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AIUTA CHE TU T'AIUTI

Volevo continuare il discorso intrapreso nel precedente articolo Futuriamo?. Si dice spesso di
ritornare alle origini, all'Uno, ecc... Penso che si possa anche dare qualche altra prospettiva in
quanto, dopo aver raggiunto un certo livello (non duale) di consapevolezza, si dovrebbe in qualche
modo risolvere o far chiarezza sul proprio passato o presunto tale.
In pratica intendo:
- terminare lavori (di qualsiasi genere) lasciati in sospeso nel dimenticatoio;
- tentare di risolvere situazioni passate;
- risolvere conflitti ed incomprensioni con persone con cui abbiamo litigato e che per tale motivo si
creata una barriera che magari dura da anni;
Questi sono semplicemente tre punti in cui ognuno potrebbe trovarsi a vivere o rivivere. Se invece
una persona (ben per lui/lei) non si ritrova in una di queste situazioni, beh... il discorso cade! :-)
Un altro passo forse collegato quello di chiedersi:
ma io, nel concreto, cosa ho realmente fatto per me stesso e per gli altri?
E qui stiliamo una lista, supponendo che ci sia, con carta e penna (o computer per i tecnologici).
Dopodich chiedersi perch l'abbiamo fatto. La risposta dovrebbe aderire al fatto che si aiuta l'altro
per aiutare se stessi. Aiutare qualcuno, indifferentemente se si aiuta ad attraversare la strada un
anziano o se si bada da 20 anni ad una persona in difficolt, ecc... lo faccio volentieri? Mi fa star
bene? Sono stufo? Eccetera. Io penso che aiutare qualcuno da tanti anni senza risultati, sia frustrante
oltre che rivelarsi una grandissima perdita di tempo ed energia. Oggi come oggi sembra che la
societ si stia trasformando in un volontariato e baratto, dove la sicurezza e le certezze (?!?!?)
sembrano scomparire definitivamente.
Ho compreso, forse sbaglio eh, che aiutare serva solo da tappabuchi di una vita non pienamente
vissuta. Come ho detto poco fa, si aiuta per aiutare se stessi ma per interesse... non che sia sbagliato
eh, se un aiuto disinteressato potrebbe andar benissimo, ma se invece si aiuta per motivi
economici il discorso cambia perch in tal caso si creano antipatici fastidi sottili, soprattutto
nell'invisibile!
In sostanza credo che si debba aiutare l'altro in giusta misura, strettamente legato al tempo che ci
dedichiamo. Mi piace molto il detto del pescatore che pi o meno dice cos:
non pescare per il tuo amico il pesce, ma dagli la canna e insegnagli a pescare (detto da un circavegetariano un po' strano ma lo faccio per rendere l'idea! Eheh!). Questa mi sembra la strada pi
consona per entrambe le parti, ovviamente ci sono casi e casi poich tutti siamo diversi, nonostante
non esista separazione tra osservato e osservatore.
E' un pochino come il discorso del medico che ho fatto nello scorso articolo, e cio che se un
dottore veramente curasse i suoi pazienti non avrebbe pi la fila nel suo ambulatorio.
E se si diventasse come questo dottore disoccupato?
Andremmo nel panico o penseremo ad altro?
Lascio al lettore proseguire................................. con Coscienza :)
Grazie dell'attenzione, buon tutto !!! :-P
24 giugno 2015