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Nel precedente articolo di questa serie, ho brevemente illustrato il neorealismo nella sua variante pi conosciuta: la teoria

dellequilibrio di potenza di Kenneth Waltz (Balance of Power Theory). In questo articolo offrir un breve riassunto di
unaltra teoria neorealista, quella della stabilit egemonica. Il nome sufficientemente esplicativo da suggerire qual il
punto centrale di questa teoria: la stabilit a livello internazionale pu essere garantita solamente dalla presenza di un
paese egemone.
Sviluppatasi negli anni 70 principalmente per mano di Robert Gilpin e di Stephen Krasner questa teoria postula la
necessit di un paese egemone per la stabilit del sistema internazionale (esiste una versione liberale di questa
teoria, quella presentata da Charles Kindleberger in The World in Depression: 1929-1939 e pi recentemente da J. John
Ikenberry in After Hegemony. Esaminer entrambi in un prossimo articolo).
Senza egemone, il sistema internazionale sar inevitabilmente condannato allinstabilit, sia economica che politica.
Partiamo dalla prima. Secondo Gilpin e Krasner, legemonia la condizione nella quale un paese superiore agli altri in
termini di risorse disponibili (economiche e, quindi, anche militari). Per via del suo vasto mercato interno, un paese
egemone pu costringere altri paesi ad aprire i loro commerci, usando come carota laccesso al suddetto mercato, e
minacciandone la chiusura nel caso gli altri paesi dovessero abbandonare le regole del libero commercio.
Lassunto implicito in questo argomento che il commercio internazionale sia un bene pubblico, e che dunque
crei incentivi a imbrogliare. Precisamente, ogni paese avrebbe un incentivo a chiudere i propri commerci mentre gli
altri li tengono aperti (il cosiddetto free riding). Poich questo incentivo in azione per tutti i paesi, per, come in un
classico Dilemma del Prigioniero, il risultato finale e paradossale sarebbe quello di un mondo con limitati commerci tra i
paesi, malgrado questa non sia una soluzione ottimale.
Utilizzando il proprio mercato interno come strumento per condizionare le politiche commerciali degli altri paesi, il paese
egemone pu correggere questa situazione e impedire (o almeno fortemente disincentivare) che qualche paese cada in
tentazione. A ci si aggiunge un secondo, non meno importante aspetto: la superiorit militare del paese egemone.
Garantendo la stabilit politica del sistema internazionale, il paese egemone diminuisce anche gli incentivi strategici dei
paesi secondari a mantenere la propria autonomia e indipendenza economica che sarebbe altrimenti dettata da
considerazioni militari. Non sentendosi minacciati, gli stati possono cos perseguire la propria ricchezza e il proprio
benessere senza curarsi di altri problemi.
Dalla stabilit alla guerra egemonica
Purtroppo, non tutto dura per sempre. Neanche legemonia. Questa, almeno, la tesi centrale del capolavoro di Gilpin,
War and Change in World Politics. Non voglio dare un immagine di parte, ma questo libro rimane, a quasi trentanni di
distanza, ancora un capolavoro di creativit. Mettendo insieme i contributi di studiosi diversi come Karl Marx, Douglas
North e Carlo Maria Cipolla, Gilpin ha formulato una teoria del cambiamento a livello internazionale che malgrado i suoi

problemi (prima di tutto la indeterminatezza) offre a tuttoggi un ottimo framework per analizzare e capire la politica
internazionale.
Secondo Gilpin, ogni sistema politico sia domestico che internazionale in essere per difendere e
promuovere gli interessi di chi lo ha creato (legemone, nel nostro caso). Ne consegue che ogni sistema politico
rimarr stabile fino a quando nessun attore avr un incentivo a cambiarlo. Il vero paradosso di un sistema egemonico si
trova proprio qui: le politiche che il paese egemone promuove (liberi commerci e stabilit politica) finiranno, alla lunga,
per destabilizzare il sistema stesso. Il distacco tra il paese egemone e gli altri tender infatti a ridursi per via della
convergenza condizionale (ossia la tendenza dei paesi meno sviluppati a crescere a tassi superiori a quelli dei paesi
sviluppati). Ci dovuto a fattori economici (ritorni di scala decrescenti), tecnologici (diffusione delle tecniche), e sociali
(maggiori incentivi al lavoro e allinvestimento produttivo nei paesi meno sviluppati).
Questo ultimo punto particolarmente importante, e si manifester secondo Gilpin nella tendenza crescente ad
allocare sempre pi risorse verso il consumo e la spesa militare, a scapito degli investimenti produttivi. Il
consumo aumenter per via di quella che Carlo Maria Cipolla ha identificato come la legge delle tre generazioni: la prima
crea la ricchezza, la seconda la mantiene, e la terza la sperpera. La spesa militare aumenter, invece, per via del free
riding che generalmente si sviluppa allinterno delle alleanze militari come illustrato da Olson e Zeckhauser.
Garantendo la sicurezza degli alleati, un paese egemone elimina per questi ultimi ogni incentivo a spendere in difesa (il
caso dellEuropa evidente), costringendo cos il primo ad accollarsi la spesa anche per gli altri. Allo stesso tempo, per
mantenere la propria superiorit militare mentre gli altri paesi registrano tassi di crescita superiori, il paese egemone sar
costretto ad aumentare, in termini relativi, la spesa in armamenti.
Tutto ci, secondo Gilpin, dovrebbe portare il sistema sempre pi verso una posizione di parit tra due paesi,
legemone e lo sfidante. Da questa situazione risultano sensibili incentivi per lo sfidante a cercare di modificare il
sistema internazionale, in modo da creare istituzioni internazionali che riflettano, difendano e promuovano i suoi interessi.
Di fronte a questa sfida, a sua volta, il paese egemone pu rispondere optando per un cambiamento dellallocazione
interna delle risorse (meno consumo, e pi investimento prodotti, ad esempio), oppure per una diminuzione degli impegni
internazionali (meno spesa in difesa), oppure, in caso estremo, per una guerra preventiva. Tale guerra, che Gilpin chiama
appunto egemonica, in quanto porter ad una ridefinizione della distribuzione di potere tra gli stati, quella che
storicamente ha portato al cambiamento a livello internazionale: la guerra del Peloponneso tra Sparta e Atene, la Guerra
dei Trentanni, le Guerre Napoleoniche, e infine la Prima e la Seconda Guerra Mondiale sono tutte guerre che sono state
combattute per i cambiamenti di forza a livello internazionale, inevitabilmente attraendo nel conflitto tutti i principali
protagonisti (grandi potenze) del sistema.
Conclusioni
Per quanto sia stata criticata duramente durante gli anni 80 per problemi sia teorici (Stein, 1984; Snidal, 1985; Conybear,
1985; e Gowa, 1989) che empirici (McKeown, 1983; Conybear, 1986), la teoria della stabilit egemonica rimane un

contributo importante nel campo delle relazioni internazionali, come dimostra lapprezzamento ricevuto anche da studiosi
non-realisti (Lake, 1993; Keohane, 1997). Particolarmente importante, per, lappeal che essa ha avuto tra i policy
makers.
La politica estera americana post-guerra fredda pu essere infatti letta sotto questa prospettiva. La difesa della US
primacy, come stabilito nel famoso documento del 1993 del Pentagono firmato da Khalilizad, o dal Project for a New
American Century, diventato un obiettivo esplicito degli Stati Uniti, giustificato dalla necessit di garantire la stabilit
del sistema internazionale. Analogamente, linterventismo degli Stati Uniti sia a livello finanziario (crisi del Messico del
1995, crisi nel Sud-Est Asiatico nel 1998; crisi delleuro nel 2010) che a livello militare (Bosnia, Somalia, Haiti,
Afghanistan, Iraq) spiegato proprio dalla necessit di garantire stabilit a livello internazionale.
Non solo. Il fatto che, come ha scritto Micheal Mandelbaum, esista a case for Goliath (una ragione per sostenere il
ruolo egemonico degli Stati Uniti) ugualmente spiegato da hegemonic stability theory: garantendo beni pubblici
internazionali, gli Stati Uniti svolgono sostanzialmente quel lavoro sporco che nessun altro attore vorrebbe o potrebbe
svolgere, ma senza il quale il sistema internazionale sarebbe molto pi caotico e pericoloso (su questo argomento, i
lavori di Brooks e Wohlforth sono particolarmente importanti).
E chiaro, dunque, per quale motivo la crescita della Cina desti tante preoccupazioni a Washington. Se Gilpin ha ragione,
e se gli Stati Uniti sono destinati ad un declino relativo per via di forze sia strutturali (crescita di altri paesi) che
domestiche (tendenza a maggiore consumo e minore investimento produttivo), la crescita economica della Cina porter
a maggiore instabilit globale. Time will tell se il capolavoro di Gilpin, oltre ad aver spiegato la fine della Guerra Fredda,
riuscir a spiegare anche laltro pi importante cambiamento degli ultimi ventanni, la crescita della Cina appunto, e i suoi
effetti sul sistema internazionale.