme il arrive pour le petit beau vase (fig. 24 et fig. 43, no. 14) sur lequel les quatres boucles ovales sont respectivement bordées par cinq proéminences côtes, qui encadrent ainsi l'ornement graphité. Les spirales peintes et graphitées de­ viennent très rarement de vraies bandes ; le plus souvent elles sont de simples lignes élargies. Quelquefois la stylisation de l'or­ nement en spirale est poussée si loin qu'il se résume à deux ou trois lignes parallèles qui ceignent l'extérieur bombé du vase (fig. 43, no. 8 et 12). Celui-ci est d'ailleurs l'un des ornements graphités rarement trouvés. Il y a aussi, comme nous l'avons dit, d'autres ornements (graphités ou peints, à méandres ou bien dérivés de ceux à mé­ andres) qui se présentent accompagnés d'é­ léments de spirale (boucles, bandes arquées, Fig. 49. cercles concentriques, etc.). Sur un vase fragmentaire en forme d'écuelle, quelques larges bandes graphitées, séparées d'autres lignes graphitées parallèlement, de beaucoup plus étroites, par un espace étroit pati­ né brun, divisent l'intérieur du vase en le partageant en plusieurs zones (fig. 50) ] ). Ce système d'ornementation se retrouve presque identique à Cerna­ voda 2) (dans notre pays) et aussi à Kodjadermen (en Bulgarie) sur plu­ sieurs vases 3 ). Parfois, comme il advient pour un fragment peint en brun-mat, la bande à méandres est divisée en losanges qui comprennent à leur tour des boucles ou des cercles concentriques, les losanges étant sépa­ rés entre eux à l'aide de quelques qua­ tre ou cinq lignes minces qui coupent
à Gumelnifa il est courant. Ce fait a été relevé, pour la première fois par M. Pârvan, qui com­ bat l'opinion contraire dans sont étude Dacii la Troia, rev. Orpheus, II, 1, 1926, p. 6. J ) Les mêmes boucles dans le même systhème d'ornementation sur une écuelle de Cernavoda ( Pràhistorische Zeitschrift, XV, p. 9 — 27 ; fig. 12). 2 ) Ibidem, fig. 6. ·) Izvestia, 1916 — 18, p. 132.

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FOUILLES DE GUMELNITA parallèlement toute la bande au sens de la largeur (fig. 47). Ailleurs les bandes graphitées et peintes sont de beaucoup plus étroites et recouvrent, en partie seulement ou bien complè­ tement, la surface interne du vase, suivant une direction oblique, ou bien perpendiculaire sur le fond du vase (fig. 43, no. 11). Pourtant le plus souvent elles sont obliques. Certains vases ont l'intérieur du bord orné lui aussi de la même ma­ nière (fig. 43, no. 19), et certains bords de vases sont ornés, à l'extérieur, de tout pareilles bandes, étroites, parfois graphitées ou d'autres fois tout à fait peintes, qui font horizontalement le tour du vase (fig. 43, no. 8 et fig. 48). Ailleurs, sur un fragment de couvercle (fig. 43, no. 15) des groupes de 4—5 bandes étroites, parallèlement graphitées, renferment le bouton-anse du cou­ vercle au milieu des carrés concentriques, res­ semblant de près à certains ornements de Kodjadermen '). Se rattachant toujours à l'ornementation spiralo-méandrique, bien qu'apparaissant parfois isolés et indépendants, les triangles et les losanges Fig. 51. qu'on rencontre sont obtenus soit en graphitant la ligne qui contourne l'ornement,— qui est lui même mat ou patiné — soit en gra­ phitant l'ornement tout entier (fig. 49 et fig. 52, no. 1 — 2). Au fait les triangles doivent être rattachés aussi à l'ornement en dents de loup, très fréquent dans le néolithique du sudest européen et dont nous avons quelques exemplaires à Gumelnita aussi (fig. 52 no. 3 — 4). Quelquefois les triangles se retrouvent aussi sur le rebord des vases, en alternant com­ me il suit : un triangle graphité, un autre pa­ tiné ou mat, et par con­ séquent l'un ayant la base en bas, l'autre en Fig. 52. > « 18, p. 132, fig. A et D. ') Izvcstia, 1916 75

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VLADIMIR DUMITRESCU haut (fig. 23, no. 3, et fig. 49 — 50). Tous ces ornements dérivés des méandres sont très usités dans la céramique peinte sud-est européenne, et surtout en Thessalie, où les lo­ sanges, en tant que motif ornemental, abondent ] ). Nous n'avons maintenant qu'à rappeler, comme ayant trail à la céramique peinte, quelques fragments céramiques, dont les dessins incisés et parfois bandés en spirales incisées, sont recouverts de blanc ou d'ocre-rouge. Bien que ces éléments appartien­ nent surtout à la couche A (fig. 53, no. et 10; fig. 54, no. 8), et se retrouvent d'ha­ \ bitude dans les milieux pareils énéolilhiques— Sullana a ), Câscioarele 3 ), etc.) —, quelques fragments de la couche B ont eux-aussi de l'ocre rouge dans les dessins incisés (fig. 44,

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Fig. 53. Céramique de la couche A.

Fig, 54· Céramique de ta couche A.

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no. 2, fig. 46, no. 6). Nous allons rencontrer ce procédé sur une figurine en argile (v. plus loin, p . 82) et sur deux petits vases (fig. 3 1 , no. 1). x 2. La céramique monochrome à ornement&^en spirale est représentée par des vases et fragments trouves dans les deux couches de Gumelnita, en nombre à peu près égal pour les deux couches. Les ornements à spirales en relief sont composés de bourrelets (fig. 29, no. 2 et fig. 34, no. 1), et de bandes (fig. 29, no. 1 et fig. 52, no. 6), dispo­ sés — comme nous pouvons en juger par les fragments et les exemplaires intacts ornés de cette manière — plus souvent sur les couvercles. Les bourrelets en spirales
x

2

) I. Andrieçescu. Contribufiuni, p. 80. ) I. Andrieçescu, Fouilles de Sultana.

3

) Gh. Çtefan, op. cit.

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FOUILLES DE CUMEI.MÎA

sont toujours par quatre, à partir du pied des anses (fig. 9, no. 4 et fig. 29, no. 2); par contre les ban­ des en spirales reliefées ne se retrou­ vent jamais plus de deux sur le même couvercle, ayant toujours les anses comme point de départ, et fai­ sant presque le tour du couvercle (fig. 29, no. 1). D'ailleurs on avait déjà trouvé de pareils ornements en spirale à Gumelnita '), de même qu'à Sul­ tana 2 ). Un fragment de grand vase présente des dessins reliefés, dérivés de la spirale, mais sans être disposés en bandes (fig. 40 no. 3). Le seul dessin complètement en spirale est plutôt creusé qu'incisé (fig. 55 no. 3). Les ornements en spirales inci­ sées sont composés soit de simples lignes incisées, soit encore de bandes en spirales incisées. Quelquefois, sur les couvercles, on trouve des canne­ lures en spirales ornant tout l'exté­ rieur du couvercle (fig. 52. no. 5 et

Fig. 55. Céramique de la couche B.

fig. 56).
La spirale incisée formée par une seule ligne n'est que rarement ren­ contrée. Le seul vase sur lequel on puisse voir la ligne incisée consti­ tuant à elle seule un ornement dé­ rivé de l'ornement en spirale, a été trouvé dans la couche A ; la ligne en spirale a l'aspect d'une volute pen­ chée à gauche et qui fait le tour du vase, à l'extérieur, au-dessous du bord même (fig. 51). Sur quelques au­ tres fragments, dont certains ayant appartenu à une grande jarre, les lignes incisées, dérivées de la spirale, constituent un remarquable orne­ ment (fig. 57) qui doit certainement être rattaché au petit vase orné de
*) V. mon article Dacia, I, p. 335. Découvertes de Gumclnifa,
!

Fig. 56.

Fig. 57.

) I. Andrieçescu. Fouilles de Sultana, «Dacia» I ,

p. 83.

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νΐΛΠΙΜΓΚ DUMÎTRESCU

même trouvé en 1924 à Gumelnita 1 ), et à ceux de Câscioarele 2 ). Toujours isolés sont aussi les cercles incisés (fig 52, no. 7 et fig. 55, no. 8), dérivés de l'ornement en spirale. Lefr-htmde&jôn spirales incisées se retrouvent abondamment dans les deux couches. Elles sont parfois unies à l'intérieur (fig. 34, n o . \ 6 ; fig. 45, no 2 et fig. 55, no. 7), ailleurs remplies de petites ligues irrégulièrement incisées (fig. 40, no. 6; fig. 53 no. 1, 4 et fig. 55, no. 9). D'autres fois au contraire, la bande en spirale incisée est privée de tout dessin à l'intérieur, et le reste du vase est recouvert d'incisions (fig. 54

Fig. 58. Céramique de la couche A.

VÎR. 59. Céramique de lu couche 11.

no. 8). Quelquefois la même bande en spirale incisée tourne deux ou trois fois sur le même couvercle (fig. 53, no. 1). Dans certains cas les bandes en spirales incisées s'unis­ sent à d'autres ornements, linéaires incisés (fig. 46, no. 3 et 6), Il y a aussi certains vases entièrement recouverts d'ornements en spirales (fig. 54, no. 2, 8, 9 ; fig. 55, no. 2, 9, 10, 11), tandis que d'autres vases ne présentent qu'une petite portion de leur sur­ face ornée de bandes pareilles (fig. 43). A côté de ces bandes en spirales incisées, il y a aussi beaucoup d'ornements en boucles rondes ou ovales, certainement dérivés de l'ornement en spirale, et remplis à l'intérieur de petites incisions irrégulières (fig. 54, no. 2. 6. 9). Ill-e G R O U P E : La céramique à ornements «en parenthèse».
*) Découvertes de Gumelnita, Dacîa I, p . 333.
2

) Gli. $tefan, op. cit.

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FOUILLES DE (ΜΛΠ'.Ι.ΜΤΛ

On n ' a v a i t pas rencontré dans notre pays ce genre d'ornements j u s q u ' à l'été de 1923, lors des fouilles de Sultana *). D'ailleurs nulle p a r t , dans le sud-est européen il n'était pas t r o p r é p a n d u : on l'avait constaté une fois en Serbie 2 ), et une autre fois dans des fouilles en Bulgarie 3 ). Cette année-ci, hormis les fouilles de Gumelnita, on l'a trouvée aussi sur quelques fragments de vases de Câscioarele 4 ). A Sultana cet ornement constituait un élément appartenant exclusivement à la couche inférieure. On a trouvé à Gumelnita des fragments ornés de la sorte dans les deux couches. Presque toujours cet ornement se retrouve sur des vases piriformes, ou moins grands. Parfois le dessin recouvre, exceptant le bord et — bien en-

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Fig. 60. Céramique de la couche A.

Fig. 61. Céramique de la couche B.

t e n d u — le fond, les parois extérieures du vase toutes entières (fig. 23, no. 9 ) ; d'aut­ res fois cependant il couvre seulement le milieu du vase (fig. 60, n o . 7, 8 et fig. 61., n o , 7, 12, etc.). Une seule fois, dans la couche A, cet ornement a été rencontré sur un fragment d'écuelle, au-dessous du bord-même (fig. 60, n o . 1). Composé d'incisions obtenues soit par d'égratignures, soit par la pression à l'aide du b o u t triangulaire d ' u n corps dur, l'ornement en parenthèse n'est jamais isolée. Il forme toujours des rangs horizontalement superposés, par trois, quatre ou même plu­ sieurs rangs sur le même vase, alternant comme il suit : une rangée de parenthèses
) I. Andrieçescu. Fouilles de Sultana, «Dacia» I, p. 88, 93, 95 ; Cari Schuchardt l'avait trouvé, pen­ dant la guerre, ù Cernavoda, en Dobrogea (Pràhist. Zeitschrift, XV, p. 15, fig. 7).
1

) Starinar, (1906), Belgrad, Col. 14, fig. 6. ) K. Skorpil, Opisà na starinitâ, etc., p. 71,fig. 72. *) Gh. Çtefan, op. cit.
3

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νΐ.ΛΠΤΜΠ? DUMITRESCTJ

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ouvertes, une autre de parenthèses closes. Quelquefois chaque rangée de paren­ thèses est visiblement séparée des autres: chacune de ces rangées a été indé­ pendamment dessinée (fig. 60, no. 3, 6; fig. 61 et fig. 62) et dans ce cas les paren­ thèses sont plus rares. Ailleurs les parenthèses appartenant à une rangée s'unis­ sent aux parenthèses de la file suivante, et l'ornement acquiert de la sorte un carac­ tère de beaucoup plus unitaire (fig. 60, no. 1, 2, 7; fig. 61, no. 1, 6; fig. 62, no. 7), M prenant l'aspect d'une série de vagues parallèles incisées de haut en bas. D'ailleurs préj cisément cet aspect que prend quelquefois l'ornement en parenthèse, fait surgir la question, si cet ornement ne dérive par hasard du zig-zag vertical souvent rencontré à Butmir ') et ailleurs, trouvé aussi à Gumelnifa sur deux fragments de la couche A (fig. 60, no. 11 et 12). L'ornement d'un de ces fragments semble même être appa­ renté de très près à l'ornement en pa­ renthèse. En tout cas l'ornement en paren­ thèse reste toujours un élément d'art, mieux exécuté en général dans la couche A, mais trouvé quelquefois dans les mê­ mes conditions de parfaite exécution tech­ nique dans la couche B aussi. Il consti­ tue un élément d'art propre à cette ré­ gion du bas Danube, à l'honneur des maîtres potiers préhistoriques qui l'ont réalisé. LA PLASTIQUE Les éléments plastiques de Gumel­ nita sont exceptionnellement nombreux. Ils dépassent en nombre ceux de Sul­ tana et atteignent presque le nombre de ceux de Câscioarele. Mais il faut en­ core tenir compte que les fouilles de Gumelnija ont été exécutées sur une portion de terrain comparativement très restreinte, tandis que à Câscioarele la

Fig. 62. Céramique de la couche B.

moitié presque de la station a été fouillée. La supériorité numérique de quelques-uns des objets trouvés à Câscioarele et à Sultana, s'explique aussi par l'espace restreint où les habitations étaient serées dans ces deux stations, tandis qu'à Gumelnita la station occupait tin terrain fort étendu 2 ). La plastique de Gumelnita, comme partout ailleurs, est divisée en deux grands groupes: la plastique humaine et la plastique animale. La plastique humaine est constituée à l'époque préhistorique par des idoles en terre cuite, en os, en marbre et quelquefois en métal.
') F i a l a - H o e r n c s , op. cit. p . 32. *) Cette r e m a r q u e est valable pour objets: tous les instruments, ustensiles, etc., trouvés à

Gnmdnifa.

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FOUILLES DE 01ΙΜΕΙ.Μχ.\ Λ Gumelni^a, toutes les idoles dont le sexe est indiqué sont féminines. Il y a aussi des idoles sans indication des seins et du triangle du sexe, mais aucune n'a les caractères du sexe masculin. Une seule figurine en terre-cuite prête à discussion, mais

nous verrons que la protubérance qui paraît indiquer le sexe n'est qu'un fragment d'une main brisée, qui était appuyée sur le ventre (v. plus bas, p . 87). Parmi les figurines humaines en terre cuite, il n'y a que deux fragments trouvés dans la couche A.

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VLADIMIB DUMITRESCU L e p r e m i e r f r a g m e n t n e p e u t p a s ê t r e r a t a c h é a v e c c e r t i t u d e à u n e forme h u m a i n e , m a i s c e r t a i n s é l é m e n t s d e la f o r m e et d e l ' o r n e m e n t a t i o n n o u s p e r m e t t e n t d e le c r o i r e (fig. 52 n o . 8 ) . E n t o u t cas la f i g u r i n e é t a i t e x t r ê m e m e n t g r a n d e e t c r e u s e à L ' i n t é r i e u r ; le f r a g m e n t p a r a î t ê t r e u n e des c u i s s e s , — d u g e n o u j u s q u ' à la c e i n t u r e . L a p a r t i e q u i d e v r a i t faire face à l ' a u t r e j a m b e est p l a t e , ce q u i i n d i q u e q u e les d e u x j a m b e s é t a i e n t t o t a l e m e n t ou p r e s q u e t o t a l e m e n t collées. S u r la face p a t i n é e d e la cuisse o n v o i t d e s d e s s i n s d é r i v é s d e la s p i r a l e ; les lignes p r o f o n d é m e n t par endroits constituent couleur blanche d'une de et de rouge-ocre. Nous incisées sont i r r é g u l i è r e s , m a i s elles s o n t faire au remplies tatouage, donc à d e u x cercles c o n c e n t r i q u e s t r è s p r é c i s ; avons

si f r é q u e n t d a n s la p l a s t i q u e n é o représentations B u l g a r i e J) e t

e t é n é o l i t h i q u e . L a f i g u r i n e fait p a r t i e d e la série

d e l ' h o m m e , incisées à d e s s i n s g é o m é t r i q u e s r é g u l i è r e s e t i r r é g u ­ d e la S e r b i e 2 ) e t j u s q u ' e n T h e s s a l i e *). E n R o u m a n i e o n t r o u v e

lières. D e s f i g u r i n e s a n a l o g u e s — e n t i è r e s ou f r a g m e n t s — se r e t r o u v e n t d a n s le N o r d d e la d e p a r e i l l e s f i g u r i n e s à C â s c i o a r e l e *). Ce s y s t è m e d ' o r n e m e n t a t i o n incisée s u r le c o r p s h u m a i n p e u t d ' a i l l e u r s ê t r e c o m p a r é a u s s i a u x f i g u r i n e s o r n e m e n t é e s p a r incisions d e M o l d a v i e 5) e t d ' U k r a i n e 6 ) . L e s e c o n d f r a g m e n t e s t u n e p a r t i e d ' u n p i e d (fig. 63 n o . 1) h a u t d e 6 c m , l e q u e l d e v a i t a p a r t e n i r à u n e f i g u r i n e d e d i m e n s i o n s p e u o r d i n a i r e s . P r è s d e la p l a n t e du p i e d se t r o u v e n t d e u x cercles p a r a l l è l e s h o r i z o n t a u x , incisés à u n e d i s t a n c e d e 2 c m l ' u n d e l ' a u t r e . D a n s l ' e s p a c e e n t r e les d e u x cercles, des t r a i t s g r a t é s i r r é g u l i è r e m e n t , la p l u p a r t h o r i z o n t a u x e t c o u v e r t s d e c o u l e u r r o u g e - o c r e . J e n e crois p a s q u e ces inci­ sions i n d i q u a i e n t des v ê t e m e n t s , c a r il n o u s f a u d r a i t a d m e t t r e q u e les p e u p l a d e s p r é ­ h i s t o r i q u e s d e ce t e m p s s ' h a b i l l a i e n t s u r t o u t le c o r p s , ce q u i e s t p e u p r o b a b l e ; il s e r a i t p l u t ô t q u e s t i o n d ' u n t a t o u a g e ; q u o i q u e s u r ce p o i n t les o p i n i o n s d i f f è r e n t , j e crois q u ' e n r é a l i t é les i n c i s i o n s s u r les idoles i n d i q u e n t t a n t ô t d e s v ê t e m e n t s , t a n t ô t u n t a t o u a g e 7 ) . O n a t r o u v é d ' a u t r e s f r a g m e n t s d e p i e d s a v e c des i n c i s i o n s s e m b l a b l e s o u d i f f é r e n t e s , e n R o u ­ m a n i e à Câscioarele8), S u l t a n a 9), T u r d a s 1 0 ) , et en Bulgarie à Vidbol (district d e V i d i n ) " ) . L e s f i g u r i n e s h u m a i n e s d e la c o u c h e s u p é r i e u r e d e c u l t u r e d e G u m c l n i t a s o n t assez n o m b r e u s e s . E x c e p t i o n faite de cinq fragments de grands pieds et de trois fragments
12

têtes

on

a t r o u v é d a n s la c o u c h e B d e G u m e l n i t a 13 idoles e n t i è r e s , p r e s q u e e n t i è r e s ou d e s ) . P o u r n e p a s faire d e c l a s s i f i c a t i o n i n u t i l e , n o u s les d é c r i r o n s l ' u n e Danube. ex­ après par l ' a u t r e , en c o m m e n ç a n t a v e c les p l u s c o m m u n e s d a n s n o s r é g i o n s e t e n f i n i s s a n t celles q u i c o n s t i t u e n t u n e n o u v e a u t é p o u r le N o r d d u I. La moitié supérieure d'une figurine féminine en terre-cuite insuffisament

p o s é e a u feu (fig. 6 4 , n o . 12). L a t ê t e t r o p p e t i t e p a r r a p p o r t a u r e s t e d u c o r p s . L e n e z
) Izvestia, 1916 — 18, p . 136, fig. 141 a. ) H o e m e s - M e n g h i n , op. cit., p . 2 9 3 , fig. 6, d e Z l o k u c a n ; et p . 285, fig. 6 d u m ê m e e n d r o i t . ») Ibidem, p . 309, fig. 2 et 4. 4 ) Gh. Stefan, op. cit. s ) I . A n d r i e s e s c u , Contribuliuni. p p . 100 et suiv. «) Ibid. ' ) C'est aussi l'opinion de M. Andriesescu ; v. Contribuai, p . 105. "y Gh. Stefan, op cit.
2 1

"; I. Andriesescu, Fouilles de S.— Dncia I . ) H o e r n c s - M e n g h i n , op. cit., p . 305. u ) Ibidem, p . 317, fig. 4. 12 ) Trois d e ces figurines p r e s q u e entières et u n e t ê t e d'idole n o u s o n t été d o n n é e s p a r M. TJ. I o nescu de Olleni^a. C o m m e les fosses q u ' i l a creusé à G u m c l n i j a ne d é p a s s e n t p o i n t 1 m e n v i r o n d e rofondeur, ces idoles p r o v i e n n e n t c e r t a i n e m e n t d e a couche supérieure d e civilisation.
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FOUIU.ES DE GtJMELNITA

est i n d i q u é p a r u n e ligne en relief, c'est-à-dire en bec d'oiseau, laquelle est presque t o u ­ j o u r s la m a n i è r e de représenter le nez des figurines préhistoriques en terre-cuite, p a s s e u l e m e n t d a n s c e t t e région % Les y e u x sont indiqués p a r d e u x t r o u s à droite e t a g a u c h e du n e / ; les lobes des oreilles sont p r e s q u e tout-à-fait t o m b é s , mais on v o i t encore des d e u x côtés u n t r o u , comme on en t r o u v e h a b i t u e l l e m e n t sur les oreilles des idoles préhistoriques en terre-cuite t). La bouche est indiquée p a r q u a t r e p e t i t s t r o u s f o r m a n t u n e ligne incurvée sous le nez 3 ). L e cou m a n q u e , la t ê t e é t a n t posée direc­ t e m e n t s u r le corps. Les mains sont indi­ quées p a r d e u x proéminences latérales. D e u x p e t i t s seins en relief nous i n d i q u e n t le sexe féminin de l'idole, laquelle était creuse à l'intérieur 4 ). Q u a t r e b a n d e s in­ cisées sur le corps i n d i q u e n t le v ê t e m e n t . Quelques fois les lignes de ces b a n d e s sont remplies avec d u r o u g e - o c r e 5 ) . Du point de v u e a r t i s t i q u e cette figurine est assez médiocre e ) .

Htl*

I L La m ê m e forme, mais sans l'exa­ g é r a t i o n du v e n t r e , se r e t r o u v e chez une a u t r e figurine féminine (fig. 64, n o . 11), u n p e u p l u s g r a n d e q u e la p r é c é d e n t e , mais —T /i>~,-*~ aussi f r a g m e n t a i r e . L a t ê t e grande et oblongue est posée d i r e c t e m e n t sur le corps. Le nez est en bec d'Oiseau ; à la p a r t i e inféri­ eure de celui-ci, u n e raie indique la sépara­ tion e n t r e le nez et le m e n t o n . Les y e u x s o n t i n d i q u é s p a r d e u x lignes droites inci­ sées h o r i z o n t a l e m e n t d ' u n côté et de l'au­ Fig. 64. t r e d u nez. Les d e u x lobes de la t ê t e sem­ b l e n t i n d i q u e r les oreilles, d ' a u t a n t plus qu'ils sont percés chacun de p a r t en p a r t p a r d e u x t r o u s r o n d s simétriques, l'un au-dessus de l ' a u t r e . Les mains n ' e x i s t e n t p l u s . Les seins sont indiqués p a r d e u x renflures d ' u n relief pas très m a r q u é . La figurine é t a i t creuse à l'intérieur. Les v ê t e m e n t s sont indiqués aussi p a r des raies parallèles incisés v e r t i c a l e m e n t . La réalisation artistique est u n peu meilleure que celle du n o . I .
*) E n Transylvanie (Hoernes-Menghin, op. cit., p. 305); en Ucraïne (Hocrnes, Sammlung-Goschen, op. cit., p . 92, fig. 4 4 ) ; en Serbie (ibidem, p . 92, fig. 4 5 ) ; en Thracc (Hoernes-Menghin, op. cit., p. 319, fig. 1—4, e t c . ) ; dans le sud égéen (Dussaud: Les civilisations préhistoriques, passim). 2 ) I . Andriesescu, Contribufiuni, p. 101. 3 ) L a bouche est représentée exactement de la même manière chez une idole assise de Thrace (Hoernes-Mcghin, op. cit., p. 319, fig. 1). *) Toutes les figurines du même type, trouvées à Gumelni^a (v. plus bas, no. I I et I I I ) et à Sultana (I. Andriesescu, Dacia, I) sont également creuses à l'intérieur. 6 ) La couleur rouge-ocre est une réminiscence des anciens t e m p s : elle correspond à la couche Λ , car dans la couche B on ne la rencontre que sur quelques fragments de céramiques seulement. e ) On a trouvé des exemplaires identiques q u a n t à la forme à Sultana (I. Andriesescu, Dacia, I, sans les incisions qui représentent les vêtements.

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\ I.VDIMIU

DUMITRESCU

I I I . Un troisième fragment de figurine également creuse à l'intérieur (fig. 63, no. 2), a la tête oblongue, munie d'un cou fort bien proportionné. Par contre le nez est extrêmement exagéré et modelé d'une manière primitive. Les yeux sont formés par deux lignes horizontales irrégulièrement disposées de deux côtés du nez. Les lobes des oreilles sont percées par des trous en nombre inégal. Les mains et le sein gauche n'existent plus. Les vêtements sont indiqués par les mêmes bandes incisées, remplies ci et là avec du ronge-ocre. La réalisation artistique est inférieure. IV. La tête avec le cou d'une figurine qui avait probablement la même forme que les précédentes (fig. 63, no. 3 et fig. 64, no. 10) Les deux yeux sont représentés par des demi-cercles incisés 1 ). Le nez est en bec d'oiseau; sous le nez, quatre petits trous représentent la bouche 2 ). Au bord de la tête, sur ebacun des lobes, on voit six trous à distances égales, percés de part en part. Le cou est bien proportionné. Cette tête est la mieux modelée de toutes celles qu'on a trouvé à Gumelnita, ayant en effet l'aspect d'une figure humaine si on la regarde à certaine distance. V. Figurine féminine entière (fig. 63, no. 4 et fig. 64, no. 5), d'une exécution primi­ tive. La tête trop grande est reliée au corps par un très grand cou. Exception faite du nez en bec d'Oiseau, la tête ne porte aucune autre indication. Les bras gros et courts sont étendus horizontalement. Les seins représentés comme d'habitude par deux pe­ tites protubérances se trouvent juste au milieu du corps. Presque immédiatement sous les seins, une raie verticalement incisée partage en deux la partie inférieure de la figurine, indiquant ainsi les pieds. Par derrière, au niveau des mains, on voit une proéminence assez grande: c'est certainement la stéatopygie représentée d'une ma­ nière naïve, ce qui prouve que l'artiste ne connaisait plus le sens de la stéatopygie et l'a maintenue par la force de la tradition. La réalisation artistique est peu réussie. VI. Une autre figurine féminine, sans tête, est plate et épaisse de 2 cm (v. fig. 64, no. 6). Deux proéminences indiquent les seins. Le cou est très gros; les deux bras sont étendus horizontalement, mais ils sont cassés à 1 cm de l'épaule. Le sexe est indiqué aussi par un angle incisé à la pointe en bas, continué par une ligne incisée qui représente la*séparation des j a m b e s ; cette ligne peut-être vue aussi sur le dos 3 ). Ce type des figurines plates est d'ailleurs assez connu, surtout dans le Sud mcditéranéen et égéen 4 ). En Roumanie, on n'a plus trouvé, à ma connaissance, d'autres idoles plates, exception faite de celle de Câscioarele ; cela ne signifie d'ailleurs que nous devons mettre en relation cette idole de Gumelnita avec celles du Sud égéen, sur le seul témoignage de sa forme plate. L'idole plate de Gumelnita est un simple schéma de la forme humaine. V I L Figurine féminine entière (fig. 64, no. 4), ayant la tête posée directement sur les épaules, le nez très prononcé en bec d'oiseau se prolongeant en bas jusqu'au ') On retrouve les yeux représentés de la même manière sur deux fragments de figurines trouvés
à Jableni^a (Serbie; v. Hoernes, Sammlung-Gôschen, op. cit., fig. p. 93. 45, no. I et 2). 2 ) Le nombre des trous de deux côtés de la tête dépasse de beaucoup celui des toutes les autres figurines de Gumelnita, Sultana (v. I. Andriesescu, Dacia, I), Câscioarele (Gh. Stefan, Dacia II) et Cucuteni (I. Andriesescu, C.ontributiuni, p. 101).

) Une pareille idole plate, la tête manquant, a été trouvé à Câscioarele (v. Gh. Stefan, Dacia, II).
4 ) Les idoles de la période énéolithique en Chypre étaient plates: des simples plaquettes en terre cuite, qui n'ont que le nez indiqué en relief, les autres organes et les membres étant indiqués par des incisions ou bien par des dessins (R. Dussaud, op. cit., p. 366, fig. 271).

3

\M

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FOUILLES DE CUMELNrjTA niveau des mains. L'indication des yeux m a n q u e . La t ê t e est totalement ronde et trop

perforée p a r deux trous de chaque côté. Les bras sont brisés à leur b a s e ; ils de­ vaient être courts et gros. Les deux seins sont minuscules et disposés u n peu semblable à u n cylindre coupé à la base, p o u v a n t qu'on p e u t voir Autre
1Ci

bas. Les pieds n ' é t a n t indiqués ni même p a r une ligne de séparation, le corps est ainsi rester debout»). J e crois pourtant une manière stylisée de représenter la robe cloche des idoles de la figurine féminine (fig.
3

4-

Péninsule Balcanique et du Sud égéen 2 ). VIII. rituelle 64, no. 3). La t ê t e , qui était attachée attitude

au corps p a r u n cou assez long, m a n q u e . Les bras levés en l'air, dans u n e bien connue, se sont brisés ). Les deux seins nous indiquent

le sexe. Le du Sud *).

reste du corps est modelé comme un cylindre large et plat à la base. De ce point de vue cette figurine p e u t être mise elle aussi en relation avec les figurines tions des nos régions avec le sud-égéen. La réalisation artistique est p a r est réunie au corps p a r u n gros cou ; le nez très accenntué I X . Idole entière (fig. 63, no. 5 et fig. 64, no. 1), très i m p o r t a n t e pour les rela­ contre très médiocre. La t ê t e très grande (un q u a r t environ de la h a u t e u r totale de la figurine) en bec d'oiseau ; les yeux inexistentes. Le bras la on sous le nez, où bras. et la bouche ne sont pas indiqués. Les épaules sont presque main est collée à la figure; le bras droit n'est

gauche, entièrement conservé, est plié au coude et relevé jusque

pas entièrement conservé, mais

voit bien qu'il a été disposé de la même manière, plié, sous l'autre ') Cette manière de représenter la partie in­ férieure du corps humain est généralement con­ nue: on la retrouve souvent à Cucuteni (I. An­ driesescu, Contribufiuni, p. 101), à Sultana (Dacia, I), à Câscioarele (Ch. Stefan, Dacia II), à Butmir (Hoernes-Menghin, op. cit., p. 287). Toujours en Serbie à Varset (Starinar, 1923, p. 2 et pi. 1) et ailleurs. z ) H. Dussaud, op. cit.. passim. :1 ) L'attitude des bras levés en l'air est un geste rituel qui indique une influence de la vie spirituelle égéene sur les populations plus arriérées du Dainibe inférieur. Cette attitude se retrouve aussi en Crète: c'est un des gestes rituels des statues votives Cretoises. La figurine connue sous le nom d'acolyte de la déesse aux serpents a les deux bras disposés de la même manière (Dussaud. op. cit., p . 60, fig. 39). D'ailleurs ce geste rituel est souvent rencontre en Crète (ibidem, p. 329, fig. 239; p . 375, fig. 280; p. 391, fig. 289, etc.). A Troie II on a trouvé une figurine avec les bras levés en l'air (Hoernes-Menghin, op. cit., p. 361 no. 2) et quelques Gesichtsurncn avec des anses qui représentent les bras étendus en l'air (ibidem, p. 361, no. 6). Dans la Péninsule des Balcans on a trouvé aussi quelques figurines avec les bras levés en l'air: à Butmir (H.-M., op. cit., p. 287). à Jablani{a (Hoemes, Sammlung-Goschen, op. cit., I, p. 97, fig. 45, en bas de la figure centrale), à Ko-

Les seins

djadermen (Izvestia, 1916 — 18, p. 136, fig. 140 a et ] Il b — surtout la seconde). Dans la région carpatho-danubienne on a trouvé à Turdas un fragment de céramique avec une figure hu­ maine en relief, les bras à moitié levés en l'air (H.-Menghin, o. cit., p. 305). J e crois que l'origine égéenne de ce geste ne peut être mise en doute, l'attitude des bras relevés en l'air de l'idole de Gumelni^a ne pouvant donc être duc au hasard. 4 ) La robe, plus ou moins cloche, est le vêtement de la divinité féminine Cretoise minoénne et même des autres statuettes qui ne sont pas toujours des divinités (R. Dussaud, op. cit.. passim). Dans la Péninsule des Balcans nous avons quelques stations dans lesquels on a retrouvé cette forme de figurines: à Butmir nous avons des figurines avec la robe, plus semblables à celles de Gumelni^a (H.-M., op. cit., p. 287); en Roumanie à Sultana (I. Andriesescu, Dacia, I) et plus au Nord à Cucuteni (I. Andriesescu, Contribufiuni, p. 101) nous les retrouverons encore ; à Câscioarele (Gh. Stefan, Dacia, II) en Petite Valachie (au Musée de Craïova) ; en Serbie (Starinar, troisième série, tome IL 1923, p. 1—2 et pi. I) et en Hongrie aussi quelques figurines féminines ont par contre une ressemblance surprenante par tout leurs corps avec la déesse aux serpents. J e crois pouvoir affirmer que l'origine de cette forme est assurément dans la Crète minoénne.

!!."

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\ LADIMIR DUMITRESCU ou tout a u t r e signe qui i n d i q u e r a i t le sexe, m a n q u e n t . La partie inférieure est
1

un Sur

cylindre t e r m i n é en b a s p a r u n pied ressorti, l'idole p o u v a n t ainsi rester d e b o u t ) . t r a d i t i o n en a v a i t signification
2

le dos il y en a u n e proéminence qui j o u e p r o b a b l e m e n t le rôle de la s t é a t o p y g i c : la conservé la forme, mais l ' a r t i s a n n e se r e n d i t plus c o m p t e de sa ).

X . U n e a u t r e idole entière, r e p r é s e n t é e d e b o u t elle-aussi (fig. 6 3 , n o . 6 et fig. 64, no. 2), a la t ê t e b e a u c o u p t r o p g r a n d e et r e c t a n g u l a i r e , t a n d i s q u e les a u t r e s idoles analisées l ' a v a i e n t oblongue ou circulaire. D'ailleurs la p a r t i e inférieure de la t ê t e p e u t fort r e p r é s e n t e r le cou. Sur la figure il n ' y a q u e le nez en bec iVoiseau comme d'habitude bien q u i soit i n d i q u é . Les du corps

d e u x b r a s sont repliés au coude, les m a i n s collées au corps sous les d e u x seins r e p r é s e n t é s p a r d e u x proéminences m i n u s c u l e s . La p a r t i e inférieure est u n cylindre u n peu plus large en b a s , p o u r p e r m e t t r e à la s t a t u e t t e d e se t e n i r de­ b o u t . Le dos est modelé avec plus de v é r i d i c i t é : u n e longue p r o é m i n e n c e h o r i z o n t a l e , avec une raie au milieu, i n d i q u e le s é a n t 3 ) . L a réalisation p l a s t i q u e est m a u v a i s e . Les ressemblances q u e c e t t e s t a t u e t t e suggère sont n o m b r e u s e s et se r e t r o u v e n t t o u t e s au S u d et au S u d - E s t ; c'est donc le m ê m e c e n t r e de r a d i a t i o n des formes de la c u l t u r e s u p é r i e u r e 4 ) . ) Comme la j a m b e unique finit par un pied, on ne peut plus parler ici de la robe. L'attitude des mains est par contre, très intéressante. En réalité nous ne retrouverons plus cette attitude dans aucune des stations néolithiques et énéolitiques de l ' E u r o p e ; il n'y a que la Crète seule qui possède cette forme, fait qui confirme les relations de la culture énéolithique du Danube inférieur avec la civilisation crétoise. Deux figu­ rines Cretoises en bronze sont très rapprochées— quant à la forme — de notre idole: une d'elles repré­ sente une femme, l'autre un homme. I.a femme ÎI la main gauche portée au menton (H.-M., op. cit., p. 389, no. 1), près de l'épaule droite, et la main droite devant les yeux, dans un geste de défense ou d'ador-Ation. (Pour le geste de la femme avec une main sur le front on peut citer aussi «le personnage faisant le geste d'adoration». Dussaud, op. cit., p. 58, fig. 37). 1,'homme (H.-M., loc. cit., no. 3) tient sa main droite sous le menton et la main gauche un peu plus bas sur la poitrine. Les deux attitudes re­ présentent des gestes rituels, probablement d'a­ doration (R. Dussaud, ibidem, pp. 376—7) devant la divinité invisible et malveillante qu'il faut adoucir. Ce geste de la statuette de Gumelnija doit être mis en relation surtout avec celui de la figurine masculine ci-dessus mentionnée, et je crois qu'il ne puisse être expliqué autrement que par une filiation partant de ces figurines Cretoises. ) V. plus haut, p. 84 (la figurine no. V). ) C'est le troisième cas de stéatopygie qui se présente seulement comme une réminiscence tra­ ditionnelle, car en réalité la vraie manière de re­ présenter la stéatopygie est toute autre. A Sultana,
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de toutes les idoles trouvées, la plus primitive a le séant indiqué de cette manière. *) E n effet les statuettes néolithique! et énéolilliiques avec les mains disposées sur la poitrine sont extrêmement nombreuses. En Roumanie on a trouvé beaucoup d'exemplaires de cette catégorie à Câscioarele (Gh. Stefan, Dacia, I I ) ; les figurines de Cascioarele, par leur forme et leur ornementa­ tion, ont une orientation plutôt vers le Sud-Ouest que purement vers le Sud ; les ressemblances se re­ trouvent surtout en Serbie et en Bosnie et une fois seulement en Roumanie, à Boïan (v. Christescu, Daria, I I , 1925) ; en Rulgarie en plusieurs endroits: en marbre à Stara-Zagora (v. Izvestia 1925, p. 93, fig. 1), à Nova-Zagora (ibidem, p. 94, fig. 2), à Plov divko (idem, p. 95, fig. 3), à Razgrad (ι'6·, p. 96, fig. 4) et à Siras (ibid., p. 104, fig. 8 ; M. Popov considère lui-aussi ces statuettes comme dues à des influences venues du S u d ) ; en Thracc on en trouve plusieurs exemplaires (IIoernes-Menghin, op. cit., p . 319 no. 1, 2 et 4). Ensuite à Troie II (H.-M., op. cit., p. 365) et plus au Sud, toute la Mer Egée est peuplée de ces figurines à l'époque minoénne et mycé­ nienne (pour les Cyclades, v. H.-M., op. cit., p. 367; pour la Crète, v. Dussaud, op. cit., p. 57, fig. 36, p. 329, p. 369; pour Chypre, ibid., p p . 367, 370, 371 et les fig. 272, 275, 276; HoerncsMenghin. op. ait., p . 365 no. 4). Plus à l'Ouest de la Péninsule des Balcans, on a trouvé des statuettes avec les mains sur la poitrine en Jougoslavie à Butmir (v. H.-M., op. cit., p. 287: la première figure de la dernière rangée, quoique très «sché­ matisée, est évidemment avec les mains sur la poitrine) et à Zlokucan (ibidem, p. 285 no. 3 et 8 ;

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FOUILLES DE GUMELNITA

X I . Avant de commencer la description des figurines assises, il faut mentionner encore une petite idole (fig. 64, no. 9), mais tout de même avec quelque réserve. Elle est très schématisée et très petite. La tête manque et semble n'avoir jamais existé. Le corps est cylindrique et un peu creusé à la partie supérieure. Le bras droit, énorme par rapport au reste du corps, est tendu horizontalement ayant l'aspect d'une cuillère; il représente probablement le bras avec la main ouverte. Le bras gauche est brisé. Sur la poitrine, deux petites protubérances indiquent les seins.

A côté de ce type des figurines debout, il y a le type des figurines assises, fort com­ mun dans le Sud-Est de l'Europe *). On a trouvé a Gumelnita deux statuettes pres­ que entières, qui entrent dans cette catégorie, ainsi qu'un fragment d'un pied prove­ n a n t aussi d'une idole assise. X I I . Idole assise, ayant la tête très petite, le cou assez gros (fig. 63, no. 12 et fig. 64, no. 8), le lobe droit de la tête un peu cassé; le nez est en bec d'Oiseau. Les yeux ne sont pas indiqués ; la bouche est, en revanche, indiquée par une ligne horizontale, fai­ blement incisée'sous le nez, et par quatre petits trous audessous de cette ligne 2 ). La main gauche est posée sur le v e n t r e 3 ) , la main droite est cassée au coude. Aucune in­ dication du sexe. Les jambes sont repliées aux genoux et se terminent chacun par un petit pied. En général cet exem­ plaire est mieux modelé que tous ceux que nous avons décrit précédement, quoique le dos soit trop plat. L'idole devait être assise sur une chaise (v. fig. 65). X I I I . Idole assise, ayant une grande tête continuée JB par un cou gros et court (fig. 63, no. 13 et fig. 64, no. 7), Afi le nez pas trop accentué en bec d'oiseau ; les yeux et la bou­ che manquent. Les deux bras sont brisés: l'un à l'épaule, l'autre à 1 cm de l'épaule. D'après la direction suivie par Fig. 65. le bras droit on peut affirmer que les mains de cette idole étaient posées sur le v e n t r e ; une preuve en plus nous est donnée par une proémi­ nence irrégulière située sur le bas du ventre, qui ne peut être l'indication du sexe,
p . 239 no.5) ; d a n s la Grèce c o n t i n e n t a l e , à Mycènes ( D u s s a u d , op. cit., p . 3 7 3 , fig. 278) ; plus à l'Ouest, à M a l t e , on a t r o u v é u n e s t a t u e t t e de femme couchée t e n a n t les m a i n s sous les seins (Ibidem, p . 208, fig. 151). A u N o r d de la région c a r p a t h o - d a n u b i e n n e o n a t r o u v é u n e seule idole a v e c les m a i n s sous les seins, en U c r a ï n c ( H o e r n e s , S a m m l u n g - G o s c h e n , op. cit., I , p . 92, fig. 44) et j e crois qu'elle est en­ core d u e à la r a d i a t i o n de l'influence d u Sud vers le N o r d . Vers le milieu de l ' é p o q u e d u b r o n z e , ce geste se r é p a n d et arrive j u s q u ' à la m e r B a l t i q u e ; p a r e x e m p l e , au D a n e m a r k , q u e l q u e s figurines en b r o n z e , o n t les m a i n s sur la poitrine (HoernesM e n g h i n , op. cit., p . 535). (Même si t o u s les exem­ ples cités n ' e n t r e n t p a s d a n s le c h e m i n S u d - N o r d , ils d o i v e n t ê t r e expliqués par la d é r i v a t i o n des formes méridionales). 1 ) C u c u t e n i , Tripoli, Sprenchii B r a s o v u l u i , V i n é a . J a b l a n i t z a , T a t a r - B a z a r g i c , P a p s a l i et R a t c h e f ( I . Andriesescu, Contributiuni, p . 104). A p r è s l ' a p a rition de l ' o u v r a g e de M. Andriesescu, on en t r o u v a encore à S u l t a n a , Câscioarelc, K o d j a d e r m e n , en T h r a c e , etc. 2 ) C'est la m ê m e m a n i è r e de r e p r é s e n t e r la b o u c h e q u e p o u r les s t a t u e t t e s I et I V . 3 ) Les m a i n s sur le v e n t r e (ou sur la p o i t r i n e ) , r e p r é s e n t e n t le m ê m e geste d o n t nous a v o n s parlé plus h a u t .

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W.ADIMIK IWMITRESCtl

mais bien la main gauche posée sur le ventre. Les jambes, qui sont modelées indépen­ damment l'une de l'autre, se sont rompues un peu au-dessus du genou. Le dos est modelé très exactement. Il n'y a aucune indication du sexe. Il nous faut encore mentionner un fragment de figurine assise trouvé dans la couche intermédiaire entre les deux couches de culture (fig. 63, no. 9) et quelques autres fragments ; entre autres une tête (fig. 63, no. 8), un fragment de la poitrine d'une statuette, quelques fragments de jambes (fig. 63, no. 7, 10, 11) dont l'un a quel­ ques traces de dessins incisés.

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Idoles en os. Leur nombre est réduit: on n'en a trouvé que cinq exemplaires dont un seu fj .^ΧΛν^' entier, mais non terminé. Ce dernier appartient à la couche A, les v autres a la couche B. > Quatre de ces idoles sont d'un type généralement connu dans la ré­ gion carpatho-danubienne ' ) . Elles ont des lignes et des points incisés sur la face, et quelquefois même sur le dos (fig. 66, no. 2 — 5), représen­ tent probablement le tatouage. L'au­ tre idole, fragmentaire (fig. 66, no. 1), a une forme qui dérive — comme je l'ai dit dans l'article sur les décou­ vertes faites par hasard à Gumelnita en 1924 2) — certainement du type en violon, si souvent rencontré dans le Sud égéen. Il n'y a que les oreilles allongées en bas qui sont un élément nouveau ; par contre, la tête au long cou, et la forme presque rectangu­ laire du corps, sont des éléments absolument caractéristiques pour le type en violon 3 ).
I |g. 66. . * . *

11 faut mentionner en relation avec la représentation plastique du corps humain, quelques couvercles en terre-cuite que j ' a i décrit ci-dessus (fig. 29, no. 4 et 8) : leur anse a la forme d'une tête humaine avec un cou, un nez en bec d'Oiseau, mais sans l'indication des yeux et de la bouche. On a trouvé grand nombre de ces couvercles à Sultana 4) et à Càscioarele 5 ).
') En Roumanie à Sultana (I. Andriesescu, Dacia, I) et à Càscioarele (Gh. Çtefan. Dacia, I I ) ; en Bulgarie à Sultan, distr., de Chumla (H.-Mcnghin, op. cit., p. 317, no. 1, 2 et 3), à Kodjadermen (Izvestia, 1916 — 18, p. 93, fig. 82; à Rusciuk (Izvestia, 1925, p. 105, fig. 9) et à lumbnl (Izvestia, 1911, p. 8 2 — 8 1 , fig. 1—4). 2 ) V. Dada, I, p. 340. :| ) ll.-Menghin, op. cit., p. 361, no. 1 et 6. 4 ) I. Andriesescu, Dacia, I. 6 ) Gh. Stefan. Dacia, II.

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FOUILLES DE GUMELMJA

Toujours en relation avec la plastique et représentant probablement certains croyances, sont 9 phallus en terre-cuite (fig. 6 3 ; no. 14 fig. 67, no. 1 — 5), trouvés tous dans la couche B. Le plus grand a 12 cm de longueur (fig. 67, no. 2), le plus petit (pièce entière) 9 cm ; le diamètre de la base varie entre 4 et 3 cm ; le bout est plus ou moins pointu. Tous sont percés dans toute leur longueur (fig. 67 no. 1) ; quelques-uns ont une forme tout-à-fait grossière, mais il y a deux exemplaires dont le modelage ne peut laisser aucun doute sur leur signification 1 ). Avant d'aborder la plastique des animaux, retenons donc deux faits: 1. La couche B de Gumelnita est très riche en idoles qui mettent en évidence à — notre opinion — les relations de style avec le Sud, égéen ou balcanique. 2. Toutes les idoles qui ont le sexe indiqué sont exclusivement féminines 2 ). Quant aux autres, nous ne pouvons affirmer qu'elles fussent masculines. PLASTIQUE DES ANIMAUX A côté des figurines humaines, on a trouvé dans tous les emplacement.s préhistoriques de la région carpathodanubienne de nombreuses figurines ani­ <CA~~£UÉX. males, ainsi que des oiseaux 3 ). Tout comme les idoles humaines, les figurines d'animaux manquent presque complète­ ment plus au Nord et plus à l'Ouest 4 ). Fig. 67. La plupart de ces figurines sont très schématisées et l'imagination des artisans est allée si loin qu'on ne peut plus recon­ naître dans leur oeuvre aucun animal réel. Toutes les figurines animales de Gumelnita — sauf deux fragments qui appar­ tiennent à la couche A — ont été trouvé dans la couche B. a) Quadrupèdes. On n'a pas trouvé à Gumelnita qu'une seule figurine d'animal entièrement conservée (fig. 64, no. 15), ne pouvant être identifiée avec aucun animal
J ) On a déjà trouvé Tannée dernière u n phallus en terre cuite à Gumelnita, que j ' a i enregistré sous réserve (Dacia, I, p. 339), n ' é t a n t point convaincu que ce fût u n phallus. Maintenant, la forme des d e u x exemplaires ne nous permet plus de d o u t e r : ce sont des phallus, qui soulignent la divinisation de la m a t e r n i t é et de la terre créa­ trice (Déméter-Dionysos des temps historiques). D ' a u t r e s phallus ont été trouvés en Roumanie d a n s les environs de Brasov (à K i s b e r g ; ils sont

maintenant au Musée J . Teutsch de Brasov, salle V I I , 4, c ) ; en Bulgarie à Kodjadermen (lz· vestia, 1916 — 18, p . 144, fig. 151 — 2). 2 ) La p l u p a r t des figurines préhistoriques, néoli­ thiques et énéolithiqucs, sont féminines dans t o u t e la région carpatho-danubienne (I. Andriesescu, Contribuai, p . 100). 3 ) I. Andriesescu, Contributii, p. 98. 4 ) Ibidem, p . 98—99.

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VI.ADIMlli

D l ' M I l'Ki;S( I '

réel 1 ). Les autres sont toutes des fragments dont seulement quelques-uns peuvent être mentionnés: Une tête d'une grande figurine représentant probablement un bélier (v. fig. 64, no. 16 et fig. 68, no. 8); un fragment de bélier (v. fig. 68, no. 2); un frag­ ment d'animal cornu sur le dos duquel on voit les pieds d'un chevalier (?) (v. fig. 64, no. 14) et d'autres fragments d'animaux cornus (fig. 63) ou d'autres animaux indéter­ minables (fig. 68, no. 3, 4, 9). On a trouvé aussi un fragment de corne vide à l'intérieur qui est probablement un fragment de rhyton (fig. 68. no. 7) 2 ).

Fig. 68.

b) Oiseaux. On a trouvé à Gumelnita deux figurines représentant des oiseaux, toutes les deux dans la couche B 3) (fig. 64, no. 13 et fig. 68, no. 11). Les têtes des deux figurines manquent ; les ailes sont étendues pour représenter le vol ; une des figurines a sur les ailes des incisions qui représenteraient les plumes stylisées. Au lieu des pieds, les deux oiseaux ont chacune un petit cylindre pour leur permettre de rester debout *). A côté des anses en forme de tête humaine que nous avons vues ci-dessus (v. p. 88), on a trouvé à Gumelnita (^4) une anse représentant, très schématiquement, la tête d'un animal avec un grand nez en bec d'oiseau, et avec les yeux indiqués par deux trous (fig. 68, no. 6). D'ailleurs les anses des vases en forme de tête d'animal sont assez communes à l'époque néolithique et énéolithique. LE MOBILIER DE CULTE L'existence des chapelles et des sanctuaires de divinités, semblables à celles de Crète, dans nos stations néolithiques et énéolithiques n'est prouvée par aucune
') O n . a trouvé une figurine identique en 1921· à Gumelnita (Dacia, I. p . 338) et une a u t r e en 1925 à Câscioarele (Dacia, I I ) . *) Des figurines semblables o n t été trouvé à Sultana (Dacia, I, p. 103), à Câscioarele (Dacia, II) et en Bulgarie à K o d j a d e r m e n (Izvestia, 1916 —· 1918, p . 141, fig. 146 a et b). s ) U n e de ces figurines a été trouvée p a r M. B. Ionesco. 4 ) On a t r o u v é cette année à Câscioarele un oiseau presque identique à celui de la fig. 64, no. 8, avec les mêmes incisions sur les ailes (Dacia, I I ) , Pour les autres figurines d'oiseaux en terre cuite trouvées d a n s divers sites préhistoriques, voir: M. Wosinsky, op. cit., I I , p . 92 et H.-Menghin, op. cit., [>.303, no. 3. ., p. ovo, no. o.

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FOUILLES DE GUMELNITA d é c o u v e r t e in situ. P o u r t a n t , différents objets t r o u v é s d a n s les fouilles n o u s p r o u ­ v e n t q u ' à côté des idoles il y a v a i t aussi u n mobilier de culte, en m i n i a t u r e . Le n o m b r e des e x e m p l a i r e s n ' e s t pas très g r a n d , mais l ' i m p o r t a n c e de ces objets ré­ side d a n s le fait qu'ils nous e x p l i q u e n t la vie religieuse des h a b i t a n t s des nos sites p r é ­ historiques. O n a t r o u v é en t o u t à G u m e l n i t a 5 petites chaises et 9 p e t i t e s t a b l e s (7 n e s o n t q u e des f r a g m e n t s ) x ). a) Chaises. lindriques (fig. v e r s le h a u t , et a y a n t l'aspect Trois des chaises trouvées à G u m e l n i t a sont des chaises à 4 pieds cy­ 6 3 , n o . 17, 18). Les dossiers de ces chaises é t a i e n t en p e n t a g o n e , u n angle percé d ' u n t r o u a u milieu 2 ) . Les d e u x a u t r e s chaises n ' o n t p a s des pieds, des fauteuils (fig. 6 3 , n o . 19 — 20) à dossier t r è s p e t i t 3 ) .

b) Les tables de culte. On p e u t distinguer à G u m e l n i t a d e u x genres de tables de c u l t e : la p r e m i è r e catégorie c o m p r e n d les tables a y a n t c h a c u n e u n t r o u r o n d sur la p a r t i e s u p é r i e u r e (fig. 6 3 , n o . 2 3 ) ; la d e u x i è m e catégorie c o m p r e n d les tables sans t r o u (fig. 6 3 , n o . 22 et 24). T o u t e s les tables de ces d e u x catégories s o n t r e c t a n ­ gulaires e t o n t c h a c u n e 4 pieds. Sur une des parois latérales de quelques tables (fig. 6 3 , n o . 22 et 24) on p e u t voir d e u x demi-cercles incisés, r e p r é s e n t a n t p e u t - ê t r e d ' u n e m a n i è r e stylisée les y e u x de la divinité, s u r t o u t si l'on t i e n t c o m p t e q u ' o n n e r e c o n t r e ces demi-cercles q u e sur u n e seule parois de la t a b l e , toujours d e u x demi-cercles, j a m a i s u n seul *). Le rôle du mobilier de culte d a n s nos stations p r é h i s t o r i q u e s est suffisament im­ p o r t a n t , p r o u v a n t u n g r a n d d é v e l o p p e m e n t des formes extérieures du culte. Si l'orne­ m e n t en demi-cercles incisés sur les tables représente en v é r i t é les y e u x de la d i v i n i t é , les t a b l e s d e v i e n n e n t en ce cas des r e p r é s e n t a t i o n s de la divinité m ê m e qui veille sans cesse sur les actes des h o m m e s .

Une a u t r e forme p l a s t i q u e en relation avec le culte est celle des cornes sacrés en t e r r e - c u i t e . O n en a t r o u v é d e u x exemplaires à G u m e l n i t a , t o u s d e u x d a n s la couche
) Une de ces tables nous a été donnée p a r M. H. Ionescu: elle provienne de la couche B; les autres tables et les chaises ont été trouvé dans les deux couebes de Gumelnita. 2 ) La forme de ces chaises est t o u t à fait sem­ blable à celle des chaises modernes. On en a trouvé d ' a u t r e s ebaises de forme et dimensions identiques à Sultana (Dacia, I), et à Kodjadermen (Izveslia, 1 9 1 6 — 1 8 , p . 140, fig. 145). ') Quelques exemplaires semblables ont été trouvés à Câscioarele (Dacia, I I ) . ' ) On a trouvé des tables de culte en miniature d a n s toutes les stations récemment fouillées en R o u m a n i e : à Sultana (Dacia, I, p. 74), à Câs­ cioarele (Dacia, I I ) , à Hoïan (Dacia, I I ) ; en Bulgarie à Kodjadermen (Izrcstia, 1916 — 1 8 ,
x

p . 148, fig. 1 5 9 ) . — E x c e p t i o n faite d'une seule table de Câscioarele — qui est c i r c u l a i r e — t o u ­ tes les autres sont semblables à celles de Gu­ melnita. Les trous des tables trouvées à Gumelnita mé­ ritent peut-être une attention spéciale. Quelques unes des tables de culte de la Crète de l'époque minoénne ont au milieu u n trou circulaire qui servait comme support pour les vases au fond bombé (Dussaud, op. cit., p . 355): Ne pourrait-on déduire une filiation? On a trouvé d'ailleurs à Gumelnita des vases-pigmés qui ne p o u v a i e n t avoir un b u t utilitaire (v. plus h a u t , p . 6 1 ) ; ils pourraient être disposés dans les trous des tables du culte, quoique nous ne puissions l'affirmer avec certitude.

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νΐ.ΛΠΙΜΙΗ

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Β '). Leur base est large de 2 cm. Une de3 deux cornes a, à sa base, un trou, ce qui prouve que l'objet était employé comme pendantif-amulette. On a trouvé des cornes sacrés de la même forme et de la même gran­ deur, ayant même le trou mentionné, à Sultana et à Câscioarclc *). C'était donc une forme générale du culte des stations énéolithiques de cette région, mais qui a été trouvée aussi dans le Nord de l'Europe 3 ). Leur forme n'est pas duc au hasard. Quoiqu'on ne puisse trouver des exemplaires semblables dans les Balcans, nous devons mettre en relation ces cornes avec les cornes sacres si nombreuses et si souvent représentées dans les formes du culte minoen et mycénien 4) ; c'est, avec la bâche double, le symbole le plus important de la religion des Cretois et en général des populations de la Mer Egée de cette époque. Ce n'est d'ailleurs qu'un élément de plus, à côté de ceux que nous avons déjà constatés, qui prouve cette influence du Sud vers le Nord, car il ne peut pas être question dans nos régions d'un culte autochtone des cornes sacrés O B J E T S DE P A R U R E EN T E R R E

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A côté d'un nombre assez important de pendeloques en os (voir plus loin, p. 97) on a trouvé comme objets de parure à Gumelnita quelques vingt perles en terre cuite, la plupart entières et quelques fragments. Une seule provient de la couche A ; toutes les autres sont de la couche B. Parmi ces perles on peut distinguer deux formes: l'une parfaitement cylindrique (v. fig. 67, no. 6 — 7), l'autre ayant les deux bouts presque pointus (v. fig. 07 no. 8—9). Toutes les perles sont perforées dans leur longueur, pour être enfilées sur un fil. Leur longueur varie entre 5 et 10 cm, le diamètre entre 2, cm, et 4 cm. Les exemplaires les plus longs ne sont pas aussi les plus gros, car il n'y a pas de rapport entre leur épais­ seur et leur longueur. Plusieures de ces perles pèsent au moins 30 gr,, ce qui paraît excessif pour des perles qui devaient se porter au cou, mais nous avons d'autres exem­ ples d'objets énormes de parure que certaines populations barbares de nos jours por­ tent encore. Les perles en terre cuite se trouvent assez communément dans les stations pré­ historiques de Roumanie et d'ailleurs, ce qui nous dispense .l'en citer ces stations.

On a trouvé aussi à Gumelnita quelques petits disques en terre cuite, quelque fois patines avec soin. Trouvés dans les deux couches, ils sont toujours percés au mi­ lieu; ils doivent être aussi des pendeloques. Ces disques sont extrêmement fréquents dans toutes les autres stations énéolithiques de la vallée du Danube, citées plus haut 5 ), ainsi que dans les stations des divers autres régions. Déchelctte en public quelques exem­ plaires trouvés en France, les appelant fusaïoles 6 ).
') Le p a q u e t c o n t e n a n t ces deux cornes sacrée s'étant p e r d u p e n d a n t le t r a n s p o r t p a r le chemin de '/ fer, nous b o r n o n s à m e n t i o n n e r les cornes ; sacrés t r o u v é s à S u l t a n a et à Câscioarele absolum e n t identiques à ceux de G u m e l n i t a . *) Gh. Stefan. Dacia I I . ) Cf. Déchelctte, op. cit., I I , p . 470 et suiv. ) Dussaud, op. cit., p p . 3 2 7 — 4 1 7 (le chapitre Cultes et Mythes, passim). 8 ) Sultana (Dacia, I, p . 7 4 ) ; Câscioarclc (Dacia, I I ) . e ) Op. cit., I , p . 581, fig. 224 ( c h a m p de Chassey).
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FOUILLES DE GI'MF.LNITA

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AUTRES OBJETS EN T E R R E CUITE On a trouvé à Gumelnija quelques morceaux rectangulaires de terre-cuite, très minces J ) ; on ne saurait dire à quoi servaient-elles. Quelques fragments, aussi en terre cuite, trouvés exclusivement dans la couche B,, sont les restes des quelques objets «à fenêtres», que nous ne pouvons réconstituer et par conséquent nous ne pouvons pré­ ciser l'usage (peut-être seraient-ils des grilles (v. fi g. 69). On a trouvé, dans les deux couches de Gumclnita, quelques poids de filet de pêche, en terre-cuite également, ayant ^k * chacun un trou de suspension (fig, 67 no. 13 — 15); ils sont quelquefois pris­ matiques, et d'autres fois oblongues et presque plats; — quelques fusaïoles (fig. 67, no. 10—12, et fig. 3, no. 15) et un objet en forme de bobine (fig. 63, no. 16.) INSTRUMENTS, USTENSILES E T ORNEMENTS EN BOIS DE CERF ET EN OS Dans ces catégories rentrent aprox. 100 objets de toutes espèces, dont quel­ ques uns peuvent avoir servi comme ar­ mes (poignards) ; étant donné que nous ne pouvons pas établir une différence pré­ cise entre les armes et les instruments, nous nous occuperons de tous ces objets dans ce chapitre général. Nous y enregistrerons à la fin aussi les ornements, car il nous semble inutile de faire un chapitre spécial pour les quelques exemplaires de cette catégorie. Quant aux figurines en os, nous les avons décrit dans le chapitre consacré à la plastique (v. ci-dessus, p. 88). On aurait pu faire de même une distinction précise entre les instruments en os et les instruments en bois de cerf mais étant donné que le même genre d'instruments est souvent travaillé dans ces deux matériaux, je ne crois pas cette distinction nécessaire, surtout parccqu'elle n'apporte aucune conclusion au point de vue stratigraphique, c'està-dire sur l'ancienneté de ces objets. Nous examinerons donc ces instruments d'après leur catégories et non pas d'après le matériel. On ne peut constater aucune différence technique ou de forme entre les exemplaires de la couche A et ceux de la couche B. Les j exemplaires de la couche B sont plus nombreux et mieux conservés, ce qui s'exphque J par le fait qu'on a fouillé cette couche sur une superficie plus grande, et aussi par le fait que dans cette couche les habitations étaient plus denses.
' ) V. aussi les dates de la note no. 6 de la page précédente.

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VLADIMIR DUMITRESCU a) Les harpons. Cette catégorie d'instruments n'avait pas été constatée dans au­ cune des stations préhistoriques de l'ancien royaume de Roumanie jusqu'en 1925. Le seul fragment de harpon trouvé dans la vallée inférieure du Danube a été trouvé l'année dernière, toujours à Gumelnita J ). Plus à l'Ouest sur la rive du Danube, dans l'ancienne Serbie, on a trouvé deux harpons plats datés par M. Vasitch qui les publia, de la fin de l'époque néolithique et du commencement de l'époque du bronze 2 ). Au cours des fouilles exécutées cet été on a trouvé de nombreux harpons à Câscioarele 3 ), Boïan 4 ) et. Gumelnita. — Cascioarele se révèle spécialement comme un station très importante pour l'industrie de ces instruments. Pour l'époque paléolithique et les autres époques intermédiaires entre le paléolithique et le néolithique la forme et les matériaux des harpons ont sans doute une importance très grande pour pouvoir dater les instruments, mais pour l'époque néolithique et post­ néolithique les formes et les matériaux sont presque indifférents. Nous trouvons à cette époque des harpons plats, bombés d'un seul côté ou ronds, en bois de cerf et en os. On peut faire toutefois une observation d'ordre général à propos de la forme : tous les harpons de Gumelnita (ainsi que ceux des deux autres stations de la Roumanie mentionnées plus haut), appartenant aux deux couches de civilisation ont des barbelures sur les deux côtés (fig. 66, no. 20 — 26) a y a n t à la partie inférieure deux dents droits ser­ vant à lier le h a r p o n ; jamais ils n'ont de trou. Quant à l'arrangement des barbelures sur les deux côtés des harpons, il n'est pas toujours le même. Les barbelures de droite et de gauche peuvent être sur le même plan, ou bien celles d'un côté sont à quelques milimètres plus près de la pointe que les barbelures respectives de l'autre côté. Des sept harpons trouvés à Gumelnita, quatre (2 entiers et 2 fragments) appar­ tiennent à la couche A (fig. 66, no. 23, 24, 25, 26), et trois (2 entiers et 1 fragment) à la couche B (fig. 66, no. 20 — 22). Le plus grand des harpons entiers a 21 cm de long; le plus petit 10,5 cm. b) Les pics en bois de cerf. Du fait que ces instruments étaient fort peu résistents à cause de leur matériel, il est fort probable qu'ils ne servaient qu'à creuser la terre. On a retrouvé très souvent des instruments de ce genre dans les stations de l'époque néolithique, énéolithique et même de l'époque du bronze 5 ). Ils sont aiguisés sur le tranchant et ont un trou par lequel on passait la manche en bois ou même en bois de cerf. A côté d'autres fragments, on a trouvé à Gumelnita deux exemplaires en­ tiers de toute beauté (fig. 70, no. 1 — 2 ) ; l'un d'eux, d'une longueur de 21 cm 5, (v. fig. 70, no, 1), a la forme d'un pic moderne en métal. Le second exemplaire trouvé dans les débris de l'habitation no. 1 de la couche A, a la forme typique de cette catégorie; ad­ mirablement exécuté, il est relativement bien aiguisé, avanl un Itou parfaitemenl rectangulaire pour le manche. c) Les manches d'instruments ont été trouvées en grand nombre dans différentes stations préhistoriques, exécutées soit en bois de cerf, soit en os ou même en bois 0 ).
*) 339. 2 ) 3 ) *) Mon article, Découvertes de G., Dacia I, p. Starinar, I, (1906), Belgrad 1907, p. 95. Gh. Stefan, op. cit. V. Christescu, op. cit. ) Cf. Mittheil. Bosnien u. llerze^., X I , Tufrl I I I — I V (de Donja-Dolina); Dacia, I, p. 72. (de Sultana), etc.. etc. ·) Déchelette, op. cit., I, p. 531 et suiv. Γ.ιι Roumanie on eu a trouvé a Sultana et a Cascioarele.
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FOUILLES DE GUMELNIJA Ces manches sont pour la plupart longs et minces, a y a n t quelquefois un trou pour y introduire les petits i n s t r u m e n t s . U n m a n c h e très intéressant en os, qui diffère de la forme commune de ces instru­ m e n t s a été t r o u v é à Gumelnija dans la couche B (fig. 70, no. 6). Sa partie supéri­ eure est grosse et taillée en cube, continuée en bas p a r u n commencement de m a n c h e percé dans sa longueur pour y introduire un autre m a n c h e plus mince. Le cube est percé de trois p a r t s p a r u n trou circulaire ; ces trois trous se r e n c o n t r e n t au centre du

Fig. 70.

Fig. 71.

cube. C'est u n i n s t r u m e n t assez curieux, qui ne trouve de ressemblance qu'avec u n seul a u t r e exemplaire t r o u v é à Donja-Dolina x) et avec u n a u t r e — c e l u i - c i inachevé ( ?) — de Câscioarele 2 ). d) Les poignards en os dans leur forme habituelle (cubitus de bœuf) ne sont re­ présentés que p a r u n seul exemplaire à Gumelnita (fig. 7 1 , n o . 1). Mais plusieurs poinçons de grandes dimensions p e u v e n t avoir au besoin le même emploi. Le poignard de Gumelnija est u n peu brisé au b o u t et cassé à la base ; il n ' a pas été poli avec beau­ coup de soin. Sa longueur est de 16 c m ; sa forme est identique à celle donnée c o m m e exemple dans le Manuel de Déchelette 3 ).
') Mittheilungen a. Bosnien u. Ilerzeg., I X , Tafel X X V I I I no. ] .
2 3

) Gh. Çtefan, op. cit. ) Op. cit., I, p. 536, fig. 194.

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YI.VDIMIH niMITHKSCr e) Les poinçons sont en très grand nombre, formant ainsi la grande majorité des objets en os trouvés à Gumelnita. Ils sont travaillés exclusivement en os, jamais en bois de cerf. ISipour cette catégorie on ne peut pas remarquer non plus une différence de forme ou de travail enlre les objets de la couche su­ périeure 51 ceux de la couche inférieure. On ne peut en faire qu'une description d'ordre général, surtout que leur nom­ bre nous empêcherait de faire une des­ cription détaillée de chaque exemplaire. On peut distinguer deux catégories q u a n t à la technique. La première est plus soignée et comprend des exem­ plaires exécutés en diverses sortes d'os complètement, polis au point que l'os nu conserve plus nulle p a r t sa forme et son aspect originaux. Dans cette catéW' gorie sont les plus beaux exemplaires

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trouvés à Gumelnita, de forme cylindrique ou un peu plats, d'une longueur de 10 u I 18 à 5 cm. Le plus beau et le plus grand » / exemplaire est bien aiguisé et admira■ I i A I | 1 I. I blemenl poli; quoiqu'il soit brisé à la I I I i base, il a 18 cm de longueur (fig. 72, H âtV no. 1). Les autres font plus petits et moins bien exécutés. La seconde catégorie, qui comprend des exemplaires tout aussi nombreux que la première, est composée de poinçons incomplètement polis et qui conservent à la base leur forme naturelle. Il y en a qui sont polis sur 3 / 4 environ de leur surface (fig. 72, no. 8, 9, 10, 11), mais d'autres ne sont façonnés que vers la pointe. Quelquesuns des poinçons ont des stries horizontales 1 ) . Dans ce même groupe entrent quelques poinçons semblables à des petits poignards modelés du cubitus de petits quadru­ pèdes (probablement ovines), u n peu aiguisés au bout (fig. 7 1 , no. 2 — 7). Le grand nombre des poinçons trouvés a Gumelnita nous prouve l'exisentce d'une l ) Exemplaires identiques, sans stries, à Câscioa- 195 2 ; Izvestia, 1916—18, p. 90, fig. 76. industrie très développée des peaux, lesquelles 2 servaient à l'habilement. rele (Gh. Stefan, Op. cit. Dacia II) a Sultana ) Exemplaires de ce genre a Câscioarele (Dacia, f) Il y Fouilles de Sultana, Dacia de 73 ; II), à Sultana (Dacia, I) et à l'usage ne (I. Andriesescu,en a encore une série I, p. quelques instruments en os, dont Kodjadcrincii peut aussi J. Déchelette, Ce sont I, p. os plats et (Izvestia, 1916 —18, p. 91, fig. 79« et b). seulement larges, polis complètement ou voir être déterminé. op. cit., des 537, fig. en partie, a y a n t un t r a n c h a n t aiguisé (fig. 72, no. 15, 16). Ces instruments servaient peut-être tout comme les lames en silex, 96 couper les peaux, vu que leur t r a n c h a n t à est encore suffisament aiguisé a ) . tm u
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loi II,|.I;S DE GUMELNIfA

Il faut mentionner dans ce même chapitre quelques exemplaires en forme de poin­ çons, mais très gros et non aiguisés, en bois de cerf (fig. 70, no. 7—10), ainsi que d'autres objets cylindriques en os, perforés à l'intérieur et quelquefois aussi en largeur (fig. 73, no. 1—2), dont l'usage ne peut être précisé. Les premiers étaient peut-être des manches d'instruments très petits en métal ou en silex. Un manche semblable a été trouvé à Kodjadermen en Bulgarie 1 ). Quoiqu'il est certain qu'on faisait des manches en os pour des petits instruments, nous ne pouvons dire avec précision que ces exemplaires de Gumelnita aient eu le même usage. g) Un exemplaire en os à caractère utilitaire précis est un brassard rectan­ gulaire, un peu incurvé, avec deux trous à chaque bout (fig. 66, no. 7). L'objet était fixé par les archers à leur main gauche au moyen de ficelles pour dé­ fendre la main contre la détente de la corde de l'arc 2 ). C'est un objet tra­ vaillé avec soin. Des brassards pareils apparaissent souvent à la fin du néoli1 thique et au commencement de l'épo\ que du bronze, presque partout en Eu\ r b p e 3 ) ; on a trouvé aussi à Troie III 4 ) et IV r')· * Ornements en os. La plupart des ornements en os de Gumelnita sont des pendentifs, comme on le voit par leur trous. Us ont différentes formes: dis­ ques, rectangles, triangles (fig. 66, no. 26 27 28 29 30 3l 32 53 6, 8, 11, 12, 13, 14, 16, 17) plats ou 22 23 presque plats. Les disques et les rec­ Fig. 7 3 . tangles sont perforés au centre ; les tri­ angles sont perforés d'un côté. Une pendeloque en os, dérivée d'un disque, a deux en­ tailles latérales et deux perforations (fig. 66, no. 9) ; une autre pendeloque en forme de disque est plate sur une des faces et bombée sur l'autre, ayant l'aspect d'un bouton. La plupart sont polis avec soin d'un seul côté, mais il y a des exemplaires polis sur les deux faces. Un autre genre de pendeloques est formé par les coquillages et les coli­ maçons. Déjà en 1924 on avait trouvé à Gumelnita quelque centaines de coquilles de colimaçons percées, servant à former un collier 6 ). Pendant nos fouilles nous n'avons plus trouvé qu'une seule coquille (cardium), perforée avec soin, servant cer-

') Izvestia, 1916—18, p. 26, fig. 86. ■') .1. Déchelette, op. cit., II, p. 96, fig. 86. ') J. Déchelette, op. cit., II, p. 227, donne une liste dei endroits et des pays ou on a trouvé des exem97

plaircs du même genre. 4 ) Schlieman, Ilios, p. 537, fig. 585, 588,589. 5 ) Ibidem, p. 728, fig. 356. 6 j Dacia, I, p. 341.

7 lutrin

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VLADIMIR DUMITRESCU

tainenienl connue pendeloque (fig. (>(>, no. 10). On a trouvé deux exemplaires du même genre en Bulgarie à Kodjadermen ] ). Quelques objets exécutés en dents de sanglier polies avec soin, devaient être aussi des pendeloques; une seule de ces dents a été conservée entière, mais le travail paraît ne pas avoir été terminé, car clic n'a pas de trou pour l'attacher· La dent est couverte d'incisions obliques (fig. 73, no. 18 — 21), servant comme ornement. Des exemplaires du même genre, simples ou striés se retrouvent assez souvent 2 ). On a trouvé aussi un rectangle en nacre, plat et non perforé, ce qui indique peutêtre qu'il n'a pas été terminé (fig. 66, no. 12). Quelques autres disques en os, polis mais non perforés, paraissent être des pendeloques non terminés. Nous avons trouvé encore un osselet, d'agneau, poli en haut et en bas, on ne peut pas dire pour quel usage; des exemplaires analogues à Kodjadermen 8 ).

LE MÉTAL Un autre élément qui peut nous servir à dater un site préhistorique est le métal. Nous avons trouvé à Gumelnita des instruments en cuivre et un ornement en or. a) Le cuivre. On a trouvé à Gumelnita douze objets en cuivre, dont quatre dans la couche A, et huit dans la couche B. Nous avons donc un élément précis qui nous permet d'affirmer — en concordance avec les déductions qu'on peut faire de l'aspect des autres objets — que la couche inférieure de Gumelnita (A) date de l'époque énéolithique. Qn ne peut (railleurs constater aucune différence entre la forme et la technique des objets en cuivre de la couche A et ceux de la couche B. Onze dërrcTTobjets en cuivre ont la forme de clous aiguisés à un bout en forme de pointe ou de tranchant et sont taillés en quatre facettes (fig. 73, no. 22 — 33), ayant I ainsi l'aspect de prismes rectangulaires. Leur longueur varie entre 12 cm 5, et 4 cm. / Seulement quatre d'entre eux méritent d'être mentionnés spécialement, car les autres ne sont que des fragments. Deux d'entre eux ont une longueur de 12 cm et de 12 cm, 5. Ils sont entiers et bien aiguisés à la pointe. Malgré leur oxidation avancée, on voit parfaitement qu'ils furent taillés à quatre facettes parfaitement égales (fig. 73, no. 22, 23). Le troisième, quoique fragmentaire, est intéressant par le fait qu'il est presque plat et a un petit tranchant au lieu de pointe (fig. 73, no. 27). — Ces petits instruments avaient certaine­ ment besoin de manches en bois ou en os; ce fait est confirmé par le quatrième exem­ plaire que nous voulons décrire: C'est un clou en cuivre taillé en quatre faces égales et à pointe aiguisée. Il est fixé dans un manche en os, du quel il ressort de 2,5 cm ; le manche, provenant probablement du pied d'un oiseau, atteint par l'oxidation du clou, a 6 cm de long. (fig. 73, no. 24). On a trouvé des instruments semblables aux premiers, en Roumanie à Sultana 4 ) et à Câscioarele 5 ), en Bulgarie à Kodjadermen 6 ). Leur usage est difficile à préciser.
') Izvestia, 1916 — 18, p. 100, fig. 92. 2 ) Sultana (Dacia, I). Câscioarele (Dacia, II). Lechinta-de-Mures (Dacia, I I ) ; Kodjadermen (Izvestia, 1916 — 18, p. 100, fig. 94).
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) ) ") e )

Izvestia, 1916 — 18, p. 92, fig. 81 a et b. I. Andriesescu, Fouilles de Sultana, Dacia '■ Gh. Stefan, op. cit. Izvestia, 1916—18, p. 99, fig. 91.

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FOUILLES DE GLMELMJA

Les plus grands pourraient avoir eu plusieurs usages, servant soit comme des poinçons plus résistants que les poinçons en os, soit comme des poignards, ou peut-être comme ai­ guilles. Les plus petits, aiguisés au but, étaient certainement des poinçons; ceux qui avaient un petit tranchant devaient servir à couper les peaux. Les plus fins et les mieux aiguisés peuvent avoir servi comme alênes à tatouer — fait affirmé par Déchelette ') pour des exemplaires analogues trouvés en France et en Bohème 2 ): un d'entre eux est fourré dans un manche en os 3) tout-à-fait comme notre exemplaire Le douzième instrument en cuivre est un crochet de pêche, long de 3 cm avec, un anneau à la partie supérieure pour y passer la ficelle; la dent lui manque (fig. 74). On a trouvé des crochets de cuivre de ce genre en Roumanie à Câscioarele 4 ),plus grands et sans anneau. Sur la provenance du cuivre qui servit à exécuter ces instruments, il nous est dif­ ficile de nous prononcer, car cela demanderait une discussion plus ample qui sortirait du cadre de cette étude. Nous nous contentons de remarquer que ce métal devait être assez rare à l'époque énéolithique en Roumanie, car tous les instruments en cuivre y sont très petits. b) Vor. Notre pays était célèbre dans l'antiquité pour ses mines d'or. Pourtant on n'avait pu trouver — à ma connaissance — des objets en or dans les stations préhistoriques fouillées dans l'ancien royaume, qu'à Crasani (une perle en or) 5 ) et à Gumelnita (un anneau d'or) 6 ). Pendant les fouilles de 1925 on a trouvé à Gumelnita encore un objet en or: une pendeloque en or pur, faite d'une feuille coupée en forme F i g 74 de cornes sacrés, (fig. 70) 11 a été trouvé à 55 cm de profondeur; ses dimensions sont 2,5 cm de hauteur, 4,5 cm largeur maxima. La feuille d'or est un peu bombée sur une face et concave de l'autre, ayant un ornement qui consiste de points en relief sur la face bombée, obtenus par le pro­ cédé au repoussé. Ces points se suivent près des bords du pendeloque, très rapprochés les uns des autres, et se rassemblent ensuite sur la partie centrale, où il y a quatre séries parallèles de points. Près de la base de(\ l'objet il y a deux trous qui servaient à le suspendre. Γ Comme technique et ornementation cette pendeloque ressemble à une boucle d'o­ reille qu'on trouva dans le Nord de la Crisana (entre Nyiregyhâza et Vâsârosnamény qui date de l'époque du bronze 7 ). Cette boucle d'oreille est faite elle aussi d'une feuille très mince en or, bombée sur une face et ayant des points en relief obtenus par le même procédé au repoussé. Cette identité technique nous mène à conclure que notre pendeloque date elle-aussi de l'époque du bronze IL___ La forme de la pendeloque n'est pas due au hasard. On a trouvé en plu­ sieurs endroits en Hongrie de pendeloques en bronze presque de la même forme,
') 2 ) ;| ) 4 ) 6 ) Op. cit., II, p. 105. Dolmen de Couriac (Aveyran) ; Korno. J. Dcchelette, op. cit., II, p. I, no. 16. G h. Çtefan, op. cit. I. Andrieseseu, Piscul Criïsani, Bue. 1924 (Annales de l'Académie Roumaine), p. 88, fig. 270. e ) Dacia, I, p. 341. ') Cf. Arch. Ertesitô, XXXVI, Budapest, 1916, p. 206.

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VI.AIHMIIÎ DUMITRESCU

quelquefois avec les cornes recourbées à rintérieur, d'au 1res fois recourbées à l'ex­ térieur ] ) . Notre objet est probablement une amulette protectrice contre les divinités mal­ faisantes et malveillantes. CONCLUSIONS Voyons d'abord le cadre chronologique qui pourrait comprendre les sites préhisto­ riques de Gumelnita. La grande richesse et variété des outils et des armes en silex, en pierre polie et en os pourrait nous faire remonter la date des deux sites qui se sont succédées à Gumelnita. vers les premiers temps de l'époque énéolithique. Les quelques outils en cuivre, trouvés dans 1rs deux couches de Gumelnita, ne semblent pas indiquer à eux-seuls une continuation des ces emplacements jusqu'aux premiers temps de l'é­ poque du bronze; l'alêne à tatouer de Gumclnila.. qu'on a ailleurs-') trouvée en pleine époque du bronze, ne réclame pas absolument à être située dans le cadre de cette époque, car elle n'est pas travaillée en bronze mais bien en cuivre. Mais la pendeloque en or, dont les analogies de technique — pouvant être trouvées jusqu'à l'époque Hallstatt — nous font voir tout à fait clairement que l'objet date au moins de la fin de la première période de l'époque du bronze ou bien du commencement de la seconde période de la même époque, sinon de plus tôt même, est un élément qui, étant trouvé dans la couche supérieure de Gumelnita, indique que cette couche doit-être située dans le cadre de l'époque du bronze. Dans le cercle de culture énéolithique sud-est européene, divisé en sous-cercles de céramique peinte et céramique mate monochrome, la céramique de Gumelnita rentre dans ces deux sous-cercles: celle de la couche A, bien qu'à vrai dire très rarement peinte et le plus souvent patinée ou graphitée, rentre dans le premier sous-cercle, celui de la céramique peinte. Cette céramique, analogue — q u a n t aux ornements — à la cérami­ que de la couche B de Cucuteni, est de même parfaitement analogue à celle de la couche A de Câscioarele 3) et à la céramique peinte de Cernavoda, en Dobrogea 4 ). Quoique la peinture rouge et noire de Cernavoda ne se retrouve jamais à Gumelnita A et à Câscioarele A. les motifs ornementaux de la céramique peinte de Cernavoda sont absolument identiques aux motifs ornementaux de Gumelnita A 5 ). D'autre part, quelques uns des ornaments de la céramique graphitée et peinte de Gumelnita A (et de Câscioarele A) ressemblent à l'ornementation linéaire de Cucuteni JB, fait qui nous prouve la contemporanéité de Gumelnita A et de Cucuteni B; nous ne pour­ rons donc a d m e t t r e les conclusions de M. C. Schuchardt, qui est d'avis que les li ornements peints (rouges et noirs) de Cernavoda sont contemporains à Cucuteni A e ) . — I L a céramique de la conche A de Gumelnita est donc contemporaine à celle de Cucuteni B. — la céramique de la couche B rentre presque entièrement dans la
*) Arch. Êrtesitô, et X I X , p. 235 no. 10 et 11 ; à Lengyel: M. Wosinsky, op. cit. 2 ) Cf. Déchelette, op. cit., II, pi. I, no. 16. 3 ) Gh. Çtefan, op. cit. *) Cari Schuchardt: Cernavoda, eine Steinzcitsiedlung in Thrakien (Praehistorische Zeitschrift, XV, pp. 9 — 27). r> ) Voir pour Cernavoda: Praeh.-Zeit. XV, fig. 6, 12 — 20; v, pour Gumelnita, ci-dessus, p. 72 et suiv. ·) Praehist. Zeitschrift, XV, pp. 2 4 — 2 6 . —

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FOUILLES DE GUMELNIJA seconde sous-division, celle de la céramique monochrome. Les formes de la céramique, le plus souvent entièrement comprises dans le cadre du sud-est européen, évoluent parfois grâce à l'influence des m é t a u x . Dans la couche A, le petit vase à p a t i n e et g r a p h i t é , à cinq proéminences-crêtes allongées et disposées obliquement à égale distance sur la panse d u vase (v. fig. 24) constitue le seul élément qui nous autorise à penser, en ce qui concerne la forme, à l'époque du bronze. Dans la couche B , en échange, les éléments formaux qui trahissent l'époque du bronze sont plus n o m b r e u x : Tous ces vases petits, si souvent rencontrés dans le t y p e Lausitz à l'époque du bronze (v. plus h a u t , fig. 22, no. 8) constituent des éléments qui indiquent l'époque du b r o n z e ; le rebord lobé du col de cruche trouvé à la m ê m e place (v. fig. 3 1 , n o . 10) est toujours un élément assurément de l'époque du bronze, de m ê m e que le h a u t col •i bord retroussé vers l'extérieur, a p p a r t e n a n t à un des vases si souvent rencontrés, quelquefois en m é t a l m ê m e , au t e m p s de l'époque du bronze, dans la Dacie occidentale et dans les régions de la rive droite du Theiss (v. fig. 10, no. 11). La proéminenceanse en forme de corne m a r q u e à Gumelnita le début, toujours dans l'époque du bronze, de l'évolution qui donnera plus t a r d une forme caractéristique pour la fin de l'époque du bronze et le d é b u t de l'époque du H a l l s t a t t * ) . L'anse à cannelures style Lausitz indique elles-aussi l'époque du bronze pour la couche B de Gumelnita (v. fig. 3 1 , no. 8). Si certains motifs o r n e m e n t a u x de la céramique de Gumelnita restent toujours dans le cadre de l'énéolithique, d'autres au contraire dépassent les limites de l'énéolit h i q u e , d a t a n t de l'époque du b r o n z e : Les cannelures verticales, obliques, horizontales et circulaires, si souvent rencontrées dans la couche B, la proéminence organique trouvée dans cette couche, de même que l'intéressant décor incisé, dérivé de l'ornement en spirale, t r o u v é sur une grande jarre (fig. 57), sont des preuves très évidentes de l'influence de la technique des m é t a u x (du bronze surtout) sur la technique de la céra­ mique, ou bien des ornements qui ne se retrouvent jamais a v a n t l'époque du bronze, c o n s t i t u a n t comme tels des éléments chronologiques post-énéolithiques. Suivant donc tous ces éléments et selon les considérations faites lors de la descripIion des objets trouvés dans les fouilles de Gumelnita, la chronologie des deux couches préhistoriques de Gumelnita se fixe presque d'elle-même: Le premier emplacement, dans la couche inférieure (A), doit être r a p p o r t é à la fin de l'époque énéolithique, avec u n e Continuation dans la première période de l'époque du bronze. Le second e m p l a c e m e n t de Gumelnita, bien q u ' e x t r ê m e m e n t riche en éléments de tradition énéolithique, doit cepen­ d a n t être à quelque distance en temps du premier, c'est-à-dire dans la seconde période de l'époque du bronze. Mais, ce qui plus est, si nous tenons compte de l'abondance des cannelures qui apparaissent, sur la céramique, selon Déchelette 2 ), le plus t ô t à la fin de la 11-e période de l'époque du bronze, le site B de Gumelnita doit être lui aussi r a p p o r t é à la fin de la seconde période de l'époque du bronze. La grande différence de niveau entre les bases des habitations des deux couches n'indique nullement un plus grand laps de t e m p s , mais p e u t s'expliquer, comme nous l'avons déjà dit (v. plus h a u t , p . 41), p a r le fait que les h a b i t a t i o n s de la c o u c h é e étaient creusées dans le sol, d'au moins 80 cm (sur >) Voir V. Pârvan: Daeii /« Troia (Le» Daces à Troie), p. 6 (Extrait de la revue Orphcus, II, Bue. 1926;. 2 ) J. Déchelette, op. cit., II, p. 383.

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PROF. ION NESTOR

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DOMATIA

VLADIMIR Dl MITRESCu" u n e h a u t e u r t o t a l e d ' a p r o x . 2 m 50), t a n d i s q u e les h a b i t a t i o n s de la couche B s'éle­ v a i e n t à la surface m ê m e du t e r r a i n de ces t e m p s . L ' a b s e n c e d u m é t a l c a r a c t é r i s t i q u e à l ' é p o q u e du b r o n z e — c'est-à-dire l ' a b s e n c e du b r o n z e — n e doit pas n o u s é t o n n e r : à cet é g a r d u n cas t y p i q u e n o u s est fourni p a r la s t a t i o n de L e c h i n t a - d e - M u r e s , où le b r o n z e n ' e s t r e p r é s e n t é q u e p a r u n e seule fibule, q u o i q u e le site respectif doit ê t r e d a t é a u x d é b u t s de la troisième période de l ' é p o q u e du b r o n z e l ) . Ce fait d é m o n t r e u n e c e r t a i n e p é n u r i e du m é t a l d a n s c e r t a i n s s t a t i o n s de c e t t e é p o q u e sur le t e r r i t o i r e de la Dacie, p é n u r i e q u i n ' e s t p a s d u e t a n t à la p a u v r e t é , q u ' a u t r a d i t i o n a l i s m e local, car G u m e l n i t a , où on a d é c o u v e r t d e u x o r n e m e n t s en or p u r n e doit p a s ê t r e t e n u e p o u r u n e s t a t i o n «pauvre». D a n s le milieu t r a d i t i o n a l i s t e de G u m e l n i t a , les influences d e la civilisation d u b r o n z e , riche s u r t o u t v e r s l'Occident, p é n é t r a i e n t assez difficilement et le plus s o u v e n t s e u l e m e n t en ce q u i c o n c e r n a i t la c é r a m i q u e . C'est ainsi q u e s ' e x p l i q u e la p e r s i s t a n c e d ' u n g r a n d c e n t r e p o u r le t r a v a i l d u silex, de la pierre polie et des os, en m ê m e t e m p s q u e la p é n u r i e des m é t a u x d a n s u n e é p o q u e où les m é t a u x e u x - m ê m e s d e v r a i e n t ê t r e l ' é l é m e n t c a r a c t é r i s t i q u e d ' u n site p r é h i s t o r i q u e .

D u m ê m e c o u p q u e l ' é t u d e de la p l a s t i q u e de G u m e l n i t a , des i n t é r e s s a n t s pro­ blèmes n o u s o n t été imposés r e l a t i v e m e n t a u x influences d e c u l t u r e v e n u e s à G u m e l ­ n i t a — d a n s la couche B— des a u t r e s milieux supérieurs q u a n t à la civilisation. L ' i m ­ p o r t a n t e q u e s t i o n t e l l e m e n t d i s c u t é e des influences r é c i p r o q u e s e n t r e le c e n t r e c a r p a t h o d a n u b i e n du sud-est e u r o p é e n de c u l t u r e é n é o l i t h i q u e ou du c o m m e n c e m e n t de l'é­ p o q u e d u b r o n z e , d ' u n côté, et le sud égéïquc de l ' a u t r e , a dû de n o u v e a u r e v e n i r en discussion. C e r t a i n e m e n t la m a j e u r e p a r t i e des é l é m e n t s p l a s t i q u e s de G u m e l n i t a r e n t r e n t e u x - a u s s i d a n s le c a d r e de l ' é n é o l i h t i q u e s u d - e s t e u r o p é e n . C e p e n d a n t le geste rituel de la figurine é l e v a n t les b r a s a u visage, le geste de celle à b r a s élevés p a r a l l è l e ­ m e n t à la t ê t e ( p o u r n e p a s a t t a c h e r aussi u n e g r a n d e i m p o r t a n c e — de ce point de v u e — au geste des idoles à b r a s croisés sur la p o i t r i n e , bien q u ' a u fait ce geste soit lui-aussi d u S u d ) , de m ê m e q u e la «robe» m i n o e n n e et les cornes sacrés s o n t i n c o n t e s t a b l e m e n t des é l é m e n t s d u S u d , m i n o e n s - m y c é n i e n s , de sorte q u ' à cet é g a r d du m o i n s , la solution du p r o b l è m e de la direction des influences e n t r e le S u d et le N o r d c a r p a t h o - d a n u b i e n p a r a î t devoir ê t r e c h e r c h é e d a n s la f o r m u l e : sud-nord. L a «robe» stylisée des certaines idoles 2 ) , les b r a s élevés p a r a l l è l e m e n t à la t ê t e et les b r a s croisés s u r la p o i t r i n e p o u r r a i e n t t o u t aussi bien ê t r e des é l é m e n t s m y c é n i e n s , m a i s le geste de la figurine q u i t i e n t les m a i n s au m e n t o n et ( p r o b a b l e m e n t ) a u x y e u x , est minoen et n ' e s t j a m a i s r e n c o n t r é à l ' é p o q u e m y c é n i e n n e ; la figurine c i - m e n t i o n n é e a été t r o u v é e d a n s la couche B de G u m e l n i t a , de sorte q u ' o n doit la d a t e r v e r s 1500— 1400 a v . I . Chr., s u i v a n t la chronologie g é n é r a l e m e n t a d m i s e p o u r les périodes de l'é­ p o q u e du b r o n z e . Les d e u x e m p l a c e m e n t s d e G u m e l n i t a o n t é t é , à ce qu'il n o u s s e m b l e , p r é i n d o e u r o p é e n s et c o m m e tels h a b i t é s p a r des p o p u l a t i o n s p r o b a b l e m e n t a u t o c h t o n e s d a n s *) Dorin Popescu, Fouilles de Lechin}a de Muréf. Dacia II (1925). 102
2 ) Menghin (Hoernes-Menghin, op. cit., p. 826 affirme q\ieles idoles «à robe» sont d'origine égéenne.

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FOUIMES DE GUMELNIJA

ces parages dès les temps néolithiques. Ces populations vivant de la pêche et de la chasse, s'occupaient en même temps de l'agriculture, comme nous le dit le blé calciné trouvé dans une des habitations de la couche A ; c'était par conséquent des populations stables et nullement nomades. Ces sites doivent avoir été des centres a y a n t une grande ac­ tivité journalière et en même temps une vie religieuse très développée, ce q u ' a t t e s t e n t les nombreuses idoles et objets de culte trouvés ici. Les deux sites de Gumelnita t o u t en é t a n t confinés dans la tradition de l'énéolithique local recevaient en m ê m e t e m p s des influences de technique de l'Europe Centrale et des influences religieuses et artis­ tiques du Sud égéen. Ils ont été détruits par des terribles incendies, fait d é m o n t r é p a r le bousillage calciné dans les deux couches.
Assistant VLADIMIR DuMITRESCU au Musée National d'Antiquités de Bucarest

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CALLATIS
Π·Ε RAPPORT PRELIMINAIRE
FOUILLES ET RECHERCHES DE L'ANNÉE 1925.

Le projet de continuer dans la campagne de l'été 1925 les fouilles commencées l'année passée sur la plage, en face de la sous-préfecture de Mangalia, n'a pu être réalisé. La construction d'une seconde digue l'a paralysé. Nous avons trouvé la place des fouilles de l'année passée traversée par les rails de petits wagons. Les blocs des murs décou­ verts par pour n'étaient plus visibles. Ils avaient été transportés par les ouvriers à la place de la nouvelle digue, sans que personne ait protesté ! Nous avons donc été contraints de sonder et de chercher un autre emplacement de fouilles nous la campagne de l'été 1925 J ), pour laquelle le Ministère des cultes et des arts, par la Commission des monuments historiques, grâee à l'intervention de M. le professeur V. Pârvan, a bien voulu ordonnancer les fonds nécessaires. I. DESCRIPTION DES FOUILLES. Les fouilles faites pendant trois jours dans la cour de C. Anastasiou à Mangalia ont mis au jour, à 45 cm du niveau actuel, un grand mur de 65 cm de largeur. A une profondeur de 120 cm, nous avons constaté un formidable bloc de 2,7 m de long sur 50 cm de large, au bout duquel un mur s'étend vers le Nord 2 ). Dans cette direction nous n'avons pas eu la possibilité de poursuivre le mur, à cause des construc­ tions modernes qui s'y oppo­ sent. Pour la même raison nous n'avons pu continuer les fouil­ les dans la direction de l'Est.
') Du 1-er août jusqu'au 15 septembre, avec l'assistance de MM. L. Cârhu, A. Grigorovici et VI. Nichitovici. -) Tous les dessins, excepté les figures 80, 85, et 86 de M. Deinianov, sont faits par M. le profcsseur Vladimir Nichitovici de Ccmâuti.

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< \l I.M'IS

Ce grand mur a subi diverses modifications aus époques postérieures (fig. 1). La direction du mur s'est inclinée vers le Nord. Mais il est inutile d'insister puis­ que nous ne pouvons préciser la forme et la grandeur de l'édifice, à qui ce mur appartenait. Dans ce lieu la terre a été plusieurs fois retournée. A 45 cm de la surface ont été découverts un crâne de chameau, employé autrefois en Dobrogea comme bête de trait, et des os d'autres animaux domestiques. A une profondeur de 1,2 m, nous avons trouvé de la céramique émaillée de date récente et des pipes turques, à une profondeur de 1,4 m des restes de charbons de terre. A 1,65 m de profondeur, les petits fragments sont très rares de céramique simple. Nous sommes allés jusqu'à la profondeur de 1,85 m, où nous avons pu constater de la terre intacte. Des fouilles nombreuses antérieures expliquent l'absence à peu près totale de restes de la céramique antique au lieu attaqué dans la cour de C. Anastasiou. Le printemps de l'année passée, la Mairie de la petite ville Mangalia a commencé le nivellement du boulevard Maria, le long de la plage, depuis l'édifice de la Mairie jusqu'à l'église grecque, à une profondeur de 50 m. Lors de l'exécution de ce tra­ vail les ouvriers se heurtèrent à deux piliers ronds, dont l'un était au milieu du boule­ vard, l'autre à une distance de à peu près 2 m au Sud-Ouest, sous le mur qui déli­ mite le terrain à bâtir de M. le docteur Buterescu, et le boulevard Maria. M. Nicolae Stoya de Mangalia a bien voulu m'informer de cette découverte. Après notre arrivée à Mangalia nous avons décidé d'essayer de faire des fouilles sur le boulevard au lieu sus-indiqué. Les vestiges des deux piliers n'étaient presque plus visibles. Une petite partie du pilier situé sur le boulevard a été enlevé par les ouvriers, qui passionnés pour les objet antiques, c'est-à-dire pour les monnaies, les reliefs, la céramique et les inscriptions, avaient exécuté le nivellement. Obtenant la permission de la Mairie, dont le président M. N. Rosculet nous a obligé par son amabilité, son concours et son aide, à faire des fouilles au boulevard, nous avons découvert le pilier situé au milieu du boulevard Maria. On a du continuer les fouilles vers le terrain du docteur Buterescu qui n'a pas hésité de livrer sa propriété à nos fouilles et à qui .nous venons ici faire nos remercîments. Ces dernières fouilles donnaient de grandes espérances. Les résultats ne furent pas conformes à ces illusions. Nous sûmes plus tard que sur la parcelle du docteur Buterescu a été bâti — il y a déjà plus de cinquante a n s — u n grand hôtel et café dont les fondements et les caves auraient détruits tous les restes anti­ ques appartenant à l'édifice avec les piliers ou aux édifices précédents. Car après la découverte de la base d'un troisième pilier les restes antiques brusquement cessent de se montrer. Il n'est pas douteux que les restes antiques ont servi pour la fondation de l'établissement «Amalie», dont à présent nous n'avons d'autre vestige que la tra­ dition orale. Nous avons découvert les deux restants de piliers ronds sus-indiqués. Leur dia­ mètre est de 0,9 m. La hauteur de l'un est de 25 cm, celle de l'autre de 1 m. Les piliers sont en briques de couleur gris-jaune, liées par un mortier fort. Le premier pilier a 4, le second 15 rangées de briques. Ils se trouvent sur un soubassement de pierres calcaires www.cimec.ro 105

THÉOPHILE SAUCH C-SÀ\ EANU de diverses dimensions a t t a c h é e s l'une à l'autre par un mortier facile à pulvériser. (Voir la section perpendiculaire de la figure 2). Le m u r de f o n d e m e n t du premier pilier est de 1 m. 11 s'appuie sur un g r a n d bloc taillé q u e nous n ' a v o n s p a s r e m u é n e v o u l a n t p a s d é t r u i r e le s o u b a s s e m e n t du pilier. Près de ce bloc nous a v o n s t r o u v é la tête de femme décrite plus b a s et le f r a g m e n t de la t ê t e de lion. Le m u r de f o n d e m e n t de l ' a u t r e pilier, qui se t r o u v e à u n e d i s t a n c e de 2,2 m à l'Ouest, a u n e profondeur de 0,9 ni. La longueur de l'un et de l ' a u t r e e o u b a s s e m e n t est de 1,8 m, la largeur de 1,1 m. Le s o u b a s s e m e n t d u second pilier é t a i t en dessus c o u v e r t d ' u n e série de bri­ ques conservées s e u l e m e n t en p a r t i e , de la m ê m e cou­ Fig. leur que les briques des piliers. 11 est de 0,6 m plus b a s q u e le m u r du premier pilier. A u n e dislance de 2,05 m d u second pilier vers l'Ouest nous avons pu constater un troisième s o u b a s s e m e n t moins long, de 1,25 m, au même n i v e a u q u e le f o n d e m e n t du se­ cond pilier. Le troisième sou­ b a s s e m e n t a en-dessus u n e sur­ face assez plane sans vestiges d ' u n e c o u v e r t u r e de b r i q u e s ou d'un pilier. Le pilier semble avoir été enlevé, q u a n d on a fait les fondations du café «Amalie». La figure 3 nous m o n t r e la ligne des trois sou­ bassements.

Fig. 3. Nous a v o n s en vain cher­ ché à l'Ouest les restes d ' u n q u a t r i è m e pilier. A l'Ouest nous nous sommes heurtés à u n m u r très m a u v a i s en direction N S , et à des b r i q u e s de dimensions 30 X 30 X 3 c m , liées p a r u n m o r t i e r de cou­ leur b l a n c h â t r e , facile à p u l ­ vériser. (Voir le p l a n 4).

Fig. 4. Le r e m b l a i d'ici n o u s 5cifj6 i m o n t r e les couches indiquées p a r la section de la fig. 5. Les piliers m o n t r e n t , à m ê m e h a u t e u r , des t r a c e s , larges de 25 c m , d'incendie ; on les suit t o u t a u t o u r de ce lieu, à m ê m e h a u t e u r , p a r les cendres et les c h a r b o n s 106 www.cimec.ro

CALLATIS

de bois. Par conséquent, l'incendie dont nous avons indiqués les restes, s'est produit à une époque où l'édifice avec les piliers a été, au moins en partie, sous la terre. Le second pilier, au niveau du soubassement duquel nous avons découvert une rigole de 2,9 m de long et de 0,3 m de larg, formée de bri­ PIERRES DETA1LU ques, qui longe et parallèlement le soubassement, est traversé, au [ZD BR1QVES niveau de son soubassement, par un bon mur en direction NS. Il RESTES DE POTERIE a 30 cm d'épaisseur. Au sud du pilier il s'étend, de 1,2 m en pro­ PIERRES DECOMBRES E23 SABLE fondeur, et de 1,9 m en longueur (voir la section à la fig. 6), Ë53 CHARBONS, CENDRE pour prendre la direction Ouest et se terminer en un grand bloc, de MORTIER 22 cm de hauteur (voir la fig. 7), paral­ TERRE VEGETALE lèle à la ligne des piliers. A ce coin se TERRE JAVNE trouve un pavage fragmentaire de blocs surmontés de plaques jusqu'à une profon­ deur de 65 cm. Au Nord du second pilier, dans la ligne du mur mentionné en haut, un mur de la même épaisseur s'étend à un espace de 3,2 m. Il se heurte à un autre Fig. 5. Fig. 6. mur (fig. 8) qui perpendiculairement s'é­ tend dans la direction E—O. Ce mur principal va vers l'Ouest sur une longueur d'à peu près de 10 m. Il se perd sans traces. Vers l'Est il a une structure plus soignée. Ce mur principal semble avoir une courbure à peine perceptible, à laquelle paraît céder la ligne des piliers. Le mur princi­ pal, d'une épaisseur de 0,6 m, se com­ pose, surtout du cô­ té oriental, de deux parties. L'une de 0,3 m de haut montre des pierres calcaires non taillées ; l'autre a plusieurs rangées de blocs réguliers. Les deux rangées les plus hautes ont des blocs de dimensions Fig. 7. plus grandes. Ils at­ teignent une longueur de 1,15 m, une hauteur de 0,4 et une épaisseur de 0,3 m. (Voir la section à la figure 9). Ce mur s'enfonce à une profondeur de 2,2 m. Dans son voisinage nous avons trouvé par exception beaucoup de restes cérami­ ques d'amphores, de pièces d'architecture, de briques et d'autres objets mentionnés plus loin. Ce mur se dirige à son extrémité orientale, vers le Sud. (Voir la figure 10). Mais 107 www.cimec.ro

THÉOPHILE SAUCIUC-SÂVEANU ici, d ' a b o r d , nous n ' a v o n s que cinq rangs de blocs taillés, qui se p e r d e n t vers le Sud dans un r a n g de blocs des dimensions en cm 45 X 40, 50 X 4 5 , 80 X 50. La h a u t e u r la plus g r a n d e de ce m u r é t a i t 1,15 m, la longueur de 1,75 m. (Voir la section à la fig. 11). Sur le côté occi­ d e n t a l , le m u r princi­ pal est d ' u n e forme et c o n s t r u c t i o n moins soignée. Il d i s p a r a î t b r u s q u e m e n t . A 8,7 m V -\ de son e x t r é m i t é occi­ d e n t a l e , on voit, à 0,4 m de la surface du m u r principal, un m u r de 0,6 m d'épaisseur. té Il y a ici aussi des restes d ' u n p a v a g e . A 3 m de l ' e x t r é m i t é orientale du m u r prin­ cipal, u n p e t i t m u r de d a t e postérieure s'ap­ proche du côté orien­ Fig. 8. tal du s o u b a s s e m e n t du premier pilier. Au Nord du m u r principal nous croyions pouvoir sauver quelques restes de l'édifice avec les piliers. Les e x c a v a t i o n s faites, à 6 m vers le N o r d , n ' o n t pas a p p o r t é le r e n s e i g n e m e n t désiré. D a n s u n e a u t r e direction q u e les m u r s de l'édifice avec les piliers, d a n s la di­ rection N O — S E , d e v a n t le t e r r a i n de H . T h é o c h a ridis, n o u s avons d é c o u v e r t , à 75 — 90 cm de la sur­ , face du b o u l e v a r d Maria, u n m u r de 5 rangs de blocs de 1,25 m de h a u t e u r sur le côté N o r d - O u e s t . La pro­ fondeur du m u r est, à son e x t r é m i t é , de 0,9 m . L'épais­ seur n ' e s t pas c o n s t a n t e . A u N o r d nous n ' a v o n s p u p o u r s u i v r e le m u r sans violer le droit de propriété de -r H . Théocharidis. A son e x t r é m i t é Nord, qui a pu être d é c o u v e r t e , le m u r est épais de 1,6 m au milieu de 1,45 m, au Sud de 1,4 m . Le côté extérieur Ouest du m u r est garni de blocs régulièrement taillés et très finement polis (voir la section à la fig. 12). D a n s l'intérieur le m u r se compose de m a t é r i a u x s a b l o n n e u x . Les pierres o n t été liées p a r u n m o r t i e r assez fort. Les trois r a n g s inférieurs des blocs n o u s sont conservés sur u n espace de 2,2 m , d'où ils o n t été enlevés à u n e profondeur de 0,7 m . Sur u n espace de 3,05 m de l ' e x t r é m i t é N o r d , s'étend vers l'Ouest u n m u r perpendiculaire épais de 0,4 m . L a p a r t i e supérieure

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de ce mur n'est conservée que sur une étendue de 1,5 m. La partie inférieure, de 25 cm de large et de 30 — 50 cm de profondeur, a aussi à la partie interne, des blocs calcaires régulièrement façonnés. (Voir la fig. 13). Au Sud, le mur

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H|H|¥HL

à 4,35 m de son ex­ trémité Nord, tra­ versé par un mur de date plus ré­ cente, qui. en direc­ tion E — 0 , large de 0,8 m et pro­ fond de 0.1 m passe, sur étendue de 25 cm, au mur de la direction N — S. (Voir la ligure 14). Le bout Sud est surmonté de quel­ ques pierres non taillées qui prolon­ gent le mur vers Fig. 10. le Sud. Intrigués par la base en calcaire coquillier, dont nous avons la figure sous le no. 15 et dont les dimensions sont 64 cm en longueur et en largeur, 64 cm en hauteur située sur le terrain du docteur Buterescu, près de «La hanul Stamatopol», nous avons com­ mencé les excavations, à un point qui se trouve à 54,5 m. à l'Est de la route de Constante. Le travail était difficile à cause d'immenses masses de gravois. Après des efforts la­ borieux de quelques jours apparurent des résultats as­ iTMllillli: £ sez surprenants : 0,5 m sous Fig. 11. Fig. u la terre un grand mur de pi­ erres calcaires liées par un mortier. Le mur sur le côté oriental est formé de blocs taillés régulièrement en angles droits. Sur le côté occidental la partie découverte du mur semble avoir plusieurs marches (voir la fig. 16), si bien que longtemps nous croyions avoir trouvé les murs d'un temple qui se trahissait par la construction de l'escalier. La découverte du mur dans la direction plus au Nord (fig. 17) nous a enseigné que nous avons à faire au mur de fortification de la ville, dont les blocs bien taillés et polis s'étaient écroulés au point indiqué plus haut.

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ΊΊΙΚΟΙΜΙΙΙ I. S \ l < Il c s \ \ I ; \ M

Sur le coté oriental le mur a une surface assez lisse. Il est ici d'une hauteur de 3,05 m. A cette profondeur ap­ paraît le sol vierge. La partie la plus basse du mur a un bloc de 0,3 m de haut, avancé de 20 cm vers l'Est. Sur cette κρητιίς s'élève le mur en re­ trait de 20 cm. Le mur de 1,15 m de haut montre plusieurs blocs dont les bords de 4 cm sont polis 1 ). A partir de la hau­ teur de 1,15 m — 2,23 m, le mur un peu en retrait contient des pierres plus petites, liées par un mortier peu résistant. La par­ tie supérieure jusqu'à la hauteur de 2,75 m ne se compose que de Fig. 13. deux rangs de blocs à bords polis de 4 — 5 cm. Un de ces blocs a une longueur de 1,28 m. A une profondeur de 1 m sous la surface du mur se trouvait sur le côté oriental un pithos d'argile très grossière. La partie inférieure du pithos conservée a une

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Fig. 14.

Fig. 13.

hauteur de 0,5 m et un diamètre de 0,95 m. Il était rempli de limaçons qui servaient de nourriture. Les parois du pithos, qui se trouve maintenant au musée (voir la fig. 18) ont une épaisseur de 3,5 c m ; le pied a un diamètre de 11 cm. A une profondeur de 2,8 m de la surface, on constate des vestiges d'incendie. Sur le côté occidental le sol vierge se trouve à une profondeur de 5 m. La partie infé­ rieure a 2,5 m de hauteur. A cette hauteur, la partie supérieure se retire un peu, de sorte qu'on croirait avoir ici un escalier de 25 cm de largeur. Sur la κρηπίς s'élève le mur de fortification. A une profondeur de 2,5 m, on constate, au niveau de la κρηπίς,
') Voire dans Springer, Die Kunst des AUertums, éd. 11, p. 371, le terminus tcrlinicus «Spiegel».

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CALLATIS

u n petit m u r perpendiculaire qui se perd. Ce m u r p e u t être u n nous trouvons aussi ailleurs. A u n e profon­ deur de 2,8 m, sur le côté occidental, nous avons décou­ vert un a u t r e pithos ( voir la figu­ re 16) opposé ohliquement au pithos mentionné plus haut. L ' é p a i s s e u r du m u r est de 3,15 m. C'est la même épaisseur et la mê­ me structure, que m o n t r e le reste du m u r de la fortification conservée près
de Ia

des contreforts,

que

ÉSSM

Fig. 17.

Λ ^^XJ^^^^^^^^^^ Fig. 16.

basilique de F i g 18 Téodorescu. Le m u r s'étend de «La hanul Stamatopol» sur une longueur de 66,2 m. A p a r t i r de c e t t e distance nous voyons le m u r faire u n angle (voir la fig. 19) qui n'est pas u n angle

-*
Fig. 19.
Fig. 20. Fig. 21.

droit complet. Le m u r s'étend vers la route de Constanta sur u n e longueur de 15,5 m (fig. 20). Il est ici bien conservé, excepté une lacune de 3 m où les blocs m a n q u e n t . A p a r t i r de ces 15,5 m , le m u r prend de nouveau la direction du Nord (voir la fig. 21). A 19 m de là vers le Nord, le m u r se dirige, p e n d a n t 5,5 m , vers l'Ouest, vers le m u r long. Il n ' e s t pas d o u t e u x que nous avons ici une t o u r de la fortification de Callatis. (Voir le plan à la fig. 22). Il est intéressant que les blocs du côté du Sud de la t o u r ne sont pas mêlés a u x blocs du m u r longitudinal. Les blocs de la t o u r forment ici, au b o u t du m u r , u n m u r n o u v e a u séparé, qui s'attache, il est vrai, très étroitement au m u r longitudinal. Il n ' a pas

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THÉOPHILE SA1 Cil I s \ \ I \ \ i

été possible d'enlever le remblais immense à l'intérieur de la tour, pour fixer les détails. Le mur de la fortification s'étend et peut être poursuivi jusqu'à la rue qui vient de la route de Constanta le long de l'église roumaine. Le mur semble traverser cette rue sous la terre et se rallier, plus au Nord, au mur qui vient de la mer. Il serait très inté­ ressant de savoir comment se fait la conjonction des murs sur le terrain de Prométliée Vasiliu, en ce lieu où nous sommes tentés de supposer une tour et une porte de la ville. La formation du mur de plusieurs cou­ ches de pierres, liées entre elles de morti­ er, nous indique une date assez tardive, une date de l'épo­ que impériale quand les invasionsdespeuples barbares com­ Fig. 22. mencèrent à se multiplier et menacèrent l'existence de la ville de Callatis. Nous n'avons pas d'in­ dice pour fixer, au moins à peu près, sa date, car le mur ne pouvait être découvert totalement l'année passée, de l'un et de l'autre côté. Il i»*> faut expérer que les fouilles des années suivantes nous apporteront les indices désirés. Il serait dans l'intérêt de la ville que ce mur soit mis à jour comme un reste visible de la splendeur et de l'importance passées de la Mangalia d'aujourd'hui, pour les visiteurs nombreux de cette station balnéaire. La hauteur plus grande du mur du côté occidental s'explique par le terrain jadis escarpé. Aujourd'hui à peu l'ig. 23. près personne ne se douterait que la plaine près du «La hanul Stamatopol» soit d'une date très récente. Peu de vieux Mangaliens se rappel­ lent que les gouffres d'autrefois ont été remplis par les monceaux de décombres dé­ posés ici au cours des dernières dizaines d'années. Mais tout ce que les siècles ont effectué se soustrait à la connaissance des générations d'aujourd'hui. Le canal trouvé, l'année passée, dans la cour de A. Curti se prolonge pendant 9,7 m sous la rue qui sépare la maison, propriété de A. Curti, de la villa du docteur Buterescu. Sondant la terre nous avons trouvé sur la rue, à une distance de 2,8 m du mur qui limite la parcelle de A. Curti, le canal que nous cherchions (voir la fig. 23). Il se trouve à 0,9 m du le niveau de la rue et 1,2 m du niveau du trottoir primitif. Le canal qui servait à l'écoulement des eaux de la ville de Callatis, était ici de même que dans la cour de Curti, plein de terre pulvérisée, dans laquelle se trouvaient des restes de la céramique à peu près exclusivement romaine, des os d'animaux, des www.cimec.ro 112

CALÎ.ATIS

pierres, des petits fragments de marbre et des monnaies totalement détruites par l'in­ fluence de l'humidité. Le canal était couvert de grandes plaques calcaires taillées dans le voisinage de la ville. Elles sont de 30 cm en épaisseur, de 1,5 —1,8 m en longueur et 0,55 — 0,8 m en largeur. Sous les plaques à couvrir le canal, se trouvent, de l'un à l'autre côté du canal, deux séries de plaques horizontales de dimensions diverses. Leur longueur varie entre 1,55 — 1,7 m, leur épaisseur entre 0,15 — 0,25 m. Ça et là on voit aussi une troisième série de plaques horizontales plus minces non taillées. Cette troisième série s'explique par la nécessité de donner au canal, une certaine profondeur, qui dépend de la pente du canal et quelquefois aussi du terrain. C'est aussi le nivellement de la rue qui est en jeu. Ces séries de plaques placées de chaque côté du canal surplombent un peu (5 — 10 cm) le canal, en le rétrécissant. Elles sont à une distance de 65 — 75 cm. Sous ces plaques horizontales sont les blocs perpendiculaires qui forment le canal proprement dit, de 0,85 — 0,95 m en largeur en haut, de 0,75 — 0,9 m en largeur en bas. La hauteur des blocs perpendiculaires est de 8,7 m, tandis que leur longueur varie entre 1,85 — 2,2 m. Le fond du canal est pavé de pierres calcaires dégrossies comme les blocs à couvrir. La largeur de ces blocs au fond du canal varie. Il y a des blocs de 0,78 et de 0,95 m en largeur. Les blocs perpendiculaires montrent, à une hauteur de 18 cm du fond du canal, des vestiges de l'écoulement des eaux. Ils sont usés et un peu creusés par le frotte­ ment des eaux. La profondeur totale du canal est de 1,4 m. La pente du canal explique que, à un espace de 20,1 m vers le Nord où, dans l'été 1924, nous avons découvert le canal dans la cour de A. Curti, sous les blocs à couvrir le canal de dessus, on ne trouve qu'une seule série de blocs horizontaux de 25 cm en épaisseur, avancés de 7 cm au dessus du canal. Il en résulte que la pente du canal est assez grande. Au niveau des blocs à couvrir le canal, on constate de chaque côté du canal nn pavage de pierres irrégulières. Ce pavage et le canal ont 4,3 m en largeur. Ce pa­ vage s'appuie, à gauche et à droite, sur un de 70 cm de large qui dépasse de 20 cm sur le niveau du pavage et du canal. Il n'est pas douteux que nous avons ici un des chemins de communication de l'antique ville de Callatis avec sa population dense, dont les indices sont les puits assez étroits (d'un diamètre de 0,5 m) et extraordinairement nombreux. Le canal doit s'étendre vers le Sud, vers la Mairie, traversant la maison du docteur Buterescu, de sorte qu'il la divise en deux parties, l'une occidentale de 3,75 m, l'autre de 5,27 m. E t en effet, le canal découvert par nous se continuait sous la maison du doc­ teur Buterescu bâti en automne 1924. Grâce à l'intérêt infatigable pour les questions archéologiques de M. le commandeur I. Dimitrievici, nous savons que les ouvriers posant les fondations ont trouvé le canal qui se prolonge «probablement dans la direction de la Mairie». «Cel (il s'agit du canal) aflat pe locul sàpat de Dr. Bu­ terescu», M. Dimitrievici nous dit dans une lettre de 7/X, 1924, «este lipsit de lespezile de deasupra, nu are decât peretii, din aceleasi blocuri uriase precum si fundul. In sâpâtura fàcutà de Dr. Buterescu, deasemenea s'a gâsit la apus de canal si paralel eu cawww.cimec.ro 113

THÉOPHILE SAUCÏ1 C-SAVEANU n a l u l , la d i s t a n t a de 3,55 m , u n zid, la a d â n c i m c a de 2,2 m . I n â l | i m e a zidului e de 1,6 m , grosimca de 0,5 m. Paralel eu acest zid, la 4 ni d i s t a n t a de cel d i n t â i u s'a gâsit u n ait zid de aceeas forma si e o n s t r u c t i e . A m b e l e ziduri s u n t de p i a t r a cioplitâ si foarte o r d o n a t açezate. R o s t u r i l e î n t r e p i è t r e s u n t a p r o a p e i m p e r c e p t i b i l e . A m b e l e ziduri se c o n t i n u a în a m b e l e pâr{i, adicâ spre N o r d ci Sud». D ' u n côté n o u s e n t e n d o n s des restes d ' u n ou de d e u x m u r s , des restes p r o b a b l e ­ m e n t des édifices, d ' u n e insula de la ville a n t i q u e de Callatis. C e t t e notice s o m m a i r e de M. Dimitrievici ne nous signale p a s le p a v a g e d ' u n et de l ' a u t r e côté du c a n a l . Elle n ' i n d i q u e pas le p r é t e n d u t r o t t o i r . Mais elle est i m p o r ­ t a n t e p a r c e qu'elle n o u s d é m o n t r e la p r é s e n c e de m u r s forts près du c h e m i n de c o m ­ munication. S u r le t e r r a i n à b â t i r de la « F o n d â t i a c u l t u r a l â Principele Carol» à Mangalia, à l'Ouest de la m a i s o n de M. Negulescu, fouillant les f o n d e m e n t s de ce b â t i m e n t les s o l d a t s o n t d é c o u v e r t des m o n c e a u x de p l a q u e s en b r i q u e . Renseigné p a r la b o n t é de M. le c o m m a n d e u r I . Dimitrievici n o u s a v o n s fait d a n s plusieurs p o i n t s les fouilles nécessaires. A u n e p r o f o n d e u r de 95 cm n o u s a v o n s d é c o u v e r t q u a t r e p l a q u e s de t e r r e cuite de dimensions 6 6 , 5 X 5 0 X 2 c m , d o n t d e u x é t a i e n t brisées, m a i s c o m p l è t e s , t a n ­ dis q u e a u x d e u x a u t r e s p l a q u e s m a n q u a i e n t de g r a n d e s p a r t i e s d é t r u i t e s p a r l'igno­ r a n c e des o u v r i e r s . Les p l a q u e s n ' a v a i e n t p a s u n e position h o r i z o n t a l e . Elles é t a i e n t inclinées à u n angle de 45 degrés. Sous la p r e m i è r e p l a q u e conservée en f r a g m e n t s n o u s n ' a v o n s p u c o n s t a t e r q u e les restes presqiïe décomposés d ' u n c r â n e r o n d r e m p l i de t e r r e . L e c r â n e a été o r i e n t é vers l'orient. L a face r e g a r d a i t vers l'occident. S u r les d e u x p r e m i è r e s p l a q u e s n o u s a v o n s d e u x e s t a m p i l l e s , u n e sur c h a q u e p l a q u e . L ' e s t a m p i l l e de la p r e m i è r e p l a q u e i n t e r r o m p u e p a r la f r a c t u r e n e c o n t i n u e p a s sur le f r a g m e n t qui s'attache au fragment avec l'estampille. Quant aux inscriptions, nous ne pou­ v i o n s les déchiffrer q u ' a u musée de la sous-préfecture, où n o u s a v o n s t r a n s p o r t é les plaques. Ce sépulcre p a r a î t celui d ' u n h o m m e p a u v r e , car les p l a q u e s é t a n t assez coûteuses d e v a i e n t ê t r e e m p l o y é e s avec é c o n o m i e . Le c a d a v r e a été posé s u r la t e r r e n u e p r è s de la p a r o i de la fosse. Les p l a q u e s q u i d e v a i e n t p r o t é g e r le m o r t c o n t r e la terre versée s ' a p p u y a i e n t sur le fond e t sur u n e p a r o i de la fosse. Elles c a c h a i e n t ainsi le m o r t et e m p ê c h a i e n t le c o n t a c t direct d u m o r t avec la t e r r e q u i a v a i t à r e m p l i r et c o u v r i r la fosse. Le d e u x i è m e sépulcre m o n t r e u n e a u t r e forme. Les p l a q u e s d ' u n e a u t r e façon pla­ cées en forme de t o i t p r o t é g e a i e n t de l'un et de l ' a u t r e côté le m o r t posé au fond de la fosse. Le toit de p l a q u e s se t e r m i n a i t p a r u n e p l a q u e posée d e b o u t près de la t ê t e et p a r u n e a u t r e p l a q u e posée p r è s des p i e d s . S u r le m ê m e t e r r a i n à b â t i r d e la « F o n d a t i a c u l t u r a l â Principele Carol», près du sépulcre s u s - i n d i q u é , h u i t m è t r e s a u S u d - O u e s t , n o u s a v o n s t r o u v é à la m ê m e p r o ­ fondeur q u e les sépulcres décrits en h a u t , u n e a m p h o r e g r e c q u e d é t r u i t e , sans d o u t e funéraire. L a présence de ce v a s e n o u s confirme q u e n o u s a v o n s t r o u v é la nécropole de l ' é p o q u e grecque-hellénistique. L ' a m p h o r e é t a i t u n p e u inclinée vers le N o r d . La p a r t i e s u p é r i e u r e du cou et les anses m a n q u a i t . N o u s n ' a v o n s p u t r o u v e r les restes de l ' a m p h o r e d o n t les f r a g m e n t s se t r o u v e n t au m u s é e de la sous-préfecture.

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CALLATIS

La hauteur de la partie conservée est de 0,72 m. Le plus large diamètre, celui

Fig. 25.

de la panse est de 0,4 m. Le col a 0,18 m de long, 0,1 m de diamètre. La forme du pied nous montre la figure 24. L'intérieur de cette amphore funéraire était plein de terre et n'avait aucun ves.,2>1.. 01I_. p tige ou indice de son con­ tenu d'autrefois. Tous ces restes — nous pouvons l'affirmer — nous ttr attestent l'existence d'une Fig. 26. nécropole, d'un κοι/ιητήριον, en dehors de la fortification de la ville de Callatis.

I I . R E S T E S ARCHITECTURAUX ET SCULPTURAUX. Aux fragments de chapiteaux à volutes découverts dans la campagne d'été 1924 et publiés dans la revue archéologique Dada, I, 1924, p . 120—121, nous pouvons ajouter les suivants, trouI

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Fig. 27. Fig. 28.

vés au cours des fouilles de cette année en divers lieux. Un fragment de marbre (fig. 25) de 0,165 m de haut, de 0,375 m de large et d'une épaisseur de 0,26 m, nous montre un très petit reste d'astragale. Le coussin a la forme indiquée par la figure. 115 www.cimec.ro

THÉOPHILE SAUCIUC-SÂVEANU U n a u t r e fragment, également en m a r b r e a p o u r dimensions 0,13 m, 0,23 m, 0,18 m (fig. 26). D e u x fragments de c h a p i t e a u x en pierre calcaire ont comme dimensions, l'un 0,21 m, 0,18 m et 0,19 m (fig. 27), l ' a u t r e 0,2 et 0,15 m (fig. 28).

Fig. 29.

Nous remarquons ici encore un petit fragment de chapiteau, de 0,15 m de hauteur et de 0,225 d'épaisseur (fig. 29, 1). Une base de colonne en pierre calcaire, trouvée sur la plage, près du boulevard Maria, a la forme de la fig. 30, 2. Sur le même lieu, nous avons trouvé encore un fragment d'un tambour de colonne creusé, dont les cannelures sont usées et à peine perceptibles, (fig. 29 3). Une base avec la οττεϊρα d'une colonne taillée dans un seul bloc calcaire se trouve sur le boulevard Maria, près de l'église grecque. Large de 70 cm à sa base, cassée à droite, elle a une hauteur de 68 cm. La σπεΐρα de deux tores et d'un trochilus est placée sur une plaque carrée de 7 cm de haut, comme nous l'avons assez fréquemment dans les bases ioniques d'une époque postérieure. Le diamètre du second tore supérieur qui porte un trou, est de 56 cm. Voir la fig. 30, 1. www.cimec.ro
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CAIXATIS

Une base en marbre sculpté, trouvée dans le monceau de pierres entassées sur le terrain de Buterescu, près du boulevard Maria (voir fig. 31).

m de large et de 0,21 m de haut, a le profil indiqué par la fig. 34. Le bloc a une courbure à peine perceptible. La fig. 35 nous montre deux blocs de pierre calcaire taillés. La fig. 29,4 nous présente une pièce intéressante de pierre calcaire travaillée, de dimensions indiquées. Une pièce en marbre avec moulures se trouve au musée de la sous-préfecture. Une autre (fig. 30,2) a comme dimensions c 0,075 X 0,07 m. Nous notons ici encore deux morceaux de marbre sculpté qui ont été trouvés sur le terrain de Buterescu. Les deux morceaux qui s'adaptent l'un à l'autre ont 0,3 m en long, 0,17 m large et 0,04 m de haut. (fig. 30,4). Une tête de femme, de marbre fin blanc. La hauteur de la tête avec le cou est de 16 cm, avec son appendice conique de 5,5 cm, qui n'est pas poli en arrière, de 21,5 cm. L'appendice conique qui servait pour fixer la tête sur le corps, est taillé obliquement sur un espace de 8 cm à partir de l'extrémité.
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THÉOPHILE NU <:il<:-s\\ EAN1

La tête est surmontée d'un calathos de 2,5 cm de bautcur par devant et de 3,5 cm de baut par derrière. La circonférence de la couronne est en bas de 25 cm. en liant de 25,5 cm. Le calathos, ordinairement de la forme d'un calice plus étroit à sa base qu'à son ouverture, a, dans notre monument, en baut le diamètre de 7,5 cm. La tête et le cou sont d'une seule pièce. Le cou nous montre un pli plus accentué sur le côté droit

Fi g . 31.

t'ig. 32.

(1,5 cm de la clavicule) que sur le côté gauebe (2 cm de la clavicule). Voir la fig. 36. La partie du buste plein qui nous est conservée, est de 3,5 cm. La cavité qui se trouve à la naissance du cou est très finement indiquée.

La circonférence de la tête prise sur le front est de 30 cm. La partie en arrière de la tête n'est ni sculptée ni polie. Le front a 1,5 cm de large mesuré du coin extérieur de l'oeil droit, et 1,1 cm du coin extérieur de l'oeil gauebe, 2,5 cm de Pig 33 la racine du nez. Les ailes du nez sont brisées. Le front grand est légèrement bombé. Très haut au milieu, il forme un angle obtus depuis le point de départ des bandeaux, qui sont en usage en Grèce depuis le milieu du V-e siècle av. J . - C. www.cimec.ro 118

CALLATIS Ce s o n t les ondes des cheveux qui limitent le front en forme de triangle. Nous t r o u v o n s c e t t e forme du front n o n seulement chez P r a x i t è l e , mais aussi d a n s l'art archaï­ q u e . L a raie c o m m e n c e au milieu du front de sorte q u e les c h e v e u x sont ici moins élevés q u ' à g a u c h e ou à droite, où les ondes des c h e v e u x s ' a c c e n t u e n t le long des j o u e s . Les ondes sont indiquées d ' u n e façon s c h é m a t i q u e et p a r des incisions. A p a r t i r du b o u t de l'oreille, les ondes des c h e v e u x t o m b e n t d ' u n e m a n i è r e plus grossière sur les épaules et la p o i t r i n e , et les mèches de cheveux o n d o y e n t c o m m e u n e masse informe. Les sourcils sont indiqués p a r u n e incision en h a u t des paupières in­ férieures. Les paupières s u r t o u t de l'oeil droit, sont bien tournées et minces. Elles passent sans t r a n ­ sition a u x joues. L'oeil gauche est plus bas q u e le droit. L'incision qui m a r q u e le sourcil gau­ che est aussi plus bas q u e l'incision du sourcil d r o i t . P a r cette inégalité se dé­ n o t e n t , sans d o u t e , les considérations de la per­ spective. Cette t ê t e n ' é ­ F k . 36. Fig. 35. t a i t visible que d ' u n p o i n t élevé. O n p e u t expliquer cette inégalité aussi p a r l ' a t t i t u d e . La pose de la t ê t e c o m m e elle n o u s a p p a r a î t d a n s la s t a t u e de la déesse Cybèle du V a t i c a n (Mus. Pio-Clem. I, t. 40), n o u s m o n t r e la nécessité p o u r le s c u l p t e u r , d ' a b a i s ­ ser u n oeil. Le r e g a r d de cette t ê t e féminine t r a h i t de la majesté et de la bienveillance, d u calme et de la clémence, q u i concordent avec la forme des lèvres et de la b o u c h e . Elle est longue de 1,8 c m et u n peu inclinée. L ' e x é c u t i o n est médiocre. Le t y p e de l ' a r t grec de cette déesse p a r a î t être d'ori­ gine a n c i e n n e , m a i s n o u s n e savons pas combien d'influences asiatiques et d'influ­ ences locales il y a d a n s c e t t e oeuvre. Le c a l a t h o s (son d i m i n u t i f καλα&ίοκος) de la t ê t e s ' é v a s a n t u n peu en h a u t , de la forme, q u e n o u s v o y o n s , est u n indice p o u r a t t r i b u e r cette t ê t e à u n e divinité. Le ca­ l a t h o s , d ' a b o r d à l'usage des femmes, d e v i e n t d a n s l ' a n t i q u i t é gréco-romaine l ' a t t r i b u t d ' u n g r a n d n o m b r e de déesses, q u i r e p r é s e n t a i e n t la puissance de la n a t u r e , la fécondité de la t e r r e , l ' a b o n d a n c e 1 ) . Le calathos d e v i e n t , on p o u r r a i t dire, le s y m b o l e de la fé­ condité 2).
) La forme du calathos qui orne la tête de Sérapis du Vatican est analogue au calathos de la tête callatienne.
1

) Voir Saglio. dans Daremherg-Saglio, Dict. Ant., I, 2, p. 812 etss.

2

d.

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THÉOPHILE SAUCIUC-SÂVEAN1

Le calât hos, la couronne murale ou la couronne tourelée ornenl d'ordinaire la tête de la déesse phrygienne qui a été adorée d'abord en Phrygie, Lydie et dans les provinces limitrophes, et dont le culte gagna les bords de la Mer Noire et les côtes de l'Asie Mineure et de la Grèce continentale '). Par le calathos la tête dont ΰεών) il s'agit ici, se trahit comme celle de la Cybèle, de la mère des dieux (Ι'ψηρ qui connue par beaucoup de monuments d'art était représentée ordinairement assise sur un trône entre deux lions accroupis à gauche et à droite du trône. Le petit fragment de la face d'un lion en marbre, (dimen­ sions 9,5 et 5 cm), trouvé au A;; ■ même lieu que la tête de Cybèle /·. k. (voir la fig. 29, 5), pourrait

Fig. 37.

Fig. 3tt.

confirmer notre supposition. Un fragment en marbre de 10,7 cm de haut, nous montre la partie inférieure d'une petite statue féminine, (fig. 29, ()). Les plis du vêtement sont lourds d'une exécution schématique et presque négligée. Leurs bord sont indiqués par des trous élargis avec le ciseau. Le diamètre de la partie supérieure conservée est de 11,5 cm. Un fragment de relief en marbre, de 26 cm de long, de 25 cm de haut et de 8 cm d'épaisseur, acheté chez un habitant de Mangalia, se trouve chez le docteur Slobozeanu. Il montre une figure masculine, dont la partie supérieure au-dessus des mains n'est pas conservée. L'homme porte un vêtement court qui ne lui va pas jusqu'aux genoux et dont on voit les plis lourds entre les deux jambes A grands pas, le pied gauche avancé, il marche vers un objet qui se trouve sur une base. La partie inférieure de cet objet a la forme d'un pied conique (fig. 37). La personne semble s'acquitter d'une fonction de nature religieuse. Un autre fragment en marbre, (dimensions en cm 21, 14, 7), trouvé à Techirghiol par M. le docteur Slobozeanu, nous montre en relief la partie supérieure d'un corps
) Voir l{;i|i|>. s. v. Kybele dans Itoscher, Ausfiihrl. Lexicon der gr. u. romisch. Mythologie, I I , 1,
1

p. 1638 etc. et Decharmc, d a n s Darembcrg-Saglio, Dict. d. Ant., I, 2, 1687 et 88.

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CALLATIS

masculin qui semble être vêtu d'un vêtement de guerre. L'homme lève la main droite derrière laquelle se montre comme une aile une partie du manteau jouant au gré du vent ou du mouvement. La tête au cheveux épais se tourne à gauche (fig. 38).

[IL INSCRIPTIONS I N É D I T E S SUR MARBRE E T P I E R R E CALCAIRE. 1. Dans le canal découvert entre les maisons de A. Curti et du docteur Buterescu, y- nous avons trouvé un fragment de marbre de 4 cm de haut, de 10 cm de long et de 5,5 cm d'é­ paisseur. A gauche et au-dessus on remarque a ot un reste de marge. Ces marges sont lisses. Voir la fig. 39 de l'inscription, qui se trouve à pré­ sent au musée de la sous-préfecture. Les lettres de l'inscription sont espacées et Mr d'une forme très soignée, de 1,2 cm en hauteur. Les bouts des lettres sont épaissies et portent une espèce de petits crochets. Le pi n'a pas les deux Fig. v>. barres verticales également longues. Ces sont les plus belle lettres que nous ayons vues dans les inscriptions callatiennes. On peut attribuer ces lettres au IV-e siècle av. J.-C. On lit : K vacat 7 cm 0 Il vacat 2,7 cm P vacat 2,7 cm Ω A la ligne 3, on voit entre le rho et l'oméga le reste d'un omicron ou d'un oméga. 2. Fragment de marbre, de 10,5 cm de haut, de 15,5 cm de large et de 6 cm d'é­ paisseur, trouvé au canal romain découvert par nous entre les maisons de A. Curti et de Buterescu. Les lettres de formes très régulières de l'époque classique ont une hau­ teur de 1,2 cm, excepté l'omicron de petites dimensions. Les deux barres extérieures du sigma ne sont pas parallèles, mais un peu obliques. Les deux barres verticales du pi ne sont pas également longues. Les lettres et les restes lisibles de l'inscription (à présent au musée de la sous-préfecture), brisée sur tous les côtés et reproduite dans les fig. 40 et 41, nous font restituer les mots suivants: 0ς Σ ατν ρ 'Ηρόξενος Δι]υννοοτιολιτ VJTÎO πατερο/ν πολιτ

A la ligne 2, devant le nom άε'ΙΙρυξενος, nous remarquons une haste verticale un peu courbée, et au milieu de la haste la barre horizontale d'un H. Cette inscription, toute petite qu'elle soit, nous apporte une information très im­ portante sur les rapports qui existaient entre la cité des Callatiens et celle des Dionysopolites. 121 www.cimec.ro

THÉOPHILE SAUCII C-SÂVEAN1

Cette inscription sans doute, le reste d'une inscription honorifique décernée par ou plutôt pour un ou plusieurs citoyens de la ville de Dionysopolis, qui se trouve sur remplacement de la moderne Balcic entre Varna et le promontoire Caliacra. Le nominatif du nom Ήρόξενθζ nous fait supposer que Héroxénos était le distingué ou un des distingués. Les rapports des Callaticns et des Dionysopolites nous sont affirmés aussi par le xoiràv τήζ Πενταπόλεως, à qui appartenait en outre les cités de Callatis et Dionysopolis, les cités Όδηοοός (Varna d'aujourd'hui), Τόμις et "Ισυρια. L'année de la fondation de la confédération nommée au-dessus ne nous est pas connue. Les caractères épigraphiques de l'inscription nouvelle nous permettent de monter avec notre inscription jusqu'au IV-e siècle avant notre ère. Le nom Σάτνρος nous est connu par d'autres inscriptions de Callatis, ainsi que

Fig. 40.

Fig. 41.

par l'inscription des thiasites publiée par nous dans la revue archéologique Dacia I 1924, p. 128, 1. 22 et 25. Quant au cas grammatical du nom propre Σάτνρος, nous ne pouvons pas même le deviner. Peut-être un patronymique se cachc-t-il sous ce nom. Pour les noms comme Ήρόξενος ou 'Ερμόξενος voir Bechtel-Fick, Die griech. Personennamen nach ihrer Bildung erklàrt u. systematisch geordnet, éd. 2, 1894, p. 136 et 113. 3. Un fragment d'inscription en marbre, de 31 cm de haut, de 22 cm de large et de 13 cm d'épaisseur. D'après l'indication du propriétaire, M. le docteur Horia Slobozeanu, Bucuresti, str. Pompiliu Eliade 15, dont nous devons reconnaître l'intérêt pour les questions de l'antiquité gréco-romaine et dont l'affabilité nous a beaucoup obligé, cette inscription vient du Nord de la Dobrogea, du point Gargalic. Les lettres ont pour la plupart 1 cm de haut. L'omicron est de 0,8 cm, le phi de 1,5 cm. Le tau est plus petit que le iota. Les deux barres extérieures du sigma sont un peu courbées. La deuxième barre verticale du pi est plus courte que la première. Nous donnons la photographie (fig. 42) de l'inscription ') et la transcription:
' ) A M. le docteur Slobozcanu nous devons toutes les reproductions des objets de sa colléetion mentionnés dans ce rapport,

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CÀLLATIS

ιο.

η οντω ψη]φιομάνω]ν μένον τον τονπος ν ηάντ]ων ζώμ πυλιτώ[ν τ]ο7ς οώμαοι τιολιτ τον ί)]ήμον àrcoàovrai ονς επέλνοεν τον νς χρήματα και τον άπέέωκεν αύ

Fig. 42.

Les mots οώ/ιαοι (1. 7), χρήματα (1. 10) et s u r t o u t εττελνοεν (1. 9) s e m b l e n t faire allusion a u x complications guerrières ou a u x conséquences des complications guerrières d ' u n e époque

qui ne p e u t p a s être précisée. La forme des let­ tres n o u s c o n d u i t j u s q u ' a u c o m m e n c e m e n t du deuxième siècle a v a n t n o t r e ère. A la ligne 1, n o u s voyons les restes d'en bas de trois b a r r e s verticales. Au c o m m e n c e m e n t de la ligne 5, nous croyons voir u n e b a r r e verticale, p e u t - ê t r e d'un éta. N o u s ne p o u v o n s p a s indiquer le n o m b r e des lettres, q u e c o n t e n a i t u n e ligne d e la stèle p r i m i t i v e , parce q u e nous n'en possédons le b o r d sur a u c u n p o i n t . 4. Chez M. le docteur Horia Slobozeanu, à Techirghiol, n o u s avons copié u n e a u t r e inscription en m a r b r e , de 0,5 m de long, de 0,3 m de large et de 0,1 m d'épaisseur. Elle se t r o u v a i t a u p a r a ­ v a n t à Mangalia chez le maréchal-ferrant George Nicoarâ. Les l e t t r e s sont, h a u t e s de 2,5 — 3 cm l'omi­ cron a le d i a m è t r e de 2 cm. Les barres extérieures d u sigma et du m y ne sont pas parallèles. La deu­ xième h a s t e verticale du pi est plus courte que la p r e m i è r e . Le t e x t e de l'inscrip­ tion c o m m e n c e à 3 cm du b o r d g a u c h e ( voir la fig. 43). L a stèle est brisée sur t o u s les côtés, e x c e p t é à g a u c h e , où u n e partie du bord nous montre une surface lisse.

MI·:
Blxoiv Σίλλις

*

Αΐγε Πασ

Άρίοτων Έχ
Άγείοας Εν Ενκαμπίάα[ς Έλασιππίδα[ς 3 Απολλοφάνη [ς 3 Απολλοκλης 3 Νιοΰιος Επ 3 Ματρις Επα A Ισχίνας
"' < 'Τ-*

10.

•^^4
Fig. 43.

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THÉOPHILE SAUCIUC-SÀVEAN1

C'est un registre de noms propres, dont nous ne pouvons pas déterminer le but. Le nom Βίκων nous est connu aussi par une autre inscription callatienne. Arch. epigr. Mitt., XIV, 33,75 nous apporte un décret en l'honneur de Βίχων Αΐοσχουρίοα voté par les thiasites de Callatis. Quant aux noms Σίλλις, 'Λγείδας, Ενκα/ιπίδας, ''Ελαιιππίδας, Νισαϊος, Μάτρις, que l'on retrouve aussi dans d'autres régions de la Grèce, méritent d'être relevés. Le nom Νιαάιος est probablement d'origine mégarienne. Voir Pape-Benseler, Wôrterbuch (1er griech. Eigennamen s. v. Νιοαϊος et. s. v. Νΐοα. A la ligne 1, la lettre finale peut être X ou K. Au milieu des deux barres d'un X qui se croisent on voit un barre verticale, de sorte qu'on pourrait admettre une erreur du lapicide qui a corrigé plutôt le X en K que le K en X. Par une articulation peu claire de la voix les sons K et X peuvent être confondues. L'erreur du lapicide trahit peut-être en même temps la différence entre la prononciation littéraire et po­ pulaire. Après le X ou K on voit la partie inférieure d'une barre verticale, d'un iota ou d'une lettre de forme similaire. 5. Dans le mur qui entoure la propriété de H. Théocharidis, nous avons trouvé une plaque de marbre à peu près carrée, de 35 cm de haut, de 34 cm de large et de 9,5 cm de épaisseur, aux bords et aux coins brisés. L'inscription grecqu ea été effacée et rempla­ cée par une inscription en ca­ ractères bulgares de l'année 1870. La traduction du texte de l'inscription bulgare serait, selon une personne bulgare de B Mangalia, la suivante: " *4, 1870 : l'année, je : 5 Minciou V(a)s(i)lov. Sous l'inscription de l'année 1870, on remarque les vestiges d'une inscription an­ tique grecque. Les lettres isolées (hautes de 1,8—2,2 cm) que nous avons lues, sont dispersées sur plusieurs lignes, probablement au nombre de huit (fig. 44).
22 cm de lu marge gauche

() E1X () 5 () ΝΙΚΩΝΟ. www.cimec.ro 124
V

C.ALLATIS

A la ligne 8, nous avons le génitif du nom Nicon, attesté aussi par des inscriptions d'autres villes grecques. Voir Pape-Benseler, Worterbuch der griech. Eigennamen, s. v. Nhco&v. 6. Dans la villa du docteur Buterescu, à Mangalia, nous avons pu copier et photo­ graphier, grâce à l'amabilité de M. le docteur Buterescu, deux inscriptions. L'une est sur un bloc de pierre calcaire de 24 cm de haut, de 38,5 cm de large et de 26 cm d'épaisseur. Le bloc est brisé en bas et au revers aux deux coins à droite. En ce qui concerne l'endroit où cette inscription a été découverte, je sais seu­ lement que cette inscription a été trou­ vée près de l'auberge de Stamatopoulos. Les lettres hautes de 3,2 — 3,8 cm trahissent, par leur forme, l'époque im­ périale (fig. 45). Ίονλιος Καρπός καΐ Κλ(ανδία) Πλο>τεΐνα χαριοτ[ή]ριον vacat 4*5 cm âvéοτησεν τονς βοf/'ονς].

5 Fig. 45.

A la ligne 3, après la lettre τ du mot χαριοτ\ήριον nous ne voyons aucun reste de l'éta, ni séparé ni lié avec le tau. Au commencement de la ligne 4, on ne remarque aucun vestige de l'éta avant le rho. La surface est ici lisse et polie. Nous sommes étonnés de ne pas avoir ici le η que nous attendons. Nous étions portés à croire trouver ici au moins le vestiges d'un éta gratté. Mais rien du tout. Ainsi ne nous reste-t-il que d'admettre que le lapicide a fait à la ligne 3 la liaison des lettres tau et eta (TII), sans que nous puissions la con­ stater sur la surface un peu martelée de l'inscription, ou que le lapicide a omis de faire la liaison des lettres τη. Quant aux ligatures nous en avons dans cette inscription les suivantes: à la ligne 5 : τ + ?/ et v -f- τ. Cette inscription fait partie d'une dédicace; elle était gravée sur un des βωμοί qui ont été consacrés comme reconnaissance et gratitude à un dieu que nous ne pou­ vons pas préciser, pour un bienfait aussi inconnu. Les dédicants ont des noms de familles romaines. Le cognomen Καρπός nous montre que le personnage était d'origine grecque, tan­ dis que la femme porte un nom véritablement romain: Π?χοτεϊνα. 7. L'autre inscription, qui se trouve chez M. Buterescu, a été découverte dans un vieux mur sur un terrain de M. Buterescu. Un fragment de marbre www.cimec.ro 125

THÉOPHILE S U ( Il ( - S \ \ I V\l

mouluré, de 12,5 cm de haut, 28 cm de larç ï et de 23 cm d'épaisseur. La moulure est haute de 5 cm. Le marbre est brisé partou ; excepté le bord supérieur. La surface porte un inscription. Elle est longue de 21 cm. Les lettres, qui sont belles, ont la une hauteur de 2,7 cm. (fig. 45). — πος ayadrjv χαριοτήριον La terminaison d'un nom se cache sous les lettres πος. Sans doute que ce fragment appartient à un βίομός consacré comme χαριοτήριον, peut-être à la même divinité que l'inscription précédente. Les formes des lettres «apicatae» A, II, Θ, i 0 , Σ nous indiquent l'époque im­ périale, le premier siècle de notre ère plutôt que le second. 8. Une stèle de marbre (70 cm de haut, 37 cm de large, 10 cm d'épaisseur) trouvée par M. le souspréfet de Mangalia Ch. Me. lidi dans le village Copucci, situé à une distance de 10 km au NO de Mangalia, chez une paysanne, et transportée au musée de Mangalia. La stèle servait de seuil, d'après les indications que je dois à M. Melidi avec la permission aimable et formelle duquel je viens de publier l'inscription. La face qui porte l'inscription, sur sa plus grande partie est usée par diverses influences au cours des années où elle ser­ vait de seuil. La stèle est très endommagée car les possesseurs s'en servaient pour fendre du bois sur le côté même de l'inscrip­ tion (fig. 46). Les formes des lettres E, Z, Σ, Ω nous indiquent une époque assez basse, le deuxième ou troisième siècle de notre Fig. 46. ère. Voici les lettres et les restes de let­ tres, que nous avons pu déchiffrer:

/ . . . ΟΣΩΣ IRAI TO ΟΥΤΡΐιΦ ΠΛΕΝΩ . . II

. . .

1 II M .

AE1THK1 . ΑΤΑΛΥΣΑ . 110 IΙΙΣΑΓ . N K

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5

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· // . ΕΣΟΕΠΑΝΤΩΝ ΤΩΝ ΕΡΓΩΝ EAEON KA1 ΙΙΜΥΣΕΟΣ KAI TAAAA A y O ΞΕΣΤΩΝ Il AN TA ΕΞΕ ΥΩΝΙΣΑΝΤΟΣ MEN . . . ΣΕΑΕ • AI . . .1/ /.; r A Σ Σ E I 0 Y N E0 Y Σ E 1 T 0 Σ Π Ω AOY M ΕΝΟΥΣΤΟΝ . . . ΣΓΟΖΟ . «0ΙΥΔΡ1Ω / / Γ . ΤΑΙΙΩΑΠΣΛΙΔ . . Ζ~ΣΑ1Ω . Δ0ΞΕ TAAPXI . . . . v/vy , ' ' ' Ω llKA2 Σ 'ΟΝΥΣΙΟΥ. . . ΙΓΙΕ . . . TOP ΥΙΛΤ* . ?.0Υ . IC . . .
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ΤΟΓΚ . ZTU ME 1N1 . 0 • ·0

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ΑΙΣΤΑΔΕ . . (8-5 cm. vacat?) EINOTEMI : . . . ΥΑΝΔΡΟΣ ΑΓ0 II . AU . . ΙΙΡΑΓΜΑΤΩΝ . NE . ΕΙΠΕ METPI NO . ΦΑΙ vacat Z . Υ0ΑΙΝΕ0ΥΣ . IAN . Ι10ΣΑΠΑΑΑΞΕΚΙΙ Γ0ΥΜΕΤΡ0Ν . ^1 T 'TC .

Au rétablissement du texte et au déchiffrement correct des lettres de l'inscription s'opposent des graves difficultés. Nous n'avons pas après la ligne 13 de restes néces­ saires pour restaurer les faits concrets du texte. 127 www.cimec.ro

THÉOPHII.i: SAICHC-SAVKAM L a p a r t i e g a u c h e après la ligne 13 est c o m p l è t e m e n t d é t r u i t e . Le coté d r o i t , à p a r t i r de la ligne 13 j u s q u ' à la ligne 32, est également d é t r u i t . De la ligne 32 j u s q u ' à la ligne 4 3 , n o u s n ' a v o n s q u e très peu de l e t t r e s . L e n o m b r e des l e t t r e s , q u i comble u n e ligne, p e u t ê t r e r e c o n s t i t u é , d ' a p r è s les lignes 6 et 7. Elles oscillent e n t r e 27 et 2 9 . N o u s p o u v o n s c o n s t a t e r q u ' u n e fois q u a t r e l e t t r e s o c c u p e n t u n espace de 5 cm (à la ligne 6 les l e t t r e s ήμνο), u n e a u t r e fois cinq l e t t r e s , u n espace de 5 cm (à la ligne 7 : tenir). A la ligne 6 les h u i t l e t t r e s επτων καί r e m p l i s s e n t u n espace de 9 c m . L ' i n s c r i p t i o n est pleine de l a c u n e s . D e la ligne 5, où a p r è s les m o t s ήάντων τών εργ«>ν n o u s lisons le m o t ελεον ce q u i est εΐαιον *), de la ligne 6, où n o u s a v o n s les indications ?.vo ξεοτών2) και ήμύσεως, de la ligne 7, où n o u s t r o u v o n s le m o t έξευωνίοαντος*) précédé des m o t s και τά άλλα ττάντα, de la ligne 9, où n o u s r e n c o n ­ t r o n s le v e r b e πωλονμένονς (voir aussi πωλήσαΐ d a n s la ligne 10), n o u s p o u v o n s con­ clure, q u e n o u s a v o n s ici u n décret qui concerne la r é d u c t i o n des p r i x des a l i m e n t s et - , . s u r t o u t de l'huile p a r u n a c t p r o ­ b a b l e m e n t de bienfaisance. Les circonstances p l u s préci­ ses n o u s r e s t e r o n t i n c o n n u e s m ê m e si q u e l q u e l e t t r e , m ê m e si q u e l q u e 05Ί m o t est c o m p l é t é p a r des é t u d e s laborieuses. Q u a n t a u x m o t s q u i s o n t li­ sibles et m é r i t e n t d ' ê t r e relevés, n o u s r e m a r q u o n s les s u i v a n t s : A la ligne 2, p e u t - ê t r e π]ολείιΐ] κ[αί; à la ligne 3 , p e u t - ê t r e τοϋ ÔJtxaiov ; à la fin de la ligne 3 et au c o m ­ Fip. 47. m e n c e m e n t de la ligne 4 κ]αχαλνσα[ν/τ]ος; à la ligne 8, ε0·νσε[ν] ; à la ligne 12, Δ/ιοννοίον, n o m c o n n u à Callatis c o m m e n o m d e m o i s ; à la ligne 34, το]ϋ άνδρος άγο, p e u t - ê t r e u n e allusion a u x a g o n e s ; à la ligne 3 5 , τών] τιραγμάτον ; à la ligne 36, μέτριον, et à la ligne 40, μέτρον; à la ligne 38, νέονς; à la ligne 39, άπαλαξε ( s i c ! a u lieu d e άπαλλαξε). N o u s n e p o u v o n s p a s m ê m e d e v i n e r quelles i m p o r t a n t e s i n d i c a t i o n s p e u v e n t se cacher d a n s ces l a m e n t a b l e s restes q u e n o u s a v o n s p u déchiffrer. L a r o n d e u r de la ligne 43 a p p a r t i e n t à u n b ê t a ou r h o . L a forme ελεον = ελαιον et puis p e u t - ê t r e aussi la t e r m i n a i s o n v e r b a l e εαυε d a n s la ligne 5, au lieu de εο&ε, n o u s i n d i q u e n t u n e é p o q u e assez t a r d i v e s a n s q u e n o u s la puissions préciser. 9. U n e p l a q u e en pierre calcaire, de 24—34 cm en l o n g u e u r , de 43 c m en l a r g e u r e t de 10 cm en grosseur, m o n t r e des l e t t r e s assez i r r é g u l i è r e m e n t gravées à cause d u m a t é r i e l (fig. 47).
x ? ) Chez Herwerden, Lexicon graecum supple· ) Pour la capacité du ξέστης voir Hultsch, torium et dialecticum s. v. ελεον nous lisons: Gricch. u. rom. Métrologie, éd. 2, p. 103 et 703; <ë?.tov -— ελαιον passim inscr. (et papyri) et tituli1 ξέστης= 0.547 1. 8 seriores». Voir aussi les lettres ί?.ε de la ligne 7· ; Le composé de εύωνίζω.

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CAIXATIS

La grandeur des lettres varie: Le tau est de 7,5 cm, le rho de 6,5 cm, le omicron de 5 cm et le phi de 11,5 cm. Les lettres de la première ligne sont assez bien lisibles. Les lettres de la seconde ligne ne nous sont conservées que dans les parties supérieures. Ces restes sont trop insuffisants pour déterminer les lettres de la deuxième ligne. Nous voyons les restes de quatre lettres. La troisième à gauche est certainement un p i ; la lettre qui pré­ cède, peut être A ou A, d'après l'angle aigu conservé. Il est très regrettable qu'il ne nous en soit resté que très peu pour préciser le but de cette inscription. Même si nous pouvions prouver que nous avons ici une des inscriptions qui délimitaient, soit les propriétés particulières soit les propriétés publiques, un des δροι que la terre attique nous a transmises en grand nombre de l'antiquité, pour les questions topographiques de Callatis l'importance de cette inscription ne peut être exploitée toute entière. Car nous n'avons pas pu apprendre le point où l'inscription a été trouvée par le commer­ çant de Mangalia, qui l'a vendue au propriétaire d'aujourd'hui Radu Gallin. Pour le nom Τρόφΐ[μος voir l'inscription de l'année 202/3 provenant de la Katakekaumene, chez Keil, Χύριπμα, Festgabe zur 25-jahrigen Stiftungsfeier des Vereines Klass. Philologen in Wien, 1924, p. 27. IV. INSCRIPTIONS SUR L'ARGILE ET SUR LE PLOMB. 1. Un fragment d'anse d'amphore d'argile, de couleur ocre chair clair, de 9 cm en longueur, de 4—4,5 cm en largeur et de 3 cm en épaisseur, |ft\ porte un sceau de 4,5 cm en longueur et de 2,5 cm en largeur. / Au milieu du sceau on voit un bucrâne d'une forme un peu allongée, au-dessus duquel se trouve un petit rond, et au-des­ sous un objet ou signe méconnaissable. A droite du rond, sur le côté court, commence l'inscrip­ tion qui nous présente un cas extraordinaire d'arrangement des lettres (Voir la fig. 48). L'inscription dit: θασ/tW Θρασίππ/ο. La première lettre lisible θ se trouve sur le côté court, en haut. La lettre suivante qui est A, se trouve sous le Θ, le sigma sous le A. Le iota n'est pas visible. Il se trouvait probablement sur le côté long du sceau, au commencement de la ligne à droite. Les autres lettres suivaient après le iota, de droite à gauche. La partie inférieure de la lettre O n'est pas visible, de sorte que nous ne savons pas si la termi­ naison du génitif pluriel est écrite avec omicron ou avec Fig. 48. oméga. Il est probable qu'il faut restituer l'oméga. Après oméga suit le ny dont la figure inverse est conforme à la direction des lettres. Le rho qu'on lit après le thêta précédé de ny, est tourné à droite, de même le sigma et les deux pi. Le pi nous montre la deuxième barre verticale plus courte que la pre­ mière. L'omicron final du nom θραοίππο se trouve exactement au-dessus du second pi· Après l'omicron nous ne voyons aucun vestige d'un sigma ou d'un ypsilon. Le signe qui est au-dessous du bucrâne, méconnaissable et mentionné plus haut, ne peut être un ypsilon. www.cimec.ro 129

THÉOPHILE SAUCIUC-SÂVEAN1 2. Un fragment d'anse d ' a m p h o r e , t r o u v é comme le précédent dans les fouilles sur le boulevard, de 1 1 cm en longueur, de 4,5 cm en largeur. Le p o u r t o u r de l'anse est de 11 cm. L'argile est très fine et contient beaucoup de paillettes de mica altérée. Elle est d'une dureté normale, de couleur ocre-jaune clair.

Fig. 49.

Fig. 50.

Fig. 51.

Mus. B o r b . V I , 20), soit p a r les vases peints d'argile (p. ex. au Musée Grégorien à R o m e , t. I I , pi. V), soit p a r les mosaïques (Zalin, Die schonsten Ornamente in Pompei, I I , 5 0 ; Daremberg-Saglio, Dict. des ont., I, 1, fig. 213, p . 181), soit p a r les reliefs (voir le basrelief funéraire au Musée L a t . , Benndorf-Schône, L a t . Mus., no. 189). La figure du coq t r o u v é à Callatis s'approche s u r t o u t du coq qui se t r o u v e dans les mains du génie des c o m b a t s de coq, sur la boite de miroir en bronze, actuellement au Musée de Lyon x ). L'inscription est placée à droite et à gauche du coq. Elle commence à gauche. On lit: Θασ[ίυ)ν] θεόπομπος. R e m a r q u a b l e s sont le petit t h ê t a et le petit omicron, le cursif sigma et le grand epsilon. L'epsilon a la g r a n d e u r de 0,5 cm, tandis que les a u t r e s lettres sont de 0,4 cm. La seconde b a r r e du pi est plus courte que la première. La forme cursive du sigma ne nous surprend p a s . Elle se t r o u v e déjà au IV-e siècle av. J . Chr. dans les inscriptions sur m a r b r e . Voir Larfeld, Handbuch der griech. Epigraphik, I, 2, p . 4 6 1 .
») De Witte, Rev. arch., XVIII, 1868, pi. XIII, p. 372. Cf. Reinach, Répertoire de peintures grecques et romaines, Paris, 1922, p. 238, fig. 3 ; p. 259, fig. 2 e t ' 3 ; p. 273, fig. 1; p. 363, fig. 1 — 6 .

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CALLATIS

3. Du rivage oriental, près des restes de l'édifice antique découvert par nous, nous avons tiré un fragment d'anse d'amphore de couleur terre de Sienne brûlée. L'argile contient beaucoup de substances de couleur blanche. Elle est d'une dureté médiocre. L'intérieur du fragment est côtelé. L'anse de 6 cm en longueur, a 11 cm en pourtour. Voir la fig. 49. Le sceau est de 1,8 cm en largeur et de 3,2 cm en longueur. Il porte autour d'un dauphin la marque θασίων/ Δάμαστος/ Αεωφάν[ους]. Pour la forme du dauphin, cf.

Fig. 52.

Reinach, Répertoire de peintures grecques et romaines, Paris, 1922, p. 79, fig. 5 et 6. 4. Fragment d'amphore; une partie de l'embouchure avec un reste d'anse; le dia­ mètre de l'embouchure est de 10 cm. L'argile a la couleur sépia + blanc, et montre des substances noires, blanches et de mica. Elle est d'une dureté extraordinaire. La surface est couleur docre jaune brûlée. Sur le col du fragment on lit en deux Lignes les lettres Noaooj Δεινο (fig. 50). En ce qui concerne le nom Noooo, cf. Νοοσίων du décret des thiasites de Callatis dans le rapport préliminaire I, Dacia, I, 1924, p. 129, 1. 36, col. I. La lettre Δ du nom, qui commence avec les lettres Δεινο, est à peine lisible. 5. Une plaque du premier sépulcre découvert sur le terrain à bâtir de la «Fondatia culturalâ Principele Carol» porte un sceau, brisé à droite, de 4,5 cm en longueur et de 2,3 cm en largeur. Nous avons ici, en lettres de 0,5 cm de haut, la suivante in­ scription: ΕπΙ Αριστω/ Μανη.οο./ Έπικρατ (voir la figure 52,2). La cinquième lettre du nom de la seconde ligne peut être un t a u ; la huitième commence avec une barre verticale. www.cimec.ro 131

THÉOPHILE SAUCIUC-SÂVEANt 6. S u r une a u t r e plaque eu brique, nous voyons un sceau de 5,3 cm de long et de 2,3 cm de large. L'estampille a été i m p r i m é e plus fortement à droite où nous lisons les lettres ατν. La profondeur de l'impression est ici de 0,2 cm. A gauche l'estam­ pille, quoiqu'elle soit assez bien pressée ne m o n t r e aucun vestige de lettres. La surface de cette p a r t i e gauche est âpre, tandis que la partie droile avec les lettres conservées est lisse. Les lettres à peine perceptibles, de la m ê m e h a u t e u r de 0,5 cm, arrangées ατυιχηδόν, sont, les s u i v a n t e s : MENA / ΑΣΤΥ. Nous ne d o u t o n s pas que d a n s les lettres àmv nous ayons l'abréviation du ma­ gistrat d ' a s t y n o m e connu aussi p a r d ' a u t r e s sceaux. 7. Trois fragments de plaques de briques du second sépulcre nous m o n t r e n t une feuille en forme de c œ u r , au milieu de la­ quelle se t r o u v e n t les lettres ΖΩ, de 0,70 cm de h a u t . (Voir la « g . 52,5). U n a u t r e fragment nous m o n t r e u n e demifeuille avec u n p e t i t re­ ste de la l e t t r e Z. La signification des lettres Fig. 54. Fig. 53. ° ΖΩ ne nous semble pas très claire. Nous sommes t e n t é s de les expliquer p a r le verbe L,ô). Le zêta n ' a pas la forme q u e nous r e n c o n t r o n s dans les inscriptions a t t i q u e s à p a r t i r du c o m m e n c e m e n t du deuxième siècle a v a n t notre ère. (Voir Larfeld, Handbuch der griech. Epigr., I I , 2, p . 472). 8. Une a m p h o r e (fig. 53), propriété de M. le docteur Slobozeanu, de 67 cm de h a u t , p r o v e n a n t de Tuzla a, à l ' e m b o u c h u r e , u n e circonférence de 28 cm. L'anse est de 29 cm de long et de 12 cm d'épaisseur. L ' a m p h o r e p o r t e sur le col l'inscription suivante : E Y EPO E n t r e les deux lignes on voit u n e feuille en forme de coeur. Les lettres επο nous i n d i q u e n t l'ouvrage du m a î t r e . (Cf. l'article récent de Pridik,Zi< den rhodischen Amphorenstempeln, Klio, X X , 3 , 1926, p . 303 ss). 9. Sur la base d ' u n vase vernissé noir, il y a u n graffite: un alpha gravé de la forme indiquée à la fig. 52,3. 10. Chez I. Ionaçcu, cordonnier à Mangalia, se t r o u v e u n e très intéressante pièce de poids grec en p l o m b . La figure 54 nous en donne la g r a n d e u r naturelle. Le poids, de 7,5 cm de long, a u n e p a r t i e arrondie et u n e tige allongée trouée. Le m a x i m u m de la largeur est de 4 cm, le m i n i m u m de 2 cm. Le poids pèse 175 gr. Sur u n côté nous v o y o n s , la t ê t e d ' u n h o m m e coiffé d ' u n b o n n e t étrange et carac­ téristique. Le visage a des t r a i t s robustes, des t r a i t s — on p e u t dire — u n peu rudes et grossiers. Les joues et la forme du nez d o n n e n t l'impression q u e cette t ê t e ainsi coiffée nous m o n t r e u n t y p e b a r b a r e , non-grec. Le revers nous m o n t r e e n t r e d e u x

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CALLATIS objets, au premier poids. a b o r d peu clairs, les lettres τρί, q u i i n d i q u e n t la p e s a n t e u r d u

L ' o b j e t à droite n o u s p a r a î t être un b â t o n n o u e u x et u n peu renflé à l ' e x t r é m i t é , u n e m a s s u e . Les aspérités d o n t elle est garnie, sont indiquées en forme d ' o n d e s . L ' a u t r e objet à gauche resterait indéfinissable, si les m o n n a i e s callatiennes qui mon­ t r e n t u n objet semblable ') n e nous aidaient. C'est le carquois qui c o n t e n a n t l'arc en m ê m e t e m p s q u e les flèches affecte souvent la forme du γωρντός s c y t h e 2 ). L a m a s s u e (ρόπαλυν) et le carquois γωρντός, (gorytus et gorytos, c o r y t u s et corytos) se t r o u v e n t p a r m i les a r m e s ordinaires d ' H é r a c l è s ; s u r t o u t la massue reste toujours son a r m e ca­ r a c t é r i s t i q u e et son s y m b o l e . N o u s a v o n s ici le t y p e de l'Héraclès imberbe développé, d'après F u r t w â n g l e r , sur­ t o u t d a n s les régions ioniennes 3 ) . S u r n o t r e poids on ne voit pas Héraclès v ê t u de la p e a u de lion, qui fait p a r t i e d e son a c c o u t r e m e n t caractéristique, de la manière h a b i t u e l l e . L a t ê t e est c o u v e r t e d ' u n e coiffure en forme de πϊλυς (pileus ou pileum). La calotte assez h a u t e est a r r o n d i e . Le πϊΧος a u n bord qui est replié, formant u n gros bourrelet. Le bourrelet d e v i e n t p l u s épais en arrière sur la n u q u e et sur les épaules. La p e a u de lion a sur ce m o ­ n u m e n t la forme du πΧλος. Héraclès et ses a r m e s (la massue et le carquois avec l'arc) se t r o u v e n t sur les m o n ­ naies de Callatis, ce q u i s'explique p a r l'origine de la colonie callatienne d o r i q u e de H é r a c l é a P o n t i c a , ville d'Asie Mineure, sur la côte de B i t h y n i e . D e Héraclée, fondée p a r des colons de Mégare, le culte de Héraclès, dieux p r o t e c t e u r et é p o n y m e de la ville, s'était t r a n s m i s à Callatis, colonie d'Héraclée. Il était n a t u r e l q u ' à Callatis le dieux H é r a c l è s , e n t r a n t avec ses colons d a n s la ville nouvelle, s ' e m p a r â t des i n s t i t u t i o n s p u b l i q u e s de Callatis. A y a n t dès le c o m m e n c e m e n t la p r é p o n d é r a n c e p a r m i les a u t r e s c u l t e s , il i m p o s a sa figure et ses armes n o n seulement a u x monnaies de Callatis m a i s aussi a u x poids d o n t u n e b o n n e a u b a i n e nous a conservé une pièce en parfait é t a t . Le poids d o n t il s'agit ici a p p a r t i e n t a u x Callatiens. Il est de p r o v e n a n c e callatienne. P a r l'impur tance q u e les poids o n t p o u r la conservation des i n s t i t u t i o n s les plus a n c i e n n e s , ce poids n o u s t r a n s m e t u n reste de l'histoire la plus reculée de Callatis. Quelle est la mesure désignée p a r ce p o i d s ? N o u s en a v o n s l'indication d a n s les lettres τρι, qui sont lisibles sur le revers du poids. Il ne n o u s p a r a î t pas d o u t e u x , que les lettres τρι soient u n e a b r é v i a t i o n du n o m b r e ordinal q u i i n d i q u e la tierce p a r t i e d ' u n e u n i t é plus g r a n d e . Quel est le poids d o n t n o u s a v o n s ici la tierce p a r t i e ? N o t r e pièce qui pèse 175 gr. n o u s c o n d u i t à u n poids e n t i e r de 525 gr. Or, nous r e n c o n t r o n s le poids de 525 gr. d a n s la m i n e b a b y l o n i e n n e légère d ' A t h è n e s , où u n e demi-mine nous m o n t r e a u x q u a t r e coins l ' a d o r a t i o n d'Héraclès 4). L a coïncidence de la demi-mine a t h é n i e n n e et du poids callatien, en ce q u i concerne le s y s t è m e du poids et la divinité d o n t nous voyons l'image, n e p e u t ê t r e fortuite. L e u r r a p p o r t doit ê t r e cherché d a n s leur origine c o m m u n e .
1 ) Pick, Die antiken Miinzen von Dacien u. Moesicn, I, p. 87 se., 97 es., t. 1. 17. 2 ) Voir Durrbach, Daremberg-Saglio, Dict. d. Ant., III, 1, p. 119.

) Durrbach, l. c, p. 119. ) Hultsch, Griech. u. rom. Métrologie3, p. 141 et note 5.
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THÉOPHILE SAUCIUC-SÀVEATSI

Le plus ancien système monétaire de Callatis semble être conservé dans les mon­ naies d'argent autonomes dont le poids varie entre 558 et 500 gr '). Il serait intéres­ sant de préciser les rapports entre les poids et les monnaies eallatiennes. Cette ques­ tion pourrait faire l'objet d'une étude spéciale. Devant le visage de Héraclès on distingue à peine les lettres A A par lesquelles le poids s'étalonne 2 ).

IV. CÉRAMIQUE ET AUTRES PETITS OBJETS Le résultat de la campagne des fouilles de l'été 1925 n'a pas été satisfaisant au point de vue de la céramique. La céramique, qui dans le rapport précédent occupait un place assez grande, dans le rapport présent est d'une importance infime. En com­ paraison de la céramique de l'année passée, nous n'avons que très peu de restes de la céramique commune, des amphores d'argile unie ce qui s'explique par le lieu des fouilles. La plupart des recherches de l'année 1925 sont faites autour du mur qui se trouva être l'enceinte des murailles du côté NO. De ce côté exposé aux attaques de divers ennemis venant du continent, au voisinage immédiat des murailles de la polis, nous ne pouvons attendre que par exception ou très rarement des restes d'habitations antiques, d'ustensiles et d'outillage domestiques. Les hasards de la guerre et de la défense de la ville peuvent apporter à l'une ou à l'autre partie des murailles les vestiges habituels des habitations humaines, si les inégalités du terrain à l'intérieur et dans le voisinage de l'enceinte des murailles ne provoquent pas le nivellement et la stratification avec des tas de fumier, avec des restes d'ustensiles humains. Les fragments des amphores simples d'argile ordinaire nous aident à compléter les séries de variations des pieds des amphores qui ont quelquefois des formes très bizarres et curieuses. (Voir les pieds dans les figures 29,7-18 et 30, 3, 5, 6-86). Les pieds devenant minces vers le bout, plus ou moins brusquement, se terminent par un bout pointu ou non pointu. Les pieds sont lisses ou montrent vers le bout un épaississement plus ou moins brusque, une élévation circulaire ou en spirale, pour se terminer en pointe, plus ou moins aiguë. C'est une forme de pied double ou de double bout des pieds de vases. La base des pieds peut être creuse. Parfois, du creux de la base du pied pro­ vient un autre pied qui devient mince et se termine par une petite pointe conique (fig. 29,18). Dans les fouilles à «l'édifice de la Cybèle», dans le canal et dans les fouilles près du mur de la fortification, nous avons trouvé peu de restes céramiques. Les restes appartiennent pour la plupart à la céramique romaine qui est caractérisée par des cannelures plus ou moins serrées, qui entourent la panse du vase. Les sillons se touchent l'un l'autre d'arêtes vives ou émoussés. Les sillons ont une distance et une
) Fick, /. c , μ. 86. Une seule pièce pèse 473 gr. ) Nous avons reçu trop tard l'article de M. Dr. G. Severeano, Un nouveau poids de Kallatis
2 1

(Extrait du Bul. Soc. nuinisni. romane X X , 1925) Bucarest, 1926.

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CALLATIS profondeur variables. Les sillons quelquefois ne sont pas droits, mais ondulés. De la densité et la profondeur des cannelures dépend la finesse du décore. Les figures 55, 2 — 7 nous montrent les variétés de céramique romaine à cannelures trouvée au cours des fouilles.

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Fig. 55.

Notons en outre ici les restes suivants de l'autre céramique, trouvée dans les fouilles ou aux lieux indiqués ci-dessous: Chez M. Slobozeanu nous avons noté un fragment du col d'un grand vase à vernis noir brillant. La décoration qui entoure le col du vase est une tige de lierre, dont les feuilles ont une belle forme de coeur. La pâte appliquée aux feuilles est de couleur blanchâtre. (Voir la fig. 56). Un autre fragment d'un grand vase côtelé, de la collection du docteur Slobozeanu, est la partie inférieure d'un grand vase. La décoration des cannelures est celle même que nous avons signalée dans notre premier rapport. Chez M-me Pompei à Mangalia, nous avons pu noter deux vases en forme de φια/.αι de la forme indiquée dans la figure 57. Ils ont été trouvés quand on a posé les fondations de la villa de Mme Pompei. www.cimec.ro 135

THÉOPHILE SAUCIUC-SÂVEANU L ' u n a u n e h a u t e u r de 0,035 m et un d i a m è t r e de 0,12 m . Il p o r t e u n e a n s e . L ' e x c a v a t i o n du pied a u n d i a m è t r e de 0,04 m. L ' a u t r e vase de 0,032 m de h a u t , a un d i a m è t r e de 0,095 m. Chacun de ces d e u x vases est r e c o u v e r t d ' u n vernis b r u n . L'orifice d ' u n v a s e t r o u v é a u x fouilles d'argile de couleur rouge de Venise clair à vernis m a t , a u n e em­ bouchure d'une courbure gracieuse. L a p a r t i e opposée à l'em­ bouchure porte u n reste d ' a n s e . L a forme de ce v a s e s'approche de la forme des υίνοχάη, vases només soit soit χονς, soit ηρόχονς,

soit ετιΐχνοις. (Voir la fig. 55, 14). Fig. 56. Fragment d'amphore, trouvé par M. Dimitrievici près de la mer voisine de l'église grecque; un morceau de l'embouchure de diamètre 18,5, porte un fragment de l'anse ronde tordue. L'argile est de couleur blanc gri! sâtre. La surface extérieure est de couleur noir mat et usée par les vagues de la mer. Un fragment de plat en argile est reproduit par la fig. 55, 8. Le pied d'un vase d'argile très grossière, de couleur terre de Sienne brûlée, a la forme d'une roue dentée, un peu creusée au fond. Le pied est de 3 cm en hauteur, son dia­ mètre de 6 cm. Au-dessus de 7 dents et des intervalles on voit cinq creux de la grandeur du petit doigt. L'intérieur du vase, si l'on s'en rapporte à la partie conservée, montre une couleur noir mat. L'exécution est très primitive. Il est difficile de préciser la forme des haut du vase. (Voir la fig. 55, 19). Un fragment de vase d'argile, de couleur rouge indien clair très cuite, avec un appendice cylindrique perforé par trois trous. Le diamètre de la base est de 2,5 cm, la hauteur de 1,5 cm. Je n'ose pas définir la forme du vase qui servait sans doute à filtrer un liquide. (Voir la fig. 55, 1). Un fragment de vase d'argile de couleur ocre-jaune clair nous montre un des pieds (de diamètre de 3,2 cm) du vase (fig. 55, 15). Quatre fragments de λνχνοι ont été découverts au cours des fouilles. Un fragment de lampe a la forme indiquée par la fig. 55, 13. www.cimec.ro
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CALLATIS

Elle est extérieurement recouverte de vernis noir. Cette pièce est intéressante parce qu'elle nous montre un appendice perforé. Le second appendice devait être sur l'autre côté maintenant perdu. Il n'est pas douteux que les deux trous latéraux ser­ vaient à accrocher la lampe à un objet ou au mur ou au plafond de la chambre. Les fragments de trois autres λύχνοι, dont deux ont une décoration simple en relief, sont reproduites figures 55, 10 — 1 2 . Les figures 30, 10 — 12 nous montrent quelques anses d'argile trouvées au cours des fouilles. Nous avons plu­ sieurs pièces d'argi­ le, de dimensions dif­ férentes. Elles sont d'une forme plus ou moins ronde. Leur diamètre varie de 6 à 8 cm, leur épai­ sseur de 1 à 2 cm. Elles ont au milieu un trou rond (fig. 55, 16—19). Fig. 58. Leur destination ne peut être précisée avec certitude. Nous inclinons à penser qu'elles servaient à charger le filet des pêcheurs. Une brique découverte dans les fouilles de «l'édifice de Cybèle» nous montre la l'orme et les dimensions indiquées par la fig. 52, 1. Les figures 52, 6 ; 58 et 59 nous présentent les formes des plaques découvertes dans la nécropole près de la «Fondatia culturalâ Principele Carol». Une pièce de fer oxydé et transformé sur toute sa surface en limonite, de forme conique, a la circonférence de la base de 15 cm et la hau­ teur de 8 cm. Ce clou semble avoir été employé pour fixer des pièces de pierre, par ex. stabiliser les t a m b o u r s d'une colonne ou bien dans une Fig. 59. a u t r e intention (fig. 52, 4). A une profondeur de 0,9 m sous la surface du mur de la fortification, nous avons trouvé une aiguille d'os de 13, 2 cm de long. Elle porte deux t r o u s : l'un est rond, l'autre long. Une autre aiguille trouvée au même lieu, n'est pas perforée. Elle est de 11,5 cm en longueur (fig. 30, 9).
THÉOPHILE SAUCIUC-SÀVEANU

Cerndufi

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LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE
La station préhistorique de Câscioarele se trouve dans le département d'Ilfov à 17 km. vers l'Ouest d'Oltenita. Cette station était inconnue. Il y a cependant au Musée d'histoire naturelle de Bucarest plusieurs tessons de poterie qui proviennent de cette localité, avec la mention: «au bord de l'étang de Greaca» '). Ce dernier détail prouve qu'il n'est pas question de la station qui nous intéresse: il s'agit, en effet, d'une autre station située sur le domaine de M. Alimânâçteanu, ri­ verain de l'étang, et que nous avons retrouvée lors d'un voyage effectué un an aupa­ ravant dans ces parages. Au cours de cette excursion archéologique nous avions remarqué la richesse des stations pré- et protohistoriques de la région 2 ). Pendant l'été de 1925, la Direction du Musée National d'Antiquités de Bucarest nous a chargé de pratiquer des fouilles méthodiques à Câscioarele. Le besoin s'en faisait d'autant plus ressentir que les eaux de l'étang menaçaient de réduire à néant la station. L'îlot «d'Ostrovel» est situé au bord d'une anse de l'étang de Càtâluiu, à l'Est, et au­ tour de laquelle des collines sont disposées en demi-cercle, ouvert sur l'îlot d'Ostrov. Par suite de l'érosion, cet îlot est devenu presque circulaire; son diamètre EO est de 65 m., et celui du NS de 70 m. Un bras de l'étang, large d'environ 40 m, parfois desséché, sépare l'Ostrovel du promontoire Nord, où se trouve une seconde station, d'époque plus récente. Lors de nos fouilles, le niveau auquel l'îlot s'élevait au-dessus de l'eau était de 3 m. Mais, au printemps et en automne, lorsque la crue des eaux s'accentue, le ni­ veau de l'étang monte jusqu'à hauteur de l'îlot. Parfois aussi, il le dépasse, et alors seule une faible partie du centre reste vizible, fait confirmé aussi bien par les traces d'érosion sur le pourtour de l'îlot que par le témoignage des habitants. Actuel­ lement, le niveau d'Ostrovel est très bas. Comme nous sommes arrivé à 3 m. de profondeur en fouillant le terrain — certains trous occupés par des pieux sont même plus bas — et comme, d'autre part, la base des habitations de la couche inférieure est, d'habitude, à 2,70 — 3 m, on voit clairement que l'îlôt devait s'élever à une hauteur bien plus grande. Nous croyons qu'il est inutile de recourir à des explications très compliquées. Il est surtout difficile d'admettre qu'il s'agit d'un éboulement, car de tels accidents sont assez rares et affectent de plus vastes superficies de terrain. Cette région n'est ') Musée d'histoire naturelle, Salle XVIII, vitrine 163. -) Matériel pour la eartc archéologique de la Roumanie. Daeia III, 1926. 138 www.cimec.ro

LES FOUILLES DE CÀSCIOARELE

pas de celles où les mouvements tectoniques ont été nombreux. Il est plus probable que le lit du lac s'est exhaussé par suite du phénomène bien connu de la formation al­ luvionnaire. Ainsi donc, contrairement aux établissements de Gumelnita, de Sultana et à d'au­ tres établissements préhistoriques, dont l'installation sur des hauteurs dérivait du besoin d'être le plus possible à l'abri d'attaques, la ^ — ' station d'Ostrovel est .. ^*""-.... . . · ■ - " ï WIHP" basse, comme le sont, ,,«° z '■ d ' ailleurs, beaucoup * \ d'autres stations épar»<>mw„. ses dans la vallée du Da­ nube. Le choix de cette situation s'explique par les possibilités de dé­ fense qu'elle offrait et par celles de se procu­ rer plus facilement des produits alimentaires, surtout du poisson.
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Le matériel trouvé en abondance à la sur­ face du sol, dans tout le site d'Ostrovel, mais surtout au Sud et à l'Ouest, nous a déter­ miné à pratiquer des fouilles surtout dans ces zones-là et au cen­ tre, qui est un peu plus élevé et dont on peut reconnaître plus aisé­ Fig. 1. ment la stratification. Fouille A. — Le tracé de la première aire, soit 12 X 8m, a été commencé du côté Ouest et dans la direction du centre (fig. 1). Voici comment se présente le matériel découvert dans cette première aire: Jusqu'à 40 cm terre végétale où se trouvaient mélangés des tessons de poterie, de petits restes de bousillage, ainsi que des fragments de silex et d'os. Céramique en majeure partie façonnée à la main. Très peu de fragments de poterie façonnée au tour (Latène et grecque) y sont mélangés. Entre 0,40 et 0,80 m on remarque un sensible accroissement des tessons, de frag­ ments de figurines humaines, de silex et d'os façonnés, de nombreux tessons de poterie décorés de cannelures horizontales. D'autres fragments, d'une pâte fine, jaunâtre et chargé de patine, sont décorés au col de raies fines et horizontales, et www.cimec.ro 139

<;ιι. S I Γ , Ι -'AN

au centre de raies obliques qui se rcjoigneut en angle et constituent une sorte
' d l epi.

La technique et le décor révèlent l'âge du bronze, à un stade même assez avancé. On ne voit plus un seul tesson de vase façonné au tour; mais, en revanche, on rencontre en grande quantité du bousillage dur et très effrité, surtout dans la zone Ouest (fig. 2 A II). L'aire de dispersion du bousillage, désignée sur les figures par un a, a 3 m sur 4. Nous sommes certainement à l'intérieur d'un abri, déterminable également par le foyer. Ce dernier se trouve près du côté E de l'habitation, et ses dimensions approxi­

matives sont de 1 sur 1,50 m. Les dimensions du logis ne peuvent être exactement précisées ; celles que nous avons données représentent la surface occupée par le bousillage disposé en masse, sans tenir compte de celui qui est dispersé (fig. 2 A II). La seconde habitation est située au coin SE de l'aire. Le bousillage est entassé sur un espace de 2V50 X 3,50 m. A l'intérieur de l'habitation, le foyer a 1,40 sur 1,10 m ; il se trouve au coin NE de l'amas de bousillage. Le troisième amas de bousillage figure sur le plan vers le milieu du côté N ; il a 2 m, sur 1,50; il se continue dans le talus. Le bousillage disséminé sur toute la surface est représenté par des débris, petits et durs, portant des traces de roseaux et de pieux dont l'empreinte est profonde et l'aspect durable. Entre 0,75 et 1 m, le bousillage se raréfie, tandis que les tessons de poterie vont en se multipliant. Non moins nombreux sont les lamelles et les fragments de silex. A 1 m de profondeur, nous avons découvert une lame de couteau en cuivre (fig. 49, 13). www.cimec.ro 110

LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE

Entre 1 m et 1,40 m, la terre devient graduellement dure. Les tessons sont moins nombreux. A 1,20 m, vers la moitié du côté N de l'aire, sous l'amas de bousillage r, nous avons trouvé entassés de nombreux tessons de vases divers, de grandes dimen­ sions, parmi lesquels certains proviennent d'une jarre à long coL décoré de cannelures horizontales et au rebord largement rabattu. Ces fragments indiquent nettement le caractère de la couche: l'âge du bronze. Les fragments d'os, tels que harpons, figurines, poinçons, deviennent plus nombreux. Il en est de même pour les figurines et les fragments de figurines en argile. A 1,40 m, foyer de 1,50 sur 1,40 m, environ, dans la zone NE de la surface. Même inventaire de 1,40 m à 2 m. Les restes archéologiques sont encore moins nombreux. La terre est de plus en plus humide et devient gluante. A 1,50 m, et 1,60 m, nous trouvons deux petits morceaux de fil de cuivre. Vers 1,70 m, nous constatons un accroissement du nombre des tessons, qui sont entièrement patines, et la présence de fragments graphités, qui n'ont pas été rencontrés plus haut. Ils proviennent de la couche inférieure de culture, car c'est en ce point qu'était rassemblé aussi bien le ma­ tériel retiré de diverses fosses par les habitants de la couche supérieure que celui qui du haut était tombé là. A la profondeur de 2 m, on distingue sur l'aire une parcelle de 4 m, de long, l'ex­ trémité de E, où se trouvent moins de débris archéologiques. A 2,10 m., nous trouvons un foyer de 1 sur 1,10 m., dans une masse de bousillage, près du côté Ouest de l'aire d'exploration. A côté du foyer, nous sommes en présence de nombreux tessons, d'os, de cendre, de coquilles et de très nombreux pesons de filet. Le bousillage est disséminé sur une superficie de 3 X5 m, et une épaisseur de 0,40 m. Des trous de pieux sont épars dans le bousillage et pénétrent dans la terre. Nombre de ces cavités renferment aussi du charbon; qui provient de la carbonisation des pilots. Nous nous trouvons dans une deuxième couche d'habitations représentée par une autre habitation toujours dans la moitié E de l'aire, mais un peu plus pro­ fondément. A 2,40 m, la moitié Est de l'aire est une masse de boussillage, dont l'amas prin­ cipal occupe une surface de 6 m sur 3 (fig. 2 A I) et est épais de 0,40 cm. Le bousil­ lage est d'une coloration rougeâtre. Fragments de silex et d'une pierre meulière brisée par le feu, tessons de grandes jarres et de vases plus petits sont entassés à l'intérieur même des habitations. Tous sont de coloration rougeâtre et ont subi si fortement les atteintes du feu, que certains en sont même déformés. Un violent incendie aura sans doute détruit les habitations de cette couche, et les décombres ont recouvert les dé­ bris des nombreux objets d'usage journalier. Vers le milieu du côté Est de l'habitation se trouve un foyer de 1.10 m sur 1 m. De nombreux tessons sont décorés de motifs en spirale (fig. 32, no. 9 et 10). Non moins nombreuses sont les moulures verticales et les bourrelets alvéolaires. Entre 2,80 et 3 m, les tessons se raréfient et le bousillage disparaît. La terre de­ vient humide, gluante, et l'eau est sur le point d'écumer. Dans la couche inférieure, c'est généralement la poterie patinée et graphitée qui prédomine, surtout, naturellement, en ce qui concerne les petits vases, qui sont www.cimec.ro 141

GH. $TEFAN façonnés avec plus de soin. Cette constatation concorde parfaitement avec les obser­ vations faites à Sultana ') et à Gumelnita 2 ). Fouille B. — La seconde aire, dont les dimensions sont de 20 m, sur 8 et où l'ex­ ploration a été commencé vers le centre, s'étend jusque près de la bordure S d'Ostrovel. Il est à noter que la stratification de la première aire fouillée se répète ici aussi avec de très légères variations et livre du matériel en bien plus grande abondance. Jusqu'à la profondeur de 0,40 rn, les trouvailles consistent en nombreux tessons de poterie et en petits débris de bousillage. La céramique est modelée à la main et l'on ne voit qu'iso­ lément des tessons provenants de vases façonnés au tour. Ce sont de simples dispersions de caractère plus récent, provenant de la station d'époque Latène qui est sur la colline N d'Ostrovel. Une figurine humaine plate (fig. 41, no. 19), deux figurines incomplètes d'animaux, des pesons de filet, plutôt disséminés dans la zone NE de l'aire, des perles, des fusaïoles et de nombreux fragments de silex complètent l'inventaire. La couche de terre végétale est très mince ; elle a environ 10 cm. La première couche d'ha­ bitations se trouve entre 0,40 et 0,70 — 0,80 m. A l'inté rieur de ces habitations, on trouve de très nombreux tessons, anses, etc., décorés de cannelures horizontales, moulures, à légères incisions obliques qui forment des Fig. 3. épis, en se rejoignant. Cette disposition se remarque surtout sur les petits vases, qui sont fins, de pâte jaunâtre ou noire patinée. Nous sommes certainement dans une couche de culture qui ne peut appartenir à l'énéolitique, mais doit être de l'âge du bronze. Nous trouvons ici également des figurines d'animaux, des fragments de figurines féminines d'argile, une figurine plate en os (fig. 44, no. 2), ne fusaïole d'argile ornementée, des cornes de consécration (fig. 40, nos. 17 —18), un marteau en os (fig. 49, no. 2), mobilier auquel s'ajoutent quelques petits vases, découverts principalement dans la partie basse de la couche et qui complètent l'inventaire. A signaler le rython (figure 22), qui trahit une influence méridionale (Cf. aussi la page 162). Entre 0,80 et 1,10 m, la terre devient sensiblement plus dure. Le mobilier reste enco­ re assez riche. La poterie a le même caractère prononcé de l'âge du bronze. L'influence de la technique du métal est évidente sur de nombreux tessons, principalement sur celui de la tasse de la figure 26, no. 3. Les figurines et fragments de figurines humaines et animales sont nombreux également ici. L'os est représenté par des poinçons, des harpons, des rondelles, etc. Parmi les nombreux petits vases — de culte probablement, car leurs dimensions réduites ne permettent de leur assigner aucun emploi pratique —, nous avons
*) I. Andrieçescu, Les fouilles cia I, p. 89. de Sultana, Da2 ) VI. Dumitrescu, Fouilles cia II, p. 54.

de Gumelnifay

Da-

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LES FOUILLES DE CASCIOARELE découvert, à 0,90 m, un petit vase en forme de barque, qui devait être un ex-voto (fig. 18, 9). Signalons u n admirable vase à pied, découvert à 1 m, de profondeur (fig. 22, no. 2) et présentant le plus grand intérêt par les suggestions qu'il provoque au sujet des re­ lations qui existèrent, en ces temps lointains, entre la vallée du Danube et le Sud. Très n o m b r e u x sont aussi les objets en silex, tels que lames, racloirs, percuteurs et haches. Le métal est fort rare. J u s q u ' à présent, nous n'avons trouvé qu'un hameçon en cuivre. E n t r e 1,10 et 1,50 m, le sol, extrêmement dur, se pioche très difficilement. Nous trouvons là deux haches en pierre polie. Il est à noter généralement que les fragments de poterie et tous les restes qui concernent l'activité humaine se raréfient sensiblement ; il en résulte, par suite, l'impression qu'on arrive au fond de la couche de culture. A 1,20 m, nous réduisons de 10 m la partie S de la superficie fouillée, afin de pouvoir approfondir suffisamment le reste du terrain. Les tessons sont peu nombreux et n ' o n t rien de particulier. On trouve encore quelques fragments de figurines animales et humaines, toujours féminines, "J fâ?rfW*^% avec tatouage et indication du sexe. Le silex devient rare lui aussi ; il se réduit à quelques percuteurs, deux pointes de flèche et quelques fragments de lames. A 1,20 m, nous trouvons un petit morceau de fil de cuivre. E n t r e 1,70 et 1,80 m, on constate que le sol de­ vient plus mou et peut être facilement pioché. Les restes archéologiques se raréfient de plus en plus. L'inventaire se compose des mêmes catégories d'objets, mais on voit apparaître en grand nombre des pierres, des os, des bois de cerf transformés en instruments, on rencontre aussi du matériel non encore façonné des coquilles, de la cendre, etc., surtout au point où il de­ vait se trouver une fosse pour les détritus ménagers, car la terre est extrêmement molle (elle provient peut-être du remplissage). A 1,70 m, nous trouvons un peson de filet en pierre d'un poids i n a c c o u t u m é ; il est cylindrique et porte au centre une dépression d'attache (fig. 47,4). A 1,80 m, nous découvrons la partie inférieure d'une figurine, vêtue d'une jupe en eloche ; le fragment est creux. A cette profondeur, les tessons deviennent sensiblement plus n o m b r e u x et décèlent la deuxième couche de culture. Au centre de l'aire d'exploration, à p a r t i r de 1,90 m, on rencontre du bousillage de la couche inférieure des habitations. E n t r e 2,10 et 2,70 m, nous sommes à l'intérieur des habitations de la couche infé­ rieure (fig. 4). Le bousillage est massé sur toute la moitié Ouest de la superficie, sur 10 m de long et 3,60 m de large. C'est ce qui explique pourquoi on ne peut même pas préciser le nombre d'habitations ainsi que leurs dimensions. A 2,40 m, nous commençons à reconnaître distinctement les trous des pieux de l'habitation, soit a. b, d et e. A 2,60 m, nous retrouvons les trous c et f. Leur diamètre est d'environ 0,12 m. On en voit plus bas, jusqu'à 3,20 m. Dans le trou de pieu b, nous t r o u v o n s , à 3,10 m, la figurine d'os de la figure 44, no. 4.

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ΟϊΓ. ÇTEPAN L'inventaire de cette couche d ' h a b i t a t i o n s comprend u n e énorme q u a n t i t é de tes­ sons de poterie de toutes g r a n d e u r s : depuis les grands et épais fragments de j a r r e s , avec lesquels nous avons reconstitué le vase en forme de bol de la fig. 19, j u s q u ' a u x plus petits avec lesquels nous avons reconstitué plusieurs p e t i t s vases délicats, de p â t e fine, couverts d ' u n e admirable patine et graphités (fig. 15, 4 — 6). Le décor, en dehors de cer­ tains motifs est incisé — s u r t o u t les motifs en spirale — et aussi en r e l i e f — p r i n c i p a l e ­ m e n t les grands tessons sur lesquels a p p a r a î t le bourrelet alvéolaire habituel. Quel­ ques fragments de couvercles sont décorés d'une spirale blanche sur fond noir, qui se dégage du rebord du vase, ceint la panse et se termine au s o m m e t . Dans la masse de bousillage, nous avons t r o u v é u n foyer de 1,20 sur 0,90 m , à 2,10 m, à l'Est du bard Ouest des fouilles. Auprès de ce foyer il y avait de n o m b r e u x vases p a r m i lesquels u n en forme de pied h u m a i n (fig. 23), des fragments de jarres et quelques pelletées de blé calciné. Nous avons également trouvé une pierre meulière brisée, elle aussi, p a r le feu qui p r o b a b l e m e n t dévora le logis, puis de n o m b r e u x de pesons de filet, toutes formes et grosseurs. E n t r e 2,70 et 3,10 m, on ne t r o u v e plus de bousillage, mais seulement quelques tessons, quelque peu noirs, à zones de couleur blanche. La terre devient de plus en plus molle et gluante, et, vers 3,10 m, nous ne t r o u v o n s plus rien. Sondages. — E n dehors des d e u x aires explorées, nous avons p r a t i q u é d e u x a u t r e s sondages, que nous désignons p a r z, dans la zone Nord d'Ostrovel et p a r y dans celle de l ' E s t . Le dernier sondage a été arrêté à 1,20 m. E n ces lieux, la stratification se répète aussi, avec cette seule différence que dans la couche supérieure et s u r t o u t a u x 40 pre­ miers centimètres, on rencontre de nombreuses traces d'activité h u m a i n e d'époque plus avancée. T o u t ce qui à été t r o u v é de l'âge du fer, nous l'avons déjà dit, est en t r o p petit n o m b r e et t r o p dénué d ' i m p o r t a n c e pour q u ' o n puisse le considérer a u t r e m e n t que comme u n e simple dispersion d'objets p r o v e n a n t de la colline située à proximité immédiate. Il a p p a r a î t clairement de cet exposé stratigraphique que nous sommes en présence de deux couches d ' h a b i t a t i o n s . Il semble qiie le premier h a b i t a t a dû être plus intense car la masse de bousillage est telle qu'il reste seulement très peu de terre qui en soit e x e m p t e . Les h a b i t a t i o n s soit qu'elles aient été exiguës mais serrées les unes contre les autres, soit qu'elles aient été assez spacieuses pour abriter une famille au sens large du m o t , trahissent u n grand e n t a s s e m e n t de popidation. Les beaux spécimens de poterie fine, chargés de p a t i n e et décorés avec soin — surtout ceux qui sont graphités — p r o u v e n t que nous sommes dans l'énéolitique alors que le m o u v e m e n t artistique était très ample dans la région d a n u b i e n n e ' ) , ou pour être plus explicite, dans t o u t e la région carpatho-balcanique. Mais une c a t a s t r o p h e vint m e t t r e fin à cet épanouissement. Dans la couche supérieure, nous constatons q u e les habitations sont plus rares, ce qui prouve que la population était moins dense. E n ce qui concerne les produits céramiques, ils sont inférieurs à ceux de la couche inférieure. Cette caractéristique n'est pas exclusive
') Les mêmes caractères s'imposent à l'attention à Sultana (Cf. I. Andriesescu, Dacia l); ils sont encore plus prononcés à Gumelnifa (VI. Dumitrescu, Dacia II).

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LES FOUILLES DE CASCIOARELE a Cascioarele; elle se fait remarquer aussi à Sultana et à Gumelnita. Comme de très n o m b r e u x détails de style montrent que dans la couche supérieure nous sommes en présence d une époque profondément influencée par la technique du métal, il est à supposer que la destruction de la première couche d'habitations se rattache à une migration, car ce qui caractérise toujours ces temps-là, c'est un retour en arrière en ce qui concerne le sentiment artistique et ses réalisations dans la matière. Habitations. — La question des habitations, extrêmement difficile en raison du degré de destruction où elles se trouvent, se rattache avant tout au problème ethno­ graphique. E n ce qui regarde la couche supérieure, nous pouvons déterminer la forme des habitations, grâce à trois urnes que nous possédons et qui reproduisent des maisons primitives. 1. Modèle de maison quadrangulaire, à plafond cintré; longueur 0,094 m ; largeur 0,06 ; hauteur 0,07. La construction se complète par une sorte de verandah en forme d arc de cercle (fig. 22,3). Le toit est formé de deux plans inclinés et légèrement re­ courbés qui se confondent en une arête. D'après ce modèle, il semble que la maison se rétrécissait et que le toit était plus incliné par derrière. Cette particularité ne se voit pas dans les autres modèles, qui sont d'exécution bien supérieure. Il se peut très bien que ce mode d'achèvement du modèle soit la traduction en argile de la réalité ; il se peut également que ce soit une simple ma­ ladresse du modeleur. E n effet, l'exécution en est peu soignée, la pâte mal pétrie et insuf­ fisamment cuite. Sur le devant, la crête du toit est surhaussée d'une manière prononcée. Des urnes identiques ont été découvertes à Salmanovo (Bulgarie) ') et dans la plaine de Munténie, à Gumelnita 2 ) ; on y remarque aussi le détail de construction, que nous avons décrit en dernier lieu, mais sans la «verandah» de notre modèle. 2. Modèle de maison presque carrée. Le toit est formé de deux plans qui s'inclinenen pente douce et, comme dans le premier modèle, se rejoignent à l'arête. Le toit est sillonné de quatre stries formées par pression du doigt et qui, p a r t a n t de la crête, suit vent la pente du toit. Comme forme, cette urne se rapproche d'un exemplaire trouvé à Gumelnita. mais celui-ci diffère de l'autre en ce que l'ornementation est incisée. 3. Modèle de maison carrée. Sa forme générale rappelle celle de l'exemplaire du précédent ; mais le toit est sans décor. Comme on le voit, tout ce qu'on peut dire de la forme des habitations de la couche supérieure, c'est qu'elle est carrée ou quandrangulaire. Quant aux dimensions, nous ne pouvons rien avancer de précis, car nous n'avons trouvé que du bousillage en masse. Q u a n t aux foyers qui ont pu être déterminés, on constate que leurs dimensions se rap­ prochent beaucoup les unes des autres et évoluent autour de 1 m 2 , parfois un peu plus, mais jamais moins. E n ce qui touche les habitations de la couche inférieure, on ne peut dire avec pré­ cision quelle était leur forme habituelle. Nous n'avons trouvé dans cette couche aucune urne en forme de maison — constatation qui a été faite pareillement à Gumelnita 3 ). Nos recherches ne se basent, par conséquent, que sur des observations résultant des fouilles.
s ') Hoernes-Behn, Kultur der Urzeit I, fig. 50. ) Ibidem, pp. 39 — 41. ») Dacia IT, p. 42, fig. 9 et 10. www.cimec.ro

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CIT. ÇTEFAN On doit r e m a r q u e r t o u t d'abord l'amas considérable de bousillage, t a n t en é t e n d u e q u ' e n épaisseur. La superficie A comporte d e u x surfaces de bousillage d'environ 6 m , sur 3 (fig. 2 A I). D a n s l'excavation B , le bousillage est également entassé en d e u x p o i n t s : a, de 7 m , sur 3,60 et β, de 6 m sur 2. Il semble donc résulter de ce fait que les dimensions des logis inférieurs auraient été grandes. On peut encore s'expliquer l'existence de cet a m a s , en a d m e t t a n t q u e le feu aurait d é t r u i t en m ê m e t e m p s plu­ sieurs h a b i t a t i o n s très rapprochées les unes des a u t r e s . E n ce cas, nous aurions dû dé­ couvrir plusieurs foyers, mais nous n ' e n avons t r o u v é q u ' u n seul d a n s c h a q u e masse de bousillage. Les trous de pieux r e m a r q u é s dans les aires d'exploration A et B viennent à n o t r e secours. Nous n ' a v o n s pas t r o u v é de rangée continue de ces trous, p o u r q u ' o n puisse se p e r m e t t r e de rétablir le plan entier de l ' h a b i t a t i o n . De l'examen de l'aire A, où nous avons déterminé les cavités des p o t e a u x a, 6, c, d, e, / , g, h, i, j% /, cavités dispo­ sées de la manière et a u x distances qui se voient sur le plan (fig. 2, A I ) , il résulte que l'habitation était de forme q u a d r a n g u l a i r e , ce qui est fort plausible. L ' u n i q u e dif­ ficulté consiste en ce que le seul foyer découvert dans cette masse de bousillage se t r o u v e en dehors de l'habitation que délimitent ces cavités. Dans l'aire B , nous avons identifié, au point a, les cavités occupées p a r des pieux a, b, c, d, e et f (cette dernière avec quelque doute). Les trois premiers trous sont dis­ posés en ligne courbe, les autres à peu près en ligne droite. Mais ici l'habitation n ' a pas été complètement dégagée ; u n e bonne p a r t i e est restée enfouie dans le talus. De la par­ celle limitée p a r les pieux a, 6, c, il résulterait q u ' u n e partie au moins du logis était cir­ culaire. C'est-là, é v i d e m m e n t , p l u t ô t u n e h y p o t h è s e , qui ne p e u t être corroborée q u e dans la mesure où des constatations analogues seraient faites à d ' a u t r e s s t a t i o n s . E n ce qui concerne Gumelni^a, station contemporaine de la n ô t r e , M. Vladimir Dumitrescu a de bons motifs de supposer q u e les logis de la couche inférieure é t a i e n t circulaires 1 ). Il semble q u e les logis de Câscioarele devaient être aussi bien circulaires — ce qui était p r o b a b l e m e n t u n e ancienne c o u t u m e — q u ' a n g u l a i r e s — d i s p o s i t i o n plus récente. La technique des h a b i t a t i o n s est à peu près la m ê m e dans les d e u x couches ; elle rappelle celle des h a b i t a t i o n s de toutes les autres stations similaires. Les parois étaient en argile, q u ' o n appliquait sur une a r m a t u r e faite de p o t e a u x , de ramilles et de roseaux. Mais, cette a r m a t u r e est bien m i e u x constituée dans la couche supérieure — les ramilles é t a n t fort rapprochées les unes des autres (fig. 47. 2) — alors que les parois ne sont for­ mées, dans la couche inférieure, que d'argile pétrie de c h a u m e (fig. 47, 5), laquelle adhère à u n e a r m a t e u r faite de p o t e a u x et de ramilles espacés. D'après les indices relevés dans la couche inférieure, il semble q u ' o n ait eu l ' h a b i t u d e de recouvrir le pisé d ' u n e matière blanche (sorte de crépi). Le toit était constitué de roseaux et assez incliné pour p e r m e t t r e le rapide écoule­ m e n t des e a u x , dans cette région où les pluies sont assez fréquentes. ARMES ET OUTILS EN SILEX ET EN PIERRE

D a n s toutes nos stations néo-énéolithiques et m ê m e de l'âge du bronze, le silex se t r o u v e en q u a n t i t é s respectables et q u a n d on procède à des fouilles, c'est u n des objets ') Cf. Dacia II, pp. 39 — 41.

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LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE

qu'on rencontre le plus fréquemment à côté de la poterie. A Ostrovel, il existait u n impor­ t a n t atelier où l'on travaillait le silex. Ce qui le prouve, ce sont les percuteurs, les nucleus et les éclats de silex, qui figurent à coté de haches, de lames et de racloirs dont le nombre est assez important. A Câscioarele, le silex n'était travaillé qu'en vue des besoins locaux en moindre quantité qu'à Gumelnita et Sultana. Nous y avons trouvé moins de fragments de silex qu'à ces deux dernières stations, comparativement surtout à l'é­ tendue du terrain qui a été remué et aussi en raison du fait que dans la station où nous avons pratiqué des fouilles, le matériel était plus entassé, étant donné que l'étendue de l'établissement se limitait à l'ilôt d'Ostrovel. Le silex servait, en premier lieu, à confectionner des armes et des outils. Il reste néanmoins à savoir de quel lieu provenait la matière brute. Pointes de flèches. — L'arc et la flèche étaient employés pour la chasse et les com- ^b a t s à grande distance. Les pointes de flèches ont le même aspect que celles des autres stations de la pleine de Munténie ; leur forme est généralement triangulaire, mais elles n ' o n t ni pédoncules, ni barbelures, ce qui caractérise les flèches des pays occidentaux. Les côtés du triangle ne sont cependant pas droits comme ceux des flèches d'Occident*), mais légèrement courbes 2) ; la base est une ligne droite ou courbe. Des pointes de flèches de formes identiques ont été signalées en Thessalie 3 ) et en Bosnie, à Debelo Brdo, près de Serajevo 4 ), qui entre, pour une bonne part, dans le cercle de civilisation du Sud-Est de l'Europe Mais, là aussi, les pointes sont, pour la plupart, de type occidental. Dans la station de l'ilôt d'Ostrovel, cette forme est la seule que nous ayons rencontrée, dans les deux couches. Les dimensions varient, naturellement, mais c'est surtout la proportion entre la base et la hauteur qui est différente, certains exemplaires étant plus larges à la base et d'autres plus étroits (voir la fig. 5 et comparer, par exem­ ple, l'exemplaire 1 de la première série à l'exemplaire 1 de la deuxième). Un des côtés est généralement presque plat, tandis que l'autre est invariablement plus bombé, hor­ mis la partie qui est devers la base et qui est presque plate sur les deux côtés. Les bords et la base ont été retouchés avec goût. La base est droite (fig. 5, 9), concave (fig. 5, 1) ou, dans la plupart des cas, légèrement convexe. Nous avons trouvé, au total, 18 pointes de flèches, remarquables par le soin avec — lequel elles ont été travaillées et retouchées. Le plus grand exemplaire a 7,9 cm, sur 3,5 ; les plus petits ont 4,3 cm sur 2,3 cm, Certaines peuvent, par conséquent, être considérés comme de vraies pointes de lances. Les exemplaires 16 et 18 sont un peu différents. Le premier se fait remarquer par des bords très a r q u é s ; le second est très allongé, peu large et a la face supérieure très renflée. Sur ces 18 pointes de flèches, 5 seulement proviennent de la couche inférieure de culture. Haches. — La matière principale dont les haches sont faites n'est pas la pierre, mais le silex. Nous sommes en possesion de 18 haches entières, achevées; une
') J. Déchelette, rique,
2

Manuel

d'archéologie

préhisto-

cetique

et gallo-romaine,

P a r i s 1924. I , fig.

174, 4 . ) F o r r e r , Reallexikon, und p l a n c h e 146, N o s . 7 e t 8. aue Schweizen Feuerstein Knochengerate

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Pfahlbauten der 3 ) T s u n t a s , Ai καΐ Σεσκλον, pi. 4 ) Fiala, dans Herzegovina, I V ,

neolitischen Zeit. προϊστορικαι άκρόπο?.εΐζ 42 N o s . 14 et 18. Wiss. Mitt. aus Bosnien p . 5 3 , fig. 112.

Δψηνίον und der

CTI. STEFAN

seule n'est pas terminée. Nous avons aussi 8 fragments a p p a r t e n a n t i n d u b i t a b l e m e n t à des haches. Le t y p e prédominant est celui à extrémité large «breitnackige Beile» ') ; 15 de nos exemplaires sont de ce t y p e . Nous n'avons que 4 exemplaires de l'autre t y p e «spitznackige Beile» 2 ) (fig. 6, nos. 3 , 4 , 9 et 10). Les dimensions sont différentes. La proportion entre la longueur et la largeur varie elle aussi. P a r exemple, la plus p e t i t e est longue de 8,5 cm et large de 4 cm, au t r a n c h a n t ; à l'extrémité, elle a 2,2 cm. La plus grande a 15 cm X 6 X 4,5 (fig. 7, nos. 1 et 4). Le rapport entre la longueur et la largeur est encore plus petit à quelques exem-

Alla il
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A à A à 11 lilâBI

M ta
Fig. 5.

plaires, par exemple à celui qui porte le no. 8 de la fig. 7, dont les dimensions sont de 10 cm X 8,5 X 3,5. Le t r a n c h a n t de toutes les haches est c o n v e x e ; à certaines, cependant, il l'est m o i n s ; à d'autres, il est élégamment arqué et retouché (fig. 7, 7, et fig. 6, nos. 4 et 5). Toutes les haches étaient exécutées par dégrossissage ; quelques parties seulement sont lustrées et trahissent une tendance au polissage, mais aucune n'est entièrement polie. C'est d'ailleurs ce qui caractérise les haches en silex de toutes les stations de la vallée du D a n u b e et les différencie de celles du Nord et de l'Ouest. Haches de pierre. — La pierre était moins travaillée que le silex. On l'utilisait sur­ t o u t pour les petits outils. Nous n'avons que deux haches de pierre, à savoir: 1. Hache de pierre lustrée, coupe quandrangulaire ; longueur 10 cm, largeur 4 cm au t r a n c h a n t et 3,3 cm à la pointe, épaisseur 2 cm (fig. 6, 2). Le t r a n c h a n t est
) Hoernes-Behn: Kultur der Urseit (Sammlung Gôschen) I, p. 70, fig. 27 a et b.
] 2

) Ibidem, fig. 26, I I .

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LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE légèrement courbe et aminci. Cette forme est de la dernière phase du néolilique, respectivement de rénéolitique '). Les deux plats sont légèrement courbes. 2. Hache de pierre, longue de 12,5 cm et large de 6,5 c m ; un des côtés est presque plat, l'autre un peu courbe (fig. 6, 1). A noter deux fragments de marteau ou de hache en pierre lustrée, dont l'un porte des traces de perforation. Mentionnons aussi un fragment de marteau (fig. 5, 30), avec belle esquisse de perforation ; à la partie inférieure, on voit les traces d'un autre trou, également non terminé, parce que l'instrument s'est brisé. A mentionner six petits ciseaux (fig. 5, nos. 19 — 24), dont cinq sont généralement en forme de trapèze, dérivé de la forme quadrangulaire. C e t ^ i n s t r u ment figure d'habitude dans l'inven­ taire de nos stations énéolitiques, sans y être toutefois représenté par un grand nombre de spécimens. Un de ces ciseaux (fig. 5, 23) a un beau profil d'herminette 2) ; le t r a n c h a n t est absolument plat d'un côté et courbe de l'autre. Quelques-uns des autres ciseaux ont des profils se rapprochant de ce­ lui de l'herminette 3 ) et les deux plats sont plus ou moins courbes 4 ). Leurs dimensions, d'ailleurs très rapprochées, varient entre 3,5 cm sur 2,4 pour la plus petite, et 4,9 sur 3 pour la plus grande. Le t r a n c h a n t de la plupart de ces ciseaux est droit ou presque droit, contrairement à ce que nous avons remarqué pour les haches. Le dernier exemplaire a une forme particulière: la lame, de profil horizontal demi-circulaire, a un Fig. 7. t r a n c h a n t large et aminci (fig. 5, 29). Grattoirs. —- Dans l'ilôt Ostrovel, le silex était surtout affecté à la confection d'in­ struments pour mettre à mort les animaux et les équarrir. Nous avons une série de ') Forrer, Reallexikan, pL 20, No. 9 et pag. 67. Cf.
Déchelette, Manuel I, p. 515: «Les haches à coupe rectangulaire sont particulièrement commîmes en Scandinavies où on ne les rencontre pas, comme nous l'avons vu, à la première phase du néolithique*. ") Des ciseaux à profil d'herminette ont été dé­ couverts à Sultana (Cf. l'étude de M. I. Andriesescu, Dacia I, p. 69 — 70, pi. VII — V I I I ) et à Gumelniln (Cf. Dacia I I , p. 43 et 45, fig. 10 et 11, l'étude de M. Vlad. Dutnitrescu). 3 ) Des profils identiques de ciseaux ont été signalés découverts à Kodjadermen, Bulgarie. (Cf. Izvestia. Bulletin de la Société Archéologique Bulgare, VI, p. 87, fig. 69 et 70). *) Forrer, op. cit., pi. 20, No. 8.

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GH. ÇTKFAN ces i n s t r u m e n t s , d é n o m m é s racloirs ou grattoirs p o u r p e a u x ; ils sont des formes et des grandeurs diverses. Nous possédons 107 exemplaires entiers et presque entiers, c'est-à-dire bien moins qu'il n ' e n a été découvert d a n s les s t a t i o n s , de la m ê m e é p o q u e , de S u l t a n a et G u m e l n i t a . Leurs formes sont soit triangulaires, soit q u a n d r a n g u l a i r e s , e t compor­ t e n t de nombreuses v a r i a n t e s . Tous les grattoirs ont i n v a r i a b l e m e n t un des côtés p l a t ; l ' a u t r e côté — le dos — présente diverses n e r v u r e s longitudij B P7V* nales, soit u n e seule, soit plusieurs,

'' ''"' "'""''"' r a t t a c h e que dans une faible mesure ;i la forme (fig. ÎK Si 9). Le tranchanl «·ι la pointe ~<>ni » fi parfois retouchés (fig. 9, nos. 1,3, 4). Nous avons r e m a r q u é aussi plus rare­ m e n t , des retouches sur les marges latérales. Ces formes sont c o m m u n e s à t o u t e s les stations carpatho-balcaniques. Les fouilles o n t livré des spé­ cimens identiques à S u l t a n a Ί ), Gu­ melnita 2 ), Boian 3) (plaine de M u n t é nie), dans la s t a t i o n de P o d g r a d 4 ) et à K o d j a d c r m e n 5 ) (Bulgarie). Une forme plus r a r e de g r a t t o i r est à signaler: la l a m e à la forme d ' u n 8 et des pointes c o u r b e s ; les côtés p r é s e n t e n t des dépressions au centre (fig. 9, 25). Le côté inférieur est p l a t ; le côté supérieur est divisé Fig. 8. en d e u x p a r u n e n e r v u r e longitudi­ nale. Il est un a u t r e genre de grattoir, de forme particulière et d o n t n o u s ne possédons q u e d e u x exemplaires. Le g r a t t o i r a la forme d ' u n e lame à pointe aiguë et m u n i e d ' u n pédoncule à la base (fig. 9, 17). Si la pointe n ' é t a i t pas recourbée, n o u s aurions été t e n t é de voir d a n s cet e x e m ­ plaire u n e sorte de p o i n t e de flèche ou de lance r e s s e m b l a n t a u x spécimens découverts en O c c i d e n t 6 ) . L'exemplaire no 1. de la fig. 9 suggère des r a p p r o c h e m e n t s avec des formes plus anciennes. fig. le r n h n t ») Cf. Dacia I, p. 66, ainsi que les r a p p o r t s e n t r e73 Λ teta Bcet a74. et la longueur sont v a ­ Les dimensions pi. IV —V. -) Cf. Dacia dépassent 10 cm de l o n g ; les plus p') tR.s Popov, Izvestia,o n t environ 4 cm. 83, II, p. 48 — 49. riables: peu e i t exemplaires Bulletin VI, p. 80 s fig. 60 — 65. ) Cf. Dacia II (étude de M. V. Chrietescu). 4 ) R. Popov, Izvestia, Bulletin III, I (1912), «) Déchelette, Manuel, I, fig. 174, No. 6.

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LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE

Lames de couteau. — Ces lames se distinguent en ce qu'elles sont plus longues et plus fines. Un des côtés est invariablement plat ; le second est chargé d'une ou de plu­ sieurs nervures longitudinales (fig. 10). Nous n'avons que 38 pièces entières. Une très faible partie de la pointe m a n q u e à 50 autres. D'autres fragments, au nombre de 700, complètent l'inventaire des fouilles, en ce qui touche le silex travaillé sous forme de lames. Leur longueur varie entre 13 et 5,5 cm. ; celle de certains fragments dé­ passe en longueur les lames entières les plus longues; ce sont des lames de di­ mensions réellement respectables, surtout dans la couche inférieure. La pointe de la lame est d'habi­ t u d e bien effilée, et, dans la plu­ p a r t des cas, les lames sont cour­ bes. Il existe aussi des lames droi­ tes, mais en petit nombre. La série comprend également u n fragment de scie qui n ' a de dents que d'un seul côté (fig. 9, 28). Bien que ce genre de scie soit rare, on en a trouvé en Bulgarie, à P o d g r a d , près du village de Madara (Choumen) *). / Percuteurs.— Le percuteur est un objet que comprend d'ordinaire l'inventaire de nos stations (fig. 8, nos. 12 —15). Nous en avons recueilli 75 exemplaires à Cascioarele. La p l u p a r t sont des percuteurs propre­ m e n t dits, c'est-à-dire qu'ils ser­ vaient à tailler le silex. Mais il est d'autres spécimens, qui sont d'une matière trop t e n d r e , telle que la pierre, qui s'effrite facilement, ou bien l'argile, qui devaient avoir u n t o u t a u t r e emploi. Ils devaient servir de missiles, qui étaient lancées à l'aide d'une fronde. La pierre servait encore comme pierre meulière et comme poussoir. U n fragment de cette sorte de pierre porte sur u n des côtés une dépression circulaire de 8,5 cm, de diamètre, où se voient des traces de couleur rouge (fig. 47, 1). Il est probable qu'elle servait à préparer des matières colorantes et à les mélanger. Sur le côté opposé, on voit quelques dépressions linéaires irrégulières p r o u v a n t qu'il s'agit d ' u n poussoir. On a découvert aussi des exemplaires de poussoirs dans d'autres localités de nos régions, comme par exemple, à Gumelnita 2) et à Lechinta-de-Mures, 3 ). ') Cf. hvestia, Bulletin, 1912, fig. 7 (étude de M. R. Popov). *) Dacia II, p. 51, fig. 19.
8 ) Cf. Dorin Popescu, Les fouilles de Lechinta· de-Mures. Dacia, II.

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GH. $TEFAN

U n peson de filet, en pierre également (fig. 47, 4) est presque cylindrique et ses extrémités sont bombées. Vers le milieu, il a u n e dépression qui servait à l'at­ t a c h e r ; nous croyons du moins qu'elle n ' a v a i t pas d'autres destination. Cette forme est r a r e ; elle n ' a pas encore été remarquée dans u n e a u t r e station de la plaine de Munténie. On la retrouve sous I un aspect identique dans un exemplaire en argile qui a été aussi découvert dans l'ilôt d'Ostrovel.

LA

C É R A M I Q U E

La céramique figure à côté des autres produits de l'activité humaine ; Elle a une importance primordiale et parfois concluante. P o u r les t e m p s pré­ historiques — et souvent aussi pour les t e m p s protohistoriques — , elle est le principal élément à l'aide duquel on pro­ j e t t e la lumière sur une foule de pro­ blèmes intéressants des r a p p o r t s de cul­ t u r e ; elle est la preuve la plus directe du degré de civilisation d'une époque. La céramique de la station de Câscioarele fait partie du cercle de culture Fig. 10. de la céramique monochrome carpathobalcanique. Comme technique, elle est apparentée de près à la céramique des autres stations de la fin du néolitique de Munténie et des Balcans. Comme formes et décors, elle complète les formes ainsi que l'ornementation du Sud-Est, et se r a t t a c h e en premier lieu, a u x spécimens de céramique découverts à Sultana et Gumelnita. a) Technique. — Sous le point de v u e de la technique, bien plus que sous celui de l'ornementation et des formes, on r e m a r q u e entre la couche inférieure et la couche supérieure — s t r a t i g r a p h i q u e m e n t p a r l a n t — une différence qui n'est pas du t o u t sur­ p r e n a n t e , car elle a été déjà constatée. La poterie de la couche inférieure se r e c o m m a n d e p a r plus de qualités que celle de la couche supérieure. Nous avons découvert aussi, évidemment, dans la couche inférieure de la poterie d'aspect primitif, d o n t la p â t e a été mal modelée et renferme de m e n u gravier. Q u a n t à la cuisson des vases de cette couche, nous ne savons pas si elle a été complète. Tous nos exemplaires de la couche inférieure proviennent de l'intérieur d'habitations détruites p a r u n incendie, ce qui explique pourquoi ils ont tous l'aspect de vases a y a n t subi j u s q u ' a u rouge l'action du feu, et sont même déformés. E n dehors de cette catégorie de vases, il en est une a u t r e , qui est formée de vases fins, à parois minces, d'aspect délicat, qui n ' o n t été découverts que r a r e m e n t dans la couche supérieure.

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LES FOUILLES Γ)Κ CÂSCIOARELE

Mais, ce qui distingue la poterie de la couche inférieure de celle de la couche supé­ rieure, c'est, a v a n t t o u t , la patine, qui est souvent accompagnée d'une ornementation graphitée et d'incrustations avec une matière blanche, comme, par exemple, à Sultana l) et à Gumelnita 2 ). Dans la couche supérieure, nous trouvons également des tessons patines, mais en moins grand nombre, bien que maint indice trahisse l'influence de la technique du métal. A notre avis, ce qui fait que la patine des vases de la couche inférieure a un autre aspect que celui de la couche supérieure, c'est que le procédé a été différent. Le vernis des tessons de la couche inférieure paraît provenir d'une couleur très finement appli­ quée sur la pâte, tandis que le lustre des fragments de la couche supérieure n ' a été obtenu que par un polissage, fait qui explique pourquoi ce lustre a u n éclat presque métallique. On n ' y voit cependent pas cette splendide patine noire qui caractérise la plupart des spécimens de l'âge du bronze transylvain "). De même q u ' a u x autres stations de Munténie, nous avons constaté que les petits vases ont été mieux faits que les grands, et sont pour la plupart, d'une technique supérieure. Il est à noter enfin que la partie inférieure des vases a été travaillée avec moins de soin que la moitié supérieure: nous avons trouvé des vases patines, qui n'étaient ornementés qu'à la partie supérieure. Toute la poterie de l'îlot d'Ostrovel a été façonnée à la main, mais avec une adresse et un soin particuliers, qui dénotent non seulement un degré de bon goût prononcé, mais encore la possibilité de traiter l'argile avec talent. Or, cet art suppose une longue pratique, a v a n t d'arriver, peu à peu, à une quasi-perfection. Sans vouloir aborder la question des décors, nous devons constater l'absence d'ornements en relief sur les exemplaires patines. b) Formes. — Les formes sont à peu près les mêmes dans toutes les stations du S u d - E s t ; mais la prédominance est acquise dans notre station a u x formes les plus communes de la poterie carpatho-danubienne, surtout en ce qui concerne celles en forme d'écuelle et de poire. A. Ecuelles. — Ce qui caractérise la forme de l'écuelle le plus fréquemment rencon­ trée dans les couches t a n t inférieure que supérieure, c'est une large ouverture et un fond le plus souvent plat, mais, parfois aussi, légèrement en mamelon à l'intérieur. Le rapport entre la hauteur et le diamètre de l'ouverture varie beaucoup, car les vases sont t a n t ô t plus hauts, t a n t ô t plus larges. La plupart des spécimens se font remarquer par l'étroitesse du fond par comparaison à leurs autres dimensions. Sur deux exemplaires de la couche supérieure, nous avons constaté qu'à une lé­ gère dépression extérieure du fond correspond le renflement de la partie intérieure qui est complété sur un exemplaire, par une empreinte faite avec le doigt (fig. 26, 3). Si l'on ajoute à cela les divers détails d'ornementation, tels que légères incisions obliques sur la partie supérieure du rebord et les empreintes faites avec le doigt, dans le sens radiaire, sur la partie intérieure du vase, il n'y a plus de doute que nous sommes en présence d'un exemplaire qui prouve clairement la connaissance de la technique
') Dacia I, p. 83, pi. X I X ; p. 93, pi. X X I X ; p. 98 et p. 99. pi. X X X I I I .
2 3

) Dacia II, p. 54 et 65. ) Par exemple, à Lechinfa-de-Mure?.

Dacia I I .

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G H. ÇTEFAN

du métal. Ce vase est un élément important pour dater la couche supérieure de la station. Sur la partie intérieure d'un fond de vase, nous remarquons une proéminence perforée, pour y passer un lien de suspension (fig. 14, 3). Les rebords des vases de cette catégorie sont droits (fig. 11, nos. 1 et 3), ou bien rabattus obliquement au dehors, ou encore recroquevillés oblique­ ment à l'intérieur (fig. 14, nos. 6 et 7) et enfin, pour la part, courbes vers l'intérieur. Il y en a d'épais et de minces (fig. 11, nos. 2 , 4 , 5 , 6). Sur vin exemplaire, la ligne qui sépare le rebord de la panse du vase a été modifiée par Fig. il. l'adjonction de quatre | petites proéminences (fig. 11, 2), disposées aux extrémités des deux diamètres. Le rôle de ces proéminences est purement ornemental. Elles ne déparent nullement la ligne du vase, mais elles décèlent, au contraire, un sens assez développé de l'ornementation. Les dimensions des écuelles sont très variées ; leurs diamètres oscillent entre 0,07 et 0,30 m. La série des vases plus larges que hauts se complète d'un exemplaire muni d'une petite base, portant une dépression, et dont le fond est perforé de cinq petits trous. La panse, de profil oblique, a un rebord légèrement aminci (fig. 12). Une forme d'écuelle suffisamment représentée est celle d'un vase à panse élevée, de profil oblique, à ouverture bien plus large que le fond et à rebord droit. La paroi extérieure d'un vase de ce genre est divisée en secteurs par des dépres­ sions exécutées au doigt et qui vont s'allongeant en ligne courbe du rebord jusqu'au fond (fig. 14, 9). L'espace compris entre deux dépressions est décoré de raies minces et irrégulières. Cette forme d'écuelle simple n'est pas unique: il est aussi des vases de forme iden­ tique, à proéminences anguleuses et perforées en vue de la coulée à opérer. Sur certains de ces vases, les proéminences sont disposées près du rebord ; sur d'autres, elles se trou­ vent plus bas (fig. 18, 1, et fig. 14). C'est un objet qui figure communément dans les inventaires des stations de Munténie *) et des contrées du Sud-Est 2 ). Un exemplaire a précisément au fond un cercle intérieur en relief tôt autour de la paroi. La présence de ce bourrelet intérieur est plus logique et plus facilement
') I), à cit., *) Il en a été découvert à Sultana (op. cit., Dacia Gumelnita (op. cit., Dacia II) et à Boian (op. Dacia I I ) . En Bosnie, à Ripac (Mitt. aus Bosnien u. Herz., V, p . 53, fig. 21) et en Bulgarie, dans la grotte de Moravifa ( Cf. Izvestia, Bulletin III, 1913, p . 281, fig. 189).

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LES FOUILLES DE CASCIOARELE

explicable à proximité immédiate du rebord — car on a l'impression qu'il en fait partie —. ou bien un peu plus bas, mais en tous cas au-dessus de l'orifice destiné à la coulée (fig. 14, 10), où il a pour but d'empêcher le liquide de se frayer une issue par en haut, en ne lui livrant passage que par le goulot qui traverse la paroi du vase. Ce bourrelet large, situé sur la paroi intérieure, a pu également servir à main­ tenir en place le couvercle. B. Vases piriformes. — La forme la mieux représentée à Câscioarele est celle

Fig. 13.

de la poire, avec ses dérivés. On la remarque aussi fréquemment dans les deux couches de civilisation. Les exemplaires de la couche inférieure sont, en majeure partie, plus aplatis et plus renflés, tandis que ceux de la couche supérieure sont plus hauts et plus sveltes, remarque qui souffre, naturellement, des exceptions pour l'une et pour l'autre couche. Le fond des vases de cette catégorie est plat et leur diamètre très petit. La panse des vases est ou renflée et à profil en ligne courbe (fig. 15, 2 ; fig. 16, nos. 7,8 ; fig. 20, nos. 4 et 5) ou bien bitronconique. Les deux parties du vase se juxtaposent, et leurs bases forment parfois au point de suture un anglen et (fig. 15, nos. 1 et 6). Parfois le vase est de forme plutôt sphérique, et le raccordement entre les parties inférieure et supérieure, au milieu du vase, s'opère d'une façon insensible en un renflement qui rappelle la forme d'un bourrelet (fig. 15, nos. 4, 5 ; nos. 10, 3, 5 ; 14, nos. 14, 16 et 17). Le rapport entre les deux parties est variable. Dans la plupart des cas, la partie inférieure est plus haute que le partie supérieure; parfois c'est le contraire. Intéressants sous ce point de vue sont les vases 1 et 6 de la fig. 15, dont la partie supérieure est plus haute que la partie inférieure. Le profil de la moitié supé­ rieure est en ligne courbe vers l'intérieur, tandis que celui de la partie inférieure est courbé au dehors. Le premier vase, découvert dans la couche supérieure, a l'orifice large, et le rebord s'évase au dehors. Sans entrer dans des détails, l'occasion se présente de remarquer que le premier de ces deux vases est paré de deux nervures qui ceignent la panse immédiatement au-dessus de la ligne de séparation des deux parties. Ce vase date certainement de l'âge du bronze. Le second vase, découvert à l'intérieur d'une 155 www.cimec.ro

GH. $TEFAN h a b i t a t i o n de la couche inférieure, est décoié de raies obliques graphitées sur le

r e b o r d (fig. 14, 12). Ces d e u x vases sont très suggestifs en ce qui concerne les r a p p o r t s avec l'aire d e l'espansion de la poterie peinte m o l d o - u k r a ï n i e n n e , en p r e m i e r lieu a v e c C u c u t e n i , c'est-à-dire avec la fin de la période de civilisation B l). Cette forme n'est d'ailleurs

p a s u n i q u e d a n s la plaine de M u n t é n i e . N o u s l'avons r e t r o u v é e à S u l t a n a , d a n s u n milieu i d e n t i q u e à celui de Câscioarele 2 ) . Ces d e u x vases sont d ' u n e g r a n d e i m p o r ­ t a n c e p o u r assigner u n e d a t e a n o t r e s t a t i o n . Ils n o u s enseignent q u e n o u s s o m m e s d a n s u n é t a b l i s s e m e n t d'âge plus r é c e n t q u e celui de C u c u t e n i , et q u i c o r r e s p o n d , p o u r la couche inférieure, avec la fin d u second é t a b l i s s e m e n t de C u c u t e n i . L a t e c h n i q u e , la forme et le décor confirment c e t t e d a t e . L'orifice des vases de c e t t e catégorie est g é n é r a l e m e n t plus large q u e le fond. Il est sans r e b o r d ou bien il en a u n à peine r a b a t t u en dehors (fig. 16, 5). On r e n c o n t r e parfois u n col de p e t i t e dimension (fig. 16, 7 ; fig. 20, 4).

') H. Schmidt, Tongrfàssc der jûngeren Kultur B.—jungere Stilartcn (apud I. Andrieçescu: Contributie la Dacia înainte de Romani, Iasi 1912,

p. 48, n. 22). 2 ) I. Andrieçescu, Fouilles de Sultana (Dncia I).

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LES FOUILLES DE CASCIOÀRELE U n d e ces vases m é r i t e de r e t e n i r l ' a t t e n t i o n (fig. 17). Il a le profil d ' u n v a s e à p a n s e t r è s renflée, p a s a u c e n t r e mais vers la p a r t i e s u p é r i e u r e . L a p a r t i e du b a s p l u s allongée v a en se r é t r é c i s s a n t v e r s le fond. Cette v a r i a n t e a aussi l'aspect h a b i t u e l des vases d u S u d - E s t e u r o ­ p é e n , à s a v o i r : piriforme avec p o i n t e en b a s . Cette forme se r e n c o n t r e n o n seulement vers l'Ouest, comme, par exemple, à B u t m i r ] ) , où elle é t a i t e m p l o y é de prédilection, m a i s encore vers le N o r d , d a n s la zone de la p o t e r i e p e i n t e , où elle é t a i t d'u­ sage c o u r a n t '-). A v e c c e t t e forme é g a l e m e n t , n o u s n o u s t r o u v o n s d a n s le cer­ cle de c u l t u r e énéolitique ]s d u S u d - E s t . Si n o u s ajou­ Fi t o n s à la présence de c e t t e forme celle des motifs o r n e m e n t a u x familiers à la poterie p e i n t e , q u e n o u s r e t r o u v o n s t r a d u i t s d a n s les décors incisés (pour les détails, v . plus bas) de c e t t e p o t e r i e m o n o ­ c h r o m e de la vallée d u D a n u b e , n o u s v o y o n s encore u n e fois confirmés les liens de parenté qui existent e n t r e la c é r a m i q u e p e i n t e et la p o t e r i e carpatho - balkani­ que. H é r i t é e p a r l'âge du b r o n z e , la forme de v a s e d o n t n o u s p a r l i o n s se r e t r o u v e aussi d a n s la couche supérieure, dévelop­ pée en ce sens q u e le col se r é t r é c i t , l'ori­ fice s'évase et la p a n se est m o i n s renflée

Fig. 16.

(fig. 3 5 , 6). E t a n t d o n n é , d ' u n e p a r t , le t r a v a i l soigné de l a ^ p â t e de ces v a s e s , laquelle est d ' a s p e c t r o u g e â t r e et d ' a u t r e p a r t , leur forme q u i a évolué et révèle d ' u n e t e c h n i q u e supérieure, ainsi q u e le décor de cannelures verticales d o n t la p a r t i e supérieure d u v a s e est ') Fiala, Radimsky, Hoernes, Die ncoïitische Station von Butmir II, pi. VI, 1, 3, 4, 6. 2 ) Voir, par exemple, les vases de Bilcze (Galicie de l'Est) à Hoernes-Menghin, op. cit., p. 291, fig. 2,1 et, surtout, 2, 2.

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GH. ÇTEFAN

recouverte à partir du col, nous sommes obligé, pour fixer une date, de descendre jusqu'à l'âge du bronze IV. Quelquefois, le col est allongé et se termine par un rebord droit (fig. 15, 2). Deux petites anses horizontales, perforées d'un trou vertical, se trouvent, sur deux points opposés, au-dessous de la ligne du col. La même série de vases en comprend aussi deux petits, ayant la forme d'un double tronc de cône (fig. 14, 7 et 18). Il est évident qu'ils n'avaient pas une destination utilitaire et qu'ils étaient plutôt d'usage rituel. Il est probable qu'ils étaient clos à l'aide d'une tête d'idole ressemblant à celles des figurines en terre cuite 1 ). Un de ces petits vases porte deux proéminences, sur Fig. 17. deux points opposés, sur la ligne de jonction des deux parties. Le second exemplaire, plus compliqué, a un fond anguleux, qui porte les traces de quatre pieds sur lesquels il reposait, ce qui rappelle l'exemplaire découvert à Sultana 2 ). Dans l'espace compris entre deux pieds — dont le point de départ est au milieu du vase — se trouve une proéminence anguleuse. C. Supports. — La forme des supports est la plus commune à nos régions, à savoir: deux troncs de cône qui se joignent à leur petite base. La partie supérieure est généralement plus haute que la partie inférieure (fig. 18, 4). Une forme isolée est celle du support perforé (fig. 24, 20), de haut en bas ; au milieu, on constate une diminu­ tion du diamètre, ce qui sert à maintenir le vase. Nous n'avons trouvé des vases de cette catégorie que dans la couche supérieure. D. Vases à pied. — La forme des vases à pied est apparentée à celle des supports. Un petit vase à pied creux ne présente, comparativement aux supports, que les distinc­ tions suivantes: d'abord, la partie supérieure est bien plus développée que le pied, puis, la ligne du profil ayant une certaine profondeur le fait ressembler à un vase (fig. 24, 21) 3 ). Le vase no. 2 delà fig. 22 représente le plein développement de cette forme. Au lieu d'un vase proprement dit soutenu par un support, nous avons les deux parties, se confondant en un tout organique. Son aspect gris — avec une patine assez soignée — est tout à fait satisfaisant. Le pied est en forme de tronc de cône creux. La ligne de suture avec la panse du vase est indiquée par une incision assez profonde qui se développe tout autour du vase. La panse est presque sphérique; elle se termine par
2 *) Un petit vase-idole, découvert aussi à Ostro) Dacia I, p. 82, fig. 12. 3 vel (Dacia, III, 1926). D'autres exemplaires ont été ) Un petit vase découvert à Butmir (Bosnie) découverts à Sultana (Cf. Dacia I, p. 85, pi. XXI) se rapproche assez comme forme. (Cf. Hoerneeet à Gumelnita. (Cf. Dacia II, p. 62, fig, 31). Menghin: op. cit., p. 250, fig. 2, No. 9).

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LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE

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un col peu élevé au rebord droit. Comme décor, nous ne trouvons qu'un simple petit bouton proéminent, situé près du col (fig. 24, 22). Si ce vase est satisfaisant du point de vue technique, il est encore plus intéressant pour les rapproche­ ments qu'il permet d'établir. Le pied du vase se retrouve à de nombreux exemplai­ res découverts dans les stations du SudEst européen ; mais il est, d ' h a b i t u d e , bien plus haut que celui de notre spé­ cimen ' ) . F i g 18 Les vases qui se rapprochent le plus de celui-ci comme forme, sont deux vases découverts dans l'île deMilo 2 ). L'un d'eux ressemble étonnamment à notre exemplaire. Hoernes les date de la première époque du métal («Fusschalen der fruhen Metallzeit» 3 ). Découvert à 1 m, de profondeur, notre vase fait partie de la couche supérieure ; il provient par consé­ quent d'un milieu qui abonde en détails révélant l'influence du mé­ tal. Le vase à pied d'Aphidna 4) est aussi de l'âge du bronze. L'a­ nalogie qui existe entre lui et notre spécimen est complète, surtout en ce qui concerne le pied, qui est Fig< ]9, court, et l'orifice, qui a été façonné en vue de l'application d'un cou­ vercle. Mais comme la civilisation de l'âge du bronze a été plus tardive dans nos ré­ gions et que nous sommes restés enclos dans la période énéolithique, alors que l'Egée était en plein âge du bronze, il se peut fort bien que ce vase soit d'influence méridionale ; en tout cas, il est de date plus récente que ceux du Sud, c'est-à-dire on peut le dater de la fin de l'âge du bronze I I , sinon même du III-ème. E n tout cas, sans émettre une opinion décisive sur cette influence, nous constatons une ressemblance très frap­ pante entre le vase de Câscioarele et les vases du Sud. Mais ce qui nous confirme cette hypothèse, c'est le fait que nous trouvons un autre vase parfaitement semblable en Europe centrale de date plus récent. Il s'agit du vase de Wies (Mittel Steiermark 5 ).
') Exemplaires découverts à Lengyel (Cf. Hoernes Menghin, op. cit., p. 257, fig. 1), à Cnossos (ibidem, p. 250, fig. 2). *) Ibidem, p. 250, fig. 2, 1 et 2. ») Ibidem., p. 250.
4 ) Dussaud: Les civilisations préhelleniques dans le bassin de la mer Egée, Paris 1914, p. 178, fig. 133. 6 ) Cf. V. Radimsky et J. Szombathy, Urgeschichtliche Forschungen in der Umgegend von

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E . Coupes. — Les coupes se trouvent plus rarement que les autres vases. Leur forme était cependant connue ici. Les coupes sont de petits vases au fond plat, à la panse courbe et assez haute, au bord parfaitement droit (21, nos. 6 — 8). <#"*.*!'JSSMw^. F. Bols. — La forme du bol est connue elle aussi. Elle est représen­ tée par deux exemplai­ res presque entiers. Le premier a de grandes dimensions (fig. 19); il provient de la couche inféiieure et il a été dé­ couvert dans l'habitation a de l'aire d'explorations B, près du foyer. A en juger par le milieu où il Fig. 20. a été trouvé — il était enfoui dans un amas de blé calciné, en quantité assez grande pour l'emplir — il devait servir de sébile à céréales. Sa base reposait probablement sur un support en terre, seul moyen d'assurer sa stabilité. Cet exemplaire est à panse courte et à large ouverture (diamètre : 50 cm.). La pro­ fondeur du second exemplaire est bien plus grande. Mais, quel que soit le rap­ port entre la hau­ teur et la largeur, les bols sont tous sans base ; leur panse est légèrement arquée et leur rebord droit. G. Urnes. — La forme de l'urne est assez bien repré­ sentée. L'exemplaire découvert à la plus grande profondeur est le moins svelte; sa forme est plus rapprochée de celle de la sphère (fig. 20, 2) ; c'est d'ailleurs la plus ancienne. Le fond, large et plat, supporte un corps qui n'est pas trop haut et suffisamment renflé, se terminant par un rebord presque droit. De même que
Wies in Mittel Steiermark (Mitteilungen der anthropologischen Gesellschaft, Wien, XV, p. 148, pi. XI, fig. 13).

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LES FOUILLES DE CÀSCIOARELE sur u n a u t r e exemplaire, nous constatons que le bourrelet intérieur est large et situé à proximitié immédiate du rebord, dans le b u t évident de servir de soutien au couvercle, comme nous en avons fait la remarque sur les écuelles. La paroi exté­ rieure de la panse porte deux proéminences en saillie droite qui servaient à saisir l'urne. Deux autres exemplaires sont bien plus h a u t s ; leur fond est plus étroit et la panse moins renflée. Même re­ bord droit (fig. 20, 3). C'est un aspect posté­ rieur de la même forme. Signalons l'aspect particulier d'un petit vase à fond sphérique, à la panse bien renflée à la partie inférieure, et au col étroit, ce que les archéologues allemands n o m m e n t «Bombentopfe» (fig. 15, 3). A cette forme se r a t t a c h e le dé­ cor du pointillé, dont Fig. 22. les files s'évadent de dessous le col, recouvrent la panse du vase, en la divisant en zones, puis v o n t se perdre vers le fond. Si l'on munissait l'urne d'une anse, on obtiendrait le pot pro­ prement dit (fig. 24, 30). H . Tasses. — A en juger p a r le nombre de fragments découverts, l'usage de la tasse a dû être fort r é p a n d u . Nous ne possédons que deux tasses presque entières, qui provien­ n e n t de la couche supérieure. Leur partie inférieure est sphérique. L'ouverture de l'une d'elles se rétrécit et se termine p a r un bord droit (fig. 18, 2). L'ouverture de l'autre ne se rétrécit q u ' u n peu au-dessus de la ligne médiane, puis s'élargit vers le bord p r o p r e m e n t dit (fig. 18, 3). Les anses, assez développées, se détachent directement du rebord puis s'élèvent au-dessus de l'ouverture en décrivant un bel arc de cercle j u s q u ' à la ligne médiane de la tasse. Les anses s'élargissent a u x extrémités, puis elles s'arron­ dissent et s'amincissent à leur centre. I. Vases caliciformes. — Cette forme n'est représentée que par deux petits vases p r o v e n a n t de la couche supérieure. Le premier (fig. 18,5) se distingue p a r u n e large o u v e r t u r e ; il se rétrécit ensuite au col, puis il devient si renflé que le fond n'est q u ' u n faible aplatissement de la sphère. Le second vase (fig. 21,1) a le fond plat et plus étroit q u e l'ouverture. Le profil de la panse est courbe, et le rebord, à peine perceptible, est r a b a t t u au dehors. J . Bocaux. — Dans quelques cas, la panse est légèrement c o u r b e ; dans d ' a u t r e s , elle est verticale, le fond plat et l'ouverture u n peu rétrécie par suite du recroquevill e m e n t de l'extrémité du rebord à l'intérieur (fig. 20, 1).

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L. A signaler quatre petits vases, de formes tout à fait spéciales et inconnues dans notre néo- et énéolitique. Nous allons en faire la description détaillée: Le premier est en forme de barque. Son aspect général est ellipsoïdal (fig. 18, n o . 9). Il est divisé en deux par une paroi dans le sens longitudinal. La possibilité d'emploi comme vase d'utilité journalière doit être exclue. Mais, étant donné la découverte fréquente de petites vases sacrés, du mobilier en miniature, etc., on est induit à a d m e t t r e que ce vase naviforme en argile est plutôt un objet rituel. Nous n'irons point d'ailleurs jusqu'à évoquer les barques de l'âge du bronze ' ) , qui sont représentatives du culte du Soleil. Nous croyons qu'il s'agit d'une simple barque votive, dédiée à la divinité p a r les habitants-pêcheurs de l'îlot d'Ostrovel. Comme on faisait à la divinité l'offrande de toutes sortes de vases, de figurines représentant des animaux, etc., il se peut fort bien qu'on lui ait aussi offert Fig. 23. des reproductions de barques, acte fort naturel de la part des h a b i t a n t s qui vivaient principalement de la pêche. Cet exemple n'est d'ailleurs pas isolé et l'idée s'en retrouve dans une petite pirogue en argile qui ressemble beaucoup à une b a r q u e creusée dans un fût d'arbre (fig. 26, no. 14). Très intéressant est le ryton 4 de la fig. 22. Il en a été trouvé deux exemplaires dans la région carpatho-danubienne. L'an dernier, on en a découvert un 2) à Gumelnita, t o u t près de la station d'Ostrov. Notre exemplaire est non seulement entier, mais encore a dans l'aspect général quelque chose qui exhale un accent nouveau (fig. 24, no. 39). La panse du vase, dont une extrémité s'amincit et revêt la forme d'un museau, tandis que l'autre se termine par un orifice oblique, repose sur quatre petons, qui représen­ tent les pieds de l'animal. Une anse en forme d'arc, scindée en deux par une cannelure longitudinale, s'agriffe à la partie supérieure du vase, t o u t près du rebord, et va s'accoler à la tête. Le vase est décoré d'une série de cannelures obliques qui p a r t e n t du rebord, contournent un des flancs de la panse, vont ensuite s'insérer dans l'autre flanc et finalement se perdent vers le museau s ) . Un, vase, dont la forme se rapproche du nôtre, mais sans pieds, a été découvert en Bosnie 4 ). Un vase en forme de babouche ne présente aucune particularité, hormis sa forme (fig. 22, no. 1). Comme technique, il est de facture inférieure. Bien supérieur comme technique et forme est un autre petit vase en forme de pied humain, découvert à une profondeur de 2,40 m., à l'intérieur du logis a de l'aire d'exploration B. Calciné j u s q u ' a u rouge dans l'incendie qui détruisit les habitations, il ne porte plus que de faibles restes de décor, qui, cette fois, sont des couleurs. On voit n e t t e m e n t deux cercles blancs qui ornaient le pied dans
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) Cf. Déchelette, Manuel, II, 1, fig. 182.

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) VI. D u m i t r e s c u : Découvertes de Gumelnifa (Dacia I , p . 336, fig. 2). 3 ) Cf. T s u n t a s , op. cit., fig. 2 0 6 : on en a dé­ c o u v e r t u n e x e m p l a i r e a Kilindir (cf. Stanley

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Casson, Macedonia. Thrace and Illyria, fig. 44). *) Cf. Truhelka, Der vorgeschichtliche Pfahlbau bei Donja Dolina (Mitt. nus Bosnien und Herzegovina, IX, pi. X X V I I , No. 5).

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LES FOUILLES DE CASCIOAHKT.K

la région des chevilles. De-ci de-là, on aperçoit aussi de petites taches de couleur blanche, mais on ne peut pas en conclure à tout un système d'ornementation (fig. 23). Rappelons qu'un petit vase semblable, datant aussi de la fin de l'âge de la pierre, a été découvert à Kara-Arnaut (Bulgarie) '). — M. Vases perforés. — Nous n'avons aucun exemplaire entier. D'après les fragments, on voit que ces vases étaient ovoïdaux, tronqués aux deux extrémités et plus larges

à l'une qu'à l'autre. Leurs parois sont percées d'une foule de trous. Des vases de ce genre ont été rencontrés à Sultana, Gumelnita et Boian, dans la plaine de Munténie, et dans tout le Sud-Est européen. On a trouvé aussi des fonds de vases perforés, mais, en ce cas, les parois ne l'étaient pas. N. Jarres. — En dehors de ces vases, généralement petits — exception faite pour le bol de la fig. 19 — qui pouvaient être facilement transportés d'un lieu à l'autre, la couche inférieure, en particulier, nous a livré une foule de grands fragments de jarres qui étaient destinés à recevoir des céréales et peut-être même des liquides. Les jarres étaient d'un usage très répandu dans tout le Sud-Est européen, jusque dans la zone égéenne et en Crète. ') Izvestia, Bulletin 1923-24, fig. 97. www.cimec.ro 163

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Ces vases étaient de très grandes dimensions, à en juger par l'épaisseur et la grandeur des fragments. Nous ne possédons q u ' u n e seule partie de jarre qui comprenne tous les éléments, à savoir : fond, panse et rebord (fig. 25, n o . 1), et encore ce fragment ne provient-il pas d'une j a r r e a y a n t les plus grandes dimensions, car il a 20 cm de diamètre au fond et 50 cm de hauteur. Notre exemplaire est un des plus petits que nous pouvi­ ons trouver. Le fond des jarres à conserver est généralement plat, la panse est h a u t e et légèrement arquée ; l'ou­ verture est plus large que le fond : le rebord est droit, le plus souvent. Seul u n exemplaire de la couche supérieure a le rebord lar­ gement r a b a t t u au dehors ; *~ le col est haut et décoré de cannelures horizontales. La partie inférieure devait être très renflée ; cette forme était d'ailleurs répandue p a r t o u t à l'époque tardive de l'âge du bronze.
Fig. 25.

E n dehors des grands vases d'évi­ dente utilité courante, il est une série de vases minuscules, dont l'importance consiste uniquement en ce qu'ils repré­ sentent en petit les formes des grands vases. E n ce qui concerne les stations qui n ' o n t pas livré de grands vases enti­ ers, l'importance des petits, qui devaient être des jouets ou des ex-voto, est bien plus grande que pour la station de Câscioarele. Façonnés avec plus ou moins de soin, et dépourvus de décors, les petits vases de Câscioarele ne sont que des pygmées reproduisant les grands. P . Couvercles. — E n dehors des va­ ses, la station de Câscioarele nous a livré un nombre respectable de couvercles variés comme forme et dimensions. La première série comprend 5 exemplaires entiers ou presque entiers, ainsi que deux fragments de couvercles plats (fig. 26, no. 8) en forme de disque.

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LES FOUILLES DE CASCIOARELE Les poignées en forme de tête d'idole sont les plus fréquentes dans cette catégorie de couvercles. Une seule poignée trapézoïdale, large et forte, même trop forte par rapport à la grandeur du couvercle, a un aspect particulier (fig. 24 no. 41). La seconde série comprend les couvercles à base circulaire, plus ou moins évidée (fig. 26, nos. 1 et 2, 4 et 5). Nous avons 11 pièces entières ou légèrement ébréchées, et quel­ ques tessons. La plupart des couvercles de cette série ont des anses très fortes, en forme d'arc de cercle, plus larges ou plus arrondies et plus épaisses (fig. 24 no. 42). Un bel exemplaire, ornementé (fig. 26, no. 2), n'a pas d'anse mais une simple protubérance au faîte, où se terminent six nervures qui partent du rebord en ligne courbe et divisent le couvercle en six secteures, dont trois décorés d'incisions et trois non décorés, qui sont disposés alternativement 1 ). Le même genre d'ornementation a été remarqué sur un couvercle découvert à Gumelnita 2 ), qui, au lieu de nervures comme notre exemplaire, est décoré de petits bour­ relets à entailles. Certains exemplaires n'ont pas d'anses, mais de simples trous de suspension peutêtre, ou bien deux orillons (fig. 26, no. 1) disposés près du rebord (fig. 24, no. 44). Le plus grand exemplaire muni de ce moyen de préhension est celui que représente la fig. 27, no. 50 dont nous n'avons que des fragments. Les grandes dimensions du couvercle ont exigé une troisième proéminence, perforée et située au centre du couvercle. Ce couvercle est bien arrondi et ressemble à une écuelle renversée. Le rebord est nettement rabattu. Le petit couvercle No. 4 de la fig. 26 est un exemplaire représentatif d'une technique extrêmement soignée, du double point de vue de la forme et de la pâte. La forme est à peu près celle d'un cône. D'après l'aspect général du couvercle avec son rebord recroquevillé, on croirait être plutôt en présence d'un entonnoir. Ce qui nous fait néanmoins le placer dans la catégorie des couvercles, c'est le décor qui recouvre toute sa surface: du rebord jaillissent des lignes blanches en zigzags, qui rayent le corps rougeâtre couvert d'une belle patine, et viennent se terminer au sommet en deux petits anneaux de couleur blanche, où se trouve l'orifice dont nous avons parlé (fig. 27 no. 48). Cet exemplaire, très beau, et nouveau comme variante du décor en zigzags, fait partie des trouvailles livrées par la couche supérieure. La pâte, bien travaillée, et sa cuisson, exécutée avec soin, nous autorisent à voir un accord parfait entre la couche où il a été découvert et tous ses détails techniques. Nous ne croyons pas, surtout, qu'il s'agisse d'un objet provenant de la couche inférieure, du moment qu'il a été décou­ vert dans un milieu n ' a y a n t subi aucun mélange. Mentionnons enfin une dernière série de couvercles dont la partie inférieure est renflée et dont les rebords sont planes. Ces couvercles sont munis de poignées cylin­ driques qui partent du centre et se terminent en forme de tête d'idole (fig. 27 no. 46). Toutes ces formes de couvercles étaient fort répandues dans les régions du SudE s t européen, aussi bien dans la plaine de Munténie qu'au Sud du Danube 3 ).
' ) Cari S c h u c h h a r d t , Ccrnavoda, eine Steinzeitsiedelung in Thrakicn ( P r â h . Zeitschrift X V , p . 2 1 , fig. 2 2 ; p . 22, fig. 26). 2 ) Cf. Dacia I I , p p . 42 et 6 1 , fig. 9 et 29. ) Cf. I . Andriesescu, Sultana (Dacia I , p l . X X I I ) . VI. Durnitrescu, Gumelni}a (Dacia I I , fig. 29). — V. Christescu, Boian (Dacia, I I ) . — R . P o p o v , Kodjadermen, (Izvestia V I , fig. 132).
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GH. STEFAN

Anses. — Tandis que les proéminences sont nombreuses et variées, depuis les sim­ ples «Schnurôsen» j u s q u ' a u x formes et aux dimensions les plus variées, les anses propre­ ment dites sont relativement peu nombreuses et se rencontrent s u r t o u t dans la couche supérieure. Beaucoup de proéminences sont u n simple o r n e m e n t ; c'est pourquoi nous nous en occuperons quand nous parlerons d'ornementation. D'autres auront cependant rempli le rôle d'anses, bien qu'il soit difficile à établir une distinction entre les uns et les autres. On trouve des proéminences horizontales, perforées dans le sens vertical,

qui sont dérivées d'orillons et sont devenues de véritables anses. On a découvert aussi des proéminences verticales perforées dans le sens horizontal (fig. 27, nos. 53,55). Dans la couche supérieure on a rencontré une a u t r e forme de proéminence; cette proéminence peut être un simple ornement, mais il est probable qu'elle était aussi d'utilité pratique. Il s'agit d'une proéminence longue et anguleuse, à extrémité r a b a t t u e (fig. 24, no. 38), ou, dans la plupart des cas, à extrémité se redressant en une courbe légère ou en angle (fig. 27, nos. 54, 51). Cette forme a été retrouvée depuis B u t m i r 1 ) jusqu'en Thessalie, à Sesklo 2 ), et relevée depuis longtemps par Wilke 3 ).
») Fiala, Radimsky, Hoernes, Butmir, vol. I I , fig· 39. 2 ) Tsuntas, Ai nqoXaxoQtxai άκρόπο?.εις Διμψ ΐ'ίσυ xai Σέσκλον, fig. 151. ») Georg Wilke, Spiral-Muandir-Krramik und Gcfàssmalerei. (Hellenen und Traker). (Mannus Bibliothek), fig. 83 a et 83 b.

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LES TOUILLES DE C.ASCIOARELE

La proéminence anguleuse revêt également un autre aspect, à savoir: celui d'une proéminence traversée par un goulot destiné à la coulée et dont nous avons parlé quand il s'est agi de la forme des vases (fig. 14, no. 10). Les petits boutons se rencontrent d'habitude, surtout comme décor dans toutes nos stations énéolithiques. Il est à noter que ceux qui ont de grandes dimensions se rencontrent plutôt dans la couche supérieure ; ils servaient évidemment de poignée, car l'extrémité est

plus épaisse et renflée (fig. 27, nos. 56, 58). Un exemplaire, travaillé avec beaucoup de soin, est non seulement bornbé à la partie supérieure, mais encore le renflement de l'extrémité est prononcé. La base de la poignée, (on dirait celle d'un couvercle) est entourée de deux cercles profondément incisés (fig. 28, no. 60). Les anses proprement dites sont, pour la plupart, le développement des proémi­ nences verticales perforées horizontalement ou, plus rarement, de la proéminence horizontale perforée verticalement, dont les dimensions ont été agrandies, mais qui ont conservé leur forme. A mesure que celle-ci s'est développée, l'anse s'est allongée et est devenue moins arquée (fig. 28, no. 61) ou bien elle s'est amincie et s'est arrondie. L'anse au profil presque angulaire, qui est issue de la brisure de l'angle en son milieu (fig. 28, 61), est dérivée de celle-ci. Il est des exemplaires où ce profil se complique et devient trian­ gulaire par suite de trois changements de direction de la ligne extérieure, tandis que la partie intérieure a conservé son profil courbe (fig. 28. no. 65). www.cimec.ro 167

GIT. ÇTKFAN

Légèrement différentes sont les deux anses au profil mixte, où la partie supérieure, soit droite, soit légèrement concave, se relève vers la ligne extérieure, pour s'abaisser ensuite soit en forme d'arc, soit en ligne oblique (fig. 28, nos. 67 et 69). Ces formes entrent fort bien aussi dans la série des formes d'anses du Sud-Est européen, mais elles sont surtout fréquentes vers le Sud, à Dimini J ), et vers le Sud-Ouest à Butmir ■). C'est ce que Wilke nomme «Dreieckige Gefasshenkel» 3 ). Les anses des tasses partent du bord ; elles sont en saillie verticale et décrivent un grand arc de cercle. Les extrémités de ces anses sont très larges, et leur partie centrale est plus ronde (fig. 18, no. 2, 3). Sous l'influence de la technique du métal, la forme des anses s'est modifiée. Par exemple, la partie extérieure est évidée dans le sens de la longueur et il en résulte un léger redressement des bords (fig. 28, no. 64). Mais l'influence du métal se remarque surtout dans l'exemplaire de la figure 28, no. 66. L'anse entière s'élève fort au-dessus du rebord du vase, puis décrit une ligne courbe fermée. La patine et la forme de l'anse — mais surtout le bouton qui la domine sont des indices certains permettant d'assigner une date. E n ce qui concerne la forme, cette anse, qui prouve une orientation vers l'Europe centrale 4 ) doit être placée dans le cadre de la civilisation de l'âge du bronze. C. ORNEMENTATION

Ce qui surprend dans la céramique de l'énéolithique Sud-Est européen n'est pas t a n t la richesse et la variété des formes ou la technique, que l'ornementation. Sans recourir à des moyens particuliers, on obtient, avec les mêmes éléments, une si grande variété dans le décor que, même en ne sortant pas du cadre de l'ornementation du Sud-Est européen, chaque station livre quelque chose de nouveau qui est un appoint de plus et complète parfaitement les trouvailles faites dans d'autres stations. Il en est ainsi pour la station d'Ostrovel. Le décor des tessons qui en proviennent ressemble fort à celui de la poterie des stations analogues de la plaine de Munténie, telles que Sultana, Gumelnita, Grâdiçtea, Boian, etc. Mais chaque station a ses décors de prédilection qui, s'ils ne font pas défaut dans les autres établissements, y sont tout au moins relégués au second plan, d'autres étant préférés. Un seul exemple suffit à le prouver: Tandis qu'à Sultana et Gumelnita, le décor «en parenthèses» est un des motifs qu'on rencontre fréquemment, on con­ state au contraire qu'il est bien plus rare à Câscioarele, où il était sans doute un des décors dont on était le moins épris. En traitant des décors de la céramique, nous commencerons par les plus simples motifs, puis nous passerons aux ornements de plus en plus complexes. D'après la tech­ nique du décor, nous avons établi les catégories suivantes:
) T s u n t a s , op. cit. fig. 214. ') Fiala, Radimsky, Hoernes, Butmir, I I , p . fig. 26, 3 ) Dr. G. Wilke, loc. cit. *) Une anse identique a été découverte à belo bdro, près de Serajevo (cf. Fiala: Mitt. Bosnien und Herz. IV, 1896, p. 4 1 , fig. 13). La férence entre l'anse de notre vase et celle de
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32,

De· aus dif­ De-

belo brdo consiste seulement dans les deux «Aufsatzen>> qui, sur l'exemplaire de Câscioarele, sont rem­ placés par un bouton de forme ronde. Un exemplaire parfaitement semblable et d'autres spécimens pré­ sentant des ressemblances ont été trouvé» à Donja Dolina (cf. Trukelka, Der vorgeschichtliche Pfahlbau bei Donja Dolina: Mitt. aus Bosnien u n d Herz. I X , pi. X X V I I , 1). Nous remarquons une anse qui

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LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE

A. Décors en relief B. » incisés C. » en couleurs et graphités. A. Le décor en relief. — Sous son plus simple aspect, cet ornement consiste en ner­ vures qui couvrent la panse du vase. Elles sont parfois verticales (fig. 30, no. 1), parfois horizontales, souvent torses (fig. 30, nos. 2 et 4) et ceignent le vase. Elles sont assez souvent disposées en séries de quatre, qui forment une sorte de comparti­ ments, séparés par des portions non %T-*j ornementées. Ces moulures partent quelquefois du bord du vase et gag­ nent le fond en décrivant une courbe (fig. 14, nos. 9,10). Quelle que soit la direction de la nervure, elle a été obtenue par pression du doigt sur la pâte encore molle. Plus tard, en pleine époque du métal, les nervures ont constitué l'or­ nement qui a fait donner aux va­ ses l'épithète de «côtelés» '). C'est le développement naturel du décor en raies, qui provient de l'amélio­ ration apportée à la technique. Un autre décor se rencontre plus fréquemment encore ; il s'agit du bourrelet soit simple et portant des empreintes digitales (fig. 29, nos. 1, 2), soit à entailles obliques (fig. 29, nos. 8, 11). La préférence pour cet ornement fi était si marquée que son application g· 2y · à la poterie locale a persisté au SudEst européen jusqu'à l'âge du fer I I . Il était alors le principal motif ornemental, surtout s'il est question de bourrelet se rattachant à des proéminences. En ce qui concerne la station d'Ostrovel, ce décor est le plus souvent disposé horizontalement sur la panse du vase ou sur le col, à proximité du bord. Le décor à reliefs comprend aussi des petits boutons et des petites proémi­ nences, surtout rondes et plus ou moins hautes. C'est pour cela qu'ils sont groupés par deux (fig. 29, no. 5) ou par trois (fig. 29, nos. 9, 12, 13). Les petits boutons pris­ matiques sont intéressants (fig. 29, no. 7). Tandis que les boutons ronds — qui sont de dimensions variées — se trouvent en grand nombre dans notre station et dans les autres stations de Munténie, les boutons prismatiques se rencontrent plus rarement.

À

s'apparente de près à celle de notre vase à Lengyel (cf. Wosinsky: op. cit. II pi. X L I , 320); une

autre en Thessalie, (cf. Tsuntas, op. cit. fig. 164). J ) Courby, Vases grecs à reliefs, p . 193.

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Cil. ÇTEFAN Il se t r o u v e aussi des vases d o n t la p a n s e a été r e c o u v e r t e , de p e t i t s b o u t o n s a n g u l e u x disposés p a r rangées (fig. 29, n o . 10). Mais t o u s ces é l é m e n t s de décor se v o i e n t plus s o u v e n t c o m b i n é s . O n voit plus f r é q u e m ­ m e n t le b o u r r e l e t a c c o m p a g n é de p r o é m i n e n c e s (fig. 29, n o . 8) ou bien des n e r v u r e s soit horizontales soit verticales, a c c o m p a g n é e s de p e t i t s b o u t o n s (fig. 2 9 , n o . 9). U n p e t i t v a s e est orné d ' u n b o u r r e l e t l é g è r e m e n t entaillé q u i se d é v e l o p p e i m m é d i a ­ t e m e n t au dessous d u col, d'où p a r t e n t des n e r v u r e s q u i o r n e n t la p a n s e du v a s e , p a r m i lesquelles d e u x n e r v u r e s unies s o n t comprises e n t r e d e u x a u t r e s e n t a i l ­ lées (fig. 2 1 , n o . 4). C o m m e forme et c o m ­ m e décor, sauf les entailles, le v a s e se rapproche beaucoup d'un autre qui a été d é c o u v e r t a G u m e l n i t a *). H. Ornementation incisée. — Le p r i n ­ cipal d é c o r d e la p o t e r i e de Câscioarele c'est l'incision. N o u s l ' a v o n s ren­ c o n t r é e d e p u i s la p r e m i è r e c o u c h e de h u t ­ t e s j u s q u ' à la surface et elle est r e p r é ­ s e n t é e d a n s u n e g r a n d e v a r i é t é d e dessins. Le p l u s s i m p l e décor incisé est la raie plus ou m o i n s p r o f o n d e . S u r u n * v a s e d é c o u v e r t d a n s la c o u c h e infé­ r i e u r e , les raies s o n t disposées o b l i q u e ­ m e n t e t d ' u n e m a n i è r e assez irréguli­ ère (fig. 16, n o . 7). Il est facile d e p a s s e r d e la s i m p l e ligne incisée à u n s y s t è m e d e lignes o b ­ liques q u i se r é p è t e n t à d i s t a n c e s égales I ii. 30. (fig. 3 1 , n o s . 6 , 3 ) . Le décor q u e r e p r é s e n t e la figure 2 8 , n o . 70 est c o m b i n é a v e c g o û t e t e x é c u t é a v e c soin ; il c o m p o r t e d e u x raies h o r i z o n t a l e s q u i ceignent le v a s e a u - d e s s o u s d u c o l ; de celui-ci p a r t e n t en d i r e c t i o n o b l i q u e , vers la d r o i t e q u a t r e raies, q u i se r e n c o n t r e n t , v e r s la g a u c h e , a v e c d ' a u t r e s incisions obliques, g r o u p é e s , elles aussi, p a r trois ou p a r q u a t r e (fig. 3 1 , n o . 6). S u r u n tesson (fig. 32, n o . 3), le décor consiste en t r i a n g l e s c o u v e r t s d e h a c h u r e s . Des fouilles p r a t i q u é e s à R i p a c 2 ) et à Debelo b r d o 3 ) en o n t livré des s p é c i m e n s a n a l o g u e s . S u r de n o m b r e u x f r a g m e n t s , d o n t la p â t e est bien t r a v a i l l é e , d e couleur j a u n â t r e ou noire et c o u v e r t e de p a t i n e , n o u s n ' a v o n s t r o u v é q u ' u n seul décor incisé d a n s la c o u c h e s u p é r i e u r e . Il est c o m p o s é , a u t o t a l , des é l é m e n t s s u i v a n t s : le col d u v a s e est o r n é d e raies h o r i z o n t a l e s parallèles, q u i le r e v ê t e n t j u s q u ' à la ligne d e s u t u r e a v e c la p a n s e . Le milieu d u v a s e , ') Cf. VI. Dumitrei'Cu, Les fouilles de Gumelnita (Dacia II, p. 58, fig. 25). 2 ) Radimsky, Der pràhittorische Pfalbau von Ripac (Mitt. aus Bosnien und Herz. III, 1895, p. 223, fig. 28). 3 ) Cf. Fiala, Mitt. aus Bosnien und Herz. IV, p. 44, fig. 41 et 42.

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LES FOUILLES DE CÀSCIOARELE

plus renflé, est orné de groupes d'incisions légères en forme d'angle, dont le nombre varie et qui se répètent souvent en formant une sorte d'épi (fig. 32, no. 7 et fig. 14, nos. 11 et 15). Entre deux groupes incisés, il reste un petit espace non ornementé. Sur une tasse, le décor, très finement exécuté, se répète également sur la partie supérieure de l'anse, sous forme de raies légères et horizontales (fig. 32, no. 2). Si tous les fragments ornementés dans ce genre font descendre la date à assigner à la couche supérieure de la station, par le soin technique apporté à son exé­ cution, le dernier exemplaire mentionné ne peut laisser aucun doute sur l'exis­ tence d'une culture du bronze I I I et même le début du bronze IV à Ostrovel. Le type de vase Lausitz que nous avons signalé l'an dernier 1 ) illustre encore une fois notre dire. L'ornementation du rebord par des raies légères formant des angles (fig. 26, no. 3) relève de la même technique du mé­ tal. Les raies sont parfois emplies d'une matière blanche (fig. 32, nos. 6,11 etc.). L'ornement «en parenthèses» est particulier au «Sud-Est européen. Il a été assez fréquemment remarqué à Sultana 2 ), à Gumelnija 3) et a Cernavoda 4 ) ; mais ailleurs, on ne l'a vu qu'en aval du Danube 5 ) et en Bulgarie 6 ). M. I. Andrieçescu 7) a étudié l'évolution de ce genre de décor. A Cascioarele, ce motif d'ornemen­ tation occupe une place moins impor­ tante. Mais certaines données concor­ dent parfaitement avec celles des autres stations. Ce fait a son importance et il est à relever. Ainsi, peu d'exemplaires proviennent de la couche supérieure. Ces raies en forme de parenthèses sont aussi, quelquefois, remplies de matière blanche (fig. 3 1 , 10). Sur les tessons de la couche supérieure, qui sont de meilleure pâte et que couvre une patine rougeâtre, nous trouvons le même ornement, mais dégénéré et exécuté avec beaucoup moins de soin (fig. 31, no. 14).
') Matérial I I I , 1926).
2

pour

la carte

archéologique

(Dacia,

fig. 7). 6 ) A Jurucleru,

Révisa (Cilingirov, Starinar, 1906,

) I . Andriesjescu, Les fouilles de Sultana (Dacia, I , p . 95, pi. X X X ) . 3 ) VI. D u m i t r e s c u , Les fouilles de Gumclnifa (Dacia I I , p . 79, fig. 60 — 61). ') Cari S c h u c h h a r d t , Cernavoda, eine Steinzeitsiedlung in Thrakien ( P r a h . Zeitschrift X V , p . 15,

p . 14, fig. 6, e). «) A Kaose Baairgan (Izvestia, Bulletin, 1 9 2 3 - 2 4 , fig. 9 1 . ') I . Andrieçescu, Les fouilles de Sultana (Dacia I, p . 94).

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G1I. $TEFAN

Un vase, qui ne s'est conservé qu'en partie, est décoré sur sa partie inférieure avec des rangées verticales d'incisions en parenthèse simple, et, sur la partie .supé­ rieure, avec le même décor, mais disposé en rangées horizontales (fig. 24, no. 24). Nous avons aussi remarqué le motif dit «dents de loup» sur un tesson de la couche supérieure, où il est disposé obliquement sur le bord du vase (fig. 31, no. 3). Sur un autre, il est disposé horizontalement près du rebord (fig. 33, no. 8). Comme ornements incisés, nous avons encore une série de motifs exécutés: a) à l'ongle, dont il est résulté de petits god­ ions en creux à bord en relief; b) avec un objet pointu, ce qui permettait de varier le décor. Dans le premier cas, la forme la plus habituelle que revêt l'ornement est celle .^BÊÊSfe '' '""' r a n g P e de simples alvéoles, cli-|>on —-^ ^Ά τΒ^&ϊ H ^5 ~'( '"'"'" ''' ' ( " ' Ι ' , Γ Ί " vase. La rangée, "^*t<£- ψ'c V ^^^ parfois horizontale (fig. 33, no. 1), parfois verticale (fig. 33, no. 3) et même oblique (33, no, 2), se multiplie jusqu'à occuper la panse entière du vase (33, no. 4) et elle se complique aussi du point de vue de la disposition qu'elle a (33, no. (>). Cet ornement paraît non seulement soigné, * mais produit aussi un bel effet sur un vase muni de deux anses verticales, du fait même de la disposition des rangées, étant donné que le motif de l'une re­ tombe dans l'intervalle compris entre les i autres (fig. 34, no. 4). Ce genre de décor I est d'ailleurs connu dans nos régions *). '/ Souvent, mais surtout sur les grands Fig. 32. vases, la rangée d'alvéoles, disposée surtout horizontalement, près du bord, est accompagnée de raies qui partent dans le sens oblique ou vertical et recouvrent toute la panse du vase. Parfois, c'est seulement de place en place que de telles raies section­ nent la panse en tranches. Dans le second cas, l'ornement est obtenu par excision ou par évidement. Par exemple, il y a des rangées parallèles de dépressions lenticulaires, parfois combinées avec des nervures obliques, parfois unies avec des raies obliques (fig. 33, nos. 5 et 7). On rencontre aussi des rangées horizontales de dépressions dont l'exécution est moins soignée, qui sont séparées par des incisions larges et profondes (fig. 33, no. 20). Bien que le décor du fragment No. 12 de la fig. 33, soit d'exécution moins satisfaisante, il décèle un sens fin de l'ornementation. Il consiste en rangées parallèles
') Un fragment revêtu de ce décor se voit au Musée National d'Antiquités de Bucarest (vitrine IV, tablette I I , No. 14, sans indication du lieu où il a été découvert).

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LES FOUILLES DE CÂSCIOABELE d'excisions triangulaires, de sorte que la panse du vase est taillée en forme de dents aiguës comme une scie. Les excisions de la seconde rangée sont disposées dans les intervalles de celles de la première rangée. De petits évidements triangulaires, disposés en rangées parallèles, se voient sur divers exemplaires, où ils forment ce qu'on nomme en allemand le «Falschschnurornament». Un tesson est décoré de ce motif ornemental, qui est disposé en bandes verticales (fig. 33, no. 13). Le bol No 6 de la fig. 34 porte le même ornement, qui part du bord du vase et se déroule en spirale jusqu'à la base. La spirale occupe d'ailleurs une pla­ ce importante dans l'ornementation de la poterie découverte à Câscioarele. Pro­ fondément empreinte dans la patte en­ core molle, on la voit sur de nombreux fragments de couvercles et d'écuelles

Uu foc

(fig. 36).
Non moins nombreux sont les cercles concentriques ] ) qui recouvrent la panse des vases (fig. 36, no. 2), qui dans certains cas, sont unis à des proéminences situées au centre et servant d'anses au couvercle. La zone horizontale — dérivée de \ la spirale est formée d'ellipses allongées comprises entre deux raies, qui se ré­ pètent sur toute la partie supérieure de la surface du vase — se voit sur des tessons de poterie de diverses grandeurs ^ (fig. 20, no, 5, et 36, no. 4). Il arrive que ces zones d'ellipses se répètent à de plus grands intervalles, séparées les unes des autres par plusieurs raies Fig. 33. profondes qui, sur les grands vases, ont l'aspect de vraies cannelures (fig. 36, no. 7). Ce décor a été remarqué aussi bien à Gumelnita 2) qu'à Kara A r n a u t 3 ) . Plus compliqué est l'ornement en spirale qui se trouve sur l'écuelle fragmentée No. 8 de la fig. 36. Deux incisions horizontales et profondes sont au-dessous du bord. Plus bas, des incisions en forme d'arc de cercle se répètent sur tout le pourtour du vase. Au-dessus du fond, le motif en arc de cercle, en trois incisions parallèles, se répète quatre fois. Le décor formé de cette manière est absolument nouveau pour la plaine de Munténie. La spirale et ses dérivés occupent une place tout à fait à part dans l'ornementation des grands vases provenant de la couche inférieure. Nous remarquons des bandes en
») Cf. Tsuntas, op. cit., fig. 218. *) VI. Dumitresru, Les fouilles (Dacia II, p. 78, fig. 59). 3 ) Izvestia-Bulletin, 1923

de Gumelnifa

24, fig. 96 b.

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GII. ÇTEFAN spirale incisées, des cercles, des ellipses au contour précisé par une raie profonde et dont le centre est couvert de raies très peu accentuées (fig. 32, nos. 9 et 10). Les bandes formées de raies sont le plus souvent combinées avec des cercles incisés ou des décors en forme de croissant (fig. 28, nos. 67, 71). On rencontre aussi le cas in­ verse: le fond légèrement incisé et les motifs ornementaux privés de décors (fig. 25, no. 2 ; fig. 3 1 , no. 5 et fig. 17). Il eel difficile de ne pas voir dans ce genre d'ornementation une influence directe de la céramique peinte. Dans le cas de la céramique peinte, l'ornement peut être revêtu d'une autre couleur — afin d'être facilement distingué — ou bien au contraire le fond peut avoir un autre coloris, afin que l'ornement ressorte davantage. De même, dans la céra­ mique carpatho-danubienne, on a in­ cisé soit l'ornement, soit le fond. Les effets ne sont pas tout à fait les mêmes, mais il y a entre eux une "certaine ressemblance. Si l'on ajoute à cette parenté de décor celle de forme, qu'on re­ trouve précisément entre un vase ornementé de la manière dont nous avons parlé (fig. 25, no. 2) et les Fig. 34. formes de vases de la céramique p e i n t e ; si l'on ajoute également à cela le fait que cet ornement et cette forme appar­ tiennent à des vases de la couche inférieure — constatation qui est la même pour les trois stations énéolithiques explorées dans la plaine de Munténie — il ne reste plus aucun doute sur l'existence de certaines influences que la civilisation de la céramique peinte a exercée sur la civilisation carpatho-danubienne. L'ornementation incisée et excisée peut être formée de motifs simples, mais elle peut aussi être plus complexe et résulter de la combinaison des motifs. Par exemple, on voit sur un vase un ornement assez rare par sa complexité dans la céramique danu­ bienne (fig. 15, no. 2). La partie supérieure du vase est divisée en secteurs par quatre zones portant chacune quatre raies verticales. Chaque secteur est décoré d'alvéoles lenticulaires. Les incisions se voient également unies à des points profondément évidés sur un cou­ vercle (fig. 26, no. 5 et fig. 24, no. 35). Du sommet de celui-ci p a r t e n t trois grupes de deux in­ cisions linéaires qui divisent assez inégalement le couvercle en trois secteurs, dont l'un est décoré de deux rangées de points, le deuxième de deux rangées ainsi que de quelques points d'une troisième rangée, et le troisième d'une seule rangée ainsi que d'un point de la deu­ xième rangée, points qui sont tous profondément évidés dans le sens radiaire. La base du

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LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE

couvercle est elle-même décorée d'une rangée de points qui sont, eux aussi, profondé­ ment évidés. L'ornement réalisé sur le fragment de vase no. 7 de la fig. 35, est nouveau comme complexité d'incision. Le milieu était ornée de deux larges raies horizontales séparant la partie inférieure — non décorée — de la partie supérieure. Le décor consiste en raies horizontales et verticales dont plusieurs sont groupées et qui se répètent alternativement sur toute la panse du vase. Le décor ne va pas jusqu'au rebord; il s'arrête un peu plus bas. Les cannelures occupent une place importante dans l'ornementa­ tion de la poterie provenant de la couche supérieure. Elles sont dispo­ sées horizontalement sur le col des vases (fig. 35, 1 — 3), verticalement (35, 6) ou obliquement (37, no. 1) sur la partie centrale de certains vases 1 ). Ce motif ornemental montre que nous sommes, dans le meilleur cas, en plein âge du bronze I I I , sinon IV, étant donné que notre âge du bronze est en retard comparativement à celui de l'Europe centrale 2 ). C. L'Ornementation en couleurs. — L'ornementation à l'aide de couleurs et de décors graphités occupe une place moins importante dans le décor de la poterie de Câscioarele, même par rapport à la station voisine de Gumelnita. Les observations faites dans les autres stations énéolithiques concordent fort bien avec celles de notre station. L'ornementation à l'aide de couleurs et le décor graphité sur les vases patines se voit habituellement sur les spécimens provenant de la couche inférieure, et seulement par exception sur ceux qu'a livrés la couche supérieure. Le plus simple décor en couleurs que nous ayons trouvé à la plus grande profondeur a été exécuté avec une matière blanche, soit qu'on en ait empli des raies, soit qu'elle
*) V. Les tasses à cannelures verticales de Sta· tzendorf (cf. Adalbert Dungel, Die Flachgràber der Hallstattzeit bei Statzendorf in Niederosterreich. Mitth. der prâhist. Kommission II, 1, année 1908, p. 3, fig. 3, p. 6 fig. 13 et p. 8, fig. 21) étant de date plus récente — première époque de l'âge du fer — nous permettent à nous aussi, pour assig­ ner une date, de descendre jusqu'à ze IV. 2 ) J. Déchelette, Manuel II, 1, vases cannelés se classent, pour l'âge du bronze I I I ; quelques-uns un peu plus récents». l'âge du bron­ p. 385: «Le» la plupart, à peuvent être

frfijtr

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011. ÇTEFAN ait été appliquée à la surface du vase (fig. 38, nos. 1, 5 et 9), où elle forme des orne­ ments géométriques sur fond noir patiné. La spirale, que nous avons fréquemment rencontrée dans le décor incisé des tes­ sons de la couche inférieure, a ses correspondantes dans l'ornementation en couleurs. Nous en avons un exemple dans le fragment de couvercle No. 2 de la fig. 38, sur lequel on voit la bande de matière blanM ^Γ che en spirale partir du bord et se diriger vers le centre, tout comme sur un frag­ ment livré par les fouilles de Sultana λ) La couleur blanche est assez inegale0 ,/sfkment appliquée en certains points, de sorte que le niveau de la bande en spirale est souvent plus élevé que la surface du vase. Cette bande se voit aussi sur fond noir ou rouge. On rencontre encore plus fréquemr> ^ Œ ment des bandes en spirale couvertes de f ^***-*ΪΆΪ:Ϊ·" ■·'" patine sur fond noir (fig. 38, nos. 6 et 8) ou BjP | Λ V S café (fig. 38, no. 7). On en constate la préJB | £ ^βΡΡ^ non seulemenl sur la poterie <l<· Câscioarele, mais encore sur celle des autres stations de Munténie. On rencontre tout aussi souvent les raies horizontales, obliques et verti­ cales (fig. 38, nos. 5, 9,10,11), principale­ ment sur la partie supérieure des petits vases de luxe, et quelquefois sur leur par­ tie intérieure. Le décor est blanc et très finement exécuté ; le fond est noir et chargé d'une belle patine. L'ornement qui est sur le vase en forme de pied (fig. 22, no. 6 et fig. 23) est de même couleur; il forme des cercles dans la partie inférieure ainsi que diverses lignes.

$1

Plus compliqué est le décor d'un tesson provenant de la couche supérieure: il consiste en raies blanches horizontales, qui occupent la partie supérieure du v a s e ; au dessous de ces lignes, on voit de petits boutons, dont le b u t est, de toute évidence, ornemental; plus bas, une bande horizontale-oblique, se détache d'une excroissance; par dessus la patine, on voit de fines lignes blanches, obliques (fig. 38, no. 13). Le décor de couleur blanche se voit aussi sur un couvercle couvert de patine rougeâtre, pièce d'excellente exécution, qui provient également de la couche supérieure. L'orne­ mentation consiste en zigzags, développés dans le sens radiaire ou quasi parallèles au rebord (fig. 27, no. 48). Un peu plus compliqués sont certains ornements de couleur appliqués sur fond clair. Il est vrai que ce sont quelquefois de simples lignes horizontales, qui, se joignent aux
*) I. Andrieçescu, Les fouilles de Sultana, Dacia I.

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LES FOUILLES DE cASCIOARELE lignes verticales. Mais, sur u n p e t i t vase, le décor se complique de telle sorte q u ' e n dehors d ' u n e ligne oblique parallèle au rebord, il existe aussi u n e large b a n d e audessous de laquelle se t r o u v e également une ligne qui sépare la p a r t i e supérieure du vase du centre renflé de celui-ci (fig. 14, n o . 14). Ce centre m ê m e est décoré d ' u n o r n e m e n t formé de d e u x lignes obliques et d ' u n e sorte de triangle qui se répète q u a t r e fois d a n s le sens horizontal. Mentionnons enfin u n a u t r e p e t i t vase (fig. 14, no. 13) p a r é d'un ornement — lui aussi

Fig. 37.

Fig. 38.

dérivé de la spirale — qui consiste en trois fines lignes obliques et en u n e b a n d e se ter­ m i n a n t en forme d'ellipse. Ces lignes p a r t e n t du rebord et se t e r m i n e n t dans la ligne médiane du vase, qui est elle-même indiquée p a r u n e ligne p e i n t e . Cette c é r a m i q u e à décor en couleurs a p p a r t i e n t p a r f a i t e m e n t au cercle de civilisation c a r p a t h o - d a n u bienne, où l'on p e u t établir de nombreuses analogies, en premier lieu avec les s t a t i o n s de S u l t a n a et de G u m e l n i t a , et, plus loin, vers le Sud, avec celles de K o d j a - d e r m e n e t de Sveti-Kyrillovo. L a p â t e , fort bien travaillée, ainsi q u e le décor é v o q u e n t la céramique peinte moldou k r a n i e n n e . P a r exemple, le décor du vase d o n t nous avons fait m e n t i o n , consistant

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GIT. STEFAN aussi bien en raies minces et obliques, allant du r é b o r d du vase j u s q u ' à sa ligne m é d i a n e , q u ' e n motifs dérivés de la spirale, se r e t r o u v e sur u n p e t i t vase d é c o u v e r t à Cucuteni *). L a t e c h n i q u e est si supérieure et ressemble tellement à celle des vases d u cercle de la céramique p e i n t e , q u ' o n est m ê m e p o r t é à se d e m a n d e r si de tels p r o d u i t s n ' a u r a i e n t pas été i m p o r t é s , ce qui, p o u r le m o m e n t , n e p e u t être encore p r o u v é ni a p p u y é p a r des a r g u m e n t s sérieux.

P L A S T I Q U E Nous possédons u n e série de figu­ rines ainsi q u e des fragments de figu­ rines h u m a i n e s et animales q u i se r a t t a c h e n t a u x croyances religieuses des h a b i t a n t s d'Ostrovel. A. Figurines humaines. I. Figurines (Vargile. — Les figurines h u ­ maines p r é s e n t e n t le principal i n t é r ê t . T o u t e s les r e p r é s e n t a t i o n s plastiques humains sont féminines, ceux du moins d o n t le sexe n e p e u t être mis en d o u t e . Le t y p e qui se voit le plus fréquement est celui d ' u n e divinité n u e , d ' u n e stéatopigie plus ou moins pronon2Q cée (fig. 39, nos, 8, 9 et 14). D a n s nos régions, le caractère Fig· 39. stéatopige n ' e s t p a s i n a c c o u t u m é . De b e a u x exemplaires stéatopiges o n t été d é c o u v e r t s , à Priesterhugel, près de Bod (Berindorf), à Braçov 2) et à Olteni (Oltszej^), d é p a r t e m e n t de Trei-Scaune (Hâromszék) 3 ) . Des exemplaires de caractère q u e l q u e peu stéatopige ont été également découverts d a n s des stations de la vallée du D a n u b e ; m a i s , à a u c u n d ' e u x , ce c a r a c t è r e n ' e s t aussi prononcé q u ' à ceux de Câscioarele. A la p l u p a r t s'ajoute aussi l ' o r n e m e n t a t i o n , p e u t - ê t r e le t a t o u a g e . L a couche inférieure a également livré u n second t y p e : la figurine avec robe, t y p e n e x i s t a n t d a n s la couche supérieure. Nous nous occuperons d ' a b o r d de la p l a s t i q u e de l'argile de la couche supérieure.

*) Musée National d'Antiquités de Bucarest, vitrine III. ) Hoerne9-Menghin, op. cit., p. 311, fig. 1 et 2 a et 2 b. 3 ) Dolgozatok, Travaux, 1911, p. 242, fig. 83 et 83 M et c 1.

Des exemplaires identiques ont été découverts en The&salie, à Sesklon et Dimini (cf. Tsuntas, op. cit., fig. 225 et pi. 34, 3 et 6); on en a dé­ couvert aussi à Zrrelia (cf. Wace, Droop and Thompson, The Ann. oftheBrit. School at Athens, XIV, p. 217, fig, 17).

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LES FOUILLES DE CASCIOARELE

Le nombre d'exemplaires entiers et fragmentaires provenant de cette couche est, fortuitement peut-être, plus grand que celui des exemplaires de la couche inférieure, a) Série de figurines aux bras étendus horizontalement. 1. Figurine large, à laquelle manquent la tête, un bras entier et une partie du second bras. Hauteur: 10 cm. Les pieds sont collés et l'on ne voit entre eux qu'une simple indica­ tion de séparation. Le sexe est indiqué par le triangle incisé. C'est en somme un exem­ plaire d'aspect désagréable et qui res­ semble fort à un autre exemplaire pro­ venant de Gumelnita *) (fig. 39, no. 1). 2. Figurine haute de 5 cm, sans tête et privée d'un bras. L'autre bras est étendu horizontalement. Les pieds sont collés. Le sexe est indiqué par les seins et un triangle incisé (39, no. 3). 3. Moitié supérieure d'une figu­ rine plate, haute de 6 cm. Les bras sont cassés ; la tête est seulement détériorée. La tête a la forme habi­ tuelle. La bouche est figurée par un petit trou. Le sexe est représenté par les seins (39, no. 2). A Kodjadermen (Bulgarie), M. R. Popov a découvert un exemplaire parfaitement ressemblant 2 ) ; un autre a été trouvé à Vinca (Serbie 3 ). De telles analogies se font remar­ quer non seulement au Sud, mais en­ core au Nord, dans toute l'aire de la céramique peinte. Mentionnons, par exemple, deux figurines, dont Fig. 40. l'une découverte à Bilczezlote (Est de la Galicie 4 ), et l'autre, dans notre pays, à Priesterhiigel, près de Bod (Braçov 5 ). 4. Fragment d'une figurine, comprenant la tête, transformée en trois lobes, comme sur l'exemplaire du numéro précédent, et un bras de dimensions réduites, étendu hori­ zontalement (39, no. 5). 5. Moitié de figurine (fig. 39, no. 8, et fig. 41, no. 1), sans tête ni bras et avec une jambe brisée au genou. Cet exemplaire est extrêmement intéressant, étant décoré de tout un système de raies, figurant peut-être un tatouage. La partie supérieure de la poitrine est ornée d'une série d'incisions horizontales, qui correspondent à d'autres dont est chargé le dos. Les seins sont séparés par des incisions verticales, et chacun
*) VI. Dumitrescu, Fouilles de Gumelni}a, «Dacia» I I , p. 83, fig. 64, 6. 8 ) Izvestia V I , fig. 138. 3 ) Cf. Starinar, organ srpskog archeoloskhog drustva, 1906, p. 105, fig. 13, et p . 107, fig. 15, publié par le Dr. Miloje Vassits. 4 ) Cf. Hoerncs-Menghin, op. cit., p . 315, fig. 3, 4-ème rangée. ») Ibidem, p . 311, fig. 4 et 5.

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d'eux est enclos dans un triangle incisé. Une raie qui entoure la taille détermine le milieu du corps. Le triangle indicateur du sexe est entouré d'une autre incision parallèle exté­ rieure. La hanche est aussi ornée de trois raies courbes et parallèles ; le genou porte trois incisions horizontales. Dans le dos, une raie verticale a peut-être été faite pour indiquer l'omoplate. Une autre raie verticale suit les formes du corps en ses traits géné­ raux. Ces raies étaient pleines d'une matière blanche dont il est resté des traces sur certains points. Comme forme et technique d'ornementation, cet exemplaire se rattache à toute une série de figurines de la vallée du Danube, des régions Sud et Ouest balcaniques 1 ). 6. Partie supérieure d'une figurine sans bras ni tête, longue de 5 cm., assez gauche­ ment travaillée. Elle a une bosse dans le dos. En face, au lieu de seins, elle a une autre bosse. Le sexe est indiqué par un triangle incisé, que complète une incision faite au milieu (fig. 39, no. 12). 7. Partie supérieure d'une moitié de figurine, longue de 7,5 cm., parée de deux demi-cercles. Le triangle sexuel et d'autres lignes sont incisés sur la moitié supérieure. Dans le dos, une ligne courbe épouse les formes du corps jusqu'au-dessous des genoux, où elle se relie à l'incision d'en face par une incision horizontale. 8. Neuf fragments de figurines sont décorés de la même manière; l'exécution est parfois plus soignée, d'autrefois moins. Un de ces fragments se fait remarquer par la courbure prononcée de la partie supérieure du genou et du genou lui-même (fig. 41, no. 4). 9. Sept autres fragments ne portent aucune espèce de décor. Un seul d'entre eux, représentant un pied et une partie de la moitié supérieure de droite indique une stéatopygie assez prononcée. 10. Moitié inférieure d'une figurine, haute de 7.5 cm (fig. 39, no. 7), travaillée avec un grand sens de la plastique. Bien que les pieds adhèrent l'un à l'autre, ils sont travaillés avec soin. Au lieu du triangle incisé indiquant le sexe, nous voyons un triangle en léger relief. Les genoux sont, eux aussi, plastiquement traités. Aucun ornement. 11. Moitié de droite d'une figurine sans bras ni tête, haute de 7,5 cm. Le travail est assez gauchement exécuté. Par exemple, le pied est rabattu en arrière. Elle est décorée d'incisions en spirale pleines d'une matière blanche, comme on en a déjà vu (fig. 39, no. 9, et fig. 41, no. 5). 12. Moitié de droite d'une figurine, toujours sans bras ni tête, non ornementée, haute de 8.5 cm, et d'une stéatopygie exagérée (fig. 39, no. 14, et 41, no. 6). 13. Tête de figurine, de forme habituelle; les lobes latéraux sont percés de trois petits trous. C'est la manière de traiter les têtes d'idoles, en argile qui est la même que pour les figurines en os (fig. 39, no. 4). 14. Petite tête d'idole en argile, haute de 3,8 cm., semblable à celle de No. 13 ; la tête est supportée par un cou qui s'épaissit et s'élargit vers la base pour lui servir de soutien (39, no. 17). 15. Tête de figurine sans aucun décor; un bras est étendu horizontalement.
1 ) Un exemplaire a été découvert en Bulgarie, à Naklatta, près de Vidbol (département de Vidin); le décor est plus compliqué, mais le genre est le même (Cf. A. Cilingirov, Izvistia, Bulletin 1911,

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fig. 8). Un fragment décoré d'une ligne courbe incisée a été trouvé à Kodjadermen (Cf. Izvestia V I , 1916—1918, fig. 141 a).

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b) Figurines avec les mains appliquées sur le ventre. La divinité est représentée dans une autre attitude, à savoir: celle d'une femme debout dont les mains sont appliquées sur le ventre. Cette attitude se voit fréquemment dans les contrées du Sud-Est européen. On l'a remarquée en Serbie, à Gradac près de Zlokucan ') ; en Bulgarie, les idoles en marbre, découvertes à Starazagora et Novozagora 2) ont la même attitude. Une foule d'exemplaires de ce type de figurine ont été retrouvés dans le bassin de la mer Egée et jusque dans l'île de Chypre; le travail en est bien meilleur 3 ). Dans l'île de Chypre, ce genre de figurine apparaît aussi à l'âge du bronze *). 16. Figurine haute de 8 cm., n'a ni bras ni tête, ni la partie inférieure des jambes. La partie haute du corps est plus plate et moins soigneusement travaillée. La partie inférieure dénote une certaine adresse dans le modelage de l'argile. Les genoux sont en léger relief. Le triangle indicateur du sexe est traité de la même manière. Bien que les bras soient brisés, on voit les mains sur le ventre et l'on distingue les doigts (fig. 39, no. 11, fig. 4 1 , no. 7). 17. D'une autre figurine, il n'est resté que la moitié supérieure delà partie de gauche (fig. 39, no. 18 et 41, no. 8). A noter l'ornementation soignée de l'épaule par de légères inci­ sions longitudinales et celle de la poitrine par des incisions parallèles horizontales. Les deux moitiés de la poitrine étaient séparées par deux incisions verticales. Le seul défaut de cet exemplaire consiste en ce que le sein est situé trop haut.

c) Figurines avec les mains croisées sur la poitrine Un autre aspect revêtu par la divinité est celui des mains croisées sur la poitrine, au-dessous des seins. Cette position des mains est méridionale. On la remarque sur des figurines prémycéniennes en pierre d'Amorgos 5) et d'Oliaros 6) en Grèce. Nous n'avons qu'un seul exemplaire. 18. Figurine d'argile bien cuite, haute de 6 c m ; les mains sont réunies sur la poi­ trine. Les jambes adhèrent l'une à l'autre, mais si légèrement qu'on a l'impression qu'elles vont se séparer. Ce qui frappe dans cette figurine, c'est la manière plastique exagérée dont les genoux et le triangle sexuel ont été traités (fig. 39, no. 6). Le ventre est entouré d'une raie quasi-circulaire. D'autres incisions entourent le triangle sexuel en le précisant, puis se dirigent en ligne courbe sur la partie extérieure des genoux. Une autre incison entoure la jambe au-dessous du genou (fig. 41, no. 9). d) Figurines d'aspects divers 19. Le fragment de figurine No. 15 de la fig. 39 a un tout autre aspect. C'est une figurine creuse et au ventre très ballonné. Des spécimens de ce genre ont été découverts à Sultana 7) et à Gumelnita 8 ). La tête est détériorée, mais nous supposons qu'elle portait trois lobes, comme d'habitude. Quant aux bras, on n'en voit que les
*) Hoernes-Mcnghin, op. cit., p . 293, fig. 5. 2 ) R. Popov, Idoles en marbre préhistoriques en Bulgarie (Izvestia, 1925, fig. 1 et 2). 3 ) Dussaud, Les civilisations préhelléniques, fig. 276. *) Hoernes-Menghin, op. cit., p . 365, fig. 1, 3 et 4. ) Déchelette: Manuel I I , 1, p . 75, fig. 12, 1. ·) Ibidem, fig. 12, 3. 7 ) I. Andrieçescu, Sultana (Dacia I, p. 101, pi. 35). 8 ) VI. Dumitrescu: Gumelnita (Dacia I I , p . 83, fig. 61, 12).
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traces. La tête se rattache directement au corps de la figurine; le cou n'existe pas. Les seins sont bien conservés. 20. Idole simple, faite d'un cylindre d'argile où la figuration du visage a été obtenue par simple compression entre deux doigts d'une partie de la pâte encore molle. 21. Figurine de forme à peu près cylindrique (fig. 39, no. 20) ; diamètre de la base: 3,5 cm.; hauteur: 6 c m . La base est légèrement évidée. La partie supérieure est renflée et arrondie. L'extrémité supérieure est percée d'un trou dont on ne peut s'expliquer

Fig. 41.

le but. Le visage est figuré d'après le modelage habituel des têtes d'idoles en argile (fig. 4 1 , no. 10). 22. Petite idole, haute de 4 cm dont la forme générale est dérivée de celle du cylindre; la base est une ellipse (fig. 39, no. 16). En dehors d'une légère transformation de la partie supérieure à laquelle on a donné l'aspect habituel d'une tête d'idole nous constatons que les bras sont indiqués par deux lobes latéraux. Aucun décor, et pas d'indication de sexe. Les jambes ne sont même pas indiquées par une incision. Dans la couche inférieure nous avons une première série de fragments plastiques qui ressemblent en tout à ceux de la couche supérieure. www.cimec.ro 182

LES FOUILLES DE CASCIOARELE

23. La moitié de gauche d'une figurine steatopyge sans ornements. La tête et les bras m a n q u e n t . H a u t e u r : 9 cm. L'aspect est dans son ensemble assez primitif. La j a m b e est grosse et dénote l'absence totale du sens de la réalité, (fig. 40, no. 3). 24. Deux fragments de gauche de figurines ornées par incision d'une ligne qui forme plusieurs boucles sur le devant et de même dans le dos (fig. 4 1 , no. 11). Sur l'un de ces fragments, nous retrouvons l'incision horizontale indiquant la ligne du genou. 25. Quatre fragments de jambes (fig. 40, no. 1 ; 4 1 , n o . 12), dont un seul est orné d'une ligne irrégulièrement tracée au-dessus d'un genou très proéminent. 26. Figurine cylindrique haute de 8,5 cm. Elle n'est travaillée qu'à l'extrémité supérieure, qui a l'aspect habituel d'une tête de figurine (fig. 40, no. 4). 27. Tête de figurine, avec partie du cou. Trois petits trous se trouvent sur chacun des lobes de la tête, dans la région des oreilles. Les yeux sont représentés par de légères incisions en forme d'arc. Le derrière de la tête est légèrement renflée; le cou est orné de plusieurs incisions horizontales (fig. 40, no. 5). Figurines portant une robe cloche

Ce qui caractérise cette couche et lui donne une bien plus grande importance, sur­ tout pour les rapports qu'elle permet d'établir, c'est l'autre série de figurines que nous nommons figurines p o r t a n t une robe cloche. La divinité n ' a p p a r a î t plus à l'état de nudité, mais p o r t a n t une ample robe. 28. Fragment de figurine comprenant un sein entouré de raies obliques et verticales. 29. Partie inférieure d'une figurine revêtue d'une robe, sans décor. La tête et les bras m a n q u e n t . La figurine est creuse. 30. Fragment de figurine comprenant une partie de la robe et les seins. La robe est à plis verticaux et obliques figurés par de légères incisions comprises entre d'autres plis ornementés. Intérieur creux (fig. 40, no. 6). 31. Figurine revêtue d'une r o b e ; h a u t e u r : 7,7 c m . ; les bras seuls m a n q u e n t . La tête a la forme habituelle. Le derrière de la tête est décoré de raies horizontales, légè­ rement incisées, qui descendent jusque sur la nuque. On a peut-être voulu figurer la chevelure. Le devant du cou est également orné de cinq raies horizontales. La poitrine est séparée en deux par deux raies verticales d'où émergent de p a r t et d'autre q u a t r e raies horizontales qui vont jusque sous les aisselles. L'ornementation du dos est un peu plus simple: deux raies horizontales sont incisées entre les épaules, au-dessous desquelles deux triangles incisés retombent du milieu du dos vers la base (fig. 22, no. 5 et 4 1 , no. 15). Cette catégorie de figurines, surtout le dernier exemplaire, qui est exécuté avec encore plus de soin et mieux conservé, se rencontre, plus ou moins bien travaillé, dans tout le bassin de la mer Egée et jusqu'en Crète, où il prend une ampleur particulière en devenant la déesse aux serpents, bien connue. Si l'on établit une liaison entre cet exemplaire et les autres figurines de t y p e méri­ dional qui ont été découvertes à G u m e l n i t a x ) , il est impossible de ne pas constater des relations assez étendues entre la vallée du Danube et le Sud égéen. Quelle que soit la solution qui pourra être apportée à cette question, qu'il s'agisse d'un courant, N S , ou, au
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) Dacia II, p. 83, fig. 64, 4 et pp. 84 — 85. 183 www.cimec.ro

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contraire, de l'influence du Sud sur le Nord carpat Im-danubicn, il reste définitivement acquis pour l'énéolithique de Munténie, qu'il existe des ressemblances entre la civilisation danubienne et la civilisation égéenne, ressemblances qui ne peuvent pas être seule­ ment fortuites. La figurine de Cascioarele n'est d'ailleurs pas isolée dans l'aire carpatho-danubienne. Le musée de Craiova possède aussi un exemplaire. D'autre part, vers l'Ouest, nous trouvons les figurines de Serbie, revêtues de robes aux élégants décors et qui, bien qu'elles soient de l'âge du bronze, représentent la même divinité, la grande déesse, sous un aspect encore plus accompli '). IL Figurines en os En dehors des figurines d'argile, il y a une série de figurines en os. a) Figurines plates. — Nous avons trouvé deux exemplaires entiers et un fragment. 1. Figurine en os, parfaitement plate sur le côté postérieur et légèrement renflée sur le côté antérieur. Hauteur: 5,5 cm. L'aspect de ces figurines est fort connu, car on en a découvert de nombreux exemplaires 2 ). Le corps est divisé en trois parties: a) la tête, percée de deux trous sur les deux côtés, dans la région des oreilles ; b) le tronc, avec un trou sur les côtés, moyen auquel l'artiste a eu recours pour indiquer les bras, qui sont repliés sur le vente, c) les jambes avec une partie du ventre. Divers détails sont exécutés par incision (fig. 44, no. 2). Ainsi les yeux sont indiqués par deux points ; la bou­ che par un petit trait horizontal au-dessous duquel se trouvent quatre points incisés ; les seins et le nombril par trois autres points. Le triangle indicateur du sexe a été aussi exécuté par incision et mis en relief par deux autres lignes incisées parallèles à chaque côté. De la pointe du triangle part une ligne qui sépare les jambes. Les genoux sont figurés par trois raies horizontales. 2. Figurine identique, non terminée, haute de 7,7 cm (fig. 44, no. 1). Le décor n'a pas été commencé 3 ). Seuls les bords portent trois entailles comme l'exemplaire du numéro précèdent. 3. Fragment de figurine ressemblant à celle du numéro précédent. Le décor est complété par plusieurs incisions sur la partie postérieure. / / Il est à remarquer que ces trois exemplaires proviennent de la couche supérieure. b) Figurines prismatiques: Leur forme est celle d'un prisme à trois faces, dont l'une est légèrement renflée 4 ). Les exemplaires de cette catégorie sont au nombre de cinq, dont deux proviennent de la couche supérieure et les autres de la couche inférieure. Leurs dimensions diffèrent (fig. 44).
) IIoernes-Menghin, op. cit., p. 409, fig. 2 ; figurine découverte près de Klicevac. — Starinar, 1923, fig. 1, et planche 1: figurine de Vrsac. 2 ) Dans la plaine de Munténie: Sultana (Cf. Da­ d a I, p. 105, pi. 36 — 37), Gumelnifa (Dacia I I , p. 88). A proximité immédiate, sur l'autre rive du Da­ nube, on a trouvé à Rusciuk une figurine d'os (Cf. R. Popov: Idoles en marbre préhistoriques trouvées en Bulgarie, Izvcstia, 1925, fig. 9), sur laquelle on remarque plusieurs dissemblances stylistiques. Les figurines de Sultan (Çumla) très ressemblantes
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comme forme à celles d'Ostrovel, ne se distinguent que par l'ornementation, qui est faite au poin­ tillé et à l'aide de lignes et non pas uniquement de lignes (Cf. Hoernes-Menghin, op. cit., fig. 1 — 3, page 317). 3 ) Cf. R. Popov: Fouilles de Kodjadermen,l/.vestia, VI, fig. 82. 4 ) Un exemplaire parfaitement semblable a été découvert en Bulgarie (Cf. Cilingirov: Starinar, 1906, fig. 12).

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I.KS FOUIM.KS DK CÀSCIOAREI/F

En dehors d'un léger modelage de la tête, la forme, déjà vue des figurines en argile, en dehors également du poli de tout le corps de l'idole, on ne voit d'autres détails que sur les deux exemplaires suivants: Sur l'un d'eux (fig. 44, no. 6), les bras sont figurés par deux petites proéminences verticales. Il semble que les yeux auraient été indiqués par deux points incisés des deux côtés du «nez». Sur l'autre exemplaire, les côtés de la tête sont chacun percés d'un trou, dont un est intact, tandis que l'autre est ébréché extérieurement. Il semble que les yeux ont été aussi indiqués de la même manière que sur l'exemplaire précédent (fig. 44, no. 4).

B. Figurines

d'animaux

Les figurines d'animaux qu'on découvre dans toutes les stations néo-énéolithiques se rattachent étroitement aux croyances et superstitions religieuses. Soit que les petites repré­ sentations d'animaux d'argile aient servi d'ex-voto pour la divinité ou qu'il s'agisse de réprésentation d'animaux sacrés, ces figurines sont en nombre respectable dans l'in­ ventaire de la station de Càscioarele. Bien que les figurines de ce genre soient plus nom­ breuses dans la couche supérieure — contrairement à la station de Gumelnita, où, par hasard, croyons-nous, la couche inférieure n'a livré qu'un seul exemplaire *) la couche inférieure se montre assez riche à Ostrovel. La couche inférieure a livré au total 12 figurines d'animaux plus ou moins bien conservées. Aucune d'elles n'est ornementée. Quelquefois, la manière de traiter est réaliste 2 ), comme, par exemple, dans les exemplaires de la fig. 40, nos, 9, 10, 11, 12; parfois l'animal est stylisé 3) (fig. 40, n o . 8). On remarque ici, de même qu'à Sultana et à Gumelnita, des représentations d'animaux sur l'épine dorsale desquels se trouve un trou qui correspond avec la tête ou la queue (fig. 40, no. 13). Egalement commune aux figurines de toutes nos stations énéolitiques est une protubérance sur l'épine dorsale 4) (fig. 40, nos. 9, 12, 14), protubérance dont on ne peut s'expliquer le but et qui, parfois, se transforme en une nervure qui s'étend jusqu'à la queue (fig. 40, no. 11). Cette même couche a également livré la partie postérieure d'une figurine creuse. Plusieurs figurines proviennent, peut-être accidentellement, de la couche supérieure. Nous en avons 19. Toutes les observations auxquelles a donné lieu la couche inférieure sont valables ici aussi. Ajoutons que nous avons aussi découvert dans cette couche deux figurines ornementées. L'une d'elles (fig. 4 1 , no. 20) a le corps très renflé et orné de raies qui, p a r t a n t de la tête, ne recouvrent que le dos, en sens longitudinal. Un trou, destiné

) VI. D u m i t r e s c u , Gumelnifa. Dacia I I , p . 89. ) U n exemplaire analogue a été trouvé à Kodjadermen (Cf. Izvestia V I , fig. 140 b). 3 ) P a r exemple, la tête traitée en forme de t ê t e d'idole humaine comme à Sultana, cf. Dacia I p . 100, pi. X X X I V , fig. 20 et p . 103 (cf. Dacia I I
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p. 6 1 , fig. 29, 4 et 11 ; p. 88, fig. 68, 6), ou bien le corps allongé d'épaisseur uniforme, comme les spé­ cimens découverts à Gumelnifa (Dacia I I , p. 90, fig. 68) et à Kodjadermen (Izvestia V I , fig. 146). 4 ) I. Andrieçescu, Sultana, I Dacia, p p . 100—101, pi. X X X I V — X X X V .

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à indiquer les yeux, traverse la tête de part en part. La seconde figurine (fig. 40, no. 7), mieux conservée, représente un animal aux jambes très fortes, à la tête large, au cou épais, au museau petit et effilé; il n'est ornementé que sur le dos et toujours à l'aide de profondes raies longitudinales. En dehors des représentations d'animaux quadrupèdes, la couche inférieure a encore livré une figurine d'oiseau aux ailes déployées, mais sans tête (fig. 40, no.15). Les ailes sont ornées de raies incisées dans le sens de la longueur (fig. 41,22). C'est un bel exemplaire d'un type de figurine connu au Sud-Est de -4 l'Europe et, en premier lieu, dans la plaine de Munténie (deux spé­ cimens ont été décou­ verts à Gumelnita '). Ces figurines nous ( ^ j y ^ h | conduisent jusqu ' au Sud mycénien, où les représentations de vo­ Fig. 42. latiles aux ailes déployées sont une des manifestations habituelles de l'art. Mobilier sacré Une série de petits objets en argile et d'usage domestique, qui n'ont pu être que des ex-voto dédiés à la divinité 2 ), se rattachent aux croyances religieuses, tout comme certains petits vases, auxquels on ne saurait conférer une autre destination et qui re­ présentent néanmoins, dans leurs dimensions réduites, de grands vases de caractère utilitaire. 1. Petite table ronde de 4,7 cm de diamètre, à 5 petits pieds dont il ne reste que 3. Elle est du genre des tables basses que les habitants de nos campagnes emploient encore de nos jours (fig. 42, no. 1). 2. Petit fauteuil trapézoïdal, de 3.5 sur 5 cm à 4 petits pieds dont 2 seulement sont bien conservés et le dossier à bord supérieur courbe :i) (fig. 42, no. 2). 3. Fauteuil carré de 3 cm sur 3 cm, à quatre petits pieds; ceux de derrière s'élèvent au-dessus du niveau du siège et supportent une sorte de rouleau, qui représenterait un dossier, peut-être un coussin allongé (fig. 42, no. 5). 4. Fauteuil carré de 2,5x2,5 cm, sans pieds. Le dossier est également arqué (fig. 42, no. 3).
») Dacia I I , p. 83, fig. 64, 4 et p. 90, fig. 68, 11. 2 ) Des objets d'usage domestique identiques ont été découverts dans d'autres stations du SudEst, européen ainsi à Cumelnija (Cf. VI. Dumitrescu: Dacia I I , p . 90 — 91) et à Kodjadermen, Bulgarie (Cf. R. Popov: Jzvestia. Bulletin VI, fig. 143 et 145. 3 ) Le dossier en forme d'arc a été rencontré à Kodjadermen et il nous ramène (lzvestia V I , op. cit., fig. 145) vers la Sud égéen, où on le trouve fréquement (Cf. Dussaud, op. cit., pi. I).

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LES FOUILLES DE CÀSCIOARELE

5. Petit fauteuil trapézoïdal de 2,4 cm sur 1,4 cm sans pieds mais avec un dossier ressemblant à celui des exemplaires nos. 2 et 3 (fig. 42, no. 4). 6. Petite baignoire d'argile à base quadrangulaire, de 3 cm sur 4 c m ; les bords supérieurs sont élevés et arrondis (fig. 42 no. 11); le milieu est évidé. 7. Petite baignoire, presque circulaire; la face supérieure est évidée; les bords sont élevés. Il est à remarquer du point de vue de la stratification que tous ces objets ont été découverts dans la couche supérieure. Cette même couche a livré quatre fragments de cuillères en argile de diverses di­ mensions. Un seul exemplaire est mieux conservé (fig. 40, no. 16). A part la poignée, qui est courte (1 cm.), la forme est identique à celle d'une cuillère moderne. Cet objet est assez répandu dans l'aire de la civilisation de l'âge de la pierre t a n t au Sud-Est qu'à l'Ouest de la péninsule balcanique *) et au Sud du Danube, en Bulgarie 2 ).

Cornes de consécrations Les six exemplaires, entiers ou brisés, qui ont été découverts à Ostrovel sont en relation directe avec les croyances religieuses. Un seul exemplaire, fragmenté, appartient à la couche inférieure. Sa forme est la plus simple, de sorte que, même sous le point de vue du style, il paraît être plus ancien. La base, droite et massive, soutient les cornes, qui sont disposées verticalement, tandis que dans les autres exem­ plaires, elles se recourbent en dehors (fig. 40, nos. 17, 18). La base commence à être modelée, d'abord en pratiquant une rainure dans la pâte encore molle (fig. 40, no. 18), puis on y ajoute un trou qui, p a r t a n t de la base, sort obliquement par un des côtés de l'objet. Ce trou a été certainement fait pour suspendre le petit objet au cou comme une pendeloque, destinée, telle une amulette, à préserver des mauvais esprits — effet des superstitions religieuses. Une évolution de la forme — en rapport avec ce dernier emploi — a fait donner à l'objet un éperon plus aigu (fig. 40, no. 19) ou plus arrondi. On retrouve encore sur l'objet un trou de suspension qui le traverse de part en part. Les cornes revêtent une forme nouvelle, en se repliant cette fois à l'intérieur. Cette forme se voit en plein développement dans l'exemplaire no. 20 de la fig. 4 0 ; la base a été travaillée de manière à atteindre deux autres petites cornes qui se dirigent par en bas et en dehors. De tels objets ne sont pas isolés dans la plaine de Munténie. Les exemplaires en argile qui ont été découverts, mai surtout le spécimen en or trouvé à Gumelnita :J) prouvent qu'on les rencontre fréquemment. On les retrouve aussi, vers la Nord-Ouest 4 ), mais principalement au Sud, dans le bassin de la mer Egée, où le culte des cornes de
') Λ Debclobdro (Wiss. Mitt. aus Bosnien und Herz. I V , p . 52, fig. 105). U n exemplaire présen­ t a n t quelques particularités a été trouvé d a n s une Cradina, près de Kesici (Cf. R a d i m s k y , Mitt. aus Bosnien und Herz. I V , p . 191, fig. 1 1 . 2 ) On en a découvert u n spécimen en Bulgarie, a Sveti-Kyriïlovo (Cf. Prah. Zeitschrift V I , p . 84,

fig. 18).
) Cf. VI. Dumitrescu, Dacia I I , p . 99, fig. no. 75 ; cf. p. 91 — 92. 4 ) A. Lengycl (Cf. Wosinsky, Das pràhistorische Schanzwerk von Lengyel I I , pi. X X V I I I ) et plus vers l'Ouest, à Heidelberg. (Cf. Déchelette, Manuel I I , 1, p . 477).
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consécration était très répandu. Notre exemplaire, qui provient de la couche inférieure se rapproche aussi le plus de la forme qu'on rencontre au Sud x). En dehors de la Crète, où des spécimens ont été découverts à Cnossos 2 ) Gournia 3) et Hagia Triada 4 ), la Grèce continentale a livré des exemplaires à Mycènes, Salamine), etc. Les palafittes lacustres de la Suisse ont livré des objets sacrés identiques 5 ). On en a aussi découvert en Savoie où ils ont beaucoup d'ornements. Déchclette fait à ce sujet la remarque suivante: «Ils paraissent faire défaut dans les stations lacustres néolitiques et même au premier âge du bronze, mais ils abondent vers la fin de cette période, comme le démontre l'examen des trouvailles» 6 ). On en retrouve cependant dans les stations néo- et aenéolithiques d'Espagne et de Sicile 7 ), mais ils ont un aspect local. Comme cet objet apparaît dans le néolitique du bassin égéo-mycénien et on le retrouve vers la fin de l'âge du bronze au centre et à l'Ouest de l'Europe ; comme on le rencontre aussi à Oedenburg 8 ), sous une forme nouvelle dans la civilisation de l'âge du fer, en constatant sa présence dans nos régions, dès l'énéolithique, nous sommes tenté de suivre une voie nouvelle en ce qui touche sa diffusion. On ne peut pas, évidemment, tirer des con­ clusions décisives ; on ne peut qu'émettre de simples hypothèses, basées sur toute une série d'autres analogies du domaine de la céramique et de la plastique. Perles, fusaïoles, pesons de filet, etc.

L'argile trouve aussi d'autres emplois. Pour se parer, les habitants d'Ostrovel, de même que ceux de toutes les stations préhistoriques, ont employé en dehors de l'os, aussi l'argile qu'ils ont façonné sous forme de perles de dimensions et formes variées. a) La plupart de ces perles — 60 au total — sont de forme plus ou moins cylin­ drique et traversées par un trou longitudinal (fig. 43, nos. 4, 5). b) Cinq exemplaires sont plus courts, plus épais, très renflés au milieu et amincis aux extrémités. Le trou longitudinal qui les traverse est généralement bien moins large que celui des exemplaires de la première série (fig. 43, no. 7). c) Huit exemplaires entiers et sept fragments de «perles», allongées, amincies et pointues aux extrémités (fig. 43, no. 8). Le trou de toutes ces perles servait à introduire un lien de suspension. Certains de ces objets de parure sont d'un poids appréciable. Les formes ne diffèrent pas de celles des autres stations carpatho-balcaniques. Les fusaïoles ont dû servir de parure, elles aussi, en dehors de l'usage qu'on en faisait d'habitude. On en trouve en abondance. Cette catégorie d'objets comporte deux formes, à savoir: a) La première, qui se rencontre plus fréquemment dans la couche inférieure que dans la couche supérieure, a la forme d'un double tronc de cône très large, percé d un trou large (fig. 43, no. 11). Nous en avons 27 exemplaires. b) A mesure qu'on s'élève dans la couche supérieure, les exemplaires de seconde forme se multiplient peu à peu. Cette forme est celle d'un double tronc de cône, plus
1 ) Cf. Les exemplaires de pierre de Palaikastro (Crète). (Déchelette, Manuel I I , 1, fig. 200 surtout b). 2 ) R. Dussaud, op. cit., fig. 210. 3 ) Ibidem, p . 27S. 6

) Ibidem. ) Déchelette, op. cit., I I , 1, p. 472. e ) Ibidem. ') Ibidem, p. 476—477. 8 ) Ibidem, p. 479.

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haut que large, sur lequel la ligne de suture des deux troncs de cône se précise et où le diamètre de l'orifice est bien moindre. Nous ne possédons qu'un seul exemplaire de fusaïole dont la partie supérieure présente une ligne de profil assez recourbée à l'in­ térieur. Quant à la bordure supérieure, elle s'élève bien au-dessus du niveau de l'orifice. Nous en avons dix exemplaires (fig. 43, no. 10 et 42, 8). Les exemplaires 9 et 13 (fig. 43) découverts dans la couche supérieure méritent une attention particulière. Le premier, plus petit mais plus large, est orné d'une rangée horizontale de petites raies profondes, légèrement obliques, exécutées avec assez de régularité sur la partie centrale de l'objet; c'est ce qui à causé la disparition de la ligne de séparation des deux troncs de cône, (fig. 43, no. 9). Le second exemplaire, bien plus long que large, paraît être plutôt une perle. L'ornementation consiste en une zone horizontale formée de légères in­ cisions faites dans la pâte encore molle ; ces incisions sont, cette fois, obliques vers la droite. La zone recouvre toute la partie centrale de l'objet et elle est comprise entre deux incisions ho­ rizontales qui font le tour de la fu­ saïole (fig. 42, 7). Grâce à la facilité avec laquelle on peut travailler l'argile, on en con­ fectionne aussi d'autres ustensiles. Pari exemple, nous avons une série d'objet.' en argile ayant la forme d'un entonnoir : les uns ressemblent à des tubes cy­ lindriques (fig. 43,4-6), les autres à des tubes en forme de tronc de cône (42, 6) et se rattachant à une extrémité à un large rebord rabattu en dehors. Nous possé­ dons 15 exemplaires, entiers ou brisés. Sans pouvoir déterminer leur emploi avec pré­ cision, nous constatons que des exemplaires de ce genre ont été découverts dans d'autres stations, telles que Gumelnita l) et Kodjadermen 2 ). Plus intéressants sont des prismes d'argile, peut-être des moules de diverses gran­ deurs et portant de jolis décors. Nous ne nous occuperons que de quatre exemplaires sur les 18, soit entiers soit brisé, que nous avons: 1. Grand prisme d'argile à base carrée. Une des faces est ornée de légères incisions qui s'entrecroisent (fig. 43, no. 14) et forment de petits carrés ou des rectangles. Par endroits, il y a des restes de la matière blanche qui emplissait ces raies. ») Dacia I, p. 339; cf. Dacia II, p. 89.
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) R. Popov, Izvestia. Bulletin, VI, fig. 150.

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2. Prisme à base rectangulaire, ornementé sur les quatre faces et sur les deux bases. Les faces sont ornées d'incisions assez profondes qui forment des angles à mi-partie de chacune d'elles. Les deux bases sont ornées chacune d'une spirale incisée (fig. 43, no. 15 et 42, no. 10). 3. Petit prisme d'argile bien cuite, à base carrée. Trois faces sont ornées chacune d'une ligne en zigzag irrégulièrement incisée. Cet exemplaire est également percé d'un trou qui traverse le prisme dans le seji&^de la largeur (fig. 43, no. 16 et 42, no. 12). 4. Petit prisme à base quadrangulaire. Trois des quatre faces sont ornées de lignes longitudinales inci­ sées, qui sont coupées par d'autres lignes perpendiculaires. Le quatrième côté est aussi orné d'une ligne ondu­ lée, également incisée est très irregulière. Les deux bases sont ornées cha­ cune d'un petit cercle incisé. Pesons de filet. — Aucune des stations de Munténie n'a livré autant de pesons de filet que celle d'Ostrovel. Leur grand nombre, au total 95, ne doit pas nous surprendre, la station étant située près d'un lac assez grand et à proximité d'un fleu­ ve aussi riche en poissons que le Danube. La principale occupation des habitants ne pouvait donc être A y ^ ^ Jk AL que la pêche. Les harpons, hameçons

• et pesons de filet le prouvent. A part un exemplaire de forme quasi-cylindrique et qui a été entail­ lé au milieu afin de lier le peson — ressemblant parfaitement au peson en pierre (fig. 47, no. 4), les autres spécimens peuvent être réduits aux trois types suivants : 1. Les pesons en forme de pyramide à base quadrangulaire (fig. 43, no. 3). 2. Les pesons de forme ovale et à parois plates (fig. 43, no. 2). 3. Les pesons parfaitement coniques, à base circulaire (fig. 43, no. 1). Les dimensions de chaque type varient. Ils sont généralement assez grands et exécutés avec soin. Certains pesons sont aussi ornementés, ce qui prouve l'attention .·. qu'on accordait à ces objets de si grande utilité. Il est à remarquer que la plupart des pesons ont été découverts dans la couche inférieure, à l'intérieur des huttes et entassés près des foyers. Comme exécution, il y a une légère différence entre les exemplaires des deux couches de la station, mais elle est en faveur des spécimens de la couche inférieure. L'ornementation consiste principalement www.cimec.ro 190 en trous profonds percés sur la partie inférieure et groupés par trois ou plusieurs en I /'/ 'β ■ W jA lM A V ■ «fl ||

LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE forme d'arc (fig. 43, no. 3). Un exemplaire porte un décor plus compliqué; il est composé de raies profondes, horizontales, verticales et obliques, qui forment un triangle audessous du trou par lequel on passait le fil (fig. 43, no. 1). Objets en corne et en os. — Les cornes d'animaux, principalement les bois de cerf, qui sont plus grands et plus durs, servaient à fabriquer toute sorte d'instruments et d'objets de parure. a) Harpons: E n ce qui concerne les ustensiles de pêche dénommés harpons, nous en avons de beaux exemplaires et ils sont en nombre respectable. Notre station nous a livré: 7 harpons entiers dont un seulement en partie travaillé, en plus 17 fragments / plus ou moins grands. La matière de ces instruments est surtout le bois de cerf, qui est plus résistent; mais on employait également l'os, surtout pour les petits exemplaires. Le corps des harpons est plat (fig. 45, no. 8), prismatique pour la plupart ou plus arrondi, c'est-à-dire presque cylindri­ que (fig. 45, no. 6). Tous nos exem­ plaires sont munis de barbelures sur les deux côtés, comme les exemplaires découverts à Boian l) et à Gumelnita 2 ). En ce qui touche l'époque magdalénienne, Déchelette fait la remarque que les deux rangées de barbelures apparaissent plus tard :!). Cette dernière forme se conserve dans le néolitique et devient dominante. La ressemblance entre nos exem­ plaires et des exemplaires plus anci­ ens est claire 4 ). Cette persistance de forme n'est pas du tout surprenante ; elle est même logique, toutes les innovati­ ons se r a t t a c h a n t à la forme et à la Fig. 45. résistance du matériel. En ce qui concerne le travail des barbelures, il existe certaines différences. Sur certains exemplaires, elles sont plus petites, droites et à pointe aiguë (fig. 45, nos. 6, 7, e t c . ) ; sur d'autres, elles sont recourbées comme des crochets dont les extrémités peuvent être bien effilées (fig. 45, no. 3) ou plus larges (fig. 45, nos. 4 et 12). La longueur de certaines barbelures et la manière dont elles se détachent du corps du harpon accusent un travail prolongé, car il fallait partir d'un morceau de corne ou d'os assez gros. Un exemplaire (fig. 45, no. 1), qu'on a seulement commencé à travailler, permet de voir comment le harpon commence ') V. Christescu, Dacia II. 2 ) VI. Dumitrescu, Dacia II, p. 88, fig. 66. ») J. Déchelette: Manuel I, page 154. «) Exempli gratia: Hoernes-Behn, Kultur der Urzeit I, fig. 5, No. 3.

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à s'esquisser dans un gros morceau de bois de cerf. Les barbelures se détachent graduel­ lement par amincissement du corps du harpon. Les barbelures ne sont pas disposées les unes en face des autres, mais dans leurs intervalles ; elles sont plus ou moins espacées. La pointe du harpon est bien effilée. La tête est généralement mousse. Pour attacher l'instrument, nous trouvons, dans la plupart des cas, des ailerons (fig. 45, nos. 2, 3, 4, 10, 13), ou une espèce de bourrelet (fig. 45, nos. 5, 6, 8). Dans un seul cas, la base est une simple pointe conique. Les dimensions des harpons sont très variées. Le plus grand exem­ plaire — il n'est pas terminé — est long de 26 cm le plus petit est entier et a 12 cm de long. Deux petits frag­ ments prouvent qu'il existait des har­ pons encore plus petits. Le harpon figure ordinairement dans l'inventaire des stations de pê­ cheurs. On le retrouve ailleurs, dans le Sud-Est de l'Europe, mais moins sou­ vent, sous des formes identiques. Des fouilles, pratiquées récem­ ment dans la Plaine de Munténie, à Boian *) et Gumelnita 2 ) ont livré quelques harpons. On en a égale­ ment découvert en Serbie, vers l'Ou­ est 3 ). Mentionnons aussi les harpons plats de Vince. Poignards: L'os servait aussi à confectionner des armes pour lut 1er Fig. 46. de près. Parmi ces armes, nous signa­ lerons les poignards, dont nous avons trois exemplaires incontestables (fig. 46, nos. 1 — 3), Leur forme se rattache étroitement à celle de l'os dont ils sont faits. La base est plus épaisse ; elle est aussi moins travaillé et seulement pour qu'on pût la saisir. Mais la pointe est bien arrondie et effilée, pour que l'arme correspondît au but qui lui était assigné. Les dimensions de ces poignards sont les suivantes: a) Un exemplaire entier de 18 cm de long. b) » » sans pointe, de 17 cm de long. c) » » entier de 11,5 cm. Le poignard est un objet connu non seulement dans nos régions, mais encore dans toutes les autres stations préhistoriques de l'Europe entière 4 ).
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) V. Dacia II. ■) V. Dacia II, p. 88, fig. 66. < 3 ) Dr. M. Vasici, Starinar, 1906, fig. 6.

) Dans notre pays, il a été rencontre lors des fouilles, récemment pratiquée·, à Sullana (Cf. Da~

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Outils: Les poinçons sont plus nombreux et plus variés. Nous avons découvert: 1. Une série de fragments d'outils à corps soit plat soit à arêtes, dont la pointe est toujours ronde; la série comprend 12 exemplaires de diverses grandeurs (fig. 46, nos. 11, 12, 29). 2. Une série de six petits poinçons, plats, à pointe effilée (fig. 46, nos. 5 — 10). Deux de ces exemplaires sont aussi effilés à l'autre pointe (fig. 46, nos. 6 et 10). 3. Une série de 12 poinçons entiers et 41 fragments ronds, formés de deux parties: l'une plus épaisse, l'autre plus mince ; les deux têtes se terminent par des pointes effilées. II n'existe pas un rapport fixe entre les deux parties du poinçon. On peut former deux catégories, à savoir: a) poinçons avec la partie mince plus longue (fig. 46, no. 20) ; b) poinçons avec la partie épaisse plus longue. La plupart de ces fragments, soit neuf entiers, font partie de la dernière catégorie ; trois seulement se classent dans la première subdivision. Leur lon­ gueur totale varie entre 15 cm et 6,5 cm. Leur forme est connue dans le SudEst européen, sans être toutefois repré­ sentée par autant d'exemplaires qu'à Cascioarele, où à ce qu'il semble, elle était la forme de prédilection ] ). Mentionnons aussi 22 lames larges également en os, de forme généralement rectangulaire (fig. 44, no. 15) et triangu­ laire (fig. 44, no. 13), amincies à la base; c'étaient probablement des ciseaux. L'e­ xemplaire le plus long a 10 cm sur 3,2 cm de large; le plus petit a à peine 5 cm sur 1,6 cm. Fig. 47. Les lames se rencontrent habituel­ lement aussi dans nos stations. Il en a été découvert p. ex. à Gumelnita 2 ), à Boian 3) et au Sud du Danube, à Podgrad, près de Madara (Choumen) 4 ), etc. Comme objets en os, mentionnons également 6 rondelles entières et la moitié d une septième. Un exemplaire n'est pas percé (fig. 44, nos. 27 — 30). Un autre n'a qu'un comcia, I, p. 73, pi. X I — X I I ) , à Gumelnifa (Cf. Dacia I I , p . 95, fig. 7 1 , 1 à Boian (Dacia I I ) . E n Bulgarie, quelques beaux exemplaires ont été découverts à Kodjadermen (R. Popov, Izvestia. Bulletin V I , p . 89, fig. 74 et p . 90, fig. 76). On en a découvert aussi à Donja Dolina (Mitt. aus Bosnien und Herz., I X pi. X X I X ) . *) On en a aussi découvert à Gumelnita (Dacia I I , p. 96. fig. 72) et à Podgrad (Choumen). Cf. R. Popov, Izvestia. Bulletin, 1912, fig. 78. 2 ) VI. Dumitrescu, Dacia I I , p. 96, fig. 72. 3 ) V. Christescu, Dacia I I . «) R. Popov, Izvestia. Bulletin 1912.

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mencement de trou. Les autres exemplaires sont complètement circulaires; les deux faces sont plates. Un seul exemplaire, plus haut, a la forme d'un tronc de cône. Les dimensions du diamètre varient entre 5 cm et 2,5 cm. Pour la parure, on faisait aussi des pendentifs d'os. Nous possédons deux lames minces, rhomboïdales et percées d'un trou de suspension. Un beau pendentif a la pointe amincie et percée (fig. 44, no. 26) 1 ). Des défenses de sanglier ont dû également servir de parure. Nous nous demandons à quoi a pu servir une lame mince à deux cô­ tés plats et qui est percée à ses deux extrémités (fig. 44, no. 16). Deux lames en os, percées d'un trou à l'une des pointes (fig. 44, nos. 23, 24) auront peut-être servi de parure. Six fragments de lames larges, plates sur les deux côtés, sont trop petits pour qu'on puisse en déduire de quels objets ils faisaient partie. Manches de haches et autres instruments: Les cornes d'animaux, mais surtout les cornes de cerfs, trouvent leur principal emploi dans la confection de manches d'instru­ ments, en premier lieu de haches. Les manches étaient travaillés à Ostrovel. De nombreuses cornes, non coupées et entaillées pour être utili­ sées, découvertes à l'intérieur des huttes, nous montrent que les diver­ Fig. 48. ses opérations, depuis le nettoyage des parties propres à être travaillées jusqu'à la difficile opération de la perforation, se faisaient ici. Il est à remarquer que nous avons découvert ici plus de cornes prêtes à être travaillées ou même complète­ ment travaillées qu'à toutes les autres stations de la vallée du Danube où des fouilles ont été effectuées en ces dernières années. Nous avons recueilli 30 morceaux entiers et fragments dont le travail n'avait pas été commencé. Les fragments et morceaux entiers complètement travaillés sont au nombre de 27. Nous allons décrire les exemplaires confectionnés en os: 1. Deux tubes en os, longs de 4,3 cm. Le diamètre est de 1,7 cm et 1,5 cm. Un des exemplaires porte deux trous disposés l'un en face de l'autre (fig. 49, no. 6) ; l'autre n'est pas encore percé.
) Des exemplaires analogues ont été dé­ couverts à Lengyel (Wosinsky, Das prahist. Schanzl

werk v. Lengyel, I, pi. XIX, fig. 150).

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2. Morceau d'os rond, percé à peu-près au milieu ; longueur: 7,5 cm ; diamètre: 2 cm. 3. Manche, rond et courbe d'instrument, ayant au milieu une ouverture rectan­ gulaire pour y introduire l'instrument. Longueur totale: 20 cm.; dimensions de l'ou­ verture: 2,5 cm sur 1,2 cm (fig. 49, no. 1). 4. Manche de hache en os; il n'en est resté qu'un fragment, à savoir la partie avoisinant le talon; ouverture rectangulaire: 2,3 sur 1,5 cm. 5. Marteau en o s ; forme générale: cylindrique; talon légèrement plus épais et incliné. L'extrémité est percée d'une ouverture carrée dont les côtés ont 1,5 cm et audessus duquel se trouve un prolongement renversé pour renforcer le manche. 6. Fragment de manche avec petit trou circulaire. Passons aux objets en bois de cerf. La première constatation à faire, c'est qu'il sont bien plus nombreux. Ces objets peuvent être classés en deux catégories: a) Instruments proprement dits. b) manches d'outils. La première catégorie comprend: Une hache en bois de cerf (fig. 49, no. 3), longue d'environ 20 cm ; ouverture carrée de 1,5 sur 1,5 cm. La partie épaisse a été travaillée en vue de l'amincissement de la base. Cet instrument s'employait avec un manche de bois *). Le second exemplaire, long de 11 cm, est percé d'un petit trou circulaire ayant I cm de diamètre. Trois fragments, qui comprennent la partie aiguisée et une partie de l'ouverture peu­ vent provenir aussi bien de haches analogues qu'être des fragments de manches de haches. La seconde catégorie comporte une série de 15 fragments, plus ou moins grands, de manches de haches. Ils font tous partie de la catégorie des manches simples, percés 2 ). II n'existe pas d'exemplaire d'emmanchement double. Tous les exemplaires ont l'ouver­ ture pratiquée dans la partie épaisse, près de la couronne. Dans la plupart des cas, les ouvertures sont rectangulaires. Nous avons rarement rencontré des manches à ouverture carrée (fig. 48, no. 1). Les dimensions sont très variables. Dans l'aire du Sud-Est euro­ péen les fouilles de Sultana 3 ), Gumelnita 4 ), Boian 5 ) et surtout la station de Kodjadermen en Bulgarie e) ont livré de beaux spécimens. En ce qui concerne l'aire Ouest, mentionnons la station de Lengyel 7 ). Métal. Le métal est très rare dans toutes nos stations. Cette pauvreté est inexpli­ cable à Càscioarele, car l'influence de ce matériel se manifeste cependant dans la manière dont sont traités de nombreux détails de céramique livrés par la couche supérieure. Fer: A la profondeur de 40 cm, nous avons découvert deux objets de fer: une épingle longue de 14 cm terminée par une grande fleur (2 cm de diamètre), renflée à la partie supérieure (fig. 49, no. 15); un hameçon bien conservé, plat et un peu large, avec la partie à attacher (fig. 49, no. 14).
' ) Déchelette: Manuel I , p . 533, fig. 192; l'auteur mentionne u n exemplaire à m a n c h e proven a n t d'une palaffite, découvert à Clairvaux ( J u r a ) . -) Ibidem, p . 532. L ' a u t e u r fait les distinctions s u i v a n t e s : 1) E m m a n c h u r e simple, sans gaine en corne de cerf: a) m a n c h e m o r t a i s e ; b) m a n c h e perforé. ) I. Andriesescu, Dacia I , p. 7 1 - 7 2 , pi. I X - X . *) VI. Dumitrescu, Dacia I I , p. 95, fig. 70. *) V. Chri9tescu, Dacia I L ·) R. Popov., lzvestia VI, p . 94, fig. 83. 7 ) M. Wosinsky, Das pràhist. Schanzuerk von Lengyel, I , pi. X V I , 109, 110.
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Ces deux objets entrent dans la série de ceux qui proviennent de la station Latène, située sur la colline se trouvant à proximité immédiate. Cuivre: Les fragments de cuivre sont un peu plus nombreux. Mentionnons en pre­ mier lieu une lame de couteau à tranchant courbe; longueur: 11,5 cm, largeur: 2,3 cm (fig. 49 no. 13). Un hameçon déformé; une des pointes porte un léger renflement conique pour atta­ cher le fil. Longueur: 8 cm (fig. 49 no. 12). Un fil à quatre arêtes, plié en forme d'angle. Longueur: 12 cm. Un fil droit, long de 15 cm, c'est peutêtre un poinçon. Sept fragments indéterminables et un fragment de large lame complètent l'in­ ventaire de la station d'Ostrovel. CONCLUSIONS Les conclusions ayant été tirées en partie à l'occasion de la description du ma­ tériel, ce qui suit est plutôt un ré­ sumé de ce qui a été exposé. Nous avons constaté nettement l'exis­ tence de deux couches de civilisation à ( I l V Jjj I I Ostrovel. Les débuts de la vie dans cette / ^^^r I ^Λ| station peuvent être datés de la fin du y I * I QI fa J 1 ^ I 15 néolitique, à cette époque de transition vers 1 \ ^ ^^ 1 la civilisation des métaux, époque qui a m été particulièrement florissante dans toute ^^^^^^^^^^^^^^ la vallée «lu Danube. Cette \ i<- florissante ^H ^^^^ prend fin brusquement par une catastro­ phe qu'on peut attribuer au mouvement de peuples que provoqua la venue des IndoFig. 49. Européens. La station d'Ostrovel nous a révélé une civilisation unitaire dans la vallée du Da­ nube, non seulement au Nord de ce fleuve — par une concordance parfaite avec les sta­ tions de Gumelnita, Gràdiçtea, Boian, Chiseletul, Sultana et Cernavoda, mais encore au Sud — p a r une analogie non moins parfaite avec les stations de Kodja-dermen, de Sveti Kyrillovo, la grotte de Moravita, etc. Le matériel de toutes ces stations se complète par­ faitement par le matériel des autres stations et il est entièrement compris dans le cadre de cette civilisation à laquelle nous pouvons appliquer l'épithète de carpatho-balcanique. Les liens qui rattachent cette civilisation au Sud égéen sont prouvés par les diverses idoles dont on constate la présence depuis la vallée du Danube, où elles sont faites en argile, jusque dans le bassin de la mer Egée, où on les fait en marbre. Il est fort pro­ bable que le Sud égéen a donné les premiers modèles de ces représentations plastiques. Mais si on peut constater de nombreuses analogies entre la civilisation de la vallée du Da­ nube et le Sud, on ne peut pas non plus passer sous silence le fait que l'on constate dans 196 www.cimec.ro

LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE

cette civilisation carpatho-balcanique des formes développées dans leur plénitude et en toute indépendance, surtout dans le sens des décors dont on a orné les produits céra­ miques. Nous constatons aussi, en dehors de l'influence méridionale, certaines traces d'influ­ ence de la civilisation de la céramique peinte. Il nous semble impossible qu'il n'y ait eu aucun lien entre le décor de la céramique peinte et l'ornementation graphitée de la céramique de la première couche de notre station, qui a utilisé les mêmes motifs ornementaux que la céramique moldavo-Ukranienne. Les bandes en spirale, les oeillets, etc., ornés de légères incisions, ou, au contraire laissés sans décor, tandis que le fond est orné, rappellent la céramique peinte, où les motifs ornementaux sont identiques mais diffèrent seulement par la technique de l'ornement. En ce qui concerne les croyances religieuses, nous constatons l'existence d'une divinité féminine, qui est représentée sous forme de petites figurines d'argile ayant diverses attitudes. C'est la divinité commune aux peuples qui habitent les régions voisines de la Méditerranée, «magna mater», la terre qui produit et féconde tout. Il y a aussi divers objets en miniature qui se rattachent au culte de la divinité: ces objets ne peuvent être que du mobilier sacré (petites tables, sièges). Mentionnons également diverses représentations d'animaux, qui peuvent être des animaux sacrés ou bien des ex-voto offerts à la divinité. Les habitants vivaient du produit de la pêche, de la chasse et de l'agriculture. Leurs huttes étaient assez spacieuses, de forme quadrangulaire ou peut-être circulaire. Elles étaient bâties à l'aide de pieux et de brindilles agglutinées avec de la terre pétrie de paille. La couche supérieure de la station appartient indubitablement à l'âge du bronze et descend même jusqu'au début de l'âge du bronze IV. Bien que nous n'ayons pas trouvé de métal, on peut fixer une date à l'aide de la céramique. Les analogies, pour ces temps-là, nous amènent non pas vers le Sud mais du côté de l'Europe centrale. A dater de l'âge du bronze IV, peut-être même à une époque plus reculée, une station nouvelle s'établit sur la colline située au Nord d'Ostrovel. Cette colline, qui occupait une position dominante et pouvait être plus facilement défendue, est devenue un lieu de prédilection et le petite Ostrov a été définitivement abandonné. E n effet, dès l'âge du fer, on ne trouve plus à Ostrovel que des traces insignifiantes d'activité humaine, qui proviennent, elles aussi, de la station voisine.
GH.ÇTEFAN Membre de l'École Roumaine de Rome

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FOUILLES D'HISTRIA
I N S C R I P T I O N S : T R O I S I È M E 1 ) S É R I E : 1923 — 1925 Les fouilles d'Histria 2 ), commencées en juillet 1914 et continuées avec grand entrain et profit appréciable jusqu'à l'entrée de la Roumanie dans la Grande Guerre, le 15 août 1916, ont été reprises en 1921 et continuées depuis, chaque été, avec des résultats que je ne pourrais pas considérer comme sufisamment satisfaisants. La dégringolade du change a ôté toute valeur aux sommes bien modestes que l'Etat nous accorde 3 ). La réforme agraire a fait du tout petit paysan de la «Scythie Mineure» (où la densité de la popula­ tion est moindre que de ce côté-ci du Danube) un gros bourgeois qui ne veut plus tra­ vailler comme terrassier sur nos chantiers de fouilles. Enfin les soldats, envoyés chaque été par le Ministère de la Guerre en grand congé à l'époque des travaux agricoles, bien qu'embauchés contre payement, se considèrent — vu que nous sommes toujours «l'Etat» — comme employés en corvée et ils travaillent sans entrain et avec peu d'intérêt. L'après-guerre a été donc très défavorable aussi à nos entreprises archéologiques. Mais nous ne désespérons pas. Nous sommes sûrs que le gouvernement va finalement se décider à fonder l'«Institut Archéologique Roumain», et alors, comme en Italie, et ailleurs, nous formerons un corps permanent d'ouvriers-fouilleurs, dont le travail, même à nombre très restreint des participants, sera cent fois plus productif et plus précis que celui des terrassiers embauchés au bon hasard. Entre temps notre plan initial (1916) 4 ) de la publication des fouilles d'Histria en six mémoires (I. Introduction: la vie antique des villes grecques du Pont Thrace; I I . Les ruines déblayées; I I I . Les fragments d'architecture, de sculpture et de peinture; IV. Les inscriptions (seul p a r u : Histria, IV, Bucarest, 1916); V. Les terres-cuites et les vases; VI. Menues découvertes) a dû être ajourné. L'ampleur des résultats dépassant de beau­ coup notre attente, il n'est plus possible de les offrir sous forme monographique. Nous nous sommes donc décidés à publier sans plus tarder les inscriptions, au fur et à mesure
1 ) La première série a paru dans mon Histria IV, «Annales de l'Acad. Roum.», vol. X X X V I I I , Buca­ rest, 1916; la deuxième dans mon Histria V I I , «Mémoires de la sect. hist. de l'Acad. Roum.», IIT-e série, tome I I , Bucarest, 1923. 2 ) L'orthographe officielle latine des inscriptions de notre ville emploie le H ; au contraire l'ortho­ graphe officielle grecque ne permet pas la tran­ scription avec un H , parce que l'esprit qui précède ΓΙ est doux. Nous employons également, ci-dessus les deux orthographes d'après le point de vue

romain ou grec, duquel nous envisageons notre exposé. 3 ) Parlons chiffres: on nous accordait a v a n t la guerre seulement pour les fouilles d'Histria 30.000 — 50.000 Ici par an, c'est-à-dire d'après le change actuel 1.200.000-2.000.000 Ici; c'est juste la somme totale qu'on nous accorde m a i n t e n a n t pour les 12-—14 chantiers de fouilles, actifs dans le pays devenu deux fois plus grand. «) V. notre Histria, IV, p. 174.

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de leur découverte (Histria, VII, Bucarest, 1923, en constitue le premier volume, en dehors de la série prévue en 1916); et nous offrirons à l'avenir dans notre Dacia chaque année un bref compte-rendu (dans la manière de nos Berichte dans YArchàologischer Anzeiger d'avant-guerre, à Berlin) sur les résultats les plus notoires des fouilles de chaque campagne. Quant à la série monographique {Histria, I—VI), elle sera reprise dès que les fouilles seront suffisamment élargies pour permettre des vues d'ensemble. Ce que nous publions ici, c'est la moisson des années 1923, 1924 et 1925, exceptés les timbres amphoriques, assez nombreux, que nous réservons pour le ΙΙΙ-e volume de Dacia.— Comme d'habitude, nous présentons les documents — autant qu'il est possible d'en fixer la date — dans leur ordre chronologique.

1. Bloc de grès verdâtre, haut de 0,275, large de 0,58 m, calciné, bâti dans le pare­ ment méridional du mur qui rattachait la tour C d'Histria au contrefort de la petite porte attenante (voir le plan donné à la p. 172 de notre Histria, IV). Comme les vagues de la mer frappaient de ce côté-ci le mur même de la ville, toutes les pierres en ont été très endommagées, de manière que l'épigraphe de notre monument à été presque effacée. II n'y a toutefois aucun doute sur le texte. Lettres du V-e s. av. J. Chr., hautes de 5 — 6 cm (v. fig. 1) "Αρτεμίδωρος Θεοκλέος

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Épitaphc. Pour le génitif -κλέυς au lieu de -κλέονς, cf. p. e. Dittenberger, Syi/. 3 , I, 153, 15, 20; L 153, 125, et Kalinka, o. c , ci-des­ Fig. ι. sous, note 1, p . 204. Comme Apollonia, sa soeur cadette de Thrace *), Istria paraît avoir atteint au V-e siècle av. J.- Chr. l'apogée de sa prospérité matérielle et artistique. C'est juste à l'époque où, à Apollonie, Calamis lui-même élevait la grande statue d'Apollon, l'éponyme de la ville 2 ), qu'à Istria aussi, tel autre maître du V-e s. érigeait au temple d'Apollon Iëtros une statue en bronze de ce Dieu 3 ), dont le prêtre possédait l'honneur de l'éponymat dans presque toutes les colonies milésiennes du Pont Euxin 4 ), Apollonia y comprise 5 ).
*) Cf. Kalinka, Anl. Denkm. in Bulg., Vienne 1906, s. v., et G. Seure, Archéologie Thrace, I I 2, Paris 1925, p . 92 — 135, paru aussi sous forme de tirage à p a r t : «Apollonie du Pont». 2 ) V. les preuves à l'appui et la littérature moderne chez P â r v a n , Le mur (Tenceinte de Totni (roum. et fr.), «Ann. Acad. Roum.», X X X V I I , 1915, p . 12 et 20, et Seure, Archéologie Thrace, I I 2, Paris 1925, p. 105.
3 ) Pârvan, Histria, IV, p. 2: [Θε]όξενος Ίππολόχο Άπόλλωνι Ίητρώι άνέ&ηκεν επΐ 'Ιππολόχο τδ Θεοδότο ίέρεω; cf. P â r v a n , Pénétration hellénique, etc., dans le Bull, de la sect. hist. de VAcad. Roum., X 1923, p. 8 et suiv. *) Dittenberger, Syll.3, I I 731, 7 0 8 ; I 4 9 5 ; cf. P â r v a n , o. c , p . 3 et suiv. ' ) Kalinka, o. c , nos. 156 et 157,

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VASILE I'AR\ \N C'est du V-e s. que nous possédons aussi les premiers monuments funéraires privés à Istria comme à Apollonia. Et ils sont relativement assez nombreux ! ) . Il semble pro bable que ces témoignages de l'ancienne piété et de la haute prospérité matérielle de ce siècle, où la tradition d'élever des monuments aux défunts se généralise, ont été longuement respectés par les générations suivantes. En effet, tandis que les autres vesti ges de la vie grecque de l'époque classique, sur la côte thrace, disparaissent presque com plètcment, les monuments funéraires, à Istria, comme à Apollonia, survivent, pour parti ciper au ΙΙΙ-e s. apr. J.-Chr. et même plus tard, à côté des restes de l'époque impériale ro maine, comme matériel de construction, à la réparation des murs d'enceinte de ces villes. 2. Fragment du côté droit d'une stèle funéraire en pierre calcaire, haut de 0,265; lettres de l'âge classique, hautes de 7 cm, excepté VO qui n'en a que 5 '/ 2 . Trouvé dans les décombres de la courtine g (v. fig. 2). V-e— IV-e s. av. J.-Chr. En tout cas, avant 360: génitif transcrit avec o au lieu ά"Όν. On peut lire, ex. gr.,

Πθλύο(ύ]ρος
ΙΙ(ΐναλ]κί[υ 3. D'une époque plus récente (IV-e s.) nous avons un autre fragment de stèle funéraire en pierre cal­ Fig. 2. caire, haut de 0,165 m, à lettres hautes de 4 — 5 cm, excepté YO qui n'en a que 3. Trouvé dans les mêmes décombres (v. fig. 3). Nous lisons, ex. gr.,

Αΐσχί]νης Χαίρω]νος.

Fig. 3. 4. Autre fragment de stèle funéraire de la même époque (IV-e s.), haut de 0,41 et large de 0,35 m, encastré dans la rangée inférieure des blocs du pare­ ment de la courtine h. Pierre calcaire. Lettres hautes de 5 cm (fig. 4). Nous n'avons plus que la dernière ligne de l'épitaphe: γννή, ce qui toutefois est suffisant pour déterminer aussi bien le caractère du monument, que le sexe de la personne à la mémoire de laquelle le monument a été consacré. Nous connaissons d'Istria deux autres épigraphes mentionnant des défuntes, l'une déjà publiée (Hîstria, V I I , p . 3 suiv.) et l'autre tout dernièrement découverte, décrite ci-dessous, sous no. 6. ') Kalinka, o. c, nos. 235 et suiv.; Pârvan, Histria, VII, p. 2 sqq. ; cf. ci-dessous, nos. 2 et suiv. 200 www.cimec.ro

FOUILLKS D'IIISTRIA

5. Beau bloc de pierre calcaire, de la même époque que les monuments précédents, haut de 0,33, large de 0,54 m, encastré dans le parement du côté O de la tour d'angle K (fig. 5 et 6). Lettres hautes de 4—6 cm. Les O et les Ω encore plus petits. La partie supé­ rieure de ce bloc a été soigneusement , ^ ^ sculptée en forme de ψίάλη μεπόμφαλος <r très large, simple et peu profonde (v. fig. 5), pour recevoir les libations, dont le contenu allait s'écouler le long d'une rai­ nure qui partait de l'excavation de la coupe vers le bord du cippe. L'épitaphe est complète, sauf une seule lettre de la deuxième ligne: Άρίστων 111 ] avnuvÎov Les deux noms sont très communs de leur temps dans nos villes du Pont, mais presque inusités plus tard ' ) : voir p. e. les longues listes de noms grecs d'Histria, à l'époque impériale, données dans Histria, IV, p . 32 et 66 suiv. et Histria, V I I , p . 40 et suiv. 6. Bloc en pierre cal­ caire, haut de 0.52, large de 0.83, épais de 0.63 m, employé comme matériel de construction dans le pa­ rement du côté oriental de la tour K (fig. 8). Lettres f — — —- — ojif H | du IV-e s., hautes de 5 cm. La première lettre de la Fig. 6. première ligne est sûre­ ment un Σ. Le texte est très clair (fig. 7). Comme le monument précédent, ce bloc est aussi pourvu à sa partie supérieure de la φιάλη μεσυμφαλος traditionnelle. Cette fois la φιάλη est plus profonde et d'un profil plus ressemblant au type de vases res­ pectif.

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1

^Vr£AN|oy

Σαίνη Τιβείου

γυνή.
) Cf. pour 'Λρίστων, p. e. Kalinka, o. c, no. 342, et Frankfurter, Register zu den Arch.-epigr. Mitt.,
x

Vienne, 1902, p. 129; pour Παναανίας, ibid., p. 144.

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VASILE PAR VAN

Fig. 8.

«· 9.

Τίπας (Tomaschek, Die alten Thraker, I I 2, p. 38), dont la racine τιπ- devrait être appa­ rentée à la racine rt/î-, de laquelle dérive le nom Τίβειος α ). Quant au nom de la femme, il est plus difficile à expliquer. Tout d'abord il n ' a , naturellement, rien de commun avec le gréco-romain Σαίνα (de Saena) ou Σαινία (de Saenia) 2 ). Nous ne croyons, non plus, devoir chercher une étymologie dans le verbe σαίνω, flatter, d'où dérive le nom masculin Σαινίδωρος, qui n'est que l'adjectif connu, transformé en nom propre 3 ). Nous sommes d'avis que ce vieux nom féminin Σαίνη, est aussi d'origine thraco-phrygienne. E n effet nous connaissons de nombreux noms thraces — composés ou simples — formés du nom Ζάνης, Ζάνος, Ζένης, Σένης, Ζήνις, Ζεης, etc., dont la vraie ortho­ graphe thrace était, comme pour le nom même du pays (Θράκη), Ζάν^]ς ou Σάν7]ς (Ζήνης ou Σχ\νΊ\ς), resp. Σάνη (cf. le grec ΰράκιος, ou άρήκιος, transcrit en ionien, de
) Pour π>β cf. p. e. πνχινη Tomaschek, /. c , p. 22.
J

et βντινη,

chez

3

-) Pape, o. c s. v. ) Ibid., et les Lcxica.

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FOUILLES D'HISTRIA

manière phonétique, ΰρηΪχΐθζ), et dont la prononciation chez les Ioniens a dû être Σαίνη, ou peut-être même Σαινη. Trouver à Istria au IV-e s. av. J.-Chr. deux Thraces complètement hellénisés est chose très naturelle. Nous avons touché à une autre occasion à la question des Μιξέλληνες histriens *), analogues aux Μιξέλληνες géto-scythes d'Olbia, et nous n'y reviendrons pas. Qu'il suffise de citer aujourd'hui seulement l'exemple célèbre de Skylès, le roi scythe d'Olbia, dont la mère était une histrienne, et qui à force d'être devenu un grec complet en est mort, tué par ses compatriotes «nationalistes» 2 ). 7. Fragment de la partie supérieure gau­ che d'une belle stèle en marbre blanc, haut y wf v de 0,28, large de 0,215 -\ >ΐπιΐιΐΙΙ[ώ'1ιιιΐ]υΐί1ι1 épais de 0,14 — 0,16 m, trouvé dans les dé­ combres de la cour­ '*':ο. fli;.i.!.'.i;.'.'.ΐΚ,'ΑΙΙλυ/ιΐΑΊΙι'ΛΙλλΐυ.ίΑΙΑΊ',ΪΛ tine / . Lettres de for­ me ancienne (IV-e s.), mais assez négligem­ ment gravées (peut<ΕΓΔοΞΕΕΤΗΙΒ<¥ΛΗΙΙ<ΑΙβ être déjà au I l l - e s.), ΑΝΑΗΙοεηΐοίΕΙΡΕΝΕΠ hautes de 10—14 mm. ΤοΥΔΗΜοΎΔΐΑΦΤΛ^ L'O encore plus petit : 8 mm. Sur le profil t OZ13 supérieur grandes let­ tres, hautes de 3 cm (V. fig. 9 et 10). La lecture de la partie conservée de ce document est assez aisée. Nous pouvons considérer assurée la lecture Μη.., a la première ligne, et διετέλ[εσεν ( cinq let­ tres) y à la sixième. La restauration du texte des premières lignes de la stèle, donnée ci-dessous, poursuit seulement le but de suggérer la marche d'idées la plus rapprochée du contenu authen­ tique de ce document, et nullement le rétablis­ sement complet du décret primitif. Nous avons compté avec une longueur des lignes variant entre 36 et 39 lettres:

Μή[τηρ],
"Εδοζε τήι βονλήι xal [Ζώι δήμωι. (e. g.) 'Αρτεμίδωρος 'Αναξιΰέμιος εϊπεν επε[ιδή 6 δεϊνα τοϋ δεϊνα τήν τοϋ δήμου διαφνλάσ[σων πρός τε την Θεάν καί προς τημ πόλιν οικειότητα [καΐ φιλίαν τήν νπάρχονσαν ν . .. διετέλ[εοεν
Sect. Hist. de VAcad. Roumaine, X 1923, p. 32 sqq. 2 ) Ibid., p. 29 sq.

5

*) Pârvan, La pénétration hell. et hellénistique dans la vallée du Danube, dans le Bulletin de la

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VA S ILE P A K \

\\

La première ligne semble avoir contenu l'invocation de la Grande Déesse, la Μήτηρ ϋεών. A l'époque de notre document le culte de la Mère des Dieux et des Dioscures dans les villes grecques du Pont thrace est généralement répandu *). Nous sommes en plein syncrétisme helléno-barbare: les chevaliers solaires irano-thraces, les Açvins, assimilés aux Dioscures (et aussi aux Cabires), sont adorés en compagnie de la Grande Déesse chthonienne, préindoeuropécnne, identifiée avec la Παρ&ένος ("Αρτεμΐζ ΙϊααιληΙη), aussi bien qu'avec Aphrodite, ou bien avec la Mère des Dieux *). Le culte des dieux de Samothrace, qui représentait le plus fidèlement ce syncrétisme, était très en honneur à Histria. Un Σαμοΰρψκΐον existait ici déjà au 111-e s. av. J.-Chr., et l'on y conservait, comme à Odessus, les décrets publics transcrits sur marbre 3 ). Les Dioscures étaient, comme à Tomi, les «Dieux Sauveurs» κατ' εξοχήν*). En consonnance avec la première ligne nous avons donc complété la quatrième, d'après des exemples analogues qui semblaient nous y autoriser (cf. Dittenberger., 5ν//Λ IV, p. 468, s. v. οικειότης, et p. 285, s. v. διαφνλάσσω), dans le sens de réunir la ville d'Istria à la Grande Déesse dans les hommages que le citoyen honoré par le présent décret paraît leur avoir portés. Le nom du père de l'orateur qui a fait la proposition de notre décret honorifique, est assez r a r e : Άναξίάε/ιις5). Il est décliné, naturellement, à l'ionienne, prenant au géni­ tif Ίος. 8. Fragment de la partie supérieure du côté droit d'une stèle en marbre, haut de 0,16, large d'env. 0,15, épais d'env. 0,07 m, trouvé dans les décombres de l'édifice absidal, découvert immédiatement à l'E des thermes ro­ mains. La marge droite de la stèle est intacte. Le profil supérieur est horizontal et ne semble pas avoir été surmonté du fronton habituel (v. fig. 11). Le hasard nous a conservé juste la moitié des sept premières lignes. De la fin de la huitième ligne, à peine quelques traces indéchiffrables. Lettres du I l l - e s., hautes de 6 — 10 mm. On peut distinguer à gauche toutà-fait en marge, de haut en bas, les lettres suivantes : un /, un F, un B avec des restes de Y M qui le précédait, un P, un A, un A et un N (v. fig. 12 ). Nous lisons donc:
Fig. i l .

"Εδοξε τηι βουληί κα]1 τώι δήμωι επιμηηενοντος (τοϋ δεϊνα) ]υ τον θεογνψον,
*) A Tomi la Mère des Dieux et les Dioscures apparaissent ensemble sur les monnaies de la ville. L'on y faisait des sacrifices annuels MlJTQl ϋεών xai Αιοσκόροις, νπερ τής τοϋ δήμον οοτηρίαζ (Dittenberger, Syll.3, I I 731, 35). 2 ) Cf. ma note Une nouvelle inscription de Tomi dans Dacia, I, 1924, où je m'arrête plus longuement sur ces questions. Cf. Minns, Scythians and Greeks, Cambridge, 1913, s. v. (ind.) 3 ) P â r v a n , llistria, IV, p . 12 suiv. 4 ) Ibid., p. 15: l'ex voto de Καλλικρύτης et des siens. s ) Cf. P a p e , Worterb. d. griech. Eigenn., s. v., inscription d'Athènes.

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FOUII.I.F.S D'HISTRIA

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ô ôeïva e. g. τον Θεο]μβρότον εϊπεν èπεώη 6 δεϊνα τοΰ Χαι/ρέον, *ΑπολΧωνιάτης, ττρότερόν τε άνήρ] άγαϋός ών διατεΧεϊ και κοινί/ΐ τήι πυ]λει καί Ιδίαι τοΐς èvτνγχάνονσιν αντώι το)]ν πολιτών χρείας τιαρεχόμενος . . . . / .

Le nom Θεόμβροτος à la 3-e ligne nous est connu p . e. à Clazomènes (Dittenberger, Syll.*, I 134, 10), en pays ionien. Mais rien Fig. 12. n'empêche de suppléer la lacune aussi par Κλεο]μβρότον, ou par Στηοι /μβρότον, etc. Nous croyons, au contraire, que le nom Χαιρέας à la 4-e ligne est très à sa place et c'est pour ce motif que nous n'avons pas cru nécessaire de le faire précéder par un point d'interrogation. Le reste est simple et sûr ] ) . A la 7-e 1. on peut lire aussi: εαντώι (cf. Dittenb., Sy//. 3 , I 381, 10). Il s'agit donc d'un décret honorifique, rendu par les Istriens en l'honneur d'un citoyen d'Apollonie du Pont, qui était leur πρόξενος et ενεργέτης là-bas. Or, les relations entre Istria et Apollonia étaient au I I I - e e t au ΙΙ-e s. av. J.-Chr. si excellentes, que nous voyons, par un autre monument que nous avons découvert avant la guerre et publié dans notre Histria, IV, p . 15 (et aussi dans VAnzeiger du Jahrbuch de Berlin, 1915, p . 270), les Istriens courrir à l'aide des Apolloniates avec leurs propres troupes et leur propre flotte : /Καλλιχ]ράτης Καλλικράτον (!) xal οί στραηώ[ται π]επλενκότες επϊ βοήΰεια[ν Ά]πολλωνιαταΐς. . . 2 ) . Notre nouveau document accroît donc d'un précieux détail en plus l'histoire si mouvementée des colonies grecques du Pont Euxin. 9. Fragment de la partie inférieure gauche d'une stèle en marbre blanc, haut de 0,165, large de 0,14, épais de 0,08 m, trouvé dans les décombres de la courtine g. Lettres de forme hellénistique assez ancienne (vers 200 av. J.Chr.), hautes d'env. 1 cm, parfois seulement de 6 mm. On peut lire sans faute ce qui a été conservé TVKP (cf. la phot. de la fig. 13 avec le dessin de la fig. 14). Seule la 12-e ligne, très endommagée, se prête à des lectures variées: au commence­ ment un 3 / , ou peut-être un A ; pour le reste ^^ v. fig. 14. Comme au no. 7, nous avons essayé, ici aussi, d'offrir une reconstitution hypothéFig. 13. tique du texte des lignes conservées. Vu le
) Cf. p . e. D i t t e n b . , Syll.3, I I 584; Michel, Recueil, nos. 329, 332, 333, pour ne citer que des documents du monde grec de la côte thrace du Pont. ' ) V. mes notes sur les relations réciproques des
J

villes grecques du P o n t thrace, à l'époque hellé­ nistique, dans Histria, IV, p . 16 ; Le mur d'enceinte de Tomi, p . 11 et suiv. ; La Gérusie de Callatis, p . 1 et suiv. ; La pénétration hellénique et hellénistique, p. 22 (dans les publ. de l'Académie Roumaine).

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VASILE PARVAN

grand intérêt de ce document, nous espérons que les épigraphistes grecs se donneront la peine de reprendre l'oeuvre de restauration, proposant un texte plus sûr que le nôtre pour les lignes 4 — 7, qui sont parfaitement nouvelles dans le milieu historique où nous nous trouvons: ιο]οτέλειαν, εϊοπ[λ]ο[νν καϊ εκπλονν καϊ ηολέμον κ]αι εϊρήνης άονλεΐ κ[αι άσπονδεί. εΐναΐ δε αντω ε]φοδον επϊ τη(ν) βονλή[ν κάί τόν δημον παραχοημ]α πρώτω νποκηρ[νγματι, ττριν ελΰεϊν ττάντας τους μετά Ιέρεα. ά[τέλειαν δέ εϊναι αντω επι τφ κολλνβω δπως [νπάρχγι ό νό/ιος, κατά τό δόγμα τών δέκα. τό δ[ε ψήψισμα τονχο άναγραψΓ/ναι εϊς οτήλην λε[νκοϋ λΐΰον κηϊ άνα&εϊναι εΐς τό ίερον τοϋ ' Απ[όλλωνος' τό ôè άνύλωμα δοϋναι τόν τ[αμ(αν άφ' ών χειρίζει αντός εις τάς άποσατ[ολάς τών πρέσβεων 7μ]ια. κα[?λέσαι δέ αντόν καί επι ξέηα?. . . .

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Nous nous trouvons devant le décret honorifique d'un κολλνf ΛΐΕΙΡΗΝΗΣΓΑΕΥΛΕΙ βιστής étranger, qui avait rendu ■ ϊοΔθΝΕΠΊΤΗΒοΥΜ-ί de tels services aux Istriens, qu'ils κ A πρΛ-"τχιγΓΡο^Ηρ; le comblent de toutes les distinc­ , roYrMETALCPEA/4 tions possibles et lui accordent ^πακοΛΛΥ %xx&\^ SVL~ en même temps l'exemption des /ΜΑΤοΝΛΕΚΑΤοζΐ taxes dans son métier de banquier, φίΑΙΕΐΕΙΓΓΗΑΗΝΑρΙ c'est-à-dire de changeur de mon­ < £ΊΣ'Γ ο] Ε PoNToyATlf ; naies d'une norme à l'autre, et ' οΥΝΑΐΊ-οΝτ^^Ρ Α d'un métal à un autre. ΓΓΟ^Σ:-^^ Il y a à remarquer sur le texte du document — calculé sur 33 — 37 lettres pour chaque ligne Fig. 14. — ce qui suit: Lire, dans la 3-e ligne: επι xf\ βουλ$} [καϊ τώ δήμω], au lieu de l'habituel ènl τήν βονλήν καϊ τόν δήμον, serait non seulement inattendu, mais aussi fautif (vu que le datif contiendrait une idée d'hostilité : «attaque contre le s é n a t . . . » ) ; c'est pourquoi nous avons cru faire mieux, en supposant une erreur de lapicide, par l'omission d'un N après τη, et de transcrire επί τή(ν) βονλη[ν.... Il est vrai que ces fautes sont assez rares à l'époque de notre document, mais nous avons préféré d'en admettre une, au lieu du solécisme si grave que nous avons indiqué. Le commencement de la 4-ème ligne pourrait être restauré aussi avec le mot ά/μ]α; en ce cas il faudrait trouver une autre manière de remplir l'espace disponible à la fin de la 3-e ligne : p. e. ενϋύς, τάχα δ'εν&νς, εξ άρχης ενάνς, ou quelque chose de semblable. Nous avons lu à la 5-e ligne: τονς μετά ίέρεα; nous trouvons d'habitude dans les décrets grecs à cette place la formule: μετά τά ίερά; ίέρεα est un ionisme en tout cas: mais nous ne sommes pas sûrs, si ce mot tient vraiment la place du commun ίερά, 206 www.cimec.ro

FOUILLES D'HISTRIA

ou bien si nous n'avons peut-être à admettre ici un accusatif de ίέρεως, -εω, la forme milésienne et généralement ionienne de ϊερενς, -ερέως, c'est-à-dire ιέρεα, au lieu de ίερέα l). Quant à la restauration du reste de la 5-e ligne, par ά[τέλειαν δε εΐναι αύτω imJ/6. τω κολλύβω,)&\ naturellement pensé aux cas si nombreux, où l'on accordait chez les Grecs ατέληαν και άσνλίαν aux personnes καί χρήμασιν2), et dont je ne voudrais relever pour le moment que le cas si intéressant de Hermios d'Antioche — qui se trouvait διατρίβίον παρά βασιλεϊ Σκυϋών Κανίτα; les Odessitains lui accordent: άτέλειαν χρημάτων πάντων ών âv εΐσάγωσι καϊ εξάγωοι επί κτ^σεί 3 ), pour des motifs d'opportunité com­ merciale et diplomatique, qui ont dû être très ressemblants à ceux qui poussaient les Istriens à honorer d'une manière si insigne le banquier dont le nom est perdu 4 ). Les lignes 6 et 7: δπως [νπάρχγι 6 νόμος, κατά τό δύγ]μα τών δέκα, suivent le cours de la pensée donnée par les lignes 5 et 6: cf. p. e. le décret de Delphes, chez Dittenb., Syll.3, I 297: άτέλειαν πάντων κατά τόν νόμον5), ou encore celui d'Hermioné:Toùç νομογράφονς καταχωρίααί τυ δόγμα είς τούς νόμονς, ibid., ΤΙΙ 1051. Nous n'avions jusqu'à présent aucune information sur l'autorité d'un collège restreint de dix magistrats à Istria. Il paraît cependant qu'il ne pourrait pas s'agir ici de simples δεκάπρωτοι, comme à Chalkis e) ou ailleurs 7 ), mais plutôt d'une sorte de prytanes, conseillers des vrais magistrats, comme à Aegialé: γνώμη ατρατηγών καΐ δεκαττρώτων εγόντων και τήν πρντανικήν εξονοίαν8). Le reste du décret ne présente pas de surprises, sauf vers la fin, ligne 10 et suiv., où le caissier paraît avoir été autorisé à prendre les sommes nécessaires à la confection du document honorifique, dans le chapitre des dépenses pour les ambassades à l'étranger. L'orthographe άποσοτολάς, avec deux σ, n'est pas inconnue: nous la retrouvons p . e. dans le mot άποσστάται 9 ). La stèle honoraire avait été exposée et conservée dans le temple d'Apollon, c'està-dire le grand temple du dieu protecteur de la ville, Apollon Iatros. C'est une coutume généralement connue des colonies milésiennes — et même doriennes — du P o n t : à Apollonia 10) ou à Olbia11), à Mésambria12) et — par le présent témoignage — à Istria. Quant au contexte de la 12-e ligne si nous étions bien sûrs — et ce n'est pas le cas — d'y pouvoir lire le mot καλέσαί, la restauration de la fin de notre décret serait identique avec la fin du décret de provenance encore inconnue., mentionnant ν'Ολατικός πόλεμος™): καλέοαι δε αντόν και επϊ ξένια εις τό ίερόν τοϋ 'Λπόλλωνος.
') Cf. Dittenbergcr, Syll.3 nul. s. ν,, avec P â r v a n , Histria, IV, p . 2 «q. 2 ) Dittenberger, Syll.3, IV, p . 243, s. v. άτέλεια. 3 ) Michel, Recueil, no. 332: ΙΙ-e s. av. J.-Chr. 4 ) V. pour les conditions du change dans les colonies du P o n t Kuxin, p . e. la loi décrétée à (Hbia au IV-c s. av. J.-Chr. chez Dittenb., Syll.3,' I, no. 2 1 8 ; chez Michel, Recueil, no. 336. ' ) V. p. d ' a u t r e s exemples, l'index de Dittenb., /. c , IV, p . 243, 460 sqq. et 476 sq. avec 292. e ) V. le livre de Bilabel, Die ionische Kolonisation, Leipzig, 1920, p . 237. 7 ) Cf. les inscriptions recueillies chez Dittenb., o. cM IV, p. 271. ') Dittenberger, Syll.3, I I 866, et les nombreux documents sur l'institution des «dix» dans les villes grecques (oi δέκα: κα&ώζ κα οί δέκα διατάξωντι: Andania,— ibid., 736, 32), rassemblés sous les mots δέκα, δεκάπροηοι, δεκατενταί, etc., /. c , vol. IV, p . 270 sq. e ) Ibid., I I 705, 50. 10 ) Michel, Recueil, n o . 3 2 8 ; c'est le décret en l'honneur de l'architecte byzantin É p i c r a t e : le document pourrait appartenir aussi bien à u n e autre ville ionienne qu'Apollonie du P o n t , — entre autres à Istria elle-même. u ) Le même décret de la note précédente, d'après Fiebiger, chez D i t t e n b . , Syll3, I I 707. 12 ) Michel, Recueil, no. 329. " ) Voir notes 10 et 11.

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VASILK PÂRVÀN

10. Petit éclat d'une stèle en marbre blanc, haut de 0,17 m, trouvé dans les décombres de la courtine a (v. fig. 15 et 16). L'épaisseur présente du fragment (c. 12 cm) n'est pas l'originale. Lettres hautes de 15 — 20 mm, à apices très prononcés; YO et le Θ n'ont que 9 mm de hauteur. A ce qu'il paraît, ΙΙ-e moitié du ΙΙ-e s. av. J.-Chr. La première ligne est peu claire : peut-être un / et un A. Dans la 6-e, sûrement, ΕΣΘ. Les autres lignes parfaitement claires On peut donc rétablir ce qui suit:

Fig. 15.

Fig. 16.

5

? ta ? ο'αντον καΐ] εικυν/α χαλκήν.... εν τ]ωι γυ[μνασίωι.... δεδ ]όχϋ[αι ? ]ντε[ τ. . . ?. , ? Jéoïïfai?

J e n'ai pas essayé de compléter. J'ai seulement suggéré le contenu probable du document: l'on honore un bienfaiteur de la ville par une statue d'airain qui sera placée dans le gymnase d'Istria ; ce renseignement est tout à fait sûr; on peut encore ajou­ ter, mais seulement en guise d'hypothèse, que le personnage honoré a dû être plutôt un agonothète ou un gymnasiarque, en tout cas un citoyen qui s'était occupé de l'éducation de la jeunesse. L'importance du document consiste dans l'information topographique, sociale et artistique très précise, sur l'existence à cette époque (ΙΙ-e s. av. J.-Chr.) d'un gymnase orné de statues en bronze, etc., à Tstria. Or, une inscription du I l l - e s. apr. J.-Chr., découverte déjà en 1915, nous renseignait sur les réparations que l'on faisait au gymnase d'Istria grâce à la largesse et au dévouement d'un certain Πολύψημος Πολυφή/ιον *), à une époque où, les Goths et les Carpes ravageaient l'Empire et notre ville elle-même allait être complètement saccagée et brûlée (a. 238: fuit et Histriae excidium eo tempore, — fait confirmé par les fouilles) 2 ), Le nouveau document, combiné avec l'ancien, assure au moins quatre siècles d'e­ xistence continue au gymnase d'Istria.
*) Pârvan, Histria, IV, p. 156 eqq. '·') S. H. A. XXI, v. Maximi, 16, 3.

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FOUILLES D'HISTR] \ 11. Base en marbre blanc, haute de 18 cm., large de 30 et épaisse de 20, — mon­ trant sur sa face supérieure la cavité où avait été fixé de son temps le pilier hermophore ou peut-être la statue même, il est vrai, assez petite, d'Hermès Άγοραΐος. Ce petit bloc, très endommagé, a été trouvé, toujours dans les décombres, dans le quartier méridional de l'acropole d'Ist ria. Let­ trée assez belles du Il-e »< s. av. J.-Chr., hautes de 15 — 1 8 mm, sauf le 0 et le Ω, hautes de seuls . 10 — 1 2 mm. Malgré les V injures du temps, le texte j est presque entièrement li- ' Bible, Seul le nom du dédicant manque: il a dû cin­ trés bref, car l'espace dis­ ponible ne permet pas de ^m^éÊÊk supposer une lacune plus large que c. 5 lettres. p i g 17 Quant au nom du père du dédicant, il n'a perdu que les deux premières lettres. Nous lisons donc (cf. fig. 17 et 18)
γ o ags — 4-

Fig. 18.

[6 δεϊνα

Ev]φράνορος,

άγορα[νο j/njoaç, Έρμεϊ *Λγοραίωι
Nous n'étions pas encore informés sur le culte de Έρμής Άγοραϊος à Istria. Nous avions au contraire de bons renseignements sur Vagoranomie de cette ville. L'inscription ά^Λριπταγόρας 'AnaxoVQÎov ]) contient les détails suivants que nous croyons utile de
' ) Dittenb., Syll.n, I I , 7 0 8 ; un nouveau fragment, de la fin du décret, a été trouvé et publié par P â r v a n , dans YArchaeologischer Anzeiger (Jahrbruch de Ber­ lin) 1915, p . 250 et fig. 9. Quoique le ΙΙ-e vol. de la 3-e éd. de Dittenberger uit paru en 1917, le nouveau fragment n'y est pas compris. La nouvelle d a t a t i o n du décret (antc a. 100), contre l'opinion de Ditten­ berger qui le plaçait au I-er s. av. J.-Chr., ne nous semble pas sufisamment justifiée.

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11 Dada II 192ό

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VASII.I; PARVAN

reproduire ici. Après des malheurs sans nombre, que l'inscription d'Aristagoras raconte avec méthode, οννέβη τήν τε πόλιν εύσταΰεϊν καί τοΐ'ς πολείτας οφζεαϋαι. ταγείς τε άγορανόμυς (A. était maintenant à un âge assez avancé et il avait occupé auparavant tous les grands sacerdoces de sa patrie, avait été τειχοτιοιός, etc. ; l'agoranomie, qu'on lui offrait, devait donc être une charge très sérieuse et honorable et non pas un simple inspectorat du marché ') d'Istria) εΐς ενιαντόν ήγορανόμηοεν ώς επρεπεν άνδρΐ καλώ και άγαϋω, παραπωλών οεϊτον άμα και οϊνον καΐ τών λοιπών ώνίων τάς τειμάς κα&αιρών λνσΐτελέστατα τοίς ττολείταις, καϊ τνχών ενκωμίου διά ταντα κατεατησεν οΐκοδομήοας άγορα· νυμιον άπυ Ιδίων δαπανημάτων εφ' οΐς 6 δημος άποδεξάμενος αύτον την καλοκαγα&ίαν εταξεν αντόν αγορανόμον εις αλλα ετη δύο, εν οΐς ενδοκί/ιιιοεν τοίς προγεγραμμένοις υμοίως. La modicité de la dédicace du fils d'Euphranor, en comparaison avec les cadeaux roy­ aux du fils d'Apatourios, nous semble dériver non seulement de la situation matérielle par­ ticulière des deux dédicants, mais aussi de la situation générale, presque catastrophale au ΙΙ-e s., un peu plus favorable au I-er. 12. Fragment de la partie inféri­ eure d'une stèle en marbre, presque tota­ lement effacée, conservée sur toute sa largeur de 38 cm, haut de 24 cm, trouvé, dans les décombres de la courtine / , près du puits antique. Lettres du Π-e 8. av. J.-Chr., hautes de 12 — 15 mm (fig. 19). Nous avons soigneusement noté (fig. 20) toutes les traces de lettres encore lisibles. D'après ces traces on pourrait reconsti­ tuer une certaine partie du texte de notre Fig. 19. fragment. Toutefois ça ne servirait à rien, parce que nous n'obtenons que les formules habituelles des décrets honorifiques et rien de particulièrement caractéristique.

Fig. 20. ') Comme p. e. à Athènes ou ailleurs. www.cimec.ro

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FOUILLES D'HISTRTA /α]ντοϊς μ[εν. . . .της ] εννοία[ς TTJÇ

τον [δήμον, . . . ] τε ταΊ[ς?. . ? επιμέ]λεια[ν ιον . . . . . ,άεά]όχ{}α[ί. . . τήι βονλψ ? κ/αί ènaifvéaai /ιεν επϊ τοντοις 13. Petit fragment, haut"de 8 cm., d'une stèle en marbre blanc, trouvé dans les mêmes décombres que le no. précédent. Lettres du I-er s. av. J.-Chr., hautes de 9 — H mm (v. fig. 21). Rien à faire avec les quelques lettres qui nous sont parvenues.

[πρ]ος

•''fi- 21·

Fig. 22.

de 10 — 1 2 mm (fig. 22). On lit — sans doute — EN1 à la I-ère et ΗΡΩ1 à la ΙΙ-e ligne. Il est impossible de décider si nous avons affaire à un relief votif, consacré à quelque héros local grec ou bien à quelque héros thrace (le dieu cavalier solaire), ou s'il s'agit au contraire d'un simple relief funéraire représentant le mort héroisé. E n tout cas, les

FiK. 23 a.

Fig. 23 b.

lettres ενι font partie du premier nom (le second, celui du père, à péri complètement), et après ÎJQÎOI l'inscription a dû se continuer soit par l'attribut générique : καταχΰονίωι,— soit par un nom propre divin, grec ou thrace. 15 et 16. Deux nouveaux fragments, constituant un double au grand monolithe à inscription bilingue, décrit pour la partie latine dans notre Histria, IV, p . 79 et suiv., 211 www.cimec.ro
14·

VASILE PÀRVAN

et pour la partie grecque, cachée à l'intérieur du mur et découverte plus tard, par cer­ tains hasards fâcheux de la guerre, dans notre Histria 1 / / , p. ()0 et suiv. Mêmes di­ mensions, même matériel, mêmes inscriptions, même emploi. Epistyle d'un portique, d'un macellum, ou d'une enceinte sacrée, où les blocs des architraves restaient vi­ sibles des deux côtés du passage, de telle manière que l'on pouvait lire sur leurs deux faces opposées également, les dédicaces faites par la ville à l'empereur. Ce qui est très important au point de vue de la topographie d'Hislria c'est la dis tance très grande des deux endroits du mur d'enceinte où les deux architraves ont été employées comme blocs du parement extérieur de la muraille. En effet, tandis que la première architrave était encastrée dans la c o u r t i n e / , la seconde a été trouvée — par morceaux — dans

les décombres du parement de la courtine b. Or, nous avons remarqué que lors de la restauration du mur d'enceinte d'Histria. après la grande catastrophe de l'an 238, l'on a employé comme matériel de construction des groupes de blocs qui avaient consti­ tué un ensemble architectonique complet dans l'imédiat voisinage respectif, ou avaient été apportés de telle région précise du territoire rural de la ville. C'est ainsi que nous avons retrouvé dans les piliers et les tours de la grande porte et dans les courtines adja­ centes presque tout le contenu monumental de la grande place d'Histria: les restes d'un grand temple néo-dorique en marbre blanc, élevé peut-être à l'époque de Trajan, les bases des statues des empereurs et des άρχιερεϊς κηϊ ποντάρχαι de l'Hexapole dont Histria faisait partie, etc. l). De la même façon nous avons découvert dans les décombres de la courtine a toute la riche collection des autels votifs du viens Quintionis (un autre, nouveau, suivra tout de suite) 2 ). Il nous semble donc tout naturel d'ad­ mettre que le portique ou le bâtiment, dont nos architraves avaient fait partie, s'éten­ dit des deux côtés: commençant quelque part vers le centre de la ville (architrave de la courtine / ) il continuait assez loin vers le N, dans la direction de la tour B (ré­ gion où les fragments nouveaux ont été découverts). Il n'y a rien à ajouter, quant à la date du document, à ce que nous avons proposé (a. c. 139 —151 apr. J.-Chr.) dans nos précédentes communications. En ce qui concerne ') Cf. Histria, IV, p. 91 et suiv. Tous ces détails dessus, p. 198). 2 seront traités d'après leur importance dans notre ) Voir p. les autres, Histria VII, p. 63 sqq. livre à venir sur Le mur d'enceinte d'Histria (v. ci212 www.cimec.ro

FOUILLES iriIISTRFA

le rapport réciproque des deux fragments, par le texte qu'ils contiennent, nous offrons la simple copie qui suit (cf. fig. 23 — 26):
, Λντοκηάτορ[ι Kaloaqi] Τίτω [ΑΙλίω Άοριανώ Αντο-] νείνο) Σεβ(αστ<~>) Ε[ύαεβ(εΐ), άρχιερεϊ] μεγίστ[ω, πατρι πατρίδος, * Ιστρια[νών 6 δημος, / Τίτο/ΐ'] ΠομπωνΙο[υ ΙΙρόκλον 0]ύιτρασίο[ν Πωλλίωνος, ηρεσβ(εντον)] Σεβ(αοτον) και άντιστρ/ατήγον, τιρονοη]οαμ[ενου γενέο&αι].

5

[Imp(eratori) Caesari Tito] Aclio [Hadriano Antjonino Aug(usto) Pio, [pontifici] maxim/o. patri patjriae, I Histjria/noriim cijvitas. / T(itUi) PomponiuJsProfculus Vitrasiujs Poliio, leg(atus) Aug(usti) pr(o) fpr(aetore) /facic/ndu/ m cura /vit. 17. Fragment d'une plaque de marbre bleuâtre — haut de 57 cm et large de 86 — employée comme pavement dans les thermes romains d'Istria (salle de la piscine: frigidarium — à ce qu'il semble — des bains des femmes), très endommagée par l'usage et calcinée par l'incendie qui ΛΓ~1ξ^Λ - f

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Fig. 26.

a détruit les bâtiments de l'époque respective. Ce n'est qu'avec difficulté qu'un jour très clair j ' a i pu découvrir des traces de lettres sur la surface très polie et tachetée par le feu. Lettres hautes de 8 cm, de la première moitié du Il-e s. Ce qui est cependant très caractéristique, c'est que cette plaque dont on faisait usage pour réparer le pa­ vement des bains, en la mettant de manière parfaitement barbare les lettres en haut, prenait place dans une salle qui avait été à l'origine non seulement pavée, mais com­ plètement plaquée de marbre, et dont le pavement en marbre blanc avait été en­ cadré d'une large bordure en marbre bleu: nous en avons trouvé les restes, assez bien conservés. Or, si nous considérons les nombreuses couches superposées à celle de la plaque à inscription, représentant chacune un grand désastre de la ville, nous comprenons facilement la disparition de toute préoccupation esthétique chez ces malheureux et nous admettons pleinement la façon d'agir des Istriens, qui à chaque 213 www.cimec.ro